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Per un' epistemologia della storia dell'arte . La cultura contemporanea al tempo della rete.

Non mia intenzione con questo contributo mettere in discussione l'utilit della rete sia per la didattica sia per la ricerca, quanto offrire qualche proposta di riflessione su quella che , ormai, una realt consolidata nella pratica degli studi umanistici. Internet una finestra sul mondo a cui si pu accedere da casa come da qualsiasi altro luogo, con un incredibile accorciamento delle distanze. Ci ha comportato una modificazione del concetto di spazio e di tempo, una sorta di pseudo simultaneit sicuramente da molti punti di vista entusiasmante: dall'elementare digitazione su Google all'accesso in SBN, dalla navigazione su siti non istituzionali alla consultazione di database scientifici e mirati. Indubbiamente, l'uso massivo della rete nella

ricerca bibliografica sia mediante l'accesso a database sia mediante l'accesso a strutture open source ha prodotto una riduzione dei tempi a cui seguita una dilatazione degli spazi dovuta alle migliaia di connessioni da accesso remoto. Ci costituisce, innegabilmente, uno degli aspetti immediati pi innovativi, sotto gli occhi di tutti , che ha determinato, inoltre, una sorta di orizzontalit del sapere, di circolazione pi o meno democratica della conoscenza. La ricerca e la ricerca bibliografica tramite rete non sono, dunque, prerogativa della nostra disciplina n, in particolare, del settore L-Art/03 della Storia dell'arte contemporanea. Il web utile, la rete utilissima: non peccato, quindi, partire per un'indagine qualsiasi da enciclopedia collettive quali Wikipedia. Il problema quello di validare le informazioni: ed per questo motivo che sotto il profilo didattico, l'uso della rete va incoraggiato unitamente ad una formazione

che abitui all'esercizio critico e alla verifica delle fonti utilizzate. Un aspetto di sempre, del resto, che si accentua, tuttavia, quando si attinge sia ad enciclopedie in qualche misura collettive, quali la gi citata Wikipedia, sia a siti non ufficiali. Rimane fondamentale, inoltre, anche se ci , apparentemente, pu non riguardarci, il ruolo del bibliotecario come intermediario dell'informazione e della comunicazione, come mediatore del sapere scientifico. Internet, inoltre, non solo il luogo di reperimento di notizie e informazioni bibliografiche ma , anche, fonte per la cultura contemporanea. Un aspetto questo, a mio avviso, non secondario e inspiegabilmente, spesso, sottovalutato. Questa constatazione pu avviare , infatti, quella che pu ritenersi se non un vera e propria sfida epistemologica, un' importante riflessione sul piano del metodo. Come sappiamo la rivoluzione digitale ha riconvertito in forma digitale i documenti,

gli archivi che facevano parte del passato rendendoli in diversa misura accessibili in rete. Ciononostante, il documento digitale, come pure internet, presenta delle caratteristiche differenti dalle fonti tradizionali quali l'immaterialit, la fragilit dovuta a software ed hardware veicolati da un mediatore quale la rete, per sua costituzione volatile ed instabile. Inoltre, non va dimenticato che si tratta di materiali fluidi e facilmente manipolabili. Mi chiedo, dunque, e alla luce di queste considerazioni, se il mutamento digitale in corso che , non lo si dimentichi, anche culturale produce, produrr, delle ripercussioni sul fare artistico e sul mestiere dello storico. Ancora, accanto a questo aspetto di natura metodologica e centrale nella ricerca storica al tempo di internet, si affianca quello inerente il problema dell'eccesso di fonti nel nostro tempo, croce e delizia, come noto, dello storico dell'arte contemporanea.

Oggi, infatti, gli spazi della memoria si sono estesi, ampliati, anche, in altre direzioni: accanto ai documenti scritti e figurati gli archivi custodiscono fotografie, nastri magnetici, filmati e materiale documentario fragile, deperibile sul piano della conservazione. Secondo molti, ancora, per orientare la riflessione su un altro determinante aspetto, con l'avvento dell'era digitale termina non solo l'et della stampa ma, anche, quella della scrittura materiale. Non che si sia smesso di scrivere; naturalmente questa prassi insostituibile, ma ci significa che le nuove tecniche di mediazione mettono in evidenza il limite del linguaggio tradizionale privilegiando il transitorio. Ci vuol dire che se memoria ed oblio viaggiavano un tempo appaiate, oggi l'impetuoso flusso di dati, il mare di immagini inarrestabile non facilita la costruzione di quella che si chiama memoria ragionata. In tal modo la comunicazione dei saperi e

non la semplice trasmissione dei dati, rischia di avvicinarsi alla comunicazione commerciale che produce serialit. E la serialit facilita l'oblio e non il ricordo valutativo, ossia l' elaborazione delle informazioni. Concludo, infine, evidenziando, in forma di domanda, un altro aspetto che necessiterebbe di un confronto. IL ricorso alle tecnologie informatiche deve dar luogo alla definizione di un sistema di catalogazione omogeneo sia per quanto concerne l'adozione di standard sia sul versante del metodo? Ovvero, come analizzare, schedare, comunicare eventuali dati statistici, modelli culturali in atto, emergenze non ancora storicizzate e quanto altro attraversa la realt della ricerca culturale dei nostri giorni? Il problema urgente, dunque, non a mio avviso solo quello dell'eccesso di fonti, quanto quello, comune ad altre aree disciplinari, dell'individuazione di una nuova tipologia di fonti. E da questo punto di vista sono convinta che

sarebbe utile avviare una discussione e un confronto, anche, tra gli storici dell'arte contemporanea .

Gabriella De Marco Dipartimento di Scienze Umanistiche Universit di Palermo


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