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Lautoregolamentazione per uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle BCC

ATTI
IV Convegno annuale della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio Umbria Sardegna
Roma, 2 dicembre 2010 Palazzo della Cooperazione

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SOMMARIO

INTRODUZIONE APERTURA DEI LAVORI

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Maria Angela Scullica Direttore Banca Finanza Mons. Francesco Rosso Assistente Ecclesiastico per la cooperazione Francesco Liberati Presidente della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna

I 7 + DELLE BCC FEDERLUS 27


Paolo Grignaschi Direttore Generale della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna

CRISI E RIFORME: CONSEGUENZE SULLE BANCHE 43


Giacomo Vaciago Ordinario di Politica Economica e Direttore dellIstituto di Economia e Finanza dellUniversit Cattolica di Milano

CREDITO COOPERATIVO E AUTOREGOLAMENTAZIONE 61


Salvatore Maccarone Presidente di Banca Fideuram e di Sef Consulting

AUTOREGOLAMENTAZIONE E TUTELA DELLA CONCORRENZA 73


Antonio Catrical Presidente dellAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato

CONCLUSIONI 83
Maurizio Trifilidis Direttore superiore. Titolare dellunit di Coordinamento darea e collegamenti filiali della Banca dItalia Alessandro Azzi Presidente Federazione Italiana delle BCC ELENCO DEI PARTECIPANTI LE IMMAGINI DELLA GIORNATA

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INTRODUZIONE

Quello di questanno il quarto convegno annuale della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna. Il filo conduttore che lega concettualmente questi eventi sempre stata la riflessione sul presente e limmaginazione del futuro, sia con riferimento allo scenario generale che alle nostre caratteristiche distintive. Cos stato nel 2007, quando intitolammo quellappuntamento Il territorio oltre il confine. Era la fase conclusiva degli intensi processi aggregativi che portarono ad un forte incremento del grado di concentrazione del Sistema Bancario, del gigantismo. Erano gli anni di grande innovazione finanziaria e del dominio della finanza rispetto allintermediazione creditizia tradizionale. Contestualmente, si cominciavano a manifestare i primi segnali di disagio, derivanti da frizioni tra tensioni globali e forze locali, tra Globalizzazione e Localismo. Da qui, la scelta del tema di quellincontro, volto a far emergere i bisogni e le aspettative di una dimensione locale, estremamente viva, che tuttavia rischiava di rimanere disattesa nei suoi interessi. Una dimensione locale, in movimento, oltre i confini, che necessitava di risposte differenti, di prossimit sia di natura culturale che territoriale. Nel convegno del 2008, Lalba dentro limbrunire non potevamo fare a meno di partire dalle riflessioni in merito alla crisi innescata dal fallimento

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di Lehman Brothers, il 15 settembre, e sulle conseguenze negative di un modello di sviluppo basato sullindebitamento delle famiglie e degli Stati, su spericolate politiche di gestione del rischio, sulla finanza fine a se stessa. Gi in quelloccasione individuammo nella coerenza, la strada da percorrere per il nostro Sistema, per affrontare le prime difficolt che si profilavano allorizzonte, evidenziando gli elementi positivi celati al pluralismo del Sistema Bancario. Il credito oltre la crisi, nel 2009, caduto nel momento della trasmissione degli effetti della crisi al tessuto produttivo e la fase pi critica sia tecnicamente che politicamente per le Banche nel loro insieme. Banche che sono state viste come coinvolte, in quella che oramai veniva definitiva la peggiore crisi economica del dopoguerra, sia nella genesi che nella ripresa, come protagoniste negative. Nella genesi, per lo scoppio del caso subprime, nelluscita per via delle tensioni restrittive nellofferta creditizia. Per il Credito Cooperativo stato un anno di grande visibilit, nei numeri per noi la stretta sul credito non mai esistita presso il pubblico: hanno parlato di noi la Banca dItalia, gli economisti, la classe politica di governo. Concludemmo sottolineando che in realt i rubinetti non furono chiusi, che il problema della globalizzazione e delle sue interdipendenze con i contesti locali era la questione da affrontare. Lanciammo il dubbio ancora valido sulla natura delle banche: servizio pubblico o facolt imprenditoriale? Nellevento di questanno, a ben vedere, si spezza quel filo conduttore. Si sovrappongono i cardini citati. La contrapposizione metodologica tra attualit e domani viene meno. Non ha pi senso parlare di crisi o di momento di difficolt. Non ha senso par-

lare del domani come evoluzione con soluzione di continuit. Una cosa ormai certa: il domani non sar un ritorno. Il domani gi tra noi. Come sempre stato nella storia economica, nei momenti di forte discontinuit, nuove regole a volte orientate in senso opposto rispetto alla ratio che animava quelle sino a poco prima in vigore verranno prodotte per trasformare un sistema o rivederne gli attori. Partecipare, o restare spettatori di tale produzione creativa, prevedibilmente, equivarr a continuare a vivere un futuro da protagonisti o a subirne le conseguenze. Paolo Grignaschi
Direttore Generale Federlus

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APERTURA DEI LAVORI

Mariangela Scullica Direttore Banca Finanza

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con immenso piacere che mi accingo a dare il via al IV Convegno Nazionale della Federlus, la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna. Sono Angela Maria Scullica, Direttore di Banca Finanza e del Giornale delle Assicurazioni. Seguir come moderatore lincontro odierno. Un saluto a tutti i presenti. In particolare: ai rappresentanti della Banca dItalia: il Dottor Maurizio Trifilidis, Direttore superiore - Titolare dellUnit di Coordinamento dArea e Collegamento Filiali, il Dottor Fabio Bernasconi, Direttore dellUnit di Coordinamento dArea e Collegamento Filiali, il Dottor Paolo Galiani, Direttore della Sede di Roma, il Dottor Roberto Caramanica dellUfficio Supervisione Intermediari Finanziari della Sede di Roma, il Dottor Paolo Pasca, Direttore della Sede di Perugia, il Dottor Luca Santi della Segreteria Tecnica Arbitro Bancario e Finanziario, il Dottor Cristian Ricciuti del Servizio Rapporti Esterni e Affari Generali. Ci manda i suoi saluti il Dottor Fabio Panetta, Capo Servizio Studi Congiuntura e Politica monetaria, allestero per impegni istituzionali. Un saluto ai rappresentanti di Confcooperative: il Dottor Luigi Marino, Presidente di Confcooperative e il Dottor Paolo Galante, Direttore Generale di Fondo Sviluppo. Ai rappresentanti delle Societ ed Enti centrali del Credito Cooperativo; in particolare:

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lAvvocato Alessandro Azzi, Presidente della Federazione Italiana delle BCC, lIngegner Giulio Magagni, Presidente di Iccrea Holding, il Professor Avvocato Salvatore Maccarone, Presidente di Banca Fideuram e di Sef Consulting, con noi tra i relatori, il Dottor Serafino Bassanetti, Presidente di Banca Agrileasing, il Dottor Francesco Carri, Presidente di Iccrea Banca, il Dottor Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse, il Dottor Federico Cornelli, Direttore Generale del Fondo di Garanzia Istituzionale, il Dottor Roberto di Salvo, Direttore Generale del Fondo di Garanzia dei Depositanti, il Dottor Roberto Mazzotti, Direttore Generale di Iccrea Holding, il Dottor Carlo Napoleoni e il Dottor Leonardo Rubattu, Vice Direttori Generali di Iccrea Holding, il Dottor Paolo De Angelis, Direttore Generale di Sef Consulting, il Dottor Claudio Brazzolotto, Direttore Generale Iside. Un saluto anche: al Dottor Enrico Falcone, Presidente di Banca Sviluppo, al Dottor Antonio Maffioli, Direttore Generale di Banca Sviluppo, al Dottor Enrico Pedretti, Direttore Generale di Banca Impresa Lazio. Poi a tutti i numerosi Presidenti e Direttori delle Federazioni Locali ed agli altri Dirigenti e rappresentanti delle Societ del Credito Cooperativo. Un saluto particolare va agli altri relatori, al Dottor Antonio Catrical, Presidente dellAntitrust, a Monsignor Rosso, ed al Professor Giacomo Vaciago, Ordinario di Politica Economica e Direttore dellIstituto di Economia e Finanza dellUniversit Cattolica di Milano, e poi ovviamente a tutti i presenti, ai Presidenti, ai Direttori ed ai rappresentanti delle BCC Federlus, che oggi sono tutte qui ovviamente. Il contesto nel quale stiamo vivendo un contesto di profonda trasformazione, in continua accelerazione. La crisi sta producendo ancora i suoi effetti, con laggiunta delle ultime evoluzioni relative ai debiti sovrani.

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Fenomeni che evidenziano ancor di pi lesigenza di un coordinamento e di una vera integrazione politica europea. Per quanto riguarda le Banche e gli intermediari finanziari, si va presumibilmente verso una regolamentazione pi accentuata. Con il rischio concreto che nuove regole quasi sempre pensate per istituzioni pi grandi vadano ad impattare oltremodo sulle Banche di Credito Cooperativo. per tale ragione che oggi approfondiamo la possibilit di una nuova autoregolamentazione del Sistema del Credito Cooperativo, sul tema delle regole di governance, cos come degli assetti e dei profili patrimoniali. Lascio subito la parola a Monsignor Rosso per un saluto e poi al Presidente Liberati. Prego.

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Mons. Francesco Rosso Rappresentante Ecclesiastico per la cooperazione

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Non entro, certo, nel merito delle dinamiche del convegno, ma mi preme fare una brevissima riflessione, che parte dalle motivazioni che hanno interessato la storia della nostra cooperazione in Italia. Le mie riflessioni nascono proprio dal titolo del convegno, che, credo, debba portare il nostro movimento a vivere una esperienza di servizio continua e dinamica. Il domani impegna ciascuno a vivere e, per noi che siamo radicati nella dottrina sociale della chiesa, a vivere da Cristiano. Vivere da Cristiano, questo il tema gi domani. Viviamo la profezia evangelica di un movimento che si proietta nelle necessit di una societ che vive di disagi e di povert, ma soprattutto di disattenzione. Vive anche di una mancanza di forte equilibrio, ma, allo stesso tempo, deve dare delle risposte ai bisogni della gente. Affrontare il domani, questo il tema per i Cristiani in questo tempo di avvento. La salvezza vicina. Vedete, questo nostro mondo caratterizzato dalla necessit di mettersi al servizio di una comunit in crescita per andare incontro ai bisogni quotidiani. Noi come cooperazione ho prestato servizio per molto tempo allinterno di Confcooperative e di questa nostra realt, ma ora mi accingo a lasciare, a diventare assistente emerito viviamo gi lesperienza di pensare al domani. Tuttavia necessario riuscire ad immedesimarsi nel domani del mondo, per mantenere operativo il domani stesso, per farlo essere la risposta attuale alla crescita della persona, alla nostra attenzione primordiale e alluomo in tutta la sua interezza. questo il punto cardine del discorso, secondo il quale la dottrina sociale della chiesa diventa il riferimento della nostra realt, della cooperazione, della vita vissuta in comunione e in coesione. La cooperazione lattualit di questa profezia.

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Francesco Liberati Presidente della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna

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Signori Soci, illustri ospiti rivolgo a tutti voi ed alle Autorit che ci onorano della loro presenza, il pi cordiale benvenuto e il ringraziamento per la partecipazione al nostro convegno annuale. Grazie ai Presidenti delle BCC associate, agli amministratori e ai componenti dei Collegi Sindacali per la loro nutrita presenza. Saluto tutti i rappresentanti del nostro sistema associativo e imprenditoriale delle diverse societ del Gruppo bancario. Un ringraziamento speciale va ai relatori che hanno accettato di contribuire alla nostra analisi odierna. Grazie al dott. Maurizio Trifilidis della Banca dItalia, che segue con attenzione lattivit della nostra Federazione e delle nostre Banche. Grazie al Presidente dellAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catrical, per la sua presenza e per il contributo che vorr dare ai nostri lavori sulle tematiche della concorrenza e della tutela dei diritti degli utenti finanziari rispetto alle nostre banche. Ringrazio poi il prof. Giacomo Vaciago, che ha accettato di tornare al nostro convegno dopo lapprezzatissimo intervento dello scorso anno. Aspettiamo da lui lumi sui tempi, i significati reconditi e le ripercussioni di una crisi economica, finanziaria e anche monetaria ormai, di cui ancora non si intravede unevoluzione certa. Allinterno dellEuropa i diversi Paesi non hanno

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comportamenti coerenti e allineati. In Italia la crisi politica complica la situazione. Come affermato di recente da Giuseppe De Rita, il modello politico, economico e sociale del nostro paese sembra bloccato a quello degli anni 70, modello che lui ha chiamato del capitalismo molecolare. Un modello che ci ha fatto superare importanti crisi passate, ma che oggi non sembra pi adeguato per competere in un mondo globale e tecnologico. Qualcuno in Europa inizia a pensare di uscire dalleuro, con lobiettivo di svalutare il debito pubblico e dare fiato alleconomia attraverso le famose svalutazioni competitive. Professor Vaciago, le chiediamo quali sono le priorit, cosa dobbiamo aspettarci e cosa potremmo fare come piccole banche al servizio delle comunit locali, nel contesto di questi scenari. Grazie poi al prof. Salvatore Maccarone per il contributo che vorr darci sul tema delle regole per le nostre banche, in una fase in cui sono sempre pi forti le sollecitazioni normative nei confronti delle BCC. Grazie, infine, al Presidente Azzi per la sua presenza e per quanto vorr dire a conclusione dei nostri lavori, appena dopo lassemblea di Federcasse che si tenuta venerd scorso a Roma, sul tema Cantiere futuro: costruire insieme la rinascita della comunit Italia. Proprio allassemblea della Federcasse, il Presidente Azzi ha lanciato la sfida dellautoregolamentazione, sfida che noi raccogliamo e per la quale abbiamo promosso questo convegno come momento di analisi e verifica. Il Presidente Azzi ha anche annunciato ufficialmente il prossimo convegno nazionale che sar incentrato sul Credito Cooperativo del 2020. Convegno che fa seguito a quelli di Parma, Riva del Garda e Sanremo, tappe fondamentali di un per-

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corso di sistema dialettico, laborioso e fruttuoso. Un percorso lungo il quale abbiamo toccato risultati importanti ricordo in particolare il varo della holding a Sanremo e lavvio della politica basata sul concetto del sistema a rete a Riva del Garda. Ricordo poi lidea del Fondo di Garanzia Istituzionale che prese impulso al convegno di Parma. Il convegno di oggi vuole essere quindi per la nostra Federazione la prima tappa di avvicinamento a questo importante appuntamento nazionale del Credito Cooperativo, che si terr esattamente tra un anno qui a Roma. Una prima tappa che inizia guardando al domani nella convinzione che oggi gi domani, come recita il tema dellincontro odierno. Un domani che per le banche, nel giro di meno di 20 anni, dopo lintroduzione del nuovo Testo Unico Bancario nel nostro Paese, divenuto lontano anni luce dalla famosa foresta pietrificata che per decenni ha caratterizzato il sistema creditizio italiano. Ricordo che allinizio degli anni novanta la quota delle attivit bancarie facente capo a istituti controllati dal Tesoro e dalle fondazioni era prossima al 70%. Il sistema bancario si presentava frammentato in 1.064 istituti, di dimensione ridotta nel confronto internazionale, con complessivamente 17.721 sportelli. Le BCC erano in tutto 715 con 1.792 sportelli. Ogni BCC aveva mediamente 2,5 sportelli. Alla fine dello scorso anno le banche erano scese a 788, con 34.036 sportelli. In ventanni il numero di sportelli quasi raddoppiato. Le BCC a fine 2009 erano 421 con 4.192 sportelli, pari ad una media di 10 sportelli per BCC. Dopo ventanni il numero di sportelli delle BCC pi che raddoppiato. Laumento del grado di concentrazione del sistema

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bancario su base nazionale si accompagnato ad una costante diminuzione del grado di concentrazione su base locale, grazie anche alla crescita delloperativit delle banche di pi ridotta dimensione ed in particolare delle BCC. E questo non pu non essere considerato come un elemento di pluralit, sana concorrenza sul territorio e garanzia per gli utenti finanziari. Come osservato da autorevoli fonti, le BCC hanno dimostrato, anche durante questa crisi, unimportante funzione nellassicurare stabilit e radicamento sul territorio. Le BCC hanno continuato a erogare credito anche nei momenti di maggiori difficolt. Secondo lAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato (nella Indagine conoscitiva sulla governance delle banche), le BCC mostrano effettivamente una realt radicata territorialmente e strettamente connessa con lattivit di erogazione dei finanziamenti ai soci e allarea locale. Tutto questo dimostrato dai numeri delle nostre banche nelle tre regioni di riferimento. Numeri di un sistema che cresce, malgrado la crisi. E che cresce a partire dai soci, con sempre nuovi cittadini che si avvicinano al modo di fare banca del Credito Cooperativo. Nel 2007 i soci erano 48.000 circa mente a met 2010 sono arrivati a quasi 57.000 (+22% in poco meno di tre anni). Gi sportelli nello stesso periodo sono passati da 256 a oltre 300, con un aumento di oltre il 17%. La raccolta diretta da 7,7 miliardi salita 10,3 miliardi con un aumento del 33,7%. Gli impieghi netti, e anche questo un dato veramente significativo, sono saliti da 5,3 miliardi a 7,2 miliardi con una crescita del 35,8%. E tutto questo senza attenuare la crescita patrimoniale, a garanzia di prudenza e stabilit: il patrimonio aggregato delle associate passato da 923 mi-

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lioni 1,07 miliardi mostrando un incremento del 15,9%. Anche i ratios patrimoniali continuano a permanere su livelli pi che adeguati. Cari amici Presidenti e Amministratori, possiamo essere pi che soddisfati per quello che abbiamo fatto e che potremo ancora fare, al servizio del paese e dei cittadini in questi anni difficili. Ma per continuare in questo compito, come dicevo in apertura, dobbiamo guardare al domani come se fosse gi oggi, operando sempre pi in ottica di sistema e utilizzando al meglio le risorse di sistema. E dobbiamo farlo, migliorando lefficienza e adeguandoci, anzi anticipando, le nuove regole in arrivo. Pensiamo in primo luogo alle indicazioni del Comitato di Basilea. La crisi economica e le tensioni finanziarie ad essa legate hanno portato con forza alla nostra attenzione tra laltro il tema della natura e del ruolo delle banche nei sistemi economici e sociali. Imprese volte alla massimizzazione della redditivit del capitale? Servizio pubblico a sostegno dei territori? Cinghie di trasmissione delle politiche economiche? In sintesi, come ci siamo chiesti in un precedente incontro: servizio pubblico o facolt imprenditoriale? Gran parte di questi dilemmi verranno risolti attraverso nuova regolamentazione che, questa volta, non solo incider sulloperativit degli intermediari, ma cambier prevedibilmente la morfologia dei sistemi finanziari. Per quanto ci riguarda, invece, sappiamo bene qual la nostra natura, il nostro ruolo, la nostra missione. Dobbiamo costruire insieme gli strumenti, le strutture, le garanzie: lautoregolamentazione pu es-

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sere il mezzo per farlo in autonomia, protagonisti di un domani che gi tra noi. La risposta a questa sfida che non possiamo disattendere ancora una volta di carattere organizzativo e nel Gruppo. Dobbiamo organizzarci meglio e non dobbiamo aspettare di subire le nuove regole, ma proporci con unautoregolamentazione organica e previdente. Dobbiamo attivarci per adeguare i nostri assetti patrimoniali alle sempre pi impegnative esigenze di copertura dei rischi, ampliando gli strumenti per qualificare patrimonio e capitale sociale. Cari amici, la domanda che vi pongo : vogliamo essere dal lato del problema o della soluzione? La risposta ovvia che vogliamo essere soluzione e, per questo, ancora una volta non possiamo prescindere dalla forza del sistema e del gruppo bancario. E questo ve lo dice il sottoscritto che, oltre a essere Presidente della Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna, presiede la maggiore BCC italiana, una banca ormai di medie dimensioni: anche BCC Roma, senza la forza del Gruppo, da sola non potrebbe andare da nessuna parte. In particolare, dobbiamo difendere lautonomia delle nostre banche, rimanendo fedeli alla nostra dimensione di soggetti espressione della societ civile locale. Come singole BCC, dobbiamo rimanere lontani dalla politica, ancorandoci alla nostra autonomia come valore sociale e affinando i meccanismi di governance a garanzia di un corretto, trasparente e partecipato funzionamento interno. A tale proposito, sono state approvate dalla nostra Federazione nazionale le modifiche statutarie che dovranno essere sottoposte allOrgano di Vigilanza e, subito dopo, alle assemblee delle BCC. Sono molte e rilevanti le novit proposte, volte a

promuovere la partecipazione dei soci alla vita cooperativa e che riguardano il funzionamento dei consigli di amministrazione, nonch il tema del conflitto di interesse degli amministratori. Cari amici Presidenti, amministratori, illustri ospiti, concludo questa mia panoramica iniziale, ribadendo ancora una volta la particolare delicatezza e complessit dellepoca che stiamo vivendo. A questo proposito, mi piace concludere questo mio intervento introduttivo con una frase del Governatore Mario Draghi: Le banche italiane non hanno eredit pesanti nei loro bilanci. Utilizzino questi vantaggi nei confronti dei loro concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili. Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita negli anni cinquanta e sessanta. Questa, come allora, cari amici, unepoca in cui siamo chiamati a scelte rapide ed efficaci al servizio del Paese. Unepoca in cui dobbiamo fare sempre pi sistema e, per questo, dobbiamo rinsaldare sempre pi i rapporti di gruppo facendo leva sulla forza storica della nostra unione, nel segno della cooperazione. Grazie.

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Paolo Grignaschi Direttore Generale della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna

Un saluto a tutti e un ringraziamento per essere qui, anche da parte mia, ai rappresentanti della Banca dItalia oltre al Dott. Maurizio Trifilidis, che ci ha fatto lonore di intervenire in qualit di relatore, al Dottor Fabio Bernasconi, ai Direttori delle Sedi d Roma Dott. Paolo Galiani e di Perugia Dott. Paolo Pasca. Agli altri relatori il Dott. Antonio Catrical, il Prof. Giacomo Vaciago e il Prof. Salvatore Maccarone a tutti i rappresentanti del vasto mondo del Credito Cooperativo a tutti i livelli a partire dal Presidente di Federcasse Alessandro Azzi e dal Direttore Saluti e ringraziamenti Generale Sergio Gatti ed anche dal mondo della cooperazione in senso pi ampio per tutti saluto e ringrazio il Presidente di Confcooperative Dott. Luigi Marino; ai colleghi Direttori di Federazione, con i quali oggi pomeriggio ci incontreremo per lavorare insieme proprio su queste tematiche. Aggiungo poi un saluto particolare a cui tengo molto: vorrei che tutti quanti insieme dessimo il benvenuto a chi, da ieri, il nuovo Direttore Generale della BCC di Roma, il dottor Mauro Pastore: il dott. Pastore, come credo tutti sappiamo, mi ha preceduto in questo mestieraccio di direttore di Federazione, gettando le basi per lo sviluppo futuro della stessa. Non posso che salutare con un arrivederci chi lo ha preceduto in BCC di Roma, il dottor Enrico Falcone, tranquillizzando tutti sul fatto che, per nostra fortuna, continuer a rimanere tra noi, a lavorare nellambito del mondo del Credito Cooperativo.

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Il domani

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Il domani dunque: come sar, come ci arriviamo. una bella domanda. Io direi intanto, visto che siamo qui, che ci arriviamo con la voglia e la capacit di stare insieme e di guardare avanti; in fondo come abbiamo sempre fatto, anche in consessi come questo, dal primo nostro convegno del 2007 per arrivare fino ad oggi, quando affermiamo come abbiamo sentito dalle parole del Presidente Liberati che, appunto, gi domani. In questo ci colleghiamo idealmente a quanto diceva in apertura dello scorso nostro Convegno il professor Giacomo Vaciago. Lui si chiedeva e ci chiedeva: il peggio passato?. Allora non si poteva dare una risposta, forse non la si pu dare nemmeno oggi. Su questo vorrei fare semplicemente due brevi considerazioni. La prima che se noi ragioniamo con i paradigmi del passato, potremmo forse anche dire che il peggio passato, che tecnicamente siamo usciti dalla recessione, soprattutto se prendiamo a riferimento il grande indicatore cui tutti ci siamo abituati a rivolgerci per misurare lo stato delleconomia cio il PIL. Ma quello che sta accadendo, ci fa capire che effettivamente non si pu dare una risposta certa e forse lunica cosa condivisa ed questa la seconda considerazione che il futuro, in ogni caso, non sar un ritorno. Non si riaprir un ciclo come quelli del passato: forse definitivamente cessato landamento ciclico delleconomia. Ho sentito fare queste affermazioni laltro ieri sera, in una popolare trasmissione televisiva, dal Presidente dellABI, Dott. Mussari. Il momento particolare, sentiremo su questo il professor Vaciago. Viene messo in discussione addirittura leuro, la nostra moneta comune, la materia prima con la quale noi lavoriamo. Si corre il rischio di passare dal too big to fail al too big to save: cio, ci sono crisi talmente grandi, su soggetti i debiti sovrani talmente voluminosi che

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I 7+

+ numerosi

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forse salvarli creerebbe maggiori problemi, anche ad altri paesi. In un siffatto scenario, opportuno che ci guardiamo dentro, per cercare di capire come arriviamo a questo momento, in che condizioni siamo rispetto alla capacit di continuare a perseguire la nostra missione. Per far questo, abbiamo enucleato quelli che abbiamo chiamato i 7+ delle BCC Federlus. Questa espressione evoca un modo di dire di quando da ragazzini si andava a scuola e si diceva bravo, 7+!, intendendo che tutto sommato te leri cavata abbastanza bene. Questo 7+ pu anche sintetizzare il sentiment come BCC della Federazione, rispetto a come abbiamo affrontato e attraversato questo periodo di crisi: per ora ce la siamo cavata. Sicuramente si pu fare meglio, ma un dato di fatto che rispetto agli altri non abbiamo certo diciamo cos sfigurato. Per ognuno dei 7 punti, non si voluto dare nessuna definizione certa ma, anzi, per ciascuno si sono posti alcuni punti interrogativi; perch se guardare il bicchiere mezzo pieno serve ad avere le giuste motivazioni per poter andare avanti, guardare il bicchiere mezzo vuoto aiuta alla necessaria prudenza nellattivit che svolgiamo e soprattutto a tenere in considerazione il fatto che dietro ogni punto di forza si pu nascondere qualche debolezza e che ogni opportunit potrebbe anche sottendere delle minacce. Per ciascuno di questi punti, evidentemente, coerentemente con il tema del convegno, c poi anche una conseguenza possibile in termini di autoregolamentazione. Come ci arriviamo a questo domani? Intanto, pi numerosi. Pi numerosi semplicemente un dato: siamo di pi. Lultima Banca di Credito Cooperativo, la 28 della Federazione, ha aperto i battenti lo scorso mese di settembre, la Banca di Credito Cooperativo di Frascati e approfitto per salutare e

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+ presenti

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dare il benvenuto a questa loro prima presenza ai nostri incontri annuali. Inoltre, ci sono in cantiere anche altre possibili aperture: un comitato promotore ci ha chiesto di avviare liter per la presentazione della domanda di autorizzazione allapertura dellattivit alla Banca dItalia e lo faremo nei prossimi giorni, attraverso Federcasse. Un altro ha gi iniziato la raccolta fondi, un altro ancora ha presentato il prospetto informativo alla Consob. Da questo non si vuole trarre nessuna conclusione, probabilmente la crescita del numero di BCC si esaurir, o si invertir, come gi avviene a livello nazionale. Per diciamo che possiamo almeno convenire che, evidentemente, c voglia, c bisogno di banca locale nella societ, c voglia e bisogno, probabilmente, di Credito Cooperativo. Ed una voglia che lecito pensare nasca anche, derivi anche, sia anche alimentata, dalla sempre maggiore presenza del Credito Cooperativo nella societ. Possiamo quindi dire che arriviamo a questo domani anche pi presenti. Siamo pi presenti sul territorio abbiamo sentito dal Presidente Liberati dellaumento degli sportelli, continuo e costante siamo pi presenti sul mercato, siamo pi presenti nelle comunit. doveroso, per, riflettere anche criticamente su questi dati. Se ci pensiamo un attimo, nellarco degli ultimi cinque anni noi siamo cresciuti di oltre il 50% come sportelli e di oltre il 30% come soci. La quota di mercato relativamente pi bassa della media, ma perch operiamo in territori che sono particolarmente competitivi (abbiamo il Comune pi popoloso dItalia e la Regione dItalia, l Umbria, nella quale c la pi alta concentrazione di sportelli, il pi alto rapporto di sportelli bancari per abitante); comunque siamo cresciuti anche come quota di mercato, ma in misura ancor meno proporzionale, circa un 20%. Questo che cosa vuol dire? Che rispetto alla quota

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+ apprezzati

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teorica di mercato che sarebbe equivalente alla quota sportelli, che il 6,6%, adesso il gap si incrementato e la produttivit per sportello, misurata in termini di masse amministrate per singolo sportello, cresciuta s, ma non cresciuta in maniera cos significativa. Negli ultimi cinque anni abbiamo misurato un 2,3%. Questo ci chiede di fare delle riflessioni: probabilmente necessario che noi cominciamo a pensare ad uno sviluppo pi verticale rispetto ad uno sviluppo prevalentemente orizzontale: verticalizzare lo sviluppo, massimizzare i benefici e i ritorni per le Banche di Credito Cooperativo dellaccresciuta presenza territoriale, anche attraverso azioni di continua fidelizzazione della clientela, accrescendone lapprezzamento da parte di questultima e rafforzando un trend che sicuramente c stato negli ultimi anni. Questo rappresenta un altro punto, il terzo punto. Arriviamo al domani pi apprezzati. Siamo pi apprezzati come visibilit pubblica ma su questo sicuramente potr dirci molto di pi e molto di meglio il Presidente Azzi quindi non aggiungo altro. Ma siamo anche pi apprezzati come valore del marchio, la cosiddetta brand equity, che stata misurata di recente dallEurisko: passata dal 7,9 nel 2005 al 13,7 del 2009, in una scala da zero a cento. Sembrerebbero numeri bassissimi, per se andiamo a vedere che, per esempio, Unicredit ha il 5,4 e Intesa il 17,3, sono invece numeri assolutamente apprezzabili. Questo avrebbe poco valore, se non fosse trasferito nelle singole relazioni con la clientela. Allora importante capire per che cosa siamo veramente apprezzati. In questo senso, proprio luned scorso, sul mio tavolo sono arrivati i risultati di unanalisi di customer satisfaction realizzata da una nostra associata e li vorrei condividere con voi. ovvio che non sono dati assoluti, per credo che siano indicativi, perch coerenti con altre rilevazioni. Noi abbiamo, in generale, un ot-

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timo livello di soddisfazione generale degli utenti, un 7,9 su 10. Per questo forte apprezzamento che poi si traduce anche in una forte capacit di retention perch l85% dei clienti ci risceglierebbe sostenuto soprattutto dalla cortesia e dalla professionalit del personale. Se andiamo a vedere poi altri dati, lanalisi ci offre anche in questo caso spunti di possibile riflessione critica, perch non siamo proprio apprezzati su tutto nello stesso modo. Per esempio, il 71% degli intervistati non ci risceglierebbe sulla base delle condizioni economiche. E per quanto riguarda il peso del marchio nella scelta, vediamo che, pur essendo buono, inferiore a molti altri fattori, anzi forse il pi basso ed a livello del 41%. Non siamo quindi apprezzati allo stesso modo su tutto e nemmeno da tutti, direi, nello stesso modo. Diciamo che si riscontra una discesa dei livelli di apprezzamento, al crescere di quelli che sono i livelli di istruzione. Si nota anche che su determinati aspetti della relazione bancaria, in particolare quella che la multicanalit in primis lhome banking lutilizzo dei nostri servizi effettivamente ridotto, addirittura il 78% non utilizza lhome banking. Per da questo punto di vista interessante notare come il grado di utilizzo aumenti con il grado di istruzione e soprattutto il grado di utilizzo aumenti in relazione a quella che la clientela di pi recente acquisizione. Questo evidentemente ci d dei suggerimenti importanti su quelle che possono essere le caratteristiche della BCC del domani, per continuare ad essere apprezzati. Dobbiamo sforzarci, dunque, di elaborare un modello di business che tenga anche conto della multicanalit. In generale per, su questi aspetti, proporrei unulteriore riflessione: noi siamo abbiamo detto apprezzati fondamentalmente per la qualit del nostro personale, per il modo con cui il nostro personale si relaziona con la clientela, per quella

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+ solidi

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che la sua professionalit. Noi sappiamo che la professionalit un dato percepito: tendenzialmente io ritengo professionale chi ne sa pi di me. Da questo punto di vista in atto su istanza, in primis, della Banca dItalia, un percorso di educazione finanziaria della clientela. A questo percorso noi vogliamo partecipare, vogliamo essere protagonisti anche su questo fronte. Come Federazione, abbiamo avviato su questo un tavolo di lavoro, in collaborazione con lAssessorato al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio, il cui rappresentante, dott. Durigon, qui oggi presente tra noi e che saluto. Faremo lo stesso in Umbria e poi in Sardegna. Vogliamo sicuramente contribuire alla crescita delleducazione finanziaria nellambito della clientela, ma vogliamo anche continuare ad essere percepiti come professionali. Dobbiamo quindi necessariamente investire moltissimo su questo nostro punto di forza, sulla formazione del nostro personale. E su questo la Federazione non lesiner alcuno sforzo nel dare supporto alle Banche associate. necessario, ovviamente, avere su questi aspetti delle misurazioni scientifiche, come quelle che vi ho presentato, fare delle riflessioni su quella che la valorizzazione del marchio, tema sul quale probabilmente benvenuta una maggiore autoregolamentazione, in maniera tale che gli investimenti fatti a livello centrale poi non si disperdano a livello locale. necessario colmare il gap tecnologico, come abbiamo visto, su certi strumenti di multicanalit. Lapprezzamento da parte della clientela, quindi, costa e richiede investimenti; gli investimenti evidentemente richiedono solidit. Arriviamo allora ad un altro punto: siamo pi solidi? Noi possiamo intanto dire come BCC Federlus che siamo pi solidi della media. Il Tier 1 sulla base degli ultimi dati disponibili di giugno 2010 pari al 16,45%, contro il 14,2% del resto del si-

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stema Italia, per non parlare poi delle banche non di Credito Cooperativo che sono a livelli molto pi bassi. Il Total capital ratio al 17,87%. Il rapporto sofferenze/impieghi circa al 3,7%, mentre in generale intorno a noi tende a crescere. Abbiamo, credo, un buon equilibrio patrimoniale: c un rapporto impieghi/raccolta che stabile intorno al 70% e consente di dare sfogo alleccedenza di capitale disponibile che noi abbiamo, pari al 47% del patrimonio di vigilanza. Questi dati positivi sulla stabilit, rinvengono anche da decisioni che negli ultimi tempi sono state assunte nei nostri confronti, nel merito, da parte della Banca dItalia, perch negli ultimi tempi tutte le nostre banche che avevano un coefficiente di solvibilit anomalo, lo hanno visto ridotto, se non anche normalizzato e questo sicuramente un segnale positivo. Ma il tema talmente delicato che noi non possiamo non tenere conto anche di quelli che sono invece dati di segno opposto. In primo luogo, allinterno del nostro sistema c unaltissima differenziazione, i dati che abbiamo visto rischiano veramente di essere il pollo di Trilussa: il Tier 1 va dal 5,6% al 28,9% e il Total capital ratio oscilla dal 7,51% al 29,23%. Lincidenza del totale degli assorbimenti di secondo pilastro crescente, ed passata dal 15,6% del 2008 al 18,2% del 2009 e il tasso medio di crescita delle sofferenze sostenuto a settembre, anno su anno siamo sul 15,7%. Queste sono tematiche sulle quali la Federazione fortemente impegnata ed alle quali dedica la massima attenzione. Abbiamo avviato un programma che possiamo chiamare 13-13 con lobiettivo di portare nel 2013 tutte le BCC associate alla Federazione ad un Total capital ratio almeno del 13%, che fa scopa con quell8%, +2,5%, +2,5% che viene stabilito dalle normative di Basilea 3 a partire dal 2013 con un processo di adeguamento che terminer nel 2019. un lavoro

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che abbiamo gi cominciato a fare e che stiamo proseguendo, con il fondamentale supporto del Fondo di Garanzia dei Depositanti. Sempre con riferimento alla solidit: siamo stati, storicamente, portati a valutare la solidit da un punto di vista statico, come una misurazione statica. In realt oggi lICAAP docet viene sempre di pi valutata anche in chiave prospettica. Dunque, analizzando la situazione guardando al futuro, noi non possiamo che partire dalla considerazione che il nostro patrimonio, lelemento fondamentale della nostra solidit, costituito in prevalenza dalle riserve di utili e che quindi il buon funzionamento del ciclo della redditivit un fattore ineludibile per lo sviluppo e il mantenimento della solidit delle Banche di Credito Cooperativo. Da questo punto di vista sappiamo che negli ultimi due anni abbiamo sofferto; non abbiamo sofferto da soli, forse abbiamo anche sofferto un po meno degli altri, siamo riusciti a chiudere il 2009 con nessuna banca con un risultato di segno negativo. Ma le difficolt sono perdurate nel primo semestre 2010, in alcuni casi si sono anche accentuate: al 30 giugno 2010 qualche banca che ha un risultato netto negativo c. E vero che c una tendenza al miglioramento nella redditivit gi nel terzo trimestre e probabilmente le aspettative in questo senso sono anche per i trimestri a venire, tuttavia un fatto che continuiamo ad essere estremamente dipendenti dal margine di interesse. Non voglio neanche leggere i dati di tendenza sotto i nostri occhi: il calo della redditivit, laumento del Cost to income, etcetera Voglio solo trasmettervi il mio disagio: sappiamo quanta fatica costano i risultati in termini di redditivit e in questo periodo magari vediamo che vengono completamente mangiati, in alcuni casi, o comunque fortemente impattati dai risultati della gestione finanziaria, dallandamento dei titoli di Stato, che

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+ competitivi

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in questo periodo sono veramente sullottovolante, come a volte si dice. Ci dipende innanzitutto da alcuni aspetti normativi: dal fatto che il detenere titoli di Stato equivale sostanzialmente alloperativit con soci. Dobbiamo sforzarci di uscire da queste dinamiche, dobbiamo sterilizzare quelli che sono i risultati della gestione finanziaria sullandamento complessivo della banca. Quindi importante che si incrementi ancora di pi loperativit con soci, loperativit sul territorio. Ancora una volta verticalizzare lo sviluppo. Ma per essere scelti ovvio che non possiamo pensare di essere scelti perch siamo pi buoni dobbiamo imparare ad essere scelti perch siamo anche pi competitivi. Quindi un ulteriore +: siamo pi competitivi? Noi abbiamo un grandissimo punto di forza in questo momento, un vantaggio competitivo di base, che la nostra mission: il nostro modello di business stato apprezzato ed stato rilanciato nella crisi. Siamo per troppo vulnerabili, perch siamo troppo dipendenti come ricavi dal margine di interesse e i costi sono troppo rigidi. Lo scenario a venire lo sappiamo prevede laumento dei livelli di competitivit: i grandi gruppi bancari torneranno sul territorio, lo hanno ampiamente annunciato. C da dire che lo hanno annunciato da tempo, li aspettiamo ma si fanno vedere poco; per ci aspettiamo da loro ulteriori sforzi nel dare seguito a tutti i programmi e le strategie enunciate sul ritorno al territorio, sulla creazione di banche territoriali, etcetera, etcetera. Sar probabilmente una concorrenza mirata, sar probabilmente una concorrenza visto com andato il mercato negli ultimi anni che colpir proprio la nostra clientela elettiva, la clientela retail, sar anche una concorrenza mirata sulla raccolta, perch hanno bisogno di liquidit magari da convertire a patrimonio. Ci dobbiamo allora difendere, innanzitutto di-

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versificando le fonti di ricavo. Abbiamo visto che, tutto sommato, il margine commissionale ha ampie possibilit di essere incrementato rispetto al margine di interesse: pensiamo per esempio al discorso delle carte di debito e di credito, con nuovi prodotti quelle che si chiamano contactless, cash back, i programmi di fidelizzazione -tutte cose che molti stanno facendo, le stanno facendo anche le Poste, che in molti casi sono competitors importanti. E qui mi rivolgo ai colleghi presenti del Gruppo Bancario, il cui supporto ineludibile e deve farsi sentire maggiormente. C poi il discorso dellestero: sappiamo che quel poco di aumento del PIL che avremo nel 2011, sar comunque trainato dallesportazione, perch la domanda interna stagnante. Da questo punto di vista noi siamo in una situazione direi abbastanza positiva: da una rilevazione a luglio 2010 sulla variazione percentuale nellultimo anno dellexport delle nostre regioni, la Sardegna al primo posto italiano con il 66,41%, il Lazio con il +39,39% al terzo posto, lUmbria con il +22,61% al quinto posto. Quindi c possibilit per poterci dare da fare anche da questo punto di vista. Poi ci sono tutti quei prodotti che, tutto sommato, sono prodotti di missione, che connotano anche il nostro ruolo sul territorio: penso ai prodotti previdenziali e assicurativi, penso ai prodotti per i giovani. Altro tema fondamentale quello della raccolta, sul quale stiamo gi sentendo una forte pressione competitiva: dobbiamo necessariamente contenerne i costi. Come possiamo sostenere questo? Con la fiducia, perch se ci mettiamo a rincorrere la migliore offerta, credo che poi ne usciamo con le ossa rotte. Dobbiamo valorizzare il patrimonio di fiducia che abbiamo e il rapporto con il territorio e la base sociale. Da ultimo si direbbe last but not least evidente che in primis i ricavi devono essere effettivi,

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+ organizzati

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e quindi lattenzione alla qualit del credito evidentemente alla base di ogni possibile crescita futura. Sulla qualit del credito vorrei dire una cosa: il primo fattore di qualit la bassa concentrazione. Noi abbiamo una particolarit: siccome abbiamo un operativit vincolata su territori limitati, abbiamo un alto grado endemico di concentrazione territoriale. Dobbiamo quindi necessariamente sforzarci di tenere bassi tutti gli altri aspetti di concentrazione, quindi la concentrazione sui singoli imprenditori, la concentrazione sui settori produttivi. Questo, dal punto di vista dei ricavi. Dal punto di vista delle componenti negative di reddito, necessario evidentemente un maggiore governo dei costi. Ci deve avvenire su due piani: c un piano strategico e un piano gestionale. Il piano strategico quello che alimenta i costi sulla base degli investimenti, primi fra tutti, per esempio, lapertura di sportelli, ma anche le politiche di presenza sul territorio. un versante che pu consentire anche rapide correzioni, per non quantitativamente il pi significativo. Quello che assolutamente pi significativo il versante gestionale, sono i costi dellorganizzazione. una priorit assoluta, io credo, che noi dovremo riuscire a migliorare il funzionamento della nostra organizzazione. Quella funzione, che potremmo chiamare di governo operativo, se dovessi dire proprio la funzione core allinterno delle BCC nei prossimi anni. Bisogna organizzarsi meglio. Quindi adesso arriviamo al penultimo punto: siamo pi organizzati? Dal punto di vista della valutazione organizzativa, quello delle BCC, un mondo tutto particolare. Io non ho ancora visto due BCC organizzate allo stesso modo. Non esiste in realt un modello organizzativo per le Banche di Credito Cooperativo e forse non pu esistere. Per quello che deve esistere una filosofia organizzativa. Il principio base di questa filosofia organizzativa :

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una BCC tanto pi organizzata, quanto pi focalizzata sul core business; come corollario, di converso, vuol dire che una BCC tanto pi organizzata, quanto pi riesce ad esternalizzare tutte le attivit no core, non direttamente ascrivibili alla gestione del credito, alle attivit di intermediazione creditizia retail sul territorio. Da questo punto di vista possiamo dire come Federazione, senza timore di smentite, che abbiamo dato una mano in questi ultimi anni. Sono state messe a disposizione delle BCC delle societ che possono esternalizzare interi processi produttivi: c la CeSeCoop per il back office, c la Federlus Factoring per tutta la gestione del credito anomalo. Si sono messi a punto progetti di gestione delle risorse umane, non solo sulla formazione, ma anche sullo sviluppo delle competenze del personale e si sono implementate quelle attivit che io chiamerei di back office del governo, che si un processo che attiene assolutamente alla singola BCC, nel proprio spazio di autonomia, ma che prevede alcune attivit (come quelle sottese alla redazione del piano strategico, dei piani di sviluppo territoriale, le analisi territoriali e di mercato, la pianificazione quantitativa) che con lo sviluppo che c oggi nella raffinatezza di queste analisi possono ben essere svolte a livello centrale. un qualche cosa che stiamo facendo in maniera crescente. Ma soprattutto abbiamo dato una mano nel sistema dei controlli interni, con lesternalizzazione dellinternal auditing e della compliance, da parte di tutte le Banche di Credito Cooperativo sottoposte a vigilanza decentrata. Non solo: la compliance stata esternalizzata totalmente. Questo stato possibile, vorrei dire, grazie al sistema. Il miglioramento dellorganizzazione delle BCC non pu prescindere dal sistema al quale appartengono, a tutti i livelli: dal ruolo della Federazione nazionale, dal ruolo del gruppo bancario, dal ruolo delle alte

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strutture del movimento. Da questo punto di vista, non mi vergogno di dire che noi siamo stati una Federazione ortodossa: abbiamo valorizzato al meglio, credo, quelli che sono stati i progetti di categoria, prima sullinternal auditing, poi anche sulla compliance, cercando di portarli il pi possibile dentro le Banche di Credito Cooperativo, cercando di sgravare il pi possibile le Banche di Credito Cooperativo da tutti quei compiti, ripeto, che non sono strettamente attinenti al core business. Siamo stati forse pi realisti del re, ma ne abbiamo tratto un grandissimo beneficio, sia come Federazione, sia come singole Banche di Credito Cooperativo. una autoregolamentazione spontanea che ha dato frutti importanti. Su questo direi che abbiamo costruito quel ruolo che c stato indicato dal Presidente Azzi nella relazione allultima assemblea di Federcasse, il ruolo delle Federazioni locali orientato allautonomia responsabile, e per il quale sono state declinate le quattro qualit che devono avere le Federazioni autonomamente responsabili: autorevolezza, indipendenza, capacit di intervento, competenza tecnica. Sono qualit sulle quali noi abbiamo lavorato costantemente in questi anni con risultati concreti e tangibili. Per mi permetterei di aggiungere una quinta qualit, che per me la qualit delle qualit, che lefficienza. Dellefficienza si parla sempre molto, ma poi in realt non la si pratica sempre con lo stesso zelo con cui la si enuncia. Noi ci dobbiamo convincere che lefficienza oggi ancora pi importante, perch viviamo in un contesto di mercato che fondamentalmente deflattivo. Non escluso ovviamente che ci possano ancora essere crisi delle materie prime, crisi valutarie, bolle speculative; per tendenzialmente cos ormai da molti anni il costo dei beni e dei servizi tende a diminuire. In un sistema come il nostro, un sistema a rete, se si rilevano aumenti di costi che non sono

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+ uniti e coesi

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giustificati da un aumento di produttivit o da un aumento di qualit, da qualche parte della rete stessa, questi aumenti, si ribalta su tutte le altre componenti, con la differenza che mentre in un sistema tradizionale di tipo verticale abbastanza chiaro il meccanismo di ribaltamento dei costi, nel sistema a rete pi oscuro. In sintesi, credo che questo debba aumentare lattenzione che tutti noi dobbiamo avere, perch non avvengano da nessuna parte aumenti di costi che non siano strettamente necessari o giustificati. Da questo punto di vista mi fa sempre piacere dirlo e penso che nel prossimo Consiglio di Amministrazione sar ulteriormente sancito la Federazione questanno restituir ancora pi contributi dellanno scorso: ormai sono cinque anni che i contributi totali pagati dalle BCC Federlus, al netto di quelli rigirati alle altre entit del sistema, diminuiscono. Diminuiscono costantemente. Io credo che questo sia il segno dellefficienza e il risultato di una autoregolamentazione che c stata, come abbiamo detto prima, e che stata valorizzata come fattore di efficienza del sistema. Per chiudere, quindi, come arriviamo a questo domani? Io direi, in ultimo, che ci arriviamo pi uniti e pi coesi. Ci arriviamo pi convinti che il domani delle BCC, lo abbiamo sentito dal Presidente Liberati, non pu che essere un domani di sistema: perch il sistema possa esprimere in toto le proprie potenzialit, che sono enormi, necessario che si abbia il coraggio e la lungimiranza della autoregolamentazione, per alimentare quel circolo virtuoso che va dalla coesione alle regole, allunione. Lunione la forza sulla quale si pu poggiare lo sviluppo delle BCC. La forza dellunione stato lo slogan che noi abbiamo creato insieme sei anni fa, al quale credo che in questi sei anni abbiamo dato concretezza. Grazie a tutti.

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CRISI E RIFORME: CONSEGUENZE SULLE BANCHE

Giacomo Vaciago Ordinario di Politica Economica e Direttore dellIstituto di Economia e Finanza dellUniversit Cattolica di Milano

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C una grande incertezza sulle conseguenze della crisi (non ancora finita!) sulleconomia e sulle banche in Italia. Anche perch non sappiamo quando e come la crisi finir (molti non hanno neppure capito la natura di una crisi che non ha precedenti). Nei suoi primi quattro anni (dal 9 agosto 2007), la crisi ha avuto quattro successive dimensioni: la fine della bolla subprime; la bolla dei prezzi food and energy; la contrazione dellindustria mondiale; la crisi dellEuro. Di ciascuno di questi shocks noi non abbiamo avuto molta colpa; ma ne abbiamo comunque subto le conseguenze. Le due conseguenze pi gravi le abbiamo avute dalla contrazione dellindustria (post fallimento Lehman, IV2008 / I-2009) e dalla crisi dellEuro. Nel primo caso, abbiamo una perdita del 20% di produzione industriale; nel secondo caso, abbiamo un aumento di due punti del costo del debito pubblico (se diventa rischio-Paese, riguarder anche il costo del capitale privato). Per ambedue quei motivi, aumenta la rischiosit dellattivit anche delle nostre banche. Il dibattito internazionale (G-20) sulle riforme da realizzare riguarda temi che ci interessano solo in parte e indirettamente (too-big-to-fail; Volcker rule) nella misura in cui vogliono evitare il ripetersi di una crisi che stata molto dovuta ad azzardo morale (conviene assumere troppo rischio, quando c limplicita promessa di un salvataggio) ed a rischio sistemico (linterdipendenza tra intermediari rende pi fragile linsieme). Le ri-

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forme tardano ad essere realizzate; quindi nel frattempo leconomia resta in convalescenza e la struttura finanziaria resta molto fragile. La stessa politica di emergenza: grandissima liquidit e tassi molto bassi rischia di alimentare nuovi problemi (e comunque evita il peggio, ma non promuove il meglio). Ci si era illusi che il G-20 di Seoul desse lindice preciso delle riforme ancora da realizzare, e quindi anche il loro calendario e quello della exit strategy (ritorno alla normalit). La delusione riguarda proprio questa permanente incertezza. Per ora, lemergenza continua. Sappiamo per che alla fine il ritorno alla normalit richieder unattivit creditizia pi attenta alla qualit degli impieghi; con una maggiore dotazione di capitale; una minore leva finanziaria e trasformazione delle scadenze: il ritorno ad un sistema creditizio pi vicino alla nostra tradizione che a quella della finanza anglosassone, dominante fino al 2007. Non facile capire cosa stia succedendo, anche perch viviamo in un mondo completamente nuovo, che non ha precedenti. Se guardate un PC made in China, in realt fatto in 12 paesi, di cinese c solo il 6%, laltro 94% la Cina lo importa da altri 11 paesi. incredibile: se prendete una Aston Martin, supponendo che ve la possiate permettere, una mitica auto inglese, ma non mica vero: fatta in 6 paesi, il motore tedesco, e cos via. Cio, leconomia globale significa: nulla pi fatto in un solo paese. Non si pu pensare quindi che se c una crisi globale la cosa non ci riguardi perch non colpa nostra: questa la prima grave crisi di cui noi non abbiamo colpa, nel dopoguerra, ma la cosa non ci consola e non ci illude. Anche se non colpa nostra o del nostro governo, la crisi ci riguarda tutti lo stesso, perch non si riesce ad essere esenti da questa crisi. Daltra parte, crisi, se andate a vedere il vocabolario, una parola neutra, non vuol dire guai: in

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greco e in latino vuol dire semplicemente svolta, in latino discrimen. una svolta, cio la rottura di un vecchio mondo. Prima uno lo capisce e prima ha le opportunit, e non solo i costi, del cambiamento. Le crisi sono rotture di un vecchio mondo con uno nuovo che si apre. Per quello che abbiamo vissuto tutti noi la rottura il 9 agosto 2007. Da l iniziata questa traversata verso un nuovo mondo, con nuove regole e nuove politiche, visto che le precedenti non hanno funzionato. Ero a Londra laltro giorno: tutti corti sullEuropa. Dico: cos successo? Fino ad un anno fa andava tutto bene S, ma ci siamo accorti che cerano problemi che tenevate sotto il tappeto. Per 10 anni Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, si sono indebitati a tassi tedeschi: lo spread che pagavamo sul bond decennale tedesco era pochi decimi di punto. I mercati non si erano accorti: i mercati sono perfetti sempre dopo, mai prima. I mercati non si erano accorti che ci indebitavamo a tassi tedeschi per tirare a campare (noi italiani) o per speculare in edilizia e in prestiti balordi (quelli che facevano finta di essere americani cio gli irlandesi, i greci, gli spagnoli e i portoghesi). Si sono indebitati a tassi tedeschi, non per fare cose che contribuiscono alla crescita del paese, ma per inseguire bolle speculative e quantaltro. Un bel giorno i mercati si sono accorti che era una finta, questa che eravamo tutti tedeschi, e naturalmente hanno sbandato dalla parte opposta. Perch gli spread che oggi applicano a paesi come Grecia e Irlanda, sono da paesi che stanno per fallire. Attenzione: chi vede quei tassi dice questo il tasso che fai pagare a chi con molta probabilit non ti rimborsa. Bene, allora li abbiamo salvati o li abbiamo condannati? chiaro che in questo momento Grecia e Irlanda Spagna e Italia ovviamente non ancora stanno pagando i tassi del pre-default. Questo ci fa domandare: ma leuro che fine fa? A

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sentire la Merkel, come in America, non vietato che il Texas e la California abbiano debiti a tassi diversi, anzi bene che sia cos, perch cos ogni Stato si modera. Per in America alla fine Washington interviene, e i trasferimenti tra Stati ci sono, perch un paese unito. Invece leuro, come sappiamo, un miracolo della natura: quando nacque 15 anni fa, ad un seminario intelligente in Banca dItalia, un accademico americano dimostr che tutte le unioni monetarie incomplete sono fallite nella storia. Tutti i tentativi di mettere insieme solo la moneta e conservare autonomia e sovranit su bilancio pubblico e altre politiche, sono tutti falliti. In altre parole, sappiamo da sempre che leuro una costruzione dinamica, instabile, che o procede o arretra, non pu stare ferma in eterno: se ti indebiti a tassi tedeschi per sprecare quei soldi, prima o poi fallisci e il fallimento pu richiedere anche una svalutazione che leuro non consente; e quindi per definizione il dubbio se leuro proceda oppure no. Oggi la crisi non di alcuni paesi, la view a Londra : uno dopo laltro numerosi paesi falliscono e/o escono dalleuro, cio leuro non ha futuro se i governi non sono capaci di fare giochi cooperativi. I giochi cooperativi sono quei bellissimi giochi in cui 2 + 2 fa 5 e chi vince si divide solo il quinto punto, cio il risultato del gioco. Sono diversi dai giochi normali in cui 2 + 2 fa 4 e chi vince si prende quattro, cio porta a casa tutto. I giochi cooperativi sono pi belli perch creano valore aggiunto (non ho bisogno di dirlo ad una sala di cooperatori). Quello un gioco in cui conviene sempre giocare, ma presuppone che i due massimizzano la propria funzione di utilit tenendo conto dellutilit dellaltro: questo il bello del gioco cooperativo. Nei giochi normali 2 + 2 fa 4 e chi vince porta a casa quattro; dopo che giochi per un po con uno che vince sempre, saluti e te ne vai. Nel gioco cooperativo non ti conviene mai andare

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via, perch hai sempre la speranza di vincere e comunque non puoi perdere; per presuppone una capacit di cooperare che al momento in Europa non vedo da parte di nessuno. Anche perch per cooperare ci vogliono tanti, uno da solo non riesce a cooperare. Questo il messaggio finale. chiaro che siamo ben lontani dalluscita da questa crisi, che ha avuto, nei quattro anni in cui labbiamo vista, quattro shock che adesso ripassiamo. Lultimo, lattuale, questo delleuro, che potete chiamare shock del debito pubblico; ma non neanche solo del debito pubblico, perch in alcuni paesi il debito era pi privato che pubblico, ma quando troppo diventa pubblico per definizione ed comunque del paese, che sia privato o che sia pubblico (vedi Fig. 1).
Fig. 1

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uno shock non solo di debito, quello attuale, ed uno shock grave, perch mette in evidenza che si rinunciato a poter svalutare che serve in situazioni tragiche, come quella in cui si trovano Grecia e Irlanda e in cambio non si ha nessun aiuto dai compagni; quindi chiaramente ci si domanda cosa ci sto a fare in questo gioco?. Quando noi diciamo che il rischio che qualcuno esca, il rischio vero, fa parte delle alternative che ogni paese ha di fronte a s.

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Vediamo rapidamente le altre slides. Questa (vedi Fig. 2) la pi bella bolla speculativa della storia: avvenuta in un paese dove le aree edificabili procapite essendo infinite, i prezzi delle case non dovrebbero mai crescere pi del costo del lavoro; infatti, se guardate i prezzi delle case americane oggi e 10 anni fa, trovate un aumento in linea con laumento del costo del lavoro.
Fig. 2

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Per nel frattempo i prezzi delle case americane in termini reali, cio tolta linflazione al consumo, erano pi che raddoppiati e poi sono scesi in proporzione. Mentre i prezzi delle case salivano, tutti dicevano: una cosa fisiologica, normale, conviene comprare case. Una bolla speculativa razionale a certe condizioni. Anzitutto, perch nel sistema americano il creditore non pu inseguire il debitore che abbandona il mutuo, che non lo paga: quello restituisce le chiavi e se ne va. Non c ricorso ad altri beni del debitore. Quindi se pensi che i prezzi delle case saliranno molto, che ti serva o no quella casa, ti conviene comprarla: male che vada se poi non sei in grado di rimborsare il mutuo restituisci le chiavi della casa e saluti. Allora un mondo in cui il rischio tutto dalla parte del creditore, della banca? No neanche questo. Perch quella cartolarizza e colloca chiss dove, se non

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stupida. Quindi al debitore conviene, al creditore anche, perch i rischi li ha passati a chiss chi, e vi stupisce che ci sia stata una bolla cos? Con il senno di poi, ovviamente no. Ma doverano le banche centrali e i governi in quel periodo? Purtroppo quando i prezzi delle case aumentano, tutti fanno festa: cera euforia e quindi nessuno aveva il coraggio politico di sgonfiare la bolla prima che fosse troppo tardi. Prezzi delle case crescenti hanno significato per gli Stati Uniti 2 milioni di posti di lavoro creati nelledilizia: erano quelli che stavano uscendo dallindustria che se ne stava andando in Cina e quindi hanno avuto full employment, inflazione modesta, prezzi delle case alle stelle... evviva, tutti che fanno festa, anche politicamente, non solo alla Banca Centrale, che non ha avuto mai il coraggio di dire la verit e bucare la bolla prima dei massacri. Adesso abbiamo 2 milioni di americani disoccupati, non rioccupabili per anni - ex muratori, eccetera, ed abbiamo 2 milioni di famiglie ancora da buttare fuori da quelle case da cui non sono uscite. Non stupisce che i postumi di una sbornia di questo tipo poi frenino leconomia per anni. In questo momento il problema dellAmerica come il mal di testa che hai dopo che hai bevuto troppo a Capodanno: non sei allegro. Rioccupare questi disoccupati di lungo termine non una cosa banale, non basta aumentare un po la spesa pubblica perch 2 milioni di ex muratori trovino lavoro; e buttare fuori 2 milioni di famiglie non le rende propense a fare grandi spese alle prossime feste di Natale. Quindi leconomia americana si riprende, s, ma la ripresa pi debole del dopoguerra dopo una crisi che la pi grave del dopoguerra. Abbiamo avuto un secondo shock lanno dopo (vedi Fig. 3): il petrolio arriva a $ 143 al barile. Chi usciva dalledilizia, reinvestiva in materie prime, alimentari e petrolio. Vedete che bella bolla? Anchessa si sgonfiata. Attenzione, perch oggi i

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Fig. 3

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prezzi di petrolio e alimentari segnalano per che, in media, il futuro un mondo di scarsit di energia e di cibo. Se 6 miliardi di persone vogliono scaldarsi e alimentarsi come noi che stiamo nei paesi ricchi, il futuro fatto di prezzi dellenergia e degli alimentari crescenti. Questo lo dobbiamo sapere, non torneremo a fare i contadini, o comunque i contadini devono fare molte innovazioni perch bisogna aumentare le rese dei terreni e cos via. Per un anno di recessione o di ripresa molto modesta in Europa e negli Stati Uniti il petrolio a $ 85 e gli alimentari alle stelle, sono chiaramente un altro fattore che deprime un po la propensione alla spesa delle famiglie. Poi (vedi Fig. 4) questa la cosa pi bella della storia: non era mai successo, neanche negli anni 30, che allimprovviso la produzione industriale del mondo cadesse del 25% nel giro di pochi mesi. Fallisce la Lehman il 15 settembre 2008 e nelle settimane successive il mondo si ferma. Il mondo industriale: cosa centra Lehman con lindustria? Niente, Lehman una grande banca di investimento. Ma il concetto che se fallisce Lehman chiunque pu fallire, e quindi lindustriale accetta ordini da un cliente lontano per il quale lavora e al quale consegner e che lo pagher, se va tutto

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Fig. 4

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bene, tra sei mesi o un anno? Ovviamente no. Quindi non accetta quegli ordini. Se non accetta quegli ordini, lui canceller ordini che fa ad un altro. Attenzione, perch il mondo una rete di ordini ricevuti e fatti, perch nessuno pi produce il prodotto da solo, quindi nel giro di tre mesi la produzione industriale dellintero mondo si chiude come una fisarmonica: si svuotano i magazzini, cassa integrazione e cos via. Si dice sono i consumatori: ma i consumatori non hanno ridotto i consumi del 25%!! Daltra parte, se andate a vedere dove cade di pi la produzione industriale, vedete che cade tanto pi lontana dal consumo. In altre parole, cade lacciaio e la chimica del 50%, e acciaio chimica producono cose che mia moglie comprer fra due anni: quanto acciaio prodotto in quel giorno voi comprate nei negozi? Voi state ancora comprando acciaio prodotto due anni fa. Se crolla la domanda dei consumatori del 3%, la produzione si adegua per il 3% e l finisce; ma un crollo di questa dimensione un crollo interindustriale, cio lindustria che si chiude come una fisarmonica fermando gli investimenti, svuotando i magazzini e riducendo un po i consumi. Ma nellalimentare chiaramente i consumi calano del 2%. Il farmaceutico contro-ciclico: quando le cose

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vanno male i consumi di pillole crescono e quindi il farmaceutico guadagna nei momenti di crisi. Certamente questa contrazione pi grave di quella degli anni 30: allora lindustria non si chiuse cos in tre mesi!! Per i paesi industriali come lItalia una botta incredibile, spariscono le nostre esportazioni. Ma attenzione: essendo crollate le esportazioni di tutti i paesi del mondo, come dire che sono cadute le importazioni. il commercio internazionale che si chiude, si sono fermate le navi in mezzo ai mari. Andando a vedere da vicino (vedi Fig. 5) i due gruppi di paesi, emergenti e avanzati, scopriamo che per loro stata una pausa, ne sono gi fuori da un pezzo.
Fig. 5

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La ripresa stata rapida: la crisi non nasceva in Asia, in Cina, in Brasile; hanno anche loro avuto un calo temporaneo di produzione industriale, ma sono gi ripartiti ed hanno da mesi superato il massimo precedente. In Europa e Stati Uniti invece, lindustria fatica a ripartire. Noi siamo paesi industriali da uno o due secoli, quelli sono paesi che stanno diventando paesi industriali e sono un treno lanciato, come eravamo noi uno o due secoli fa; stanno ripercorrendo la nostra storia, stanno correndo per raggiungerci, si stanno industrializ-

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zando adesso. Sono milioni di contadini che vanno a fare gli operai; noi abbiamo finito di svuotare le campagne. Il grande punto interrogativo che dovremo discutere ma non stiamo discutendo di problemi seri nel paese; stiamo discutendo dellombelico della politica e non dei problemi seri : noi vogliamo restare un paese industriale o no? Io spero di s, perch lindustria modernit. LInghilterra e lAmerica hanno risolto il problema, decidendo che basta la finanza, il cervello, le Universit, linnovazione, eccetera, per continuare a contare nel mondo. Io vorrei sapere se, visto che la Germania ha deciso che vuole restare un grande paese industriale e che ha fatto tutte le cose giuste in questi anni per rimanere un grande paese industriale, a me piacerebbe che in questo paese, semmai ci distraiamo occupandoci per una volta di cose serie, che discutessimo se vogliamo restare come siamo tuttora, in sofferenza, ma siamo tuttora un grande paese industriale. Perch dico che importante? Perch da due secoli abbiamo capito che la modernit in cui viviamo lindustria, perch lindustria, dei tre settori lunico che quando c un problema fa ricerca indotta dalla concorrenza e dai prezzi che riflettono le scarsit relative, per superare i nodi che sono emersi. La tecnologia endogena e risolve di volta in volta i problemi che lo sviluppo pone. Questo succede solo nellindustria ed per questo che solo i paesi industriali sono paesi moderni, dove quando hai un problema hai anche la capacit tecnologica per risolverlo. Certo, devi fare ricerca e sviluppo, devi avere cervelli che lavorano sui problemi dellindustria e dovresti anche avere un governo di destra o di sinistra, non lo so che fa politiche che tengono conto di ci di cui lindustria ha bisogno. Il caso tedesco emblematico: le riforme le inizia Schroeder centrosinistra e le prosegue la Merkel di centrodestra, senza neanche una differenza: cio

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non ci siamo mai accorti di chi cera al governo a Berlino, se era il centrosinistra o la destra. Le riforme dei due sono di tipo meritocratico. La Merkel arriva al governo e aumenta di tre punti lIva, dal 16 al 19%, anche per finanziare la ristrutturazione dellindustria. Se andate a vedere la struttura della ricerca e sviluppo, trovate che la Germania ha da sempre, ma le ha potenziate molto, 80 MaxPlanck-Institut che sono fondazioni che fanno ricerche, i cui risultati sono gratuitamente trasferiti allindustria. Hanno adottato linglese e danno ricche borse di studio per avere i migliori del mondo, a studiare per lindustria tedesca in Germania. Noi avevamo una grande struttura, che era il Consiglio Nazionale delle Ricerche, peccato che non abbiamo fatto cose analoghe. Qui c un problema, come ovvio: il futuro del paese. La nostra ripresa (vedi Fig. 6) si gi fermata a settembre: dicono in Confindustria che a ottobre-novembre probabilmente recuperiamo; comunque la pi debole del dopoguerra.
Fig. 6

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una ripresina fragile, debole. Potete calcolare che, se anche tutto andasse bene, nel 2015 torniamo dove gi eravamo; la Germania ci sta andando nel 2011, lAsia ha gi superato il precedente massimo. Se estrapolate questo grafico della pro-

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duzione industriale italiana (lultimo dato a settembre stato per cattivo; ma ignoriamo settembre, assumendo che ottobre e novembre compensino ci, come sembra dalle attuali stime) e tirate una riga dritta cosa che non dovreste fare, perch di solito nel primo anno la ripresa pi rapida degli anni successivi ma anche se siete incredibilmente ottimisti, ritornate solo nel 2015 dove gi siamo stati. Il che vuol dire che molti dei cassaintegrati speciali che sono in giro, non ritornano al lavoro, nel 2015. La cassa integrazione il miglior sistema quando hai un ciclo economico: lacqua del mare, come scende sempre risale. Il ciclo economico come le onde del mare, scende e risale: aspetti e la ripresa ti tocca. Ma le crisi non sono cos: nelle crisi se fai investimenti e ricerca, ti rimbocchi le maniche e costruisci il tuo futuro, il futuro ce lhai; se aspetti la ripresa dopo una svolta di questo tipo, la ripresa non ce lavrai, semplicemente altri riprendono e tu no. Questi altri possono essere lItalia e ce n gi molti che vanno bene, ovviamente. Qual la regola? Hanno capito il nuovo mondo, hanno fatto investimenti, hanno cambiato i prodotti e trafficano con il mondo. Lidentikit della buona azienda che cresce ovunque, a volte anche in Italia. Ma anche qui non vi dico nulla che non sappiate gi. Il problema quello italiano tipico della filiera delle piccole aziende. In proposito la covarianza ciclica impressionante, il decoupling dagli Stati Uniti non ha funzionato, gli Stati Uniti sono ancora il nostro motore. Cos non ha funzionato, che la nostra speranza vera per il 2011, non c alcun decoupling tra lItalia e la zona euro, cio la Germania. La Germania partita con esportazioni molto forti, ma in questi mesi stanno cominciando a ripartire i consumi, cio la domanda interna. Perch anche i tedeschi hanno tirato la cinghia per anni, ma non che hanno una propensione masochistica a farsi del male. Anche la Mer-

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kel ogni tanto ha delle elezioni cui presentarsi. Quindi lunica nota di ottimismo sul 2011 che finalmente la macchina tedesca torna ad aumentare le sue importazioni e a fare la nostra locomotiva, perch noi avevamo fatto leuro contando che la locomotiva stava l e lintegrazione procedeva. Quindi questa la buona notizia: la Germania sta ripartendo, anche come domanda interna. Torniamo allora a ragionare sui problemi importanti. Vi suggerisco di leggere alcune pagine del Bollettino Economico della Banca dItalia, il numero 62 che uscito a fine ottobre 2010, dove da pagina 16 a pagina 21 vi prospetta come verr riorganizzata la regolamentazione delle banche con laccordo preso a Seoul. Primo problema: quanto gi stato deciso e quanto deve essere ancora deciso sul piano della riforma della regolamentazione. Se guardate queste pagine della Banca dItalia, chiaro che il disegno generale gi deciso ed anche i tempi della sua applicazione. Uno dei motivi per i quali nel frattempo la situazione rimane fuori controllo, come vedete da come si muovono i mercati, proprio dovuto al fatto che ci sono tempi lunghi di adozione di queste nuove regole, chiamiamole Basilea 3 per intenderci. Diciamo che correggere i difetti del sistema di avere esagerato con leve finanziarie assurde, avere trasformato troppo le scadenze ed aver fatto tutto ci con poco capitale che sono poi i problemi alla base del fallimento di molte banche questi interventi che vengono preordinati e gi decisi, entreranno gradualmente in attuazione nel periodo 2013-2017. Questo da un lato. Sul piano della revisione delle autorit, da gennaio nascono nuove autorit europee, che sono rispettivamente un organo dedicato alla stabilit finanziaria che sta a Francoforte, vicino alla BCE, integrato ed in parte funzionalmente con essa, e poi tre organi sparpagliati in Europa uno sta a Londra, uno sta a Parigi e uno sta da unaltra parte che sono i 27 regolatori nazio-

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nali per i tre campi della vigilanza bancaria, della vigilanza assicurativa e della vigilanza sui mercati. Le 27 Consob, le 27 Banche Centrali e le 27 Isvap, per intenderci. Questi organi europei dovranno coordinarsi con un processo faticosissimo, per idealmente dovremmo nel tempo avere una capacit di armonizzazione delle legislazioni nazionali, in modo che dal basso dovremmo riuscire a centralizzare. Allinizio coordinamento tra 27 organi sovrani le 27 Consob e gradualmente, a forza di armonizzare le legislazioni, in n anni che non so definire quanti saranno avremo forse la Consob europea, lIsvap europeo e cos via. Nel frattempo, i due nodi teorico-politici pi rilevanti che vi sottopongo per memoria, sono i seguenti: il governatore della Bank of England, un accademico prestato alla Banca Centrale da molti anni, che ha vissuto tutta questa esperienza e che ne un po la coscienza critica, non manca occasione per ribadire che le banche too big too fail vanno fatte a pezzi prima e non dopo il fallimento, cio non devono esistere. un po dogmatico su questa cosa, per lo continua a dire ed a scrivere: se too big too fail lazzardo morale che c dentro del tipo: posso correre qualunque rischio, tanto mi salveranno. Pensate alle banche irlandesi: sono cresciute con una dimensione incomparabile rispetto alla base territoriale, cio facevano tutto meno che occuparsi delle imprese irlandesi; per crescere cos tanto chiaro che stavano prestando soldi al mondo e non alle aziende locali. Queste banche sono talmente cresciute, con un attivo che era la met del PIL irlandese, che poi il governo irlandese due anni fa ha dovuto dargli un salvacondotto: vi salveremo sicuramente. Quindi diventato rischio-paese ci che era rischio-bancario e alla fine qualcuno ha fatto saltare il governo irlandese, che ovviamente si dimesso ed andato a casa. Questo errore di dare salvacondotti a banche troppo grosse, non il vostro problema, ma voi su-

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bite comunque indirettamente le conseguenze di una situazione in cui alla fine, se rischio-paese, il rischio di tutti. Anche la banca piccola e sana in Irlanda, se per sbaglio fosse rimasta, soffre di immagine e di sostanza moltissimo, dopo un episodio come questo. Allora il too big too fail rimane un enorme punto interrogativo. Al momento le too big too fail sono state salvate, cio sono banche quasi pubbliche, c dentro il governo come azionista, a Londra come a New York. Come ne usciamo? Facendole a pezzi e rimettendole sul mercato, o no? Laltro grande quesito, che rimane irrisolto, se torniamo a ci che avevamo imparato negli anni 30, cio che la cosa pericolosa non il banchiere quando fa fidi, ma quando la mattina fa fidi e il pomeriggio prende posizioni sui mercati. Quindi gioca sui due tavoli del credito allimpresa che conosco e del mercato su cui uso altre informazioni, per prendere posizioni speculative. Nella letteratura questa il Glass-Steagall, la legge che negli anni 30 separ la Banca di Credito Commerciale, la normale banca come voi, da chi prende posizioni sui mercati, si chiami Lehman, Goldman Sachs o altri bei nomi che prendono posizioni speculative. Lidea del Glass-Steagall stata per abolita in tutto il mondo, cio noi siamo tornati negli anni 90 a rimettere sotto lo stesso tetto con muraglie cinesi sottilissime e perforabili il direttore di filiale che d credito allimpresa, di cui ben conosce pregi e difetti ed in grado di valutare quel credito per la probabilit che ha di portarlo a casa, e i ragazzotti di trentanni che hanno voglia di avere la Porsche a Natale. Per inciso, mi dicevano che le vendite di Porsche negli ultimi mesi a Londra sono tornate a crescere alla grande, perch i bonus arrivano quando si fanno speculazioni e si fanno soldi. Tutti questi giovanotti stanno speculando, sparando sui polli che passano e portandoli a casa per le loro banche, facendo profitti enormi, giocando sulle

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debolezze reciproche dei vari paesi e cos via, ed il gioco di questa speculazione. Lideale di questi tempi che voi andate lunghi su materie prime oro petrolio, eccetera e corti sui debiti sovrani avendo cos una posizione complessiva equilibrata: potete solo vincere da ambedue le parti. Il mondo va bene e quindi fate i soldi sulle speculazioni, lunghi su materie prime, energia ecc., e dallaltra parte i governi europei non fanno squadra e quindi si specula a ribasso sulleuro. Allora il problema, di nuovo, che nessuna banca fallita in questi anni perch non sapeva fare il suo mestiere. Avr avuto pi o meno sofferenze, avr avuto pi o meno ricavi, ma il banchiere che sia banchiere vero non ha perso, in questo caos degli ultimi anni. Quello che stato pericoloso e che rimane il problema teorico, pratico e politico da risolvere, fare finanza e contemporaneamente nello stesso edificio valutare laffidabilit di unimpresa cui far credito, tenendo sui tuoi libri quel credito e quindi facendolo col buon senso e non solo per far soldi da tutte le parti. Questo mestiere bene che rimanga come dopo il 99? Formalmente il Glass-Steagall fu abolito in America nel 99, ma gi negli anni precedenti si davano eccezioni. Quindi diciamo che tutta la bolla anni 90 e successivi, da post Glass-Steagall, da grandi intermediari che fanno tutto: quello che sanno fare bene lo continuano a fare, ma poi falliscono se dallaltra parte hanno preso posizioni speculative. Se falliscono vengono salvati e quindi conviene sempre osare molto. chiaro che questo problema va ridiscusso. Purtroppo, come dicevo, da noi la politica non si occupa dei problemi del paese, ma di se stessa ed quindi difficile discutere di queste cose perch non hai interlocutori. chiaro che dovremo tornare a decidere quale sia il desiderabile futuro: restiamo un paese industriale; la nostra forza sono le nostre aziende; e il credito a quella crescita che deve servire? Spero che la risposta sia positiva.

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Salvatore Maccarone Presidente di Banca Fideuram e di Sef Consulting

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Buongiorno a tutti, questo nostro Convegno, del tutto opportunamente in questo momento storico, ci prospetta il tema dellautoregolamentazione. Lautoregolamentazione si contrappone alleteroregolamentazione, vale a dire alla predisposizione di regole e norme da parte di soggetti diversi da quelli destinati ad applicarle. I soggetti e le fonti della normazione sono tanto numerosi da dar luogo ad una vera e propria alluvione normativa: abbiamo la fonte comunitaria, che alla base di circa l80% delle nostre leggi, molto spesso portatrici di principi difficili da inserire nei vari ordinamenti. Il nostro, in particolare, ha sofferto dalla importazione di norme, scritte con criteri, anche dal punto di vista tecnico, diversi da quelli propri delle grandi legislazioni continentali come la nostra, quella francese o quella tedesca. Si tratta quasi sempre di norme sostanzialmente di disciplina, con uno scarso impianto di tipo sistematico, difficili da collocare e dunque da interpretare nel quadro del resto dellordinamento. Abbiamo poi la normativa primaria, quella elaborata dal Parlamento, dalle strutture deputate del nostro sistema ad emanare norme di legge in senso sostanziale. Abbiamo la disciplina di tipo regolamentare, di secondo grado, che integra la disciplina primaria e che estremamente importante, alla base della

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quale, peraltro, vi un disegno che non sempre coerente e che genera, anchesso, difficolt di applicazione, non solo in chi destinatario delle regole, ma anche in chi cerca anche solo di capirle ed interpretarle. Si verificano anche spesso, e questo accaduto recentemente, sovrapposizioni di competenze tra le varie Autorit, con creazione anche di conflitti o di concorrenza tra di esse. Un esempio tipico delle difficolt di gestione dellapparato normativo rappresentato proprio dal Testo Unico Bancario, che il complesso di norme al quale pi spesso facciamo riferimento nel nostro lavoro: la Banca dItalia ha compiuto uno sforzo encomiabile nel pubblicare nel suo sito cosa di un paio di settimane fa un Testo Unico Bancario aggiornato ad agosto 2010, ma anche questo testo, pur cos recente, non pi buono, perch dopo quella data ad esso sono state apportate nuove modifiche, anche molto importanti. Credo non esista oggi una fonte ufficiale in grado di fornire a chi deve applicarlo un Testo Unico Bancario coordinato e quindi completo in tutte le sue modifiche, al quale affidarsi, con la fiducia che sia quello attualmente in vigore . Siamo dunque di fronte al rischio reale e concreto delleccesso di regole, anche se paradossalmente, in occasione della crisi che ha investito il sistema finanziario mondale, da parte di molti si affermato il bisogno di nuove regole; sono un giurista e non un economista, ma ho la certezza che le regole vi fossero e che fossero anzi anche troppe, ma che esse non sono state applicate correttamente. Gli ordinamenti sovraccarichi di regole sono socialmente costosi, sono inefficienti e credo che questo sentimento sia condiviso da molti ed anche dalle Autorit che vigilano sul nostro sistema. Anche il Presidente f.f. della Consob, qualche giorno

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fa a Milano, nel corso di un convegno sulla finanza comportamentale, ha sottolineato la gravit dei difetti della disciplina del mercato mobiliare, pur cos innovativa. Le Autorit stanno cercando ed effettivamente fanno questo con impegno e con grande consapevolezza istituzionale del loro ruolo di promuovere sempre pi il sistema della consultazione, in maniera da raccogliere le indicazioni che provengono dai destinatari delle regole e pi in generale dai portatori di interesse. Il punto, tuttavia, che il costo della regolazione per il sistema bancario comunque elevatissimo e lo e ancor pi per le banche pi piccole, destinatarie delle stesse regole delle banche pi grandi, ma che non hanno strutture comparabili, con la conseguenza che per esse il peso delle norme e della loro inosservanza spesso insopportabile. Occorrerebbe una maggiore attenzione al criterio della proporzionalit, che dovrebbe animare sia lapplicazione delle norme, sia la loro stessa graduazione precettiva. Vi poi in altro tema, legato al fatto che la maggior parte delle regole riguarda il mercato retail, quello che pi prossimo allattivit delle banche di credito cooperativo: in questo mercato, lazione di tutela dei consumatori molto forte, generando forti costi di compliance da parte degli intermediari, che non sono assorbiti per effetto della polverizzazione delle operazioni e quindi da costi di distribuzione tendenzialmente elevati. Tra laltro, i costi che questo sistema genera non sono sempre proporzionali alle reali esigenze di tutela che quelle norme dovrebbero soddisfare; vi sono spesso anche ragioni di vantaggio politico, political gains, che sono alla base di alcune norme e che producono un impatto molto favorevole per chi le propone, ma che sono fonte di costi no-

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tevoli e talvolta del tutto inutili per le banche, soprattutto per quelle piccole. Vi sono ancora i vari strumenti a presidio della fase di contraddittorio, di litigation, che sono stati costituiti presso la Banca dItalia, lAutorit Garante e la Consob. Sul piano generale, comunque, a me pare che la consapevolezza che sembra emergere, e che credo sia anche favorita dalle Autorit, sia quella della opportunit di promuovere processi di autoregolamentazione, una regolamentazione promossa dagli stessi utenti delle regole. Per il credito cooperativo questo approccio mi pare assolutamente consigliabile, o comunque dovrebbe essere favorito, proprio perch il credito cooperativo ha una posizione allinterno dellordinamento giuridico generale, ma in quello del credito in particolare, diversa dalle altre banche, per effetti del legame con il territorio, di cui tante volte parliamo e sentiamo parlare, che non semplicemente unattitudine funzionale, ma un elemento strutturale e quindi giuridico delle banche di credito cooperativo. Esse sono disciplinate in un certo modo, perch sono legate al territorio ove operano. Allora, se, come sono convinto, il ricorso allautoregolamentazione sia opportuno, essa pu applicare a tre livelli diversi della vita del sistema del credito cooperativo: a livello di sistema nel suo complesso, a livello societario cio delle singole Banche di Credito Cooperativo come societ e a livello dellattivit dimpresa delle banche. Le banche di credito cooperativo a livello di sistema Come ho appena detto, hanno un ruolo e un posto particolare nel nostro ordinamento, perch il

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loro legame con il territorio, e quindi anche la potenziale limitatezza della loro capacit di espansione, necessariamente richiede la presenza di strutture di sistema. Sono strutture che integrano la capacit delle banche e creano la rete, di cui tante volte avete sentito parlare, e che indispensabile perch le banche di credito cooperativo possano svolgere la funzione che a loro assegnata. Questa rete si manifesta a vari livelli, attraverso le Federazioni regionali, in primo luogo, e le strutture centrali, sia imprenditoriali che istituzionali. I fondi di garanzia sono la manifestazione normativa di questa diversit, di assetto, di queste esigenze particolari della categoria, perch, come sapete, essi sono fondi diversi da quelli del resto del sistema. Il resto del sistema ne ha uno soltanto, per legge obbligatorio, mentre il credito cooperativo ne ha gi due e ne sta studiando un terzo, fondamentale, che probabilmente assorbir uno dei due e che avr una rilevanza straordinaria: il Fondo di Garanzia Istituzionale, di cui credo parler il Presidente Azzi. Il FGI uno strumento di garanzia della solidit del sistema e fa applicazione proprio dei principi della mutualit: la capacit dellinsieme di sostenere le singole parti del sistema. Se le caratteristiche del credito cooperativo sono quelle che ho sommariamente indicato, esse devono anche indurre a valutazioni e i giudizi diversi rispetto a quelli che si riferiscono alle altre banche. Credo, in particolare, che le iniziative di autoregolamentazione del credito cooperativo debbano essere valutate in modo diverso da quello in cui si valuterebbero le analoghe iniziative di altre categorie di intermediari e questo non perch si richiede un trattamento di favore, ma perch esiste una scelta ordinamentale a monte.

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Le banche di credito cooperativo sono disciplinate dal nostro sistema in un modo diverso da quello delle altre banche e se non si creasse una corrispondente distinzione sul piano dellinterpretazione e dellapplicazione delle regole, si creerebbe allora una situazione di contrasto con lordinamento primario. Le Federazioni regionali, in particolare, hanno un ruolo essenziale nellassistenza e nella integrazione della capacit di impresa delle singole banche di credito cooperativo; ricordava Paolo Grignaschi quanto viene fatto in sede di Federazione con lesternalizzazione di funzioni essenziali, come quelle dei controlli interni, audit e compliance. Il contributo delle Federazioni un contributo che deve essere salvaguardato, perch altrimenti le banche di credito cooperativo che vi appartengono non riuscirebbero a svolgere la loro funzione. Lo ricordava lamico Francesco Liberati, che pure al timone della pi grande banca di credito cooperativo, e diceva lui stesso senza laccompagnamento del sistema noi faremmo meno. Un settore, in particolare, nel quale a mio parere le Federazioni dovrebbero poter esercitare la loro capacit di assistenza e di consiglio delle banche di credito cooperativo, anche quello dellaiuto delle singole banche appartenenti nelle loro scelte di insediamento territoriale. Le Federazioni hanno una visione complessiva e approfondita del territorio e potrebbero essere di grande ausilio per evitare scelte di espansione non sufficientemente meditate e talvolta fonte di danno. Lautoregolamentazione a livello di organizzazione di governo Anche a questo le banche di credito cooperativo stanno lavorando. Gli organi di categoria hanno re-

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datto, ed hanno poi approvato per proporre alle singole BCC, lo Statuto tipo. Si tratta di un esercizio importante che anchesso manifestazione della diversit del sistema del credito cooperativo; il procedimento autorizzativo previsto dal Testo Unico Bancario , come sapete, facilitato se gli statuti delle singole banche sono conformi al modello elaborato dalle strutture di categoria ed approvato dalla Banca dItalia. La elaborazione di un nuovo statuto si resa necessario per soddisfare esigenze normative nuove, ma anche per ammodernare il sistema di governo e rendere i processi decisionali pi efficienti. Occorre tuttavia un avvertimento: le banche di credito cooperativo impegnate in questo lavoro non possono e non devono essere destinatarie di obblighi pi severi o di limitazioni ulteriori rispetto a quelli delle altre banche. Se questo accadesse, si verrebbe a creare un handicap concorrenziale del tutto inaccettabile e completamente ingiustificato. Le banche di credito cooperativo, sul piano della loro organizzazione, sono banche come le altre: sono societ cooperative allo stesso modo delle banche popolari e non possono essere ridotte nella disciplina a soggetti di secondo grado, attraverso limitazioni che altri invece non sopportano. Si squilibrerebbe oggettivamente il sistema. Pertanto, nel momento in cui lesame di merito di queste proposte sar fatto, auspicabile che chi avr il compito di verificarle tenga anche conto del fatto che eventuali discriminazioni non sarebbero in alcun modo giustificate. Quali sono i temi del rinnovamento statutario? Mi limito semplicemente a ricordarne alcuni: la disciplina del recesso e dellesclusione, in funzione anche della computabilit delle azioni emesse dalla banche di credito cooperativo nel patrimonio; il ricambio nella composizione del consiglio

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di amministrazione; la riduzione del rischio di conflitto di interessi; il fido massimo concedibile e cos via. Anche sulla base dellesperienza applicativa dellattuale statuto tipo. Lautoregolamentazione nellattivit di impresa In questo campo le esigenze del credito cooperativo sono pi simili a quelle del resto del sistema. Lautoregolamentazione dellattivit unesigenza che tutto il sistema bancario avverte, nellinteresse del quale lABI ha assunto varie iniziative in questo settore. Per le banche di credito cooperativo esiste anche qui una qualificazione propria in termini di opportunit ulteriore, perch essendo mediamente banche piccole, esse soffrono il peso di alcune norme che riguardano la loro attivit in maniera superiore a quella delle altre banche. In questo campo, stiamo tra laltro assistendo ad un fenomeno particolare, non del tutto positivo, vale a dire lintervento normativo sui contratti. Fino ad un certo momento della nostra storia, le norme, primarie e secondarie, hanno disciplinato la trasparenza e le modalit di redazione e conclusione dei contratti, ma non erano mai arrivate al punto di interessare il contenuto dei contratti. Questo invece accaduto con le ultime norme, ed accaduto anche in modo pesante: un decreto legislativo di questanno, che ha dato attuazione ad una direttiva in materia di contratti di credito al consumo, ha introdotto un principio assolutamente nuovo nellassetto dei poteri e della vigilanza, attribuendo alla Banca dItalia nellambito delle le finalit generali della vigilanza, indicate dallart. 5 del Testo Unico Bancario anche la trasparenza e la correttezza dei rapporti con la clientela.

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Questa novit genera immediatamente la necessit della verifica dei confini tra le nuove competenze della Banca dItalia e lattivit e il ruolo dellAutorit Garante. Una disposizione, in particolare, mi ha molto colpito, sembrandomi difficilmente giustificabile; mi riferisco al potere attribuito alla Banca dItalia il potere di ordinare agli intermediari la restituzione di somme indebitamente percepite, sostituendosi cos allesercizio di un diritto spettante allaltro contraente. Si tratta probabilmente come gi accaduto in altri settori dellattivit bancaria di una reazione dellordinamento, a fronte di eccessi che la storia oggettivamente ha mostrato. In effetti, il momento negoziale, quello vero di trattativa, nella conclusione dei contratti bancari (ma per vero anche in altri settori della contrattazione di massa), non probabilmente mai esistito. Nei tempi oscuri in cui le banche redigevano con grande libert i contratti da far accettare e concludere ai loro clienti, il potere negoziale era oggettivamente nelle mani dellindustria bancaria. Successivamente, quando la giurisprudenza ha cominciato ad affermare lillegittimit di alcune previsioni contrattuali, si sono poste le basi per un altro e opposto fenomeno: vale a dire il passaggio del potere negoziale passato allo Stato, che lo ha tolto ad entrambi, sia alle banche che ai loro clienti. Oggi la stessa la legge che in molte occasioni indica quale debba essere il contenuto dei contratti. In tutto ci si inserisce un altro elemento che fonte di preoccupazione e che va anchesso attentamente valutato, quello cio del rischio di un eccesso di informazioni nei confronti del mercato. Linformazione in eccesso non ha nessuna capacit informativa, perch linformazione utile si disperde

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in una grande quantit di informazioni inutili o addirittura fuorvianti. Ricordo, ad esempio, la disciplina della MiFID che ha creato una non piccola dose di sconcerto; come sapete che la MiFID ha disciplinato ex novo il mercato mobiliare ed i servizi di investimento, disponendo spesso lobbligo di adempimenti che i soggetti che ne sono destinatari non capiscono e che gli intermediari che li realizzano interpretano fondamentalmente come una formalit, come un adempimento di tipo liberatorio. A me pare, ma per la verit anche a molti altri, che sia necessaria una semplificazione drastica del sistema. La Banca dItalia, dal canto proprio, nelle norme e disposizioni in materia di trasparenza ha dato indicazioni concrete ed autorevoli su questo punto. Linformazione perch sia utile deve essere compresa, non pu essere un messaggio, magari tecnicamente perfetto, ma incomprensibile per la capacit che ha il suo destinatario di valutarlo dal punto di vista del suo contenuto. Vi sono state iniziative diverse di concertazione tra il settore bancario e le Autorit, con grande apertura da parte di tutti e con fortune alterne, come bel caso del Consorzio Patti Chiari, che tuttavia, anche di concerto con lAutorit Garante ha prodotto alcune misure che si muovono efficacemente in questa direzione. Se questo processo si semplificazione si riuscisse a portarlo avanti in maniera appropriata, credo che realizzerebbe veramente un risultato apprezzabile, secondo la tecnica di un processo di regolazione proveniente dal basso. Le categorie ed i portatori di interessi, come debitori di informazioni o di disciplina, e i destinatari della disciplina, si confrontano e fanno i conti tra di loro: oggi i consumatori si sono dotati di un sistema rappresen-

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tativo assolutamente efficiente e quindi se si confrontassero, come stanno facendo, nella fase del processo normativo con le altre parti e poi proponessero congiuntamente alle Autorit i principi che sono dal loro comune punto di vista soddisfano le esigenze delluno e dellaltro, io credo che potrebbe arrivarsi ad un sistema di autoregolamentazione effettivamente efficiente, con vantaggio per tutti i soggetti dellordinamento, quale che sia la loro posizione. Vi ringrazio.

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Antonio Catrical Presidente dellAutorit Garante della Concorrenza e del Mercato

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Vorrei ringraziare il Presidente Liberati per avermi dato lopportunit di esprimere il punto di vista dellAntitrust sullautoregolamentazione. Per, prima di rispondere alla domanda della direttrice Angela Maria Scullica, vorrei fare alcune considerazioni in merito ad alcune idee che mi sono state suggerite dalla bella lezione del prof. Vaciago e dalla relazione del prof. Maccarone. In realt molte delle cose che dice il prof. Vaciago dipendono dal contesto in cui le nostre aziende manifatturiere si troveranno ad operare. chiaro che la scelta industriale italiana deve avere una serie di conseguenze, non solo sullo stretto terreno industriale: se noi siamo la seconda potenza industriale dEuropa, per mantenere questa posizione al seguito della Germania dobbiamo predisporre un habitat nel quale sia consentito alle nostre fabbriche di prodotti manifatturieri di avere competitivit rispetto alle concorrenti dei paesi vicini. Questo significa un sistema concorrenziale adeguato allinterno per quanto riguarda lenergia e per quanto riguarda i servizi di cui lindustria manifatturiera ha bisogno. Devo anche dire che io vedo di buon occhio le nuove Autorit che si stanno preparando ad agire in Europa; per voglio precisare che questa opportunit pu avere come nel gioco del Monopoli anche delle penalit: potrebbe essere una penalizzazione per i nostri regolati e questo un discorso che vi interessa molto da vicino qualora le nostre Autorit presenti a

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Francoforte, presenti a Parigi o a Londra, non abbiano la capacit tecnica, ma direi anche caratteriale e personale di imporsi. Noi italiani molto spesso abbiamo la tendenza ad abbassare la testa di fronte alle esigenze dei paesi forti e che guarda caso sono riusciti ad avere anche la sede di queste Autorit. I rapporti tra lAntitrust e il mondo del Credito Cooperativo, sono stati finora caratterizzati da una vivace dialettica; non ruvida, ma vivace, perch alcune caratteristiche di questo mondo sono border-line rispetto alle regole tipiche dellAntitrust. Alcune le ha dette il prof. Maccarone, altre sono ben note: il fatto che ci sia il voto capitario, i limiti di numero minimo dei soci a non meno di duecento, il fatto che nessun socio possa avere azioni superiori a 50.000 euro, la clausola di gradimento per il voto in assemblea, alcuni vincoli di operativit, sono stati ritenuti dallAutorit Antitrust limiti alla contendibilit e allefficienza effettiva di questo sistema. Per i numeri, li ha detti bene il Presidente Liberati, li abbiamo sentiti nella relazione di qualche tempo fa del Presidente Azzi, francamente danno ragione a questo mondo, non sulle regole, ma quantomeno sullefficienza, perch non si pu negare che il credito cooperativo sia cresciuto, sia cresciuto bene e in maniera sana. Quindi molte delle idee pregiudiziali dellAntitrust non devono impedire ma stimolare il colloquio come poi nel mio costume, che quello di essere sempre pronto al dialogo con le imprese e mai in una posizione di contestazione. Basta dire che i finanziamenti sono saliti nel periodo della crisi sia a favore delle famiglie consumatrici sia a favore delle imprese, in maniera superiore rispetto al resto del mondo bancario. Parliamo di una media dell8% tra 14%, 8% e 6% per le tre categorie, laddove il sistema bancario nel suo complesso in quel periodo di crisi cresceva solamente dello 0,3%: vuol dire che il localismo, questo attaccamento al terri-

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torio, non poi una scelta cos sbagliata e che appartiene alla nostra cultura e ha dato frutti. Di questo bisogna rendersi conto, i dati parlano da soli, non hanno bisogno di tanti commenti. Mi hanno chiesto di parlare del tema dellautoregolamentazione. Questa parola di per s mette in allarme lAntitrust. Voi mi capirete, quindi non voglio fare il guastafeste. Per devo mettere alcuni puntini sulle i: autoregolamentazione corrisponde un po ad autonomia e questo il lato positivo. Lautonomia significa libert e quindi va benissimo quando significa libert. Per autonomia viene etimologicamente dal greco autos nomos, cio capacit, potere di autovincolarsi, di imporsi una norma di condotta, non dal di fuori, ma come scelta endogena. Qui francamente una certa preoccupazione lAutorit Antitrust la deve avere. Avere delle regole che una categoria si fa da sola, pu dar luogo ad un sospetto non dico fondato, ma credibile, ragionevole, di comportamenti magari non collusivi, per anticoncorrenziali o restrittivi, questo s. Ma quando accade questo? importante capire che non si tratta di contrastare una parola o di contrastare un metodo, perch il metodo potrebbe essere buono ed anche la parola potrebbe essere giusta. Anche il giudizio potrebbe essere positivo, ma quali sono i limiti? Che cos che preoccupa effettivamente lAntitrust? Una autoregolamentazione che non vincoli le scelte strategiche delle aziende e non vincoli le scelte commerciali non anticoncorrenziale, va benissimo, riceve il benvenuto non solo dallAntitrust italiana, ma anche dallAntitrust europea. Noi facciamo sempre unanalisi costi-benefici per valutare la restrittivit di unintesa e per dirla tutta esistono regolamenti comunitari che prevedono per certi settori unesenzione dalle strette regole antitrust, a favore del progresso o per la tutela dei consumatori, per la tutela di salute, per la tutela di pluralismo, per la tutela addirittura

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della qualit di prodotti alimentari. Per mai i regolamenti comunitari consentono limitazioni al diritto antitrust quando si tratta di prezzi e di quantit offerte, e su questo dobbiamo essere daccordo. Vedete, perfino lo scambio di informazioni su questo punto pu essere restrittivo, perch sono le variabili di mercato che devono restare libere. Invece sono ammessi alcuni coordinamenti, per esempio, sulle condizioni generali di contratto, sulla trasparenza delle offerte, sulle comunicazioni commerciali, su come devono essere effettuate al pubblico. Tutte le regole di facilitazione del recesso e tutto ci che consente mobilit del consumatore tra i concorrenti incontrano il favore dellAntitrust. Quindi lautoregolazione pu andar bene: si tratta di capire su cosa vogliamo vincolarci. Le facilitazioni, vedete, rispetto alle esigenze della clientela sono consentite, questo lABI lha capito. LABI era la sede storica dellautoregolamentazione e forse ancora lo . Per dal 2006 lABI ha dovuto cominciare a confrontarsi in virt della legge sul risparmio con lAntitrust, prima non lo faceva perch la materia bancaria era sottratta a questo confronto; solo con la legge del risparmio 2006 mi sono visto piombare addosso questa competenza: mi ero insediato da poco, per ho ritenuto che ci fosse opportuno per il nostro sistema, perch cos in tutto il resto dEuropa ed cos in quasi tutto il mondo. Non cos in America e abbiamo visto che non va bene che non sia cos. Perch unAutorit Antitrust forse non avrebbe potuto contrastare quel sistema di mutui che abbiamo sentito ben raccontare e descrivere didascalicamente dal prof. Vaciago, per avrebbe potuto inserire un elemento critico nella valutazione. Del resto noi abbiamo sempre avuto con lABI un buon rapporto e un proficuo colloquio, perch vedete, c un regolamento comunitario che non consente alle Auto-

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rit nazionali e nemmeno allAutorit europea la Commissione di valutare le intese in via preventiva. una cosa pazzesca, la reputo unassurdit. Lho sempre combattuta, ma pur sempre un regolamento comunitario, cera gi quando sono arrivato. Per cui se unazienda, o un gruppo di aziende, viene a chiedere allAutorit: posso fare questa intesa?, noi diciamo improcedibile la tua domanda, perch il regolamento non ci consente di esprimerci. In altre parole come dire: tu cammina, io mi nascondo dietro il cespuglio e poi ti sparo una fucilata alla schiena. Non mi sembra una cosa fatta bene. Per il regolamento c, credo che lo abbiano fatto perch erano tante le intese che arrivavano per lautorizzazione e, per questo motivo gli uffici non si potevano dedicare a pi importanti indagini. Del resto, una volta che si d lautorizzazione come rilasciare una patente di guida; questo non significa che se poi guidi male non vai a sbattere... Non poter dire prima va bene quello che stai facendo oppure non lo fare, perch c proprio un divieto di transito per quella strada, come tutore di un settore pubblico, mi sembra unassurdit. E allora ho sempre interpretato la funzione in questo modo: improcedibile la tua domanda, per siccome ho notizia che stai facendo questa operazione ti dico: attento a destra, attento a sinistra e guarda il semaforo. Lo abbiamo sempre fatto. Laddove invece non abbiamo rilevato nessuna criticit, abbiamo detto: ci sembra che lintesa non vada contro i principi, ma resta ferma la nostra vigilanza senza indicare nessuna specifica criticit. Questo naturalmente mi ha consentito un rapporto di preventivo colloquio con il mondo delle imprese che unAutorit Antitrust deve avere. Se si devono fare solo contravvenzioni si possono assumere 15 vigili urbani e si dice loro di fare le multe. Bisogna avere una sensibilit diversa, non il desiderio di aggredire e multare.

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Patti Chiari ha avuto un riconoscimento di valore da parte dellAntitrust. Per la verit allinizio non erano cos chiari: se si andava sul sito e si cercava quale poteva essere la banca nella quale conveniva aprire il conto corrente, trovava difficolt anche un esperto. Per poi piano piano il meccanismo migliorato. Quindi nella sostanza lesperienza Patti Chiari una buona esperienza. Certo, c il caso Lehman Brothers, e questo uno di quei nei che restano: anche dopo il fallimento la Lehman rimaneva tra i titoli sicuri, con le tre A: una disattenzione, non possiamo immaginare che sia un fatto voluto, ce lo auguriamo. Ho visto che per Patti Chiari migliorata la governance: adesso non dipende direttamente dalle banche; anche lo strumento di ricerca pu essere apprezzato di pi dallAntitrust, che per resta attenta, perch i possibili rischi collusivi ci sono. Abbiamo anche approvato liniziativa Investire informati che ci sembrata buona e abbiamo promosso la moratoria dei mutui con due avvertenze: la prima che ci potesse essere la possibilit per le banche di offrire nella moratoria condizioni migliori, perch si pu fare anche nella moratoria una certa concorrenza. La seconda che ci fosse chiarezza e precisione nella comunicazione dellonere economico sugli ammortamenti, perch chiaro che questo fa parte del gioco della moratoria, giusto che sia cos, un meccanismo che non pu essere in perdita per nessuno. Liniziativa ha avuto molto successo, perch sono state presentate ben 225.000 richieste di sospensione ad agosto, pari a 66 miliardi di euro, tanto che poi questa moratoria stata prorogata fino a gennaio, mi sembra. 31 mila famiglie ne hanno goduto sino a settembre di questanno: tutto ci molto importante anche dal punto di vista sociale, perch ciascuna di queste famiglie ha avuto la possibilit di godere in media di 6.300 euro in pi allanno nel periodo di crisi. Le Banche

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di Credito Cooperativo non so se questo dato era stato enunciato hanno ricevuto 21 mila domande per un totale di 6 miliardi: ne hanno accolte oltre l80%, e di questo ovviamente non possiamo non dare atto. Il Presidente Azzi nellassemblea di Federcasse del 26 novembre ha richiamato il valore dellautoregolamentazione e lha fatto specificamente su due ambiti: il primo sul Fondo di garanzia istituzionale, il secondo sulla riforma della governance. In realt sulla riforma della governance lAntitrust non ha molte informazioni ed io per questo mi riprometto di conoscere pi a fondo quali sono i suoi orientamenti. Invece sul Fondo di garanzia mi pare che tre siano gli strumenti che vengono immaginati: un sistema di informazione orientato alla prevenzione delle crisi aziendali di credito, un rafforzamento della liquidit presente nel sistema e un monitoraggio dei sistemi del governo societario. Questo era il progetto lungimirante che gi nel 2006 il Credito Cooperativo aveva pensato, cio prima ancora che si manifestasse una crisi cos grave. Questa idea era stata presentata a livello embrionale allAutorit. Informalmente lAutorit aveva rilevato alcune criticit: soprattutto il ruolo di Federcasse era un po troppo forte, perch nel primo esame di quel progetto ci sembrava che avrebbe potuto incidere addirittura sul livello dei rating con i quali le banche si presentano sul mercato. Questo naturalmente viene a creare una forza particolare di mercato. Cera anche lidea delladozione di politiche commerciali comuni per una centrale di acquisto rispetto alle fabbriche di prodotto, e questo poteva anche creare qualche dubbio per unAutorit Antitrust. Poi le politiche di regolamentazione o di programmazione dello sviluppo territoriale potevano dar luogo ad una limitazione della concorrenza interna tra le BCC consorelle, perch per noi le BCC sono imprese in concorrenza tra di loro: anche se pensiamo che co-

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stituiscono un sistema non sono un unico gruppo industriale, e siccome ognuno va per s, come giusto che sia, si devono fare concorrenza. Il progetto non and avanti e dal 2008 non ne abbiamo pi sentito parlare. Abbiamo invece avuto da Federcasse una bozza dello Statuto e del regolamento solo attinenti al fondo di garanzia. Francamente il giudizio era abbastanza positivo allepoca, perch in realt la finalit era quella di dare maggiore stabilit e liquidit ala sistema delle BCC. Questo condivisibile: chi pu andare contro la stabilit e la maggiore liquidit di istituti bancari? Per c un punto, Presidente, sul quale voglio attirare la sua attenzione: c un pericolo di coordinamento concreto se c un organo tecnico che riceve ed elabora tutti i dati, ed diretta espressione dei partecipanti. Cio, se ciascuna delle BCC ha un suo rappresentante allinterno di questorgano tecnico, abbiamo un sistema troppo integrato per lAntitrust: il pericolo di coordinamento delle azioni, anche nello scambio informativo, per noi eccessivo. Allora, una possibile idea per venire incontro al grillo parlante che lAntitrust potrebbe essere quella di vietare laccesso allorgano tecnico, ai rappresentanti degli istituti. Io credo che non sia una richiesta da non valutare e da scartare immediatamente. Del resto, vedete, il mondo delle Banche di Credito Cooperativo che voi conoscete indubbiamente meglio di me un mondo particolarmente affascinante, perch ha dimostrato di essere fortemente aziendalista, imprenditoriale, ma nello stesso tempo con una forte ispirazione sociale, molto legato al territorio. Cio ha dimostrato, direi, unetica della propria strutturazione e della propria cultura che apprezzabile ed anzi potrebbe essere anche un esempio, a dire la verit. Allora noi pensiamo che, pur non essendo le BCC grandi imprese bancarie, pur non essendo i principali attori del

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mercato, possano svolgere quel ruolo di mosca cocchiera, quellesempio da seguire nellindividuazione di una serie di regole di trasparenza, di buoni rapporti con la clientela di cui prima sentivamo parlare molto sagacemente: cio di una visione della banca imprenditrice ci mancherebbe che la banca si metta a fare solo beneficenza ma che abbia a cuore gli interessi anche del cliente, anche del cliente piccolo, del cliente che qualche volta va in rosso, ma che alla fine risponde, fedele e fa di tutto per pagare. Perch la verit che gli italiani sono persone che pagano i loro debiti, e questo dobbiamo riconoscerlo in quanto Autorit e in quanto imprenditori.

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Maurizio Trifilidis Direttore superiore. Titolare dellunit di Coordinamento darea e collegamenti filiali della Banca dItalia

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Grazie a tutti. Innanzitutto, prima ancora di entrare nel tema della conferenza odierna, mi corre lobbligo di precisare che lABI ha iniziato a confrontarsi sui problemi antitrust dal 1990, quando stata istituita lAGCM e i profili della concorrenza nel settore bancario sono stati affidati alla Banca dItalia. Nel periodo compreso tra il 1990 e il 2005 la Banca dItalia ha assunto 57 provvedimenti tutti disponibili sul sito internet dellIstituto riguardanti il settore creditizio (23 hanno riguardato le concentrazioni, 29 le intese e 5 gli abusi di posizione dominante), un numero elevato nel confronto sia con altri paesi per il medesimo settore sia con gli altri settori economici a livello nazionale. In 15 dei 57 provvedimenti assunti la prima decisione nei confronti dellABI risale al 1994 lABI era una delle parti del procedimento e tra essi vi la prima istruttoria, in assoluto, a livello sia italiano sia internazionale, sugli aspetti delle norme contrattuali uniformi che ha prodotto un significativo cambiamento delle precedenti prassi bancarie. A seguito delle decisioni assunte dalla Banca dItalia in veste di autorit antitrust, prodotti largamente utilizzati, quali le carte di credito e di debito, sono stati offerti a costi decrescenti; limitandomi alla carta pi diffusa, il Bancomat nella funzione di strumento di pagamento, ricordo che le verifiche periodiche compiute dalla Banca dal 1998 (anno di lancio del prodotto) al 2005 hanno portato a una significativa

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riduzione del valore della commissione interbancaria, nellordine del 30 per cento, che si trasferita sulle condizioni praticate alla clientela. Da ultimo, giova ricordare che, fino al 2005, tutte le decisioni della Banca dItalia quale Autorit antitrust sono state assunte anche in base ad un parere esplicito dellAGCM e, in seguito, le prime decisioni dellAutorit Garante in merito al sistema creditizio sono state il prosieguo di indagini avviate dalla Banca dItalia stessa. Fatta questa affermazione, doverosa per riconoscere il lavoro svolto non solo dallIstituto al quale mi onoro di appartenere ma anche quello realizzato, in efficace collaborazione, dallAGCM dei presidenti Saia, Amato e Tesauro, voglio dire che sono particolarmente contento di essere qui tra voi e non una frase di circostanza. La mia prima attivit rilevante in Banca dItalia stata lispezione alla BCC di Riano. Dopo un percorso molto tortuoso, trentanni dopo sono tornato ad occuparmi di BCC, circostanza che mi fa particolarmente piacere perch il ritorno alle origini sempre utile, specie quando si pu utilizzare lesperienza nel frattempo accumulata. Devo quindi ringraziare il Presidente Liberati per avermi dato questa opportunit. Preciso anche che nel mio intervento tenuto conto della mia attuale esperienza professionale di interazione con tutto il sistema del credito cooperativo svolger alcune considerazioni riferibili allintero contesto di tale sistema e non specificamente al sistema delle BCC del Lazio, Umbria e Sardegna, che oggi mi ospitano. Questa mattina sono stato colpito dalla frase di Mons. Rosso camminare per precedere i problemi: una bella frase e Mons. Rosso probabilmente ha inteso dare a quelle parole un senso e un respiro molto pi ampio di quello che io adesso cercher di interpretare. Da parte mia, vorrei par-

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lare proprio dei problemi che il credito cooperativo deve precedere, affrontandoli nel modo migliore. Pur essendo consapevole del fatto che il mondo delle BCC esprime numerose punte di eccellenza, come rappresentante dellAutorit di vigilanza ritengo utile soffermarmi maggiormente sugli aspetti problematici, da migliorare. Dato il tempo a disposizione, lo far in maniera molto rapida e mi consentirete anche alquanto diretta e franca. Due premesse mi sembrano necessarie. La prima nota, ne hanno parlato tutti: la grande incertezza che caratterizza lattuale situazione congiunturale rende le banche pi vulnerabili. Nel 2009, il numero di BCC in difficolt che hanno richiesto azioni incisive di intervento della Banca Italia risultato nettamente superiore rispetto al 2008; nel 2010, i casi di aziende in difficolt sono stati pi numerosi di quelli complessivamente rilevati nel biennio 2008-2009. Lattivit di controllo e intervento della Vigilanza sulle banche problematiche attenta anche a distinguere i fattori di fragilit strutturali da quelli pi direttamente legati al momento congiunturale si rafforzata e, in alcuni casi, sfociata in provvedimenti di rigore. La seconda premessa che, nellattuale fase di difficolt, si sono intensificati i momenti di confronto tra la Banca dItalia e gli organismi del sistema cooperativo. Inoltre, da tale interlocuzione emerge a mio avviso una significativa convergenza degli obiettivi da perseguire da parte sia della Vigilanza sia del sistema cooperativo: assicurare che il sistema BCC sia sano e prudente, forte ed efficiente. Sul fatto che questo sia lobiettivo a cui tendere c perfetta identit di vedute. Devo dare anche atto agli organismi del sistema cooperativo di una crescente consapevolezza dei problemi che dovranno essere affrontati per conseguire pienamente questo obiettivo. Rilevo quindi una crescente convergenza anche nellidentificazione de-

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gli aspetti problematici e, quindi, delle iniziative da assumere per affrontarli. In tale ottica, assumono rilievo due progetti fondamentali, gi richiamati pi volte: il nuovo Statuto-tipo e il Fondo di Garanzia Istituzionale. Su entrambi i progetti vi unintensa interlocuzione con la Vigilanza e una significativa convergenza sui miglioramenti da apportare. Auspichiamo che entrambe le iniziative possano essere condotte in porto in maniera efficace. Questa mattina sono stato colpito anche dalla domanda posta dal dott. Grignaschi: il peggio passato? Ora, per quanto riguarda le BCC, poter affermare che il peggio passato dipende anche un po da come il sistema cooperativo reagir allattuale situazione congiunturale. Potremo dire che il peggio passato se il sistema reagir bene; in caso contrario, gli aspetti problematici potrebbero anche accentuarsi. Le principali debolezze sulle quali mi soffermer riguardano la capacit di creare reddito, lattivit di credito e i profili di governance. Primo punto: capacit di creare reddito. Nellultimo decennio abbiamo assistito allabbassamento dei tassi di interesse e alla riduzione dello spread , circostanze che hanno determinato una forte pressione sui margini reddituali delle aziende bancarie. Le banche hanno reagito cercando di aumentare il volume degli impieghi; limpulso a sviluppare lattivit di prestito stato particolarmente marcato nelle piccole banche, caratterizzate da una minore diversificazione degli attivi e delle fonti di ricavo. Tuttavia, con lesplodere della crisi finanziaria che si poi ripercossa sul sistema reale si sono anche manifestati lindebolimento della domanda di credito e laumento dei prestiti con difficolt di rimborso, in un contesto in cui lo spread fra i tassi ha continuato a mantenersi molto basso. Per quanto riguarda il mondo del credito cooperativo, a ci si aggiunge lulteriore fattore di debolezza rap-

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presentato dalla rigidit dei costi operativi, pi marcata rispetto al resto del sistema. In questa situazione il sistema BCC ha visto ridursi significativamente la propria capacit di reddito: nel 2009 il ROE complessivo si pi che dimezzato rispetto al 2007. Le forti pressioni sulla redditivit e le difficolt a ritornare sui livelli del passato condizionano la capacit di autofinanziamento del sistema, che rappresenta la leva essenziale per mantenere e rafforzare la solidit patrimoniale delle BCC. quindi essenziale intervenire sul fronte della redditivit. Condivido con il dott. Grignaschi lidea che gli ambiti di intervento possano essere molteplici. Mi limito qui a ricordarne due, a mio parere molto importanti e ai quali il sistema dovrebbe riservare massima attenzione: incidenza dei costi e dimensioni minime delle BCC. Occorre da un lato agire al fine di ridurre i costi, dallaltro condurre una riflessione sulle dimensioni delle aziende, avendo riguardo a quelle realt la cui taglia operativa molto contenuta non consente di perseguire sufficienti economie di scala. Vi sono due vie per affrontare le tematiche che ho richiamato e spetta al sistema dare la risposta: in alcuni casi, una possibile modalit di azione quella volta a promuovere processi di aggregazione; laltro modo rafforzare la capacit della rete di fornire quei servizi che permettano alle aziende pi piccole di superare i problemi di economia di scala. Entrambe le linee di azione che ho ricordato sono anche quelle che il sistema pu gestire in piena autonomia, a differenza di tutti gli altri strumenti di rafforzamento della redditivit, pi strettamente dipendenti da fattori di contesto e dallagire di altri soggetti. Altro aspetto rilevante lattivit di credito. Nel mercato del credito la quota delle BCC quasi raddoppiata negli ultimi anni, raggiungendo il 9% del sistema. stato realizzato un notevole progresso, molte BCC sono riuscite ad acquisire fasce di clien-

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tela di dimensioni inusitate rispetto al passato e sono state rafforzate le strategie volte a incrementare i volumi di impieghi. Su questultimo aspetto la Banca dItalia sta conducendo degli approfondimenti. Laumento dei volumi di prestiti pu dipendere da fattori sia di domanda sia di offerta. Riguardo alla domanda, molte imprese si rivolgono alle BCC perch hanno risposte pi rapide, pi efficaci, perch si ritengono un po trascurate dalle banche pi grandi e si rivolgono alle BCC anche perch queste operano sul territorio. Daltra parte, negli ultimi anni si registrata la diminuzione del credito erogato alle imprese dalle grandi banche. Dal lato dellofferta, le BCC hanno intravisto margini di sviluppo e possibilit di conseguire maggiori profitti e quindi hanno colto questa opportunit di mercato sviluppando azioni commerciali talvolta piuttosto aggressive, anche puntando sullofferta di prezzi migliori di quelli offerti dai competitors sulla piazza. Questo processo nel suo insieme positivo, anche perch stato accompagnato dalla considerazione a livello di organismi di sistema delle conseguenti implicazioni di rafforzamento degli assetti organizzativi, della governance, dei processi di selezione e valutazione dei crediti delle BCC. Tuttavia non tutte le BCC hanno saputo ben coniugare evoluzione delle politiche creditizie e rafforzamento degli assetti interni. Inoltre, non va dimenticato che la forza della BCC risiede nella sua conoscenza delleconomia locale, nella sua conoscenza diretta delle persone che vengono finanziate. La forte espansione anche territoriale delle BCC e la propensione a finanziare target di clientela di pi elevato standing, se non ben governate, possono attenuare o far venir meno questo fondamentale vantaggio competitivo: si tratta di un aspetto che richiede molta attenzione. Molto stato fatto a livello di sistema, per io credo che in questi ambiti sussistano margini di miglioramento

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per talune BCC, in particolare per quelle della fascia pi debole. necessario intensificare gli sforzi, a livello di singole banche e di categoria, per perseguire questi margini di miglioramento. Soltanto a tali condizioni possibile che il sistema cresca ancora in modo virtuoso. In assenza di tali condizioni, una larga fascia del sistema deve rivedere le proprie strategie di sviluppo e condurre unapprofondita riflessione sulle difficolt e i rischi che andr ad incontrare nellattuale contesto di crisi economica. quindi necessario riservare massima attenzione a tutto ci che governa la concessione e gestione del credito nelle BCC. Si tratta di un punto fondamentale. Alcune BCC hanno gestito bene lo sviluppo dellattivit di prestito, altre stanno cercando di farlo, altre sono ancora un po in ritardo. Le strutture di categoria devono aiutarle a camminare tutte con la stessa velocit, che deve essere ovviamente anche la velocit pi adeguata. Il terzo argomento che vorrei sollevare quello della governance. La Banca dItalia riserva crescente attenzione, anche dal punto di vista normativo, al tema della governance, dellorganizzazione e dei controlli interni. In tali ambiti, lattivit regolametnare e di controllo della Banca dItalia tiene conto dellesperienza sul campo e questo particolarmente vero riguardo al sistema cooperativo. Lesperienza di vigilanza dimostra che, quando in una BCC ci sono un Presidente e un CdA che interpretano correttamente il proprio ruolo, un Collegio Sindacale che lavora bene, un Direttore Generale in possesso delle qualit necessarie per lo svolgimento dei compiti dellEsecutivo, e quando queste tre funzioni interagiscono positivamente, non si verificano situazioni di crisi. Tutti i casi di crisi di BCC presentano situazioni ricorrenti: Presidenti che erano in carica da troppo tempo, Presidenti che occupavano il ruolo del Direttore Generale, o Direttori Generali che occupavano il ruolo del Presi-

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dente, inefficacia dellorgano e delle funzioni interne di controllo. Su queste anomalie c la massima attenzione da parte della Banca dItalia. Allora, ben venga la revisione dello Statuto-tipo, se essa, cogliendo le aspettative della Banca dItalia, sar finalizzata a rimuovere queste ricorrenti debolezze della governance delle BCC. Un punto delicato quello del limite ai mandati dei Presidenti e dei componenti del CdA: occorre individuare regole in grado di evitare leccessiva permanenza in carica degli stessi soggetti e tuttavia anche tali da consentire di correlare il numero massimo di mandati alla qualit della governance e ai risultati dellazienda. Quando unazienda ben gestita, bene mantenere gli organi che ci sono; in caso contrario, non dovrebbe essere necessario aspettare la scadenza del terzo o del quarto mandato per poter intervenire, occorre individuare uno strumento in grado di assicurare, quando occorra, il necessario ricambio. Nellambito del sistema peraltro c unelevata diversificazione della qualit della governance delle singole aziende: occorre intervenire per omogeneizzare il livello qualitativo verso i migliori standards. Il nuovo Statuto, da questo punto di vista, rappresenta un banco di prova della capacit che ha il sistema di autoregolamentarsi, di indirizzarsi verso i modelli pi sicuri, di rafforzare il ruolo dei componenti del CdA e del CdA nel suo complesso e quello del Collegio Sindacale, di innalzare gli standards di indipendenza del CdA. Lesperienza di vigilanza evidenzia come talvolta i problemi gestionali delle BCC siano legati allo svolgimento di incarichi esterni, talvolta anche politici, da parte dei componenti del CdA. Non facile conciliare il ruolo di presidente o amministratore di una BCC e quello di esponente politico, specialmente nelle piccole realt dove maggiore il rischio che si concretizzino condizionamenti e conflitti di interesse: in questi casi, bene prevenire i problemi

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che potrebbero derivarne piuttosto che risolverli dopo che si sono manifestati. Un altro punto importante che vorrei accennare sempre in tema di goveranance quello della selezione/qualit del management. Le BCC tendono a preferire le soluzioni interne, che un orientamento assolutamente condivisibile. A mio avviso, la scelta del management dovrebbe favorire soluzioni che siano interne non soltanto nellambito della singola azienda, ma anche, in qualche modo, rispetto al sistema del credito cooperativo, assicurando anche una certa mobilit allinterno della categoria. In diversi casi, le BCC hanno fatto ricorso a managerialit esterne al mondo del credito cooperativo: sicuramente queste managerialit hanno apportato elementi positivi nel mondo delle BCC, ma molto spesso si sono rivelate prioritariamente votate ad aspetti commerciali, dando luogo ad azioni che alla fine non hanno sempre giovato alla reputazione e al sano sviluppo delle BCC. La qualit della dirigenza un punto fondamentale e deve essere un patrimonio del sistema. Faccio un esempio calcistico: pensate alla squadra del Barcellona. Il 90% dei giocatori del Barcellona rappresentato da elementi provenienti dal vivaio: ecco, questo potrebbe essere un modello. Gli ambiti sono diversi ma anche nel sistema BCC sarebbe utile disporre di una struttura preposta allo sviluppo, per le diverse posizioni, delle figure manageriali delle banche della categoria. Ho cos esaurito i tre principali punti che intendevo toccare. La presenza del dott. Catrical, oltre a stimolare la discussione di alcuni aspetti di tutela della concorrenza negli anni trascorsi, ha stimolato anche alcuni problemi attuali delle BCC. Un punto importante da sottolineare che gran parte della clientela di BCC ne anche socia. In questo c una differenza forte che va valorizzata, rispetto agli

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altri istituti di credito. Laltro aspetto importante, per i profili di concorrenza, che le BCC possono essere viste da due punti di vista diversi: innanzitutto sono il competitore locale delle Poste e delle piccole banche. Per c laltro punto di vista, in cui sono il competitore locale non solo dei soggetti citati, ma anche del sistema bancario nel suo complesso. Le BCC, come abbiamo gi visto prima dai dati, allo stato attuale hanno raddoppiato il numero di sportelli, hanno aumentato il numero di addetti, sono diventate ancor di pi unistituzione radicata sul territorio: se noi lo ritenessimo un soggetto unitario, sarebbe un gruppo che si colloca a un livello significativo nel sistema. Nel suo insieme una struttura che pu fare concorrenza ai grandi gruppi bancari e al sistema creditizio nel suo complesso; per questo sono indispensabili gli strumenti di rete. Sicuramente, come diceva giustamente il dott. Catrical, non si possono fare accordi sui prezzi, non si possono fare accordi sulla ripartizione dei mercati, vietati dalla normativa antitrust. Ma tutto ci che rafforza la capacit concorrenziale del sistema nel suo insieme, qualcosa che deve essere anche visto in maniera procompetitiva. Riguardo al Fondo di Garanzia Istituzionale, che rappresenta un passaggio molto importante per il sistema BCC, ritengo che sia necessario svolgere approfondimenti nellambito di un confronto di taglio sia politico sia tecnico con tutte le Autorit potenzialmente coinvolte. Sicuramente il Fondo di Garanzia Istituzionale uniniziativa che rafforza la rete, rafforza lunit del sistema BCC e, quindi, rafforza le connotazioni di gruppo. comprensibile che essa susciti attenzione sotto i profili antitrust. altrettanto vero, tuttavia, che il FGI uniniziativa utile per il sistema BCC, ne rafforza la stabilit e da questo punto di vista ne rafforza anche lefficienza. opportuno che Vigilanza banca-

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ria e Autorit Antitrust si confrontino sugli aspetti tecnici del progetto. Detto questo, mi avvio alle conclusioni del mio intervento. Il sistema delle BCC un sistema in crescita. Lesperienza di vigilanza di questi ultimi anni mette in evidenza che, se il sistema riuscir a trovare delle risposte pronte e tempestive sui temi della capacit di produrre reddito, dellattivit di credito e della governance, questa crescita potr continuare e continuare in un ambiente di sana e prudente gestione, che un obiettivo che accomuna tutti noi.

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Alessandro Azzi Presidente Federazione Italiana delle BCC

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Vorrei partire dal titolo del convegno: gi domani. Lautoregolamentazione per uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle BCC, titolo che contiene unaffermazione ed una sollecitazione. Laffermazione quella che lautoregolamentazione uno strumento prezioso per governare la crescita del nostro sistema. La sollecitazione quella a guardare avanti, ad un futuro che gi qui. E gi domani, in due sensi: il domani pi vicino di quanto pensiamo, il domani si produce oggi. Qualche considerazione, quindi, su questi due aspetti: sullaffermazione e sulla sollecitazione. Innanzi tutto un apprezzamento sincero alla Federazione Lazio, Umbria e Sardegna per il coraggio e la lungimiranza nel definire un titolo ed una trattazione come questa. Un ringraziamento per lapporto di tutti i relatori, in particolare al dott. Trifilidis ed alla Banca dItalia, per quanto ci siamo sentiti dire questa mattina. confortante sentire che lespressione delle nostre posizioni ed il percorso che abbiamo tracciato visto in perfetta identit di vedute. E che ci riconosciuta consapevolezza della responsabilit, della delicatezza e degli impegni che sono davanti a noi. Partirei, essendo passata meno di una settimana dallAssemblea della Federazione nazionale, dalla rappresentazione dello scenario che abbiamo dato in quella occasione e che in parte stato riproposto questa mattina. Noi sappiamo di essere posizionati in uno scenario difficile, caratterizzato da in-

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certezze marcate e particolari per il Credito Cooperativo, in relazione alla coerenza da assumere di fronte alle sfide del momento, e particolari anche in relazione alle specificit del nostro mondo. Ci stato riconosciuto, e tutti hanno apprezzato, limpegno che abbiamo sviluppato in questi duetre anni di crisi, continuando ad erogare credito alle imprese e dando prova di flessibilit: penso alle diverse forme di moratoria ancor prima di quelle dellABI e, rispetto a queste, spesso diversificate. Ma penso, anche, alle centinaia di iniziative di concreta attenzione alle persone, ai tanti accordi di microcredito che abbiamo sviluppato sul territorio. Oggi ci riconosciuto un ruolo che pu posizionarci da protagonista nel sistema bancario: cito solo il dato dei 4300 sportelli, ma mi verrebbe voglia di pensare al numero dei soci che ha superato il milione, ai clienti, alle masse di raccolta e di impieghi. Ricordo anche il dato patrimoniale: un dato di assoluta rilevanza, oltre 19 miliardi di euro, che si incrementato anche nel periodo della crisi e che fa nel complesso del Credito Cooperativo una componente solida, anche se, essendo quattrocento i soggetti che danno complessivamente il dato, non scevra da momenti e situazioni di particolare problematicit. Sappiamo anche che la scelta di esserci, di dare risposte, non stata indolore. La coerenza ha avuto un prezzo: abbiamo gestito direi anche consapevolmente una maggior pressione del credito in sofferenza. A giugno 2010 il rapporto sofferenza/impieghi era pari al 3,9%, in crescita di sette decimi di punto rispetto allo stesso periodo del 2009; nello stesso periodo nel resto del sistema bancario il rapporto sofferenze/impieghi pari al 3,6%, in crescita di un punto percentuale su base danno. Abbiamo detto in Assemblea, meno di una settimana fa, che il futuro non si riproduce, non si produce per replica. Il futuro che cerchiamo di imma-

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ginare e che cerchiamo di costruire, richiede di accrescere la prudenza e di accentuare la lungimiranza ed il coraggio. Allora, in tutto questo, io credo che si inserisca bene il tema dellautoregolamentazione per la costruzione di uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Sono state precisate, questa mattina, varie accezioni di autoregolamentazione: i relatori, a seconda dei diversi punti di vista e delle diverse esperienze, si sono espressi al riguardo. Vorrei dare a mia volta, dal punto di vista del Credito Cooperativo, almeno due interpretazioni. Una quella della regolamentazione che ogni banca sa darsi nel progettare e realizzare la propria crescita; la seconda il processo di autonormazione, come caratteristica distintiva del Credito Cooperativo, che non poco ne ha favorito lo sviluppo nel tempo. In primo luogo, allora, autoregolamentazione come regolamentazione che ogni BCC sa darsi: nel corso dellAssemblea abbiamo sottolineato che la crescita degli ultimi anni va ora rafforzata attraverso azioni mirate, perch possa essere sostenibile nel lungo termine. Questa mattina c stato confermato che, in un periodo in cui la generazione dei flussi di reddito appare e sar ancora problematica i conti economici li conosciamo e le previsioni le facciamo ed in cui i costi della pulizia del credito deteriorato sono e saranno ancora in crescita, deve andare estesa una riflessione sulla nostra capacit di incrementare i ricavi. Paolo Grignaschi parlava di diversificazione delle fonti di ricavo in termini di accompagnamento e di assistenza su vari fronti, anche sullinternazionalizzazione. Allora non mi stanco di richiamare lesigenza di impegnarci a tutti i livelli: quello delle Banche di Credito Cooperativo sul territorio e quello del gruppo bancario, per incrementare ad esempio le risposte sul risparmio gestito e sulla previdenza assicurativa e pensionistica. Penso in particolare ai

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giovani lavoratori, posto che oggi quasi l80% della popolazione occupata non aderisce ad alcun piano pensionistico complementare e che i parasubordinati, non a caso, sono stati battezzati pariasubordinati. Questi sono servizi che dobbiamo dircelo i nostri soci e i clienti richiedono e di cui comunque hanno necessit. Anche nel servizio alle imprese va ricercata una pi ampia soddisfazione delle necessit degli imprenditori e degli artigiani, ad esempio investendo su prodotti finanziari pi avanzati, su un maggior accompagnamento nellinterscambio con lestero, settori che tradizionalmente sono poco sviluppati dalla nostra rete di banche, ma che vengono sviluppati da altre banche su clientela comune e che inevitabilmente fanno allontanare la nostra. Poi, il dottor Trifilidis lo ha detto con chiarezza, c il tema dei costi, che in buona parte connesso al modello di sviluppo che abbiamo avviato in questi anni e che lo ricordava ancora Paolo Grignaschi stato quello della crescita orizzontale. In sostanza, in questi anni siamo riusciti ad espanderci: ad esempio, il dato pi rilevante che poniamo a modello quello della crescita degli sportelli, dove davvero abbiamo una quota di mercato superiore a quella che abbiamo per gli altri, ma stato uno sviluppo quantomeno molto costoso. Io penso che lera dellespansione in senso meramente orizzontale si chiusa e che occorra ragionare di come realizzare ora una crescita in verticale, in profondit, curando e coltivando ulteriormente il radicamento e la conoscenza sempre pi approfondita di chi vive, opera, produce ed amministra quei territori di nuova espansione. Siamo andati ad aprire filiali in piazze dove non eravamo presenti e molto spesso su quelle piazze facciamo banca come tutti gli altri. Non riusciamo a radicarci, non riusciamo a fare Banca di Credito Cooperativo, sviluppando in profondit in verti-

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cale la nostra presenza, rinunciando cos, omologandoci, a fare quello che meglio sappiamo fare. Allora, adesso che abbiamo allargato la rete operativa tutti, attraverso gli sportelli fermiamoci un momento nellespansione orizzontale e cominciamo a lavorare e a consolidare il terreno che siamo andati conquistando. Anche questo in fondo autoregolamentazione, che si sviluppa attraverso misura, coerenza, rigore, ma anche e non dobbiamo rinunciarvi intraprendenza. Rimanendo sulla questione dei costi, non basta realizzare, come penso tutti stiano facendo, controlli puntuali e strettissimi sulle diverse voci, ognuno nellambito della propria BCC, ma occorre anche immaginare modalit nuove e pi strutturali per consentire il contenimento. Questo un tema che deve essere affrontato e risolto e per primo non mi sottraggo alle mie responsabilit da parte delle strutture del movimento, quelle associative e quelle imprenditoriali. Ma va anche affrontata con nuova consapevolezza la questione delle sinergie, la questione delloperativit in comune, che passa anzitutto attraverso un maggior impegno in tal senso da parte della componente industriale ed imprenditoriale del gruppo; ma che non lascia esente la struttura associativa. Le Federazioni regionali devono collaborare meglio tra di loro, in alcuni casi devono rinunciare a svolgere tutte le stesse funzioni, se ci sono esempi di buona gestione ed eccellenza che pu essere estesa da una Federazione anche ad altre Federazioni, senza che questo tocchi il ruolo o la dignit della presenza territoriale del movimento al suo secondo livello. Il dott. Trifilidis ci ha richiamato anche al delicatissimo tema della dimensione minima, che pure non dobbiamo eludere, sapendo che la nostra risposta dovr essere una risposta flessibile. La di-

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mensione minima in assoluto probabilmente non c, ma certamente c un problema di dimensioni che deve tener conto del contesto, dellorganizzazione, della patrimonializzazione, dellefficienza e dello spirito della gente che opera nelluna piuttosto che nellaltra Banca di Credito Cooperativo. La seconda possibile accezione di autoregolamentazione connessa alla capacit preveggente che il Credito Cooperativo ha sempre avuto nella sua storia, nel senso di darsi una disciplina, delle regole, che spesso hanno anticipato processi e percorsi, poi intervenuti per tutta lindustria bancaria. Nel 1997 diventata obbligatoria la protezione dei depositanti; abbiamo avuto dalla Banca dItalia lautorizzazione a creare un nostro fondo, che il Fondo di Garanzia dei Depositanti preziosissimo che ci ha consentito di risolvere le crisi secondo le nostre logiche e le nostre finalit, che spesso sono state quelle di consentire alla BCC commissariata di ritornare in bonis e quindi restituirla sul territorio. Non sarebbe stato cos se avessimo fatto gestire le nostre crisi dal fondo di tutte le banche, ma bello pensare, anche perch va attribuito merito a chi ce lha e non siamo noi, sono le generazioni precedenti che 10 o 20 anni prima era stato costituito il Fondo Centrale di Garanzia, che consent al movimento di salvare decine o forse centinaia di Casse Rurali nel tempo. Siamo stati anche precursori con unaltra iniziativa recente, quella del Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti del Credito Cooperativo: una tutela, quella sulle nostre obbligazioni e parliamo di qualcosa come 50 miliardi di euro che nessun altro intermediario offre alla propria clientela. Su questa strada va anche il Fondo di Garanzia Istituzionale che ci stato riconosciuto essere anche questa mattina uno strumento essenziale per mettere in sicurezza il nostro sistema ed evitare, o

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contenere, i costi delle crisi delle BCC. Crisi che, essendo cos numerosa la platea e la famiglia, inevitabilmente ci sono, ci saranno soprattutto nei momenti di crisi come abbiamo sentito. Questo cantiere indubbiamente in corso da parecchi anni. Quelle anticipazioni che il dott. Catrical si era sentito proporre nel 2006, sostanzialmente sono dello stesso obiettivo che stiamo portando avanti ancora adesso. Un cantiere che deve certamente chiudersi, un cantiere che stato reso pi complesso e accidentato da ci che in questi anni avvenuto, quindi le nuove normative conseguenti alle difficolt ed alle crisi dei mercati finanziari. Un cantiere che presuppone la volont e la determinazione di tutte le componenti del nostro movimento, sia quelle associative e qui tutto sommato facile che quelle imprenditoriali, le banche di secondo livello del credito cooperativo, che mettere daccordo unimpresa particolarmente complessa. Ma, ugualmente, io credo che siamo vicini al risultato. Certamente dobbiamo avere la consapevolezza che ci stiamo confrontando con una innovazione epocale, che interessa il contesto normativo, lo scenario economico-finanziario, che deve essere continuamente rappresentata e gestita in collaborazione con le Autorit di vigilanza. Sappiamo che il Fondo si svilupper che crescer su tre pilastri: quello dei dati, ovvero la creazione di un sistema di informazione e indicatori semplice, condiviso, capace di segnalare in anticipo lemergere di momenti di crisi aziendale. Il secondo pilastro, che mira al rafforzamento della liquidit presente nel sistema e quindi ad accrescere la capacit di immunizzarci da crisi che hanno duramente colpito banche di altri paesi. Il tema della liquidit e delicato anche per il Credito Cooperativo: eravamo la componente pi liquida del sistema, non detto che sia ancora cos. Il tema della liquidit impatta for-

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temente sulle banche di secondo livello, che devono riuscire a raggiungere intese fra di loro, finalizzate a dare maggiore sostegno e forza anche perch la utilizzino in termini concorrenziali alle Banche di Credito Cooperativo. Il terzo pilastro riguarda la governance, che un aspetto sempre pi determinante per la stabilit e lo sviluppo delle nostre banche. Il tema della governance, non solo pilastro del Fondo di Garanzia Istituzionale, ma nello stesso tempo un momento di ulteriore autoregolamentazione del sistema. Allora su questo, come gi stato riferito anche dal Presidente Liberati, abbiamo lavorato attivamente, proattivamente: il mese scorso il Comitato Esecutivo di Federcasse ha definito una proposta di modifica statutaria che verr presentata alle BCC, dopo che Banca dItalia lavr valutata e condivisa, perch per tempo le BCC la valutino e la adottino in forme che passeranno attraverso assemblee straordinarie, insieme a quelle dellapprovazione del bilancio 2010, nella primavera dellanno prossimo. I temi sono fortemente delicati e le attualit dellestate scorsa, talvolta negative in termini di reputazione per qualcuno di noi il che significa reputazione negativa per tutti ci hanno indotto ad una accelerazione e ad un particolare rigore in questo senso: ricordo certamente i conflitti di agenzia, le parti correlate, il moral hazard. Sono problemi di tutte le banche ma, nello specifico del Credito Cooperativo proporremo nello Statuto linserimento di modalit e strumenti per favorire la continuit ed il ricambio nel governo della Banca di Credito Cooperativo. Nei termini per che sono stati rappresentati dal dott. Trifilidis: ovvero che la cosa importante la qualit e limpegno delle persone che gestiscono le Banche di Credito Cooperativo, e solo dopo viene il tema della durata del mandato. Nel senso che il rinnovo

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obbligatorio di mandati per una scadenza ipoteticamente inserita nello Statuto, non detto che sia di per s un bene, tantomeno in contesti travagliati come questi, nei quali le continuit delle buone gestioni sono valori da considerare e preservare. Inoltre, favorire ulteriormente la partecipazione dei soci alla vita della cooperativa bancaria, ridurre il rischio di conflitti di interesse, anche attraverso lincompatibilit del ruolo di amministratore con incarichi politici ed amministrativi, prevenendo limiti pi bassi di quelli previsti per legge alla misura dei fidi concedibili, ponendo vincoli precisi alla possibilit di affidare appalti a parti correlate di amministratori e direttori, prevedendo lineleggibilit per coloro che in precedenza hanno contribuito a causare problemi o crisi aziendali, rafforzando il monitoraggio sullautonomia e lindipendenza dei componenti dellorgano di controllo, ed altro ancora. Su questi temi, anche se magari singolarmente riteniamo che la nostra BCC stia ben operando, dobbiamo essere rigorosi nel chiedere ed imporre regole che valgano per tutti; perch il discredito derivante a tutti dalla cattiva gestione di uno, un problema per tutti che noi dobbiamo risolvere, anticipando. Dobbiamo essere consapevoli di essere gestori di un patrimonio reputazionale che si accresciuto nel tempo e che sarebbe davvero colpevole per noi disperdere. Vorrei dilungarmi, ma il tempo non c, sui problemi di regolamentazione piuttosto che di autoregolamentazione. Perch, certamente, alcune cose molte possiamo farle noi e dobbiamo farle a livello di BCC ed a livello di sistema del Credito Cooperativo; ma altro quello che ci troviamo a dover gestire perch ci proposto normativamente. Tutti sappiamo che questi sono stati anni particolarmente intensi: il Presidente dellAssociazione

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Bancaria allAssemblea di Federcasse lo ha ricordato, e lo ha ricordato anche allassemblea dellABI: 330 provvedimenti in quattro anni, molti in senso assoluto, molti insieme, con ricadute particolarmente problematiche e penalizzanti per le piccole banche. Poi, ascoltate queste parole: la crudele ironia che il modello bancario che favorisce la stabilit finanziaria e la crescita economica, potrebbe essere la vittima principale del nuovo quadro normativo, mentre il modello che ha causato la crisi verrebbe lasciato in pace, almeno in parte Non sono parole mie, non le ha dette un rappresentante del Credito Cooperativo o di piccole banche: lo ha sostenuto un mese fa Jacques de Larosire, gi Presidente della Banca di Francia e del Fondo Monetario e attuale presidente di EUROFI , un Centro di Studi Europeo. Allora qualche dubbio legittimo, quando sappiamo di doverci confrontare con Basilea 3, quando Basilea 3 interverr sui coefficienti di capitale e non su altre misure come quelle che avrebbero agito sul grado di leva e sul controllo di liquidit e che avrebbero penalizzato guarda caso soprattutto le banche di investimento anglosassoni. Banche che sono state certamente tra le cause pi dirette della crisi, di cui tutti oggi patiamo le conseguenze. Poi ci sarebbe da dire sulla regolamentazione finanziaria, ci sarebbe da dire sullimpianto della nuova direttiva presentata il 12 luglio dalla Direzione Mercato Interno della Commissione Europea, che prevede riforme sui Fondi di Garanzia dei Depositanti; questo pericolo ci deve indurre ad accelerare sul percorso del nostro Fondo di Garanzia Istituzionale. Forse c il tempo per alcune considerazioni conclusive, perch, tornando ai temi, non irrilevante il terreno nel quale le imprese competono.

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Certamente questo terreno delimitato proprio dalle norme che lo perimetrano, che definiscono profilo dei giocatori e regole del gioco. Noi ci rendiamo conto e ne abbiamo avuto dimostrazione diretta anche questa mattina che il mestiere dei regolatori non semplice, ma sappiamo che il loro ruolo nevralgico e che nevralgico lequilibrio che essi riescono a garantire tra tutela e libert, parit ed equit che non sono la stessa cosa regolazione ed autoregolazione. Noi pensiamo, lo abbiamo detto e continuiamo a ripeterlo, che fondamentale che il processo di regolamentazione sia governato da alcuni principi, e ne proponiamo tre in particolare: che le regole per non essere inique ed essere realmente efficaci siano opportune in termini di costi/benefici; che le regole siano graduali nella loro introduzione e siano proporzionali nella loro concezione e declinazione. Questo ovviamente non vuole dire costituire alibi al fatto che ladeguamento normativo sia comunque occasione di un percorso evolutivo e di crescita, ed in questa logica ci siamo indirizzati. Non posso che concludere con alcune parole sul futuro, non per fare esercizi di preveggenza sarebbe imprudente ed anzi impossibile ma per ribadire alcune affermazioni che gi oggi ci consentono di definire come vogliamo costruire il nostro futuro, proprio perch abbiamo detto gi domani. Allora, uno degli impegni dei prossimi anni per il Credito Cooperativo, sar quello di coniugare in modo nuovo binomi attorno ai quali da sempre ruota la vita delle nostre banche. Per esempio territorio-mondo, autonomia-coesione, redditivit-sviluppo. La rete delle BCC di qui a 10 anni perch ci siamo posti come limite, nella definizione del percorso avanti a noi, il 2020 dovr continuare a valorizzare la relazione speciale con le comunit di riferimento abbiamo visto che cosa soprattutto i

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nostri clienti apprezzano da noi ed al tempo stesso sapersi muovere sul terreno della globalizzazione, anche finanziaria. Dovr continuare ad essere agile e radicata e, per questo, sistema di autonomie, ma al tempo stesso pi coesa; dovr perseguire lefficienza e leconomicit come requisiti essenziali della competitivit, ma al tempo stesso essere capace di promuovere lo sviluppo dei territori e la vicinanza sempre pi moderna allimpresa. Sappiamo che nelle linee strategiche 20102012 del Credito Cooperativo ricorre spesso laggettivo responsabile: abbiamo detto crescita responsabile, autonomia responsabile, sviluppo responsabile. Allora noi decliniamo questo aggettivo, per quanto riguarda il sostantivo crescita, nel senso di lungimirante, preveggente e saggiamente prudente. Il sostantivo autonomia responsabile perch coordinata, perch autonomia non autarchia, n autosufficienza. A questo riguardo voglio ricordare che nelle linee strategiche del triennio stato sottolineato il ruolo cardine delle Federazioni locali, per garantire un corretto rapporto tra equilibrio patrimoniale ed economico proprio dellimpresa bancaria e corretto funzionamento dei meccanismi di governo della cooperativa bancaria, per i quali saranno indispensabili autorevolezza, indipendenza, capacit di intervento, competenza tecnica. Infine sviluppo responsabile, ovvero partecipe della crescita del territorio. Io sono convinto e sono certo che lo siate anche voi che il Credito Cooperativo del 2020 dobbiamo costruirlo oggi partendo dalle nostre identit di banche del territorio, di banche capaci anche di autoregolarsi, prima che altri ci regolino. Sar necessario basarsi su quattro elementi determinanti: cultura, controllo, consenso, coesione. La cultura dovr essere quella del servizio, delle com-

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petenze ed una forte e convinta cultura identitaria. Non siamo differenti dagli altri perch siamo pi piccoli: siamo differenti dagli altri perch abbiamo dei valori e abbiamo una missione da compiere, ma dobbiamo farlo rafforzando la cultura del controllo, perch sappiamo bene quanto sia difficile e quanti rischi si corrono. Allora controllo del credito, cominciando a riflettere se certi clienti siano realmente alla nostra portata e lasciandoli agli altri; controllo dei costi, controllo delladeguatezza organizzativa. Consenso, intendendo quello che si capaci di suscitare tra i propri soci, coinvolgendoli nel proprio territorio; consenso come consentire capacit di muoversi, in sintonia con la propria comunit di riferimento. Infine, non possiamo scappare: coesione. Coesione nei valori, nel disegno organizzativo, nelloperativit, coesione che produce concrete sinergie. Se sapremo valorizzare davvero questi fattori, se guarderemo al futuro con ottimismo ragionato e capacit progettuale, io sono certo che scriveremo nuove pagine di sviluppo equilibrato e sostenibile per il Credito Cooperativo, per continuare ad essere parte e parte protagonista del cantiere della rinascita della comunit Italia.

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Giuseppe Abbate Mariano Alesi Ermanno Alfonsi Gustavo Alimontani Alvaro Altarocca Sandro Altissimi Aldo Anellucci Antonio Antiseri Antonio Antonini Silvio Appodia Giovanni Aversa Luigi Bardelli Serafino Bassanetti Mattia Battisti Fabio Belardi Mario Belli Giuseppe Brernardi Gianrodolfo Bertoli Romina Boldrini Maria Amalia Bonifazi Claudio Brazzolotto Giuseppe Buccella Mauro Buglia Lucio Campagnacci Maurizio Camusi Aldo Cantoni Giulio Capitani Maurizio Capogrossi Domenico Caporicci Roberto Caramanica Mario Cardella Franco Cardinali Antonio Carpentieri Francesco Carri Maria Carrozza Sergio Castellazzi Pietro Castelli Palmiro Catena Giampiero Catervi Claudio Ceccarelli Giuseppe Celebrin

Luigi Ciampanella Antonio Ciani Corrado Cicco Elisabetta Cicerchia Paolo Ciorra Natale Coccia Giovanni Battista Coculo Marcello Cola Massimo Colandrea Adriano Coletta Alessandro Coloricchio Sergio Conti Federico Cornelli Agostino Millo Crocenzi Edda Dalessio Corrado De Angelis Luigi De Angelis Paolo De Angelis Germano De Marchis Mariano De Santis Fabio Massimo De Santis Stefano Della Bella Guido Di Capua Franco Di Colli Mauro Di Gregorio Sabrina Di Marco Francesco Di Prospero Domenico Didoni Ortensia Ebner Paolo Ercolani Aprilio Ernetti Luciano Eufemi Enrico Falcone Rocco Familiari Amedeo Fastoso Claudio Ferri Antonio Ficorella Francesca Ficorella Luigi Fiore Gianluca Franchini Lorenzo Francucci

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Paolo Galiani Antonio Gargano Giorgio Gatti Sergio Gatti Mauro Ginepri Giuseppe Ginasi Carlo Giordani Orlando Giuliani Francesco Enrico Gori Paolo Gralante Bernardino Guadagnini Antonio Guzzi Luca Iacovelli Amedeo Ianniccari Daniela Ingretolli Dino Lenci Roberto Lepone Stefano Liverani Italo Lolli Walter Lombardi Maria Cristina Lorenzetti Francesco Lucci Luca Macarra Antonio Maffioli Giulio Magagni Tito Magliozzi Massimo Manara Alberto Mancinelli Pietro Mancini Mario Marigliani Luigi Marino Roberto Mazzotti Andrea Mecheri Giacomo Moianetti Fabio Molinari Piergiorgio Montani Carlo Moretti Angelo Mosetti Graziella Musetti Marco Napoleoni Carlo Napoleoni Flavio Napoleoni Gianluca Nera Giorgio Neroni Giulia Ambrogina Nicolini Antonio Oroni Gaetano Orticelli Flavio Pagnozzi Marco Palma Alessandro Palmieri Adriano Palminteri Fabio Panetta Paolo Pasca Mauro Pastore

Enrico A. Pedretti Marco Pelliccioni Giuseppe Maria Perrotta Fabrizio Petrini Bruno Petrole Felice Petrucci Riccardo Pezzali Franco Piermarini Antonio Pitolli Paride Pizzi Gino Polidori Alfonso Polmpili Fabiola Pragliola Giorgio Prili Amalia Proverbio Mauro Pucci Umberto Quaresima Ulderico Querini Franco Quinzi Gianluca Raggi Umberto Raiola Cristian Ricciuti Giancarlo Romagnoli Antonio Angelo Romani Amerigo Romolo Maria Cristina Rovazzani Pier Romano Ruggeri Luca Santi Gianfranco Santini Fausto Sargeni Antonio Scarpinella Innocenzo Segarelli Stefano Sestili Antonia Severoni Cristiano Sforzini Luciano Sgarbossa Nicola Sgobba Mario Spagnoli Giuseppe Spera Giuseppe Spoletini Matteo Stefanelli Antonio Taborri Francesco Tanci Antonio Taurelli Giovanni Tni Brunozzi Mauro Toppi Umberto Tosto Gianluca Tribolati Pietro Troiani Mario Tucci Francesco Vildacci Claudio Vinci Danilo Vischietti

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LE IMMAGINI DELLA GIORNATA

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Finito di stampare aprile 2011