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Calabria - Contenzioso medico-legale.

Mallamaci: «La
giurisprudenza pretende l’obbligatorieta’ del risultato»
di Maria Francesca Calvano • 10 Maggio 2008 • Categoria: calabria

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Malpractice medica. Ne abbiamo parlato col dottor Leandro Mallamaci, pediatra e consulente tecnico
del Tribunale di Paola.
Secondo lei si può fare qualcosa per arginare il fenomeno del contenzioso medico-legale?
«Per i medici non è certo facile ostacolare interessi professionali concorrenti o contrastanti,
rappresentati nella peggiore accezione da studi legali che nel mondo anglosassone operano in sedi
addirittura adiacenti al pronto soccorso. Rientra però nelle loro competenze il miglioramento della
capacità di comunicare, elemento determinante nei rapporti con il paziente, con i mass media e con
l’opinione pubblica. Gli ordini dei medici e le società scientifiche dovrebbero prendere delle iniziative
culturali per contribuire a ristabilire il rapporto fiduciario medico-cittadino su basi nuove di trasparenza
e condivisione di scelte e obiettivi terapeutici».

Come definisce la medicina moderna?


«La medicina non è una scienza esatta, pur essendo
rigorosamente fondata su presupposti scientifici. I calcoli di una
struttura in cemento armato risulteranno costanti, a parità di dati
prefissati, indipendentemente dal tecnico che li avrà eseguiti.
Altrettanto non può essere affermato nei confronti di una realtà
a volte oscura (la malattia) che viene affrontata, di volta in
volta, nella sua proiezione variabile (l’individuo affetto). Questo
ampio margine di soggettività e la peculiarità del rapporto
medico-paziente hanno costituito il punto di partenza per
l’incremento di conflittualità in sede penale e civile per i casi di
malpractice».
Come è cambiato il rapporto medico-paziente?
«La medicina attuale ha in parte perduto la caratteristica
ippocratica del presupposto di beneficenza, per diventare sempre più medicina relazionale. Il dialogo
con il paziente costituisce l’elemento centrale dell’opera medica. La prestazione medica è ormai quasi
sempre considerata obbligazione contrattuale, ovunque sia resa, sia nel pubblico che nel privato, e si è
manifestata la tendenza della giurisprudenza a pretendere l’obbligatorietà di risultato prescindendo dai
limiti delle conoscenze e dei mezzi, sia in campo diagnostico che terapeutico».
Perché aumenta il contenzioso?
«I progressi della medicina soprattutto di quella preventiva, hanno spostato l’attenzione dall’individuo
malato al sano, la cui aspettativa non è più quindi solo la salute, ma una migliore qualità di vita. La
crescita delle possibilità diagnostiche e terapeutiche, è stata rapida e costante: molte malattie sono quasi
scomparse o ne è stata ridimensionata la rilevanza sociale. I successi della medicina hanno portato a
nuove aspettative nei confronti della salute e ad una diversa percezione della malattia. Questa, infatti è
un evento spesso vissuto come drammatico nella vita psicologica, familiare e sociale di una persona, e
obbliga tutti ad un difficile confronto con gli aspetti più dolorosi dell’esistenza, come la sofferenza, il
dolore fisico, l’invalidità, la perdita e la morte. È vero che al medico è stato dato il compito di assistere
la nascita e la morte di una vita umana, ma ritengo che lo scopo dell’organizzazione sanitaria non possa
essere una onnipotente e narcisistica pretesa di sconfitta della morte».
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Maria Francesca Calvano


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8 Risposte »
1. ghostdog on Maggio 11 2008 at 6:43 am:
Sicuramente, dottor Mallamaci, anche questa signora (come tanti altri ogni anno, questo e’ solo
il piu’ recente) aveva scambiato la normale richiesta di cure per una “una onnipotente e
narcisistica pretesa di sconfitta della morte”:
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_09/malasanita_perugia_b6db5614-1db6-11dd-
a82d-00144f486ba6.shtml
2. Maria Francesca Calvano on Maggio 11 2008 at 7:16 pm:
Riporto un commento sul post.
Gentile Dr.ssa Calvano,
in quanto operatore sanitario mi sento vicino alle problematiche espresse dal Dr. Mallamaci.
Addirittura in quanto responsabile di un’unità operativa complessa ogni giorno mi sento sulla
graticola per ciò che faccio e per ciò che fanno i miei collaboratori. Sarei ben lieto se Lei
potesse rendere pubblica il mio messaggio onde iniziare un mini iter informativo sulle
problematiche medico-legali alle quali noi medici siamo investiti. Distinti saluti e complimenti
per il Suo Sito. Piero Alò
3. Ghostdog on Maggio 11 2008 at 8:25 pm:
Gentile Dr. Alo’, comprendo le sue legittime preoccupazioni. Le consiglio a tal proposito un
esperimento: potrebbe provare a prendere il posto di un qualsiasi paziente che entra in contatto
con i quotidiani disservizi (per usare un eufemismo) della sanita’ italiana. Magari in un pronto
soccorso. Magari in sala operatoria. La invito a seguire il link da me proposto piu’ sopra, solo a
titolo esemplificativo. Le assicuro che il termine “graticola” assumerebbe per lei nuovi, piu’
profondi e finora sconosciuti significati.
Ppiero Luigi Alò on Maggio 15 2008 at 5:30 am:
Gentile “cane fantasma”
La ringrazio per aver posto attenzione al mio commento sull’articolo del dr. Mallamaci. Mi pare
ovvio che c’è “graticola” e “graticola”. Proprio in virtù di quello che Lei ha scritto io ne sono
rammaricato quanto Lei per i disservizi della nostra sanità. La mia esperienza lavorativa mi
pone al centro di due esigenze apparentemente incociliabili. La voglia di dare il massimo per i
pazienti vs l’atteggiamento delle varie amministrazioni volte al continuo risparmio. Poi c’è il
problema delle cosiddette “risorse umane” che in Italia sono estremamente sensibili ai diritti
mentre i confini del dovere sono ambigui e personalizzati. Sono un fautore della sanità
pubblica, ritengo che la nostra sanità sia buona, sono contro la commistione pubblico-privato e
sono favorevole alla competizione fra essi, tuttavia ritengo che i contratti degli operatori sanitari
nel pubblico (di qualsiasi livello, dai direttori agli ausiliari) dovrebbero essere di tipo
privatistico (cioè a scadenza) e finalizzati o incentivabili in base agli obiettivi concordati
all’inizio della stipula (come i calciatori ad esempio). Forse se si inculcasse questa cultura del
lavoro probabilmente si eviterebbero le situazioni che Lei ha sottolineato e che io conosco e si
darebbe meno peso alla predisposizione personale (lavoro per coscienza, non lavoro tanto mi
pagano lo stesso) e più al timore (se non lavoro mi licenziano) e/o alla voglia (se lavoro tanto
mi pagano di più) di fare di più. Piero Alò
4. Leandro Mallamaci on Maggio 15 2008 at 12:17 pm:
Una serie di articoli sulla sanità pubblicati con la preziosa collaborazione di Maria Francesca
Calvano e del redattore di Calabria Ora signor Guido Scarpino, hanno messo le basi per una
proposta di modifica delle leggi che regolano la colpa professionale grave, proposta che sarà
pubblicata da qui a breve.
La nostra iniziativa si prefigge di coinvolgere tutti medici di Cosenza e provincia, ospedalieri e
non, per l’istituzione di un organismo indipendente che giudichi i casi di presunta malasanità
prima del ricorso al processo penale. La discussione avviata da ghostdog dopo la pubblicazione
dell’ articolo del 10 maggio scorso, con una velata polemica sul tragico evento di una morte
inaspettata dopo una dimissione da una ospedale, ha avuto il merito di stimolare il dibattito.
Condivido pienamente il pensiero del dottor Piero Alò e lo invito ad essere, come molti altri
colleghi, parte attiva della iniziativa intrapresa. L’esperienza di essere accusati ingiustamente di
aver commesso un omicidio per un medico, penso che sia quanto di più doloroso possa
accadergli. Quello che ritengo scandaloso non sono solo i casi di malasanità che ogni giorno ci
vendono propinati dai mass media ma che “la maggioranza ( > del 90%) di essi si concludono
in assoluzioni con formula piena.
Leandro Mallamaci
5. ghostdog on Maggio 16 2008 at 9:13 am:
Ringrazio i dottori Alo’ e Mallamaci per le loro gentili risposte. Personalmente sono piu’ che
perplesso riguardo la creazione di corti e tribunali “ad hoc” che si frappongano tra il cittadino,
quale che sia il suo mestiere (medico, magistrato, calciatore, taxista o quant’altro), ed il suo
giudice naturale. Un filtro resta a malapena tollerabile ormai per i parlamentari e i membri
dell’esecutivo, causa ovvie ragioni di costituzionale separazione dei poteri, ma cio’ basta e
avanza. Se un autista di tir si ubriaca e provoca una strage sull’autostrada, non e’ che viene
giudicato dal tribunale dei conducenti di autoarticolati. E per i risarcimenti ci sono le
assicurazioni. Se poi le assicurazioni non vogliono coprire i rischi che corrono i pazienti negli
ospedali italiani perche’ sono troppo alti, beh.. e’ facile capire il motivo. Delle due l’una: o quel
“maggiore del 90%” non corrisponde ai dati di fatto, oppure il restante “minore del 10% ” e’
comunque una soglia inaccettabile quanto inaccettabilmente onerosa.
6. Leandro Mallamaci on Maggio 26 2008 at 2:46 pm:
Fra qualche settimana a paola si discuterà di contenzioso medico legale nell’ ambito di un
congresso medico. Anticipo il contenuto della mia relazione nel seguente link:
http://www.portfolioitalia.info/ammin/immagini/documenti/Malpractice%20e%20medicina%20
difensiva1.pdf
Leandro Mallamaci
7. ghostdog on Maggio 30 2008 at 8:29 am:
Ecco l’ennesimo esempio:
http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_29/donna_fuoco_quirinale__b7dec584-2da4-11dd-
913b-00144f02aabc.shtml
Qui, come vede dottor Mallamaci, si tratta dell’esatto contrario di quanto lei lamenta. Se una
donna arriva al punto di darsi alle fiamme per avere giustizia, vuol dire che si e’ trovata di
fronte ad un muro di gomma. Altro che sovraesposizione mediatica.
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