Sei sulla pagina 1di 4

A. PESSINA L'ermeneutica filosofica come sfondo teorico della bioetica. Elementi per una valutazione critica.

L'articolo esamina il rapporto tra l'ermeneutica filosofica e la bioetica, discutendo criticamente alcune tesi al riguardo di Hans Georg Gadamer, e argomenta la possibilit di uno statuto epistemologico della bioetica. L'Autore ritiene, infatti, che la variet nella ricerca di impianti teorici di bioetica che molti studiosi - soprattutto di formazione biomedica tentano per fornire un quadro valutativo che si armonizzi con le concrete esigenze operative sollecitate dal progresso scientifico altro non riveli che una situazione di "fluidit" epistemologica della bioetica. Tale situazione, poi, viene enfatizzata dalla perdurante crisi dei modelli della razionalit occidentale e che coinvolge sia le discipline scientifiche sia la filosofia. La prospettiva ermeneutica intende mostrare che: 1. la fluidit e la storicit delle valutazioni e delle procedure di intervento costituiscono una condizione insuperabile; 2. la fusione tra l'atto della comprensione e il momento dell'applicazione sono necessari. Tenuto conto di certe pretese riduzionistiche della stessa ermeneutica, allora la giustificazione della bioetica come episteme passa attraverso la confutazione di tali pretese. L'articolo, infatti, sostiene la legittimit della bioetica non solo a livello pratico-valutativo, ma anche teorico-normativo. Origini ed evoluzione storica del principio personalista. Si tratta del principio di maggiore importanza di tutta la DSC, tale da costituirne il punto di riferimento irrinunciabile e costante. Esso, prima che dal concreto svolgersi nella storia della riflessione credente sulluomo, trae origine dallo stesso dogma cristiano: "La dignit della persona si fonda sul fatto che essa creata ad immagine e somiglianza di Dio ed elevata ad un fine soprannaturale trascendente la vita terrena. Luomo, quindi, come essere intelligente e libero, soggetto di diritti e di doveri, il primo principio e, si pu dire, il cuore e lanima dellinsegnamento sociale della Chiesa" (Cfr. GS 17). "Credenti e non credenti sono pressoch concordi nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito alluomo, come a suo centro e a suo vertice" (GS 12).

un principio che nella sua portata antropologica costituisce la fonte degli altri principi che fanno parte del corpo della dottrina sociale. Luomo-persona il soggetto e il centro della societ, la quale con le sue strutture, organizzazioni e funzioni ha come scopo la creazione e il continuo adeguamento di condizioni economiche, culturali che permettano al maggior numero possibile di persone lo sviluppo delle loro capacit e il soddisfacimento delle loro legittime esigenze di perfezione e di felicit. Per questa ragione la Chiesa non si stancher mai dinsistere sulla dignit della persona, contro tutte le schiavit, gli sfruttamenti e le manipolazioni perpetrati a danno degli uomini, non solo nel campo politico ed economico, ma anche culturale, ideologico e medico (OR 31). Come fin qui anticipato, il riferimento alla persona nel suo rapporto alla societ si colloca entro la tensione caratteristica tra i poli: dellindividualit (che dice la singolarit, lirripetibile originalit di ogni persona, che non pu essere finalizzata o subordinata ad altro da s), e della socialit (che indica la relazione allaltro non come semplicemente aggiuntiva, ma costitutiva dellessere personale stesso: luomo e si sviluppa solo nel rapporto, nella relazione allaltro, entro la quale soltanto pu giungere a riconoscere in pienezza s stesso). Diverse sono le affermazioni del recente magistero sociale della Chiesa che attestano ed esplicitano tale nozione, a partire da quella divenuta classica di Pio XII , secondo la quale luomo "..lungi dallessere loggetto e un elemento passivo della vita sociale, ne invece e deve esserne e rimanerne, il soggetto, il fondamento e il fine". Anche Giovanni XXIII nella Mater et Magistra (nn. 228-229) riconosce che tutta la dottrina sociale della Chiesa si radica e trova fondamento nella persona umana, al cui servizio posta: Da quel principio fondamentale, che tutela la dignit sacra della persona, il Magistero della Chiesa ha enucleato, con la collaborazione di sacerdoti e laici illuminati, specialmente in questo ultimo secolo, una dottrina sociale che indica con chiarezza le vie sicure per ricomporre i rapporti della convivenza secondo criteri universali rispondenti alla natura e agli ambiti diversi dellordine temporale e ai caratteri della societ contemporanea, e perci accettabili da tutti. (MM 229)

Nella Pacem in terris, papa Roncalli ne attesta ancora una volta lirrinunciabile dignit, che non pu esserle n attribuita n sottratta da alcuno, perch originaria: In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano persona, cio una natura dotata di intelligenza e di volont libera; e quindi soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perci universali, inviolabili, inalienabili. (PT 3). Principali attualizzazioni del principio. Innumerevoli sono le possibili attualizzazioni del "principio personalista", e di carattere a tal punto fondamentale che esso troverebbe una sua adeguata collocazione solo a livello di progettazione fondamentale di una societ, quale rinvenibile ad es. allinterno della Carta Costituzionale dei diversi Paesi, purch sia assicurata poi praticabilit effettiva al principio suddetto nella rimanente legislazione, nella gestione politico-istituzionale della cosa pubblica e nel mondo delleconomia. In questi ambiti va rilevata anzitutto - in positivo - la necessit che la societ si prenda cura particolare della promozione dei diritti e della dignit della persona ad ogni livello. Solo l dove il cittadino si riconosca soggetto consapevole, attivo, partecipe, corresponsabile della cosa pubblica, promozione personale e sociale potranno andare nella stessa direzione, evitando lorientamento verso posizioni massificanti o individualistiche, o comunque le tensioni nel rapporto individuo-societ caratteristiche dei nostri giorni, in cui persona e istituzioni vengono sempre pi spesso interpretate come alternative. Questo implica non solo una costante revisione critica delle stesse istituzioni, affinch non vi sia perdita di credibilit, ma anche un consistente sforzo educativo (ad una coscienza civile matura) e riflessivo perch la politica, leconomia e il diritto esibiscano con sempre maggior trasparenza una propria fondazione antropologica (umanistica), e non si riducano al rango di discipline "tecniche", asservite unicamente alla soluzione dei problemi dettati dalla contingenza. La politica, leconomia, il diritto devono essere poste esclusivamente al servizio delluomo, e le loro svariate mediazioni storiche devono essere in grado di incarnare ed esplicitare tale loro caratteristica fondante. Solo cos si potr riconoscere che, se la societ tutta al servizio della persona, anche per la crescita integrale della persona assolutamente necessaria la partecipazione e lintegrazione sociale.

Listituzione pubblica dovr poi porsi a servizio della difesa sociale della persona - come singolo ed entro le espressioni sociali pi immediate ove si esplica la sua personalit (famiglia, gruppi primari di appartenenza, realt politiche locali) - da ogni ingerenza e strumentalizzazione a fini non direttamente collegati alla sua crescita. Con tutto ci si intende, in ultima analisi, escludere ogni progetto sociale massificante (come quello imposto dai vari regimi totalitari, collettivisti o dittatoriali, in cui la persona subordinata allo Stato, e la propria singolarit dissolta nel "tutto" sociale), come anche una prospettiva nella quale allindividuo viene garantito il massimo grado di autonomia e di "libert" soggettiva (come nello Stato liberale, tendente su queste basi ad un intervento sociale minimalista), senza ladeguata considerazione della intrinseca socialit delluomo e della comunanza-solidariet che lo unisce irriducibilmente ad ogni altro, dal quale la sua stessa individualit costituita. tratto da "Fede cristiana e agire sociale" - Autori: E.Combi - E.Monti MI 1994 - Centro Ambrosiano