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PROGRAMMA FERMARE IL DECLINO REGIONE LAZIO Candidato Presidente: Andrea PIEDIMONTE BODINI

Non importa il colore del gatto

Cari Amici ed Amiche Molti di Voi ricorderanno perch nacque Fermare il Declino. Altri forse lo hanno dimenticato. Ecco, le ragioni che spinsero alcuni a creare il movimento e a dargli corpo ed altri ad aderire, che non solo non sono cambiate ma sono ancora, forse pi di prima, attuali e forse ancor pi cogenti e necessarie. Una di queste sintetizzata proprio nella foto di copertina:

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E tuttavia necessario seppur brevemente rinfrescarci la memoria. *****! 1. Perch nato Fermare il Declino? Perch il suo urlo ancora attuale? L'appello Fermare il Declino nacque dalla convergenza punto essenziale e necessit attuale del Movimento che intendiamo rilanciare con la nostra azione - di alcune iniziative personali che si incontrarono sul terreno delle cose da fare. Alcuni dei promotori si trovarono a discutere di queste iniziative e temi in occasione di un convegno, nel febbraio del 2012, dal titolo emblematico e ancora pi attuale Non importa il colore del gatto. In quel frangente molti condivisero la duplice esigenza, da un lato, di perseguire obiettivi concreti su cui possibile aggregare un ampio consenso, dall'altro di dare una risposta al fatto che molti di coloro che partecipavano a quel consesso, seppur con differenti percorsi personali, orientamenti politici ed anche estrazione, non si sentivano rappresentati dallallora quadro politico. Nulla di pi attuale! Infatti, nessuna forza politica allora esistente si riconosceva e accettava quegli obiettivi; ma neanche intendeva adottare gli strumenti necessari a raggiungerli. Lidea di fondo di quella scommessa politica era semplicissima: in Italia oggi come allora almeno un terzo dellelettorato non si riconosceva in alcuno dei partiti che siedono in parlamento e almeno un altro terzo nutriva dubbi sia sulle politiche perseguite che sulla qualit umana e intellettuale dei politici che le perseguono. Le elezioni politiche del febbraio scorso, purtroppo, hanno acuito ancor di pi questo divario tra obiettivi ed elettorato. Forse, anche, per colpa nostra. Anzi sicuramente! Ecco perch riteniamo necessario ripartire, su basi diverse, ma con gli stessi obiettivi di allora, ma stavolta, tutti insieme. Crediamo sia tuttora possibile lavorare perch venga alla luce, come scrivevano i fondatori nel manifesto, un soggetto politico che 151 (oggi 152) anni di storia unitaria ci hanno sinora negato e di cui abbiamo urgente bisogno. 2. Cosa vogliamo? Gli obiettivi di quel gruppo erano racchiusi in dieci telegrafiche proposte. Proposte che tutti conoscono e che risultano ancora n vaghe n banali. Forse dopo un anno ora non pi sufficienti, ma sicuramente ancor pi attuali. Nello scenario politico attuale caratterizzato da ulteriore frammentazione e dallo esplodere di una forza nuova che, paradossalmente, risulta molto vecchia e che propone, come diceva emblematicamente Oscar, cure da manicomio, quel cosa vogliamo riecheggia ancora inascoltato. Sta a noi partendo dalla nostra Regione far risuonare i tamburi e rendere quelleco purtroppo inascoltato sempre pi forte. E vero, visti i nostri risultati elettorali, che ci sar

difficile, vero che non abbiamo strumenti politici quale la rappresentanza per dare risalto alle nostre idee, ma se si vuole cercare di realizzare quelle riforme essenziali a fermare il declino e ritornare a crescere occorre che si aggreghi una forza politica o, almeno, unarea politica che persegua tali riforme. Poich tale forza non esiste e non in vista, dobbiamo impegnarci perch emerga. Siamo ancor pi convinti di allora che esista e sia praticabile una politica economica diversa da, e alternativa a, quella perseguita rovinosamente negli ultimi trentanni. Questa ha condotto ad aumentare il debito, la spesa pubblica e le imposte, senza dare quasi nulla in cambio ai cittadini. Senza dare, cio, migliori servizi pubblici, migliore assicurazione sociale e, soprattutto, senza creare mobilit economica individuale e di gruppo, senza offrire un futuro per i giovani, senza generare anzi, impedendo crescita sostenuta e diffusa di produttivit e reddito. E questo non lo dicevamo solo noi. Lo dicevano i numeri. Basta vedere le tabelle sotto riportate: Il debito pubblico italiano era al momento dellappello iniziale di circa 1.900 miliardi di euro (oggi ha superato abbondantemente i 2.000 miliardi). Il dato ignoto ai pi, almeno quanto lidea che a creare quel debito enorme siano stati i Governi succedutisi durante la Prima Repubblica, con una gestione scellerata dei conti e lutilizzo della Pubblica Amministrazione come ammortizzatore sociale. Se, per, il primo assunto rimane incontrovertibile, il secondo sembra essere solo un falso luogo comune, scorrendo i dati elaborati da Eutekne.info da sui dati ISTAT resi noti fino al 31 dicembre 2010. E dimostrato, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si formato prima delluragano Tangentopoli e del primo insediamento di Giuliano Amato (28 giugno 1992) a Palazzo Chigi. Il restante 56,5% si invece, accumulato nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica. Negli anni della Seconda Repubblica, la crescita del debito pubblico (si veda tavola 1) stata pi consistente durante gli ultimi Governi Berlusconi (+11,53% nel periodo che va dall11 giugno 2001 al 17 maggio 2006; +11,84% dall8 maggio 2008 al 31 dicembre 2010), seguiti da due Governi tecnici, quello Ciampi a cavallo tra il 1993 e il 1994 (+6,15%) e quello Dini (+5,51%), cui il 17 gennaio 1995 venne affidata la Presidenza del Consiglio dopo la caduta del primo Governo Berlusconi. Aggregando i dati e riclassificandoli per Presidente (si veda tavola 2), i Governi presieduti da Silvio Berlusconi hanno contribuito allaccumulo di debito pubblico per il 27,41%. Pi staccati Prodi (i cui due Governi hanno prodotto l8,81% del totale), Amato (6,64%) e Ciampi (6,15%). Le statistiche riflettono, daltro canto, il numero di giorni al Governo, se si eccettua il caso Ciampi, il cui mandato, in 377 giorni, riuscito a creare pi debito dei Governi Dini (5,51%) e DAlema (1,99%), durati rispettivamente 485 e 551 giorni. Posto che anche i Governi della Seconda Repubblica hanno dato un contributo consistente alla crescita del debito, alcuni di essi sono riusciti quantomeno a ridurre, o a lasciare pressoch invariata, la spesa primaria, al netto dellinflazione. Una cosa che riuscita solo ai primi quattro Governi succedutisi dal 1992 in poi (si veda tavola 3), che a questa specifica voce hanno fatto registrare +0,47% (Amato I), -0,54% (Ciampi), -1,20% (Berlusconi I) e +0,14% (Dini). A partire dal 1996, ovvero durante il primo Governo Prodi, la spesa pubblica tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%), per poi riassestarsi sotto il 3% con i Governi DAlema (+2,87%) e Amato II (+2,44%), fino allesplosione del secondo Governo Berlusconi. Nel quinquennio che va dall11 giugno 2001 al 17 maggio 2011, infatti, la spesa pubblica cresciuta del 16,95%. Lultima parte dello studio fa riferimento ai livelli di pressione fiscale fatti registrare dal 1992 ad oggi (si veda tavola 4), oscillati, negli ultimi 20 anni, tra il 40,6% e il 42,6%. In generale, sono stati solo due i Governi capaci di ridurre la pressione fiscale al di sotto del 41%, entrambi guidati da Berlusconi, nel 1994-1995 e nel quinquennio 2001-2006. Ben quattro volte, invece, la pressione fiscale si attestata al di sopra del 42%: durante lAmato I (42,06%), il Prodi I (42,48%) il Prodi II (42,39%) e lultimo Governo Berlusconi (42,6%).

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1970-2010: QUARANTANNI DI DEBITO PUBBLICO TAVOLA 1 RIEPILOGO PER SUCCESSIONE TEMPORALE GOVERNO PRIMA REPUBBLICA AMATO CIAMPI BERLUSCONI DINI PRODI DALEMA AMATO BERLUSCONI PRODI BERLUSCONI tecnico tecnico centro-destra tecnico centro-sinistra centro-sinistra tecnico centro-destra centro-sinistra centro-destra AREA POLITICA DAL 1.1.1970 28.6.1992 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 AL 28.6.1992 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 31.12.2010 GIORNI DI DURATA 7844 304 377 252 485 887 551 413 1799 721 967 14600 53,73% 2,08% 2,58% 1,73% 3,32% 6,08% 3,77% 2,83% 12,32% 4,94% 6,62% 100% DEBITO ACCUMULATO 801.556 83.860 113.370 74.452 101.530 76.464 36.589 38.418 212.552 85.927 218.108 1.842.826 43,50% 4,55% 6,15% 4,04% 5,51% 4,15% 1,99% 2,08% 11,53% 4,66% 11,84% 100%

TOTALI DI COLONNA

1970-2010: QUARANTANNI DI DEBITO PUBBLICO TAVOLA 2 RICLASSIFICAZIONE PER PRIMO MINISTRO GOVERNO PRIMA REPUBBLICA BERLUSCONI PRODI AMATO CIAMPI DINI DALEMA TOTALI DI COLONNA centro-destra centro-sinistra tecnico tecnico tecnico centro-sinistra AREA POLITICA GIORNI AL GOVERNO 7844 3018 1608 717 377 485 551 14600 53,73% 20,67% 11,01% 4,91% 2,58% 3,32% 3,77% 100% DEBITO ACCUMULATO 801.556 505.113 162.391 122.278 113.370 101.530 36.589 1.842.826 43,50% 27,41% 8,81% 6,64% 6,15% 5,51% 1,99% 100%

1992-2010: INCREMENTI REALI DELLA SPESA PUBBLICA GOVERNO PER GOVERNO TAVOLA 3 RIEPILOGO PER SUCCESSIONE TEMPORALE GOVERNO AMATO CIAMPI BERLUSCONI DINI PRODI DALEMA AMATO BERLUSCONI PRODI BERLUSCONI AREA POLITICA tecnico tecnico centro-destra tecnico centro-sinistra centro-sinistra tecnico centro-destra centro-sinistra centro-destra DAL 28.6.1992 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 AL 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 31.12.2010 GIORNI DI DURATA 304 377 252 485 887 551 413 1799 721 967 6756 4,50% 5,58% 3,73% 7,18% 13,13% 8,16% 6,11% 26,63% 10,67% 14,31% 100% CRESCITA SPESA 1.590 -1.922 -4.422 528 23.957 12.782 11.472 84.091 10.679 14.662 153.415 0,47% -0,54% -1,20% 0,14% 6,01% 2,87% 2,44% 16,95% 1,67% 2,16%

TOTALI DI COLONNA

1992-2010: PRESSIONE FISCALE MEDIA GOVERNO PER GOVERNO TAVOLA 4 RIEPILOGO PER SUCCESSIONE TEMPORALE GOVERNO AMATO CIAMPI BERLUSCONI DINI PRODI DALEMA AMATO BERLUSCONI PRODI BERLUSCONI AREA POLITICA tecnico tecnico centro-destra tecnico centro-sinistra centro-sinistra tecnico centro-destra centro-sinistra centro-destra DAL 28.6.1992 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 AL 28.4.1993 10.5.1994 17.1.1995 17.5.1996 21.10.1998 25.4.2000 11.6.2001 17.5.2006 8.5.2008 31.12.2010 GIORNI DI DURATA 304 377 252 485 887 551 413 1799 721 967 6756 4,50% 5,58% 3,73% 7,18% 13,13% 8,16% 6,11% 26,63% 10,67% 14,31% 100% PF MEDIA 42,06% 41,96% 40,60% 41,04% 42,48% 41,83% 41,19% 40,64% 42,39% 42,60% -

TOTALI DI COLONNA Elaborazioni Eutekne.info su dati ISTAT

Come dimostrano i dati di cui sopra, durante gli ultimi ventanni i fondamenti di questa politica economica fallimentare sono stati condivisi a destra e a sinistra. Su questi fondamenti vi assoluta coincidenza allinterno del parlamento italiano attuale, con scarsissime eccezioni individuali. Per questo, sarebbe stato necessario cambiare quasi in toto la classe politica: perch essa condivide in toto e in solido la responsabilit per le politiche che ci stanno portando alla rovina. Su questo punto almeno abbiamo identit di vedute con il M5S. La rovina che volevamo e che vogliamo evitare. Rovina che , purtroppo, ancora pi vicina. Ed anche su questo la vediamo non diversamente dal M5S. Che cosa ci distingueva e ci distingue da loro? In primo luogo che a noi Non importa il colore del gatto. In secondo luogo, che la cura che noi proponiamo quella di abbattere il debito cedendo patrimonio mobiliare e immobiliare - pubblico, in modo credibile agli occhi dei mercati e sistematico nel tempo, per mano di persone competenti che operino per il bene comune e non di quello dei soliti noti. Solo cos i tagli alla spesa corrente, ingenti e da individuare in modo non lineare ma discriminante, potranno e dovranno essere restituiti in meno imposte su lavoro e impresa, per tornare a crescere. In terzo luogo, solo immettendo nel sistema e a tutti i livelli merito e concorrenza, lavoro e professionalit, quindi risolvendo i conflitti dinteresse che non sono solo quelli di Berlusconi restituendo a scuola e universit il ruolo di ascensore sociale che hanno perso, sostenendo il reddito di chi ha perso il lavoro, facilitando la creazione di nuove imprese, crediamo sia possibile, con anni dimpegno, riscalare le posizioni che lItalia ha perso. Invece qual stata la risposta insopportabile del sistema? Una per tutte: gli Esodati. Ovvero, un pasticcio insopportabile! Ecco perch Fare per Fermare il Declino - o come si chiamer - necessario e attuale.

3. Quale era ed il nostro obiettivo politico? Qual stato lerrore che abbiamo commesso? Analizzandolo ne deriva(va) una conseguenza immediata e di vasto respiro. Se la situazione italiana attuale conseguenza per lo pi di errori politici, e se questi errori sono stati condivisi dalla quasi totalit della classe politica esistente, allora occorre definire obiettivi corretti, scegliere strumenti adeguati per raggiungerli, individuare un personale politico che sia all'altezza del compito e che sia esente da responsabilit dirette per la condizione in cui ci troviamo. Occorre, cio, unaggregazione politica completamente diversa dai partiti esistenti, unaggregazione che sia espressione di forze sociali produttive e pragmatiche e che esca dalla riproposizione dello schema tribale destra-sinistra che ha caratterizzato linfausta storia della Seconda Repubblica. Nelliniziale manifesto si sosteneva anche: Non un soggetto fondato su un leader, ma su scelte concrete, condivise e sostenute dal basso. Una squadra o, meglio una collezione di squadre, di saperi e specialismi, di gente che ha alle spalle anni di lavoro nel privato, in azienda e in fabbrica, nei mercati italiani e mondiali, nelle scuole, nei campi, negli uffici, nelle organizzazioni internazionali. Gente prestata davvero alla politica per cambiarla, non funzionari di partito o miliardari alla ricerca di sconti e prebende a fronte dimmani conflitti dinteresse. Ecco, non aver rispettato questo punto: questo stato il nostro errore politico pi grande. Abbiamo anche noi creduto che il declino si potesse fermare con uomini della provvidenza! E bastato un errore grande o piccolo che fosse per far crollare la credibilit del nostro progetto. Non voglio discutere di ci che stato, ma di ci che sar e che spero diventi. Ecco perch - come spiegheremo pi avanti non mi candido alla Presidenza della DR per essere unico ed incontrastato, bens, unico tra tanti. La mia idea di partito proprio coincidente con quellultimo desiderata contenuto nel manifesto. Con unaggiunta: una collezione di squadre alle quali non importa il colore del gatto ma unite. Spetter alla Direzione Nazionale che si former dopo i congressi cercare e raggiungere lunit degli intenti, anche attraverso una vera condivisione delle idee e dei programmi. Uniti, credo proprio che potremmo farcela! 4. Quale il mio obiettivo politico? Di cosa vorrei che si occupasse la mia Regione. Come vorrei che se ne occupasse. Presto detto: A. Costi della rappresentanza. In base allultimo bilancio di previsione approvato il Consiglio regionale per lesercizio 2013, coster ai ai cittadini euro 78.772.916,22. Cio oltre 13,75 euro procapite. Di questi: una parte non aggredibile (oltre 16,4 milioni di euro) in quanto destinati a vitalizi per componenti non pi in carica; laltra parte (oltre 62 milioni di euro, ossia oltre 800 mila euro per componente in base alla composizione della precedente legislatura!!!!), deve e pu essere aggredita. Come? In primo luogo stabilendo una relazione proporzionale sia tra eletti nel Consiglio e popolazione residente (1 ogni 250 mila residenti, cosa in parte gi avvenuta) sia tra membri della Giunta e popolazione residente (1 ogni 500 mila residenti). In secondo luogo attraverso una modifica dei Regolamenti del Consiglio, stabilendo che i gruppi consiliari non possono essere formati da meno di 5 membri (contro gli attuali 2). In tal modo si passerebbe dagli attuali 11 (16 nella precedente legislatura) a massimo, 6. Infine, stabilendo per gli eletti un compenso annuo lordo onnicomprensivo anche per la partecipazione alle commissioni consiliari, permanenti o meno, non superabile e valido per lintero mandato. In sostanza verrebbero eliminate le indennit suppletive ed aggiuntive per la partecipazione alle commissioni. Queste semplici proposte dovrebbero ridurre la spesa procapite da oltre 13,75 euro a circa 8-10 euro annui per residente con un risparmio, nellipotesi peggiore, di circa 21,5 milioni di euro.

B. Dismissione del patrimonio immobiliare e mobiliare. Riduzione del debito e contestualmente, della pressione fiscale. La Regione Lazio proprietaria di oltre 700 tra unit immobiliari e terreni disponibili (esclusi quelli che appartengono al c.d. Fondo Lazio). Il valore di detti immobili non stato mai determinato. Di queste unit, quasi 150 sono case cantoniere, circa 20 sono fabbricati rurali e oltre a circa 300 sono unit immobiliari site in gran parte a Roma (anche via della Mercede, Piazza Buenos Aires) ma anche in localit balneari rinomate (Sabaudia e San Felice Circeo). Inoltre la Regione partecipa, direttamente e/o indirettamente, quasi un centinaio di societ: alcune strumentali ed altre di investimento. Tra di esse rientrano ad esempio Aeroporti di Roma (1,33%), Assicurazioni di Roma (3,15%), Autostrade per il Lazio (50%) e Banca Impresa Lazio (40%). La dismissione o lefficiente utilizzo del patrimonio mobiliare ed immobiliare libererebbe risorse sia per abbattere il debito (il servizio del debito ammonta a circa 1 miliardo di euro allanno) sia per ridurre la base imponibile dellIRAP . Una gestione efficiente del patrimonio mobiliare potrebbe realizzarsi attraverso specifiche azioni che consentano il consolidamento sia civilistico che fiscale delle partecipate onde da un lato garantire la trasparenza delle scelte e dallaltro eventuali risparmi fiscali che si potrebbero ottenere attraverso il c.d. consolidato fiscale e la liquidazione iva di gruppo. Unattivit politica per il nostro movimento, utile e a basso costo, potrebbe essere quella di stilare linventario di detto patrimonio, attivando sia i comitati che presiedono i territori che il Pensatioio, per individuare valori proposte ed altre informazioni rilevanti, per ogni potenziale dismissione. C. Housing sociale in project financing. Una gestione efficiente del patrimonio immobiliare consentirebbe da un lato di accelerare la sua dismissione, dallaltro, per gli immobili che non risultassero collocati, si dovrebbero intraprendere iniziative volte al loro recupero alla produttivit attraverso specifici programmi regionali di recupero, affidati anche allAssociazionismo riconosciuto, al fine di realizzare interventi di sostegno al reddito delle famiglie. Quindi, anzich sostenere interventi volti alla nuova edificazione sarebbe utile oltre che efficiente utilizzare il patrimonio immobiliare invenduto e non collocato sul mercato per finalit di housing sociale in project financing, ci anche in considerazione che negli ultimi anni la situazione di disagio abitativo in particolare nel Comune di Roma si gravemente accentuata, investendo anche le famiglie a reddito medio o medio-basso, oltre alle tradizionali categorie sociali svantaggiate (famiglie e giovani coppie a basso e monoreddito, anziani, studenti fuori sede, immigrati regolari), rendendo sempre pi difficile laccesso alla propriet o alla locazione di abitazioni. In sostanza: io ti do limmobile in usufrutto da ristrutturare, da recuperare o da ricostruire. Tu lo ristrutturi e lo occupi per il tempo almeno necessario ad ammortizzare il costo documentato che hai sostenuto e comunque sino a quando il tuo reddito e/o quello della tua famiglia non ti consente lacquisto di altra unit immobiliare. Poi me lo restituisci. La ristrutturazione, il recupero e la ricostruzione pu avvenire anche con strumenti tipici o similari allautocostruzione ma nel rispetto delle norme edilizie ed urbanistiche e sotto la vigilanza degli uffici tecnici dei Comuni in cui ricade il fabbricato. Tale sistema oltre a garantire il diritto alla casa per i meno svantaggiati, comporterebbe il recupero del patrimonio edilizio e del patrimonio immobiliare in genere, senza oneri e senza costi per il Bilancio Regionale, anzi liberando parte delle attuali risorse stanziate allo scopo ed utilizzando quelle residue per programmi efficienti destinati a realizzare abitazioni per le categorie di persone che non possono accedere allhousing sociale in project financing per carenza di reddito o per altri motivi. D. Sistema locale di trasporto (TPL). Attualmente, il sistema di trasporto pubblico su strada e su ferro risulta frazionato tra diverse societ pubbliche su base comunale, provinciale e regionale. Il sistema attuale non garantisce il servizio e quando lo garantisce, lo fa a costi elevati per la collettivit. Occorre modificare un sistema che crea solo occupazione per la casta. E necessaria la creazione di una sola societ su base regionale partecipata per il 50% del capitale da tutti gli enti pubblici che attualmente hanno unazienda destinata al trasporto locale e per il restante 50% da societ di trasporto private; eliminando in tal modo tutte le societ intermedie. La predetta societ andrebbe poi collocata attraverso un aumento di capitale - sul mercato

borsistico, per almeno il 40% del capitale. In tal modo si reperirebbero sul mercato le risorse finanziarie per completare le linee di metropolitana e per ammodernare il parco automezzi e le strutture di logistica. Attraverso lintegrazione si realizzerebbero economie di scale difficilmente realizzabili altrimenti, sia in termini di risparmi su acquisti di beni e servizi, sia in termini di miglior utilizzo della rete e delle infrastrutture logistiche, sia in termini di miglior utilizzo del personale operativo, sia in termini di risparmi di spese generali. E. Centrale unica per gli acquisti. Tutti gli acquisti della Regione, delle sue partecipate strumentali, delle sue strutture ed enti devono essere centralizzati e svolti sistematicamente e organicamente. Ci andrebbe fatto preferibilmente attraverso un sistema elettronico e se del caso, affidate in convenzione alla CONSIP; anche e soprattutto quelle dimporto inferiore alla soglia comunitaria. Ci ridurr sicuramente i costi di gestione dellacquisto e al contempo eliminer alla radice il rischio di reati (concussione e corruzione) connessi. La Regione Lazio ha gi firmato con il MEF e la CONSIP un accordo per le-procurement. Occorre dare corso completo a tale accordo rendendolo applicabile allintero sistema regionale, senza se e senza ma. Anzi sarebbe necessario estenderlo anche ai comuni e alle province dellintero Lazio. Di questo, la Regione dovrebbe farsi promotrice. F. Il PIL della mente. Pensare al PIL e alla ricchezza in genere come siamo abituati a farlo, oramai superato. La ricchezza non si produce pi solo o soltanto attraverso produzioni materiali. Vola! Si crea e si scambia in wi-fi. La politica non lha capito e continua a non capirlo. Non solo creando infrastrutture che si sopperisce alla carenza. Occorre una vera politica di sviluppo dedicata. E vero, forse, una Silicon Valley in Italia e/o nel Lazio non sarebbe mai nata, per diversi motivi. Ma la politica non si mai interrogata sul perch, sul dove e sul come fare. Noi abbiamo lobbligo di pensarci. Lo dobbiamo a noi e alle generazioni future. Un programma regionale che si occupi del PIL della Mente e quindi della Ricerca & Sviluppo in genere, non procrastinabile. Ecco un idea sul come fare. Pur nel rispetto e nei limiti della normativa comunitaria sugli aiuti di stato necessario ridurre la pressione fiscale regionale anche attraverso i risparmi derivanti da una gestione oculata della spesa pubblica e dalla dismissione del patrimonio regionale sulle attivit labour intensive e sulle attivit di Ricerca & Sviluppo. Si devono creare forme di aiuto che facilitino gli spin-off universitari e si deve ridurre o esentare il carico fiscale sugli investimenti e sui redditi prodotti dalle attivit di R&S. Si attraggono in tal modo investimenti anche esteri, e si rende fiscalmente appetibili sia linvestimento stesso sia i risultati degli investimenti stessi, con un effetto domino non trascurabile. Il PIL della mente deve riguardare anche tutte quelle produzioni tipiche (penso alle produzioni eno-gastronomiche e a quelle artigiane) e quei settori produttivi (fruizione dei beni culturali, turismo e produzioni cinematografiche e televisive) che, se ben supportate non solo finanziariamente - creano sviluppo crescente e continuativo, e indotto. Basti pensare al potenziale di Cinecitt e alla sua attuale ed effettiva situazione di azzeramento industrial-culturale ed economico. G. Il PIL della salute. Siamo abituati a pensare che chi spende di pi nella Sanit, garantisce livelli di servizio migliori. Ma i dati non ci dicono questo. Il deficit sanitario accumulato della Regione Lazio ( 13,255 miliardi di euro) di circa 2.314 euro per residente. Il deficit del solo anno 2011 ( 872,222 milioni di euro) stato di 152,30 euro per residente. La spesa sanitaria regionale procapite nel 2011 stata di circa 1.998. Nelle regioni nelle quali il servizio sanitario percepito come migliore, la spesa sanitaria annua procapite inferiore. Ad esempio la Toscana ha una spesa procapite annua di 1.941, lEmila Romagna di 1.883, la Lombardia 1.844, il Veneto di 1.827. La media nazionale pari a 1.955. Queste regioni sono anche quelle che registrano il minor disavanzo cumulato. Non solo, nellanno 2011 queste regioni hanno ottenuto, con riferimento alla spesa sanitaria, un avanzo di bilancio. Ci a causa di una minore spesa procapite

ma anche a causa di un saldo positivo della mobilit (importazione di malati). Quindi bisogna solo spendere il giusto e non meno. La centrale unica degli acquisti potrebbe aiutare e non poco. Si eviterebbero sperequazioni tra singole stazioni appaltanti: una siringa costerebbe lo stesso prezzo ovunque. Altro punto essenziale linformatizzazione forte e radicale del sistema di gestione e controllo. Attualmente lutente ha necessit di avere la diagnosi, i referti, la prescrizione medica ecc., per iscritto e quindi in forma cartacea. In un mondo digitale un sistema cartaceo non solo anacronistico ma anche costoso. E necessario pensare un sistema moderno. Ad esempio, per ogni utente regionale sarebbe utile creare uno spazio web accessibile attraverso la tessera sanitaria con uno specifico chip di memoria sul quale vengono caricate tutte le informazioni sanitarie storiche dellutente (prescrizioni, analisi, referti, degenze ecc). Archivio che deve essere aggiornato dal medico che ha in cura il paziente (medico di base), ma anche dalla struttura sanitaria che lo cura o lo ha curato e dallo specialista che gli ha fornito una prestazione specifica. Tale sistema renderebbe immediate le notizie necessarie del paziente (si pensi alle cartelle cliniche) e farebbe risparmiare tempo e denaro (peraltro aumentando la qualit dellassistenza in virt della maggior completezza delle informazioni). Cos si potrebbe giungere alla prescrizione elettronica peraltro in parte prevista dalla spending review - e si consentirebbe ad esempio allo specialista, ma anche al farmacista e a qualsiasi operatore sanitario, di acquisire, in modo riservato e tutelato, immediatamente le informazioni necessarie ed utili per la cura del paziente. Siffatto sistema renderebbe pure pi veloci le statistiche epimediologiche (riducendone i tempi e i costi di rilevazione ed elaborazione) e consentirebbe alle strutture sanitarie di intervenire immediatamente e prontamente. Linformatica usata in questo modo, consentirebbe un immediato controllo della spesa sanitaria in genere e farmaceutica nello specifico. Inoltre, il sistema potrebbe essere utilizzato anche ai fini fiscali come archivio delle spese sanitarie detraibili e consentirebbe un efficiente controllo dellevasione fiscale (mancato rilascio della fattura da parte del medico che ha lobbligo di aggiornare il sistema) e levasione dei tickets sanitari attraverso il controllo con lISEE che annualmente andrebbe aggiornato. Un sistema informatico consentirebbe anche risparmi sullacquisto di farmaci e materiali di consumo. Infatti se, ad esempio, si riesce a conoscere in anticipo i farmaci pi usati si potrebbe anche riuscire a programmare in anticipo il loro acquisto, acquistando i quantitativi necessari, ottenendo in tal modo sconti sulle quantit acquistate. Pensiamo che occorra anche una revisione condivisa della medicina intramuraria che ha garantito risorse e premi ai Medici ma non servita a ridurre le liste dattesa. Ad esempio, occorrerebbe condizionare lindennit che il sistema corrisponde ai medici intramurari (circa 10.000 euro annui per medico) e la stessa attivit intramuraria alla riduzione delle liste di attesa. Ma attenzione, i risparmi che il sistema genererebbe non dovrebbero andare dispersi bens riutilizzati in parte per ridurre il deficit ed in parte per aumentare i posti letto e i livelli di assistenza. H. Lotta politica, finanze e ritorno dimmagine. Una delle prime cose di cui il nostro movimento avr bisogno, sar quello di costituire un fondo cassa. Lattivit di fund-raising dovr essere immediata e variegata. Per prima cosa dovremo pubblicizzare e ridare vita alla campagna tesseramenti, parallelamente, alcune iniziative ad alto impatto visivo, dovranno essere messe in piedi sia per (ri)conquistare visibilit che per raccogliere fondi. Una campagna di raccolta firme per una legge diniziativa popolare per istituire il tetto stipendi nella PA come partitario a quello del Presidente della Repubblica, potrebbe essere unottima occasione per il duplice scopo, di farsi vedere ed apprezzare dalla popolazione e contestualmente raccogliere fondi magari regalando gadgets a tema per un offerta e/o ladesione al movimento o anche alla sola iniziativa. E mia opinione che i ricavi di tutti questi modelli di finanziamento e ridistribuzione degli stessi abbiano una natura federale. Sar imperativo strutturare questi rapporti sia al livello nazionale che al

livello territoriale in modo che dai singoli comitati alla Direzione Nazionale passando per le Direzioni Regionali, ognuno debba poter avere una certa autonomia di raccolta, gestione e spesa delle risorse con relative responsabilit dirette e specifiche. Altre iniziative possono essere sfruttate in maniera analoga a tutti i livelli; dalle proposte per favorire luso delle biciclette nelle citt, favorendo le installazioni di rastrelliere sul suolo pubblico a spese dei condomini e/o associazioni che ne facessero richiesta, alluso sapiente delle piattaforme internet per creare indotto di mercato laddove non esistono strumenti adatti. Un esempio il mercato degli spettacoli dal vivo, che vede spazi espositivi e teatri vuoti da una parte e compagnie teatrali o di danza o orchestre, ecc., dallaltro, che non hanno dove esibirsi. In un paese libero il mercato aiuta se stesso, nel paese dei veti incrociati, delle prebende e degli interessi costituiti, purtroppo ci si deve rassegnare, ogni tanto, ad essere fautori di una spinta iniziale. Ben venga, una volta in abbrivio, lasciare che siano i privati ad amministrare questi strumenti magari vendendoglieli, contribuendo cosi alla diminuzione di debito e spesa. 5. Come vorrei che Fare fosse organizzato a livello regionale. Come sapete, ho aderito ad una mozione che quella che mi sembrava pi vicina. Ma non sono e non vorrei essere considerato di parte. La mia parte Fare o come si chiamer. Ho ricevuto impulsi ed ho condiviso visioni politiche ed organizzative con molte persone. Molte di queste hanno fatto una scelta diversa dalla mia, ma il mio intento, ed in vero anche il loro, quello di ritrovarci tutti insieme. Con questa prospettiva tuttaltro che buonista ho accettato di candidarmi al Direzione Regionale. Lidea del partito che ho condiviso si caratterizza per essere un partito aperto, oserei dire liquido, ma nel senso che sar tra poco pi chiaro. Nella mia idea la Direzione regionale organo politico dovrebbe essere coadiuvata da due ulteriori organi: Il Pensatoio, composto di 11 membri tra cui il presidente con funzioni solo di convocazione e di predisposizione dellordine del giorno, eletti per dai comitati e per , oltre al Presidente, dalla Direzione Regionale ; I Referenti (dei Comitati territoriali e tematici) che rappresentano lanello di congiunzione tra la politica e le scelte della Direzione Regionale, da un lato, e il territorio, dallaltro. Questa idea, condivisa con molti di voi tra cui alcuni dei miei amici concorrenti, credo che sia lunica che possa garantire unit al partito e presenza oltre che vicinanza al territorio. Nel grafico che segue cerco di spiegare le modalit con le quali intender sviluppare le relazioni tra questi organi. Naturalmente sar la Direzione regionale, attraverso appositi regolamenti, a disciplinare meglio i compiti di questi organi.

Organizzazione*Regionale Organizzazione*Regionale*

Definizioni*

Finiamo cos come abbiamo inziato:

Non (ci) importa il colore del gatto