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Servizio Sismico della Regione Toscana


Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell'Universit di Perugia
IMPIEGO DELLE ANALISI "PUSHOVER" PER LE APPLICAZIONI DEL
"PERFORMANCE BASED SEISMIC DESIGN"
PROPOSTA DI UN APPROCCIO ENERGETICO
Alberto Parducci, Fabrizio Comodini, Matteo Lucarelli
Universit degli Studi di Perugia
Sommario
Si esaminano i fondamenti sui quali si basano le applicazioni delle analisi statiche
non lineari (analisi "pushover") per confrontare le procedure indicate dalle nuove
norme italiane con quelle delle raccomandazioni ATC-40 e FEMA 273. Si propone
quindi un criterio di equivalenza basato unicamente su un confronto di natura
energetica ("approccio energetico"), da applicare per eseguire queste analisi. Il
criterio consente di definire una curva prestazionale capace di sintetizzare la
risposta d'insieme di un sistema strutturale complesso, riproducendone
correttamente le dissipazioni energetiche di natura isteretica in funzione di uno
spostamento virtuale di controllo, senza ricorrere a riferimenti di approssimazione
di tipo elastico, resi altrimenti necessari dall'arbitrariet lasciata alla scelta del
punto di controllo degli spostamenti. La curva prestazionale definita con
l'approccio energetico valutata pertanto seguendo criteri omogenei con quelli sui
quali si basano i procedimenti del "Performance Based Seismic Design".
1. Posizione del problema
(1)
Le norme per il progetto delle costruzioni nelle zone sismiche assumono come
riferimento un evento raro, atteso in ogni sito con la probabilit di superamento del
10% in 50 anni, corrispondente ad un periodo medio di ritorno di circa 500 anni

(1)
Il presente rapporto stato redatto nell'ambito di una consulenza tecnico-scientifica svolta
dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell'Universit di Perugia per il
Servizio Sismico della Regione Toscana.
2
(per l'esattezza, di 475 anni). Nelle zone a rischio l'intensit di questo evento pu
raggiungere livelli molto elevati, anche largamente superiori a quelli compatibili
con il normale comportamento dei materiali da costruzione. Di conseguenza,
l'obiettivo di contenere i danni entro limiti non pericolosi, evitando di mettere a
rischio l'incolumit delle persone, richiede che il progetto delle strutture sia
orientato verso una valutazione integrale della capacit di risposta anelastica
dell'intero sistema resistente che si oppone al sisma.
Quando una costruzione colpita da un terremoto molto violento, tale da
impegnare gli elementi strutturali oltre i margini di sicurezza che generalmente
fanno parte delle previsioni di progetto, l'intero sistema resistente subisce
deformazioni anelastiche che possono raggiungere ampiezze considerevoli. Se si
innescano meccanismi di questo tipo, lo stesso sistema resistente possiede ancora
alcune risorse che possono consentirgli di superare l'attacco limitando i danni e
senza essere soggetto a quei crolli rovinosi che si vogliono evitare. Tali risorse
costituiscono il risultato di due fattori (Figura 1):
a) l'aumento del periodo di oscillazione prodotto dalla riduzione della rigidezza
dinsieme, conseguente al danneggiamento in corso, grazie al quale le
oscillazioni sismiche tendono a portarsi nel campo delle minori accelerazioni
di risposta;
b) la capacit di dissipare energia durante la ripetizione alternata delle
deformazioni anelastiche, ormai mobilitate.
Il contributo di entrambi i fattori pu caratterizzare in modo molto differente la
periodo di oscillazione (T)
S a
g
S
a
(T) DOMANDA (10% in 50 anni)
NORMA

energia di ne dissipazio
periodo del aumento
i struttural non elementi
resistenza di riserve
ento danneggiam
(?)
RESIDUE RISORSE
o
o
o
?
Figura 1 - Risorse residue per rispondere alla domanda sismica di un evento molto severo.
3
risposta dei vari sistemi strutturali quando questi sono impegnati oltre i limiti
elastici dei materiali. Per apprezzare questo aspetto del problema sismico occorre
individuare appropriati criteri di valutazione e mettere a punto i procedimenti di
calcolo che li interpretano. L'O.3431
(2)
, come la precedente O.3274
(3)
, ha introdotto
nelle norme nazionali i metodi di analisi che consentono di affrontare il problema
nei termini ora illustrati. Seguendo quanto gi era indicato dall'Eurocodice 8
(EC.8), prevede infatti la possibilit di svolgere il progetto delle costruzioni in zona
sismica mediante analisi non lineari. Il procedimento dinamico, basato
sull'integrazione diretta delle equazioni generali del moto da eseguire imponendo
alla base della costruzione accelerogrammi assegnati ("time hystory"), richiede
calcolazioni laboriose e non proponibile se non come strumento di ricerca o per
l'impiego in situazioni di particolare rilevanza. Del resto, i risultati che cos si
ottengono si presentano in una forma piuttosto articolata che non ne facilita n
l'interpretazione, n il confronto con la domanda che le norme definiscono
mediante uno spettro di progetto.
D'altra parte il problema sismico, stante la sua particolare natura, non pu basarsi
sulla ricerca di valutazioni molto precise delle risposte ultime delle costruzioni nei
confronti dei terremoti di grande violenza; non lo consentono i numerosi fattori di
indeterminazione che lo caratterizzano. La stessa definizione dell'input sismico
affetta da un sostanziale tasso di convenzionalit ed i comportamenti anelastici
delle strutture possono essere analizzati solo mediante schematizzazioni a volte
molto spinte. Non appaiono pertanto necessari calcoli complessi e laboriosi, la cui
accuratezza formale non costituirebbe comunque una garanzia di validit dei
risultati. E' pi importante invece, utilizzare approcci sintetici che consentano di
ottenere informazioni globali, utili per arrivare ad una ragionevole previsione del
comportamento d'insieme delle costruzioni quando queste tendono verso
condizioni estreme di risposta. Inoltre, per essere utilizzate ai fini pratici, queste
informazioni devono essere espresse in un formato compatibile con la
rappresentazione spettrale dell'input di progetto indicato dalle norme.
Le analisi statiche non lineari (analisi "pushover") costituiscono un procedimento
pi diretto e pi semplice dell'integrazione delle equazioni del moto; esse
consistono nell'individuare un parametro di controllo sintetico che possa essere
ritenuto rappresentativo della deformazione d'insieme, elastica ed anelastica,

(2)
Ordinanza PCM 8 Marzo 2003: "Primi Provvedimenti in Materia di Criteri Generali per la
Classificazione Sismica del Territorio Nazionale e di Normative Tecniche per le Costruzioni
in Zona Sismica".
(3)
Ordinanza PCM 8 Maggio 2005: "Ulteriori modifiche all'Ordinanza del Presidente del
Consiglio dei Ministri n 3274 del 20 Marzo 2003 recante Primi Provvedimenti ...".
4
dell'intero sistema resistente, con il quale si valuta una curva di risposta che ne
sintetizza la risposta globale. Il "Performance Based Seismic Design" (PBSD)
utilizza la curva di risposta cos ottenuta e, avvalendosi di considerazioni di natura
energetica, fornisce gli strumenti di calcolo necessari per eseguire, nei termini ora
detti, il confronto di tale risposta con una domanda espressa in termini spettrali.
I metodi di valutazione globale consentono di stabilite in maniera articolata le
decisioni attinenti la sicurezza sismica, tenendo presente un quadro generale di
valutazione che, per esempio, potrebbe corrispondere all'ipotesi illustrata nella
Figura 2. Lo schema prestazionale ipotizzato indica la scelta di un livello di rischio
coincidente con la diagonale della scacchiera che, nel grafico esemplificativo,
dovrebbe corrispondere proprio all'intensit del terremoto dei 475 anni. Obiettivi
pi o meno ambiziosi sono rappresentati da una traslazione della diagonale
indicata. Gli stati limite prestazionali indicati in figura si riferiscono alla sicurezza
degli edifici, ma l'esempio pu essere facilmente esteso ad altri contesti.
La rappresentazione illustrata dalla Figura 2, sostanzialmente in linea con quanto
previsto dall'O.3431, trova un'analogia nelle istruzioni FEMA 274
(4)
dalle quali

(4)
FEMA (Federal Emergency Management Agency): "NEHERP Guidelines for the Seismic
Rehabilitation of Buildings", FEMA 273 e "NEHERP Commentary on the Guidelines for the
Seismic Rehabilitation of Building", FEMA 274 - Ottobre 1997.
operativit
occupazione
immediata
salvaguardia
delle vite
umane
prevenzione
del collasso
stati limite
prestazionali
ospedali
protezione civile
edifici pubblici
scuole
abitazioni
uffici
(costruzioni
secondarie)
10%
475
25%
175
50%
73
5%
975
2%
2475
probabilit in 50 anni
periodo di ritorno
impegno
economico
Figura 2 - Uno schema generale per la valutazione dei requisiti di sicurezza.
5
stata derivata, modificandola e sintetizzandola, ed articolata in funzione dei
seguenti fattori:
una classificazione degli edifici, stabilita in base alle loro destinazioni d'uso ed
ai ruoli che essi devono svolgere nell'eventualit di un evento catastrofico;
una definizione degli stati limite prestazionali ("performance"), da assumere
come riferimento, comprendenti condizioni estreme di interesse riguardanti la
risposta strutturale;
la probabilit di superamento dell'intensit sismica relativa ai terremoti attesi
nel sito.
2. Applicazione del PBSD
Il PBSD utilizza i procedimenti dell'analisi statica non lineare (analisi "pushover")
per affrontare il problema nei termini generali ora indicati e costituisce uno degli
aspetti pi interessanti dei recenti sviluppi dell'Ingegneria Sismica.
Le analisi "pushover" consentono di valutare globalmente, in termini sintetici e
fino ad una condizione di deformazione limite prestabilita, la risposta "quasi
statica" di un sistema strutturale a masse concentrate m
i
, dotato di n gradi libert
(sistema nGL), strutturalmente ridondante, riconducendola a quella di un modello
equivalente dotato di un solo grado di libert (modello 1GL).
Le norme, da parte loro, definiscono il terremoto di progetto assegnando lo spettro
di risposta elastico S
a
delle pseudo-accelerazioni riferite ad un sistema 1GL. Ai fini
pratici la domanda deve considerare anche la capacit di dissipare energia
posseduta intrinsecamente dalle strutture. Le norme si esprimono pertanto
assegnando un input unificato, riferito convenzionalmente ad uno smorzamento
viscoso equivalente del 5%. Nella realt per, nelle zone pi esposte al rischio
sismico, la risposta di una struttura non pu raggiungere i livelli richiesti se non
dopo il superamento dei limiti elastici dei materiali, oltre i quali si attivino effetti
dissipativi ben maggiori, essendo questi associati ai comportamenti isteretici
derivanti dai progressivi danneggiamenti
(5)
. necessario pertanto cercare, se esiste,

(5)
Le procedure di calcolo utilizzate per le analisi "pushover" si basano sul presupposto che gli
effetti isteretici, non dipendenti dalla velocit delle deformazioni imposte (comportamenti
"quasi statici") siano prevalenti rispetto a quelli viscosi, dipendenti dalla velocit di
deformazione. Ci quanto corrisponde di fatto nella realt, quando le velocit sono quelle
richieste dai moti sismici alle strutture in fase di danneggiamento.
6
un punto d'incontro fra la capacit di risposta globale della struttura e una domanda
espressa tenendo conto di tali dissipazioni.
L'obiettivo consiste nel cercare una condizione PP ("Performance Point")
rappresentativa della prestazione richiesta e compatibile con la domanda. In
sostanza, da un lato occorre sintetizzare la risposta del sistema nGL con quella di
un modello 1GL equivalente che ne riproduca soprattutto la capacit dissipativa. Si
individua cos una curva prestazionale ("capacity curve") da confrontare con una
domanda espressa mediante uno spettro di pseudo-accelerazioni, (accelerazioni da
applicare alla massa del modello per ottenere la forza di reazione corrispondente ai
vari stati deformativi imposti). Dall'altro lato, occorre adattare la domanda per
renderla coerente con l'effettiva capacit dissipativa associata al comportamento
energetico del sistema strutturale in esame, da valutare in corrispondenza
all'effettivo stato deformativo raggiunto, nel quale siano state mobilitate le
deformazioni dissipative di natura isteretica. Tali dissipazioni infatti, possono
incrementare notevolmente lo smorzamento viscoso standard del 5%.
Il procedimento pu essere illustrato in termini grafici mediante rappresentazioni
spettrali riprodotte nella forma capacitiva ADS ("Acceleration-Displacement
Spectra"). In un grafico capacitivo, come quello della Figura 3, le pseudo-
accelerazioni S
a
sono rappresentate in funzione degli spostamenti spettrali S
d
, in
virt della relazione S
a
=
2
S
d
. Le rette uscenti dall'origine degli assi
Figura 3 - Confronto della capacit prestazionale con la domanda modificata
tenendo conto della dissipazione di energia.
S
a
= spettro di progetto elastico
(R = 475 anni, = 5%)
S
a
* = spettro modificato, coerente con la capacit
dissipativa della struttura per d
max
= d
u
*
S
d
, d*
F*
m*
d*
sistema 1GL
equivalente
S
a
, S
a
*
PP
T
B
T
C
T
D
S
a
*
S
a
d
u
*
curva prestazionale effettiva
* = *(d*)
PP
el
(=5%)
d
el
T
el
* = F*/m*
7
corrispondono pertanto ai periodi di oscillazione della struttura. Nello stesso
grafico si pu rappresentare anche la curva prestazionale di un modello 1GL se si
riconduce anch'essa alle dimensioni di un'accelerazione; ovvero se la si valuta
mediante il rapporto * = F*/m*. La stessa Figura 3 chiarisce il procedimento. In
sostanza, si deve aggiustare lo spettro di progetto S
a
indicato dalle norme e definito
per un coefficiente viscoso convenzionale del 5%, con l'effettiva capacit
dissipativa del sistema resistente quando questo abbia superato i limiti elastici.
Se il modello equivalente 1GL potesse comportarsi in modo indefinitamente
lineare, dissipando energia proprio nel modo e nella quantit prevista dalle norme,
la condizione di uguaglianza della risposta con la domanda sarebbe individuata
immediatamente nel grafico capacitivo. Nel caso della Figura 3 corrisponderebbe
all'intersezione PP
el
della retta che riproduce il suo periodo di oscillazione elastico
T
el
(percorso punteggiato). L'ascissa d
el
individuerebbe lo spostamento richiesto.
Diversamente dall'ipotesi elastica, quando i materiali sono impegnati con
deformazioni anelastiche la curva prestazionale tende a discostarsi in modo anche
considerevole dal comportamento lineare ideale. Occorre pertanto individuare un
criterio di coerenza che, per le ragioni esposte, deve essere basato su valutazioni di
natura energetica. Il problema pu essere risolto modificando la curva di input S
a
per trasformarla nella la curva S
a
* corrispondente all'effettiva capacit dissipativa
della struttura. Si pu applicare, per esempio, un procedimento iterativo, per
giungere ad individuare l'ampiezza d
u
* della deformazione effettivamente richiesta
al modello 1GL. In tal caso occorre eseguire alcuni tentativi perch dall'ampiezza
dello spostamento massimo d delle oscillazioni anelastiche dipende l'effettiva
capacit dissipativa del modello, in funzione della quale deve essere regolato
l'aggiustamento dello spettro di input.
Figura 4 - Esempio di procedimento iterativo per la ricerca dell'intersezione PP:
(a) = struttura adeguata se d
3
compatibile con lo SL in esame; (b) = struttura inadeguata.
d
3
d
4
d
2
d
1
d
3
d
2
d
1
d
4
P
50(=5%)
=10% (d=d
1
) P
50(=5%)
=10% (d=d
1
)
(d=d
2
)
(d=d
3
)
(d=d
4
)
(d=d
2
)
(d=d
3
)
(d=d
4
)
S
a
, * S
a
, *
S
d
, d S
d
, d
PP
(a) (b)
*
*
* = F*/m*
8
In ogni caso, dopo aver reso coerenti, in qualche modo, le rappresentazioni della
capacit (curva prestazionale) e della domanda (spettro di progetto) il valore dello
spostamento d
u
* (d
u
* = d
3
nel caso della Figura 4.a), corrispondente all'eventuale
punto di intersezione PP, individua la prestazione richiesta dal sisma al sistema
strutturale in esame. Si pu quindi verificare se questa domanda di spostamento
rispetta, oppure no, le limitazioni poste dalle deformazioni associate agli stati
limite prestabiliti, riportati sulla curva prestazionale medesima. Lo spostamento
d
u
* costituisce pertanto il parametro di controllo sul quale si basa il procedimento
di verifica. L'eventuale mancanza di un punto d'intersezione fra le due curve
(Figura 4.b) indicherebbe in modo ancor pi grave l'incapacit della struttura di
sopportare l'input sismico considerato.
3. L'analisi "pushover" per la valutazione della curva prestazionale
Il procedimento dell'analisi statica non lineare (analisi "pushover", ossia a spinta)
consente di determinare la curva prestazionale 1GL di una struttura complessa. Per
fare ci, occorre definire preliminarmente le caratteristiche elastiche ed anelastiche
del sistema nGL con il quale si riproduce il comportamento della struttura in
esame, prevedendo le posizioni delle potenziali zone critiche nelle quali potrebbero
concentrarsi le domande di deformazione plastica. In ciascuna zona critica occorre
assegnare i legami costitutivi locali, possibilmente riconducendoli ad una
correlazione bilineare, e stabilire i limiti che possono essere accettati localmente
per le deformazioni anelastiche in funzione di ogni stato limite considerato. Nelle
strutture intelaiate, escludendo collassi locali di altra natura (per esempio, per
taglio), sufficiente indicare la posizione ed il comportamento di un numero
adeguato di potenziali cerniere plastiche con le quali il sistema potrebbe
raggiungere uno stato limite estremo per formazione di un meccanismo di collasso.
In un telaio sufficientemente regolare queste posizioni possono essere individuate
nelle zone delle travi e dei pilastri adiacenti ai nodi. L'effettiva configurazione del
meccanismo, ossia la distribuzione delle plasticizzazioni che saranno di fatto
mobilitate, risulter dall'esito delle analisi.
L'azione sismica da assegnare per eseguire un'analisi "pushover" consiste in una
distribuzione, di forma prestabilita, di forze orizzontali f
i
, agenti tutte nello stesso
verso, da applicare facendole crescere staticamente alle masse m
i
del sistema nGL.
In tal caso, la risultante F* = f
i
(taglio alla base) pu essere assunta come
parametro rappresentativo dell'intensit sismica applicata. Il calcolo procede per
piccoli passi, facendo crescere progressivamente l'intensit delle forze orizzontali,
mantenendo la forma della distribuzione assegnata e calcolando ogni volta la
risposta statica del sistema, considerata lineare nei singoli passi. Ad ogni passo k si
9
calcolano gli spostamenti statici (x
i
)
k
delle masse m
i
risolvendo il sistema delle
equazioni [K]{x} = {f} che definisce la risposta del sistema ([K] matrice delle
rigidezze elastiche). Allo stesso tempo, si calcolano gli stati di deformazione
prodotti negli elementi strutturali per mantenere sotto controllo le zone critiche.
Si pu procedere in questo modo fino a quando in nessuna zona critica si siano
superati i limiti elastici. Quando ci avviene, occorre aggiornare la matrice delle
rigidezze per poter procedere di nuovo con passi lineari. Se il comportamento post-
elastico di una zona critica nella quale sono stati superati i limiti elastici
caratterizzato da una soglia plastica uniforme, l'aggiornamento consiste nella
eliminazione del grado di iperstaticit corrispondente. Altrimenti, se presente una
rigidezza residua della fase plastica, occorre modificare di conseguenza la rigidezza
dell'elemento strutturale interessato. Fatto ci, si prosegue con altri passi, operando
sempre in campo lineare e cumulando i risultati fino alla formazione di una nuova
plasticizzazione. Il procedimento pu proseguire fino al passo nel quale si sar
formato un meccanismo di collasso, cio fino a quando la struttura non sia
diventata labile; comunque fino a quando in qualcuna delle zone critiche non siano
stati superati i limiti della deformabilit anelastica locale (duttilit) assegnata.
0.00
0.05
0.10
0.15
0.20
0.25
0.30
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0 4.5 5.0
Spostamento (d/H) (%)
fessurazione delle travi
fessurazione dei montanti
trazione in una colonna d'angolo
deformazione plastica delle travi
plasticizzazione dei montanti
inizio collasso delle travi
inizio collasso per taglio dei montanti
CURVA PRESTAZIONALE
Taglio alla base (V/W)
H
V
W (peso)
fessurazione per taglio dei montanti
Figura 5 - Esempio di curva prestazionale.
10
Su una curva cos costruita (curva prestazionale) si possono individuare vari
punti, corrispondenti ognuno ad uno degli stati limite considerati, ritenuti di
interesse per il problema in esame. La Figura 5 mostra un esempio di curva
prestazionale, riprodotta in termini adimensionali (le forze F sono rapportate al
peso W della costruzione, gli spostamenti d all'altezza H), per la quale stata
ipotizzata una sequenza di stati limite riscontrabile nella struttura intelaiata di un
edificio cemento armato.
Il procedimento descritto pu essere portato avanti se la curva prestazionale si
mantiene sempre crescente o, al pi, se diventa orizzontale per formazione di un
meccanismo. Se, prima della formazione di un meccanismo di collasso,
intervengono situazioni di degrado di qualche elemento resistente il metodo di
calcolo non consente di trattare rami decrescenti. Un caso tipico quello delle
pareti accoppiate nelle quali pu andare fuori uso qualche trave di collegamento
(generalmente per collasso locale). La perdita del contributo di questi elementi pu
produrre una riduzione della rigidezza complessiva del sistema strutturale, senza
peraltro comprometterne la stabilit globale in condizioni danneggiate. In simili
casi si possono costruire curve degradanti di forma dentata ("sawtooth capacity
curve"), come mostra la Figura 6.
4. Normative riguardanti il PBSD
Le procedure di calcolo per le applicazioni del PBSD sono codificate in vario
modo dall'Eurocodice 8, dalle raccomandazioni ATC-40
(6)
, dalle FEMA-273-274
(7)

(6)
ATC (Applied Technology Council): "Seismic evaluation and retrofit of concrete buildings".
ATC-40. Report No. SSC 96.01. Novembre 1996.
A
B
A
B
senza un elemento collassato
senza due elementi collassati
Figura 6 - Curva prestazionale degradante per collassi locali
11
e dall'O.3431. Le varie procedure derivano comunque dai metodi analisi proposti
da vari autori, fra i quali sono da segnalare principalmente Chopra e Goel
(8)
,
Fajfar
(9)
e Priestley
()10
. L'esame di questi metodi ha suggerito al primo autore della
presente nota la proposta di un approccio energetico EA ("Energic
Approach")
(11,12)
, illustrato nel seguito della presente nota, con il quale, mediante
valutazioni basate su sole equivalente energetiche, si perviene a risultati pi diretti,
eliminando i passi condizionati dal ricorso ad equivalenze di natura elastica
utilizzate negli altri casi.
Gli aspetti dai quali essenzialmente dipende l'efficacia dei procedimenti di calcolo
in esame sono:
la forma della distribuzione da assegnare alle forze orizzontali, con le quali si
riproduce l'input sismico;
la scelta dello spostamento da assumere come parametro di controllo, con il
quale si definisce la curva prestazionale del modello 1GL;
la scelta del criterio di equivalenza con il quale si perviene alla definizione della
curva prestazionale, derivandola dalla risposta quasi statica calcolata per un
sistema complesso;
il criterio con il quale si stabilisce la coerenza fra lo spettro di risposta, assunto
come input di progetto, e la capacit dissipativa corrispondente alle

(7)
FEMA. (Federal Emergency Management Agency), 1997. NEHERP "Guidelines for the
Seismic Rehabilitation of Buildings", FEMA 273 and NEHERP "Commentary on the
Guidelines for the Seismic Rehabilitation of Building", FEMA 274. Ottobre 1997.
(8)
Chopra, A.K., Goel, K.G. 1999. "Capacity-Demand-Diagram Metthods for Estimating
Seismic Deformation of Inelastic Structures: SDF Systems". Report No. PEER-1999/02.
University of California, Berkeley, Aprile 1999.
(9)
Fajfar, P. Structural Analysis in Earthquake Engineering - A Breakthrough of Simplified
Non-Linear Methods. 12
th
ECEE, 843.
(10)
Priestley, M.G.N. 2000. Perofrmance Based Seismic Design. 12 WCEE, 2811, Auckland
(New Zealand), 2001.
(11)
A. Parducci, F. Comodini, M. Mezzi. 2004. "Approccio Energetico per le Analisi Pushover".
XI Congresso Nazionale Lingegneria Sismica in Italia, Genova 25-29 Gennaio 2004.
(12)
A. Parducci. 2005. "A Synergetic Dissipation Approach to Retrofit Framed Structures with a
Soft First Storey". 9
th
World Seminar on Seismic Isolation, Energy Dissipation and Active
Vibration Control of Structures. Kobe (Japan), June 13-16, 2005.
12
deformazioni anelastiche del sistema in esame, quando questo impegnato
proprio fino allo spostamento del punto PP.
5. Distribuzione delle forze orizzontali
La forma secondo la quale devono essere distribuite le forze orizzontali
certamente un punto importante del procedimento. Tuttavia, il campo delle scelte
di interesse pratico non molto vasto ed entro questi limiti le differenti assunzioni
non conducono a risultati molto differenti
(8)
. L'O.3431 e le FEMA-273 prescrivono
di svolgere le analisi con due differenti distribuzioni: una (a) proporzionale alle
masse di piano, l'altra (b) proporzionale al prodotto delle masse per gli spostamenti
della prima forma modale. L'ATC-40 indica varie possibilit, comprendendo anche
quella corrispondente ad una distribuzione lineare delle accelerazioni lungo
l'altezza, ma considera la (b) come riferimento fondamentale, imponendo per
alcune limitazioni riguardanti la partecipazione delle masse. L'O.3431 non
prescrive percentuali delle masse partecipanti, ma limita l'impiego delle analisi
"pushover" al caso di edifici di forma regolare, rispondenti a definizioni
prestabilite. In tutti i casi, in conseguenza dell'arbitrariet della scelta riguardante lo
spostamento di controllo, individuato sempre come spostamento d
top
del punto pi
alto della costruzione, le elaborazioni numeriche devono essere aggiustate in
conformit. Le norme e le raccomandazioni citate provvedono a ci riferendosi
ancora alla configurazione del primo modo di oscillazione, col presupposto di
poterla considerare sufficientemente rappresentativa della effettiva configurazione
deformata della struttura, pur essendo questa una configurazione di tipo lineare
(13)
.
L'EA elimina questa incongruenza concettuale definendo uno spostamento virtuale
equienergetico che, oltre ad essere pi coerente con lo spirito del PBSD, consente
di allargare il campo delle applicazioni, potendo essere utilizzato in modo diretto
anche per le configurazioni nelle quali siano significativi gli effetti torsionali.
6. Definizione del modello 1GL equivalente secondo i riferimenti normativi
Per definire la curva prestazionale occorre stabilire un criterio di equivalenza in
virt del quale, ad ogni valore F* raggiunto dalla forza applicata alla base del
sistema nGL, scelto come valore rappresentativo dell'intensit dell'azione sismica
applicata, si possa associare il valore d
k
di un appropriato spostamento di controllo

(13)
Il riferimento a forme modali di natura elastica pu costituire un'approssimazione utile ai
fini pratici, ma non appare perfettamente coerente, dal punto di vista concettuale, con un
procedimento basato sulle valutazioni energetiche di natura essenzialmente isteretica. Di ci
tiene conto l'approccio energetico illustrato nel seguito.
13
da attribuire al modello 1GL. Seguendo le proposte indicate nella letteratura
specializzata, i riferimenti normativi prima menzionati adottano differenti
procedimenti per definire la curva prestazionale del sistema 1GL. Come parametri
rappresentativi partono comunque dalla forza di taglio alla base F* = F
i
e
scelgono preferibilmente lo spostamento d* = d
top
del punto pi alto della struttura,
soggetto alle massime escursioni. Stante l'arbitrariet della seconda scelta, occorre
calibrare di conseguenza i valori di questi due parametri.
Generalmente, cos suggerisce l'O.3431, il problema risolto seguendo i criteri
indicati in letteratura
(8,9)
, prendendo in considerazione la configurazione del primo
modo di oscillazione del sistema nGL, ritenendo questa come la pi
rappresentativa del comportamento del sistema strutturale (sebbene, come si
detto, si tratti di una configurazione elastica). Se si considera la prima forma
modale , normalizzata rispetto allo spostamento del punto di controllo, e si indica
con =
i
(m
i

i
)/
i
(m
i

i
2
) il coefficiente di partecipazione corrispondente, come
massa del modello 1GL si pu assumere il valore m* =
i
(m
i

i
), per esprimere la
curva prestazionale mediante la forza F* = F
b
/ e lo spostamento d* = d
top
/. La
curva cos ottenuta pu essere poi semplificata da una curva bilineare equivalente
con soglia plastica costante, applicando in questo caso un criterio equienergetico
(uguaglianza delle aree sottese) , come mostra la Figura 7. Procedendo in questo
modo si individuano i valori F
y
* e d
y
* del limite elastico e quindi della rigidezza
elastica k* = F
y
*/d
y
*. La curva cos ottenuta, con la quale pu essere definita una
duttilit globale equivalente = d*/d
y
*, pu essere considerata rappresentativa del
comportamento globale del sistema nGL.
Sulla curva prestazionale si possono riportare i punti corrispondenti alle condizioni
critiche della struttura, associate a tutti gli stati limite di interesse, come mostrato
nella stessa Figura 7. L'O.3431, con riferimento alle valutazioni di vulnerabilit
degli edifici esistenti ed in analogia con le altre raccomandazioni prima citate,
Figura 7 - Rappresentazione bilineare di una curva prestazionale e degli stati limite
curva elasto-plastica
bilineare
F*/m*
d
(E)
(A)
(D)
(C) (B)
DL DS CO
E
y
d
y
*
|
|
.
|

\
|
=
m
m
m y
f
d 2
*
d
d d
y
*
F*/m*
curva prestazionale
calcolata
f
y
*
d*
14
considera i tre stati limite indicati in figura: CO (collasso grave), DS (danno
severo), DL (danno lieve) , precisando i requisiti che li definiscono.
7. Coerenza dell'input sismico con la curva prestazionale
Per rendere l'input sismico coerente con la curva prestazionale occorre stabilire un
criterio che, come si detto, deve basarsi su valutazioni di natura energetica.
L'O.3431 e l'EC.8, dopo aver reso bilineare la curva prestazionale, semplificano il
problema, applicando il cosiddetto "N2 method". L'applicazione di questo metodo
richiede di considerare una correlazione ti tipo empirico che lega il massimo
spostamento di risposta d
max
di un generico sistema elasto-plastico con lo
spostamento d
el
del sistema elastico ad esso associato (sistema elastico dotato dello
stesso periodo di oscillazione). Le espressioni che definiscono questa correlazione
sono riportate nella Figura 8; in sostanza, corrispondono ad un adattamento del
criterio generale di "uguale energia" che, nella zona dello spettro a velocit
costante (T T
C
, secondo le definizioni dell'O.3431) corrisponde di fatto al criterio
di "uguale spostamento".
L'ATC.40 propone un procedimento iterativo, del tipo descritto in precedenza, con
il quale opera una riduzione dello spettro di progetto stimandola in funzione di una
capacit dissipativa valutata in funzione all'andamento curva prestazionale ottenuta
con le analisi "pushover". La stima della riduzione spettrale guidata da
considerazioni energetiche con le quali si definisce uno smorzamento viscoso
equivalente
eq
(Figura 9).
Figura 8 - Correlazioni fra lo spostamento di risposta elastica d
e
di un sistema
1GL
y
e
c el
max c
el max c
F
F
q
T
T
1 q 1
q
d
d T T
d d T T
=
(

|
.
|

\
|
+ = <
=
d d
el
d
y
d
max
F
y
F
el
= m S
e
(T)
?
?
F
el
(O.3274)
curva
prestazionale
bilineare
risposta
elastica
15
Il procedimento dell'ATC-40 regolato da una serie di coefficienti di natura
empirica con i quali si incrementa la capacit dissipativa rispetto al valore standard
del 5%. L'incremento espresso pertanto nei termini di una dissipazione viscosa
equivalente (
eq
= 5% + ). L'incremento costituisce il contributo dovuto
dall'energia dissipata nei cicli di isteresi associati al comportamento anelastico,
quale risulta dalla curva prestazionale calcolata in corrispondenza dello
spostamento di tentativo d
m
.
k
el
f
y
d
y
d
m
f
m

sec

D
k
sec

eq
= + 5 (in %)
|
|
.
|

\
|

=
sec
D
4
1
=
m m
y m m y
d f
) d f d f ( 7 . 63
= "damping modification factor"
dipendente dalla qualit dell'edificio
Figura 9 - Valutazione della dissipazione viscosa equivalente secondo l'ATC.40.
16
Nella stima di l'ATC-40 introduce un fattore correttivo definito in funzione
della rigidezza secante determinata sulla stessa curva prestazionale (Figura 9). Il
fattore tiene conto del degrado delle caratteristiche meccaniche che possono
derivare dalla qualit della costruzione, per stabilire il quale sono indicate tre classi
di edifici: tipo A = edificio nuovo; tipo B = edificio esistente di media qualit; tipo
C = edificio esistente di qualit povera (Figura 10). In funzione del valore di
eq
cos ottenuto sono indicati infine i fattori SR
A
ed SR
V
(14)
da usare per ridurre le
ordinate dello spettro di progetto (Figura 10), definito dalle norme americane
mediante i parametri C
A
della parte ad accelerazione uniforme e C
V
della parte a
velocit uniforme (si vedano le tabelle seguenti).
ATC-40 - Soil classification
Average Soil Properties for Top 100 Feet of Soil Profile
Soil
profile
Soil profile name
(generic description)
Shear wave velocity,
V
s
(feet/second)
N
SPT
[N
CH
for
cohesionless layers]
(blows/foot)
Undrained shear
strength, s
u
(psf)
S
A
Hard rock V
s
> 5000 Not applicable
S
B
Rock 2500 < V
s
5000 Not applicable
S
C
Very dense soil - Soft rock 1200 < V
s
2500 N > 50 s
u
> 2000
S
D
Stiff Soil Profile 600 V
s
1200 15 N 50 1000 s
u
2000

(14)
L'ATC.40 tara questi valori tenendo conto anche di una durata del terremoto atteso,
secondo un criterio che non trova l'equivalente nell'O.3431.
1.0
0.8
0.6
0.4
0.2
0.0
50 40 30 10 20 0 60
0.33
0.53
0.67
0.33
1.00
0.77
16.25 25 45
viscosit equivalente
o
(%)
Fattore di riduzione (
eq
=
o
)
tipo A
tipo B
tipo C
Riduzione degli spettri di progetto
65 . 1
) ln( 41 . 0 21 . 3
SR SR S S
12 . 2
) ln( 68 . 0 21 . 3
SR SR S S
eq
V V v
*
v
eq
A A a
*
a

= =

= =
costante a velocit Tratto
costate one accelerazi ad Tratto
Figura 10 - Procedimento di riduzione degli spettri di progetto indicato dall'ATC-40..
S
a
= spettro elastico ( = 5%)
S
a
* = spettro ridotto
2.5 C
A
2.5 (SR
A
)C
A
(SR
V
)C
V
/T
S
a
S
a
*
C
A
C
V
/T
S
d
17
S
E
Soft Soil Profile V
s
< 600 N < 15 s
u
< 1000
S
F
Soil requiring site-specific evaluation
ATC-40 - Seismic coefficient C
A
Shaking intensity (ZEN)
Soil profile = 0.075 = 0.15 = 0.20 = 0.30 = 0.40 > 0.40
S
B
0.08 0.15 0.20 0.30 0.40 1.0(ZEN)
S
C
0.09 0.18 0.24 0.33 0.40 1.0(ZEN)
S
D
0.12 0.22 0.28 0.36 0.44 1.1(ZEN)
S
E
0.19 0.30 0.34 0.36 0.36 0.9(ZEN)
S
F
Site-specific geotechnical investigation required
ATC-40 - Seismic coefficient C
V
Shaking intensity (ZEN)
Soil profile = 0.075 = 0.15 = 0.20 = 0.30 = 0.40 > 0.40
S
B
0.08 0.15 0.20 0.20 0.30 1.0(ZEN)
S
C
0.13 0.25 0.24 0.32 0.45 1.4(ZEN)
S
D
0.18 0.32 0.28 0.40 0.54 1.6(ZEN)
S
E
0.26 0.50 0.34 0.64 0.84 2.4(ZEN)
S
F
Site-specific geotechnical investigation required
ZEN = prodotto ZEN con il quale l'ATC-40 definisce il coefficiente sismico di progetto.
8. L'approccio energetico proposto (EA)
Curva prestazionale equienergetica
Tutte le operazioni che regolano il PBSD utilizzano criteri di equivalenza che
basano la loro validit su considerazioni di natura energetica. Appare importante
quindi poter applicare questo stesso criterio anche al procedimento con il quale si
stabilisce l'equivalenza della curva prestazione del modello 1GL quando la si
deriva dal comportamento del sistema nGL. Nella rappresentazione ADS la curva
prestazionale ha le dimensioni di una forza per unit di massa ed espressa in
funzione di uno spostamento; perci l'area sottesa ha le dimensioni di un'energia
specifica (lavoro compiuto per unit di massa). E' opportuno pertanto fare in modo
che questa area riproduca proprio l'energia complessiva consumata nelle
deformazioni anelastiche del sistema nGL. Rispettando questo principio si pu
definire una curva prestazionale bilineare per la quale la duttilit risulta correlata
correttamente alla quantit di energia effettivamente dissipata per deformazioni
isteretiche.
L'approccio energetico EA (Energetic Approach) qui proposto
(11,12)
riguarda, per
l'appunto, la definizione di un criterio energetico da utilizzare per determinare la
curva prestazionale. Anzich fare riferimento ad un arbitrario punto di controllo,
scegliendo per esempio lo spostamento d
top
del punto pi alto del sistema nGL, per
poi ricorrere ad aggiustamenti riferiti ad una configurazione modale, l'approccio
18
EA elimina questo passaggio basato su riferimenti di natura elastica, peraltro non
necessari, e calcola direttamente la curva prestazionale mediante la definizione di
uno spostamento virtuale che riproduce correttamente i termini di un bilancio
energetico. Si tratta cio di definire l'equivalenza fra il sistema nGL ed il modello
1GL rispettando l'uguaglianza dell'energia di deformazione accumulata nella fase
elastica ed in quella plastica.
Durante un generico passo k dell'analisi "pushover", ogni volta che si considera un
incremento degli spostamenti (d)
k
, l'uguaglianza fra il lavoro compiuto dalle forze
sismiche (f
i
)
k
applicate al sistema nGL ed il lavoro compiuto dal modello 1GL
equienergetico espressa dalla seguente relazione differenziale (Figura 11):
(F )
k
=
i
[f
i
(d
i
)]
k
nella quale la forza F
k
da attribuire al sistema 1GL pu essere assunta uguale al
taglio alla base (F
k
=
i
(f
i
)
k
).
La relazione scritta definisce in termini differenziali i successivi incrementi di
uno spostamento virtuale equivalente che non corrisponde ad un particolare
punto della struttura, ma ad ogni passo k uguaglia, in campo sia elastico sia
anelastico, il lavoro compiuto dalla forza F a quello compiuto da tutte le forze F
i
durante i singoli passi del procedimento incrementale. Lo spostamento virtuale
k
si ottiene sommando i successivi incrementi
k
ognuno dei quali dato da:


=
i ik
i k i ik
k
F
) d ( F
Procedendo nel modo descritto si arriva a definire una curva prestazionale
equienergetica F = F() che, per l'applicazione del PBSD, pu essere calcolata fino
F
k
=
i
F
ik
F
k

k
=
i
F
ik
(d
i
)
k
F
y
= F(
max
)
= ()
=
max
/
y
= F
y

y
(2 - 1)

k
F
k
m =
i
m
i
(d
i
)
k
(F
i
)
k
F
k
m
i

y
max
F
y

Figura 11 - Definizione della curva prestazionale equienergetica


19
ad uno spostamento
m
corrispondente al raggiungimento di qualsiasi stato limite
prestabilito (Figura 11).
La curva prestazionale F = F() ottenuta applicando l'EA pu essere semplificata
anch'essa per essere riportata ad una diagramma bi-lineare con soglia plastica
costante. Come di consueto, ma con un significato energetico implicito, questa
curva pu essere costruita in modo che sottenda la stessa area della curva
prestazionale. Risulta cos definito uno spostamento al limite elastico
convenzionale
y
che consente di esprimere i valori di una rigidezza elastica k
el
=
F
y
/
y
e di una duttilit
m
=
m
/
y
in maniera del tutto equivalente, dal punto di
vista energetico, a quanto si considera per un qualsiasi sistema 1GL quando
anch'esso sia stato ricondotto ad un comportamento elasto-plastico perfetto. Se f
m
e

m
sono i valori della forza e dell'area sottesa dalla curva corrispondenti al
raggiungimento della deformazione
m
, si ottiene
(15)
:
|
|
.
|

\
|
=
m
m
m y
f
2
Se le valutazioni sono state condotte applicando l'EA, le definizioni dello
spostamento
y
e della rigidezza elastica k
el
risultano perfettamente coerenti con
l'energia
m
calcolata per le deformazioni del modello 1GL e la definizione di
duttilit appare realmente significativa dal punto di vista energetico. Ci pu
consentire, per esempio, di eseguire le analisi di un comportamento strutturale
utilizzando gli spettri a duttilit assegnata.
9. Rappresentazione energetica della curva prestazionale
Integrando la curva prestazionale F() ottenuta con l'EA si ottiene l'energia di
deformazione effettiva E() accumulata progressivamente dal sistema nGL durante
il procedimento iterativo dell'analisi "pushover" (Figura 12). La funzione E() cos
definita corrisponde esattamente all'energia di deformazione calcolata per il
sistema nGL di partenza. La funzione E() pu essere valutata anch'essa fino allo
spostamento
m
associato ad un predeterminato stato limite della struttura e pu
essere fatta corrispondere ad una rappresentazione elasto-plastica bilineare

(15)
Come negli altri criteri prima visti, i loro valori per, non dipendono dallo spostamento
m
solo se la curva prestazionale ha raggiunto una zona nella quale la forza f
m
si mantiene
costante. Se invece f
m
cresce ancora, le stesse definizioni tendono a sottostimare il valore di

y
e quindi dello spostamento
m
. In tal caso, a parit di
m
, pu essere opportuno
considerare un valore pi piccolo di f
m
(Fajfar).
20
equienergetica (non riproducibile nello stesso grafico), della risposta del sistema
nGL, per determinare ugualmente il coefficiente
m
rappresentativo della duttilit
globale del sistema strutturale. Il procedimento apre la strada all'impiego di
rappresentazioni spettrali della domanda di progetto espresse in termini di energia.
10. Distribuzione delle forze orizzontali
L'EA consente di ampliare il campo delle situazioni nelle quali possibile
applicare direttamente le analisi "pushover", senza peraltro vincolare il
procedimento del PBSD alla necessit di introdurre passaggi di natura elastica. Per
quanto riguarda le forze f
i
da applicare al sistema nGL, si possono scegliere
distribuzioni pi significative di quelle condizionate da una forma modale, per
esempio, condizionandole alla deformata ottenuta applicando un sistema di forze
orizzontali ausiliarie g
i
proporzionali alle masse di piano, per poi condurre le
analisi incrementali con forze f
i
proporzionali anche a questa deformata. Operando
in questo modo, si possono ottenere distribuzioni pi aderenti ad eventuali
irregolarit di forma presenti lungo l'altezza della costruzione. Infatti, sarebbe
anche possibile considerare distribuzioni di forze f
i
proporzionali alle
configurazioni deformate prodotte dalle stesse forze ausiliarie g
i
, ma valutate
tenendo conto di un certo livello di deformazioni plastiche predeterminato. Poich
questo modo di procedere consente di analizzare direttamente configurazioni nGL
spaziali, nello schema "edificio" caratterizzato dalla presenza dei solai di piano
funzionanti come lastre indeformabili, si pu tenere conto degli effetti torsionali
applicando le forze ausiliarie g
i
e le stesse forze f
i
, in punti spostati rispetto ai
baricentri delle masse dei singoli piani di quanto occorre per tenere conto delle
eccentricit strutturali ed accidentali prescritte dalle norme.
11. Applicazione dell'EA agli edifici multipiano

=
F
i(k)
F
i(k-1)
d
i
lavoro compiuto
dalla forza F
i
del
sistema nGL
d
i(k)
F
i
E
i(k)
F
(k+1)
F
(k)

k-1

F
lavoro espresso dalla
curva capacitiva EA
del modello 1GL
E
k
E
m

m
m

k

E
m
E
d
i(k-1)
energia di deformazione
accumulata
Figura 12 - Curva prestazionale F = F() equienergetica e curva E = E() dell'energia
E = E()
21
La curva prestazionale F = F() definita mediante l'EA e la corrispondente curva
specifica f = f() possono essere utilizzate ai fini progettuali in tutte le maniere
suggerite dai vari autori e codificate dalle normative prima citate.
Si esamina pertanto in dettaglio l'applicazione dell'EA al modello nGL di un
edificio multipiano dotato di N impalcati indeformabili. In tal caso, il lavoro
compiuto dalle forze di piano f
i
del modello nGL durante il generico passo fra k e
k+1 vale (Figura 11):
k i k i k i
N
1 i
) 1 k (
) d ( ) f (
2
1
) f ( E
(

=
=
+
dove (d
i
)
k+1
sono gli incrementi degli spostamenti dei punti di applicazione delle
forze f
i
dei piani i dovuti alle stesse forze [(f
i
)
k
+ (f
i
)
k
].
Se, come forza rappresentativa del sistema 1GL si assume la risultante F
k
=
i
(F
i
)
k
(taglio alla base), il lavoro fatto nello spostamento virtuale del modello 1GL
durante il passo k vale:
k 1 k k ) 1 k ( GL 1
F
2
1
F E
(

+ =
+ +
Imponendo luguaglianza dei due incrementi di lavoro si calcola lincremento dello
spostamento virtuale da attribuire alla massa m = m
i
del modello 1GL durante
il passo k, per ottenere:
1 k k
k i k i k i
N
1 i
1 k
F
2
1
F
) d ( ) F (
2
1
) F (
2
1
+
=
+
+

=
Procedendo in questo modo fino al raggiungimento dello stato limite in esame si
costruisce tutta la curva F-, della quale si pu calcolare l'area E = E(). A questo
punto risulta definita anche la curva F()/m da confrontare direttamente con lo
spettro delle accelerazioni di input, potendo cos applicare i vari metodi proposti in
letteratura per eseguire un'analisi rispondente ai criteri del PBSD.
22
12. Impiego degli spettri di energia
La possibilit di ottenere una curva prestazionale E = E() che riproduce l'energia
di deformazione si associa all'idea di impostare le analisi di progetto assumendo
come input uno spettro di energia. La Figura 12 illustra un esempio, dove per lo
spettro E
IN
() dell'energia di input stato ricavato calcolando le pseudo-velocit S
v
= S
a
(T/2)
2
, corrispondenti ad uno spettro assegnato in termini di pseudo-
accelerazioni ed assumendo per quest'ultimo il formato tipico indicato dalle norme.
Si considerato cio lo spettro: E
IN
(T) = mS
v
2
per rappresentare E
IN
in funzione
dello spostamento .
L'impiego degli spettri di energia valutati in questo modo conduce per a risultati
che non sempre concordano con quelli che si ottengono dalle valutazioni ottenute
con gli spettri delle accelerazioni
(16)
. Tuttavia, l'argomento merita di essere
approfondito, proprio perch il PBSD, maggiormente se lo si applica per l'analisi
della risposta sismica in condizioni estreme di strutture molto duttili, basa la sua
validit su correlazioni di natura energetica associate alla deformabilit anelastica,
pi che su valutazioni delle resistenze meccaniche degli elementi strutturali.
Sembra pertanto pi significativo che le analisi possano essere condotte
confrontando la capacit energetica direttamente con una domanda espressa in
termini energetici.
13. Conclusioni
L'impiego di una curva capacitiva ottenuta mediante l'EA, uguagliando il lavoro di
deformazione del sistema nGL, elimina la necessit della scelta arbitraria di un

(16)
Decanini, L., Mollaioli F. 2001. An Energy-Based Methodology for the Assessment of
Seismic Demand, Soil Dynamics and Earthquake Engineering. 21(2), 2001.

m
E = E()
domanda
energia
(relativa)

PP
Figura 13 - Esempio di applicazione di un criterio energetico
23
punto di controllo, altrimenti necessario per definire lo spostamento equivalente in
funzione del quale si calcolano le caratteristiche di una curva prestazionale e non
richiede di ricorrere ad un riferimento modale, di natura tipicamente elastica,
estranea allo spirito del PBSD.
Lo spostamento virtuale definito per via energetica non corrisponde allo
spostamento di un particolare punto della struttura, ma conduce ad una curva
prestazionale che ha un significato fisico reale, perch riproduce esattamente
l'energia accumulata dalla struttura nelle deformazioni elastiche ed anelastiche.
L'equivalenza definita pertanto sullo stesso riferimento fisico sul quale si fonda il
PBSD. La curva prestazionale che si ottiene in questo modo in grado di essere
correlata agli stati limite ritenuti di interesse per le valutazioni progettuali.
L'impiego dell'EA consente anche di utilizzare distribuzioni di forze orizzontali pi
aderenti alle finalit di un progetto strutturale.
La curva capacitiva ottenuta per via energetica pu essere utilizzata per applicare
tutti i procedimenti del PBSD suggeriti dai vari autori e codificati dalle varie
normative. Infine, l'EA favorisce la possibilit di un ampliamento delle concezioni
del PBSD, perch suggerisce la possibilit di utilizzare procedimenti di calcolo nei
quali si assumano come input gli spettri dell'energia. Quest'ultimo aspetto richiede
un approfondimento, perch occorre valutare in modo appropriato le modalit di
definizione di tali spettri.
RINGRAZIAMENTO
Si ringrazia l'architetto Maurizio Ferrini, Direttore del Servizio Sismico della
Regione Toscana, per aver promosso la collaborazione con il Dipartimento di
Ingegneria Civile ed Ambientale dell'Universit degli Studi di Perugia, finalizzata
allo sviluppo ed all'impiego delle tecniche di protezione sismica innovative,
nell'ambito della quale stato redatto il presente rapporto.

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