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Golfo di Taranto

SS

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I saggi preventivi lungo il tracciato della bretella di collegamento Italferr tra le linee ferroviarie Bari-Taranto e Taranto-Metaponto hanno documentato in maniera consistente anche la frequentazione della fase classicoellenistica (IV-III secolo a.C.). E stata messa in luce una struttura residenziale, di cui si conservano in situ solo alcuni blocchi squadrati di arenaria (1), inglobati ed in parte riutilizzati in una struttura di et tardo-repubblicana (2). Poco distante, ad est della struttura residenziale, stato possibile indagare una porzione limitata di una necropoli rurale (3-4) probabilmente ad essa pertinente, con corredi standardizzati basati sullassociazione tazzetta oinochoe. Tale rinvenimento attesta un ormai stabile legame con il territorio anche in funzione di un suo sfruttamento intensivo e diversificato, con attivit agricole che proseguono nel solco gi avviato con la prima fase di occupazione, ma con linfittimento dei vigneti esistenti a cui spesso associato un leggero cambiamento di orientamento dei filari (6). La fase tardo-repubblicana (II-I secolo a.C.) rappresenta un momento di rioccupazione di questa porzione di territorio dopo un periodo di almeno apparente abbandono. Sullo stesso sito occupato dalla struttura residenziale di et classico-ellenistica si imposta una piccola struttura monocellulare (20 mq ca.) a pianta rettangolare (2), utilizzata probabilmente come semplice ricovero stagionale. Le murature sfruttano in parte quelle precedenti in parte sono realizzate ex-novo. Nella met occidentale dellambiente stato rinvenuto, incassato sotto il livello del piano pavimentale, un piccolo silos destinato al fabbisogno idrico (100 litri ca.) durante i periodi di pi intensa permanenza nei campi. Si riscontra un capillare sfruttamento agrario che modifica radicalmente gli orientamenti precedenti privilegiando una direttrice est-ovest (5). E stato inoltre individuato un grande pozzo a pianta circolare, il cui scavo stato preceduto dalla predisposizione di un accurato drenaggio dellintera area circostante tramite lutilizzo di un sistema aspirante well-point (9-10). E possibile ipotizzare che le fasi di impianto ed uso della struttura siano da collocare nel corso del V-IV secolo a.C. e che la stessa abbia subito un progressivo e graduale abbandono a partire dal III secolo e sia stata utilizzata come luogo di scarico fino al I secolo a.C. (7-8).

Punta Rondinella

Le murature della struttura, realizzate a secco, poggiano direttamente sul banco argilloso sterile, semplicemente livellato e regolarizzato per la posa in opera dei blocchi senza cavo di fondazione.

Saggio 8. Sullo stesso sito occupato dalla struttura residenziale di et classico-ellenistica si imposta una piccola struttura monocellulare a pianta rettangolare. Le nuove murature sfruttano in parte quelle superstiti, riutilizzando i grossi blocchi squadrati per il muro perimetrale est, in parte sono realizzate ex-novo, a secco con pietrame irregolare e frammenti laterizi o ceramici, che si conservano solo a livello di fondazione.

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Saggio 7. Veduta generale di un settore della necropoli. Le sepolture tagliano le fosse dellimpianto produttivo della fase arcaico-classica.

Saggio 7. Le sepolture sono del tipo a fossa scavata nel banco di roccia, con doppio lastrone di copertura in pietra, pi raramente di tegole. Le deposizioni sono relative ad individui inumati accompagnati da pochi oggetti di corredo.

Saggio 8. Le piantumazioni dei vigneti di et tardo-repubblicana cambiano radicalmente gli orientamenti dei filari, privilegiando nella realizzazione delle fossette la direttrice est-ovest.

Saggio 8. E evidente il capillare sfruttamento agrario con sovrapposizioni di impianti produttivi in fossa ascrivibili ad epoche diverse. In rosso e arancio le occupazioni pi antiche (fine VIIII secolo a.C.) con filari orientati nord-sud, in giallo gli impianti pi recenti di et tardo-repubblicana con filari orientati est-ovest.

Attraverso la flottazione e la setacciatura di tutto il terreno sono stati recuperati i resti vegetali, attualmente oggetto di studio presso lUniversit del Salento. Oltre ai numerosi macroresti lignei, riferibili anche ad antiche potature, il pozzo ha restituito abbondante quantit di semi attribuibili a frutti sia di piante sia spontanee che coltivate, quali mandorle, semi di cucurbitacee, vinaccioli, noccioli di olive, frammenti di pigne.

E documentata unabbondante presenza di resti ossei, soprattutto volatili ed ovini, per lo pi pertinenti a residui di cibo, ma sono stati raccolti anche resti di animali domestici.

Per poter effettuare lo scavo del pozzo, in presenza di acqua di falda, si resa necessaria la predisposizione del drenaggio dellintera area circostante tramite lutilizzo di un sistema aspirante well-point.

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Progettazione delle attivit archeologiche: Cesare Raho Archeologi: Cesare Raho, Eloisa Vittoria Analisi archeobotaniche: Girolamo Fiorentino (Universit del Salento) Committente: Italferr Gruppo Ferrovie dello Stato Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia Direzione tecnico-scientifica: Antonietta DellAglio; Assistenza tecnica: Piero Angotti

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Il pozzo, del tipo a pianta circolare e sezione leggermente tronco-conica (diametro allimboccatura m 3,00, al fondo m 3,45; profondit conservata m 3,50), stato realizzato scavando nella roccia e rivestendo il taglio con blocchi squadrati di arenaria, di media e grande pezzatura, messi in opera a secco.