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Odori emessi dagli allevamenti suinicoli: come prevederne lintensit a diverse distanze

Quaderni della ricerca

n. 74 ottobre 2007

COLTIVARE IL FUTURO

Sperimentazione condotta nellambito del progetto di ricerca numero 840: Validazione di una procedura per la previsione dellintensit di odore a diverse distanze dalla fonte odorigena (VALOFF) finanziato con la d.g.r. 16/02/2005 n. VII/20734 della Regione Lombardia Piano della Ricerca 2005.

A cura di: P. Navarotto M. Guarino M. Brambilla

Hanno realizzato le attivit sperimentali e lo studio: Universit degli Studi di Milano Dipartimento di Scienze e Tecnologie Veterinarie per la Sicurezza Alimentare Via Celoria, 10 20133 Milano Tel. 02/50317900 Fax: 02/50317898 e-mail: vsa@unimi.it

Per informazioni: Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura U.O. Interventi per la competitivit e linnovazione tecnologica delle aziende Struttura Ricerca e Innovazione Tecnologica Via Pola, 12 20124 Milano Tel. 02/67653790 Fax 02/67652757 e-mail: agri_ricerca@regione.lombardia.it Referente: Gianpaolo Bertoncini - tel. 02/67652524 e-mail: gianpaolo_bertoncini@regione.lombardia.it

Copyright Regione Lombardia

Odori dagli allevamenti suinicoli: come prevederne lintensit a diverse distanze

Quaderni della ricerca n. 74 - ottobre 2007

SOMMARIO
PRESENTAZIONE DELLASSESSORE 1 INTRODUZIONE AL PROBLEMA AFFRONTATO
1.1 ODORI E TOSSICIT 1.2 ANALISI DEGLI ODORI 1.2 APPROCCIO NORMATIVO

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2 MISURE DI EMISSIONE DI ODORE IN LETTERATURA


2.1 EMISSIONE DI ODORE DAI RICOVERI PER ANIMALI

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3 PARTE SPERIMENTALE
3.1 RILIEVI MICROMETEOROLOGICI. 3.2 ESECUZIONE DEI CAMPIONAMENTI DI ARIA ODORIGENA 3.3 ESECUZIONE DELLE MISURE OLFATTOMETRICHE

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4 MODELLIZZAZIONE
4.1 DESCRIZIONE DELLAREA OGGETTO DI STUDIO 4.2 MODELLO NUMERICO UTILIZZATO 4.3 I DATI METEO UTILIZZATI E SIMULAZIONE DELLA DISPERSIONE. 4.4 ELABORAZIONE DELLOUTPUT DEL MODELLO

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5 RISULTATI
5.1 RISULTATO DELLA SIMULAZIONE 5.2 COME UTILIZZARE IL NOMOGRAMMA 5.3 ESEMPIO PRATICO

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6 RINGRAZIAMENTI 7 BIBLIOGRAFIA CONSULTATA


7.1 RISORSE IN INTERNET

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Presentazione dellAssessore
Il notevole sviluppo e lintensivizzazione che caratterizzano la zootecnia lombarda, se da un lato consentono di raggiungere livelli produttivi, sia per qualit sia per quantit, decisamente importanti, dallaltro inducono alcune criticit da affrontare con competenza e concretezza in particolare sul fronte dellimpatto sullambiente. Due temi oggetto di particolare attenzione sono limpiego agronomico degli effluenti di allevamento coerentemente con i dettami della Direttiva Nitrati e la diffusione di odori nellintorno degli allevamenti. Spesso proprio questultima la criticit di pi difficile soluzione in quanto non facilmente misurabile e coinvolge anche laspetto emotivo dei cittadini residenti nelle vicinanze delle stalle. Il progetto di ricerca Validazione di una procedura per la previsione dellintensit di odore a diverse distanze dalla fonte odorigena (VALOFF), condiviso con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Veterinarie per la Sicurezza Alimentare (VSA) dellUniversit degli Studi di Milano, stato proprio finalizzato a mettere a punto uno strumento in grado di dare risposte oggettive sulla potenziale diffusione degli odori dagli insediamenti suinicoli e stimare la loro intensit e persistenza. Questo Quaderno riporta i risultati della ricerca che fornisce utili indicazioni agli operatori di settore su come possibile calcolare il fattore totale di emissione di odore di unazienda suinicola e valutare conseguentemente le distanze ritenute accettabili in funzione del fastidio di odore che, a sua volta, si ritiene sopportabile.

Viviana Beccalossi Vicepresidente della Regione Lombardia Assessore allAgricoltura

1 Introduzione al problema affrontato


Il problema delle emissioni di sostanze odorigene assume sempre maggiore rilevanza ai fini della realizzazione e della gestione degli impianti a rischio osmogeno (generazione di odori). La progressiva espansione delle zone residenziali avvenuta congiuntamente al potenziamento e alla espansione degli insediamenti produttivi ha determinato frequenti attriti fra residenti e allevatori a causa del fastidio reale o potenziale legato a questo tipo di impianti poich, se da un lato le cosiddette molestie olfattive non sono in genere pregiudizievoli per la salute, dallaltro esse possono configurarsi come un fattore di stress fisiologico per la popolazione circostante (Miedema et al., 2000), diventando spesso elemento di conflitto sia nel caso di impianti esistenti, che nella scelta del sito per la localizzazione di nuovi impianti produttivi. Lodore, di per se, un fenomeno complesso da comprendere sia per la vasta gamma delle sostanze coinvolte (Zhu et al., 1999), sia perch la potenzialit osmogena di un composto dipende da diversi aspetti: -

Oggettivi propri della sostanza (volatilit, idrosolubilit, etc.). Soggettivi (fisiologico e psicologico dellosservatore). Ambientali (temperatura, pressione, umidit relativa dellaria, velocit e direzione dei venti).

Nonostante la molteplicit delle sostanze che compongono un odore, esso solitamente percepito come se fosse dovuto ad un componente soltanto a seguito della perdita di identit che ciascun odorante subisce nella miscela (Laing et al., 1994); la discontinuit con cui poi avviene la percezione dipendente invece dalle condizioni meteorologiche del sito nonch dalle fluttuazioni con cui gli odori sono emessi dai ricoveri per gli animali (Zhu et al., 2000; Schauberger et al., 1999; Guo et al., 2001). Lolfatto un senso di allerta: il mezzo con cui riusciamo ad avere una prima idea della qualit dellambiente in cui viviamo. Grazie ad esso, e come conseguenza del processo di valutazione che ne consegue, possiamo avere 2 tipi di reazione: attrazione o repulsione. Il meccanismo con cui avviene la rilevazione degli odori un processo piuttosto complesso la cui comprensione valsa il premio Nobel 2004 per la fisiologia ai professori Richard Axel (Columbia University, New York, NY USA) e Linda B. Buck (Fred Huchinson Cancer Research Center, Seattle, WA USA). Questo processo, oltre che ad aspetti puramente fisiologici pure legato a fenomeni psiconeurologici e, nello specifico, alla memoria di lungo termine poich le terminazioni nervose che dipartono dal bulbo olfattivo arrivano direttamente allarea del cervello denominata ippocampo che presiede alla regolazione dei comportamenti basali e alla organizzazione della memoria di lungo termine e delle emozioni: infatti lo stimolo odoroso pu talvolta avere una funzione altamente evocativa ed essere cos in grado di fare riemergere dalla memoria eventi o esperienze accaduti addirittura nella nostra infanzia (Vroon P., 2003). Nellarco della vita, inoltre, anche la capacit con cui siamo in grado di percepire gli odori muta (Gostelow et al., 2001): pi in dettaglio si sa che et, sesso di appartenenza e antecedente esposizione
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(intesa come continuit o meno di esposizione ad un particolare odore), nonch fenomeni di adattamento, risultano essere i fattori maggiormente influenti sul fenomeno. Anche linterpretazione psicologica di un odore porta ad esprimere un giudizio dintensit, oltre che unassociazione di idee, poich, una volta percepiti dallapparato olfattivo, il cervello (rinencefalo) attribuisce a tali segnali un significato che associato alle informazioni derivanti dagli altri sistemi sensoriali. Infatti, nonostante raramente siano tossici di per se stessi, gli odori generati dal decadimento biologico delle biomasse danno generalmente luogo ad una reazione di repulsione dal momento che il decadimento organico pu rappresentare un pericolo per la salute. Quando il nostro olfatto percepisce un odore, automaticamente ne vengono determinate le cosiddette dimensioni: rilevabilit, lintensit, carattere (inteso come linsieme delle peculiarit che permettono di distinguere fra odori differenti) e tono edonico (livello di gradimento o meno di uno stimolo olfattivo). A questo punto linformazione percepita a sua volta combinata con altri riferimenti cos da apprendere lodore e le sue possibili sorgenti. Se questo processo di valutazione porta ad una classificazione negativa dello stimolo olfattivo ricevuto, scatta automaticamente un comportamento atto ad affrontare la situazione. Questa fase definita con il termine anglosassone coping e pu sfociare o in uno sforzo atto a rimuovere la causa della sensazione negativa, oppure in una riduzione della sensazione sgradevole in base al fatto che, dopotutto, la causa del fastidio pu anche essere ignorata (EC-EPA, 2001). E il continuo verificarsi protratto nel tempo di questo tipo di situazioni che pu portare a vivere una condizione di molestia olfattiva e dare cos origine alle proteste da parte di chi vi si trova soggetto: per giunta la condizione di molestia olfattiva pu verificarsi con la maggior parte degli odori chiaramente percepibili, seppur in modo intermittente, e indipendentemente dal loro tono edonico. Pertanto il fastidio da odore pu verificarsi anche per quegli odori comunemente classificati come gradevoli. E dunque giusto considerare le emissioni di odore dai grandi allevamenti un argomento di interesse collettivo, soprattutto in una regione come la Lombardia dove la zootecnia in generale, e lallevamento suinicolo in particolare, si trovano maggiormente concentrati (Margotta et al., 2005). La volont di affrontare il problema accentua il bisogno di ulteriori studi sulla dispersione e sulla mitigazione degli odori: i modelli di diffusione sono gli strumenti da privilegiare per la stima della concentrazione di odore nellintorno aziendale, oppure per la stima del livello di emissione degli inquinanti a partire da misurazioni della concentrazione di odore in particolari siti (Chen et al. 1998; Jacobson et al. 2000, Hoff et al., 2003).

1.1 Odori e Tossicit


Al momento non esiste una correlazione fissa fra odori e tossicit delle sostanze: la valutazione della tossicit comporta lesame degli effetti in funzione della concentrazione e per gli ambienti di lavoro, si fa usualmente riferimento al parametro TLV (Threshold Limit Value fissati dallAmerican Conference of Governmental Industrial Hygienists - 2006) che indica la massima concentrazione cui un lavoratore pu

essere esposto durante la propria vita lavorativa (8 ore/giorno per 5 giorni/settimana per 50 settimane/anno) senza incorrere in effetti patogeni. Normalmente la concentrazione dei composti odorigeni in atmosfera di gran lunga inferiore alla TLV fissata dalle autorit sanitarie. Inoltre la loro soglia di rilevazione olfattiva (OT) generalmente molto bassa cos che la loro presenza pu essere rilevata dal nostro olfatto prima che si possano verificare effetti tossici (Davoli et al., 2000). Questo riscontrabile in tabella 1 in cui, per i pi comuni odoranti di origine zootecnica, presentato il rapporto OT/TLV: le sostanze che hanno questo rapporto inferiore a 1 saranno quelle percepite prima di arrivare a determinare i propri effetti tossici. Studi condotti sulle emissioni odorigene di allevamenti suinicoli hanno mostrato che lodore di tali allevamenti formato da pi di 168 composti chimici singoli (ONeil et al., 1992), senza tuttavia poter stabilire alcuna correlazione diretta fra la concentrazione in aria di ciascun singolo componente e lintensit percepita da parte delluomo, per il verificarsi di effetti sinergici in base ai quali avviene che la soglia di rilevazione della miscela di odoranti risulta essere molto pi bassa di quella propria dei singoli componenti.
Tabella 1: soglie olfattive (OT Olfactory Threshold) e valore di TLV (Threshold Limit Value) per alcuni composti odorigeni comunemente reperibili in atmosfera (da Davoli et al., 2000, modificato)

Odorante Idrogeno solforato

Sensazione Odorosa Uova marce

100% OT (g/m3) 1,4

TLV (g/m3) 14000

OT/TLV 0,0001

Solfuro di Carbonio Metilmercaptano Etilmercaptano Acido acetico Acido propionico Metilammina Dietilammina Trimetilammina Etilammina Dietilammina Ammoniaca

Solfuro Cavolo marcio Cipolla in decomposizione Aceto Rancido, pungente Pesce Avariato Pesce Avariato Pesce Avariato Ammoniacale Pesce Avariato Pungente

60,0 70,0 5,2 4980,0 123,0 3867,0 9800,0 11226,0 1497,0 911,0 38885,0

3240 1000 1250 25000 30000 12000 24000 9200 18000 30000 18000

0,02 0,07 0,004 0,2 0,004 0,32 0,41 1,22 0,08 0,03 2,16

1.2 Analisi degli Odori


Lanalisi strumentale degli odori, oltre alle difficolt di tipo fisiologico, gi estremamente difficili da rendere oggettive con strumenti, ha anche a che fare con il problema della sensibilit dellolfatto che, nelluomo, tende a superare le tecniche analitiche convenzionali cos che la caratterizzazione analitica
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degli odori si trova ad affrontare due tipi di difficolt: la sensibilit necessaria e la complessit interpretativa del risultato. Le tecniche di analisi chimica classica (gas cromatografia e/o spettrometria di massa) pur essendo di estrema utilit per lesecuzione dellanalisi quantitativa degli odori, daltra parte forniscono risultati che non sono in grado di soddisfare completamente il bisogno di informazione circa la sensazione percepita dagli esseri umani, in particolare quando questi sono generati dai processi di degradazione della sostanza organica (impianti di compostaggio, allevamenti, siti di depurazione delle acque reflue, etc.) proprio per le differenze esistenti fra individuo e individuo quanto a soglia di rilevabilit, intensit e tono edonico. Attualmente la migliore tecnica disponibile per la misurazione di un odore dunque lolfattometria dinamica (figura 1) che si basa sulla rilevazione diretta dellintensit di odore impiegando un panel di rinoanalisti qualificati secondo la norma EN 13725:2003 (UNI-CEN, 2003). Questa tecnica ha il vantaggio di essere ormai standardizzata quanto a metodologia di esecuzione ed in grado di contenere ad un livello accettabile la variabilit inevitabilmente legata al fattore umano: infatti, il nostro olfatto si rivelato sorprendentemente stabile nel tempo per quanto concerne la rilevazione dellodore in situazioni controllate (Walker, 2001). Tuttavia, questa tecnica analitica, ha lo svantaggio di essere piuttosto complessa e di arrivare allacquisizione dei risultati in tempi piuttosto lunghi con costi non trascurabili legati al personale impiegato per lanalisi dei campioni. (Stuetz et al., 2001).

Figura 1: principio di funzionamento dellolfattometria dinamica

La ricerca di soluzioni a questo problema ha portato allo sviluppo di sistemi elettrochimici che potessero fornire risultati in tempi brevi e potessero altres essere impiegati anche in continuo per potere accogliere le istanze di automazione e monitoraggio in continuo proprie della moderna agricoltura (Di Francesco et al., 2001). Queste metodiche si rifanno allimpiego di sistemi di sensori che, grazie ad unappropriata elaborazione dei segnali, sono in grado di ricavare utili informazioni dallanalisi delle risposte dei sensori medesimi. Limpiego di questi nasi elettronici risultato particolarmente utile
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nellanalisi dellaroma degli alimenti sia liquidi che solidi (Labreche et al., 2006; ORiordan et al., 2005; Cosio et al., 2006). Pur tuttavia esistono alcuni limiti a questa tecnica poich la discriminazione degli odori pu talora risultare critica nel caso di campioni di odore simili, seppur originati da sorgenti diverse, oppure raccolti dalla medesima sorgente ma in momenti differenti (Nimmermark, 2001).

1.3 Approccio Normativo


Il problema della molestia olfattiva una questione piuttosto delicata da trattare da parte degli uffici competenti poich sono direttamente coinvolti il comfort e la qualit della vita umana e sfortunatamente, non esistono ancora limiti di riferimento universalmente accettati. Nonostante ci, sebbene a livello nazionale non siano previste norme specifiche e valori limite in materia di emissione di odore, secondo lAgenzia per la Protezione dellAmbiente e per i Servizi Tecnici nelle leggi sanitarie possono essere reperiti alcuni criteri atti a disciplinare le attivit produttive e di smaltimento reflui e rifiuti. In particolare si possono individuare (APAT; 2003): Norme relative ai criteri di localizzazione degli impianti con lo scopo di limitare le molestie olfattive sulla popolazione attraverso una serie di prescrizioni che fanno capo alle norme in materia di sanit pubblica. Norme in materia di inquinamento atmosferico e qualit dellaria per specifici agenti inquinanti individuati nel D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203 e relativi decreti di attuazione nonch norme in materia di prevenzione integrata dellinquinamento che determinano criteri generali per il contenimento delle emissioni di odori. Norme in materia di rifiuti. Line guida regionali e/o direttive tecniche seguite dallautorit competente in fase di rilascio delle autorizzaizoni. In molti Paesi esistono leggi che riguardano episodi di molestia legati a situazioni di degrado ambientale: tali leggi sono di solito molto vaghe e si basano sullimpiego di personale qualificato e specializzato che esprime il proprio giudizio sul fatto che un odore possa configurarsi o meno come molesto. Nella maggioranza dei casi le norme in materia di molestia olfattiva stabiliscono distanze minime di rispetto fra allevamento e abitazioni del vicinato che variano in funzione della dimensione dellallevamento (espressa in termini di numerosit di capi allevati). Tali distanze sono stabilite al fine di evitare episodi di molestia olfattiva. Questo tipo di approccio incominci ad apparire nei primi anni 70 a partire da elaborazioni pi semplici cui sono susseguiti meccanismi pi complessi che, oltre alla dimensione dellallevamento, tenevano conto delle diverse tipologie di ricovero, di gestione dei liquami, di utilizzo del territorio e perfino degli effetti di sovrapposizione per la presenza di pi aziende vicine. Seppur questo approccio preveda una dettagliata conoscenza delle strutture, tali distanze di rado si basano su osservazioni scientifiche. Le prime linee guida sono comparse in Olanda nel 1971 come una serie di grafici rappresentanti la distanza minima di rispetto al variare della numerosit dellallevamento.

Successivamente un limitato numero di paesi europei ha introdotto regolamentazioni specifiche in materia di odore prima che tale istanza, relativamente agli odori emessi dagli impianti industriali, divenisse una vera e propria esigenza (primi anni 80). Di recente si stanno ottenendo dati tali da permettere di stabilire obiettivi di esposizione allodore sulla base di studi di tipo epidemiologico circa la persistenza degli odori nellambiente (Henshaw et al., 2006). In breve, gli approcci utilizzati per la gestione dellimpatto olfattivo della produzione suinicola sono cos raggruppabili: 1. Approccio legato al fastidio: non ci deve essere odore al confine con il territorio del vicinato (sulla base del giudizio di ispettori qualificati). 2. Approccio legato alle minime distanze di rispetto: un approccio pragmatico e semiquantitativo che

si basa sullesperienza (tabelle semplici e pi elaborate, utilizzate solitamente per impianti relativamente piccoli). 3. Approccio legato ai criteri di qualit dellaria per lesposizione agli odori: approccio quantitativo che si basa sul meccanismo dose-effetto per cui si stabiliscono dei limiti di esposizione. Per definizione 1 OUE/m3 il limite di rivelazione per cui la presenza di odore riconosciuta dal 50% dei componenti di un panel di rinoanalisti appositamente selezionati che lavorano in un laboratorio e che hanno aria libera da odore come riferimento (UNI-CEN, 2003). La soglia di riconoscimento varia da 1 a 5 volte la soglia di rilevazione (e quindi da 1 a 5 OUE/m3) e la concentrazione alla quale lodore pu essere considerato molesto varia fra a 5 e 10 OUE/m3. In genere, le linee guida per la limitazione dellimpatto olfattivo dei suini riflettono, per ciascun Paese, la storia e lorganizzazione di questo settore produttivo. La maggior parte di esse utilizza le distanze di rispetto come strumento per la riduzione dellimpatto olfattivo sul vicinato, ma in alcuni casi (come ad esempio la Gran Bretagna) le linee guida si basano su un vero e proprio codice di buone pratiche agricole per la salvaguardia della qualit dellaria emanato dal locale ministero per le attivit agricole. Le distanze di rispetto sono talvolta indicate come distanze desiderabili (USA) oppure come minime distanze indicate (EIRE) mentre in altri paesi (D, A e NL) tali distanze sono il frutto di unelaborazione di molteplici fattori fra cui: densit dellallevamento, tipo di ricovero e di gestione dellazienda, tipo di insediamenti presenti nel vicinato (aziende agricole, agglomerati urbani rurali, case di campagna). A. Germania: in questo paese la legge che si occupa dellimpatto da odore la Bundes

Immisionsshutz Gesetz (Federal Immission Control Act abbreviata BimSchG) del 1990.
Tutti gli odori provenienti da qualsiasi impianto commerciale sono considerati un fastidio (paragrafo 3). Perci necessario stabilire quando un fastidio diventa un disturbo significativo in base alla rilevanza del fastidio. Tale atto non fornisce per indicazioni sui criteri da adottare.
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Un secondo documento il Technische Anleitung, zur Reinhaltung der Luft (TA-Luft che in inglese tradotto Technical Instruction on Air Quality Control (reperibile al sito www.taluft.info) che specifica le misure da eseguirsi nei diversi settori dellindustria e dellagricoltura. Questo documento stabilisce un numero massimo di frequenza di odore ma non specifica il metodo da utilizzare per la definizione di tale parametro. Nel 1994 stato introdotto un metodo dal Dipartimento di Protezione dellAmbiente della Nord Westfalia (Determination of Evaluation of Odour immissions Odour exposure Guideline) che si basa su osservazioni di lungo periodo eseguite da squadre di rinoanalisti che eseguono rilievi per molti mesi nellintorno di una sorgente secondo una ben precisa griglia di punti. Lo standard nazionale VDI3471:1986 definisce le pratiche per la riduzione dellimpatto degli allevamenti suinicoli determinando le distanze di rispetto sulla base dei capi grossi allevati (1 capo grosso = 500 kg p.v.). Si utilizza un sistema a punteggio per caratterizzare le pratiche operative e assegnare le differenti curve che rappresentano le distanze di rispetto. B. Olanda: in questo paese si impiegano distanze di rispetto calcolate in funzione delle pig units. La prima stesura di questa linea guida stata fatta nel 1971. Dal 1985 si utilizzano grafici che correlano le distanze di rispetto per impianti fino a 2500 pig units. Nel 1995 tale normativa stata modificata per tenere conto anche delluso del territorio circostante gli impianti produttivi comportando una politica pi indulgente in materia di odori. In seguito tale normativa venne ritenuta troppo indulgente ed e fu riveduta dal ministero della pianificazione pubblica e ambientale. Il punto cruciale era che luso del buon senso, accompagnato alle misurazioni olfattometriche, avrebbe dovuto essere la base di una distinzione fra un livello di fastidio ammissibile (determinato dallautorit competente) e accettabile. Questultimo concetto, contenuto in quello pi ampio di ammissibilit, tuttavia non include considerazioni di ordine tecnico, finanziario, sociale e di pubblica pianificazione (NER, Infomil, 2000), per cui stata introdotta una metodologia atta a determinare tale classificazione (Netherlands Emission Guidelines For Air, 2004): la misurazione dellemissione di odore e la successiva modellizzazione della diffusione in atmosfera con il calcolo del 98 percentile delle OU/m3/h (concentrazione oraria di odore). C. Gran Bretagna: in questo Paese latto a protezione dellambiente (Environmental Protection Act: Office of Public Sector Information, 1990) fornisce la piattaforma giuridica per la prevenzione e il controllo del fastidio da odore. Le autorit locali hanno il dovere di ispezionare le proprie zone di controllo. Qualora lautorit di controllo riscontri che la molestia olfattiva si verifichi oppure sia molto probabile essa deve intervenire richiedendo che lemissione di odore sia ridotta o addirittura abbattuta proibendone linsorgenza oppure richiedendo che siano eseguiti i lavori necessari allo scopo. Le autorit locali possono comminare multe fino a 20 mila sterline se tali misure non vengono intraprese dallinteressato. Pur tuttavia, lEnvironmental Protection Act non fornisce alcun criterio che permetta di decidere quando un odore accettabile o molesto per cui lintero sistema si basa sul giudizio di ispettori ambientali. In base al Town and Country Planning (general permited
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development) Order del 1985 i nuovi allevamenti cos come lampliamento di quelli esistenti devono ottenere un particolare premesso qualora ricadano entro i 400 m dai confini di qualsiasi edificio protetto (scuole, edifici residenziali). In base al successivo Town and Country Planning (assessment of environmental effects) Regulations del 1988, la determinazione di impatto ambientale deve essere eseguita per alcune tipologie di insediamenti che possono avere effetti significativi sullambiente. Nel caso degli allevamenti tale procedura si applica per impianti con pi di 400 scrofe o 5000 capi allingrasso e a nuovi allevamenti avicoli con pi di 100 mila pulcini o 50 mila galline.

Il principale documento a supporto della normazione della molestia olfattiva The Air Code, codice di buone pratiche agricole per la protezione dellaria (riveduto nel 1998) predisposto dal Ministero delle Attivit Agricole britannico. Questo codice fornisce le linee guida e il background legale per le buone pratiche di produzione. In materia di odori, esso si limita a dettagli tecnici e alla determinazione quantitativa di essi ma senza specificare alcuna distanza di rispetto particolare. Lunica raccomandazione che qualsiasi allevamento suinicolo posto a meno di 400 metri da zone residenziali deve porre una maggior cura nellapplicazione delle norme previste dal codice stesso. Un cambiamento a tale situazione previsto a seguito della pubblicazione del documento Technical Guidance Note H4, Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC), Horizontal Guidance for Odour (2002) in base al quale allapproccio quantitativo basato sulla quantificazione dellemissione segue la simulazione della dispersione di odore per determinare se esiste una ragionevole situazione di fastidio. Indicativamente si ritiene che il limite per tale fastidio possa essere che il 98 percentile delle concentrazioni orarie sia pari a 1.5 OUE/m3 per gli odori pi molesti e 6 OUE/m3 per quelli meno fastidiosi (per questa distinzione si rifanno allesperienza olandese). D. Stati Uniti dAmerica: la regolamentazione in materia di odori varia da stato a stato. Il principale riferimento legislativo la legge sui fastidi nuisance law comunque molti Stati hanno proprie linee guida specificatamente studiate per la gestione delle emissione odorose. Nel 1994 lASAE (oggi ASABE: American Society of Agricultural and Biological Engineers) ha indicato come desiderabile una distanza di 1600 m fra allevamenti esistenti e gli insediamenti residenziali pi vicini mentre tale distanza scende a 400 800 m nel caso di singole abitazioni. Una linea guida dellEPA (Environmental Protection Agency) stabilisce inoltre che la distanza degli insediamenti urbani dagli allevamenti debba essere di almeno 3,6 km ma preferibilmente di 7,2 km nel caso degli allevamenti pi grandi. E. Australia: in questo Paese/continente ciascuno Stato ha la responsabilit di stabilire le politiche di regolamentazione dellimpatto da odore (Odournet, 2006). Un aiuto sostanziale nella definizione delle linee guida venuto con la pubblicazione dello standard Europeo di misurazione degli odori: la normativa EN 13725:2003 (UNI-CEN, 2003). In particolare, lAgenzia per la Protezione
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dellAmbiente dello stato del South Australia ha emanato specifiche direttive per la determinazione del fastidio da odore mediante luso di modelli diffusivi (SA-EPA, 2006). Lapproccio al problema relativo alla normazione delle emissioni odorigene pu essere pure visto sia relativamente alla giurisprudenza di ciascun Paese che in base al tipo di criterio utilizzato per la loro limitazione (Centola et al. 2004). In linea generale possibile dunque individuare cinque tipologie di intervento: 1. Direttive generiche per la salubrit dellaria senza provvedimenti specifici: sono rappresentate dalle seguenti misure previste dalla normativa italiana Legge 615 del 13/7/1986: Disposizioni che si applicano a tutti gli impianti e ai mezzi motorizzati che generano fumi, polveri, gas e odori di qualsiasi tipo atti ad alterare la

salubrit dellaria in cui non inclusa alcuna prescrizione di limite per le emissioni di odore.
DPR 203 del 24/5/1988: Riguarda tutti gli impianti che possono dare luogo a emissioni in atmosfera. Questo decreto importante perch: a. Si definisce linquinamento atmosferico come una modificazione della composizione o dello stato fisico dellatmosfera tale da costituire pregiudizio diretto/indiretto della salute o da compromettere le attivit ricreative e gli altri usi legittimi dellambiente []. b. Ne consegue che lodore rientra fra le forme di inquinamento dellaria DM 12/7/1990: Stabilisce le linee guida per il contenimento delle emissioni da impianti esistenti e i valori limite di emissione di alcune specifiche sostanze per alcune tipologie di impianti. I composti odorigeni sono trattati per la loro tossicit e non per la loro soglia di percezione che, essendo molto bassa, renderebbe critico il contenimento dellimpatto olfattivo. 2. Criteri di Minima Distanza Minimum Distance Standards: adottati negli anni 80 e 90 da alcuni

paesi (A, D, B, NL, CH) per contenere la molestia olfattiva generata dagli allevamenti. Stabiliscono che la minima distanza dai centri abitati alla quale si possono installare i nuovi insediamenti dipende da funzioni di potenza i cui coefficienti ed esponenti dipendono da:

Numero capi Parametri meteorologici Caratteristiche dei ricoveri (tipo di ventilazione, etc.) Caratteristiche dello stabilimento e del sito

3. Criteri di Massima Emissione Maximum Distance Standards: rappresentano un salto di qualit. Il prerequisito la messa a punto di uno standard olfattometrico (ASTM E 679-91 USA e EN 13725 - EU) ossia di un protocollo che permetta di arrivare alla determinazione della concentrazione di odore utilizzando uno standard di riferimento (il n-butanolo) e che permetta
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anche di avere una misura della ripetibilit e dellaccuratezza delle misurazioni effettuate. Il settore in cui sono intervenute le autorit quello degli impianti di compostaggio le cui emissioni, seppur non tossiche, sono comunque fastidiose. In tale settore esistono oltretutto delle somiglianze fra le varie sorgenti poich la tecnologia impiegata similare da impianto a impianto, inoltre gli impianti di compostaggio si presentano generalmente come sorgenti puntiformi di semplice campionamento. 4. Criteri di Massimo Impatto Maximum Impact Standards: si tratta di una situazione molto articolata. Alcuni Paesi fissano solo la massima concentrazione di odore che una sorgente pu provocare allesterno dei confini dello stabilimento: Massachusetts (USA): oltre i confini degli impianti di trattamento reflui lodore non deve superare il valore di 5 D/T [ASTM E 679-91]. Belgio: Presso i recettori sensibili al di fuori dello stabilimento il 98 percentile delle concentrazioni di odore al suolo non deve superare 1 UO/m3. Austria: Piccole industrie e aziende agricole non possono causare odori fortemente percepibili (non quantificati) ad una distanza di 500 m dai confini dello stabilimento per pi dell8% del tempo in un anno. 5. Criteri di Massima Molestia Maximum Annoyance Standards: in questo caso lesposizione ad

un determinato odore valutata solo dal punto di vista del percettore. Si vuole individuare il massimo livello di molestia rilevato in una determinata zona. Per questo si conducono indagini demoscopiche (per lo pi tramite interviste telefoniche) per attribuire degli indici di molestia con lobiettivo di ridurre il numero delle lamentele emergenti dalla popolazione. Ad esempio, in Svizzera esiste un indice di molestia definito su di una scala variabile da 1 a 10 in funzione della percentuale di persone che afferma di avvertire una grave molestia.

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2 Misure di emissione di odore in letteratura


Nel caso degli allevamenti suinicoli le principali sorgenti aziendali di odore sono i camini di ventilazione, le strutture per lo stoccaggio dei liquami e le operazioni di distribuzione sui terreni impiegati per lo spandimento. La letteratura disponibile ha focalizzato la propria attenzione molto pi sulle emissioni dai ricoveri e pochi sono al momento i dati relativi alle altre sorgenti.

2.1 Emissione di odore dai ricoveri per animali


Lemissione di odore quantificata dallintensit del medesimo (OU) emessa per secondo (OU/s), comunemente detta fattore di emissione di odore. La concentrazione di odore spesso indicata semplicemente con OU, anzich con OU/m3 (in Nord America) riferendosi comunque sempre alle OU/m3. Per facilit di confronto il tasso di emissione di odore pure descritto in termini di odore emesso per unit di superficie di pavimento (OU/s/m2) o per Animal Unit (OU/s/AU). Il tasso di emissione di odore dai ricoveri suinicoli dipende da un certo numero di fattori quali il tipo di settore produttivo (parto, svezzamento, ), il tipo di gestione degli animali, la modalit di gestione dei reflui e anche il tipo di ventilazione. Molti studi indicano che lemissione di odore dai ricoveri suinicoli non sono costanti, ma variano durante il giorno e durante lanno (Zhu et al., 2000; Schauberger et al., 1999; Guo et al., 2006). Contemporaneamente la temperatura esterna e quella interna sembrano avere una certa influenza (Heber et al., 1998). in genere il tipo di operativit, e la modalit con cui gestito il liquame, unitamente alla ventilazione, sono considerati i fattori maggiormente influenti sullemissione di odore e per questo motivo la maggior parte dei ricercatori ha raggruppato i tassi di emissione di odore in base a queste caratteristiche ponendo una prima differenziazione in base al tipo di settore produttivo considerato (tabella 2, 3, 4, 5, 6).
Tabella 2: raccolta di fattori di emissione da strutture per la gestazione

Tipo di raccolta reflui Vacuum system

Ventilazione Meccanica

Emissione di Odore 10.4 OU/s/m2

Riferimento Guo et al., 2006

Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Vacuum System e Fossa a Tracimazione Vacuum System Vacuum System con fossa poco profonda

Meccanica Curtain wall, meccanica Naturale e meccanica Meccanica Meccanica

3-20 OU/s/m2 2.3 OU/s/m2 12.6 OU/s/m2 3.6 OU/s/m2 6-18 OU/s/m2

Zhu et al., 2000 Jacobson et al., 1999 Wood et al., 2001 Jacobson et al., 1999 Zhang et al., 2001

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Tabella 3: raccolta di fattori di emissione di odore dai settori parto

Rimozione reflui Vacuum system

Ventilazione Meccanica

Emissione di Odore 25.2 OU/s/m2

Riferimento Guo et al., 2006

Fossa a tracimazione Vacuum System e fossa a tracimazione Vacuum System Vacuum System con fossa poco profonda Vacuum System Vacuum System Raschiatore Sconosciuta

Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Naturale Meccanica Meccanica

5-12 OU/s/m 4.8 OU/s/m2 0.4 OU/s/m2

Zhu et al., 2000 Wood et al., 2001 Jacobson et al., 1999 Zhang et al., 2001 Jacobson et al., 1999 Smith et al., 1999 Jacobson et al, 1999 Verdoes and Ongink, 1997

7 62 OU/s/m2 1.3 OU/s/m2 5.6 44 OU/s per SPU 29.8OU/s/m2 35.27 OU/s/capo

Tabella 4: raccolta di fattori di emissione di odore dalle strutture per lo svezzamento

Rimozione reflui

Ventilazione

Emissione di Odore

Riferimento

Vacuum system Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Vacuum System con fossa profonda Fossa poco profonda Vacuum System Lettera Sconosciuta

Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica Meccanica

30.8 OU/s/m2 1.8 OU/s/m 2.1 OU/s/m


2 2 2

Guo et al., 2006 Jacobson et al., 1999 Lim et al., 1999 Zhu et al., 2000 Wood et al., 2001 Zhang et al., 2001 Jacobson et al., 1999 Pattison 1999 Verdoes and Ongink, 1997

7 50 OU/s/m 8.66 OU/s/m2

11 36 OU/s/m2 0.1 OU/s/m2 162 5734 OU/m3 4.95 OU/s/capo

Come possibile evincere da queste tabelle il tasso di emissione di odore pu ampiamente variare fra strutture diverse cos come nellambito di una medesima struttura: il maggior tasso di emissione di odore, 62 OU/s/m2, lo si raggiunge per il settore parto che comunque la fase produttiva che presenta pure il maggior ambito di variazione (da 0.4 OU/s/m2 a 62 OU/s/m2) mentre gli ambiti di variazione riscontrabili nei settori gestazione e ingrasso sono simili proprio come riassunto in figura 2.

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Tabella 5: raccolta di fattori di emissione di odore dalle strutture per lingrasso

Rimozione reflui Vacuum system

Ventilazione Meccanica

Emissione di Odore 45.9 OU/s/m2

Riferimento Guo et al., 2006

Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione Fossa poco profonda Lettiera Sconosciuta Flushing, Vacuum System, Raschiatore e fossa profonda Sconosciuta

Meccanica Meccanica Naturale o Meccanica Naturale o Meccanica Naturale Meccanica Naturale Meccanica Naturale e Meccanica Meccanica

13.9 OU/s/m

2 2

Jacobson et al., 1999 Zhu et al., 2000 Jacobson et al., 1999 Heber et al., 1998 Zhu et al., 2000 Zhang et al., 2001 Payne, 1997 Hartung et al., 1998 Wood et al., 2001 Verdoes and Ongink, 1997

3 - 15 OU/s m 2.5 OU/s/m2 3990 OU/m3

3 - 11 OU/s/m2 11 - 21 OU/s/m2 7 - 42 OU/m3 16 - OU/s/L.U.a 6.86 OU/s/m2 10 14 OU/s

70 60 50 40 30 20 10 0

OU s-1 m-2

GESTAZIONE

PARTO

SVEZZAMENTO

INGRASSO

Min

Max

Figura 2: ambiti di variazione riscontrabili nei dati di letteratura e precedentemente riportati nelle tabelle 2, 3, 4 e 5

L.U. = Livestock Unit; capo grosso da 500 kg

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Tabella 6: raccolta dei fattori di emissione di odore disponibili per le strutture di stoccaggio dei liquami

Settore produttivo Gestazione e svezzamento

Numero di animali 100

Tipo di stoccaggio Lagone

Fattore di emissione (OU/s m2) 3.1

Riferimento Jacobson et al, 1999

Svezzamento e ingrasso Gestazione e Parto Gestazione, Parto e Svezzamento Parto -> Ingrasso Ingrasso Parto -> Ingrasso Svezzamento Svezzamento e Ingrasso Gestazione, Parto e Svezzamento Parto e svezzamento Parto e svezzamento

1920 286 160 430 600 684 5500 6000 4250 20000 2900

Lagone Vasca di raccolta Vasca Lagone Vasca di raccolta Lagone Vasca di raccolta Lagone Lagone Lagone Lagone

17.6 12.8 51.3 4.4 19.4 6.8 0.1 3.8 2.2 6.2 2.9

Jacobson et al.,1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Jacobson et al., 1999 Zhang et al., 2002 Zhang et al., 2002

Se si rivolge lattenzione anche alla ricerca svolta in Europa esistono dei valori di riferimento raccomandati dalla Environmental Protection Agency della Comunit Europea (E.C.-E.P.A.) differenziati per categoria e peso degli animali. Tali valori, di seguito riportati in tabella 7, sono il risultato di ricerche condotte in parallelo fra Olanda, Belgio, Inghilterra e Irlanda. Unidea del campo di variazione dei fattori di emissione lo si pu ricavare dalla tabella 8 i cui valori sono stati utilizzati, con altri, per la definizione della tabella 7.

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Tabella 7: fattori di emissione raccomandati per i suini nelle varie fasi del processo produttivo espressi in OU/s/capo (da EC-EPA, 2001)

Fase del ciclo produttivo INGRASSO

Tipo di gestione Convenzionale su pavimentazione parzialmente fessurata Flushing bigiornaliero al di sotto della pavimentazione

Fattore di emissione (OU/s/capo) 22.5

INGRASSO INGRASSO SVEZZAMENTO PARTO GESTAZIONE GESTAZIONE

11 20 6 18 19 7

Stabulazione su lettiera Convenzionale con pavimentazione totalmente fessurata Convenzionale con pavimentazione totalmente fessurata Convenzionale In box con feeding station

Tabella 8: fattori di emissione raccomandati per i suini nelle varie fasi del processo produttivo espressi in OU/s/capo (da Ongink et al., 2001)

Fase del ciclo produttivo

Tipo di gestione

Fattore di emissione (OU/s/capo)

INGRASSO INGRASSO

INGRASSO INGRASSO

Convenzionale su pavimento parzialmente fessurato A bassa emissione: ridotta superficie emissiva al di sotto del fessurato A bassa emissione: raffreddamento della superficie del liquame al di sotto del fessurato

22.4 (8 85) 9.6 (7 15)

10.8 (6 18) 10.9 (5 23)

A bassa emissione: flushing della fossa due volte al giorno

SVEZZAMENTO SVEZZAMENTO SVEZZAMENTO

Convenzionale con pavimentazione totalmente fessurata Convenzionale con pavimentazione totalmente fessurata A bassa emissione: ridotta superficie emissiva al di sotto del fessurato

16.3 (8 35) 5 (1 11) 4 (1 16)

PARTO GESTAZIONE

Convenzionale con stabulazione singola e pavimentazione totalmente fessurata Convenzionale in gabbia

17.8 (7 35) 19 (8 37)

GESTAZIONE

A bassa emissione: in box con feeding station

6.8 (3 19)

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3 Parte sperimentale
3.1 Rilievi micrometeorologici
E stata istallata una centralina per il rilevamento dei dati micrometeorologici (figura 3) allinterno di una delle aziende agricole monitorate per potere avere informazioni circa gli andamenti climatici, la direzione e lintensit del vento e riuscire a utilizzare un modello di diffusione atmosferica.

Figura 3: immagine della centralina installata. In particolare possibile notare il palo su cui sono posti lanemometro e il tacheogoniometro per la rilevazione della velocit e della direzione del vento

Nellelaborazione finale del modello sono stati utilizzati tutti i dati agrometeo raccolti grazie alla collaborazione di ERSAF per potere arrivare a produrre un nomogramma in cui fossero rappresentate le condizioni micrometeorlogiche delle province di pianura della Regione Lombardia (paragrafo 4.3). Per la conferma dellutilit del dato utilizzato durante i nostri rilevamenti olfattometrici ci si serviti di una centralina meteo, dotata di anemometro, tacheogoniometro e termoigrometro posta in unazienda suinicola sita ad Ovest di Milano. I dati sono stati registrati in continuo (dal marzo 2005 al settembre 2006): in particolare la velocit e la direzione del vento hanno un tasso di acquisizione di 2 minuti e 30 secondi; diversamente temperatura e umidit relativa dellaria sono registrate ogni 5 minuti. Per quanto riguarda la velocit e la direzione del vento, lelaborazione dei dati ottenuti fatta con il software GRAPHER 5.0 ha permesso di ottenere la rosa dei venti di seguito riportata in figura 4. In tale rappresentazione, le classi di velocit sono state opportunamente scelte per evidenziare i casi di vento debole (velocit istantanea < 2 m/s), moderato (velocit istantanea di 2-5 m/s) e forte (velocit istantanea maggiore di 5 m/s). Losservazione del grafico (figura 4) permette di evidenziare le seguenti componenti dominanti: componente da Est: rappresentativa delle fasi di tempo perturbato. Si ha quando il campo di moto della massa daria al suolo si muove da est verso ovest per effetto del richiamo di una depressione con minimo ad ovest dellarea padana; il vento debole o moderato. 18

componente da Sud-Sudest: rappresentativa della circolazione di brezza diurna con vento debole

componente da Nord-Nordovest: rappresentativa (i) della

circolazione di brezza notturna

(drenaggi di aria fresca dalle Prealpi) con vento debole e (ii) delle circolazioni di fehn con vento forte; componente da Sud-Ovest: interpretabile come rappresentativa di situazioni circolatorie da ovest, con vento per lo pi debole. Il campo del vento subisce una deformazione che in prima analisi attribuibile alleffetto della dislocazione degli edifici aziendali (figura 4 a destra)
N
0

315

45

270 0% 1% 2% 3% 4%

E 90

225

135

180

<=2 >2 - 5 >5

Figura 4: a sinistra rappresentata la rosa dei venti ottenuta dallelaborazione dei dati istantanei ottenuti dalla centralina posta nellallevamento di cui a destra possibile vedere unimmagine da satellite (la stella gialla indica il punto in cui stato posto il tacheogoniometro). Il grafico mostra la frequenza (%) e lintensit del vento (m/s). La direzione di provenienza del medesimo rappresentata in gradi a partire dal Nord (0)

3.2 Esecuzione dei campionamenti di aria odorigena


I prelievi di aria odorigena per la determinazione della concentrazione di odore e il successivo calcolo del tasso di emissione sono stati svolti in 5 aziende site in provincia di Milano, Bergamo e Cremona. Di seguito, si fornisce una descrizione delle sei tipologie di ricovero monitorate. Settore Gestazione: allinterno del ricovero erano alloggiate circa 60 scrofe del peso medio di circa 180 kg. La sala suddivisa in 8 box con pavimentazione totalmente fessurata in cemento. Gli animali sono alimentati 5 volte al giorno: 3 a liquido e 2 con mangime secco e la rimozione del liquame avviene tramite vacuum system. I prelievi (in media 8 campionamenti per tipologia) di aria odorigena sono stati fatti dal camino per lestrazione dellaria che entra da bocchette poste a circa 180 cm da terra e presenti lungo un lato della sala. Settore Parto: il ricovero monitorato in grado di ospitare 30 scrofe. Gli animali vi sono condotti

solitamente 2 o 3 giorni prima del parto secondo la tecnica dellallevamento a bande. Al momento del campionamento la sala ospitava 30 scrofe (del peso di circa 230 kg luna) e 300 suinetti (1 kg) per un peso vivo totale di 7200 kg. La sala un ambiente relativamente chiuso, dotato di finestre sigillate che hanno il solo scopo di illuminare lambiente ma che non permettono scambi daria diretti con lesterno. Laria che entra nella sala proviene da un tunnel sotterraneo il cui ingresso posto a fianco delledificio. Laria, una volta entrata, sotto lazione dei camini di ventilazione posti nella sala, si diffonde
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verso lalto per poi entrare nelle varie sale attraverso un soffitto costituito da una lamina di PVC perforato. In tal modo le variazioni di temperatura e umidit sono minime e assicurano un ambiente stabile dal punto di vista microclimatico durante tutto il ciclo. Lalimentazione di tipo liquido per le scrofe, mentre la dieta dei suinetti, gi dalla prima settimana di vita, integrata con mangime secco (prestarter) versato in piccole mangiatoie a campana. Tra un ciclo riproduttivo e laltro, ogni sala viene lavata e disinfettata facendo attenzione a ripulire anche i soffitti. Alloperazione di lavaggio/disinfezione fa seguito il periodo di vuoto sanitario. In tutto, nellallevamento considerato, sono presenti 7 sale di questo tipo. Durante il periodo di vuoto non sono stati fatti prelievi di aria odorigena perch avrebbero potuto viziare il dato finale. Settore Svezzamento: si sono monitorati ricoveri di differenti tipologie. La prima tipologia di ricovero prevede gli animali ospitati su di una pavimentazione costituita da grigliato in PVC riscaldato. Al suo interno vi sono 15 box ospitanti ciascuno 23 suinetti del peso medio iniziale di 7 kg e di 21 gg di et per un totale di 345 animali. Lalimentazione fornita di tipo dry-wet, ovvero il mangime secco, sospinto nelle tubature da una coclea, raggiunge la campana di alimentazione e l si bagna con lacqua dellabbeveratoio posto nella campana stessa. La rimozione dei liquami avviene tramite un sistema a vacuum e la fossa sottostante la sala svuotata alla fine di ogni ciclo. Al momento del campionamento di aria odorigena il peso medio dei suinetti era di circa 20 kg per un totale di 6742 kg di peso vivo. Per quanto riguarda la seconda tipologia di ricovero, la sala monitorata ha una pavimentazione in grigliato ed dotata di 12 box contenenti in media 20 suinetti cadauno. Lalimentazione che viene fornita nel primo periodo di tipo secco (il mangime somministrato manualmente dagli operatori nelle mangiatoie allinterno dei box) mentre nella seconda fase lalimentazione liquida addizionata due volte al giorno di mangime secco come integratore della dieta. Nelle sale sono posti due camini di estrazione che garantiscono una ventilazione massima di 17792 m3/h e lingresso dellaria avviene attraverso bocchette poste in alto nella parete che divide le sale dal corridoio dello stabile. I liquami sono rimossi tramite vacuum system e la fossa sottostante le sale ha una profondit di 65 cm. Il suo svuotamento fatto alluscita degli animali dal reparto e durante il ciclo di allevamento quando il liquame giunge a 10 12 cm dal grigliato in inverno mentre in estate fatta quando tale livello arriva a 30 cm dal pavimento. Nella terza tipologia di ricovero il peso degli animali stabulati varia da 9 a 14 kg/capo. In ciascuna sala gli animali sono ospitati in box da 17 capi con divisori in carpenteria metallica a giorno e pavimentazione grigliata in acciaio ricoperto di plastica. Lalimento fornito agli animali di tipo liquido e la razione suddivisa in pasti giornalieri. I liquami sono rimossi dalla struttura mediante fossa a tracimazione della profondit di 140 cm; il pelo libero del liquame a 40 cm dalla superficie della pavimentazione. Il ricambio daria assicurato da due estrattori, del diametro di 50 cm, la cui presa daria allinterno delle sale a 180 cm circa dalla pavimentazione.

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Laria entra nel corridoio di servizio, che corre lungo tutta la struttura, dove un deflettore la devia verso il basso. La diffusione nel ricovero avviene attraverso due tubi forati in PVC che interessano tutta la lunghezza della sala. Settore Magronaggio: la sala al momento del campionamento ospitava 334 suini del peso medio di circa 65 kg (peso vivo totale degli animali presenti nella sala: 21705 kg), suddivisi in 16 box a pavimentazione totalmente fessurata in cemento. Lalimentazione di tipo liquido e gli animali erano alimentati 4 volte al giorno: lacqua per labbeverata distribuita nel truogolo circa mezzora dopo la somministrazione della broda in modo da lavare le tubature. Nella sala sono presenti tre camini per lestrazione dellaria che entra da bocchette ad apertura automatica poste su di una parete laterale a circa 180 cm di altezza. Settore Ingrasso: si sono monitorati ricoveri appartenenti a diverse tipologie. Nella prima la

pavimentazione era totalmente fessurata con sistema di allontanamento delle deiezioni mediante fossa di tracimazione. Al momento del monitoraggio conteneva 1068 capi del peso medio di 138 kg. La razione era somministrata in forma liquida per tre volte al giorno a partire dalle ore 9.00 del mattino. Il ricambio dellaria era garantito da sette ventilatori installati su di una parete laterale posti e a 2,0 metri di altezza dal pavimento. Un secondo ricovero, di pi recente edificazione, era invece dotato di un sistema di rimozione delle deiezioni secondo la tecnica del vacuum system e al momento del monitoraggio ospitava 456 animali alimentati per via liquida tre volte al giorno. La ventilazione era forzata: su una delle pareti longitudinali sono infatti posti cinque estrattori verticali che, al momento del campionamento, garantivano un ricambio di 5883 m3/h. In un terzo ricovero erano custoditi 530 animali del peso di circa 150 kg luno stabulati in box con divisori in carpenteria metallica a giorno in grado di ospitare 12 capi ciascuno. Lalimento fornito agli animali di tipo liquido e la razione somministrata tre volte al giorno. La pavimentazione, in cemento armato totalmente fessurata, permette la rimozione dei liquami mediante una fossa a tracimazione della profondit di 140 cm con il pelo libero del liquame posto a 40 cm dalla superficie del pavimento fessurato in cemento armato. La ventilazione assicurata da due estrattori, del diametro di 130 cm, posti nel fondo delle pareti laterali e laria entra nel locale attraverso finestre basculanti poste a due metri di altezza la cui apertura regolata manualmente dalloperatore. Stoccaggi: dal punto di vista olfattometrico le sorgenti odorigene devono essere considerate superfici estese senza flusso proprio (APAT, 2003) e la tecnica adottata, sviluppata da molti ricercatori europei (Lockyer, 1984; Braschkat et al., 1993; Lorenz and Steffens, 1997; Meissinger et al., 2001), ha consentito di simulare, in condizioni pienamente controllate, su superfici di ampiezza significative (0.31 m2) e senza indurre eccessivi disturbi del substrato emissivo, il rilascio di odore dal pelo libero del liquame cos come avviene in ambiente.

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Pertanto una portata nota di aria neutra caricata dellodore emesso dalla superficie monitorata, stata insufflata allinterno di una cappa in acciaio inox con superficie coperta di capacit pari a 0,5 m2 e il controllo delleffettiva portata daria espulsa stato effettuato tramite un anemometro a ventolina. La raccolta dei campioni odorigeni stata eseguita in corrispondenza del punto di uscita della corrente daria facendo variare la velocit di uscita dellaria stessa. Il campionamento degli odori: in accordo con quanto previsto dalla norma EN 13725 (UNI-CEN, 2003), la raccolta dei campioni stata fatta utilizzando una pompa a polmone. Questo tipo di pompa costituita da una struttura rigida dotata di coperchio a tenuta e collegata ad una pompa a vuoto. Al suo interno posto il sacchetto di Nalophan, materiale espressamente indicato per le misure di odore in aria (UNI-CEN, 2003), che si riempie con laria campione grazie alla depressione creata dallazionamento della pompa a vuoto. Tutte le connessioni fra pompa e struttura e fra struttura e sacchetto di Nalophan sono state fatte per mezzo di connettori a tenuta in acciaio inox di tipo Swagelok . In particolare, per evitare interazioni fra questi e gli odori campionati, i connettori impiegati per la preparazione dei sacchi di campionamento sono stati preventivamente avvolti con una pellicola di teflon. (figura 5).

Figura 5: particolare dei connettori e dei sacchetti impiegati per lesecuzione dei campionamenti

In tutti i settori considerati, i campioni di odore sono stati prelevati direttamente dai camini di estrazione dellaria posizionando una sonda di aspirazione, costituita da un tubo di PTFE del diametro interno di 4 mm e della lunghezza di 200 cm, direttamente nel camino al di sopra del ventilatore per lestrazione dellaria. Quando gli estrattori erano a parete, il prelievo stato fatto agganciando la sonda di aspirazione alla griglia esterna di protezione (figura 6).

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Figura 6: particolare della pompa a polmone impiegata nei campionamenti. Nelle immagini al centro e a destra possibile vedere come il campionamento stato eseguito in caso di estrattori a parete o di camini di ventilazione

3.3 Esecuzione delle misure olfattometriche


I campioni di aria odorosa sono stati sottoposti ad analisi olfattometrica per la determinazione della concentrazione di odore entro 28 ore dal prelievo. Tale analisi stata condotta nel nostro laboratorio di olfattometria dinamica secondo il metodo della scelta forzata. I risultati delle analisi sono riassunti in tabella 9 in cui sono riportati o tassi di emissione rapportati al numero di capi presenti nella sala unitamente allambito di variazione riscontrato.
Tabella 9: fattori di emissione per capo allevato e per metro quadro di superficie degli stoccaggi ricavati dalle misurazione eseguite in azienda

Settore di produzione Gestazione

Tipologia Vacuum system

Tipo di ventilazione Meccanica

OU/s/capo Min - Max 19 22.8

OU/s/capo Media 21

Parto Magronaggio

Vacuum System Vacuum system

Meccanica Meccanica

69.3 116.4 3.5 5.5

78 4

Vacuum System Svezzamento Fossa a tracimazione Fossa a tracimazione

Meccanica Meccanica Meccanica

2.8 12.8 5.0 27.3 38 65

6 9 50

Ingrasso

Vacuum System

Meccanica

49.7 71 OU/s/m2 Min - Max 143 - 229

59 OU/s/m2 181

Emissione di odori dagli stoccaggi Velocit dellaria = 0.3 m/s

Vasca di raccolta Velocit dellaria = 0.7 m/s 74 77 76

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I tassi di emissione per capo allevato, in alcuni casi, risultano confrontabili con quelli ottenuti dallEuropean Environmental Protection Agency (EC-EPA, 2001) che sono di seguito riassunti per settore di produzione con tipologia stabulativa analoga a quella dei ricoveri considerati: Parto: da 17.2 a 20.1 OU/scapo Svezzamento: da 2.8 a 16.3 OU/scapo Gestazione: da 6.8 a 52.6 OU/scapo Magronaggio: da 36 a 128 OU/scapo Ingrasso: da 36.1 a 127.5 OU/scapo

Per quanto riguarda i settori Gestazione, Magronaggio e Ingrasso, i fattori di emissione per capo da noi misurati sono perfettamente allineati con i risultati derivanti dagli studi condotti dallEuropean Environmental Protection Agency (EC-EPA 2001). Lunica differenza si evidenzia con i dati relativi al settore Parto che nel nostro studio risultato essere quasi 4 volte superiore: tale differenza risulta peraltro compatibile con i risultati scientifici pubblicati da altri autori e precedentemente citati: infatti, con riferimento alla tabella 3 (paragrafo 2), apportando le opportune variazioni di unit di misura, il risultato di 78 OU/s/capo inferiore a quello di 159 OU/s/capo (25.2 OU/s/m2 Guo et al., 2006) e perfettamente
2

compreso

nel

range

di

fattori

di

emissioni

44

389

OU/s/capo

(7 62 OU/s/m ) riportato da Zhang et al., 2001. Inoltre, come anche evidenziato nel paragrafo 2.1, il settore parto quello in cui si riscontra il maggiore ambito di variazione fra i fattori di emissione minimo e massimo.

24

4 Modellizzazione
La dispersione degli odori a lunga distanza pu rappresentare un problema per i centri residenziali posti in vicinanza di impianti per il trattamento delle acque reflue, impianti di compostaggio, nonch allevamenti di tipo intensivo che possono presentare molteplici sorgenti di odore. La dispersione degli odori nellambiente un fenomeno strettamente collegato ai flussi di aria e alle turbolenze che si verificano nello strato di atmosfera immediatamente a contatto con la superficie terrestre. Al momento gli strumenti modellistici che possono permettere questo tipo di analisi sono ascrivibili a tre tipologie: statistici, lagrangiani ed euleriani (Dupont S., 2006). I modelli statistici sono modelli relativamente semplici che descrivono la dispersione del pennacchio di odore come una curva di tipo Gaussiano. Questo tipo di modelli funziona bene con territori omogenei e pianeggianti e meno bene con territori caratterizzati da orografia complessa poich non riescono a gestirne bene la complessit spaziale di certi territori (Mc. Cartney and Fitt, 1985), e daltra parte possono risultare di estrema utilit poich possibile arrivare a valutare piuttosto accuratamente le possibili concentrazioni e deposizioni degli inquinanti rilasciati dalle diverse sorgenti. Risultano inoltre estremamente vantaggiosi in termini di semplicit di utilizzo e di potenza di calcolo richiesta. I modelli Lagrangiani ricavano la concentrazione e il tasso di deposizione degli inquinanti a partire dalle traiettorie di numerose particelle singole il cui movimento considerato pseudo casuale. Dal momento che non possono elaborare le caratteristiche del flusso nellatmosfera questi modelli richiedono che la velocit e i campi di turbolenza siano definiti a priori, cosa che li rende inapplicabili nelle situazioni reali in zone estremamente eterogenee. Questo tipo di modelli richiedono un gran numero di simulazioni di traiettorie elementari di particelle per potere arrivare ad un adeguato livello di accuratezza e richiedono elevate potenze di calcolo (Dupont S., 2006; Flesh et al., 1995). Lapproccio euleriano calcola direttamente la concentrazione media delle particelle di inquinanti risolvendo lequazione di conservazione advettiva di un flusso turbolento (si chiama advezione il trasporto orizzontale di qualsiasi entit atmosferica da parte del vento) Hanno il vantaggio di essere pi semplici rispetto a quelli Lagrangiani, ma hanno la medesima necessit in termini di potenza di calcolo per affrontare la dinamica della dispersione. In base a quanto detto, la risposta alla domanda: Quale modello di dispersione usare? pu essere data solo scegliendo lo strumento che meglio si pu raffrontare con la scala che si vuole considerare e la complessit di un particolare rilascio in atmosfera (Figura 7). Nel caso di condizioni atmosferiche e topografiche mediamente complesse i cui effetti sono relativamente semplici da descriversi, luso di un modello Gaussiano pu dare risultati affidabili mentre in condizioni pi complesse (relativamente allorografia del territorio e alla tipologia del rilascio in atmosfera) si rende necessario limpiego di

25

modelli a puff o a particelle per arrivare ad avere la medesima accuratezza di previsione (NZ EPA, 2004). Sulla base di queste indicazioni si scelto di utilizzare per lesecuzione delle simulazioni di dispersione degli odori il modello di tipo Gaussiano Windimula 3.0 che rappresenta levoluzione del modello Gaussiano Dimula sviluppato dallENEA e incluso nei rapporti ISTISAN 90/32 E 93/36 (Cirillo, 1990; Bassanino et al., 1993).
Modelli di dispersione con

sistemi di calcolo avanzati


Elevata

(modelli a puff)

Modelli Euleriani a griglia o


Langrangiani Modelli Gaussiani

Complessit della

dispersione

Ambito in cui

Modelli per applicazioni speciali (autostrade altre sorgenti lineari)

raramente richiesta la modellizzazione


Bassa

Complessit degli effetti

Semplice

Elevata

Figura 7: diagramma illustrativo delle tipologie di modello tipicamente impiegate nei diversi scenari in funzione della loro scala e della complessit. La profondit della banda associata a ciascun tipo di modello proporzionale al numero di modellisti che lo impiegano (da NZ-EPA, 2004 modificato)

4.1 Descrizione dellarea oggetto di studio


La pianura padana un ampio bacino circondato dalle catene montuose delle Alpi e degli Appennini la cui apertura unicamente verso Est. Questo fa s che larea, in inverno, sia esposta alle correnti fredde di aria polare provenienti dalla Siberia mentre le catene montuose proteggono larea dallinfluenza del sistema circolatorio che regola il clima dellEuropa Centrale e del Mediterraneo. A seguito di ci, il clima della valle del Po un clima di transizione fra quello Mediterraneo (clima Csa nella classificazione di Kppen), dominato da situazioni anticicloniche, e quello dellEuropa Centrale (clima Csb nella classificazione di Kppen), dominato da venti oceanici provenienti da ponente. Questo clima di transizione riscontrabile nel regime pluviometrico che, con due minimi (in estate e in inverno) e due massimi (in primavera e in autunno), parzialmente sfasato con la richiesta evapotraspirativa dellatmosfera che ha il proprio massimo in estate.

26

Conseguentemente si ha una moderata siccit in estate che intermedia fra la forte siccit tipica del clima Mediterraneo (che ha un forte minimo in estate esattamente in coincidenza con lelevata richiesta evaporaspirativa dellatmosfera) e la tipica assenza di siccit dellEuropa Centrale il cui regime pluviometrico ha un massimo proprio in estate esattamente in corrispondenza della massima richiesta evapotraspirativa dellatmosfera. I valori di piovosit medi annui oscillano da 650 a 800 mm/y mentre la richiesta evapotraspirativa per la coltura di riferimento (ET0) varia da 950 a 1100 mm/y; le principali variabili che agiscono sulla ET0 hanno le seguenti tendenze: Temperatura dellaria: la media annua fra i 12.5 e i 13.5 C con minimo e massimi assoluti registrati in gennaio/febbraio e luglio/agosto rispettivamente. Vento: il principale contributo dato dalle brezze che dominano duranti i regimi anticiclonici (circa 200 d/y); questi venti mostrano una direzione dominante da Nord Est durante la notte e da Sud Ovest durante il giorno con una velocit media di 0.3 0.7 m/s. Venti piuttosto forti da Nord la cui velocit massima pu arrivare anche a 15 25 m/s sono riscontrabili per 15 25 giorni allanno durante gli episodi di fehn;venti pi moderati o a bassa velocit dominano durante le situazioni cicloniche (circa 100 giorni/anno): in queste situazioni i venti provengono principalmente da Est o Sud Est. Radiazione solare globale: questo parametro raggiunge il picco massimo in estate (28 31 MJ/m2) nelle giornate di sole. Umidit relativa: larea ha unumidit relativa media annuale del 65 70% il cui minimo (10 15%) raggiunto durante gli episodi di fehn.

4.2 Modello numerico utilizzato


Lequazione di base impiegata per la stima della concentrazione di un inquinante (in questo caso odore) in un determinato recettore (x, y, z) in un modello Gaussiano la seguente:
y2

Q C ( x, y , z ) = e 2 uy z

2 2 y

( z H2 ) e 2 z

( z + H )2
2 2 z

(1)

Dove C(x,y,z) la concentrazione di odore nellambiente (OU m-3) in un determinato punto nello spazio (recettore) le cui coordinate sono (x, y, z) dal punto di rilascio, con lasse X identificato lungo la direzione del vento dominante; u la velocit del vento (m/s); y e z (m) sono le deviazioni standard (coefficienti di dispersione) in senso orizzontale e verticale; Q il tasso di emissione di odore (espresso in OU m-3 s-1) e H laltezza a cui avviene il rilascio (m). Ne consegue pertanto che, nellapplicazione dei modelli Gaussiani, le condizioni di calma di vento (quando la velocit del vento u tende a zero) devono essere opportunamente trattate a causa della proporzionalit inversa esistente fra C(x,y,z) e u.

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Ci risulta particolarmente importante in tutta la Pianura Padana che caratterizzata da unelevata frequenza di situazioni di calma di vento che possono rendere critico limpiego di un modello Gaussiano. Tra i modelli di tipo Gaussiano comunemente utilizzati ne spiccano due: il modello denominato Industrial Source Complex versione 3 (ISCST3), e quello denominato Windimula 3.0. Il primo uno dei modelli approvati e raccomandati dallU.S. E.P.A. a scopo regolatorio (U.S. E.P.A., 1995): si tratta di un modello stazionario che impiegato per il calcolo della concentrazione o della deposizione di inquinanti emessi da una vasta gamma di sorgenti presenti in un complesso produttivo di tipo industriale. Durante lelaborazione, nel caso delle calme di vento, il preprocessore meteorologico sostituisce come direzione del vento quella dellora precedente e pone la velocit del medesimo pari a 1 m/s. Nonostante siano stati fatti enormi sforzi per cercare di migliorare laccuratezza del modello nella previsione delle concentrazioni di odore, al momento lutilizzo di questo tipo di strumento con sorgenti come i grandi allevamenti deve essere ancora bene definito (Wang et al., 2006). Il modello Windimula 3.0 invece levoluzione del modello Gaussiano Dimula: un modello multisorgente che permette lesecuzione di simulazioni sia di breve periodo (short term) che di tipo climatologico. La particolarit di questo modello di potere eseguire simulazioni anche per situazioni di assenza di vento grazie alladozione del modello ridotto di Cirillo Poli (Cirillo and Poli, 1992) le cui principali equazioni sono di seguito riportate:

C ( x, y , z ) =

i =1, 2

(2 )3 / 2
+ y2

i2

(2)

Ti 2 =

x2

2
x2

2
y2

(z H )2

2
(z + H )2

(3)

Ti =
2

(4)

In cui , e sono coefficienti che definiscono la turbolenza atmosferica. I modelli gaussiani (figura 8) richiedono in ingresso che i dati meteorologici siano elaborati in modo tale da fornire i dati richiesti per ciascuna ora di simulazione (il cosiddetto step orario) e forniscono in output le concentrazioni di odore in corrispondenza di punti, disposti su di un reticolo, considerati come recettori (vedasi punto c). Pertanto si reso necessario predisporre ed organizzare le seguenti informazioni di input: a) caratteristiche delle sorgenti: necessario classificare la sorgente come puntuale (per esempio se

formata da un solo camino) o areale (come ad esempio le vasche di stoccaggio dei liquami). Nel caso dei ricoveri suinicoli le sorgenti sono state classificate come puntiformi, quindi i dati utilizzati sono stati il tasso di emissione (OU/s), laltezza di emissione (m) e la velocit dellaria in uscita (m/s). Per quanto riguarda le vasche di stoccaggio dei liquami, queste sono state considerate
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come sorgenti areali e per la loro quantificazione stato utilizzato il tasso di emissione di odore per unit di superficie (OU/s/m2) nonch la superficie emittente. b) dati meteo: stato necessario disporre dei dati meteo della zona oggetto di studio. Oltre ai dati di velocit e direzione del vento (figura 8), temperatura e umidit relativa, raccolti dalla centralina meteo collocata direttamente in azienda si proceduto a mettere a punto un preprocessore che, grazie ad algoritmi presenti in bibliografia, consente di calcolare le seguenti grandezze: i. radiazione solare globale giornaliera stimata con il modello di Donatelli e Campbell (1998); ii. copertura del cielo stimata sulla base del rapporto fra radiazione globale giornaliera potenziale con cielo perfettamente sereno e radiazione stimata (Mariani 2002 dispensa); iii. ricostruzione dati orari di radiazione solare globale e copertura del cielo dai dati giornalieri effettuata con il generatore del modello ALFALFA di Denison e Loomis (1989); iv. variabili legate alla turbolenza (ad es. la Lunghezza di Monin Obukovb) stimate con opportuni algoritmi micrometeorologici (Geiger, 1961; Oke, 1978; Stull, 1997); v. categorie di Pasquill per le fasi diurne e notturne stimate in base a copertura del cielo e velocit del vento (Mc Intosh at al., 1972; Ludwig & Dabberdt, 1976); vi. altezza dello strato rimescolato stimata come indicato in Bellasio et al (1993); vii. dati meteo in quota: sono i dati dellaltezza del geopotenziale di 950 hPa e della temperatura ivi riscontrata. Questi dati sono ricavati dal sito della Wyoming University (accessibile tramite il portale www.westwind.ch). In questo portale sono disponibili i dati dei radiosondaggi

condotti dal Servizio Meteorologico dellAeronautica Militare Italiana presso laeroporto di Milano Linate; c) predisposizione della griglia di recettori: prima di lanciare il modello stato determinato un reticolo di punti, di cui lazienda occupa il centro (0;0), in cui andare a calcolare la concentrazione di odore (OU/m3). Questo tipo di reticolo utile per la successiva post-elaborazione dove, indicando le coordinate dei recettori sensibili, possibile chiedere al software di eseguire il calcolo della dispersione di odore. Uno dei possibili risultati di questa operazione rappresentato in figura 9 in cui si vedono i risultati dellanalisi delle frequenze di ore di odore in recettori posti a 50, 100, 200, 300, 600, 800, 1000, 1500 metri dallazienda lungo la direttrice del vento dominante.

E un parametro di scala utile nello strato superficiale e corrisponde al rapporto tra l'intensit della turbolenza di origine meccanica (esempio: interazione del vento con superfici a diversa scabrezza) e quella di origine termica o convettiva (Centro Epson Meteo, 2004)

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Territorio
Sorgenti

Dati Meteo

WD3

Tasso di emissione Superficie emissiva Posizione relativa allinterno dellazienda

Input

Elaborazione dei dati Output in un reticolo di recettori

Elaborazione grafica

isolinee
Analisi statistica
File per post elaborazione

analisi frequenze

Figura 8: schema rappresentativo del funzionamento di un modello gaussiano di diffusione atmosferica. Attingendo alle informazioni sullandamento climatico, le caratteristiche del territorio e le caratteristiche delle sorgenti lalgoritmo calcola la concentrazione di odore per ciascun recettore posto su di un reticolo di punti di cui lazienda occupa il centro. Questi dati sono successivamente utilizzati per la post-elaborazione con la quale possibile effettuare unanalisi statistica delle frequenze di odore relativamente al periodo considerato

110.0% 105.0% 100.0% 95.0% 90.0% 85.0% 80.0% 75.0% 70.0% 0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600

y = 0.4924x 2 R = 0.9196

0.1041

Figura 9: rappresentazione dei punti lungo la direttrice del vento dominante in cui avviene il superamento della soglia di 33 OU/m3. In ascissa sono riportate le distanze (m) dei punti dallazienda oggetto di studio, mentre in ordinata le percentuali di ore sul totale in cui la concentrazione di odore nel recettore considerato minore della soglia stabilita di 33 OU/m3 (e pertanto considerata come odour free)

30

4.3 Dati meteo utilizzati e simulazione della dispersione


Per simulare la dispersione degli odori sono stati utilizzati i dati meteo provenienti da alcune stazioni della rete di rilevamento agrometeorologica dellERSAF in aggiunta ai dati meteo ricavati dalle centraline di rilevamento poste in azienda (capitolo 3) in modo tale da potere avere una panoramica della situazione meteorologica di tutto il bacino padano compreso nella Regione Lombardia. Le stazioni prese in considerazione sono state: Persico dOsimo (PERS) Certosa di Pavia (CEPV) Castello dAgogna (CDAG) Palidano di Gonzaga (PALI) Rivolta dAdda (RIVO) SantAngelo Lodigiano (SAL) Mantova (MNVG)

I dati orari utilizzati per ciascuna stazione coprono lintervallo temporale compreso fra il 1/4/2004 e il 31/8/2006 per un totale di 23376 dati orari per ciascuna stazione comprendenti le seguenti variabili: velocit del vento (m/s) direzione del vento per i 16 settori della rosa dei venti (N, ONO, NO etc.) temperatura (C) umidit relativa (%) piovosit (mm/h)

Le variabili, per potere essere utilizzate con successo dal modello, sono state verificate per potere escludere la presenza di eventuali errori strumentali e quindi sono state implementate, come gi descritto al punto b del paragrafo 4.2, per colmare le eventuali lacune e riuscire a ricavare per ciascun dato orario di ogni stazione la relativa classe di stabilit atmosferica di Pasquill in base alla copertura del cielo e velocit del vento (Mc Intosh et al., 1972; Ludwig and Dabberdt, 1976). Una volta che il database dei dati meteo orari stato preparato, si proceduto ad eseguire le simulazioni utilizzando il modello Gaussiano Windimula 3.0 che, essendo in grado di potere eseguire le simulazioni anche per situazioni di calma di vento meglio si presta alla previsione della dispersione di odore in un ambito climatico che, seppur caratterizzato da una certa instabilit atmosferica, presenta molte situazioni di calma di vento. Per quanto riguarda le caratteristiche delle sorgenti di odore considerate, ciascun ricovero dei vari settori di produzione stato considerato come sorgente puntiforme con altezza di rilascio dellodore pari a 7 m. Le strutture per lo stoccaggio del liquame sono state considerate come sorgenti areali la cui altezza di rilascio stata fissata a 1.5 m (gli allevamenti controllati dispongono di stoccaggi seminterrati).

31

Lo studio della dispersione stato fatto in due tempi: inizialmente si voluto vedere come lemissione di odore da una data sorgente variasse in funzione delle diverse situazioni meteorologiche considerate e se al variare delle condizioni meteorologiche, si verificassero significativi cambiamenti nella dispersione di odore. successivamente, per ciascun insieme di dati meteo, al variare dellemissivit totale, si voluto evidenziare come nei vari recettori posti a distanza crescente si superasse o meno la soglia di 33 OU/m2 considerata come uno dei limiti per potere verificare e considerare un odore fastidioso (vedi 5.2). I risultati di questo tipo di simulazione sono serviti per arrivare a determinare, sulla base dellanalisi delle frequenze di odore, delle equazioni che ponessero in relazione, a parit di emissione totale di odore, la percentuale di ore di odore inferiore a 33 OU/m3 con la distanza dallazienda. In una seconda fase, parit di percentuale di ore di odore inferiore a 33 OU/m3, si

sono trovate le relazioni che legassero lemissivit totale di odore e la distanza dallazienda in cui probabile che si verifichi la condizione di assenza di odore prefissata.
Dal momento che il modello utilizzato di tipo Gaussiano, lesecuzione delle simulazioni avvenuta nelle seguenti ipotesi: il territorio considerato pianeggiante (assenza di orografia complessa) nei recettori la concentrazione di odore calcolata a 1 m di altezza non avvengono reazioni chimiche di alcun tipo fra inquinante rilasciato (odore) e atmosfera le simulazioni fatte sono di tipo Short Term o puntuali e rappresentano una sorta di immagine istantanea della diffusione di odore in base ai dati meteorologici orari (direzione e velocit del vento puntuali). Il codice di calcolo di Windimula 3 permette di eseguire pi simulazioni puntuali in sequenza: su questi risultati sono state poi eseguite delle postelaborazioni

4.4 Elaborazione delloutput del modello


In figura 10 schematicamente rappresentata la procedura con cui, grazie allimpiego di un modello gaussiano possibile arrivare ad avere la concentrazione di odore (OU/m3) in ciascun recettore (fasi 1, 2 e 3). Una volta calcolata la concentrazione di odore in ciascun recettore, o meglio la sequenza delle concentrazioni di odore che il modello calcola in ciascun recettore per ogni ora di simulazione, per potere giungere ad una conclusione circa le conseguenze del rilascio di odore nellambiente operato dalle sorgenti considerate, necessario operare unulteriore lavoro di analisi delloutput ottenuto.

32

Figura 10: rappresentazione dinsieme del processo di simulazione della dispersione atmosferica degli inquinanti

I punti presi in considerazione sono posti a distanza crescente lungo la direttrice del vento dominante per cui necessario elaborare i dati di output per avere informazioni circa lesposizione dei diversi recettori alla dispersione degli odori man mano che ci si allontana dallallevamento. Nella determinazione dei criteri di esposizione si possono impiegare diversi percentili i quali riflettono una distribuzione di valori di concentrazione di odore a loro volta determinati dalla meteorologia del sito preso in considerazione. La scelta del percentile appropriato deve riflettere un certo livello di esposizione e per questo devono essere tenuti presenti alcuni aspetti fra cui le condizioni in cui si verifica una molesta olfattiva. In questo caso le ore in cui lodore si manifesta con maggiore intensit (solitamente poche, se non rare) hanno un impatto molto pi grande di quello della maggior parte delle ore durante le quali la carica di odore intorno alla media se non inferiore. Questo dipende infatti dalla relazione esistente fra concentrazione di odore e sensazione percepita nonch da tutti i processi psicofisici e psicologici coinvolti che sono riassunti nella funzione della legge di Weber-Fechner:

S w = k w log I

I0

In cui S lintensit percepita, I lintensit fisica dello stimolo (in questo caso la concentrazione di odore), I0 la soglia di rilevabilit dello stimolo e kw il coefficiente di Weber Fechner. Lntensit di odore (ovvero la forza con cui noi percepiamo un odore) dipende non solo dalla effettiva concentrazione di odore, ma anche dallintensit con cui noi lo percepiamo.
33

Quando si utilizzano i modelli previsionali per ciascun recettore si ottiene una serie di concentrazioni di inquinante (in questo caso, odore) il cui numero corrisponde al totale delle ore di cui si fatta la simulazione. Pertanto, per rappresentare la concentrazione di odore rilevabile in un determinato sito utilizzato come recettore, si impiega un valore percentile, ossia un valore al disotto del quale ricade una determinata percentuale di osservazioni. Questo valore dunque dipendente dal numero di osservazioni utilizzate e pertanto necessario procedere con cautela. Se si utilizza infatti un percentile troppo alto si potrebbe includere nel risultato finale anche lesito delle simulazioni ci scarsa qualit dei dati (a seguito, per esempio, di malfunzionamenti strumentali). In questo report, per la descrizione della concentrazione di odore in recettori posti a distanza crescente dallallevamento, si considerato il 98 percentile (175 ore/anno o, in alternativa, 29 minuti/giorno) poich questo valore, come indicato da EC-EPA (2001), da considerarsi il giusto compromesso riflettendo la coda superiore della distribuzione e basandosi sui primi 175 valori delle simulazioni orarie. In altre parole, il 98 percentile di una serie di valori quel dato oltre il quale non va il 98% dei valori della distribuzione (concentrazione di odore per un determinato recettore al di sotto della quale vi il 98% delle concentrazioni di odore per esso) Pertanto se pongo il 98 percentile pari a 33 OU/m3 vado a cercare quei siti recettori in cui la concentrazione di odore per il 98% del tempo inferiore a 33 OU/m3.

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5 Risultati
5.1 Risultato della simulazione
Per potere arrivare a creare un modello matematico valido ci si doveva basare su dati meteorologici consistenti che fossero rappresentativi. Si pertanto deciso di utilizzare le stazioni di Rivolta dAdda (CR), Mantova (MN), Certosa di Pavia (PV), Persico Dosimo (CR), Palidano (MN), SantAngelo Lodigiano (LO) in quanto assimilabili per condizioni meteorologiche. Quindi le elaborazioni successive sono da considerarsi valide solo per le aziende che ricadono nel territorio descritto da queste stazioni. Il primo passo stato quello di verificare, a parit di fattore di emissione totale, che nelle diverse condizioni meteorologiche date dalle sei centraline meteo utilizzate, ci fosse una dispersione che avesse un andamento simile. In figura 11 rappresentato come, in base al modello utilizzato, la concentrazione di odore calcolata a 1 m di altezza dal suolo diminuisca allaumentare della distanza dalle sorgenti aziendali. In tale grafico le concentrazioni di odore rappresentano il 98 percentile della sequenza di concentrazioni orarie che il modello Gaussiano ha calcolato per ciascun recettore. Oltre a questi valori rappresentato landamento medio della dispersione di odore (linea continua evidenziata in rosso) i cui punti sono stati calcolati utilizzando la media geometrica delle concentrazioni di odore dipendenti dalle singole situazioni meteorologiche, e impiegando come misura di variabilit la deviazione standard di tali concentrazioni dalla media geometrica.

900 800 700 600 500 400 300 200 100 0 0

OU/m3

200 RIVO

400 MNVG

600

800

1000

1200

1400

1600

CEPV

PERS

PALI

SANG

Media

Figura 11: rappresentazione della concentrazione di odore nei recettori posti lungo la direttrice del vento dominante. Le linee tratteggiate si riferiscono alle simulazioni eseguite per ciascuna stazione meteorologica considerata mentre la linea rossa continua mostra landamento della concentrazione media. Per ciascun recettore riportata la media geometrica del 98 percentile della concentrazione di odore stimata dal modello: i valori medi sono espressi come media geometrica delle concentrazioni di odore stimate deviazione standard dalla media geometrica

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E interessante vedere come, nella maggior parte delle stazioni meteorologiche considerate, la concentrazione di odore tende ad essere massima nel recettore posto a 100 m di distanza per poi diminuire man mano che la distanza aumenta. Non esistendo valori di riferimento per quanto riguarda la concentrazione di odore nellaria, se si applicasse lattuale limite di concentrazione di odore pari a 300 OU/m3 previsto per lemissione di odore in uscita dai biofiltri degli impianti di compostaggio per la produzione di compost da rifiuti (DGR n 7/12764 del 16/04/03), nel caso di un allevamento suinicolo come quello preso successivamente ad esempio (vedi sezione 5.3), gi a 200 m di distanza dallazienda ci si troverebbe in una situazione al di sotto del limite utilizzato come riferimento. Per quanto riguarda invece il risultato dellanalisi delle frequenze di odore calcolate dal modello nei punti (recettori) posti a 50, 100, 200, 300, 600, 800, 1000 e 1500 m di distanza da sorgenti di odore il cui fattore di emissione di odore totale stato fatto variare da un minimo di 2440 OU/s/m3 a un massimo di 2440072 OU/s/m3, in figura 12 rappresentato il nomogramma (ossia una rappresentazione grafica di una funzione con pi variabili, che permette di trovare velocemente i valori della funzione date quelli delle variabili) in cui possibile osservare la relazione esistente fra tasso di emissione di odore totale ( espresso in OU/s e in ascissa nella figura 20) e distanza dallazienda lungo la direttrice di vento dominante (m) a parit di ore libere da odore o meglio ore per le quali la concentrazione di odore nei vari recettori al di sotto di una soglia che si potrebbe definire di molestia sebbene, come gi detto, la molestia in se e per s non sia legata soltanto alla concentrazione di odore ma anche alla frequenza con cui un determinato odore rilevato. Jacobson (2005) nella costruzione del proprio schema per la determinazione delle distanze di rispetto utilizza 75 OU/m3 come concentrazione al di sotto della quale lora definita libera da odore. In questo studio, per maggiore sicurezza, il limite al di sotto del quale non si considera presente lodore stato fissato pari a 33 OU/m3.

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3500

m
3000
y = 573.95Ln(x) - 5551.2 R = 0.6904
2

99%

2500
y = 579.41Ln(x) - 6279.2 R = 0.9108
2

97%

2000
y = 538.04Ln(x) - 5998.4

95%
y = 431.79Ln(x) - 4944.2 R = 0.9296
2

1500

R = 0.8976

92% 90%

1000

y = 363.78Ln(x) - 4206.1 R = 0.9336


2

500

0 0.E+00 2.E+05 4.E+05 6.E+05 8.E+05 1.E+06 1.E+06 1.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 3.E+06

OU/s OU/m3

Figura 12: nomogramma in cui sono riportate le diverse distanze di rispetto da mantenersi per avere il 90, 3 92, 95, 97 e 99 % del tempo libero da odore (Cod < 33 OU/m ). Le curve sono state ottenute analizzando le frequenze percentuali di odore nei vari recettori ed evidenziando quelle che ricadevano al di sotto del limite considerato

Le curve di frequenza riportate nel grafico rappresentano rispettivamente il 90% (blu), 92% (fucsia), il 95% (verde), il 97% (rosso) e il 99% (viola) di ore libere derivate dalle frequenze medie di ore con concentrazione di odore inferiore a 33 OU/m3 di tutte le situazioni meteorologiche considerate. Queste frequenze corrispondono rispettivamente a 74, 60, 37, 22 e 7 ore di odore/mese. Pertanto, se ad esempio si considera la curva media del 99% (viola), si avr che le persone residenti in luoghi la cui distanza da un azienda si trovi lungo tale linea potranno rilevare odori la cui concentrazione al massimo pari a 33 OU/m3 mentre nella restante parte del tempo (1%, 7 ore/mese) la concentrazione di odore pu essere maggiore della soglia stabilita. Pi in generale, se una persona risiede a distanze superiori a quelle indicate dalle curve vi saranno percentuali di ore libere da odore maggiori di quelle indicate dalle medesime, accadr invece lopposto se la distanza fra un centro residenziale e lazienda inferiore a quella indicata.

5.2 Come utilizzare il nomogramma


Questo nomogramma pu essere utilizzato nel contesto geografico delle province di cui si sono utilizzati i dati agrometeo. Data la soggettivit della sensazione di molestia, e poich lunit odorimetrica , di fatto, una grandezza molto piccola, sono stati approntati tre nomogrammi (vedi paragrafo 5.3): Il primo, gi proposto, indica le distanze dallazienda in cui la concentrazione di odore al massimo 33 OU/m3 : questo limite molto basso e si riferisce al limite di rilevazione degli odori in camera

37

olfattiva, e dunque in condizioni controllate, in cui lolfatto dei rinoanalisti, come dimostrato da Walker (2001) riesce ad operare in modo sorprendentemente stabile. Il secondo stato elaborato considerando una concentrazione massima di odore pari a 100 OU/m3. Questa soglia stata scelta perch molto vicina a quella utilizzata da Jacobson (2005) nellelaborazione di un nomogramma analogo utilizzando le condizioni meteorologiche del Minnesota (USA). Il terzomostra le distanze dallazienda in cui la massima concentrazione di odore rilevabile pari a 300 OU/m3. Questa concentrazione di odore stata scelta poich lattuale limite di concentrazione di odore pari a 300 OU/m3 previsto per lemissione di odore in uscita dai biofiltri degli impianti di compostaggio per la produzione di compost da rifiuti in Regione Lombardia (DGR n 7/12764 del 16/04/03). I parametri di ingresso necessari per la stima dellodore emesso da unazienda suinicola sono: il numero di animali, il tipo di ricovero, il tipo di stoccaggio dei liquami e il tipo di gestione dei medesimi nonch le dimensioni delle strutture di stoccaggio; inoltre, dato che limpatto da odore nelle zone circostanti dipende dalle condizioni locali, bene tenere in considerazione la localizzazione dellazienda nellambito della regione Lombardia. Limpatto da odore considera infatti sia la forza dellodore (intensit) che la frequenza e la durata delle condizioni di odore.
Tabella 10: fattori di emissione di odore (OU/s/capo) nelle diverse tipologie di ricovero presenti in azienda suinicola

Settore di produzione Gestazione

Tipologia di raccolta reflui e ventilazione Vacuum system con ventilazione forzata o naturale

Fattore di emissione 21 OU/s/capo

Parto

Vacuum system con ventilazione forzata o naturale Vacuum system con ventilazione forzata o naturale

78 OU/s/capo 6 OU/s/capo

Svezzamento

Fossa a tracimazione con ventilazione forzata o naturale Fossa a tracimazione con ventilazione forzata o naturale

9 OU/s/capo 4 OU/s/capo

Magronaggio/Ingrasso

Vacuum system con ventilazione forzata o naturale Parchetto esterno con pavimentazione parzialmente fessurata

4 OU/s/capo 1.2 OU/s/capo

Stoccaggi liquami

Vasca in cemento armato

76 OU/s/m2

Per potere utilizzare il nomogramma e stabilire dunque una distanza di rispetto da un certo allevamento che sia di riferimento una volta che si deciso quale percentuale di ore di odore allanno si disposti a
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tollerare, necessario calcolare il fattore totale di emissione di odore che, a sua volta, dato dalla somma delle emissioni di odore di tutte le principali fonti di odore presenti allinterno dellazienda. Questi fattori di emissione, determinati dalle rilevazioni effettuate in alcune aziende padane e confortate dai dati di letteratura, sono riassunti in tabella 10. Inoltre, per il calcolo del fattore totale di emissione dellodore, necessario tenere in considerazione pure ladozione di opportune strategie di contenimento delle emissioni odorose il cui impatto sullemissione totale di seguito riportato in tabella 11. Il campo di variazione di questi fattori va da 0.1 a 1 dove 1 significa che non vi alcun tipo di controllo dellodore, mentre 0.1 indica che la tecnologia permette una riduzione degli odori pari al 90%. Questi parametri possono subire ulteriori modificazioni con il progredire delle ricerche e delle esperienze in materia.
Tabella 11: tecnologia impiegata per la determinazione del fattore di controllo degli odori

Metodo di controllo Nessun tipo di sistema per il controllo degli odori

Fattore di controllo di odore 1.0

Aspersione di olio vegetale allinterno del ricoveroc

0.5 0.3

Formazione di crosta superficialed

Spessore: 5 10 cm

Spessore: > 10 cm Argilla espansa

0.5 0.7

Coperturae

Paglia Olio vegetale

0.6 0.5

Dunque, per arrivare a determinare il fattore di odore totale necessario procedere come segue: 1) Elencare nella colonna A (tabella 12) tutte le sorgenti di odore presenti in azienda (ricoveri per animali e strutture per lo stoccaggio dei liquami) 2) Utilizzare le tabelle 10 e 11 per determinare i fattori totali di emissione di odore e immettere tali valori nelle corrispondenti caselle della colonna B. 3) Nella colonna C (tabella 12) indicare il numero di capi oppure la superficie della struttura di stoccaggio dei liquami. 4) Inserire nella colonna D il fattore relativo alla tecnologia di controllo degli odori utilizzata 5) Nella colonna E inserire per ogni riga i risultati dei calcoli e successivamente fare la somma di tali valori. Ecco cos trovato il fattore totale di emissione dellodore.

Nicolai et al., 2005 Nicolai et al., 2005 e Guarino et al., 2006


d

39

Tabella 12: tavola per la determinazione del fattore totale di emissione di odore

A Sorgente di odore

B Fattore di emissione di odore

C Numero di animali oppure superficie degli stoccaggi (m2)

D Fattore di controllo di odore

E Fattore di emissione relativo

Gestazione Parto

B1 B2

C1 C2

D1 D2

B1 x C1 x D1 B2 x C2 x D2

Svezzamento Magronaggio

B3 B4

C3 C4

D3 D4

B3 x C3 x D3 B4 x C4 x D4

Ingrasso Stoccaggio liquami

B5 B6

C5 C6

D5 D6

B5 x C5 x D5 B6 x C6 x D6

Fattore di emissione totale di odore (somma delle celle di riga)

Fattore di Emissione Totale

5.3 Esempio pratico


Di seguito si presenta un esempio pratico di come calcolare il fattore totale di odore di un azienda suinicola di cui si conoscono le consistenze e le tipologie dei ricoveri per gli animali. I tassi di emissione unitari utilizzati (OU/s/capo) e i fattori di controllo percentuale di odore, rappresentati in tabella 13, sono scelti fra quelli disponibili nelle tabelle 10 e 11. Come gi detto, si procede secondo i seguenti passi: Si riportano in colonna A tutte le sorgenti di odore presenti in azienda. In base al tipo di sorgente si pone in colonna B il fattore di emissione unitario pi opportuno (tab. 13). Nella colonna C si inseriscono le consistenze animali e, nel caso delle sorgenti di tipo areale (stoccaggi), si indica la superficie espressa in m2. nella colonna D si inseriscono gli eventuali fattori di controllo dellodore che lallevatore adotta (tab.14). Nella colonna E si scrive il risultato della moltiplicazione di tutti i fattori presenti per ciascuna riga (tabella 15) e quindi si calcola il fattore di emissione totale di odore.

40

Tabella 13: esempio di calcolo del fattore totale di emissione di odore

A Sorgente di odore

B Fattore di emissione di odore

C Numero di animali oppure superficie degli stoccaggi (m2)

D Fattore di controllo di odore

E Fattore di emissione relativo

Gestazione Parto

21 OU/s/capo 78 OU/s/capo

421 104

1 1

8841 8112

Svezzamento Magronaggio

6 OU/s/capo 4 OU/s/capo

2200 2200

1 1

13200 8800

Ingrasso Stoccaggio liquami

59 OU/s/capo 76 OU/s m2

2200 2888

1 1

129800 219488

Fattore di emissione totale di odore (somma delle celle di riga)

388241 OU/s

A questo punto si confronta il risultato ottenuto con il nomogramma rappresentato in figura 12 (di seguito riportato per semplicit in figura 13) e ci si pone sullasse delle ascisse in corrispondenza del fattore di emissione totale di odore trovato (in questo caso 3.88 105).
3500

m
3000

Distanza (m )
y = 573.95Ln(x) - 5551.2 R = 0.6904
2

99%

2500
y = 579.41Ln(x) - 6279.2 R = 0.9108
2

97% 95%
y = 538.04Ln(x) - 5998.4

2000

1500

y = 431.79Ln(x) - 4944.2 R = 0.9296


2

R = 0.8976

92% 90%
y = 363.78Ln(x) - 4206.1 R = 0.9336
2

1000

500

0 0.E+00 2.E+05 4.E+05 6.E+05 8.E+05 1.E+06 1.E+06 1.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 2.E+06 3.E+06 OU/s OU/m3

Figura 13: nomogramma in cui sono riportate le diverse distanze di rispetto da mantenersi per avere il 90, 3 92, 95, 97 e 99 % del tempo libero da odore (Cod < 33 OU/m )

A partire dal fattore di odore totale selezionato, muovendosi in senso verticale, in corrispondenza delle curve che rappresentano i punti cui si aggiunge una certa % di ore libere da odore, si va a determinare la distanza di rispetto corrispondente.

41

Come si vede, in corrispondenza del valore di emissione totale selezionato (pari a 388241 OU/s) sulle ascisse si trova che per avere il 90% delle ore libere da odore, sar necessario mantenere una distanza di 476 metri dallazienda considerata come esempio mentre, per ottenere maggiori percentuali di ore di odore al di sotto della soglia di 33 OU/m3 necessario rispettare 925 metri di distanza (95%), fino ad arrivare a 1835 metri nel caso si voglia avere solo l1% del tempo con concentrazione di odore superiore alla soglia prefissata. In figura 14 possibile osservare invece come cambia la stima delle distanze se si utilizza come concentrazione massima di odore il limite di 100 OU/m3. Infatti, utilizzando i medesimi dati ricavati in tabella 16, a partire dal fattore di odore totale, muovendosi in senso verticale, in corrispondenza delle curve che rappresentano i punti cui si aggiunge una certa percentuale di ore considerate libere da odore, si va a determinare che: per avere il 90% delle ore libere da odore, sar necessario mantenere una distanza di 100 metri dallazienda considerata come esempio mentre, per ottenere maggiori percentuali di ore di odore al di sotto della soglia di 100 OU/m3 necessario rispettare 307 metri di distanza (95%), fino ad arrivare a 1044 metri nel caso si voglia avere solo l1% del tempo con concentrazione di odore superiore alla soglia prefissata.

2250

Distanza (m )
2000 1750 1500

y = 608.82Ln(x) - 6791.4 R = 0.9814


2

99%

y = 480.46Ln(x) - 5652.7 R = 0.916


2

Distanza (m)

97%

1250 1000 750 y = 194.42Ln(x) - 2348.7 500 250 0 0.0.E+00 R = 0.7154


2

y = 336.38Ln(x) - 4021.7 R = 0.8191


95%
2

92%

90% y = 135.77Ln(x) - 1646.1

R = 0.6724 2.0.E+05 4.0.E+05 6.0.E+05 8.0.E+05 1.0.E+06 1.2.E+06 1.4.E+06 1.6.E+06 1.8.E+06 2.0.E+06

OU/s

OU/s

Figura 14: nomogramma in cui sono riportate le diverse distanze di rispetto da mantenersi per avere il
90, 92, 95, 97 e 99 % del tempo libero da odore (Cod < 100 OU/m )
3

42

3500 3000

Distanza (m )
y = 941.61Ln(x) - 11603 2 R = 0.8022 y = 545.13Ln(x) - 6820.9 2 R = 0.7696

2500
y = 247.98Ln(x) - 3118.4 2 R = 0.7414

99%

2000
y = 83.183Ln(x) - 1050 2 R = 0.6474

1500
y = 41.117Ln(x) - 519.6 2 R = 0.6246

97%

1000
95%

500
92%

0
0.0.E+00 3.0.E+05 6.0.E+05 9.0.E+05 1.2.E+06 1.5.E+06 1.8.E+06 2.1.E+06

90%
2.4.E+06

OU/s
3.0.E+06

2.7.E+06

Figura 15: nomogramma in cui sono riportate le diverse distanze di rispetto da mantenersi per avere il 90, 3 92, 95, 97 e 99 % del tempo libero da odore (Cod < 300 OU/m )

Infine, in figura 15, possibile osservare come invece cambia la stima delle distanze se si decide di utilizzare come concentrazione massima di odore il limite di 300 OU/m3 che corrisponde alla massima

concentrazione di odore ammessa per lemissione di odore in uscita dai biofiltri degli impianti di
compostaggio per la produzione di compost da rifiuti in Regione Lombardia (DGR n 7/12764 del 16/04/03) Anche in questo caso, sempre utilizzando il medesimo fattore di emissione totale ricavato in tabella 16, muovendosi in senso verticale, in corrispondenza delle curve che rappresentano i punti cui si aggiunge una certa percentuale di ore considerate libere da odore, si va a determinare che: per avere il 90% delle ore libere da odore, sar necessario mantenere una distanza di 9.6 metri dallazienda considerata come esempio mentre, per ottenere maggiori percentuali di ore di odore al di sotto della soglia di 100 OU/m3 necessario rispettare 73 metri di distanza, nel caso del 95% del tempo libero da odore, fino ad arrivare a 515 metri nel caso si voglia avere solo l1% del tempo con concentrazione di odore superiore alla soglia prefissata. Come si vede, grazie alla modalit di determinazione del Fattore di Emissione di Odore Totale (FEOT), il nomogramma permette di stimare la distanza cui possibile trovare una determinata frequenza di ore di odore, emesso da diverse tipologie di ricovero suinicoli, al di sopra di una concentrazione che si decide di accettare come limite.
43

E comunque importante considerare che, per come stato costruito, tale strumento da considerarsi rappresentativo della realt geografica corrispondente alle stazioni meteorologiche di cui sono stati utilizzati di dati (pianura padana), e non applicabile in zone montuose o con orografia complessa.

6 Ringraziamenti
Un sincero ringraziamento va al prof. Luigi Mariani per la cortese e competente disponibilit avuta nella fase di elaborazione dei dati meteo. Si ringrazia anche il Dr. Lorenzo Craveri (ERSAF) per laiuto e il supporto concesso durante la fase di raccolta dei dati meteo.

44

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