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Stanley Wolpert

STORIA DELLINDIA Dalle origini della cultura dellIndo alla storia di oggi.
Allinizio del 1500 lIndia appariva molto frammentata sia dal punto di vista sociale e politico, sia da quello spirituale e religioso. Ibrahim Lodi (il cui regno dur dal 1517 al 1526) non fu abbastanza carismatico e capace da assicurare la sopravvivenza del suo potere, cosicch, mentre i portoghesi entravano indisturbati nella sua terra, lui dovette fronteggiare lattacco del suo rivale pi vicino e pi pericoloso: Babur, re di Kabul (1483/1530). Fu questi, infatti, a sconfiggere definitivamente la dinastia dei Lodi e a dare origine al possente impero moghul, che regner in India di qui ai secoli seguenti. Impero che conobbe la vita il 21 aprile 1526. In questa situazione, anche i cambiamenti negli equilibri religiosi trovavano la propria realizzazione.: sin dalla fine del XIV secolo si andava diffondendo la corrente devozionale della bhakti induista. Nata nel sud dellIndia, raggiunse le rive del Gange e Benares grazie al pi grande discepolo di Ramanuja, Ramananda, che si spinse fin l predicando la dottrina del divino amore. Allievo di costui fu anche Kabir (1440/1518), un mistico musulmano che, secondo alcune fonti, fu uno dei pi importanti maestri, o comunque interlocutori, di Nanak, il fondatore del Sikhismo. Nanak (1469/1538) visse in Panjab e fu il primo guru sikh. Egli propendeva per un superamento delle formalit religiose al fine di mirare ad unespressione pi alta e sublime della spiritualit, nellunione tra gli opposti e nellincondizionata e amorevole devozione allUnico Dio. Tra alti e bassi, limpero moghul continu il suo dominio su gran parte del nord dellIndia, finch non conobbe un periodo di grande splendore, grazie ad Akbar, che nel 1576 riusc a conquistarlo. Egli aveva una personalit forte, intelligente e affascinante; era dedito agli studi delle

religioni e dellastronomia, ma non per questo non era abile a occuparsi delle faccende politiche, militari e strategiche del regno. Cre una serie di riti sociali attraverso cui stese un manto divino sul suo potere, essendo, allo stesso tempo, accorto, che anche i meno devoti alla religione potessero esserlo al sovrano. Istitu, per esempio, il saluto Allahu Akbar, che significa sia Dio grande sia Akbar Dio. I capi musulmani pi ortodossi erano preoccupati del suo eclettismo, ma, anche quando tentarono di contrapporvisi, fallirono completamente. Fu lunico imperatore moghul che incoraggi larte e il sincretismo religioso; fu venerato come sovrano e come riformatore illuminato. Tanta meraviglia, tuttavia, dovette essere oscurata dallo stesso figlio maggiore di Akbar, Salim, suo erede e forse suo assassino. Akbar mor avvelenato il 17 ottobre 1605. Salim, detto Jahangir, gover dal 1605 al 1627. Gli succedette Shah Jahan (1628/1658) e poi Aurangzeb (1658/1607). Questultimo fu, probabilmente, limperatore moghul pi freddo e terrificante che lIndia conobbe. Assolutamente dedito al potere e allaffermazione della supremazia della propria fede, fu il perfetto ricettacolo delle tante ribellioni che sorsero in India durante quel regno. Sottomesse e perseguitate, molte popolazioni (i Jat, i Maratha, i Sikh e i Rajput) si scontrarono con le truppe imperiali. Ma lefficienza dittatoriale del potere di Aurangzeb non pot in nessun modo esser messa in discussione. Il Panjab, per, continu a covare sete di ribellione.
A partire dalla sua fondazione, avvenuta nei primi anni del XVI secolo a opera del santo guru Nanak, la nuove, liberale e aperta comunit dei sikh si era diffusa nel Panjab, facendo proseliti fra i contadini di nascita sia ind sia musulmana. Tenendo ben presenti le parole del guru Nanak contenute in uno scritto composto proprio a questo scopo la Gurumukhi (dalla bocca del maestro) -, il suo successore, guru

Angad (1504-1552), diede alla comunit nuova coesione e il senso stesso della sua identit. Il terzo guru, Amar Das, venne protetto da Akbar e port ancora pi convertiti alla nuova fede, che metteva in risalto limportanza del cibo e della preghiera nella comunit e aboliva la clausura delle donne (pardah) come pure lesclusivit delle caste e lintoccabilit. Ram Das, il quarto maestro, fece parte della corte di Akbar e ottenne dallimperatore alcune terre nel Panjab, tra i fiumi Satlej e Ravi, destinate a divenire la sede della santa capitale dei sikh. Il figlio e successore di Ram Das, Arjun (1563-1606) termin la costruzione del grande tempio sikh proprio in quei luoghi, e diede alla citt il nome di Amritsar (Specchio del nettare immortale) perch la sua costerna era piena di acque sacre. Sotto laccorta guida di Arjun vennero scritte e depositate nel tempio di Amritsar le scritture del sikh, il Granth Sahib. Nel suo ricettacolo scrisse il guru Arjun nel libro potrai ritrovare tre cose: verit, pace e contemplazione. Jahangir accus tuttavia Arjun di alto tradimento e lo tortur a morte in base al sospetto che il maestro avesse aiutato Khusrau, il figlio ribelle dellimperatore, e poi perch il guru si rifiutava di ammettere la propria colpa e di abiurare la sua fede. Il martirio di Arjun spinse suo figlio, Hargobind, ad armare i compagni di fede che, dora in poi, sarebbero stati pronti a difendere con la massima fermezza la loro religione e le loro vite: il credo pacifista di Nanak si era trasformato in un nuovo ordine militante il lotta contro la tirannide moghul. Anche se costretto a ritirarsi a Kiratpur, ai piedi del Himalaya, il guru Hargobind e i suoi seguaci continuarono a opporre resistenza contro i Moghul fino alla serena morte del maestro, nel 1644. Il settimo maestro, Har Rai, venne seguito ancora pi addentro fra le montagne, donde riemerse solo nel 1658 per sostenere le pretese al trono di Dara Shikoh. Dopo la vittoria di Alamgir1, Har Rai fu costretto a lasciare suo figlio, Ram Rai, come ostaggio presso la corte dellimperatore: il giovane divenne un suddito leale del sovrano e perdette lappoggio del padre. Poco prima della morte, avvenuta nel 1661, Har Rai design il figlio minore, Har Krishen, come successore, ma anche lui fu costretto a cercare a Delhi
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Altro nome di Aurangzeb.

il favore di Alamgir e qui mor di vaiolo nel 1664. Il nono maestro sikh fu il prozio di Har Rai, Tegh Bahadur (1621 1675), che venne arrestato dai soldati di Alamgir ad Agra e in seguito a Delhi, dove fu poi decapitato per aver rifiutato la conversione allIslam. Il guru Gobind Rai (1666 1708), figlio di Tegh Bahadur, fu il decimo e ultimo maestro Sikh. Fece voto di vendicare luccisione dle padre e dedic la sua vita a combattere senza tregua la tirannide di Alamgir. Govind Rai rese la comunit un armata di puri (khalsa) e assunse come nuovo cognome quello di Singh, leone, imponendolo anche ai suoi pi stretti seguaci. A partire da questo momento i sikh divennero una compatta trama di feroci combattenti, che si riconoscevano lun laltro come i simboli costitutivi della fede; fecero voto di non tagliarsi mai capelli e barba, di portare sempre la sciabola, di indossare al polso destro un braccialetto di acciaio e i calzoni lunghi al ginocchio dei soldati, di tenere un pettine per i capelli. Il guru divenne ora tuttuno con la comunit, i cui uomini erano guerrieri sempre cacciati e sempre pronti a combattere, ma a sua volte il desiderio della maggioranza del khalsa sarebbe stato quello di rappresentare il guru, condotto in questo modo allimmortalit. Gobind poteva disporre, a quanto si diceva, di pi di ventila seguaci, ma gli eserciti moghul erano molto pi numerosi e non gli diedero tregua fino agli ultimi giorni di lotta. Il guru ebbe almeno la soddisfazione di sopravvivere allodiato rivale, Alamgir, per un anno e mezzo. _ pag. 152-153

Nei decenni che seguirono limpero moghul fu contrassegnato dallinstabilit politica, dal crollo economico e dal malcontento popolare. In questo frangente, si susseguirono al trono Bahadur Shah (figlio di Aurangzeb), che govern per 5 anni, morendo nel 1712; Jahandar Shah, figlio maggiore di Bahadur Shah che, appoggiato dai fratelli Sayyd (due cortigiani che, in realt, erano i veri detentori del potere), vinse le lotte di successione; un tisico che mor dopo poche settimane (scelto sempre dai fratelli Sayyd); Shah Jahan II, suo fratello, sempre mira degli astuti

cortigiani, e Muhammad Shah che, sebbene ancora eletto dai Sayyid, dur ben 30 anni (fino al 1748) e ne uccise uno. In questi anni le ribellioni contro i Moghul, da parte sia dei Rajput sia dei Maratha sia dei Sikh, aumentarono. Riguardo a questi ultimi, sebbene Guru Govind Singh si fosse proteso, poco prima di morire, per riappacificarsi con limperatore Bahadur Shah, con la fine della sua vita (nel 1708), il panth riprese le lotte contro i Moghul sotto il comando di Banda Bahadur (1708/1716). Questi, redigendo un calendario e facendo battere delle monete, si dichiar re del Panjab. Le truppe imperiali, ovviamente, a lungo andare ebbero la meglio, ma limpero moghul era comunque giunto alla fine.: la situazione politica era allo sfacelo, economicamente predominava un generale malcontento e le invasioni erano ormai allordine del giorno. Segu il dominio incerto e passeggero di una serie di piccoli re, deboli e impotenti. Le scorrerie andarono avanti, imperversando soprattutto nel Panjab. In questa regione, nel frattempo, i Sikh si erano divisi in dodici misl (distretti, unit di governo regionali), onde poter essere mobili e potersi difendere con efficacia. Allo stesso tempo, per, questa comunit stava lavorando con lintenzione di rendersi indipendente: in cambio dellerogazione di un tassa da parte dei contadini, i khalsa (afgani, moghul, maratha). Mentre lIndia si autodistruggeva, le varie Compagnie europee prosperavano ai margini del territorio. Gli inglesi, in particolar modo, si erano stanziati piuttosto stabilmente. Allinizio erano ospiti per scopi commerciali e, in quanto tali, tributari verso lamministrazione indiana. Con lavanzare della crisi, per, il loro ruolo assunse gradualmente un carattere pi invasivo, sottraendosi abilmente agli oneri economici e guadagnando progressivamente sempre pi terreno anche dal punto di si impegnavano a proteggerli militarmente dai continui attacchi nemici

vista politico. A differenza dei tanti gruppi che occupavano lIndia, infatti, gli inglesi apparivano un ottimo esempio di lealt, efficienza e compattezza. Questa capacit di superare gli interessi singoli in vista di uno scopo comune fu determinante per il successo del raj (governo) della Compagnia in India.
Nel 1793, poco prima di lasciare l'India, Cornawallis 2 racchiuse il suo metodo di amministrazione e di governo nel Bengala 3 in un Code of Forthy-Eight Regulations (Codice di Quarantotto Regole). Il Codice Cornwallis, come venne chiamato da quel momento, comprendeva i fondamenti per un governo britannico in tutta lIndia e proponeva i modelli relativi ai servizi, le corti e la raccolta della imposte che sarebbero rimasti validi per sempre senza subire variazioni degne di nota. _ pag. 186

Gli inglesi introdussero la propriet privata in India, iniziarono a riscuotere tasse ovunque lo ritenessero necessario e, anche negli altri ambiti, si mossero sempre nella ferma convinzione di essere il popolo pi adatto a governare nel miglior modo possibile quel territorio. Le loro imprese commerciali, nel frattempo, aumentavano di entit. Allinizio del XIX secolo, lunico regno rimasto dintralcio alle mire inglesi era quello dei Sikh del Panjab. A capo di questi ora cera Ranjit Singh (1781/1839), maharaja dal 1799 e per i seguenti 40 anni, intelligente diplomatico, noch eccellente stratega e militare. Sotto la sua guida, la comunit sikh aveva pi volte sconfitto gli Afgani, costringendoli ad arretrare.
Nel 1820 il regno di Ranjit comprendeva quindi seicentocinquantamila chilometri quadrati circa di territori fra i pi fertili e i meglio
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Capo del governo inglese. Regione centro-orientale dellIndia.

strategicamente situati dellAsia meridionale. Il suo permanente esercito del puro (khalsa) comprendeva quasi centomila sikh: unarmata potente forgiata al fuoco delloppressione moghul, temprata dai continui conflitti con gli afgani Pathan, e che la fede nelle scritture lasciate dai suoi dieci guru aveva mutato in unarma micidiale al servizio del retto agire. Giudicando a ragion veduta troppo formidabile la potenza dei sikh per poterla affrontare, gli inglesi indirizzarono il loro fuoco sul lontano regno della Birmania _ pag. 201

In seguito, circa 20 anni dopo, gli inglesi, guidati stavolta da Macnaghten, si allearono con Ranjit Singh e con Shah Shuja (ex sovrano dellAfghanistan, che gli inglesi volevano rimettere sul trono come re fantoccio da manipolare a loro piacimento) per invadere la terra afgana, ora comandata da un clan diverso da quello di Shah Shuja. Se questultimo, per, era davvero un fantoccio nelle grinfie degli inglesi, lo stesso non si poteva dire di Ranjit Singh. Egli, infatti, pur dando la sua approvazione alla Compagnia inglese, non la aiut nella battaglia contro gli Afgani: non gli forn alcun soldato, n permise alle sua truppe di usare le terre del Panjab. Lesercito di Macnaghten, tuttavia, ebbe la meglio, almeno in un primo momento. Una volta di nuovo al trovo, infatti, Shah Shuja non fu comunque accettato dal popolo; le finanze inglesi ebbero ingenti perdite per portare avanti la guerriglia afgana; le truppe della Compagnia morirono (letteralmente) al freddo del dicembre 1841 e laprile successivo Shah Shuja fu assassinato. La presunzione, lastuzia e la presupposta invincibilit inglese subirono un duro colpo, il primo in India. La Compagnia, nonostante tutto, non si abbatt, fermamente determinata a rifarsi, conquistando il Sind 4 e il Panjab. Il 17 febbraio del 1843 riusc a mettere le sue bandiere sul Sind, con legocentrica pretesa
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Regione nord-occidentale dellIndia.

di salvare le popolazioni che vi vivevano. Con il Panjab, la situazione fu pi complessa. Dalla morte di Ranjit Singh (1839), prima della quale il maharaja aveva ammonito il suo panth sul pericolo che anche la loro terra, come la stragrande maggioranza delle terre indiane, cadesse sotto il dominio inglese, iniziarono dure lotte di successione per la sovranit. Nel frattempo, lesercito inglese, da tempo stanziato sul confine settentrionale, presso il fiume Satlej, aumentava gradualmente le sue unit finch, nel 1845, la tregua armata fin e scoppi il conflitto vero e proprio. Un anno dopo, nel 1846, i Sikh furono costretti a cedere alcune terre agli inglesi (tra cui il ricco e strategico Kashmir), a disarmare gran parte delle loro truppe e ad arrendersi. A causa del forte e orgoglioso spirito di appartenenza e di indipendenza sikh, nonch della volont di espansione e di dominio inglese, tuttavia, ci fu una seconda guerra, che, con un interludio di due anni, non fu altro che una continuazione della prima. Nel 1848 si apr nuovamente il fuoco; le battaglie continuarono fino al gennaio 1849, data in cui il Panjab, con indefesso dispotismo, fu sottomesso alla sovranit della Compagnia.
Completata cos, allinizio del suo regno, lossatura della conquista britannica, Dalhouise5 pot indirizzare le sue straordinarie energie verso i problemi riguardanti lunificazione dellimpero e la sua modernizzazione o, come lavrebbero definita lui stesso e i suoi collaboratori, la civilizzazione degli indigeni. _ pag. 209

Risoluti creando

provvedimenti suddivisioni tra

furono i

attuati

nellesercito. pi facile

La

regola

fondamentale del governo inglese era divide et impera, secondo cui, gruppi, molto esercitare unegemonia su di essi. Tale principio di base fu tenuto presente anche nellesercito, in cui i soldati erano inglesi solo in una piccolissima parte: la
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Nuovo governatore-generale della Compagnia inglese.

stragrande maggioranza erano indiani, delle razze, lingue e culture pi diverse tra loro. Lartiglieria, tuttavia, era nelle mani della Compagnia, onde evitare di soccombere sotto un eventuale ammutinamento. Gli inglesi iniziarono a parlare di razze marziali, in modo che coloro che si dimostravano pi fedeli ai loro governanti potessero sentirsi gratificati, riconosciuti e spronati a continuare su quella via. I Sikh furono tra queste razze definite marziali (nonostante, ovviamente, non ci sia nulla di genetico nelleducazione marziale di questa popolazione). Attraverso due clausole, inoltre, una riguardante i contratti di propriet e una sullereditariet delle terre, si affermavano sempre pi idee e usanze tipicamente occidentali. I ricchi indiani, in questo modo, mantenevano i loro privilegi; rimanevano, per questo motivo, alleati del governo inglese e, dallaltro lato, questultimo poteva contare su una schiera di amministratori che regolarmente corrispondevano tasse. Quando, poi, i vari proprietari terrieri non poterono pi permettersi di pagare le imposte alla Compagnia, questa offriva loro finanziamenti e prestiti, mantenendo la sua sporca immagine di salvatrice dellIndia. Durante lultimo quarto del XIX secolo, dunque, si verificarono molti cambiamenti in India: ammodernamento tecnologico e mutamento istituzionale furono le parole dordine della Compagnia che, giustificata dalle sue fanatiche ideologie, lavorava con tutta lena per rendere sempre pi stabile la sua invasione del territorio indiano, per cristallizzare la sua conquista e per agevolare i propri traffici commerciali. Di l a poco, per, iniziarono le prese di coscienza da parte degli indiani: ammutinamenti, attacchi terroristici e progetti rivoluzionari divennero gradualmente allordine del giorno, passando da una regione allaltra, per ragioni apparentemente diverse ma aventi tutte la radice e lo scopo ultimo nel dominio inglese. Le ribellioni ebbero origine nel Bengala, a causa della forte carestia che interess lo stato in questione: povert,

malattia e mancanza di prospettive senza vie di scampo portarono inevitabilmente frustrazione, rabbia e desiderio di cambiamento. Laria si diffuse presto tra i Sikh che, partiti in nave verso in Canada (dove gi molti altri erano emigrati) con la promessa, da parte del governo inglese, di condizioni di vita migliori, furono costretti a tornare indietro. Nel frattempo, infatti, era cominciata la prima guerra mondiale (siamo nel 1914) e, per questo motivo, i Sikh partiti con laspettativa di una vita migliore, si ritrovarono invece a dover affrontare un viaggio lungo mesi, in una situazione assolutamente disgraziata. Una volta giunti a Calcutta, carichi di amarezza (per usare un eufemismo), si misero in marcia contro il presunto razzismo britannico. Una nuova era, tuttavia, stava iniziando, in cui il razzismo non era che un pezzo di un mosaico ben pi ampio. Nel 1927, quando il governo britannico indisse una riunione dellassemblea costituente (composta da 7 membri, nessuno dei quali indiano) per programmare le successive riforme costituzionali, lIndia intera reag con sdegno. Ovunque ci recasse, oramai, il panorama era sempre lo stesso: folle inferocite e miriadi di poliziotti che cercavano di tenerle a bada. Le spinte indipendentistiche si coagularono nel Congresso Nazionale Indiano (1885) dove la componente ind era in maggioranza. Il tentativo Inglese di indebolire il movimento nazionale port ad un primo tentativo di boicottaggio delle merci inglesi in tutto il territorio. Per questo, nel 1905, venne fondata la Lega Musulmana di tutta lIndia, unorganizzazione a carattere politico intesa a sostenere e portare avanti i punti di vista musulmani; questo indebol il movimento di indipendenza. Appianare le differenze fra Congresso e Lega Musulmana, sar uno dei compiti che si assunse il Mahatma Gandhi, il quale prefigurava ununica India dove Musulmani, Ind, Sikh, vivessero assieme liberi dagli Inglesi ma anche liberi dal bisogno.

Il comitato Nehru6 propose un Commonwealth indiano, i cui poteri scaturissero tutti dal popolo e che godesse delle stesse libert di tutti gli altri dominion7 dellimpero, del quale avrebbe continuato a far parte. Venne altres raccomandato un ibrido tra il parlamento britannico e il congresso degli Stati Uniti, senza particolari salvaguardie per le minoranze. Venne respinta la richiesta musulmana di riservare un terzo dei seggi dellorgano legislativo centrale ai musulmani. In sintonia con le precedenti proposte del Congresso, si avanz tuttavia lipotesi di ridisegnare i confini provinciali su basi linguistiche. _ pag. 287

Al 1932 e allopera di Ramsay McDonald risale il Communal Award, la riforma elettorale che estendeva la formula del corpo elettorale autonomo gi concessa ai musulmani anche ai Sikh, ai cristiani indiani, agli europei e alle classi pi disagiate. Tale riforma sarebbe andata a far parte della Costituzione indiana. Le elezioni del 1945/46 videro Jinnah (1846/1949) 8 soddisfatto, in quanto la Lega musulmana si aggiudic tutti e 30 i seggi messi a disposizione allAssemblea centrale; il Congresso vinse ilo 90% dei seggi e Sikh, cristiani, europei e classi depresse si spartirono i restanti 15 seggi. Le provinciali confermarono questi risultati, per cui i vari stati indiani si trovarono governati da leader diversi, in eguale proporzione rispetto alle vittorie/perdite elettorali. Il Panjab rimase sotto il controllo degli Unionisti.
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Nehru era il padre del primo premier indiano e il nonno di Indira Gandhi; uno dei tanti che, in quegli anni, si trasform da leale sostenitore del raj britannico in nazionalista. Nel dicembre 1919 era stato presidente del congesso di Amitsar e, in quella occasione, aveva sottolineato limportanza di affidarsi ad un esecutivo e a un esercito responsabili, capaci di garantire il bene pubblico dellIndia. 7 Territorio facente parte dellImpero britannico pur essendo indipendente e dotato della personalit giuridica internazionale tale denominazione verr abbandonata a partire dal 1947. 8 Giovane avvocato musulmano, di grande cultura e grande personalit, che nel 1913, quando la Lega musulmana aveva abbandonato la linea politica filo-britannica facendo dellautogoverno il suo nazionalistico fine, aveva aderito con entusiasmo, insieme a molti altri giovani del suo calibro, a questo partito.

In questo periodo, coloro che erano processati dal governo inglese per tradimento erano acclamati come eroi dai nazionalisti indiani. Proseguiva, allo stesso tempo, lestenuante braccio di ferro LegaCongresso, in un momento in cui invece era sempre pi necessario un piano che garantisse un passaggio razionale e non violento dei poteri dallautorit britannica a quella indiana. Tale piano fu realizzato, il 16 maggio 1946.
La soluzione della missione stava dunque nel proporre ununione che abbracciasse lIndia britannica e gli stati, con poteri centrali limitati alla difesa, agli affari esteri, alle comunicazioni e alle misure atte a reperire le finanze necessarie al funzionamento delle tre prerogative precedenti. Lunione sarebbe stata governata da un esecutivo e da un legislativo, e ogni questione a carattere interetnico sarebbe stata decisa dalla maggioranza di ciascuna delle due etnie principali. I rimanenti poteri sarebbero stati delegati alle province libere di formare gruppi che si sarebbero chiamati A, B e C. Del gruppo B avrebbero fatto parte il Panjab, il Sind, La Northwest Frontier e il Belucistan; del gruppo C avrebbero fatto parte il Bengala e lAssam; il gruppo A sarebbe stato formato da tutto il resto. Non appena elette, le assemblee provinciali avrebbero scelto dei rappresentanti a una futura assemblea costituente nella misura di uno per milione di abitanti, su base proporzionale per i maggiori gruppi indiani: generici, musulmani e sikh. Generici sarebbero stati considerati tutti coloro che non erano n musulmani n sikh. Il Congresso avrebbe cos avuto una maggioranza di 167 a 20 dei rappresentanti generici nel gruppo A; nel gruppo B i musulmani avrebbero avuto una maggioranza di 22 rappresentanti contro i 9 dei generici e i 4 dei sikh, e poi una risicata maggioranza di 36 rappresentanti contro i 34 generici nel gruppo C. Fino allentrata in vigore della nuova Costituzione, lamministrazione quotidiana sarebbe stata compito di un governo ad interim il cui gabinetto sarebbe stato interamente formato da leaders indiani che godano della piena fiducia del popolo. Una volta approvata la

Costituzione, ogni provincia avrebbe potuto votarne la modifica. pag. 311/312

Nonostante le buone intenzioni da cui era partita la stesura di un simile piano di azione, le perplessit e la sfiducia rimanevano notevoli e rilevanti, da parte sia del Congresso sia della Lega. Azioni e reazioni continuarono a concatenarsi rapidamente e pericolosamente, fino a che arriv il limite estremo: Jinnah, il 27 luglio 1946, riun il consiglio della Lega a Bombay, volendo denunciare la malafede del governo e del Congresso, ed esortare tutti i musulmani presenti in India all azione diretta. Il 16 agosto fu scelto come giorno dellazione diretta. Lanticostituzionalismo prese il sopravvento, le violenze e le barbarie ricominciarono, altro sangue fu sparso. Il 2 settembre il nuovo governo fu accolto con malumore e disapprovazione. Tutto era di nuovo allo sfacelo. I migliori diplomatici inglesi tentarono ancora di intromettersi, per scongiurare la possibilit di un governo indiano unitario, ma sembrava non esserci alcuna speranza di raggiungere questa sponda. I dissapori, anzi, aumentarono, anche tra i leader indiani e i diplomatici inglesi: la Gran Bretagna fu ufficialmente e definitivamente tagliata fuori dagli affari politici dalla Lega. Gli inglesi, daltro canto, impegnati nelle conseguenze della seconda guerra mondiale, erano ormai ansiosi di liberarsi dal pesante fardello orientale, trasferendo i propri poteri in mani indiane responsabili, ossia ad un governo in grado di mantenere lordine, entro e non oltre il giugno 1948. Fu cos che Lord Louis Mountbatten (1900/1979)9 fu inviato in India come vicer. Questuomo, tanto capace quanto affascinante, non solo riusc a dividere il territorio indiano in modo soddisfacente, ma svolse tanto bene il suo lavoro diplomatico che fu anche eletto primo governatore generale del dominion indiano.
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Pronipote della regina Vittoria e, durante la guerra, audace comandante di tutte le forze alleate nel Sud-Est asiatico.

Mentre egli, per, era a Delhi a discutere le varie possibili strategie, in Panjab le crisi e le devastazioni dovute alla questione razziale proseguivano imperterrite. Questa regione, infatti, nonostante la sua maggioranza musulmana, era sempre stata in mano agli Unionisti. Quando, invece, fu avanzata la proposta di formare un gabinetto governato da musulmani, i khalsa levarono alto il loro grido di battaglia Morte al Pakistan
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. Lesercito sikh, guidato da Tara Singh, pretendeva

una nazione tutta sikh, il Sikhistan 11, e si dimostrava pronto a offrire in sacrificio la propria vita per questa causa. Negli ultimi 4 mesi di governo britannico il Panjab e fu teatro di morte, incendio, saccheggio e distruzione. Gandhi andava avanti nelle sue pacifiche marce per lelevazione delle coscienze e per lamore interiore che si potesse manifestare anche allesterno,a ma in questo periodo, purtroppo, le sue proteste non violente non riscuotevano molto successo. Nel luglio 1947 la Camera dei Comuni annunci limminente creazione del dominion del Pakistan. La partizione non era accettata di buon grado dagli ind, ma, nella situazione attuale, era assolutamente necessaria. Cos avvenne, sempre per decisione degli inglesi, freddi e distaccati quanto bastava nei confronti di tale contesto politico. Le conseguenze pratiche di questa decisione caddero addosso alle province indiane come valanghe: uninfinit di noiosi procedimenti burocratici, ma questo era il minimo Viaggi di profughi, delitti, stupri e violenze di ogni sorta ripresero, ancora pi intensi e inarrestabili che in passato. In queste condizioni si giunse allestate 1947. Il 25 luglio Mountbatten riun i principi indiani in una conferenza per dire loro che entro il 15 agosto, data in cui sarebbe terminato il governo
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La formazione del Pakistan era stata finora il cavallo di battaglia pi rilevante della lotta della Lega, che prefigurava uno stato indipendente con un territorio ben pi ampio di quello che gli si voleva coralmente attribuire. 11 Anche detta Khalistan, Terra del puro.

inglese in India, essi avrebbero dovuto inserirsi o in India o in Pakistan, non secondo una decisione ideologica o religiosa, ma in base alla prossimit geografica del loro territorio alluno o allaltro stato. Gandhi non volle festeggiare questa indipendenza. Jinnah divenne governatore del Pakistan; Nehru fu il primo premier dellIndia indipendente. Questultimo, a mezzanotte del 14 agosto 1947, pur in mezzo a un numero infinito di difficolt, seppe fare un discorso commovente per salutare la libert del suo paese, e di quello delle milioni di persone che stavano l presenti, ad ascoltarlo e a festeggiare lepocale conquista storica.
Il tricolore venne dispiegato in cime al Forte Rosso di Delhi e nelloscurit milioni di persone salutarono lalbe dellindipendenza, anche se Nehru li mise in guardia: Il passato ancora con noi. _ pag. 318

I governi si succedettero e la situazione dellIndia and cambiando notevolmente. Negli anni 60, quando a capo del governo cera Indira Gandhi, era un paese ormai inserito nelle dinamiche internazionali, sia dal punto di vista commerciale sia da quello politico. Tale inserimento, tuttavia, seppur necessario e comunque coraggioso, port impopolarit al governo, in quanto la moneta indiana, la rupia, and perdendo valore (come daltronde accade in ogni mercato che voglia immettersi in un orizzonte di esportazioni e importazioni pi ampio di quello nazionale) e lappoggio indiretto ai conflitti portati avanti dagli USA faceva pensare ad una politica guerrafondaia e manipolata dalle pressioni statunitensi. Una volta consapevole di tali meccanismi, Indira decise di opporsi esplicitamente allaumento dellimpegno americano in Vietnam, a favore di soluzioni pi giuste, meno aspre e sanguinose, che potessero restituire diritti e speranze al popolo vietnamita.

Nonostante questa strategia, durante il periodo in cui govern, I. Gandhi dovette fronteggiare una situazione di scioperi e scarsit di cibo, oltre che di continue manifestazioni causate dalla volont di separatismo linguistico. Nel Panjab i Sikh continuavano a chiedere lo statuto di suba (stato), in virt della differenza tra la loro lingua (panjabi nel parlato e gurmukhi nello scritto) e quella degli abitanti della parte sud-orientale a maggioranza ind, che parlavano hindi. Coloro che si esprimevano in panjabi, invece, erano concentrati nella parte nord-occidentale della regione. Questultima zona, inoltre, era anche pi sviluppata e ricca economicamente rispetto allHaryana, la parte hindi. Mentre l Akali Dal (il partito che pi si prodigato per lindipendenza sikh) e le sue guide manifestavano e digiunavano per protesta, anche gli ind dellHaryana non erano da meno. Nel 1965, per, quando scoppi il conflitto indo-pakistano, ci fu una tregua da parte dei Sikh, a patto per che un comitato di gabinetto prendesse in considerazione le richieste dellAkali Dal. Il 1 novembre 1966, dunque, il Panjab fu suddiviso in due stati, uno omonimo a maggioranza sikh e un altro, di nome Haryana, a maggioranza ind. Nel 1970 Chandigarth, che fino a quel momento era stata la capitale condivisa tra i due territori, fu annessa al solo Panjab; in quellanno, infatti, uno dei rappresentanti dellAkali Dal era morto durante un digiuno a favore di quella causa, e un altro minacciava di seguire il suo esempio. A livello nazionale, nel frattempo, le elezioni del 1967 ebbero un esito disastroso per Indira Gandhi; nei singoli stati la situazione era ancora peggiore, in quanto il suo partito perse addirittura la maggioranza. Una decina di anni dopo, intorno al 1980, mentre India e Pakistan, due stati oramai definitivamente separati, si armavano di ordigni nucleari

(dichiarando entrambi di volerli usare solo per scopi scientifici e pacifici), le dinamiche internazionali proseguivano, in linea con tali mutamenti. Si consapevoli delleventuale rischio dello scoppio di un conflitto nella zona di confine tra le due nazioni, nel Kashmir indipendentista per esempio; come si consapevoli del fatto che, in un caso simile, la Russia si scaglierebbe immediatamente ad appoggiare lIndia, mentre lArabia Saudita e la Libia sarebbero ben disposte a schierarsi a favore del Pakistan. Nel caso si venisse a creare tale situazione, la portata del conflitto non sarebbe certo quella delle contrapposizioni del passato; anzi, potrebbe avere esiti davvero disastrosi per tutto il pianeta (viste le armi a disposizione ora). Eppure questo un pericolo e nientaltro: potrebbe andare in un modo completamente diverso. Gli abitanti di questi territori potrebbero aver fatto tesoro delle esperienze del passato e aver compreso anche che i meravigliosi insegnamenti delle loro culture potrebbero essere applicati con successo in un contesto di pace, collaborazione e crescita, nella politica, nelleconomia e nelle relazioni comunicative umane. La prosperit del Panjab sembrava offrire un ottimo esempio di come ci sia possibile: il reddito pro-capite era il pi alto di tutta lindia, lo sviluppo economico e tecnologico proseguiva senza eguali (soprattutto dopo la svolta impressa alla produzione agricola dalla Rivoluzione verde alla fine degli anni 60) e, nonostante tale benessere, i Sikh continuavano ad essere molto laboriosi e determinati tanto negli affari quanto nellesercito. Nel 1982, per la prima volta, un Sikh, Gyani Zail Singh, fu eletto presidente dellUnione Indiana, carica che ricopr fino al 1987, anno in cui si ritir dalla scena pubblica. Prima del 1980, per, dopo che dalloriginario Panjab avevano avuto vita, ad opera di Indira Gandhi, tre stati (il Panjab, lHaryana e lHimachal Pradesh), il sentimento di separatezza e di estraneit era, ovviamente,

cresciuto; lAkali Dal, il partito pi nazionalista che, in quanto tale, ora reclamava lindipendenza del Panjab come nazione a s stante, aveva guadagnato altre persone tra le sue file, minacciando di diventare seriamente pericoloso. Per opporsi a questo stato di cose, Indira aveva ben pensato di appoggiare un politico che si contrapponeva allAkali Dal, il Sant (santo) fondamentalista Jarnail Singh Bhindranwale (1947/1984), personaggio allora pressocch sconosciuto. Nel 1983, tuttavia, Bhindranwale era diventato ben pi pericoloso di quanto fosse stato ogni leader dellAkali Dal: rivendicava con la forza del terrore lindipendenza del Panjab, che sarebbe dovuto diventare una nazione separata dallIndia. A questo fine, allinizio del 1984 occup lAkal Takht, accompagnato dai suoi seguaci armati; il loro ultimatum era rimanere l fino a costringere il governo di New Delhi a concedere piena autonomia al Panjab. Poich in tutta lIndia la gente inizi a schierarsi violentemente a favore delluna o dellaltra parte, e ad esprimere rabbia e frustrazione nei confronti di un governo centrale incapace di farsi sentire in una simile contingenza, Indira Gandhi pens bene di sfoggiare tutta la marzialit dellesercito indiano contro gli estremisti sikh: nel giungo 1984 ordin alle truppe di dare avvio all Operazione Bluestar, invadendo il Tempio dOro. Il 5 e il 6 giungo fu vera e propria guerriglia ad Amritsar; la citt sacra dei Sikh, con il suo tempio storico, fu rasa al suolo, devastata nella violenza e nel sangue, conoscendo la strage di migliaia di morti. Il Sikhistan ebbe cos i suoi primi martiri. Neanche a sei mesi di distanza, Indira Gandhi pag con la vita le conseguenze della sua scelta, della profanazione del santo luogo sikh: due sue guardie del corpo, di fede sikh, la assassinarono.
A Londra e nel Texas alcuni sikh sostenitori del Khalistan festeggiarono e furono fotografati mentre bevevano

champagne per celebrare lassassinio della signora Gandhi. Ma per i sikh di Delhi e degli altopiani settentrionali, dove dilagava la paura, il bagno di sangue era appena cominciato. Schiere inferocite di teppisti ind si lanciarono per le vie della capitale non appena la voce dellassassinio della signora Gandhi si diffuse. Gridando Sangue per sangue!, quelle bande criminali spargevano kerosene su ogni sikh che vedevano, appiccando il fuoco a esseri umani, automobili, negozi o case di propriet dei sikh, dovunque potessero trovarne. Per tre giorni e tre notti, la capitale dellIndia si trasform nel luogo pi selvaggio, pi oppresso dal terrore, della terra, mentre bande prezzolate di incendiari e assassini scorrazzavano libere, aizzate da vendicatori del primo ministro che credevano di farsi giustizia. Intanto la polizia fingeva di non vedere gli assalti criminali e lesercito dormiva. Secondo un conteggio ufficiale pi di mille sikh furono uccisi nella sola Delhi durante quei primi tre giorni di novembre del 1984, ma osservatori non ufficiali videro parecchie migliaia di cadaveri solo nella zona dei sobborghi messi a sacco di Delhi, come Trilokpuri. Lintero governo indiano sembrava venuto meno insieme con il primo ministro. Il presidente Zail Singh era allestero, nello Yemen, quando ricevette la terribile notizia, e vol in patria. _ pag. 379

Rajiv, figlio di Indira e nipote di Nehru, succedette alla madre nella carica di primo ministro. Giustizia fu fatta tardi (o forse non fu fatta per niente) verso quelli che
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sono

stati

definiti

semplicemente

comportamenti antisociali

Rajiv fu accolto sin da subito con favore e, dopo le gravi colpe imputate ai Sikh, tutta lIndia si radun tra le file del partito del Congresso-I che,
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Definzione ad opera della commissione Misra, con a capo il giudice omonismo, incaricato, nel 1985, di indagare sullaccaduto. Lindagine mise in luce pi cha altro linazione delle forze dellordine. Tra la popolazione civile, tuttavia, non furono rintracciate persone direttamente coinvolte, n furono presi provvedimenti di qualsivoglia genere.

infatti, il 24 dicembre 1984 conobbe il suo pi grande successo elettorale; e con esso lIndia indipendente. Questuomo, infatti, era salutato come il nuovo riformatore dellIndia, unIndia che sperava di essere diversa da quella che fino a quel momento aveva prevalso. UnIndia che si tirava fuori dal terrorismo, dalla violenza e dalla carestia, guardando verso il progresso e verso levoluzione, politica e umana. Rajiv fu un ottimo promotore di tali aspettative, avendo studiato a Cambridge, avendo imparato da solo ad usare il pc e avendo scelto autonomamente di sposare una donna italiana, Sonia Maino. In India, ora, si faceva spazio ai tecnocrati. Rajiv stipul importanti accordi con gli oppositori: nel gennaio 1986 Chandigarth divenne capitale del solo Panjab (in cambio, alcune terre di questa regione passarono allHaryana), la proposta della legge All India Gurdwara Bill fu esaminata e ai Sikh fu concesso luso continuativo dellacqua dei fiumi che nascono e hanno corso nel Panjab. Altri provvedimenti furono presi, tra cui la decisione, da parte di Rajiv Gandhi, di organizzare le seguenti elezioni proprio in Panjab. Le elezioni avvennero, lAkali Dal le vinse e Surjeet Singh Bardala divenne capo del governo del Panjab. Ma, allo scadere del termine entro cui Chandigarth avrebbe dovuto passare definitivamente al Panjab, la mancanza di intesa tra il governo centrale e Bardala fece s che laccordo rimase a met della sua realizzazione. Di fronte a questa situazione, la violenza dei Sikh ricominci, pi dura che mai. I terroristi ripresero le loro battaglie e, stavolta, a fermarli furono inviati decine di migliaia di elementi paramilitari della Polizia Centrale di Riserva e di specialisti della Border Security Force. Fu di nuovo guerra. Barnala tent di ricostruire la fiducia del governo centrale, ma pi perseguiva questo scopo, pi perdeva lappoggio della maggioranza del

suo partito, lAkali Dal, che alla fine lo abbandon definitivamente. Barnala si aggrapp con le unghie e con i denti al suo potere, ma nel 1987 fu sia scomunicato dagli stessi leader del Tempio dOro, sia deposto dal governo centrale di Delhi. Il panjab fin con lessere governato autocraticamente da un governatore bengali e dal direttore generale delle forze di polizia. Leggi dure e provvedimenti contro ogni diritto umano furono applicati: come tante volte nella storia, violenza per contrastare violenza, crimini contro altri crimini. Ma, si sa: questa via non porta a pacifiche e durature conquiste sociali e politiche. Per il Panjab, infatti, non ci fu altro che il proseguimento della violenza e della repressione.