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MARIO GAGLIONE

SUGLI

STEMMI DELLA PORTA

DEL CORTILE DI

S. ANTONIO

DI

VIENNE

IN

NAPOLI

NAPOLI MMXIII

I.

LOrdine di S. Antonio a Napoli.

Noi invero, cos come ci fu consigliato, per il rispetto dovuto alla Santa Madre Chiesa e a Sua Santit il Pontefice, inviammo incontro al cardinale legato tutti i principi della famiglia reale fino a Capua, ed ordinammo alle universit di Capua, Aversa e Napoli di prepararsi a ricevere il cardinale con il pallio e i piatti (paramenti1) decorati, i panni di seta ed altri ornamenti, il che fu adempiuto con la dovuta solennit. Il nostro reverendo consorte2 gli si fece invece incontro nella citt di Aversa, e anche noi, nellimminenza del suo ingresso a Napoli, ci recammo per incontrarlo fino a S. Antonio, e ci il 20 dellappena trascorso mese di maggio, ed il cardinale fu infine alloggiato nel monastero di San Severino. Con queste parole Giovanna I dAngi (1328?1382) si rivolgeva a Ludovico di Angi-Durazzo ed ai conti di Montescaglioso e di Avellino, il 3 giugno del 1344, per render loro noto larrivo del cardinale e legato pontificio Aimery de Chlus3, che lei stessa si
Il testo edito da Lonard ha plateis probabilmente per paramentis. Si tratta del principe Andrea dAngi-Ungheria (1327-1345). 3 Aimery de Chlus (de Chateau Luisant, de Castroluce, Chaslus o anche Chteluz, Chtelus), cugino dello stesso papa Clemente VI, dottore in utroque iure a Bologna, canonico della cattedrale di Limoges (1314), arcidiacono di Tours, cappellano papale, uditore della Sacra Romana Rota, governatore di Ferrara per nomina di papa Giovanni XXII, arcivescovo di Ravenna (24 settembre 1322), arcivescovo di Chartres (13 maggio 1332), cardinale presbitero del titolo dei SS. Silvestro e Martino ai Monti (20 settembre 1342), legato pontificio in Lombardia (2 dicembre 1342), legato pontificio in Romagna, Corsica e Sardegna, ed, infine, legato pontificio nel regno di Sicilia, ove rest fino al 1345. Mor il 31 ottobre 1349 ad Avignone, e si veda The Cardinals of the Holy Roman Church, 1

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era recata di persona a ricevere alle porte di Napoli, nei pressi della chiesa e dellospedale di S. Antonio di Vienne 4 che davano appunto nome a quella contrada suburbana. Quanto alla datazione della presenza nella citt di Napoli5 dellOrdine antonita, come noto deputato allassistenza ed alla cura dei malati di ergotismo6, la stessa pu essere ricostruita sulla base di un atto del re Ladislao dAngi-Durazzo (1376-1414) del 26 marzo 1406. Il sovrano, in particolare, disponendo a favore del priore 7 e dei monaci ecclesie et hospitalis Sancti Antonii de Vienna huius nostre civitatis Neapolis, si richiamava ai numerosi privilegi, esenzioni, grazie e concessioni dei suoi predecessori Federico II, imperatore e re di Sicilia, Carlo I e Carlo II dAngi, e, pi specificamente, al
Biographical Dictionary <http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1342.htm#Chalus> [17 gennaio 2013]. 4 Dalla Littera regine de receptione legati, in . G. LONARD, Histoire de Jeanne I.re reine de Naples comtesse de Provence (1343-1382), Monaco-Paris, Imp. de Monaco-Librairie A. Picard, 1932, vol. I, p. 351, pp. 414-415, n. XIII. 5 Si rinvia in proposito, anche per lesame di tutti i documenti allo stato noti e citati nella presente nota, a M. GAGLIONE, Sulla fondazione della chiesa e dellospedale di S. Antonio Abate in Napoli, in Scrinia. Rivista di archivistica, paleografia, diplomatica e scienze storiche, IV, 2007, pp. 89-104. 6 Sulla storia dellOrdine si rinvia a: L. FENELLI, Il tau, il fuoco, il maiale: i canonici regolari di santAntonio Abate tra assistenza e devozione, Spoleto, Fondazione Centro italiano di studi sullAlto Medioevo, 2006; EAD., Dalleremo alla stalla: storia di santAntonio abate e del suo culto, Roma-Bari, GLF Editori Laterza, 2011; A. FOSCATI, Ignis sacer. Una storia culturale del fuoco sacro dallantichit al Settecento, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2013. 7 Priore, dunque, e non precettore, laddove, almeno secondo Ruffino, da un documento del 24 maggio 1315 risulterebbe che proprio precettore generale di Puglia (Napoli), era un Guglielmo di Poitiers, e cfr. I. RUFFINO, Storia ospedaliera antoniana. Studi e ricerche sugli antichi ospedali di Sant'Antonio Abate, Torino, Effat, 2006, p. 169, nota 14; in realt, il documento in questione attribuisce a Guillelmus de Pictavia il solo titolo di preceptor domorum et baylivarum ordinis Sancti Antonii senza ulteriori precisazioni, pur trattandosi dellaffitto della questua in toto regno Appulie et Calabrie, Terre Laboris totumque regno Sicilie tam citra farum quam ultra et insulis Tunisi et Malte. Come sopra anticipato si ritiene comunque che per precettoria di Puglia debba intendersi la precettoria generale di Napoli: A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., p. 20. 2

privilegio di ricezione della chiesa e dellospedale napoletano sotto la regia protezione da parte di re Carlo II nellanno 1303, per confermarli pienamente ad ogni effetto. Pertanto, una chiesa con ospedale di S. Antonio a Napoli sarebbero stati gi fondati durante il regno di Federico II, tra il 1198 ed il 1250, e, con maggiore probabilit, proprio nei primi decenni del secolo XIII, e, certamente, quegli stessi edifici erano gi esistenti a Napoli almeno dal 1303, anno della menzionata concessione della regia protezione da parte di Carlo II. Altre notizie sono rispettivamente fornite da una provisio angioina del febbraio del 1335 menzionante lospedale di S. Antonio vecchio, hospitalis sancti Antonii veteris de Neapoli, gi esistente nella regione di Carbonara, nonch da un compotum, e cio da un rendiconto per lXI indizione (dal 1 settembre 1342 al 31 agosto 1343), che registra unerogazione di complessivi 12 tar (6 ciascuna) per le oblazioni effettuate per volere della regina Giovanna I in entrambe le chiese dedicate a santAntonio a Napoli, e ci probabilmente nella primavera dellanno solare 1343. Orbene, una delle due chiese menzionate devessere appunto identificata in quella vecchia di S. Antonio a Carbonara, mentre laltra , con ogni evidenza, quella attuale annessa allospedale dellOrdine antonita. Poich quindi latto del 1335 menziona un ospedale vecchio di S. Antonio riferendosi appunto a quello di S. Antonio a Carbonara (ovvero
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ai Vergini) fuori la porta di S. Gennaro8, potrebbe in conclusione cautamente ritenersi che, in realt, il primo sanatorio antonita sia stato stabilito, per evidenti motivi di tutela sanitaria, proprio a Carbonara, in una zona posta, a quei tempi, al di fuori delle mura di Napoli. Lespansione della citt avrebbe indotto poi a trasferire lospedale nellarea di piazza Carlo III-via Foria, dov attualmente la chiesa trecentesca di S. Antonio Abate, allepoca maggiormente lontana dalle zone abitate. In conclusione, dunque, sulla base dei documenti appena citati, la chiesa e lospedale trecentesco (di S. Antonio nuovo) esistevano almeno dal 1335, e ad essi si riferisce certamente anche la lettera di Giovanna I del 1344 parzialmente riportata in apertura della presente nota.

II.

La porta di accesso al cortile della chiesa di S. Antonio in Napoli

Alla pi precisa datazione dellattuale complesso potrebbe peraltro anche contribuire la corretta identificazione delle insegne araldiche che erano presenti sulla porta di accesso al cortile della stessa chiesa.

S. Antonio vecchio in seguito divenne grancia dellabbazia in commenda dei SS. Giovanni e Paolo di S. Maria di Casamari in Veroli, come conferma anche una platea di quel monastero: Neapoli in ejusque territorio grangiam possidet ecclesiae sancti Antonii veteris in suburbio virginum, ad quam canones et pensiones complurium domorum, praediorumque, quae Neapoli exstant in ejusque territorio, pertinent, in F. FARINA, B. FORNARI, Larchitettura cistercense e lAbbazia di Casamari, Casamari, Edizioni Casamari, 2001, p. 70; C. DENGENIO, Napoli sacra, Napoli, per Ottavio Beltrano, 1623, p. 606. 4

La descrizione di queste insegne offerta da Carlo De Lellis9 che cos scrive: dal vedersi su la porta nellentrare che si fa al Cortile di questa Chiesa lArme regale (de re) de Napoli della Casa Angioina del campo azzurro seminato di gigli di Francia doro sopra(stati da) il rastello rosso a tre denti, e dallaltro lato destro larmi pontificali di Gregorio XI su la riferita porta, in cui sotto delle Regie Arme e Pontificie, si veggono tre altri scudi ne quali, in quello di mezzo, larme di S. Antonio, cio il Tau espresso con lettera T, in quello a mano dritta un giro o fascia dintorno con una croce di S. Andrea e negli angoli laterali anche il segno del Tau, et in quello mano sinistra il campo partito nella cui met superiore un leone andante e linferiore piena donde tonde, la quale arme vedesi anche in mezzo dellarco della porta. Orbene, lArme regale (dere) de Napoli della Casa Angioina, come sopra descritta, stata portata da tutti i sovrani angioini a partire da Carlo I, laddove, quanto alle armi pontificali riferite tradizionalmente appunto a papa Gregorio XI (1370-1378) (fig. 1), si osservato che un emblema identico fu utilizzato non solo da quel pontefice, ma, in precedenza, anche da suo zio papa Clemente VI10 (1342-1352) (fig. 1), il quale pontific negli anni
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C. DE LELLIS, Aggiunta alla Napoli sacra, ms. del secolo XVII della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, segnato X B 24, f. 138r. 10 Gregorio XI (Pierre Roger de Beaufort, nacque tra il 1329 ed il 1331, nel castello di Maumont-Rosiers dEgletons, figlio del conte Guillaume Roger de Beaufort e di Marie Chambon, eletto papa il 30 dicembre 1370, mor il 27 marzo del 1378) e Clemente VI 5

tra la fine del regno di Roberto ed il primo decennio di quello di Giovanna I.

1. Stemma della famiglia Roger (portato da papa Gregorio XI e da papa Clemente VI).

Il primo degli altri tre stemmi, attribuiti dal De Lellis ai costruttori della porta del cortile e di altri edifici del complesso antonita, il Tau (azzurro) emblema dello stesso Ordine (figg. 2, 3, 4), come altres precisa il nostro erudito scrittore.

(Pierre Roger, nato nel 1290 o 1291, nel castello di Maumont-Rosiers dEgletons, secondogenito di Guillaume Roger, signore di Rosier dEglentons, eletto papa il 7 maggio del 1342, mor il 6 dicembre 1352), membri della stessa famiglia portarono entrambi uno stemma: dargento alla banda dazzurro accompagnata in capo e in punta da tre rose di rosso bottonate doro, ordinate in cinta, e cfr. L. SALAZAR, La chiesa di S. Antonio Abate, in Napoli nobilissima, 15, 1905, p. 49. 6

2. Stemma e sigillo dellOrdine di S. Antonio.

3. SantAntonio e Jean de Montchenu, priore della commanderie antonita di Chambry, cellerario dellabbazia di S. Antonio di Vienne (da una Vita di santAntonio del 1426, cod. Med. Pal. 143 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, copista anonimo).

4. SantAntonio e Guigue Robert de Tullins, priore claustrale dellabbazia di S. Antonio di Vienna, praeceptor S. Crucis, miniatura di Robert Fournier (dalla Vita di santAntonio, cod. I della Biblioteca Nazionale di Malta, copista Petrus Petri de Istrio).

Per gli altri due, invece, si avanzata lipotesi che si trattasse di quelli di un abate generale e di un precettore (generale) dello stesso Ordine, allo stato non identificati11. Della porta del cortile menzionata dal De Lellis non vi, purtroppo pi, allo stato, alcuna traccia materiale che consenta ulteriori osservazioni dirette.

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M. GAGLIONE, Sulla fondazione, cit., pp. 102-103. 8

Giovan Battista Chiarini12 attesta che nel 1825: fu abbattuto il muro settentrionale dellatrio, onde dalla strada di Foria si scopre bellamente la chiesa a traverso un ben disegnato cancello di ferro, in questa stessa occasione, probabilmente, fu anche smantellata la porta di accesso al cortile con gli stemmi in questione, sempre al fine di consentire la migliore visibilit della chiesa dalla stessa strada. In tempi successivi, Luigi Salazar 13 , accennando alledificio posto proprio di fronte alla chiesa di S. Antonio, ricord che sul portale di questo era uno stemma di spoglio, tuttora ben visibile, probabilmente proveniente da un pi antico portale gotico14. Lo stemma in questione fu dallo stesso Salazar descritto araldicamente come: di vajo pieno al capo di () caricato da un leone passante di () fissante il Tau dellOrdine di S. Antonio, posto nel cantone sinistro dello scudo15, ed identificato con quello della famiglia DAfflitto di Scala, Amalfi e Napoli16. Lo stemma DAfflitto (fig. 5), in realt, vaiato doro e di azzurro, e, dunque, presenta il vaio in luogo delle onde tonde, e, soprattutto, manca della partitura con il leone andante (o passante), a figura intera, come invece risulta nello stemma descritto dal De Lellis. La mancanza del Tau, altres
G. B. CHIARINI, nelle sue Aggiunte a C. CELANO, Notizie, cit., p. 374. L. SALAZAR, La chiesa di S. Antonio Abate, cit., pp. 55-56. 14 Questo stemma in marmo bianco entro uno scudo di tipo francese antico ancora osservabile sul portale delledificio nellattuale larghetto detto di S. Antonio Abate (cfr. fig. 10). 15 I puntini sospensivi si riferiscono ai colori che il Salazar non pot rilevare e dei quali in effetti non resta traccia sullo stemma superstite. 16 L. SALAZAR, La chiesa di S. Antonio Abate, cit., p. 56. 9
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segnalato dal De Lellis nel cantone sinistro dello scudo, invece, si spiega agevolmente con la circostanza che gli stemmi DAfflitto superstiti o attestati dalle fonti non furono evidentemente portati da cavalieri dellOrdine antonita.

5. Stemma della famiglia DAfflitto di Scala, Amalfi e Napoli.

Lunico stemma comunque riferibile ai DAfflitto in una variante recante anche un partito con il leone nascente o uscente (e quindi non a figura intera, come invece nello stemma da identificare), pu descriversi araldicamente come: vaiato in palo, d'oro e d'azzurro col capo del secondo al leone uscente del primo, e fu portato dai DAfflitto del ramo di Bitonto e di Barletta (fig. 6)17.

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A. VITRANI-F. PINTO, Barletta, stemmi di famiglie nobili, Montagnana, Tip. Teknografica, 2001. 10

6. Stemma della famiglia DAfflitto ramo di Bitonto e Barletta.

Non risulta per che personaggi della famiglia DAfflitto siano stati membri dellOrdine antonita. Salazar 18 , menzionando un abate Francesco DAfflitto, che, nel 1337, fu cappellano maggiore, consigliere e famigliare di re Roberto, ne ipotizz una qualche relazione con lo stemma da identificare e con la chiesa di S. Antonio. Occorre peraltro rilevare che questo personaggio non risulta essere stato abate (generale) dellOrdine, e che il De Lellis non precisa affatto di quale abbazia fosse eventualmente titolare, n comunque ne indica lappartenenza allOrdine antonita. Tale circostanza, accanto alla non perfetta coincidenza tra lo stemma descritto dal De Lellis (con il leone a figura intera e le onde tonde) e quello dei DAfflitto di Bitonto e Barletta (recante invece il leone a mezza figura ed il vaio), induce a considerare con molta cautela la tesi dellidentificazione dellemblema descritto dal De Lellis con quello dei DAfflitto.

18

L. SALAZAR, La chiesa di S. Antonio Abate, cit., p. 56; C. DE LELLIS, Discorsi delle famiglie nobili, in Napoli, per gli heredi di Roncagliolo, 1671, vol. III, p. 276. 11

Se, come in precedenza ipotizzato, si trattasse per, com molto probabile, dello stemma di un precettore generale dellOrdine di S. Antonio a Napoli, le cui insegne furono proprio per tale ragione collocate non solo sulla parete nella quale si apriva la porta, a sinistra degli altri stemmi, ma anche in chiave dellarco daccesso al cortile, la ricerca potrebbe concentrarsi sui precettori della precettoria napoletana storicamente documentati. Purtroppo le notizie in proposito sono davvero frammentarie. Unici precettori noti, sono, in particolare: a) un fra Pietro de Gonda o de Grida precettore generale di Napoli, menzionato per lanno 1307 da Matteo Camera, con riferimento ad un atto con il quale re Carlo II concedeva la protezione reale allOrdine19; b) fra Giovanni Guidotti da Pistoia che risulta precettore generale di Napoli e di Puglia, dal 1369 al 1385, anno della sua morte;

c) un Giovanni Capece che, il 14 maggio del 1385, fu nominato da papa Urbano VI precettore generale di Napoli nonch administrator in spiritualibus et temporalibus, ed il 18 settembre dello stesso anno, contro-abate (contre-abb) generale dellOrdine20;
M. CAMERA, Annali delle due Sicilie, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1860, vol. II, pp. 148-149. 20 Nicola Capece contro-abate di S. Antonio (9 dicembre 1397) fu nominato tale da Bonifacio IX, A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., p. 62. Da un atto del 16 marzo 1390 12
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d) un Antonello Capece che nel 1420 era precettore generale di Napoli, e che fu forse parente di Niccol Capece, contro-abate generale dellOrdine (1397)21. e) ed infine Rinaldo di Durazzo, figlio naturale di re Ladislao dAngi-Durazzo, del quale si accenner in seguito (1423 ca.). Mentre non possibile effettuare alcun confronto con lo stemma dei de Gonda (de Grida), famiglia allo stato non meglio identificata, pu certamente escludersi lidentificazione con quello della famiglia Capece, da descriversi araldicamente come: di nero al leone rampante d'oro coronato del medesimo (fig. 7).

7. Stemma della famiglia Capece.

risulta che a quel tempo era vicario generale dellOrdine in tutte le parti della Puglia, frate Francesco Zomei da Pistoia, gi precettore di S. Antonio a Pistoia, e cfr. S. FERRALI, LOrdine ospitaliero di s. Antonio Abate o del Tau e la sua casa a Pistoia, in A. V., Il Gotico a Pistoia nei suoi rapporti con larte gotica italiana, Pistoia, EPT, 1972, p. 200. 21 Cfr. la nota precedente, nonch A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., pp. 66-67. 13

Quanto poi al confronto con lo stemma dei Guidotti di Pistoia, sulla base dello stemmario pistoiese di Giovanni Mazzei e della documentazione della Raccolta araldica e genealogica di Enrico Ceramelli Papiani (18961976) oggi allArchivio di Stato di Firenze 22 , ed escludendo i vari stemmi delle altre famiglie omonime23, risulta che quella di Pistoia utilizz la stessa insegna araldica in due varianti: 1) di vaio, al capo di rosso caricato di un leone leopardito doro24; 2) losangato dargento e dazzurro, al capo di rosso caricato di un leone leopardito doro. Del primo tipo si riporta la riproduzione iconografica tratta dallo stemmario del Mazzei (fig. 8)25,

Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Raccolta Ceramelli Papiani, Famiglia GUIDOTTI DI PISTOIA, fasc. 5792, allindirizzo <http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani2/index.php?page=Famiglia&id =4070> [17 gennaio 2013]. 23 Si segnalano varie famiglie omonime con proprie e distinte insegne araldiche: Guidotti di Siena; G. di Lucca; G. di Firenze, Santo Spirito, Ferza; di Firenze, Santo Spirito, Drago; di Firenze, San Giovanni, Drago; Guidotti da Castelfranco, di Sopra di Firenze; Guidotti dalla Romola, di Firenze, San Giovanni, Chiave; Guidotti di Mugello, di Firenze, Santa Maria Novella, Lion bianco e di Firenze, Santa Croce, Lion nero. 24 Lo stemma analogamente descritto da G. RICHA, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, Firenze, nella stamperia di Pietro Gaetano Viviani, 1756, vol. IV, 2, p. 3; il Capponi precisa: nella facciata del Convento [del Tau] che guarda a mezzogiorno si vede tuttora linsegna dellordine, sculto in pietra, di elegante lavoro, e larme della famiglia Guidotti, portante vai nel lato inferiore, e un leone rampante nella superiore, e cfr. V. CAPPONI, Biografia pistoiese o notizie della vita e delle opere dei Pistoiesi illustri nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, per azioni virtuose, per la santit della vita ec. dai tempi pi antichi a nostri giorni, Pistoia, Tipografia Rossetti, 1878, da <http://www.archiviopistoia.it/Guidotti+Fra'+Giovanni>[17 gennaio 2013]. 25 G. MAZZEI, Stemmi ed insegne pistoiesi con note e notizie storiche, Pistoia, Tipografia Bindo Fedi, 1907, tavola 5. 14
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8. Stemma della famiglia Guidotti di Pistoia del primo tipo (dallo stemmario Mazzei).

il secondo, documentato peraltro solo nel 1770, viene riportato in calce, come tratto dalla Raccolta Ceramelli Papiani (fig. 9).

9. Stemma della famiglia Guidotti di Pistoia del secondo tipo (dalla raccolta Ceramelli Papiani).

In definitiva, lo stemma Guidotti di Pistoia del primo tipo sembra, a giudicare dalla descrizione
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sopra riportata, il pi vicino a quello indicato a suo tempo da Carlo De Lellis, recante in particolare nel troncato inferiore il partito di vaio che potrebbe essere stato scambiato dal De Lellis per un partito di onde tonde 26 , ed il leone a figura intera, e perfettamente identico a quello ancora in situ sulla facciata del palazzetto posto di fronte alla chiesa di S. Antonio, che reca peraltro laggiunta del Tau nel cantone sinistro (fig. 10)27.

10. Confronto tra lo stemma Guidotti (del primo tipo) dallo stemmario Mazzei (a sinistra) e lo stemma erratico murato nelledificio del larghetto detto di S. Antonio Abate a Napoli(a destra), recante nel cantone sinistro il Tau antonita.

Lultimo degli stemmi descritti da Carlo De Lellis, infine, pu essere identificato sulla base degli affreschi della Tour de Loives (Montfalcon, Isre),
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Nello stemma superstite del larghetto S. Antonio i vai (campanelli) hanno lapice piuttosto arrotondato e le estremit delle basi che non si toccano, tanto da poter essere effettivamente scambiati, ad una osservazione dal basso, per onde. 27 Si veda la nota percedente. 16

risalenti al 1344 -134928, e dellArmoriale dei Gran maestri ed abati dellOrdine antonita altres dipinto alle pareti di un corridoio delleconomato mauriziano nella precettoria di S. Antonio a Ranverso (Buttigliera Alta, provincia di Torino) 29 , risalente ai secoli XVII-XVIII. Si tratta, in particolare, dello stemma della famiglia Mitte cui appartennero ben tre abati generali dellOrdine antonita, ed, in particolare, Guillaume I, terzo abate generale, in carica dal 31 agosto del 1328 al 2 ottobre 1342, data della sua morte30; Ponce II, quinto abate generale, in carica dal 3 novembre 1369 al 15 luglio 1374; ed, infine, Bertrand, sesto abate, in carica dal 25 agosto 1374 al 26 luglio 138931.
28 G. VALLIER, Les peintures murales des Loives de Montfalcon, Valence, Imprimerie de Jule Cas et Fils, 1891, gi in Bull. de la Soc. dpart. d'archologie et de statistique de la Drme, 1891, pp. 254-298, in particolare, p. 41 (dellestratto), tav. VI, n. 22. 29 G. VALLIER, Armorial des Grands-Mitres et des Abbs de Saint-Antoine de Viennoise, in Mmoires de lAcadmie des sciences, belles-lettres et arts de Marseille, 25, 1881-1882, pp. 101-173, sulla base del manoscritto Stemmi dei precettori o maestri generali e delli Abati commendatarj dellOrdine di SantAntonio di Vienna e di Ranverso, redatto nel 1866-1867, conservato presso lArchivio dellOrdine dei SS. Maurizio e Lazzaro, copia di un precedente cartone del 1864 opera del frate cappuccino d. Placido da Giaveno, recante per numerose imprecisioni storiche ed araldiche, e degli stemmi affrescati nel corridoio del primo piano del convento antonita di Ranverso, da datare orientativamente ai secoli XVII e XVIII, anche considerando che il primo degli stemmi riprodotti fu oggetto di concessione ad opera dellimperatore del S. R. I. Massimiliano I dAsburgo (1459-1519), nel 1502. 30 Labate Guillaume destin le rendite della precettoria di Puglia e di quella di Chalon al finanziamento dei lavori dellabbazia di S. Antonio a Vienne. La precettoria napoletana godeva di numerosi benefici che producevano una rendita di 800 fiorini per labate generale e di 25 per lospedale, A. MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, cit., pp. 49, 66-67; p. 137. 31 G. VALLIER, Armorial des Grands-Mitres, cit., p. 136, p. 139; A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., p. 137. Si ricordano peraltro anche che portarono lo stesso stemma il precettore generale di Memmingen, Pierre Mitte de Chevrires (1416-dicembre 1479), che entr nellOrdine nel 1434, divenendo precettore di Memmingen per designazione dellabate Humbert de Brion (1438-1459), e ci dal 1439 al 1479, e si veda A. MISCHLEWSKI, Mitte de Caprariis, Petrus, in Neue Deutsche Biographie, 17, 1994, p. 576, allindirizzo: http://www.deutsche-biographie.de/pnd118582836.html >[17 gennaio 17

Lo stemma descritto dal De Lellis, peraltro, reca una bordura non caricata dei gigli di Francia, che per non ricorre nello stemma dei Mitte dipinto nella Tour de Loives, risalente alla met del secolo XIV, mentre la stessa, in tal caso seminata dei gigli di Francia, presente nelle insegne della famiglia rilevate a Ranverso (fig. 12) ed ancora conservate a Memmingen (fig. 13), ed eseguite certamente in epoca successiva. Come segno di appartenenza allOrdine, infine, lo stemma napoletano recava nei due opposti cantoni superiori, sempre secondo la descrizione delellisiana, due Tau che invece si riducono ad uno solo posto nel capo dello stemma Mitte dipinto nella Tour de Loives (fig. 11).

11. Stemma dellabate Guillaume I Mitte privo della bordura seminata di gigli, recante il Tau in capo, con le insegne abbadiali (mitra e pastorale), dagli affreschi della Tour de Loives (1344-1349) (Montfalcon, Isre).

2013]; e labate generale Thodore Mitte de Saint-Chamond (1495-1527), che port per uno stemma diverso: G. VALLIER, Armorial des Grands-Mitres, cit., p. 152. 18

12. Stemma dellabate Guillaume I Mitte recante la bordura seminata di gigli, da un affresco della precettoria di S. Antonio di Ranverso (secc. XVII-XVIII), (Buttigliera Alta, provincia di Torino).

13. Stemmi affiancati dellOrdine antonita e del precettore generale di Memmingen, Pierre Mitte de Chevrires (1416-dicembre 1479) (terracotta policroma del sec. XVII), dalla porta di accesso del priorato (Antonierhaus, fondato nel 1191) di Memmingen (Baviera).

Incrociando in conclusione i diversi dati cronologici sopra ricordati, sembra potersi concludere che la porta del cortile della chiesa e le insegne descritte dal De Lellis siano orientativamente databili agli anni tra il 1342, anno di inizio del pontificato di Clemente VI e anno di morte di Guillaume I Mitte, ed il 1378, data di morte di Bertrand Mitte, durante il pontificato di Gregorio XI. La circostanza per cui, in posizione eminente ed al di sopra degli stemmi riferibili allOrdine, al
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suo abate generale ed al precettore di Napoli, oltre alle insegne dei sovrani angioini erano presenti anche le insegne pontificie potrebbe altres indurre a ritenere che le stesse siano state apprestate nel periodo in cui Giovanna I, che regn dal 1343 al 1382, era sottoposta alla tutela pontificia, ed in particolare negli anni della legazione del cardinale Aimery de Chlus, dal 20 maggio 1344 al 24 maggio 1345 32 , o, al pi tardi, in occasione di quella successiva del cardinale Bertrand de Deux, giunto a Napoli il 20 novembre 1346 33 . Tuttavia, una pi circoscritta datazione al 1344-1347 mal si potrebbe conciliare con la ben fondata attribuzione di due degli stemmi descritti dal De Lellis al precettore generale di Napoli Giovanni Guidotti da Pistoia. Tale ultima attribuzione consente, invece, in conclusione, di circoscrivere definitivamente la datazione della porta e delle insegne araldiche descritte dal De Lellis tra il 1369, anno di inizio della precettoria napoletana del Guidotti, ed il 1374 data di morte dellabate Ponce Mitte, oppure il

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. G. LONARD, Histoire de Jeanne I.re, cit., vol. I, p. 422, nota 2. Bertrand de Deux (De Deocio, Deucio, De Deaux, De Deaulx, dEux), nato a Blauzac (anno?), prevosto di Embrun (1319); uditore delle cause del Palazzo Apostolico dal 1322; arcivescovo di Embrun (26 agosto 1323); in Italia dal 1333 come coadiutore del cardinal Bertrando del Poggetto; legato pontificio nelle terre del Patrimonium Petri (maggio 1335; si insedia a Roma nel dicembre 1335); cardinale presbitero del titolo di S. Marco (18 dicembre 1338); vice-cancelliere di Santa Romana Chiesa fino a circa il 1340; legato in Catalogna, lasci Avignone il 2 giugno 1344; il 26 agosto 1346 part dalla stessa citt con lincarico di legato nel regno di Sicilia e di vicario generale in Italia; rientr a Roma il 17 novembre 1348; scelse di passare allordine dei cardinali vescovi, per la diocesi suburbicaria di Sabina (4 novembre 1348); fond la certosa di Avignone e mor ad Avignone il 21 ottobre 1355, e si veda The Cardinals of the Holy Roman Church, Biographical Dictionary: <http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1338.htm#Deaulx> [17 gennaio 2013]; . G. LONARD, Histoire de Jeanne I.re, cit., vol. I, pp. 624 ss. 20

1385, data della morte del Guidotti durante il governo dellabate Bertrand Mitte. Deve a questo punto segnalarsi la sostanziale omogeneit di impostazione della decorazione araldica della porta del cortile di S. Antonio a Napoli, come descritta dal De Lellis, rispetto a quella della porta di accesso al monastero del Tau di Pistoia (fig. 14), del quale fu fondatore e precettore lo stesso Guidotti, e della quale si riporta di seguito una riproduzione.

14. Portale del monastero del Tau a Pistoia.

Si noter dunque che nella parte superiore della rosta del portale pistoiese anzitutto posizionato lo scudo con lo stemma scaccato di rosso e bianco della Repubblica di Pistoia, sorretto
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da due orsi affrontati e contornato dalle conchiglie (nicchi) simboli di S. Jacopo (Giacomo di Compostela), protettore della citt toscana. Cos, analogamente, la porta del cortile della chiesa napoletana recava, come si detto al di sopra di tutti gli altri, gli stemmi del Regno e del Pontefice, signore feudale di questultimo, evidentemente anche in tal caso quale omaggio allo stato ospitante. Nel portale pistoiese, ancora, al di sotto, entro una losanga traforata, si apre una finestruola sulla quale posta a mo di grata un Tau di metallo. Sullarchitrave, infine, analogamente a quanto si aveva nel portale napoletano, si osservano tre stemmi: quello del Tau al centro, e due laterali, allo stato quasi del tutto scalpellati, e cio quello del Guidotti quale precettore e fondatore del monastero 34 , e, verosimilmente quello del quarto abate generale dellepoca, Pierre I Loubet (13431369). La damnatio memoriae inflitta ai due stemmi sopra indicati si nota peraltro anche nella decorazione araldica che incornicia gli affreschi di Niccol di Tommaso allinterno della chiesa monasteriale, che, infatti, risultano tutti sistematicamente ricoperti o abrasi, come pu rilevarsi anche dalla sottostante illustrazione (fig. 15).

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Si veda la precedente nota 25. 22

15. Chiesa del Tau Pistoia, Niccol di Tommaso, La cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre.

III. Giovanni Guidotti da Pistoia, breve profilo di un committente. Orbene, sulla base di tutto quanto sopra osservato possibile discutere lopinione tradizionale sostenuta tra gli altri da Cesare dEngenio, Giovanni Antonio Summonte e Carlo Celano, secondo la quale la chiesa di S. Antonio sarebbe stata fondata dalla regina Giovanna I. In sostanza, questi autori deducono il patrocinio reale dalla data di esecuzione, nellanno 1371 ed appunto durante il regno della sovrana, del pregevole polittico di Niccol di Tommaso35 oggi al
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Riferita dalliscrizione riportata sullo zoccolo del primo gradino del trono sul quale seduto santAntonio, nel polittico: MCCCLXXI NICHOLAUS TOMASI DE FLORE[ntia] PIC[tor]. 23

Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, ma in origine collocato sullaltare maggiore della chiesa, e raffigurante santAntonio in trono tra i santi Francesco dAssisi, Pietro, Giovanni evangelista e Ludovico di Tolosa, nonch dalla presenza, come detto, al di sopra della porta del cortile delledificio, delle insegne angioine, riferite con certezza alla stessa sovrana. In realt, improbabile che la chiesa dellOrdine antonita sia stata fondata da un sovrano angioino (Giovanna I o altri). Deve infatti ricordarsi che ben tre stemmi in mosaico della famiglia Capano di Rocca Cilento (figg. 16,17) sono posti sullarchitrave della porta maggiore della chiesa monasteriale, l dove, in un edificio religioso di regio patronato ed anzi pretesamente fondato direttamente da un sovrano angioino, avrebbero dovuto invece trovare collocazione proprio le insegne regali. Il committente, raffigurato a bassorilievo in ginocchio, alla base dellarco a sesto acuto assieme ad una figura femminile altres orante, scolpita sul lato opposto, stato variamente identificato, ma sempre a titolo di ipotesi ed in mancanza di pi precise evidenze, con un Roberto Capano, siniscalco di Giovanna I, coinvolto nellassassinio di Andrea dUngheria, che, in realt, non apparteneva alla famiglia Capano ma a quella dei de Cabannis, o ancora con Giacomo Capano di Rocca Cilento miles magnae regiae curiae magister racionalis, il quale commission altres, nel 1347, il portale della chiesa di S. Pietro Martire.
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Il personaggio maschile potrebbe invece essere molto cautamente identificato con un Antonio Capano detto Cherza, visconte della baronia del Cilento, menzionato in un atto di Tommaso Sanseverino del 1386 36 , cos che il finanziamento dei lavori del portale potrebbe essere giustificato con la devozione di questultimo personaggio per il Santo omonimo.

16. Portale della chiesa di S. Antonio abate a Napoli.

17. Stemma della famiglia Capano di Rocca Cilento.

Inoltre, sui due battenti lignei della porta maggiore della chiesa sono giustapposti, a sinistra, il Tau emblema dellOrdine antonita, ed, a destra, lo
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Nobili viro domino Antonio Capano dicto Cherza vicecomiti baroniae nostrae Cilenti militi socioque nostro, in P. EBNER, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982, p. 367, nota 14. 25

stemma degli Angi-Durazzo (fig. 16), da datare probabilmente allepoca di re Ladislao, verosimilmente a seguito dellavvenuta conferma della regia protezione, nel marzo del 1406, cui si gi fatto cenno allapertura del presente studio. Sembra invece doversi escludere che questa insegna durazzesca, proprio per la presenza della corona regale, possa invece essere riferita a Rinaldo di Durazzo, figlio naturale di Ladislao, il quale, in cambio del principato di Capua, ottenne dalla zia, la regina Giovanna II (1373-1435), proprio la precettoria generale di S. Antonio abate a Napoli, come riferisce Loise de Rosa37. A questo proposito, ci si pu chiedere in quali circostanze e per quali ragioni Giovanna II pot concedere con un proprio provvedimento la precettoria napoletana a Rinaldo. Occorre al riguardo rilevare che dopo la morte del precettore Guidotti, nel 1385, prima papa Urbano VI (il quale pontific dal 1378 al 1389), in pieno scisma, e poi papa Bonifacio IX (il quale pontific dal 1389 al 1404) si adoperarono per rendere autonoma la precettoria napoletana dallobbedienza
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N. F. FARAGLIA, Storia della regina Giovanna II dAngi, Lanciano, R. Carabba, 1904, pp. 12-13, in nota. Ludovico III dAngi, con provvedimento del 17 novembre 1423, richiedeva agli ufficiali di Calabria di assistere nel governo e difesa delle chiese dellordine antonita ivi esistenti, Giovanni di Mariano dAviano e Ricciardello Calabrese, procuratori del precettore di S. Antonio di Vienna a Napoli, che, a quel tempo era il reverendo Rinaldo di Durazzo, nipote della regina Giovanna II in quanto figlio naturale di re Ladislao e di una sconosciuta gaetana, e cfr. I Registri della Cancelleria Angioina, a cura di I. OREFICE, vol. XXXIV, Napoli, Accademia Pontaniana, 1982, p. 14, doc. n. 56. Rinaldo, signore del casalis Gritiliani (atto di Giovanna II del 1423) gi promesso sposo ad una figlia di Giacomo Marzano, conte di Alife, a seguito dei sospetti di tradimento caduti su costui spos invece Lisola Castaldo, figlia del miles Antonio e di Ceccarella Capece Zurlo. Lisola port un dote di 200 once e feudi nel territorio di Foggia. Dal matrimonio nacque una Ippolita che spos Francesco di Bartolomeo Di Majo, ed un Francesco che ebbe per figlio a sua volta un Rinaldo andato sposo a Camilla Tomacelli, G. RECCHO, Notizie di famiglie nobili, Napoli, presso D. A. Parrino, 1717, p. 160. 26

allabbazia generale di Vienne. Sotto il governo del contro-abate Niccol Capece la precettoria napoletana era certamente ormai autonoma da Vienne, sicch solo nel 1420, sotto il precettorato di Antonello Capece, si giunse ad una formale promessa di sottomissione allabbazia generale francese, bench poi, in concreto, si continuasse a non corrispondere le rendite dovute alla stessa. Nonostante poi un altro atto di formale sottomissione allabbazia generale del 5 novembre 1443, risulta che le controversie in ordine al pagamento delle rendite continuavano ancora nellanno 1469 38 . Molto probabilmente, perci, Giovanna II pot concedere al nipote la precettoria napoletana ormai resa autonoma come se si trattasse di un beneficio ecclesiastico vacante spettante in collazione alla corona. In conclusione, e ritornando al discorso iniziale, la variet delle insegne araldiche, riferibili anche a famiglie della nobilt minore del Regno, come nel caso dei Capano, lascerebbe dunque fondatamente ipotizzare una serie di interventi sugli edifici della chiesa e dellospedale, succedutisi nel tempo al di fuori di un programma unitario promosso da Giovanna I, dovendosi in ogni caso escludere una fondazione ex novo, poich la nuova chiesa di S. Antonio abate, come si detto, attestata fin dal 1335, e dunque ben prima dellinizio del regno di quella sovrana.

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A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., pp. 62, 66, 67. 27

Lidentificazione degli stemmi della porta del cortile, e particolarmente di quelli del precettore Guidotti induce anzi ad individuare in questultimo, e non certamente in Giovanna I, pur con il concorso di altre famiglie napoletane quale quella dei Capano, il principale artefice dei possibili lavori di ristrutturazione della chiesa antonita di Napoli che dovettero probabilmente essere svolti intorno al 1370. Sul Guidotti, Matteo Villani 39 aveva espresso questo lusinghiero giudizio: Messer frate Giovanni Guidotti comandatore nella nostra provincia nellordine di santAntonio, nato nella citt di Pistoia non di legnaggio gentile ma di meno che comune, uomo secondo suo stato danimo grande e liberale, avendo de suoi beneficii accolta moneta assai, la quale secondo luso corrotto, del quale avemo parlato di sopra, poteane ne suoi prossimani convertire, la spese negli edificii magnifichi e nobili, i quali in questo anno fe cominciare al luogo dell'ordine suo posto presso alla porta a Faenza, nei quali convert gran danaio. Avemone fatta memoria in rimprovero dell avarizia di molti prelati, i quali spogliano le Chiese ne paesi loro e ne forestieri a loro sono concedute non curando n lira di Dio n linfamia del mondo.

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Cronaca di Matteo Villani, in Croniche storiche di Giovanni, Matteo e Filippo Villani, Milano, Borroni e Scotti, 1848, vol. 6, p. 184. 28

Nel settembre del 1352, infatti, il Guidotti, allepoca preceptor bagliae Sancti Antonii in Tuscia, fond lospedale antonita di S. Miniato al Tedesco, divenuta poi chiesa curata di S. Stefano. Nel 1358, inoltre, egli fece restaurare la chiesa con il monastero ed ospedale dellOrdine di S. Antonio in Firenze, al Borgo di S. Jacopo in Campo Corbolini, presso la Porta Faenza, edifici dei quali cos scrive Giorgio Vasari40: Sant Antonio era una Chiesa murata allantica, assai ragionevole, simile a Sant Ambrogio, dove abitava in una gran muraglia, e intorno alla Chiesa una congregazione di Preti forestieri, che portavano nel petto il segno e l ordine di quel Santo, e ci avevano poi uno spedale di poveri, e intorno un gran ceppo di case, e verano allato giardini e compagnie con molte comodit. Cos nelle case, come ne chiostri vi erano pitture eccellenti di mano di Lippo e di Buonamico Buffalmacco, che tutte furono buttate a terra con tutti questi edifizj , quando si fece il castello o cittadella, che noi la chiamiamo; e la porta a Faenza fu occupata per farne la torre, che oggi nel mezzo del masto principale. La citt di Firenze fu grata al Guidotti della sua munificenza, tanto da concedere a lui ed ai suoi
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Ragionamenti del Signor Giorgio Vasari sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel Palazzo Vecchio con D. Francesco Medici allora principe di Firenze, Pisa, presso Niccol Capurro, 1823 p. 114. Nella Vita di Duccio di Buoninsegna, lo stesso Vasari osserva: fece la chiesa e convento di S. Antonio, che inanzi allassedio di Firenze era alla porta a Faenza e che oggi del tutto rovinato, in G. VASARI, Vite, Vita di Duccio da Siena, Trieste, Sezione letterario-artistica del Lloyd austriaco, 1862, p. 150. 29

nipoti, con solenne riformagione del 1363, la cittadinanza fiorentina41. Al 1361-1362 circa deve essere fissata invece la fondazione e la materiale edificazione del monastero del Tau a Pistoia ad opera dello stesso precettore, il quale ne riserv a s ed alla sua famiglia il patronato42. Come anticipato, infine, frate Giovanni giunse nella citt di Napoli verosimilmente nel 1369 43 , e poco tempo dopo, nellambito del probabile rinnovamento della chiesa antonita, dovette commissionare al pittore Niccol di Tommaso non solo lesecuzione del sopra menzionato polittico di SantAntonio (1371) ma anche gli affreschi del suo
G. RICHA, Notizie istoriche, cit., pp. 4-5; il Guidotti ottenne anche la cittadinanza di Perugia, come conferma un atto del 16 febbraio 1379, che lo menziona cos: venerabilis et magnifici domini fratris Iohannis Guidotti de Pistorio apostolice sedis gratia preceptoris ordinis Sancti Antonii Regni Sicilie ultra et citra farum, in Bollettino della Deputazione di storia patria per lUmbria, 105, 1, 2008, p. 150, doc. VII. 42 Lautorizzazione alla fondazione risale al 29 dicembre del 1360, e per questo documento e gli altri relativi al patronato dei Guidotti, si veda S. FERRALI, LOrdine ospitaliero, cit., pp. 194 ss. Un Puccinus quondam Fortini Raineri de Floravantibus de Pistorio a sua volta patrocin, sempre a Pistoia, la costruzione di un altro oratorio dedicato a santAntonio nel 1334, S. FERRALI, Loratorio di S. Antonio abate in Pistoia, in Bullettino Storico Pistoiese, III serie, 2, 1967. 43 S. FERRALI, LOrdine ospitaliero, cit., p. 199. Al Guidotti fanno riferimento alcuni documenti inediti dellArchivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Pergamene, Firenze, S. Antonio Abate: da atti del 29 novembre 1358 (nonch del 4 maggio 1359 e del 26 maggio 1363, testamento di Melda), risulta che Giovanni era figlio di Guidotto Nardi di Pistoia e di Melda di Manetto di Gianni; da un atto del 23 febbraio 1367 risulta che era sia precettore di S. Antonio di Firenze che di S. Antonio di Pistoia, da poco tempo edificato a sua cura e spese; il primo atto noto che lo menzioni a Napoli risale al 24 novembre de 1372, si tratta, in particolare, di un lodo degli Ufficiali della mercanzia della citt di Firenze, in volgare, che lo definisce comandatore di Puglia; un altro atto del 21 gennaio 1380 lo ricorda come frater Johannes Guidocti de Pistorio, Ordinis Sancti Antonii, monaci monasterii Sancti Antonii Bienne et olim preceptor Sancti Antonii de Florentia et nunc preceptor Sancti Antonii de Neapoli; un atto del 23 aprile 1382 lo ricorda altres come precettore di Puglia; infine, menzionato lultima volta in un atto del 23 dicembre 1384, e si ritiene che morisse nei primi mesi dellanno seguente (1385), si veda altres lo Spoglio delle cartapecore provenienti dal Bigallo (Inventario 1913, 79) ms., vol. 13, al capitolo Precettoria soppressa di S. Antonio di Firenze venute dal Bigallo, ff. 177 ss. 30
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monastero del Tau a Pistoia, cui si riferisce un primo pagamento del novembre del 137244.

18. Trittico di santAntonio abate, opera di Niccol di Tommaso (1371) Napoli, Museo di Capodimonte.

Il trittico con santAntonio Abate in trono fra angeli e i santi Francesco e Pietro, Giovanni Evangelista e Ludovico di Tolosa (fig. 18), comunque, contrariamente a quanto in genere si ritenuto, non costituisce affatto ununivoca celebrazione iconografica angioina tale da farne supporre la commissione ad opera di un sovrano della casa reale e specificamente di Giovanna I. I riferimenti araldici contenuti nel polittico, infatti, come ad esempio il fondo seminato di gigli, potrebbero in
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L. GAI, Nuove proposte e nuovi documenti sui maestri che hanno affrescato la Cappella del Tau a Pistoia, in Bullettino storico Pistoiese, III ser., 5, 1970, pp. 75-94. 31

realt esser spiegati con la volont del Guidotti di celebrare solennemente il patrocinio e la protezione pi volte accordati allOrdine ed alla precettoria napoletana appunto dai sovrani angioini, senza che vi sia stato verosimilmente anche un coinvolgimento diretto di Giovanna, o di un altro membro della famiglia reale, nella commissione della tavola. Luso dei gigli angioini, infatti, non implica necessariamente il patrocinio regale, poich linsegna araldica angioina fu usata anche in opere non di committenza regia quali, e per tutte, il codice miniato dei Carmina Regia (ms. Royal 6 E IX della British Library di Londra) di Convenevole da Prato, donato dalla citt toscana a re Roberto dAngi allatto della sottomissione allo stesso (1335-1340), e recante appunto una ricca decorazione araldica utilizzata per finalit celebrative ed encomiastiche del Sovrano. Il san Giovanni Evangelista raffigurato nel polittico napoletano quindi probabilmente il santo protettore del precettore Guidotti, e, per le ragioni gi illustrate dovrebbe proprio alludere a lui piuttosto che a Giovanna I. Il san Pietro, invece, costituisce un riferimento alla Chiesa di Roma, feudataria del regno di Sicilia e dalla quale lOrdine dipendeva direttamente, come peraltro risulta da una bolla pontificia del 10 giugno 129745. Lo stesso Guidotti fu alto funzionario pontificio, ed, in
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I canonici di S. Antonio erano: ab omni jurisdictione potestate et subjectione ac dominio archiepiscoporum, episcoporum et ordinariieximendaimmediate ac soli Romano Pontifici subjacere, in A. MISCHLEWSKI, Un ordre, cit., pp. 146-155, doc. n. V. 32

particolare, ricopr lincarico di rettore della provincia di Campagna e Marittima nello stato della 46 Chiesa .La nel periodo 1365-1367 rappresentazione del san Ludovico dAngi, vescovo di Tolosa deve invece probabilmente esser letta proprio come un omaggio alla casa reale angioina, mentre il san Francesco citato probabilmente come santo del Tau, segno da lui utilizzato per praticare numerose guarigioni 47 , bench, occorre avvertire, mentre per gli antoniti quel simbolo si riferiva alla furcilla alaria (una vel gemina), o potentia come la definisce la bolla del 1297 (habitum vero cum signo quod Potentiam vocant in honorem ipsius Beati Antonii), che costituiva il sostegno materiale dei soggetti contratti, che avevano cio patito contratture degli arti in conseguenza dellergotismo48, per il Santo assisiate

Intorno al 1366, nel rettorato di Campagna si fronteggiarono due coalizioni: da una parte Ferentino, Alatri, Veroli, Frosinone, Monte S. Giovanni, Baco, Torrice, Ripi, Guarcino, Vico Collepardo, Trivigliano, Paliano e Serrone, e dallaltra Fumone, Anticoli, Porciano, Ceprano e Pofi, fedeli alla Chiesa ed al rettore Giovanni Guidotti, che aveva cercato di limitare le libert comunali. In occasione degli scontri tra queste fazioni fu anche distrutta la rocca della citt di Ferentino sede del rettore. Il conflitto termin poi con il perdono generale dei colpevoli, concesso da papa Urbano V con bolla Noverint universi del 18 gennaio 1368, indirizzata al nuovo rettore di Campagna e Marittima Ugone de Bonavillario, e cfr. L. DE PERSIIS, La badia o trappa di Casamari, nel suo doppio aspetto monumentale e storico, brevemente descritta, Roma, Tip. Poliglotta della S. C. di Propaganda Fide, 1878, pp. 106 ss. Gi nel maggio-giugno del 1365, lo stesso papa Urbano V aveva incaricato Pietro Bohier (1310 o 1314-1388), vescovo di Orvieto e vicario pontificio a Roma, della revisione dei conti del rettore Guidotti, per accertare lentit della somma resasi necessaria per recuperare e difendere castelli e terre delle due province, che era risultata certamente superiore agli stipendi del rettore e delle sue milizie, e cfr. E. PETRUCCI, voce BOHIER, Pietro (Petrus Boherius, Boherii, Boerii), in XI, (1969), allindirizzo: Dizionario Biografico degli Italiani, <http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro bohier_(Dizionario-Biografico)/> [17 gennaio 2013]. 47 E. SCIAMANNA, Il Tau. Origine e tradizione francescana del simbolo, Assisi, Minerva, 2004, con esame delle fonti francescane, pp. 8-15. 48 Cfr. T. RAYNAUDI, In symbolicam S. Antonii Magni imaginem, Gandavi, Ex. Typ. Bernardi Kerchovii, 1659, pp. 47 ss. 33
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il Tau non era altro che la Croce di Cristo (crux commissa).

19. Simboli antoniti, affresco della precettoria di S. Antonio di Ranverso (secc. XVII-XVIII), (Buttigliera Alta, provincia di Torino).

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