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la Repubblica

DOMENICA 5 MAGGIO 2013

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R CULT

LOPERA
Mathis Grnewald: Crocifissione (1512-1516) Colmar Muse dUnterlinden

ILMUSEO DEL MONDO


MELANIA MAZZUCCO
FOTO DI BASSO CANNARSA

LARTISTA

Mathis Grnewald (1480 ca - Halle 1528?), pittore tedesco. Poche le notizie sulla vita. Fu alla corte di Magonza poi a Francoforte e a Halle. La sua pittura visionaria, intensa e protoespressionista, si nutre ancora di radicalismo cristiano medievale

KLEE Ad Parnassum (6 gennaio)

BEATO ANGELICO Annunciazione (13 gennaio)

KOKOSCHKA La sposa del vento (20 gennaio)

ACHEROPITA Il Santissimo Salvatore (27 gennaio)

POLLOCK Full Fathom Five (3 febbraio)

RAFFAELLO Ritratto di Leone X (10 febbraio)

BCKLIN Lisola dei morti (17 febbraio)

DI COSIMO La morte di Procri (24 febbraio)

MONDRIAN Lalbero grigio (3 marzo)

i atterra come un pugno in faccia, appena entri nellex coro della cappella di un convento di monache agostiniane. Stai visitando il museo di una linda cittadina alsaziana, e credi di essere preparata. Hai visto centinaia di Crocifissioni, hai le tue preferite. Sai che questa viene ritenuta la pi sconvolgente opera darte occidentale. Eppure ti turba come una rivelazione: come se avessi visto morire qualcuno, e non lhai aiutato. E anche se non tornerai pi a Colmar, rimane dentro i tuoi occhi e dentro di te, indelebile come una colpa. Eppure soltanto il pannello centrale di un polittico, dipinto a olio su tavola di tiglio cinque secoli fa. Ci sono Cristo, Maria ai piedi della croce (a differenza che nella tradizione iconografica, una giovane dal volto bellissimo, vestita di bianco), il diletto Giovanni e la disperata Maddalena stravolta dal pianto come ovunque. C anche Giovanni Battista, dallaltra parte della croce, e ci forse unico, e ha un significato: ma la prima volta che guardi la Crocifissione trovi normale che ci sia il barbuto profeta con lagnello, visto che ci sei anche tu, dunque la spiegazione ti basta. Insomma, la solita scena. Tuttavia questa Crocifissione non somiglia alle altre. Innanzitutto per le dimensioni. Questo Cristo in croce enorme, o lo sembra perch gli altri personaggi sono in scala ridotta. Il pittore usa la misura per esprimere lintensit, e la solitudine non conosce le regole della prospettiva, o le ignora. Poi c loscurit. Il pittore non ha di-

Il dolore insostenibile del Cristo nel realismo brutale di Grnewald


pinto la collina del teschio detta Golgota. Distoglierebbe lattenzione. Il paesaggio ridotto a una massa avvolta nella notte. Il pittore sceglie dunque listante cruciale della religione cristiana: la morte di Dio come un uomo, in nome delluomo e per il suo riscatto. Scrivo il pittore e non Mathis Grnewald, perch la questione dellidentit dellautore, su cui si discute da secoli, mi lascia indifferente. Per me conta solo questo: fu contemporaneo di Giorgione e Drer ma visse nella provincia tedesca, ai margini della grande arte del Rinascimento; non dipinse mai opere profane, e quasi solo Crocifissioni (almeno cinque); fra il 1510 e il 1516 fu chiamato da Guido Guers, priore del convento di Issenheim, a dipingere il polittico per laltar maggiore della chiesa dellospedale. Composto di ante apribili, a libro, doveva contenere svariate tavole, con effigi di santi e episodi della vita di Ges. Cristo soffre. Una corona di spine, pesante come fosse di ferro, gli incarta la testa insanguinata. Le mani e i piedi, che i chiodi configgono a una trave di legno grezzo, si contraggono nello scatto estremo dellagonia (le dita si increspano verso il cielo, le braccia si slungano). Il sangue cola da ogni ferita. Il perizoma uno straccio lacero, il corpo un sacco bucherellato come un puntaspilli. Miriadi di schegge, residui della fustigazione con le verghe, crivellano infatti la carne. I buchi sono infiammati e la pelle verdastra, la cassa toracica sollevata in uno sforzo estremo. La bocca livida, le labbra socchiuse, perch luomo morente, dopo aver gridato il suo Padre, perch mi hai abbandonato?, esala lultimo respiro. Il pittore ci costringe a guardarlo morire. La visione pu risultare intollerabile. Molti detestarono il realismo brutale di Grnewald, in seguito un pittore non avrebbe pi potuto immaginare di dipingere Ges come un ladrone, umiliato da una morte brutta e infame. Prevalse lidealizzazione. Suggerire il dolore, ma non mostrarlo. Ancora oggi si discute se sia lecito mostrare la morte e la sofferenza degli uomini, ogni volta che una foto rubata ce li mostra nel loro orrore. Si parla di pornografia del dolore. C chi ne abusa e per provocare convoca frattaglie, mutilazioni e corpi avariati, negando il confine dellinvisibile. Ma Grnewald, chiunque fosse, non vuole scioccare n provocare. Vuole, al contrario, consolare. La sua spaventosa Crocifissione serviva proprio a questo. Confortare i ricoverati nellospedale di Isenheim, che vi venivano rinchiusi come Cristo sal sul Golgota: per morire. Erano infatti colpiti dal fuoco sacro o fuoco dellinferno: fra le tante malattie che allora potessero colpire un essere umano, la pi crudele. Letale come la peste, lenta come la lebbra, e anche vile, perch si accaniva sui poveri. La pelle brulicava di pustole, che causavano allucinazioni e degeneravano in ulcere, corrodendo le membra; braccia e gambe enfiate andavano in cancrena, e si staccavano dal corpo o dovevano essere amputate; il tronco ormai nero come carbone e duro come cuoio puzzava di putrefazione. I balsami dei monaci fatti con la verbena, la prunella e loppio del papavero davano sollievo ai dolori atroci: ma non esisteva cura. Solo secoli dopo si scopr che le epidemie erano causate dal fungo che guastava la segale, e si coni il termine ergotismo. Quel Cristo repellente diceva ai poveri moribondi che anche il figlio di Dio aveva sofferto ogni dolore. In fondo, che anche loro erano figli di Dio. Grnewald vuole anche rafforzare. La fede, intendo. Poich era credente, e sapeva che solo morendo Cristo poteva risorgere. Cio che tutto il male sofferto da lui e da loro doveva essere accettato, e sopportato, perch aveva un senso. Questo era il messaggio pi autentico del cristianesimo, e la ragione della sua popolarit fra gli ultimi del mondo. E la luminosa Resurrezione, in unaltra anta del polittico, mostra infatti lo stesso Cristo gi torturato salire sorridente al cielo in una abbagliante nuvola doro. La Crocifissione di Isenheim sarebbe uno scandalo senza la Resurrezione. Eppure confesso che col tempo il resto del polittico svanisce. I demoni con la testa di pappagallo, il grugno di maiale e gli occhi di fuoco; gli angeli piumati come uccelli, leremita con labito di canne; perfino la bellissima Madonna in bianco che sviene sotto la croce. Svaniscono le innovazioni alle convenzioni pittoriche, le invenzioni, le verit teologiche che pure il pittore esib con mirabile intransigenza espressiva e coraggio. Resta il dolore insostenibile di una creatura che muore. E la domanda che esala da quelle labbra dischiuse. Perch mi hai abbandonato?
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