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IL PROFETA SENZA NOME

Barcelona 2011

La Teca Ediciones

SECONDA EDIZIONE - Dicembre 2011 Casa editrice: Asociacin Cultural La Teca Gran Va, 204 bis -local 4 08004 Barcellona - Spagna Tel. 93 432 99 76 - 664 669 664 lateca@lateca.info www.gurdjieff.es Copyright: Eva Maria Franchi Diritti esclusivi di edizione: Asociacin Cultural La Teca Deposito legale: B-45097-2010 ISBN: 978-84-937668-5-6 Editing e correzioni: Bruno Manca, Francesco Azzali, Paola Grasso e Linda Parrinello Immagine di copertina: Benet Soley Impaginazione: Jos Luis G. Muedra Stampa: Publidisa Printed in Spain Come stabilito dalla legge, sono rigorosamente proibite, senza lautorizzazione in forma scritta dei titolari del copyright, la riproduzione totale o parziale di questa opera attraverso qualsiasi mezzo o procedimento meccanico o elettronico incluse le fotocopie e la diffusione attraverso Internet e la distribuzione di esemplari di questa edizione mediante affitto o pubblico prestito.

Voi non potete separare il giusto dallingiusto e il cattivo dal buono; perch essi stanno insieme davanti al sole, come se il filo nero e il filo bianco fossero insieme intessuti. E quando si rompe il filo nero, il tessitore rivedr tutta la tela, e dovr esaminare anche il telaio (Kahlil Gibran IL PROFETA)

Ringrazio La Teca per avere permesso a questopera di venire alla luce. Non mi riferisco solo alla pubblicazione materiale del libro, ma ai suoi contenuti. Senza le esperienze che io stessa ho vissuto grazie agli insegnamenti del mio maestro spirituale, Giovanni M. Quinti, non avrei mai potuto scriverlo. Ringrazio inoltre Giorgio C. Tagliafico, Bruno Manca, Francesco Azzali e Paola Grasso che hanno letto le precedenti stesure del libro e mi hanno fornito preziosi consigli per arricchirlo e migliorarlo. Eva Maria Franchi

Nota per il lettore


Desidero dedicare questo romanzo a tutti coloro che non amano le etichette, ma anche, e specialmente, a tutti coloro che le amano. Quando ho cominciato a scrivere Il Profeta Senza Nome non mi sono domandata in quale genere letterario si potesse collocare. Avevo una storia da raccontare e lho raccontata. Tutto qui. Poi un giorno ricevo la bella notizia dal mio editore che ha apprezzato molto il mio romanzo e intende pubblicarlo. Arrivato il momento di passare alla fase operativa sono cominciati i dilemmi. In quale collana dobbiamo inserirlo? Mi ha domandato il grafico. Leditore si consultato con me per chiedermi: tu che sei lautrice, come lo classificheresti? Tra le persone che hanno letto il libro in anteprima i pareri sono stati divergenti: Secondo me un fantasy... Un fantasy, ma che dici, un romanzo realista. O, se non proprio realista, potrebbe entrare nel genere realismo magico... un romanzo esoterico, forse si potrebbe inserire nel filone new age... Per me ha qualcosa di noir, mi ha persino ricordato i romanzi di Marlowe che leggevo da ragazzo... Ma che dici? Noir? un romanzo dai forti contenuti psicologici e sociali... a me sembra piuttosto la storia di Cristo riproposta ai giorni nostri e interpretata sotto unottica differente... Insomma, che fatica trovare unetichetta. Confesso che in questo momento, mentre scrivo la dedica, non ho la pi pallida idea di come decideranno alla fine di categorizzare questa storia. Ho voluto scrivere una storia realistica e al tempo stesso fantastica. Una storia sulla pena di morte che tuttavia non sia solo una storia sulla pena di morte. Cos mi sono presa alcune licenze poetiche ambientandola a Promise, un ipotetico 51 stato membro degli USA situato nelluniverso parallelo della mia fantasia. Lho fatto per varie ragioni. Questopera intrisa di significati esoterici. Una descrizione troppo dettagliata e realistica di un carcere realmente esistente avrebbe interferito
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con laspetto allegorico del racconto. Inoltre voglio evitare che il mio romanzo possa essere interpretato come un attacco mirato specificatamente a quegli Stati che ancora applicano la pena di morte. Sono nata in Italia, uno tra i primi paesi dEuropa ad avere abolito la pena di morte, eppure posso assicurarvi che ho sentito spessissimo alcuni miei connazionali pronunziare frasi tipo: ci vorrebbe la pena di morte. Penso che tutti dovremmo domandarci, indipendentemente dalla legislazione dello Stato di cui siamo membri, se noi abbiamo veramente abrogato la pena di morte dal codice penale che impresso nei nostri cuori. Inoltre, come probabilmente avrete intuito, questo romanzo ha molte chiavi di lettura; non ce n una migliore delle altre, si tratta semplicemente di vari colori che compongono la stessa tela. Lautrice

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Indice

17 PROLOGO 29 PARTE PRIMA


IL CARCERE DELLA MORTE

157 PRIMO INTERLUDIO:


CACCIA ALLEVASO

165 SECONDO INTERLUDIO:

GLI ANNI PRIMA DEL RITORNO

179 PARTE SECONDA

RITORNO A PROMISE
ECCE HOMO

259 TERZO INTERLUDIO:

269 PARTE 3: GLI EVENTI 311 QUARTO INTERLUDIO 333 EPILOGO


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"Secondo la teologia islamica ortodossa, i nomi di Dio sarebbero, per i limiti concessi allumana natura, quattromila. Mille di questi sono conosciuti solo a Dio, mille sono noti a Dio e agli angeli; mille sono noti a Dio, agli angeli e ai profeti; mille sono noti a Dio, agli angeli, ai profeti e agli esseri umani; di questi ultimi mille trecento sono menzionati nella Thor biblica, trecento nei Vangeli, trecento nei Salmi e cento nel Corano. Di questi cento solo novantanove sono apparenti, mentre uno nascosto. Si tratta del nome Supremo; colui al quale concesso di conoscere il nome Supremo acquista potere sulla vita e sulla morte, sullessere e il non essere della materia stessa". Gabriele Mandel

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PROLOGO

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Si chiamava Martin Connor, ma lui rifiutava ogni nome. I nomi sono illusione. Non esistono nomi capaci di identificare Colui che non pu essere conosciuto, non esistono nomi capaci di contenere la vita e la vita continuo movimento. I nomi appartengono ai morti, lui aveva perso il suo nome il giorno in cui aveva riacquistato la Vita. Questo almeno diceva Martin Connor. Gli hanno creduto in tanti. Lhanno venerato come un nuovo Messia, un Buddha, un Cristo, un illuminato. Io invece, ho sempre dubitato. Da quando mi fu chiesto di indagare su di lui non ho mai smesso di spremermi il cervello per capire chi fosse veramente. Ho fatto lunghe ricerche e ho provato a ricostruire la sua storia nel modo pi fedele possibile. Vi avverto che questa non una biografia convenzionale, ma una raccolta delle testimonianze delle persone che lhanno conosciuto, inclusa la mia. Connor diceva che le nostre vite sono molto pi interessanti della maggior parte dei film che danno alla televisione. Cos esortava i suoi discepoli, gli amici, e chiunque incontrasse per strada, a scrivere le proprie memorie. Anche se non credo che il suo consiglio fosse del tutto disinteressato. Stava utilizzando gli scritti che i suoi discepoli gli consegnavano, seguendo il suggerimento del loro Maestro come bravi bambini, per inserirli nella sua auto biografia. Sono riuscito ad entrarne in possesso insieme allautobiografia dello stesso profeta. Mi auguro che i suoi discepoli non mi accusino di averli defraudati per questo. Raccogliere maggiori informazioni possibili il mio mestiere. Daltra parte il manoscritto non mai stato depositato dai suoi seguaci per tutelare il copyright. A volte, le persone che si preoccupano di preservare il loro spirito, si
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dimenticano di tutelare i diritti dautore. Chiedo scusa se il modo in cui riporto i fatti potr sembrare un collage bizzarro e male articolato. Ho fatto quello che ho potuto utilizzando tutto il materiale che sono riuscito a mettere insieme. Avrei potuto chiedere aiuto a qualche professionista della settore, ma alla fine ho pensato che fosse meglio lasciare parlare i diretti protagonisti di questa storia, per presentarvi un quadro il pi possibile imparziale. Jack Heider (investigatore privato)

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Narra Lisa Stephen Si introdusse violentemente in casa nostra insieme al suo com plice. Avevano forzato la serratura con un grimaldello e si erano precipitati nel soggiorno. Sapevano che ci trovavamo l a guarda re la televisione, ci avevano spiati dalla finestra e avevano intuito che vivevamo soli, io e mio marito. Lui teneva in mano una pistola, ed il suo amico un coltello. Se urlate vi ammazziamo... Aveva minacciato laltro puntandomi il coltello alla gola. Poi aveva aggiunto rivolto a mio marito: Non provate a fare i furbi sporchi bianchi o a te facciamo saltare le cervella mentre io mi scopo tua moglie dopo averle squarciato la gola. Appena termin di pronunciare quella brutale frase allontan la lama del coltello dalla mia giugulare e cominci a ridere. Ride va mentre si pungeva con la punta del coltello il palmo sbiadito della sua mano nera, desideroso di spiegarci meglio le sue moti vazioni: Cos non urla quando gode. Sai non possiamo rischiare di farci sentire dai vostri sporchi vicini! Aveva una risata singhiozzante che ricordava quella dellorso Yo ghi. Ho ancora bene impressa la scena nella memoria: lorso Yoghi travestito da negro che ci minaccia punzecchiando la sua mano con un coltello e lui, che ci guarda con odio, puntandoci la pistola contro. Dateci i soldi e i gioielli, bastardi tuon di nuovo lorso Yoghi tornando a recitare la parte del cattivo. Lui invece non proferiva parola, ma i suoi occhi erano raggelanti.
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Eppure erano occhi bellissimi, due pozzi impenetrabili, neri, grandi e profondi, da cui riuscivi solo a scorgere rabbia, disprezzo, rancore e nessuna piet. La mia mente era come congelata, i miei pensieri rattrappiti dal freddo del terrore che provavo, eppure ricordo chiaramente lunica domanda nitida che formul il mio cervello mentre i miei occhi erano puntati verso i suoi: Che cosa si nasconde in fondo al tuo pozzo? Possibile che non ci sia altro, oltre a ci che vedo? Possibile che possa esistere un uomo cos incapace di provare piet? Ora so cosa si nascondeva in fondo al suo pozzo. Allora non riuscivo a vedere. Per me lui era soltanto un mostro, un alieno, un rifiuto della societ che minacciava di distruggere la mia vita, le mie sicurezze, la stabilit che mi ero costruita. Non ricordo neppure se li odiavo. Ero troppo sconvolta da quanto mi stava accadendo per trovare spazio anche per lodio. Salimmo tutti e quattro nella camera da letto dove io tenevo quei pochi gioielli che possedevo, alta bigotteria, ma tutta roba falsa. Non sono mai stata unappassionata dei gioielli e quelli au tentici stavano al sicuro in banca in una cassetta di sicurezza. I soldi contanti, messi insieme, non arrivavano a cinquanta dollari. Usavamo sempre le carte di credito. Lorso Yoghi si infuri mol tissimo per questo, tuttavia sembrava meno pericoloso, lanciava minacce, insulti, imprecazioni, come un cane che abbaia, ma non ha il coraggio di mordere. Lui invece restava zitto, ma i suoi oc chi... erano un pozzo di rabbia in procinto di esplodere. Spogliati troia! Per la prima volta aveva parlato anche lui. La sua voce era raggelante come il suo sguardo. Restai ferma, paralizzata dalla paura. Spogliati! intim ancora O ti scarico il caricatore nella fica! Temevo che, a differenza del complice, lui sarebbe stato capace di mettere in pratica le sue minacce. Listinto di sopravvivenza ebbe la meglio. Ubbidii. Agivo come in trance. Non potevo cre
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dere che stesse accadendo realmente. Pass la pistola in mano al suo complice e gli prese il coltello. Tienilo a bada gli disse indicando mio marito. Ero rimasta in mutandine e reggiseno. Lui si avvicin e mi sussurr puntandomi il coltello alla pancia: Nuda troia! Poi, con uno schiaffo violento mi fece cadere bocconi sul letto e mi strapp gli ultimi indumenti di dosso. Fu come essere tra volti dallincontrollabile energia di una bufera. Non ebbi neanche il tempo di rendermi conto di essere stata scaraventata e denuda ta che gi lui era sopra di me e mi teneva immobilizzata sul letto con una forza da cui, anche se non avessi avuto il coltello puntato contro, era impossibile sottrarsi. Il resto accadde in un attimo. Mark, mio marito, incurante della pistola che lo minacciava si scaravent sopra di lui. Sembrava un agnello saltato in grop pa a una belva feroce il mio bel Mark, cos delicato, rispetto a quellammasso di cattiveria. No, non farlo! Ebbi la forza di urlargli quando lo vidi ac correre in mio aiuto. Forse lorso Yoghi non avrebbe sparato, ma lui, lui non avrebbe avuto piet. Si gir di scatto, tolse il coltello dalla mia gola e lo infil dritto in quella di mio marito. La lama lo pass da parte a parte. Poi si scroll di dosso il corpo inerme come si fa con un insetto fasti dioso. Mi sedetti sul letto e cominciai ad urlare in preda allisteria. Lui mi diede uno schiaffo violentissimo, mi ributt in posizione supina tappandomi la bocca e cominci a penetrarmi con rabbia mentre il corpo di Mark giaceva a terra rantolante inondando il pavimento di sangue. La sua mano, grande e pesante, mi prende va anche il naso pressando sul mio viso come una morsa. Pensai che sarei morta soffocata. Ho ancora il vago ricordo di un suono di sirene. Poi solo buio. Devo essere svenuta. Quando ho riaperto gli occhi lui non cera pi. Mi sono trovata attorniata da tante facce compassionevoli in una stanza dospedale.
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E fu cos che lo conobbi: lui, allanagrafe Martin Connor, colui che in molti chiamano il nuovo Messia. Narra un membro della giuria Non apr bocca per tutto il processo. Non cerc neanche di di fendersi, di rendersi in qualche modo gradevole per suscitare la nostra piet. Si mostrava distaccato, sprezzante, percepivi una furia agghiacciante dentro di lui nonostante non proferisse parola. Era evidente che non provava alcun rimorso. Anche se sono con trario alla pena di morte non spesi troppe energie per cercare di salvargli la vita. La commissione di inchiesta lo sottopose a visita psichiatrica per dargli almeno una possibilit, ma lui accolse il medico forense con una freddezza glaciale. Si rifiut di risponde re alle sue domande. Lunica frase che pronunci fu Vattene! Lo psichiatra prov ad insistere e lui, nonostante fosse ammanet tato, riusc a sferrargli, con le mani giunte come quelle di un gio catore di volley, un pugno di una violenza inaudita. Per fortuna cera la parete divisoria a proteggere lo psichiatra. Quellinfelice ottenne lunico risultato di ferirsi le mani e di firmare da solo la sua condanna. Avevamo tutti voglia di tornarcene a casa dalle nostre fami glie. Gli altri giurati volevano condannarlo alla pena capitale ed io non me la sentii di sprecare ore della mia vita a difendere dei principi in favore di un ragazzo che fino a quel giorno aveva avu to il tempo di uccidere un solo uomo, ma che diede a tutti noi limpressione che sarebbe stato capace di compiere unautentica strage, se ne avesse avuta loccasione. Oltretutto penso che non sarebbe servito a niente. Quando i giurati non raggiungono luna nimit rimangono solo due possibilit: quella di commutare la pena di morte in ergastolo e quella di riaprire un nuovo processo con nuovi giurati. I delitti di quel ragazzo avevano suscitato una indignazione tale da convincermi che la commissione dinchiesta avrebbe deciso di aprire un nuovo processo piuttosto che con
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