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CONSIDERAZIONI SULLA LIBERTA

Quando ero quindicenne, qualcuno mi disse che la mia libert finisce dove comincia laltrui. Ne fui molto colpito, tanto che feci mia questo indirizzo, anche perch mintrigava assai questa chiamata alla correit, che apriva alla mia ragione un campo tanto vasto che credetti come ancora lo credo essere questa la vita: il vasto noi, il vario noi, il diverso modo di essere tra noi! Da allora sono sempre stato preso dentro dalla molteplicit, dalla variet, dalla diversit, percepita non come anomalia, perversione, ma come opportunit di senso maggiore. E ho sempre pensato che a Dio piacciano le differenze. Con il passare degli anni, e delle esperienze, lo slogan di cui sopra, mi parve stretto, al limite del parzia le e, forse, forviante Ed oggi, ci che ieri era strada, oggi vedo un vicolo stretto, cieco, chiuso. Ma, forse, mi sfugge la portata di un slogan che, essendo tale sintesi estrema di un pensiero pi vasto molto di pi di quel che dice. Forse per questo lantico slogan divenuto ricordo del tempo adolescenziale, e quindi, parziale. Nei miei ventanni, trovato il centro di gravit, francamente non ho pi cercato parole sulla libert, distratto comero dalluso intenso della mia libert!! Da adulto, mi capita di parlare della libert a giovani che mi fanno dono delle loro intelligenze e, conversando con questi atleti della libert - ancora in fase di allenamento - mi scorgo a fare della libert una sintesi personale. E tale sintesi non riesce a essere del tutto conforme a quanto appresi da adolescente. Oggi, mi spaventa pensare che la mia liber finisca dove inizia laltrui. Questo fonda, o potrebbe fondare, il sospetto che laltro sia un mio competitore, un mio castratore, un mio avversario di libert! Mentre credo che la mia liber finisce con la fine della libert di chi mi accanto; che essa continui se la tua libert libera. Se finisce la tua libert, finisce la mia; se comincia la tua comincia la mia: insieme cadono, insieme stanno! Tutto ci non per un vago desiderio irenistico e compartecipativo cos stiamo tutti bene! Piuttosto, mi pare di cogliere che tra la mia e laltrui libert, non c un (politicamente corretto) diaframma, ma una continuazione: se tu sei libero, lo sono anchio; se non lo sono io neppure tu puoi essere libero. Tra le due c continuit, perch non esistono due o pi libert, ma un unico diritto alla libert: la tua libert tale se non sommerge la mia, la tua tale se non ferita dalla mia! La libert non diritto di alcuni (pochi): o saremo liberi tutti o non lo saremo nessuno! Laltro non limite alla mia libert, ma la prova della libert, che sua, mia: nostra! Un dubbio mi prende: ma dopo tante parole si pu dire cosa sia la libert? La libert dare la direzione che si vuole alla propria vita! E scegliere, sempre e comunque, quale direzione dare alla propria canoa, parafrasando Baden Powell. E ci vuol dire che, poi, nella scia della libert-che-sceglie, devi condurre da te la tua canoa, appunto perch non si finisca per essere quella barca che temeva il mare. Per questo esatto dire che " vivere scegliere", e quando non puoi scegliere, quando non puoi pi confrontarti, quando non puoi conoscere per determinare e determinarti, non sei libero! Ma siamo liberi per davvero o siamo determinati? La nostra esistenza nelle nostre mani o in quella del fato, del cielo, del caso? La nostra uninfarinatura di libert o un tutto pieno? E le domande potrebbero continuare, perch nulla come questo tema muove cuori, popoli, eserciti, poeti. Da quello che capisco, ora, penso che siamo liberi e pur determinati, che una libert assoluta non significhi nulla: siamo determinati alla libert! E questo vale per tutti, anche se i cammini differenti possono determinare maturit e percezioni dissimili - inconsuete inedite - per cui la libert che ognuno di noi percepisce ed esprime, pu avere e di fatto ha gradi, posizioni, percezioni, comprensioni, diverse a seconda della maturit e dellesperienza che le circostanze, lambiente, leducazione, lindole, la vita, ci d. Ma come essere liberi? Chi ci indica la libert? E qui mi taccio. Forse tra qualche anno ne sapr di pi e potr rispondere. Per ora mi attengo a ci che sentii una volta, non so da chi: la verit vi far liberi! Per essere libero devo cercare, conoscere, desiderare la verit. E lo faccio a partire dalla mia concreta libert, appunto, perch la verit non sia qualcosa di astratto, di mitico; ma concreta, come quel che sono, i desideri, la fattualit delluomo, delle cose, della vita. Ed ancora, mi pare di capire che la libert vada declinato al plurale, e che nessuno libero da solo, come nessuno pu essere felice da solo. E a fronte di ci, mi pare di capire che essa la libert non solo un diritto, legato alla pelle della persona, e non una concessione dello Stato, ma anche un dovere. E ci costringe ognuno di noi a cercare dentro e fuori la parola libert, perch non esiste la libert, ma luomo, la donna, liber. Chi diceva, circa que sto Paese di fango, che in Italia non manca la libert, ma mancano persone libere? La libert certamente unaspirazione, unidea, un punto di arrivo, ma anche il nostro vero nome, la nostra vera essenza! Luomo libero, nasce libero, e si realizza solo e nella misura nella quale conserva la suo diritto alla libert!

Compito dello Stato salvaguardare la liberta di tutti! Mi pare di notare che lidea di libert in taluni, e in molte (sub)culture dei Paesi industriali, si sia via via allontanata dalla sua essenza, cio dalla presa in carico del proprio destino e ovviamente di tutto quello che mi circonda, persone e cose! Si smarrito il cammino, e la meta, trascinando la visione bambina fin alle soglie dei trentanni. E cos, scordato e tralasciato il cammino verso la libert, cio verso lessere liberi per-essere altro dal bambino naturalmente capriccioso e incapace di capire le esigenze degli altri, si divenuti cultori di culle pi lunghe! Tale atteggiamento di disimpegno porta a dimenticare e tralasciare la responsabilit verso il mondo, vicino e lontano (nello spazio, ma anche - se non soprattutto - nel tempo!). La crisi della responsabile della persona nel-contesto, ci ha resi predatori di sensazioni e godimento, di spazio e territorio, di risorse e possibilit, e ci ha allontanato dagli altri, ormai degradati a oggetto inconsapevole della nostra ricerca, spasmodica, impazzita, inconcludente, frutto non di una reale sete di senso, ma generata dalla paura, dalla solitudine interiore, della noia ben vestita! I (falsi) bisogni, indotti da una cultura della mediocrit, ci hanno allontanati dalla ragione delle cose e delle scelte; ci hanno resi estranei alla libert del prossimo, scivolato tutt'al pi a civis nella odierna urbe delle classi, dove vero, giusto, quello che fan-tutti! Parlando di libert, cio di responsabilit, come dimenticare il suo opposto? Il suo vero modernissimo vulnus, il veleno che la uccide? I riti collettivi! Questi, nel loro essere il fatto, hanno assunto lo status di verit, e lattualit del nulla basta che sia collettivo (cio vero) - diviene la verit reale, confondendo e sviandoci verso una realt virtuale, dove limpegno, i cammini, hanno perso la dimensione analogica della fatica e dellimpegno quotidiano per assumere la digitalizzazione dei fatti (tipica dei bambini!), aspetto vagamente magico-rituale, nella mistica degli eventi collettivi e popolari. Il rito collettivo, necessario per omologare la persona e la verit, ormai divenuto levento mitico per eccel lenza e ha assunto carattere redentivo. Questa nuova catarsi dell'umanit ci ha resi corti di memoria e quel che la storia ci ha presentato come male assoluto, ora genera risposte di circostanza e rituali. Il Mai Pi allindomani di Auschwitz, dei Gulag, dei Campi di Pol Pot e il suo genocidio, (ma anche il mito del progresso e della tecnologia che d soluzioni a tutto), sono divenuti orizzonti destinati alla (tragica) reiterazione. I riti collettivi danno certezze, verit preconfezionate, garantite dal produttore, e la verit non quel che vero (con le sue dinamiche e tempistica), ma quel che fatto (in fretta e bene!) dai signori dei riti. Si viene a realizzare, in veste moderna, la vichiana verum et factum convertuntur: ci che viene dato alla massa della gente (i riti di massa e gli strumenti di distrazione di massa delle coscienze e, quindi, delle libert) vero. Ora molti fondano la loro liber, la strutturano, su queste sabbie molli, su questo atroce pantano. La libert luomo, che cerca, che spera, che vive, che ama. La verit che luomo cerca, spera, la vita e lamore. La verit e la libert sono talmente congiunti che nelluomo fondano lunica essenza, la speranza! L'uomo deve ricollegarsi, ricompattarsi, se vuole trovare di nuovo se stesso, il sentiero smarrito ed interrotto (di ogni ricerca) nel mercato dei consensi. Oh Libert, que de crimes on commet en ton nom! (Madame Roland) La libert la radice profonda delluomo, di ogni uomo. Da essa deriva la responsabilit, anzi laltro nome della libert: scrivi libert, leggi responsabilit!