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San Pietro apostolo

Francesco del Cossa, San Pietro (1470-1473), Milano, Pinacoteca di Brera

Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam et tibi dabo claves regni Caelorum.

Tu sei Pietro, e su questa pietra edificher la mia Chiesa e a te dar le chiavi del Regno dei Cieli.

Pietro (Betsaida, 1 ? Roma, circa 67) fu uno dei dodici apostoli di Ges; considerato dalla Chiesa cattolica il primo Papa. Nato in Galilea, era pescatore a Cafarnao. Divenuto apostolo di Ges dopo che questi lo chiam presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all'agonia di Ges nell'orto degli ulivi. Tent di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Ges presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva gi predetto. Dopo la crocifissione e la successiva resurrezione di Ges, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entr in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, divenne primo Vescovo di Antiochia per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continu la sua predicazione fino a Roma dove mor fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono stati venerati insieme come colonne della Chiesa, e per questo le Chiese, soprattutto in Oriente, hanno da sempre tributato grande onore alla Chiesa romana, poich, unica nel mondo, fu fondata dalla predicazione di due Apostoli, non gi per un primato petrino - alquanto dubbio - introdotto soltanto in modo surrettizio in epoca molto pi tarda. considerato Santo da tutte le confessioni cristiane.

Le fonti storiche circa la vita e l'operato di Pietro possono essere distinte in tre categorie:

i testi del Nuovo Testamento, in particolare i quattro vangeli e gli Atti degli apostoli. Redatti in greco durante il I secolo, contengono gli unici riferimenti diretti alla vita di Pietro. La tradizione cristiana ha accolto nel canone biblico anche due lettere a lui attribuite che per, a parte il problema dell'autenticit (sulla prima gli studiosi sono divisi, la seconda comunemente considerata pseudoepigrafa), non forniscono precise indicazioni biografiche; molti scritti apocrifi a lui attribuiti o riferiti: Vangelo di Pietro, Predicazione di Pietro (andato perduto), Atti di Pietro, Atto di Pietro, Atti di Pietro e Andrea, Atti di Pietro e dei dodici, Atti di Pietro e Paolo, Lettera di Pietro a Filippo, Lettera di Pietro a Giacomo il Minore, Apocalisse di Pietro (greca), Apocalisse di Pietro (copta). Per la datazione tardiva e per il contenuto leggendario tuttavia, al pari degli altri apocrifi, non sono considerati come vere e proprie fonti storiche, ma possibile che abbiano raccolto alcuni dettagli storicamente fondati. alcuni accenni contenuti negli scritti di alcuni Padri della Chiesa. Dal punto di vista archeologico, la pi antica testimonianza riferita a Pietro la frammentaria iscrizione in greco "Pietro () qui" ( ) ritrovata nel cosiddetto "muro rosso" presso l'antica Tomba di Pietro, sotto l'attuale Basilica di San Pietro a Roma , datata attorno al 160. Il suo nome originale era Simone (ebraico imn, Shim'on, dalla radice ebraica shama "ascoltare" e che assume molto probabilmente il significato di "colui che ha ascoltato"), ma, secondo quanto affermato da Matteo e Giovanni, ricevette da Ges Cristo stesso il nome di Kefa, che in aramaico significa "roccia", "pietra", e che in greco suona Petros; in latino Petrus. Anche san Paolo lo chiamava Kephas oltre che Pietro. Simon Pietro secondo il vangelo di Giovanni era nativo, cos come il fratello Andrea e l'apostolo Filippo, di Betsaida, citt situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, un antico villaggio successivamente ricostruito dal tetrarca Filippo che fond qui la sua capitale e gli diede il nome di Giulia in onore della figlia dell'Imperatore Augusto. Dopo il matrimonio si trasfer per, secondo i vangeli sinottici, a Cafarnao, paese che divenne in seguito centro della predicazione di Ges, che vi si recava spesso come amico. Gli scavi, effettuati a partire dal 1905, portarono alla luce i resti della sinagoga e di una chiesa ottagonale sulle cui fondamenta furono scoperti, nel 1968, una casa, identificata con quella di Pietro grazie alla presenza di alcuni graffiti, dedicati a Cristo e all'apostolo, databili al II secolo d.C. Pietro era figlio di Giona o Giovanni e fratello di Andrea che divenne anche lui apostolo, scelto e chiamato col fratello sul lago di Galilea. Sappiamo poi, secondo i vangeli, che un giorno Ges guar a Cafarnao dalla febbre la suocera dell'apostolo. L'esistenza di questa suocera ha portato alla conclusione che Pietro fosse sposato ma nulla sappiamo n della moglie n dei figli. Interessante per ricordare che l'apostolo Paolo allude a una donna credente di Cefa che senza dubbio era la moglie. L'autore stesso della lettera solitamente identifica le collaboratrici col titolo di "sorelle" (adelphe) e non "sorelle donne", come sarebbe meglio tradurre "donna credente" (derivando dalle parole greche adelphen gunaika). Secondo Clemente Alessandrino la moglie di Pietro segu il marito nella sua predicazione e mor martire prima di lui. Gli Atti apocrifi di Pietro copti attribuiscono all'apostolo anche una figlia. La giovane era paralizzata e la folla, commossa dal suo soffrire, decise di intercedere presso il padre per lei.

Questi non solo non la guar ma spieg anche che ella era stata punita con quella malattia per aver acceso, con la sua bellezza, il desiderio di un giovane, di nome Tolomeo, che a causa della disperazione era divenuto cieco. L'autore della Passio dei santi Nereo ed Achilleo (V-VI circa) la identifica con Petronilla, una martire sepolta nelle catacombe di Domitilla, a causa di una assonanza col nome dell'apostolo e inserisce nel suo racconto, oltre al citato episodio, un brano secondo cui la giovane, guarita dal suo male, chiesta in sposa dal nobile Flacco, mor placidamente prima di accogliere la sua proposta di matrimonio. La tradizione indica il giorno della sua morte nel 31 maggio, data passata poi nel Martirologio Romano. I fratelli Pietro e Andrea vengono presentati nei vangeli, sin dalla loro prima chiamata, come pescatori e pi volte li ritroviamo con le barche sul lago di Galilea. Sappiamo persino che Giacomo e Giovanni di Zebedeo erano, secondo il vangelo di Luca, soci di Simone e difatti saranno "chiamati" subito dopo gli amici. Emblematico in tal senso il famoso episodio della pesca miracolosa, nel quale ritroviamo Pietro intento a ripulire le reti dopo una dura notte di lavoro senza alcun risultato. Anche dopo la Resurrezione, Ges apparve a Pietro e ad altri discepoli mentre pescavano nei pressi del lago di Tiberiade. Dagli Atti degli apostoli veniamo poi a sapere un altro aspetto importante della vita di Pietro: la sua condizione culturale. Arrestato con Giovanni e condotto in presenza del Sinedrio, l'apostolo rispose con saggezza al loro interrogatorio, lasciando meravigliati i due giudici che lo credevano senza istruzione e popolano. Pietro viene definito quindi "agrammatos" cio poco esperto delle Scritture, senza preparazione scolastica n tantomento retorica, ma anche "idiotes", cio popolano, uomo degli strati pi bassi. Ci che si definisce la vocazione degli apostoli pone notevoli problemi agli esegeti. Secondo quanto detto prima, fu in Giudea, nel luogo dove si manifest il Battista, secondo Giovanni, che andrebbe situata la prima chiamata: due discepoli infatti, sentendo Giovanni Battista indicare Ges come l'Agnello di Dio, gli si avvicinarono e gli chiesero dove abitasse; quindi passarono la giornata con lui. Andrea, il fratello di Simone, era uno dei due discepoli e per primo egli avvert suo fratello: Abbiamo trovato il Messia, e lo condusse da Ges, il quale, fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa, che a quanto specifica l'evangelista vuol dire Pietro. Matteo situa il nuovo nome dato a Simone in un diverso contesto, quello della 'confessione di Cesarea e questa differenza nella tradizione sottolinea l'importanza che i primi cristiani davano al nome di Pietro, che non veniva usato come nome nel loro ambiente. I Sinottici collocano le prime chiamate in riva al mare di Galilea, detto anche lago di Gennesaret. Ges conosceva gi Simone e per predicare gli chiese di salire sulla sua barca, invitando poi i pescatori a raggiungere il largo e gettare le reti. Sebbene non avessero pescato nulla nel corso di tutta la notte, Simone obbed con sollecitudine ed ottenne una pesca miracolosa, cos abbondante che fu necessario chiamare in aiuto un'altra barca. Sopraffatto, il futuro apostolo cadde ai piedi di Ges che gli annunci che da quel momento in poi sarebbe diventato pescatore d'uomini. La risposta dei primi discepoli fu di abnegazione assoluta: Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Pietro risulta dai racconti evangelici come un personaggio spontaneo nelle sue reazioni, impetuoso ma anche disposto a comprendere i propri errori e a imparare. Nel celebre episodio della camminata sull'acqua Pietro corse incontro al maestro chiedendogli di poter fare lo stesso e imparando a sue spese, sprofondando fra le onde, che per compiere siffatti prodigi necessaria una fede totale. Egli, fra i dodici, anche il pi ardito nei suoi discorsi, e spesso parla e agisce a nome loro. All'inizio del ministero di Ges, and a cercarlo quando il Maestro si era ritirato nella solitudine del deserto. In pi occasioni lo interrog a proposito delle parabole, implorando da lui una spiegazione o chiedendogli a chi fossero destinate se ai Dodici o alla folla. d'altronde da lui che gli esattori delle imposte si recarono per reclamare il tributo del Tempio. Pietro stava per comunicarlo a Ges che lo prevenne e gli dichiar che egli stesso era esentato dalla tassa, ma non voleva provocare scandali. Cos Ges invi Pietro a pescare un pesce nella cui bocca venne trovato uno statere, ossia quattro dracme, che rappresentavano l'ammontare delle due tasse dovute: quella di Ges e quella di Pietro. Quando una donna, nella folla, tocc l'orlo del mantello di Ges nella speranza di essere guarita, e il maestro domand: Chi mi ha toccato?, fu Pietro ad affrettarsi ad osservare che la folla lo stringeva da tutte le parti. Sempre Pietro domand a Ges sino a quali limiti ci si debba spingere nel perdonare: Fino a sette volte? e ricevendo come risposta dal maestro: "Settanta volte sette", cio sempre. Mentre si avvicinavano a Gerusalemme, Pietro interrog Ges sul fico che aveva maledetto e che l'indomani era stato effettivamente trovato seccato fin dalle radici. Ges si limit a rispondere: Abbiate fede in Dio. A Gerusalemme fu di nuovo Pietro ad informarsi sulla ricompensa che attendeva in cielo coloro che, come lui, avevano lasciato tutto per seguire Ges. In risposta promise: per questa vita, una famiglia spirituale e dopo la morte, la vita eterna. Davanti al tempio, dopo la predizione di Ges riguardo alla sua totale distruzione, Pietro convinse Andrea e i due figli di Zebedeo a tentare insieme di ottenere da Ges la data di questo avvenimento. Dopo il discorso a Cafarnao sul pane di vita, a seguito del quale parecchi discepoli abbandonarono il maestro, quando Ges chiese ai dodici se se ne sarebbero andati anch'essi, come quanti si erano scandalizzati, Pietro rispose a nome di tutti dicendo: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". I Vangeli sinottici raccontano che Ges si allontan su un monte con Pietro, Giacomo e Giovanni. L cambi aspetto mostrandosi ai tre discepoli con uno straordinario splendore della persona e una stupefacente bianchezza delle vesti, e apparvero al suo fianco Mos ed Elia. Pietro prese la parola dicendo: Signore, bello per noi restare qui; se vuoi, far qui tre tende, una per te, una per Mos e una per Elia. (Matteo 17,4) Ma Ges ignor il suggerimento e chiese di non riferire ad alcuno dell'episodio.

A Cesarea di Filippo, Ges interrog i suoi apostoli su quel che gli uomini dicevano di lui. Vennero elencate varie risposte. Alla fine, il Maestro chiese ai Dodici: Voi chi dite che io sia?. Allora fu Simon Pietro che, primo tra i Dodici, espresse in termini umani la realt soprannaturale del Cristo: Tu sei il figlio del Dio vivente!. Ges in primo luogo proclama: E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Il termine Chiesa, tanto frequente sotto la penna di Paolo, nei vangeli non appare che due volte e designa la nuova comunit che Ges stava per fondare e che egli presenta come una realt non solo stabile, ma indistruttibile. Essa edificata su Simone, che a causa di questo ruolo riceve qui il nome di Pietro. Ges indica quindi i poteri conferiti a Simon Pietro: A te dar le chiavi del Regno dei cieli e tutto ci che legherai sulla terra sar legato nei cieli, e tutto ci che scioglierai sulla terra sar sciolto nei cieli. Il senso di questa immagine, nota alla Bibbia e all'Oriente del tempo, suggerisce l'incarico affidato a un unico personaggio di sorvegliare ed amministrare la casa. Pietro da Ges nominato "Primo ministro" della sua Chiesa, della quale dovr governare non solamente la massa dei fedeli, ma gli stessi funzionari. Il potere di legare e di sciogliere implica il perdono dei peccati, ma non va limitato a questo significato: esso comprende tutta un'attivit di decisione e di legislazione, nella dottrina come nella condotta pratica, che coincide con l'amministrazione della Chiesa in generale.

Pietro nell' Ultima cena di Cesare da Sesto, allievo di Leonardo da Vinci Subito dopo l'episodio sopra citato, Ges comunic ai suoi apostoli la prima rivelazione della passione che avrebbe dovuto subire. Pietro, prendendolo in disparte, protest contro questa prospettiva che gli sembrava improbabile dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti

accadr mai". Ci gli attir un severo biasimo: colui che era appena stato consacrato capo della Chiesa si sent chiamare "Satana", l'avversario, il tentatore, colui che vorrebbe far cadere il Cristo: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perch non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". Insieme a Giovanni, Pietro chiamato ai preparativi del pranzo pasquale in cui Ges istitu l'Eucaristia. Giovanni e Luca situano in questa occasione l'annuncio del rinnegamento di Pietro che invece Matteo e Marco collocano un po' pi tardi, sulla via del Getsemani. Ges dichiar a Simone che Satana cercava in loro la sua preda, ma che egli avrebbe pregato per loro. Gli predisse che avrebbe rinnegato il suo Maestro, ancora prima che il gallo cantasse: la sincerit di Pietro era totale, ma la forza gli sarebbe venuta meno. Nondimeno Ges l'avrebbe riconfermato nel suo ruolo preminente per il sostegno della fede: "Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc22,32). nel corso di quest'ultimo pasto che Ges annunci il tradimento di uno dei Dodici, e Pietro fece cenno a Giovanni, che era seduto accanto a Ges: "Di', chi colui a cui si riferisce?"(Gv13,24). Il Vangelo di Giovanni, che non descrive l'istituzione dell'Eucarestia, riferisce un altro episodio verificatosi durante la cena. Ges s'interruppe per compiere delle funzioni normalmente lasciate a degli schiavi: lavare i piedi dei suoi ospiti. Stupefatto, Pietro protest con energia ma alla risposta di Cristo: "Se non ti laver, non avrai parte con me"(Gv13,8), l'ardente apostolo, eccessivo nel consenso come lo era appena stato nel rifiuto, reclam: "Signore, non solo i piedi ma le mani e il capo"(Gv13,9)

Il bacio di Giuda, a sinistra si nota Pietro che ferisce l'orecchio del servo Ritiratosi nell'orto del Getsemani, Ges chiese a Pietro, Giovanni e Giacomo di mettersi in disparte con lui per pregare. Essi per, sopraffatti dal sonno e dal vino della cena, caddero addormentati, ricevendo per ben tre volte il rimprovero del maestro che disse loro, e in

particolare allo stesso Pietro: "Cos non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito pronto ma la carne debole". Tutti i Vangeli riportano che, al momento dell'arresto di Ges, uno di quelli che stava con lui tagli con la spada un orecchio al servo del sommo sacerdote di nome Malco(Mt 26,51; Mc 14,47; Lc 22,50; Gv 18,10). Il Vangelo secondo Giovanni lo identifica in Simone Cefa; Ges rimprovera il discepolo, dicendo di riporre la spada perch deve bere il suo calice. Pietro, che aveva una spada, la prese e colp il servo del sommo sacerdote, recidendogli l'orecchio. Quel servo si chiamava Malco. 11 Ges allora disse a Pietro: Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?."

Duccio di Buoninsegna, Rinnegamento di Pietro, tavola dalla Predella della Maest, 1308-1311, Siena, Museo dell'opera del duomo. Durante il processo religioso di Ges, Pietro, seguito secondo Giovanni da un altro discepolo innominato riusc ad intrufolarsi all'interno del cortile della casa del sommo sacerdote. L'apostolo innominato, da molti riconosciuto nello stesso Giovanni, era conosciuto l dentro e riusc ad entrare insieme a Pietro. Quest'ultimo venne per riconosciuto da una serva (su questo concordano tutti e quattro i Vangeli, Giovanni sottolinea che la donna era la portinaia) che dichiar davanti a tutti che il nuovo arrivato era uno dei discepoli di Ges. Il pescatore di Cafarnao, sicuro di essere stato scoperto, giur davanti a tutti di non conoscerlo. Recatosi nell'atrio dove, come testimoniano Luca e Giovanni, era stato acceso un fuoco dalle guardie e dai servitori del sommo sacerdote, Pietro venne nuovamente riconosciuto, questa volta da un'altra serva, ma neg di nuovo la sua appartenenza al seguito del maestro. Passata circa un'ora dai due rinnegamenti, Pietro venne nuovamente riconosciuto dalla gente intorno al fuoco, il suo accento difatti aveva smascherato la sua appartenenza alla cerchia dei galilei dinanzi a tutti. Uno di essi, secondo il resoconto di Giovanni, era perfino presente al momento dell'arresto e l'aveva riconosciuto come colui che aveva ferito all'orecchio Malco. Senza via d'uscita, Pietro rinneg una terza volta il maestro. Dopo aver sentito nello stesso istante il canto del gallo (due volte in Marco), ricordandosi le predizioni di Ges (che secondo

Luca egli incontr subito dopo) riguardo al suo tradimento, l'apostolo fugg via piangendo amaramente, fatto che testimoniato allo stesso modo nei tre vangeli sinottici. Dopo il triplice rinnegamento, i Vangeli abbandonano la figura di Pietro e non ci riportano ci che egli fece durante la passione del Maestro. Lo ritroviamo soltanto la mattina di Pasqua: avvertito da Maria Maddalena che il corpo di Ges era scomparso, Pietro corse al sepolcro con il discepolo che Ges amava e l trov soltanto le bende di lino e il sudario che avvolgevano il cadavere. Il Vangelo di Luca e la lettera di San Paolo ai Corinzi sottolineano che per primo Pietro fu favorito da un'apparizione del Cristo risorto. In seguito anche lui condivise con i compagni le apparizioni nel Cenacolo e sul mare di Galilea. Secondo il vangelo di Giovanni, Pietro e altri sette apostoli, passato il tempo delle apparizioni del risorto, tornarono sul lago di Tiberiade alle loro mansioni di pescatore. Un mattino, dopo una notte passata insonne e senza aver preso nulla, videro un uomo a riva che consigli loro di gettare le reti dalla parte destra della barca. Seguendo i consigli dello sconosciuto essi presero una moltitudine di pesci, riconoscendo dunque in lui il maestro. Pietro si gett in mare verso Ges. Quando tutti furono tornati a terra questi li invit ad arrostire i loro pesci e a dividere con lui la colazione. Dopo aver finito, Ges si rivolse direttamente a Pietro e tre volte gli domand: "Simone di Giovanni mi vuoi bene?". La ripetizione sconcert l'apostolo, il quale insistette, la terza volta, con una toccante umilt: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". La triplice protesta, secondo l'esegesi cristiana, serviva a cancellare il triplice rinnegamento della tragica notte in casa di Caifa. Pietro si sent quindi predire in parole velate il martirio che lo attendeva in et avanzata. Dopodich Ges gli disse: "Seguimi" ma l'apostolo vedendo che il discepolo amato seguiva le loro orme, interrog Ges sul destino del discepolo prediletto ma la risposta fu alquanto enigmatica. Nel luogo di questa apparizione vi una cappella in basalto detta "il Primato di Pietro", che si erge su di uno scoglio a strapiombo sul lago, accessibile tramite una scala scolpita nella roccia, che scende sino a una caletta. Eteria, una pellegrina proveniente dalla Spagna, che riferisce del suo viaggio nei luoghi santi in una cronaca risalente alla fine del IV secolo, cita "la scala dove stava il Signore" . La cappella attuale, che risale al 1935, ha sostituito un antico santuario, spesso riedificato dopo il passaggio di Eteria, e che si chiam a lungo "la chiesa dei dodici apostoli", perch si supponeva che Cristo vi avesse battezzato i suoi discepoli.

Predica di Pietro dopo la Pentecoste di Benjamin West

Sin dai giorni immediatamente successivi all'ascensione di Ges, Pietro assunse il comando del piccolo gruppo degli apostoli. Ricordando il tradimento e la morte di Giuda, egli provvide alla sostituzione del traditore con un uomo che sarebbe divenuto, con gli undici, testimone della Risurrezione, eleggendo cos tramite sorteggio un tale chiamato Mattia. Il discorso di Pietro, immediatamente successivo alla discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, comincia con una lunga citazione dal profeta Gioele con cui spiegare alla folla stupefatta il miracolo per il quale i dodici parlavano in tutte le lingue della terra: Io effonder il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni e i vostri giovani avranno visioni... Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato. Pietro applic al Cristo l'ultima frase della profezia e collegando immediatamente la morte e Pasqua, la sua Ascensione e l'effusione dello Spirito alla quale hanno assistito, egli dichiar che Ges era salito al cielo, e che egli aveva effuso lo Spirito come gli astanti stessi potevano vedere. Pietro consigli dunque ad essi di pentirsi e farsi battezzare in nome di Cristo. Molti compresero che avendo partecipato alla crocifissione dovevano riparare, accettare la penitenza e il battesimo tanto che quel giorno vi furono tremila conversioni. A questa prima predicazione segu il primo miracolo dell'apostolo: nel nome di Ges, Pietro restitu la salute a uno storpio che chiedeva l'elemosina. Poich l'evento suscit un grande concorso di popolo, Pietro da questo segno trasse profitto per annunciare la buona novella dichiarando che era stata la fede in Ges ed essa sola, ad aver guarito lo zoppo. Anche qui Pietro invit al pentimento e alla conversione, sottolineando per gli Ebrei che lo ascoltavano che Ges era il compimento della promessa fatta ad Abramo e degli oracoli dei profeti. Questa nuova ondata cont circa cinquemila convertiti. Mentre Pietro parlava al popolo, con Giovanni al suo fianco, fu arrestato dai sacerdoti e dai sadducei: vennero entrambi gettati in prigione perch era gi tardi e sarebbero stati convocati davanti al Sinedrio solo l'indomani. Pietro allora, forte della sua fede, proclam ancora che aveva guarito il paralitico solo nel nome di Ges. I sinedriti ne furono sconcertati: ritenevano Pietro e Giovanni uomini semplici, ma vedendo con quale autorit Pietro sapesse parlare restarono attoniti e pi ancora li sorprese la presenza, inconfutabile, del miracolato. Essi decisero molto semplicemente di vietare a Pietro e Giovanni di prendere la parola e di insegnare in nome di Ges, al che i due apostoli risposero che non potevano tacere. Esaurito ogni argomento e sentendosi impotenti davanti all'entusiasmo che si scatenava intorno al taumaturgo, i sinedriti lasciarono andare gli apostoli. Gli Atti sottolineano come i segni e i miracoli intanto si moltiplicavano. Anania e Saffira, sua moglie, che avevano mentito ai cristiani, furono smascherati da Pietro e caddero morti ai suoi piedi. La folla si accalcava intorno agli apostoli come un tempo in Galilea intorno al maestro. I malati venivano portati lungo la via dove passava Pietro affinch anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. L'ira del sommo sacerdote e dei sadducei si manifest allora di nuovo: ci che non avevano saputo ottenere con la persuasione lo avrebbero imposto con la forza e cos Pietro e Giovanni vennero nuovamente arrestati. Ma, secondo le Scritture, un angelo li liber durante la notte. Quando i loro persecutori li vollero convocare per interrogarli, appresero che i loro

prigionieri erano nel Tempio, intenti a insegnare, li fecero ricondurre davanti a loro, ma, adiratisi davanti alla tranquilla ostinazione dei due apostoli, furono calmati solo dall'intervento di Gamaliele.

Un angelo aiuta Pietro ad evadere, dipinto di Sebastiano Ricci, 1710, Trescore Balneario, Chiesa di San Pietro. Venuti a sapere che la Samaria contava ormai molti cristiani, grazie alla predicazione del diacono Filippo, gli apostoli mandarono ai nuovi convertiti Pietro e Giovanni che erano autorizzati a imporre le mani, perch ricevessero lo Spirito Santo. Tra loro vi era Simon Mago, il cui nome sar legato al peccato di simonia o commercio dei sacramenti. Pietro gli fece comprendere che il denaro non avrebbe mai potuto acquistare il potere d'invocare lo Spirito Santo. Dopo la sosta in Samaria, Pietro fece ritorno alla pianura costiera. A Lidda guar un paralitico, Enea; a Giaffa risuscit una discepola di nome Tabita. I due prodigi guadagnarono alla fede molti abitanti delle due citt. A Giaffa, Pietro abitava presso un conciatore di pelli. Mentre si trovava l ebbe il privilegio di una visione: vide una grande tovaglia su cui si trovavano in gran quantit alimenti che la Legge di Mos dichiarava impuri. Pietro venne invitato a mangiarli e alle sue proteste una voce gli disse: Ci che Dio ha purificato tu non chiamarlo pi profano. Poco dopo Pietro fu chiamato presso un pagano, il centurione Cornelio, che a sua volta da una visione era stato spinto a convocarlo. E mentre Pietro gli parlava, lo Spirito Santo cal sul centurione e sui suoi compagni, come in una nuova Pentecoste. Era dunque arrivato il momento di far entrare nella comunit dei cristiani anche coloro che non erano circoncisi, e che erano considerati dall'ebraismo degli impuri.

Nel frattempo Erode Agrippa I aveva cominciato una persecuzione contro i cristiani e fatto giustiziare Giacomo, fratello di Giovanni. Essendosi cos attirato il favore dei Sinedriti, Erode decise di fare arrestare anche Pietro. Ma nuovamente un angelo gli apparve in carcere e svegli il prigioniero, che obbed come in sogno ai suoi ordini risvegliandosi soltanto quando fu fuori dalla prigione. Si rec allora alla casa di Maria, madre di Marco, dov'era radunato un certo numero di fedeli in preghiera e costoro stentarono a credere ai loro occhi. Lo stupore e la confusione furono ancora pi grandi nel campo di Erode, il quale fece imprigionare i carcerieri, in conformit con l'usanza del tempo per cui le guardie che lasciavano evadere un prigioniero incorrevano nella sua stessa pena.

Pietro liberato da un angelo dal carcere, tavola di Konrad Witz (XV secolo) Dopo questa liberazione miracolosa, gli Atti degli Apostoli si limitano ad annotare che Pietro usc e si incammin verso un altro luogo. Stranamente, il Nuovo Testamento tace sugli ultimi anni della vita dell'apostolo. Per taluni, questo altro luogo sarebbe Roma, dove Pietro avrebbe cercato rifugio durante la persecuzione di Agrippa, nel 44[56]; per altri, Antiochia, dove egli avrebbe soggiornato brevemente e dove si scontr a quel tempo con Paolo, nel corso dell'incidente che questi riferisce nell'epistola ai Galati. Fino a quel momento Pietro frequentava i pagani e mangiava con loro ma all'arrivo di alcuni giudei, provenienti da Gerusalemme, per timore si allontan da loro e si attenne alle prescrizioni mosaiche. Paolo gliene mosse vivo rimprovero poich questo atteggiamento era contrario al pensiero cristiano. Nonostante tutto va notato l'omaggio che Paolo rende a Pietro come capo del gruppo apostolico.

Pietro e Paolo di El Greco Gli Atti degli apostoli li collocano insieme a Gerusalemme al tempo del primo concilio della giovane Chiesa nel 49 circa. La questione del centurione Cornelio non aveva placato gli animi e la posta in gioco era fondamentale: una tradizione pi che millenaria insegnava che chi si convertiva alla religione di Jahve doveva subire la circoncisione e seguire in tutto le prescrizioni della Legge. Ad Antiochia, Paolo e Barnaba, permeati del messaggio di Ges, professavano invece che era sufficiente credere e ricevere il battesimo per essere salvi. Decise di recarsi a Gerusalemme per trattare la questione con gli apostoli e gli anziani. Prendendo la parola, Pietro alluse subito alla conversione del centurione Cornelio e sostenuto da Giacomo ebbe la meglio: il punto di vista di Paolo venne cos approvato e la decisione orient l'intero avvenire della Chiesa poich ormai giudei e gentili avrebbero avuto gli stessi, identici diritti. Il concilio di Gerusalemme l'ultima apparizione di Pietro nel libro degli Atti. Egli era il portavoce dei discepoli e la comunit primitiva appare fondata su di lui; ma il prestigio di Giacomo a Gerusalemme and aumentando e, al tempo dell'ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme, Giacomo il solo citato. probabile che l'apostolo Pietro si fosse recato a questo punto ad Antiochia e vi abbia soggiornato circa sette anni; infatti considerato il fondatore della Chiesa di Antiochia e il suo primo vescovo.

"Pietro predica nelle catacombe" di Jan Styka

Una tradizione molto antica, confermata anche da Girolamo, e da tutta la letteratura patristica cristiana, considera l'apostolo il primo capo della comunit cristiana di Antiochia (non vescovo in quanto tale carica era inesistente all'epoca), tanto che gi nei primi secoli la Chiesa romana celebra il 22 febbraio la festa della Cattedra di San Pietro, la cui denominazione completa era appunto: Natalis cathedrae sancti Petri apostoli qua sedit apud Antiochiam.. La cosa coerente anche perch nella prima met del I secolo la Provincia Siriana era il centro della nascente religione cristiana, come dimostrato dalla contemporanea presenza di Saulo a Damasco e di Giacomo a Gerusalemme. La prima epistola di Pietro indirizzata a cinque Chiese dell'Asia Minore, il che conferma la sua opera evangelizzatrice della regione medio orientale. I movimenti di Pietro al di fuori della Provincia siriana sono privi di testimonianze contemporanee certe e le successive fonti cattoliche subiscono l'influenza della volont di certificare la venuta a Roma di Pietro e il suo martirio. Secondo le Omelie di San Clemente, Pietro torn da Tripoli ad Antiochia nell'anno 52. Probabilmente si rec a Corinto, poich Paolo vi segnal dei partigiani di Pietro oltre a quelli di Paolo e Apollo.

Crocifissione di san Pietro, affresco di Filippino Lippi, 1481-1482 circa, Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci. Secondo la tradizione cristiana, Pietro fin i suoi giorni a Roma[59], crocifisso a testa in gi sotto Nerone, bench l'autenticit di tale evento sia ancora oggi fonte di grande dibattito fra gli studiosi della Bibbia. Unico documento che ci riferisce gli avvenimenti succedutisi dall'arrivo di Pietro nella citt eterna fino al suo martirio sono dei testi apocrifi, denominati "Atti di Pietro", di contenuto abbastanza favolistico e senza dubbio poco fedeli alla realt, simbolo comunque di una devozione molto antica che vedeva in Pietro il padre evangelizzatore della citt eterna.

Secondo Lattanzio Pietro and a Roma quando gi Nerone era salito al trono[60], dunque dal 54 in poi. Quel che stupisce inoltre la mancanza di riferimenti a Pietro negli Atti degli apostoli (che narrano anche la permanenza di Paolo a Roma) e nelle lettere ai Colossesi e a Filemone, nei quali Paolo ringrazia i compagni che lo sostengono a Roma. Antiche tradizioni lo fanno ospite a casa del senatore Pudente (sulla quale oggi sorge la chiesa di Santa Pudenziana, dove conservata la tavola dove l'apostolo avrebbe celebrato l'eucaristia) e della casa, sull'Aventino, di Aquila e Priscilla (la chiesa di Santa Prisca stata edificata sui resti della loro casa). Anche l'attuale basilica di San Sebastiano fu venerata da tempi antichissimi come Domus Petri, e un'iscrizione del papa Damaso all'interno della chiesa attesterebbe che l abitarono Pietro e Paolo. Ugualmente la basilica di Santa Maria in Via Lata sorgerebbe proprio dove vi era una casa in cui abitarono Pietro, Paolo e Luca, che qui scrisse gli Atti degli apostoli. Si ricorda poi la localit ad nymphas sancti Petri, sulla via Nomentana, presso il cimitero dell'Ostriano, dove secondo la tradizione l'apostolo battezzava i fedeli. A Roma ebbe fine, secondo antiche tradizioni, lo scontro fra Pietro e il mago Simone di cui parlano anche Eusebio di Cesarea e Giustino. Secondo la loro testimonianza questi era giunto a Roma al tempo di Claudio e Pietro l'aveva seguito proprio per confutare le sue teorie[61]. Eusebio sottolinea inoltre che Simone era noto per la sua vita immorale, famoso per i prodigi della sua magia, che gli conquistarono la fama del popolo che edific in suo onore perfino una statua su cui era inciso "Semoni Deo Sancto"[62]. Ancora oggi nella chiesa di Santa Francesca Romana si conserva una pietra con i solchi di due ginocchia, secondo la tradizione, quella su cui Pietro si inginocchi pregando il Maestro di fermare gli incantesimi dell'avversario. Secondo antiche tradizione, Pietro venne arrestato a seguito della persecuzione neroniana e rinchiuso, insieme a Paolo, all'interno del Carcere Mamertino (dove poi sorse la chiesa di "San Pietro in Carcere") dove i due carcerieri, destinati a diventare i santi Processo e Martiniano, vedendo i miracoli operati dai due apostoli, chiesero il battesimo. Allora Pietro, facendo un segno di croce verso la Rupe Tarpea, riusc a farne scaturire dell'acqua e con essa battezz i due carcerieri che subito dopo aprirono loro le porte per invitarli alla fuga, venendo per scoperti e giustiziati. Questa sembra per essere una leggenda infondata perch il carcere Mamertino era destinanto a prigionieri che si dovevano custodire con attenzione (basti pensare a Giugurta e Vercingetorige) e non di certo a un uomo come l'apostolo, uno dei tanti immigrati nella capitale dell'Impero, almeno che Nerone non lo ritenesse talmente pericoloso da scatenare una rivolta fra i cristiani. Bench non esistano prove certe della permanenza dei due nel carcere, la tradizione comunque molto antica e la trasformazione del carcere in chiesa si fa risalire al IV secolo per volere di papa Silvestro I. Fuggito dal carcere, Pietro si diresse verso la via Appia, ferito per la stretta delle catene. Nei pressi delle terme di Caracalla avrebbe perso la fascia che gli stringeva una gamba, oggi custodita nella Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, detta appunto "in fasciola". Una leggenda narra che lungo la via Appia egli incontr il Maestro che lo invit a tornare a Roma per morirvi martire. Catturato nuovamente dai soldati dell'imperatore venne crocifisso, secondo un'antica tradizione, trasmessaci da Girolamo, Tertulliano, Eusebio e Origene, a testa in gi per sua stessa richiesta fra il 64, anno della persecuzione anti-cristiana di Nerone, e il 67. Un punto abbastanza controverso fu poi la questione se Pietro e Paolo fossero stati martirizzati nello stesso giorno e nello stesso anno. Il Martirologio Romano, i Sinassari delle Chiese orientali, nonch il Decretum Gelasianum del V secolo affermano: Non in un giorno diverso, come vanno blaterando gli eretici, ma nello stesso tempo e nello stesso giorno Paolo

fu con Pietro coronato di morte gloriosa nella citt di Roma sotto l'imperatore Nerone, fissandone quindi la data al 29 giugno 67. L'archeologa Margherita Guarducci, famosa per aver studiato a fondo la Tomba di Pietro e aver trovato i resti di colui si pensa sia san Pietro, dopo una serie di delucidazioni, giunse alla conclusione che la sua morte avvenne il 13 ottobre 64. La tradizione sulla presenza e martirio di Pietro a Roma tanto radicata che pochi storici moderni l'hanno messa in dubbio; a questo si aggiunge il fatto che nessuna altra Chiesa ha rivendicato la morte di Pietro. Tuttavia, si osservato che la tradizione appare in forma scritta solo alla fine del II secolo e l'idea di Pietro come primo vescovo di Roma compare nella letteratura solo all'inizio del III secolo; inoltre n Clemente (96 d.C.) n Ignazio di Antiochia (circa 100 d.C.) confermano esplicitamente il martirio di Pietro a Roma, anche se la cosa potrebbe spiegarsi con il fatto che la cosa era nota a tutti. A sostegno della presenza di Pietro a Roma si pronunciano anche importanti storici di area protestante; tra questi il teologo e storico protestante Adolf von Harnack che si espresse con queste parole: "Il martirio di S. Pietro a Roma stato negato dai tendenziosi pregiudizi protestanti ed in seguito dai preconcetti dei critici partigiani... Non vi studioso che attualmente esiti a riconoscere che questo fu un errore". Anche il teologo luterano e storico Oscar Cullmann, pur negando il concetto di successione apostolica, non nega che Pietro sia stato a Roma e l sia stato martirizzato.

Foto della presunta tomba di Pietro nelle grotte vaticane Durante degli scavi effettuati nelle grotte vaticane a partire dal 1939, venne individuata, in corrispondenza dell'altare della Basilica di San Pietro, una sepoltura generalmente indicata come tomba di Pietro. Tuttavia solo nel 1953 furono ritrovati dei resti umani per i quali si formul l'attribuzione all'apostolo, dopo le concordanze con numerosi esami scientifici. Sulla tomba di Pietro la tradizione cristiana ha espresso precedentemente altre versioni contrastanti a causa delle due traslazioni che tale sepoltura ha subto nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria. Secondo la testimonianza del presbitero Gaio, riportata da Eusebio di Cesarea "se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa" mentre secondo altre testimonianze la tomba di Pietro era "ad

Catacumbas" (cio presso l'attuale S. Sebastiano), comunque tutte le tradizioni non hanno mai indicato altra citt oltre Roma. In un passo del Vangelo secondo Giovanni (100 d.C. circa) Ges si rivolge a Pietro dicendogli In verit, in verit ti dico che quand'eri pi giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cinger e ti condurr dove non vorresti (Giovanni 21,18) e successivamente compare l'inciso: Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio (Giovanni 21,19) Si pu supporre quindi che l'evangelista, ed anche i lettori a cui egli si rivolgeva, conoscessero alcuni dettagli della morte di Pietro.

Le catene conservate a San Pietro in Vincoli La Prima lettera di Pietro si conclude con: La chiesa che in Babilonia, eletta come voi, vi saluta. Anche Marco, mio figlio, vi saluta. (1 Pietro 13) Pietro dichiara di trovarsi presso la chiesa di Babilonia. Su questo punto esistono due posizioni molto chiare: da un lato tutta la letteratura e tradizione cristiana che sostiene che per Babilonia si deve intendere Roma, e la posizione degli storici non cristiani che intendono Babilonia o Babilonide in senso letterale. Roma chiamata Babilonia anche in altri antichi scritti cristiani, quali l'apocalisse di Giovanni e gli Oracoli della Sibilla cristiani. Va ricordato

che Pietro fu non il vescovo, carica inesistente all'epoca, ma il capo spirituale della comunit cristiana di Antiochia, che non solo era la terza citt dell'Impero Romano, ma era anche situata nella Grande Siria che fu la sede della nascita e dello sviluppo delle prime comunit cristiane. Anche Saulo, come noto, si convert e inizi la predicazione a Damasco. Il riferimento porterebbe quindi semplicemente alla Nuova Babilonia (Seleucia) lungo le rive del Tigri, oppure alla Babilonide, cio alla zona tra Tigri ed Eufrate, zone della predicazione di Pietro. Le due posizioni sono chiaramente inconciliabili: tutta la letteratura cristiana (che per temporalmente successiva ai fatti in oggetto) punta a dimostrare il primato di Pietro, nei suoi ultimi anni di vita, a Roma. Eusebio di Cesarea accenna ad esempio alla testimonianza del vescovo Papia di Ierapoli e Clemente di Alessandria secondo i quali Marco scrisse il suo Vangelo a Roma su richiesta dei cristiani di quella citt, che desideravano una testimonianza scritta degli insegnamenti di Pietro e dei suoi discepoli; questa notizia confermata da Ireneo di Lione. Sulla base di queste testimonianze Eusebio dichiar che Pietro si rivolgeva a Roma con il nome figurato di Babilonia nella sua prima lettera. Uno dei motivi per cui Pietro non avrebbe scritto in tutte le sue lettere il nome di Roma, che dopo la sua liberazione miracolosa narrata negli Atti degli Apostoli e la fuga da Gerusalemme, egli era per le autorit un latitante ricercato. Anche a questo proposito va rilevato che attorno all'anno 60 ben improbabile che le autorit romane ritenessero veramente pericoloso un capo spirituale come Pietro. Nella prima lettera di Clemente (95-97 circa), attribuita a Clemente di Roma si trova scritto: Per invidia e per gelosia i pi validi e i pi importanti pilastri [della Chiesa] hanno sofferto la persecuzione e sono stati sfidati fino alla morte. Volgiamo il nostro sguardo ai santi Apostoli... San Pietro, che a causa di un'ingiusta invidia, soffr non una o due, ma numerose sofferenze, e, dopo aver testimoniato con il martirio, assurse alla gloria che aveva meritato (Clemente di Roma, lettera ai Corinzi, v) Sono poi menzionati Paolo ed altri, dichiarando che essi patirono il martirio presso di noi, ovvero tra i Romani, espressione che chiarita dal capitolo IV. In questa lettera ci si riferisce a quella che fu poi interpretata come la prima persecuzione dei cristiani dopo il grande incendio di Roma, sotto l'imperatore Nerone, collocando quindi la morte di Pietro in quell'epoca. Nella sua lettera scritta all'inizio del II secolo, prima del 107, il vescovo Ignazio di Antiochia cerca di dissuadere i cristiani di Roma dall'intercessione in suo favore, con la quale avrebbero potuto evitarne la condanna a morte, dichiarando: Non vi comando, come Pietro e Paolo: loro furono apostoli, mentre io non sono altro che un rifiuto (Ignazio di Antiochia, Ai Romani 4) Questo passo pu essere interpretato come la dichiarazione che Pietro e Paolo proclamarono la dottrina cristiana a Roma di persona. Il vescovo Dioniso di Corinto nella sua lettera alla Chiesa romana durante il pontificato di papa Sotero (165-174) scrive che:

Dovete quindi, con la vostra pi vivida esortazione, riunire insieme i prodotti della semina di Pietro e di Paolo a Roma ed a Corinto. Poich entrambi hanno seminato la parola del Vangelo anche a Corinto, e insieme l ci hanno istruiti, nello stesso modo in cui insieme ci hanno istruiti in Italia ed insieme hanno patito il martirio Ireneo di Lione, che trascorse del tempo a Roma poco dopo la met del II secolo prima di recarsi a Lione, descrive la chiesa di Roma come la pi grande ed antica chiesa, conosciuta da tutti, fondata ed organizzata a Roma dai due pi gloriosi apostoli, Pietro e Paolo (Ireneo di Lione, Contro gli eretici, III, iii; cf. III, i) Cita quindi la nota attivit apostolica di Pietro e Paolo a Roma per usarla come prova della tradizione. Clemente di Alessandria dichiara che: Dopo che Pietro ebbe annunciato la Parola di Dio a Roma e predicato il Vangelo nello spirito di Dio, la moltitudine degli uditori richiese a Marco, che aveva a lungo accompagnato Pietro nei suoi viaggi, di scrivere quello che gli apostoli avevano loro insegnato. (Clemente di Alessandria, Hypotyposes) Tertulliano fa spesso riferimento alla predicazione di Pietro e Paolo a Roma: Se sei in Italia, hai Roma, da cui si diffonde un'autorit che va molto oltre [i confini della stessa Italia]. Quanto fortunata questa Chiesa per cui gli Apostoli hanno versato la loro dottrina con il loro sangue, dove Pietro ha emulato la passione del Signore, dove Paolo stato coronato con la stessa morte di Giovanni (Battista). (Tertulliano, De Praescriptione, xxxv) Riferendosi al passo del Vangelo descritto precedentemente (Giovanni 21,15-19): La germogliante fede cristiana fu insanguinata per primo da Nerone a Roma. L Pietro fu legato da un altro come Ges gli aveva profetizzato, quando fu legato alla croce (Tertulliano, Scorpiace, xv) Per illustrare il fatto che non importante con quale acqua si amministri il battesimo, scrive che non c' [...] nessuna differenza tra quella con cui Giovanni battezzava nel Giordano e quella con cui Pietro battezzava nel Tevere (Tertulliano, Sul battesimo, capitolo 5) e contro Marcione si riferisce alla testimonianza dei cristiani romani: [...] a cui Pietro e Paolo hanno trasmesso in eredit il Vangelo racchiuso nel loro sangue

(Tertulliano, Contro Marcione, IV, v) San Girolamo nel De viris illustribus, basandosi su fonti pi antiche, soprattutto Eusebio di Cesarea, scrive: Simon Pietro, figlio di Giovanni, dal villaggio di Betsaida nella provincia di Galilea, fratello di Andrea apostolo, ed egli stesso capo degli apostoli, dopo essere stato vescovo della Chiesa di Antiochia ed aver predicato alla Diaspora - i credenti nella circoncisione, nel Ponto, Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia - si spost a Roma nel secondo anno di Claudio per spodestare Simon Mago, e vi mantenne il seggio sacerdotale per venticinque anni fino all'ultimo, ovvero il quattordicesimo, anno di Nerone. A causa sua ricevette la corona del martirio venendo inchiodato alla croce con la testa verso terra e i piedi innalzati al di sopra, sostenendo che era indegno di essere crocifisso nella stessa maniera del suo Signore. Scrisse due lettere che sono dette "cattoliche", la seconda delle quali, essendo diversa nello stile rispetto alla prima, considerata da molti non di sua mano. Anche il Vangelo secondo Marco, che era suo discepolo ed interprete, ritenuto suo. D'altra parte i libri ascritti a lui, di cui il primo intitolato Atti, un secondo Vangelo, un terzo Discorso, un quarto Apocalisse, un quinto Giudizio, sono respinti come apocrifi. Seppellito a Roma in Vaticano presso la via del trionfo, venerato da tutto il mondo. (Sofronio Eusebio Girolamo, De viris illustribus) La disputa con Simon Mago secondo ClementeSecondo le Omelie di san Clemente Pietro ebbe pi d'una volta discussioni pubbliche col mago Simone di Samaria, che insegnava dottrine spiritualiste mescolate con la mitologia greca e compiva stupefacenti prodigi con i quali conquistava l'attenzione della folla. A Cesarea, in uno di questi scontri, il mago, ostacolato dalle predicazioni dell'apostolo, prefer fuggire a Tiro. Pietro lo segu, cos da confermare nella fede i cristiani ingannati dal falso profeta, e raggiunse Tiro, Sidone e l'odierna Beirut, dove guar parecchi malati e stabil vescovi a capo delle comunit. La tappa successiva fu Tripoli, dove l'apostolo fu ospite in casa di San Marone, secondo la tradizione fondatore dell'eresia maronita, che divenne vescovo della citt. Dopo tre mesi passati l, l'apostolo si trasfer ad Antiochia, all'incirca nell'anno 52. Secondo gli Atti di Pietro, l'apostolo fu costretto a partire da Gerusalemme per dirigersi a Roma a causa di Simon Mago, che aveva causato una terribile defezione nella comunit cristiana dell'Urbe; questi infatti dichiarava di essere figlio di Dio grazie ai suoi poteri magici, attirando le attenzioni sia del popolo che dello stesso Nerone. Recatosi dunque nel porto di Cesarea Marittima, Pietro sal sopra una nave e cominci il suo viaggio. Durante il tragitto convert uno dei marinai, Teone, al cristianesimo, battenzandolo durante una breve sosta, prima di sbarcare a Pozzuoli. Giunto nella cittadina campana, Pietro venne accolto da un locandiere, convertito precedentemente da Paolo, che gli rivel gli eventi accaduti a causa del mago Simone. Dopo aver concluso i suoi discorsi, l'oste consigli all'apostolo di affrettarsi a raggiungere l'Urbe poich la situazione si complicava. A Roma Pietro venne ospitato da uno dei fedelissimi di Paolo, il presbitero Narcisso, che, entusiasmato da tale arrivo, radun attorno alla sua casa

tutti i cristiani reduci dalla diserzione i quali, affascinati dal discorso dell'apostolo, ritrovarono coraggio. Narcisso e gli altri cristiani, gli rivelarono come il senatore Marcello fosse divenuto uno dei fedeli accoliti di Simon Mago, che dimorava presso di lui. Recatosi nel palazzo del senatore, Pietro ordin al custode di condurlo dal mago ma siccome questi si rifiutava di farlo, l'apostolo decise di usare uno stratagemma: avvicinatosi a un cane, gli ordin di recarsi dal mago e di rivelargli che lui era fuori ad aspettarlo. L'animale, entrato nella casa, cominci a parlare come un essere umano. Marcello, convertitosi in seguito al miracolo, corse verso l'apostolo e chiese perdono per i suoi peccati, rinnegando il suo passato di adepto del mago, per il quale aveva persino fatto erigere una statua. Tornato intanto dall'interno della casa senza Simone, il cane, seguito da una grande folla, prima di morire rivel come presto, precisamente il sabato seguente, l'apostolo avrebbe dovuto scontrarsi con il mago nemico. Un gran numero di persone, fra le quali spiccavano senatori e nobili romani, si radun nel foro per vedere la sfida fra Simon Mago e Pietro. Deciso a provare quale dei due fosse realmente potente, il prefetto incaricato di giudicare il caso ordin al mago di uccidere uno dei suoi servi e all'apostolo di resuscitarlo. Entrambi riuscirono nell'impresa ma, come ovvio pensare, fu Pietro a ricevere maggiore acclamazione dalla folla. Il mago per decise di compiere lo stesso prodigio e, sfruttando il fatto che una nobile matrona aveva chiesto all'apostolo di resuscitare anche suo figlio, Simone fece in modo che questi, bench morto, potesse rialzarsi e camminare. Pietro mostr a tutti che il giovane non era vivo ma bens animato da qualche maleficio e dunque, dopo aver convinto il popolo a non uccidere lo stregone, rispose alle preghiere della matrona e ridiede vita al giovane. Simone, che aveva perso in tal modo la sfida, decise di fuggire via, mentre Pietro, riuscito a convertire molti romani, si ritir con essi in casa di Marcello. Tornato alla ribalta qualche giorno dopo, lo stregone cominci a compiere i propri incantesimi sulla gente, guarendo i malati solo per breve tempo e rianimando corpi di morti. Deciso a prendersi la sua rivincita, egli lanci un'ultima sfida contro l'apostolo: siccome gli esseri umani non erano pi degni di lui, egli sarebbe volato fino al cielo. Il maleficio avvenne come il mago sperava ma, non appena Pietro chiese al suo Dio di distruggere quel portatore di mali, Simone precipit e cadde per terra morendo (o secondo alcuni testi, fratturandosi la gamba in tre punti e morendo in esilio con le gambe amputate). Gli Atti di Pietro continuano raccontando come, a seguito dello scontro con Simon Mago, l'apostolo fosse riuscito a conquistarsi molti proseliti che decisero di convertirsi al cristianesimo e farsi battezzare. Fra i catecumeni vi erano parecchie donne, fra le quali spiccavano Santippe, moglie del nobile Albino, e le quattro concubine del prefetto Agrippa. Esse avevano preferito abbandonare i loro amanti e seguire l'insegnamento cristiano attraverso l'astinenza sessuale. Agrippa e gli altri mariti, decisi a ricondurre nei propri talami le mogli, ordirono una congiura contro Pietro che, avvertito da Santippe, prefer fuggire piuttosto che essere ucciso. Durante la fuga, mentre si trovava sulla via Appia, gli venne incontro Ges, portando con s la sua croce. Quando l'apostolo chiese al maestro: "Domine, quo vadis?" (Signore, dove vai?), questi rispose: "Vado a Roma per farmi crocifiggere un'altra volta". Sicuro che ormai la sua ora era segnata, Pietro prefer tornare a Roma per esservi crocifisso al posto del maestro.

Domine, quo vadis?, di Annibale Carracci (1601-1602), Londra, National Gallery Ancora oggi lungo la Via Appia, nei pressi delle catacombe di San Callisto, si trova oggi la piccola chiesa del "Domine quo vadis", che ricorda l'evento, visitata nel 1983 da Giovanni Paolo II, il quale defin il luogo di "speciale importanza nella storia di Roma e nella storia della Chiesa". Bench non vi sia nulla di improbabile nel pensare che l'apostolo avesse deciso di fuggire via da Roma prima del martirio, senza dubbio frutto di tradizione leggendaria il racconto di Santippe e della congiura dei mariti poich ben noto agli studiosi che, se Pietro mor realmente a Roma, fu vittima delle persecuzioni anti-cristiane volute da Nerone e non di certo di un complotto voluto da amanti smaniosi. Secondo l'apocrifo "la Dormizione della Santa Madre di Dio" attribuita all'apostolo Giovanni, Pietro, insieme agli altri apostoli, venne condotto per volere divino dal luogo dove egli si trovava fino a Gerusalemme per dare l'ultimo saluto a Maria, madre di Ges, che voleva incontrare per l'ultima volta gli apostoli del figlio. Secondo la leggenda Pietro venne sollevato da una nuvola mentre predicava a Roma e condotto in poco tempo a Gerusalemme, ritrovandosi subito al capezzale della Vergine, la cui salma egli baci, insieme a Giovanni e Paolo, e prepar per la sepoltura. Alcuni autori che considerano Ges unicamente il capo di un movimento giudaico sovversivo fallito per la repressione romana, e poi trasfigurato nella fantasia dei suoi discepoli delusi,

descrivono anche la figura di Pietro con categorie alternative a quelle proposte dalla Chiesa. Tali interpretazioni, che ad alcuni appaiono isolate, si collocano all'interno di una corrente minoritaria , ma risalente a studiosi come Voltaire, Albert Schweitzer, Bruno Bauer e altri. Secondo queste teorie Pietro sarebbe stato uno zelota, un assassino dal carattere aggressivo e autoritario, con tendenze alla coercizione ed anche un galeotto evaso dal carcere. Pietro infatti, generalmente indicato nelle diverse traduzioni della Bibbia come "Figlio di Giona/Giovanni" Gv 1,42;21,15-17 e Mt 16,17, secondo una corrente critica potrebbe invece essere stato soprannominato Bariona che in aramaico, la lingua parlata in Palestina al tempo di Ges significa "partigiano alla macchia, latitante, ricercato"[senza fonte]. Nella lista degli apostoli di Ges, figurano due Simone: oltre a Simone Cefa, cio Pietro, un altro Simone era soprannominato lo Zelota. Tralasciando le ipotesi secondo le quali si tratterebbe della stessa persona, alcuni studiosi sospettano che la presenza di un apostolo in qualche modo coinvolto nel movimento dei rivoltosi antiromani, potesse non essere isolata e citano ad esempio i soprannomi di Giuda detto Iscariota, cio Sicario[89], e dello stesso Simon Pietro detto il Bariona. Se si immagina una partecipazione di Pietro al movimento degli zeloti, allora potrebbe essere interpretata sotto una luce diversa la sua figura controversa rispetto a certe testimonianze del Nuovo testamento (il taglio dell'orecchio a Malco), ai contrasti con il cristianesimo dei "gentili" di Paolo, alla questione del primato del Vescovo di Roma. Negli Atti degli Apostoli Simone narra di come Giuda sia morto squarciandosi il ventre in seguito ad una caduta (1:15-19). Ci secondo l'interpretazione tradizionale non ha alcuna relazione con il temperamento di Pietro, che riporta l'avvenimento, mentre secondo Luigi Cascioli la morte violenta di Giuda ("gli si squarci il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero") sarebbe una vendetta degli apostoli ed in particolare di Pietro. Ancora negli Atti degli apostoli si dichiara che Simone Cefa, imprigionato per fare cosa gradita ai Giudei, evade dal carcere e diventa un latitante. In quel periodo, il re Erode cominci a maltrattare alcuni della chiesa; e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ci era gradito ai Giudei, continu e fece arrestare anche Pietro... (Atti 12:1-17) Il passo per alcuni non ha nessuna valenza in quanto si sottolinea che la fuga dal carcere avviene, secondo la narrazione evangelica, miracolosamente, senza alcun atto violento da parte di Pietro. Secondo altri, a parte la veridicit del racconto evangelico che parla di una fuga miracolosa, la questione rilevante concerne il motivo per il quale Erode "maltrattava alcuni della chiesa" e perch questo "fosse gradito ai Giudei". La spiegazione che viene data riguarda la caratteristica "sovversiva", rivoluzionaria dei seguaci di Ges che, contrastando (in funzione politico fondamentalista) il dominio romano, non incontravano il favore della popolazione stanca delle continue rivolte e del sangue versato. Nella Lettera ai Galati Paolo rimprovera Pietro di costringere i pagani a vivere come i Giudei (2:11-14), L'interpretazione comune che il comportamento di Pietro non sia determinato da

una sua idea personale o da volont di potenza, ma dal fatto che tutta la Chiesa di Gerusalemme seguiva questa prassi, poich i Giudeo-cristiani non ritenevano lecito abbandonare la legge mosaica e il culto del Tempio, che Ges stesso aveva rispettato. Il conflitto sorto fra seguaci di Paolo, di stirpe "gentile", e i giudeo cristiani di origine ebraica (i "circoncisi") sar il dibattito di maggior peso nella chiesa del I secolo. Il rimprovero di Paolo di Tarso non tanto sulla sua presunta aggressivit caratteriale, ma piuttosto di essere troppo "timoroso" nei confronti della tradizione giudeo cristiana. Si tratta di un conflitto teologico, non un problema di personalit. C' consenso fra gli studiosi, ed confermato da diversi passi del Nuovo Testamento, che il passo di Paolo rifletta due idee diverse della cristianit: quella sostenuta da Paolo favorevole ad una apertura verso i gentili (i non ebrei) con il conseguente abbandono di alcune caratteristiche delle tradizioni tipiche delle comunit esseno-giudaiche, e quella sostenuta in primis da Simone detto Pietro (Cefa), Giacomo (i maggiori esponenti) dalla Chiesa di Gerusalemme fedele alle tradizioni giudaico-cristiane, contrasti che richiederanno un concilio apposito: il Concilio di Gerusalemme. Secondo la scuola critica, Pietro sarebbe stato uno dei fratelli di Ges e per questo motivo avrebbe rivestito un ruolo rilevante nella comunit cristiana di allora. ...Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono considerati i pi autorevoli... (Galati 2,9)

Consegna delle chiavi, affresco del Perugino, Cappella Sistina, Citt del Vaticano Il Nuovo Testamento comprende due lettere tradizionalmente attribuite a Pietro: la prima lettera di Pietro e la seconda lettera di Pietro. Basandosi sulla buona qualit del greco, e considerando che Pietro doveva essere un pescatore di Galilea, quindi un illetterato, molti studiosi dubitano che l'apostolo Pietro abbia scritto queste lettere, e si ipotizza che siano state

scritte dal suo segretario (amanuense) o da un seguace dopo la sua morte. In particolare i dubbi si concentrano sulla seconda, che nei primi secoli era fra i testi "discussi". C' chi ipotizza anche che essa sia una rifacitura della lettera di Giuda, anch'essa canonica. Con il nome di Pietro esistono anche diversi testi apocrifi, fin dall'antichit considerati pseudoepigrafi; tra questi ci sono: il Vangelo di Pietro gli Atti di Pietro una Lettera di Pietro a Filippo, di cui stata rinvenuta una copia a Nag Hammadi la Lettera di Pietro a Giacomo il Minore, che appare all'inizio di almeno una versione degli scritti clementini. l'Apocalisse di Pietro, che stata considerata autografa fino al IV secolo, poi esclusa dal canone della Bibbia. I testi del Nuovo Testamento mostrano che Pietro aveva un ruolo privilegiato all'interno della cerchia degli apostoli. Su questo dato sono concordi tutte le confessioni cristiane. Diversa invece l'interpretazione ecclesiale e teologica di tale dato: per la Chiesa cattolica tale primato si estende ai Papi, cio i vescovi di Roma suoi successori; per le Chiese ortodosse il primato relativo a ogni singolo vescovo all'interno della sua diocesi. Il vescovo di Roma non ha nulla di diverso dagli altri vescovi; per le Chiese protestanti il primato era valido per la sola persona di Pietro ed decaduto con la morte dell'apostolo. Secondo la tradizione protestante, Pietro fu s uno fra gli apostoli pi importanti nella direzione della prima comunit cristiana ma a lui non spettava alcun primato, difatti non riguardo all'apostolo, Ges disse "su questa pietra edificher la mia Chiesa" ma riguardo a se stesso o, al massimo, riguardo a ci che Pietro aveva rivelato, cio "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". questa, anche secondo la chiesa di professione Luterana, la pietra angolare alla quale si riferisce Ges, prendendo a conferma anche un versetto della lettera agli Efesini, nella quale l'apostolo Paolo dichiara che la chiesa fondata sugli apostoli ed i profeti, senza specificare su Pietro. Rispettano dunque la figura dell'apostolo, alla quale hanno dedicato parecchi luoghi di culto, ma non ritengono che il suo primato sulla comunit cristiana debba essere ereditato dai pontefici romani. Le chiese evangelico-protestanti concordano nel ritenere Pietro il capo dei dodici apostoli, ma il suo primato deriverebbe non tanto dalla sua persona, che dai vangeli risulta piuttosto instabile, ma dalla sua professione di fede. Difatti non ignorano che negli Atti degli apostoli il santo abbia un particolare primato all'interno della comunit, ma lo ritengono soltanto uno fra i maggiori fautori della diffusione del cristianesimo, non la "roccia della Chiesa".

La Chiesa di Ges Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, infine, ritiene s che Pietro sia il primo capo della Chiesa, ma rifiuta anch'essa la successione papale. Secondo la loro tradizione, Pietro, insieme a Giovanni e Giacomo, scese dal paradiso e confer le chiavi del sacerdozio di Melchisedec a Joseph Smith e Oliver Cowdery nel 1829, nei pressi della contea di Susquehanna, in Pennsylvania. La Chiesa ortodossa definisce Pietro come "l'apostolo per eccellenza", utilizzando inoltre anche il titolo di Corifeo, cio direttore d'orchestra, prima voce di un coro. Viene riconosciuto il suo ruolo fondamentale nella vita della prima Chiesa, specialmente nei primi anni a Gerusalemme, ma non viene considerato il suo un "primato" fra gli altri apostoli, secondo gli Ortodossi infatti Pietro non supremo responsabile nelle questioni relative alla fede o alla morale, e difatti al Concilio di Gerusalemme non lui a dare le direttive finali ma Giacomo. Riguardo poi alla frase pronunciata da Ges: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia chiesa", gli Ortodossi credono che il nazareno si riferisse alla sua professione di fede e non tanto alla persona stessa di Pietro. Presumono ci dal fatto che l'originale greco utilizza il pronome dimostrativo femminile quando viene detto "su questa pietra", mentre correttamente, se fosse stato riferito a Pietro, avrebbe usato il genere maschile. I Padri della Chiesa ortodossa siriaca erano invece pienamente convinti del primato di Pietro all'interno della primitiva comunit cristiana[98], basandosi sulla tradizione rabbinica infatti essi vedevano nel nome "Kefa", e dunque roccia, un simbolo vetero-testamentario del Messia. Quando dunque Ges diede a Pietro il nome di Kefa, egli lo investiva di un ufficio parallelo al suo. Afrahat, uno fra i maggiori Padri siriani, credeva perfino che quello fosse un altro nome di Ges e dunque, secondo i suoi scritti, dando il suo nome all'apostolo egli lo investiva di un ufficio tutto particolare: come Mos aveva tratto acqua dalle rocce, cos da Pietro sarebbe scaturito il suo messaggio fra le nazioni. La Chiesa Cattolica Romana, che ha quale punto di riferimento e sede papale la basilica dedicata proprio all'apostolo Pietro, in onore dell'apostolo celebra ogni anno ben quattro feste. Il 18 gennaio e il 22 febbraio viene ricordata la fondazione delle due sedi episcopali di Roma e di Antiochia (quest'ultima fu sotto la sua autorit per sette anni circa), il 1 agosto si celebra invece il miracolo delle catene. Il 29 giugno viene infine commemorato il martirio del santo. In realt il 29 giugno il pi antico esempio della trasfigurazione a Roma di una festa pagana in cristiana, in quel giorno infatti si celebrava la festa di Romolo e Remo che i cristiani trasformarono nella solennit dei due apostoli, quali fondatori di una "nuova Roma", quella cristiana appunto. La sera del 28 giugno si ha la benedizione dei palli da parte del pontefice. Il mattino seguente, al cancello centrale della basilica Vaticana viene appesa la "nassa del pescatore", a ricordare l'umile mestiere di Pietro. Contemporaneamente, nella basilica Lateranense si assiste all'ostensione dei reliquiari contenenti le teste di San Pietro e di San Paolo. Nella chiesa di San Pietro in Carcere, dopo una celebrazione sacra, si pu compiere la visita alla prigione dove l'apostolo venne rinchiuso dopo l'arresto. In Italia, il 29 giugno, giorno di San Pietro e Paolo, fino al 1976, era giorno festivo ed stata abrogata tale festivit nel marzo 1977. In Ticino ancora attualmente giorno di festa.

Nella Chiesa cattolica san Pietro ricordato come il santo patrono dei fornai, costruttori di ponti, macellai, pescatori, mietitori, cordai, orologiai, fabbri, calzolai, tagliapietre, costruttori di reti da pesca e di navi; anche il patrono della longevit e del papato ed invocato per intercedere in caso di rabbia, problemi ai piedi e febbre. anche il patrono, quale primo papa, della Chiesa universale. Varie citt, paesi e regioni considerano Pietro loro patrono, tra cui: in Italia: Roma, Lamezia Terme, Assemini, Scano Montiferro, Montemarcello, Modica, l'Umbria, Galatina, Cosio di Arroscia, Crealla. negli Stati Uniti: Jackson, Scranton, Filadelfia, Las Vegas, Marquette, Michigan il patrono anche di numerose altre citt, quali Brema, Worms, Chartres, Calbayog, Colonia, Dabaw, Dunajsk Streda, Kpenick, Leida, Lessines, Maralal, Moissac, Naumburg (Saale), Pozna, Providence, Ratisbona, San Pietroburgo, Toa Baja. Il maggior luogo di culto dedicato all'apostolo San Pietro la basilica omonima della citt del Vaticano, nella piazza a lui dedicata. Roma possiede tante altre chiese dedicate al santo, fra queste si ricorda la basilica di San Pietro in Vincoli dove si conservano le catene con le quali Pietro sarebbe stato incatenato nella sua prigionia nel Carcere Mamertino (il nome "in vincoli" deriva appunto dal latino in vinculis, "in catene"). Alquanto fantastica la storia di queste catene, che simboleggiano la continuit dell'azione esercitata da San Pietro a Gerusalemme e poi a Roma, e delle prigionie sofferte nelle due citt: la leggenda narra che Eudossia II, moglie del imperatore bizantino Teodosio II, si rec in pellegrinaggio a Gerusalemme ricevendo in dono la catena con la quale Pietro era stato imprigionato: poi ne invi una parte a Roma alla figlia Eudossia III che la don al papa Leone Magno. Quando il pontefice la depose nel reliquiario dov'era custodita la catena della prigionia romana, entrambe si saldarono insieme. Altri luoghi a lui dedicati sono ancora la chiesa di S. Pietro in Carcere, l'ex carcere Mamertino, dove tuttora visitabile la cella dove l'apostolo venne rinchiuso poco prima della morte, la Chiesa di San Pietro in Montorio dove, secondo la tradizione, egli venne crocifisso.

Pietro e Paolo in un'incisione del IV secolo La pi antica rappresentazione esistente un medaglione di bronzo con la raffigurazione delle teste degli apostoli, datato tra la fine del II secolo e l'inizio del III, conservato nel museo della

Biblioteca Apostolica Vaticana: Pietro mostra una testa arrotondata con il mento prominente, la fronte sfuggente, i capelli spessi e ricci e la barba. Queste caratteristiche sono cos individuali che fanno pensare ad un ritratto. Questo tipo di iconografia stata rinvenuta anche in altre due rappresentazioni petrine in una camera della catacomba di Pietro e Marcellino, della seconda met del III secolo. Nei dipinti della catacomba, Pietro e Paolo appaiono frequentemente come intercessori e protettori dei defunti nelle rappresentazioni del giudizio finale e nell'atto di accompagnare una figura di defunto in preghiera nel paradiso. Nelle numerosi rappresentazioni di Cristo insieme agli Apostoli che compaiono nei dipinti delle catacombe e nei sarcofagi, Pietro e Paolo occupano sempre i posti d'onore alla destra ed alla sinistra di Ges. Nei mosaici delle basiliche romane, datati tra il IV ed il IX secolo, Cristo compare al centro dell'immagine con Pietro e Paolo alla sua destra e sinistra, ed accanto a loro i santi che in quella localit erano specialmente venerati. In sarcofagi ed altri memoriali dei defunti sono presenti scene della vita di san Pietro come descritta nei Vangeli: Pietro che cammina sulle acque del lago Genazaret dopo aver lasciato la barca alla chiamata di Cristo, la profezia del suo tradimento, la lavanda dei piedi, la resurrezione di Tabitha, la cattura e la condanna a morte di Pietro. In due gilt glasses rappresentato come Mos che fa sgorgare acqua dalle rocce con il suo bastone; il nome Pietro compare al di sotto della scena che pu essere interpretata come una sua rappresentazione come guida dei Cristiani Nel periodo tra il IV ed il VI secolo particolarmente frequente l'immagine della consegna della legge a Pietro, che compare in vari tipi di monumenti. Cristo consegna a Pietro una pergamena aperta o arrotolata in cui spesso si trova la scritta Lex Domini (in latino: la legge del Signore). Nel Mausoleo di Santa Costanza a Roma questa affiancata alla raffigurazione della consegna delle tavole della legge a Mos. In alcuni raffigurazioni del IV secolo Pietro porta spesso un bastone nella sua mano, e successivamente una croce con una lunga asta trasportata sulla spalla, come se fosse uno scettro indicativo del suo compito. Nelle rappresentazioni dei sarcofagi del V secolo Ges presenta a Pietro le chiavi (solitamente due, talvolta tre) invece della pergamena, dalla fine del VI secolo la rappresentazione con le chiavi diventa prevalente e queste diventano un caratteristico simbolo di Pietro. Dal secolo VI in poi Pietro ha la tonsura e viene per lo pi rappresentato senza copricapo, vestito con abito o mantello apostolico, talvolta anche con paramenti episcopali o pontificali. Come attributo specifico, oltre alle chiavi, a partire dal XIV secolo anche un bastone con tre asti trasversali, che diventa simbolo del papato pietrino, mentre la croce capovolta ne indica il martirio. Raramente come attributi appaiono anche il gallo, il pesce o la barca. Dal secolo XIV Pietro appare principalmente sotto vesti papali come figura centrale sugli altari a lui dedicati (per esempio l'altare maggiore di San Pietro a Monaco, ad opera di Erasmus

Grasser nel 1400), come figura a s stante nella serie degli apostoli o in compagnia di San Paolo quale simbolo della Chiesa romana. Uno dei primi cicli pittorici sulla vita di San Pietro era quello che si trovava nell'antica basilica vaticana, che venne in seguito distrutta e ricostruita nuovamente. per quello di Masolino e Masaccio il ciclo pittorico pi importante, nella cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (alla cui realizzazione contribu anche Filippino Lippi), con le seguenti scene: Predicazione di san Pietro, Guarigione del paralitico e risurrezione della cristiana Tabita, Pagamento del tributo, Battesimo dei neofiti, Pietro guarisce i malati con la sua ombra, Distribuzione delle elemosine e morte di Anania, Resurrezione del figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra, Paolo visita Pietro in prigione, Liberazione di Pietro, Disputa con Simon Mago e crocifissione di San Pietro. Un tempo chiudeva probabilmente il ciclo di rilievo di Donatello con la Consegna delle chiavi, oggi al Victoria and Albert Museum di Londra. Raffaello, nei suoi arazzi per la cappella Sistina (1524 circa) non attinge gli episodi dipinti da testi apocrifi, cos come avevano fatto Masolino e Masaccio, ma bens dagli scritti evangelici: la pesca e la vocazione di Pietro, la consegna delle chiavi, la guarigione dello storpio e la morte di Anania. Le tre scene pi importanti della vita di Pietro trovano per il loro massimo splendore pittorico in tre raffigurazioni conservate nel Vaticano. Nella parete longitudinale della cappella Sistina, il Perugino raffigur la consegna delle chiavi con un Cristo in primo piano che consegna a Pietro in ginocchio la potestas pontifica di legare e sciogliere nella forma di due chiavi. Ai due lati dell'evento principale, apostoli e altri personaggi presenti, formano due cortei. Dietro sono dipinte le scene del rinvenimento della moneta e del tentativo di lapidazione di Ges sullo sfondo del tempio di Gerusalemme a struttura rinascimentale e dell'arco di trionfo di Costantino. Raffaello descrive invece la liberazione di Pietro dalla prigione di Erode nella stanza di Eliodoro (1511-1514), delineando in questa scena notturna, con drammatici effetti di luce, lo scioglimento delle catene da parte dell'angelo, che accompagna Pietro oltre i soldati dormienti su per la scala, mentre dall'altro lato alcuni soldati coprono la fuga. In connessione con altri affreschi della stanza di Eliodoro, la scena interpretata come simbolo della liberazione della chiesa ad opera di Giulio II. Nella cappella paolina infine, Michelangelo dipinge l'affresco La crocifissione di Pietro, contrapposta alla conversione di Paolo: in mezzo a una folla multicolore viene issata la croce, posta diagonalmente, con Pietro gi crocifisso ma ancora vivo. La raffigurazione del luogo dell'evento, ai margini di un abisso, nonch la presenza di molti soldati a cavallo e armati, accentua l'impressione di crudelt e brutalit. Intorno al 1600 circa il personaggio di Pietro viene spesso raffigurato quale protagonista dei due eventi pi dolorosi della sua vita: il rinnegamento e il martirio. doveroso ricordare a tale proposito il dipinto Le lacrime di Pietro di Georges de La Tour con un Pietro piangente, seduto con a fianco un gallo (simbolo del triplice rinnegamento) e una lanterna accesa (simbolo dell'arresto di Cristo) e la Crocifissione di Pietro del Caravaggio, in cui l'apostolo

rappresentato ormai anziano mentre la croce nel quale inchiodato viene issata dai suoi carnefici. [Fonte : Wikipedia]

A cura de L Oasi di Engaddi

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