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Orgoglio operaio, etica operaia

Scritto da Graziano DALLA TORRE

Viviamo in tempi in cui la parola orgoglio viene sempre pi spesso associata a comportamenti e stili di vita che in passato avrebbero comportato (talvolta a torto, spesso a ragione) le bastonate o la prigione. Questo non ci stupisce, o meglio non stupisce coloro i quali sono ormai attrezzati nel ricercare e vedere nei segni dei tempi i frutti di progetti e disegni che talvolta provengono da molto lontano nel tempo. Altri parlerebbero di dietrologia, altri pi saggiamente di semplice analisi delle informazioni; tant che, appunto, pu succedere che una parola che esprimeva un significato retto, positivo, superiore, nobile, venga a connotare qualcosa che con tali concetti ha poco o nulla a che fare. Vi anche da dire che nel nostro mondo modellato a suo tempo dal cristianesimo la parola orgoglio stata spesso impiegata con una valenza negativa, in quanto sinonimo di superbia; ma questo non toglie che nella percezione comune la parola orgoglio continui a possedere una indiscussa positivit.

Questa precisazione si rende necessaria per introdurre largomento di queste righe: la lenta e progressiva scomparsa di un mondo, una cultura, una civilt, anche, che stata meglio conosciuta come la classe operaia. Una aggregazione sociale che, prodotto essa stessa del capitalismo, ha segnato la storia sociale di quelle aree geografiche che il capitalismo lo videro sorgere e svilupparsi impetuosamente con la fine dell ancien regime in Europa e poi, successivamente, negli Stati Uniti.

Oggi il capitalismo sempre vivo e vegeto ma la sua creatura, il gi a suo tempo definito come proletariato, stata divorata. La classe operaia, la working class , ha subto e subisce un processo di polverizzazione che lha ormai ridotta ad essere una minoranza nello spettro delle classi sociali del primo mondo, superata di gran lunga dalla sconfinata pletora di addetti ai servizi, professionisti, commercianti, dipendenti pubblici, e soprattutto produttori dellimmateriale, una contraddizione in termini che per ben qualifica quale lo stato attuale della forza lavoro in Italia e in Europa: giovani ridotti ad occuparsi di nulla e del nulla, tra call center telefonici, indagini di mercato (quello rionale ?), distribuzione di volantini pubblicitari, vendite porta a porta ai limiti (e spesso oltre) della truffa, venditori di polizze assicurative, addetti alle public relations (?) o alla sicurezza (?) nelle discoteche o nei parchi divertimento, piazzisti di cure dimagranti e lozioni per la ricrescita dei capelli

Sono lontani i tempi in cui la professionalit operaia si tramandava di padre in figlio, nei quali

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Orgoglio operaio, etica operaia


Scritto da Graziano DALLA TORRE

lorgoglio del saper fare e, anche, di essere parte determinante nel progresso nazionale (o perlomeno di quello che allora veniva inteso come progresso), e questo nonostante la pesante condizione di sfruttamento e di subalternit; lo spirito di aggregazione e di solidariet che legava comunque tra di loro i lavoratori industriali; tutto questo, in Occidente, non esiste pi, travolto dalle delocalizzazioni in terre dove la sindacalizzazione operaia di l da venire e dalla naturale evoluzione delle tecnologie che riducono progressivamente i tempi di lavoro ed il numero dei lavoratori ma che, anzich liberare sia pure parzialmente lumanit dal lavoro costringe milioni di giovani del primo mondo a inventarsi qualcosa da fare Qui Berlusconi non sbaglia quando invita appunto i giovani ad inventarsi il lavoro. O quando invita le giovani particolarmente avvenenti a sfruttare il proprio corpo ed il proprio aspetto per fare denaro, ergo quando le invita esplicitamente ad intraprendere l antico mestiere (salvo guardarsi bene, nel tipico sfoggio di ipocrisia italica, dal legalizzare completamente e definitivamente e aggiungo: finalmente la prostituzione stessa). In realt il primo ministro non ha fatto altro che codificare una tendenza mondiale e la cui stazione di partenza sono i soliti Stati Uniti. Il lavoro non vale pi n in s stesso, n per se stesso; ma soltanto volendo e potendo ancora chiamarlo lavoro per quello che riesce a monetizzare. Letica del lavoro ben fatto, seppure pallido riflesso dello spirito creativo tradizionale, ha continuato ad informare di s generazioni di operai, artigiani, tecnici, ingegneri Ha rappresentato la forza della creazione, in tempi nei quali si creavano merci ed oggetti che avevano un senso, in opposizione alle professioni dellindefinitezza e del vacuo, tra le quali spiccano ma non sono ovviamente le sole le professioni cosiddette forensi. Oggi questa indefinitezza e questa mancanza assoluta di senso informa le societ intere, la gente, i giovani come i vecchi Il lavoro diventato il posto di lavoro, e non una differenza da poco. Perch il posto di lavoro non rappresenta il posto o il ruolo che il membro della comunit ricopre ed occupa dal primo ministro al manovale agricolo con diversa importanza e rango ma con pari dignit e considerazione nellambito del corpo sociale che per vivere e svilupparsi necessita del cervello, del cuore, dei muscoli, dello stomaco e dellintestino. Rappresenta un mero approvvigionamento di denaro, e quindi una possibilit di sopravvivenza, che non gratifica n realizza in nessun modo le aspirazioni profonde di chi presta la sua opera in cambio di quel denaro. la atomizzazione e la parcellizzazione sociale al suo ultimo stadio che appunto quello del capitalismo avanzato, apparentemente vincitore nel suo obbiettivo di creare benessere almeno materiale ma di fatto prodromico al suicidio della civilizzazione occidentale. La mancanza di senso delle cose intimamente rapportata alla mancanza di una collocazione delluomo nel suo mondo quotidiano. Quindi non solo o tanto la mancanza di un posto di lavoro a creare devastazione sociale; certo, come abbiamo detto la mancanza di denaro implica la morte sociale (e probabilmente anche biologica) delluomo, e il denaro viene elargito in cambio di una qualsiasi prestazione di opera o di servizi. Ma la mancanza di un significato reale in quello che si fa quotidianamente implica la morte spirituale o, come preferirebbe dire qualcun altro, psichica.

Per questo la scomparsa dellorgoglio e delletica connaturati alla antica classe operaia trascina con s nellabisso la societ intera, una societ fatta soltanto pi da imbonitori, truffatori, buffoni o mercenari nel senso pi deteriore della parola (e non ci riferiamo certo ai vecchi soldati di ventura).

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