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Giuseppe Sergi Il tema dei poteri signorili nellEconomia rurale di Duby [Edito a stampa in Medioevo e oltre.

Georges Duby e la storiografia del nostro tempo, a cura di Daniela Romagnoli, Bologna 1999, pp. 47-58. Giuseppe Sergi. Distribuito in formato digitale da Itinerari medievali]

Negli anni Sessanta era scarsamente in uso scrivere sintesi tematiche di storia medievale che avessero due caratteristiche: essere allavanguardia (mettendo in circolazione risultati molto recenti della ricerca) ed essere provvisorie (auspicando che nuove, capillari ricerche potessero determinare anche il superamento della sintesi medesima). LEconomie rurale et la vie des campagnes dans lOccident mdival. France, Angleterre, Empire, IXe-XVe sicles. Essai de synthse et perspectives de recherches1 di Georges Duby aveva entrambe le caratteristiche. Ebbe, senza dubbio, la funzione di stimolare vari studi monografici: ma purtroppo, sul tema dei poteri signorile su cui le proposte di Duby furono particolarmente originali e sistematiche il repertorio concettuale applicato da altri a singole regioni rimase piuttosto confuso, forse per uninterpretazione estrema del dovere dello storico di non farsi condizionare da modelli e di accogliere i suggerimenti esclusivi delle fonti specifiche. Eppure i modelli di Duby, volutamente provvisori, erano aperti e avevano un loro potenziale di sistematicit, perch attinti da studi precedenti di qualit e da situazioni territoriali significative, sufficientemente lontane e comparabili: Charles Edmond Perrin sulla Lorena, Reginald Vivian Lennard sulle campagne inglesi e in particolare sulla contea di Oxford, Lon e Albert Mirot sulla contea di Nevers, Otto Stolz sul Tirolo, Jacques Boussard sulla signoria di Bellme, Marcel David sul Lionese, Jacques Stiennon su Liegi e, per lItalia, Rosario Romeo su Origgio2. Un buon esempio delle messe a punto non raccolte, al confine fra il tema del potere e della conduzione agraria, il tema classico del servaggio. Anche in anni recenti lo si fatto spesso dipendere dalla capacit di assorbimento della curtis nei secoli X e XI: come se il passaggio dalla condizione di piccoli allodieri a quella di coloni del massaricium (pur sempre giuridicamente liberi) costituisse non solo una perdita di libera iniziativa economica (innegabile), ma anche una
G. DUBY, LEconomie rurale et la vie des campagnes dans lOccident mdival. France, Angleterre, Empire, IXe-XVe sicles. Essai de synthse et perspectives de recherches, 2 voll., Aubier Montaigne, Paris 1962; trad. it. Leconomia rurale nellEuropa medievale. Francia Inghilterra Impero (secoli 1X-XV), Laterza, Bari 1966, p. 265; da cui si cita. 2 Cfr. la bibliografia in G. DUBY, Leconomia, cit., p. 553 ss.
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decisiva rinuncia alla libert3. Secondo Duby invece la diffusione servaggio concetto mutuato da Marc Bloch non era tanto dipesa dalla forza espansiva della curtis, bens dal castellano (...) avido di aumentare le sue rendite4. Nella lettura di Duby si entra nel campo diverso da quello delle condizioni giuridiche personali della capacit di pressione del signore sui suoi coltivatori, una pressione che poi massima sul dominicum, dove cambia progressivamente la qualit delle pretese dei padroni, costituendo linfanzia di una sorta di potenza domestica5. Questa confusione di piani (quello fondiario e quello signorile), cercata nei fatti dagli stessi titolari del latifondo, risulta con evidenza soprattutto nelle signorie di enti religiosi che potevano far leva sulle immunit: e sulla massima valorizzazione dellimmunit ha peso, secondo lo storico francese, anche lideologia riformatrice gregoriana del secolo XI, volta a sottolineare ogni forma di sottrazione delle chiese e dei loro possedimenti al controllo dei poteri laici6. Dalla Parte Terza dellEconomia rurale di Duby hanno preso spunto, negli ultimi trentanni, molte delle discussioni sulla formazione della signoria rurale di banno, delle scuole di Giovanni Tabacco e di Cinzio Violante soprattutto: non mancano tuttavia i casi in cui ci non avvenuto, perch si considerata quella grande opera soprattutto dal punto di vista della storia agraria, come se il tema politico-signorile fosse rimasto un poco nascosto al suo interno. Cos le tre signorie classificate da Duby (fondiaria, domestica, bannale) non sono sempre state ben usate per il valore euristico che contenevano: talora inconsapevolmente, talora per una scelta descrittiva che rinunciava alle formalizzazioni e privilegiava, invece, le sovrapposizioni e gli affiancamenti complessi di dominio fondiario e signoria bannale, di condizionamento del ricco sugli uomini e di egemonia del signore sul territorio. Di l dalla classificazione, caratteristica di Duby vedere, nei secoli centrali del Medioevo e con cronologie differenziate luogo per luogo, una coesistenza-competizione tra forme diverse di esercizio del potere (residui pubblici, privilegi immunitari, supremazia fondiaria, controllo militare del territorio) in cui sempre, progressivamente, si afferma la vera signoria bannale. noto che protagonisti di questa affermazione sono, secondo Duby, personaggi che potevano vantare tra i loro antenati almeno un custos castri (secondo
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Ad esempio W. ROSENER, I contadini nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1987; consideri ora, per i pi importanti chiarimenti concettuali e per la storia del problema, F. PANERO, Schiavi servi e villani nellItalia medievale, Scriptorium, Torino 1999. 4 G. DUBY, Leconomia, cit., p. 290. 5 Ibidem, pp. 264, 388. 6 Ibidem, pp. 272, 291.

gli sviluppi verificati nelle sue ricerche principali sul Mconnais, ed anzi in questopera pi che nellEconomia rurale che la tesi si presenta con maggiore nettezza)7. E si constata oggi, nella medievistica, una maggiore propensione per la signoria rurale come la definiva Robert Boutruche8: cio non strettamente vincolata a unorigine pubblica, ma imperniata su basi fondiarie munite di castelli che territorializzano (arrotondandole, secondo la definizione di Violante)9 le aree di potere, arricchite di legittimazione che i titolari si procurano in vari modi (controllo di chiese, costruzione di clientele vassallatiche oltre, quando possibile, al richiamo a poteri ufficiali degli antenati). Nella dissoluzione degli ordinamenti provinciali carolingi nasce competizione fra candidati diversi a raccoglierne leredit frazionata. Il fatto che, secondo Duby, sia possibile solo per alcuni diventare domini non elimina lutilit di valutare nelle sue pagine le scansioni di quella competizione, che conduce al successo finale dei discendenti dei custodes castri. Si possono, con ricorso alle pagine stesse di Duby, individuare due sequenze diverse. La prima prevede il possibile sviluppo dalla signoria fondiaria (intesa come semplice possesso della terra), alla signoria domestica (che ristretta al dominicum ma contiene suggerimenti di controllo non solo economico sugli uomini), alla signoria bannale. Nella seconda lo sviluppo dalla signoria domestica a una signoria fondiaria espansa (arricchita cio di potenzialit egemoniche) per giungere anche qui alla signoria bannale. Da pi di uno spunto si potrebbe interpretare in senso soltanto personale la signoria domestica di Duby: potere di fatto sui coltivatori, siano essi servi o liberi, coinvolti dalla conduzione diretta, sul modello di ci che era in nuce gi realizzato dai latifondisti tardoimperiali che per questo usavano i loro buccellarii. Ma due sono le potenzialit di sviluppo della signoria domestica cos definita. Una sempre di tipo personale, perch cominciano a subire il controllo del dominus pur in quella fase parziale del suo potenziamento allodieri entrati sotto la sua protezione. Laltra di tipo territoriale: infatti Duby stesso dichiara che molte signorie domestiche mantengono i loro spazi intorno alla dimora signorile, perch di fatto quel controllo coincide con gli spazi del dominicum, quindi ha una sua configurazione territoriale, non solo personale10.
7 G. DUBY, La Socit aux XIe et XIIe sicles dans la rgion mconnaise, S.E.V.P.E.N., Paris 1953; cfr. anche IDEM, Leconomia, cit., p. 289. 8 R. BOUTRUCHE, Seigneurie et fodalit, 2 voll., Aubier Montaigne, Paris 1970; trad. it. Signoria e feudalesimo. Signoria rurale e feudo, Il Mulino, Bologna 1971-1974; cfr. G. TABACCO, La dissoluzione medievale dello stato nella recente storiografia, in Studi medievali, 3, I (1960), pp. 397-446. 9 C. VIOLANTE, La signoria rurale nel secolo X. Proposte tipologiche, in Il secolo di ferro: mito e realt del secolo X. Atti della XXXVIII Settimana di studio (1990), C.I.S.A.M., Spoleto 1991, pp. 329-385. 10 G. DUBY, Leconomia, cit., pp. 292, 302; cfr. G. SERGI, Lo sviluppo signorile e lin-

Ci sono, dunque, forme varie di potere signorile nelle pagine di Duby. La sua stessa tesi sulle origini pubbliche della signoria territoriale maggiore, quella che meriterebbe la definizione di banno, non riguarda dunque tutti i potenti, ma solo i signori di banno che lo storico francese dice essere rarissimi11, anche se sono quelli che non solo prevalgono, ma agli altri si sovrappongono. Non a caso Duby aggiunge osservazioni accessorie che si conciliano, nella sua ricostruzione, solo con quella rarit (con cui, occorre dirlo, molti altri medievalisti non sono daccordo): ad esempio la notazione secondo cui il signore di banno il pi ricco ma anche il pi lontano dalla fonte delle sue entrate12. Il tipo signoria domestica pu non solo precedere, ma anche accompagnare il mosaico bannale a tessere ampie, entro cui sopravvivono poteri pi locali. Quando, tra i secoli XI e XII, si riavviano processi ricompositivi di livello maggiore (principati territoriali, stati regionali e nazionali), le stesse signorie di banno si ritirano entro la dimensione e la qualit di queste signorie domestiche. Pi frequente ancora che si tratti di signoria fondiaria espansa, e anche per questo il terreno era gi preparato: perch in et postcarolingia si era variamente diffuso il potere di riscuotere le esazioni, e Duby stesso dichiara lesistenza di signorie fondiarie arricchite di taglia13. Questa osservazione isolata di Duby ha sedimentato in chi dalla sua classificazione ha tratto spunto, pur non condividendo la rigida corrispondenza tra formazione della bannalit e origini dinastiche pubbliche. E il caso di Violante, di cui non deve dunque stupire la recente definizione di un nuovo tipo signorile: una signoria fondiaria di banno distinta da quella padronale14. L lo sviluppo di riflessioni che hanno molto impegnato, gi negli anni precedenti, il medievalista italiano. Per Violante la definizione di signoria rurale non ha il valore immediatamente politico-territoriale che aveva in Boutruche, ma unetichetta complessiva, che comprende la signoria fondiaria (da non intendere mai come semplice possesso della terra, ch altrimenti non sarebbe giustificata la definizione signoria)15, la signoria immunitaria (di tradizione pubblica, caratteristica soprattutto di enti religiosi), la signoria territoriale: solo questultima ridisegna veri distretti, ormai signorili e sganciati dalla tradizione provinciale

quadramento feudale, in M. FIRPO, N. TRANFAGLIA (a cura di), La storia. I grandi problemi dal Medioevo allet contemporanea, I, UTET, Torino 1986, pp. 379. 11 G. DUBY, Leconomia, cit., p. 345. 12 Ibidem, p. 351. 13 Ibidem, p. 388. 14 C. VIOLANTE, La signoria, cit., pp. 347-355; si veda il recepimento della distinzione in G. ALBERTONI, Le terre del vescovo. Potere e societ nel Tirolo medievale (secoli IX-XI), Scriptorium, Torino 1996, p. 126. 15 C. VIOLANTE, La signoria, cit., p. 341.

carolingia16. Se si pone attenzione ai processi di affermazione di quella che secondo Duby la vera signoria di banno, si notano tappe cronologiche molto precisate17, evidentemente desumibili dalla sua pi specifica esperienza di ricerca. Nella prima met del secolo XI si realizza lappropriazione della vicaria da parte delle maggiori famiglie; tra 1050 e 1075 si sviluppano le tasse annue di protezione, salvamento e guardia; nella fase finale del secolo XI 1albergaria comincia a essere riscossa per fuochi, rimanendo distinta dalla taglia o a essa sovrapponendosi. In questa medesima fase ma deduzione che il lettore pu fare combinando parti diverse dellEconomia rurale c contaminazione fra corves di tipo diverso: quelle agrarie, pi normali, tipiche della gestione curtense della signoria fondiaria, e quelle signorili. Nel successivo mezzo secolo, fino al 1150, i signori sviluppano interesse per i mercati e puntano a tassare le transazioni. La taglia diventa abbonata, aprendo la strada a quella regolazione dei rapporti tra signori e sudditi che sar poi sancita dalle franchigie del secolo XIII. I riconoscimenti di libert per gruppi di rustici fanno riemergere la vera servit giuridica di altri, per i quali si definiscono con maggior chiarezza gli obblighi di testatico, manomorta e formariage (e Duby precisa che il legame alla gleba, rafforzato da un rilancio della cultura giuridica, riguarda solo questi ultimi). Vediamo qualche dettaglio allinterno degli sviluppi cos collocati nel tempo. Negli anni Sessanta, quando lopera divulgativa di storia economica medievale che aveva la maggior circolazione era ancora quella di Gino Luzzatto18, colp molto il peso che Duby attribuiva allallodio nellEuropa continentale: era la comparazione con lInghilterra (funzionante tutta come una grande tenure)19 a far emergere, per differenza, il peso della piccola propriet. Certo, anche Duby riconosce una certa fragilit dellallodio dipendente da due fattori: la pressione economica che subiva dal grande latifondo soprattutto nella fase in cui tendeva a espandere i massaricia e anche i condizionamenti che derivavano al piccolo allodiero dal suo non potersi sottrarre allo status di suddito del banno signorile. Tuttavia secondo Duby il piccolo allodio tende a ricostituirsi in cento maniere, grazie ai contratti di complant, alle terre mal sorvegliate, alluscita di certe rendite censuali dalla memoria collettiva20. Non c una grande differenza di forza contrattuale fra allodieri e coloni,
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Ibidem, p. 358 ss. G. DUBY, Leconomia, cit., pp. 346-349. 18 G. LUZZATTO, Storia economica dItalia. Il Medioevo, Edizioni del Leonardo, Roma 1948, 2a ed. riveduta Sansoni, Firenze 1963; ID., Breve storia economica dellItalia medievale. Dalla caduta dellImpero romano al principio del Cinquecento, Einaudi, Torino 1965; ID., Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica, Laterza, Bari 1966. 19 G. DUBY, Leconomia, cit., p. 263. 20 Ibidem, p. 262.

perch il censualis ha larghissimi spazi di autonomia: per questa ragione importante stabilire quando non solo dipendente economico, ma anche suddito del signore21. In questo e altro Duby mostra unattenzione davvero nuova per la variegatura delle condizioni personali dei rustici. Linteresse dei signori a ridurre in servit gli abitanti di molti villaggi derivava proprio dal progetto di diminuirne la mobilit: perch Duby fermamente convinto che un rustico fosse legato alla gleba solo perch giuridicamente servo22. In Germania cera la massima valorizzazione della familia e della Gesindedienst (allevamento dei figli dei servi ai fini di programmazione produttiva futura)23: e ci avveniva nel medesimo secolo XI in cui, daltra parte, si faceva sistematico 1accasamento di servi in un massaricium che si espandeva durante il ridimensionamento del dominicum. Non vera perdita di libert, secondo il medievalista francese, la nuova condizione dei contadini attirati sulle curtes dai signori, allo scopo principale di ottenerne le corves. Le corves del secolo XI risultano essere numerose (soprattutto fuori dellItalia), non tanto perch si diffondono quelle signorili, quanto perch i signori non si erano per nulla staccati dalla coltivazione diretta24. La modifica strutturale progressiva della curtis (che le ricerche successive hanno poi anticipato)25 spiega a sua volta la diminuzione delle corves bracciantili, mutamento evidente, secondo Duby, nel secolo XII26. Se saliamo di livello sociale e osserviamo i protagonisti del potere signorile, constatiamo che Duby d un gran peso al maggiore contatto con la terra e con le comunit di villaggio che caratterizzava la piccola aristocrazia(quella dei dominatus loci) rispetto a quella, superiore dei principi territoriali, destinati alla crisi con laffermazione degli stati nazionali o regionali anche per il loro minore ancoraggio alla terra e alla societ27. Il secolo XI fondamentale per Duby: sia perch laristocrazia signorile si assesta e si definisce la casa punto dunione e di coordinamento di dinastie che bloccano la loro dispersione28 sia
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Ibidem, p. 276. Ibidem, p. 301. 23 Ibidem, p. 341. 24 Ibidem, p. 313 ss. 25 P. CAMMAROSANO, Le campagne nellet comunale (met sec. XI-met sec. XIV), Loescher, Torino 1974, p. 93 ss.; P. TOUBERT, Dalla terra ai castelli. Paesaggio, agricoltura e poteri nellItalia medievale, Einaudi, Torino 1995, pp. 115-250 (con ampia e aggiornata bibliografia); R. COMBA, Crisi del sistema curtense e sperimentazioni aziendali (secoli XI-XIII), in M. FIRPO, N. TRANFAGLIA (cura di), La storia. I grandi problemi, cit. I, pp. 91-116; G. SERGI (a cura di), Curtis e signoria rurale: interferenze fra due strutture medievali, Scriptorium, Torino 1993. 26 G. DUBY, Leconomia, cit., p. 316. 27 Ibidem, p. 287. 28 Ibidem, p. 286 (con riferimento al nome della dimora che servito comune a tutti i mem-

perch c una mobilit sociale testimoniata dallagiatezza di mugnai e di guardaboschi. Ma lo stesso secolo in cui possono intrecciarsi residui di poteri regi e nuovi poteri locali: ed soprattutto negli anni successivi che, per gli abitanti di una regione, il passaggio dei collettori di imposte mai ben prevedibile pu equivalere a una carestia29. Potrebbe proseguire a lungo la cernita, nelle pagine dellEconomia rurale di Duby, di osservazioni e spunti relativi al tema signorile. Ho dato spazio fin qui agli elementi di classificazione e di cronologia, e a quelle notazioni isolate che rivestissero carattere di maggior originalit per gli anni Sessanta e di maggiore permanente attualit, se rapportate agli sviluppi successivi della ricerca. I pi impegnati divulgatori della tesi di Duby sulla derivazione pubblica della signoria di banno sono stati Jean-Pierre Poly ed Eric Bournazel30. Ma non in questa direzione che da cercare la maggiore fecondit della parte politica dellEconomia rurale, bens soprattutto nella lucidit con cui sono chiariti i ruoli dei protagonisti. Con quella sintesi era finalmente superata lidea confusa di un Medioevo articolato in grandi latifondi in cui qualunque grande possessore fondiario era anche signore politico e chiunque coltivasse terra di un grande possessore era anche suo suddito. Il caso di una famiglia contadina che doveva pagare i censi a un signore fondiario e la taglia a un diverso signore di banno era ben difficile da spiegare, prima dellEconomia rurale31. Eppure una storiografia come quella tedesca perviene solo in anni recentissimi, con incostanza e fatica, a ritenere pregnante la distinzione, gi propria di fonti medievali, fra Landherren, signori terrieri, e Landesherren, signori territoriali32, mentre continua a discutere sul concetto di Grundherrschaft in modo relativamente impermeabile alle ricerche europee che
bri della casata). E un concetto in qualche modo richiamato dal peso attribuito allagganciamento a castelli del contado di dinastie dufficio da P. CAMMAROSANO, La nobilt del senese dal secolo VIII agli inizi del secolo XII, in I ceti dirigenti in Toscana nellet precomunale, (Atti del 1 Congegno del Comitato di studi sulla storia dei ceti dirigenti in Toscana, Firenze, 2 dicembre 1978), Papafava, Pisa 1981, pp. 223-256; cfr. ora ID., Nobili e re. LItalia politica dellalto Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1998, p. 257 ss. 29 G. DUBY, Leconomia, cit., p. 379. 30 J.-P. POLY, E. BOURNAZEL, La mutation fodale. Xe XIIe sicles, P.U.F., Paris 1980; trad. it. Il mutamento feudale. Secoli X-XII, Mursia, Milano 1990: per le obiezioni rinvio alla mia introduzione alledizione italiana. 31 G. TABACCO, Egemonie sociali e strutture del potere nel medioevo italiano, Einaudi, Torino 1979, pp. 240-243, in particolare per un esempio ormai famoso di ripartizione delle esazioni fra i signori di Luserna e la badessa di Caramagna. 32 D. WILLOWEIT, Signoria fondiaria e formazione di territori. Signori terrieri e signori territoriali in documenti di lingua tedesca del XIII secolo, in G. DILCHER, C. VIOLANTE (a Cura di), Strutture e trasformazioni della signoria rurale nei secoli X-XIII, Il Mulino, Bologna, p. 602.

suggeriscono di scomporlo33. E una delle ragioni la spiega Gerhard Dilcher, quando attribuisce alla medievalistica tedesca una tendenza ad affrontare il tema in una prospettiva o storico-sociale o storico-economica, e raramente con strumenti giuridici34. Duby non aveva pi dubbi sul carattere prevalentemente allodiale dei dominatus, tanto da limitare al minimo le sue insistenze sul tema. La storiografia italiana rimane invece spesso, soprattutto nei settori meno sensibili ai temi istituzionali, legata allidea della delega feudale dei poteri signorili: non a caso ancora di recente su quel carattere allodiale Violante ha dovuto insistere con particolare vigore35. Lallodialit36 problematica per la medievalistica italiana anche su un altro piano: quello degli allodieri come sudditi, ben presenti nelle pagine di Duby. Non a caso Violante, giustamente polemico contro luso del concetto di servaggio per i sudditi della signoria37, recepisce evidentemente oscillazioni e imbarazzi che le ricerche italiane ancora manifestano, quando, a meno di venti pagine di distanza, afferma prima che soggetti al signore territoriale erano tutti coloro che entro il suo territorio coltivavano terra non propria38 e poi che il signore aveva diritti regalistici anche sulle terre che appartenevano ad altri39: due passi che non sono necessariamente in contraddizione ( sufficiente prevedere un potere bannale esercitato anche sulle terre di un signore fondiario diverso) ma che non contemplano i piccoli allodieri come sudditi della signoria. In Duby, infine, era molto presente il rapporto fra protezione e dominio, un rapporto che non stato intaccato dal successivo ridimensionamento delle minacce normanne, ungare e saracene del secolo X40, e che stato rivisitato so33

M. PELZ, Signoria rurale - Grundherrschaft, storiografia italiana - storiografia tedesca: una messa a confronto, in Societ e storia, 69 (1995), pp. 583-598. 34 G. DILCHER, Signoria rurale in Italia e Germania (X-XIII secolo). Problemi e prospettive, in G. DILCHER, C. VIOLANTE (a cura di), Strutture e trasformazioni, cit., p. 627 ss.; K. SCHREINER, Signoria fondiaria: un concetto moderno per una realt medievale, in Ibidem, p. 111 ss., riprende da Ludolf Kuchenbuch un rimprovero radicale alla storiografia: riconosce solo al concetto di feudalesimo una persistente ambiguit politica e e non anche a quello di Grundherrschaft? 35 C. VIOLANTE, La signoria rurale nel contesto storico dei secoli X-XII, in G. C. VIOLANTE (a cura di), Strutture e trasformazioni, cit., p. 39 ss. Si considerino pagine di G. ANDENNA, Formazione, strutture e processi di riconoscimento giuridico signorie rurali tra Lombardia e Piemonte orientale (secoli XI-XIII), in Ibidem, pp. 123-168, che illustra come talora il caso della signoria dei Casalvolone lorigine del allodiale e sia stata arricchita solo in un secondo tempo da concessioni imperiali. 36 Contributi fondamentali su questo tema sono ora raccolti in G. TABACCO, Dai re ai signori. Forme di trasmissione del potere nel Medioevo, Torino 1999 (in corso di stampa). 37 C. VIOLANTE, La signoria rurale nel contesto, cit., p. 35 ss. 38 Ibidem, p. 30 ss. 39 Ibidem, p. 48. 40 Ridimensionamento gi divulgato in J.-P. POLY, E. BOURNAZEL, Il mutamento, cit., p. 96

prattutto da chi, come Aldo Settia e Pierre Toubert, si occupato di castelli e incastellamento41. In particolare insiste su una certa logica contrattualistica dei rapporti di potere nelle campagne uno scolaro di Duby, Dominique Barthlemy, polemico contro chi interpretai poteri signorili tutti in chiave di violenza e di prepotenza42. Se i documenti parlano di malae consuetudines, secondo Barthlemy, vuoi dire che ci sono anche quelle buone, e i sudditi dei signori del secolo XI danno prova di una forza di resistenza al potere eccezionale43: e proprio in questa pur squilibrata trattativa di fatto fra signori e sudditi ha peso una ricerca di legittimazione che non assente (a differenza di quanto crede Robert Fossier) o non da individuare soltanto in elementi dinastici (a differenza di quanto crede un altro allievo di Duby, Jean-Pierre Poly44). In questo rapido bilancio si pu dire che lEconomia rurale di Duby ha avuto, in tema signorile, il pregio di complicare e semplificare il quadro: complicarlo per la capacit di scomporre il potere nelle diverse qualit e nelle diverse manifestazioni, semplificarlo per la capacit di determinare tipi e categorie. Per il suo carattere dinsieme e per la sua collocazione al centro di fitte pagine di storia agraria, la Parte Terza dellopera stata usata meno di quanto meritasse come oggetto di discussione l dove proprio di signoria rurale specificamente si dibatteva45, ma senza di esse in particolare per lItalia non ci sarebbero state alcune delle migliori ricerche sui poteri locali46 e alcune pi aggiornate sintesi in tema signorile47.

ss. 41 A. SETTIA, Castelli e villaggi nellItalia padana. Popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo, Liguori, Napoli 1984; P. TOUBERT, Les structures du Latium medieval. Le Latium mridional et la Sabine du IXe sicle la fin du XIe sicle, 2 voll., cole Fransaise de Rome, Roma 1973. 42 D. BARTHLEMY, Il mito signorile degli storici francesi, in Strutture e trasformazioni, cit., pp. 59-82. 43 R. FOSSIER, Naissance de la seigneurie en Picardie, in Histoire et Socit. Mlanges offferts Georges Duby, 2 voll., Aix-en-Provence 1992, II, pp. 9-21. 44 Cfr. n. 30; D. BARTHLEMY, Il mito signorile, cit., p. 77, attribuisce un ricorso corspunti dubyniani sulla legittimit a Karl Ferdinand Werner e alla scuola di Torino. 45 quanto in fondo si pu riscontrare anche nel convegno Strutture qui pi volte citato. 46 Una citazione particolare meritano ma sono soltanto esempi C. WICKHAM, La montagna e la citt. LAppennino toscano nellalto Medioevo, Scriptorium, Torino 1997 e F. MENANT, Campagnes lombardes du moyen ge. Lconomie et la socit rurales de Bergome, de Cremone et de Brescia du Xe au XIIIe sicle, cole Franaise de 1993. 47 G. SERGI, Lo sviluppo signorile, cit., pp. 369-393; L. PROVERO, LItalia dei poteri locali. Secoli X-XII, Carocci, Roma 1998; S. CAROCCI, Signori, castelli, feudi, in Storia medievale, Donzelli, Roma 1998, pp. 247-268.