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Mauro G.

Sanna Enzo rex Sardinie*

Dieci minuti di intervento per parlare di Enzo di Hohenstaufen e la Sardegna potrebbero, paradossalmente, essere anche troppi. Le notizie sarde sul nostro sono pochissime e sono state perfettamente compendiate da Antonio Ivan Pini nella sua voce su Enzo per il Dizionario Biografico degli Italiani.1 Le riprendo per chi non le ricordasse: Nellottobre del 1238 E.; dopo essere stato fatto cavaliere, simbarcava per la Sardegna con una scorta di gentiluomini per sposare Adelasia, giudicessa di Torres o Logudoro, vedova di Ubaldo Visconti giudice di Gallura.2 Dopo un breve excursus sulla situazione politico-istituzionale dellisola dei primi trentanni del secolo, Antonio Ivan Pini continua: dopo le nozze E., divenuto di fatto rex Turrium et Gallurae, si stabil a Sassari, in un palazzo che anche pi tardi sar conosciuto come la domus domini regis Hentii. Ma in Sardegna rest soltanto pochi mesi. Nel luglio del 1239 fu richiamato dal padre in Lombardia a reggere lufficio di legato generale in Italia: lasci a rappresentarlo nellisola vicari o luogotenenti, tra cui sono

Larticolo, a parte laggiunta delle note, mantiene sostanzialmente la stessa forma della esposizione fatta durante il congresso. Per un approfondimento del tema rimando il lettore alla lettura della tesi dottorale dal titolo Papato e Sardegna tra XIII e XIV secolo. Il dominium eminens della Sede apostolica sulla Sardegna e i suoi rapporti con la Corona dAragona sul regnum Sardinie et Corsice, che ho elaborato nellambito dellXI ciclo dottorale in Storia Medievale presso lUniversit degli Studi di Cagliari. I miei pi sentiti ringraziamenti vanno alla professoressa Carla Frova che, ancora una volta, mi ha mostrato la sua stima e amicizia incondizionata esortandomi a dire qualcosa di nuovo su Enzo e la Sardegna, e agli organizzatori del congresso, in primo luogo la professoressa Anna Laura Trombetti Budriesi, che hanno accettato con entusiasmo la mia partecipazione.
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A.I. PINI, Enzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1993, pp. 1-8. Ibidem, p. 1.

testimoniati un certo Calcerario, Riccardo Manospello, Corrado di Trinchi e Ugolino della Gherardesca.3 In effetti sembrerebbe anche risolto il problema del come si fosse arrivati al matrimonio tra Enzo e Adelasia di Torres, dato che il Libellus Judicum Turritanorum racconta dellopera di convincimento fatta dai Doria sulla giudicessa che, seppur legata con un vincolo feudale alla Sede apostolica, si dovette convincere facilmente sia per laltissimo prestigio dinastico del candidato propostole sia per la situazione di instabilit interna del giudicato dove lei stessa era arrivata a regnare in seguito alla morte del fratello Barisone III, massacrato a Sorso da abitanti del Comune di Sassari sobillati da gruppi di Genovesi e di Pisani timorosi della politica fiscale e accentratrice del giovane regnante.4 Dieci mesi di vita in Sardegna senza che siano rimasti documenti utili a dire pi di quanto appena letto. Come occupare i prossimi otto minuti? Una chiave di lettura potrebbe provenire da un lato proprio dal titolo di questa serie di iniziative bolognesi dedicate ad Enzo usando il titolo di Re, e dallaltro da quelle parole di Antonio Ivan Pini che dicono divenuto di fatto rex Turrium et Gallurae.5

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Ibidem, p. 2.

La bibliografia su questo argomento piuttosto vasta, si rivedano, oltre a E. BESTA, La Sardegna medioevale, I, Palermo 1908, pp. 205-210; S. PETRUCCI, Re in Sardegna a Pisa cittadini, Bologna 1988; pp. 53-54; F. ARTIZZU, La Sardegna pisana e genovese, Sassari 1985; G. PISTARINO, Genova e la Sardegna ai tempi di Dante, in D. SCANO, Ricordi di Sardegna nella DIVINA COMMEDIA, Cagliari 1982, pp. 19-27; A. BOSCOLO, La figura di Re Enzo, in Annali della Facolt di Lettere, Filosofia e Magistero della Universit di Cagliari, XVII (1950), pp. 147-187; A. CASTELLACCIO, Sassari medioevale, Sassari 1996, pp. 229-240; sul come si arriv a tale matrimonio si veda il Libellus iudicum turritanorum, a cura di A. SANNA, Cagliari 1957, p. 53 dove si accenna ad una pressione dei Doria in questo senso. I Pisani furono apparentemente estranei alla scelta della giudicessa e alcuni di loro residenti nel Logudoro (appoggiati dai maggiorenti e dagli ecclesiastici del regno), vi si opposero (PETRUCCI, Re in Sardegna, cit., pp. 53-54) dato che, per quanto avessero dei legami stretti che in questo momento li tenevano uniti allimperatore (M. RONZANI, Pisa nellet di Federico II, in Politica e cultura nellItalia di Federico II, a cura di S. GENSINI, Pisa 1986, pp. 125-194, alle pp. 127 e 174), non v dubbio che non dovettero trarre vantaggi dalla scelta compiuta da Adelasia visto che larrivo in Sardegna del figlio dellimperatore con il significativo titolo di Rex Sardiniae, avrebbe dovuto preludere, almeno teoricamente, ad un drastico ridimensionamento della loro forza nellisola.
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PINI, Enzo, cit. p. 2.

Ecco dunque, forse, di cosa parlare: Enzo, fatto cavaliere, scende in Sardegna assumendo per non solo il titolo di rex Turrium et Gallure, ma in moltissime occasioni quello di rex Sardinie,6 strumento e parte pi o meno cosciente7 del tentativo di affermazione sullisola del potere imperiale, che ancora godeva in parte del successo di Cortenuova, anche, ma non solo, in contrasto con le pretese della Sede apostolica che appena lanno precedente aveva ottenuto, tramite il legato pontificio Alessandro, la riconferma, ancor pi specifica in senso feudale rispetto al passato, dei giuramenti di fedelt alla stessa Chiesa di Roma da parte della giudicessa di Torres (Adelasia quindi) e di suo marito Ubaldo Visconti e del giudice di Arborea.8
Anzi, proprio questo secondo titolo che compare per la prima volta, nel 1239 (J.F., BHMER, Regesta Imperii, a cura di J. FICKER e E. WINKELMANN, Innsbruck 1881-1901, nr. 2452), nella documentazione e in un maggior numero di fonti. Per le attestazioni documentarie del titolo regale cfr.: Acta imperii inedita seculi XIII et XIV Urkunden und Briefe zur Geschichte des Kaiserreichs und des Knigsreichs Sizilien a cura di E. WINKELMANN, 2 voll. Innsbruck 1880-1885, II, pp. 54, 55, 695, 722; J. FICKER, Forschungen zur Reichs und Rechtsgeschichte Italiens, Innsbruck 1868-1872, IV, pp. 420, 421; A. FERRETTO, Codice diplomatico delle relazioni fra la Liguria e la Toscana, Genova 1901, nr. 73. per necessario notare che, per quanto si concordi sostanzialmente con laffermazione di Arrigo Solmi, secondo il quale al momento dellarrivo in Sardegna di Enzo non sarebbe stato necessario ricorrere a un atto di incoronazione imperiale, perch, col fatto della sua unione con Adelasia Enzo veniva senzaltro a guadagnare lautorit sovrana, altrettanto vero che egli si dichiarava gi nellottobre 1239 Henricus, dei et imperiali gratia rex Sardinie et Gallure e, nel novembre dello stesso anno, Henricus Dei et imperiali gratia rex Turrim et Galluris (i corsivi sono miei) (cfr.: A. SOLMI, Il sigillo di re Enzo, Archivio Storico Sardo, IV (1908), pp. 293-305, p. 298; Historia Diplomatica Friderici Secundi ed. J.L.A. HUILLARD-BRHOLLES, 6 voll., Paris 18521861, V, 1, p. 463 e V, 1, p. 540; A. L. TROMBETTI BUDRIESI, La figura di re Enzo, in Documenti e Studi XXVII (1996), pp. 203-240, pp. 224-225 e n. 53). Enzo, con lavallo del genitore, proclamava cos un origine imperiale del proprio titolo, sganciando quindi la derivazione dei propri diritti dal vincolo del matrimonio che lo teneva legato alla giudicessa. Cosa che doveva tornargli tanto pi utile quando, nel 1246, Innocenzo IV, su richiesta di Adelasia, procedeva a dichiarare sciolto il matrimonio: Les registres dInnocent IV, ed. E. BERGER, Paris 1894-1901 (Bfar), n. 1995, Lione 21 giugno 1246. Sulla strumentalit della funzione di Enzo nella politica paterna, quasi usato come specchio dellimperatore (TROMBETTI BUDRIESI, La figura, cit., p. 206), si veda soprattutto E. KANTOROWICZ, Federico II imperatore, Milano 1976, pp. 467-468. Il 29 marzo 1237, Adelasia, recognoscens che la Chiesa romana era sua matrem et dominam, e che totam terram judicatus Turritani spettava ad jus et proprietatem ejus, dava, donava, cedeva e concedeva irrevocabiliter et in perpetuum ad Alessandro, che la riceveva in nome della Sede apostolica, terram ipsam et omnia alia bona che le appartenevano hereditario jure e affermava di possedere illa [la terra] nomine Romane ecclesie: Le Liber censuum de lglise romaine, a cura di P. FABRE, L. DUCHESNE, I-II, Paris 1910, doc. CCCXVII, 29 marzo 1237, p. 574. In cambio Alessandro riconcedeva ad Adelasia il giudicato
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Un tentativo di affermare il potere imperiale si detto, gi compiuto poco pi di settantanni prima dal bisnonno di Enzo, il Barbarossa, che aveva concesso, guarda caso, il titolo di rex Sardiniae al giudice di Arborea Barisone nel 1164,9 diritto dirottato, senza peraltro ottenere migliori risultati, lanno dopo su Pisa10 quando Barisone si era rivelato un cavallo perdente. Nei dieci mesi di permanenza nellisola, Enzo dovette per prendere coscienza di una realt praticamente sconosciuta a chiunque guardasse alla Sardegna dallesterno, e non riconducibile entro schemi tipici dellItalia o dellEuropa cristiana; una realt politica ed istituzionale frantumata dove gi erano giunte alla soglia del collasso le strutture politiche e istituzionali tradizionali dei giudicati, stritolati nella morsa di famiglie signorili pisane e
con una investitura che implicava anche lereditariet a favore dei suoi figli legittimi. In caso di una loro morte, tutto doveva ritornare nelle mani della Sede apostolica: Liber censuum, cit., CCCXXV, 23 aprile 1237, pp. 577-578. Il legato pontificio si trasfer dunque nel giudicato di Arborea dove Pietro de Bas il 28 aprile a Bonarcado ripeteva il giuramento di fedelt alla Sede apostolica gi prestato dal padre Ugone e poi da Barisone II dArborea: Liber Censuum, cit., CCCXXVI, 28 aprile 1237, p. 578. Contemporaneamente si sottometteva feudalmente, esattamente come Adelasia di Torres, alla Sede apostolica riconoscendo che i diritti di cui godeva con diritto ereditario sul giudicato, per lesercizio dei quali si impegnava a pagare millecento bisanti allanno, gli derivavano dalla stessa: Liber censuum, cit., CCCXXVII, 28 aprile 1237, p. 578; CCCXXVIII, 1 maggio 1237, p. 579; CCCXXXII, 12 maggio 1237, p. 581. La prima affermazione della pretesa propriet pontificia sulla Sardegna risale al 1166-1167, durante il pontificato di Alessandro III, allindomani dellinfeudazione che dellisola Federico I aveva fatto a favore di Pisa: CDS, I, doc. LXVIII, p. 223, datato dal Tola al 1162 ma da correggere in 1166-1167 sulla base di Acta pontificum Romanorum inedita, I-III, a cura di J. V. PFLUGK-HARTTUNG, Stuttgart 1886, III, pp. 214-215. Da questo momento in poi tali affermazioni saranno sempre pi frequenti e continuative sino a concretizzarsi in giuramenti di fedelt prestati a favore della Sede apostolica da parte di almeno tre dei quattro giudici della Sardegna sin dal 1205: Archivio Segreto Vaticano, Registri Vaticani 7, f. 26, 29 maggio 1205, dove Innocenzo III ingiungeva allarcivescovo di Pisa Ubaldo, di liberare il giudice di Cagliari Guglielmo di Massa dal giuramento alla Chiesa pisana affinch questi non differat nobis et Ecclesie romane iurare sicut iam alii iudices Sardiniae iuraverunt. Per tutti gli approfondimenti sullargomento si rimanda oltre che alla lettura della tesi dottorale dello scrivente di cui alla nota *, anche a M.G. SANNA, Il dominium eminens della Sede apostolica sulla Sardegna nella teoria e nella prassi politica di Innocenzo III, in corso di stampa negli atti del congresso Innocent III tenutosi a Roma nel settembre 1998 in edizione a cura dellIstituto Storico italiano per il Medioevo.
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BESTA, La Sardegna medioevale, cit., pp. 120 e seguenti.

Monumenta Germaniae Historica, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, tomus X pars II, Friderici I. Diplomata, bearbeitet von H. APPELT, Hannoverae 1979, doc. 477, Francoforte 17 aprile 1165, pp. 389-392; cfr.: P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, =

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genovesi nonch dei due Comuni. Un collasso che avrebbe portato nei decenni centrali e finali del secolo alla parcellizzazione della geografia del potere della Sardegna, divenuta ormai privato anello di lotta tra varie famiglie signorili e le due repubbliche marinare.11 Dovette infine prendere coscienza della impossibilit di esercitare in modo effettivo il potere al di l dei confini del giudicato di Torres, seppure contrastato, seppure tramite dei vicari e probabilmente, stando ad un documento di Urbano IV del 1263, anche tramite il fratello Manfredi,12 e su una parte del giudicato di Gallura da dove forse cerc di scacciare i Visconti che lo detenevano in nome del minorenne Giovanni Visconti,13 nipote dellUbaldo marito defunto di Adelasia stessa - e dove questa possedeva certamente vaste propriet.14

(CDS), I-II, Torino 1861-1868 (Historiae patriae monumenta, X, XII), I, LXXXI, 17 aprile 1165, pp. 232-233. Per questo argomento oltre a BESTA, La Sardegna medioevale, cit., cfr.: PETRUCCI, Re in Sardegna, cit. e IDEM, Storia politica e istituzionale della Sardegna medioevale, in Storia dei Sardi e della Sardegna, II, Il Medioevo dai giudicati agli aragonesi, Milano 1987, pp. 97156. Solo la Sede apostolica che vantava, come si detto alla nota 6, sui quattro giudicati dei diritti precisi giuridici, cerc come si vedr, di opporsi allo strapotere delle famiglie signorili e di Genova e Pisa sullisola, ma, anche a causa del dissolvimento delle istituzioni giudicali dei regni di Torres, Gallura e Cagliari entro la prima met del XIII secolo, sino alla fine del secolo concretamente tagliata fuori dalla lotta per laffermazione del proprio potere sullisola. Les registres dUrbain IV, I-IV, a cura di J. GUIRAUD, Paris 1901-1929 (Bfar), n. 321, Orvieto 14 luglio 1263; nel documento il pontefice invitava larcivescovo di Arborea a predicare la crociata per trovare rinforzi alla spedizione che il giudice di Arborea Guglielmo si apprestava a far partire ad eripiendum regnum Turritanum de manibus Manfredi, quondam principis Tarentini, qui occupavit illud et detinet occupatum. Ubaldo Visconti aveva designato nel suo testamento il nipote Giovanni come successore nel giudicato di Gallura (T. CASINI, Scritti danteschi, Citt di Castello 1913, doc. VI, p. 135 e ss.), ma data la minore et dellerede, la famiglia Visconti aveva occupato le terre giudicali amministrandole per conto dello stesso Giovanni: Les registres de Grgoire IX, I-IV, a cura di L. AUVRAY, Paris 1895-1955 (Bfar), n. 4312, Laterano 29 aprile 1238. In questo senso era arbitrario ed eccessivo anche il titolo di rex Turrium et Galluris che talvolta Enzo si attribuiva, mutuandolo anche, secondo me, dai sigilli fatti coniare durante il proprio regno dallo stesso Ubaldo Visconti, e che lHohenstaufen continuer ad usare salvo ovviamente sostituire il proprio nome a quello del Pisano. Adelasia, infatti, non possedeva ufficialmente alcun titolo sulla Gallura avendolo perso automaticamente alla morte di Ubaldo Visconti (su questo argomento cfr. anche: SOLMI, Il sigillo, cit., passim.). Non si dimentichi per quanto detto alla nota 6, per cui Enzo faceva derivare gi dal 1239 i propri diritti da unattribuzione imperiale. Les registres de Grgoire IX, cit., n. 731, Civita Castellana, 11 giugno 1244; il pontefice Gregorio IX confermava la donazione della curia di Surake, posta nel giudicato di
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Non si deve per, cos pare, sottovalutare il valore del titolo di rex Sardiniae che Federico II aveva concesso al figlio e che continuer ad utilizzare riferendosi a lui (basti pensare a come Federico allindomani della Fossalta, richiedendo la liberazione di Enzo ai Bolognesi lo definisse rex Sardiniae et Gallurae15), e come per esempio far lo stesso Manfredi ancora nel luglio del 1259.16 Questo titolo , mi pare, uno dei punti nodali non, si badi, di un progetto, ma di un processo frammentato, mai univoco e coerente, di coagulazione di un concetto, nato allinterno di un progetto di riaffermazione universalistica del potere destinato al fallimento, e che vede nella ricomposizione compiuta dallesterno dellunit politica ed istituzionale apparentemente irraggiungibile con processi endogeni, il destino ultimo di quella che gi una unit geografica drasticamente definita dalla sua insularit. contemporaneamente la testimonianza anche del lento aprirsi del Mediterraneo a nuovi scenari e al modificarsi degli equilibri dove la potenza di Pisa e Genova destinata a cedere lentamente spazio di fronte a nuove realt come gli sfortunati Angi e la fortunata Corona dAragona. Scenari nei quali gli appetiti delle forze emergenti si rivolgeranno anche allisola. Ecco allora che alluscita di scena degli Hohenstaufen il concetto di regnum Sardiniae verr ripreso allinterno di progetti dinastici differenti nel 1267, quando nellordine Enrico di Castiglia, alleato di ferro di Carlo dAngi, e successivamente lo stesso Carlo e Giacomo I dAragona (questi due impegnati in un duello di portata europea tra le due casate e che vedr il rapidissimo crollo della prima e il trionfo secolare della seconda17) ne chiederanno linfeudazione al papa Clemente IV. Questi, intimorito forse anche dalla rapidit dei cambiamenti dello scacchiere
Gallura, che la giudicessa faceva a favore del priore del convento di S. Maria di Budelli, isola dellarcipelago della Maddalena.
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CDS, I, XIII secolo, doc. LXXXII, [1249].

A. CIOPPI, Enzo Re di Sardegna. Dal giudicato di Torres alla prigione di Bologna, Sassari 1995.

mediterraneo, spinto dalla volont di non creare conflitti tra i tre richiedenti e consapevole della forza con la quale lisola era detenuta dai Pisani i cui unici avversari erano i Genovesi, si opporr utilizzando, per la prima volta nellambito della cancelleria pontificia e mediandolo probabilmente direttamente dagli stessi documenti con i quali linfeudazione gli era stata richiesta, lo stesso termine di regnum Sardiniae nelle lettere con le quali spiegava a Enrico di Castiglia e a Giacomo I dAragona il suo no alle loro richieste.18

Sullargomento si veda D. ABULAFIA, I regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500. La lotta per il dominio, Bari 1999, e la relativa bibliografia. La prima petizione fu fatta a Clemente IV alla fine del 1266 da Enrico di Castiglia, fratello del re Alfonso X, buon amico di Carlo I dAngi, che aveva forse progettato di ottenere linfeudazione dellisola da parte del pontefice dopo la battaglia di Benevento alla quale aveva partecipato fornendo anche grosse somme di denaro allAngioino per la riuscita della spedizione siciliana. possibile che liniziativa del Castigliano fosse avallata dallAngi. A favorire laccoglimento della richiesta avrebbe dovuto contribuire il fatto che proprio nel 1266, prima del luglio, Ugolino della Gheradresca di Donoratico aveva invaso il Logudoro cum Tucio Ruffo et aliis perfidiis ledendo ancora una volta i diritti della Sede apostolica sullisola: Les registres de Clement IV (1265-1268), a cura di E. JOURDAN e cont., Paris 1893-1945 (Bfar), n. 1100, 19 luglio 1266. Il papa avrebbe quindi dovuto avere, forse, ancor pi interesse a concedere il titolo del regnum a qualcuno di provata fede. Ma il pontefice, certamente intimorito dal rapido espandersi della potenza nel Mediterraneo di Carlo dAngi, del quale Enrico era come si detto buon amico, neg, il 5 gennaio del 1267, la concessione al Castigliano, adducendo, paradossalmente, proprio la scusa che avrebbe avuto i Pisani come adversarios, qui positi e vicino et ingredientem impedire valerent: E. MARTENE U. DURAND, Thesaurus novus anecdotorum, III, Parigi 1717, p. 438, epistola 423, 5 gennaio 1267. Nello stesso torno di tempo anche Giacomo I dAragona aveva richiesto la Sardegna alla Sede apostolica, sia perch proseguiva la lotta dinastica tra le case di Aragona e di Angi che caratterizz tutta la seconda met del Duecento, sia perch progettava, dopo la sua morte, la costituzione di un regno balearico indipendente dalla Corona, e come spiegava al figlio secondogenito Giacomo, pur avendo lintenzione di tenere lisola per s toto tempore vite nostre, aveva deciso di lasciare Regnum predictum cum eiusdem dominio et juribus ac omnibus ed eundem spectantibus francum et liberum in perpetuum post dies nostros a quegli, futuro re di Maiorca, proprio nella prospettiva di rendere pi forte il regno insulare che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto nascere separato dal resto della Corona: D. ABULAFIA, Le relazioni fra il regno di Maiorca e la Sardegna, in La Corona dAragona in Italia (secc. XIII-XVIII), XIV Congresso di Storia della Corona dAragona (Sassari Alghero 1990), vol. II, tomo I, Il regnum Sardiniae et Corsicae nellespansione mediterranea della Corona dAragona, Sassari 1995, pp. 11-28 alle pp. 13-15 e 22. Il papa, oppostosi gi allinizio dellanno a Enrico di Castiglia, si ritrov nella condizione di non poter e non voler favorire nessuno dei contendenti che avrebbero tutti avuto motivo di lamentarsi della sua scelta, e per motivare la propria opposizione alle richieste fattegli su quello che egli stesso chiamava ora regnum Sardiniae, addusse ancora una volta il pretesto che, inter moras, amisimus judicatum videlicet Turritanum per quem dare poteramus ingressum, alludendo evidentemente alla invasione compiuta lanno precedente dai Pisani: MARTENE DURAND, Thesaurus, cit. III, p. 438, epistola 423 e p. 510 epistola 506. In questa sede necessario ricordare che non furono accolte favorevolmente neanche le richieste dei marchesi di
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Una manifestazione del lento maturare del concetto di regnum Sardiniae anche sullisola si avr due anni dopo quando Filippo dAngi, probabilmente spinto dal padre, riuscr a farsi nominare re dellisola, salvi i diritti del pontefice che si sarebbe forse dovuto arrendere al fatto compiuto, da una ampia rappresentanza di nobili ed alti ecclesiastici del regnum Logudorii consci della desolazione nella quale erat constituta tota insula Sardinia.19 Non si hanno notizie delleventuale reazione di Clemente IV ma i tempi non erano ancora maturi, e forse non lo sarebbero divenuti mai senza undici anni di guerra causati dai Vespri siciliani, quando il regnum Sardiniae sarebbe divenuto, a partire dagli accordi di Tarazona del 1293,20 parte di un progetto molto pi ampio di ricomposizione della guerra e dellequilibrio politico istituzionale mediterraneo che avrebbe visto il drastico ridimensionamento del ruolo di Pisa, che aveva anche cominciato ad accusare, a scoppio ritardato, i primi sintomi della Meloria.21 Ancora, i tempi non sarebbero mai divenuti maturi se non con il trapasso e lacquisizione in ambito pontificio di un concetto di origine imperiale quale era
Malaspina Manfredi e Moruello i quali, il 9 febbraio del 1268, si videro negare dal pontefice la concessione della vicaria sullisola. Il papa insisteva, come lanno prima, sul fatto che non possedeva la terra in pace e che non gli sarebbe parso opportuno comunque procedere a concederla a loro: D. SCANO, Codice diplomatico delle relazioni tra la Santa Sede e la Sardegna, I, Cagliari 1940, (Pubblicazioni della R. Deputazione di Storia patria per la Sardegna, 2), CCXXX, pp. 139-140. interessante notare che i due Malaspina si proponevano non come titolari di uninfeudazione ma come vicari del pontefice, cio come suoi ufficiali che avrebbero in linea teorica fatto parte di un progetto di applicazione di un dominium directum da parte del pontefice e non di un dominium eminens come sarebbe invece avvenuto tramite uninfeudazione appunto. forse tra laltro lindice che comunque ancora chi aveva avuto modo di avere rapporti diretti con la realt dellisola non era abituato a pensare alla Sardegna come ad un regnum, con una concezione di tipo imperiale o comunque di un potere temporale di tipo laico. Acta imperii inedita, cit., II, p. 737, 11 agosto 1269; cfr.: BESTA, La Sardegna Medioevale, pp. 237-238. V. SALAVERT Y ROCA, Cerdea y la expansin mediterrnea de la Corona de Aragn 1297-1314, II voll., Madrid 1956; I vol. p. 99, II vol. doc. 13, Tarazona 26 agosto 1293, pp. 11-12; negli accordi si prevedeva, tra laltro la cessione a Federico dAragona, fratello di Giacomo, de lo regne de Cerdeyna per [dona]cio de la Esgleya; per il Vespro si rimanda allampia bibliografia di ABULAFIA, I regni del Mediterraneo occidentale, cit.. Sulla battaglia della Meloria e sulle sue conseguenze si veda soprattutto Genova, Pisa e il Mediterraneo tra Due e Trecento. Per il VII Centenario della Battaglia della Meloria, (Genova, 24-27 ottobre 1984), Atti della Societ ligure di Storia Patria, Genova 1984.
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quello del regnum Sardinie, pur con laggiunta quasi a mo di bonus della Corsica, con un colpo di coda, forse lultimo in assoluto, nellaffermazione del potere teocratico ed universalistico della Chiesa di Roma rappresentata nella persona di Bonifacio VIII, ed una riaffermazione definitiva delle pretese temporali specifiche che la Sede apostolica aveva rivendicato sullisola (certo non identificata con un regnum) gi a partire da Alessandro III nel 1166-1167 allindomani dellinfeudazione del Barbarossa a Pisa e concretizzatesi sotto forma di giuramenti di fedelt prestati al pontefice dai giudici a partire sin dal 1203.22 E certo non sarebbero mai divenuti maturi senza la ferrea volont di Giacomo II dAragona che volle fortemente la trasformazione in sovranit di fatto di quella sovranit di diritto concessagli sul regnum Sardiniae et Corsicae a compensazione della concreta rinuncia alla Sicilia, e senza laltrettanto ferrea volont di tutta la sua dinastia che impieg in totale 113 anni, dei quali 87 trascorsi in guerra, per far coincidere il regnum Sardiniae con lintera isola, mentre dovette abbandonare il progetto di conquistare la Corsica.23 Ecco dunque che i dieci minuti su Enzo di Hohenstaufen e la Sardegna divengono brevi e sono gi finiti e quel titolo regio rimasto indefinito nellintitolazione di questo incontro assume un valore particolare che giustifica le continue riflessioni e il rinnovarsi del mito del figlio prediletto di Federico II.

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Cfr.: supra n. 8.

Per un inquadramento generale della questione si veda: F.C. CASULA, La Sardegna aragonese, I-II, Sassari 1990 e la relativa bibliografia. Per il progetto di conquista della Sardegna da parte di Giacomo II dAragona si rimanda oltre che al sempre fondamentale SALAVERT, Cerdea y la expansin, cit.; a M.E. CADEDDU, Giacomo II dAragona e la conquista del regno di Sardegna e Corsica, Medioevo. Saggi e rassegne, 20 (1996), pp. 251316, dotato di amplissima bibliografia e interessanti spunti inediti; nonch, come accennato alla nota *, alla tesi dottorale dello scrivente.