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il Ducato

URBINO 2014

Specia le

Cultur

Appuntamento al prossimo Festival

uando Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini lanciarono lidea di un Festival del giornalismo culturale molte furono le perplessit. Loro stessi, affascinati dallidea di una riflessione sulla metamorfosi della Terza pagina e sulla sua proiezione nellera del Web, si posero il problema della risposta del pubblico e della citt. Urbino e la sua Universit sono la culla del sapere e, non a caso, la citt feltresca si candida a capitale europea della cultura 2019. Comune e Regione, per raggiungere questo traguardo sono riusciti perfino ad avere il sostegno di una personalit del prestigio di Jack Lang, ministro della cultura francese nel governo Mitterand. Nonostante ci, ogni volta che si propone un confronto su questi temi, si immagina un risultato elitario, da addetti ai lavori, con poco interesse del grande pubblico. La risposta stata invece straordinaria, in primo luogo quella della citt che ha sostenuto liniziativa. Anche in un periodo di profonda crisi gli organizzatori (Dipartimento di Scienze della comunicazione e discipline umanistiche dellUniversit in collaborazione con lIstituto per la formazione al giornalismo) hanno trovato tante porte aperte. Ma soprattutto va sottolineata la partecipazione del pubblico. Gremitissima la sala del trono del Palazzo ducale per la lectio di apertura di Corrado Augias e la performance sulla cultura materiale con Davide Paolini, Marcello Leoni e Paola Galassi. Il titolo (dalla Terza al Web) tracciava il binario della discussione e del confronto. La terza pagina, come stata intesa e realizzata per diversi decenni, ha avuto sicuramente i suoi meriti: ha accorciato la distanza fra il popolo e la cultura, ha accresciuto il livello dei lettori, ha contribuito alla diffusione della lingua italiana e ha dato la possibilit a molti scrittori di lavorare per i giornali, mantenendo il ruolo di intellettuali. Non sono per mancate neppure le voci contrarie: i critici hanno sottolineato lestraneit di quella pagina rispetto al resto del giornale; una pagina lontana dalla realt, indifferente verso lattualit, luogo di subordinazione delgiornalismo alla letteratura. Da qualche anno la terza pagina spesso associata al costume, agli spettacoli e alla societ. C per una nuova primavera caratterizzata dagli inserti culturali, molti di buona fattura, non solo nei grandi giornali, ma anche in quelli di provincia. Semmai un certo decadimento c nella Radio e soprattutto nella Tv. Oggi c la frontiera del Web ed un ruolo tutto da pensare e costruire.

Cosa c oltre il Web


GIORNALISMO 2.0

La carta impigliata nella Rete


MARISA LABANCA

a chiuso con un bilancio positivo il Festival del giornalismo culturale di Urbino, superando tutte le aspettative. Certo da una prima edizione non si pu che imparare per poter migliorare, ma i direttori Lella Mazzoli (Dipartimento di Scienze della Comunicazione dellUniversit Carlo Bo) e Giorgio Zanchini (giornalista RadioRai) non nascondono la felicit soprattutto per la grande partecipazione dei giovani, il che mi fa pensare ha dichiarato la Mazzoli che in realt la cultura ai ragazzi piace. Le sale di palazzo Raffaello e del Legato Albani, che hanno accolto le due giornate del festival, sono state quasi sempre al completo e lattenzione del pubblico non si concentrata solo negli incontri pi attesi, come le lectio di Corrado Augias, Piero Dorfles e Concita De Gregorio, ma anche nei panel un po pi tecnici. Tutti i temi sui quali ambivamo di aprire una riflessione ha detto Zanchini sono stati toccati in modo profondo, ma anche comprensibile per le persone presenti, questo perch gli ospiti erano le persone giuste al posto giusto. Critici letterati, giornalisti italiani e stranieri responsabili di inserti culturali, ma anche scrittori ed editori, laici e cattolici che hanno fornito posizioni e sguardi diversi. Nel Salone del Trono di palazzo Ducale una grande ambizione ha aperto i lavori del festival: voler raccontare

levoluzione del giornalismo culturale da quella che un tempo era la terza pagina allo spazio che oggi trova nel web, cercando di fornire anche una risposta allimportanza che ha la rete nella diffusione dellinformazione culturale. Un obiettivo pienamente raggiunto secondo Lella Mazzoli: Bisogna ragionare su due prospettive, da un lato linformazione sullinformazione, cio limportanza che la rete ha avuto nel diffondere quello che stavamo facendo, dallaltro il ruolo della rete nello specifico dellinformazione culturale. Da Christian Raimo, con le sue slide di carta, a Massimo Russo e Nicola Lagioia tutti hanno fatto riferimento al passaggio dalla terza pagina ad un luogo altro, la rete, che non pi altro, ma il luogo principale per la diffusione della cultura. E anche se il web in partenza non doveva essere il protagonista, ignorarlo sarebbe stato impossibile. Tutti gli incontri e i dibattiti sono stati commentati in diretta sui principali social network e, prolungando le riflessioni in uno spazio virtuale, hanno reso la cultura, per dirlo con le parole di Massimo Russo, un po pi pop. Il che non significa volgarizzazione, aggiunge la Mazzoli, ma semplicemente esportare la cultura dai gangli accademici e diffonderla dal basso. La cultura, sostiene Corrado Augias, una cosa innaturale e solo un atto di pura seduzione pu spingerti a saperne di pi. necessario un imput che pu essere un libro, un professo-

re o le amicizie giuste. Ma la seduzione pu avvenire anche attraverso lutilizzo di un linguaggio semplice che spieghi in modo oggettivo concetti complessi. Ricordando i tanti bambini e ragazzi che ascoltavano in silenzio aggiunge la Mazzoli penso che la seduzione sia scattata anche grazie agli ospiti che hanno saputo raccontare. Penso al livello alto di Piero Dorfles e alla sua capacit narrativa, inevitabile non esserne sedotti. Mentre si conservano i ricordi del dietro le quinte del festival, si pensa gi ad una nuova edizione. Quello che ci ha fatto sorridere di pi ha detto Zanchini stato vedere Dorfles e Raimo, due generazioni, due posizioni, due sguardi e due mondi di riferimento lontani e diversi, vicini nellanalisi critica sullo stato del giornalismo culturale italiano. Il tema pi forte, emerso nelle discussioni a cena, stato proprio la contrapposizione fra i media tradizionali, penso soprattutto alla carta stampata, e la rete. C veramente un salto generazionale. E una maggiore attenzione ai giovani sar proprio il tratto distintivo del prossimo Festival del giornalismo culturale. Ci saranno dei workshop e verr dato pi spazio al dibattito con il pubblico, concordano i due direttori immaginando unedizione di ampio respiro. Un fine settimana lungo che partir con un pre-festival, dedicato ai laboratori, il festival vero e proprio con ospiti importanti e poi un dopo festival nellultima giornata.

il Ducato

SPECIALE CULTURA

In margine al Festival di maggio, intervista al losofo Salvatore Veca

Da Gutenberg a Zuckerberg
La rete una enorme e informe galassia, mentre in passato al centro delluniverso cera la cultura
ANTONELLA FERRARA
no fatica perch sentono lincombenza del nuovo che avanza e tendono ad essere timidi rispetto ai nuovi media. Per facendo cos non sonon carne n pesce. Che rapporto hanno gli italiani con la cultura? Sentono ancora il bisogno di fruirne? Il panorama molto contraddittorio. Quando si creano eventi culturali si nota una grande risposta di pubblico. difcile sostenere che ci sia disinteresse. Forse si pu parlare di interesse latente e quindi diventa fondamentale creare eventi culturali. La transizione che sta investendo i giornali ha inceppato il dialogo tra intellettuale e societ? Io non sono daccordo con chi parla di silenzio degli intellettuali perch nelle forme della comunicazione on-line c una nutrita quantit di studiosi e letterati che diffondono sapere. il mondo a essere cambiato. Nel vecchio modello lautorevolezza dellintellettuale era riconosciuta dalla cerchia dei pari, oggi nel modello policentrico, il riconoscimento avviene attraverso la visibilit e quindi dipende da un pubblico non competente.

el 1835 Alexis de Tocqueville scriveva che la stampa lo strumento democratico della libert. Dallinvenzione di Gutenberg a quella di Mark Zuckerberg, gli orizzonti della condivisione e diffusione del sapere sono cambiati. Ma impigliandosi nella ragnatela digitale la cultura rischia di perdere qualit e autorevolezza? Il losofo Salvatore Veca, vicedirettore della Scuola Superiore IUSS e direttore del mensile di cultura Il giornale di Socrate, percepisce la rete come una galassia policentrica, in cui la cultura diventa un grande mosaico culturale a cui ciascuno pu aggiungere il proprio tassello. Lavvento della rete ha modicato il concetto di cultura? Oggi se si vuole denire il concetto necessario fare riferimento ai cambiamenti dei luoghi e dei mezzi con cui si produce e consuma cultura. Basta pensare al modello degli anni 50-60 del secolo scorso quando apposite cerchie elitarie elaboravano offerte culturali di tipo umanistico, letterario o artistico. Accanto a questo percorso cera quello delle agenzie di cultura popolare come la televisione. Oggi difcile pensare a una cultura che dal centro si irradi verso la periferia, il modello di diffusione diventato policentrico. La rete crea un enorme galassia in cui non c pi un centro, in cui alto e basso si confondono. Denire il termine cultura signica avere in mente il vecchio modello ma muovendosi nella nuova galassia policentrica. Lei paragona i nativi digitali alla rivoluzione di Gutenberg. Ma il web non rischia di annichilire linformazione culturale? Non esistono luci senza ombre. Nella rete vedo degli aspetti molto positivi, la rete pu arricchire la cultura, pu costruire una sfera culturale in cui voci diverse possono confrontarsi. Per se nel vecchio modello informativo cerano dei sistemi di certicazione dellofferta culturale, oggi i criteri di accreditamento della cultura sono meno rigidi e immettono nella galassia della rete la bellezza e lorrore. Credo per che progressivamente si creeranno delle forme di autorizzazione e autorevolezza. I giornali sono stati uno dei principali mezzi di divulgazione di idee, pensiero e conoscenza. Oggi ancora cos? Quel modello oggi fa fatica a permanere, il mondo cambiato. Ho limpressione, per, che non sia venuta meno una tipologia di offerta informativa che pu sopravvivere solo nei giornali proprio perch contrapposta allenorme diffusione di offerta sulla rete. Il web si muove in estensione ma una parte di lettori sente il bisogno non dellallargamento ma dellapprofondimento. E i giornali riescono a garantire questo bisogno di andare in profondit? La mia impressione che faccia-

I giovani sono i migliori clienti di Pc e iPad, ma non leggono

I libri, bandiera della mezza et


N
STEFANO RIZZUTI on una cultura, ma tante culture. Non un pubblico, ma tanti pubblici. Denire il rapporto tra gli italiani e la cultura non semplice. Una schematizzazione univoca impossibile. La cultura ha mille sfaccettature. Dalla lettura al teatro, dal cinema ai musei, dalla musica allarcheologia: tutto cultura. E altrettanto difcile ridurre lidea di italiano a uno stereotipo unico: giovane, di mezza et o anziano; uomo o donna; laureato o privo della licenza media. Ogni italiano, in sostanza, una categoria a s. Scomporre i dati , allora, lunica via percorribile. Partiamo da cosa gli italiani dichiarano: la cultura al quarto posto tra gli argomenti che pi cercano sulle pagine dei quotidiani, dietro solo a notizie nazionali, salute e meteo. Lo dimostra una ricerca dellosservatorio news-italia.org. Ma il quadro di sintesi fa emergere dati diversi: gli italiani non sono grandi fruitori di cultura in senso lato. Per primo, si prenda il prodotto culturale per eccellenza: il libro. I dati Istat sul 2009 indicano che solo il 15% degli italiani ha letto 12 o pi libri nellintero anno. Tra questi, i pi numerosi sono i lettori di mezza et o anziani (parliamo di et compresa tra i 45 e i 74 anni). Chi legge di meno, invece, sono i ragazzi tra gli 11 e i 24 anni. Altro dato signicativo: la partecipazione a spettacoli teatrali. Il 21% dei nostri connazionali si dichiara frequentatore dei teatri. E la cosa che stupisce che i pi presenti siano i giovanissimi, addirittura ragazzi con meno di 17 anni. Conforta il dato sul cinema: un italiano su due ne appassionato, specie tra le fasce det pi giovani (no ai 24 anni), meno tra persone con et maggiore ai 55 anni.
Non mancano, tra le abitudini culturali degli italiani, quelle legate allarte. Cos, il 29% della popolazione dichiara di visitare abitualmente musei e il 22% siti archeologici e monumenti. In entrambi i casi, il dato si riduce tra le fasce di popolazione det pi avanzata. Differenze si riscontrano, invece, sui frequentatori pi assidui: musei visitati per lo pi da ragazzi sotto i 20 anni, mentre per archeologia e monumenti linteresse omogeneo per tutte le fasce det. Ultimo dato: la musica. Anche questo va differenziato. Un conto, infatti, la musica classica; un altro sono, invece, tutti gli altri generi. Il 20% degli italiani assiste a questo tipo di concerti, contro il solo 10% di musica classica. Elemento comune let dei fruitori forti: i giovani no ai 30 anni. Una consolazione la fornisce il trend degli ultimi anni, in aumento in tutte le categorie sopra citate dal 1993 al 2009 (si passa dal +3% dei concerti al +9% del cinema). I numeri sembrano parlare chiaro, ma si contraddicono se confrontati con cosa gli italiani dichiarano di cercare nelle pagine dei giornali: uno su due si interessa di cultura sui media tradizionali. Un dubbio, allora, sorge spontaneo: gli italiani mentono? Alcuni dati sembrano affermarlo. Gli italiani spendono in cultura molto meno della media dei paesi Ue (7,2% contro l8,9% europeo). E meno della met degli italiani legge almeno un libro lanno. Solo un quarto ne legge almeno tre. realmente possibile che i giovanissimi parliamo di ragazzi con meno di 10 anni siano i pi assidui frequentatori di teatri, musei e siti archeologici? O forse possibile solamente che i ragazzini siano solo i pi bugiardi. O, semplicemente, quelli che hanno pi difcolt a dichiararsi ignoranti e poco aperti al mondo della cultura.

SPECIALE CULTURA

Divo sulla rete, apprendista scrittore e cameriere nella vita

Dio ti vede e ritwitta


Trentanni, laureato in losoa, ha oltre 120 mila followers. Sul social @Iddio
MARIO MARCIS
non sono andato. Ho fatto bene perch con la nuova legge sul lavoro chi sarebbe dovuto andare in pensione non c andato e dei giovani non stato assunto nessuno. Ora scrivo per Leonardo.it e ho un programma su La3Tv, dove tengo una rubrica settimanale in cui racconto le mie migliori battute. Destate lavoro nei catering. E un lavoro che mi piace perch tengo libera la mente e ho pi tempo per pensare, magari osservando la gente. S, Dio fa anche il cameriere. 128.000 followers sono tanti, ma sono comunque meno di One Direction e Justin Bieber. Un po pochino per Dio. Una volta ho superato Justin Bieber tra le persone pi inuenti sul social network. Justin Bieber era saldamente in terza posizione e ogni tanto, dopo il suo, appariva il mio nome. partita una campagna mediatica e tra menzioni e tweet, per un breve momento, il gradino pi basso del podio stato mio. Era presente al Festival del giornalismo culturale di Urbino. Cosa le piaciuto? Lunico appunto che posso fare stato la mancanza di internet durante i dibattiti. Ho dovuto elemosinare wi- un po qui e un po li. Per il resto stato un bellissimo evento. Il giornalismo culturale molto sentito in Italia e c bisogno di promuoverlo. Lella Mazzoli ha detto che in Italia c pi voglia di andare a sentire uno scrittore piuttosto che leggersi un libro. Se c Saviano che parla moltissima gente che magari non ha letto Gomorra vuole ascoltare quello che ha da dire. Poi forse dopo levento, va in libreria e se lo compra. Per questo sono importanti manifestazioni come questa. Con la cultura si mangia! Dio, pensa che la cultura in Italia sia un po troppo elitaria? LItalia ha sempre avuto una classe intellettuale gelosa del proprio ruolo. Raramente ci si posti il problema di insegnare e diffondere il sapere a tutti. Internet e i social network non sono la soluzione. Twitter e Facebook non abituano alla lettura, anzi. Al massimo possono suggerire. Qual stato il tweet pi ritwittato? E la domanda pi strana in cui l hanno taggata? Il tweet pi ritwittato sempre quello giusto al momento giusto. Questestate, quando lItalia perdeva la nale degli Europei contro la Spagna, scrissi Non possiamo perdere contro gente che da quattrocento anni non riesce a capire che Don Diego De la Vega Zorro. Furono 2000 i retweet. A chi mi obiettava che Zorro era ambientato in California dovetti spiegare che si trattava s della California, ma durante il dominio spagnolo. La domanda pi strana invece me la fece un ragazzo che mi chiese: Dio, ma qual il tuo primo ricordo? Essendo eterno come fai ad averne uno?. Progetti per il futuro, visto che anche quello eterno? Dopo Iddiozie e diavolerie, scritto insieme al Diavolo per i terremotati dellEmilia, ne sto scrivendo un altro. Speriamo vada bene.

na volta le catechiste raccontavano ai bambini che per parlare con Dio bastava fare il gesto del telefono con la mano e lui ascoltava. Ora per parlare con Dio, basta avere un account su Twitter. Dio un ragazzo di Foligno sulla trentina, barba incolta, laurea in losoa (forse perch quella in teologia ce lha di diritto), ma soprattutto capacit di essere ovunque, almeno sul web. In una scena del lm Una settimana da Dio, Jim Carrey, neo-assunto a interim alla carica pi alta del Paradiso, capisce quanto sia frustrante dover ascoltare tutte le preghiere del mondo, come una Babele sonora che risuona nella sua testa. Anche @Iddio (questo il suo tag), vittima di centinaia di preghiere ogni giorno. Tweet e menzioni a cui dover rispondere, perch Dio, come insegnavano le catechiste negli anni 90, ascolta tutti e, a suo modo, risponde. Dopo aver fatto discendere la sua luce sul Festival del giornalismo culturale, Dio torna nella citt ducale per Branding 2.0, convegno organizzato dalla Facolt di Sociologia sullE-commerce e il co-working. Il suo tweet Urbino, spianati, Dio che lo vuole!, fa capire che le salite di via Saf e via Raffaello non gli vanno a genio. seduto in un banchetto di un buio corridoio dellUniversit di Urbino che potrebbe assomigliare tranquillamente a un confessionale, anche se, stavolta, Dio a confessarsi. Dio, come e quando nata lidea di iscriversi a Twitter? E stato prima o dopo il Papa? Prima. Il prolo nasce quasi due anni fa, a maggio del 2011, quando ancora Twitter era un fenomeno poco conosciuto in Italia. Fu per gioco, perch di questo si tratta ancora. Ma oltre a twittare follemente,come si mantiene lonnipotente? Dopo essermi laureato in losoa avrei voluto insegnare ma ho perso le speranze. Al concorsone in cui si sarebbero dovute assegnare 11.000 nuove cattedre

Dallalto: Luigi Vigevano Allegoria sul mondo dei giornali, logo del blogger Dio, sopra fotomontaggio di I. Montanelli

Due milioni di Leopardi


FEDERICA SALVATI

egli anni 50 per andare in macchina da Urbino a Recanati si impiegavano pi di due ore: si passava in mezzo alla campagna, si chiacchierava, si scopriva. Con lautobus ci voleva ancora pi tempo e ci si deliziava con la compagnia degli altri viaggiatori. Oggi tutti hanno la propria macchina, Urbino-Recanati si fa in poco pi di unora e tutto quello che c intorno non importa pi. Si riflette meno e non si osserva, si arriva a destinazione pi velocemente ma si perde qualcosa. Una cosa simile accade con la cultura che viaggia sul web: se la mta virtuale lInfinito di Leopardi, oggi ci si arriva in meno di un secondo ma non si considera tutto quello che c intorno al poeta, tutto quello che fa parte del suo viaggio (cliccando Giacomo Leopardi su un qualsiasi motore di ricerca, escono in 0,15 secondi pi di 2 milioni e 400 mila risultati diversi). Fino a poco tempo fa la curiosit di conoscere si doveva sposare con lo sforzo di cercare, studiare, sfogliare e scoprire; oggi le ricerche sono molto pi immediate. E questo un vantaggio, una facilitazione. Ma non lunico. Il merito principale del web come veicolo di cultura stato messo in luce da Massimo Russo, giornalista esperto di Internet e futuro direttore di Wired, durante il festival del giornalismo cul-

turale: Ci che cambiato il verso della reazione: se prima la cultura era un sistema che dallalto si spostava verso il basso ora, con il web, la cultura si sposta da nodi periferici verso altri nodi. Non c nessuno che regolamenta. Si supera, grazie al web, il problema della non accessiblit della cultura che, fino a pochi decenni fa, era uno dei principali motivi di discriminazione sociale: il sapere era nelle mani di intellettuali e studiosi e tutti gli altri stavano sotto. Oggi ci sono biblioteche on line, librerie, dizionari di ogni lingua che si possono consultare con un semplice click; ci sono i blog dove si pu dire tutto e non ci sono limiti allespressione della libert. Sono due facce della stessa medaglia: la velocit e superficialit con cui la cultura (milioni di nozioni) viene buttata in rete e la grande democraticit della rete stessa. Sul web si possono trovare spunti per riflettere, anche attraverso i social network e le voci nonautorevoli di amici e conoscenti: basta un pensiero estemporaneo postato sulla propria pagina facebook per stimolare dibattiti interessanti e non convenzionali. Ma la pagina virtuale non pu rinunciare alla pagina di carta, sarebbe una perdita gravissima e un impoverimento impensabile. La rete un supporto, un aiuto, unintegrazione, un punto di partenza; ma non pu essere ancora il punto di arrivo.

il Ducato

SPECIALE CULTURA

Viste con gli occhi del Web, le vecchie partizioni giornalistiche non hanno senso

La cultura stata esiliata


Parla Luca Sofri, direttore del Post: I pezzi on line vivono per il loro valore e per quello che raccontano
GIUSEPPINA AVOLA

uale sia la homepage de Il Post, come sia strutturata, in che sezioni sia divisa forse ai pi pu sfuggire, perch in genere chi fruisce dei contenuti di questa testata giornalistica nativa digitale, si ritrova a vederne scorrere gli articoli nella propria pagina Facebook o Twitter. Il Post, giornale online aggregatore di notizie, nato appena qualche anno fa e diretto da Luca Sofri, solo un grande contenitore dove si incasellano notizie che spiccano per il loro valore intrinseco a dispetto di categorie e costrizioni derivanti da una foliazione progressiva. Noi non ci teniamo molto alla denizione di categorie - spiega il direttore della testata - investiamo molto di pi sui singoli contenuti e sul loro valore di per s indipendentemente da dove uno li voglia categorizzare. Su internet i singoli contenuti hanno capacit di diffusione molto autonoma: la maggior parte del nostro trafco viene ormai dai social network e dai motori di ricerca. Le persone raggiungono quei singoli articoli per il valore che hanno e per i temi di cui parlano; non lo raggiungono perch scelgono una sezione precisa del giornale nella quale cercare determinati argomenti. In un contesto simile di uttuazione dei contenuti, come denire il concetto di giornalismo culturale? Sar vera la storia da molti dibattuta che la Rete la tomba del giornalismo culturale? Secondo Sofri, il concetto di cultura come categoria e recinto nel quale sistemare una certa tipologia di articoli ormai superato in Internet. La cosa che chiamiamo tradizionalmente pagina culturale spiega il direttore de Il Post - ba-

nalmente un raccoglitore di una serie di articoli ai quali associamo quella categoria, ma dietro non ci sono grandi riessioni losoche o linguistiche. E unetichetta archivistica non una linea editoriale, usata per classicare e ordinare i nostri contenuti da una parte e dallaltra ma non particolarmente rilevante. La scelta degli articoli da convogliare nella pagina che riporta letichetta cultura si basa solo sui valori di qualit espositiva e contenutistica oltre che sullinteresse pubblico. I criteri sono quelli della notiziabilit giornalistica: nella pagina culturale del giornale online si possono trovare recensioni di lm o libri, articoli sulla questione del diritto di autore di Harper Lee, amica di Truman Capote e autrice del noto Il buio oltre lasiepe, ma anche anniversari di nascita di personaggi celebri. Ci interessa un pezzo piuttosto che un altro, perch pensiamo possa meglio aiutare a comprendere il mondo e il cambiamento continua Sofri ma di fatto poco ci importa che stia nella pagina Cultura o nella pagina Mondo. Le categorizzazioni funzionano poco per lonline perch se domani cancellassimo le etichette e disassociassimo tutti i nostri pezzi, cambierebbe pochissimo. I pezzi de Il Post vivono da s, per il loro valore e per quello che raccontano. Il linguaggio del web si presenta quindi pi accessibile, meno costretto in recinti ideologici, pi alla portata di tutti. E se da una parte le macrostrutture restano come grandi raccoglitori che consentono di mettere ordine nel usso di informazioni, dallaltra anche la sintassi del giornalismo cambia e si sceglie un tipo di comunicazione che procede per immagini. Una delle prime cose che colpisce nello stile del giorna-

le di Sofri la grande variet e il continuo aggiornamento di un racconto fatto da fotograe. Abbiamo intrapreso un rapporto tradizionale con le agenzie fotograche alle quali chiedevamo immagini per illustrare i nostri pezzi spiega il direttore ma la frequenza di questo rapporto ci ha fatto scoprire e trovare immagini di grandissimo valore e di grandissimo interesse di per s. Abbiamo deciso di sfruttarle di pi adattandole a dei modelli americani che qui non segue praticamente nessuno, ovvero di riproduzione e visualizzazione delle foto in formati molto grandi, valorizzati gi dai computer ma molto di pi dai tablet. Le sfruttiamo, quindi, per quello che ci sembra essere il loro valore e la loro qualit in termini fotograci e contenutistici ma anche in termine banalmente estetico.

Un discorso che rimane in supercie e colpisce locchio senza scavare nellanima e nella mente al contrario di quanto si ripropongono le pagine culturali dei giornali cartacei e i fortunati inserti del nostro Paese, tra i quali La Lettura del Corriere e la Domenica de Il Sole 24 Ore?Noi spiega Luca Sofri - tendiamo a privilegiare il racconto delle cose, delle informazioni, dei dati, vogliamo fornire strumenti per capire i fatti che succedono piuttosto che alimentare la discussione. Un tipo di giornalismo che non potrebbe essere tacciato di autoreferenzialit, nel quale si innescano dibattiti vuoti secondo quelle che Dores nellambito del Festival del giornalismo culturale ha annoverato tra le grandi falle del nostro giornalismo culturale. Ma per il dibattito c spazio anche nelle testate online, tra i commenti o nelle pa-

gine dei blogger che affollano le colonne laterali della homepage. I blog esistono perch ci sia uno spazio di opinioni ed elaborazioni . Io non lo chiamerei - spiega Sofri - dibattito critico ma comunque qualcosa che ci interessa ugualmente perch stimolante. Avviene in maniera molto autonoma per i singoli blogger, non c una progettazione complessiva. Se da una parte il giornalismo culturale su carta stampata, pur in una fase che stata denita una primavera soprattutto per gli inserti e i supplementi, guarda alla Rete per sopravvivere e alimentare dibattito, riessioni e raggiungere un numero consistente di lettori, dallaltra la Rete se ne frega. Nella Rete tutto sopravvive perch cammina sui propri piedi, mosso solo dal valore di cui portatore. E allora arrivederci cultura. Qualunque cosa tu sia.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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