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Sommario

03 Discorso Divino 26 02 ’06 L’illimitabile, onnipervadente Brahman.


13 Discorso Divino 23 02 ’06 Il controllo dei sensi è la vera sâdhanâ.
21 Amore in Azione Occhi pieni di lacrime d’amore.
24 Sotto la Veranda Miracoli volti a illuminare.
27 Domande & Risposte Un’intervista ad Anil Kumar.
30 Discorso Divino 17 05 ’02 Il Disegno Divino.
40 Zoom Sundaram: una Praµânti Nilayam...
43 Report . Qui e ora.

MOTHER SAI PUBLICATIONS


Sathya Sai Books and Publications of Italy
Tutti i diritti sono riservati
Anno XVIII n.3(109) maggio-giugno 2006
Direttore responsabile: Giorgio Piccaia
sede:Viale Duca d’Aosta n.15 - 21052 Busto Arsizio
periodico bimestrale-autorizz. tribun.di Busto Arsizio N. 08/01 del 04/07/2001

Copyright: Sri Sathya Sai Books and Publications Trust, Prasanthi Nilayam, India.

2 Mother Sai marzo - aprile 2006


Discorso 26-02-2006
Il profondo significato della festività di ›ivarâtrî

›ivarâtrî è la festività collegata alla luna e alla mente. Come tutti sappiamo, durante il
mese, la luna cresce e cala, impiegando quindici giorni per ogni processo. Il tredicesimo
giorno dopo la luna nuova e la luna piena è chiamato triyodaµî. Dopo triyodaµî viene
caturdaµî o quattordicesimo giorno. ›ivarâtrî comincia alla fine di triyodaµî e all’inizio
di caturdaµî, proprio prima della luna nuova.
Swami dice che, in questa notte, la luna è appena visibile. Tale scarsa visibilità rappresen-
ta la mente del vero ricercatore. Attraverso la sâdhanâ, il ricercatore conquista quasi
completamente la mente. Proprio come la luna scompare poco dopo caturdaµî, il ricer-
catore, con un piccolo sforzo in più, può annullare completamente la mente, vale a dire
dominarla. Swami evidenzia ciò semplicemente così: “Soggiogate la mente e diventate-
ne i padroni!” (Letteralmente: diventate Menti Superiori – N.d.T.).
La luna cresce e cala una volta al mese. Perciò, deve esserci uno ›ivarâtrî ogni mese.
Tuttavia, solo uno di essi è considerato particolarmente sacro ed è chiamato Mahâµivarâtrî
(la Grande Notte di ›iva. Mahâ=Grande; ›ivarâtrî=Notte di ›iva). Oggi è Mahâµivâratrî.
C’è una leggenda collegata a ciò, ma non ci addentreremo in questo. Sarà sufficiente dire
che la leggenda è collegata con la comprensione che Dio non ha né inizio né fine. Egli è
Senza Tempo ed Eterno.
Mentre la maggior parte delle festività implica una certa dose di divertimento, ›ivarâtrî
è una questione molto seria; nessuna meraviglia, in quanto ognuno cerca di dominare
completamente la mente, domare le sue stranezze e il suo vuoto farneticare.
Fin dall’inizio, ›ivarâtrî, a Praµânti Nilayam, è sempre stato veramente speciale. A parte
il fatto che venendo qui si ha l’opportunità di restare tutta la notte svegli alla Presenza di
›iva in Forma umana, Swami un tempo era solito compiere lo spettacolare Vibhûti
Abhi¹ekam (consacrazione, aspersione della cenere sacra) e anche l’egualmente memo-
rabile Li¾godbhâvam (la generazione, la produzione del Li¾gam, simbolo della creazio-
ne). Per quanto riguarda il Vibhûti Abhi¹ekam, Swami smise molto tempo fa di compier-
lo. Anche il Li¾godbhâvam è stato sospeso per molti anni, ma è da poco ripreso.
Dobbiamo però comprendere l’intimo significato sia del Vibhûti Abhi¹ekam sia del
Li¾godbhâvam. Cominciamo col primo.
Perché Swami compiva il Vibhûti Abhi¹ekam? I comuni mortali compiono le sacre
abluzioni o aspersioni sulle statue rappresentanti la Divinità, allo scopo di propiziarsi il
Divino. Ma Egli deve forse propiziarsi qualcuno? Ovviamente no. Perché, allora, lo com-
piva?
Ciò avveniva in parte per attirare l’attenzione sui Suoi Divini Poteri, in parte per ricorda-
re ai devoti il significato della vibhûti.
La vibhûti è una cenere sacra. La cenere si produce quando viene bruciato qualcosa, ma
non può essere bruciata a sua volta; essa rappresenta un punto terminale. Dal punto di
vista spirituale, l’essere umano raggiunge un punto terminale quando ha annullato tutti i
suoi desideri: ciò che rimane, a tal punto, è la purezza. La vibhûti è quindi il simbolo
della purezza ultima che tutti gli esseri umani devono sforzarsi di raggiungere.
Ritornando al famoso Li¾godbhâvam, è questa un’occasione in cui Baba, attraverso il

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Discorso 26-02-2006
li¾gam da Lui emanato, rivela Se Stesso come Supremo Creatore. Precedentemente, il
li¾gam era in genere di cristallo o altro. Attualmente, invece, è solo d’oro puro e risplen-
de di incredibile fulgore.
Può, chiunque, avere tanto oro all’interno del proprio corpo? Da dove proviene tanto
oro? Swami afferma che l’oro si forma in Lui dai cinque elementi presenti in forma
sottile. Inizialmente, l’oro esiste all’interno del corpo in forma liquida, ovvero come oro
fuso. Perché l’oro sia allo stato liquido, occorre una temperatura altissima. A simili con-
dizioni, lo stomaco dei comuni mortali si brucerebbe completamente. Ma ciò non avvie-
ne nel caso dell’Avatâr. Allo stesso modo in cui la madre deve affrontare le doglie del
parto, Swami si sottopone a un serio disagio fisico al fine di produrre il li¾gam, affinché
l’uomo possa comprendere che, dietro la creazione, esiste un Creatore che è Supremo.
È Creatore Supremo solo colui che può garantire beatitudine permanente, e l’uomo deve
lottare per raggiungere la Purezza, perché è la sola strada che porta a Dio e alla Beatitudine.
Ovunque siamo, questo è ciò che dobbiamo ricordare in questo giorno/notte. Per prima
cosa, che tutti proveniamo dal Creatore e che quindi siamo nati quali Incarnazioni della
Purezza Divina. Questo è veramente ciò che il Li¾godbhâvam dovrebbe richiamare alla
nostra mente. Secondariamente, anche se nasciamo puri – come Swami dice, i bambini
sono sempre puri, almeno all’inizio – i desideri presto ci invadono e contaminano la
mente quanto più possibile. Tuttavia, noi dobbiamo resistere a ciò e cercare di purificare
la mente bruciando i desideri: la vibhûti, o cenere sacra, è il simbolo della loro combustio-
ne finale. Il Vibhûti Abhi¹ekam ha pertanto lo scopo di rammentarci, per prima cosa,
l’esigenza di limitare i desideri e successivamente di bruciarli completamente.
Potremmo fare a meno di partecipare ad altre celebrazioni, ma ›ivarâtrî deve essere
preso molto seriamente, perché è tutto incentrato sul raggiungimento della Purezza per
poi diventare, a tutti gli effetti, una cosa sola col Divino.
La mattina del 27 febbraio 2006, Baba è uscito verso le 6,20, ha fatto il solito giro del
darµan e ha raggiunto la veranda del mandir. Mentre i bhajan continuavano senza
sosta, alle 8,20 Swami ha fatto emergere dalla bocca un grossissimo li¾gam d’oro che
poi ha mostrato personalmente ai presenti, passando dal settore maschile e da quello femmi-
nile.

L’illimitabile, onnipervadente Brahman

“È possibile costruire un tempio a quell’Uno che ha l’intero


per quell’Uno che pervade brahmⲬa nel Suo stomaco?
il brahmⲬa1 (Cosmo) intero? L’uomo, nella sua ignoranza, è inca-
Può qualcuno dare un nome a quel- pace di riconoscere questa verità.
l’Uno che è presente in tutti gli esseri? Egli è preda dell’illusione
È possibile offrire un bagno a quel- di essere naµvara (temporaneo).
l’Uno che è presente in tutti i fiumi? In effetti egli non è naµvara, ma εvara
Può qualcuno offrire del cibo Stesso per il mondo intero.”

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Prapañca è il nome che noi abbiamo dato Alla fine essi diventano uno con
al mondo visibile; esso è così chiamato per- brahmⲬa.
ché è costituito dai pañcabhûta (i cinque
elementi) e cioè la terra, l’acqua, il fuoco, Il Principio che tutto sostiene
l’aria e l’etere. “Pra” significa “manifestar- Incarnazioni dell’Amore!
si”, “fiorire”, e quindi prapañca significa L’Amore è la base di brahmⲬa; senza
manifestazione non solo dei cinque elementi, Prema (l’Amore) non c’è né prak©ti (la
ma anche dei cinque princìpi vitali che sono natura) né prapañca (il mondo). IL MON-
prâ²a (il soffio vitale, l’energia vitale, il flus- DO È SOSTENUTO DAL PRINCIPIO DELL’AMO-
so energetico), apâna (il soffio vitale di- RE CHE È UNIFORMEMENTE PRESENTE NEI CIN-
scendente che opera dal plesso solare ai QUE ELEMENTI. Voi potete adorare la Divi-
piedi), vyâna (il soffio vitale che pervade nità in molti modi, ma la vostra adorazione
tutto il corpo), udâna (il soffio vitale che risulterà futile se dimenticate il Principio del-
va verso l’alto dalla gola alla testa) e l’Amore. Il sostentamento della vita uma-
samâna (il flusso energetico collegato con na e del mondo è completamente affidato
la funzione digestiva che opera dal cuore al ai cinque elementi; ogni cosa finirebbe se
plesso solare). Essi costituiscono la base anche uno solo di questi venisse a manca-
del mondo intero. re. Noi udiamo il suono con le orecchie e
vediamo il mondo con gli occhi; in questo
L’unica Entità permanente modo possiamo sperimentare il mondo con
Brahmatattva (il Principio di Brahma) è i cinque sensi. Essi ne comprovano l’esi-
presente in tutti i cinque elementi come stenza. L’uomo ha dimenticato il Principio
energia nascosta. Esso è eterno, immorta- Divino dell’Amore e si sforza di ottenere
le. Il termine Brahma si riferisce al Princi- Ânanda (la Beatitudine) andando in cerca
pio Divino che pervade i pañcabhûta, i di cose mondane e meschine. È detto:
pañcakoµa (i cinque involucri) e i
pañcaprâ²â (i cinque soffi vitali), ma l’uo- Jantunâm nara janma durlabham
mo, per ignoranza, attribuisce a Brahma “La nascita umana è la più rara di tutte.”
una forma specifica e Gli offre le sue pre-
ghiere. Nomi e forme sono passeggeri; il Anche i nemici sono incarnazioni di Dio
Brahmatattva, che è la base di tutti i nomi In effetti, l’essere umano è essenzialmente
e di tutte le forme, è l’unica Entità perma- divino.
nente. Dharma (la rettitudine), artha (la ricchez-
A CAUSA DELLA NOSTRA IGNORANZA E LIMI- za), kâma (il desiderio) e mok¹a (la libera-
TATA COMPRENSIONE, NOI CONFINIAMO TALE zione) sono prescritti quali quattro mete
PRINCIPIO COSMICO DEL BRAHMAN A UNA della vita umana, ma l’uomo oggi ha ab-
MINUSCOLA FORMA E LA ADORIAMO. DOVREM- bandonato dharma e mok¹a. Egli corre die-
MO ADORARE LA FORMA COSMICA DEL DIVI- tro ad artha e kâma (la ricchezza e il desi-
NO. BrahmⲬa (il cosmo) è la forma vera derio). Dio ha creato questo mondo: vostra
e propria di Dio. Brahman pervade a²¬a, moglie, i figli, gli amici e i nemici sono
pi²¬a, e brahmⲬa. tutti creati da Dio. Non basta che mante-
A²¬a è la combinazione di padârtha (la niate un buon rapporto con loro: dovete
materia) con prâ²a (il principio vitale) e esser capaci di vedere Dio in tutti; questo è
pi²¬a è ciò che nasce dal grembo materno. il vostro dovere primario. Vostra moglie, i

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figli, gli amici e anche i nemici sono tutti L’errore più grossolano
vere e proprie incarnazioni di Brahman. A Loka (il mondo) e Lokeµa (Dio; letteral-
volte, anche Dio ha dovuto combattere i mente, “il Signore del mondo”) sono inse-
nemici, ma, nonostante la loro ostilità, alla parabili. La Creazione e il Creatore sono
fine essi si sono fusi in Lui per Sua grazia. uno; tra i due c’è una relazione intima e
In questo mondo non c’è luogo ove Dio indivisibile. Il nome dato al Principio della
non esista; Egli è presente ovunque. Divinità è Âtma. Esso non ha forma speci-
fica e pervade il mondo intero nella forma
Sarvata­ pânipâda¼ tat sarvatok¹i di sa¾kalpa (la volontà). Attribuire un nome
µiromukham sarvata­ µrutimalloke e una forma particolari all’Âtma è un gros-
sarvamâv©tya ti¹ºhati. so errore. È essenziale, da parte nostra,
Con mani, piedi, occhi, testa, comprendere l’unicità dell’Âtma e speri-
bocca e orecchie ovunque presenti, mentarla. Tutto è divino.
Egli permea l’universo intero.
Sarva¼ khalvida¼ brahma
In verità, tutto questo è Brahman.

L’Eterno Testimone, a cui nulla sfugge Per il fatto di essere incapaci di compren-
La gente intorno a voi può non esser capa- dere la totalità del Principio Divino, voi
ce di vedere ciò che voi fate, ma Egli vi confinate Dio in una forma e in un nome
osserva; gli altri possono non udire ciò che specifici come Râma, K©¹²a, Vi¹²u ecc. e
dite, ma Egli vi ascolta. È l’Eterno Testi- Lo adorate. Un vasaio crea delle statue di
mone. Sfortunatamente, voi non siete ca- Râma, di K©¹²a ecc., quali oggetti di cul-
paci di comprendere questa verità. Alcuni to, ma è soltanto la creta ad assumere la
argomentano: “Come potete dire che Dio forma delle varie divinità; è la stessa creta
sia presente ovunque quando noi, in realtà, a esser modellata in varie forme.
non Lo vediamo? Com’è possibile che Egli
oda le nostre preghiere?” IN EFFETTI IL SUO- I gioielli sono molti, ma l’oro è uno.
NO È LA FORMA VERA E PROPRIA DI DIO E Le mucche sono molte, ma il latte è uno.
NON ESISTE LUOGO OVE NON VI SIA SUONO; Gli esseri sono molti, ma il respiro è uno.
EGLI PUÒ UDIRE TUTTO, DATO CHE IL SUONO
È LA SUA FORMA. LA LUCE PERVADE IL MON- Essendo incapaci di comprendere il princi-
DO INTERO; DIO PUÒ VEDERE OGNI COSA IN pio dell’unità, voi siete ingannati dall’ap-
QUESTO MONDO PERCHÉ LA LUCE È LA SUA parente diversità.
VISTA. QUINDI, NON SIATE MAI DELL’IDEA CHE Incarnazioni dell’Amore!
DIO NON SAPPIA CIÒ CHE STA ACCADENDO; NESSUNO PUÒ DIRE CHE DIO ABBIA QUESTA O
NON DUBITATE O NEGATE LA SUA ESISTENZA QUELLA FORMA: EGLI PERMEA L’UNIVERSO IN-
SOLO PERCHÉ EGLI NON È VISIBILE A OCCHIO TERO. Senza un nome non può esserci for-
NUDO. Come nasce la volontà nel vostro ma e viceversa. Il Principio della Divinità è
cuore? Nasce per Volontà di Dio. Dal pun- rappresentato da un nome e da una forma.
to di vista del mondo, ci possono essere alti Ogni oggetto e ogni essere, in questo
e bassi, ma il Principio Divino rimane im- prapañca (mondo), è manifestazione del-
mutabile. l’Amore Divino; quindi non considerate il
mondo semplicemente dal punto di vista fi-

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sico. Considerate il mondo come la forma costanza, Dio non li uccise. È DEL TUTTO
vera e propria di Dio e la manifestazione ESSENZIALE CHE COMPRENDIATE CHE OGNI
dell’Amore Divino. A causa della vostra COSA SI VERIFICA PER SUA VOLONTÀ E CHE
comprensione limitata, voi confinate tale QUALUNQUE COSA ACCADA È PER IL VOSTRO
onnipervadente Principio Divino a un nome BENE. Con questa ferma convinzione, voi
e una forma. dovete accettare il piacere e il dolore, il bene
e il male con equanimità. PUÒ ESSERVI DIF-
Yad bhavam tad bhavati FICILE SOPPORTARE LE SVENTURE; DOVETE
Com’è il sentimento, così è il risultato. PREGARE DIO DI DARVI LA FORZA NECESSARIA
AD AFFRONTARLE. VOI POTETE AVERE DELLE
DIO RISPONDE A SECONDA DEI VOSTRI SENTI- DIFFICOLTÀ OGGI, MA DOMANI SARÀ DIVERSO;
MENTI VERSO DI L UI . Se voi avete LE DIFFICOLTÀ SONO COME NUVOLE PASSEG-
Pûr²abhakti (Salda Devozione) e amate GERE E CERTAMENTE LASCERANNO IL POSTO
Dio con tutto il vostro cuore, Egli vi conce- ALLA FELICITÀ. L’uomo combatte sempre
derà Pûr²ânanda (la Beatitudine Supre- per la felicità. Come può ottenerla? La vera
ma). Dio trascende le dualità di nascita e felicità si trova nell’unione con Dio; in ef-
morte, di felicità e dolore. Voi potete pen- fetti, Egli è al di là della felicità e del dolore.
sare che anche Dio provi dolore e soffe- Qualunque cosa voi facciate, Egli dice:
renza, ma, dal Suo punto di vista, il dolore “Tathastu” (Così sia). Egli sparge le Sue
non esiste affatto! Questo è un aspetto della benedizioni su di voi dicendo: “Che sia per
Divinità. Anche la Beatitudine è un aspetto il tuo bene.”
della Divinità. DIO È AL DI LÀ DEL PIACERE E Sarete liberi dal dolore quando compren-
DEL DOLORE, DEL MERITO E DEL DEMERITO; derete Bhagavadtattva (la Natura della
FELICITÀ E DOLORE SONO OPERA VOSTRA. Il Divinità). SE STATE SOPPORTANDO DELLE DIF-
piacere è un intervallo tra due dolori. FICOLTÀ, NON VI SCORAGGIATE; ABBIATE FEDE
Non considerate Dio come una entità sepa- NEL FATTO CHE DIO VI STA FACENDO AFFRON-
rata. Sfortunatamente le persone sono in- TARE QUELLA PROVA PER IL VOSTRO BENE.
capaci di comprendere il Principio della Felicità e afflizione coesistono; non potete
Divinità e quindi indulgono in ogni tipo di ottenere la felicità senza affrontare le diffi-
immaginazione. Dio è Uno. I Veda dichia- coltà.
rano:
Mânava, colui che agisce libero da mâyâ
Ekam sat viprâ bahudhâ vadanti Incarnazioni dell’Amore!
La Verità è una, Non attribuite la molteplicità alla Divinità;
ma i saggi la descrivono con vari nomi. considerate tutti come incarnazioni della
Divinità. Installate saldamente nel vostro
Tutto è per il nostro bene cuore tale sacro sentimento e trattate come
Comunque, quando la situazione lo richie- vostro anche colui che vi odia. Avendo ot-
de, le Incarnazioni Divine appaiono sulla tenuto la nascita umana, dovreste esser ca-
terra e recitano un ruolo nella commedia paci di sopportare il dolore e la sofferenza
cosmica. Quando Draupadî fu umiliata da con coraggio e forza morale. Convincetevi
Duryodhana e Du­µâsana alla corte reale, che essi sono il vostro bene; tutto ciò che
Bhîma ribolliva di rabbia e avrebbe voluto Dio ha creato è bene. Nella creazione di
ridurli in poltiglia, ma, persino in tale cir- Dio ogni cosa è buona e sacra e non c’è

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niente che possa procurarvi dolore e soffe- l’odio. Non cadete preda dell’infatuazione;
renza; in effetti, la sofferenza nasce dall’il- siate attratti solamente da Dio e da nessun
lusione dell’uomo che è conseguenza del- altro. VOI AMATE VOSTRO FIGLIO PERCHÉ LO
l’identificazione con la forma. Qual è il si- CONSIDERATE UN VOSTRO RIFLESSO. DI FAT-
gnificato del termine “mânava”? “Ma” sta TO, TUTTI SONO VOSTRI RIFLESSI: CHI VI AMA,
per mâyâ o illusione, “na” significa “sen- CHI VI ODIA E CHI VI CRITICA. Uno può esse-
za” e “va” sta per vartincuta (comporta- re adirato in un momento e più tardi la rab-
mento). Quindi mânava è colui che agisce bia può cedere il passo all’amore; gli indivi-
libero da mâyâ; se cadete vittime di mâyâ, dui si lasciano trasportare dalle bizzarrie
non potete esser capaci di comprendere della mente e, ingannati da nomi e forme,
Marmamu (la Realtà). In effetti, mâyâ è sono incapaci di riconoscere la natura
opera dell’uomo, scaturisce dalla sua im- transeunte del mondo. A dire il vero, voi
maginazione. Comunque, per quanto uno non avete amici né nemici: sono soltanto il
possa tentare, non è possibile conoscere Dio vostro amore o il vostro odio a tornarvi ri-
nella Sua totalità. flessi dall’esterno. Dio non vi dà felicità né
Una volta madre Kuntî disse a K©¹²a: “O dolore; essi sono opera vostra, originano da
K©¹²a! Nonostante Tu sia veramente Dio, voi.
a volte noi ci illudiamo pensando che an-
che Tu sia un essere umano come noi.” Il Tutto è manifestazione di Brahma
santo Tyâgarâja fece eco allo stesso senti- Incarnazioni dell’Amore!
mento nei versi che seguono: Dio è presente dovunque nella forma dei
cinque elementi; ognuno è dotato dei cin-
“O Signore! Tu hai ascoltato que elementi, ognuno è un’incarnazione
le preghiere di Draupadî dell’Amore. Tutti sono Uno, non c’è una
e l’hai salvata dall’umiliazione. seconda entità. Dovunque guardiate, ci sono
Tu hai reso bellissima la brutta Kubjâ. i cinque elementi e non ne trovate un sesto
Tu hai protetto i PⲬava. in alcun luogo. Il principio dell’Amore,
È possibile valutare la Tua gloria presente in voi, rappresenta εvaratva e
e il Tuo splendore? Brahmatattva (il Principio di εvara, di
Tu sei al di là di tutte le descrizioni Brahma); pensare che Brahma sia separa-
e dell’umana comprensione. to da voi è semplicemente bhrama (illu-
K©¹²a, neanche per Brahmâ è possibi- sione). Tutto è Brahman, tutto è manife-
le descrivere la Tua Gloria.” stazione dell’Âtma e di Ânanda (la Beati-
tudine) ed è per questo che Dio è celebrato
Riflessi dall’esterno come Nityânandam, Paramasukhadam
Il bene e il male si trovano nella vostra Kevalam Jñânamûrtim (Dio è l’Incarna-
mente, non esistono all’esterno e quindi, zione della Beatitudine Eterna, della Gioia
prima di tutto, correggete i vostri sentimen- Suprema, della Saggezza Assoluta). Anche
ti, liberatevi di tutte le qualità animali in il karma (l’azione) che voi fate è manife-
modo che in voi sbocci l’umanità. Se in voi stazione di Brahma; le vostre azioni, se fatte
notate anche solo una traccia di odio, cac- con un simile sentimento divino, sortiran-
ciatela via immediatamente; avendo otte- no buoni risultati. Non criticate mai Dio,
nuto la nascita umana, è vergognoso da non negateLo mai; tutto è manifestazione
parte vostra avere qualità malvagie come di Brahmâ, Vi¹²u e Maheµvara. Tutti

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Discorso 26-02-2006
sono divini e questo è ciò che dovete impa- “Hero” e “zero”
rare in questo propizio giorno di ›ivarâtrî. Se ponete uno zero dopo il numero 1, otte-
In questo mondo non c’è altro che la Divi- nete 10; con un altro zero ottenete 100 e,
nità; il Principio della Divinità, presente in continuando ad aggiungere zeri, il valore
un granello di sabbia e in un grosso la¬¬u sale a 1000, 10.000 e così via. Lo zero ac-
(dolce), è lo stesso. Una volta compresa quista valore solo quando è posto dopo il
questa verità, diverrete veramente Brahma. numero uno. “Io”, “mia moglie”, “i miei
Non avete bisogno di cercarLo da nessuna figli”, “la mia proprietà” ecc. sono tutti zeri;
parte perché voi siete Brahmâ, voi siete essi hanno un valore solo se associati a Dio
Vi¹²u, voi siete ›iva, voi siete l’incarna- che è come il numero uno. Il mondo intero
zione vera e propria della Trinità Divina. È è come uno zero. È emerso da Hero (l’Eroe,
solo il vostro sentimento ad assumere la il Protagonista), cioè da Dio. È a causa della
forma di Brahmâ, di Vi¹²u e di Maheµvara. vostra illusione che voi confondete zero con
Voi andate soggetti alle preoccupazioni e Hero e, finché sarete immersi in questa il-
alle sofferenze a causa dei vostri sentimen- lusione, non potrete realizzare la Divinità.
ti dualistici. Percepite l’unità come diver- L’ILLUSIONE FA NASCERE I DUBBI, ED ESSI VI
sità invece di cogliere l’unità nella diversi- DERUBANO DELLA VOSTRA BEATITUDINE, AV-
tà. Il numero uno è la base di tutti gli altri VELENANO LA VOSTRA MENTE E VI METTONO
numeri; similmente i nomi e le forme va- IN PERICOLO; QUINDI NON ALIMENTATE MAI
riano, ma tutti sono essenzialmente una cosa DUBBI CIRCA LA DIVINITÀ. RAFFORZATE LA
sola. Non c’è una seconda persona. In que- VOSTRA FEDE IN DIO.
sto mondo non esiste una seconda identità
oltre la Divinità. Molti aspiranti spirituali e Un’auto di cui avere grande cura
yogî hanno fatto sforzi concertati per com- Un’auto può viaggiare confortevolmente
prendere il Principio della Divinità e alla solo quando c’è aria in tutti e quattro i pneu-
fine si sono resi conto che: matici; uno solo di essi forato può portare
all’incidente. Il corpo umano è come un’au-
Ekam sat viprâ bahudhâ vadanti to: la mente è il volante, dharma (la rettitu-
La Verità è una, dine), artha (la ricchezza), kâma (l’impul-
ma i saggi la descrivono con vari nomi. so volitivo) e mok¹a (la liberazione) sono i
suoi quattro pneumatici. Essi devono esse-
Dato che voi non avete compreso questa re riempiti con l’aria della fede. La vostra
verità, siete ingannati dalla dualità apparen- vita sarà in pericolo anche con uno solo di
te. Dovreste comprendere la matematica essi forato. La mente deve essere stabile e
spirituale al fine di capire che la Divinità è sotto controllo: solo allora potrete raggiun-
una; è del tutto essenziale che comprendia- gere la meta della vita e cioè mok¹a o libe-
te questo Principio di Unità e vi compor- razione.
tiate conseguentemente. Se capite questa Incarnazioni dell’Amore!
unicità, sperimenterete la Divinità, com- IL MONDO INTERO È PERVASO DAI CINQUE ELE-
prenderete che l’individuo non è differente MENTI E VOI DOVETE MANTENERE ARMONIA
da Dio. ED EQUILIBRIO PERFETTI FRA DI LORO. SE,
ANDANDO IN BICICLETTA, NON MANTENETE
L’EQUILIBRIO NECESSARIO, CADETE; SIMIL-
MENTE, VOI POTETE CONDURRE LA VITA DI UN

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Discorso 26-02-2006
VERO ESSERE UMANO SOLAMENTE AVENDO livello di Mâdhavatva (la Divinità, la Na-
ADEGUATO EQUILIBRIO MENTALE. Se mancate tura divina): questa è la vostra meta. A che
di questo, la vostra umanità sarà rovinata. serve rimanere in mânavatva per sempre?
Si dice: Dovete sviluppare sanmati (mente pura)
per salire al livello del Divino. L’Unità con-
ferisce Purezza che, a sua volta, porta alla
Jantunâm nara janma durlabham Divinità; quindi, dovete stare tutti uniti; voi
“La nascita umana e la più rara di tutte.” appartenete alla razza umana, appartenete
a una sola famiglia e, per tale ragione, do-
Un prezioso Messaggio per la notte di vete comportarvi come fratelli e sorelle.
›ivarâtrî L’assenza di questo spirito di unità farà di-
Essendo stati benedetti con una nascita tanto minuire la purezza e vi allontanerà dalla Di-
preziosa, è un peccato comportarsi come vinità.
un animale! Dovreste vivere come un esse- Incarnazioni dell’Amore!
re umano. TENETE LA MENTE SOTTO CON- Essendo studenti del Sathya Sai College
TROLLO: QUESTO È IL MIO MESSAGGIO PER dovete costituire un esempio per gli altri
VOI IN QUESTA SACRA NOTTE DI ›IVARÂTRÎ. con il vostro spirito di unità. MERITATE DI
Comprendete di essere nati come esseri ESSER DEFINITI DEVOTI DI SAI SOLO SE SVI-
umani e non come insetti o vermi; voi non LUPPATE L’UNITÀ. Amate Dio con tutto il
siete un animale, un uccello o una bestia. cuore; l’amore per Dio trasformerà il vo-
Dovete comprendere il significato del ter- stro cuore e allontanerà l’odio e le altre
mine “mânava”: “ma” significa “non”, e qualità malvagie. Attraverso l’amore pote-
“nava” “nuovo”. Voi non siete qui per la te ottenere qualunque cosa.
prima volta, non siete nuovi a questa terra;
siete già passati attraverso un gran numero (Baba canta il bhajan “Prema Mudita
di nascite prima di ottenere questa nascita Manase Kaho” e riprende il Discorso -
umana. Abbandonate tutte le vostre vec- N.d.T.).
chie e meschine qualità e ricominciate la
vita da capo. La vita umana è molto sacra Incarnazioni dell’Amore!
e misteriosa; solo Dio può svelarne il mi- Da tempo immemorabile il Nome Divino
stero. Viµveµvara (il Signore dell’universo) di Râma ha protetto i devoti e li ha condot-
permea viµva (l’universo) intero, trascen- ti sul giusto sentiero. Si può chiaramente
de tutte le descrizioni ed è presente in voi immaginare la potenza divina del Nome di
nella forma dell’Âtma. PER LA REALIZZAZIO- Râma dal fatto che esso è rimasto inciso,
NE DELL’ÂTMA C’È UNA SOLA VIA: ABBANDO- nel corso di tutte le ere, nel cuore della gen-
NARE IL SENTIMENTO DI “ MIO”. Voi dite: te. Questo è un mistero in se stesso: mi-
“Questo è mio e quello è mio.” Una volta gliaia di anni sono passati dall’avvento di
liberati da questo attaccamento alle cose Râma, eppure il Suo Nome rimane sempre
del mondo, svilupperete purezza, fermezza fresco e nuovo. In cima a una montagna, in
e altruismo, sarete liberi dalla sofferenza, un villaggio o in città tutti traggono grande
dalle preoccupazioni e dall’ansietà. Alla fine gioia dal canto del Nome di Râma.
raggiungerete mok¹a (la liberazione). Aven-
do ottenuto mânavatva (l’umanità, la na- Râmayati iti Râma
tura umana), dovreste sforzarvi di salire al Ciò che delizia è il principio di Râma.

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Discorso 26-02-2006
stesso significato e cioè ‘vieni’; in questa
Un abile enigmista del passato frase sono rappresentate cinque lingue.”
Una volta, alla corte di K©¹²adevaraya, si
tenne un dibattito a cui parteciparono gli L’uso appropriato delle parole
otto eruditi della corte reale, comunemente Studenti!
noti come gli “a¹ºa diggaja”. A volte, le parole che pronunciate hanno
K©¹²adevaraya volle sapere chi fosse il mi- più di un significato; state quindi molto at-
gliore e chiese loro di comporre una frase tenti nel parlare. Sviluppate le virtù e con-
di senso compiuto consistente di cinque ducete una vita ideale; solo allora Swami
parole, aventi ognuna lo stesso significato sarà contento di voi. Se Mi fate contento
in cinque lingue diverse. Quindi aggiunse: con la vostra condotta ideale, Io vi conce-
“Chi si presenterà con una risposta a que- derò molta più felicità. La vostra felicità è
sta domanda entro le sette di domani mat- la Mia felicità. Dovunque andiate, guada-
tina sarà adeguatamente ricompensato.” gnatevi un buon nome. Per Me il vostro
Dato che la sua casa era molto lontana, carattere è molto importante e quindi fate
Tenali Râmak©¹²a decise di passare la not- ogni sforzo per modellarlo e costituire un
te in casa di suo cognato e, pur avendo ri- ideale per gli altri. Questo è il messaggio
cevuto un letto confortevole, rifiutò di dor- che voglio darvi in questo fausto giorno di
mirvi dicendo: “Entro domani mattina devo ›ivarâtrî. Il giorno in cui voi sperimentate
trovare una risposta alla domanda posta dal la Beatitudine eterna è ›ivarâtrî per Me.
re. Un letto come questo mi farebbe dor- Un giorno, a Thanjavur, Tyâgarâja eseguì
mire immediatamente; datemi dunque una un concerto musicale alla presenza di mol-
branda nella stalla.” All’una di notte, men- ti eminenti musicisti e studiosi. All’inizio
tre era sdraiato sulla branda, una delle muc- del programma, egli offrì i suoi omaggi a
che partorì. Egli chiamò allora suo cogna- tutti con la sua famosa composizione
to per informarlo di ciò e questi, volendo “Endaro mahânubhavulu andariki
sapere quale mucca avesse partorito, e aven- vandanamulu” (“Ci sono molte grandi ani-
do dato a ognuna di esse un nome, come me che hanno avuto l’esperienza divina; io
Pârvatî, Lak¹mî e Sarasvatî, gli chiese: “Ye mi inchino davanti a tutte loro”). Tutti fu-
Âv Ra Bava?” (Quale mucca è, cognato?) rono rapiti dal suo canto melodioso. In que-
Nell’udire questo, Râmak©¹²a provò una sto modo egli dimostrò come, prima di
gioia senza limiti, in quanto aveva trovato cominciare a parlare, si debba porgere
la risposta alla domanda del re. Continuò omaggio a tutti i partecipanti alla riunione,
allora a ripeterla e ripeterla, tanto che il co- in quanto in tutti c’è la Divinità.
gnato pensò che si comportasse in quello Molti anni fa, a Praµânti Nilayam, uno stu-
strano modo per la mancanza di riposo. Il dioso fu invitato a parlare a una assemblea.
mattino dopo Râmak©¹²a andò a corte e Nel momento in cui prese la parola, egli si
seppe che nessuno aveva una soluzione. Gli rivolse ai convenuti dicendo: “Fratelli e
altri erano tutti convinti che formulare una sorelle eccetto una!” facendo quindi inten-
simile frase non fosse possibile, ma egli dere che anche sua moglie era lì presente.
disse: “Ye Âv Ra Ba Va è la risposta.” Tutti Anche mentre si rivolgeva a un’assemblea,
rimasero disorientati ed egli spiegò: “ ‘Ye’ egli ricordava sua moglie. Nel rivolgersi a
in marâthî, ‘Âv’ in hindî, ‘Ra’ in telugu, una pubblica assemblea non si dovrebbero
‘Ba’ in kannada, e ‘Va’ in tamil hanno lo rilevare tali differenze; bisogna offrire i

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Discorso 26-02-2006
propri omaggi a tutti. ovvero i quattro punti cardinali: est, ovest,
Incarnazioni dell’Amore! nord e sud) come la Sua ambara (veste).
Io spargo le Mie benedizioni su tutti voi in C’è il rischio che la gente fraintenda que-
questa santa notte di ›ivarâtrî. Cantate il sto termine e pensi che ›iva non indossi
Nome Divino per tutta la notte e, per quan- niente. È meglio, quindi, che non usiate que-
to possibile, passatela in contemplazione di sta parola nei bhajan.
Dio. Solo allora potrete sperimentare la
Beatitudine Divina. Potete persino assiste- Praµânti Nilayam, 26 febbraio 2006,
re alla manifestazione dello Splendore Di- Sai Kulwant Hall,
vino. Cantate il Nome di Dio con tutto il Festività di Mahâµivarâtrî
cuore; potete cantare qualunque nome, ma
(Tradotto dal testo inglese pubblicato sul sito
dovete comprenderne il significato profon-
internet dello ›rî Sathya Sai Central Trust di
do. Per esempio: “Digambara” è uno dei Praµânti Nilayam)
nomi del Signore ›iva. Nel linguaggio co-
mune, tale termine indica una persona pri-
va di abiti, ma, se ne cercate il significato 1. BrahmⲬa: letteralmente, “l’Uovo di
profondo, scoprirete che Digambara è Brahman”, l’Uovo primordiale da cui ebbe
Colui che ha in Sé dikkulu (quattro lati, origine l’universo.

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Discorso 23-02-2006

Il controllo dei sensi è la vera sâdhanâ

Incarnazioni dell’Amore! dovete provvedere sollecitamente a toglier-


Le Mie benedizioni a tutti voi! Sono con- lo dalla mente. Essa deve essere mantenu-
tento che abbiate studiato qui dalla scuola ta assolutamente pura e sacra; non biso-
elementare fino al dodicesimo anno di cor- gna contaminarla con le impurità del con-
so e abbiate ottenuto buone votazioni e un flitto e dell’inquietudine. Tutti voi dovete
buon nome. Non c’è dubbio che foste tutti sviluppare questo tipo di jñâna (saggezza)
ben educati e con un buon carattere sin dal- fin da questa giovane età. Sfortunatamen-
la scuola elementare, ma, ora che l’avete te, oggi, tutti voi rovinate la vostra vita col-
lasciata, potete voi stessi ben immaginare tivando desideri per le cose più disparate.
a quale cambiamento siate andati incontro. Questa è follia e illusione. DOVETE FARE
Finché eravate alle elementari, avevate svi- OGNI COSA CON UN SENSO DI DEDIZIONE E AB-
luppato molte buone qualità come l’amo- BANDONO A DIO. TUTTO IL LAVORO CHE AF-
re, la compassione, la gentilezza e la gioia; FRONTATE DEVE ESSERE FATTO CON QUESTO
vi comportavate tutti come fratelli con amo- SPIRITO.
re e affetto reciproco. Il vostro linguaggio,
il vostro giocare e i vostri canti erano tutti Sarva karma bhagavad prîtyartham
pieni di dolcezza, ma, nel momento in cui Compi tutte le azioni per compiacere Dio.
siete entrati nella scuola media superiore,
la qualità della purezza nei vostri pensieri, Le maschere di Dio
parole e azioni si è deteriorata. Non sto di- In effetti, ciò che pensate che sia vostro non
cendo che tutti i ragazzi siano così: solo è vostro. Prima di tutto chiedete a voi stes-
alcuni hanno preso strade sbagliate e stan- si: “Chi sono io?” L’UNIVERSO INTERO, DAL
no rovinando la loro mente. Potete giudi- MICROCOSMO AL MACROCOSMO, È PERMEATO
care voi stessi quanto sia pura la vostra DELLA DIVINITÀ. LO ZUCCHERO, LA SABBIA,
mente. UNA FORMICA, UNA ZANZARA O UN ELEFANTE
SONO TUTTE INCARNAZIONI DELLA DIVINITÀ.
Controllo mentale e controllo dei desideri DIO ASSUME TUTTE QUESTE FORME COME I
L’umanità consiste di cinque componenti: DIVERSI PERSONAGGI DI UNA COMMEDIA. In
il corpo grossolano, la mente, l’intelletto, questo universo non c’è niente che non sia
la consapevolezza e i sensi. Se un essere permeato di Dio. Tutto è Dio in questo uni-
umano vuol raggiungere la liberazione deve verso; la creazione intera è un’incarnazio-
prima di tutto purificare la sua mente. De- ne della Divinità. In effetti, Egli recita tutti i
siderare ciò che non ci appartiene è un gros- personaggi in questa commedia cosmica.
so errore. In qualsiasi momento la mente Tutti i dialoghi e i canti sono solamente Suoi.
desideri qualcosa, bisogna innanzitutto Ciononostante, i personaggi che Egli recita
chiedersi se quel particolare oggetto appar- sembrano essere differenti. Quindi, tutto è
tenga a noi o a qualcun altro. Quando voi Dio, qualunque cosa facciamo, qualunque
sapete con certezza che appartiene ad altri, cosa vediamo o diciamo. Bisogna compren-

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Discorso 23-02-2006
dere questa verità e comportarsi di conse- Ki¹kindha, suo fratello minore Sugrîva
guenza. Sfortunatamente, oggi, alcuni pren- dovette languire fra colline e foreste. NON
dono strade sbagliate a causa di cattive SERVE FARE JAPA (LA RIPETIZIONE DEL NOME
qualità, di cattive pratiche, di cattivi pensie- DI DIO) E TAPAS (AUSTERITÀ) PER MESI E ANNI
ri e libri. Trattate chiunque incontriate come SE NON SI ABBANDONANO LE TENDENZE ALLA
incarnazione della Divinità. Qualunque cosa DIVISIONE. Questo tapas si trasforma in
diciate deve riflettere la Divinità. Se vi com- semplice tamas (inerzia). Molti abbando-
portate in questo modo, questo è già Mukti nano la loro sâdhanâ a metà, con un senso
(Liberazione). Bisogna purificare i cinque di frustrazione e disperazione, pensando che
sensi, e comportarsi in modo tale da non Dio non sia abbastanza misericordioso da
ferire gli altri né esserne feriti. Le parole di rivelarsi di fronte a loro nonostante abbia-
cui fate uso devono essere sacre. Non do- no praticato japa per lunghi anni. Se desi-
vete smaniare per l’altrui proprietà, ossia derate la visione di Dio, dovete prima di tutto
nutrire bramosia verso di essa. Bisogna sviluppare un senso di unità con Lui. In ef-
coltivare la fede nell’unità della Divinità; fetti la vostra stessa mente è un’incarna-
tutto è Divino. zione della Divinità. La gente spesso chie-
de: “Dov’è Dio?” “Chi è Dio?” ecc. Io di-
La divisione dagli altri è divisione da Dio rei: “La tua mente è Dio.”
Disgraziatamente, alcuni ragazzi sono in-
capaci di sviluppare una tale visione uni- Causa di schiavitù o di liberazione
versale e languono in un sentimento di se- Si dice:
parazione. Con “mio” e “tuo”, essi fanno
distinzione tra le persone. La storia antica Manaeva manu¹yânâm
dell’India abbonda di esempi degli effetti kâra²am bandhamok¹ayo­
nocivi di tali tendenze alla divisione. Voi “Per l’uomo, la mente è causa
tutti conoscete la storia dei Kaurava e dei o di schiavitù o di liberazione.”
PⲬava nella grande epica del
Mahâbhârata. I Kaurava, figli del re La schiavitù e la liberazione avvengono
Dh©tar⹺ra, erano cento; i PⲬava, figli ambedue soltanto a causa della mente e
di suo fratello minore, erano cinque. Tra di quindi la mente è Dio. In modo simile, l’in-
loro ci fu un’aspra battaglia; chi era in tor- telletto è Dio e anche citta1. Si vede spesso
to in tale battaglia? Di fatto Dh©tar⹺ra e la gente che elogia, come “intellettuale”,
PⲬu erano figli dello stesso padre, erano una persona di intelletto acuto, ma solo Dio
fratelli, e il loro regno era unico, ma i loro è il vero intellettuale. Dobbiamo dedicare
pensieri e aspirazioni erano differenti. Un la nostra citta a Dio.
desiderio maligno di annettersi l’intero re- Una volta un grande devoto cantò: “O Dio!
gno, da parte dei Kaurava, produsse pen- Fa’ ch’io Ti offra la mia adorazione con
sieri malvagi e tendenze alla divisione. citta µuddhi (purezza di coscienza). Dovre-
Anche nel Râmâya²a c’erano due fratelli: ste, quindi, tutti pregare Dio con coscienza
Vâli e Sugrîva. Anch’essi erano fratelli nati pura. I sensi sono incarnazioni della Divi-
dallo stesso padre, ma certi loro interessi nità proprio come lo sono la mente, l’intel-
miserabili ed egoistici sfociarono in una letto e citta e quindi non li si dovrebbe in-
feroce battaglia tra fratelli. Mentre Vâli, il quinare con gli ari¹advarga (i sei nemici
re valoroso, si godeva le agiatezze regali a interiori: concupiscenza, ira, avidità, illu-

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Discorso 23-02-2006
sione, orgoglio e gelosia). Un dono prezioso e raro
Kâma significa desideri: voi potete indi- Si dice :
rizzarli verso Dio. Pregate di voler solo Dio
e nessun altro, di amare Dio e nessun altro. Jantunâm nara janma durlabham
Solamente un amore simile sarà santifica- “Di tutte le nascite,
to; amare la gente sulla base dei nomi e delle quella umana è la più rara.”
forme non può definirsi vero amore: è solo
amore mondano. Se amate Dio, vi sarà con- Nascere come esseri umani è un raro dono
cessa ogni cosa. Tutti i vostri desideri de- di Dio. Avendo ottenuto questo raro dono,
vono essere orientati verso Dio; ognuno di fate lo sforzo di ottenere il controllo dei
essi deve esistere per compiacere Dio. Se sensi. Se soccombete ai desideri anche di
amate qualcuno non dovete trattarlo come uno solo di questi cinque sensi, vi abbasse-
un semplice mortale, ma esser capaci di rete al livello di un animale. Si dice:
vedere la Divinità in lui. Non esiste nien-
t’altro che i pañcabhûta (i cinque elemen- Daiva¼ mânu¹a rûpena
ti: aria, acqua, terra, fuoco ed etere) in que- “Dio prende forma umana.”
sto universo; non ne troverete un sesto per
quanto cerchiate ed esploriate. Ad esempio: Avendo ottenuto tale rara e sacra nascita,
questa è una mano composta di cinque dita; com’è stolto dire che non potete controlla-
non c’è un sesto dito e, se qualcuno lo aves- re i vostri sensi! Chi soccombe ai desideri
se, verrebbe portato da un chirurgo per ri- dei sensi è davvero un râk¹asa (un demo-
muoverlo. In modo simile, noi abbiamo ne)! In effetti una persona simile è anche
cinque sensi. peggiore. Bisogna evolvere in nobili esseri
umani. Voi potete essere molto affezionati
Priorità assoluta a vostra moglie e ai vostri figli, ma non per
CHE COS’È MUKTI (LA LIBERAZIONE)? LA questo potete denigrare gli altri; non dove-
LIBERAZIONE È IL CONTROLLO DEI SENSI, IN te coltivare il sentimento in base a cui “Ti-
MANCANZA DEL QUALE ESSA NON È POSSIBI- zio e Caio sono miei e gli altri sono diver-
LE. È sciocco pensare che Dio sia in un si”. Tutti sono incarnazioni della Divinità,
luogo distante chissà dove. Parlando fuor tutti sono figli di Dio! TRA LE PERSONE DI
di metafora, chi è Dio? I pañcabhûta sono QUESTO MONDO C’È UNA RELAZIONE MOLTO
l’incarnazione della Divinità. A PORTARCI IL INTIMA. Qualunque oggetto troviate in que-
BENE E IL MALE SONO SOLO I SENSI E QUINDI sto mondo appartiene solamente a Dio e a
IL LORO CONTROLLO DOVREBBE AVERE, PER nessun particolare individuo. La Divinità è
VOI, PRIORITÀ ASSOLUTA. Voi esprimete spes- immanente in ogni oggetto e in ogni esse-
so la vostra incapacità dicendo: “Swami! re, in ogni granello di sabbia e di zucchero.
È possibile questo per noi?” Io vi dico con Si dice:
enfasi che è possibile, purché voi vi sfor-
ziate con tenace determinazione. Se siete Viµva¼ vi¹²u svarûpam
capaci di compiacere Dio e ottenere la Sua “L’universo intero è l’incarnazione
grazia, il controllo dei sensi non è una gran- del Signore Vi¹²u.”
de impresa per voi. I sensi sono cose molto
superficiali; se non siete capaci di control- L’universo intero fa parte di una sola fami-
larli, non meritate il nome di esseri umani. glia, per cui si deve coltivare un grande

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Discorso 23-02-2006
amore universale; questo è il vero Amore “Tutto il Mio Amore e la Mia Grazia”
Atmico. Solo quando coltivate un amore Molte persone che vengono qui hanno nu-
simile meritate il nome di esseri umani e merose esperienze.
solo allora potete visualizzare l’Âtma Tattva (Swami chiama uno studente sul palco –
(il Principio Atmico). Se siete privi di amo- N.d.T.).
re, se coltivate qualità malvagie come l’ira, Io sono consapevole del passato, del pre-
l’odio, la gelosia e un sentimento di sepa- sente e del futuro di ogni individuo, indipen-
razione gli uni dagli altri, siete peggiori degli dentemente dalla casta, dalla religione e dal
animali. Gli animali combattono tra di loro; luogo di nascita. QUALCUNO CHE VIENE QUI
che differenza c’è tra voi e loro se anche POTREBBE PENSARE: “FORSE SWAMI NON SA
voi combattete così? In effetti, l’ira e l’odio CHI SONO”, MA NON C’È NIENTE CHE IO NON
non sono qualità proprie di un essere uma- SAPPIA. ANCHE SE CONOSCO TUTTO, FACCIO
no. FINTA DI NON SAPERE. (Indicando uno stu-
dente – N.d.T.) I genitori, i fratelli e le so-
Come nasce il sentimento di diversità relle di questo ragazzo visitarono tempo fa
Il sentimento di diversità origina in un es- Praµânti Nilayam. Li ricevetti a colloquio
sere umano quando questi si considera di- e promisi al padre: “Mio caro! La madre di
verso da Dio; dove questo sentimento di questi bambini potrebbe non vivere a lun-
diversità esiste, l’odio solleva la testa. Qua- go; in effetti ella può esalare l’ultimo respi-
lunque attività intraprendiate deve essere ro persino prima che raggiungiate il vostro
fatta con spirito di dedizione a Dio. Noi villaggio. Non preoccuparti, Mi assumo la
celebriamo il Signore εvara con le parole responsabilità di tutti i tuoi bambini.” I figli
“Hira²yagarbhâya Nama­” (Mi inchino cominciarono a piangere e Io dissi loro:
umilmente al Signore dal ventre d’oro). Egli “Non piangete. Perché temere se Io sono
è l’Incarnazione dell’oro e qui, per oro, si qui? Mi occuperò di tutto.” Da quel giorno,
intende immutabilità. Voi siete tutti ragaz- come promesso, ho garantito il loro benes-
zi d’oro, ma dimenticate la vostra vera na- sere. Le ragazze sono tutte sposate e si è
tura e vi accomunate con la polvere e la provveduto alle necessità di tutti i bambini.
ruggine. Perciò, di quando in quando, gran- Nessuno di loro ha dovuto affrontare alcu-
di anime devono incarnarsi in questo mon- na difficoltà. C’è un ragazzo nel nostro grup-
do per purificarvi e farvi realizzare la vo- po musicale ed è il più giovane dei fratelli.
stra innata Divinità. Ciononostante, quan- Quando, tempo addietro, venne qui con i
do una grande anima intraprende una simi- suoi genitori era piccolo. Lo chiamai e gli
le missione, alcuni mettono in dubbio il suo dissi: “Mio caro! Non devi preoccuparti di
sforzo dicendo: “È tutta una sua assurdità. niente. Io sono tuo padre, tua madre e tutto
Può la terra diventare oro? Può la sabbia il resto. Mi occuperò di te completamen-
diventare zucchero?” L’UOMO MODERNO È te.” Ogni volta che è venuto qui, l’ho chia-
PIENO DI DUBBI SU DUBBI! QUALE PUÒ ESSE- mato e ho parlato con lui, instillandogli un
RE LA RAGIONE DI QUESTI DUBBI? È SOLTAN- senso di sicurezza e fiducia. Ora tutti i mem-
TO QUANDO SI PENSA DI ESSERE SEPARATI DA bri della famiglia vivono felicemente; que-
DIO CHE NASCONO I DUBBI. È un fatto ben sto ragazzo, che allora era così giovane, è
noto che un recipiente riempito fino all’orlo cresciuto. È così che riverso su tutti il Mio
è stabile; similmente, Dio è onnisciente e Amore e la Mia Grazia, che parli loro per-
quindi è sempre stabile. sonalmente o meno. Qual è la Mia proprie-

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Discorso 23-02-2006
tà? Amore! Amore! Amore! Io non provo anche se siete impegnati in japa e dhyâna,
ira verso nessuno, in nessun momento. Fac- quando chiudete gli occhi la vostra “mente
cio finta di essere arrabbiato soltanto per di scimmia” andrà vagando per i tre mondi.
correggere una persona che sbaglia, ma non La gente non capisce questa verità e si im-
provo rabbia verso nessuno. Tutto il Mio pegna in vari tipi di sâdhanâ. In questo mon-
Corpo è pervaso di Puro Amore. Si dice: do non c’è altro che la Divinità; qualunque
cosa vediate, qualunque cosa udiate, tutto
εvara­ sarva bhûtânâ¼ è permeato del Divino.
“εvara (Dio) è l’Abitante interiore
di tutti gli esseri.” La lezione di K©¹²a attraverso ›iµupâla
Una volta i Pândava stavano eseguendo il
Chi è εvara? εvara non è semplicemente Râjasuya Yajña e, alla conclusione del ri-
Colui che è raffigurato con delle ghirlande tuale, onorarono il Signore K©¹²a alla pre-
di rudrâk¹a ai polsi e dei serpenti attorno senza di tutti i re a corte. ›iµupâla non poté
al collo. Questa è solo una forma creata sopportare la vista di questo onore riserva-
affinché l’uomo comune comprenda un po’ to a K©¹²a e Lo insultò in moltissimi modi
la Divinità. I vari nomi e forme, come criticandoLo per vari atti e omissioni. Uno
εvara, Vi¹²u, Pârvatî, Lak¹mî ecc., furo- degli argomenti della sua critica riguarda-
no creati per permettere all’uomo comune va il fatto che K©¹²a avesse rubato i sari
di adorare Dio in una forma o nell’altra. In alle donne che si bagnavano in un lago. I
realtà ogni essere umano è una Incarnazio- PⲬava non potevano sopportare queste
ne di εvara. In questo mondo non c’è niente insinuazioni a carico del loro amato Signo-
che non sia permeato di εvara: la terra è re K©¹²a e si sentivano umiliati. K©¹²a cer-
εvara e anche questo fazzoletto è un’in- cò allora di farli ragionare dicendo: “Lo ha
carnazione di εvara. Tutti i nomi e le for- fatto per ignoranza; Io sono al di là della
me hanno preso origine dall’εvaratva (il lode e del disprezzo. Sono l’eterno Testi-
Principio di εvara). Soltanto colui che ha mone di tutto ciò che avviene a questo
ottenuto il controllo dei cinque sensi può mondo. Non dovete dunque in alcun modo
comprendere la Divinità; questa non è li- replicare a tali critiche e cominciare a ripa-
mitata a un nome e a una forma. La gente garlo con la stessa moneta. Non attaccatevi
dice di aver avuto la visione di Râma, K©¹²a mai profondamente a nessuno; se condur-
ecc., ma è solo la sua immaginazione! La rete la vita con simile distacco, Io sarò sem-
Divinità è solo una ed è stata chiamata pre con voi proteggendovi e guidandovi.”
εvara. Le persone, incapaci di compren- LA DIVINITÀ NON INCORAGGIA MAI LE DIFFE-
dere la Divinità, Le ascrivono nomi e for- RENZE TRA GLI UOMINI . DIO È AMORE E
me diversi e sono vittime dell’illusione. L’AMORE È DIO. In questa sala sono riunite
Oggi sono i devoti a cambiare frequente- diverse migliaia di persone, eppure l’amore
mente le Deità che hanno scelto, ma Dio che permea ogni individuo è soltanto uno;
non cambia: Dio è Uno ed è perpetuo. LA possono esserci differenze di nome, di for-
VERA SÂDHANÂ CONSISTE NELL’OTTENERE IL ma e di relazione, ma la Divinità che per-
CONTROLLO DEI CINQUE SENSI. Bisogna im- mea tutta la gente è unica, per cui tutti do-
pegnarsi in questo tipo di sâdhanâ invece vrebbero condurre una vita piena d’amore,
che in japa (ripetizione del Nome di Dio), come tra fratelli e sorelle.
dhyâna (meditazione) ecc. Per esempio:

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Discorso 23-02-2006
L’esame del “Puro Amore” Abiti bianchi, simboli di una mente pura
Nelle istituzioni educative, dove vige il si- Voi siete tutti incarnazioni d’oro puro, siete
stema di istruzione con classi miste, i ra- tutti ragazzi d’oro. Le vostre parole sono
gazzi e le ragazze dovrebbero comportarsi dolci: fate che la vostra condotta sia dolce
come fratelli e sorelle. In nessun luogo do- come lo sono le vostre parole. Dovunque
vrebbe sorgere una qualsiasi differenza in andiate, come studenti delle Istituzioni
base al sesso. Quando i ragazzi arrivano Educative ›rî Sathya Sai, dovete mostrare
alla scuola media superiore, spuntano que- una condotta e un comportamento esem-
ste differenze. Voi non dovete dare spazio plari. Voi non meritate di esser definiti stu-
a cose simili, perché chiunque alimenti tali denti di tali Istituzioni semplicemente per-
diversità non supererà per certo l’esame: ché indossate abiti bianchi. In consonanza
l’esame del “Puro Amore”. Non c’è nien- con essi, mantenete la mente pura e il cuo-
te di grande nel passare gli esami dal punto re sacro: solo allora diventerete studenti
di vista mondano; chiunque può superarli ideali. Swami sarà sempre con tali studen-
purché faccia un piccolo sforzo. Non ser- ti, proteggendoli e guidandoli. Io darò loro
ve a niente passare un esame mondano tutto. In effetti, Io sto proteggendo nume-
quando, nel contempo, si fallisce nell’amo- rose persone in molti modi, ma, fino ad
re puro e incontaminato per un essere uma- oggi, nessuno ha compreso questo punto.
no che non è altri che Dio. Colui che ha Il vostro stesso Âtma è Divinità, è εvara.
passato l’esame dell’Amore divino è la per- Bisogna sviluppare fede sicura in questo
sona che ha maggior successo nella vita. sentimento. Come potete esser definiti es-
Tutti sono figli di Dio, tutti sono riflessi del- seri umani se non maturate una fede simi-
lo “Hira²yagarbha” (il Ventre Cosmico), le? L’Amore è Dio, vivete nell’Amore.
presente nel corpo umano; quindi, d’ora in IL VOSTRO AMORE NON DOVREBBE ESSERE RI-
poi, tutti voi dovete vivere come fratelli e STRETTO A UN INDIVIDUO O AD ALCUNI MEM-
sorelle con reciproco amore e affetto. Solo BRI DELLA FAMIGLIA: DOVETE DIVIDERLO CON
allora meriterete di esser chiamati studenti TUTTI. SE SOLO SVILUPPATE UNA TALE APER-
ideali, ma, al presente, Io non trovo questo TURA MENTALE, POTRETE DIVENTARE DEI LEA-
sentimento di affinità negli studenti. Essi DER E COSTITUIRE UN IDEALE PER GLI ALTRI.
coltivano invece sentimenti di separazione (Quando Swami chiede agli studenti se
come “Io sono diverso” e “Tu sei differen- abbiano fede nelle Sue parole, tutti insie-
te”. Non dovreste alimentare collera e odio me rispondono forte: “Sì, Swami!” –
in alcun caso; la collera deve esser con- N.d.T.)
trollata e l’odio abbandonato. La vostra si- Non basta che portiate un semplice rispet-
curezza e il vostro benessere consistono nel to verbale dicendo “sì”; la convinzione deve
controllo dell’ira. È noto che, quando in una venire dal profondo del cuore. Quando
stazione ferroviaria i controlli non funzio- commettete un errore e dite: “Mi dispia-
nano a dovere, i treni che viaggiano sui bi- ce”, ciò non è sufficiente: dovete desistere
nari deragliano. In tale situazione, il capo- dal ripetere lo stesso errore.
stazione è ritenuto responsabile. Similmen-
te, la mente è il controllore di tutti i pensieri Lo Scudo più robusto
e i sentimenti che nascono in noi, ragion Per un essere umano, la Verità è il respiro
per cui, se è tenuta sotto controllo, tutto il vitale vero e proprio. La Verità è Dio; non
corpo è da noi controllato. dite bugie. Se solo seguirete la Verità con

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Discorso 23-02-2006
fermezza nella vostra vita, potrete ottenere fronte a voi nella forma dei pañcabhûta?
qualunque cosa; essa è come uno scudo Non c’è proprio nessuno spazio per un’idea
che vi protegge. La Verità è il vostro soste- simile! Pensare che Dio sia separato dai
gno. Come potete essere chiamati esseri pañcabhûta è un grave errore. Considerate
umani se abbandonate la qualità nobile del- Dio come il vostro tutto e il vostro solo rifu-
la verità e dite bugie? Nella vita non dovete gio dedicando a Lui i vostri sensi. Questo è
mai dare spazio alla falsità. un metodo semplice per raggiungerLo. Se-
guendo un sentiero così facile otterrete
Il vostro Tutto Mok¹a (la Liberazione). Dopo tutto, che
Dio è l’unico leader dell’intero universo; è cos’è Mok¹a? Moha k¹aya (la distruzione
il solo leader e giudice. È solo Dio a poter dell’illusione) è Mok¹a. Non serve a niente
decidere della giustizia o dell’ingiustizia; cantare: “Râm, Râm, Râm…” quando la
non dovete dimenticare un Dio così vostra mente è piena di moha (illusione).
onnipresente, onnipotente e onnisciente. Fate qualunque lavoro con un senso di
Non alimentate sentimenti di differenza Bhagavad prîtyartham (compiacere Dio).
come “mio” e “tuo”; sviluppate CONSIDERATE CHIUNQUE INCONTRIATE COME
l’equanimità. Possano tutte le persone vi- INCARNAZIONE DI DIO. ANCHE IL MENDICAN-
vere insieme felicemente e guadagnare un TE CHE SI PRESENTA ALLA VOSTRA PORTA È
buon nome per se stesse e per il Paese. UN’INCARNAZIONE DI DIO; EGLI PUÒ ESSERE
(Baba materializza un anello d’oro con una UN MENDICANTE DAL PUNTO DI VISTA DEL COR-
pietra verde e lo mostra allo studente che PO FISICO, MA, IN SENSO ATMICO, EGLI È UNA
è in piedi di fronte a Lui – N.d.T.) VERA INCARNAZIONE DELLA DIVINITÀ. Che
Ognuno dovrebbe, in questo modo, gua- uno sia re, imperatore o mendicante, è per-
dagnarsi la grazia di Dio. Il colore verde è meato della Divinità come ogni altro indivi-
segno di pace e benessere. Io auguro che duo. Possiate voi dedicare la vita a guada-
tutti voi possiate raggiungere una simile gnarvi l’Amore di Dio e la Sua Grazia. In-
pace, benessere, amore, devozione e gra- traprendete ogni attività come un’offerta a
zia di Dio. È solo allontanando le cattive Dio; perfino leggere i libri di testo può es-
qualità da voi che sarete in grado di vivere ser da voi fatto con un tale senso di dedi-
alla Divina Presenza. Possiate fare buon uso zione al Signore. Passerete sicuramente gli
dei pañcabhûta e controllare i vostri esami in modo ottimale. Io sono contento
pañcendriya (i cinque sensi). Allora Dio che siate tutti dei bravi ragazzi, ma atten-
sarà sempre con voi proteggendovi e gui- zione! Dovete mostrare, alla scuola media
dandovi. La Divinità non può essere rag- superiore, lo stesso buon comportamento
giunta semplicemente offrendo preghiere e delle elementari.
facendo i bhajan; assieme a queste sâdhanâ
I buoni insegnanti sanno anche punire
dovete sviluppare anche un cuore puro e
Lasciate che vi ricordi che, se sbaglierete,
offrirlo a Dio. Fate in modo che la vostra
gli insegnanti della scuola media superiore
mente, l’intelletto e citta siano sempre con
non esiteranno a punirvi in qualsiasi mo-
Dio, dovunque siate e qualunque lavoro
mento sia necessario. Essi non hanno nien-
stiate svolgendo. Allora la vostra mente,
te contro alcuno, ma è loro dovere metter-
l’intelletto e citta saranno trasformati nella
vi sulla buona strada. Un insegnante che si
Divinità. Che bisogno c’è di cercare Dio
sottrae alla sua responsabilità, perdonando
lontano quando Egli è presente proprio di
il vostro comportamento errato senza darvi

Mother Sai maggio-giugno 2006 19


Discorso 23-02-2006
una punizione, è un guddi guru (un inse- Rendete la vostra vita significativa e sacra
gnante cieco). Egli non può esser definito tramite buoni pensieri, sentimenti, pratiche
guru nel vero senso del termine. Nella scuo- e comportamenti.
la, anche il ruolo del preside è importante:
Praµânti Nilayam, 23 febbraio 2006,
infatti, egli è il capo di tutti gli insegnanti e Sai Kulwant Hall
quindi deve sorvegliare il loro lavoro.
Quattro approvazioni fondamentali (Tradotto dal testo inglese pubblicato sul sito
internet dello ›rî Sathya Sai Central Trust di
Educazione non significa leggere sempli-
Praµânti Nilayam)
cemente dei libri; non si può diventare gran-
di acquisendo un grado accademico. In ef- 1.Citta: è, esattamente, la sostanza mentale, la
fetti i “gradi” non sono “grandi”: il Divino quale assume la forma degli oggetti percepiti o
è grande! Sviluppate quindi una tale natura rappresentati e vi si identifica. Attraverso di essa
divina: solo allora la vostra vita sarà santi- le idee si formano e si associano tra loro. È an-
ficata e la vostra educazione avrà senso. che il ricettacolo di tutti i ricordi o impressioni e
Anche i vostri genitori ne saranno contenti. di tutte le tendenze o semi latenti. In essa, tutta-
Penso che siate coscienti del fatto che i via, si condensa anche la pura Consapevolezza
vostri genitori vi hanno iscritti all’Istituzio- (Cit), la quale, allorché citta viene purificata
(cittaµuddhi) e le sue modificazioni estinte
ne Educativa ›rî Sathya Sai con grandi
(cittav©ttinirodha­), torna a risplendere nella
speranze. Non dovete deluderli. DOVETE sua interezza e nel suo stato infinito privo di
GUADAGNARVI L’APPROVAZIONE DI VOSTRO PA-
modificazioni attive o latenti.
DRE, DI VOSTRA MADRE, DELL’INSEGNANTE E
DI DIO: DI TUTTI E QUATTRO.

20 Mother Sai maggio-giugno 2006


Occhi pieni di lacrime d’amore

Ogni tanto, nei vari resoconti delle manifestazioni che si tengono a Praµânti
Nilayam, si parla anche dell’esibizione dei bambini dell’orfanotrofio maschile.
Esso è stato istituito da Sathya Sai Baba qualche anno fa a Praµânti Nilayam e
quella che segue è la continuazione della sua fantastica storia.

Scuole
Un giorno, mentre anche i bambini dell’orfanotrofio erano nel Sai Kulwant Hall per il
darµan di Swami, venne distribuita della frutta a tutti i presenti. Uno degli studenti andò
verso il gruppo degli ospiti dell’orfanotrofio e porse un frutto a un bambino di nome
Nagendra che educatamente rispose: “No, grazie, ne ho già ricevuto uno!”

Amore in Azione
“Che differenza rispetto ad alcuni adulti che si definiscono educati e che invece ci importu-
nano, dopo aver avuto il loro prasâd, per averne ancora”, pensò meravigliato lo studente.
Questo è il livello di trasformazione già avvenuto nei ragazzi nel breve periodo dacché
sono approdati all’ovile di Baba.
Sai Baba conosce qualsiasi cosa succeda nell’universo. Può non sapere che cosa sta
succedendo nel mandir? Egli camminò lentamente verso il ragazzino e gli offrì Egli
stesso un frutto.
“No, grazie, Swami”, rispose il bimbo. “Ce l’ho già!”
“Non importa, prendilo”, disse Swami. “Te lo sto dando Io.”
“No, grazie, Swami”, il ragazzo educatamente rifiutò.
“Che cosa vuoi?”, chiese allora Swami.
“Educazione, Swami”, rispose il ragazzo.
Tutti furono piacevolmente sorpresi.
“Provvederò in merito”, disse Swami e chiese ancora: “Che altro vuoi?”
“Nulla tranne l’educazione”, rispose il ragazzo.
Swami fu compiaciuto e materializzò una catenina d’oro che mise al collo del ragazzo.
Diede poi prontamente seguito alla Sua promessa. In appena due mesi, in un nuovo
complesso, venne costruita una nuova scuola con 8 classi. Colti insegnanti, scelti tra i
sevâdal (volontari), insegnano ai ragazzi. Inoltre, vi lavora volontariamente un discreto
numero di devoti di Sai Baba.
Swami inaugurò il nuovo complesso scolastico nel febbraio del 2003. Egli entrò in ogni
classe, toccò ogni lavagna e dispensò benedizioni. I ragazzi, che stavano presenziando
alle loro lezioni in altri locali, prontamente si spostarono nella nuova scuola.
Il laboratorio dei computer dell’orfanotrofio ha 11 PC collegati in rete locale.
“La nostra aspirazione nella vita è chiara; noi abbiamo, senza alcun dubbio, l’ambizione
di crescere acquisendo una buona educazione e conquistando alte posizioni. Più di ciò,
aspiriamo a “prender forma” quali effettivi strumenti di Baba per compiere il Suo lavo-
ro sulla terra, come membri dell’universale famiglia Sai, impregnati dei Valori Umani
tanto cari al Suo cuore.”
Il 17 marzo 2003, Sai Baba si recò all’orfanotrofio. Fu il giorno in cui iniziarono gli esami

Mother Sai maggio-giugno 2006 21


pubblici per la 10a Classe. Bhagavân benedisse i ragazzi che stavano per sostenere gli
esami mettendo personalmente la vibhûti sulla fronte di ognuno di loro.
Di solito sono i genitori ad accompagnare i loro figli agli esami.
In questo caso, l’Avatâr in Persona arrivò per benedirli e accompagnarli ai loro esami!
Che fantastica benedizione!
I 62 studenti sono stati suddivisi in sette classi a seconda della loro età.
10 ragazzi della 10a classe sosterranno gli esami sotto la commissione dello Stato
dell’Andhra Pradeµ nel mese di marzo del 2006. Quelli che superarono gli esami nel
marzo del 2004 hanno affrontato gli esami statali della scuola secondaria e hanno optato
per materie aventi a che fare con la scienza del computer, oltre all’inglese, e proseguiran-
no poi sostenendo gli esami della sessione scolastica 2005-2006 in matematica e ragio-
neria.

Altri alloggi
Un nuovo esteso complesso residenziale fu aperto in occasione della festività del
Gurupûr²imâ, il 25 luglio 2003. Swami andò sul posto personalmente e fece bollire il
latte (la bollitura del latte è un rituale osservato dal proprietario della casa mentre la si
inaugura).
Il nuovo complesso è composto di una sala della preghiera, una grande mensa con una
moderna cucina e annesso deposito provviste. Ci sono circa 200 camere indipendenti con
bagno e toilet in ognuna. Uno scaldabagno a pannelli solari fornisce acqua calda a tutti
gli ospiti dell’orfanotrofio.
Mentre erano nel capannone da circa 5 settimane, la prima cosa che i bambini comincia-
rono a imparare fu il canto dei Veda. Come potrebbe essere diversamente per i figli del
Vedapuru¹a? Ora recitano i Veda in modo corretto. Qualche mese dopo, Baba chiese al
defunto sig. P.V. Narasimha Rao di far visita al nuovo complesso dell’orfanotrofio ma-
schile. Fu una visita a sorpresa. Mentre girava attorno alla casa e ascoltava la recitazione
dei Veda da parte dei ragazzi, Rao osservò: “Semplicemente incantevole!”
I ragazzi trovano il tempo per praticare hobby come la coltivazione dell’orto, la pittura,
attività culturali ecc. Essi sono stati iniziati allo yoga e sono ora in grado di eseguire fino
a 26 posture con facilità. Ogni ospite ha sei paia di vestiti, due pigiami, maglioni e coper-
te per l’inverno, materasso, cuscino, lenzuola, scarpe ecc.

Manifestazioni
I bimbi svolgono loro proprie rappresentazioni nella giornata dello sport (11 gennaio) e
tre anni fa ne hanno eseguita una anche durante la giornata della scuola (nel mese di
giugno).

Concludiamo il capitolo “L’orfanotrofio a Praµânti Nilayam” riportando l’episodio


che ha chiuso l’emozionante mattinata di ›ivarâtrî 2006 e che ha visto protagonisti,
quasi a volerne sottolineare il sottostante divino Messaggio, proprio gli ospiti e i re-
sponsabili della struttura in oggetto.

.......Quando ormai tutti pensavano che, dopo l’emanazione del Li¾gam, Swami si riti-

22 Mother Sai maggio-giugno 2006


rasse nei Suoi appartamenti, un’auto rossa è arrivata di fronte alla veranda e Swami ha
fatto chiamare i coniugi Paramahamsa.
Questi signori sono i responsabili e i gestori del “Dînajanodhârana Patâkam”, l’orfa-
notrofio di Swami.
Il signor Paramahamsa è stato onorato prima con una ghirlanda di fiori, poi con le chiavi
dell’auto, quale dono da parte di Swami per il grande lavoro svolto e che ancora si sta
svolgendo. Sai Baba ha anche posato con i coniugi per alcune foto davanti alla macchina.
Ha poi chiesto che tutti i bimbi dell’orfanotrofio fossero condotti da Lui. Essi sono arri-
vati rapidamente obbedendo al comando del Signore. Swami ha allora chiesto loro di
intonare alcuni canti vedici che essi hanno eseguito in modo davvero pregevole, suscitan-
do apprezzamento e gioia in tutti i presenti. Swami ha quindi distribuito a tutti i bambini
dei dolciumi.
Ha poi parlato loro con un microfono, dicendo che non dovevano considerarsi orfani,
essendo Lui per loro Madre e Padre, e aggiungendo che avrebbero dovuto santificare la
loro vita ed essere all’altezza delle Sue aspettative. Ha poi detto ancora che sono state
depositate in banca 100.000 rupie per ognuno di loro e che l’intero ammontare, con gli
interessi maturati, sarà messo a loro disposizione quando saranno pronti, dopo la laurea,
a entrare nel modo del lavoro.
Swami ha quindi terminato il Discorso affermando che non solo sta fornendo loro la
necessaria educazione, ma che sta anche soddisfacendo tutte le altre necessità personali,
quali cibo,vestiti ecc.
È stato un momento intenso e toccante, in cui anche il tempo è sembrato fermarsi e si è
raggiunta perfetta unità attraverso un profondo legame emotivo. Gli occhi di tutti, nel
Kulwant Hall, erano pieni di lacrime, compresi quelli di Swami!!
I ragazzi dell’orfanotrofio hanno poi cantato per Lui alcune canzoni in telugu. Un paio di
essi ha anche avuto l’ardire di ringraziarLo, in lingua inglese, per tutto quello che Egli
aveva fatto per loro! Essi hanno affermato che, prima di giungere nell’âµram, la loro vita
era alla deriva. Ora hanno, per grazia di Baba, amore e obiettivi da raggiungere e sono
determinati a utilizzare pienamente quest’opportunità.

(Tratto dal sito web dello ›rî Sathya Sai Central Trust di Praµânti Nilayam)

Mother Sai maggio-giugno 2006 23


Miracoli volti a illuminare
Swami ha chiesto a qualcuno: “Sai il segreto per vivere a
lungo? Conosci il segreto di una lunga vita?” Chi può ri-
spondere a una simile domanda? Chi può dirlo? Nessuno.
“Non lo so, Swami.” “È molto semplice. Sono necessarie
soltanto due cose: la prima è il sacrificio; la seconda è
l’amore. Il sacrificio è la medicina, mentre l’amore è la
dieta. Se prendete la medicina senza seguire una dieta ap-
propriata, la malattia non verrà mai debellata. E lo stesso
Sotto la Veranda

vale se seguite una giusta alimentazione, senza però pren-


dere la medicina. Per vivere a lungo, sono entrambi neces-
sari, il farmaco del sacrificio e la dieta dell’amore.”
A questo riguardo, Swami ha portato l’esempio dell’americano Rockefeller. Egli era
miliardario, l’uomo più ricco del mondo, avendo ammassato un’indescrivibile fortuna.
Improvvisamente si ammalò e il medico diagnosticò: “Avete da vivere un anno e mezzo,
due al massimo. Non di più poiché avete contratto un male incurabile. Dovete sicura-
mente morire.” Da quel momento Rockefeller iniziò a distribuire tutte le sue proprietà e
i suoi soldi a tutti.
Negli Stati Uniti c’è la Fondazione Rockefeller che si prende cura delle associazioni e
degli istituti di carità, degli emarginati e degli handicappati. Si prende cura anche degli
studenti, offrendo loro un’eccellente preparazione nel campo della ricerca e dell’indagi-
ne. La Fondazione Rockefeller è, ai giorni nostri, il più grande ente filantropico al mondo.
Dopo aver fatto tutta questa carità, ammalato da quando aveva 48 anni, alla fine
Rockefeller visse più di 80 anni! Anche se secondo la diagnosi del medico avrebbe
dovuto morire dopo due anni, egli visse ben oltre gli ottant’anni. Per vivere a lungo,
dunque, bisognerebbe possedere l’Amore come cibo e il Sacrificio come medicina. Questi
due aspetti - dieta e medicina - sono necessari. Il nostro cuore di pietra si dovrebbe
sciogliere di fronte alla sofferenza del prossimo. Questo è ciò che ha detto Swami durante
la Sua conversazione.
La compassione di Bhagavân Baba è così immensa che qualche volta, pur di elargire
benedizioni, esce dai consueti schemi. Egli dimentica la Sua posizione per scendere e
benedire i devoti a qualunque costo. Ecco un fatto narrato da uno studente il 18 settem-
bre 2002, alla Divina Presenza.
Questa è la continuazione di ciò che ho già detto ieri. Baba, durante un Suo viaggio a
Bombay, andò a visitare un’anziana signora gravemente ammalata.
La donna era a letto, perciò Baba fece tutta quella strada per andare a benedirla. A
questo punto, poiché la signora non poteva muoversi, non crederete mai che cosa fece
Bhagavân: prese una sedia dalla sala da pranzo e ci salì sopra, portando così i Piedi
all’altezza del letto: “Fai pâdanamaskâr”, disse. Swami era salito su un rialzo affinché
la Sua devota potesse fare pâdanamaskâr (adorazione dei Piedi del Signore - N.d.T.)
mentre era immobile a letto. Questa è la compassione di Baba. Dopo quel fatto, la donna

24 Mother Sai maggio-giugno 2006


cominciò a stare sempre meglio fino a guarire completamente.
Dopo un po’ di tempo, arrivò a Praµânti Nilayam con il suo nipotino di tre anni. Baba
benedisse entrambi. Lo studente che quel pomeriggio stava raccontando questo episodio,
disse: “Il nipotino di tre anni sono io”, per poi raccontare un altro miracolo vissuto da sua
nonna.
Anni dopo, la donna si ammalò nuovamente. A quel tempo era a Bangalore. Il dottore
disse: “Dovete essere operata d’urgenza”, ma la signora rifiutò.
“Perché no?” si stupì il medico. “Dovete essere operata d’urgenza!”
“Finché Sai Baba non mi dà il permesso, non mi sottopongo a nessun intervento.”
Ma come contattare Swami? La signora era a letto, per di più a Bangalore. E così il nipote
telefonò a Baba, il quale rispose: “Non vi preoccupate. Perché avere paura quando Io
sono qui? Di’ a tua nonna di operarsi. Mi prenderò Io cura di tutto. Ma adesso passamela:
voglio parlare con lei.”
Non appena la donna prese in mano il ricevitore, da esso cominciarono a uscire fiotti di
vibhûti! Questo è un tipo di miracolo del quale non avevo mai sentito parlare prima
d’ora. Vibhûti che esce dal telefono?! Questo è Bhagavân ›rî Sathya Sai Baba.
Ma prima di passare ad altro, vorrei mettervi al corrente del fatto che Baba non parla mai
al telefono con nessuno. Come aveva potuto, allora, essere udita la Sua voce? Come
aveva potuto il nipote della signora parlare con Lui? Egli è divino! Senza dover andare da
nessuna parte, senza doversi spostare da una stanza all’altra per parlare al telefono, la Sua
volontà, la Sua grazia avevano preso la forma sia del suono sia della vibhûti.
Questo miracolo è stato dunque raccontato dal nipote della donna, ora nostro studente in
Economia e Commercio.
Amici miei, i miracoli di Bhagavân Baba e le esperienze con Lui non sono un diverti-
mento o un passatempo, ma mezzi d’illuminazione. I miracoli di Sai servono a illuminare.
Un giovanotto aveva programmato di venire a Praµânti Nilayam con l’Ala Giovani di
Bombay, per recitare di fronte a Swami. All’ultimo momento, però, poiché lavorava in
una ditta privata, non gli vennero dati i giorni di permesso. Egli aveva inoltre esaurito i
giorni di ferie, in quanto aveva appena assistito un parente ricoverato all’ospedale di
Puna. Questa situazione gli fece rinunciare al viaggio a Praµânti Nilayam.
Nel momento di disperazione, un suo collega, anche lui devoto di Sai, gli disse: “Vai
pure. Farò io il tuo lavoro. Farò le mie sei ore di lavoro e poi svolgerò le tue 6. Andiamo
dal direttore e cerchiamo di convincerlo.”
Il direttore rimase estremamente sorpreso nel vedere una persona disposta a lavorare 6
ore in più oltre alle sue normali ore lavorative. Questo fatto è stato citato di fronte a
Swami Stesso. Questo è vero spirito di sacrificio, una vera trasformazione del cuore
attuata dalle Mani divine. E ciò avviene quando ci abbandoniamo a Lui incondizionata-
mente.
Il ragazzo ha infine concluso il suo discorso menzionando un altro miracolo.
Baba era andato a Bombay. Non so quanti di voi hanno visitato il Dharmak¹etra (l’âµram
di Swami a Bombay). Tutti voi dovreste conoscere quel luogo.
Sapete bene che, quando Sai Baba arriva nelle grandi città, si raduna una folla vastissi-
ma, indescrivibile, per avere il Suo darµan e ascoltare i Suoi Discorsi. Quel pomeriggio,
il Dharmak¹etra era stracolmo di devoti; non c’era il minimo spazio da nessuna parte,

Mother Sai maggio-giugno 2006 25


nemmeno un centimetro per muoversi. Una marea umana.
Improvvisamente il cielo si fece scuro, minaccioso. Swami avrebbe dovuto tenere il Suo
discorso alle ore 17 e gli organizzatori cominciarono a tremare. “Che ne sarà dei devoti
se inizia a diluviare? Che ne sarà delle donne e dei loro bambini?” essi dicevano.
Un responsabile si avvicinò a Swami e Gli disse: “Baba, possiamo anticipare il program-
ma e iniziare subito? Invece che alle 17, perché non iniziamo alle 16?”
Swami rispose: “Quando l’annuncio è stato fatto, nulla deve essere cambiato. Sta’
tranquillo.” L’uomo non ebbe dunque scelta.
Ma in quel momento Swami aprì la Sua finestra, guardò il cielo tempestoso pieno di
lampi pronto per l’acquazzone, e ondeggiò la Mano. Ecco tutto. Che mi crediate o no,
dieci minuti dopo il cielo tornò limpido, senza l’ombra di una nuvola. In questo modo
Bhagavân fece il Suo Discorso come da programma, senza nessuna interruzione.
Questo miracolo dimostra che Bhagavân è il Padrone dell’universo, che è il Padrone dei
cinque elementi e che può controllare qualsiasi cosa, qualunque situazione.

(Tratto da “Perle di Saggezza” 2)

26 Mother Sai maggio-giugno 2006


Un’intervista ad Anil Kumar
Il professor Anil Kumar è ben conosciuto nella veste di traduttore dei Discorsi di
Swami dal telugu all’inglese e per le sue piacevoli conferenze della domenica
mattina a Praµânti Nilayam. Egli visita molti Centri Sai allo stesso scopo. Autore
di numerosi libri su Swami, ex Vicerettore dell’Università di Brindavan, egli è al
momento membro del Dipartimento di Scienze Biologiche presso lo SSSIHL di
Praµânti Nilayam. L’intervista è stata condotta dai signori David e Ann Jevons
che provengono dal Regno Unito.

Domande & Risposte


D - Com’è venuto a sapere di Sai Baba e che cosa l’ha attratta inizialmente verso di
Lui?
R - Nel 1970 un illustre devoto e grande scienziato, il dottor Bhagavantam, ebbe
l’occasione di visitare la città in cui vivevo e tenne un discorso raccontando le sue
esperienze con Sai Baba in modo molto scientifico, il che mi fece una profonda im-
pressione.
Quell’anno ebbi dei problemi in famiglia, per cui andai a Praµânti Nilayam per chiede-
re aiuto; posso dire che non ebbi l’opportunità di parlarGli, né mi fu possibile toccare i
Suoi Piedi e quindi furono per me cinque giorni di insuccesso. Egli era divinamente
malizioso: parlò quasi con tutti, ma non con me. Ciononostante, tornato a casa, scoprii
che i problemi si erano risolti. La salute di mia moglie, negli ultimi tempi, era peggiorata
molto e, quando ero a Praµânti Nilayam, pregavo dentro di me dicendo: “Se Tu sei
veramente Dio, ti prego di restituirmela in buona salute; abbiamo quattro bambini e se
ella muore io non posso prendermene cura da solo.” Bene, senza parlare con Lui,
senza alcun pâdanamaskâra o altro, mia moglie recuperò la piena salute. Dopo di ciò,
cominciai a leggere i Discorsi di Baba e ne fui molto ispirato. Da studente ero sempre
il primo in eloquenza e dibattito, mai nelle materie accademiche; non ho mai preso la
medaglia d’oro negli studi, ma, in tutte le gare di eloquenza, sono sempre stato il primo.
Ero molto interessato a parlare in pubblico e ad apprendere efficaci capacità di comu-
nicazione. Così, essendo stato ispirato dai Discorsi di Swami, cominciai a parlarne con
piccoli gruppi di persone, dopodiché la gente prese a invitarmi a farlo. Ciò è proseguito
per otto anni.
Sono andato a trovare Sai Baba molte volte, ma Egli mi ha ignorato anno dopo anno, e
non soltanto me, ma tutta la fila in cui sedevo. Ero solito dire ai miei amici che potevano
sedermi a fianco nella mensa o in albergo, ma che mai, dico mai, si sedessero con me
al darµan, perché Sai Baba certamente non li avrebbe neppure guardarti! Dopo otto
lunghi anni di attesa, tuttavia, Egli mi chiamò e, cosa molto più importante, mi chiese di
tenere un discorso nell’auditorium Pûr²acandra; da allora in poi sono stato in stretto
contatto con Lui.

Mother Sai maggio-giugno 2006 27


D - Ci vuol raccontare il suo primo incontro con Sai Baba? So che ha già raccontato
questa storia, ma molti dei nostri lettori non la conoscono e io personalmente la trovo
molto divertente.
R - Bene, nel 1977, dopo otto anni di “esilio”, stavo andando a Praµânti Nilayam quando
incrociai l’auto di Sai Baba che era diretto ad Anantapur, per cui feci dietrofront e Lo
seguii. Là scoprii che Egli era impegnato con i dirigenti del college femminile. Voi sapete
bene che nel college delle ragazze non possono entrare neanche i maschi delle zanzare!
Per questo fui fermato al cancello e dovetti aspettare fuori. A un certo punto Swami
apparve sulla porta in mezzo a numerose persone importanti; la guardia ebbe pietà di me
e disse: “Signore, vada pure pochi passi oltre il cancello, ma la prego di non proseguire.”
Al che io lo ringraziai ed entrai. All’improvviso Swami gridò: “Anil Kumar, vieni qua!”
Io corsi verso di Lui pensando: “Come fa a conoscere il mio nome? Perché mi ha ignora-
to per tutti questi anni? Perché non mi ha mai guardato? Non conosce i miei problemi?”
mentre, nello stesso tempo, mi sentivo pieno di gioia. Swami disse: “Oh, ieri sera hai
tenuto una conferenza su di Me e tutti l’hanno apprezzata. Come sta tua moglie?” Io
risposi: “Swami, è lei che mi ha portato a Te.” “Lo so”, disse Lui e materializzò della
vibhûti per me ingiungendomi di andare a trovarLo a Puttaparthi.

D - Ci dica com’è diventato l’interprete di Sai Baba. Qual è stata la sequenza di eventi
che ha portato alla sua selezione per questo incarico?
R - Ebbene, io ero il Presidente Nazionale dell’Organizzazione Sathya Sai dell’Andhra
Pradeµ e, come tale, partecipavo agli incontri del Consiglio Mondiale. Una volta accadde
che Sai Baba organizzasse nel mandir un incontro dei membri del Consiglio; all’improv-
viso Egli ebbe bisogno di un interprete e, dato che io vengo dall’Andhra Pradeµ e lì si
parla il telugu, subito mi chiese di tradurre. Alla fine del Discorso, disse soltanto: “Oh,
veloce, molto veloce!” e questo fu tutto. Per un periodo non si presentò nessun’altra
opportunità di operare come interprete. Nel 1989 ebbi l’incarico di vicerettore del College
›rî Sathya Sai Baba di Whitefield e da allora sono stato l’interprete ufficiale. Tutto
quello che posso dire su questo ruolo è che non sempre ottengo il massimo del risultato
nel tradurre, che non sono in ciò particolarmente competente e certamente non sono
l’unico che può farlo. Io considero il ruolo più come un’opportunità offertami che come
qualcosa che ho cercato, più una benedizione elargitami che una risposta a una preghiera.
Io sbaglio molte volte e Sai Baba mi corregge sempre, per cui so che devo lavorare
ancora molto, so di non essere perfetto, ma spero semplicemente di soddisfare le neces-
sità dei devoti.

D - Secondo il criterio della maggior parte delle persone, lei è molto vicino a Sai Baba e
non dico questo soltanto perché lei è il Suo interprete, ma anche perché, sedendo nella
veranda, lei è alla Sua presenza e parla con Lui quasi tutti i giorni. Che cosa le ha insegna-
to su Baba questa vicinanza?
R - Sarò molto sincero perché so che gli occidentali, come ad esempio gli Americani e gli
Inglesi, apprezzano la franchezza e anch’io li apprezzo per tale ragione. Per prima cosa
lei dice che io sono vicino a Swami, ma, per la mia esperienza, il modo di avvicinarsi a
Sai Baba non è mai il discutere argomenti personali con Lui, intendendo con ciò proble-

28 Mother Sai maggio-giugno 2006


mi famigliari, problemi dell’âµram, con i colleghi, con il college, la salute e la casa. In
secondo luogo, io sono molto interessato al Messaggio di Swami e quindi voglio cono-
scere tutto di Lui, voglio chiarimenti su tutti i Suoi Insegnamenti, perché sono interessato
a dividerli con chiunque voglia ascoltarmi. È un fatto che quando parlo e condivido l’argo-
mento Sai Baba, io dimentico dove sono, dimentico tutti i miei problemi, tutto, perché
condividere il Messaggio di Sai mi dà una gioia immensa. Quindi, quando ho dei dubbi
circa un qualunque aspetto degli Insegnamenti, cerco un chiarimento; chi altri può darme-
lo se non Sai? Così, pian piano, comincio a stuzzicare e tormentare Swami per metterLo
in una posizione sconveniente, a volte persino causando irritazione, in modo da poterGli
strappare una Risposta Divina da poter poi dividere con tutti. In terza battuta, io Gli dico
apertamente come sono contento di Lui, com’è gradevole il Suo aspetto quella mattina,
com’è bello il Suo vestito, com’è stato soave il darµan, come si comportano bene i Suoi
allievi, com’è stato meraviglioso il Suo Discorso e com’è stato gradito dai Suoi devoti. Io
credo che questi tre fattori mi abbiano portato vicino a Lui.

D - Qual è la più grande verità che Swami le ha insegnato?


R - La verità più grande che Swami mi ha insegnato è una sorta di preparazione ad
accettare qualunque cosa mi accada nella vita, buona o cattiva che sia; accettazione o, se
vuol usare un altro termine, abbandono spirituale. “Abbandono”, io credo, è un termine
più elevato di accettazione. Se mi accade qualcosa di spiacevole, non mi fa scappare via;
se mi cade la manna dal cielo non mi fa sentire egoista e orgoglioso. Sono preparato ad
accettare equanimemente qualunque cosa mi accada, sia le vacche grasse sia le vacche
magre, e, indipendentemente da ciò, io continuerò ad amare Sai Baba, ad ascoltare il Suo
Messaggio, a dividere con tutti la gioia, l’eccitazione e l’entusiasmo per la Sua Missione.
Il regalo più grande che Baba può farmi è permettermi di partecipare alla Sua Divina
Missione.

D - Io credo che questa sia una lezione molto difficile da imparare per la maggior parte
dei devoti, specialmente per quelli che sono fisicamente vicini a Swami ed Egli apparen-
temente comincia a ignorare. Noti bene che dico “apparentemente”. Una volta Egli li
riconosce e parla con loro e la volta dopo sembra che li ignori; essi si sentono totalmente
rifiutati.
R - È il corteggiamento!

D - Sì, è vero, ma per i devoti è comunque veramente difficile accettare quello che sem-
bra un rifiuto.
R - È molto simile ai problemi con la moglie e con i figli: se io passo molto tempo
lontano da casa, lavorando nel college o nell’âµram, i figli mi dicono: “Babbo, tu non hai
mai tempo per noi.” Essere padre è molto impegnativo e io so che questo è vero.

(continua)

(Tratto dalla ML ufficiale del CCSSI)

Mother Sai maggio-giugno 2006 29


Discorso 17-05-2002

Il Disegno Divino

“La sacra sillaba Om risiede superato il limite. Questo è contrario alla


nel Principio Divino. spiritualità. In una situazione del genere,
La Verità è sotto il controllo l’antica e sacra storia del Râmâya²a ser-
delle persone nobili. ve da esempio, e indica la via ideale da se-
Una persona nobile è il Dio Supremo. guire in ogni circostanza.
L’intero universo Come si deve allevare un figlio? Come
è sotto il controllo del Divino. deve essere educato e tenuto sotto control-
Il Divino è governato dalla Verità. lo? Quali ideali trasmettergli? Oggi, i geni-
La Verità è tutelata dalle persone nobili. tori neppure si pongono queste domande;
Una persona nobile è il Dio Supremo.” essi pensano che la loro responsabilità sia
esaurita quando iscrivono il bambino a una
Il Râmâya²a è essenziale nella società scuola elementare, al suo quinto (o sesto)
moderna anno d’età.
Incarnazioni dell’Amore Divino! INNANZITUTTO, PER IL BAMBINO LA CASA DEI
Il Râmâya²a è essenziale nella società GENITORI È LA PRIMA SCUOLA, E QUI DEVE
moderna. Oggi non c’è figlio che rispetti IMPARARE A RISPETTARE I PIÙ GRANDI. In che
suo padre. Non c’è padre che dia amore modo dire la Verità? Come si devono prati-
paterno a suo figlio. Non c’è discepolo che care la Verità e il Dharma? Se un bambino
rispetti il proprio maestro. Non c’è mae- inizia ad andare a scuola, come si deve com-
stro che doni amore paterno ai propri stu- portare? Che rispetto deve portare agli in-
denti. In una condizione simile, il segnanti? Come deve comportarsi con i suoi
Râmâya²a è una sacra storia che fornisce compagni? Oggi, nessuno pensa minima-
un esempio ideale sotto ogni punto di vista. mente a queste cose!
Come si devono comportare i genitori a Come devono comportarsi i bambini con
casa? Che ideali devono trasmettere ai fi- gli altri scolari? Non solo: anche la disci-
gli? Oggi non si tiene affatto conto di ciò. plina e le regole della scuola devono essere
Come si devono comportare i fratelli fra seguite, e tali norme disciplinari applicate
loro? Che cosa devono fare per mantenere nella scuola devono essere messe in prati-
il rispetto e il buon nome della famiglia? ca. Solo se riconoscerete questi princìpi di
Oggi tali ideali non sono minimamente pre- Verità nella vostra vita quotidiana, potrete
si in considerazione. diventare degli studenti modello.
Come si deve comportare il marito nei con- Il nome indica la persona; la persona, che
fronti della moglie, e quale condotta deve porta il nome e la forma, esprime il com-
mantenere la moglie verso il marito, al fine portamento; attraverso il comportamento
di rappresentare un esempio ideale per la dobbiamo mettere in pratica gli insegna-
società? Oggi tutto ciò non accade, tanto menti ricevuti, e fornire un esempio ideale
che il rispetto, il pudore e la buona creanza per gli altri.
sono in grave declino, mentre la licenza ha

30 Mother Sai maggio-giugno 2006


Discorso 17-05-2002
Una volta, nei villaggi, re Daµaratha per essere assistito nell’ese-
al primo canto del gallo, cuzione del suo rito sacrificale. Il re gli
i ragazzi s’alzavano dal letto, porse i suoi rispetti, lo invitò ad accomo-
ben riposati dopo un buon sonno. darsi su un seggio adeguato al suo stato, e
Si lavavano i denti, gli chiese: “Ti prego, comunicami il moti-
si occupavano dei bisogni naturali, vo della tua visita.” Dobbiamo fare del no-
facevano un bagno, stro meglio per offrire rispetto, ospitalità e
si vestivano e facevano colazione. gioia a chiunque arrivi nella nostra casa.
Consumavano moderatamente Il saggio replicò: “Daµaratha! Mi sono pro-
del buon cibo sano, posto di compiere una cerimonia sacrifica-
masticando a lungo, il che è un bene. le per il bene del mondo; tuttavia, numero-
Poi andavano a scuola, si demoni ne ostacolano l’esecuzione. Non
e seguivano con interesse le lezioni. che io non abbia i poteri o le capacità di
Erano dei ragazzi giudiziosi combattere i demoni. In realtà, posseggo
e obbedivano: armi e poteri; tuttavia, a colui che officia
“Non andare in luoghi un rituale, non è consentito usare armi o
dove c’è dell’acqua! esercitare violenza. Avendo accolto le pre-
Non avvicinarti a fosse d’immondizia, scrizioni imposte da tale rituale, non mi è
o a cumuli di rifiuti, permesso punire i demoni in alcun modo.
perché possono esser pericolosi!” Per questo motivo sono venuto a chiedere
Poi andavano a giocare, che tuo figlio protegga questo rito, inteso
partecipavano a gare di corsa per il benessere e la difesa del mondo.”
e a partite di calcio. A quelle parole, Daµaratha ebbe un tracol-
Se agite al momento opportuno, lo. Râma era ancora in tenera età, non si
e se soprattutto osservate era mai allontanato da casa né dai genitori,
le regole di condotta, non aveva mai visto i demoni né eseguito
otterrete con certezza benessere e salute. un sacrificio; non gli sembrava quindi ap-
propriato mandarLo in un luogo così peri-
Studenti! coloso.
Prima di occuparci dell’istruzione, dobbia- “Swami, perdonami! Sarò io a proteggere
mo prenderci cura della nostra salute! l’intero rito, e invierò molte migliaia di sol-
Dopo essere rimasto per molti anni senza dati. Non è necessario che tu prenda questi
prole, il re Daµaratha ebbe quattro figli; egli ragazzi ancora così giovani, che non ne san-
rappresentò per tutti un modello esemplare no niente e non hanno esperienza nell’uso
per il modo in cui li educò e li seppe con- delle armi. Essi hanno appena compiuto il
trollare. Gli studenti d’oggi, invece, dimen- dodicesimo anno d’età: come posso man-
ticano che al padre deve essere tributato il dare dei bambini così piccoli a proteggere
dovuto rispetto. Come comportarsi, nel se- un sacrificio?”
guire le ingiunzioni della madre? Come Allora il saggio finse di arrabbiarsi, e os-
seguire i suoi insegnamenti? Tutto ciò non servò: “Nella dinastia degli Ik¹vâku, nes-
viene ricordato né praticato. suno è mai venuto meno alla parola data.
Quando sono arrivato, tu mi hai promesso:
Il rito sacrificale di Viµvâmitra ‘Senz’altro esaudirò il motivo per cui sei
Il Saggio Viµvâmitra si recò alla corte del venuto.’ Come puoi ora ritirare la promes-

Mother Sai maggio-giugno 2006 31


Discorso 17-05-2002
sa fatta? Se tu pensi che ciò possa esser Kauµalyâ, dicendole di condividerlo con le
giustificato, me ne andrò!” altre due regine.
A quelle parole, Daµaratha pensò che era Kauµalyâ, essendo la prima regina, era
meglio essere prudenti con i saggi, e stare fiduciosa che il figlio che sarebbe nato da
attenti agli swami e ai serpenti, perché po- lei, avrebbe ottenuto il regno. Tuttavia, pri-
teva capitare qualche maledizione! Così il ma di sposare la terza moglie, Kaikâ,
re convocò Vaµi¹ºa, il quale porse i suoi Daµaratha aveva fatto una promessa a suo
rispetti a Viµvâmitra e conversò con lui. padre, il re Kekeyî: “Coronerò re il figlio
Daµaratha si sentì così un po’ più rassicu- nato da tua figlia, Kaikâ.” Per questo mo-
rato. tivo, le due regine, Kauµalyâ e Kaikâ, era-
Poi Vaµi¹ºa, rivolgendosi al re, gli disse: no ben felici di assumere il cibo benedetto.
“Caro Daµaratha, i nostri bambini non sono Sumitrâ, la terza regina, era molto virtuosa
certo di stampo comune; tu sei preoccupa- e aveva un cuore puro. Pur avendo ricevu-
to a causa dell’affetto paterno che nutri per to il dolce consacrato, ella pensava fra sé:
loro, perché ai tuoi occhi essi sono solo i “A che cosa serve questo cibo benedetto e i
tuoi figli, ma in realtà essi sono potenti figli nati da me? Essi potranno solo servi-
quanto il tuono, e tu non fai alcuno sforzo re, ma non potranno mai regnare.”
per riconoscere i loro poteri straordinari.” Tuttavia, senza proferire parola, prese la
Dicendo così, Vaµi¹ºa chiamò Râma. Ov- tazza contenente il dolce consacrato, e andò
viamente, dove andava Râma c’era anche sulla terrazza del tetto per asciugarsi i ca-
Lak¹ma²a; così i due fratelli s’inchinaro- pelli, appena lavati. Il sole splendeva alto
no davanti al padre, Daµaratha, e poi da- nel cielo, e, dato che a quell’epoca non esi-
vanti al Maestro, Vaµi¹ºa. Il re li presentò, stevano gli asciugacapelli elettrici, ella si
quindi, al Saggio Viµvâmitra; essi s’inchi- mise al sole per asciugarsi i capelli natural-
narono anche davanti a lui, e rimasero tran- mente, e depose la tazza sul tetto.
quilli in attesa. Improvvisamente, un’aquila piombò giù,
Viµvâmitra si sedette e li osservò; tale era afferrò la tazza con il becco, e volò via.
la radiosità che emanavano, che dimenticò Sumitrâ, molto spaventata, pensò: “Que-
se stesso, e pensò di inchinarsi davanti a sto è successo a causa della mia negligen-
loro. Tuttavia, non essendo usuale inchinarsi za. Che cosa mi dirà adesso mio marito?
davanti a dei bambini, il saggio lo fece men- Chissà come ne soffrirà! Non si deve mai
talmente, continuando a guardarli in estasi. far soffrire il marito!” Con questi pensieri
Che abitudini avevano i quattro fratelli? nella mente, corse giù dalle altre due regi-
Ovunque andassero, Lak¹ma²a era sempre ne, e comunicò loro l’accaduto.
al fianco di Râma, e ›atrughna era accan- Kauµalyâ e Kaikâ erano molto virtuose, e
to a Bharata, come ombre. Se s’indaga nella godevano di gran reputazione. Kaikâ ave-
storia passata, si può capire il perché. va acquisito una vasta conoscenza nell’ese-
cuzione dei riti sacrificali, e aveva impara-
Le tre regine e il dolce benedetto to tutto circa l’uso delle armi. Fu proprio
Dopo aver completato il rito propiziatorio Kaikâ a insegnare a Râma e a Bharata l’arte
per avere figli, Vaµi¹ºa diede al re il del tiro con l’arco, quand’erano ancora in
pâyasam (la crema di riso), ricevuto come tenera età. Kaikâ era, quindi, molto virtuo-
cibo consacrato al termine del rito. sa e possedeva grandi qualità.
Daµaratha consegnò il cibo benedetto a Ella disse a Sumitrâ: “Non preoccuparti.

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Discorso 17-05-2002
Noi tre siamo uno, perciò condivideremo dormiranno bene e non piangeranno più.”
equamente il cibo benedetto.” Ella seguì le istruzioni ricevute dal precet-
Esiste oggi questo tipo d’unità? No! Potre- tore, e i bambini, senza alcuna difficoltà,
te ben notare quanto fosse sacro l’amore, il s’addormentarono serenamente. (Da quel
senso d’unità e la totale assenza d’egoismo momento stettero bene). Giocavano e sor-
di quelle tre donne. ridevano. Vedendo che erano contenti,
Kaikâ versò metà del contenuto della sua Sumitrâ si sentì immensamente felice;
tazza in quella di Sumitrâ. Anche Kauµalyâ andò, quindi, dalle altre due regine e disse
fece lo stesso, dicendo: “Noi tre siamo ugua- loro: “Sorella maggiore (riferendosi a
li; anch’io te ne do metà.” Kauµalyâ – N.d.T.) e sorella minore (rivol-
Poi le tre regine con le loro tazze andarono gendosi a Kaikâ – N.d.T.)! Grazie al vo-
da Vaµi¹ºa, s’inchinarono davanti alla Di- stro aiuto, ho ricevuto come dono questi
vinità sull’altare che presiedeva al sacrifi- due bambini, altrimenti come avrei potuto
cio, e Vaµi¹ºa accordò loro il permesso di avere figli? Pertanto mio figlio Lak¹ma²a
assumere il dolce benedetto. Le tre donne servirà Râma, e ›atrughna servirà Bharata.
s’inchinarono, chiusero gli occhi e lo con- Questi bambini sono vostri, sono un vostro
sumarono. regalo, sono nati dal mio grembo per ser-
vire; io sono solo uno strumento. Oh, come
Il dono dei figli sono fortunata di poter offrire al mondo tali
I mesi trascorsero ed esse seppero di atten- creature che renderanno servizio!” Ella era
dere un figlio, cosa che le rese molto felici. molto felice, e offrì ›atrughna perché re-
Sumitrâ, che aveva una gran fede, voleva stasse al fianco di Bharata, e Lak¹ma²a
mostrare la sua gratitudine alle altre due affinché rimanesse vicino a Râma.
regine, e diede alla luce due bambini ge- Così fu: ovunque andasse Râma,
melli. Nonostante ella si prendesse la mas- Lak¹ma²a lo seguiva. Ovunque fosse
sima cura dei figlioletti, essi non dormiva- Bharata, c’era anche ›atrughna. Essi pas-
no né prendevano il latte; anzi, continua- sarono così tutta la loro vita. Non solo: ma
vano a piangere. persino Râma e Bharata non potevano vi-
Incapace di capirne il motivo, andò da vere un solo istante senza i loro due fratelli.
Vaµi¹ºa e lo supplicò: “Maestro! Ti prego,
dimmi perché soffrono così questi bambi- L’unità tra i fratelli
ni. Manca loro forse la protezione divina? Se Râma riceveva un dolce, non lo toccava
Ti prego, elargisci su di loro la tua grazia.” finché non fosse arrivato anche Lak¹ma²a.
Vaµi¹ºa chiuse gli occhi e, con la divina vi- Se la madre faceva grandi preparativi per il
sione interiore, vide il motivo di quell’in- Suo compleanno, Râma non li accettava e
solito comportamento. “Madre! Lak¹ma²a non toccava nulla finché Lak¹ma²a non
è una parte di Râma, essendo nato dalla fosse stato presente. Anche per Bharata era
metà porzione di cibo consacrato di lo stesso: non mangiava nulla se ›atrughna
Kauµalyâ. ›atrughna, invece, è nato dalla non era presente.
metà porzione destinata a Kaikâ; perciò, Dopo il matrimonio, lo zio materno
›atrughna è una parte di Bharata, e Kekeya, re del Kashmir, invitò Bharata
Lak¹ma²a è parte di Râma. Metti nella sua casa. Egli invitò soltanto Bharata,
Lak¹ma²a nella culla vicino a Râma, e non chiamò ›atrughna, e Bharata non dis-
›atrughna accanto a Bharata; vedrai che se al fratello di accompagnarlo; tuttavia,

Mother Sai maggio-giugno 2006 33


Discorso 17-05-2002
›atrughna andò con Bharata, e lo seguì guite mi hanno ricompensato con una gioia
come un’ombra. così grande. L’unione fra le mie figlie di
Quando Râma fu mandato in esilio nella Mithilâ e i miei figli di Ayodhyâ è frutto
foresta, Lak¹ma²a andò con Lui, nonostan- della grazia di Dio. Non incontrerò più nes-
te Râma tentasse di convincerlo a rimane- sun altro che abbia tali sacre virtù e qualità.”
re: “La madre e il padre sono anziani, e Le mogli devono obbedire agli ordini dei
soffrono molto perché devono separarsi da loro mariti.
Me. Rimani almeno tu a casa per confor- Sîtâ e Ûrmilâ (rispettivamente moglie di
tarli e consolarli.” Lak¹ma²a rispose: “Fra- Râma e di Lak¹ma²a – N.d.T.) erano don-
tello, mia madre mi ha destinato al Tuo ser- ne nobili e virtuose; e Mândavi e ›rutakîrti
vizio. Tu segui i comandi di Tuo padre, ma (rispettivamente mogli di Bharata e di
io devo obbedire agli ordini di mia madre.” ›atrughna – N.d.T.) lo erano altrettanto. Le
ultime due erano le figlie del fratello mi-
Considera la madre come Dio. nore del re Janaka, mentre la sua figlia
Considera il padre come Dio. maggiore era Sîtâ, e la sua seconda figlia
era Ûrmilâ: esse furono date in moglie a
“Entrambi questi dettami sono regole im- Râma e Lak¹ma²a.
portanti per noi.” Esse non contrastarono mai gli ordini dei
Dicendo queste parole, Lak¹ma²a seguì loro mariti. Poiché le figlie, le nuore e le
Râma e non si lasciò influenzare da nien- suocere erano donne nobili e virtuose, quel-
t’altro. la casa divenne una residenza ideale in cui
›atrughna era uguale; le sue innumerevoli vivere.
buone qualità non sono menzionate in nes-
suna parte del Râmâya²a, ma egli è colui Iniziazione al mantra
che annienta i nemici. Infatti, ovunque ci Facendo un passo indietro, Viµvâmitra
fossero nemici di Râma o Bharata, egli non chiese al re che suo figlio, Râma, andasse
li lasciava in vita. con lui per proteggere il rito sacrificale; ot-
›atrughna, le cui virtù sono veramente in- tenne, quindi, il permesso di Vaµi¹ºa e dis-
comparabili, seguì Bharata, e non portò con se a Râma di seguirlo. Nessuno, però, dis-
sé neppure sua moglie. Egli accompagnò se a Lak¹ma²a di accompagnarli, ma egli
Bharata e la moglie di quest’ultimo nella ricevette l’ordine di sua madre e partì quindi
residenza dello zio materno. con Râma.
I quattro fratelli celebrarono i loro matri- Mentre camminavano lungo le sponde del
moni a Mithilâ, e poi fecero ritorno ad fiume Sarayu, Viµvâmitra esclamò: “Cari
Ayodhyâ. Daµaratha osservò: “Vedere gli figlioli, fra poco saremo arrivati all’âµram,
occhi di questi quattro figli mi rende così e io vi inizierò a un mantra.” Tutto ciò fu
felice; i loro occhi sono come gli otto pia- solo il gioco di mâyâ (l’illusione). Pur sa-
neti”; si presentarono poi anche le loro ri- pendo che Râma era onnipresente e posse-
spettive mogli. “Anch’esse sono come gli deva ogni potere, Viµvâmitra lo volle ini-
otto pianeti. Sono proprio felice nel vedere ziare a un mantra. Persino i grandi saggi
questi sedici occhi. Io ho quattro figli, ma cadono in questo tipo di illusione.
considero le mie nuore come le mie stesse Perché lo fece? “Caro figlio! Non Ti sarà
figlie.” Poi il re aggiunse: “Oh, come sono possibile toccare cibo né potrai dormire fin-
fortunato! Le penitenze e le austerità ese- ché tutti i demoni intorno all’âµram non

34 Mother Sai maggio-giugno 2006


Discorso 17-05-2002
saranno uccisi.” Così, per vincere la fame Kaikâ era una donna virtuosa e casta, e
e il sonno, egli iniziò entrambi ai mantra aveva un nobile carattere. Ella riteneva che
“Bala-Atibala”. Bala vince il sonno, men- tutto fosse soltanto la Volontà di Dio. “Se
tre Atibala vince la fame. Pertanto il sag- Râma non viene mandato nella foresta, i
gio elargì loro il potere di essere liberi dal- demoni non potranno essere uccisi. Râva²a
la fame, dalla sete, dal sonno e dal cibo per deve essere annientato.” Perciò, ella pro-
tutta la vita. Naturalmente, Lak¹ma²a se- gettò l’intero piano e lo realizzò con deter-
guì Râma. minazione; così, alla fine, i demoni furono
distrutti.
Il Disegno di Dio Kaikâ amava Râma ancor più di suo figlio
Oggi, in ogni casa ci sono figli, ma fra loro Bharata. Suo figlio una volta le chiese:
non esiste nessuna intima relazione. NEL- “Come può mia madre, che ha così grande
LA CASA DEL RE DAµARATHA, INVECE, I SUOI affetto, avvalersi di quei due premi?” KAIKÂ
QUATTRO FIGLI VISSERO COME UN UNICO GLI DISSE, CON LE MANI GIUNTE: “CARO FI-
PR²A, UN UNICO PRINCIPIO VITALE; ESSI MAN- GLIO, TUTTO È IL DISEGNO DI DIO, E IO HO
GIAVANO, GIOCAVANO, CANTAVANO INSIEME, E DOVUTO COMPORTARMI SECONDO IL SUO PIA-
NON POTEVANO RIMANERE DIVISI NEPPURE PER NO. PERTANTO, OGNI COSA ACCADE PER VO-
UN MOMENTO. SE UNO DEI QUATTRO DAVA IL LONTÀ DIVINA, MENTRE LA VOLONTÀ UMANA
MINIMO SEGNO DI SOFFERENZA, GLI ALTRI NON DARÀ MAI FRUTTI .”
CONDIVIDEVANO CON LUI LA SUA PENA. Tutti
seguivano Râma, e vivevano uniti nella stes- Per mano di chi morirà?
sa casa; così l’intera famiglia rappresentò I cittadini pregarono Daµaratha: “Râva²a
un esempio ideale per tutti. è la causa di gravi difficoltà: bisogna quin-
Oggi, se nella casa c’è una moglie, ci sono di trovare una soluzione a questo proble-
dispiaceri intollerabili. Se ci sono due mo- ma.” Il re rispose: “Miei cari, mio figlio è
gli, non c’è neanche bisogno di parlarne! giovane, ma sarà in grado di adempiere
Se ci sono tre mogli, tutto diventa un gran quest’incarico. Io non possiedo i poteri e
groviglio, e ci sono solo litigi e lotte. Nella le capacità; non ho neppure l’abilità di ap-
casa di Daµaratha, invece, tutto ciò non profondire una situazione del genere.” Pas-
esisteva. sò quindi la questione ai dotti e ai saggi,
Avendo richiesto i due premi che le spetta- dicendo loro di svolgere le dovute indagini.
vano, voi potreste pensare che Kaikâ aves- Râva²a doveva morire, ma per mano di
se voluto mandare Râma in esilio e avesse chi? Solo Brahmâ fu in grado di svelare il
provocato gravi conflitti. Kaikâ, invece, si segreto. “Una volta, Râva²a Mi chiese di
comportò in tal modo solo per permettere concedergli una grazia: fa’ in modo che io
che i demoni venissero uccisi, obbedendo non sia ucciso dagli Dei, né dai Semidei,
agli ordini di suo marito. “Râma deve uc- né dai fauni, né attraverso dei riti sacrifica-
cidere i demoni; se non mi avvalgo dei due li.” Così concessi tale grazia a Râva²a,
premi, andrò contro i comandi di mio ma- ovvero che non sarebbe morto per mano
rito, e non voglio che questo accada.” Così degli Dei, dei Semidei o dei demoni. Fui
ella richiese i due premi. Io ad accordargli questo premio.”
Molti pensano che Kaikâ fosse stata rovi- Râva²a, tuttavia, tralasciò di chiedere di non
nata dall’influenza di Mantharâ; ma ella non venire ucciso da un essere umano. Pertan-
prestò ascolto alle parole di Mantharâ. to, Râva²a sarebbe morto per mano di

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Discorso 17-05-2002
Râma, in forma umana. Râva²a pensava Innumerevoli eventi straordinari sono de-
che gli umani fossero esseri insignificanti scritti nel Râmâya²a, ma nessuno ha mai
e, ritenendoli delle creature inferiori, si sentì cercato e scoperto tutti i suoi segreti. Se
impavido. BISOGNA, INVECE, ESSERE MOLTO prestate attenzione, vi renderete conto che
VIGILI E ATTENTI ANCHE QUANDO SI CHIEDE non esiste neppure una parola in questo
UNA GRAZIA. Così Brahmâ esaudì il deside- poema epico che sia priva di un profondo
rio di Râva²a, ma, poiché egli tralasciò di significato. Il Râmâya²a rappresenta un
chiedere di non morire per mano d’uomo, esempio ideale per tutti, per ogni famiglia,
Dio non glielo concesse. per i fratelli, per le sorelle, come pure per i
In questo punto c’è nascosto questo segre- genitori. Come ci si deve comportare? In
to. Quando poi Râma era cresciuto, che modo si deve portare rispetto? Il
Daµaratha affermò che Egli avrebbe ucci- Râmâya²a insegna tutto ciò!
so Râva²a. NON SI DEVE OBIETTARE: “MA QUESTA È
UN ’ERA MODERNA!” A NCHE SE È UN ’ERA
L’origine di Hanuman MODERNA, SI DEVE SEGUIRE LA VERITÀ, MO-
Quando Hanuman arrivò a La¾kâ, La¾kinî1 STRARE UMILTÀ E OBBEDIENZA, PERCHÉ SI
disse: “È arrivata una scimmia; tempi duri DEVE RAPPRESENTARE UN IDEALE.
saranno in serbo per la città di La¾kâ.” Ogni essere umano è nato per essere
Quando Hanuman colpì La¾kinî con la d’esempio; non ha ottenuto una nascita
mano, ella ebbe un capogiro e cadde. “Io, umana solo per ornamento. Ognuno, secon-
La¾kinî, non cado così facilmente; se io, do le sue capacità, deve mostrarsi ideale:
la guardiana della porta principale, cado, tutti gli uomini hanno tale possibilità. In che
significa che la città di La¾kâ andrà distrut- modo una madre deve prendersi cura del
ta. Da oggi La¾kâ è in pericolo.” Facendo proprio bambino? In che modo un figlio
questi pensieri, La¾kinî si recò da Râva²a deve rispettare la madre? Come rispettare
e lo informò dell’accaduto. gli ospiti che vengono nella nostra casa?
Da dove proviene Hanuman? Dobbiamo NOI TUTTI PROVENIAMO DA UN’UNICA FAMI-
prendere in considerazione anche questo GLIA; IL MONDO INTERO È UNA SOLA CASA, E
fatto. Un’aquila afferrò la tazza contenente L’UMANITÀ È UNA SOLA FAMIGLIA. NON DO-
il cibo consacrato destinato a Sumitrâ, e VETE PERCIÒ FAR SORGERE IN VOI SENTIMEN-
volò via. Mentre Añjani Devî (la madre di TI DI DIFFERENZIAZIONE E DIVISIONE.
Hanuman) era assorta in meditazione, Nel nostro corpo ci sono molte membra: le
l’aquila le posò davanti la tazza col cibo mani lavorano, gli occhi vedono, le orec-
benedetto. Non Añjali (una popolare at- chie odono, e la bocca parla. Sebbene le
trice indiana – N.d.T.), ma Añjani Devî. funzioni siano differenti, tuttavia le varie
Ella mangiò quel cibo. Hanuman venne parti del corpo insegnano l’unità. Gli uo-
così concepito in lei; ciò significa che an- mini vivono in un paese come le membra
che Hanuman è una parte di Râma, dello stesso corpo.
Lak¹ma²a, Bharata e ›atrughna. Infatti,
Hanuman fu sempre vicino a Râma e pre- Neppure una lacrima
se parte alle Sue imprese. Nel passato la gente conduceva una vita
ideale. Quando una figlia si sposava, i ge-
Siate esempi ideali nitori non piangevano, dicendo che la loro
Incarnazioni del Divino Amore! figlia andava in un’altra casa, ma afferma-

36 Mother Sai maggio-giugno 2006


Discorso 17-05-2002
vano: “Nostra figlia deve andare a vivere Gli fanno male i piedi; ci vuole qualcuno
in quella casa, perché là c’è del lavoro da che Glieli massaggi.” Formulando questi
svolgere, e deve quindi compiere il suo pensieri, mandò un paio di servitori; ma a
dovere.” Così, con gioia, mandavano la fi- Râma non dolevano i piedi. Perché? Egli
glia a vivere presso la famiglia dello sposo. pensò: “È nella natura dei piedi essere mas-
Oggi, invece, quella gioia non esiste più. saggiati. Lo farò quindi Io stesso, perché
Se i genitori mandano la figlia nella casa non è bene che altri lo facciano per Me. Se
dei suoceri, anche se non piangono aperta- altri Mi massaggiano i piedi, ne risulterà che
mente, si asciugano le lacrime dagli occhi; Io sono il padrone e loro i servi; di fatto, in
ma a quei tempi non si versava neppure una questo mondo tutti sono solo servitori.” Si
lacrima! afferma:
Nâra significa “acqua”; Nayana significa
“occhi”. L’acqua che proviene dagli occhi “Tutti sono Uno. Sii equanime con tutti.”
è chiamata “lacrima”; non devono esserci
lacrime di dolore, ma solo lacrime di gio- In realtà, tutti sono uguali. Con quel gesto,
ia. A quei tempi tutti conducevano una vita Râma volle rendere evidente tale uguaglian-
molto sacra, e compivano il loro dovere in za ed equità.
modo esemplare! La natura, le caratteristiche e i segni che
“Oh, quanto dolore provò Kauµalyâ quan- contraddistinguono un Avatâr sono davve-
do suo figlio andò in esilio nella foresta!” I ro straordinari.
dotti e gli studiosi che commentarono la Ieri vi ho parlato di lavanya, del controllo
storia del Râmâya²a si affidarono ai loro dei sensi. Daµaratha era in grado di tenere
ghiribizzi fantasiosi. In effetti, Kauµalyâ i suoi dieci sensi sotto controllo. Pertanto
non pianse affatto! un figlio che possegga lavanya, nascerà a
“Figlio! Fu proprio una gran fortuna per me chi è in grado di controllare i suoi dieci sen-
averTi dato alla luce. RicordaTi che devi si. Quando nasce un figlio come Râma, i
compiere il Tuo dovere; tutti lo devono sensi devono essere dominati. Il Râmâya²a
compiere. Stai forse male al pensiero di insegna questi sottili e profondi significati.
andare nella foresta? Ayodhyâ, senza di Nel Râmâya²a sembra che Kaikâ abbia
Te, è una foresta per noi, mentre la foresta dato ascolto alle parole di Mantharâ, e ab-
in cui Tu vivrai sarà Ayodhyâ per Te. Es- bia inferto una grave punizione a
sere ad Ayodhyâ senza di Te, è come es- Daµaratha. No, no, non è così! Kaikâ era
sere in esilio nella foresta.” la figlia del re di Kekaya, e aiutò Daµaratha
La gente a quei tempi era solita mostrare nella guerra contro Indra, tanto che quando
tali sentimenti. Se approfondissimo i vari il mozzo uscì dalla ruota, ella vi mise il suo
aspetti del Râmâya²a, scopriremmo che dito per dare stabilità alla ruota stessa.
contiene molti risvolti sorprendenti. Come avrebbe potuto Kaikâ, così nobile e
Avvenne poi un altro fatto interessante. Un virtuosa, commettere un’azione così me-
giorno Daµaratha notò che Kauµalyâ non schina? Avrebbe potuto far piangere un’al-
era nella sua camera, ma c’era Râma. Che tra madre? In effetti, Kauµalyâ le stava
cosa stava facendo? Râma era un bambino molto a cuore. Il fatto è che i tempi cam-
piccolo e si stava massaggiando i piedi. Il biano, e così anche le storie.
padre Lo vide e pensò: “Oh, poverino! Ha
giocato e camminato così a lungo che ora Nessuna debolezza

Mother Sai maggio-giugno 2006 37


Discorso 17-05-2002
Dio ha sempre la giusta determinazione, che Sulla strada ci sono dei dossi per ridurre la
è segno di un buon carattere. Ecco la ra- velocità: in alcuni punti sono molto alti, in
gione della Sua eterna giovinezza. Egli non altri sono addirittura doppi. Allo stesso
invecchia mai, è sempre giovane. Avete mai modo, Io riesco a ridurre e a controllare il
visto K©¹²a vecchio? Egli non invecchiò potere con l’uso di “freni”, ma l’auto non
mai, e fu generale dell’esercito all’età di ha nessun difetto o guasto, funziona bene e
75 anni. Come poteva essere vecchio? No! va sempre alla stessa velocità.
No! Lo stesso vale anche per Râma, che ALLORA, QUANDO SI POTRANNO RICONOSCE-
rimase sempre giovane. In qualsiasi circo- RE I CHIARI SEGNI DELLA DIVINITÀ? IN FU-
stanza e a qualsiasi età, Egli fu sempre TURO NE VERRETE GRADUALMENTE A CONO-
molto vigoroso e forte. SCENZA; NON SONO UNO CHE SI FA PUBBLICI-
NON SI DEVE PENSARE CHE L’ETÀ SIA IN RE- TÀ. Il Corpo è una Forma umana, e opera
LAZIONE CON L’ETÀ DEL CORPO. ORA QUE- come quello di un essere umano, ma Dio è
STO CORPO HA 77 ANNI, MA IO NON HO AL- il Potere che tutto pervade.
CUNA DEBOLEZZA. (Applausi).
Sono in grado di muoverMi e camminare Il corpo è costituito dai cinque elementi,
speditamente. Tuttavia, se camminassi ra- e un giorno o l’altro è destinato a perire.
pidamente, la gente la considererebbe una Colui che vi dimora è imperituro.
cosa strana; così non lo faccio. Se vedesse Il Residente permanente
un bambino camminare con un bastone, o non ha morte né nascita,
un uomo anziano giocare con dei giocatto- non ha attaccamenti,
li, la gente riderebbe; e lo farebbe anche se norme o regolamenti.
Io mi mettessi a correre. (Risate). Perciò In verità, quel Residente è Dio stesso.
Mi devo comportare adeguatamente, secon-
do l’età. Il corpo è perituro; ciò che nasce morirà.
Non ho alcun tipo di stanchezza o di debo- Per tutti, anche per Avatâr come Râma e
lezza, e non ne avrò neanche in futuro. (Ap- K©¹²a, fu la stessa cosa; alla fine Râma la-
plausi). sciò il Corpo, anche K©¹²a lasciò il Suo
Di qualsiasi Avatâr si tratti, nessuno vedrà Corpo; ma come se ne andarono? Chi non
mai in Lui i segni dell’età. Ho forse delle lo sa, afferma: “Morirono in guerra. Fra gli
rughe sulla fronte? Se guardate i Miei oc- Yâdava2, a causa della maledizione che al-
chi, essi sono vividi e brillano come luci. cuni saggi lanciarono contro di loro, com-
Anche gli altoparlanti possono avere dei parve un pestello di ferro, con cui gli
difetti, ma le Mie orecchie odono molto Yâdava si uccisero l’un l’altro.” Ma non è
bene. A quest’età la gente si fa operare di così che morirono.
cataratta o d’altro, ma Io vedo bene a qual- In realtà, Râma andò al fiume Sarayu, s’im-
siasi distanza. merse nella profondità delle acque e scom-
Grazie al gran coraggio, riesco con fermez- parve; e prima di Lui vi mandò Sîtâ. An-
za e con gioia a risolvere qualsiasi proble- che K©¹²a si comportò in modo analogo.
ma. Nessuno può immaginare la forza del Egli si recò a Dvârakâ (la città che aveva
Mio Corpo, e l’immenso potere di cui di- fatto costruire sul mare – N.d.T.), e si se-
spongo e che so usare; ma, se il potere è dette sotto un albero. Uddhava Lo vide, ma
troppo, lo tengo sotto controllo. In che un istante dopo K©¹²a scomparve. Questi
modo? non sono Corpi che qualcuno possa af-

38 Mother Sai maggio-giugno 2006


Discorso 17-05-2002
ferrare. questo modo, e quando metto il piede in
Dovete acquisire il potere necessario per avanti, il tessuto ostacola il passo. Quindi,
riconoscere la Divinità; attraverso tale po- anche il Mio modo di camminare è diven-
tere, potrete capire il Divino. tata una caratteristica.
Il modo di camminare di Swami è gentile.
Swami si muove con grazia (Applausi). È un incedere morbido e ag-
Incarnazioni del Divino Amore! graziato; non è brusco o goffo. Non c’è
IO MI MUOVO IN MEZZO A VOI, MANGIO CON sgarbatezza in Me. Io sono gentilezza e
VOI, GIOCO E CANTO CON VOI, E QUINDI VOI dolcezza. (Applausi).
PENSATE CHE “QUESTO” È UN ESSERE UMA- Dovete, quindi, cercare in tutti i modi di
NO. È UNA GRAVE IGNORANZA CONSIDERARLO riconoscere la Divinità del Râmâya²a. Ci
UN COMUNE ESSERE UMANO . U NA SIMILE sono, tuttavia, ancora molti segreti che non
IGNORANZA VI IMPEDIRÀ DI CONSEGUIRE LA sono stati riportati, ma che in futuro vi rac-
SAGGEZZA. conterò, eliminando così i vostri dubbi.
Io non avrò mai nessun tipo di debolezza. Siete pronti a cantare, bambini?
A volte, alcune donne dicono: “Sembra che
(Baba conclude il Discorso con il
Swami soffra di male alle gambe; cammina bhajan: Râma Koda²¬a Râma...”)
in quel modo…” Io non ho proprio nessun
male alle gambe, Mi muovo e cammino Brindavan, Whitefield, 17 maggio 2002,
beato; ma vi confiderò che c’è un motivo. Corso Estivo
Guardate la Mia veste: essa arriva giù, fino
(Tratto dal sito internet del Consiglio Centrale
alle caviglie. Quando si cammina, se c’è
Sathya Sai d’Italia)
della stoffa intorno ai piedi, non si riesce a
vedere bene; quando devo mettere il piede 1. La¾kinî: Dea tutelare di La¾kâ.
in avanti per fare un passo, il tessuto è 2. Yâdava: discendenti della stirpe di Yadu, un
d’ostacolo. antico re loro antenato; anche K©¹²a apparte-
Se cercate di capire questi motivi, allora non neva a questa linea di discendenza.
vi chiederete più come mai Swami non
cammini speditamente. La veste è fatta in

Mother Sai maggio-giugno 2006 39


Diamo inizio, in questo numero, alla “Storia di Sundaram”, la “Praµânti Nilayam”
di Chennai. Vi ritroveremo avvincenti aneddoti, salti nel passato della vita di Swami
e interessanti notizie.

Sundaram: una Praµânti Nilayam a Chennai


“Dopo la nascita dei miei gemelli, non sono tornata subito a casa, ma ho voluto andare
da Swami per ottenere una benedizione per la nostra nuova famiglia. Quindi, con mio
marito e i bambini, siamo andati a Sundaram, perché sentivamo che in quel luogo c’è
sempre la presenza di Swami. Invece di andare a Puttaparthi, potevamo sedere e
parlare con Swami a Sundaram e ricevere le Sue benedizioni. Sebbene il medico ci
avesse raccomandato di non portare i bambini in giro, noi abbiamo voluto portarli a
Sundaram, perché sentivamo che era il luogo più sacro che i nostri figli appena nati
avessero potuto visitare prima di andare a casa.”
Questo è ciò che ci ha detto la Signora Mona Duseja con un sorriso beato sul viso,
abitante da dieci anni a Chennai, e ardente devota di Baba.
Sì, Sundaram, la magnifica dimora del Bhagavân ›rî Sathya Sai Baba nella città di
Chennai, capitale del Tamil Nadu, India, è veramente, per milioni di devoti Sai, una
Zoom

“Praµânti Nilayam” lontano da Praµânti Nilayam. “Sundaram ci riempie di pace e di


forza”, dice un altro devoto. “Da quando ho cominciato a venire a Sundaram, la mia
vita è completamente cambiata! Questo luogo è un’università, un tempio, un centro di
riabilitazione: qualsiasi cosa! Dal momento che ti trovi all’interno di Sundaram, evolvi e
dimentichi tutto! Sei nella beatitudine più grande! Ti senti così tonificato e pieno di nuova
forza!” Questa è l’esperienza fatta da chiunque abbia messo piede nel sacro confine
della venerata dimora del Signore Sai a Chennai.
Ogni giovedì e ogni domenica, migliaia di persone si affollano in questo paradiso e se hai
l’occasione di osservare i loro volti dopo la sessione bhajan della sera, prima di partire,
vedrai volti rossi di emozione, raggianti di un raro tipo di serenità e gioia... come se
avessero avuto un’udienza con il loro Signore, come se tutte le loro tribolazioni e proble-
mi si fossero sciolti nel nulla, come rinvigoriti e rivitalizzati dal Potere Divino, toccati
dalla Sua presenza!

Perché Sundaram è speciale?


Sundaram, questo magnifico edificio che letteralmente significa “Divina bellezza”, è
veramente speciale. Ma che cos’è che lo rende tanto speciale? Dagli abitanti dei bas-
sifondi agli affermati giudici della Corte di Madras, dai venditori ambulanti agli industria-
li più in vista, tutti, a Sundaram, si mettono in fila per la sessione domenicale dei bhajan.
Perché i devoti di Sai della Malesia, di Singapore, della Tailandia, dell’Australia ecc. si
fermano a Sundaram mentre percorrono la strada per arrivare a Puttaparthi? Perché
questo luogo è spesso indicato come “il paradiso di Chennai”, oppure come “un raggio
di luce” sia dagli operatori sociali sia dagli statisti e perfino dagli agnostici?
È per svelare e rivelare la gloria di Sundaram ai lettori e anche, cosa ugualmente
importante, celebrare il compimento di 25 anni della sua esistenza, che apriamo con

40 Mother Sai maggio-giugno 2006


questa storia. Sundaram è speciale semplicemente perché è una parte indelebile della
gloriosa Missione di Sai. Non solo ha ospitato il Signore ogniqualvolta Egli abbia visitato
la città, ma ha anche provveduto, negli ultimi 25 anni, alla cura e al benessere di milioni di
cuori tribolati e menti straziate. Sono avvenuti molti miracoli a Sundaram. Le menti sono
state forgiate e la presenza del Signore si è sentita in ogni istante. Vi racconteremo alcune
storie su ciò e molto di più se ci accompagnerete in questo viaggio spirituale per speri-
mentare il sublime splendore di questo luogo. Cominciamo dunque dall’inizio: com’è
accaduto tutto ciò?

La storia di Sundaram
Non molti sanno che l’approccio fisico di Swami con Chennai risale a più di 6 decadi fa!
Swami andò a Chennai, allora conosciuta come Madras, nel 1945, quando era solamente
un ragazzo molto carismatico di diciannove anni. Da allora, Egli ha benedetto questa
città con innumerevoli visite, restando a soggiornare alcune volte per mesi, come nel
1950 quando rimase da gennaio a marzo, oppure nel 1954, quando rimase da gennaio ad
aprile. Tra il 1945 e il 1997, Swami ha benedetto Chennai con più di 65 visite, toccando
la vita di migliaia di persone e dando la possibilità di essere l’Ospite di numerosi ardenti
devoti come il signor Hanumantha Rao, il râja di Ve¾kaºagiri e il signor Venkatamuni,
nella cui abitazione Baba risiedette nel 1950.
Infatti, Chennai divenne il Suo quartier generale mentre visitava altri Paesi. Sia che fosse
diretto a H©¹ikeµa e a Hardwar come nel luglio del 1957, oppure a Tirupati nel marzo del
1960, oppure a Badrinath nel giugno del 1961, Chennai era sempre la stazione di parten-
za e d’arrivo. Perfino il primo Congresso Nazionale dell’Organizzazione Sai fu tenuto a
Chennai il 20 e 21 aprile 1967.
Mentre avveniva tutto questo, Swami inaugurava, nel 1968, il “Satyadîp”, Sua dimora a
Mumbai, e a questo seguì l’inaugurazione di “›ivam” a Hyderabad nell’aprile del 1973.

Il desiderio dei devoti per “Sundaram”


I devoti del Tamil Nadu desideravano la benedizione di Swami per completare la trilogia
(Satyam, ›ivam, Sundaram, titolo della biografia di Baba - N.d.T.), e avere “Sundaram”
a Chennai. Questo fervido desiderio di costruire la casa del loro Signore fu sentito ancor
prima dell’inaugurazione di “›ivam”. Nel 1970 si rese disponibile un luogo con sei piccoli
terreni, ma i devoti pensarono che non fosse sufficientemente grande per costruire un’im-
ponente struttura. Nel 1971, per Disegno Divino, altri sei terreni adiacenti e una costru-
zione divennero parte del luogo chiamato “Sundaram”, ma ancora non era iniziata alcu-
na costruzione.
Gli anni passarono. Sebbene le indicazioni di Swami fossero chiare sul fatto che Sundaram
avrebbe preso vita, nessuno sapeva quando ciò sarebbe accaduto. Nel 1976, durante la
Scuola Estiva a Ûti, allorché Baba materializzò un medaglione con tutti i futuri Centri
Sai, i devoti poterono identificare il puntino indicante Chennai! La loro gioia era mesco-
lata a tristezza. Gioia perché erano certi che tutto sarebbe avvenuto, tristezza perché non
sapevano quando!
L’impazienza dei devoti sviluppò il meglio di loro stessi e così, nell’aprile del 1976,
cominciarono a restaurare un edificio esistente e lo battezzarono, con tanto di cerimonia

Mother Sai maggio-giugno 2006 41


di apertura, “G©hapraveµam”. Esso divenne il centro del lavoro fatto dall’Organizzazio-
ne, ma non era ancora la dimora di Swami durante le Sue visite. Con gentile ironia, Baba
aveva sottolineato: “Questo non è Sundaram!” Ma in seguito Egli ha cominciato a discu-
terne....

Nasce Sundaram
Coloro che furono tanto fortunati da esser presenti in quei giorni sanno quanto fosse
completo ed esauriente il coinvolgimento di Swami nel progetto e nella costruzione del
nuovo edificio. Come ci hanno detto gli “anziani”, “Swami ha forgiato Sundaram matto-
ne su mattone. Egli, infatti, era l’architetto, l’ingegnere e il costruttore. Ogni dettaglio, si
trattasse di una porta, degli imponenti disegni architettonici, degli affreschi, della statua
di ›iva-Pârvatî all’entrata, del balcone a forma di loto per il darµan o perfino del cancel-
lo d’entrata e della sala per gli ospiti, era del tutto conforme a ciò che Egli disegnava!” E
Sundaram, in perfetto accordo con il suo nome, fiorì in bellezza e splendore!
Come poteva non esser così, con le benedizioni e le amorevoli costanti cure dell’amato
Signore?
L’alba del giorno tanto atteso arrivò. Il 18 gennaio 1981, fu eseguita la Kalaµa Pûjâ
(adorazione preliminare prima dell’inaugurazione).

Inaugurazione di Sundaram
La mattina del 19 gennaio 1981, ci fu un maestoso benvenuto a Swami. I devoti erano
radunati sul luogo fin dall’alba e Sundaram era già tutta decorata per l’occasione.
Bhagavân Baba consacrò Sundaram come Suo mandir che, in quel giorno glorioso,
diventò la Sua Dimora. Fu un giorno memorabile nella storia di Chennai e i devoti di Sai
lo celebrarono nel modo più sfarzoso.
Furono distribuiti dolci e vestiti, tutti gli operai erano belli d’aspetto e felici e vi era gioia
ovunque. Nel 55° anno del Suo avvento, i 55 piedi (18 m. circa) di Sundaram offrivano
il loro tributo al Signore con gratitudine e riverenza.
I raggi divini che Sundaram emanava attrassero, fin da allora, una moltitudine di ricerca-
tori spirituali a questa santa dimora. Se dovessi descrivere Sundaram in una sola frase
direi: “ Bellezza Sublime.”
(continua)

(Tratto dal sito web dello ›rî Sathya Sai Central Trust di Praµânti Nilayam)

42 Mother Sai maggio-giugno 2006


Qui e ora
L’Incontro Annuale dello Sport e della Cultura delle istituzioni educative ›rî Sathya Sai
è ogni anno un evento assai atteso. I devoti e i genitori degli studenti affollano Praµânti
Nilayam alcuni giorni prima di questa festa di gala chiamata a Praµânti “the Annual
Sports and Cultural Festival”. Essa ha dato un senso maggiore alle molte feste che
costellano il calendario di Praµânti, in quanto è realizzata dagli studenti di Praµânti
Nilayam, di Brindavan e Anantapur sotto la divina guida del Magnifico Rettore,
Bhagavân ›rî Sathya Sai Baba. Come negli anni passati, anche quest’anno l’evento
ha avuto tutta la ricchezza della qualità, del colore, dell’esuberanza, dell’entusiasmo, del
valore, del coraggio, dell’equilibrio e del talento. Essendo il venticinquesimo anno dalla
fondazione dell’Istituto (l’Università ›rî Sathya Sai), gli studenti e il personale hanno

Report
dato un caldo benvenuto a tutti i presenti nello stadio Hill View. Baba è arrivato, alle 8
del mattino, vestito di una sgargiante veste gialla. “Il tempo di essere felici è ora; il posto
per essere felici è qui”1 è stato l’annuncio fatto attraverso il “Public Address” (il siste-
ma di comunicazione pubblica). In effetti, con Sai Baba tra noi, non può esserci un
momento più felice. Bardata di rosso, Sai Gita, l’elefantessa cara a Baba, ha aperto la
processione entrando nello stadio, seguita da un gruppo di scorta che comprendeva
studenti in motocicletta, al suono della banda del campus di Anantapur. In mezzo allo
stadio, la banda degli ottoni del campus di Praµânti Nilayam suonava alla grande, men-
tre un gruppo di ballerini “Lions” accoglieva Bhagavân. Egli è stato ricevuto sul palco
dai rettori e dai presidi dei tre campus. Alle 8.10 Swami ha acceso la lampada cerimo-
niale dando inizio alla celebrazione. Quattro bambini delle elementari sono saliti sul palco
per offrirGli i loro omaggi.
La sfilata è cominciata con gli studenti della Scuola Elementare ›rî Sathya Sai in tenuta
di gala che marciavano allegramente al ritmo della banda di ottoni del campus di Praµânti
Nilayam. Essi erano seguiti dalla sezione femminile della Scuola Elementare. È stato
poi il turno delle studentesse del campus di Anantapur e di quelle dello ›rî Sathya Sai
Junior College sempre di Anantapur. Numerosi altri gruppi delle varie scuole di Baba
marciavano a seguire. Una squadra speciale ha portato la bandiera dell’Istituto affinché
venisse issata da Swami. Il capitano della squadra dell’Istituto ha poi letto a voce alta il
giuramento che è stato ripetuto da tutti gli studenti; una parte di questo è stata riportata
qui di seguito: “Noi, figli di Sai, prenderemo parte all’incontro sportivo con vero spirito di
lealtà rispettando e tenendo fede alle regole che lo governano per la gloria dello sport,
della nazione e della nostra amata Madre Sai.”
Bhagavân ha acceso la fiaccola e ha liberato piccioni e palloncini a sottolineare il felice
avvenimento, mentre, in sottofondo, veniva eseguito un canto che recita: “Fiamma di
verità, fiamma di gioia, fiamma di pace…” Nel contempo, coppie di studenti portavano
la fiaccola alla mascotte dell’incontro di quest’anno, il Pavone, che ha acceso il braciere
sulla cima della collina di Hanuman.
“L’Educazione sta costruendo gli uomini; gli studenti di Sai sono nella società e per la
società, ma non della società.” Con queste parole, è stata presentata dagli studenti di

Mother Sai maggio-giugno 2006 43


Praµânti Nilayam una straordinaria serie di esercizi. Una torre girevole con le parole
“Purezza, Pazienza e Perseveranza” appariva sullo sfondo costituendo il tema della loro
rappresentazione; grandi figure sui trampoli, simboleggianti i diversi aspetti della società,
aggiungevano colore. A seguire, una miscellanea di balli e arti marziali. I “Praµânti Lions”
hanno mostrato il loro coraggio e la loro determinazione in audaci acrobazie esteticamen-
te molto piacevoli. La “Danza del Leone”, famosa in Cina e in estremo oriente, è stata
eseguita con destrezza. Ciò che richiede mesi per essere appreso, è stato padroneggiato
da questi studenti in pochi giorni. Danzando con ritmo brioso, i “Praµânti Lions” hanno
offerto i loro omaggi a Baba. Quindi, è stato eseguito alla perfezione un percorso mozzafiato
tra pali. Dopo aver reso nuovamente omaggio a Baba, i “Praµânti Lions” hanno lasciato
il campo.
Il centro dell’attenzione si è poi spostato su due ruote giganti, del peso di due tonnellate
ciascuna, dalla cui sommità gli studenti che eseguivano l’esercizio hanno salutato Baba.
Sono state eseguite, con abilità, la verticale sulla testa, il padmâsana e il cakrâsana. Gli
studenti hanno poi eseguito alcuni brillanti esercizi acrobatici con gli anelli, con le ruote
e compiendo il salto del fuoco. Suonare con grande destrezza i tamburi e scambiarsi gli
strumenti senza perdere un colpo è stata l’esecuzione successiva. Quando il gioco si fa
arduo, solo chi è deciso prosegue. Alcuni studenti si sono arrampicati su dei pali di legno
lisci e scivolosi e hanno eseguito varie âsana (posture dello yoga). Questi indomiti guer-
rieri, il cui nome è “Delta Force Warriors”, si muovevano ritmicamente. L’esecuzione a
seguire era una dimostrazione di posizioni yoga con la ›iva TⲬava (la danza cosmica
di ›iva) sullo sfondo, dopodiché c’è stata una piacevolissima miscellanea di esercizi
come sparare a dei palloni in aria, stare in equilibrio su ruote in movimento, fare canestro
superando ostacoli a ogni passo e costruire piramidi umane. Alla fine della rappresenta-
zione, il personale del campus di Praµânti Nilayam ha marciato con le bandiere, mentre
gli studenti portavano splendidi ritratti di Swami e gli strumenti usati durante gli esercizi
per renderGli sentitamente omaggio.
L’ultimo programma della sessione mattutina è stato presentato dalle studentesse del
campus dell’Istituto di Anantapur. Il tema della loro rappresentazione era “L’Unità delle
Religioni”. “Le religioni sono molte, ma lo scopo è uno. Gli abiti sono molti, ma il filato
è uno. I gioielli sono molti, ma l’oro è uno. Le mucche sono molte, ma il latte è uno. Gli
esseri sono molti, ma il respiro vitale è uno. Le stelle sono molte, ma il cielo è uno. Le
caste sono molte, ma l’umanità è una.” “Muoviamoci tutti insieme e cresciamo tutti insie-
me; stiamo uniti e miglioriamo in intelligenza insieme, vivendo in amicizia e armonia.”
C’è quindi stato un vivace spettacolo di ginnasti. Su di una pedana posta sopra a delle
jeep, le studentesse hanno eseguito degli esercizi acrobatici come il sarvâ¾gâsana e la
figura del loto. Gli studenti si sono seduti alle estremità di un palo eseguendo dei cakrâsana,
mentre uno di essi rappresentava un pesce volante in cima al palo. Ruota di carro, verti-
cale sulla testa, formazione ad albero di Natale, dhanurâsana e rotazione su di un basto-
ne sono alcune delle prodezze eseguite con abilità, perizia ed equilibrio dalle studentesse
di Anantapur. Studenti e studentesse, per eseguire tali numeri, devono avere, a tutti gli
effetti, nervi d’acciaio e muscoli di ferro. Senza dubbio il loro amore per Baba e la Sua
grazia hanno reso possibili tali fantastiche prodezze.
Il successivo spettacolo è stato offerto da alcuni marciatori con bandiere di vari colori, la

44 Mother Sai maggio-giugno 2006


cui ultima figura è stata una danza di esercizi ritmici con i cerchi. Le studentesse, con
enormi e bellissime farfalle applicate sul corpo, hanno eseguito una danza con movimen-
ti ondulatori. “L’Unità conduce alla Purezza e la Purezza alla Divinità” era il loro motto.
Tutti gli studenti si sono poi riuniti per porgere i loro omaggi a Bhagavân, chiudendo così
il programma di questo memorabile mattino.

Nel pomeriggio, Baba è arrivato allo stadio alle 16. Gli studenti della Scuola Elementare
Gli hanno riservato un benvenuto unico: mentre la Sua automobile si avvicinava al palco,
alcuni studenti, stretti l’uno all’altro, hanno camminato davanti all’auto in varie pose da
contorsionisti. Dopo che Swami ha raggiunto il palco, i bambini piccoli Gli hanno offer-
to dei bouquet di fiori. Il primo numero della loro esecuzione è stata una danza eseguita
dalle bambine delle elementari, che hanno dato il benvenuto a Baba con il canto “Praµânti
vâsa svagatam, puttaparthi purîµa svagatam, svagatam, susvagatam”.
All’improvviso, orde dell’esercito di Vânara, armate di mazze, sono uscite da alcune
conchiglie e hanno invaso l’area, eseguendo poi una danza vivace e aprendo rotoli di
fotografie di Baba, intendendo con ciò manifestare che Lo portano nel profondo del
cuore. Il culmine è stato l’ingresso di Râma e Lak¹ma²a in mezzo alle orde di Vânara.
Gli studenti hanno fatto splendida mostra di abilità ed equilibrio con la loro esecuzione
ginnica. Denominandosi “Ruote di Sai”, tre studenti hanno rotolato sul terreno rincorren-
dosi e dando l’impressione di esser veramente delle ruote. Anch’essi hanno offerto i
pra²am a Bhagavân ponendosi mirabilmente in equilibrio l’uno sull’altro.
C’è stato un tripudio di colori quando gli studenti, vestiti di giallo, hanno danzato con
delle lampade di fronte a loro; poi altri hanno eseguito una briosa danza vestiti di costumi
dagli sgargianti colori argento e blu. Un gruppo di pattinatori a rotelle ha poi eseguito
delle straordinarie acrobazie come saltare uno sull’altro e superare ostacoli con i pattini.
L’incredibile abilità degli studenti ha lasciato gli spettatori sbalorditi. Anche gli studenti
della Scuola Elementare, come anche i più grandi, hanno fatto cose incredibili sui pali
scivolosi; essi hanno eseguito splendidi esercizi rimanendo in precario equilibrio sul ven-
tre in cima al palo, stando in equilibrio sulla testa e scivolando nella stessa direzione.
L’esercizio di tenersi aggrappati al palo con le gambe, sventolando una bandiera, ha
ottenuto ripetuti applausi. Il numero seguente è stato una danza dei più piccoli con bril-
lanti costumi gialli e grandi fiori applicati sul corpo. Le esecuzioni si sono susseguite una
dietro l’altra come una cascata. Il successivo è stato un esercizio di equilibrio sulle funi.
Verticali sulla testa e capriole sulle funi sono stati alcuni dei numeri degli studenti; è stato
formato un cerchio umano e i ragazzi hanno preso a saltarvi attraverso. L’ultimo numero
è stato eseguito dalle bambine della Scuola Elementare che hanno danzato vestite da
angeli e da nuvole; la loro esecuzione mozzafiato è finita con una formazione di tutti gli
studenti che si sono umilmente chinati di fronte a Baba. Un commovente canto veniva
eseguito in sottofondo: “Siamo venuti tutti per cantare. Noi Ti amiamo, caro Sai, e, aven-
do trovato un Dio così amorevole, dobbiamo solo crescere e risplendere.”
Dopo di loro si sono esibiti gli studenti dello “›rî Sathya Sai Dînajanoddhâra²a
Patâkam”. Questo particolare progetto è stato avviato da Bhagavân, essendo Egli il Ri-
fugio (dhâra²a) dei derelitti (dîna). Egli ha dato loro cibo, abiti e rifugio e ha depositato
in banca 100.000 rupie (1 lakh) per ognuno. Essi vengono istruiti anche nell’uso del

Mother Sai maggio-giugno 2006 45


computer. La loro esecuzione era denominata “Cadarang”, una forma di combattimento
in cui non c’è eliminazione dell’avversario: si vince senza uccisione. Ha fatto seguito una
battaglia tra soldati neri, simbolo d’egoismo, la cui sola meta è l’annientamento, e soldati
bianchi. La discriminazione è migliore del coraggio. “Perdona e dimentica” è la parola
d’ordine. Alla fine il re bianco perdona il re nero, ed è pace. In sottofondo, veniva esegui-
to il canto “L’amore è Dio, l’amore è vita, l’amore è tutto”. Uno dei residenti dell’âµram
ha poi descritto le penose condizioni in cui si trovavano alcuni di loro prima di giungere
sotto l’amorevole protezione di Bhagavân, che li ha presi nel Suo ovile e ha fornito loro
tutto il necessario per vivere. Egli ha portato anche degli esempi di come alcuni residenti
siano completamente guariti dalla tubercolosi e dal cancro; essi possono ora leggere,
scrivere e cantare i bhajan.
L’ultimo gruppo a esibirsi veniva da Brindavan. I segni distintivi del loro programma
sono stati la forza e il coraggio, la bellezza e la grazia. Il primo numero è stato la “Danza
del Dragone”. “Tonifica il corpo per realizzare lo scopo della vita”; il dragone che cerca
la perla è simbolo dell’umanità che cerca instancabilmente la perfezione nella vita. La
danza richiede lavoro di gruppo, agilità e forza di braccia; roteando il dragone per tutta
l’arena, essi hanno eseguito la danza alla perfezione suscitando ripetuti applausi. La rap-
presentazione successiva è stata una miscellanea di diversi tipi di arti marziali, come
kalarippayattu, karate, lotta con i bastoni e con le mazze. Il kalarippayattu, arte mar-
ziale dello Stato del Kerala, è connotato dall’abilità nella scherma; l’artista necessita di
agilità e forza. Secondo la leggenda, quest’arte marziale fu portata sulla terra da
Paraµurâma.
Dopo aver porto i pra²am a Dio, gli studenti hanno compiuto con eleganza vari kata
(serie di mosse e figure tipiche delle arti marziali), per evidenziare come il karate aiuti a
eliminare le debolezze e le indecisioni della mente. Ci sono poi state esibizioni di com-
battimento con bastoni, con spade scintillanti e con mazze. Esse hanno voluto mettere in
luce come la mente e il corpo reagiscano all’unisono e istintivamente per affrontare l’av-
versario. C’è stata poi una splendida dimostrazione di abilità nel “nunchaku” (arma orien-
tale composta da due bastoncini collegati da una catenella) a occhi bendati; era un vero
spettacolo vedere l’agilità degli esecutori! La chiave del successo nelle arti marziali si
trova nell’interpretazione del pensiero dell’avversario. L’ultimo numero della loro esibi-
zione è stata una dimostrazione di pura forza: i ragazzi saltavano attraverso dei cerchi,
superavano ostacoli umani e rompevano vasi con micidiale potenza. A coronamento di
tutto, gli studenti hanno spezzato dei mattoni roventi con le mani. La performance degli
studenti del campus di Brindavan è terminata con l’adunata finale e il reverente inchino a
Bhagavân. Dopo l’ârati, Baba ha lasciato lo stadio alle 18.30. Ha avuto così termine un
memorabile e straordinario incontro di Sport e Cultura a Praµânti Nilayam.

(Tratto dal testo pubblicato dallo “›rî Sathya Sai Books and Publications Trust ” di Praµânti
Nilayam).
Nota:
1. L’annuncio trasmesso pubblicamente richiamava la celebre frase latina “hic et nunc” (qui e ora),
che significa concentrare la vita, e tutte le azioni che ne derivano, nel “presente”, vivendolo in
pienezza, a maggior ragione nella fattispecie, in cui ci si trovava in un luogo sacro e alla Divina
Presenza di Sai Baba.

46 Mother Sai maggio-giugno 2006


Mother Sai Publications
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(Collana Vahini)
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Gli Insegnamenti di Dio (Gîtâ Vâhinî) [GV]
Il Fiume delle Upanishad (Upanishad Vâhinî) [UV]
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La Storia di Râma (Râmakata Rasavâhinî), I° vol. [RV-I]
La Storia di Râma (Râmakata Rasavâhinî), II° vol. [RV-II]
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(Collana Discorsi) di Sai Baba


Discorsi 1988/89, I° vol. [D89-I]
Discorsi 1988/89, II° vol. [D89-II]
Discorsi 1963-65 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. IV) [D65]
Discorsi 1964-67 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. V) [D66]
Discorsi 1967-68 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. VI) [D67]
Discorsi 1967-68 (SATHYA SAI SPEAKS VOL.7&8) [D68]
Discorsi 1983 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. XVI) [D83]
Discorsi 1984 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. XVII) [D84]
Discorsi 1984 (SATHYA SAI SPEAKS VOL. XIX) [D86]

(Collana Biografie)La
La Vita di Sai Baba (N. Kasturi)
La Vita di Sai Baba (Satyam Shivam Sundaram), I vol.
La Vita di Sai Baba (Satyam Shivam Sundaram), II vol.
La Vita di Sai Baba (Satyam Shivam Sundaram), III vol.
La Vita di Sai Baba (Satyam Shivam Sundaram), IV vol.

(Collana Educazione)Discorsi agli Studenti


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Corso Estivo 1978 [CE78]
Corso Estivo 1990 [CE90]
Corso Estivo 1993 [CE93]

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Diario Spirituale 2 [DS2]
Diario Spirituale 3 [DS3]
Dhyâna: la Meditazione secondo gli insegnamenti di Sai Baba
Canti devozionali (Libro dei bhajan, Testi).
Canti devozionali (Libro dei bhajan, Accordi).
Canti devozionali (Libro dei bhajan, Esercizi).
Atti del I° Convegno dei Responsabili dei Centri Sai Mondiali
Sadhana
Guida all’ashram di Prashanti Nilayam
Racconti e Parabole Vol. I (Chinna Katha vol I)
Racconti e Parabole Vol. II (Chinna Katha vol II)
Pensiero del Giorno (365+1 pensieri, per ogni giorno dell’anno)

Altri Autori
Alla scoperta della verità
A spasso con Dio
Grazie Swami
Messaggio d’Amore
Ho visto la luce
Incontrare Dio
L’Eterno Miraggio
Purificare il Cuore (Purifying thr Heart)
Sai Baba Fiamma d’Amore
Sai Baba: la rivelazione continua
Sai Baba, l’Uomo dei miracoli
Satha Sai Baba e l’Educazione dei Figli (Sathya Sai Parenting)
Sathya Sai Baba: Colui che dimora nel Cuore (Hrudaya Nivasini)
Sâitrî – I tre Sai Gâyatrî Mantra
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Embodiment of Love Vol I(CD musicale) Embodiment of Love Vol II(CD musicale)
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Dyana, la Meditazione negli Insegnamenti di Sri Sathya Sai Baba(CD musicale)
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“Il giusto piano di studio consiste nel leggere, riflettere e applicare


regolarmente alla vita quanto appreso.”
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