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CRONACA DI UN DELITTO DONORE La vera storia del Mostro di Firenze

Di G. e O. DellAmico

Premessa

La storia che mi appresto a raccontare, tratta da un caso di cronaca vera, ancora senza una fine, considerandone i processi e le pubblicazioni tuttora a carico e fattane debito le numerose questioni irrisolte al riguardo, tragica ed incredibile nei suoi aspetti, cos come complessa ed unica nel suo genere, a dimostrazione delleco che se ne ebbe da pi parti e dello stesso coinvolgimento di pi Procure, in pi atti, nel seguito del proprio cammino, si pu dire composta, al suo interno, da pi storie, avanzate nel tempo e tra loro intersecanti in alcuni tratti, ciascuna delle quali caratterizzata e definita nel proprio particolare contesto, che, per circostanze assolutamente imprevedibili e sotto condizioni probabilmente irripetibili, si orientarono tutte verso una medesima direzione, dandone cos forma e struttura allinsieme : per questi motivi potr risultare non facile ad una prima lettura, rendendosi, pi volte, necessario ripercorrerne a ritroso la narrazione, alla ricerca di quei nessi, sotto forma di particolari, date, luoghi o personaggi, che, congiuntamente, concorsero a svilupparne lintero corpo. Lanalisi degli avvenimenti, alla luce delle fonti utilizzate, per lo pi di natura giuridica ed investigativa, traendone spunto, ne seguir, pi o meno, gli stessi criteri adottati, riservandosi, comunque, laccortezza, oltre che cogliendone loccasione, di poterne valutare, finalmente appieno, la pressoch totalit degli elementi gi esaminati, seppure nel corso di pi fasi e distintamente tra loro, nei singoli gradi di giudizio fino ad oggi percorsi.

Ne resteranno, comunque, conclusioni amare, per ci che ebbe a significare e per le stesse responsabilit lasciateci a carico : la vita spezzata di otto giovani coppie, lo strazio ed il dramma vissuti da ognuna di quelle famiglie, linconfutabile certezza che quattro di quei delitti, gli ultimi, potevano e dovevano essere evitati

A mio padre, Olinto DellAmico ( Carrara, 06/12/1930 20/02/2012 ) ; Ai suoi colleghi di lavoro, scomparsi ; A tutte le vittime del Mostro.

La natura delle cose ama nascondersi ( Eraclito )

In una catena, ogni anello deve congiungersi con laltro

Ogni qual volta si smarrisca una strada, o si arrivi ad un vicolo cieco, occorre saper tornare indietro, fino a ripartirne dallinizio

Caratteristica fondamentale di due rette parallele quella di non incontrarsi mai, eccetto che in un punto, detto infinitoe linfinito, implicitamente, ci che non si vede, ci di cui non si ha n si pu aver prova

Prologo

Mio padre, a quel tempo, tenente dei carabinieri, in servizio presso il nucleo investigativo di Firenze, per ragioni territoriali di competenza, fu tra i primi inquirenti ad occuparsene - coadiuvato, in seguito, dallallora giovane procuratore Pier Luigi Vigna - a partire da quel lontano agosto del 1968, fino ai primi anni ottanta, quando fu poi istituita una squadra speciale apposita, cui fece seguito, a met anni novanta, una nuova assegnazione dellinchiesta. Negli ultimi tempi provai a riafferrargliene alcuni ricordi, forse anche sentendomi in colpa per non averlo fatto prima, per non aver saputo condividerne il lavoro, come spesso succede da ragazzi.

E questa la ricostruzione di unindagine che ha lo scopo di far luce, una volta per tutte ed aldil di ogni dubbio o condizionamento possibile, su tutta quella serie di fatti, rimasti oscuri e senza risposta, che contribuirono a creare uno dei casi investigativi pi discussi del ventesimo secolo e che ebbe a denominarsi come quello del Mostro di Firenze .

Molti sarebbero gli avvenimenti, correlati, da chiarire, ma mi limiter qui a trattarne solo quelli principali, quelli utili allidentificazione di come si svolsero le cose nel loro percorso primario, lasciando libero arbitrio, ad ognuno, di approfondirne particolari e contorni, per proprio conto : quello che ne emerger sar, del resto, un quadro sufficientemente completo e sorprendente dellintera storia fin qui conosciuta ... Sarebbe, in ogni caso, impossibile, per la vastit degli argomenti e delle persone che, anche solo marginalmente, vi presero parte, e non meno ingeneroso, nei confronti di chi ebbe a subirne maggiormente le conseguenze, arrivati a questo punto, rispondere a tutte le domande, riaffrontarne tutti i temi Riaprendone le ferite ...

Non ho trovato altro modo che renderne unesposizione frammentata nei resoconti, in quanto fu la stessa vicenda a svolgersi cos, rimandando, di continuo, a sempre nuovi collegamenti : nellinvitare il lettore a tenere ben presenti i differenti archi temporali in cui mossero gli eventi, nonch ad unattenta valutazione in merito alla localizzazione ed alle dinamiche degli stessi, sar mio compito, per quanto possibile, districarne e riannodarne tutti i fili, lasciando a lui medesimo, da ultimo, la facolt di incastonarne definitivamente i pezzi.

Le dichiarazioni che seguono, risulteranno tutte agli atti dei verbali. Le parti dei dialoghi, nella sezione finale, sono state dedotte sulla base degli stessi avvenimenti che ne diedero corso.

La serie omicida

21 agosto 1968, Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, Signa 14 settembre 1974, Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, Borgo San Lorenzo in Mugello 6 giugno 1981, Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, Scandicci 22 ottobre 1981, Stefano Baldi e Susanna Cambi, Calenzano ( Prato ) 19 giugno 1982, Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, Baccaiano di Montespertoli 9 settembre 1983, Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rusch, Giogoli di Scandicci 29 luglio 1984, Claudio Stefanacci e Pia Rontini, Vicchio di Mugello 8 settembre 1985, Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, Scopeti in San Casciano di Val di Pesa

Legenda

S.M. - Stefano Mele S.V. Salvatore Vinci F.V. Francesco Vinci P.M. Piero Mucciarini G.M. Giovanni Mele N.M. Natale Mele P.P. Pietro Pacciani F.N. Francesco Narducci F.C. Francesco Calamandrei

Il caso

Due indagini, due filoni dinchiesta, montagne di carta e dinchiostro, tra atti dufficio, carte processuali, ricerche, pubblicazioni, teoremi, il tutto a far da sfondo ad un comune sentire che mai avrebbe immaginato tutto ci. Eppure, nella civilissima Firenze di oggi, la stessa che dalle vestigia di un illustre passato, di poeti, pittori, architetti, scultori, artisti di ogni genere, ed ancora inventori e scienziati, si era fatta vanto, nelle sue campagne cos ricercate, meta da ogni dove e di chiunque fosse alla ricerca di una qualunque cosa, qualcosa di impensabile era rinvenuto a galla, a testimonianza di un passato creduto ormai sepolto, fatto di congiure e tradimenti, roghi ed impiccagioni, vendette e sangue. Chi lo avrebbe mai creduto ?

Da una parte, stato scritto che sia il retaggio di una societ arcaica, per molti aspetti, ed in comunanza con molti altri luoghi, ferma alle tradizioni ed alle condizioni del passato, una sorta di deja-v che credevamo superato ma che invece sta l, solo a ricordarci come eravamo. Dallaltra, come dallaltra parte del muro, vista invece come un benessere che si diffonde a macchia dolio, con noncuranza, fedele ai propri istinti ed alle proprie voglie. Ed in entrambi i casi con molto in comune : nei tempi, nei silenzi, nelle pause e nelle improvvise accelerazioni. Ma cosa era successo realmente ?

Volendone apporre, ad origine, il suo primo atto delittuoso - bench escluso dalla casistica in oggetto, per effetto di una sentenza, inoppugnabile, gi passata a giudizio negli anni 50 - lintera vicenda, con i suoi strascichi, avrebbe attraversato, nel suo complesso e nel corso del suo evolversi, un intervallo di tempo di oltre mezzo secolo, fino a raggiungere lalba di un nuovo millennio, andandone a sollecitare una memoria che si andava, sul finire, ormai sbiadendo, insieme ai drammi, le ansie, i dubbi, questi, tuttavia, ancor ben vivi e presenti in chi, quella storia, la visse, invece, fino in fondo, sulla propria pelle. Otto coppie assassinate, una catena di duplici omicidi seriali, avvenuti tra il 1968 ed il 1985, nelle campagne della provincia di Firenze, secondo caratteristiche e ad intervalli di tempo dapprima singolari ed isolati, e poi via via sempre pi omogenee e ravvicinati. Eccezion fatta per i primi due della serie, e di altri due, tra quelli compresi dal 1981 al 1985, per i quali erano stati commessi degli errori di valutazione - il primo, sui luoghi e sui tempi : una strada ad alto scorrimento ed in concomitanza con una festivit patronale nelle vicinanze ; il secondo, sullidentit stessa delle vittime era stato asportato il pube dal corpo delle vittime femminili, un macabro rituale che si sarebbe ripetuto per ben quattro delitti. Comerano andate veramente le cose ? Insomma, alla fine, chi era il Mostro di Firenze ?

La pistola fantasma

Come detto, vi erano stati, fondamentalmente, due tronconi dinchiesta. Il primo a sostenere la cosiddetta pista sarda, storia di emigranti e povert, di clan, patti donore e supremazia del pi forte, cos come di denaro, passioni, tradimenti e vendette. Laltro sulla scia dei rinomati compagni di merende, anchesso dipinto in tutto il suo squallore e accompagnato, in seguito, da altre rivelazioni, in merito a fantomatiche sette sataniche, riti esoterici e presunti mandanti altolocati. Se non stessimo parlando di fatti tragici, dati comunque in pasto ad unopinione pubblica sempre pi vasta e generalizzata, nonch affamata di notizie, direi quasi che ce nera per tutti i gusti.

Obiettivamente, avendone letto entrambe le istanze di accusa, i procedimenti a carico, il susseguirsi delle indagini con i vari resoconti, testimonianze, etc. etc., e considerandone lassiduit degli inquirenti, da ogni parte, nonch la loro seriet e professionalit, a me, personalmente, risulta difficile credere che possano esserci stati degli errori di giudizio, al punto che mi verrebbe da chiedere se non siano stati effettivamente pi i Mostri. Certo che, ancor pi difficilmente mi riuscirebbe credere che una sola persona, per cos tanti anni, abbia potuto fare tutto ci che ha fatto da sola, senza un aiuto : parlando con una persona completamente estranea ai fatti, un avvocato straniero, che nulla sapeva al riguardo, e raccontandogli un po tutta la storia, con la descrizione delle modalit in cui avvenivano i delitti e tutto il resto, la prima cosa che mi ha chiesto stata come si fosse potuto pensare che un solo individuo avesse potuto esserne capace. Esattamente ci che balz, da subito, agli occhi degli inquirenti.

Ma, facciamo un po di ordine. La chiave, per chi abbia letto un po di quelle cronache, ma anche per chi ne fosse alloscuro e volesse semplicemente farsene unidea, da ricercarsi nella famosa pistola che ha sparato, la beretta calibro 22, che risultata sempre la stessa arma, a partire da quel primo e pi lontano omicidio del 1968, quello per cui, successivamente, erano stati tirati in ballo i sopraccitati sardi e sui quali era venuto a convergere proprio uno dei rami dinchiesta, in virt del fatto che unarma del genere, ovvero servita ad un delitto, mai e poi mai sarebbe passata di mano, per ovvie ragioni, a meno, come fu detto, che qualcuno non se ne fosse sbarazzato, e qualcun altro lavesse ritrovata - ipotesi gi considerata improbabile oppure fosse stata oggetto di furto, come, invece, altri sostennero. Occorre ricordare che, almeno allinizio, niente ancora faceva presupporre ad un collegamento tra i sardi e coloro che ne ereditarono le cronache, ovvero i famosi compagni di merende : non vi erano elementi, e quindi, le due parti inquirenti, in seguito, continuarono ognuna a tirare lacqua al proprio mulino, ferme nelle proprie ragioni e convinzioni. Del resto, come dar loro torto ? Le prove raccolte da entrambe, le rispettive testimonianze, i riscontri, con le medesime ammissioni a carico, come risult anche dai processi, seppure apportate da fonti in egual misura di natura assai poco affidabile, cos come erano le due cerchia di inquisiti, erano, oltremodo, talmente evidenti da fugare ogni dubbio.

Solo successivamente, va detto, emerse un elemento di unione tra le parti, e questo fu il coinvolgimento di un appartenente al clan dei sardi, tal Francesco Vinci, pregiudicato, alle poi rese note, occasioni di svago e di intrattenimento, con prostitute occasionali, che gi da tempo accomunavano i sopraccitati compagni di merende. Uno degli anelli della catena che veniva a materializzarsi. Un altro sarebbe riaffiorato, anchesso, solo anni pi tardi, allorquando si venne a sapere che alcuni soggetti legati al suddetto gruppo, ne ricambiassero a loro volta le visite, cominciando a frequentarne, sul finire degli anni 70, un certo bar di Prato, considerato il ritrovo dei sardi.

Tuttavia, tornando al 1968, cos raccontano le cronache. Stefano Mele, manovale, trasferitosi dalla Sardegna in Toscana sul finire degli anni 50, persona gi debole mentalmente e facilmente suggestionabile, marito cornuto e consenziente delluccisa - al contrario di lei, donna dai facili costumi e, se possibile, ancor pi generosa nelle continue elargizioni di denaro servizievole al punto di portare la colazione a letto agli occasionali amanti della stessa, risult positivo allesame balistico cui fu sottoposto limmediata mattina seguente il duplice omicidio, e fu poi riconosciuto da Natalino, suo figlio, allora bambino - e che dormiva sul sedile posteriore dellauto, allepoca del fatto come presente sul luogo del delitto. Come si evincer in seguito, questioni di soldi a parte, si disse che non fosse da solo ma che vi fu portato perch convinto da qualcun altro del clan, appartenente al giro degli amanti della moglie, o comunque geloso del nuovo arrivato, ad assumersi responsabilit da marito e da maschio, e Francesco Vinci era da considerarsi, assiduamente e morbosamente, uno tra questi. Il Vinci risultava, peraltro, gi schedato nella vicenda dalle autorit locali gi di conoscenza nella persona del maresciallo Ferrero, comandante della tenenza di Signa - a causa di una denuncia sporta dalla moglie per concubinato ed abbandono del tetto coniugale. Ma se cos fosse, se era la gelosia il movente personale che lo spinse ad uccidere, che motivo avrebbe avuto, lui come un altro, di portarsi dietro il marito ? Lesame del guanto di paraffina, cui fu sottoposto, insieme al Mele, quella prima mattina, risult per lui negativo. Tuttavia, dopo uniniziale dichiarazione dinnocenza, ben presto smentita alla prova dei fatti, il Mele, in un primo momento, aveva fatto ricadere le colpe su tal Salvatore Vinci, fratello di Francesco, anchegli gi amante della moglie. Il processo che si svolse a Firenze nel marzo del 1970, vide la condanna a quattordici anni di reclusione di Stefano Mele, chiamato a rispondere anche del reato di calunnia nei confronti dei due fratelli Vinci e di tal Carmelo Cutrona, altro ex-amante della moglie, da lui chiamato in causa : ma fu soprattutto Francesco Vinci che ebbe a discolparsi maggiormente dalle accuse ed a risultarne, per questo, in testa alle cronache. Dopo il 1968, il successivo delitto del cosiddetto mostro avviene nel 1974, sei anni dopo e larma era sempre la stessa, anche se ancora non si sapeva. Ma il punto : era gi cambiata di mano, oppure no ?

I sardi rientrarono nellinchiesta solo dopo il giugno del 1982, a serialit riconosciuta negli ultimi omicidi, grazie ad un ricordo accesosi nella memoria del maresciallo Fiore, in forza ai carabinieri, anchegli allepoca dei fatti del 1968 in servizio a Signa, che faceva presente agli inquirenti - nella fattispecie mio padre, ufficiale di servizio in quel giorno festivo - quel vecchio delitto, avvenuto con le stesse modalit dei seguenti, asportazione dei feticci ed accanimento sui corpi a parte. Col tempo, a siffatta connessione, sarebbe poi stata confutata lorigine, attribuendone la causa ad una presunta segnalazione anonima - si dice una lettera - ma sta di fatto che niente risult mai agli atti, ed appare, sinceramente, anche assai poco credibile che un reperto del genere non sia stato conservato. A seguito di immediate perizie, fu subito accertato che la pistola fosse sempre la stessa. Cominci cos, a turno, come da prassi ed in assenza di altri elementi, lingresso negli indagati dei vari soggetti legati al clan, di volta in volta scagionati dai delitti che, in quel periodo, il cosiddetto Mostro, sempre pi frequentemente, metteva a segno. Logica vorrebbe che a quel primo delitto, per le motivazioni che lo addussero, nuovamente al vaglio degli inquirenti, soldi o gelosia che fosse, e che medesime ne verrebbero a decadere con lavvenuto espletamento, non ne seguissero altri ad opera degli stessi esecutori.

Un fatto dest comunque stupore : gli incartamenti di quel vecchio processo del 1970, di cui vennero richiesti gli atti, per lassolvimento delle formalit del caso, si trovavano a Perugia, in Umbria, presso la competente sezione del tribunale. Nel faldone, tornato indietro, addirittura, furono ritrovati i bossoli repertati in quel lontano 1968, rendendone possibile la perizia, ed in seguito ci si chiese anche come mai quel materiale non fosse stato, nel frattempo, gi distrutto, come da normativa vigente, in quanto trascorsi 10 anni, ovvero il tempo massimo del loro periodo di archiviazione, dalla data di scadenza del procedimento. Presumibilmente, come spesso accadeva, doveva ancora esserne eseguito un inventario : queste attivit, di minor rilevanza, spesso, subivano dei ritardi, per cause contingenti ; oppure fu fatto, seppure in ritardo, ma la pratica, a quel tempo, era gi stata trasferita. Ma, soprattutto, viene da chiedersi, cosa ci faceva quel fascicolo a Perugia ? Allora non fu possibile stabilirlo - come a risultarne un insabbiamento - ma sta di fatto, ed bene ricordarlo, che solo unautorit interessata avrebbe potuto farne richiesta, prima ed una volta scaduti i termini. Ci sarebbe, quindi, da domandarsi : e perch ne avrebbe fatto richiesta ?

Va qui ricordato che negli anni 80, precisamente a partire dal secondo omicidio del 1981, cominciava a diffondersi, sempre pi, la voce che ad esserne responsabile potesse essere un dottore, un medico : voce accreditata dalle modalit, peculiari, in cui avvenivano i delitti, come pure dalle medesime perizie - peraltro non uniformi, anche sul tipo di lama usata per le escissioni - che sembravano ricondurre, tutte, ad una particolare precisione nel taglio. Come un medico, od anche, come fu detto, un cacciatore pratico nello scuoiare le pelli.

Fu unindovina, una sensitiva - a nome Teresa Stoppioni - per prima, ad indirizzarne lattenzione verso un dottore, un medico esattamente nel novembre del 1981 : fu ascoltata dagli inquirenti, su sua pressione, perch aveva qualcosa da dire loro, in un momento in cui le indagini - come si dice in gergo - languivano, e rilasciando una deposizione assai singolare, presenti due ufficiali, uno medico ed uno dei carabinieri, responsabile delle indagini (cfr.: a quel tempo, mio padre ) che altro non poterono se non prenderne atto e rilasciando la cosa in sospeso. Era una mitomane od aveva uno o pi motivi per farlo ? Rileggendole oggi, tuttavia, possibile estrapolarne e coglierne, da quelle dichiarazioni, talune frasi ed elementi - allora, nel loro insieme, cos apparentemente disgiunti e, soprattutto, privi di riscontri sebbene non in modo tale dallimpedirne, ad una stampa, a quel tempo, sulle spine ed a caccia di notizie, a farne circolare, appunto, una voce - che gi riconducevano, come sarebbe stato possibile appurare solo in seguito, verso qualcuno, una persona che, in quel frangente, non avrebbe mai potuto obiettare niente, forse, perch gi coinvolta, seppure in maniera indiretta ... Un discorso concordato e preparato ad arte, nel quale erano state raccolte tutte le informazioni di cui, allora, si disponesse. Un segnale forte : si era voluto mandare un avvertimento.

"Lassassino ha in casa dei quadri con vedute marine, ha avuto a che fare con una donna mulatta, porta occhiali scuri, giacca scura, veste elegantemente, sta in ufficio e la sua casa ha una terrazza con un muretto come ringhiera. Lo vedo attraversare una piazza con archi e porticati, senza alberi e di sera, forse ha un amico che si chiama G. vive con la madre, non sposato e soffre di gastrite. Non ha mai toccato i seni delle donne uccise ed un pederasta. Ha in casa un letto ed un armadio stile antico di colore marrone ... tiene tutto in ordine. In casa c una statuina marrone che forse raffigura un indiano, uno specchio con cornice dorata. Lui ama mascherarsi e gli piacciono i giovani In cantina ha una enoteca, odia la Chiesa, si tinge i capelli o porta una parrucca usa spesso le parole celibe, celebre, cervo. amico di un ingegnere, ha in casa molta roba vecchia, forse una casa di campagna, un chirurgo e ha a che fare con Domodossola. Va allestero, pi che altro in Germania e non va per lavoro Forse ha studiato dai Gesuiti ed ha a che fare con la medicina, forse un ginecologo Lo vedo con una donna mulatta al mare Frequenta la Galleria degli Uffizi e guarda sempre un quadro raffgurante un nudo di donna. Va spesso in una mesticheria in via dellAriento e per 3 o 4 giorni stato fuori Firenze ..."

Alcuni collegamenti risultano, oggi, fin troppo evidenti, come sar chiaro pi avanti Di altri, solo la famiglia avrebbe potuto darne conferma ...

Francesco Narducci

Giovane e noto medico di Perugia, di famiglia importante : bello, ricco, sportivo, giovanile, elegante, narcisista, di ottima cultura, una figura sempre in primo piano quella che si poteva, benissimo, definire come una persona di successo. Cos lo avrebbero conosciuto tutti.

Ma a quel tempo era ancora uno studente di medicina, non ancora laureato : in quella fase di crescita e di ricerca propria di un ragazzo, di un adolescente come un altro seppure, almeno fino a quel momento, per lui , assai pi fortunata. Considerandone le disponibilit economiche familiari e lampia libert di cui godeva, avrebbe anche abitato a Firenze, citt che ebbe modo di conoscere ed apprezzare durante il servizio militare Ma, soprattutto, da qualche anno, aveva preso con il farsi affittare dal padre una casa colonica, da quelle parti della campagna toscana, in localit San Casciano, trascorrendovi dei periodi di vacanza ed allargandovene, al contempo, il giro di conoscenze. Dapprincipio fu il figlio del farmacista del paese, tra laltro, collega di studi poi ne seguirono anche altri, tra gli abituali e coetanei frequentatori della zona, tutti di ottima famiglia e, come lui, aperti alle nuove avventure che quella particolare fase di vita comportava. Probabilmente instradatovi da talune nascoste abitudini paterne, che ne avevano smosso la curiosit, sub linfluenza di un vicino di casa, di nazionalit straniera, anchegli l per periodi occasionali, interessato di storia delle religioni antiche, ed a quel tempo dedito allo studio di pratiche nella conservazione dei corpi, lasciandosene cos addentrare, insieme a quegli altri ragazzi, nel mondo dellocculto Insieme, impararono anche a conoscere, sempre pi da vicino, i differenti tipi di abitanti del luogo, cominciando, per gioco, a condividerne, con alcuni, ritenuti tra i pi interessanti, sempre pi spesso, il tempo e le esperienze.

Non immaginava, allora, come sarebbero andate a finire le cose.

Francesco Narducci 2

Era di famiglia fin troppo bene e conosciuta e non poteva, certo, permettersi di ritrovarsi invischiato in quella vicenda. Allinizio, per lui, era stato come un gioco, una sorta di passatempo, nel quale era rimasto coinvolto assieme ad altri suoi amici, e che si sarebbe concluso con il presenziare ad un particolare rito propiziatorio, pagano, in un certo luogo. Era stato introdotto in quellambiente, qualche anno prima, da un collega di studi ( F.C. ), appassionato di quadri, figlio del farmacista del paese. Ad essi serano poi aggregati altri rampolli , della zona o, come lui, in semplice visita Un gioco viziato tutto - seppur non per lui - da un uso sistematico di droghe pesanti, sintetiche ed artificiali, e che per, alla fine - per ognuno di loro - si era rivelato tuttaltro, andando ben oltre le regole, ben oltre le aspettative. Qualcuno dei suoi amici si era, persino, lasciato trascinare pi a fondo, arrivando fin dove lui non poteva.

Il padre era spesso assente per motivi di lavoro e lui, da giovane, trascorreva la gran parte del tempo in casa in compagnia della madre e nonostante fosse ancora nel periodo degli studi, per tutti, era gi il dottore A quel tempo, celibe padre, celebre ginecologo, del quale si pensava avesse potuto seguire le orme Possedeva una giacca in pelle di cervo, di cui andava fiero, facendone sfoggia sempre elegante nel vestire ... Si professava ateo Giovanile e narcisista, con lossessione di perdere, come il padre, i propri capelli Con problemi di gastrite, tanto che ne avrebbe, in futuro, presa la specializzazione Raccontava spesso dei suoi viaggi, anche allestero e si diceva avesse avuto una relazione con una donna mulatta, dorigine brasiliana ( cfr. Alves Jorge Emilia Maria ) Amante del mare Aveva, di famiglia, una casa di campagna, con mobili antichi, una cantina ed unenoteca Gli piaceva mascherarsi, tanto da guadagnarsi, tra la gente del posto in cui il padre aveva quella seconda casa, sulle rive di un lago, un particolare soprannome E non partecipava a quelle orge, rimanendosene in disparte e finendo con lessere scambiato dagli altri, da qualcuno di quellaltra combriccola di disgraziati e pervertiti, cui serano accodati, prima, per un omosessuale - cosa che lo avrebbe spinto a vantarsi, nei loro confronti, nellaver preferenze pi giovanili al proposito, considerandone let dei partecipanti - e poi, in un secondo momento, da qualcun altro di loro, pi lesto e calcolatore, per un soggetto debole, un possibile bersaglio

Le cose sarebbero ben presto, degenerate, cos che lui, gi provato ed impaurito, dapprima cerc di mettersi in contatto con la famiglia dellultima uccisa - il giorno successivo al delitto di Calenzano del 22 ottobre 1981 - quando, spinto dal rimorso, fu bloccato nel tentativo ; ed a carte oramai scoperte, allorch non pot pi fare a meno di chiedere aiuto al padre, medico di fama e con molte conoscenze altolocate, gi affiliato a loggia massonica, che, in assoluta segretezza, fece a modo di prendersene a carico tutta la situazione, assumendosene, al principio, anche le spese, e ponendo, successivamente, fine al tutto. Ma il danno era ormai fatto, cos che quel giovane medico di Perugia, cui si prospettava un sicuro avvenire, dopo averne, ripetutamente, tratte e considerate le conseguenze, non fu pi capace a reggerne il peso.

Ad unulteriore rivendicazione di un ennesimo misfatto - che sarebbe, poi, anche coincisa, insieme ad essi, con lultima della serie - e reiterata richiesta di denaro, cos come era avvenuto per tutte le altre volte, dopo averne lasciato una lettera - scomparsa - a spiegazione e confessione dei propositi, sopraffatto dalla vergogna e dai sensi di colpa, e con in mente lonore di una famiglia, ormai, a causa sua, compromesso, decise a farla finita, costringendosi (1), in nome e di fatto, a non doverne mai pi far parola e spingendo la stessa famiglia ad organizzarne unincredibile messinscena, al fine di nasconderne, allesterno, i reali motivi ed a farne apparire il tutto come una tra le pi naturali e terribili delle disgrazie.

Tra quegli amici vi fu chi scomparve, cancellando le proprie tracce, e chi ebbe a pensare a se stesso, facendo, cos, calare il silenzio pi assoluto su tutta quella storia. Sarebbero trascorsi altri anni prima che uno di loro ( F.C. ), a seguito dei travagli di un processo ed allabbandono ed alla cessione di unavviata e gi condotta attivit paterna, ne riprendesse in mano una vecchia passione, lasciandone a testamento una serie di quadri - realizzati con chiodi, fili spinati, siringhe, materiali organici ed in disfacimento - nei quali erano pi che espliciti i riferimenti alla violenza e ad un mondo dominato da sostanze psicoattive, quale testimonianza di una discesa agli inferi che lo aveva visto coinvolto in prima persona ...

( 1 ) L'impiccamento pu essere totale, se il corpo pende senza alcun appoggio, o parziale, se invece una qualche parte del corpo pu comunque trovare appoggio, quando il suicida non ha valutato bene il suo teatro d'azione

Il mistero del doppio cadavere

Se inserito nel contesto del suo insieme, avrebbe perso molti di quei caratteri Le cronache del tempo raccontano che Francesco Narducci, l 8 ottobre 1985, durante un turno di servizio in ospedale, ricevette una telefonata che lo indusse ad abbandonare anzitempo il lavoro Dopo essere passato dalla moglie ed averla rassicurata su di un pronto ritorno, congedatosi da lei in un modo che - come in seguito raccont - le apparve strano ed inaspettatamente affettuoso, quasi a voler significare un addio, si diresse con la motocicletta verso la tenuta familiare di campagna di San Feliciano, sul lago Trasimeno Arrivatovi, previ accordi con il tenutario del molo, si allontan con la barca personale, ivi ormeggiata, e da quel momento se ne persero le tracce. Ne fu, ufficialmente, ritrovato il cadavere, emerso dalle acque del lago, il giorno 13 ottobre 1985. Ci che and poi a rimettere in discussione il tutto, fu il fatto che alla salma, allora ripescata, furono impedite tutte le normali e convenzionali operazioni del caso, quali unautopsia e tutti gli eventuali ed ulteriori accertamenti pi approfonditi che, di norma, erano previsti, e questo per espressa e ferma volont dei familiari, l presenti, cui facevano eco le stesse disposizioni allora impartite dal questore di Perugia appartenente alla stessa loggia massonica del padre del medico deceduto - anchegli, di persona, l sul posto, in maniera imprevedibilmente tempestiva, allo scopo di farne sbrigare e chiudere, nel modo pi repentino possibile, tutte le formalit : si disse che non ve nera motivo ; si trattava, o doveva comunque trattarsi, di un annegamento, come appariva evidente ; di una pura, semplice e tragica disgrazia Eppure, come si dimostr poi anche in seguito, dai rilievi fotografici che vennero eseguiti, quel corpo era, addirittura, di una statura differente rispetto a quella del medico, cos come la conformazione e gli stessi tratti somatici : perfino allora, allepoca del ritrovamento, vi fu chi espresse meraviglia e fece fatica nel riconoscerne od anche solo nellammetterne uneffettiva corrispondenza Vi furono, tuttavia, alcuni pescatori del luogo che rilasciarono dichiarazioni assolutamente contrastanti rispetto a quanto risult essere lufficialit delle cose, ma che a quel tempo non trovarono spazio : il corpo del medico, in realt, era stato rinvenuto la mattina del 9 ottobre 1985, ben quattro giorni prima, con le mani ed i piedi legati, unitamente al collo, su di una spiaggia di un isolotto del lago, ed il padre, prontamente avvertito, si sarebbe, quel giorno, raccomandato e prodigato affinch non ne venisse fatta parola

Il caso poi volle che nel 2001, in seguito a pi intercettazioni telefoniche per un caso di usura, in Umbria, fu ufficialmente riaperto il fascicolo e successivamente rimesso in discussione lavvenuto decesso del medico perugino, allora attribuito a disgrazia, facendone ipotizzare un omicidio e dandone cos adito ad ulteriori congetture e coinvolgimenti : nel 2002 fu riesumata la salma e riscontrato che presentava lesioni compatibili con lo strozzamento, unitamente a tracce di narcotizzanti nei tessuti ( materiale, questultimo, facilmente reperibile per un medico e, soprattutto, necessario alla realizzazione di ci che si era prefisso ; daltronde, se fosse stata opera di terzi, dove ne sarebbe stata lesigenza ? )

A darne corso, nella prima di queste, un gruppo di pregiudicati avrebbe minacciato una tale Dora di farle fare la stessa fine del medico ucciso sul Trasimeno : tale traccia, confermata dalle altre che seguirono, devi subito gli inquirenti umbri ed il magistrato che si stava allora occupando del caso, per uno strano scherzo del destino, proprio verso la figura di Francesco Narducci, anche se questi non aveva mai avuto rapporti con il mondo dellusura, al contrario di un altro medico, scomparso pi recentemente, in circostanze analoghe, cui molto pi probabilmente veniva fatto riferimento La diffusione della notizia fece il resto, spingendo i presunti usurai, col proposito di spaventarne maggiormente la suddetta commerciante Dora, come da successive intercettazioni avvenute, a citarne esplicitamente e volutamente quei nomi che erano sempre pi sulla bocca di tutti (cfr.: Narducci e Pacciani). Ad avvalorarne, per non dire complicarne, il tutto, si venne poi a sapere che vi erano state anche una serie di segnalazioni anonime, ricevute dagli inquirenti, che, a partire dalla data della sua morte, mettevano, direttamente, il Narducci in relazione ai delitti del cosiddetto Mostro di Firenze : quasi a volerne, da parte dei mittenti e per effetto di esse, ad un certo punto, allontanare i sospetti da qualcun altro tanto pi che, ormai, ne avrebbe rappresentato il capro espiatorio ideale, anche considerato che non avrebbe potuto pi negarne gli addebiti

Da ricordarne, che in seguito al primo delitto del 1981, fu fermato dagli inquirenti - e poi rilasciato, successivamente ad altro omicidio, il quarto, complessivo, della serie, che, di fatto, personalmente, lo scagionava - un autista di autoambulanze, sospetto testimone, sulla scena, in qualit di guardone , attivit cui era dedito, che, per paura, codardia, senso dellonore od altro, dopo ripetute contraddizioni e ritrattazioni, si trincerer dietro un assoluto e sprezzante mutismo, senza consentirne lidentificazione dei responsabili : atteggiamento che indispett non poco gli inquirenti nei confronti dei cosiddetti indiani , visto che era emerso dagli interrogatori, in maniera inequivocabile, che avesse appreso dellomicidio e di alcuni particolari ad esso inerenti, prima ancora che la scoperta dei cadaveri fosse resa ufficiale e che la sua stessa auto era stata riconosciuta in prossimit della piazzola del delitto. Nel mentre era in prigione, gli sarebbe stato fatto arrivare un messaggio di sostegno, visto che non aveva parlato, con la rassicurazione che presto sarebbe stato liberato. Risentito successivamente, avrebbe poi alluso - in tono di sfida e di scherno - in riferimento a quanto accaduto, alla presenza di qualcuno di importante : ribad, a suo giudizio, che alla propria colpevolezza si era giunti allo scopo di proteggerne il figlio di qualcuno che stava in alto

A coincidere con lultimo delitto della serie omicida, avvenuto nel 1985, sarebbero, da poi, accaduti altri avvenimenti particolari. Nellimmediato, la spedizione di un lembo di pelle, che si appur proveniente dal seno sinistro dellultima vittima femminile, indirizzato alla procuratrice Silvia Della Monica, che si era occupata del caso e che aveva, a suo tempo, lanciato una sfida allassassino ; una brusca ripresa nellintensificazione dei sospetti nei confronti di un dottore, tra le cui cause furono prima il rinvenimento di un bossolo calibro 22 della serie H, nel piazzale antistante un ospedale, e successivamente, linvio di tre buste indirizzate ai pubblici ministeri che stavano, allora, conducendo le indagini - Vigna, Fleury e Canessa - e contenenti, ciascuna, una cartuccia dello stesso tipo, avvolta ad unestremit tagliata da un guanto di lattice, di quelli ad uso chirurgico, accompagnate tutte da un messaggio minatorio ; di l a poco, la morte di un noto medico di Perugia, ritenuto annegato, che sarebbe entrato parallelamente nellinchiesta ; e pi in seguito, per malattia, nellagosto del 1986, quella di un mago, fino ad allora sconosciuto, che operava nella zona di San Casciano in Val di Pesa.

Sebbene fosse allattenzione degli inquirenti fin dal 1985, per una segnalazione anonima di un compaesano, e mentre questi era gi in carcere dal 1987, per violenza carnale nei confronti delle figlie, nei primi anni 90 un ramo dindagine sera spostato, pi decisamente, verso la figura di Pietro Pacciani e successivamente sui compagni di merende. Chi fossero quelle persone risulta assai avvilente dirlo, soprattutto per chi ne abbia letto le cronache a quel tempo o seguito il processo Pacciani abusava delle sue due figlie, fin da quando erano in giovane et ; picchiava la moglie e, per un certo periodo, aveva nutrito la famiglia con cibo per cani ; quando era pi giovane, inoltre - correva lanno 1951 - aveva commesso un omicidio nei confronti di un amante della sua compagna ( cfr. Miranda Bugli ), spaccandogli la testa con una pietra, avendo trovato i due appartati in atteggiamenti intimi - lei a seno sinistro scoperto - e costringendovi lei ad un rapporto sessuale accanto al cadavere del di lui e per questo scontando anni di carcere

Vanni, detto Torsolo, il postino, era un pervertito sessuale, per non parlare degli altri componenti : tra tutti si dedicavano ad attivit di voyeurismo , andavano a prostitute, si intrattenevano in rapporti omosessuali, con orge e quantaltro. Pacciani, in particolare, di questo gruppo era da considerarsi, a tutti gli effetti, il maschio alfa, lelemento dominante : caratterizzato da una personalit violenta, bugiarda, perversa, scaltra, approfittatrice, sicura di s, incosciente, imprevedibile, ed a suo modo ed interesse, calcolatrice, fisionomista e di ottima memoria. In seguito emerse anche il coinvolgimento di un tale mago Indovino, agli atti, Salvatore Indovino, siciliano, ex-pregiudicato, trasferitosi nella zona di San Casciano sul finire degli anni 70, e nella cui casa si dice avvenissero riti legati a pratiche esoteriche. Si era ritagliato uno spazio, a suo modo, in quel posto : trovandosi una combriccola di ambulanti e aspiranti creduloni, tra la gente del luogo - anche se di qualcuno vera da preoccuparsi - e cominciando ad interagirvi. Insomma, tra i possibili esecutori dei delitti, questo nuovo ramo dinchiesta aveva trovato di che nutrirsi.

Il processo a Pacciani, dopo un primo e secondo grado che lo avevano visto prima condannato e poi assolto, non arriv ad un terzo dibattimento per intervenuto decesso di questi, il 22 febbraio 1998 : fu trovato morto nella sua abitazione di Mercatale, con i pantaloni abbassati ed il maglione tirato in alto fino al collo, e dallesame tossicologico cui fu sottoposto furono rilevate nel sangue tracce di un farmaco antiasmatico fortemente controindicato per lui, affetto gi da malattia cardiaca. Forse, qualcuno, gi provato duramente, era intervenuto per porre fine alla storia.

Ulteriormente da questo, se ne apr un terzo di filone dinchiesta, e ci avvenne perch si ritenne poco probabile che i suddetti compagni di merende avessero potuto agire solo di propria iniziativa, soprattutto considerando alcuni resoconti finanziari sullo stesso Pacciani - proprio tra gli anni 1981 e 1985 - tali da non essere giustificabili, a prima vista, in altro modo. In particolare, gli vennero riscontrate somme di denaro fin troppo ingenti per il tipo di vita che conduceva : depositati presso pi conti correnti postali della zona, risultavano pi versamenti eseguiti a suo nome e favore ; tanto che se ne pens ad una committenza, ipotesi avvalorata dalle voci che ne vedevano addivenuti coinvolti - per chiamata in correit da parte di uno dei testi, legato al sopraccitato gruppo ed interrogato a giudizio - alcuni personaggi altolocati ma trascurandone, al contempo, un altro possibile motivo della provenienza, forse pi attinente, in quella situazione ed a tuttoggi mai preso in considerazione : il ricatto. Il processo - che non aveva visto alla sbarra un altro indiziato ( F.N. ), solo perch gi deceduto - si sarebbe concluso nel 2007, da ultimo, per gli imputati accusati di esserne i mandanti ( F.C. ), con formula di assoluzione piena, in quanto il fatto non sussiste .

Furono in quel periodo, pure, attribuite - sebbene si vivesse in unepoca gi pi abituata ai moderni telefilm dazione doltreoceano - alle indagini che si svolsero in quel primo e pi lontano arco temporale, talune omissioni, imputandovene delle mancanze : ebbene, solo oggi possibile stabilirne, per certo, linfondatezza, come se ne evidenzier meglio pi avanti, data lallora completa assenza di riferimenti o controprove a riscontro.

Stupisce semmai il fatto che, chi fece tali ammissioni e ne eredit linchiesta, seppure in maniera tardiva, col compito di ricondurne le indagini, avesse, a quel punto, lui stesso, invece, proprio tutti gli elementi necessari per poter inquadrarne, per intero, le fila : ma commise, anzi, un errore, quello di dimenticarne, o comunque, sottovalutarne il passato di quella storia, le sue medesime origini.

Rimaneva, nel computo generale, lassoluta discordanza tra il primo delitto e quelli avvenuti in seguito.

Sullaltro versante, tra le carte, risultava anche lepisodio di una denuncia, da parte del Salvatore Vinci, riguardo un ipotetico furto, subto dal medesimo, nel proprio magazzino : i fatti risalgono al periodo di marzo/aprile del 1974, precedentemente al secondo delitto, ed a tal proposito fu detto che la pistola avrebbe potuto cambiare di mano proprio in quel frangente, senza, peraltro, spiegare come mai un sospettato di omicidio avesse potuto rivolgersi alle autorit in piena coscienza delle cose, a meno di non voler denunciare, cos facendo, se stesso. Trov il garage in disordine, ma non essendo stato in grado di riferire alle autorit cosa gli fosse stato rubato, la denuncia fu reiterata in violazione di domicilio. Forse non fu la pistola ad essere sottratta, ma qualcosaltro ad essa strettamente legato, ed il cui valore era tale da non poter essere banalmente gettato, bens conservato e dimenticato, tra gli altri oggetti, proprio in un magazzino. E fu fatto anche un nome : si disse che ad essere accusato per quella effrazione, in quelloccasione, fu Antonio Vinci, figlio di Salvatore, che allepoca dei fatti aveva gi abbandonato la casa del padre, a causa dei continui contrasti, trasferendosi a Montelupo, presso lo zio Francesco, per il quale, invece, stravedeva. Antonio aveva da sempre ritenuto colpevole il padre, per la morte della madre, avvenuta diversi anni prima, quando ancora i due risiedevano in Sardegna. Secondo alcuni era Antonio il principale indiziato degli omicidi seriali, ipotesi suffragata anche da un rapporto inviato dallF.B.I., circa la personalit e le caratteristiche che pi si adattavano al tipo di serial killer ricercato. Ma c da dire che Antonio, allepoca, era soltanto un ragazzo.

La verit, in effetti, non era lontana, seppure da una parte e dallaltra ognuno fosse certo delle proprie ragioni, ma doveva altres stare nel mezzo, come era logico che fosse, a testimonianza che quellanello mancante, lelemento chiave che legava le due storie, e che ormai tutti riconducevano alla famosa pistola, ma di cui nessuno aveva, ancora, saputo dire niente, era invece l a portata di mano, anche se a tutti gli effetti non era ancora visibile, ancora non del tutto chiaro, come probabilmente non lo era mai stato, se non per qualcuno, accidentalmente Bisognava tornare laggi, a quella notte, nel 1968, nella campagna di Signa, dove tutto era cominciato, tenendo presente che a quellora non verano soltanto due persone che venivano uccise, e molto probabilmente, come si pensava, uno o pi carnefici, ma vera anche una terza presenza, distinta, pi volte nominata nellarco di tutta la vicenda, eppure mai discussa in quella occasione : una figura nellombra, che stava l per determinate e proprie ragioni, giunta da non molto lontano, come altre volte avrebbe ripetuto, e che quella sera assistette a qualcosa che lei stessa non aveva previsto

Quella persona doveva ancora maturare, per diverso tempo, ci che fece in seguito ; ancora rivelarsi come la presenza inquietante cui fece riferimento, nei giorni precedenti la propria morte, la ragazza vittima a Borgo San Lorenzo nel 1974, trafitta sul seno sinistro da una serie impressionante di coltellate e penetrata nella vagina da un tralcio di vite - scena che provoc, al dibattimento in aula, lo svenimento di un carabiniere - ed alla quale occorreva fargliela pagare, magari per un normalissimo diniego ; ancora trovare dei compagni di merende e di gioco, come fece, a distanza di anni, con i quali spartire e condividere le avventure ; ancora incontrare, sebbene sia ancora storia non nota, in questa infinita, tragica ed assurda vicenda, qualcuno disposto a lasciarsi ricattare.

Ma per fare chiarezza, occorreva, adesso, tornare indietro a ripercorrerne quel lontano 21 agosto 1968 ed allinchiesta che ne segu. Allora, una cosa sembrava, altres, certa, per gli elementi a carico : il delitto, doveva essere stato eseguito per mano, o partecipazione, di uno o pi dei sardi. Tra questi, con gli anni, risultarono inquisiti per i delitti, ed in seguito assolti per non aver commesso il fatto : F.V., S.V., G.M., P.M. ( 1989 - Sentenza del Giudice Rotella ).

Gi durante le indagini del 1968 si era arrivati a sostenere, con buone ragioni, che il di l a poco condannato, tal S.M., non poteva essere da solo sul luogo del delitto, ma che vi dovesse essere stato accompagnato da qualcun altro. Le ricerche, allora, purtroppo, non poterono dare gli esiti sperati. Troppe cose ormai si andavano accavallando, tra dichiarazioni, ritrattazioni, contraddittori, alibi precostituiti, da parte di tutti gli indagati, come sarebbe successo, anche in seguito, coi nuovi omicidi, che, col tempo, avrebbero via via scagionato i vari sospettati, ed il tutto in assenza di quellunica e vera prova : la pistola. Lei, la stessa, che da sola, ad unire il tutto, per tutti quegli anni, non fu mai ritrovata : seppur pesante, sera come smaterializzata, scomparsa, volatilizzata, come le era, forse, fin gi dallinizio, destino

In quale cassetto era stata ferma e nascosta ? Lei, lArma Letale ... E per quanto tempo ? Ora era giunto il suo momento. Come lo sarebbe divenuto ancora E non sarebbe mai pi rimasta chiusa, cos a lungo. Sarebbe pi volte passata di mano, compiendo finalmente il suo dovere Ed arroventandosi sempre di pi, avrebbe dato completo e libero sfogo ai suoi impulsi, al suo stesso motivo desistere. Fino ad esser raccolta, ormai fredda, logora e stanca, da unultima mano, gi provata, che ne dispose, cos, lo smembramento e la fine.

Nel maggio del 1992, fu recapitata agli investigatori, in forma anonima, unasta guida molla di una pistola, avvolta ad un pezzo di stoffa, dello stesso tipo rinvenuto - unitamente ad una cartuccia esplosa, serie H calibro 22 e a del materiale di cancelleria di provenienza tedesca - nel corso di pi perquisizioni eseguite presso labitazione del Pacciani.

Sullaltra faccia della medaglia, limmagine di un bambino, sconvolto, impaurito, abbandonato, caduto in disgrazia, perduto innocente come tutti i bambini, ma lui ancor di pi, e le cui ultime notizie riportano ad un avvistamento presso un campo di senzatetto - una baraccopoli situata nella zona dellex-ospedale psichiatrico di San Salvi - alla periferia sud di Firenze.

Era venuto, adesso, il momento di legare le due storie, convergerne le direzioni, riunirne - facendone combaciare, come in un puzzle - tutti i caratteri nellunico modo possibile e dare, finalmente, un senso al tutto. Ne tratter nel modo pi semplice e diretto, presentandone, come in una sorta di macchina del tempo ed aiutato dai ricordi di mio padre, i protagonisti pi prossimi e che per primi sintercalarono in quella vicenda, partendo da dove tutto ebbe inizio.

Ecco, di seguito, i fatti di allora.

Nel buio

Stefano Mele

Quel giorno che rientr a casa, accompagnato, in orario cos anticipato dal lavoro, uno dei giorni dei tanti, lui si sentiva gi stanco. Aveva lavorato sotto il sole cocente, fin tutto agosto, come sempre, ogni giorno, per portare a casa uno stipendio. Ma non ebbe modo di ritemprarsi al meglio quel pomeriggio, per ci cui assistette sin dal suo rientro, cose di cui aveva gi memoria, fin troppo radicata nel suo inconscio. Accadde la visita di due tra i nuovi amanti della moglie. Quasi in contemporanea, luno, il pi vecchio, quasi infastidito dalla presenza dellaltro. E nessuno a far caso a lui. Lui era stanco.

I carabinieri lo prelevarono a casa lindomani sul presto, con le mani ancora sporche di grasso, poich cos in macchina, durante il ritorno, lui cos poco avvezzo alle armi, era stato istruito, essendo quello il miglior solvente del caso. Ma non era bastato il tempo e dai successivi rilievi erano emersi, da quelle stesse mani, residui di polvere da sparo.

In Caserma si ritrov con un tal altro, F.V. , gi amante di lei, oltremodo denunciato dalla moglie per concubinato ed abbandono del tetto coniugale. Una volta laltro lo aveva investito con la moto, ed approfittando della sua degenza in ospedale, si era piazzato in casa sua con la moglie. Le piste si erano orientate, da una parte e dallaltra, alla ricerca di un possibile movente, e trovandone, anche, uno in comune : la gelosia. Ma per le indagini che ne seguirono, era stato il marito a risultare il meno credibile. Ad un punto, disse anche di aver gettato la pistola nel torrente, che fu dragato minuziosamente, tra laltro in una stagione di secca, senza che questa, per, venisse mai ritrovata. S.M. Che faccio, cosa dico ? Sono innocente ? Come puro esercizio di sopravvivenza. Per poi ritrovarsi a dire No sono colpevole ! Infine, rigettare la colpa di volta in volta verso i di lei convenuti amanti, e finendo il resto dei suoi giorni, anni dopo il carcere, in un istituto di cura, lontano da casa.

Quel giorno, dopo la visita inattesa e prima di ci che di l a breve sarebbe avvenuto, lui era scappato : era fuggito a chiedere aiuto. Ne trov in tal S.V., anchegli ex-amante della moglie, meteora gi di passaggio, col quale era doppiamente legato, per via di una relazione omosessuale ai tempi in cui lo aveva ospitato in casa, che gliene ramment lonore, offrendosi a procurargli una vecchia pistola, rubata a suo tempo, e ad accompagnarlo fino al luogo del delitto. Era giunto il momento, per lui, di farla finita e di comportarsi da uomo. Lei, quella sera, era uscita con quel suo nuovo amante, recandosi insieme, prima ad un cinema, e poi in un luogo gi conosciuto per la frequentazione di coppiette in cerca di intimit e loro avevano seguito quellauto, arrivando anchessi in macchina, lui e lamico, che, una volta arrivati sul posto, gli diede la pistola e lo fece scendere. Tuttattorno era avvolto nel buio : nelle strade e nei dintorni, a lontananza, non si vedevano ormai che poche luci ; la luna, al primo stadio, era confusa e inviluppata in una lieve foschia e lui era solo, con una pistola in mano Le armi lui le riconosceva, in quanto uomo, ma nulla pi, non avendone mai fatto ricorso. Gli tremavano le gambe in quel breve tratto di strada, cos come, ancor pi, per altri motivi, le mani. Lo avrebbe fatto davvero ? Cosa lo attendeva pi avanti ? E poi cera lui, il bambino, suo figlio Li aveva visti, seguiti assieme allamico, quella sera ... E i due si erano appartati col figlio di dietro ! Cosa sarebbe successo ?

Nel mentre si svolgevano le indagini, si riscontr anche che non potesse essere l da solo : troppa lindecisione nel ricostruire la scena e lassoluta poca confidenza con luso dellarma. Gli inquirenti lo spinsero a confermare. E cos lui fece il nome del suo amico. Ad un confronto tra i due la cosa che pi emerse fu lo sguardo, fermo e con un senso di disprezzo, dellamico accusato. S, era stato lui, doveva esser stato lui, cos doveva chiudersi quella faccenda : ne andava del suo onore ! Al che si produsse, in caserma, in una scena di pianto e di scuse verso lamico, il quale, successivamente, trov il modo di aiutarlo una seconda volta, arrivando ad indicare come presunto responsabile F.V. , laltro sospettato, addirittura suo fratello, anche se era gi di dominio pubblico che tra i due non corresse buon sangue.

Laltro, in fondo, era la pecora nera della famiglia, il meno avvezzo allordine, gi causa di fin troppi problemi, a cui lui stesso, in prima persona, pi volte, aveva dovuto por rimedio. Gli sarebbe servito da lezione.

Ecco di chi la colpa ! Degli amanti. S ! E a causa loro che ho patito tutti questi turbamenti ! Furono cos, a turno, da lui accusati questi, sebbene F.V. risultasse, a sua buona ragione, il maggiormente additato. In questo quadro, nonostante le delusioni patite, intervenne poi la famiglia a sistemare definitivamente le cose, dapprima nella figura di un cognato a nome Piero ( P.M. ), che immediatamente lo assistette nelle prime fasi dellinchiesta - ed anni pi tardi inquisito, in quanto identificato dal bambino, addirittura, come presente sul luogo del delitto - e successivamente in suo fratello, G.M., il quale, mettendogli in tasca un biglietto, si era, in un certo modo, adoperato al fine di strappargli la promessa che avrebbe poi fatto, finalmente, quel nome, dopo aver scontato la pena ; spiegato chi fosse quello Zio Pieto, nominato in precedenza dal ragazzino, che, cos facendo, inconsapevolmente, aveva messo nei guai unintera famiglia ; ed il tutto facendo leva su di una perizia balistica, agli atti, che gi lo aveva riconosciuto, formalmente, come colpevole. Considerandone il diffuso grado di analfabetismo nei vari soggetti, questo risult essere il testo del biglietto, rinvenuto dagli inquirenti, consegnato da G.M. al fratello :

RIFERIMENTO DI NATALE riguaRDO LO ZIO PIETO Che avesti FATO il nome doppo SCONTATA LA PENA COME RisulTA DA ESAME Ballistico dei colpi sparati

Ma troppi erano stati i danni, le ingiustizie, gli errori ed orrori, cos che pass, in seguito, il resto dei suoi giorni in cura, ripetendo sempre le stesse cose e senza dir pi niente di nuovo a nessuno. Lontani erano quei giorni in cui viveva al paese natio,lontana quella giovinezza, lontani i torti e le angherie subite, e non sarebbero pi tornati Qui, ora, finalmente, dentro di s, aveva ritrovato la pace ed anche il suo onore.

Salvatore Vinci

Veniva da un passato lontano, duro negli insegnamenti, dal quale aveva appreso a convivere con una particolare forma di solitudine : aveva conosciuto un tradimento, accompagnatosi a tutta quella serie di circostanze esterne, venutesi a creare, non di sua volont, che ne avrebbero macchiato, in quei luoghi, per sempre, la sua stessa esistenza. Per questo aveva deciso di fuggire. Da quel momento e da quel fatto, avvenne anche una specie di cambiamento in lui, che lo port ad interiorizzare ed a sviluppare, forse a spirito di conservazione, una sorta di promiscuit generalizzata nei rapporti interpersonali, unitamente ad una mentalit decisamente pi aperta nelle libert sessuali. Fu scagionato, una volta, dallaccusa di reato per favoreggiamento alla prostituzione : era un tipo sveglio, anche se non, esattamente, uno stinco di santo. Ma ci non aveva comunque impedito di portarsi dietro, da quella terra natia, quel senso di onore che, da sempre, marchiava gli uomini come lui.

Giunto a nuova destinazione, fu presentato dal fratello maggiore a tale S.M. e, soprattutto, alla moglie di lui, donna assai bella e disponibile, avviandone una relazione e ricevendone oltremodo, ed assai facilmente, dal marito, ospitalit, cosa che un po lo stup, ma che accolse certamente di buon grado, facendoglielo vedere di buon occhio. Fu il periodo antecedente alla nascita di N.M., fatto che determin, in qualche modo, anche un graduale distacco - sostenuto pi da lei che non da lui, ignaro - nei rapporti coi suoi ospiti. Nel frattempo, aveva anche sempre maggiormente da badare ad un fratello minore, che a differenza di lui, pareva cos ribelle e assai poco disponibile agli insegnamenti della vita.

Ma quella sera aveva qualcos altro da fare, altro era il compito da portare a termine, non fosse altro che per dovuta riconoscenza, ed in fondo si trattava pur sempre duna faccenda donore. Perch tardava ? Cosera successo ? Aveva sentito gli spari, dapprima uno isolato e poi sette in rapida successione era poi passato del tempo e lui ancora non si vedeva. Aveva fatto bene a fidarsi ? Del resto non cerano altre soluzioni. In passato, lo aveva voluto rassicurare pi volte sulla sua amicizia. Tra loro non cerano misteri, e lui, si ripeteva, anzitutto era un uomo donore.

Scese dalla macchina e avanz per il tratturo che costeggiava il torrente Vingone, dove gli altri serano appartati pi avanti, con circospezione, approfittando della vegetazione pi folta in quel periodo dellanno, e riparandosi tra le canne. Vide laltro con il bambino e lo esort ad accompagnarlo e ripararlo ad una delle case laggi, oltre i campi, nella quale abitava un suo servo, mentre lui lo avrebbe aspettato in macchina, poco distante. Laltro, cos, se lo mise in braccio e part, lasciando poi il ragazzo vicino ad un ponte in pietra, in prossimit dellabitato, e spiegandogli fin dove proseguire. Solo che il bambino si sbagli, e suon alla casa vicina, dove ad accoglierlo fu un altro che allert i carabinieri.

Le ricerche dellauto, nella quale era avvenuto il delitto, si svolsero nella notte.

Francesco Vinci

A quei tempi operava gi nella zona un ramo di quellassociazione, denominata Anonima Sarda, di stampo consociativo e con finalit a delinquere, dedita soprattutto a sequestri, i cui membri risultavano tutti uomini donore. Aveva da sempre desiderato esser come loro. Era il suo cruccio. Ma, per un motivo od un altro, aveva sempre fatto di testa sua Gli piaceva ragionar con la propria, e non era assai ben disposto ad ascoltare i consigli ed i rimbrotti, specialmente da quel fratello, seppur maggiore, le cui idee ed aspirazioni apparivano cos distanti dalle sue. E cos tante volte aveva fatto dentro e fuori - quasi pi dentro che fuori - per piccoli reati, ponendosi assai spesso in imbarazzo e disaccordo con la propria famiglia. Pi volte il fratello lo aveva tolto dai guai, anche se lui se ne infischiava, preferendo una vita da donnaiolo e da ladro di pecore. Per questo, era noto a molti. Come altri, aveva avuto un debole per luccisa, un forte debole, dovuto al suo carattere sanguigno, al punto da averla seguita per diverso tempo, anche dopo la scoperta, da parte della moglie, della sua relazione con la di lei, e la successiva denuncia. Non sapendo, di esser stato, nel frattempo, notato. Cos come non si era neanche mai fermato davanti a nessun ostacolo, collezionando per se, a distanza di anni, altre conquiste, insieme a nuovi coinvolgimenti giudiziari, per via di unindole fin troppo focosa, che avevano finito col porlo, sempre pi, al centro dellattenzione e con lalimentare ulteriori dissapori in famiglia. E fu proprio in una di queste circostanze, a sua insaputa, ed in maniera assolutamente imprevedibile, ad esser riconosciuto ed avvicinato.

I fatti risalgono al 1974, prima del secondo delitto : nei primi mesi aveva conosciuto una donna che viveva con la madre a Borgo San Lorenzo, un piccolo paese del Mugello nella provincia di Firenze, prendendo a frequentarne insistentemente la zona, e successivamente aveva obbligato la propria famiglia ad accoglierla in casa. Poi, contravvenendo ad un obbligo di residenza, fu incarcerato dallaprile dello stesso anno fino ai primi di settembre, ma non trovando lamante al suo rientro a casa, and fino a Borgo San Lorenzo a ricercarla, rendendosi un giorno protagonista di una scenata furiosa con la madre di lei : lavvenimento fu registrato da un verbale dei Carabinieri.

Non sapeva allinizio chi avesse di fronte, quel giorno, a chiedergli conto di alcune pallottole, qualcuno che aveva, comunque, laria di conoscere fin troppo bene il suo ambiente. E non ci mise molto a ricollegarne i fili. Ecco, adesso lui sapeva. Non certamente dallinizio i fatti risalgono al 1968 - allorquando si stup delle accuse iniziali rivoltegli contro dal fratello, alle quali non aveva potuto far altro che rispondere, quasi, in tono canzonatorio, dicendo che laltro poteva dire quel che gli pareva, ma che non era stato certamente lui a commettere il reato Aveva una sorta di debito di riconoscenza verso di lui, ma il tempo era ormai scaduto, soprattutto adesso che aveva capito come erano andate realmente le cose : rammentandosi di quella vecchia pistola, rubata, a suo tempo, in Sardegna, ad un anziano parente, ed intuendo, cos, a cosa fosse poi servita e di cui il fratello laveva perfino accusato ! Anche se si avvide bene, in seguito - come risulter da unintervista ad un giornale, rilasciata i giorni successivi alla propria scarcerazione nel 1984 - dal farne esplicitamente il nome. Nel frattempo, aveva cos fornito loccasione a qualcun altro, in ottemperanza al proprio spirito ribelle e vendicativo, seppure inconsapevole riguardo alle conseguenze, di perseguire altri e premeditati scopi. In cambio, ne avrebbe ricevuto, in seguito, ci che non era riuscito ad ottenere per s nellambito dei propri conterranei e soprattutto della propria famiglia : un senso di appartenenza e comunanza, e poco importa se questo si concretizzava in sedute orgiastiche o quantaltro. A lui piaceva, anche se gli sembrava, davvero, una ben strana compagnia quella.

E comunque fosse, alla fine, non poteva certo tradire il suo sangue. Gli occorreva al pi presto unaltra occasione, gli serviva, come per tutte le altre volte, un riscatto. Era testardo ed aveva ancora qualcosa da dimostrare. Non ne ebbe per il tempo, essendo, a quel punto, egli stesso gi passato in giudicato presso la propria famiglia, e ritenuto, a tutti gli effetti, inaffidabile, nella condotta e nei principi. Dapprima ne fu facilitato il suo incarceramento, quandegli, fidandosi, ebbe a trovar rifugio, presso un loro amico, sulle montagne a ridosso dellAppennino tosco-emiliano, nel medesimo atto finale delle sue follie : dal momento in cui ebbe a tornare, inesorabilmente, sconfitto, da una nuova escursione in quelle terre di Maremma, in procinto di nuove ruberie e vecchie conquiste, rendendosi, cos, ancor pi vulnerabile in quei luoghi che gi aveva visitato e che lo avevano riconosciuto, cos come agli occhi di chi gi lo conosceva. Fu da quel momento che cominci con laver paura, a temere per se stesso e, ironia della sorte, per i propri familiari, senza sapere che, tra loro, qualcuno era gi stanco di lui. Voleva fuggire ed era finito, a sua insaputa, col cadere in trappola, organizzata da chi, ormai, lo conosceva fin troppo bene.

Nellagosto del 1982, i carabinieri lo prelevarono in quel di Ca di Borraccia, sulle montagne pistoiesi, dalle parti di Firenzuola, giunti fin l grazie ad una segnalazione anonima, che faceva seguito ad altre precedenti, sempre nei suoi riguardi, e nelle quali sembrava che il mittente avesse molte cose da sapere. Attraverso i giornali provarono a stabilire un contatto con lanonimo, con la speranza di riuscire a carpire qualche altra informazione, ma senza alcun esito.

Lui scont la pena, ed ebbe anche modo di tirarsi fuori dalle accuse che pi gravemente gli si andavano imputando, grazie ai nuovi delitti del Mostro, quella gente che conosceva, e che, di fatto, lo scagionava. Fu allepoca dellomicidio dei due ragazzi tedeschi, entrambi di sesso maschile : un gioco del destino, quasi un favore inaspettato ; la prima volta in cui gli esecutori materiali, seppure ingannati dalle sembianze, sembravano non essersi dati troppo peso nel preoccuparsi sulla precisa identit delle vittime, nel perpetrare i loro propri e consueti scopi.

Ma fu per lui una breve consolazione. Altre erano le pene che ormai lo tormentavano, al punto che decise di riparare allestero, tagliando cos, una volta per tutte, di netto, il cordone ombelicale che cos tanto, ultimamente, lo affliggeva. Ritorn poi in Italia, convinto dalla moglie, e ricadde negli stessi errori, che ne decretarono stavolta la fine, probabilmente da parte di chi aveva gi subto, fin troppo, in termini di onte familiari e furti : meritava una eliminazione definitiva e questa fu eseguita secondo le antiche usanze in vigore al codice barbaricino , lo stesso cui, ironia della sorte, anelava ispirarsi, ed alle quali si veniva ad aggiungere un particolare ed ulteriore elemento di condanna, finendo bruciato, cos come bruciata fu la sua stessa vita.

Natale Mele

Era il bambino presente sullauto. Che si ritrov col tempo abbandonato da tutti, cosa forse gi scritta nel suo destino, da quando il suo vero padre, seppur inconsapevole, non se ne prese a cura. Fu svegliato di soprassalto dagli spari e cosa vide ?

Dapprincipio disse che il babbo era a letto malato, in fondo era cos che sapeva, e come si era raccomandato lui stesso di dire, prima di lasciarlo. Aveva camminato per i campi, quasi scalzo, con i soli calzini addosso, e raggiunto quella casa da solo, ma troppo improbabile sembr la qual cosa agli inquirenti, cos che, alfine, ammise come il padre fosse invece presente, e ve ne fosse stato accompagnato, spingendo questi, dopo uniniziale e dichiarata estraneit ai fatti, a riconoscerne un proprio coinvolgimento. Poi disse poche altre cose. Anni pi tardi, sarebbe stato costretto, su pressione degli inquirenti, a loro volta sollecitati da unopinione pubblica sempre pi impaziente, a stravolgerne i termini su qualcuna, mettendo cos, inconsapevolmente, per un certo periodo, nei guai una famiglia. Ma tra queste cose, una era e rimaneva per lui significativa, ormai entrata a far parte del suo abitudinario : gli amanti della madre erano gli zii , cos come tutte le persone, occasionali, che aveva modo di incontrare o frequentare con lei ...

Pietro Pacciani

Aveva lavorato in pi possedimenti del Mugello, in qualit di bracciante, spostandosi spesso in zone tra loro limitrofe, mettendosi cos da parte del denaro, col quale si sarebbe poi comprato un piccolo e modesto appezzamento di terreno dalle parti di Mercatale, nel comune di San Casciano in Val di Pesa. In passato, aveva fatto anche la guerra, ed era soprannominato il Vampa , per via del suo carattere litigioso, rissoso, collerico, e per via duna stessa bravata, col fuoco, che gli aveva ustionato il viso. Possedeva gi un fucile, col quale andava a caccia e da un certo periodo, si vantava pure di una pistola, facendosi vedere con quella a sparare ai fagiani, dopo essersene procurato anche dei proiettili.

Con il tempo, era rimasto sempre pi affascinato da quel lato oscuro che occupa lesistenza delle cose, cominciando con il lasciarsi credere un predestinato - come altri dei suoi compari - per via duna faccenda donore occorsagli in passato, alla quale aveva preso parte e ponendovi, a suo modo di vedere, rimedio. Fu cos che entr nel mondo dellesoterismo e dellocculto : lui aveva gi fatto proprio il suo ruolo, divenendone, in seguito, il giustiziere dellonore ed al tempo stesso procurandosene i trofei, da esibire e concedersi in un rito sacrificale surreale. In alcuni momenti, in precedenza, aveva anche condiviso con qualcun altro - allora ignaro di chi avesse, in realt, di fronte - perfino una sua passione per i quadri, tutti a carattere astratto. Una personalit multipla, nellarco del tempo. Aveva creato, attorno a s, tutta una combriccola - tra cui verano indovini e sensitivi - di cui lui era il capo, che avrebbe istruito per tutto larco della vicenda, e che aveva suscitato, allinizio, anche particolari interessi in un gruppo di giovani, di ottima famiglia, alla ricerca di nuove emozioni Anni prima gli era successo un fatto, pagandone le conseguenze, e col tempo, avrebbe elaborato un pensiero nel quale il suo errore fosse stato, allora, quello di lasciare in vita la compagna : anche lei avrebbe meritato di morire.

( Le donne, quelle puttane, traditrici, e noi qui a soffrire e tutto per colpa di quella cosa che si ritrovano in mezzo alle gambe )

Fu a partire da quel giugno del 1981, quando, attuati tutti i preparativi, se ne sarebbe andata a rappresentare liniziazione. Il secondo avrebbe costituito il banco di prova, e sarebbe stata anche loccasione per mettere alle corde qualcuno, a quel punto forzatamente partecipe ma estraneo alla banda , che iniziava a dare segni di cedimento.

Poi, consecutivamente a due errori, che impedirono di officiarne il rito - dai quali, al primo, uno dei magistrati, nel tentativo di fare uscire allo scoperto i responsabili, aveva fatto trapelare la voce che una delle vittime avesse potuto rivelare qualcosa prima di morire, destandone timore ; ed al secondo, facendosene modo e ragione per averne riabilitato qualcun altro ( F.V. ) - avrebbe deciso che nulla sarebbe dovuto pi rimanere al caso : tanto che si sarebbe scelto un luogo, a lui, maggiormente familiare e dedicandovene il tempo che ritenne pi opportuno, in quanto tutto sarebbe dovuto filare liscio ... Dopo ripetuti girovagare, tra i concomitanti comuni e campagne della provincia, quello che si rivel anche come lultimo, fu deciso di tenersi l dappresso, in quegli stessi luoghi che avevano visto lorigine di quel gruppo che ne prese a parte. Alfine, sarebbe arrivata una segnalazione su di lui e si sarebbe iniziato con il metterlo sotto controllo. Aveva, appena, fatto a tempo, a rispondere ad un vecchio guanto di sfida ed a rilanciare.

Ma torniamo adesso ai fatti che si svolsero nel 1968, ancor prima che ci fosse maturo

Pietro Pacciani 2

Era ancora ossessionato da lei, tanto da diventarne, per molto tempo, un chiodo fisso, sebbene avesse gi trascorso ben tredici anni in giudicato. Andava l spesso, dove lei adesso sera trasferita, senza per mai arrischiarsi ad un passo falso. Cos che, ormai, aveva imparato bene a riconoscerne la zona

Nella frazione di Lastra a Signa, le abitazioni delle due donne risultavano, peraltro, sulla stessa strada, assai vicine ... uno degli anelli principali della catena, finora mancante Gli era bastato, dunque, esplorarne con lo sguardo i paraggi e pi di tutto lo aveva colpito quella ragazza, bella, e che aveva visto, col tempo, circondarsi di sempre nuove compagnie. Gli scatt una molla.

Sei anni pi tardi si sarebbe ritrovato a vivere unesperienza simile, seppure inversa. Qualcun altro sarebbe stato l, stavolta nella sua zona, a reinterpretarne il soggetto, a rievocarne la memoria. E fu esattamente allora che lo avrebbe riconosciuto. Uno degli ultimi giorni di febbraio, primi di marzo, lo avvicin avviandone, da quel momento, una reciproca relazione dinteresse chiedendone ad informazione di alcuni proiettili, di cui laltro doveva, o poteva, in qualche modo, sapere. Questi, seppur inizialmente non avesse compreso, dimprovviso realizz, decidendosi a procurargliene, cos che lui, a breve, pot disporre di ci che gli mancava.

Ma ritornando addietro nel tempo, a quel giorno di fine agosto, aveva comunque deciso di seguire quella ragazza. Chiss cosa ne avrebbe ottenuto. In qualche modo lui era interessato. E cos la segu, come pi volte aveva fatto nei giorni precedenti, lei e adesso con quel suo nuovo uomo. Poi, quandessi sappartarono, si nascose e si mise ad osservare. Ci che lo attendeva e che poi accadde quella sera, in futuro, sarebbe tornato a lui quasi come un rendiconto a svolgere, ben affisso nella sua memoria...

Stefano Mele 2

Era arrivato fin davanti allauto, ed aveva cominciato a vederli in atteggiamenti sempre pi intimi. Alz larma e quasi senza guardare spar un colpo, finendo col colpire maldestramente la donna su di un braccio, poi si ferm, in un impeto di rimorso e di paura. Luomo nella macchina fu il primo ad accorgersene, e prov un ultimo tentativo nel ricomporsi. Il ragazzo si svegli.

Passavano i momenti, e per qualcun altro, nascosto l appresso, che ne aveva capito lintenzione, ma non compreso lattesa, lindecisione, era venuto il tempo di passare allazione : era cos che doveva finire laltro gi lo sapeva.

Per lui fu un istante, fu colto quasi allimprovviso : gli fu presa di mano la pistola, e vide laltro sparare, pi colpi Attento ! C un ragazzo di dietro ! E mio figlio ! Non lo uccidere ! Laltro si spost, finendo con lo svuotare il caricatore

Poi, a fatto compiuto, sal nellauto e si sedette accanto al bambino, sincerandosi che stesse bene e adoperandosi nel rincuorarlo prima di farlo scendere, cos come avrebbe poi ricomposto il corpo della moglie, mentre laltro, sul davanti, dal lato opposto e nascosto alla vista di chi avanzasse per il tratturo, stava rovistando nel cruscotto dellauto. Cos che, nel frattempo, da dietro, il bambino, per uningenua consuetudine, ebbe modo di chiedere allaltro : E tu, come ti chiami ? Questi, voltandosi, aveva cos risposto : Pietro . Cos come avrebbe poi minacciosamente detto al padre di mantenerne il riserbo, per la salute stessa del ragazzo.

Furono poi distratti, tutti, da un rumore di canne. Lo sconosciuto rapidamente scomparve, cos comera venuto : oltrepassando dun balzo la vegetazione, verso la stradina sterrata che correva parallela al tratturo, e sulla quale aveva lasciato il motorino

Natale Mele 2

Tre cose aveva detto di aver visto il bambino ancor prima che potesse risultarne, col tempo, influenzato :

Salvatore tra le canne ; Lo zio Pietro sparare ; Ed il babbo accompagnarlo via.

Comera nel suo destino, un solo errore aveva commesso, in quellultima frase, in tutta la sua innocenza e buona fede finendo col pagarlo a caro prezzo.

Epilogo

Solo oggi viene da pensare che esistesse gi un legame in comune tra le due storie, riassunto tutto in una sola parola, ormai datata e vecchia di anni, gi logora e storpiata, e da tempo foriera di guerre, sventure e dolore : onore. Tra tutti, anche in seguito, sarebbero rimasti colpiti in suo nome, carnefici, comprimari e vittime, assurgendone, nuovamente, a centro focale della storia. Va ricordato che negli anni 80 vi furono altre morti, da poi, anchesse correlate agli omicidi del mostro : erano perlopi prostitute che operavano nella zona di Firenze, e le cui storie, per certi versi, avevano avuto il solo torto dintrecciarsi con quei nomi e quelle vicende. Coloro che dettero vita ai compagni di merende trovarono, ciascuno con le rispettive aggravanti, condanna e successiva morte, per intervenuta causa naturale : cos che anche quei fatti sarebbero rimasti sepolti, per sempre, alla memoria Di altri, che entrarono in quellorbita, non dato sapersi pi niente. Di S.V. si ebbero, invece, notizie frastagliate : c chi sostiene che ripar in Spagna, dove ebbe a terminare i suoi giorni, ma nessuno lo sa di preciso. Strano destino il suo : ebbe a cagionare, in qualche modo, anche indirettamente, la morte della prima moglie, forse suicida, ed alla stessa maniera, a distanza di anni, quella della madre di un figlio del quale non ebbe a sapere mai niente. In fondo, resta unamara considerazione : nessuno avrebbe mai potuto impedire ci che avvenne e quel che , da poi, sarebbe avvenuto con una sola ed unica eccezione, ancora legata a quella vecchia parola data Ad ora, lunica vincitrice. Tirandone le somme - ed augurandoci a non ricalcarne le orme - una drammatica ed assai poco onorevole vittoria, rispetto a quante fossero in origine le aspettative, di quello che era da considerarsi, a tutti gli effetti, come il lato oscuro di quella societ arcaica, che si pensava, da tempo, ormai estinto e scomparso. Sulla falsariga, ed in attesa di pesarne gli aspetti meno convenienti, la societ del benessere e dei consumi, dove tutto possibile, tutto appare, tutto emulare ed in divenire, e che si allarga a macchia dolio. Con la speranza che la Giustizia, insieme a chi concorre a fissarne le regole, sullaltro piatto della bilancia, possa e sappia, per il futuro, considerarne, nel complesso, gli opportuni contrappesi. Riesce, tuttavia, difficile valutarne lallora comportamento di una Questura, sia pur nominale, che, informata, a suo tempo, sui fatti ed in grado di approfondirne, condividendone con laltra Procura direttamente interessata, gli sviluppi - se non, quindi, di poterne fermare i successivi avvenimenti - se ne adegu al diffuso clima omertoso e riservato, che gi permeava a fondo quella storia : anchesso viziato da un ennesimo strappo alla regola, secondo i dettami, ancestrali, di un ulteriore e non perseguibile codice donore. Ancora lui. Ma che lultima, parola, spetti alla Giustizia, anche se pu risultare lungo ed impervio il suo corso

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