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Il consenso matrimoniale condizionato

(Versione provvisoria)

1. Nozioni generali sulla condizione.- 2. La condizione futura.- 3. La condizione passata o presente.- 4. La condizione potestativa.- 5. Figure affini, diverse dalla condizione, non irritanti il matrimonio.- 6. Condizione e altre fattispecie.- 7. Prova della condizione.- 8. Bibliografia.

Legislazione

C. 1102 CIC: “§1. Non si può contrarre validamente il matrimonio sotto condizione futura.

§2. Il matrimonio celebrato sotto condizione passata o presente è valido o no, a seconda che esista o no il presupposto della condizione. §3. Tuttavia non si può porre lecitamente la condizione di cui al §2, se non con la licenza scritta dell’Ordinario del luogo”.

C. 826 CCEO: “Il matrimonio sotto condizione non può essere celebrato validamente”.

C. 1092 CIC 17 Conditio semel apposita et non revocata:

1° Si sit de futuro necessaria vel impossibilis vel turpis, sed non contra matrimonii substantiam, pro non adiecta habeatur; 2° Si de futuro contra matrimonii substantiam illud reddit invalidum; 3° Si de futuro licita, valorem matrimonii suspendit; 4° Si de præterito vel de præsenti, matrimonium erit validum vel non, prout id quod conditioni subest, exsistit vel non.

1. Nozioni generali sulla condizione

a) Definizione. Nella sua accezione più generale, la condizione è quel (aliquid) fatto, avvenimento, circostanza o comportamento futuro e incerto o la cui esistenza, almeno, è ignorata, al verificarsi del quale la volontà di uno o entrambi i contraenti vincola l’efficacia del consenso prestato e, di conseguenza, la perfezione del vincolo coniugale. In senso proprio, la

condizione è il fatto o avvenimento futuro ed incerto dal quale si fa dipendere, per la volontà delle parti, l’efficacia del negozio giuridico e, per ciò, l’esistenza della stessa relazione giuridica.

È la cosiddetta condizione propria, e sarebbe quella futura, che a norma del §1 del canone rende

nullo il consenso matrimoniale, che non si può lasciare in sospeso, fino alla verifica di un evento

futuro.

Sono anche condizioni, ma in senso improprio, quelle legate a un evento presente o passato: “de praesenti vel de praeterito”. Scrive Bersini: “Si dicono improprie, poiché l’evento o

il

fatto da cui si fa dipendere la validità del consenso è già esistente nella realtà oggettiva, anche

se

tale realtà è sconosciuta all’interessato al momento di contrarre matrimonio” (p. 128).

b) Fondamento. La ratio della norma: la verità sostanziale, ciò che conta è ciò che

veramente si vuole; insostituibilità; libertà del can. 219. E allo stesso tempo, incondizionalità

sta

nell’importanza che dà il legislatore a ciò che realmente vogliono i coniugi, perché nessuna potestà può supplire il loro consenso. Bianchi sottolinea che il fondamento della disciplina sta nella necessità di armonizzare da una parte la libertà di autodeterminarsi sancita nel can. 219, e dall’altra la dissonanza esistente tra la donazione sponsale (che richiede una “purezza”, assolutezza e integrità non relativizzate) e la dipendenza che il soggetto vuole stabilire rispetto da alcune circostanze. Come segnala Viladrich, nella condizione si rompe la causalità immediata e propria tra il matrimonio in fieri e in facto esse: tra la manifestazione del consenso, che avviene,

della

donazione:

dissonanza

con

la

purezza

della

donazione

sponsale.

In

fondo

e il momento della piena efficacia, che si sospende. In altre parole: la forza efficiente (ed esclusiva) del consenso viene trasferita ad una causa estrinseca.

Comunque, è difficile stabilire il fondamento della condizione. Non è chiaro se le norme sulla condizione siano di diritto positivo o di diritto naturale. Il matrimonio è un dono incondizionato tra le persone in quanto uomo e donna, nella loro coniugalità. Allora, ci potrebbe

Consenso condizionato (versione provvisoria)

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essere un dono condizionato? Non è un qualcosa che va contro il matrimonio? È questa l’opinione del CCEO, il quale dice che il matrimonio sotto condizione è nullo. Il codice latino, invece, stabilisce la possibilità di celebrare il matrimonio sotto condizione passata o presente.

Ci troviamo nei limiti del diritto naturale: ciò che cercherebbe colui che sottomette il suo consenso alla condizione, sarebbe garantire il successo del suo matrimonio, l’esistenza di un requisito che si riterrebbe necessario per il dono totale della coniugalità che implica il matrimonio: i contraenti vogliono donarsi incondizionatamente, ma c’è qualche motivo che li porta a mettere la condizione perché questo dono sia efficace. Proprio per questo, diciamo che ci troviamo nei limiti della validità 1 . Il coniuge che appone la condizione desidera porre il consenso e allo stesso tempo vuole che produca gli effetti solo se si danno certe circostanze (perché così rientra nel proprio progetto matrimoniale); altrimenti, priverà di efficacia o revocherà il consenso dato. C’è un nesso tra il consenso e la circostanza (che entra in questo modo nello stesso consenso): il soggetto intende “bloccare” l’efficacia del consenso, oppure interrompere tali effetti in rapporto al verificarsi o meno della circostanza. È talmente sconsigliabile condizionare il consenso, che il Legislatore ha stabilito che non si può porre lecitamente la condizione senza la licenza scritta dell’Ordinario del luogo (c. 1102 §3).

2. La condizione futura (o condizione propria)

Il canone 1102 CIC regola la condizione apposta al consenso matrimoniale, semplificando notevolmente la regolazione del CIC 17. Stabilisce la norma nel § 1: “Non si può contrarre validamente il matrimonio sotto condizione futura”. È questa la prima previsione del canone, che riguarda la cosiddetta condizione vera e propria, o condizione sospensiva.

[La condizione è invece risolutiva quando il soggetto intende porre fine al legame se si avvera un fatto (che, alle volte, pur sorgendo in un momento puntuale, è duraturo): ti sposo se mi dai dei figli entro tre anni; altrimenti ci lasciamo. Qui si sta di fronte a un matrimonio nullo per simulazione, perché si esclude l’irrevocabilità della donazione. Bisogna ammettere che, nella pratica, l’atteggiamento psicologico di chi appone la condizione abitualmente va riferito non tanto all’instaurazione del vincolo se si avvererà la circostanza (per cui nel frattempo si ritiene non ancora sposato), ma alla decisione di riprendersi la libertà e non considerarsi vincolato nel caso di mancato verificarsi della condizione]

Aspetti di questa condizione:

a) Definizione. La condizione sospensiva futura si ha quando si subordina l’efficacia del

negozio giuridico al verificarsi di un avvenimento futuro ed incerto.

b) Effetti. In questi casi, l’efficacia del negozio giuridico resterebbe sospesa finché si verifichi l’evento dedotto in condizione.

c) Esempi. Ti sposo a condizione che tu riceva una certa eredità, ti sposo se diventerai

ingegnere, ti sposo se finisci i tuoi studi universitari, ti sposo se non avremo figli. Non è che

queste affermazioni siano necessariamente delle condizioni future. Potrebbero esserlo, ma questo bisogna provarlo, nel senso che è necessario che realmente, al momento del consenso, la volontà del condizionante fosse stata quella di sospendere il suo consenso, finché non si fosse avverato l’evento posto in condizione.

1 Scrive Viladrich (a proposito della condizione futura sospensiva): “La scelta legislativa di non riconoscere validità alle condizioni future si basa sul Diritto positivo e, concretamente, sull’evitare le anomalie del consenso condizionato. Orbene, molto spesso chi sottopone il suo matrimonio a un evento futuro e incerto può avere, allo stesso tempo, l’intenzione di riservarsi il diritto a revocare questo consenso condizionato non a favore di un altro semplice e puro, bensì sostituendolo con la completa revoca della volontà di sposarsi. Dunque, questo consenso revocabile, oltre ad essere prestato condizionatamente, che include tale riserva all’interno della possibilità che la pendenza della condizione futura procura, è quello che il legislatore considera nullo per Diritto naturale, perché non lo giudica vero consenso matrimoniale”.

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d) Conseguenze sul matrimonio. Si possono ipotizzare 3 risposte del legislatore di fronte ad una volontà condizionata: a) ignorare la condizione (tenerla per non posta); b) ritenere che l’apposizione della condizione rende sempre invalido il matrimonio; c) ritenere il matrimonio valido o nullo a seconda della realizzazione o meno della circostanza che è alla base della condizione. Le tre soluzioni si riscontrano negli ordinamenti:

1) soluzioni di alcuni ordinamenti civili: di solito non si ammette che il matrimonio possa essere sottoposto a condizione e non si dà nessun valore a un’eventuale condizione posta dalle parti, che di conseguenza viene ignorata: si ha per non apposta. Il diritto canonico invece non può ignorare la condizione, poiché deve rispettare la verità del matrimonio e del consenso: se i coniugi intendevano legare il consenso ad una circostanza che non si è verificata (per cui non c’era vero consenso matrimoniale), la Chiesa non può dire che è valido il consenso, “qui nulla humana potestate suppleri valet ” (Moneta)

2) CIC 17: Nel canone 1092 si regolava la condizione futura nelle sue varie forme; bisogna segnalare che la normativa del 1917 risultò alquanto confusa, anche perché si ispirò simultaneamente alle tre opzioni legislative menzionate (ignorare, ammettere, respingere)

[il canone segnalava come premessa che si riferiva alla condizione posta e non revocata (con nuovo atto di volontà): se si prova che fu posta, si presume la perseveranza della volontà condizionante, a meno che si provi che fu revocata prima di emettere il consenso] –de futuro necessaria (ti sposo se arriverà la primavera) vel impossibile (se riesci

a riavere le gambe che ti sono state amputate, se domani non sorgerà il sole): nei due casi (più

scolastici che reali) la condizione si teneva per non apposta. Il legislatore riteneva che una tale

condizione non poteva costituire veramente la volontà del soggetto. Se c’era vera volontà matrimoniale, allora non era stata veramente condizionata, sia perché si sapeva già della necessaria verificazione del fatto, sia perché una vera volontà matrimoniale non è confacente con la condizione impossibile. Casomai ci fosse, potrebbe essere una simulazione, non una condizione.

de futuro ilicita sed non contra substantiam matrimonii o turpe (ti sposo se farai

la rapina, se ucciderai tuo padre, se accederai ad essere mio complice nei miei affari illeciti): si tiene per non apposta e non influisce sulla validità del matrimonio, benché potrebbe rendere illecita la celebrazione. Il motivo dell’irrilevanza è de ordine morale: ripugna la connessione che

si vuole stabilire tra il matrimonio e il patto immorale.

[Ci furono delle critiche a questa conclusione sulla non rilevanza delle condizioni necessarie e turpi perché di fatto si supplisce il consenso; e bisogna dire che di fatto la dottrina e la giurisprudenza spesso ammisero tali condizioni. Anche per questa contraddizione, sono scomparse nel Codice vigente] –de futuro contra matrimonii substantiam (ti sposo se accedi a non avere figli): il consenso è nullo. Sarebbe riconducibile all’esclusione di un elemento o di una proprietà essenziale del matrimonio, perché in fondo non è altro che una forma di simulazione, totale o parziale 2 .

de futuro licita (cioè né necessaria o impossibile, né turpe, né contro la sostanza del matrimonio): sospende il consenso fino alla verifica (ti sposo se riceverai l’eredità, se diventerai medico). È molto problematica, data la separazione tra manifestazione del consenso e vero consenso matrimoniale. A questa difficoltà si deve anche aggiungere quella dell’esigenza della forma canonica ad validitatem. Nel sistema del Diritto Classico, nel quale non c’era questa esigenza, c’erano alcune manifestazioni di revoca presunta della condizione: ad esempio, la consumazione prima dell’avverarsi della condizione, era prova che la condizione era venuta

2 Queste condizioni che in realtà contengono una volontà simulatoria vengono prese in considerazione nella Decretale Si condiciones di Gregorio IX (X, 4, 5, 7): «Si conditiones contra substantiam coniugii inserantur, puta, si alter dicat alteri: "contraho tecum, si generationem prolis evites [contro il bonum prolis]" vel: "donec inveniam aliam honore vel facultatibus digniorem" [contro il bonum sacramenti] aut: "si pro quaestu adulterandam te tradas" [contro il bonum fidei]. Matrimonialis contractus, quantumcunque sit favorabilis, caret effectu».

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meno. Nel sistema del 1917, l’ammissione della condizione futura potrebbe essere interpretata come una eccezione, prevista dal legislatore, alla forma ad validitatem: nel momento in cui si verificava la condizione nasceva il consenso, che si riteneva sufficiente e valido. Restava comunque il problema della valutazione morale della vita matrimoniale vissuta prima che ci fosse il consenso efficace, quindi il vincolo matrimoniale. È problematico il periodo di pendenza (fin quando si verifica la condizione o meno): se i coniugi –che non si ritengono pienamente tali fin quando non si verificherà la circostanza– possono fare vita maritale 3 , se possono recedere e separarsi, se si può ammettere un consenso revocabile

Il CIC 17 prende in considerazione anche (al n. 4 del can. 1092) la condizione de praeterito e de praesenti di cui parleremo fra poco.

3) CIC 83: come dicevamo poc’anzi, il CIC 83 stabilisce che la condizione futura rende nullo il consenso matrimoniale, indipendentemente dal verificarsi o meno della circostanza della quale si voleva far dipendere il consenso. È una soluzione più confacente con l’odierna concezione del matrimonio come dono-accettazione tra le persone, che non si può realizzare se non assolutamente, senza farla dipendere da altre circostanze. Inoltre evita gli inconvenienti della pendenza del consenso mentre si verifica l’evento nonché la finzione della supplenza nelle condizioni necessarie, impossibili e turpi.

Il legislatore riconosce qual’è la vera volontà del coniuge, non la supplisce (come voleva fare il legislatore del 1917 nel caso delle condizioni impossibili, turpi ecc.) ma la ritiene insufficiente se legata a una condizione futura. Per cui, se il soggetto vuole sospendere oggettivamente [a differenza della condizione presente e passata, dove la sospensione è soggettiva] il vincolo, il matrimonio è nullo.

4) CCEO: qualunque condizione rende nullo il consenso matrimoniale (can. 826). (Così fu già previsto nell’art. 83 del motu proprio crebrae allatae del 22-II-1949).

3. La condizione passata o presente

Sono le condizioni tradizionalmente chiamate improprie, perché non si riferiscono a un fatto futuro e incerto. La condizione de praeterito vel de praesenti, secondo il canone 1102 § 2, rende nullo o meno il matrimonio “a seconda che esista o no il presupposto della condizione”.

Non che si verifichi in futuro, bensì che si sia verificata nel passato o nel presente. Quello che manca nel momento del consenso è la conoscenza dell’esistenza o meno del presupposto da parte

di chi pone la condizione. A differenza della condizione futura, non c’è separazione tra il

momento del consenso e la nascita reale del vincolo, che non rimane mai in uno stato di

pendenza oggettiva; né si pone il problema della revoca del consenso: non essendoci pendenza,

la revoca del consenso durante il periodo di “incertezza soggettiva” sarebbe tanto irrilevante

quanto la revoca di un consenso semplice, non condizionato.

a) requisiti. La condizione è posta mediante un atto positivo di volontà attuale o virtuale; non è sufficiente la cosiddetta volontà abituale, interpretativa o presunta; non revocata prima di manifestare il consenso; non verificata.

b) “iter” psicologico di questa condizione. La condizione non versa propriamente su un avvenimento futuro, ma su una circostanza già accaduta o che è tuttora in atto ma che il nubente non conosce ed è, pertanto, incerta e come tale deducibile come condizione al matrimonio. Il nubente ha il desiderio particolarmente intenso verso una determinata circostanza, unito a un dubbio circa la sua effettiva esistenza. Proprio per ciò, condiziona la validità del suo consenso all’esistenza o meno di questa circostanza. Per ciò, la giurisprudenza esige di solito la presenza,

3 Di fatto, tutte le cause recenti di nullità matrimoniale basate sulla condizione si riferiscono a situazioni coniugali in cui la convivenza non è stata rimandata fino al verificarsi della circostanza, ma è stata istaurata normalmente subito dopo la celebrazione.

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almeno in un primo momento, del dubbio sull’esistenza o meno della circostanza. Il che si manifesta anche nei tentativi di uscire dal dubbio (indagando sulla circostanza che ignora e alla quale logicamente dà molta importanza, fino al punto di far dipendere da essa il proprio consenso).

c) Esempi. Il nubente desidera, più di ogni altra cosa, avere figli e pertanto sposare una

persona capace di generare figli. Poi, in lui si è insinuato il dubbio sull’esistenza di questa capacità nell’altro contraente, fino al punto di condizionare la validità del suo matrimonio all’esistenza della capacità di generare nell’altro. Se si risolve negativamente il dubbio, non si riterrebbe vincolato nel matrimonio. Quello che sposa l’altra con la condizione che sia vergine. Oppure: ti sposo se non hai ucciso mio fratello (condizione passata), se il figlio che aspetti è mio (presente).

d) Effetti sul matrimonio. Non resta in sospeso l’efficacia del consenso. A differenza della

condizione futura, qui non c’è una sospensione oggettiva nell’apparenza del vincolo (il vincolo realmente è sorto o no, a seconda se la condizione si è verificata o meno al momento della celebrazione) ma soltanto una sospensione soggettiva.

In questo caso, per l’efficacia di esso non si deve attendere un avvenimento futuro, dato che la condizione versa su un fatto passato o presente ma sconosciuto al momento della celebrazione delle nozze. Se il fatto si era verificato, il matrimonio è valido sin dall’inizio, benché ci sia però uno stato d’incertezza soggettiva, che dura sino a quando il nubente viene a conoscenza dell’effettiva esistenza o meno del presupposto della condizione. Il contraente sarà consapevole della validità del suo consenso soltanto quando verifichi l’esistenza dell’evento al quale aveva condizionato il suo consenso. Se non si era verificato tale evento, il matrimonio sarà nullo sin dall’inizio, benché il contraente ne sia consapevole soltanto dal momento in cui viene a conoscenza dell’assenza del presupposto 4 .

4. La condizione potestativa

Ci sono delle condizioni (del resto quelle più frequenti nella pratica) non facilmente inquadrabili come condizione presente o futura: sono quelle che hanno come oggetto un fatto la cui realizzazione è rimessa alla volontà della controparte (in realtà si tratta, più che di un fatto, di una serie di fatti sotto forma di atteggiamento o di comportamento continuativo che non si perfeziona in un solo momento): ti sposo a condizione che tu ti dia da fare per trovare un lavoro, che tu smetta di bere, di drogarti, che tu acconsenta di trasferirti in America, che tu ti impegni ad avere dei figli ed educarli cristianamente.

In fondo si tratta di rispettare il progetto matrimoniale del soggetto, la sua volontà reale: è legittimo voler sposare uno che ha un lavoro. Il problema è che si intrecciano elementi che dipendono dal soggetto da altre che esulano dai soggetti: nel caso della condizione di trasferirsi in America, oltre alla volontà di farlo, bisogna trovare anche le circostanze lavorative che permettano il trasferimento; oppure, nel caso di lasciare l’alcool, può darsi che il coniuge riduca a poco a poco la dipendenza, ma qualche volta ricada nel vizio e si rialzi

Ci sono due possibili soluzioni: che si ritenga condizione presente o futura. Ed è molto importante l’interpretazione, perché da ciò dipende la validità o meno del consenso: se è futura, il matrimonio sarebbe invalido, se è presente, dobbiamo determinare se si era verificato o no l’avvenimento. Bisogna segnalare che la giurisprudenza, durante la vigenza del CIC 17 (che, ricordiamo, ammetteva le condizioni future lecite), davanti a queste condizioni potestative la cui circostanza non si risolve in un momento puntuale, e non potendo ammettere una sospensione

4 Bisogna tener presente comunque la diversa portata della volontà condizionante, a seconda che il soggetto intenda sospendere l’instaurazione della vita matrimoniale fino al verificarsi della circostanza, oppure se intende semplicemente separarsi se verificherà la mancata realizzazione. In quest’ultimo caso (che può essere più frequente dell’altro), il carattere risolutivo della condizione può contenere una volontà simulatoria.

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permanente del vincolo, concluse che ciò che conta è non tanto il comportamento in se stesso ma l’impegno a tenere tale comportamento. Così, il consenso veniva interpretato autoritativamente. Oggi, dal momento in cui il legislatore segnala un regime diverso per le condizioni future e per quelle presenti, bisogna evitare un’interpretazione che nella pratica supplisca un consenso che il soggetto vuole con condizione futura (e quindi inefficace alla luce dell’attuale can. 1102) ritenendola presente: ciò accadrebbe se il contraente nella realtà volesse non tanto la serietà dell’impegno ma l’effettivo adempimento di quanto promesso.

Per cui, per determinare se la condizione potestativa, nella realtà di ciò che ha voluto chi

l’ha posta, è di presente o di futuro, bisogna stare all’analisi dei fatti, per accertare appunto se quello che si voleva era la promessa e l’impegno serio e responsabile da parte dell’altro nubente

a comportarsi nel modo da lui desiderato —caso in cui la validità del consenso viene determinata

dalla serietà della promessa—, oppure se quello che si voleva era proprio il comportamento che l’altro contraente deve adoperare (la condotta stessa dell’obbligato mediante un adempimento permanente ed effettivo), il che ricondurrebbe la condizione posta a una condizione futura, e per ciò invalidante.

In fin dei conti, dobbiamo rispettare la verità: non possiamo dire che sia sempre futura, nemmeno che sia sempre passata o presente. Tutto dipende da quel che si voleva, nel caso concreto (come dovrà accertarsi in fase probatoria): la promessa seria o il comportamento nel tempo (l’effettivo adempimento di quanto richiesto sotto forma di condizione): se mi basta la tua sincerità (e ammetto la tua fragilità, e anche che potresti fallire 5 ) o se ciò che voglio è proprio che tu non torni a drogarti.

5. Figure affini, diverse dalla condizione, non irritanti il matrimonio

Sono figure diverse dalla condizione altri elementi accidentali del consenso matrimoniale, quali il modo, la causa, la dimostrazione, il termine ed il postulato o requisito previo. È importante capire queste figure per evitare un equivoco sulla validità o meno del consenso matrimoniale. Sono atteggiamenti psicologici che differiscono dalla condizione (con la quale, ricordiamo, il soggetto intende far dipendere dall’avverarsi della circostanza o il sorgere del legame o il permanere vincolato). Comunque bisogna fare attenzione, nei casi concreti, perché alle volte la distinzione nella pratica può essere meno chiara; la confusione può venire dal fatto che può darsi che il soggetto abbia nutrito dei dubbi e abbia formulato una sorta di condizione durante il fidanzamento, che una volta sciolta, lascia spazio a un consenso non condizionato.

a) La causa è il motivo saliente che induce a contrarre matrimonio: ti sposo perché sei

vergine. In linea di massima, possiamo dire che se mancasse la causa, il matrimonio sarebbe valido (vale a dire, anche se il soggetto si sbaglia nell’apprezzare una qualità: ti sposo perché penso che sei vergine, e poi scopro che non lo sei), a meno che sia voluta direttamente e principalmente, caso nel quale ci troveremmo davanti a una nullità per errore circa una qualità direttamente e principalmente intesa. Nella condizione la manifestazione della volontà del contraente non sarebbe “perché” sei vergine, ma “se” sei vergine.

b) Il modo è l’aggiunta di un onere al quale si vuole obbligare l’altro contraente, una volta

perfezionato il consenso, e dal quale non può quindi dipendere la validità del consenso, essendo esso già perfetto indipendentemente dall’adempimento dell’onere: ti sposo e tu ti impegnerai a

curare la casa, ad avere dei figli, a fare insieme a me questi studi; siamo d’accordo che ti

prenderai cura dei miei genitori anziani

dall’effettiva realizzazione di questo né dalla promessa di compierlo: l’onere va eseguito una volta perfezionato il matrimonio, e si riferisce appunto a un matrimonio esistente. Un altro conto

La validità del consenso non si fa dipendere né

è che il soggetto converta l’onere (la realizzazione della prestazione) in vera condizione.

5 Un altra questione è che la labilità e le inadempienze del coniuge che deve osservare la condotta oggetto della condizione ubbidiscano a una labilità che potrebbe rientrare nel can. 1095.

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c) il prerequisito, presupposto o postulato si ha quando si fa dipendere la decisione di celebrare matrimonio dall’esistenza di una determinata circostanza, che funga da movente o

presupposto che si ritiene certo: una volta accertata la circostanza —anche se erroneamente— il matrimonio viene celebrato con volontà non più condizionata: mi sposerò con una donna che sia vergine, sei vergine (vero o falso), quindi, ti sposo; mi sposerò quando io trovi un uomo della mia stessa condizione economica, Tizio è questo uomo (vero o falso), quindi, lo sposo; sposo

Tizio (anche) perché lo ritengo onesto, buon lavoratore

è presente nella scelta, nelle motivazioni, ma è rimasto indietro, non è diventato né oggetto del mio consenso, né qualità dalla quale si fa dipendere il consenso matrimoniale, quindi concomitante al momento del consenso. Il prerequisito invece è previo all’atto del consenso, che è posto appunto presupponendo (veramente o erroneamente) una circostanza che non tiene in sospeso il consenso. Un altro conto è che, come col modo, il soggetto intenda convertire in vera condizione la circostanza.

Il postulato è stato cercato dal soggetto,

d) Il termine o scadenza consiste nell’intenzione esplicita di limitare l’efficacia del consenso nel tempo, sia nel senso di rimandare l’inizio della vita coniugale (dies a quo: ci riterremo sposati tra tre anni), sia nel senso di determinare un momento di estinzione degli effetti del consenso (dies ad quem: ci sposiamo per tre anni). In quest’ultimo caso, il matrimonio sarebbe nullo per esclusione, non per condizione; a differenza della condizione, qui non c’è pendenza ma rinvio. Viladrich (p. 1387) opina che nel caso del termine a quo —ti considererò mio marito a partire di tale data— siamo di fronte ad una esclusione del matrimonio stesso, perché si è svuotato totalmente di contenuto l’atto di manifestazione del consenso.

6. Condizione e altre fattispecie

La condizione, in molti casi, può versare circa una qualità dell’altro contraente. Per questo,

ci possono essere dei casi concreti in cui è difficile distinguere tra le diverse fattispecie: l’errore

circa una qualità dell’altro contraente direttamente e principalmente intesa e il dolo circa una qualità dell’altro contraente.

Perciò, dinanzi alla qualità mancante che è stata la causa della crisi del matrimonio, dobbiamo accertare il ruolo che ha avuto questa qualità nella scelta matrimoniale. Il modo di fare questo accertamento è l’analisi del processo che ha portato alla decisione di celebrare il matrimonio e alla decisione di celebrarlo con questa persona concreta. Perciò, si deve chiarire in primo luogo se la causa della nullità è una crisi dell’oggetto del consenso o invece è la decisione volontaria di sottomettere la validità del proprio consenso all’avverarsi di una condizione, cioè, se il contraente che afferma di aver condizionato il suo consenso aveva in realtà preso una decisione volontaria e libera di far dipendere l’esistenza del suo matrimonio dall’esistenza di un fatto concreto.

Viladrich riassume questa situazione con le seguenti parole: “La causa della nullità nell’errore circa una qualità e nel dolo è la crisi dell’oggetto del consenso: per difetto sostanziale, nel primo caso, o per la sua ingiusta manipolazione con effetto alienante dell’autonomia consensuale del contraente, nel secondo. La causa della nullità di un consenso sottomesso a condizione circa una qualità dell’altro contraente non è un’anomalia dell’intelletto, né della volontà, ma una conseguenza della validità che il legislatore ha conferito ad un atto di sovranità del contraente, il quale soltanto vuole essere coniuge se si è verificata l’esistenza della qualità”, cosa che, per le circostanze del caso, non aveva potuto verificare prima della celebrazione delle nozze. L’iter della formazione della volontà matrimoniale e la biografia della persona saranno di grande aiuto nell’accertamento della volontà condizionata: importanza della qualità per la persona concreta, modo in cui si è svolto il fidanzamento, dubbi insorti in questo periodo. Anche

il modo di reagire una volta scoperta la mancanza della qualità sarà determinante. Sono gli

elementi di prova cui facciamo riferimento in seguito.

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Sulla relazione tra condizione ed esclusione: innanzitutto, bisogna segnalare che l’atteggiamento di chi condiziona e di chi esclude è soggettivamente diverso 6 . Comunque, spesso si danno delle situazioni nelle quali un soggetto ritiene di aver condizionato ma si può riscontrare una volontà simulatoria. Nella pratica, alcune fattispecie presentate come condizioni (della sposa che si propone di troncare la vita coniugale se scoprirà che il marito è infedele; o la condizione di avere soltanto un figlio) sono state risolte riscontrando una volontà simulatoria (per esclusione dell’indissolubilità o del bonun prolis, nei casi segnalati).

Si può riscontrare una volontà simulatoria sia nel caso di chi si riserva la facoltà di revocare il consenso durante la pendenza (nel caso delle condizioni sospensive) sia nel caso più frequente di chi intende istaurare la convivenza con la riserva di separarsi.

Come abbiamo segnalato, è facile individuare nelle condizioni risolutive una volontà escludente dell’indissolubilità; e ciò, anche nel caso delle condizioni presenti o passate: se il soggetto intende istaurare il vincolo che riterrà sciolto se non si verificherà la condizione, si può individuare una esclusione della indissolubilità. Tale atteggiamento psicologico è, come segnala Moneta, quello più frequente in chi appone la condizione (anche presente), che di fatto è quasi sempre posta in modo risolutivo (se scopro che non sei vergine, se scopro che è vero che hai precedenti penali

Nell’accertare la portata della volontà matrimoniale dunque bisognerà vedere se nella fattispecie, approfittando di qualsiasi tipo di forma condizionata, esista questa intenzione di riserva della revoca, per cui si è di fronte a un consenso nullo, non tanto per l’intenzione condizionata, quanto per difetto di vero consenso e, pertanto, siamo in presenza di un caso di esclusione del can. 1101, § 2 espresso in forma apparentemente condizionata. Tale fattispecie è diversa di quella in cui la volontà del soggetto è provocare una pendenza della nascita del vincolo a un evento futuro, anche senza riserva di revocabilità, e con vera volontà matrimoniale, è un chiaro caso di consenso condizionato in ogni caso invalido, ma per l’inclusione di una condizione futura, la quale, per diritto positivo, non è riconosciuta ora nella vigente legislazione, ma lo è stata in passato.

Si deve ritenere che la volontà del legislatore è impedire qualunque revocabilità e qualunque pendenza di effetti. I casi che, sotto l’apparenza di forma condizionata futura, contengono riserva di revoca, seppur inclusi anche nell’ambito del can. 1102, in realtà costituiscono casi dell’esclusione del can. 1101, perché non si ha vero consenso matrimoniale riservandosi con intenzione positiva l’attualità della sua efficacia, generando immediatamente il vincolo, come causa efficiente.

7. Prova della condizione

6 Scrive Moneta: “c’è invero una certa differenza di atteggiamento soggettivo rispetto alla figura tipica della simulazione per esclusione del bonum sacramenti. Qui il nubente intende celebrare un matrimonio diverso, in una

sua componente essenziale (nel caso l’indissolubilità), da quello che la Chiesa considera l’unico vero matrimonio.

Nel caso della condizione il nubente accetta invece il matrimonio con tutte le sue componenti essenziali, ma

soltanto a partire dal momento in cui si sarà verificata la condizione. Ma poiché egli intende (

immediatamente operativo il vincolo matrimoniale, in una prima fase della vita matrimoniale, sino al verificarsi della condizione, ne prospetta indubbiamente lo scioglimento. Indipendentemente dal modello teorico a cui ritiene di aderire, egli in concreto si ripropone quindi di liberarsi da un vincolo a cui ha dato già attuazione, per lo meno sino a quando non abbia potuto accertare la sussistenza dell’evento dedotto in condizione. E ciò è sufficiente a configurare una intentio contra bonum sacramenti, perché egli in realtà non vuole un matrimonio che sin dall’inizio e per sempre lo leghi indissolubilmente alla persona dell’altro contraente”. Ci sembra comunque che non si possa generalizzare, perché ogni caso è diverso e bisogna stare attenti per riconoscere la verità del caso concreto: un conto è che una persona abbia la chiara volontà di fondare il vincolo assolutamente dal momento della manifestazione del consenso, ma con volontà positiva di separarsi se scoprisse che il fatto non si era verificato, e tutt’altra cosa sarebbe che di fatto si cominci a vivere coniugalmente senza farsi problemi, nella speranza che il fatto o la circostanza dalla quale si faceva dipendere il consenso, ma dopo, nello scoprire il non avverarsi della condizione, ci fosse la reazione.

rendere

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È assai difficile provare l’esistenza della condizione, dato che si potrebbe confondere con le altre figure affini. Per la giurisprudenza è uno dei capi più difficili da provare 7 .

In primo luogo, bisogna distinguere la prova della condizione futura e di quella presente o passata.

Per quella futura, la prova consiste nell’accertare l’apposizione della condizione tramite un atto positivo di volontà, la cui prova si realizza con criteri simili a quelli della simulazione: se si mette in evidenza la positiva intenzione (sospensiva o, a maggior ragione, risolutiva), almeno implicita e virtuale, non revocata prima e neanche al momento di contrarre, è da ritenersi invalidato il consenso, indipendentemente della natura della circostanza, lecita o meno, possibile o meno, verificata o meno.

Per la condizione de praesenti vel de praeterito, va provato sia l’atto positivo di volontà non revocato prima della celebrazione, e poi la verifica dell’evento del quale dipende il consenso.

I mezzi di prova (comuni ai due tipi di condizione) sono quelli diretti (le dichiarazioni delle parti, supportate dai testimoni (concordi, vicini alle parti e al tempo della celebrazione) e quelli indiretti: indizi e circostanze.

Un primo elemento – indiziario – del quale si deve tener conto è l’esistenza del dubbio, cioè che almeno in un momento iniziale ci sia stato un dubbio circa l’esistenza dell’evento o della qualità dalla quale si fa dipendere l’efficacia del consenso matrimoniale, che portò il contraente a condizionare la validità del suo consenso all’esistenza o meno di questo fatto:

quanto maggiore sia la certezza, meno probabile è che abbia condizionato il consenso all’evento di cui si è certo, e viceversa: più forte è la prova del dubbio soggettivo, più verosimile l’apposizione della condizione. La giurisprudenza rotale è maggioritaria in questo aspetto, benché in alcune sentenze si parli della necessità del dubbio soltanto iniziale ed in altre si parli di una idea determinante e quasi ossessiva che, assente il dubbio, potrebbe portare alla condizione 8 . Queste ultime fattispecie sarebbero oggi riconducibili alla fattispecie dell’errore nella qualità direttamente e principalmente intesa.

Per provare la condizione ci sono due ordini di considerazioni elaborati dalla

giurisprudenza riguardo gli indizi che rendono credibile la presenza della condizione:

a) Criterium aestimationis, secondo il quale si deve valutare l’importanza della circostanza

che si asserisce dedotta in condizione e il suo rapporto con l’instaurazione della vita coniugale. Quest’analisi si deve fare dal punto di vista oggettivo e soggettivo, valutando l’incidenza della circostanza nell’animo del contraente. Qui c’entra anche il tema del dubbio (poiché è molto difficile provare la condizione se non c’è stato il dubbio, almeno nel momento iniziale) e dell’impegno del soggetto per verificare l’esistenza della circostanza alla quale si dà una così grande importanza.

b) Criterium reactionis. Il comportamento tenuto dal soggetto non appena viene a sapere

che il presupposto non si è verificato è determinante. Se rompe la convivenza, si ritiene come non sposato, chiede la nullità, possiamo presumere l’esistenza di una vera condizione non verificatasi. Se non fa nulla, è difficile che vi sia stata una vera condizione. Per esempio, chi si è sposato a condizione che sua moglie fosse vergine, e poi scopre che non era vergine e continua a

7 Cfr. c. Funghini del 23 novembre 1988, in RRDec 80 (1993) 636-651. 8 La famosa causa Versallien (AAS 10 (2 agosto 1918) 388-390). Nello stesso senso una c. Di Felice del 19 giugno 1984: RRDec 76 (1989) 349. Alcune sentenze invece considerano che il dubbio non è necessario né deve perdurare fino al matrimonio. Per esempio, la sent. c. Agustoni del 10 luglio 1984 ritiene provata la presenza della condizione perché l’attore in modo ossessivo «réfusait de prendre le risque d’une ascendence mentale déficiente» (RRDec 76 (1989) 442-461).

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convivere con lei, sicuramente non aveva condizionato veramente il suo consenso alla verginità della donna: sono comunque presunzioni da verificare.

Trattandosi di condizioni potestative, la reazione di chi la pose aiuterà a discernere se si trattava di una condizione futura o presente (se è paziente di fronte alle ricadute del coniuge che aveva promesso di non bere più, il perdono al marito il cui impegno a rimanere fedele fu oggetto della condizione della moglie).

Importano più i fatti che le parole, la volontà reale del soggetto: a volte può dire di aver “condizionato” ma spesso ciò esprime soltanto un desiderio che non ha le caratteristiche della condizione. Non si richiede che il contraente abbia consapevolmente formulato una condizione, che sappia degli effetti invalidanti che può produrre, che riesca a spiegare la struttura del suo consenso matrimoniale condizionato.

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