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5 Aprile 2009

Salute: La faringo-tonsillite
di Leandro Mallamaci

La faringo-tonsillite è un'infiammazione acuta della mucosa della faringe che


può essere causata da virus e da batteri presenti sia in inverno che d'estate, quindi esiste un rischio di contrarre
l'infiammazione in qualsiasi stagione. La faringite di origine batterica è senz'altro un disturbo caratteristico dell'autunno e
dall'inverno, perché facilitato dalla frequenza nelle scuole e dai rapporti più ravvicinati in ambienti chiusi, tuttavia le
faringo-tonsilliti di origine virale sono favorite dai climi caldi, che a volte addirittura le caratterizzano come malattie estive.
Cosa sono le faringo-tonsilliti
La faringite è un processo infiammatorio acuto a carico della mucosa della faringe, che riveste il tratto di via aerea
mettendo in comunicazione le fosse nasali con la cavità orale, per poi scendere giù lungo la gola. A una faringite non
sempre si accompagna un'infiammazione delle tonsille: queste, proprio per la loro vicinanza, sono, infatti, le prime ad
essere coinvolte dall'infiammazione in corso. In questo caso, si parla di faringo-tonsilliti. Ma le tonsille non sono le uniche
a fare le spese della vicinanza alla faringe: di origine batterica o virale, la faringite può anche coinvolgere altri tratti
dell'albero respiratorio e, quindi, manifestarsi insieme a riniti, tracheiti o bronchiti. Altre volte, può comparire in seguito o
in concomitanza a determinate malattie tipiche dell'infanzia, ad esempio il morbillo, la parotite, l'influenza o la
mononucleosi. L'inizio dell'infiammazione può essere improvviso o comparire in maniera più graduale cominciando con
un leggero pizzicore alla gola, fino ad arrivare, se trascurato, ad un dolore ben più forte.
Infiammazione di origine viral e batterica
D'estate, l'infiammazione più diffusa è quella di tipo virale, in quanto rappresenta il 70% delle faringotonsilliti. Gli agenti
principalmente responsabili sono gli enterovirus, in particolare i coxasackievirus e gli echovirus: si tratta di virus che, pur
trovandosi dappertutto, proliferano soprattutto nei climi caldi. La faringite virale è una malattia che può colpire tutti e che
spesso dà origine a vere e proprie piccole epidemie: campeggi, campi estivi e complessi turistici sono luoghi favorevoli al
propagarsi del virus. Ma le persone maggiormente colpite sono i bambini piccoli, specie se vivono in ambienti
sovraffollati, a causa della loro abitudine poco igienica di mettere tutto in bocca e di lavarsi poco le mani. La
trasmissione, infatti, avviene quando i bimbi mettono in bocca oggetti sui quali si trova il virus. In alcuni casi, ma senza
dubbio meno frequenti, anche le goccioline di saliva possono trasmettere l'infiammazione, ma solo quando la persona si
trova nella fase acuta della malattia. Durante il periodo di incubazione, che può variare da uno a sette giorni dal
momento del contagio, la carica infettiva è quasi nulla e vi sono minori possibilità di contagio. La faringo-tonsillite
batterica può essere causata da diversi germi che possono trovarsi in ogni luogo, come pneumococchi, stafilococchi,
haemophilus influenzae e streptococchi. Si tratta di infezioni che normalmente colpiscono i bambini tra i 5 e i 15 anni di
età, con maggiore frequenza in autunno e in inverno; è proprio in questi mesi infatti che la trasmissione è facilitata dai
contatti stretti che avvengono negli ambienti chiusi. Le persone infette e i portatori sani trasmettono il contagio con la
saliva: sono sufficienti poche goccioline di saliva da una bocca ad un'altra o lo scambio di posate o oggetti che si
mettono in bocca. Ecco perché tutte le situazioni di sovraffollamento, come i campeggi estivi, sono a rischio.
Sintomi
Le faringo-tonsilliti, virali o batteriche che siano, si manifestano nello stesso modo: dolore alla gola, che si fa più acuto
mandando deglutendo e, a volte, ingrossamento delle linfoghiandole che si trovano sotto la mandibola. Talvolta, possono
comparire anche febbre elevata, una sensazione di malessere generale, stanchezza, mal di testa e scarso appetito.
Quando la faringite coinvolge anche le tonsille, queste appaiono ingrossate e arrossate, spesso caratterizzate dalla
presenza, più o meno abbondante, di secrezioni sierose o purulente a seconda dello stadio di infiammazione.
Esami medici
Per distinguere una faringite virale da una batterica non è sufficiente basarsi sui sintomi, che sono del tutto identici, ma si
ricorre alla coltura faringea, l'indagine di laboratorio più utile per una diagnosi certa. Si esegue sfregando ripetutamente
un tampone in più punti del faringe del bambino per raccogliere una secrezione in cui ricercare i batteri responsabili
dell'infiammazione. Fatto questo, il tampone viene messo in terreni di coltura (che favoriscono la crescita dei batteri) per
far crescere le colonie batteriche. Una volta identificato il batterio responsabile, si esegue un antibiogramma, con il quale
si stabilirà anche qual è l'antibiotico più adatto e che meglio reagisce contro il microrganismo selezionato. Meno specifici
per formulare una diagnosi sono invece esami come il conteggio dei globuli bianchi, la determinazione della velocità di
eritrosedimentazione (Ves) e la determinazione della proteina C (che indica la presenza di infiammazione): questi esami
possono talvolta essere richiesti, ma non aiutano a stabilire con certezza la causa della faringite.
Come si cura
Una volta stabilito il tipo di microrganismo responsabile dell'infiammazione della gola, lo specialista può scegliere la cura
più indicata. Per il trattamento delle infezioni da streptococco il farmaco di prima scelta è senz'altro la penicillina. In Italia,
a differenza degli altri Paesi europei, non è disponibile la penicillina in sciroppo e, per questo si deve ricorrere alle
compresse o alle iniezioni di penicillina ritardo da usare in un'unica dose. Ma la mancanza dello sciroppo e il rifiuto da
parte del bambino di fare la puntura, effettivamente dolorosa oltre che difficile da eseguire, spesso impediscono di
mettere in pratica la cura più efficace. In Italia vengono solitamente usati i derivati della penicillina, i macrolidi e le
cefalosporine, da prendere per bocca alla comparsa dei primi sintomi e da continuare per almeno dieci giorni. Per le
faringo-tonsilliti di origine virale non occorre alcun tipo di cura, perché l'infiammazione tende ad esaurirsi da sola, in
pratica si autolimita. Si ricorre a qualche farmaco antipiretico solo in caso di febbre. Per ridurre il dolore locale, il
bambino può fare gargarismi con acqua tiepida salata, in cui disciogliere compresse balsamiche.
E il vaccino?
Attualmente, non esistono vaccini per prevenire questo tipo di disturbo. Batteri e, specialmente d'estate, virus si trovano
ovunque e per questo non è facile evitare di rimanere vittime di un brutto mal di gola, soprattutto se si parla dei bambini.
Un buon consiglio è evitare di mettere qualsiasi oggetto in bocca, specialmente se si trascorrono le vacanze in un
campeggio. E questo vale anche per i campi estivi in cui a volte si possono evitare piccole epidemie tra i bambini che vi
partecipano semplicemente attenendosi a norme igieniche più scrupolose. Certamente se l'organismo è debilitato è più
facile che il virus o il batterio attecchiscano al primo colpo: questo spiega, per esempio, perché il freddo invernale può
predisporre a questo tipo di infezione. D'estate, condizioni che abbassano le difese dell'organismo possono essere gli
sbalzi di temperatura che colgono impreparati e scarsamente equipaggiati, oppure grandi sudate associate a colpi d'aria.
Tutta colpa di un batterio
La faringite da streptococco beta emolitico di gruppo A necessita di un'adeguata cura antibiotica per evitare complicanze
come la malattia reumatica (una malattia infiammatoria che interessa principalmente il cuore, le articolazioni e il sistema
nervoso centrale) e la glomerulonefrite post-streptococcica (infiammazione dei reni che si manifesta con sangue nelle
urine e che, molto raramente, può evolvere in insufficienza renale acuta). Per la diagnosi di questo tipo di faringite il
metodo più efficace rimane quello del tampone faringeo con antibiogramma, grazie al quale è possibile sapere qual è
l'antibiotico più adatto per la cura. Le complicanze possono essere evitate solo sconfiggendo il microrganismo.
Nell'ultimo decennio, negli Stati Uniti la malattia reumatica ha avuto un forte aumento. Le cause di questo fenomeno non
sono chiare, ma si sospetta una relazione con la presenza di ceppi particolarmente aggressivi. In Italia, dove
fortunatamente non si è registrato un aumento del genere, i problemi maggiori sono legati alla scelta della cura:
riguardano, in pratica, il rischio di provocare fenomeni di antibiotico-resistenza di alcuni ceppi di tale batterio. Tale
eventualità e causata dall'impiego di un gruppo di antibiotici, da decenni prescritti con successo per il trattamento delle
infezioni streptococciche, l'uso indiscriminato dei quali potrebbe determinare un aumento delle complicanze.