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L' AGRICOLTURA , L ' AMBIENTE ,

IL CLIMA E L ' ECONOMIA MONDIALE (La responsabilit verso se stessi e verso il pianeta, Roma, 27/4/2013)

d i G u a l t i e r o A . N . Va l e r i
(Montevenda Engineering International Association, Lugano (CH) e-mail: valeri@montevenda.net)

Dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale, per molti paesi in particolare per quelli definiti dell' Occidente - iniziata una fase di sviluppo industriale, economico e politico senza precedenti nella storia, anche se, in effetti, possiamo considerare tale processo come una continuazione della Rivoluzione Industriale iniziata alla fine del '700. Parallelamente a tale processo, abbiamo assistito ad altri fenomeni correlabili: l'impoverimento di molti paesi del cosiddetto Sud del Mondo, l'insorgere di problemi ambientali di origine antropica sempre crescenti, lo spostamento di grande masse di popolazione prima dalle campagne alle zone urbane e dell'occupazione dall'agricoltura verso l'industria, e, pi tardi, verso il terziario. I fenomeni citati sono chiaramente assai complessi, ma possiamo cercare di vedere alcuni dei meccanismi alla base di questi. In particolare dalla data della scoperta dell'America, iniziata una fase di rapida espansione economica dell'Europa, che ha portato prima alla colonizzazione del Continente Americano, e, successivamente o contemporaneamente, ad una crescita nella colonizzazione dell'Africa (gi parzialmente iniziata tanto dagli europei sin dall'epoca romana, quanto dalle potenze mediorientali cosa che port alla diffusione dell'Islam in molte regioni dell'Africa). Tale colonizzazione ha spesso messo in crisi e portato al crollo delle civilt e degli imperi locali precedenti, come fu per l'Impero del Ghana crollato nell' XI secolo e l'Impero Inca, distrutto nel XVI per opera di Francisco Pizarro e degli altri avventurieri spagnoli a lui associati. Con l'inizio della Rivoluzione Industriale, la macchina produttiva europea e statunitense si svilupp a dismisura rendendo necessario il controllo di vastissimi territori (come osserv Albert Einstein negli anni '401) tanto per procacciare le materie prime, quanto per dare uno sbocco alla enorme massa di prodotti industriali che si rendeva disponibile. Se la colonizzazione ruppe gli equilibri politici locali prima esistenti che anche oggi, ad oltre mezzo secolo dalla fine formale del colonialismo, faticano ancora in Africa a trovare un nuovo equilibrio; ed in Sud America, dopo oltre due secoli, continua a farsi sentire sul piano politico,
1 Vedi: Pensieri negli anni difficili

Gualtiero A.N. Valeri L'agricoltura, l'ambiente, il clima e l'economia mondiale, Roma 27/4/2013.

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sociale ed economico l'eredit negativa della macchina burocratica e parassita dell'Impero Spagnolo -, non meno ha alterato profondamente il sistema produttivo e gli stili di vita locali. Ad esempio, in America Tropicale, presso popoli come gli Shuar (Ecuador) sono stati introdotti i fucili che creano loro una dipendenza per la necessit di rifornirsi continuamente, dall'industria, di munizioni per la caccia; in altri popoli sono stati introdotti indumenti prodotti in Occidente, completamente inadatti al clima locale (che provocano spesso persino alcune malattie) e che richiedono di essere lavati con detergenti che portano all'inquinamento delle acque superficiali; in altre regioni ancora come il Senegal le colture locali sono state sostituite da monoculture, come le noccioline, e cereali come il sorgo, coltivato localmente, sono stati sostituiti dal riso, importato e meno completo nutrizionalmente (anche ci causa di malattie). evidente come questo porti tanto a problemi di sottosviluppo economico, quanto a danni sociali ed ambientali. Inoltre, spesso, i prodotti esportati vengono venduti a prezzi molto bassi, mentre quanto viene importato acquistato a caro prezzo. Ancora, molte economie di gruppi locali, non erano fondate su basi monetarie: era largamente prevalente l'autoproduzione e solo alcuni generi molto specializzati (come gli utensili metallici) le singole comunit li acquistavano da altre comunit specializzate (come quelle dei fabbri). Contrariamente a quanto si pu pensare dal nostro punto di vista, la qualit di vita di queste comunit locali non era bassa; era certo, in molti casi, una vita abbastanza dura e rischiosa, ma compensata dall'abbondante disponibilit di risorse alimentari e di ogni cosa necessaria all'esistenza, senza dipendere da terzi. Con questo non intendiamo certo demonizzare la tecnologia, ma l'uso errato che stato fatto di essa; o, pi che errato, l'uso apertamente speculativo e basato sullo sfruttamento senza scrupoli da parte di alcuni popoli (o gruppi) di altri popoli. Viene in mente il petrolio, dove abbiamo il caso di molti paesi, tra i massimi produttori nel mondo, sono anche i paesi pi poveri, quale il caso della Nigeria o della Guinea Equatoriale. anche vero che la cultura dell'Occidente ha concepito ed esportato alcuni principi assolutamente innovativi ed oggi considerati fondamentali, come la democrazia dei governi e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo: peccato che raramente ha applicato questi principi nei paesi della sua espansione economica, od addirittura al proprio interno! Purtroppo Libert e Democrazia sono un privilegio dei paesi ricchi; chi non sa come manger domani, non ha tempo di pensare a quali siano i propri diritti. Ci che inquieta maggiormente che ancora oggi, dopo che tali fenomeni negativi sono
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stati ampiamente resi noti e denunciati, essi persistano. Negli ultimi anni, sotto la pressione di dottrine ecologiste senza fondamento e forse anche in malafede, enormi estensioni di terreni coltivabili sono stati convertiti alla coltivazione di oleaginose per la produzione del biodiesel; spesso, come avvenuto in Colombia2, scacciando con le armi gli agricoltori locali ivi insediati da secoli, addirittura costringendoli a migrare profughi nei paesi confinanti (questa operazione stata portata avanti dagli ex-narcotrafficanti, convertitisi dalla cocaina alle oleaginose, pi sicure sotto il profilo legale e molto pi redditizie). O, dove si approfittava di terreni incolti (ma che in realt erano spesso terreni agricoli abbandonati) conducendo la produzione di oleaginose (come, ad esempio, della nota Jatropha) con manodopera sottopagata (anche soli 20 USD/mese). Inoltre, in altri casi, come in America Tropicale, ampie estensioni di terreni sono stati acquistati da grossi imprenditori agricoli locali e destinati alla monocoltura di palma da olio (o palma africana - Elaeis guineensis) danneggiando i terreni e rendendo disoccupati molti lavoratori agricoli che, di conseguenza, hanno abbandonato le campagne per dedicarsi ad attivit marginali nelle aree urbane. Questo riproduce in una certa misura quanto gi avvenuto nel passato, ad esempio con il caucci ed il caff; il primo caus un diffuso sfruttamento senza scrupoli di dei lavoratori e danni gravissimi alla foresta equatoriale; il secondo provoc la strage di migliaia di indios amazzonici per impadronirsi della foresta, che veniva disboscata e trasformata in piantagione; dato che la pianta di Coffea esaurisce rapidamente il terreno3, la coltivazione era costretta a spostarsi ogni 30 anni circa, esaurendo progressivamente nuove fasce di foresta; oggi tali regioni portano ancora i segni di tali danni terreni divenuti completamente sterili -, come il Mato Grosso. Il problema dello spostamento dell'occupazione dal settore agricolo all'industria e poi al terziario ha interessato quasi tutti i paesi del mondo; se tale passaggio avvenuto, appunto, in tre fasi in Europa e negli Stati Uniti, ad esempio in America Latina spesso avvenuto in sole due fasi: dall'agricoltura direttamente al terziario; indicativamente, possiamo osservare in questi paesi un 2030% della popolazione impiegata nel terziario negli anni '50, ed un 6070% oggi. Per anni c' stato il mito che le moderne tecniche agricole potessero fare si che bastasse una frazione delle estensioni coltivate un tempo per alimentare una popolazione mondiale di molte volte superiore. Queste tecniche, inizialmente, hanno prodotto effettivamente una riduzione dei
2 Vedi: La terra, un seme di pace per la Colombia, Swissinfo, 1/11/2010, http://www.swissinfo.ch/ita/societa/La_terra,_un_seme_di_pace_per_la_Colombia.html?cid=28591966 3 Vedi: Claude Levi-Strauss Tristi tropici.

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costi ed un aumento della produttivit per unit di superficie. Ma con il passare del tempo si assistito ad una rapida accelerazione dei costi tanto dei fertilizzanti che dei pesticidi (da un lato per l'aumentata resistenza dei parassiti, e dall'altro per la necessit di avere prodotti meno pericolosi per l'uomo e per l'ambiente, ma molto pi costosi), tanto da far crescere in maniera intollerabile gli oneri per gli agricoltori. L'uso eccessivo ed improprio dei fertilizzanti ha portato, da un lato, all'esaurimento dell'humus in molti terreni, e dall'altro alla progressiva crescita della concentrazione di metalli pesanti nei terreni. Metalli quali il nichel ed il cromo, ad esempio, inibiscono e rendono stentato lo sviluppo delle specie vegetali. In molte localit tale crescita della concentrazione dei metalli pesanti stata dovuta anche all'introduzione di compost di cattiva qualit ottenuto da rifiuti, in particolare dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Spesso nei terreni, assieme al compost, inoltre, sono finiti anche frammenti di plastica ed alte sostanze estranee. Come se ci non bastasse, negli ultimi dieci anni la finanza ha aggravato la situazione: anche i mercati agricoli sono diventati - parimenti al petrolio ed ai metalli - oggetto di speculazione (commodities). In conseguenza a questo i prezzi pagati agli agricoltori sono diminuiti, mentre agli stabilimenti di trasformazione ed al consumo sono considerevolmente aumentati. Tale fenomeno ha colpito particolarmente i cereali, ma non solo. L'insieme di questi fattori ha appunto spinto sempre pi agricoltori ad abbandonare le terre, e diminuito gravemente la disponibilit di generi alimentari, tanto che, negli ultimi anni, l'incremento di popolazione mondiale che non dispone di una quantit sufficiente di generi alimentari salito a circa 100'000'000 di persone all'anno. Non per problemi economici, ma perch i generi alimentari scarseggiano e, conseguentemente, i prezzi salgono. Quelli disponibili vanno soprattutto ad alimentare i mercati dei paesi pi ricchi, mentre gli altri ne rimangono sprovvisti. Per citare un caso tra i tanti, in Cina, una delle maggiori potenze industriali oggi, nelle campagne la causa prevalente di mortalit sono le affezioni respiratorie, determinate da malnutrizione. E, nelle aree urbane, per cause tumorali, determinate dall'inquinamento. Accanto a questo c' un altro fenomeno. I terreni agricoli abbandonati assorbono molto meno l'acqua piovana dei coltivati. A questo consegue che l'acqua piovana ruscella e non va a ricaricare le falde. Ci, da un lato, incrementa la carenza di risorse idriche, mentre dall'altro provoca sempre pi alluvioni nella stagione delle piogge; anche nelle zone dove, negli ultimi decenni, le precipitazioni sono diminuite. L'acqua, inoltre, ruscellando dilava i suoli, inaridendoli in misura ancora maggiore. Inoltre i suoli brulli tendono a lasciare evaporare molta pi acqua dei suoli coltivati o
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boschivi, il che incrementa il loro inaridimento. Un altro fattore importante la diversa riflettivit dei suoli brulli o coltivati; il rapporto tra radiazione assorbita e riflessa varia con la lunghezza d'onda, ma, ad esempio, un suolo arido riflette nel visibile molto di pi di un suolo coltivato. Tutto ci fa si che non solo la deforestazione incida profondamente sul clima, ma anche l'abbandono dei suoli coltivati; suoli inoltre che, in un passato pi o meno lontano, erano coperti dai boschi. Oggi del clima si parla molto; i cambiamenti climatici che possiamo facilmente osservare sono stati dapprima negati; poi attribuiti a fattori naturali; quindi, ancora, a fattori antropici. Nella storia il clima sempre cambiato in maniera anche non facilmente spiegabile. Nell'epoca dell'Impero Romano il clima del bacino del Mediterraneo era piuttosto caldo. Ad esempio, in Svizzera non c'erano, o quasi, ghiacciai. Verso il VVI secolo il clima s' raffreddato, e questa probabilmente stata una delle cause della crisi e della caduta dell'Impero; nello stesso periodo le pianure del Nord Africa, prima una distesa verdeggiante e coltivata simile alla Pianura Padana, si sono desertificate, ed il deserto ancora adesso avanza. Ancora oggi, in pieno deserto, troviamo i resti di antiche citt romane, allora opulente capitali di regioni agricole. Con un salto di secoli, in Europa almeno, la prima met del XIX secolo fu piuttosto freddo. La giovane Regina Vittoria andava, d'inverno, a pattinare sul Tamigi gelato. Il primo problema, in effetti, non quale sia la causa del cambiamento climatico; ma che esso esiste e cosa questo comporti per la popolazione mondiale. La Natura, fortunatamente, pi o meno facilmente in grado di adattarsi e di riassorbire qualunque disastro. Il genere umano no. Di fronte a ci bisogna comprendere bene cosa sta avvenendo realmente e prevenire le conseguenze che ci saranno sul piano socioeconomico. Il secondo problema di contenere al massimo gli effetti negativi che possono derivare dalle attivit antropiche, e di pilotare il clima per evitare che aree oggi accoglienti possano, in un futuro, divenire inabitabili. Oggi - noto anche se lo si tende a negare ufficialmente - si stanno operando esperimenti per il controllo del clima. Quello pi discusso noto come scie chimiche. Su queste mancano completamente informazioni ufficiali, ma si possono osservare facilmente se si ha una qualche cognizione delle dinamiche atmosferiche. Sono inoltre osservabili in alcune regioni geografiche, mentre, ad esempio, non compaiono assolutamente in altri paesi. Esperimenti di questo tipo si

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conducono dal XIX secolo. E Benvenuto Cellini, nella sua autobiografia 4, narra come, mentre aveva a Roma l'incarico di comandante delle artiglierie sotto Papa Clemente VII, dissolse delle nuvole temporalesche, che mettevano in forse una cerimonia a cui il Papa avrebbe partecipato, facendo sparare, in una certa direzione, tutti assieme i cannoni di Castel Sant'Angelo. Ma oggi si tendono a sperimentare le sostanze pi diverse con rischi per la salute e costi elevatissimi, e per scopi, evidentemente, non troppo chiari. Se si vuole effettivamente fare qualcosa e subito per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici, e con parecchi riflessi economici positivi correlati, una misura quella di rilanciare l'agricoltura e curare maggiormente la gestione del territorio. Tramite bacini e sbarramenti possibile accumulare acqua per le colture, raccogliendola durante le stagioni piovose per utilizzarla durante i periodi di siccit, supplendo contemporaneamente alla carenza di acqua potabile. Una attenta gestione delle acque evita, inoltre, il prodursi di alluvioni. Nel contempo, ove si va a formare uno specchio d'acqua artificiale, esso esercita anche una azione di volano termico, abbassando la temperatura durante la stagione calda e restituendo il calore durante la stagione fredda. I suoli coltivati, inoltre, come visto, permettono un assorbimento maggiore di acqua durante le piogge e ricarica delle falde e riducono il ruscellamento. Con opportune tecniche, possibile anche arrivare a rigenerare suoli esausti e desertificati; alcune specie vegetali possono addirittura assorbire i metalli pesanti dai suoli inquinati e bonificarli (naturalmente non usando specie destinate all'alimentazione). Quando parliamo di agricoltura, inoltre, teniamo presente che non parliamo solo di prodotti destinati all'alimentazione. Una branca della chimica industriale, la Chemurgia, nata verso gli anni '30, studia la sostituzione delle risorse fossili come base per l'industria chimica organica con sostanze derivate dai vegetali. A tal proposito, si ricorda che nel mondo il consumo di petrolio annualmente di 3'300'000'000 t/a, di cui 3'100'000'000 t/a per usi energetici e 200250'000'000 t/a per sintesi chimiche. Le biomasse di risulta prodotte al mondo si stimano essere in quantit pari a 510'000'000'000 t/a, per cui, calcolando che 1 t di biomassa corrisponde grosso modo a 0,3 t.e.p.,
4 Vedi: Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze

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ne risulta che possiamo giudicare il contributo delle sintesi chimiche a partire da biomasse di 1'500'000'0003'000'000'000 di t.e.p. Buona parte di biomasse disponibili e gi collezionate viene dal settore agricolo, dato che una parte importante della produzione in termini di massa non utilizzabile per il suo scopo primario. Anche considerando che il contenuto entropico delle biomasse pi elevato di quello delle fonti di carbonio ed idrogeno fossili (sono questi gli elementi di cui, in effetti, andiamo in cerca), vediamo che si potrebbe, con le biomasse agricole di scarto, probabilmente, ottenere tutto il combustibile liquido di cui necessitiamo, tutti i prodotti chimici di base di cui abbiamo bisogno e coprire - forse anche solo utilizzando il gas sottoprodotto da tali produzioni - buona parte del fabbisogno puramente energetico. Va inoltre sottolineata l'importanza delle tecniche di agricoltura biologica. Un tempo, quanto prodotto con tali metodi, aveva un costo pi elevato di quanto veniva prodotto con le tecniche consolidate. Oggigiorno, come visto, il costo di fertilizzanti, pesticidi e della stessa semente altissimo, e pertanto le tecniche di agricoltura biologica possono rappresentare una via non solo per una migliore integrazione ambientale, ma anche per ridurre i costi. Purtroppo, oggi, il prodotto biologico spesso solo marketing volto a spuntare prezzi pi alti. Non di rado ottenuto con tecniche che sono biologiche solo di certificazione ed i suoi prezzi sono gonfiati. Le tecniche di agricoltura biologica vanno oggi riconsiderate per offrire un prodotto che non necessiti di sostanze costose e potenzialmente pericolose per essere ottenuto; vanno riconsiderate in modo di armonizzare al massimo le colture con le esigenze dell'ambiente; vanno riconsiderate per valorizzare daccapo, sotto il profilo agronomico, specie oggi abbandonate, a tutela della biodiversit, evitando l'uso improprio e speculativo della genetica agraria. Ricordo come il Ministro dell'Ambiente peruviano, Sig. Antonio Brack Egg, nell'agosto 2009, parlando a Zurigo alla Conferenza Elvetica Annuale per la Cooperazione, disse [riassumo] I nostri indios sulla Sierra oggi coltivano trenta specie di patate, qui in Europa ne conoscete e ne coltivate tre. Noi non abbiamo bisogno del vostro denaro, abbiamo bisogno che ci permettiate di conservare le nostre tradizioni ed il nostro ambiente a favore anche di tutta l'Umanit. L'agricoltura biologica oggi non deve essere n speculazione n religione, ma uno strumento utile a salvare assieme l'ambiente e le nostre civilt, soprattutto tenendo conto delle esigenze reali dei popoli oggi pi svantaggiati. E questo vale per qualunque tecnologia, in generale. Se la ricchezza non distribuita tra tutti persone, comunit e popoli -, diviene, con il passare del tempo, ricchezza sempre pi di pochi, sino a che un giorno non sar pi ricchezza di
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nessuno. Rammento che oggi in Europa abbiamo una disoccupazione che tocca il 2530% della popolazione attiva, ed arriva a punte anche del 40% per i giovani. Molti giovani gi adesso si stanno indirizzando all'agricoltura. Ma gli agricoltori, oggi, non possono essere n peones n campesinos come lo sono stati per secoli in America Latina: una classe malpagata e sfruttata, oggetto e non soggetto della politica e dell'economia. Deve essere un mestiere dignitoso, qualificato e valorizzato per la sua funzione, che dia un reddito adeguato all'impegno, e senza contributi comunitari. Ricordo ancora che, sino a non molti anni fa, pressoch ovunque nel mondo nelle regioni agricole esistevano comunit con un proprio stile di vita, una propria cultura e tradizioni. L'abbandono delle campagne ha distrutto non solo l'ambiente e l'economia, ma anche questa ricchezza sociale. In molti paesi la gente che ha abbandonato le campagne divenuta sottoproletariato urbano, con fenomeni di degrado ed alti costi sociali. Oggi dobbiamo tutelare realmente quanto rimasto (senza nostalgie e musealizzazioni) e favorire la ricostruzione di queste comunit. Ma l'agricoltura, come tutto il settore primario, spesso non crea ricchezza e benessere di per se. Questa la produce soprattutto l'industria di trasformazione, che valorizza i prodotti e genera altra occupazione. Il passaggio tra il produttore e l'industria che trasforma deve essere diretto, evitando intermediari. Questo lo si pu fare, ad esempio, favorendo le forme cooperative, che consentono, peraltro, di assorbire nell'attivit di trasformazione i lavoratori quando essi hanno periodi di stasi nelle attivit in campagna, cosa che e pi frequente nelle zone dove la produzione agricola stagionale. La realizzazione di una simile visione che tutela assieme le risorse naturali e l'ambiente, la biodiversit, il clima, la societ e l'economia mondiale - in non responsabilit esclusiva della classe politica. Si potr attuare solo nella misura che vi sia una presa di coscienza di tutti i cittadini, una consapevolezza del bene comune e non solo dei privilegi, delle rivendicazioni e dei diritti individuali. L'Ambiente che sia naturale od antropizzato - non un idolo, non un pretesto economico o politico. bens uno spazio reale in cui siamo immersi, in cui si svolge la nostra esistenza e l'esistenza di chi verr dopo di noi.

Lugano, 21 aprile 2007

G u a l t i e r o A . N . Va l e r i

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