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La cittadinanza ai figli degli immigrati la farina con cui costruire la prossima Italia

Ilda Curti Assessore PD Comune di Torino


Chi nasce e cresce in Italia italiano. Punto. E cos ovvio che quasi ci si rattrista a doverlo affermare. Ieri le parole del Presidente Napolitano sono state, al solito, alte e di grande valore. Il Presidente ha dato voce ad una sensibilit che ormai nelle cose, nei fatti, nei giardini e nelle scuole di tuttItalia. E talmente ovvia che i nostri figli si stupiscono che i loro amici non abbiano le stesse loro opportunit. Non gli immigrati, gli extra comunitari bens i loro amici. Quelli con cui condividono l et fiorita, il giorno dallegrezza pieno, come scriveva Leopardi nel sabato del villaggio. Ecco, appunto, il villaggio. Quello nel quale i fanciulli gridando sulla piazzola in frotta, qua e l

saltando, fanno lieto romore.

Il villaggio nel quale si cresce e si impara a diventare grandi. Il nostro villaggio, questo paese faticoso e difficile che stenta a compiere quel passo che lo separa dal Medioevo al Terzo Millennio soprattutto per quanto riguarda il tema delle opportunit, dei diritti, della laicit, della pluralit, della mobilit sociale, delle libert connesse alle responsabilit, innanzitutto civiche. Fermo alle sue gilde corporative, ai signorati e al familismo, alle dinastie seppur repubblicane, ai perch e ai percome che rendono tutto paludoso, ambiguo e faticoso. Parliamo del nostro villaggio, quindi. Perch il tema della cittadinanza ai figli degli immigrati dovrebbe essere considerato unurgenza, al pari della crisi economica, dello spread, dei mercati impazziti, delle riforme che non sappiamo ancora? Perch questo tema entra prepotentemente nellagenda dellemergenza italiana e, soprattutto, perch giusto che ci sia? Intanto per una questione di numeri. Pi di un milione di giovani, oggi, sono italiani a met. Lo sono per cultura, lingua, stili di vita, sogni, prospettive, appartenenza. Lo sono pur declinando la loro italianit in tanti modi diversi e il villaggio in cui crescono, se vuole diventare pi equo e coeso, deve saper riconoscere la pluralit come elemento di ricchezza, sociale e culturale prima ancora che economica. Sono italiani a met perch a 18 anni non pi vero: si arrivati il giorno prima, per la legge. Sono la generazione permesso di soggiorno=ricevuta, esclusi dalla normalit delle opportunit che, anche se universali un po per finta, a loro vengono proprio precluse per legge. La demografia spinge il cambiamento. Il 57% dei nuovi nati ogni anno a Torino, nellOspedale materno infantile, ha almeno un genitore non italiano. A meno che non dichiariamo lOspedale SantAnna acque internazionali evidente che la situazione comincia a diventare assurda, oltre che incivile. Vorrei per affrontare un altro tema che in questi giorni ho discusso con un po di miei amici ideal-radical-ci vuole ben altro. Mi dicono che facile parlare degli immigrati di seconda generazione: un modo un po ipocrita per non mettere le mani nel piatto della

situazione dei rifugiati, dei richiedenti asilo, degli irregolari eccetera eccetera. Appunto, ci vuole ben altro. E in attesa che qualcosa cambi, non si sa da parte di chi, la battaglia sulla cittadinanza un po come una brioche al posto del pane. Schematizzo e brutalizzo il dibattito, ma un po cos. Allora provo a spiegare perch la cittadinanza ai figli dellimmigrazione non solo non una brioche, ma la farina per farlo, il pane. Lo Ius Sanguinis, la cittadinanza di sangue, tipica dei paesi di emigrazione. Quelli dove il legame con chi parte deve essere rafforzato e mantenuto. Appartiene alla storia dei 60 milioni di italiani fuori dallItalia da decenni se non da almeno due secoli. E storia di vapori, di mamma mia dammi mille lire, di Americhe, Brucolinno, Frank Sinatra, Pampas argentine, zio Sam e famiglie separate. E storia del 900 e anche un po pi lontana. Affonda le sue memorie a Long Island e nelle miniere di carbone del Belgio, Germania, Francia, Inghilterra. I paesi di immigrazione, invece, hanno forme pi o meno definite di Ius Soli: lappartenenza concreta ad un luogo, ad una comunit nazionale, ad un contesto sociale che definisce la nazionalit. Poi ci sono tutte le contraddizioni e la fatica dei processi di inclusione sociale, la Francia insegna, ma almeno un punto fermo. Chi nasce in un posto di quel posto. 5 milioni di persone residenti in Italia, di cui un milione di giovani, ci raccontano che il passaggio dallo Ius sanguinis allo Ius Soli gi avvenuto nei fatti. E oggi Via Padova a Milano, Porta Palazzo o Barriera di Milano a Torino sono il luogo dove forse sta crescendo Frank Sinatra, Al Pacino, lo Zio Sam o pi semplicemente Mohamed, italiano dagli occhi neri e la mamma con lhenne sulle mani. Pi Mohamed sapr riconoscersi, anche in termini di diritti, nella comunit in cui cresce pi sar facile per tutti entrare nel Terzo Millennio in modo vitale e sensato. Questi ultimi anni sono stati devastati dal cattivismo miope, insensato, scomposto di una parte maggioritaria della politica. Se andiamo a vedere, poi, si tratta di una parte assolutamente minoritaria della popolazione italiana che con il suo 10% ha semplicemente tenuto in scacco il linguaggio della politica, lavanzamento dei processi di integrazione, la civilt giuridica del nostro paese, la sua storia democratica e costituzionale che, seppur con mille ombre, ci ha reso ci che siamo. Se ci pensate una storia da manuale di cinismo politico. Si chiama, in termini tecnici, costruzione del nemico. A forza di ripetere che il nemico alle porte diventa vero: si sgretola il senso comune, si affonda il dibattito sulle cose da fare agitando lo spettro dellinvasione. Si distorcono i numeri, il buon senso, la capacit di governare fenomeni difficili ma ineludibili. Si attacca la Caritas e lIstat chiamandoli centri di catto-comunisti e buonisti solo perch raccontano, in cifre e tabelle, ci che per davvero. Ci si fa paladini della cristianit a dispetto delle comunit religiose, anche cattoliche, che invece, e in nome della cristianit, parlano di dialogo e rispetto reciproco. Succede che gli immigrati e i loro figli non siano contendibili sul piano elettorale e politico. Si parla di loro senza che loro possano parlare. Esistono cinque milioni di persone che subiscono le scelte della politica senza poter decidere nulla. Esistono milioni di persone che, a causa della loro nazionalit, non possono diventare autisti

dellautobus, insegnanti, avvocati, consiglieri comunali, parlamentari, impiegati pubblici. Di loro si pu parlare facendone carne da macello per ottenere consensi, agitare lo spettro della paura, scavare il fosso del noi e loro. E non si affronta una delle sfide urgenti della modernit italiana: governare ed accompagnare la trasformazione sociale ed economica senza negare i problemi ma prendendoli in mano e cercando soluzioni a vantaggio di tutti. Anche per la nostra parte politica, anche per noi, la costruzione del nemico ci ha costretto alle sfumature dei punti di vista, al balbettio della complessit, alla necessit di fare i conti con il consenso. Faccio parte di quelli che pensano che avremmo dovuto avere pi coraggio prima, e non dopo. Ma cos : il coraggio ad un certo punto arriva ed bene non spengerlo. Il tema della cittadinanza, cos come quello del diritto di voto, sono la farina con cui fare il pane della modernit italiana. Lirrompere degli esclusi ne lla scena politica e sociale significa contribuire a decostruire la condizione del nemico. Significa costringere tutti a fare i conti con Mohamed, italiano dagli occhi neri con la mamma dalle mani tatuate dallhenne. E questo impasta un paese in cui le par ole clandestino, negro, torna a casa tua, zingaropoli diventano pi difficili da pronunciare. E, magari, ci costringono ad abbandonare la visione emergenziale e isterica nel gestire un fenomeno che non ha nulla di emergenziale ma appartiene a pieno titolo a quel passo che non riusciamo a compiere e che, dal MedioEvo, ci porta al terzo Millennio in modo meno barbaro, pi civile e democratico. Oserei dire lungimirante e proiettato al futuro, se le parole hanno un senso. Si, la cittadinanza ai figli degli immigrati urgente. Gli omini verdi lo sanno e per questo minacciano barricate. Sanno che la breccia che entra nel corpo ferito di un paese smarrito e spaventato sgretolando la costruzione del nemico. Se anche il nemico canta Fratelli dItalia, lItalia continua ad esistere e la Padania torna da dove arrivata. Cio da nessuna parte. E questo autia tutti, compresi i rifugiati, i richiedenti asilo e tutti noi.