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Comunit / conflitto.

La complementariet tra la filosofia di Costanzo Preve e la teoria politica di Gianfranco La Grassa


Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa sono due pensatori di portata mondiale ed epocale. Sono sicuro che il tempo render loro giustizia rispetto allautentico silenziamento di cui sono fatti oggetto, che, tra laltro, indice, di per se stesso, del loro valore nel mefitico contesto culturale attuale. Se vogliamo, pu essere anche indice di residua vitalit sotterranea della cultura italiana nellattuale lungo e freddo inverno dello spirito, una vera e propria glaciazione, come un debole fuoco che cova sotto la cenere e i resti di un mucchio di rovine e detriti. Certo, lItalia, nazione ormai allo sbando, uno dei paesi in cui il degrado del mondo occidentale si presenta nella forma pi evidente, ma forse per questo motivo qui accennano a nascere delle forme di reazione, perlomeno sul piano intellettuale, che poi magari in futuro saranno sviluppate in altri paesi, come gi altre volte nella storia accaduto. Se questa mia affermazione potr sembrare eccessiva, sfido a riportarmi i nomi di altri studiosi che possano stare alla pari dei suddetti per ampiezza e profondit di pensiero. Forse i superficiali e pseudo-radicali Chomsky o iek? Preve e La Grassa sono gli unici studiosi di formazione marxista, perlomeno io non ne conosco altri, che abbiano intrapreso, in seguito al crollo del muro, il percorso sistematico di un ampio ripensamento del marxismo e dellesperienza storica del comunismo, senza rinnegare la propria storia o ricadere in unideologia pre-marxiana, come le tante ideologie neo-liberali che occultano i rapporti reali della societ capitalistica, o, al contrario, senza cadere nella difesa di unideologia cristallizzata, come nel caso dei tanti gruppetti di testimoni di Marx. La Grassa e Preve sono due pensatori molto diversi ma complementari. Non un caso a mio parere che si siano ritrovati a collaborare sulla strada del radicale ripensamento del marxismo e dellesperienza storica del comunismo per poi prendere due strade differenti fino alla rottura degli ultimi anni. Esito dovuto, pi che alle caratteristiche individuali, alle difficolt che incontra la formazione di un nuovo indirizzo politico di opposizione dopo il marxismo. Preciso che questo scritto non pu essere unanalisi articolata del loro lavoro perch dedicato ad un compito specifico, quello di mettere in luce la loro complementariet, e abbozzare possibili soluzioni per le difficolt, se non vero proprio impasse, in cui sono finiti entrambi. Per questi motivi presuppongo una certa conoscenza dei loro lavori, mi rivolgo ai lettori di entrambi (di solito, fra le mie conoscenze, chi lettore di uno lo anche dellaltro). Il ristretto ma combattivo gruppo sociale dei lettori di Preve e La Grassa (provenienti sia dalla destra che dalla sinistra) in nuce lunico gruppo capace di costituire unopposizione in Italia (sul piano politico-culturale, perch sul piano politico vero e proprio un altro discorso). Mi rendo conto inoltre che la portata dei temi trattati avrebbe richiesto un lavoro molto pi articolato del presente saggio, ma, come suol dirsi, questo offre il convento. Per il momento bisogna accontentarsi di questi spunti (lo dico innanzitutto a me stesso). Cominciamo con la revisione del marxismo effettuata da La Grassa. Essa si pu sintetizzare in tre parole: riscoperta della politica. Il carattere comunitario della filosofia di Marx emerge allo scoperto proprio dallassenza di una specifica teoria politica1. Questo passo di Preve chiarisce bene il senso della revisione del marxismo che La Grassa in suo testo, Oltre lorizzonte, chiama secondo disvelamento, e che sarebbe appunto la scoperta della politica, rispetto al primo disvelamento compiuto da Marx, cio dellorigine del plusvalore nella societ capitalistica, causa strutturale della presenza di interessi divergenti, acquisizione rispetto al quale non intende tornare indietro. Per La Grassa lorigine vera del potere della classe dominante lambito in cui gruppi perseguono le strategie per acquisire la preminenza su altri gruppi, cio la politica. La necessit di una revisione radicale del marxismo classico emerge dal puro e semplice fatto che in base alla sola analisi del conflitto fra le classi sociali oggi capiremmo poco di ci che avviene nellambito politico. Ci che generalmente viene indicato come marxismo, come chiariscono in questo caso

concordemente i nostri, e che costituisce la base teorica dei partiti comunisti del secolo scorso, qualcosa di diverso dalla teoria marxiana vera e propria, ma il frutto di unelaborazione successiva effettuata da Kautsky e ripresa da Lenin, secondo cui alla classe operaia la coscienza pu essere portata solo dallesterno, sulla base della quale nasce una teoria della rappresentanza politica del movimento operaio. Secondo Preve, sulla base della teoria della rappresentanza salta lutopia comunitaria di Marx perch rappresentanza vuol dire gi divisione in classi. Per Marx il conflitto di classe di per s lotta politica, la lotta di classe contro classe una lotta politica. Marx non rifiuta certo lo strumento dellorganizzazione politica, ma questi sono finalizzati alla rivoluzione e quindi alla abolizione della politica. La teoria della rappresentanza politica sorge quando si comincia a realizzare che la classe operaia di per s non ha la capacit di superare la societ borghese, il che viene affermato implicitamente da Lenin quando sostiene che la lotta della classe operaia, senza un partito comunista, non va oltre una coscienza tradeunionistica. Per Marx la rivoluzione non deve essere solo politica, ma un vero cambiamento intermodale, cio trasformazione in tutti i campi, un movimento che fosse principalmente un movimento politico non era ci Marx aveva in mente quando pensava ad una trasformazione radicale della societ. Come ormai oltre un secolo ( sufficiente?) ha mostrato, la classe operaia non aveva questa capacit (in questo La Grassa e Preve sono concordi ed uno dei punti di partenza della loro revisione del marxismo), anzi per essere pi precisi non si andava formando quellalleanza tra forze mentali della produzione e classe operaia vera e propria, alleanza che sola avrebbe potuto fornire la capacit egemonica necessaria alla trasformazione radicale della societ, che poi la vera teoria di Marx del soggetto rivoluzionario (come ha mostrato La Grassa) e non la sola classe operaia di fabbrica (adattamento alle condizioni politiche effettive effettuato da Kautsky). La revisione del marxismo di La Grassa, anzi vera e propria fuoriuscita, ma dalla porta del marxismo riguarda principalmente la questione del conflitto. Come quella di Marx la teoria di La Grassa intende essere una teoria della trasformazione sociale. La bussola sempre la critica radicale della societ2, egli un teorico del conflitto, ma non del conflitto di classe che si ritiene non pi centrale, ma del conflitto tra dominanti, i cui effetti sono quelli che maggiormente influiscono sulla trasformazione sociale. Il conflitto azione strategica dei vari gruppi dominanti, di cui decisivi sono quelli che controllano gli stati, al fine di ottenere la preminenza, la quale non mai definitiva, ma crea degli equilibri temporanei, sottoposti continuamente ad effetti squilibranti dovuti al gioco di azione e risposta. Temporaneamente si crea un centro dominante che per un certo periodo riesce a giocare il ruolo di centro regolatore, ma questo equilibrio sempre instabile a causa dello sviluppo diseguale (concetto leniniano) che porta al sorgere di altre potenze che mettono in gioco il ruolo della nazione dominante. Questa enorme catena di conflitti il motore della trasformazione sociale. Nel momento in cui il centro regolatore non riesce pi a svolgere la sua funzione, inizia una fase di ampio scoordinamento, con l'acuirsi della crisi (la crisi per La Grassa non principalmente economica ma soprattutto crisi di un ordinamento cha da vita ad una certa stabilit di rapporti, stabilizzazione dei campi, secondo la sua terminologia) che alla fine porter ad un regolamento di conti, ad un acutizzarsi dei conflitti fino alla loro forma pi acuta, il conflitto armato, al fine di ricreare un nuovo, inevitabilmente temporaneo, ordinamento dei rapporti internazionali. Questo sostanzialmente lambito della politica in cui devono inserirsi i gruppi desiderosi di un nuovo ordine, i quali devono puntare su tutto ci che facilita il passaggio al multipolarismo, cio la fase in cui una sola potenza non riesce pi a svolgere la funzione di potenza dominante, fino al multicentrismo, cio la fase della nascita di pi centri che prelude allo scontro. Preve non respinge tale analisi, anzi la ritiene valida, ma non loggetto del suo interesse. Per Preve politica = conflitto = scienza = materialismo. Preve invece preferisce questa equazione: filosofia = idealismo = comunit. Preve sottolinea il carattere non politico e non strettamente pratico ma ideale della teoria marxiana, anche se un dato di fatto che Marx cerc di mettere a punto, non una particolare filosofia, ma degli strumenti di analisi della realt politica e sociale utili ad uno specifico movimento, il comunismo.

Per Preve la teoria marxiana da ascrivere allidealismo, perch ha come fondamento un concetto che fu proprio dellidealismo tedesco: la comunit umana generica come fondamento. Si tratta di uninterpretazione volutamente forzata (nel senso in cui Heidegger diceva che bisogna forzare linterpretazione per far dire agli autori ci che avrebbero voluto dire), anche perch secondo lo stesso Preve ladesione marxiana a tale filosofia imperfetta, e da ci i successivi problemi del marxismo. Per ricostruire i presupposti della riscoperta della politica da parte di La Grassa, comegli stesso definisce il suo lavoro di revisione/fuoriuscita dal marxismo, necessaria una digressione sul ruolo storico del comunismo e del suo avversario storico il fascismo nella sua forma compiuta, cio il nazismo tedesco. Che io sappia, mai La Grassa nei suoi lavori ha indicato Carl Schmitt come uno degli autori di riferimento (ricordo per che insieme a qualche suo amico si dilettava in seminari di lettura su questo autore molto interessante), tuttavia al teorico della distinzione amico/nemico che tale riscoperta della politica fa pensare. Il ripensamento del marxismo da parte di Preve e La Grassa si accompagna alla messa in discussione della divisione destra/sinistra, a cui invece gli ultimi rimasugli del movimento comunista rimangono molto fedeli (per ragioni di schieramenti elettorali). Preve sottolinea la perdita di senso di tale divisione, tuttal pi valida ancora fino alla met degli anni settanta, La Grassa sottolinea come il movimento comunista nella sua fase rivoluzionaria fu sempre contro la socialdemocrazia, che rappresenta la sinistra vera e propria, e di fatti i partiti comunisti leninisti nacquero contro la socialdemocrazia dellepoca. Preve ricorda come nellopposizione alla guerra contro la Jugoslavia si trov affianco non gli intellettuali della sinistra, i quali erano o complici con laggressione militare, o al massimo genericamente pacifisti (ma invariabilmente contro il dittatore Miloevi), ma intellettuali provenienti dalla destra come Alain de Benoist, con in quale inizi un fruttuoso confronto e dibattito. Allo stesso modo, La Grassa non ha la tipica preclusione dei sinistri verso studiosi provenienti dalla destra, anche quella fascista, insiste per sul fatto che come lui ha cercato di superare lattaccamento nostalgico ad una teoria che ha ormai perso la presa sulla realt cos dovrebbero fare altri che provengono da diverse sponde, che presenta analoghi nostalgismi. Per me, coloro che provengono dalla sinistra hanno molto da imparare da coloro che vengono dalla destra e viceversa. Sul piano della storia delle idee io seguo questo principio: chi pi del suo avversario storico avrebbe potuto cogliere i suoi limiti del movimento comunista? Allo stesso modo il comunismo colse subito nella deriva razzista e imperialista, lelemento storicamente negativo del fascismo/nazismo. Una delle opere pi devastanti della storia del pensiero comunista, proprio perch frutto di uno dei suoi maggiori filosofi, stata La distruzione della ragione di Lukcs; nonostante si dica nellIntroduzione che la critica filosofica non pu essere critica ideologica, ma deve essere immanente (cio deve entrare negli argomenti propriamente teorici e filosofici) lapproccio al pensiero di Nietzsche, Weber, Schmitt, Heidegger, per dirne solo alcuni della lunga trafila di irrazionalisti complici del nazismo, che, non si sa per quale motivo, sorsero sul suolo tedesco (intervento del demoniaco irrazionale?) di tipo giudiziario, alla ricerca dei passi imputabili di nazismo. Cos la filosofia si trasforma in una branca secondaria del potere giudiziario che inscena un processo di carattere intellettuale collaterale al processo di Norimberga. Un approccio non solo insostenibile dal punto di vista intellettuale, ma anche del tutto subalterno ad una parte dei vincitori della seconda guerra mondiale. Per come erano sorti e si erano sviluppati i partiti comunisti e fascisti non potevano che confliggere, ma se la demonizzazione comprensibile, anche inevitabile, durante il conflitto, quando invece il conflitto giunge ad una soluzione si deve passare allanalisi razionale di quanto accaduto, ma razionale sul serio, non un pseudo-processo intellettuale a cui presiede la Ragione considerata come ideologia normativa, rispetto alla quale il resto viene ricacciato nellirrazionale. Un diverso approccio avrebbe dovuto interrogarsi se per caso non ci fosse qualche piccolo difetto nella teoria e nella pratica dei partiti comunisti che avesse portato alla vittoria del fascismo, ad es. in merito alla questione nazionale. Se per caso la deriva pacifista del comunismo tedesco con Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, mentre la Germania veniva messa in ginocchio dalle altre nazioni, con la popolazione che moriva letteralmente di fame per le strade,

non avesse per caso a che fare con laffermazione del militarismo estremo del nazismo. Nel nostro occidente libero e democratico non si segue pi questo metodo inquisitorio (a parte qualche epigono come Losurdo che pur dicendo di voler superare limpostazione lucacciana segue in realt questo metodo), per neutralizzare questi autori si segue il metodo pi sofisticato dello staccarli dal contesto, negando levidenza della loro appartenenza ad una precisa corrente ideologica che poi sfoci nel nazismo. Io non seguo nessuno di questi metodi, n demonizzazione n neutralizzazione, se vogliamo comprendere una parte importante del XX secolo necessario un serio confronto con le idee sviluppate da tutta una serie di autori in Germania prima dellavvento del nazismo scorso e correlarli al contesto da cui sorsero. Mi dispiace che Preve nel suo ultimo impegnativo e importante lavoro sulla storia della filosofia difenda questa opera di Lkacs, francamente non ho capito neanch perch, mi sembra che si limiti ad affermarlo, inoltre se davvero Preve fosse stato del parere che le opere di Nietzsche siano stracci colorati del pensieri (definizione lucacciana) credo che non sarebbe stato in grado elaborare alcune fra le sue analisi pi interessanti. Questa opera di Lkacs va critica e respinta nella sua impostazione di base, proprio perch altre opere vanno rilette e recuperate, soprattutto lOntologia dellessere sociale. Ho criticato duramente Lkacs in un mio precedente lavoro3, e continuo ad essere convinto del ruolo negativo e reazionario svolto da Lkacs (e dalla Scuola di Francoforte), soprattutto nel favorire la frattura fra la cultura borghese classica e la cultura di massa del capitalismo manageriale, ci nonostante non esito a riconoscere quanto invece vi di valido, ancor oggi, nelle loro opere. Questo pu apparire contraddittorio, ma la contraddizione nelle cose. Quella corrente di pensiero sviluppatasi soprattutto in Germania e che ebbe come massimi esponenti Nietzsche, Schmitt ed Heidegger colse effettivamente i limiti del suo avversario il marxismo, principalmente nella concezione del conflitto. Ma questo non vuol dire che essa fu nel giusto, al contrario, proprio perch fu una forma di reazione fu un eccesso contrario che si risolse nellelaborazione di una vera e propria metafisica del conflitto. Il vero capostipite di tale corrente Joseph de Maistre. Riporto in nota4 un passo fortemente suggestivo, che ha un effetto ancor oggi demistificante verso il buonismo dei diritti umani, che possono essere usati, come oggi il dominio statunitense sta dimostrando, per giustificare il massacro di intere popolazioni, passo che consiglio di leggere con attenzione perch esplicativo di quella che definirei metafisica del conflitto, perch se vero che alla vita appartengono il conflitto, la distruzione e la morte, indubbiamente anche vero che alla vita appartengono anche la nascita, lamore e la creazione. Nellideologia del fascismo/nazismo confluisce la corrente ideologica, filosofica e politica che ha origine dalla critica alla rivoluzione francese di De Maistre e Burke, che ha un salto di qualit con Nietzsche e poi confluisce nella cosiddetta rivoluzione conservatrice; per la sua corretta contestualizzazione storica, dovremmo prendere in considerazione (cosa che non possiamo fare qui) tutto il percorso che parte dalloccupazione napoleonica, fino del conflitto franco-tedesco del 1870, (conflitto che comporta il ripudio delle idee legate alla rivoluzione francese, e di tutti i filosofi che a questa erano legati, come Kant ed Hegel causando una grave frattura nellevoluzione culturale della Germania), fino al tentativo tedesco nelle due guerre mondiali di sostituirsi allInghilterra quale potenza egemone. Ovviamente non possiamo analizzare dettagliatamente questo sviluppo quanto evidenziare alcuni suoi aspetti ideologici importanti ai fini della nostra analisi. Domenico Losurdo, in un libro dedicato ad Heidegger e la Kriegsideologie, rintraccia con metodo giudiziariolucacciano i passi imputabili di ideologia della guerra in Heidegger e altri autori. In Germania si sarebbe sviluppa un'ideologia della guerra (Kriegsideologie) in opposizione agli altri paesi, in particolare Francia ed Inghilterra, che invece erano la patria di pace, democrazia, diritti umani. Di fronte ad un tale approccio non possiamo che rispondere con una gran risata: ahahahahahah, tuttavia c un passo per del suo libro che ci molto utile, in quanto sintetizza la metafisica del conflitto che accomuna i vari autori. In una lettera indirizzata a Carl Schmitt, Heidegger mette in connessione il tema eracliteo, a lui molto caro, del polemos padre di tutte le cose, con la coppia concettuale amico/nemico cara allautore del Concetto di politico, e che anche al filosofo appare

come "unacquisizione della pi ampia portata". Questa tematica eraclitea raggiunge Hitler, il quale sente il bisogno anchegli alla "tesi seria e profonda di un grande filosofo militare secondo cui la lotta e, con ci, il conflitto [der Krieg], il padre di tutte le cose"5. Si tratta di una alquanto parziale lettura di Eraclito come filosofo del conflitto, perch se vero che polemos padre di tutte le cose anche vero che larte umana consiste nel riportare il conflitto ad armonia, ed questo il contenuto essenziale della dialettica. Nietzsche, Schmitt, Heidegger furono precursori o vicini al nazismo? S, ma questo non pregiudica affatto il valore della loro filosofia. Basta con lideologia del male assoluto, i paesi liberali non hanno niente da invidiare al nazismo quanto a crimini compiuti nel corso della storia, ma questo non ci impedisce certo di studiare i classici del liberalismo. Bisogna inoltre precisare che nessuno di questi tre filosofi presenta la deriva razzista che caratterizza lideologia nazista vera e propria, tuttavia condividono questa assolutizzazione del conflitto, sintetizzata simbolicamente nella lettura alquanto parziale di Eraclito come filosofo del conflitto. Soltanto Heidegger si rese conto del carattere distruttivo di quella che io chiamo metafisica del conflitto, quando critic lessenza metafisica della volont di potenza6. Non credo proprio che fosse, come sostiene Losurdo, una mossa opportunistica di Heidegger per sganciarsi dal nazismo, perch un percorso che inizia qualche anno prima della guerra, ed lo stesso Losurdo a ricordare come alle lezioni di Heidegger qualcuno poteva avere limpressione di trovarsi di fronte ad una specie di fronda nei confronti del regime. Quella di Heidegger una critica decisiva della volont di potenza. In termini simili parlo di metafisica del conflitto, cio il conflitto non finalizzato a qualche obiettivo, ma diventato fine ultimo, pur intendendo il termine metafisica principalmente come anti-dialettica (Lenin).
La volont di potenza non soltanto il modo in cui e il mezzo mediante il quale accade la posizione di valori, ma , in quanto essenza della potenza, lunico valore fondamentale in base al quale viene stimata qualsiasi cosa che deve avere valore o che non puo pretendere di averne. Ogni accadere, ogni movimento, ogni divenire come uno stabilire rapporti di grado e di forza, come una lotta... (n. 552 [VIII, ii, 43]; primavera-autunno 1887). Chi che in tale lotta soccombe , in quanto soccombe, nel torto e non vero. Chi che in questa lotta rimane a galla , in quanto vince, nella ragione e nel vero. Per che cosa si lotti , pensato e auspicato come fine con un contenuto particolare, sempre di importanza secondaria. Tutti i fini della lotta e le grida di battaglia sono sempre e solo strumenti di lotta. Per che cosa si lotti gi deciso in anticipo: la potenza stessa che non ha bisogno di fini. Essa senza-fini, cos come linsieme dellente privo-di-valore. Questa mancanza-di-fini fa parte dellessenza metafisica della potenza. Se mai qui si puo parlare di un fine, questo fine la mancanza di fini dellincondizionato dominio delluomo sulla terra. Luomo di questo dominio il super-uomo (Uber-Mensch)7.

Secondo la descrizione di Heidegger, la volont di potenza nicciana pu sembrare analoga allo spirito del mondo hegeliano, il quale si afferma attraverso la vittoria in guerra. Tuttavia vi una sostanziale differenza. Per Hegel non vince semplicemente chi pi forte militarmente, ma chi meglio incarna la cultura del proprio tempo, per dirla con Gramsci, chi riesce ad esercitare legemonia (la quale forza + consenso), o, per dirla con La Grassa, i dominanti che riescono a porsi come centro regolatore. Il tentativo della Germania di sostituirsi come potenza egemone allInghilterra non fu la lotta della ideologia della guerra contro i diritti umani, la pace e la democrazia, ma fu la lotta contro un dominio, quello inglese, basato come tutti i domini sulla violenza, che non riusciva pi a funzionare da centro regolatore e propulsore, ed era di ostacolo allo sviluppo degli altri paesi. Tra laltro, senza il rimescolamento di carte che comportava la messa in discussione dellegemonia inglese, probabilmente non ci sarebbe stata nemmeno la rivoluzione sovietica (treno piombato allestito dalla Germania che port Lenin in Russia). Soltanto che questo tentativo avviene sulla base di un'ideologia che comporta lincapacit della Germania di esercitare capacit egemonica. Gi la deriva razzista impediva qualsiasi capacit in questo senso. Ma la stessa polarizzazione amico/nemico impedisce di comprendere la funzione egemonica. Un grande studioso schmittiano come Julien Freund credo operi una fondamentale correzione quando introduce il terzo capace di funzionare come regolatore delle possibili polarizzazioni tra due contendenti, terzo che in Schmitt

non c (c solo amico e nemico). La politica s il luogo del conflitto, ma allo stesso tempo il luogo della sua ricomposizione. La soluzione del conflitto pu avvenire in diversi modi, ma generalmente attraverso il riconoscimento spontaneo di uno dei contendenti della superiorit dellavversario, oppure attraverso la guerra. Tuttavia la guerra solitamente non diretta allannientamento del nemico (le guerre di sterminio sono state poche nella storia) ma alla sua sottomissione. Pensare la guerra come annientamento vuol dire la sua soggettivizzazione, in quanto il conflitto tra singoli individui comporta in ultima istanza luccisione del nemico, ma il conflitto tra due insiemi sociali raramente ha significato lannientamento di una societ da parte di unaltra, non il suo scopo. La polarizzazione amico/nemico di Schmitt rientra nella metafisica del conflitto, sostanzialmente un capovolgimento della massima di Clausewitz che fa diventare la politica la continuazione della guerra con altri mezzi. Bisogna invece pensare il conflitto insieme al suo opposto la cooperazione, la guerra infatti un mezzo per imporre una cooperazione in forma subordinata, laddove ci non riesce con laccordo. La teoria di La Grassa oltre tale pericoloso impasse, in quanto la sua teoria della ricorsivit tra fasi unipolari e fasi multipolari ha come pernio il formarsi di centro regolatore, che poi viene messo in discussione dallo svilupparsi di altri centri (concetto leniniano di sviluppo ineguale), tuttavia i presupposti, ovvero il fondamento, con cui pensa la politica sono quelli di Nietzsche e Schmitt (bisogna inoltre dire che La Grassa recentemente ha cercato di andare oltre il biologismo di tale fondamento, indicando come il conflitto sia basato non tanto sulla natura umana, quanto sia nelle cose, nellinevitabile squilibrio che si crea nelle relazioni tra i gruppi sociali). Tuttavia, non cambia molto se il conflitto viene fondato nella natura umana, oppure lo si ritiene inscritto nelle cose, per superare limpasse il conflitto va pensato insieme al suo opposto, cio la cooperazione come le due modalit fondamentali e inscindibili secondo cui modellano le relazioni umane. La Grassa finisce per adottarne tale concezione senza superare il momento negativo della critica. Sia chiaro qui non sto accusando La Grassa di essere vicino al nazismo, sia perch queste accuse fanno ridere, sia perch questa ideologia, come dicevo, non la comparsa del demonio sulla terra, anzi tale corrente coglie sicuramente i limiti del comunismo soprattutto per quanto riguarda la questione cruciale del conflitto che alla base della politica. Il comunismo ha pensato il conflitto come strumento per abolire il conflitto, la lotta di classe per abolire le classi, il superamento della conflittualit tra gli stati attraverso labolizione dello stato, la guerra giustificata solo come guerra contro la guerra, e per questo era inevitabile il comunismo evolvesse in una forma di pacifismo, come ormai palese nei suoi ultimi epigoni occidentali, diventati strumenti della pax imperiale statunitense. La pace non un disvalore di per s, gli esseri umani non possono vivere perennemente in guerra, quando un ordinamento si stabilito necessario arrivare a qualche forma di accordo, di modus vivendi tra i vari gruppi sociali, ma quando un ordinamento non funziona pi, perch non capace di rispondere ai fondamentali bisogni umani, la pace diventa un disvalore. Per questo il pacifismo, cio il valore della pace pensato come fine ultimo, sempre uno strumento della pax imperiale. Si capisce perch di fronte al comunismo sorto un movimento che vede il conflitto come fondamento dei rapporti fra gli esseri umani, cio una metafisica del conflitto. Questa , a mio parere, la complementariet (Preve), o meglio opposizione antitetico-polare, tra comunismo e fascismo. Quando La Grassa rivendicava, nei confronti di Preve che laccusava di disprezzare la filosofia, di non respingere di per s la filosofia, ma di non condividere quella Preve, diceva il vero, La Grassa ha dei presupposti filosofici, ma sono gli stessi della metafisica del conflitto. Il presupposto con cui La Grassa pensa la politica sono quelli di Nietzsche e di Schmitt8. Ne consapevole La Grassa? Io direi di no. In realt, un percorso simile a quello di Preve, il quale per la sua critica radicale al comunismo finisce per rivolgersi a Nietzsche e ad Heidegger. Ma effettuato con minore consapevolezza filosofica, non per niente Preve un filosofo, invece La Grassa ha un approccio scientifico. Ma proprio per questo necessaria una discussione sui fondamenti filosofici. Inoltre, c da aggiungere, che per chi viene dal comunismo assolutamente indispensabile guardare in faccia al mostro del conflitto, magari leggendo Nietzsche e Schmitt, oppure guardare senza esorcismi alla logica dello sviluppo della Germania fino allaffermazione del nazismo. Motivo per cui ritengo

questo passaggio lagrassiano fondamentale, quindi, ribadisco, non sto certo accusando La Grassa di rozzobrunismo, ma ritengo che bisogna andare oltre tale passaggio per vari motivi. Vediamo quindi in che senso La Grassa rimasto impigliato in questa metafisica del conflitto. La storia perpetua lotta per la supremazia Il materialismo storico questo non altro In pratica si tratta di unestensione del concetto di storia come storia di lotta di classe, una lotta non pi duale come in Marx ma tra numerosi attori. Lazione tesa a prevalere pervade lintera storia dellumanit; anzi, ancor prima, sussiste nel cosiddetto "istinto" degli animali, pur non sorretto da ci che chiamiamo ragione, pensiero, ecc.9. Ecco, non forse questa la volont di potenza nicciana? Aggiungiamo inoltre che La Grassa condivide il prospettivismo nicciano, attraverso una singolare sintesi tra Nietzsche e Althusser: essendo il conflitto un dato di fatto irriducibile della societ e del rapporto tra esseri umani, e siccome le ideologie servono per combattere i conflitti (Althusser), quindi ogni ideologia non pu aspirare al valore di verit, ma valida solo per quello specifico gruppo sociale. Se vero che i discorsi politici, soprattutto quelli odierni, hanno poco o nullo contenuto di realt, e non sono altro che un gioco di contrapposizioni (se un partito dice A il partito opposto dice il contrario e viceversa), alla fine per ci si scontra con la dura realt quando la classe politica si trova ad affrontare il compito di ogni classe dominante, assicurare se non lo sviluppo, almeno la riproduzione dei rapporti complessiva di una determinata societ. Ed qui che la realt prima o poi diventa dura realt. La Grassa afferma di non credere allesistenza della realt che mette rigorosamente tra virgolette, personalmente invece sono del parere che la realt non sia una finzione o una costruzione. Nella misura in cui La Grassa mette al centro la scontro tra i dominanti, la realt sociale scompare. Tuttavia, sar proprio la capacit di dare una risposta a problemi sociali che diventano ogni giorni pi pressanti che decider se ci saranno nuovi dominanti o aspiranti tali che verr la pena sostenere. Quando si parla di realismo o oggettivismo, di solito, lo si confonde con la riproduzione esatta o fotografica della realt (a parte il fatto che neanche la sintesi operata dalla macchina fotografica una riproduzione esatta); il realismo o oggettivismo invece vuol dire che per determinare il valore di verit non vale la sola la coerenza logica o laver seguito determinate procedure scientifiche, ma ci che decide in ultima istanza la corrispondenza alla realt esterna, formata da infinite e contraddittorie sfaccettature da cui la conoscenza umana deve per forza di cosa astrarre alcuni aspetti, motivo per cui ogni conoscenza necessariamente parziale, sempre passibile di ulteriore approfondimento. Il carattere di realt di alcuni problemi sociali non pu essere negato, prendiamo la disoccupazione, negare che sia un problema reale sarebbe un atto non solo infame, ma pure piuttosto pericoloso se fatto al cospetto di qualcuno particolarmente irascibile che ne sia stato colpito. Per quanto riguarda la realt sociale, il concetto secondo cui la realt pu assumere forme molto diverse a secondo della prospettiva da cui la si guarda cruciale. Consideriamo ancora la realt della disoccupazione, a seconda del posto che si occupa nella struttura sociale pu assumere significati molto diversi; per chi in basso pu essere una minaccia o un grave problema, per un imprenditore pu essere addirittura unopportunit di elargire salari inferiori, oppure un mezzo necessario per mantenere in vita la sua azienda. Lesistenza oggettiva della disoccupazione resta, ma acquisisce significati molto diversi a seconda del contesto da cui viene valutata. inutile condannare ed esorcizzare il relativismo, cruccio dellex-papa. Intendo raccoglierne la sfida, provando ad una elaborare un concetto che definirei, sinteticamente, oggettivismo relativo. Di solito, quando si afferma che la verit relativa, si intende dire che la verit non ha valore di verit in quanto relativa, tuttavia la si presuppone come esistente, altrimenti non si potrebbe dire la verit .... Invece, dire che la verit relativa vuol dire che la verit esiste soltanto che cambia a secondo del punto di vista. Quando contempliamo una statua, mettiamo Amore e Psiche di Canova, essa cambia a seconda della posizione da cui la guardiamo, pur restando la stessa statua. La sua perfezione consiste nel conservare la bellezza da qualsiasi punto la si guardi (ecco perch la scultura perfetta la pi perfetta di tutte le arti). Nellambito della realt sociale le cose si complicano perch le idee non sono soltanto un riflesso della realt sociale, ma sono anche uno

strumento per intervenire sulla stessa, la quale un equilibrio fra diverse forze che tendono a sbilanciarsi, per questa ragione le idee sono uno strumento che serve per intervenire sulla realt al fine di ristabilire un equilibrio. Ad es. nel periodo che va dallinizio del secolo fino alla seconda guerra mondiale abbiamo unesplosione della conflittualit tra le societ particolari, e in quel caso era giusto spingere il pedale delluniversalismo, in quanto serviva correggere lo sbilanciamento in senso particolaristico dei rapporti inter-nazionali. Oggi invece che limperialismo si presenta come universalismo giusta la difesa delle identit particolari. Ecco perch in diversi periodi storici possiamo avere idee diverse se non opposte, ma giustificate dalla realt oggettiva. La storia sarebbe lotta per la preminenza, ma cosa rende alcuni gruppi dominanti? Ed qui che fallisce a mio parere tale metafisica del conflitto. Parto sempre da un punto di vista simile a quello del materialismo storico (quello sintetizzato nella famosa Prefazione a Per la critica delleconomia politica), secondo cui bisogna indagare i rapporti che gli esseri umani stabiliscono tra di loro a partire dal modo in cui riproducono la loro esistenza. significativo che nellambito della storia del pensiero Hobbes, filosofo materialista come Marx, parta, rispetto a questultimo, dal presupposto contrario della natura esclusivamente conflittuale dellessere umano; unastrazione (lessere umano sia sociale che conflittuale), e Hobbes un filosofo smaccatamente unilaterale, ma teoricamente feconda in quanto mette in luce la necessit di un potere che regoli i conflitti, fino alla capacit di sopprimerli, affinch la societ possa funzionare e seguire il suo corso. Se lessere umano un essere sociale che riproduce la propria esistenza soltanto attraverso la collaborazione con i propri simili ( questo di fatto vero, le robinsonate, come le chiamava Marx, trascurano il fatto che Robinson un essere sociale che deve tutte le sue conoscenze tecniche allo sviluppo storico dellumanit, senza le quali non sopravviverebbe nellisola deserta), allora il conflitto pu essere considerato come dovuto a motivi storici accidentali superabili, una volta eliminate le cause del conflitto, in particolare determinati rapporti di propriet che determinano la divisione in classi. Se invece riteniamo la natura degli esseri umani intrinsecamente conflittuale, allora sorge la necessit di un organo (lo stato) che abbia la capacit di regolare e anche sopprimere questi conflitti, proprio perch altrimenti non sarebbe garantita la cooperazione. Sia la concezione secondo cui lessere umano essenzialmente un essere sociale, sia quella secondo cui invece essenzialmente conflittuale sono unilaterali. Dalla necessit di affrontare la condizione umana nella sua essenza contraddittoria nacque la dialettica con Eraclito, agli albori del pensiero greco, di cui Hegel dice di aver accolto ogni proposizione, di cui sentiamo ancor oggi il fascino, anche se la dialettica necessaria per le nostre societ molto pi complessa. Cosa rende alcuni gruppi dominanti rispetto ad altri? Il solo controllo del surplus prodotto dal lavoro, oppure questo controllo soltanto la forma del dominio? forse necessario fare alcuni passi indietro rispetto a Marx e allo stesso Hegel e superare il concetto di superamento riconsiderando alcune aporie kantiane10. Per Kant, i dominanti (il signore) rispondono alla necessit di regolare i rapporti fra gli esseri umani, tuttavia questi gruppi che funzionano da regolatori avrebbero a loro volta bisogno di essere regolati. Ecco perch questa una delle contraddizioni della societ umana pi difficili da superare (e di fatto non ancora stata superata). Immancabilmente questi i regolatori finiscono per regolare sempre meno, approfittano del loro ruolo per acquisire sempre maggiori privilegi che vanno di pari passo allo scadere della loro capacit direttiva, la societ diventa a sua volta sempre pi sregolata, i singoli incontrano sempre maggiori difficolt nello svolgimento della loro vita, esplodono conflitti, rivoluzioni e guerre. Sorgono nuovi regolatori che magari, allinizio, memori di quanto accade quando la sregola diventa la regola, cercano di regolare, ovvero assicurare la riproduzione dei rapporti tra gli individui, i gruppi sociali fino alle nazioni, ma presto dimenticano, reinizia il ballo, e cos via allinfinito. Questo ritorno a Kant sorprende per primo chi scrive, perch Kant un filosofo che non mi stato mai molto congeniale, tuttavia bisogna riconoscere che alcune contraddizioni non sono facilmente superabili, non dico che non lo saranno in eterno, ma che non lo saranno a breve. Inoltre, ci sono degli spunti anche in Marx per una dialettica che non miri al superamento delle contraddizioni 11. Lo stesso Kant risolse queste aporie, sintetizzate nello straordinario saggio che ho citato in nota (e di cui consiglio vivamente la lettura) cio le abol, perch il loro valore consisteva appunto nella loro aporeticit,

com noto, nel pacifismo e nel cosmopolitismo. Ma vennero poi riprese da Hegel che le innalz ad una pi complessiva filosofia della storia. La Grassa riferiva in un suo commento sul blog che Preve gli aveva detto esplicitamente, in una discussione telefonica, di non essere interessato alla teoria politica ma principalmente alla filosofia. Loggetto principale di cui Preve si occupato la storia della filosofia nellambito della quale egli ha individuato la questione della comunit come questione centrale. La filosofia greca nasce, secondo Preve, come reazione alla spinta disgregatrice che aveva causato nella societ greca lintroduzione del denaro e conseguenti forti diseguaglianze sociali che rischiavano di causare lo sgretolamento della societ greca. La filosofia greca quindi era una reazione alla perdita di senso che in tal modo si verificava, da cui il tentativo dei maggiori filosofi greci di ristabilire la comunit su basi nuove. Un errore da evitare, quando si legge Preve, quello di fermarsi ad un livello pi superficiale, quello della critica dellideologia comunista, che in genere, di primo acchitto, attira maggiormente gli scontenti della deriva della sinistra e di quanto resta del comunismo storico. La parte pi importante, come lui stesso indica, del suo lavoro la ricerca filosofica, ed quella che necessita di una pi attenta lettura, che non si lasci fuorviare dallo stile semplice e chiaro, in realt si tratta di un pensiero molto complesso. La catena concettuale centrale, a mio parere, elaborata Preve quello che va dalla individuazione del nichilismo nel comunismo alla scoperta del comunitarismo. Essa parte da un grande libro, scritto a ridosso del crollo del muro, Il convitato di pietra. Saggio su marxismo e nichilismo, molto bello per lo spirito che lo pervade, per la volont di reagire a questo decisivo, e molto depressivo (per chi allora militava nel comunismo), evento storico. Che tipo di uomini aveva prodotto il comunismo, chi erano coloro che in un breve spazio di tempo avevano liquidato dallinterno il comunismo? ( questa, in breve la teoria di Preve sul crollo del comunismo, implosione dallinterno dovuta allincapacit di creare una societ diversa e passaggio sul carro del liberismo vincente). Gli stessi ultimi uomini che transitavano nelle sedi del partito del comunismo italiano (il meno filosovietico, ma il pi similsovietico tra i partiti comunisti). Preve trova cos nellanalisi nicciana del nichilismo e nel concetto di ultimo uomo quanto sembra adatto per spiegare questa involuzione. Il nichilismo non consiste nella perdita di fondamento, ma nella paura di affrontare le conseguenze della perdita di fondamento12. Ovvero le societ moderne non hanno affrontato le conseguenze della perdita del fondamento mitico ed immaginario in seguito alla sua distruzione da parte del pensiero scientifico13). Stabilito con Nietzsche che il nichilismo la volont di credere in ontogenesi immaginarie ormai infondate e infondabili riuscito Marx a fondare la "scienza nuova" della storia o del comunismo in modo libero da questi presupposti nichilisti, o non riuscito del tutto a farlo?. Il problema che Marx abbandona il valore veritativo e fondativo della filosofia per fondare una quasi scienza e una quasi religione fondate sulleconomicismo, lo storicismo e lumanesimo. Le basi incerte su cui poggia la teoria marxiana, forse, inevitabili in un passaggio difficile e profondo com quella della nascita del marxismo, sono allorigine della successiva dissoluzione nichilistica del comunismo. Il comunismo non seppe fondare una nuova comunit, fu un collettivismo, il quale non comunit ma soltanto somma di singoli. Per Heidegger "il collettivismo la soggettivit delluomo posta a livello della totalit, e che porta cos a compimento la sua incondizionata autoaffermazione"14. Dal nichilismo si arriva al comunitarismo, principalmente nel libro Elogio del comunitarismo. Un testo importante di questo percorso Marx inattuale, nel quale si argomenta estesamente che il problema principale in Marx la rinuncia ad una fondazione filosofica del comunismo. Marx sarebbe un erede dellidealismo in quanto condivide il concetto di ente umano generico come fondamento, ma allo stesso tempo questo fondamento si perderebbe per la rinuncia a fondare il comunismo sulla filosofia, piuttosto che positivisticamente sulla scienza, producendo una sorta di utopia scientifica. Il centro della questione sta in ci, che la filosofia ha un suo spazio conoscitivo specifico, che non pu essere ridotta a epistemologia di servizio e/o ideologia militante, e che riduce sociologicamente (anzi, pseudo-sociologicamente) la filosofia a sopravvivenza premoderna e precapitalistica oppure a sofisticata secolarizzazione protoborghese della religione

finisce con il negare alle sue stesse produzioni teoriche (ed il caso a mio avviso di Marx e dei marxisti successivi) lo spazio critico di autoriflessione15. Marx aveva fondato il comunismo sulla scienza delleconomia politica, proprio perch il capitalismo si fonda sulla teoria del valore, il comunismo devessere pensato come estinzione integrale di essa16, ma questo passaggio fondamentale per costituire la scienza dei modi di produzione non in realt un fondamento, perch il fondamento non pu essere di tipo scientifico, ma filosofico. La esplicita rinunzia da parte di Marx alla filosofia ha esposto il comunismo al nichilismo dei suoi successori. Dopo la fase ascendente del comunismo che ha dato lo stimolo per un notevole miglioramento delle condizioni di vita delle classi inferiori, nonch alla nascita di grandi potenze ad oriente, lincerto fondamento del comunismo ha dato vita alle figure degli ultimi uomini che si sono svenduti lUnione Sovietica, e che in Italia ha prodotto gli Occhetto, i Veltroni, i DAlema, i Bertinotti, i Vendola, i Diliberto ecc. porta Preve a ripercorrere la storia della filosofia alla ricerca di un diverso fondamento che egli trova nella filosofia greca e nella filosofia classica tedesca. Il fondamento, ripercorrendo quanto di meglio ha prodotto la filosofia occidentale, la comunit umana pensata come ente naturale generico, fondata sul concetto di individuo come zoon politikon, cio animale politico e comunitario (nella lingua greca antica il secondo termine ha entrambi i significati). Questo ha creato un doppio equivoco, da una parte si pensato che Preve riproponesse un generico umanitarismo ed universalismo, dallaltra, in senso opposto, che riproponesse un comunitarismo, basato sulla priorit delle singole comunit, con tutte le ristrettezze di vedute che esso comporta. Questi equivoci (tali sono in quanto Preve non propone n luno n laltro concetto) derivano dallincompletezza del discorso di Preve, il quale, anche per esigenze dovute alla sua ricerca filosofica stessa, astrae la questione della comunit dal resto, principalmente dalla questione del conflitto. Faccio ammenda, in un mio precedente scritto dimostravo di non aver compreso affatto la questione della comunit17, confesso anche di non avere studiato la questione con la necessaria attenzione. Il nucleo teorico del comunitarismo di Preve deriva dallanalisi di Hegel del mondo romano, secondo cui limpero romano era animato da un principio disgregatore che alla comunit umana sostituiva lindividuo e il nudo possesso e che in tal modo aveva spezzato il cuore del mondo (Hegel). Per una sorta di ricorso storico, limpero statunitense appare animato da un principio simile, un principio che mira a disgregare, a sottomettere o stravolgere tutte le comunit umane, dalle famiglie alle nazioni e tutte le forme di raggruppamento sociale e politico che ne ostacolano il potere assoluto. La comunit, principalmente nella forma della comunit nazionale il principale fattore di resistenza allimpero. C da aggiungere che considerare la nazione come una forma di comunit non estraneo ad un certo percorso del comunismo, pensiamo in particolare a Stalin18, le cui opere andrebbero riconsiderate (cosa che esula dagli obiettivi del presente lavoro). C qualcosa di irrisolto nella correzione comunitaria del comunismo effettuata da Preve. Chiediamoci: possibile individuare sulla base della teoria marxiana la comunit nazionale come fattore di resistenza alla furia disgregatrice dellimpero. No! Si potrebbe dire che per il comunismo la vera comunit la classe operaia, ma in realt se cos fosse la classe operaia acquisirebbe i connotati di comunit determinata. La lotta della classe operaia soltanto lo strumento per lemancipazione complessiva dellumanit. Lumanit pensata astrattamente, astraendo dallesistenza di comunit determinate, pu essere pensata solo come somma di singoli individui, ricadendo nellindividualismo, e in quellumanesimo indicato dallo stesso Preve, come causa del nichilismo nel comunismo, invece lumanit si determina, per usare una terminologia hegeliana, ovvero si nega (omnis determinatio est negatio) come concetto nelle singole aggregazioni umane, famiglia, classi sociali, stati (per citare le principali), tuttavia tale determinazione appunto una negazione, la comunit una negazione della umanit come concetto universale. Per quale motivo ogni comunit una comunit determinata, cio nella misura in cui include una parte dellumanit esclude la restante? Perch se nascono aggregazioni che includono milioni di esseri umani non potrebbe nascere ununica aggregazione che includa lintera umanit? Perch le comunit umane nascono dagli interessi particolari, in primo

luogo dal bisogno che il singolo ha di aggregarsi con altri esseri umani per riprodurre la sua esistenza. Se anche fosse possibile, eliminare questi interessi particolari si perderebbe la molla principale che spinge i singoli ad associarsi. Uno dei pi grandi risultati della filosofia classica tedesca laver messo in luce come il conflitto uno strumento essenziale per lo sviluppo dellumanit. Resta insuperato il concetto hegeliano di astuzia della ragione, secondo cui i singoli credendo di perseguire un fine particolare perseguono senza saperlo un fine complessivo pi alto, cio lo sviluppo complessivo dellumanit. Incontrandosi e scontrandosi, gli esseri umani danno vita alla societ e alla storia, fatta di conflitti, guerre, distruzione, ma anche di grandi realizzazioni nel campo pratico quanto in quello dellarte, della filosofia e della scienza. La guerra stessa stata ed in misura maggior oggi uno dei fattori principali di sviluppo della conoscenza tecnica. Una volta stabilito che la comunit nazionale la sola unit ad avere la possibilit di opporre resistenza alla furia disgregatrice dellimpero in fase di declino, acquista nuovo significato la questione della divisione in classi della societ: in che misura una nazione una comunit quando divisa in interessi contrastanti? Come possibile una convergenza di interessi in modo che ristabilire una sufficiente dimensione comunitaria? Chiunque guardi con occhio realistico alla societ italiana odierna deve ammettere che la presenza di interessi divergenti allinterno di una determinata societ non uninvenzione marxiana. Solo questi interessi divergenti possono spiegare perch determinati gruppi dominanti, o sub-dominanti nel caso italiano, possono avere interessi divergenti da quelli della loro stessa nazione considerata complessivamente. Dunque possibile ristabilire la comunit nazionale soltanto attraverso la rivoluzione? Lunico modo a mio parere un progetto politico che ambisca ristabilire la possibilit di una vita dignitosa per tutti, e che preveda a tal fine le necessarie trasformazioni sociali, anche radicali. Questo il livello minimo, al di sotto del quale una nazione non pi una comunit e quindi non pi una nazione. Il punto cruciale che Preve non affronta la questione della comunit insieme a quella del conflitto, per cui la sua giusta critica alla teoria marxiana non va fino in fondo. E questo si riflette nella sua stessa ricostruzione della filosofia greca. Lo dico da assoluto profano, ma ardisco affermarlo perch mi sembra molto evidente, la trattazione che egli fa della filosofia di Eraclito la trovo non adeguata, sia per limportanza che Eraclito ha per la filosofia greca che per un autore come Hegel, per Preve assolutamente centrale, pi centrale dello stesso Marx. Gli esseri umani sono esseri sociali che riproducono la loro esistenza soltanto attraverso la collaborazione degli uni con gli altri, ma allo stesso tempo sono esseri conflittuali, anzi la conflittualit sorge proprio quando si devono stabilire le modalit di questa cooperazione. Da questa situazione intrinsecamente contradditoria nacque la filosofia dialettica, a partire da Eraclito, di cui Hegel disse di aver accolto nella sua filosofia ogni singola preposizione. La permanenza di queste contraddizioni, che attraversa vari sistemi sociali, ci dice che tali contraddizioni non sono facilmente superabili, anche se proprio per un principio dialettico: mai dire mai. Marx pensava che si potesse avere, dopo la societ borghese, un salto di qualit rispetto alla societ precedenti che superasse queste contraddizioni, grazie al prodigioso sviluppo delle capacit produttive delle societ umane dovuto al modo di produzione capitalistico (ma ad uno sguardo posteriore al prodigioso sviluppo delle capacit produttive del secolo scorso possiamo dire che la scarsit non era il vero problema). Marx fu un teorico del conflitto, ma del solo conflitto sociale, la cui soluzione avrebbe dovuto portare ad comunit armonica universale. In tal modo seppe raccogliere il desiderio delle classi inferiori di una societ diversa che fino a quel momento si era manifestato soprattutto attraverso le credenze religiose, ma che la religione non sapeva pi raccogliere, ed stata questa la principale ragione del successo del comunismo, che riuscito a suscitare la fede e il sacrificio di milioni di uomini. Tuttavia furono proprio questi ideali che allatto pratico, quando si tratt di stabilire un nuovo ordinamento in seguito alla rivoluzione sovietica, determinarono quella che Hegel chiama cattiva infinit, ovvero assenza di determinazione (secondo laccezione filosofica di questo termine), in quanto nessun ordinamento riusciva a determinarsi perch sempre insoddisfacente rispetto allideale. Ritengo la difesa del sapere filosofico da parte di Preve assolutamente condivisibile. Il tentativo di liquidarlo lo inserirei nella grande frattura con il passato perseguito dalla cosiddetta cultura di

massa, ovvero dalla natura totalitaria del capitalismo manageriale a guida statunintense, quindi non solo liquidazione della filosofia, ma dellarte, della religione e del sapere umano in generale, in favore di una totale manipolazione. Della stessa scienza viene conservato quanto serve per lo sviluppo tecnologico e per la potenza militare, ma ne viene negato ogni carattere di verit per quanto riguarda la conoscenza. Su questo punto ancora di grande attualit Lukcs, il quale nellOntologia dellessere sociale, sosteneva che lideologia dominante oggi si ispira alla famosa dichiarazione del cardinale Bellarmino della commedia Galileo Galilei di Brecht, secondo cui la teoria eliocentrica doveva essere sfruttata dove era utile, ad es. per la navigazione, ma non doveva avere nessun valore di verit, il cui monopolio spettava alla Chiesa. Allo stesso modo lideologia dominante Tuttavia, pensare la filosofia come sapere autonomo dal resto del sapere umano, e dalla politica, comporta il rischio di ridurre la filosofia a contemplazione e consolazione. Lukcs, che pur ho criticato duramente per altri motivi, per quanto riguarda tale questione presenta un modello che per molti versi esemplare. NellOntologia dellessere sociale le categorie sono definite categorie desserci, determinazioni di esistenza (seguendo unaffermazione di Marx), lanalisi filosofica non puramente logica, evitando cos la riduzione della filosofia ad epistemologia ancella della scienza, ma chiarificazione sulle categorie generali e al tempo stesso strumento di conoscenza. Come nel caso dellanalisi della categoria della manipolazione, ritenuta, giustamente, categoria centrale del nostro tempo, e di cui viene messo in luce tutto il sostrato filosofico, politico, ideologico. In questo modo instaura una feconda interazione tra filosofia e scienze sociali (soprattutto quelle statunitensi degli anni 50-60, di cui era, a differenza della media dei marxisti del suo tempo, un buon conoscitore). La difesa della filosofia da parte di Preve sacrosanta, per questa difesa non deve diventare separazione, altrimenti la filosofia si trasforma in discorso edificante, oppure in consolazione (credo che il giovane accademico Diego Fusaro, secondo cui il principale problema del nostro tempo la fretta, sia interessato a quest'ultima funzione della filosofia). Un punto molto efficace del tener fermo alla filosofia di Preve la dimostrazione (uso questo termine di proposito perch di questo si tratta) che il comunismo non pu essere fondato in termini scientifici; dal momento che le previsioni intenzionalmente scientifiche di Marx si sono rivelate non esatte allora oggi non si avrebbe pi senso parlare di comunismo, e neanche pensare ad una societ diversa. Il crollo del comunismo fondato su basi scientifiche, il fallimento della previsione si trascinato con s lidea stessa di una societ diversa. Sostanzialmente il modo di procedere di La Grassa quello scientifico della creazione di ipotesi e teorie da commisurare su di una realt specifica sottoponendole a continua revisione, tuttavia nessun comunismo si pu dimostrare scientificamente come intendeva fare lo stesso Marx, in quanto una societ diversa nasce solo come ideale di una societ diversa che pu essere esclusivamente nella testa degli esseri umani e non nelle cose. Su questo punto credo che abbia essenzialmente ragione Preve. Preve insiste molto sul carattere non immediatamente politico della teoria marxiana, ma, strana coincidenza, anche Preve manca di una teoria politica (La Grassa raccontava sul suo blog che Preve spesso per telefono gli diceva di non essere interessato alla politica); intendiamoci, non dico certo che la sua filosofia sia impolitica, al contrario, avendo individuato nella spinta disgregratrice dellimpero americano il nemico principale, nella sua essenza politica, ma che priva di determinazioni politiche che possano essere utili per la prassi politica, al contrario delle analisi di La Grassa, dirette principalmente a questo fine. vero che lessere umano zoon politikon, ma politikon vuol dire s sociale e comunitario, ma vuol dire anche politico. Il rigetto della politica denuncia una parzialit che non quella inevitabile di ogni ricerca, ma una vera e propria manchevolezza. La teoria di La Grassa perfetta per iniziare una prassi politica, favorire il multipolarismo, inserirsi nello scontro tra i dominanti, svelare le strategie che sono alla base delle scelte politiche, soltanto che alla fine non risponde ad alcune domande: per fare che cosa? perch opporsi ad alcuni dominanti e non ad altri? In fondo, se la storia non che lotta per il dominio perch non scegliere semplicemente di volta in volta dominanti pi forti? Scrive Preve: visto il suo odio per lumanesimo e il moralismo, nessuno capisce perch La Grassa

continua a tifare per la forza geopolitica della Russia o della Cina contro gli USA. Evidentemente questo odiatore althusseriano dellumanesimo continua a ritenere disumano il dominio unipolare degli USA.19 La Grassa riapre le strada alla politica, ma per a andare dove? Perch in effetti scegliamo di essere dalla parte di un certe forze piuttosto che altre? Questo non lo si pu fondare in termini scientifici. E se uno facesse tali domande a bruciapelo a La Grassa credo risponderebbe, con un salto dalla scienza alla morale assoluta, che le ragioni di fondo sono ragioni morali non argomentabili. Ma in tal modo manca un vero fondamento, che pu venire solo dallidea di una societ diversa. Se non avessimo in testa questa idea, lessere dalla parte di un gruppo dominante o piuttosto che dalla parte di un altro non farebbe differenza, in fin dei conti si tratta pur sempre della lotta fra diversi dominanti o aspiranti tali. Acquista senso in questo modo, il voler tener fermo da parte di Preve allideale del comunismo. La recente formulazione da parte di Preve del comunismo come ideale regolativo in senso kantiano, un modo di interpretare il comunismo che Marx ed Engels e Lenin avrebbero rifiutato20 chiarisce tutta la riflessione precedente. Sono completamente daccordo su tale formulazione, smarrendo lideale di una societ diversa ci priviamo della bussola con cui poter scegliere tra diverse opzioni politiche. Una societ basata sulla concordia e la cooperazione, chiamiamola comunismo o in qualsiasi altro modo, deve essere un ideale su cui orientare lazione, sapendo che non si potr mai realizzare del tutto, se non parzialmente e temporaneamente, in societ che sono indubbiamente migliori di altre, ma sottoposte come tutte a degenerazione ed esaurimento, e comunque a trasformazione, in quanto la societ un processo che nasce dallincrociarsi di innumerevoli volont, e in quanto ideale deve affermarsi contro la tendenza al conflitto che nasce dalla natura stessa degli esseri umani. Cos come lessere umano ha ogni giorno bisogno di alimentarsi, allo stesso modo lideale di una societ di una societ diversa non pu cessare mai, nello stesso momento in cui questo ideale si realizza si nega, cos come realizzare lo scopo dellalimentazione vuol dire negare il suo oggetto, cio vuol dire la consumazione del cibo, e va quindi, dopo un certo periodo, rinnovato. Come afferma giustamente La Grassa, laver voluto soffocare la competizione stato uno dei motivi principali del crollo del comunismo. Il comunismo avrebbe dovuto piuttosto dare un nuovo significato alla competizione riportandola al suo ruolo di strumento per lo sviluppo delle capacit umane complessive, mentre nella societ dominate dal Capitale diventa una spinta alla disgregazione, causando infine regresso sociale. La competizione una delle modalit con cui si realizzano le capacit del genere umano, il cui sviluppo consiste nel far meglio, nelloltrepassare risultati gi conseguiti. La competizione una delle forme del conflitto ed sostanzialmente positiva, in quanto non conflitto che ha come strumento la pura forza, cosa che ha ancora un che di bestiale, ma relativamente allutilizzo delle capacit specificamente umane, intelligenza, sensibilit, coraggio, astuzia ecc. Essendo stato uno dei punti di forza della societ borghese, il cui sviluppo fu dovuto allo spazio dato alliniziativa individuale rispetto alle rigide gerarchie feudali, inevitabile che sia uno dei temi evergreen della propaganda, tuttavia nella societ capitalistica la competizione si separa dalla comune base umana per diventare fine a se stessa, perdendo in tal modo sia di senso che di funzione, diventando vanagloria del singolo staccato dalla collettivit. Senza desiderio di elevazione, che vuol dire porsi al di sopra del livello comune, non ci sarebbero arte, scienza, cultura. Occuparsi di politica attivamente implica che si intende assumere un ruolo di direzione, cio al di sopra del livello comune. Basta con le menzogne di coloro che si dicono al servizio delle masse che poi si sono dimostrati i peggiori imbroglioni, chi intende dedicarsi alla politica deve avere un progetto di societ, e rivendicare a tal fine un ruolo di direzione, per il quale deve sviluppare tutte le capacit necessarie. Tuttavia arte, scienza, cultura se non sono realizzazione delle potenzialit umane, sulla base di una comune umanit non hanno senso. Cos come non ha senso, ingiustificato, rivendicare un ruolo di direzione, se non finalizzato alla riproduzione e al miglioramento di una data societ, e se non se ne hanno le capacit. Nietzsche colse il limite dellegualitarismo comunista, ma cadde nella reazione opposta con la metafisica della volont di potenza, che appunto il desiderio di autoaffermazione staccato dalla comune base umana, anticipando cos una tendenza che sar propria del capitalismo successivo, una tendenza che lungi

dal difendere la cultura e quanto vi di pi elevato nellessere umano, sta avendo leffetto opposto di un impoverimento e un degrado mai visto nella storia umana. Nel momento stesso in cui affermo la necessit di ridare un senso diverso alla questione della competizione, facendola diventare uno strumento per lo sviluppo complessivo del genere umano, mentre nelle societ dominate dal Capitale diventata una forza essenzialmente disgregatrice, afferm la necessit di riscoprire/ricostruire un altro concetto a mio parere essenziale. La difesa dei pi deboli, qualcosa di diverso dalle chiacchiere dei sinistrati per carpire i voti, queste sono solo una perversione di tale istinto che affonda le sue radici nella riproduzione non solo dellessere umano, ma di gran parte degli esseri viventi, i quali durante la crescita hanno bisogno della protezione per raggiungere il loro sviluppo. La difesa dei pi deboli, dei bambini, della donne su cui grava principalmente il compito della riproduzione, degli anziani, e di tutti coloro che vivono una condizione di debolezza che sovrasta la propria volont, un istinto fortemente comunitario necessario alla riproduzione sociale minato alle radici del capitalismo fondato essenzialmente sullindividualismo. Fondamentale pensare dialetticamente la stretta correlazione tra comunit e conflitto. Riporto in nota un passo di Hegel21, di cui provo ora a fare una breve esegesi. Il valore prioritario la continuit e lo sviluppo della comunit, attraverso cui si risolve il limite dellindividuo costituito dalla morte, tuttavia tali sviluppo e continuit della comunit umana si realizzano nel singolo individuo, e nei singoli raggruppamenti umani, cio famiglia, classi sociali, stati, i quali perseguendo il loro naturale fine egoistico tendono a separarsi dallintero causando la crisi della riproduzione della comunit umana, per tale regione esplode il conflitto che riaffermando con la morte il limite del singolo ristabilisce la priorit dellintera comunit umana. Ecco perch in determinate condizioni la tragedia necessaria per la continuit della comunit umana. La dialettica secondo cui il conflitto rappresenta un mezzo essenziale per lo sviluppo dellumanit, come dicevo, enunciata da Kant, in uno scritto denso di quelle aporie che non seppe portare fino in fondo, ricadendo nelluniversalismo pacifista (il quale in quanto persegue lassenza di conflitto non pu essere altro che strumento della pax imperiale), dialettica che venne invece sviluppata da Hegel nella sua filosofia della storia, rappresenta il principale punto di arretramento sia del comunismo, da una parte, che persegue lobiettivo di un mondo senza conflitti, sia del fascismo, dallaltra, che invece elabora una metafisica del conflitto, secondo cui il conflitto il dato primario e fondamentale della vita umana, metafisica che distrugge ogni concetto di sviluppo dellumanit considerata complessivamente. Lancio qui unipotesi, che necessiterebbe di ben altro approfondimento, fascismo e comunismo (intendo il comunismo europeo, per quello russo e cinese il discorso diverso) sono due prodotti complementari della decadenza europea, rispetto al punto pi alto raggiunto della coscienza borghese rappresentato dalla filosofia hegeliana. Decadenza dovuta allincapacit della cultura europea di far fronte al mondo creato dalla sua stessa attivit, la cosiddetta globalizzazione, cio limperialismo. Da una parte abbiamo la deriva verso un nazionalismo e un imperialismo feroce, incapace di esercitare una qualsiasi egemonia, e che cerca di riportare il mondo indietro rispetto alla rivoluzione sovietica, dallaltra un universalismo incapace anche di comprendere la questione nazionale, in una deriva pacifista, di cui lodierno comunismo europeo e suoi derivati, completamente inquadrati nel pacifismo imperiale, ne sono il compimento. Soltanto nei paesi europei la questione nazionale si scinde e si contrappone alla questione sociale. Marx non ha superato Hegel (concordo con Preve), anzi, rispetto alla capacit di questultimo di fornire unidea complessiva del proprio tempo, rappresenta una regressione. Marx svilupp una teoria rivoluzionaria di analisi della struttura sociale, ma incompleta. Il Capitale, la sua opera principale, di cui pubblic mentre era in vita un solo libro, avrebbe dovuto arrivare a toccare la formazione delle classi sociali vere e proprie e poi lo Stato. Complessivamente, la teoria marxiana risulta mancante principalmente per quanto riguarda lo stato e i rapporti fra gli stati (la rivoluzione teorica leniniana che spostava il centro della trasformazione sociale nellambito dei rapporti internazionali risolse molti problemi, ma oggi risulta insufficiente anchessa). Le distorsioni che ne sono seguite sono colpa anche di chi ne ha voluto fare unideologia onnicompresiva. Diffidare delle

ideologie basate su di un unico autore. Cos come Preve vuole escludere dalla comunit umana il conflitto, il conflitto non inserito allinterno dello sviluppo dellintera comunit in La Grassa. Io mi auguro un superamento della fase negativa, pur nel pieno riconoscimento e gratitudine per il grande lavoro svolto da La Grassa e Preve per superare il tremendo impasse causato dal crollo del comunismo.
Dov diretta questa vita? Ma chi lo sa, andiamo, non diciamo stronzate. Anche la violenza rivoluzionaria che non ho mai vissuto (a questo punto la macchina da presa deve inquadrarmi locchio che si inumidisce) sicuramente fonte di piacere; ma sapendo che serve solo ad una nuova vita della societ, che sta morendo, che stata afferrata dalla pestilenza dei cosiddetti progressisti. Allora, si dovr ucciderli e fertilizzare con il loro sangue il nuovo terreno che altre generazioni fresche coltiveranno fino allinvecchiamento delle successive, al loro produrre principalmente merda (come i nostri sinistri) con nuovo esaurimento del terreno stesso e nuovo sangue da versare. E cos sia, per i famosi secoli dei secoli. Quanti non so, e non lo sapranno molte generazioni future fino a qualche probabile crac finale; o magari invece fino ad una lenta agonia per lo spegnersi del Sole, ma non credo si durer fino a quel momento 22.

Se escludiamo gli accenti nichilistici, queste riflessioni, a caldo di La Grassa, riportate in un commento sul blog, sono simili alla filosofia della storia hegeliana, che aveva come fondamento lo sviluppo dellumanit tra conflitti, opposizione, nascere, svilupparsi e perire di grandi e piccole civilt. Cos il singolo individuo per poter dire che la storia umana non abbia valore? Questa a mio parere al strada per ritrovare il senso dellagire umano, una strada che passa per il pieno riconoscimento della negativit e del conflitto, e della sua ricomposizione che costituiscono lambito della politica.

1 C. Preve, Elogio del comunitarismo, p. 172 2 Gianfranco La Grassa, Tutto torna ma diverso, p 30 3 Marxisti reazionari. Lukcs, Adorno e la cultura di massa, http://www.conflittiestrategie.it/marxisti-reazionarilukacs-adorno-e-la-cultura-di-massa-di-g-scala 4 J. de Maistre, Le serate di San Pietroburgo, cit. in S. Sissa, Pensare la politica controcorrente. La terribile legge della guerra non che un capitolo della legge generale che pesa sulluniverso. Nel vasto campo della natura vivente regna una violenza manifesta, una specie di rabbia decretata, che arma tutti gli esseri in mutua funera; appena oltrepassate le soglie del regno dellinsensibile vi trovate di fronte al decreto della morte violenta scritto sui confini stessi della vita. Gi nel regno vegetale si comincia ad avvertire la presenza di questa legge: dallimmensa catalpa allumile graminacea, quante sono le piante che muoiono e quante quelle che sono uccise? Ma appena entrate nel regno animale, la legge assume di colpo una spaventosa evidenza. Una forza, nello stesso tempo nascosta e palpabile, si rivela continuamente occupata a rendere forzatamente vulnerabile il principio della vita. In ogni grande divisione della specie animale essa ha scelto un certo numero di animali, incaricandoli di divorare gli altri: cos esistono insetti da preda, rettili da preda, uccelli da preda, pesci e quadrupedi da preda. Non vi un solo istante in cui un essere vivente non sia divorato da un altro. Al di sopra di queste numerose razze animali posto luomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente; egli uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per attaccare, uccide per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere: re superbo e terribile, ha bisogno di tutto, e nulla gli resiste. Egli sa quanti barili dolio gli dar la testa del pescecane o del capodoglio; il suo sottile spillo fissa sul cartone dei musei lelegante farfalla che ha catturato sulla cima del Monte Bianco o del Chimborazo; impaglia il coccodrillo, imbalsama il colibr; ad un suo ordine il serpente a sonagli va a morire nel liquido che servir a conservarlo e a mostrarlo a un lungo corteo di osservatori; il cavallo che trasporta il padrone alla caccia della tigre si pavoneggia con la pelle di questo animale. Luomo domanda tutto in una volta: allagnello i visceri per far risuonare unarpa, alla balena i fanoni per sostenere il corsetto della giovane vergine, al lupo i denti micidiali per rifinire le opere darte pi delicate, allelefante le sue difese per costruire il giocattolo di un bambino: le sue tavole sono coperte di cadaveri. Il filosofo pu anche scoprire come il massacro permanente sia previsto e ordinato nel grande tutto. Ma questa legge si arrester di fronte alluomo? Senza dubbio no. Quale essere sterminer allora colui che tutti stermina? Egli stesso. luomo incaricato di sgozzare luomo. Ma come potr ubbidire a questa legge, lui che un essere morale e misericordioso, lui nato per amare, lui che piange sugli altri come su se stesso, che nel pianto trova conforto e inventa anche finzioni pur di piangere; lui infine al quale stato detto che dovr rendere conto di tutto il sangue che avr versato ingiustamente ? Con la guerra. Non sentite la terra che grida e invoca sangue? Non le basta il sangue degli animali e neppure quello dei colpevoli versato dalla spada delle leggi. Se la giustizia umana uccidesse tutti i rei, non vi sarebbe guerra; ma essa non pu raggiungerne che un numero limitato e spesso li risparmia senza pensare tuttavia che la sua feroce umanit contribuisce a rendere necessaria la guerra, soprattutto se nello stesso tempo unaltra cecit, non meno stupida e funesta, lavora a spegnere lespiazione nel mondo. La terra non ha gridato invano: la guerra divampa. Luomo, colto allimprovviso da un furore divino, estraneo allodio e alla collera, avanza sul campo di battaglia senza sapere quel che vuole e nemmeno quel che fa. Che cos dunque questo terribile enigma? Niente pi contrario alla sua natura e nulla gli ripugna di meno: compie con entusiasmo atti che lo fanno inorridire. Non avete notato che sul campo di morte luomo non disubbidisce mai? Potr massacrare Nerva o Enrico IV; ma il pi vergognoso tiranno, il pi insolente macellaio di carne umana non sentir mai pronunciare sul campo di battaglia la frase: Non vogliamo pi servirvi. Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi rinnegando il tiranno, un fenomeno che non si presenta alla mia memoria. Niente resiste, niente pu resistere alla forza che trascina luomo al combattimento; omicida innocente, strumento passivo di una mano terribile, si tuffa nellabisso che egli stesso ha scavato: d e riceve la morte senza sospettare di averla creata egli stesso. Cos si attua perennemente la grande legge della distruzione violenta degli esseri viventi, dallanimaletto quasi invisibile fino alluomo. La stessa terra sempre intrisa di sangue non che un immenso altare sul quale tutto ci che vive deve essere immolato allinfinito, senza misura, senza tregua, fino alla consumazione delle cose, fino allestinzione del male, fino alla morte della morte. Ma lanatema deve colpire luomo in modo pi diretto e visibile; langelo sterminatore gira come il sole attorno a questo infelice globo e non lascia respirare una nazione se non per colpirne altre. 5 D. Losurdo, p. 61 6 A. de Benoist, Heidegger, critique de Nietzsche. Volont de puissance et mtaphysique de la subjectivit ; http://www.alaindebenoist.com/pdf/heidegger_critique_de_nietzsche.pdf 7 Martin Heidegger, Nietzsche 8 La specifica distinzione politica alla quale possibile ricondurre le azioni e i motivi politici la distinzione di amico e nemico. Essa offre una definizione concettuale, cio un criterio, non una definizione esaustiva o una spiegazione del contenuto. Nella misura in cui non derivabile da altri criteri essa corrisponde, per la politica, ai criteri relativamente

autonomi delle altre contrapposizioni: buono e cattivo per la morale, bello e brutto per lestetica e cos via. In ogni caso essa autonoma non nel senso che costituisce un nuovo settore concreto particolare, ma nel senso che non fondata n su una n su alcune delle altre antitesi n riconducibile ad esse. [...] Non v bisogno che il nemico politico sia moralmente cattivo, o esteticamente brutto; egli non deve necessariamente presentarsi come concorrente economico e forse pu anche apparire vantaggioso concludere affari con lui. Egli semplicemente laltro, lo straniero e basta alla sua essenza che egli sia esistenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa daltro e di straniero, per modo che, nel caso estremo, siano possibili con lui conflitti che non possono venir decisi n attraverso un sistema di norme prestabilite n mediante lintervento di un terzo "disimpegnato" e perci "imparziale". [...] Ancora oggi il caso di guerra il "caso critico". Si pu dire che qui, come anche in altri casi, proprio il caso deccezione ha un importanza particolarmente decisiva, in grado di rilevare il nocciolo delle cose. Infatti solo nella lotta reale si manifesta la conseguenza estrema del raggruppamento politico di amico e nemico. E da questa possibilit estrema che la vita delluomo acquista la sua tensione specificamente politica. Un mondo nel quale sia stata definitivamente accantonata e distrutta la possibilit di una lotta di questo genere, un globo terrestre definitivamente pacificato, sarebbe un mondo senza pi la distinzione fra amico e nemico e di conseguenza un mondo senza politica. In esso vi potrebbero forse essere contrapposizioni e contrasti molto interessanti, concorrenze ed intrighi di tutti i tipi, ma sicuramente non vi sarebbe nessuna contrapposizione sulla base della quale si possa richiedere a degli uomini il sacrificio della propria vita e si possano autorizzare uomini a versare il sangue e ad uccidere altri uomini. C. Schmitt, Le categorie del "politico" 9 G. La Grassa, Oltre lorizzonte, p. 126 10 Questo problema ad un tempo il pi difficile e quello che il genere umano impiega pi tempo a risolvere. La difficolt che gi la mera idea di un tale compito pone subito davanti agli occhi, questa: luomo un animale che, se vive tra altri esseri della sua specie, ha bisogno di un padrone. Egli infatti abusa certamente della sua libert in rapporto ai suoi simili e sebbene, come essere razionale, desideri una legge che ponga limiti alla libert di tutti, il suo egoistico istinto animale lo induce, quando pu, ad eccettuarne se stesso. Dunque egli ha bisogno di un padrone che pieghi la sua volont e lo obblighi ad obbedire a una volont universalmente valida, sotto la quale ognuno possa essere libero. Ma donde egli prender questo padrone? Da nessun altro luogo se non dal genere umano. Ma questo padrone a sua volta un essere animale che ha bisogno di un padrone. Egli pu dunque porre mano alla cosa come vuole; ma non si riesce a vedere come gli sia possibile procurarsi un organo sovrano della pubblica giustizia che sia esso stesso giusto: e ci tanto se egli lo cerca in una persona singola quanto se lo cerca in un corpo di molte persone scelte allo scopo. Kant, Idea per una storia universale in un intento cosmopolitico, http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s02.html 11 Lo svolgimento della merce non supera tali contraddizioni, ma crea la forma entro la quale esse si possono muovere. Questo , in genere, il metodo col quale si risolvono le contraddizioni reali. Per esempio, una contraddizione che un corpo cada costantemente su di un altro e ne sfugga via con altrettanta costanza. Lellisse una delle forme del moto nelle quali quella contraddizione si realizza e insieme si risolve. K. Marx, Il Capitale 12 C. Preve, Il convitato di pietra, p. 46 13 Per chi fosse interessato alla comprensione approfondita di tali questioni ,il testo de Il convitato di pietra disponibile al seguente collegamento: www.petiteplaisance.it/ebooks/1061-1080/1069/el_1069.pdf 14 C. Preve, Il convitato di pietra, p. 103 15 C. Preve, Marx inattuale, p. 31 16 C. Preve, Marx inattuale, p. 54 17 Destra, sinistra, comunismo, comunitarismo, questione nazionale, http://www.conflittiestrategie.it/destra-sinistracomunismo-comunitarismo-questione-nazionale-di-gennaro-scala 18 La nazione , innanzitutto, una comunit, una determinata comunit di persone. una comunit non di razza n di stirpe. Lattuale nazione italiana stata formata da romani, germani, etruschi, greci, arabi, ecc. La nazione francese stata costituita da galli, romani, britanni, germani, ecc. Lo stesso va detto degli inglesi, dei tedeschi e degli altri popoli, che si sono costituiti in nazioni con genti di diverse razze e stirpi. La nazione non dunque una comunit di razza n di stirpe, ma una comunit di persone, formatasi storicamente. Daltra parte, non c dubbio che i grandi stati di Ciro o di Alessandro non possono esser chiamati nazioni, sebbene si siano formati anchessi storicamente, si siano formati con stirpi e razze diverse. Non erano nazioni, ma conglomerati casuali e debolmente legati di gruppi che si disgregavano o si costituivano secondo i successi o le sconfitte di questo o quel conquistatore. La nazione non dunque un conglomerato casuale n effimero, ma una stabile comunit di persone. Stalin, Il marxismo e la questione nazionale, http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cl/madcqn.htm

19 C. Preve, Sulle recenti posizioni di Paolo ferrero e Gianfranco La Grassa, http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/10/17/sulle-recenti-posizioni-di-paolo-ferrero-e-gianfranco-la-gra.html 20 Intervista a Costanzo Preve, a cura di Saa Hrnjez, http://www.comunismoecomunita.org/?p=3425 21 La comunit, la legge suprema manifestamente valida alla luce del sole, ha la sua effettuale vitalit nel governo, come in ci in cui essa individuo. Il governo lo spirito effettuale riflesso in se stesso, il S semplice dellintera sostanza etica. Questa forza semplice permette bens allessenza di espandersi nella sua organizzazione e di dare ad ogni sua parte una sussistenza e un proprio esser per s; in ci lo spirito ha la sua realt e il suo esserci, e la famiglia lelemento di questa realt. Ma in pari tempo lo spirito la forza dellintiero, la quale riconduce insieme quelle parti nelluno negativo, d loro il sentimento della loro dipendenza e le mantiene nella consapevolezza di avere la loro vita soltanto nellintiero. La comunit pu dunque da una parte organizzarsi nei sistemi dellindipendenza personale e della propriet, del diritto personale e reale; similmente possono organizzarsi e rendersi indipendenti i modi del lavoro per i fini in un primo tempo singoli, - quelli, cio, dellacquisto e del godimento. Lo spirito dellassociazione universale la semplicit e lessenza negativa di questi sistemi isolantisi. Per non lasciar loro mettere radici e irrigidirsi in tale isolamento, per non far disgregare lintiero e vanificare lo spirito, il governo ha da scuoterli di quando in quando nel loro intimo con le guerre, ha con esse da ferire e da confondere il loro ordine consuetudinario e il loro diritto allindipendenza; e agli individui che, adagiandosi in quellordine e in quel diritto, si distaccano dallintiero e anelano allinvulnerabile esser-per-s e alla sicurezza della persona, il governo deve dare a sentire, con quellimposto lavoro, il loro padrone: la morte. Con questo dissolvimento della forma del sussistere lo spirito impedisce di scivolare dallesserci etico nel naturale, e conserva il S della sua coscienza e lo eleva fino alla libert e alla forza. - Lessenza negativa si mostra come la potenza peculiare della comunit, e come la forza della sua autoconservazione; la comunit trova dunque la verit e il rafforzamento del suo potere nellessenza della legge divina e nel regno delle ombre. G. F. W. Hegel, La Fenomenologia dello Spirito 22 http://www.conflittiestrategie.it/i-come-siamo-deprivati-%E2%80%8B%E2%80%8Bdella-democrazia-saggiocompleto-di-jacques-sapir