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Problemi di etica procedurale

ANNA PINTORE

1. Questioni di definizione Quella di procedura una nozione centrale nella teoria etico-politica contemporanea la quale, archiviata ormai la svolta linguistica, parrebbe ultimamente avere subito una parimenti radicale svolta proceduralista. Ci attestato dal successo delle concezioni di filosofi come Habermas, Rawls, Ackerman (per menzionare solo i nomi pi noti). Le ragioni di questo successo sono presto dette: si ha la sensazione che la strada proceduralista sia in grado di conciliare due cose apparentemente inconciliabili: lo scetticismo circa la possibilit di una fondazione oggettiva di norme e valori da un lato, e il consenso intorno ad alcuni principi etici e politici strutturanti dallaltro lato. Insomma, la strada proceduralista sembra garantire la possibilit di conseguire un consenso su norme e valori non fondati n fondabili: certamente un passo avanti, questo, rispetto allo stallo prodotto dallalternativa secca tra oggettivismo e non oggettivismo in etica. Tale strada, com ovvio, attrae specialmente il non oggettivista, dato che pare esentarlo dallastinenza normativa cui la sua metaetica lo condanna (se i valori e le norme non sono suscettibili di fondazione, non si vede infatti quale speciale titolo avrebbe il filosofo nel proporre i suoi, come filosofo). Nondimeno, le nozioni di procedura e etica procedurale sono insidiose, e la strada proceduralista sul terreno della filosofia pratica lastricata di difficolt. Mi propongo in questa relazione di portare un contributo allelucidazione delle prime, e allindicazione delle seconde . Di solito si parla di etiche procedurali per indicare quelle concezioni che ci dicono non quali valori e norme morali individuare, scegliere, preferire, bens come individuarli, sceglierli, preferirli. Ma questa distinzione tra il che cosa e il come, su cui viene basata lidentificazione di unetica come procedurale, pur intuitivamente plausibile, anche assai problematica . Ad esempio, in un libro recente di Stuart Hampshire si legge che giustizia ed equit sono sempre valori procedurali, nel senso che sono articolazioni della nozione di razionalit pratica, la quale richiede che il ragionamento che fonda una decisione sia adeguato e siano state soppesate in maniera imparziale le varie ragioni pro e contra . E chiaro che in questo senso genericissimo qualunque valore pu essere considerato procedurale e non pare pi possibile distinguere tra ci che procedurale e ci che procedurale non (perch sostanziale). Sempre con lobiettivo di depotenziare la distinzione tra concezioni procedurali e sostanziali stato anche osservato che "i giusteorici che si affidano alla metafora della rappresentazione accurata finiscono per essere ossessionati dal problema
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tema dei rapporti tra giustizia e procedure dedicato il n. 9, 1988, di Ragion Pratica . critiche a tale distinzione vedi anche le osservazioni di Bayles (1990, 3ss.). 3Cos Hampshire (1995, 61). Vedi anche Hampshire (1993, 43-7).
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del metodo. Se la mente uno specchio della realt esterna, allora lo scopo della teoria giuridica deve essere di lucidare lo specchio cos che le rappresentazioni del mondo esterno siano accurate e dettagliate. Questa preoccupazione della lucidatura rende le teorie sostantive simili alle teorie basate solamente sul metodo" (Singer ??, 30, corsivo dellautore). La distinzione tra procedura e sostanza pu essere attenuata fino ad annullarla anche a partire da una prospettiva capovolta, ossia non tanto col sostenere che ogni valore o norma sostanziali hanno anche un aspetto procedurale, quanto, allinverso, col sostenere che ogni procedura sempre anche sostanza. Ad esempio, si potrebbe osservare che la procedura dellesame imparziale delle ragioni pro e contra esprime anche un valore sostanziale (quello delluguale peso delle opinioni di tutti), da valutare per il suo merito, e non solo perch istituisce un metodo produttivo di conseguenze giudicate positive. Dunque lintuizione che ci porta a distinguere tra procedura e sostanza puramente illusoria? A me pare di no: la distinzione, se opportunamente precisata, continua ad essere plausibile e pu diventare uno strumento utile per valutare alcuni aspetti delle etiche contemporanee . Nei contesti giuridici, viene considerata intrinseca allidea della procedura quella di ordine (si parlato di "costitutiva vocazione della procedura giudiziaria per la categoria dellordine"), ordine che traduce la procedura in une collection de formalits" . Dunque la procedura nel diritto appare come una sequenza ordinata di forme o formalit proiettate verso un dato risultato . Si osserver subito che il collegamento tra la nozione di procedura e quella di forma, per quanto attendibile, non rappresenta un grande vantaggio dal punto di vista dellelucidazione del nostro concetto, perch porta a spiegare una nozione oscura con una ancora pi oscura e problematica. Ciononostante mi pare che qualche spunto interessante si possa ricavare da alcuni usi della nozione di forma nella dogmatica e nella teoria del diritto. Un primo spunto dato dalla distinzione tracciata dagli studiosi di diritto processuale tra la verit formale e la verit materiale: "il risultato della ricerca giuridicamente limitata o disciplinata non pi la verit materiale o, come si direbbe con un efficace truismo, la verit vera, ma una verit convenzionale, che si battezza per verit formale, in quanto ad essa conduce una indagine regolata nelle forme, o per verit giuridica, in quanto essa ricercata mediante leggi giuridiche, non solo mediante leggi logiche e solo per effetto di queste leggi giuridiche si sostituisce alla verit materiale" (Carnelutti 1915, 31-32 corsivi dellautore). Detto altrimenti: "la verit formale, insomma, il prodotto vincolato di un meccanismo di verifica". Viceversa nel caso della verit tout court o materiale, "considerando la cosa dal punto di vista della procedura vi libert di
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generale sulle etiche procedurali vedi Tugendhat (1980, 1-20). (1991, 138 e 137). Secondo Giuliani, questa lidea moderna della procedura giuridica. 6Si veda Fazzalari (1991, 1): in prima approssimazione, il procedimento consiste in una determinata sequenza di norme, nonch degli atti da esse disciplinati e delle posizioni soggettive da esse estraibili, in vista del e compreso il compimento di un atto finale. Nel processo, che un tipo di procedimento, la sequenza disposta in modo che all iter di formazione dellatto partecipino, oltre al suo autore, coloro nella cui sfera latto finale destinato a svolgere i suoi effetti. Si veda anche Kelsen (??, 201): quando una funzione composta di pi atti parziali, necessario regolare il fondersi di questi atti nella loro risultante. Si parla, ad esempio, di processo o di procedimento legislativo. Il processo in senso stretto processo civile o penale soltanto unespressione particolare di questo concetto generale di processo, poich pure la funzione giudiziaria deve venir considerata come una sequenza di atti parziali".
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accertamentovale a dire che non vi sono altre regole se non quella di utilizzare ogni mezzo concretamente idoneo alla ricostruzione di ci che ci interessa" (Lantella 1979, 86). Dunque, non che il profilo del come sia assente nel caso della verit materiale; si tratta per di un come libero da vincoli giuridici e perci irrilevante ai fini del valore giuridico del risultato. Un altro spunto dato da un recente tentativo di collocare la nozione di procedura (insieme con quella di competenza) al centro di una teoria generale degli ordinamenti normativi. In questordine di idee, la procedura (insieme con la competenza) viene considerata come una tipica tecnica formalistica di selezione di norme, di cui fa caratteristicamente uso il diritto (ma non solo il diritto), e identificata con qualunque atto o fatto al cui verificarsi il diritto ricolleghi come risultato la validit di una norma e pi in generale un effetto giuridico. La tecnica della procedura pu essere meglio caratterizzata in contrapposizione alla tecnica di scelta che si impernia sul contenuto delle norme: qui il contenuto della norma da considerare appartenente allordinamento normativo direttamente ricavato tramite deduzione logica dal contenuto di una metanorma; nel caso della procedura, viceversa, occorre che si siano realmente verificati i fatti o compiuti gli atti in cui essa consiste, fatti e atti che "non risultano direttamente dal testo che esprime la prescrizione" (Jori 1980, 21) e che "in realt possono essere di qualunque tipo" (ibid.). Caso tipico di procedure sono i processi giudiziari e i procedimenti di creazione di norme generali (legislazione). Questo richiamo alle procedure giuridiche e gli accenni fatti pocanzi a proposito della verit processuale aiutano a precisare e a trasformare in un utile strumento analitico la distinzione altrimenti elusiva tra etiche procedurali ed etiche sostanziali. Non sembra infatti opportuno adagiarsi passivamente sulle intuizioni linguistiche e definire come etiche procedurali quelle etiche che ci dicono in qual modo arrivare a scegliere o trovare i valori o le norme morali, perch qualunque etica ci dice anche questo. E neppure sembra opportuno definire come etiche sostanziali quelle etiche che ci dicono quali siano i valori o le norme morali da far propri, perch questo viene fatto anche dalle etiche procedurali, le quali, ovviamente, prescelgono una procedura tra tutte le altre possibili proprio perch ascrivono ad essa un valore positivo (ossia la considerano buona in s oppure in quanto produttiva di risultati positivi: per la distinzione tra queste due possibilit si veda ancora infra nel testo) . Orbene, la mia proposta di chiamare sostanziali quelle etiche che ci dicono qual il contenuto delle norme e valori da eleggere, e lasciano alla ragione deduttiva, fin dove questa pu arrivare e, laddove questa non arriva pi, al libero giudizio di ciascuno, di applicare tali norme e valori ai casi e alle persone. Viceversa, propongo di chiamare procedurali quelle etiche che non specificano il contenuto dei valori o delle norme da adottare, bens indicano i criteri di scelta delle norme e dei valori, criteri che non devono fare riferimento al contenuto delle norme e dei valori che verranno prescelti . E questultima clausola che fa la differenza tra i due tipi di etica, per il resto del tutto simili. Infatti le etiche procedurali hanno anchesse, com evidente, dei contenuti normativi e valutativi, perch le procedure devono essere indicate in modo non del tutto
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7Per un esempio del modo di impostare la distinzione criticato nel testo vedi Diciotti (1995, 197s.). In modo ancora pi generico, quantunque non privo di suggestioni, si pu parlare della ragione come della "nostra procedura decisionale innata": vedi Singer (??, 38). 8Tale definizione mi pare preferibile a quella di Chambers (1996, 17), per la quale "il proceduralismo accentua la distinzione tra principi morali di primo o di secondordine". Ma i principi morali di secondoordine possono essere sostanziali a tutti gli effetti.

vacuo, ed per segnalare questo aspetto che spesso si nega (anche a rischio di provocare fraintendimenti) lesistenza di etiche meramente procedurali. Ma la peculiarit delle etiche procedurali nel senso qui indicato di essere, non tanto vuote di contenuti, quanto per cos dire incomplete come guide della condotta, giacch comprendono solo norme di seconda istanza, e vanno completate con la scelta delle norme di condotta di prima istanza, scelta da compiere seguendo appunto le modalit indicate come procedure . Continuando ad usare come punto di riferimento lesperienza giuridica, si potrebbe dire che unetica procedurale paragonabile a un ordinamento giuridico composto di sole metanorme sulla produzione : il caso (immaginario) potrebbe essere quello di un ordinamento appena sorto a seguito di una rivoluzione giuridica, e composto della sola norma di riconoscimento che disciplina le modalit di creazione delle altre norme, al momento non ancora create . Vale la pena di sottolineare, per inciso, che mentre non neppure concepibile un diritto positivo che, tranne per brevi istanti della sua storia, risulti composto di sole metanorme sulla produzione, sembra invece del tutto naturale pensare a una morale che sia solo procedurale nel senso qui stipulato: ironia della sorte che ha riservato al solo diritto le accuse di formalismo . Tirando le fila del discorso, si pu osservare che nessuna etica meramente procedurale o formale, se con questo si vuole intendere che vuota di contenuti: i contenuti ci sono, e sono quelli che specificano appunto le procedure della scelta delle norme di prima istanza. Inoltre le etiche procedurali oggi in circolazione non sono mai puramente tali, ma sovente sono contaminate attraverso laddizione di limiti, condizioni e principi sostanziali, ossia, nel lessico qui adoperato, direttamente concernenti la condotta buona o giusta. Questo argomento della contaminazione viene spesso adoperato come una critica nei confronti delle etiche procedurali, ci che deve indurre a riflettere: infatti, se la contaminazione di unetica con principi sostanziali suona come unaccusa, evidente che la proceduralit viene considerata una caratteristica desiderabile delle concezioni etiche. Si tratta perci di vedere in che cosa consista questa superiorit delle etiche procedurali .
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2. Etiche procedurali e neutralit metaetica La ragione della superiorit delle etiche procedurali presto detta: tali concezioni sembrerebbero super partes, ossia parrebbero collocarsi in una posizione neutrale
discorso fatto nel testo in sintonia con la distinzione tra diritto naturale sostanziale e procedurale tracciata da Lombardi Vallauri (1990, 320s.). 10Habermas (1992, 16-7), opportunamente richiama, parlando di etiche procedurali, la teoria hartiana delle norme secondarie. 11Il paragone deve essere preso con le dovute cautele, e creazione e scelta di norme vanno intesi in senso ampio, senza nessun pregiudizio in favore del non oggettivismo. 12In tema di formalismo giuridico occorre citare almeno Bobbio 1965; Tarello 1961, 571-80; Jori 1980. 13Ad integrazione del discorso fatto nel testo, va osservato che in base al criterio proposto possibile giudicare del carattere procedurale di una norma (o insieme di norme), non quello di un valore, dato che i valori prospettano obbiettivi o fini e non propongono modelli di comportamento. Un valore pu esser detto procedurale solo per metonimia, per sottolineare la sua congruenza con le norme di unetica procedurale, ossia per sottolineare che unetica fa senso solo se quel valore ne viene considerato il presupposto o lobbiettivo. Sintende che questo giudizio incerto e largamente arbitrario, essendo legato ai parametri poco rigorosi della diagnosi di congruenza.
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rispetto alle divergenti concezioni morali sostanziali. Esaminer ora brevemente i termini di tale vantaggio, procurando di tener distinti, nella discussione, il piano metaetico dal piano etico. Il primo vantaggio delle etiche procedurali parrebbe dunque quello di rappresentare un punto di incontro pi agevole per i sostenitori di concezioni metaetiche opposte. Le etiche procedurali sarebbero in grado di attenuare gli inconvenienti derivanti dalla mancanza di una fondazione etica incontroversa. Tuttavia, a una medesima procedura potrebbero essere attribuite valenze diverse dal punto di vista della fondazione. Infatti, le procedure etiche possono ricevere uninterpretazione forte o oggettivista e una debole o non oggettivista. La distinzione stata tracciata in modo impeccabile da Letizia Gianformaggio, la quale chiama linterpretazione debole teoria delle regole del gioco; in base ad essa la procedura appare solo un surrogato, per quanto prezioso, e addirittura ad avviso di alcuni inevitabile della ragione o verit (Gianformaggio 1994, 154) . Per questa concezione, la procedura, che intesa come unattivit decisionale e non cognitiva, considerata necessaria non tanto per scegliere le regole, quanto per imporle, e ci perch il suo presupposto quello della arazionalit dei valori (ibid., 155). Nella interpretazione forte, viceversa, la procedura non vista come un surrogato, bens come la sostanza medesima della razionalit teoretica e pratica: la correttezza o verit sono reputate sussistenti e sono il risultato, appunto, del rispetto delle regole procedurali e del corretto svolgimento della procedura. Questultima la concezione della procedura adoperata, ad esempio, da Habermas e da Alexy (ibid., 156ss.) . Proseguendo nella direzione tracciata da Gianformaggio, si potrebbe illustrare la distinzione tra interpretazione debole e interpretazione forte della procedura anche nel modo seguente. Nellinterpretazione debole, la procedura viene concepita come un modo per reperire le regole di condotta morale (e giuridica) di primo livello (contesto dinvenzione), e un modo per giustificare lobbligatoriet di tali regole (contesto di giustificazione), ma non come un modo per fondare il loro contenuto (contesto di fondazione) . Dalla constatazione del fatto che quelle sono le regole prescelte a seguito dellespletamento della procedura indicata, e dalla norma (in realt meta-meta-norma) che giustifica la procedura come metodo di scelta di norme, viene derivata la conclusione che le norme prescelte devono essere seguite (per esempio devono valere come diritto positivo). Si noti che il precedente ragionamento non pu essere accusato di fallacia naturalistica perch in questo caso la morale sostanziale non viene derivata da una mera descrizione di fatti, bens da una descrizione di fatti congiunta alla (metameta-)norma giustificativa della procedura. Viceversa, nellinterpretazione forte, la procedura viene concepita come un metodo di invenzione, e al tempo stesso come un metodo di giustificazione e di fondazione della morale (e del diritto), e tra questi tre aspetti non viene tracciata alcuna distinzione: anzi, il contesto di invenzione, quello di
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concezione avrebbe secondo Gianformaggio come suo esempio paradigmatico il metodo della deliberazione parlamentare. 15Secondo Gianformaggio il modello di procedura adottato in questinterpretazione forte quello del processo giudiziario. 16La tripartizione indicata nel testo non pretende di rimpiazzare la classica bipartizione tra contesto dinvenzione e contesto di giustificazione, ma solo riproporre questa bipartizione distinguendo ulteriormente, allinterno del contesto di giustificazione, tra il discorso normativo di giustificazione dellimposizione della regola e il discorso di giustificazione (qui: fondazione), pur esso normativo, del contenuto della regola.

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giustificazione e quello di fondazione vengono sovrapposti e fatti coincidere perfettamente. In questo caso sembrerebbe addirittura impossibile criticare il ragionamento anzidetto come viziato da fallacia naturalistica perch parrebbe mancare una precondizione di tale fallacia, ossia la separazione tra il descrittivo e il prescrittivo, di cui denunciare lindebito superamento. La critica principale alla interpretazione forte delle teorie procedurali che esse non possono pretendere di fondare la verit di asserti e la correttezza di norme, giacch non determinano in alcun modo il contenuto degli asserti da considerare veri e delle norme da considerare corrette . Sul terreno delle verit pratiche, pensare di collegare la giustezza di una norma a un requisito puramente formale come pu essere il suo modo di creazione o di scelta equivale a esporsi alla stessa obiezione sollevata riguardo al formalismo etico di Kant: come si possa, da un principio formale, ricavare qualcosa di pi che una tautologia . Sul terreno delle verit teoretiche si pu osservare che attraverso una procedura che non dice alcunch sul contenuto degli asserti da vagliare possono essere trovate e provate solo verit analitiche; le altre verit, se anche devono essere provate discorsivamente, devono essere per ricercate andando al di l del discorso, attingendo allesperienza . Perci, anche chi sia disposto a ridurre tout court la verit alle modalit del suo conseguimento (cosiddette teorie criteriologiche della verit), non pu limitarsi a identificare puramente e semplicemente le procedure della sua scoperta e le procedure della sua giustificazione, come linterpretazione forte delle etiche procedurali pretende di fare . Mettendo ora da parte queste considerazioni, si pu sostenere che lo stesso vantaggio di cui parrebbero godere le etiche procedurali, di essere in grado di attenuare le divergenze tra opposte concezioni metaetiche, solo apparente e illusorio. Infatti unetica procedurale, cos come ogni altra etica, non si pu giustificare da se stessa, e perci resta aperto il problema della giustificazione e fondazione della procedura prescelta, che, come si gi sottolineato, non mai un elemento indifferente moralmente . Sotto questo profilo possibile rimproverare a Habermas e Alexy di avere alquanto sottovalutato e alla fin dei conti eluso il problema della fondazione delle procedure giustificative su cui si impernia letica del discorso. Habermas si muove, come sappiamo, nel quadro delletica trascendental-pragmatica di Apel, ma, contrariamente a questultimo, rinuncia alla pretesa di una fondazione ultima, pretesa da lui considerata "troppo forte". Per Apel (1991, 103ss.; 1992, spec. 32ss.), com noto, sarebbe possibile fondare le regole del discorso semplicemente mostrando che il critico, nel rifiutare tali regole, si irretisce in una contraddizione performativa perch anche il suo argomento presuppone precisamente la validit delle regole contestate . Habermas (1993, 50), dal canto suo, non considera questo argomento capace di fornire una fondazione
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(1986, 440) perci conclude affermando che giusto dire che la verit nel discorso, non invece che attraverso il discorso. 18Di ci consapevole lo stesso Habermas 1994, 5ss. 19Osserva Bohman (1990, 98) che la scienza una forma di giustificazione pubblica fondata su basi che non hanno direttamente a che fare con la discussione in s considerata e col modo in cui viene sviluppata. 20Kaufmann (1986, 440). Ed infatti non le identifica il verificazionismo, che la teoria criteriologica pi nota e influente di questo secolo. 21La fondazione delle regole procedurali non pu essere a sua volta, in ultima istanza, di tipo procedurale: vedi Habermas 1976, 111.

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trascendentale con mezzi linguistico-pragmatici; anzi, a suo avviso largomento trascendental-pragmatico di Apel nulla pu contro lo scettico estremo e coerente . Quanto a Alexy, questi prospetta quattro possibili vie, tra loro non alternative, di giustificazione delle regole del discorso (Alexy 1989, 180ss.). La prima via consiste nel concepire queste regole come regole tecniche, prescriventi mezzi appropriati a fini particolari. La seconda via consiste nel considerare le regole del discorso giustificate per il solo fatto di essere seguite. La terza via consiste nel trattare le regole del discorso come definizioni costitutive della pratica del discorso. Lultima via giustificatoria rappresentata dallargomento trascendental-pragmatico di Apel, al quale si appena fatto cenno. Ciascuna di queste modalit di fondazione presenta dei difetti e dei limiti, che Alexy illustra in modo equanime. Fatto questo, egli abbandona largomento, osservando che lo svolgimento del discorso non pregiudicato dalla impossibilit di fondazione di alcune delle regole del discorso (Alexy 1989, 185) . In definitiva il problema metaetico della fondazione delle teorie procedurali non viene affrontato, ma semplicemente accantonato, da Habermas e Alexy.
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2.1. Principi etici e procedure Ma il vantaggio di cui parrebbero godere le etiche procedurali, vale a dire di essere in grado di attenuare le divergenze tra opposte concezioni metaetiche, solo apparente e illusorio. Infatti unetica procedurale, cos come ogni altra etica, non si pu giustificare da se stessa, e perci resta aperto il problema della giustificazione e fondazione della procedura prescelta, che, come si gi sottolineato, non mai un elemento indifferente moralmente. E plausibile che, di fatto, unetica procedurale riesca ad attrarre maggiori consensi di quanto non riesca unetica imperniata su principi sostanziali. Tale circostanza, tuttavia, non attribuisce alletica procedurale alcun privilegio sul piano della fondazione poich, ovviamente, anche la rilevanza attribuita al consenso di fatto va a sua volta giustificata. Oltre a non poter fondare se stessa, si pu anche dubitare che una procedura riesca a fondare le regole morali che i fautori della versione forte delletica procedurale pretendono di poter derivare da essa . Alexy (1994, 136) ha colto lucidamente la differenza tra linterpretazione forte e linterpretazione debole delle procedure etiche, osservando che per le prime la procedura un procedimento di negoziazione e decisione razionale, mentre per le seconde essa un procedimento di argomentazione e giudizio razionale .
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22Sullargomento trascendentale come adoperato da Apel esiste una vasta letteratura: vedi, fra gli altri, Skirbekk (1983, 393ss.); Ingram (1993, 307ss.); Hffe (??, 193-219); Ilting (??, 220-55); Misak (1994, 739-775). In generale sul ricorso alla strategia dellargomento trascendentale vedi Watt (1975, 40-57). 23Vedi anche Habermas (1993, 108): "senza dubbio, se neghiamo alla fondazione trascendentalpragmatica il carattere di una fondazione ultima, non ne deriva alcun danno", e Habermas (1994, 193ss.). Sulle aporie del discorso di fondazione di Habermas e Apel, si veda Celano (1995, 439-63). 24Sullinsufficienza dei quattro criteri di fondazione prospettati da Alexy, vedi da ultimo GizbertStudnicki (1992, 170-1). 25Si mostra consapevole della distinzione tra questi due aspetti Skirbekk (1983, 394). 26Alexy attribuisce il primo orientamento alle teorie procedurali che egli considera neohobbesiane (Buchanan, Gauthier) e il secondo alla teoria del discorso. Per unapplicazione della distinzione tra i due concetti negoziazione e argomentazione ai dibattiti costituenti nrodamericano e francese, vedi

Lalternativa tra linterpretazione debole e linterpretazione forte della procedura corrisponde dunque alla alternativa tra un resoconto volontarista e costitutivo delle procedure, in base al quale gli individui arrivano ai principi morali tramite un atto di scelta o accordo, e un resoconto cognitivista e descrittivo, in base al quale le parti arrivano ad essi attraverso un atto di scoperta o di invenzione. Ma anche le etiche che la intendono in modo forte, non concepiscono la procedura come un veicolo per laccesso a una realt morale preesistente. Questa idea anzi del tutto estranea alle etiche procedurali contemporanee, le quali in genere sono costruite proprio in opposizione consapevole e polemica a quelle che potremmo chiamare etichespecchio, ispirate alloggettivismo etico e allintuizionismo . Tuttavia, se la procedura consiste in un processo di deliberazione di agenti umani, difficile conciliare laffermazione che costoro non scoprono una realt morale precostituita con laffermazione che essi non decidono ma dichiarano, con la tesi che la procedura ha carattere non costitutivo ma appunto, dichiarativo o ricognitivo. Infatti ci si deve domandare: dichiarativo o ricognitivo di che cosa, se non esiste una realt morale preesistente da dichiarare o da riconoscere, o almeno un insieme di principi morali giudicati veri prima e indipendentemente dallo svolgimento della procedura? Unobiezione siffatta stata spesso avanzata con riferimento a quelle classiche teorie procedurali che sono le teorie politiche contrattualiste, ma pu essere facilmente estesa anche alletica del discorso di Habermas. Ad esempio, Sandel (1982, 119), riferendosi al contrattualismo, ha lucidamente osservato che "talvolta la ricerca di una giustificazione ultima sembra una danza infinitamente elusiva di procedura e di principio, in cui ciascuno recede a turno dietro laltro. Infatti, date le assunzioni della teoria del contratto, nessuno dei due sembra offrire una base stabile sulla quale fondare laltro. Se le parti del contratto originario scelgono i principi di giustizia, come si pu dire che abbiano scelto giustamente? E se scelgono alla luce di principi antecedentemente dati, in che senso si pu affermare che abbiano scelto? La questione della giustificazione diventa allora una questione di priorit; che cosa viene prima alla fin dei conti, realmente prima il contratto o il principio?"(Sandel 1982, 119, corsivi dell'autore) . Se si opta per la priorit dei principi di giustizia, si opta dunque per un modello di procedura-specchio, in cui la procedura viene intesa come un modo di trovare ci che gi esiste e vale indipendentemente da essa. Se si opta per la priorit del contratto, si opta invece per un modello volontarista di procedura, e si deve lasciare aperta la possibilit che lesercizio della facolt di scelta dei contraenti dia luogo a esiti diversi, magari divergenti dai principi del diritto di natura. A tali osservazioni si potrebbe replicare facendo notare che, in realt, la segnalata incompatibilit tra i due principi ispiratori della tradizione contrattualista non c, perch il ruolo dei principi del diritto di natura quello di fondare, mentre il ruolo del contratto quello di imporre le regole di giustizia (Steinvorth 1986, 24). Questa considerazione
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Elster 1993. 27Per la posizione di Rawls si veda infra, la nota 36. Per la posizione di Habermas, si veda Habermas 1993, 50ss. 28Sandel aggiunge: "ma se i principi sui quali ci si accordati sono giusti perch solo sui principi giusti ci si pu accordare, laspetto volontarista dellimpresa non cos ampio come sembrerebbe a prima vista. La distinzione tra giustizia procedurale pura e giustizia procedurale perfetta si dissolve, e diventa poco chiaro se la procedura trasferisca la sua equit sul suo esito o se lequit della procedura sia data dal fatto che necessariamente conduce al giusto risultato" (Sandel 1982, 127). Sulla distinzione tra giustizia procedurale pura e perfetta vedi infra nel testo.

sembra del tutto corretta, a patto di riconoscere che, in tal modo, viene per stravolto lo spirito originario delle teorie procedurali intese in senso forte, e le si trasforma in sostanza in teorie procedurali in senso debole. Infatti non si attribuisce pi alla procedura il triplice compito di trovare, giustificare e al contempo di fondare la morale (e il diritto), ma si deferisce la fondazione a elementi esterni alla procedura e fondanti la procedura medesima: nel caso della tradizione contrattualista, al diritto naturale, che funge da limite contenutistico del contratto sociale e nello stesso tempo da fondamento giustificativo della procedura contrattuale medesima. Ho limpressione che, tra i proceduralisti contemporanei, Rawls abbia avvertito pi acutamente di quanto non abbia saputo fare Habermas, questa tensione tra principi etici precostituiti e fondazione tramite procedure, ed abbia ritenuto di poter trovare la via duscita al problema operando una netta separazione di ambiti tra la sfera della politica e quella della morale. Nella prima deve dominare, secondo Rawls, il costruttivismo procedurale, che si oppone polemicamente alla teoria del rispecchiamento di marca intuizionista . Ma questa opzione in favore del costruttivismo, come intesa da Rawls, solo "politica, non metafisica", e non pregiudica, nella sfera morale, la possibilit di credere nellesistenza di principi morali veri (veri, sintende, indipendentemente dalla procedura del contratto: vedi Rawls 1985). Si pu naturalmente dubitare del successo delloperazione di separazione tra le due sfere, politica e morale, cos come condotta da Rawls, ma si deve riconoscere che la scelta di Rawls in favore di un atteggiamento di astinenza epistemica un implicito riconoscimento delle difficolt in cui simbatte ogni etica procedurale interpretata in senso forte . In conclusione, le concezioni forti delletica procedurale riescono ad apparire attraenti perch danno lillusione di aver eliminato il problema della fondazione e quindi le controversie metaetiche, presentando le procedure come autogiustificantisi o comunque non (troppo) bisognose di giustificazione. Inoltre tali concezioni riescono ad avere appeal perch danno limpressione di esser riuscite a conciliare il potere (auto)fondativo delle procedure con un atteggiamento agnostico, la capacit delle procedure di produrre verit o giustezza con la loro neutralit rispetto ai possibili esiti. Ma questa sensazione, come si notato, trae alimento dallirrisolto ordine di priorit tra principi sostanziali e procedure, e in definitiva dallambiguit dellinterpretazione in senso cognitivista delle procedure etiche.
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3. Etiche procedurali e neutralit etica Il maggior pregio di solito riconosciuto alle etiche procedurali quello di essere concezioni aperte a esiti diversi e quindi di essere in grado di mettere daccordo
intuizionisti considerano corretta una procedura quando, seguendola correttamente, si ottiene in genere il giudizio corretto dato indipendentemente, mentre i costruttivisti politici considerano corretto un giudizio quando deriva dalla procedura ragionevole e razionale di costruzione" (Rawls 1994, 94). Habermas (1994, 133-4) critica Rawls perch questi "distingue la procedura della formazione della volont dalla conoscenza teoretica" e intende la procedura etica in modo volontaristico e non epistemologicamente, "vale a dire, come una procedura di ricerca della verit". 30Lespressione tra virgolette nel testo di Raz (1990). Secondo Raz (1990, 14), poich Rawls ritiene che una teoria morale possa essere vera o falsa, deve giocoforza considerare vera la sua, e quindi dismettere lastinenza epistemica.
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sostenitori di etiche sostanziali anche profondamente distanti tra loro. Perci le etiche procedurali potrebbero favorire la "coesistenza, entro una societ, di individui e di gruppi che non condividono gli stessi impegni morali, non riconoscono i medesimi valori sostanziali" (Borsellino, 1992, 34-5) e si sposerebbero naturalmente con la tradizione del pensiero laico e liberale . Questa considerazione pu essere senzaltro condivisa. Tuttavia essa non deve indurre a credere che una procedura sia sempre qualcosa di neutro, ossia in s indifferente e per nulla influente sul valore morale dei suoi possibili risultati e quindi superiore a ogni giudizio etico. Inoltre essa non deve indurre a credere che le etiche procedurali siano sempre per loro natura pluraliste, ossia aperte a una molteplicit di esiti diversi. Sul primo aspetto, ossia sulla presunta neutralit della procedura, va osservato, anche a costo di ripetere cose del tutto ovvie, che le procedure possono essere valutate come mezzi, strumenti idonei a realizzare determinati risultati, ma che ci non esclude che esse possano e debbano essere apprezzate anche per il loro valore intrinseco. Il carattere metanormativo delle procedure non pone infatti certamente queste al di sopra del giudizio morale. Insomma, noi certamente valutiamo la giustezza o bont di una procedura per la sua capacit di conseguire risultati corretti, ma anche perch essa incorpora valori morali positivi . Lesito di ambedue le valutazioni dipender dai valori sostanziali che si siano adottati e dalle idee che si abbiano intorno ai rapporti tra fini e mezzi. Cos, ad esempio, la procedura della conta dei voti di solito oggi considerata moralmente superiore a quella del taglio delle teste per ragioni intrinseche, e la procedura della elezione delle rappresentanze politiche superiore a quella del sorteggio per ragioni strumentali; ma ben possibile, viceversa, che la prima sia preferita per ragioni strumentali e la seconda per ragioni intrinseche. I due aspetti della procedura e del risultato peraltro possono essere distinti solo a scopi analitici; essi sono infatti inestricabilmente collegati, e il giudizio etico sulla procedura in s considerata sarebbe pointless se non venisse integrato dal giudizio sui suoi risultati necessari o possibili. Rawls (1995, 170) ha osservato a tal proposito che "la distinzione tra giustizia procedurale e sostanziale corrisponde a quella tra la giustizia (o equit) di una procedura e la giustizia (o equit) del suo risultato: entrambi i tipi di giustizia esemplificano certi valori, rispettivamente della procedura e del risultato; ed ambedue i tipi di valori procedono insieme, nel senso che la giustizia della procedura dipende sempre dalla giustizia del suo probabile risultato [], ossia dalla giustizia sostanziale. Quindi giustizia procedurale e giustizia sostanziale sono collegate e non separate" . Rawls (1995, 178)
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deve per ammettere che non sembra possedere tale vantaggio una procedura che richieda il consenso unanime dei partecipanti, qual quella divisata da Habermas. Il candidato pi attendibile di questa facilitazione della convivenza la procedura decisionale imperniata sul principio maggioritario, di cui lo stesso Habermas (1996, 121-3) riconosce i pregi allorch afferma che "la regola di maggioranza conserva uninterna relazione con la ricerca della verit per il fatto che la decisione maggioritaria rappresenta solo uninterruzione nel corso duna discussione incessante. Essa fissa, per cos dire, un risultato provvisorio nella formazione discorsiva dellopinione". 32Tra le infinite formulazioni di questa osservazione, vedi quella di Resnick 1977, 217. 33Aggiunge Rawls (1995, 170) che "ogni concezione liberale deve essere sostanziale, ed corretto che sia cos" e che "la giustizia come equit sostanziale non procedurale" e "non pu essere altrimenti" (Rawls 1995, 178). Come si far notare pi oltre, la frase citata nel testo segnala un cambiamento di vedute di Rawls, il quale in precedenza, in A Theory of Justice, aveva trattato la procedura della posizione originaria come esemplificativa di un tipo di giustizia procedurale pura, ossia priva di esiti precostituiti.

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aggiunge che nessuna procedura istituzionale senza limitazioni sostanziali pu cancellare la massima garbage in garbage out. Da queste considerazioni, dal mio punto di vista del tutto accettabili, Rawls ricava per la conclusione del carattere illusorio di ogni idea puramente procedurale di giustizia politica: le fattezze della procedura andrebbero sempre giudicate solo alla luce degli esiti di questa. Tale conclusione di Rawls mi sembra troppo radicale, e temo rappresenti un passo indietro rispetto al suo discorso sul tema della giustizia procedurale in A Theory of Justice (1971). Infatti, la considerazione che la giustizia procedurale e la giustizia sostanziale sono intimamente collegate non prova affatto che non possano esistere concezioni etiche puramente procedurali: semmai prova soltanto che le procedure non sono mai irrilevanti moralmente, sia in s e per s sia in quanto mezzi a certi fini, e come tali devono essere valutate e giustificate. 3.1. Etiche puramente procedurali Largomento di Rawls tende a minare la presunta neutralit etica delle concezioni procedurali, e dunque a contestare il vantaggio, che tali concezioni offrirebbero, di fungere da punto dincontro tra fautori di etiche sostanziali diverse. Occorre allora domandarsi se sia davvero plausibile, indipendentemente dalle opinioni di Rawls, continuare a parlare di neutralit delle procedure etiche, e dunque di una superiore capacit delle etiche procedurali di attrarre consensi . Sul piano fattuale, non detto che il consenso su regole di secondo livello, quali sono le regole procedurali, sia pi probabile del consenso sulle regole di primo livello: ad esempio, che abbia maggiori chances di essere approvato un metodo per dividere le torte piuttosto che una norma che sancisca il risultato del taglio di questa torta. Nel primo caso infatti richiesta unattitudine alla generalizzazione che psicologicamente ben pi impegnativa e rara che non lattitudine individualizzante (ossia alla decisione caso per caso se non addirittura alla decisione a caso). Sul piano delletica normativa le cose probabilmente non stanno in modo troppo diverso. Le regole procedurali infatti sono anchesse regole a tutti gli effetti, e presentano problemi di giustificazione e fondazione, come gi si detto, identici a quelli di ogni altra regola. La maggiore facilit di consenso intorno a regole procedurali potrebbe dipendere semmai da altri due fattori. Il primo fattore dato dalla circostanza che le etiche procedurali, trattandosi di solito di etiche pubbliche, per lo pi concernono un numero limitato di aspetti della vita etica, di solito affrontati in modo molto generale . Questo per un fattore puramente contingente: il campo dazione e il grado di minuziosit delle regole di unetica procedurale non sono elementi essenziali che possano essere determinati a priori. Ad esempio letica del discorso di Habermas unetica procedurale e tuttavia globale, non circoscritta alla sfera pubblica. Inoltre, quanto al grado di generalit, ben vero che di solito le costituzioni sono pi concise dei codici, ma i codici di procedura (che comprendono molte norme procedurali nel senso qui adoperato) non sempre sono pi concisi dei codici sostanziali.
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difesa del principio di neutralit si veda Ackerman (1984, 89ss., 429ss.); Ackerman 1983; Ackerman 1989; Larmore 1990. 35Su questo aspetto fa leva lidea rawlsiana dell overlapping consensus circoscritto alla sfera pubblica.

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Il secondo fattore dato dal pluralismo, ossia dallapertura delle etiche procedurali a molteplici e differenti esiti, un fattore a cui, come tutti sanno, viene di solito ricollegata la riconducibilit di tali etiche alla tradizione della tolleranza laica e del relativismo liberale. Per portare qualche chiarimento su questo aspetto, va qui richiamata la notissima distinzione di Rawls tra giustizia procedurale pura da un lato e giustizia procedurale perfetta e imperfetta dallaltro lato . Si ha la giustizia procedurale perfetta, dice Rawls, quando esiste un criterio di giustizia indipendente dalla, e preesistente alla, procedura medesima, ed possibile elaborare una procedura che porti infallibilmente al risultato desiderato. Per esempio: se il risultato equo la divisione di una torta in parti uguali, il metodo infallibile sembra quello di farla dividere da chi sceglier per ultimo . Si ha la giustizia procedurale imperfetta allorch esiste un criterio di giustizia indipendente e preesistente, ma la procedura non garantisce che esso venga soddisfatto in tutte le situazioni. Lesempio fatto da Rawls quello del processo penale, in cui il risultato desiderato la condanna dei colpevoli e solo dei colpevoli, ma le procedure apprestate non garantiscono che tale risultato sia sempre e infallibilmente conseguito. Si parla infine di giustizia procedurale pura quando non esiste un criterio indipendente per il giusto risultato, e qualunque risultato cui si pervenga a seguito delleffettivo, corretto espletamento della procedura deve essere considerato giusto. Lesempio fatto da Rawls (1971, 85ss.) quello del gioco dazzardo: se le scommesse sono libere, qualunque distribuzione dei premi alla fine del gioco equa. La nozione di giustizia procedurale pura proprio quella che Rawls (1971, 136), adopera come base della sua concezione della giustizia come equit. Mi pare che questa distinzione tra tipi di giustizia procedurale metta in evidenza meglio di quanto non siano riuscite a fare le pi recenti considerazioni di Rawls ricordate pocanzi il seguente punto. Quando si parla di neutralit e di pluralismo delle etiche procedurali, si deve fare riferimento a una speciale categoria di etiche procedurali basate su uno speciale tipo di procedura: la procedura che Rawls chiama pura, ossia priva di risultati predeterminati e completamente aperta a qualunque esito. Ad esempio, le procedure imperniate su decisioni di singoli individui o di assemblee sono esattamente di questo tipo perch, se nessun limite di contenuto posto alle deliberazioni assembleari o del singolo, allora esse sono aperte a qualunque esito (compreso quello autoreferenziale di modificare o abolire la procedura medesima). Ci pu per molte ragioni non apparire opportuno, e condurre di conseguenza a ridimensionare alquanto lappeal della nozione di etica procedurale. Le distinzioni di Rawls mostrano altres che la nozione di etica procedurale ambigua e potenzialmente ipocrita. E una nozione ambigua, dato che il rapporto tra mezzi (procedure) e fini (incorporati nelle norme sostanziali di condotta di primo livello, cui lapplicazione della procedura d luogo) pu essere di varia natura: pu trattarsi di un rapporto aperto, quando una procedura strumento buono per una pluralit indeterminata di risultati, ma anche di un rapporto a senso unico, quando un dato risultato pu essere ottenuto solo con lausilio di una data procedura; oppure quando una data procedura buona solo per
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tale distinzione, e in particolare sulla nozione di giustizia procedurale pura, si vedano specialmente Lyons 1978, 155ss.; Nelson (1980); Vitale 1988. 37Di ci tuttavia si pu dubitare. Se allultimo non dovesse piacere la torta, o se costui volesse favorire se stesso o qualcun altro, il metodo divisato da Rawls non garantirebbe in via assoluta la divisione in parti uguali.

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un dato risultato. Ecco che su questa base si possono distinguere tipi assai diversi di etiche procedurali. La nozione di etica procedurale inoltre potenzialmente ipocrita. Infatti il pluralismo e la neutralit, pur se intesi nel senso molto circoscritto di cui sopra, si attagliano a un solo tipo di etiche procedurali, quelle imperniate su procedure pure in senso rawlsiano, che qui possiamo chiamare etiche puramente procedurali. Ma tali caratteristiche vengono spesso indebitamente estese a tutti i tipi di etiche procedurali, e in tal modo la proceduralit viene assunta indebitamente a sinonimo di laicit, pluralismo etc. . La nozione di etica procedurale si presta dunque a usi persuasivi, atti a convogliare connotazioni valutative pi che denotazioni precise. Si spiega cos come mai la critica mossa pi di frequente alle etiche procedurali sia quella di essere contaminate da elementi sostanziali. Ma anche tale critica rischia di avere un valore solo persuasivo finch non si siano adoperate cautele analitiche come quelle proposte nelle pagine precedenti e se ne sia precisato il senso. Largomento della contaminazione adoperato scambievolmente, ad esempio, da Rawls e da Habermas, ciascuno dei quali accusa laltro di avere tralignato dalla via procedurale e avere inserito nella propria concezione degli elementi sostanziali. Nel caso di Rawls, questa contaminazione sostanziale, secondo molti suoi commentatori, tra i quali Habermas, si concreterebbe essenzialmente in una concezione normativa della persona: la concezione di Rawls, secondo questa lettura, si impernia sullelemento normativo della persona morale, dotata di senso di equit e capace di una propria concezione del bene . Viceversa, secondo Rawls, Habermas avrebbe contaminato la situazione linguistica ideale impregnandola di una molteplicit di valori. Tali valori sono: imparzialit ed eguaglianza, pubblicit, assenza di coercizione e unanimit. Rawls (1995, 173) ammette la natura procedurale di tali valori, ma li considera contaminati perch sarebbero collegati a giudizi sostanziali e necessari per rendere gli esiti della procedura discorsiva giusti o ragionevoli. Non interessa qui stabilire se siano pi fondate le osservazioni di Rawls su Habermas oppure quelle di Habermas su Rawls. Del resto, le critiche reciproche dei due studiosi non sono nuove n originali. Per quel che riguarda Rawls, infatti, critici di ispirazione diversa hanno da tempo fatto notare che la sua concezione presuppone una nozione razionalistica, individualistica e borghese dellindividuo . Quanto a Habermas, stata segnalata anche in queste pagine la potenziale compromissione delletica del discorso con una antropologia filosofica quantomeno irrealistica. E assai difficile per interpretare queste critiche come prove decisive di abbandono della strada procedurale in etica. In generale, una diagnosi siffatta molto ardua, allorch si tratti di giudicare sotto questo profilo dei valori, ossia degli elementi assai vischiosi, ai quali la distinzione tra forma e sostanza non pu essere facilmente applicata, nonch altri elementi difficilmente classificabili, come sono delle presupposizioni conoscitive, unantropologia filosofica.
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tal modo, i critici comunitari delle etiche procedurali hanno buon gioco nel rilevare che tali etiche non riescono a mantenere la loro promessa di neutralit. Sul dibattito tra liberals e communitarians utile lantologia di Ferrara 1992. 39Habermas (1995, 119). Ci ammesso dallo stesso Rawls il quale, come si detto, considera ormai ogni concezione procedurale come imbevuta di principi sostanziali. 40Vedi ad esempio Sandel (1982, 54ss.) e, in generale, per la critica della nozione liberale dindividuo, MacIntyre (1988, 44ss.).

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Infine, sotto il profilo della proceduralit tradita, si deve riconoscere che letica del discorso di Habermas (e di Alexy) appare meno colpevole e colpibile di quanto non appaia la teoria della giustizia di Rawls . Infatti, mentre nella concezione di Rawls troviamo enunciati i principi normativi sostanziali cui si dovrebbe pervenire tramite la posizione originaria e il contratto , nelle concezioni di Habermas e di Alexy non troviamo alcun cenno ai possibili esiti cui lapplicazione delle regole del discorso potrebbero condurre . Ma si pu anche osservare che nelletica del discorso questa sottodeterminazione del risultato non nasce tanto dalla purezza procedurale, quanto piuttosto dalla circostanza che le regole del discorso dicono pochissimo, quasi niente . Questa genericit, pur non essendo certo un difetto connaturato alle etiche procedurali, tuttavia una tentazione incombente, che nasce dallesigenza di attribuire a tali etiche una parvenza di maggiore neutralit . Linsufficienza e ovviet delle regole procedurali habermasiane rende ancor meno plausibile la tesi per cui tramite la loro applicazione che possiamo derivare principi morali veri o comunque dotati di validit obbiettiva.
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4. Conclusioni Nella discussione precedente si sono sottolineate le difficolt incombenti sullinterpretazione forte delle etiche procedurali (difficolt a giudizio di chi scrive insuperabili), ma non si ritenuta accettabile in quanto tale neppure la rappresentazione corrente della versione meno potente ed eroica della procedura, la procedura come pura regola del gioco. Si ritenuto necessario ridimensionare alquanto la neutralit e il pluralismo, fiori allocchiello delletica procedurale, col rilievo che tali valori si
questo senso si esprime anche Tuori (1989, 137). In senso opposto Benhabib (???, 56ss.), che considera invece le assunzioni sostanziali di Habermas pi forti di quelle di Rawls. 42Che il contratto e la posizione originaria siano uno strumento di presentazione, ma non di giustificazione dei principi di giustizia di Rawls, osservazione comune (se ne veda la chiara formulazione in Lyons 1978, 157ss.). Tale osservazione stata in buona sostanza fatta propria dallo stesso Rawls in una serie di lavori scritti negli anni 80 ed ora raccolti in Rawls 1994. 43Si veda Habermas (1993, 114-5): "Il principio delletica del discorso si riferisce a una procedura , cio alla soddisfazione discorsiva di rivendicazioni di validit normativa; perci letica del discorso pu a buon diritto essere connotata come formale. Non indica alcun orientamento di contenuto, bens un modo di procedere: il discorso pratico, che senza dubbio un procedimento non gi per produrre norme giustificate, bens per verificare la validit di norme proposte e valutate in via ipotetica". 44Rescher (1993, 180), osserva che le presupposizioni metodologiche del discorso pubblico razionale sono troppo sottodeterminative, troppo astratte e prive di contenuto per portare a qualche risultato concreto. Si veda anche Cunico (1987, 235): "le regole di pariteticit e illimitata libert del dialogo argomentativo sono da un lato (sul piano operativo-criteriologico) troppo formali e insufficienti (stabiliscono condizioni solo necessarie), ma non in senso rigoroso, dallaltro (sul piano normativoideale) troppo ovvie e inadeguate (una volta che ci sia il dialogo)". Weinberger (1983, 193), riferendosi ad Alexy, osserva che pressoch qualunque norma potrebbe essere provata come giusta sulla base delle regole alexiane del discorso. 45 Singer (???, 31) osserva che per apparire intersoggettivamente validi, i principi primi delle etiche procedurali sono resi talmente vaghi da non poter essere respinti da nessuno. Walzer (1990, 48) illustra in questi termini il dilemma della concezione habermasiana: se le condizioni di svolgimento del Diskurs sono specificate in dettaglio, allora pu esser detto solo un numero limitato di cose, e queste cose potrebbero essere dette dal filosofo stesso, che rappresenta tutti noi. Se invece tali condizioni sono solo approssimativamente specificate, allora niente esclude che gli esiti del discorso possano essere "molto strani e contrari alla buona morale".
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accompagnano a un solo tipo di etiche procedurali e, anche in tal caso, hanno una portata alquanto limitata e possono talora celare il carattere indeterminato o vuoto delle procedure etiche: in tali casi la diagnosi circa il carattere puramente procedurale o meno di unetica finisce per rivelarsi futile e inutile. Laltro risultato della discussione lindicazione di alcune cautele e distinzioni che occorre aver presenti per incamminarsi a ragion veduta sulla strada proceduralista in etica, tanto pi se in una versione modestamente e non eroicamente procedurale. Per concludere indicher sinteticamente, sotto forma di opzioni alternative, le distinzioni che reputo pi rimarchevoli. La prima e principale alternativa, come si detto, quella tra una procedura forte, produttiva di verit e una procedura debole, surrogato di una verit morale inattingibile, e produttiva di sola obbligatoriet morale. Una procedura pu essere intesa come uno strumento esclusivamente finalizzato a fornirci gli strumenti per meglio rendere visibile una verit morale preesistente e indipendente dalla procedura medesima, oppure pu essere concepita come uno strumento artificiale, finalizzato a creare piuttosto che a trovare le regole morali, a imporle piuttosto che a coglierle. Ladesione al modello della procedura produttiva di verit, ripeto, sospinge irresistibilmente verso uninterpretazione cognitiva della procedura medesima, interpretazione della quale si pu almeno dire che riserva un ruolo poco chiaro agli agenti umani. Per fare solo un esempio, nel caso della procedura di decisione politica per eccellenza, ossia quella democratica, linterpretazione cognitiva porta infatti al risultato paradossale di considerare lesito della procedura democratica come produttivo sempre e comunque di verit o oggettivit morale. Per contro, nella versione debole e costitutiva, la procedura democratica vien intesa come un artificio reso utile proprio dalla inattingibilit della verit pratica; essa ricava il proprio fondamento etico non da una sua presunta infallibilit, bens da un valore morale superiore e ad esso precostituito il valore dellautonomia della persona morale nonch da valori morali incorporati nella procedura medesima il suo essere un metodo pacifico di composizione del conflitti, e metodo aperto a qualunque esito sostanziale il gioco delle maggioranze possa produrre. La seconda alternativa quella tra una procedura produttiva di sola moralit politica e una procedura produttiva anche di moralit personale, tra unetica procedurale onnicomprensiva, come letica del discorso, e unetica procedurale di carattere settoriale, circoscritta alla sfera del politico, come sono le vecchie e anche le nuove teorie contrattualiste. La grande novit della concezione procedurale di Habermas data forse proprio dalla sua pretesa globalistica, che si traduce nellassenza di confini predeterminati non solo rispetto alla sfera dellattivit conoscitiva, ma anche nella direzione delletica personale . Tale pretesa potr non piacere a chi propenso a escludere che qualunque valore e norma morale, anche strettamente personale, debba necessariamente passare sotto il vaglio di una ragione pubblica e la certificazione di un consensus omnium, sia pure ideale . Se il principio del dialogo teorizzato da Habermas non pu essere trattato come il fondamento ultimo delletica, ma come un principio a
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pretesa globalistica criticata da Rawls 1995, 135. Habermas (1996, 365) affronta questo problema adducendo la necessit di distinguere tra la possibilit indefinita di tematizzare ogni questione anche della sfera privata nei discorsi pubblici tramite procedure, e la delimitazione delle competenze a intervenire normativamente su tali ambiti.
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sua volta fondato sul valore primario dellautonomia individuale, esiste una forte ragione (la salvaguardia dellintangibilit delle scelte personali) per circoscrivere siffatto principio alla sfera pubblica . La terza alternativa fra una procedura che precostituisca i propri risultati (procedura perfetta o imperfetta) e una procedura aperta a molteplici esiti (procedura pura). Molti saranno disposti ad ammettere lapertura indefinita dei risultati, la pura proceduralit, ma solo in un ambito delletica ben circoscritto (la sfera pubblica) e a condizione che questa apertura sia protetta da esiti indesiderati anche attraverso lintroduzione di limiti e di condizionamenti sostanziali alle procedure medesime (in primo luogo, il limite finalizzato ad escludere che le procedure possano venir eliminate coi loro propri mezzi). La purezza della procedura non pu apparire come un valore in s, da difendere ad ogni costo. Ci vale ancora una volta in particolar modo per la procedura democratica, procedura pura per eccellenza, ma accettabile solo a date condizioni, la principale delle quali che la stessa procedura democratica venga protetta contro il rischio che si autodistrugga con i suoi propri mezzi ( il classico caso dellabolizione della democrazia con mezzi democratici). La quarta alternativa quella tra la costruzione della procedura come un modello ideale da adoperare in situazioni ipotetiche, e la sua raffigurazione come unattivit effettiva per la soluzione di problemi concreti e sotto condizioni reali. E sempre incombente il sospetto, nel caso delle procedure ideali, che si tratti di costruzioni ad hoc, utili solo a rivestire la realt dei panni desiderati, e comunque inutilizzabili per via dellenorme distanza che separa la realt dal modello. Questo sospetto particolarmente forte sul terreno delle decisioni politiche, in cui lesperimento mentale, o lipotesi controfattuale circa le possibili scelte compiute da agenti disincarnati, rischiano di essere artifici finalizzati unicamente a precostituire lineluttabilit dei risultati desiderati. Nella sfera etico-politica lidealizzazione rischia dunque di condurre a una vanificazione della pura proceduralit. Ci si pu collocare dalluno o dallaltro lato delle alternative appena illustrate, pur continuando a sostenere unetica procedurale nel senso qui adoperato. Si deve per essere consapevoli che, senza adeguate distinzioni e opzioni, alcune delle quali si cercato di indicare qui in estrema sintesi, si corre il rischio di trovarsi a percorrere la strada delletica procedurale insieme a compagni disparati, taluni dei quali forse non del tutto graditi: non solo rawlsiani e habermasiani, ma anche scettici e intuizionisti, realisti morali e non oggettivisti (ed altri ancora). La nozione di procedura una formula aperta a molteplici usi, e non giova alla chiarezza analitica trattarla come uno slogan.
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48Lidea che le materie controverse moralmente debbano essere per quanto possibile estromesse dalla pubblica discussione sottintesa nel concetto di overlapping consensus basato sullastinenza epistemica elaborato da Rawls (vedi Rawls, 1994, 123ss.). Con maggiore radicalit tale idea espressa da Larmore 1990, 67ss.

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