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I

Eduardo Scarpetta

MISERIA,
E NOBILTA

A cura di SIRO FERRONE

FABBRI EDITORI
Nota

Eduardo Scarpetta nacque da una famiglia della media


borghesia napoletana il 13 marzo 1854 nel popolare quartiere
di Toledo. Il padre lo condusse precocemente a teatro (al San
Carlino dove si esibiva il grande «pu!cinella» Antonio Petito
e ai Fiorentini dove si rappresentava il teatro 'serio'), facen­
dogli conoscere anche molti attori. La grave malattia e la mor­
te del genitore ('68) obbligarono il ragazzo a lasciare gli studi
e a cercare lavoro: che trovò naturalmente sul palcoscenico,
all'età di soli quattordici anni, interpretando parti di «servi­
torello». Cominciò cosi la sua carriera teatrale, passò poi da
una compagnia all'altra finché nel'70, rappresentando per la
prima volta il perso~io di Felice Sciosciammocca, a cui sa­
rà legata la sua popolarltà, ottenne una scrittura dall'impresa­
rio del San Carlino. Costui lo invitò a scrivere riduzioni dia­
lettali dal teatro francese e italiano, e anche farse, una delle
quali (Quinnece salde so' cchiu assai de seimila lire) fu portata
al successo dallo stesso Perito nel '76.
In seguito alla morte del Petito e dell'impresario, il San
Carlino dovette chiudere (' 77) e Scarpetta si trovò nella ne­
MISERIA E NOBILTÀ (1887-88) cessità di dare vita a una formazione propria, nonostante le
difficoltà che gli procurarono i raggiri di molti impresari e la
© 1990 Giulio Einaudi editore S.p.A., Torino bizzarria dei guitti. Vide la sua fama consolidata da comme­
die come Don Felice maestro di calligrafia del '77 (poi intitola­
© 2002 RCS Collezionabili S.p.A., Milano
sulla presenre collana
ta Lu curaggio de nu pumpiere napulitane) facendosi applaudi.
re, oltre che a Napoli, anche a Roma e a Milano (dove recitò,
IL GRANDE TEATRO DI EDUARDO DE FILIPPO con Ferravilla ed Emma Ivon, Nu milanese a Napule nel
1880). Finalmente, dal 1880 al 1884 poté realizzare il suo so­
Pubblicazione periodica serrimanale gno: riaprire il glorioso San Carlino con un repertorio che
Registrazione presso il Tribunale di Milano aboliva la recitazione a soggetto e le maschere, con una com·
n. 645 del 19 novembre 2002
pagnia tutta nuova e bene addestrata, con allestimenti.,punti­
Direrrore responsabile gliosi e degni del repertorio in lingua piu collaudato. E la ri·
GIANNI VALLARDI forma del teatro popolare napoletano fondata sul secolare me·
stiere degli attori e sulla pratica scenica, organizzati secondo
Iscrizione al ROC richiesra l'ordine di strutture drammaturgiche ricavate dalla commedia
borghese. Del resto gli stessi soggetti (quelli originali come
In coperrina: foto di Luca De Filippo
quelli desunti per riduzione e traduzione da testi francesi o
italiani) hanno ocr tema l'osservazione del comico oronrio al­
VI NOTA vn
SIRO FERRONE

l'interno della borghesia. Tra le opere che in questo periodo 1902) un'attività stabile presso il Sannazaro; ma fece ancora
destarono grandi entusiasmi: La presentazione di una compa. parlare di sé con una parodia dannunziana, Il figlio di forio
gnia comica ('80), 'O scarfalietto, tratto da La boule di Meil. (1904), che gli procurò un processo per plagio e contraffazio­

hac e Halevy, e Tre pecore viziose da Le procès Veaurardier di ne. Lo difesero Giorgio Arcoleo e Benedetto Croce; furono

Hennequin ('81). Non mancarono le polemiche, soprattutto dalla parte dell'accusa Roberto Bracco e Salvatore Di Giaco­

con i colleghi come il bravo Gennaro Pantalena che piu volte mo. Vinta la causa, si ritirò non ancora vecchio dalle scene

abbandonò e ricercò la collaborazione di Scarpetta; anche la (1909),lasciando la compagnia al figlio Vincenzo, a cui impo­

critica si divise nel giudizio sulla «napoletanità) scarpettiana se la continuazione del personaggio prediletto di Felice Scio­

a cui contrappose spesso un uso piu colto e letterario della tra­ sciarnrnocca. Fino alla morte (avvenuta il 29 novembre 1925)

dizione dialettale popolare (Di Giacomo, Torelli, Verdinois), fu salutato, nella sua villa vesuviana intitolata «La Santarel­

altri cercarono di tradurre i testi di Scarpetta in italiano: la lu, come il padre dci teatro napoletano moderno.

compagnia Belli Blanes, nel 1881, mise in scena al Teatro


Sannazaro Bebè ammogliato ricavato dalla scarpettiana Tetilo Protagonisti di Miseria e nobiltà sono Felice Sciosciam­ Il;1''

'nzurato. mocca, l'amante Luisella, il figlio Peppeniello, e poi ancora


Dopo la chiusura del San Carlino (che fu anche demolito), Pascale, la moglie Concetta, la figlia Pupella: vivono in una
Scarpetta tentò con sfortuna l'accostamento a generi piu so­ «camera squallidissima» (I atto), patiscono la fame, sono mi­
fisticati di commedie, forse indotto anche dal particolare am­ nacciati di sfratto, sopravvivono a forza di pegni. Costoro ,Ili
l'~
biente in cui si trovò ad operare, il Teatro dei Fiorentini. Ma
gli applausi tornarono con la ripresa del suo genere: Li nepute
(tranne Pepj>Cniello e Luisella) organizzano, per conto del
marchesino Eugenio, un imbroglio che potrà almeno sfamarli

,!: 'il~,
de lu sinneco ('85), rielaborazione di una fischiata operetta (La per qualche ora: dovranno travestirsi da nobili, fingersi pa­

nottefatale) che circolava in quei giorni ed era a sua volta la ri­ renti del giovane e chiedere per lui la mano di Gemma, figlia
'lIl
,
duzione da un vaudeville francese; l'originale Miseria e nobiltà di Gaetano, un ricco borghese. Nel salotto di quest'ultimo si
('88); 'Na santarella ('89), ricavata da M.lle Nitouche di Meil. svolge (II e III atto) la commedia dentro la commedia, con
hac e Millaud, e culmine dci suo successo con centodieci repli­ equivoci e colpi di scena che ricordano le pochades francesi. Si
che consecutive a Napoli e piu di cento rappresentazioni in determina cosi un groviglio di equivoci, scambi di persone,
tutta Italia, per non parlare delle numerose imitazioni e riela­ sotterfugi, in una catena ininterrotta di situazioni teatralissi·
borazioni che suggeri. Furono questi gli anni trionfali di Scar­ me fino all'agnizione generale e conclusiva. Il tema è lo stra·
petta che tuttavia continuò a vagare da un teatro all'altro del­ volgimento comico (e anche grottesco) a cui i popolani sono
la sua città, a compiere interminabili tournées (durante le costretti prima dalla fame e poi dal travestimento; la spia piu
quali meritò le lodi di Tommaso Salvini e rinsaldò l'amicizia vistosa è il linguaggio che oscilla fra il dialetto (nel I atto, ne­
con Ferravilla di cui fu ancora partner sui palcoscenici milane­ gli 'a parte', nelle scene di baruffa, nei dialoghi interni al
si), resistette alle defezioni di molti attori che non sopporta­ mondo popolare) e un italiano ibrido, convenzionale, ipercor­
vano l'interpretazione monarchica che egli dava del ruolo di retto e di maniera. La conclusione avviene in virtU di una rete
capocomico, vinse la crescente concorrenza degli altri teatri di matrimoni che sanzionano l'inglobamento della miseria e
partenopei (in questo periodo il Pantalena collaborò con To­ della nobiltà all'interno dell'area borghese impersonata dalla
relli, per una riduzione da I mariti, e con Di Giacomo, di cui famiglia dell'arricchito e stupido Gaetano. Solo Luisella,
interpretò il dramma Malavita). amante irregolare di Felice, rimane estranea allieto fine. Gli
Il declino cominciò solamente dopo il '90, quando l'aper­ altri hanno intravisto la fine della miseria proprio nel mondo
tura a Napoli del Salone Margherita, presso la Galleria Um­ dei «putecari) (bottegai) contro cui aveva imprecato Felice;
berto I, segnò la nascita del nuovo genere del «varietà) e del lo stesso aveva detto (II, 7): «Neh? lu pezzente che nce campa
café chantant. Il suo istintivo sperimentalismo e la smania di a fa'? .. Il mondo dovrebbe essere popolato di tutti nobili. ..
successo lo spinsero a provare anche lui questa strada, ma sen­ 'Tutti signori, tutti ricchi! ... Pezziente film nce n'avarriene da
za molta fortuna. Ritrovò raramente le ovazioni di un tempo, sta'L .. Eh? ... E se nun nce starriene pezziente, io e Pascale
non raccolse consensi neanche quando riprese (dal '98 al sarrieme muorte... )
:
"
I,

VIII NOTA

Rappresentata per la prima volta il 7 gennaio 1887 al Tea­


tro del Fondo con il figlio di Eduardo Scarpetta (Vincenzo)
nella parte di Peppeniello, la commedia ebbe presto molte re­
pliche al Valle di Roma e al Manzoni di Milano (dove raccolse MISERIA ENOBILTÀ

le lodi dell' autorevole Ferdinando Martini); ancora nel set­


tembre del 1910 Maksim Gorkij assisteva a una sua rappre­
sentazione al Teatro Mercadante di Napoli. Testo ricorrente
nei repertori delle diverse compagnie dialettali napoletane
(nella parte di Peppeniello debuttò lo stesso Eduardo De Fi­
lippo), fu ripreso nel 1940 dalla Compagnia del Teatro di Raf­
faele Viviani e nel 1956 tradotto in francese da Jacques Fab­
bri. Si ricordano inoltre alcuni films: uno con lo stesso Scar­
petta ('14); uno diretto da Gaetano D'Errico, con Virgilio
Riento e Vincenzo Scarpetta ('4 I); un altro interpretato da
Totò per la regia di Mario Mattoli (' 54). Vittorio Viviani rica­
vò dalla commedia un libretto per opera comica, musicato da
Jacopo Napoli (prima edizione: ' 46; seconda: '64).
Le opere teatrali di Scarpetta furono pubblicate, di volta
in volta, da editori napoletani. Una serie cospicua fu avviata
prima dal Pironti (Napoli 1909- I I) e poi dal Gennarelli (N a­
poli 1922), ma la piu antica raccolta fu opera del De Angelis
(Napoli 1876). La prima edizione di Miseria e nobiltà, a detta
dello stesso autore, è quella prefata da G. Bovio, Pierro, Na·
poli 1900 (che qui riproduciamo). Due redazioni autografe
(del 1887 e del 1888) sono conservate da Vittorio Viviani,
mentre altri manoscritti originali delle commedie si trovano
presso il nipote di Eduardo Scarpetta e presso Eduardo De
Filippo che fu anche fondatore, nel 1955 al teatro San Ferdi·
nando di Napoli, della cosiddetta «Scarpettiana», impegnata
nel rammodernamento e aggiornamento delle commedie ori­
ginali: a questo proposito cfr. Quattro commedie di Eduardo e
Vincenzo Scarpetla, a cura di E. De Filippo, Einaudi, Torino
1974· SIRO FERRONE

:;1
III
'il
',IUW'!!
'I

Atto primo
Personaggi
Una camera squallidissima. Porta d'entrata in fondo. Ac­
costo all'uscio, a destra, uno strapuntino abballinato I
Gaetano, padre di con sopra una coperta e due guanciali. Alla prima quin­
ta a destra una finestra; alla seconda quinta, un uscio.
Gemma e Altro uscio a sinistra della prima quinta. Pili in là un
Luigino canterano 2 sul quale sono ammucchiati alcuni utensili di
Marchese Ottavio Favetti cucina: un colabrodo, una pignatta', una graticola, ecc.
Eugenio, suo figlio A destra, scendendo la ribalta, una rozza tavola con sei
Pasquale sedie mezze spagliate ed una senza fondo. In fondo, a si·
nistra, un catino e un bacile per terra. In un tiretto del
Felice canterano sono riposti un soprabito nero, due lenzuola
Concetta, moglie di Pasquale di bucato e un grande fazzoletto a scacchi, colorato. A
Luisella, amante di Felice piè dellettuccio, sopra una sedia, è un piccolo braciere
Bettina, prima moglie di Felice e domestica di Gaetano col fuoco spento. Su di un'altra sedia sono buttati un
vecchio cappello e un vecchio scialle di donna.
Pupella, figlia di Concetta
Giacchino Castiello
V icienzo } . . di G
.
Btase
servItOrI aetano
Scena prima
Peppeniello, ragazzo di otto anni, figlio di Felice
Due facchini che non parlano Concetta e Pupella, poi Luisella.

Concetta lavora la calza; Pupella è vicino alla finestra;


La scena è in Napoli. Epoca presente. entrambe sono sedute.

PUPELLA Mammà, songo li quatte e mmeza, e papà nun


se vede ancora; mo vide che facimmo lu stesso fatto
d'aiere '. A n'ora de notte nce magnaieme nu ventre de
puorco 2 cinche perzune. (Gridando) l' tengo famma', i'
tengo famma!

I. strapuntino abballinato: materassino arrotolato (d.l linguaggio marinare·


sco). 2. canterano: mobile con grandi cassetti, adoperato per conservare la
biancheria. 3. pignal/a: pentola rustica.
I. aiere: ieri. 2. ventre de puorco: ventresc.. 3. famma: fame.
,I
I
6 MISERIA E NOBILTÀ 7 ,I
EDUARDO SCARPETTA

CONCETTA (alzandosi) Haie ragione, figlia mia, haie ra· PUPELLA Sempe cchili disperate de nuie state! I
gione, tu me sparte' lu core, ma che aggio da fa' io pu­ LUISELLA Eh, avite ragione, che v'aggio da dicere? Me 'I
verella? Mannaggia quanno maie me iette a spusa' a
j
l'aggio da piglia' sulamente cu chillu sfurcato U che m'ha
',:1
chiIIu disperatone! Me fosse rotte li gamme primme de miso a chesto. Ma va' trova qua' iuorno de chiste lO, fer­
i' ncoppa a lu municipio '! Da che m'aggio spusato a nesce malamente dinto a sta casa! 'i '1
'1: ,'[

isso, sto passanno nu sacco de guaie! Mo nc' ha cumbi­ CONCETTA Gue'l1! Donna Luise', tu senza che faie la I ':I
nato chist'auto piattino '. Steveme sule de casa, e cheIlu guappa lO, fernesce malamente, e nun fernesce malamen· '1,11"lil

ppoco che teneveme, nce lu sparteveme a magna' nuie te, nuie nun simme fatte gente de miezo a la strata l', !III:'IIII;I'
suIe, puteveme sfuca' na chiacchiera senza che nisciuno che ghiammo truvanno de fa' chiasso... '" Zitto zitto te 'I,":I'II,I'!I
nce senteva; a maggio truvaie sti doie cammere e se vu­ piglie la rrobicella toia, e te ne vaie, sa'!
flillli:I,]
lette auni" cu ch'iII'auto disperatone de don Felice, ma LUISELLA Me piglio la rrobicella e me ne vaco? Donna 111 111'
stasera la faccio fernuta, vi'! '. Conce', io credo che staie cu li pazzieIIe ncapo! li. Ve ne 11 ,111"1[1
1

PUPELLA Oh! po sa' che ve dico, mammà! Avisate a la iate vuie, ma no nuie. Il l'l11
'1 ,III i,: 1 ,

1'1
mugliera de don Felice che nun me ncuitasse l0. PUPELLA No, ve ne iate vuie, pecché papà facette l'affitto,

I~1 1 :1!~ 1
CONCETTA Chi mugliera?
isso firmaie. 1'li'II!';1

PUPELLA Comme chi mugliera? Donna Luisella!


LUI SELLA Neh? E lu patrone de casa pecché nce la dette?
CONCETTA Ah! già, mugliera! (CheIla è la nnammurata).
Pecché Feliciello facette lu garante... chillo piezzo de
Pecché, che è stato? stupito! Intanto mo lu patrone de casa avanza cinche '
PUPELLA Aissera io steva affacciata a la fenesta, aspettan­
no quanno passava chiIIu giovinotto che va pazzo pe
mesate, e voglio vede' chi li caccia" sti denare. Isso ha
da penza' primme a me spigna' li pigne "', e specialmente ~
,II' Iilll:!I,'"I '
'1'1'1'"
me. Tutto nzieme venette essa e se mettette ad alluc­ l'anieIlo cu li turchine" che me lu mpignaie pe ve fa' l 1I I, l!
I
ca' ", dicenno che nun steva bene a fa' ammore da cop­ magna'. 11 11:1

pa a la fenesta.
CONCETTA Vh! teh, teh, ha fatto scrupolo 12 donna Lui­
CONCETTA E io lu ssapeva che a chesto aveveme asci'''!
L'anieIlo cu li turchine! ... Comme avesse ditto stu gran· Iil l!!\ '

I[rl'flli
sella! E chello che fa essa sta bene? E po tu si' figlia a ne oggetto, n'aneIluccio tutto strutto '., che nun saccio
me, haie da da' cunto sulo a me dinto a sta casa e a ni­ quanto pesaie. ChiIIu povero mpignatore pe me da' cin­
che lire, nce vulette la mano de lu Cielo!
1 1

1,:/1.
sciuno chili! (Luisella esce) Vuie vedite addo' nce steva 1 1
111" 1,11'
aspettato stu guaio "! LUI SELLA E che vulite, io chillo oggetto teneva, a la fine '1' ' 1'

LUISELLA Mo avite ditto buono donna Conce', overo che na sarta era, e chellu ppoco d'oro me lu faceva cu la fa·
liill:I]!.rli'l '
avimmo passato lu guaio, e me parene miII'anne che pas­ tica "... Si avesse fatto l'ammore io pure cu nu signori·
1.::111
sene sti quatte mise... Ne voglio fa' miglia IC, Mamma no... (marcato).

mia, e che gente disperate e superbe! PUPELLA Mammà, l'ave cu mmico? ".
!!I:li;i:

!1 ·1!~il
CONC~TTA Nuie si vulimmo essere superbe, nun avimmo CONCETTA (Ma tiene mente! ". Chesta comme vo' ncuita'

da da' cunto a nisciuno' Pe riguardo po a disperazione, la gente!) Gue', donna Luise', si figliema fa l'amore cu

vuie nun putite parla'... . III'


l'. sfurcato: l
4· sparte: dividi, spezzi. ,. Mannaggia: imprecazione popolare equivalen.
te a «maledetto!» (da «male ne abbia! ») 6. i' ncoppa a lu municipio: an­
dare fino 'al municipio (per sposarsi). 7. chist'auto piattino: quest'altro
sfuggito alla forca. 16. va' trova qua' iuorno de chiste: chis­

sà che un giorno di questi (va' trova: va a trovare, chissà; qua' iuorno: quale

giorno). 17. Gue', esclamazione di meraviglia. 18. Rllappa: camorrista,

qui usato nel senso estensivo di «sfrontata» (dallo sp. Ruapo). 19. Rente de

miezo a la slrata: gente triviale, volgare. 20. Rhiammo... chiano: andiamo

It~"I: ,l
brutto affare (lett. «piallino» è il vassoio con cui gli ambulanti raccoglie_ a cercare la confusione. 2I. staie cu li pazzielle ncapo: stai scherzando. l'I:~~
vano il denaro per la loro questua). 8. auni': unire. 9. fernuta, vi': fini­ 22. caccia: tira fuori. 23. spiRna' li piRne: riscattare gli oggetti depositati '(l/Iii

ta, guarda! IO. ncuitasse: che non mi faccia inquietare. I l. allucca': gri. al banco dei pegni. 24. turchine: turchesi (pietre p=iose). 2'. aveveme

dare. 12. ha fatto scrupolo: è diventata scrupolosa. 13. addo'... stu Rua­ asci': dovevamo uscire, arrivare. 26. strutto: consumato. 27. fatica: la­

Ile _
io: che guaio ci si preparava. 14. Ne vORlio fa' miRlia: ne voglio vivere voro (fatica': lavorare). 28. l'ave cu mmico?: ce l'ha con me~ 29. tiene

l~
altri mille di mesi. mente!: guarda!

....

8 MISERIA E NOBILTÀ 9
EDUARDO SCARPETTA

nu signorino, nce fa l'ammore onestamente, e tu nun si LUISELLA lo nun voglio arapi', pecché pò essere che è
degna de parla' de 'sta guagliona, sa', pecché li fatte tuo­ lu marito vuosto, e io nun songo la serva soia!
PUPELLA Ma pò essere pure don Felice?
ie se sanno.
LUI SELLA E pò essere pure pateto, chi ne sape niente?
LUI SELLA Donna Conce', li fatte mieie so' chiare, e parla
comme haie da parla', si no te rompe la capa! CONCETTA Và arape tu, Pupe', nun mporta, và arape tu.
CONCETTA A me me rumpe la capa? Vattenne, zantra­
PUPELLA (Haie ragione che po' essere papà, si no mo me
glia lO! muveval) (Via pelfondo; poi torna).
LUISELLA Uht vi' chi parla! Ma che, te si scurdata che
CONCETTA (Si è Pascale, aggio da fa' revota'" la casa!)
frateto è solachianiello li? LUISELLA (Si è Felice, l'aggio da fa' fernuta!)
PUPELLA Uh! Zi' zio è solachianiello, neh mammà? ...
PUPELLA (uscendo) Don Giacchino, lu patrone de casa.
CONCETTA Nun le da' udienza, figlia mia, chillo fa le scar­ LUI SELLA Oh!
CONCETTA È arrivato a tiempo!
pine de raso a tutte li ballarinole de San Carlo ", e quan­
no s'annommena a Masto Mmalora nun se passa cchili
nnanze".
LUI SELLA Oh, chesto è overo, chillo fa buone affare cu
li ballarine... Scena seconda
CONCETTA Luise', statte zitta, si no ogge te tiro tutte li
capille da la capa. Don Giacchino e dette.
LUISELLA Tu a chi tire li capille, a chi? (Gridando).
CONCETTA A te! a te! (Gridando).
PUPELLA A te! Si, a te! (Gridando. Di dentro suona il
GIACCHINO (esce fregandosi le mani) Buongiorno.

campanello) . CONCETTA Buongiorno.

CONCETTA lo chiacchiere nun ne faccio, me piace de fa' GIACCHINO Come state, state bene?

li fatte. CONCETTA Eh! nun nc'è male.

LUISELLA E io pure, donna Conce', perciò pe tutto di­ GIACCHINO Don Pascale nun c'è?

mane, vedimmo de nce spartere, si no succede brutto! CONCETTA Nonsignore, ancora s'ha da ritira' '.

(Pausa, di dentro suona di nuovo il campanello). GIACCHINO Mo so' li cinche manco nu quarto e ancora

PUPELLA Mammà, 'a porta! (Tutte e tre seggono) (Chi­ s'ha da ritira'?
sto pò essere che è don Felice, nun lu voglio arapi'" CONCETTA Ancora s'ha da ritira'.
(alla madre). GIACCHINO (a Luisella) E don Felice manco nce sta?
CONCETTA (E io manco voglio i' arapi', pecché si è chillo LUI SELLA Nonsignore.
assassino de maritemo, comme stongo mo, le chiavo JJ GIACCHINO Eh! ma sapete, io nun pozzo i' e veni' conti­
nu muorzo appena lu veco!) (Altro squillo di campanel­ nuatamente, io tengo gli affari miei! Dite ai mariti vo­
lo di dentro). stri che me pagassero, si no nce ncuitammo seriamente,
LUI SELLA 'A porta nun la sentite?
io avanzo cinque mesi di pigione, e non posso aspettare
CONCETTA E ched'è, nce stamme sole nuie dint' a la casa?
pili.
LUI SELLA Queste sono cose che a noi non ci riguardano,
PUPELLA Va arape tu.

rivolgetevi a chi ha firmato l'affitto.


30. xanlraglia: servaccia. 31. fralelo è solachianello: tuo fratello è ciabat­ GIACCHINO Va bene, l'affitto l'ha firmato don Pasquale,
tino (cfr. anche «soreta», ~mammeta», <tepateto», «maritemo»). 32. baI. ma vuie abitate cu isso?
larinole de San Carlo: ballerine del San Carlo; fu il piu celebre teatro mu·
sicale napoletano, costruito nel r737 da Carlo di Borbone. ospitò anche spet·
tacoli di danza e una scuola statale di ballo a partire dal 1812. 33· nun se 36. revola': rivoltare.
passa cchi'; nnanze: non si va piu avanti, non c'è niente di meglio. 34.
1. ancora s'ha da ritira": deve ancora rientrare.
arap;': aprire. 3'. le chiavo: gli caccio.
IO MISERIA E NOBILTÀ II
EDUARDO SCARPETTA

LUISELLA Che c'entra? Sempe don Pascale ha da paga'.


a lu mese nun li putimmo caccia' pe l'acqua de Serino', ! 1"1

GIACCHINO Donna Conce', vuie sentite?


nce iammo a tira' l'acqua dinto a lu palazzo derimpetto­
CONCETTA V'avarria da paga' don Pascale sempe che vuie
fate come volete, nun cacciate manco 'sti doie lire, e ve
avisseve avuto fiducia de isso, ma vuie vulisteve lu ga­ facette chiudere lu rubinetto. Che altro doveva fare? ...
rante, e per conseguenza il garante paga. So' proprio trufIatori. .. nun vanno paga'!
LUI SELLA Lu garante ha da penza' pe me, e pe nu figlio LUISELLA Donna Conce', quanno vene lu marito vuosto,
che tene. m'avite fa' spiega' che vanno di' chelli parole che m'avi·
CONCETTA Caspita! E tu lu cure assaie chillu guaglione, te ditto.
lu faie i' senza cammisa '! CONCETTA Va bene, ve li facimmo spiega'.
LUISELLA Pecché, capite, vuie site vecchia, e una eu buie
LUISELLA E che nce aggio da penza' io?! Nce ha da pen­
za' lu padre. Bastantamente' chello che l'aggio fatto. A nun se pò mettere.
CONCETTA No, nun mporta che so' vecchia, quanno vuo'
la fine po nun m'è figlio a me, è figlio a la primma mu­
gliera. parla', parlammo.
LUISELLA E va bene, stasera parlammo, e si chillu turzo'
CONCETTA Osia, osia', a la vera mugliera!

de mariteto se mette pe lu miezo, lu scommo de san­


LUISELLA Donna Conce', statte zitta, si no me faie passa'

go IO! (Via).
nu guaio!
CONCETTA Vattenne, seumme de sango! ... Tu nun haie
CONCETTA No, lu guaio lu passo io!
fatto maie niente ... nun fa' la ricca de vocca \1!
LUI SELLA No, lu passo io lu guaio!
PUPELLA Va buono, mammà, fernitela ma! (Va alla fine­
CONCETTA No, io!
stra).
LUI SELLA No, io!
CONCETTA Vedite chi ave lu coraggio de parla'... Na po­
GIACCHINO No, lu guaio l'aggio passato io! (Gridando) vera criatura de otto anne che la fa sta' senza cammisa! ...
Vi' che bello affitto che facette! Chella, essa, nun l'è mugliera a don Felice... la vera mu­
CONCETTA Don Giacchi', scusate che facimmo 'sti chiac­ gliera nun l'è morta ... Stanno spartute da seie anne! ...
chiere nnanze a buie? (A Giacchino).
GIACCHINO Che me ne preme a me de li fatte vuoste! lo GIACCHINO Donna Conce', a me chesto nun me preme, io
vengo per essere pagato, e non voglio chiti aspetta', che­ sto penzanno a li cinche mesate, lassateme sta'!
sta è l'ultima vota che so' venuto, mo m'assetto' ccà, e PUPELLA E papà nun se vede! Mammà, io tengo famma,
ccà faccio scura' notte'. Quanno véneno m'hanno da di­ io tengo famma!
cere chi ha da paga', altrimenti mi avvalgo dei dritti che CONCETTA Haie ragione, figlia mia, ma comme faccio? ...
mi accorda la legge: prima e seconda citazione, poi sen­ Don Giacchi', mprestateme cinche lire, dimane ve li
tenza, e poi sequestro! (Guarda in/orno) Eh! '" E che se­ dongo.
questro ccà?! Chiste stanne cumbinate de chesta mane­ GIACCHINO Niente, donna Concetta mia!!... So' asciuto
ra, nce so' ancappato iusto io! (Siede) Che porcheria! cu duie centeseme dinta a la sacca.
Vintidoie lire a lu mese ... Unnece lire pedono', Duie CONCETTA E va bene, isso non se ritira, e io ma vaco a
uommene che nun ponna caccia' unnece lire a lu mese! '" fa' n'auto pigna (apre il tiretlo del comò). Stu soprabito
E nun vulimmo paga' li doie lire a lu guardaporta - e niro e sti doie lenzole (fa un involto col fazzoletto). Pu­
nonsignore non le pagate. Nun vulimmo caccia' nu sol­
do la sera pe lu lampione - e nun lu cacciate. Doie lire 8. l'acqua de Serino: l'acquedotto di Serino, tra i piu antichi e famosi, co­
struito ai tempi di Augusto, cosi detto dal nome del territorio (di Serino ap­
punto) in cui si trovano le sorgenti del fiume Sabato, in provincia di Avei·
2. camm;,a: camicia. 3. Bastantemente: è già abbastanza. 4. Osi.: c'oe. lino. 9. turzo: torsolo, sciocco. IO. 114 scommo de sango: lo ricopro con
,. mJaJSftto: mi seggo. 6. laccio scura' notte: aspetto la notte. 7. Pedo­ una schiuma di sangue, l'ammazzo di botte. II. la ricca de vocca: la chiac·
na: cìascuno. chierona.
12 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 13 I

pe', io ma vengo lesto lesto, porto miezo ruotolo 12 de LUIGINO Dovete sapere che io amo pazzamente la figlia di I
I,
maccarune pe nuie sole, doie custate, una a te e una a don Pasquale, Pupella, una vera pupatella', e per quella I

me, e nce magnammo tutte cose a la faccia lloro! giovine, bellezza mia, farei qualunque cosa.
PUPELLA (a Giacchino) A la faccia vasta! GIACCHINO E cu papà come state, in pace o in urto?
GIACCHINO A la faccia toia... e de mammeta! LUIGINO In urto, bellezza mia, sempre in urto!
CONCETTA Tu pe tramente", Pupe', miette la caudara", GIACCHINO E bravo!
e fa' volIere l'acqua. LUIGINO Due mesi fa, me pigliaie 1500 franchi da dentro
PUPELLA Si, si, ma faccio lesto lesto (via dalla prima a la scrivania, e me n'andai. Lui non disse niente, sola­
quinta a sinistra). mente nun me va' ricevere piti in casa.
CONCETTA (si mette il cappello, e si butta sulle spalle lo GIACCHINO E avite ditto niente!
scialle rappezzato che trovasi in iscena) Permettete, LUIGINO No, ma quello fa cosi, e poi le passa. Sempre co­
don Giacchi'! (Via pel fondo). si facciamo, bellezza mia! Quanno me servene denare io
GIACCHINO Fate, fate. Mamma mia, che gente, che dispe­ me li piglio e me ne vaco. Appena li ho finiti, o per mez­
razione! ... E chiste camme me li dànno ciente e diece zo di mia sorella, o per qualche amico che metto per lo
lire? ... Eh, camme me li dànno? ... E a me che me ne mezzo, nce faccio pace... Mo, per esempio, bellezza mia,
preme, nce hanno da pensa' lloro, si no pe la fine de me so' rimaste quatte salde dinta a la sacca, dimane as­
'stu mese le manna sequestro e sfratto! ... Vide ccà! ... Li solutamente aggio da fa' pace cu papà, bellezza mia.
segge 1.l spagliate, na caccavella 16 ncoppa a lu comò, nu GIACCHINO E si dimane papà è tuosto J, e nun va' fa' pace,
vacile pe terra ... Gente sguaiata! gente sguaiata! ... vuie camme magnate, bellezza mia?
LUIGINO Eh! nun fa pace! ... lo ne so' sicuro, nce sta mia

sorella che lu cumanna a bacchetta. E po papà è ric­

co, bellezza mia! ... L'inglese quando mori, lasciò tutto

Scena terza a lui.

GIACCHINO Chi inglese?

Luigino e detto, poi Pupella. LUIGINO Camme chi inglese? Addo' isso steve pe cuoco!

GIACCHINO Ah papà era cuoco?

LUIGINO Sissignore, bellezza mia, e come, non lo sapete?

LUIGINO (di dentro) È permesso, bellezza mia? GIACCHINO Si, saccio qualche piccola cosa.

GIACCHINO Chi è? Favorite. LUIGINO Sissignore, papà tre anni fa era cuoco, e io aggio

LUIGINO (fuori) Oh! chi vedo! Don Giacchino! E voi co­ fatto tre anne lu sguattero cu isso.

me state qua, bellezza mia? GIACCHINO Ah! neh? (È stato tre anne impiegato cu lu

GIACCHINO SO' venuto perché avanzo cinque mesate da ministro de li finanze!)

due galantuomini che se fittarono stu quartino l mio; e LUIGINO Stava cu n'inglese ricchissimo, il quale non te­

vuie che ghiate facenno da chesti parte? nendo parenti, bellezza mia, non tenendo a nessuno,

LUIGINO Lo volete sapere? E io ve lo dico, bellezza mia, quando mori lasciò tutto a papà... Me pare da 300 mila

ma basta che non dite niente a nessuno, e specialmente lire.

a papà, bellezza mia! GIACCHINO Ah!


GIACCHINO Oh! nun nce penzate. LUIGINO Si, pecché lu voleva bene camme a nu padre,

erano vinticinche anne che lu teneva, e poi senza pa­

12. ruololo: unità di misura corrispondente al peso di 33 onCllo e quindi a


renti.

un chilogrammo. 13. pe tramente: intanto. 14. caudara: pentola. l'.


segge: sedie. 16. caccavel/a: pignatta, pentola di terracotta.
2. pupalel/a: diminutivo di .pupata>: bambola. 3. tuosto: duro, intran­

l. quartino: quartiere, appartamento.


sigente.

14 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 15

GIACCHINO E bravo! Vi' che bella fortuna! (Don Giacchi', pigliateve lu vèntaglio) (Gioacchino ri­
LUIGINO Eh! solo questo? Oltre poi di questa fortuna, de e finge di non udire). Quanno na figliola sta sola, non
bellezza mia, papà tiene la figlia, mia sorella, che è pri­ è regolare che ricevesse nu giovinotto, e specialmente
ma ballerina di S. Carlo, e ogni stagione piglia cinque o po quanno 'sta figliola nun sta prevenita J ••• pecché io
sei mila lire... e capite, tanta denare po, bellezza mia, saccio l'educazione, e saccio comme s'ha da ricevere nu
che n'hann'a fa'? signorino. (Don Giacchi', pigliateve lu ventaglio).
GIACCHINO Oh! questo è certo, è buono che frusciate' voi LUIGINO Ma che educazione, ma che ricevere, tu stai sem­
qualche cosa, bellezza mia! pre bene, bellezza mia! lo son venuto per due cose: pri­
LUIGINO Ma, don Giacchi', se vedete a papà, ve racco­ ma, per sentire da quella bocca se mi ami veramente, e
mando, non dite niente. poi, per parlare con mammà e con papà. Dunque, ri­
GIACCHINO Oh, non dubitate; anzi, siccome domani nce spondimi sulla prima cosa, bellezza mia.
aggio da i' pecché se vo' accatta" na casarella che tengo GIACCHINO (Vi' che bella figura sto facenno da ccà dere­
ncoppa a lu Vommero', se mi riesce, in discorso, met­ to' io!)
terò qualche buona parola per voi. PUPELLA Pe la primma cosa, mi pare che non ci sta nes­
LUIGINO E io vi ringrazio tanto tanto, bellezza mia! ... suna difficoltà ... vuie avite pututo vede' se io ve voglio
Vh! vene essa da chesta parte... Quanto è bella! ... Don bene o no ... (Don Giacchi', pigliateve lu ventaglio).
Giacchi', le voglio fa' na sorpresa, non dite che so' venu­ Ogne ghiuorno site stato n'ora fermato mmiezo a la
to (si nasconde in fondo). strada, de rimpetto a la fenesta mia, e io, o chioveva' o
faceva friddo, so' stata llà affacciata senza me movere.
Pare che chesta sia na prova che ve voglio bene, e mo
cchiu ve ne voglio, pecché aggio ntiso che vulite parla'
Scena quarta cu mammà e cu papà.
LUIGINO Oh! brava! brava chella Pupella mia! ... Ma per­
Pupella e detti, indi Concetta. ché nascondi quelle belle manine? Fammene baciare
una, bellezza mia!
PUPELLA Oh! chesto po no, scusate ... quanno avite par­
PUPELLA (con un ventaglio in mano) Aggio allummato I lato cu mammà e cu papà, si loro vonno, ve la faccio
lu ffuoco e aggio mise la caudara. Me parene mille anne vasa' '.
che vene mammà. GIACCHINO Eh! mi pare che sia regolare.
LUIGINO (mostrandosi) Eccomi a te, bellezza mia! LUIGINO È giusto, bellezza mia, e io ti giuro che farò tut­
PUPELLA Isso! (Si nasconde il ventaglio dietro la schie­ to quello che vuoi tu. Ma perché tieni questa faccia COSI
na). Ma scusate, pecché siete venuto aceussl. .. tutto nzie­ pallida? Forse è la passione che tieni per me, o ti afflig­
me? ... (Che scuorno, si me vede lu ventaglio!) ge qualche altro pensiero? Parla!
LUIGINO E che fa? .. forse ne avete avuto dispiacere, bel­ PUPELLA No, vedite... io sto sempe accussI. .. a li vvote
lezza mia? Ieri al giorno', se vi ricordate, vi feci segno tanto della faccia bianca che tengo se credene che io sto
che stamattina sarei salito... Se poi volete che me ne va­ malata, mentre io sto benissimo! Non è vero don Giac­
do, io me ne vado. chi'?
PUPELLA No, chesto, no ... ma capite... si avesse saputo... GIACCHINO Ah, sicuro! ... (Don Luigi', chella se more de
famma, la mamma è ghiuta a fa nu pigna pe le porta'
4· frusciate: letto «fregate», quindi rubate. ,. accatta': comprare. 6.
duie maccarune e na custata!)
Vommero: Vomero, collina napoletana su cui sorse a partire dal 1889 un
moderno quartiere residenziale.
3. prevenita: preavvertita. 4. dereto: dietro. ,. chioveva: pioveva. 6.
I. allummato: acceso. 2. al giomo: al mattino. vasa'; baciare.
'I

16 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 17


LUIGINO (Voi che dite, bellezza mia?! ... Come quell'an­
gioletto si muore di fame? Possibile!)
CONCETTA
col padre.
Va bene, allora tornate domani, e parlate purto: :i
Ili l !1
GIACCHINO (Se more de famma, bellezza mia!) LUIGINO Perfettamente! (Don Giacchi', ma li maccarune I![
LUIGINO (E io tengo quattro soldi! Già, che fa? Se non nun l'ha portate?) ':,',1
":'il':\
tengo denari, tengo credito per tutte le trattorie... Ma GIACCHINO (E io che ne saccio!. .. Ma ci domando io qual. il'lli
faccio venire il pranzo per quattro persone... macchero· che cosa). (Va da Concetta) (Donna Conce', vedite de
ni, carne, polli, pesce, tutto! Quella ragazza non deve combina', pecché chisto è figlio de n'amico mio ricchis­ ",IIII,'i';':;
J,II

star digiuna!) simo ... Vuie iate dinto a lu nietto '!) 1

GIACCHINO (Bravo! questo significa aver cuore!) (Entra CONCETTA (E camme! Ve pare? Sarria na fortuna!) 1'1 "1

Concetta). GIACCHINO (Li maccarune non l'avite portate?) Ilil",II,i,,'!I


PUPELLA (~edendo la madre)
"
(Ah! mammà, site venu­ CONCETTA (Lassateme sta don Giacchi', aggio trovata l'a­ 'I:'
ta?) genzia chiusa!) Il,!I'I,,
CONCETTA (con l'int1olto del pegno) (Eh! so' benuta... GIACCHINO (Pure chesto!) (Si avvicina a Luigino e gli di­ Ili'I.:!":
,~ i' Il,
Aggio trovata l'agenzia chiusa, chella chiude a li quat­ ce) (Non ha pututo fa' lu pigna, ha truvata l'agenzia 'MI
te). chiusa! ) '1,II,,','! 11 1"1

PUPELLA (E camme facimmo? ... Basta, stateve zitta, ccà LUIGINO (Sangue de Bacco, e si nun veneva io, camme '111il

nce sta chiUu giovinotto che me va' spusa'). facevano? Ma le manna tutte cose!) Dunque, signora, ':I,III!I:
LUIGINO Signora rispettabile... bellezza mia! ci vediamo domani.
,lli!I!:!
GIACCHINO (E che!. .. poteva manca'!) CONCETTA Venite senza meno. 111

LUIGINO Se mi trovate qui in casa vostra, è stato perché LUIGINO Oh! vi pare!. .. Don Giacchi', VOi ve ne ca­ '1 1

"'II,L"
amo immensamente vostra figlia, ed essendomi assicu­ late? '. ill'i:U
rato che lei pure mi ama, io senza perdere tempo, vi di­ GIACCHINO E camme me ne calo, io aspetto a chilli llà, 11 1

co che la voglio sposare. LUIGINO (Non ve n'incarricate lO, iammoncenne, domani '1 1"':'",, ,
'",'1,1

CONCETTA Signore, questa vostra sollecitazione nel par­ vi pago io!) "I:":'
"'!Ii,i'

lare, mi gonfia di gioia e di condoglianza. lo come ma­ GIACCHINO (Veramente?) l'i: l:!

dre non potrebbo dare una decisione concisa! All'infuori LUIGI NO (Qua la mano). :i:'11!',
di me c'è puranche il padre, che sarebbe il suo genitore, GIACCHINO (Va bene!) Donna Conce' a rivederci, saluta­ 1
1
sono certa però che anch'egli quando sentirà questa co­ temi tanto tanto a don Pasquale. Il r
Il,,,1 '1 1

sa ne avrà molta giubilazione. La ragazza avesse molta CONCETTA E ched'è, nun 'o vulite aspetta' cchiu? "

roba da portarle in dote, ma per le troppe disgrazie ca­ GIACCHINO Non fa niente, torno un'altra volta - Stateve l''Ili
i" "
':1','1,1,,':'1 ,1 '

pitanate al padre, non tiene neanche il corriere. Come bene (via). ,l'l'II,
la vedete... la scrivete. Nella nostra casa non trovate al­ LUIGI NO A rivederci, bellezza mia, e buon appetito! ... 'l,i,:'1
tro che buone viscere e dissonore 7! buon appetito! ... (marcato, e via). 11
1 "1
LUIGINO (Don Giacchi', vuie avite ntiso?) PUPELLA Grazie - Eh! ... Buono appetito! ... Ccà non nce ',,'I
GIACCHINO (Ha fatta na bella parlata!) sta speranza de magna'! ... Mammà, camme ve pare 'sto i iil,l:1

LUIGI NO (Me ne so' accorto!) Signora, io non voglio nien­ giovene? l;,'! il

te, voglio solamente la ragazza. CONCETTA Eh, non c'è male, è nu simpatico giovinotto, ""111 1
1

e po, figlia mia, basta che te lieve da dinto a 'sta pezzen­ "III'

taria Il - Don Giacchino m'ha ditta che è figlio de n'a­ "1,,1

7. buone viscere e diSJonore!: la risposta di Concetta contiene una serie


o."

di equivoci scmamici dovuti alla ipercorrez.one secondo l'italiano colto del


parlato dialettale: roliecitazione per «sollecitudine.; condog.lianza per
«contentezza»; concisa per « precisa »; All'infuori di per «oltre a ;i; giubila. 8. iale dinlo a lu niello: andate sul sicuro. 9. ve ne calale?: scendete? li,lil,i'u,,',I'
zione per «<giubilo»; capitanate per «capitate»; corriere per (C corredo»' IO. Non ve n'incarricate: non vi preoccupate. II. pezzentaria: casa di pez­ ili!,',

buone viscere p~r il buon animo »; dissonare per «onore ». ) zenti. i

,l'JI,I
Illi -------------­
I I
.1

18 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 19


" I
li
mica suio ricchissimo ... Sperammo a lu Cielo che faces­ reno mill'anne che vene Feliciello... Me voglio manna"
se overamente ". accatta' miezu chilo de sacicce, nu poco de lattuca e nu , I

litro de vino buono... Me voglio cunzula'! I

PUPELLA Mammà, ma che vene papà e porte li denare,


avimmo accatta' tre custate d'annecchia l0, nu ruotolo ..\j"1 ,

Scena quinta d'alice pe nce li fa' nturtiera 11 e duie litre de vino buo­
1'1 ,1
no ... Nce vulimmo addecria' "!
1
Luisella e dette, poi Pascale. CONCETTA A la faccia de chi nun lu pò vede'! ... Il':' I!
LUI SELLA (canta) «Fronne 'e cerasa mia, fronne 'e cera­ '!I;'jll'

sa, collera ncuorpo a me nun nce ne trase 13 ... » (di den­ 'llil l
LUISELLA (entra e va a vedere se c'è acqua nel catino) Ac· tro suona il campanello). l
'11'lil'l
qua nun nce ne sta? PUPELLA Chisto è certo papà! ... Che bella cosa! ... (va ad l'I,
CONCETTA Me pare che l'avite visto. aprire, e torna subito con Pasquale). Papà, finalmente ;'I:\!("11(1

LUI SELLA E camme se fa senz'acqua? lo sen!o sete! site venuto! ... lo nun ne puteva chiu da la famma ... ":111

CONCETTA E ghiatevella I a tira'. Iammo, cacciate li denare, avimmo da piglia' tre custate, :
1
'1

I ~:I'I .
1

Ched'è, non lo ssapite che s'ha dda i' a tira' a lo nu ruotolo d'alice pe nce li fa' nturtiera e duie litre de
~
PUPELLA
1
palazzo derimpetto?! vino buono. Facite ampressa H, iammo, cacciate li de­ '1 ,,1
LUI SELLA Lu saccio, ma io aiere ne iette a tira' tre cate '; iii ,li
nare!
po~arrisseve l ave' la compiacenza de ne tira' nu cato PASCALE (siede in mezzo alla scena e getta il cappello) Iii' iii,
li !::1
VUle. Pupe', che aggio da caccia', figlia mia! Sto cammenanno l,!,, 'I
Iil',~I! l, 'I
PUPELLA lo ogge nun me fido, me fa male 'o pietto.
da stammatina, e nun aggio pututo cumbina' na lira!...
E a me me fa male 'a capa.
i:)'li"1
CONCETTA Tengo duie salde dinto a la sacca: uno è papalino, e l'au­ 1'1 1'1 '
LUISELLA Me dispiace ... ma chesto po è cosa de niente.
to è francese"!
Pe lo pietto nce va' na carta senapata', e pe la capa nu CONCETTA Tu che dice! ... E camme se fa ogge cu 'sta po­
ill'lill
pare l de prese de tabacco: facite cinche seie sternute, vera guagliona? ... Chella tene famma.
scaturite', e ve passa. PASCALE E che aggio da fa'? Anze, io me credeva che 'IIlII,:.,.,.·•. .'. '
CONCETTA lo non aggio bisogno de scaturi', scaturite vuie me faciveve truva' quatte maccarune. '1'.1'1
donna Luise'!. .. CONCETTA E camme te li faceva truva'? ... Che m'è rima­ I! I:~ I

LUI SELLA E io non tengo dolore de capo, io sto bona '. sto quacche cosa stammatina? ii'i:
PUPELLA E nuie pure stamme bbone, ma l'acqua nun lu PASCALE Nun t'aggio rimasto niente, ma tu vedenno che ilili1;1: 1
bulimmo tira'! s'era fatte tarde, putive fa' nu pignetiello. i'!I',

LUISELLA Vi'! che dispietto, teh! Pare che si è accussi, CONCETTA E nce vuleva che me lu dicive tu! ... So' ghiuta 1."1,,"1,
, I
vuie pure nun avite da vevere •... Q'Janno vevite vuie, e aggio truvata l'agenzia chiusa (Luisella ride).
vevo io. 1:'11'
PUPELLA Mammà, chella ride, la vedite?
CONCETTA lo pe me nun tengo sete. CONCETT A Eh, se capisce!... Ma donna Luisella ave ra­ il'li'
'II.
PUPELLA E io manco. (Io tengo famma, auto che sete! ... gione de ridere, pecché tu aspettave a pateto pe magna', I,'
La caudara starrà vullenno pure!) e io aspettava a maritemo, senza penza' che chisto nun '\il,1
LUI SELLA (alla finestra) Ah, che bell'aria fresca!." Mc pa· ','I
,II
Il. facesse overamente: dicesse il vero. 9. Me voglio manna': voglio mandare per me. IO. annecchia: giovenca di i,1
un anno o poco più. vilella (cfr. la!. annicula). II. nturliera: letto una le­
I. ghiatevella: andatevela. 2. cate: secchi. 3. {1otarrisseve: potreste. 4. glia, una tegliata. 12. addecria ricreare, ristorare. 13.« Fronne 'e cera~
J

i'Iu!l'
:

carta senopata: impdcchi di carta e semi di senape. .5. nu pare: un paio. sa.. Irase,,: leI!. « Fronda di ciliegia mia, fronda di ciliegio, collera in cor­
6. scaturite: scatarrate espettorate. 7. sto bona: sto bene. 8. t'evere:
1 po non mi passa.. 14. Facite ampressa: fate in fretta (. pressa »: frella). i 1..'1 I
bere. ",. uno è papalino.",: sono cioè di altri slati e quindi non spendibili. ii";
,il'
:".'.,,1
r :' _
III
i' I
~ ;, ':'1
20 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 21

è stato maie nè padre, nè marito ... È stato sempe nu Chillo mo vene Feliciello, porta quacche cosa de denaro, "I
sfaticato! e io te faccio magna' ... Tanta vote nce l'aggio prestato
PASCALE Sa'! si avimmo accummincia' la solita storia, io io a isso -. Tiene famma assaie? \

aizo ncuollo e me ne vaco IO, pecché bastantamente la PUPELLA Assaie!


vita che sto facenno! Po donna Luisella ne putarria PASCALE Lascia crescere, è segno di salute. ,'I
fa' lu meno de ridere Quanno stammo a ridere... nuie CONCETTA Poco primma è benuto don Giacchino lu pa­ i,,'j
putimmo ridere assaie ncoppa a li spalle soie! trone de casa, e mo se n'è ghiuto. i'll'
LUI SELLA Redite ncoppa a li spalle meie? Iatevenne, pez­ PASCALE E ca chillo è lu guaio! So' cinche mesate che "i~'i
zentune! avanza, e addo' se pigliene ciente e diece lire? Chillu :."il l l[,
PASCALE Pezzentune SI, ma onesti! ... chello che nun son­ povero Feliciello sta arruinato peggio de me, cu chella 'li:1
go Il'aute! vita che fa da la matina a la sera, cu chillo tavolino sot­ 1

LUI SELLA Don Pasca', parle comme haie da parla', pec­ to San Carlo! So' passato da llà verso l'una, l'aggio tro­ !.!I·I"
Ilfii'

ché si no chello che nun aggio fatto a mugliereta, lu fac­ vato tutto arrugnato ", muorto de friddo, e fino a chel­ 1','1
i;ii!I,!
cio a te! l'ora nun aveva scritto ancora na lettera... M'ha cercato 'Iii!
PASCALE Già, tu si' femmena, figlia mia, e cu te nun me nu muzzone de sicarro, e io nun lu teneva manco! ­
i,'r :~I
i'IIII,
pozzo mettere. (Di dentro suona il campanello). Ah, chisto sarrà isso!
CONCETTA Te li buo' sentere tu sti parole, pe la capa toia! Va' arape Pupe'. 11111ill:l'
Si nun avisse iucato, si nun te fosse piaciuto lu vino, mo PUPELLA (va ad aprire, poi torna) È Peppeniello, lu figlio
Ir,III.'. I,.II·
tenarrisse ancora la puteca de salassatore. de don Felice. 1
11

'1
11

:1'11

PASCALE Tenarria ancora la puteca de salassatore? E che


1
11"1'

l'aggio levata pe causa mia la puteca? È stata l'epoca l'II:I'!'


11

ca s'è cambiata! ... So' state li miedece che hanno rovi­ 'lIl'''i[''
1'
'ii'!:I::
'1. . ."'.'. .

nata l'arte nostra! Non piu salassi, non piu salassi, non Scena sesta
vi togliete sangue! E nce hanno fatte i' sotto e ncoppa " :ill'
!'II.:'·'I
a nuie puverielle, e intanto siente morte repentine ogne Peppeniello e detti, poi Felice.
ghiuorno. E perché? Per l'abbondanza di sangue. Han­ ,illli'.'.1
Il'' ' '
no fatto male a la gente e a nuie! lo quanno sente na Ili/"ilii
morte de subito, ah, me recreo tutto quanto! ... È muor­ PEPPENIELLO (ragazzo di otto anni, veste miseramente, ha l'l'il
to lu si' Ciccio, lu putecaro, de subito, bene! .- È muorto un volto pallidissimo) Buongiorno.
lu si' Pascale, lu canteniere, de subito, benone! Si se sa· Ili:!,!!
PASCALE Gue', Peppenie', pateto quanno vene?
lassavene nun murevano. Nuie 'sta morte certo nun la 'III'.'
PEPPENIELLO Mo vene, l'aggio lassato che steva arricet­
facimmo. tanno l lu tavolino. 1.11111111

CONCETTA E che buo' muri de subito! Nuie murimmo de 'l'I


PASCALE E tu pecché staie accussl, che è stato? Ilq:
debolezza. Nun me dispiace pe me, ma pe chella po­ PEPPENIELLO Che ha da essere don Pasca'!. .. Primme de
vera criatura! (Una pausa). tutto me more de famma! lilll'"II!'1
PASCALE (a Concetta) Lu sapunaro è passato? PASCALE Gue', tutte de nu culore!
'1iI"1
CONCETTA Nun 'o ssaccio! (Di malgarbo). PEPPENIELLO Stammatina che aggio fatto marenna? 1'1111·

PASCALE (a Pupella piano) Felice s'è ritirato? Duie easatielle, quatte pizze fritte, e nu soldo de sciu­
Ill'.,!.'.I·'·1
PUPELLA No ancora. seelle'.
PASCALE Figlia mia, agge pacienza, core de papà tuio. ','l
1:I:ii1il'
18. arrugnato: rattrappito, ritirato. ',\:1:\·1
16. aizo ncuollo e me ne vaco: prendo le mie çarabattole e mc n~ vado. I. arricetlanno: sparecchiando. 2. casalielie.. sciuscelie: panini di farinJ
17. sotto e ncoppa: sottosopra. gialla. !ii.:i1i'li
~1..~~.IHi,~ _
~ :'1

22 EDUARDO SCARPETTA
MISERIA E NOBILTÀ 23 .,I
"1',1

PASCALE Scuse! PASCALE Dico stamme aspettanno a te p'accatta' quac­ il


PEPPENIELLO Pecché so' ghiuto a truva' lu cumpare, e cosa.., lo stammatina nun aggio pututo fa' niente.
isso me l'ha accattate, si no adderittura starria diuno' FELICE E aspettate a me, neh Pasca'? lo mo aggio fe­ i I

E pe causa de lu cumpare, aggio avuto duie cauce' da nuto de iastemma' comme a nu turco. Dall'otto fino a ' ' 'l' '!
1',1
papà. mo fosse venuto uno a farse scrivere na lettera! Me so' III"

PASCALE E pecché? fatto nu piezzo de gelo. Poco primme steve menanno ,Iii
PEPPENIELLO Pecché m'aveva mannato da nu signore cu pe ll'aria lu tavulino cu tutto lu calamaro e Ii penne! È
na lettera, cercannole quacche cosa de denaro. lo me na vita che nun me la fido de tira' cchili nnanze! Mo se :1':II"i
',II'li"'1
l'aggio mise dinta a la sacca, e so' ghiuto primma da lu dice che nce vonno mettere pure la tassa. Ogne lettera 'IIIII!IIII
duie centeseme, e ncoppa a lu foglietto nce ha da sta'
cumpare. Chillo m'ha accattato li pizze, e io tre me l'ag­
gio astipate' addò steva la lettera. Quanno so' ghiuto lu francobollo de nu centesimo. ~i,lr,'1
da lu signore, n'auto ppoco me ruciuliava pe li grade .... PASCALE Pure chesto?!

111""
FELICE E all'anno nuovo, li scrivane hanno da paga' la

Ha vista la lettera tutta nquacchiata de nzogna " e s'è


ricchezza mobile! '.I.

!1,llf
I.
i1
' /':'.,11

mise a allucca': «Dincello a quel porco di tuo padre che Il,1,,


sti lettere l'ha da manna' a li putecare comme a isso, nun PASCALE Eh!
U.',I
già a nu signore! » FELICE Aveva mannato a chill'assassino de figliemo cu na '1Iillll.·
PASCALE E se capisce! ... Tu miette li pizze addò steva lettera addò' nu signore. (Vedendo Peppenieilo) Ah, 1;',1,'1'1
111;i(1

la lettera! staie lloco IO!! Zitto mo! ... Chillo è nu signore tanto buo­ Iji

LUISELLA T'ha dato duie cauce? lo t'avarria acciso! no, che me canosce da tanto tiempo, sape comme steva '1"1'

Gue'! sa' che te dico, vide de te mpara' n'arte, e va' fa­ primma io, e sempe che aggio avuto bisogno de quacche 1: 1
1

i,'1"
tica', pecché nuie nun te putimmo da' a magna'! cosa, me l'ha mannato. Mo doie lire, mo quatte lire, mo 1

PEPPENIELLO Sissignore, chesto lu sapimmo... e nun du­ cinche lire, e la Pasca e lu Natale m'ha mannato fino a li''.iI
1'.1. 1.""""

bitate che ve levammo 'a seccatura... Lu cumpare è sen­ dieci lire. Embè?! ... chillo stammatina le porta la let­ ;,,1:'1,
tera tutta nquacchiata de nzogna ... Ah! .., (Fa per in­
zale de serviture .... me vo' bene, e ha ditto che me met­
veire) .
,Iiill:i
te isso a patrone. Pare che accussl, cu li fatiche meie, me
pozzo accatta' pizze, casatielle e sciusceIle! PASCALE Lassalo i', Feli', chillo è guaglione! ,1,,11,1'11

PEPPENIELLO E che so' stato io? So' state li ppizze... Ma


PASCALE T:.Itti cibi delicati! Ma pateto porta quaccosa Ilf'·,.)
de denaro o no? Nuie stamme aspettanno a isso. po la sudisfazione ve l'aggio data? i:11
FELICE Che sudisfazione m'aie data?
PEPPENIELLO Ah, state aspettanno a isso? E state fri­
PEPPENIELLO ChelIi tre pizze che hanno nquacchiata la ,'Ii:1
sche! Chillo nun ha fatto manco nu soldo 'sta iurnata. !,,'I,
PASCALE Possibile'! (Di dentro suona il campanello) Pu­ lettera, nn'aggio fatto tre morze! "1"',:,
FELICE Ah, n'e' fatto tre morze?! (Fa per inveire, ma Pa­ 1
)'1 "1:
pe', va' arape (Pupeila via, poi torna).
PUPELLA Don Felice (entra Felice, pallido, scarno, vesti·
squale lo trattiene). Pasca', lasseme, chillo me cufIeia "! II I
I1

to miseramente). . PASCALE Nun mporta, lasso i'! ...


PEPPENIELLO Nun 'o vattere! (Felice vuole inveire, ma "';il
PASCALE Felicie', buongiorno.

FELICE Buongiorno, Pasca'.

Pasquale lo trattiene ancora). \11'1


li'll
FELICE Pasca', lasseme! ... Lasseme fa lu patre! Tu ac­ (tlf,1
PASCALE Ccà stammo aspettanno a te, lu ssaie?

FELICE E mangiate, io mangio dopo.

cusSl me faie perdere lu rispetto. 1

:'1 1',1
Vedite che padre! Scili pe la faccia toia! Miet­
LUISELLA
tatenne scuorno! ". '1 '1 :. ~
3. ditino: :.iigiuno. 4. CQuce: calci. ,. l1Stipate: nascoste. 6. me ruciu·
liava pe li grade: mi faceva ruzzolare le scale. 7. "quacchiala de "Zog"a:
unla di grasso. 8. senz.ale de ;rerv;ture: colui che reclutava j servi tori per
i signori.
9. addò: presso, da. IO. 1I0co: qui. II. cuffeia: mi prende in giro. 12.
Scili pe la faccia loia' Mietlate""e scuomo.': esclamazioni di disprezzo di
significato analogo: «Vergognati! ~
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24 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 25
FELICE Ma quanno chisto Pascale me tene! ... Guaglio'! staie mettenno cu li spalle nfaccia a lu muro, tu e stu
dimane penza a chello che haie da fa', vattenne da nu mamozio 17 de mariteto!
masto e mparate n'arte, pecché si no te faccio fa' 'a PASCALE Ched'è, ma so' mamozio?
morte ... LUISELLA (a Felice) Gue', sa' che te dico! Dimane vide
PEPPENIELLO (interrompendo in tono canzonatorio) De de trova' na cammera, na puteca, pure nu suppigno",
li surece e de li scarrafune "! basta che nce ne iammo da ccà.
FELICE Ma vaco vennenno lu beleno pe li surece mo? CONCETTA E lu stesso dico pure a te! (Urtando Pasquale
Pasca', lasseme! ... cade addosso a Felice).
PASCALE Nun mporta, Peli'. FELICE Va bene, dimane se ne parla, chesto che cos'è? ...
FELICE Va buono, nun te n'incarrica', stasera parlammo! Avite da fa' sempe chiacchiere!
LUI SELLA Eh! parle dimane! ... Da quanto tiempo l'a­ PASCALE A la fine nun è stata na gran cosa, avimmo avu­
varria pigliato, e me l'avarria mise sotto! to dispiacere che se n'è ghiuto lu guaglione.
PEPPENIELLO (si az,'vicina a Luisella) Vuie a chi ve met­ FELICE Ma che ghiuto e ghiuto! Chillo ma va da lu cum­
tite sotto? Ma che m'avite pigliato pe cavalluccio "? ... pare, se magne tre o quatte ava toste \9, e po torna. Pen­
Me ne vaco, sissignore!. .. Ogne tanto na mazziata ", sammo nuie invece camme avimmo da fa'! - Se putesse
ogne mumento na strillata... E che so' fatto nu cane?! fa' nu pigna?
'Mo vaco addò Il! cumpare, e isso me mette a servi', fa­ PASCALE Nun se pò fa', pecché l'agenzia sta chiusa.
tico e magno. Pò essere che trovo nu patrone che me LUI SELLA (a Felice) E doppo che lO steva aperta, che te
va' bene, e ccà nun nce vengo cchiu! ... Maie cchiu! ... mpignave? lo pe me nun caccio manco nu muccaturo"
(Quasi piangendo va via di corsa). cchiu! 1 !',i i;1
Ij
,l''
CONCETTA (piangendo) Povero guaglione! PASCALE Chi v'ha ditta niente a buie, donna Luise'? Il'!II!I''
PASCALE (piangendo) Povera criatura! Mamma mia! Me parite nu fiammifero, subito v'appic­ III,
FELICE Pasca', tu si' brutto assaie! ... Me pare na capa de ciate "! "11
1,
1'

morte! LUISELLA (a Felice) lo po vularria sape' na cosa da te. Ili!"I'

PASCALE Chiammatelo! Chesto che cos'è1! ... (Va alla fine­ Tu tre ghiuome ta me puttaste na lira e mmeza, l'au­ I,IIII.!. !·..\
stra e chiama) Peppenie'! ... Peppenie'!. .. Eh! chillo sta triere me purtaste ventiseie salde, aiere na lira, ogge ,il"!
currenno de chella manera! ... nun haie purtate niente? E che lu tiene a fa' lu tavolino 'l!i"!1
CONCETTA Ha fatto buono che se n'è ghiuto! ... Povero
piccerillo! Sempe maltrattato...
sotto San Carlo? l'!I
FELICE E che aggia fa'? Che buo' da me? Dimane o dopo Iii I)"

!~I'
LUI SELLA Vuie ntricateve de li fatte vuoste. Chiste son­ po dimane me lu venno Chillo nce sta pure nu pede
go affare che nun v'appartenene! attaccato cu na funicella! E po, caro Pascale, è na spe­
CONCETTA A me?! ... E chi nce risponnel È stato pecché culazione che nun ba cchiu... simme assaie! Ogne tan­
m'ha fatto cumpassione. to te vide presenta' a uno cu nu tavulino senza sape' ,,'i'I'1
LUI SELLA Iatevenne! Cumpassione? .. Viate" chi ave leggere, senza sape' scrivere ... Primme pe fa' lu scri­ li"!1
cumpassione de vuie! vano sotto San Carlo, s'aveva da' n'esame: lingua ita­ l!! Il:,

CONCETTA Luise', mo accummience n'ata vota? ... Vi' si


liana, lingua francese e calligrafia! Ma addò sta? ... Tut­ 1,,1/,

la vuo' femi'! te quante fanno li scrivane! !,t"ii


LUI SELLA E vi' si la vuo' femi' tu! ... Da stammatina me
1']'I'il
17. mamozio: corruzione di Timoteo, vescovo di Pozzuoli, la cui statua sof· 'II"II '
13. 5urece .. .fcarra/une: sorei ... scarafaggi. J4. cavalluccio: espressione di­ frl gravi danni nel corso del tempo: quindi statua goffa, fantoccione: quin.
spregiativa. l';, maZ1.iata: bastonata: in senso estensivo, sgridata (dr. an­ di uomo stolido e grossolano (dr. ivi, Il.r: «mamozio de Puzzule»). IS. iii
che «mazziatone,,). 16. Viale: beato. Tutta la frase è da intendersi: «So­ suppigno: soffitta. 19. ova loste: uova sode. 20. doppo cbe: quand'ano
lo 'un santo può avere compassione di voi ». che. 21. mucca/UTO: fazzoletto. 22. v'appieda/e: vi accendete. IIl'l '1.1'!!'U
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26 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 27 I

l'A SCALE Lu fatto mio, che nisciuno vo' ietta' cchili san· faie da' doie paIate de pane e quatte frutte sicche, noci
i!
go. e castagne, e te faie da' pure na lira ndènaro, e piglle

FELICE E pecché? duie litre de vino a lu canteniere derimpetto... Va'!

PASCALE Pecché nisciuno se salasse cchili. FELICE (con ironia) Ma ccà dinto nce sta l'orologio e la
FELICE Pasca', non sapeva che dicive! ... nisciuno vo' iet­ catena?
ta' sango. PASCALE Nce sta rrobba che va chili de l'orologio e la
PUPELLA Vuie parlate, ma se pò sape' quanno magnam­ catena!
me? FELICE Mo te la chiavo nfaccia la mappata! Chillo si pu­
PASCALE Conce', tu che vulive mpigna'? re" me lu dà nu chilo e mmiezo de menuzzaglia!. .. E
CONCETTA Lu soprabito tuio cu doie Ienzole... Sta ancora chillo se ne vene cu lu burro, la buatta de pomidoro...
la mappata ncoppa a lu lietto.
2,l lo si le cerco tutto chello che m'aie ditto, chillo me li
PASCALE (prende l'imlolto e si avvicina a Felice) Felicie'? mena appriesso sette o otto buatte vacante".
FELICE Aggio capito, aggio capito, e chesto stamme fa- PASCALE LIoco dinto sta lu soprabito mio de quanno fa·
cenno ogne ghiuorno. ceva lu salassatore.
PASCALE Va' da lu putecaro a la cantonata. FELICE E me vuo' mpara' a me lu soprabito tuio! Chillo
FELICE Qua' cantonata? s'arricorda '0 '48! E po, io nun nce pozzo i' da lu pute­
PASCALE Da lu putecaro che sta a lu puntone". caro, pecché tene nu cazone lO e nu gilè mio da nu mese,
FELICE E di' a lu puntone! Tu te ne viene Cti la canto­ e nun me l'aggio pigliato chili.
nata. PASCALE E io manco nce pozzo i', pecché quinnece iuor·
PASCALE Te faie da' nu chilo e mmiezo de lengue de pas­ ne fa le portaie la coverta d'inverno.
sere, nun te fa' da' li maccaruncielle pecché io nun ne FELICE E chisto lu putecaro tene tutta la rrobba nosta.
mangio.
FELICE Pasca' cu 'sta famme che tiene, vaie penzanno
pure a la qualità de la pasta?
PASCALE No, pecché li maccaruncielle me fanno peso a Scena settima
lu stommeco.
FELICE Tu cu 'sta famme che tiene, te mangiarrisse pure Eugenio e detti.
li corde!
PASCALE Po te faie da' miezo quarto de nzogna buona...
E lu zuchillo" comme Iu facimmo? Te faie da' miezo EUGENIO (di dentro) È permesso?
chilo de sacicce, e na buatta 26 de pomidoro... Fatte da' FELICE Chi è? favorite.
na buatta grande, bona, pecché io li maccarune li ma­ EUGENIO Scusate, abita qui un certo don Pasquale... Ah!
gno nquacchiate nquacchiate. Po rimmanimme asciutte eccolo là.
asciutte? ... Te faie da' diece ova, doie ova pedono. Tu li PASCALE Chi vedo! Lu marchesino!
doie ova toie te li magne? (Felice fa segno di si). Te faie FELICE Lu marchesino?
da' miezo chilo de muzzarella, pecché io ova assolute PASCALE Marchesino rispettabile! E come va da queste i

nun l'aggio mangiato maie... Sempe ova e muzzarella! parti? Accomodatevi! (Tutti si affollano per prendere le
Te faie da' nu panetto de burro frisco, pecché n'ova e sedie. Pascale prende una sedia spagliata e la butta via,
muzzarelIa se fanno cu lu burro, mai con la sugna 17. Te ne prende un'altra sulla quale è il catino, ma vede che è
bagnata e la butta via, ne prende una terza sulla quale , I
23. mappata: involto di panni, fagotto. 24. puntone: sinonimo di «can· i I I
tonata,.. 2.'. zuchillo: sugo di carne per la pastasciul.l.a. 26. buatta: sca­ 28. sE pure: ai proprio. 29. vacante: vuote. 30. cazone: paio di panta­
tola (hanc. baite). 27. sugna: nap. «nzogna», grasso di maiale. loni.
1:1
28 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 29 I
è il braciere con la cenere, e la gitta via, prende la quar­ché è stato cuoco fino a tre anni fa. Poi ereditò tutt'i
i
ta la pulisce' bene, e l'offre al marchesino. Tutto questo beni del suo padrone, e oggi si fa dare l'eccellenza e vuoI I

con molta fretta). fare ii nobile, mentre non sa né leggere, né scrivere. Tie­ I
EUGENIO Carissima donna Concetta.
ne un angelo di figlia, alla quale fin da bambina fece stu­

CONCETTA Caro marchesino.


diare il ballo, ed ora è scritturata al San Carlo come pri­

PASCALE Mi dispiace che ci trovate di questa maniera.


ma ballerina. Essa però non è contenta del suo stato at­

Per voi questa è una stalla, è una rimessa ... tuale, mi ama veramente, vorrebbe esser mia ...

FELICE E chisto è lu ciuccio! (Mostra Pasquale, il mar­ PASCALE E il padre si oppone?


chesino ride). FELICE Il padre è streppone '?
PASCALE Accomodatevi (tutti seggono, Felice siede sulla PASCALE Il padre si oppone!
sedia senza fondo). E papà, il marchese, come sta? FELICE Ah, io aveva capito il padre è streppone.
EUGENIO Eh! non c'è male, grazie. EUGENIO No, ecco qua, vi dirò: il padre vuole maritarla, l
PASCALE Va appriesso ancora a tutte li ballarine? ma dice che deve sposare un nobile. ,t
EUGENIO Sempre, sempre, e poi con me fa iI severo. PASCALE E buie nun site nobile?
PASCALE Già! me ricordo... Neh, vi presento l'amico mio, EUGENIO Si, ma l'intoppo sapete qual è? È che i miei pa­
Felice Sciosciammocca. renti non acconsentiranno mai a questo matrimonio.
EUGENIO Tanto piacere! CONCETTA Ma allora scusate, nun è lu padre de la figliola
FELICE Fortunatissimo! E pronto sempre a servirvi a ma so' li pariente vuoste.
barda e a sella. EUGENIO Sicuro, ma ecco qua, io gli ho detto che ci fa­
EUGENIO Grazie, grazie (seggono). cesse sposare, e quando tutto è fatto, mio padre si per­
PASCALE Quanno io teneva la puteca de salassatore, lu suaderà e saremo felici. Questo non lo vuoI fare, e mi
padre de stu giovene, era lu patrone de casa mia ... Che ha detto: «Allora metterete piede in casa mia quando
perla de signore, che nobilone! ... E mammà, la marche­ porterete qui il marchese vostro padre, vostra zia, la
sa, mori, non è vero? contessa del Pero... »
EUGENIO Sicuro! Sono quattro anni.
PASCALE Ah! n'auta signorona!
PASCALE (volgendosi a Felice in tuono patetico) Mori, la
EUGENIO E vostro zio, il principe di Casador...
marchesa! PASCALE Ah! n'auto nubilone! I,
FELICE (E che me ne preme a me!) FELICE (E tu si' nu seccantone!) 'I

PASCALE Che signorona! ... Era na dama! ... Dunque? ... EUGENIO Ora, scusatemi, che posso fare io, povero gio­
Che v'aggio da servi', che va' dicere 'sta visita? vine? Posso andare da mio padre, mio zio, e mia zia, e
EUGENIO Si tratta di un gran favore, che solamente voi e dir loro: venite in casa di Gaetano Semmolone, l'ex
vostra moglie mi potete fare. cuoco, a parlare del mio matrimonio con la figlia che è
PASCALE lo, e mia moglie? (Felicie', chisto vulesse quac­ ballerina? Ditemi voi se lo posso fare?
che cosa de denaro?) PASCALE Oh, è impossibile! Chille so' la crema de la no­
FELICE (E s'è diretto bene!) biltà! Proprio chello de coppa coppa la nobiltà '! (a Fe­
PASCALE Parlate! (Un momento di titubanza da parte di lice). .
Eugenio) No, marchesi', putite parla' liberamente. Fe­ FELICE Comme a nuie, per esempio, che simme chello de
lice piu che amico è un fratello. sotta sotta la miseria!
EUGENIO Posso fidarmi? (Dà la mano a Felice). PASCALE Embè, scusate, come vi regolate?
FELICE Fidatevi pure. (lo nun me fido cchiu, tanto de la EUGENIO Avevo risoluto dì non pensarci piu. Ma che va-
famma!) III
EUGENIO Dovete sapere che io amo pazzamente la figlia L streppone: piccolo, un soldo di cacio (Iell. un gambo di fiore). 2. coppa

di un certo Gaetano Semmolone, detto Fritto misto, per- coppa la nobiltà: la parte piu elevata della nobiltà. , I,

Ilo.
30 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 31

lete? io amo troppo Gemma, e sento che non posso di­ PASCALE Già! ... E con mia figlia come facciamo? lo po
menticarla facilmente! addo' la resto? '.
PASCALE E che bulite fa? EUGENIO Aspettate! ... mia zia tiene una figlia ... mia cu­
EUGENIO (avvicinandosi con la sedia, mentre gli altri fanno gina... Benissimo! verrà anche lei, e sarà la contessina
lo stesso) Voi solo, amico mio, voi solo mi potete aiu­ del Pero. I

tare. PUPELLA Vh! che bella cosa! che bella cosa! i


PASCALE Ma in che modo, scusate? EUGENIO Quello che vi raccomando, aria di nobiltà, alba­
EUGENIO Voi dovete diventare il marchese Ottavio Fa­ gia .... lo poi domani mattina verrò, e vi darò altre istru­
vetti, mio padre. (A Concetta) Voi la contessa del Pero, zioni. Se farete bene le vostre parti, saprò ricompensar­
mia zia, e qualche alt~o amico vostro... (a Felice) il si· vi, e poi là mangerete, beverete... Per esempio a cole­
gnore, per esempio, il principe di Casador, mio zio. zione - omelette, cotolette, formaggio - A pranzo: mac­
FELICE (ridendo) Vuie che dicite, marchesi'? Ma chesto cheroni, ragu, patatine, funghi, fagiolini, pesce, polli,
è impossibile, io sto cumbinato de chesta manera! lo dolci ... (Pasquale sta per isvenire ascoltando quella enu­
faccio lu principe de Casanova?! . merazione).
PASCALE Che Casanova, Casador! Marchesi', ma voi FELICE Marchesi'! ... Marchesi' ... voi fate perdere nu pa­
che dite? Come è possibile che noi .. dre de famiglia.
EUGENIO SI, voi, e dove trovar di meglio? Faremo una EUGENIO Perché?
bella finzione; io stesso vi presenterò in casa di Gemma. FELICE E chillo, Pascale, già sta mangianno!
FELICE Ma, marchesi', scusate, qui non bisogna abbor­ EUGENIO Eh! ... Là starete allegramente, e chi sa per quan­ li, ,.' 1.' ..

dare'. Voi adesso vi trovate accecato dall'amore, e non ti giorni. l,l'I


badate alle conseguenze; qua bisogna ben ponderare le PASCALE (Che dice, neh, Feli'?) ."
l'
1

cose. Chesta nun è na pazziella " si chillo se n'addona' FELICE (Iamme! ... Che putimmo ave' cchiu de na maz· "l'I
1:,1,'
6
e nce fa nu paliatone , nuie addo' nce lu iammo a ca­ ziata?) ,II
gna'? '. PASCALE E addo' avimmo da i', luntano?
EUGENIO Ma che! A questo non ci pensate nemmeno, io EUGENIO Non tanto, ecco il suo indirizzo (cava fuori da ":'1
un portafogli un biglietto di visita e lo dà a Pasquale). ,l''
conosco il tipo. Il padre di Gemma è un asino, e quando
crederà di avere in casa una famiglia tanto nobile, per PASCALE (leggendo) «Cavalier Gaetano Semmolone». '[
la troppa gioia non comprenderà piu niente, e io avrò Ah! è cavaliere?
!':11
tutto il tempo di riuscire nel mio scopo. EUGENIO Ma che cavaliere! È un titolo che si è dato egli
FELICE Allora va bene. stesso.
"I
, ,
PASCALE lo chi songo, chi songo? PASCALE (leggendo) «Riviera di Chiaia, Numero 155, ,

EUGENIO Mio padre, il marchese Ottavio Favetti. primo piano nobile» (mette il biglietto di visita sul ta­ 1,,1

PASCALE lo so' Favetta. volino. Luisella lo prende). Oh! marchesi', n'auta cosa:
FELICE E io, e io? comme venimmo llà? ... Nuie stamme de chesta mane­ I
EUGENIO Mio zio, il principe di Casador. ra!. .. I,

CONCETTA E io chi songo? EUGENIO Oh! si capisce, penserò io a tutto! Domani ver­
EUGENIO Mia zia, la contessa del Pero.
rò con tutto quello che occorre.
PUPELLA Papà, e io nun songo niente? PASCALE Ah! mo va bene.
FELICE Ma scusate, arrivati llà, noi che dobbiamo dire?
EUGENIO Lo saprete domani, per ora lasciatemi andare.
3. abbordare: tirare via. 4. pazziella: scherzo (pazzia': scherzare). ,. se Vado a scrivere una lettera a Gemma per prevenirla di
n'addona: se ne accorge. 6. palia/one: solenne bastonatura (cfr. ivi, 11.7:
palia/a). 7. addo' nce lu iammo a cagna',: dove andiamo a cambiarla la ba­
stonatura?: chi ascolterà le nostre lamentele? 8. addo' la resto?: dove la lascio? 9. albagia: alterigia.
I
I
32 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 33
.1
tutto, e vi ringrazio di cuore del gran favore che mi ave· FELICE Mannaggia la capa mia, mannaggia! (Si strappa
te fatto. dal petto un lembo del soprabito). I
PASCALE Ma voi siete il padrone di tutto il mio sangue, PASCALE Oh, haie fatto chesto!
del sangue di mia moglie, di mia figlia, de lu sango... FELICE Nun fa niente, era la sacca pe li sicarrette. Chella
FELICE (canzonando) 'E puorco!... De lu sango 'e puor­ me lu diceva Bettina muglierema: na femmena camme
co!... (Eugenio fa per andarsene). a me, tu nun la truove!
LUISELLA Marchesi', scusate, quanto ve dico na cosa. LUI SELLA E se capisce che nun la truove camme a mu­
EUGENIO Parlate. gliereta!
LUISELLA Questo signore, che deve essere il principe di FELICE Pecché? Che le vuo' dicere a chella? ... Statte zit­
Casador, vostro zio, non vi ha detto che tiene una mo­ ta, sa'! ... Nun parla' de chella femmena, pecché si no me
glie, la quale sono io... M'avarria purta' pure a me, nun faie fa lu pazzo!
ve pare? LUI SELLA Vattenne, faie lu pazzo! Tu nun haie fatto
EUGENIO Mi dispiace, cara mia, ma non è possibile. Sa­ maie niente! ... Isso fa lu principe, chella fa la cuntessi·
remmo troppi... E poi mia zia, la principessa di Casador, na, e ccà rimmaneva la serva lloro.
si trova gravemente ammalata, e tutti lo sanno... Malat­ CONCETTA Nun nc'era niente de male!. .. Quanno se va'
tia di petto! ... È un anno che non esce di casa. bene a n'ommo se fa tutto.
FELICE Nonsignore, chella ha pazziato, va llà, vattenne! LUI SELLA Tu statte zitta tu, peccbé a te te tengo ncan­
Si lu marchesino puteva, t'avarria fatto veni' pure a te. na.l''.
Noi non vogliamo distogliervi da quello che avete sta­ CONCETTA A mme me tiene ncanna? Vattenne, ca io cu
bilito. ttico nun me voglio appicceca' '>' pecché me sporco li
EUGENIO Dunque, a rivederci domani... Carissimo don mmane! ...
Pasquale! LUI SELLA E sporcatelle 'sti mmane, famme stu piacere!
PASCALE Caro marchesino. PASCALE T'aggio ditta tanta vote, tu nun risponnere! ...
EUGENIO E di nuovo grazie, grazie, grazie (stringe la ma­ Quanno stongo io nnanze, tu statte zitta!
no a Pasquale). LUISELLA E sicuro! ... Quanno nce sta l'ommo, ha da ri­
PASCALE Niente, niente, niente. (Eugenio via). sponnere l'ommo (ride).
LUISELLA Guè! ... Vi' ca sta vita nun me fido de la fa' PASCALE Pecché, scusate, donna Luise', io nun songo om­
cchiu, perciò vide cbello cbe haie da fa', spigneme tutto ma?
cbello che tengo mpignato, pecché me ne voglio i'. LUI SELLA Iatevenne, ommo! Nun nce va' niente cchiu! ",
FELICE Luise', t'aggio ditto tanta vote nun m'annumme­ PASCALE Feli', agge pacienza, chesta insulta, e io nun vo­
na' li pigne, pecché me ne faie i' de capo IO! Tu saie cam­ glio passa' nu guaio!
me steva, e si me facevano impressione li pigne tuoie! ... CONCETTA Ma quanno lu vuo' passa' nu guaio, quanno?

Chi sente ogni tanto 'sti pigne, va trova che se crede li. N'auto marito a chest'ora l'avarria già scummata de san­

Pe spigna' tutte cose, che nce va'? .. Quarantasette fran­ go a cbella!

chi miserabili! LUISELLA (gridando) A cbi scumme de sango, a chi?


LUI SELLA E quanno te servettene nun erano miserabili? FELICE Cbiste po, ve dico a buie, nun so' cunsiglie che

FELICE Me servettene pe te da' a magna', capisce! li dà na mugliera bona! (Pupella sta in mezzo, ed ora

LUI SELLA E chi te l'ha fatto fa'? Quanno io aveva da trattiene l'uno, ed ora l'altro) Scumme de sango, e nun

magna' cu li pigne mieie, nun steva suggetta a te. scumme de sango... Pascale nun è ommo de passa' guaie!

PASCALE Va buono, fernite1a! PASCALE Adda', quanne maie!

IO. i' de capo: andare via di cervello, perdere la lesla. Il. va trova che se 12. te tengo ncanna!; ti tengo in mio potere! 13. appicceca': entrate in
crede: va a finire che ci si crede. contatto. 14. Nun nce va' niente echi';.': Ci vuole ben altro'

------------ """'­
34 EDUARDO SCARPETTA

FELICE A te po, quanne è dimane, me voglio vennere


l'uocchie pe te spigna' li pigne, e po vattenne, che nun
te voglio vede' cchiti, sa'!
LUI SELLA Se capisce che me ne vaco, ma haie da vede' i
primme che te faccio! I I

FELICE Che me faie, che me faie? Me vulisse vattere...


Atto secondo
di' la verità?
LUI SELLA E che ne saccio, mo vedimmo! Salotto in casa di Don Gaetano. Mobili dorati, un di·
CONCETTA Lassatela, lassatela, si no chesta ve fa i' nga· vano, due poltrone, sei poltroncine. Due mensole con
lera! specchi, orologio e candelabri. Nel centro della came­
PASCALE Statte zitta tu, si no te piglio a schiaffe! ra pende un lampadario. Molte corbeilles di fiori so.
CONCETTA Uh! me piglie a schiafIe a me! no sparse per la scena, e tutte recano il biglietto di visita
PASCALE Si, a te, a te! del donatore. Un tavolino con occorrente da scrivere,
PUPELLA Papà! papà! campanello a timbro e album di fotografie. Porta d'in.
FELICE Va bene, nun l'avisse maie ditto 'sta parola, vo·
gresso in fondo. Quattro usci laterali, da uno dei quali
glio vede' che faie! - il secondo, a destra del pubblico - si accede in giar.
LUI SELLA E po lu bide!
dino.
CONCETTA Haie ditto che me piglie a schiaffe, a me! Te ~! I';
l'aggia fa annuzza' ncanna 15 'sta parola!
PASCALE E ma vedimmo! (scambio d'ingiurie e d'invet·
tive, a soggetto e volontà dell'attore). Scena prima
,
Questa scena deve essere eseguita con molto calore. Poi Viciem:o e Peppeniello, poi Gaetano e Biase.
tutti seggono. Dalla porta in fondo, a dritta, si avanzano " ,

uno sguattero ed un facchino, che portano una grande


stufa. Senza parlare, si avvicinano alla tavola, e posano VICIENZO (dal fondo a Peppeniello) che lo segue con un in­
a terra, ai piedi di Felice, la stufa. Il facchino va via, poi volto sotto il braccio) Trase, trase, Peppenie'!... Nun ,!
torna con due fiaschi di vino. Lo sguattero scopre la stu· ave' paura, aspetta ccà, e nun te movere. Chillo ma esce
fa, tira fuori una grossa zuppiera di maccheroni, poi dei lu patrone, e io te ce presento. Haie capito?
polli, del pesce, due grossi pezzi di pane, tovaglioli e po. PEPPENIELLO Sissignore.
sate, mentre il facchino pone in tavola i due fiaschi di VICIENZO Vedite llà! ... A chell'aità '! ... Povero guaglione,
vino. Egli e lo sguattero riprendono poi la stufa vuota, va truvanno de fa' lu servitore pe magnà. Ma, dimme na
arrivano sotto la porta in fondo, si voltano salutando cosa, viene ccà... tu a Michele lu senzale comme lu ca­
con un cenno della testa, e vanno via. Pasquale, Concet· nusce?
ta, Pupella, Luisella e Felice si avvicinano alla tavola. PEPPENIELLO Pecché ha fatto lu cumpare a paterno... e
Poi si alzano di botto e, tutti in piedi intorno alla tavola, io le songo cumpariello.
si slanciano con grande avidità sui maccheroni fumigano VICIENZO E isso t'ha mmanato ccà?
ti, divorandoli e abbrancandoli con le mani. Cala la tela. PEPPENIELLO Sissignore, ha ditto va' l1à, ca chella è na
bona casa pe te, nce sta Vicienzo che è amico mio stret.
l'. annU1.1.a' ncanna: rimanere di traverso in gola. to, parla cu chillo, e nun te n'incarrica'.

1. ailà: età.
MISERIA E NOBILTÀ
36 EDUARDO SCARPETTA 37
VICIENZO Va bene, ma fino a nu certo punto, Peppeniello GAETANO (comparendo in iscena) Lassa, lassa a me! Man­
mio, pecché io nun songo lu patrone. Ma vedimmo isso naggia l'arma J de mammeta! (Reca una lunga treccia di
che dice. Si te va' fa' sta', bene, e si no che aggio da rose e camelie. Biase lo segue). I

fa'? ... Te ne vaie. BIASE Ma addo' la vulite mettere?


PEPPENIELLO Me ne vaco? E addo' vaco, neh, don Vi· GAETANO La voglio mettere ncapo a mammeta! ... Guar­ ,I
cie'? ... lo me more de famma! date! Aggio da dicere a isso addo' la voglio mettere... I

VICIENZO (Vuie vedite chisto camme è curiuso! Da na VICIENZO Eccellenza, che è stato?
parte me fa pure cumpassione!) Ma dimme na cosa: tu GAETANO Vicie', staie lloco, e me faie veni' stu mam01io
tiene mamma, tiene patre? de Puzzule? Viene ccà, saglie ncoppa a chella seggia, e
PEPPENIELLO Li ttengo, li ttengo, ma camme nun li tte­ miette 'sti fiori ncoppa a chella porta (indica il secondo
nesse. uscio a sinistra).
VICIENZO E pecché? VICIENZO Subeto! (Esegue).
PEPPENIEI.LO Pecché stanne cchiti disperate de me ... A BIASE Ma ch'avite 'a fa' la festa, neh, signa'? (Ride).
casa mia se magna nu iuorno si, e nu iuorno no. GAETANO Tu statte zitto e nun ridere, pecché si no te
VICIENZO Aggio capito! Ma pateto e mammeta po aves· mengo da coppa abbascio '! ... Entrate fuori!
sene da strilla' che tu staie luntano da la casa, che faie BIASE Uht entrate fuori! (Ride).
lu servitore? GAETANO Guè! Non tanta confidenza, sa'!
PEPPENIELLO A chi?! ... Chille hanno ditta: mparete BIASE Ma io...
n'arte, e vattenne, pecché nuie nun te putimmo da' a GAETANO (gridando) Fuori! fuori!
magna'. BIASE Bis! Bis! (Via pel fondo).
VICIENZO Ah! chesto hanno ditta? E bravo! ... Vi' che GAETANO Va buono, te voglio fa' fa' io lu bis, 'o ssa'!...
belli patre e mamme! ... Va buono, Peppenie', nun te ne Vi' che ciuccio! ... Faccio 'a festa! Camme si avesse mise 'I
I
incarrica', nce stanga io che penzo pe te! ... Dinto a 'sta tutte lampiuncielle. lo ho messo tutte rose e camelie, e ,I

mappata che puorte? ogni camelia m'è custata cinque soldi... Eh! E doppo che
PEPPENIELLO Lu vestito da servitore, che m 'ha rialato' me custave cinche lire, che me mpurtava?! ... Per mia
lu cumpare. figlia Gemma voglio spendere qualunque somma. Oggi
VICIENZO Va bene. (Ma dico a lu patrone che chisto m'è è l'anno avversario della sua nascita, e l'aggio da sullen­
figlio, e, o va' o nun bo', se l'ha da piglia' pe forza). nizza' come si deve... E poi, povera figlia, so' denare
Siente, si tu vuo' rimmane' certo dinto a 'sta casa, haie suoie, se li fatiche cu li piede... Vicie', aissera, chillu pas­
da dicere che io te so' patre; e quanno lu patrone t'ad· so a duie '! ... Di' 'a verità? ...
dimanna: «Vicienzo che t'è? », tu haie da risponnere: VICIENZO Ah! che lu dicite a fa', eccellenza! ... 'A signu­
«M'è patre, eccellenza >~ - Haie capito? rina me pareva n'auciello '.
PEPPENIELLO Vuie abbasta che me facite magna', io ve GAETANO Bravo! N'auciello! ... Che bella cosa! ._. Te ri­
chiammo pure mamma! cuorde quanno avette chella sbattuta de mane che du­
VICIENZO E chiunque t'addimanna, haie da dicere sempe raie cchiti de nu quarto d'ora?
che me si' figlio? VICIENZO Sicuro, eccellenza!
PEPPENIELLO Va bene. GAETANO E tu pazzie! ... Chella facette chillu passo accussi
GAETANO (di dentro, gridando) Tu si' na bestia, tu nun si' diffìcele, te ricuorde? ... Mettette nu pede cu la ponta
buono a niente, vattenne fora! ntena e cu Il'auto pede po, da coppa a lu palcoscenico,
VICIENZO Zitto, lu patrone! Mettimmece ccà (si ritirano
in fondo).
3· l'arma: l'anima. 4. le mengo... : te lo faccio ingoiare. ,. passo a duie:
passo di danza eseguito da un ballerino e una ballerina. 6. auciello: uc­
2. rialalo: regalato. cello.


38 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 39
scennette fino abbascio menanne cauce! (Esegue in cari­ pozzo tene' nu spittinicchio 7 dint'a la casa. Pò essere

catura). Che bella cosa! Benedetta figlia mia, benedet­ che chella povera criatura overo nce mette na passione.

ta!. .. Quanno avette chella sbattuta de mane, n'auto lo aiere matina nce lu dicette: «Marchesi', fenimmo

ppoco me steva venenno na cosa dint' a la quinta. sta storia!. .. Quanno vuie me purtate a papà cu lu zio

VICIENZO E se capisce! e la zia, e nnanze a me ve danno lu consenso, allora tra­

GAETANO Mo avarria essere viva Angelarosa, la mamma! site dint'a la casa mia, e si no nun nce venite cchiu, pec­

Quanto la voleva bene! ... ché nce ncuitammo».

VICIENZO Ma scusate, signo', chelli camelie pecché l'avite VICIENZO E isso che ve rispunnette?
mise llà? GAETANO Niente. Me las8aie comme a na carota, e se ne
GAETANO Pecché chella è la cammera soia, e mo che se iette. Ma io lu ssaccio: lu padre e li zii ccà nun nce ve­
ritira dalla passeggiata, trova la sorpresa. Vide ccà quan­ neno, pecché so' nobili, SO' superbi.
ta mazzette! Quanta fiori! ... (Addita alcune «corbeil­ VICIENZO Embè, ched'è? Vuie nun site nobele?
les»; poi prende un biglietto di visita ch'è sulla prima GAETANO Sicuro! ... Embè, che nce vuo' fa'? ... Anze, Vi.
a sinistra, e legge) Alfonso... Alfonso... Vicie', liegge tu, cie', io te voleva dicere na cosa, quanno me parle, nun
chisto è nu carattere troppo piccerillo. te scurda' de lu titolo. Tu dice sempe: «Eccellenza, ec­
VICIENZO (legge) «Alfredo». Ccà dice Alfredo.
cellenza, eccellenza!» Ma vene primma lu titolo, e po
GAETANO Me credeva Alfonso, aggio visto «A» 'nnanze.
l'eccellenza. Per esempio, io te dico: «Vicienzo, avete
VICIENZO (legge) «Alfredo del Cane, Barone di Terra­ fatta la tal cosa?» «Si, cavaliere eccellenza... » - Haie
capito?
nova».
VICIENZO Va bene! ... Cavaliere eccellenza, vi dovrei dire
GAETANO Capisce, tutte nobele! - Barone Alfredo dei ca­
na cosa.
ni di terranova. - E chist'auto? (Prende il biglietto di GAETANO Che cosa?

visita che è su un'altra corbeille; in fondo a sinistra)


VICIENZO Peppenie', fatte nnanze, e saluta lu signore.

Liegge, Vicie'. PEPPENIELLO (si fa avanti) Servo vostro, eccellenza.

VICIENZO «Aurelio Frichè dei Duchi di Castelquagliato»


GAETANO Buon giorno! E chi è stu guaglione?
(leggendo ). VICIENZO Cavaliere eccellenza, m'è figlio, nun aggio ad­
GAETANO Scuse!... Castelquagliato! ... E chist'aute? (Co­ do' lu mettere, lu vurria tenere vicino a me, e se il cava­
me sopra, dal fondo a sinistra) Liegge, Vicie'. liere vostra eccellenza vuole, lu faccio sta' cu me Ve
VICIENZO (legge) «Il signor Bebè». serve pur'isso, e le date na cusarella e lu magna'! .
GAETANO Ah, va buono, chisto è il signor Bebè... È nu GAETANO Ah! bravo! ... Tu si' figlio a Vicienzo?
viecchio che è benuto tre o quatto vote ccà; e nun pu­ PEPPENIELLO Sissignore, e isso m'è patre a me!
timmo sape' comme se chiamma... È abbonato a la pol­ GAETANO E se capisce! Si tu si' figlio a isso, isso ha da
trona, vene ogne sera. Seh! ... E sulo isso vene! ... Ne ve­ essere patre a te... Seh! me piace!... È nu bello guaglio­
narranno da nu centenaro, e tutte pe figliema veneno, ne. (Piano a Vicienzo) (Vicie', ma tu mme pare che me
tutti suoi adoratori! diciste che nun ire 'nzurato '?)
VICIENZO Signo', scusate, e cu lu marchesino don Euge­ VICIENZO (Nun songo 'nzurato, ma comme si fosse ... Ca­
nio che facite? A me mme pare che la signorina le vo' pite?)
bene assaie. GAETANO (Va buono, aggio capito!) Sissignore! fallo sta'
GAETANO Che bene e bene! ... Vicie', ma che si' pazzo? ccà cu ttico. Pe mo le damme diece lire a lu mese, si
Chella lu cufIea! po se porta buono, l'avanzammo pure...
I
VICIENZO Ma isso dice che se la vo' spusa'?

l
GAETANO Ah, dice, ma non lo fa ... lo per me ne avrei pia­ 7· spi//inicchio: uno spiedino (da upito»: spiedo), quindi: tormento. 8.
cere, ma so' i parenti suoi che si oppongono, e io nun 'nzura/o: sposato.

lIIl.­
40 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 41
VICIENZO Grazie eccellenza... osia, cavaliere eccellenza! VICIENZO Va bene, cavaliere eccellenza, nun nce penzate!
Vase la mano a lu signore, Peppenie'! ... (Peppeniello Chillo, lu guaglione tene talento. Iammuncenne, Peppe­
bacia la mano a Gaetano). nie' ...
GAETANO Grazie, grazie.
PEPPENIELLO Permettete, signo' ... (Arriva sotto l'uscio
PEPPENIELLO Vicienzo, m'è patre a me!
in fondo, si volta, e ripete a Gaetano) Vicienzo m'è pa~
GAETANO Va bene, aggio capito! ... Gue', chillo me lu dice tre a me!
n'ata vota! ... Sf, ma chisto nun pò sta' vestuto accussf? GAETANO E che buo' da nuie? (Vicienzo e Peppeniello
VICIENZO Nonsignore, cavaliere eccellenza, io l'aggio fat­ vanno via pel fondo a sinistra) Che giornata, che bella I
to lu vestito da servitore ... Lu tene dint'a 'sta mappata. giornata, che bella giornata! ... Comme pare bella 'sta ,I
I
GAETANO Embè, allora va' lu vieste, e po lu mettimmo cammera tutta fiori! ... Intanto stamrnatina aggio urdi­
fore a la sala, vicino a lu casciabanco·... O lu vulimmo nato lu pranzo pe dodici persone, e ccà nun sarrammo ,I

mettere ncoppa a lu casciabanco? manco seie. Aissera mannaie l'invito a lu miedeco de lu I

VlciENZO E allora pare na statuetta de gesso! primmu piano, e chillo stammatina m'ha mannato a di­
GAETANO Haie ragione ... Miettelo vicino a lu casciabanco, cere che nun pò veni', pecché è vigilia e mangia pane
comme si fosse nu valletto. e mellone. Mmitaie IO pure all'architetto de lu terzo pia­
VICIENZO Va bene. no cu tutta la famiglia, e stammatina m'ha mannato a
GAETANO Viene ccà! ... Tu comme te chiamme? dicere che nun pò veni', pecché la mugliera tene do­
PEPPENIELLO Peppeniello. lore de mola ". lo po dico: 'sti guaie me li putiveve fa'
GAETANO Peppenie', ccà sta lu timbro. sape' aissera, e io nun avarria ordinato lu pranzo pe du­
PEPPENIELLO E ched'è lu timbro? dece. Pure è buono che vene l'avvocato mio cu la mu­
GAETANO Lu campaniello. (Suona un tocco) Un tocco, è gliera e li doie figlie. So' quatte, e duie nuie, seie, e don
la cameriera di mia figlia. Ma tu nun te n'incarrica', nun Dummineco, lu negoziante a Toleto 12, sette... Pure na
te movere. (Suona due tocchi) Due tocchi. bona tavola è... Ma dudece era meglio, tengo tutto lu
BIASE (entrando) Comandate, eccellenza! servizio completo! ... Nun nc'è che fa'! ... Quanno se dan­
GAETANO (Gue', chillo nun è stato mai esatto come a no tanta cumbinazione! ... Nce sarria stato pure chill'as­
mo!) Chi t'ha chiammato? sassino de figliemo Luiginoj ma no, nun lu voglio vede',
BIASE Due tocchi, eccellenza. me n'ha fatte assaie! E pe la capa soia se perde chesti
GAETANO A te te n'ha d'afferra' uno e buono!... Vattenne ghiurnate! ...
che nun aggio chiammato a te!

Biase guarda i festoni di fiori attaccati alla porta, e va


via ridendo. Scena seconda
GAETANO No, io a chillu cestariello ne l'aggia manna'. Ottavio e detto.
VICIENZO Perdonatelo, cavaliere eccellenza, chillo è nu
poco scemo.
GAETANO Seh! PortatiIlo a casa, chillo scemo!... Dunque?
Due tocchi, o chiammo a pateto o a chill'auto animale OTTAVIO (di dentro) È permesso?
GAETANO Chi è? ... Ah! il signor Bebè!. .. Avanti, favori­
anfibio, che mo se n'è ghiuto. (Suona tre tocchi) Quan­
no po siente 'sti tre tocche, è segno che chiammene a te, sca.

L
e tu te presiente... Haie capito?
lO. Mmilaie: invitai. II. mola: dente molare. 12. Tolelo: Toledo, quar­
9. carciabanco: cassapanca. tiere di origine spagnola (sec. XVI), famoso centro commerciale della città.
42 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 43
OTTAVIO (di fuori) Grazie... Se disturbo, ritornerò un'al­ GAETANO Ma scusate, voi perché non volete dire come vi
tra volta. chiamclte?
GAETANO Ma niente affatto, voi ci fate sempre onore e OTTAVIO Perché è inutile. Che ve n'importa a voi? Mi
piacere. chiamo Bebè... il signor Bebè.
OTTAVIO Gra2ie, troppo gentile! GAETANO Va bene, come volete voi.
GAETANO Accomodatevi. OTTAVIO (tira fuori un portasigarette, ne prende una e ne
OTTAVIO Gra2ie! (Seggono). Come state? State bene? offre un'altra a Gaetano) Posso offrirvi?
GAETANO Eh, non c'è male. E voi sempre svelto, sempre GAETANO Che è chesta? ... Na bacchetta de spirito d'a­
allegro! menta '?
.1
OTTAVIO Che volete? ... io non sto mai di cattivo umore. OTTAVIO (ridendo) Ma no, una sigaretta.
GAETANO Bravo! ... Sempre cosi!... GAETANO Ah, se fumano? I
.1
OTTAVIO Quanti fiori! ... Sono tutti regali di vostra figlia, OTTAVIO Sicuro! (accende un cerino) Accendete. (Gaeta­ :1'
non è vero? no acce.nde) Queste vengono dal serraglio '.
GAETANO Sicuro, perché oggi è l'anno avversario della sua GAETANO Ah ... Li ffanno li guagliune llà dinto! ...
nascita. OTTAVIO Ma che! Vengono da Costantinopoli, c'è den­ :1
"j
OTTAVIO (ride) Ah, ah! l'anno avversario? L'anniversa. tro la barba del Sultano. 1

rio volete dire? GAETANO SO' fatte cu la barba del Sultano?!... Vi'! com­
:il
GAETANO E nun aggio ditto accussi? .. Oggi ha finito di. me hanno d'addura'!
ciotto anni. OTTAVIO (ridendo) Son fatte con un tabacco che si chia­ '1

OTTAVIO Diciotto anni! ... Che bell'età! ... L'età dell'alle. ma cosi: la barba del Sultano. I

gria, dei fiori e degli amori!


GAETANO Ah! nuie l'avimmo finete da nu piezzo diciotto Gaetano fumando si disturba e tossisce.
anni! ... Anche voi avete mandato dei bei fiori... Ho let­
to il vostro nome. Il Signor Bebè! OTTAVIO Che cos'è?

OTTAVIO Sicuro... perfettamente! ... E la signorina Gem­ GAETANO M'è ghiuto nu pilo de la barba ncanna!

ma non c'è? OTTAVIO Se vi disturba, non fumate.

GAETANO Nonsignore, è uscita in carrozza colla sua came­ GAETANO Si, la verità (posa la sigaretta). Signor Bebè, vi

riera ... Ma poco po' trica' '. ricordate ieri sera che festa a mia figlia?
OTTAVIO Se non vi dispiace, l'aspetterò. Voglio personal­ OTTAVIO Ah sicuro! ... C'era però un pochino di contra­
mente darle i miei auguri, e di piu offrirle un piccolo ri­ sto, ma la sinistra vinse.
cordo (tira fuori da una tasca un astuccio con un anel­ GAETANO Già! lo questo osservai: tutte le poltrone a si­
lo). Ecco! ... Un anellino. nistra sbattevano le mani, facevano chiasso, e chelle a
GAETANO (osservandolo) Bellissimo! Altro che anellino, dritta nun se muvevano Perché, don Bebè?
questo è un anellone! ... C'è una lettera sopra tutta in OTTAVIO Eh! ... Perché? Partito contrario, mio caro! ...
brillanti. Tutte le poltrone a destra proteggono Erminia Pax, l'al­
OTTAVIO Sicuro, è una B... Bebè, il mio pseudonimo. tra prima ballerina.
GAETANO Già, Bebè, il vostro pesolonimo! ... Per ora vi
GAETANO Ah, perciò! ... E vonno mettere la Pax con mia

ringrazio con la bocca mia; quando poi viene mia figlia figlia? ... Seh! ... Nce ne vanno Pax per mia figlia!

vi ringrazierà a voce, colla bocca sua.


2. Na bacchetta ... : un bastoncino di estrailo di menta. 3. serraglio: era

OTTAVIO Oh niente, per carità!


cos( detto comunemente l'ospizio dei poveri (nel quale è ambientato 'O me·

se maria1lo di Salvatore Di Giacomo, per il quale cfr. questo .tesSo volume);

qui è scherzosamente confuso con il Serraglio (palazzo residenziale) del Sul.

I. trira': tardare. tana di Costantinopoli.

44 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 45


OTTAVIO Oh non c'è paragone! OTTAVIO Dico, attendete, fate pure il vostro comodo.
GAETANO Dite la verità, don Bebè? GAETANO Ah, va bene... Intanto voi potete vedere i ri­
OTTAVIO D'altronde che ci volete fare? Sono i partiti!. .. tratti nell'album... potete passeggiare un poco in giar­
Poi vi sono i capi partiti; io, per esempio, sono capo par­ dino. lo vengo subito.
tito della sinistra, e se domani sera ... questo già non sa­ OTTAVIO Ma si, fate pure.
rà mai, dico per dire, se domani sera voglio subissare' GAETANO Grazie, signor Bebè! ... lo nun capisco pecché
vostra figlia, la subisso! v'aggia chiammà Bebè. Ogne vota che parlammo, aggio
GAETANO Eh! va bene, ma mia figlia tiene l'arte. da suna' lu tammurro pe nu quarto d'ora ... be brè... be
OTTAVIO Che vuoI dire! ... Il pubblico a questo non ci ba­ brè... Ma voi dite che è il vostro pesolonimo, e io non
da. lo mi metto in testa di fischiarla, e la fischio! ... Dico voglio contrariarvi (via, dalla quinta a destra).
per dire. OTTAVIO (ridendo) Ah! ah! ah!. .. Che tipo curioso! ... Per i

GAETANO Già! È l'istessQ fatto, per esempio, che io, es­ forza vuoI sapere come mi chiamo. Dire il mio vero no­ I

sendo suo padre, dopo che voi l'avete fischiata, v'aspetto me a lui! ... Dovrei esser pazzo! Se mio fratello, il prin­
fora, e ve faccio nu paliatone! cipe di Casador, e mia sorella, la contessa del Pero, ve­
OTTAVIO Oh! ... nissero a scoprire che io faccio la corte ad una ballerina,
GAETANO Dico per dire! povero me!. .. Starei fresco!.. .. Se non avessi sciupato
OTTAVIO Ah, va bene. quasi un milioncino con queste ragazze, non darei conto
GAETANO Ma voi siete un gentiluomo, e non la fischie­ a nessuno delle mie azioni; ma oggi, purtroppo, ho bi­
rete. sogno dei miei parenti, e debbo agire con molta cautela.
OTTAVIO Ma che! Ho portato un paragone per farvi com­ Tanto piu che faccio sempre delle lezioni di moralità a
prendere di che sono capaci i capi partiti. mio figlio Eugenio! Se egli sapesse che vengo in que­
GAETANO Ed io vi ho portato un altro paragone per farvi sta casa, povero me! Povero me!
comprendere di che sono capaci i padri. (Ottavio ride)
Don Bebè, lu vi'! ... Don Bebè! A proposito, don Bebè,
potrei avere il piacere di tenervi a pranLO con noi, que­
st'oggi? Scena terza
OTTAVIO Quest'oggi? .. Mi dispiace, ma non posso... So­
no stato già invitato, mi procurerò il piacere un'altra vol­ Gemma, Bettina e detto.
ta ... Questa sera, se vi fa piacere, verrò a prendere il
caffè con voi.
GAETANO Va bene. Intanto, permettetemi, vado a lavar­ GEMMA (di dentro, ridendo con Bettina) Ah! ah! ah! Va
mi un poco, a fare un po' di toletta. Da che mi sono al­ bene... grazie, grazie.
zato, non ho fatto altro che attaccare rose e camelie per OTTAVIO Ah, eccola qui (va in giardino).
mia figlia. Vedete llà! (Mostra la porta). GEMMA (viene avanti con due mazzolini di fiori in mano, in
OTTAVIO Ah bravo! ... Fanno bene! abito da passeggio, elegantissimo. - Bettina la segue con
GAETANO Con permesso? altri due mazzolini in mano. Indossa un abito di seta ne­
OTTAVIO Attendete. ra) Ma chesta veramente è na cosa curiosa! 'Sta iur­
GAETANO (dopo una pausa) Ma che? .. Mi dovete dire nata me subissene de buehè '. Pure Biase me n'ha dato
qualche cosa? uno! ... Fiori da tutte le parti!. .. Teh! guarda ccà! lo mo
OTTAVIO No. che ne faccio de tutti 'sti fiori?
GAETANO E voi mi avete detto: «Attendete». BETTINA L'anno che bene, nee l'avite avisa' quatte iuor-

4. suhinare: di fischi. I. huchè: mazzi di fiori (franc. houquets).

.1
46 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 47
ne primme a tutte quante che fiori nun ne vulite, sen­ GEMMA Povero papà! Quanto me vo' bene! ... Pe 'sta na­
tite a me (si levÌlno i cappellini). scita mia sta ammuinato 2 da otto iuorne, e se pò di' che
GEMMA Vedimmo chisto chi è? (prende il primo biglietto la notte nun ha durmuto.
di visita come ha fatto Gaetano, elegge) «Alfredo del OTTAVIO Non solamente vostro padre, signorina. An­
Cane» Ah! chisto è lu baruncino! ... Chill'antipatico... ch'io stanotte non ho potuto riposare, e pensando a voi,
Nun lu dammo audienza! (Prende il secondo biglietto dicevo fra me: «Chissà se mi accorderà una sola parola
e legge) «Aurelio Frichè». (A Bettina) E chi è 'stu Fri­ di speranza, quella parola che non ho potuto mai otte­
chè? nere, e non so perché... »
BETTINA E chi lu ssape! GEMMA Ma scusate, signore, io credo che v'aggio parlato
GEMMA Ah, chisto è chillu nobile, curto curto... Si vvide chiaro bastantamente. Site vuie che vi piace de perdere
quanto è curiuso! ... La sera se fa mettere quatte cuscine lu tiempo. Quanno venisteve la primma vota, e me dici­
ncoppa a la pultrona, e po s'assetta. steve tante belle parole, e me facisteve tanta belle pro­
BETTINA E chisto ha da essere Tombus. messe senza mai parlare della cosa piti essenziale, io su­
GEMMA Proprio Tombus! Accussi lu chiammammo nuie... bito capii, e che ve rispunnette? ... «Signor Bebè, voi
E chist'auto chi è? (Prende il terzo biglietto, e legge) avete sbagliato, io non voglio diventare chello che me
«lI signor Bebè». vulite fa' diventa' vuie. Si veramente tenite na gran pre­
OTTAVIO (avanzandosi) Mi avete chiamato? mura pe me, spusateme, chesto è chello che desidero».
GEMMA Ah, vuie stiveve ccà? A 'sta parola «spusateme» che v'aggio ripetuto cchiti de
ciente vote, vuie nun parlate cchiti e v'arrefreddate. Ma
OTTAVIO Si, stavo qua, tesoretto mio. Son venuto per au­
pecché vurria sape'?
gurarvi tutte quelle felicità che il vostro bel cuore desi­ OTTAVIO Ecco qua, Gemma mia, vi dirò... lo appartengo
dera! Anche io questa mattina ho voluto mandarvi dei ad una nobile famiglia ... e i parenti miei, capisci ...
fiori; ma poi, personalmente, vi prego di accettare que­ GEMMA Capisco... i vostri parenti... la vostra nobile fami­
sto piccolo dono, che terrete come semplice ricordo del glia, nun vedarriano buono 'stu matrimonio, pecché io
signor Bebè. so' na ballerina... e siccome chesta ballerina, amerà su­
GEMMA Ah bravo! (Prende l'astuccio, lo apre ed osserva lamente a chillo che le parlarrà de matrimonio, cosi, ca·
l'anello) Carino! ro signor Bebè, scusate se vi dico che dovete battere la
OTTAVIO (Carino! ... Quello mi costa 1600 lire!) Quella è ritirata. (Bettina canterella il motivo della ritirata, e
una «B» tutta in brillanti. Gemma le fa coro. Tutte e due ridono con aria di scher­
GEMMA Già, una «B»! ... Tiene, Betti', mietti llà ncop­ no).
pa! ... (Bettina prende l'astuccio, e lo pone sulla men­ OTTAVIO (dopo una pausa) E mi lasciate cosi barbaramen­
sola). te? .. Non mi dite altro?
OTTAVIO Se voi, signorina, foste meno crudele con me, GEMMA Nient'altro, non ho altro da dirvi.
quante e quante cose farei per voi, perché vi giuro che OTTAVIO Ebbene, ci penserò, e spero di farvi contenta,
mai in vita mia ho amato una donna come amo voi, o perché mi sarà impossibile dimenticarvi, o Gemma. Vi
Gemma! ... amo troppo, e col tempo ve ne convincerete! (Una pau­
BETTINA Uht signuri', io nun nce aveva badato! ... Guar. sa) Uno di questi giorni resterò a pranzo da voi. Vostro
date quanta rose e quanta camelie stanno vicino a la padre voleva farmi rimanere oggi; ma con mio dispia­
porta de la cammera vosta! cere non ho potuto accettare, perché avevo un altro im­
GEMMA Uh! veramente! ... E chi nce l'ha poste? pegno... Vi farà dispiacere se pranzerò un giorno con
OTTAVIO Vostro padre mi ha detto che da stamattina non voi?
ha fatto altro che attaccar rose e camelie... Forse sarà
stato lui. 2 • • ",,,,uin.to: afiannato (cfr. Il.,: .",,,,uin.: afianno).

L
48 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 49
GEMMA Oh, anzi, staremo piu allegri! BETTINA A me nun me dispiace pe isso, signuri', credi­
OTTAVIO Bravissimo! Dunque, arrivederci mia cara! ... A teme, ma pe nu guaglione che le rimmanette, e che isso
questa sera. nun m'ha vuluto maie da' ... Ma si me vene ncapo, nu
GEMMA A rivederci. iuorno de chiste lu vaco piscanno', e mar'a isso' vi'! ...
OTTAVIO Col tempo ve ne convincerete... ve ne convin­ Mar'a isso! M'aggio da scunta' tutto chello che m'ha fat­
cerete... (Bisogna aver pazienza e costanza, io so il me­ to! ...
stiere!) (Via).
GEMMA Ah! ah! ah! (Ridendo) Quanto è curioso!
BETTINA A chell'età vo' fa' ancora lu giuvinotto!
GEMMA Appena sente parla' de spusalizio se ne scappa! ... , Scena quarta
Basta, Betti', mo che simme trasute dinto a lu palazzo,
lu guardaporta m'ha cunsignato 'stu biglietto. Dice che Luigino e dette, poi Eugenio, indi Gaetano.
nce l'ha dato Eugenio da stammatina, e non ha avuto
tiempo de me lu da' primma... Vedimmo che dice (apre
il biglietto). Attiente, Betti'! Avesse da veni' papà? LUIGINO (dal giardino) Psst! ... Gemma! ... Gemma! .
BETTINA Nun avite appaura, leggite! (Va a guardare ver­
GEMMA Gue', Luigi'! ... Mannaggia all'arma toia! E
so l'uscio a destra). comme? ... Te pigliaste n'auti 1500 franche da dint' 'a la
GEMMA (legge) «Cara Gemma, oggi presenterò a tuo pa­ scrivania?
dre la mia famiglia, e se la sorte ci sarà favorevole, se LUIGINO E so' finite, bellezza mia!. .. Nun tengo manco
riuscirà la finzione, saremo felici e per sempre. Per ora nu sordo.
non ti dico altro; a voce ti dirò il resto. Ama sempre il GEMMA Eh! ... E che buo' da me, mo? ... Chillo papà nun
tuo Eugenio». E che vo' dicere chesto? Che sarrà sta te vo' vede' cchiu.
finzione? LUIGINO Addo' sta papà?
BETTINA E che ne saccio, signuri'? .. Chello che ve pozzo
GEMMA Starrà dint'a la cammera soia.
dicere sulamente: stateve attiente, perché a li vote na BETTINA Sissignore, sta ccà.
figliola, quanno meno se crede, è ngannata! LUIGINO E chiude la porta cu la chiave, agge pacienza, io
GEMMA Tu che dice, Betti'!? ... Chillo, Eugenio, va pazzo
t'aggio da parla'. (Bettina chiude l'uscio a chiave) Gem­
pe me! ... ma, famme fa' pace cu papà.
BETTINA E chill'assassino de maritemo pure lu pazzo fa­
GEMMA È impossibile! Chillo sta arraggiato I cu ttico de
ceva, e po quanno me spusaie... na mala manera!
GEMMA Comme! ... Betti', tu si' mmaretata?
LUIGINO Tu puoi far tutto, bellezza mia! Vuoi vedere pu­
BETTINA Sissignore, signuri', da ott'anne! Me spusaie nu
re chi te ne prega? (Si avvicina alla porta del giardino,
giovene de notaro, nu certo Felice Sciosciammocca, e e chiama) Marchesi', venite!
doppo duie anne de matrimonio nce spartetteme. EUGENIO Eccomi qua, Gemma mia!

GEMMA E pecché ve spartisteve? GEMMA Eugenio! ... E pe do' site trasuto?

BETTINA Pecché chillu birbante se mettette a fa' l'ammo­ LUIGINO Papà aveva dato ordine a lu guardaporta de nun

re cu na sarta, e pe chella femmena steva facenno i' la fa' passa' nè a me e nè a isso, ma s'era scurdato però de
casa sott'e ncoppa. lo l'appuraie, e le facette prime nu lu ciardino Lu canciello steva apierto, e nce simme
paliatone, e po me ne iette. Me credeva che 'stu mio si­ mpizzate ' .
gnore, doppo quacche tiempo, se fosse ricurdato de me.
Ma niente! ... So' seie anne che sta cu chella tale, e io
comme fosse morta adderittura! 3. lu vaco piscanno: vado a peseado. 4. mar'a isso: maledetto lui.
GEMMA Povera Bettina! x. arraggia/o: arrabbiato. 2. mpit.t.a/e: cacciati dentro.
50 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 5I
GEMMA Basta! Euge', che vo' dicere stu biglietto, ched'è GAETANO Benedetta figlia mia, benedetta!... La surpresa
'sta finzione? l'avite vista?
EUGENIO Ho fatto tutto! Abbasso c'è la mia famiglia in BETTINA Qua' surpresa?
una carrozza chiusa, ed aspetta me per salire. GAETANO La porta chiena de camelie e rose.
GEMMA La famiglia toia? BETTINA Ah, sissignore, eccellenza. N'ha avuto tanto pia­
EUGENIO Si, è na finta famiglia. Sono quattro miei amici cere! ... Chillu viecchio, il signor Bebè, l'ha purtato 'stu
che fingeranno di essere miei parenti. bello aniello (glielo mostra).
GEMMA Tu che dice!. .. E si papà se n'addona? GAETANO Lu ssaccio! E essa ch'ha ditto? ... N'ha avuto
. EUGENIO È impossibile, sono travestiti alla perfezione! piacere?
.LUIGtNO E po, chillo papà è nu ciuccio! ... Se crede qua­ BETTINA Accussi, accussi... Vuie po sapite che chella te­
lunque cosa ... ne tanta oggette, e difficilmente le fa specie na cosa.
GEMMA Ma pecché haie fatto chesto? GAETANO Se capisce! ... Pe fa' specie a chella, nce vonno
EUGENIO Per vederti, Gemma mia, e parlarti con libertà. brillante accussi! (Fa segno con le mani).
(Si picchia alla prima porta a destra). BETTINA lo vaco dinto, signo', permettete? (Via a sini­
GAETANO (di dentro gridando) Neh? Chi ha chiusa 'sta stra).
porta?! ... GAETANO Lu cumplimento mio po nun se lu pò maie
GEMMA Papà! aspetta'! Me sto accattanno na casarella ncoppa a lu
EUGENIO Zitto! ... Andate via tutti, lasciatelo qui solo... Vommero Attuorno nce faccio fa' nu bello ciardino,
lo ritornerò fra poco. e ncoppa a lu canciello nce faccio scrivere: Villa Gem­
LUIGINO lo voglio fa' pace cu papà, si no le dico tutte ma. Stamattina aspettava lu proprietario pe finalizza"
cose. tutto, e nun è benuto ancora.
GEMMA Va buono, pe mo vattenne, nce penzo io.
LUIGINO Grazie, bellezza mia! (Via pel giardino).
EUGENIO Mia cara Gemma! (Le bacia la mano, e via pel
giardino). Scena quinta
GEMMA Betti', arape la porta, e trova tu na scusa (via dal
secondo uscio a sinistra). Eugenio, Biase e detto; poi Vicienzo e Biase; indi Pa­
GAETANO (bussando e gridando) Vicienzo! ... Biase!... Chi scale, Eugenio; infine Concetta, Pupella e Felice.
ha chiusa 'sta porta?
BETTINA (apre) Eccellenza, scusate, l'aggio chiusa io, pec­
ché me credeva che nun nce steva nisciuno. EUGENIO (di dentro gridando) Tu sei una bestia qualun­
GAETANO (in frac e cravatta bianca) Nun nce steva nisciu­ que, capisci!

no? E io, ched'è, era squagliato? BIASE (di dentro) lo tengo Il'ordine de nun ve fa' passa'!

BETTINA Me credeva che stiveve dinto a lu ciardino. EUGENIO (di dentro) Una volta! ... Ma adesso l'ordine si

GAETANO Gemma addo' sta? cambierà! Non mi rompere la testa! (Dà un urtone a

BETTINA Sta dint'a la cammera soia, eccellenza. Mo pro­ Biase ed entrano insieme in iscena).

prio nce simme retirate. GAETANO Che cos'è? Che cos'è?

GAETANO Sta bona? .. Se sente bona? EUGENIO Egregio cavaliere! ...

BETTINA Sissignore, eccellenza. Specialmente stammatina GAETANO Marchesi', ma io v'aveva pregato...

sta comme a na rusella J de maggio. EUGENIO Di far venire qui mio padre, e i miei zii... Ebbe­

3. ".sella: bocciolo di rosa.


4. /inaliua': definire.

J
52 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 53
ne, essi son venuti, e stanno abbasso in carrozza... Aspet­ BIASE Va bene, non dubitate.
tano me per salire. GAETANO Accussf, dritto, e nun te movere, sa'!
GAETANO Possibile! BIASE E si me vene nu sternuto?
EUGENIO Possibilissimo!. .. Sono state tante le mie pre­ GAETANO Nun t'hanne da veni' sternute, e si te venene te
ghiere che finalmente li ho persuasi. Vi raccomando pe­ li ttiene... Zitto, li bi' ccà! (Si pone in atto rispettoso).
rò di riceverli bene... Si tratta del principe di Casador, EUGENIO Venite, venite, papà... Ecco qui il cavaliere.
della contessa del Pero, del marchese Ottavio...
GAETANO Uh! mamma mia, aspettate! ... Bia', va' chiam­ Pascale viene avanti in parrucca bionda, basette, guanti
me a Vicienzo, subeto! (Gridando). chiari, cappello a cilindro e bastone. Indossa un lungo
BIASE Eccome ccà! (Via correndo pel fondo a sinistra). pastrano scuro e si presenta in iscena con molto sussie­
GAETANO Menumale che me trovo la sciassa I ncuollo! ... go, guardando a destra e a sinistra attraverso un paio di
Ma nce vularriene li guante; che dicite, marchesi'? lenti a manico di tartaruga.
EUGENIO E si capisce! I miei parenti non danno la mano
se non c'è il guanto. GAETANO Rispettabilissimo signor marchese... (dandogli
GAETANO Fortunatamente ca tengo nu pare de guante! la mano). L'onore che lei mi accorda, mi fa diventare,
(Tira fuori un paio di guanti dalla saccoccia, e se l'in­ direi quasi, scemo, e io mi credo d'essere proprio impo­
fila frettolosamente). tente, vale a dire, non mi trovo alla portata di poter de­
EUGENIO Dunque, io vado, mi raccomando! (Via pel fon­ gnamente contracambiare...
do a destra). PASCALE Psst! Basta... basta... basta! ...

GAETANO Sangue de Bacco! Questo è un grande onore, GAETANO E chi sta parlanno cchili! ...

figlia mia fortunata! ... S'avarria da leva' 'st'ammuina da PASCALE Basta! ... Se io mi trovo... se io mi trovo (mostra

miezo. (Gridando) Vicienzo!... Biase! ... a Biase il cappello e il bastone perché glieli tolga di ma­
VICIENZO Comandate, cavaliere eccellenza! ... lo stongo no, ma il servo non si muove). Se io mi trovo ... basta...
vestenno lu guaglione. basta...
GAETANO Che guaglione e guaglione! Se ne parla dop­ GAETANO (lo nun sto aprenno cchili la vocca!)
po! ... Levate 'sta rrobba da miezo! Stanno saglienno
principe, marchese, contessa, tutta la famiglia de don Pascale mostra di nuovo a Biase iI cappello e iI bastone
Eugenio! e, visto che egli non si muove, li butta a terra.
VICIENZO Vuie che dicite?! Stanno saglienno? .. , lo ve
Il'aveva ditto, caspita! (Biase porta via, una per volta, GAETANO (ad Eugenio) (Che è stato, neh? .. Pecché ha iet­
tutte le corbeilles di fiori). tato nterra lu cappiello e lu bastone?)
GAETANO Mettiteve li guante! ... Guante ne tenite? EUGENIO (Perché nessuno glieli ha tolti di mano).
VICIENZO Addo' li pigliammo, signo'? GAETANO (Ah, sicuro! ... E chi nc'ha penzato?!... E chil­
GAETANO E nun mporta! ... Vicie', tu va' te miette vicino l'animale che nun se move! ... Aiza llà! ').
a la porta, accussi, dritto comme a na sentinella. BIASE (Vuie avite ditta nun te movere!) (Raccattando
VICIENZO Nun nce penzate, lassate fa' a me! (Via pel fon­ il cappello e il bastone).
do). EUGENIO (a Gaetano) (Andate a ricevere mia zia la con·
GAETANO Bia', tu miettete ccà, vicino a la porta, e nun te tessa... Spetta a voi).
movere... Quanno io te chiammo, ricordete cavaliere, GAETANO (Ah! spetta a me ... Eccomi qua). Con permesso!
eccellenza! (Via pel fondo, di corsa).

I~

1. sciassa: giacca a larghe falde e corte, per i cacciatori eleganti (cfr. franco
chasse: caccia). 2. Aiza /là!: Suvvia, alzati!
54 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 55
EUGENIO (sottovoce) Bravo, bravo don Pasquale! ... Vi lor signori illustrissimi, e con poca propenzione... anzi,
raccomando. con molta insufficienza io subivo questo amore ... ma dal
PASCALE Nun ve n'incarricate, lassate fa' a me. momento che mi veggo assediato, circuito da una fami­
GAETANO Venite, venite, illustrissima signora contessa. glia tanto lustra, non posso che prendere mia figlia, e
(La conduce per mano. Concetta è vestita di un abito buttarla in mezzo a voi! ... Amatela e compatitela, e a
chiaro, elegante, con cappello alquanto esagerato e guan­ me suo padre poi credetemi per sempre vostro umilìs­
ti. Pupella veste anche un abito molto elegante con cap­ simo parente Gaetano Semmolone.
pellino e guanti. Segue Concetta a braccetto di Felice, FELICE Napoli IL. (dice la data del giorno della recita).
che vestirà di nero ed avrà due piccoli baffi). Accomo­ PASCALE (Ha chiusa 'a lettera!) Signore! ... io era molto
datevi, la prego. contrario a questo matrimonio, ma vedendo che mio
EUGENIO Cavaliere, vi presento la illustrissima signora figlio piangeva la mattina... il giorno... la sera... la not­
contessa del Pero mia zia, sua figlia Clara contessina del te...
Pero, mio padre il marchese Ottavio Favetti, e mio zio FELICE (Chisto chiagneva sempe!)
il principe di Casador. PASCALE Dissi fra me e me: questo ragazzo ne piglierà
GAETANO Fortunatissimo di aver conosciuta una famiglia certo una malattia, contentiamolo, e non ne parliamo
tanto illustrata! pid. D'altronde, egli tiene seicentomila lire di rendita, e
EUGENIO Il cavaliere Gaetano Semmolone, padre di Gem­ può sposarsi una giovane di suo piacere ...
ma. GAETANO Seicentomila lire di rendita?!
PASCALE Molto piacere! PASCALE Oh! ... E che cosa sono! ...
FELICE Fortunato! (Tutti seggono). FELICE (Ma chi l'ha viste maie!)
GAETANO (Bia', fa' veni' cinche gelati, ma ma proprio!) PASCALE Mio fratello, il principe di Casador, ha già fatto
BIASE (Subito, cavaliere eccellenza) (via). il testamento tutto in suo favore ...
PASCALE Dunque, voi siete il padre della ragazza, che FELICE Già! '" i miei milioni sono suoi.
mio figlio dice di amare tanto? CONCETTA Scusate, c'è mia figlia, che è pure vostra ni­
GAETANO Sicuro, per servirla! ... E anche mia figlia, posso pote.
assicurarla, gli porta un amore inqualificabile, ci tiene FELICE E mi dite sempre questo, contessa! lo la roba mia
proprio una gran passione. la voglio dare a chi mi pare e piace. La contessina tiene
FELICE Questa, per esempio, per me è una novità . il vostro... Il vostro che ne fate? ... Avete tanta roba!
Quando mai le ballerine hanno tenuto una passione! .. EUGENIO Va bene, di questo potrete poi parlare a casa.
(Sdraiandosi sul divano a molle vi affonda). Qui non mi pare il momento.
PASCALE (Statte fermo!) PASCALE Dunque, dicevamo ... vedendo che Eugenio si
FELICE (Ma che? ... È vacante da dinto?) era ridotto mezzo per causa di questa signorina Gemma
PASCALE (Chelle so' li molle!) ci riunimmo tutti i parenti, e si decise di contentarlo.
GAETANO Ma, ecco, signor principe... È vero che le balle­ Solo mia sorella la contessa, qui presente, era un poco
rine sono stravaganti, e non tengono affezione per nes­ duretta ... un poco duretta ...
suno; ma mia figlia è un'altra cosa. Quando la conosce­ FELICE (Era? .. Molti anni fa! ... Ma ma è molla, mo!)
rete, vedrete... che direte ... sapete... avete... una bella PASCALE Ma poi ha finito col cedere anche lei.
cosa... lo appunto pensando che mia figlia era una balle­ GAETANO Bravissimo!
rina, mettevo quasi l'imponibile J, sempre da parte di CONCETTA lo se era duretta, aveva mille canne' di ra­
gione.
FELICE (Quanto so' belle 'sti mille canne de chesta!)
J. mettevo quasi l'imponibile: ci facevo sopra molti dubbi; ma nel discorso
srrampalaro di Gaerano la semantica non ha piu alcun senso (insufficienza
per «sufficienza~, lustra per «illustre ~). 4. mille canne: mille volte.
56 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 57
CONCETTA Che ci passava per sopra mio fratello, il mar­ GAETANO Andate a chiamare mia figlia Gemma.
chese Ottavio, e l'altro mio fratello, il principe di Cas­ BIASE Subito, cavaliere eccellenza! (Esce dalla seconda
sarola... porta a sinistra).
FELICE Casador, contessa, Casador! GAETANO Vedrete! ... Un angioletto ... un tipo di virtu e
CONCETTA Oh, sicuro, Casador, ho sbagliato... di candore!
FELICE La contessa sbaglia sempre i cognomi. .. Ah! que­ FELICE E poi balla divinamente! Poche volte l'ho vista,
sta contessa! ... questa contessa... (nce scumbina a nuie!) e posso dirvi che balla molto meglio di quante ballerine
CONCETTA Erano padroni di fare ciò che volevano... ma ho veduto a Parigi.
io ... la contessa del Piede... GAETANO Ah, principe, siete stato anche a Parigi?
FELICE Del Pero, contessa, del Pero. FELICE Se sono stato a Parigi! ... Ma io conosco piu Pa.
CONCETTA Scusate, principe, del Pero lo dicono i lazzari '. rigi che Napoli!. .. Fratello, quante volte siamo stati in
Noialtri nobili diciamo del Piede. Francia?
FELICE (Nun nce fa' avuta' lu stummaco!) PASCALE Vb! ...
GAETANO Perdonate, principe, me pare che ave ragione BIASE Ecco ccà la signorina!
la contessa... Lu Pero chi lo dice? Proprio chilie de mie­ GAETANO (va ad incontrarla) Vieni, figlia mia (la prende
zo a la via. per mano). Figlia mia, fortunata! Nobile figlia! ... Bacia
FELICE (Siente a chill'auto pede de vruoccolo' da llà!) la mano al tuo secondo padre e ai tuoi nobili parenti.
CONCETTA Dunque, io, la Contessa del Piede, apparen­
tare con una ballerina? Questo solamente mi faceva sta­
re in attitudine di sospensione; ma poi sentendo che la
ragazza aveva buoni principi e fini, ho detto: «Ebbene, Scena sesta
sia fatta la volontà vostra! ... »
GAETANO Ed io ve ne ringrazio con la faccia per terra. Biase, Gemma e detti.
BIASE (recando un vassoio con cinque gelati) Ecco ser·
vito, cavaliere eccellenza.
GAETANO Ah, bravo, qua, a me! ... Prego, signori, di ac­ GEMMA Obbedisco (bacia la mano a Pascale, Concetta e
cettare un gelato. Felice).
PASCALE Oh, ma perché questo disturbo? PASCALE Bravo! ... Bella ragazza! Siedi (Gemma siede vi­
FELICE Sa'! ... noi mangiamo sempre gelati. cino ad Eugenio).
GAETANO Ma che disturbo! È dovere, nient'altro che do­ FELICE (Chesta overo è bona!)
vere! ... CONCETTA (la guarda attraverso le lenti) È veramente una
graziosa franciulla!
Pasquale, Felice, Concetta e Pupella sorbiscono i gelati FELICE Ah! (Grida per non far sentire lo sproposito di
con grande avidità. Concetta) Sarà una coppia proprio invidiabile!
GAETANO I parenti del tuo caro Eugenio acconsentono
FELICE (Nun pigliavo gelate da seie anne!)
con piacere al matrimonio. Mo sei contenta?
PASCALE Ma vostra figlia, questa Gemma, quando ce la
GEMMA E vi pare! ... Contentissima!
farete vedere? FELICE Abbiamo fatto tutto ciò che volevate, e siamo ve­
GAETANO Subito! ... (Chiama) Biase! ramente lieti di avervi data quella felicità da voi tanto
BIASE Cavaliere, eccellenza! desiderata.
PUPELLA Dopo il matrimonio di mio cugino, dovete pen­
,. lauari: cosi venivano designati gli uomini dell'infima plebe (cfr. sp.
laxa, o); pere è la forma volgarizzata di pede. 6. pede de vruoccolo: cesto sare di maritare anche a me, perché se no parlo, e scum·
di broccoli, con il significato di ~ balordo., • sciocco ». bino tutto!

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58 EDUARDO SCARPETTA
1-AISERIA E NOBILTÀ 59
GAETANO Comme! ... scumbina?
FELICE Si, è un intercalare che tiene. Quando non può
avere una cosa, dice: «Badate che io scumbino tutto!» Scena settima
GAETANO (ride) Ah! ah! ... Ho capito.
PASCALE La biricchina, la biricchina!
Viciem.o e detti, poi Giaccbino, indi Luigino.
FELICE La biricchina, la biricchina! (All'arma de mam·
meta!)
GAETANO Va bene, contessina, si penserà anche per lei! ...
A proposito, marchesi', voi giorni fa mi diceste che la VICIENZO Cavaliere eccellenza, c'è in sala una persona che
principessa di Case-e-ova '... voglio dire Casador, moglie desidera ài par1arvi.
GAETANO E chi è?
di vostro zio, qui presente, era ammalata... Adesso, co­
VICIENZO Dice che si chiama don Giacchino Castiello.

me sta?
EUGENIO Ah, male, molto male!

PASCALE (Don Giacchino Castiello!)

FELICE Malattia inguaribile, caro mio, si tratta di petto.

FELICE (con terrore) ('O patrone 'e casa!)

GAETANO Ah, ho capito. Questo è il proprietario di quel


PASCALE Poveretta! Non capisce niente piti, si è ridotta

cosi... casino al Vomero che io forse acquisterò... Ma adesso


FELICE Ieri sera sono arrivati quattro medici da Londra non mi sembra il momento... Basta! ... fallo entrare...
e due dall'America e, dopo di averla osservata, dissero: VICIENZO Subito. (Dal fondo) Favorite, signore.
«Caro principe, non ci pensare piti a tua moglie, essa
non tiene piti né polmone, né fegato Tiene si un poco Pasquale, Felice, Concetta e Pupella si aggrappano e re­

di fegato, ma è poco, è troppo poco! » stano a testa bassa per non farsi riconoscere. Gaetano si

GAETANO Nun avasta 2 manco pe nu fritto. è alzato per andare incontro a Gioacchino. Vicienzo

FELICE Dissero:« Se la milza si mantiene ancora fresca, esce.

potrà vivere un'altra settimana; ma è difficile, perché la


milza sta già per putrefarsi». GIACCHINO Grazie... Carissimo don Gaetano.
EUGENIO Poverina! Fa proprio compassione! ... (Non ca­ GAETANO Don Giacchi', io v'aspettava da stammatina...
pisco perché dire tante bestialità!) Site venuto iusto mo!
GAETANO Mi piace però il carattere del principe! (Tiene GIACCHINO Che volete? Ho avuto tanto da fare!
la moglie quasi moribonda, e non se ne incarica). GAETANO Ma mo è impossibile de parla'. Tengo qua una
FELICE Ah, io sto sempre cosi! ... Sempre di buon umo­ famiglia nobìlissima... si tratta della fortuna di mia
re!. .. E poi si deve morire una volta... Che si deve fare? figlia, capite?
Pazienza! ... Ne sposeremo un'altra. GIACCHINO Oh, io non voglio incomodarvi, tornerò sta­
GAETANO (ridendo) Ah, ah! ... che bel carattere! sera.
GAETANO Me faciarrisseve nu gruosso piacere, scusate.
Gl'invitati hanno intanto finito di sorbire i gelati, e Bia­ GIACCHINO Ma niente affatto, per carità. (Avvicinandosi
se, dopo di aver rimesso i piattini nel vassoio, esce dal a Pasquale, Felice, Concetta e Pupella senza riconoscer­

fondo, a sinistra. li) Signori, scusate se vi ho disturbato ... ma io non p0­

teva supporre che don Gaetano era occupato con voi...

Fate pure il vostro comodo. (Ma che se stanno piglianno

I. Case·e·ova: cacio-e-uova. 2. avasla: basta. a capuzzate l?) Don Gaeta', stateve bene, nce vedimmo

stasera.

I. capuv..Ie: testate.

L_­
60 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 61
GAETANO A rivederci (Giacchino esce). Signori, faccio le PASCALE Allora accettiamo.
mie scuse... GAETANO Bravissimo! E io ve ne sarò grato fino alla mor­
FELICE Ma che scuse e scuse!... Quando si parla con noi, te!
non si dà retta a nessuno. FELICE Ma vi fa molto piacere che mangiamo qui?

PASCALE Noi non siamo abituati ad essere trattati cosi! GAETANO Moltissimo!

GAETANO Perdonatemi, non lo farò piu, è stata la prima FELICE Allora per farvi contento, resteremo anche do­
ed ultima volta! (Gue'! se so' pigliate collera! Ah! per­ mani.
ciò se pigliavene a capuzzate!) Vi chiedo mille scuse! GAETANO Domani, dopo domani, quanto volete voi!

PASCALE Va bene, non se ne parli piu. FELICE Pure una settimana?

FELICE Ma se ritorna quell'uomo, non lo fate piu entra­ GAETANO Ma pure un mese!

re, mandatelo via! FELICE Anche due mesi?

PASCALE Si, si, non lo fate entrare piu! GAETANO Anche sei mesi!

GAETANO Va bene, vi servirò. FELICE Un anno?

EUGENIO Dunque, pare che si sia tutto conchiuso per il GAETANO Due anni!

matrimonio? FELICE (E staie frisco!) E noi vi terremo contento.

GAETANO Tutto, non ci è altra difficoltà, non è vero? GAETANO Bravissimo! Intanto permettetemi che vado a

PASCALE Ma nessun'altra, nessun'altra. dare gli ordini necessari e a sollecitare il tutto! Gemma,
FELICE Siamo tutti contenti. porta nella tua stanza la signora contessa e la contessina,
GAETANO Bravissimo! ... Adesso vorrei dirvi una cosa, ma e falle togliere i cappelli, tutto quello che vogliono ...
non so come la prendete... mi metto paura di offender­ Questa è casa vostra! Il principe e il marchese possono
vi... girare un poco per la villetta... Qualunque cosa deside­
PASCALE Ma che cosa? rate, bussate il campanello, e sarete serviti. lo tornerò
GAETANO Ecco qua ... Siccome oggi è stata la nascita di subito da voi.
mia figlia ... io aveva ordinato al cuoco un piccolo pran· PASCALE Fate pure.
zetto, ed ora vorrei sapere se... Voi certo ve pigliate col· FELICE Senza cerimonie.
lera... GAETANO Grazie tanto. Dunque resterete a mangiare con
FELICE Ma parlate! me due anni?
PASCALE Di che si tratta? FELICE Ma si, ma si.
GAETANO LO dico o non lo dico? ... GAETANO Oh, che onore! ... Oh! che grande onore! ... E
PASCALE Ditelo. chi se l'aspettava mai tanta fortuna. Tenere in casa mia
GAETANO Ma ve pigliate collera? quattro signoroni come voi! lo nun nce capo' dint'a li
FELICE No! ... parlate per Bacco! panne pe la cuntentezza. Vuie nun v'avite a movere
GAETANO Siamo a tavola io e Gemma solamente, non ci cchiu da ccà, e per stare piu sicuro mo vaco da nu fer­
sta nessuno estraneo... Potréi avere l'alto onore di farvi raro " faccio fa' na catena, e v'attacco a tutt'e quatte.
pranzare con noi. FELICE (E nuie accussi iammo a feni', che te cride!)
FELICE Oh!. .. GAETANO Che piacere!... Che grande consolazione! ... Che
GAETANO (Aggio fatto lu guaio!) bella cosa, che bella cosa! ... Addo' me steva astipato que­
FELICE Aveva ragione che non lo voleva dire ... sto grande onore! (Via pel fondo a sinistra).
PASCALE Noi non siamo abituati... Contessa, che ne di­ EUGENIO Bravi! Bravi! Seguitate sempre cosi.
te? FELICE Basta che se magna!. .. Nun ve n'incarricate de lu
CONCETTA Fate voi, marchese. riesto.
PASCALE Che ne dite, principe?
FELICE Per me accetterei. 2. "un "ce capo: non ci sto. 3. ferraro: fabbro ferraio.
62 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 63
EUGENIO Don Feli', ma badate di non dire tante bestia­ GEMMA E io pure; ma nun saccio comme m'aggio mante·
lità! Il fegato, il polmone, la milza! ... Che nc'entrava nuta • la risa.
tutto questo? FELICE Stammece attiento però, pecché si papà se n'ad·
FELICE Che volete da me? ... Riguardo alla malattia, io dona, nuie l'avimmo na cauciata '!
non aveva che dicere. GEMMA Ma che cauciata! Nun avite appaura, nce stongo
LUIGINO (dal giardino) Neh, signori miei!... Che vedo! io ch'arreparo a tutto ... Signo', venite cu me, iammo
Pupella! ... La madre! . dinto (a Concetta e Pupella. Escono tutte e tre dalla por·
PUPELLA Don Luigino! E comme state ccà? ta a sinistra).
LUIGINO Come?! ... lo sono il padrone di casa, bellezza CONCETTA Andiamo pure! Pe me nun se ne pò adduna',
. I
Inla .... pecché'io la cuntessa la faccio bona assaie' (uscendo do·
PUPELLA Ah! benissimo. po Gemma e Pupella).
LUIGINO E siete voi che avete fatta la finzione? Oh! che FELICE Me ne so' accorto! ... Ha ditto chelli quatte ciuc­
piacere!... Allora putimmo sta' sempe vicino, bellezza ciarrie 9! ... lu pede, la cassarola...
mia! (L'abbraccia). EUGENIO E voi no? Lu fegato, lu pulmone, la milza...
PASCALE Amico! ... lo so' lu patre, sapete! . FELICE lo ve l'aggio ditto. Riguardo alla malatia, io nun
LUIGINO Ah! voi siete il padre? Benissimo! lo so' ve­ sapeva che aveva 'a dicere.
nuto in casa vostra stammatina, e non v'ho trovato... EUGENIO Ma stateve attiento, don Feli'!
Sappiate che io amo vostra figlia, e me la voglio sposare. FELICE Nun dubitate... Ma quanno se mangia?
PASCALE Va bene! ... Ma mo nun putimmo penza' a che­ EUGENIO Da qui a momenti.
sto! FELICE Capite! tengo nu poco d'appetito.
GEMMA E se capisce! ... Dimane se ne parla. Pe mo, Lui­ EUGENIO Nce pare da la faccia! (Via dietro alle donne).
gi', vattenne! FELICE E pure che bella cosa è fa' lu nobele! ... Rispetta­
LUIGINO Me ne vaco? ... E quanno faccio pace cu papà? to, ossequiato da tutti ... cerimonie, complimenti ... È

GEMMA Sa che buo' fa'? Mo che nce iammo a mettere a un'altra cosa, è la vera vita! ... Neh? lu pezzente che nce

tavola, tu te presiente cu na barzelletta, e vide che fer­ campa a fa'? ... Il mondo dovrebbe essere popolato di

nesce tutte cose. tutti nobili ... Tutti signori, tutti ricchi! ... Pezziente nun

FELICE Signori miei, lasciatece mettere primma a tta­ nce n'avarriene da sta'! ... Eh! ... E se nun nce starriene

vola! pezziente, io e Pascale sarrieme muorte... Nce ha da sta'

LUIGINO Va bene, cosi farò, bellezza mia. Pupe', statte la miseria e la ricchezza, se capisce! ... Ma sangue de Bac­

bona, a ccà a n'auto ppoco' nce vedimmo... Amami, co! ... Chillo cancaro de perllcchiere m'ha cumbinato alla

sa' ... amami, sa'... perfezione (mirandosi allo specchio). Pare proprio nu

PASCALE Amami sa'! ... Embè, io vi ho pregato che sono principe! Nun pozzo ridere che se ne cade Ili mustac­
il padre! ... Scusate, diteme na cosa, voi chi siete? cio! ... Eh, chi sa che la sorte nun me farrà diventa' quac·

LUIGINO lo sono un giovine ricchissimo, posso fare la for­ che cosa veramente! ... A la fine so' giovene... Che nce

tuna di vostra figlia ... (prende Pasquale a braccetto e, vo' a beni' nu colpo de furtuna? ... Niente! ... Allora iar­

discorrendo insieme, vanno via per la porta che conduce l'ia truvanno IO a muglierema, e le diciarria: «Guarda! tu

in giardino). mi hai trattato in quel modo, tu non ti sei piu curata di

FELICE (avvicinandosi a Pasquale, mentre questi va via) me, ed oggi sono un signore! Vuoi far pace? ... Ebbene,

Pasca', cumbina " Tu staie a li piede de Pilato! mettiti il cappello, perché non puoi venire con me senza

EUGENIO Cara Gemma, non puoi immaginarti come sono


contento.

L
6. mantenuta: trattenuta. 7. cduciata: rabbuffo, rimprovero aspro \lell .
• gragnuoia di calci~). 8. la faccio bona assaie: la faccio molto bene. 9.
4. a n'aula ppoco: tra poco. ,. cumbina: (sollinteso) il mauimonio. ciuccia,,,I.': errori madornali. IO. iarria truvanno: andtei a cercare.
64 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 65
cappello! Che bella soddisfazione! Eh? ... Che bella °
si 'sta femmena era viva morta! Seie anne, senza far­
vendetta! » Che bella paliata me facette quanno me me vede' na vota chella povera criatura! ... Addò sta Pep­
truvaie ncoppa addo' Luisella, la sarta? !... Quatte per· peniello? Addo' sta figliemo? ... Parla!' .. assassino!. ..
zune nun me putevano leva' da sotto a essa!. .. Basta! .,. FELICE Sissignore, io te dico tutto, ma nun allucca'! ...
Mo va' a trova addo' sta! ... Pensiamo adesso che sono BETTINA Tu haie ragione che io nuo pozzo fa' chiasso,
un principe, e come principe posso fare quello che vo­ pecché si no faciarria nu male a la signorina... nun poz­
glio io... Che potrei desiderare? ... Ah! ... un bicchiere di zo parla'... nun pozzo dicere chi si' ... Ma però, gue'! tu
vermouth, tanto per stuzzicare l'appetito! ... (Suona un lu vide 'stu curtelluccio... (tira fuori un coltello a serra­
tocco al campanello, ch'è sul tavolino). manico).
FELICE Bettina! ... Posate il cortelluccio! ...
BETTINA Dinto a la panza te lu chiavo, si nuo me dice
figliemo addo' sta! (Si guarda intorno con precauzione).
Scena ottava FELICE (E chesta è capace de me lu da' dinto a la pan­
za! ... Ma ha ditto che nun pò parla', nun pò dicere chi
Bettina e detto, poi Peppeniello, indi Vicienzo. songo... Ah! aspetta ca mo t'acconcio io).
BETTINA Dunque? .. ,
FELICE lo non so voi chi siete, e che cosa dite... lo sono
BETTINA Comandate, eccellenza. il principe di Casador! ... (Eh! allucca mo! ...)
FELICE (atterrito) (Muglierema! ... Eh! mo l'aggio lu bic­ BETTINA Ah, si' lu principe de li cassarole?
chiere de vermouth!) (si volta dall'altra parte). FELICE (No, so' lu princepe de li caccavelle!)
BETTINA Eccellenza, pertanto sono venuta io, perché ho BETTINA E che me ne mporta a me! ... Figliemo addo'
inteso un tocco, e con un tocco vengo sempre io. sta? ... (minacciando Felice col coltello).
FELICE (E a me nu tocco l m'è benuto!) FELICE Indietro, vaiassa '! ... O chiamo un servo e ve ne
BETTINA Dunque, che comandate? faccio cacciare! (Suona tre tocchi).
FELICE (E io si parlo, chesta me cunosce!) PEPPENIELLO (si presenta un servitore in livrea corta)
BETTINA (con precauzione e quasi ridendo gli parla alle Comandate, eccellenza!
spalJe) lo saccio tutte cose, io stongo da la parte de la FELICE (Peppeniello! !!)
signorina... Chesta è stata na finzione che avite fatta tut­ BETTINA Chi è 'stu guaglione?
te quante. FELICE (avvicinandosi a lei) Zitto! È Peppeniello! È no­
FELICE (Allora sape tutte cose ... Sape che io so' lu ma­ stro figlio! ...
rito! ...) Bettina mia, mugliera mia ... BETTINA Figliemo! (Dà un grido e corre ad abbracciare
BETTINA Che! ... Feliciello! ... Ah, piezzo de nfame! ... As­ il ragazzo) Ah! Peppeniello mio, quanto te si' fatto bel­
sassino! ... Si' tu! ... lo! ... Damme nu vaso! (Lo bacia).
FELICE Ma lu ssaie o nun lu ssaie? ... PEPPENIELLO E buie chi site?
BETTINA A chesto si' arreddutto, aghi' facenno mbro­ BETTINA Songo màmmeta, la vera mamma toia!
glie!. .. Galiota! 1 ... Birbante!... Ah, me si' capitato n'au­ VICIENZO (entrando) Neh, ch'è stato? .. Ched'è?
ta vota sotto! ... BETTINA Vicienzo mio, chisto m'è figlio! ... Erano seie an­
FELICE Betti', pe carità! ... ne che nun lu vedeva! ... (Al ragazzo) Ma parla! ... Com­
BETTINA Scellarato! ... nfame! ... Ommo senza core! ... Se­ me te truove dint' 'a 'sta casa?
ie anne luntano da la mugliera, senza ncaricarse cchiu PEPPENJELLO Vicien:lo, m'è patre a me! (Felice, stupe­
fatto, sorpreso, salta su una poltrona).
I. tocco: equivoca sul precedente senso di tocco; qui sta per «colpo al cuo­
re». ,. Galiota': Galeotto! 3. vaiassa: donna volgare, servaccia.

4
~
66 EDUARDO SCARPETTA

BETTINA Viene!... Vieneme conta tutte cose... figlio mio!


(Via col ragazzo dal primo uscio a sinistra).
VICIENZO Principe, scusate! ... Chiliu guaglione m'è figlio!
FELICE (si butta giu dalla poltrona, e si precipita addosso
a Vicienzo) Figlio! !! (Cala la tela).
Atto terzo

La medesima scena del secondo atto. Lampadario e can­


delabri accesi. È sera.

Scena prima

Di dentro voci, Vicienzo e Biase, poi Gaetano, indi Lui­


gino, di dentro.

VOCI (di dentro) Evviva l'allegria!


VOCI (come sopra) Evviva! (Battute di mani e tintinnio
di bicchieri).
VICIENZO (entra un po' brillo dal/ondo a destra con Biase,
che lo segue recando due lampioncini alla veneziana, ac­
cesi) lamme, Bia'!... iamme cu 'sti 1ampiuncielle.
BIASE Don Vicie', nun ghiate de pressa che io nun me
fido cchiu I da stammatina!
VICIENZO Ma te chiavo nu paccaro '! Nun se fide cchiu! ...
Camme si avesse fatta 'sta gran fatica ... Haie magnato
e vevuto camme a nu puorco!
BIASE Don Vicie', m'aggio fatto doie butteglie de 1une!­
la'.
VICIENZO Mo te la faccio vede' io la 1unella... dint' a 1u
puzzo! Va llà, va miette li 1ampiuncielle dint' a 1u ciar­
dina ... Nn'aie da mettere cchiu?
BIASE Nonsignore, su10 'sti duie.
VICIENZO E va' li mmiette, fà mpressa, pecché chilie ma
escene, e 1u patrone le va' fa' piglia' 1u ccafè mmiezo a 1u
ciardino.
BIASE Va bene, simme leste... Don Vicie', io 1u ccafè 1u
baglio amaro (via barcollando per la porta, che conduce
in giardino).

I. nun me fido echi';: non ce la fo piU. 2. paeca,o: schiaffo. 3. lunella:


vino ricavato dal «luncllo., una sorta di uva bianca.

-.

MISERIA E NOBILTÀ 69
68 EDUARDO SCARPETTA

VICIENZO Mannaggia Il'arma de mammeta! Chillo, vi' All'Illustrissimo,


Signor... Amore! ...
comme s'è cumbinato!
GAETANO (entrando) Gue', Vicie', lu ciardino è pronto? VOCI (come sopra) Bravo! Bravo! ... Molto bene! (Tintin­
VICIENZO Sissignore, cavaliere eccellenza.
nio di bicchieri).
GAETANO Bravo! ... La guantiera' cu li tazze, miettela
ncoppa a lu tavolino che sta vicino a lu trillace 5.
VICIENZO Sissignore. Scena seconda
GAETANO Vicie', aggio fatta na bella figura! Quanno han­
no visto lu servizio d'argiento dorato, so' rimaste cu li Bettina, poi Felice.
bocche aperte! ... E po, comme hanno magnato!... Di·
cene che li nobele magnene poco. Nun è overo, so' tutte
chiacchiere! ... Chille magnene cchiu de nuie! ... Nce sta BETTINA Povero Peppeniello! So' tre ore che sta durmen­
specialmente lu marchese Favetti, mamma mia, e che no ncoppa a lu lettino mio... Quanta cose m'ha cunta­
s'ha magnato chillo! ... E la contessa del Piede! ... Che to!. .. Lu faceva sta' senza cammisa, chell'assassina! Pe­
bella lopa' neh ... lo già n'aggio avuto piacere! ... Nun te rò, muntagne e muntagne nun se cunfrontene maie " e
puo' immaginà comme sto allegro stasera! pò essere che vene nu iuorno che nce ncuntrammo n'au­
VICIENZO Pe mill'anne, cavaliere eccellenza, pe mill'anne! ta vota, e putimmo fa' li cunte nuoste.
GAETANO Grazie. Aggio fatto pace pure cu figliemo Lui· FELICE (comparisce in fondo alla scena mezzo brillo; Bet­
gino. Chillo è benuto pe tramente steveme a tavola, che tina lo vede e fa per andar via) Un momento, signo­
avev'a fa'? ra! ... Lasciatemi prima parlare, sentite prima la ragione,
VICIENZO Se capisce! ... E po sempe figlio v'è! e poi fate quello che vi pare e piace.
GAETANO È giuvinotto, vo' fa' lu scicco', se vede senza nu BETTINA lo nun pozzo sentere niente, pecché vaco de
soldo, e m'arrobba .... Ma mo ha giurato che nun lu fa pressa.
cchiu, m'ha vasato la mano doie vote... Intanto mo stono FELICE lo non debbo dire che poche parole, e voi le do­
go cu nu penziero... A tavola s'è assettato vicino a la vete sentire, perché io le voglio dire. Ricordatevi che
cuntessina, e nun hanno fatto auto che parla' zitto zitto sono vostro marito!
tutte e duie. lo ncuorpo a me diceva: «Mo vide che se BETTINA Marito! (Ridendo) Tu, marito?
n'addona la cuntessa, e ccà nce ntussecammo 'la serata!» FELICE Non ridete, signora, e sentitemi.
Ma, furtunatamente, né la cuntessa, né lu princepe e né BETTINA Ma iusto mo vuo' parla'? Parlammo dimane,
lu marchese se ne so' addunate. quanno haie pariato 'lu sciampagna.
VICI ENZO Menu male!
FELICE lo non ho bevuto, e non ho mangiato...
GAETANO Voglio vede' comme fa lu ciardino illuminato.
BETTINA E nce pare!
VICIENZO lo vaco a piglia'la guantiera cu li tazze (via pel
FELICE Non ho fatto altro che piangere tutto il tempo
fondo. Gaetano via pel giardino). della tavola ... Ah! ... odoratemi il fiato.
VOCI (di dentro) Brindisi! Brindisi! ... Vogliamo un brin­ BETTINA Levete da lloco!
.,
di SI. FELICE Tutto quello che vi dissero, cioè, che io sciupavo
LUIGINO (di dentro gridando)
tutto con Luisella, la sarta, non era vero. Calunnie! ca­
Bevo, e fo brindisi,
lunnie! ... Ero stato due o tre volte in casa sua, si, è vero,
Di tutto cuore,
questo non lo nego; ma sarebbe tutto finito, se voi non

1. muntagne e muntagne... : proverbio popolare: "solo le montagne non si


4. guantiera: vassoio. ,. trillace: traliccio, tralice: un tipo di mobile. incontrano mai...» (dr. anche S. Di Giacomo, 'O mese mariano, se. 111, nota
6. lopa: lupa, fame insaziabile. 7. lu scicco: lo chic, l'elegantone. 8. 17 in Questa stessa antologia). 2. pariato: digerito.
m'arrobba: mi ruba. 9. ntussecammo: avveleniamo.

~
70 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 71
aveste fatta quella scenata. Quando voi avanti alle sue FELICE (Steva facenno lu marrone '!) Fate pure (siede sul­
discepole mi faceste quel mazziatone, fu tale lo scorno e la poltrona).
la mortificazione che giurai di non vedervi mai piu. Do­ BETTINA Vicie', agge pacienza! ... Siccome l'illustrissimo
po sei mesi di silenzio, mi mandaste a chiedere nostro signor principe, qui presente, se crede che Peppeniello
figlio ... cioè, nostro, vostro! ... (Chillo ha ditta: «Viden­ è veramente figlio a te, dille tu la verità. Pecché chillu
zo m'è patre a me... lo saccio 'sti fatte! ... ») lo ve lo ne­ guaglione te chiamma patre?
gai... Ma sapete perché ve lo negai? Perché dissi: «So­ FELICE Si, vorrei sapere perché quel bimbo vi chiama pa­
lamente cosi Bettina verrà da me per far pace». Questo, dre.
Bettina non lo fece ... E allora, currivato', ritornai da VICIENZO Ecco qua, illustrissimo... Ma pe ccarità, nun
Luisella. Il resto lo sapete! dicite niente a don Gaetano! ... Chillu guaglione steva
BETTINA Che bella discolpa! ... E chella povera criatura, mmiezo a na strada, abbandunato da tutte quante, e pe
senza cammisa! ... Ma camme! nu padre che fa sta' lu lu fa' sta' dint'a 'sta casa a servi', io lu presentaie a lu
figlio senza cammisa! patrone camme a figlio mio, e v'assicuro, illustrissimo,
FELICE E che direste, se neanche il padre teneva la...
che le voglio bene proprio camme a nu figlio, pecché se
cammisa? lu mmereta, pecché è na povera criatura... E si potesse
BETTINA Bella cosa!
sape' chi è lu padre, le vularria dicere: «Piezzo de nfa­
FELICE Adesso spiegatemi, o signora, come va che Vicien­
me, galiota, cu qua' core haie pututo abbanduna' na po­
zo, il servo di questa casa, è il padre di mio figlio? ... vera criatura?! ... Si' nu puorco! ... Si' na carogna! ... » E
Parlate! si me rispunnesse, a pparola mia, principe, passarria lu
BETTINA Pecché chillo povero guaglione se moreva de guaio! ... Vi' che nfame assassino! ... Ppuh! pe la faccia
famma, e lu cumpare Michele l'ha mannato a servi' dint' soia!
a 'sta casa. Lu patrone, trattannese de nu piccerillo,
FELICE (Pe la faccia de mammeta! ...) Me l'aggio vuluto
nun se l'avarria certo pigliato; ma Vicienzo, essenno sentere io 'sti quatte maleparole!
amico de Michele e avennone cumpassione, l'ha presen­
VICIENZO Ma pecché, Betti'? .. Lu principe se credeva che
tato ccà camme a figlio, e ha ditta nfaccia a Peppeniello: m'ire mugliera?
«Chiunche t'addimmanne, di ca te so' patre». BETTINA Già, perfettamente.
FELICE Possibile!
VICIENZO Nonzignore, illustrissimo, io nun le songo nien­
BETTINA Possibile! (Esce Vicienzo col vassoio e le tazze,
e si ferma sotto la porta in fondo). te. Bettina è na bona figliola, onesta e faticatora ... Per­
FELICE Allora, Bettina mia, se è cosi. .. se m'hai detto la
mettete? (Fa per andar via) Lu patre de chillo guaglione
è nu nfame! ... (via pel giardino).
verità...
FELICE (lo abbusco da chillo! ...) Bettina mia, perdona.
me! lo ti giuro che da oggi in poi, vularraggio bene sulo
a te ... Nun te faccio piglia' cchiti collera.
Scena terza BETTINA Va bene, starrammo a vede'.
FELICE E Peppeniello addo' sta? ... Me lu voglio abbrac.
Vicienzo e detti, poi Gaetano e Vicienzo. cia' e bacia'.
BETTINA Mo nun pò essere, pecché chillo sta durmenno,
te vede accusta' vicino a lu lietto cu 'stu mustaccio, e pò
VICIENZO (sorpreso dalle parole udite) Principe, permet­ essere che se sceta', e lu faie mettere appaura.
tete, aggio da porta' la guantiera cu li tazze fare a lu FELICE No, io nun lu faccio sceta', lu vaso chianu chiana.
ciardino.
3. eurrivalo: indispettito. Io marTone: sproposito. 2. se seela: si sveglia.

~
72 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ
73
lo lu voglio vede' a chillu povero criaturo! ... (quasi pian­ GAETANO Se capisce...
gendo). VICIENZO Tanto cchiti che Bettina tene pure nu figlio.
BETTINA Nun chiagnere, ca si' brutto quanno chiagne... GAETANO Nu figlio?
E ghiamme, ma zitto zitto! VICIENZO Sissignore, eccellenza, e sapite chi è? ... È chillo
FELICE (infilando il braccio di Bettina) lo ti ho voluto guaglione che v'aggio presentato io, Peppeniello!
sempre bene~" GAETANO Peppeniello! ... E camme, Peppeniello nun è
BETTINA E s'è visto! figlio a te?
FELICE SO' state la gente che hanno posto mpuzature', VICIENZO Sissignore, è figlio a me, ma lu padre è lu ma­
ma io aggio penzato sempe a te. (Arrivano al primo rito de Bettina.
uscio a sinistra) E ma avimmo fatto pace? GAETANO E io ma perdo la capa! ... Tu a Bettina che le si'?
BETTINA Gnorsi, avimmo fatto pace. VICIENZO Ma nun le songo niente, eccellenza, ma pe lu
FELICE E ghiammo, ia'! (Vanno via). passato nce aggio fatto l'ammore.
GAETANO (entrando con Vicien:l.O dal giardino) Ma pozzo GAETANO Ah, va buono, aggio capito! ...
maie credere che lu princepe se nnammurava de Bet­ VICIENZO Ma ve raccumanno, cavaliere eccellenza! ... Nun
tina? dicite niente.
VICIENZO Nce avite da credere, eccellenza, pecché io ne GAETANO Te pare! ... Ma che 50' fatto na criatura! ' .. , S'ha
songo cchiti che certo. Ma che so' benuto cu la guantiera da vede' però de ripara' 'sta cosa... Tu, intanto, va piglie
e li tazze, l'aggio truvate tutte e duie a stu pizzo' ccà. lu ccafè, e portale fare a lu ciardino.
Lu princepe steva cu li mmane accussi, vicino a Bettina, VICIENZO Sissignore, cavaliere eccellenza (via nel fondo a
e le diceva: «Bettina mia, se è cos1... se mi hai detto la destra).
verità... » GAETANO Vuie vedite lu diavolo! ... Ma chist'auto penzie­
GAETANO E che era 'sta verità? ro nce vuleva! ... Ma camme, tutto rtzieme, lu princepe
VICIENZO E che ne saccio? .. Ma io sospetto na cosa, lu s'è nnammurato de Bettina? ... Già! ... Chillo cu lu sciam­
princepe se credeva che io l'era marito, e Bettina forse pagna ncapo ha visto che chella era bona... è princepe,
le steva dicenno ca no ... e ha ditta: «Neh? che me ne preme' ca so' nzurato... »
GAETANO Ah, sicuro... E ma addo' so' ghiute?
Ma, intanto, camme se pò fa'? ... Cu na mugliera mori­
VICIENZO E chi ne sape niente, eccellenza!
bonda! ... Ah! io pe me nun capisco! ... Come si può fa­
GAETANO Basta, nun te n'incarrica', se lu vede essa!. ..
re? ... Come si può fare? ...
Chillo è nzurato, e Bettina se pò pure ncuita' cu la prin­
cepessa.
VICIENZO E se capisce, cavaliere eccellenza! ... E io perciò
ve l'aggio ditta... E pure 'o princepe se pò ncuita' cu lu Scena quarta
marito de Bettina.
GAETANO Camme?! Bettina è mmaretata?
Eugenio, Gemma, Pascale, Concetta, Luigino, Pupella e
VICIENZO Sissignore Ah, vuie nun sapite niente?
detto. Indi di nuovo Gaetano.
GAETANO No!

VICIENZO Già ... Bettina è mmaretata, ma sta spartuta da

lu marito... Ma chesto nun bo' dicere niente, pecché da GEMMA Papà, ch'avite fatto? ... Nce avite lasciate?
nu mumento a n'auto, appuranno lu fatto de lu prin­ EUGENIO SenZa di voi, capirete, noi siamo della gente
cepe ... morta.

3. hanno posto mpuzature: hanno creato discordie. seminato zizzanid. ,. so' fallo na criatura!: sono diventato un bambino! 6. me ne preme:
4. pizzo: punto. che m'importa.
EDU ARDO SCARPETTA
74 MISERIA E NOBILTÀ
75
CONCETTA E poi mi pare che non sia un atto legale abban­
donare i convitti a tavola e non fare piti la comparsa '.
PASCALE (Conce', statte zitta, nun parla'!) Volevamo fa­ Scena quinta
re un brindisi alla vostra salute, ma non vi abbiamo piu
visto. Vicienzo e detti, poi Luisella.
GAETANO Sono venuto un momento per vedere se il giare
dino era tutto illuminato, e se non vi dispiace pigliere­
mo là il caffè. VICIENZO Cavaliere eccellenza, vi è fuori la principessa di
PASCALE Nel giardino? ... Bellissima idea! Casador! (Sorpresa generale).
LUIGINO (a braccetto di Pupella) Se i signori permettono, GAETANO La principessa di Casador!
io vado colla contessina a vedere il giardino illuminato. EUGENIO (Mia zia! Possibile!)
GAETANO Non c'è bisogno, perché adesso andiamo tutti! PASCALE (Oh! mo che avimmo mangiato, nce spetta lu
(Mannaggia ll'arma de mammeta! ... Gue'! ... se la vo' digestivo! )
purta' dint'a lu ciardino!) GAETANO Marchesi', vostra zia. (A Pascale) Vostra cogna­
PASCALE A proposito, mio fratello, il principe, dov'è? ta qua?
GAETANO lo non lo so, anzi credevo che stava con voi. PASCALE Ma io non so...
PASCALE Ma no, ha lasciata la tavola e non s'è piti visto. EUGENIO Credo che sarà uno sbaglio. (A Vicienzo) Vi ha
GAETANO (Quanto te vuo' iuca' che sta dint'a la camo detto proprio cosi: la principessa di Casador?
mera de Bettina? ... Mo vaco a bede'! ... ) Signori, accor­ VICIENZO Sissignore, eccellenza, la principessa di Casa­
datemi tre minuti di permesso, vado a prendermi un faz­ dor... Ma si vedite come sta malata! ... Nun se fide man­
zoletto. co de parla'... lo l'aggio addimmannato: «A chi vulite?»
PASCALE Fate pure. (Gaetano va via dal primo uscio a si­ E essa m'ha risposto: «Qui stanno i miei parenti, qui
nistra, poi torna). sta il principe, mio marito: perciò annunziatemi ».
EUGENIO Gemma mia, quanto sono felice! EUGENIO (La principessa! Ma è impossibile!)
GEMMA Povero papà, se crede tutte cose! GAETANO Ma comme! ... Chella nun tene chiti né fecato e
LUIGINO Pupella mia, cuore di questo petto (l'abbraccia). né pulmone, e se ne va cammenanno?! ... Qualche cosa
Me vuo' bene? di serio ci deve essere. Chi sa che vi deve dire! ... Vado
PUPELLA Ma si, assai, assai! subito a riceverla. (Via pel fondo con Vicienzo).
CONCETTA E tu, Pasqualino, non mi dici niente? ... Ani­ PASCALE Marchesi', iammo! ... Levatece sti panne da cuol­
ma dell'anima... lo, che ccà mo assommano ll'aneme de li paIate! '.
PASCALE De mammeta e de pateto! ... Statte zitta! EUGENIO Ma no, non temete! Deve esserci qualche equi­
EUGENIO Silenzio, ecco don Gaetano! voco.
GAETANO (entrando) Eccomi qua a voi! (Aggio truvato lu LUIGINO lo diciarria, fuitevenne' pe lu ciardino.
princepe che steva vasanno a Peppeniello, e diceva: «Fi­ PASCALE Siente a chisto, sie'! ... A chest'ora nce vedeno
glio mio! Figlio mio! ... » - Neh! ... ma se pò sape' 'stu fui' cumbinate de chesta manera, nce piglieno pe ma­
guaglione a chi cancaro è figlio? !) Dunque, signori, vo­ riuole', e ne'arrestano.
gliamo andare? CONCETTA Lu core me lu diceva de nun nce veni'!
PASCALE Andiamo pure. PASCALE Ma chill'assassino de Felice addo' sta? ... Mar­
GAETANO Prego, contessa! (Offre il braccio a Concetta. chesi', pensate vuie ch'avita fa', pecché vuie site stato!
Tutti si avviano verso il giardino). EUGENIO Va bene, non avete paura, coraggio!

l. E poi mi pare... comparsa: solito sproloquio con equivoci semantici (le­ l. arrommano Il'aneme de li paiate': arrivano le anime delle bastonate! 2.
gale per «leale », convitli per «convitati », comparsa per «apparizione »). fuitevenne: fuggite. 3. mariuole: malandrini.

~
76 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ
77
GEMMA Ma a 'sta princepessa camme l'è benuto ncapo de GAETANO Oh, questo è certo!
vero'? LUI SELLA Se aveste avuto un poco di affezione per me,
GAETANO (di dentro) Piano! ... piano, principessa. Ecco, dovevate dire: «Povera principessa, che farà lei sola in
siamo arrivati. (Concetta e Pasquale voltano la faccia casa? Noi ci divertiamo, mangiamo e beviamo, e quella
dall'altra parte) Luigi', na poltrona! povera principessa sta digiuna! »
LUIGINO Subito (prepara una poltrona nel centro della GAETANO (a Eugenio) Sta digiuna?
scena). EUGENIO (Non ci badate. Fa sempre questo!) Mia cara
LUI SELLA (entrando in abito nero con mantellina di mer­ zia, se siete stata digiuna, è perché il medico vi ha proi­
letto, guanti neri e cappellino, molto pallida. Gaetano e bito di mangiare.
Vicienzo l'accompagnano in mezzo alla scena sorreggen­ LUI SELLA Si, lo so, ma io adesso mi sento meglio... Mi
dola per le braccia) Grazie, signore. Quanto siete buo­ ho mangiato due uova dure e un poco di pane.
no! GAETANO (Ha fatta na culazione leggiera, 'a principessa!)
PASCALE (Uh! Luisella!)
LUI SELLA Tanto per aver la forza di venire qua, e vedere
CONCETTA (Pasca', Luisella!)
anch'io la bella sposina (tossisce).
EUGENIO (La moglie di don Felice! ... Ah!. .. respiro!)
GAETANO (Gue', ma sta proprio arruinata', sa'!)
(Gaetano e Vicienzo fanno sedere Luisella sulla poltro­ LUI SELLA E poi voglio parlare con mio marito, il prin­
na). cipe, di un affare molto serio... Ma dov'è? .. Dov'è il
LUISELLA (respirando) Ah!. .. principe? (Si guarda intorno).
GAETANO Principessa, ma come vi viene in testa di uscire GAETANO (Eh! ... staie fresca!) Non sappiamo, principes­
a quest'ora, voi che state tanto ammalata? ... Marchesi', sa... Forse sarà andato in giardino, perché io ho fatto
baciate la mano alla zia. Marche', abbracciate la cogna­ una grande illuminazione stasera.
ta... (Chiste che pariente nfame songo, neh?) LUI SELLA Bravissimo! ... E allora andiamo in giardino a
PASCALE Cognata mia, cara cara (l'abbraccia). (Donna trovare il principe... Ho bisogno di parlare col princi­
Luise', chiste so' prudite de capa '!) pe!. ..
EUGENIO Zia mia! (Le bacia la mano). (Ma perché avete GAETANO Volete andare in giardino? Ma quell'aria può
fatto questo?) essere che vi fa male?
CONCETTA Ci è sembrata proprio strana, cara cognata, LUI SELLA Oh, no! ... Anzi mi fa tanto bene l'aria del giar­
questa vostra visita... Colla malattia che avete, uscire dino ... Andiamo, datemi il braccio.
di casa significa proprio abbreviarsi la vita! ... (Puozze GAETANO (a Pascale) Marche', che ne dite? L'avesse da
schiatta'! ) fa male asci' fare a lu ciardino?
LUI SELLA (Ma proprio!) Si, è vero, cara cognata, io non PASCALE E dopo che le fa male a voi che ve n'importa? ...
doveva muovermi dalla casa. Ma che volete? ... Mi sono Che ve n'importa? ...
vista sola, abbandonata da tutti, e ho detto: «Giacché GAETANO (E nun fa che murite de subeto tutte quante! ...
debbo morire assolutamente, voglio morire in mezzo ai Vuie vedite a me che mme succede! ... Chille me la cum.
miei dilettissimi parenti, fra le braccia del mio amato bina pure de brutto!) Allora, principessa, andiamo!
consorte». LUISELLA (alzandosi con l'aiuto di Gaetano) Piano, pia­
GAETANO (È benuta a muri' dint'a la casa mia!) no, signore, perché le gambe mi tremano. (Alzandosi)
LUI SELLA Lo so che voi poco mi curate, e che aspettate Ah! mi sento tanto debole che voi non potete credere ...
con ansia la mia morte ... Ah, lo so, lo so! ... Ma sapete Questa è l'ora...
come si dice? Morte desiderata non viene mai! (Tossi­ GAETANO (De la tiella, puparuo'! 6).
sce).
,. arruinata: ridotta male. 6. De la tielia, puparuo": della padella, pepe.
4. prudite de capa: pruriti di capo, tic, fissazioni, colpi di resta. rone!

--.....

78 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 79


LUI SELLA Che ogni sera mi si abbaglia la vista, e poi, ra Bravissimo! (Guardando) Pare che ci sia molta gen­
dopo un poco, mi viene la tosse, l'affanno, i dolori, le te Oh! che vedo!... Eugenio, mio figlioL .. (Si allon­
convulsioni... Oh quante cose, quante cose! ... tana).
GAETANO (Mo che vaco dinto a lu ciardino, l'atterro 7 sot­ EUGENIO Quella donna, quella donna, farà scoprire tut·
to a n'albero de limone!) to! ... Chi è? ... (Sorpreso) Papà! ...
LUISELLA Però, sapete quando mi calmo? ... Quando ve­ OTTAVIO (Qui ci vuoI coraggio!) Si, proprio papà, che
do mio marito, il principe... Fatemi vedere il principe, e viene a domandarvi che cosa venite a fare in questa ca­
io mi calmo... lo voglio vedere il principe!... lo voglio sa! ... Eugenio! ... Una delle due: o mettete giudizio ed
vedere il principe! ... ascoltate gli avvertimenti di vostro padre, oppure allon­
GAETANO Ma iammo! ... (Neh, venite vuie pure, chesta tanatevi da Napoli, e non vi fate piu vedere. Voi sapete
m'avesse da muri' mbraccia!) (Si avviano entrambi ver­ che vostro padre, per le disgrazie sofferte in Borsa, non
so il giardino). ha piu i mezzi di una volta. È la principessa che oggi
LUISELLA (gridando) lo voglio vedere il principe!. .. lo pensa a me ed a voi... E se domani appurerà la vita che
voglio vedere il principe! ... fate, sarà una rovina per voi e per me!
GAETANO E mo iammo! ... (Vi' che guaio de notte!) (Esco­ EUGENIO Ma quale vita faccio io? .. Amo una buona ed
no). onesta ragazza, ho promesso di sposarla, e la sposerò! ...
EUGENIO Come diavolo ha saputo l'indirizzo? OTTAVIO Parlate della ballerina?
PASCALE Forse cu chillu biglietto che io rimmanette' EUGENIO Sicuro!
ncoppa a lu tavolino. OTTAVIO Sposarla? (Ride).
EUGENIO Ma che intende di fare? lo non lo so (via pel EUGENIO Si, sposarla, padre mio, perché è un angelo! El­
giardino). la mi ama tanto, ed io non cerco di meglio.
PUPELLA lamme. lamme, viene Luigi' (via). OTTAVIO Ed io, vostro padre, mi oppongo!. ..
LUIGINO Vengo, vengo, bellezza mia! (Via). GAETANO (entrando) Voglio avvisa' lu princepe... (y.eden­
PASCALE Me sento scennere dint'a li rine' che stasera do Ottavio) Oh! ... voi state qua? ... E come! nessuno mi
abbuscammo! diceva niente! ... Marchesi', vi presento il signor Bebè...
CONCETTA Pozza scula' 'o essa che nc'è benuta! ... Steveme EUGENIO Il signor Bebè! (Con sorpresa).
accussi bello! GAETANO Già, cosi si vuoI far chiamare; è il suo pesolo­
PASCALE Cammina, balla de baccalà! (Escono). nimo, e non sappiamo perché! ... V'importa a voi?
EUGENIO No!
GAETANO Signor Bebè, vi presento il marchesino Favetti,
fidanzato di mia figlia.
Scena sesta EUGENIO Tanto piacere! ... E viene spesso qui il signore?
aTTAVIO Spesso? ... Cosi... qualche volta...
Ottavzo, poi Eugenio, indi Gaetano. GAETANO No, spesso! ... spesso!
aTTAVIO Ma che spesso...
GAETANO Si, spesso! spesso!
OTTAVIO (di dentro) È permesso? ... Si può? ... (Entrando) OTTAVIO E s1, spesso spesso!
Non c'è nessuno! ... Eppure il servo mi ha detto che sta· GAETANO Eh! ... Ma vuie nun avite da di' buscie! (A Eu­
vano qui. Forse saranno andati in giardino (si avvia ver­ genio) (Capite, vene a fa' lu spasimante! Ma chillo mo
so il giardino). Oh, guarda! ... C'è illuminazione stase­ ha ntiso che siete il fidanzato di mia figlia, e nun nce
vene cchiu!)
7. l'atterro: la sotterro. 8. rimmanette: lasciai. 9. Me sento sce'mere.,.: EUGENIO (Ho capito!)

mi sento scendere dentro i reni, ho il presentimento. lO. Pozza scula': con


riferimento alla battuta precedente, e (On allusione o!>cena. GAETANO Intanto, permettetemi un momento! Vado a di'

80 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 81


a lu princepe che la mugliera lu va' vede', si no l'affanno
nun se calma. (Poi ad Ottavio) Signor Bebè, vuie nun
avite a di' buscie, si no site nu cattivo pesolonimo! (Via Scena settima
dal primo uscio a sinistra).
EUGENIO Bravo! Lei dunque è il signor Bebè? ... Lei dun­
Gaetano, Felice e detti, poi Gaetano, Luisella, Pasquale

que viene spesso in questa casa? e Concetta.

OTTAVIO lo sono un uomo ... sono vostro padre, e non


debbo render conto a voi delle mie azioni!
EUGENIO È giusto! ... Non so che cosa rispondervi, ed il
FELICE Dunque, di che si tratta? ... Che cosa mi dovete I
meglio ch'io possa fare è di andar via... (prende il cap­
dire? .. state da mezz'ora dentro, e non mi avete ancora
pello). Permetterete però, caro padre, che io vada a rac­ detto niente?
contar tutto a mia zia, la principessa.
GAETANO Scusate, principe... Là c'era Bettina, e io non
OTTAVIO Oh! ...
EUGENIO Oh! questo lo farò, sul mio onore lo farò! ...
poteva parlare.
FELICE La cameriera? .. Ah! ... sapete! ... Mi piace quella
Non sarete nominato, ma le racconterò ogni cosa con
una storiella. Vi è, cara zia, un giovane che ama ed è ragazza!
riamato da una fanciulla onesta. Egli vuole sposarla, e GAETANO Me ne so' accorto!... Sapete chi è venuta, prin­
si presenta al padre di lei col suo vero nome. Tutto cipe, e vuole parlare con voi?
è stabilito per le nozze. Ma questo giovine è figlio di un FELICE Chi?

signore, di un nobile signore, che, disgraziatamente, ama GAETANO Nientemeno la principessa! ... Vostra moglie! ...

la stessa fanciulla; però egli non vuole sposarla, né può FELICE (stupito) Neh?!. .. E comme faccio? ...

sposarla, perché i suoi nobili parenti vi si oppongono. E GAETANO E io che ne saccio!

che cosa fa? Sotto un falso nome si reca spesso in quella FELICE No, dico come farò?

casa e, incontratovi il figlio, gli dice: «lo non do conto GAETANO Ci dovete parlare, si no, poveretta,l'afIanno non

a voi delle mie azioni!. .. » - Ebbene! cara zia, ditemi si calma... Aspettate, ma ve la porto io stesso qua... Si­

francamente chi vi sembra piu onesto dei due: il padre gnor Bebè, scusate se stasera non vi do tanto retta, ma

o il figlio? ... (Fa per uscire). sono occupatissimo!. .. Vi presento il principe di Casa­

OTTAVIO Fermatevi, Eugenio!... Voi non farete ciò! Vo­ dar... "I

lete sposare Gemma? .. Ebbene sposatela! ... OTTAVIO (a Eugenio) Che! ...
EUGENIO Ma col vostro consenso? GAETANO Llà po tengo il marchese Ottavio Favetti... :1

OTTAVIO Col mio consenso? ... Oh, mai! OTTAVIO (lo! ...)

EUGENIO Benissimo! E allora io dirò alla zia, che quel pa­ GAETANO E la contessa del Piede... Perciò abbiate pazien.

dre si chiama Ottavio, soprannominato il signor Bebè, za!. .. Fate voi, marchesi', fate voi le mie veci. (A Felice) I
e che quel figlio si chiama Eugenio! ... Ma ve la porto, ma ve la porto!... (via pel giardino).
aTTAVIO Venite qui, assassino! ... Va bene! ... Vedremo di OTTAVIO (ad Eugenio) Che diavolo di pasticcio è que·
aggiustar la cosa... sto? .. Il principe, la principessa, la contessa! ...
EUGENIO (ridendo) Venite con me, e vi spiegherò tutto ...
Ci sarà da ridere a crepapelle! ... Venite... (A Felice) Ca·
ro zio! ... (Ridendo).
FELICE Addio, nipote (con grande sussiego).

EUGENIO (sulla porta) Caro zio! (Ridendo) Ah, ah, ah!


I i

(Via pel fondo a sinistra).


FELICE Oh! ride l'imbecille! ...

~
MISERIA E NOBILTÀ 83
82 EDUARDO SCARPETTA
FELICE (Sicuro! p'ave' na mazziata!) Ma mio fratello e
Ottavio corre verso Felice, che indietreggia spaventato.
mia sorella possono restare ... sono parenti.
FELICE (Me credeva che me zumpava I ncuollo!) GAETANO Eh! dice bene il principe. lo me ne vado, per­
OTTAVIO Signor principe di Casador! (Ridendo). ché sono ancora estraneo, ma fra poco sarò anche io pa­
FELICE Addio, addio! (Con sussiego). rente, e allora ... Per ora fate il vostro comodo (via pel
OTTAVIO (sulla porta) Signor principe di Casador! (Ri­ giardino).
dendo ironicamente) Ah, ah, ah! (Segue Eugenio, e via).
FELICE (va verso la porta in fondo) Neh? ... Ma perché Luisella guarda minacciosa verso il giardino e verso la
faie lu farenella '! ... A te chi te cunosce! ... (Sulla porta) porta in fondo.
Don Euge', don Euge'! ... (Chiamando) Mo che vene la
principessa comme m'aggio da regula'? Gue'! ... Chillo
nun me dà udienza! ... E che me ne mporta a me! Mo FELICE (Pasca', mantienela' a chesta! ...)
vide che paliata nce facimmo, io e la princepessa! ... LUISELLA (viene avanti con le mani nei fianchi) A quan­
GAETANO (entrando a braccetto di Luisella seguito da Pa­ to pare, nun nc'avite avuto troppo piacere che io so' be­
scale e da Concetta) Piano piano, principessa... Ades­ nuta ccà, pecché donna Concetta mazzeca limone, don
so vi calmerete. Pascale se mozzeca lu musso, e tu m'avuote 'a faccia! ' ...
LUI SELLA Ah! ... Dove sta il principe? Ma che! ... ve crediveve che a casa aviveve rimasta 'a
FELICE (atterrito) Luisella! ! cacciuttella '? (Dando un urtone a Felice).
GAETANO Eccolo qua... principe L.. Vedete chi vi porto? PASCALE Vuie tutto aviveve da fa', ma fore de veni' ccà,
FELICE (Me l'ha fatto lu piacere!) pecché v'era stato avvisato!
LUI SELLA (abbraccia Felice) Ah marito mio, caro caroL.. CONCETTA A la fine po nun se trattava de nu mese! ... Se
Ho bisogno di dirti tante cose! Abbracciami, dimmi tu trattava de nu pare de iuorne!
pure qualche cosa? (Abbraccia forte Felice). LUISELLA Nu pare de iuorne che io aveva da sta' diuna,
FELICE (Mannaggia chi t'ha allattata!) Ma come? L.. Lei ma già, io nun parlo cu buie; io l'aggio cu stu piezzo
non è morta ancora? ... (A Pasquale) Fratello, e voi che d'assassino, che me puteva purta' pure a me!
ne dite di questa visita? FELICE lo nun era iuto a la villeggiatura, nun me n'era
PASCALE E che ne debbo dire! ... Mi ha fatto tanto pia­ iuto ncampagna! ... Se trattava de fa' nu piacere a n'a­
cere! mico, e tu nun nce putive veni'!
CONCETTA Siamo rimasti tutti meravigliati! LUI SELLA E io so' benuta! Sta rroba (mostrando l'abito
LUISELLA Oh! ma perché questa meraviglia? Perché tan­ che indossa) me l'aggio fatto mpresta' a na signora e me
ta sorpresa? Certamente io non era morta ancora! ... E so' presentata.
tu, caro principe, avevi già dimenticata la tua cara prin­ PASCALEE avite fatta na cosa bona neh, donna Luise'?
cipessa? (Dà un pizzico a Felice). Pe causa vosta avimmo avuto na cancariata 7 'a don Eu­
FELICE Oh! ... Ma che dimenticata! ... Poc'anzi si parlava genio... Cheste so' penzate de femmenella, scusate!
di voi. .
GAETANO Neh! lo qua sono soverchio'. Voi forse dovete
parlare di affari di famiglia, e perciò, se credete, mi al­ LuiselIa, adiratissima, scuote a dritta e a sinistra il cap­
lontano. pellino che ha in testa.
LUISELLA Si... difatti... mi farebbe piacere di rimanere
sola col principe...
4. mantiene/a: tienila buona. ,. Concetta mazuca ....': Concetta mastica
limone, Pasquale si morde le labbra, e tu mi volti la faccia! 6. cacc/lIl1el·
1. zumpava: saltava. 2. farenel/a: impiccione, ficcanaso. 3. soverchio: in la: cagnolino. 7. cancariata: sgridata.
piu .

....

84 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 85


FELICE (Ma che è nu barrettino' p' 'a notte!) LUI SELLA E allora è n'auta cosa, allora nce penzate vuie ...
LUI SELLA Gue'L .. nun me chiamma' femmenella, sa', A vuie nun ve songo niente quarantasette lire! ...
pecché si no comme stongo mo, nun saccio a che ghiam­ BETTINA Se capisce che nun me songo niente, pecché io
·,9 me l'abbusco cu la fatica! ... E sa' che te dico, Luise'! ...
mo asci .
FELICE Luise', ca ccà nun staie a la casa toia! ... Qua stia­ Vattenne cu lu buono, pecché si no te ne vaie mala­
mo in casa di un signore... Statte zitta! mente '!
LUI SELLA Chi se sta zitta! Chi se sta zitta!". lo t'aggio LUISELLA Me ne vaco malamente! ... Me ne vaco mala­
ditto che 'sta vita nun la voglio fa' cchiti, nun te voglio mente! ...
vede' cchili! ... FELICE Ca chella tene lu curtelluccio dint' 'a sacca...
LUISELLA Vattenne, che tu nun haie fatto mai niente; e
si vuo' fa' buono, va a fa' lu lietto alla signora, ca tu,
nfaccia a me, nun puo' dicere vattenne!
PASCALE Chella è mugliera! E comme a mugliera lu pò
Scena ottava
di'! (Mentre gestisce lascia cadere per terra, disotto al
Detti e Bettina che entra e resta ad osservare tutti tenen· pastrano, una posata d'argento).
dosi in disparte.
FELICE (Pasca', ca nuie iamme ngalera! Pasca', ca nuie
iamme ngalera!)
PASCALE (raccoglie in fretta la posata, e la ripone su una
mensola. (Ma che! lo a tavola era distratto, e me l'aggio
FELICE Ma chi te vo' vede' cchiti! ... Chi te va' vede'L .. mise dint' 'a la sacca).
Pe causa soia aggiu passato nu sacco de guaie! LUI SELLA Ma 'a mugliera se l'ha da piglia' cu lu marito
LUI SELLA Pe causa mia haie passate nu sacco de guaie? ... ca va facenno tanta mbroglie, e accussi me ngannaie a
Tu si' stato sempe nu disperatone! me puverella!
FELICE SO' stato sempe nu disperatone? Neh, tu siente, BETTINA No, me l'aggia piglia' sempe cu ttico, che te met­
Pasca'? tiste cu n'ommo nzurato!
PASCALE Eh! dimmello a me! ... Chesto nun lu può dice- CONCETTA E se capisce! ... Na bona figliola, chesto nun
re, pecché cunuscenno a te è ghiuto pezzenno '! lu fIa!
LUI SELLA Sciti, pe la faccia toia! ... LUI SELLA Gue', trabaculo l scassato, statte zitta, pecché
PASCALE Pe la faccia de mammeta! io piglio a schiafIe primma a te, e po all'aute! ...
LUI SELLA È ghiuto pezzenno pe me? L.. Chillo m'ha mpi­ CONCETTA (gridando) A chi piglie a schiafIe, a chi?
gnato tutte cose!. .. LUISELLA A te! A te!. ..
FELICE E n'auta vota mo cu 'sti pigneL .. E n'auta vota PASCALE (gridando) Lu dice pecché staie ccà ncoppa!
cu 'sti pigne! ... Ma chi me li dda quarantasette lire, pe LUI SELLA (gridando) No, ve lu dico pure abbascio!
nun la sentere cchiti?! FELICE (gridando) Statte zitta! ,..
BETTINA (avanzandosi) Te li do io! ...
PASCALE (gridando) Si' stata sempe na zantraglia! ...
CONCETTA Donna Bettina! ...
LUI SELLA (gridando) A me zantraglia?! (Si azzuffano ur­
PASCALE La mugliera! ...
lando e strepitando, e nella zuffa Felice perde uno dei
LUI SELLA Oh! ... vuie state ccà?
suoi baffetti finti).
FELICE (in mezzo alle due donne) Ma che bulimmo fa'

ma ccà? .. Che bulimmo fa'?l


2. cu lu buono .. malamente: con le buone... con le cattive. 3. trabaculo:
navicella.
8. barretlino: berrettino. 9. a che ghiammo asci': dove andiamo a finire.
I. è ghiuio peuenno: è andato elemosinando, è caduto in miseria.

......

86 EDUARDO SCARPETTA MISERIA E NOBILTÀ 87


pore de lu ppane. Marchese... principe... cuntessa! ...
Scili pe li facce voste! Che puzzate essere accise! accise!
Scena nona (Via pel fondo a destra, mentre compariscono sulla so­
glia della porta in fondo Ottavio ed Eugenio).
Gaetano, Gemma, Luigino e Pupella, dal giardino; Vi­ GAETANO Possibile! Ed è vero tutto questo?
cienzo e Gioacchino dal fondo; indi Ottavio, Eugenio e GIACCHINO Sissignore don Gaeta'! Vuie qua' princepe?! ...
detti. Qua' marchese?! ... Qua' cuntessa? ... Chille m'hanno da
da' cinque mesate pe nu quartino che l'affittaie!
GAETANO Vuie che dicite? ... Neh! ... Gemma? ... Lu mar­
GAETANO Guè, oh! ... E che stammo abbascio a lu Lave­
naro! '. (Accorrono tutti gli altri e riescono a separarli). chesino addo' sta? (Gridando).
GIACCHINO Ch'è stato? ... Se sentono li strille da vascio!
EUGENIO (avanzandosi con Ottavio) Don Gaetano mio,
GAETANO (guarda Felice che ha un baffo solo) Che!... perdonatemi, ho fatto fare questa finzione, perché ama­
Principe! ... se n'è caduta na mignatta '! ... vo troppo Gemma, ed ora sono pronto a sposarla col
consenso di mio padre, qui presente (mostra Ottavio).
Felice, sorpreso, avvicina la mano alle labbra e gira in­ GAETANO Come! Voi, suo padre?!
torno a don Gaetano. PASCALE Sissignore, lui è il marchese Ottavio Favetti.
GAETANO E perché ve faciveve chiamma' il signor Bebè?
GAETANO Mo lu va truvanno da dereto a me! OTTAVIO Per poter venire in questa casa da incognito,
FELICE (a Gaetano) Forse, chi sa... qualche mossa di san· parlare con Gemma, conoscere il suo carattere, e vedere
gue! ... se era degna di mio figlio!
GAETANO Eh!. .. Ma che è stato, principe, marchese ... GAETANO Veramente?
LUI SELLA Vuie qua' princepe? ... Qua' marchese? .. Si­ OTTAVIO Parola d'onore!
gno', vuie che dicite! V'hanno mbrugliato! ... Chiste so' GAETANO Meno male! ... Allora sposatevi, e il cielo vi be­
quatte disperatune! Uno è don Felice Sciosciammocca lu nedica!
scrivano, e l'auto è don Pascale lu salassatore! EUGENIO Finalmente! (Abbraccia Gemma).
GAETANO Che! LUIGINO Papà, benedite anche a noi! ... lo amo la contes­
LUISELLA Nu certo don Eugenio, che fa l'ammore cu la sina, la contessina mi ama, e ci vogliamo sposare.
figlia vosta, l'ha fatte travesti' de chella manera pe ve GAETANO Qua' cuntessina?! ... Faciteme capi', chesta mo
pute' mpapucchia", e io me so' fin~a princepessa, pe chi è?
scummiglia" tutte cose! E vuie ve l'avite creduto? ... PASCALE È mia figlia.
Mamma ma', e che piezzo de battilocchio 5 site, neh! (A CONCETTA E io songo la mamma.
donna Concetta, Felice, Pascale.e Pupella) Chillo era lu GAETANO E bravo! ... E tu comme te ne si' nnammurato,
marchese! Chillo era Iu principe! ... Chella era la cun· tutto nzieme?
tessa! ... Chell'auta la cuntessina!. .. 'Sti quatte muorte PUPELLA Tutto nzieme?! ... Nuie facimmo l'ammore da
de famme! ... E mo sa' che ve dico! ... Dimane purtateme nu mese e mmiezo! ... Gue'! oh! ...
li quarantasette lire, pecché si no addo' ve trovo, ve LUIGINO Sissignore, papà, da tanto tempo!
mengo na vricciata' mmocca, e ve faccio perdere lu sa- GAETANO Va bene, per il piacere che ho maritata mia
figlia, vi sposerete anche voi.
I. abbascio a lu lAvenaro': il LavinaTo eTa un quartiere, pTesso porta Nola, PUPELLA Che bella cosa! ... Che bella cosa!
assai plebeo, e qui viene Tichiamato ad indicaTe un luogo particQlaTmente trio
viale. 2. mignatta: sanguisuga (la forma del baffo è equivocata da Gaetano LUIGINO Bellezza mia! (L'abbraccia).
per una sanguisuga; di qui la mOHa di sangue ipot;2zata nella battuta GIACCHINO Don Gaeta', scusate, e a me le cinche mesate
seguente). 3. mpapuc<hia': imbrogliare. 4. scummiglia': scompigliare.
,. battilocchio: frittella, uomo sciocco. 6. tlricciala: letto una manciata di chi me li dda?
sassi) un cefione violento. GAETANO Ve li ddo io!

~
88 MISERIA E NOBILTÀ

GIACCHINO Va bene.
CONCETTA Oh, che piacere!
PASCALE Bravo, don Gaetano!
FELICE Don Gaeta', e io? ...
GAETANO A proposito. Vuie pecché stiveve dint'a la camo
mera de Bettina, e pecché diciveve nfaccia a Peppeniel­
lo: «Figlio mio! Figlio mio! »?
FELICE Pecché a Bettina le so' marito, e a Peppeniello le
so' padre.
BETTINA Sissignore, eccellenza! Simme state spartute seie
anne, e mo pe 'sta cumbinazione nce simme ncuntrate.
GAETANO Bravissimo! ... E Peppeniello v'è figlio?
VICIENZO Sissignore, eccellenza, e io pe lu fa' rimanne'
dint'a 'sta casa, v'aggio ditto che l'era patre. .
GAETANO Mannaggia ll'arma de li mamme voste! ... Vi'
quanta mbroglie! ... E chill'assassino de lu guaglione,
comme ha fatta la parte naturale! ... «Vicienzo m'è pa­
tre a me! »... Addo' sta? Addo' sta?
VICIENZO Sta dinto a chella cammera (mostra la prima
porta a sinistra). Se sta mettenno la sciassa.
GAETANO Aspettate, voglio vede' se si ricorda (suona tre
tocchi).

Scena ultima

Peppeniello, e detti.

PEPPENIELLO Comandate, eccellenza!

GAETANO Bravissimo! ... Dimme na cosa? (Conducendolo

nel mezzo della scena) Tu a chi si' figlio?


PEPPENIELLO Vicienzo m'è patre a me!
GAETANO Mo te dongo nu schiaffone! ... Nun è overo! ...
Chesto te l'hanno mparato. Pateto è chistu ccà! (Mo­
strandoglì Felice).
PEPPENIELLO (voltandosi) Uht papà!
FELICE Si, pateto, che ha passato tanta guaie, fra la mi­
seria vera e la falsa noJ;Ultà! (Cala la tela) .

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Finito di stampare nel marzo 2003

presso Grafica Veneta s.r.l.

Via Padova 2 - Trebaseleghe (PD)

Printed in ltaly

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