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1 Congresso DS

Intervento
Torino - 15 gennaio 2000
Sono anch'io convinto che, come ha detto il presidente D'Alema nel suo splendido intervento di stamattina, il primo programma di una partito democratico quello di vincere le elezioni, e cio di interpretare i bisogni e le aspettative dell'elettorato per il governo del Paese. So anche che proprio in vista di questo occorre non solo capacit gestionale e ingegnosit istituzionale, ma entusiasmo, afflato morale, in una sola parola, una retorica . Termine che non intendo affatto in senso negativo, se vero che la retorica ha sempre avuto da fare con i sentimenti, le emozioni, gli affetti - appunto con ci di cui le scelte razionali non possono fare a meno per trovare la forza di realizzarsi. Dunque, tra l'altro, nessuna alternativa tra quello che appare a molti il realismo politico di D'Alema e l'insistenza di Veltroni sui grandi ideali, sui valori, sugli orizzonti mondiali della nostra azione. Mai come in questi tre giorni di congresso mi apparso chiaro che di nessuno di questi due leader noi potremmo fare a meno, e non credo che questa sia solo l'impressione di un neofita, da poco iscritto al partito, da poco eletto deputato europeo. Sia come neofita, sia a causa del mio mestiere "civile" di professore di filosofia, io sono stato naturalmente molto sensibile soprattutto ai temi ideali della relazione di Veltroni. Siccome so che, in politica, essi devono incarnarsi in effettive azioni, scelte, consenso di massa, vorrei richiamare l'attenzione su quello che, a mio parere, occorre perch questa sintesi si realizzi. E ci che manca mi sembra anche corrispondere a quello che ci si richiede nell'attuale situazione politica, intendo soprattutto i temi del referendum e quello della costruzione di un nuovo Ulivo. Dobbiamo, cio, voler vincere le elezioni, quelle regionali e quelle pi lontane del 2001. Questo possibile solo con un grande impegno motivato da impegni ideali. Un simile impegno sui valori ideali anche quello che abbiamo sperimentato soprattutto quando il partito si aperto, non per puri motivi tattici, verso l'esterno , verso quella complessa societ civile che , spesso con motivazioni diverse perch con diverso radicamento sociale e professionale, scontenta dell'ordine vigente e concepisce la propria esistenza come progetto di cambiamento verso ordini pi giusti, solidali, amichevoli.Dico questo perch sono convinto, e vorrei che fosse chiaro pere tutti noi, che l'impegno sui valori e gli ideali non diverso dalla ricerca del consenso elettorale, e dunque dalla "bassa" politica. E' solo l'impegno ideale che paga anche sul piano della politica politicante. Nel dibattito congressuale, e soprattutto nella relazione di Veltroni, mi diventata chiara per anche un'altra cosa importante: una politica ricca di motivazioni ideali non desiderabile solo perch produce consenso e

permette di vincere le elezioni; ma anche e soprattutto: essa produce consenso perch produce senso per chi vi si impegna. La povert contro cui dobbiamo lottare come partito di sinistra nella attuale condizione della societ non soltanto la povert materiale, che con l'azione di governo bisogna sconfiggere; anche, forse molto pi vastamente - non credo sia scandaloso riconoscerlo - la povert spirituale di troppa gente, specialmente di molti giovani, che non trovano nell'esistenza tardo moderna motivazioni sufficienti per dare un significato alla propria vita, e che dunque sono disponibili alla violenza gratuita delle bande o alla violenza meno visibile del consumismo passivo o della fuga nella droga. Se vogliamo realizzare la democrazia non abbiamo solo il problema di difenderla dalla corruzione della propaganda mediatica nelle mani della destra; dobbiamo anzitutto far risorgere la politica come modo per ciascuno di dare un senso alla propria esistenza. Insomma, l'importanza di una politica carica di valori etici non sta solo nel produrre una classe dirigente immune dalla corruzione; sta soprattutto nel creare un clima sociale denso di significati, non ripiegato sulla banalit e sulla disperata vacuit dell'industria culturale e del consumo. E' soprattutto questa responsabilit che ci troviamo a dover sentire. Credo per che sarebbe un errore interpretare questa responsabilit nel senso che mi parso di cogliere nell'intervento del presidente della Camera Violante. Non la secolarizzazione il nostro nemico, anche perch senza secolarizzazione tanti dei valori che la sinistra ha difeso e realizzato, spesso, in questi ultimi anni, non avrebbero mai avuto modo di affermarsi, n la liberazione della morale familiare dalle discipline ecclesiastiche, n la stessa emancipazione femminile che pure ci sta tanto a cuore. Il compito a cui la sinistrasi trova di fronte oggi in Italia non, anche su questo piano, quello di conservare o restaurare i valori, ma quello di cogliere e interpretare le chance di liberazione che sono legate al processo di modernizzazione. Anche coloro fra noi che si richiamano alle grande tradizione religiosa dell'Occidente possono e debbono riconoscersi in questo programma, se vero, come credo di possa sostenere, che proprio il cristianesimo alla base della modernit e della sua liquidazione di ogni genere di idolatrie, a cominciare dall'idolatria della verit eterna che impedirebbe, e talvolta rischia davvero di impedire in Italia, la realizzazione di una societ pi giusta, pi consensuale, amichevole, solidale. Sarebbe triste che, liberatici dagli assoluti dell'ideologia e dalle discipline leniniste, ci trovassimo a cercare di imitare le discipline e i dogmatismi delle chiese o degli ayatollah. Come tutti capiscono, non si tratta qui di questioni astratte, da "filosofi" - ho distribuito abbastanza volantini anch'io, nella mia breve carriera politica. Dalla scelta tra questi due generi di valori - verit eterne, valori forti, oppure consenso, libert, ascolto dell'altro - dipendono molte scelte concretissime sul piano politico: famiglie di fatto, problemi di bioetica, politica scolastica, ecologia, nuovi diritti. Poich nessuno di noi sa a priori, e non c' chiesa o moschea che glielo insegni, che cosa bisogna fare su questi diversi terreni, abbiamo bisogno di interpellare su ci i nostri concittadini. Qui credo che si possa e debba chiedere che le conclusioni del nostro congresso siano esplicite e precise. Come ha mostrato la straordinaria ricchezza del dibattito congressuale, non sono certo le idee che ci mancano, non l'identit della sinistra che ci poco chiara. Ci mancano, e non per colpa nostra - a quando la par condicio e la legge sul conflitto di interessi - modi e mezzi per far circolare queste idee in una societ addormentata da una cultura massificata con la quale noi non abbiamo ancora fatto completamente i conti. Lasciate che un neofita che viene da fuori, dalla societ cosiddetta civile, chieda che l'impegno del partito sia orientato da oggi in poi sempre pi nella direzione di una apertura verso l'esterno. Che vuol dire, anzitutto, verso quelle sinistre che non stanno dentro alle nostre sezioni - dai Democratici, a Rifondazione, ai Centri Sociali, ai tanti che credono di doversi riconoscere negli slogan radicali, fino ai giovani dei Centri

Sociali. I referendum, da questo punto di vista, possono essere una grande occasione per iniziative "di area", per dir cos, che senza alcuna preclusione promuovano in tutta Italia dibattiti, iniziative di informazione, nascita dio una cultura di base di sinistra nel senso pi vasto del termine. Qui si gi accennato ai modi in cui cominciare la costruzione della federazione del Centro Sinistra, a livello di organismi regionali, comitati elettorali, ecc. Credo che a questa azione debba accompagnarsi, come sua premessa indispensabile, una grande iniziativa culturale perch chi si sente, in qualunque modo, di sinistra in questo paese, possa incontrarsi, discutere, magari litigare, ma anche chiarirsi le idee e, diciamolo anche, scaldarsi un poco gli affetti. Tra le proposte concrete che, spero, usciranno dal congresso per fare i primi passi in direzione della Federazione dell'Ulivo, credo che dovrebbe esserci anche questa. Gianni Vattimo