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Configurazione di un Server e dei Client NFS in

Ubuntu.
Pubblicato su http://www.ubuntugeek.com/nfs-server-and-client-configuration-in-ubuntu.html
Tradotto da Gino

NFS fu sviluppato quando non era possibile condividere i drive come lo è adesso. Esso offre l'abilità di condividere lo
spazio degli hard disk di un grosso server ai vari client. Di nuovo, si parla di ambienti client/server. Nonostante questo
sembri un servizio standard da offrire, non era sempre così. In passato, i client e i server non erano capaci di
condividere il loro “spazio-disco”.
I Thin Clients non hanno hard disk e quindi necessitano di un disco “virtuale”. NFS monta i loro HD dal server
cosicché mentre l'utente pensa di salvare i suoi documenti sul suo disco locale, di fatto li sta salvando sul server. In un
ambiente thin client , le partizioni root, usr e home sono tutte offerte al client dal server via NFS.

Vantaggi del NFS.


• Le workstation locali usano meno spazio su disco perché i dati comunemente utilizzati risiedono su una singola
macchina e sono accessibili alle altre sulla rete.
• Gli utenti non hanno bisogno di home directories su tutte le macchine in rete. Le home directories possono essere
configurate sul server NFS e rese disponibili dalla rete.
• I dispositivi di memorizzazione come floppy, CDROM e ZIP® possono essere utilizzati da altre macchine sulla rete.
Questo può ridurre il numero di dispositivi rimovibili sulla rete.

Installare il Server NFS in Ubuntu.


Installare i seguenti pacchetti con il comando:
sudo apt-get install nfs-kernel-server nfs-common portmap

Quando configuriamo portmap bisogna ricordarsi di NON spuntare l'opzione bind loopback. Nel caso l'opzione fosse
stata abilitata, è possibile editare il file /etc/default/portmap usando il comando:
sudo vi /etc/default/portmap

o usare il comando seguente per la riconfigurazione del pacchetto:


sudo dpkg-reconfigure portmap

Far ripartire portmap usando il comando:


sudo /etc/init.d/portmap restart

Configurazione del Server NFS.


Gli exports (condivisioni) NFS del server sono controllati dal file /etc/exports. Ogni riga inizia con il percorso assoluto
della directory da esportare, seguita dalla lista degli utenti abilitati separati da uno spazio.
Per editare il file degli exports, usare il comando:
sudo vi /etc/exports

Ecco alcuni esempi di cosa aggiungere nel file /etc/exports:


Per concedere i permessi di Lettura/Scrittura alla directory /files ai computer dall'indirizzo 192.168.1.1 all'indirizzo
192.168.1.255:
/files 192.168.1.1/24(rw,no_root_squash,async)
Oppure per i permessi in Sola Lettura da una singola macchina:
/files 192.168.1.2(ro,async)

salvare il file modificato e uscire.


Un client può essere specificato sia per nome che per indirizzo IP. Si possono usare le wildcards (*) per i nomi o le
netmasks (es. /24) che seguono gli indirizzi IP ma dovrebbero essere evitate per motivi di sicurezza. La specifica del
client può essere seguita da una serie di opzioni tra parentesi. É importante non lasciare nessuno spazio tra l'ultimo
carattere del nome del client e la parentesi aperta poiché gli spazi sono interpretati come separatori dei nomi dei client.
Ora, si deve far ripartire il server NFS con il seguente comando:
sudo /etc/init.d/nfs-kernel-server restart

Se il file /etc/exports è stato modificato, si possono rendere effettive le modifiche con il comando:
sudo exportfs -a

Installare il supporto ai client NFS in Ubuntu.


Con questo comando si installano tutti i pacchetti necessari ai client NFS:
sudo apt-get install portmap nfs-common

Montaggio manuale.
Esempio per montare server.mydomain.com:/files su /files. In questo esempio server.mydomain.com è il nome del
server che offre la condivisione nfs e files è il nome della condivisione sul server nfs.
Il punto di montaggio /files deve essere già presente sulla macchina client.
Creare la directory /files usando il seguente comando:
sudo mkdir /files

Per montare la condivisione, invece, usare il comando:


sudo mount server.mydomain.com:/files /files

Ora, è necessario far ripartire il servizio con i comandi:


sudo /etc/init.d/portmap restart
sudo /etc/init.d/nfs-common restart

Montaggio automatico al boot.


Se si vuole effettuare il montaggio usando il file fstab, editare il file:
sudo vi /etc/fstab

Aggiungendo una linea come questa:


server.mydomain.com:/files /files nfs rsize=8192,wsize=8192,timeo=14,intr

avendo cura di cambiare opportunamente “servername.mydomain.com:/files”, and “/files” affinché siano uguali al
nome del server, nome della condivisione e nome del punto di montaggio utilizzati.

Testare la configurazione.
Usare il comando seguente nel terminale per controllare la configurazione:
mount /files
Se il server e il client sono configurati correttamente, il punto di montaggio /files sarà montato dal server e sarà
possibile utilizzare la risorsa e i files in essa contenuti.
Se il sistema restituisce qualche errore, verificare opportunamente la configurazione del sistema NFS.
Gli errori più comuni sono:
•Server
◦1 o più spazi tra il nome del client e la parentesi aperta delle opzioni degli exports.
◦Nome della directory da condividere errato.
◦Nome o indirizzo IP del client errato.
•Client
◦Punto di montaggio dell'export inesistente o errato.
◦Nome del server e/o della condivisione errati.
◦Nel caso di montaggio manuale, non si è fatto ripartire i daemon (portmap, nfs-common) del servizio NFS.

Considerazione finale.
Da quanto detto, risulta ovvio che questo tipo di condivisione delle risorse di un server sono
attuabili solo in caso di una rete omogenea dove tutti i nodi lavorano in ambiente Linux.
Nel caso in cui nella rete sono presenti anche macchine con altri sistemi operativi (Microsoft, Mac o
altri non Unix-like) questo tipo di sistema non è consigliato. Esistono altri sistemi per la
condivisione delle risorse in reti eterogenee. Il più conosciuto è SAMBA.