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Vandana Shiva. LE GUERRE DELL'ACQUA. Copyright 2003 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano. Traduzione di Bruno Amato.

Titolo dell'opera originale: "WATER WARS".

Indice. Prefazione. Le guerre dell'acqua; L'ecologia della pace. Introduzione. Convertire l'abbondanza in scarsit. L'ecologia dell'acqua; L'industria forestale e la crisi idrica; Eucalipti e scarsit dell'acqua; Attivit mineraria e crisi idrica; Siccit: una calamit non naturale; Pozzi tubolari e pompe motorizzate; Diritti di comunit e gestione collettiva; Democrazia ecologica. 1. Il diritto all'acqua: lo stato, il mercato, la comunit. Diritti idrici e diritti naturali; Diritti ripari; L'economia del Far West: la dottrina della priorit di appropriazione e l'avvento della privatizzazione; L'economia da Far West contemporanea; L'acqua come propriet comune; La tragedia dei Commons; Comunit e beni comuni; Diritti comunitari e democrazie dell'acqua; Il diritto all'acqua pulita contro la libert di inquinare; Grandi inquinatori, vecchi e nuovi; I principi della democrazia dell'acqua. 2. Mutamenti climatici e crisi dell'acqua. Ingiustizia del clima come ingiustizia dell'acqua; Il superciclone dell'Orissa: una calamit artificiale; La distruzione delle mangrovie; Alluvioni e uragani; Siccit, ondate di calore e scioglimento dei ghiacciai. 3. La colonizzazione dei fiumi: dighe e guerre dell'acqua. Costi pubblici e guadagni privati: le dighe nell'Occidente americano; I templi dell'India moderna; Grandi dighe e conflitti per l'acqua; Dighe ed evacuazioni: il caso dell'India; Il quadro globale delle evacuazioni; Fiumi deviati e guerre per l'acqua; Idro-jihad; Israele e Cisgiordania; Il conflitto per il Nilo; Regole internazionali per l'acqua. 4. La Banca mondiale, il W.T.O. e il controllo delle grandi aziende sull'acqua. La Banca mondiale: uno strumento per il controllo delle aziende sull'acqua; La partnership tra pubblico e privato: gli aiuti internazionali per la privatizzazione dell'acqua; Il W.T.O. e il Gats: la nostra acqua svenduta; Il W.T.O. e il Gats: realt e finzione; Nuovi accordi, vecchie mire; I giganti dell'acqua; La grande sete.; Grandi aziende contro cittadini: le guerre dell'acqua in Bolivia. 5. Cibo e acqua. Agricoltura industriale e crisi idrica; Agricoltura insostenibile: spreco e distruzione di acqua; Il mito della soluzione dei problemi idrici mediante gli O.G.M. 6. Convertire la scarsit in abbondanza. Far fiorire il deserto; La gestione indigena dell'acqua; Democrazie dell'acqua decentrate; Le alternative popolari per la sostenibilit. 7. Le acque sacre. Il sacro Gange; Un racconto ecologico; Il cristianesimo e le acque sacre; Dare valore all'acqua. Note.

Appendice. I 108 nomi del Gange.

Questo libro dedicato alla popolazione di Tehri e della valle di Bhagirathi, le cui case stanno per essere sommerse dalla diga di Tehri, che annuller cos anche la penitenza di Bhagirath. "Acque, siete voi a darci la forza della vita. Aiutateci a trovare nutrimento cos che ci tocchi grande gioia. Partecipiamo della suprema delizia della vostra linfa vitale, come foste madri affettuose, andiamo spediti alla casa di colui per il quale voi acque ci date vita, ci mettete al mondo. Per il nostro benessere, che le dee siano un aiuto per noi, siano le acque per noi bevanda. Facciano s che benessere e salute scorrano su di noi. Padrone di tutte le cose che sono scelte, sovrane su tutta la gente, alle acque che mi rivolgo per guarire. Acque - donate la vostra cura come un'armatura per il mio corpo, cos che io possa vedere il sole per lungo tempo. Acque - portate via tutto ci che in me si guastato. Se l'ho fatto per malevolo inganno, o se ho giurato il falso, oggi qui io mi armonizzo con le acque. Ci siamo uniti alla loro linfa, o Agni, pieno di umori, vieni a inondarmi con il tuo splendore!" "Acqua di vita", antico inno del "Rig Veda".

Prefazione. Le guerre dell'acqua. Nel 1995 Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, fece una previsione sulle guerre del futuro che ha avuto grande risonanza: Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l'acqua . Molti segnali fanno pensare che Serageldin abbia ragione. Le prime pagine di quotidiani, riviste e pubblicazioni accademiche parlano di insufficienza idrica in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. (1) Il 16 aprile 2001 il New York Times apriva con un articolo sulla scarsit idrica in Texas. Come Serageldin, il quotidiano annunciava: Per il Texas, oggi, l'oro liquido l'acqua, non il petrolio (2). Se vero che il New York Times e Serageldin hanno ragione sull'importanza dell'acqua nei conflitti di domani, anche vero che le guerre dell'acqua non sono un'eventualit futura. Ne siamo gi circondati, anche se non sempre sono immediatamente riconoscibili come tali. Sono al tempo stesso guerre paradigmatiche - conflitti su come percepiamo e viviamo l'esperienza dell'acqua - e guerre tradizionali, combattute con armi da fuoco e granate. Lo scontro tra diverse culture dell'acqua un fenomeno comune a tutte le societ. Recentemente, mentre ero in viaggio per Jaipur, la capitale del Rajasthan nell'India occidentale, per partecipare a una conferenza pubblica su carestia e siccit, ho assistito in prima persona allo scontro tra queste due culture. Sul treno da Delhi a Jaipur servivano acqua in bottiglia di marca Aquafina, un prodotto della Pepsi. Per le vie di Jaipur la cultura dell'acqua era un'altra.

Nei periodi di maggiore siccit erano state erette delle piccole baracche, i cosiddetti "jal mandirs" (templi dell'acqua), dove l'acqua viene offerta in dono agli assetati in ciotole di coccio. I "jal mandirs" rientrano nell'antica tradizione dei "piyao", i chioschi di acqua a disposizione di tutti nelle aree pubbliche. Mi trovavo di fronte a un conflitto tra due culture: quella che vede l'acqua come qualcosa di sacro, la cui equa distribuzione rappresenta un dovere per preservare la vita, e quella che la considera una merce e ritiene il suo possesso e commercio due fondamentali diritti d'impresa. La cultura della mercificazione in guerra con le opposte culture del condividere, del dare e ricevere acqua come dono gratuito. La cultura non sostenibile, non rinnovabile e inquinante della plastica in guerra con civilt basate sul suolo e sul fango e con le culture del rinnovamento e della rinascita. Immaginate un miliardo di indiani che, abbandonata la pratica dell'offerta dell'acqua presso i "piyao", ricorrono a quella in bottiglie di plastica per placare la sete. Quante montagne di rifiuti di plastica ne deriverebbero? Quanta acqua sar distrutta dalla plastica buttata via? Guerre paradigmatiche sull'acqua sono in corso in ogni societ, in Oriente come in Occidente, a Nord come a Sud. In questo senso quelle dell'acqua sono guerre globali, in cui culture ed ecosistemi diversi, accomunati dall'etica universale dell'acqua come necessit ecologica, sono contrapposti a una cultura imprenditoriale fatta di privatizzazione, avidit e appropriazione di quel bene comune. Su un fronte di queste contese ecologiche, di queste guerre paradigmatiche, si trovano milioni di specie e miliardi di persone che chiedono quel minimo di acqua necessaria al sostentamento. Sul fronte opposto c' una manciata di imprese globali, dominate da Suez Lyonnaise des Eaux, Vivendi Environment e Bechtel, e sostenute da istituzioni globali quali la Banca mondiale, la World Trade Organization (W.T.O.), il Fondo monetario internazionale (F.M.I.) e i governi del G.7. Accanto a queste guerre di paradigma ci sono le guerre vere e proprie, conflitti per l'acqua che si combattono a livello regionale, o all'interno dello stesso paese o della stessa comunit. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla contesa sulle scarse ma vitali risorse idriche. In alcuni conflitti il ruolo dell'acqua esplicito, come nel caso della Siria e della Turchia, dell'Egitto e dell'Etiopia (3). Ma molti conflitti politici sulle risorse sono celati o repressi. Chi controlla il potere preferisce far passare le guerre dell'acqua per conflitti etnici e religiosi. Si tratta di coperture facili perch le regioni lungo i fiumi sono abitate da societ pluralistiche che presentano una grande diversificazione di etnie, lingue e usanze. E' sempre possibile trasformare i conflitti sull'acqua che scoppiano in queste zone in contrasti tra regioni, religioni ed etnie. Nel Punjab, una componente importante del conflitto che negli anni ottanta ha provocato oltre quindicimila morti stata il continuo disaccordo sulla spartizione delle acque del fiume. Ma lo scontro, basato su un diverso modo di vedere lo sviluppo anche a proposito dell'uso e della distribuzione dei fiumi del Punjab, stato presentato come un caso di separatismo sikh. Una guerra per l'acqua diventata una guerra di religione. Queste rappresentazioni fuorvianti delle guerre svuotano di energia politica - un'energia di cui si sente un enorme bisogno - la ricerca di soluzioni eque e sostenibili al problema della spartizione dell'acqua. Qualcosa di simile accaduto alla contesa per la terra e l'acqua tra palestinesi e israeliani. Uno scontro sulle risorse naturali viene presentato come un conflitto di carattere principalmente religioso tra musulmani ed ebrei. Nel corso degli ultimi due decenni ho visto conflitti sullo sviluppo o sulle risorse naturali trasformarsi in conflitti della comunit e culminare in estremismo e terrorismo. Il mio libro "Violence of the Green Revolution" era un tentativo di comprendere l'ecologia del terrorismo. Le lezioni che ho tratto dalle crescenti e diversificate espressioni del fondamentalismo e del terrorismo sono le seguenti: 1. I sistemi economici non democratici che centralizzano il controllo sulle decisioni e sulle risorse e sottraggono alla popolazione occupazioni produttive e mezzi di sostentamento creano una cultura dell'insicurezza. Qualsiasi scelta strategica viene tradotta in una politica di noi e loro. Noi siamo stati trattati ingiustamente, mentre loro hanno acquisito privilegi.

2. La distruzione del diritto alle risorse e l'erosione del controllo democratico sui beni naturali, sull'economia e sui mezzi di produzione minano l'identit culturale. Se l'identit non si forma pi grazie all'esperienza positiva dell'essere un agricoltore, un artigiano, un insegnante o un infermiere, la cultura si riduce a un guscio negativo in cui la propria identit entra in competizione con l'altro per accaparrarsi le scarse risorse che definiscono il potere politico ed economico. 3. I sistemi economici centralizzati erodono anche la base democratica della politica. In una democrazia, l'agenda economica coincide con l'agenda politica. Quando della prima si appropriano la Banca mondiale, il F.M.I. e il W.T.O., la democrazia risulta decimata. Le sole carte che restano nelle mani dei politici desiderosi di raccogliere voti sono quelle della razza, della religione e dell'etnia, che hanno il fondamentalismo come conseguenza naturale. E il fondamentalismo riempie efficacemente il vuoto lasciato da una democrazia in disfacimento. La globalizzazione economica sta alimentando l'insicurezza economica, erodendo la diversit e l'identit culturale e aggredendo le libert politiche dei cittadini. E fornisce terreno fertile al seme del fondamentalismo e del terrorismo. Anzich integrare le popolazioni, la globalizzazione d'impresa sta lacerando le comunit. La sopravvivenza della popolazione e della democrazia dipender dalla risposta al duplice fascismo della globalizzazione - il fascismo economico che nega alle persone il diritto alle risorse, e il fascismo fondamentalista che si nutre di espulsioni, espropriazioni, insicurezza economica e paura. L'11 settembre 2001, i tragici attacchi terroristi contro il World Trade Center e il Pentagono hanno scatenato la guerra al terrorismo dichiarata dal governo statunitense di George W. Bush. Nonostante le promesse della retorica, questa guerra non arginer il terrorismo perch non rivolta alle radici del terrorismo insicurezza economica, subordinazione culturale, espropriazione ecologica. Questa nuova guerra, in realt, sta creando una spirale di violenza e diffondendo il virus dell'odio. E la portata dei danni provocati alla terra dalle bombe intelligenti e dai bombardamenti a tappeto ancora tutta da verificare.

L'ecologia della pace. Il 18 settembre 2001 mi sono unita ai milioni di persone che in tutto il mondo hanno osservato due minuti di silenzio in memoria delle migliaia di persone che avevano perso la vita negli attacchi dell'11 settembre al World Trade Center e al Pentagono. Ma, nella mia mente, erano presenti anche i milioni di vittime di altri atti terroristici e di altre forme di violenza. E ho rinnovato l'impegno a oppormi a qualunque manifestazione di violenza. Quella mattina ero in compagnia di tre donne, Laxmi, Raibari e Suranam, nel villaggio di Jhodia Sahi nello stato di Orissa. Il marito di Laxmi, Ghabi Jhodia, era uno dei venti uomini della trib da poco uccisi dalla fame. Nello stesso villaggio era morto anche Subarna Jhodia. Quello stesso giorno, nel villaggio di Bilamal, abbiamo incontrato Singari, che aveva perso il marito Sadha, il figlio maggiore Surat, il figlio minore Paila e la nuora Sulami. Le politiche imposte dalla Banca mondiale hanno indebolito l'economia alimentare, lasciando questi villaggi in preda alla carestia. Giganti minerari come la norvegese Hydro, la canadese Alcan e le indiane Indico e Balco/Sterlite si sono affiancati all'industria della carta scatenando una nuova ondata di terrore. Hanno messo gli occhi sulla bauxite che giace nelle viscere delle maestose montagne del Kashipur. La bauxite serve per produrre l'alluminio, e l'alluminio viene usato sia per le lattine di Coca-Cola, bevanda che sta rapidamente soppiantando la cultura indiana dell'acqua, sia per i caccia che stanno bombardando a tappeto l'Afghanistan mentre scrivo questo libro. Nel 1993 abbiamo bloccato il terrorismo ecologico dell'industria mineraria nella mia terra, la valle del Doon. La Corte suprema indiana ha chiuso le miniere, sentenziando che necessario fermare qualsiasi commercio che minacci la vita umana. Ma le nostre vittorie ecologiche degli anni ottanta sono risultate vane con l'avvento della deregulation ambientale che accompagna le politiche di

globalizzazione. Le industrie dell'alluminio vogliono il territorio delle trib del Kashipur, e ne scaturita una grossa battaglia tra i residenti e le aziende. Questa sottrazione forzata di risorse alla popolazione una forma di terrorismo - terrorismo d'impresa. Ero andata a offrire la mia solidariet alle vittime di questa forma di terrorismo, che non minacciava soltanto di rapinare duecento villaggi dei loro mezzi di sostentamento, ma aveva gi rubato la vita a molti residenti, uccisi dal fuoco della polizia il 16 dicembre 2000. I cinquanta milioni di indiani sfollati dalle loro case inondate dalle dighe nel corso degli ultimi quarant'anni sono anch'essi vittime del terrorismo - hanno subito il terrore della tecnologia e dello sviluppo distruttivo. Le trentamila persone morte a causa del superciclone dell'Orissa, e i milioni che moriranno via via che le inondazioni, la siccit e i cicloni aumenteranno d'intensit, subiscono tutte il terrorismo del mutamento climatico e dell'inquinamento da combustibili fossili. Distruggere le risorse idriche e i bacini forestali e acquiferi una forma di terrorismo. Negare ai poveri l'accesso all'acqua privatizzandone la distribuzione o inquinando pozzi e fiumi anche questo terrorismo. Nel contesto ecologico delle guerre per l'acqua, i terroristi non sono solo quelli che si rifugiano nelle caverne dell'Afghanistan. Alcuni si nascondono nelle sale dei consigli di amministrazione delle multinazionali, dietro le norme sul libero mercato imposte dal W.T.O., dal North American Free Trade Agreement (Nafta) e dalla Free Trade Area of the Americas (F.T.A.A.). Si nascondono dietro le condizioni di privatizzazione volute da F.M.I. e Banca mondiale. Rifiutandosi di firmare il protocollo di Kyoto, il presidente Bush compie un atto di terrorismo ecologico contro le numerose comunit che rischiano di essere spazzate via dalla Terra dal riscaldamento globale. A Seattle, il W.T.O. stato ribattezzato dai manifestanti World Terrorism Organization perch le sue regole negano a milioni di persone il diritto a una sussistenza sostenibile. L'avidit e l'appropriazione delle preziose risorse del pianeta che appartengono ad altri sono alla radice dei conflitti, e alla radice del terrorismo. Quando il presidente americano Bush e il primo ministro inglese Tony Blair annunciano che l'obiettivo della guerra globale al terrorismo la difesa del way of life americano ed europeo, dichiarano guerra al pianeta - al suo petrolio, alla sua acqua, alla sua biodiversit. Lo stile di vita del 20% della popolazione mondiale che usa l'80% delle risorse del pianeta esproprier il restante 80% della loro equa porzione di risorse e finir per distruggere il pianeta. Non possiamo sopravvivere come specie se l'avidit privilegiata e protetta e se l'economia degli avidi stabilisce le regole su come vivere e morire. L'ecologia del terrore ci mostra quale dev'essere la via per la pace. La pace sta nell'alimentare la democrazia ecologica ed economica e nel favorire la diversit. La democrazia non semplicemente un rituale elettorale ma il potere delle persone di forgiare il proprio destino, determinare in che modo le loro risorse naturali debbano essere possedute e utilizzate, come la loro sete vada placata, come il loro cibo vada prodotto e distribuito, quali sistemi sanitari e di istruzione debbano avere. Nel ricordare le vittime dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, rafforziamo anche la nostra solidariet con i milioni di vittime invisibili di altre forme di terrorismo e violenza, un terrorismo e una violenza che minacciano la possibilit stessa di avere un futuro su questo pianeta. Possiamo trasformare questo momento storico cos tragico e brutale nella costruzione di culture di pace. Creare la pace ci impone di risolvere le guerre per l'acqua, le guerre per il cibo, per la biodiversit, per l'atmosfera. Come disse una volta Gandhi: La terra ha abbastanza per le necessit di tutti, ma non per l'avidit di pochi. Il ciclo dell'acqua ci connette tutti, e dall'acqua possiamo imparare il cammino della pace e la via della libert. Possiamo imparare a trascendere le guerre dell'acqua causate dall'avidit, dallo spreco e dall'ingiustizia, che provocano scarsit nel nostro pianeta in origine ricco di acqua. Possiamo lavorare insieme per creare democrazie dell'acqua. E se costruiamo la democrazia, costruiamo la pace.

Introduzione. Convertire l'abbondanza in scarsit. L'acqua la matrice della cultura, la base della vita. In arabo, in urdu e in indostano si chiama "ab"; "abad raho" un augurio di prosperit e abbondanza. Il nome stesso dell'India deriva dal grande fiume Indo (1). L'acqua sempre stata al centro del benessere materiale e culturale delle societ di tutto il mondo. Oggi, purtroppo, questa preziosa risorsa in pericolo. Bench il pianeta sia fatto per due terzi di acqua, ci troviamo di fronte a un'acuta scarsit idrica. La crisi dell'acqua la dimensione pi pervasiva, pi grave e meno visibile della devastazione ecologica della Terra. Nel 1998, 28 paesi erano afflitti da problemi idrici o da scarsit d'acqua (2); secondo le previsioni, entro il 2025 questa cifra dovrebbe crescere a 56. Il numero di persone che vivono in paesi privi di una quantit adeguata di acqua salir, tra il 1990 e il 2025, da 131 milioni a 817 milioni. (3) L'India dovrebbe rientrare nella categoria dei paesi con problemi idrici molto prima del 2025 (4). Si parla di grave crisi idrica quando la quantit di acqua disponibile pro capite inferiore ai 1000 metri cubi l'anno. Al di sotto di questa soglia la salute e lo sviluppo economico di un paese sono fortemente ostacolati. Quando la disponibilit annua d'acqua per persona scende al di sotto dei 500 metri cubi, la sopravvivenza della popolazione gravemente compromessa. Nel 1951 la disponibilit media d'acqua in India era di 3450 metri cubi pro capite l'anno; alla fine degli anni novanta era scesa a 1250 metri cubi; la proiezione per il 2050 di 760 metri cubi. Dal 1970 la disponibilit globale pro capite ha subito un declino del 33%. (5) Il calo non deriva soltanto dalla crescita demografica, ma aggravato anche dall'uso eccessivo di acqua. Nel corso dell'ultimo secolo il tasso della diminuzione di acqua ha superato quello della crescita della popolazione di un fattore di 2,5 (6). Ho assistito personalmente alla trasformazione della mia terra da paese ricco di acqua a paese con problemi idrici. Ho visto l'ultima fonte perenne della mia valle esaurirsi nel 1982 in seguito agli interventi di scavo delle falde acquifere nei bacini idrici. Ho visto cisterne e torrenti nella piana del Deccan prosciugarsi in seguito alla diffusione della monocoltura dell'eucalipto. Ho visto uno stato dopo l'altro precipitare nella carestia idrica mentre le tecnologie della Rivoluzione verde ingurgitavano quantit sempre maggiori di acqua. Ho lottato a fianco delle comunit di regioni ricche d'acqua quando l'inquinamento avvelenava le loro fonti. In tutti questi casi, quella della scarsit d'acqua stata una vicenda di avidit, di tecnologie sconsiderate, di volont di prendere pi di quanto la natura sia in grado di reintegrare e ripulire.

L'ecologia dell'acqua. Il ciclo idrologico un processo ecologico nel quale l'acqua viene ricevuta dall'ecosistema sotto forma di pioggia o neve. Le precipitazioni umide alimentano i torrenti, le falde acquifere e le fonti sotterranee. La quantit di acqua che spetta a un determinato ecosistema dipende dalle caratteristiche territoriali in fatto di clima, fisiografia, vegetazione e geologia. A ognuno di questi livelli l'uomo contemporaneo ha abusato della Terra distruggendone la facolt di ricevere, assorbire e immagazzinare acqua. La deforestazione e le attivit minerarie hanno compromesso la capacit dei bacini di trattenere l'acqua. Le monocolture agricole e forestali hanno prosciugato interi ecosistemi. L'uso crescente dei combustibili fossili ha determinato inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici, responsabili dell'aumento di fenomeni quali inondazioni, cicloni e siccit.

L'industria forestale e la crisi idrica.

Le foreste sono dighe naturali, immagazzinano l'acqua nei bacini e la rilasciano lentamente sotto forma di sorgenti e ruscelli. La pioggia e la neve vengono intercettate dal manto delle foreste, che protegge il suolo e ne accresce il potenziale di assorbimento. Parte dell'acqua evapora tornando nell'atmosfera. Se cosparso di foglie secche e humus, il suolo della foresta trattiene e rigenera l'acqua. Il taglio del legname e la monocoltura agricola fanno s che l'acqua scorra via, e distruggono la capacit di conservazione idrica specifica dei suoli. Il Cherapunji, nell'India nordorientale, la regione pi umida della terra, con 11 metri di precipitazioni all'anno. Oggi le sue foreste sono sparite e il Cherapunji accusa una carenza di acqua potabile. Il mio passaggio dalla fisica all'ecologia in parte dovuto alla scomparsa dei torrenti himalayani in cui giocavo da bambina. Anche il movimento Chipko nato per bloccare la distruzione delle risorse idriche provocata dal taglio degli alberi nell'area (7). La crisi ecologica dell'Himalaya stata accelerata dall'industria forestale. Villaggi un tempo autosufficienti nella produzione alimentare sono stati costretti a importare cibo quando le fonti d'acqua si sono esaurite. Sparite le foreste, sono aumentate le frane e le alluvioni; del 1970 il disastro di Alaknanda, in cui un'enorme frana ha bloccato il fiume Alaknanda e inondato 1000 chilometri di terra, spazzando via ponti e strade. Nel 1978 la tragedia di Tawaghat ha avuto risultati ancora pi disastrosi: l'intero fianco di una montagna franato nel Bhagirathi, formando un lago largo quattro chilometri. Il lago ha ceduto inondando la pianura gangetica (8). L'incidente stato un segnale d'allarme per il governo sull'importanza dei bacini forestali. Molto prima di queste alluvioni disastrose, erano stati lanciati dei moniti sulla minaccia himalayana. Nel 1952 Mira Behn, discepola di Gandhi, rilevava: "Ogni anno che passa le alluvioni nell'India settentrionale sembrano peggiorare, e quest'anno sono state assolutamente devastanti. Ci vuol dire che c' qualcosa di radicalmente sbagliato nell'Himalaya, e questo 'qualcosa' ha senza alcun dubbio a che fare con le foreste. Credo che non si tratti soltanto, come alcuni pensano, di una questione di deforestazione, ma che in larga misura sia in atto un mutamento di specie. Vivendo nella regione dell'Himalaya da diversi anni, mi ormai dolorosamente chiaro che si sta verificando un mutamento vitale in alcune specie di alberi, un mutamento che sta lentamente risalendo le pendici meridionali - proprio quelle che portano le acque alluvionali alle pianure sottostanti. Nel passaggio letale che si sta verificando, il banj (un tipo di quercia) scompare lasciando il posto al pino dell'Himalaya. La rapidit con cui ci sta avvenendo allarmante e, poich non si tratta di deforestazione ma della trasformazione da un tipo di foresta a un altro, il fenomeno non viene preso abbastanza sul serio. In effetti il Dipartimento forestale, un ente semicommerciale, tende a chiudere gli occhi davanti a quello che sta accadendo perch le piante di banj non portano introiti alle casse dello stato, mentre il pino dell'Himalaya molto remunerativo". (9). Bench lo strato di foglie che ricopre il suolo delle foreste di querce sia fondamentale quale meccanismo primario che permette la conservazione idrica nei bacini imbriferi himalayani, e nonostante gli ammonimenti sulla sparizione delle foreste, l'industria forestale ha proseguito imperterrita nelle sue attivit, provocando catastrofi immani nella regione.

Eucalipti e scarsit d'acqua. In India e in altre parti del Terzo mondo la diffusione della monocoltura dell'eucalipto per l'industria della carta e della pasta di legno una delle cause principali dei problemi idrici. L'eucalipto, ecologicamente adattato al suo originario habitat australiano, impiantato nelle regioni carenti di acqua diventa un fattore di rischio. In nessun luogo al di fuori del proprio ambiente il sistema vegetativo dell'eucalipto capace di autosostenersi. Uno studio condotto dalla divisione idrologica dell'Australian Central Scientific and Industrial Research Organization ha rilevato che negli anni in cui le precipitazioni sono inferiori ai 1000 millimetri, gli eucalipti creano un

deficit a livello di umidit nel suolo e di acque freatiche.(10) Anche in Australia i rapporti confermano il rapido deterioramento delle risorse idriche come conseguenza della coltivazione degli eucalipti su vasta scala. Mahashweta Devi ha descritto l'impatto degli eucalipti sulle risorse idriche nelle aree tribali indiane di Bihar e del Bengala occidentale: "L'India che mi preoccupa quella che conosco. La mia l'India dei poveri, degli affamati, dei disperati. Molti di loro sono senza terra e quei pochi che ne hanno sono felici di poter ricavare il pi possibile dalle risorse esistenti. Coprire di eucalipti Purulia, Bankura, Midnapur, Singbhum e Palamau significher derubare la mia India dell'acqua per bere e per irrigare." (11). Nel 1983 gli agricoltori dello stato del Karnataka hanno marciato in massa sul vivaio forestale e hanno sradicato milioni di pianticelle di eucalipto, piantando al loro posto semi di tamarindo e di mango.(12) In Sudafrica le donne hanno lanciato un'intensa campagna per l'acqua con l'obiettivo di eliminare gli eucalipti che avevano prosciugato ruscelli e falde freatiche. Il Department of Water Affairs and Forestry sudafricano ha istituito il programma Working for Water per rinnovare le risorse idriche eliminando piante estranee all'ambiente come l'eucalipto, che hanno invaso pi di 10 milioni di ettari e utilizzano 3,3 miliardi di metri cubi d'acqua in pi rispetto alla vegetazione originaria. Poco dopo l'abbattimento degli eucalipti lungo le rive dei fiumi, la portata dell'acqua aumentata del 120% (13).

Attivit mineraria e crisi idrica. Quella estrattiva una pratica che distrugge i bacini idrici. Negli anni ottanta le cave di calcare hanno danneggiato la mia terra, la valle del Doon. Le compagnie minerarie vedevano la pietra calcarea esclusivamente come materia prima per l'industria; l'importanza delle profonde cavit, serbatoi della natura, era completamente ignorata. Costruire una struttura artificiale profonda quanto i bacini naturali della valle del Doon sarebbe costato 500 milioni di dollari. (14) Oltre a devastare risorse idriche, i lavori di estrazione sulle ripide pendici provocavano anche frane e l'ostruzione di fiumi e torrenti a causa dei detriti. Ho visto corsi d'acqua stretti e profondi trasformarsi in fiumi di detriti, con l'alveo pi alto del territorio circostante. L'estrazione della pietra calcarea ha fatto di una valle ricca di piogge una regione scarsa d'acqua. Al tempo del conflitto per l'estrazione del calcare nella valle del Doon, le risorse idriche alimentate dai monti Mussoorie sono state trattate come qualcosa di assolutamente privo di valore, che non meritava alcuna considerazione. La svalutazione delle risorse naturali della valle del Doon non era altro che un'estensione della svalutazione della natura operata dai modelli economici e di sviluppo convenzionali. L'incapacit dell'economia moderna di prendere in considerazione le risorse naturali nella loro integrit ecologica un fenomeno che molti hanno sottolineato. Nicholas Georgescu-Roegen sintetizza efficacemente quest'incompetenza insita nell'economia convenzionale: "L'analogia con il niente-depositi niente-resi va a vantaggio del punto di vista dell'imprenditore sulla vita economica. Infatti, se si guarda solo al denaro, l'unica cosa che si vede che il denaro non fa altro che passare di mano in mano: se non per uno spiacevole incidente, non esce mai dal processo economico. Forse il fatto che quei paesi in cui l'economia moderna cresciuta e ha prosperato non abbiano alcuna difficolt ad assicurarsi le materie prime stata una ragione in pi perch gli economisti rimanessero ciechi davanti a questo fattore economico fondamentale. Nemmeno le guerre che quelle stesse nazioni hanno combattuto per il controllo delle risorse naturali del pianeta hanno scosso gli economisti dal loro sonno" (15). Con l'aggravarsi della crisi economica, per, diventa sempre pi imperativo adottare, sul valore e le funzioni della natura, un'ottica basata su corrette verifiche ecologiche che assegnino alle funzioni naturali un valore calcolato in

base ai costi di alternative tecnologiche che siano in grado di fornire lo stesso insieme di beni e servizi. In questo senso, il valore dei monti Mussoorie e delle loro potenzialit idriche sarebbe equivalente al costo delle installazioni tecniche necessarie a produrre la stessa quantit e qualit d'acqua. E' del tutto evidente che il danno implicato equivalente alla distruzione di un immenso impianto idrico. Riconoscere il valore sociale ed ecologico di una risorsa porta al suo uso equo e sostenibile. Viceversa, valutare una risorsa in termini esclusivamente di prezzi di mercato crea modelli di utilizzo che non sono n sostenibili n equi. Nel 1982, il ministero dell'Ambiente indiano di New Delhi mi ha invitata insieme a un gruppo di ecologisti a condurre una valutazione di impatto ambientale delle attivit minerarie. Abbiamo lavorato con le comunit locali per costruire un movimento che aveva come obiettivo la salvaguardia delle montagne e dei corsi d'acqua, e abbiamo appoggiato gruppi di cittadini. Il ministero ha promosso un'azione legale per bloccare l'estrazione di calcare nella valle del Doon e nel 1985 la Corte suprema ha ordinato la chiusura permanente o temporanea di 53 delle 60 cave di pietra calcarea nella regione. La corte ha dichiarato: "Nel nostro paese il primo caso di questo genere che riguardi temi legati all'ambiente e all'equilibrio ecologico, e le questioni che vengono sollevate sono di grande portata e di grande importanza non solo per la popolazione residente sui monti Mussoorie, nella catena dell'Himalaya, ma anche per le implicazioni che esse hanno per il benessere della maggioranza delle persone che vivono nel paese. Il caso mette a fuoco il conflitto tra sviluppo e conservazione ed evidenzia la necessit di trovare una conciliazione tra i due elementi". (16) La Corte affermava inoltre che la chiusura degli impianti minerari era "un prezzo che occorre pagare se si vuole proteggere e salvaguardare il diritto delle persone di vivere in un ambiente sano creando il minor disturbo possibile all'equilibrio ecologico, senza rischi evitabili per loro e il bestiame, le case e il terreno agricolo, e senza compromettere indebitamente l'aria, l'acqua e l'ambiente". (17). La decisione della Corte suprema indiana ha costituito il precedente che ha portato a introdurre la stabilit e l'integrit dell'ambiente nel novero dei diritti umani. La Corte si pronunciata a favore della popolazione. Purtroppo la globalizzazione sta ribaltando le conquiste democratiche ed ecologiche degli anni ottanta. Le attivit minerarie stanno dilagando nelle aree pi vulnerabili, come il Rajasthan, sede di numerosi e antichi sistemi idrici. L'estrazione del calcare si intensificata nelle regioni costiere del Gujarat. Intorno al luogo natale di Gandhi, 25 cementifici stanno esaurendo le riserve naturali e i sistemi di protezione, esponendo la regione a una situazione di carenza idrica. Le foreste delle montagne sacre di Gandmardhan sono una sorta di santuario per varie piante e riforniscono 22 corsi d'acqua che a loro volta alimentano grandi fiumi. Nel 1985 la Bharat Aluminium Company (Balco) ha iniziato la profanazione di questo territorio sacro. La societ, attiva nell'estrazione della bauxite, arrivata a Gandmardhan dopo aver distrutto la santit e l'assetto ecologico dell'Amarkantak, un'altra montagna importante da cui nascono i fiumi Narmada, Sone e Mahanadi. Da quell'anno le trib della regione hanno ostacolato i lavori dell'azienda rifiutandosi di lasciarsi tentare dalle promesse di posti di lavoro. Nemmeno la polizia riuscita a bloccare la determinazione dei manifestanti. Mati Devata, Dharam Devata (Il suolo la nostra dea, la nostra religione) era lo slogan che le donne del movimento Salviamo Gandmardhan ripetevano mentre i poliziotti le trascinavano via. Dhanmati, una manifestante settantenne, sintetizza cos la posizione delle donne: Sacrificheremo la vita, ma non Gandmardhan. Vogliamo salvare questo monte che ci d tutto ci di cui abbiamo bisogno (18). La caccia all'alluminio che la Balco opera in questo territorio sacro particolarmente inquietante se si considera il surplus del minerale accumulato dall'India. Da secoli le popolazioni locali producono l'alluminio usando metodi

che risalgono a tempi anteriori alla societ industriale. Ancora oggi nell'Orissa ci sono artigiani che conoscono queste tecniche. La tecnologia tribale non distrugge fiumi e montagne come fa l'industria mineraria. L'attivit estrattiva della Balco non si basa sui bisogni della popolazione indiana, spinta esclusivamente dalla domanda dei paesi industrializzati, che per motivi ambientali stanno chiudendo i propri impianti di lavorazione dell'alluminio. Il Giappone ha ridotto la produzione dell'alluminio da 1,2 milioni di tonnellate a 140000 tonnellate e oggi il 90% del minerale importato.(19) La sopravvivenza delle popolazioni tribali del Gandmardhan a rischio perch i paesi ricchi hanno deciso di preservare la propria economia, il proprio ambiente e l'opulento stile di vita. I movimenti ecologici locali e nazionali erano riusciti, per salvare i fiumi, a bloccare le attivit minerarie in numerosi bacini idrici vulnerabili. Oggi per la globalizzazione sta ribaltando molte leggi. Per tredici minerali - ferro, manganese, cromo, zolfo, oro, carbonio (diamanti), rame, piombo, zinco, molibdeno, tungsteno, nichel e platino - stato concesso il permesso di sfruttamento, e sulle operazioni minerarie intervenuta una massiccia deregulation. Le compagnie straniere, che possiedono il 50% delle miniere, ricevono automaticamente la licenza. Il tradizionale limite di superficie di 25 chilometri quadrati stato portato a 5000 chilometri quadrati per una singola licenza di prospezione (20). Grandi industrie come la Rio Tinto-Zinc (R.T.Z.) si sono ormai installate a Gandmardhan, dove le trib locali non le vogliono. Sottolinea Basano Dehury, rappresentante eletta del suo villaggio: Se la compagnia verr scaricher tutte le scorie e ostruir le sorgenti dei nostri fiumi. Per questo non vogliamo la miniera (21). Tikayat Dehury, un altro abitante del villaggio, si chiede: Perch dovremmo lavorare nelle miniere? Abbiamo gi quello che ci serve. Se lavoriamo l, saremo noi a lavorare, lavorare, lavorare, e loro si prenderanno la crema della nostra terra e se ne andranno via (22). Nell'Orissa le attivit minerarie hanno scatenato una battaglia per la vita o la morte tra le comunit locali e le multinazionali sostenute dai militari. Nel dicembre del 2000 alcuni manifestanti sono rimasti uccisi nel corso di una dimostrazione contro le miniere. (23) Che si tratti di pesca industriale o di industria forestale, di estrazione mineraria o di inquinamento, le grandi aziende smettono di distruggere le risorse idriche solo quando sono obbligate a farlo dalle popolazioni, con l'azione diretta o tramite i tribunali.

Siccit: una calamit non naturale. A partire dagli anni cinquanta la Rivoluzione verde stata salutata come il mezzo pi efficace per ampliare la produzione globale alimentare, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come l'India e la Cina. (24) Sementi miracolose ad alta resa furono promosse in tutto il mondo in via di sviluppo, e la Rivoluzione verde si attribu il merito di aver scongiurato la denutrizione di milioni di persone. I costi ecologici e sociali di questa rivoluzione sono stati largamente ignorati. Con la sua enfasi sulle sementi ad alta resa, questo modello agricolo scalzava le variet locali resistenti alla siccit soppiantandole con coltivazioni che necessitavano di grandi quantit di acqua. La Rivoluzione verde con le sue forti esigenze idriche ha portato all'estrazione artificiale di acqua in zone che ne erano povere. Prima della Rivoluzione verde, l'acqua freatica veniva attinta con tecnologie irrigue indigene dal carattere protettivo. Queste tecnologie, basate su energia umana o animale rinnovabile, vennero per bollate come inefficienti e furono in seguito sostituite da motori a benzina e pompe elettriche che estraevano l'acqua pi rapidamente di quanto i cicli della natura fossero in grado di reintegrarla nel sottosuolo.

Pozzi tubolari e pompe motorizzate. In tutta l'India, la privatizzazione informale delle acque freatiche ha fatto spuntare come funghi i pozzi azionati dall'elettricit e dai combustibili

fossili. Dopo la siccit del 1972 nel Maharashtra, la Banca mondiale intervenuta pesantemente finanziando i sistemi meccanizzati di estrazione dell'acqua. La Banca ha concesso crediti anche per i pozzi tubolari che dovevano alimentare l'irrigazione commerciale e ridurre la scarsit idrica. Il risultato stato un boom delle piantagioni di canna da zucchero. Il Maharashtra oggi noto come la terra dei baroni dello zucchero. E' ormai accertato che il loro potere stato costruito a spese delle risorse idriche del Maharashtra rurale. In meno di un decennio i campi di canna da zucchero hanno trasformato l'acqua freatica in merce, lasciando assetate popolazioni e coltivazioni. La canna, bench coltivata solo sul 3% della terra irrigua del Maharashtra, consuma l'80% di tutta l'acqua da irrigazione e una quantit 25 otto volte superiore a quella necessaria ad altre colture. Mentre lo stato lotta contro la carestia, le piantagioni di canna da zucchero e gli zuccherifici prosperano. Dieci anni fa nel Maharashtra si trovavano 77 cooperative zuccheriere, la cui acqua proveniva dal 70% dei villaggi. Gli zuccherifici industriali hanno incoraggiato attivamente la costruzione di pozzi tubolari. Nel frattempo, i pozzi pubblici e i pozzi superficiali di propriet di piccoli agricoltori si sono prosciugati. Nel distretto di Sangli, per esempio, l'irrigazione freatica della canna da zucchero cresciuta a dismisura nell'ultimo ventennio, proprio nel periodo in cui la scarsit d'acqua si aggravata. Se vero che la transizione dalla produzione di grano grossolano alimentato dalle piogge alla coltivazione di prodotti commerciali con forti esigenze idriche ha determinato un aumento del reddito medio delle famiglie, altrettanto vero che il prezzo pagato stato molto alto. Il villaggio di Manerajree un perfetto esempio di area che, avvantaggiatasi finanziariamente nel breve termine, nel lungo periodo ha pagato caro dal punto di vista sia materiale sia ecologico. Nel novembre 1981 stato commissionato, a un costo di 14000 dollari, un nuovo progetto idrico con una potenzialit di 50000 litri. La fornitura d'acqua durata un solo anno. Per aumentare la produzione sono state effettuate perforazioni di 60 metri per tre nuove pompe motorizzate accanto al primo pozzo, pompe che nel 1982 hanno estratto 50000 litri al giorno. Nel novembre 1982 tutte e tre le nuove perforazioni erano completamente asciutte. In pi, oltre 2000 pozzi privati in questa regione di canna da zucchero si erano anch'essi esauriti. Dal 1983 in funzione un servizio continuo di autocisterne per portare acqua alla zona. Un'altra tragedia quella della piana di Malwa, nell'India centrale. Quella che un tempo era una regione ricca d'acqua - il suolo di Malwa cos generoso che c' da mangiare in ogni casa e acqua a ogni passo era un comune modo di dire oggi diventata arida, e i residenti sono costretti a percorrere una media di quattro chilometri per trovare l'acqua. La crisi il risultato della dipendenza dai pozzi tubolari e dell'abbandono dei tradizionali sistemi di raccolta dell'acqua. Durante l'ultimo decennio, nel villaggio di Belawati sono stati costruiti 500 pozzi tubolari, e solo cinque sono ancora in funzione. (26) Gli altri si sono esauriti. Nel villaggio di Guraiya solo 10 dei 100 costruiti hanno ancora acqua. Nel villaggio di Ismailkhada, i mille pozzi tubolari scavati nel corso di sette anni hanno prosciugato le 12 cisterne naturali che per secoli avevano servito la comunit. I residenti oggi trovano l'acqua a due chilometri di distanza. Dei 200 pozzi scavati a Sadipura, solo quattro sono ancora in uso (27). L'estrazione meccanizzata ha creato uno stress ecologico anche in altre parti del mondo. I progetti di sviluppo nell'arida Africa subsahariana hanno avuto un ruolo critico nelle carestie degli anni settanta e ottanta nel Sahel (28). Lo scavo dei pozzi era ritenuto il metodo migliore per portare lo sviluppo economico in regioni dedite alla pastorizia. La pratica tradizionale di spostamento delle bestie da un luogo all'altro decaduta con l'introduzione dei pozzi meccanizzati. I nuovi pozzi fornivano una quantit di acqua superiore al fabbisogno dei pastori, incoraggiando il loro insediamento in una sola localit e aumentando lo sfruttamento del pascolo da parte del bestiame. Facendosi stanziali, in pratica, i pastori hanno aggravato il problema della desertificazione, abbandonando tradizioni secolari che avevano sempre assicurato la sopravvivenza in condizioni di bassa disponibilit idrica.

Diritti di comunit e gestione collettiva. In quasi tutte le comunit indigene la collettivit del diritto all'acqua e della sua gestione la chiave della conservazione e della raccolta idrica. Creando regole e limiti d'uso, la gestione collettiva ha sempre assicurato sostenibilit ed equit. Con l'avvento della globalizzazione, per, il controllo sull'acqua da parte della comunit venuto meno e sta prendendo piede lo sfruttamento privato di questo bene. I sistemi tradizionali di rinnovamento delle scorte stanno decadendo. Da uno studio condotto su 152 villaggi che utilizzano sistemi di raccolta tradizionali emerso che in 79 casi la riserva era esaurita o inquinata. (29) Il laghetto di Chobala nel villaggio di Mundlana, tuttora sottoposto a una gestione collettiva, soddisfa ancora le necessit di 10 villaggi. Viceversa Mankund, che prende il nome dalle centinaia di stagni e cisterne che un tempo poteva vantare, non ha pi acqua. I mille pozzi tubolari introdotti nella regione hanno esaurito le fonti tradizionali (30). L'acqua disponibile solo se le sue fonti sono rigenerate e utilizzate entro limiti di rinnovabilit. Quando la filosofia dello sviluppo intacca il controllo della comunit e promuove al suo posto tecnologie che modificano il ciclo dell'acqua, la scarsit risulta inevitabile. In India, proprio quando si iniziato a investire capitali nei progetti idrici, sempre pi villaggi hanno visto diminuire le riserve d'acqua. Nel 1972, il governo ha identificato 150000 villaggi afflitti da problemi idrici e ha introdotto programmi di fornitura in 94000 di questi. I programmi comprendevano la perforazione di pozzi tubolari e l'installazione di pompe per trasportare l'acqua da grandi distanze. Nonostante questi sforzi, nel 1980 il numero di villaggi in difficolt era salito a 231000. Il governo ha quindi deciso di intervenire in altri 94000 villaggi; nel 1985 un totale di 161722 villaggi si trovava ancora ad affrontare problemi idrici. Ulteriori investimenti sono stati fatti quell'anno per assistere tutti tranne 70 villaggi; ma nel 1994 gli abitati privi di acqua erano ancora 140975 (31). Negli anni settanta e ottanta la Banca mondiale e altre agenzie di soccorso si sono concentrate su tecnologie per la fornitura di acqua che si sono rivelate disastrose. A partire dagli anni novanta, queste agenzie hanno spinto in maniera aggressiva verso la privatizzazione e la distribuzione dell'acqua basata sul mercato, strategia che gi minaccia di essere altrettanto disastrosa. Negli stati indiani del Gujarat e del Maharashtra, la Banca mondiale sta sollecitando la privatizzazione come correzione dei suoi stessi fallimentari sistemi a tecnologia intensiva degli anni ottanta. Il risultato stato un'accelerazione nello sfruttamento delle falde freatiche. Nello stato di Gujarat l'acqua viene estratta da una profondit tra i quattrocento e i cinquecento metri, impoverendo le falde e lasciando vuota la riserva di superficie. Un tempo il Gujarat ospitava un gran numero di cisterne e pozzi. Negli anni trenta l'acqua dei pozzi assicurava l'irrigazione al 78% della regione. (32) L'estrazione dell'acqua dal pozzo avveniva per mezzo del "kos", uno strumento tradizionale indigeno azionato mediante energia animale. Quando nel 1985 e nel 1986 la regione stata colpita da una crisi idrica, il governo, assistito dalla Banca mondiale, ha varato un programma di emergenza e il Gujarat ha ricevuto l'acqua potabile per mezzo di treni, autobotti, cammelli e carri trainati dai buoi. Il programma del governo, del costo di circa 18 milioni di dollari, ha aggravato ulteriormente il problema. Le nuove fonti, comprendenti quasi 4000 pozzi tubolari, si sono esaurite. Il governo ha stanziato altri 19,4 milioni di dollari per i trasferimenti su lunghe distanze e per altri pozzi tubolari. La Banca mondiale ha finanziato a sua volta un progetto di fornitura idrica da 28,4 milioni di dollari. Alla fine, nessuno di questi programmi stato in grado di fornire l'acqua. Anzi, hanno finito per esaurire le fonti (33). Una vicenda analoga quella della siccit che negli anni ottanta ha colpito il Maharashtra. Il 93% del territorio dello stato composto da roccia dura, incluso il Deccan Trap. L'alimentazione idrica del Deccan lenta perch nel sottosuolo c' scarsissimo spazio per l'acqua. Nel Deccan Trap, quindi, non esiste una vera e propria falda acquifera sotterranea: l'acqua si accumula nelle fenditure della roccia e nei piani di stratificazione e si alimenta a livello locale. Tradizionalmente l'estrazione dell'acqua del sottosuolo nel Maharashtra

avveniva tramite pozzi a cielo aperto; il 59% del territorio dello stato era irrigato dall'acqua attinta da 939000 pozzi aperti. Progetti di sviluppo su larga scala hanno cercato di superare la limitazione scavando pi a fondo e usando maggiore energia per l'estrazione. I vecchi metodi di prelievo erano considerati inefficienti. Commenta un esperto: "Nel 1960-1961 i pozzi nel Maharashtra erano 542000. Il loro numero ha raggiunto gli 816000 nel 1980. La crescita media annua nel corso dell'ultimo ventennio stata di 13700. E' da notare che, sebbene durante quei venti anni il numero di pozzi sia aumentato di circa il 51%, nello stesso periodo l'area da essi irrigata praticamente raddoppiata. Ci dovuto principalmente al fatto che un numero sempre pi alto di pozzi stato dotato di pompe meccanizzate (azionate da motori a benzina o elettrici), abbandonando strumenti di estrazione antiquati come gli "mbot", le ruote persiane eccetera. La meccanizzazione del prelievo ha accresciuto l'utilit dei pozzi e si tradotta nell'ottimizzazione dell'uso dell'acqua attingibile da ciascun pozzo" (34). L'idea di aumentare l'efficienza dei pozzi tramite pompe motorizzate ha avuto vita breve. Le potenti tecnologie di prelievo hanno portato soltanto all'esaurimento dell'acqua, e non al suo uso ottimale. Il risultato stato una carestia di acqua del sottosuolo.

Democrazia ecologica. Le soluzioni tecnologiche a un problema ecologico hanno fallito. I concetti riduzionistici dello sviluppo idrico partono dal presupposto che riguardo all'uso delle risorse naturali la natura sarebbe carente, e le tradizioni popolari inefficienti. Differenti ecozone, per, sono state la base di culture ed economie diverse. Le zone aride sono state sfruttate in maniera sostenibile con la pastorizia e quelle semiaride sono state usate per l'agricoltura grazie all'irrigazione protettiva. Sul fatto che il mondo si trovi di fronte a una grave crisi idrica sono tutti d'accordo. Regioni che un tempo erano ricche d'acqua ne sono diventate carenti, mentre quelle che gi ne erano scarse sono sull'orlo della carestia idrica. A spiegare la crisi dell'acqua, per, ci sono due paradigmi contrastanti: il paradigma del mercato e quello ecologico. Il primo vede la scarsit idrica come una crisi derivante dall'assenza di un commercio dell'acqua. Se la si potesse spostare e distribuire liberamente attraverso liberi mercati, sostiene questo paradigma, l'acqua verrebbe trasferita alle regioni afflitte da scarsit e prezzi pi alti condurrebbero alla conservazione. Come affermano Anderson e Snyder: Al crescere del prezzo di una merce si tende a ridurne il consumo e a cercare mezzi alternativi per raggiungere il fine desiderato. L'acqua non fa eccezione (35). I presupposti del mercato non vedono i limiti ecologici imposti dal ciclo dell'acqua n quelli economici dettati dalla povert. L'ipersfruttamento dell'acqua e la distruzione del suo ciclo creano una scarsit assoluta cui i mercati non sono in grado di rimediare con altre merci. L'idea di sostituzione in effetti il perno della logica della mercificazione. Per esempio, l'economista Jack Hirshleifer e i suoi colleghi affermano: "Con questo non si vuole negare che, come merce, l'acqua abbia sue caratteristiche peculiari, come per esempio il fatto che la sua fruizione offerta dalla natura in parte come riserva e in parte come flusso, o la circostanza che in alcune localit essa sia disponibile a costo zero mentre in altre piuttosto costosa da trasportare. Quali che siano le ragioni addotte, per, l'idea di una presunta importanza unica dell'acqua non regge all'analisi dei fatti" (36). Simili argomenti astratti perdono di vista il punto fondamentale: quando l'acqua scompare non ci sono alternative. Per le donne del Terzo mondo scarsit d'acqua significa maggiori distanze da percorrere per procurarsela. Per i contadini significa fame e miseria quando la siccit distrugge i raccolti. Per i bambini

significa disidratazione e morte. Un sostituto di questo liquido prezioso, indispensabile per la sopravvivenza biologica di animali e piante, semplicemente non esiste. La crisi dell'acqua una crisi ecologica che ha cause commerciali ma non soluzioni di mercato. Le soluzioni di mercato distruggono la terra e aumentano le disuguaglianze. La soluzione di una crisi ecologica ecologica, e la soluzione dell'ingiustizia la democrazia. La cessazione della crisi dell'acqua impone una rinascita della democrazia ecologica.

1. Il diritto all'acqua: lo stato, il mercato, la comunit. A chi appartiene l'acqua? E' una propriet privata o un bene pubblico? Quali diritti hanno, o dovrebbero avere, le persone? Quali sono i diritti dello stato? Quali quelli delle imprese e degli interessi commerciali? Nel corso della storia tutte le societ si sono poste questi interrogativi fondamentali. Oggi ci troviamo di fronte a una crisi planetaria dell'acqua, che minaccia di aggravarsi nel corso dei prossimi decenni. Il peggioramento della crisi accompagnato da nuove iniziative per ridefinire i diritti sull'acqua. L'economia globalizzata sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a propriet privata, una merce che si pu estrarre e commerciare liberamente. L'ordine economico globale chiede la rimozione di tutti i vincoli e le normative sull'uso dell'acqua e l'istituzione di un mercato di questo bene. I sostenitori del libero commercio dell'acqua vedono i diritti di propriet privata come unica alternativa alla propriet statale e i liberi mercati come il solo sostituto alla regolamentazione burocratica delle risorse idriche. Pi di qualsiasi altra risorsa, l'acqua deve rimanere un bene pubblico e necessita di una gestione comune. In effetti, in gran parte delle societ, ne esclusa la propriet privata. Testi antichi come le "Institutiones" di Giustiniano indicano che l'acqua e altre fonti naturali sono beni pubblici: Per legge di natura questi elementi sono comuni a tutta l'umanit: l'aria, l'acqua dolce, il mare, e quindi le sponde del mare (1). In paesi come l'India lo spazio, l'aria, l'acqua e l'energia sono tradizionalmente considerati esterni ai rapporti di propriet. Nelle tradizioni islamiche, la "Sharia", che originariamente connotava il cammino verso l'acqua, fornisce la base fondamentale per il diritto all'acqua. Gli stessi Stati Uniti hanno avuto molti sostenitori dell'acqua come bene comune. L'acqua un elemento mobile, itinerante, e deve pertanto continuare a essere un bene comune per legge di natura, scriveva William Blackstone, cos che io possa averne solo una propriet di carattere temporaneo, transitorio, usufruttuario (2). L'introduzione delle moderne tecnologie di estrazione ha accresciuto il ruolo dello stato nella gestione dell'acqua. Man mano che le nuove tecnologie soppiantano i sistemi di autogestione, le strutture democratiche di controllo da parte delle popolazioni si deteriorano e il loro ruolo nella conservazione si riduce. Con la globalizzazione e la privatizzazione delle risorse idriche, si rafforza il tentativo di erodere completamente i diritti dei popoli e rimpiazzare la propriet collettiva con il controllo delle grandi aziende. Il fatto che al di l dello stato e del mercato esistano comunit di persone in carne e ossa con bisogni concreti qualcosa che, nella corsa alla privatizzazione, viene spesso dimenticata.

Diritti idrici e diritti naturali. In tutto il mondo, nel corso della storia, i diritti idrici hanno assunto la loro forma prendendo in considerazione contemporaneamente i limiti degli ecosistemi e le necessit della popolazione. Il fatto che la radice del termine urdu "abadi", insediamento umano, sia "ab", acqua, riflette lo sviluppo di insediamenti umani e civilt lungo i corsi d'acqua. La dottrina del diritto ripario - il diritto naturale all'uso dell'acqua da parte degli abitanti che fanno capo per il sostentamento a un determinato sistema idrico, soprattutto un

sistema fluviale - nasce anch'essa da questo concetto di "ab". Storicamente, quello relativo all'acqua sempre stato trattato come un diritto naturale - un diritto che deriva dalla natura umana, dalle condizioni storiche, dalle esigenze elementari e dalle idee di giustizia. I diritti all'acqua come diritti naturali non nascono con lo stato: scaturiscono da un dato contesto ecologico dell'esistenza umana. In quanto diritti naturali, quelli sull'acqua sono diritti di usufrutto; l'acqua pu essere utilizzata ma non posseduta. Gli esseri umani hanno il diritto alla vita e alle risorse che la sostengono, e tra queste c' l'acqua. Il suo essere indispensabile alla vita il motivo per cui, secondo le leggi consuetudinarie, il diritto ad accedervi stato accettato come un fatto naturale, sociale: "Il fatto che il diritto all'acqua sia presente in tutte le legislazioni antiche, comprese le nostre "dharmasastra" e le leggi islamiche, e il fatto che tali norme continuino a sussistere come leggi consuetudinarie nell'epoca moderna, contraddicono l'idea che quelli sull'acqua siano diritti puramente giuridici, ossia garantiti dallo stato o dalla legge" (3).

Diritti ripari. I diritti ripari, basati su concetti come il diritto usufruttuario, la propriet comune e il ragionevole uso, hanno guidato gli insediamenti umani in tutto il mondo. In India, i sistemi ripari esistono da tempo immemorabile lungo l'Himalaya. Il famoso Grand Anicut (canale) sul Kaveri presso il fiume Ullar risale a mille anni fa ed ritenuto la pi antica struttura idraulica di controllo del flusso di un fiume esistente in India. E' ancora in funzione. Nel nordest, vecchi sistemi ripari noti come "dong" governano l'uso dell'acqua. Nel Maharashtra, le strutture di conservazione erano note con il nome di "bandhara". Anche i sistemi "ahar" e "pyne" di Bihar, in cui un canale di inondazione non arginato ("pyne") trasferisce l'acqua da un corso a un bacino di raccolta (ahar), rappresentano l'evoluzione di un concetto ripario. A differenza dei canali Sone costruiti dai britannici, che non hanno saputo andare incontro alle esigenze della popolazione, gli "ahar" e i "pyne" continuano a fornire acqua ai contadini. Negli Stati Uniti i sistemi ripari sono stati introdotti dagli spagnoli, che li avevano portati con s dalla penisola iberica (4). Questi sistemi sono stati adottati in Colorado, New Mexico e Arizona, oltre che negli insediamenti orientali. I pi antichi principi ripari si basavano sull'idea di condividere e conservare una comune fonte idrica. Non erano legati a un diritto di propriet. Come scrive lo storico Donald Worster: "Nei tempi antichi la dottrina riparia, pi che un metodo per accertare i diritti individuali di propriet, era l'espressione di un atteggiamento di non interferenza nei confronti della natura. Nella forma pi antica di questo principio, un fiume non poteva essere considerato propriet privata di nessuno. Coloro che vivevano lungo le sue sponde avevano garantito il diritto di usarne l'acqua per scopi naturali come bere, lavare o abbeverare il bestiame, ma era un diritto esclusivamente usufruttuario - il diritto di consumare solo finch il fiume non vedesse ridotta la sua portata" (5). Perfino i coloni europei che per primi si insediarono lungo la costa orientale degli Stati Uniti si adeguarono a questi principi fondamentali. Ma quando la parte occidentale del paese inizi a essere abitata, i diritti usufruttuari passarono in secondo piano. Si fece strada la convinzione che il criterio ripario scaturisse dalla common law inglese e fosse di conseguenza imperniato sul possesso della propriet individuale. Gli uomini e le donne che colonizzarono il West americano non appartenevano pi a quel mondo antico... Essi respinsero il riparianesimo tradizionale, scrive Worster. Decisero invece di adottare, in gran parte della regione, la dottrina della priorit di appropriazione perch offriva loro una maggiore libert di sfruttare la natura (6). I diritti universali sull'acqua furono in tal modo gravemente decurtati.

L'economia del Far West: la dottrina della priorit di appropriazione e 1'avvento della privatizzazione. Fu nei campi minerari dell'Occidente americano che il concetto da Far West di propriet privata e la regola dell'appropriazione - "Qui prior est in tempore, potior est in jure": chi primo nel tempo primo per diritto - emersero per la prima volta. La dottrina dell'appropriazione per priorit stabiliva i diritti assoluti alla propriet, compreso il diritto di comprare e vendere acqua. Fiorirono nuovi mercati dell'acqua che presto soppiantarono i diritti naturali d'uso; il valore dell'acqua venne determinato dal monopolio dei primi coloni. L'appropriazione per priorit non riconosceva alcuna posizione privilegiata ai proprietari ripari, concedendo a tutti gli utenti l'opportunit di competere per l'acqua e di svilupparsi lontano dai fiumi (7). La mentalit da cowboy per cui la forza diritto significava che chi disponeva del potere economico poteva investire in mezzi a capitale intensivo per appropriarsi dell'acqua, indipendentemente dalle necessit altrui e dai limiti dei sistemi idrici. Questa logica da frontiera garantiva ai primi arrivati il diritto esclusivo sull'acqua. Chi veniva dopo poteva appropriarsene solo a condizione che prima venissero onorati i diritti di priorit. L'economia del Far West consentiva la deviazione del corso dei torrenti per poter utilizzare l'acqua su terre non riparie. Se il proprietario non usava l'acqua, era costretto a rinunciare al suo diritto. La logica da cowboy permetteva il trasferimento e lo scambio di diritti idrici tra individui, che spesso ignoravano la valenza ecologica dell'acqua o le sue funzioni al di l dell'estrazione. Anche se i diritti erano basati sulla priorit di occupazione, i primi veri abitanti - i nativi americani - erano esclusi dai diritti di appropriazione dell'acqua. A minatori e coloni, considerati i primi abitanti, erano riservati tutti i diritti di utilizzo delle fonti idriche (8). Ignorare i limiti del ciclo idrologico della natura significava prosciugare e inquinare i fiumi con gli scarti della lavorazione mineraria. Ignorare i diritti naturali altrui significava negare agli altri l'accesso all'acqua: cominciarono a diffondersi in tutto il West americano regimi d'uso disuguale e non sostenibile e un'agricoltura basata sullo spreco idrico.

L'economia da Far West contemporanea. L'attuale tendenza a privatizzare fonti d'acqua comuni ha le sue radici nell'economia dei cowboy. I fautori della privatizzazione dell'acqua, come Terry Anderson e Pamela Snyder del conservatore Cato Institute, non soltanto riconoscono il nesso tra gli attuali tentativi di privatizzazione e le leggi sull'acqua del Far West, ma arrivano a considerare quella antica filosofia di appropriazione come un modello per il futuro: "Dalla frontiera del West, soprattutto dai campi minerari, sono venuti la dottrina della priorit di appropriazione e il fondamento del marketing dell'acqua. Questo sistema forniva gli ingredienti essenziali per un efficiente mercato dell'acqua in cui i diritti di propriet erano ben definiti, vincolanti e trasferibili" (9). L'attuale spinta a reintrodurre e globalizzare la condizione senza legge della frontiera una ricetta sicura per distruggere le nostre scarse risorse idriche e per privare i poveri della loro quota di acqua. Sotto le mentite spoglie del mercato anonimo, i ricchi e potenti usano lo stato per togliere l'acqua alla natura e alla gente in virt della dottrina della priorit di appropriazione. I gruppi di interesse privati ignorano sistematicamente l'opzione del controllo della comunit sull'acqua. Poich l'acqua cade sulla terra in maniera dispersa e poich ogni essere vivente ha bisogno di acqua, la gestione decentrata e il possesso democratico sono gli unici sistemi efficienti, sostenibili ed equi per il sostentamento di tutti. Al di l dello stato e del mercato c' il potere

della partecipazione comunitaria. Al di l delle burocrazie e delle potenze industriali c' la promessa della democrazia dell'acqua.

L'acqua come propriet comune. L'acqua un bene comune in quanto rappresenta la base ecologica di tutta la vita e perch la sua sostenibilit ed equa distribuzione dipendono dalla cooperazione tra i membri della comunit. Bench sia stata gestita come propriet comune nel corso di tutta la storia dell'umanit e in culture diversissime tra loro, e sebbene ancora oggi la maggioranza delle comunit governi le risorse idriche come un bene comune o comunque abbia accesso all'acqua come a un bene pubblico condiviso, sta acquistando sempre maggiore slancio la tendenza alla sua privatizzazione. Prima dell'arrivo dei britannici nell'India meridionale, le comunit gestivano collettivamente i sistemi idrici tramite una pratica denominata "kudimaramath" (autoriparazione). Prima che la East India Company cominciasse a esercitare il suo dominio d'impresa nel Diciottesimo secolo, un contadino versava a un fondo pubblico 300 unit di grano ogni 1000 guadagnate, e di quelle unit 250 restavano nel villaggio per il mantenimento dei beni comuni e per l'esecuzione dei lavori pubblici. (10) Nel 1830 la somma pagata dai contadini era salita a 650 unit, delle quali 590 andavano direttamente alla East India Company. In seguito a questo aggravio e alla riduzione dei fondi per la manutenzione, i contadini e i beni comuni andarono in rovina. Circa 300000 cisterne costruite nel corso dei secoli nell'India prebritannica furono distrutte, con conseguenze disastrose sulla produttivit agricola e i guadagni. L'East India Company fu espulsa dal primo movimento per l'indipendenza nel 1857. Nel 1858 i britannici approvarono il Madras Compulsory Labor Act, popolarmente detto la legge del Kudimaramath, che obbligava i contadini a fornire manodopera per la manutenzione dei sistemi di distribuzione idrica e di irrigazione. (11) Poich il "kudimaramath" si basava sull'autogestione e non sulla coercizione, la legislazione non fu in grado di mobilitare la partecipazione della comunit e di ricostruire la propriet comune. Le comunit autogovernate non sono solo un fatto storico: sono una realt contemporanea. L'interferenza dello stato e la privatizzazione non le hanno spazzate via completamente. Da un'indagine a livello nazionale che copre i distretti di aride regioni tropicali in sette stati, N.S. Jodha rileva che il fabbisogno elementare di combustibile e foraggio dei poveri di tutta l'India continua a essere soddisfatto da risorse di propriet collettiva. (12) Gli studi di Jodha sui beni comuni nel fragile ambiente del deserto di Thar rivelano che i consigli comunitari dei villaggi rappresentano ancora l'organismo che assegna i diritti di pascolo: norme e regolamenti istituzionali determinano i periodi in cui il pascolo limitato, i criteri di rotazione delle pasture, il numero e il tipo di animali che possono essere condotti al pascolo, i diritti di raccolta del letame e della legna da ardere, e la potatura delle piante per il foraggio verde. Il consiglio dei villaggi nomina anche le guardie incaricate di controllare che nessuno, membro della comunit o straniero, violi le regole. Norme analoghe esistono per la manutenzione dei pozzi e delle cisterne.

La tragedia dei Commons. Il trattato di John Locke sulla propriet legittimava efficacemente la pratica del furto dei Commons, i beni comuni, diffusasi in Europa durante i movimenti per le "enclosures" nel Diciassettesimo secolo. Locke, figlio di genitori abbienti, si proponeva di difendere il capitalismo - e la grande ricchezza della sua famiglia - sostenendo che la propriet era stata creata solo quando inerti risorse naturali venivano trasformate dalla loro originaria forma spirituale grazie all'applicazione del lavoro: Qualsiasi cosa, dunque, egli rimuova dallo stato che la Natura le ha fornito e in cui l'ha lasciata, costui ha mescolato in essa il suo lavoro, e vi ha unito qualcosa che gli appartiene, facendone cos sua propriet (13). La libert individuale veniva a dipendere dalla libert di possedere, attraverso il lavoro, terra, foreste e fiumi. I saggi di Locke sulla

propriet continuano a essere alla base di teorie e pratiche che erodono i beni comuni e distruggono la terra. In tempi recenti, la privatizzazione dell'acqua ha trovato il suo fondamento teorico in "Tragedy of the Commons" di Garrett Hardin, pubblicato per la prima volta nel 1968. Per spiegare la sua teoria Hardin ci invita a raffigurarci uno scenario: "Immagina un pascolo aperto a tutti. E' prevedibile che ogni allevatore cercher di mantenere quanto pi bestiame possibile con quel bene comune. Un simile assetto pu funzionare in maniera abbastanza soddisfacente per secoli perch guerre tribali, bracconaggio e malattie mantengono il numero di uomini e bestie ben al di sotto della capacit di carico del suolo. Prima o poi, per, verr il giorno della resa dei conti, ossia il giorno in cui l'obiettivo tanto desiderato della pace sociale diventa una realt. A quel punto la logica insita nella propriet comune si tradurr senza piet in tragedia" (14). Hardin d per scontato che i beni comuni siano sistemi di libero accesso non governati socialmente, privi di una propriet. E vede l'assenza di propriet privata come la via obbligata all'illegalit. Nonostante la formidabile popolarit raggiunta, la teoria di Hardin sui beni comuni contiene numerose falle. Il presupposto che le propriet comuni costituiscano sistemi non governati ad accesso libero nasce dalla convinzione che una gestione possa esistere solo nelle mani di individui privati. Ma i gruppi sono in grado di gestirsi, e i beni comuni sono regolati in maniera perfettamente efficace dalle comunit. Inoltre, i beni comuni non sono risorse ad accesso aperto come immagina Hardin; al contrario, applicano il concetto di propriet: non su base individuale ma a livello del gruppo. E il gruppo stabilisce le regole e le restrizioni riguardo all'uso. Le norme di utilizzo sono ci che protegge i pascoli dall'ipersfruttamento, le foreste dalla distruzione e le risorse idriche dalla sparizione. La predizione di Hardin sulla sorte dei beni comuni ha come fulcro l'idea che la forza trainante delle societ umane sia la competizione. Se gli individui non competono per possedere qualcosa, la legge e l'ordine vengono meno. E' un argomento che ha mostrato di non reggere alla verifica dei fatti in larghe sezioni delle societ rurali del Terzo mondo, dove tra gli individui continua a dominare il principio della cooperazione, non quello della competizione. In un'organizzazione sociale che si fonda sulla cooperazione tra i suoi membri e su una produzione basata sui bisogni, la logica del guadagno totalmente diversa da quella delle societ competitive. "Tragedy of the Commons" di Garrett Hardin trascura completamente un punto fondamentale: quando si verificano circostanze tali per cui le terre collettive non possono soddisfare nemmeno i bisogni elementari della popolazione, la tragedia inevitabile - con o senza la competizione.

Comunit e beni comuni. Nel tratto superiore della valle del Rio Grande in Colorado, l'acqua ancora gestita come bene comune. Ho avuto l'opportunit di visitare San Luis, sede dei tradizionali sistemi dell'"acequia" (canali di irrigazione operanti in base alla forza di gravit) che alimentano suoli, piante e animali. Ero l per portare la mia solidariet alle comunit locali impegnate in una battaglia per difendere la propriet comune e il pi antico sistema di diritti idrici esistente in Colorado. Quello che i canali di irrigazione producono non soltanto una merce da comprare e vendere ma anche una grande abbondanza di forme di vita. I fossati rendono possibile la vita a una grande quantit di piante in quello che in realt sarebbe un deserto freddo e sterile, dice Joseph Gallegos, un agricoltore di quinta generazione che lavora sulle terre ancestrali a San Luis. Pi piante significa che gli animali selvatici - uccelli e mammiferi - hanno una casa. Gli ecologisti la chiamano biodiversit. Io la chiamo vita, "terra y vida" (15). Quando l'acqua del Rio Grande messa in vendita al migliore offerente, viene tolta alla comunit agropastorale i cui diritti sull'acqua sono legati alla

responsabilit di mantenere una comunit di bacino (16). I mercati non sono in grado di cogliere valori diversificati, n riescono a riflettere la distruzione del valore ecologico. L'acqua che rifornisce gli ecosistemi considerata sprecata. Joseph Gallegos solleva qui un punto importante: "Questo punto di vista, di chi ? I pioppi che delimitano le rive delle 'acequia' non pensano che l'acqua di scolo vada sprecata. N lo pensano gli uccelli e gli altri animali che vivono sugli alberi. I canali creano nicchie di habitat per la vita selvatica, e questa una cosa buona per gli animali e per i contadini. Non uno spreco, a meno che naturalmente tu non sia una societ immobiliare urbana che cerca di accaparrarsi sempre pi acqua per i bisogni dello sviluppo maniacale delle citt. I gringo trattano l'acqua come una merce. Sai come si dice: 'In Colorado l'acqua corre all'ins, verso i quattrini'" (17). Quando il denaro a determinare il valore e intervengono i tribunali, le risorse comuni vengono sottratte ai contadini e assegnate alle aziende private. E, come sottolinea Devon Pena: "L'attacco ai diritti di propriet comune comporta la codificazione legale della produzione, che produce violente ma legalmente garantite invasioni, recinzioni ed espropriazioni di 'spazio'. La legge stessa viola l'integrit di luoghi che sono un habitat per comunit miste di umani e non umani" (18). Questo esattamente ci che accaduto nel Rito Seco Watershed in Colorado, quando il tribunale ha concesso alla Battle Mountain Gold Mine di trasferire l'uso dell'acqua dall'agricoltura all'industria.

Diritti comunitari e democrazie dell'acqua. In condizioni di scarsit, sistemi sostenibili di gestione dell'acqua sono nati dalla convinzione trasmessa di generazione in generazione che questo elemento sia un bene comune. L'impegno per la conservazione e la costruzione di una comunit diventato il maggiore investimento nelle risorse idriche. In assenza di capitali, il lavoro collettivo ha fornito il principale input o investimento nelle opere idrauliche. Osserva Anupam Mishra della Gandhi Peace Foundation: "I metodi per raccogliere le gocce di 'Palar', ossia le precipitazioni, sono innumerevoli quanto i nomi delle nuvole e delle gocce. Il recipiente, come l'oceano, si riempie goccia dopo goccia. Queste splendide lezioni non si trovano in un manuale ma vengono materialmente inserite nella memoria della nostra societ. E' da questa memoria che provengono gli 'shrutis' delle nostre tradizioni orali... La popolazione del Rajasthan non delegava l'organizzazione di un lavoro cos sconfinato n al governo centrale n a quello federale, e nemmeno a quella che oggi viene chiamata sfera privata. Era il popolo stesso che in ogni casa, in ogni villaggio dava vita a questa struttura, la manteneva e la sviluppava. 'Pindwari' vuol dire aiutare gli altri con il proprio sforzo, il proprio impegno, il proprio duro lavoro. Le gocce di sudore che colano sulla fronte della gente del Rajasthan continuano a scorrere per raccogliere le gocce di pioggia" (19). I sistemi idrici tradizionali basati sulla gestione locale costituivano una polizza di assicurazione contro la scarsit nelle regioni del Gujarat abitualmente colpite dalla siccit. Questi sistemi erano gestiti in linea di massima dai comitati del villaggio. In caso di alluvioni, carestie o altre calamit, interveniva anche il re; il ruolo dell'autorit centrale era quindi soprattutto quello di attutire gli effetti di una crisi. Tra le istituzioni locali che si occupavano della gestione dell'acqua c'erano le organizzazioni dei contadini, i funzionari e i tecnici locali preposti all'irrigazione, le associazioni idriche del villaggio e il sistema di manodopera della comunit, mantenuto con i contributi delle famiglie.

In India, le associazioni contadine per la costruzione e la manutenzione dei sistemi idrici erano diffusissime in passato. Nel Karnataka e nel Maharashtra prendevano il nome di "panchayat". Nel Tamil Nadu erano chiamate "nattamai", "kavai maniyam", "nir maniyam", "oppidi sangam", o "eri variyam" (comitato cisterne). La cisterne e i laghetti spesso rifornivano pi di un villaggio, e in questo caso il controllo democratico era assicurato dai rappresentanti dei vari villaggi o dalle associazioni contadine. Questi comitati potevano anche avere il compito di raccogliere canoni e tasse dagli utenti. Venivano inoltre fatte donazioni di terre, specialmente per finanziare le opere idrauliche. I sistemi idrici dei villaggi richiedevano appositi funzionari che controllavano il funzionamento quotidiano dei sistemi di irrigazione. Nelle regioni himalayane, dove i "kuhls" rispondevano alle esigenze idriche della comunit, i gestori dell'irrigazione si chiamavano "kohli". Nel Maharashtra, erano noti come "patkari", "havaldar" e "jogalaya". Nel Karnataka e nel Tamil Nadu la loro denominazione era "nirkatti", "nirganti", "nirpaychi", "nirakikkan" o "kamkukatti". Per garantire la neutralit, i "nirkatti" venivano scelti all'interno della casta dei senza terra - gli Harijan - cui veniva assicurata la possibilit di mantenersi indipendenti dai proprietari terrieri e dai gruppi di casta. Solo gli Harijan avevano il diritto di aprire le cisterne e le saracinesche di deflusso. Una volta che la comunit avesse stabilito le norme di distribuzione, nessun agricoltore aveva il diritto di interferire, e chi lo faceva poteva essere multato. Questo modo di proteggere le associazioni da chi deteneva il potere economico assicurava la democrazia dell'acqua. I contributi si basavano sulla quantit del lavoro individuale investito e non potevano essere sostituiti da somme di denaro o da manodopera altrui. In India meridionale l'investimento collettivo di forza lavoro era l'investimento primario nella costruzione e nella manutenzione dei sistemi idraulici del villaggio, noti come "kudimaramath". Ogni persona fisicamente idonea doveva contribuire alla manutenzione e alla pulizia dei canali. I "nirkatti" assegnavano inoltre ai contadini il compito di ripulire i canali di afflusso e irrigazione. Un antico trattato di economia, "Arthasastra", specifica le punizioni per chi si sottraeva alle varie operazioni di costruzione collettiva. I trasgressori erano tenuti a mandare servi e buoi per svolgere il lavoro di loro spettanza e a partecipare alle spese, senza pretendere nulla in cambio. I sistemi di autogestione entrarono in crisi quando, durante il dominio britannico, il governo assunse il controllo delle risorse idriche. La propriet comune fu ulteriormente erosa con l'introduzione dei pozzi di profondit e dei pozzi tubolari, che rendevano i singoli contadini dipendenti dal capitale. I diritti idrici collettivi furono minati dall'intervento dello stato, e il controllo delle risorse fu trasferito a organismi esterni. Il gettito delle imposte non veniva pi reinvestito in infrastrutture locali ma dirottato verso i dipartimenti governativi. I diritti comunitari sono indispensabili per l'ecologia quanto per la democrazia. Il controllo burocratico di organismi distanti ed esterni e il controllo del mercato da parte degli interessi commerciali e delle industrie creano disincentivi per la conservazione. Le comunit locali non conservano l'acqua n mantengono sistemi idrici se le agenzie esterne - burocratiche o commerciali - sono le uniche beneficiarie dei loro sforzi e delle loro risorse. Prezzi pi alti in condizioni di libero mercato non porteranno alla conservazione. Date le vertiginose disuguaglianze economiche, con ogni probabilit chi economicamente potente sprecher l'acqua e i poveri ne pagheranno il prezzo. I diritti comunitari sono un imperativo democratico responsabilizzano stati e interessi commerciali e difendono i diritti all'acqua della gente sotto forma di democrazia decentrata.

Il diritto all'acqua pulita contro la libert di inquinare. Prima del 1974, quando in India stato approvato il Water Act, quasi tutte le decisioni dei tribunali erano a favore degli inquinatori. Questi, oltre a essere protetti dalla legge, avevano anche un potere economico e politico superiore a quello dei cittadini comuni. Ed erano pi abili nell'usare a loro vantaggio le

vie giudiziarie. All'epoca in cui l'impatto dell'inquinamento industriale non era particolarmente pesante e l'industrializzazione era vista come un simbolo di progresso, i tribunali, come dimostrano numerosi casi giudiziari, tendevano ad appoggiare il diritto delle industrie a inquinare l'acqua: "Deshi Sugar Mills contro Tups Kahar"; "Empress contro Holodhan Poorroo"; "Emperor contro Nana Ram"; "Imperatix contro Neelappa"; Darvappa Queen contro Vittichakkon"; "Reg contro Partha"; "Imperatix contro Hari Baput". Con l'aggravarsi dell'inquinamento idrico legato all'industrializzazione, il suo controllo stato possibile solo mediante sanzioni penali o civili. Da soli, per, i tribunali non erano in grado di difendere il diritto della gente ad avere acqua pulita. Negli anni ottanta, con la crescita del pericolo di inquinamento, si reso necessario sostenere il diritto all'acqua pulita come uno dei diritti fondamentali. La Corte suprema indiana ha introdotto un nuovo principio di diritti ambientali in un caso giudiziario che rimasto famoso: la municipalit di Ratlam ricevette l'ingiunzione di rimuovere gli elementi di pubblico disturbo, che ne avesse o meno i mezzi finanziari. Il caso Ratlam stabiliva un nuovo tipo di diritto naturale e riconosceva ai diritti consuetudinari lo statuto di garanzia costituzionale. Ma anche dopo il caso Ratlam e il Water Act, i grandi inquinatori non sono quasi mai finiti in tribunale. Nella maggioranza dei casi il Central Water Pollution Board ha colpito solo piccole fabbriche (20). Nel mondo industriale le normative antinquinamento sono state introdotte principalmente per ripulire le acque dei fiumi. Nel 1969, il fiume Cuyahoga a Cleveland, Ohio, che serviva da discarica per le industrie, era cos contaminato dai prodotti chimici che prese fuoco. Nel 1972, negli Stati Uniti fu approvato il Clean Water Act, che stabilisce che nessuno libero di inquinare l'acqua e che tutti hanno il diritto all'acqua pulita. Prima dell'approvazione della legge, l'inquinamento idrico era trattato nell'ambito del diritto comune come un caso di violazione della propriet e di turbativa. La legge si poneva l'obiettivo di riportare le acque, entro il 1983, in condizioni tali da rendere possibile la pesca e il nuoto, e di eliminare del tutto lo scarico di inquinanti entro il 1985. Dall'approvazione del Clean Water Act nel 1972, negli Usa l'inquinamento da singole fonti si drasticamente ridotto, e questo dimostra che nel controllo delle contaminazioni ambientali le leggi sono uno strumento efficace. Nel 1977, in seguito alle pressioni dell'industria, negli Stati Uniti l'attenzione si spostata dalla regolamentazione sugli scarichi nei punti di controllo agli standard di qualit dell'acqua. Tacitamente questo spostamento ha segnato il passaggio dall'inquinamento come violazione all'inquinamento come comportamento lecito. Le aziende hanno cercato di reintrodurre dalla porta posteriore la libert di inquinare, ricorrendo a strumenti come la compravendita dei diritti di inquinamento, acquistando i permessi di scarico o T.D.P. (Tradable Discharge Permits). Pur avendo incontrato la resistenza degli ambientalisti, i T.D.P. restano un diffuso mito del mercato per la soluzione dei problemi di inquinamento. I sostenitori del libero mercato promuovono i T.D.P. come alternativa al comando e controllo della normativa ambientale. Il commercio della licenza di inquinare, per, sancito anche a livello governativo. Snyder e Anderson, paladini del libero mercato, ammettono: I diritti acquistabili di inquinamento sono in pratica l'autorizzazione di un organismo governativo a provocare un determinato livello di inquinamento in una massa d'acqua o in un corso d'acqua (21). Il governo stabilisce anche gli standard di inquinamento, ma lo fa in base a una fittizia bolla, un confine immaginario che copre un'area designata. Non sorprende che i permessi di inquinare siano ecologicamente ciechi. Essi non fanno che considerare gli incentivi per il profitto derivanti dalla compravendita delle licenze. Se i costi di controllo dell'inquinamento sono bassi, un'industria vender i diritti di scarico, mentre se sono alti li comprer. Se un'analisi costi-benefici di questo tipo pu anche evidenziare un vantaggio commerciale, un simile mercato dell'inquinamento ecologicamente pericoloso. Il commercio dei permessi di inquinare viola da molti punti di vista i principi della democrazia ecologica e il diritto della gente ad avere acqua pulita.

Trasforma il ruolo del governo da quello di protettore del diritto all'acqua a quello di sostenitore dei diritti degli inquinatori. I governi assumono ruoli regolatori che sono contro l'ambiente, contro la popolazione e a favore dell'industria inquinante. I T.D.P. escludono le attivit non inquinanti e i cittadini comuni da un ruolo democratico attivo nel controllo dell'inquinamento, perch il commercio dell'inquinamento riguarda esclusivamente le industrie inquinanti.

Grandi inquinatori, vecchi e nuovi. La lotta tra il diritto all'acqua pulita e la libert di inquinare la lotta tra i diritti umani e ambientali dei cittadini comuni e gli interessi economici delle aziende. L'inquinamento un sottoprodotto delle tecnologie industriali e del commercio globale. La carta fabbricata a mano e le tinture vegetali non inquinano; anche il trattamento indigeno dei pellami mostra grande prudenza e rispetto nei confronti dell'acqua; frutta e verdura fresche non richiedono acqua, se non per la coltivazione. Viceversa, la moderna lavorazione industriale della carta e del cuoio produce un pesante inquinamento. La lavorazione della pasta di legno richiede dai 60000 ai 190000 galloni di acqua per tonnellata di carta (un gallone corrisponde a circa 4,5 litri). La sbiancatura usa dai 48000 ai 72000 galloni di acqua per tonnellata di cotone. Il packaging di piselli e pesche per la spedizione su lunghe distanze utilizza rispettivamente fino a 17000 e 4800 galloni per tonnellata (22). L'abuso e la contaminazione di risorse idriche scarse non sono appannaggio esclusivo delle vecchie tecnologie industriali, ma costituiscono una componente nascosta anche delle nuove tecnologie informatiche. Uno studio condotto dal South West Network for Environmental and Economie Justice e dalla Campaign for Responsible Technology rivela che il processo di fabbricazione dei chip richiede una quantit eccessiva di acqua. In media, la produzione di un singolo wafer di silicio da sei pollici richiede 2275 galloni di acqua deiodizzata, 90 metri cubi di gas generici, 0,6 metri cubi di gas tossici, 900 grammi di prodotti chimici e 285 kilowattore di energia elettrica (23). In altre parole, "se un impianto produce in media 2000 wafer alla settimana (il nuovo laboratorio all'avanguardia Intel di Rio Rancho, New Mexico, per esempio, pu produrne 5000), avr bisogno di 4550000 galloni d'acqua alla settimana e 236600000 all'anno per la produzione dei soli wafer di silicio" (24). Lo studio rileva che dei 29 siti Superfund di Santa Clara County, California, 20 sono stati creati dall'industria dei computer.

I principi della democrazia dell'acqua. Al centro della soluzione per l'inquinamento che propone il mercato sta il presupposto che esista una disponibilit illimitata di acqua. L'idea che i mercati possano ridurre l'inquinamento, agevolando una maggiore distribuzione, non tiene conto del fatto che il prezzo della deviazione dell'acqua in un'area comporta la scarsit idrica in un'altra. Al contrario dei teorici d'impresa che si fanno promotori di soluzioni di mercato per l'inquinamento, le organizzazioni della gente comune chiedono soluzioni politiche ed ecologiche. Dalle comunit in lotta contro l'inquinamento industriale venuta la proposta del Community Environmental Bill of Rights, che comprende il diritto a un'attivit industriale pulita, alla sicurezza contro l'esposizione a sostanze tossiche, alla prevenzione, all'informazione, alla partecipazione, alla protezione e ai vincoli, agli indennizzi e agli interventi di pulizia (25). Questi diritti sono gli elementi basilari di una democrazia dell'acqua, dove il diritto ad avere acqua pulita sia garantito a tutti i cittadini. Il mercato invece non in grado di garantire nemmeno uno di questi diritti.

Quelli che seguono sono nove principi che stanno alla base della democrazia dell'acqua: 1. L'acqua un dono della natura. Noi riceviamo l'acqua gratuitamente dalla natura. E' nostro dovere nei confronti della natura usare questo dono secondo le nostre esigenze di sostentamento, mantenerlo pulito e in quantit adeguata. Le deviazioni che creano regioni aride o allagate violano il principio della democrazia ecologica. 2. L'acqua essenziale alla vita. L'acqua la fonte della vita per tutte le specie. Tutte le specie e tutti gli ecosistemi hanno diritto alla loro quota di acqua sul pianeta. 3. La vita interconnessa mediante l'acqua. L'acqua connette tutti gli esseri umani e ogni parte del pianeta attraverso il suo ciclo. Noi tutti abbiamo il dovere di assicurare che le nostre azioni non provochino danni ad altre specie e ad altre persone. 4. L'acqua dev'essere gratuita per le esigenze di sostentamento. Poich la natura ci concede l'uso gratuito dell'acqua, comprarla e venderla per ricavarne profitto viola il nostro insito diritto al dono della natura e sottrae ai poveri i loro diritti umani. 5. L'acqua limitata ed soggetta a esaurimento. L'acqua limitata e pu esaurirsi se usata in maniera non sostenibile. Nell'uso non sostenibile rientra il prelevarne dall'ecosistema pi di quanto la natura possa rifonderne (non sostenibilit ecologica) e il consumarne pi della propria legittima quota, dati i diritti degli altri a una giusta parte (non sostenibilit sociale). 6. L'acqua dev'essere conservata. Ognuno ha il dovere di conservare l'acqua e usarla in maniera sostenibile, entro limiti ecologici ed equi. 7. L'acqua un bene comune. L'acqua non un'invenzione umana. Non pu essere confinata e non ha confini. E' per natura un bene comune. Non pu essere posseduta come propriet privata e venduta come merce. 8. Nessuno Nessuno ha sistemi di violano il ha il diritto di distruggerla. il diritto di impiegare in eccesso, abusare, sprecare o inquinare i circolazione dell'acqua. I permessi di inquinamento commerciabili principio dell'uso equo e sostenibile.

9. L'acqua non sostituibile. L'acqua intrinsecamente diversa da altre risorse e prodotti. Non pu essere trattata come una merce.

2. Mutamenti climatici e crisi dell'acqua. Jala bahule srustinasa, jala bihune srustinasa. (Troppa acqua, o troppo poca, distrugge il creato). Adagio oriya. Nell'ottobre del 1999, un ciclone micidiale si abbatte sull'Est dello stato di Orissa nell'India orientale. Il ciclone, uno dei disastri umani pi devastanti mai conosciuti, danneggia quasi due milioni di case e 730000 ettari di risaie in dodici distretti costieri. L'80% delle palme da cocco vengono sradicate o spezzate e tutte le piantagioni di banane e papaie sono spazzate via. Periscono oltre 300000 capi di bestiame, pi di 1500 pescatori perdono totalmente la loro

fonte di sostentamento e pi di 15000 stagni vengono inquinati o contaminati dalla salsedine. Non c' una stima ufficiale delle vittime umane, ma secondo i calcoli di osservatori indipendenti e gente del posto i decessi dovrebbero essere circa 20000. Nell'estate del 2001, l'Orissa viene colpito da una delle pi gravi siccit della storia e, all'arrivo della stagione dei monsoni, da una delle pi pesanti alluvioni. A subirne le conseguenze sono oltre sette milioni di persone: 600000 villaggi restano isolati, 42 persone perdono la vita e 550000 ettari di campi coltivati vengono distrutti. Le pesanti piogge nel bacino idrico di Mahanadi costringono il rilascio di 13 milioni di metri cubi d'acqua al secondo dalla diga di Hirakud. L'acqua vita, ma se troppa o troppo poca pu diventare una minaccia per la vita. Le storie di No e di Vishnu Purana sono racconti di mitiche inondazioni che spazzarono via la vita dal pianeta. Alluvioni e siccit sono fenomeni sempre esistiti, ma oggi sono diventati pi intensi e pi frequenti. Questi eccessi meteorologici sono connessi al mutamento climatico, a sua volta legato all'inquinamento cui sottoposta l'atmosfera per l'uso dei combustibili fossili.

Ingiustizia del clima come ingiustizia dell'acqua. L'impatto della crisi del clima su tutte le forme di vita mediato dall'acqua sotto forma di inondazioni, cicloni, ondate di calore e siccit. La furia dell'acqua pu essere domata solo se la presenza di anidride carbonica nell'atmosfera contenuta. Se bloccare il movimento internazionale che lotta per sventare il disastro climatico pu avere un senso economico per le compagnie petrolifere, dal punto di vista politico ed ecologico equivale a una tragedia per gran parte della comunit mondiale. Pi di ogni altra cosa, le esternalit ambientali dell'economia del petrolio, come l'inquinamento atmosferico e l'alterazione del clima, determineranno il futuro dell'acqua e, tramite l'acqua, il futuro di tutte le forme di vita. La destabilizzazione climatica, avviatasi con l'avvento dell'industrializzazione, ha subito un'accelerazione eccezionale solo di recente. Nel 1850 la presenza di biossido di carbonio nell'atmosfera era approssimativamente di 280 parti per milione (p.p.m.); a met degli anni novanta era arrivata a circa 360 p.p.m. (1). L'instabilit climatica - sotto forma di inondazioni e siccit pi estreme e di ondate di calore e inverni gelidi pi frequenti - il risultato dell'inquinamento atmosferico aggravato dalle regioni pi ricche del mondo. Dal 1950, 11 paesi hanno emesso 530,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. A queste gli Stati Uniti hanno contribuito con 186,1 miliardi, l'Unione Europea con 127,8, la Russia con 68,4, la Cina con 57,6, l'Ucraina con 21,7, l'India con 15,5, il Canada con 14,9, la Polonia con 14,4, il Sudafrica con 8,5, il Messico con 7,8 e l'Australia con 7,6. Se aumenta il biossido di carbonio, le molecole intrappolano pi calore con un conseguente innalzamento della temperatura globale. Insieme ad altri gas di serra, come il metano e l'azoto, l'impatto dell'anidride carbonica rischia di essere catastrofico. La concentrazione del metano, per esempio, salita dalle 0,7 p.p.m. di quattro secoli fa a 1,7 p.p.m. nel 1988. (2) Circa il 10% del foraggio dato agli animali negli allevamenti industriali finisce nell'atmosfera sotto forma di metano. (3) Questo gas responsabile anche del cattivo odore che circonda gli allevamenti. Nel maggio del 1988, 50 paesi hanno tenuto la prima International Conference on the Changing Atmosphere sulle conseguenze dell'uso dei combustibili industriali sui mutamenti atmosferici. La conferenza ha istituito l'Intergovernmental Panel on Climate Change (I.P.P.C.), che oggi raccoglie 2500 scienziati. L'allarme sul mutamento climatico non ha smesso di crescere. Nel 1992 si tenuto l'Earth Summit a Rio de Janeiro, in cui 132 capi di stato e di governo hanno approvato la Framework Convention on Climate Change per promuovere tra tutte le nazioni una strategia comune sulla risposta da dare alla crescente minaccia climatica; alla fine pi di 160 paesi hanno ratificato la convenzione. In un rapporto del 1994, l'I.P.P.C. rivelava che le emissioni prodotte dalla combustione di carbone e petrolio stavano intrappolando una quantit di calore

solare superiore alla norma. Il rapporto avvertiva che erano state rilevate numerose gravi alterazioni come l'aumento in alcune regioni dell'incidenza di alte temperature, di fenomeni, alluvioni e siccit di carattere estremo, con conseguenze quali epidemie e modifiche dell'assetto di interi ecosistemi (4). Nel 1997, la Climate Change Convention si tenuta in Giappone, a Kyoto, con lo scopo di determinare obiettivi e calendari per la riduzione delle emissioni di gas di serra. Oltre mille scienziati hanno lavorato per due anni per stendere il rapporto Climate Change 2001, pubblicato di recente. L'I.P.P.C. afferma che le temperature del pianeta stanno gi salendo e continueranno a salire di almeno 5,8 gradi entro la fine di questo secolo: quasi il doppio dell'aumento previsto nel rapporto presentato dal gruppo nel 1985. Una crescita di questa portata causer la distruzione di molti raccolti, carenze idriche, aumento di malattie, alluvioni, frane e cicloni. Il Global Commons Institute ha valutato che i danni dovuti al mutamento climatico potrebbero ammontare a 200 miliardi di dollari entro il 2005 e a 400 miliardi entro il 2012. Nel 2051 i danni materiali potrebbero raggiungere i 20000 miliardi di dollari. Ecco perch le compagnie di assicurazioni stanno prendendo sul serio le alterazioni del clima (5). Le principali vittime dei disastri climatici sono quelle che hanno le responsabilit minori nel creare le condizioni di destabilizzazione del clima popolazioni costiere, abitanti di piccole isole, contadini e comunit dedite alla pastorizia. I piccoli stati insulari, la cui stessa presenza potrebbe essere cancellata dalla mappa del mondo dagli uragani, dalle violente tempeste e dall'innalzamento del livello del mare, si sono organizzate nell'Alliance of Small Island States (A.O.S.I.S.) per chiedere al mondo industrializzato di impegnarsi attivamente per ridurre le emissioni di biossido di carbonio. L'ambasciatore samoano A. Tuiloma Neroni Slade esprime lo spirito dell'A.O.S.I.S.: L'istinto umano pi forte non l'avidit... ma la sopravvivenza, e noi non permetteremo a nessuno di barattare i nostri paesi, i nostri popoli, le nostre culture, con interessi economici di breve termine (6). L'A.O.S.I.S. chiede che entro il 2005 i livelli delle emissioni di biossido di carbonio vengano ridotti del 20% rispetto al 1990 (7). Anche da un certo numero di paesi industrializzati viene un'analoga richiesta di tagli: Germania e Gran Bretagna propongono una riduzione del 10% dei livelli di emissione entro il 2005, e del 15% entro il 2020. La proposta pi drastica quella degli scienziati olandesi, che pongono al 60 o 70% la riduzione necessaria per stabilizzare l'atmosfera (8). Nonostante il riconoscimento mondiale del mutamento climatico e l'impegno a combattere il riscaldamento globale, gli Stati Uniti si oppongono energicamente all'applicazione dell'accordo raggiunto a Kyoto per ridurre i gas di serra. Quando nel 2001 George W. Bush diventato presidente degli Stati Uniti, una delle sue prime decisioni stata quella di disconoscere l'accordo e annullare l'impegno statunitense a ridurre le emissioni di anidride carbonica degli impianti di produzione dell'energia. L'argomento di Bush stato: La nostra economia sta rallentando. Stiamo anche attraversando una crisi energetica, e l'idea di mettere un coperchio al biossido di carbonio economicamente insensata (9). Gli Usa, che producono il 25% dei gas di serra del mondo, pi di qualsiasi altra nazione, hanno annunciato ufficialmente che non faranno alcun taglio. Paradossalmente, gli stessi Stati Uniti sono gravemente minacciati dal riscaldamento globale. Un innalzamento dei livelli del mare potrebbe cancellare la East Coast, oltre agli stati della costa del golfo come Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana e Texas. L'Environmental Protection Agency (E.P.A.) ha calcolato che un innalzamento del livello del mare di sessanta centimetri provocato da un aumento della temperatura dell'oceano e dalla fusione delle calotte glaciali - cancellerebbe dal 17 al 43% del territorio costiero americano. In Nord America le perdite economiche totali per eventi connessi a fenomeni meteorologici ammontano a 253 miliardi di dollari per il periodo tra il 1985 e il 1999. Nel 1993 il valore delle perdite materiali subite nelle regioni costiere stato stimato sui 3,15 mila miliardi di dollari (10). Il Midwest inoltre a rischio di siccit.

Il superciclone dell'Orissa: una calamit artificiale.

Il vocabolo ciclone viene dal greco "kkloma", che indica la spira di un serpente. Quando si sviluppa pienamente, un ciclone una vasta tromba d'aria di potenza straordinaria che si muove sulla superficie del mare a una velocit tra i 300 e i 500 chilometri al giorno. Quando la tempesta si avvicina alla costa, il livello del mare si alza improvvisamente e inonda le aree circostanti. Questo repentino innalzamento del mare, chiamato marea da tempesta, pu devastare vaste aree nel giro di qualche minuto, come accaduto nel caso del superciclone dell'Orissa. Il ciclone del 1999 non stato una pura calamit naturale, ma una crisi ecologica provocata dall'uomo e scatenata dall'impatto combinato del mutamento climatico, dell'industrializzazione e della deforestazione. Il mutamento climatico sta creando fenomeni estremi nella regione. Mentre in passato la velocit media del vento dei cicloni era di 73 chilometri all'ora, quella registrata nel 1999 ha raggiunto i 260 chilometri all'ora (11). L'I.P.C.C. ipotizza che le variazioni climatiche siano provocate dalla crescente quantit di gas di serra antropogenici, emessi in larga misura da attivit industriali e aziendali. Questi gas innalzano le temperature superficiali dei mari tropicali e intensificano le precipitazioni tropicali. Tali alterazioni climatiche e il conseguente innalzamento del livello del mare minacciano di inondare le terre basse, distruggere paludi e acquitrini costieri, erodere le coste, provocare inondazioni e aumentare la salinit delle fonti acquifere. Si prevede che, nei prossimi 100 anni, l'innalzamento del livello marino in tutto il mondo provocher gravissime devastazioni nelle pianure che si affacciano sul Golfo del Bengala. Queste regioni, create dai sedimenti del Gange, del Brahmaputra e del Meghna, sono particolarmente esposte alle inondazioni. Secondo le previsioni anche la frequenza di tali disastri destinata ad aumentare. Una delle condizioni necessarie alla formazione di un ciclone tropicale una temperatura della superficie marina di 26 o 27 gradi.(12) Il riscaldamento globale dovrebbe innalzare la temperatura del mare e quindi incrementare la frequenza dei cicloni.

La distruzione delle mangrovie. Gli ecosistemi rivieraschi come quello dell'Orissa sono caratterizzati dalle mangrovie, che riducono la velocit del vento e le inondazioni. Le mangrovie assorbono parte dell'energia delle onde e delle maree, proteggendo la terra retrostante; gli alberi formano anche una barriera contro il vento. La distruzione delle mangrovie nell'Orissa ha quindi ridotto la funzione di cuscinetto degli ecosistemi costieri e permesso alle tempeste e ai venti ciclonici di seminare la devastazione nella regione. Le mangrovie sono utili anche nel trattamento degli scarichi, in quanto assorbono l'eccesso di nutrienti come nitrati e fosfati, impedendo cos la contaminazione delle acque litoranee. Nelle regioni in cui queste frange forestali costiere sono state abbattute si sono presentati immensi problemi di erosione e interramento, accompagnati talvolta da enormi perdite di vite umane e di beni materiali. La foresta di mangrovie pu sopravvivere negli ambienti paludosi salmastri grazie a specifiche caratteristiche quali i sistemi radicali aerei capaci di filtrare il sale, e le foglie che hanno la propriet di espellerlo. Le comunit locali attingono agli ecosistemi di mangrovie cibo, medicinali, combustibile e materiale da costruzione. Per milioni di residenti costieri in tutto il mondo, le foreste di mangrovie offrono una fonte di sostentamento sicura e costituiscono la base della loro cultura. Secondo le comunit locali e il dipartimento forestale dell'Orissa, le mangrovie della regione forniscono dieci importanti specie di legname. La liberalizzazione del commercio una delle ragioni principali per cui le mangrovie stanno scomparendo. La pressione della liberalizzazione commerciale e la promozione di una produzione trainata dalle esportazioni stanno imponendo l'allevamento di gamberetti in tutte le regioni costiere. Perdite significative di mangrovie dovute all'acquicoltura sono visibili in particolare lungo la costa occidentale dell'India e nei distretti di Karwar e di Jumta nello stato di Karnataka, di Palghar e Shrivardhan nel Maharashtra, e di Valsad I nel Gujarat.

Foreste di mangrovie Issukapalli, che un tempo si estendevano per 500 ettari nell'Andhra Pradesh, sono state ridotte in misura significativa. In tutta l'India, laddove un tempo si aprivano le foreste di mangrovie, oggi si vedono strade e vasche per l'acquicoltura. Le mangrovie sono utili allo sviluppo dei gamberetti, in quanto forniscono importanti elementi nutritivi. Negli stati dell'Orissa e del Bengala occidentale, numerosi allevamenti di gamberetti sono stati impiantati nelle foreste di mangrovie. Nei Sunderban bengalesi sono state costruite vasche per gamberetti su 35000 ettari di terra un tempo occupata dalla foresta. Nel 1995, il governo dell'Orissa invitava a presentare progetti di impianti di allevamento, iniziativa che ha portato a un'espansione incontrollata dell'acquicoltura a scapito della sostenibilit sociale ed ecologica. La diffusione dell'acquicoltura nelle aree litoranee ha indebolito la capacit ammortizzante della zona costiera e ha lasciato le regioni in balia dei cicloni, delle inondazioni e di disastri ambientali di portata inedita. Nel 1991, un'ondata di marca ha causato la morte di migliaia di persone in Bangladesh a causa delle vasche per l'acquicoltura. Nel 1960, un'ondata simile non aveva neppure danneggiato i villaggi, grazie alle mangrovie che a quel tempo proteggevano l'entroterra. Gli esperti ritengono che le devastazioni provocate dal superciclone dell'Orissa sarebbero state di gran lunga inferiori se le mangrovie lungo la costa non fossero state distrutte per far posto all'allevamento dei gamberetti: La costa [dell'Orissa] era un tempo coperta da foreste di mangrovie, che avrebbero dissipato l'energia dell'onda in arrivo (13). Le mangrovie rilasciano materiale organico, fornendo nutrimento agli adiacenti ecosistemi estuariali e marini. Le paludi di mangrovie formano la base della catena alimentare del mare e delle acque litoranee. La ricchezza del materiale organico permette a molte specie, marine e di acqua dolce, di prosperare.

Alluvioni e uragani. Il superciclone dell'Orissa non stato un disastro isolato. Solo negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a centinaia di calamit connesse al cambiamento climatico. Nel 1995, un'inondazione in Bangladesh colpisce quasi 10 milioni di persone uccidendone oltre settanta. Nello stesso anno, l'isola di St. Thomas nei Caraibi devastata dagli uragani; contemporaneamente, la Francia e i Paesi Bassi vengono colpiti da piogge e alluvioni senza precedenti. Nel 1996, il pi grave ciclone del secolo uccide 2000 abitanti dell'Andhra Pradesh, in India. Nello stesso anno una serie di tifoni in Angola fa oltre 600 vittime. Le alluvioni in Nord Corea riducono 5 milioni di persone in carestia. Nel marzo del 1998, una micidiale tormenta di neve sugli altipiani cinesi occidentali porta alla fame almeno 60000 pastori tibetani della provincia di Qinghai e del Tibet, abbattendo 750000 capi di bestiame e riducendo drasticamente le risorse alimentari; i pastori morti sono 48. La nevicata di quattro volte pi pesante della media, con la temperatura che scende a 49 gradi sotto zero. Sempre nello stesso mese, 20 risaie del Laos vengono danneggiate dalle inondazioni, lasciando oltre 10 milioni di laotiani a rischio di morte per denutrizione. Nel giugno di quell'anno oltre 330 persone muoiono nello Yemen a causa della peggiore alluvione degli ultimi quarant'anni. L'inondazione provoca danni per un miliardo di dollari. L'acqua stagnante fa scoppiare un'epidemia di malaria, infettando 168000 persone e uccidendone 30. Nel 1997, in seguito alle piogge torrenziali nelle Filippine, oltre 30 persone perdono la vita e 120000 restano senza casa. Quell'anno una successione di gelate e tempeste nel Pacifico nordoccidentale provoca 25 milioni di dollari di danni. Nel mese di marzo in Bolivia, un'alluvione spazza via 100000 fattorie. Lo stesso anno, 57 persone perdono la vita e migliaia debbono abbandonare le case quando in Indiana, Kentucky, Ohio e West Virginia il fiume Ohio supera di 12 metri lo zero idrografico. L'inondazione del Red River provoca 2 miliardi di danni nel Manitoba canadese, nel North e South Dakota e in alcune parti del Minnesota. Nel gennaio del 1998, in Per cadono in 14 ore 13 litri di pioggia per metro quadrato. Una sessantina di ponti crollano e quasi 800 chilometri di strade

vengono distrutti nelle settimane successive. Nel mese di febbraio, in Ecuador, 3084 persone contraggono il colera; 108 muoiono per gli allagamenti e le frane e 28000 perdono la casa. Nello stesso anno i fiumi Juba e Shabeele nel Corno d'Africa straripano, uccidendo 2000 persone e milioni di capi di bestiame.

Siccit, ondate di calore e scioglimento dei ghiacciai. Oltre ad accrescere il numero delle alluvioni e dei cicloni, il mutamento climatico sta anche aggravando la siccit e le ondate di calore. O c' troppa acqua o ce n' troppo poca, ed entrambi gli estremi costituiscono una minaccia per la sopravvivenza. La conseguenza pi drammatica del riscaldamento globale lo scioglimento delle calotte di ghiaccio e dei ghiacciai. Anche se alterazioni nel clima sono sempre avvenute, il mondo scientifico e la maggioranza dei governi concordano sul fatto che l'attuale fusione dei ghiacciai e delle calotte polari connessa ecologicamente all'economia dei combustibili fossili e all'inquinamento atmosferico. La copertura di neve nell'emisfero settentrionale si ridotta di circa il 10% nel corso dell'ultimo trentennio (14). A causa dei cambiamenti climatici, la temperatura della terra aumentata di 0,4-0,8 gradi rispetto a un secolo fa. I dodici anni pi caldi dell'ultimo secolo sono tutti posteriori al 1983, e i tre pi caldi in assoluto sono caduti tutti negli anni novanta. Dal 1980 la temperatura media annua in Alaska e in Siberia salita di ben 4 gradi. In alcune zone del Canada le calotte glaciali si formano due settimane pi tardi rispetto al passato e la frammentazione avviene prima che negli anni precedenti (15). Le temperature in aumento stanno portando anche allo scioglimento dei ghiacciai montani e continentali. Secondo John Michael Wallace, docente di scienza dell'atmosfera all'University of Washington, la fusione estiva permanente dell'intero Artico potrebbe avvenire entro qualche decennio se il trend degli ultimi vent'anni non cambia (16). Durante l'ultimo quarantennio si verificato un decremento del 40% nello spessore del ghiaccio marino perenne dell'Artico. Tra il 1950 e il 1970 i limiti del ghiaccio del Mare Antartico sono arretrati di 2,8 gradi di latitudine. La stagione annuale del disgelo aumentata di tre settimane negli ultimi vent'anni. Tra il 1961 e il 1997 i ghiacciai montani si sono ridotti di 400 chilometri cubi. Il caldo accumulatosi per l'effetto serra responsabile di 8000 joule per quanto riguarda la fusione del ghiaccio antartico e groenlandese, e di 1100 joule per lo scioglimento dei ghiacciai montani (17). L'Intergovernmental Panel on Climate Change prevede un aumento medio della temperatura globale tra 1,5 e 6 gradi entro il 2100. I ghiacciai stanno sparendo nelle Alpi, in Alaska e nello stato di Washington. Il Kilimangiaro, la montagna pi alta dell'Africa, ha perduto dal 1912 a oggi il 75% della sua calotta glaciale. Tutto il suo ghiaccio potrebbe estinguersi di qui a quindici anni (18). Solo due dei sei ghiacciai venezuelani sopravvivono, e se il loro ritiro continua al ritmo attuale, si prevede che il Montana perder tutti i ghiacciai del Glacier National Park entro il 2070 (19). Secondo la popolazione locale, il ghiacciaio di Gangotri, la principale fonte perenne del potente fiume Gange, sta recedendo di 5 metri all'anno (20). Il ritiro di tutti i ghiacciai al di fuori della regione polare contribuir a un innalzamento del livello marino tra i 2 e i 5 centimetri (21). Il 1995 stato un anno particolarmente significativo: Cadice, nella Spagna meridionale, un'area che un tempo riceveva le maggiori precipitazioni del paese, ha sofferto per il quarto anno consecutivo di siccit. Le piogge erano diminuite da 25 a 11 centimetri l'anno. A giugno la temperatura in Russia ha toccato i 34 gradi, fondendo l'asfalto sulle strade e sulle piste aeroportuali. Anche l'India settentrionale ha raggiunto la temperatura torrida di 45 gradi. L'ondata di calore ha ucciso 300 persone. Nello stesso periodo un'altra ondata di calore ha fatto circa 500 vittime a Chicago, e la Gran Bretagna ha avuto la sua estate pi calda dal 1659 e la stagione pi secca dal 1721. Il nordest brasiliano ha sofferto della peggiore siccit del secolo, con una riduzione delle precipitazioni del 60%. Nel giugno del 1995 gli incendi in Canada hanno distrutto intere foreste propagandosi su quasi centomila ettari al giorno.

Incendi incontrollabili hanno bruciato anche 280000 ettari di foresta e di pascoli in Mongolia. Le calamit non sono limitate al 1995. Nel 1996, la peggiore siccit del secolo colpisce Kansas e Oklahoma, distruggendo milioni di ettari di frumento. Le riserve di grano degli Stati Uniti scendono al livello pi basso degli ultimi 50 anni. Anche in India ripetute siccit creano crisi alimentari e idriche in Gujarat, Rajasthan, Madhya Pradesh, Orissa e Chattisgarh. Durante la campagna per la rielezione del 1999 nel Gujarat colpito dalla siccit, il ministro degli Interni indiano, L.K. Advani, accolto dalla popolazione al grido di Pehle paani, phir Advani, (Prima l'acqua, poi Advani). Nel 1997, le temperature invernali a Rio de Janeiro arrivano a toccare i 42 gradi. Nel 1998, pi di 13000 incendi colpiscono il Messico; vi sono dei morti, alcuni aeroporti vengono chiusi, a Citt del Messico scatta l'allarme ambientale. Quando la nuvola di fumo si sposta sul golfo, il Texas entra in stato di allarme sanitario. Nel settembre del 1997, l'inquinamento per il fumo scaturito dagli incendi in Indonesia e Malaysia provoca una situazione di emergenza. Scuole e aeroporti vengono chiusi. La collisione tra due navi nello stretto di Malacca causa 29 morti, e il fumo degli incendi forestali responsabile di un incidente aereo in cui perdono la vita 234 persone. Sulle strade, gli incidenti dovuti alla scarsa visibilit provocano altre centinaia di morti. Saranno le popolazioni pi povere del Terzo mondo quelle pi colpite dal cambiamento climatico, dalla siccit, dallo scioglimento dei ghiacciai e dall'innalzamento dei livelli del mare. I contadini, i pastori e le comunit costiere diventeranno profughi ambientali in seguito alla scomparsa delle piogge, al crollo dei raccolti e all'inaridimento dei fiumi. Per le comunit costiere il rischio di alluvioni dovute alle variazioni climatiche alto: In circostanze estreme, l'innalzamento del livello del mare e le conseguenze associate a questo fenomeno potrebbero determinare abbandoni e significative migrazioni con costi economici e sociali elevatissimi (229. Che l'acqua sostenga o minacci la vita dipende in larga misura dalla capacit dei movimenti per la protezione del clima di porre fine all'inquinamento atmosferico e indurre i paesi e le aziende recalcitranti a operare entro i limiti della responsabilit ecologica.

3. La colonizzazione dei fiumi: dighe e guerre dell'acqua. Costi pubblici e guadagni privati: le dighe nell'Occidente americano. La propriet dell'acqua non sempre ha comportato un coinvolgimento dello stato e dei privati. A lungo essa rimasta sotto il controllo della comunit. In tutto il mondo, complessi sistemi di conservazione e distribuzione ne hanno assicurato la sostenibilit e l'accesso per tutti. Grazie al controllo della comunit l'acqua era gestita a livello locale e come risorsa comune. Sistemi comunitari di questo genere si possono trovare ancora sulle Ande, in Messico, Africa e Asia. Il controllo comunitario venuto meno quando gli stati hanno assunto il controllo delle risorse idriche. Nell'Ovest americano, lo stato collaborava con gli imprenditori privati per acquisire i diritti sull'acqua. Nel Terzo mondo il controllo governativo stato agevolato dagli enormi prestiti che la Banca mondiale ha stanziato per progetti idrici. Un mezzo particolarmente diffuso per trasferire il controllo dalle comunit ai governi centrali, e per colonizzare fiumi e popolazioni, stato quello delle dighe. Per i coloni europei giunti in America, la colonizzazione dei fiumi fu un'ossessione culturale e un imperativo imperialistico. I fiumi, ma anche la natura in generale, erano valutati per la loro resa commerciale e considerati come qualcosa da domare. John Widtsoe, esperto di irrigazione presso il Bureau of Reclamation, dichiarava: "Destino dell'uomo diventare padrone dell'intera Terra; e il destino della Terra quello di essere soggetta all'uomo. Non ci pu essere una completa conquista della Terra, n un'autentica soddisfazione per l'umanit, se vaste

porzioni del pianeta restano al di fuori del suo sovrano controllo. Soltanto quando tutte le parti della Terra saranno sviluppate in base alle migliori conoscenze esistenti e poste sotto il controllo umano, solo allora l'uomo potr dire di possedere la Terra. Gli Stati Uniti... avrebbero potuto confinare la propria popolazione attuale entro la loro regione umida, ma allora non sarebbero la grande nazione che sono oggi" (1). Secondo W.J. McGee, consulente capo del presidente Theodore Roosevelt per i programmi idrici, il controllo sull'acqua era il solo passo ancora da compiere prima che l'Uomo diventi padrone della Natura (2). Nel 1944, descrivendo le opere di sbarramento del fiume Sacramento per costruire la diga di Shasta, il responsabile dei lavori, Francis Crove, proclamava: Abbiamo messo il fiume al tappeto. Lo abbiamo steso, inchiodato con le spalle alla carta geografica. Diamine, per questo che siamo venuti fin qui (3). Che i fiumi seguissero il loro cammino ecologico era considerato uno spreco: Sarebbe un insulto al senso di giustizia di chiunque se quel gran corso d'acqua dovesse andare a sperdersi nell'oceano in oziosa maest e bellezza (4). Cos scrive Wesley Powell, direttore dell'United States Geological Survey dal 1881 al 1899. Scrive anche che i fiumi andavano a sciuparsi nel mare (5). Il presidente Roosevelt, che nel 1902 fond il Bureau of Reclamation, la vedeva allo stesso modo a proposito dello spreco di acqua. Proponendo l'istituzione del Bureau, Roosevelt affermava: Se riuscissimo a risparmiare le acque che oggi scorrono inutilizzate, la parte occidentale del paese potrebbe mantenere una popolazione perfino pi numerosa di quella sognata dal leggendario maggiore Powell (6). Anche se la costruzione di enormi dighe era giustificata dall'idea di imbrigliare la natura, i limiti posti da questa non passavano inosservati nemmeno per Wesley Powell: fu lui ad ammonire contro la colonizzazione indiscriminata delle terre aride, avvertendo: Sarebbe quasi un crimine procedere come stiamo facendo adesso e permettere a migliaia e centinaia di migliaia di persone di mettere su casa dove non c' di che mantenersi (7). Gi nel 1878 Powell aveva riconosciuto i limiti del proposito di far fiorire il deserto, e parlava dei possibili pericoli per gli anni a venire. Vorrei che vi fosse chiaro che non c' acqua a sufficienza per tutte le terre che avrebbero bisogno di essere irrigate, e si potr farlo solo per una piccola porzione, metteva in guardia nel 1893. Vi dico, signori, che state preparando un'eredit di conflitti (8). Verso la fine degli anni novanta dell'Ottocento, Los Angeles aveva gi esaurito le sue risorse locali e le autorit cittadine stavano acquistando segretamente diritti sulla terra e l'acqua dalla vicina Owens Valley (9). Nel 1907 furono emesse obbligazioni per finanziare un acquedotto della lunghezza di 360 chilometri che avrebbe incanalato le acque di deflusso orientali della Sierra Madre. Questo accordo clandestino per trasferire l'acqua dalle fattorie alla citt gener un intenso conflitto tra i residenti della Owens Valley e gli utenti di Los Angeles. (10) Questi ultimi avevano la copertura di investimenti pubblici e privati e l'appoggio dell'esercito. Nel 1924, i residenti della Owens Valley fecero saltare un acquedotto per impedire il dirottamento dell'acqua a Los Angeles. (11) La guerra dell'acqua era iniziata. Dopo altre dodici esplosioni, sull'acquedotto furono disposte guardie armate con l'ordine di uccidere. Nel 1926 venne costruita la Saint Francis Dam, che per cedette poco dopo, uccidendo 400 persone. Durante la siccit del 1929 fu avviata l'estrazione delle acque di falda, che ben presto prosciug i 195 chilometri quadrati dell'Owens Lake. La nuova penuria di acqua gener altri conflitti. Nel 1978 l'acquedotto fu nuovamente oggetto di attentati esplosivi (12). Negli Stati Uniti occidentali l'irrigazione fu favorita dalla necessit di alimentare i cercatori della corsa all'oro. Nel 1890, gli ettari di terra irrigati erano 1,5 milioni. Nel 1900, tuttavia, molte compagnie idriche erano sull'orlo della bancarotta e gli enti pubblici sostenevano i costruttori privati. (13) I progetti idrici continuarono a essere trainati dal settore privato ma finanziati dagli investimenti pubblici. La Hoover Dam sul fiume Colorado fu commissionata dal Bureau of Reclamation durante la Depressione e completata nel 1935. Per erigere la diga, alta 220 metri, furono utilizzati 66 milioni di tonnellate di cemento - una quantit

sufficiente a costruire una strada larga 5 metri da New York a San Francisco. Il bacino, il Lake Mead, poteva contenere l'intero flusso del fiume di due anni. La Hoover inaugurava l'epoca delle grandi dighe e della consociazione tra governo e grandi aziende per il controllo dell'acqua. A sei societ - Henry Kaiser, Bechtel, Morrison-Knudson, Utah Construction, MacDonald Kahn, J.F. Shea e Pacific Bridge - fu concesso di partecipare alla gara per la costruzione. Il Colorado River Compact, l'ente che approv la diga, escluse i governi e le comunit locali dai negoziati e dalle decisioni. I nativi americani, che vivevano da secoli nel bacino del Colorado, furono esclusi completamente dalla decisione di creare uno sbarramento sul fiume. Come osserva lo storico Donald Worster: Nessuno chiese [ai nativi americani] di partecipare ai negoziati con il Colorado Compact, e il Bureau of Indian Affairs, ufficialmente il loro angelo custode, ignor i loro interessi sul posto (14). L'Arizona, che considerava la diga un furto delle risorse naturali dello stato, si rifiut di ratificare l'accordo. A tutt'oggi il principale beneficiario della Hoover Dam stata la California. In effetti, lo stato al primo posto nel consumo mondiale di acqua. (15) L'acqua della Hoover viene trasferita in California dal fiume Colorado attraverso un acquedotto di 350 chilometri, e quasi un terzo dell'energia idraulica generata dalla diga serve a pompare l'acqua verso quello stato. Pur costituendo appena l'1,6% dei 630000 chilometri quadrati del bacino del Colorado, la California utilizza un quarto della sua acqua. Buona parte di essa destinata alle grandi aziende agricole (16). Si dice che i vasti progetti di deviazione idrica aumentino la quantit di acqua. In realt, essi trasferiscono l'acqua da una comunit a un'altra e da un ecosistema a un altro. L'espansione dell'agricoltura irrigata nell'arido occidente americano avvenuta a scapito dell'agricoltura delle regioni orientali e meridionali del paese. La coltivazione del cotone su terreni irrigati dal Bureau of Reclamation s aumentata del 300% nell'Ovest, ma calata del 30% nel Sud. (17) Nel Nord, la produzione di frutta fresca e in guscio diminuita del 50%, mentre cresciuta del 237% nell'Ovest; i terreni destinati alla produzione di crusca si sono ridotti di 180000 ettari in tutti gli Stati Uniti, ma sono raddoppiati nell'Ovest; la risicultura stata abbandonata nell'umida Louisiana mentre si diffusa nell'arido West (18). Della costruzione delle dighe negli Stati Uniti si fatto carico principalmente l'Army Corps of Engineers. Istituito nel 1775, il corpo degli ingegneri era un tempo la pi grande organizzazione del mondo di questo tipo. Nel 1981, la sola divisione opere civili impiegava 32000 civili e 300 ufficiali, responsabili di oltre 4000 opere pubbliche, tra cui 538 dighe. Oggi il gruppo gestisce 150 progetti idrici che forniscono acqua a industrie e centri urbani. L'attivit di costruzione di dighe del Corps si estende al di l dei confini statunitensi. Durante la Rivoluzione verde, le dighe imposte al Terzo mondo tramite i prestiti sono state costruite soprattutto dall'Army Corps. Nel 1965, malgrado la grave siccit, il governo degli Stati Uniti rifiut di fornire grano all'India, a meno che il paese non avesse modificato le proprie politiche introducendo un'agricoltura a irrigazione intensiva (19). Il compito di costruire le dighe fu ovviamente affidato all'Army Corps. I termini del prestito imposti dagli Stati Uniti e dalla Banca mondiale aprivano un mercato mondiale per la costruzione di dighe. Nel 1966, il presidente Lyndon Johnson, che aveva costretto l'India ad adottare la Rivoluzione verde, lanci il programma Acqua per la pace, che prevedeva l'invio dell'Army Corps per erigere dighe nel Terzo mondo. In un discorso dello stesso anno, del 1966, il presidente proclamava: "Siamo in corsa con il disastro. O il fabbisogno d'acqua del mondo viene soddisfatto o il risultato inevitabile sar la fame di massa... Se fallissimo, posso assicurarvi che nemmeno la potenza militare senza precedenti dell'America sarebbe in grado di preservare a lungo la pace" (20). Pace e cibo, giustificazioni per la costruzione di dighe monumentali hanno lasciato in eredit il controllo centralizzato dell'acqua, la violenza, la fame e la sete. Anche se la motivazione pace e acqua nacque trent'anni fa, il

binomio usato ancora oggi per giustificare il controllo sull'acqua da parte dei colossi aziendali che hanno preso il posto dell'Army Corps.

I templi dell'India moderna. Letteralmente "Punjab" significa terra di cinque fiumi. La prosperit della regione intimamente connessa all'uso sostenibile delle acque dell'Indo e dei suoi affluenti, il Jhelum, il Chenab, il Ravi, il Beas e il Sutlej. La pratica dell'irrigazione nel Punjab precede di secoli la Rivoluzione verde. Nell'antichit, ai tempi del dominio greco, in India esisteva una fiorente agricoltura, e gi nell'Ottavo secolo dopo Cristo i conquistatori arabi distinguevano a fini fiscali tra terre irrigue e non irrigue. (21) I canali di inondazione e le condutture idriche irrigavano milioni di ettari di terra. Il fatto che in quei canali non si verificassero ristagni era un grande vantaggio. I canali fluivano per quattro o cinque mesi durante la stagione monsonica, mentre per la rimanente parte dell'anno erano in secca e fungevano da condotti di drenaggio. La diga di Bhakra fu concepita nel 1908 con un bacino alto 120 metri. Nel 1927, l'altezza fu portata a 500 metri. Dopo l'indipendenza, nel 1947, la diga assunse una nuova importanza: una larga parte della terra irrigata nel bacino idrico dell'Indo era finita sotto il controllo del Pakistan e all'India occorrevano nuove fonti di irrigazione per il Punjab. La diga fu completata nel 1963. Il primo ministro Jawaharlal Nehru, che la defin il tempio dell'India moderna, approfitt della diga di Bhakra per trasferire il controllo dell'acqua dalle regioni e dagli stati al governo centrale. Scrivendo nel 1948 al ministro per i Lavori pubblici, le miniere e l'energia, Nehru auspicava un maggior coinvolgimento del governo centrale: "Quello della diga di Bhakra un grande progetto, grande e urgente, ancora pi urgente di altri. Finora ci si lavorato in maniera spasmodica, e quel che mi sorprende quanto poco vi sia coinvolto il Centro, considerando che siamo noi a fornire l'intero finanziamento. Questa situazione assolutamente insoddisfacente, e penso che dovremmo chiarire che non possiamo finanziare un progetto se poi non abbiamo voce in capitolo. Il governo del Punjab orientale deve farsi carico di un peso straordinario, e per la natura delle cose non pu agire con la stessa efficacia che pu avere il Centro" (22). I sistemi di canalizzazione pi antichi del Punjab erano gestiti regionalmente a livello statale. Nel Diciannovesimo secolo fu istituita all'interno del settore Irrigazione del ministero dei Lavori pubblici un'unit speciale, nota come il Circolo di Derajot, con il compito di assicurare la manutenzione dei canali di inondazione. Dopo l'apertura del sistema di Bhakra, il controllo dell'acqua fu centralizzato e venne istituito il Consiglio di gestione del Bhakra Beas. (23) La centralizzazione del sistema di gestione rese il bacino dell'Indo pi vulnerabile alle alluvioni e si tradusse in una scarsit d'acqua. Scoppiarono conflitti per l'acqua tra stati vicini e tra questi e il governo centrale. Nehru, che a suo tempo aveva elevato le dighe a dignit di templi, confess in seguito di essere stato vittima della malattia del gigantismo. Con il senno di poi, mise in dubbio l'opportunit del governo di varare il progetto di una grande diga come quella di Bhakra per i costi, il coinvolgimento di una notevole quantit di denaro estero e l'eccezionale durata dei lavori. Nel 1978, il ministro per l'Irrigazione K.L. Rao espose una lucida osservazione sull'intrinseca ingiustizia delle grandi dighe: quelli che ne sopportano i costi non godono dei suoi benefici. "Quando stata costruita la diga di Bhakra, il villaggio di Bhakra, situato sulle rive del Sutley, stato sommerso e la popolazione ha ricostruito le sue case sulle alture circostanti. Il progetto ha provocato grandi sofferenze alla gente del villaggio, ma nessuno ha preso nota delle istanze della popolazione. Molti anni dopo, durante una delle mie visite al sito della diga, ho scoperto che il nuovo villaggio di Bhakra non aveva acqua potabile n elettricit, bench fosse circondato da luci sfolgoranti. La cosa era assolutamente ingiusta, e ho

chiesto al Consiglio di gestione del Bhakra di fornire energia elettrica e acqua al villaggio. Perfino allora ci sono state obiezioni. Il consiglio riteneva che la modifica del progetto non fosse opportuna. Era veramente un approccio assurdo" (24). Nel maggio del 1984, il canale principale del Bhakra, nei pressi di Ropar, si sfond. Lo stato dell'Haryana sub una perdita di 41614648 dollari e attribu il danno a un'azione di sabotaggio. Il governatore chiese al governo centrale di proteggere l'intero canale nel territorio del Punjab. La rottura cre una grave crisi idrica nello stato. La principale conduttura del Bhakra, vitale per i distretti di Sirsa, Jind e Fatehabad dell'Haryana, costrinse il governo a ricorrere alle autobotti per fornire scorte di emergenza di acqua potabile (25). Nel 1986, il primo ministro Rajiv Gandhi riferiva: "La situazione al momento che dal 1951 a oggi sono stati varati 254 grandi progetti di irrigazione di superficie. Di questi solo 66 sono stati completati; 181 sono ancora in fase di costruzione. Forse possiamo dire con una certa sicurezza che questi progetti non hanno portato praticamente alcun vantaggio alla popolazione. Per 16 anni abbiamo sborsato denaro. La gente non ha avuto nulla in cambio, n irrigazione n acqua n aumento della produzione n aiuti nelle attivit quotidiane" (26). Nel settembre del 1988, le alluvioni sommergono il Punjab e il 65% dei suoi 12000 villaggi rimangono isolati. Lo stato subisce una perdita di circa 10 miliardi di rupie e l'80% delle coltivazioni va distrutto. Quasi 3,4 milioni di abitanti di dieci distretti dello stato ne sono colpiti, con una stima ufficiale delle vittime di 1500 persone. Gli esperti della Punjab Agricultural University sostengono che quei morti, e le inondazioni, sono stati in larga misura prodotti dall'uomo, e la maggiore responsabilit va al B.B.M.B., il Bhakra Beas Management Board. (28). I responsabili del B.B.M.B. hanno riempito la diga di Bhakra fino a 683 metri, 6 metri in pi della capacit massima, in gran parte per la visita del primo ministro in occasione del venticinquennale di Bhakra (29). La diga ha scaricato 380000 metri cubi d'acqua al secondo nel fiume Sutlej, che gi portava 200000 metri cubi al secondo oltre la sua capacit di 300000. Allo stesso modo l'acqua stata rilasciata senza preavviso dalla diga di Pong. Affermano gli esperti della Punjab Agriculture University: "L'alluvione in queste zone non dovuta interamente alle piogge, come si sta cercando di far credere, ma a una gestione criminale dell'acqua da parte del B.B.M.B., che si comportato in maniera irrazionale scaricando l'acqua a migliaia di metri cubi al secondo senza dare alcun preavviso alla popolazione che vive nelle vicinanze degli argini dei due fiumi" (30). Nel novembre del 1988, il presidente del Bhakra Beas Management Board viene ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione. Le alluvioni hanno aggravato il conflitto tra il Punjab e il governo centrale da quando il B.B.M.B. sotto il controllo di quest'ultimo. Nel 1986 sono rimaste uccise 598 persone in conflitti violenti nel Punjab; nel 1987 i morti sono stati 1544 e nel 1988 si sono raggiunte le 3000 vittime (31).

Grandi dighe e conflitti per l'acqua. Negli ultimi cinquant'anni la capacit di deviare i fiumi dal loro corso naturale ha fatto un significativo balzo in avanti con l'adozione della tecnologia statunitense. Il Bureau of Reclamation e l'Army Corps of Engineers, in concorrenza tra loro, hanno creato una nuova cultura di gigantismo edilizio finanziato con il denaro pubblico. Marc Reisner, autore di un libro di successo intitolato "Cadillac Desert: The American West and Its Disappearing Water", osserva: Quello che era cominciato come un programma di emergenza per rimettere in moto il paese, per ripristinare la fiducia nel proprio valore, per dare una sistemazione ai profughi del Dust Bowl, si trasformato in un mostro

devastatore e mangiasoldi che i nostri leader non hanno avuto il coraggio o la capacit di arrestare. (32) Sono fiorite associazioni le cui posizioni erano in larga misura in conflitto con quelle delle popolazioni indigene e degli ecologisti. Quando l'euforia tecnologica delle dighe ha raggiunto l'India, vi sono sbarcati anche i guasti ecologici e i conflitti sociali a essa associati. Questi conflitti sono stati tanto pi gravi in quanto l'India una civilt riparia, in cui gli insediamenti e le attivit agricole si svolgono lungo i fiumi. Le regioni dell'India vengono definite dal loro rapporto con i fiumi o "ab". Il Doab la terra tra il Gange e lo Yamuna e il Punjab la terra di cinque fiumi. Nelle regioni aride e semiaride del bacino del Krishna, i sistemi di gestione idrica, sia dell'acqua di superficie sia di quella sotterranea, sono diventati uno dei complessi idraulici pi evoluti del mondo. La veduta aerea del bacino mostra una fitta rete di cisterne costruite dalla popolazione locale nel corso di un lungo periodo di tempo. Ognuna di queste cisterne permette l'impiego delle acque superficiali per irrigare circa 200 ettari di terra, ricaricando contemporaneamente le falde sotterranee. Esse impediscono anche l'eccessivo drenaggio dell'acqua e, quindi, la conservano. Per molto tempo questi sistemi decentrati di conservazione dell'acqua hanno soddisfatto il fabbisogno idrico sia alimentare sia agricolo delle comunit circostanti. Non c'era bisogno di consistenti trasporti d'acqua su lunghe distanze, e i modelli agricoli locali si sono evoluti in conseguenza alla disponibilit idrica dell'area. Le esigenze dell'impero Vijayanagar portarono al primo importante intervento sul flusso naturale dell'acqua. Nel Sedicesimo secolo, durante il regno di Krishnadevaraya, ci furono vari tentativi di deviare le acque del Tungabhadra. I sovrani Vijayanagar, comprendendo il ruolo fondamentale delle cisterne nella produzione alimentare e nella fornitura di acqua potabile, intrapresero un programma sistematico di costruzione di riserve idriche. (33) Le cisterne di Daroji e di Vyasayaraya Samudram nel distretto di Cuddapah sono il risultato di questo programma. Anche se in una certa misura deviavano l'acqua, i sistemi irrigui dei Vijayanagar non hanno mai provocato allagamenti perch funzionavano come fiumi ad anello, deviando l'acqua dall'alveo fluviale ma riportandovela tramite i canali di drenaggio. Viceversa, le grandi dighe costruite sullo stesso fiume hanno causato immediate saturazioni d'acqua nel terreno (34).

Dighe ed evacuazioni: il caso dell'India. Gli interventi nelle valli fluviali sono abitualmente considerati la soluzione ideale per risolvere il fabbisogno idrico dell'agricoltura, tenere le inondazioni sotto controllo ed evitare le migrazioni dovute alla siccit. Nell'ultimo trentennio, in India, sono state costruite 1554 grandi dighe. Tra il 1951 e il 1980, il governo ha speso 1,5 miliardi di dollari in dighe da irrigazioni grandi e medie. Ma il ritorno economico di un investimento cos ingente stato molto inferiore alle previsioni. Laddove le terre irrigate avrebbero dovuto produrre almeno 5 tonnellate di grano per ettaro, la resa si fermata a 1,27 tonnellate per ettaro. (35) La perdita annua dovuta a un'imprevista penuria di acqua, alle pesanti accumulazioni di limo, alla ridotta capacit di immagazzinamento e alla formazione di acquitrini ammonta oggi a 89 milioni di dollari (36). Il progetto Kabini nel Karnataka un esempio perfetto di come i piani di sviluppo idraulici possano essi stessi disturbare il ciclo idrologico e distruggere le risorse idriche nei bacini. Mentre la diga sommergeva quasi 2500 ettari di terra, il trasferimento dei villaggi ha richiesto il disboscamento di 12000 ettari di foresta vergine (37). Localmente le precipitazioni sono scese da 150 a 110 centimetri e il forte accumulo di limo ha ridotto drasticamente la vita della diga. Nel giro di due anni la saturazione del suolo e la salinit hanno distrutto vaste aree di risaie e piantagioni di palme da cocco (38). Lo sbarramento dei due fiumi sacri dell'India, il Gange e il Narmada, ha provocato veementi proteste da parte delle donne, dei contadini e delle trib, che si sono visti distruggere i sistemi di sussistenza e minacciare i luoghi sacri. La popolazione della valle del Narmada non sta semplicemente resistendo

alle evacuazioni rese necessarie dalle dighe di Sardar Sarovar e Narmada Sagar; sta combattendo una guerra contro la distruzione di intere civilt. Scrive Arundhati Roy, autrice di fama internazionale: "La grandi dighe sono per lo 'sviluppo' di una nazione quello che le bombe nucleari sono per il suo arsenale militare. Entrambe sono armi di distruzione di massa. Entrambe sono strumenti che i governi usano per controllare il proprio popolo. Entrambe sono emblemi del Ventesimo secolo che segnano il momento in cui l'intelligenza umana ha scavalcato il proprio istinto di sopravvivenza. Entrambe sono maligne indicazioni di una civilt che si rivolta contro se stessa. Rappresentano la rottura del legame - non soltanto del legame, dell'intesa - tra gli esseri umani e il pianeta in cui vivono. Sconvolgono la logica che connette le uova alle galline, il latte alle vacche, il cibo alle foreste, l'acqua ai fiumi, l'aria alla vita e la terra all'esistenza umana" (39). Negli ultimi vent'anni molti uomini e donne hanno dedicato la propria vita a protestare contro lo sbarramento della valle del Narmada e del Gange. A partire dagli anni ottanta, due uomini anziani si sono dedicati alla "satyagraha" (40) sulle sponde dei due fiumi. Sunderlal Bahuguna vive in una piccola baracca in prossimit della diga di Tehri sul Gange per bloccare l'allagamento della zona e impedire la costruzione di una diga su una faglia sismica. Baba Amte, che si opposto alla costruzione di dighe nel Maharashtra, vive da anni sulle sponde del Narmada. Nel 1984, Amte scrive al primo ministro, e nella sua lettera parla delle dighe come di uno strumento di genocidio (41). Bench afflitto da gravi disturbi alla schiena, resta ancora nella valle e dice che se ne andr insieme con il fiume. Anche Medha Patkar, un importante attivista del Narmada Bachao Andolan, e Arundhati Roy si sono impegnati nella lotta contro il progetto delle dighe sul Narmada - il progetto idraulico pi grande del mondo. Il piano Narmada prevede 30 dighe grandi, 135 medie e 3000 piccole lungo il fiume e i suoi affluenti. Si prevede che nel corso dei prossimi venticinque anni sposter un milione di persone, sommerger 350000 ettari di foresta, allagher 200000 ettari di terreni coltivabili e coster 522 miliardi di dollari. (42) La costruzione della diga di Sardar Samovar, gi in atto, si sta scontrando con la forte opposizione di gruppi ambientalisti e dei diritti umani oltre che delle trib che rischiano di essere evacuate. La diga minaccia la popolazione di 234 villaggi. (43) Il prossimo progetto in programma il Narmada Sagar, che minaccia di sommergere 91348 ettari di terra e di allontanare gli abitanti di 254 villaggi (44). La protesta della valle del Narmada, nata come una lotta per un'equa sistemazione della gente evacuata, si rapidamente trasformata in una grossa controversia a carattere ambientalista, mettendo in discussione non solo i criteri di compensazione per gli sfollati ma anche la logica stessa delle grandi dighe. Il movimento ha tratto ispirazione da lotte precedenti, che si sono concluse con il ritiro delle proposte per due importanti dighe - i progetti della Silent Valley e della Bodhghat Dam. Ampie coalizioni di comunit locali, ambientalisti e scienziati hanno lavorato insieme negli anni ottanta per bloccare la costruzione di queste dighe. Con il sorgere e il crescere delle tensioni dovute alla costruzione delle dighe, questi gruppi non solo affronteranno i problemi creati a monte dall'allagamento del bacino, ma solleveranno anche questioni sui problemi posti a valle dall'irrigazione intensiva con un uso eccessivo e incompetente dell'acqua. La costruzione della diga di Ukai sul fiume Tapi nel Gujarat ha prodotto 52000 sfollati (45). I contadini che un tempo occupavano un fertile territorio agricolo sono stati costretti a trasferirsi in una zona ricavata distruggendo un tratto di foresta. Prima del loro insediamento nella nuova area, il governo aveva promesso di spianare la terra, estirpare i ceppi delle piante, scavare gratuitamente i pozzi e provvedere agli allacciamenti elettrici. Una volta arrivati sul posto, per, i contadini hanno constatato che la maggior parte delle promesse non erano stata mantenuta. La terra stata spianata con una qualche assistenza da parte del governo, ma i contadini hanno dovuto eliminare i ceppi da soli con grande difficolt. Inoltre, l'abbattimento della foresta e la rimozione dei ceppi rimasti ha portato all'erosione dello strato superficiale del suolo, rendendo impossibile l'agricoltura. Il governo si

rimangiato la parola sui pozzi, affermando che aveva promesso di scavare pozzi solo per coloro che ne avevano gi uno nel villaggio di provenienza. Ma gran parte dei vecchi villaggi sorgeva sul fiume, ed erano ben pochi gli agricoltori che avevano avuto la necessit di scavare un pozzo. Senz'acqua e cibo a sufficienza e praticamente senza lavoro, i coloni si sono trasformati in breve in braccianti itineranti presso le piantagioni di canna da zucchero dei dintorni. La diga di Pong nella regione himalayana dell'Himachal Pradesh ha costretto 16000 famiglie a sfollare. Il governo ha poi tentato di reinsediarne circa la met nei remoti deserti del Rajasthan, e ogni famiglia ha ricevuto 6,5 ettari di terra - il pi alto indennizzo finora concesso nel paese. Malgrado questi sforzi, le famiglie non sono riuscite ad adattarsi alla nuova situazione di clima, acqua, gente e lingua, e molte di loro hanno venduto la terra e sono tornate nel luogo d'origine. La diga di Bhakra stata responsabile del trasferimento di 2180 famiglie di Bilaspur nell'Himachal Pradesh (46). Le famiglie, cui 25 anni fa erano state promesse terre nel vicino Haryana, non sono state ancora completamente risarcite; solo 730 (il 33%) hanno ricevuto un indennizzo. Inoltre, mentre il valore della terra che stata loro tolta tra il 1942 e il 1947 era stato stimato in base ai tassi vigenti all'epoca, le terre che hanno ricevuto sono state valutate in base a quelli in vigore tra il 1952 e il 1957, lasciandoli con non pi di 2 ettari per famiglia. Come la popolazione sfollata per la diga di Pong, anche queste famiglie hanno abbandonato le difficolt del nuovo ambiente per fare ritorno nell'Himachal Pradesh (47). In passato il punto intorno a cui ruotavano i conflitti sulle dighe erano gli spostamenti di masse umane. Oggi l'imperativo ecologico della protezione della natura costituisce una nuova dimensione della lotta delle popolazioni espulse dai loro territori. Attualmente, oltre che per la propria sopravvivenza, stanno lottando anche per la sopravvivenza delle loro foreste, dei fiumi e della terra. In India orientale gli abitanti di 121 villaggi, di fronte alla minaccia dell'evacuazione imposta dal progetto del Koel-Karo nel Bihar, sono riusciti a bloccare i lavori di costruzione. (48) Se fosse stato portato a termine, il progetto avrebbe sottratto acqua al fiume Koel a Basia per portarla a un'altra diga presso il villaggio di Lohajamir nel distretto di Ranchi, e al fiume Karo. Inoltre avrebbe inondato oltre 20000 ettari di territorio, di cui fanno parte circa 10000 ettari di foresta affidata dal diritto consuetudinario al controllo tribale. Nell'India postcoloniale la maggior parte delle grandi dighe stata finanziata dalla Banca mondiale. Ho partecipato personalmente agli studi di impatto ambientale delle dighe che la Banca mondiale ha sovvenzionato sui fiumi Krishna, Kallada, Suvernarekha e Narmada. In ciascuno di questi casi, i costi ecologici e sociali superavano di gran lunga i benefici. In linea di massima, i vantaggi venivano enormemente gonfiati per adeguarsi alla logica degli utili sul capitale investito dalla Banca mondiale. La diga di Sri Sailam sul fiume Krishna una delle centinaia finanziate dalla banca. Nell'estate del 1981, per evacuare la popolazione locale dall'area, il governo dovette ricorrere all'aiuto della polizia e dei bulldozer. L'esperienza di Sri Sailam un chiaro esempio dei costi occulti che la costruzione di grandi dighe in India comporta. Ogni progetto di sviluppo idrico lascia dietro di s degli sradicati la cui vita viene stravolta con violenza. Non bisogna mai valutare i costi in termini puramente commerciali. La diga di Suvernarekha stata costruita con un finanziamento di 127 milioni di dollari della Banca mondiale, con lo scopo principale di fornire acqua per uso industriale a Jamshedpur, citt siderurgica in espansione. (49) La diga ha allontanato 80000 residenti. Nel 1982, Ganga Ram Kalundia, il capo del movimento tribale contro la diga, stato assassinato dalla polizia. Anche dopo la sua morte i compagni di Kalundia hanno continuato la lotta: "I legami con gli antenati sono la base della nostra societ e della riproduzione della nostra societ. I nostri figli crescono giocando intorno alle pietre che segnano le sepolture dei nostri antenati... Se non conserviamo il rapporto con gli antenati, le nostre vite perdono ogni significato. Parlano di risarcimenti. Come possono risarcire la perdita del senso stesso della nostra

vita se seppelliscono queste pietre sepolcrali sotto la diga? Parlano di riabilitazione. Come possono mai riabilitare i siti sacri che hanno profanato?" (50). L'imponente movimento popolare riuscito a far desistere la Banca mondiale dal progetto della valle del Narmada. Ma la banca si ritirata dal progetto solo per rafforzare la presa sulle risorse idriche dell'India tramite altre condizioni di prestito. Le politiche di privatizzazione dell'acqua volute dalla Banca mondiale stanno trasferendo il potere di controllo dai governi alle grandi aziende. La centralizzazione del potere sull'acqua mediante i progetti di sviluppo facilita questa transizione. Scavalcate le comunit, la Banca mondiale e i governi indebitati stanno stringendo freneticamente accordi con le aziende per il possesso, il controllo, la distribuzione e la vendita delle nostre scarse risorse idriche.

Il quadro globale delle evacuazioni. Mentre in India la costruzione di grandi dighe ha portato al trasferimento di un numero di persone compreso tra i 16 e i 38 milioni, in Cina 10 milioni di residenti sono stati costretti a evacuare per la sola Diga delle Tre Gole nella valle dello Yangtze. La Commissione mondiale sulle dighe calcola che, a livello globale, gli individui sfollati a causa di progetti di dighe sono tra i 40 e gli 80 milioni (51). La commissione conclude che troppo spesso per assicurare quei benefici stato pagato un prezzo inaccettabile, e molte volte non indispensabile, soprattutto in termini sociali e ambientali, dalle popolazioni evacuate, dalle comunit di fondovalle, dai contribuenti e dall'ambiente naturale. A livello mondiale, una cifra stimata in 2 miliardi di dollari stata investita in oltre 45000 grandi dighe. Tra il 1970 e il 1975, il periodo in cui c' stato il boom delle dighe, in tutto il mondo sono state erette quasi 5000 grandi dighe. I primi cinque paesi nella classifica dei costruttori sono responsabili dell'80% di tutti i grandi impianti, e la Cina, con 22000 dighe, del 50%. (52) Gli Stati Uniti hanno 6390 grandi dighe, seguiti a breve distanza dall'India con 4000, dal Giappone con 1200 e dalla Spagna con 1000. Mentre la costruzione di dighe ha rallentato il ritmo negli Stati Uniti e in Europa, l'India sta assistendo alla massima attivit di costruzione al mondo e possiede il 40% delle dighe attualmente in via di realizzazione. Non sorprende che le battaglie pi aspre si svolgano in questo paese. La dislocazione di intere popolazioni un aspetto intrinseco delle guerre scatenate dai grandi progetti idrici. La gente respinge con forza l'idea di essere evacuata dalle proprie case e di perdere i propri mezzi di sostentamento. Purtroppo i movimenti contro le dighe attivi nel Terzo mondo si trovano ad affrontare una nuova violenza da parte degli stati che lavorano a fianco delle grandi multinazionali. La Commissione mondiale sulle dighe riferisce che durante i lavori di costruzione a Kariba, in Africa, lo stato ha risposto alla resistenza della popolazione tonga con la repressione: 8 persone sono rimaste uccise e 30 ferite. (53) Il rapporto ricorda anche che nell'aprile del 1980 la polizia nigeriana ha aperto il fuoco contro la popolazione che protestava contro la costruzione della diga di Bakolori e nel 1985, in Guatemala, sono stati assassinati 376 donne e bambini per far posto alla diga di Chixoy. Nel 1991, 16350 famiglie tribali minacciate dalla diga di Koel-Karo in India sono riuscite a bloccarne la costruzione grazie al loro movimento, il Koel Karo Jan Sangathan. La diga avrebbe allontanato gli abitanti di 256 villaggi e sommerso 152 sepolture ancestrali sacre. Ora il governo ricorso alla forza per mettere fine a una resistenza che la popolazione porta avanti da pi di dieci anni. Nel febbraio del 2001, durante una manifestazione di protesta contro l'aggressione a un membro del Koel Karo Jan Sangathan, i manifestanti sono stati presi a colpi di arma da fuoco dalla polizia: 6 persone, fra cui tre bambini, sono rimaste uccise sul posto e 50 sono state ferite (54).

Fiumi deviati e guerre per l'acqua.

Le grandi dighe vengono costruite per deviare l'acqua dei fiumi dal loro corso naturale. Alterare il corso di un fiume significa modificare anche i modelli di distribuzione dell'acqua in un bacino, soprattutto se sono previsti trasferimenti di interbacino. Lo spostamento dell'allocazione idrica il pi delle volte provoca conflitti interstatali, che rapidamente degenerano in dispute tra stati e governi centrali. Ogni fiume indiano diventato motivo di gravi e insolubili conflitti per l'acqua. I fiumi Sutlej, Yamuna, Gange, Narmada, Mahanadi, Krishna e Kaveri sono stati al centro di accese dispute giudiziarie tra stati che non riescono ad accordarsi sulla propriet e la distribuzione dell'acqua. Perfino il rapimento della popolare star del cinema indiano Rajkumar nel Karnataka, compiuto nel 2000 dal bandito Veerappan, legato al conflitto per le acque del Kaveri tra il Karnataka e il Tamil Nadu. Tra le richieste di Veerappan c'era l'assegnazione di una maggiore quantit dell'acqua del Kaveri al Tamil Nadu (55). Il Kaveri uno dei fiumi su cui scoppiata un'ingarbugliata disputa interstatale. Il corso d'acqua viene sfruttato da secoli e dispone di un sistema di gestione del flusso, denominato "anicut", che con i suoi 2000 anni di et il pi antico del subcontinente indiano. Quando nel 1829 i britannici introdussero i loro sistemi idraulici nel Thanjavur, nel bacino del Kaveri, non furono in grado di controllare l'accumulo di limo e le inondazioni e alla fine tornarono all'antico sistema dell'"anicut". Dall'indipendenza dell'India, il Kaveri diventato il fiume pi conteso tra gli stati di Tamil Nadu e Karnataka. Le guerre dell'acqua tra questi due stati hanno prodotto spargimenti di sangue e crisi di governi. (56) Anche se in gran parte il recente conflitto nasce dalla decisione del Kaveri Water Disputes Tribunal di ridurre la fornitura d'acqua del fiume al Tamil Nadu, la disputa risale all'accordo del 1892 tra lo stato di Madras (oggi Tamil Nadu), che era sotto il dominio britannico, e il Mysore, che aveva un regime di controllo coloniale indiretto. Nel 1892, i britannici concessero al Madras, lo stato ripario pi a valle, la facolt di veto su tutte le opere di irrigazione intraprese dal Mysore, lo stato ripario pi a monte. Nel 1924, Madras e Mysore si accordarono sulla costruzione di una nuova diga, quella di Krishnaraj Sagar, che avrebbe dovuto irrigare 40000 ettari di terra in pi. Nel 1974, scadeva l'accordo di estensione dell'irrigazione tra Madras e Mysore ribattezzati dopo l'indipendenza dell'India rispettivamente Tamil Nadu e Karnataka - e il conflitto sulla spartizione delle acque del Kaveri riaffiorava. Nel 1983, la disputa ha raggiunto la Corte suprema quando l'Associazione degli agricoltori del Tamil Nadu ha presentato una petizione per ricevere una quota maggiore delle acque del Kaveri. (57) Nel 1990 la Corte ha incaricato il governo centrale di istituire il Kaveri Waters Dispute Tribunal. Ma il provvedimento provvisorio che imponeva al Karnataka di fornire acqua con cadenza settimanale non stato rispettato. Quando il tribunale ha emesso la sentenza, il Karnataka ha approvato un'ordinanza per bloccarne l'attuazione. E' dovuto intervenire il presidente indiano, che nel 1991 ha riportato il caso davanti alla Corte suprema. La Corte ha sentenziato che l'ordinanza del Karnataka non rientrava nella competenza legislativa dello stato e ha confermato la decisione del tribunale. Il verdetto della Corte ha scatenato disordini a Bangalore, la capitale del Karnataka. Si sono verificate aggressioni nei confronti dei tamiliani, che sono stati scacciati dalle fattorie e si sono visti saccheggiare e incendiare le case. La violenza si allargata al Tamil Nadu, e questa volta a subire le aggressioni sono stati i kannadiga. Si calcola che i tumulti per l'acqua del 1991 abbiano provocato il trasferimento di 100000 persone (58). In America, la disputa in atto tra Stati Uniti e Messico per le acque del Colorado si aggravata negli ultimi anni. Nel 1944, un trattato assegnava 1,5 "acre-foot" (una misura di volume che corrisponde a 1233,5 metri cubi) dell'acqua del Colorado al Messico. Nel 1961, il Messico denunciava la forte salinit dell'acqua proveniente dagli Stati Uniti a causa delle dighe del Glen Canyon, del lago Mojave e del lago Mavasu, oltre che della Hoover Dam. (59) Nel 1974, gli Stati Uniti hanno costruito un impianto di desalinizzazione per trattare le acque del Colorado prima che entrino in Messico. Il costo totale di costruzione dell'impianto stato di 1 miliardo di dollari. Negli Stati Uniti

l'acqua da irrigazione fornita per 350 dollari l'"acre-foot" costa 300 dollari per "acre-foot" di sola desalinizzazione (60).

Idro-jihad. I conflitti connessi alle grandi dighe non riguardano esclusivamente gli stati ma coinvolgono anche intere nazioni. Il Tigri e l'Eufrate, i maggiori corsi d'acqua che da migliaia di anni sostengono l'agricoltura in Turchia, Siria e Iraq, hanno provocato gravi e pesanti scontri fra i tre paesi. I due fiumi nascono in Turchia, nell'Anatolia orientale, e questo paese detiene la sovranit assoluta sull'acqua nel suo territorio. La posizione della Turchia : L'acqua nostra quanto il petrolio dell'Iraq dell'Iraq. (61) Da parte sua, per affermare i propri diritti storici, l'Iraq si appella alla dottrina della priorit d'uso, che basa il diritto di utilizzare l'acqua sulla logica da Far West del primo nel tempo, primo per diritto, e fa risalire l'uso dei fiumi alle popolazioni mesopotamiche di 6000 anni fa. (62) In anni pi recenti l'accresciuta domanda di acqua generata dall'industrializzazione ha acceso la miccia dei conflitti. Nel 1953, la Turchia ha istituito le Officine idrauliche di stato per realizzare grandi dighe e centrali idroelettriche (63). La diga Ataturk al centro del Progetto Anatolia sudorientale (Gap) (64). Completata nel 1990, trasporta l'acqua tramite un condotto di 26 chilometri fino alla piana di Harran nella Turchia meridionale. Il conflitto tra Iraq e Turchia destinato a intensificarsi in seguito a un progetto turco, del costo di 32 miliardi di dollari, che prevede la costruzione di 22 dighe sull'Eufrate per l'irrigazione di 1,7 milioni di ettari di terra. (65). Una volta che le due dighe opereranno insieme con l'Ataturk, l'Iraq perder tra l'80 e il 90% della sua quota di acqua dell'Eufrate (66). I progetti di sviluppo idrico sull'Eufrate sono stati all'origine di conflitti armati tra la Turchia, la Siria, l'Iraq e i kurdi. Nel 1974, si sono verificati degli scontri tra Siria e Iraq. Il P.K.K., il Partito dei lavoratori del Kurdistan, ha minacciato di far saltare la diga Ataturk e il Gap. I kurdi, che sono divisi fra Turchia, Siria e Iraq, hanno lanciato movimenti nazionalisti in ciascuno di questi stati. Tra il 1950 e il 1970 oltre un milione di kurdi sono emigrati in occidente mentre il P.K.K. continuava a combattere in patria. Nel 1989 Turgut Ozal, l'allora primo ministro della Turchia, ha deciso di usare l'acqua come arma contro i militanti, minacciando di tagliare completamente la fornitura se la Siria non avesse espulso il P.K.K., cui stava offrendo rifugio. Nel 1998, il capo di Stato maggiore turco ha annunciato uno stato di guerra non dichiarata con la Siria (67). Le guerre etniche e l'acqua sono strettamente interconnesse, come illustra il caso della diga di Ilisu, che dovrebbe dislocare 78000 persone dalla regione kurda della Turchia sudorientale e distruggere la citt storica di Hasankeyf. Le comunit locali non vogliono la diga, ma la paura di essere identificati come appartenenti al movimento separatista mantiene clandestina la loro resistenza. La missione inviata a Ilisu per valutare la situazione riferisce che il fatto che le autorit identifichino l'opposizione a Ilisu con il separatismo scoraggia in maniera significativa ogni efficace dissenso. In parole povere, la gente ha paura di prendere pubblicamente posizione contro la diga. La diga palesemente un mezzo di controllo politico. Secondo un membro della polizia di stato, la diga significa potere - chi possiede l'acqua ha il potere (68). Anche se in Medio Oriente c' scarsit d'acqua, i progetti idrici nella regione sono faraonici. Il progetto fluviale dell'Iraq, il canale artificiale Saddam lungo 560 chilometri, interseca il Tigri e l'Eufrate. L'immenso progetto di deviazione ha trasformato il 57% di territorio gi paludoso in terreno arido e ora minaccia la sopravvivenza delle popolazioni arabe che vivono lungo quei fiumi da 5000 anni. Per difendersi, queste popolazioni seminomadi hanno lanciato quella che chiamano una idro-jihad contro l'Iraq (69).

Israele e Cisgiordania.

La guerra tra israeliani e palestinesi in una certa misura una guerra per l'acqua. Il fiume conteso il Giordano, sfruttato da Israele, Giordania, Siria, Libano e Cisgiordania. L'agricoltura industriale estensiva di Israele necessita dell'acqua del fiume oltre che di quella sotterranea della Cisgiordania. Mentre solo il 3% del bacino del Giordano si trova in Israele, il fiume soddisfa il 60% delle esigenze idriche del paese (70). La creazione stessa di Israele si basava sull'impegno ad assicurargli l'accesso all'acqua. E' necessario che le fonti d'acqua, dalle quali dipende il futuro della terra, non si trovino all'esterno della futura patria degli ebrei, scriveva l'ex primo ministro israeliano David Ben Gurion nel 1973. Per questo abbiamo sempre voluto che la terra di Israele includesse le sponde meridionali del fiume Litani, le sorgenti del Giordano e la regione di Hauran dalla sorgente di El Auja a sud di Damasco. (71). I conflitti per l'acqua iniziano nel 1948, quando Israele lancia il National Water Carrier Project, il piano per una gigantesca conduttura idrica che si estende dal Giordano al deserto del Negev per irrigare le coltivazioni (72). Il progetto accende una disputa con la Siria. Nel 1953, l'inviato statunitense Eric Johnston propone il piano denominato Unified Development of Water Resources che mira a risolvere i conflitti tra Israele, Siria e Giordania. La Siria respinge il piano, e da allora i conflitti di frontiera tra Israele e Siria sono sempre stati strettamente connessi ai progetti israeliani di deviazione fluviale. L'ex primo ministro israeliano Levy Eshkol dichiarava, nel 1962, che l'acqua il sangue nelle nostre vene e che impedirne l'accesso sarebbe stata causa di guerra (73). Tra il 1987 e il 1988 Israele ha usato per l'agricoltura il 67% della sua acqua, destinando il rimanente a usi domestici e industriali. (74) Anche se nel 1992 era sceso al 62%, il consumo agricolo dell'acqua in Israele restava il pi rilevante. Nel 2000, il 50% delle coltivazioni del paese era irrigato artificialmente; viceversa, i villaggi palestinesi consumavano solo il 2% dell'acqua usata da Israele. (75) L'apartheid dell'acqua, demarcata lungo linee etniche e religiose, sta alimentando il gi incandescente conflitto israelianopalestinese. La guerra del 1967, che port all'occupazione israeliana della Cisgiordania e delle alture del Golan, fu in effetti un'occupazione delle risorse di acqua dolce delle alture del Golan, del lago di Tiberiade, del Giordano e della Cisgiordania. Come nota Ewan Anderson, esperto di Medio Oriente, la Cisgiordania diventata una fonte d'acqua essenziale per Israele, e si pu affermare che questa considerazione scavalchi altri fattori politici e strategici (76). Nel periodo tra il 1967 e il 1982, le acque della Cisgiordania erano controllate dai militari. Oggi sono gestite dalla compagnia idrica israeliana, la Mekorot, che le integra nella rete idrica complessiva di Israele (77). La Cisgiordania fornisce tra il 25 e il 40% dell'acqua di Israele; Israele consuma l'82% dell'acqua della Cisgiordania, mentre i palestinesi ne usano tra il 18 e il 20%. L'uso dell'acqua per i palestinesi controllato e ristretto dal governo israeliano. Nel 1967, un ordine militare decretava: "Nessuno autorizzato a costruire o possedere o amministrare un impianto idrico (qualsiasi congegno usato per estrarre acqua di superficie o sotterranea o impianto di depurazione) fino a nuovo ordine ufficiale. E' possibile negare il permesso a un richiedente, o revocare o modificare una licenza, senza fornire spiegazioni. Le autorit interessate possono perquisire e confiscare eventuali risorse idriche non autorizzate, anche se il proprietario non stato sottoposto a reclusione" (78). Nel 1999, i palestinesi hanno avuto il permesso di scavare soltanto sette pozzi (79). Inoltre, i pozzi dei palestinesi non possono superare i 140 metri di profondit, mentre quelli degli ebrei possono raggiungere anche gli 800 metri. Quanto pi la siccit e l'uso eccessivo ne aggraveranno la penuria, tanto pi le guerre per l'acqua saranno destinate a intensificarsi. Il livello del lago di Tiberiade al suo punto pi basso negli ultimi cento anni; dal 1993 sceso di quattro metri. A causa della siccit, nel 1999 gli israeliani hanno dovuto ridurre l'uso agricolo dell'acqua del 10%. Si prevede che dovranno tagliarne

ulteriormente il consumo, cessare la coltivazione di cotone e arance e passare a prodotti agricoli resistenti alla siccit (80).

Il conflitto per il Nilo. Il corso del Nilo - il fiume pi lungo della terra - tocca dieci paesi africani: Etiopia, Sudan, Egitto, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo ed Eritrea. E' anch'esso una complicata zona di conflitti per l'acqua. Nel 1990, la popolazione totale dei paesi del bacino nilotico era calcolata in 245 milioni, cifra che secondo le proiezioni dovrebbe raggiungere gli 859 milioni entro il 2025. L'Etiopia fornisce l'86% del flusso totale annuo del Nilo, mentre il rimanente 14% viene da Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo e Burundi. Il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, che nascono rispettivamente nel Burundi e in Etiopia, hanno determinato conflitti storici tra Egitto, Etiopia e Sudan. Nel 1903, durante il dominio coloniale in Sudan, i britannici, che usavano il Nilo sudanese per la navigazione, firmarono con l'Etiopia l'impegno a non intervenire sul flusso del Nilo Azzurro (81). Nel 1958, l'Egitto inizi i lavori di costruzione della diga di Assuan e vennero evacuati 100000 sudanesi (82). Inizialmente la diga di Assuan suscit conflitti tra Egitto e Sudan, ma i sudanesi furono rabboniti con la promessa di una maggiore quantit di acqua. L'Etiopia invece non venne mai consultata sulla spartizione delle acque del Nilo e per ritorsione dichiar il proprio diritto a usare il fiume nel modo che preferiva. Completata la diga nel 1970, Egitto e Sudan iniziarono la costruzione del Canale Jonglei - 100 milioni di dollari - finch l'Esercito di liberazione popolare sudanese mise fine al progetto ed espulse il personale addetto alla costruzione (83). Nel 1959, l'Egitto e il Sudan strinsero un patto bilaterale, l'accordo per la Piena utilizzazione delle acque del Nilo, dividendo tra loro l'intera portata del fiume, indipendentemente dalle richieste d'acqua, potenziali o meno, degli stati ripari superiori. Questo accordo stato fonte di interminabili contrasti fra i tre paesi (84). Negli anni sessanta l'imperatore etiope Haile Selassie aveva progettato di utilizzare un prestito dell'African Development Bank per commissionare all'U.S. Bureau of Reclamation la costruzione di 29 dighe sul Nilo Azzurro, da impiegare per l'irrigazione e per l'elettricit. (85) L'Egitto, per, cui le nuove dighe avrebbero tagliato la disponibilit d'acqua dell'8,5%, ha bloccato l'approvazione del prestito impedendo cos la realizzazione dei progetti. Nel 1997, le Nazioni unite aprivano una conferenza a proposito della legge sugli usi non legati alla navigazione dei corsi d'acqua internazionali, un'iniziativa che aveva come finalit la creazione di direttive per la condivisione delle acque dei fiumi internazionali. I due principi adottati dalla conferenza sono stati quello dell'uso equo e ragionevole e quello dell'innocuit: l'uso equo si riferisce alla condivisione dell'acqua fra molteplici utenti in base a criteri di equit, mentre la regola dell'innocuit impone di non provocare danni agli stati co-ripari. L'applicazione di queste norme ha dato origine a interpretazioni divergenti e, quindi, a conflitti. A queste due regole si sono appellati l'Etiopia, l'Egitto e il Sudan, e si aperto un dibattito pi intenso sull'uso dell'acqua. Da una parte l'Egitto e il Sudan sostenevano che l'accordo sul Nilo non era negoziabile, in base alla regola dell'innocuit. Dall'altra parte, l'Etiopia e altri paesi del tratto pi a monte si richiamavano al principio dell'uso equo tra stati co-ripari per rivendicare i propri diritti sull'acqua (86). Nel febbraio del 1999, alla riunione del consiglio dei ministri per gli affari idrici del bacino nilotico tenutasi in Tanzania, stata lanciata la Nile Basin Initiative. I dieci paesi del bacino hanno approvato un programma di azione strategica con la prospettiva di raggiungere uno sviluppo socioeconomico sostenibile tramite l'equa utilizzazione delle risorse idriche, riconoscendo il diritto di ogni stato ripario a usare le risorse del Nilo entro i propri confini ai fini dello sviluppo (87). Questi paesi stanno cercando di andare al di l dei conflitti e di usare in modo equo e sostenibile l'acqua del fiume pi grande del mondo per alcune delle popolazioni pi povere del mondo.

Regole internazionali per l'acqua. Le leggi che riguardano l'acqua, quelle nazionali come quelle internazionali, non rappresentano una risposta adeguata alle minacce ecologiche e politiche sollevate dai conflitti per l'acqua. Nessun documento legale nel diritto contemporaneo fa riferimento alla legge pi elementare relativa all'acqua - la legge del ciclo dell'acqua. Si avanzano rivendicazioni in base a strutture artificiali di cemento, e a queste strutture si limitano le misure di protezione. Tale limitazione ha spinto stati e regioni a intraprendere una gara a chi realizza il progetto idraulico pi esorbitante in modo da imporre il proprio diritto sull'acqua - pi acqua si estrae e si devia mediante progetti faraonici, pi diritti si possono accampare. I conflitti per l'acqua continuano a degenerare e a tutt'oggi non esiste un quadro giuridico appropriato per la loro risoluzione. In tutto il mondo la pratica della distribuzione idrica stata guidata da quattro teorie: la sovranit territoriale, il flusso naturale dell'acqua, l'assegnazione equa e l'interesse della comunit. La teoria della sovranit territoriale, che risale al 1896 ed nota anche come dottrina Harmon, sostiene che gli stati ripari detengono un diritto esclusivo o sovrano sulle acque che attraversano i loro territori. Tali paesi possono usare quest'acqua come meglio credono, indipendentemente dagli effetti negativi sugli altri stati ripari. Questa dottrina ha avuto un ruolo di primo piano nella disputa sul Rio Grande tra Stati Uniti e Messico. La dottrina Harmon non mai stata accolta pienamente perch viola il criterio di giustizia. Perfino i paesi che beneficiano di questa regola hanno concesso alcuni diritti agli utenti ripari inferiori. Trovando un accordo con gli altri stati ripari, gli stessi Stati Uniti, dove la dottrina Harmon ha avuto origine, hanno riconosciuto dei diritti in virt di una politica di buon vicinato. In un trattato del 1906 sul Rio Grande, pur riaffermando la dottrina, gli Stati Uniti si dicevano disposti a offrire al Messico una quantit d'acqua equivalente a quella che il paese usava prima che avesse luogo la deviazione in nome di un criterio di correttezza internazionale. (88) Ancora nel 1944 un trattato tra i due paesi garantiva al Messico il diritto a una specifica quantit d'acqua del fiume Colorado. Analogamente, l'India, pur affermando una supremazia assoluta quale proprietaria riparia dell'Indo, ha concesso specifici diritti al vicino Pakistan (89). La teoria del flusso naturale, nota anche come teoria dell'integrit territoriale, afferma che poich un fiume fa parte del territorio dello stato, a ogni utente ripario inferiore spetta il flusso naturale del corso d'acqua, non ostacolato dagli utenti ripari superiori. Il proprietario ripario superiore deve permettere che l'acqua fluisca nel suo alveo naturale fino al proprietario inferiore con un uso ragionevole da parte del primo utente. Questo principio deriva dalla legislazione britannica sulla propriet privata e si applica all'acqua in uno stato unitario. L'Egitto ha adottato questa dottrina nel 1952, contro il Sudan, rivendicando l'uso assoluto dell'acqua del Nilo. Ma la Commissione per le acque del Nilo ha respinto l'istanza dell'Egitto. Nel 1929, il paese aveva conseguito una vittoria ottenendo dalla Gran Bretagna il diritto di veto sull'utilizzo dell'acqua da parte degli stati ripari superiori (90). La teoria dell'utilizzo equo e quella dell'interesse della comunit sono strettamente connesse. L'utilizzo equo afferma che i fiumi internazionali debbano essere usati dai diversi stati su una base di equit. Negli ultimi anni la teoria dell'utilizzo equo ha ottenuto il riconoscimento internazionale. Le Regole di Helsinki sugli usi delle acque fluviali internazionali adottate nel 1966 (91) riconoscevano agli stati una quota ragionevole ed equa dell'uso delle acque di un bacino di drenaggio internazionale. Le regole ribaltavano quelle del West americano e stabilivano che un uso preesistente poteva lasciare il posto a uno nuovo in virt di una distribuzione pi equa. Bench popolare, la teoria dell'equa distribuzione non esente da problemi. L'intoppo principale sta nell'interpretazione del significato dell'espressione. Il criterio di assegnazione paritaria usato per risolvere i conflitti tra stati non si presta a un'articolazione precisa: dividere un fiume non compito

facile. Il principio che sta alla base dell'assegnazione paritaria l'equit, non l'uguaglianza. L'utilizzo equo corrisponde al massimo beneficio concesso a tutti gli stati ripari, alla luce delle loro diverse esigenze economiche e sociali. Questo duplice obiettivo - raggiungere il pieno beneficio e soddisfare bisogni diversificati - esattamente ci che d luogo alla sfida: ogni stato e ogni fiume sono unici, e una soluzione valida in un caso potrebbe non essere applicabile in un altro. Per formulare direttive sulla divisione equa dell'acqua occorre un'analisi di dati tecnici ed ecologici complessi e un ponderato equilibrio tra contrastanti rivendicazioni e impieghi del fiume. Il problema risulta ulteriormente complicato dal fatto che l'uso idrico di norma determinato dalle esigenze e dagli stadi di sviluppo economico della nazione fattori che sono in costante evoluzione. Nonostante le difficolt insite nella dottrina dell'utilizzo equo, la International Law Association e le Nazioni unite forniscono una serie esauriente di linee guida e principi fondamentali. Secondo le Regole di Helsinki, a ogni stato del bacino spetta, nei limiti del suo territorio, una quota ragionevole ed equa dell'uso delle acque di un bacino di drenaggio internazionale. Quel che occorre ora combinare l'ecologia con l'equit, la sostenibilit con la giustizia. Durante il periodo del boom delle grandi dighe, era diffusa la convinzione che la deviazione di un fiume portasse solo vantaggi e nessun costo. Ma ora che entriamo nell'epoca delle limitazioni ecologiche, il principio dell'utilizzo equo, definito in precedenza in termini esclusivamente economici, richiede una radicale revisione se si vuole preservare l'integrit dei bacini fluviali e ridurre al minimo i conflitti per l'acqua. Le attuali applicazioni dei diritti sull'acqua sostengono in larga misura il diritto di uno stato di controllare e consumare l'acqua tramite grandi opere idrauliche. La creazione della Krishna Valley Authority (K.V.A.) in India mostra l'inclinazione della teoria dell'utilizzo equo verso la costruzione di grandi dighe. Il Tribunale del Krishna ha istituito la K.V.A. allo scopo di assicurare che le acque del Krishna siano raccolte, assegnate e usate secondo quantit e modalit previste (92). La Krishna Valley Authority, sul modello della Tennessee Valley Authority, non stata creata per conservare e proteggere il fiume Krishna; il suo scopo era piuttosto quello di intervenire nella pianificazione integrata a livello dell'intero bacino. Come sottolinea Mare Reisner, la creazione della Tennessee Valley Authority rappresentava la prima volta in cui un importante sistema fluviale era visto nella sua globalit, anche se la conseguenza era la scomparsa del fiume naturale (93). Il quadro di conoscenze scientifiche e giustizia sociale attualmente adottato nella soluzione dei conflitti per l'acqua ha come presupposto l'opinione che un fiume sia sprecato se non ci sono dighe. Il criterio dell'uso protettivo d la priorit alla costruzione di dighe e altri progetti idraulici. Le Regole di Helsinki affermano che un uso ragionevole gi esistente accettabile a meno che i fattori che ne giustificano la prosecuzione siano superati da altri fattori che stabiliscono la necessit di una modifica o di una cessazione per permettere un uso concorrente incompatibile. Se giudicato definitivo, l'uso esistente congela lo sviluppo del fiume secondo le esigenze del precedente utilizzatore. E' anzi pensabile che se uno stato interviene abbastanza rapidamente pu appropriarsi di tutta l'acqua di un bacino, con la completa esclusione degli altri stati presenti nel bacino (94). D'altra parte, non dare alcun peso agli usi esistenti bloccherebbe lo sviluppo del fiume, in quanto nessuna nazione sarebbe disposta a varare progetti che prevedono forti investimenti economici senza la garanzia di poter continuare a usare l'acqua. Le Regole di Helsinki rappresentano un compromesso tra le forze contrastanti coinvolte nella costruzione delle dighe. In India nessuno stato pu assumere il controllo di una fonte d'acqua comune quale un fiume interstatale. Il Government of India Act del 1935 impone alle province limiti di utilizzo dei fiumi interstatali. Se l'azione di una provincia intacca o rischia di intaccare in maniera pregiudiziale gli interessi di un'altra provincia, questa pu presentare un'istanza al governatore generale. La costituzione indiana, inoltre, vieta a uno stato co-ripario di effettuare lavori su un fiume interstatale senza tener conto dei danni che potrebbe provocare ad

altri stati co-ripari. La costituzione demanda al parlamento di provvedere a dirimere eventuali dispute o querele rispetto all'uso, la distribuzione e il controllo dell'acqua per ogni fiume o valle fluviale interstatale. (95) La legge, per, tace sui principi da seguire nella risoluzione delle dispute sulle acque interstatali. L'esistenza di direttive internazionali come le Regole di Helsinki e la Convention on the Law of Non-Navigational Uses of International Water Courses dell'Onu non assicura necessariamente la giustizia. I bacini sono talmente diversi l'uno dall'altro che un unico approccio all'uso dell'acqua sarebbe impraticabile. Alla luce della diversit ecologica, quello dell'utilizzo equo risulta essere un principio vago. La teoria dell'utilizzo equo tratta i fiumi come risorse statiche di cui appropriarsi a volont. Quando si parla di fiumi, in realt, ci di cui ci si appropria il flusso; e poich l'acqua un flusso e non un oggetto inerte, la sua distribuzione non ha soltanto un impatto locale. La distribuzione di benefici e perdite tra regioni a monte e a valle o tra stati ripari e non ripari cambia con il tempo, e con essa cambiano le implicazioni per una divisione equa. La questione dell'attribuzione dei diritti sull'acqua non riguarda soltanto la capacit di mantenere un equilibrio tra sovranit territoriale e diritti ripari; i progetti idrici hanno anche un pesante impatto ecologico, e i costi sono distribuiti in maniera disuguale tra stati e gruppi sociali diversi. Mentre il flusso naturale non pu costituire un criterio assoluto, per stabilire se un determinato uso sia sostenibile il principio dev'essere quello della conservazione. La prospettiva ecologica contribuisce anche a correggere l'idea che l'acqua conservata sia acqua sprecata. L'acqua ecologicamente non sfruttata pu essere fondamentale nel mantenere processi ecologici essenziali come la ricarica del sottosuolo e l'equilibrio delle acque dolci. I legami ecologici tra l'acqua di superficie e quella sotterranea e tra l'acqua dolce e la vita nell'oceano non hanno ricevuto la necessaria attenzione nella gestione delle risorse cos come nei quadri giuridici. Nel Krishna, l'uso delle acque sotterranee stato dissociato da quello del fiume e il Tribunale del Krishna ha concesso agli stati piena libert di utilizzo delle acque del sottosuolo. Escludendo il controllo sull'uso delle acque sotterranee, il tribunale ha permesso la privatizzazione e l'abuso di risorse idriche, preparando cos il terreno a nuovi conflitti. Lo sfruttamento delle falde rimasto privo di normativa praticamente in tutto il bacino, cosa che ha aggravato ulteriormente la scarsit d'acqua e la siccit. L'assenza di una regolamentazione ha introdotto inoltre nuove richieste di deviazioni fluviali e trasferimenti interbacino. Nella regione di Rayalseema, l'ipersfruttamento del sottosuolo e l'abbattimento del sistema indigeno di irrigazione hanno dato origine a nuove richieste di deviazioni interbacino delle acque del Krishna. L'acqua di superficie e quella sotterranea non possono essere separate artificialmente, in quanto il flusso delle acque di superficie ricarica il sottosuolo, e l'impoverimento del sottosuolo influisce sulla situazione delle acque di superficie. Le dispute per le dighe sono lotte tra comunit e tra regioni che vertono sulla quantit di acqua che una regione pu sottrarre a un'altra, o sulla misura del danno ambientale che un gruppo deve sopportare perch un altro gruppo possa soddisfare le proprie esigenze di irrigazione o di energia. Finora, le lotte contro la costruzione di dighe in India sono scoppiate in larga misura come conseguenza del problema delle evacuazioni. E' una lotta tra i cittadini scacciati dalle loro case e gli spietati meccanismi dello stato. Dall'altra parte, le battaglie contro i sottoprodotti dei massicci sistemi di irrigazione, quali gli allagamenti e la salinizzazione, spesso si limitano a contestare la distribuzione dei grandi progetti idraulici e non prendono di mira i sistemi di accumulo su vasta scala. Va tenuto in conto sia l'impatto ecologico dell'accumulo - inondazione di foreste, centri abitati e fattorie - sia quello dei canali e dell'irrigazione. Infine, le dispute sull'acqua hanno preso in misura prevalente la forma di conflitti interstatali a livello regionale. Un quadro coerente per una politica di utilizzo dell'acqua che sia giusto e sostenibile pu svilupparsi solo in presenza di un dialogo tra il movimento contro le dighe, quello contro i rischi ecologici dell'irrigazione intensiva e quello per il diritto all'acqua. La chiave dell'intesa tra questi movimenti

risiede nella prospettiva ecologica, che connette l'acqua alle sue molteplici funzioni nei bacini fluviali. Il paradigma ecologico permette una valutazione ecologica dei progetti idrici, ne porta alla luce i costi occulti e propone un'alternativa per l'allocazione delle risorse.

4. La Banca mondiale, il W.T.O. e il controllo delle grandi aziende sull'acqua. Le grandi opere idrauliche, nella maggior parte dei casi, avvantaggiano i potenti e impoveriscono i deboli. Anche quando un progetto gode di finanziamenti pubblici, i suoi beneficiari sono soprattutto le societ di costruzione, le industrie e le aziende agricole commerciali. Mentre la privatizzazione in generale si ammanta della retorica della scomparsa del ruolo dello stato, quello a cui in realt stiamo assistendo un maggiore intervento statale nella politica dell'acqua, con conseguente sovvertimento del controllo della comunit sulle risorse idriche. Le politiche imposte dalla Banca mondiale e le norme di liberalizzazione del commercio elaborate dalla World Trade Organization (W.T.O.) stanno diffondendo in tutto il mondo la travolgente cultura dello stato-azienda.

La Banca mondiale: uno strumento per il controllo delle aziende sull'acqua. La Banca mondiale non si limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione di scarsit d'acqua e inquinamento: ora quella scarsit la sta trasformando in un'opportunit commerciale per le imprese. La Banca mondiale attualmente impegnata con circa 20 miliardi di dollari in finanziamenti di progetti idrici; di questa somma, 4,8 miliardi riguardano impianti urbani e di purificazione, 1,7 miliardi sono destinati a progetti rurali, 5,4 miliardi a opere di irrigazione, 1,7 miliardi alla produzione di idroelettricit e 3 miliardi a progetti ambientali legati all'acqua (1). L'Asia meridionale riceve il 20% dei prestiti della Banca mondiale per opere idrauliche. La banca stima il potenziale del mercato dell'acqua intorno a 1000 miliardi di dollari (2). Dopo il crollo dei titoli tecnologici, la rivista Fortune ha identificato nel business dell'acqua il settore pi redditizio per gli investitori (3). Grandi corporation, come il gigante della biotecnologia Monsanto, hanno messo gli occhi su questo lucroso mercato. Monsanto sta attualmente progettando il suo ingresso nel business dell'acqua e studia attentamente i finanziamenti disponibili presso gli istituti di sviluppo: "Innanzitutto riteniamo probabili delle discontinuit (consistenti mutamenti di indirizzo politico o grosse fratture nelle linee di tendenza riguardanti la qualit o quantit delle risorse), in particolare nel settore dell'acqua, e saremo ben collocati attraverso queste sfere di attivit per cogliere profitti ancora maggiori quando tali discontinuit si presenteranno. In secondo luogo, stiamo esplorando il potenziale di finanziamento non convenzionale (organizzazioni non governative, Banca mondiale, Usaid eccetera) che potrebbe ridurre il nostro investimento o fornire risorse di business-building a livello locale" (4). La tendenza della Banca mondiale a condizionare i prestiti alla privatizzazione e commercializzazione dell'acqua incontra il totale gradimento di Monsanto, e i due organismi hanno gi cominciato a parlare di collaborazione. Monsanto vede con particolare entusiasmo il potenziale di partnering con l'International Finance Corporation (I.F.C.) della Banca mondiale e prevede che l'I.F.C. contribuisca ai nostri sforzi sia con il capitale di investimento sia con le competenze sul territorio (5). Per la compagnia, sviluppo sostenibile vuol dire convertire una crisi ecologica in un mercato di risorse scarse. Monsanto calcola che il valore di mercato dell'acqua sicura ammonti a miliardi di dollari. Nel 2000, secondo le stime, il business dell'approvvigionamento di acqua sicura avrebbe raggiunto i 300 milioni di dollari in India e in Messico.

Questa la cifra spesa attualmente da organizzazioni non governative (O.N.G.) per i progetti di sviluppo idrico e i programmi di fornitura dell'acqua a livello di governo locale; Monsanto conta di attingere a questi finanziamenti pubblici per fornire acqua alle comunit rurali. Dove i poveri non possono pagare, l'azienda progetta di creare meccanismi non tradizionali, mirati all'istituzione di relazioni con i governi locali e le O.N.G., e tramite strumenti finanziari innovativi quale il microcredito (6). Monsanto ha in progetto anche una penetrazione nel mercato indiano dell'acqua sicura tramite una joint-venture con Eureka Forbes/Tata, un'azienda che opera nel campo della purificazione dell'acqua. L'operazione permetter a Monsanto di controllare i sistemi di fornitura e distribuzione idrica. La joint-venture una formula ideale in quanto consentir a Monsanto di assicurarsi il controllo gestionale sulle operazioni locali senza subire le conseguenze giuridiche legate alle controversie locali (7). Inoltre, Monsanto conta di acquisire una societ giapponese che ha sviluppato una tecnologia elettrolitica per il trattamento delle acque (8). Nel 1999, Monsanto si lanciata nel settore dell'acquicoltura in Asia per perfezionare la propria biotecnologia agricola ed espandere le proprie competenze nell'alimentazione e nell'allevamento ittico. Entro il 2008 la societ prevede entrate per 1 miliardo di dollari ed entrate nette per 266 milioni di dollari dal settore dell'acquicoltura. Monsanto giustificava il proprio ingresso nel campo dell'acquicoltura in nome dello sviluppo sostenibile, ma l'acquicoltura industriale un'attivit assolutamente non sostenibile. La Corte suprema dell'India ha vietato l'allevamento industriale di gamberetti per le sue conseguenze catastrofiche. Purtroppo, le pressioni della lobby di settore stanno inducendo il governo a cercare di revocare il divieto. E' stato presentato in parlamento un progetto di legge per l'istituzione di un'Authority sull'acquicoltura allo scopo di abrogare le leggi che proteggono la costa (9).

Le partnership tra pubblico e privato: gli aiuti internazionali per la privatizzazione dell'acqua. I progetti di privatizzazione finanziati dalla Banca mondiale e da altri istituti vengono di solito denominati partnership pubblico-privato. La dicitura ha una sua forza, sia per quello che suggerisce sia per quello che nasconde. Implica partecipazione pubblica, democrazia e affidabilit. Ma mette in ombra il fatto che gli accordi di partnership tra pubblico e privato di norma implicano che fondi pubblici vengano messi a disposizione per la privatizzazione di beni pubblici. Una partnership pubblico-privato pu coesistere nel campo della formazione o della gestione delle capacit (operazioni e fornitura di servizi). I contratti di gestione possono essere contratti di servizio a breve termine di durata da sei mesi a tre anni, contratti pi lunghi da tre a cinque anni in cui l'ente pubblico detiene la responsabilit dell'investimento, o contratti da 25 a 30 anni con la parte privata che conserva piena responsabilit operativa, sulla manutenzione, la fornitura e l'investimento. Contratti pi lunghi di solito comportano accordi globali di acquisto di acqua, pagata dall'ente pubblico, un po' come nei contratti di acquisto per la privatizzazione dell'energia. Le partnership pubblico-privato si sono moltiplicate presentandosi come un efficace strumento per attirare capitale privato e contenere l'occupazione nel settore pubblico. La Banca mondiale, lavorando sull'ipotesi di un'urbanizzazione del Terzo mondo entro il 2025, prevede un fabbisogno di 600 miliardi di dollari di investimenti in progetti infrastrutturali (10). L'urbanizzazione, per, come la privatizzazione dell'acqua, non un esito inevitabile bens un possibile risultato delle politiche della Banca mondiale. Attualmente, le collaborazioni tra pubblico e privato nei servizi idrici ricevono milioni di dollari in aiuti. Questo denaro una sovvenzione per le aziende private, che si contendono ferocemente i contratti. Soltanto in India sono 30 le collaborazioni di questo genere nei servizi idrici (11). Le partnership pubblico-privato nel settore dell'acqua tendono a rimpiazzare il servizio idrico come servizio pubblico:

"Innanzitutto c' la focalizzazione sull''orientamento commerciale' tramite le ristrutturazioni e le riforme istituzionali. Per esempio, un primo passo potrebbe essere la trasformazione del dipartimento Servizi idrici e fognari in un centro di profitto. Nel corso del tempo l'aziendalizzazione dell'impresa di servizi o l'istituzione di societ di joint-venture separate per gestire i sistemi idrici e fognari contribuiranno a introdurre il necessario orientamento commerciale. il secondo aspetto riguarda la necessit di un appropriato quadro normativo. L'obiettivo base di tale riforma istituzionale quello di raggiungere un orientamento commerciale e di consumo nella fornitura dei servizi. L'intera struttura si trasforma da servizio gratuito fornito pubblicamente come diritto a orientamento al consumo con accesso ai servizi" (12). L'erosione del diritto all'acqua ormai un fenomeno globale. Dai primi anni novanta, incoraggiati dalla Banca mondiale sono sorti ambiziosi programmi di privatizzazione in Argentina, Cile, Messico, Malaysia e Nigeria. La Banca ha introdotto sistemi di privatizzazione dell'acqua anche in India. In Cile ha imposto una condizione di prestito tale da garantire un margine di profitto del 33% alla francese Suez Lyonnaise des Eaux (13). La privatizzazione non colpisce soltanto il diritto democratico della gente a utilizzare l'acqua, ma anche i mezzi di sostentamento e il diritto al lavoro di quelli che operano nelle municipalit e nei sistemi idrici e igienici locali. In tutto il mondo i sistemi pubblici impiegano da cinque a dieci dipendenti per mille connessioni idriche, mentre le aziende private ne impiegano due o tre per lo stesso numero di connessioni (14). In quasi tutte le citt indiane gli addetti municipali si sono opposti alla privatizzazione delle reti idriche e degli impianti igienici. Le argomentazioni a favore della privatizzazione si basano per lo pi sulle scadenti prestazioni delle strutture del settore pubblico. I dipendenti statali sono visti come "personale in eccesso", responsabile della bassa produttivit delle aziende idriche pubbliche (15). Il fatto che i risultati insoddisfacenti del settore pubblico siano dovuti in larga misura all'inaffidabilit delle strutture non viene preso quasi mai in considerazione. Nella pratica, niente indica che le aziende private siano pi affidabili. Anzi, di solito vero il contrario. Non solo la privatizzazione non ha alle spalle un curriculum di successi, ma anzi ha una lunga storia di rischi e fallimenti. Le aziende private molto spesso violano gli standard operativi e praticano politiche dei prezzi ingiustificate. In Argentina, due delle maggiori aziende private francesi, Lyonnaise des Eaux e Compagnie Gnrale des Eaux, due delle maggiori aziende private britanniche, Thames Water e Northwest Water, e la maggiore azienda pubblica spagnola, Canal Isabel II, hanno formato un consorzio per assicurarsi un progetto di privatizzazione idrica finanziato dalla Banca mondiale. I dipendenti di Obras Sanitarias de la Nacin (O.S.N.), l'azienda pubblica di fornitura di servizi di Buenos Aires, sono passati nel 1993 da 7600 a 4000. Il licenziamento di 3600 lavoratori stato spacciato come un grande risultato e un indice di successo. Mentre l'occupazione nei servizi idrici diminuiva, il prezzo dell'acqua saliva. Nel primo anno le tariffe sono aumentate del 13,5% (16). In Cile, Suez Lyonnaise ha preteso un profitto del 35%. (17) A Casablanca i consumatori hanno visto il prezzo dell'acqua triplicarsi. In Gran Bretagna le bollette per acqua e fognature sono aumentate del 67% tra il 1989-1990 e il 1994-1995. La quantit di disconnessioni salita del 177%. In Nuova Zelanda i cittadini sono scesi in piazza per protestare contro la commercializzazione dell'acqua. In Sudafrica, la fornitura idrica di Johannesburg stata acquisita dalla Suez Lyonnaise des Eaux. In breve l'acqua diventata impura, di difficile reperibilit ed economicamente inaccessibile. Migliaia di forniture sono state sospese e ha cominciato a diffondersi il colera (18). Nonostante la sua impopolarit presso i residenti locali di tutto il mondo, la corsa alla privatizzazione dell'acqua proseguita imperterrita. Gravati da debiti esorbitanti, molti paesi sono obbligati a privatizzare. E' pratica comune della Banca mondiale e del F.M.I. inserire la deregulation dell'acqua tra le condizioni di prestito. Dei 40 finanziamenti del F.M.I. distribuiti nel 2000 tramite l'I.F.C., ben 12 imponevano la privatizzazione parziale o totale della fornitura d'acqua e insistevano sull'introduzione di direttive per favorire il

pieno recupero dei costi ed eliminare i sussidi. Sono sempre pi numerosi i governi africani che per accedere ai prestiti cedono alle pressioni per la privatizzazione dell'acqua. In Ghana, per esempio, le politiche della Banca mondiale e del F.M.I. che impongono la vendita dell'acqua a prezzo di mercato fanno s che i poveri spendano fino al 50% delle loro entrate per avere accesso all'acqua (19).

Il W.T.O. e il Gats: la nostra acqua svenduta. Il General Agreement on Trade and Tariffs (Gatt) fu creato accanto alla Banca mondiale e al F.M.I. per gestire l'economia globale nel dopoguerra. Fu la conferenza di Bretton Woods del 1944 a dare forma a tali istituzioni e strumenti. Il Gatt sarebbe dovuto diventare l'International Trade Organization nel 1948, ma gli Stati Uniti ne bloccarono la trasformazione perch le regole commerciali avrebbero favorito il Sud (20). Il Gatt ha quindi continuato a esistere mantenendo la sua forma di accordo fino al 1995, quando in base alle intese raggiunte con l'Uruguay Round stato istituito il W.T.O. Prima del 1993 il Gatt si occupava esclusivamente dello scambio di beni attraverso le frontiere nazionali. L'Uruguay Round, negoziato tra il 1986 e il 1993, allarga i confini del commercio e il potere del Gatt aggiungendo norme che vanno al di l delle merci e degli scambi internazionali. Vengono introdotte nuove regole sulla propriet intellettuale, l'agricoltura e gli investimenti. In base al General Agreement on Trade in Services (Gats) anche i servizi vengono fatti rientrare nel commercio. Quando nel 1995 viene istituito il W.T.O., tutto pronto perch il suo potere incontrollato possa travalicare le politiche nazionali e dirottare risorse comuni. Mentre la Banca mondiale promuove la privatizzazione dell'acqua mediante programmi e condizioni di riforme strutturali, il W.T.O. persegue quella stessa privatizzazione servendosi delle norme di libero scambio introdotte nel Gats. Il Gats promuove il libero commercio dei servizi, come l'acqua, il cibo, l'ambiente, la salute, l'istruzione, la ricerca, la comunicazione e i trasporti. Il W.T.O. cerca di far passare il Gats per un trattato dal basso, citando la libert dei paesi di liberalizzare progressivamente il commercio e di deregolare in maniera incrementale diversi settori. In realt il Gats un trattato che non ha n rispetto n obblighi nei confronti dei processi democratici nazionali. In molti casi i governi non sono liberi di usare risorse e temi culturali nei negoziati con il W.T.O. Il Gats non solo aggira le restrizioni dei governi, ma permette anche alle imprese di ricorrere contro quei paesi la cui politica nazionale ostacola l'instaurarsi del libero mercato. Per esempio, nel 1996 l'India ha approvato la Provision of the Panchayats Act, che riconosce le comunit locali nelle aree tribali come massima forma di autorit in questioni di cultura, risorse e risoluzione di conflitti (21). Per la prima volta dall'indipendenza dell'India, le comunit dei villaggi ("gram sabha") si vedevano riconosciute come organismi comunitari. Le comunit dei villaggi conservavano un certo numero di prerogative, come il potere di approvare o respingere piani e programmi di sviluppo. Ai "gram sabha" veniva affidata anche l'autorit di concedere le terre. La legislazione accettava le usanze della popolazione e la sua identit culturale onorandone il rapporto tradizionale con le risorse naturali del suo territorio. Come affermava la legge, eventuali legislazioni statali sui "panchayat" dovranno essere conformi al diritto consuetudinario, alle pratiche sociali e religiose e alle attivit tradizionali di gestione delle risorse della comunit (22). L'importanza del controllo sulle risorse comunitarie era riconosciuto non solo come una necessit economica, ma come criterio di identit culturale: Ogni "gram sabha" sar responsabile della salvaguardia e della conservazione delle tradizioni e degli usi della popolazione, della sua identit culturale, delle risorse comunitarie e della modalit tradizionale di risoluzione delle dispute (23). Il W.T.O. non solo ignora vittorie conseguite a caro prezzo, come la Costituzione indiana, ma le sovverte. Il Gats uno strumento che serve a ribaltare il decentramento democratico cui aspirano societ diversificate.

L'organismo pu contestare misure varate dai governi centrali, regionali o locali e da enti non governativi. Le sue regole sono state formulate esclusivamente dalle grandi aziende, senza che O.N.G., governi locali e nazionali avessero la minima voce in capitolo.

Il W.T.O. e il Gats: realt e finzione. Il 26 marzo 2001 il W.T.O. presenta una difesa del Gats in una conferenza stampa intitolata Gats: realt e finzione. Sostiene che il Gats non viola il diritto all'acqua, alla salute o all'istruzione perch esclude i servizi forniti nell'esercizio dell'autorit governativa. Il W.T.O. afferma inoltre che il Gats non obbliga nessun paese a deregolare i servizi o ad aprire il proprio mercato, e che i paesi sono liberi di rendere pi rigide le norme vigenti sugli investimenti stranieri. Un'analisi attenta delle dichiarazioni del W.T.O. rivela una realt non solo diversa, ma opposta. Mentre formalmente esclude i servizi forniti nell'esercizio dell'autorit governativa, il Gats specifica che questi servizi non debbono essere forniti n su base commerciale n in concorrenza con uno o pi fornitori di servizi. Non essendo ben definito il criterio di base commerciale, l'eventuale riscossione di imposte o canoni da parte di un governo pu essere interpretata come un'attivit commerciale, e servizi essenziali potrebbero finire nell'ambito del libero commercio. Inoltre, poich quasi tutte le societ dispongono di una pluralit di fornitori di servizi, un governo pu essere accusato di essere in concorrenza con uno o pi fornitori. La norma del Gats sul National Treatment proibisce ai governi di discriminare tra fornitori di servizi locali ed esteri, anche se il fornitore locale una comunit non profit e quello estero un gigante multinazionale dell'acqua. Questa norma inoltre vieta ai governi di indurre le corporation straniere ad assumere e formare la popolazione locale e a coinvolgerla nella propriet e nelle attivit di gestione. N queste corporation possono essere obbligate a trasferire la tecnologia alle industrie locali. La regola del Market Access proibisce ai governi di porre limiti, tra l'altro, al numero dei fornitori di servizi, al valore delle transazioni e delle attivit di servizio, al numero delle operazioni e alla quantit dei servizi forniti. I servizi idrici sono sempre stati sull'agenda del Gats. Attualmente, per esempio, tra i servizi ambientali rientrano le opere fognarie, lo smaltimento dei rifiuti, i servizi igienici, la depurazione dei gas di scarico, la protezione della natura. Al centro dell'industria ambientalista e di questo genere di servizi c', ovviamente, l'acqua. La centralit dell'acqua in questo campo ha richiamato l'interesse non solo del W.T.O. ma anche della Comunit europea - l'organo di governo dell'Unione Europea. Nel 2000 la Comunit europea ha riferito che i servizi ambientali ammontano a 280 miliardi di dollari ed previsto che nel 2010 raggiungano i 640 miliardi: questo pone il settore grosso modo nella stessa fascia dell'industria farmaceutica e di quella della tecnologia informatica. La Comunit europea ha allargato il campo coperto dalla dicitura servizi idrici includendovi raccolta, depurazione e distribuzione dell'acqua. (24) E' ovvio, come sottolinea Ruth Caplan dell'Alliance for Democracy, che raccolta potrebbe includere il prelievo da masse d'acqua e l'estrazione dal sottosuolo e dalle falde acquifere. (25) Le proposte della Comunit europea potrebbero quindi avere un grosso impatto sui diritti delle comunit locali nei confronti delle risorse idriche. All'incontro del W.T.O. tenutosi a Doha nel novembre del 2001, gli Stati Uniti hanno introdotto di soppiatto il commercio dell'acqua nella Dichiarazione ministeriale. La sezione su Commercio e Ambiente parla della riduzione o, eventualmente, eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie sui beni e servizi ambientali (26). In altre parole, commercio libero dell'acqua.

Nuovi accordi, vecchie mire.

Il W.T.O. definisce il Gats il primo accordo multilaterale sugli investimenti. Anche se una resistenza globale ha sventato il Multilateral Agreement on Investment (Mai), la questione stata reintrodotta nell'agenda del Gats. Un trattato di libero commercio analogo il North American Free Trade Agreement (Nafta). Grazie al Nafta, con una causa legale, la societ statunitense di trattamento dei rifiuti Metalclad ha potuto estorcere 17 milioni di dollari al governo messicano. L'impianto di trattamento ed eliminazione dei rifiuti tossici di Metalclad nello stato del Messico centrale di San Luis Potos era stato chiuso dalle autorit locali perch non garantiva la sicurezza dal punto di vista ambientale. Purtroppo, il Nafta consente alle aziende di chiedere al tribunale di imporre il pagamento di un indennizzo al governo del paese la cui legislazione espropria futuri profitti dell'azienda. Metalclad si appellata a questa norma nella sua causa contro il governo messicano, e ha vinto. L'intensa opposizione della comunit contro l'impianto di Metalclad stata irrilevante (27). Il diritto di commerciare concesso alle grandi imprese da accordi come il Nafta e il Gats viene applicato ai casi di propriet e controllo dell'acqua da parte delle aziende. Il Nafta elenca esplicitamente le acque, comprese le naturali, le artificiali e le aerate come beni commerciabili. E, ovviamente, come ha sottolineato nel 1993 il rappresentante per il commercio Usa Mickey Kantor, quando l'acqua viene trattata come una merce, si applicano tutte le norme dell'accordo che governa lo scambio di merci (28). Nel 1998, la societ statunitense Sun Belt Water ha fatto causa al governo canadese per 10 miliardi di dollari perch la compagnia aveva perso un contratto per esportare acqua dal Canada alla California a causa di un divieto sulle esportazioni di acqua all'ingrosso imposto nel 1991 dal governo della British Columbia (29). La societ sosteneva che il blocco sulle esportazioni della British Columbia violava i diritti degli investitori garantiti dal Nafta. Il caso ancora all'esame del tribunale. Ogni livello di governo - regionale e locale - oggi tenuto ad aderire a regole che non ha negoziato n accettato. Le decisioni politiche non sono pi nelle mani dei governi locali o nazionali ma in quelle delle grandi multinazionali. Come dice Jack Lindsay, direttore generale della Sun Belt, in base al Nafta, oggi siamo compartecipi della politica nazionale sull'acqua del Canada (30).

I giganti dell'acqua. L'acqua diventata un grosso affare per le multinazionali, che vedono un mercato sconfinato nella sua crescente scarsit e domanda. I due principali protagonisti dell'industria idrica sono le francesi Vivendi Environment e Suez Lyonnaise des Eaux, i cui imperi comprendono 120 paesi. Vivendi il gigante dell'acqua, con un fatturato di 17,5 miliardi di dollari. Il fatturato di Suez ha raggiunto i 5,1 miliardi di dollari nel 1996 (31). Vivendi Environment il ramo servizi ambientali di Vivendi Universal, una multinazionale nel settore dei media e delle comunicazioni, il cui campo di attivit copre televisione, cinema, editoria, musica, Internet e telecomunicazioni. Vivendi Environment si occupa di acqua, trattamento rifiuti, energia e trasporti. Nel 2000, Vivendi Environment ha ottenuto una commessa di 43 milioni di euro per un impianto di trattamento delle acque di scarico a Berna, in Svizzera. Vivendi ha anche una joint-venture al 50% con una societ della Repubblica ceca, la C.T.S.E. Il fatturato totale netto previsto di 200 milioni di euro. Una sussidiaria di Vivendi, la Onyx, possiede la Waste Management Inc. Vivendi svolge servizi di smaltimento in diversi paesi, tra cui Hong Kong e Brasile. Altri giganti dell'acqua sono l'azienda spagnola Aguas de Barcelona, che domina l'America Latina, e le britanniche Thames Water, Biwater e United Utilities. Biwater, fondata nel 1968, stata chiamata cos per indicare il duplice campo di attivit, il business delle acque di rifiuto e quello delle acque pulite. Thames di propriet della Rwe, un'azienda elettrica i cui interessi comprendono il settore idrico. Biwater e Thames sono attive in Asia, in Sudafrica e nelle Americhe. Negli anni quaranta, Biwater penetr in Messico e nelle Filippine. Negli anni settanta

aveva contratti in Indonesia, Hong Kong, Iraq, Kenya e Malawi. Nel 1992, l'impero Biwater si era allargato a Malaysia, Germania e Polonia. Nel 2000 l'azienda, assieme a una societ olandese, lancia una joint-venture, la Cascal, che ha contratti nel Regno Unito, in Cile, nelle Filippine, in Kazakistan, Messico e Sudafrica (32). Un altro protagonista della scalata per il dominio globale dell'acqua la General Electric, che in collaborazione con la Banca mondiale sta creando un fondo di investimento per privatizzare energia elettrica e acqua in tutto il mondo. La privatizzazione dei servizi idrici il primo passo verso la privatizzazione dell'acqua in tutte le sue forme. Il mercato americano per la fornitura e il trattamento dell'acqua, stimato intorno ai 90 miliardi di dollari, il pi grande del mondo, e Vivendi sta investendo pesantemente per dominarlo. Nel marzo del 1999 la compagnia ha acquisito per pi di 6 miliardi di dollari la U.S. Filter Corporation, formando la pi vasta corporation dell'acqua del Nord America. Il fatturato previsto per Vivendi di 12 miliardi di dollari (33). Quando entrano in scena i giganti, i prezzi dell'acqua lievitano. A Sibic Bay, nelle Filippine, Biwater ha aumentato le tariffe idriche del 400% (34). In Francia le bollette sono cresciute del 150% ma la qualit dell'acqua peggiorata; un rapporto del governo francese rivela che pi di 5,2 milioni di persone ricevono acqua batteriologicamente inaccettabile (35). In Inghilterra le tariffe sono salite del 450% e i profitti della compagnia sono cresciuti del 692% - gli stipendi dei dirigenti hanno raggiunto un incredibile aumento del 708% (36). La sospensione delle forniture cresciuta del 50% (37). Intanto, i casi di dissenteria sono sestuplicati e la British Medical Association denuncia gli effetti negativi della privatizzazione dell'acqua sulla salute (38). Nel 1998, poco dopo l'acquisizione dei servizi idrici cittadini da parte di Suez Lyonnaise des Eaux, l'acqua di Sydney era contaminata da elevati livelli di "giardia" e "cryptos poridium" (39). Quando a Walkerton, Ontario, il servizio di controllo sanitario dell'acqua stato privatizzato e affidato alla A. & L. Labs, sette persone, tra cui un bambino, sono decedute per infezione da E.coli (40). L'azienda tratta i risultati degli esami come propriet intellettuale confidenziale e non li rende pubblici, esattamente come ha fatto la Union Carbide nascondendo informazioni sulle sostanze chimiche fuoriuscite nel suo, impianto di Bhopal, in India, mentre migliaia di persone morivano (41). In Argentina, quando una sussidiaria di Suez Lyonnaise des Eaux ha acquisito l'azienda idrica statale Obras Sanitarias de la Nacin, le tariffe dell'acqua sono raddoppiate mentre la qualit dell'acqua degenerava. La societ stata costretta ad abbandonare il paese quando i residenti hanno attuato il blocco dei pagamenti delle bollette (42).

La grande sete. Nelle "maquiladoras" del Messico, l'acqua potabile cos scarsa che i bambini bevono Coca-Cola e Pepsi (43). I prodotti della Coca-Cola si vendono in 195 paesi, generando introiti di 16 miliardi di dollari. La scarsit d'acqua palesemente una fonte di profitti per le aziende. In uno di suoi rapporti annuali la Coca-Cola proclama: "Noi tutti della famiglia Coca-Cola ci svegliamo ogni mattina sapendo che ognuno dei 5,6 miliardi di abitanti della terra quel giorno avr sete. Se riusciremo a rendere impossibile a quei 5,6 miliardi di persone di sfuggire alla Coca-Cola, avremo assicurato il nostro successo futuro per molti anni. Qualsiasi altra opzione non da prendere neppure in considerazione" (44). Aziende come la Coca-Cola sanno perfettamente che l'acqua l'unica cosa capace di spegnere la sete e si stanno tuffando nel business dell'acqua in bottiglia. La Coca-Cola ha lanciato l'etichetta internazionale Bon Aqua (la versione americana Dasani), e la Pepsi ha introdotto Aquafina. In India, la linea di acqua della Coca-Cola si chiama Kinley. Oltre alla Coca-Cola e alla Pepsi sono presenti diverse altre marche ben note come Perrier, Evian, Naya, Poland Spring, Clearly Canadian e Purely Alaskan.

Nel marzo del 1999, un test su 103 marche effettuato dal Natural Resources Defense Council rilevava che l'acqua in bottiglia non era pi sicura di quella del rubinetto (41). Un terzo dei prodotti conteneva arsenico ed E.coli e un quarto era semplice acqua di rubinetto. In India, da uno studio condotto dal Consumer Education and Research Center di Ahmedabad risultava che solo tre su 13 note marche si conformavano a tutte le norme di imbottigliamento. (46) Nessuno dei prodotti era batteriologicamente puro, anche se alcuni proclamavano di essere privi di germi e tutti si dichiaravano esenti da batteri. Una simile pubblicit ingannevole e fuorviante ha indotto il governo indiano a emendare le norme legislative sulla prevenzione delle adulterazioni alimentari inserendovi anche l'acqua in bottiglia. Oggi la legge distingue tra l'acqua minerale raccolta e imbottigliata presso una fonte naturale e l'acqua potabile trattata (47). Gli effetti della diffusione dell'acqua minerale vanno al di l dei prezzi esorbitanti e della scarsa igiene del prodotto. Il deperimento ambientale un costo pesante provocato dall'industria dell'imbottigliamento. Negli anni settanta sono stati venduti quasi 1400 milioni di litri d'acqua in bottiglie di plastica non riutilizzabile. Nel 1998, la cifra aveva superato i 27 miliardi di litri. In India, il maggior produttore di acqua in bottiglia, Parle Bisleri, copre il 60% del mercato. Sta espandendo la sua attivit e punta a un fatturato di 208,8 milioni di dollari entro il 2002. Il capo di Parle Bisleri, Ramesh Chauhan (detto il barone dell'acqua), ha grandi progetti: Bisleri deve diventare una megamarca. E ancora un "baccha" [un neonato]. Nei prossimi due o tre anni deve superare le due aziende di cola messe insieme (48). Chauhan prevede che il mercato dell'acqua in bottiglia effettuer il sorpasso del mercato della bibite gasate nel giro di tre anni. Attualmente l'acqua in bottiglia rappresenta il 14% dell'industria delle bibite analcoliche. Una bottiglia da un litro di Bisleri costa 20 centesimi, quella da cinque litri 52 centesimi. Chauhan conta di battere Coca-Cola e Pepsi tenendo bassi i prezzi (49). Bisleri, Pepsi e Coca-Cola non sono gli unici protagonisti sul mercato indiano dell'acqua in bottiglia. Anche Britannia Industries e Nestl spingono i loro prodotti, Perrier, San Pellegrino e Price Life. Britannia produce l'acqua Evian, che si vende a 2 dollari al litro, quasi il doppio del minimo salariale orario locale. Evian viene pubblicizzata come una bevanda alternativa per esigenze di stile di vita e benessere. (50) Pi di 500 famiglie ricche in India spendono tra i 20 e i 209 dollari al mese in acqua Evian. La societ australiana Auswater Purification L.t.d. sta promovendo il suo marchio, l'Auswater. Ditte indiane minori come Trupthi, Ganga, Oasis, Dewdrops, Minscot, Florida, Aqua Cool e Himalayan sono entrate anch'esse nel mercato. Queste piccole aziende rappresentano una quota di mercato del 17%. Le multinazionali globali stanno sfruttando fino in fondo la domanda di acqua pura, una domanda che nasce dall'inquinamento ambientale. Anche se le grandi aziende si limitano ad attingere le risorse idriche nelle regioni non industrializzate e non inquinate, definiscono manifattura dell'acqua la loro pratica di imbottigliamento. La Nestl ha un impianto a Samalka, nell'Haryana. Nel 1999, la Pepsi ha aperto un impianto di imbottigliamento dell'Aquafina a Roha, nel Maharashtra, e ne sta aprendo di nuovi a Kosi, Bazpur, Kolkata e Bangalore. La Coca-Cola imbottiglia la Kinley negli impianti di Delhi, Mumbai e Bangalore. Il mercato indiano dell'acqua confezionata stimato intorno ai 104,4 miliardi di dollari, con una crescita annua tra il 50 e il 70%. (51) In altre parole, la produzione dell'acqua in bottiglia destinata a raddoppiare ogni due anni. Tra il 1992 e il 2000 le vendite sono passate da 95 milioni di litri a 932 milioni di litri. Con la stessa rapidit con cui si espande il mercato dell'acqua, in India sta sparendo la pratica tradizionale di offrire acqua a chi ha sete. Per migliaia di anni l'acqua stata offerta in dono nei "piyao", lungo le strade, presso i templi e nei mercati. I recipienti di terracotta chiamati "ghada" e "surai" tenevano in fresco l'acqua durante l'estate per gli assetati, che ne bevevano dalle mani a coppa. Quei recipienti sono stati rimpiazzati dalle bottiglie di plastica e l'economia del dono stata soppiantata dal mercato dell'acqua. Non c' pi il diritto per tutti di placare la propria sete; un diritto che ormai tocca esclusivamente ai ricchi. Lo stesso presidente indiano lamenta questa

situazione: L'lite ingurgita bottiglie di acqua minerale mentre i poveri debbono arrangiarsi con una manciata di acqua fangosa (52). Nel Kerala questa situazione ha spinto le organizzazioni locali a lanciare una campagna di boicottaggio contro la Coca-Cola. In parte per protesta e in parte per sviluppare mercati alternativi, i residenti di questo stato ricco di piantagioni di cocco (in lingua malayalam "kera" significa noce di cocco) hanno adottato lo slogan Cola addio, benvenuto dolce cocco. (53) I prezzi delle noci di cocco sono precipitati quando le regole imposte dal W.T.O. hanno inondato la regione di soia e olio di palma. Il basso costo e l'abbondanza del cocco ne fanno il prodotto ideale per resistere a un'altra conquista globale.

Grandi aziende contro cittadini le guerre dell'acqua in Bolivia. Forse la vicenda pi nota di avidit aziendale a proposito di acqua quella di Cochabamba, in Bolivia. In questa regione semidesertica l'acqua scarsa e preziosa. Nel 1999, la Banca mondiale raccomanda la privatizzazione dell'azienda idrica municipale di Cochabamba, il Servicio Municipal del Agua Potable y Alcantarillado (Semapa), tramite una concessione a International Water, una sussidiaria di Bechtel. (54) Nell'ottobre di quell'anno viene approvata la legge sull'acqua potabile e i servizi igienici, che mette fine alle sovvenzioni statali e avvia la privatizzazione. In una citt in cui il salario minimo mensile non arriva ai 100 dollari, le bollette dell'acqua raggiungono i 20 dollari al mese, quasi la somma necessaria per dar da mangiare a una famiglia di cinque persone per due settimane. Nel gennaio del 2000 si forma un'alleanza di cittadini denominata La Coordinadora de Defensa del Agua y de la Vida. L'alleanza blocca la citt per quattro giorni con una mobilitazione di massa. Nel giro di un mese milioni di boliviani marciano su Cochabamba, proclamano lo sciopero generale e fermano ogni trasporto. (55) Nel corso della dimostrazione i manifestanti emettono la Dichiarazione di Cochabamba, chiedendo la difesa del diritto universale all'acqua (56). Il governo assicura che bloccher l'aumento del prezzo ma una promessa che non manterr mai. Nel febbraio dello stesso anno la Coordinadora organizza una marcia pacifica chiedendo la revoca della legge sull'acqua potabile, il ritiro delle ordinanze che permettono la privatizzazione, l'annullamento dei contratti idrici e la partecipazione dei cittadini alla stesura di una legge sulle risorse idriche. Le richieste dei cittadini, che mettono i bastoni tra le ruote agli interessi delle grandi aziende, vengono respinte violentemente. La critica fondamentale della Coordinadora concerne la negazione dell'acqua come bene comune. I manifestanti lanciano slogan come L'acqua un dono di Dio e non una merce e Acqua vita. In aprile, il governo cerca di soffocare il movimento per l'acqua con la legge marziale. Gli attivisti vengono arrestati, alcuni manifestanti uccisi, i mezzi di comunicazione sottoposti a censura. Infine, il 10 aprile il popolo vince. Aguas del Tunari e Bechtel lasciano la Bolivia e il governo costretto ad abrogare l'odiosa legislazione sulla privatizzazione. L'azienda idrica Semapa (con tutti i suoi debiti) viene consegnata ai lavoratori e al popolo. (57) In estate la Coordinadora organizza assemblee pubbliche per fissare le linee guida di una pianificazione e gestione democratiche. Il popolo ha raccolto la sfida di fondare una democrazia dell'acqua, ma i dittatori dell'acqua stanno facendo di tutto per ribaltare il processo. Bechtel ha fatto causa alla Bolivia e il governo boliviano perseguita e minaccia gli attivisti della Coordinadora (58). Riprendendosi l'acqua dalle grandi aziende e dal mercato, i cittadini della Bolivia hanno dimostrato che la privatizzazione non inevitabile e che l'appropriazione da parte delle imprese di risorse vitali pu essere respinta con la volont democratica del popolo.

5. Cibo e acqua.

Cibo e acqua costituiscono i nostri bisogni pi elementari. Senz'acqua, la produzione di cibo sarebbe impossibile. E' per questo che siccit e scarsit d'acqua si traducono in una diminuzione della produzione alimentare e in un aumento della fame. Le culture alimentari si sono sviluppate tradizionalmente in risposta alla disponibilit idrica che le circondava. Nelle regioni povere d'acqua si sono affermate colture poco esigenti in fatto di irrigazione, mentre quelle che richiedono acqua in abbondanza hanno preso piede nelle zone umide. Nei territori umidi dell'Asia si sono sviluppate le colture di riso e ha dominato l'irrigazione a risaia. Nelle zone aride e semiaride del mondo si sono affermati prodotti agricoli come frumento, orzo, mais, sorgo e miglio. Alle altitudini maggiori il nutrimento veniva da pseudocereali come il grano saraceno. Negli altipiani etiopici la produzione pi importante era rappresentata dal teff. Nei deserti la coltivazione pastorale era la base dell'economia alimentare, ma oggi che la monocoltura alimentare diventa il metodo di produzione elettivo a livello nazionale, internazionale e aziendale, queste colture variegate e i diversi stili agricoli assumono un ruolo secondario. L'efficienza delle colture in fatto di utilizzo idrico influenzata dalla loro variazione genetica. Mais, sorgo e miglio convertono l'acqua in materiale biologico con la massima efficienza. Il miglio non solo richiede meno acqua del riso ma, resistente com' alla siccit, sopporta fino al 75% di deumidificazione del suolo. Le radici delle leguminose permettono un efficiente utilizzo dell'umidit del terreno. Dalla Rivoluzione verde in avanti si cominciato a definire inferiori le colture che producono maggior nutrimento per unit d'acqua impiegata, soppiantandole con coltivazioni a uso intensivo di acqua. La produttivit in termini di consumo idrico stata ignorata spostando l'attenzione sulla produttivit rispetto alla manodopera. Le coltivazioni di rimpiazzo hanno dato non solo rese mediocri ma anche materia organica scadente, riducendo la capacit di conservazione dell'umidit del suolo. La selezione delle colture nelle societ tradizionali avveniva tenendo presente gli effetti della siccit. In un esperimento di selettocoltura partecipata eseguito con i contadini della regione desertica indiana del Rajasthan, l'International Center of Research in Crops for the Semiarid Tropics (Icrisat) rilevava che i contadini privilegiavano le variet indigene di miglio, spiegando la preferenza con la resistenza delle sementi alla siccit. Gli agricoltori sceglievano le variet agricole anche per la maggiore resa di biomassa sotto forma di paglia, concime e foraggio per le bestie. La moderna selettocoltura agricola industriale ha eliminato i tratti di resistenza alla siccit delle coltivazioni (1).

Agricoltura industriale e crisi idrica. L'agricoltura industriale ha spinto la produzione alimentare a usare metodi che hanno determinato una riduzione della ritenzione idrica del suolo e un aumento della domanda d'acqua. Non riconoscendo all'acqua il suo carattere di fattore limitante nella produzione alimentare, l'agricoltura industriale ha promosso lo spreco. Il passaggio dai fertilizzanti organici a quelli chimici e la sostituzione di colture idricamente poco esigenti con altre che abbisognano di grandi quantit d'acqua hanno rappresentato una ricetta sicura per carestie d'acqua, desertificazione, ristagni e salinizzazione. Le siccit possono essere aggravate dal mutamento climatico e dalla riduzione dell'umidit nel suolo. La siccit provocata dal mutamento climatico - fenomeno che prende il nome di siccit meteorologica - collegata alla carenza di precipitazioni (2). Ma anche quando la quantit di pioggia rientra nella norma, la produzione alimentare pu risentirne se la capacit di ritenzione idrica del suolo stata erosa. Nelle zone aride, dove foreste e fattorie dipendono totalmente dalla capacit del suolo di mantenersi umido, l'unica soluzione l'aggiunta di materia organica. (3) La siccit dovuta a scarsa umidit del suolo si presenta quando manca la materia organica che serve a trattenere l'acqua nel terreno. Prima della Rivoluzione verde la conservazione dell'acqua era parte integrante dell'agricoltura indigena. Nel Deccan, in India meridionale, il sorgo

veniva associato a leguminose e semi oleosi per ridurre l'evaporazione. La Rivoluzione verde ha scalzato l'agricoltura indigena a favore di monocolture in cui le variet nane hanno sostituito quelle alte, i fertilizzanti chimici quelli organici e l'irrigazione artificiale le colture da pioggia. Il risultato che i suoli si sono impoveriti di materiale organico indispensabile e le siccit provocate da scarsa umidit del terreno sono diventate un fenomeno ricorrente. Nelle regioni esposte alla siccit, un sistema agricolo ecologicamente solido l'unica via per una produzione alimentare sostenibile. Tre acri di sorgo utilizzano la stessa quantit d'acqua di un solo acro di risaia. Tanto il riso quanto il sorgo rendono 4500 chilogrammi di cereale. Con la stessa quantit di acqua, il sorgo fornisce una dose di proteine 4,5 volte superiore, quattro volte pi minerali, 7,5 volte pi calcio e 5,6 volte pi ferro, e pu fornire una quantit di alimento 3 volte maggiore del riso. (4) Se lo sviluppo agricolo avesse tenuto conto della conservazione dell'acqua, il miglio non sarebbe stato definito un prodotto agricolo marginale o inferiore. L'avvento della Rivoluzione verde ha spinto l'agricoltura del Terzo mondo verso la produzione di frumento e riso. Le nuove colture richiedevano pi acqua del miglio e consumavano 3 volte pi acqua delle variet indigene di frumento e riso. (5) L'introduzione di queste coltivazioni ha avuto anche forti costi sociali ed ecologici. Il drastico aumento della quantit d'acqua utilizzata ha determinato l'instabilit degli equilibri idrici regionali. I massicci progetti di irrigazione e l'agricoltura a uso intensivo d'acqua, scaricando sull'ecosistema una quantit d'acqua superiore a quella sopportabile dal suo sistema naturale di deflusso, hanno portato a ristagni, salinizzazione e desertificazione. I ristagni si verificano quando la profondit della superficie freatica si riduce di una misura compresa tra 1,5 e 2,1 metri. Se in un bacino si aggiunge acqua pi in fretta di quanto questo possa drenarne, la falda sale. Circa il 25% delle terre irrigate degli Stati Uniti soffre di salinizzazione e ristagni (6). In India, 10 milioni di ettari di terra irrigata con i canali intrisa d'acqua e altri 25 milioni di ettari sono a rischio di salinizzazione (7). Quando il ristagno ricorrente i conflitti tra gli agricoltori e lo stato sono pressoch inevitabili. Nel bacino del Krishna il ristagno dovuto al progetto di irrigazione di Malaprabha ha determinato sommosse di contadini. Prima dell'introduzione del progetto di irrigazione, la terra semiarida produceva colture a basso fabbisogno idrico come "jowar" e leguminose. L'improvviso mutamento climatico, l'irrigazione intensiva e la coltivazione del cotone, una pianta che richiede molta acqua, hanno aggravato il problema. L'irrigazione intensiva dei terreni neri coltivati a cotone, la cui capacit di ritenzione idrica altissima, ha prodotto in breve tempo aree desertiche. L'irrigazione, che vista come un sistema per migliorare la produttivit della terra, nella regione del Malaprabha ha avuto l'effetto opposto. (8) La polizia ha sparato sui contadini che si rifiutavano di pagare le imposte dell'acqua. (9) Con l'introduzione nell'area dell'irrigazione mediante i canali, quasi 2364 ettari di terra sono diventati acquitrinosi e salinizzati. La salinizzazione strettamente connessa al ristagno. L'avvelenamento da sale della terra arabile stata una conseguenza inevitabile dell'irrigazione intensiva nelle regioni aride. Le zone scarse d'acqua contengono un'alta quantit di sali non disciolti (10): l'acqua di irrigazione riversata in questi terreni li porta in superficie. Quando l'acqua evapora, i residui salini rimangono. Oggi pi di un terzo delle terre irrigate in tutto il mondo inquinato dal sale. (11) Secondo le stime sono 70000 gli ettari di terra colpita dalla salinizzazione nel Punjab, terra in cui la resa agricola diventata scarsa (12). Il passaggio dalle colture che ricevono acqua dalle piogge a prodotti agricoli irrigati destinati al mercato come il cotone avrebbe dovuto migliorare le condizioni economiche degli agricoltori. Invece, ha portato soltanto al loro indebitamento. (13) I contadini sono ricorsi ai prestiti delle banche per lo sviluppo dei terreni e per l'acquisto di sementi, fertilizzanti chimici e pesticidi. La somma totale del debito degli agricoltori passata da 104449 dollari a oltre un milione nel 1980. Mentre i contadini combattevano con una terra improduttiva, le banche esigevano i rimborsi. Contemporaneamente, le autorit preposte all'irrigazione imponevano una tassa di sviluppo sull'acqua,

nota come imposta di miglioria. Questa salita da 38 a 63 centesimi di dollaro per acro per il "jowar", e da 38 centesimi a oltre un dollaro per acro per il cotone. Con o senza uso dell'acqua, era in vigore una tassa fissa di 20 centesimi per acro (14). Nel marzo 1980, gli agricoltori formano il Malaprabha Niravari Pradesh Ryota Samvya Samithi (Comitato di coordinamento dei contadini dell'area di Malaprabha Ittihsyfr) lanciando un movimento di non collaborazione per non pagare pi le tasse. (15) Per ritorsione, le autorit governative rifiutano di emettere i certificati necessari ai contadini per iscrivere i figli a scuola. Il 19 giugno 1980 i contadini iniziano uno sciopero della fame davanti all'ufficio di un funzionario locale. Il 30 giugno sale a 10000 il numero degli agricoltori radunati a sostegno degli scioperanti. Una settimana dopo si tiene a Navalgund una manifestazione di massa e i contadini iniziano un altro sciopero della fame. Poich dalle autorit non arriva alcuna risposta, i contadini organizzano un blocco stradale. In circa 6000 si radunano a Navalgund, ma i loro trattori vengono danneggiati e la manifestazione dispersa dalle forze pubbliche. Lo stesso giorno gli agricoltori infuriati assaltano il dipartimento dell'Irrigazione e danno alle fiamme un camion e quindici jeep. La polizia apre il fuoco, uccidendo sul posto un ragazzo. Nella cittadina di Naragund la polizia spara su un corteo di 10000 persone colpendo un giovane. I manifestanti reagiscono e picchiano un funzionario e un agente di polizia, uccidendoli. La protesta rapidamente si diffonde a Ghataprabha, Tungabhadra e altre zone del Karnataka. Migliaia di contadini vengono arrestati e quaranta restano uccisi. Alla fine il governo ordina una moratoria sull'esazione della tassa sull'acqua e dell'imposta di miglioria (16).

Agricoltura insostenibile: spreco e distruzione di acqua. Il lago Aral, la quarta massa d'acqua dolce al mondo per grandezza, stato rovinato da attivit agricole insostenibili. I fiumi che alimentano il lago vengono dirottati sempre pi pesantemente per irrigare 7,5 milioni di ettari di piantagioni di cotone, frutta, ortaggi e riso. (17) Nel corso degli ultimi decenni due terzi dell'acqua stata deviata, la salinit cresciuta di 6 volte e il livello dell'acqua sceso di 20 metri. Dal 1974 al 1986 il fiume Syr Darya non mai arrivato all'Aral; tra il 1974 e il 1989, per cinque volte non riuscito a raggiungerlo l'Anu Darya. Le acque di questi fiumi alimentano invece il canale di irrigazione di Kara Kum presso il confine iraniano, a 800 chilometri di distanza. A proposito del lago Aral, nel 1990 l'economista Vasily Selyunin commentava: La radice del problema l'irrigazione, effettuata su una scala cos vasta che ha dilavato tutto l'humus del suolo. E' stato necessario compensare la perdita con somministrazioni massicce di fertilizzanti. Il risultato che la terra diventata come un drogato, incapace di funzionare senza la sua dose. I porti pescherecci oggi distano 40 o 50 chilometri dalle coste dell'Aral, e il pescato precipitato dalle 25000 tonnellate all'anno a zero. La met della popolazione della vicina citt di Aralsk, in Kazakistan, emigrata. Purtroppo, come dice il poeta usbeco Muhammed Salikh: Non si pu riempire l'Aral con le lacrime (18). L'agricoltura industriale non si limita a danneggiare mari e fiumi, ma sta anche rovinando le falde acquifere sotterranee. La falda di Ogallala provvede all'irrigazione delle fattorie degli High Plains in Texas. Ogni anno dall'Ogallala vengono pompati tra i 5 e gli 8 milioni di "acre-foot" di acqua (tra i 6 e i 10 miliardi di metri cubi). (19) Se l'acqua continua a diminuire a questo ritmo, l'alternativa sar passare a piantagioni da zona arida a basso consumo idrico o abbandonare del tutto l'agricoltura. La linea dell'agricoltura sostenibile promuoverebbe la prima opzione. I mercati dell'acqua promuovono la seconda. Nel Terzo mondo le tecnologie estrattive basate sull'uso di combustibili fossili hanno devastato le risorse idriche. L'estrazione dell'acqua del sottosuolo con le pompe a motore promossa dalla Rivoluzione verde era considerata efficiente in termini di uso di energia e cavalli vapore. Una pompa da irrigazione azionata da un motore elettrico di 7,5 chilogrammi ha bisogno di cinque ore e di una persona per irrigare un acro di frumento; una ruota persiana, invece, richiede fino a

sessanta ore di lavoro bovino e sessanta di lavoro umano. (20) Il fatto che l'estrazione dell'acqua non fosse compatibile con i tempi di ricarica del sottosuolo un fattore cui non si dato alcun peso nel calcolo dell'efficienza. Le pompe motorizzate che in meno di un ventennio hanno prosciugato vaste aree di terreno agricolo di prima qualit sono considerate pi efficienti di metodi tradizionali quali la ruota persiana, che per secoli hanno portato avanti l'agricoltura in maniera sostenibile. Molte delle soluzioni proposte per risolvere il problema dello spreco d'acqua utilizzata in agricoltura negano del tutto l'uso dell'acqua per la produzione alimentare. Un esempio lampante quello dell'allevamento industriale dei gamberetti. Le conseguenze pi evidenti e pesanti dell'acquicoltura industriale sono la salinizzazione della terra e dell'acqua e l'impoverimento dell'acqua potabile. Risaie un tempo fertili e produttive si stanno trasformando, come dice la gente del posto, in cimiteri. Questo non vale solo per l'India. In Bangladesh, dove l'allevamento dei gamberetti assai diffuso, la produzione risiera precipitata drasticamente. Nel 1976, il paese produceva 40000 tonnellate di riso: nel 1986 la produzione era precipitata a 36 tonnellate. (21) Perdite analoghe vengono denunciate dagli agricoltori thai, che raccolgono 150 sacchi di riso all'anno al posto dei 300 che raccoglievano prima dell'introduzione degli allevamenti di gamberetti nella regione (22). Particolarmente colpite dalla proliferazione dell'industria dei gamberetti sono state le donne. La terra diventata una merce scarsa, e sempre pi frequenti sono le dispute sugli appezzamenti. Le donne di Pudukuppam, in India, devono percorrere a piedi uno o due chilometri per trovare acqua potabile. (23) I pozzi sono diventati fonte di tensioni sociali. A causa della salinizzazione i 600 abitanti del villaggio indiano di Kuru non hanno acqua da bere. Dopo le proteste sollevate nel 1994 dalle donne del posto, l'acqua stata portata con le autobotti, e ogni famiglia ne riceveva solo due recipienti al giorno per bere e per le pulizie personali e di casa. I nostri uomini hanno bisogno di dieci secchi di acqua per fare il bagno quando tornano dalla pesca. Cosa ce ne facciamo di due pentolate?: questo mi dicevano quell'anno le donne dei villaggi costieri. Nell'Andhra Pradesh per due anni il governo ha portato l'acqua con le autocisterne da una distanza di 20 chilometri, finch ha deciso di trasferire le 500 famiglie in un'altra localit. In molte regioni la ricollocazione non stata possibile e i residenti non hanno altra scelta che usare l'acqua salmastra per le coltivazioni e le necessit quotidiane (24). Gli Stati Uniti rappresentano l'esempio pi spettacolare dello spreco d'acqua in agricoltura. Negli stati occidentali l'irrigazione costituisce il 90% del consumo idrico. La terra irrigata passata da 1,5 milioni di ettari del 1890 agli oltre 24 milioni del 1977, 20 milioni dei quali si trovavano negli aridi stati occidentali. (25) Queste aree sono colpite anche dalla salinit a causa dei sali che finiscono nei fiumi con il deflusso delle acque di irrigazione. Nello spazio di appena una cinquantina di chilometri il tenore salino del Pecos River in New Mexico cresce da 760 a 2020 milligrammi al litro. (26) In Texas, la salinit del Rio Grande passa da 870 a 4000 milligrammi al litro in 120 chilometri. (27) Le acque di irrigazione riversano annualmente nel fiume Colorado tra le 500000 e le 700000 tonnellate di sale: le perdite in resa agricola dovute alla salinit sono stimate in 113 milioni di dollari l'anno. (28) Nella San Joaquin Valley, California, le rese sono calate del 10% dal 1970, una perdita annua stimata in 312 milioni di dollari (29). L'esaurimento idrico non l'unico problema di cui responsabile l'agricoltura industriale. Nel Bengala l'introduzione dei pozzi tubolari di profondit stata individuata come la causa dell'avvelenamento da arsenico: a causa dell'arsenico, nel Bengala occidentale pi di 200000 persone stanno morendo o hanno subito danni irreversibili. (30) In Bangladesh, 70 milioni di persone sono avvelenate dall'arsenico; in 43 dei 64 distretti del paese la presenza di arsenico si aggira sugli 0,05 milligrammi al litro e in 20 distretti il livello supera gli 0,5 milligrammi; il limite consentito di 0,01 milligrammi al litro. (31) Molti villaggi ricevono arsenico fino a 2 milligrammi al litro, 200 volte la quantit massima tollerata.

Il mito della soluzione dei problemi idrici mediante gli O.G.M.

Nel 2001 ho partecipato al Forum economico mondiale (W.E.F.: World Economic Forum) di Davos, in Svizzera, dove a un sessione sull'acqua un esponente della Nestl assicurava che l'ingegneria genetica sarebbe stata la soluzione per l'agricoltura a consumo intensivo d'acqua. Secondo la sua argomentazione, l'ingegneria genetica potrebbe creare prodotti agricoli resistenti alla siccit che richiedono poca acqua. l'ostacolo, sosteneva, era il movimento di opposizione agli organismi geneticamente modificati, che aveva impedito l'introduzione di variet di O.G.M. resistenti alla siccit. La teoria che l'ingegneria genetica risolver la crisi idrica lascia in ombra due punti importanti. Primo, i contadini delle regioni soggette a siccit hanno selezionato migliaia di variet resistenti, variet che sono state spazzate via dalla Rivoluzione verde. Secondo, la resistenza alla siccit un tratto multigenetico complesso, e gli ingegneri genetici finora non sono stati in grado di realizzare piante che ne sono dotate. In realt, le coltivazioni di O.G.M. attualmente in corso in pieno campo o in laboratorio aggraveranno la crisi dell'acqua in agricoltura. Per esempio, le colture della Monsanto resistenti agli erbicidi, come il mais o la soia Round-Up Ready, hanno portato all'erosione del suolo. Quando tutta la vegetazione di copertura viene uccisa dall'erbicida Round-Up della Monsanto, i filari di soia e di mais lasciano il suolo esposto al sole e alle piogge tropicali. Analogamente, il tanto pubblicizzato riso golden ricco di vitamina A aumenta l'abuso d'acqua in agricoltura. Il riso golden contiene 30 microgrammi di vitamina A per 100 grammi di riso. Per, piante come l'amaranto e il coriandolo contengono una quantit di vitamina A 500 volte superiore, pur usando una minima parte dell'acqua di cui ha bisogno il riso golden. In termini di impiego idrico, il riso transgenico 1500 volte meno efficiente nel fornire ai bambini la vitamina A, un elemento necessario per prevenire la cecit. La promessa del riso golden quello che io definisco un approccio cieco alla prevenzione della cecit. Il mito della soluzione ai problemi dell'acqua grazie agli O.G.M. nasconde i costi occulti dell'industria biotecnologica: la negazione dei diritti fondamentali al cibo e all'acqua dei poveri. Investire nella competenza indigena sulla selezione delle colture e proteggere i diritti delle comunit locali sono sistemi pi equi e sostenibili per assicurare a tutti l'accesso all'acqua e al cibo.

6. Convertire la scarsit in abbondanza. Scarsit e abbondanza non sono dati di natura, bens prodotti delle culture dell'acqua. Culture che sprecano l'acqua o distruggono la fragile rete del suo ciclo creano scarsit anche in condizioni di abbondanza. Quelle che risparmiano fino all'ultima goccia possono creare abbondanza dalla scarsit. Le culture indigene e le comunit locali hanno conseguito risultati eccellenti nelle tecnologie della conservazione idrica. Oggi stanno riguadagnando popolarit le antiche tecnologie dell'acqua.

Far fiorire il deserto. Come altre regioni desertiche, anche il Rajasthan, lo stato dell'India occidentale confinante con il Pakistan, presenta precipitazioni scarsissime e temperature molto alte. Ma a differenza di altre regioni desertiche, il Rajasthan gode di una notevole abbondanza di acqua. Osserva Anupam Mishra, l'uomo la cui lungimirante visione sta dietro la rinascita del sistema idrico della regione: "Se paragoniamo la regione desertica del Rajasthan agli altri deserti della terra, non solo vediamo che questa pi popolata ma anche che pervasa dal

profumo stesso della vita. Si pu dire che questa regione considerata il deserto pi vivo al mondo. Questo risultato lo si deve alla societ locale. La popolazione del Rajasthan non ha preso come una disgrazia la mancanza di piogge che la natura ha voluto imporle. Ha invece raccolto la sfida e ha deciso di farle fronte, al punto che la gente ha interiorizzato, dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, la natura dell'acqua nella sua semplicit e fluidit" (1). Poich ogni goccia di pioggia dev'essere conservata, il sapere indigeno si basa su un'attenta osservazione delle precipitazioni e dei loro modelli. La prima goccia di pioggia si chiama "hari". La pioggia detta anche "megaphusp" (fiore delle nuvole), "vristhi" o "birkha"; le gocce prendono i nomi di "bula" e "sikhar". "Kuin", "kuan", "kundi", "kund", "tanka" e "aagor" indicano i diversi metodi di raccolta e conservazione dell'acqua piovana, che fanno del Rajasthan il pi fiorente deserto della terra. In questa regione l'ingegno e il lavoro degli esseri umani hanno trasformato la scarsit in abbondanza. Come nota Anupam Mishra: Le preziose gocce d'acqua del Rajasthan sono bagnate di sudore. Quella del Rajasthan non una cultura di privazione d'acqua ma di conservazione, e in tutta la storia antica del Rajasthan non si trova una sola descrizione del suo deserto come di una terra arida, desolata, dannata (2).

La gestione indigena dell'acqua. Sono pi di venticinque i sistemi idraulici, per l'irrigazione e per l'acqua potabile, costruiti dalle diverse comunit dell'India. "Eri", "keri", "kunta", "kulani", "ahars", "bandh", "bandha", "khadins", "bundhies", "sailata", "kuthi", "bandharas", "low khongs", "thodu", "dongs", "tanka", "johad", "nade", "peta", "kasht", "paithu", "bil", "jheel" e "talaks" sono solo alcuni dei loro nomi. A tutt'oggi questi antichi sistemi sono il fondamento della sopravvivenza in zone ecologicamente fragili. I complessi di cisterne in India meridionale, tra i pi duraturi sistemi indigeni, sono in uso da secoli. Sono costituiti da centinaia di serbatoi collegati tra loro in modo da formare una catena continua in grado di evitare ogni perdita di acqua. I colonizzatori rimasero colpiti da quei sistemi cos elaborati. Comment una volta il maggiore Sankey, uno dei primi ingegneri britannici giunti nello stato del Mysore: Il principio dell'immagazzinamento stato seguito in misura tale che occorrerebbe non poco ingegno per trovare posto per una nuova cisterna in questa grande area (3). Questi serbatoi continuano a svolgere un ruolo centrale per l'irrigazione. Nella regione di Rayalseema, nel tratto meridionale del bacino del Krishna, le cisterne irrigano 250000 ettari mentre i progetti di irrigazione, grandi e piccoli, ne coprono poco pi di 170000. Nell'Anantapur, le acque fluviali vengono deviate con l'aiuto di dighe di sabbia. In tutta l'India si usano anche canali per l'irrigazione. In altre regioni, per conservare l'acqua, si impiegano dighe in muratura chiamate "pantham". "Ahar" e "pyne" sono utilizzati ampiamente per l'irrigazione delle risaie nel Bihar meridionale. Gli "ahar" vengono costruiti sui rivoli di deflusso per raccogliere l'acqua, mentre i pyne sono usati per catturare l'acqua dei fiumi che scorrono dal Nord al Sud del paese. 1:efficacia di questi sistemi notevole. Durante le due grandi siccit della fine dell'Ottocento, il distretto di Gaya riusc a sopravvivere grazie ai suoi estesi sistemi di "ahar" e "pyne". Il resto del Bihar, dove questi sistemi non erano in uso, fu colpito dalla carestia. Nell'India prebritannica, i sistemi di irrigazione erano gestiti da varie organizzazioni sociali interne ai villaggi. Di solito, ad appartenere a queste organizzazioni erano gli stessi beneficiari. In regioni come il Maharashtra, i sistemi di irrigazione erano responsabilit di comitati per l'acqua che s occupavano della manutenzione delle dighe e della pulizia dei canali. Nell'Andhra Pradesh, i sistemi di gestione noti come "pinnapeddandarule" o "peddandarule" erano governati in gran parte dai giovani, che fornivano il lavoro fisico pi faticoso. Nel distretto di Krishna, dove era richiesto un lavoro meno intenso, le regole di associazione erano flessibili, e le opere di

eliminazione del fango, di scavo dei canali e di manutenzione erano suddivise equamente fra tutti i beneficiari in proporzione alla terra posseduta. Il comitato multava chi non forniva la propria quota di manodopera (4). Analogamente, nel Bihar meridionale, costruzione e manutenzione dei sistemi idraulici, qui noti come "goam", erano gestite collettivamente. Gli abitanti dei villaggi erano responsabili della spartizione dell'acqua nella loro comunit. Un sistema che prendeva il nome di "parabandi" regolava la distribuzione tra i villaggi dell'acqua proveniente da una fonte comune. Nei casi che comportavano lavori impegnativi, i diritti di ciascun villaggio venivano registrati ufficialmente. Negli altri casi, la regolamentazione si rifaceva in larga misura alle consuetudini e i conflitti venivano risolti in base alle procedure locali. I britannici, il cui sistema agricolo non dipendeva dall'irrigazione, non sapevano nulla di gestione dell'acqua quando arrivarono in India. Arthur Cotton, fondatore dei moderni programmi di irrigazione, scriveva: "C' una moltitudine di vecchie opere indigene in varie parti dell'India. Sono opere nobili, che rivelano sicurezza e senso di progettazione. Sono in funzione da centinaia di anni. Quando sono arrivato in India, sono rimasto molto colpito dal disprezzo con cui inizialmente gli indigeni parlavano di noi per come trascuravamo le migliorie materiali; dicevano che eravamo dei selvaggi civilizzati, bravissimi a combattere ma talmente inferiori ai loro grandi uomini da non sapere nemmeno mantenere in buone condizioni le opere che loro avevano costruito, e tanto meno imitarli estendendo il sistema" (5). Anche Thomas Munro, che nel 1820 diventa governatore del Madras, riconosce l'alto grado di sviluppo dei sistemi idrici indigeni: "Tentare la costruzione di nuove cisterne forse un proponimento pi irrealizzabile che riattivare quelle che si sono riempite di limo. Praticamente non c' un posto dove una cisterna possa trovare una sua utilit, che non sia gi stato sfruttato a questo scopo dagli abitanti" (6). I britannici, per, si dedicarono al Rajasthan, controllavano l'acqua per proteggere la loro rete di trasporto controllare i fiumi, i colonizzatori coloro che dai fiumi dipendevano. controllo delle acque dei fiumi indiani. In massimizzare i loro introiti sul sale, per e aumentare i redditi agricoli. Per esercitarono la forza e il dominio su

Democrazie dell'acqua decentrate. Nel 1957, lo storico marxista tedesco Karl Wittfogel pubblic il suo celebre "Dispotismo orientale", in cui introduceva il concetto di societ idraulica, una societ in cui storicamente la gestione dell'acqua sempre stata usata per usurpare il potere da parte di un organismo centrale (7). L'implicazione della teoria di Wittfogel che il controllo dell'acqua equivale al controllo della popolazione. Come il suo predecessore Karl Marx, Wittfogel presuppone che i sistemi di irrigazione decentrati fossero legati al potere centrale e che gli individui che si impossessavano dei fiumi diventavano l'lite al potere. Quel che a Marx e a Wittfogel sfugge l'indipendenza dei sistemi di gestione cooperativi dalle burocrazie dominanti. Il fatto che i sistemi di irrigazione indiani si basassero sulla gestione decentrata e non sul controllo centralizzato non viene capito da questi pensatori occidentali. La descrizione di Wittfogel dei sistemi idrici dell'Asia non rimasta incontestata. Lo storico dell'economia Nirmal Sengupta ha sottolineato che le vaste reti di sistemi di irrigazione non sono necessariamente grandi progetti (8). Possono essere una fitta rete di microprogetti gestiti localmente. Sengupta ha anche dimostrato che la stagnazione non era una caratteristica endemica di questi sistemi di irrigazione tradizionali, il cui punto centrale era invece la flessibilit. (9) I modelli di produzione agricola cambiavano di anno in anno in base alla disponibilit d'acqua. Con le risorse idriche affidate al controllo locale, le decisioni sull'uso della terra erano pi facili da prendere. L'irrigazione moderna, viceversa, usa un controllo e una distribuzione

dell'acqua di tipo centralizzato. I sistemi agricoli che si servono delle dighe moderne sono inoltre meno capaci di modificare le pratiche di coltivazione e irrigazione per adattarle alla disponibilit d'acqua. E poi, questi grandi sistemi erodono i diritti umani e provocano gravi danni ecologici. L'indifferenza e l'ignoranza verso le condizioni ecologiche locali hanno portato al fallimento di molti progetti di ingegneria durante il dominio britannico. Nel 1864, la catastrofe della Bradfield Dam nello Sheffield, in Inghilterra, fu dovuta alla scarsa competenza tecnica dei britannici: "Viene naturale il paragone tra la diga di Bradfield, finita in un fallimento, e il modello indiano che da tanto tempo e in tanti casi si rivelato un successo e che, se impiegato nel modo giusto e sottoposto ad assidua cura, potrebbe essere considerato quello che assicura la massima efficienza e sicurezza" (10). Dopo trent'anni di tentativi disastrosi per ripristinare il Grand Anicut sul Kaveri, sir Arthur Cotton ripieg sui pi efficaci metodi indigeni. Scrive Cotton: "E' stato da loro [gli indiani] che abbiamo imparato a gettare delle fondamenta in un banco di sabbia sciolta di profondit non misurabile. Anzi, quello che abbiamo imparato da loro ha fatto la differenza tra il successo e il fallimento finanziario, perch se le opere di irrigazione del fiume Madras eseguite dai nostri ingegneri sono state fin dall'inizio i massimi successi finanziari di ogni opera ingegneristica mai realizzata al mondo, dipende esclusivamente dal fatto che abbiamo imparato da loro... Con questa lezione sulle fondamenta, abbiamo costruito ponti, sbarramenti, acquedotti e ogni sorta di opera idraulica... Abbiamo dunque un grosso debito con gli ingegneri indigeni" (11). Nell'India tradizionale, stato possibile creare riserve idriche adeguate e sostenibili in condizioni di precipitazioni scarse e stagionali grazie alle conoscenze ecologiche, alla competenza tecnologica e alla cultura della conservazione. Questi sistemi sostenibili, per, possono andare rapidamente distrutti. Le tecnologie idriche e i paradigmi dell'acqua che non sanno capire i cicli naturali possono violare i ritmi dell'acqua stessa e degradare, impoverire e avvelenare le risorse.

Le alternative popolari per la sostenibilit. Mentre la privatizzazione dell'acqua la linea preferita da governi e istituzioni finanziarie globali, in India e in tutto il mondo le masse si stanno mobilitando per conservare l'acqua e rilanciare il controllo della comunit sulle sue risorse. Il movimento del Pani Panchayat, lanciato dall'O.N.G. Grani Gaurav Pratisthan (G.G.P.), un esempio di movimento popolare che mira alla creazione di un sistema idrico equo ed ecologicamente sostenibile in un'area soggetta a siccit. Il movimento ebbe inizio nel 1972, quando il Maharashtra fu colpito da una grave siccit. La coltivazione commerciale della canna da zucchero, idricamente molto esigente, stava sottraendo acqua alla gente e alla natura. Mentre il governo si concentrava sugli aiuti alimentari per la carestia e continuava a sfruttare le risorse idriche, il fondatore del G.G.P. Vikas Salunke individuava nel rigido controllo delle acque e nella conservazione del suolo gli strumenti fondamentali e pi efficaci per sopravvivere alla siccit. Il Pani Panchayat credeva nel diritto all'acqua di tutti i residenti. L'acqua era considerata una risorsa della comunit, e a determinarne quantitativamente la distribuzione tra i locali era il numero dei componenti di una famiglia e non l'estensione della terra posseduta. Fu nominato un "patkari" (distributore di acqua) fidato per assicurare un'equa assegnazione quotidiana. E anche se i membri del Panchayat erano liberi di decidere come usare la propria acqua, la coltivazione della canna da zucchero, considerata un uso irresponsabile di risorse, era vietata. Un movimento analogo prende piede nel 1982, quando un gruppo di lavoratori tessili immigrati a Bombay, di ritorno ai villaggi d'origine, li trova colpiti da siccit, con raccolti andati a male e carenza

idrica. Intanto, il governo fa progetti per irrigare le piantagioni di canna in trenta villaggi. La risposta dei lavoratori un movimento denominato Mukti Sangarsh: oltre 500 contadini si mobilitano impegnandosi a coltivare foraggio per quattro mesi all'anno su 800 ettari e a metterlo gratuitamente a disposizione dell'intero "taluk" (una divisione amministrativa), a condizione che sia il governo a fornire l'acqua. Gli abitanti dei villaggi si oppongono alle coltivazioni commerciali a consumo intensivo d'acqua come la canna da zucchero, esigendo invece un'equa distribuzione dell'acqua per l'irrigazione dei campi di foraggio. Nel 1985, mille contadini partecipano a una marcia per portare avanti le loro rivendicazioni. Quello stesso anno organizzano anche una conferenza sui metodi per combattere la siccit. Alla conferenza, il presidente del Drought Relief and Eradication Committee dello stato del Maharashtra afferma che se si abbandonasse la coltivazione della canna da zucchero potrebbero essere irrigati 250000 ettari di terra invece dei proposti 90000 ettari. I baroni dello zucchero, per, si oppongono energicamente all'idea di togliere acqua alla produzione commerciale. Le parole di un politico riflettono i sentimenti dei magnati dello zucchero: Non cederemo una sola goccia d'acqua dalle piantagioni di canna: a scorrere, piuttosto, sar un fiume di sangue. La canna e gli zuccherifici sono la gloria del Maharashtra (12). Dopo un'accesa resistenza, nel 1989 i contadini si riuniscono a Balawadi per inaugurare la Baliraja Memorial Dam - una diga costruita con le risorse del popolo per rispondere alle esigenze del popolo. La partecipazione popolare stata una garanzia contro la corruzione, gli sprechi e i rinvii. Il passo successivo consiste nell'assicurare un'equa distribuzione dell'acqua tramite un controllo sociale e collettivo. A questo scopo, gli agricoltori concordano di abbandonare la coltivazione della canna da zucchero piantando invece specie miste di alberi sul 30% della terra. Optano anche per la coltivazione di cereali di base usando l'irrigazione protettiva (13). Nel 1984, ho visitato la regione del Maharashtra colpita da siccit. In seguito alle scarse precipitazioni e a un'agricoltura devastata, per guadagnare qualcosa la gente si era dedicata alla distillazione e allo smercio illegale di liquori. L ho appreso che, nonostante i 731,1 milioni di dollari spesi dal governo in opere idrauliche nella regione, 1700 villaggi erano privi di acqua. Ho anche scoperto che il movimento popolare nel Ralegaon Shindi aveva respinto con le sue sole forze il rischio di desertificazione e di collasso economico. I locali avevano costruito sistemi di raccolta idrica costituiti da piccole dighe, e ora ricavano una produzione agricola di un valore compreso a i 146000 e i 188000 dollari l'anno. Anche il traffico illegale di liquore stato eliminato (14). Nel distretto di Alwar del Rajasthan, l'acqua si stava esaurendo al ritmo di un metro all'anno quando, tra il 1985 e il 1986, l'area stata colpita da siccit. L'organizzazione giovanile Tarun Bharat Sangh ha mobilitato la gente per ricostruire i "johad" in disuso, il tradizionale sistema di serbatoi per la raccolta dell'acqua. Le comunit locali hanno raccolto 2,2 milioni di dollari e costruito 2500 cisterne in 500 villaggi. L'acqua immagazzinata in un "johad" veniva spartita tra l'intero villaggio. I villaggi decidevano anche quanta terra irrigare e quanta acqua destinare all'uso casalingo. Il processo di decisione collettiva sulla costruzione, la manutenzione e l'uso dei sistemi idrici ha contribuito a evitare i conflitti (15). I movimenti per la conservazione dell'acqua si stanno diffondendo in tutta l'India. Nel Gujarat, dove quasi 13000 villaggi non hanno una fonte di approvvigionamento sicura e dove l'acqua del sottosuolo salina, le donne presenti nei consigli per l'acqua stanno assumendo la guida delle iniziative per la creazione di sistemi di raccolta idrica. L'investimento popolare nella conservazione dell'acqua ha anche contribuito a ricaricare le falde, riempire i fiumi e aumentare la produzione agricola. Nel 1994, il fiume Arvari tornato a vivere grazie al rifornimento proveniente da 500 "johad". Allo stesso modo il Ruparel, un tempo un fiume morto, ha ripreso a scorrere dal 1994 e oggi, grazie al contributo di 250 "johad", la principale fonte idrica per 250 villaggi (16). Nel 2001 il Tarun Bharat Sangh ha ricevuto il premio Magasasay per il suo impegno a favore della conservazione dell'acqua. Lo Swadhyaya del Gujarat, un movimento che mira allo sviluppo autonomo a tutti i livelli di organizzazione, dagli individui alle comunit e ai paesi, ha promosso

la costruzione di 957 serbatoi di filtraggio noti come "nirmal neer", grazie ai quali sono stati riforniti quasi 100000 pozzi. Gli abitanti dei villaggi appartenenti allo Swadhyaya adottano il "bhakti", il principio del volontariato, e credono nella contribuzione al 100%. Durante la siccit del 2000, i villaggi dello Swadhyaya non hanno mai esaurito l'acqua. Grazie al lavoro gratuito e al bhakti, i villaggi hanno creato un'alternativa alle soluzioni esterne a forte intervento di capitali per combattere la scarsit d'acqua. Iniziative come Swadhyaya, Tarun Bharat Sangh, Mukti Sangarsh e Pani Panchayat indicano che l'utilizzo sostenibile dell'acqua pu affermarsi solo con il controllo democratico delle risorse idriche. La gestione comunitaria evita i disastri ecologici e previene cos i conflitti sociali. Nel corso dei secoli i sistemi popolari di governo delle risorse idriche si sono basati su antiche conoscenze, evolvendo in sistemi complessi che assicurano l'equa distribuzione dell'acqua. La scarsit d'acqua provocata dall'uomo e gli onnipresenti conflitti per il suo possesso possono essere ridotti al minimo se si riconosce all'acqua il carattere di risorsa comune. I movimenti di conservazione idrica stanno anche mostrando che la vera soluzione alle crisi dell'acqua risiede nell'energia del popolo, nel lavoro, nel tempo, nella cura e nella solidariet di cui esso capace. L'alternativa pi efficace ai monopoli dell'acqua la democrazia dell'acqua. L'attuale guerra scatenata dalle multinazionali pu essere vinta solo grazie ai movimenti di massa per la democrazia dell'acqua. Il modello offerto dai movimenti ha mostrato come sia possibile creare abbondanza dalla scarsit.

7. Le acque sacre. L'acqua fonte di tutte le forme di vita_5. "Il Corano". "Apo hi stha mayobhuvas". (L'acqua la pi grande nutritrice ed quindi come una madre). Taittiriya Samhita.

Il sacro Gange. Nel corso di tutta la storia le fonti d'acqua sono state considerate sacre, oggetto di devozione e rispetto. L'avvento dei rubinetti e delle bottiglie d'acqua ci ha fatto dimenticare che, prima di finire nelle tubature e di essere venduta in confezioni di plastica, l'acqua un dono della natura. In India tutti i fiumi sono sacri. Sono visti come estensioni e parziali manifestazioni delle divinit. Secondo la cosmologia rigvedica, la possibilit stessa della vita sulla terra associata alla concessione delle acque celesti da parte di Indra, il dio della pioggia. Vrtra, demone del caos avversario di Indra, trattenne le acque tenendole tutte per s e impedendo la creazione. Quando Indra sconfisse Vrtra, le acque celesti piovvero sulla terra e la vita sbocci. Secondo la mitologia induista, l'origine del Gange nei cieli. Il Kumbh Mela, una grande festivit centrata intorno al fiume, una celebrazione della creazione. Secondo il mito, gli dei e i demoni lottarono per il possesso del "kumbh" (brocca) colmo di "amrit" (nettare), nato dal "sagar manthan" (ribollimento dell'oceano). Il figlio di Indra, Jayant, fugg con il "kumbh" e per dodici giorni consecutivi demoni e dei combatterono per impossessarsene. Infine, gli dei vinsero, bevvero l'"amrit" e ottennero l'immortalit. Durante la battaglia per il "kumbh", cinque gocce di "amrit" caddero sulla terra: ad Allahabad, Haridwar, Nasik e Ujjain, le quattro citt dove tuttora si tiene il Kumbh Mela. Ancora oggi, ognuna di queste citt celebra ogni dodici anni il suo "mela". Il Maha Kumbh Mela di Allahabad del 2001 stato uno dei festival pi spettacolari mai tenuto. Quasi 30 milioni di persone si sono ritrovate nella citt santa per bagnarsi nel sacro Gange.

Il mito pi antico e pi noto sulla creazione del Gange la storia di Bhagiratha, pronipote di Sagara, re dell'oceano. Re Sagara aveva massacrato i demoni della terra e stava celebrando un "aswamedh-yagya" (sacrificio di cavalli) per dichiarare la propria supremazia. Indra, dio della pioggia e sovrano supremo del regno degli dei, temette di perdere il potere dello "yagya" e rub il cavallo di Sagara, legandolo all'eremo del grande saggio Kapila. In quel momento, Kapila era profondamente immerso in meditazione, ignaro della malefatta di Indra. Quando re Sagara seppe che gli avevano portato via il cavallo, sped i suoi 60000 figli a cercarlo. I figli trovarono la bestia presso il saggio in meditazione e organizzarono un piano per aggredirlo. Quando il saggio apr gli occhi, incollerito per l'attacco, ridusse in cenere i fratelli con lo sguardo. Alla fine fu Anshuman, nipote di Sagara, a riprendere il cavallo da Kapila. Rifer al nonno che il saggio aveva incenerito i suoi 60000 figli; perch questi salissero in cielo c'era un solo modo: che il Gange scendesse sulla terra per purificare con le sue acque le ceneri dei 60000 fratelli. Purtroppo Anshuman e il figlio Dilip non riuscirono portare il Gange sulla terra. Infine, il nipote di Anshuman, Bhagiratha, sal sull'Himalaya, a Gangotri, e inizi a meditare. Dopo una lunga meditazione, il Gange gli apparve in forma di donna e accett di discendere sulla terra, a condizione che ci fosse qualcuno in grado di attutirne la caduta, ch altrimenti con la sua violenza avrebbe distrutto il pianeta. Re Bhagiratha si rivolse a Shiva, che accett di usare i propri capelli per attenuare l'impatto della discesa di Gange. Il fiume segu Bhagiratha nel luogo in cui giacevano le ceneri dei figli di re Sagara, purific le loro anime e apr loro la via del cielo. Essendo sceso dal cielo, il Gange un ponte sacro verso il divino. Il fiume un "tirtha", un punto di transito da un luogo a un altro. Nel "Gangastothrasata-namavali", un'ode al fiume che rivela il profondo effetto che esso esercita in India, compaiono i 108 nomi sacri del fiume. (1) Il ruolo del Gange come mediatore tra questo mondo e il divino si incarna nei rituali funebri diffusi tra gli ind. Le ceneri dei nostri antenati e familiari vengono sparse nel Gange, in modo che, come ai figli di Sagara, anche a essi sia assicurata la transizione al cielo. Io sono nata e cresciuta nella valle del Doon, circondata dal Gange a est e dallo Yamuna a ovest. I fiumi hanno dato alimento e forma al mio senso del sacro fin dall'infanzia. Una delle esperienze pi commoventi che mi sia toccata in anni recenti stata quella di immergere le ceneri di mio padre nel Gange a Rishikesh. Come il Gange, lo Yamuna, il Kaveri, il Narmada e il Brahmaputra sono tutti fiumi sacri venerati come divinit femminili. Purificano, si dice, e lavano via le impurit spirituali e materiali. Questi poteri purificatori sono il motivo per cui, durante le abluzioni quotidiane, i devoti ind ripetono: O santa madre Ganga, o Yamuna, o Godavari, o Sarasvati, o Narmada, o Sindhu, o Kaveri. Abbiate voi tutti la compiacenza di manifestarvi in queste acque con cui mi purificher. Il Gange non possiede soltanto le normali qualit detergenti dell'acqua; saturo di minerali antisettici che uccidono i batteri. Le moderne ricerche batteriologiche confermano che nelle acque del Gange i germi del colera non sopravvivono. Scrive il dottor F.C. Harrison: "Un fatto peculiare, che non mai stato spiegato in maniera soddisfacente, la rapida morte, tra le tre e le cinque ore, del 'Cholera vibrio' nelle acque del Gange. Quando si pensa allo scarico nelle sue acque di resti organici di nativi spesso morti di colera, e al fatto che cos tanti nativi vi si bagnano, colpisce che la convinzione degli ind che l'acqua di questo fiume sia pura e non possa essere contaminata, e che la si possa bere tranquillamente, sia confermata dagli strumenti della moderna ricerca batteriologica" (2). Non stupisce che la popolazione indiana abbia caro il Gange e altri fiumi, e attribuisca loro poteri misteriosi. N sorprende che, malgrado la colonizzazione dell'India da parte della Coca-Cola e di McDonald's, milioni di persone continuino a sentirsi attratte dal Gange in occasione del Kumbh Mela.

Un racconto ecologico. Ganga, le cui acque scorrono nel paradiso, figlia del Signore della Neve. Giungi, Shiva, a portare il tuo aiuto, a trattenerla nel mezzo della sua discesa. Perch da sola la terra mai potr sostenere questi torrenti che cadono dall'alto del cielo (3). L'escursione alle sorgenti del Gange uno dei ricordi d'infanzia cui sono pi affezionata. A un'altitudine di 3200 metri si trova Gangotri, dove sorge il tempio dedicato a Madre Ganga, venerata sia come fiume sacro sia come dea. A pochi passi dal tempio di Ganga c' il Bhagirath Shila, il masso sul quale re Bhagiratha avrebbe meditato prima di portare il Gange sulla terra. Il tempio viene aperto ogni anno in occasione dell'Akshaya Tritiye, che cade nell'ultima settimana di aprile o nella prima di maggio. Quel giorno, i contadini si preparano alla nuova semina. Il tempio di Ganga chiude il giorno di Deepavali, la festa delle luci, e il tabernacolo della dea Ganga viene portato a Haridwar, Prayag e Varanasi. Quella della discesa del Gange una storia ecologica. Il tema dell'inno che abbiamo riportato quello del problema idrologico associato alla discesa di un fiume potente come il Gange. H.C. Reiger, insigne ecologo dell'Himalaya, descrive in questo modo il senso materiale dell'inno: "Nelle scritture c' la consapevolezza che, se tutte le acque che discendono dalla montagna dovessero abbattersi sulla terra nuda, questa non sarebbe mai in grado di reggere l'impatto dei torrenti... Nei capelli di Shiva abbiamo un dispositivo fisico ben noto, che spezza la forza dell'acqua che scende... la vegetazione delle montagne" (4). Il Gange non semplicemente un donatore di pace dopo la morte - una fonte di prosperit in vita. La pianura gangetica una delle regioni pi fertili al mondo. All'inizio della stagione dell'aratura in Bihar, prima di seminare, i contadini riempiono un recipiente d'acqua del Gange e lo pongono in un punto particolare del campo per assicurarsi un buon raccolto. Questo trattamento dell'organico come sacro ha indotto la geografa Diana Eck a definire il Gange un simbolo organico. Cos scrive la Eck: "L'importanza di Ganga come simbolo non di carattere esclusivamente narrativo. Innanzitutto, un fiume che scorre con acque di vita in un universo vibrante. Nella storia i miti narrativi vanno e vengono. Possono dare forma al cosmo e trasmettere significato per molte generazioni, per poi perdere gradualmente la presa sull'immaginazione e cadere nell'oblio. Ma il fiume rimane, anche quando le storie non vengono pi ripetute" (5). Una ventina di chilometri oltre Gangotri c' Gaumukh, un ghiacciaio che ha la forma di muso di vacca, da cui nasce il Gange. Il ghiacciaio di Gaumukh, lungo 24 chilometri e largo dai 6 agli 8 chilometri, si sta ritirando al ritmo di 5 metri all'anno. L'arretramento del ghiacciaio del Gange, fonte di vita per milioni di persone che risiedono nella pianura gangetica, ha gravi conseguenze per il futuro dell'India.

Il cristianesimo e le acque sacre. La sacralit dell'acqua trae ispirazione sia dalla potenza dei fiumi sia dall'acqua come forza vitale. A proposito del Mississippi, scrisse una volta T.S. Eliot: Non so molto di dei, ma penso che questo fiume sia un forte dio bruno (6). In tutto il mondo vediamo riconosciuta l'importanza spirituale dell'acqua: in Francia, un tempio dedicato alla dea Sequana si erge alla sorgente della Senna, e la Marna prende il nome da Matrona, Madre divina; il nome antico del Tamigi in Inghilterra Tamesa o Tamesis, che indica una divinit fluviale. Nel loro libro "Sacred Waters", Janet e Colin Bord elencano

duecento antichi pozzi sacri in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda che sono giunti fino ai nostri tempi (7). In Europa la pratica della venerazione spirituale dell'acqua fu spazzata via dall'avvento del cristianesimo. La nuova religione dichiarava atto di paganesimo l'adorazione dell'acqua, denunciandola come un abominio. Al secondo Concilio di Arles, tenutosi intorno al 452, un canonico dichiarava: Se nel territorio di un vescovo gli infedeli accendono torce o venerano alberi, fonti o pietre, e non aboliscono quest'usanza, devono sapere che sono colpevoli di sacrilegio (8). Nel 960 il re sassone Edgar emise un decreto che imponeva a ogni prete di portare avanti assiduamente il cristianesimo ed estinguere il paganesimo, vietando l'adorazione delle sorgenti. (9) Tali editti continuarono a essere emessi fino al Dodicesimo secolo inoltrato. Nel Quindicesimo secolo il registro cattedrale della diocesi di Hereford promulgava un decreto che proibiva il culto dei pozzi e di altre fonti d'acqua a Turnaston, in Inghilterra: "Bench sia previsto nelle leggi divine e nei sacri canoni che chiunque adori una pietra, una sorgente o altra creatura di Dio incorre nell'accusa di idolatria, ci giunto all'orecchio, ci addolora dirlo, per bocca di molti testimoni degni di fede e per mezzo della voce comune del popolo, che molti dei nostri sudditi rendono visita in gran numero a un certo pozzo e a una certa pietra a Turnaston, nella nostra diocesi, dove, con genuflessioni e offerte, senza l'autorizzazione della chiesa, venerano errando detto pozzo e detta pietra, commettendo cos idolatria: quando manca l'acqua portano via con s il fango del pozzo e lo trattano come reliquia, con grave pericolo per le loro anime e pernicioso esempio per gli altri. Sospendiamo pertanto l'uso dei suddetti pozzo e pietra e sotto pena di maggiore scomunica facciamo divieto al nostro popolo di visitare il pozzo e la pietra a scopo di culto. E deputiamo ciascuno di voi, e fermamente lo vincoliamo in virt della santa obbedienza, a proclamare pubblicamente nelle vostre chiese e parrocchie che nessuno deve visitare il luogo a tali scopi (10). Malgrado il divieto di adorare l'acqua, la profonda fede della gente nella sua sacralit persistette. Per proteggere i santi rituali, la comunit convertiva i luoghi sacri all'uso cristiano; le antiche usanze furono assorbite nei riti cristiani e la venerazione dell'acqua si nascose sotto una facciata cristiana. (11) L'acqua ha conservato la sua sacralit nei riti del battesimo e del lavaggio delle mani. Siti battesimali e chiese furono costruiti vicino ai pozzi, e a volte sopra di essi.

Dare valore all'acqua. Il vocabolo "valore" viene dal latino "valere", che vuol dire essere forte, valido. Nelle comunit in cui l'acqua sacra, il suo valore si fonda sul ruolo e la funzione di forza vitale per animali, piante ed ecosistemi. La mercificazione dell'acqua, viceversa, riduce il suo valore esclusivamente a quello commerciale. Oggi l'"Oxford English Dictionary" definisce il valore innanzitutto in termini economici: Quella quantit di una certa merce, mezzo di scambio eccetera che considerata equivalente a qualcos'altro; giusto o adeguato equivalente o guadagno. Come "valore", anche il termine "risorsa" ha una radice interessante. Viene dalla parola "surge", che vuol dire ci che ha la capacit di risollevarsi. Purtroppo oggi il vocabolo indica ci che acquista valore in quanto materia prima per l'industria. La proposta di assegnare valori di mercato a tutte le risorse come soluzione per risolvere le crisi ecologiche un po' come offrire la malattia come cura. Con l'avvento della rivoluzione industriale, ogni valore diventato sinonimo di valore commerciale, mentre la portata spirituale, ecologica, culturale e sociale delle risorse veniva cancellata. Le foreste non erano pi comunit viventi; erano diventate miniere di legname. I minerali non erano pi le vene della terra, ma semplici materie prime. Oggi stiamo assistendo alla mercificazione di due risorse vitali - la biodiversit e l'acqua - che per lungo tempo sono

rimaste fuori dalla portata dell'industrializzazione forestale. La biodiversit ormai non altro che una miniera genetica e l'acqua una merce. La crisi idrica scaturisce dalla fallace identificazione del valore con il prezzo monetario. Spesso invece le risorse possiedono un valore altissimo pur non avendo prezzo. Siti sacri come le foreste e i fiumi sono esempi di risorse che hanno un grande valore e nessun prezzo. Oceani, fiumi e altre masse d'acqua hanno svolto funzioni importanti come metafore della nostra relazione con il pianeta. Culture diverse hanno sistemi di valore differenti mediante i quali vengono indirizzati e formati i comportamenti etici, ecologici ed economici della societ. Analogamente, l'idea che la vita sacra attribuisce un alto valore ai sistemi viventi e si oppone alla loro mercificazione. Per assicurare la protezione di risorse vitali la sola logica del mercato non basta. E' necessario il recupero del sacro e del concetto di bene comune, cosa che sta accadendo. Qualche anno fa, erano alcune migliaia i pellegrini che si recavano dai villaggi dell'India settentrionale fino ad Hardwar e Gangotri per raccogliere l'acqua del Gange in occasione di Shivratri, il giorno natale del dio Shiva. Carichi dei loro "kavad" (un giogo da cui pendono due vasi di acqua santa che non devono mai toccare il terreno), oggi i "kavdia" si contano a milioni. Durante le settimane del pellegrinaggio l'autostrada che va da Delhi al mio paese, Dehra Dun, viene chiusa al traffico dei veicoli. Villaggi e paesi organizzano punti di ristoro, dove si pu riposare e mangiare gratuitamente, lungo i 200 chilometri dell'intero percorso del pellegrinaggio. I "kavad" vivacemente decorati contenenti l'acqua di Ganga sono una celebrazione e una dedizione al sacro. Nessuna economia di mercato sarebbe capace di indurre milioni di persone a percorrere centinaia di chilometri nel caldo soffocante di agosto per portare la benedizione delle acque sacre al proprio villaggio. I trenta milioni di devoti che sono andati a bagnarsi nel sacro Gange per il Kumbh Mela non vedevano il valore dell'acqua in termini di prezzo di mercato ma nei termini della sua validit spirituale. Gli stati non possono costringere i devoti a venerare il mercato dell'acqua. Le acque sacre ci portano oltre il mercato, in un mondo ricco di miti e leggende, di fedi e devozione, di cultura e celebrazione. Questi sono i mondi che ci rendono capaci di salvare e spartire l'acqua, di convertire la scarsit in abbondanza. Siamo tutti figli del Sagar, assetati di acque che ci liberano e ci danno la vita - vita organica e spirituale. La lotta per il "kumbh", tra dei e demoni, tra quelli che proteggono e quelli che distruggono, tra quelli che curano e quelli che sfruttano, ancora in corso. Ognuno di noi ha un suo ruolo nel forgiare la futura storia della creazione. Ognuno di noi responsabile del "kumbh", la brocca dell'acqua sacra.

Note. Prefazione. Nota 1. Tra gli articoli sulla crisi dell'acqua usciti sulle principali pubblicazioni nel 2001, vedi Sandra L. Postel e Aaron T. Wolf, "Dehydrating Conflict", in Foreign Policy, settembre/novembre 2001, pagina 60; "Crazed by Thirst: Canadians are in Lather Over Water Exports", in The Economist, 15 settembre 2001, pagina 34; Nicholas George, "Billions Face Threat of Water Shortage", in Financial Times, 14 agosto 2001, pagina 6; "Water in China: In Deep", in The Economist, 18 agosto 2001; "Low Water", in Financial Times, 14 agosto 2001, pagina 12. Nota 2. Jim Yardley, "For Texas Now, Water, Not 0il, Is Liquid Gold", in New York Times, 16 aprile 2001, A1. Nota 3. Vedi il capitolo 3 di questo libro per una discussione pi esauriente sui conflitti sull'acqua in questi paesi.

Introduzione.

Nota 1. Bill Aitink, "Seven Sacred Rivers", South Asia Books, Columbia, 1992, pagina 1. Nota 2. Marq De Villiers, "Water: The Fate of Our Precious Resource", Houghton Mifflin, New York 2000, pagina 17. Nota 3. Ivi pagina 18. Nota 4. Robin Clarke, "Water: The International Crisis", MIT Press, Cambridge (Mass.) 1993, pagina 67. Nota 5. Sandra Postel, "Water for Agriculture", Worldwatch Institute, Washington DC 1989. Nota 6. ibid. Nota 7. Vandana Shiva, "Staying Alive: Women, Ecology and Development in India", Zed Books, London 1988, pagine 67-77. Nota 8. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival: Conflicts over Natural Resources in India", Sage, New Delhi 1991, pagina 109. Nota 9. Mira Behn, "Something Wrong in the Himalaya", s.d. Nota 10. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagina 147. Nota 11. Ibid. Nota 12. Vandana Shiva, "Staying Alive", cit., pagina 82. Nota 13. Comunicazione personale, Dader Asmal, ministro dell'acqua, Sudafrica; Csir, Division of Water, Environment and Forestry Technology, "The Environmental Impacts of Invading Alien Plants in South Africa", Department of Water Affairs and Forestry, Pretoria 2001. Nota 14. Vandana Shiva et al., "Doon Valley Echosystem", Government of India, Report produced for the Ministry of Environment. Nota 15. Nicholas Georgescu-Roegen, "The Entropy Law and the Economie Process", Harvard University Press, Cambridge, MA 1974, pagine 2-21. Nota 16. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagina 300. Nota 17. Ibid. Nota 18. Vandana Shiva, "Homeless in Global Village", in Maria Mies e Vandana Shiva, "Ecofeminism", Fernwood Publications, Halifax, NS; Zed Books, London 1993, pagina 100. Nota 19. Vandana Shiva e Afsar Jafri, "Stronger than Steel: People's Movement Against Globalisation and the Gopaltur Steel Plant", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 1998, pagina 1. Nota 20. Vandana Shiva et al., "The Ecological Costs of Globalisation", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 1997, pagina 7. Nota 21. "What is RTZ Doing in Orissa?", rapporto di Mines Minerals and People, 15 aprile 2001. Nota 22. Ibid. Nota 23. Prafulla Samantra, "Kashipur Alumina Projects and the Voice of Tribals for Life and Livelihood", presentazione alla Conference on Globalisation and Environment organizzata dalla Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, 30 settembre 2001. Nota 24. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", Zed Books, London 1991. Nota 25. V.B. Vebalkar, "Irrigation by Groundwater in Maharashtra", Groundwater Survey and Development Agency, Poona, India 1984. Nota 26. Anjana Trivedi e Rajendar Bandhu, "Report of Water Scarcity in Malwa", in Niti Marg, maggio 200 1, pagine 19-25. Nota 27. Ibid. Nota 28. Lloyd Timberlake, "Africa in Crisis: The Causes, the Cures of Environmental Bankruptcy", International Institute for Environment and Development, London 1985. Nota 29. Anjana Trivedi e Rajendar Bandhu, "Report of Water Scarcity in Malwa", cit. Nota 30. Ibid. Nota 31. Centre for Science and Environment, "Water Report", Delhi 2000. Nota 32. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagina 187. Nota 33. "Gujarat in for Acute Water Famine", in Times of India, 20 dicembre 1986; "Solutions that Hold No Water", in Times of India, 8 dicembre 1986.

Nota 34. V.B. Vebalkar, "Irrigation by Groundwater in Maharashtra", cit. Nota 35. Terry Anderson e Pamela Snyder, "Water Marekts: Priming the Invisible Pump", Cato Institute, Washington DC 1997, pagina 8. Nota 36. Jack Hirshleifer, James C. De Haven e Jermone W. Milliman, "Water Supply: Economics, Technolocy, and Policy", University of Chicago Press, Chicago 1960.

1. Il diritto all'acqua: lo stato, il mercato, la comunit. Nota 1. Giustiniano, "Institutiones" 2. 1. 1. Nota 2. William Blackstone, cit. in Walter Prescott Webb, "The Great Plains", Grosset and Dunlop, New York 1931. Nota 3. Chattarpati Singh, "Water and Law", s.d. Nota 4. Devon Pena, a cura di, "Chicano Culture, Ecology and Politics", University of Arizona Press, Tucson 1998, pagina 235. Nota 5. Donald Worster, "Rivers of Empire: Water, Aridity, and the Growth of the American West", Pantheon Books, New York 1985, pagina 88. Nota 6. Ivi, pagina 98. Nota 7. Ivi pagina 104. Nota 8. Ivi, pagina 90. Nota 9. Terry Anderson e Pamela Snyder, "Water Markets: Priming the Invisible Pump", Cato Institute, Washington DC 1997, pagina 75. Nota 10. Jatinder Bajaj, "Green Revolution: A Historical Perspective", intervento al CAP/TWN Seminar Crisis of Modern Science, Penang, novembre 196, pagina 4. Nota 11. Nirmal Sengupta, "Managing Common Property: Irrigation in India and The Philippines", Sage, New Delhi 1991, pagina 30. Nota 12. N.S. Jodha, "Common Property Resources and Rural Poor", in Economie and Political Weekly 21, n. 7, 5 luglio 1986. Nota 13. John Locke, "Second Treatise on Civil Government", Prometheus Books, Buffalo 1986, pagina 20. Nota 14. Garrett Hardin, "Tragedy of the Commons", in Science 162, 1968, pagine 1243-1248. Nota 15. Devon Pena, a cura di, "Chicano Culture, Ecology and Politics", cit., pagina 235. Nota 16. Ibid. Nota 17. Ivi, pagina 242. Nota 18. Devon Pena, "A Gold Mine, an Orchard, and an Eleventh Commandment", in Pena, a cura di, "Chicano Culture, Ecology and Politics", University of Arizona Press, Tucson 1998, pagine 250-251. Nota 19. Anupam Mishra, "The Radiant Raindrops of Rajasthan", trad. di Maya Jani, Research Foundation for Science, Technology and Ecology, New Delhi 2001. Nota 20. Chattarpati Singh, "Water and Law", cit. Nota 21. Terry Anderson e Pamela Snyder, "Water Markets", cit., pagina 149. Nota 22. Peter Rogers, "America's Water: Federal Roles and Responsibilities", MIT Press, Cambridge (Mass.) 1993. Nota 23. South West Network for Environmental and Economie Justice and Campaign for Responsible Technology, "Sacred Waters", 1997, pagine 19-20. Nota 24. Ibid. Nota 25. Ivi, pagine 133-134.

2. Mutamenti climatici e crisi dell'acqua. Nota 1. Aubrey Meyer, "Contraction and Convergence: The Global Solution to Climate Change", Green Books for the Schumacher Society, Tomes, Devon 2000, pagina 22. Nota 2. Paul Brown, "Global Warming: Can Civilization Survive?" Blandford Press, London 1996, pagina 57. Nota 3. Ibid. Nota 4. Intergovemmental Panel on Climate Change, "Climate Change, 2001", Cambridge University Press, Cambridge, pagina 1. Nota 5.Meyer, "Contraction and Convergence", cit.

Nota 6.Ross Gelbspan, "The Heat is On: The Climate Crisis, the Cover-up, the Prescription", Perseus Books, Boulder 1998, pagina 109. Nota 7. ibid. Nota 8. "Global Warming Much Worse than Predicted", in The Independent, 12 giugno 2001. Nota 9. Jeffrey Kluger, "Climate of Despair", in Time Magazine, 6 aprile 2001, pagina 34. Nota 10. Intergovernmental Panel on Climate Change, "Climate Change, 2001", cit., pagina 363. Nota 11. Vandana Shiva e Ashok Emani, "Climate Change, Deforestation, and the Orissa Supercyclone", Research Foundation for Science, Technology and Ecology, New Delhi 2000, pagina 4. Nota 12. Ali e Chouwdary, aprile 1997. Nota 13. Vandana Shiva e Ashok Emani, "Climate Change, Deforestation, and the Orissa Supercyclone", cit., pagina 10. Nota 14. Ivi, pagine 810-815. Nota 15. "The Big Meltdown", in Time Magazine, 4 settembre 2000, pagina 55. Nota 16. John Michael Wallace, International Herald Tribune, 19 aprile 2001. Nota 17. Sydney Levitus, New York Times, 13 aprile 2001. Nota 18. "Climate Crisis", in The Ecologist, 29,2. Nota 19. Intergovernmental Panel on Climate Change, "Climate Change, 2001", cit., pagina 700. Nota 20. K.S. Foma, "The Traveller's Guide to Uttarakhand", Garuda Books, Chamoli, India 1998, pagina 51. Nota 21. Brown, "Global Warming", cit., pagina 87. Nota 22. Intergovernmental Panel on Climate Change, "Climate Change, 2001", cit., pagina 856.

3. La colonizzazione dei fiumi: dighe e guerre dell'acqua. Nota 1. John Widtsoe, "Success on Irrigation Projects", pubbl. come pamphlet nel 1928, pagina 138. Nota 2. Charles R. Gorldman, James McEvoy III e Peter J. Richerson, a cura di, "Environmental Quality and Water Development", W.H. Freeman, San Francisco 1973, pagina 80. Nota 3. "By a Damsite", in Time Magazine, 19 giugno 1994, pagina 79. Nota 4. Paul Shepard, "Man in the Landscape: A Historic View of the Aesthetics of Nature", Knopf, New York 1967, pagina 141. Nota 5. Fred Powledge, "Water: The Nature, Uses, and Future of Our Most Precious and Abused Resource", Farrar, Straus and Giroux, New York 1982, pagina 279. Nota 6. Bureau of Reclamation, "Reclamation", Washington DC 1975. Nota 7. Tiro Palmer, "Endangered Rivers and the Conservation Movement", University of California Press, Berkeley 1986, pagina 20. Nota 8. Ibid. Nota 9. Ivi, pagina 22. Nota 10. Donald Worster, "Rivers of Empire: Water Aridity, and the Growth of the American West", Pantheon Books, New York 1985, pagina 202. Nota 11. Tim Palmer, "Endangered Rivers", cit., pagina 58. Nota 12. Ibid. Nota 13. Donald Worster, "Rivers of Empire", cit., pagina 98. Nota 14. Ivi, pagina 21 Nota 15. Ibid. Nota 16 Ibid. Nota 17. Tim Palmer, "Endangered Rivers", cit., pagina 217. Nota 18. Ivi, pagina 183. Nota 19. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", Zed Books, London 1988. Nota 20. Donald Worster, "Rivers of Empire", cit., pagina 264. Nota 21. Vandana Shiva e Radha Holla Bhar, "History of Food and Farming in India", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 2001. Nota 22. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit.

Nota 23. Ibid. Nota 24. L.C. Jain, "Dam Vs. Drinking Water: Exploring the Narmada Judgement", in Parisar 2001. Nota 25. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit. Nota 26. L.C. Jain, "Dam Vs, Drinking Water", cit. Nota 27. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit. Nota 28. "Punjab Floods Were Man-Made", in Economie Times, Bombay 4 ottobre 1988. Nota 29. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit. Nota 30. "Dams and Floods", in Indian Express, 21 ottobre 1988. Nota 31. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit. Nota 32. Marc Reisner, "Cadillac Desert: The American West and its Disappearing Water", Viking, New York 1986. Nota 33. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", Sage, New Delhi 1991, pagine 202-240. Nota 34. Ibid. Nota 35. Government of India Agriculture Statistics, Delhi 2000. Nota 36. L.C. Jain, "Myths about Dams", doc. inedito, 2001. Nota 37. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagina 186. Nota 38. Ibid. Nota 39. Arundhati Roy, "The Greater Common Good", in Frontline, aprile 1999, pagina 31. Nota 40. Non violenza gandhiana, disobbedienza civile. Nota 41. Illustrated Weekly, agosto 1984. Nota 42. Vijai Paranjapaye, "Narmada Dams", The Indian National Trust for Art and Cultural Heritage, New Delhi 1987. Nota 43. Ibid. Nota 44. Ibid. Nota 45. Per un approfondimento della discussione sulla diga di Ukai e le sue conseguenze ecologiche e sociali, vedi Vandana Shiva, "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagine 228-229. Nota 46. ibid. Nota 47. Per ulteriori informazioni sui trasferimenti per la diga di Bhakra, vedi Vandana Shiva, "Ecology and the Politics of Survival", cit. Nota 48. Ivi, pagina 230. Nota 49. Maria Mies e Vandana Shiva, "Ecofeminism", Femwood Publications, Halifax; Zed Books, London 1993. Nota 50. Ivi, pagina 101. Nota 51."Dams and Development", rapporto della World Commision on Dams, Earthscan Publications, London 2000, pagina XVIII. Nota 52. Ibid. Nota 53. Ivi, pagina 18. Nota 54. Lettera del movimento contro la diga a Koel Karo. Nota 55. Il 30 luglio 2000 un divo cinematografico di Kannada, Rajkumar, viene sequestrato dal famoso fuorilegge Veerappan. Veerappan presenta dieci richieste, fra cui l'impegno a trovare una soluzione definitiva alla disputa sull'acqua di Kaveri. Tra le altre c' la richiesta di rendere il tamil la seconda lingua amministrativa del Karnataka, di scoprire il monumento a Thiruvalluvar a Bangalore, di aumentare il salario giornaliero dei lavoratori della Manjolai Estate di Tirunelveli. Rajmumar viene liberato il 15 novembre 2000. Nota 56. Elizabeth Corell e Ashok Swain, "India: The Domestic and International Politics of Water Scarcity", in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics.Conflicts over Water As a Development Constraint", University Press, Dhaka; Zed Books, London 1995, pagine 152-143. Nota 57. Ivi, pagina 143. Nota 58. Ivi, pagina 144. Nota 59. Marq De Villiers, "Water: The Fate of Our Most Precious Resource", Houghton Mifflin, New York 2000, pagine 236-237. Nota 60. Ivi, pagina 239. Nota 61. Michael Schultz in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit. pagina 106. Nota 62. Ivi, pagina 101.

Nota 63. Ivi, pagina 99. Nota 64. Gap l'acronimo in turno. Nota 65. Michael Schultz in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit., pagina 99. Nota 66. Marq De Villiers, "Water", cit., pagina 210. Nota 67. Ibid. Nota 68. Ivi, pagina 11. Nota 69. Michael Schultz in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit., pagina 110. Nota 70. Helena Lindholm, "Water and the Arab-Israeli Conflict", in Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit., pagina 58. Nota 71. Cit. in Saul Cohen, "The Geopolitics of Israel's Border Question", Westview Press, Boulder 1986, pagina 122. Nota 72. Helena Lindholm, "Water and the Arab-Israeli Conflict", cit., pagina 61. Nota 73. Ivi, pagina 69. Nota 74. Ivi, pagina 62. Nota 75. Ivi, pagina 63. Nota 76. Ewan Anderson, "Water: The Next Strategic Resource", cit. in Helena Lindholm, "Water and the Arab-Israeli Conflict", cit., pagina 77. Nota 77. Fadia Darbes, Palestinian Water Authority, "Water Resources in the Regione: An Approach to Conflict Resolution", documento presentato al P.7 Summit sulle controversie sull'acqua, Bruxelles, 7-10 giugno 2000. Nota 78. Military Order 158, November 19, 1967, Amendment to Water Law 31, 1953, cit. in Jerusalem Media Communication Center, 1993, pagina 22. Nota 79. Helena Lindholm, "Water and the Arab-Israeli Conflict", cit., pagina 80. Nota 80. Mara Natha, Secunderabad, India, marzo/aprile 2001. Nota 81. Marq De Villiers, "Water", cit. Nota 82. Ivi, pagina 216 Nota 83. Ivi, pagina 220. Nota 84. Jan Hultin, "The Nile: Source of Life, Source of Conflict", in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit., pagina 29. Nota 85. Marq De Villiers, "Water", cit., pagina 224. Nota 86. Ivi, pagina 225. Nota 87. Imeru Tamrat, "Conflict or Cooperation in the Nile", documento presentato al P.7 Summit sulle controversie sull'acqua, Bruxelles, 7- 10 giugno 2000. Nota 88. Ibid. Nota 89. K. Tripathi, "Inter State River Conflicts", Law Institute, New Delhi 1971, pagina 31. Nota 90. Jan Hultin, in Leif Ohlsson, a cura di, "Hydropolitics", cit., pagina 33. Nota 91. Le regole di Helsinki furono adottate dall'International Law Association alla cinquantaduesima conferenza, tenuta a Helsinki nell'agosto 1966. "Report of the Committee on the Uses of the Water of International Rivers", International Law Association, London 1967. Nota 92. "Report of Krishna Water Disputes Tribunal", Government of India, New Delhi 1973, pagina 43. Nota 93. Mare Reisner, "Cadillac Desert", cit. Nota 94. Vandana Shiva et al, "Ecology and Politics of Survival", cit., pagina 255. Nota 95. Ibid.

4.La Banca mondiale, il W.T.O. e il controllo delle grandi aziende sull'acqua. Nota 1. www.worldbank.org. Nota 2. Maude Barlow, "Blue Gold: The Global Water Crisis and the Commodificanon of the World's Water Supply", International Forum on Globalisation, San Francisco 2000, pagina 15. Nota 3. Fortune Magazine, maggio 2000.

Nota 4. Monsanto, "Sustainable Development Sector Strategy", documento inedito, 1991, pagina 3. Nota 5. Ivi, pagina 14. Nota 6. Monsanto, "Water Business Plan", documento inedito, 1998. Nota 7. Ibid. Nota 8. Ibid. Nota 9. Vandana Shiva, Afsar H. Jafri e Gitanjah Bedi, "Ecological Costs of Economic Globalisation", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 1997, pagina 45. Nota 10. Riccardo Petrella, "Il manifesto dell'acqua", Ed. Gruppo Abele, Torino 2001, pagina 20. Nota 11.Vandana Shiva et al., "License to Kill", Rescarch Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 2000, pagine 53-58. Nota 12. Meera Mehta, "A Review of Public-Private Partnerships in the Water and Environmental Sanitation Sector in India", Department for International Development, New Delhi 1999, pagina 7. Nota 13. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 15. Nota 14. Emanuel Idelevitch e Klas Ringkeg, "Private Sector Participation in Water Supply and Sanitation in Latin America", World Bank 1995, pagina 9. Nota 15. Ibid. Nota 16. Ivi, pagine 27-50. Nota 17. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 18. Nota 18. Ibid. Nota 19. Ghana National Coalition Against the Privatisation of Water, "Water is not a Commodity", documento inedito. Nota 20. Ibid. Nota 21. Provisions of the Panchayats (Extension to the Scheduled Areas) Act, 1996, Section 4(b). Nota 22. Ivi, Sec. 4(a). Nota 23. Ivi, Sec. 4(d). Nota 24 Acquisizione del Gats da parte dell'Unione Europea. Nota 25. Ruth Caplan, "Alliance for Democracy", documento diffuso alla riunione delle O.N.G. sul Gats di Ginevra, aprile 2001. Nota 26. W.T.O. Doha Declaration (Ministerial Meeting, novembre 2000). Nota 27. New York Times, 31 luglio 2000. Nota 28. Ibid. Nota 29. Ibid. Nota 30. Cit. in Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 36. Nota 31. Riccardo Petrella, "Il manifesto dell'acqua", cit., pagina 68. Nota 32. Ibid. Nota 33. Ibid. Nota 34. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 18. Nota 35. Riccardo Petrella, "The Water Manifesto", cit., pagina 73. Nota 36. Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 16. Nota 37. Ibid. Nota 38. World Development Movement (W.D.M.), "Stop the GATSastrophe", novembre 2000, www.wdm.org.uk/cambriefs/wto/GATS.htm. Nota 39. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 17. Nota 40. Ibid. Nota 41. Informazione basata su una comunicazione personale con Mira Shiva del Bhopal Medical Relief Group. Nota 42. Riccardo Petrella, "Il manifesto dell'acqua", cit., pagina 68. Nota 43. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 8. Nota 44. "Small is Sustainable", International Society for Ecology and Culture, 2001, pagina 1. Nota 45. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 28. Nota 46. Consumer Education Rescarch Centre, "Insight", gennaio/febbraio 1998. Nota 47. Government of India, P.F.A. Amendment, 2000. Nota 48. Financial Express, 30 dicembre 2000. Nota 49. Business Times, 26 giugno 2001, pagina 10. Nota 50. Ibid. Nota 51. Ibid. Nota 52. Discorso del presidente della repubblica Narayan, 1999.

Nota 53. Nota 54. Nota 55. Nota 56. Nota 57. inedito. Nota 58.

Ho sentito questo slogan durante una visita a Kerala. Maude Barlow, "Blue Gold", cit., pagina 19. Ibid. Vedi www.canadians.org/blueplanct/cochabamba-e.html. Oscar Olivera e Marcela Olivera, "Reclaiming the Water", documento Ibid.

5. Cibo e acqua. Nota 1. "Partcipatory Breeding of Millets", The International Crops Rescarch Institute for the Semi-Arid Tropics, 1995. Nota 2. Vandana Shiva et al. "Ecology and the Politics of Survival: Conflicts Over Natural Resources in India", Sage, New Delhi 1991. Nota 3. V.A. Kovda, "Land Aridization and Drought Control", Westview Press, Boulder 1980; M.M. Peat e I.D. Teare, "Crop-Water Relations", Wiley, New York 1983. Nota 4. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution: Third World Agriculture, Ecology and Politics", Zed Books, London 1991, pagina 70. Nota 5. Ivi, pagina 200. Nota 6. Ibid. Nota 7. Ibid. Nota 8. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit. Nota 9. Ibid. Nota 10. I suoli non dilavati contengono sali che non sono stati sciolti e portati via dalla pioggia. Nota 11. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", cit., pagina 128. Nota 12. Ivi, pagina 129. Nota 13. Vandana Shiva et al., "Seeds of Suicide", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 2001. Nota 14. Vandana Shiva et al., "Ecology and the Politics of Survival", cit., pagina 234. Nota 15. Ivi, pagina 235. Nota 16. Ibid. Nota 17. Robin Clarke, "Water: The International Crisis", MIT Press, Cambridge (Mass.) 1993, pagina 61. Nota 18. William Ellis, "A Soviet Sea Lies Dying", in National Geographic, febbraio 1990. Nota 19. Marq De Villiers, "Water: The Fate of Our Most Precious Resource", Houghton Mifflin, New York 2000, pagina 44. Nota 20. Vandana Shiva, "Violence of the Green Revolution", pagina cit., 141. Nota 21. Vandana Shiva e Gurpreet Karir, "Chemmeenkettu", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 1997. Nota 22. Ibid. Nota 23. Ibid. Nota 24. Ibid. Nota 25. Tim Palmer, "Endangered Rivers and the Conservation Movement", University of California Press, Berkeley 1986, pagina 178. Nota 26. Ivi, pagina 192. Nota 27. Mohamed T. El-Ashry, "Salinity Problems Related to Irrigated Agricolture in Arid Regions", Proceedings of Third Conference on Egypt, Association of Egyptian-American Scholars, 1978, pagine 55-57. Nota 28. Mohamed T. El-Ashry, "Groundwater Salinity Problems Related to Irrigation in the Colorado River Basin and Ground Water", in Groundwater, vol. 18, n. 1. gennaio/febbraio 1980, pagine 37-45. Nota 29. Marq De Villiers, "Water", cit., pagina 143. Nota 30. Per ulteriori informazioni sull'avvelenamento da arsenico, si visiti il sito dell'Organizzazione mondiale della sanit su www.who.int/water-sanitationhealth/Arsenic/arsenic.htm. Nota 31. Per altre letture sull'avvelenamento da arsenico in Bangladesh, vedi Allan Smith, Elena Lingas e Mahfuzar Rahman, "Contamination of Drinking-Water by Arsenic in Bangladesh: A Public Health Emergency", Bulletin of the World Health

Organization, vol. 78, n. 9, 2000, 1093-1103, reperibile presso www.who.int/pdf/ 2000/issue9/buO751.pdf.

6. Convertire la scarsit in abbondanza. Nota 1. Anupam Mishra, "The Radiant Raindrops of Raiasthan", trad. ingl. di Maya Jani, Rescarch Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 2001, pagina 3. Nota 2. Ibid. Nota 3. S.T. Somasekhar Reddy, "Indigenous Tank System", Research Foundation for Science, Technology, and Ecology, New Delhi 1985. Nota 4. Ibid. Nota 5. Ibid. Nota 6. Ibid. Nota 7. K.A. Wittfogel, "Il dispotismo orientale", SugarCo, Milano 1980. Nota 8. Nimal Sengupta, "Managing Common Property: Irrigation in India and The Philippines", Sage, New Delhi 1991. Nota 9. Ibid. Nota 10. Cit. in S.T. Somasekhar Reddy, "Indigenous Tank System", cit. Nota 11. Ibid. Nota 12. Vandana Shiva, "Ecology and the Politics of Survival: Conflicts Over Natural Sesources in India", Sage, New Delhi 1991. Nota 13. Ibid. Nota 14. L'informazione si basa su un colloquio personale con Anna Hazare del Ralegaon Shindi, che ha ispirato una rivoluzione dell'acqua con la mobilitazione popolare. Nota 15. Comunicazione personale di Rajender Singh del Tarun Bharat Sangh, Alwar, maggio 2000. Nota 16. Ibid.

7. Le acque sacre. Nota 1. Per la lista dei 108 nomi del Gange vedi l'Appendice. Nota 2. Swami Sivananda, "Mother Ganges", The Divine Life Society, Uttar Pradesh 1994, pagina 16. Nota 3. H.C. Reiger, "Whose Himalaya? A Study in Geopiety", in T. Singh, a cura di, "Studies in Himalayan Ecology and Development Strategies", English Book Store, New Delhi 1980, pagina 2. Nota 4. Ibid. Nota 5. Diana Eck, "Ganga the Goddess in Hindu Sacred Geography", in "The Divine Consort: Radha and the Doddesses of India", a cura di John Stratton Hawley e Donna Marie Wulkk, Graduate Theological Union, Berkeley 1982, pagina 182. Nota 6. Uma Shankari e Esha Shah, "Water Management Traditions in India", Patriotic People's Science and Technology Foundation, Madras 1993, pagina 25. Nota 7. Janet Bord e Colin Bord, "Sacred Waters: Holy Wells and Water Lore in Britain and Ireland", Granada, London, New York 1985. Nota 8. Ivi, pagina 31. Nota 9. Ibid. Nota 10. Robert Mascall, "Bishop of Hereford", pagine 1404-1417. Vedi anche Janet Bord e Colin Bord, "Sacred Waters", cit., pagina 45. Nota 11. Ibid.

Appendice. I 108 nomi del fiume Gange. 1.

Nome: Ganga [Il fiume Gange, in India, considerata una divinit femminile: Ganga (Nota del Traduttore)]. Significato: Gange. 2. Nome: Visnu-padabja-sambhuta. Significato: Nata dal piede di Vishnu dalla forma di loto. 3. Nome: Hara-vallabha. Significato: Cara a Hara (Shiva). 4. Nome: Himancalendra-tanaya. Significato: Figlia del Signore dell'Himalaya. 5. Nome: Gii-mandala-gamini. Significato: Che scorre nel territorio montuoso. 6. Nome: Tarakarati-janani. Significato: Madre del nemico del demone Taraka. 7. Nome: Sagaratmaja-tarika. Significato: Liberatrice dei 60000 figli di Sagara (che erano stati inceneriti dallo sguardo furente del saggio Kapila). 8. Nome: Sarasvati-samayukta. Significato: Raggiunta dal fiume Sarasvati (che, si dice, avrebbe compiuto il suo corso sotterraneo unendosi al Gange ad Allahabad). 9. Nome: Sughosa. Significato: Melodiosa, rumorosa. 10. Nome: Sindhu-gamini. Significato: Che scorre fino all'oceano. 11. Nome: Bhagirathi. Significato: Che riguarda il santo Bhagiratha (le cui preghiere fecero scendere il Gange dal cielo). 12. Nome: Bhagyavati. Significato: Felice, fortunata. 13. Nome: Bhagiratha-rathanuga. Significato: Che segue il carro di Bhagiratha (che fece scendere il Gange dal cielo per purificare le ceneri dei figli di Sagara). 14. Nome: Trivikaram-padoddhuta. Significato: Che cade dal piede di Vishnu. 15. Nome: Triloka-patha-gamini.

Significato: Che scorre nei tre mondi (il cielo, la terra e l'atmosfera o le regioni inferiori). 16. Nome: Ksira-subhra. Significato: Bianca come il latte. 17. Nome: Bahu-ksira. Significato: Una vacca che d molto latte. 18. Nome: Ksira-vrksa-samakula. Significato: Uno dei quattro 'alberi del latte', con Naya-grodha (baniano), Udumbara (fico) e Madhuka (Bassia latifolia). 19. Nome: Trilocana-jata-vasini. Significato: Abitante nella chioma arruffata di Shiva. 20. Nome: Trilocana-traya-vimocini. Significato: Assolvere ai tre obblighi, ossia: 1. Studiare i Veda. 2. Sacrificare e venerare gli dei. 3. Procreare un figlio per i Manes. 21. Nome: Tripurari-siras-cuda. Significato: La chioma sulla testa del nemico di Tripura o Shiva (Tripura era una tripla fortificazione - nel cielo, nell'aria e sulla terra, rispettivamente di oro, argento e ferro - costruita da Maya per gli Asura, e bruciata da Shiva). 22. Nome: Jahnavi. Significato: Appartenente a Jahnu (che bevve il Gange incollerito quando questo inond il suo terreno sacrificale, ma poi lo perdon e lo lasci scorrere dall'orecchio). 23. Nome: Nata-bhiti-hrt. Significato: Che porta via la paura. 24. Nome: Avyaya. Significato: Imperitura. 25. Nome: Nayanananda-dayini. Significato: Imperitura. 26. Nome: Naga-putrika. Significato: Figlia della montagna. 27. Nome: Niranjana. Significato: Non pitturato con il collirio (senza colore). 28. Nome: Nitya-suddha. Significato: Eternamente pura.

29. Nome: Nira-jala-pariskrta. Significato: Ornata di una rete d'acqua. 30. Nome: Savitri. Significato: Simulatrice. 31. Nome: Salila-vasa. Significato: Che dimora nell'acqua. 32. Nome: Sagarambu-medhini. Significato: Che gonfia le acque dell'oceano. 33. Nome: Ramya. Significato: Deliziosa. 34. Nome: Bindu-saras. Significato: Fiume fatto di gocce di pioggia. 35. Nome: Avyakta Unmanifest. Significato: Non manifesta, non sviluppata. 36. Nome: Vrndaraka-samasrita. Significato: Riposo degli eminenti. 37. Nome: Uma-sapatni. Significato: Che ha lo stesso sposo (per esempio Shiva) di Uma (Parvati). 38. Nome: Subhrangi. Significato: Dalle magnifiche membra. 39. Nome: Srimati. Significato: Bellissima, fausta, illustre. 40. Nome: Dhavalambara. Significato: Vestita di bianco splendente. 41. Nome: Akhandala-vana-rasa. Significato: Che ha Shiva come abitatore della foresta (eremita). 42. Nome: Khandendu-drta-sekhara. Significato: Che ha come cimiero la falce di luna. 43. Nome: Amrtakara-salila. Significato: La cui acqua nettare. 44. Nome: Lila-lamghita-parvata.

Significato: Che salta per gioco le montagne. 45. Nome: Virinci-kalasa-vasa. Significato: Che abita nel vaso d'acqua di Brahma (o Vishnu o Shiva). 46. Nome: Triveni Triple-braided. Significato: Fatta delle acque di tre fiumi: Gange, Yamuna e Sarasvati. 47. Nome: Trigunatmika. Significato: Che possiede i tre Guna. 48. Nome: Sangataghugha-samani. Significato: Che distrugge la masse di peccati di Sangata. 49. Nome: Sankha-dundubhi-nisvana Significato: Che manda un suono come una conchiglia e un tamburo. 50. Nome: Bhiti-hrt. Significato: Che porta via la paura. 51. Nome: Bhagya-janani. Significato: Che crea la felicit. 52. Nome: Bhinna-bralumnda-darpini. Significato: Che va fiera dell'uovo rotto di Brahma. 53. Nome: Nandini. Significato: Felice. 54. Nome: Sighra-ga. Significato: Che scorre veloce. 55. Nome: Siddha. Significato: Perfetta, santa. 56. Nome: Saranya. Significato: Che d riparo, aiuto o protezione. 57. Nome: Sasi-sekhara. Significato: Dal cimiero a forma di luna. 58. Nome: Sankari. Significato: Che appartiene a Sankara (Shiva). 59. Nome: Saphari-puran. Significato: Piena di pesci (soprattutto carpe o Cyprinus saphore, una specie di vivaci pesciolini che luccicano guizzando nelle acque basse).

60. Nome: Bharga-murdha-krtalaya. Significato: Che ha come dimora la testa di Bharga (Shiva). 61. Nome: Bhava-priya. Significato: Cara a Bhava (Shiva). 62. Nome: Satya-sandha-priya. Significato: Cara ai fedeli. 63. Nome: Hamsa-svarupini. Significato: Incarnata nelle forme dei cigni. 64. Nome: Bhagiratha-suta. Significato: Figlia di Bhagiratha. 65. Nome: Anatra. Significato: Eterna. 66. Nome: Sarac-candra-nibhanana. Significato: Simile alla luna d'autunno. 67. Nome: Om-kara-rupini. Significato: Che ha l'aspetto della sillaba sacra Om. 68. Nome: Atula. Significato: Impareggiabile. 69. Nome: Krida-kallola-karini. Significato: Che gonfia le onde per diletto. 70. Nome: Svarga-sopana-sarani. Significato: Che scorre fino al cielo come una scalinata. 71. Nome: Sarva-deva-svarupini. Significato: Che incarna il mantenimento della pace. 72. Nome: Ambhah-prada. Significato: Che dona l'acqua. 73. Nome: Dunkha-hantri. Significato: Che annienta la pena. 74. Nome: Santi-santana-karini. Significato: Che realizza il mantenimento della pace. 75. Nome: Daridrya-hantri. Significato: Distruttrice della povert.

76. Nome: Siva-da. Significato: Che d felicit. 77. Nome: Samsara-visa-nasini. Significato: Che annienta il veleno dell'illusione. 78. Nome: Prayaga-nilaya. Significato: Che ha Prayaga (Allahabad) per dimora. 79. Nome: Sita 'Furrow'. Significato: Il nome del ramo orientale dei quattro mitici rami in cui si sarebbe diviso il Gange celeste dopo essere caduto sul monte Meru. 80. Nome: Tapa-traya-vimocini. Significato: Che libera dalle Tre Afflizioni. 81. Nome: Saranagata-dinarta-paritana. Significato: Protettrice degli ammalati e dei sofferenti che vengono da te per trovare rifugio. 82. Nome: Sumukti-da. Significato: Che d la completa emancipazione spirituale. 83. Nome: Siddhi-yoga-nisevita. Significato: Colei a cui ci si rivolge (per ottenere il successo o poteri magici). 84. Nome: Papa-hantri. Significato: Distruttrice del peccato. 85. Nome: Pavanangi. Significato: Che ha un corpo puro. 86. Nome: Parabrahma-svarupini. Significato: Incarnazione dello Spirito Supremo. 87. Nome: Purna. Significato: Piena. 88. Nome: Puratana. Significato: Antica. 89. Nome: Punya. Significato: Augurale. 90. Nome: Punya-da. Significato: Che concede merito.

91. Nome: Punya-vahini. Significato: Che possiede o produce merito. 92. Nome: Pulomajarcita. Significato: Venerata da Indrani, sposa di Indra. 93. Nome: Puta. Significato: Pura. 94. Nome: Puta-tribhuvana. Significato: Purificatrice dei Tre Mondi. 95. Nome: Japa Muttering. Significato: Mormorante. 96. Nome: Jangama. Significato: Mobile, viva. 97. Nome: Jangamadhara. Significato: Supporto di ci che vive o si muove. 98. Nome: Jala-rupa. Significato: Fatta d'acqua. 99. Nome: Jagad-d-hita. Significato: Amica o benefattrice di ci che vive o si muove. 100. Nome: Jahnu-putri. Significato: Figlia di Jahnu. 101. Nome: Jagan-matr. Significato: Madre di ci che vive o si muove. 102. Nome: Jambu-divpa-viharini. Significato: Che si aggira per l'isola delle melarose. 103. Nome: Bhava-patni. Significato: Moglie di Bhava (Shiva). 104. Nome: Bhisma-matr. Significato: Madre di Bhisma. 105. Nome: Siddha. Significato: Santa. 106. Nome: Ramya.

Significato: Deliziosa, bella. 107. Nome: Uma-kara-kaamala-sanjata. Significato: Nata dal loto che cre Uma (Parvati). 108. Nome: Ajnana-timira-bhanu. Significato: Una luce nelle tenebre dell'ignoranza.