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Perch c qualcosa anzich niente?

Lorenzo Albacete

mercoled 26 maggio 2010 In quale quotidiano dellestablishment americano vi aspettereste di trovare un editoriale ufficiale (quindi non firmato) intitolato LEssere di Essere? Francamente non me ne viene in mente nemmeno uno, e sono rimasto quindi molto sorpreso nel trovare un editoriale di questo genere sul The New York Times pochi giorni fa (il 21 maggio). Ho pensato che era realmente sorprendente che il Times fosse pronto a rivelare i presupposti filosofici sottostanti alla scelta delle notizie che i suoi redattori considerano adatte alla stampa (come dichiara il motto del Times) e il modo in cui devono poi venire trattate. Leditoriale comincia con questa domanda: Perch c qualcosa invece di niente? Ovviamente, questa la famosa domanda di Martin Heidegger, presa a prestito da Leibnitz, e discussa da lui nella famosa conferenza su Cos la Metafisica?. Filosofi di ogni scuola di pensiero hanno trattato la stessa questione, prima e dopo Heidegger. La risposta data da Heidegger stata criticata, apprezzata, rigettata o ampliata; la sua formulazione stata cambiata, per la maggior parte dei filosofi hanno riconosciuto che questa la questione fondamentale della filosofia occidentale. Invece, secondo i redattori del Times, la discussione filosofica sulla questione stata una perdita di tempo, perch sono i fisici e i matematici che possono trattarla al meglio. Questo ci che loro sanno: La materia e lantimateria create nel Big Bang avrebbero potuto cancellarsi lun laltra lasciando il niente, invece di qualcosa che noi chiamiamo universo. Perch questo non sia successo pu essere in parte spiegato da quanto emerso in un recente esperimento con il Tevatron, un acceleratore di particelle, al Fermilab di Batavia, Illinois. Apparentemente, tutto si basa su una deviazione molto piccola, unasimmetria nel comportamento di una particella subatomica neutrale, il B-meson. Nelloscillare tra i suoi stati di materia e antimateria, essa mostra una piccolissima predilezione per lo stato di materia, un risultato previsto da Andrei Sakharov. Bene, sono molto contento per questa predilezione del B-meson, che anchio condivido, solo che la preferenza del B-MESON per sopravvivere come materia sembra del tutto piccola, circa l1%, mentre la mia il 100%! Gli scienziati, tuttavia, credono che questa predilezione dell1%, quasi un curioso ghiribizzo, possa bastare a spiegare la preponderanza della materia. I ricercatori si aspettano di scoprire di pi sulla questione dal Tevatron e dal suo pi grande cugino europeo, il Large Hadron Collider. Quali sono, allora, le conseguenze antropologiche della piccola preferenza del B-meson per lesistenza materiale? Che cosa luomo secondo linterpretazione che The New York Times d del significato di questi esperimenti? Semplicemente questo: Siamo, come sappiamo, fatti di polvere stellare e di altri elementi formatisi nel Big Bang e nella successiva creazione e distruzione di stelle. Lesistenza stessa di ci che nelluniverso chiamiamo materia pu dipendere da una piccola deviazione nella variazione frenetica di una particella, che possiamo soltanto rilevare per un momento nelle fornaci pi calde mai create dall uomo. Questo giudizio non , di sicuro, sorprendente, perch la pericolosa riduzione dellumanit solo a ci che pu essere osservato, descritto e riprodotto in modo empirico. I fisici si sono preoccupati per le implicazioni di questa riduzione da molto tempo. Ricordo la conversazione fra Werner Heisenberg e altri fisici importanti, padri della meccanica quantistica. La conclusione di Heisenberg che quando si totalmente spenta la bussola magnetica che dobbiamo seguire nel cercare la nostra strada attraverso la vita (nella fedelt a quellordine centrale che definisce la razionalit delluniverso), cose terribili possono accadere, che superano di gran lunga i campi di concentramento e la bomba atomica. Leditoriale del Times riduce questo ordine centrale al comportamento irrazionale, osservabile sperimentalmente, di una particella elementare. Secondo la prospettiva della fede cattolica, c nelleditoriale unosservazione che suggerisce la strada da seguire, anche se il redattore non se ne reso conto. il commento che la domanda di Heidegger la domanda di un bambino. Infatti, soltanto attraverso la semplicit e lo stupore di un bambino che possiamo sperimentare quellordine centrale chiamato dallEvangelista Giovanni il Logos, che poi diventato un bambino umano.