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VIAPO

Tutti noi abbiamo sentore che dentro il nostro essere esiste una regione refrattaria alla ragione e alla vita artificiale condotta in societ. Freud chiam questa regione: inconscio. Jung si spinse ancora oltre e parl di inconscio collettivo. Secondo tale concezione la mente umana non una tabula rasa ma dotata di archetipi. Ossia di immagini primordiali comuni alla nostra specie e che ogni cultura elabora autonomamente attraverso riti e miti. La Caduta dellUmanit, il Diluvio, la Grande Madre sono alcune di queste immagini. Su scia delle scoperte di Jung lesperto di iconografia e storico delle religioni Robert Eisler (1882-1949) pubblic nel 1948 unopera da poco tradotta in italiano con il titolo: Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia (Edizioni Medusa, 316 pagg., 24 euro). A dire il vero Uomo lupo per ora lunico libro di Eisler nella nostra lingua. Nonostante il titolo enigmatico il lettore non rester deluso. Si tratta essenzialmente di un saggio sullaggressivit umana che scava nella notte dei tempi per riportare alla luce le cause profonde del sadismo e del masochismo. Eisler compie questimpresa da archeologo in virt di una sbalorditiva erudizione. Ma se una qualit del libro data dallo sterminato sapere del suo autore non meno interessanti sono le tesi esposte (peraltro in solo una quarantina di pagine; il resto del volume composto da note, schede e appendici). Loggetto di indagine di Eisler un paradosso della mente umana: la tendenza a provare piacere nel subire dolore o infliggerlo ad altri. Attenzione: il desiderio di soffrire non significa necessariamente farsi frustare per raggiungere la gratificazione sessuale. Ma pi semplicemente sperimentare un dolore riferito assistendo a una commedia drammatica o un incontro di boxe. Allo stesso tempo non indispensabile diventare dei

29 dicembre 2011

LETTURE

Un mondo pacifico possibile?


Tradotto per la prima volta in Italia Uomo lupo, di Robert Eisler
di PATRIZIO PAOLINELLI

serial killer per definirsi sadici. Basta la soddisfazione che proviamo per la brutta fine che fa il cattivo del film. Allora come nato e perch si sviluppato nella cosiddetta vita normale il paradosso piacere/dolore? Utilizzando una prospettiva multidisciplinare Eisler sostiene che una svolta nellalimentazione ha indotto lumanit alla violenza endemica che da millenni conosciamo. Tale svolta consiste nel passaggio da una dieta sostanzialmente vegetariana al consumo di carne. Insomma, prima che gli esseri umani diventassero carnivori la pace regnava sulla terra. Il che confermato da

miti (lEt dellOro) e religioni (Adamo nel Paradiso terrestre) e ancora oggi dalla presenza di comunit impropriamente definite primitive che non conoscono la caccia e la guerra. Come accade che a un certo punto della preistoria luomo diventa carnivoro? Evidentemente per fame e imitando predatori che cacciano in branco. Qui entra in scena la licantropia. La quale non va intesa nel senso superstizioso del termine (la leggenda del lupo mannaro) ma come la trasformazione delluomo vegetariano in carnivoro. Carnivoro che si traveste con pelli animali: lupo, leopardo, orso. A questo

punto mito e realt si fondono: davvero le furiose menadi bacchiche cacciavano di notte nelle foreste indossando pelli di volpe, leopardo e lince. A spese di altri animali il nuovo predatore colonizza la terra, assume una definitiva posizione eretta, diventa glabro, confeziona abiti fatti di materiali animali e vegetali. Labito genera la nudit e la nudit il senso del pudore. Nasce cos un nuovo stile di vita che produce complicati riti per espiare la colpa di vivere prendendo la vita altrui. Ecco imporsi la coscienza del peccato e dunque la mutazione bio-culturale compiuta. Tanto che oggi possiamo affermare che tutti noi

discendiamo dalla variet carnivora licantropica. Ma per quanto sprofondato negli abissi della preistoria il passato delluomo arboricolo e frugivoro non definitivamente morto. Nella memoria genetica resta la reminiscenza di una vita pacifica di un qualche paradiso perduto: la Caduta dal Giardino dellEden dunque un archetipo. Volendo volare pi in basso certamente unespressione archetipica il successo di Tarzan. Successo che ci riporta inconsciamente a quando gli ominidi vivevano nelle foreste, in pace con gli animali, nutrendosi di bacche e frutta. Tuttavia il lupo pu svegliarsi in qualsiasi momento come sappiamo a causa delle continue manifestazioni di sadomasochismo che caratterizzano la nostra vita di esseri evoluti. Allora la domanda chiave : si pu tornare allinnocenza delluomo vegetariano? Eisler lascia aperta la porta alla speranza nonostante, in quanto ebreo, sia stato internato nei campi di concentramento nazisti e sia sopravvissuto a stento. Se c stata una Caduta allora la natura umana non quella del predatore ma di un essere vegetariano e nonviolento: possiamo domare il lupo che in noi. quanti credono di poter edificare una comunit civile depurata da ogni ombra. Il lento assassinio di Pasolini, smentisce laggettivo. O meglio, ne illumina il vero senso: una ritmica cadenza ed inesorabile di soprusi, depistaggi ed infingimenti. Intorno, la Roma del 1975. Orrenda. Popolata di basettoni e volanti in stile poliziottesco. Pervasa dalle urla di strazio emesse al Circeo da Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, massacrate per gioco nel corso di una batteria, come si chiamavano le orge dei ragazzi di buona famiglia. Fra laltro, Pasolini se ne stava occupando, poco prima di venire assassinato. Un episodio minore di per s, ma intrinseco allunica grande orgia che si consumava in una Paese gi deragliato. Lorgia del potere, sintende. Non innocente come il piacere che Pasolini cerc anche quella notte allIdroscalo e fu utilizzato contro di lui da chi ne aveva decretato la condanna capitale con un verdello privo di appello.

Pasolini nel paese deragliato


di ENZO VERRENGIA

Pasolini stato inseguito da qualcosa che non ha volto e lo ha ucciso. Non la si scambi per lennesima teoria del complotto, di quelle che trasformano la cronaca in leggenda contemporanea. Lo afferm, invece, con lucida passione Alberto Moravia, allindomani dellomicidio di Ostia, dove il suo amico di una vita venne massacrato con lintento di profanarne il corpo insieme alla personalit. E quando si parla di uno degli artisti pi geniali, eclettici ed insuperati nellesiguo panorama peninsulare, torna inevitabile il pensiero delle circostanze ancora nebulose nelle quali si consum la sua morte violenta, quasi contraltare del titolo di un suo romanzo rappresentativo. Sergio Anelli ricostruisce quello sfondo in Lassassinio lento di

Pasolini (Aragno, pag. 322, Eur. 15,00). Non si tratta n di un saggio n di un romanzo, anche se ha landamento di entrambi. piuttosto un omaggio alla memoria sul filo delle rivelazioni. Innanzi tutto, appunto, quelle sugli occhi molto ostili appuntati su Pasolini. Lui aveva commesso un errore. Era venuto allo scoperto prima del tempo. Il suo articolo sul Corriere della Sera, Io so, allertava il giro degli eversori che, dietro le quinte, preparavano la transizione dellItalia da una democrazia elettiva e solare a regime di unocculta oligarchia. Non che i poteri forti avessero da liberarsi di pastoie legalitarie. Da anni agivano impuniti. Ma la libert di stampa, lopposizione non solo comunista, le spinte progressiste venute dalle ultime generazioni, ne mettevano a rischio la morsa. E Pasolini, con

quellIo so, aggiungeva benzina al rogo che poteva lambirli. Per di pi, il poeta di Casarsa annunciava in pubblico la sua intenzione di scrivere un romanzo, Petrolio, che sarebbe servito a denunciare i misfatti dei padroni segreti sospesi sulla penisola. Particolarmente, i maneggi di Eugenio Cefis, succeduto ad Enrico Mattei nella carica di presidente dellENI. Sergio Anelli collega ogni cosa senza favoleggiare. I suoi sono fatti ormai chiari. Nel libro, li allinea ricorrendo a figure credibili come se fossero autentiche. Un maresciallo dei Servizi che riferisce al suo superiore dapprima delle intemperanze di Pasolini e poi della sua uccisione. Una fonte informativa, Orchidea, che rastrella notizie sotto la copertura di giornalista. Un giornalista vero, il francese Gilles. Perfino Fiorella, laiuto regista di Sal-Sade, lultimo film di Pasolini, acquisisce limportanza di chiunque ruoti intorno ad un delitto che lacera le coscienza di