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Indice

Introduzione 1. 2. Come, quando e perch mentiamo Cos la menzogna Ma quanto mentiamo? C bugia e bugia Quattro ragioni per mentire Anche la bugia ha i suoi anni migliori Le bugie di lei e quelle di lui Pi ricchi, pi disonesti Anche i medici mentono Questione di personalit Smascherare le menzogne Cosa rende credibile una bugia Quanto siamo abili a riconoscere i bugiardi? Fidarsi bene, non fidarsi meglio Prendere esempio dai lie detector umani Migliorare il proprio fiuto Fidarsi dellintuito La sicurezza di s porta a sbagliare

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3. 4.

Come reagiamo allinganno? Le scienze esatte e la ricerca sulla menzogna I segnali non verbali della menzogna (parte prima) Premessa Facciamo i conti con la realt Pregiudizi e luoghi comuni Perch il corpo non mente? La triade delle emozioni-spia Il sovraccarico cognitivo Il controllo del comportamento Perch difficile interpretare i segnali emotivi? Lincoerenza tra piano verbale e non verbale Il naso di Pinocchio Ammiccamenti ambigui Indizi vocali Lo sguardo parla Gli indizi nei gesti Gesti traditori I segnali non verbali della menzogna (parte seconda) Le espressioni del volto: una lingua universale Cosa ci dice unespressione? Come si mostra unespressione? Sorpresa Paura Collera Disgusto Scetticismo, incredulit Tristezza Delusione Dolore Felicit Le microespressioni

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5. 6. 7.

Le espressioni soffocate Eloquenti asimmetrie Questione di tempo Cambiamenti incontrollabili Espressioni mescolate La mimica facciale come segnale convenzionale Unindagine illuminante Gli indizi verbali nella menzogna Uno strumento efficace: la SVA Fuga di informazioni Chiamate rivelatrici Gli strumenti della linguistica La menzogna nella coppia Perch il partner mente? Chi ben comincia Dating on line: i cacciatori di frodo della rete La bugia pi grossa Indizi di tradimento I gelosi: troppo sospettosi Il terzo grado: come far confessare un bugiardo Il peso di una confessione I sentimenti dellaccusato Le false confessioni Intervista o terzo grado? La tecnica Reid Una linea ancora pi dura Imparare ad ascoltare Lintervista indagatoria Luso del silenzio Domande inattese: una prova ardua Carpire le intenzioni senza scoprirsi

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Lesibizione delle prove Il riepilogo sbagliato La ripetizione in ordine inverso Nella mischia

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Ringraziamenti Bibliografia

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Introduzione

Smascherare le bugie un tema accattivante e intrigante per chiunque. Se ne sono occupati filosofi come Socrate, Kant, Vico e Nietzsche; teologi quali Tommaso dAquino e, in tempi moderni, psicologi come Paul Ekman, e molti altri. La prima cosa che ho imparato approfondendo questa materia stata una scoperta sconcertante: non esistono segni di menzogna! Proprio lanalisi del comportamento menzognero ha messo in evidenza che non c niente di analogo al naso di Pinocchio per distinguere il falso dalla verit. La ricerca scientifica o lesperienza di agenti speciali come Joe Navarro e Mark McClish hanno portato a rilevare numerosi indizi (prove fisiche, segnali non verbali, modi di dire, espressioni e microespressioni facciali); non uno di questi segni, per, preso di per s, ci dice con certezza che ci troviamo di fronte a una bugia. Sbugiardando ( il caso di dirlo) la facilit con cui i detective dei telefilm riconoscono la menzogna, mi sono allora reso conto che individuare le bugie un compito complesso, che richiede di prestare attenzione al contesto, al comportamento usuale del sospettato, alla personalit di chi abbiamo di fronte eccetera. Perfino lindagine scientifica ha prodotto studi frequentemente in contrasto fra di loro, specie se si confrontano le analisi svolte fino agli anni Ottanta-Novanta con quelle pi recenti; inoltre, le osservazioni
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sul campo di agenti di polizia spesso non coincidono con quanto emerso dalle ricerche degli psicologi, e lesperienza comune al riguardo ancora diversa. In questo quadro caotico mi sono trovato inizialmente spiazzato e ho individuato il bandolo della matassa solo dopo aver letto tantissimo ed essermi allenato a riconoscere le menzogne analizzando filmati, trascrizioni di interrogatori e altro materiale. Il frutto del mio lavoro sono i sette capitoli del libro: alla fine, credo, il migliore che abbia scritto. Il primo capitolo tratta della definizione di bugia, di quanto diffusa, di come cambia a seconda del sesso, della classe sociale, della personalit e cos via. Il secondo spiega quali sono gli ingredienti di una buona bugia e quali strategie adottare per migliorare il proprio fiuto, anche prendendo esempio dai cosiddetti lie detector umani. I successivi due capitoli sono interamente dedicati allillustrazione degli indizi non verbali della menzogna (posture, gesti, movimenti degli occhi eccetera) e del modo corretto in cui vanno interpretati. Il quarto capitolo, nello specifico, tratta delle espressioni facciali, di come riconoscerle e di come essere in grado di coglierle quando sono associate alla bugia (a volte, in questo caso, si presentano per un venticinquesimo di secondo!). Qui sono stati analizzati anche dei filmati legati a fatti di cronaca, come gli omicidi di Sarah Scazzi e di Melania Rea, individuando i potenziali segni di menzogna degli indagati. Il capitolo che segue si occupa invece di un nuovo strumento per lindividuazione delle bugie attraverso lanalisi del linguaggio: probabilmente il capitolo pi originale, e riporta numerosi esempi tratti da interrogatori o chiamate ai servizi demergenza. Il sesto si concentra su uno dei temi pi vicini al lettore comune: i segni di infedelt. Sono stati infatti scoperti indizi specifici che si manifestano in quellambito. Lultimo capitolo spiega quali tecniche dialettiche sono state usate dalla polizia per gli interrogatori e quali sono le attuali strategie per indurre un bugiardo a tradirsi o a confessare.
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3 I segnali non verbali della menzogna


(parte prima)

Premessa
Una primitiva forma di riconoscimento della menzogna era in uso ben duemila anni fa in India: allipotetico bugiardo veniva messo un chicco di riso in bocca e gli veniva detto di masticarlo; se riusciva a sputarlo significava che stava sostenendo la verit; in caso contrario, voleva dire che la paura di essere scoperto gli aveva reso la gola asciutta e cos la sua colpevolezza veniva confermata. Ricerche scientifiche e aneddoti di agenti di polizia o esperti truffatori hanno messo in evidenza che smascherare un bugiardo tuttaltro che semplice. Per prima cosa, non esistono segni verbali o non verbali che accompagnino in modo inequivocabile la menzogna: spesso si tratta di indizi che vanno quindi approfonditi; inoltre, solo la combinazione di segni verbali e non verbali ci porta a supporre con buona probabilit di trovarci di fronte a una bugia. Lanalisi di questi comportamenti ha messo in luce che esistono al riguardo due fronti opposti: da un lato lindagine accademica, seria, rigorosa, ripetibile, che per non crea la stessa condizione di stress delle menzogne spontanee; dallaltro gli aneddoti riportati da investigatori e criminali che, pur non possedendo alcuna preparazione scientifica, dimostrano un particolare talento per sbugiardare i truffatori.
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Il confronto fra queste due posizioni porta inevitabilmente a cogliere numerose contraddizioni: quelli che sono segni di menzogna per gli uni, non lo sono per gli altri. Comportamenti come deglutire, stringere le labbra o un improvviso abbassamento di voce, che dagli accademici sono interpretati solo come sintomi dansia, possono diventare indici attendibili di bugia quando colti nel giusto contesto e valutando con attenzione chi si ha di fronte. Inoltre, come spiegheremo approfonditamente nel prossimo paragrafo, spesso ci avvaliamo di indizi che esulano dallosservazione del comportamento non verbale o dallanalisi dello stile linguistico dellindiziato. Infine, chi particolarmente abile nel riconoscimento della menzogna si avvale dellesperienza e dellintuito.

Facciamo i conti con la realt


In questo e nel prossimo capitolo andremo a illustrare gli indizi non verbali che segnalano una menzogna, cos come sono emersi dallindagine scientifica e dalle intuizioni di investigatori navigati. I ricercatori Hee Sun Park, Timothy Levine, Steven McCornack e altri hanno per mosso unimportante critica a queste scoperte: non cos che la gente scopre le menzogne nella vita vera! In un tipico esperimento sul tema viene assoldato un certo numero di partecipanti: questi sono invitati a dire una bugia oppure la verit. Un altro gruppo di volontari ha invece il compito di stabilire chi menta e chi no. Sulla base di un procedimento di questo tipo, i giudici superano appena la media, cio nelle loro valutazioni sono molto vicini alla casualit. La cosa non deve sorprendere, sostengono gli studiosi: innanzitutto, gli unici comportamenti su cui i giudici devono basarsi sono segnali verbali e non verbali. Inoltre, vengono costretti a farlo immediatamente dopo losservazione di un breve filmato. In sostanza, non conoscono di persona gli individui ripresi; non hanno interazioni a faccia a faccia
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con loro, non dispongono di informazioni sulla loro vita, sulle loro abitudini o sulla loro personalit, n hanno altri indizi. Nella realt, puntualizzano gli autori della ricerca, una menzogna viene scoperta dopo unora, una settimana e perfino dopo qualche anno, e le spie che portano a questa conclusione sono molteplici. I ricercatori hanno cos condotto unindagine e hanno appurato che, di norma, chi viene a sapere di essere stato ingannato viene spesso imbeccato da terze persone (nel 32% dei casi) oppure lo accerta in base a molteplici elementi (30,9%) o a prove (nell85% dei casi) come lestratto conto della carta di credito, una ricevuta dalbergo lasciata inavvertitamente nella giacca o uno squillo del cellulare in un orario insolito. Non solo la carenza di indizi a rendere la ricerca scientifica al riguardo deludente, ma anche, secondo gli psicologi Stephen Porter e Leanne ten Brinke, il fatto che in quel contesto la posta in gioco modesta: non ci sono grandi vantaggi a mentire e le conseguenze, nel caso si fosse scoperti, sono praticamente inesistenti. Se il rischio aumenta, anche le reazioni emotive (paura, rimorso, rabbia e perfino eccitazione) crescono, cos come lo sforzo mentale e il bisogno di autocontrollo: con leffetto che il bugiardo si lascia inevitabilmente scappare una maggiore quantit di segnali involontari a livello sia verbale sia non verbale.

Pregiudizi e luoghi comuni Segnali ingannevoli, anche per gli esperti


Come in altri campi, anche a proposito degli indizi di menzogna fioccano leggende e convinzioni popolari. Le credenze pi diffuse riguardano soprattutto i movimenti del volto; in uno studio condotto da 91 ricercatori in 75 Paesi e 45 diverse lingue emerso che ben 4 di 9 presunti segni coinvolgono la faccia: in particolare, i movimenti degli occhi, levitare lo sguardo, le espressioni
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facciali e i cambiamenti di colore del volto (rossore o pallore). Lindagine ha messo in luce che il 71,5% dei partecipanti ritiene che chi mente distolga lo sguardo mentre parla; il 65,2% crede che il mentitore sia piuttosto irrequieto e cambi spesso posizione del corpo; il 64,8% ritiene che il bugiardo si tocchi e si gratti pi del comune; il 62,2%, poi, pensa che il discorso di chi dice il falso sia pi lungo del normale. Aldert Vrij, in un sondaggio sulle menzogne quotidiane (le pi comuni con cui abbiamo a che fare), ha appurato che i partecipanti, invitati a riferire le loro esperienze e i loro sentimenti al riguardo, puntualizzavano di sentirsi particolarmente a disagio a mentire e di trovarlo difficile e penoso: questo spiegherebbe perch esista la convinzione diffusa che chi mente appaia nervoso, mentre negli studi scientifici al riguardo i soggetti risultino alla peggio un po tesi. Altri segni non universali per sono il balbettio, le pause lunghe, le gesticolazioni eccessive, unespressione cupa e seriosa. Esiste anche unaltra convinzione piuttosto radicata nel pensiero popolare: chi mente tende a ridere. Non riuscire a trattenere il riso quando si viene accusati di qualcosa in realt un modo di sfogare un senso di imbarazzo; non escluso che questo possa anche dipendere dallansia di essere scoperti, ma un segnale altamente inaffidabile. Lelenco degli stereotipi sulla bugia non solo condiviso dalla gente comune; purtroppo le forze dellordine non sono esenti da questi pregiudizi: un esame della capacit di giudizio di poliziotti e investigatori ha messo in evidenza che il 75% di chi fa parte di questa categoria reputa che segni di ansia come distogliere lo sguardo o stringere nervosamente qualcosa (per esempio un lembo dei pantaloni o una pallina di carta) siano sicuri indicatori di inganno. In unindagine sui pregiudizi sulla menzogna Aldert Vrij e Gn Semin hanno messo a confronto studenti universitari, professionisti nel riconoscimento delle bugie (investigatori, guardie carcerarie, agenti di custodia) e criminali incarcerati. Lesito ha dimostrato che solo i malfattori erano sufficientemente scaltri e capaci di distinguere possibili indizi di menzogna da luoghi comuni: per esempio, i malviventi giudicavano che comportamenti come cambiare spesso posizione,
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gli autocontatti e i movimenti di mani e piedi diminuiscono quando uno mente, mentre secondo le altre due categorie aumentano. Inoltre, studenti e professionisti ritenevano che distogliere lo sguardo sia un segno attendibile di menzogna; per contro, i galeotti pensavano lesatto contrario (che cio sia un indizio maggiormente affidabile il guardare pi fissamente del normale). I due sessi hanno unidea diversa di quali siano i sintomi della bugia: quanto hanno rilevato Taku Sato e Yoshiaki Nihei dellUniversit del Tohoku, in Giappone. Esaminando un gruppo di 171 persone (91 donne e 80 uomini) hanno scoperto che le donne, pi degli uomini, ritengono che chi mente mostri dei segnali non verbali (come toccare il proprio corpo o mordersi le labbra), appaia piuttosto inespressivo e sorrida poco. Inoltre, sempre le donne reputano che un bugiardo sia pi irrequieto e abbia un discorso stentato e ingarbugliato.

Giovane e bello = innocente?


Giudici e giurie sono tuttaltro che indifferenti allaspetto fisico degli imputati; numerose ricerche infatti dimostrano che la percezione dellonest o della colpevolezza influenzata dalla fisionomia del volto, e questo incide perfino nelle decisioni della pena da comminare. Ancora adesso, insomma, non ci siamo emancipati dalle teorie del criminologo Cesare Lombroso che, nel XIX secolo, sosteneva che i criminali possedessero dei lineamenti diversi da chi non aveva uninclinazione a delinquere. In unindagine condotta dagli psicologi Ran Hassin e Yaacov Trope su 535 israeliani, intervistati in merito allopinione che le fattezze del volto possano riflettere la personalit di un individuo, ben il 75% delle persone interpellate ha risposto di s; questa credenza per stata ampiamente disconfermata dalla scienza: in sostanza, non c nessuna relazione tra aspetto esteriore e determinate attitudini. Le psicologhe Diane Berry e Leslie Zebrowitz-McArthur hanno messo in luce, per esempio, che chi ha un volto dai tratti infantili (sopracciglia alte, occhi grandi, guance rotonde, fronte larga e mento
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rotondo) viene percepito come pi sincero e onesto rispetto a chi presenta lineamenti pi maturi. In un esperimento condotto dalle due studiose, una giuria fittizia doveva esprimere il proprio parere su un fatto compiuto da individui con un volto dalle caratteristiche infantili. In una versione, un commesso mostrava una certa negligenza non avvertendo il cliente dei potenziali pericoli cui poteva andare incontro nellusare il prodotto che gli stava vendendo. In unaltra versione, il venditore ingannava deliberatamente il cliente. Curiosamente, i giurati reputavano chi aveva tratti infantili negligente (un comportamento che si accordava con le sue fattezze), mentre trovavano difficile pensare che avesse ingannato in modo volontario (perch questo non era in linea con il suo aspetto). In unindagine analoga, la stessa Zebrowitz, insieme con Susan McDonald, ha evidenziato che pi facile che chi ha un aspetto in-

Pregiudizi razziali
Perfino la razza dellimputato pu influenzare giudici e giurati: negli Stati Uniti le statistiche dimostrano per esempio che i colpevoli di colore hanno ricevuto condanne pi severe dei bianchi; nemmeno la polizia immune da questi pregiudizi: Aldert Vrij ha provato infatti che gli agenti di polizia in America tendono a essere pi sospettosi se lindiziato afroamericano invece che caucasico. Questa propensione negli States talmente marcata che gli psicologi Irene Blair, Charles Judd e Kristine Chapleau, analizzando gli schedari di un carcere americano, hanno scoperto che per quanto bianchi e neri avessero ricevuto in media la stessa pena per crimini analoghi, allinterno della stessa razza i detenuti con un aspetto pi marcatamente africano subivano pene pi pesanti. Tale pregiudizio razziale non un fenomeno solo a stelle e strisce: basta pensare al caso tutto italiano della scomparsa di Yara Gambirasio, di cui stato accusato in prima battuta il marocchino Mohammed Fikri, additato da tutti come colpevole e rivelatosi poi innocente.

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comportamento abituale per poi cogliere le alterazioni quando si affrontano gli argomenti critici. Cos, se supponiamo che linterlocutore abbia qualcosa da nascondere, buona regola iniziare a parlare del pi e del meno e, solo dopo aver capito qual il suo modo di fare standard, passare alle questioni su cui supponiamo menta e rizzare le antenne per cogliere eventuali variazioni nel comportamento. Se una persona nervosa di suo, potrebbe diventare pi composta e rigida; se estroversa e tende a gesticolare, potrebbe continuare a farlo ma in modo artefatto ed eccessivo.

Lincoerenza tra piano verbale e non verbale


La contraddizione tra ci che viene espresso a parole e quello che comunica il corpo sembra un segnale attendibile di menzogna: questa constatazione stata messa in evidenza dagli psicologi David Matsumoto e Hyi Sung Hwang, della San Francisco State University, insieme con Lisa Skinner e Mark Frank. In una loro indagine i partecipanti si trovavano in due condizioni sperimentali. Nella prima avevano la possibilit di commettere un crimine (rubare 50 dollari da una borsa) e poi veniva chiesto loro se avessero compiuto il furto o meno. In una seconda situazione i volontari dovevano dire la verit o una bugia riguardo ai loro orientamenti politici. In entrambi i casi, se fossero stati giudicati bugiardi, la pena comportava la perdita del contributo ricevuto per la partecipazione allesperimento e lattesa obbligata di unora in una stanza angusta, seduti su scomode sedie di metallo ad ascoltare un suono fastidioso (quindi erano molto motivati a risultare credibili). Dopo aver selezionato 20 persone, 10 per ogni condizione sperimentale, i ricercatori hanno codificato i loro comportamenti non verbali (le espressioni facciali e i gesti) e hanno preso nota del fatto che fossero coerenti o meno con ci che ammettevano (gli sperimentatori sapevano come erano andati i fatti e quale fosse la tendenza politica dei volontari). Inoltre, hanno trascritto quanto detto dal gruppo e lhanno
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analizzato con uno strumento che esamineremo in un successivo capitolo, lanalisi delle dichiarazioni (in sintesi, hanno osservato alcuni parametri come minimizzare o amplificare gli avverbi, cambiare la forma dei verbi per esempio dire pensavo di andarmene invece di me ne andavo , poche espressioni riferite ai sensi come vedere, sentire, toccare, appoggiare, sbirciare eccetera, e cambiamenti dei sostantivi per esempio, usare attrezzo invece che corda). Lanalisi ha messo in luce che chi mentiva generava pi comportamenti non verbali incoerenti con il contesto o con il contesto di quello che diceva rispetto a chi dichiarava la verit: un partecipante, per intenderci, ha affermato che non aveva trafugato il denaro, ma mostrava segni di paura e di stress mentre lo diceva. Per contro, chi era onesto produceva molti pi segnali in linea con quanto sosteneva, come per esempio annuire mentre dicevano s. Curiosamente, affermano gli autori della ricerca, non cerano segnali non verbali che di per s esprimessero la verit o la menzogna; invece era molto attendibile lincongruenza tra quanto sostenuto a parole e quanto espresso con il corpo. Vediamo qualche altro esempio. Una donna che non voglia dare a intendere al suo accompagnatore che venale pu rispondere alla domanda: Ti va di venire a fare un giro sulla mia Ferrari? con un rifiuto, ma contemporaneamente portare il busto in avanti in segno di interesse. In modo analogo, unopportunista che riceve in regalo dal suo fidanzato un anello con diamante pu dire: Sai che non ci tengo a queste cose: quello che mi piace in un uomo sono la sensibilit e laffidabilit, e al tempo stesso non distogliere un attimo lo sguardo dallanello. Si pu paragonare a questi casi latteggiamento di una moglie che, infuriata perch la sera prima il marito tornato ubriaco, affermi: Non ti giudico e intanto incroci le braccia in segno di chiusura basta che tu mi racconti perch lhai fatto.

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Il naso di Pinocchio
Per quanto, come abbiamo precisato, gli indizi non verbali di menzogna vadano esaminati caso per caso, in rapporto alla persona con cui abbiamo a che fare e, soprattutto, in riferimento al comportamento normale del sospettato, esistono alcuni comportamenti o schemi di comportamenti che valgono per tutti. In un esperimento condotto da Paul Ekman e Wallace Friesen, alcune allieve infermiere assistevano a dei filmati piacevoli o impressionanti (come lamputazione di un arto o unautopsia). Dopodich dovevano raccontare quanto avevano visto a un gruppo di volontari; alcune, indipendentemente dal video, dovevano dire la verit, altre mentire. In entrambi i casi, le volontarie apparivano piuttosto immobili; quando per dovevano dire una bugia sulle scene pi crude tendevano a portare le mani sul volto: toccandosi il naso, avvicinando la mano alla bocca, tirandosi una ciocca di capelli eccetera. Inoltre, cambiavano la posizione da sedute, gesticolavano poco e si lasciavano sfuggire delle brevi espressioni facciali che rivelavano la loro vera reazione emotiva al filmato. Latto di sfregarsi il naso, preceduto da un reale prurito, viene da molti indicato come un indizio di menzogna. stato osservato, per esempio, da diversi venditori quando il cliente dava un appuntamento a cui non si sarebbe presentato. In un comizio pubblico, Barack Obama ha dichiarato: [] come alcuni di voi hanno sentito, lo Stato delle Hawaii ha rilasciato il mio certificato di nascita completo e ufficiale; dopo queste parole si pizzicato il naso. E in effetti, si scoperto che il certificato era falso. Un altro esempio analogo quello di Hillary Clinton durante una conferenza stampa svoltasi il 29 luglio 2009 a Washington. Sta parlando della situazione in Iran: [] come mi avete sentito dire prima, di sostegno al popolo iracheno, che possa esprimere le proprie opinioni, che possa manifestare liberamente e apertamente e mettere in atto proteste pacifiche per la libert di stampa, perch i giornalisti non siano presi, arrestati e deportati, e ci fa parte di tutte le preoccupazioni che
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abbiamo espresso /qui solleva le sopracciglia in una microespressione di perplessit e si gratta velocemente la narice sinistra in questo caso, verosimilmente indica che probabilmente non si identifica in coloro che hanno preso quella posizione, ma non pu ammetterlo/ per settimane su ci che avevamo visto nel comportamento delle autorit in Iran.

Ammiccamenti ambigui
Alcune ricerche hanno messo in luce che chi racconta bugie tende a battere le ciglia pi spesso di chi onesto, mentre altre hanno evidenziato che chi mente le batte meno: molto dipende dal momento in cui viene colto il segno, dalla personalit, dal contesto, da quanto uno si sia preparato a mentire eccetera. Mediamente, noi battiamo le ciglia 12 volte al minuto per motivi fisiologici (per umidificare locchio). Si appurato che in condizioni di tensione emotiva o di eccitazione, la frequenza dellammiccamento aumenta; chi pi a disagio, rischia di pi o pi ansioso tender a sbattere le ciglia pi spesso di chi pi calmo o pi sicuro di s. Quando una persona attenta o in allerta lammiccamento rallenta; quando qualcuno legge qualcosa di interessante le palpebre vibrano leggermente e, per contro, battono poco se ci si annoia. Se si concentrati fisicamente o mentalmente le palpebre sbattono meno; al contrario, se si confusi, disorientati, preoccupati, seccati si tende ad ammiccare pi del normale. Le persone dominanti o sicure di s sbattono le ciglia poco; lo fanno tanto invece le persone timide e inibite. Anche chi ha poca stima di s tende ad ammiccare velocemente; per questo motivo talvolta chi deve fare un discorso si isola in modo da distendersi prima di iniziare e inibire lo sfarfallio. I conduttori dei telegiornali riducono la frequenza del battito delle ciglia quando sbagliano per minimizzare i loro errori. Va sottolineato comunque che laumento dellammiccamento palpebrale o lo sfarfallio delle palpebre (una vibrazione scomposta
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associata a volte a un rovesciamento dei bulbi oculari) possono anche valere come indizi di menzogna. Dal momento che questa alterazione del comportamento in sostanza un segno dansia, chi mente pu mostrare unintensificazione della frequenza di ammiccamento dopo che gli stata posta una domanda specifica. Poniamo che una moglie sospetti che il marito la stia tradendo e abbia trovato in una tasca della sua giacca il conto di un ristorante: a quel punto, potrebbe iniziare a parlargli del pi e del meno (in modo da non metterlo sulla difensiva e fare leva sul fattore sorpresa) e poi, allimprovviso, chiedergli: Cosa mi dici della ricevuta del ristorante che ho trovato nella tua giacca? Se il marito batte le ciglia pi velocemente probabile che abbia qualcosa da nascondere. Naturalmente lo stesso non vale se la domanda pu suscitare disagio per il fatto di essere sospettati. Per esempio, mettiamo che un agente di polizia dica: Hai rubato tu i soldi?! al commesso di un negozio dove stato trafugato lincasso: se questultimo intensifica la frequenza del battito delle ciglia vuol dire che va in ansia per essere stato accusato, ma non che sia colpevole. Una particolare sequenza di ammiccamento si rivelata uno degli indici di menzogna pi simili al naso di Pinocchio. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che lammiccamento delle palpebre diminuisce quando si impegnati in compiti mentali complessi e come gi sappiamo spesso mentire richiede uno sforzo intellettuale maggiore. Sharon Leal e Aldert Vrij con altri colleghi hanno cos voluto verificare se, con questi presupposti, si potesse cogliere un cambiamento significativo nel comportamento di sbattere le palpebre. Hanno quindi ideato un test: a met dei partecipanti stato chiesto di parlare dei propri affari, allaltra met di rubare il testo di un esame dallufficio del professore e poi negare di averlo fatto. Lesperimento ha dato un esito importante: chi era invitato a mentire diminuiva la frequenza dellammiccamento, ma subito dopo aver detto la bugia il battito di ciglia accelerava per una
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sorta di effetto compensazione. Chi invece diceva la verit aveva un aumento della frequenza di ammiccamento quando veniva invitato a riferire un fatto accaduto rispetto a quando doveva parlare di s: questo probabilmente avveniva per il fatto che, nel momento in cui sapeva di essere esaminato, si sentiva giudicato e viveva uno stato dansia.

IL CASO La sparizione della piccola Ayla Lammiccamento come segnale di menzogna stato rilevato in unintervista a Phoebe DiPietro, nonna di una bambina di 20 mesi, Ayla Reynolds, sparita il 16 dicembre 2011 dalla sua casa di Waterville, nel Maine. La bambina scomparsa dalla sua camera da letto: il padre, Justin DiPietro, laveva messa a dormire alle 20 circa e il mattino dopo si accorto che non cera pi. Stranamente, la cuginetta che dormiva nella stessa stanza non era stata toccata. Il giorno successivo, la madre di Justin, Phoebe, ha rilasciato una dichiarazione a una rete televisiva, rispondendo in modo evasivo quando le stato chiesto se cerano stati incidenti la sera precedente alla scomparsa e se ci fossero altre persone in casa oltre a lei e Justin. Allindomani dellintervista, Phoebe ha ammesso invece che lei non cera quella sera. Quello che segue uno stralcio dellintervista con i commenti sul comportamento verbale e non verbale della donna. Giornalista: Poteva essere successo qualche incidente quella sera? Phoebe DiPietro: /scuote la testa/ No /chiude gli occhi/ Giornalista: Non cera nessun altro qui? Phoebe DiPietro: /continua a scuotere la testa/ No /chiude gli occhi/ Giornalista: Lei, Justin Phoebe DiPietro: No /chiude gli occhi/ Giornalista: Cerano altre persone qui? Phoebe DiPietro: /scuote nuovamente la testa/ No, no /chiude gli occhi/ [pi avanti nellintervista] Giornalista: Quando ha scoperto che lei [la nipote] non era l, cosa ha pensato? 81

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Phoebe DiPietro: Iooo /batte tre volte le ciglia mentre lo dice; poi accenna un sorriso ha gli angoli delle labbra sollevati, la bocca socchiusa e un visibile rigonfiamento degli zigomi , prontamente bloccato/ ho pensato che non volevo che mio figlio andasse a prendere qualche amico e assieme andassero a prendere a calci le porte [delle case] per cercarla. Commento: allo stato attuale delle indagini (agosto 2012) Justin DiPietro non stato accusato di aver fatto del male alla bambina e ha superato il test con il lie detector. Tuttavia, ci sono degli elementi sospetti nel comportamento della madre di lui: forse ha mentito solo per far s che il figlio non fosse sospettato di essere implicato nella sparizione di Ayla. In ogni caso, chiudere gli occhi dopo ogni No (per altro, come gi detto, rispondere s o no un modo comune adottato dai mentitori per evitare di dare risposte pi compromettenti) eccessivo e verosimilmente indicava anche alla luce dei fatti che stava omettendo qualcosa. Quando poi la giornalista Phoebe DiPietro trattiene a stento un sorriso; segno le ha chiesto Cosa ha pensa- che sta nascondendo qualcosa to in relazione alla scomparsa della nipote, Phoebe ha battuto le ciglia tre volte, mentre esitava verbalmente (Iooo), segno che non sapeva cosa rispondere. La reazione pi strana per il sorriso trattenuto: un comportamento del tutto fuori luogo per una nonna che si mostra disperata per la scomparsa dellamata nipote.

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4 I segnali non verbali della menzogna


(parte seconda)

Le espressioni del volto: una lingua universale


Il nostro volto una sorta di orologio svizzero, un meccanismo congegnato alla perfezione composto da 43 diversi muscoli che possono essere combinati in modo da produrre innumerevoli espressioni; si calcolato che il numero di combinazioni possibili pu dare luogo a circa 11.000 atteggiamenti diversi. La loro funzione principale di comunicare le emozioni. Il primo scienziato a cogliere il valore emotivo delle espressioni facciali stato Charles Darwin, lideatore della teoria dellevoluzione. Il biologo sosteneva che molte delle espressioni facciali (emozioni) fossero state selezionate per ragioni di adattamento allambiente, cio servissero a comunicare qualcosa: lo stato interiore di una persona che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento (triste, felice, timoroso e via dicendo). Tutto ci ha un valore sul piano personale e sociale; per esempio la paura unemozione che segnala in genere un pericolo, e quindi utile comunicarla ad altri membri della stessa specie. In tempi attuali, le osservazioni di Darwin sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman. Ekman ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione.
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Gli atteggiamenti del volto osservati da questo ricercatore sono gli stessi anche allinterno di culture molto diverse. Per esempio, in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono quando provano unemozione sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel mondo occidentale. A cambiare da cultura a cultura sono invece le cosiddette regole di esibizione; in Oriente, per esempio, c una forte inibizione a mostrare pubblicamente le emozioni negative come rancore, tristezza o dolore (specie tra gli uomini). Un nuovo studio di David Matsumoto e altri ricercatori della San Francisco State University ha dato prova che la mimica facciale non si apprende, ma nasce con noi. Gli scienziati hanno condotto lindagine analizzando le foto di 4.800 atleti di judo provenienti da 23 diversi Paesi, ripresi alla cerimonia di premiazione dei Giochi olimpici e paraolimpici del 2004; tra questi cera anche un nutrito gruppo di non vedenti. Dallesame delle espressioni facciali emerso che gli atleti ciechi e quelli vedenti avevano la stessa mimica in tutto e per tutto: per esempio, chi aveva conquistato la medaglia doro esprimeva felicit ed entusiasmo, mentre chi era arrivato secondo esibiva un sorriso di circostanza, che lasciava trapelare una certa amarezza. Questo riscontro ha portato gli studiosi ad affermare che le espressioni emotive sono scritte nel nostro DNA proprio perch, anche chi non le aveva mai potute vedere e quindi assimilare, le mostrava nellidentico modo degli altri. A ulteriore riprova del fatto che le espressioni emotive sono innate contribuisce una recente ricerca di un team composto da una psicologa, Nadja Reissland, un medico, James Mason, un docente di statistica sociale, Brian Francis, e Karen Lincoln, ostetrica e ginecologa; lindagine, in questo caso, stata condotta studiando latteggiamento facciale dei feti attraverso unapparecchiatura a ultrasuoni che permette di avere unimmagine tridimensionale del nascituro. Il comportamento stato analizzato nel periodo tra la ventiquattresima e la trentaseiesima settimana di gestazione.
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Si cos osservato che alla ventiquattresima settimana i feti sono in grado di muovere un solo muscolo facciale alla volta: per esempio, possono tirare le labbra o aprire la bocca; dalla trentacinquesima, invece, diventano capaci di muovere i muscoli del volto in combinazione: possono stirare le labbra, e al contempo abbassarle e rendere il solco naso-labiale (quello che va dal naso agli angoli della bocca) pi profondo. In definitiva, possono mostrare unespressione facciale completa. In questo capitolo preciseremo quali sono gli indici espressivi delle emozioni principali e le loro pi significative varianti; inoltre, parleremo di come queste espressioni si legano agli atti non verbali. Avremo cos uno strumento in pi per leggere il nostro interlocutore e capire se sincero o bugiardo.

Cosa ci dice unespressione?


Losservazione dei cambiamenti dellespressione del volto in relazione a degli stimoli ci pu dire: quale emozione sta vivendo lindividuo; se prova due emozioni contemporaneamente; lintensit dellemozione.

Come si mostra unespressione?


Lespressione del volto si pu mostrare: in modo completo per alcuni secondi (se permane di pi non genuina); come microespressione (per pochissimi istanti): lespressione completa, ma si mostra per un tempo brevissimo;
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in modo soffocato: lespressione appare in modo parziale; cosa che, in certi casi, ne rende difficile linterpretazione; in modo asimmetrico: gli stessi atteggiamenti compaiono sulle due met del viso, ma con intensit diversa; in questo caso siamo di fronte a unespressione fasulla, simulata. Passiamo ora a elencare i tratti distintivi delle principali emozioni.

Sorpresa
Il tratto pi distintivo della sorpresa un repentino sollevamento delle sopracciglia, che appaiono curve; inoltre, il lembo di pelle tra palpebra e sopracciglia ha un aspetto teso e risulta pi esteso che in condizioni normali. Se linarcamento delle sopracciglia viene esibito senza le concomitanti modificazioni della pelle sopra le palpebre e dellocchio, un modo per esprimere incredulit (in questo caso, si tratta di un segnale intenzionale). Questa posa delle sopracciglia Espressione di sorpresa determina un corrugamento della fronte provocando delle lunghe pieghe che lattraversano orizzontalmente. Gli occhi sono spalancati: le palpebre superiori sono sollevate e quelle inferiori abbassate; la parte bianca dellocchio, la sclera, visibile sopra liride (il cerchio colorato al centro) e talvolta anche sotto. Alle volte potremo osservare che gli occhi vengono aperti per un istante senza che ci sia linteressamento delle sopracciglia: in quel caso, lespressione segnala un inatteso aumento dellinteresse. Il mento tende a cadere verso il basso, portando le labbra a dischiu106

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intende rimarcare che ci che dice serio e grave oppure che prova disappunto per la situazione o largomento.

Unindagine illuminante
Come abbiamo commentato nel capitolo precedente, Porter e ten Brinke hanno evidenziato un limite negli studi sul riconoscimento della menzogna: il fatto che i soggetti esaminati non hanno in genere grandi ragioni per scomporsi mentre mentono, tanto si tratta solo di simulazioni. I ricercatori hanno cos pensato di analizzare il comportamento di persone che potenzialmente avevano molto da perdere a essere scoperte: per questo motivo hanno studiato 78 appelli televisivi di familiari o parenti che si rivolgevano a presunti rapitori affinch liberassero i loro cari; la scelta caduta su queste situazioni perch lo abbiamo gi anticipato nella realt stato dimostrato che almeno nel 50% dei casi chi faceva lappello era il colpevole della sparizione, o almeno ne era coinvolto. I filmati sono stati esaminati alla ricerca di indizi verbali e non verbali di menzogna, analizzando le espressioni facciali e il discorso. Per essere certi che le loro conclusioni fossero corrette, gli autori hanno confrontato ci che avevano riscontrato con prove oggettive (raccolte dalla polizia e utilizzate nelle aule di tribunale, come lanalisi del DNA, oppure tabulati telefonici e testimonianze) che avevano portato alla condanna dei familiari o alla loro esclusione dalla rosa degli indiziati. Il risultato ha dato cos prova che c modo di distinguere i colpevoli dagli innocenti soprattutto dallesame delle espressioni del volto. Gli assassini che mentivano pi facilmente esprimevano segni di disgusto, specie sollevando il labbro superiore: quando questo atteggiamento non era legato a un contenuto specifico, ipotizzano gli autori della ricerca, probabilmente rifletteva la ripugnanza per lomicidio commesso, il senso di colpa e la vergogna per le loro azioni
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o un sentimento di repulsione per la vittima; per contro era difficile trovare segni di tristezza genuina. Il contrario avveniva invece con chi era innocente: questi ultimi esprimevano segni di tristezza e ansia. Sorprendentemente, sono state notate parecchie espressioni di sorpresa in chi mentiva; secondo gli autori, ci accadeva non perch questi ultimi provassero davvero quella emozione, ma perch cercavano di simulare in modo maldestro preoccupazione e afflizione. Latteggiamento angolato delle sopracciglia nella tristezza e la forma a triangolo scaleno praticamente impossibile da ricreare; in modo analogo, lapprensione, in cui le sopracciglia vengono sollevate (come appunto nella sorpresa) ma unite al centro, formando un solco verticale sulla fronte, quasi altrettanto difficile da riprodurre in modo volontario. Proprio nel tentativo di fingere queste espressioni i mentitori rivelavano la loro effettiva mancanza di genuino coinvolgimento emotivo. Un altro segno distintivo dei bugiardi era la presenza, in genere molto rapida, di un sorriso: probabilmente, commentano i due ricercatori, si trattava di un sorriso nervoso oppure di una sorta di piacere sadico. In ogni caso, proprio questo tratto si era dimostrato uno degli indizi pi attendibili di menzogna. A livello linguistico, chi diceva il falso usava molte pi espressioni verbali di incertezza (forse, pi o meno eccetera). stato poi rilevato che questi appelli venivano fatti molto prima dai colpevoli che dagli innocenti.

IL CASO Lomicidio di Sarah Scazzi Mettiamo ora alla prova queste osservazioni in un caso reale: il caso di Sarah Scazzi, noto anche come il delitto di Avetrana. Lomicidio della quindicenne di Avetrana, in provincia di Taranto, ha suscitato molto scalpore a livello mediatico. Del fatto, accaduto il 26 agosto 2010, accusata la cugina Sabrina Misseri, la madre di lei, Cosima Serrano (che avrebbe architettato il tutto) e il padre, Michele Misseri, prima reo confesso e attualmente sotto accusa per occultamento di cadavere. 137

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Analizzando la prima intervista che Sabrina Misseri ha rilasciato alla trasmissione Chi lha visto? possiamo cogliere dei segnali che sembrano esprimere proprio un atteggiamento di disprezzo e disgusto parlando della cugina: si tratta di microespressioni che durano meno di 1 secondo. Quella che segue la trascrizione dellintervista con gli atteggiamenti sospetti rilevabili in base a quanto esposto in queste pagine. Giornalista: So che vi scrivevate messaggi quotidianamente con il cellulare. Sabrina: S, erano semplici messaggiii per parlare di uscite; cosa stai facendo o quando ci potevamo vedere, se poteva venire a casa mia messaggi normalissimi. Giornalista (parzialmente sovrapponendosi a Sabrina): Ma Sarah non ti ha mai parlato di Internet /qui Sabrina socchiude gli occhi e assottiglia le labbra Sabrina Misseri: espressione di rabbia in quella che unespressione di collera/ non ti ha mai detto nulla? Sabrina: Lei raccontava che qualche volta andava a casa di unamica per entrare nel profilo di Facebook; per lei si lamentava perch diceva che ogni volta mi diceva che non riusciva ad entrare, perch ogni volta non ricordava la password Giornalista: Ma che tu sappia, lei usava un nickname, un nomignolo Sabrina: No, lei mi diceva sempre che usava solo il nome e il cognome e basta; poi non lo so io so soltanto che la password ce lha pi di qualcuno, poi non lo so /tira langolo destro delle labbra e solleva lo zigomo, tanto da rendere pi evidente il solco naso-labiale in unespressione a met tra il disprezzo e un sorriso crudele/
Sabrina Misseri: espressione di disprezzo

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Commento: riassumendo, siamo di fronte a due indizi che, secondo lo studio di Porter e ten Brinke, potrebbero essere indicativi del rancore di Sabrina per la cugina; inoltre, tutti e due si riferiscono a Internet o Facebook, quindi potrebbero essere legati a quello che considerato il movente della cugina di Sarah: la gelosia per il rapporto di questultima con Ivano Russo, di cui Sabrina era innamorata. In altre parole, Sabrina potrebbe aver espresso quella mimica facciale riguardo ai possibili messaggi che i due si sarebbero mandati via Internet. Esaminiamo a questo punto anche la prima intervista di Michele Misseri: in quelloccasione, aveva finto di aver ritrovato il cellulare della nipote per una casualit. Quella che segue la trascrizione dellintervista. Michele Misseri: stataaa proprio un caso, proprio io non volevo che lo trovassi magari la gente dice ma proprio lo zio lo doveva trovare? /solleva le braccia in un gesto plateale/ non volevo. Ho detto ai carabinieri di non dire niente a nessuno purtroppo, si saputo lo stesso. Giornalista: Mi racconta come successo? Michele Misseri: Allora, eee, ieri abbiamo pulito gli alberi dellolivo con una scopatrice con un amico, ahh, un certo Bellino Dicimmo di Avetrana. Mi sono dimenticato un cacciavite, che per caso del cacciavite s trovata questa fortuna. Come sono sceso dove ho parcheggiato questa mattina ho visto una cosa della bruciacchiatura e mi venuta /mette entrambe le mani sul petto e incassa la testa/ una cosa forte /si mette a piangere e si massaggia il petto/ e /mette la

Michele Misseri: atteggiamento normale

Michele Misseri: espressione dansia

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5 Gli indizi verbali nella menzogna

Nel 1994 Susan Smith, una ventitreenne del South Carolina, rilasci unintervista in televisione sostenendo che i suoi due bambini erano stati rapiti. Successivamente, la polizia scopr che la donna aveva affogato i figli in un lago e inscenato il rapimento per nascondere il suo gesto. Quando ancora non era sospettata dellomicidio la Smith aveva affermato pubblicamente: I miei bambini mi volevano; avevano bisogno di me e adesso io non posso aiutarli. stata proprio lanalisi linguistica delle dichiarazioni della donna a smascherarla. Mentre nelle sue interviste il padre parlava al presente (ritenendo appunto che i figli fossero ancora vivi), la madre si riferiva a loro usando i verbi al passato: un modo di esprimersi decisamente inconsueto in chi nutre la speranza di ritrovare i propri cari dispersi. Sulla base dellesame delle dichiarazioni di mentitori e persone sincere si potuto evidenziare che esistono degli elementi del linguaggio che maggiormente tradiscono le bugie. In questo capitolo vedremo quali sono.

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Uno strumento efficace: la SVA


Il primo modello strutturato per la discriminazione delle dichiarazioni veritiere da quelle false la SVA. La sigla sta per Statement Validity Analysis, o Analisi della veridicit delle dichiarazioni, ed la tecnica pi diffusa per misurare la credibilit delle testimonianze, e in particolare per cogliere gli indizi verbali della menzogna. Questo strumento stato ideato dallo psicologo tedesco Udo Undeutsch nel 1967 e poi riformulato e perfezionato da altri studiosi per lanalisi dei casi di abuso fisico su minori. Successivamente, si appurato che un metodo di analisi valido anche nellesame dei racconti degli adulti riguardo ad argomenti diversi dai reati di stampo sessuale. La SVA si compone di tre elementi principali: un colloquio strutturato; lanalisi dei contenuti determinata con precisi criteri (CBCA, Criteria-based content analysis); il confronto fra gli esiti dellanalisi e gli altri elementi di prova. Il punto di forza della SVA proprio la CBCA. La tecnica, che stata affinata da Max Steller e Gnter Khnken, comprende 19 criteri che si presume riflettano la qualit del contenuto di una dichiarazione (in termini di vivacit, concretezza, vividezza, coerenza psicologica eccetera) e alcuni aspetti quantitativi (il numero di dettagli, la lunghezza degli enunciati, la presenza e la ripetitivit di esitazioni, intercalari, pause eccessive e cos via). Tali criteri sono stati studiati per consentire di riconoscere le differenze tra un racconto credibile e uno inventato: per esempio, un elevato numero di dettagli un buon indice di credibilit; al riguardo le ricerche hanno dimostrato che chi mente fornisce, in effetti, meno informazioni di chi dice la verit. Lanalisi condotta con la SVA viene accettata come elemento pro150

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IL CASO Una battuta fuori luogo Mettiamo alla prova gli elementi di cui disponiamo finora per analizzare la chiamata al 911 di Sergio Celis in occasione della scomparsa di sua figlia Isabel. Ascoltando la telefonata (la si pu trovare su YouTube e su Internet disponibile la trascrizione), la prima anomalia che salta allocchio il tono pacato e calmo di lui; del tutto implausibile per un padre a cui non solo scomparsa la figlia, ma che ha motivi fondati per ritenere che sia stata rapita (ricordiamo che la bambina sparita dalla sua stanza, e che inoltre la finestra era aperta e il vetro era stato tolto e appoggiato sul muro esterno della casa). Quelli che seguono sono alcuni passaggi della telefonata. Centralino: Qual la sua emergenza? Sergio Celis: Voglio denunciare la scomparsa di una persona; di mia figlia piccola di 6 anni. Credo sia stata rapita da casa mia. Centralino: Dove abita? (Alla risposta, laddetto gli dice di rimanere in linea per parlare con la polizia di Tucson.) Receptionist: Polizia di Tucson, dipartimento di Gabhart Sergio Celis: Salve, devo denunciare un, uhm, la scomparsa di una bambina. Credo sia stata rapita da casa mia. Receptionist: Bene, si tratta di sua figlia o? Sergio Celis: S. Receptionist: Perch pensa sia stata rapita? Sergio Celis: Non ne ho idea. Ci siamo alzati questa mattina e siamo andati a svegliarla per portarla alla partita di baseball che aveva e lei non cera. Ho svegliato i miei, miei figli. Ho guardato dovunque in casa e il mio figlio pi grande ha notato che la sua finestra [di Isabel] era aperta e il vetro era appoggiato nel cortile. [] Receptionist: C anche la mamma? Sergio Celis: Uhm, lei era appena uscita per andare al lavoro: lho giusto chiamata e le ho detto di portare a casa il culo (risate). [] Receptionist: Avete 164

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Sergio Celis: Ah, ah Receptionist: avete ricevuto qualche strana telefonata; qualcosa del genere, visto qualcuno aggirarsi nei paraggi? Sergio Celis: No. Siamo tornati tardi dalla partita di baseball dei miei figli [] mi sentivo assonnato e non ho mai sentito niente di strano. Commento: come abbiamo gi sottolineato, la voce tradisce la mancanza di preoccupazione del padre (in totale contrasto con quanto mostrato nellappello in TV che abbiamo esaminato in precedenza). Lanalisi del discorso evidenzia poi alcuni elementi decisamente sospetti: innanzitutto, nella prima telefonata si riferisce alla propria figlia prima dicendo che una persona scomparsa e successivamente una bambina; per altro, mentre nel primo caso specifica che si tratta di sua figlia, in seguito non si prende nemmeno la briga di precisarlo, tanto che tocca al centralinista chiederlo. Come abbiamo detto, usare espressioni impersonali per parlare di un proprio familiare un modo per esprimere una dissociazione emotiva dalla persona o dalle eventuali azioni compiute contro di lei. Inoltre, quando laddetto gli chiede perch pensa sia stata rapita, Celis risponde in prima battuta che non ne ha idea, quando invece ha visto la finestra aperta senza il vetro; ma precisa questo dettaglio solo in un secondo momento. Del tutto fuori luogo anche la battuta sulla moglie: le ho detto di portare a casa il culo e la risata che ne segue. A un genitore in ansia non verrebbe mai in mente di fare dello spirito, per di pi da caserma. Infine, in risposta alla richiesta del receptionist se avesse notato qualcosa di insolito, replica commentando che si sentiva assonnato e che non ha mai sentito niente di strano: quellavverbio stride se riferito a un fatto specifico. In definitiva, lanalisi della telefonata avvalora ancora di pi lipotesi di coinvolgimento di Celis nella sparizione della bambina; cosa gi emersa dallesame della mimica facciale nel corso dellappello in TV.

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Alla successiva domanda delloperatore (cos successo?), Peterson non menziona come stia la moglie, se stia sanguinando o qualcosa del genere, ma si premura a precisare che le capitato un incidente (verosimilmente per prendere le distanze dal fatto); solo alla successiva domanda (la terza) precisa che caduta dalle scale: questo tergiversare sullaccaduto decisamente sospetto. La puntualizzazione Non avrei mai voluto che le accadesse qualcosa di male stride con la dichiarazione che si sia trattato di un incidente: la propria volont non centra niente con una disgrazia; la frase diventa quindi unimplicita e involontaria ammissione di colpa. Ma il punto pi significativo che in nessun momento luomo chiede esplicitamente assistenza medica per la vittima!

Il tono di voce
Nellindagine di Adams e Harpster le richieste di assistenza medica sincere erano accompagnate da una modulazione della voce. Per contro, un tono neutro e pacato sospetto; solo il 4% dei chiamanti innocenti non mostrava variazioni di voce, mentre il 35% dei colpevoli aveva un tono uniforme e controllato. In modo analogo, in tale situazione chi telefona fa unesplicita richiesta di intervento medico. Nello studio, il 37% dei chiamanti ha espresso questa urgenza: tutti erano innocenti. Al contrario, il 22% dei soggetti dichiarava una situazione demergenza, ma si mostrava paziente e controllato: si sono rivelati tutti colpevoli.

Altri parametri significativi


Il grado di collaborazione del chiamante unaltra importante discriminante tra individui innocenti e colpevoli: i primi sono pronti a rispondere alle domande e danno numerose informazioni; i colpevoli, per contro, appaiono riluttanti a parlare, ripetono le parole e danno risposte poco chiare. Nellindagine di Adams e Harpster, il 51% di chi ha chiamato il servizio emergenze per denunciare un omicidio ha
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ripetuto delle parole nel corso della telefonata: la totalit di costoro era colpevole. Quando un chiamante risponde a una domanda rilevante con espressioni come ah, uhm, cosa? eccetera in stato confusionale (a meno che non ci siano dei rumori che disturbino la ricezione) e, di per s, ci non indice di colpevolezza. Rilevanti sono invece le interruzioni del discorso e il fatto di cambiare argomento rispetto al motivo della telefonata. Il 30% dei chiamanti che si comportato cos si rivelato colpevole: la presenza di questi segni, sostengono gli studiosi, un indizio frequente di colpevolezza.

IL CASO Che fine ha fatto Zahra? Una chiamata che ripropone proprio cambiamenti di discorso, mancanza di interesse per quello che si sta dicendo e altri elementi sospetti quella di Adam Baker in relazione alla sparizione di sua figlia Zahra Claire. La bambina, di 10 anni, scomparve dalla sua casa nel North Carolina il 9 ottobre 2010: due mesi dopo, nel novembre di quellanno, furono ritrovati i suoi resti smembrati. Elisa Baker, la matrigna, aveva chiamato il 911 alle 5.20 circa di quel giorno per denunciare un incendio nel giardino. Nella sua telefonata parla del fatto che il giardino andava a fuoco, ma non fa alcun cenno alla scomparsa della figliastra. Ci penser il marito, Adam Baker, numerose ore dopo (circa alle 14), ad avvisare le autorit. Successivamente, Elisa Baker stata incriminata e condannata per lomicidio della ragazzina, con laccusa di aver redatto anche una falsa richiesta di riscatto. Per completare il quadro va menzionato il padre, Adam, che seppure sia risultato estraneo allomicidio, non detto che non ne fosse a conoscenza; inoltre, si tratta di una figura tuttaltro che immacolata: il 5 gennaio 2012 stato condannato pure lui per aggressione a mano armata e per altri reati minori. Esaminiamo quindi la chiamata al 911 di Adam Baker. Adam Baker: Hey, come va? /il suo tono calmo e controllato/ Centralino: Bene 173

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Adam Baker: Ho bisogno della polizia (a quel punto la telefonata viene dirottata al distretto giusto). Centralino: 911, qual lemergenza? Adam Baker: Ah s, mia figlia scomparsa []. La polizia stata qui ieri notte [per la denuncia di incendio]. Hanno trovato una richiesta di riscatto per la figlia del mio capo... ehm... mi sono alzato un po di tempo fa... e sembra che abbiano preso mia figlia al posto della figlia del mio capo []. Centralino: Quando scomparsa? Adam Baker: Uhmmm abbiamo controllato questa notte attorno alle 2.30 e lei era l: tutto successo stanotte attorno alle 5.00 cos, io non so se loro hanno dato fuoco al giardino per distrarci e farci uscire per poi entrare con tutta calma dalla porta o non so. Centralino: Non sono a conoscenza di quanto accaduto stanotte cosa successo questa notte? Adam Baker: Ok, questa notte ci siamo alzati il mio cane mi ha svegliato e cera un incendio nel cortile e qualcuno ha versato della benzina nel camion della mia compagnia che io guido per lavoro. Hanno lasciato una lettera di riscatto sul veicolo indirizzata al mio capo dicendo che avevano sua figlia e che suo figlio sarebbe stato il prossimo. [] e sua figlia gentile. Sua figlia venuta con lui ieri sera quando lho chiamato [si riferisce al capo]. E ah, sembra che abbiano preso mia figlia al posto di sua figlia. Commento: il padre non vede la figlia dal momento in cui va a letto; non si preoccupa di controllarla quando scoppia lincendio n sembra allarmarsi di non trovarla in piedi quando arrivano i mezzi di soccorso che sicuramente fanno un sacco di rumore. Nemmeno gli viene il dubbio che la figlia di cui si parla nella richiesta del riscatto possa essere la sua. La sua preoccupazione tale che d lallarme 6 ore dopo che il giardino andato in fiamme Del tutto insoliti sono il suo modo di presentarsi al 911 (Hey, come va?) e il tono pacato: esprimono un totale disinteresse per le sorti della figlia (forse perch sa che le successo qualcosa?). Inoltre, quando gli viene chiesto qual lemergenza, risponde in modo stupito; parla del supposto equivoco di persona e fa un commento del tutto irrilevante come: ehm... mi sono alzato un po di tempo fa; le sue espressioni sono confuse: uhmmm, non so; inoltre, a un certo punto, sembra dimenticarsi della 174

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