Sei sulla pagina 1di 16

Newsletter

Editoriale

N 67 Aprile 2013

Trifir & Partners Avvocati

Un nuovo modello di contrattazione collettiva


Nel giugno 2010, con laccordo di Pomigliano, Fiat ha avviato un percorso di rinnovamento dei propri assetti contrattuali che, nel 2012, ha portato alla sostituzione dei CCNL di categoria, applicati nelle singole unit produttive (metalmeccanici, gomma plastica, trasporti, telecomunicazioni), con contratti aziendali negoziati a livello territoriale. Tali contratti evocano un modello di relazioni industriali, simile a quello vigente in altri Paesi Europei e negli Stati Uniti, e inducono a ripensare le logiche della contrattazione collettiva, a livello nazionale, anche in altri settori merceologici. su questa scia che, nel 2011, il legislatore ha introdotto la disciplina degli accordi di detassazione, e gli stessi Contraenti Collettivi hanno sottoscritto gli accordi interconfederali del giugno/settembre 2011 sulla rappresentanza, e del novembre 2012 sulla produttivit (in proposito, rinviamo a quanto scritto nella Newsletter Novembre 2011 e negli Highlights 2012). Peraltro, alcuni recenti CCNL - anche in settori lontani dallindustria manifatturiera, come quelli del credito e del terziario - testimoniano la volont delle parti di concedere sempre pi spazi alla contrattazione decentrata, al ne di adeguare la regolamentazione del rapporto di lavoro alle mutevoli esigenze che emergono dal contesto produttivo. Al di l delle prese di posizione ideologiche, il modello funziona. I contratti aziendali del gruppo Fiat accentuano la contrattazione annuale della parte economica; trasformano i vecchi premi di produzione in un premio di competitivit, legato alla presenza, produttivit ed efcienza, che benecia della tassazione agevolata; deniscono una procedura di raffreddamento per prevenire e risolvere i conitti collettivi. Lobiettivo, fra laltro, quello di responsabilizzare i dipendenti, consentendo loro di beneciare personalmente del protto dellimpresa che discende anche dalla lotta allassenteismo e da una minor conittualit sindacale. Sul tema della detassazione dei premi di produttivit si richiama lattenzione nel testo di approfondimento a cura di Roberto Pettinelli. Salvatore Trir e Tommaso Targa
Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera, Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco
1

Diritto del Lavoro Attualit 2 Le Nostre Sentenze 5 Cassazione 9 Diritto Civile, Commerciale, Assicurativo Le Nostre Sentenze 10 Assicurazioni 11 Il Punto su 13 Rassegna Stampa 15 Contatti 16

N67 Aprile 2013

Diritto del Lavoro


I contratti di prossimit
A cura di Roberto Pettinelli

www.triro.it

Sulla scia di quanto gi previsto dallart. 26 del d.l. 98/2011, conv. in l. n. 111 del 15 luglio 2011, come modicata dalla l. n. 183 del 12 novembre 2011 (Newsletter Novembre 2011), con la l. 24 dicembre 2012, n. 228, il legislatore ha risposto alla richiesta delle parti sociali espressa nelle Linee Programmatiche per la crescita della produttivit e della competitivit in Italia del 16 novembre 2012. Facendo seguito al rinvio operato dal comma 481 dellart. 1, infatti, con DPCM del 22 gennaio 2013 sono state denite le misure sperimentali per lincremento della produttivit del lavoro. Lart. 1 del decreto prevede lassoggettamento delle somme erogate a titolo di retribuzione di produttivit ad unimposta del 10%. Rispetto al passato, lambito di applicazione viene innalzato a redditi da lavoro dipendente non superiori a 40.000, mentre il tetto massimo delle somme detassabili rimane pari a 2.500. Il reddito di produttivit viene poi denito come linsieme delle voci retributive che siano erogate in esecuzione di contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni sindacali comparativamente pi rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali presenti in azienda, con esclusione, pertanto, degli attori territoriali, nonch delle rappresentanze non afliate ai predetti sindacati nazionali (art. 2). Sono dunque soggetti a detassazione, secondo un doppio binario, i redditi erogati:
con in

espresso riferimento ad indicatori quantitativi di produttivit/redditivit/efcienza/innovazione;

alternativa, a seguito dellattivazione di almeno una misura in almeno tre delle aree di intervento di seguito specicate:

a) ridenizione dei sistemi di orari e loro distribuzione con modelli essibili, anche legata ad investimenti, innovazione tecnologica, alla uttuazione dei mercati, al ne di un pi efciente utilizzo delle strutture produttive idoneo a raggiungere gli obiettivi di produttivit convenuti dalla programmazione mensile della quantit e della collocazione oraria della prestazione; b) attivazione di sistemi di distribuzione essibile delle ferie, attraverso una programmazione aziendale anche non continuativa delle giornate di ferie eccedenti le due settimane; c) adozione di misure che rendano compatibile l'impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, per facilitare l'attivazione di strumenti informatici. d) attivazione di interventi che mirino allintroduzione di un sistema di essibilit verticale, con riferimento alla fungibilit delle mansioni e [alla] integrazione delle competenze, anche funzionali a processi di innovazione tecnologica. , inne, prevista una procedura di monitoraggio circa lapplicazione delle misure stabilite dal DPCM, nonch limpegno del Governo a procedere, entro il 30 novembre 2013, ad un confronto con le parti sociali. Facendo seguito al decreto, in data 24 aprile 2013, Cgil, Cisl, Uil e Conndustria hanno stipulato un Accordo interconfederale in cui prevedono lintroduzione di un accordo quadro territoriale per l'attuazione delle nalit perseguite dalla legislazione in materia di misure per l'incremento della produttivit del lavoro e, pertanto, per il conseguimento dei relativi beneci per i lavoratori. Il che rappresenta una nuova apertura verso la dimensione territoriale della contrattazione collettiva.
N67 Aprile 2013 2

Diritto del Lavoro


A cura di Damiana Lesce

www.triro.it

Chi non paga il contributo Aspi? Lo chiarisce il Ministero


Il contributo addizionale si applica a tutti i contratti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, ad eccezione di quattro ipotesi, previste dal comma 29, del citato articolo 2, ossia: a) ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti; b) ai lavoratori assunti a termine per lo svolgimento di attivit stagionali di cui al DPR n. 1525/1963, nonch, per i periodi contributivi maturati dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, di quelle attivit denite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011 dalle organizzazioni dei lavoratori e datori di lavoro comparativamente pi rappresentative; c) agli apprendisti; d) ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui allart. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165/2001 e successive modicazioni. LAssosomm ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere della Direzione generale per lAttivit Ispettiva in merito alla corretta interpretazione della normativa. Pi precisamente, stato chiesto se la disciplina delle esclusioni dal versamento del predetto contributo previste dal comma 29, lettera b) del citato articolo 2 possa trovare applicazione anche con riferimento ai lavoratori somministrati con contratto a termine, nonch ai lavoratori somministrati in mobilit assunti sempre con contratto di lavoro a tempo determinato. La risposta stata data dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con linterpello n. 15/2013 del 17 aprile scorso: fatta eccezione per apprendisti e assunzioni a termine in sostituzione, di stagionali o di dipendenti pubblici, il contributo addizionale dell1,40% si applica a tutti i contratti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, inclusi quelli intermittenti e quelli di somministrazione a termine. Il versamento delladdizionale rappresenta la regola per ogni tipologia contrattuale di lavoro subordinato non a tempo indeterminato. Il Legislatore, secondo il Ministero, ha voluto riferirsi non solo al contratto a termine ex decreto legislativo n. 368/2001 ma a qualsiasi tipologia di rapporto di lavoro subordinato rispetto al quale individuata la data di cessazione del rapporto stesso. Ne consegue che, salvo le tassative eccezioni di cui sopra, il contributo risulta applicabile, ad esempio, nei confronti dei datori di lavoro che assumono con contratto a termine, con contratto di lavoro intermittente a tempo determinato, nonch mediante somministrazione di lavoro a termine. Ugualmente, laddizionale dovuta anche per la somministrazione a termine di lavoratori in mobilit. Con riguardo alle agenzie di somministrazione, il Ministero evidenzia che la legge Fornero ha previsto, a partire dal 1 gennaio 2014, una riduzione pari all'1,4% dellaliquota contributiva, destinata ai fondi per la formazione dei lavoratori, passando dal 4 al 2,6% della retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato per lesercizio dellattivit di somministrazione, che, secondo il Ministero,
N67 Aprile 2013 3

Newsletter T&P
pu porsi a compensazione del nuovo onere del contributo addizionale.

www.triro.it

Per quanto riguarda la somministrazione di lavoro effettuata nei confronti della Pubblica Amministrazione, il Ministero precisa che lipotesi di esonero prevista alla predetta lettera d) non applicabile, in quanto si tratta di una eccezione che riguarda evidentemente i datori di lavoro pubblici, poich in tal caso le Pubbliche Amministrazioni sono mere utilizzatrici della prestazione di lavoro.

Il Ministero del Lavoro detta il Vademecum sulla Riforma Fornero


A cura di Jacopo Moretti
Contratto a tempo determinato, contratto intermittente, apprendistato, lavoro accessorio, associazione in partecipazione, contratto a progetto, responsabilit solidale negli appalti, procedura conciliativa del licenziamento per giusticato motivo oggettivo: questi i temi trattati nella lettera circolare del 22 aprile 2013 con cui il Ministero del Lavoro ha emanato un vademecum sulla L. n. 92/2012 di riforma del mercato del lavoro.
Testo

di Approfondimento su www.triro.it

Guida T&P per iPad Apprendistato


A cura di Damiana Lesce Disponibile su iBookstore la Guida T&P per iPad Apprendistato La Guida T&P Apprendistato disponibile anche nella versione PDF Dossier LEX24: Il rapporto di Apprendistato

N67 Aprile 2013

Newsletter T&P
LE NOSTRE SENTENZE
LE SENTENZE DEL MESE

www.triro.it

Due recentissimi casi di applicazione della Riforma Fornero (disciplina sostanziale e processuale) in materia di licenziamento per giusta causa e giustificato motivo oggettivo. In entrambi i casi, la reintegrazione stata esclusa. Le cause sono seguite dallAvv. Damiana Lesce. LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO PERCH SPROPORZIONATO: CON LA FORNERO ESCLUSA LA REINTEGRAZIONE (Tribunale di Milano, ordinanza 23 aprile 2013) Con ordinanza del 23 aprile 2013, giudicando di un licenziamento disciplinare per giusta causa ex art. 2119 cod. civ., il Tribunale di Milano ha dichiarato la illegittimit del provvedimento espulsivo per sproporzione rispetto agli inadempimenti contestati, anche in considerazione dellassenza di precedenti disciplinari in capo al lavoratore. Sotto il prolo delle conseguenze della predetta illegittimit del licenziamento, il Tribunale ha dato atto della piena sussistenza del fatto contestato e ha, quindi, affermato linapplicabilit del 4^ comma dellart. 18 L. 300/1970 per essere, invece, applicabile il 5^ comma della predetta norma (che prevede la corresponsione di una indennit risarcitoria omnicomprensiva tra le 12 e le 24 mensilit). In particolare, dichiarato risolto il rapporto tra le parti, il Tribunale ha condannato la Societ a corrispondere al lavoratore, a titolo risarcitorio, unindennit pari a dodici mensilit della retribuzione globale di fatto. Nella quanticazione della predetta indennit, il Tribunale ha tenuto conto dellanzianit aziendale, delle mansioni e del ruolo del lavoratore (di responsabile e coordinatore), nonch dellelemento soggettivo della condotta contestata (il dipendente aveva ignorato consapevolmente le direttive aziendali). Ulteriore spunto di riessione in tema di onere della prova si rinviene nellordinanza in commento, nella parte in cui il Tribunale ha escluso lapplicabilit del 4^ comma dellart. 18 L. 300/1970 dando atto dellimpossibilit di valutare se linadempimento contestato fosse punibile con una sanzione conservativa per non avere la difesa del lavoratore prodotto n il Contratto collettivo, n il codice disciplinare. LA VIOLAZIONE DEL REPECHAGE ESTRANEA AL CONCETTO DI MANIFESTA INSUSSISTENZA DI CUI AL NUOVO ART. 18: NON C REINTEGRAZIONE (Tribunale di Milano, ordinanza 29 marzo 2013) Con ordinanza del 29 marzo 2013, giudicando di un licenziamento per ragioni economiche, il Tribunale di Milano ha affermato che la problematica del repechage, cos come quella relativa ai criteri di scelta del dipendente da licenziare nel caso in cui la decisione di ridurre il numero del personale interessi, astrattamente, una pluralit di dipendenti in posizione di piena fungibilit, estranea al concetto di manifesta insussistenza di cui allart. 18, comma 7, L. n. 300/1970, presupponendo, per contro, da un lato, leffettivit della ragione inerente lattivit produttiva, lorganizzazione del lavoro ed il regolare funzionamento di essa (cfr. art. 3 L. 604/1966) posta alla base del giusticato motivo oggettivo di licenziamento e, dallaltro, la possibilit - muovendo da una verica successiva al fatto posto a base del licenziamento per giusticato motivo oggettivo, vale a dire a valle di detto fatto - di evitare la risoluzione del rapporto, ricollocando il dipendente in altra posizione lavorativa esistente, libera e coerente con la professionalit del dipendente.
N67 Aprile 2013 5

Newsletter T&P
ALTRE SENTENZE

www.triro.it

IMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL COMPORTO: GLI ONERI PROBATORI INCOMBONO SUL LAVORATORE (Tribunale di Milano, 8 febbraio 2013, n. 18) Il Tribunale di Milano, con sentenza 8 febbraio 2013, n. 18, ha respinto il ricorso di un lavoratore, che aveva impugnato il licenziamento per superamento del periodo di comporto. Il lavoratore sosteneva che laggravamento della malattia fosse da addebitare alla condotta del datore di lavoro e che i relativi periodi di assenza fossero, dunque, da non computarsi al ne del comporto medesimo. Il Giudicante, in merito, ha statuito esser onere del lavoratore dimostrare limputabilit allazienda dellaggravamento delle proprie condizioni di salute e che, nellipotesi di specie, non essendo stata raggiunta tale prova, tutte le assenze avrebbero dovuto computarsi ai ni del comporto, con conseguente superamento dello stesso. Peraltro, il Tribunale non ha neppure accolto leccezione del dipendente di mancata indicazione, da parte dellazienda, del dettaglio dei giorni di assenza nella lettera del licenziamento. In proposito la sentenza ha rilevato la pacicit di tale informazione, che era stata gi fornita oralmente al lavoratore. Ha, inoltre, evidenziato la correttezza e buona fede datoriale nello svolgimento del rapporto, emergenti anche dal fatto che lazienda, pur non essendovi tenuta, aveva avvertito il lavoratore sia dellimminente superamento del periodo di comporto, sia della possibilit, per questi, di usufruire di unaspettativa, ai sensi del CCNL applicabile. Causa seguita da Vittorio Provera e Andrea Beretta IL DEMANSIONAMENTO NON COMPORTA AUTOMATICAMENTE UN RISARCIMENTO DANNI IN FAVORE DEL LAVORATORE (Corte dAppello di Venezia, 1 febbraio 2013) Nel caso in questione, la Corte dAppello di Venezia, chiamata a pronunciarsi nel giudizio di appello promosso dal lavoratore, pur ritenendo che nel caso specico si fosse vericato un demansionamento nel passaggio da una mansione ad un'altra, ha nondimeno confermato la sentenza di primo grado in punto di preteso risarcimento danni, affermando che la domanda di risarcimento del danno riferito al demansionamento non pu essere accolta laddove il lavoratore non alleghi e non provi (con onere a suo carico) il contenuto della lesione che avrebbe in concreto subito, limitandosi a dedurre un generico e non meglio specicato danno alla professionalit, inteso quale danno in re ipsa. La sentenza ha, inoltre, giudicato che legittimo il distacco, operato nellambito dello stesso gruppo, in favore di societ neocostituta alla quale sia stata denitivamente trasferita lattivit alla quale addetto il lavoratore, ancorch detta situazione sia potenzialmente destinata a durare a tempo indeterminato. Sotto questo prolo, il lavoratore aveva impugnato, tra laltro, la legittimit del distacco, avvenuto anni prima, presso altra societ del gruppo alla quale era stata trasferita denitivamente lattivit cui egli era addetto, contestando la sussistenza del requisito della persistenza dellinteresse della distaccante, nonch la carenza del requisito della temporaneit del distacco. La Corte, nel respingere la domanda del lavoratore, ha affermato che la temporaneit del distacco ex art. 30 D. Lgs. n. 276/2003 coincide con la durata dellinteresse del datore di lavoro allo svolgimento della prestazione del proprio dipendente a favore di un terzo.
N67 Aprile 2013 6

Newsletter T&P

www.triro.it

Nel caso di specie, considerato che lattivit cui era addetto il lavoratore era stata trasferita ad altra societ del medesimo gruppo e continuava ad essere svolta da questultima in favore della capogruppo, doveva ritenersi che permaneva, anche a distanza di anni, lo specico interesse imprenditoriale che consente di qualicare il distacco come atto organizzativo dellimpresa che lo dispone e determina una mera modica della modalit di esecuzione della prestazione lavorativa. Causa seguita da Luca Peron TERMINI PER LIMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO E IL DEPOSITO DEL RICORSO: DECADENZE PREVISTE DAL COLLEGATO LAVORO 2010 Il Tribunale di Milano, con sentenza 4 aprile 2013, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che, dopo aver impugnato il licenziamento per mancato superamento della prova, ha lasciato decorrere 277 giorni, dalla data di impugnazione, prima di depositare il ricorso. La sentenza ha stabilito, preliminarmente, che lart. 32 del cosiddetto Collegato Lavoro 2010 (l. 183/2010) impone, a pena di decadenza, limpugnazione di qualsiasi atto di recesso dal rapporto di lavoro, intimato dal datore. Infatti, vista lampiezza della locuzione normativa (che fa riferimento al licenziamento invalido), la decadenza riguarda tutte le ipotesi di vizio giuridico: nullit per ragioni di forma e di sostanza (motivo illecito), annullabilit, inefcacia, illegittimit. Pertanto, lonere di impugnazione riguarda anche il licenziamento intimato nellambito del periodo di prova, sia quando viene lamentata la nullit ab imis del suddetto patto, sia quando il lavoratore ne denuncia lasserita discriminatoriet. La sentenza ha, quindi, stabilito che lulteriore termine di 270 per il deposito del ricorso - anchesso previsto a pena di decadenza ed esteso a qualsiasi ipotesi di licenziamento - decorre dalla data di impugnazione e non stato sospeso, nel corso del 2011, dalla normativa transitoria, invocata dal lavoratore, di cui allart. 2, comma 54, del cosiddetto decreto Mille Proroghe (d.l. 225/2010, convertito, con modicazioni, dalla l. 10/2011). Questultima norma deve essere interpretata in senso letterale, avendo espressamente sospeso, per tutto il 2011, solamente il termine di 60 giorni previsto per limpugnazione del licenziamento, non anche lulteriore termine di decadenza per lavvio del giudizio. La sentenza ha, quindi, richiamato il prevalente orientamento del Tribunale di Milano secondo cui la ratio del cosiddetto Mille Proroghe consiste nellaccordare, attraverso una rimessione in termini rispetto al decorso del breve termine decadenziale stabilito dalla legge per limpugnazione extraprocessuale del licenziamento, coloro che, per una ignoranza normativa ritenuta scusabile, abbiano fatto inutilmente decorrere il termine di 60 giorni (esteso a tutte le fattispecie di recesso invalido) e non gi quella di prorogare ulteriormente il pi lungo termine processuale a favore di chi, avendo gi tempestivamente impugnato stragiudizialmente latto di recesso, era edotto sulle decadenze di legge, disponendo comunque di un congruo e ben maggiore termine decadenziale per far valere le proprie ragioni giuridiche presso lautorit competente. La causa si svolta secondo il cosiddetto rito Fornero (art.1, commi 47 e ss., della l. 92/2012). La sentenza in commento stata pronunciata al termine della fase di opposizione, proposta dal lavoratore avverso lordinanza di rigetto, resa nellambito della prima fase sommaria. La sentenza ha ritenuto ammissibile lopposizione, anche se ad esito della prima fase le pretese del lavoratore erano state rigettate per analoghe ragioni (tardivo deposito del ricorso). In proposito, la sentenza ha evidenziato che, nel silenzio normativo, al rito Fornero potrebbe essere applicato per analogia lart. 702 ter, comma 2,

N67 Aprile 2013

Newsletter T&P

www.triro.it

del codice di procedura civile, relativo al nuovo procedimento civile sommario di cognizione (introdotto dallart. 51, comma 1, della l. 69/2009), norma secondo cui lordinanza di rigetto per ritenuta inammissibilit non impugnabile. Tuttavia, nel caso di specie, la sentenza ha ritenuto che il rigetto del ricorso proposto dal lavoratore per intervenuta decadenza non ha un contenuto meramente processuale poich, escludendo il diritto del lavoratore allazione, ha di conseguenza rigettato nel merito la sua domanda. Causa seguita da Giampaolo Tagliagambe e Tommaso Targa

N67 Aprile 2013

Newsletter T&P
A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella

www.triro.it

OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE


LICENZIAMENTO PER RAGIONI ORGANIZZATIVE ED OBBLIGHI DI FORMAZIONE
Con sentenza n. 5963 dell11 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha affermato che il dipendente non pu invocare lobbligo di formazione professionale per ottenere altre mansioni e, quindi, potersi riciclare in altre aree dellazienda dopo la soppressione del reparto cui addetto. Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un meccanico, il quale, essendo in possesso della patente K, aveva dedotto la possibilit di essere addetto alle mansioni di autista; infatti, la Corte ha evidenziato che il lavoratore aveva guidato solo occasionalmente i pullman dellazienda in occasione delle riparazioni e che, comunque, lobbligo di formazione sussiste in relazione alle mansioni speciche per le quali il lavoratore stato assunto. In conclusione, la Corte ha chiarito che lobbligo del datore di ricollocare utilmente il lavoratore licenziato deve essere riferito alle attitudini di cui il lavoratore in possesso al momento del licenziamento, essendo escluso un obbligo dellimpresa di garantire unulteriore qualicazione professionale per salvare il posto di lavoro.

LICENZIAMENTO PER RIORGANIZZAZIONE E SUSSISTENZA DI RAGIONI RITORSIVE


Con sentenza n. 6710 del 18 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha affermato che legittimo il licenziamento per giusticato motivo oggettivo per riorganizzazione aziendale purch non sia nalizzato esclusivamente ad una riduzione dei costi; nel caso di specie, alla soppressione del posto di lavoro era seguito lafdamento dei compiti svolti dal dipendente licenziato ad alcuni professionisti esterni. Inoltre, la Corte ha rilevato che la natura ritorsiva del licenziamento deve essere dimostrata con prove rigorose e non attraverso mere coincidenze temporali; nel caso di specie, la Corte ha ritenuto insufciente che il recesso fosse stato adottato dal datore di lavoro nei confronti del cognato subito dopo ludienza di separazione con la sorella del lavoratore.

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE A SEGUITO DI ESPOSTO IN PROCURA


Con sentenza n. 6501 del 14 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un dipendente, al quale era stata comminata la sanzione espulsiva in quanto il datore di lavoro sosteneva di essere stato diffamato da un esposto in procura presentato dal lavoratore medesimo, corredato da documenti aziendali, per irregolarit commesse nellambito di un appalto per la manutenzione di semafori cittadini. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo lutilizzo, da parte del dipendente, di tali documenti per lesercizio del proprio diritto di difesa; pertanto, ove il datore di lavoro non sia in possesso di elementi che dimostrino lintento calunnioso del lavoratore, deve astenersi dal licenziarlo, non potendosi congurare come giusta causa di licenziamento la mera denuncia di fatti illeciti commessi prima che gli stessi siano oggetto di delibazione in sede giurisdizionale. Peraltro, il lavoratore pu produrre copia di atti aziendali riguardanti la propria posizione lavorativa senza contravvenire ai doveri di fedelt ai sensi dellart. 2105 cod. civ., dovendo egli precostituirsi la dimostrazione di aver agito con cognizione di causa per evitare il rischio di essere incriminato per calunnia.

N67 Aprile 2013

Newsletter T&P

www.triro.it

Civile, Commerciale, Assicurativo


TRA LE NOSTRE SENTENZE
NUOVO RITO SOMMARIO CIVILE: LORDINANZA CONCLUSIVA DEL PROCEDIMENTO APPELLABILE...ANCHE SE DI RIGETTO (Corte dAppello di Milano, 14 marzo 2013)

Lo ha stabilito la Corte dAppello di Milano, con sentenza del 14 marzo 2013. Le norme sul procedimento sommario di cognizione e sul relativo appello, introdotte dalla l. 69/2009, non sono chiare. Lart. 702 quater c.p.c. prevede testualmente il passaggio in giudicato, in mancanza di impugnazione, delle ordinanze pronunciate ai sensi del sesto comma dellart. 702 ter c.p.c., ove si legge che lordinanza provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per liscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione. Dunque, la norma in questione sembra consentire lappello dellordinanza, solo in caso di accoglimento del ricorso. Facendo leva sul dato letterale, secondo un primo orientamento, seguito dalla Corte dAppello di Roma (nelle sentenze del 11 maggio 2011 e del 7 marzo 2012), lordinanza di rigetto non sarebbe appellabile perch non rientra tra quelle pronunciate ai sensi del sesto comma dellart. 702 ter c.p.c. (che, come visto, richiamato dallart. 702 quater c.p.c.). Il ricorrente che si vede respingere le proprie domande, secondo questa tesi, potrebbe riproporle in primo grado senza avere la possibilit di impugnare lordinanza negativa, che non passerebbe in giudicato. La prevalente dottrina ha, invece, suggerito una interpretazione estensiva delle norme, secondo cui sarebbe consentito lappello anche dellordinanza di rigetto. La pronuncia in commento, aderendo a questultimo orientamento, ha ritenuto che di fronte ad alcuni dubbi interpretativi sul rapporto tra il testo dellart. 702 quater cpc e quello del sesto comma dellarticolo precedente in tema di ammissibilit dellappello avverso ordinanza di rigetto emessa ex art. 702 bis e ter cpc, questa Corte ritiene preferibile lopzione affermativa, quale quella che meglio soddisfa esigenze di equilibrio sistematico e pienezza del diritto di difesa.
Causa seguita da Vittorio Provera e Carlo Uccella

N67 Aprile 2013

10

Newsletter T&P
Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

www.triro.it

RISARCIMENTO DEL
DANNO NON PATRIMONIALE CRITERI DI LIQUIDAZIONE

In caso di fatto illecito plurioffensivo, ciascun danneggiato titolare di un autonomo diritto al risarcimento di tutto il danno, morale (cio la sofferenza interiore soggettiva sul piano strettamente emotivo, nell'immediatezza dell'illecito, ma anche duratura nel tempo nelle sue ricadute, pur se non per tutta la vita), e dinamico-relazionale (altrimenti denibile 'esistenziale'), consistente nel peggioramento delle condizioni e abitudini, interne ed esterne, di vita quotidiana (Cass. 20972 del 2012). Quindi, se l'illecito abbia gravemente compromesso il valore persona, come nel caso della denitiva perdita del rapporto matrimoniale e parentale, ciascuno dei familiari superstiti ha diritto, in proporzione alla durata e alla intensit del vissuto, alla composizione del restante nucleo che pu prestare assistenza morale e materiale, avuto riguardo sia all'et della vittima primaria che a quella dei familiari danneggiati, alla personalit individuale di costoro, alla loro capacit di reazione e sopportazione del trauma, ed ad ogni altra circostanza del caso concreto - che deve esser allegata e provata, ancorch presuntivamente, secondo nozioni di comune esperienza, essendo danni - conseguenza, spettando alla controparte la prova contraria di situazioni che compromettono lunit, la continuit e lintensit del rapporto familiare - ad una liquidazione comprensiva di tutto il pregiudizio non patrimoniale subito (Cass. 1410, 24015 del 2011). Conseguentemente, poich la liquidazione, necessariamente equitativa, deve esser circostanziata, se per ragioni di uniformit nazionale il giudice di merito adotti le tabelle del Tribunale di Milano - i cui parametri devono esser attualizzati al momento della decisione (Cass. 7272 del 2012) - per lindividuazione della concreta somma attribuibile nel range tra il minimo ed il massimo, ovvero anche oltre tale limite se il vulnus familiare di particolare gravit per alcuni dei superstiti (Cass. 28423 del 2008), egli deve esplicitare se e come ha considerato tutte le concrete circostanze per risarcire integralmente il danno non patrimoniale subito da ciascuno (Cass. 14402 del 2011), e perci va esclusa ogni liquidazione di tale pregiudizio in misura pari ad una frazione dell'importo liquidabile a titolo di danno biologico del defunto, perch tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito sia pervenuto alla relativa quanticazione, n permette di stabilire se e come abbia tenuto conto di tutte le circostanze suindicate (Cass. 2228 del 2012), cos come erronea una liquidazione uguale per tutti gli aventi diritto o globale con successiva ripartizione interna tra costoro (Cass. 1203 del 2007).

(Cassazione, 17 aprile 2013, n. 9231)

N67 Aprile 2013

11

Newsletter T&P
ASSICURAZIONE DELLA
RESPONSABILIT CIVILE

www.triro.it

- FONDO DI GARANZIA

Il danneggiato, il quale promuova una richiesta di risarcimento nei confronti del Fondo di Garanzia Vittime della Strada, deve provare non solo che il sinistro si sia vericato per condotta colposa o dolosa del veicolo o natante non identicato, ma anche che questo sia rimasto sconosciuto, non essendo certo a tal ne addebitabile al danneggiato stesso l'onere di indagini articolate e complesse, ma occorrendo, comunque, che egli abbia tenuto una condotta diligente al riguardo. (Cassazione, 4 aprile 2013, n. 8196)

CONTRATTO DI
ASSICURAZIONE DICHIARAZIONI RETICENTI DEL CONTRAENTE

In tema di contratto di assicurazione, la reticenza dell'assicurato causa di annullamento negoziale quando si verichino cumulativamente tre condizioni: a) che la dichiarazione sia inesatta o reticente; b) che la dichiarazione sia stata resa con dolo o colpa grave; c) che la reticenza sia stata determinante nella formazione del consenso dell'assicuratore. Il giudizio sulla rilevanza delle dichiarazioni inesatte o sulla reticenza del contraente, implicando un apprezzamento di fatto, riservato al giudice di merito ed censurabile in sede di legittimit solo se non sia sorretto da una motivazione logica, coerente e completa. (Cassazione, 22 marzo 2013, n. 7273)

RICHIESTA DI
INFORMAZIONI ALLA

P.A.

Lart. 213 cod. proc. civ., il quale consente al giudice di richiedere atti ed informazioni alla pubblica amministrazione, non pu essere utilizzato come uno strumento per sollevare le parti dallonere probatorio su di esse incombente e, pertanto, le parti non possono sollecitare lesercizio, da parte del giudice, di tale potere ofcioso per acquisire documenti che potevano ottenere direttamente dallamministrazione. Da ci discende che, nel caso di controversie risarcitorie scaturenti da sinistri stradali, le parti non possono pretendere che sia il giudice a disporre lacquisizione dufcio, ai sensi della menzionata disposizione, del rapporto eventualmente redatto in occasione del sinistro dalle forze di polizia, giacch tale documento pu essere direttamente acquisito dalle parti, giusta lespressa previsione in tal senso dellart. 11 cod. strad.. (Cassazione, 12 marzo 2013, n. 6101)

N67 Aprile 2013

12

Newsletter T&P
IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera ANCHE UNA TESTA DI LEGNO SI PU ROMPERE

www.triro.it

Ci occupiamo questo mese del fenomeno del cosiddetto amministratore occulto (o di fatto) di Societ di capitali e dei suoi rapporti con quellamministratore di diritto (o di comodo) che non esercita un effettivo potere gestorio. Alcune recenti sentenze di legittimit e di merito emesse, sia in campo civile che in campo penale, hanno precisato e delineato lorientamento secondo il quale il cosiddetto amministratore di comodo (o anche testa di legno), nominato nellambito di una societ di capitali, non pu invocare tale sua posizione (di non concreta attivit di gestione) per essere ritenuto indenne da una responsabilit (in concorso con chi ha di fatto operato) conseguente ad atti di mala gestio compiuti da terzi o, comunque, non impediti dal medesimo. Sul piano penale viene in evidenza la recente sentenza della Sezione V penale della Suprema Corte di Cassazione dell11 aprile 2012 n.25432, secondo cui, in una fattispecie di bancarotta fraudolenta, stata riconosciuta, innanzitutto, la responsabilit penale dellamministratore di fatto il quale - pur in assenza di valida ed efficacia delibera assembleare di nomina - abbia esercitato, in modo continuativo ed in posizione di autonomia decisionale, funzioni gestorie (anche se parziali) che sono di competenza degli amministratori regolarmente investiti di tale incarico da parte dellassemblea. Secondo i Giudici di legittimit, il cosiddetto amministratore occulto, che operi in posizione di dominus della Societ, assume (anche in ragione di quanto previsto dallart.2639 cod. civ.) lintera gamma di doveri cui soggetto lamministratore di diritto per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, responsabile per tutti i comportamenti a questultimo addebitabili. La responsabilit penale coinvolge, tuttavia, anche il cosiddetto amministratore di comodo, ovvero quellamministratore regolarmente investito dal mandato che avrebbe, per, rivestito solo formalmente un determinato ruolo, senza aver pienamente operato quale gestore effettivo. In tal caso, il cosiddetto testa di legno concorre nel reato di bancarotta, unitamente allamministratore di fatto, a fronte di una condotta omissiva che consiste nella mancata e consapevole adozione di comportamenti che avrebbero impedito il verificarsi dellevento. In altre parole, gli amministratori di diritto (anche se nominati per ragioni semplicemente formali e scalzati dal loro ruolo dai cosiddetti amministratori occulti o di fatto) sono investiti di una vera e propria posizione di garanzia nei confronti del bene giuridico tutelato (il patrimonio sociale); con la conseguenza che configurabile, in capo ai medesimi, una responsabilit in tutti i casi in cui sia accertata la violazione anche solo dellobbligo di vigilare e di attivarsi in presenza di condotte pregiudizievoli per la societ o per i creditori. Infatti, tali comportamenti omissivi, in spregio ai predetti doveri, hanno consentito a coloro che hanno illegittimamente realizzato attivit gestorie, di compiere azioni in danno alla societ. Sotto il profilo personale, lamministratore di diritto (anche se come semplice prestanome) che si sia mantenuto estraneo allamministrazione della societ , dunque, tenuto ad intervenire per impedire la realizzazione di fattispecie criminose da parte di altri soggetti e/o organi societari.

N67 Aprile 2013

13

Newsletter T&P

www.triro.it

In difetto, subentra la sua responsabilit penale ai sensi dellart.40 comma 2 codice penale (secondo il quale non impedire un evento che si ha lobbligo di impedire equivale a cagionarlo). In tale contesto, pi agevole la motivazione e giusticazione della responsabilit civile in capo al predetto amministratore di comodo, ribadita di recente dalla Corte dAppello di Milano Sezione IV, con la sentenza 30 novembre 2012 n.3853. I Giudici della predetta Corte hanno ritenuto, in una fattispecie di azione di responsabilit nei confronti degli amministratori sia di diritto che di fatto di una s.r.l. poi fallita, la responsabilit solidale dei medesimi, condannandoli al risarcimento dei danni conseguenti agli atti di mala gestio posti in essere dallamministratore occulto. In particolare, per quanto concerne la gura dellamministratore di fatto, si sostenuto che, sotto il prolo civilistico, tale posizione e relativa responsabilit, per essere accertate, non richiedono lesercizio di tutti i poteri propri dellorgano gestorio, bastando lesplicazione di una parte apprezzabile degli atti svolta in modo non episodico ed occasionale. In merito, poi, al coinvolgimento del cosiddetto amministratore di comodo, la Corte dAppello ha statuito che la condotta che legittima lesercizio dellazione di responsabilit, ai sensi dellart.2476 c.c., si riscontra, non solo nelleffettiva eventuale commissione di atti pregiudizievoli, ma anche (e soprattutto) nella omissione di controlli derivanti da prescrizioni di legge (appunto gli obblighi di vigilanza e di intervento di cui sopra); prescrizioni che avrebbero imposto allinteressato comportamenti idonei ad impedire o quantomeno denunciare le illegittime iniziative di mala gestio poste in essere dallamministratore di fatto. Dunque, alla luce di questi recenti pronunciamenti, si delinea in modo sempre pi netto, anche per il cosiddetto testa di legno, il rischio molto concreto di essere chiamato a rispondere, sotto il prolo penale e civile, in conseguenza di una sua responsabilit di posizione, in cui diviene difcile giusticarsi asserendo una non consapevolezza della propria condotta omissiva illegittima. Si tratta di una impostazione rigorosa, destinata ad accentuare la nalit dissuasiva di tali sentenze, di fronte a comportamenti che contrastano con i principi di trasparenza a cui deve essere improntata la gestione societaria.

EVENTI
Milano, 29 Maggio 2013 Grand Hotel et de Milan Convegno: La retribuzione di produttivit Le forme di retribuzione collegate alla produttivit e assoggettabili al regime agevolato La corretta individuazione delle voci retributive Gli indicatori quantitativi di produttivit, redditivit, qualit, efcienza e innovazione Relatore: Avv. Giacinto Favalli PROGRAMMA

N67 Aprile 2013

14

Rassegna Stampa
Diritto24 Il Sole 24 Ore:24/04/2013 Licenziamento illegittimo perch sproporzionato: con la Fornero esclusa la reintegrazione di Damiana Lesce Diritto24 Il Sole 24 Ore:22/04/2013 Chi non paga il contributo Aspi? Lo chiarisce il Ministero di Damiana Lesce Diritto24 Il Sole 24 Ore:16/04/2013 La Corte di Giustizia Europea ribadisce la netta separazione tra contratto a termine e somministrazione di Damiana Lesce Diritto24 Il Sole 24 Ore:15/04/2013 Amministratore di comodo. Anche una testa di legno si pu rompere di Vittorio Provera Diritto24 Il Sole 24 Ore:12/04/2013 Termini per impugnazione del licenziamento e deposito del ricorso: decadenze previste dal Collegato Lavoro 2010 di Giampaolo Tagliagambe e Tommaso Targa Diritto24 Il Sole 24 Ore:11/04/2013 Licenziamento per superamento del comporto: questioni di rito e di merito di Marina Olgiati Diritto24 Il Sole 24 Ore:28/03/2013 Newsletter Diritto24: 28/03/2013 Dossier LEX24: Il Rapporto di Apprendistato di Damiana Lesce JOB24 Il Sole 24 Ore: 27/03/2013 VIDEO: Il processo del lavoro e lart.18: le prime decisioni sui licenziamenti individuali A cura di Claudio Ponari

Social Media
T&P su twitter Scribd YouTube ickr Pinterest Iscriviti alla Newsletter T&P
N67 Aprile 2013 15

Contatti
Milano
20122 Milano Via San Barnaba, 32 Tel.: + 39 02 55 00 11 Fax.: + 39 02 54 60 391; + 39 02 55 185 052; + 39 02 55 013 295

Roma
00195 Roma Piazza Giuseppe Mazzini, 27 Tel.: + 39 06 3204744; + 39 06 37351176 Fax.: + 39 06 36000362

www.triro.it
triro.partners@triro.it

Torino
10121 Torino Via Raimondo Montecuccoli, 9 Tel.: + 39 011 52 10 266 Fax.: + 39 011 51 19 137

Trento
38122 Trento Via Galileo Galilei, 24 Tel.: + 39 0461 26 06 37 Fax.: + 39 0461 26 44 41

Twitter @TriroPartners

N67 Aprile 2013

Realizzazione Newsletter: Emanuela Zocchi


16