Sei sulla pagina 1di 2

Un progetto di impegno civile europeo

Di fronte alla crisi sistemica dellEuropa economica balzano allocchio limpidi i limiti paralizzanti dellEuropa politica, cos gravi da pregiudicare la sopravvivenza dellUnione Europea e con essa il ruolo geopolitico del nostro continente nel medio e lungo termine. La debolezza della governance europea, limitata a questioni marginali in nome della gelosa autonomia degli Stati sovrani, si combina con lo stringente impegno della moneta unica, in grado di amplificare ulteriormente le interdipendenze tra economie nazionali, gi unite di fatto dalla globalizzazione dei mercati. Di fronte a questa crisi lUnione pu soccombere, rompendo lunione monetaria e inevitabilmente con essa lintero progetto europeista lungo pi di mezzo secolo, oppure trovare la forza politica per aumentare il grado di unificazione. Unificazione che pu essere onesta nel suo intento solo se declinata in senso federale, a partire da un bilancio federale europeo ed una difesa comune fino ad arrivare ad una gestione integrata della res publica, determinando le deleghe specifiche affidate allamministrazione degli Stati membri. In questo contesto il nascente soggetto europeo dovrebbe comprendere a pieno lo scenario globale, che vede il ruolo commerciale ma soprattutto culturale dellOccidente venire marginalizzato sempre di pi a favore di quei paesi emergenti nei quali lOccidente stesso ha relegato con vergona il proprio apparato produttivo, inelegante motore del suo luccicante benessere. Ma esternalizzare linsostenibilit di un modello economico di crescita che richiede sempre pi consumo di risorse ed inquinamento in un mondo finito una mossa di inquietante mancanza di lungimiranza, che non pu che rendere ancora pi palese linadeguatezza di un sistema mondiale la cui guida stata affidata a manager retribuiti in base ai bonus ed a hedge fund stracolmi di derivati ormai totalmente slegati da quelleconomia reale della quale dovrebbero essere i pi ortodossi strumenti di finanziamento. Tutto questo non pu che provocare insostenibili situazioni di disagio, fonte di crescenti flussi migratori e tensioni internazionali che lOccidente non ha pi i mezzi per tenere sotto controllo, e nel contempo sempre maggiori sacche di povert e mancanza di prospettive dentro al tessuto sociale degli stessi paesi occidentali. Nel permanere della situazione attuale, le chance dellEuropa di competere con i paesi emergenti sul piano della crescita sono nulle, se non altro perch il percorso di questi grandi e popolosi Stati ricalca quello gi compiuto dallOccidente per diventare quello che ora, ovvero saturo della sua stessa crescita. Solo imboccando un percorso radicalmente diverso che restituisca alla politica, e quindi ai cittadini dellUnione, il timone delle scelte, essi potranno tornare a determinare il loro stesso futuro. Occorre ripensare un nuovo modello economico che abbandoni il liberismo a favore di un indirizzo guidato dalle istituzioni in direzione di una radicale diminuzione dei consumi e relativa razionalizzazione delle risorse ad essi dedicati, delladozione delle energie rinnovabili, qualsiasi sia il costo meramente monetario del loro sviluppo e della loro applicazione, e della massima integrazione del sistema produttivo europeo di beni di consumo di ogni genere, al fine di limitare al massimo i costi e lirrazionalit dei flussi del commercio internazionale, ad eccezione dei beni frutto di economie di scala, rese sostenibili dai due punti precedenti riguardanti modello di consumo e fonti denergia. Questo modello pensato per allontanarsi dalle deleterie regole vigenti al fine di ristabilire la sovranit dei cittadini sulle decisioni che li riguardano, ma nel contempo, se il processo volto al suo adempimento sar guidato da una elite politica capace, esso potr inserirsi allinterno del attuale sistema mondiale senza eccessivi attriti, diventando subito un chiaro modello di cambiamento positivo che i cittadini del resto del mondo non tarderanno a riconoscere e quindi a chiederne conto ai propri governanti. Allinterno di questo progetto, non certo mancante di ambizione ed ampio respiro, la societ civile ha una responsabilit doppia: incentivare e guidare la mano della classe dirigente europea nella sua adozione e messa in pratica, rendendo coloro che la difendono forti del chiaro consenso dellopinione pubblica, e dallaltro il ruolo ancor pi cruciale di far s che questo processo avvenga nei binari dellinclusione sociale, della ridistribuzione della ricchezza e dei diritti, come nellelevamento delle condizioni di tutti i cittadini dellUnione Europea. Solo in questo contesto sociale ladozione del modello economico in esame metter in luce la specificit del modello stesso come lo corrispettivo tecnologico del pi alto ideale europeista, fiero della sua tradizione imperniata nel ruolo cruciale di

rendere il pi alto valore al significato di cittadinanza. Questa declinazione inclusiva del modello proposto in grado di trasformare il nuovo soggetto europeo in un faro ed una avanguardia mondiale, di nuovo e per il meglio in un punto di riferimento della scena globale. E importante sottolineare il passaggio cruciale del coinvolgimento della societ civile in difesa della prospettiva sociale di inclusione e ridistribuzione di ricchezza e di diritti, affinch lattuazione di questo progetto di portata rivoluzionaria non nasca gi mutilato dallassenza della sua prospettiva civile. Inoltre laspetto tecnico e quello sociale delloggetto in esame si compenetrano e alimentano vicendevolmente, in quanto la prospettiva sociale in grado di dare il sostegno necessario al progetto politico di rinnovamento tecnico, mentre la sostenibilit lungimirante e rispettosa del pianeta della prospettiva tecnica sar necessaria allaggregazione civile attorno alla battaglia per il riconoscimento delle prospettive sociali dello stesso. Se pensiamo agli strumenti direttamente applicabili e previsti dal sistema vigente dellUnione Europea, troviamo nellArticolo 11 del Trattato sullUnione Europea, 2010/C 83/01 Trattato di Lisbona, una possibilit inedita nella storia dellUnione, prendendo spunto dalle riflessioni che Jacques Attali ha recentemente esposto in un editoriale per il quotidiano francese LExpress. Larticolo 11 al comma 4 recita: Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati. Le procedure e le condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini sono stabilite conformemente all'articolo 24, primo comma del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Ci potremmo immaginare che questa proposta, con in calce la firma di una rappresentanza legittimata dei cittadini europei, possa recitare una formula simile alla seguente: Noi, cittadini dellUnione Europea, chiediamo alla Commissione di redigere un progetto di riforma per allineare progressivamente i diritti sociali dei cittadini dellUnione al grado di diritto dei paesi membri pi sviluppati in materia, ed in generale a quelle condizioni che mettano in pratica fattivamente i diritti sanciti dalla legislazione europea gi vigente ed ai trattati ai quali lUnione aderisce a livello internazionale, riguardo la tutela di tutte le fasi della vita dellindividuo come di tutti i ruoli sociali e lavorativi che lindividuo pu ricoprire, ma anche riguardo ai beni comuni di cui gode lindividuo in quanto parte della collettivit dei cittadini dellUnione. Il solo fatto di presentare questa interrogazione allattenzione del Consiglio Europeo metterebbe questorgano, e di conseguenza anche gli Stati membri che esprimono i suoi parlamentari, nelle condizioni di dover discutere questo delicato tema, discussione della quale molti politici europei e nazionali farebbero certamente volentieri a meno, vista la conseguente necessit di dare risposta esplicita ad una di quelle istanze tacitamente disattese nei fatti bench tanto predicate nei discorsi pubblici. Se ad una risposta positiva dovrebbe aver seguito un circolo virtuoso di integrazione, volto a far fronte a tale richiesta tramite le politiche di governance comune necessarie per ottemperare allimpegno preso, una risposta negativa metterebbe allo scoperto la vera faccia delle intenzioni falsamente europeiste degli attori politici coinvolti, rivelando il loro banale tentativo di difendere interessi particolari e marginali di fronte allazione decisa dei cittadini europei, con sicure conseguenze dal punto di vista politico e dellopinione pubblica. Di certo per mettere a punto un inedito progetto di democrazia dal basso di questo livello sar necessario mobilitare vasti settori della societ civile, sia quelli gi impegnati quotidianamente ed in vario modo nella causa sociale sia quei cittadini nuovi allimpegno civile ma disposti a partecipare ad uniniziativa di cos alto e vasto respiro. Senza le giuste sinergie tra le associazioni e gruppi di cittadini in grado di superare disallineamenti su istanze specifiche, senza il riconoscimento di grado e spessore dellobiettivo comune, non si pu riuscire nellintento di superare le barriere dei confini tra nazioni e tra differenze politiche, di estrazione sociale ed ogni altro grado di differenza peculiare che pu intercorrere tra i soggetti coinvolti nel raggiungimento di questo importante gesto democratico. Il riconoscimento della necessit di rendere la raccolta di adesioni al progetto il pi trasversale e condiviso possibile, superando anche le richieste minime dettate dal Trattato, cruciale per corredare ad uno strumento previsto dalla Legislazione Europea la vera legittimit ed il peso di unistanza cos comune da non essere pi ignorabile ne respingibile senza le relative conseguenze ed implicazioni politiche. Se non bastasse, la responsabilit di coloro che si voteranno a questa causa deve essere ulteriormente corroborata dalla consapevolezza che uniniziativa di questa portata in grado di rappresentare un passo determinante per la creazione di una consapevolezza sociale europea, e conseguentemente anche alla nascita di un vero e proprio movimento civile europeo. M.