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Premessa

Qui di seguito sono proposte la prima e lultima sezione del libro Al cuore della Terra e ritorno di prossima pubblicazione on-line. Ai fini della comprensione del testo si tengano presenti alcune cose. 1. Lo studio prende le mosse dallanalisi di Giovanni Arrighi, secondo la quale il capitalismo lesito di un lungo processo storico di differenziazione tra il potere di chi in grado di mobilitare denaro, Potere del Denaro (D), e quello di chi mobilita forza extraeconomica (militare, di formazione e organizzazione dello Stato, culturale), il Potere del Territorio (T). Il capitalismo reale il risultato dello scambio politico tra questi due distinti poteri e dellequilibrio dinamico che tra loro si instaura1. Partendo da questa impostazione, ho introdotto il concetto di rapporto di aggiunzione del Potere, T-D. La nozione di rapporto di aggiunzione tratta dalla Teoria delle Categorie, una forma concettuale di matematica. Le motivazioni e le poche nozioni tecniche indispensabili sono discusse nella Sezione III della Parte Prima del lavoro e rielaborate nellultima sezione della Parte Seconda, qui riprodotta. In sostanza, si ha un rapporto di aggiunzione tra un campo dotato di trasformazioni interne, nel nostro caso leconomia, e un altro campo, nel nostro caso la politica, quando le trasformazioni del primo inducono quelle nel secondo e viceversa, in modo tale che ci sia una sorta di continuit, di armonia tra di esse. Detto altrimenti, le trasformazioni di carattere economico devono assecondare quelle di carattere politico e quelle di carattere economico si devono riflettere in adeguati cambiamenti politici. Pi precisamente, il Potere del Denaro soggetto alle dinamiche tipiche del suo dominio (ad esempio una diminuzione dellexport) e quello del Territorio alle dinamiche tipiche del proprio (come una politica fiscale o monetaria). Ma una scelta di governo pu indurre trasformazioni in campo economico (ad esempio una detassazione pu aumentare i profitti netti) e viceversa (ad esempio un prolungato deficit commerciale pu indurre una svalutazione). Quindi dinamiche nel campo del Potere del Territorio danno luogo ad azioni, AT, che influenzano il Potere del Denaro trasformando fattori territoriali in corrispondenti fattori economici e dinamiche di governo in dinamiche economiche. Viceversa, dinamiche del Potere del Denaro nellambito del proprio dominio specifico, si trasformano in azioni, AD, che hanno effetto sul Potere del Territorio. Abbiamo quindi sia dinamiche intra-dominio (territoriali, di T su T, ed economiche, di D su D) sia azioni iter-dominio (di T su D azioni territoriali D e di D su T). Se tramite le azioni iter-dominio, le T AT su D dinamiche itra-domino si riflettono armonicamente, senza intralciarsi e senza effetti negativi di ritorno, allora diremo che AT e AD sono funtori aggiunti e che tra i due domini c un rapporto di aggiunzione che, al netto di dettagli, approssimativamente possiamo descrivere col diagramma a lato: se i percorsi dati dalle frecce del diagramma non si interrompono, ovvero se le mutue trasformazioni si azioni economiche succedono con continuit, senza strappi, si ha un rapporto T D AD su T di aggiunzione del Potere, T-D. In realt esistono molti

dinamiche D sui

dinamiche T sui campo di luoghi

campo di flussi

Una conseguenza che alcuni popolari slogan della sinistra alternativa come No al governo della BCE o No al governo delle banche soffrono di un difetto ottico che toglie tridimensionalit e prospettiva: la convinzione che nel capitalismo il potere economico sia tutto e il potere politico sia solo una sua appendice; una visione non binoculare, ma monoculare, o al pi bioculare. In realt, come gi sapeva Schumpeter, i capitalisti da soli non sono nemmeno in grado di difendere i propri interessi. Vedremo che la crisi sistemica attuale non fa che riconfermarlo.

sfridi e molte contraddizioni che fanno s che questo rapporto sia solo tendenziale e imperfettibile. La ragione fondamentale che il Potere del Territorio segue una logica da noi detta a campi-di luoghi (ad esempio il consolidamento di un potere statale o di una conquista territoriale), mentre il Potere del Denaro segue una logica a campi-di-flussi (ad esempio lacquisizione di unimpresa o laumento del capitale sociale), che differente dalla prima (anche in questo caso i due concetti sono una rielaborazione di due nozioni di Arrighi). In analogia col rapporto di aggiunzione del Potere, abbiamo poi introdotto il rapporto di aggiunzione del Valore, P-V, che si instaura tra la produzione capitalistica e i processi di realizzazione del valore, ossia tra estrazione del profitto e sua realizzazione sul mercato. Anche in questo caso le logiche distinte nei due campi rendono il rapporto di aggiunzione solo tendenziale e intrinsecamente imperfetto (le crisi di sovrapproduzione ne sono un esempio). Infine consideriamo il rapporto di aggiunzione della Societ, S-Mt, tra la Societ e il Mercato, dove troviamo allopera la necessit (per ora vincente) del capitalismo di subordinare la Societ ai suoi processi di valorizzazione e la resilienza della societ nei confronti del Mercato. 2. Il complesso intreccio tra gli elementi e le dinamiche di questi tre rapporti di aggiunzione la societ capitalistica concreta, che caratterizzata, proprio per la complessit delle diverse logiche che interagiscono o interferiscono, da ci che con Karl Polanyi chiamiamo doppio movimento, in avanti e allindietro, verso il futuro e verso il passato, verso il progresso e verso la conservazione. Inoltre, in questo intreccio che nascono e si sviluppano noti paradossi, come quello di Triffin riguardo le key currencies (nel nostro caso il Dollaro) o lUnholy Trinity di Mundell e Fleming, che abbiamo chiamato Triangolo Inconsistente del Denaro e sul quale abbiamo disegnato un secondo triangolo relativo alle possibili inconsistenze nella gestione del potere nella societ capitalistica, che abbiamo chiamato Triangolo Inconsistente del Potere ed collegato al primo dalle politiche monetarie. Tutte le usuali nozioni di equilibrio fanno di fatto riferimento, in un modo o in un altro, solo al rapporto di aggiunzione del Valore. Sono esercizi formali autoconsistenti che funzionano solo nei periodi in cui le restanti dinamiche sono sufficientemente stabili. Che per sono momenti molto brevi. Poi il loro movimento travolge ogni tentativo di definire lequilibrio al di fuori dellintreccio dei tre rapporti di aggiunzione e impedisce che tramite quei metodi formali si possano predire le grandi crisi e i loro andamenti. Nel libro si sostiene che lattuale crisi una crisi sistemica perch sono state messe in discussioni le coordinate, materiali, economiche, finanziarie, politiche, geopolitiche, fisicoecologiche e persino culturali, che hanno permesso il ciclo di espansione materiale a guida statunitense che seguito per una ventina danni alla II Guerra Mondiale, guerra che aveva definitivamente risolto la precedente crisi sistemica del ciclo di espansione a guida britannica. La finanziarizzazione non stata quindi la causa della crisi, come solitamente si sostiene, bens ne stata un tentativo di gestione, che per lha aggravata. Come avrebbe detto Marx, ha spostato poco pi in l le contraddizioni che causano la crisi per ritrovarsele di fronte, ingigantite. Il cumulo storico di contraddizioni della crisi attuale fa di essa una crisi epocale del capitalismo termoindustriale occidentale, iniziato con la Prima Rivoluzione Industriale. Il capitalismo un particolare sistema dissipativo lontano dallequilibrio termodinamico, che deve continuamente scambiare con lambiente esterno energia, materia ed entropia (per questa ragione, la dialettica interno/esterno centrale nel libro). Ci spiega il ruolo fondamentale dellimperialismo coloniale europeo e del commercio mondiale nella nascita del capitalismo occidentale; cos che il capitalismo occidentale stato lesito di un processo che Arrighi e Amin definiscono di estroversione con una direzione retrograda (dal commercio estero allindustria, allagricoltura invece che il contrario). Il fatto di avere preso forma compiuta come termoindustriale rende inestricabile il rapporto tra capitalismo occidentale e imperialismo.

Quindi limperialismo non una fase superiore del capitalismo occidentale, ma una sua caratteristica originaria e connaturata, cosa che obbliga a non abbandonare mai lattenzione e la vigilanza sul tema della guerra e della pace (un punto purtroppo sottovalutato o persino disconosciuto da una sinistra che pendola tra astrazioni superimperialistiche e la subordinazione culturale alle politiche imperiali). E stata proprio la progressiva chiusura di spazi esterni che ha iniziato e poi aggravato la crisi sistemica. Questa chiusura si manifestata con la nascita di competitor globali che hanno messo in discussione il sistema organizzato a Bretton Woods nel 1944. Prima lEuropa (tuttavia vincolata politicamente agli Usa), poi a causa della gestione della crisi tramite la globalizzazione finanziarizzata, giganti politicamente indipendenti come la Cina o in generale i Brics. 3. Le crisi sistemiche sono annunciate da quelle che Arrighi chiama crisi spia. Nel nostro caso si trattato della dichiarazione di inconvertibilit del dollaro in oro del 1971, il Nixon Shock. Noi sosteniamo che con quella dichiarazione gli Usa annunciavano al mondo che il sottostante della moneta internazionale, il Dollaro, non era pi loro o un altro riferimento metallico, bens direttamente ed esclusivamente la posizione di potere globale degli Stati Uniti. Linsostenibilit della parit del Dollaro con loro era dovuta alla combinazione dei meccanismi del paradosso di Triffin con la politica antiegemonica di alcuni Paesi, in particolare la Francia gaullista, e la perdita degli Usa della posizione di opificio del mondo. Una crisi sopraggiunta velocissima, se si pensa che venticinque anni prima gli Usa erano usciti dalla II Guerra Mondiale in una posizione di strapotere politico, militare, economico e finanziario globale forse senza precedenti storici. In realt, e questa unaltra tesi del lavoro, la precedente crisi sistemica era stata cos prolungata e profonda (Lunga Depressione 1873-1895, I Guerra Mondiale, Grande Crisi del 1929, II Guerra Mondiale) che solo una potenza eccezionale avrebbe avuto la capacit di mobilitare le enormi risorse fisiche, economiche, finanziarie, politiche e sociali per rilanciare un periodo di espansione materiale mondiale. E quindi solo gli Stati Uniti ebbero la capacit di farlo. Ma lenorme scala delle risorse mobilitate ha fatto s che esse abbiano dato vita a un ciclo sistemico di accumulazione senza precedenti ( stato infatti chiamato ventennio doro del capitalismo) che proprio a causa della sua scala ha bruciato le sue stesse basi in un lasso di tempo eccezionalmente breve, generando unenorme sovraccumulazione di capitali non pi investibili produttivamente. Questa controvarianza ricorsiva tra scala delle risorse da mobilitare e durata della loro mobilitazione spiega, a nostro parere, losservazione empirica di Giovanni Arrighi, che il cicli di sviluppo sistemico si accorciano, i periodi di caos sistemico si allungano e le potenze egemoni sono via via sempre pi grandi. 4. A partire dalla crisi spia del Nixon shock, legemonia degli Stati Uniti si sarebbe retta su un meccanismo basato sul loro famoso doppio deficit, quello del debito pubblico e delle partite correnti; cosa assolutamente paradossale se detto meccanismo non fosse stato sostenuto dal prepotere globale degli Usa. Impossibilitati a cambiare in oro i dollari in surplus, le banche centrali estere potevano solo, de re anche se non proprio de jure, comprare titoli del debito pubblico americano, che cos diventavano lo standard effettivo: il Treasury-bill standard. Nel libro sosteniamo che questo meccanismo ha configurato una vera e propria finanziarizzazione di Stato. Ma questa finanziarizzazione, che permetteva lemissione continua di nuovi dollari nei circuiti monetari mondiali, entr immediatamente in contrasto coi grandi detentori privati di capitali mobili il cui valore veniva eroso dalla politica monetaria espansiva statunitense. Ne nacque un lungo conflitto, tra il 1971 e il 1979, tra le agenzie governative statunitensi e gli istituti finanziari privati che spostarono in Europa e nei paradisi off-shore il mercato dei capitali mobili, facendo leva sulleurovaluta e in seguito i petrodollari. Si pu dire che in quel periodo, caratterizzato dalla sconfitta americana in Vietnam e quindi della perdita della prospettiva di

dominio sullAsia oltre il Medio Oriente, il rapporto egemone di aggiunzione del Potere era entrato in una crisi profonda che rischiava di travolgere sia il Potere del Territorio sia il Potere del Denaro. Questa crisi era ingigantita dalle sempre maggiori esigenze della sfera finanziaria che per via del forte rallentamento dellespansione materiale (caduta del saggio di profitto, ecc.) aveva il compito di valorizzare il capitale che fuoriusciva dalleconomia reale, trasformandolo in capitale portatore dinteresse, cio capitale fittizio, speculativo. Il conflitto tra il Potere del Territorio statunitense e il Potere del Denaro si ricompose con il Volcker shock, ovvero con una feroce politica deflattiva che inizi negli Stati Uniti e si propag in tutto il mondo, accompagnata da una determinatissima lotta di classe dallalto contro ogni singola conquista precedente del mondo del lavoro. Con la deregulation dei mercati finanziari, terreno sul quale Stati Uniti ed Europa si inseguivano a vicenda, gli Usa decisero di estendere allalta finanza cosmopolita parte dei privilegi della finanziarizzazione di Stato. Il rapporto di aggiunzione del Potere in questo modo si ricomponeva sotto il segno della gestione finanziarizzata della crisi, lalta finanza spostava il suo centro a New York, a poche ore dauto dalla capitale politica statunitense, e a Londra, capitale politica del fedelissimo junior partner degli Stati Uniti. I grandi istituti finanziari, in special modo le banche dinvestimento, diventavano di fatto le nuove compagnie private dotate di privilegi, ossia con la parziale facolt di conduzione di guerre e di formazione dello Stato, per conto della loro potenza di riferimento (il recente attacco allo spread un esempio di questi privilegi). Nel Vecchio Continente, invece, un rapporto di aggiunzione europeo non si formato a causa di interessi, gelosie e pregiudizi contrapposti (a volte sostenuti dalleffettiva esperienza storica) e quindi non si istituita una vera finanziarizzazione di Stato (permessa solo con una moneta imperiale), cos che la corsa alla deregulation e alla finanziarizzazione in risposta a quelle statunitensi, iniziata dal socialista francese Delors, ha finito per configurare unUnione Europea azzoppata con una moneta unica altrettanto zoppa e del cui andamento claudicante si approfittata la Germania. 5. La doppia finanziarizzazione ad egemonia statunitense, quella di Stato e quella privata trainata e sostenuta dalla prima, ha permesso finora con la globalizzazione (Washington Consensus) di intercettare il valore reale creato nei nuovi e spesso colossali centri di produzione mondiali, Cina, India, Indonesia, Brasile, eccetera. Ma ora il patto mefistofelico di alleanza firmato a suo tempo col Volcker shock rischia di fare saltare di nuovo tutto per aria, Potere del Denaro e Potere del Territorio. I continui bailout di istituti finanziari di fatto falliti, lemissione inarrestabile di incalcolabili quantit di dollari, congiuntamente alla crescita di enormi competitor internazionali politicamente indipendenti dagli Usa, rischiano di uccidere la credibilit della valuta statunitense come valuta imperiale. Non solo, ma questi nuovi centri insistono sugli spazi geografici e sulle risorse indispensabili al capitalismo termoindustriale occidentale per appropriarsi di ci che definisco natura relativamente non capitalizzata, cio esterna ai rapporti di produzione e riproduzione del centro capitalistico che la utilizza, essenziale per contrastare la caduta del saggio di profitto. In definitiva, i paradossi intrinseci alla finanziarizzazione, innanzitutto la sua crescita geometrica che entra inevitabilmente in contrasto con la crescita aritmetica delleconomia reale, di fatto la sua insostenibile autoreferenzialit, e la progressiva chiusura degli spazi esterni al sistema capitalistico termoindustriale occidentale, spingono verso una nuova fase della crisi sistemica globale. Lipotesi sostenuta nel libro quella di una prossima compartimentalizzazione delle aree geopolitiche e geoeconomiche; ovverosia di un mondo policentrico. La crisi europea e le convulsioni dellEuro rientrano in questo processo. In altri termini, saremmo di fronte a una nuova fase di gestione della crisi sistemica che sar caratterizzata dalla definanziarizzazione e dalla deglobalizzazione.

PIERO PAGLIANI

AL CUORE DELLA TERRA E RITORNO

Parte Prima Teoria, conflitti e societ nella crisi sistemica

Piero Pagliani, laureato in Filosofia presso lUniversit Statale di Milano, collabora con diverse universit indiane nel campo della Logica Matematica e ha tenuto conferenze e lezioni in Francia, Romania, Polonia, Canada, Giappone, Stati Uniti e Cina. Oltre a decine di articoli scientifici ha pubblicato con Mihir Chakraborty del Dipartimento di Matematica Pura dellUniversit di Calcutta, la monografia A Geometry of Approximation. Rough Set Theory: Logic, Algebra and Topology of Conceptual Patterns (Springer-Verlag: New York, 2008). E autore di Alla conquista del cuore della Terra. Gli USA dallegemonia sul mondo libero al dominio sullEurasia (Edizioni Punto Rosso: Milano, 2003) e Naxalbari-India. La rivolta nella futura terza potenza mondiale (Mimesis: Milano, 2007). Ha pubblicato articoli di analisi politica su diversi periodici ed frequente contributore del sito Megachip. Nel 2010 ha pubblicato presso Mimesis il romanzo Il punto fisso. E autore del documento filmato La grazia e la violenza (2007) sulle lotte dei contadini contro gli espropri nel Bengala Occidentale, spiegate dalla scrittrice indiana Mahasweta Devi. Il documento stato al centro di una puntata della trasmissione Rai Radio Tre Mondo ed stato proiettato in varie citt italiane e a Calcutta. Sulla situazione politico-sociale indiana ha tenuto conferenze e relazioni presso Universit e in vari centri culturali e sociali italiani. Per lassociazione culturale Punto Rosso ha tenuto una relazione su monocentrismo e policentrismo al Forum Sociale Europeo di Parigi del 2003.

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Piero Pagliani, 2013

INDICE DELLA PARTE PRIMA I. STORIA DI ELEFANTI CHE VOLANO.......................................................................... II. DALLA CRISI DEL MARXISMO A UN MARXISMO DELLA CRISI? ............................................. 1. Mani invisibili e imperi visibili. ............................................................................................... 2. Capitalismo e Territorio nellepoca attuale: un riorientamento.......................................... 3. La teoria al tempo della crisi ................................................................................................... 4. La politica di sinistra al tempo della crisi .............................................................................. III. METODOLOGIA: LA LOGICA DEL RAPPORTO DENARO-POTERE..................................... 1. Accumulazione, rapporto Denaro-Potere e crisi sistemiche ............................................. 2. I rapporti di aggiunzione fondamentali.................................................................................. IV. DENARO, POTERE, TERRITORIO E IL MISTERO DELLIMPERIALISMO.......................... 1. Impostazione del problema..................................................................................................... 2. Viaggio verso il cuore della Terra: il nuovo secolo americano...................................... 3. Il cerchio teorico non quadra.................................................................................................. 4. Ritorno dal cuore della Terra: il vecchio secolo americano........................................... 5. Lera di Obama......................................................................................................................... V. LIFE, WISDOM, KNOWLEDGE AND INFORMATION: IDEOLOGIA E CRISI .......................... 1. Crisi e crolli, collassi ed estinzioni (del capitalismo)........................................... 2. Imposture intellettuali, macrocosmo naturale e microcosmo sociale.............................. 3. Il macrocosmo, il microcosmo e le loro enclosures: comunit ed ecologia................... 4. Macrocosmo e microcosmo: produzione, conoscenza e capitalismo cognitivo........ VI. DOPO MARX, DOPO LENIN E DOPO MAO TSE-TUNG....................................................... 1. Dal general intellect ai popoli oppressi attraverso la classe operaia ..................................... 2. Oppressi e oppressori ............................................................................................................. 3. Dalla Rivolta dei Ciompi a Speenhamland: sulla classe e la sua autonomia.................... 4. Valorizzazione e subalternit. Classe e coscienza infelice.................................................. VII. ESPANSIONE E CONTRAZIONE ............................................................................................ 1. Premessa metodologico-politica............................................................................................ 2. Gli imperialismi........................................................................................................................ 3. Suocere vs nuore: le contraddizioni dei rapporti di aggiunzione ..................................... 4. La doppia logica e le crisi sistemiche.................................................................................... 5. Metodi di accumulazione differenziale: ampiezza-profondit, esterno-interno ........... VIII. LA CRISI SISTEMICA ATTUALE............................................................................................. 1. Si fa presto a dire finanziarizzazione ............................................................................... 2. La logica del Capitale e la logica del Potere nelle crisi sistemiche ................................... 3. La crisi del ciclo sistemico britannico................................................................................... A. Excursus: il soggetto-lavoratore nel nuovo scenario ........................................................ 4. La guerra dei trentanni 1914-1945 e la nascita del potere globale statunitense............. 5. Il ciclo sistemico statunitense e linizio della sua crisi......................................................... 6. La crisi del ciclo sistemico statunitense e linizio della finanziarizzazione ..................... 7. La globalizzazione ................................................................................................................... B. Excursus: Regole e deregolazione dal punto di vista politico .............................................. 5 21 21 23 27 30 35 35 42 59 59 61 63 64 77 83 83 85 88 107 133 133 140 144 156 165 165 169 176 178 181 189 189 192 194 200 207 213 228 247 257

Storia di elefanti che volano

I. Storia di elefanti che volano


1. Questo libro non ha conclusioni scolpite nel marmo. Non pu averne. Lo svolgimento della crisi sistemica, imprevedibile non solo nei particolari, nei fenomeni singoli o nei suoi comportamenti nel medio-lungo periodo, ma persino in quelli di breve, non permette conclusioni. Consente solo di verificare la correttezza, necessariamente parziale, delle sue interpretazioni e di verificare che essa sfugge a tutti i modelli, anche i pi blasonati, del mainstream economico, attualmente ortodossi o attualmente eterodossi, che nonostante il loro raffinato approccio formale, assume un carattere che oscilla tra lautoreferenzialit e lideologia. Ma se Sparta piange Atene non ride. La crisi sistemica attuale non solo la tomba dell'economicismo borghese, lo anche di quello proletario, o meglio della variante medio-tardo marxista della scienza economica classica e del suo ruolo di supporto allo storicismo e alla teleologia del passaggio dal capitalismo al comunismo. 2. La giustificazione pi profonda dellinterpretazione economicistica del pensiero di Marx sta probabilmente nel fatto che per il grande pensatore la descrizione scientifica, partendo dalle cellule elementari del modo di produzione capitalistico doveva astrarsi da particolari di natura politica. Nella ricerca di questa purezza giocarono due fattori. Il primo era linfluenza dei paradigmi scientifici messi a punto proprio nellOttocento e che Marx adatt alle scienze umane in una variante espressa nella famosa Introduzione del 1857 incardinata attorno al formidabile concetto di astrazione determinata. Ma proprio seguendo con fedelt il metodo dellastrazione determinata si scopre il secondo fattore, cio il fatto che lanalisi marxiana del capitalismo fu consentita dalla cornice materiale offerta da un periodo di stabilit sistemica. Anzi, un eccezionale periodo di stabilit: la lunga pace dei 100 anni del continente europeo dovuta da un lato al predominio della Gran Bretagna sugli equilibri continentali e dallaltro lato al libero scambio unilaterale britannico, reso possibile da quello non libero e ineguale con lImpero. Nel corso del tempo le cose cambiarono: la Lunga Depressione (1873-1896) stravolse il quadro dei rapporti di forza globali e il modo di operare del capitalismo occidentale e penso che si possa avanzare lipotesi che ci abbia influito sulla nolont di Marx di pubblicare i restanti volumi del Capitale, che rimasero tutti inediti nei sedici anni che separarono la pubblicazione del Libro I dalla morte dellautore. Similmente oggi impossibile, nel mezzo delle convulsioni della crisi, pensare di potere avere un pensiero sistematizzato di analisi della realt - che ci sfugge di momento in momento sotto il nostro naso - per il superamento radicale dello stato di cose presenti. Eppure un pensiero analitico alternativo e una strategia di ribaltamento dei rapporti sociali capitalistici sono resi urgenti proprio dalla crisi sistemica e dai danni irreparabili, sociali prima e naturali poi, che i tentativi per gestirla e superarla stanno producendo. Dovremo in ogni caso essere consapevoli che, volenti o nolenti, potremo sviluppare solo approssimazioni e che meglio non fidarci di chi sostiene di avere la ricetta pronta.

Al cuore della Terra e ritorno - Parte Prima

Se ci obbliga a un atteggiamento pluralistico, dove il risultato politico pi importante del principio teorico-analitico (che facilmente destinato a deteriorarsi in fretta), per necessario evitare leclettismo, che con facilit favorisce la controparte. Due obiettivi in contrasto. Un altro sintomo delle contraddizioni che stiamo attraversando. Purtroppo non abbiamo molti strumenti a nostra disposizione. Il pensiero critico cosiddetto postmoderno, tranne che in rari casi, si rivelato essere fonte di superficialit che sono state esaltate dal sedicente pensiero progressista e dal suo circo Barnum mediatico, alle varie prove dei fatti sostegno ideologico-pubblicitario a ogni nefasta iniziativa dellavversario. 3. La dinamica nevrastenica della crisi non permette pi nemmeno allunica superpotenza rimasta, gli Stati Uniti dAmerica, di elaborare e praticare grand strategies. Si procede invece per accumulo di elementi che vengono approntati a volte in modo estemporaneo, vuoi aggiustando il tiro in una determinata situazione, vuoi sfruttando unoccasione, vuoi scatenando vari tipi di forza: politica, diplomatica, militare e finanziaria. In altre parole, si tirano pragmaticamente i fili di eventi che solo in parte possono essere preventivati e governati, senza seguire una strategia top-down, bens una strategia bidirezionale a pietre miliari (per usare una terminologia mutuata dallIntelligenza Artificiale): contemporaneamente dallalto e dal basso, dagli obiettivi e dai fatti disponibili, badando per che le linee si incrocino in determinati punti (le pietre miliari) considerati imprescindibili (ad esempio il controllo sulle fonti energetiche o il contenimento di questo quel competitor internazionale). George Bush Jr e i neocons avevano invece in testa una strategia top-down, vale a dire guidata meccanicamente da grandi obiettivi: bisognava conquistare questo e quellaltro, secondo una tabella di marcia prestabilita, col metodo tradizionale del dispiegamento diretto e unilaterale dellineguagliabile potenza bellica statunitense. Gi con lultimo anno della seconda amministrazione Bush, ci si accorse per che le cose non andavano come previsto. Il feroce Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, fu sostituito dal pragmatico Robert Gates, che lancor pi pragmatico Barack Obama ha tenuto in carica fino allaprile del 2011, con buona pace in chi vedeva, o ancora testardamente vede, nel presidente nero un redentore. In realt Obama ha proseguito la transizione di strategia iniziata dallultimissimo Bush, passando dallaperta conquista, in nome della lotta contro il Male, a un pi ragionevole leading from behind, basato su una strategia di destabilizzazione dal basso, seguita da un intervento dallalto, che tanta confusione fa fare alla sinistra. Il fine sempre lo stesso: la supremazia planetaria degli Usa, lunico elemento che permetta a un Paese sempre pi sfidato da fattori destabilizzanti interni ed esterni di ergersi come virtuoso sacerdote dellordine mondiale e non finire invece in una situazione di caos domestico, una volta che fosse scoperto che il re nudo: ma anche lunico elemento che in assenza di una nuova governance mondiale possa apparire come un argine al caos mondiale che essi stessi causano. Questo un punto di forza formidabile. Se gli Usa impediranno che altri Paesi organizzino una governance mondiale, nella quale essi sarebbero inter pares e nemmeno primi, il ricatto pu continuare a funzionare. Una sfida politica giocata con elementi militari, diplomatici, finanziari e ideologico-culturali.

Storia di elefanti che volano

4. Non avendo conclusioni, questo libro non pu avere una prefazione che, come si sa, si scrive proprio dopo le conclusioni. Pu per avere una non-prefazione in cui espliciter subito gli ingredienti che compongono il discorso che verr svolto e i suoi punti di riferimento. Innanzitutto ho cercato di riferirmi a Marx il pi possibile. Non per fedelt o nostalgia, ma perch se non si procede dal grande rivoluzionario tedesco a mio modo di vedere non si va da nessuna parte. Di conseguenza cercher di capire le radici della crisi sistemica attuale sulla base di argomenti che privilegiano il concetto di rapporto sociale, dove la societ non un concetto astratto ma un intreccio di fattori e di dinamiche che percorrono luoghi fisici che sono dominati da rapporti politici. In termini molto sintetici interpreter ci che sta accadendo come crisi sistemica geo-socio-ecologica. In terzo luogo, cercher di mostrare che lenorme sviluppo della sfera finanziaria non unanomalia nel capitalismo ma una conseguenza dei limiti sociali allo sviluppo materiale capitalistico e del fatto che la sfera finanziaria la sfera predominante nel capitalismo. Infine interpreter il processo di autovalorizzazione del capitale, cio della sua trasformazione da una quantit D in una quantit accresciuta D, che lunico fine del capitalismo, come una forma di lotta per il potere. Di conseguenza potere, nelle sue varie declinazioni e forme, forse il concetto chiave che ricorrer nel libro. Questo modo di procedere un distacco da Marx solo apparente. Marx non esplicita mai il motivo della spinta allinfinita valorizzazione del capitale. Questa forza viene analizzata nelle sue modalit, nei suoi effetti e nelle interrelazioni sociali di tali effetti, ma la sua natura non spiegata. Un po come in Newton la forza di gravit viene scientificamente descritta ma la sua natura non spiegata. Sappiamo per che Marx considera laccumulazione senza fine di danaro come la fonte principale di potere nella societ capitalistica. Nel Capitolo 23 del Libro I del Capitale, trattando proprio della legge generale dellaccumulazione capitalistica, Marx parla testualmente di smania di dominio del capitale. Tuttavia la posta in gioco di questa smania di dominio stata usualmente relegata allo sfruttamento della forza-lavoro per lestrazione del massimo profitto. Un concetto poco chiaro che tuttavia stato usato in termini moralistici per introdurre unidea di sfruttamento estratto con la frusta laddove Marx invece asseriva che il capitalista partecipa alla produzione del plusvalore di cui si appropria. E vi partecipa in quanto depositario dei saperi necessari ai processi di produzione e di riproduzione. Sono questi saperi che gli permettono il controllo dei mezzi di produzione, al di l dei rapporti di propriet. Questi saperi non sono solo tecnici, non riguardano solo la produzione in senso materiale. Riguardano innanzitutto i processi di ri-produzione della societ capitalistica. E questi saperi, a loro volta, derivano da posizioni di potere, sono quindi politici prima che tecnici. Se, in accordo con Max Weber, possiamo allora pensare che la logica di produzione segue una strategia dettata da saperi strumentali (in sintesi plasmati sul principio del minmax, massimo risultato col minimo dei mezzi - un concetto ideal-tipico come quello di massimizzazione del profitto), nei processi di riproduzione della societ capitalistica intervengono strategie che hanno effetto sulla stessa dimensione strumentale (ad

Al cuore della Terra e ritorno - Parte Prima

esempio indicando cosa bisogna produrre, i margini di profitto da raggiungere, i margini di contrattazione con la forza-lavoro) ma che sono dettate dalle strategie di conduzione del conflitto intercapitalistico per il potere. In Marx il concetto di forza, che collegato a quello di potere, ha uno status contraddittorio. Da una parte nel noto capitolo sullaccumulazione originaria utilizzato per spiegare la nascita del capitalismo europeo. Tuttavia subito dopo aver esposto ci, Marx afferma: Per il corso ordinario delle cose loperaio pu rimanere affidato alle leggi naturali della produzione, cio alla sua dipendenza dal capitale, che nasce dalle stesse condizioni della produzione, e che viene garantita e perpetuata da esse. E un punto centrale e delicato. Infatti non unaffermazione isolata in Marx e ad essa possiamo affiancare la critica di Engels a Dring: Se la spada ha la magica potenza economica che Dring le attribuisce, perch nessun governo ha potuto mai effettivamente imporre che una moneta cattiva avesse alla lunga il valore di distribuzione di una buona, o che degli assegnati avessero il valore di distribuzione delloro? E dove quella spada che esercita il comando sul mercato mondiale? Il commento usuale a passi come questi stato: Come vedete tutto si basa sulleconomia. Effettivamente Engels aveva una certa propensione per il positivismo (secondo lui la scienza proletaria doveva essere allo stesso livello della miglior scienza borghese). Tuttavia, nello specifico, quel commento fa torto a Engels. E lo dico asserendo contemporaneamente che, come vedremo, da pi di mezzo secolo il governo degli Stati Uniti riuscito a imporre con la spada proprio la sua moneta cattiva come se fosse una moneta buona e ad esercitare il comando sul mercato mondiale. E una contraddizione? S, una contraddizione, ma reale come vedremo. Tuttavia, Engels in quel passaggio voleva principalmente ribadire la teoria del valore-lavoro e dello sfruttamento di Marx, che descrive come lestrazione di plusvalore si basi proprio sulla compravendita formalmente equa della merce forza-lavoro e non su unestorsione di tipo schiavistico. In secondo luogo, ma forse pi importante, n per Marx n per Engels i rapporti sociali capitalistici si basavano sulla pura imposizione, bens su una combinazione di dominio e di egemonia, ovvero di uso della forza e di rispecchiamento dei dominati negli interessi dei dominanti. Lidea della pura imposizione contrasta, infatti, direttamente con la concezione marxiana dellalienazione dei rapporti sociali capitalistici, cio del ribaltamento dei rapporti tra persone in rapporti tra cose (le merci) e della personificazione dei rapporti tra le cose. Questa la caratteristica interna di fondo delle societ capitalistiche. Una caratteristica che per valere ha bisogno per, come vedremo in dettaglio, di condizioni esterne. Questa dialettica esterno/interno, caratterizza tutta la storia del capitalismo occidentale e la ritroviamo nella forma della combinazione tra dominio ed egemonia, nella relazione originaria tra imperialismo e capitalismo e, in termini pi generali, nel lungo processo di separazione tra economia e politica complementata dal loro indispensabile ma instabile intreccio che ha dato luogo ad un sistema che ha bisogno di dissipare allesterno le proprie enormi contraddizioni interne, come vedremo con pi precisione nella seconda parte del lavoro. Per via di questa instabilit, alcune fasi della storia del capitalismo sono caratterizzate da equilibrio, altre da un prevalere della politica, altre infine da un prevalere delleconomia. Ma nessuno di questi stati permanente e nessuno di essi si riscontra uniformemente in tutti i luoghi del capitalismo nel medesimo tempo.

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5. La guida metodologica di questo lavoro quindi il concetto di separazione e scambio tra Potere del Denaro e Potere del Territorio introdotto magistralmente da Giovanni Arrighi nel suo Il Lungo XX Secolo. Denaro, Potere, e le Origini del Nostro Tempo 2. Ci che seguir, pur essendo di mia responsabilit, non concepibile al di fuori di quel concetto e delle conseguenti nozioni di ciclo sistemico e di crisi sistemica. Su queste nozioni ho innestato elementi di altre analisi che hanno fatto fare un salto in avanti al pensiero critico, ognuna importante per intuizioni specifiche indipendenti tra loro e a volte anche in contrasto. Una contraddizione dovuta alla fase che stiamo attraversando, che va oltre le singole soggettivit, volont e personalit. Marx sar presente dallinizio alla fine, anche per capire fenomeni che ci sono stati descritti come novit epocali. Non per deferenza ad alcuna tradizione, ch, anzi, penso che occorra rompere con le tradizioni per andare avanti, ma perch proprio questa rottura richiede che si siano fatti i conti col passato, come diceva Gramsci, e fin dove possibile meglio non reinventare la ruota. Oltre al capolavoro citato, ho fatto mio anche lapproccio che Giovanni Arrighi espose in un altro importante lavoro che il chiacchiericcio mediatico e accademico italiano ha gettato immediatamente nel dimenticatoio: La geometria dellimperialismo, del 1978. In esso Arrighi invitava a utilizzare schemi pseudoformali per mettere un ordine simbolico al caos dei dati empirici pur senza lasciarsi portare troppo oltre dalle possibilit esplicative di detti schemi. E' un suggerimento che ho seguito, et pour cause. Essendo fondamentalmente un logico matematico e dedicandomi alla politica solo obtorto collo (cio perch le cose vanno troppo male per non occuparsene) mi capita di utilizzare schemi e concetti matematici per cercare di ragionare anche su cose che per loro natura si sottraggono a una matematizzazione vera e propria. Non sono quindi interessato a introdurre unimpossibile formalizzazione alternativa delleconomia o di parti delle scienze sociali. Ho solo sottoposto la mia analisi a un ordine simbolicoconcettuale per vedere se quellordine suggerisce direzioni di analisi prima ignorate. A seguito di ci ho interpretato il rapporto di separazione/scambio tra Potere del Denaro, ovvero il complesso economico e finanziario, che indichiamo con D, e Potere del Territorio, ovverosia il complesso istituzionale, politico, diplomatico, militare e ideologico, che indichiamo con T, come un rapporto di aggiunzione, un concetto matematico molto fecondo che ci mette sulla strada giusta per definire una nozione di equilibrio pi ampia e comprensiva di quella economica. Credo che ci abbia dato i suoi frutti e se ne parler all'inizio, nella parte dedicata alla metodologia. Non possibile capire n lo sviluppo n le crisi sistemiche, da un lato, n le guerre e i conflitti intercapitalistici, dallaltro, se si sottovaluta il ruolo di questo rapporto. 6. Hannah Arendt in Le origini del totalitarismo diceva che unaccumulazione infinita di ricchezza deve necessariamente accompagnarsi ad una accumulazione infinita di potere (Arendt, 1966, p. 199).
Economista, sociologo e storico, militante di movimenti di liberazione, docente presso universit africane e poi statunitensi, Giovanni Arrighi si spento nel 2009 a Baltimora. Il mio debito verso di lui esplicito e lo considero un maestro personale da quando lo frequentavo, da studente liceale, allepoca della mia militanza giovanile nella sinistra extraparlamentare:
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isintellettualistoria2.myblog.it/archive/2009/06/26/piero-pagliani-ricordo-di-giovanni-arrighi.html.

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Unaffermazione folgorante, che per sembra far intendere che laccumulazione di potere sia uno strumento per laccumulazione di ricchezza, subordinando quindi la gestione di tale potere (tipicamente attraverso lo Stato) alle finalit e ai bisogni dei capitalisti. Giovanni Arrighi riconsidera il rapporto tra quelle due forme di accumulazione e sottolinea due cose. La prima che le dimensioni delle giurisdizioni dei centri capitalistici dominanti sono sempre troppo ristrette rispetto alla finalit di valorizzazione infinita del capitale, cosa implicitamente riconosciuta da Marx quando parla della sequenza Venezia, Olanda, Inghilterra e Stati Uniti dei centri capitalistici dominanti. Ma aggiunge che se da una parte questa sequenza dimostra come nel capitalismo sia insita uninarrestabile spinta a infrangere tutti gli ostacoli che cercano di limitarlo, dallaltra, con buona pace delle sue ottimistiche attese relative alla inarrestabile spinta del capitalismo a superare qualsiasi barriera, Marx doveva dunque ammettere che, nel concreto della storia, quella spinta aveva patito tutti i limiti fisici e istituzionali gi individuati da Smith (Arrighi, 2007, p. 101). E un punto centrale, perch si afferma che da una parte lo sviluppo capitalistico avviene allinterno di contenitori, fisici, giuridici, sociali, culturali, politici, istituzionali e infine tecnologico-scientifici e che i limiti di detti contenitori devono continuamente essere abbattuti da parte del capitalismo. Dallaltra si asserisce che tale necessit si scontra col fatto che lo sviluppo capitalistico non pu compiutamente deterritorializzarsi e quindi deve fare i conti coi limes fisici, politici e sociali di un territorio. Le stesse risorse naturali hanno limiti fisici, ma ancora pi certi, evidenti e dimmediato significato politico sono quelli dati dai confini sociali e giurisdizionali che ne inducono la scarsit relativa, prima ancora di quella assoluta. La crisi sistemica attuale, ovvero la fine del ciclo daccumulazione materiale coordinato ed egemonizzato dagli Stati Uniti, nasce a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta da motivi spiegabili con queste limitazioni ai meccanismi di produzione e riproduzione delle societ capitalistiche. E lultima, in ordine temporale, della sequenza di crisi sistemiche che ha fin qui caratterizzato la storia del capitalismo e descritta dalla successione Venezia, Olanda, Inghilterra e Stati Uniti. La finanziarizzazione delleconomia subentrata in ogni momento di soluzione di continuit di questa successione, ovvero quando il processo di espansione materiale di un ciclo sistemico egemonizzato da una di quelle Potenze ha iniziato a sperimentare ostacoli gravi. Ogni nuovo ciclo ha necessariamente mobilitato risorse fisiche e sociali maggiori di quello precedente. Risorse sempre pi ampie che hanno dato luogo a unespansione materiale sempre pi veloce e che quindi sono state bruciate sempre pi in fretta cos che le fasi di stabilit sono state sempre pi brevi in quanto la loro durata stata inversamente proporzionale alla scala delle risorse mobilitate e alla conseguente velocit di espansione materiale delleconomia. Per questi motivi sostengo che anche supponendo che una singola potenza, o un consorzio di potenze capitalistiche in condominio, riesca a mobilitare le risorse necessarie per dare lavvio a una nuova fase di espansione materiale mondiale, la prossima crisi sarebbe ancora pi ravvicinata, devastante e di difficile soluzione. Se poi nemmeno si formasse quella volont capitalistica di governance mondiale, allora i limiti fisici, laddove confermati, si tramuterebbero immediatamente in limes politici e geopolitici che acuirebbero i conflitti.

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7. Per apprezzare meglio quanto detto ritorniamo allaffermazione di Hannah Arendt. Ci chiedevamo quale sia la causa e quale leffetto tra accumulazione infinita di ricchezza ed accumulazione infinit di potere. Sarebbe comodo rispondere: Sono entrambe causa ed effetto, per mutua ricorsione. E una buona risposta formale, ma non molto soddisfacente perch nasconde le complesse e contraddittorie relazioni tra accumulazione e potere. In tal senso lanalisi di Giovanni Arrighi un formidabile passo avanti verso il chiarimento. E questo passo avanti avviene sotto linsegna di un altro concetto chiave, sopra accennato: la lotta strategica intercapitalistica. Un fenomeno affrontato anche da Marx. Nel Capitolo 22 del Libro I del Capitale, analizzando la trasformazione del plusvalore in capitale, a un certo punto si afferma: [...] lo sviluppo della produzione capitalistica rende necessario un aumento continuo del capitale investito in unimpresa industriale, e la concorrenza impone a ogni capitalista individuale le leggi immanenti del modo di produzione capitalistico come leggi coercitive esterne. Lo costringe ad espandere continuamente il suo capitale per mantenerlo, ed egli lo pu espandere soltanto per mezzo dellaccumulazione progressiva [...]. Laccumulazione la conquista del mondo della ricchezza sociale. Essa estende, oltre la massa del materiale umano sfruttato, anche il dominio diretto e indiretto del capitalista . Ancora una volta laccumulazione capitalistica descritta come lotta per la conquista della ricchezza sociale in quanto lotta per il (pre)dominio. Infatti in una nota a pi di pagina a questo passo, Marx aggiunge: Lutero rende benissimo la brama di dominio come elemento dellistinto dellarricchimento in quella antiquata se pur sempre rinnovata forma del capitalista che lusuraio. E segue una lunga citazione. Brama di dominio, dunque, conquista della ricchezza sociale, lotta per prevalere (sottoforma di concorrenza, duale del processo di accumulazione). Non solo, vedremo che Marx ha perfettamente ragione a sostenere che lusuraio, ovvero colui che si dedica alla circolazione del capitale, una forma antica ma sempre rinnovata di capitalista. Infatti il denaro linizio, la causa, il principio primo e la fine, il risultato del rapporto sociale capitalistico, ovvero della subordinazione dell'intera societ alla valorizzazione del capitale. 8. Ogni crisi un momento fondamentale di riorganizzazione del sistema capitalistico. Esso non pu esistere senza crisi, perch le genera coi suoi meccanismi e perch esse sono il motore del suo rinnovamento, quindi del suo permanere. Al di l della divisione tecnica del lavoro, le crisi operano distruzioni creatrici degli equilibri che si creano allinterno della divisione sociale del lavoro, distruzioni creatrici dovute alla continua ricerca di valorizzazione dei capitali e alle lotte che essa genera. Le crisi sistemiche segnano epoche. Come sottolinea Arrighi, esse non coincidono con le crisi cicliche, e si differenziano anche da quelle descritte da Kondratiev, ad esempio per via dellaumento incrementale del loro ritmo: abbiamo visto che le fasi di sviluppo sistemico si accorciano e quelle di caos sistemico si allungano. Le crisi sistemiche sono in primo luogo dovute alla contraddizione tra la necessit del capitalismo di allearsi con i depositari dei limes fisici, giuridici e istituzionali, cio gli Stati nazionali, e quella contrapposta di trascenderli a causa della spinta alla valorizzazione che si basa su contraddizioni intrinseche che producono unincessante richiesta di esternalit. In questo processo possiamo vedere intrecciarsi:

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a) conflitti allinterno della sfera del Potere del Territorio, tra parti politiche della stessa formazione sociale particolare (stato-nazione); b) conflitti allinterno della sfera del Potere del Territorio tra diverse formazioni sociali particolari; c) conflitti intercapitalistici (nazionali e internazionali) allinterno della sfera del Potere del Denaro; d) conflitti sociali (tipicamente i conflitti di classe) allinterno della sfera del Potere del Denaro; e) conflitti rivoluzionari, ovvero conflitti sociali allinterno del Potere del Territorio. Chiameremo i primi tre conflitti inter-dominanti o conflitti orizzontali e gli ultimi conflitti dominanti/dominati o conflitti verticali, dove col termine dominante si intende in generale un agente che ha facolt di prendere decisioni rilevanti in un certo ambito e ha i mezzi per cercare di applicarle. E lintreccio di questi conflitti che porta alla sovraccumulazione di capitale, intesa in senso generale come una situazione in cui i profitti generati dagli investimenti produttivi, ossia dallespansione materiale D-M-D', dove M sta a indicare la merce e quindi D-M linvestimento in commercio e industria e M-D la realizzazione del valore prodotto e quindi del profitto, non sono pi considerati remunerativi per il capitale accumulato, che quindi deve trovare altre occasioni di autovalorizzazione. 9. [...] nel passaggio dalla frase sovrapproduzione di merci alla frase plethora of capital c' in realt un progresso. In cosa consiste? Nel fatto che i produttori si contrappongono non come semplici possessori di merci, ma come capitalisti. Marx, Teorie sul plusvalore.
[...] si pu verificare una accumulazione, una sovrabbondanza di capitale da prestito, che sia connessa allaccumulazione produttiva, soltanto nel senso che queste due accumulazioni sono inversamente proporzionali luna allaltra [...]. La sovrabbondanza di capitale da prestito esprime [in questo caso] un ristagno del capitale industriale [e] la sovrabbondanza del capitale da prestito esprime precisamente il contrario della accumulazione effettiva. [...] Abbiamo visto ... che si pu verificare una accumulazione del capitale da prestito, senza che vi sia traccia di accumulazione effettiva, mediante mezzi puramente tecnici, quali una espansione e concentrazione del sistema bancario ... . La massa del denaro prestabile cresce perci in realt in modo del tutto indipendente dallaccumulazione effettiva. Marx, Il Capitale, Libro III.

Sia in Arrighi sia in Harvey, la sovraccumulazione informalmente definita come una situazione in cui a ulteriori investimenti in produzione e commercio fa riscontro una riduzione del tasso di profitto sotto il livello considerato tollerabile (Arrighi)3. Sebbene questo termine possa indicare in generale la sovraccumulazione di capitale in tutte le forme in cui si presenta, quindi capitale-denaro, capitale costante (mezzo di produzione), capitale variabile (forza-lavoro), e capitale-merce, tuttavia nella crisi
Mentre la sovrapproduzione provocata da una carenza di capitali che cercano investimento nelle merci, la sovraccumulazione caratterizzata da una sovrabbondanza di capitali il cui investimento va oltre il livello necessario a evitare la caduta del saggio di profitto e mantenere la sicurezza complessiva del commercio - cfr. Arrighi, 1996, pp. 132 e 297.
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sistemica attuale i segnali di fuoriuscita dagli investimenti produttivi per un lungo periodo iniziale non sono stati accompagnati uniformemente da indici di sovracapacit e quindi di sovrapproduzione. La sovraccumulazione si manifestata in primo luogo sottoforma di accumulazione di capitale-denaro eccessiva rispetto alle opportunit di investimento produttivo. Da qui la forte spinta alla finanziarizzazione che ha da subito caratterizzo la crisi sistemica. E allinizio di questo fenomeno che si pu situare con rigore informale il concetto di livello tollerabile di profitto. Tuttavia un concetto aperto, perch non viene detto cosa si intenda per livello tollerabile. E giustamente, perch un livello definito da un complesso di parametri che varia storicamente. Infatti, ci dice Arrighi, la sua unindagine storico-empirica, non teorica. Ad ogni modo, possiamo cercare di precisare quel livello accettabile seguendo un interessante suggerimento degli economisti Jonathan Nitzan e Shimshon Bichler: esso stabilito da un differenziale di profitto rispetto a una media di riferimento. Questo differenziale, nella nostra lettura, quello che permette la conduzione dei conflitti strategici intercapitalistici, utilizzando in modo privilegiato lo scambio politico col Potere del Territorio, messo in luce da Arrighi e che tra poco illustreremo. Da un lato questa linea interpretativa prolunga quella tradizionale marxiana che vede nella concorrenza un meccanismo sovrapersonale che impone agli agenti capitalistici di aumentare il proprio potere per sopravvivere (in un regime di accumulazione allargata si sopravvive solo se si incrementa il potere relativo; in altri termini, ed anche unesperienza esistenziale di molti, si come nel mondo di Alice dove bisogna correre sempre pi in fretta solo per rimanere fermi e non tornare indietro). Tuttavia essa la travalica adeguandola alle trasformazioni che il capitalismo occidentale ha subito dalla seconda met dellOttocento a oggi e alle caratteristiche della presente crisi sistemica, come vedremo nel testo. 10. Le crisi sono affrontate con vari tipi di strumenti. Jonathan Nitzan e Shimshon Bichler li hanno studiati in modo sistematico inquadrandoli nella loro teoria della accumulazione differenziale, dove il termine differenziale, come si deduce dal paragrafo precedente, si riferisce pi a un differenziale di potere che non a un differenziale puramente economico. Come vedremo in dettaglio, gli strumenti si possono suddividere in due tipi fondamentali: quelli che operano in ampiezza e quelli che operano in profondit. Possiamo affermare in anticipo che quelli in ampiezza sono collegabili allaccumulazione per espropriazione descritta da David Harvey (anche se Nitzan e Bichler non ne fanno riferimento), mentre quelli in profondit possono essere riportati allaccumulazione per aumento del tasso di plusvalore. In altre parole, ci troviamo in presenza dei due corni del problema: imperialismo e capitalismo (occidentale). Due lati della stessa medaglia. Operare in ampiezza o in profondit ha effetti diversi e quindi il risultato di tali sforzi dipende dalla natura della crisi da affrontare: si operer in ampiezza se la crisi da sovraccumulazione di capitali, in profondit se la crisi da sovrapproduzione di merci. Dato che la prima caratterizza linizio delle crisi sistemiche, e dato che la sovrapproduzione ha effetti di feed-back che ampliano la sovraccumulazione, chiaro che i due approcci si mischiano anche se Nitzan e Bichler per la crisi sistemica attuale riescono a suddividere periodi prevalentemente in ampiezza e periodi prevalentemente in profondit. La gestione in ampiezza della crisi cerca di opporsi alla caduta del tasso di profitto tramite

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un aumento della massa di profitto. Specularmente lapproccio in profondit cerca di ripristinare un saggio di profitto accettabile essenzialmente tramite un aumento del saggio di plusvalore. Il tipico strumento che opera in ampiezza sono le mergers and acquisitions, ovvero lacquisizione di ricchezza e capacit produttiva gi esistente, mentre il tipico strumento che opera in profondit il cost-cutting, il taglio dei costi, ovvero le politiche di attacco diretto ai lavoratori salariati, le esternalizzazioni e la diminuzione dei costi degli input. Ne segue che i due tipi di gestione della crisi faranno capo a gruppi differenti di dominanti, tendenzialmente pi globalizzati quelli che operano in ampiezza e pi localizzati sul territorio quelli che operano in profondit. Tendenzialmente perch in realt siamo di fronte a vasi comunicanti, dove i due principali intermediari sono la finanza e la politica. Ad esempio il taglio dei costi diventa un passaggio obbligato per ottenere finanziamenti per le intraprese che rimangono vincolate al ciclo di accumulazione tramite investimenti materiali nazionali e multinazionali. Tuttavia, in presenza di sovraccumulazione e bassi saggi di profitto vengono evitati nuovi investimenti in capitale fisso. Il capitale dominante cercher quindi non tanto di tagliare i costi con innovazioni tecnologiche, quanto di estendere il suo potere acquisendo ricchezza finanziaria e ricchezza gi esistente. In ci il credito diventa, come diceva Marx, unarma nuova e terribile nella lotta della concorrenza ... trasformandosi infine in un immane meccanismo sociale per la centralizzazione dei capitali. I processi di mergers and acquisitions sono infatti ad ogni effetto processi di centralizzazione dei capitali (laddove il cost-cutting uno strumento che favorisce la concentrazione di capitale), che solo raramente hanno strategie industriali alle spalle. In realt si hanno centralizzazioni senza concentrazioni, finanziate con debito esterno senza una contemporanea crescita di grandi imprese verticalmente integrate, ma piuttosto con il proliferare di unit produttive disperse e messe in rete, dentro una catena transnazionale del valore e filiere gerarchicamente stratificate (Bellofiore, 2009, p. 19). Una centralizzazione, cio, che permette il ridisegno organizzativo e tecnico della produzione, ma pi che altro induce una ristrutturazione della divisione internazionale del lavoro. Il taglio dei costi e quindi laccumulazione per aumento del saggio di plusvalore non di per s unoperazione che porti a diventare capitale dominante. Anzi, si pu dire, come rilevava gi Marx, che laccumulazione stessa un processo lentissimo se paragonato alla centralizzazione. Le politiche di mergers and acquisitions, ovvero di privilegio della massa di profitto contro il saggio di profitto, diventano infatti le subdole e potenti armi per scalare le posizioni di dominanza allinterno della gerarchia del capitale. Ovvero il modo di utilizzare la crisi per la scalata al Potere del Denaro. Ma ci non pu essere fatto senza lappoggio del Potere del Territorio. E questa liaison fornita dai flussi finanziari tramite il medium del debito pubblico. In questo senso il credito effettivamente e definitivamente unarma terribile.
Il credito pubblico diventa il credo del capitale. E col sorgere dellindebitamento dello Stato, al peccato contro lo spirito santo, che quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico. (Marx, 1970a, v. 3, p. 214).

In realt, il meccanismo del credito un processo ricorsivo che si interrompe quando subentra la sfiducia nel debitore. E se il debitore lo Stato, tale sfiducia coincide con la

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sfiducia nelle sue prerogative: sovranit, capacit di formazione dello Stato, strategie di incremento di potenza. Ovvero, come vedremo tra poco, quando si pensa che lintreccio delle contraddizioni insite nei processi di accumulazione infinita di potere e di denaro non siano pi risolubili. 11. Se il credito larma terribile di questi processi di centralizzazione e riorganizzazione, allora la facolt di scelta delle strategie passa decisamente nelle mani dei capitalisti finanziari. Con ci si torna allorigine storica e logica del capitalismo occidentale, unorigine che ha visto lo Stato autore di conquiste coloniali e di altre forme di appropriazione violenta (come il commercio triangolare atlantico basato sulla tratta degli schiavi) che a loro volta permisero quellapprovvigionamento finanziario differenziale che fu investito nelle invenzioni della prima rivoluzione industriale, dando lavvio al capitalismo industriale europeo caratterizzato dal ciclo D-M-D.
Giovanni Arrighi commenta questo movimento storico asserendo una cosa di importanza fondamentale. Il moderno capitalismo europeo ha avuto origine dalla estroversione di un centro (lInghilterra) verso lo spazio esterno, trainata dal commercio estero, combinata con un processo di retroversione dal commercio estero allo sviluppo industriale e agricolo nazionale. Ma lintero processo che conduce al capitalismo occidentale che nasce da una necessit di estroversione: quella delle piccole citt-stato italiane. Una necessit dovuta alla limitatezza delle loro risorse territoriali in relazione alla loro capacit di accumulazione (basata sullindustria di prodotti ad alto valore aggiunto - armi a Milano o tessuti a Firenze - o direttamente su pratiche finanziarie da parte dei mercanti-banchieri pisani e fiorentini). Come si vede il fattore territoriale ha dettato i termini storici dello sviluppo del capitalismo in Occidente. Un fattore che troviamo allopera analizzando lorigine della separazione dei produttori dai mezzi di produzione. In Inghilterra la separazione dei produttori agricoli dai mezzi di produzione durante laccumulazione originaria avvenuta nei modi descritti da Marx, mentre negli Stati Uniti la divisione tecnica e organizzativa del lavoro si basata sulla sovrappopolazione relativa dovuta allimmigrazione (facilitata e persino promossa dalle autorit) e dalla schiavit. Ci creer difficolt e, paradossalmente, nuove opportunit al capitalismo statunitense. Infatti, quando si apriranno nuovi spazi geografici nello statocontinente americano, con la colonizzazione dellOvest, si apriranno ipso facto nuovi spazi sociali e la divisione tecnica e organizzativa sar messa in discussione. La possibilit per loperaio della costa Est di poter piantare baracca e burattini ed emigrare allOvest, fece di lui il peggior operaio del mondo, come stato detto, individualista e indisciplinato; violentissimo nelle rivendicazioni. E per questo motivo che i capitalisti industriali statunitensi furono spronati allinnovazione tecnica e allautomatizzazione.

Il possesso del denaro, D, libert di scelta sul modo con cui trasformarlo nella quantit accresciuta D. Ha quindi perfettamente ragione Arrighi quando dice che il movimento di investimento D-M una forma di rigidit (una particolare scelta stata compiuta), mentre la fuoriuscita M-D una riacquisizione di libert (varie scelte sono nuovamente possibili). M-D anche il movimento che fa ritornare il capitale, con laggiunta dellinteresse, al capitalista finanziario, cio a chi rappresenta la quintessenza del capitalismo, colui che permettendo linvestimento D-M d lordine effettivo al sistema economico di mobilitare le risorse. Chi riceve il credito ha quindi solo il permesso di dirigere tale mobilitazione di risorse, ovvero di disporre delle condizioni oggettive di produzione. Il

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capitalista non quindi limprenditore, ma colui che mette a disposizione dellimprenditore le risorse finanziarie necessarie per far prendere una strada nuova al sistema economico, come dice Arrighi citando Schumpeter, per il quale il banchiere il capitalista per eccellenza, colui che permette che allimprenditore vengano affidate le forze produttive. E questa la ragione per cui i mercati finanziari sono e sono sempre stati il centro di comando del sistema capitalistico (Joseph Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico). La preminenza della finanza quindi un dato storico e logico nel capitalismo occidentale reale, cos come la sua natura estroversa, ergo intrinsecamente imperialistica. I capitalisti finanziari acquisiscono quindi unimmensa discrezionalit che ha conseguenze su milioni di persone. Ma questo aumento di potere ha anche leffetto di spostare il fuoco del conflitto intercapitalistico allinterno stesso della sfera finanziaria. Dato che i meccanismi capitalistici si oppongono come oggettivi agli stessi capitalisti, anche i meccanismi finanziari si oppongono agli stessi agenti del capitalismo finanziario come oggettivi, nel medesimo modo in cui oggettivo il mondo delle cose. Per tutti, quindi, la possibilit di rimanere attori sulla scena la valorizzazione allinfinito del capitale che essi controllano. I singoli finanzieri adotteranno quindi le misure specifiche per trasformare D in D allinterno di quella sfera. E qui che ha un senso il termine prodotto finanziario. Si tratta infatti di riprodurre il ciclo D-M-D in un ambito in cui M non collegato direttamente al commercio e allindustria, bens per sua natura derivato da indici relativi allo sviluppo materiale, con ci dando inizio a una stratificazione di derivazioni: gli elefanti che volano evocati da Thomas Friedman:
Mi ora chiaro che non abbiamo fatto altro che sostituire la bolla di Internet con la bolla dell11 settembre. Entrambe le bolle ci hanno rinstupiditi. La prima era stata finanziata da investitori spericolati, e la seconda da un Congresso e da unamministrazione altrettanto spericolati. Nel primo caso il pubblico era stato forviato dagli analisti di borsa di Wall Street, che gli dicevano che le vecchie regole non si applicavano pi - che gli elefanti possono volare. Nel secondo caso, il pubblico stato forviato dagli economisti della Casa Bianca, che rifilavano gli stessi nonsense. La prima finita tra le lacrime e cos succeder per la seconda. Perch, come ha dimostrato la bolla internet, gli elefanti possono s volare - ma solo se per poco tempo (Friedman, 2004 -trad. mia).

Ma in realt lidea che gli elefanti possano volare solo per poco tempo accoglibile se si accetta che la ricchezza delle nazioni stia in M, non in D. A prima vista questa sembra una concezione pi smithiana che marxiana. Tuttavia Marx la riprende quando nella Critica al Programma di Gotha asserisce che la vera ricchezza consiste nei valori duso (e quindi nella Natura, che la fonte dei valori duso, non il lavoro come sostenevano i socialisti tedeschi!)4. Ma non un ritorno al naturalismo dei valori (duso) concreti - come potrebbe dopo che Marx ha gi sviluppato le linee di fondo della sua teoria del credito? In questa critica Marx intende invece sottolineare che nei
I borghesi hanno i loro buoni motivi per attribuire al lavoro una forza creatrice soprannaturale; perch dalle condizioni naturali del lavoro ne consegue che luomo, il quale non ha altra propriet allinfuori della sua forzalavoro, deve essere, in tutte le condizioni di societ e di civilt, lo schiavo di quegli uomini che si sono resi proprietari delle condizioni materiali del lavoro. Egli pu lavorare solo col loro permesso, e quindi pu vivere solo col loro permesso. (Marx, 1976).
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rapporti sociali capitalistici la trasformazione della natura immediatamente merce. E quindi unit contraddittoria di valore duso e di valore (di scambio). Ovvero: la ricchezza nel capitalismo occidentale lesito incessante di un processo dove il valore duso la ricchezza prodotta e quello di scambio la sua misura. E D in quanto si trasformer in D, in qualche modo, in qualunque modo. Ne segue che combattere la finanziarizzazione per privilegiare M su D, dove M lultimo termine del ciclo M-D-M, vuol dire di fatto voler abbandonare il capitalismo occidentale (quello descritto da Marx) per un capitalismo che seguendo le indicazioni di Arrighi possiamo definire smithiano, nel quale il denaro (D) solo un mezzo per la trasformazione di un insieme di merci (M) in un altro (M) di utilit maggiore (Arrighi, 2008, p. 89). E una soluzione? In linea teorica ci potrebbe persino aggravare i problemi di sostenibilit ambientale, dato che il ciclo M-D-M un ciclo di espansione materiale. Inoltre non ci sarebbe nemmeno alcuna garanzia di sostenibilit sociale, anche se diminuirebbe la polarizzazione indotta dal capitalismo finanziario e riprenderebbe centralit il lavoro materiale. A parte ci, nel bel mezzo di una crisi sistemica di tale natura questo obiettivo richiederebbe un collasso del sistema finanziario mondiale e dei suoi elefanti che volano. Bisogna allora chiedersi che cosa li tenga in volo. Essi sono finora stati tenuti in volo non solo da manovre di estorsione e da trucchi contabili, ma da una precisa volont politica sistemica. Per quanto innaturali possano essere, essi sono intrinseci al potere nella configurazione geo-socio-ecologica che fino ad oggi si dato per venire a capo della crisi sistemica. Mai come ora il capitalismo occidentale si basato sulla triade potere militare/potere finanziario/potere politico-culturale. Larcano della biopolitica sta tutto qui: non in una presunta assoluta sospensione della legge del valore, ma in una ben pi prosaica, anche se epocale, crisi di sovraccumulazione. Fino ad oggi, abbiamo detto, perch comunque sia il volo degli elefanti non dura in eterno. Il resto del mondo vive in differenti condizioni, basi pensare ai Brics. Differenti ma non autonome, per vari motivi tra i quali: (i) difficolt a creare un nuovo standard monetario internazionale che sostituisca quello basato sul Dollaro e il debito pubblico statunitense, vedi Capitolo VIII.5)5. (ii) difficolt a rompere i cinque monopoli fondamentali indicati da Samir Amin: 1) tecnologico (ricerca teorica e applicata), 2) finanziario, 3) controllo delle risorse fondamentali (idrocarburi fossili, settore chimico-agricolo-farmaceutico) e 4) monopolio degli armamenti, ai quali si deve aggiungere 5) il monopolio culturale e dei mezzi di comunicazione (cfr. Amin, 1999b). (iii) Difficolt dei singoli Paesi ad asserire in campo globale la propria sovranit nazionale congiunta. 12. Questi fattori sono intrecciati in modo contraddittorio. Alla vigilia dellaccensione della spia della crisi sistemica attuale, nel 1971 con la dichiarazione di inconvertibilit del Dollaro in oro, una parte di queste contraddizioni venne sintetizzata nella famosa incompatibilit trinitaria di Mundell-Fleming che mostra il trade-off tra le varie scelte
Chi, come la Libia, ha cercato di farlo anche solo localmente si tirato addosso la feroce vendetta degli Usa e dei loro lacch.
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di politica monetaria. Come vedremo, questa impossibilit, che chiamer Triangolo Inconsistente del Denaro, esprimeva molto bene i termini della frattura del rapporto di aggiunzione T-D, cio del rapporto di scambio politico del capitale con il potere territoriale statunitense, che era maturata durante la guerra del Vietnam. Frattura che veniva guidata dalla grande finanza privata. Ma al Triangolo Inconsistente del Denaro occorre affiancarne un altro: il Triangolo Inconsistente del Potere che descrive il trade-off che investe le scelte di carattere politico, sociale e di politica economica. La sospensione di questi due trade-off, a loro volta intrecciati, proprio ci che viene etichettato come volo degli elefanti ed resa possibile non da sospensioni intrinseche delle leggi capitalistiche, ma proprio dal materialissimo rapporto di aggiunzione T-D, che nellodierna crisi sistemica a sua volta per ora garantito proprio dal volo di quegli elefanti. Siamo quindi ancora di fronte alle dinamiche del potere. Si ha quindi un bellaccusare Obama di aver riversato nelle ingorde tasche di Wall Street miliardi di dollari dei contribuenti e di aver messo nella sua amministrazione i topi a guardia del formaggio. Sapeva bene quel che faceva: innanzitutto in una situazione di sovraccumulazione lerogazione di credito al commercio e industria pu significare un prestito a fondo perduto; in secondo luogo, cosa pi importante, il volo degli elefanti, come si detto, permette il permanere del rapporto di aggiunzione T-D e a sua volta il rapporto T-D consente agli elefanti di volare. Il loro atterraggio, o il loro abbattimento, non dipende quindi da nessuna bronzea legge delleconomia, ma dalla posizione globale di forza di quel dato rapporto di aggiunzione. Non un caso che oggi gli elefanti volanti europei, e i loro specifici rapporti di aggiunzione T-D subdominanti, siano bersagliati da quello predominante (vedi Parte Seconda, Capitolo II.5). Il rischio per gli Usa, potenza in cui incarnato il rapporto di aggiunzione T-D predominante, sono le forze telluriche aperte o sotterranee che mettono in discussione il loro ruolo mondiale. Forze che sono imprevedibili, o che quanto meno noi, ordinary people, non siamo in condizione di prevedere, ma solo di intuire, non avendo accesso a nessuna particolare fonte di informazione privilegiata. Dobbiamo quindi riportare al centro dellanalisi il rapporto di aggiunzione T-D predominante, che non stato ancora sparigliato (storicamente lo hanno fatto sinora le guerre mondiali e non le scritture contabili). Un rapporto che come si visto si basa su un medium necessario e non sostituibile nel capitalismo occidentale: la finanza. 13. Il capitalismo occidentale quindi il frutto di una specifica combinazione di istituzioni politiche ed economico-commerciali, contenute in una specifica struttura di potere e in una specifica struttura territoriale. E difficile sottovalutare queste specificit, anche le pi fisiche. Ad esempio il fatto che lInghilterra fosse unisola la poneva al riparo da nemici terrestri riducendo enormemente le spese di protezione dello Stato e pot cos concentrarsi sullo sviluppo della marina commerciale, militare o con funzione mista (cio con poteri militari e amministrativi) come la Compagnia britannica delle Indie Orientali dotata di privilegi. La posizione insulare, in altri termini, permise allInghilterra la dominazione sui mari e sul commercio internazionale sotto il deciso impulso allestroversione dato dalle limitate risorse nazionali, cos come era successo prima di lei alle citt-stato italiane e allOlanda. Cos mentre piccole entit proto-nazionali o pre-nazionali uscite dal disfacimento di grandi imperi (il Sacro Romano Impero a sua volta germogliato

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sulle spoglie dellImpero Romano) davano limpulso iniziale al capitalismo europeo e ne impostavano la natura immediatamente imperialistica, il grande e stabile impero cinese intraprendeva una strada totalmente differente (vedi Parte Seconda, Capitolo II.2). E anche per queste considerazioni che reputo azzardato il termine, ormai di moda, di imperialismo cinese per descrivere il suo attuale espansionismo commerciale. In Europa, militarismo e statalismo furono invece gli alleati della protoborghesia e della successiva borghesia pienamente sviluppata, mentre la nobilt imprestava personale politico alla borghesia (cfr. Parte Seconda, Capitoli I.2 e II.1). Le politiche espansive territoriali, da Elisabetta I in poi, permisero lapprovvigionamento finanziario di cui si detto (un esempio di come una logica non capitalistica possa servire da battistrada alla logica capitalistica); le politiche di enclosure crearono il proto-proletariato urbano; le grandi opere infrastrutturali ottocentesche (si pensi solo alle ferrovie) e il debito pubblico oliarono definitivamente i meccanismi dellaccumulazione capitalistica. In quel periodo non era affatto errato affermare che lo Stato era il comitato daffari della borghesia. Con limpero britannico del libero scambio si giunse infine allesempio pi compiuto di rapporto di aggiunzione T-D. Un rapporto paritetico allinsegna dello standard aureo, che era un modo perch il capitalismo non partisse per la tangente ma rimanesse vincolato alle sue basi territoriali, per quanto piccole o artificialmente vaste potessero essere ma comunque coordinate dalla potenza egemone britannica. Un modo per garantire stabilit e progresso, espansione materiale. 14. Ci dovremo infine chiedere quali fattori influiscono sulle scelte macroeconomiche di gestione capitalistica della crisi. E noto che le politiche espansive di Johnson e Nixon, che concorsero al Nixon shock, cio alla dichiarazione dinconvertibilit in oro del Dollaro, erano dovute non solo alle politiche di potenza statunitensi, ma anche al tentativo di evitare gli effetti depressivi che lausterit fiscale e la stretta creditizia avrebbero generato. In altre parole, i due presidenti pi guerrafondai della seconda met del secolo scorso non se la sentivano di affrontare gli alti costi sociali e politici di una politica deflattiva6. Con la conseguenza che il repubblicano Nixon a un certo punto ammise: Adesso siamo tutti keynesiani. Incidentalmente, ci dimostra che keynesiano non significa assolutamente progressista (anche i nazisti e i fascisti in fondo erano keynesiani), ma tutto deve essere messo in relazione alle politiche di potere complessive. In quella decisione giocava quindi il trade-off triangolare tra: a) impianto democratico e politiche sociali, b) espansione di potenza, c) politiche fiscali e monetarie. E questo che indichiamo come Triangolo Inconsistente del Potere. Un triangolo dellimpossibilit che raddoppia e sintreccia con quello che abbiamo chiamato Triangolo Inconsistente del Denaro: linconciliabilit triangolare tra a) tassi di cambio fissi, b) libera circolazione dei capitali, e c) politica monetaria indipendente7. Questi trade-off triangolari non sono esercizi accademici, ma rappresentano contraddizioni reali del capitalismo realmente esistente. Li discuteremo nei Capitoli III e IV e li vedremo allopera nella Sezione VIII. Come si vedr, il primo deducibile da unanalisi
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Anche per gli effetti dellonda lunga del movimento dei diritti civili e delle rivolte del 68. Questo triangolo noto anche come Unholy Trinity o Impossible Trinity.

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delle scelte di politica economica degli anni immediatamente precedenti e seguenti il Nixon shock, mentre la Unholy trinity di Mundell-Fleming deriva da osservazioni suggerite dalla situazione che si era creata proprio alla vigilia del Nixon shock. C quindi poco di teorico, anche perch le decisioni politiche sono il risultato della composizione di pi forze. Come si detto, proprio quando le impossibilit triangolari vengono sospese che si dice che gli elefanti volano. E gli elefanti possono continuare a volare nella misura in cui le contraddizioni delle impossibilit triangolari possono essere scaricate allesterno. Questo processo di esternalizzazione, oggi chiamato pomposamente Globalizzazione, segue le linee ramificate delle gerarchie di potere mondiali ed estremamente sensibile ai loro cambiamenti. Tramite esso il redde rationem della sovraccumulazione, ovvero la svalutazione drammatica di capitale (capitale denaro, capitale merce, capitale mezzo di produzione e capitale variabile), stato finora allontanato, diluito, rimandato. Quanto a lungo ci possa durare solo una questione di rapporti di forza. Solo un rapporto di forza favorevole poteva infatti consentire al Segretario al Tesoro di Richard Nixon, John Connally, di dire al resto del mondo: The dollar is our currency, but your problem. Aveva perfettamente ragione. Come vedremo, la globalizzazione finanziarizzata, cosiddetta neolibrista, un modo di ignorare i rendimenti decrescenti degli investimenti produttivi nellOccidente termoindustriale e si basa su una logica imperiale abbastanza semplice: a) sulla capacit dei centri imperiali e subimperiali di intercettare il valore prodotto mondialmente e b) sulla possibilit della potenza dominante di sopperire alle carenze di valore prodotto intercettato, attraverso quello che stato definito paradossale keynesismo privato. Sono quindi condizioni dipendenti dai rapporti di forza nel sistema-mondo, che a loro volta influiscono proprio sui rendimenti dellespansione materiale nelle varie regioni in cui questo sistema suddiviso. Ne nasce uninsostenibilit sistemica del meccanismo della globalizzazione finanziarizzata che fa pensare che siamo alla vigilia di una definanziarizzazione e deglobalizzazione, cio alla fine del volo degli elefanti volanti. Ma gli elefanti volanti non atterrano in modo morbido. Sia che vengano abbattuti, sia che cerchino di effettuare atterraggi di emergenza, arrivano a terra rovinosamente in un modo che pu sembrare improvviso, inaspettato, ma che in realt dovuto alle sotterranee manovre del Potere.

PIERO PAGLIANI

AL CUORE DELLA TERRA E RITORNO

Parte Seconda La crisi che verr. Definanziarizzazione e deglobalizzazione

Al cuore della Terra e ritorno - Parte Seconda

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Piero Pagliani, 2013

INDICE DELLA PARTE SECONDA

I. VERSO UN NUOVO PARADIGMA ........................................................................................ 1. Per unanalisi critica ........................................................................................................ 2. Il doppio movimento e il cosiddetto capitalismo assoluto .................................. 3. Il doppio movimento e le rivoluzioni dallalto ...................................................... A. Excursus: filosofia, politica e metodologia................................................................ 4. Struttura-sovrastruttura, varianza-invarianza, societ-natura ..................................

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II. IPOTESI DI LAVORO PER UNA TEORIA DELLA CRISI SISTEMICA .................................. 69 1. Sul capitalismo termoindustriale occidentale ............................................................. 69 2. Su capitalismo e natura................................................................................................... 74 3. Sulla metodologia............................................................................................................ 89 B. Excursus: La politica e la dialettica forma/funzione ............................................... 97 4. Sullautonomia della sfera finanziaria......................................................................... 100 C. Excursus: Il modello della instabilit finanziaria e la crisi sistemica................. 105 5. Sulla crisi europea.......................................................................................................... 117 D. Excursus: LEuropa, adeguamento agli Usa e lotta di classe dallalto.................. 129 E. Excursus: Il problema della sovranit monetaria .................................................... 132 6. Sulla societ e il carattere della crisi............................................................................. 134 III. LA PROSSIMA FASE DELLA CRISI SISTEMICA.................................................. 1. Verso la definanziarizzazione e la deglobalizzazione................................ 2. La nuova fase: regionalizzazione e problema Europa........................... 3. Leggere la nuova fase................................................................................ F. Excursus: Modelli e realt......................................................................... 4. La transizione............................................................................................. 5. Che fare?..................................................................................................... 141 141 147 158 166 172 175

INDICE ANALITICO ............................................................................................................... 181 BIBLIOGRAFIA.................................................................................................... 209

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La prossima fase della crisi sistemica

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III. La prossima fase della crisi sistemica


La convertibilit delle cambiali si sostituita alla metamorfosi delle merci stesse. [...] Una legislazione bancaria inconsulta e stupida ... pu aggravare ulteriormente questa crisi monetaria. Non esiste tuttavia legislazione bancaria che possa scongiurarla. [...] A prima vista sembra quindi che la crisi nel suo complesso, sia unicamente una crisi creditizia e monetaria. Ed effettivamente si tratta in realt unicamente della convertibilit delle cambiali in denaro. Ma queste cambiali rappresentano, per la maggior parte, acquisti e vendite reali che, avendo assunto unestensione di gran lunga superiore al bisogno sociale, sono in definitiva la base di tutta la crisi. Inoltre una massa enorme di queste cambiali rappresenta soltanto affari truffaldini che vengono ora finalmente a galla e scoppiano; inoltre rappresentano speculazioni fatte con capitale altrui e non riuscite; in fine capitalimerce deprezzati o del tutto invendibili, oppure riflussi che non possono pi attuarsi. Tutto questo sistema artificiale di ampliamento violento del processo di riproduzione, non pu naturalmente essere risanato per il fatto che una banca, ad esempio la Banca dInghilterra, fornisca in carta a tutti gli speculatori il capitale che fa loro difetto ed acquisti al loro antico valore nominale tutte le merci ora deprezzate. Del resto tutto qui si presenta deformato, perch in questo mondo di carta non appaiono mai il prezzo reale ed i suoi reali elementi, ma soltanto lingotti, denaro sonante, banconote, cambiali, titoli. Questa deformazione soprattutto visibile in quei centri in cui, come Londra, confluiscono tutte le operazioni finanziarie del paese, cosicch il processo nel suo insieme sfugge alla comprensione. meno sensibile invece nei centri di produzione. Marx, Il Capitale, Libro III

1. Verso la definanziarizzazione e la deglobalizzazione


1. Possiamo sintetizzare quanto finora esposto, affermando che lattuale crisi sistemica causata dagli effetti di ci che possiamo definire dilatazione materiale dello spazio capitalistico occidentale e duale contrazione del suo tempo che ha avuto luogo a partire dalla fine della II Guerra Mondiale. Questenorme dilatazione, per molti versi mai sperimentata prima in quanto ampiezza e profondit, ha provocato una crisi di crescita per due ordini di motivi. Innanzitutto perch tale dilatazione ha fatto crescere potenze con pretese contrapposte a quelle dei centri capitalistici termoindustriali occidentali finora dominanti, secondo una contraddizione sistemica fondamentale che tra poco analizzeremo in dettaglio. Ne nasce quindi una contestazione del rapporto di aggiunzione mondiale del Potere che fa diminuire progressivamente la disponibilit di spazi fisicosociali da collocare nella gerarchia ramificata di differenziali di sviluppo che sono necessari al capitalismo termoindustriale occidentale in quanto sistema dissipativo. In altri termini diminuisce la sua possibilit di scaricare allesterno gli effetti entropici che produce e in particolare la disponibilit di natura relativamente non capitalizzata appropriabile. In secondo luogo, aumenta la perturbazione ecologica di risorse che si sono formate prima dellavvento dellhomo sapiens. Come affermano Moore e Harvey, siamo in presenza di contraddizioni nate dal fatto che per poter trasformare la natura in un magazzino di pezzi di ricambio si impone ad essa una disciplina temporale di riproduzione che destabilizza la rete di relazioni necessarie a sostenere innanzitutto [la]

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produzione di valore [duso]8. In realt, questa rete di relazioni si regge su configurazioni sistemiche che vengono messe continuamente in crisi. La globalizzazione finanziarizzata cosiddetta neoliberista stata il pi recente tentativo di riorganizzare lintero globo per sfuggire a queste contraddizioni, ma ha aggiunto agli effetti entropici dellaccumulazione reale quelli suoi propri, tra i quali risalta lenorme espansione monetaria e di capitale fittizio9. Questi effetti entropici si combinano moltiplicando le contraddizioni che quindi sono solo state spostate pi in l, ingigantite. Il punto di vista dal quale stiamo ripercorrendo tutta la vicenda ci permette non solo di capirne le ragioni in modo pi profondo, ma anche di prevedere verosimili sviluppi della crisi. In termini generali, lincrocio tra la dialettica del rapporto di aggiunzione del Potere e quella del Valore significa lincrocio dei limiti geopolitici con quelli socio-naturali allappropriazione/esternalizzazione che la prima aveva favorito con la globalizzazione finanziarizzata e che stata un tentativo inizialmente riuscito di oltrepassare proprio questi limiti. La crescente difficolt dei centri storici termocapitalistici a esternalizzare i costi di riproduzione, materiali e finanziari, e ad avvalersi di natura appropriata induce per oggi una corrispondente crescente difficolt al mantenimento della supremazia finanziaria e di conseguenza a sfruttare la globalizzazione. Possiamo per comodit descrivere quanto sta accadendo come un fenomeno di rendimenti decrescenti economici e politici nellesplorazione e sfruttamento dello spazio geo-socio-ecologico attraverso la supremazia finanziaria, un po, se vogliamo, come i risultati decrescenti delle prospezioni petrolifere, cos che potremmo visualizzare il fenomeno con una curva simile a quella che descrive il famoso picco di Hubbert. Il tutto preme verso una de-globalizzazione e una de-finanziarizzazione. Quando si indagano queste contraddizioni generali in termini specifici, il concetto sovranazionale, globale di natura deve essere riportato a tutti i concreti rapporti sistemici di inclusione/esclusione, interno/esterno e contrazione/espansione, che definiscono il rapporto di aggiunzione T-D egemone, quelli subdominanti e quelli emergenti. E il loro scontro che spinge a uninversione di tendenza: Ci sono diversi segnali: (i) la diminuzione degli investimenti finanziari da parte degli investitori istituzionali; (ii) gli attacchi, per ora selettivi, delle magistrature ad alcune roccaforti della finanza privata; (iii) il rientro in patria delle produzioni di multinazionali statunitensi10; (iv) le difficolt gigantesche del sistema di shipment internazionale che fanno pensare a un suo futuro collasso (si veda Bologna, 2012); (v) linizio della remissione dei debiti negli stati occidentali, come in Grecia, anche se ci viene usato per continuare la lotta di classe dallalto; (vi) una ripresa delle operazioni di mergers and acquisitions; (vii) i nuovi vincoli che si vogliono imporre alla sfera finanziaria; (viii) altro
8 Questa disciplina chiamata da David Harvey tempo di turnover socialmente necessario, contrapposto a quello naturalmente necessario. 9 Cos se non lesportazione di un effetto entropico il Treasury-bill standard basato sul doppio deficit statunitense? La presenza economica e geopolitica dei Brics ad oggi il maggior ostacolo a questa esportazione. Da qui la preoccupazione per il debito pubblico e il deficit commerciale degli Usa. 10 Si veda: Damiano Beltrami, Addio Cina, le aziende Usa tornano a produrre in patria. In Linkiesta, 8 dicembre, 2012 (http://www.linkiesta.it/general-electric-insourcing-usa-cina).

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segnale, infine, la ricerca di autosufficienza energetica da parte degli Stati Uniti e la proposta statunitense di una zona di libero scambio Usa-UE.11. 2. Una deglobalizzazione significher un maggior utilizzo di natura capitalizzata, ovverosia le cui relazioni di riproduzione avvengono allinterno del circuito del capitale di un dato centro, cos che a meno di interventi statali (guerre comprese) dovremmo assistere a una decisa diminuzione del saggio di profitto sempre meno mascherabile dai giochi finanziari. La crisi questa volta non sarebbe pi risolvibile capitalisticamente con la sua globalizzazione, a meno di una guerra mondiale. Forse a questa guerra non si giunger per due motivi precisi: per la potenza distruttrice senza precedenti delle armi, che non permetterebbe di distinguere i campi contrapposti e per il fatto che gli elementi che compongono una Potenza con pretese egemoniche, ovvero potere finanziario, potere economico, potere militare, potere politico e, aggiungerei, potere culturale sono suddivisi tra vari attori mondiali. Tuttavia saremo messi di fronte a un bivio: o la guerra mondiale o la redistribuzione del potere mondiale. Se ci segner la fine del capitalismo e il passaggio a unaltra organizzazione sociale, ben difficile da prevedere. Sappiamo per che questa inversione di tendenza e le dinamiche che la provocano non sono delle novit:
In termini generali ... la documentazione storica mostra che nelle fasi di espansione finanziaria delleconomia-mondo capitalistica si sono verificati contemporaneamente due tipi differenti di concentrazione di capitale. Il primo si avuto allinterno del ciclo di accumulazione che si stava concludendo. Generalmente questo ciclo di concentrazione stato associato a un momento meraviglioso finale di rinascita [...] del regime di accumulazione ancora dominante ma sempre pi instabile. Tuttavia, questo momento meraviglioso non mai stato, per quel regime, lespressione di rinnovate possibilit di generare una nuova tornata di espansione materiale delleconomia-mondo capitalistica. Al contrario sempre stato lespressione di unintensificazione della lotta concorrenziale e di potere che era sul punto di causare la crisi terminale del regime [...]. Laltro genere di concentrazione del capitale che si verificata nel corso delle fasi di espansione finanziaria delleconomia-mondo capitalistica [ovvero la formazione di nuove strutture organizzative allesterno del ciclo esistente - NdA] pu aver contribuito o meno alla ripresa del regime di accumulazione esistente. In ogni caso, la sua principale funzione storica stata quella di aggravare la crisi del sistema dando vita a strutture regionali di accumulazione che destabilizzarono ulteriormente il vecchio regime e prefigurarono lemergere di un nuovo regime (Arrighi, 1996, p. 313).

Oggi non possibile prevedere lemergere di un nuovo regime. Tuttavia cronaca pi che storia che la globalizzazione ha dapprima contribuito alla ripresa del regime di accumulazione esistente (con la reaganomics e col momento meraviglioso, la belle poque clintoniana), per poi aggravare la crisi del sistema dando vita a destabilizzanti competitors internazionali.
Vera o solo minacciata, lindipendenza energetica degli Usa gli permetter di avere pi potere negoziale da remoto nei confronti dei produttori che verr usato per non perdere posizioni nello scontro in atto e in un eventuale mondo policentrico. Tale indipendenza non significa quindi che gli Usa si disimpegneranno totalmente dal Medio Oriente e dalle altre aree di produzione petrolifera, bens che avranno pi libert di manovra in altre aree, come nellOceano Pacifico, nei mari cinesi, nellOceano Indiano e, soprattutto, in Africa.
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Quel che ci attende nel nuovo tentativo di gestione della crisi saranno, dunque, strutture regionali di accumulazione, macro-aree commerciali, valutarie e geopolitiche. Una regione, nel senso di Harvey (cfr. Capitolo II.2.6) pu avere dimensione sovranazionale o subnazionale. Il problema che si pone il rapporto tra uno Stato e le sue sotto-regioni o la sopra-regione di cui fa parte. Ora, lo Stato ha una viscosit pi alta rispetto al modo di produzione, come anche Harvey riconosce [...] le imprese capitalistiche vanno e vengono, mutano localizzazione, danno luogo a fusioni o escono dal mercato, mentre gli stati sono entit molto longeve, non possono migrare e, salvo le circostanze eccezionali della conquista geografica, sono confinati entro frontiere territoriali fisse. Inoltre il capitalismo occidentale nasce su basi nazionali e quindi, come si visto, nelle singole nazioni si sono fissate cumulativamente quote di capitale in qualche forma fisica12. Su questa circostanza storica si innestano due maggiori contraddizioni di fase: (i) Il tentativo di contrastare la caduta di fase del saggio di profitto nelle economie occidentali ha portato a nuove regionalizzazioni, tra cui quella imperiale nota come globalizzazione e codificata nel cosiddetto Washington consensus, che ha coinvolto le vecchie regionalizzazioni capitalistiche a volte in rapporto di subordinazione, a volte in rapporto paritario. Le modalit di questa regionalizzazione imperiale e di quella subimperiale della UE, come le delocalizzazioni, hanno pesantemente intaccato i valori gia fissati (incorporati nella terra) ma non ancora realizzati. Il risultato la scia di desolazione e devastazione lasciata dalla deindustrializzazione in molti Paesi occidentali. (ii) La finanziarizzazione, che ha costituito laltro tentativo di ignorare, pi che contrastare, la caduta del saggio di profitto e che sostiene il tentativo di regionalizzazione imperiale, si trova oggi di fronte a due ostacoli correlati. Tali ostacoli derivano dal fatto che la finanziarizzazione si basa: a) sulla capacit dei centri imperiali e subimperiali occidentali di intercettare il valore prodotto mondialmente e b) sulla possibilit della potenza dominante di sopperire alle carenze di valore prodotto intercettato attraverso quello che stato definito paradossale keynesismo privato. Queste condizioni finora sono state garantite dal rapporto di aggiunzione del Potere stabilito dal Volcker shock e bastato sul connubio finanziarizzazione di Statofinanziarizzazione privata. Ognuna di queste condizioni dipende dal quadro politico internazionale. Ma precedentemente abbiamo per lappunto discusso linsostenibilit geopolitica e quindi economica della moltiplicazione di capitale fittizio, che sta delineando un grande scontro per il controllo geopolitico dei mercati finanziari. E un fenomeno poco notato, bench facendo un ragionamento basato sulla pura razionalit economica sia addirittura paradossale che tali mercati facciano riferimento a una nazione, gli Usa, con fondamentali economici pessimi e non alla Cina, il nuovo gigante economico mondiale. Il Paese asiatico sembra che ora sia intenzionato a ricordare al mondo questo paradosso che tale , per lappunto, solo dal punto di vista della razionalit economica. Alle pretese razionali dei suoi competitor globali gli Usa opporranno argomenti diversi ma molto convincenti e derivati da settori dove gli Stati Uniti possono ancora esibire e utilizzare un effettivo vantaggio competitivo: la forza militare, quella politica, quella diplomatica e quella culturale. Che sono, diciamo cos,
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Le citazioni sono da Harvey, cit., pp. 32 e 100, rispettivamente.

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collaterali che hanno sempre suscitato attrazione sulla Haute Finance, alla faccia di ogni ragionamento economicistico.
Il sistema monetario internazionale sar con buona probabilit la dimensione conflittuale della deglobalizzazione che sovraster le altre ed stato annunciato dal progressivo uso delle valute nazionali nello scambio commerciale allinterno dei Brics, dallo sbarco di agenzie di rating cinesi in Occidente, dalla continua denuncia cinese che i quantitative easing statunitensi si incanalano verso la speculazione invece che aiutare leconomia reale, erodono gli assets denominati in dollari detenuti dalla Cina e causano perdite nei contratti di esportazione (relativamente al valore del Renminbi)13. Infine c il sorpasso delle banche cinesi nella classifica delle banche pi capitalizzate14. Laltro insieme di elementi che spingono a pensare a una prossima de-globalizzazione, riguarda i danni descritti al precedente punto (i) che la finanziarizzazione ha provocato alle vecchie regionalizzazioni nazionali (cos si spiegano le critiche di prestigiosi economisti gi membri delle organizzazioni finanziarie internazionali alla spirale deflazionistica imposta dalla crisi dei debiti e i proclami sovranisti). A questo proposito Harvey fa unimportante osservazione: La coerenza strutturale solitamente si estende ben al di l dei meri scambi economici, per quanto fondamentali possano essere, poich di regola comprende atteggiamenti, valori culturali, credenze e persino affiliazioni religiose e politiche sia tra i capitalisti sia tra coloro che essi impiegano (ivi, p. 90). Viene allora spontaneo chiedersi a che livello si depositano questi elementi stabilizzanti. A livello di comunit nazionale, di entit statale, di societ civile? In che rapporto sono e saranno con quelle intricate reti spaziali di attivit capitalistiche indipendenti dalle strutture del potere statale prodotte, analogamente, dalla parentela, la diaspora, i legami religiosi ed etnici, i codici linguistici? (ivi, pp. 80-81). La storia dellUnione Europea ha permesso di creare uninerzia geografica europea che sarebbe in grado di competere da una parte con le inerzie geografiche nazionali e dallaltra con quella imperiale (dove con inerzia geografica intendo leffetto del capitale fisso incorporato nella terra che comprende fabbriche, uffici, abitazioni, ospedali, scuole come pure il capitale incorporato nelle infrastrutture del trasporto e delle comunicazioni (ivi, p. 88). Ma tale inerzia geografica accompagnata da una coerenza strutturale? Sulla risposta si innestano i temi che abbiamo descritto nellExcursus E.

3. Come conseguenza stiamo dunque assistendo allinizio di una fase di deglobalizzazione e definanziarizzazione. Essa sar prima cauta. La potenza egemone non pu permettersela e permetterla se non avr conquistato capisaldi politici e militari che compensino la perdita dellegemonia economica e finanziaria che queste ritirate potrebbero provocare. Tuttavia seppur in modo graduale e non lineare, la Troika, espressione della grande finanza intergovernativa, sta togliendo terreno da sotto i piedi dellalta finanza cosmopolita occidentale mentre continua a fornire gli elementi economici e le narrazioni simboliche per operare una micidiale guerra di classe dallalto necessaria per azzerare ogni contrasto non di facciata alle politiche che accompagneranno nei Paesi termocapitalistici occidentali linversione di tendenza: a) la normalizzazione delle classi subordinate, con compressione dei salari e abolizione de facto (ma a volte de jure) degli obblighi di rispetto della salute dei lavoratori e degli spazi di agibilit democratica;
Si vedano ad esempio Hudson, 2010 e Peter Cai, Chinas central bank denounces flood of cheap money. The Sidney Morning Herald, 22-9-2012 (www.smh.com.au). 14 Cfr. S. Bernard, J. Lemer, H. Warrell, C. Jones, P. Thal Larsen e S Briscoe, The decade for global banks. Financial Times, 22-3-2009.
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b) svalorizzazione (favorita anche dalla politica precedente) e infine macellazione di capitali, col suo strascico di ulteriore desolazione e devastazione industriale e urbana e di peggioramento delle condizioni di vita delle classi subordinate, o pi in generale, della societ, a cui si aggiungeranno gli effetti pesantemente negativi della definanziarizzazione di una societ che finora ha coperto la crisi reale con la propria sussunzione al capitale finanziario, e della decostruzione di una globalizzazione che ha richiesto anchessa capitale fissato in strutture fisiche e ambienti costruiti e servizi, cos che una deglobalizzazione significherebbe una forte svalorizzazione di questo capitale, come infatti si paventa (ad esempio, come abbiamo visto, nel settore dei servizi legati alla circolazione fisica mondiale delle merci); c) introduzione di forme di sostegno al reddito, al di fuori del controllo delle classi subalterne e con la doppia finalit di sostenere la domanda, suscitata dalla progressiva definanziarizzazione e reindustrializzazione, e di mantenere la pace sociale; per certi versi un sistema di Speenhamland moderno; d) assalto al dominio pubblico (sanit, istruzione, trasporti, servizi e persino lambiente) che sar condotto per donare un po di selvaggina a capitali sovraccumulati che gi oggi hanno difficolt di valorizzazione e con la definanziarizzazione ne avranno di maggiori; e) investimenti in grandi infrastrutture, cio in nuovo capitale fisso sociale, e aiuto nel settore degli armamenti. f) innovazioni di prodotto ad alto valore aggiunto anche in domini riguardanti i principi vitali e letica (cfr. Parte Prima, Capitolo V.3), con ricadute selettive sulla societ, sia dalla parte dei produttori sia dei consumatori. g) riconversioni produttive selettive (green economy) e aiuto al settore energetico15; g) nuova stagione di centralizzazioni (mergers end acquisitions aggressive). 4. Fino a che punto verranno spinte la deglobalizzazione e la definanziarizzazione? La neo-regionalizzazione dallalto, dettata cio dai poteri statali e non dai processi molecolari di accumulazione, sar imperiale? Sar subordinata a unentit statale nazionale o sovranazionale come la UE? Sar sufficientemente stabile? Riuscir a ricostruire rapporti di aggiunzione del Potere e del Valore non di breve periodo? Occorre chiedersi cosa accadr in queste strutture regionali. Innanzitutto verr codificata la chiusura degli spazi geo-socio-ecologici a loro esterni. Ma questo non solo rigenererebbe la vecchia contraddizione, ma le farebbe fare un salto di qualit: la trasformazione della natura, infatti, trasforma spazio in valore, ma ci richiede di spostare continuamente le frontiere di appropriazione spaziale mentre esse diventeranno sempre pi rigide. Ci creer tensioni, guerre commerciali e valutarie, spinte concorrenziali sugli spazi relativamente liberi residui, che si riducono allAfrica, allAntartide, agli oceani e allo spazio cosmico. Conflitti che se non saranno gestiti pariteticamente creeranno situazioni esplosive. Se anche fosse possibile, un rinnovato sviluppo capitalistico, come abbiamo gi spiegato, sarebbe inscindibile da una nuova enorme mobilitazione di risorse fisiche e
Occorre non prendere fischi per fiaschi. I dominanti sono pronti a fare guerre atomiche, non possiamo pensare veramente che gli infischi pi di tanto del CO2.
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sociali. Non solo esse verrebbero bruciate in un tempo inversamente proporzionale alla loro estensione quantitativa cos che dopo un breve periodo si ripresenterebbero ingigantite le medesime contraddizioni di oggi. Comunque vada pi che dubitabile quindi che ci sar un rilancio dellespansione materiale adeguato al mantenimento del benessere materiale raggiunto nei secoli passati dalle societ termocapitalistiche storiche e questi interventi avranno in gran parte un carattere politico. Questo in generale. Ma il problema immediato sarebbe quello di mobilitare enormi risorse in presenza di una regionalizzazione del sistema-mondo Un eventuale nuovo benessere regionale capitalistico (anche keynesiano), che non un buen vivir, nonostante le apparenze e le abitudini, ma un malo vivir, sarebbe infatti possibile solo con un nuovo sfruttamento di spazi esterni ormai chiusi. Il primo grande rischio, esiziale per ogni progetto di transizione, quindi che le masse vengano ulteriormente nazionalizzate, dove questo termine denota tutte le varianti che vanno dal nazionalismo revanscista alla fedelt alla narrazione costitutiva delle nuove regioni capitalistiche, ovvero la sottomissione allegemonia culturale degli attori dominanti prevalenti. Questa nazionalizzazione farebbe leva proprio sulla correlazione oggettiva delle masse col capitale sociale fissato regionalmente. Di fronte a ci indispensabile un rinnovato internazionalismo che sia capace di contrastare questi pericoli mentre gli avversari avranno, come stato gi sperimentato, tutto linteresse a confondere internazionalismo con cosmopolitismo (eventualmente confinato alla macro area di appartenenza) e la difesa dei diritti umani con limperialismo. Questo internazionalismo non potr pi basarsi sul mito dellinternazionalismo del proletariato come classe salvifica. Linternazionalismo proletario in s e per s non si mai dischiuso dalla crisalide della teoria, mentre se ne sviluppato uno per s legato al Partito o a quellanticapitalismo artistico e culturale di cui abbiamo parlato nel Capitolo I.2. Un internazionalismo idealistico e soggettivamente generoso, spesso ricondotto, anche con violenza, a pura difesa della patria socialista. Il nuovo internazionalismo deve basarsi sulla consapevolezza che lumanit tutta vittima di un unico, bench frammentato, progetto geo-socio-ecologico distruttivo che deve essere radicalmente rovesciato.

2. La nuova fase: regionalizzazione e problema Europa


1. Anche negli ultimi tempi nonostante il Fiscal Compact, la disciplina bancaria europea e il Meccanismo Europeo di Stabilit, lEuropa sembra suddivisa in caste-nazioni, frutto di una latente conflittualit. La recente guerra di Libia e le manovre aggressive contro la Siria, lIran e varie parti dellAfrica hanno rappresentano per la Francia una riedizione di tipo servile del progetto originario di Delors, che era allora ancora allinsegna dellindipendentismo gaullista. Abbiamo infatti assistito a una Francia sarkozyzzata e poi hollandizzata che si proposta come casta guerriera subdominante al servizio degli Stati Uniti, in condominio con la casta finanziaria subdominante inglese. La casta tedesca dei produttori si invece chiamata fuori dalla mischia nel caso della Libia mentre si adeguata allimpero nel caso del Medio Oriente. Non a caso. La linea geostrategica Balcani - Medio Oriente - Iran complementare alla Ostpolitik infatti nella tradizione geostrategica tedesca. Consapevole della capacit degli Usa di intromettersi nelle linee di espansione della sua

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sfera di influenza nellEuropa dellEst come nei Balcani (sperimentata con Clinton), la Germania pi di tanto non pu opporsi allalleato che la occupa militarmente, ma i malumori e le tentazioni di fronda sono evidenti, dal North Stream alla testarda opposizione di principio, e accettazione riluttante nei fatti, di una trasformazione della Bce in una Fed europea. Tuttavia, finch non si costituir un triumvirato europeo al servizio degli Usa, molte prospettive rimangono aperte (e proprio la costruzione di questo triumvirato di vicer stato, a mio modo di vedere, il compito principale delegato dagli Usa alloligopolio politico Monti-Napolitano - lItalia si troverebbe cos nel ruolo di casta dei clerici a met con quella dei produttori). Questo ruolo stato definitivamente stabilito durante la crisi libica. Perch in quel frangente limpero statunitense stava ridefinendo i compiti dei suoi partner, le tattiche e le strategie (anche se non sembra ci sia nessuna grand strategy allopera, cosa che per certi versi potrebbe essere ancor pi pericolosa). Fu cos che Berlusconi stato detronizzato proprio alla vigilia del fatidico 2012. Ovviamente in ci si tenuto conto delle condizioni oggettive, di quelle politiche, dei desideri e delle possibilit dei singoli alleati. Ma se quelli di Francia, Italia e Gran Bretagna sono ormai abbastanza chiari, lentit pi sfuggente proprio la Germania. E solo il caso di notare che questa situazione possibile perch quella che abbiamo chiamato divisione castale-nazionale europea non si evoluta in un rapporto di aggiunzione del Potere autonomo da quello predominante. La potente Germania di fatto quasi isolata. Oscilla tra lopzione di mantenere il ruolo di casta produttiva neo-mercantile europea subordinata agli Usa e quella di sganciarsi dalla tutela della superpotenza a Ovest virando verso Est. La prima opzione piena di contraddizioni, per il semplice fatto che il neo-mercantilismo tedesco e le operazioni finanziarie che esso permette in Europa, in assenza di una unione politica europea, indebolisce i partner in disavanzo commerciale, specie in un capitalismo finanziarizzato dove i mercati agiscono rispettando solo la forza politica e militare (il downgrading della guerriera Francia stato timido e tardivo: sembra evidente che le agenzie di rating si coordino col potere politico statunitense). La seconda opzione frenata dalla gi ricordata occupazione militare Usa e dalla difficolt di delinking delleconomia tedesca da quella europea e statunitense. La Germania rimane per il Paese europeo pi avanzato in questa direzione, cosa che pone non pochi e non piccoli problemi politici di prospettiva allEuropa mediterranea. Se da una parte tutto da vedere se i Paesi emergenti sono cos desiderosi di unirsi alla periferia mediterranea europea, la chiave della Ostpolitik ce lha la Germania (non sta di certo pensando alla nuova transiberiana per il suo business as usual: le ferrovie come le pipeline sono direttrici geostrategiche, non solo vie di trasporto). Occorre quindi molta prudenza nel formulare ipotesi. Le condizioni di possibilit non devono essere sovrapposte dai nostri desideri e ci che succeder (ad esempio luscita della Germania dallEuro, una scissione della moneta unica, eccetera) non detto che apra scenari strategicamente pi promettenti. 2. Per gli Stati Uniti la costruzione europea, anche se non necessariamente lEuro, deve dunque essere salvaguardata e governata in funzione della sua potenza. UnEuropa sorvegliata dallItalia e dalla Francia dallinterno e dalla Gran Bretagna dallesterno.

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Ma la UE27 potrebbe essere troppo vasta e disomogenea per servire allo scopo e ingestibile con lapprofondirsi della crisi. La stessa famosa area dinfluenza tedesca non sembra cos solida. UnEuropa a due velocit potrebbe essere pi funzionale. Ma chi mettere nellEuropa a cilindrata ridotta e chi in quella a dodici cilindri? Le interrelazioni sono poi molto complesse, a macchia di leopardo. Ad esempio molta parte del tessuto produttivo del Nord-Ovest gravita sulla Germania. Inoltre, pu lItalia, seconda potenza manifatturiera europea e ottava economia del mondo, essere messa insieme alla Grecia, sedicesima economia europea e trentaduesima mondiale, senza che un nuovo pericolo di fronda nasca proprio da un subimpero a guida italiana? Occorre avere la certezza di una blindatura politica che garantisca unindefettibile fedelt atlantica (anche a costo di una riduzione della democrazia). Spingiamoci oltre e immaginiamo che avvenga una riconfigurazione dellEuropa nella forma estrema di un ritorno alle valute nazionali. Sarebbe lecito in questo scenario pensare che le alleanze, le organizzazioni, i nessi funzionali capitalistici e i rapporti di potere che si sono stabiliti in oltre mezzo secolo e sono stati cementati nei dieci anni di Euro spariscano dincanto? Sicuramente sarebbero rimodellati, ma continuerebbero a operare tenendo conto del nuovo contesto imposto dalla crisi e rielaborato dai centri politici europei. Le contraddizioni della crisi verrebbero lo stesso riversate sui lavoratori e le classi subalterne, con o senza la scusa della stabilit della moneta unica. Lo sarebbero in nome della stabilit delle singole valute che potrebbero essere sottoposte ad attacchi concentrici, specie nel caso si punti a una ripresa e al pieno impiego tramite disavanzi anche temporanei. Come ha mostrato la storia tra le due guerre mondiali, con enormi centri capitalistici incombenti nemmeno un ricorso al protezionismo e allautarchia potrebbe risolvere la crisi nei singoli Paesi e a livello mondiale E se questo gi in predicato per nazionicontinente, lo maggiormente per nazioni di dimensioni normali. Ne segue che bench le lotte per una transizione a un nuovo sistema sociale e quindi economico (comprese quelle di sola resistenza) siano e debbano essere innanzitutto condotte nei singoli stati nazionali - perch nello stato nazionale che si vede lavversario, lo si pu toccare e contrastare pi facilmente con forze che hanno una tradizione di organizzazione e di radicamento territoriali, ed nello stato nazionale che la metafisica dei mercati e anche del ce lo chiede lEuropa pu essere smascherata - tuttavia queste lotte devono avere fin da subito un respiro europeo. E devono essere portavoce di ci che abbiamo chiamato punto di vista della societ 3. Il punto di vista della societ ci permette di sottrarci a uno dei vizi storici della sinistra: quello di pensare di saperla pi lunga. Non un peccato di vanit (lo pu essere per i singoli). E proprio un difetto analitico, perch la critica allesistente, ai suoi fenomeni, ai suoi attori, ai governi, alle singole personalit, perde sempre pi progressivamente di vista ogni aspetto strutturale per finire in un alquanto opinabile Loro non hanno capito: nessuna Weltanschauung differente, niente analisi dei rapporti sociali, ma tutto si riduce a capire o non capire. Il capitalismo passa da una crisi allaltra da sempre. La storia del capitalismo stata pi storia di crisi che di sviluppo. Pensiamo veramente che nessun economista borghese lo abbia mai capito?

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Oggi si accusano i governanti europei di non comprendere la pregnanza delle ricette neokeynesiane, mentre spesso questi governanti si sono formati nella scienza economica proprio come seguaci di Keynes! Certo, vero che sono state formate una se non due generazioni di economisti ai quali stata volutamente nascosta la storia economica, una storia critica delle idee economiche, concentrandoli forsennatamente sui modelli matematici di una supposta scienza astratta. Ma i decisori ultimi, quelli che le decisioni le prendono in sede politica, e non in sede di scienza astratta, le cose le sanno, anche perch di solito fanno parte di una precedente generazione di economisti. A quanto sembra Monti e Hollande con lassist di Cameron e sotto lo sguardo attento del mister (Obama), lhanno invece fatta capire alla Germania: occorre pi crescita e per prima cosa occorre ridistribuire in qualche modo le difficolt finanziarie (ovviamente dei Paesi virtuosi sulla retta via) per poi passare alla solita mitica seconda fase, cio allo sviluppo. Gli Usa cercano di ricucire gli equilibri che gli garantiscono il ruolo di indispensable nation. Il reale obiettivo del tecnico Monti era probabilmente la rinormalizzazione dellEuropa entro i vincoli atlantici, ovvero entro il sistema economico-militare egemonizzato dagli Usa. Una rinormalizzazione necessaria non tanto perch i governi europei, e nemmeno quello tedesco, abbiano mai avuto in mente idee pericolose ex parte subjecti, ma perch quelle idee potevano diventare pericolose o non sufficientemente allineate a causa degli sviluppi internazionali della crisi che impongono di serrare le fila. Ed tutto il quadro politico internazionale che si mosso, su ogni dimensione. Lattacco allEuro stato preceduto dallattacco politicodiplomatico-militare che stato mediaticamente posto sotto la rubrica primavere arabe (quelle genuine si stanno leccando le ferite e nessuno ne parla pi o ne ha mai parlato). Simmetricamente, alla rinormalizzazione dellEuropa potrebbe seguire una tregua dei venti di guerra nel Medioriente allargato con momentaneo accomodamento dei vari rapporti di forza internazionali ora in campo. Abbiamo difficolt ad essere pi precisi, ma queste ipotesi non sono dovute alla divinazione di aruspici, per lo meno non pi di quelle derivate da calcoli sui debiti sovrani e privati, gli interessi, il Pil e lo spread. Anzi, forse un po di meno. 4. Nei suoi termini pi generali, la globalizzazione finanziarizzata stata un impressionante tentativo di gestire la crisi sistemica con lappropriazione da parte degli Usa, e in modo subordinato dei suoi alleati, del plusvalore mondiale attraverso: a) lo sganciamento del Dollaro da valori reali e il suo mantenimento come moneta mondiale per mezzo dellegemonia politica e militare statunitense, b) la parallela imposizione del Treasury-bill standard, c) lestensione di questi privilegi di signoraggio allalta finanza privata facente capo a Londra e a New York, d) lassociazione ai processi di accumulazione, come partner o come subordinati, di tutti i Paesi al di fuori del vecchio centro del capitalismo termoindustriale16, e) il ripristino di favorevoli condizioni di estrazione del profitto attraverso una lotta di classe dallalto tesa a ribaltare i termini negoziali riguardanti i salari diretti e indiretti, le
Si noti che lassociazione come partner di Paesi come la Cina e, con modalit diverse, lIndia aveva scompaginato il vecchio fronte di resistenza dei Paesi non allineati.
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condizioni di lavoro, le normative e gli ambiti di agibilit democratica che dal dopoguerra alla stagione delle lotte seguite alla grande espansione del ventennio doro si erano sempre pi spostati a favore delle classi subalterne. Nei centri del sistema, la finanziarizzazione, D-D ha utilizzato i servizi a valore aggiunto del terziario avanzato. Tale terziarizzazione ha comportato una parziale sostituzione nel settore primario, in quello secondario, nellartigianato, nelledilizia e nel commercio della manodopera locale con manodopera immigrata (cfr. Jha, 2005, capitolo 4); inoltre stato materialmente resa possibile dallimportazione di merci, soprattutto dallOriente. In altre parole, la divisione internazionale del lavoro stata riorganizzata in modo che lespansione materiale e la produzione di valore, D-M-D, fossero affidati allOriente, anche se non in modo esclusivo e in dipendenza della strategicit o meno di M, delle competenze, del tasso di innovazione e di forme di resilienza alla nuova divisione del lavoro, mentre il ciclo D-D veniva diretto dallOccidente, anche se non in un quadro unitario bens soggetto a conflitti determinati dalle pesante asimmetrie insite nei processi di accumulazione, finanziari e reali, e nella ripartizione del loro peso tra i vari attori mondiali e regionali. La globalizzazione finanziarizzata ha innescato una rivoluzione socio-ecologica del Sud del mondo con una nuova divisione del lavoro che ha richiesto e codificato la mercificazione della produzione e delle risorse dei Paesi esterni ai centri metropolitani. Ci ha disorganizzato i modi tradizionali di formazione della societ e di produzione dei Paesi associati sia come partner sia come subordinati ed stato complementato dallesportazione dei costi biofisici, economici e sociali della produzione di valore e di strumenti finanziari dei centri17. Ma se si legge questo schema come un modo di valorizzazione guidato da un capitalismo extraterritoriale si commette un grave errore che non permette di capire i fenomeni in atto, nemmeno quelli pi evidenti. In primo luogo la produzione mondiale di plusvalore non riesce a stare al passo con le necessit di valorizzazione dei capitali esistenti che quindi si rifugiano sempre pi in una finanziarizzazione priva di adeguati collaterali che quindi richiede crescenti e continui aiuti di Stato (come i quantitative easing e i bailout). Questo un primo fattore di territorializzazione di mercati popolarmente intesi come extraterritoriali. Inoltre, questo flusso circolatorio passa attraverso giurisdizioni territoriali differenti, ovvero attraverso differenti T che hanno, ognuno, un rapporto di aggiunzione con D. Tale rapporto di aggiunzione pu essere dominante, sub-dominante, subalterno localmente o globalmente, emergente o primitivo, indipendente o semi-dipendente (invitiamo a tener presente lo schema ad albero del Capitolo III.2.5) e via cos lungo una gerarchia ramificata che era nata con la II Guerra Mondiale ma che da almeno mezzo secolo stata messa in discussione e continuamente riorganizzata, pur con le fortissime inerzie di ogni tipo che accompagnano questi fenomeni e soprattutto con la fortissima resistenza della potenza attualmente ancora dominante. Schematicamente la globalizzazione finanziarizzata dunque rappresentata dalle dinamiche seguenti:

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Si poi ipocritamente cercato di imputare questi costi alle stesse vittime (ad es. ai Cinesi).

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spazio geo-socio-fisico esterno disorg an e sp o r taz izzaz a i p ion i o one e ri-o entr zione d e r l gan le c imperi o ria t t p o i ale i o zza ntra fl r con zio app d d a izio ne enz naz ni corr i n o o n c ali contrazione geo-socio-fisica espansione geo-socio-fisica

spazio capitalistico termoindustriale

spazio socializzato internazionale

orga niz pro zaz valo dut ion tivi e r i t e zzaz ion cap e ital izz azi one

ali ion z a rn o vor inte ziari a i l t l n e an e de stim i fin nal o i inve rifluss az tern n i e sion territorio divi metropolitano

In modi dipendenti dalla posizione nella gerarchia ramificata di Stati, intesa non come un dato ma come il risultato temporaneo di un campo di forze in cui operano particolari rapporti T-D, sempre implicita la possibilit di una frattura (temuta o imprevista), che si pu preannunciare con qualche distorsione locale dei flussi di accumulazione. Ancora una volta, dove i processi sembrano autoalimentarsi e autoreplicarsi in realt sempre possibile che le cose non vadano per il loro corso ordinario, specialmente quando in realt il loro corso ha gi in modo preponderante laspetto straordinario di un elefante che vola, a dimostrazione che pur nellintreccio imperiale del capitalismo globalizzato i circuiti di credito e debito sono differenziati, si raggrumano attorno a nodi di potere (non solo statali) poco trasparenti ma effettivi e concorrenziali. Per dirla con una battuta: il debilito estero Usa non equivale esattamente al corrispettivo credito cinese se vero che Washington pu rivalersi attraverso il dollaro e non viceversa ... (Sciortino, 2011). Se non chiaro questo non pu essere chiaro il perch lemergere di enormi competitor sia stato linintenzionale effetto dellintenzionale inglobamento delle loro societ nazionali nella riorganizzazione dei flussi di accumulazione. La condizione necessaria a un processo si quindi nuovamente trasformata in un limite dello stesso. Lentropia finanziaria scaricata allesterno tramite il doppio deficit statunitense, si ribaltata nella formazione delle condizioni di socializzazione che hanno permesso la produzione mondiale del valore, tra cui in primo luogo la riorganizzazione di formazioni statali che ad un certo punto hanno iniziato a perseguire un proprio rapporto di aggiunzione del Potere. Questa riorganizzazione porta i nuovi competitor innanzitutto a negare soggettivamente se stessi come spazio esterno sfruttabile dal centro, in quanto formazioni sociali indipendenti e con proprie finalit; in secondo luogo, nella misura in cui i processi di riproduzione diventano ivi pienamente capitalistici, i competitor si negano oggettivamente

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come fornitori di natura (materie prime, merci, lavoro morto, lavoro vivo) non capitalizzata relativamente al centro18. In aggiunta, la riorganizzazione porta le formazioni sociali emergenti (o riemergenti) a competere per gli spazi esterni ai centri capitalistici e a minare il rapporto T-D egemone mutando in fattori di debolezza quelli che fino ad oggi sono stati fattori di forza. Lappropriazione e redistribuzione del valore mondiale subisce quindi un rallentamento progressivo e interruzioni, facendo emergere ancora una volta non soltanto il substrato di stagnazione delle economie dei vecchi centri termocapitalistici, ma anche lenorme sproporzione tra la ricchezza reale, gi accumulata o prodotta e lenorme massa di capitali fittizi generati con la finanziarizzazione:
rna este e on nsi ico sp a lit e d o p ae to ico tern n n i bl e e b n io lim pu zaz it bo niz c e a i g d f in rior de negentropia finanziaria rapporto e T-D appropriazione egemone valore mondiale de in fic de it bo co lim m co n m e nt er traz cia o ion f le in ed an i po zia te n za rio

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La contraddizione sistemica fondamentale dellattuale capitalismo termoindustriale Questa contraddizione non illustra fenomeni esterni ai meccanismi fondamentali del capitalismo, bens ne un dispiegamento. Abbiamo infatti notato nel Capitolo III.2 della Parte Prima che nella realt della societ capitalistica i fenomeni sono frutto di unazione parallela dei due funtori AD e AT messi in moto dal Potere del Denaro e, rispettivamente, dal Potere del Territorio, dove ognuno pu giocare, a seconda delle circostanze, il ruolo di funtore sinistro o di funtore destro. Lazione dei due poteri nella formazione della societ pu essere perci illustrata dal diagramma seguente che deve essere letto cos: la societ capitalistica il prodotto dellazione del Potere del Denaro e del Potere del Territorio sullo spazio socializzato e ogni altra azione h o azione g, da unaltra dimensione X, di tipo economico o politico, rispettivamente, pu essere espressa (fattorizzata) - tramite una trasformazione f che dipende ovviamente da h o g - in termini di dinamiche economiche e dinamiche territoriali.
Una riprova sono i migliori termini contrattuali e normativi a favore degli operai imposti dalle autorit cinesi alle multinazionali straniere che operano sul loro territorio.
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azione h

Questo tipo di diagramma si X chiama di pull-back, perch il suo risultato complessivo visualizzabile facendo scorrere
allindietro le dinamiche D del Potere del Denaro lungo la freccia valorizzazione e le dinamiche T del Potere del Territorio lungo la freccia formazione dello Stato, dallo spazio socializzato, che il suo ambiente, alla societ capitalistica, suddivisa tra D e T, che ci che caratterizza tutta la dinamica19.

t ra sfor m

.f

societ formazione Stato (campi-di-luoghi)

valorizzazione (campi-di-flussi)

economia Potere del Denaro

Da quanto sopra esposto segue che il sistema-mondo capitalistico caratterizzato da una molteplicit di schemi di pull-back. Pull-back, tirare, vuol dire negentropia, organizzazione, sinergia, moltiplicazione, interno (e quindi esclusione degli elementi di frontiera). Ma il pull-back si completa in uno schema di push-out, che gli speculare. Push-out, spingere, vuol dire entropia, disorganizzazione, accumulo, sommatoria, chiusura (e quindi inclusione degli elementi di frontiera). Il pull-back capitalistico esiste solo per via di questo completamento; quindi per via del ruolo attivo del push-out. Questo doppio ruolo induce le dinamiche di push-out a ribaltarsi in pull-back. La combinazione di un pull-back con un push-out d luogo alla contraddizione tipo del capitalismo reale, uno schema che possiamo chiamare pushmi-pullyu (pigiatira), come la gazzella con una testa a entrambe le due estremit del corpo, scoperta dal favoloso Dottor Dolittle20. Nel capitalismo si tira se e solo se si spinge. Quindi non solo abbiamo la trasformazione di una dinamica nel suo opposto ma uno scontro tra queste trasformazioni, perch entrambe le teste
Tecnicamente, secondo questo schema, la societ capitalistica il risultato del prodotto di economia e politica fibrato sullo spazio socializzato, ovvero che agisce sopra questo spazio. Questa nozione di prodotto obbliga a non considerare separatamente la politica e leconomia, perch ogni volta che abbiamo un prodotto, specificare un morfismo [trasformazione] B1B2Y di solito non pu ridursi a qualcosa che riguarda separatamente B1 e B2 perch ognuno dei due valori dipende da una specifica interazione tra i due fattori (F. W. Lawvere, S. G. Schanuel, Teoria delle categorie: unintroduzione alla matematica. Matematica concettuale. Franco Muzzio Editore, 1994). Invitiamo ad ogni modo a non lasciarsi suggestionare troppo dai termini matematici e considerare questi schemi come semplici ausili alla concettualizzazione. 20 Per una trattazione filosofico-matematica dei diagrammi pushmi-pullyu, si veda M. Heather, N. Rossiter, Logical Monism: The Global Identity of Applicable Logic. In Advanced Studies in Mathematics and Logic, 2. pp. 39-52, 2005.
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eg azion

D T Potere del Territorio

politica

spazio socializzato

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possono pensare di tirare contemporaneamente (il precedente diagramma della contraddizione sistemica fondamentale attuale di questo tipo). Ecco i motivi sistemico-mondiali del fatto che la crescita genera i fattori che la limitano e laccumulazione quelli che la bloccano, come abbiamo visto nel corso dello studio. Indagheremo adesso alla luce di questi schemi interpretativi la crisi europea. 5. Come noto, per evitare pressioni inflazionistiche la Bce non ha la facolt di comprare sul mercato primario i titoli emessi dagli Stati europei, o come si potrebbe dire, di fare da spazzino dei titoli pubblici invenduti alle aste: la Bce non prestatore di ultima istanza degli Stati, ma pu essere autorizzata (a certe condizioni che non mettano in discussione la stabilit monetaria, utilizzando quindi meccanismi di sterilizzazione della liquidit) a comprare i titoli di debito pubblico sul mercato secondario, cio quelli acquistati e messi in vendita dai privati. Ogni dirazzamento da questa impostazione stato visto dalla Germania come linizio della tragedia. Senza ripetere i commenti che si posso leggere ovunque, i recenti accordi salva Europa sono riusciti per ora sostanzialmente ad ammorbidire il richiamo ortodosso a quellimpianto finanziario e a prospettare un salto pi corposo in un non lontano futuro, come prosecuzione dei nuovi meccanismi di controllo politico comune delleconomia. Inutile dire per che una legittima creatura di una unione politica europea non pu essere che leurobond, ai quali la Germania oppone oggi una battaglia mortale21. Il motivo semplice: gli eurobond danneggerebbero leconomia tedesca e immediatamente il tenore di vita delle classi lavoratrici. Inoltre, non essendo lEuropa nella posizione di esorbitante privilegio degli Usa che permetta di sostituire il riferimento metallico con il riferimento alla propria potenza nuda e cruda, cio T, ed essendo lontano un rapporto di aggiunzione del Potere europeo, il riferimento dellEuro non pu essere in ultima istanza che la potenza economica della UE, cio D. Cosa che avrebbe un qualche senso, bench parziale, se la UE non fosse invischiata anchessa nella finanziarizzazione a guida statunitense, ovvero se la finanza europea agisse principalmente come motore di uno sviluppo materiale, cosa che in tutto il mondo termocapitalistico occidentale non pi dalla fine degli anni Sessanta. Finisce cos che il riferimento dellEuro sostanzialmente il surplus commerciale delleconomia dellarea tedesca che per in massima parte ottenuto a scapito di un deficit commerciale dei suoi partner europei. I quali non avendo la possibilit di compiere le manovre monetarie classiche di ribilanciamento, a causa in prima istanza della gabbia dellEuro-Marco, si trovano indeboliti e soggetti ad attacchi speculativi che fanno in prima istanza leva sui debiti pubblici, o meglio sul loro rapporto col Pil. Attacchi speculativi simili a quelli che erano rivolti alle monete nazionali quando esse erano ancora in vigore (vedi Excursus D). Ma tali attacchi in definitiva sono attacchi allEuro-Marco condotti facendo leva sui Paesi pi deboli, economicamente e politicamente, delleurozona e pi danneggiati prima facie dalla politica monetaria comune. Ovviamente non solo quello. E anche speculazione, ma le singole manovre speculative, che possono seguire criteri vari, da quelli automatici a quelli pi strategici, convergono verso quellesito, che ha finalit politiche.
Ma non solo la signora Merkel, dato che ci sono netti segnali che anche lopposizione tedesca voglia opporre una fiera resistenza a questa prospettiva.
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Da un certo punto di vista, laccumulo di surplus commerciale da parte della Germania appare come un meccanismo di supplenza alla mancanza di un riferimento metallico della moneta-chiave internazionale, il Dollaro, cio il solo modo per la Germania di accumulare ricchezza nazionale non riuscendo ad affrancarsi dalla moneta statunitense. La Germania da questo punto di vista nella medesima situazione di Cina, Russia e degli altri Paesi emergenti in surplus, con laggravante che essa soggetta a una sovranit limitata. Unaltra differenza che la Germania ha poco spazio per aumentare la spesa interna. Uno spazio economico ridotto geograficamente e anche storicamente, essendo uno dei Paesi a pi antico sviluppo capitalistico. Per questo motivo lEuropa le per ora indispensabile mentre da tempo cerca di spingere sulle sue classiche direttrici geostrategiche che conosciamo (avrebbe dovuto far pensare che il nome Sarajevo fosse ritornato tristemente di attualit meno di un secolo dopo lattentato allarciduca dAustria del 1914). Ma in quella direzione la Germania deve muoversi con circospezione. Un po perch ha ormai capito lantifona, un po perch la Germania oggi pur sempre una sorvegliata speciale degli Usa che dal canto suo ha interessi geostrategici interferenti (si veda la guerra in Kosovo). E infine perch i legami che oggi ha con lEuropa sono vitali. Difficile quindi pensare che questo Paese non si renda conto del tallone dAchille costituito dal suo Euro-Marco. La sua strenua e caparbia resistenza, almeno palese, a ogni proposta di rivedere la costruzione finanziaria europea nasconde quindi strategie, o anche paure, che sono tutte da indagare e non si possono limitare al timore di perdere una posizione di privilegio, perch la Germania rischia invece proprio di tagliare il ramo su cui seduta se non ridistribuisce i rischi dei Paesi meno virtuosi su quelli che lo sono di pi, togliendo cos una delle armi principali ai possibili attacchi speculativi contro la sua Europa. Quindi che cos che la Germania non capisce22? La Germania perder il suo ruolo egemone se non riuscir a convincere che il suo interesse anche linteresse dei suoi Paese clienti. Il suo problema quindi che con un Euro-Marco indebolito non pu pi essere egemone sui Paesi satellite e con un EuroMarco forte non lo pu pi essere sui Paesi europei che alimentano il suo surplus. La sua resistenza, i suoi famosi ripetuti nein, possono forse essere interpretati non in base alla categoria di egoismo di breve prospettiva (anche scontando che ogni governo deve rendere conto solo al proprio elettorato cosa per altro smentita quando si vuole sostenere una tesi opposta), bens in base a una strategia di sopravvivenza di medio periodo. Di sicuro sta cercando di trarre i maggior profitti posizionali possibili da questa crisi. Rischia con questo atteggiamento? S, rischia, ma evidentemente ha paura di incorrere in altri tipi di rischio.
22 Al convegno della Spd alla fine del 2011, lanziano Helmut Schmidt a fatto un nobile discorso. Con esso ha cercato di far capire alla propria nazione che il suo interesse di medio e lungo periodo quello di ritornare a una vocazione europeista, ovvero di anteporre agli immediati interessi tedeschi quelli strategici europei. Il sostrato materialistico del nobile intervento tutto scritto sopra. Il problema che ogni discorso, per quanto nobile possa essere, deve incunearsi in un contesto reale complesso e conflittuale. E deve essere cosciente sia di questa complessit sia della conflittualit che la permea e che deve saper sfruttare altrimenti saranno i nobili intenti a essere sfruttati.

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Ad esempio, solo lavanzo commerciale pu sostenere la struttura della passivit del suo sistema industriale. La struttura industriale della Germania, e dei Paesi in surplus in generale, pu contare in primo luogo sui flussi normali di contante. E chiaro che la resistenza della confindustria tedesca agli Eurobond, o ad altre manovre che minino la posizione di surplus della Germania, ha il fine di non dover ricorrere alla liquidazione di attivit o al ricorso a forme di contante demergenza. Inoltre la Germania nel suo complesso vuole sensatamente evitare lemissione di passivit a condizioni pi svantaggiose dei finanziamenti precedenti. Infatti, la posizione finanziaria dello Stato pu influire negativamente su quella delle imprese se lo Stato non riesce a scaricare allesterno gli oneri del rifinanziamento. Ci possibile se il Paese gode di una posizione di signoraggio politico, come gli Usa, oppure se il Paese in surplus, altrimenti occorrer ricorrere ai tagli alle spese. In definitiva, la fortissima difficolt della UE a organizzare un rapporto di aggiunzione tra Potere e Denaro ha portato al paradosso che su una parte dei Paesi europei lEuro ha moltiplicato gli effetti negativi della finanziarizzazione mentre era stato concepito come strumento di difesa per tutta lEuropa. Infine, la resistenza della Germania fa pensare anche a un suo gioco di sponda con i grandi Paesi emergenti, cio coi Brics e le aree economiche e geopolitiche che si stanno organizzando attorno ad essi (ma in generale possiamo pensare ai 6/7 dellumanit che ormai contano per pi del 50% del Pil mondiale)23. Un gioco di sponda che pu essere sia complementare al Risiko finanziario-politico che si sta giocando in Europa, sia per ora semplicemente parallelo. Questi Paesi grandi competitor internazionali hanno gi mostrato molti segni di nervosismo per la continua immissione di dollari stampati dalla Fed che da una parte li obbliga ai salti mortali per stabilizzare le loro valute e dallaltra rischia di svalorizzare seriamente le loro riserve denominate in dollari (in primis i titoli del Tesoro americano) e rendere pi costoso lapprovvigionamento delle materie prime denominate in dollari, come il petrolio. Affiancare al meccanismo finanziario destabilizzante manovrato dagli Usa anche un meccanismo manovrato dallEuropa e con tutta probabilit subordinato alle scelte finanziarie, economiche e politiche statunitensi, non pu che allarmarli di pi. La resistenza della Germania potrebbe essere quindi anche un tentativo di resistenza alla politica finanziaria degli Usa che si collega alle contromosse internazionali che quella politica ha suscitato e che stanno provocando una linea di frattura nel mercato mondiale. La resistenza della Germania potrebbe quindi essere parte della sua Ostpolitik. E unipotesi da tener presente. Si delineato un sta replicando il vecchio scontro tra economia finanziaria a guida Usa ed economia reale di altri Paesi che vanno dai Brics alla Germania. Questo non vuol affatto dire che i due tipi di economia non abbiano relazioni (come sappiamo la prima figliata proprio dalle contraddizioni della seconda). Vuol dire che gli effetti sulle diverse societ nazionali, sui loro capitali sociali fissi, sulle loro popolazioni, e soprattutto i margini di controllo e di manovra sulluna e sullaltra, sono differenti e
Non si possono quindi fare i conti solo con lEuropa o solo con la Triade di cui parlava Samir Amin - Usa, Europa e Giappone - che destinata economicamente e demograficamente a contare sempre meno.
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soggetti agli scontri strategici che caratterizzano il capitalismo, anzi che sono ad esso consustanziali. Ovvero, lo scontro tra il rapporto di aggiunzione T-D egemone, quello subimperiale tedesco e quelli in formazione24. Che ci siano agenti di un rapporto di aggiunzione allinterno di un altro pi che ovvio. E grossolano pensare a) che i capitalisti siano un blocco unico con gli stessi interessi strategici e b) che gli interessi strategici di uno Stato coincidano con, addirittura tutti, gli interessi strategici dei suoi agenti capitalistici. Non mai stato cos nemmeno durante le fasi di espansione, figurarsi durante le crisi sistemiche. 6. Quella precedente uninterpretazione che potrebbe essere solo parziale. Ad ogni modo, non possibile leggere in puri termini economicistici ci che sta accadendo Una lettura economicista si limita per alcuni a chiedersi se i risultati saranno stabili o meno sulla base del solito concetto di crescita, mentre per altri a scrutare esclusivamente i danni palesi o nascosti che subiranno le classi e ai ceti popolari. Ovviamente questa ultima preoccupazione pi che legittima (chi scrive stato danneggiato pesantemente dalla politica del governo Monti), ma servir a poco se sostenuta da uninterpretazione che tralascia del tutto la dimensione sistemica della crisi. Ovvero tralascia di capire che cosa i vari sistemi nazionali o sovranazionali capitalistici pensano di poter fare, la strada cio che devono percorrere per utilizzare al meglio la crisi e non uscirne con le ossa rotte. Senza una visione sistemica potremo solo opporre delle doverose resistenze destinate per a esaurirsi in ruoli di retroguardia, passando da un affanno allaltro, da una rincorsa allaltra.

3. Leggere la nuova fase


1. La prospettiva di un progressivo blocco del ciclo virtuoso della globalizzazione finanziarizzata, ci obbliga a immaginare nuovi scenari e abbandonare le vecchie acquisizioni sul viale del tramonto storico. Partiamo da dove tutto inizia: quali sono le opzioni per gli Usa, il cui rapporto T-D egemone oggi messo in crisi? Il blocco tendenziale del ciclo globalizzato di creazione, appropriazione e redistribuzione del valore creato mondialmente mina la costruzione finanziaria internazionale. A questo punto lo scenario pi plausibile che si presenta questo: 1) Gli Usa devono evitare default disordinati in Europa, cos come li devono evitare i subdominanti europei, per limitare perdite reali sui conti finanziari. 2) Il ricorso ai quantitative easing e ai bailout privi di contropartite per T deve essere progressivamente limitato, perch si ripercuotono sulla sostenibilit della finanziarizzazione di Stato basata sul doppio deficit e sullegemonia del Dollaro. 3) Gli Usa hanno quindi necessit di ottenere la piena collaborazione e fedelt da parte dellEuropa, la pi stretta alleata e una delle economie pi sviluppate e pi
Direi che a cento anni dalla teoria del superimperialismo di Kautsky ci che sta avvenendo ci dovrebbe indurre a mettere una pietra sopra anche alle sue riedizioni contemporanee che continuano a riecheggiare lipotesi di sfruttamento generale nel mondo per mezzo del capitale finanziario internazionale unificato enunciata da Kautsky (anche se aveva egli stesso dei dubbi sulla sua realizzabilit).
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invischiate nella finanziarizzazione del pianeta. In particolare devono convincere la Germania a soccorrere il sistema: 3.1) La Germania dovrebbe acconsentire di liberalizzare lacquisto da parte della Bce dei titoli di stato invenduti, ad effettuare dei quantitative easing per salvare gli istituti finanziari europei e ad emettere Eurobond. In altre parole dovrebbe soccorrere i debiti dei Piigs. Le conseguenze per la Germania sarebbero pesanti: 3.1.1) aggravio delle condizioni fiscali 3.1.2) peggioramento delleconomia reale 3.1.3) peggioramento delle condizioni sociali 3.1.4) fuga dei capitali tedeschi verso i Treasury bill statunitensi 3.1.5) interruzione di qualsiasi prospettiva di Ostpolitik tedesca ed europea; come conseguenza di questultimo punto gli Usa otterrebbero un indebolimento della contraddizione pushmi-pullyu tramite: 3.1.5.1) ripresa da parte degli Usa del controllo dei rapporti tra Ovest ed Est (dalla Russia allOriente asiatico, e in particolare la Cina che avr necessit di negoziare con gli Usa che la assedierebbero al Sud e nel Pacifico) e tra Ovest e America Latina. 4) In una situazione geopoliticamente sotto controllo, o per lo meno temporaneamente favorevole, gli Usa potrebbero procedere a una svalutazione del Dollaro e quindi del loro debito pubblico detenuto allestero. 5) Parallelamente si potr procedere alla definanziarizzazione, iniziando con la svalorizzazione del capitale fittizio privato. In realt non chiaro se essa possa essere concomitante, precedente o seguente la svalorizzazione degli asset creati dalla finanziarizzazione di Stato. Molto dipende da chi far le prime mosse, ovvero da come si svolgeranno i conflitti intercapitalistici che necessariamente si genereranno per garantirsi perdite minori o addirittura guadagni nella posizione di potere. Ne consegue, ad essere precisi, che la definanziarizzazione seppur governata a grandi linee dai padrini politici della stessa finanziarizzazione sar un processo non lineare, sfasato nei tempi, nelle modalit e nella sua geografia25. 6) La definanziarizzazione sar accompagnata da un nuovo pesante attacco al lavoro cooperativo associato per svalorizzarlo e cos diminuire il pi possibile le perdite reali una volta scoperchiati i sepolcri imbiancati della finanza. La Germania, potenza dominante in Europa, dovr opporre tutta la sua resistenza tenendo conto di due cose. La prima che un Paese occupato da 73 basi dellUS Army 26. La seconda che i suoi tentativi di resistenza, come si visto, rischiano seriamente di segare il ramo su cui la sua potenza economica seduta, esponendo una quantit di Paesi europei suoi stretti partner agli attacchi politici e finanziari provenienti da oltremare. Si ricordi che la potenza tedesca quasi eminentemente economica e finanziaria e si basa su un surplus commerciale ottenuto a spese di corrispondenti
si pone con urgenza il problema di chi sar costretto a bruciare pi capitali degli altri, a cancellare crediti inesigibili, a perdere pezzi del proprio sistema bancario, a rinunciare con ci al corrispondente prelievo sui flussi globali di valore, a mettere a disposizione di altri il risparmio della popolazione et cetera (Sciortino, cit.). 26 Per un raffronto, lItalia ne ospita 23 e la Corea del Sud 24.
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deficit di alcuni suoi partner e sul riciclo di molta parte del surplus finanziario in posizioni di investimento o speculative in quei Paesi partner. Ci detto, lo scopo della Germania sar evitare lindebolimento dellEuro e al contempo difendere le proprie posizione di vantaggio. Un obiettivo che sembra intrinsecamente contraddittorio e in buona misura lo . Ci indurr la Germania a spingere la UE e specialmente lEurozona a soluzioni intermedie, di compromesso, che non si decideranno mai a prendere il toro per tutte e due le corna, cio T e D: a) La nuova disciplina fiscale europea, il Fiscal Compact, e di mutualizzazione delle difficolt finanziarie, il Meccanismo Europeo di Stabilit (Mes), permetter una parziale monetizzazione dei debiti sovrani europei. Ma per non penalizzare troppo la Germania in questopera di soccorso, la potenza subdominante europea pretende un aumento dei risparmi pubblici e una svalorizzazione del lavoro associato dei Paesi aderenti. Ovvero la cosiddetta austerity. Come si possa evitare in questo modo una spirale recessiva un mistero formale. Ma probabilmente non un mistero sostanziale: non escluso che si voglia perseguire con la recessione - distribuita selettivamente nei Paesi europei (la Grecia in ci un esperimento di vivisezione) - una svalorizzazione di capitali protetta dallo scudo di un Euro finanziariamente solido27. b) Unaltra possibile manovra tedesca, ovvero lespansione della sua domanda interna che favorirebbe un riequilibrio commerciale europeo, potrebbe essere intralciata dallo stesso Fiscal Compact. c) La UE tenter anche misure di regolazione dei mercati finanziari. E con tutta probabilit, anche per motivi tecnici, la testa da sbarco contro la finanza privata sar composta dalla magistratura28. Ma la triade definanziarizzazione, svalorizzazione, difesa dellEuro si poggia su una sola gamba, quella D. Come succede sempre in Europa. Perch lEuro possa fungere da protezione alla manovra a tenaglia definanziarizzazione-svalorizzazione (unica strategia
27 I ricchi shopping che la Germania e altri attori possono contare di fare sullonda di questa svalorizzazione e della sua posizione di preminenza sono da questo punto di vista, semplice business as usual. 28 Sar una battaglia condotta inizialmente a colpi di carta bollata, di rinvii a giudizio e sentenze. E sicuramente di nuove leggi. In questo modo il processo proceder selezionando gli obiettivi e i tempi, assecondando modulazioni politiche e capendo via via le reazioni che provoca, le contromosse.. La gestione dellEuribor gi entrata nelle mire dei magistrati e scandali come quello dellitaliana banca Montepaschi sono destinati a ripetersi. Quando a una cena riservata a Londra il ministro Grilli annunci, o minacci, una supervisione della Troika, cio dellalta finanza intergovernativa, sui programmi di austerity in Italia, il primo a inalberarsi fu Giuseppe Mussari, presidente dellAbi, lAssociazione Banche Italiane28. E vero che linchiesta su Montepaschi lo ha travolto, cos che si capisce che la sua levata di scudi era dettata anche da un interesse personale, tuttavia lepisodio sembra annunciare che tra alta finanza pubblica e alta finanza privata inizia ad aprirsi una divergenza dinteressi. Il presidente statunitense Obama denuncia le agenzie di rating per la crisi dei subprime. Infine fa capolino il progetto di agenzie di rating europee e cinesi, che indicano che la definanziarizzazione non pu non accompagnarsi a forme di regionalizzazione e di concorrenza per il controllo dei mercati finanziari.

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post-finanziarizzazione, di qua e di l dellAtlantico, per sperare di far ripartire laccumulazione capitalistica, cio la mitica crescita), la moneta unica dovrebbe ricevere un consenso internazionale politico, perch molto dubbio che possa mantenere in tali condizioni quello economico. 2. Siamo quindi di nuovo di fronte alla domanda Chi far le prime mosse?. Ovvero chi dettando i tempi detter lintero processo, almeno nel club dei Paesi capitalistici vetero-termoindustriali? Il problema dei tempi legato a quello della potenza. LEuropa molto in ritardo rispetto agli Usa che possono ancora scatenare i mercati finanziari contro lEuro per prevenire che sotto la guida tedesca lEuropa possa tentare di agire globalmente facendo leva su un controllo per lo meno locale dei mercati finanziari. Il problema dei tempi giustamente sottolineato da Raffaele Sciortino che cos lo sintetizza brillantemente:
Il processo di svalorizzazione gi in corso, ed andato pi avanti negli Stati Uniti monetizzazione dei debiti e fallimenti di banche, svalutazione di fondi pensione, fallimenti individuali, crollo dei prezzi delle case, chiusura di fabbriche - dove i costi sono pi facilmente scaricabili allinterno - pur entro certi limiti pena unesplosione sociale - e, per le ragioni, viste allesterno attraverso il meccanismo di ripianare debito con moneta. Mentre appena iniziato in Europa. Non sar un processo n indolore n equamente ripartito: il punto chi sar costretto a bruciare pi capitali degli altri cancellando crediti inesigibili, a perdere pezzi del proprio sistema bancario e produttivo, a rinunciare al corrispondente prelievo sui flussi di valore, a mettere a disposizione di altri il risparmio della popolazione (Italia: de te fabula). Inevitabile che si apra un ulteriore terreno di scontro tanto pi se si andr a un abbattimento secco dei debiti pubblici. Con in pi, per lOccidente, la difficolt crescente sia a scaricare lonere sul resto del mondo sia a procedere alla svalorizzazione in un quadro di intreccio spinto della finanza internazionale. Contestualmente, a riprova che la finanza reale, si fa fortissima la pressione non solo ad aprire al mad money welfare, servizi e altri campi ma anche a liberare il lavoro da ogni residuo vincolo per i profitti. E voil la ricetta della dopo austerity (!) (Sciortino, 2012).

Scontro quindi su chi pagher prima e di pi la svalorizzazione degli asset finanziari e di quelli reali. Uno scontro che, come sempre, si dispiegher a livello orizzontale intercapitalistico e a livello verticale, di classe. Il problema centrale come affrontare il primo attraverso il secondo e come rafforzarsi nel secondo utilizzando il primo. In questo scontro gli Usa giocheranno sporco facendo leva sui Paesi europei pi penalizzati. Non escluso che possano suscitare movimenti che fingendosi progressisti possano essere utilizzati per raggiungere propri obiettivi (ad esempio in funzione antitedesca). Come gi successo con le primavere arabe, sar difficile ma vitale, distinguere il grano dal loglio e occorrer sempre ripetersi, per non dimenticarlo e ricordarlo, che al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda la voce del loro nemico. E chi parla del nemico lui stesso il nemico (Bertold Brecht). In mancanza di unindipendenza politica europea, la contro-strategia tedesca ha ottime possibilit di aggravare solamente la situazione dei Piigs e anche di Paesi del suo blocco mitteleuropeo, incrementando le munizioni antitedesche e pro Usa. Per questo i diktat tedeschi sono accettati. In parte perch comunque unimplosione della UE danneggerebbe le borghesie europee. In parte perch svalorizzano il lavoro

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togliendogli ogni possibilit di resistenza e capacit negoziale, tre obiettivi che accomunano gli intrecci tra industria e finanza, o meglio profitto-interesse, sia anglosassoni sia europei. E finalmente perch i governi para-compradori del Sud europeo (ma anche di parte del blocco mitteleuropeo, come lUngheria) lo considerano un passo per tenere agganciata la Germania e poter cos consegnare tutta lEuropa a una indefettibile fedelt atlantica. Con ci per si spinge il quadro mondiale lontano da un multipolarismo governato da istanze sovranazionali, come un neo-bancor, una nuova Onu, un nuovo Fmi e una nuova Banca Mondiale. 3. La definanziarizzazione, che comporta dunque una svalorizzazione dellintreccio profitto-rendita finanziaria, (e non solo dellinteresse come parte del profitto), ovvero scioglie come un nodo gordiano il paradosso della finanziarizzazione (vedi Capitolo II.4.5), richiede un attacco ai risparmi, al welfare e al lavoro. Cos come lo richiede la contromossa tedesca che di fatto pretende di ritornare alla condizione ottocentesca di equilibrio tra i risparmi e gli investimenti (cfr. ivi). Questa pretesa assurda indice della debolezza politica della Germania rispetto allinfluenza che gli Usa esercitano nellintreccio internazionale dei mercati finanziari. Questi mercati pretenderanno, come contropartita a un processo di svalorizzazione, lolocausto radicale del sociale, dai salari al welfare. Daltra parte lunico modo di limitare la dimensione della svalorizzazione del capitale fittizio (intrecciato a quello reale) e di graduarla29. Siamo di nuovo ad un effetto Vajont. Ripetiamo che questa svalorizzazione dovuta al blocco tendenziale del circuito di appropriazione del valore prodotto globalmente. che a sua volta causato dal contro pushmi-pullyu dei Brics. Tutto ci, dunque, non spinge verso un nuovo governo condiviso del mondo, ma verso una nuova compartimentalizzazione del sistema-mondo, produttiva, valutaria, finanziaria e geopolitica. Le difficolt dellEuro sono segno che la rincorsa europea alla finanziarizzazione che abbiamo descritto nel Capitolo II.5 non ha pagato a causa non dei fattori economici, che invece erano tutti a suo favore, ma delle condizioni di subordinazione politica in cui questa corsa si svolgeva. In questo quadro, pensare ad effetti strategicamente positivi di una combinazione di eurobond-deficit spending un azzardo intellettuale duale a quello di chi pensa a ritorni neo-keynesiani protezionistici alle monete sovrane. Gli eurobond sono concepiti: a) come una garanzia ai creditori internazionali pagata anche dai lavoratori tedeschi oltre che da quelli della periferia europea; b) come una garanzia a settori molto politicizzati delle borghesie imprenditoriali europee che hanno la possibilit di intervenire nei grandi progetti di spesa pubblica, come da noi la Tav o il Ponte sullo Stretto. Alla luce di queste ipotesi possiamo rileggere alcuni avvenimenti recenti. Davanti a Obama, lite tra Monti, Hollande e Merkel. Eurolandia si spacca sul rischio contagio a Madrid. Questo un titolo in grande rilievo nella sezione di economia delledizione di Venerd 1 giugno 2012 dellorgano italiano del Democratic Party americano, La Repubblica. Si
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Gli aiuti ai Piigs, notabilmente quelli alla Grecia, sono di fatto aiuti innanzitutto alle banche tedesche.

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riferiva a una videoconferenza tra Monti, Merkel, Cameron, Hollande e il presidente statunitense. Obama attacca subito spingendo con insistenza sullipotesi di Unione Bancaria europea e per lintervento diretto del fondo salva-stati (lEfsf che sul punto di trasformarsi nel pi potente Esm) nel salvataggio delle banche spagnole. Monti e Hollande appoggiano il pressing di Obama mentre la Merkel oppone un netto rifiuto: La Germania contraria ad un intervento diretto dellEFSF; non vogliamo che il fondo con i soldi dei governi, spenda milioni in cambio di collaterali di banche gi cotte. Sembra di sentire gli echi antinterventisti e moralistici della cosiddetta Scuola Austriaca. Monti, che pure ideologicamente vicino a quella scuola, la scongiura di rifletterci sopra. In cambio lItalia respinger i tentativi di cambiamento dello statuto della Bce (cio rinuncer a chiedere che la Bce diventi prestatore di ultima istanza). Ma niente da fare: la partita rimandata sotto gli auspici-minacce di Monti: La Germania deve riflettere profondamente e rapidamente. 4. Penso che il 90% della sinistra a questo punto non sia pi in grado di capire cosa stia veramente succedendo (per non parlare della destra il cui pi alto punto di riflessione ha sfornato la pseudo-teoria del signoraggio, purtroppo sposata anche da alcuni settori della sinistra radicale). Ma come? Non cera forse la dittatura della finanza? Monti non era un servo della Merkel e del suo Euro-Marco? Hollande non era il simbolo del riscatto della sinistra per la crescita? La Germania non era solo un burattino subimperiale degli Usa e lEuro una dependance del Dollaro? Il capitalismo non forse uno e trino? Ma come, il socialista parakeynesiano Hollande difende le banche sacrificando la crescita e la monetarista liberista Merkel difende le fabbriche tedesche contro le banche mentre il suo ministro delle Finanze dichiara addirittura di sostenere le richieste sindacali nellindustria privata e di voler alzare motu proprio del 6% gli stipendi dei dipendenti pubblici? Ma qui non ci si capisce pi nulla! Cos questo mondo alla rovescia? Beh, ovviamente basta partire con la mappa sbagliata per perdersi facilmente. E la sinistra lo fa con metodo: anche quando ha la cartina giusta, la tiene in mano allincontrario. Chi vincer? Possiamo solo avanzare delle ipotesi. La Germania ha dalla sua solo la potenza economica. Ma come, si dir. La potenza economica tutto ci che conta nel capitalismo!. Ecco la mappa tenuta in mano al contrario, ad onta di Marx che avvertiva che dietro ogni fenomeno economico c in realt un fenomeno sociale. La potenza economica sta in Germania, in Cina, nei Brics. Ma come abbiamo gi notato, lalta finanza non sta n a Francoforte n a Shanghai. Risiede a New York, a poche ore di auto da Washington, sede decisionale dellancora ineguagliata superpotenza militare, politica, diplomatica e culturale degli Stati Uniti dAmerica. Sono queste le leve competitive degli Usa. E le utilizzeranno per contrastare la sfida. In che modo? Anche in questo caso possiamo solo fare delle ipotesi. Innanzitutto con pressioni dirette di ogni tipo sulla Germania coadiuvate dal lavoro ai fianchi di Francia, Italia e Gran Bretagna (e di Paesi della stessa area dinfluenza tedesca) e tagliando possibili naturali retroterra alternativi geopolitici e commerciali dellEuropa, impedendole che essa, e in primo luogo la Germania, sposti i suoi interessi

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economici e politici verso Est. Gli Usa lo hanno gi iniziato a fare destabilizzando la costa non europea del Mediterraneo. Con ci hanno reso difficoltosa sia unipotesi di Ostpolitik tedesca sia unipotesi di defezione di unEuropa del Sud da una Europa del Nord (se non eventualmente sotto legida statunitense), obbligando quindi lEuropa a rimanere unita e in preda alle proprie contraddizioni interne che i popoli europei pagano salatamene ma che disegnano un grande bersaglio sul pancione della Germania e della sua politica di potenza economica solitaria. Come abbiamo gi visto, il socialista Hollande organicamente (economia e politica estera) nel campo statunitense. La liberista Merkel lo disorganicamente. Attenzione a questa inversione, perch gli imbonitori politici europei, e quelli italiani per primi e con pi sfacciataggine, la utilizzeranno per mascherare di progressismo (antiliberismo, neokeynesismo, ecologismo, eccetera) la scelta di campo a favore degli Usa. La politica estera degli attori in campo chiarir molte cose. 5. La Germania sa benissimo che non pu spremere oltremisura ricchezza dai partner in questo modo e di essere tra lincudine di vedere prosciugata la fonte europea della sua ricchezza destabilizzando lEuro e il martello della destabilizzazione della situazione sociale interna. Potendo lItalia vantare, secondo lFmi, un avanzo primario record pi del doppio di quello della Germania, potrebbe fare la voce grossa con la Merkel. Ma forse, oggi, non nemmeno pi necessario. Dietro la retorica della crescita si celava in realt la richiesta pressante di far stampare soldi alla Bce, di ridar fiato ai gruppi capitalistici dominanti nei vari Paesi e in subordine di tagliare le unghie alla Germania. Sono i necessari requisiti alla zona di libero scambio Usa-UE su cui lavora Obama in funzione anticinese (questa zona di libero scambio grosso modo un sottosistema della Nato; si in questo caso in grado di apprezzare con precisione le conseguenze del fatto che la Nato unorganizzazione economico-militare che non corrisponde ai confini geografici europei). Ma si badi bene. il problema per gli Usa non quello di smussare le unghie economiche alla Germania, bens quelle politiche per quel tanto che sembra, o si teme, possano crescere. Ed fondamentale capire la differenza, per non illudersi di poter giocare economicamente e finanziariamente una trappola contro laltra, la trappola Dollaro contro la trappola Euro. Sarebbe troppo semplice, ma purtroppo non cos. La riprova che il lavoro politico in parte gi fatto, a quanto pare, stando a giudicare latteggiamento della Germania in politica estera (caso Siria) ben riallineato a quello degli Usa. A questo punto il diktat statunitense potrebbe utilizzare in parte gli strumenti di quello tedesco, cosa che spingerebbe a riconsiderare seriamente la necessit di politiche di scissione regionali o addirittura nazionali, pur con tutte le loro enormi difficolt. Ristabilita la priorit della dimensione politica, rimane comunque da vedere se strumenti neokeynesiani possano rilanciare la redditivit privata in Occidente (a parte alcuni settori ad alto valore aggiunto e ad alto contenuto innovativo, ad esempio quelli legati, direttamente o indirettamente, al settore militare, ed eventualmente a grandi opere infrastrutturali), in presenza di un tasso di profitto delle attivit industriali strutturalmente basso. La crescita sar al dunque un rallentamento di un processo di collasso, del ciclo sistemico uscente e ormai privo delle sue condizioni originarie, anche nel caso gli Usa possano mantenere la leadership mondiale. Ovviamente potranno esserci punte reali di sviluppo, ma locali sia in termini temporali sia spaziali. Penso che

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nemmeno gli strateghi globali credano davvero di poter rilanciare in Occidente un altro ciclo di espansione materiale simile a quello del ventennio doro del dopoguerra. E al pi il solito modo di girare attorno al problema. Ma in pubblico devono dire altro. Un altro che va sotto il termine onnicomprensivo misure per la crescita. Cos la coppia Crescita (Keynesiana)-Rilassamento del monetarismo e dellausterit, che per brevit chiamer CK-RA, caratterizzer lo spettacolo politico nel nostro immediato futuro, in dipendenza delle posizioni relative nel sistema di potere mondiale. Siamo nel campo di giustificate congetture, non di certezze. Tanto pi che la crisi finanziaria rende la CK-RA una strategia in salita (potrebbe essere agevolata da uno schianto in punti nevralgici politico-economici del sistema). 6. Nellimmediato, nei Paesi termocapitalistici occidentali assisteremo a dichiarazioni altalenanti di richiamo al rigore e di necessit di crescita. Apparir di fatto come una politica (fatta a dichiarazioni) mezza di destra e mezza di sinistra, intendendo con sinistra un vago rimando al passato keynesiano. Questo un punto di confusione che eserciter attrazione sulle persone indecise, nostalgiche o lontane dallanalisi critica. Il CK-RA pu essere un ombrello abbastanza grande. Riparer chi vede la semplice possibilit di far partire opere pubbliche, chi quella di far ripartire il credito, chi insister sul lato redistributivo, chi sulla possibilit di lotta alla disoccupazione. Lex sinistra e la coscienza critica dellex sinistra, le formazioni che vogliono rifondare la sinistra pungolando la coscienza critica dellex sinistra, e via cos in una catena di attrazioni successive. Ma non sar unesclusiva delle sinistre. Il CK-RA potrebbe causare delusioni immediate, od ottenere brevi successi parziali. Dovrebbe risolvere un sacco di problemi tra loro connessi: a) Vincere la feroce ostilit dei partner. Vincere il sicuro opportunismo imperialistico degli Usa, e rinegoziare una divisione internazionale del lavoro. b) Vincere lostilit del mercato finanziario, che gi nelle pesti e lo sar di pi se i Paesi si metteranno a stampare moneta per conto loro. c) Impedire che il rilancio in un settore attragga troppi capitali in cerca di remunerazione (e ad affollarsi ce ne sarebbero a trilionate. d) Impedire in un mercato controllato da grandissimi attori che la crescita della domanda aggregata in un settore finisca per avvantaggiare i produttori esteri. e) Impedire che la crescita della domanda aggregata finisca per ridurre lesercito industriale di riserva in misura tale che i salari crescano oltre la produttivit. f) Trovare settori nuovi che rilancino la domanda aggregata. Tuttavia la doppia contraddizione pushmi-pullyu che sopra abbiamo tratteggiato ha iniziato a operare nel vivo, divenendo oggetto diretto di scelte politiche. Le forze emancipatrici devono quindi incunearsi in questa contraddizione che costituisce una delle poche possibilit che si vedono allorizzonte di divisione e indebolimento dellavversario (laltra essendo una, improbabile ma non da escludere, guerra mondiale). Ma incunearsi non vuol dire parteggiare per una delle due sezioni che si stanno separando. Cos come il repubblicano Nixon pot asserire Adesso siamo tutti keynesiani, oggi i partiti del capitale, di destra e di sinistra, potrebbero prendere la strada della deglobalizzazione/definanziarizzazione associandola a un ordoliberismo con commistioni keynesiane ove necessario. La differenza sar tra chi pi sensibile alle

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compatibilit imperiali e chi meno. Le differenze politiche sfumeranno ancora di pi e ci porter a forme pi organiche di Grosse Koalition o di maggioranze artificiali dovute alle alchimie di riforme istituzionali antidemocratiche. I latori del CK-RA lavoreranno per se stessi e per terze parti, ma non per noi. Se avessimo la corda di Lenin li potremmo sostenere come si sostiene limpiccato. Ma per ora abbiamo trovato con fatica solo qualche scampolo di filo per cucire. Come incunearsi tutto da capire e non pu essere discusso qui. Tuttavia le iniziative di lotta non potranno pi basarsi sulla ripetizione della denuncia del governo della Bce e dei banchieri, che sar unarma spuntata. Si tratter invece di strappare agli avversari il governo di questa fase, del piano C (dopo linconvertibilit del Dollaro in oro, e la globalizzazione finanziarizzata), per trasformarlo in un piano di transizione. 7. Ancora una volta le relazioni internazionali saranno decisive. Ci un guaio in un Paese poco abituato a spingere lo sguardo analitico al di l dei confini. Ma la verit che lo sconquasso di cui siamo testimoni incapibile in una dimensione nazionale. Solo considerando un sistema a pi attori internazionali si comprende che il passaggio dallo sbilanciamento unipolare al riequilibrio multipolare a operare la riconduzione violenta del sistema dalle (smisurate) leve finanziarie a priori al risparmio effettivo a priori. Essendo il credito unanticipazione della ricchezza prodotta, infatti pi che lecito che qualche attore impertinente (e sufficientemente potente) voglia vedere o minaccia di voler vedere i libri contabili reali. Cos per si ricade non in Keynes e nemmeno tra gli Austriaci: se adottiamo un modello chiuso, si torna proprio nellottocentesca pretesa marxiana di equilibrio tra investimento e risparmio, mentre se adottiamo un modello aperto arriviamo alla richiesta di equilibrio tra gli investimenti e la ricchezza accumulata e accumulabile. I fattori e le dinamiche operanti sono dunque molteplici, ereditati o nuovi, ed la loro interazione o la loro interferenza reciproca che generano il risultato per cui sono tutti da tenere in conto nel prospettare percorsi politici. Anche nella crisi tutto si tiene: paradossalmente anche le contraddizioni. Cos che se se ne risolve una con buona probabilit se ne amplifica unaltra, come in una vecchia casa dove se si mette a posto un mattone ne viene gi un altro. Occorre un progetto complessivo. Con il metodo delle aggiunzioni abbiamo appunto voluto suggerire che fin dallinizio necessaria una visione sistemica e non settoriale. A. EXCURSUS: MODELLI E REALT
[...] tutte le [...] leggi del capitalismo, scoperte da Marx, raffigurano soltanto lideale del capitalismo ma non sono affatto la sua realt. Noi abbiamo per scopo - diceva Marx - di presentare lorganizzazione interna del metodo capitalistico di produzione solo nel suo, per cos dire, tipo medio ideale (in ihrem idealen Durchschnitt) (Das Kapital, III, 2, 367). Lenin, Ancora sulla teoria della realizzazione., 1899. Modelli chiari e internamente coerenti, esercitano una particolare attrazione. La loro logica limpida perch essi sono elementari, cosa che non vuole dire semplici o banali ma, al contrario, che prendono in considerazione ci che viene ritenuto essere linsieme minimo o almeno minimale di elementi pertinenti. E un principio scientifico e un principio logico. Ma questa elementarit presuppone lespulsione dal modello di molti fattori che, specie nei momenti di crisi, si possono rivelare fondamentali.

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Per fare unanalogia riguardante altri sistemi formali, la Logica sta al ragionamento umano come un linguaggio formale sta al linguaggio naturale. Entrambi i formalismi scandagliano alcuni tratti del ragionamento o del linguaggio in forma profonda e chiara, ma non riescono a coglierne la complessit e anche le contraddizioni (dagli autoriferimenti alla capacit di dare un senso anche a frasi palesemente false). E non mi riferisco solo ai limiti dei linguaggi formali pi semplici o alla logica classica del primo ordine, ma ai sistemi pi raffinati, come il lambdacalcolo, i sistemi di deduzione naturale, le logiche sottostrutturali o i sistemi di ibridazione di logiche diverse30. Questo per quanto riguarda la mia disciplina. Allo stesso modo penso che nessun modello formale della scienza economica possa cogliere la complessit delleconomia in quanto parte dellagire umano immerso in un ambiente complesso e in continua trasformazione. Chiedersi nel 2012 se ha ragione Keynes oppure Friedman un po come chiedersi se abbia ragione la Logica Classica o la Logica Intuizionista31. N luno n laltro e tutti e due, perch entrambe le posizioni si collocano sul piano di discussione delleconomia politica e non della critica alleconomia politica e nelleconomia politica entrambe hanno i propri campi applicativi da intendere come condizioni storiche del capitalismo. Quindi possono essere considerate in concorrenza solo se si assume una posizione fondazionalista. Ma, mi si obietter, dal punto di vista sociale non sono indifferenti: il keynesismo era meglio. Sono assolutamente daccordo. Da quando il monetarismo e il neoliberismo imperversano le cose per le classi subalterne sono andate peggiorando. E sotto gli occhi di tutti. Ma forse la risposta corretta dovrebbe essere unaltra: le cose andavano meglio quando cerano le condizioni per applicare misure keynesiane. Esse sono peggiorate perch qualcuno si innamorato del monetarismo o perch il capitalismo keynesiano non reggeva pi il suo compito? La Storia, in realt, procede indipendentemente da ogni modello. Per il motivo molto semplice che pi complessa di ogni modello, esattamente come il ragionamento umano pi complesso di ogni formalizzazione logica. Ovviamente si potevano fare altre scelte. Ma ogni scelta avviene a fronte di un complesso dinamico di fattori che comprende finalit, progetti, desideri, rapporti di forza, condizioni ereditate, che si oppone come risultato sociale oggettivo alle singole soggettivit. In questa dinamica il modello scientifico solo uno dei tanti ingredienti che compaiono. Il monetarismo non nato con Reagan e la Thatcher, ma ben prima. Ha avuto successo quando si capito che poteva dare una dignit teorica e un ordine simbolico al risultato di qualche anno di caotico prova-ed-errore. A quel punto diventato il pensiero unico, ovvero c stato il salto di paradigma. Ma penso anche che questo pensiero unico sia pi propaganda e gioco di cattedre che non la prassi reale dei capitalisti e dei governi nella crisi. Come si sposa ad esempio il quantitative easing col monetarismo e il neoliberismo? Non si sposa, tanto vero che per i puristi unaberrazione tanto quanto il keynesismo. Non per nulla qualcuno lo ha definito giustamente keynesismo privato32. La metodologia di analisi che ho mutuato dalla scuola del Sistema-mondo e in particolare da Giovanni Arrighi impone uno sforzo per coniugare insieme logica e storia, come sugger esplicitamente Marx. Le stesse categorie con le quali cerchiamo di mettere un ordine concettuale nel dato storico e capire se possibile estrarne una qualche consequenzialit logica che ci dia indicazioni per il futuro dovrebbero aiutare questo metodo, mentre sovente Per i curiosi: Johan Van Benthem, cit, Greg Restall, An Introduction to Substructural Logics, Routledge, 2000. Dov Gabbay, Labelled Deductive Systems; Principles and Applications. Vol 1: Basic Principles, Oxford University Press, 1996. 31 Le idee di Wicksell hanno influenzato a sinistra Keynes e a destra la Scuola Austriaca. Ma ha senso oggi la contesa tra queste due scuole? 32 Ad esempio in Bellofiore, 2012.
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prendono il sopravvento e, per cos dire, partono per la tangente. Un punto critico, proprio il modo di intendere il flusso temporale nei modelli economici, che ad esempio influisce massicciamente sulle nozioni di attivit e passivit, di debito e credito che, come abbiamo visto, sono associate allasincronia tra scambio e pagamento e la possibilit di crisi (si veda il Capitolo II.4). In questo caso la dinamica data da una nozione di futuro che potremmo definire semiaristotelica, o di possibilit semi-aristotelica. I flussi di investimento si effettuano sulla base di aspettative future. Ovvero si fissa un punto nel futuro come se (si verificasse un certo evento) e in base a questo come se si prendono le decisioni attuali. In altri termini si stabilisce una possibilit. Ma mentre nel modello aristotelico (o diodoreo) il come se in realt un (una cosa al tempo t possibile solo se a un successivo tempo t+n accade effettivamente), in questo modello il come se pu non avere luogo e quindi deve essere sottoposto a una verifica [che] verr fornita da eventi che hanno luogo nel tempo storico, e quindi irreversibile (Bellofiore , 2009, p. 3) 33. E questa verifica che lega i soggetti alle decisioni prese nel passato e condiziona il funzionamento delleconomia (ibidem). Anche in questo caso un punto nel futuro condiziona il presente. Ma se il come se non viene verificato bisognerebbe ritornare al punto temporale della scelta e percorrere un altro ramo di possibilit (si veda Parte Prima, Capitolo VII.1.1). Bisogna allora vedere quanto le conseguenze delle decisioni (ad esempio di investimento) siano reversibili (e qui in senso lato rientra massicciamente anche la natura di sistema dissipativo del capitalismo termoindustriale occidentale). In teoria in uneconomia perfettamente pianificata le decisioni potrebbero essere reversibili (al netto delle perdite dovute allentropia). In uneconomia di attori separati che entrano in contatto conflittuale attraverso il mercato (intreccio trasversale di passivit e attivit tra varie unit (ibidem)), ci di fatto impossibile. Questo quadro si complica quando la finanza diventa autoreferenziale nel ciclo abbreviato D-D, perch in questo caso il come se deve soddisfare i criteri finanziari a prescindere dai criteri materiali. Cos se la legalit borghese deve garantire che i criteri dinvestimento produttivo e quelli finanziari siano ex post coincidenti, quando essi sono invece disgiunti la struttura delle passivit assume un ruolo autonomo ed questa autonomia che retroagisce, positivamente o negativamente, sulle attese di banche e imprese (ibidem). La moneta come mezzo di pagamento qui sovrasta decisamente la sua funzione di mezzo di scambio o di riserva di valore. E senza tanti complimenti uno strumento di potere, nel duplice senso che garantisce il potere dacquisto ed garantita dal potere sulla societ34. Ci porta a una sorta di paradosso di autoriferimento: i criteri per il finanziamento devono tener conto di come gli investimenti in attivit capitali potranno o meno soddisfare i criteri finanziari stessi che sono parzialmente o largamente autonomi da quelli materiali, come hanno dimostrato le diverse bolle. La fuoriuscita M-D, che per Arrighi il segnale che il capitale sovraccumulato vuole riacquistare libert di manovra per poter entrare ed uscire dai settori pi profittevoli e per i keynesiani il barometro della nostra ansiet nei confronti delleconomia e del valore futuro delle attivit meno liquide (ivi, p. 4), un segnale di crisi e annuncia una gestione speculativa delle passivit [in cui
33 Lottima esegesi di questo autore del pensiero di Minsky, che abbiamo utilizzato nellExcursus C, ha fornito lo spunto a questo ragionamento. 34 Non deve destare sorpresa che la sua autonomia induca una parallela autonomizzazione del potere che viene esercitato sulla societ, dalla legalit borghese, politica e normativa, a cui eravamo abituati e che si basava sulla materialit produttiva (fordismo) e geografica (la nazione) dei processi di accumulazione. Lo si riscontra ovunque (lFbi ha ad esempio riscontrato irregolarit e fattispecie criminali nella maggioranza delle operazioni finanziarie).

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si finanziano] con passivit a breve termine la detenzione di attivit meno liquide e pi rischiose (ibidem). Ma c di pi. La fuoriuscita M-D portando al movimento D-D instaura, come si detto, unautoreferenzialit negli investimenti che porta per forza a unautoreferenzialit delle opinioni su cui si fonda la scommessa. I titoli derivati e i credit default swap sono un emblema di questa autoreferenzialit 35. Mentre la produzione deve rifarsi dei costi e ottenere un profitto, linvestimento monetario deve tenere conto del mercato azionario e di quello finanziario. Cio deve tenere conto dei rendimenti monetari attesi (flussi di reddito o guadagni in conto capitale). Lattivit industriale quindi contaminata da quella finanziario-speculativa36.
35 A questo proposito, impressionante lanalisi di Marx: In questo, cio nel fatto che perfino una accumulazione di debiti possa apparire come accumulazione di capitale, si manifesta nella sua pienezza il capovolgimento che avviene nel sistema creditizio. Questi titoli di credito che sono rilasciati in cambio del capitale dato originariamente in prestito e da tempo speso, questi duplicati cartacei di capitale distrutto, esercitano per chi li possiede la funzione di capitale, in quanto sono merci vendibili e perci possono essere ritrasformati in capitale Marx, 1970c, vol. 2, pp. 167-168. 36 Marx aveva pi di un sentore che leconomia finanziaria producesse questi effetti: Lo sviluppo del sistema creditizio e lenorme concentrazione degli affari riguardanti i prestiti monetari nelle mani di grandi banche, deve dunque gi per se stessa affrettare laccumulazione del capitale da prestito, come una forma distinta dalla accumulazione reale. Questo rapido sviluppo del capitale da prestito quindi un risultato della accumulazione reale, essendo questa una conseguenza dello sviluppo dei processo della riproduzione e il profitto, che costituisce la fonte di accumulazione di questi capitalisti monetari, rappresenta soltanto una detrazione dal plusvalore, guadagnato dai capitalisti riproduttori (al tempo stesso appropriazione di una parte dellinteresse sui risparmi altrui). Il capitale da prestito si accumula contemporaneamente a spese degli industriali e dei commercianti (ivi, p. 197). Nel modello a due prezzi di Minsky il prezzo di domanda dei beni dinvestimento non determinato solo dal profitto atteso dallinvestimento, ma anche dal mercato delle attivit capitale (capital assets) e dalla struttura del debito costruita nel tempo. Il punto chiave che il prezzo di domanda dei capital assets in larga misura sganciato dai loro costi di produzione (Bellofiore, cit., p. 7), cosa che ha generato il mito dei beni immateriali e della loro contabilit, come si visto nel Capitolo V.4 della Parte Prima. Tuttavia saranno i profitti realizzati a convalidare o meno le decisioni prese: I profitti sono la variabile chiave non soltanto della crescita ma anche della dinamica finanziaria delleconomia (ivi, p. 9). Ci non solo contraddice il mito del capitalismo immateriale, ma anche lidea della finanziarizzazione come fase superiore del capitalismo. In un formidabile squarcio verso il futuro, Marx affermava che la valorizzazione del capitale, fondata sul carattere antagonistico della produzione capitalistica, permette leffettivo, libero sviluppo soltanto fino a un certo punto, quindi costituisce di fatto una catena e un limite immanente della produzione, che viene costantemente spezzato dal sistema creditizio. Il sistema creditizio affretta quindi lo sviluppo delle forze produttive e la formazione del mercato mondiale, che il sistema capitalistico di produzione ha il compito storico di costituire, fino a un certo grado, come fondamento materiale della nuova forma di produzione. Il credito affretta al tempo stesso le eruzioni violente di questa contraddizione, ossia le crisi e quindi gli elementi di disfacimento del vecchio sistema di produzione. Ecco i due caratteri immanenti al credito: da un lato esso sviluppa la molla della produzione capitalistica, cio larricchimento mediante lo sfruttamento del lavoro altrui, fino a farla diventare il pi colossale sistema di giuoco e dimbroglio, limitando sempre pi il numero di quei pochi che sfruttano la ricchezza sociale; dallaltro lato esso costituisce la forma di transizione verso un nuovo sistema di produzione (Marx, 1970c, vol. 2, pp. 127-128). E vero. Ma questo processo non affatto lineare. La storia del capitalismo lo ha dimostrato ampiamente, anche se lo spazio per un nuovo ciclo di definanziarizzazione-sviluppo materiale si restringe perch il capitalismo un sistema dissipativo che crea da solo i propri ostacoli socio-ecologici. Il processo di definanziarizzazione-sviluppo materiale comporta, giusto il giudizio di Marx, una

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Lautoreferenzialit implicita nellallocuzione di Arrighi accumulazione senza (un) fine. Proprio quell un una descrizione del nominalismo del rapporto sociale capitalistico. Un nominalismo che per si deve appoggiare su una concretezza, che trova nel Potere. Cos, mentre il campo-di-luoghi la semantica, il campo-di-flussi la sintassi. Si noti che esiste un campo-diluoghi anche nel campo-di-flussi ed lo specifico rapporto sociale determinato dal comando del capitale sulle risorse37. Lanalisi di Marx del capitale fittizio passa da una considerazione dei fenomeni del credito nei cicli sviluppo-crisi a una previsione degli effetti cumulativi che queste crisi producono nel sistema capitalistico fino a preannunciarne e addirittura prefigurarne il passaggio a un altro modo di produzione. Giovanni Arrighi precisa il rapporto tra cicli ricorsivi e cambiamenti strutturali grazie al concetto di ciclo sistemico (o meglio ancora di spirale sistemica visto gli effetti cumulativi) che unestensione della coppia ricorsione-variazione a epoche che sono scandite dal rapporto di aggiunzione del Potere. Con ci le dinamiche dei campi-di-luoghi, che sono dinamiche nellambito della politica, della cultura, delle tradizioni, della geografia e della storia fisica e umana entrano nella spiegazione delle dinamiche dei campi-di-flussi. Ad esempio, lannotazione di Minsky sullimportanza delle serie temporali degli impegni di pagamento e quindi della struttura del debito ereditata dal passato si arricchisce di un parametro addizionale, ovvero dalla forza politica degli agenti contraenti. Questa forza politica pu alterare la sequenza temporale (ad esempio attraverso una capacit non ordinaria di contrattare i rinnovi dei prestiti e persino la determinazione dei margini di sicurezza), la distribuzione dei rischi e, in definitiva, la riconfigurazione della struttura complessiva del debito38. In generale bisogna tenere conto che la finanziarizzazione una fase in cui alta finanza e potere statale intrattengono rapporti strettissimi, seppur pieni di contraddizioni. O meglio, strettissimi perch le loro contraddizioni rischiano di provocare unesplosione con repentina rottura del rapporto T-D che metterebbe a repentaglio il potere di entrambi. deglobalizzazione, una compartimentalizzazione delleconomia. La suddivisione sociale della Terra in giurisdizioni nazionali differenti, consolidate proprio dal capitalismo, fornisce dunque la possibilit di un nuovo ciclo di sviluppo materiale ma al prezzo di creare le condizioni per cui i nuovi comparti regionali, che sono anchessi sistemi dissipativi, si ostacoleranno a vicenda. Come avvenuto nei Paesi termocapitalistici storici, ora avverr globalmente. 37 Abbiamo gi fatto notare che la piccola circolazione M-D-M del salario un campo-diluoghi, non di flussi (vedi Parte Prima, Capitolo III.2.2). Allo stesso modo possiamo dire che il valore duso appartiene ai campi-di-luoghi e il valore di scambio a quelli di flussi. Cos il passaggio dalla produzione alla realizzazione e infine al credito interpretabile come il passaggio da uno scambio attuato in un campo-di-luoghi, a uno attuato in campo-di-flussi, a uno scambio, infine, attuato in un puro campo-di-flussi. Ma non bisogna dimenticarsi del fatto che questi passaggi avvengono sotto la supervisione del rapporto di aggiunzione T-D. Se lo si dimentica si confonde il comando della moneta con un puro comando, ovvero come un comando nominale. 38 Tutta la vicenda Fiat-Marchonne mostra che gli interessi geopolitici hanno influenzato pesantemente le valutazioni di carattere economico-finanziario (necessit di escludere lasse Germania-Russia). Lasciando perdere le camarille puramente nepotistiche e para-mafiose, il finanziamento di Airbus ha dovuto tenere testa pi a ostacoli politici frapposti direttamente dal Presidente americano Clinton che non a puri calcoli economici. Per non parlare di fenomeni macroscopici come il debito pubblico inglese di inizio Ottocento diventato un moltiplicatore di profitti dopo la vittoria nelle guerre napoleoniche, o il Treasury-bill standard pi volte citato in questo libro.

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Questo punto di vista analitico compatibile con le analisi tecniche neokeynesiane dei danni indotti dal monetarismo e dal neoliberismo. Analisi molto utili ad esempio per denunciare la perniciosit insita nella costruzione della moneta unica39. Ma non necessariamente con le conclusioni politiche, come ad esempio il fatto che il ritorno a una moneta sovrana consentirebbe manovre di svalutazione/rivalutazione delle monete nazionali regolate da politiche economiche supposte sovrane e soggette solo ai meccanismi di equilibrio della bilancia dei pagamenti e dei cambi tra soggetti che sono supposti agire su un piano di parit. Supposizioni teoriche, che nella realt si sono potute riscontrare solo parzialmente nel mondo occidentale sotto il periodo di egemonia britannica del secolo XIX e nel ventennio seguito alla II Guerra Mondiale dove le condizioni di parit erano garantite dalla uniforme subordinazione del mondo termocapitalistico occidentale allegemonia statunitense. Infatti i meccanismi di riaggiustamento e di riequilibrio subiscono continue interferenze dovute alle scelte politiche dei singoli Stati e ai rapporti di forza tra di essi e solo larbitrio statunitense come regolatore o come forza da contrastare congiuntamente ha permesso in qualche modo ai meccanismi di economia politica di funzionare. Ci siamo sempre a ragione lamentati per tutto il periodo postbellico che la nostra sovranit fosse limitata. Limitata militarmente, politicamente, diplomaticamente ma anche economicamente e finanziariamente. Gli accordi di Bretton Woods e la Nato erano la cornice di queste limitazioni. Pensare che sia esistita in Italia negli ultimi sessantacinque anni unet delloro in cui la moneta nazionale fosse espressione di una reale sovranit nazionale quindi assai singolare. Anzi, e non un paradosso, la Lira funzionava proprio perch la sovranit era limitata. Non un assioma, ovviamente (lo Yuan funziona perch la Cina realmente sovrana), ma una specifica realt storica. Il secondo dopoguerra fu caratterizzato in Italia da ampi dibattiti riguardo la struttura da imporre alla nostra economia. Furono fatte proposte a volte molto progressive, a volte solo ragionevoli, riguardanti ad esempio la necessit di una patrimoniale o lintervento pubblico nel Mezzogiorno, riguardo il mercato e il suo controllo politico, riguardo linflazione, la stabilit monetaria, i conti con lestero, lindebitamento pubblico. E infine riguardo loccupazione. Non era una discussione molto distante da quella odierna. I dibattiti erano condotti da persone preparate, vuoi di fede marxista vuoi di fede liberale e si trovano pubblicati in vari resoconti. Erano dibattiti e proposte che vertevano su temi vitali e i cui protagonisti erano scienziati economici, politici e sociali di gran caratura e con un senso di responsabilit sociale che gli derivava dal fatto che erano decisori o potenziali decisori. Eppure, se si guarda alla reale storia economica del nostro Paese, quella ad esempio che va dalla fine delle ostilit al 1973, un lasso di tempo visto oggi con crescente interesse e a cui idealmente potrebbero essere ricondotte alcune attuali proposte antiliberiste, ad esempio quelle sul lavoro, si noter che mentre da una parte si dibatteva e si proponeva, alla fine erano i rapporti di forza sul campo, nazionali e internazionali, che decidevano. A volte con sorprendenti risvolti politici. Ad esempio come quando nellestate del 1947 Luigi Einaudi da ministro del Bilancio ribalt la politica di laissez-faire riguardo la finanza privata che aveva sostenuto come governatore della Banca dItalia; o come quando nel 1967 fu approvato dal Parlamento il primo Piano quinquennale di sviluppo economico per rimanere in sostanza lettera morta. Parimenti, il famoso Piano Vanoni per il decennio 1955-1964, che prevedeva la creazione di 4 milioni di posti di lavoro, il pareggio della bilancia dei pagamenti e leliminazione del divario Nord-Sud, raggiunse in breve tempo i primi due risultati non grazie a sue procedure attuative

Oltre ai gi citati lavori di Sergio Cesaratto, si vedano quelli di Alberto Bagnai come ad esempio Bagnai, 2013.
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bens grazie al naturale sviluppo postbellico. Tanto vero che il terzo obiettivo, capitalisticamente innaturale, non fu raggiunto. Sul lato delle conquiste dei lavoratori i dibattiti e i progetti avrebbero dovuto lasciare il passo alla conflittualit operaia che in due tornate drammatiche, quella del 1962 (113 milioni di ore di lavoro perdute a causa della lotta) e quella del 1969 (200 milioni di ore perdute) strapp miglioramenti salariali e lavorativi, alla fine sanzionati nello Statuto dei Lavoratori del 1970, che si estesero alla societ (salute, casa e istruzione). Non stato quindi, e non sar mai, una questione di un modello migliore di un altro. La storia sociale si fa beffe di un modello dietro laltro. E se ne fa beffe con violenza lasciando gli esperti nella loro confusione: Nixon shock? E chi se laspettava. Terapia Volcker? E chi se l'aspettava? Crisi dellAmerica Latina? E chi se laspettava. Crisi delle Tigri Asiatiche? E chi se laspettava. Crisi della New Economy? E chi se laspettava. Crisi dei subprime e chi se laspettava. Crisi del debito pubblico? E chi se laspettava. Tranne ovviamente quei quattro o cinque che ne hanno prevista una oppure laltra, anche se quasi mai entro un ragionamento sistemico che coinvolgesse economia, finanza, politica, geopolitica, geografia, ecologia, antropologia, politica culturale, politica istituzionale.

FINE EXCURSUS

4. La transizione
La mancanza di visione stereoscopica della crisi si riversa nella difficolt di connettere sistemicamente in un solo quadro tutti i problemi. Qui la democrazia, l il lavoro; di qua lecologia, di l il welfare, da una parte la finanziarizzazione, dallaltra parte la crescita oppure lo sviluppo sostenibile. Non ho detto mettere in un solo quadro (questo si fa agevolmente), bens connettere sistemicamente in un solo quadro. Se non si connette ci che deve essere connesso i rischi non sono irrilevanti. Una politica di transizione dovr innanzitutto operare un delinking dal centro imperialistico attuale, puntare a un riequilibrio globale del potere nel mondo, a una camera di compensazione, una clearing house politica ed economica, dotata di una valuta internazionale che rifletta tale riequilibrio ma che vada oltre la concezione keynesiana del bancor, concepita ancora sulla base della distinzione tra Paesi creditori e Paesi debitori, anche se a favore di questi ultimi. Il fatto stesso che il Paese imperiale sia il maggior debitore del mondo obbliga a pensare a un bancor politico nella sua natura. Un politcor che permetta di minimizzare le politiche protezionistiche, che saranno probabilmente indispensabili allinizio della transizione, evitando distruttive guerre commerciali e valutarie. Ogni soluzione che non parta da un riordino politico mondiale andr incontro a serie difficolt e ad ostacoli che potrebbero spingere in direzioni molto pericolose. Uneconomia politicamente e democraticamente pianificata - e quindi indipendente dagli interessi esterni anche se ad essi collegata - sembra essere lunica in grado di gestire transitoriamente il caos sistemico attuale. Essa nei Paesi termoindustriali occidentali deve privilegiare lequilibrio tra salari e profitti e il reinvestimento dei profitti in intraprese che massimizzino i benefici sociali e non quelli privati, ad esempio le spese pubbliche sociali ed ecologiche. Rispetto a questultimo punto non bisogna sognare a occhi aperti. Siamo sicuri che gli investimenti verdi basterebbero a rilanciare leconomia? E discutibile. Inoltre i prodotti verdi oggi richiedono le vecchie tecnologie, le vecchie materie prime e le

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vecchie fonti energetiche al punto che un prodotto altamente ecologico potrebbe in linea di principio essere disastroso per lambiente in termini di produzione. Inoltre passer del tempo prima che ci possa essere una sostituzione soddisfacente delle fonti energetiche40. Ma non c solo la questione energetica. C quella delle materie prime41. Poi c' la questione del cibo. Infine quella dellacqua. E, come cornice, quella dellinquinamento ambientale. Se consideriamo la questione ecologica nei termini suggeriti nella Sezione precedente, essa assume tutta la sua centralit sistemica perch la diminuzione di natura non capitalizzata appropriabile avr come risultato non solo una nuova caduta di fase del saggio di profitto ma anche una sottoproduzione di cibo e materie prime a buon mercato. Come si detto, bisogna quindi pensare alla possibilit che dopo la sovraccumulazione e dopo la sovrapproduzione, la terza fase di questa crisi sistemica sia una crisi da sottoproduzione. Probabilmente questo il concetto politico-economico che corrisponde a quello intuitivo di decrescita oggettiva (con ci intendendo che le condizioni oggettive impediranno una nuova crescita). Essendo un concetto analitico, se adeguatamente sviluppato potrebbe fornire dettagli sia sulla sua stessa plausibilit sia sui suoi effetti e sulla sua distribuzione geopolitica e sociale42. Se plausibile che la crisi sistemica odierna si trasformi in un terzo stadio caratterizzato dalla sottoproduzione, allora occorre sin da subito pensare a modalit di decrescita controllata dalla societ. Una decrescita socializzata che poi una forma di emancipazione sociale dalleconomicismo capitalistico. Una transizione che, come abbiamo gi discusso, in realt una deaccumulazione, ovvero una fuoriuscita da rapporti sociali funzionalizzati allaccumulazione infinita. Non possibile a questo proposito pensare a una politica dei due tempi: prima un rilancio (neokeynesiano) poi la decrescita socializzata. Le iniziali politiche di rilancio economico devono immediatamente privilegiare la riscossa della societ sulleconomia. Inoltre devono perseguire coerentemente la collaborazione internazionale. Se cos non sar, enorme il rischio di piombare in una compatimentalizzazione delle economie in cui la concorrenza render impossibile fuoriuscire dalla logica capitalistica, ovvero dai rapporti T-D in concorrenza tra loro, e si rimarrebbe prigionieri del giro vizioso dove la valorizzazione diventa mezzo per condurre i conflitti per la valorizzazione stessa. La prima fase della transizione deve creare e consolidare le posizioni politiche che renderanno possibile la seconda, che in termini generali possiamo definire fuoriuscita dal modo di produzione dissipativo. Non pu in alcun modo essere concepita come
Pensiamo alla Cina che il Paese coi pi grandi investimenti mondiali in energie rinnovabili e cose affini. Ebbene ha gi stabilito che per i prossimi 50 anni la sua economia andr a carbone (perch ce ne ha moltissimo e perch cos pu evitare scontri con gli Usa e coi vicini). 41 Tanto per fare un esempio, in Congo in corso una guerra civile pluriennale, che ha gi fatto milioni di morti, in parte condotta per le terre rare. Il problema, non che siano rare, a dispetto del nome, ma che sono raramente concentrate in modo da essere sfruttabili economicamente. E senza terre rare, addio telefonini, superconduttori, fibre ottiche, veicoli ibridi e altri utili aggeggi (che formano una gran parte della domanda). 42 Non irreale uneconomia capitalistica ecologica appannaggio di un numero scelto di Paesi e di una ristretta percentuale di abitanti. Una sorta di green capitalism di lusso e diseguale.
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una fase stabile, ma solo di raccordo. Quindi occorre impostarla in un modo completamente diverso da come fu inteso il keynesismo sociale del dopoguerra. A mia conoscenza il keynesismo del dopoguerra non ha infatti mai dato vita, nemmeno embrionalmente, a una fase di transizione a un nuovo ordine, se non nei sogni di inguaribili statalisti che vedevano in tutto ci che era economia pubblica una prefigurazione (cos si diceva) del socialismo. In realt il keynesismo, nei trentanni dopo la seconda guerra mondiale, ha operato in una congiuntura internazionale che se vero che aveva favorito un netto miglioramento delle classi subalterne, era altres caratterizzata non da un processo di transizione bens dalla necessit delle ricostruzioni postbelliche delle singole economie nazionali col fine di far nuovamente girare la ruota delleconomia mondiale43. Inoltre sarebbe paradossale individuare come base di una possibile transizione proprio una riedizione di ci che ha dato origine alla crisi attuale, ovvero la politica economica che diede vita allimpetuosa ricostruzione capitalistica postbellica con tutte le conseguenze contraddittorie che abbiamo illustrato. Non possiamo far riferimento a nessun modello. Il capitalismo non pi lo stesso. Il mondo non pi lo stesso. Le sfide sono nuovissime e la prossima stagione di definanziarizzazione e deglobalizzazione le porter subito al calor bianco spiazzando quello che pensavamo di aver capito finora. Occorrer porsi lobiettivo minimo di una nuova finanza pubblica e sociale che dovr avere innanzitutto lo scopo democratico di definanziarizzare le grammatiche della vita. Ovvero i diritti fondamentali allesistenza che si sono formati nella nostra civilt: sicurezza dellanzianit, abitazione, istruzione, salute, servizi energetici: acqua, elettricit, riscaldamento. La riproduzione sociale deve sganciarsi dalla finanza. Ma il punto che sar domani allordine del giorno che il progetto di transizione non deve finire tra gli artigli della definanziarizzazione dallalto, della deglobalizzazione dallalto, di nessuna rivoluzione dallalto.
Per questo la lotta al debito immediatamente posta di fronte allesigenza di farsi discorso costituente, di elaborare e saper proporre una prospettiva altra, sistemica, da contrapporre ai dettami della finanziarizzazione profondamente entrati dentro le vite di ciascuno. Come si pu vivere senza uneconomia del debito? Qui il keynesismo della old left in tutte le sue varianti inservibile e dannoso non solo nel suo evocare soluzioni oggi impraticabili con soggetti scomparsi ma nellostinarsi a difendere la spesa statale come spesa sociale - quando i meccanismi della finanziarizzazione hanno abbondantemente rotto questo legame - e nel non voler mettere in discussione cosa significa produrre per la societ e a spese di essa. Si tratta al contrario di spingere avanti gli spunti che guardano oltre una crescita capitalistica di cui
43 Non c qui spazio per giudicare il progetto del Partito Comunista Italiano di utilizzare le contraddizioni di questo processo per indirizzarlo verso un esito socialista. Se non altro il Pci si rendeva conto che era un progetto innanzitutto politico. Fin addirittura per produrre liperbolica teoria della autonomia del politico che si rivel effimera e ben poco fondata, ma in cui si spesero, e si compromisero, noti filosofi ed epistemologi. Tuttavia la debolezza del progetto si rivel non nella teoria (che serviva a tenere buoni gli intellettuali organici e dare loro un contentino, a volte sostanzioso) bens nel fatto che esso era destinato a seguire le sorti dellUrss, un sistema insostenibile e difficilmente riformabile e tuttavia unico eventuale sostegno internazionale a quel progetto di transizione.

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sempre pi verranno percepiti gli aspetti distruttivi. Non per arroccarsi su un programma di piccole opere o di politica industriale green che possono al limite essere dei momenti di passaggio, ma piuttosto in direzione di una contro-grande opera di de-accumulazione: forgiare forme di vita che per riprodursi non devono passare per il meccanismo del profitto e dellaccumulazione di capitale senza per questo perdere in innovazione e cooperazione sociale produttiva. Un bel problema - Ci non si dar ovviamente a tavolino ma emerger dalle pratiche sociali. La difficolt estrema ma anche la grande scommessa che tendenzialmente non pi possibile una lotta di difesa, ad esempio salariale, senza che ci si inizi a porre questi problemi sia per il merito che per la costruzione di alleanze sociali. Come difendi una fabbrica in via di chiusura, dentro una crisi generalizzata, senza pensare a forme di riappropriazione e autogestione, non di impresa ma immediatamente intrecciate con il tessuto sociale? Come difendi il posto di lavoro nel pubblico impiego, dentro un quadro di svendite e privatizzazioni, senza porre il problema di cosa un servizio pubblico, scontrarti su questo con la governance amministrativa, iniziare a produrre con unorganizzazione diversa nuovi tipi di beni e farlo con i soggetti che finora ti sono stati contrapposti come clienti o utenti? Welfare e lavoro e loro difesa cambiano completamente cos come ci che si deve intendere per sindacato. Perch sono cambiati radicalmente i soggetti sociali, le forme di organizzazione, i luoghi di discussione, e il rapporto con il potere (Sciortino, 2011).

Bisogna elaborare nuove idee, nuove modalit di lotte sociali e ideali e valori di respiro ecologico. Ci riusciremo? Poniamoci intanto i problemi nella giusta formulazione, altrimenti non troveremo mai le soluzioni.

5. Che fare?
We have lingered in the chambers of the sea By sea-girls wreathed with seaweed red and brown Till human voices wake us, and we drown Thomas Eliot, The Love Song of J. Alfred Prufrock 1. Abbiamo visto quindi che la causa della crisi sistemica attuale non la finanziarizzazione capitalistica. Abbiamo invece visto che le sue radici profonde si devono rintracciare nel grande ventennio di sviluppo materiale che segu la II Guerra Mondiale. In secondo luogo abbiamo visto che i caratteri della potente finanziarizzazione indotta dalla crisi di quello sviluppo materiale sono dovuti al particolare rapporto di aggiunzione che avvenuto a partire dal 1979 tra il potere territoriale statunitense e la grande finanza. La globalizzazione finanziarizzata non si deve quindi interpretare n come lidentificazione dei fini della politica con quelli delleconomia finanziaria, n come una subordinazione dei primi ai secondi. E invece necessario tenere distinti T e D perch solo cos si possono scoprire e utilizzare le contraddizioni allinterno del rapporto di aggiunzione dominante, di quelli subordinati e dei rapporti di aggiunzione tra loro. Abbiamo notato che mentre Reagan e la Thatcher hanno dato lavvio al nuovo rapporto di aggiunzione globale del Potere, lEuropa andata alla sua rincorsa, ma solo nella dimensione D, surclassando spesso la vis deregolatoria delle operazioni finanziarie, trainata dalliniziativa della Francia che da una parte voleva tenere sotto controllo il neo-mercantilismo tedesco e dallaltra concorrere con gli Stati Uniti sul

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piano della forza finanziaria. Questa ricorsa ha una matrice decisamente di sinistra: nel Regno Unito, dopo la Thatcher si assistito allaccanimento del duo laburista Tony Blair-Gordon Brown mentre nellEuropa continentale lavanguardia stata formata dal duo Mitterand-Delors, entrambi socialisti, e poi dal socialista Pierre Brgovoy, dopo la fallita corsa di De Gaulle alloro di Fort Knox, lo sparigliamento del Nixon shock e il nuovo patto reaganiano tra Potere e alta finanza. A loro volta gli Usa risposero con la tornata clintoniana di deregolamentazioni. Tramite la Commissione Europea, presieduta da Jacques Delors per tre mandati consecutivi (1985-1995), la risposta europea, chiamata Consenso di Parigi, fu propagata alla Germania di Helmut Kohl, allItalia dei governi tecnici, sostenuti dalla sinistra, di Ciampi e Amato e poi dei governi post-comunisti, alla Spagna di Felipe Gonzlez Mrquez, anchegli socialista44. Il Trattato di Maastrich fu firmato sotto il regno di Delors. Al momento della crociera tirrenica del panfilo Britannia (vedi Capitolo VI della Parte Prima) sul nostro Paese convergevano dunque due linee: la finanza anglosassone e la politica di euro-egemonia della Francia. La costruzione dellEuro risente di questa duplice impostazione e del fallimento della strategia francese che ha infilato i Paesi europei in una doppia trappola: una interna incardinata sul neomercantilismo tedesco e una esterna incardinata sulla finanza a guida anglosassone. Sono due aspetti da tenere contemporaneamente presenti, anche se non hanno la stessa potenza e lo stesso significato politici. Purtroppo, invece, o si vede solo uno e non laltro o vengono addirittura confusi. Ritorneremo tra poco sulla doppia trappola. Ora soffermiamoci su alcuni aspetti salienti di quella finanziaria, quella cio pi esterna. 2. Vari aspetti concorrono alla grande difficolt che si incontra sia a rendersi conto dellerrore sia a correggere la rotta. Un fattore preminente il fatto che il fallimento stesso del disegno ha ribadito la subordinazione dellEuropa alla politica estera statunitense. Un secondo elemento il timore di cosa succeder, dati i rapporti di forza, qualora si cercasse di cambiare rotta. Legato a questo timore c indubbiamente anche una difficolt di ordine ideologico: i decisori si sono formati sul pensiero unico della globalizzazione finanziarizzata e da esso sono stati selezionati. Si tenga poi conto che il rapporto di aggiunzione T-D d luogo a un interscambio di personale tra la finanza e la politica cementato da una comunanza di linguaggio, di schemi interpretativi, di sensibilit per talune questioni e insensibilit per altre45. Infine, il rapporto di aggiunzione allinsegna della finanziarizzazione si erge davanti agli stessi attori politici e finanziari come un mondo oggettivo, fatto di proprie regole. I motivi sono essenzialmente due. Il primo, e pi importante, che la finanziarizzazione nasce dalle contraddizioni dei conflitti dellaccumulazione capitalistica e che la sfera
Cos mentre gli intellettuali e i politici di sinistra puntavano il dito sul conflitto dinteresse berlusconiano e indicavano come soluzione il comportamento negli Stati Uniti, la sinistra stessa, sia negli Usa sia in Europa, preparava la strada a un conflitto di interessi globale di dimensioni gigantesche. 45 Gallino, 2011, p. 24. Si noti per che Gallino propende a interpretare ci che noi chiamiamo rapporto di aggiunzione come un asservimento del potere politico da parte di quello finanziario o a volte come una loro identificazione.
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finanziaria, oggi dominante, essa stessa percorsa da contraddizioni e da conflitti che premiano chi vi si conforma e la usa accortamente (ovvero con la violenza, la spregiudicatezza, lastuzia e linganno), mentre punisce chi non ci riesce. Prova ne il numero e la dimensione dei fallimenti e delle fusioni che caratterizzano la crisi nel settore finanziario, che come gi si sa di per s un contesto potente per la centralizzazione dei capitali46. Il secondo motivo il fatto che il mondo finanziario diventato talmente complesso e ramificato che nemmeno i grandissimi attori hanno una qualche possibilit di tenerlo sotto controllo. Se questo un risultato del modo di operare conflittuale teso alla valorizzazione infinita, esso fa supporre che solo lazione politica cosciente ha qualche possibilit di intervento. Abbiamo visto, per, che un intervento cosciente dallalto non sar indolore. La Storia ci insegna il contrario. Di fatto solo unazione cosciente di segno opposto alle finalit capitalistiche pu indirizzare luscita dalla crisi in una direzione non distruttiva. Alcuni confidano in una sorta di vendetta della Natura che renderebbe impossibile operare ad oltranza nellattuale direzione. Ma ne siamo cos sicuri? Sappiamo che potremmo esserlo se potessimo applicare un dualismo cartesiano tra natura e progetti sociali. Ma non cos. Come abbiamo illustrato allinizio della Sezione, i limiti naturali sono immediatamente intrecciati ai limiti sociali, politici e geopolitici. La competizione globale tra enormi attori, infatti, ha ridotto per tutti lo spazio esterno dove finora stato possibile scaricare le contraddizioni sociali, politiche, economiche, biologiche e fisiche del sistema. Esistono ormai larghi spazi capitalisticamente vergini solo in pochi continenti: in Africa, in Antartide e in misura sempre minore in Asia e in America Latina. Ci porta a una crescente concorrenza su tali spazi e a quello che abbiamo descritto come una sorta di autocannibalismo47. In un quadro generale, la progressiva chiusura di esternalit e la concorrenza su di esse fa s che lo sviluppo del sistema sia fortemente ipotecato anche dai limiti delle risorse del pianeta, limiti che ormai sono da annoverare come interni al sistema stesso (seppur non ancora in modo completo). Si visto che in questo contesto la finanziarizzazione un modo per girare attorno al problema, che per non riesce

Secondo i dato della Fed il numero di banche commerciali negli Usa passato da 15.100 nel 1990 a 3.426 nel 2007. Nel settore finanziario mondiale il numero delle fusioni tra il 1985 e il 1988 incrementato debolmente tenendosi sempre sotto quota 700 mentre poi si impennato fino a superare la quota di 2300 del 1995 per mantenersi sempre poco sotto o poco sopra le 1.500 fino ai nostri giorni. Si noti tuttavia che mentre fino al 1996 il valore delle transazioni era piuttosto modesto e non cresceva proporzionalmente alle fusioni, dal 1996 alla crisi del 2000 esso pass da circa 130 miliardi di dollari a 500 miliardi, proporzionalmente alle fusioni, per ripiombare ai livelli del 1996 con la crisi, risalire a 600 miliardi nel 2007 in modo pi che proporzionale alle acquisizioni, e ritornare ai livelli precedenti dopo la crisi dei subprime. 47 In Italia un esempio bio-fisico chiarissimo di questo fenomeno luso prolungato dellarea di Napoli come discarica dei rifiuti tossici delle industrie del Nord grazie a connivenze criminalpolitiche. Un esempio sociale invece lattacco, comune a tutto il mondo occidentale, alle condizioni economiche e di lavoro che investe non solo i lavoratori subordinati ma tutto il ceto medio, laddove per circa trentanni dal secondo dopoguerra il loro innalzamento non solo stato tollerato ma entro certi limiti anche trasformato in fattore di sviluppo
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realmente ad aggirarlo perch, in un senso lato ma non metaforico, la natura, come il lavoro, un collaterale fondamentale per la crescita finanziaria. In altri termini il capitalismo alla ricerca spasmodica di assets reali che possano coprire in qualche misura la massa sterminata di ricchezza virtuale generata dalla finanziarizzazione. E lo fa cercando di valorizzare al massimo sia i fattori sociali, tramite lattacco al sistema socio-demografico [...] luogo fisico e simbolico dove si riproducono le persone e le loro forme base di convivenza, cio alla comunit in senso generale48, sia sfruttando in modo irresponsabile la natura. Lavvicinamento progressivo ai limiti fisici delle risorse quindi dovuto alla necessaria occupazione della sfera ecologica da parte di pi attori in conflitto tra loro, finalizzata alla sua valorizzazione. E per questo motivo che ad onta della crisi del grande sviluppo materiale del dopoguerra assistiamo a una prolungata mobilitazione senza precedenti di risorse fisiche e sociali che sta portando a un degrado sempre pi ampio e profondo degli ecosistemi, a conflitti geopolitici tra Paesi o gruppi di Paesi e a una feroce lotta di classe dallalto sia di carattere nazionale sia di carattere transnazionale49. 3. In questo la finanziarizzazione esprime tutto il suo paradosso. Infatti, se sulla carta essa favorisce lautovalorizzazione dei capitali tramite il ciclo D-D che formalmente non presuppone la trasformazione materiale simboleggiata da M, tuttavia la domanda che ci siamo posti fin dallinizio, cio fino a quando ci pu durare? fino a quando gli elefanti possono volare? si ripropone qui in tutta la sua drammaticit. E questa drammaticit risiede nella natura stessa del denaro nel sistema sociale e di produzione capitalistico. Partiamo da una definizione di Luciano Gallino: il denaro promessa di valore, rapporto sociale, mezzo di scambio e linguaggio50. Ora per cerchiamo di strutturare questa definizione. Nella sua valenza di rapporto sociale il denaro, come abbiamo ripetuto frequentemente, innanzitutto potere, possibilit di mobilitazione di risorse fisiche, sociali, politiche, diplomatiche, militari e culturali. Dal nostro punto di vista, quindi, questa funzione sussume tutte le altre e le garantisce. Non solo, mentre storicamente il denaro in quanto puro mezzo di scambio pu essere sostituito dal baratto, nella societ capitalistica le quattro funzioni non possono avere una esistenza autonoma. Formalmente il processo D-D avviene nella dimensione linguistica del denaro, per la precisione, come si gi accennato, nella dimensione della sintassi dei campi-di-flussi. Da questo punto di vista siamo in presenza della trasformazione simbolica di un simbolo. Ma questa trasformazione non un puro gioco linguistico, dove ad esempio un insieme di crediti (e quindi di debiti) viene venduto da un attore A a un attore B che a sua volta lo rivender a un attore C e cos via in un gioco di derivazioni dagli asset sottostanti, ovverosia di allontanamento da essi. La funzione radice, quella di Potere, a un certo punto rivendica la sua semantica, ovvero quella che dice che il denaro deve poter mobilitare risorse. Ecco allora che la funzione del denaro in quanto promessa di valore getta sul tavolo da gioco i propri diritti, vuole cambiare le fiches.
Gallino, cit., p. 16. Il World Resource Institute calcola che il 60% dei servizi resi allumanit dagli ecosistemi (fornitura di acqua, materie prime, energia, smaltimento dei rifiuti, regolazione del clima, fotosintesi, eccetera) si sia degradato in soli cinquantanni. 50 Gallino, cit., p. 169.
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Ai tempi di Marx questa rivendicazione si poteva tramutare nella ricordata assurda pretesa di trasformare la ricchezza in potenza in oro e in argento (si veda Cap. VII.1). Ai nostri tempi, inaugurati dalla dichiarazione dinconvertibilit in oro della moneta internazionale, questa pretesa assume tre forme: lo scoppio delle bolle finanziarie, che lasciano sul campo sconfitti e vincitori, il tentativo di valorizzare tutto lesistente, dagli atomi e dai geni umani a intere formazioni sociali e allo spazio cosmico, e infine il consolidamento della funzione principale, ovvero quella di potere alla quale sia la prima sia la seconda forma sono subordinate e dipendenti. Ci avviene per la ricchezza finanziaria privata, che rivendica potere sui sottostanti, ovvero il rapporto debitorio dei singoli, nel settore privato dove la rivendicazione diventa immediatamente aumento dello sfruttamento della forza-lavoro, peggioramento delle condizioni di lavoro e sfruttamento intensivo delle risorse fisiche, e in quello pubblico, dove diventa privatizzazione del dominio pubblico, normative che ampliano a dismisura la discrezionalit del settore privato e rapina di beni comuni. Ed avviene per la ricchezza pubblica ancora oggi predominante che rappresentata dal debito pubblico statunitense e dal Dollaro e che rivendica ci che dopo il Nixon shock il suo sottostante di ultima istanza: lampliamento dei rapporti di forza globali a favore degli Stati Uniti, o se si vuole la valorizzazione della potenza degli Usa. 4. Da quanto sopra esposto, lazione politica non pu basarsi su assunzioni semplificanti e su riduzioni della realt a modelli astratti, o addirittura su una lettura meccanica di questi modelli. Unazione politica credibile e coerente deve essere la prosecuzione del metodo dellastrazione determinata. In quanto tale deve prendere in considerazione tutti gli snodi critici tra i principali fattori che, almeno finora, hanno definito il Capitalismo in quanto a) rapporto sociale, b) modo di produzione e c) modo di accumulazione. Indicativamente ne possiamo elencare tre: Potere - Stato - Capitale / Stato - Nazione - Comunit / Capitale - Impresa - Lavoro. Tali rapporti dovranno essere analizzati nel contesto internazionale e tenendo conto del ruolo giocato dalla Natura, intesa come sfera ecologica, come oggetto della trasformazione del lavoro e come elemento della dialettica interno/esterno dei sistemi dissipativi capitalistici. Lobiettivo di fase dovrebbe essere quello di una gestione transitoria emancipativa della crisi in modo da mantenere una sufficiente coesione sociale per non permettere derive autoritarie e reazionarie. Rispetto ai mezzi e agli obiettivi bisogna allora tener distinti i seguenti piani per poter poi collegarli: a) efficacia sociale, b) efficacia economica, c) efficacia politica, d) efficacia ecologica. Occorre approntare dei mezzi interpretativi, degli schemi, dei metodi che sappiano valutare gli impatti a catena (e non le riduzioni a catena) tra i vari piani, a partire dalle azioni su ciascuno di essi e tenendo conto degli effetti di feedback. Siamo alla vigilia di un drastico cambiamento di fase nella gestione capitalistica della crisi sistemica. Questi tipi di cambiamento sono storicamente stati caratterizzati da una rivoluzione dallalto. Bisogna prendere sul serio il termine rivoluzione perch saremo di fronte a fenomeni molto insidiosi: obiettivi, parole dordine e persino abiti mentali che fino ad oggi sembravano progressivi possono diventare veicoli dei progetti di questo o quellagente del capitale, mentre obiettivi, parole dordine e abiti mentali che

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sembravano conservatori possono rivelarsi essenziali per mantenere linee politiche e sociali emancipative. Per navigare in questa tempesta indispensabile avere un punto di vista politico autonomo sia da chi falsamente privilegia lefficacia sociale, sia da chi privilegia laspetto economico. Un punto di vista politico autonomo e capace di proporsi come alternativa alle soluzioni regressive (che siano ammantate da bandiere di destra o di sinistra non conta) deve quindi basarsi proprio sulla pi volte invocata capacit di richiamare i vari elementi di una critica ontologica alleconomia politica. Questa critica, alla quale occorre mirare, implica tuttavia una teoria organica del capitalismo che non possibile sviluppare in un periodo di caos sistemico. Con la consapevolezza perci che per ora di teoria organica anticapitalistica non si pu parlare, ma solo di teoria della crisi sistemica, il compito dedurre le politiche da approssimazioni teoriche successive e temporanee, cercando di evidenziare i pro e i contro di fase e i pro e i contro strategici, sapendo che questi ultimi sono pi difficili da definire. In definitiva, un rilancio dellelaborazione teorica e politica anticapitalistica deve avere un referente sociale, gambe reali su cui appoggiarsi anche solo limitatamente alla fase, evitando per che i limiti della fase gettino le loro ombre anche sulla visione strategia col pericolo di una stagnazione o involuzione teorico-politica. Il termine diavolo - dal greco diaballein - significa colui che si frappone, si mette di traverso. Nel nostro caso il Diavolo ci che non permette di capire la realt. Il pensiero critico in grande sofferenza. Ogni atteggiamento identitaristico non fa altro che aggravarla. Non quindi una sorpresa che raccolga consensi politici decrescenti. C bisogno di un rinnovamento, che non significa rinnegare la storia dei movimenti che hanno cercato lemancipazione dal capitalismo. Una storia fatta da eventi e da persone che hanno avuto una grandezza da riconoscere anche nella loro tragicit. Milioni di uomini e di donne che hanno fatto la loro parte, in base alle condizioni che a loro si presentavano e alle conoscenze critiche che allora si avevano dei processi politici e sociali. Ora siamo noi a dover fare la nostra parte. E il primo dovere capire con rinnovati strumenti critici qual la realt, per non fare immani disastri, magari con le migliori intenzioni, mentre si sgrana il rosario di note formule. Altrimenti avremo solo lillusione di lottare per lemancipazione, la pace, la fine dello sfruttamento delluomo sulluomo, finch le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

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