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CAPITOLO TERZO LE CLAUSOLE GENERALI DI BILANCIO

SOMMARIO: 1. Le clausole generali nel diritto contabile. 2. La clausola della chiarezza. 3. La clausola della verit. 4. La clausola della correttezza. 5. Le clausole generali e le deroghe alle disposizioni specifiche della legislazione civilistica.

1. Le clausole generali nel diritto contabile.


Lesame della disciplina dei bilanci di esercizio deve partire dallanalisi delle clausole generali, che hanno una posizione di supremazia su tutte le altre norme giuridiche dettate dal legislatore. Lart. 2423, 2 co., c.c. dice: Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dellesercizio. Le clausole generali sono, pertanto, tre: a) la clausola della chiarezza; b) la clausola della verit; c) la clausola della correttezza. Il primo problema da esaminare concerne il rapporto tra queste tre clausole generali, i sei principi di redazione del bilancio indicati dallart. 2423 bis c.c. e le norme di dettaglio contenute nel codice agli artt. 2423 ter e seguenti. Il sistema giuridico va costruito attraverso due regole. Prima regola. Lapplicazione delle norme di dettaglio e dei principi di redazione comporta, di regola, il rispetto delle clausole generali, ma in caso di contrasto prevalgono le clausole generali che sono sovraordinate alle norme di dettaglio. Seconda regola. Le clausole generali e i principi di redazione non sono pleonastici, ma operano in tre aree: a) la prima area abbraccia tutti i casi nei quali manca o non chiara la norma di dettaglio specifica; b) la seconda area abbraccia tutti i casi nei quali, pur essendovi la norma di dettaglio, le informazioni richieste da tale norma non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, in guisa che si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo per assicurare il rispetto delle clausole generali; c) la terza area abbraccia i casi eccezionali nei quali lapplicazione di una norma di dettaglio sia, addirittura, incompatibile con la rappresentazione veritiera

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e corretta, onde la disposizione specifica di dettaglio non deve essere applicata e troveranno, invece, applicazione le clausole generali 1. Ci detto sul sistema di interpretazione della disciplina giuridica, veniamo allesame delle tre clausole generali previste dal legislatore.

2. La clausola della chiarezza.


La clausola della chiarezza ha un contenuto legale minimo tassativo. Il bilancio chiaro se, in primo luogo, rispettata la struttura legale tipica prevista dal legislatore per la situazione patrimoniale ed il conto economico e se la nota integrativa rispecchia il contenuto previsto dallart. 2427 c.c. Letteralmente il legislatore non chiede il rispetto del principio di chiarezza per la relazione degli amministratori sulla gestione, prevista dallart. 2428 c.c., ma, sperimentando linterpretazione sistematica, agevole affermare che anche la relazione sulla gestione deve rispettare il principio di chiarezza e, normalmente, lo rispetta se il redattore osserva la normativa contenuta nellart. 2428 c.c. Ma, allora, si domanda: il principio di chiarezza diventato pleonastico nella nuova normativa o esce rafforzato dalla nuova disciplina, contenuta nella legge di riforma dellanno 2003? Confrontando la normativa previgente con la normativa in vigore pu osservarsi che il principio di chiarezza esce rafforzato per effetto della entrata in vigore della nuova normativa 2. Invero, la giurisprudenza della Corte di Cassazione 3
1 COLOMBO, Il bilancio desercizio, p. 65 ss.; CARATOZZOLO, Il bilancio di esercizio, p. 78 ss.; SASSO, Il bilancio desercizio, p. 173 ss. e ivi citazioni; CISI, Levoluzione del bilancio delle societ non quotate, p. 5 ss.; DE ANGELIS, Elementi di diritto contabile, p. 5 ss.; ABATEROSSI, IAS/IFRS. US GAAP. Principi contabili italiani, p. 10 ss. 2 Per una analisi del principio di chiarezza nella legislazione previgente cfr. GHIDINI, Chiarezza e precisione del bilancio, in Nuova riv. dir. comm., 1949, II, p. 4; ASQUINI, I battelli del Reno, in Riv. Soc., 1959, p. 267; ROSSI, Utile di bilancio, riserve e dividendi, p. 32; GRAZIANI, Diritto delle societ, p. 293; COLOMBO, Il bilancio di esercizio delle societ per azioni, p. 225 ss.; LIBONATI, La chiarezza e la precisione nei bilanci delle societ per azioni, in Riv. dir. comm., 1969, I, p. 477 ss.; PORTALE, I beni iscrivibili in bilancio e la tutela dei creditori nella societ per azioni, in Riv. soc., 1969, p. 257 ss.; LIBONATI, In tema di invalidit della delibera di approvazione del bilancio, in Riv. dir. comm., 1970, II, p. 193 ss.; FERRI, In tema di verit di chiarezza e di precisazione del bilancio di esercizio, in Riv. dir. comm., 1971, II, p. 247 ss.; FR, Societ per azioni, in Commentario cod. civ., a cura di Scialoja e Branca, sub art. 2424, p. 613; BOCCHINI E., La chiarezza e la precisione dei bilanci delle societ per azioni nellevoluzione della dottrina e della giurisprudenza, in Riv. soc., 1972, p. 373; COTTINO, La chiarezza e precisione dei bilanci- spunti critici in margine a recenti polemiche, in Riv. soc., 1972, p. 1176; SANTONASTASO, Poste a memoria, principio di verit e di chiarezza e conto profitti e perdite, in Giur. merito, 1973, I, p. 510; BRUSA, Veridicit, attendibilit e chiarezza del bilancio desercizio, p. 5 ss.; FERRI, Nuove posizioni in tema di irregolarit di bilancio, in Riv. dir. comm., 1975, II, p. 297; BOCCHINI E., Evoluzione legislativa e giurisprudenziale della

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aveva, in passato, posto il principio di verit in una posizione di preminenza, ridisciplina del bilancio (I principi di bilancio), in AA.VV. Il bilancio di esercizio. Problemi attuali, p. 3 ss.; BOCCHINI E., Il bilancio delle imprese, Napoli, 1979, p. 5 ss.; PALMA, Principio di chiarezza e Cass. 9/2/79, n. 906, in Banca, borsa e tit. cred., 1980, II, p. 417; BONI, Nuova giurisprudenza della corte di cassazione in tema di chiarezza di bilancio, in Riv dir. comm., 1981, p. 629; PANSIERI, Interesse ad agire funzione informativa del bilancio e principio di chiarezza, in Giur. comm., 1981, II, p. 459; RORDORF, Note in tema di chiarezza nella redazione dei bilanci, in Societ, 1986, p. 1062; SASSO C., Sulla continuit dei bilanci e sul principio di chiarezza, in Giur. comm., 1984, II, p. 732; BARTALINI, I principi di chiarezza e precisione del bilancio e linteresse allimpugnazione, in Foro pad., 1988, I, p. 25; JAEGER, Il bilancio desercizio delle societ per azioni. Problemi giuridici, p. 35; OSTI, Chiarezza, precisione e verit del bilancio, in Giust. civ., 1988, II, p. 369; RANGO, Sul principio di continuit e sulla chiarezza e precisione dei bilanci, in Giur. comm., 1988, II, p. 932; SALAFIA, Aspetti giuridici del bilancio desercizio, in Riv. not., 1988, p. 277; DACUNTI, Ancora sui principi di chiarezza, precisione e verit del bilancio desercizio - Le prestazioni accessorie in danaro imposte ai soci dalle federazioni locali delle casse rurali ed artigiane, in Mondo bancario, 1990, fasc. 5, p. 56; MARANO, Chiarezza e precisione o verit del bilancio, in Foro cosentino, 1990, fasc. 11, p. 11; VIDIRI, Vecchio e nuovo in tema di bilancio desercizio, in Foro it., 1991, I, p. 3423; SASSO, Societ per azioni. Il bilancio desercizio, p. 173 ss. Dopo la attuazione della IV Direttiva v. JORIO, Il principio di chiarezza, in Il progetto italiano di attuazione della IV Direttiva, p. 95; SALAFIA, Chiarezza del bilancio: documenti allegati e chiarimenti in assemblea, in Societ, 1992, p. 679; GAVA, Clausole di redazione del bilancio: chiarezza verit e correttezza, in Societ, 1993, p. 1463; PATRONI GRIFFI, Dai principi di chiarezza e precisione alla rappresentazione veritiera e corretta: prime riflessioni sistematiche, in Giur. comm., 1993, I, p. 387; COLOMBO, Il bilancio desercizio, p. 67 ss.; CAMPOLATTARO, Violazione dei principi di chiarezza e precisione del bilancio, in Impresa, 1995, p. 1906; COLOMBO, Nullit o annullabilit per la violazione dei principi di chiarezza e precisione?, in Societ, 1995, p. 1316; COLLEONI, Principi di chiarezza e precisione, criteri di valutazione delle azioni proprie in portafoglio, clausole di gradimento, in Nuova giur. civ., 1997, I, p. 856; BALZARINI, Autonomia dei principi di chiarezza, verit e correttezza, in Societ, 1998, p. 791; BIANCHI, Le clausole generali della chiarezza e della rappresentazione in modo veritiero e corretto, in AA.VV., La disciplina giuridica del bilancio di esercizio, p. 5 ss.; ANCILLOTTI, Principio di chiarezza e funzione informativa del bilancio sociale, in Riv. not., 2008, II, p. 1127. 3 Secondo Cass., 23.3.1993, n. 3458, in Societ, 1993, p. 1463, il principio di chiarezza e precisione strumentale al rispetto del principio di verit e va inteso in funzione della finalit da questo perseguita, sicch deve escludersi che linosservanza della regola enunciata nel 2 co. dellart. 2423, c.c., valga a produrre la nullit della deliberazione di approvazione del bilancio anche nei casi in cui risulti soddisfatta lesigenza di verit o quando si tratti di violazione meramente formale ed apparente delle disposizioni che disciplinano il contenuto del bilancio, pur riconoscendosi la natura imperativa delle norme a tal fine dettate dal c.c. 3. In senso conf. v. Trib. Crema, 22.1.1993, in Societ, 1993, p. 1067; Trib. Trieste, 18.11.1992, in Societ, 1993, p. 798; Cass., 4.2.1992, n. 1211, in Societ, 1992, p. 645; App. Milano, 23.7.1991, in Societ, 1992, p. 49; Cass., 27.2.1985, n. 1699, in Foro it., 1985, I, c. 2661; Cass., 16.12.1982, n. 6492, in Giur. it., 1983, I, 1, p. 197; Cass., 29.3.1979, n. 1813, in Dir. fallim., 1979, II, p. 360; Arch. civ., 1979, p. 931; Cass., 9.2.1979, n. 906, in Giur. comm., 1979, II, p. 351; Cass., 28.7.1977, n. 3373, in Foro it., 1978, I, c. 142; Giur. it., 1978, I, 1, c. 37; Giur. comm., 1978, II, p. 33, n. Jaeger; Giust. civ., 1978, I, p. 532; Trib. Napoli, 8.10.1975, in Giur. comm., 1976, II, p. 38; Trib. Milano, 25.10.1971, in Giur. it., 1972, I, p. 2. Sullanalisi di questa giurisprudenza v. COLOMBO, Il bilancio desercizio, p. 70 ss.

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spetto al principio di chiarezza, ravvisando tra i due principi un rapporto di strumentalit, nel senso che la chiarezza doveva ritenersi ancella della verit. La chiarezza diceva la Cassazione al servizio della verit, nel senso che il difetto di chiarezza non comporta linvalidit del bilancio, a meno che loscurit complessiva del bilancio sia tale da compromettere la stessa intelligibilit del bilancio e, quindi, in ultima analisi la verit dello stesso. Il nuovo testo dellart. 2423 offre argomenti testuali e sistematici per ribaltare questo rapporto di strumentalit e di subordinazione della chiarezza alla verit. Partiamo dal dato testuale. La legge non dice: Il bilancio deve essere redatto con chiarezza, verit e correttezza, ma Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale (...). Tale collocazione, in posizione di preminenza, della clausola generale della chiarezza riscatta quel rapporto di subordinata strumentalit della chiarezza, rispetto alla verit, che la Cassazione aveva ipotizzato, ma che la dottrina 4, e anche noi, avevamo contestato e criticato, sotto il vigore della precedente normativa. Tale nostra critica , oggi, avvalorata da numerosi argomenti sistematici: a) allantica relazione sulla gestione si aggiunge e non si sostituisce la nota integrativa, (art. 2427 c.c.), accentuando, cos, notevolmente il grado di chiarezza, merc il complesso delle informazioni contabili prescritte per legge; b) la situazione patrimoniale, il conto economico e la nota integrativa costituiscono un tutto inscindibile; c) gli schemi legislativi di situazione patrimoniale (art. 2424 c.c.) e di conto economico (art. 2425 c.c.) sono pi chiari, avendo il legislatore recepito e, perci, giuridicizzato tutte le regole della buona ragioneria; d) la quantit e qualit di informazioni richieste dalla nota integrativa e dalla relazione sulla gestione sono aumentate. La chiarezza esce, dunque, rafforzata per effetto della nuova normativa di riforma del diritto societario, anche se lo spazio di operativit del principio di chiarezza , ormai, diminuito, nel momento stesso nel quale il legislatore ha recepito lesigenza di chiarezza e tradotto le regole tecniche di chiarezza in norme di legLIBONATI, La chiarezza e la precisione nei bilanci delle societ per azioni, in Riv. dir. comm., 1969, I, p. 526 ss.; BOCCHINI E., La chiarezza e la precisione dei bilanci, in Riv. soc., 1972, p. 373; COTTINO, La chiarezza e precisione dei bilanci: spunti critici in margine a recenti polemiche, in Riv. soc., 1972, p. 1176 ss. PACIELLO, La clausola generale della precisione di bilancio, p. 65; COLOMBO, Il bilancio desercizio, p. 54 ss.; RORDORF, Impugnazione e controlli giudiziari sul bilancio desercizio di societ di capitali, in Giur. comm., 1994, I, p. 854 ss.; JAEGER, Osservazioni a Cass. 3.09.1996, n. 8048, in tema di nullit del bilancio per violazione del principio di chiarezza, in Giur. comm., 1997, II, p. 249; RORDORF, Osservazioni in tema di bilancio desercizio delle societ di capitali, in Foro it., 1998, I, p. 540; JAEGER, Violazione del principio di chiarezza e invalidit della delibera di approvazione del bilancio. (Considerazioni sul diritto allinformazione degli azionisti), in Giur. comm., 2000, II, p. 73; SALAFIA, Chiarezza del bilancio ed informazione del socio: composizione di un contrasto giurisprudenziale, in Societ, 2000, p. 551.
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ge: il rispetto delle norme di legge gi assicura, in massima parte, invero, il rispetto del principio di chiarezza 5. Prova ne sia che lart. 2423, 3 co., c.c. letteralmente non richiede informazioni supplementari, in ordine alla chiarezza del bilancio, perch ritiene, ma a torto, che le informazioni richieste dalle singole norme di legge che prescrivono lo schema di bilancio siano sufficienti a fornire una rappresentazione chiara 6. Ma va detto che, probabilmente, nel 3 co. dellart. 2423 c.c. la correttezza ingloba anche la chiarezza e, pertanto, lobbligo di fornire le informazioni complementari riguarda anche lipotesi di insufficienza di chiarezza del bilancio 7. Nella precedente edizione ci eravamo chiesti se la Corte di Cassazione, di fronte alla nuova normativa, avrebbe conservato o meno la vecchia concezione del principio di chiarezza, come principio meramente strumentale al precetto della verit e, pertanto, privo di sanzione autonoma, salvi i casi eccezionali
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Cos, SALAFIA, Chiarezza del bilancio ed informazione del socio, in Societ, 2000, p. 560; VIDIRI, I principi di chiarezza e di verit nel bilancio di esercizio delle S.p.A., in Corr. giur., 2000, p. 1212; BUTTURINI, Autonoma rilevanza del principio di chiarezza del bilancio: le sezioni unite accolgono lorientamento della dottrina prevalente, in Nuova giur. civ., 2001, I, D. 336; CARATOZZOLO, Il bilancio di esercizio, p. 106. In ordine alla distinzione esistente tra chiarezza e precisione, cfr., Cass., Sez. Unite, 21.2.2000, n. 27, in Giur. comm., II, p. 73, secondo la quale il bilancio desercizio di una societ di capitali che violi i precetti di chiarezza e precisione dettati dallart. 2423, 2 co., c.c. (anche nel testo anteriore alle modificazioni apportate dal d.lgs. n. 127 del 9.4.1991) illecito ed quindi nulla la deliberazione assembleare con cui esso sia stato approvato, non soltanto quando la violazione della normativa in materia determini una divaricazione tra il risultato effettivo dellesercizio (o il dato destinato alla rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della societ) e quello del quale il bilancio d invece contezza, ma anche in tutti i casi un cui dal bilancio stesso e dai relativi allegati non sia desumibile lintera gamma delle informazioni che la legge vuole essere fornite per ciascuna delle singole poste iscritte. 6 CARATOZZOLO, Il bilancio di esercizio, p. 105 ss.; in ordine, invece, al mancato rispetto dei principi di chiarezza e precisione nella redazione del bilancio e delle conseguenze che ne derivano, cfr. GALGANO, Sulla validit delle deliberazioni assembleari di approvazione del bilancio, in Contratto e impresa, 1988, p. 1 ss. 7 COLOMBO, Dalla chiarezza e precisione alla rappresentazione veritiera e corretta, in Il bilancio di esercizio, p. 27. Sulla necessit di valutare la chiarezza del bilancio in base anche ai documenti che ad esso vanno allegati per legge, cfr., Cass., 23.3.1993, n. 3458, in Giur. it., 1994, I, 1, p. 10, e, App. Milano, 22.10.1993, in Societ, 1994, p. 225; in particolare, poi, Trib. Trieste, 18.11.1992, in Societ, 1996, p. 798 ss., ritiene che possibili deficienze ed oscurit del bilancio possono essere eliminate dalle notizie e dai chiarimenti forniti dalla relazione degli amministratori e dei sindaci, cui va riconosciuto valore integrativo al fine delladempimento dellobbligo di chiarezza; non violato il principio di chiarezza quando la violazione comporta unoscurit irrilevante ai fini dellinformazione sulla situazione economica e finanziaria della societ; tale rilevanza deve per essere valutata con riferimento alla singola societ e non in senso assoluto, in tal senso, cfr., App. Milano, 4.12.1992, in Societ, 1993, 8, p. 1055; in ordine alle informazioni cd. complementari, cfr., Trib. Milano, 31.10.1991, in Societ, 1992, p. 679, con nota adesiva di Salafia; ed ancora sulla delibera di approvazione di un bilancio non chiaro e non preciso, cfr., App. Milano, 4.12.1992, in Societ, 1993, p. 1055 ss., con nota adesiva di Balzarini; Trib. Bologna, 7.1.1995, in Societ, 1995, p. 944 ss.

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nei quali la mancanza di chiarezza leda la verit del bilancio o la conoscenza della stessa reale situazione della societ. Ora, se in un primo momento la Corte, restia a mutare il proprio indirizzo, ha continuato a ritenere che il principio di chiarezza dovesse considerarsi unappendice del principio di verit 8, in un secondo momento, spinta probabilmente anche dalle insistenti voci della dottrina e della giurisprudenza di merito, ha mutato il proprio orientamento riconoscendo alla chiarezza autonomia ed indipendenza, alla pari degli altri precetti, con una sentenza dellanno 2000 a Sezioni Unite 9. Ci detto sul valore imperativo del principio di chiarezza, veniamo ad esaminare il campo di applicazione del principio di chiarezza. Quando il legislatore ricorre ad una clausola generale, in aggiunta alle norme di dettaglio, evidentemente vuole dettare una norma di chiusura del sistema. Si pensi, per esempio, al diritto delle obbligazioni, nel quale il legislatore ha dettato norme specifiche di comportamento per il debitore, e per il creditore, ma ha, poi, previsto la clausola generale della correttezza (art. 1175), in funzione integrativa degli obblighi specifici e quale fondamento di obbligazioni collaterali che, volta a volta, possono essere specificate in concreto dal giudice, in funzione delle singole situazioni concrete e non predeterminabili completamente a priori in astratto 10.
Alla giurisprudenza della cassazione si opposta la giurisprudenza di merito, soprattutto milanese, che ha affermato lautonomia e la natura imperativa del principio di chiarezza: Trib. Milano, 5.1.1981, in Giur. comm., 1981, II, p. 458; Trib. Milano, 16.6.1983, in Societ, 1984, p. 30; Trib. Milano, 9.7.1987, in Societ, 1987, p. 1020; Trib. Milano, 16.6.1988, in Societ, 1988, p. 1148. 9 Secondo Cass., SS. UU., 21.2.2000, n. 27, in Giur. comm., 2000, II, p. 73, il bilancio desercizio di una societ di capitali, che violi i precetti di chiarezza e precisione dettati dallart. 2423, 2 co., c.c. (anche nel testo anteriore alle modificazioni apportate dal d.lgs. n. 127 del 9.4.1991), illecito, ed quindi nulla la deliberazione assembleare con cui esso sia stato approvato, non soltanto quando la violazione della normativa in materia determini una divaricazione tra il risultato effettivo dellesercizio (o il dato destinato alla rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della societ) e quello del quale il bilancio d invece contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio stesso e dai relativi allegati non sia possibile desumere lintera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte. E pi di recente v. Cass., 9.5.2008, n. 11554, in Riv. not., 2008, II, p. 1120; Cass., 2.5.2007, n. 10139, in Giust. Civ., 2008, I, p. 441 (n. Vidiri); Cass., 7.3.2006, n. 4874, in Giust. civ. mass., 2006, p. 3. Conf. Trib. Milano, 13.5.2002, in Societ, 2003, p. 756; Trib. Milano, 5.11.2001, in Giur. it., 2002, p. 554; App. Napoli, 13.5.2002, in Societ, 2002, p. 1123. Non chiara , invece, la sentenza Trib. Milano, 28.5.2007, in Guida al diritto, 2007, f. 30, p. 48 secondo la quale se vero che ogni socio ha un interesse giuridicamente protetto, alla rappresentazione chiara e veritiera che il bilancio di esercizio deve realizzare relativamente alla situazione economico-patrimoniale della societ, va rilevato che tale interesse esiste ed tutelato sino a quando una rappresentazione eventualmente non corretta, fornita dal bilancio sociale, sia suscettibile dinfluenzare lattivit dimpresa e le scelte gestionali effettuate nellambito della stessa (con possibile danneggiamento degli interessi comuni dei soci). 10 BRECCIA, Le obbligazioni, in Trattato di diritto privato, diretto da Iudica e Zatti, p. 355 ss. ove una rassegna completa di dottrina e giurisprudenza sulla regola della correttezza in di8

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E, allora, quando non chiaro un bilancio, che rispetti gli artt. 2424, 2425, 2427, 2428 c.c.? Non chiaro un bilancio che non contenga, in modo chiaro, le poste aggiuntive agli schemi previsti dal codice, in presenza di cespiti o rapporti giuridici ulteriori, in relazione ai diversi settori delleconomia delle imprese (es. contratti di leasing, di vendita a rate, diritti di usufrutto, diritti di servit ecc.). Le poste atipiche, perch non previste dal legislatore, debbono essere chiare in s, come dizione, con riguardo alla topica del bilancio, vale a dire alla collocazione delle poste, nel contesto generale, rispettando le regole del sistema giuridico. La chiarezza , dunque, un principio imperativo in s, equiordinato agli altri principi di verit e correttezza, e la sua violazione deve comportare la stessa sanzione giuridica, vale a dire la nullit della delibera di approvazione del bilancio non chiaro 11. Se esistono altre voci atipiche oltre quelle previste dal legislatore o, nonostante il rispetto delle norme specifiche, il bilancio e, in particolare, la nota integrativa rimangono oscuri, i redattori del bilancio hanno lobbligo da un lato di indicare tali cespiti ulteriori, in modo chiaro, e dallaltro di dare tutte le informazioni complementari necessarie per rendere il bilancio chiaro, facendo appello, in

ritto privato. V. inoltre DELLAQUILA, La correttezza nel diritto privato, p. 15 ss.; CANNATA, Le obbligazioni in generale, in Trattato Rescigno, vol. IX, p. 42 ss.; GAMBINO, Il principio di correttezza nellordinamento delle societ per azioni, Milano, 1987, p. 145 ss.; BESSONEDANGELO, voce Buona fede, in Enc. giur. T., vol. V, p. 3 ss.; DI MASO, Obbligazioni, in Enciclopedia giuridica Treccani, vol. XXI, p. 5 ss.; PATRONI GRIFFI, Dai principi di chiarezza e precisione alla rappresentazione veritiera e corretta: prime riflessioni sistematiche, in Giur. comm., 1993, p. 387 ss.; in giurisprudenza, va rilevata la posizione del Trib. Vicenza, 23.3.1999, in Dir. fall., 1999, II, p. 567, secondo cui lesigenza di chiarezza riferita al bilancio nella sua unitariet e non alle singole voci di cui esso si compone, cio dal bilancio deve essere agevolmente percepibile (da un esperto) la situazione economico-patrimoniale della societ che il bilancio deve rappresentare; inoltre, Trib. Napoli, 31.10.1991, in Societ, 1992, 5, p. 679 ss., ha ritenuto che la chiarezza del bilancio deve essere affermata o negata sulla scorta del documento contabile, degli allegati e dei chiarimenti forniti nel corso dellassemblea; i documenti a questi estranei non possono in alcun modo essere funzionali alla verifica del rispetto del principio dellart. 2423 c.c. 11 Secondo Cass., 7.3.2006, n. 4874, in Giust. civ. Mass., 2006, f. 3, nella disciplina legale del bilancio desercizio delle societ, il principio di chiarezza non affatto subordinato a quello di correttezza e veridicit del bilancio medesimo, ma dotato di autonoma valenza essendo obiettivo fondamentale del legislatore quello di garantire non solo la veridicit e correttezza dei risultati contabili, ma anche la pi ampia trasparenza dei dati di bilancio che a quei risultati conducono. Conseguentemente, il bilancio desercizio di una societ di capitali che violi il precetto di chiarezza e precisione dettati dallart. 2423, 2 co., c.c. (anche nel testo anteriore alle modificazioni apportate dal d.lgs. n. 127/1991) illecito, ed quindi nulla la deliberazione assembleare con cui esso stato approvato, non soltanto quando la violazione determini una divaricazione tra il risultato effettivo dellesercizio e la rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della societ, e quello del quale il bilancio d invece contezza, ma anche in tutti quei casi in cui dal bilancio non sia possibile desumere lintera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle singole poste iscritte.

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entrambi i casi, alla regole della buona ragioneria, compatibili con le norme giuridiche, le quali serviranno a specificare la clausola generale della chiarezza. Ma, in tempi recenti, la giurisprudenza della Corte di Cassazione va oltre in due direzioni. Da un lato la Cassazione ritiene che la chiarezza non si esaurisca nella struttura del bilancio vale a dire nellarea normativa degli artt. 2424 e 2425 che detta le voci di bilancio, ma pi incisivamente individua nel precetto della chiarezza lobbligo del redattore del bilancio di dare a tutti i destinatari del documento contabile tutta la gamma di informazione che lordinamento giuridico assegna al bilancio 12; dallaltro la Cassazione chiarisce che il diritto allinformazione non compete soltanto al socio, onde lapprovazione da parte dei soci di un bilancio non chiaro non impedisce di pronunziare la nullit del bilancio per difetto di chiarezza, essendo anche la chiarezza, come la verit, un precetto posto a tutela del diritto allinformazione dei terzi, oltre che dei soci 13. Queste connotazioni del principio di chiarezza che la Corte di Cassazione evidenzia, nei tempi recenti, rivelano una portata sistematica a prima vista insospettabile. Se, invero, si tiene distinto, sulla base di un insegnamento autorevole del passato (Simonetto), seguito ancor ora (Caratozzolo), la nozione di funzione del bilancio dalla sua utilizzazione da parte del legislatore, possibile prendere posizione contro un insegnamento molto diffuso che, partendo dalla dipendenza assoluta dello scopo del bilancio dalle utilizzazioni a carattere organizzativo che il legislatore ne fa, nel sistema del codice civile, perviene alla conclusione di un assoluto divario e di una netta incompatibilit tra la funzione informativa del bilancio assegnata dai principi contabili internazionali al bilancio e le utilizzazioni del bilancio di esercizio da parte del codice civile, nel diritto societario italiano e, quindi, alla affermazione della assoluta incompatibilit tra regolazione nazionale e regolazione internazionale del bilancio di esercizio 14. La distinzione concettuale tra funzione del bilancio e sua utilizzazione da parte del legislatore, ora proposta allattenzione della dottrina e della giurisprudenza della Corte di Cassazione test ricordata, consente, come diremo quando tratteremo dei principi contabili internazionali, di superare questa presunta incompatibilit tra regolazione nazionale e regolazione internazionale 15.

Cass., 9.5.2008, n. 11554, in Riv. Not., 2008, II, p. 1120; Cass., 7.3.2006, n. 4874, in Giust. civ. Mass., 2006, f. 3; Cass., 2.5.2007, n. 10139, in Giust. civ., 2008, I, p. 441 e gi App. Napoli, 13.5.2002, in Societ, 2002, p. 1123. 13 Cass., 9.5.2008, n. 11554, in Riv. Not., 2008, II, p. 1120. 14 V. da ultimo STRAMPELLI, Lintroduzione dei Principi IAS_IFRS, cit., p. 322 ss. e ivi richiami di dottrina. 15 Sul punto v. infra p. 418, adde Cass., 24.7.2007, n. 16388, in Giust. civ., 2008, I, p. 2899 secondo cui la chiarezza del bilancio non sana il difetto dei requisiti di correttezza e veridicit (fattispecie in tema di ricavi della societ provenienti da conferimenti in altre societ con proventi incerti).

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3. La clausola della verit.


E veniamo alla clausola generale della verit. Lart. 2423, 2 co., c.c. dice: Il bilancio deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dellesercizio. Cosa significa rappresentazione veritiera del bilancio nellart. 2423 c.c.? La Relazione al decreto legislativo n. 127 dice: Luso dellaggettivo veritiero, riferito al rappresentare la situazione patrimoniale, economica e finanziaria, non significa pretendere dai redattori del bilancio n promettere ai lettori di esso una verit oggettiva di bilancio, irraggiungibile con riguardo ai valori stimati, ma richiede che i redattori del bilancio operino correttamente le stime e ne rappresentino il risultato (si veda del resto lart. 2217, secondo comma, c.c.). Secondo la relazione, quindi, sembrerebbe che la verit in s non esiste, perch essa si tradurrebbe nella correttezza delle stime e delle valutazioni. Il principio di verit si dice (Fortunato) si relativizza e si responsabilizza attraverso il principio di correttezza. Ma la Relazione va approfondita: verit e correttezza sono principi distinti, anche se collegati o sono principi identici? Per cominciare se la legge aggiunge lespressione correttezza a quella della verit, linterprete deve tentare di dare un contenuto alle due espressioni legislative, prima di vanificare il dato letterale della legge (rappresentazione veritiera e corretta). Quale, dunque, il contenuto del principio di verit? Quando si parla di verit e di valutazioni occorre distinguere, ai nostri fini, i valori di bilancio in due categorie: valori certi e valori stimati 16. Per quanto attiene ai primi, verit significa la rilevazione puntuale della realt fisica e, pertanto, una dichiarazione di scienza dalla quale esula ogni giudizio di valore tecnicodiscrezionale. La voce cassa vera se, nella realt, fisicamente esiste tanto danaro quanto indicato dalla cifra della voce cassa. In questo caso non vi spazio per la valutazione della posta, onde il principio di verit non aggiunge nulla che non sia contenuto nella disposizione specifica di legge sulla voce Danaro in cassa dello stato patrimoniale. Per quanto attiene, invece, ai valori stimati o congetturati, la legge indica criteri rigidi di valutazione (es. criterio del costo di acquisto o di produzione) e, talora, (es. criterio del presumibile valore di realizzo per i crediti), criteri elastici. Si domanda: che funzione ha la norma che detta il principio di verit (legale), posto che la verit legale gi assicurata dalle specifiche disposizioni di legge rigide sulla valutazione? Si risponde che la clausola generale va interpretata come norma sovraordinata alle norme di dettaglio e, perci, come norma di chiusura del sistema 17.
Per alcuni esempi giurisprudenziali, cfr., in particolare, App. Roma, 14.10.1991, in Societ, 1992, p. 336 ss., con nota adesiva di Colombo; nonch, Trib. Firenze, 18.5.1993, in Riv. soc., 1994, p. 632 ss., con nota adesiva di Desario. 17 Cos SUPERTI FURGA, Il significato conoscitivo della nozione di verit nel linguaggio dei
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Infatti non vi dubbio che, normalmente, losservanza delle disposizioni specifiche di legge comporta anche losservanza del principio di verit. Pertanto il campo di maggiore applicazione del principio di verit non gi quello delle disposizioni specifiche di valutazioni, ma tutta larea che si pone al di fuori del campo di azione delle specifiche disposizioni di legge. In questarea, il principio di verit opera in tre direzioni: a) in una prima direzione, il principio di verit opera in tutti i casi nei quali manca una disposizione specifica di legge (si pensi ad esempio alla valutazione dei contratti di leasing, di usufrutto, di acquisto a titolo gratuito, di acquisto a rate di beni mobili o immobili); b) in una seconda direzione, il principio di verit opera in tutti i casi nei quali le disposizioni specifiche di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera (art. 2423, 3 co., c.c.); c) in una terza direzione, il principio di verit opera in tutti i casi eccezionali nei quali lapplicazione delle disposizioni specifiche di legge incompatibile con una rappresentazione veritiera (art. 2423, 4 co., c.c.). In tutti questi casi i redattori del bilancio debbono applicare il principio di verit per dare una rappresentazione veritiera della situazione patrimoniale e finanziaria della societ e del risultato economico dellesercizio. La rappresentazione veritiera deve essere valutata non in base a criteri legislativi che, qui, per le ragioni dette, non soccorrono, ma in base a criteri economico-aziendali, vale a dire in base a corretti principi contabili 18, reputati dal giudice compatibili con il sistema delle norme legislative, attraverso il controllo giudiziario.
bilanci. Una proposta di definizione operativa, in Giur. comm., 1985, p. 1030 ss.; ID., Reddito e capitale nel bilancio di esercizio, Milano, 1991, p. 45 ss.; MARANO; Verit del bilancio, fondi ed ammortamenti anticipati, in Giur. comm., 1990, II, p. 802; GAVA, Clausole di redazione del bilancio: chiarezza, verit e correttezza, in Societ, 1993, p. 1463; per la distinzione, invece, tra verit legale e verit reale in materia di bilanci e per il problema del reato di false comunicazioni sociali in materia penale, cfr., Cass. pen., 16.12.1994, in Giur. it., 1995, col. 385, con nota di Conti; per la distinzione esistente tra verit, veridicit assoluta e veridicit relativa, cfr., CAMPI, Il falso in bilancio. Veridicit e falsit del bilancio, in Riv. dott. comm., 1998, p. 395 ss. 18 Il raffronto tra disposizioni specifiche di legge e principio di verit va correttamente inteso. Se si esalta, ponendola a centro del sistema, leccezione, rappresentata dal caso eccezionale nel quale lapplicazione della disposizione specifica di legge incompatibile con la rappresentazione veritiera, il sistema scardinato perch viene alterato il piano di normazione posto in essere dal legislatore. In questa prospettiva si arrivati a sostenere che se lo stesso legislatore dice (art. 2423, 4 co., c.c.) che non sempre il principio di verit garantito dalle norme di dettaglio sul bilancio: ci vuol dire che a centro del sistema di bilancio vi sono le regole tecniche della buona ragioneria e non le norme legislative, affermandosi una sorta di preminenza dei principi contabili sulle norme di legge (DE DOMINICIS, CARATOZZOLO). Ma la dottrina aziendalistica, che fa perno su tale argomento per scardinare il principio di supremazia della normativa legislativa sulla normativa contabile, non si accorge che confonde la regola con leccezione. Non si accorge che proprio per evitare tale risultato il legislatore ha ormai trasformato i pi importanti principi contabili in norme di legge di redazione del bilancio, nellart. 2423 bis c.c.

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In tempi recenti la Corte di giustizia europea, con la sentenza 14.9.1999, C275/97 19, ha confermato lopinione espressa nel testo affermando che il principio del quadro fedele (leggi rappresentazione veritiera e corretta) esige, da un lato, che i conti riflettano le attivit e le operazioni che si ritiene che essi debbano prescrivere e, dallaltro, che le informazioni contabili siano date nella forma giuridica pi valida e pi idonea a soddisfare la necessit di informare i terzi, senza arrecare pregiudizio agli interessi della societ. Analoga conferma alla tesi da noi esposta viene anche dalla giurisprudenza italiana 20 che non esita a tradurre, parafrasando una nostra espressione, il principio di verit del bilancio nel principio di verit legale e dalla dottrina e giuridica 21 e aziendalistica 22. Va solo osservato, con riferimento ai valori stimati, che laccertamento tecnico della dottrina, a nostro avviso, cade troppo sulle applicazioni dei
Non si accorge che quando la societ redige il bilancio nel rispetto delle disposizioni specifiche di legge e dei principi giuridici di redazione del bilancio, lonere della prova rovesciato: il bilancio si presume chiaro, vero e corretto e chi vuole impugnarlo deve accollarsi lonere non lieve di dimostrare che le norme di legge applicate (che, sia detto per inciso, oggi hanno gi inglobato in s i corretti principi contabili) non danno una rappresentazione veritiera! In sostanza limpugnativa di bilancio, quando sono state rispettate tutte le norme specifiche di legge e i principi giuridici di redazione, non pu fondarsi su una mera opinione difforme da quella dei redattori del bilancio. Se, come insegna la teoria generale dellinterpretazione, si attribuisce alla legge il senso fatto palese dalla connessione delle espressioni usate dal legislatore (interpretazione logica e sistematica) e dalla intenzione del legislatore (interpretazione teleologica), possibile pervenire ad una soddisfacente interpretazione complessiva della normativa, tenendo presente che la giurisprudenza pi recente della Corte di Cassazione ritiene, ormai, che il ricorso alla intenzione del legislatore non abbia carattere meramente sussidiario, rispetto allinterpretazione letterale, bens paritario (Cass., 18.4.1983, n. 2663, in Giust. civ. Mass., 1983; Cass., 26.8.1983, n. 5493, in Giust. civ. Mass., 1983). Tanto premesso, il punto centrale che lo scopo che il legislatore ha voluto perseguire stato quello di giuridicizzare, trasformandole in norme di diritto, non solo le regole specifiche della buona ragioneria ma anche i pi importanti principi contabili di redazioni del bilancio. Pertanto sia le disposizioni specifiche di legge sia i principi di redazione del bilancio (art. 2423 bis c.c.) sono stati dettati allo scopo di dare una rappresentazione veritiera della situazione patrimoniale di funzionamento e del risultato economico dellesercizio, proprio secondo le regole della buona ragioneria divenute, ormai, norme di diritto. La verit della quale parla la legge , dunque, data di regola, proprio dal rispetto delle regole legislative specifiche sulle valutazioni. Per una disamina dei criteri di interpretazione del bilancio, cfr., BRANCIARI, Il bilancio desercizio fra clausole generali, norme specifiche e principi contabili: uninterpretazione alternativa, in Riv. dott. comm., 1992, p. 413 ss.; GANDOLFI, Interpretazione del bilancio e principio di conservazione, in Riv. dir. civ., 1995, I, p. 269 ss. 19 Vedila pubblicata in Societ, 1999, p. 369 con nota di Balzarini. 20 Trib. Milano, 24.11.1999, in Giur. it., 2000, p. 2368. 21 SALAFIA, I nuovi criteri di valutazione nella redazione del bilancio, in Societ, 1991, p. 1171; ID., Caratteri generali del bilancio e principi di redazione, in Societ, 1991, p. 1611 ss.; BOCCHINI E., Manuale di diritto, p. 220. 22 VENUTI, Le clausole generali del bilancio, in Riv. dott. comm., 2003, p. 204 e autori ivi citati.

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principi contabili o sulle regole tecniche della buona ragioneria, dimenticando tre elementi: a) le regole tecniche, ormai, sono state in gran parte giuridicizzate e ancor pi ci avverr in futuro con il recepimento dei principi contabili internazionali che, una volta omologati dagli ordinamenti giuridici, introducono negli ordinamenti una tale quantit di regole, prima solo tecniche, ma, dopo lomologazione, ormai giuridiche, da ridurre drasticamente larea libera da regole giuridiche e occupata dalla regole della economia aziendale; b) lordinamento giuridico contabile, ormai, si arricchito non solo di una notevole quantit di regole giuridiche astratte, ma anche di una serie di pronunce giurisprudenziali che, specificando le astratte regole giuridiche in una miriade di regolette applicative giurisprudenziali, per i singoli accadimenti aziendali, restringono ancor pi larea libera da regolazione giuridica, in forza del diritto giurisprudenziale, c) infine il giurista ben conosce il problema delle lacune legislative, ma conosce anche gli strumenti ermeneutici per porvi rimedio, attraverso la teoria della interpretazione della norma giuridica che prevede il ricorso alla interpretazione estensiva, allanalogia e ai principi giuridici generali per integrare lordinamento giuridico-contabile. In conclusione il rispetto del principio di verit legale impone, alla fine, sempre il controllo giudiziario di compatibilit con lordinamento giuridico-contabile di qualsiasi principio contabile proposto dalleconomista, in uno Stato sociale di diritto 23.

4. La clausola della correttezza.


E veniamo alla clausola della correttezza. Lart. 2423, 2 co., c.c. dice: Il bilancio deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dellesercizio. Lespressione correttezza, contenuta nellart. 2423 c.c., come va intesa? Le opinioni divergono notevolmente. Una prima opinione 24 si fonda sulla Relazione al d.lgs. n. 127/1991 che recita:
23 Questo ordine di idee , ora, accolto persino dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. Stato, 28.4.1998, n. 572, in Rass. giur. Enel, 1999, p. 584 ) secondo il quale il riferimento ai principi contabili deve considerarsi implicito nella vigente normativa, in quanto il sistema di regole tecniche svolge una funzione integratrice delle norme di legge in tema di formazione del bilancio di esercizio. Analogamente la Consob (Delibera Consob 1.12.1999 n. DAC/99088450) ha osservato che la disciplina del bilancio di esercizio e del bilancio consolidato presuppone, in via naturale, un sub-sistema di regole tecniche (principi contabili) che interpretano ed integrano le norme di legge sul bilancio. 24 Vedi sul punto gli scritti di COLOMBO-JAEGER-GAMBINO, in Il progetto italiano di attuazione della IV Direttiva CEE, Milano, 1988, p. 241 ss.; CARATOZZOLO, Il bilancio desercizio negli aspetti contabili, p. 58 ss e 78; App. Milano, 27.9.1991, in Societ, 1992, 1, p. 53, secondo il quale la verit del bilancio, includente tutte le poste attive e passive indicate dalla legge, ha per i soci un interesse autonomo quale quello alla conoscenza della reale situazione patri-

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Luso dellaggettivo veritiero, riferito al rappresentare la situazione patrimoniale economica e finanziaria, non significa pretendere dai redattori del bilancio n promettere ai lettori di esso una verit oggettiva di bilancio, irraggiungibile con riguardo ai valori stimati, ma richiedere che i redattori del bilancio operino correttamente le stime e ne rappresentino il risultato. Seguendo la Relazione, la dottrina osserva che il bilancio correttamente redatto se il redattore abbia rispettato le norme imperative di legge, circa i criteri di valutazione legali, adatti alla specie rappresentata e abbia rispettato i principi di redazione, imposti dalla legge. Naturalmente, quando la stessa legge che impone di derogare allosservanza delle proprie norme, la correttezza legale dipender dalla correttezza contabile del principio contabile alternativo scelto. Secondo altra opinione 25, i dati storici, contenuti nel bilancio, debbono essere veri, laddove i criteri che presiedono alla loro valutazione e registrazione nel bilancio devono essere corretti. La correttezza attiene, quindi, non allesistenza storica dei cespiti iscritti in bilancio, ma alla loro valutazione: nellambito delle diverse soluzioni applicative consentite dalle norme di legge sulle valutazioni, sar corretta la valutazione che, tra quelle consentite dal legislatore, conforme ai principi contabili. Una terza opinione 26 ritiene che la verit attiene al dato storico in s indicato in bilancio, mentre la correttezza attiene non solo al modo di determinazione del dato, ma anche al modo di comunicazione del dato. Lespressione correttezza avrebbe, in sostanza, due significati: il primo sarebbe sinonimo di regole corrette della buona ragioneria e atterrebbe alla valutazione e, cio, alla determinazione dei valori dei cespiti di bilancio; il secondo significato sarebbe sinonimo di buona
moniale della societ che autonomamente tutelato. Per i profili applicativi, invece, della verit e della chiarezza rispetto alliscrizione in bilancio di plusvalenze reinvestite, cfr., Trib. Genova, 5.5.1988, in Societ, 1988, p. 838. 25 SALAFIA, I nuovi criteri di valutazione nella redazione del bilancio, in Societ, 1991, p. 1171 ss.; ID., Caratteri generali del bilancio e principi di redazione, in Societ, 1991, p. 1611 ss. 26 RORDORF, Attuazione delle Direttive CEE sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, in Societ, 1991, p. 729 ss.; in senso pressoch uniforme, GIAMBANCO, Commento agli artt. 2, in AA.VV., La nuova disciplina dei bilanci di societ; SALAFIA, Il bilancio desercizio: veridicit e correttezza dellinformazione, in Societ, 1998, p. 880 ss.; per unesposizione completa delle ipotesi in cui la mancanza di correttezza nella redazione del bilancio d luogo a nullit della delibera di approvazione, cfr., tra le altre, App. Milano 18.5.1996, in Le societ, 1997, p. 49, con nota adesiva di Amirante. Secondo T.a.r. Lazio, sez. I, 2.11.1995, n. 1887, in Trib. amm. reg., 1996, I, 4717, la verifica delle modalit di esposizione dei fatti di gestione nelle scritture contabili deve essere effettuata sulla base del parametro della esattezza della esposizione, con la conseguenza che i fatti di gestione devono essere riportati, in linea col dovere di correttezza nelladempimento della prestazione professionale da parte della societ di revisione, con una informazione piena, non reticente n limitata ai soli aspetti formali e documentali ma corredata dei dati delle notizie e degli elementi di fatto a disposizione, tali da rendere non solo veritiera ma anche completa e, quindi, esatta linformazione resa negli atti di bilancio.

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fede oggettiva e atterrebbe al modo della comunicazione dei dati di bilancio. Nella comunicazione vietata ogni scorrettezza per non ingannare i terzi. Infine, una quarta opinione 27 ritiene che la correttezza, nellart. 2423 c.c., espressione del pi ampio principio generale di correttezza, enunciato nellart. 1175 c.c., per tutto il diritto delle obbligazioni e, perci, essa fa, evidentemente, riferimento non tanto ad un problema di oggettiva corrispondenza tra il bilancio come documento rappresentativo e la realt che esso deve rappresentare, quanto ad un criterio generale di correttezza di cui agli artt. 1175 e 1176 c.c., per valutare il comportamento del soggetto che tale bilancio ha redatto. Corretto non sarebbe, perci, latto-bilancio, ma il comportamento dellamministratore. Questa tesi trova un addentellato nella Relazione al d.lgs. 127/91 che dice: Luso dellaggettivo veritiero (...) significa richiedere che i redattori del bilancio operino correttamente le stime. La Relazione si sostiene riferisce la correttezza, a ben vedere, non allatto-bilancio, ma al comportamento degli amministratori. Esaminiamo nellordine le teorie enunciate, tenendo presente che ognuna di queste teorie esprime, in parte, concetti condivisibili. Il principio di correttezza, a nostro avviso, si aggiunge e non si dissolve, come impropriamente dice la Relazione, nel principio di verit, perch il nuovo testo dellart. 2423 c.c. si differenzia dal precedente, proprio per il fatto che introduce un terzo principio, accanto alla chiarezza e alla precisione (-verit), che non era contenuto nel testo previgente: il principio di correttezza, appunto. Se il legislatore ha aggiunto alla chiarezza e verit la correttezza, questa deve pur significare qualcosa. Per un elementare canone di ermeneutica, prima di vanificare linnovazione legislativa, ritenendo verit e correttezza sinonimi, occorre riflettere. Pertanto lopinione, che si fonda soltanto sulla Relazione, e che traduce la correttezza nel solo rispetto delle disposizioni di legge non pu accogliersi perch, in realt, questa teoria si fonda soltanto sulla voluntas legislatoris, che sembra effettivamente voler dissolvere la correttezza nella verit, senza tener conto della voluntas legis e, cio, del testo della legge, oggettivamente inteso e distaccato dalla intenzione dei redattori della legge e inserito nel sistema delle altre norme dellordinamento giuridico. E veniamo alla seconda teoria, che traduce la correttezza nel rispetto delle regole della buona ragioneria (corretti principi contabili), l dove il legislatore detta criteri di valutazione. La teoria finisce, in concreto, con il dissolvere la correttezza, in parte nella chiarezza, in parte nella verit e, quindi, vanifica il precetto legislativo, prestandosi alle medesime obiezioni alle quali va incontro la prima teoria. Questa teoria, a ben vedere, afferma che la verit attiene alla esistenza fisica dei cespiti, mentre la correttezza alle valutazioni dei cespiti. Ma si rifletta. Se larea
JORIO, Il progetto italiano di attuazione della IV Direttiva, p. 93, ANGELICI, voce Societ per azioni, p. 1012; PATRONI GRIFFI A., Dai principi di chiarezza e precisione alla rappresentazione veritiera e corretta: prime riflessioni sistematiche, in Giur. comm., 1993, p. 398.
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dei criteri di valutazione fuoriescisse dalla area della verit del bilancio si arriverebbe allassurdo di ritenere che il reato di false comunicazioni sociali previsto dallart. 2621 c.c. sussista solo quando un cespite (es. un immobile) non contenuto in bilancio, non quando esso s riportato, ma valutato ad una lira. La tesi che ritiene che solo larea dei dati storici e, cio, della esistenza o meno dei cespiti e non larea dei criteri di valutazione appartiene alla verit ripropone, senza volerlo, quella dottrina penalistica degli anni 60 che interpretava lart. 2621 c.c. sul delitto di false comunicazioni sociali (la esposizione in bilancio di fatti non rispondenti al vero) come una norma diretta a punire non gi le false valutazioni, ma solo lomessa indicazione in bilancio dei cespiti. La terza opinione in parte risolve la correttezza nella verit delle valutazioni di bilancio, come le teorie precedenti, e, quindi, si espone alle stesse critiche, in parte riferisce la correttezza al modo della comunicazione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria e, per questo profilo, contiene una corretta intuizione, per non tiene conto del fatto che lanalisi del linguaggio della comunicazione sconfina nellarea della chiarezza del bilancio, quanto meno si apparenta ad essa. La quarta opinione dissolve la correttezza nel principio generale di correttezza di cui agli artt. 1175 e 1176 c.c. e, quindi, in un dovere di comportamento degli amministratori. Essa non tiene conto del fatto che il legislatore, dettando la clausola generale della correttezza per il bilancio, richiede non soltanto un comportamento ai redattori del bilancio, ma anche un risultato. In guisa che la diligenza e la correttezza soggettiva del comportamento degli amministratori che porta, per, ad un bilancio non corretto oggettivamente, magari per errore di diritto incolpevole, potr, al pi, escludere un illecito penale e una responsabilit civile degli amministratori nei confronti della societ per danni, ma non escluder, certo, la invalidit oggettiva della delibera di approvazione del bilancio irregolare. E la ragione nel fatto che la regola della correttezza qui posta non solo come canone di condotta materiale degli amministratori nei rapporti con la societ o con i terzi, ma attiene anche oggettivamente ad un atto giuridico (-bilancio). Esaminate le diverse teorie, osserviamo che, a nostro avviso, correttezza non espressione pleonastica e non si risolve nella espressione verit. Quale, allora, il suo contenuto? Giova premettere ad una nostra presa di posizione quattro osservazioni. Per cominciare lespressione correttezza ha un significato giuridico nel diritto privato e un significato economico nelleconomia aziendale. Per il codice civile la correttezza una clausola generale enunciata nellart. 1175 c.c., e, nel diritto delle obbligazioni, significa complesso di regole generali di condotta di buona fede oggettiva e di comportamento delle parti (debitore e creditore) di un rapporto obbligatorio. Per la ragioneria e leconomia aziendale la correttezza si traduce in un complesso di corretti principi contabili, che presiedono alla redazione del bilancio di esercizio. La clausola di correttezza pu, dunque, riferirsi, in astratto, sia ad un

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complesso di regole generali di condotta (correttezza-buona fede oggettiva), sia ad un complesso di regole tecniche specifiche della buona ragioneria (correttezza tecnica) dettate per la redazione di un atto-bilancio. La seconda osservazione che, nel campo del diritto privato, la clausola generale della correttezza, come regola di condotta, non ha nulla a che vedere con le regole della scienza e della tecnica e fa appello, invece, alle esigenze della c.d. solidariet sociale 28. La terza osservazione che il codice non pone, oggi, soltanto un obbligo di condotta agli amministratori, ma impone anche un risultato. Si pongano a confronto il 1 e il 2 co. dellart. 2423. Il 1 co. dice: Gli amministratori devono redigere il bilancio. Il 2 co. dice: Il bilancio deve rappresentare in modo corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico dellesercizio. Il legislatore chiede un risultato al di l della condotta colpevole o meno, diligente o meno, corretta o meno degli amministratori. La diligenza e la perizia escludono la responsabilit degli amministratori per danni, ma non linvalidit della delibera di approvazione del bilancio che dia oggettivamente, per errore scusabile, una rappresentazione non corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della societ e del risultato dellesercizio. La quarta osservazione che se si interpreta lespressione correttezza come correttezza del comportamento soggettivo del redattore del bilancio occorrerebbe, poi, chiarire nei confronti di chi il redattore del bilancio deve essere corretto. Invero, allinterno del contratto di amministrazione, e, perci, nei confronti della societ sussiste un obbligo di correttezza dellamministratore che, al limite, adempiuto, anche quando lamministratore redige un bilancio che aggira le norme di legge, ma nellinteresse della stessa societ (come appare evidente nella ipotesi di elusione tributaria). In questa ipotesi la correttezza potrebbe esservi nei confronti della societ, ma non nei confronti dei terzi o del mercato. Ora, il precetto della correttezza si pone, in primo luogo, come obbligo di informazione corretta nei confronti dei terzi e del mercato, come connotato oggettivo dellatto-bilancio,

Sulla nozione di correttezza nel diritto delle obbligazioni v. per tutti CARUSI, Correttezza (obbligo di), in Enc. dir., Milano, 1962, p. 709 ss. ed inoltre CARRARO, Fraus omnia corrumpt, in Studi per Carnelutti, III, Padova, 1950, p. 25 ss.; STOLFI, Il principio di buona fede, in Riv. dir. comm., 1964, I, p. 166; BRECCIA, Diligenza e buona fede nellattuazione del rapporto obbligatorio, p. 3 ss.; PIETROBON, Il dovere generale di buona fede, p. 5 ss.; AA.VV., Studi sulla buona fede, p. 3 ss.; CHECCHINI, Rapporti non vincolanti e regola di correttezza, p. 5 ss.; BIANCA, La nozione di buona fede come regola del comportamento contrattuale, in Riv. dir. civ., 1983, 1, p. 24 ss.; sulla moderna accezione del principio, con la precisazione di caratteri e limiti, v. GAMBINO, Il principio di correttezza nellordinamento delle spa, p. 286 ss.; di recente v. anche DAMICO, Regole di validit e principio di correttezza nella formazione del contratto, p. 5 ss.; BUSNELLI, Note in tema di buona fede ed equit, in Riv. dir. civ., 2001, 1, p. 35 ss.

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indipendentemente dalla condotta colposa o meno, corretta o meno, diligente o meno dellamministratore 29. Quale, dunque, il significato della clausola di correttezza e quale lambito di operativit? In considerazione dello scopo della legge noi riteniamo che la correttezza vada riferita non soltanto alla condotta degli amministratori, come letteralmente chiede la Relazione al d.lgs. 127/1991, ma anche al bilancio in s e per s, come letteralmente chiede lart. 2423 c.c. (Il bilancio (...) deve rappresentare in modo corretto). Questa interpretazione della clausola generale comporta che la correttezza oggettiva dellatto giuridico-bilancio eccede la correttezza soggettiva della condotta del redattore del bilancio. Invero se una condotta non corretta nella redazione del bilancio comporta quasi sempre un bilancio non corretto, non vero la reciproca, potendo aversi un bilancio non corretto, anche quando il redattore del bilancio , soggettivamente, in buona fede o in errore incolpevole. In considerazione dello scopo della legge il bilancio invalido anche quando la condotta dellamministratore soggettivamente corretta e incolpevole (per es. per un dubbio nella interpretazione di una norma giuridica), ma il bilancio oggettivamente non rappresenta in modo corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ. Questa tesi mira a tutelare, in massimo grado, i destinatari del bilancio. E linteresse della societ (rectius del gruppo di maggioranza) alla correttezza del bilancio tutelato solo nella misura in cui esso coincide con la oggettiva correttezza della rappresentazione, nellinteresse dei terzi. Se la correttezza deve essere imposta agli amministratori nella redazione del bilancio come rendiconto, oltre che come resoconto, il bilancio destinato a pubblicazione deve privilegiare la corretta conoscenza dei terzi. I soci di maggioranza possono essere a conoscenza anche di situazioni che non emergono correttamente dal bilancio. Per la societ e per i soci di maggioranza pu essere utile il comportamento di un amministratore che nella redazione del bilancio, per errore di diritto incolpevole o nellinteresse della societ, rediga un bilancio oggettivamente non corretto, ma vantaggioso per la societ, rispondente alla volont del gruppo di maggioranza. Ci non toglie che la norma legislativa sulla correttezza sia violata. In conclusione, a nostro avviso, la correttezza deve attenere sia alla condotta soggettiva del redattore del bilancio, sia alla rappresentazione oggettiva dellattobilancio, nellinteresse dei soci di minoranza e dei terzi (bilancio-rendiconto). Cos individuato il significato della clausola, vediamo come essa si applica in concreto. Il primo campo di applicazione della correttezza proprio quello caratterizzato dalla presenza di disposizioni specifiche di legge in tema di valutazioni.
ANGELICI, voce Societ per azioni, p. 1012; JORIO, Il progetto, p. 93; PATRONI GRIFFI A., Dai principi di chiarezza e precisione alla rappresentazione veritiera e corretta: prime riflessioni sistematiche, in Giur. comm., 1993, p. 398.
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Il principio di verit impone il rispetto delle norme imperative sulle valutazioni di bilancio. Il principio di correttezza cosa impone? Impone di non aggirare le norme imperative di legge. Il principio di correttezza, che qui il legislatore vuole richiamare, non soltanto quello limitato ai rapporti obbligatori e consacrato nellart. 1175 c.c., ma si traduce nel pi generale divieto della frode alla legge valido non soltanto per i contratti, ma anche per gli atti unilaterali, quale il bilancio 30.
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Occorre distinguere la delibera di approvazione del bilancio (come atto giuridico della societ), dal comportamento soggettivo degli amministratori e dei sindaci, nel procedimento di formazione del bilancio. Lordinamento giuridico reagisce, infatti, in modo diverso alla eventuale antigiuridicit delle due situazioni giuridiche. Nel primo caso, la reazione dellordinamento per la violazione di norme strumentali ordinative linvalidit dellatto giuridico (sul punto v. BOCCHINI, Aspetti giuridico-civilistici del bilancio di esercizio, in Studi in onore di P. Onida, Milano, 1981, p. 583 ss.). Linvalidit , infatti, la misura pi adeguata riguardo allo scopo che lordinamento si propone di raggiungere, che colpire nella sua forza giuridica latto giuridico ogni qualvolta si trovi in contrasto con la norma imperativa; nel secondo caso, la sanzione per la violazione di uno specifico dovere di comportamento mira a colpire non latto, ma il comportamento dellagente (obbligazioni di risarcimento danni, ecc.). In sostanza, nella prima ipotesi latto viene in considerazione nella sua entit, in relazione ad una norma strumentale sulla produzione giuridica, che regola il compimento di un certo atto giuridico, nella seconda ipotesi, per contro, latto riferito al soggetto che lo compie, in relazione ad una norma materiale che valuta la posizione del soggetto, rispetto ad un certo comportamento doveroso. In buona sostanza si ripropone, nella nostra materia, un fenomeno gi acquisito alla teoria generale, per cui lo stesso comportamento pu essere visto in due diverse prospettive, a seconda che venga ricollegato a norme cc.dd. dinamiche (o strumentali) (a norme cio che pongono poteri) o a norme cc.dd. statiche (o materiali) (a norme cio che impongono doveri), dando luogo a differenti criteri di valutazione, di validit nel primo caso, di liceit nel secondo. Nellipotesi del bilancio di esercizio irregolare della societ di capitali, lordinamento sanziona da un lato, con linvalidit, la irregolarit (della delibera di approvazione) del bilancio, togliendo, cos, alla stessa, ogni forza giuridica scaturente ex art. 2377 c.c.; dallaltro, lordinamento civile sanziona lillecito comportamento degli amministratori e dei sindaci, prevedendo la possibilit di una ispezione giudiziale e di una revoca, ex art. 2409 c.c., o lobbligo del risarcimento dei danni, ex art. 2392 ss. c.c., ove si sia prodotto un danno. Alla dottrina giuridica e aziendalistica sembra essere sfuggita la portata sistematica della distinzione proposta, in guisa che la guerra di religione tra aziendalisti e giuristi si combatte, oggi, anche per incomprensione reciproca. E, invero, la prima cosa da chiarire che larea della invalidit (della delibera di approvazione) del bilancio non coincide con larea della illiceit (della condotta degli amministratori e sindaci nella redazione) del bilancio. E, invero, lazione di risarcimento danni per la illiceit presuppone la colpa o il dolo della condotta degli amministratori da un lato e il danno dallaltro nonch il nesso di causalit tra condotta e danno, laddove la invalidit consegue alla oggettiva violazione di una norma strumentale o ordinativa in tema di corretta redazione del bilancio. Il bilancio, dunque, va considerato come rendiconto e come resoconto. La verit che esiste tutta una intera area che va sotto letichetta dellerrore scusabile, la quale non esclude linvalidit (della delibera di approvazione) del bilancio, ma esclude, sicuramente, lilliceit o la scorrettezza del comportamento dellamministratore o del sindaco. Invero la violazione di una regola di condotta condizione necessaria, ma non sufficiente, dellillecito, perch questultimo richiede, altres, la colpa o il dolo dellagente, che sono esclusi dallerrore scusabile. Il chiarimento svolto consente di discutere, in ordine al pro-

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A prima vista, potrebbe apparire sterile tale obbligo di correttezza, ma se si riflette allesperienza americana, ma oggi anche italiana, caratterizzata da una pratica ricorrente di aggiramento dei divieti legali da parte delle societ di revisione, nel rilascio delle certificazioni di bilancio, attraverso tecniche di certificazione che, rispettando la lettera del precetto legislativo, ne tradiscono lo spirito, appare, in tutta la sua importanza, la utilit del principio di correttezza, nella applicazione delle disposizioni di legge sui bilanci. Correttezza, nellarea vincolata da precetti legislativi, significa divieto di aggiramento dei precetti di legge, attraverso tecniche di valutazione e espressioni linguistiche, nella comunicazione, (Colombo) che rispettano la lettera della legge, ma ne tradiscono lo spirito, in frode alla legge. La correttezza soggettiva violata quando si ha violazione di una norma materiale di condotta degli amministratori nei confronti della societ o dei terzi, laddove la correttezza oggettiva violata quando, oggettivamente, violata una norma strumentale sulla produzione degli atti giuridici, che pone poteri e non doveri e vieta laggiramento delle norme imperative di redazione del bilancio. Il legislatore impone correttezza non solo soggettiva ma anche oggettiva. Lart. 2423, 2 co., c.c. (l dove dice che Il bilancio (...) deve rappresentare in modo corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ) una norma imperativa strumentale sulla produzione dellatto giuridico-bilancio, mentre gli artt. 2423, 1 co., e 2932 c.c., (l dove dicono che gli amministratori devono redigere il bilancio e richiedono che i redattori del bilancio operino correttamente le stime), sono norme imperative materiali sulla condotta degli amministratori, nella redazione del bilancio. Il bilancio illecito certamente invalido, mentre il bilancio invalido pu non essere illecito, quando lamministratore sia in buona fede o in errore incolpevole. La responsabilit degli amministratori e linvalidit del bilancio non sono sullo stesso piano. Lelasticit della clausola generale di correttezza, a nostro avviso, consentir, in ultima analisi, ai giudici di colpire sia le scorrettezze soggettive degli amministratori, sia le scorrettezze oggettive dei bilanci che siano, comunque, redatti in violazione alle norme specifiche sulla redazione del bilancio (artt. 2423 ss. c.c.). E veniamo ad un secondo campo di applicazione del principio di correttezza. Quando il precetto legislativo manca, la correttezza sta a significare, anzitutto, individuazione della regola contabile corretta, rispetto ai beni da iscrivere in bilancio e ai valori da congetturare o da stimare. , in tale ambito, e solo in tale ambito, che la correttezza tende a confondersi con la verit. Perch correttezza significa, qui, individuazione e applicazione di corretti principi contabili, ad integrazione dei precetti legislativi specifici. Il giudice dovr valutare naturalmente la comblema delle fonti dei principi di bilancio, senza farsi fuorviare dal problema della liceitilliceit della condotta degli amministratori e dei sindaci nei confronti della societ e della responsabilit contrattuale degli stessi. Ci non sempre avviene nella dottrina giuridica che portata a sovrapporre o confondere i due piani di studio.

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patibilit di tali corretti principi contabili con le norme legislative che pongono precetti contabili, attraverso un vero e proprio controllo giudiziario di compatibilit dei principi contabili con la normativa legislativa. In conclusione possibile affermare che larea della correttezza , sostanzialmente, larea nella quale esistono norme di legge. In buona sostanza la correttezza finisce con svolgere un ruolo analogo al divieto di elusione nelle norme tributarie, consentendo di procedere ad una interpretazione antielusiva della norma 31. In questa area il precetto normativo della correttezza , in primo luogo, una norma materiale recante un obbligo di comportamento degli amministratori non solo nei confronti della societ e del suo gruppo di maggioranza, ma anche nei confronti della minoranza e dei terzi, sanzionato con la illiceit e la responsabilit per danni (artt. 2492, 2494, 2495 c.c.). , inoltre, anche norma strumentale sulla oggettiva produzione giuridica dellatto-bilancio, sanzionata con linvalidit che esalta la funzione del bilancio come oggettiva dichiarazione di scienza in ordine alla situazione patrimoniale e finanziaria della societ. Nellarea, invece, nella quale mancano specifiche disposizioni di legge, il precetto della correttezza tende a confondersi con quello della verit e significa rispetto delle regole tecniche che il giudice, in sede di controllo giudiziario, riterr compatibili con il sistema legislativo nel suo complesso, attingendo per lindividuazione di siffatte regole anche ai corretti principi contabili 32.

5. Le clausole generali e le deroghe alle disposizioni specifiche della legislazione civilistica.


Il sistema di clausole generali della verit, della chiarezza e della correttezza si completa con un vero e proprio sistema di deroghe. Lart. 2423, 4 co., c.c. dice: Se, in casi eccezionali, lapplicazione di una disposizione degli articoli seguenti incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa deve motivare
Sulla elusione della norma tributaria e sulla interpretazione antielusiva v. da ultimo FALSITTA, Corso istituzionale di diritto tributario, p. 104 ss.; TESAURO, Istituzioni di diritto tributario, p. 246 e ivi ogni citazione. 32 La dottrina pi recente (VENUTI, Le clausole generali del bilancio, p. 218 e autori ivi citati) tende a valorizzare la nozione oggettiva di correttezza e la giurisprudenza recente (Trib. Roma, 18.5.1999, in Societ, 1999, p. 1490) conferma che la scorrettezza della condotta un elemento necessario, ma non sufficiente per aversi violazione del principio di correttezza nel bilancio di esercizio e, viceversa, pu aversi una condotta corretta dellamministratore e un bilancio non corretto e, perci, invalido. Il richiamo, invece, anche nella dottrina recente (VENUTI, Le clausole generali del bilancio, p. 218), alla correttezza nella comunicazione del bilancio, intesa come comunicazione non fuorviante, attiene al linguaggio del bilancio che , a ben vedere, assorbito probabilmente dal principio di chiarezza.
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la deroga e deve indicarne linfluenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in un riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato. Lart. 2423 ter, 2 co., c.c., a sua volta, dice: Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne linfluenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico 33.
Sulla deroga per i casi eccezionali previsti dallart. 2423, 4 co., c.c. v. SASSO, Il bilancio desercizio, p. 223 ove una esauriente rassegna degli scritti in argomento con citazioni dei seguenti autori: CASOTTI, Della rivalutazione per adeguamento monetario e problemi connessi, in Dir. e prat. trib., 1949, p. 229 ss.; MAZZANTINI, La rivalutazione dei crediti, in Moneta e cred., 1949, p. 51 ss.; ASCARELLI, In tema di rivalutazione delle attivit sociali per conguaglio monetario, in Foro it., 1950, I, c. 1221 ss.; FRANCESCHELLI, Passaggio a capitale di saldi attivi di rivalutazione monetaria, azioni a voto plurimo e compiti dellautorit giudiziaria, in Riv. dir. comm., 1950, II, p. 197; BOSISIO, Rivalutazione per conguaglio monetario degli immobili e dei cespiti non ammortizzati, in Riv. dott. comm., p. 1953 ss.; GRAZIANI, Ammortamento e rivalutazione monetaria, in Banca borsa tit. cred., 1953, I, p. 453; VISENTINI, Le valutazioni legali dei beni nei bilanci delle societ e le rivalutazioni monetarie, in Banca borsa tit. cred., 1955, I, p. 1 ss.; PETTITI, Osservazioni su mutamenti di valore nei bilanci delle societ azionarie, in Riv. dir. comm., 1958, I, p. 406; CARNELUTTI, Criteri di valutazione della parte attiva del bilancio di una societ per azioni, in Riv. dir. civ., 1961, I, p. 384 ss.; ROSSI, Bilanci dinamici e rivalutazioni per conguaglio monetario, in Riv. soc., 1973, p. 433 ss.; GRIPPO, Rivalutazione di beni immobili e deroga al prezzo di costo nel bilancio di societ per azioni, in Giur. comm., 1974, II, p. 389 ss.; FENGHI, Note sullart. 2425, ultimo comma, in Riv. soc., 1974, p. 66 ss.; JAGER, Deroghe alle valutazioni legali di bilancio in presenza in presenza di speciali ragioni, in Giur. comm., 1974, I, p. 3 ss.; CASSANDRO, Inflazione monetaria e bilanci annuali dimpresa, Dir. e prat. trib., 1975, p. 1017; FERRI, Recesso del socio e speciali ragioni di deroga ai criteri legali di valutazione nel bilancio di esercizio, in Riv. dir. comm., 1975, II, p. 134 ss.; GRANDE STEVENS, Inflazione e bilanci delle imprese, in Riv. soc., 1975, p. 355; VISENTINI, Postilla allarticolo di Guido Rossi sulla rivalutazione monetaria, in Riv. soc., 1975, p. 975 ss.; BOCCHINI E., Bilancio dimpresa e rivalutazione monetaria, in Giur. comm.; 1976, I, p. 162 ss.; NANULA, La rivalutazione di fronte ad ammortamenti fiscalmente indeducibili ed il problema del doppio binario fra bilancio civile e bilancio fiscale, in Iva, 1976, p. 1647 ss.; CARATOZZOLO, Aspetti civilistici delle rivalutazioni dei beni nei bilanci delle societ per azioni secondo la legge Visentini, in Riv. dott. comm., 1977, p. 357; COLOMBO, Alcuni problemi di valutazione nel bilancio di esercizio, Riv. soc., 1977, I, p. 151 ss.; CROXATTO, Svalutazione monetaria e reddito finale dimpresa, in Riv. dott. comm., 1977, p. 286; DE DOMINICIS, Svalutazione monetaria e rendiconto desercizio, in Riv. dir. civ., 1977, II, p. 164 ss.; JAEGER, Dellart. 2425, ult. cpv., e delle speciali ragioni, in Giur. comm., 1977, I, p. 881; PELLICELLI, La contabilit indicizzata (contabilit adeguata al livello dei prezzi). Una tecnica per decidere meglio e per presentare bilanci pi chiari?, in Riv. dott. comm., 1977, p. 495; JAGER, Le deroghe per speciali ragioni (art. 2425, ult. comma, c.c.), in Il bilancio desercizio. Problemi attuali, p. 215 ss.; ARRIGONI, Un disegno di legge sulla indicizzazione dei bilanci delle imprese, in Giur. comm., 1980, I, p. 717 ss.; COLOMBO, Bilancio (Panorama di giurisprudenza), in Giur. comm.; 1981, I, p. 89 ss.; FERRO-LUZZI, Deroghe ai criteri di valutazione e rivalutazione, in Giur. comm., 1981, I, p. 5 ss.; GRASETTI, Sulle speciali ragioni che giustificano
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Cominciando dallesame dellart. 2423, 4 co., c.c., il sistema di deroghe pone tre quesiti: a) per quali disposizioni di legge prevista la deroga? b) quali sono i casi eccezionali nei quali la deroga trova applicazione? c) la deroga facoltativa o obbligatoria?
una deroga ai criteri di valutazione degli elementi dellattivo del bilancio delle societ per azioni, in Rass. dir. civ., 1981, p. 706; LEVI, Deroghe ai criteri legati di valutazione nel bilancio desercizio, in Giur. comm., 1981, I, p. 165 ss.; CASSELLA, Quadro fedele: contabili e giuristi, in Riv. soc., 1983, p. 103; CHIARAVIGLIO, Lart. 9 della legge di rivalutazione monetaria: il quadro fedele e le incertezze di applicazione, in Riv. soc., 1983, p. 577; COLOMBO, Lart. 9 l. 19 marzo 1983: una deroga da determinare, in Riv. soc., 1983, p. 56; FERRI, Le speciali ragioni secondo lart. 9 l. n. 72 del 1983, in Riv. soc., 1983, p. 79; JAEGER, Fine delle speciali ragioni, in Riv. soc., 1983, p. 12; LIBONATI, Speciali ragioni e quadro fedele, in Riv. soc., 1983, p. 32; PORTALE, Le speciali ragioni rinnovate: dagli strappi interpretativi alle ricuciture normative, in Riv. soc., 1983, p. 85; SALAFIA, La rivalutazione monetaria dei beni e del capitale delle imprese, in Societ, 1983, p. 11; SIMONETTO, Alcune impressioni sulla l. 19 marzo 1983, n. 72, sulla rivalutazione di cespiti, in Riv. soc., 1983, p. 23; VERNA, Rivalutazione di bilancio per la copertura delle perdite, in Societ, 1983, p. 322; BAJARDI, Speciali ragionie quadro fedele, in Societ, 1984, p. 1260; BERTACCHINI, Lart. 9 l. 19 marzo 1983 n. 72: una novit in materia di bilancio?, in Rass. mens. imp. dir., 1984, p. 511; FERRO-LUZZI, Profili civilistici della rivalutazione monetaria nella l. 19 marzo 1983 n. 72, in Giur. comm., 1984, I, p. 65; JAEGER, La clausola generale del bilancio nella direttiva comunitaria e nel diritto italiano, in Giur. comm., 1984, I, p. 471; LIBONATI, Il quadro fedele e i criteri di valutazione nella IV direttiva comunitaria, in Giur. comm., 1984, I, p. 1012; PIVATO, Quadro fedele e speciali ragioni con riferimento ai prospettici bilancio e alla relazione degli amministratori, in Riv. dott. comm., 1984, p. 603; PROVASOLI, Il quadro fedele ai sensi della l. n. 72/1983 e le valutazioni di bilancio-Aspetti economico-aziendali, in Il Fisco, 1984, p. 4264; ROMANORUSSO, Commento alla l. 19 marzo 1983, n. 72, in Leg. pen., 1984, p. 37; VENTURA, IV direttiva Cee: il bilancio nellinflazione e il quadro fedele, in Riv. dott. comm., 1985, p. 435; FERRI, Speciali ragioni ex art. 2425 ultimo comma c.c. quadro fedele di cui allart. 9 l. 72 del 1983, in Riv. dir. comm., 1986, II, p. 126; JAEGER, Problemi topici del bilancio desercizio (nellevoluzione della giurisprudenza e nella prospettiva dellattuazione della quarta direttiva Cee), in Giur. comm., 1986, p. 984; ZUCCHELLINI, Chiarezza, precisione e verit: dove va la cassazione, in Foro pad., 1987, I, p. 38; BASILICO, False comunicazioni sociali, rivalutazioni illegittime, speciali ragioni, in una recente sentenza penale, in Giur. comm., 1989, II, p. 107; CARANO, Copertura di perdite con rivalutazione economica del patrimonio?, in Giur. comm., 1989, II, p. 169; GAIDANO, Le deroghe ai criteri di valutazione per speciali ragioni, in Il Fisco, 1989, p. 3597; ARALDI, Perdite desercizio superiori al terzo del capitale sociale e rivalutazioni ai sensi dellart. 2425, ultimo comma, in Giur. piemontese, 1990, p. 242; MEO, Copertura di perdita desercizio mediante riserva da rivalutazione monetaria o riserva sovrapprezzo azioni?, in Riv. dir. comm., 1990, I, p. 831; VISENTINI, Ancora sulla rivalutazione di beni dimpresa, in Riv. soc., 1991, p. 194; DE PEDRA, Art. 2423, c.c.: regole ed eccezioni nei criteri di redazione del bilancio, in Impresa, 1992, p. 1437; DESARIO, Lart. 2 d. leg. 9 aprile 1991 n. 127: una prima riflessione sui casi eccezionali in materia di bilancio, in Riv. dott. comm., 1992, I, p. 893; BALBARINI, Speciali ragioni di deroga ai criteri di valutazione in bilancio, in Societ, 1994, p. 1204; PERINI, Falso in bilancio e violazione dei principi di redazione di bilancio di esercizio, in Giust. pen., 1994, II, p. 713; BOCCHINI E., Sub art. 2423, in Nuove leggi civ. comm., 1996, p. 225 ss.

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E si pone, poi, il problema del rapporto tra la deroga prevista al 4 co. dellart. 2423 c.c. e quella prevista dal 2 co. dellart. 2423 ter c.c. La dottrina giuridica 34, in passato, rilevava che la deroga ai criteri di valutazione previsti dal codice consentisse una deroga solo ai criteri di valutazione che fissavano limiti rigidi alle valutazioni. Si osservava che la previsione di una deroga non ha senso in rapporto alle regole valutative che gi lasciano spazio, pi o meno ampio, alla discrezionalit tecnica di valutazione dei redattori del bilancio. Oggi, di fronte al nuovo testo della norma, la prima osservazione che la deroga, prevista dallart. 2423, 4 co., c.c., anzitutto riguarda tutte le disposizioni e, quindi, anche quelle che dettano schemi e strutture della situazione patrimoniale e del conto economico e non soltanto le disposizioni sulle valutazioni 35. Per quanto attiene ai criteri di valutazione, in particolare, il legislatore detta criteri legali di valutazione onde le deroghe debbono trovare applicazione tutte le volte che questi criteri sono rigidi (es. art. 2426, n. 1 che detta il criterio rigido del costo di acquisto per la valutazione delle immobilizzazioni) e non elastici (es. art. 2426, n. 8, c.c. che detta il criterio elastico del presumibile valore di realizzo per la valutazione dei crediti), perch in questultimo caso la elasticit del criterio gi sufficiente a consentire la scelta di un valore che dia una rappresentazione ve-

PETTITI, Contributo allo studio del diritto dellazionista al dividendo, p. 136 ss.; CARNECriteri di valutazione della parte attiva del bilancio di una societ per azioni, in Riv. dir. civ., 1961, I, p. 384 ss.; COLOMBO, Il bilancio di esercizio delle societ per azioni, p. 80 ss.; FR, Societ per azioni, in Commentario cod. civ., p. 643 ss.; SIMONETTO, I bilanci, p. 178 ss.; FENGHI, Note sullart. 2425, ultimo comma, in Riv. soc., 1974, p. 66 ss.; GRIPPO, Rivalutazioni di beni immobili e deroga al prezzo di costo nel bilancio di societ per azioni, in Giur. comm., 1974, II, p. 389 ss.; JAEGER, Deroghe alle valutazioni legali di bilancio in presenza di speciali ragioni (art. 2425 ult. cpv. c.c.), in Giur. comm., 1974, I, p. 3 ss.; FERRI, Recesso del socio e speciali ragioni di deroga ai criteri di valutazione del bilancio di esercizio, in Riv. dir. comm., 1975, II, p. 134 ss.; BOCCHINI, Bilancio dimpresa e rivalutazione monetaria, in Giur. comm., 1976, I, p. 162 ss.; COLOMBO, Alcuni problemi di valutazione nel bilancio di esercizio, in Imp. ambiente pubb. amm., 1977, I, p. 151 ss.; SALAFIA, Le valutazioni del bilancio di esercizio delle societ di capitali nellinterpretazione giurisprudenziale, in Imp. ambiente pubb. amm., 1977, I, p. 185 ss.; PORTALE, I bilanci straordinari delle societ per azioni, in AA.VV., Il bilancio di esercizio, p. 278 ss.; FERRO-LUZZI, Deroghe ai criteri di valutazione e rivalutazione, in Giur. comm., 1981, I, p. 5 ss.; LEVI, Deroghe ai criteri legali di valutazione nel bilancio desercizio, in Giur. comm., 1981, I, p. 165 ss. 35 Cos CARATOZZOLO, Il bilancio desercizio, p. 82; contra, nel senso che la deroga obbligatoria ex art. 2423, 4 co., c.c. non attiene ai principi di redazione del bilancio ex art. 2423 bis c.c. v. VENUTI, Le deroghe al bilancio alla luce della riforma societaria, in Le Societ, 2005, p. 1383; VENTORUZZO, La disapplicazione obbligatoria delle disposizioni sul bilancio, in AA.VV.; La disciplina giuridica del bilancio, p. 77. Inoltre v. GIAMBANCO, Principi di redazione del bilancio, in AA.VV., La nuova disciplina dei bilanci di societ, p. 31 ss.; COLOMBO, Bilancio desercizio, p. 331 ss.; FORTUNATO, Bilancio e contabilit, p. 195 ss.; BALZARINI, Principi generali e principi di redazione, p. 48 ss.
LUTTI,

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ritiera e corretta della situazione patrimoniale e del risultato economico dellesercizio, senza ricorrere alla deroga. La tesi avvalorata da un argomento storico, che emerge dallesame dei lavori preparatori. La Relazione al decreto legislativo cos recita: Lultimo comma della disposizione novellata costituisce applicazione dellart. 2, paragrafo 5 della IV Direttiva che, secondo la maggioranza dei componenti della Commissione, prevede un obbligo e non una facolt di deroga. Non si ritenuto possibile precisare (come la Direttiva consente) i casi eccezionali in cui losservanza degli articoli seguenti potrebbe risultare incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta; dovr, comunque, trattarsi di casi veramente eccezionali, essendo evidente che le specifiche norme relative alle strutture ed alle valutazioni sono dettate proprio al fine di assicurare la rappresentazione veritiera e corretta in tutte le situazioni normalmente ricorrenti. In sostanza, la norma che stiamo esaminando, nelle prospettive del legislatore, assume il ruolo di polmone della legislazione sul bilancio. Il significato dellapertura della norma, per il legislatore, proprio nel riconoscimento da parte del diritto positivo della impossibilit di prevedere, in anticipo, nella forma della legge, vale a dire in via generale ed astratta, le infinite situazioni in cui una posta, legata alla concretezza del caso, rileva un valore attuale. , allora, possibile ricostruire la volont del legislatore, in modo coerente, e al tempo stesso recuperare criticamente il significato della Relazione al decreto legislativo, dando una interpretazione restrittiva allart. 2423, 4 co., c.c., nel senso che la deroga al criterio legale di valutazione pu aversi non per tutte le disposizioni legislative, ma solo per quelle che dettano criteri legali rigidi e non elastici di valutazione. La soluzione del primo quesito aiuta, poi, nella soluzione del secondo. Quali sono i casi eccezionali. A riguardo, la Direttiva n. 78/660 tace. La legge tace. La Relazione tace. Si rifletta che la dicotomia normale-eccezionale , se riferita al bilancio, di per s opinabile. In sostanza non si riesce a trovare appigli legislativi solidi per limitare per es. la norma alle sole ipotesi di incremento eccezionale di valore dei beni tale da snaturare la loro natura economica. Ma va anche detto che la questione sistematica, se esaminata nei casi concreti che si sono presentati allattenzione della giurisprudenza (ipotesi di fusione, recesso, condono fiscale, perdite della societ, svalutazione monetaria), perde dimportanza. Il problema, in concreto, si risolve sempre e soltanto sulla base di un giudizio di valore sulla esistenza della eccezionalit e tale giudizio si presta male ad essere irrigidito in parametri fissi di catalogazione. Prova ne sia che nessuno dei legislatori dei Paesi della Comunit, nel dare attuazione alla Direttiva, ha indicato i casi eccezionali ai quali la Direttiva fa riferimento. In realt, la dottrina giuridica mossa dal lodevole intento di dare un contenuto positivo alla categoria dei casi eccezionali, ha dimenticato, troppo in fretta, che proprio la diversit delle situazioni concrete aveva fatto rassegnare lo stesso legislatore del 42, pure avaro, in tutto il testo del codice civile, di clau-

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sole generali. Il timore antico che il rinvio al caso concreto particolare significasse un invito allarbitrio, ha giocato, forse, un cattivo ruolo nella interpretazione della norma, facendo anche dimenticare che gli amministratori hanno lobbligo di motivare lesistenza dei casi eccezionali, sulla base di un corretto esercizio della discrezionalit tecnica loro demandata e che tale motivazione soggetta al sindacato del giudice ordinario. In questa prospettiva, la nota integrativa pu assolvere al ruolo che le compete e deve riesprimere quella registrazione di valori che caratterizza lattivit tecnico-discrezionale dellamministratore, nella motivazione della eccezionalit del caso. Nulla di pi la legge richiede. Non v alcuna valida ragione per spingere linterprete ad introdurre una restrizione della portata della deroga che non risulta n dal testo della legge, n dai lavori preparatori ad essa 36. Pertanto, in conclusione, solo a titolo esemplificativo, ma non tassativo, pu indicarsi come un caso emblematico di deroga al criterio del costo leccezionale mutamento della natura economica del bene (es. il terreno acquistato come agricolo sul quale si scopra una cava di marmo) e, viceversa, non consentito il ricorso alla deroga, nei casi di perdita del capitale sociale ex artt. 2446 e 2447 c.c. 37 .
Secondo Cass., 8.6.2007, n. 13503, in Giust. civ. Mass., 2007, f. 6, la direttiva comunitaria Ce n. 78/660 del 25.7.1898, nel sancire il principio per cui se, in casi eccezionali, lapplicazione di una disposizione in tema di valutazioni di bilancio contrasta con lobbligo di dare un quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria nonch del risultato economico della societ, occorre derogare alla disposizione in questione onde fornire un quadro fedele, lascia agli Stati membri di scegliere se precisare i casi eccezionali e fissare il corrispondente regime derogatorio (art. 2, 4 co., dir. cit.); e il legislatore italiano ha scelto di non avvalersi di questo potere e di rimettere al giudice laccertamento delleventuale ricorrenza del caso concreto di una ragione di eccezionalit. E il caso eccezionale, che giustifica la disapplicazione delle norme sulla valutazione delle voci di bilancio, quello in cui le norme medesime siano incompatibili con una rappresentazione veritiera e corretta; sicch, non bastando il riferimento al mero criterio della veridicit che, se considerato da solo, come riferito al mercato, avrebbe la portata di rendere sempre inapplicabili i criteri contabili di valutazione non pu ritenersi che il principio dio verit e correttezza del bilancio sia violato per il solo fatto che i valori contabili di alcune voci sono inferiori a quelli di mercato. 37 Cos CARNELUTTI, Criteri di valutazione della parte attiva del bilancio di una societ per azioni, in Riv. dir. civ., 1961, p. 384 ss.; SIMONETTO, I bilanci, p. 179; JAEGER, Deroghe alle valutazioni legali di bilancio in presenza di speciali ragioni (art. 2425 ult. cpv. c.c.), in Giur. comm., 1974, p. 3 ss.; COLOMBO, Il bilancio di esercizio. Strutture e valutazioni, p. 241; VERNA, Rivalutazione di bilancio per la copertura delle perdite, in Societ, 1983, p. 322; RORDORF, La deroga obbligatoria dalle norme relative al bilancio, in Le Societ, 1987, p. 136 ss.; BASILICO, False comunicazioni sociali, rivalutazioni illegittime, speciali ragioni in una recente sentenza penale, in Giur. comm., 1989, II, p. 107; CARANO, Copertura per perdite con rivalutazione economica del patrimonio, in Giur. comm., 1989, II, p. 169; MEO, Copertura di perdita desercizio mediante riserva da rivalutazione monetaria o riserva sovrapprezzo azioni, in Riv. dir. comm., 1990, I, p. 831; BALZARINI, Speciali ragioni di deroga ai criteri di valutazione in bilancio, in Societ, 1994, p. 1204 ss.; contra v. TANTINI, Le modificazioni dellatto costitutivo nella societ per azioni, p. 281; GRIPPO, Rivalutazioni di beni immobili e deroga al
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In conclusione i casi eccezionali debbano riguardare i beni oggettivamente intesi e non le condizioni soggettive della societ. Il discorso svolto sin qui consente, infine, di prendere posizione anche in ordine al terzo problema della obbligatoriet o meno della deroga in esame. La Relazione sul punto chiarissima: la deroga obbligatoria, quando ricorrono casi eccezionali. La soluzione merita consenso. In sostanza se si parte dal presupposto che lultimo comma dellart. 2423 c.c. prevede una deroga ai criteri di valutazione previsti dallart. 2426 c.c., ma non al precetto della verit e correttezza del bilancio posto dal 3 co. dellart. 2423 c.c. del quale si riafferma, invece, implicitamente limperativit, giocoforza concludere che la deroga debba essere obbligatoria. In sostanza quando il legislatore, in presenza di casi eccezionali, consente la violazione della norma di legge specifica, per il rispetto del principio di verit e correttezza, la previsione della deroga ha un senso, se la deroga obbligatoria. Diversamente sarebbe violato il principio di verit.
prezzo di costo nel bilancio di societ per azioni, in Giur. comm., 1974, II, p. 389 ss.; FERRI, Recesso del socio e speciali ragioni di deroga ai criteri di valutazione del bilancio di esercizio, in Riv. dir. comm., 1975, II, p. 134 ss.; PORTALE, I bilanci straordinari delle societ per azioni, p. 353; LIBONATI, Riduzione del capitale per perdite, in Giur. comm., 1982, II, p. 834. Secondo Cass., 15.2.2005, n. 3032, in Giust. civ., 2006, f. 4-5, I, p. 967, illegittima la rivalutazione di cespiti patrimoniali di una societ assicuratrice al solo scopo di coprire le perdite, in quanto tale finalit non rientra tra le ragioni che possono consentire una deroga al criterio di valutazione al costo storico e ci sia alla stregua delle norme specifiche in materia di riserve assicurative e sia in ottemperanza ai criteri ordinari di redazione del bilancio, i cui principi trovano comunque applicazione anche in presenza di una pi dettagliata normativa di settore. Conf. Cass., 8.2.2005, n. 2538, in Giust. civ. Mass., 2005, f. 2; Dir. e prat. soc., 2005, f. 17, p. 71; Cass., 7.7.2000, n. 9068, in Foro. it., 2001, I, p. 167; Trib. Napoli, 14.10.1999, in Societ, 2000, p. 451; Cass., 5.5.1995, n. 4923, in Giur. comm., 1996, II, p. 354; Cass., 24.4.1994, n. 4177, in Societ, 1994, p. 1201; Cass., 19.6.1992, in Cass. pen., 1994, p. 403 ss.; Trib. Milano, 10.5.1985, in Societ, 1985, p. 1298; Trib. Verona, 4.4.1985, in Giur. comm., 1985, II, p. 630; Trib. Venezia, 26.5.1983, in Giur. comm., 1984, II, p. 327. Contra Cass., 29.4.1994, n. 4177, in Societ, 1994, p. 1201, secondo la quale legittima la rivalutazione economica di un bene immobile operata in bilancio allo scopo di coprire perdite desercizio se tale rivalutazione risulta da elementi certi quali la stipulazione di un preliminare di vendita (con incasso della caparra) e del definitivo atto di vendita prima della data di riunione dellassemblea convocata per approvare il bilancio desercizio. La rivalutazione economica attribuibile allimmobile come risultante da dati certi individua una speciale ragione che autorizza la deroga di cui allultimo comma dellart. 2425, c.c., come autenticamente interpretato dallart. 9 della legge 19.3.1983, n. 72. Conf. App. Milano, 18.4.2000, in Societ, 2000, p. 958; Trib. Trento, 16.2.1996, in Societ, 1996, p. 900; talora sia pure con obbligo di informazione in nota integrativa v. Cass., 25.5.1993. Sul problema della rivalutazione delle poste di bilancio per svalutazione monetaria in dottrina prevalente la tesi che non ritiene possibile effettuare rivalutazioni con il semplice strumento offerto dallart. 2425 in caso do svalutazione monetaria, v. VISENTINI, Le valutazioni legali dei beni nei bilanci delle societ e le rivalutazioni monetarie, in Banca, borsa, tit. cred., 1955, I, p. 4 ss.; LIBONATI, Lattivit di revisione e certificazione: aspetti giuridici, p. 171; JAEGER, Il bilancio di esercizio delle societ per azioni. Problemi giuridici, p. 96.

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In sostanza, la facoltativit della deroga sottrarrebbe il mancato uso della stessa ad ogni controllo e incrinerebbe la stessa vigenza e operativit del precetto della verit del bilancio. In presenza di casi eccezionali, documentati dal socio di minoranza o dal terzo, il gruppo di maggioranza potrebbe opporre sempre e soltanto il proprio diverso avviso. E tanto dovrebbe bastare a rendere il bilancio veritiero. Viceversa se si afferma che la deroga obbligatoria gli amministratori devono convincere il giudice, con congrua motivazione, che non ricorreva una ipotesi di deroga. Naturalmente lo stesso discorso pu farsi per il caso di deroga supposta dagli amministratori, ma contestata dai soci di minoranza. Siamo consapevoli che il difetto delle interpretazioni troppo rigorose che la verifica di qualsiasi situazione in cui esse risultino inapplicate apre nelledificio crepe vistose. Ma forse lesperienza degli ultimi anni insegna che, allatto pratico, non tanto la difficolt della prova che incide sulla portata del precetto: lattore, in pratica, la prova dei casi eccezionali non ha difficolt a darla (e si pensi alla scoperta della cava di marmo in un terreno agricolo, ecc.). probabilmente la facoltativit della deroga che incrina il precetto della verit del bilancio, in modo non lieve. Nellinterpretazione dellart. 2423, 4 co., c.c. rimane da esaminare un ultimo problema. La deroga pu essere ammessa per attribuire ai beni valori non gi superiori, ma inferiori a quelli legali (es. valutazione al di sotto del costo storico) 38? Si faccia il caso che per acquistare unarea edificatoria, con relativa concessione edilizia, si sia pagata una c.d. tangente di 1 miliardo, comprando, quindi, il bene ad un costo doppio rispetto a quello di mercato. Lamministratore potrebbe indicare invece del costo reale comprensivo della tangente, il prezzo inferiore di mercato? La risposta al quesito negativa perch il costo reale comprende, certamente lintera somma sborsata, ma, a fine esercizio, la svalutazione del cespite avverr in forza del n. 3 dellart. 2426 che impone, a fine esercizio, la svalutazione obbligatoria delle immobilizzazioni che hanno perduto valore e non gi in forza della deroga di cui allart. 2423, 4 co., c.c. Infine lart. 2423, 4 co., c.c. impone alcuni obblighi di informazione e di comportamento: a) la nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne linfluenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico;
Cass., 23.6.2008, n. 13413, in Giust. civ. Mass., 2008, p. 799, secondo la quale valida la deroga ai criteri di valutazione anche in peius per riduzione di un accantonamento in considerazione del carattere stagionale dellattivit della societ; Cass., 8.6.2007, n. 13503, in Giust. civ., 2008, I, p. 2942; Cass., 8.6.2007, n. 13503, in Giust. civ., 2008, I, p. 2942 che ritiene che il giudice, in applicazione della deroga ai criteri di valutazione, possa ritenere corretta la valutazione di un bene ad un valore inferiore a quello di mercato.
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b) gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva della situazione patrimoniale non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato, attraverso lammortamento. dubbio 39 se la riserva ammortizzata debba transitare, esercizio per esercizio, sotto forma di reddito dellesercizio, nel conto economico. In considerazione della finalit della norma e della natura della riserva, propendiamo per la soluzione negativa. Rimane da dire del coordinamento dellart. 2423, 4 co., c.c. con lart. 2423 bis, 2 co., c.c. 40. Si ritiene 41 che la prima norma si applica nei casi eccezionali, nei quali necessario adottare un diverso sistema informativo convenzionale non fondato sul costo storico, mentre la seconda norma si applica quando, senza modificare il sistema informativo globale convenzionale, si vuole soltanto modificare un criterio di valutazione da un esercizio allaltro, attribuendo un valore diverso sulla base di un criterio alternativo.

CARATOZZOLO, La nuova disciplina, cit., p. 823; contra COLOMBO, Il bilancio desercizio, cit., p. 348 ss. 40 Su questa problematica v. CARATOZZOLO, La nuova disciplina delle valutazioni di bilancio nella IV Direttiva CEE, in Riv. dott. comm., 1980, p. 1137 ss. (che uno dei primissimi studi sullargomento, dopo lentrata in vigore della direttiva); ID., I criteri di valutazione ed i principi di redazione del bilancio, in Le Societ, 1987, p. 241 ss.; SALAFIA, Conclusioni alla tavola rotonda su Il bilancio delle societ alla luce della IV Direttiva CEE, su Le Societ, 1987, p. 283 ss.; PACIELLO, La clausola generale della precisione di bilancio, p. 93 ss.; LIBONATI, Il quadro fedele e i criteri di valutazione nella IV Direttiva Comunitaria, in Giur. comm., 1984, I, p. 1016 ss.; PERADOTTO, La rappresentazione del quadro fedele della situazione patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico e le deroghe alla disciplina legale del bilancio (art. 2, punti 3 e 5 della IV Direttiva CEE), cit., p. 195 ss.; PACIELLO, Annotazioni in merito agli artt. 1 e 2, rispettivamente 4 e 2 comma, dello schema di legge delegata per lattuazione della IV Direttiva CEE, in Il progetto italiano, p. 253 ss.; COLOMBO, I criteri di valutazione, cit., p. 73 ss.; MASTROGIACOMO, Le deroghe ai criteri di valutazione nella IV Direttiva comunitaria e nel progetto di legge dattuazione, in Riv. dott. comm., 1989, p. 865 ss.; RORDORF, La deroga obbligatoria dalle norme relative al bilancio, in Societ, 1987, p. 255 ss. e, sulla nuova normativa, JAEGER, I principi di bilancio, cit., p. 13; CAGNASSO, in CAGNASSO-LOCATELLI-IRRERA-QUATROCCHI, Il bilancio desercizio, cit., p. 61; COTTINO, Diritto commerciale, I, 2, cit., p. 625; TANZI, in Riv. dir. civ., 1992, II, 683; L. POTITO, Bilanci straordinari, p. 136 ss.; cfr., di recente, V. SALAFIA, Il bilancio cit., p. 881 ss.; FERRO-LUZZI P., Deroghe ai criteri di valutazione e rivalutazione, in Giur. comm., 1981, I, 5; JAEGER P.G., Deroghe alle valutazioni legali di bilancio in presenza di speciali ragioni (art. 2425 ult. cpv. c.c.), in Giur. comm., 1974, I, 3; LEVI A., Deroghe ai criteri legali di valutazione nel bilancio desercizio, in Giur. comm., 1981, I, 165; cfr., altres, in giurisprudenza, per una chiara esposizione del problema, Cass., 29.4.1994, n. 4177, in Societ, 1994, p. 1201 ss. V. da ultimo Cass., 7.5.2008, in Giust. civ. Mass., 2008, p. 666, secondo cui la modifica dei criteri di valutazione da un esercizio allaltro, senza che la nota integrativa giustifichi il caso eccezionale, comporta la nullit del bilancio. 41 CARATOZZOLO, La nuova disciplina, cit., p. 820 ss.; contra COLOMBO, Il bilancio desercizio, cit., p. 348 ss.

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La verit che le due norme non si distinguono per lampiezza della deroga (in un caso si vuole cambiare lintero sistema informativo, nellaltro caso un singolo criterio di valutazione) posto che, in un caso e nellaltro, oggetto del cambiamento un criterio di valutazione di una voce di bilancio La ratio della distinzione attiene ai presupposti di applicazione della deroga in un caso obbligatoria, nellaltra facoltativa, perch in un caso si ipotizza il contrasto tra una norma di dettaglio e una clausola generale, onde lobbligatoriet della deroga, nellaltro tale presupposto non ricorre, onde il cambio di criterio di valutazione rimesso alla discrezionalit dellamministratore il quale deve solo motivare, nella nota integrativa, la variazione del criterio di valutazione e la sua influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e sul conto economico. E la giurisprudenza 42 in questa seconda ipotesi (art. 2423 bis, 2 co., n. 6, c.c.) talora liberale accontentandosi che, comunque, sia data una spiegazione-informazione nella nota integrativa del cambio del criterio di valutazione e della sua influenza sullo stato patrimoniale e sul conto economico. Nei casi di passaggio da un criterio di valutazione ad altro criterio, ritenuto pi corretto, ma entrambi previsti come alternativi dalla legge (es. per le valutazioni di magazzino, il passaggio dal criterio LIFO al criterio FIFO, entrambi previsti dallart. 2426, n. 10, c.c.) vi deroga facoltativa ex art. 2423 bis c.c. e, quindi, deve ricorrere la eccezionalit del caso per attuare la deroga 43.

Secondo Cass., 29.4.2004, n. 8204, in Giust. civ., 2005, f. 12, I, p. 3111, nullo il bilancio di una societ per azioni quando venga adottato un criterio di valutazione di un cespite patrimoniale diverso da quello utilizzato negli esercizi precedenti, in violazione del principio di continuit dei valori contabili sancito dallart. 2423 bis, n. 6, e senza che la nota integrativa rechi adeguata motivazione della deroga come richiesto dallultimo comma del medesimo articolo. 43 Cos COLOMBO, Il bilancio desercizio, p. 346; contra CARATOZZOLO, Il bilancio di esercizio, p. 824 sulla base dellargomento che il passaggio da un criterio allaltro fra quelli previsti dallart. 2426 c.c., non costituisce deroga e non richiede il ricorso di un caso eccezionale come per il passaggio dal criterio FIFO al criterio LIFO.

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