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Donne nella Resistenza

Il contributo femminile alla Lotta di Liberazione importante non solo numericamente, ma per le conseguenze, culturali e sociali prima e politiche poi, che ebbe. Le donne irrompono sulla scena e scelgono da che parte stare divenendo soggetti attivi dei cambiamenti storici. Votano per la prima volta alle elezioni politiche del 2 giugno 1946 per eleggere lAssemblea Costituente e scegliere in referendum se lItalia deve rimanere una monarchia o divenire una repubblica. Lesperienza resistenziale sar dunque determinante per le donne italiane che, dal 45, promuoveranno instancabilmente il loro coinvolgimento attivo nella vita politica del paese per conquistare diritti legali, economici e politici.

Gruppi di difesa della donna


I Gruppi di difesa della donna (GDD) nascono a Milano nel novembre 1943 grazie allimpegno di Lina Fibbi (Partito comunista), Pina Palumbo (Partito socialista), Ada Gobetti (Partito dAzione), diffondendosi ben presto in tutta lItalia del Nord occupata dai tedeschi. la prima grande organizzazione femminile la cui caratteristica fondante lunitariet, perch aperta ad ogni donna senza discriminazioni sociali o politiche. I compiti dei GDD sono operativi, organizzano infatti scioperi contri i nazifascisti; creano una rete di assistenza solidale alle famiglie dei deportati, incarcerati e dei caduti; propagandano la resistenza sia pubblicando giornali sia contribuendovi attivamente nella vita quotidiana come nelle fabbriche, per il sabotaggio della produzione di guerra, nelle scuole, nelle campagne per boicottare la consegna di viveri allammasso. Questi gruppi vengono ufficialmente riconosciuti dal Comitato di liberazione dell'Alta Italia nel 1944: Il Comitato di liberazione per lAlta Italia, riconoscendo nei Gruppi di difesa della donna e per

lassistenza ai combattenti della libert unorganizzazione unitaria di massa che agisce nel quadro delle proprie direttive, ne approva lorientamento politico e i criteri di organizzazione, apprezza i risultati sin ora ottenuti nel campo della mobilitazione delle donne per la lotta di liberazione nazionale e la riconosce come organizzazione aderente al Comitato di liberazione nazionale.

Staffette
Il contributo alla Resistenza da parte delle donne, soprattutto nel nord Italia, stato diffuso e sostanziale.

Molte le donne impegnate nel Soccorso Rosso - i Gruppi di difesa della donna ad esempio -, molte le combattenti, le madri di famiglia che nascondono, sfamano e curano sbandati e partigiani nelle cosiddette case di latitanza. Il ruolo che tuttavia ha impegnato maggiormente le donne, e il pi ricordato dalla storiografia, quello della staffetta. Il compito della staffetta quello di collegare le formazioni partigiane fra loro e con il centro direttivo. Durante loccupazione nazista il controllo del territorio stretto e le donne, per le mansioni solitamente affidate loro a livello sociale/familiare, possono spostarsi pi liberamente, sia a piedi che in bicicletta, senza destare sospetti. Queste patriote portano ordini, volantini, armi, viveri venendo spesso perquisite ai posti di blocco e viaggiando di notte per essere a casa e al lavoro in tempo - spesso nemmeno i familiari sanno dellimpegno delle loro figlie, mogli, sorelle.

Case di latitanza
Con questa definizione case di latitanza si intendono quelle abitazioni in genere casolari e case coloniche di contadini sperdute in pianura e collina - che offrono riparo, alloggio, sostegno ai partigiani e disertori. Talvolta rappresentano dei veri e propri quartieri generali per le riunioni e la distribuzione della stampa clandestina, depositi di armi e centri di smistamento di quanti vogliono salire in montagna a combattere. Questa ospitalit emerge durante lo sbandamento dell8 settembre quando, spontaneamente, tante famiglie, con il supporto fondamentale delle donne, accolgono in casa i disertori, li sfamano, cuciono loro abiti civili o danno loro quelli di figli e mariti per aiutarli a fuggire. Una solidariet, umana prima che politica, per la quale si rischia l'arresto e la tortura da parte dei nazifascisti, decisi a sradicare qualunque focolaio di ribellione e qualunque sostegno materiale ad esso. Senza questo fondamentale appoggio della popolazione non combattente difficilm ente il movimento resistenziale si sarebbe potuto radicare come di fatto avvenuto, soprattutto nel nord Italia. Proprio questo sostegno testimonia lappoggio della popolazione alla lotta ai nazifascisti.

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