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La Teoria della Complessit Economica di Hausmann e Hidalgo: unAnalisi Empirica sulle Regioni Italiane dal 1991 al 2011

Carlo Varrasi
Studente nel Corso di Laurea in Economia Aziendale e Management presso lUniversit Commerciale Luigi Bocconi

SOMMARIO
INTRODUZIONE: LE VIE ALLA PROSPERITA ...................................................................................6 1 - LE TEORIE TRADIZIONALI SULLO SVILUPPO ECONOMICO ........................................................8 1.1 I MODELLI CLASSICI .............................................................................................................8 1.2 IL MODELLO DI HARROD-DOMAR ......................................................................................10 1.3 I MODELLI POST-HARROD: KALDOR E SOLOW ...................................................................11 1.4 I MODELLI DI CRESCITA ENDOGENA...................................................................................13 1.5 GLI SVILUPPI RECENTI ........................................................................................................14 2 - LA TEORIA DELLA COMPLESSITA ECONOMICA ......................................................................17 2.1 IL PRODOTTO COME VEICOLO DI CONOSCENZA ................................................................17 2.2 LO SVILUPPO ECONOMICO COME CRESCITA CONOSCITIVA ..............................................18 2.3 COME MISURARE LA CONOSCENZA? .................................................................................19 2.4 IL CONCETTO DI COMPLESSITA .........................................................................................20 2.5 MISURARE ATTRAVERSO LA COMPLESSITA: DIVERSITA ED UBIQUITA ............................21 2.6 ECONOMIC COMPLEXITY INDEX E PRODUCT COMPLEXITY INDEX .....................................22 2.7 UTILIZZARE ECI E PCI: COMPARARE IL PRESENTE E PREDIRE IL FUTURO ............................23 2.8 IL PRODUCT SPACE: RAPPRESENTARE LO SVILUPPO DELLA COMPLESSITA .......................26 2.9 LO STUDIO DI HAUSMANN E HIDALGO COME TEORIA ECONOMICA .................................27 2.10 I LIMITI DELLA TEORIA DI HAUSMANN E HIDALGO ..........................................................29 3 - LA COMPLESSITA DELLE REGIONI ITALIANE ...........................................................................32 3.1 GLI OSTACOLI AD UNO STUDIO REGIONALE DELLA COMPLESSITA ...................................32 3.2 CALCOLO ED ANALISI DEGLI ECI REGIONALI .......................................................................32 3.3 PREVISIONI SULLA FUTURA CRESCITA DELLE REGIONI ITALIANE .......................................36 3.4 UNA NUOVA INTERPRETAZIONE DEL DIVARIO TRA NORD E SUD ......................................39 APPENDICE 1: MODELLO DI STIMA DELLA CRESCITA ATTESA A 20 ANNI DEL PIL PRO CAPITE REGIONALE ...................................................................................................................................43 APPENDICE 2: RICONGIUNZIONE ATECO SITC4 ........................................................................46 BIBLIOGRAFIA...............................................................................................................................55

Verum scire est scire per causas


Anonima rielaborazione in latino di Aristotele, IV Secolo a.C., Fisica, I, 1, 184a,10

INTRODUZIONE: LE VIE ALLA PROSPERITA


Lideale della prosperit racchiude in s il sogno delluomo di uno stato di benessere, agio e completa soddisfazione di ogni bisogno materiale. Anche se, dal punto di vista antropologico e sociologico, si potrebbe ritenere che la ricerca della prosperit sia una spinta alla base di ogni individuo e societ, essa non era obiettivo esplicito delle collettivit tradizionali: sia nel mondo classico, sia nel mondo medioevale, leccesso di agiatezza e di ricchezze erano, di norma, fermamente condannati da religione, letteratura e filosofia. Due nomi tra tutti: in primo luogo Aristotele, il quale, nella sua Politica, attacca la spirale della ricchezza infinita descrivendola come proiezione innaturale dellavidit umana1 e la contrappone alla giusta sobriet della mera soddisfazione dei bisogni naturali; in secondo luogo, Dante, il quale, nel canto XV del Paradiso, incolpa la sopravvenuta abbondanza e ricchezza di Firenze della corruzione dei costumi, degli odi e degli scontri che hanno interessato la citt2. Pressoch ignorato dallo studio teorico, condannato dalla moralit dominante, negato da una realt di guerre, carestie e miseria, lideale della prosperit rimasto per secoli perlopi confinato nei sogni utopici popolari e letterari di un paese di Cuccagna, dallinfinita ricchezza di cibo e di piaceri. Solo con il passaggio allepoca moderna e la democratizzazione della politica, avviene il riconoscimento della ricerca della prosperit come fondamentale compito dello Stato e di ogni cittadino, attraverso lesplicitazione in molte delle Costituzioni moderne: il concorso al progresso materiale o spirituale della societ nella Costituzione italiana3, la promozione del general Welfare in quella americana4 o il Wohle des deutschen Volkes della Costituzione tedesca5. Affinch la prosperit, per, non rimanga solo un ideale, lo studio economico degli ultimi due secoli si dedicato intensamente allanalisi di quali siano le determinanti alla base dello sviluppo economico delle societ, per dare alla politica gli strumenti per perseguire il benessere comune.

Tommaso DAquino, Lorenzo Alberto Perotto (a cura di) (1996), Commento alla Politica di Aristotele, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, p.116 2 Dante Alighieri (XIV sec), Commedia, Paradiso, Canto XV, vv. 88-148 3 Costituzione della Repubblica Italiana (1946), Principi Fondamentali, art. 4, comma 2 4 United States Constitution (1787), Preamble to the United States Constitution 5 Grundgesetz fr die Bundesrepublik Deutschland (1949), IV a. Gemeinsamer Ausschu, art. 56
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Le risposte allinterrogativo sulle cause dello sviluppo economico sono state molto differenti nella storia e, spesso, contrastanti. Un approccio innovativo e dalle profonde implicazioni viene dalla teoria della complessit economica, frutto, in particolare, degli studi del Professor Ricardo Hausmann e del Professor Csar A. Hidalgo. Come riconosciuto6, tra gli altri, da Justin Lin, Chief Economist presso la Banca Mondiale, lo studio della complessit economica rappresenta uno strumento importante per comprendere ci che realmente muove la crescita del PIL e ci che permette o impedisce ad un paese sottosviluppato di raggiungere il benessere delle nazioni pi avanzate: in altri termini, si tratta di un fondamentale contributo allo studio dei disequilibri economici del mondo moderno, con la speranza che possa aiutare la loro comprensione e la loro soluzione. Questo elaborato presenter la teoria di Hausmann e Hidalgo e ne proporr unapplicazione concreta al caso empirico delle regioni italiane.

The ECI can play a very important role. It can help identify the role of developing countries Justin Lin, Cambridge, MA, 2011

1 - LE TEORIE TRADIZIONALI SULLO SVILUPPO ECONOMICO


Per spiegare la differenza tra paesi avanzati, paesi emergenti in forte crescita e paesi arretrati che sembrano bloccati e senza speranze, ossia rintracciare quali siano i fattori che guidano le societ e le nazioni verso la prosperit, lo studio economico ha proposto diverse teorie: la prima parte dellelaborato si dedicher alla presentazione dei principali modelli al riguardo, dal XIX secolo ad oggi. 1.1 I MODELLI CLASSICI Tra le teorie classiche, spicca lo studio delleconomista inglese Adam Smith. Il modello dellautore parte dalla considerazione del lavoro come determinante fondamentale della produzione economica e del valore dei beni: di conseguenza, la crescita economica descritta da Smith come un fenomeno strettamente legato alla produttivit del lavoro stesso. Secondo Smith, esistono solamente due modi per incrementare la produttivit del lavoro: by increasing either the number of its productive labourers, or the productive powers of those labourers who had before been employed7. La prima ipotesi fondamentalmente legata alla crescita della popolazione e, quindi, alla capacit di sostentamento di nuovi individui da parte della nazione (ossia al suo capitale). La seconda, invece, correlata sia alla divisione del lavoro, la quale aumenta la destrezza dei lavoratori e riduce il tempo perso per passare da unattivit allaltra, sia alla capacit del capitale (macchinari ed utensili) di ridurre il lavoro effettivo degli operai. In entrambi i casi, secondo Smith, fondamentale il processo di accumulazione del capitale: esso permette un aumento della popolazione produttiva, crea maggiore domanda di beni, facilita il progresso tecnologico, aumenta la produttivit del singolo lavoratore e crea un circolo virtuoso, dai benefici marginali crescenti, che pu portare una nazione alla prosperit. In ultima istanza, la crescita economica dipende dalla rapidit dellaccumulazione di capitale in un paese, a sua volta determinata, secondo Smith, dalla quantit della ricchezza di un paese che viene reinvestita (ossia la propensione al

Smith, A. (1776), An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Penn State Electronic Classics Series Publication, 280-281
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risparmio, in termini moderni), rispetto alla quantit che va a costituire profitto o rendita (definiti dispregiativamente come idleness8). Il modello di Smith rivisto in chiave critica da un altro economista classico, David Ricardo, il quale smentisce di fatto il concetto di una crescita continua e crescente guidata dallaccumulazione del capitale, ma vede lo sviluppo economico come un processo di naturale raggiungimento di un equilibrio di stato stazionario, il quale intrinsecamente determinato dallinterazione tra tre variabili fondamentali: profitti, lavoro e capitale. Secondo Ricardo, There cannot, then, be accumulated in a country any amount of capital which cannot be employed productively, until wages rise so high in consequence of the rise of necessaries, and so little consequently remains for the profits of stock, that the motive for accumulation ceases9. Laccumulazione del capitale segue il risparmio, a sua volta determinato dai profitti dei capitalisti; allo stesso tempo, la crescente difficolt per la nazione nel fornire i beni di sussistenza per la popolazione, a causa della scarsit della terra e delle risorse, determina rigidit dellofferta di lavoro: perci, allaumentare del capitale accumulato e della produzione, i salari degli operai devono necessariamente aumentare, riducendo i profitti e rallentando progressivamente laccumulazione del capitale. Il riconoscimento di profitti marginali decrescenti determina quindi che, nel lungo periodo, una nazione raggiunger un punto di equilibrio, in cui i profitti sono nulli e il capitale non pu pi crescere. Lunico meccanismo di crescita a lungo periodo , secondo Ricardo, linnovazione tecnologica, che contrasta i ritorni decrescenti sul capitale e permette ad una nazione di superare il proprio stato stazionario. Karl Marx, nella propria opera Il Capitale, presenta un modello di crescita economica sostanzialmente sovrapponibile a quello ricardiano: il profitto capitalista (chiamato plusvalore) sostiene la crescita economica, ma con forza decrescente, fino al raggiungimento di un punto di equilibrio definitivo; in quel momento, il capitalismo, incapace di crescere e privato dei propri stessi profitti derivanti dallo sfruttamento del lavoro, entrer in crisi, permettendo la nascita dellera socialista.

Smith, A. (1776), An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Penn State Electronic Classics Series Publication, 276 9 Ricardo, D., Sraffa, P. (a cura di) (1951), The Works and Correspondence of David Ricardo, Vol. 1 Principles of Political Economy and Taxation, 21.2
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1.2 IL MODELLO DI HARROD-DOMAR Negli anni 30-40, Roy Harrod ed Evsey Domar sviluppano, in modo indipendente, un modello che sar un riferimento per le teorie economiche a venire. Spezzando con la tradizione, Harrod abbandona il concetto di equilibrio economico generale statico e definisce il proprio modello come dinamico: lequilibrio non consiste in un determinato livello di produzione stabile, bens in un tasso di crescita costante, chiamato tasso garantito (warranted) e definito come quel tasso di crescita per cui producers, if they remain on it, will be satisfied, and be induced to keep the same rate of growth in being 10. Si tratta, in altri termini, di quel tasso di crescita che lofferta vorr sostenere nel tempo in quanto pienamente soddisfatto dalla domanda. Lautore dimostra come tale tasso di crescita sia direttamente proporzionale alla propensione marginale al risparmio ed inversamente proporzionale al prodotto marginale del capitale, definito da Harrod come the value of the capital goods required for the production of a unit increment of output11. Harrod sottolinea come il proprio equilibrio dinamico basato sulla warranted rate of growth determini conclusioni profondamente differenti riguardo agli stati di disequilibrio rispetto alle teorie statiche: i modelli tradizionali sostenevano che, in caso di divergenza dallequilibrio del modello, il sistema sarebbe tornato a tale equilibrio attraverso aggiustamenti automatici; secondo Harrod, invece, la divergenza determina ulteriore divergenza dallequilibrio e non un ritorno allo stesso. In particolare, second Harrod, quando una nazione cresce meno di quanto predetto, there will be a redundance of capital goods, and a depressing influence will be exerted; this will cause a further divergence and a still stronger depressing influence; and so on 12. Infatti, in caso di crescita inferiore alle aspettative, i produttori saranno in uno stato di sovrapproduzione rispetto al sistema nel complesso e, perci, saranno spinti a ridurre la propria produzione, determinando ulteriore recessione economica. A causa della forza di queste spinte centrifughe, la teoria di Harrod-Domar definita come un knife-edge13: lo scostamento dallo stato di equilibrio

Harrod, R.F. (1939), An Essay in Dynamic Theory, The Economic Journal, 49(139), 16 Ibid. 16 12 Ibid. 22 13 Ad es. Solow, R.M. (1956), A Contribution to the Theory of Economic Growth, The Quarterly Journal of Economics, 70(1), 65
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determina virtuosa o viziosa divergenza economica da esso. A simili conclusioni, anche se con metodo e calcolo differenti, giunger Domar nel 1946. Infine, Harrod sostiene che, a fianco al tasso garantito e al tasso effettivo, esista anche un tasso naturale di crescita, il quale the maximum rate of growth allowed by the increase of population, accumulation of capital, technological improvement and the work/leisure preference schedule, supposing that there is always full employment in some sense14. In altri termini, il tasso naturale quel tasso di crescita che garantisce il costante utilizzo massimo delle risorse a disposizione. Per quanto riguarda la relazione tra tasso warranted e tasso naturale, secondo Harrod, there is no inherent tendency for these two rates to coincide 15, in quanto implicitamente dipendenti da diverse variabili: per questo, la crescita garantita (e quindi quella effettiva) non sar quasi mai pari a quella di piena occupazione. 1.3 I MODELLI POST-HARROD: KALDOR E SOLOW Nel 1957, leconomista ungherese Nicholas Kaldor propone una rivisitazione critica del modello di Harrod-Domar. Nello sviluppo del proprio modello, Kaldor parte da un presupposto contrastante con le conclusioni di H arrod: Equilibrium of steady growth is inconsistent with under-employment equilibrium16. Secondo lautore, infatti, uneconomia non pu rimanere a lungo in un equilibrio di sotto-utilizzo delle risorse, in quanto la domanda non soddisfatta riporterebbe il sistema in equilibrio di full employment. Inoltre, lautore, rifacendosi alle due variabili fondamentali alla base della crescita garantita di Harrod, sostiene che: neither the proportion of income saved nor the rate of growth of productivity per man [] are independent variables with respect to the rate of increase in production17. In altri termini, esse vanno rappresentate attraverso functional relationships18, pi che attraverso costanti. Allinterno di tale modello, secondo Kaldor, il sistema tender sempre al punto in cui capitale e produttivit crescono in uguale misura: il tasso di crescita
Harrod, R.F. (1939), An Essay in Dynamic Theory, The Economic Journal, 49(139), 30 Ibid. 30 16 Ibid. 30 17 Kaldor, N. (1957), A Model of Economic Growth, The Economic Journal, 67(268), 591 18 Ibid. 591
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economica di equilibrio di lungo periodo della nazione dato dal tasso di crescita di capitale-produttivit e dal tasso di crescita della popolazione. Kaldor dimostra che, in tale equilibrio, il tasso di crescita naturale e quello garantito la Harrod coincidono: esiste quindi una condizione di equivalenza tra i due, a differenza della teoria di Harrod. Secondo Kaldor, il permanere delluguaglianza tra crescita naturale e garantita basato sulla variazione della propensione media al risparmio. In particolare, il meccanismo di aggiustamento si basa sul variare della propensione media al risparmio negli stati di disequilibrio, in base al mutare della distribuzione del reddito tra profitto dei capitalisti e salari dei lavoratori e del peso differente della propensione al risparmio delle due categorie. Mentre Kaldor si concentrato soprattutto sul tasso di risparmio, nel 1956 Robert M. Solow riprende gli studi di Harrod-Domar sviluppando, invece, lanalisi della produttivit e criticandone una delle assunzioni implicite alla base: il modello di Harrod, secondo lautore, si fonda sullipotesi, rigida ed irrealistica, per cui vi sia una proporzione fissa tra lavoro e capitale. Solow sostiene che If this assumption is abandoned, the knife-edge notion of unstable balance seems to go with it19. In altri termini, secondo lautore, le conclusioni radicali del modello di Harrod-Domar sono dovute alleccessiva semplicit dellipotesi di insostituibilit tra lavoro e capitale. Per dimostrare la propria affermazione, Solow realizza un modello dove la produzione funzione di lavoro e capitale, o meglio del rapporto tra i due: il capitale per addetto. Supponendo rendimenti decrescenti, lautore trova lequilibrio generale nel rapporto capitale/lavoro tale per cui il risparmio/investimento uguale alla sua riduzione per effetto dellaumento della popolazione e del deprezzamento. Nel breve periodo, leconomia potr crescere o decrescere a causa di aggiustamenti che riportino il capitale per addetto al livello di equilibrio. Nel lungo periodo, la nazione rester per nel proprio stato stazionario. Tuttavia, introducendo linnovazione tecnologica, Solow giunge alla conclusione che un tasso costante di innovazione permette cres cita permanente: Indeed now the capital-labor ratio never reaches an equilibrium value but grows

Solow, R.M. (1956), A Contribution to the Theory of Economic Growth, The Quarterly Journal of Economics, 70(1), 65
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forever20. Secondo lautore, perci, solo lo sviluppo tecnologico pu essere determinante di una crescita a lungo termine di una nazione, mentre capitale e lavoro sono meri strumenti di aggiustamento delleconomia a shock nel risparmio, nel deprezzamento e nella popolazione. 1.4 I MODELLI DI CRESCITA ENDOGENA Negli Anni 80 nasce una corrente di studio dello sviluppo economico definita endogena: mentre le teorie classiche e neoclassiche ponevano le variabili alla base dello sviluppo di lungo periodo come esogene al modello (ad esempio, lo sviluppo tecnologico in Solow), i modelli di crescita endogena vogliono racchiudere tali determinanti allinterno del modello stesso. Una delle teorie pi importanti allinterno di tale corrente quell a di Paul Romer. Lautore sintetizza cos il proprio lavoro: The model here can be viewed as an equilibrium model of endogenous technological change in which long-run growth is driven primarily by the accumulation of knowledge21. Lanalisi di Romer si muove a livello microeconomico: lautore suppone che la produzione di un impresa sia funzione non solo del lavoro e del capitale fisico, ma anche del capitale umano, inteso come insieme di conoscenze possedute dai lavoratori e definito come measure of the cumulative effect of activities such as formal education and on-the-job training 22. Secondo Romer, supponendo che il capitale umano si ripartisca tra manufactoring sector e research23, linnovazione tecnologica direttamente proporzionale alle innovazioni cumulate (supponendo che la conoscenza pregressa sia liberamente disponibile) e al capitale umano dedicato alla ricerca. Romer conclude che la crescita economica sar proporzionale alla variazione della tecnologia a livello macroeconomico (come somma degli investimenti in R&D di ogni impresa), ossia sar dipendente sia dalla quantit di capitale umano che si dedica in totale alla ricerca, sia dalla produttivit della ricerca (che posta in forma parametrica, ossia supponendo ritorni costanti).

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Solow, R.M. (1956), A Contribution to the Theory of Economic Growth, The Quarterly Journal of

Economics, 70 (1), 85
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Romer, P.M (1986), Increasing Returns and Long-run Growth, The Journal of Political Economy, 94(5), 1003 22 Romer, P.M (1990), Endogenous Technological Change, The Journal of Political Economy, 98(5), S79 23 Ibid. S84

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Una prospettiva simile quella del leconomista americano Robert Lucas. Lautore muove una fondamentale critica i modelli neoclassici, affermando che essi non si sono dimostrati in grado di spiegare efficacemente i differenti sviluppi delle nazioni. Per questo motivo, egli rivede il modello di Solow considerando il capitale umano, il general skill level24 dei lavoratori, come fattore fondamentale dello sviluppo tecnologico. Secondo Lucas, il tasso di accumulazione di capitale umano direttamente proporzionale al capitale umano gi posseduto, alla quota di tempo dedicata alla formazione (e non alla produzione) e ad un fattore positivo (indicante, di fatto, la produttivit della formazione). Il capitale umano compare due volte nella funzione di produzione di Lucas: oltre al naturale effetto sulla produttivit del lavoratore stesso coinvolto nella formazione, chiamato internal effect25, Lucas riconosce anche un contributo di tale crescita sulla produttivit di tutti i fattori della produzione, chiamato dallautore external effect26, ossia, in termini pi moderni, esternalit positiva. Lucas conclude la propria analisi affermando: An economy beginning with low levels of human and physical capital will remain permanently below an initially better endowed economy27. In altri termini, il peso del capitale umano e fisico accumulato la vera determinante delle possibilit di sviluppo futuro di un paese e la spiegazione dei diversi cammini di crescita delle nazioni. 1.5 GLI SVILUPPI RECENTI Gli studi contemporanei della teoria dello sviluppo economico continuano la via percorsa dalle teorie endogene verso linclusione delle determinanti dello sviluppo tecnologico in un modello economico generale. Le strade intraprese sono tuttavia assolutamente differenti. Negli Anni 90, Philippe Aghion e Peter Howitt hanno sviluppato un modello definito schumpeteriano, in quanto utilizza il concetto di creative destruction28 delleconomista austriaco Joseph Schumpeter allinterno dello studio della crescita economica.
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Lucas, R.E. (1988), On the Mechanics of Economic Development, Journal of Monetary

Economics, 22(1), 17
25 26

Ibid. 18 Ibid. 18 27 Ibid. 25 28 Aghion, P., Howitt, P. (1992), A Model of Growth Trough Creative Destruction, Econometrica, 60(2), 324

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I due autori sostengono che la crescita di un paese sia funzione della quantit di ricerca (pubblica e privata) allinterno dello stesso. Gli agenti allinterno delleconomia scelgono lammontare di investimenti in ricerca (capitali e lavoro) sulla base delle previsioni di rendita monopolistica derivabile dalle innovazioni, ossia sulla base della durata del periodo in cui essa sar la tecnologia dominante. Tale durata dipende dalla rapidit di sviluppo di una nuova tecnologia che la renda obsoleta, la quale , a sua volta, determinata dagli investimenti in ricerca che verranno compiuti in seguito allinnovazione frutto della ricerca attuale. In altri termini, la quantit di ricerca corrente legata negativamente alle aspettative di ricerca successiva a quella attuale: lattesa di forti investimenti in futuro aumenta la probabilit che il periodo di rendita monopolistica sia breve e quindi scoraggia linvestimento attuale. Secondo gli autori, la relazione funzionale tra le ricerche attuali e future ha un punto di equilibrio stazionario, nel quale vi crescita costante ed unallocazione fissa di lavoro qualificato tra ricerca e produzione. Gli autori, tuttavia, sostengono che questo equilibrio non sia tuttavia lunico: il sistema potrebbe tendere a cyclical trajectories29. In particolare, Haghion e Howitt sottolineano come sia anche possibile che un paese rimanga bloccato in una no-growth-trap30: le attese del futuro fermano la ricerca corrente e determinano crescita economica nulla; il permanere di tali aspettative future potrebbe impedire lo sviluppo della nazione in eterno. Uno sviluppo teorico particolare proviene dai recenti studi di Robert Ayres e Benjamin Warr, i quali legano lo studio economico alla termodinamica: gli autori partono dal concetto di efficienza termodinamica, ossia il rapporto di conversione tra input energetici e useful work, lenergia utilizzabile per sviluppare lavoro utile (muscolare, meccanica, elettrica e termica). Allaumentare dellefficienza termodinamica, il costo del lavoro utile si riduce, determinando una conseguente diminuzione del costo dellenergia e del lavoro stesso. Gli autori affermano: the increasing thermodynamic efficiency of the economy as a whole is closely related to the familiar measure of `total factor productivity or TFP31 e ritengono, perci, che tale fenomeno sia il driver
Aghion, P., Howitt, P. (1992), A Model of Growth Trough Creative Destruction, Econometrica, 60(2), 325 30 Ibid. 325 31 Warr, B., Ayres, R. (2006), Economic growth, technological progress and energy use in the US
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over the last century: Identifying common trends and structural change in macroeconomic time series, Working Paper, INSEAD, Fontainebleau, France and IIASA, Laxenburg, Austria

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fondamentale dello sviluppo economico delle nazioni: linnovazione tecnologica, quando si esprime in maggiore efficienza termodinamica, determina una crescita di lungo periodo per una nazione. Un approccio interdisciplinare viene anche da Heiner Rindermann e James Thompson, i quali hanno applicato lo studio psicologico alla teoria economica dello sviluppo. Gli autori partono dalla cosiddetta ipotesi della classe intellettuale, la quale recita: Individuals who are cognitively highly competent should have a positive effect on affluence, politics, and culture in their society 32. Riferendo tale ipotesi alleconomia, gli autori sostengono che la dimensione relativa del percentile pi elevato della popolazione in termini di quoziente intellettivo sia un fattore determinante per lo sviluppo economico di un paese. Per supportare tale tesi, gli autori hanno misurato le relazioni reciproche tra test cognitivi (tra gli altri PISA e SAS), risultati STEM (ossia pubblicazioni e brevetti in campi scientifici, tecnologici, ingegneristici e matematici) e ricchezza di pi di 90 paesi del mondo. I risultati della ricerca mostrano una forte correlazione tra le variabili, addirittura maggiore di quella che lega ricchezza ed educazione media: An increase of 1 IQ point in the intellectual class raises the average GDP by $468 U.S., whereas an increase of 1 IQ point in the cognitive ability of the mean raises average GDP by $229 U.S33.

Rindermann, H., Thompson, J. (2011), Cognitive Capitalism: The Effect of Cognitive Ability on Wealth, as Mediated Through Scientific Achievement and Economic Freedom, Psychological Science, 22(6), 755 33 Ibid. 762
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2 - LA TEORIA DELLA COMPLESSITA ECONOMICA


Tra gli sviluppi recenti della teoria economica si inserisce lo studio della complessit economica di Hausmann e Hidalgo, oggetto principale dellelaborato: verranno discussi i suoi fondamenti, gli sviluppi logico-matematici, le possibili applicazioni, le modalit di rappresentazione e, infine, i suoi inevitabili limiti. 2.1 IL PRODOTTO COME VEICOLO DI CONOSCENZA Lo studio di Hausmann e Hidalgo parte dai prodotti, in quanto strumenti della soddisfazione dei bisogni degli individui e, perci, espressione pi pura e pi facilmente osservabile della prosperit di una societ. In generale, i prodotti possono essere studiati da pi punti di vista: in primo luogo, essi possono essere presi nella propria materialit e analizzati per i diversi tipi di risorse che li compongono; in questo modo, il dentifricio34, ad esempio, mero composto di acqua, agenti anti-batterici, sbiancanti, agenti lucidanti, addensanti, coloranti, edulcoranti e cos via. Alternativamente, i prodotti possono essere considerati nel proprio valore monetario, come avviene, ad esempio, nello studio del Prodotto Interno Lordo: in questo caso, il tubetto di dentifricio visto come un valore poco significativo, nellordine delle unit di euro. Hidalgo e Hausmann, invece, sostengono che i prodotti sono veicoli di conoscenza35, in quanto accumulazioni fisiche di competenze produttive. Rifacendosi ad Adam Smith, i due autori sostengono che le societ umane si evolvono in base alla propria capacit di sviluppare la specializzazione dei ruoli dei propri componenti e di trasferire tra di essi le diverse competenze prodotte. Questa trasmissione di conoscenza produttiva pu, per, solo parzialmente avvenire attraverso il binomio comunicazione-apprendimento: la gran parte del sapere, infatti, per poter essere trasmesso, richiede quantit di tempo e di capacit intellettivo-manuali della controparte tali da precludersi ai pi (si pensi, ad esempio, se fosse necessario fabbricare da s, ex novo, un paio di scarpe o

Lesempio del dentifricio riprende Hausmann, R., Hidalgo, C.A., Bustos, S., Coscia, M., Chung, S., Jimenez, J., Simoes, A., e Yldrm, M.A. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.15 35 Ibid., p.15
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un computer). In altri termini, il costo-opportunit dellapprendimento cos alto da spingere la maggior parte degli individui a rinunciarvi. Il trasferimento allinterno di una societ di queste competenze non comunicabili - non apprendibili, che per questo motivo sono chiamate implicite36, avviene invece, secondo Hausmann e Hidalgo, per mezzi fisici, attraverso lo scambio dei prodotti: in generale, possibile infatti vedere lacquisto di un bene come lottenimento indiretto di competenze di cui lindividuo acquirente non dispone. Il semplice tubetto di dentifricio assume, di conseguenza, una connotazione assolutamente nuova: esso traduzione oggettiva e strumento di trasmissione di secoli di studi di chimica, ma anche di ingegneria meccanica, metallurgia, elettronica e design. 2.2 LO SVILUPPO ECONOMICO COME CRESCITA CONOSCITIVA Se i prodotti sono veicoli di conoscenza, disporre di una maggiore quantit di conoscenza rende pi probabile la produzione di una maggiore variet di prodotti, in quanto sono pi probabili nuove combinazioni di competenze che siano ritenute di valore e quindi prodotte da parte degli imprenditori. In ultima istanza, secondo Hausmann e Hidalgo, la conoscenza, quantificando il numero di tipologie di prodotti producibili in un paese, la vera determinante dello sviluppo economico e della prosperit di un territorio. In particolare, in senso cronologico-verticale, essi affermano: [] This progress [dellet contemporanea] was possible because we got smarter. During the past two centuries, the amount of productive knowledge we hold expanded dramatically37. Perci, la crescita e lo sviluppo di una societ nel tempo dipendono dalla crescita nella quantit di conoscenze produttive da essa detenute. In questo modo, lesplosione della variet dei prodotti e mercati nellultimo secolo esplicitazione dellaumento esponenziale della conoscenza implicita incorporata nella societ occidentale contemporanea. In senso sezionale-orizzontale, gli autori affermano: The enormous income gaps between rich and poor nations are an expression of the vast differences in

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to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.16


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Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths Ibid., p.6

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productive knowledge amassed by different nations 38. Differenze nella quantit di conoscenza implicita tra paesi determinano diversi livelli di prosperit. Per quanto riguarda i motivi dietro alla non-omogeneit conoscitivo-economica di societ dello stesso periodo storico, Hausmann39 si rif alla conformazione esponenziale dello sviluppo della conoscenza produttiva: i paesi pi sviluppati accrescono sempre pi le proprie conoscenze e la propria prosperit e, viceversa, i paesi meno sviluppati sono intrappolati nella propria scarsit di competenze produttive e faticano a sviluppare nuove competenze. Contemporaneamente, come notano Hausmann e Hidalgo, una convergenza conoscitivo-produttiva ed una riduzione del gap impossibile, dato che la conoscenza produttiva hard to transfer40: anche se esistente in altre societ coeve, per la propria natura implicita e non-comunicabile, una certa competenza rimane perlopi confinata solo ai paesi che lhanno sviluppata. 2.3 COME MISURARE LA CONOSCENZA? Il riconoscimento della conoscenza come determinante dello sviluppo economico non certamente uninvenzione concettuale di Hausmann e Hidalgo, ma era gi rintracciabile in diversi autori a loro precedenti (in particolare a partire dalla teoria della crescita endogena, presentata nella prima parte di questo elaborato). La vera novit della teoria dei due autori si sviluppa nella misurazione, valutazione e confronto della conoscenza contenuta nei diversi sistemi economici. Secondo Hausmann e Hidalgo, le teorie tradizionali hanno cercato di giungere ad una comprensione quantitativa della conoscenza e del suo impatto sullo sviluppo attraverso la creazione di misure aggregative semplificatrici, quali i.e. physical capital, labor, land, skills or human capital, infrastructure, and institutions41. Hidalgo sottolinea: Traditionally, development has been measured through a host of aggregated variables []. Yet, as a concept, development has always been associated with an increase in diversity that cannot be captured by such
Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.7 39 Hausmann, R., Hidalgo, C.A (2010), Country diversification, product ubiquity, and economic divergence, Working Paper N201, Harvard College, Boston, p.1 40 Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.16 41 Hidalgo, C. A. (2008), Three Empirical Studies on the Aggregate Dynamics of Humanly Driven Complex Systems, Working Paper, University of Notre Dame, Indiana, p.48
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averages42. Aggregando, infatti, si semplifica in modo forzato una realt

caratterizzata, invece, da profonda variet e interconnessione. La teoria di Hausmann e Hidalgo nega lo studio aggregativo tradizionale: la chiave della comprensione delle dinamiche del mondo economico sta nellanalisi della sua struttura disgregata. Essi spiegano: we aim to describe and compare economies in a manner that eschews aggregation. We do this by using network science, instead of aggregative models, and identify new stylized facts about both, the economic features of the world and that of individual countries 43. 2.4 IL CONCETTO DI COMPLESSITA Uno studio e una classificazione di tutte le competenze racchiuse nei prodotti del mondo sarebbe pressoch irrealizzabile e, certamente, profondamente arbitraria. Per questo motivo, Hausmann e Hidalgo hanno deciso di studiare le competenze produttive without making any assumptions regarding their nature44: si basano invece sulla network science e sullanalisi delleconomia come una complessit. Pur essendo un concetto intuitivo, la complessit manca di una definizione univoca. Secondo Holt, Rosser e Colander45, esistono fondamentalmente tre definizioni di complessit: una definizione dinamica, come sistema non tendente in modo endogeno ad un equilibrio asintotico; una computazionale, come sistema richiedente una certa lunghezza minima di stringhe di software per essere descritto o, addirittura, indescrivibile computazionalmente; una generale, di Herbert Simon, che preferiremo per i nostri fini. La definizione di Simon recita: Roughly by a complex system I mean one made up of a large number of parts that interact in a non-simple way46. In altri termini, possiamo, in generale, definire complessit uninterazione nonsemplice tra pi elementi. Hausmann e Hidalgo considerano esplicitamente il sistema economico come una complessit la Simon, in quanto lo ricollegano alle due componenti essenziali
Hidalgo, C. A. (2008), Three Empirical Studies on the Aggregate Dynamics of Humanly Driven Complex Systems, Working Paper, University of Notre Dame, Indiana, p.72 43 Hausmann, R., Hidalgo, C.A. (2011), The Network Structure of Economic Output, Journal of Economic Growth, 16(4), 310-311
42

Ibid., 316 Holt, R.P.F, Rosser, J.B. Jr., Colander, D. (2010), The Complexity Era of Economics, Discussion Paper, Middlebury College, Vermont, p. 6-10 46 Simon, H.A. (1962) The Architecture of Complexity, Proceedings of the American Philosophical Society, 106 (6), p.468
44 45

20

della definizione: da un lato, gli elementi, i nodi, sono i prodotti e i paesi produttori; dallaltro, le connessioni tra di essi saranno rappresentate dalle rispettive diversit ed ubiquit. Dopo aver definito questi due concetti, si vedr come essi si ricolleghino alla conoscenza produttiva e perch rappresentino interazioni non semplici. 2.5 MISURARE ATTRAVERSO LA COMPLESSITA: DIVERSITA ED UBIQUITA I due autori definiscono diversit the number of distinct products that it [a country] makes47, ossia la variet di prodotti sviluppati da una nazione; essi chiamano, invece, ubiquit the number of countries that make a product48, ossia la diffusione produttiva di un certo bene. Hausmann e Hidalgo ricollegano i concetti di diversit ed ubiquit alla conoscenza intrinseca di un sistema economico, formulando due ipotesi. La prima ipotesi : [] we can expect the diversity of [] products that a [] country can make to be strongly related to the number of [] capabilities that [] it has49. Perci, essi ipotizzano che una maggiore variet dei prodotti (diversit) sia conseguenza di una maggiore quantit di conoscenza produttiva allinterno del paese. La seconda ipotesi : ubiquitous products are more likely to require few capabilities, less ubiquitous products are more likely to require a large variety of capabilities. Si suppone perci che, al crescere della quantit di conoscenza alla base di un certo prodotto, si riduca il numero di paesi in grado di produrlo (ossia si riduca lubiquit del prodotto stesso). Accettando queste ipotesi, le due misure di diversit ed ubiquit, permettendo di valutare la relazione reciproca tra produttori e prodotti, rappresentano la chiave per comprendere e quantificare il sostrato conoscitivo di un paese: secondo Hausmann e Hidalgo, infatti, the amount of knowledge that a country has is expressed in the diversity and ubiquity of the products that it makes 50.

47

Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.20


48 49

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to

Ibid., p.20 Ibid., p.20 50 Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.20

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Tuttavia, pi che ad unosservazione individuale delle due misure, necessario fare riferimento alla loro combinazione, in quanto diversit ed ubiquit si spiegano e si correggono a vicenda: come mostrato nella Fig. 1, non possibile comprendere pienamente la diversit di una paese se non guardando anche allubiquit dei suoi prodotti, che a sua volta dipende dalla diversit dei suoi paesi produttori e cos via.
Diversit produttiva di un paese - Perch possiede molte competenze, se i suoi prodotti non sono ubiqui - Perch possiede competenze non rare, se i suoi prodotti sono ubiqui Non diversit produttiva di un paese - Perch possiede poche competenze, se i suoi prodotti sono ubiqui - Perch possiede competenze rare, se i suoi prodotti non sono ubiqui Ubiquit di un prodotto - Perch richiede poche competenze, se i produttori sono paesi non diversificati - Perch richiede competenze non rare, se i produttori sono paesi diversificati Non ubiquit di un prodotto - Perch richiede molte competenze, se i produttori sono paesi diversificati - Perch richiede competenze rare, se i produttori sono paesi poco diversificati

Fig. 1 - Dipendenza reciproca di diversit e ubiquit. Elaborazione personale, a partire da: Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab, p.20

E cos visibile la non-semplicit interattiva di diversit ed ubiquit: ogni nodo (prodotto o paese) ha un valore (diversit o ubiquit) che dipende dal valore dei nodi a cui connesso, a loro volta dipendenti dai valori dei rispettivi collegamenti. Si tratta di una situazione che ricorda molto da vicino il sistema di PageRank utilizzato da Google, il noto motore di ricerca: allinterno della complessit del world wide web, il valore di ogni pagina fondamentalmente dato dal numero di pagine che la linkano, ponderate per i rispettivi valori. 2.6 ECONOMIC COMPLEXITY INDEX E PRODUCT COMPLEXITY INDEX A partire da queste basi, Hidalgo e Hausmann hanno quindi calcolato diversit ed ubiquit di 128 paesi e di 775 tipologie merceologiche da loro esportate. I due autori hanno applicato un algoritmo ricorsivo: ad ogni calcolo di una delle due misure seguita la correzione per laltra (perci: calcolo dellubiquit dei prodotti; calcolo della diversit produttiva dei paesi sulla base dellubiquit dei prodotti; nuovo calcolo della ubiquit dei prodotti sulla base della diversit appena calcolata; e cos via). La mutua correzione delle due misure potenzialmente infinita ed stata reiterata asintoticamente attraverso un calcolatore elettronico.

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Il risultato duplice, a seconda che il calcolo sia sviluppato dal punto di vista dei paesi o dei prodotti: nel primo caso, si ottiene ci che gli autori chiamano ECI, Economic Complexity Index, misura della complessit economico -conoscitiva di un paese (ossia la sua diversit, asintoticamente corretta per lubiquit dei prodotti); nel secondo caso, invece, si ha il cosiddetto PCI, Product Complexity Index, indicatore della complessit economico-conoscitiva di un prodotto (ossia la sua non-ubiquit, asintoticamente corretta per la diversit dei produttori). 2.7 UTILIZZARE ECI E PCI: COMPARARE IL PRESENTE E PREDIRE IL FUTURO Lutilizzo di ECI E PCI importante sia in ottica di analisi economica (comparativa e predittiva), sia in fase di definizione di politica economica. Innanzitutto, le misure di complessit economica sono uno strumento di analisi comparativa molto importante, in quanto riescono a spiegare con grande significativit le differenze di reddito tra paesi. Questo chiaramente dimostrato dalla forte correlazione esistente tra ECI e reddito procapite corretto per le esportazioni di risorse naturali (che, come sottolinano gli autori, has more to do with geology than knowhow51) (Fig. 2). Ci d nuova profondit (soprattutto quantitativa) allanalisi delle differenze strutturali in senso orizzontale-sezionale tra i paesi e, inoltre, riconferma la centralit della conoscenza produttiva, riflessa nellECI, in qualit di determinante del diverso sviluppo economico dei paesi. Ancora pi importante il ruolo dellECI in termini di analisi predittiva dello sviluppo del PIL e della prosperit dei paesi. A questo fine, Hausmann e Hidalgo hanno creato un modello di regressione della crescita storica a 10 anni dei paesi del mondo, rispetto a quattro variabili: il reddito iniziale, laumento del reddito per la crescita dellexport di risorse naturali, lECI ed un termine interattivo tra ECI e reddito iniziale. Il risultato una regressione con R 2 pari a 0,434, di cui quasi un terzo (0,149) attribuibile agli ultimi due elementi: ECI e termine interattivo ECI-reddito iniziale.

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.27
51

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Fig. 2 - Correlazione tra ECI e Reddito procapite corretti per le esportazioni di risorse naturali. Fonte: Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab, p.28

Il legame tra ECI (semplice) e crescita intuitivamente riferibile al fatto che una maggiore complessit economica, ossia pi competenze produttive, permettono di produrre una maggiore quantit di beni e quindi determina maggiore sviluppo economico. Pi in dettaglio, gli autori notano che: An increase of one standard deviation in complexity [] is associated with a subsequent acceleration of a countrys long-term growth rate of 1.6 percent per year52. Riguardo al rapporto tra termine interattivo ECI reddito iniziale e crescita economica, invece, Hausmann e Hidalgo ipotizzano che Countries whose economic complexity is greater than what we would expect, given their level of income, tend to grow faster than those that are too rich for their current level of economic complexity53. In altri termini, se un paese ha un livello di reddito procapite sproporzionato rispetto a quello che corrisponderebbe al suo ECI (osservabile attraverso il termine interattivo ECI reddito iniziale), allora la sua crescita economica sar congruentemente maggiore o minore per riavvicinarlo allo stato atteso (expected). Linsieme di questi due elementi fa dellECI un indicatore predittivo senza eguali tra le misure utilizzate tradizionalmente a tali fini54: i 6 World Governance Indicators per la qualit delle istituzioni di un paese, utilizzati dalla Banca
52

Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.27


53 54

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Ibid., p.27 Ibid., p.33-37

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Mondiale, contribuiscono allR2 di un modello predittivo della crescita economica per un mero 0,016 (rispetto allo 0,15 dellECI); le variabili del capitale umano (anni di scolarizzazione o risultati di test cognitivi internazionali) non superano, congiuntamente, lo 0,036; il Global Competitiveness Index, pur comprendendo al proprio interno oltre 150 misure di competitivit, non riesce a superare una contribuzione allR2 di 0,05. Alla luce delle sue potenzialit analitiche comparativo-predittive, infine, lECI assume profonda importanza in termini di politica economica. Infatti, se lo sviluppo economico riflessione di un processo di capability -building55, il passo successivo domandarsi come le istituzioni politiche possano impegnarsi per favorire la crescita della complessit conoscitiva di un territorio. Al riguardo, Hidalgo parla di help catalyze market activities and solve coordination problems that emerge naturally when countries try to accumulate capabilities56, riferendosi specialmente ai paesi meno complessi, bloccati in quella che Hausmann e Hidalgo chiamano quiescence trap57: la scarsit di competenze in possesso del paese ne impedisce lo sviluppo naturale di nuove e blocca la crescita conoscitivo-economica del territorio. In particolare, Hidalgo sottolinea: [..] policies to promote large jumps are more challenging. Yet, it is precisely these long jumps that generate subsequent structural transformation, convergence, and growth58. E importante, quindi, che le istituzioni di un paese bloccato nella quiescence trap si impegnino per far nascere competenze nuove, che permettano poi nuova innovazione e crescita. Secondariamente, oltre a favorire la crescita della complessit nazionale, un importante compito delle istituzioni pu certamente risiedere nel favorire la rapida esplicitazione di questa accresciuta complessit in una maggiore crescita economica, assecondando la riduzione del gap rispetto al PIL teorico del modello. Hausmann e Hidalgo lasciano, tuttavia, a futura analisi lapprofondimento di concreti studi applicativi della teoria della complessit in politica economica.

Hidalgo, C.A (2009), The Dynamics of Economic Complexity and the Product Space over a 42 year period, Working Paper N189, Harvard College, Boston, p.17
55

Ibid., p.1 Hausmann, R., Hidalgo, C.A (2010), Country diversification, product ubiquity, and economic divergence, Working Paper N201, Harvard College, Boston, p.1 58 Hidalgo, C. A. (2008), Three Empirical Studies on the Aggregate Dynamics of Humanly Driven Complex Systems, Working Paper, University of Notre Dame, Indiana, p.68-69
56

57

25

2.8 IL PRODUCT SPACE: RAPPRESENTARE LO SVILUPPO DELLA COMPLESSITA Lanalisi della complessit economica di Hausmann e Hidalgo strettamente legata ad uno studio antecedente che ha coinvolto i due autori e che ha avuto come oggetto lo sviluppo del product space, lo spazio dei prodotti. Hausmann e Hidalgo, insieme a Barabasi e Klinger, descrivono i prodotti attraverso uno spazio in due dimensioni, che essi chiamano product space 59, dove la distanza tra i prodotti (i punti) data dalla reciproca prossimit, ossia dalla probabilit che due beni siano prodotti in una stessa nazione (Fig. 3).

Fig. 3 Il Product Space. Fonte: Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab, p.45

Hausmann e Hidalgo descrivono cos l importanza di osservare come le esportazioni di una certa nazione si dispongano nel product space: the location of a country in the product space captures information regarding both the productive knowledge that it possesses and the capacity to expand that knowledge by moving into other nearby products60. Perci, in primo luogo, il product space la base per studiare e confrontare la conformazione della struttura produttiva dei paesi. E cos, ad esempio ,
Hidalgo, C.A., Klinger, B., Barabasi, A.L., Hausmann, R. (2007), The Product Space Conditions the Development of Nations, Science, 317, p.482-487 60 Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.47
59

26

interessante notare come i paesi pi complessi (e sviluppati) abbiano una forte concentrazione delle proprie esportazioni nel centro del product space, mentre i paesi meno complessi (e sottosviluppati) tendano ad avere una struttura delle esportazioni molto dispersa nella periferia. In secondo luogo, il product space in grado di descrivere quali siano i pi probabili sviluppi merceologici futuri per un certo paese: infatti, una nazione tender a produrre nuovi beni prossimi a quelli gi esistenti nella propria economia, in quanto gi dispone della maggior parte delle competenze necessarie per la sua produzione (the probability that a pair of products is coexported carries information about how similar these products are61). Per questo motivo: A highly connected product space [] makes the problem of growing the complexity of an economy easier. Conversely, a sparsely connected product space makes it harder62. In questo modo, si pu comprendere perch vi siano differenti potenziali di sviluppo nei diversi paesi e, in particolare, perch esista la quiescence trap: la facilit di sviluppo di nuovi prodotti dipende dalla variet ed interconnessione dei prodotti gi esistenti; se essi sono poco vari e complessi (ossia sono sparsi e confinati nella periferia del network), allora il paese pu rimanere intrappolato nel proprio sottosviluppo. 2.9 LO STUDIO DI HAUSMANN E HIDALGO COME TEORIA ECONOMICA Lo studio di Hausmann e Hidalgo, pur introducendo innovativi sviluppi teorici, non stato formalizzato dagli autori in una vera e propria teoria economica. Si tenter, tuttavia, di supplire a tale mancanza, creando una personale elaborazione di un modello economico Hausmann-Hidalgo. Innanzitutto, gli autori considerano ogni prodotto (y) come la somma degli input conoscitivi (h) necessari per la sua produzione. A livello aggregato, una nazione x disporr di un determinato insieme di n input conoscitivi, definibile come Hx :

Tale quantit in parte costituita da conoscenza formalizzata e trasmessa attraverso strutture formali (ad esempio, istituiti scolastici, universit, centri di
61

to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.47


62

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths Ibid., p.45

27

formazione professionale); per la gran parte, tuttavia, tali input conoscitivi sono dispersi disomogeneamente tra tutti gli operatori economici allinterno del paese. Hausmann e Hidalgo sostengono che una nazione tender naturalmente a produrre i beni per cui dispone dei necessari input conoscitivi . E quindi possibile definire la funzione di produzione aggregata di equilibrio come:

Dato che lo sviluppo dei prodotti un processo di combinazione di competenze ritenute profittevoli dagli imprenditori, sar personalmente ipotizzato che:

dove il termine in sommatoria rappresenta il numero totale di combinazioni possibili tra n input conoscitivi del paese e P la frazione di combinazioni profittevoli sul totale. P molto probabilmente non una costante, ma a sua volta una funzione crescente rispetto ad n, in quanto maggiore il numero di input conoscitivi, pi probabile che essi possano formare occasioni di profitto. Quindi:

Si potrebbe notare che, come sottolineato da Hausmann e Hidalgo, vi sia molto spesso la forte presenza in un paese di redditi legati allesportazione di risorse naturali: questo fattore, tuttavia, non pu rientrare nel lequilibrio sopra formalizzato, in quanto, per definizione, le risorse naturali sono scarse e non possono costituire una fonte di reddito a lungo periodo. In sintesi, in assenza di innovazione, il paese tender naturalmente a raggiungere tale stato stazionario conoscitivo-produttivo, proporzionale al numero di competenze disponibili nel paese e alla proporzione di combinazioni profittevoli possibili tra loro. Alla luce di ci, la crescita del paese in un certo momento t dipende, secondo il modello Hausmann-Hidalgo, dalla discrepanza tra produzione in stato stazionario e produzione attuale, oltre che dalla crescita dei redditi legata alle esportazioni di risorse naturali. Si pu perci formalizzare:

28

Ciononostante, tale equazione rappresenta una crescita di breve-medio periodo, in quanto, una volta raggiunto lo stato stazionario, gx,t sar uguale a zero. Introducendo linnovazione conoscitivo -tecnologica, tuttavia, Hx non sar pi una costante, bens crescer ad un certo tasso a(H), a sua volta crescente al crescere di H, in quanto laccumulazione di conoscenze , secondo Hausmann e Hidalgo, un processo esponenziale:

Perci, possibile concludere, solovianamente, che lo stato stazionario di lungo periodo non fisso, bens tende a crescere ad un tasso crescente a(H). 2.10 I LIMITI DELLA TEORIA DI HAUSMANN E HIDALGO La teoria della complessit economica di Hausmann e Hidalgo rappresenta unimportante novit allinterno dello s tudio dello sviluppo economico, sfruttando metodologie fondamentalmente trascurate dalle teorie tradizionali. Ciononostante, essa non priva di criticit e, in particolare, si cercato di identificarne i limiti analitici, metodologici e teorici. A livello analitico, come ammettono gli autori stessi63, la necessit di disporre di dati precisi ed affidabili ha determinato la scelta di utilizzare le esportazioni come base di calcolo dellindice di complessit economica. Tuttavia, questa decisione porta con s un profondo limite: non tutti i beni che una nazione produce vengono esportati e, perci, molti prodotti sono, di fatto, totalmente esclusi dallanalisi, pur essendo parte integrante della struttura produttiva di un paese. La parzialit dellanalisi di Hausmann e Hidalgo, inoltre, anche determinata dalla non inclusione dei servizi e del terziario, i quali rappresentano il fondamento della creazione dei prodotti fisici e la parte pi importante (e probabilmente pi knowledge-based) delleconomia contemporanea. A livello metodologico, la teoria di Hausmann e Hidalgo trova un forte limite concettuale in una delle sue ipotesi di base: la teoria, implicitamente, sostiene che se un paese non produce un determinato prodotto perch esso non possiede le competenze necessarie per farlo. Questa affermazione appare forzata, in quanto esistono molte altre cause, oltre alla incapacit conoscitiva, dietro alla mancata produzione di certi beni in un determinato paese:

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.23
63

29

perch manca del clima adatto (come nel caso di molti frutti tropicali) o delle risorse naturali necessarie (per esempio, la produzione di petrolio) perch i costumi o la religione nazionale lo condannano (si pensi, ad esempio, al rapporto dellIslam con la carne di maiale o con lalcool); perch la legislazione lo vieta (per esempio, in Italia, dal 1992 proibita la produzione o qualsiasi utilizzo dellamianto 64); perch non ha sufficiente mercato allinterno della nazione (ad esempio, la produzione di navi in un paese senza sbocchi sul mare); perch le barriere allentrata del mercato internazionale del bene sono troppo alte per permettere la nascita di unindustria nazionale (si pensi, ad esempio, allindustria aeronautica civile e al peso nel mercato mondiale delle economie di scala e dei brand di Airbus e Boeing); perch la sua produzione strettamente legata, per motivi economici o politico-strategici, a quella di un altro bene, non prodotto nel paese: pu essere un legame di input-output (come tabacco e sigarette), co-input (come transistor e diodi in un microchip), co-output (come benzina e plastica dal petrolio), economia di scopo (come pane e biscotti) e cos via.

Questo limite determina contemporaneamente due effetti distorsivi. Dal punto di vista della diversit, si ha una sottostima della complessit conoscitiva di molti paesi, i quali, pur non producendo effettivamente determinati beni, possiedono tuttavia le competenze produttive alla loro base. Dal punto di vista dellubiquit, invece, c una sopravvalutazione della complessit di alcuni prodotti, in quanto risultano meno ubiqui del dovuto, essendo prodotti da un numero di paesi inferiore a quanti avrebbero le conoscenze per farlo. Questa distorsione ben visibile nellesempio della Fig. 4.
Cod Nomenclatura SITC4 PCI

7922 AIRCRAFT NOT EXCEEDING AN UNLADEN WEIGHT 2000 KG 7923 AIRCRAFT NOT EXCEEDING AN UNLADEN WEIGHT OF 15000 KG 7924 AIRCRAFT EXCEEDING AN UNLADEN WEIGHT OF 15000 KG

0,62 0,37 -0,04

Fig. 4 Confronto dei PCI di tre tipologie di aeromobile. Elaborazione personale, a partire dai dati di Hausmann e Hidalgo sui PCI dei prodotti nella nomenclatura SITC 4

Il modello di Hausmann e Hidalgo attribuisce una complessit maggiore agli aeromobili sotto le 2 tonnellate (ad esempio, un aereo agricolo come il Piper PA25) rispetto a quelli sopra le 15 tonnellate (ad esempio, lAirbu s A380, un aereo civile che pu portare pi di 500 passeggeri).
64

L. 27 Marzo 1992, n. 257, Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto, art. 1

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Tuttavia, non plausibile che al crescere delle dimensioni dellaeromobile diminuisca la complessit di conoscenza produttiva richiesta per la sua produzione, in quanto la difficolt ingegneristica certamente aumenta. Questa distorsione probabilmente risultato delleffetto congiunto dei fenomeni descritti. Infine, dal punto di vista teorico, la teoria economica desumibile dal modello di Hausmann e Hidalgo, brevemente formalizzata nel paragrafo precedente, appare incompleta, in quanto tralascia lo studio delle modalit concrete di accumulazione e di esplicitazione delle competenze. Al riguardo, invece, il modello sembra sottintendere che il meccanismo di sviluppo di nuova conoscenza sia automatico, estendendosi progressivamente a competenze simili a quelle gi detenute; allo stesso modo, il processo di esplicitazione di tali competenze appare come naturalmente svolto dagli imprenditori, meri combinatori di competenze in nuovi prodotti Nella realt, si tratta, invece, di meccanismi profondamente complessi: lo sviluppo di conoscenza dipende dal livello di istruzione del paese, dagli investimenti pubblici e privati in ricerca, dalla tutela dei brevetti, dalla facilit di acquisizione delle competenze gi esistenti, etc. La capacit di un territorio di esplicitare competenze in nuovi prodotti dipende dalla sua cultura imprenditoriale (soprattutto in termini di cultura del rischio), dalla facilit di avviamento di una start-up, dalla ricettivit della domanda del mercato interno rispetto a nuovi prodotti, etc. Per questo motivo, auspicabile che, in futuro, si sviluppino o si individuino teorie complementari che descrivano in modo pi efficace questi fenomeni, in modo da poter inquadrare la teoria di Hausmann e Hidalgo allinterno di un modello economico pi generale e completo.

31

3 - LA COMPLESSITA DELLE REGIONI ITALIANE


3.1 GLI OSTACOLI AD UNO STUDIO REGIONALE DELLA COMPLESSITA Lapplicazione a livello regionale di un calcolo sviluppato per uno studio a livello nazionale ostacolata da due problemi intrinseci. In primo luogo, pur essendo la complessit legata al tessuto produttivo di un territorio e perci analizzabile a livello locale, essa fortemente condizionata da fattori ambientali-politici che, in Italia, sono perlopi controllati a livello nazionale: gli incentivi fiscali per la produzione in determinate regioni o settori industriali, la burocrazia necessaria per lo start-up, gli investimenti in ricerca e cos via. Per questo motivo, lanalisi comparativa della complessit a livello regionale viziata dalla forte centralit decisionale. In secondo luogo, spingere lo studio della complessit ad un livello molto pi micro riduce la precisione danalisi e la prevedibilit dei fenomeni: infatti, mentre a livello aggregato le variabilit individuali tendono ad elidersi, riducendo il raggio dellanalisi lincertezza si accresce di molto. Per questo motivo, i risultati presentati di seguito sulla crescita futura attesa del PIL regionale sono certamente pi imprecisi rispetto alle stime a livello nazionale. 3.2 CALCOLO ED ANALISI DEGLI ECI REGIONALI Al fine di calcolare lIndice di Complessit Economica (ECI) delle regioni italiane, replicare lalgoritmo ricorsivo utilizzato da Hausmann e Hidalgo non sarebbe stato un procedimento corretto: infatti, spezzare lItalia nelle proprie venti regioni e introdurle nel calcolo mondiale della complessit falserebbe profondamente il significato dellanalisi, in quanto modificherebbe lubiquit e la diversit di molti prodotti (ad esempio, se due regioni producessero un certo bene, lubiquit di tale prodotto andrebbe ingiustamente ad aumentare a livello mondiale). Lunica via per poter applicare tale algoritmo sarebbe confrontare tutte le singole regioni del mondo tra di loro, ma ci andrebbe ben oltre la portata dellelaborato. Per questo motivo, si deciso di ricorrere ad unapprossimazione: si calcoler lECI di una regione come media dei PCI (Product Complexity Index) delle sue esportazioni, utilizzando come pesi di ponderazione le quantit esportate delle singole categorie merceologiche. Questo metodo, tuttavia, ha un profondo limite: pur riflettendo efficacemente lubiquit e la complessit dei prodotti, non

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considera concretamente la diversit delle esportazioni, perdendo parte del valore analitico originale dellECI. Ciononostante, si tratta di una approssimazione accettabile, come confermato65 personalmente da Alexander Simoes, co-autore de The Atlas of Economic Complexity di Hausmann e Hidalgo. Adattando i PCI della classificazione SITC4 alla ATECO utilizzata dallIstat (Appendice 2) e applicandoli ai dati sulle esportazioni delle Regioni italiane, sono stati personalmente calcolati gli ECI regionali dal 1991 al 2011 (Fig. 5).
1991 Lombardia Piemonte Valle d'Aosta Liguria Trentino Alto-Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Italia (aggregato) 1,3859 1,5394 1,1632 1,2647 0,9341 0,8825 1,4990 1,2540 0,4264 0,7014 0,7315 1,5974 1,5829 0,2780 0,8450 0,3233 1,0247 0,6946 0,8418 0,9628 1,1776 1996 1,4226 1,5720 1,5167 1,0685 1,0202 0,9917 1,3934 1,3364 0,5601 0,7321 0,9788 1,6784 1,5733 0,3425 0,7915 0,4503 1,5649 0,7820 0,9838 0,8685 1,2300 2001 1,4784 1,5200 1,3636 1,1546 1,0423 1,0122 1,4450 1,3822 0,6101 0,8255 1,0305 1,6858 1,5263 0,3031 1,0725 0,7247 1,9492 0,5634 0,9724 0,8905 1,2639 2006 1,4531 1,5067 1,0041 1,1199 1,1435 1,1090 1,4831 1,4673 0,8331 0,9369 1,3183 1,6549 1,6078 0,3131 1,0779 0,7865 1,9052 0,4366 0,9174 0,8602 1,3099 2011 1,4204 1,4244 0,9911 1,2172 1,0389 1,1336 1,4270 1,4353 0,7820 0,9004 1,1282 1,6652 1,7278 0,8971 0,8918 1,0202 1,8294 0,6100 0,8421 0,8765 1,2785

Fig. 5 ECI delle Regioni italiane (1991-2011). Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

E possibile analizzare i risultati da vari punti di vista. Innanzitutto, si pu notare lampiezza dellintervallo in cui si distribuiscono le complessit regionali: nel 2011, si passa dall1,83 della Basilicata allo 0,61 della Calabria. Se trasposta a livello internazionale, questa differenza corrisponde approssimativamente a quella
Consultato riguardo alla proposta di approssimazione personale: I think that would certainly be a fine approximation, since that is essentially what the ECI is telling you anyway. How complex your region is should be related to the complexity of the products the given region exports.
65

33

osservata da Hausmann e Hidalgo tra Svezia (1,86) e Bosnia-Erzegovina (0,60)66. Ci conferma come, allinterno di una nazione complessa quale lItalia , sussistano profonde differenze conoscitivo-produttive. In secondo luogo, i dati a livello regionale confermano come una maggiore complessit corrisponda ad una maggiore ricchezza: infatti, sette delle dieci regioni attualmente pi complesse sono anche tra le prime dieci in Italia per reddito pro-capite ai dati Istat del 2009.
2,00 1,80 1,60 1,40 1,20 1,00 0,80 0,60 0,40 0,20 0,00

Fig. 6 Confronto tra ECI delle Regioni italiane nel 2011. Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Ciononostante, interessante notare la contro-intuitivit di alcuni risultati: la regione attualmente pi complessa, secondo il modello, la Basilicata, pur essendo tra le ultime a livello nazionale per PIL procapite (era 16 nel 2009). Dallaltro lato, la Toscana, ottava regione per PIL procapite nel 2009, si pone in penultima posizione per ECI. Il motivo di queste differenze diventa chiaro alla luce delle composizione dellexport delle due regioni: la Basilicata esporta beni complessi come autoveicoli e relative parti ed accessori; la Toscana, invece, ha esportazioni relativamente meno complesse, come metalli di base (preziosi o non ferrosi), prodotti di cuoio e pelletteria. Ci dimostra come sia errato porre lequivalenza assoluta tra ricchezza e complessit: la complessit non sinonimo, bens determinante dello sviluppo e,

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.67
66

ECI

34

soprattutto, un indicatore del potenziale futuro di un territorio, pi che del suo stato attuale. E, inoltre, importante analizzare cronologicamente i dati. Negli ultimi venti anni, la complessit delle regioni italiane variata in modi diversi: a livello aggregato, lECI italiano cresciuto del 2,5%; la maggior parte delle regioni ha accresciuto la propria complessit dal 1991 ad oggi, con picchi di oltre il 200% (nel caso di Puglia e Molise); nello stesso arco di tempo, alcune regioni (Piemonte, Valle dAosta, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sardegna) hanno, invece, ridotto il proprio Indice di Complessit Economica. Questi diversi trend di crescita sono chiaramente visibili anche osservando le variazioni nella classifica di complessit regionale dal 1991 al 2011 (Fig. 7).

Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regionali (1991-2011); Hausmann, R.,
Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Fig. 7 Classifica delle Regioni italiane per ECI nel tempo (1991-2011).

In generale, le regioni complesse nel 1991 (denotate da tonalit blu) sono rimaste tali fino ad oggi e, allo stesso modo, le regioni meno complesse (tonalit rosse) sono ancora oggi, perlopi, nelle ultime posizioni per ECI. Ci nonostante, alcune regioni hanno subito profonde trasformazioni in termini di complessit: prendiamo come esempi le regioni che hanno variato maggiormente le proprie posizioni in classifica, ossia Basilicata e Sardegna.

35

La Basilicata, dalla met degli anni Novanta, ha conosciuto unimprovvisa crescita di complessit, dovuta principalmente alla nascita di un grande polo automobilistico Fiat a Melfi ed al conseguente indotto di parti e componenti per veicoli. Data la complessit dei prodotti in questione e la relativa povert delle esportazioni tradizionali della regione, il salto in termini di ECI stato grande e ci si riflesso in quella che stata la massima crescita del PIL procapite tra tutte le regioni dal 1991 ad oggi (ben il 120%, contro una media del 90%). Dallaltro lato, la Sardegna, invece, ha subito una flessione del proprio Indice di Complessit Economica perch la sua crescita economica stata sempre pi guidata dal settore petrolchimico, che presenta una complessit relativamente bassa rispetto ai settori di sviluppo delle altre regioni italiane. 3.3 PREVISIONI SULLA FUTURA CRESCITA DELLE REGIONI ITALIANE Infine, lECI pu venire utilizzato come strumento di calcolo della crescita attesa delle regioni italiane per il periodo 2009-2029. Nel paragrafo 2.7 stato descritto il modello di Hausmann e Hidalgo: per limpossibilit del suo utilizzo in questa sede, esso verr approssimato da un modello personale, giustificato e presentato in dettaglio in Appendice 1. Le stime risultanti sono rappresentate in Fig. 8.
Lom Pie Val Lig Tre Ven Fri Emi Tos Umb 2,24% 2,44% 2,08% 2,47% 2,19% 2,47% 2,40% 2,35% 2,68% 2,76% Mar Laz Abr Mol Cam Pug Bas Cal Sic Sar

2,74% 2,37% 2,92% 3,53% 3,11% 3,75% 3,32% 2,98% 3,04% 2,82%

Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export e PIL Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Fig. 8 Crescita annuale attesa delle Regioni italiane per il periodo 2009-2029.

Il modello stima una crescita media futura per lItalia del 2, 73% annuo, pur con forti differenze regionali: dal 3,75% della Puglia al 2,08% della Valle dAosta e comunque fortemente concentrata nel Sud Italia.

36

Queste previsioni di crescita determinano un nuovo scenario in termini di classifica per PIL procapite regionale: nel 2029, la regione con massimo reddito pro capite sar, secondo il modello, il Trentino Alto-Adige, superando lattuale primato della Valle dAosta. La Puglia, invece, sarebbe la regione con il massimo spostamento in graduatoria: dalla 19 posizione attuale alla 16 (Fig. 9).
1. Trentino Alto-Adige 2. Valle d'Aosta 3. Lombardia 4. Emilia Romagna 5. Lazio 6. Toscana 7. Veneto 8. Friuli-Venezia Giulia 9. Piemonte 10. Marche

50.344 49.501 49.419 48.521 47.672 47.388 46.981 45.433 44.332 44.048

11. Liguria 12. Umbria 13. Molise 14. Abruzzo 15. Basilicata 16. Puglia 17. Sardegna 18. Sicilia 19. Calabria 20. Campania

43.719 40.543 40.215 36.820 35.733 34.921 34.865 31.003 30.429 30.106

Fig. 9 Classifica delle Regioni Italiane per PIL procapite atteso in euro nellanno 2029. Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export e PIL Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Per valutare la bont di queste stime, necessario osservare se il modello, applicato nel 1991, avrebbe ben descritto quella che sarebbe stata la futura crescita delle regioni italiane. A questo fine, la Fig. 10 presenta, in blu, la crescita prevista dal modello per il PIL della Lombardia tra il 1991 e il 2009 e, in rosso, landamento effettivo della crescita nello stesso periodo.
10,00% 8,00% 6,00% 4,00%

2,00%
0,00% -2,00% -4,00% -6,00% Crescita annuale PIL attesa dal modello Crescita annuale PIL effettiva
1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009

Fig. 10 Confronto crescita prevista dal modello e crescita effettiva del PIL della Lombardia (1991-2009). Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export e PIL Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Prescindendo dalle inevitabili variazioni annuali, legate anche al mutevole andamento delleconomia globale (come nel caso della recessione del 200 8-

37

2009), si pu affermare che la stima compiuta dal modello abbia discretamente descritto landamento medio delleffettiva crescita annuale del PIL lombardo. Ancora pi utile che osservare landamento annuale, pu essere considerare il PIL procapite regionale stimato dal modello per il 2009 e il PIL procapite effettivo in quellanno per ognuna delle venti regioni italiane (Fig. 11).

Fig. 11 Confronto crescita prevista dal modello e crescita effettiva del PIL della Lombardia (1991-2009). Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export e PIL Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Guardando al complessivo sviluppo ventennale, il modello ha descritto il futuro PIL procapite regionale con coefficiente di determinazione pari a 0,89: in particolare, lerrore standard del modello stato di 1380,55, ossia, in media, il 12,62% delleffettiva crescita regionale; annualizzando il dato, lerrore medio nella previsione di crescita annua stato dello 0,66%. Considerando le inevitabili approssimazioni che stanno alla base del modello personalmente sviluppato, si tratta di errori tollerabili in questa sede e che permettono, in ogni caso, di affermare una sostanziale affidabilit del modello predittivo. Tuttavia, di essi necessario tenere conto in riferimento alle stime della crescita annuale 2009-2029 delle regioni italiane, che dovranno perci essere mediamente corrette per 0,66%.

38

3.4 UNA NUOVA INTERPRETAZIONE DEL DIVARIO TRA NORD E SUD Aggregando i dati regionali, si possono analizzare le differenze di complessit tra le tre macro-regioni in cui geograficamente ed economicamente viene ripartita lItalia, ossia Nord, Centro e Sud. I risultati sono rappresentati nella Fig. 12.
1,60 1,40 1,20 ECI 1,00 0,80 0,60 0,40 0,20

2009

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2010

Nord Italia

Centro Italia

Sud Italia e Isole

Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regioni; Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab

Fig. 12 ECI di Nord, Centro e Sud Italia nel tempo (1991-2011).

Il primo dato interessante da notare la convergenza tra Nord e Centro Italia in termini di complessit: la distanza si ridotta a quasi un quarto rispetto a venti anni fa. Sulla base del modello di Hausmann e Hidalgo, ci dovrebbe significare che, nel prossimo futuro, i redditi procapite delle due macroregioni tenderanno, a loro volta, ad una convergenza. Un dato completamente opposto, invece, emerge confrontando le complessit del Centro-Nord e del Sud Italia: il divario con il Mezzogiorno, pur essendosi ridotto nel corso degli anni Novanta, rimasto pressoch inalterato a partire dal 2000 e, ancora oggi, permane molto ampio. Riguardo alle cause di questa mancata convergenza, si potrebbe ipotizzare che sia opera della gi citata quiescence trap: il Sud Italia, incorporando nel proprio tessuto produttivo una quantit di conoscenze produttive di molto inferiori rispetto al Centro-Nord, non riuscirebbe a sviluppare nuova conoscenza produttiva ad un ritmo tale da permettere un catch-up e rimarrebbe, perci, intrappolato nella propria bassa complessit. Ina critica alla validit di questa teoria potrebbe, tuttavia, venire dalla considerazione che il Centro Italia, allinizio del proprio cammino di convergenza, avesse lo stesso livello di complessit presso cui il Sud Italia rimasto bloccato fino ad oggi. La risposta che ristabilisce la credibilit dell ipotesi della quiescence

2011

39

trap risiede nellanalisi comparata dei product space del Centro Italia nel 1991 e del Sud Italia nel 2000, creati personalmente e raffigurati nelle Fig. 13 e 14.

Fig. 13 Product Space del Centro Italia nel 1991 (i quadrati neri sono le esportazioni rilevanti, ossia con RCA > 1,1). Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regioni; Dati Volumi export mondiale dellInternational Trade Center; Dati Observatory of Economic Complexity

Fig. 14 Product Space del Sud Italia nel 2000 (i quadrati neri sono le esportazioni rilevanti, ossia con RCA > 1,1). Elaborazione personale, a partire da: Dati Istat Export Regioni; Dati Volumi export mondiale dellInternational Trade Center; Dati Observatory of Economic Complexity

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Essi raffigurano con quadrati neri le esportazioni rilevanti delle due macroregioni, secondo il concetto di RCA (Revealed Competitive Advantage) di Balassa: si tratta, brevemente, di quei prodotti esportati dai due territori in quantit percentuale maggiore rispetto alla percentuale teorica media riferibile ad ogni territorio, data dalla percentuale del volume di traffico mondiale del prodotto sul totale del commercio globale. In generale, si considerano rilevanti i prodotti con RCA maggiore di 1; nel presente elaborato, date le forti approssimazioni alla base del modello, si optato per un RCA di almeno 1,1, considerando un margine di errore del 10%, al fine di evitare sopravvalutazioni che potessero palesemente falsare i dati. Osservando la diversa disposizione delle esportazioni rilevanti nei due product space, si pu notare come le due macroregioni nei rispettivi momenti storici, pur avendo il medesimo ECI, esibissero una conformazione produttiva assolutamente differente: il Centro Italia nel 1991 presentava esportazioni fortemente concentrate verso il centro della mappa; al contrario, le esportazioni rilevanti del Sud Italia nel 2000 erano profondamente disperse, distanti tra loro, perlopi collocate ai confini della mappa. Come illustrato nel paragrafo 2.8, la crescita conoscitivo-produttiva di un paese si sviluppa verso categorie merceologiche prossime (nel product space) a quelle esistenti e, perci, la probabilit che un certo nuovo prodotto venga realizzato dipende dalla sua vicinanza ai beni attualmente prodotti: per questo motivo, se un territorio, come il Sud Italia, si dispone in modo sparso nel product space pi difficile che esso possa sviluppare nuovi prodotti e quindi accrescere la propria complessit, rispetto ad un territorio che abbia invece esportazioni fortemente concentrate nel centro del product space , come il Centro Italia. Ci sembra perci confermare lipotesi di una sostanziale quiescence trap del Mezzogiorno. Qualunque sia la causa del divario di complessit tra Centro-Nord e Sud, esso comunque importante di per s, in quanto apre un nuovo punto di vista sulla questione del ritardo economico del Mezzogiorno, tema da sempre al centro del dibattito politico del nostro paese: ci che ha frenato e ancora frena lo sviluppo del Sud e la sua convergenza economica con il resto dIta lia potrebbe essere anche la sua scarsa complessit conoscitivo-produttiva. Anche se certamente molte altre sono le concause del ritardo, questo riconoscimento della ridotta complessit del Meridione potrebbe fornire una nuova prospettiva alla politica economica italiana, passata e futura.

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Guardando al passato, si dovrebbe riconsiderare con scetticismo la politica industriale per il Sud dal dopo-guerra ad oggi, concentratasi soprattutto sullo sviluppo di settori relativamente poco complessi, quali il chimico e petrolchimico, lagro-alimentare e il siderurgico: essa ha certamente permesso uniniziale crescita economica, ma non avrebbe invece posto le basi per una crescita della complessit di tali regioni, la quale sarebbe, seconda la teoria presentata, la fondamentale determinante della competitivit e dello sviluppo a lungo termine di un territorio. Queste conclusioni potrebbero essere uno spunto per la futura politica economica italiana: al fine di spezzare questo circolo vizioso di bassa complessit e basso sviluppo del Mezzogiorno, si dovrebbe intervenire per favorire lo sviluppo di una maggiore variet di competenze produttive allinterno del Sud Italia. Una proposta potrebbe essere la seguente: incentivare linvestimento in settori produttivi pi complessi, soprattutto da parte di imprese estere, affinch esse possano apportare le proprie competenze, supplendo al deficit interno e sviluppando intorno a s un importante indotto produttivo. In altri termini, si potrebbe cercare di replicare lesperienza della Basilicata, dove gli investimenti di Fiat della met degli anni Novanta hanno permesso una notevole crescita del settore delle parti per autoveicoli (il cui export quadruplicato in quindici anni, secondo i dati Istat). Gli strumenti di azione per favorire linsediamento di imprese estere di settori complessi potrebbero essere, tra gli altri, agevolazioni fiscali mirate, aiuto nelladempimento delle pratiche amministrative, investimenti infrastrutturali, supporto formativo per i futuri dipendenti, incentivazione della nascita di distretti produttivi nazionali ad alta complessit. In ogni caso, se i risultati di questo lavoro dovessero essere confermati da future ricerche, sviluppate con metodi di calcolo pi elaborati e con dati pi dettagliati, intervenire per la crescita della complessit del Sud Italia dovr diventare una priorit per il futuro economico italiano. Secondo Aristotele, il vero sapere risiede nella conoscenza delle cause. Tuttavia, necessario completare tale affermazione con quanto sosteneva Protagora di Abdera: La pratica senza la teoria cieca, come cieca la teoria senza la pratica. Senza unapplicazione concreta, infatti, a nulla serve il vero sapere e inutili sono gli sforzi per raggiungerlo.

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APPENDICE 1: MODELLO DI STIMA DELLA CRESCITA ATTESA A 20 ANNI DEL PIL PRO CAPITE REGIONALE
Hausmann e Hidalgo, per calcolare la crescita attesa a ventanni del PIL pro capite dei diversi paesi del mondo, utilizzano un modello di regressione multipla, con variabili lindice di complessit economica (ECI), il reddito procapite attuale, ma anche laumento atteso della percentuale di esportazioni in risorse naturali. Purtroppo, per, gli autori non forniscono le basi per replicare questo studio, in quanto non pubblicano lelenco dei prodotti intesi come naturali; daltro canto, operare una scelta in modo assolutamente arbitrario sarebbe un atto di profonda imprecisione, soprattutto considerando che i dati regionali Istat seguono la nomenclatura ATECO e non la SITC dellAtlante. Per questo motivo, la scelta stata quella di approssimare il modello di Hausmann e Hidalgo attraverso un modello personale semplificato. In primo luogo, stata operata una regressione lineare tra i redditi procapite e gli ECI degli 87 paesi del mondo considerati rilevanti da Hausmann e Hidalgo (ossia nazioni che esportino meno del 10% in risorse naturali), similmente a quanto svolto dallAtlante stesso67. Il risultato rappresentato in Fig. 15.
Reddito procapite in USD
70000 60000 50000 40000 30000 20000 10000 -1,5 -1,0 0 -0,5 0,0 -10000 -20000 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5

Indice di Complessit Economica (ECI)

Fig. 15 - Regressione lineare tra ECI e Reddito procapite. Elaborazione personale da: Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab, p.64-78

Questa regressione la base da cui si sviluppa lassunto iniziale del modello di Hausmann: se una nazione ha un reddito procapite (effettivo) inferiore a quello
Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity: Mapping Paths to Prosperity, Boston, MIT Media Lab, p.28
67

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che corrisponderebbe alla sua complessit (reddito ex modello), allora tender a crescere per compensare questo scarto. In altri termini: the error terms of the relationship [tra ECI e PIL] are predictive of future growth68. A questo fine, si operata una seconda regressione per comprendere quale fosse la relazione che meglio approssimasse la crescita stimata da Hausmann e Hidalgo a partire dalla suddetta differenza tra reddito pro capite stimato ed effettivo. In altri termini, trovare i migliori e tali per cui:

dove g il tasso atteso di crescita a 20 anni e RPC, delta reddito pro capite, :
a

ossia, utilizzando i risultati della precedente regressione:


a

Questa seconda regressione rappresentata nella Fig. 16.


Crescita del Reddito procapite E(g) stimata dal modello di Hausmann e Hidalgo (in %) 5 4,5 4 3,5 3 2,5 2

R = 0,7628

1,5
1 0,5 0

-40

-30

-20

-10

10

20

30

Delta Reddito procapite stimato - effettivo (in migliaia di USD)


Fig. 16 - Rappresentazione della regressione lineare tra RPC stimato-effettivo e stime di crescita ex modello Hausmann-Hidalgo. Elaborazione personale, da: Hausmann, R., Hidalgo, C.A. et al. (2011), The Atlas of Economic Complexity, MIT Media Lab, p.64-78

Hausmann, R., Hidalgo, C.A. (2011), The Network Structure of Economic Output, Journal of Economic Growth, 16(4), 311
68

44

Il risultato finale della combinazione delle due regressioni un modello di determinazione della crescita attesa di un territorio che vuole semplificare il modello di Hausmann e Hidalgo, utilizzando solo dati disponibili, ossia lindice di complessit economica e il reddito procapite attuale. Lequazione riassuntiva del modello semplificato personale per il calcolo della crescita attesa a ventanni il seguente :

Nel calcolo delle stime di crescita regionali, questa equazione stata reiterata per ogni anno dal 2009 al 2029, in modo da tenere conto della crescita del reddito procapite effettivo (sulla base delle stime dellanno precedente) e per includere anche la probabile crescita annuale dellECI regionale (che stata considerata pari alla crescita media annualizzata degli ultimi ventanni). Il risultato stato una stima del PIL procapite regionale previsto nel 2029: questo dato stato poi utilizzato per calcolare la crescita annuale attesa della singola regione (Fig. 8 nel paragrafo 3.3). Infine, comunque necessario evidenziare lapprossimazione che sta alla base del modello appena sviluppato: esso cerca di replicare, anche se con inesattezza (anche se R2 pari a 0,7628), un modello, il quale a sua volta frutto di stime, ipotesi e semplificazioni.

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APPENDICE 2: RICONGIUNZIONE ATECO SITC4


Data la diversit delle nomenclature utilizzate, da un lato nelle statistiche Istat sulle esportazioni regionali (Ateco a 3 cifre) e dallaltro nellelenco dei PCI offerto da Hausmann e Hidalgo (SITC 4), stato necessario operare una ricongiunzione tra di esse, al fine di calcolare le complessit regionali. Di seguito, verranno riportate le diverse categorie merceologiche Ateco e tutte le rispettive categorie SITC personalmente ritenute ad esse ricollegabili.
ATEC03 011 - Prodotti di colture agricole non permanenti 2654) Agave fibers, 2235) Castor oil seeds, 2927) Flora, 548) Fresh & dried vegetables, roots & tubers N.E.S., 541) Fresh or chilled potatoes, excluding sweet potatoes, 544) Fresh or chilled tomatoes, 2221) Green groundnuts, 2234) Linseed, 2238) Oil seeds & fruits N.E.S., 545) Other fresh or chilled vegetables, 412) Other wheat & meslin, unmilled, 2226) Rape & colza seeds, 2225) Sesame seeds, 2224) Sunflower seeds, 430) Unmilled barley, 459) Unmilled buckwheat, millet & other cereals N.E.S., 411) Unmilled durum wheat, 440) Unmilled maize, 452) Unmilled oats, 451) Unmilled rye. ATEC03 012 - Prodotti di colture permanenti 577) Edible nuts, 576) Figs, 2924) Flora in pharmacy, 574) Fresh apples, 572) Fresh or dried citrus N.E.S, 579) Fresh or dried fruit N.E.S., 571) Fresh or dried oranges & mandarins, 575) Grapes & raisins, 752) Spices other than pepper. ATEC03 013 - Piante vive 2926) Live plants ATEC03 014 - Animali vivi e prodotti di origine animale 11) Live bovines, 15) Live equine, 14) Live poultry, 12) Live sheep & goat, 13) Live swine, 252) Fresh dried or preserved bird eggs not in shell, 251) Fresh, dried or preserved bird eggs in shell, 616) Honey, 6114) Bovine & equine leather, 6113) Calf leather, 6116) Leather of other hides or skins, 6115) Sheep & lamb leather, 9410) Live animals, N.E.S. (zoo animals, pets, insects, etc), 2111) Raw bovine & equine hides, 2112) Raw calf skins, 2120) Raw furs, 2114) Raw goat skins, 2117) Raw sheep skin with wool, 2116) Raw sheep skin without wool, 2681) Sheep or lambs greasy wool, 2614) Worm cocoons and waste from silk, 2682) Degreased sheep or lambs wool. ATEC03 021 - Piante forestali e altri prodotti della silvicoltura 2926) Live plants ATEC03 022 - Legno grezzo 2479) Pitprops, poles, piling, post and other wood in the rough, 2471) Sawlogs & veneer logs of coniferous, 2472) Sawlogs & veneer logs of non-coniferous. ATEC03 023 - Prodotti vegetali di bosco non legnosi 4314) Waxes, 5826) Epoxide resins, 2922) Natural gums, resins, lacs & balsams, 2320) Natural rubber, latex & gums. ATEC03 030 - Pesci ed altri prodotti della pesca; prodotti dellacquacoltura 341) Fresh or chilled fish, excluding fillets, 343) Fresh or chilled fish fillets, 371) Fish N.E.S. ATEC03 051 - Antracite 3221) Anthracite ATEC03 052 - Lignite 3223) Lignite

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ATEC03 061 - Petrolio greggio 3330) Crude petroleum ATEC03 062 - Gas naturale 3415) Coal & water gases ATEC03 071 - Minerali metalliferi ferrosi 2816) Agglomerated iron ore, 2815)Not agglomerated iron ore, 2742) Unroasted iron pyrites ATEC03 072 - Minerali metalliferi non ferrosi 2877) Manganese, 2713) Natural calcium phosphates & aluminium, 2712) Natural sodium nitrate, 2872) Nickel, 2876) Tin, 2785) Quartz metal family, 2879) Other non-ferrous base metals, 2860) Uranium ATEC03 081 - Pietra, sabbia e argilla 6613) Building & monumental stone, 2731) Building stone, 2733) Non metal-bearing sands. ATEC03 089 - Minerali di cave e miniere n.c.a. 2789) Crude minerals N.E.S., 2714) Crude natural potassium salts, 5223) Halogen & non-metal sulphur compounds, 5231) Inorganic acids metallic salts & peroxysalts, 3353) Mineral tar pitch, 3352) Mineral tars, 2741) Other Sulphurs, 3224) Peat, 3354) Petroleum bitumen N.E.S. ATEC03 101 - Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne 111) Bovine meat, 129) Dried, salted or smoked meat & entrails, 115) Equine meat, 118) Other animal meats, 149) Other prepared or preserved meat & entrails, 114) Poultry meat, 142) Sausages, 112) Sheep & goat meat, 113) Swine meat. ATEC03 102 - Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati 360) Fresh, chilled, frozen or salted crustaceans & mollusks, 344) Frozen fish filet, 342) Frozen fish, excluding fillets, 372) Prepared crustaceans & mollusks, 350) Salted, dried or smoked fish. ATEC03 103 - Frutta e ortaggi lavorati e conservati 561) Dried or evaporated vegetables, excluding leguminous, 542) Dried or shelled legumes, 546) Frozen or temporarily preserved vegatables, 585) Fruit or vegetable juices, 589) Prepared or preserved fruit, 565) Prepared or preserved vegetables, 586) Temporarily preserved fruit. ATEC03 104 - Oli e grassi vegetali e animali 4111) Fat & oils of marine animals, 4113) Animal oils N.E.S., 2919) Animal origin materials, 4245) Castor oil, 4312) Hydrogenated oils, 4241) Linseed oil, 914) Margarine, 4235) Olive oil, 4234) Peanut oil, 913) Pig and poultry lard and fat, 4311) Processed oils, 4236) Sunflower seed oil, 4249) Vegetable oils N.E.S.. ATEC03 105 - Prodotti delle industrie lattiero-casearie 230) Butter, 240) Cheese & curd, 223) Fresh milk & cream, 224) Preserved, concentrated or sweetened milk & cream. ATEC03 106 - Granaglie, amidi e di prodotti amidacei 812) Bran, sharps & other cereal residues, 470) Meals & flour from cereals other than wheat, 2239) Meals and flours from oil seeds, 422) Semi or wholly milled rice, 5921) Starches, 421) Unprepared rice in the husk or husked, 460) Wheat or meslin meal or flour, 481) Work or prepared cereal grains N.E.S., 482) Roasted & unroasted malt, including flour. ATEC03 107 - Prodotti da forno e farinacei 484) Bakery, 488) Malt extract & cereal preparations containing less than 50% cocoa, 483) Pasta. ATEC03 108 - Altri prodotti alimentari 730) Chocolate, 723) Cocoa butter & paste, 712) Coffee extracts, essences or concentrates, 711) Green & roasted coffee & coffee substitutes, 583) Jams, jellies & marmalades, 564) Meals & flours from potatoes, fruits & vegetables, 721) Raw & roasted cocoa beans, 612) Refined sugar, 620) Sugar confectionary (not chocolate), 619) Sugar syrups, caramel & artificial honey, 741) Tea, 722) Unsweetened cocoa powder, 615) Molasses, 980) Edible products N.E.S. ATEC03 109 - Prodotti per l'alimentazione degli animali 819) Animal feed and food waste, 811) Green or dry hay.

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ATEC03 110 - Bevande 1124) Alcoholic beverages, 1123) Beer, 1122) Fermented beverages, 1110) Non-alcoholic beverages N.E.S., 1121) Wine. ATEC03 120 - Tabacco 1222) Cigarretes, 1221) Cigars, 1213) Tobacco refuse, 1223) Tobacco, extract, essences & manufactures, 1211) Unstripped tobacco, 1212) Wholly or partly stripped tobacco. ATEC03 131 - Filati di fibre tessili 6553) Elastic knitted fibres, 6552) Non synthetic knitted fibres, 6511) Silk yarn & spun from noil and waste, 6512) Wool yarn or animal hair, 6516) Yarn (<85% synthetic fibres), 6515) Yarn for retail (>=85% synthetic fibres), 6514) Yarn not for retail (>=85% synthetic fibres), 6518) Yarn of regenerated fibres, 6517) Yarn of regenerated fibres not for retail, 6519) Yarn of textile fibres, 6513) Cotton yarn. ATEC03 132 - Tessuti 6542) >=85% wool woven fabrics, 6574) Elastic fabrics and trimming, 6522) Finished cotton woven fabrics, 6544) Flar/ramie woven fabrics, 6541) Silk woven fabrics, 6521) Unbleached cotton woven fabrics, 6549) Woven fabrics N.E.S., 6543) Wool woven fabrics N.E.S. ATEC03 139 - Altri prodotti tessili 6531) Continuous synthetic woven fabrics, 6532) >=85% discontinuous synthetic woven fabrics, 6534) <85% discontinuous synthetic woven fabrics, 6535) Continuous regenerated woven fabrics, 6536) >=85% continuous regenerated woven fabrics, 6538) <85% continuous regenerated woven fabrics, 6573) Coated textile fabrics N.E.S., 6592) Knotted carpets, 6595) Man-made carpets N.E.S., 6571) Not coated articles of felt N.E.S, 6596) Other materials carpets N.E.S., 6589) Other textile articles N.E.S., 6579) Special products of textile, 6582) Textile camping goods, 6583) Travelling rugs & blankets, 6560) Tulle, lace, ribbons & similar, 6577) Wadding, wicks & textiles fabrics, 6594) Wool carpets, 6584) Linens & furnishing textile articles, 6575) Ropes & cables, 6935) Gauze & netting. ATEC03 141 - Articoli di abbigliamento, escluso l'abbigliamento in pelliccia 8435) Blouses, 8471) Clothing accessories of textile fabrics, 8465) Corsets, 8433) Dresses, 8472) Knitted clothing accessories of textile fabrics, 8462) Knitted undergarments of cotton, 8463) Knitted undergarments of synthetic fibers, 8452) Knitted women's suits & dresses, 8421) Men's coats, 8424) Men's jackets, 8422) Men's suits, 8423) Men's trousers, 8441) Men's undershirt, 8442) Men's underwear, 8459) Other knitted outerwear, 8429) Other men outerwear, 8439) Other women outerwear, 8434) Skirts, 8464) Under-garments of other fibres, 8461) Under-garments of wool or fine animal hair, 8431) Women's coats & jackets, 8432) Women's suits, 8443) Women's underwear. ATEC03 142 - Articoli di abbigliamento in pelliccia 8483) Fur clothing (not headgear) ATEC03 143 - Articoli di maglieria 8451) Knitted jerseys, pullovers & cardigans, 6539) Man-made pile & chenille woven fabrics ATEC03 151 - Cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte 8481) Clothing accessories from leather, 6118) Dressed or finished leather, 6121) Leather articles used in machinery, 6112) Leather sheets or rolls, 8310) Luggage & handbags, 6129) Other articles of leather, 6122) Saddlery & harness. ATEC03 152 - Calzature 8510) Footwear. ATEC03 161 - Legno tagliato e piallato 2482) Worked wood of coniferous, 6349) Simply shaped wood N.E.S., 6341) Wood sawn lengthwise up to 5 mm in thickness, 6344) Wood-based panels. ATEC03 162 - Prodotti in legno, sughero, paglia e materiali da intreccio 6330) Cork manufactures, 6354) Decorative manufactures of wood, 6359) Manufactured of wood N.E.S., 6597) Plaited products, 6342) Sheets of plywood, 2923) Vegetable plaiting materials, 6351) Wood boxes, 2481) Railway or tramway sleepers.

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ATEC03 171 - Pasta-carta, carta e cartone 6424) Cut to size paper N.E.S., 6415) Paper & paperboard in rolls or sheets, 2512) Mechanical wood pulp, 2519) Other cellulosic pulps, 2460) Pulpwood, 6428) Articles of paper pulp N.E.S ATEC03 172 - Articoli di carta e di cartone 6421) Paper packing containers, 6412) Printing & writing paper in rolls or sheets, 6418) Rolls/sheets of coated paper, 6417) Rolls/sheets of creped paper, 6413) Rolls/sheets of kraft paper, 6411) Newsprint. ATEC03 181 - Prodotti della stampa 8928) Printed matter N.E.S. ATEC03 191 - Prodotti di cokeria 3232) Coke & semi-coke of coal ATEC03 192 - Prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio 5113) Halogenated derivatives of hydrocarbons, 3300) Petroleum products, 5123) Phenols, phenol-alcohols & derivatives, 5821) Phenoplasts. ATEC03 201 - Prodotti chimici di base, fertilizzanti e composti azotati, materie plastiche e gomma sintetica in forme primarie 5221) Chemical elements, 5989) Chemical products, 2711) Crude fertilizer, 5629) Fertilizers, 5239) Inorganic chemical products, 5621) Nitrogenous fertilizers, 5148) Other nitrogen-function compounds, 5622) Phosphatic fertilizers, 5623) Potassic fertilizers, 2331) Synthetic rubber & latex. ATEC03 202 - Agrofarmaci e altri prodotti chimici per l'agricoltura 5912) Fungicides, 5913) Herbicides, 5911) Insecticides. ATEC03 203 - Pitture, vernici e smalti, inchiostri da stampa e adesivi sintetici (mastici) 5331) Other colouring matter, 5332) Printing inks, 5311) Synthetic organic dyes, 5334) Varnishes & lacquers. ATEC03 204 - Saponi e detergenti, prodotti per la pulizia e la lucidatura, profumi e cosmetici 8993) Candles & matches, 5914) Disinfectants, 5530) Perfumery & cosmetics, 5543) Polishes & creams, 5541) Soaps. ATEC03 205 - Altri prodotti chimici 5836) Acrylic & methaacrylic polymers & copolymers, 5121) Acyclic alcohols & derivatives, 5111) Acyclic hydrocarbons, 5162) Aldehyde, ketone & quinone-function compounds, 5147) Amide-function compounds, excluding urea, 5145) Amine-function compounds, 5822) Aminoplasts, 5982) Anti-knock & anti-corrosive preparation, 5415) Bulk hormones, 5835) Copolymers of vinyl chloride & vinyl acetate, 5122) Cyclic alcohols & derivatives, 5112) Cyclic hydrocarbons, 5922) Glues, 5513) Essential oils, 5983) Organic chemical products, 5169) Organic chemicals, 5542) Organic surface-active agents N.E.S., 5154) Organosulphur compounds, 5723) Pyrotechnic articles, 5155) Other organo-inorganic compounds, 5839) Other polymerization & copolymarization products, 5139) Oxygen-function acids & derivatives, 8821) Photographic chemicals, 5831) Polyethylene, 5832) Polypropylene, 5833) Polystyrene, 5825) Polyurethanes, 5721) Prepared explosives, 5241) Radioactive chemical elements, 5827) Silicones, 5981) Woods & resin chemical products. ATEC03 206 - Fibre sintetiche e artificiali 2666) Continuous synthetic fibres, 6551) Knitted synthetic fibres, 2665) No carded discontinuous synthetic fibres, 5823) Polyesters. ATEC03 211 - Prodotti farmaceutici di base 5161) Ethers, epoxides, acetals, 5414) Vegetable alkaloids & derivatives. ATEC03 212 - Medicinali e preparati farmaceutici 5413) Antibiotics, 5416) Glycosides & vaccines, 5417) Medicaments, 5419) Not medicaments pharmaceutical goods.

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ATEC03 221 - Articoli in gomma 8482) Clothing accessories from rubber, 5851) Derivatives of natural rubber, 6210) Materials of rubber, 6289) Other articles of rubber, 6259) Other tires articles, 6253) Tires & pneumatic for aircraft, 6254) Tires & pneumatic for bikes, 6252) Tires & pneumatic for buses, 6251) Tires & pneumatic for cars, 6281) Rubber for hygienic & pharmaceutical articles, 2332) Reclaimed & scrap rubber. ATEC03 222 - Articoli in materie plastiche 8931) Closable plastic packing, 8939) Miscellaneous articles of plastic, 8935) Plastic lamps, 8933) Plastic ornaments, 8932) Plastic sanitary & toilet articles. ATEC03 231 - Vetro e di prodotti in vetro 6649) Glass N.E.S., 6658) Glass articles N.E.S., 6651) Glass bottles, 6652) Glassware, 6641) Nonoptical balls, rods or tubes of glass, 6642) Optical glass, 6646) Pressed or moulded glass, 6647) Safety glass, 6645) Unworked cast glass, 6643) Unworked drawn or blown glass, 6644) Unworked surface-ground cast glass. ATEC03 232 - Prodotti refrattari 6623) Refractory bricks, 6637) Refractory goods N.E.S. ATEC03 233 - Materiali da costruzione in terracotta 6639) Ceramic materials articles N.E.S., 6624) Non-refractory ceramic bricks, 6665) Pottery. ATEC03 234 - Altri prodotti in porcellana e in ceramica 6666) Ceramic & porcelain ornaments N.E.S., 8122) Ceramic fixtures, 7732) Electrical insulators, 6664) Porcelain. ATEC03 235 - Cemento, calce e gesso 6612) Cement, 2732) Gypsum, plasters, limestone flux & calcareous stone, 6611) Lime. ATEC03 236 - Prodotti in calcestruzzo, cemento e gesso 6612) Cement, 2732) Gypsum, plasters, limestone flux & calcareous stone, 6611) Lime. ATEC03 237 - Pietre tagliate, modellate e finite 2734) Stones. ATEC03 239 - Prodotti abrasivi e di minerali non metalliferi n.c.a. 6632) Abrasive powder, 2772) Other natural abrasives. ATEC03 241 - Prodotti della siderurgia 6997) Articles of iron or steel N.E.S., 6716) Ferro-alloys, 6713) Iron & steel powders, 2820) Iron & steel waste, 2814) Roasted iron pyrites. ATEC03 242 - Tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio (esclusi quelli in acciaio colato) 6785) Iron or steel tubes, pipes, & fittings, 6781) Iron pipes, 6783) Other iron or steel tubes & pipes, 6782) Seamless tubes, pipes of iron or steel. ATEC03 243 - Altri prodotti della prima trasformazione dell'acciaio 6745) Iron/steel 3 - 4.75mm tick sheets, 6746) Iron/steel <3mm tick sheets, 6744) Iron/steel >=4.75mm tick sheets, 6724) Iron/steel bars, 6725) Iron/steel billets, 6727) Iron/steel coils, 6794) Iron/steel rough castings, 6732) Iron/steel rods, 6793) Iron/steel rough forging & stampings, 6733) Iron/steel shapes, 6911) Iron/steel structures, 6731) Iron/steel wire rod, 6749) Other worked iron/steel sheets, 7491) Roller bearings, 6747) Steel tinned sheets.

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ATEC03 244 - Metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi; combustibili nucleari 2873) Aluminium ore, 6912) Aluminium structures, 5233) Compounds of precious metals, 2871) Copper, 6880) Depleted uranium & waste N.E.S., 9710) Gold, non-monetary, 2874) Lead ore, 2890) Ores and precious metals, 5249) Other radioactive materials, 6841) Unwrought aluminium & aluminium alloys, 6821) Unwrought copper & copper alloys, 2875) Zinc, 6851) Unwrought lead & alloys, 6812) Unwrought metals of platinum, 6831) Unwrought nickel & nickel alloys, 6811) Unwrought silver, 6871) Unwrought tin & alloys, 6861) Unwrought zinc & alloys, 6842) Worked aluminium & aluminium alloys, 6822) Worked copper & copper alloys, 6852) Worked lead & alloys, 6832) Worked nickel & nickel alloys, 6872) Worked tin & alloys, 6863) Worked zinc & alloys. ATEC03 245 - Prodotti della fusione della ghisa e dell'acciaio 6712) Pig & cast iron ATEC03 251 - Elementi da costruzione in metallo 6760) Iron/steel rail construction materials ATEC03 252 - Cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo 6921) >300lt capacity metal tanks ATEC03 253 - Generatori di vapore, esclusi i contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale ad acqua calda 7129) Parts of steam power units N.E.S., 7119) Parts of boilers N.E.S., 7126) Steam power units, 7111) Super-heated water boiler. ATEC03 254 - Armi e munizioni 8946) Non-military arms ATEC03 257 - Articoli di coltelleria, utensili e oggetti di ferramenta 6353) Builders` carpentry & joinery, 8991) Carving & molding tools, 6960) Cutlery, 6951) Farming and forestry hand tools, 6954) Interchangeable hand and machine tools, 7493) Mechanical tools for building, 7451) Non-electric powertools, 6953) Other handtools. ATEC03 259 - Altri prodotti in metallo 6974) Base metal domestic articles N.E.S., 6978) Base metal household appliances N.E.S., 6975) Base metal indoors sanitary ware N.E.S., 6991) Base metal locksmiths wares N.E.S., 6924) Metal cask for packing goods, 6992) Metal chains, 8951) Metal office products, 6994) Metal springs, 6996) Miscellaneous articles of base metal, 6940) Nails, nuts & bolts, 6999) Other base metal manufactures N.E.S., 6998) Metal articles N.E.S.. ATEC03 261 - Componenti elettronici e schede elettroniche 7763) Diodes & transistors, 7764) Electronic microcircuits, 7762) Electronic valves & tubes, 7768) Parts N.E.S. of electronic circuits, 7722) Printed circuits & parts N.E.S.. ATEC03 262 - Computer e unit periferiche 7523) CPUs, 7525) Control & peripheral hardware, 7522) Digital data processing machines, 7528) Data processing equipment N.E.S. ATEC03 263 - Apparecchiature per le telecomunicazioni 7649) Parts of telecom & sound recording equipment, 7648) Telecom equipment N.E.S. ATEC03 264 - Prodotti di elettronica di consumo audio e video 7611) Color T.V., 7631) Electric record players, 7642) Microphone, amplifiers & loudspeakers, 7628) Other radio receivers, 8811) Photo cameras & parts, 7622) Portable radio receivers, 7761) T.V. tubes & cathode rays, 8812) Movie cameras, projectors & parts, 7643) Television & radio transmitters, 7638) Video & sound recorders N.E.S.

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ATEC03 265 - Strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione; orologi 7521) Analogue data processing machines, 7512) Calculating & ticketing machines, 8852) Clocks, 8742) Drawing & mathematical calculating instruments, 8748) Electrical measuring & controlling instruments N.E.S., 8743) Gas, liquid & electric control instruments, 8731) Gas, liquid & electric meters, 8732) Nonelectrical counting devices, 8741) Non-electrical navigating devices, compasses, 8744) Nonmechanical or electrical instruments for physical analysis, 8749) Parts & accessories for meters & counters, 8745) Scientific instruments N.E.S., 8851) Watches. ATEC03 266 - Strumenti per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed elettroterapeutiche 7741) Electro-medical equipment, 7742) X-ray apparatus. ATEC03 267 - Strumenti ottici e attrezzature fotografiche 8710) Optical instruments, 8813) Photo & movie equipment. ATEC03 268 - Supporti magnetici ed ottici 8710) Optical instruments, 8813) Photo & movie equipment. ATEC03 271 - Motori, generatori e trasformatori elettrici; apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell'elettricit 7162) AC electric motors & generators, 7161) DC motors & generators, 7711) Electrical transformers, 7723) Electrical resistors, 7411) Gas generators & parts, 7721) Switchboards, relays & fuses. ATEC03 272 - Batterie di pile e accumulatori elettrici 7781) Batteries, 7112) Condensers. ATEC03 273 - Apparecchiature di cablaggio 7731) Electric wire, 6770) Not insulated iron/steel wire, 6931) Wires, cables & ropes. ATEC03 274 - Apparecchiature per illuminazione 7782) Incandescent & fluorescent bulbs, 8124) Lighting fixture & lamp parts N.E.S. ATEC03 275 - Apparecchi per uso domestico 7753) Dishwashers, 7757) Electro-mechanical home appliances N.E.S., 7758) Electro-thermal home appliances N.E.S., 7751) Laundry equipment, 7752) Refrigerators & freezers, 7415) Air conditioning machines. ATEC03 279 - Altre apparecchiature elettriche 7434) Fans & parts N.E.S., 7788) Other electrical machinery & equipment N.E.S., 7784) Powertools ATEC03 281 - Macchine di impiego generale 7431) Air pumps, vacuum pumps & compressors, 7422) Centrifugal pumps, 7449) Centrifugal pumps parts N.E.S., 7435) Centrifuges, 7188) Engines & motors, 7148) Gas turbines N.E.S, 7499) Non-electric parts of machinery N.E.S., 7428) Other pumps for liquids & liquid elevators, 7149) Parts of gas & reaction engines, 7432) Parts of pumps and compressors, 7429) Pumps & liquid elevators parts N.E.S, 7421) Reciprocating pumps, 7423) Rotary pumps, 6282) Transmission & conveyor belts, 7492) Valves, 7439) Centrifuges machinery parts N.E.S., 7163) Rotary converters, 7139) Piston engines parts N.E.S. 7138) Internal combustion piston engines N.E.S. ATEC03 282 - Altre macchine di impiego generale 6973) Domestic non-electric stoves, 7412) Furnace burners, mechanical stokers & parts, 7413) Furnaces, ovens & parts N.E.S., 7416) Heating & cooling equipment N.E.S., 7442) Lifting & loading machinery, 7414) Non-domestic refrigerators & parts N.E.S., 7518) Office machines N.E.S., 7599) Parts of cash registers & calculating machines, 8121) Parts of not electrical heating equipment N.E.S., 7591) Parts of type writers, 7263) Type-setting machines, 7511) Typewriters & cheque-writing machines. ATEC03 283 - Macchine per l'agricoltura e la silvicoltura 7219) Agricultural machinery, appliances, & parts, 7212) Harvesting & threshing machines, 7211) Machinery for soil preparation, 7223) Track-laying tractors, 7224) Wheeled tractors.

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ATEC03 284 - Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili 7371) Metal foundry equipment & parts N.E.S., 7361) Metal cutting machine-tools, 7362) Metal forming machine-tools, 7369) Metalworking machine-tools parts, 7281) Specialized industry machinery tools & parts N.E.S, 7367) Working metal & metal carbides machines N.E.S. ATEC03 289 - Altre macchine per impieghi speciali 7246) Auxiliary weaving machinery, 7268) Bookbinding machines, 7239) Bulldozers, angledozers & levellers parts N.E.S., 7247) Cleaning & cutting textile machinery N.E.S., 7234) Construction & mining machinery, 7272) Food processing machinery & parts N.E.S., 7271) Grain milling machinery, 7283) Mineral working machinery & parts N.E.S., 7267) Other printing machines, 7252) Paper making machines, 7712) Parts of electric power machinery N.E.S., 7259) Parts of paper making machines, 7169) Parts of rotating electric plants N.E.S., 7264) Printing presses, 7243) Sewing machines & parts N.E.S., 7284) Specialized industry machinery & parts N.E.S, 7248) Tanning leather machinery N.E.S., 7244) Textile machinery, 7245) Weaving, knitting & yarn preparing machines, 7373) Welding, brazing & cutting machines & appliances N.E.S., 7213) Diary machinery, 7251) Cellulose pulp making machines, 7269) Parts of printing press machines. ATEC03 291 - Autoveicoli 7810) Cars, 7832) Tractors for semi-trailers, 7821) Trucks & vans, 7441) Work trucks. ATEC03 292 - Carrozzerie per autoveicoli; rimorchi e semirimorchi 7842) Vehicle bodies ATEC03 293 - Parti ed accessori per autoveicoli e loro motori 7783) Auto parts, 7841) Chassis fitted with engines, 7132) Internal combustion engines for motor vehicles, 7849) Other vehicles parts, 7621) Vehicles radio receivers ATEC03 301 - Navi e imbarcazioni 7133) Internal combustion piston engines for ships & boats, 7932) Ships & boats, 7933) Ships & boats for breaking up, 7938) Special floating structures, 7931) Warships ATEC03 302 - Locomotive e di materiale rotabile ferro-tranviario 7911) Electric trains, 7913) Mechanically propelled railway, 7915) Not mechanically propelled railway for freight, 7914) Not mechanically propelled railway for passengers, 7912) Rail tenders, 7919) Railway track & vehicle parts N.E.S., 7831) Public transportation vehicles. ATEC03 303 - Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi 7928) Aircraft equipment N.E.S., 7929) Aircraft equipment parts N.E.S., 7922) Aircrafts of less than 2 tons, 7923) Aircrafts of between 2 and 15 tons, 7924) Aircrafts of more than 15 tons, 7921) Helicopters, 7131) Internal combustion engines for aircraft, 7144) Reaction engines. ATEC03 309 - Mezzi di trasporto n.c.a. 9510) Armoured fighting vehicles, 7852) Bicycles, 7851) Motorcycles, 7868) Not mechanically propelled vehicles N.E.S., 7233) Road rollers, 7822) Special purpose trucks & vans, 8941) Strollers & parts, 7853) Wheelchairs. ATEC03 310 - Mobili 8211) Chairs & seats, 8219) Furniture parts N.E.S., 8959) Other office supplies. ATEC03 321 - Gioielleria, bigiotteria e articoli connessi; pietre preziose lavorate 9610) Coin, non-gold, 8972) Imitation jewellery, 6673) Not mounted precious stones, 6672) Not mounted diamonds, 8974) Other articles of precious metals N.E.S., 8973) Precious jewellery. ATEC03 322 - Strumenti musicali 8989) Musical instrument parts, 8982) Musical instruments N.E.S., 8981) Pianos & string instruments ATEC03 323 - Articoli sportivi 8947) Sporting goods ATEC03 324 - Giochi e giocattoli 8942) Toys

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ATEC03 325 - Strumenti e forniture mediche e dentistiche 8841) Lenses, 8212) Medical & dental furniture, 8720) Medical instruments N.E.S., 8996) Orthopaedic appliances, 8842) Spectacles. ATEC03 329 - Altri prodotti delle industrie manifatturiere n.c.a . 8997) Basketwork, wickerwork, brooms & paint rollers, 6576) Hats & hoods, 8484) Headgear, 8999) Manufactures N.E.S., 8952) Pens & pencils, 7754) Shavers & hair clippers, 8994) Umbrellas & canes, 6648) Mirrors. ATEC03 351 - Energia elettrica 3510) Electric current ATEC03 352 - Gas manufatti e combustibili gassosi 3414) Petroleum gases ATEC03 370 - Acque e fanghi di depurazione 9310) Unclassified transactions ATEC03 381 - Rifiuti 9310) Unclassified transactions ATEC03 382 - Prodotti del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti 9310) Unclassified transactions ATEC03 383 - Prodotti del recupero dei materiali (esclusi prodotti nuovi derivanti da materie prime secondarie) 5841) Regenerated cellulose, 2671) Regenerated fibre, 6343) Improved wood & reconstituted wood ATEC03 581 - Libri, periodici e prodotti di altre attivit editoriali 6423) Books & registers, 8922) Newspapers & journals, 8924) Postcards & stickers, 8921) Printed books & maps. ATEC03 582 - Giochi per computer e altri software a pacchetto 9310) Unclassified transactions ATEC03 591 - Prodotti delle attivit cinematografiche, video e televisive 8830) Cinematographic film (developed) ATEC03 592 - Prodotti dell'editoria musicale e supporti per la registrazione sonora 8983) Sound recording tapes & discs ATEC03 742 - Prodotti delle attivit fotografiche 8822) Photographic film, plates & paper ATEC03 900 - Prodotti delle attivit creative, artistiche e d'intrattenimento 9310) Unclassified transactions ATEC03 910 - Prodotti delle attivit di biblioteche, archivi, musei e di altre attivit culturali 8960) Works of art ATEC03 960 - Prodotti di altre attivit di servizi per la persona 9310) Unclassified transactions

Nota: Alcune categorie merceologiche della nomenclatura SITC4 sono state escluse dallanalisi perch non includibili nelle categorie ATECO a tre cifre o perch riferentesi a prodotti assolutamente estranei alla realt italiana.

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