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J.R.R.

TOLKIEN

LA CADUTA DI GONDOLIN
Assemblaggio e giunzioni di Nicol Masi

La Caduta di Gondolin

TUOR E IL SUO ARRIVO A GONDOLIN


Ran, sposa di Huor, dimorava con quelli della Casa di Hador; ma quando nel Dorlmin giunse voce della Nirnaeth Arnoediad, e per non aveva notizie del suo signore, Ran, la mente sconvolta, si addentr da sola nelle selve. Quivi sarebbe perita se gli Elfi Grigi non fossero accorsi in suo aiuto. Ch c'era una dimora di questo popolo tra i monti a occidente del lago Mithrim; e ivi essi la condussero, e Ran vi diede alla luce un figlio prima che l'Anno di Cordoglio fosse finito. E Ran disse agli Elfi: Che il suo nome sia Tuor poich quello scelto da suo padre prima che la guerra ci dividesse. E io vi prego di crescerlo e di tenerlo nascosto sotto la vostra tutela; perch prevedo che da lui verr un gran bene per gli Elfi e per gli Uomini. Io per devo andare in cerca di Huor, mio signore. Allora gli Elfi la compassionarono; ma un certo Annael, unico fra quanti di quel popolo erano andati alla guerra che fosse tornato dalla Nirnaeth, le disse: Ahim, signora, ormai noto che Huor caduto al fianco di Hrin suo fratello; e giace, ritengo, sul gran cumulo di cadaveri che gli Orchi hanno accatastato sul campo di battaglia. Sul che, Ran si lev e lasci la dimora degli Elfi, e attravers la terra di Mithrim, e giunse alla fine allo Haudh-en-Ndengin nel deserto di Anfauglith, e quivi si giacque e mor. Gli Elfi per si presero cura dell'infante figlio di Hour, e Tour crebbe tra loro; ed era bello di volto, con i capelli dorati come quelli della stirpe paterna, e divenne forte, alto e valente, ed essendo stato cresciuto dagli Elfi aveva dottrina e abilit non minori dei principi degli Edain prima che la rovina piombasse sul Nord. Col passare degli anni, per, la vita della prima gente di Hithlum, quanta ancora ne rimanesse, Elfi o Uomini, divenne pi che mai ardua e perigliosa. Ch, come altrove si narra, Morgoth venne meno alle promesse fatte agli Orientali che l'avevano servito, negando loro le ricche terre del Beleriand su cui avevano posto gli occhi, ed esili quella mala genia in Hithlum, ordinando che vi dimorassero. Ed essi, sebbene pi non amassero Morgoth, continuarono a servirlo per paura, odiando gli Elfi tutti quanti; e spregiavano il resto della Casa di Hador (gli anziani e donne e bambini, per lo pi) e li opprimevano, e ne sposavano a forza le donne, e si impossessavano delle loro terre e beni, e ne facevano schiavi i figli. Orchi andavano e venivano per il paese a loro piacimento, perseguendo gli Elfi ancora viventi nei ridotti montani, e molti erano i prigionieri che trassero alle miniere di Angband per faticare quali schiavi di Morgoth. Annael pertanto guid la sua poca gente alle caverne di Androth, dove condussero vita dura e circospetta, finch Tuor non fu in et di sedici anni e divenne forte e abile nel maneggio delle armi, l'ascia e l'arco degli Elfi Grigi; e il cuore gli si accese in petto al

racconto delle afflizioni del suo popolo, e desider andare a trar vendetta sugli Orchi e gli Orientali. Ma Annael glielo proib. Lungi da qui, a mio parere, il tuo destino, Tuor figlio di Huor gli disse. E questa terra non sar liberata dall'ombra di Morgoth finch i Thangorodrim stessi non siano rasi al suolo. Siamo giunti pertanto alla conclusione di lasciar perdere e di muovere a sud; e con noi tu verrai. Ma come sfuggiremo alla rete dei nostri nemici? chiese Tuor. Perch tanta gente in marcia tutt'assieme non potr non essere notata. Non andremo allo scoperto rispose Annael; e con un po' di fortuna raggiungeremo il cammino segreto che noi diciamo Annon-in-Gelydh, la Porta dei Noldor, essendo che la si deve all'abilit di quel popolo, che l'ha costruita molto tempo fa, ai giorni di Turgon. A quel nome Tuor si sent sommuovere, pur non sapendo perch; interrog Annael circa Turgon. un figlio di Fingolfin Annael rispose e oggi, dacch Fingon caduto, considerato Re Supremo dei Noldor. Poich ancora vive, temutissimo tra tutti i nemici di Morgoth, ed sfuggito al disastro della Nirnaeth quando Hrin del Dor-lmin e Huor tuo padre tennero i Guadi del Sirion alle sue spalle. Quand' cos, andr in cerca di Turgon disse Tuor poich certamente mi prester aiuto per amore di mio padre. Impossibile replic Annael. Il suo ridotto infatti celato agli occhi di Elfi e Uomini, e ignoriamo dove si trovi. Pu darsi che qualcuno dei Noldor conosca la strada che vi mena, ma non lo dir a nessuno. Comunque, se con loro vuoi parlare, vieni con me come t'ho gi detto, poich nei remoti porti del Sud non escluso che ti imbatta in viandanti provenienti dal Regno Celato. Avvenne cos che gli Elfi abbandonassero le caverne di Androth, e Tuor con loro. Ma i nemici ne tenevano d'occhio le dimore, e ben presto seppero che erano in marcia; e non si erano allontanati di molto dalle colline quando, nella piana, furono assaliti da una forte schiera di Orchi e Orientali, e ne furono ampiamente dispersi, fuggiaschi nella notte incombente. Ma nel cuore di Tuor s'accese la fiamma della battaglia, ed egli non volle fuggire ma, giovinetto qual era, prese a roteare l'ascia di suo padre e a lungo tenne testa agli assalitori, molti uccidendone; alla fine, per, venne sopraffatto e, prigioniero, condotto al cospetto di Lorgan l'Orientale. Ora, codesto Lorgan era considerato il capo degli Orientali e affermava la propria signoria su tutto il Dor-lmin quale feudo appartenente a Morgoth; e si prese Tuor per schiavo. Dura e amara fu allora la vita di Tuor, poich Lorgan si compiaceva di trattarlo tanto pi crudelmente, in quanto era della schiatta degli antichi signori, ed egli mirava a spezzare, potendolo, l'orgoglio della Casa di Hador. Ma Tuor ebbe saggezza e sopport tutte le pene e gli insulti con circospetta pazienza; sicch, con l'andar del tempo la sua sorte miglior alquanto, e per lo meno non mor di inedia come invece molti degli infelici schiavi di Lorgan. Egli era infatti forte e abile, e Lorgan le sue bestie da soma le nutriva bene, finch fossero giovani e in grado di lavorare. Ma dopo tre anni di schiavit, a Tuor finalmente si present una possibilit di fuga. Ormai era giunto quasi a pieno sviluppo, ed era pi alto e pi svelto di qualsivoglia degli Orientali; ed essendo stato inviato con altri schiavi a lavorare nei boschi, d'improvviso si gett sulle guardie, con un'ascia le spacci e si rifugi tra i colli. Gli Orientali gli diedero la caccia con i cani, ma fu invano; infatti, pressoch tutti i cani di Lorgan erano amici suoi, e quando lo scovavano gli facevano festa e poi, al suo comando, tornavano indietro di corsa. E cos Tuor giunse alfine alle caverne di Androth e vi dimor solo. E per quattro anni fu un fuorilegge nella terra dei suoi padri, torvo e solitario; e il suo nome era temuto perch egli compiva frequenti scorrerie e uccideva molti degli Orientali in cui si imbattesse. Misero allora una forte taglia sul suo capo; e per non osavano spingersi fino al suo nascondiglio, neppure in forze, poich temevano il popolo degli Elfi e stavano alla larga dalle caverne

dove questi avevano abitato. Si dice per che Tuor non fosse mosso alle sue spedizioni dal proposito di vendetta, ma piuttosto dal desiderio di cercare la Porta dei Noldor, di cui gli aveva parlato Annael. Ma non la trovava, non sapendo dove cercarla, e quei pochi Elfi che ancora stessero tra i monti non ne avevano udito parlare. Ora, Tuor ben sapeva che, ancorch la fortuna continuasse a essere dalla sua, a conti fatti i giorni di un fuorilegge sono contati e sono sempre pi disperati. N aveva intenzione di vivere per sempre a quel modo, a guisa di uomo selvatico tra colli senza case, e il cuore lo spronava a grandi imprese. E qui, si dice, si mostr la possanza di Ulmo. Il quale aveva sentore di tutto ci che accadeva nel Beleriand, e ogni corso d'acqua che dalla Terra-dimezzo scendesse al Grande Mare era per lui come un messaggero in entrambe le direzioni; ed egli continuava a essere amico come un tempo di Crdan e dei Carpentieri delle Bocche del Sirion1. E a quel tempo Ulmo era soprattutto attento ai destini della Casa di Hador poich nelle profondit dei suoi propositi voleva far s che avessero vasta parte nei suoi disegni di aiuto agli Esuli; e ben sapeva della situazione di Tuor, ch Annael e molti dei suoi erano riusciti a fuggire dal Dor-lmin, giungendo alfine da Crdan nel lontano Sud. Avvenne cos che un giorno ai primi dell'anno (ventitr ne erano trascorsi dalla Nirnaeth), Tuor sedesse accanto a una sorgente che fluiva non lungi dall'ingresso della grotta che lo ospitava, e che volgesse lo sguardo a occidente, al rannuvolato tramonto. Ed ecco che all'improvviso il suo cuore seppe che non doveva restar l pi a lungo, ma alzarsi e andare. Abbandoner subito la grigia terra della mia gente che pi non grid e andr in cerca della mia sorte! Ma dove diriger i miei passi? A lungo ho cercato la Porta, ma non l'ho trovata. Diede allora di piglio all'arpa che sempre portava con s, abile com'era a pizzicarne le corde, e, incurante del pericolo costituito dalla sua chiara voce solitaria nel deserto, inton un canto elfico del Nord per il sollievo dei cuori. E mentre cantava, la fonte ai suoi piedi prese a bulicare per grande afflusso d'acqua, e trabocc, e davanti a lui un ruscello corse gi per il pendio roccioso. E Tuor vide in questo un segno, e subito si lev e segu il rivo. Giunse cos ai piedi degli alti colli del Mithrim e si trov nella piana settentrionale del Dor lmin; e di continuo la corrente cresceva, seguendola egli verso occidente, finch, dopo tre giorni, pot scorgere in quella direzione le lunghe, grigie creste dell'Ered Lmin, che in quelle regioni correvano da nord a sud, isolando le remote terre delle Spiagge Occidentali. Mai Tuor nelle sue peregrinazioni era giunto a quelle alture. Ed ecco adesso il terreno farsi pi rotto e nuovamente sassoso, a mano a mano che alle alture ci si avvicinava, e ben presto cominci a salire sotto il piede di Tuor, e la corrente sprofond in un letto incassato. Ma, mentre il terzo giorno del suo viaggio cedeva a un livido crepuscolo, Tuor si trov di fronte a una parete rocciosa, e in essa era un'apertura simile a un grande arco; e la corrente l'attraversava e scompariva. Allora Tuor se ne sgoment e disse: Cos dunque la speranza mi ha ingannato! Il segno tra i colli mi ha condotto soltanto a un buio termine, nel bel mezzo della terra dei miei nemici. E, il cuore pesante, si sedette tra i massi sull'alta riva del fiume, vigilando per tutta un'amara notte senza fuoco; perch si era appena al mese di Slim e nessun brivido primaverile s'avvertiva in quella nordica terra remota, e un vento aspro spirava da est. Ma, quando la luce del sole nascente si diffuse pallida tra le lontane nebbie del Mithrim, Tuor ud voci e, volgendo lo sguardo all'ingi, scorse, con grande stupore, due Elfi che guadavano l'acqua bassa; e come presero a salire lungo i gradini intagliati nella sponda, Tuor si lev in piedi e diede loro una voce. Subito quelli trassero le spade lucenti e corsero alla sua volta. E Tuor s'avvide che erano, s, ammantati di grigio, ma sotto portavano un giaco di maglia; e se ne meravigli, poich erano pi belli e terribili a vedersi, a cagione della luce dei loro occhi, di qualsiasi altro Elfo da lui conosciuto. Si lev in tutta
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la sua statura e li attese; ma come quelli notarono che non impugnava armi, ma che era solo e li salutava in lingua elfica, rinfoderarono le spade e gli rivolsero cortesemente la parola. E uno dei due disse: Gelmir e Arminas noi siamo, della gente di Fnarfin. Non sei tu uno degli Edain che un tempo abitavano in queste terre prima della Nirnaeth? E anzi ritengo che tu sia parente di Hador e Hrin, perch tale ti rivela l'oro dei tuoi capelli. E Tuor rispose: S, sono Tuor figlio di Huor figlio di Galdor figlio di Hador; ma ora voglio finalmente andarmene da questa terra dove vivo da fuorilegge e solitario. Quand' cos replic Gelmir se vuoi fuggire e trovare i porti del Sud, i tuoi piedi ti hanno condotto proprio sulla strada giusta. Era quel che pensavo disse Tuor. Ho infatti seguito una sorgente zampillata all'improvviso tra i colli, finch s' gettata in questo fiume infido. Adesso per non so pi dove volgere il passo, perch il fiume sprofondato nelle tenebre. Attraverso le tenebre si pu giungere alla luce osserv Gelmir. Ma chiunque preferisce procedere sotto il sole finch lo pu replic Tuor. Poich per voi a quella gente appartenete, ditemi, se potete, dove si trova la Porta dei Noldor. A lungo infatti l'ho cercata dacch Annael, mio padre adottivo tra gli Elfi Grigi, me ne ha parlato. Risero allora gli Elfi e dissero: La tua cerca conclusa, poich noi stessi siamo or ora passati per la Porta. Eccola qui davanti a te! E indicarono l'arco sotto il quale l'acqua fluiva. Su, vieni! Attraverso le tenebre giungerai alla luce. Noi ti guideremo ma non possiamo andar lontano: siamo inviati nelle terre donde fuggimmo, per una missione urgente. Ma non temere soggiunse Gelmir: Un grande destino iscritto sulla tua fronte, e ti porter lontano da queste regioni, suppongo anzi assai lontano dalla Terra-di-mezzo. Tuor allora segu i Noldor gi per la ripa e procedette nell'acqua fredda finch penetrarono nell'ombra sotto l'arco di pietra. E a questo punto Gelmir cav una di quelle lampade per cui i Noldor andavano celebri, perch in tempi antichi erano fabbricate in Valinor, e n venti n acqua potevano spegnerle e quando le si scappucciava mandavano una chiara luce azzurra emessa da una fiamma imprigionata in un bianco cristallo 2. E al lume che Gelmir levava sopra il proprio capo, Tuor s'avvide che la corrente d'un tratto prendeva a scendere per un dolce pendio penetrando in una grande galleria, ma che, accanto al suo corso scavato nella roccia, si susseguivano lunghe rampe di scale che conducevano in gi, verso un'oscurit profonda di l dal raggio della lampada. Giunti che furono ai piedi delle rapide, si trovarono sotto una gran volta rocciosa, e qui il fiume si gettava in una precipite cascata con un gran frastuono di cui echeggiava la volta, poi, superato un altro arco, si immetteva in una nuova galleria. Accanto alla cascata i Noldor si fermarono e presero congedo da Tuor. Adesso dobbiamo tornare e riprendere la nostra strada in tutta fretta spieg Gelmir, perch nel Beleriand stanno verificandosi eventi pericolosissimi. dunque giunta l'ora in cui Turgon deve fare la sua comparsa? chiese Tuor. Al che gli Elfi lo guardarono sbalorditi. Questa una faccenda che riguarda pi i Noldor che i figli degli Uomini replic Arminas. Che ne sai tu di Turgon? Ben poco rispose Tuor. So solo che mio padre lo aiut a mettersi in salvo dalla Nirnaeth e che nel suo ridotto nascosto dimora la speranza dei Noldor. E, non so perch, sempre il suo nome mi risuona in cuore e mi sale alle labbra. E se potessi fare di testa mia, andrei a cercarlo, anzich seguire questa buia strada di paura. O forse questa via segreta quella che mena alla sua dimora? Chi pu dirlo? ribatt l'Elfo. Dal momento che la dimora di Turgon celata, segrete sono anche le vie che vi conducono. Non le conosco, bench a lungo le abbia cercate. Ma se le conoscessi, non le rivelerei n a te n a nessun altro degli Uomini.

Intervenne per Gelmir: Pure, ho udito dire che la tua Casa gode del favore del Signore delle Acque. E se i suoi propositi ti conducono da Turgon, senza dubbio da lui arriverai, quale che sia la strada da te seguita. E adesso segui quella cui l'acqua ti ha condotto dalle colline, e non temere! Non procederai a lungo nel buio. Addio! E non credere che il nostro incontro sia stato casuale, poich l'Abitatore del Profondo ancora regge molte fila in questa terra. Anar kaluva tielyanna! 3 Ci detto, i Noldor si volsero e risalirono la lunga scalinata; ma Tuor rimase dov'era, finch la luce della loro lampada non scomparve e si ritrov solo in una tenebra pi profonda della notturna, tra il fragore delle cascate. Poi, facendo appello al proprio coraggio, pos la sinistra sulla parete di roccia e riprese ad andare, dapprima lentamente, quindi sempre pi in fretta a mano a mano che s'abituava al buio e non trovava nulla che gli impedisse il passo. E dopo molto tempo, o almeno cos gli parve, stanco e tuttavia poco propenso a concedersi riposo nella negra galleria, scorse lontano davanti a s una luce; e affrettando il passo giunse a un alto e stretto crepaccio, e segu la corrente fragorosa che, intrufolandosi tra le pareti incombenti, lo immise in una sera dorata. Era giunto infatti in un profondo burrone con alte, ripide pareti, che andava diritto verso ovest; e di fronte a lui il sole al tramonto, che calava in un cielo limpido, spandeva i suoi raggi nella ravina, accendendone le pareti di giallo fuoco, e le acque del fiume scintillavano come oro, rompendosi e schiumeggiando sulle tante pietre luccicanti. Per il profondo spacco Tuor procedette ora pieno di speranza e di gioia, lungo un sentiero che aveva scoperto al piede della parete meridionale, parallela a un'angusta riva. E quando scese la notte, e il fiume continu a frusciare invisibile salvo per un barlume di alte stelle riflesse in negre pozze, finalmente si concesse riposo e dorm; poich non aveva paura l accanto all'acqua nella quale fluiva il potere di Ulmo. Allo spuntar del giorno, riprese il cammino senza fretta. Il sole sorse alle sue spalle e tramont di fronte a lui, e l dove l'acqua schiumeggiava attorno ai massi o si precipitava in abrupte cascate, al mattino e alla sera arcobaleni scavalcavano la corrente. Per questo egli denomin la gola Cirith Ninniach. Cos Tuor prosegu lemme lemme per tre giorni, bevendo l'acqua fredda ma senza desiderio di cibo, sebbene molti fossero i pesci che balenavano come argento o splendevano di colori simili a quelli degli arcobaleni tra i sovrastanti vapori. E il quarto giorno la gola s'allarg, le sue pareti si fecero pi basse e meno ripide; il fiume per correva ancor pi profondo e tumultuoso, perch alti colli si susseguivano d'ambo i lati e nuove acque si gettavano in Cirith Ninniach con sfolgoranti cascate. Qui a lungo Tuor sedette, a osservare il mulinare delle acque e prestando orecchio alla loro voce senza fine, sinch ancora cal la notte e stelle s'accesero fredde e bianche nella buia fetta di cielo sopra il suo capo. Allora lev la voce e pizzic le corde dell'arpa, e sopra il fragore delle acque il suono della sua voce e i dolci accordi dello strumento furono riecheggiati dal sasso e moltiplicati, e si propagarono rimandati dalle colline che la notte ammantava, finch la terra vuota fu riempita di musica sotto le stelle. Ch, sebbene lo ignorasse, Tuor era giunto ai Monti Echeggianti di Lammoth sul Fiordo di Drengist. L, molto tempo prima, Fanor era giunto dal mare, e le voci della sua schiera si erano gonfiate in possente clamore sulle coste del Nord prima che la Luna sorgesse4. Allora Tuor fu colto da meraviglia e si tacque, e lentamente la musica smor tra i colli e fu silenzio. E poi, in quel silenzio Tuor ud, nell'aria sopra di lui, uno strano grido, senza che riuscisse a immaginare da quale creatura fosse emesso. E ora si diceva: una voce incantata, e ora invece: Macch, un animaletto che geme nelle solitudini; e poi, riudendola, si diceva: Ma s, non che il grido di qualche uccello notturno a me ignoto. E gli sembrava fosse un suono dolente, e tuttavia desiderava di udirlo e seguirlo, poich chiamava lui, verso dove Tuor non sapeva.

Il mattino successivo ud la stessa voce sopra il proprio capo, e levando lo sguardo scorse tre grandi uccelli bianchi che volavano lungo la gola contro il vento dell'ovest, e le loro forti ali splendevano nel sole appena sorto, e passando sul suo capo gli uccelli stridettero forte. Cos per la prima volta egli vide i grandi gabbiani amati dai Teleri, e allora si lev per seguirli e, per meglio vedere dove andassero, si arrampic sulla ripa a manca e stette sulla sommit e sent un gran vento che, soffiando da ovest, lo investiva facendogli svolazzare i capelli. E Tuor aspir a fondo l'aria nuova e disse: Questa rallegra il cuore come se si bevesse vino freddo! . Non sapeva per che il vento spirava direttamente dal Grande Mare. Tuor riprese il cammino, cercando con lo sguardo i gabbiani, alti sul fiume; e come procedeva, i fianchi del burrone tornarono a convergere, ed egli giunse a uno stretto passaggio, tutto pieno di un gran rumore di acque. E, guardando in gi, Tuor scorse quella che gli sembr essere grande meraviglia, perch un flusso violento risaliva la strettoia lottando con il fiume che continuava a correre, e un'ondata simile a una parete si lev sin quasi alla cima della scogliera, crestata di spume che il vento faceva volare. Poi il fiume fu respinto, e il flusso entrante s'avvent ruggendo nel varco, sommergendolo con acque profonde, e il rotolio dei macigni era come tuono che passa. Cos Tuor fu salvato, dal richiamo degli uccelli marini, da morte sicura nella marea montante; e fu gran cosa, considerata la stagione dell'anno e il forte vento che spirava dal mare. Ma Tuor era ormai sgomentato dalla furia di quelle strane acque, e si volse e procedette verso sud, per cui non giunse alle lunghe rive del Fiordo di Drengist, ma per qualche giorno ancora s'aggir in un'aspra contrada priva di alberi e spazzata da un vento marino, e tutto quanto vi cresceva, erba o cespuglio, era piegato verso oriente perch il vento soffiava perennemente da ovest. Fu cos che Tuor pass nel Nevrast, dove un tempo era vissuto Turgon; e alla fine, senza avvedersene (poich le cime delle rupi al margine della contrada nascondevano i declivi retrostanti), all'improvviso si trov sul nero margine della Terra-di-mezzo, e scorse il Grande Mare, Belegaer il Senzarive. E in quel momento il sole cal dietro il limite del mondo, come un enorme incendio; e Tuor rimase solo sulla scogliera, le braccia spalancate, il cuore colmo di un'ardente brama. Si dice che fosse il primo degli Uomini a raggiungere il Grande Mare, e che nessuno, salvo gli Eldar, abbia avvertito pi profondamente la smania che suscita. Tuor trascorse molti giorni nel Nevrast, e ci si trov bene perch il paese, difeso com'era da monti a nord e a est e dalla parte del mare, aveva un clima pi mite e favorevole delle piane di Hithlum. Da lungo tempo era abituato a cavarsela da solo, cacciando per le selve, n l il cibo gli mancava; la primavera infatti era in pieno rigoglio nel Nevrast, l'aria risuonava delle grida degli uccelli, sia quelli che frequentavano, ed erano moltitudini, le rive marine, sia quelli che abbondavano nelle paludi di Linaewen nel mezzo delle terre basse; ma in quei giorni nelle solitudini non si fece udire voce n di Elfo n di Uomo. Tuor giunse nei pressi della grande palude, ma non pot scendere all'acqua a causa degli ampi pantani e delle foreste di canne impenetrabili che la circondavano; e ben presto torn alla costa, attratto com'era dal mare, e non voleva dimorare a lungo dove non si udisse il suono delle onde. E fu sulle rive che Tuor per la prima volta rinvenne tracce degli antichi Noldor. Infatti, tra le scogliere alte ed erose dal mare di Drengist molte erano le insenature e le calette ben protette, con spiagge di candida sabbia tra le nere rocce rilucenti, e Tuor trovava spesso scale serpeggianti tagliate nella viva roccia, che vi conducevano; e sulla battigia si vedevano moli in rovina, costruiti con grandi blocchi ricavati dalle scogliere, dove un tempo attraccavano navi elfiche. In quelle zone a lungo Tuor rimase, osservando il mare di continuo mutevole, mentre lentamente l'anno declinava nella
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primavera e nell'estate, e le tenebre si infittivano nel Beleriand, e si avvicinava l'autunno del destino di Nargothrond. E forse, uccelli videro da lungi il Funesto Inverno che stava per sopraggiungere 5; tant' che quelli di loro abituati a migrare a sud si radunarono prematuramente per la partenza, mentre altri, adusi a venire nel nord, giunsero ai loro nidi nel Nevrast. E un giorno che Tuor se ne stava sulla riva, ud il fruscio e il cigolio di grandi ali e, volgendo lo sguardo in su, scorse sette candidi cigni che volavano in rapido cuneo verso sud. Ma quando furono proprio sopra di lui, rotearono e subitamente scesero, ammarando con un grande scroscio e tramestio di acque. Tuor amava i cigni che gli erano noti dai grigi stagni di Mithrim; e i cigni, poi, erano stati l'emblema di Annael e del suo popolo adottivo. Si lev quindi per salutare gli uccelli, e diede loro una voce, meravigliandosi a vederli pi grandi e pi fieri di ogni altro esemplare della loro specie che avesse visto in precedenza; ma quelli batterono le ali e lanciarono aspre strida, quasi fossero in collera con lui e volessero tenerlo lontano dalla riva. Quindi, con gran fracasso tornarono a levarsi in volo passandogli sopra la testa, e l'impeto delle loro ali lo invest come un vento sibilante; e, roteando in ampio cerchio, gli uccelli salirono alti e sparirono verso sud. Allora Tuor grid: Ecco un altro segno che ho indugiato troppo a lungo! . E subito s'arrampic in cima alla scogliera, e di lass scorse i cigni ancora roteanti in alto; ma quando volse il cammino a sud, apprestandosi a seguirli, quelli via se ne andarono. Tuor continu a procedere verso sud lungo la costa per sette giorni, e ogni mattina a svegliarlo era il rombo delle ali sopra il suo capo all'alba, e ogni giorno i cigni continuavano il volo ed egli li seguiva. E come andava, le grandi scogliere si fecero pi basse, mostrando sommit fittamente rivestite di zolle fiorite; e laggi a est erano boschi che viravano al giallo nello scorcio dell'anno. Ma davanti a lui, pi vicina ancora scorse una successione di grandi alture che gli sbarravano il passo e che, andando da est a ovest, qui culminavano in un alto monte: un torrione scuro, ammantato di nuvole che, drizzato su spalle possenti, dominava un grande capo verde che si protendeva nel mare. Quei grigi colli erano in effetti le propaggini occidentali degli Ered Wethrin, la barriera settentrionale del Beleriand, e il loro culmine era Monte Taras, la pi occidentale delle cime del paese, il cui cocuzzolo un marinaio avrebbe scorto da miglia e miglia di distanza, mentre andava avvicinandosi alle rive mortali. In giorni andati, a piedi dei suoi lunghi declivi, Turgon aveva dimorato nelle aule di Vinyamar, la pi antica delle opere in pietra erette dai Noldor nella terra del loro esilio. E ancora si drizzava Vinyamar, deserta ma imperitura, alta sopra grandi terrazze che affacciavano sul mare. Gli anni non l'avevano minata, e i servi di Morgoth le erano passati accanto; ma vento, pioggia e gelo l'avevano segnata, e la superficie dei muri e i lastroni del tetto erano coperti di un fitto di piante grigioverdi che si nutrivano di aria salmastra e prosperavano persino nelle fessure tra le nude pietre. Ed ecco che Tuor giunse ai resti di una strada abbandonata, e pass tra grandi cumuli di pietre crollanti, e cos pervenne, mentre il giorno moriva, all'antica aula e alle sue ampie corti ventose. Non vi si acquattava ombra di paura o di male, e tuttavia Tuor fu pervaso da un timore reverenziale al pensiero di coloro che vi avevano dimorato e se n'erano andati, nessuno sapeva dove: la fiera gente, immortale ma colpita dalla malasorte, giunta da lontano oltre il mare. E si volse e spinse lo sguardo, come tante volte avevano fatto coloro, oltre lo scintillio delle acque agitate, fino al limite dell'orizzonte. E quando torn a volgersi, s'avvide che i cigni erano atterrati sulla terrazza pi alta e stavano di fronte alla porta occidentale dell'aula; e batterono le ali, e a Tuor parve che gli facessero cenno di entrare. Allora sal l'ampia scalea semisommersa dai rovi e dai licheni, e pass sotto il possente
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architrave ed entr nelle ombre della casa di Turgon, giungendo alfine a una sala dalle alte colonne. Per grande che fosse apparsa dall'esterno, ancor pi vasta e imponente sembr a Tuor dall'interno, e pieno di reverenza egli si propose di non risvegliare gli echi nello spazio vuoto. Nulla vi vide, se non il fianco di un alto seggio sopra una predella, e Tuor si avvi a quella volta pi silenziosamente che pot; ma il suono dei suoi piedi echeggi sul pavimento lastricato quasi i passi della sorte, e si diffuse, precedendolo, per le navate. Quando fu davanti al grande seggio nella semioscurit, e s'avvide che era scolpito in un unico masso e che recava iscritti strani segni, il sole al tramonto venne a trovarsi in corrispondenza di un'alta finestra sotto il frontone occidentale, e un raggio di luce colp la parete di fronte a lui, che ne risplendette quasi fosse di metallo brunito. E allora Tuor s'avvide, e se ne stup, che sulla parete dietro il trono pendevano uno scudo e un grande usbergo, un elmo e una lunga spada nel fodero. L'usbergo brillava come se fosse forgiato di lucido argento, e il raggio di sole lo ornava di scintille d'oro. Lo scudo era per di forma che parve strana a Tuor, lungo e sfilato com'era; il campo era blu, e al suo centro spiccava l'emblema, un'ala di candido cigno. Allora Tuor parl e la sua voce si lev quasi a sfidare il tetto: Per questo segno prender queste armi, caricandomi della sorte che ci comport i6. Stacc lo scudo e costat che era leggero e maneggevole pi di quanto non avesse supposto; ch appariva fatto, o cos sembrava, di legno ma ricoperto, grazie all'abilit di elfici fabbri, di placche metalliche, forti eppure sottili come foglia, che l'avevano preservato da tarli e intemperie. Poi Tuor si rivesti dell'usbergo, si piant l'elmo in testa, si cinse della spada; neri erano fodero e cintura con borchie d'argento. Cos armato, usc dall'aula di Turgon e stette sulle alte terrazze di Taras nella rossa luce del sole. Nessuno era a vederlo, ed egli volse lo sguardo all'occaso che splendeva d'oro e d'argento, e seppe che in quel momento aveva l'aspetto di uno dei Signori dell'Ovest, e adatto a essere padre dei re dei Re di Uomini oltre il mare, com'era invero sua sorte di essere 7; ma rivestirsi di quelle armi comport un mutamento per Tuor figlio di Huor, e il cuore gli si ingrand in petto. E mentre usciva dalle porte, i cigni lo riverirono, e ciascuno strappandosi una penna dalle ali gliela offerse, stendendo il lungo collo sulla pietra ai suoi piedi; e Tuor prese le sette penne e ne orn la cresta dell'elmo, e subito i cigni si levarono e volarono verso nord nel tramonto, n pi Tuor li rivide. Ed ecco, i suoi passi furono attratti verso la riva del mare, e scendendo una lunga scala egli giunse a un'ampia spiaggia sulla costa settentrionale di Capo Taras; e andando vide il sole sprofondare in una gran nuvola nera levatasi all'orizzonte del mare che si incupiva; e si fece freddo, e s'avvert il sommuoversi e il brontolio di una tempesta in arrivo. E Tuor ristette sulla spiaggia, e il sole era come un fuoco fumoso dietro la minaccia del cielo; e gli parve che una grande onda si levasse laggi lontano rotolando verso riva, ma la meraviglia lo trattenne, ed egli rimase l immoto. L'onda venne alla sua volta, sovrastata da un'opaca nebbia. Poi d'un tratto, quando fu vicina, si arricci e si ruppe, e si precipit in avanti con lunghe braccia di schiuma; ma, l dove si era spezzata, si stagliava, scura contro la tempesta avanzante, una viva forma di grande statura e maest. Allora Tuor si inchin reverente, sembrandogli di essere al cospetto di un potente sovrano. La figura portava un'alta corona come d'argento, da cui lunghi capelli spiovevano a mo' di schiuma, rilucenti nel crepuscolo; e quando apr il manto grigio che lo copriva come una nebbia, o stupore!, era rivestito di una cotta scintillante, fitta come le squame di un enorme pesce, e di una tunica verde scuro che baluginava e fremeva di marino fuoco mentre lentamente la figura procedeva verso terra. In questa guisa l'Abitatore del Profondo, colui che i Noldor chiamano Ulmo, Signore delle Acque, si mostr a Tuor figlio di Huor della Casa di Hador ai piedi di Vinyamar.

Ulmo non mise piede sulla spiaggia, ma parl a Tuor stando immerso fino alle ginocchia nel mare brumoso e, per la luce dei suoi occhi e il suono della sua voce fonda che pareva giungere dalle radici del mondo, paura piomb su Tuor, che si prostern sulla sabbia. Alzati, Tuor figlio di Huor disse Ulmo. Non temere la mia collera, ancorch a lungo ti abbia chiamato senza che tu prestassi orecchio; e finalmente ti sei deciso a metterti in cammino, ma molto tempo hai perso strada facendo. In primavera, avresti dovuto essere qui; ora, invece, un crudo inverno ben presto verr dalla terra dell'Avversario. Devi imparare la fretta, e la strada piacevole che ti ho preparata deve cambiare. Ch i miei consigli sono stati spregiati 8 e un grande male striscia lungo la Valle del Sirion, e gi una schiera di nemici si interpone fra te e la tua meta. Qual dunque la mia meta, Signore? chiese Tuor. Quella che il tuo cuore ha sempre bramato rispose Ulmo: Trovare Turgon e cercare la Citt Celata. Sei infatti in questo arnese per essere mio messaggero, con le insegne che da un pezzo ti ho destinato. Ma ora dovrai affrontare il pericolo tenendoti nell'ombra. Avvolgiti dunque in questo mantello, e non sbarazzartene mai finch tu non sia giunto alla fine del tuo viaggio. Parve allora a Tuor che Ulmo fendesse il suo grigio manto e gliene gettasse un pezzo, e come questo gli cadde addosso s'avvide essere una grande cappa in cui s'avvolse tutto, da capo a piedi. Cos procederai coperto dalla mia ombra disse Ulmo. Ma non indugiare dell'altro, perch nelle terre di Anar e nei fuochi di Morgoth il mantello non durerebbe a lungo. Sei disposto a eseguire il mio incarico? S, Signore rispose Tuor. Quand' cos, ti metter parole in bocca che riferirai a Turgon riprese Ulmo. Prima per ti istruir, e udrai cose che nessun altro Uomo ha mai udito, no, neppure i possenti tra gli Eldar. E Ulmo parl a Tuor di Valinor e del suo Occultamento, dell'esilio dei Noldor, della Sorte di Mandos e del celarsi del Regno Beato. Bada per! continu nell'armatura del Fato (cos lo chiamano i Figli della Terra) c' sempre una crepa, e nelle mura della Sorte una breccia, e ci sar sino al pieno compimento, quello che voi chiamate la Fine. E cos sar mentre io duri, una voce segreta che contraddice e una luce dove dovrebbe essere oscurit. Ragion per cui, sebbene nei giorni di questa tenebra possa sembrare che io mi opponga alla volont dei miei fratelli, i Signori dell'Ovest, tale il mio ruolo tra loro, impostomi fin dalla creazione del Mondo. Ma la Sorte potente, e l'ombra dell'Avversario si allunga; e io sono sminuito tanto da essere ridotto, nella Terra-di-mezzo, a non pi di un segreto sussurro. Le acque che vanno a ovest inaridiscono, e le loro fonti sono avvelenate, e il mio potere si ritira dalla terra, e ci perch Elfi e Uomini si fanno ciechi e sordi a me a causa del potere di Morgoth. E adesso la Maledizione di Mandos s'avvicina ratta al proprio compimento, e tutte le opere dei Noldor periranno, e ogni speranza da essi accarezzata andr in fumo. L'ultima speranza sola rimane, la speranza che non hanno cercato n si sono prospettati. E quella speranza in te; perch cos io ho voluto. Dunque Turgon non si lever contro Morgoth, come pure sperano tutti gli Eldar? volle sapere Tuor. E cosa desideri da me, Signore, una volta che io sia giunto da Turgon? Perch, sebbene io sia ben deciso a fare come mio padre, e a stare al fianco di quel re nel suo bisogno, pure di ben poco aiuto gli sar, semplice uomo mortale tra tanti e cos valorosi dell'Alto Popolo dell'Ovest. Se ho scelto di mandare te, Tuor figlio di Huor, non credere che la tua spada sia indegna della missione. Ch del valore degli Edain gli Elfi per sempre si ricorderanno, nel susseguirsi delle ere, meravigliandosi che cos facilmente facessero gettito di una vita di cui in terra avevano tanto poca. Ma non solo per il tuo valore che io ti invio, bens anche per

portare nel mondo una speranza la quale al di l della tua vista, e una luce che squarcer le tenebre. E mentre Ulmo cos parlava, il brontolio della tempesta crebbe ad alto grido, e il vento si rafforz e il cielo si fece nero; e il manto del Signore delle Acque si spalanc come una nube volante. Va', adesso, disse Ulmo prima che il mare ti divori! Oss infatti obbedisce alla volont di Mandos ed irato, poich un servo della Sorte. Come vuoi tu disse Tuor. Ma se sfuggo alla Sorte, quali sono le parole che dovr dire a Turgon? Se giungerai da lui, rispose Ulmo le parole ti si formeranno nella mente, e la tua bocca le pronuncer come potrei fare io. Parla e non temere! E poi fa' come ti detteranno il tuo cuore e il tuo valore. Tienti stretto il mio mantello, perch cos sarai protetto. E io man der a te uno salvandolo dalla furia di Oss, e cos avrai una guida: s, l'ultimo marinaio dell'ultima nave che abbia diretto il corso verso Occidente fino al levarsi della Stella. E ora, tornatene a terra! Poi vi fu un rombo di tuono e un lampo s'accese sul mare; e Tuor scorse Ulmo che si levava dalle onde come una torre d'argento barbagliante di fiamme saettanti; e grid di contro al vento: Vado, Signore! Ma il mio cuore anela piuttosto al mare! Sul che Ulmo lev un enorme corno e vi soffi dentro un'unica, alta nota, a paragone della quale il rombo della tempesta non era che il soffio di una brezza su un lago. E all'udire quella nota, e ne fu tutto avvolto e repleto, sembr a Tuor che le coste della Terra-di-mezzo svanissero, e in una gran visione gli apparvero tutte le acque del mondo: dalle vene delle terre alle bocche dei fiumi, e dalle spiagge ed estuari all'oceano. Il Grande Mare lo vide in tutte le sue inquiete regioni pullulanti di strane forme, e ne scorse persino gli abissi senza luce dove nel buio eterno echeggiavano voci terribili per orecchie mortali. Ne percorse le piane smisurate con il rapido sguardo dei Valar, le distese che giacevano immote sotto l'occhio di Anar o che scintillavano sotto la Luna cornuta, o si levavano in furibonde col line che si frangevano contro le Isole Ombrose 9, finch, remota al limite del campo visivo, al di l di innumerevoli leghe, indovin una montagna, che si levava, oltre i limiti della sua mente, verso e dentro una nuvola luminosa, e ai piedi di essa scintillava una lunga risacca. E mentre si sforzava di udire il suono di quelle onde lontane e di mettere meglio a fuoco quella luce distante, la nota cess, ed egli si ritrov sotto il tuono della tempesta, e fulmini pluriforcuti fendevano il cielo sopra di lui. E Ulmo se n'era andato, il mare tumultuava, le selvagge onde di Oss cavalcavano contro le mura del Nevrast. Allora Tuor fugg la furia della tempesta, e faticosamente torn alle alte terrazze, ch il vento lo spingeva contro la roccia, e quando raggiunse la cima lo pieg sulle ginocchia. Rientr dunque nella buia e vuota aula per ripararvisi, e tutta la notte sedette sul trono di pietra di Turgon. I pilastri stessi tremavano alla violenza della tempesta, e a Tuor pareva che il vento fosse pieno di gemiti e grida feroci. Ma, stanco com'era, dorm tutto il tempo, e il suo sonno fu turbato da molti sogni, di cui nulla gli rest nella memoria al risveglio, salvo uno: la visione di un'isola, nel cui mezzo si levava un ripido monte dietro il quale il sole calava e ombre scattavano in cielo; ma sopra di essa scintillava un'unica, abbagliante stella.

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Dopo questo sogno, Tuor piomb in un sonno profondo, perch prima che la notte finisse la tempesta pass, spingendo le nuvole nere verso l'Oriente del mondo. Tuor riapr gli occhi nella luce grigia, e si lev e lasci l'alto seggio e, sceso nell'aula oscura, s'avvide che era piena di uccelli marini spintivi dalla tempesta; e usc all'aperto che le ultime stelle impallidivano a occidente davanti al giorno nascente. Not allora che le grandi onde notturne erano montate in alto sulla terra, lanciando le proprie creste oltre le cime delle scogliere, e alghe e ciottoli erano stati scagliati persino sulle terrazze, davanti alle soglie. E Tuor guard gi dalla terrazza pi alta, e vide, che s'appoggiava al muro di questa tra le pietre e i relitti marini, un Elfo avvolto in un grigio mantello zuppo d'acqua di mare. Sedeva in silenzio fissando, di l dallo sconvolgimento delle spiagge, i lunghi flutti. Tutto era silenzio, non era suono salvo, in basso, il fragore della risacca. Stando a guardare la silenziosa figura grigia, Tuor si ricord delle parole di Ulmo e un nome mai udito prima gli venne alle labbra, e chiam a gran voce: Benvenuto, Voronw! Ti aspettavo 10 Allora l'Elfo si volse e guard ins, e Tuor incontr gli occhi grigio mare dell'Elfo, e seppe trattarsi di uno dell'alta gente dei Noldor. Ma paura e meraviglia apparvero nei suoi occhi, vedendo Tuor torreggiare sul muro sopra di lui, avvolto nella grande cappa simile a un'ombra, fuori della quale gli balenava sul petto il giaco elfico. Per un istante rimasero cos, ciascuno scrutando il volto dell'altro, poi l'Elfo si alz e si inchin profondamente ai piedi di Tuor. Chi sei, sire? gli chiese. Lunga stata la mia fatica sul mare impietoso. Dimmi: sono accaduti grandi eventi dall'ultima volta che ho calcato la terra? L'Ombra stata spodestata? La Gente Celata uscita? No rispose Tuor. L'Ombra si allunga e i Celati tali rimangono.

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Allora Voronw lo guard a lungo in silenzio. Ma tu chi sei? torn a chiedere. Ch molti anni fa la mia gente lasci questa terra, e nessuno da allora vi ha dimorato. E ora m'avvedo che, nonostante il tuo arnese, non sei di loro, come pensavo, bens della stirpe degli Uomini. Lo sono conferm Tuor. E non sei tu l'ultimo marinaio dell'ultima nave che salp verso ovest dai Porti di Crdan? Lo sono rispose l'Elfo. Voronw figlio di Aranw, sono. Ma non capisco come tu conosca il mio nome e il mio destino. Li conosco perch il Signore delle Acque ieri sera mi ha parlato spieg Tuor e ha detto che ti avrebbe salvato dalla collera di Oss e ti avrebbe inviato qui per farmi da guida. Allora, pieno di timore e meraviglia Voronw grid: Hai parlato con Ulmo il Possente? Quand' cos, grandi invero devono essere il tuo valore e la tua sorte! Ma dove dovr guidarti, signore? Perch di certo devi essere un Re di Uomini, e molti devono pendere dalle tue labbra No, sono uno schiavo fuggiasco replic Tuor e un fuorilegge, solo in una terra deserta. Ma ho una missione da compiere presso Turgon, il Re Celato. Sai tu per quale via posso giungere a lui? Molti sono fuorilegge e schiavi, in questi tristi giorni, che tali non erano nati rispose Voronw. Un signore di Uomini, suppongo, sei per diritto. Ma, anche se fossi il supremo tra la tua gente, non avresti il diritto di cercare Turgon, e vana sarebbe la tua cerca. Perch, anche se ti conducessi alle sue porte, non potresti varcarle. Non ti chiedo di portarmi oltre la soglia disse Tuor. L Sorte se la vedr con il Consiglio di Ulmo. E se Turgon non vorr ricevermi, la mia missione avr termine, e Sorte prevarr. Ma quanto al mio diritto di cercare Turgon, sappi che io sono Tuor figlio di Huor e parente di Hrin, nomi che Turgon non avr dimenticato. E se cerco anche per comando di Ulmo. Dimenticher forse Turgon ci che un tempo ha detto: Ricordati che l'ultima speranza dei Noldor viene dal mare? E anche: Quando il pericolo sar vicino, uno verr dal Nevrast ad avvertirti? 11 Io sono colui che deve venire, e sono armato dell'arnese che per me era predisposto. Tuor si meravigli sentendosi parlare a quel modo, perch le parole da Ulmo dette a Turgon al momento della sua dipartita dal Nevrast non gli erano note prima, e del resto a nessuno tranne che alla Gente Celata. E tanto pi stupito rest Voronw; il quale per si volse dalla parte del mare e sospir. Ahim disse. Magari non fossi tornato. E sovente ho fatto voto, sugli abissi del mare, che, se mai avessi rimesso piede a terra, avrei dimorato al sicuro, lungi dall'Ombra del Nord, ai Porti di Crdan, e fors'anche sui bei campi della Nan-tathren, dove la primavera pi dolce di quanto il cuore possa desiderare. Ma se il male cresciuto mentre io ero ramingo, e se l'estremo pericolo si avvicina a loro, devo raggiungere i miei. Poi, rivolto a Tuor: Ti guider alle Porte Celate soggiunse. Il saggio infatti non confuter i consigli di Ulmo. Allora andremo assieme, come appunto ci stato consigliato disse Tuor. Ma non ti rattristare, Voronw. Perch il mio cuore ti dice che la tua lunga strada ti condurr lungi dall'Ombra, e che la tua speranza torner al mare. 12 E anche la tua replic Voronw. Ora per dobbiamo lasciarlo e andar di fretta. S convenne Tuor. Ma dove mi condurrai, e quanto lontano? Non faremmo meglio a riflettere prima a come ce la caveremo nel deserto? E, se la strada lunga, come passeremo l'inverno senza riparo? Ma Voronw nulla di preciso volle dire circa il cammino. Tu conosci la forza degli Uomini rispose. Quanto a me, appartengo ai Noldor, e lunga deve essere la fame e

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freddo l'inverno per sopprimere uno della stirpe che ha superato il Ghiaccio Stridente. Ma come pensi che avremmo potuto faticare per innumerevoli giorni nelle distese saline del mare? O non hai forse mai udito parlare del viatico degli Elfi? Ne ho ancora con me, di quello che i marinai conservano sino all'ultimo. E cos dicendo mostr, aprendo il mantello, una borsa sigillata che portava alla cintura. N acqua n intemperie lo guasteranno fintanto che sigillato. Ma dobbiamo conservarlo finch il bisogno non sia grande; e indubbiamente un fuorilegge e cacciatore potr trovare altro cibo prima che la stagione peggiori. Forse convenne Tuor. Ma non in tutte le terre val la pena di cacciare, perch non sempre la selvaggina abbonda. E i cacciatori perdono tempo cammin facendo. Tuor e Voronw si apprestarono dunque alla partenza. Tuor prese con s il piccolo arco e le frecce che s'era portato appresso, oltre all'arnese che aveva trovato nell'aula; ma la sua lancia, sulla quale era scritto il suo nome nelle rune elfiche del Nord, la lasci appoggiata al muro a segno del suo passaggio. Nessun'arma aveva Voronw, salvo una corta spada. Prima che il giorno fosse chiaro volsero le spalle alla antica dimora di Turgon, e Voronw guid Tuor a occidente dei ripidi fianchi di Taras, di l dal grande capo. Quivi un tempo passava la strada dal Nevrast al Brithombar, che null'altro era ormai se non una verde pista tra vecchie spalle ricoperte d'erba. E cos giunsero in Beleriand e alla regione settentrionale delle Falas; e, volgendo a est, cercarono le nere cime degli Ered Wethrin, e quivi rimasero nascosti a riposarsi finch il giorno non cedette al crepuscolo. Ch, sebbene le antiche dimore di Falathrim, Brithombar e Eglarest, fossero ancora assai distanti, Orchi si aggiravano nella zona che tutta quanta era infestata dalle spie di Morgoth, il quale temeva le navi di Crdan che a volte venivano a compiere incursioni sulle coste, unendosi alle scorrerie mandate dal Nargothrond. E mentre se ne stavano, avvolti nei loro mantelli, simili a ombre ai piedi dei colli, Tuor e Voronw a lungo parlarono. E il primo interrog il secondo circa Turgon, ma Voronw ben poco disse in merito, e prefer parlare delle dimore sull'Isola di Balar e dello Isgardh, la terra di canne alle Bocche del Sirion. L il numero degli Eldar ora s'accresce disse perch sempre pi vi si rifugiano, di entrambe le stirpi, sottraendosi al terrore di Morgoth, stanchi di guerra. Ma se ho abbandonato la mia gente non stato per scelta mia. Sappi infatti che, dopo la Bragollach e la rottura dell'assedio di Angband, per la prima volta nel cuore di Turgon si insinu il dubbio che Morgoth potesse rivelarsi troppo forte. Quell'anno, egli invi i primi del suo popolo a superare le soglie venendo dall'interno: e furono ben pochi, incaricati di una missione segreta. Scesero costoro al Sirion, alle rive verso le bocche, e qui costruirono navi. Le quali per a nulla valsero loro, se non a giungere alla grande Isola di Balar e a stabilirvi solitarie dimore, lungi dalla portata di Morgoth. Ch i Noldor non possiedono l'arte di costruire navi capaci di reggere alle onde di Belegaer il Grande 13. Ma quando pi tardi a Turgon giunse notizia della devastazione delle Falas e del sacco degli antichi Porti dei Carpentieri che si trovano laggi, di fronte a noi, e gli fu detto che Crdan aveva salvato un resto della sua gente e aveva fatto vela verso sud, alla Baia di Balar, torn a spedire messaggeri. Questo accaduto non molto tempo fa, pure mi rimasto nella memoria come il periodo pi lungo della mia vita. Io infatti ero tra i suoi mandati, giovane d'anni tra gli Eldar. Sono nato qui nella Terra-di-mezzo, nel paese del Nevrast. Mia madre era una degli Elfi Grigi delle Falas, parente di Crdan stesso - molti erano i miscugli di gente nel Nevrast ai primi tempi del regno di Turgon - e ho l'amore per il mare di quelli di mia madre. Per questo sono stato tra i prescelti, poich la nostra missione era presso Crdan, a chiedere il suo aiuto per costruire le nostre navi, onde far giungere messaggi e
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preghiere di aiuto ai Signori dell'Ovest prima che fossimo perduti. Ma ho indugiato strada facendo, poich ben poco avevo visto delle regioni della Terra-di-mezzo, e siamo giunti alla Nan-tathren in primavera. Incantevole al cuore quel paese, Tuor, come tu stesso vedrai semprech i tuoi passi ti portino per le vie del Sud lungo il Sirion. Vi si trova il rimedio alla nostalgia del mare, salvo per coloro che la sorte non vuol liberare. L Ulmo solo il servo di Yavanna, e la terra ha dato vita a una profusione di belle cose che trascendono i desideri dei cuori di quanti vivono tra i duri colli del Nord. In quella contrada il Narog affluisce nel Sirion, e pi i due non s'affrettano ma scorrono ampi e tranquilli tra ameni prati; e sulle rive del fiume rilucente gli iris sono come una foresta fiorita, e l'erba costellata di fiori simili a gemme, a campane, a fiamme rosse e oro, simili a una distesa di stelle multicolori in un firmamento verde. Ma pi belli di tutti sono i salici della Nantathren, verde pallido o argentei al vento, e il fruscio delle loro innumerevoli foglie un musicale incanto; giorni e notti trascorrevano innumerevoli, e io me ne stavo nell'erba che m'arrivava alle ginocchia, e ascoltavo. Ero incantato, e nel mio cuore s'era spento il ricordo del mare. L m'aggiravo, dando nome a nuovi fiori, oppure giacevo trasognato tra il canto degli uccelli e il ronzio di api e mosche; e l ancora dimorerei deliziato, dimentico di tutti i miei simili, si tratti delle navi dei Teleri o delle spade dei Noldor, ma la mia sorte non l'ha permesso. O forse il Signore delle Acque stesso, il quale in quel paese era forte. Mi venne pertanto l'idea di costruirmi una zattera di rami di salice e di andare con essa sul seno lucente del Sirion; e cos ho fatto, e cos sono stato rapito. Ch un giorno, mentre mi trovavo nel bel mezzo del fiume, un vento improvviso si levato impadronendosi di me e portandomi via dalla Terra dei Salici, gi fino al mare. Ed ecco come sono giunto, ultimo dei messaggeri, da Crdan. E delle sette navi da lui costruite su richiesta di Turgon, tutte erano gi finite salvo una. E a una a una salparono per l'Occidente, e nessuna ancora tornata n se n' avuta pi notizia. Ma l'aria salmastra del mare tornata a sommuovere il cuore della stirpe di mia madre che ho in petto, e io ho gioito tra le onde, apprendendo l'arte del navigare come se fosse gi nella mia mente. E cos, quando l'ultima nave, la maggiore, stata approntata, ero ormai bramoso di andare, e dentro di me dicevo: "Se le parole dei Noldor sono vere, vuol dire che in Occidente sono prati con cui quelli della Terra dei Salici non reggono il confronto. L nulla avvizzisce, la primavera non ha fine. E pu darsi che io, Voronw, vi giunga. E nel peggiore dei casi, ramingare sulle acque di gran lunga meglio dell'Ombra del Nord". E non avevo paura, perch le navi dei Teleri nessun'acqua pu sommergerle. Ma il Grande Mare terribile, Tuor figlio di Huor; ed esso odia i Noldor perch opera la Sorte dei Valar. E ben di peggio riserva che non sprofondare negli abissi e perire: e nausea, e solitudine, e follia; terrore di venti e tumulto e silenzio e ombre in cui ogni speranza si perde e ogni forma vivente svanisce. E molte perfide e strane rive esso bagna, e molte sono le isole di periglio e paura che lo infestano. Non rattrister il tuo cuore, figlio della Terra-di-mezzo, con il racconto delle mie fatiche di sette anni sul Grande Mare dal Nord al Sud, mai per all'Ovest, poich questo ci precluso. Alla fine, in preda a nera disperazione, stanchi del mondo tutto quanto, abbiamo voltato le spalle e siamo fuggiti dalla Sorte che cos a lungo ci aveva risparmiato solo per colpirci ancor pi crudelmente. Perch, proprio quando avevamo intravisto, lontana, una montagna, e io gridavo: "Mirate! Quella Taras, la terra dove sono nato", il vento si levato e grandi nuvole gravide di tempesta sono salite dall'Ovest. Poi le onde ci hanno dato la caccia come creature viventi gonfie di malizia, e i fulmini ci bersagliavano; e quando ci siamo ridotti a uno scafo senza difesa, i mari ci si sono avventati contro con furia. Ma, come vedi, io sono stato risparmiato; mi sembrato infatti che venisse un'onda, pi grande eppure pi queta delle altre, e mi ha preso e sollevato dalla nave, e mi ha portato alto sulle sue spalle e, rotolando a terra, mi ha scagliato sull'erba, e poi si ritirata, rifluendo dalla scogliera in una

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gran cascata. Me ne stavo l da non pi di un'ora, ancora rintronato dal mare, quando tu mi hai trovato. E ancora ne sento il terrore, e mi amareggio per la perdita dei miei amici, che con me sono venuti tanto lontano e cos a lungo, fuori vista dalle terre dei mortali. Voronw sospir e quindi, sottovoce, come se parlasse tra s, soggiunse: Ma lucentissime erano le stelle sopra il margine del mondo quando, come a volte accadeva, le nuvole che offuscavano l'Ovest si aprivano. Non so per se vedevamo soltanto nuvole ancor pi lontane o se davvero scorgevamo, come alcuni sostenevano, i monti dei Pelri lungo le perdute spiagge della nostra patria lontana. Remote, remotissime esse sono, e nessuno da terre mortali vi giunger mai pi, temo . Poi Voronw rest in silenzio, ch la notte era scesa e le stelle brillavano bianche e fredde. Ben presto Tuor e Voronw si levarono e, volte le spalle al mare, iniziarono il loro lungo viaggio nell'oscurit; di esso, ben poco da narrare, poich l'ombra di Ulmo era su Tuor, e nessuno li vide passare per bosco o pietraia, per campi o felceti, fra il tramonto e il sorgere del sole. Ma sempre procedevano cauti, evitando i cacciatori di Morgoth dagli occhi capaci di forare la notte e scansando le vie battute di Elfi e Uomini. Era Voronw a scegliere il sentiero, e Tuor lo seguiva, senza mai porre futili domande, ancorch ben s'avvedesse che andavano sempre verso est, seguendo il decorso degli alti monti, n mai piegavano a sud: cosa di cui si meravigliava, perch credeva, al pari di quasi tutti gli Elfi e Uomini, che Turgon dimorasse assai lungi dalle battaglie del Nord. Lenta era la loro marcia, al crepuscolo o nottetempo, per le selve inesplorate, e il Crudele Inverno scese rapido dal Reame di Morgoth. Nonostante la protezione delle alture, i venti erano forti e rigidi, e ben presto la neve s'accumul fitta sulle vette o turbin nei passi, e piomb sui boschi del Nath prima ancora che ne cadessero del tutto le foglie secche 14. Sicch, sebbene si fossero messi in viaggio prima della met di Narquali, lo Hsim venne con gelo tagliente mentre erano vicini alle Sorgenti di Narog. Qui al termine di una faticosa notte, nel grigio dell'alba fecero tappa; e Voronw appariva scoraggiato e volgeva lo sguardo attorno con angoscia e paura. L dove un tempo il bello stagno di Ivrin apriva il suo vasto bacino di pietra intagliato di cascatelle, e tutt'attorno si stendeva una conca coperta di alberi ai piedi dei colli, ora gli appariva una terra devastata e desolata, gli alberi bruciati o sradicati, e i margini di sasso dello stagno infranti, s che le acque di Ivrin si disperdevano formando un'ampia, vuota palude tra la rovina. E null'altro era se non un dedalo di pantani gelati, e un sentore di putrefazione stagnava, come sudicia nebbia, sopra il suolo. Ahim, il male dunque giunto fin qui? grid Voronw. Un tempo, ben lungi dalla minaccia di Angband era questo luogo; ma le grinfie di Morgoth si protendono sempre pi. proprio come m'ha detto Ulmo disse Tuor: Le sorgenti sono avvelenate, e il mio potere si ritira dalle acque della Terra Pure osserv Voronw una perfidia ha qui imperversato con forza maggiore di quella degli Orchi. La paura grava su questo luogo. E frug con lo sguardo ai margini della palude, finch all'improvviso eccolo drizzarsi e gridare ancora: S, una grande perfidia! . E fece cenno a Tuor, e questi, andatogli vicino, scorse un solco simile a un'enorme scanalatura, che correva verso sud, d'ambo i lati del quale, qua semicancellate, l invece nitide e indurite dal gelo, si vedevano le orme di grandi piedi muniti di artigli. Guarda! disse Voronw, pallido di paura e disgusto. Non da molto che il Gran Verme di Angband, la pi crudele di tutte le creature dell'Avversario, stato qui! Gi siamo in ritardo con la nostra missione presso Turgon. Bisogna affrettarsi.

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Mentre cos parlava, udirono un grido tra i boschi, e ristettero immoti come grigie pietre, tendendo l'orecchio. Ma la voce era bella, ancorch intrisa di dolore, e sembrava che chiamasse sempre un nome, come chi cerchi qualcun altro che si sia perduto. E mentre cos stavano, ecco uno uscire di tra gli alberi, e s'avvidero che era un Uomo di alta statura, armato, nerovestito, una lunga spada sguainata; e si meravigliarono poich la lama della spada era nera anch'essa, anche se i fili ne balenavano lucenti e freddi. Dolore gli stava dipinto in volto e, come s'avvide della devastazione di Ivrin, lev alta la voce angosciato a dire: Ivrin, Faelivrin! Gwindor e Beleg! Qui un tempo sono guarito. Ora per pi non potr bere l'acqua della pace . Poi in fretta s'avvi verso nord, come chi sia lanciato all'inseguimento o abbia una missione da compiere in gran fretta, e lo udirono gridare Faelivrin, Finduilas!, finch la sua voce non si spense nel fitto15. Ma Tuor e Voronw non sapevano che il Nargothrond era caduto e che quegli era Trin figlio di Hrin, la Spada Nera. E cos solo per un istante e mai pi i sentieri dei due parenti, Trin e Tuor, si incrociarono. Scomparsa che fu la Spada Nera, Tuor e Voronw proseguirono per un tratto, sebbene fosse ormai giorno; si sentivano infatti pesare addosso il ricordo del dolore dello sconosciuto, e non sopportavano l'idea di rimanere accanto a Ivrin contaminata. Ben presto, per, cercarono un nascondiglio, perch su tutta la terra gravava ora un presagio malefico. Dormirono poco e inquieti e quando il giorno fin si fece buio e cadde molta neve, e la notte port gelo intollerabile. Da quel momento, neve e ghiaccio pi non allentarono la presa, e per cinque mesi il Crudele Inverno, a lungo ricordato, tenne nei suoi lacci il Nord. Tuor e Voronw erano adesso tormentati dal freddo, e temevano che la neve tradisse la loro presenza a nemici in caccia, come pure di inciampare in pericoli nascosti, proditoriamente ammantati. Nove giorni tirarono avanti, sempre pi lentamente e faticosamente, e Voronw devi leggermente a nord, finch non superarono i tre rami iniziali del Teiglin; e poi torn a puntare verso est, lasciandosi le montagne alle spalle, e andarono cauti finch non superarono il Glithui e giunsero al corso del Malduin che era coperto di nero ghiaccio 16. Allora disse Tuor a Voronw: Terribile il gelo, la morte vicina a me se non anche a te . Erano infatti malridotti: da lungo non avevano trovato cibo nelle selve, e il viatico scemava a vista d'occhio; e avevano freddo ed erano stanchi. Guai se restassimo intrappolati tra la Sorte dei Valar e la Perfidia dell'Avversario replic Voronw. Forse che sono sfuggito alle fauci del mare solo per giacere sotto la neve? Ma Tuor insistette: Quanto ancora dovremo andare? Perch giunto il momento, Voronw, in cui tu mi devi svelare il tuo segreto. Mi guidi sicuro, e dove? Perch, se devo spendere le mie ultime energie, vorrei sapere a che pu giovarmi. Ti ho condotto meglio che ho potuto rispose Voronw. Sappi allora che Turgon dimora ancora nel nord della Terra degli Eldan, sebbene pochi lo credano. Gi gli siamo vicini, ma molte sono ancora le leghe da percorrere anche se potessimo superarle a volo; e dobbiamo ancora attraversare il Sirion, e grandi possono essere i perigli da affrontare intanto. Perch tra poco giungeremo alla strada maestra che un tempo andava dalla Minas di re Finrod al Nargothrond 17, e lungh'essa marciano e vigilano i servi dell'Avversario. Io mi ritenevo il pi resistente degli Uomini disse Tuor e ho sopportato tra i monti le pene di molti inverni; ma allora avevo una grotta alle mie spalle e fuoco, e ora dubito che le mie forze reggano dell'altro, affamato come sono, con questo terribile gelo. Ma continuiamo ad andare finch possiamo, prima che la speranza venga meno. Non abbiamo altra scelta osserv Voronw a meno di non distenderci qui in attesa del sonno che d la neve. Sicch, per tutto quell'aspro giorno continuarono la marcia temendo, pi del pericolo costituito dai nemici, l'inverno; a mano a mano, per, la neve diminuiva, perch ora erano tornati a procedere verso sud scendendo nella Valle del Sirion, e lontani erano ormai i

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monti del Dor-lmin. Nel crepuscolo che si infittiva, giunsero alla strada maestra ai piedi di un alto argine alberato. E all'improvviso udirono voci e, sbirciando cauti di tra gli alberi, scorsero al di sotto una rossa luce. Una compagnia di Orchi era accampata nel bel mezzo della strada, attorno a un grande fuoco. Gurth an Glamhoth! borbott Tuor18. tempo che la spada esca da sotto il mantello. Sono pronto a rischiare la morte per impadronirmi di quel fuoco, e anche la carne degli Orchi sarebbe apprezzabile. No replic Voronw. In questa cerca solo il mantello ci servir. Devi rinunciare al fuoco o rinunciare a Turgon. Questa banda non sola nelle selve: la tua vista mortale non ti permette di vedere lontana la fiamma di altre pattuglie pi a nord e pi a sud? Uno scontro ci attirerebbe addosso un esercito. Da' retta a me, Tuor! contrario alla legge del Regno Celato che chiunque s'accosti alle porte lo faccia con nemici alle calcagna; e quella legge io non intendo infrangerla, neppure se fosse Ulmo a ordinarmelo, e a costo di morire. Provoca gli Orchi, e io ti pianto in asso. E va bene, lasciamoli perdere accondiscese Tuor. Ma possa io vedere il giorno in cui non dovr strisciare davanti a una masnada di Orchi come un vile cane. Andiamo, dunque! esort Voronw. Se restiamo qui a discutere finir che ci fiutano. Seguimi! E prese a strisciare tra gli alberi, verso sud e sottovento, finch furono a mezza distanza tra il fal degli Orchi e il successivo. Qui Voronw: si ferm a lungo, tendendo l'orecchio. Non sento passi lungo la strada disse poi ma non sappiamo che cosa possa acquattarsi nelle tenebre. Scrut nel buio e rabbrivid. Mala quest'aria borbot t. Ahim, al di l si stende la terra della nostra cerca e la speranza di vita, ma la morte ce ne separa. La morte tutt'attorno a noi fece Tuor. Ma ho forze solo quante mi bastano per percorrere la strada pi breve. Qui attraverser o perir. Mi affider al mantello di Ulmo che coprir anche te. Adesso sar io a far da guida! Cos dicendo, avanz cauto fino al margine della strada; quindi, tenendosi stretto Voronw, copr anche lui con le pieghe del grande manto del Signore delle Acque, e prosegu. Tutto era silenzio. Il vento freddo gemeva spazzando l'antica strada. Poi, d'un tratto, anch'esso si zitt, e nella pausa Tuor avvert un cambiamento nell'aria, come se il fiato proveniente dalla terra di Morgoth fosse per un po' venuto meno, e debole come un ricordo del mare giunse una brezza dall'ovest. Come una grigia nebbia portata dal vento, superarono la carreggiata sassosa e penetrarono in un folto al suo margine orientale. D'un subito vicino a loro si lev un grido selvaggio, e molti altri lungo la strada gli fecero eco. Aspro risuon un corno, e si ud rumor di piedi che correvano. Ma Tuor prosegu. Abbastanza aveva appreso della lingua degli Orchi, durante la sua prigionia, per comprendere il significato di quelle grida: le sentinelle li avevano fiutati e uditi, non per visti. La caccia era cominciata. Disperatamente, incespicando, continu a inerpicarsi, con Voronw al fianco, su per un lungo pendio fitto di ginestre e di mirtilli, tra ciuffi di sorbi selvatici e di basse betulle. Sulla sommit si fermarono, tendendo l'orecchio alle grida dietro di loro e al frascare degli Orchi nel sottobosco ai loro piedi. Accanto, un masso sporgeva da un intrico di erica e rovi, e sotto di esso era una tana capace di ospitare una bestia braccata, permettendole forse di sfuggire all'inseguimento o, per lo meno, le spalle alla roccia, di vendere cara la pelle. In quell'ombra cupa Tuor trasse Voronw, e fianco a fianco giacquero, sotto il manto grigio, ansimando come volpi esauste. Non una parola pronunciavano, tutt'orecchie com'erano. Le grida degli inseguitori divennero pi fioche, poich gli Orchi mai penetravano in profondit nelle selve d'ambo i lati della strada, preferendo andare su e gi lungo questa.
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Poco si curavano di fuggiaschi sbandati, ma temevano spie ed esploratori di nemici in armi, n Morgoth li aveva messi di guardia alla strada per catturare Tuor e Voronw (dei quali fino a quel momento nulla sapeva) o altri provenienti dall'Ovest, ma per vigilare sulla Spada Nera, per tema che fuggisse e si mettesse in traccia dei prigionieri del Nargothrond, magari portando soccorsi dal Doriath. Pass la notte, e un profondo silenzio si stendeva sulle terre deserte. Stanco, sfinito, Tuor dormiva sotto il mantello di Ulmo; Voronw per strisci fuori del nascondiglio e rest silenzioso, immobile come pietra, perforando le ombre con i suoi elfici occhi. Allo spuntar del giorno svegli Tuor il quale, uscendo all'aperto, costat che il tempo era un po' migliorato e che le nere nuvole stavano aprendosi. Rossa era l'aurora, e poteva scorgere davanti a lui le cime di strani monti scintillare illuminate dall'incendio accesosi a Oriente. Allora Voronw disse a bassa voce: Alae! Ered en Echoriath, ered embar nn 19. Ci, perch sapeva che quelli cui guardava erano i Monti Cerchianti e le mura del Reame di Turgon. Sotto di loro, a est, in una profonda e ombrosa vallata, serpeggiava Sirion il bello, celebrato nei canti; e al di l, ammantata di bruma, una terra grigia saliva dal fiume alle frastagliate alture ai piedi dei monti. Laggi il Dimbar disse Voronw. Ah, ci fossimo gi! Perch di rado i nostri amici osano spingervisi. O per lo meno, cos andata finch il potere di Ulmo stato forte nel Sirion. Ma pu darsi che ora tutto sia cambiato 20 , salvo il rischio del fiume, che comunque profondo e rapido, pericoloso da attraversare persino per gli Eldar. Ma ti ho guidato bene, poich laggi, un po' pi a sud, scintilla il Guado di Brithiach dove la Strada Orientale che un tempo univa il Taras all'Ovest giungeva alla riva del fiume. Nessuno adesso osa servirsene, se non in caso di estremo bisogno, n Elfo n Uomo n Orco, poich la strada conduce al Dungortheb e alla temibile terra tra il Gorgoroth e la Cintura d Melian; e da un pezzo la strada s inselvatichita o si ridotta a un sentiero tra erbacce e dumeti striscianti. 21 Tuor guard nella direzione indicata da Voronw e lontano, assai lontano, scorse acque che scintillavano alla vaga luce dell'alba; al di l, per, si vedeva una tenebra vaga l dove la grande Foresta di Brethil si protendeva verso sud, rivestendo un remoto altopiano. Cautamente procedettero nella vallata, fino a giungere all'antica strada che veniva dal bivio, alle frontiere del Brethil, dove incrociava quella del Nargothrond. E Tuor s'avvide allora che erano ormai vicini al Sirion. In quel punto, le rive del suo vasto letto si dilatavano e le acque, frenate da una gran pietraia 22 si disperdevano per vasto tratto in lanche, e ovunque era il mormorio di rigagnoli. Ma di l a poco la corrente tornava unita e, scavandosi un nuovo letto, procedeva verso la foresta, scomparendo lontano in una fitta bruma che lo sguardo non poteva penetrare; perch l si stendeva, ancorch egli non lo sapesse, la marca settentrionale del Doriath per entro l'ombra della Cintura di Melian. Tuor avrebbe voluto affrettarsi subito al guado, ma Voronw lo trattenne dicendo: Non possiamo attraversare il Brithiach in pieno giorno, finch sussista il dubbio che qualcuno ci insegua . Allora dovremo stare qui a marcire? replic Tuor. Un dubbio simile ci sar finch duri il Regno di Morgoth. Andiamo! Dobbiamo proseguire protetti dal mantello di Ulmo. Voronw esitava ancora, e si guard alle spalle, verso ovest; ma nessuno era in vista, tutto era silenzio salvo il fruscio delle acque. Volse gli occhi all'ins, e il cielo era grigio e vuoto, neppure un uccello vi volava. Poi, d'un tratto, il volto gli si illumin di gioia, ed egli grid forte: Ma s! Il Brithiach ancora vigilato dai nemici dell'Avversario. Gli Orchi non ci seguiranno fin qua, e grazie al mantello passeremo inosservati . Si pu sapere che hai visto? chiese Tuor. Corta la vista di Uomini mortali rispose Voronw. Scorgo le Aquile del Crissaegrim che stanno venendo a questa volta. Guarda!

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Tuor alz lo sguardo e finalmente vide, alte in cielo, tre forme che venivano volando su forti ali dalle lontane cime montane riammantatesi di nuvole. Le aquile discesero in grandi, lenti cerchi, e d'un tratto si abbassarono verso i viandanti; ma, prima che Voronw potesse dar loro una voce, compirono un'ampia, rapida curva, e volarono verso nord seguendo il corso del fiume. Andiamo disse Voronw. Se nei pressi qualche Orco, se ne star col muso a terra, in attesa che le aquile siano ben lontane. Discesero dunque in fretta un lungo pendio e superarono il Brithiach, spesso procedendo all'asciutto su ciottoli o guadando le lanche, la cui acqua arrivava loro appena al ginocchio. Essa era limpida e freddissima, ed era ghiaccio attorno alle pozze formate da meandri smarritisi tra i sassi; ma mai, neppure nel Crudele Inverno della caduta del Nargothrond, il soffio mortale del Nord riusc a gelare il ramo principale del Sirion 23. Superato il Guado, giunsero a una gola che si sarebbe detta l'antico letto di un fiume ora asciutto. Un tempo, a quel che pareva, un torrente aveva scavato in profondit, venendo dal Nord, dai monti dell'Echoriath, e portando nel Sirion i sassi di Brithiach. Finalmente lo troviamo, al di l di ogni speranza! esclam Voronw. Vedi? Qui sfociava il Fiume Secco, ed questa la strada che dobbiamo prendere. 24 Calarono nella gola che andava verso nord tra due ripide pareti, e Tuor incespicava alla fioca luce sui sassi che ne costellavano il letto. Se questa una strada, comment pessima per chi stanco. Pure, la strada che porta da Turgon ribatt Voronw. Tanto pi mi meraviglio, riprese Tuor per il fatto che l'ingresso sia aperto e non vigilato. M'ero aspettato di trovare una grande porta e molti guardiani. L'una e gli altri li vedrai spieg Voronw. Questa solo la via d'accesso. L'ho definita strada; ma su di essa nessuno passato da oltre trecento anni, salvo pochi, segreti messaggeri, e i Noldor hanno fatto ricorso a tutta la loro abilit per nasconderla dacch sono divenuta la Gente Celata. Ti sembra accessibile? Ma l'avresti riconosciuta se non avessi avuto per guida uno del Regno Celato? O non l'avresti piuttosto scambiata per l'opera delle intemperie e delle acque silvane? E non hai visto forse le aquile? Esse sono il popolo di Thorondor, che un tempo viveva sui Thangorodrim prima che Morgoth crescesse tanto in potenza, e ora abita sui monti di Turgon in seguito alla caduta di Fingolfin 25. Solo le aquile e i Noldor conoscono il Regno Celato, e vigilano i cieli che lo sovrastano, bench finora nessun servo dell'Avversario abbia osato levarsi a volo; ed esse recano molte notizie al Re su tutto quanto si muova nelle terre esterne. Fossimo stati Orchi, non dubitarne: saremmo stati afferrati e lasciati cadere da grande altezza sulle rocce impietose. Non ne dubito disse Tuor. Ma mi vien fatto di chiedermi anche se la notizia del nostro arrivo non giunger a Turgon pi rapida di quanto noi non siamo. E tu solo sei in grado di dire se buona o cattiva cosa. N buona n cattiva disse Voronw. Infatti non possiamo passare la Porta Vigilata senza essere notati, siamo o meno aspettati; e quando vi giungeremo, i Guardiani potranno comunicare che non siamo Orchi. Ma per superarla dovremo dare ben altre garanzie. Perch tu non immagini neppure, Tuor, a quale pericolo saremo esposti. E non biasimarmi per ci che potr accadere, come chi non sia stato avvisato; e possa il potere del Signore delle Acque mostrarsi davvero! Solo con questa speranza, infatti, mi sono accinto a farti da guida, e se essa verr meno moriremo pi ineluttabilmente che per i perigli delle selve e dell'inverno. Ma Tuor esort: Inutile tentare di indovinare il futuro. La morte nelle selve certa, e la morte alla Porta, nonostante le tue parole, lungi dall'essere sicura. Continua a farmi da guida!

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Molte miglia percorsero a fatica fra il pietrame del Fiume Secco, finch pi non poterono avanzare, e la sera port la tenebra nella gola profonda; allora si inerpicarono sulla parete orientale, e si accorsero di trovarsi in mezzo alle caotiche alture ai piedi dei monti. E guardando all'ins, Tuor not che torreggiavano in modo diverso da ogni altro monte da lui visto, essendo che i loro fianchi apparivano quali nude pareti, l'una sull'altra, quella superiore arretrata rispetto all'inferiore, quasi si trattasse di grandi torri precipiti a molti piani. Ma il giorno se n'era andato, e le terre erano tutte grigie e brumose, la Valle del Sirion ammantata di ombre. Voronw allora lo guid a una grotta poco profonda sul fianco di un colle che si apriva sugli spogli declivi del Dimbar, e vi strisciarono dentro, nascondendovisi. Mangiarono le loro ultime briciole di viatico; faceva freddo ed erano stanchi, ma non dormirono. Cos Tuor e Voronw, al crepuscolo del diciottesimo giorno di Hsim, trentasettesimo del loro viaggio, giunsero alle torri dell'Echoriath e alla soglia di Turgon, e grazie al potere di Ulmo si sottrassero sia alla Sorte sia alla Perfidia. Allorch il primo barlume del giorno filtr grigio tra le brume del Dimbar, ridiscesero al Fiume Secco, il cui corso ben presto volse a est, andando verso i fianchi delle montagne; e proprio di fronte a loro si lev, incombente, una parete liscia, che si drizzava nuda e abrupta da un ripido pendio sul quale cresceva intricato un dumeto. In quel fitto il pietroso canale penetrava, e l sotto era ancora buio come la notte; e Tuor e Voronw si fermarono, perch i rovi scendevano lungo le pareti della gola, e i loro rami, intrecciandosi, formavano al di sopra un fitto tetto, cos basso da costringere Tuor e Voronw a strisciare come bestie che ritornino alla tana. Alla fine per, giunti che furono a grande fatica proprio ai piedi della rupe, scorsero un'apertura, quasi la bocca di una galleria scavata nella dura roccia da acque fluenti dal cuore dei monti. Vi entrarono, e dentro non era luce alcuna, ma Voronw avanz senza esitazione, mentre Tuor lo seguiva tenendogli una mano sulla spalla e chinandosi, perch il soffitto era basso. Cos per un po' procedettero alla cieca, passo passo, finch sentirono sotto il piede il terreno farsi piano e senza pi sassi sparsi. Allora si concessero una sosta, ansimando e tendendo l'orecchio. L'aria era fresca e sembrava sana, e avevano la sensazione che attorno e sopra di loro amplissimo fosse lo spazio; ma tutto era silenzio, non si udiva neppure il chioccolio di acque. Parve a Tuor che Voronw fosse turbato e dubbioso, e gli sussurr: Dov' dunque la Porta Vigilata? O per caso l'abbiamo test superata? . No rispose Voronw. Ma sono sorpreso, perch strano che a un intruso qualsiasi si permetta di giungere fin qui senza ostacoli. Temo un assalto nel buio. Ma i loro sussurri risvegliarono gli echi dormenti, che si dilatarono e moltiplicarono, cozzando contro il soffitto e pareti invisibili, sibilando e borbottando come il suono di molte voci sommesse. E quando gli echi smorirono nel sasso, Tuor ud provenire, dal cuore delle tenebre, una voce che parlava nelle lingue elfiche: dapprima nell'Alto Linguaggio dei Noldor, che egli non conosceva; e poi in quello del Beleriand, ma con un accento che gli suonava alquanto strano, come d'un popolo che a lungo sia rimasto isolato dai suoi simili26. Fermi! disse la voce. Non muovetevi o morrete, che siate nemici o amici. Siamo amici assicur Voronw. Allora fate come vi si dice ingiunse la voce. L'eco svan nel silenzio. Voronw e Tuor rimasero immobili, e Tuor ebbe l'impressione che molti minuti trascorressero, e in cuore sentiva una paura quale non gli era stata suscitata da nessun pericolo del cammino. Poi s'ud rumore di passi, che crebbe a uno scalpiccio sonoro come una marcia di giganti in quello spazio cavo. D'un tratto, una lanterna elfica venne scappucciata, e il suo raggio sfolgorante si appunt su Voronw che gli stava davanti, ma Tuor null'altro pot vedere se non un'abbagliante stella nel buio. E seppe che, finch il raggio era su di lui, non gli era leci to muoversi, n per fuggire n per avanzare.

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Per qualche istante rimasero cos esposti all'occhio luminoso, e poi la voce torn a farsi udire e disse: Mostrate i vostri volti! E Voronw gett indietro il cappuccio e il suo viso risplendette nel raggio, tagliente e nitido, come scolpito nella pietra; e Tuor si meravigli della sua bellezza. Poi il suo compagno parl con voce fiera: Non mi riconoscete, dunque? Sono Voronw figlio di Aranw della casa di Fingolfin. O devo presumere che pochi anni sono bastati a farmi dimenticare nella mia stessa terra? Sono andato ramingo pi in l di quanto non si possa concepire nella Terra-di-mezzo, pure ricordo la tua voce, Elemmakil. Allora Voronw ricorder anche le leggi di questo paese disse la voce. Poich gli stato comandato di partire, ha anche il diritto di tornare, non per di condurre con s uno straniero. Questo basta a vanificare il suo diritto, e dovr essere condotto prigioniero per subire il giudizio del Re. E quanto allo straniero, a giudizio del Guardiano sar ucciso o fatto a sua volta prigioniero. Allora Voronw spinse Tuor verso la luce, e come avanzarono molti Noldor, coperti dal giaco di maglia e armati, uscirono dal buio e li circondarono con le spade sguainate. Ed Elemmakil, capitano dei Guardiani, colui che reggeva la lampada lucente, scrut a lungo e attentamente i nuovi venuti. molto strano da parte tua, Voronw disse. Siamo amici da molto tempo, e allora perch vuoi mettermi cos crudelmente tra l'incudine della legge e il martello dell'amicizia? Sarebbe gi stato abbastanza se, senza averne avuto l'ordine, avessi portato qui uno delle altre case dei Noldor. Ma tu hai fatto conoscere la Via a un Uomo mortale, perch tale lo riconosco dai suoi occhi. E adesso che sa il segreto, non potr riandarsene libero; e, quale uno di razza aliena che ha osato metter piede qua dentro, devo ucciderlo, ancorch ti sia amico e caro. Nelle vaste terre esterne, Elemmakil, molte strane cose ti possono accadere, e pu succedere che ti si affidino compiti non previsti replic Voronw. Capita che il viandante torni diverso da com'era partito. Quel che ho fatto, l'ho fatto in obbedienza a un comandamento pi alto della legge della Guardia. Solo il re potr giudicare me e colui che mi accompagna. Allora parl Tuor, senza pi timore: Sono venuto con Voronw figlio di Aranw perch stato destinato a farmi da guida dal Signore delle Acque. A tal fine stato liberato dalla collera del Mare e dalla Sorte dei Valar. Perch sono incaricato da Ulmo di una missione presso il figlio di Fingolfin, al quale desidero parlare. Lo guard Elemmakil meravigliato e domand: Chi sei dunque? E da dove vieni? Sono Tuor figlio di Huor della Casa di Hador e parente di Hrin, e questi nomi, a quanto mi risulta, non sono ignoti nel Regno Celato. Dal Nevrast sono giunto, affrontando molti perigli, per cercarlo. Dal Nevrast? domand Elemmakil. Dicono che nessuno pi vi dimori, da quando la nostra gente se ne dipartita. E dicono il vero conferm Tuor. Vuote e fredde sono le corti di Vinyamar. Pure, di l che io vengo. Portami dunque da colui che un tempo ha costruito quelle aule. In faccende di tale importanza non spetta a me giudicare disse Elemmakil. Pertanto ti porter alla luce, dove si chiarir meglio la situazione, e ti consegner al Custode della Grande Porta. Impart poi un ordine, e Tuor e Voronw vennero messi tra alti guardiani, due davanti e tre dietro di loro; e il comandante li condusse fuori della caverna della Guardia Esterna, e passarono, come sembr, per uno stretto corridoio, e a lungo procedettero sopra un liscio pavimento, finch di fronte a loro non comparve una pallida luce. E alla fine pervennero a un ampio arco sorretto da due alti pilastri scolpiti nella roccia, tra i quali era una grande saracinesca di lignee barre intrecciate, meravigliosamente intagliate e borchiate di ferro.

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Elemmakil la sfior, e quella si sollev silenziosamente, dando loro il passo; e Tuor s'avvide che erano adesso in fondo a una ravina quale mai ne aveva viste o anche solo immaginate, per quanto a lungo avesse vagato per le selvagge montagne del Nord; perch, a paragone di Orfalch Echor, Cirith Ninniach non era che una fessura nella roccia. Qui le mani degli stessi Valar, durante antiche guerre agli inizi del mondo, avevano squarciato i grandi monti, e i fianchi della spaccatura erano lisci come se ad aprirla fosse stata un'ascia, e torreggiavano fino ad altezze inimmaginabili. Lass, remotissima, si scorgeva una striscia di cielo azzurro cupo contro il quale si stagliavano neri picchi e pinnacoli seghettati, lontani eppure duri, crudeli come lance. Troppo alte erano quelle possenti pareti perch i raggi del sole d'inverno vi penetrassero e, sebbene fosse ormai giorno pieno, deboli stelle baluginavano sopra le cime montane, e laggi tutto era buio, se non per la pallida luce di lampade lungo la strada in salita. Il fondo della ravina, infatti, saliva ripido in direzione est, e a mano manca Tuor vedeva, accanto al letto del fiume, una strada ampia, lastricata, che si inerpicava serpeggiando sino a scomparire nell'ombra. Avete superato la Prima Porta, la Porta di Legno disse Elemmakil. Ecco la Via. Dobbiamo affrettarci. Impossibile, per Tuor, indovinare fin dove giungeva la via in fondo alla gola, e guardando davanti a s si sent avvolgere da una stanchezza come da una nuvola. Un vento freddo sibilava sfiorando i sassi, e Tuor si strinse addosso il mantello. Freddo spira il vento dal Regno Celato osserv. Eh, s fece Voronw. A uno straniero pu sembrare che l'orgoglio abbia reso spietati i servi di Turgon. Lunghe e dure paiono le leghe delle Sette Porte a chi affamato e stanco per il viaggio. Se le nostre leggi fossero meno severe, gi da un pezzo frode e odio sarebbero entrati a distruggerci, e questo lo sai bene disse Elemmakil. Ma noi non siamo spietati. Qui non c' cibo, e lo straniero non pu riattraversare una porta che abbia passato. Pazienta ancora un poco, e alla Seconda Porta sarai rifocillato. D'accordo accett Tuor, e procedette come gli era stato comandato. Di l a poco si volse e s'avvide che il solo Elemmakil lo seguiva in compagnia di Voronw. Non occorrono Guardiani gli disse Elemmakil che ne aveva letto nel pensiero. Da Orfalch non pu fuggire Elfo n Uomo, e qui non si d ritorno. E cos continuarono su per l'erta, a volte per lunghe scale, altre zigzagando, sotto l'ombra incombente della roccia, finch, a una mezza lega dalla Porta di Legno, Tuor vide che la strada era sbarrata da un gran muro eretto da un fianco all'altro del burrone, con robuste torri di pietra a destra e a manca. Nella parete, un grande arco si apriva sovrastando la porta, ma si sarebbe detto che i muratori l'avessero chiuso con un'unica, enorme pietra. Come s'avvicinavano, la superficie scura e polita del muro apparve rilucente al lume di una bianca lampada appesa al centro dell'arco. Questa la Seconda Porta, la Porta di Pietra spieg Elemmakil; e, avvicinatosi, la spinse leggermente. Quella ruot su un invisibile cardine finch lo spigolo non fu verso di loro, s che un varco s'apriva d'ambo i lati; e, superata che l'ebbero, si trovarono in un cortile dove stavano molti Guardiani armati vestiti di grigio. Non una parola fu detta, ed Elemmakil condusse Tuor e Voronw a una stanza sotto la torre nord, dove furono loro portati cibo e vino ed ebbero il permesso di riposarsi un po'. Scarso pu sembrare il ristoro disse Elemmakil a Tuor. Ma se le tue affermazioni saranno provate, ne sarai risarcito abbondantemente. Questo mi basta replic Tuor. Fiacco sarebbe il cuore cui occorresse miglior medicina. E in effetti, tanto ristoro trov nella bevanda e nel cibo dei Noldor, che ben presto fu pronto a muovere.

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Poco dopo giunsero a un muro ancora pi alto e robusto del precedente, nel quale si apriva la Terza Porta, la Porta di Bronzo: enorme, a due battenti, con scudi e placche enee che recavano molte figure e strani segni a sbalzo. Sul muro, sopra l'architrave, stavano tre torri quadrate munite di tetto e rivestite di rame, che per qualche artificio di fabbro erano lucenti e splendenti come fuoco ai raggi delle lampade rosse appese a guisa di torce lungo il muro. In silenzio varcarono anche quella porta, e nel cortile retrostante trovarono un'ancor maggiore schiera di guardiani in cotte che rilucevano come fuoco che covi; e rosse erano le lame delle loro asce. Della stirpe dei Sindar del Nevrast erano in massima parte coloro che difendevano quella porta. E giunsero cos alla parte pi faticosa della strada, perch nel settore centrale della gola di Orfalch l'erta era pi ripida che mai, e mentre salivano Tuor si vide incombere addosso, negre, le pi possenti delle pareti. E cos alla fine giunsero alla Quarta Porta, la Porta di Ferro Battuto. Alto e nero era il muro, e nessuna lampada lo illuminava. Quattro torri di ferro esso reggeva, e tra le due interne era collocata l'immagine di una grande aquila modellata in ferro, ed era la copia esatta di Re Thorondor stesso, quale poteva librarsi su un monte da aeree altezze. Ma, stando di fronte alla porta, sembr a Tuor, e ne fu stupito, di scorgere, attraverso rami e viticci di alberi imperituri, una pallida pianura della Luna. Perch una luce filtrava dagli ornamenti della porta, che erano fusi e martellati in forma di alberi dalle radici contorte e dai rami allacciati carichi di foglie e fiori. Superando la porta, pot capire com'era possibile: il muro infatti era di grande spessore e non v'era un'unica inferriata, ma tre una dietro l'altra, cos ravvicinate che, per chi le vedesse dal di fuori, erano tutte parti dello stesso artifizio; ma la luce al di l era la luce del giorno. Erano infatti saliti a grande altezza al di sopra delle bassure da cui erano partiti, e di l dalla Porta di Ferro la strada era quasi piana. Inoltre, si erano lasciati alle spalle il cuore stesso dell'Echoriath, e le torreggianti montagne ora precipitavano ratte verso i colli interni, e la gola s'apriva pi ampia, con pareti meno ripide. I suoi lunghi margini erano ammantati di candida neve, e la luce del cielo riflessa dalla neve giungeva bianca come luce attraverso una bruma radiosa che riempiva l'aria. Passarono attraverso le schiere delle Guardie di Ferro che stavano alle spalle della porta; neri erano i loro mantelli e le loro cotte e i lunghi scudi, e i loro volti erano coperti da celate ciascuna in forma di becco d'aquila. Poi, sempre seguendo Elemmakil, giunsero nella pallida luce; e Tuor vide, accanto alla strada, un ciuffo d'erba dove simili a stelle fiorivano bianchi gli uilos, i Ricordasempre, i fiori perenni che non conoscono stagione e mai appassiscono 27; e cos, il cuore colmo di meraviglia e gioia, giunse alla Porta d'Argento. Il muro della Quinta Porta era di bianco marmo, ed era basso e largo, e il parapetto era un graticcio d'argento tra cinque grandi globi marmorei; e l stavano molti arcieri biancovestiti. La porta aveva la forma di due terzi d'un cerchio ed era fatta di argento e perle del Nevrast a simiglianza della Luna; ma sopra di essa, sul globo centrale, stava un'immagine di Temperion, l'Albero Bianco, in argento e malachite, con fiori fatti di grosse perle di Balar 28 . E dietro la porta, in un ampio cortile lastricato di marmo verde e bianco, stavano arcieri in cotte d'argento ed elmi dai bianchi cimieri, un centinaio per lato. Ed Elemmakil guid Tuor e Voronw tra le loro silenziose file, e imboccarono una lunga strada bianca che correva diritta verso la Sesta Porta; e come andavano, pi ampia si faceva la zona erbosa, e tra le bianche stelle degli uilos spiccavano molti fiorellini che sembravano occhi d'oro. Giunsero cos alla Porta d'Oro, l'ultima delle antiche porte di Turgon costruita prima della Nirnaeth; ed essa era molto simile alla Porta d'Argento, salvo che il muro era di marmo giallo, e globi e parapetto di rosso oro; e i globi erano sei, e nel mezzo, su una piramide d'oro, stava un'immagine di Laurelin, l'Albero del Sole, con fiori di topazio in lunghi grappoli appesi a catene d'oro; e la porta stessa era adorna di dischi d'oro a molti raggi a

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simiglianza del sole, inseriti in artifici di granati, topazi e diamanti gialli. Nella corte retrostante erano schierati trecento arcieri con lunghi archi, e le loro cotte erano dorate, i loro elmi sovrastati da lunghe piume anch'esse dorate; e rossi come fiamma erano i loro grandi scudi. Ora il sole illuminava la strada che proseguiva, ch le pareti dei colli erano basse d'ambo i lati e verdi, salvo che sulle cime innevate; ed Elemmakil affrett il passo, poich breve era il tratto sino alla Settima Porta, denominata la Grande, la porta di acciaio che Maeglin aveva forgiata dopo il ritorno dalla Nirnaeth, a bloccare l'ampio accesso all'Orfalch Echor. Non vi si levava un muro ma, d'ambo i lati, due torri circolari di grande altezza con molte finestre, che s'andavano rastremando per sette piani in una cuspide di lucente acciaio, e tra le torri possente stava una palizzata d'acciaio inossidabile, e che splendeva freddo e bianco. Sette grandi pilastri di acciaio si drizzavano, alti e spessi come forti alberi giovani, ma che terminavano in un'acuminata punta sottile in cima come un ago; e, tra i pilastri, sette traverse d'acciaio, e in ognuno degli spazi sette volte sette barre diritte d'acciaio, con sommit che parevano larghe lame di spade. Al centro per, sopra il pilastro di mezzo, il maggiore, si levava possente l'immagine dell'elmo regale di Turgon, la Corona del Regno Celato, incastonata di diamanti. N cancello n porta Tuor pot vedere in quella poderosa siepe di acciaio, ma come s'avvicinava attraverso gli spazi tra le sbarre venne proprio a lui, cos gli parve, una luce accecante, ed egli si copr gli occhi, e si immobilizz sgomento e meravigliato. Ma Elemmakil and avanti, e nessuna porta s'apr al suo tocco: semplicemente batt su una sbarra, e la cancellata risuon come un'arpa multicorde, emettendo chiare note armoniche che corsero di torre in torre. Subito dalle torri uscirono cavalieri, e davanti a quelli della torre settentrionale uno venne su un bianco cavallo dal quale smont per avanzare a piedi verso di loro. E per alto e nobile che fosse Elemmakil, pi grande e altero era Ecthelion, Signore delle Fontane, in quel tempo Custode della Grande Porta. Tutto d'argento era vestito, e sopra il suo elmo scintillante era posta una punta d'acciaio recante in cima un diamante; e come il suo scudiero gli prese lo scudo, questo balen quasi fosse coperto di gocce di pioggia, che in effetti erano mille e pi borchie di cristallo. Elemmakil lo salut e disse: Ecco qui Voronw Aranwion, reduce da Balar; e ho portato anche lo straniero che ha condotto con s, il quale chiede di vedere il Re . Si volse allora Ecthelion a Tuor, ma questi si chiuse nel mantello e rimase in silenzio, a guardarlo; e parve a Voronw che una bruma ammantasse Tuor, e che la statura ne fosse aumentata, s che la sommit del suo cappuccio sovrastava l'elmo del Signore di Elfi, quasi fosse la cresta di una grigia onda marina cavalcante verso terra. Ma Ecthelion punt il suo sguardo lucente su Tuor, e dopo un breve silenzio disse con tono grave: Sei giunto all'ultima porta. Sappi che nessuno straniero che la varchi uscir mai di qui, se non per la porta della morte . Non dir cose di cattivo augurio! Se il messaggero del Signore delle Acque esce per la porta che hai detto, ebbene, tutti coloro che qui dimorano lo seguiranno. Signore delle Fontane, non impedire il passo al messaggero del Signore delle Acque! Allora Voronw e quanti erano vicini tornarono a guardare sorpresi Tuor, meravigliandosi delle sue parole e della sua voce. E a Voronw parve di aver udito, s, una grande voce, ma come di uno clamante da molto lontano. A Tuor invece parve di ascoltare se stesso che parlava, come se un altro lo facesse per bocca sua. A lungo Ecthelion rimase a guardare Tuor in silenzio, e lentamente timore reverenziale gli si dipinse in volto. Poi si inchin, s'accost alla cancellata e vi pos le mani, e porte s'aprirono verso l'interno d'ambo i lati del pilastro della Corona. Allora Tuor

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entr e, giunto su un'altura che dominava la valle sottostante, pot vedere Gondolin tra la bianca neve: si stendeva una vasta pianura, e in essa, non proprio al centro ma leggermente pi vicino al luogo dove si trovavano, si levava un grande colle con la sommit appiattita, dove una citt sorgeva sotto la luce novella del mattino. E ne fu a tal punto incantato, che a lungo null'altro pot guardare, poich davanti a s aveva finalmente la visione del suo desiderio uscita da ardenti sogni.

E cos ristette, senza parlare. Silenziosa d'ambo i lati era una schiera dell'esercito di Gondolin, e vi erano rappresentati tutti i guardiani delle sette porte; ma i loro capitani e comandanti erano in groppa a cavalli bianchi e grigi. Poi, mentre contemplavano Tuor stupiti, il mantello cadde di dosso a questi, che fu di fronte a loro nel possente arnese del Nevrast. E molti erano l di coloro che avevano visto Turgon stesso appendere quegli oggetti al muro dietro l'Alto Seggio di Vinyamar. Alla fine, Ecthelion disse: Rallegratevi di aver scoperto la Via, poich ecco dinanzi a voi la Citt dai Sette Nomi, dove chiunque combatta contro Morgoth pu trovare speranza. Si dice e si canta: Sono chiama ta Gondobar e Gondolindrimbar, Citt di Pietra e Citt degli Abitanti nella Pietra; ho nome Gondolin, la Pietra di Canto, e Gwarestrin, la Torre di Guardia, o Gar Thurion il Luogo Segreto, poich sono celata agli occhi di Morgoth; ma quanti pi mi amano mi dicono Loth, perch sono come un fiore, oppure anche Lothengriol, il fiore che sboccia nella piana . Tuttavia nella parlata quotidiana diciamo e la chiamiamo

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Gondolin, splendida alla vista e luminosa, e le sue torri trafiggono i cieli sopra il Colle di Guardia in mezzo alla pianura. Prosegu Ecthelion: Chiaro che ormai nessun'altra prova abbisogna; e persino il nome di figlio di Huor che costui dice suo, importa meno della trasparente verit che egli mandato da Ulmo stesso. Tuor dichiar che il suo cuore era ansioso di percorrere le vie della bella citt. Ecthelion diede ordine che fosse suonato il segnale e trombe vennere fatte squillare dalle torri della Grande Porta, e le colline ne riecheggiarono. Un breve silenzio, poi udirono, lontane, altre trombe che rispondevano dalle mura della citt , soffuse dal rosa dellaurora che inondava la piana. Furono portati i cavalli e si avviarono verso Gondolin.

Note
Nel Silmarillion, p. 244, si dice che quando i Porti di Brithombar e di Eglarest vennero distrutti l'anno successivo alla Nirnaeth Arnoediad, gli Elfi delle Falas scampati andarono con Crdan sull'Isola di Balar, che divenne un rifugio per tutti quelli che vi approdarono; essi infatti tennero una testa di ponte alle Bocche del Sirion, e quivi molte navi leggere e veloci stavano nascoste nelle cale e nelle acque dove le canne erano fitte come una foresta . 2 Anche altrove si fa riferimento alle lampade emananti una luce azzurra degli Elfi Noldorin, per quanto esse non compaiano nel testo del Silmarillion dato alle stampe. In precedenti versioni del racconto di Trin, Gwindor, l'Elfo del Nargothrond fuggito da Angband e trovato da Beleg nella foresta Taur-nu-Fuin, era in possesso di una di queste lampade (la si nota nel dipinto di quell'incontro eseguito da mio padre, si veda Pictures by J. R. R Tolkien, 1979, n. 37); e la lampada, rovesciandosi e scappucciandosi, rivel con la sua luce a Trin il volto di Beleg da lui ucciso. In una nota alla storia di Gwindor, sono chiamate lampade fanoriane , delle quali i Noldor stessi ignoravano il segreto; sono descritte come cristalli sospesi in una reticella, sempre risplendenti di un'interna radianza azzurra . 3 Il sole splender sul tuo cammino. Nell'assai pi breve storia narrata nel Silmarillion, non si fa parola di come Tuor trov la Porta Noldor, come non si fa menzione degli Elfi Gelmir e Arminas, i quali per compaiono nel racconto di Trin (Il Silmarillion, p. 265) in veste di messaggeri che recano nel Nargothrond l'avvertimento di Ulmo; di loro si dice che appartengono alla gente del figlio di Finarfin, Angrod che dopo la Dagor Bragollach visse al Sud con Crdan il Carpentiere. In una pi lunga versione della storia del loro arrivo nel Nargothrond Arminas, istituendo un paragone tra Trin e il suo parente a sfavore del primo, dice di aver incontrato Tuor nelle solitudini del Dor-lomin (v. p. 161). 4 Nel Silmarillion, pp. 93-94, si narra che quando Morgoth e Ungoliant litigarono per il possesso del Silmaril, il primo diede in un terribile urlo e ne riecheggiarono i monti. Ragion per cui la regione fu chiamata Lammoth, poich gli echi della sua voce vi dimorarono per sempre, s che chiunque gri dasse alto in quella terra li risvegliava, e l'intero deserto tra le alture e il mare si riempiva di un clangore come di voci angosciate . Qui, al contrario, sembrerebbe piuttosto che ogni suono che vi fosse emesso venisse di per s amplificato, idea chiaramente presente anche all'inizio del capitolo XIII del Silmarillion dove, in un passo molto simile al presente, si dice che come i Noldor misero piede sulla riva, le loro grida furono captate dalle alture e moltiplicate, sicch un clamore come di innumerevoli voci possenti riemp tutte le coste del Nord . A quanto pare, stando a una "tradizione", Lammoth e gli Ered Lmin, i Monti Echeggianti , furono cos denominati perch avevano trattenuto gli echi del terribile urlo emesso da Morgoth alle prese con Ungoliant; mentre, stando a un'altra "tradizione", i nomi semplicemente designano la natura dei suoni propri di quella regione. 5 Cfr. Il Silmarillion, p. 269: E Trin correva lungo le vie del Nord, per le contrade ormai desolate tra il Narog e il Teiglin, e il Funesto Inverno scese a investirlo, poich quell'anno la neve cadde prima che l'autunno fosse terminato, e la primavera giunse tardiva e fredda . 6 Nel Silmarillon, p. 53, si legge che quando Ulmo apparve a Turgon in Vinyamar, ordinandogli di recarsi in Goldolin, gli disse: Pu dunque accadere che la maledizione dei Noldor colpisca anche te prima della fine e che il tradimento serpeggi tra le tue mura. Esse allora saranno minacciate di fuoco. Ma, dovesse il periglio avvicinarsi davvero, allora dal Nevrast uno verr ad avvertirtene, e grazie a costui speranza rinascer, per Elfi e Uomini, di l dalla rovina e dal fuoco: Lascia dunque in questa casa armi e una spada, per modo
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che in armi a venire costui le trovi, e tu le riconosca e non sia ingannato . Ulmo disse anche a Turgon quale forma e dimensioni dovessero avere l'elmo, la cotta di maglia e la spada da lui lasciati. 7 Tuor era il padre d Erendil, a sua volta padre di Elros Tar-Mnyatur, primo Re di Nmenor. 8 II riferimento deve essere all'avvertimento di Ulmo fatto conoscere nel Nargothrond da Gelmir e Arminas; si veda pp. 222 ss. 9 Le Isole Ombrose erano probabilmente le Isole Incantate di cui alla fine del capitolo XI del Silmarillion, che erano raccolte come in una rete nei Mari Ombrosi dal nord al sud al momento dell'Occultamento di Valinor. 10 Cfr. Il Silmarillion, p. 245: Su sua [di Turgon] esortazione, Crdan costru [dopo la Nirnaeth Arnoediad] sette navi veloci che salparono per l'Occidente; ma nessuna notizia pi se ne ebbe in Balar, salvo di una, l'ultima. I marinai di quel vascello a lungo soffrirono per mare, e rivolgendo alla fine la prua in preda alla disperazione incapparono in una grande tempesta in vista delle coste della Terra-di-mezzo, e perirono; uno per fu sottratto da Ulmo alla collera di Oss, e le onde lo sorressero e lo rigettarono sulla riva del Nevrast. Il suo nome era Voronw, ed era uno di quelli che Turgon aveva inviato come messi in Gondolin . Cfr. anche Il Silmarillion, p. 300. 11 Le parole dette da Ulmo a Turgon si trovano anche nel capitolo XV del Silmarillion in altra forma: E rammenta che la speranza vera dei Noldor sta in Occidente e viene dal Mare e che, dovesse il peri glio avvicinarsi davvero, allora dal Nevrast uno verr ad avvertirtene . 12 Nel Silmarillion nulla si dice del destino toccato a Voronw dopo il suo ritorno a Gondolin con Tuor; nella versione originaria, per ( Tuor e gli Esuli di Gondolin ), era uno di coloro che erano s fuggiti al sacco . della citt, come del resto implicito nelle parole qui pronunciate da Tuor. 13 Cfr. II Silmarillion: Turgon credeva tuttavia anche che la fine dell'assedio segnasse l'inizio del declino dei Noldor, ammenoch questi non ricevessero qualche aiuto, ragion per cui in segreto mand drappelli di Gondolindrim alle Bocche del Sirion e all'Isola di Balar. Quivi costoro costruirono navi e fecero vela per l'estremo Ovest cercando, per incarico di Turgon, Valinor, onde implorare il perdono e l'aiuto dei Valar; e supplicarono gli uccelli del mare di guidarli. I mari erano per selvaggi e vasti, e ombra e incantesimi li aduggiavano; e Valinor restava celata. Sicch, nessuno dei messaggeri di Turgon giunse in Occidente, ma anzi molti perirono e pochi tornarono . In uno dei "testi preparatori" del Silmarillion, si legge che, sebbene i Noldor non possedessero l'arte della costruzione di navi, e tutti i vascelli da essi costruiti naufragassero o fossero respinti dai venti , pure dopo la Dagor Bragollach Turgon continu ad avere un rifugio segreto sull'Isola di Balar e quando, dopo la Nirnaeth Arnoediad, Crdan e quanto restava della sua gente fuggirono da Brithombar e da Eglarest a Balar, si unirono a quelli dell'avamposto che Turgon vi aveva . Ma questa componente della vicenda venne poi abolita, con la conseguenza che nel testo del Silmarillion dato alle stampe non si trova riferimento alcuno alla creazione di stanziamenti degli Elfi di Gondolin sull'Isola di Balar. 14 Nel Silmarillion non si fa menzione dei boschi di Nath, i quali non compaiono neppure nella mappa che correda l'opera. Si estendevano verso ovest, dal corso superiore del Narog, verso la sorgente del Nenning. 15 Cfr. Il Silmarillion, pp. 262-263: Finduilas figlia di Orodreth il Re [riconobbe Gwindor] e gli diede il benvenuto perch lo aveva amato prima della Nirnaeth, e Gwindor ne amava a sua volta la bellezza a tal punto che la chiamava Faelivrin, vale a dire il barbagliare del sole sugli stagni di Ivrin . 16 Il fiume Glithui non menzionato nel Silmarillion, e il suo nome non segnato sulla mappa, dove tuttavia ne indicato il corso: si tratta di un affluente del Teiglin che vi si getta un po' a nord della con fluenza del Malduin. Di questa strada si parla nel Silmarillion, p. 257: Lungo l'antica strada... che conduceva per la stretta gola del Sirion, da oltre l'isola dove si levava un tempo la Minas Tirith di Finrod, e attraverso la contrada tra il Malduin e il Sirion, e lungo i margini del Brethil fino ai Guadi del Teiglin . 18 Morte ai Glamhoth! Tale nome, sebbene non ricorra n nel Silmarillion n nel Signore degli Anelli, nella lingua Sindarin designava genericamente gli Orchi, con il significato di orda a ssordante , milizie del tumulto . Cfr. la spada di Gandalf, Glamdring, e Tol-in-Gauroth, l'Isola delle schiere dei Lupi Mannari. 19 Echoriath: i Monti Cerchianti attorno alla piana di Gondolin. ered e- mbar nn = i monti della mia patria. 20 Nel Silmarillion, p. 250, Beleg del Doriath dice a Trin (alcuni anni prima dei fatti qui narrati) che gli Orchi si erano aperti un varco per il Passo di Anach e che il Dimbar, che un tempo viveva in pace, a poco a poco cade sotto il dominio della Mano Nera . 21 Per questa strada Maeglin e Aredhel fuggono a Gondolin inseguiti da El (Il Silmarillion, capitolo XVI); e in seguito la seguirono Celegorm e Curufin quando furono scacciati dal Nargothrond (lbid., p. 218). Soltanto nel presente testo si accenna al fatto che essa si prolungava fino all'antica dimora di Turgon a Vinyamar, ai piedi di Taras; e il suo decorso non segnato sulla mappa a partire dal punto in cui si congiunge con la strada meridionale per il Nargothrond, ai limiti nordoccidentali del Brethil.
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Nel nome Brithiach contenuta la radice brith, ghiaia , come pure in quelli del fiume Brithon e del porto di Brithombar. 23 In una versione parallela di questo stesso passo, quasi certamente ripudiata in favore dell'unica pubblicata, i viandanti non superavano il Sirion al Guado di Brithiach, perch giunsero al fiume parecchie leghe a nord di questo. Seguirono un faticoso sentiero che li port alla riva del fiume, e quivi Voronw grid: "O meraviglia! cosa che preannuncia sia bene che male. Il Sirion gelato, ancorch in nessun racconto si trovi nulla di simile dacch gli Eldar sono venuti dall'Est. Cos possiamo passarlo e risparmiarci molte gravose miglia, troppo lunghe per le nostre forze. Ma cos anche altri possono averlo passato o possono seguirci". I due superano il fiume camminando sul ghiaccio senza incontrare ostacoli, e cos i consigli di Ulmo volsero a profitto la perfidia dell'Avversario, poich il percorso fu abbreviato e, al ter mine delle loro speranze e delle loro forze, Tuor e Voronw giunsero finalmente al Fiume Secco nel punto in cui sbucava dall'orlo dei monti . 24 Cfr. II Silmarillion, p. 152: C'era per una via profonda sotto i monti scavata nella tenebra del mondo da acque che andavano a gettarsi nelle correnti del Sirion; e tale via Turgon reper, e in tal modo giunse alla verde piana tra i monti e scorse la collina isolata che vi si ergeva, tutta duro sasso liscio; la valle infatti era stata, in tempi antichi, un grande lago . 25 Nel Silmarillion non si dice che le grandi aquile abitassero sui Thangorodrim. Nel capitolo XIII (p. 133) Manw aveva inviato la razza delle Aquile, comandando loro di dimorare sulle balze del Nord, e di vigilare Morgoth ; mentre nel capitolo XVIII (p. 191) Thorondor si precipit dal suo nido tra i picchi del Crissaegrim per recuperare il corpo di Fingolfin davanti ai cancelli di Angband. Cfr. anche II Ritorno del Re, VI, 4: Il vecchio Thorondor, che aveva costruito i suoi nidi tra le inaccessibili cime dei Monti Cerchianti quando la Terra-di-mezzo era giovane . Con ogni probabilit, l'idea iniziale della dimora di Thorondor sui Thangorodrim, reperibile anche nel testo originario del Silmarillion, in seguito venne abbandonata. 26 Nel Silmarillion non si dice nulla di specifico circa il linguaggio degli Elfi di Gondolin; ma da questo passo si arguisce che per alcuni di essi l'Alta Lingua (Quenya) era d'uso corrente. In un successivo saggio etimologico si legge che il Quenya era usato quotidianamente in casa di Turgon e che era stato la lingua materna di Erendil, ma che per la maggior parte della gente di Gondolin era divenuta una lingua libresca, e quanto agli altri Noldor essi si servivano comunemente del Sindarin . Cfr. Il Silmari llion (p. 158): dopo l'editto di Thingol gli Esiliati presero l'abitudine di servirsi, nell'uso quotidiano, del Sindarin, e l'Alta Lingua dell'Occidente fu parlata soltanto dai signori dei Noldor tra loro. Ed essa continu a vivere co me favella sapienziale ovunque i Noldor stessi vivessero . 27 Erano questi i fiori che abbondavano sui tumuli funerari dei Re di Rohan sotto Edoras, e che Gandalf nella lingua dei Rohirrim (tradotta in Old English) denomin simbelmyn, vale a dire ricorda sempre perch fioriscono in tutte le stagioni dell'anno e crescono dove riposano i morti (Le Due Torri, III, 6). Solo in questo passo si trova il nome elfico uilos, ma la parola ricorre anche in Amon Uilos, come il nome Quenya Oioloss (sempre bianco come neve, il Monte di Manw) era reso in Sindarin. In Cirion ed Eorl , il fiore reca un altro nome elfico, alfirin (p. 407). 28 Nel Silmarillion, p. 109, si legge che Thingol ricompens i Nani di Belegost con molte belle perle. A dargliele era stato Crdan, perch in gran numero le si trovava nelle acque basse attorno all'Isola di Balar .

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TUOR A GONDOLIN LO SVELAMENTO


Allora Tuor e Voronw avanzarono a cavallo nella piana, che era meravigliosamente uniforme e solo interrotta qua e l da massi tondi e lisci sparsi tra l'erba, o da laghetti con il fondo roccioso. La attraversavano numerosi bei sentieri, e dopo un cammino lungo quanto la luce del giorno essi arrivarono ai piedi del Colle di Guardia (che nella lingua dei Noldor Amon Gwareth). Qui cominciarono a salire per le scale tortuose che si arrampicavano fino all'ingresso della citt; nessuno infatti poteva raggiungerla se non a piedi e spiato dalle fortificazioni. Furono alla sommit della lunga scalinata quando la porta occidentale s'indorava dell'ultimo sole, mentre molti occhi li osservavano dai bastioni e dalle torri. Ma Tuor contemplava le mura di roccia, gli alti torrioni e i pinnacoli della citt, ammirava le scale di pietra e marmo, orlate da balaustre sottili e rinfrescate dallo zampillare di cascatelle filiformi che cercavano la pianura dalle fonti di Amon Gwareth, e proseguiva come in un sogno degli Di, poich non riteneva possibile che gli uomini scorgessero cose simili nelle visioni del loro sonno, tanto grande era la sua meraviglia per lo splendore di Gondolin. Cos giunsero alle porte, Tuor stupefatto e Voronw colmo di gioia. Le strade di Gondolin si svolgevano ampie e lastricate di pietra, con il ciglio di marmo, e lungo le vie si aprivano case incantevoli e cortili fra giardini dai fiori vivaci e parchi di mallorn, betulle e sempreverdi, mentre molte torri assai sottili e belle, costruite con il marmo bianco e scolpite nel modo pi stupefacente, s'innalzavano fino al cielo. C'erano piazze rallegrate da fontane, dimora di uccelli che cantavano fra i rami degli alberi antichi; nella pi grande, la Piazza della Fontana, si ergeva il palazzo del re, la cui torre superava tutte le altre della citt, e le fontane che zampillavano dinanzi alla porta lanciavano l'acqua nell'aria per ventisette braccia e la facevano ricadere in una melodiosa pioggia di cristallo: qui di giorno il sole brillava in modo splendido, mentre di notte la luna scintillava con grande magia. Gli uccelli che dimoravano laggi erano del candore della neve e avevano voci pi dolci di una ninna-nanna. Ai lati della porta del palazzo sorgevano due alberi, uno con i fiori d'oro e l`altro d'argento, che non appassivano mai, immagini in metalli preziosi dei gloriosi Alberi di Valinor, i quali, prima che Morgoth e Ungoliant li facessero avvizzire, illuminavano quel luogo: i Gondolindrim li chiamavano rispettivamente Glingal, Fiamma Sospesa e Belthil, Radianza Divina. Sopra la porta fiammeggiavano gli otto sinuosi raggi della stella argentata su campo blu, stendardo di Fingolfin e le quarantacinque punte degradanti del sole alato incandescente degli Alti Re dei Noldor. Ed accanto vera uno stemma pi piccolo, ma non meno regale, che pareva un fiordaliso, i cui petali sallung avano in dodici sagitte che raggiungevano il bordo del cerchio, suggerendo il rango corrispondente ad un figlio di un Alto Re. Tuor fu condotto finalmente alla Torre del Re, sostenuta da un immenso porticato a colonne crisoelefantine, e fu al cospetto di Turgon, Re Supremo dei Noldor, il pi alto di tutti i figli del mondo, dopo la morte del fratello Fingon. Alla destra del Re sedeva Maeglin suo nipote, alla sinistra stava Idril Celebrindal, sua figlia, con la sua chiona di grano dorata. Su nessun seggio ristava la Regina di Gondolin, perita assai prima durante lattraversamento dellHelcarax, quando la terra era ancor giovane. E mai la Citt Celata ne avrebbe vista una. Allora Turgon, figlio di Fingolfin, abbigliato di bianco con una cinta d'oro, sul capo un diadema di granate ed una spada anchessa bianca e oro in fodero di ruel (avorio), parl: Benvenuto, o Uomo della Terra d'Ombre. Ebbene! Il tuo arrivo era segnato nei nostri libri

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di sapienza, ed scritto che molte grandi cose debbano accadere nelle case dei Gondolindrim quando tu vi sia giunto. Tuor disse allora, mentre Ulmo gli infondeva potenza nel cuore e maest nella voce: O padre della Citt di Pietra, colui che suona musica profonda nell'Abisso e conosce la mente di Elfi e Uomini mi ha ordinato di rivelarti come siano ormai prossimi i giorni della Liberazione. Ulmo ha il cuore colmo d'ira, e adirati sono i cuori dei Valar, che siedono sui monti di Valinor e guardano il mondo dalla vetta di Taniquetil, scorgendo la sofferenza della schiavit dei Noldor e i vagabondaggi degli Uomini; Morgoth infatti li circonda nella Terra d'Ombre oltre colli di ferro. Perci sono stato condotto lungo una via segreta per invitarti a contare le tue armate e a prepararti per la battaglia, poich il tempo maturo. La maledizione di Mandos ormai si affretta al proprio compimento: le opere dei Noldor sono vicine a perire. Turgon rispose: Non lo far, siano pure queste le parole di Ulmo e di tutti i Valar. Non avventurer cos il mio popolo contro il terrore degli Orchi, n porr a repentaglio la mia citt con il fuoco di Morgoth. Tuor allora ribatt: No, se non sai osare parecchio ora, gli Orchi resteranno per sempre e alla fine possederanno quasi tutti i monti della Terra, e non cesseranno di tormentare Elfi e Uomini, anche qualora i Valar riescano poi, con altri mezzi, a liberare i Noldor; ma se ora hai fiducia nei Valar, per quanto terribile potr essere lo scontro, gli Orchi verranno sconfitti. Ma Turgon sera fatto superbo e replic che lui era il re di Gondolin e nessuna volont poteva costringerlo, contro il proprio avviso, a mettere in pericolo l'amato lavoro di lunghe ere trascorse; Tuor allora dichiar, come gli aveva ordinato Ulmo che aveva temuto la riluttanza di Turgon: In questo caso mi stato comandato di insistere affinch alcuni uomini dei Gondolindrim discendano veloci e segreti lungo il fiume Sirion fino al mare, e qui costruiscano barche e cerchino di tornare in Valinor: ebbene, i sentieri che conducono laggi sono scordati e le strade maestre svanite dal mondo, e il luogo circondato dai mari e dalle montagne, tuttavia gli Elfi ancora dimorano sul colle di Tirion e gli Di siedono in Valinor, bench la loro felicit sia forse diminuita; essi nascondono la propria terra e le tessono intorno una magia inaccessibile, cosicch il male non giunga alle sue rive. Eppure, ancora possibile che i tuoi messaggeri arrivino fin laggi e volgano i cuori a insorgere adirati e sgominare Morgoth, e a distruggere gli Inferni di Ferro che egli ha costruito sotto i Monti d'Oscurit. Le sue parole parvero quelle di un dio, perch Ulmo lo ispirava e tutti coloro che gli prestarono orecchio si meravigliarono, dubitando colui fosse davvero un Uomo di stirpe mortale. Le sue labbra si serrarono ed attese immoto, tessendo lo sguardo sopra ai signori del Regno Celato. E nel momento in cui Tuor mise gli occhi su Idril, la sua anima si ramment di aver visto poche donne in vita sua, e nessuna che si potesse accostare alla dama dorata, perch da schiavo verano state solo le barbare superbe e riottose degli Orientali e le infelici compagne di ceppi, obbligate al lavoro fin dallinfanzia. Le prime lo trattavano come fosse una bestia dei boschi, e di loro ricordava il sapore della paura e dellodio; per le seconde solamente piet aveva saputo nutrire. E mai altra schiatta femminile aveva incontrato sulla sua strada, giacch tutte le donne e i figli di Annael nel Mithrim erano stati inviati a sud. Cosicch lintensit e la mal a di quella visione non poterono pi essere cancellate dai suoi occhi. Ma Turgon interrupe il suo turbamento e ribatt: Ogni anno, quando l'inverno si solleva, messaggeri sono discesi veloci e furtivi lungo il fiume che ha nome Sirion fino alle coste del Grande Mare, e qui si sono costruiti barche alle quali hanno aggiogato cigni e gabbiani, oppure le ali robuste del vento, e hanno cercato di tornare oltre il sole e la luna fino a Valinor; tuttavia i sentieri che conducono laggi sono scordati e le strade maestre

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svanite dal mondo, il luogo circondato dai mari e dalle montagne, e quanti l dimorano felici si curano ben poco del terrore di Morgoth o della sofferenza del mondo, ma nascondono la loro terra e le tessono intorno una magia inaccessibile, cosicch nessuna cattiva notizia giunga mai al loro orecchio. No, sono abbastanza quelli del mio popolo che per anni incalcolabili hanno viaggiato verso le ampie acque per non tornare mai pi, e sono periti negli abissi o vagano ora perduti nelle ombre prive di sentieri; all'arrivo del prossimo anno nessuno partir di nuovo per il mare, ma ci affideremo piuttosto a noi stessi e alla nostra citt per guardarci da Morgoth: in ci i Valar sono stati di scarso aiuto in passato. Le spie di Angband invano ci hanno cercati; la nostra dimora come una voce che corre, un segreto che nessuno potr scoprire. Al che il cuore di Tuor divenne greve e Voronw pianse. Tuor sedette presso la grande fontana del sovrano, il cui zampillo gli ramment la musica delle onde, e la sua anima fu turbata dalle buccine di Ulmo; avrebbe voluto ridiscendere le correnti del Sirion fino al mare. Ma Turgon, che sapeva come Tuor, in quanto mortale, godesse del favore dei Valar, notandone lo sguardo risoluto e la potenza della voce, lo invit a vivere a Gondolin col suo favore, e perfino, se lo voleva, a dimorare nelle aule regie. Tuor allora, poich si sentiva esausto e il luogo era incantevole, accett la proposta; cos avvenne che Tuor dimor a Gondolin. I racconti non narrano di tutte le sue imprese presso i Gondolindrim, ma si dice che molte volte egli sarebbe sgusciato via da quel luogo, stanco dell'affollarsi di popolo e sognando foreste deserte e balze rocciose, o udendo di lontano la musica marina di Ulmo, se il suo cuore non si fosse colmato d'amore per la figlia del re. In quei reami Tuor impar molte cose grazie agli insegnamenti di Voronw, il quale gli era molto caro e che, di rimando, provava per lui un affetto enorme; oppure venne istruito dagli uomini esperti della citt o dai sapienti del sovrano. Perci divent assai pi potente che nel passato e i suoi consigli erano pieni di saggezza; molti fatti prima confusi gli divennero chiari, e conobbe molte cose tuttora ignote agli Uomini mortali. Seppe di quando scavarono la galleria nascosta che chiamavano la Via di Fuga e di come sull'argomento i pareri fossero stati discordi, e tuttavia la piet per i Noldor schiavi avesse infine prevalso, ottenendone la realizzazione; gli fu riferito della guardia senza sosta che si faceva laggi in armi e similmente in certi luoghi bassi delle montagne tutt'intorno, e di come sentinelle sempre vigili dimorassero sulle vette pi elevate della catena di monti, accanto a torrette di segnalazione pronte al fuoco; quella gente, infatti, non cessava mai di aspettarsi un assalto degli Orchi, qualora la loro roccaforte fosse divenuta nota. Allora comunque la guardia dei colli era mantenuta pi per abitudine che per necessit, poich molto tempo prima, con fatica enorme, i Gondolindrim avevano livellato, disboscato e scavato tutta la piana intorno ad Amon Gwareth, di modo che non appena qualcuno si avvicinava alla citt, fosse un Elfo, un uccello, un animale o un serpente, era spiato a molte leghe di distanza, dato che molti fra i Gondolindrim avevano occhi pi acuti perfino dei falchi di Manw Slimo, Signore degli Di e degli Elfi, la cui dimora sopra Taniquetil; per questo motivo chiamavano il luogo Tumladen, ossia valle levigata. Essi ritenevano che la grande opera fosse ormai conclusa e la gente era tutta occupata a estrarre i metalli e a forgiare spade, asce, lance e alabarde d'ogni sorta, e a fabbricare cotte di maglia, armature e corpetti, gambali e copribraccia, elmi e scudi. A Tuor fu riferito che gi l'intero popolo di Gondolin, tirando d'arco senza sosta giorno e notte, non avrebbe potuto esaurire le frecce accumulate neppure in molti anni, e che perci a ogni stagione la loro paura degli Orchi scemava. L Tuor apprese come si costruisce con la pietra e con i mattoni, e come si spaccano la roccia e il marmo; approfond le arti della filatura e della tessitura, del ricamo e del dipingere, diventando inoltre esperto nei metalli. Pot udire le musiche pi delicate; in ci profondamente versati erano soprattutto quanti dimoravano nella parte meridionale della

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citt, poich laggi suonavano in grande profusione fonti e sorgenti colme di mormorii. Tuor acquist padronanza in molte di queste raffinatezze, che impar a intrecciare con le proprie canzoni per la meraviglia e la gioia del cuore di tutti gli ascoltatori. Gli furono narrate strane storie a proposito del Sole, della Luna e delle Stelle, su com' fatta la Terra con i suoi elementi e sulle profondit del cielo; apprese la scrittura segreta degli Elfi, le loro lingue e gli idiomi antichi, e ud parlare di Ilvatar, il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo, e della grande musica degli Ainur ai piedi di Ilvatar negli abissi estremi del tem po, da cui vennero la creazione dell'universo e i suoi mondi, nonch tutto ci che vi esiste e come governato. Cos, per la sua abilit e la grande padronanza in ogni arte e tradizione, e per l'estremo coraggio del cuore e del corpo, Tuor divenne una consolazione e un sostegno per il sovrano, che non aveva figli maschi; ed era amato dalla gente di Gondolin. Un giorno il re volle che i suoi migliori artefici fabbricassero un'armatura completa per Tuor, a mo' di prezioso regalo; essa venne forgiata con l'acciaio dei Noldor e rivestita d'argento, mentre l'elmo fu ornato con un emblema di metalli e gemme in guisa di due ali di cigno, una su ogni lato, e un'ala fu intarsiata anche sullo scudo. Egli per, invece di una spada, prefer portare un'ascia, che nella lingua dei Gondolindrim chiam Dramborleg, poich il suo colpo tramortiva e la sua lama fendeva ogni armatura. Per lui fu costruita una casa sulle mura meridionali, poich amava gli spazi liberi e non gradiva la stretta vicinanza di altre dimore. L spesso si deliziava di sostare sui bastioni all'alba, e la gente era lieta di vedere la luce nuova sulle ali del suo elmo - molti mormoravano, e l'avrebbero volentieri aiutato in battaglia contro gli Orchi, dal momento che i discorsi di Tuor e Turgon dinanzi al palazzo erano noti a parecchi; ma la cosa non ebbe sviluppi per riverenza verso Turgon. Sempre Maeglin parlava contro Tuor ai concili del Re, e le sue parole sembravano tanto pi convincenti, dal momento che coincidevano con i desideri di Turgon, il quale alla fine respinse le esortazioni di Ulmo, ne rifiut il consiglio, ancorch nellavvertimento dei Valar riudisse le parole che tanto tempo avanti , prima della partenza dei Noldor, erano state pronunciate sulla costa di Araman; e nel cuore di Turgon si radic la paura del tradimento. E cos venne impartito lordine di sigillare addirittura laccesso della porta nascosta nei Monti Cerchianti; e da quel momento nessuno usc da Gondolin per incombenza di pace o guerra, finch la citt dur. Notizie furono arrecate da Thorondor, Signore delle Aquile, circa la caduta di Nargothrond e poi circa la rovina del Doriath, nonch delluccisione di Thingol e Dior su o erede; ma Turgon si tapp le orecchie alle ominose voci esterne, giurando di mai pi marciare al fianco di qualsivoglia figlio di Fanor; e proib alle sue genti di superare la cerchia delle alture. Vennero dunque giorni in cui Tuor aveva dimorato tra i Gondolindrim ormai per sette anni. Da parecchio tempo conosceva e nutriva nell'animo una passione per la figlia del re, e ora il suo cuore ne era colmo. Anche Idril provava un grande amore per Tuor; i fili del suo destino si erano intrecciati con quelli di lui fin dal giorno in cui lo aveva scorto per la prima volta da un'alta finestra, mentre se ne stava come un supplicante esausto per il lungo cammino dinanzi al palazzo del sovrano. Turgon non aveva motivo di contrastare quell'amore, poich vedeva in Tuor un congiunto che gli avrebbe recato consolazione e grandi speranze. Un figlio degli Uomini ebbe la mano di una figlia degli Eldar, n Tuor fu in questo l'ultimo. Molti hanno avuto meno felicit di loro, che infine soffersero una pena tremenda. Tuttavia, enorme fu la gioia di quei giorni, quando Idril e Tuor si sposarono dinanzi al popolo in Gar Ainion, il Luogo degli Di, vicino alle aule del re. Le nozze furono una giornata d'allegria per la citt di Gondolin, e della massima esultanza per Tuor e Idril. Cos ebbe luogo il secondo sposalizio tra Elfi e Uomini. Quindi essi dimorarono felici nella casa sulle mura

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che guardava a sud verso Tumladen, e ci fu approvato nel cuore da tutti in citt, tranne che da Maeglin. Questo Noldor veniva da una casata antica, bench allora meno numerosa di altre, ed era lui stesso nipote del re per parte della madre Aredhel, sorella del sovrano; ma il racconto di Aredhel ed El qui non pu essere narrato. Maeglin aveva per emblema una Talpa nera ed era un grande tra i lavoratori delle cave e un capo degli scavatori di minerali; molti di questi appartenevano alla sua casa. Era meno attraente della maggior parte del suo bel popolo; scuro di carnagione e niente affatto gentile, guadagnava scarsi affetti, e si mormorava avesse sangue di Orco nelle vene, ma non so come ci potesse essere vero. Egli aveva spesso cercato di ottenere dal re la mano di Idril, ma Turgon, memore dellostacolo di pa rentela e vedendo che la figlia era assai riluttante, gliel'aveva altrettanto spesso negata, poich gli sembrava che la richiesta di Maeglin fosse dettata dal desiderio di trovarsi con alti poteri accanto al trono regio, oltre che dall'amore per l'avvenente fanciulla. Essa era bella davvero e per di pi coraggiosa; il popolo la chiamava Idril dal Pi d'Argento, poich camminava sempre a piedi nudi e con il capo scoperto, figlia del re qual era, tranne alle celebrazioni degli Ainur: e Maeglin, vedendo Tuor spodestarlo, si consum d'ira. In quei giorni si comp il tempo del desiderio dei Valar e della speranza degli Eldali, poich Idril, colma d'amore, diede a Tuor un figlio, che fu chiamato Erendil, il Mezzelfo, nome coniato coniato con la lingua dei Gondolindrim; e questo accadde che erano trascorsi cinquecentotr anni dallavvento dei Noldor nella Terra -di-mezzo. Di incomparabile bellezza era il bimbo; aveva la pelle d'un candore luminoso e occhi di un azzurro che vinceva quello del cielo nelle terre del sud - pi intenso degli zaffiri sulla veste di Manw; sul suo volto splendeva la venust e la sapienza degli Eldar e la forza e lardire degli Uomini antichi. A lla sua nascita profonda fu l'invidia di Maeglin, ma la gioia di Turgon e di tutto il popolo enorme davvero. Diversi anni si erano spenti da quando Tuor s'era smarrito fra i colli ed era stato abbandonato dai Noldor. Sicch, allepoca i giorni di Gondolin erano ancora tutti gioia e pace; e nessuno sapeva che la regione in cui si trovava il Regno Celato era stata finalmente svelata a Morgoth dalle grida di Hrin allorch, trovendosi nelle solitudini di l dai Monti Cerchianti, impossibilitato a penetrarvi, disperato aveva invocato Turgon. Da allora, i pensieri di Morgoth erano stati senza cessa volti alla contrada montagnosa tra l Anach e il corso superiore del Sirion, dove i suoi servi mai erano penetrati; ma ancora nessuna spi a o creatura venuta da Angband poteva mettervi piede a causa della vigilanza delle aquile, e Morgoth vedeva i suoi disegni pur sempre frustrati. Erendil compiva in quei giorni un anno, quando in citt giunse l'orribile notizia delle spie di Morgoth. Allora Turgon si rattrist nel cuore, rammentando le parole di Tuor un tempo lontano dinanzi alle porte del palazzo; ordin di rinforzare la sorveglianza, triplicandola in ogni punto, e volle che i suoi artefici costruissero macchine da guerra per appostarle sul colle. Su chiunque assediasse le mura scintillanti si prepar a riversare fuochi velenosi e liquidi ardenti, frecce e massi enormi; quindi attese, per quanto possibile soddisfatto. Ma a Tuor l'animo pesava pi che al sovrano, poich ora gli tornavano sempre in mente le parole di Ulmo, di cui comprendeva meglio che in passato l'importanza e la gravit; n trovava grande conforto in Idril, il cui cuore presagiva eventi persino pi tenebrosi del suo. Idril possedeva una grande capacit di trafiggere col pensiero l'oscurit degli animi di Elfi e Uomini, e inoltre le ombre del futuro - superando perfino quello che il potere comune fra le stirpi degli Eldali; perci un giorno parl cos a Tuor: Sappi, o mio sposo, che nel cuore ho presagi di disgrazia per dubbio di Maeglin, e temo che egli rechi sciagura su questo incantevole reame, bench non riesca a vedere in alcun modo come o quando tuttavia ho il terrore che tutto quanto egli conosce delle nostre azioni e dei preparativi
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divenga in qualche maniera noto al Nemico, e perci questi escogiti nuovi mezzi per sopraffarci, contro i quali non abbiamo pensato a nessuna difesa. Ebbene! Una notte ho sognato che Maeglin costruiva una fornace, quindi, avvicinandosi a noi di sorpresa, vi gettava Erendil, il nostro bimbo, per poi spingervi dentro te e me; e che, per il dolore alla morte del nostro figlioletto, io non opponevo resistenza. Tuor allora rispose: Tu temi a buon motivo, poich neppure il mio cuore tranquillo verso Maeglin; tuttavia il nipote del re e tuo cugino, n esiste accusa contro di lui, e io non vedo nulla da fare se non attendere e osservare. Idril per ribatt: Questo il mio consiglio al riguardo: raduna in gran segreto gli scavatori e i minatori che, a un'attenta prova, rivelino di nutrire scarso amore verso Maeglin per via della superbia e dell'arroganza con cui li tratta. Fra questi sceglierai uomini fedeli che lo sorveglino quando si reca nelle colline esterne; a mio avviso, per, dovrai incaricare quasi tutti quelli nella cui riservatezza puoi confidare di uno scavo nascosto, e con il loro aiuto praticare - per quanto il lavoro sar cauto e lento - una via segreta che dalla tua casa avanzi nella roccia del colle fino alla piana di sotto. Il passaggio non dovr dirigersi verso la Via di Fuga, poich il cuore mi dice di diffidarne, ma condurre a quel valico lontano, la Fenditura delle Aquile nei monti del sud; e pi lo scavo vi giunger nei pressi, correndo sotto la piana, pi io ne sar soddisfatta - fa' comunque che di quest'opera siano all'oscuro tutti, tranne pochi. Non esistono scavatori della terra e della pietra che uguaglino i Noldor, ma in quei luoghi il suolo era di durezza enorme; Tuor disse perci: Le rocce del colle di Amon Gwareth sono come il ferro e le si pu fendere solo a prezzo di molta fatica, e se poi la cosa dev'essere compiuta in segreto, a ci bisogna aggiungere grande tempo e pazienza; ma la pietra che pavimenta la Valle di Tumladen come acciaio temprato, e non pu essere spaccata senza che i Gondolindrim lo sappiano, se non in lune e anni. Idril replic allora: Ci potr essere vero, ma questo il mio consiglio, e ancora resta tempo. Tuor rispose che non riusciva a vederne bene lo scopo, ma, si dice, meglio un piano qualsiasi che nessun piano, concluse e io far come tu vuoi. Avvenne dunque che non molto tempo dopo Maeglin si recasse sui colli in cerca di minerali; egli amava le prospezioni minerarie e la ricerca di metalli pi di ogni altra arte ed era maestro e guida degli Elfi che lavoravano tra i monti attorno alla citt. Sovente Maeglin si recava per, con scarso seguito, oltre la cerchia delle alture e il re ignorava che il suo ordine non veniva rispettato. E accadde cos che, mentre vagava solo per i monti, venisse catturato da alcuni Orchi a caccia di bottino. La cosa era tuttavia rimasta ignota ai sorveglianti di Tuor. Ma il male invase il cuore di Maeglin, che disse ai suoi aguzzini: Ebbene, sappiate che io sono Maeglin figlio di El, il quale ebbe per sposa Aredhel sorella di Turgon, il re dei Gondolindrim. Quelli risposero: E a noi che importa? Maeglin allora ribatt: V'importa molto; poich se mi ucciderete, subito oppure lentamente, perderete importanti notizie sulla citt di Gondolin che il vostro padrone sarebbe certo felice di udire. Al che gli Orchi fermarono la mano e dichiararono che se le informazioni da lui svelate ne fossero apparse degne, gli avrebbero concesso di vivere. Maeglin allora spieg loro dove fosse Gondolin, com'erano fatte la piana e la citt, e descrisse l'altezza e lo spessore delle mura e il valore delle porte e svel anche la Via di Fuga; parl della schiera di soldati che ora obbedivano a Turgon e dell'incalcolabile tesoro di armi accumulato per equipaggiarli, delle macchine da guerra e dei fuochi velenosi. Gli Orchi erano furenti: uditi quei discorsi volevano ucciderlo all'istante, come un impudente che ingigantisse il valore del suo miserabile popolo per farsi beffe dell'enorme maest e potenza di Morgoth; ma Maeglin, aggrappandosi a una pagliuzza, disse: Non pensate invece di far contento il vostro padrone portando ai suoi piedi un prigioniero cos nobile, di modo che possa udire di persona le mie informazioni e giudicarne la verit?

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L'idea parve buona agli Orchi, che partirono cos dai monti intorno a Gondolin per tornare ad Angband, alle aule tenebrose di Morgoth: con s trascinarono Maeglin, il quale ora si sentiva spaventatissimo. Ma quando s'inchin dinanzi al nero trono di Morgoth, terrorizzato dalle sagome sinistre che lo circondavano, dai lupi seduti sotto quel seggio e dalle vipere che si attorcigliavano alle sue gambe, Morgoth gli ordin di parlare. Maeglin non era n un debole n un pusillanime, ma i tormenti onde fu minacciato ne piegarono lo spirito. Egli allora rifer le notizie e Morgoth, udendo, gli si rivolse con molta gentilezza, cosicch gran parte dell'insolenza gli torn nel cuore. La conclusione fu che Morgoth, aiutato dall'astuzia di Maeglin, escogit un piano per abbattere Gondolin. La ricompensa di Maeglin in cambio di questo doveva essere la signoria di Gondolin quale suo vassallo, tuttavia Morgoth nel cuore non pensava affatto a soddisfare la promessa; Morgoth inoltre avrebbe dovuto consegnare alle fiamme Tuor ed Erendil, mentre Idril sarebbe stata affidata all'abbraccio di Maeglin, e quel malvagio era ansioso di mantenere simili impegni. Il desiderio per Idril Celebrindal e lodio per Tuor resero pi facile a Maeglin il tradimento, il pi infame di cui si abbia traccia nelle cronistorie degli Antichi Giorni. Comunque, in caso di tradimento, Morgoth minacci di premiare Maeglin con la tortura dei Balrog. Questi erano demoni dalle fruste di fiamma e dagli artigli come acciaio, con i quali tormentavano tutti i Noldor che osavano opporsi a lui in qualsiasi cosa: gli Eldar li hanno chiamati Valaraukar. Quanto Maeglin disse a Morgoth era che n l'intero esercito degli Orchi n i Balrog e il loro furore avrebbero mai potuto sperare di abbattere, con un assalto o con l'assedio, le mura e le porte di Gondolin, quand'anche fossero riusciti a penetrare nella piana esterna. Perci sugger a Morgoth di usare uno dei suoi sortilegi per aiutare i guerrieri nell'impresa. Lo invit, con l'enorme tesoro di metalli e con i suoi poteri di fuoco, a creare bestie simili a serpenti e a draghi di forza irresistibile, che strisciassero su per i Colli Cerchianti e avvolgessero la pianura e la bella citt in fiamme e morte. Quindi a Maeglin fu ordinato di tornare a casa, prima che gli uomini sospettassero per la sua assenza e anche perch potesse favorire lassalto dallinterno, quando ne fosse suonata lora; ma Morgoth gli tess intorno il sortilegio del terrore senza fine e nel cuore egli non ebbe pi n gioia n quiete, ma solo nequizia. Nondimeno indoss una bella maschera di soddisfazione e buonumore, tanto che la gente diceva: Maeglin s' addolcito , e lo considerava con maggiore simpatia; Idril, tuttavia, lo temeva ancora di pi. Maeglin dichiar quindi: Ho lavorato parecchio e ora intendo riposare e unirmi alla danza, al canto e ai divertimenti del popolo. Perci non and pi a cavare la pietra o i minerali sui colli: ma in verit cercava di affogare cos la paura e l'inquietudine. Era posseduto dal terrore di avere sempre Morgoth vicino, e ci in conseguenza del sortilegio; n os mai pi vagare tra le miniere, temendo di imbattersi negli Orchi ed essere di nuovo sottoposto agli orrori delle aule di tenebra. Gli anni passavano e, incitato da Idril, Tuor prosegueva nello scavo segreto; Turgon per, vedendo che l'assedio delle spie si era assottigliato, viveva pi tranquillo e con meno timori. Questi anni, tuttavia, Morgoth li occupava con un enorme fermento di lavoro e l'intero popolo schiavo dei Noldor doveva scavare senza sosta per cercare metalli, mentre Morgoth sedeva a inventare fuochi e a richiamare fiamme e fumi dai calori sotterranei, n permetteva a nessuno dei Noldor di muovere anche solo un passo dai luoghi di schiavit. Poi, un giorno, Morgoth radun tutti i suoi pi astuti fabbri e stregoni, che dal ferro e dal fuoco fabbricarono una schiera di mostri come se ne videro solo a quel tempo, e come mai ne ricompariranno finch non giunger la Grande Fine. Alcuni erano interamente di ferro saldato con tanta maestria che potevano scivolare come lenti fiumi di metallo o avvolgersi in spire intorno e sopra ogni ostacolo si parasse loro dinanzi, e negli intimi recessi erano colmi degli Orchi pi torvi armati con scimitarre e lance; altri, di bronzo e rame, furono

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dotati di cuori e spiriti di fuoco fiammeggiante, e questi annientavano qualsiasi cosa avessero di fronte con sbuffi spaventosi, oppure calpestavano ci che sfuggiva all'ardore del loro fiato; altri ancora, per, erano creature di pura fiamma che si contorcevano come funi di metallo fuso e mandavano in rovina qualunque costruzione cui si avvicinassero, e dinanzi a loro il ferro e la pietra si scioglievano e divenivano come acqua. Quando dunque dal tradimento di Maeglin fu trascorsa la settima estate ed Erendil, per quanto un bimbetto coraggioso, era ancora di anni assai teneri, Morgoth ritrasse tutte le spie, poich ogni angolo e sentiero dei monti gli era ormai noto; ma i Gondolindrim, nella loro sconsideratezza, pensarono che Morgoth avesse cessato di tramare e continuasse ad ignorare il sito della loro dimora celata. Ma Idril sprofond in un umore cupo e la luce del suo volto s'adombr, al che molti si meravigliarono; Turgon, tuttavia, diminu la sorveglianza riportando il numero delle guardie a com'era prima e un poco meno, e quando giunse l'autunno e la raccolta dei frutti fu conclusa la gente si volse con cuore contento ai banchetti dell'inverno: ma Tuor rimaneva sui bastioni e scrutava verso i Monti Cerchianti. Ebbene, Idril gli si avvicin col vento nei capelli, e Tuor pens che era incredibilmente bella e si chin a baciarla; ma lei, triste in volto, gli disse: Ora giungeranno i giorni in cui dovrai scegliere , ma Tuor non sapeva di che cosa parlasse. Allora, conducendolo in casa, gli rivel come il suo cuore fosse turbato dalla paura per il figlioletto Erendil, e dal presagio che s'avvicinasse una grande calamit di cui Morgoth era l'anima. Tuor cerc di confortarla, ma senza successo; essa chiese quindi dello scavo segreto e lui spieg che si estendeva ormai per una lega nella piana, allora il cuore le si sollev un poco. Tuttavia gli consigli di affrettare l'opera, dicendo che da quel momento in poi la velocit avrebbe dovuto essere considerata pi importante della segretezza, poich ora il tempo assai vicino. Gli diede anche un altro consiglio, che egli pure accett, invitandolo a scegliere con cura alcuni dei pi prodi e pi fedeli fra i signori e i guerrieri dei Gondolindrim per metterli al corrente della via segreta e del suo sbocco. Gli sugger di riunirli in una coraggiosa guardia cui far indossare il proprio emblema, in modo che divenissero la sua gente, e di agire cos con il pretesto dei diritti e della dignit di un grande signore, parente del sovrano. Inoltre, aggiunse in ci otterr il favore di mio padre. In segreto essa cominci anche a sussurrare tra il popolo che se la citt fosse giunta alla resistenza estrema o Turgon fosse stato ucciso, tutti avrebbero dovuto raccogliersi intorno a Tuor e a suo figlio; la gente assentiva ridendo e comunque ribatteva che Gondolin sarebbe durata quanto Taniquetil o i Monti di Valinor. Con Turgon tuttavia non parl apertamente, n permise che cos facesse Tuor, il quale l'avrebbe desiderato, e ci nonostante il loro amore e la loro riverenza per lui - era infatti un re grande, nobile e glorioso; ma credeva a Maeglin e manteneva con cieca ostinazione la fede nell'imprendibile potenza della citt, sicuro che Morgoth non cercasse pi di nuocere. In questa convinzione era costantemente rafforzato dalle astute parole di Maeglin. Ebbene, la sua scaltrezza era enorme, poich egli lavorava molto nelle tenebre, cosicch la gente diceva: Fa bene a portare l'emblema di una talpa nera! ; e per la follia di certi scavatori, e ancor pi per via della lingua lunga di qualcuno tra la Gente di Tuor, cui questi aveva parlato in maniera un po' imprudente, egli venne a conoscenza dell'opera segreta e predispose un piano contro di essa. Cos l'inverno avanz, assai freddo per quelle regioni, tanto che la brina si distese sulla piana di Tumladen e il ghiaccio ne copr i laghetti; le fontane di Amon Gwareth continuavano per a zampillare e i due alberi fiorivano; e la gente fece festa fino al giorno di terrore che era celato nel cuore di Morgoth. In questo modo il rigido inverno pass, e sui Monti Cerchianti la neve era pi alta di quanto mai fosse stata; ma, a tempo debito, una primavera di meraviglioso splendore

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sciolse i lembi di quei candidi manti e la valle, bevendo le acque, sbocci di fiori. Cos venne e trascorse, fra l'allegria dei bimbi, la festa di Nost-na-Lothion, ossia della Nascita dei Fiori, e i cuori dei Gondolindrim erano lieti poich l'anno prometteva bene; e infine s'avvicin la grande ricorrenza di Tarnin Austa, le Porte dell'Estate. Era loro usanza cominciare a mezzanotte una solenne cerimonia e continuarla finch non si levasse l'alba di Tarnin Austa, e dalla mezzanotte fino al sorgere del giorno nella citt non veniva pronunciata parola, ma l'alba era salutata con canzoni antiche. Per anni incalcolabili avevano accolto cos l'avvento dell'estate, con la musica dei cori sulle scintillanti mura orierntali; e ora giungeva la notte di veglia e la citt era colma di lampade d'argento, mentre nei boschetti luci dai colori di gemma oscillavano sugli alberi carichi di foglie nuove e melodie tenui si diffondevano per le vie, ma nessuna voce cantava fino all'alba. Il sole cal oltre i colli e la gente s'abbigli per la festa con gioia e impazienza - lanciando occhiate d'attesa verso l'Est. Quando la luce fu scomparsa e tutto divenne buio, un nuovo lume s'accese all'improvviso, una sorta di bagliore, ma dietro alle vette settentrionali, e gli uomini si stupirono mentre la folla si accalcava sulle mura e sui bastioni. Lo stupore si trasform in dubbio quando la luce crebbe e divenne ancora pi rossa, e il dubbio in terrore quando la neve sui monti fu vista tingersi come di sangue. E cos fu che le orde di Morgoth calarono su Gondolin: con i Balrog, gli Orchi ed i lupi vennero i serpenti igneii della schiatta di Glaurung. Quindi dalla piana giunsero cavalieri latori di trepidanti notizie da coloro che sorvegliavano le cime dei monti; descrissero gli eserciti di fuoco e le ombre simili a draghi, e dichiararono: Morgoth su di noi!

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Grandi furono l'angoscia e la paura nell'incantevole citt; le strade e i vicoli si colmarono del pianto delle donne e del gemito dei bimbi, le piazze dell'adunarsi dei soldati e del clangore delle armi. C'erano gli stendardi luminosi di tutte le grandi casate e stirpi dei Gondolindrim. Possente era la schiera della casa reale, i cui colori erano bianco, oro e rosso, e che aveva come emblema il cuore scarlatto. Nel mezzo Tuor si ergeva sopra ogni testa e la sua cotta d'argento scintillava; intorno a lui si affollavano i pi valorosi tra la sua gente. Tutti recavano sull'elmo ali come di cigno o di gabbiano, e sullo scudo avevano lo stemma dell'Ala Bianca. Nello stesso luogo era schierata anche la truppa di Maeglin, i cui soldati portavano armature nere e non possedevano n simbolo n emblema, ma indossavano tondi copricapi d'acciaio coperti di pelle di talpa e combattevano con asce a due lame simili a zappe. L Maeglin principe di Gondobar aveva raccolto intorno a s numerosi guerrieri dall'espressione fosca e con lo sguardo minaccioso, e un luccichio rossastro brillava sui loro volti e avvampava sulle superfici lucide degli equipaggiamenti. Ebbene, tutti i colli a nord erano in fiamme e sembrava che fiumi di fuoco scorressero gi per i declivi che conducevano alla piana di Tumladen: gi la gente poteva sentirne il calore. Laggi c'erano molte altre stirpi, come quelle della Rondine e dell'Arco Celeste, da cui provenivano gli arcieri migliori e pi numerosi e che erano schierate negli slarghi delle mura. La gente della Rondine aveva sull'elmo un ventaglio di penne, era abbigliata di bianco e blu scuro e di porpora e nero, e sugli scudi recava una punta di freccia. Il loro signore era Duilin, il pi veloce fra tutti gli uomini a correre e a spiccare balzi, e il pi sicuro degli arcieri su un bersaglio. Quelli dell'Arco Celeste, essendo una stirpe di smisurata ricchezza, vestivano in un tripudio di colori e le loro armi erano intarsiate di gemme, che risplendevano ora alla luce nel cielo. Ogni scudo del battaglione era azzurro come la volta celeste e per borchia aveva un gioiello di sette pietre preziose, rubini, ametiste, zaffiri e smeraldi, e poi crisoprasio, topazio e ambra, mentre sull'elmo era incastonato un opale di dimensioni enormi. Il loro capitano era Egalmoth, che indossava un mantello blu sul quale le stelle erano ricamate col cristallo e che portava una spada ri curva nessun altro dei Noldor usava simili lame - ma preferiva affidarsi all'arco, con cui colpiva pi lontano di chiunque nella schiera. C'erano anche le genti del Pilastro e della Torre di Neve, entrambe comandate da Penlod, il pi alto dei Noldor, e inoltre quella dell'Albero, una grande casata, i cui appartenenti vestivano di verde. Combattevano con mazze borchiate di ferro o con le fionde, e Galdor, il loro signore, era considerato il pi valoroso di tutti i Gondolindrim dopo Turgon. C'era l la casa del Fiore d'Oro che sullo scudo portava un sole raggiante, e il loro capo Glorfindel indossava un mantello ricamato con fili aurei tanto da sembrare ornato di celidonie come un campo in primavera; le sue armi erano damaschinate con abile oro. Quindi giunse dal sud della citt il popolo della Fonte, il cui capo era Ecthelion e che si deliziava dell'argento e dei diamanti; essi brandivano spade molto lunghe, luminose e pallide, e andavano in battaglia al suono dei flauti. Dietro di loro procedeva la schiera dell'Arpa, un battaglione di guerrieri intrepidi; ma Salgant, il loro capo, era un codardo che adulava Maeglin. Essi erano adorni di nastri d'argento e d'oro, e nel loro stemma un'arpa argentea brillava in campo nero. Quella di Salgant, per, era dorata; fra tutti i figli dei Gondolindrim lui solo veniva alla guerra cavalcando, ed era greve e tozzo. L'ultimo dei battaglioni fu fornito dalla gente del Martello d'Ira, che comprendeva parecchi fra i migliori fabbri e artigiani: l'intera stirpe venerava Aul il Fabbro pi di tutti gli altri Ainur. Combattevano con grandi mazze simili a martelli e portavano scudi pesanti, poich avevano braccia assai forti. Nei tempi antichi il loro numero era stato parecchio rinvigorito da Noldor in fuga dalle miniere di Morgoth, e l'odio della casata per le opere di quel malvagio e per i Balrog, i suoi demoni, era violentissimo. Il loro capo era Rog, il pi forte tra i Noldor, appena secondo in valore a Galdor dell'Albero. L'insegna di questo popolo era

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l'Incudine Colpita e sugli scudi appariva un martello che le sprizzava scintille tutt'intorno; essi traevano diletto dall'oro rosso e dal ferro nero. Il battaglione era assai numeroso e nessuno dei combattenti aveva cuore debole, tanto che, fra tutte quelle splendide casate, essi si conquistarono la massima gloria nella lotta contro il fato; tuttavia ebbero la sorte avversa e nessuno di loro riusc ad allontanarsi dal campo di battaglia, ma tutti caddero intorno a Rog e scomparvero dalla Terra: e con loro molta arte e maestria si sono perdute per sempre. Questi erano gli schieramenti e gli abiti delle undici casate dei Gondolindrim con i loro simboli ed emblemi, mentre la guardia del corpo di Tuor, la gente dell'Ala, era considerata la dodicesima. Il figlio di Huor era torvo in viso e sembrava che non dovesse vivere a lungo - e nella sua casa sulle mura Idril indossava l'armatura, cercando Erendil. Il bimbo era in lacrime per le strane luci rosse che danzavano sulle pareti della camera in cui dormiva; i racconti sui fuochi di Morgoth con cui Meleth, la nutrice, lo aveva redarguito nei momenti dei capricci gli erano tornati alla mente e lo turbavano. Ma la madre venne e lo vest di una minuscola cotta di maglia che aveva fatto fabbricare in segreto, al che egli si sent lieto e orgogliosissimo e grid di piacere. Idril tuttavia piangeva, perch nel cuore era assai legata alla splendida citt e alla sua bella casa, e all'amore fra lei e Tuor che vi avevano abitato; ma ora vedeva prossima la distruzione di tutto e temeva che quanto aveva escogitato fallisse contro la schiacciante potenza dei terribili serpenti. Mancavano ancora quattro ore a mezzanotte e il cielo era rosso a nord, a oriente e a occidente; le serpi di ferro avevano raggiunto le spianate di Tumladen e i mostri infuocati si trovavano sui declivi pi bassi dei colli, e le guardie erano state catturate e sottoposte a torture crudeli dai Balrog che scorrazzavano ovunque, risparmiando solo l'estremo sud dove si apriva Cirith Thoronath, la Fenditura delle Aquile. Allora Re Turgon convoc un'assemblea, cui accorsero Tuor e Maeglin come principi reali; venne Duilin con Egalmoth e Penlod l'alto, si precipit Rog con Galdor dell'Albero, l'aureo Glorfindel ed Ecthelion dalla voce di musica. Giunse anche Salgant, tremante alle notizie, e poi altri nobili di sangue pi modesto ma di miglior coraggio. Parl dunque Tuor e questo fu il suo consiglio: bisognava fare subito una grande sortita, prima che la luce e il calore divenissero troppo forti nella piana; molti sostennero l'idea, pur esprimendo pareri diversi, e alcuni dicevano, che si doveva attaccare con tutto l'esercito, le donne e i bimbi nel mezzo, altri con bande separate dirette in molte direzioni, e Tuor propendeva per quest'ultima scelta. Ma, unici, Maeglin e Salgant espressero un'opinione diversa: erano infatti dell'avviso di arroccarsi nella citt, tentando di proteggere i tesori in essa serbati. Maeglin lo disse con perfidia, temendo che qualcuno dei Noldor sfuggisse al destino cui egli li aveva condannati per salvare la pelle, e col terrore che il suo tradimento venisse scoperto e nel futuro lo raggiungesse in qualche modo la vendetta. Salgant, invece, parl sia per far eco a Maeglin, sia perch moriva di paura all'idea di una sortita fuori della citt: preferiva infatti combattere da una fortezza inespugnabile piuttosto che rischiare tremendi colpi sul campo. Allora il signore della casa della Talpa sfrutt l'unica debolezza di Turgon, esclamando: Ebbene! O Re, la citt di Gondolin ospita un tesoro di gemme e di metalli, e di tessuti e oggetti cui le mani dei Noldor hanno conferito estrema bellezza, e i tuoi nobili - pi valorosi, mi sembra, che saggi - vorrebbero abbandonare tutto al Nemico. Quand'anche la vittoria ti toccasse sulla piana, la tua citt verrebbe saccheggiata e i Balrog se ne allontanerebbero con uno smisurato bottino. Al che Turgon gemette: Maeglin infatti conosceva il suo grande amore per le ricchezze e per l'incanto di quella fortezza su Amon Gwareth. E di nuovo Maeglin parl, infondendo fuoco nella voce: Ebbene! Hai forse faticato invano, per anni innumerevoli, a costruire mura di inespugnabile spessore e a erigere porte la cui resistenza non pu essere vinta? La potenza del colle di Amon Gwareth

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si forse abbassata quanto la valle profonda, oppure la riserva d'armi qui celata e le sue frecce incalcolabili valgono cos poco che nell'ora del pericolo vuoi gettare via tutto e andare nudo allo scoperto contro nemici di acciaio e di fuoco la cui avanzata fa tremare la terra, mentre i Monti Cerchianti risuonano del clangore dei loro passi? Salgant trem al pensiero e parl forte, esclamando: Maeglin dice bene, o Re, ascoltalo! Allora il sovrano accett il consiglio di quei due bench tutti i nobili si opponessero, anzi, a maggior ragione: perci, al suo comando, tutto il popolo si dispose ad attendere l'assalto sulle mura. Ma Tuor lasci l'aula del re in lacrime, e radunati gli uomini dell'Ala attravers le vie per raggiungere la propria dimora; a quell'ora la luce era ormai divenuta enorme e sinistra, il calore soffocava e dai sentieri che conducevano alla citt si levavano fumo nero e fetore. Allora i Mostri attraversarono la valle e le candide torri di Gondolin s'arrossarono dinanzi a loro; anche i pi coraggiosi erano terrorizzati, vedendo i draghi di fuoco e i serpenti di bronzo e ferro giungere ormai intorno al colle della citt, e scagliavano contro di loro inutili dardi.

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Quindi si lev un grido di speranza, perch le serpi di fuoco non riuscivano a scalare la collina che era troppo ripida e liscia come il vetro, e per via delle acque nemiche alle fiamme che le ricadevano dai fianchi; tuttavia si appostarono ai suoi piedi e un vapore immenso sal dai luoghi in cui i ruscelli di Amon Gwareth s'incontrano con il fuoco della prospia di Morgoth. Allora il calore divenne cos forte che le donne quasi svennero e il sudore sposs gli uomini sotto le armature, e tutte le sorgenti della citt, tranne la fontana del re, si riscaldarono esalando vapori. A questo punto Gothmog signore dei Balrog, capitano delle schiere di Morgoth, tenne consiglio e radun tutte le sue creature di ferro che potevano arrotolarsi intorno e sopra ogni ostacolo si parasse loro dinanzi. A queste ordin di ammucchiarsi davanti alla porta settentrionale; ed ecco che le loro gigantesche spire raggiunsero la soglia e co minciarono a far pressione contro le torri e i bastioni circostanti, e grazie al peso enorme di quei corpi le porte cedettero, con smisurato fragore: tuttavia la maggior parte delle mura intorno rimaneva ben salda. Al che le macchine da guerra e le catapulte del re fecero piovere dardi, massi e metalli fusi su quelle bestie spietate e i loro ventri cavi risuonarono sotto i colpi, che per nulla ottennero, perch i mostri non potevano essere spezzati e i fuochi rotolavano su di loro. Allora quelli in cima si aprirono nel mezzo e una schiera innumerevole di Orchi, i diavoli dell'odio, ne usc riversandosi nella breccia; e chi dir del bagliore delle loro scimitarre, o del lampo delle lance larghe di lama con cui squartavano? Allora Rog grid con voce possente, e tutto il popolo del Martello d'Ira e la stirpe dell'Albero con Galdor il valoroso balzarono contro il nemico. I colpi dei loro enormi martelli e l'abbattersi delle mazze risuonarono fino agli Echoriath (i Monti Cerchianti), e gli Orchi caddero come foglie; e quelli della Rondine e dell'Arco li bersagliarono di frecce pari alle buie piogge dell'autunno, che, per il fumo e la confusione, facevano vittime sia tra gli Orchi sia tra i Gondolindrim. Grande fu la battaglia, ma, nonostante tutto il loro valore, la potenza delle schiere sempre in aumento costrinse lentamente i Gondolindrim ad arretrare, finch i diavoli non si furono impadroniti di una parte della citt settentrionale. Nel frattempo Tuor, a capo della gente dell'Ala, combatteva nel tumulto delle strade, riuscendo ad aprirsi la via verso casa sua, dove si trov dinanzi a Maeglin. Fiducioso nella battaglia appena iniziata presso la porta nord e nel trambusto della citt, egli aveva atteso quell'ora per consumare i suoi disegni. Molto aveva appreso sullo scavo segreto di Tuor (quantunque ne fosse venuto a conoscenza solo all'ultimo momento e non avesse potuto scoprire tutto), ma non ne aveva parlato n col re n con nessun altro, poich pensava che certamente la galleria sarebbe sboccata infine nella Via di Fuga, essendo questa l'uscita pi vicina alla citt, e aveva in mente di sfruttare la cosa per i suoi scopi e per la rovina dei Noldor. In gran segreto invi messaggeri a Morgoth perch, al momento dell'assalto, appostasse una guardia all'altro sbocco della Via; quanto a lui ora intendeva rapire Erendil e gettarlo nel fuoco sotto le mura, quindi catturare Idril e costringerla a guidarlo nei meandri del passaggio, in modo da sfuggire a quel terrore di incendi e stragi e trascinarla con s nelle terre di Morgoth. Maeglin temeva infatti che neppure il segno di riconescimento segreto consegnatogli da Morgoth si rivelasse utile in quel tremendo saccheggio, e voleva aiutare l'Ainur a soddisfare le sue promesse di salvezza. In ogni caso, non aveva alcun dubbio che Tuor fosse morto in quell'enorme rogo, poich a Salgant aveva affidato il compito di trattenerlo nelle aule del re e, da qui, di spingerlo subito nel punto pi letale del combattimento - ma ebbene! Salgant era stato assalito da un terrore mortale e aveva cavalcato fino a casa, dove ora giaceva tremante sul letto; e Tuor mosse verso la propria dimora con la gente dell'Ala. Tuor ag a questo modo, bench il suo valore fremesse verso lo strepito dello guerra, per accommiatarsi da Idril e da Erendil, e spedirli con una guardia del corpo per la via segreta,

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prima di tornare nella calca della battaglia a morire, se fosse stato necessario: ma intorno alla porta trov un assembramento di uomini della Talpa, e questi erano i pi torvi e duri di cuore che Maeglin fosse riuscito a trovare in citt. Tuttavia, essi erano Noldor liberi, e non subivano la mala di Morgoth come il loro signore, perci, una volta avuto contezza dei disegni di Maeglin, sebbene non soccorressero Idril, non volevano aver pi nulla a che fare con il suo piano, incuranti delle sue maledizioni. Maeglin teneva Idril per i capelli e cercava di trascinarla fino ai bastioni, per crudelt del cuore, affinch vedesse Erendil precipitare nelle fiamme; ma il bimbo lo ostacolava e lei, per quanto sola, combatteva come una tigre, seppure bella e sottile. Egli ora lottava tra le imprecazioni e perdeva tempo, mentre la gente dell'Ala s'avvicinava - ed ecco che Tuor lanci un grido cos possente che gli Orchi lo udirono di lontano e ondeggiarono a quel suono. Come uno scoppio di tempesta la guardia dell'Ala piomb in mezzo agli uomini della Talpa, che furono dispersi. Quando Maeglin vide, tent di pugnalare Erendil con un suo stretto coltello; ma il bimbo gli morse la mano sinistra, affondandovi i denti, e quello vacill e colp debolmente, cosicch la lama fu respinta dalle maglie della piccola armatura: al che Tuor fu su di lui, e la sua ira era terribile a vedersi. Afferr Maeglin per il braccio che reggeva il pugnale e glielo spezz torcendolo, quindi lo sollev per la vita e balz con lui sulle mura, da dove lo scagli lontano. Tremenda fu la caduta del suo corpo, che rimbalz tre volte su Amon Gwareth prima di precipitare nel mezzo delle fiamme; e tra Eldar e Noldor il nome di Maeglin scomparso per la vergogna. Allora i guerrieri della Talpa, pi numerosi dei pochi dell'Ala e leali verso il loro signore, piombarono su Tuor; corsero colpi tremendi, ma nessun uomo poteva sostenere l'ira di Tuor, ed essi furono sconfitti e spinti a rifugiarsi in tutti i neri anfratti che riuscirono a trovare, o vennero scagliati gi dalle mura. Quindi Tuor e i suoi dovettero unirsi alla battaglia della Porta, poich il fragore era divenuto enorme e Tuor nel cuore pensava ancora che la citt potesse resistere; ma con Idril lasci, contro la sua volont, Voronw e qualche altro uomo armato di spada, per proteggerla finch lui non avesse fatto ritorno o fosse riuscito a inviare un messaggio dalla mischia. La battaglia intorno alla porta era divenuta davvero tremenda e Duilin della Rondine, mentre scagliava frecce dalle mura, fu colpito da un lazzo infuocato di un Balrog che si agitava alla base di Amon Gwareth; egli precipit dai bastioni e mor. Allora le schiere di Morgoth continuarono a lanciare nel cielo dardi di fuoco e frecce incendiarie simili a piccole serpi, e queste caddero sui tetti e sui giardini di Gondolin finch tutti gli alberi non furono devastati dalle fiamme, i fiori e l'erba arsero e il candore dei muri e dei colonnati s'anner e bruci. Avvenne, tuttavia, anche un fatto ben pi grave: un gruppo di demoni s'arrampic sulle spire dei serpenti di ferro e da qui cominci a scagliare senza sosta proiettili con gli archi e le fionde, finch nella citt non divamp un incendio alle spalle del gruppo principale dei difensori. Rog esclam allora con voce possente: Chi ora avr paura, per terribili che siano i demoni del Signore Scuro? Ecco dinanzi a noi i maledetti che hanno tormentato per anni i figli dei Noldor, e che ora con le frecce hanno appiccato il fuoco dietro di noi. Accorrete, voi del Martello d'Ira, e li ripagheremo di tutta la loro malvagit! Al che lev la mazza dal lungo manico e, nell'impeto della collera, si apr un passaggio fino alla porta crollata: l'intero popolo dell'Incudine Colpita, come un cuneo, lo segu correndo, e ognuno mandava scintille dagli occhi per la furia dell'ira. Quella sortita fu un'impresa eroica, come ancora cantano i Noldor, e numerosi Orchi furono respinti nei fuochi di sotto; gli uomini di Rog balzarono persino sulle spire dei serpenti, affrontando il Balrog e colpendolo duramente, quantunque possedessero fruste di fiamma e artigli d'acciaio e fossero di statura enorme. Cos lo annientarono a forza di percosse, o privandolo delle fruste, le impugnarono contro di lui, per ridurlo in pezzi come quello aveva fatto in precedenza con i Noldor; la morte di

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un Balrog fu oggetto di terrore e meraviglia per le schiere di Morgoth, poich prima di quel giorno nessun Balrog era stato ucciso per mano di Elfi o Uomini. Allora Gothmog Signore dei Balrog raccolse tutti i suoi demoni che si trovavano intorno alla citt e impart gli ordini.

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Un gruppo si schier dinanzi alle genti del Martello cedendo il passo, ma il grosso della compagnia si precipit lungo il fianco e riusc a portarsi alle loro spalle, pi in alto sulle spire dei draghi e pi vicino alle porte, di modo che Rog non potesse tornare indietro se non a prezzo di un massacro dei suoi uomini. Tuttavia Rog, vedendo i fatti, non cerc di indietreggiare come si sperava, ma con tutta la sua gente si scagli contro quelli che avevano il compito di trattenerli; i quali fuggirono dinanzi a lui, ora per tremenda necessit piuttosto che per astuzia. Furono incalzati fin gi nella piana, e le loro grida squarciarono l'aria di Tumladen. Allora la casata del Martello prosegu, colpendo e fendendo le bande attonite di Morgoth, finch non fu circondata da forze soverchianti di Orchi, e non le fu scatenato contro un drago fiammeggiante. L tutti perirono intorno a Rog, menando colpi fino all'ultimo, fin quando non furono vinti dal ferro e dal fuoco, e anche oggi si canta che ogni uomo del Martello d'Ira strapp la vita a sette nemici in cambio della sua. A questo punto il terrore piomb ancora pi greve sui Gondolindrim, per la morte di Rog e la perdita del battaglione, ed essi indietreggiarono in misura crescente nella citt; Penlod mor in un vicolo con le spalle al muro, e intorno a lui numerosi uomini del Pilastro e della Torre di Neve. Perci i diavoli di Morgoth andarono ad occupare l'intera porta e una gran parte delle mura su entrambi i lati, e da qui parecchi della Rondine e quelli dell'Arcobaleno venivano spinti gi alla morte; all'interno della citt essi si erano per conquistati un ampio tratto che arrivava fin quasi al centro, ossia alla Piazzetta del Pozzo contigua alla Piazza del Palazzo. Tuttavia lungo le strade e intorno alla porta i loro morti erano ammassati in mucchi innumerevoli, perci s'arrestarono e tennero consiglio, dato che per il valore dei Gondolindrim avevano subito perdite di gran lunga superiori a quanto avessero sperato e assai pi gravi dei difensori. Erano anche impauriti da ci che Rog aveva compiuto, poich dai Balrog traevano grande coraggio e sicurezza del cuore. Il piano che essi dunque escogitarono fu di conservare quanto avevano conquistato, mentre i serpenti di bronzo muniti di enormi piedi per calpestare si sarebbero arrampicati lentamente su quelli di ferro e, raggiunte le mura, avrebbero aperto una breccia attraverso la quale ai Balrog sarebbe stato possibile entrare assieme ai draghi di fiamma e alle orde di lupi divorauomini: sapevano per che la cosa doveva essere compiuta in fretta, poich il calore di quei draghi non durava per sempre e poteva essere alimentato solo con i pozzi di fuoco che Morgoth aveva creato nella fortezza della sua terra. Ma non appena ebbero spedito i messaggeri, essi udirono una dolce musica risuonare nella schiera dei Gondolindrim, e ne temettero il significato; ed ecco giungere Ecthelion e il popolo della Fonte, che finora Turgon aveva tenuto di riserva: egli infatti sorvegliava buona parte della mischia dall'alto della sua torre. Ora queste genti marciavano con gran suono di flauti, e il cristallo e l'argento delle loro vesti erano splendidi alla vista, tra le luci rosse degli incendi e il nero delle rovine. Quindi, di colpo, la musica cess ed Ecthelion dalla bella voce grid di sguainare le armi, e prima che gli Orchi potessero aver sentore dell'assalto il balenare delle pallide lame fu in mezzo a loro. Si narra che allora la gente di Ecthelion uccise pi diavoli di quanti mai ne caddero nelle battaglie tra gli Eldali e quella razza, e che il suo nome terrorizza ancora ai giorni nostri ed un grido di guerra per gli Eldar. Tuor e gli uomini dell'Ala si lanciarono nella mischia e si schierarono accanto a Ecthelion e a quelli della Fonte, e le due schiere menarono colpi possenti e si pararono a vicenda numerosi attacchi, incalzando gli Orchi in modo da farli indietreggiare fin quasi alla porta. Ma in quel momento la terra trem e s'udirono passi pesanti, poich i draghi sadoperavano con grande potenza per farsi largo su Amon Gwareth ed abbattere le mura della citt; gi c'era un varco con una confusione di calcinacci, nel luogo in cui le torri di guardia erano cadute in rovina. Bande della Rondine e dell'Arco del Cielo combattevano

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laggi aspramente tra i ruderi, contendendo al nemico le mura a est e a ovest; ma proprio mentre Tuor s'avvicinava respingendo gli Orchi, uno dei serpenti di ottone si sollev contro il muro occidentale che vacill e croll in gran parte, mentre da dietro sopraggiungeva una creatura di fuoco. Dalle fauci del drago uscirono raffiche di fiamme e la gente arse dinanzi ad esso; le ali dell'elmo di Tuor erano annerite, ma egli resistette e radun intorno a s la propria guardia e tutti quelli dell'Arco e della Rondine che riusc a trovare, mentre alla sua destra Ecthelion chiamava a raccolta gli uomini della Fonte dei Sud. Orchi e lupi si erano fatti di nuovo animo per l'arrivo dei draghi. L Tuor uccise Othrod, un signore degli Orchi, fendendogli l'elmo, fece a pezzi Balcmeg e colp Lug con l'ascia tranciandogli di sotto le gambe al ginocchio; Ecthelion invece, con un solo movimento, spacc la testa di Orcobal, loro massimo difensore, colpendolo sui denti. Lo splendore della spada di Ecthelion fendeva il ferro ed ogni altro metallo oscuro di Angband, facendo contorcere i nemici; tuttavia essi temevano ancor pi il balzo dell'ascia Dramborleg fatta oscillare dalla mano di Tuor, poich essa risuonava nell'aria come l'impeto delle ali di un'aquila e quando si abbatteva era la morte. Ma pochi non possono combattere a lungo contro molti; infatti il braccio sinistro di Ecthelion fu penosamente squarciato da una frusta di un Balrog e lo scudo gli cadde a terra proprio mentre il drago di fuoco si avvicinava tra le rovine delle mura. Al che Ecthelion dovette appoggiarsi a Tuor e Tuor non pot abbandonarlo, bench le zampe della pesante bestia incombessero su di loro ed essi fossero sul punto di venire sopraffatti: ma Tuor men un fendente a un piede della creatura, da cui sgorg fuoco, e il serpente url, facendo schioccare la coda; da ci numerosi Orchi e Noldor ebbero la morte. Allora Tuor raccolse le forze e sollev Ecthelion, quindi, in mezzo a un gruppo di sopravvissuti, scivol sotto e sfugg al drago; tremenda era stata tuttavia la strage di uomini compiuta dall'animale, e i Gondolindrim ne erano terribilmente scossi. Cos avvenne che Tuor figlio di Huor indietreggi dinanzi al nemico combattendo mentre cedeva terreno, e in questa maniera sottrasse alla battaglia Ecthelion della Fonte, ma i draghi e i nemici si erano ormai impadroniti di mezza citt e di tutta la sua parte settentrionale. Da qui bande di predatori si sparsero per le vie e si dedicarono al saccheggi o, o uccisero al buio uomini, donne e bambini; molti ne catturarono, quando era possibile, e li condussero indietro scagliandoli nelle stanze metalliche dei draghi di ferro, per poi trascinarli a divenire schiavi di Morgoth. Tuor raggiunse quindi la Piazza del Pozzo di Popolo per una via che entrava da nord, e qui trov Galdor occupato a impedire l'ingresso da occidente, attraverso l'Arco di Ingw, a un'orda di diavoli; intorno a lui ora c'erano solo pochi uomini dell'Albero. Galdor divenne allora la salvezza di Tuor, poich questi cadde alle spalle dei suoi guerrieri, inciampando sotto il peso di Ecthelion in un corpo che giaceva al buio, e gli Orchi li avrebbero catturati entrambi non fosse stato per il pronto slancio di quel campione e per il colpo della sua clava. Qui si trovavano dunque gruppi sparsi della guardia dell'Ala e delle case dell'Albero e della Fonte, nonch della Rondine e dell'Arco, saldati in un buon battaglione; su consiglio di Tuor essi si ritirarono fuori dalla Piazzetta del Pozzo, dato che l'adiacente Piazza del Re era pi difendibile. Quel luogo un tempo aveva ospitato molti alberi splendidi, querce e pioppi, intorno a un ampio pozzo di grande profondit e di estrema purezza d'acque; a quell'ora, tuttavia, lo colmavano i tumulti e la bruttura delle orrende genti di Morgoth e le acque erano insozzate dalle loro carcasse. Cos l'ultimo, intrepido gruppo di difensori giunse nella Piazza del Palazzo di Turgon. Molti fra loro erano feriti e deboli, e Tuor era sfinito dalle fatiche della notte e dal peso di Ecthelion, che era in un deliquio mortale. Mentre guidava il battaglione lungo la Strada degli Archi da nordest (ed essi avevano un bel daffare per impedire ai nemici di

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raggiungerli alle spalle), un fragore si lev a oriente della piazza, ed ecco che Glorfindel vera sospinto con gli uomini del Fiore d'Oro. Questi avevano sostenuto un terribile conflitto nel Mercato Grande, nella parte orientale della citt, dove una guarnigione di Orchi condotta dai Balrog era piombata di sorpresa su di loro mentre, per vie traverse, marciavano verso la battaglia intorno alla porta. Avevano agito cos per sorprendere il nemico sul fianco sinistro, ma erano stati essi stessi vittime di un'imboscata; avevano allora combattuto strenuamente per ore, finch un drago di fuoco, appena entrato per la breccia, non li aveva sopraffatti, e Glorfindel era riuscito a farsi largo fuori della mischia con grandi difficolt, e accompagnato solo da pochi uomini: ma quel luogo, con le sue provviste e gli splendidi oggetti di fattura squisita, era devastato dalle fiamme. La storia narra che Turgon aveva inviato uomini dell'Arpa in loro aiuto perch spronato dai messaggeri di Glorfindel, ma Salgant aveva nascosto a quelli l'ordine, riferendo invece che avrebbero dovuto presidiare la piazza del Mercato Piccolo, a sud, dove egli dimorava, e loro se ne erano irritati. Ora, comunque, avevano abbandonato Salgant ed erano giunti dinanzi alle aule del sovrano; il loro arrivo era stato assai tempestivo, poich un'orda trionfante di nemici era ai calcagni di Glorfindel. Senza ordini, gli uomini dell'Arpa piombarono su di loro con grande impazienza e riscattarono cos completamente la codardia del loro signore, respingendo il nemico all`interno del mercato; privi di un capo, si avventarono con ira perfino eccessiva, tanto che in molti rimasero intrappolati nelle fiamme o caddero dinanzi all'alito del serpente che gozzovigliava laggi. A questa punto Tuor bevve alla grande fontana e si sent rinvigorito; sciolse l'elmo a Ecthelion e gli somministr dell'acqua, aspergendogli il viso perch si riprendesse dal deliquio. Allora i due signori, Tuor e Glorfindel, sgomberarono la piazza e ritirano tutti gli uomini dagli ingressi, che vennero chiusi con barricate, tranne a meridione. Proprio da questa parte giunse ollora Egalmoth. Egli aveva avuto il compito di occuparsi delle macchine sulle mura; ma quasi subito, stimando che la situazione richiedesse pi il corpo a corpo nelle strade che il lancio di proiettili dai bastioni, aveva raccolto intorno a s alcuni guerrieri dell'Arco e della Rondine e si era disfatto del proprio arco. Quindi il gruppo era avanzata per la citt distribuendo validi colpi ogni volta che incontrava bande nemiche. Cos egli aveva liberato numerosi gruppi di prigionieri, radunando non poche persone raminghe e sbandate, e con duro combattimento era giunto nella Piazza del Re; qui gli uomini furono lieti di salutarlo, poich lo avevano temuto morto. Allora tutte le donne e i bambini che si erano raccolti laggi o che vi erano stati condotti da Egalmoth furono ammassati nelle aule del sovrano e le truppe delle diverse casate si prepararono a resistere fino all'ultimo. In quella schiera di sopravvissuti ci sono rappresentanti, per quanto pochi, di ciascuna delle stirpi, tranne che del Martello d'Ira; e la casa del re ancora integra. N ci appare motivo di vergogna, poich il suo compito era sempre stato di rimanere fresca fino in fondo e di difendere il re. Ma gli uomini di Morgoth avevano radunato le forze e sette draghi di fuoco, con Orchi intorno e cavalcati dai Balrog, ed erano discesi per ogni via da nord, est e ovest, cercando la Piazza del Re. Vi fu allora una carneficina lungo le barricate, ed Egalmoth e Tuor si spostavano da un luogo all'altro della difesa, mentre per Ecthelion giaceva presso la fontana; e quella resistenza fu la pi ostinata e valorosa che ogni canto o racconto celebri. Ma, infine, un drago sfond la barricata a nord - dove una volta si trovava lo sbocco del vicolo delle Rose, un luogo incantevole da contemplare o da percorrere: ora c'era solamente un vicolo tenebroso e colmo di fragore. Tuor allora si fece incontro alla bestia, ma fu separato da Egalmoth e costretto a indietreggiare fino al centro della piazza, presso la fontana. Qui, spossato dal caldo soffocante, venne gettato a terra da un grande demone, ossia da Gothmog in persona, signore

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dei Balrog, pupillo di Morgoth. Ma ecco che Ecthelion, col volto pallido come il grigio acciaio e con il braccio dello scudo che ricadeva inerte sul fianco, balz verso di lui mentre cadeva; l Elfo mir al demone, senza per dargli la morte, ma ottenendo solo una ferita al braccio con cui reggeva la spada, cosicch l'arma gli cadde dalla presa. Allora Ecthelion signore della Fonte, il pi bello dei Noldor, si avvent su Gothmog proprio nell'attimo in cui levava la frusta, conficcando in quel petto maligno la punta che ornava il suo elmo e stringendo le gambe contro la coscia del nemico; il Balrog url e cadde in avanti, ma entrambi precipitarono nel bacino della fontana regia, che era assai profondo. Laggi quella creatura trov la morte; ed Ecthelion, greve di acciaio, s'inabiss con lui, e cos per il signore della Fonte, dopo una battaglia ardente nelle fresche acque.

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Tuor, quando l'attacco di Ecthelion gli aveva dato spazio, si era rialzato e alla vista di quel gesto valoroso aveva pianto, per l'affetto che lo legava allo splendido Noldor della Fonte; poi, avvolto dalla mischia, era riuscito a stento ad aprirsi un varco verso gli uomini intorno al palazzo. Qui, vedendo il nemico vacillare terrorizzato per la fine di Gothmog, il maresciallo degli eserciti, la casa reale attacc e il sovrano discese maestosamente fra loro e si un al combattimento, tanto che essi liberarono di nuovo gran parte della piazza; e compirono un'impresa assai grande, poich circondarono uno dei draghi di fuoco malgrado le sue fiamme, e lo costrinsero nelle acque della fontana perch vi trovasse la morte. Per le incantevoli acque fu la fine; le sue pozze si mutarono in vapore e la sorgente s'inarid, n mai pi zampill in cielo: invece, un'enorme colonna di fumo si lev nell'aria, ad densandosi in una nube che fluttu sull'intera regione. Quando videro la sorte della fontana, tutti furono colti dal terrore; la piazza si colm di vapori roventi e di nebbie che accecavano, e gli uomini della casa reale furono sterminati dal calore, dal nemico, dai serpenti e dai compagni stessi; ma un gruppo di loro salv il sovrano e i superstiti si arroccarono sotto Glingal e Belthil. Allora il re esclam: Grande la caduta di Gondolin! , e gli uomini rabbrividirono, poich quelle erano le parole di Amnon, il profeta antico; ma Tuor, con voce resa selvaggia dal dolore e dall'affetto per il sovrano, grid: Gondolin resiste ancora, e Ulmo non la lascer perire! Turgon rispose per: Ho trascinato la sciagura sul Fiore della Piana a dispetto di Ulmo, e ora egli lo lascia avvizzire nel fuoco. Ebbene! Nel cuore non ho pi speranza per la mia citt d'incanto, ma i figli dei Noldor non soccomberanno per sempre. Al che i Gondolindrim fecero risuonare le armi, poich molti erano l accanto, ma Turgon continu: Non combattete contro il destino, o figli! Chi pu cerchi salvezza con la fuga, se mai ne resta il tempo: ma siate fedeli a Tuor. Tuor ribatt allora: Tu sei il sovrano ; ma Turgon rispose: Pure io non infligger pi nessun colpo , e gett la corona alle radici di Glingal. Galdor, che era nei pressi, la raccolse, tuttavia Turgon non la accett, e con il capo scoperto sal sul pinnacolo pi alto della candida torre presso il palazzo. Qui grid con voce simile a corno fatto risuonare fra i monti, e tutti coloro che erano raccolti sotto gli Alberi e i nemici nelle nebbie della piazza lo udirono: Grande la vittoria dei Noldor! Si narra che fosse allora mezzanotte, e che gli Orchi lanciassero urla di scherno. Quindi gli uomini parlarono di una sortita ed erano di due pareri. Molti ritenevano impossibile sfondare l'attacco; comunque, neppure a quel modo avrebbero mai ottenuto di raggiungere la piana o di attraversare i colli, e perci sarebbe stato meglio morire intorno al sovrano. Ma Tuor non riusc ad approvare la morte di tanti bimbi e belle dame, sia per mano della loro stessa gente, come ultima risorsa, sia sotto le armi dei nemici, e parl dello scavo e della via segreta. Perci consigli di supplicare Turgon affinch mutasse avviso, e scendendo fra loro guidasse i superstiti verso sud fino alle mura e all'ingresso del passaggio; quanto a lui, ardeva del desiderio di recarsi laggi e di conoscere la sorte di Idril e di Erendil, o di inviare da l un messaggio per ordinare loro di partire in fretta, poich Gondolin era presa. Il piano di Tuor sembr davvero disperato ai nobili - data la strettezza della galleria e l'enormit della compagnia che avrebbe dovuto percorrerla - tuttavia, in quelle condizioni, essi avrebbero volentieri seguito il suo consiglio. Ma Turgon non prest loro ascolto e ordin di fuggire subito, prima che fosse troppo tardi; dichiar: Tuor sar vostra guida e condottiero. Ma io, Turgon, non abbandoner la mia citt, e arder con lei. Di nuovo quelli inviarono sulla torre dei messaggeri, che parlarono cos: Sire, chi sono i Gondolindrim se tu perisci? Tu devi guidarci! Ma egli insistette: Ebbene! Io resto qui. La terza volta, per, rispose: Se sono il re, obbedite a ci che comando, e non osate pi discutere i miei ordini. Dopo di che non inviarono pi nessuno e si prepararono per il disperato tentativo. Ma quanti della casa reale ancora erano in vita non vollero muovere un

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passo e si raccolsero fitti intorno alla base della torre regia. Qui dichiararono noi rimarremo, se Turgon non uscir , e non fu possibile persuaderli. Tuor era penosamente lacerato tra la riverenza verso il sovrano e l'amore per Idril e il suo bimbo, che gli spezzava il cuore; tuttavia, gi i draghi si muovevano nella piazza calpestando i morti e i morenti, e il nemico si stava raccogliendo nelle nebbie per l'ultimo assalto: bisognava scegliere. Allora, udendo i gemiti delle donne nelle aule del palazzo e provando una compassione enorme per i tristi sopravvissuti delle genti di Gendolin, egli riun la pietosa compagnia di fanciulle, bimbi e madri, e ponendola nel mezzo schier alla meglio i propri uomini tutt'intorno. Li infitt soprattutto sul fianco e nelle retrovie. poich si proponeva di ripiegare verso sud, combattendo, mentre procedeva il pi possibile con la retroguardia; e cos, se la cosa fosse riuscita, intendeva percorrere la Strada dei Fasti fino al Luogo degli Di, prima che fosse inviata ad aggirarlo qualche guarnigione numerosa. Da qui pensava di proseguire lungo la Via delle Acque Correnti oltre le Fonti del Sud, fino alle mura e a casa sua; ma sul passaggio nella galleria segreta nutriva forti dubbi. Subito, scorgendo i suoi movimenti il nemico sferr un enorme attacco contro il fianco sinistro e le retrovie - da est e nord - proprio mentre la ritirata cominciava; ma il lato destro era riparato dal palazzo del re e il principio della colonna gi entrava nella Strada dei Fasti. Allora alcuni dei draghi iperborei pi giganteschi, simili a Glaurung stesso nelle forme, si fecero avanti spargendo una luce abbagliante nella nebbia ed egli dovette per forza ordinare alla compagnia di correre, mentre sulla sinistra si combatteva a casaccio; Glorfindel per resse audacemente la retroguardia, e laggi caddero numerosi altri del Fiore d'Oro. Cos superarono la Strada dei Fasti e raggiunsero Gar Ainion, il Luogo degli Di; questo era ampio e indifeso e il suo centro era il terreno pi elevato dell'intera citt. Qui Tuor si aspettava una resistenza crudele e non sperava affatto di proseguire per molto, ma ebbene, il nemico sembrava gi meno insidioso: quasi nessuno li segu, e ci dest meraviglia. Tuor, alla loro testa, giunse al Luogo di Matrimonio, ed ecco che Idril si stagli dinanzi a lui, con le trecce sciolte come nel giorno lontano delle loro nozze, ed enorme fu il suo stupore. Accanto a l ei cera Voronw e nessun altro, ma Idril non vide neppure Tuor, poich fissava alle sue spalle verso la Piazza del Re, che ora si trovava un poco pi in basso di loro. Al che tutta la schiera si ferm e guard indietro dove erano volti i suoi occhi, e ognuno si raggel nel cuore; ora infatti vedevano perch il nemico li aveva disturbati cos poco e il motivo della loro salvezza. Ebbene, un drago serpeggiava proprio sui gradini del palazzo e ne insozzava il candore; sciami di Orchi saccheggiavano l'interno, trascinando fuori donne e bimbi scordati o uccidendo uomini che combattevano da soli, aiutati nello scempio da unorda di mannari. Glingal era in frantumi e Belthil tutto annerito, e la torre del re era assediata. In alto riuscirono a distinguere la sagoma del sovrano, ma alla base un serpente che sputava fiamme agitava e faceva schioccare la coda, attorniato da Balrog; e qui si trovava la gente del re, in un'angoscia enorme, e urla di terrore salivano fino agli astanti. Era cos accaduto che il saccheggio delle aule di Turgon e la resistenza assai valorosa della casa reale avevano tenuto il nemico occupato, e perci Tuor era riuscito ad allontanarsi con la sua compagnia, e ora sostava in lacrime nel Luogo degli Di. Idril esclam allora: Miserevole sono io, il cui padre attende la morte sul suo pinnacolo pi alto; ma sette volte miserevole colei il cui signore caduto dinanzi a Morgoth e non torner a casa mai pi! Era infatti sconvolta dalla disperazione di quella notte. Al che Tuor grid: Guarda, Idril, sono io, e vivo; e ora porter via di l tuo padre, fossero pure gli Inferni di Morgoth! Con ci si accinse a discendere da solo la collina, reso folle dal dolore della sposa; lei per, tornando in s, con uno scroscio di lacrime si strinse alle sue ginocchia ripetendo: Signore mio, signore! e lo trattenne. Ma mentre parlavano un grande strepito e urla si levarono da quel luogo d'angoscia. Ebbene, la torre fu avvolta

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dalle fiamme e cadde in un'ondata di fuoco, poich i draghi ne avevano sbriciolato la base insieme con tutti coloro che si trovavano laggi. Enorme fu il fragore del tremendo crol lo: a questo modo mor Turgon Re dei Gondolindrim, e per quell'ora la vittoria fu di Morgoth. Allora Idril disse con voce grave: Triste la cecit del saggio ; Tuor per ribatt: Triste pure l'ostinazione di quanti amiamo - tuttavia, stato un errore valoroso . Si chin e la sollev baciandola, poich contava per lui pi di tutti i Gondolindrim; ma lei piangeva amaramente per il padre. Quindi Tuor si rivolse ai capitani, esclamando: Ebbene, dobbiamo andarcene con la massima velocit, altrimenti saremo circondati ; subito tutti avanzarono pi rapidamente possibile e si allontanarono da quel luogo, prima che gli Orchi si stancassero di saccheggiare il palazzo e di rallegrarsi per la caduta della torre di Turgon. Essi si trovavano nella parte meridionale della citt e incontrarono solo bande sparse di predoni, che fuggirono dinanzi a loro; per la crudelt del nemico, trovarono tuttavia fiamme e incendi dovunque. Si imbattorono in donne, alcune con neonati e altre cariche di oggetti della casa, ma Tuor non permise loro di portare via nulla se non un po' di provviste. Infine, giunti in un luogo pi quieto, Tuor chiese notizia a Voronw, poich Idril, quasi in deliquio, non parlava; Voronw allora rifer di come avessero atteso insieme dinanzi alle porte della casa, mentre il fragore delle battaglie cresceva facendo tremare i loro cuori, e Idril piangeva perch non sapeva nulla di Tuor. Alla fine essa aveva spedito la maggior parte della guardia gi per la via segreta con Erendil, costringendoli a partire con parole imperiose, e tuttavia il suo dolore era stato enorme a quel distacco. Quanto a lei, aveva dichiarato che sarebbe rimasta in attesa, n avrebbe cercato di sopravvivere al suo signore; quindi aveva cominciato ad aggirarsi radunando donne e uomini smarriti per indirizzarli nella galleria e colpendo i predatori con la sua piccola banda, n era stato possibile convincerla a non impugnare la spada. Infine per si erano imbattuti in un gruppo un po' troppo numeroso e Voronw era riuscito a trascinarla via solo per la fortuna degli Di, poich tutti gli altri che li accompagnavano erano morti, e il nemico aveva dato alle fiamme la casa di Tuor; non aveva per trovato la via segreta. Al che concluse Voronw la tua sposa, folle di spossatezza e di dolore, si gettata selvaggiamente per la citt, con mio gran terrore - n ho potuto farla allontanare dal rogo. Mentre queste parole venivano pronunciate essi erano giunti alle mura meridionali, presso la casa di Tuor, ed eccola abbattuta, con le rovine fumanti; Tuor ne prov una collera amara. Un fragore, per, preannunciava l'arrivo di Orchi, e Tuor sped la compagnia pi velocemente possibile gi per la via segreta. Lungo la scala il dolore era enorme, mentre gli esuli dicevano addio a Gondolin; e tuttavia non nutrivano molta speranza di vivere ancora oltre i colli. Quando tutti ebbero oltrepassato l'ingresso Tuor fu lieto e la paura gli si plac. Nulla sapevano i capitani di Angband del passaggio ascoso, e ritenevano che nessun fuggiasco osasse dirigersi a nord, verso le regioni montane pi alte, proprio le pi prossime ad Angband. Alcuni ora restavano indietro e, deposte le armi, cominciarono a lavorare di piccone dall'interno per murare l'imboccatura del passaggio, e quindi seguirono il gruppo come poterono. Ma quando tutti ebbero disceso i gradini fino all'altezza della valle, il calore divenne una tortura, per il fuoco dei draghi che circondavano la citt; essi si trovavano in realt vicini, poich lo scavo non era troppo profondo sottoterra. Massi che si staccavano per i tremori del suolo stritolarono cadendo numerosi fuggitivi, e l'aria era colma di fumo cosicch le torce e le lanterne si spensero. Incespicarono nei corpi di alcuni che erano partiti prima e avevano trovato la morte, e Tuor temeva per Erendil; ma procedettero, nella grande oscurit e nell'angoscia. Restarono quasi due ore nella galleria sotterranea, che verso l'ultimo tratto non era terminata e aveva i fianchi irti di rocce e la volta molto bassa.

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Infine, diminuiti di quasi un decimo, essi giunsero allo sbocco del passaggio, che astutamente sfociava in un largo bacino un tempo colmo d'acqua ma ora coperto da fitti cespugli. Qui era raccolta una folla non esigua di genti diverse che Idril e Voronw avevano inviato prima di loro per la via segreta, e che piangevano piano per la stanchezza e il dolore, ma Erendil non c'era. Al che Tuor e Idril sentirono la disperazione nel cuore. Anche fra tutti gli altri si udivano lamenti, poich in mezzo alla piana intorno a loro si stagliava in lontananza, coronato di fiamme, il colle di Amon Gwareth, dove era sorta la scintillante citt della loro dimora. Draghi di fuoco la circondavano e mostri di ferro entravano ed uscivano dalle sue porte. Ai capi, nondimeno, ci fu di qualche conforto, poich giudicarono la piana pressoch libera dalle genti di Morgoth tranne vicino alla citt, dove tutte le creature crudeli dellAvversario si erano precipitate per esultare della distruzione. Ora disse quindi Galdor dobbiamo allontanarci il pi possibile da qui verso i Monti Cerchianti prima che l'alba splenda su di noi, e ci non ci lascia molto tempo, poich l'estate alle porte. Al che sorse un diverbio, in quanto un certo numero dichiar che sarebbe stata una follia dirigersi a Cirith Thoronath, come intendeva Tuor. Il sole dissero si lever molto prima che arriviamo ai colli, e saremo travolti nella piana dai draghi e dai demoni. Andiamo a Bad Uthwen; la Via di Fuga, che dista solo la met del viaggio, e chi fra noi stanco e ferito pu sperare di giungere fin l, se non oltre. Idril per si oppose alla decisione e persuase i nobili a non confidare nella magia di quella strada che un tempo li aveva protetti dall'essere scoperti: Poich che magia re sta, se Gondolin caduta? Nondimeno, un folto gruppo di uomini e donne si separ da Tuor per dirigersi verso Bad Uthwen, e da qui nelle fauci di un mostro che, per un tranello di Morgoth consigliato da Maeglin, sedeva allo sbocco esterno, cosicch nessuno riusc a oltrepassarlo. Ma gli altri, guidati da un certo Legolas Verdefoglia della casa dell'Albero, che conosceva tutta la piana alla luce del giorno o nelle tenebre e che vedeva nel buio della notte, procedettero assai spediti nella valle nonostante la spossatezza, e si arrestarono solo dopo una lunga marcia. Allora la Terra intera fu avvolta dalla luce grigia di quell'alba triste che non contemplava pi la bellezza di Gondolin; la pianura appariva per colma di nebbie ed era sorprendente, poich nessuna bruma o foschia era mai giunta laggi: il fumo dellincendio ed il vapore delle belle fontane regie inaridite dalla fiamma dei draghi era calato sulla valle in luttuose spire e fu ci a consentire la fuga di Tuor e dei suoi seguaci , non scorta dagli occhi degli Orchi. Di nuovo si levarono e, coperti dai vapori, proseguirono sicuri a lungo dopo l'alba, fino a quando non furono troppo distanti perch qualcuno potesse scorgerli in quelle arie nebbiose dal colle o dalle mura in rovina. I Monti, o meglio le loro propaggini pi basse, si trovavano su quel fianco a sette leghe meno un miglio da Gondolin, e Cirith Thoronath, la Fenditura delle Aquile, distava due leghe di salita dall'inizio dei Monti, poich era assai elevata; perci dovevano ancora attraversare un tratto di due leghe e parte di una terza fra gli speroni e i colli, ed erano esausti. Ormai il sole era ben alto sopra una sella delle colline orientali, e splendeva rosso e grande; le nebbie intorno a loro si sollevarono, mentre per le rovine di Gondolin rimanevano del tutto celate, come in una nube. Ma ecco che al rischiararsi dell'aria essi videro, lontano solo poche centinaia di metri, un gruppo di fuggitivi a piedi inseguiti da una strana cavalleria, poich, come giudicarono, grandi lupi erano montati da Orchi che brandivano lance. Allora Tuor esclam: Ebbene! Quello Erendil mio figlio; guardate, il volto gli risplende come una stella nel deserto, e ha intorno i miei uomini dell'Ala, in terribile difficolt. Immediatamente scelse cinquanta uomini tra i meno affaticati e, lasciando indietro il grosso della compagnia, avanz con quella truppa nella piana, alla massima velocit consentita dalle forze loro rimaste. Giunto a portata di voce Tuor grid agli uomini intorno a Erendil di resistere e di non fuggire, poich i cavalieri dei lupi cercavano di

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disperderli uccidendoli uno per volta, e il bimbo era sulle spalle di un certo Hendor, un servitore di Idril, che sembrava sul punto di essere abbandonato con il suo carico. Allora quelli si strinsero dorso a dorso, con Hendor ed Erendil nel mezzo; ma presto spunt Tuor, bench l'intera sua truppa fosse ormai senza fiato. I cavalieri dei lupi erano una ventina, e di uomini intorno a Erendil ne rimanevano vivi solo sei; perci Tuor aveva aperto i suoi guerrieri in una mezzaluna di un'unica fila e sperava cos di accerchiare i cavalieri, per timore che qualcuno di loro, fuggendo, portasse notizie al grosso del nemico e attirasse la rovina sugli esuli. In ci ebbe successo, in quanto solo due riuscirono a scappare e per di pi feriti e senza gli animali, cosicch il loro rappor to giunse in citt troppo tardi. Erendil fu lieto di salutare Tuor, e Tuor esult per il suo bimbo; Erendil disse per: Ho sete, padre, poich ho corso lontano - e Hendor non aveva bisogno di portarmi. A ci il padre non rispose nulla, perch non aveva acqua e pensava alle necessit di tutta la compagnia da lui guidata; ma Erendil prosegu: stata una buona cosa vedere Maeglin morire a quel modo, poich voleva mettere le mani su mia madre - e a me lui non piaceva; ma non viaggerei in una galleria per tutti i cavalcalupi di Morgoth! Tuor sorrise e se lo caric sulle spalle. Subito dopo arriv il grosso della compagnia e Tuor consegn Erendil alla madre, la cui gioia fu enorme; ma Erendil non volle che lo reggesse fra le braccia, poich disse: Madre Idril, tu sei stanca, e i guerrieri in armatura non vanno a cavallo tra i Gondolindrim, eccetto il vecchio Salgant! La madre rise, pur nel suo dolore; Erendil aggiunse per: Anzi, Salgant dov'? Salgant infatti gli aveva talvolta narrato vicende curiose o aveva inscenato per lui storie buffe, e Erendil si era molto divertito con il vecchio Elfo nei giorni in cui veniva spesso a casa di Tuor, amando il buon vino e i ricchi pasti che qui gli erano serviti. Ma nessuno seppe dire dove si trovasse Salgant, n lo sa ora. Forse fu sopraffatto dal fuoco mentre stava disteso sul proprio letto; tuttavia, alcuni ritengono che venne condotto prigioniero alle aule di Morgoth e divent il suo buffone - e questo un destino orrendo per un nobile della brava razza dei Noldor. Al che Erendil si rattrist, e prosegu accanto alla madre in silenzio. Essi giunsero allora alle colline; era mattino fatto, ma l'aria appariva ancora grigia, e laggi, all'inizio della strada in salita, la gente si distese a riposare in una piccola valle orlat a da alberi e da cespugli di nocciolo, e molti dormirono nonostante il pericolo, poich erano sfiniti. Tuttavia Tuor stabil una rigida sorveglianza e lui stesso rest sveglio. Qui consumarono un pasto di cibo frugale e di avanzi; Erendil plac la sete e gioc accanto a un ruscelletto. Quindi disse alla madre: Mamma Idril, mi piacerebbe che il buon Ecthelion della Fonte fosse qui con noi a suonare per me con il suo flauto, o a fabbricarmi zufoli di salice! Forse che andato avanti? Idril rispose di no e rifer quanto aveva udito della sua fine. Allora Erendil dichiar che non gli importava pi neppure di rivedere le strade di Gondolin, e pianse amaramente; Tuor per ribatt che non avrebbe mai rivisto quelle strade, perch Gondolin non c' pi. Poi, quando il sole fu prossimo a tramontare dietro i colli, Tuor ordin alla compagnia di levarsi ed essi avanzarono per sentieri scoscesi. Presto l'erba scomparve cedendo il passo a pietre coperte di muschio e gli alberi si diradarono; perfino i pini e gli abeti divennero rari. Al calare del sole la via curv dietro una spalla delle colline, cosicch non poterono pi guardare verso Gondolin. Allora l'intera compagnia si volse, ed ecco! La piana, nell'ultima luce, chiara e ridente come un tempo; ma, mentre la contemplano, una fiammata divampa lontano nelle tenebre a settentrione - era il crollo dell'ultima torre di Gondolin, quella che aveva resistito presso la porta meridionale, e la cui ombra spesso si allungava sui muri della casa di Tuor. Allora il sole tramont ed essi non rividero Gondolin mai pi. Il passo di Cirith Thoronath, ossia la Fenditura delle Aquile, era assai pericoloso da attraversare, e quelle genti non vi si sarebbero avventurate al buio senza lanterne o torce ed
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esauste e impacciate da donne, bambini e uomini sofferenti e feriti, non fosse stato per la paura degli esploratori di Morgoth, dal momento che erano una compagnia numerosa cui era impossibile procedere in modo troppo segreto. L'oscurit si addens rapidamente mentre si avvicinavano alla cima ed essi dovettero disporsi in una fila lunga e sparsa. Galdor e una banda di uomini armati di lancia erano in testa, e con loro si trovava Legolas, i cui occhi al buio erano come quelli dei gatti; per riuscivano a vedere pi lontano. Quindi seguivano le meno stanche fra le donne, sostenendo i malati e i feriti che potevano ancora camminare. Tra queste era Idril con Erendil, che ben sopportava la fatica, mentre Tuor procedeva dietro di loro al centro, con tutti gli uomini dell'Ala, i quali sorreggevano alcuni feriti gravi; gli era accanto Egalmoth, che per era stato colpito nella sortita dalla Piazza. Pi indietro ancora venivano parecchie donne con bimbi, fanciulli e uomini zoppicanti, e tuttavia il passo era lento abbastanza anche per loro. Alla retroguardia si trovava la banda pi numerosa di uomini illesi, e qui c'era Glorfindel dalle chiome d'oro. A questo modo arrivarono a Cirith Thoronath, un luogo tremendo per via dell'altitudine, cos elevata che n primavera n estate arrivano mai lass e fa molto freddo. In verit, mentre la valle danza sotto il sole, in quei luoghi brulli la neve dimora tutto lanno, e anche quando essi vi giunsero il vento ululava soffiando da nord, dietro di loro, e pungeva terribilmente. La neve cadeva turbinando in vortici ed entrava loro negli occhi, e ci era male, poich lass il sentiero era angusto e alla destra, ossia a occidente, sulla via si ergeva una parete perpendicolare alta quasi sette leghe che poi, in cima, prorompeva in pinnacoli frastagliati dove si trovano molti nidi di rapaci. Qui, sui Crissaegrim, dimorava Thorondor Re delle Aquile, cio Signore dei Thoronhoth. Dall'altro lato c'era tuttavia un precipizio, non proprio a piombo eppure spaventosamente ripido, con lunghi spuntoni di roccia volti verso l'alto, cosicch si poteva discendervi - o magari cadervi - ma in nessun modo lo si poteva scalare. Nel burrone, poi, non c'era via d'uscita in nessun luogo se non salendo i fianchi, e Thorn Sir scorreva sul fondo. Vi ricadeva dal sud sopra un enorme precipizio ma con acqua sottile, poich a quelle altitudini era un magro ruscello, e sboccava a settentrione dopo aver percorso un miglio di rocce sottoterra lungo uno stretto passaggio che penetrava nei monti, dove neppure un pesce avrebbe potuto sgusciare con lui. Galdor e i suoi uomini erano ora giunti al termine, presso il punto in cui Thorn Sir discende nell'abisso, mentre gli altri, nonostante gli sforzi di Tuor, erano sparsi indietro per quasi tutto il miglio della pericolosa via tra il baratro e la parete di roccia, tanto che la gente di Glorfindel era appena arrivata all'inizio, quando un grido nella notte echeggi per la tetra regione. Ebbene, gli uomini di Galdor erano stati assaliti all'improvviso da sagome spuntate da dietro certi massi, dove erano rimaste celate perfino allo sguardo di Legolas. Tuor pens che avessero incontrato una delle compagnie erranti di Morgoth e temette solo un rapido combattimento al buio, tuttavia mand verso le retrovie le donne e i malati che erano con lui, quindi un i suoi uomini a quelli di Galdor e sul pericoloso sentiero scoppi una mischia. Ma poi dall'alto cominciarono a cadere pietre e i fatti volsero al peggio, poich queste infliggevano ferite dolorose; e le cose parvero a Tuor ancora pi gravi quando dalla retroguardia giunse un fragore di armi, e da un uomo della Rondine gli fu riferito che Glorfindel era duramente attaccato alle spalle da guerrieri con i quali c'era un Balrog. Allora egli ebbe il tremendo sospetto di una trappola, il che in verit era quanto accadeva; Morgoth infatti aveva spedito guardiani su tutti i Monti Cerchianti. Tuttavia il valore dei Gondolindrim ne aveva richiamati cos tanti all'assedio, prima di riuscire a espugnare la citt, che essi erano ormai pochi e sparsi, e ridotti al minimo qui a sud. Nondimeno, uno di loro aveva scorto la compagnia che cominciava la salita dalla valletta dei noccioli, cos contro di loro erano state radunate tutte le bande reperibili, che ave vano deciso di piombare sugli esuli di fronte e alla retrovia proprio sulla pericolosa via di Cirith Thoronath. Galdor e Glorfindel mantennero dunque il controllo dei propri uomini

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nonostante la sorpresa dell'attacco e parecchi Orchi furorono sospinti nell'abisso; ma la caduta dei massi sembrava prossima a spegnere il loro valore e a sospingere verso il disastro la fuga da Gondolin. Pi o meno a quell'ora la luna si lev sopra il passo e la tenebra si dirad un poco, poich la sua luce pallida s'insinuava nei luoghi bui; non rischiarava per il sentiero, per l'altezza delle pareti. E assieme allastro si lev Thorondor, Re delle Aquile, che molto odiava Morgoth. Quando dunque dal passo il clamore si lev fina al suo enorme nido, egli esclam: Come mai queste laide creature, questi Orchi dei colli, si sono arrampicati vicino al mio trono? E perch i figli dei Noldor gridano laggi in basso per timore della progenie di Morgoth il maledetto? Sorgete Thoronhoth dai becchi d'acciaio e dagli artigli pari a spade! Allora si alz un fremito simile a un grande vento in luoghi di roccia, e i Thornhoth, il popolo delle Aquile, piomb sugli Orchi che erano saliti sopra il sentiero, dilaniandone i volti e le mani e scagliandoli gi lontano sulle pietre di Thorn Sir. Al che i Gondolindrim esultarono; in seguito, adottarono l'Aquila fra gli emblemi della loro stirpe come segno di gioia, e Idril lo indoss, mentre Erendil preferiva l'Ala di Cigno del padre. Ora, senza ostacoli, gli uomini di Galdor respinsero gli oppositori, poich non erano molti e l'assalto dei Thoronhoth li aveva terrorizzati; e la compagnia avanz di nuovo, bench Glorfindel avesse alquanto da combattere nelle retrove. Gi la met aveva superato la pericolosa via e le cascate di Thorn Sir, quando il Balrog che era fra i nemici della retroguardia spicc un potentissimo balzo su certe alte rocce lungo il fianco sinistro del sentiero, sull'orlo del precipizio, e da qui, in uno slancio furioso, super gli uomini di Glorfindel e si ritrov fra le donne e i malati che li precedevano, facendo schioccare la sua frusta di fiamma. Allora Glorfindel si scagli in avanti su di lui e la sua armatura d'oro luccic in modo strano sotto la luna; colp il demone, che di nuovo balz verso un grande masso, e Glorfindel lo segu. Si svolse allora un combattimento mortale sull'alto macigno, sopra i fuggitivi; questi, pressati dinanzi e impediti alle spalle, si erano tanto ammassati che quasi tutti poterono vedere, pure ogni cosa termin prima che gli uomini di Glorfindel riuscissero ad accorrere al suo fianco. L'ardore di Glorfindel spinse il Balrog da un punto all'altro, mentre l'armatura di maglia lo difendeva dalla sua frusta e dagli artigli. Lo colp pesantemente e gli recise fino al gomito il braccio che reggeva lo scudiscio. Allora il Balrog, nel tormento del dolore e della paura, si butt su Glorfindel, che dardeggiava la spada come una serpe; ma raggiunse solo una spalla e venne afferrato, e i due oscillarono fin quasi a cadere dalla cima della rupe. Al che, con la sinistra, Glorfindel cerc il pugnale e colp, trapassando il ventre del Balrog all'altezza del proprio viso (la statura del demone era infatti pi del doppio della sua); quello grid e cadde all'indietro dalla roccia, ma nel frattempo afferr da sotto il copricapo i riccioli biondi di Glorfindel e i due precipitarono insieme nell'abisso. E il dolore fu grande, poich Glorfindel era assai amato - ed ecco, il colpo della loro caduta echeggi fra i colli e la voragine di Thorn Sir ne risuon. Allora, al grido di morte del Balrog, gli Orchi dinanzi e alle spalle vacillarono e furono uccisi, o fuggirono lontano, e Thorondor in persona, Signore delle Aquile, discese nell'abisso e riport in alto il corpo di Glorfindel; ma il Balrog rest l, e per molti giorni le acque di Thorn Sir scorsero nere gi lontane in Tumladen. Ancora gli Eldar quando vedono combattere con valore e grande disparit di forze contro una furia del male, dicono: Ahim! Glorfindel con il Balrog , e i loro cuori ancora dolgono per quello splendido fra i Noldor. Poich lo amavano, nonostante la fretta e la paura dell'avvento di nuovi nemici, Tuor fece erigere un enorme tumulo di pietra sopra Glorfindel, appena oltre la pericolosa via e presso il precipizio del Fiume delle Aquile, cui Thorondor ha finora impedito ogni danno, e fiori gialli sono giunti fin l e anche oggi sbocciano intorno al tumulo in quei luoghi inclementi; ma la gente del Fiore d'Oro pianse alla sua costruzione e non pot asciugare le lacrime.

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GLI ESULI

Chi sapr dunque narrare dei vagabondaggi di Tuor e degli esuli di Gondolin nei deserti che giacciono oltre i monti a sud della valle di Tumladen? Patirono dolore e morte, freddo, fame e una sorveglianza incessante. Riuscirono ad attraversare quelle regioni infestate dal male di Morgoth solo grazie alla grande carneficina e al danno enorme che il suo potere aveva subito nell'assalto, e alla velocit e cautela con cui Tuor li guidava; poich di certo Morgoth sapeva della fuga e ne era furioso. Nei lontani oceani Ulmo aveva avuto notizie delle imprese compiute, ma ancora non poteva aiutarli perch si trovavano distanti da acque e fiumi - e in realt soffrivano terribilmente la sete e non conoscevano la via. Ma dopo tappe forzate e perigliose verso il Sud, essi giunsero infine a un corso d'acqua; seguendolo, arrivarono a terre migliori e ne furono un poco rincuorati. Qui li guid Voronw, poich aveva colto un sussurro di Ulmo nel torrente in una tarda notte d'estate egli sempre ottenne molta sapienza dal mormorare delle acque. Cos li condusse avanti finch non raggiunsero il Sirion, che quel ruscello alimentava, e allora sia Tuor sia Voronw videro di non essere lontani dall'antico sbocco esterno della Via di Fuga, e di trovarsi di nuovo nella profonda valletta di ontani. Qui tutti i cespugli erano calpestati e gli alberi arsi, e le pareti della valle apparivano sfigurate dalle fiamme; ed essi piansero, poich credettero di comprendere il destino di quanti un tempo si erano separati da loro all'uscita della galleria. Quindi discesero il fiume, ma di nuovo temendo Morgoth, e affrontarono combattimenti contro bande di Orchi, con il rischio di incontrare i cavalieri dei lupi; i draghi di fuoco per non li inseguirono, sia perch le loro fiamme si erano molto esaurite nella presa di Gondolin, sia perch il potere di Ulmo cresceva con l'ingrossarsi del fiume. Cos dopo molti giorni - avanzavano infatti lentamente, procurandosi di che sopravvivere con enorme difficolt - giunsero alle vaste brughiere e alle paludi sopra alla Terra dei Salici, e Voronw non conosceva quelle regioni. Qui, per un tratto assai ampio, il Sirion procede sottoterra, tuffandosi alla grande caverna dei Venti Tumultuosi, ma poi scorrendo di nuovo all'aperto sopra le Pozze del Crepuscolo (dove Tulkas combatt in seguito contro lo stesso Morgoth). Tuor aveva percorso quelle zone durante la notte e all'imbrunire, dopo che Ulmo era venuto a lui fra i canneti, e non ricordava le vie. In alcuni punti quella terra era colma di trabocchetti e assai paludosa; qui subirono lunghi indugi e furono afflitti da tormentosi insetti, poich era ancora autunno, e fra loro si diffusero malarie e febbri, per le quali maledissero Morgoth. Infine giunsero per ai grandi stagni e ai confini della dolcissima Terra dei Salici, ch il potere di Ulmo ancora scorreva nel grande fiume e stava attorno a loro; il soffio delle brezze che da essa spiravano port loro pace e riposo, e la consolazione di quel luogo allevi la pena di chi era in lutto per i morti della grande caduta. E tennero una celebrazione in memoria di Gondolin e degli Elfi che vi erano periti, insieme con le fanciulle, le spose e i guerrieri di Re Turgon. Per Glorfindel lamato molte furono le canzoni che si intonarono sotto i salici della Nan-tathren mentre lanno smoriva . Laggi le donne e le fanciulle tornarono belle, i malati guarirono e le vecchie ferite cessarono di dolorare; tuttavia, quanti temevano a buon motivo che la loro gente vivesse ancora nella crudele schiavit degli Inferni di Ferro erano i soli a non cantare, e neppure accadeva che sorridessero. Qui dimorarono assai a lungo ed Erendil era divenuto ormai un ragazzo, quando la voce delle buccine di Ulmo rap il cuore di Tuor, cosicch il desiderio del mare torn a lui

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con una sete ancora pi profonda, poich per anni soffocata; tutta la schiera sorse al suo comando e discese il Sirion fino al mare. Coloro che avevano attraversato la Fenditura delle Aquile e che avevano visto la caduta di Glorfindel erano stati quasi in ottocento - una compagnia di viandanti enorme, eppure solo tristi resti di una citt magnifica e popolosa. Ma quanti si levarono dalle erbe della Terra dei Salici, anni dopo, e partirono per il mare, quando la primavera ebbe sparso nei prati la celidonia e si furono tenute meste celebrazioni in memoria dei defunti, erano solo trecento pi una ventina di uomini e bimbi maschi, e duecento pi una sessantina di donne e fanciulle. Il numero delle donne era inferiore perch parecchie di loro si erano nascoste o erano state spinte dai familiari a rifugiarsi in luoghi segreti della citt. Qui erano state arse o uccise, oppure catturate e rese schiave, e le squadre di liberazione erano riuscite a trovarle troppo di rado; e pensare a questo era il pi grande dei dolori, poich le fanciulle e le dame dei Gondolindrim erano belle come il sole, incantevoli quanto la luna e pi luminose delle stelle. La gloria dimorava nella citt di Gondolin dai Sette Nomi e la sua rovina fu pi tremenda del saccheggio di qualunque altra citt sulla faccia della Terra. Non Bablon, non Ninwi, non le torri di Trui, non tutti i molti assedi di Rm che tra gli Uomini era la pi grande, conobbero il terrore che cal quel giorno su Amon Gwareth tra la stirpe dei Noldor; e questa fu considerata l'opera pi tremenda che Morgoth avesse fino a quel punto concepito nel mondo. Allora gli esuli di Gondolin si stabilirono alle bocche del Sirion, presso le onde del Grande Mare. Qui decisero di chiamarsi Lothlim, il popolo del fiore, poich il nome di Gondolindrim suonava troppo doloroso al loro orecchio. Qui mescolarono la propria gente con quella della figlia di Dior, Elwing, rifugiatavisi poco tempo prima. E quando nel Balar si ebbe notizia della caduta di Gondolin e della morte di Turgon, Ereinion Gil-galad, figlio di Fingon, venne nominato Re Supremo dei Noldor nella Terra-di-mezzo. Morgoth per ritenne il suo trionfo completo, poco conto facendo dei figli di Fanor e del loro giuramento che mai gli era stato di danno, e anzi si era sempre rivelato il suo pi possente alleato; e nella sua fosca mente egli rise, non rimpiangendo l'unico Silmaril che aveva perduto perch proprio a causa di esso, cos egli ritene va, fin lultimo residuo degli Eldar sarebbe stato spazzato via dalla Terra-di-mezzo, non pi fonte di disturbo per essa. E, se seppe di coloro che si erano rifugiati presso le acque del Sirion, non lo diede a vedere, fidando nel tempo e fidando nellopera della congiura e della menzo gna. Ma, sulle rive del Sirion e sui lidi marini, crebbe un popolo elfco, spigolatura del Doriath e di Gondolin; e a costoro sunirono, provenienti dalle sponde del Balar, i marinai di Crdan, i quali affrontavano le onde ed erano dediti alla costruzione di navi, dimorando sempre vicini alle coste dell'Arvernien, all'ombra della mano di Ulmo. E si dice che proprio allora questi, uscito dalle acque profonde, si rec in Valinor, dove parl ai Valar delle angustie degli Elfi; e l preg di perdonarli e di salvarli dallo strapotere di Morgoth, recuperando i Silmaril, solo nei quali ormai fioriva la luce dei Giorni Benedetti, quando i Due Alberi ancora splendevano in Valinor. Ma Manw non si commosse; e chi del resto potrebbe dire quali fossero i pensieri della sua mente? Il saggio ha detto che lora non era ancora suonata, e che soltanto uno, patro cinando di persona la causa sia degli Elfi che degli Uomini, implorando perdono per le loro malefatte e piet, avrebbe potuto smuovere le Potenze, e il giuramento di Fanor forse neppure Manw avrebbe potuto annullarlo, finch non se ne fossero verificate le estreme conseguenze e i figli di Fanor non rinunciassero ai Silmaril, oggetto della loro implacacbile pretesa, e ci perch la luce che illuminava i Silmaril era opera degli stessi Valar.

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In quel torno di tempo, Tuor sent la vecchiaia addosso, e il desiderio per le profondit del Mare andava facendosi sempre pi forte nel suo cuore. Costru pertanto una grande nave che chiam Errm, cio Ala Marina; e con Idril Celebrindal fece vela verso loccaso e lOvest, n pi se ne ebbe notizia in narrazioni o canti. Ma, in tempi successivi, si proclam che Tuor, solo tra gli Uomini mortali, fosse annoverato tra la razza primogenita e che si fosse unito ai Noldor da lui tanto amati, il suo fato essendo stato scisso da quello degli Uomini.

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Genealogia utile delluniverso di Tolkien


LUno LUno Eru Iluvatar

I Valar/Ainur e i Maiar
Melkor/Morgoth Bauglir

Aul +Yavanna Ulmo Manw +Varda Kementri Slimo Elentri/Tintall Elbereth Gilthoniel Oss Enw rion Fionw

Mandos Namo

Nienna

Orom Tauron

Tulkas

Lorien/Irmo

Gorgumoth Altri Maiar:

Telimektar

Sauron Gorthaur
(Tevildo)

Nazgl/lairi [Angmar]

Balrog/Valaraukar[Gothmog] Glaurung il Dorato/Il grande Verme, Ancalagon il Nero e Ungoliant Carcaroth/Anfauglir Draugluin Signore dei Lupi Mannari

Shelob

Tilion/Isil/Luna Arien/Anar/Sole/Urwendi Melian

Istari Olrin/Mithrandir/Gandalf Curunr/Saruman Radagast

(?) Tom Bombadil/Iarwain + Baccador

Elfi/Eldali/Eldar/Quendi/Primo Geniti (esclusi gli Avari/Riluttanti) Vanyar Ingw


Rmil

Ingil Fingolfin (Hithlum) Finarfin + Erwen di Alqualond

Noldor Finw + Indis


+ dei Vanyar I Fingon(Dor-Lmin) Gil-galad Mriel II Turgon(Gondolin)+Elenw Idril + Tuor* la Ricamatrice III Aredhel +El(Nan Elmoth) Celebrindal Fanor + Nerdanel Curufinw Thorondor Echtelion e Elwing + Erendil Re delle Aquile Glorfindel Maeglin Gil-Estel I Maedhros II Maglor III Celegorm Mezzi Elfi IV Caranthir V Curufin Celebrimbor VI Amrod (Ost-in-Edhil) VII Amras Nandor Lenw Denethor
Laiquendi/ E. Verdi dell Ossirian

I II III IV V

Finrod Felagund(Nargothrond) Orodreth Finduilas Angrod Gwindor Aegnor fratello di Gelmir Galadriel + Celeborn(Lothlrien) Thingol
bisnipote

Elrond + Celebran Amroth + Nimrodel Elros/Tar-Minyatur(Armenelos) Re di Nmenor/Signori di Andor Elladan ed Arwen + Aragorn/Elessar Halbarad Re di Akallabth o dellOvesturia Elrohir Undmiel Estel Seguirono il destino degli Uomini 25 Sovrintendenti* Tar-Minastir Gil-galad Silmarin(Andnie) Eldarion Gilraen Ar-Gimilzr Tar-Palantir Amandil Reame di Arnor (Fornost,Arthedain) + degli Elendili Valandil Arvedui Arathorn Gimilkhd Ar-Pharazn LUltimo Re dei Dnedain/
Il Dorato Raminghi

Teleri Olw(Alqualond)
Erwen del

Huan di Valinor

Elendil LAlto Reame di Gondor

Sindar Elw Singollo + Melian la Maia (Annuminas) Beleriand Elu Thingol Mantogrigio Lthien + Beren* (Tol Galen) Isildur Anrion Menendil Ernur (fratello di Olw) Tinviel Erchamion Haradrim/Sudroni* e Nmenoreani Neri Eldacar e Castamir lUsurpatore Daeron Dior + Nimloth del Doriath Corsari di Umbar* Elfi delle Falas/Falathrim Crdan il Carpentiere Elwing zio Tuor Voronw Turgon Celeborn Esuli di Tirion (Kortirion/Koromas) Eriol, Gilfanion del Pino di Tavrobel, Valw Lindo padrone della Casetta del Gioco Perduto + Vair 59

Uomini/Edain/Atani/Hildor/Secondo Geniti
Gorlim
1

Barahir Bregor

Beren Belegund Baragund


3

Marach Malach Casa di Hador/


2

Haldad Capo degli Haladin La Gente di Haleth (Brethil) e Dredain Halmir

Casa di Bor il Vecchio/ (Dorthonion) Balan Bregolas

(Dor-Lmin) Lrindol

Haldan Gloredhel + Haldir Mm il Nanerottolo

Bereg Maedhros Maglor

Bereth

Morwen
Eledhwen

Galdor + Hareth Ran + Huor

Uomini Selvaggi [Ghn-buri-Ghn]

Hrin + Morwen Trin Turambar+ Nienor/ Poi Valar

Erendis + Tar-Aldarion Tuor Br Orientali : Ulfang


Seguaci di Morgoth

Brodda
lOrientale

Mormakil/Mormegil

Nniel

(nei Racconti Perduti)

Uldor
il Maledetto

il Nero

Ulfast Ulwarth

Esterling (Rhn)

Beleg Arcoforte

Brandir
lo Zoppo

Mablung

Carrieri Beorniani e Uomini del Rhovanion


(quelli delle 3 Case che non andarono a Nmenor allinizio della III Era)

Balchoth

Uomoni delle Nevi di Forochel/Lossoth o Uomini del Nord Dunlandiani e Uomini Morti di Dunclivio* /Uomini Senza Requie (Roccia di Erech) [Re della Montagna] Uomini di Brea Boromir Omorzo Cactaceo

Sovrintendenti Reggenti : Denethor II


(durante i Grandi Anni)

Faramir + owyn Signori dei Cavalli/Re del Mark/Re di Rohan/ : Eorl il Giovane Uomini dell othd/Rohirrim/Eorlingas Helm Mandimartello Uglk degli Uruk-hai Saruman

Thodwyn + omund

Imrahil
di Dol Amroth

Thengel

omer + Lothriel Thoden Erkenbrand


dellOvestfalda

Grima Vermilinguo

Sono detti Uomini del Vespro i discendenti della II Casa (Haladin), cio Rohirrim e Uomini del Nord Sono detti Uomini dellOvest o dellOvesturia i Dnedain Sono detti Uomini dellOscurit o Bradi gli Haradrim e gli Esterling Sono detti Uomini Neri i Troll

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Nani/Naugrim (7 Case dei Padri)


Durin (Moria/Khazad-dm) il Senzamorte Thrr (Erebor) Thrain Thorin Scudodiquercia
2746-2941 zio

Telkar
I Era

Dwalin e Balin (Moria)


2763-2994

cugini

in e Glin Gimli 2879-3121(?)


Amico degli Elfi

Din (Erebor) Piediferro


2767-3019

Re Brand
(Esgaroth su Lago Lungo)

Poi Sire delle Caverne Scintillanti

Bifur, Bofur, Bombur

Legolas Smaug Thranduil(Bosco Atro) Re degli Elfi Silvani

Azog lorchetto Fli e Kli


Ori, Nori, Dori

Bolg

Sindar

Hobbit/Mezziuomini/Periannath
I Tuc (Grandi Smial) I Brandibuck (Terra di Buck) Pelopiedi I Baggins (Hobbiville) Paloidi : (Contea) Sturoi Popolo del Fiume Smagol/Gollum Brandobras Tuc Ruggibrante
prozio

Dagol

Gerontius il Vecchio Tuc Belladonna Primula Brandibuck + Drogo Baggins Frodo Baggins Glorfindel
di Gran Burrone

Paladino Tuc
cugini

Bilbo Baggins Meriadoc/Merry


Brandibuck

zio

Mastro Samvise Gamgee


+

Peregrino/Pipino Cioccadoro + Faramir

Gandalf Beorn*

Rosa Cotton

Altre Specie
Ent [Barbalbero] e Ucorni (Ent addormentati) I Pastori dAlberi Aquile [Thorondor] Gwaihir e Landroval Ancalagon Draghi [Glaurung] Urulki/Draghi di Fuoco : Smaug Cavalli : Ombromanto Gandalf Nevecrino Thoden Alberi di Valinor : Telperion/Silpion e Laurelin/Culrien
I Era III Era

Galathilion (Tna)

Celeborn (Eressa)

Nimloth (Armenelos)

LAlbero Bianco di Minas Tirith

Legenda razza figlio + matrimonio parente e fratelli compagno

servitore successore dopo generazioni approfondimento derivazione (o alleati

[ ] signore, capo dei ( ) luogo dappartenenza ucciso u* umano e elfo o * origine incerta

/ altro nome rosso R. Perduti o Ritrovati blu R. Incompiuti

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Araldica Eldarin
Si conservato fino ai nostri giorni un cospicuo numero di simboli araldici degli Elfi. Gli esempi sotto riportati sono tutti basati sulle illustrazioni conservate e pubblicate. Finwe. L'araldica di Finw mostra un "sole alato", in contrapposizione alla luna alata sullo stemma di Elw. Nonostante in realt Finw sia morto prima del primo levar del sole, egli fu il Re dei Noldor che raggiunse la luce di Aman e che vide i Due Alberi. Sedici "punte" raggiungono i bordi del simbolo, rappresentando la posizione di Finw come uno dei pi vecchi tra i Quendi e come Alto Re dei Noldor. I suoi colori giallo acceso e rosso sembrano echeggiare negli stemmi dei suoi eredi Fanor, Fingolfin, e Finarfin [2].

La casa di Finw aveva anche un altro stemma simile, identico tranne nell'essere fornito di quarantacinque punte degradanti a formare un quadrato. Questo fu lo stemma degli Alti Re dei Noldor e venne tramandato da Finw a suo figlio Fingolfin e quindi a Fingon e Turgon [1].

Elw. Lo stemma di Elw Singollo, meglio conosciuto come Elu Thingol, mostra una "luna alata" su sfondo nero, circondata da stelle. il polo opposto al sole alato di Finw. Probabilmente la spiegazione di ci che nonostante entrambi abbiano intrapreso la Grande Marcia, Elw venne incantato da Melian e non abbandon mai la Terra-di-mezzo, a quel tempo illuminata solo dalle stelle di Elbereth. Finw, invece, giunse ad Aman e si stabil nella luce degli Alberi. In base al numero di "punte" presenti nello stemma di Elwe (otto), egli raggiunse solo la met del "rango" di Finw. [1]

Melian. La Maia del Doriath s' assegnata uno stemma complesso, molto diverso da qualsiasi altro stemma maschile o femminile. Al suo interno si trovano sia stelle che figure simili a fiori, riflettendo gli stemmi sia di Elw (suo marito) che di Lthien (sua figlia). Esso potrebbe anche richiamare (o, in verit, essere) il suo sigillo, che fu "un singolo fiore di Telperion". All'interno del cerchio che la contraddistingue come femmina si nota anche una losanga, che di solito il blasone degli stemmi maschili. Questo potrebbe simbolizzare la sua capacit come Maia di determinare da s il proprio "abbigliamento" corporale e quindi il sesso. [1]

Fanor. Lo stemma di Fanor condivide i colori fiammeggianti dell'emblema di suo padre, ed esalta le caratteristiche infuocate attraverso fiamme ondeggianti che vanno dal centro verso l'esterno. Questo potrebbe essere correlato al nome di Fanor, che significa "Spirito di Fuoco" (ma queste fiamme si ritrovano anche nello stemma di Fingolfin , dove non si pu fare la stessa deduzione). Al centro dipinto un Silmaril, la migliore delle opere di Fanor. Esso circondato da numerose superfici colorate, che probabilmente rappresentano l'arte di realizzare cristalli, anch'essa inventata da Fanor. [2]

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Fingolfin. Lo stemma di Fingolfin mostra una netta correlazione con lo stemma del fratello di Fingolfin, Fanor, con la naturale eccezione del Silmaril di Fanor. La stella argentata su campo blu probabilmente la fonte dei colori blu e argento dello stendardo di Fingolfin menzionato ne Il Silmarillion. Otto "punte" raggiungono i bordi, come nel caso di tutti gli stemmi dei figli di Finw. [1]

Finarfin. Bench condivida l'aspetto "infuocato" dello stemma di suo padre e dei suoi fratelli, i raggi infuocati nello stemma di Finarfin sono tranquilli, conferendo allo stemma una forma pi bilanciata. Dal momento che si distingue chiaramente dagli stemmi dei suoi fratelli, viene forse fatta allusione al fatto che egli, alla ribellione dei Noldor, rimase in Aman, mentre i suoi fratelli proseguirono verso la Terra-di-Mezzo. Questo stemma venne anche utilizazto dagli eredi di Finarfin, ed apparentemente in particolar modo da Finrod (bench egli avesse anche un altro stemma). [1]

Finrod. Finrod Felagund ebbe uno stemma assai diverso da qualsiasi altro stemma elfico: non simmetrico e i colori sono chiaramente "terrestri". L'immagine di un'arpa e una torcia richiama la leggenda di Finrod che cammina nei boschi del Beleriand orientale e della sua apparizione in mezzo agli Uomini suonando un'arpa. L'Uomo che Finrod incontr apparteneva alla schiera di Bor, ed possibile che lo stemma sia stato ideato da uno di quella schiera. [2] Finrod utilizz anche un simbolo che raffigurava una corona di fiori dorati. Il motivo del simbolo fu probabilmente correlato direttamente o indirettamente allo stemma di Finarfin.

Lthien. Lthien Tinviel l'unica persona nota per aver avuto due distinti emblemi araldici; entrambi sono basati su modelli floreali. Il primo mostra il bianco niphredil che crebbe alla sua nascita (esso stato descritto come un delicato bucaneve). Il secondo probabilmente contiene al centro un elanor . Le stelle in questo stemma richiamano quelle presenti nello stemma di suo padre Thingol . Ad un primo sguardo difficile dire se esiste qualche "punta" che raggiunge il bordo, ma probabilmente esse dovrebbero essere non pi di quattro in entrambi gli stemmi. Nel primo stemma esse puntano nei punti cardinali nord-est, nord-ovest, sud-est, sud-ovest. Nel secondo, le sole cose simili a "punte" sono i fiori bianchi, ciascuno dei quali potrebbe simbolizzare una punta. Questo dovrebbe darle il giusto rango di principessa del Doriath. [1]

Idril. Lo stemma di Idril Celebrindal rivela un motivo simile a un fiordaliso. A quanto pare Idril venne particolarmente associata a questo fiore, probabilmente a motivo della sua chioma dorata che ricordava il grano dorato. Un'iscrizione trovata assieme allo stemma riporta Menelluin rildeo Ondolindello ("Fiordaliso di Idril da Gondolin"; rilde una Quenyaizzazione del nome di Idril). possibile che Menelluin (letteralmente "blu-cielo") fosse il nome, o designazione, dello stemma. In esso, dodici punte raggiungono il bordo del cerchio, suggerendo il rango corrispondente alla figlia di un Alto Re. [1]

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Lo stemma di Idril venne conservato e portato da Gondolin a Nmenor, dove divenne l'ispirazione di molti motivi similari dei Nmenoreani. Esso venne quindi portato a Gondor da Elendil. Nonostante Gondolin sia nota aver avuto le proprie specifiche tradizioni araldiche, queste non si applicano a questo stemma, il che potrebbe indicare che l'usanza fosse riservata alle Dodici Casate della citt. Erendil. Il focus nello stemma punta sul Silmaril di Erendil, rappresentato al centro, che sprigiona sei raggi di luce verso i bordi. Negli angoli scuri viene mostrata la luna nelle sue fasi. La presenza della luna potrebbe riflettere il destino di Erendil di diventare una stella, ma anche la sola cosa che preserva lo stemma dall'essere interamente simmetrico. Questo forse lo distingue come mezz'elfo. I sei raggi di luce sono accompagnati da altri sei, che sembrano andare nella direzione opposta. Si formano cos dodici "punte", una chiara correlazione con lo stemma di Idril (essendo Idril la madre di Erendil), allusione che viene rinforzata dallo sfondo blu condiviso dai due stemmi. [1]

Gil-galad. Il suo nome significa "Stella raggiante", e inoltre le parole da La Caduta di Gil-galad ricordano: "Le innumerevoli stelle della volta celeste / si rispecchiavano nel suo scudo argentato" [5 ], quindi naturale che lo stemma di Gil-galad mostri un cielo stellato. arduo dire quante sono le "punte" che raggiungono il bordo, ma il suo rango dovrebbe concederne almeno quattro. [1]

I Silmarilli. noto un solo stemma creato per designare oggetti anzich una persona. Per quale motivo i Silmarilli debbano avere il proprio emblema araldico non chiaro. Forse lo stemma veniva utilizzato come uno stendardo dai Noldor nelle guerre contro Morgoth, per marcare i loro intenti. L'albero sullo sfondo probabilmente Laurelin, L'Albero Dorato, da cui i Silmarilli ricevettero parte della loro luce. [2] I Silmarilli vengono anche usati come emblemi negli stemmi di Fanor, Erendil, e Beren.

LE DODICI CASATE DI GONDOLIN


I seguaci di Turgon, gi nel loro vecchio regno del Nevrast, avevano sviluppato tradizioni araldiche che sembrano essere state uniche nella Terra-di-mezzo, e prossime all'araldica delle et di mezzo. La loro blasonatura consistette in simboli realizzati per uno sfondo monocromatico, e gli scudi a cui venivano applicati erano "lunghi e affusolati". In Gondolin questa araldica non venne probabilmente utilizzata per gli stemmi personali, ma fu - forse solamente - applicata agli stemmi delle "Dodici Casate" (cfr. Idril). Queste ultime erano costituite da gruppi di nobili, forse famiglie o gilde, che probabilmente erano responsabili della difesa della citt. La descrizione dettagliata dell'araldica deriva da una fonte che solitamente considerata piuttosto inaffidabile [10 ]; ma il disegno di uno degli stemmi stato confermato da un testo assai pi affidabile [11], e a parte insignificanti discrepanze non ci sono motivi di credere che gli altri stemmi non siano descritti ugualmente in modo accurato. Le giubbe delle sottostanti armi/braccia sono tutte ricostruite in base alle descrizioni, e ad ogni modo non dovrebbero essere considerate ufficiali.

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La Casata dei Re. Turgon e la sua casata aveva gli emblemi de "la luna e il sole e il cuore scarlatto" e i loro rispettivi colori furono bianco, oro e rosso, ciascuno indubbiamente correlato con uno degli emblemi. Sono qui raggruppati i tre simboli in un unico stemma, bench sia possibile che la casata in realt avesse tre stemmi distinti. Il cuore rappresenta il cuore di Fingolfin, padre di Turgon, che venne seppellito nella parte nord della citt. Ho presupposto che il sole sia correlato col sole nello stemma della casata di Finw (essendo Turgon il nipote di Finw), e quindi dotato dello stesso numero di raggi.

La Casata dell'Ala Bianca. I pi valorosi degli uomini del Re indossavano sui loro elmetti ali di cigno e di gabbiano, e lo stemma dei loro scudi era un'ala di cigno su sfondo blu. Di tal fattura era lo scudo e l'elmo che Tuor trov nel Nevrast, destinandolo infine ad unirsi e guidare la casata. [11]

La Casata della Talpa. Maeglin, colui che guid la Casata della Talpa, fu un magistrale minatore, ed apparentemente associ se stesso ad una talpa. Ma gli scudi della casata furono di colore nero e disadorni, proprio come lo scudo di Morgoth: e alla fine, fu Maeglin quello che rivel Gondolin a Morgoth.

La Casata della Rondine. Questa casata consisteva di formidabili arcieri, vestiti di bianco, blu scuro, porpora e nero. Il loro capitano venne chiamato Duilin e i loro scudi vennero cambiati con una punta di freccia. La Rondine potrebbe ricordare una freccia, che vola velocemente attraverso l'aria e che centra sempre il suo bersaglio.

La Casata dell'Arco Celeste. I membri della casata di Egalmoth erano tutti molto ricchi e godevano di gioielli ed oro. Sui loro elmetti venne collocato un grosso opale, e i loro scudi furono blu-cielo. Al centro dei loro scudi era collocato "un gioiello realizzato con sette pietre preziose": rubino, ametista, zaffiro, smeraldo, crisoprazio, topazio ed ambra. La disposizione delle gemme una costruzione di fantasia; l' "Arco Celeste" va probabilmente inteso come l'arcobaleno, e qui si presuppone che il topazio sia giallo, per completare la gamma cromatica indicata dalla disposizione delle altre pietre.

La Casata del Fiore Dorato. Glorfindel condusse questa casata, il cui stemma venne cambiato con un sole radiante. Si scelto questo colore di sfondo perch il nome della casata e la descrizione del vestiario di Glorfindel richiamavano "un campo in primavera".

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La Casata dell'Arpa. I membri di questa casata indossavano nappe d'argento e d'oro, e sui loro scudi era collocata un'arpa argentata su campo nero. Sullo stemma del capo della casata, Salgant, adulatore di Maeglin, l'arpa era dorata. rilevante che lo stemma condivida il nero della Casata della Talpa, forse per la diretta influenza di Maeglin su Salgant.

La Casata del Martello dell'Ira. Un gruppo di fabbri e artigiani, una forte e coraggiosa casata, guidata da Rog, combatteva con mazze ed aveva scudi pesanti. Il loro emblema era l'incudine colpita, ma i loro scudi mostravano "un martello che sprizzava scintille attorno ad esso". Non viene data alcuna indicazione circa i colori dello stemma, ma un indizio potrebbe essere che "oro rosso e acciaio nero erano la loro gioia".

Gli stemmi delle rimanenti casate non vengono descritti. Quello che si sa questo: La Casata dei Pilastri e La Casata della Torre della Neve erano entrambe guidata da Penlod. Nessun suggerimento viene fornito sulle loro caratteristiche. La Casata dell'Albero era condotta da Galdor e i suoi membri erano vestiti di verde. La Casata della Fontana era guidata da Ecthelion, colui che uccise Gothmog, Signore dei Balrog. I membri della casata adoravano argento e diamanti, il cui scintillio e colore senza alcun dubbio influenz i loro emblemi.

Riferimenti
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. Hammond and Scull. J.R.R. Tolkien: Artist and Illustrator. Patterns and Devices Pictures No. 47 Sil. Of Trin Turambar LotR Vol. 1 A Journey in the Dark LotR Vol. 1 A Knife in the Dark LotR Index IV: Star UT Cirion and Eorl LotR Index IV: Ship LotR Vol. 3 The Ride of the Rohirrim BoLT 2 The Fall of Gondolin UT Of Tuor and His Coming to Gondolin LotR Vol. 1 A Long-expected Party LotR Vol. 2 The Departure of Boromir LotR Vol. 2 Flotsam and Jetsam Sil. Of the Ruin of Beleriand and the Fall of Fingolfin LotR Vol. 3 The Tower of Cirith Ungol LotR Vol. 3 The Battle of the Pelennor Fields

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