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ROBERTO CELADA BALLANTI

FILOSOFIA E RELIGIONE
Studi su Karl Jaspers

Le Lettere

III VERIT, LIBERT, RAGIONE. JASPERS E LIDEA DI UNIVERSIT


Ohne Wahrheit keine Freiheit, ohne Freiheit kein Friede (K. Jaspers, Die Idee der Universitt)

1. Luoghi sacri
Il mio rapporto con lUniversit ha un carattere originario. Quando, a diciotto anni, entrai nelle sue sale, esse mi apparvero, per cos dire, come dei luoghi sacri. Nulla di pi grandioso, per me, vi era1.

Cos, in una tarda evocazione retrospettiva del proprio itinerario di vita e di pensiero, Jaspers richiama la Stimmung originaria del rapporto con lUniversit, confermando quanto, circa un decennio prima, aveva scritto nella Philosophische Autobiographie2. ad Heidelberg innanzitutto, e alla Ruprecht-Karls Universitt la pi antica Universit tedesca, fondata nel 1386 da Ruperto I del Palatinato, listituzione dove Jaspers svolse la parte pi importante del suo magistero prima del trasferimento a Basilea nel 1948, la

1 K. Jaspers, Schicksal und Wille. Autobiographische Schriften, hrsg. von H. Saner, Mnchen 1967, p. 22; tr. it. di R. Brusotti, Volont e destino. Scritti autobiografici, a cura di H. Saner, Genova 1993, p. 27. 2 Cfr. Id., Philosophische Autobiographie, in Id., Philosophie und Welt. Reden und Aufstze, Mnchen 1958, pp. 329-340; tr. it. di E. Pocar, Autobiografia filosofica, Napoli 1969, pp. 81-93.

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stessa da cui, a causa del regime nazista, fu escluso dallinsegnamento nel 19373 che corre il pensiero del filosofo nellevocare la sacralit dei luoghi accademici:
L tutti i popoli si radunavano. Cera unatmosfera europea. [...] Ci si sentiva in Germania e tuttavia molto al di l della Germania, come se si vivesse librati sopra la terra, sospesi nellaria. [...] Mi formai una coscienza dellessenza dellUniversit che mi perme totalmente gi come studente e poi come professore, come se essa fosse un mondo, certo, istituito dallo Stato e dallo Stato voluto, ma insieme fosse qualcosa di indipendente, in cui si pu vivere frugalmente, ma in modo autenticamente libero. [...] AllUniversit si liberi come in nessun altro luogo. Nessuno impartisce istruzioni. La responsabilit sta solo nel professore. Vi sono una libert e uno spazio senza pari una favola nel nostro tempo4.

Qualcosa, dunque, della sacralit del chiostro, seppur in una forma universalizzata e liberale, vive nellUniversit, qualcosa, si potrebbe aggiungere, della sacerdotalit vive nella figura del docente, chiamato ad essere sacerdos mundi secondo quella libertas et novitas spiritus che Jaspers non manca mai di richiamare nel Beruf di Forscher und Lehrer, pur nella coscienza dei possibili arbtri:
La libert del professore, che non deve sottostare ad alcun controllo, pu certo indurre il singolo alla pigrizia, ma essa anche la libert di quellapparente far nulla che nessuno sa cosa possa propiziare. Qui sta la fonte dellessenziale. Chi non vuole accettare la cattiva prova di alcuni, distruggerebbe, con la libert, anche la produttivit e dunque lo spirito dellUniversit5.

3 Sulla vicenda biografica di Jaspers rinviamo a H. Saner, Karl Jaspers mit Selbstzeugnissen und Bilddokumenten, Hamburg 1970 (ed. cit. 1999). Sul tema dellUniversit in Jaspers cfr.: A. Giustino Vitolo, Karl Jaspers. Il compito dellUniversit nellet della tecnica, Napoli 2006; G. Vellucci, Lidea di Universit nel pensiero di Karl Jaspers, in Aa.Vv., Karl Jaspers: esistenzialismo e scienze umane, a cura di G. Penzo, Pisa 2003, pp. 65-72. K. Salamun, Enthlt Karl Jaspers Idee der Universitt eine lngst berholte Bildungskonzeption?, ivi, pp. 73-80. 4 K. Jaspers, Schicksal und Wille, cit., pp. 22-23; tr. it. pp. 28-29. 5 Id., Philosophische Autobiographie, in Id., Philosophie und Welt, cit., p. 340; tr. it. p. 93.

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Quellapparente far nulla che nessuno sa cosa possa propiziare. Difficile esprimere in termini pi icastici il senso di dono, di grazia, di incondizionato, quale sorgente dellthos universitario. C, nel richiamo allindipendenza e allincondizionatezza della vita universitaria, il rivivimento di unidea venerabile che, radicata nelle origini dellUniversit moderna, fu di Humboldt e, ancor prima, di Kant. Lironia dellincipit ben noto del Conflitto delle facolt, che prospetta la nascita dellUniversit dalla felice idea di un inventore di talento, sul modello della fabbrica, non abbia a fuorviare: simile finzione ha lo scopo di far risaltare, come il prosieguo del discorso kantiano evidenzia, che listituzione universitaria non corrisponde solo ed essenzialmente alla naturalit di uninvenzione casuale, frutto dellimmaginazione di un proto-artefice, ma si origina da unidea della ragione. Alla naturalit di una circostanza accidentale, Kant giustappone lartificialit dellorigine razionale, quasi a creare una tensione tra un inizio storico, cui corrispondono gli interessi di ordine e di stabilit propri dello Stato, e unaltra istanza, quella della ragione, che non coincide con alcun interesse particolare6. Nel precisare il carattere artificiale (knstlich) dellidea di Universit, dialettizzandolo con la naturalit della trovata non cattiva di qualche inventore, Kant richiama, a suo modo, una verit decisiva, cara a Jaspers, che si potrebbe forse riformulare in questi termini: non esiste nessuna empirica ovviet nellidea di Universit. Lungi dallessere inscritta nel corso normale della realt istituzionale, essa, quantomeno nella sua anima rappresentata per Kant dalla facolt inferiore di Filosofia, segna uno stacco, ossia uneccedenza, uneterogeneit, una discontinuit, rispetto alle logiche del potere politico e della stessa burocrazia, come di qualsivoglia economia della conoscenza o logica gestionale. Parlando dellUniversit come di una favola nel nostro tem-

Cfr. I. Kant, Il conflitto delle facolt, a cura di D. Venturelli, Brescia 1994, pp. 67 ss. Analizza il brano indicato del Conflitto R. Brandt ne Il conflitto delle facolt. Determinazione razionale ed eterodeterminazione nellUniversit kantiana, in Aa.Vv., Kant e il conflitto delle facolt. Ermeneutica, progresso storico, medicina, a cura di C. Bertani e M.A. Pranteda, Bologna 2003, pp. 15 ss. Cfr. anche J. Derrida, Mochlos o il conflitto delle facolt, in aut aut, 208, 1985, pp. 13 ss.

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po o di cose da fiaba, Jaspers allude alla medesima condizione di eccezionalit e incondizionatezza rispetto alla razionalit burocratica, che Kant ascrive alla facolt filosofica, nel suo occuparsi della verit e della scienza, indipendentemente da ogni ordine autoritativo. Non affatto ovvio, diversamente detto, che unistituzione come lUniversit esista. Essa nata ed morta molte volte nel corso della storia. E quando nata, o rinata, ci accaduto perch una societ ha avvertito lurgenza di un luogo dove le conoscenze acquisite fossero sottoposte ai rischi di un pensiero libero, critico e indipendente: sapere aude. Ne era ben consapevole Humboldt, che ha esteso allintera Universit quella libert che Kant rivendicava per la facolt filosofica. Per Humboldt, entro lUniversit, la scienza va trattata come problema aperto, come un quid mai attinto esaustivamente, dove occorre permanere nella condizione di chi ricerca incessantemente e trasmette gli esiti di tale ricerca agli studenti, essi stessi chiamati a essere attivi ricercatori nella comunit universitaria. In tal senso, Humboldt applicava allidea di Universit quel principio di infinita ricerca della verit che, un trentennio prima, Lessing aveva fissato nello spazio del religioso in un celebre testo di Eine Duplik7. In affine prospettiva, per Jaspers, il principio di incompletezza del sapere appartiene allessenza dellUniversit. In ci riposa, per lui, lattualit delleredit humboldtiana. In ci risiede, anche, la

7 Cfr. W. von Humboldt, Universit e umanit, a cura di F. Tessitore, Napoli 1970. Si rinvia alla fine Introduzione di F. Tessitore, ivi, pp. 5-32, nonch allo scritto, di Tessitore stesso, LUniversit di Humboldt, in Id., Contributi alla storia e alla teoria dello storicismo, Roma 1995, vol. II, pp. 619-628. Inoltre, su Humboldt: A Rigobello, Il concetto di Universit nella filosofia dellOttocento, in Studium, 4-5, 1983, pp. 463465; M. Ivaldo, La teoria dellUniversit in Humboldt, in Aa.Vv., Lunit del sapere. La questione universitaria nella filosofia del XIX secolo, a cura di A. Rigobello, G. Amati, A. Bausola, M. Borghesi, M. Ivaldo, G. Mura, Roma 1977, pp. 45-60. Per il cenno a Lessing, cfr. G.E. Lessing, Una controreplica, in Id., Religione e libert, a cura di G. Ghia, Brescia 2000, p. 33. Un interessante ripensamento delleredit humboldtiana e della sua attualit quello di A. Russo, Destini dellUniversit. Politica, formazione, incompletezza del sapere, Milano 2009. Infine, per una storia dellUniversit occidentale, rinviamo al volume collettaneo LUniversit e la sua storia, a cura di L. Stracca, Torino 1979.

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libert spirituale dellUniversit, lidea eterna dellUniversit che il filosofo sin dalla sua giovinezza vide minacciata e sotto assedio:
LUniversit, sin da quando, giovane, ne avevo sentito parlare come in un presagio, era per me unistanza di verit come tale. In seguito mi si chiar come idea occidentale soprannazionale. [...] Per me lUniversit era stata sempre quella che poteva conservare la verit contro la realt statale. Tuttavia, ci che gi si sentiva prima del 1914 divenne manifesto: ovunque nel mondo si obbediva a questa realt statale e ci si conformava ad essa giustificandola8.

UnUniversit sotto condizione, privata dellincondizionatezza, non sarebbe pi tale, ma si ridurrebbe a istituto di formazione professionale destinato a gestire mestamente il proprio declino. Assoggettata alla legge del giorno di ideologie o burocrazie, sarebbe dimentica della passione per la notte, ossia dello spazio incondizionato da cui sgorga la sua fecondit, che diventerebbe un supplemento danima, uninessenziale appendice caudale, un residuo metafisico di cui liberarsi, un sovrappi messo ai margini. La lotta della ragione contro lanti-ragione, come Jaspers ha visto, ha proprio lUniversit come teatro:
La lotta spirituale per la ragione scrive il filosofo si aduner nellUniversit. Essa la legittima dimora della pura ragione9.

2. LUniversit nellet della massificazione e della tecnica Dove dunque localizzare lorigine dellidea di Universit? Dove essa vive?
Lidea dellUniversit vive decisamente nei singoli studenti e professori, e solo in seconda linea nelle forme dellistituzione. Se quella vi-

8 K. Jaspers, Philosophische Autobiographie, in Id., Philosophie und Welt, cit., p. 333; tr. it. pp. 86-87. 9 Id., Vernunft und Widervernunft in unserer Zeit, ed. cit. Mnchen-Zrich 1990, p. 69; tr. it. di P. Chiodi, Ragione e antiragione nel nostro tempo, Milano 1978, p. 102.

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ta dovesse spegnersi, listituzione non la pu salvare. [...] Lo studente cerca lidea, pronto ad accoglierla ed perplesso se i professori non gliela fanno incontrare. Allora deve realizzarla egli stesso10.

Non, dunque, nei poteri, nelle amministrazioni, nei programmi di governo, ma nella coscienza del singolo, ossia, ancora kantianamente, nella ragione (Vernunft), vive e si alimenta lidea di Universit: ma, anche, in quello stesso luogo essa pu morire, dove umanit, libert, ragione siano soffocate dallanti-ragione. Tra idea e istituzione esiste, in realt, una dialettica sempre aperta: da un lato, lidea necessita dellistituzione per incarnarsi, dallaltro listituzione ha bisogno dellidea per non implodere su se stessa, per non chiudersi asfitticamente diventando un fine in s11. Proprio tale luogo dorigine, per Jaspers, il punto sotto attacco da parte delle forze delleconomia, della societ, dello Stato. Gi in Die geistige Situation der Zeit (1931), dove con toni weberiani viene descritto luomo del nostro tempo come essere sradicato, gottlos e glaubenslos, evidente che nella massificazione e negli apparati burocratici statali Jaspers aveva colto il pericolo pi

10 Id., Philosophische Autobiographie, in Id., Philosophie und Welt, cit., p. 339; tr. it. p. 92. 11 Allindicata dialettica ha dedicato riflessioni classiche, nel quadro di unanalisi della crisi dellUniversit moderna, P. Piovani in Morte (e trasfigurazione) dellUniversit, Napoli 1969. Cfr. altres il testo dellultima Lezione cattedratica di F. Tessitore dal titolo DallUniversit di ieri allUniversit di domani, Napoli 2009, dove si legge: La nuova Universit, le Universit nuove nella storia millenaria dellistituzione sono sempre nate da grandi idee che avevano per s la grandezza e la forza dellutopia, la quale non significa, come sapete, nessun luogo, ma buon luogo, vale a dire lutopia concreta che fa convivere la valenza delleffettivit con un margine assai ampio di ultravalenza rispetto alleffettivit, alle cose come sono, dinanzi alle cose che saranno. Solo se sono tali le idee possono trovare attuazione oltre leffettivit, senza serrarsi nel realizzato che sempre un tentativo, spesso riuscito, di chiusura. Questo del resto il senso della storia, che non significa svolgimento di qualcosa di dato, di gi sussistente, ma la costruzione di ci che prima non era, derivante dalle azioni (buone o cattive) sempre responsabilmente esperite in libert, persino la libert dellerrore che ha una sua etica dignit, quando non disonest intellettuale e morale. Ci significa che per vivere lUniversit e rinnovare lUniversit bisogna non perdere mai di vista la storia, il farsi della storia, che, per, voluntas quae fertur in incognitum, ossia insieme cognizione del passato, comprensione del presente, senso dellavvenire (pp. 12-13).

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grande per lo spirito dellUniversit:


Lesserci di massa nellistruzione superiore tende ad annientare la scienza in quanto scienza. Questa deve adattarsi a una moltitudine che persegue essenzialmente scopi pratici, esami e connesse abilitazioni; la ricerca favorita solo quando lascia sperare in risultati suscettibili di utilizzazione pratica. La scienza si riduce, cos, alloggettivit intellettiva dello scibile. Al posto dellistruzione superiore, che vive nellinquietudine spirituale del sapere aude, abbiamo una pura e semplice scuola12.

Sin dai primi decenni del XX secolo, evidentemente, Jaspers vide il moltiplicarsi di richieste allUniversit salenti dallo Stato e dalla societ: interagire con le istanze sociali e politiche, accettare una dimensione di massa, formare non solo le lites ma quanti pi cittadini possibile, concorrere allo sviluppo economico assecondando le esigenze del mercato, fornire uneducazione non solo accademica ma professionalizzante, mirata a preparare lo studente a inserirsi nel mondo produttivo. In tale molteplicit di richieste, inevitabile che le missioni dellUniversit subissero una frammentazione, sollecitate da troppe urgenze per conservare lantica unit di ricerca, insegnamento, formazione. Analogamente a pensatori come Ortega y Gasset e Max Scheler, Jaspers prese allora atto che lidea di Universit romantica avrebbe dovuto adattarsi ai profondi mutamenti che sapere e ricerca vivevano a causa dello sviluppo di scienza e tecnica, dellavvento dellindustria, delle masse, della democrazia sulla scena della storia. Pure, nel nuovo tempo, qualcosa di denkwrdig permaneva nelleredit kantiano-humboldtiana. 3. Lidea di scienza Se lUniversit il luogo dove vive e si coltiva la scienza, dove si comunica, al di l di nozioni e abilit, un habitus scientifico, se la scienza il vero nucleo dello Zeitgeist toccatoci in sorte, occorre
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Id., Die geistige Situation der Zeit, Berlin-New York 1979, p. 127; tr. it. di N. De Domenico, La situazione spirituale del tempo, Roma 1982, p. 167.

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muovere di qui e chiedersi cosa sia la scienza e che funzione abbia lUniversit nei suoi confronti. La domanda essenziale del nostro tempo, per Jaspers, quella concernente il significato e i limiti della scienza. Non dunque un caso che il primo capitolo di Die Idee der Universitt sia dedicato allessenza della scienza (Vom Wesen der Wissenschaft). Si tratta di una riflessione sui caratteri fondamentali della scienza, resa tanto pi necessaria dalla tendenza ad assolutizzarne il sapere e a edificare su di esso una visione del mondo. Quali sono i tratti strutturali della scienza modernamente intesa? Jaspers, nella sua esposizione, ne addita tre: consapevolezza metodica, certezza cogente dei risultati, universale validit delle proprie vedute13. Nulla di pi fuori luogo, per Jaspers, che elaborare una Weltanschauung scientifica, che si pone laddove la scienza, debordando dai suoi limiti, produca o pretenda di produrre unimmagine del mondo, corrompendosi in superstizione scientifica. La scienza autentica consapevole dei propri limiti invalicabili. Essa non mai conoscenza dellessere, poich il Wissen, il sapere scientifico, sempre rivolto a oggetti determinati. Inoltre, poich non produce alcun valore, il Wissen non pu stabilire alcun fine per la vita. La conoscenza scientifica, infine, non pu offrire alcuna risposta alla domanda relativa alla propria funzione. Il senso della scienza non si pu fondare a partire dalla scienza stessa. La ricerca scientifica si imbatte in un atto pi primitivo, origine (Ursprung) della scienza stessa. Questultima, dunque, pur vivendo juxta propria principia, rinvia a un fondamento pi originario, a unaltra origine della nostra vita14. Dove rinvenirne la guida? Dove i suoi Ursprnge? Per non essere un principio eteronomo, tale guida dovr venire dallinterno. Due errori sono possibili: per un verso, la guida che detti i fini della ricerca scientifica non potr essere lutilit e la fun13 K. Jaspers - K. Rossmann, Die Idee der Universitt fr die gegenwrtige Situation, Berlin-Gttingen-Heidelberg 1961, pp. 41-42. Prima delledizione del 1961, da cui citiamo, rielaborata da Jaspers, Lidea di Universit era stata pubblicata nel 1923 e nel 1946. 14 Ivi, p. 45.

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zionalit alla tecnica. Per altro verso, come reazione allasservimento della scienza a scopi tecnici, si suole dire che la scienza fine in s. Anche qui, tuttavia, si cela una grande ambiguit. Parlare di ricerca fine a se stessa rischia di approdare a unassolutizzazione della scienza. In realt, priva di guida, essa si disperde in un ammasso di ricerche casuali, dissipate, senza centro15. N, dunque, mediante lutilit in vista altri scopi n mediante lessere fine in s possibile spiegare limpulso originario della scienza:
La guida deve venire dallinterno, dal fondamento della scienza in quanto tale, ma da unorigine che abbracci tutte le scienze. Questa origine sta nella volont incondizionata di sapere16.

E, a precisare tale unbedingtes Wissenwollen, Jaspers aggiunge:


La volont originaria di sapere (das ursprngliche Wissenwollen) in noi non un interesse occasionale; un impulso incondizionato che in noi sempre ci tormenta, come se solo nel sapere la nostra essenza potesse giungere a se stessa. Nessuna conoscenza particolare ci soddisfa, andiamo sempre oltre indefessamente. Con il nostro sapere noi vorremmo estenderci al tutto. In questo moto nascente dalloriginaria volont di sapere, la guida avviene mediante lunit dellessere17.

Si intravede, qui, il fondo abissale entro cui la scienza si inscrive. Essa, in quanto modernamente intesa, poggia su un Grund che si rivela in realt Abgrund, che Jaspers addita con due parole-chiave: ragione e unit dellessere, o anche unit come Trascendenza o Uno della Trascendenza. Giunti qui, inizia a chiarirsi che la guida della scienza che veniamo cercando non pu essere che la filosofia:
La scienza ha bisogno della guida da parte della filosofia, ma non nel senso che la filosofia riceva applicazione nella scienza, o che dalla fi-

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Ivi, pp. 46 ss. Ivi, p. 54. 17 Ibidem.

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losofia giungano alla scienza le rette disposizioni (entrambe le cose implicherebbero una pericolosa commistione che invece da stornare). Al contrario, la filosofia agisce efficacemente con sollecitazioni sulloriginaria volont di sapere, con le idee che illuminano e conducono alla scelta di ci che da fare oggetto di indagine, con lo stupore prodotto dal significato delle conoscenze entro lessere18.

4. La ragione e lUno della Trascendenza Lursprngliches Wissenwollen non definisce nelluomo uno stimolo occasionale, come scrive Jaspers, ma pulsione permanente, costitutiva, che spinge demonicamente oltre se stessi. Tale volont originaria di sapere ha sede nella ragione (Vernunft), nel distinguersi dallintelletto (Verstand). La ragione, senza punti fissi, moto demonico sollecitato da una volont di unit e da unapertura illimitata tesa allUno-tutto, che si spinge al limite, sulla Grenze, l dove si spezzano le totalit e si annuncia lalterit dellUmgreifende. Nel suo essere il medium di unestensione illimitata del sapere, essa trova nellUniversit il suo luogo di esecuzione pi proprio19. Jaspers vede lUniversit come un laboratorio di unit dei saperi (ad unum vertere) nella consapevolezza che lUno non mai rinvenibile direttamente, ma si offre solo nel molteplice spazio delle conoscenze20. Tra unit e variet dei saperi non c dunque opposizione: i molti sono le infinite sfaccettature del darsi dellUno, che in essi si vela e riversa la sua infinita, pleromatica sovrabbondanza. Uni-versitas pare indicare lUno quale sorgente inesauribile, e il suo riversarsi nei Molti, negli infiniti risvolti della realt. E, insieme, indica il laboratorio dove questi saperi particolari sono orientati, in un moto senza fine, a quellunit originaria, senza cui lUni-versitas si fa Poli-versitas, Pluri-versitas, Multi-versitas21. Quasi pleonastico rilevare limpianto platonico/neo-platoni-

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Ivi, p. 60. Ivi, p. 41. 20 Ivi, pp. 54 ss. 21 Cfr. ivi, p. 71.

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co di questa visione. Ma il vero problema che essa pone come concepire lUno, lUnum di Uni-versitas. Come concepire lordinatio ad unum delle scienze nellet della parcellizzazione e delliper-specializzazione del sapere? Pu lUniversit continuare ad essere un laboratorio di unificazione dei saperi, capace di smarcarsi dal multiversum mediatico e informativo? Rispondere a queste domande , certo, uno dei compiti principali della filosofia dentro lUniversit, nel tempo segnato dalla fine dei grandi rcits, per dirla con Lyotard22, che anche il tempo del nichilismo, nel quale, se Dio muore, muore anche il fondamento dei saperi, il fundamentum inconcussum a cui riferirli. Jaspers sa bene che il tentativo positivistico di una classificazione delle scienze ricondotte alla superiorit del modello empiristico, o fisico-matematico, non pu essere riproposto. Non meno difficile, oggi, alla luce dellinestricabile ramificazione rizomatica dellenciclopedia delle conoscenze, pensare alla filosofia come sapere che detti lo statuto degli altri saperi. Lidea stessa di una scientia rectrix, epistemologicamente regolatrice, quale che sia, in tal senso, appare infinitamente problematica. In questa direzione, unindicazione fondamentale viene da Jaspers, che pensa lUnum di Uni-versitas come Umgreifende, come inattingibile Trascendenza senza volto e senza nome che sta al di l di ogni cum-capere, di ogni Be-greifen, di ogni gesto afferrante, prensile del pensiero, e che pur del pensiero idea regolativa. Oggi tale lindicazione che pare venire dal filosofo tedesco lUnum di Universitas pu essere pensato come eccedenza senza nome, atopico e dislocato luogo/non-luogo rispetto alla topografia o geografia dei saperi, come, si potrebbe dire con parola vicina a Derrida, incondizionato senza potere e sovranit sugli altri saperi23. LUno senza sovranit sulle scienze, senza pretesa di det-

22 Cfr. J.-F. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, tr. it. di C. Formenti, Milano 19894. 23 Cfr. di J. Derrida, Incondizionalit o sovranit. LUniversit alle frontiere dellEuropa, a cura di S. Regazzoni, Milano 2008; J. Derrida-P.A. Rovatti, LUniversit senza condizione, tr. it. di G. Berto, Milano 2002, pp. 7-64. Vale la pena, qui, di ricordare due numeri della rivista aut aut in larga parte dedicati allUniversit e al rapporto Universit-filosofia: il n. 260-261 (marzo-giugno 1994) e il n. 296-297 (marzo-giugno 2000).

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tare statuti epistemici, spazio di incondizionatezza e ulteriorit che si apre al limite delle scienze: tale lUmgreifende di cui Jaspers parla in relazione allUno di Uni-versitas. Spazio non metodico, non di sovranit epistemologica sulle scienze, ma spazio del non-sapere che si schiude al limite sulla Grenze di tutte le scienze. LUno, dunque, come non-sapere (Nichtwissen), come eccedenza e ulteriorit che spezza ogni olismo e pretesa di esclusivit conoscitiva. Forse, si potrebbe riflettere, questa incondizionatezza senza sovranit ununit debole rispetto allAlbero cartesiano, ma tale incondizionatezza senza potere, perci senza difese, ci che resta da quando la filosofia, persi i domni delle scienze, fattisi province autonome rispetto alle anteriori geografie dei saperi, ha riattinto la sua vocazione originaria a essere povera e nuda, a essere atopica, priva di luogo, capace, per, come il tafano di Socrate, di ricordare a ciascuna forma di conoscenza il proprio limite. Cos, con Jaspers, possibile ridisegnare la funzione della filosofia nellUniversit come ermeneutica del limite, in grado, in ci, di riattingere il suo originario thos di custode, socraticamente, del non-sapere, de-situata dai luoghi circoscritti delle scienze, come il respiro, limpulso che alimenta ogni disciplina. La vocazione della filosofia a interrogare i saperi circa il loro statuto conoscitivo e la loro verit esibendone i limiti quella sovrana libert critica che Kant ascrive alla facolt di Filosofia si fa in Jaspers rinvio al nonsapere che sta al limite di ogni scienza. Il difficile luogo trasversale di una filosofia nellUniversit pare corrispondere a questanomala topografia identificabile solo in termini di eccedenza, ulteriorit rispetto a ogni processo oggettivante. 5. I compiti dellUniversit Jaspers ascrive allUniversit contemporanea e occidentale tre compiti fondamentali: ricerca, insegnamento, formazione. Compiti che appaiono inscindibilmente connessi, cos che luno non possa escludere gli altri senza corrompere lidea di Universit:
senza che la sostanza dellUniversit decada o senza che, al tempo

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stesso, ciascun compito non si atrofizzi o assuma forme ibride e infelici. Tutti i compiti sono momenti di una vivente totalit dellidea24.

Istituto di ricerca, luogo di insegnamento, luogo di formazione: tale , dunque, per Jaspers lessenza dellUniversit moderna e occidentale. In questa pluralit di compiti, un elemento irrinunciabile costituito dallintreccio tra ricerca e insegnamento, sulla base del presupposto per cui il miglior ricercatore al tempo stesso lunico buon insegnante, ossia del fatto che allUniversit si insegna in quanto ricercatori:
linsegnamento ha soprattutto bisogno della ricerca per acquisire la sua sostanza. Per questo il principio nobile e inalienabile dellUniversit consiste nel legare ricerca e insegnamento25.

Accanto al nesso sinergico di ricerca e insegnamento, esiste poi un altro principio, quello del legame tra ricerca, insegnamento e il processo di formazione. La formazione universitaria (Bildung) essenzialmente formazione di un thos scientifico, ossia di un habitus critico, problematico, aperto alla ricerca, e questo si traduce in uneducazione (Erziehung) di tipo socratico26. Jaspers addita nelleducazione socratica la paidia universitaria peculiare e autentica, secondo cui lo studente sollecitato maieuticamente a trarre da se stesso la forza di realizzazione. Nelleducazione socratica Jaspers formula unidea di formazione di tipo dialogico, dove docenti e studenti siano uniti dallessere una comunit di co-ricercanti, che gi Humboldt mostrava come il fulcro della vita universitaria. In tale comunit, lo studente colui che incarna il principio dellincompiutezza del sapere, in ci latore, socraticamente, del non-sapere che alimenta il sapere col potere della domanda. Ecco perch, come Humboldt ricorda, il docente non pu fare a meno degli studenti, e
se essi non si raccogliessero spontaneamente intorno a lui, egli an-

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K. Jaspers - K. Rossmann, Die idee der Universitt, cit., p. 65. Ivi, p. 68. 26 Ivi, p. 86.

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drebbe a cercarli, s da avvicinarsi maggiormente alla mta grazie allunione della sua forza, addestrata bens, ma perci stesso anche pi facilmente unilaterale e gi meno vivace, con la loro, pi debole, ma ancora meno parziale e coraggiosamente tesa verso tutte le direzioni27.

Humboldt, e con lui Jaspers, indica questa partnership, questa comunit tra uguali, come il vero nucleo della didattica universitaria, in cui il posto attivo dello studente, col suo non-sapere, risorsa indispensabile nella trasmissione delle conoscenze. Un modello la cui classicit potrebbe addirittura fare appello alla platonica Lettera VII, dove la scintilla di fuoco della conoscenza pi alta si accende nella comunit dei co-ricercanti improvvisamente (exiphnes), dopo un lungo dialogare insieme, dopo una diuturna, comune familiarit instaurata per to prgma aut, intorno alla cosa stessa del pensiero.

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W. von Humboldt, Universit e umanit, cit., p. 36.

INDICE

Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nota bibliografica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PARTE PRIMA PENSIERO RELIGIOSO LIBERALE Pensiero religioso liberale. Lineamenti, origini, figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1. Localizzare il pensiero religioso liberale. Il principio jaspersiano della Liberalitt, p. 17; 2. Due paradigmi ermeneutici: dalla teologia liberale (R. Bultmann - K. Barth) alla teologia trascendentale (W. Dilthey). Rivoluzione copernicana nel dominio del religioso, p. 23; 3. Una terza via tra confessionalismo e critica radicale della religione, p. 37; 4. Alle origini del pensiero religioso liberale: lo Spiritualismo umanistico di Hans Denck e Sebastian Franck, p. 43; 5. Mistica, filologia e tolleranza: Sbastien Castellion, p. 65.

p.

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PARTE SECONDA FILOSOFIA E TEOLOGIA I. La disputa sulla demitizzazione tra Jaspers e Bultmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1. Un saldo blocco di granito, p. 77; 2. Il brutto, largo fossato di Lessing, p. 81; 3. Teologia e demitizzazione. La proposta bultmanniana, p. 87; 4. Filosofia e demitizzazione. Lintervento di Jaspers, p. 90; 5. Liberalitt e Orthodoxie. Nessun uomo pu essere Dio,

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p. 95; 6. Dalla Entmythologisierung bultmanniana alla Entmythisierung jaspersiana. Risoluzione della teologia confessionale in filosofia, p 98; 7. Per una Chiesa liberale. Il filosofo e il pastore danime, p. 102.

II. Ges tra i grandi filosofi . . . . . . . . . . . . . . . . . .


1. Decostruire la Rivelazione. Alle origini dellermeneutica biblica moderna, p. 112; 2. Petitio principii e analisi trascendentale, p. 116; 3. Dal Cristo della fede alluomo-Ges della storia. Inveramento filosofico della teologia liberale, p. 119; 4. Ges e il periodo assiale dellumanit, p. 122; 5. Ges nel regno dei grandi filosofi. Il tempo, leterno e lAugenblick, p. 125; 6. Verit interna e verit ermeneutica: la terza via di Jaspers e Lessing, p. 128; 7. Tra critica storica ed ermeneutica esistentiva. Il metodo di comprensione, p. 132; 8. I tratti del Ges di Jaspers, p. 134; 9. Lessenza come processo. La religione biblica tra passato e futuro, p. 138.

p.

112

III. Agostino e lagostinismo nella ricezione di Jaspers . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


1. Lermeneutica dei grandi filosofi: dall-ismo alla prospettiva, p. 142; 2. Grandezza e caduta: la parabola del pensiero agostiniano, p. 145; 3. Conversione e fede filosofica in Agostino, p. 146; 4. La svolta: dalla fede filosofica alla fede dogmatico-ecclesiastica. Due idee di Dio inconciliabili, p. 150; 5. Agostinismo, filosofia dellesistenza, Liberalitt, p. 154.

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IV. Kant, Jaspers e il male radicale . . . . . . . . . . . .


1. Questo male banale, non il male: Jaspers in dialogo con la Arendt, p. 160; 2. Finis Germaniae. La notte del mondo e la luce dellUmgreifende, p. 165; 3. Labisso del male radicale, p. 170; 4. La cognizione del limite: lurto con lorigine della libert e la religione kantiana, p. 180.

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PARTE TERZA UMANESIMO E FEDE FILOSOFICA I. Per un nuovo umanesimo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


1. Solitudine e filosofia, p. 187; 2. Jaspers contra Barth, p. 189; 3. Umanesimo e Liberalitt, p. 192; 4. Tra Bildung e indipendenza interiore, p. 196.

p.

187

II. La politica e la fine di tutte le cose . . . . . . . . . . . .


1. La politica di fronte allestremo, p. 201; 2. La Schuldfrage, la colpa metafisica e la purificazione dellanima, p. 205; 3. LAtombombe e il sovrapolitico, p. 209; 4. schaton e Augenblick. Trasfigurazione dellimmortalit in presente eterno, p. 212. III. Verit, libert, ragione. Jaspers e lidea di

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Universit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1. Luoghi sacri, p. 217; 2. LUniversit nellet della massificazione e della tecnica, p. 221; 3. Lidea di scienza, p. 223; 4. La ragione e lUno della Trascendenza, p. 226; 5. I compiti dellUniversit, p. 228.

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