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LALFABETO ITALIANO L'alfabeto si compone di 21 lettere: a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o,p, q, r, s, t, u, z.

A queste 21 lettere, vanno aggiunte 5 che non fanno parte dellalfabetoitaliano e che servono per i nomi stranieri. Lalfabeto, comprensivo di queste 5lettere, tra parentesi, il seguente: a, b, c, d, e, f, g, h, i, (j), (k), l, m, n,o, p, q, r, s, t, u, (w), (x), (y), z. Le lettere maiuscole dellalfabeto, includendo, tra parentesi, le 5 lettereper le parole straniere: A, B, C, D, E, F, G, H,(J), (K), I,L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, (W), (X), (Y), Z. La pronuncia: a, bi, ci, di, e, effe, gi, acca, i, (i lunga), (cappa),elle, emme, enne, o, pi, qu, erre, esse, ti, u, vi o vu, (vu doppia), (ics),(ipsilon), zeta. I nomi di tutte le lettere dell'alfabeto sono di genere femminile e sisottintende che dinanzi ad esse venga posta la parola lettera. Adesempio: la lettera a, oppure la a. Le lettere j, k, w, x, y La lettera j si adoperava una volta comevocale invece dei due i. Ora si trova nei nomi stranieri e in alcuni cognomi(Ojetti o Rejna), in alcuni nomi propri (Jolanda, Jacopo, Jago, Jole), inalcune parole (juta, jella, jettatore, jodio) che si possono scrivono anche conla i semplice. Con la j si scrivono Jugoslavia, jugoslavo, Jonio, jonico. Leparole che hanno per iniziale la j vogliono le forme dell'articolo uno e lo: adesempio, lo jodio, uno jugoslavo. La lettera k, all'infuori dei nomi stranieri o di derivazione straniera entrate nellalingua italiana, si usa solo come abbreviazione di chilo: ad esempio km(chilometro), kg (chilogrammo), kl (chilolitro), kw (chilowatt). La lettera w usata soloin parole straniere, pronunciata come nella lingua d'origine; ad esempio: walzer(pronuncia valzer); clown (pronuncia claun). A volte sostituita dalla letterav. In chimica la w il simbolo del volfranio; come abbreviazione, w significaevviva; capovolta significa abbasso. La lettera xsi usa nei nomi stranieri o d'origine straniera(esempio: Bixio); nella parola ex per indicare un titolo che una persona nonpossiede pi (esempio: ex-deputato); nel linguaggio matematico per indicare unaquantit ignota. Le parole che iniziano per x vogliono l'articolo lo, gli, uno (loXanto, gli xilografi, uno xilografo). A volte si sostituisce con la s. L a Xmaiscola indica persona che non si vuole nominare. La lettera ysi usasolo in parole straniere; a volte sostituita con la i; (yle diventa ile). Inalgebra indica, dopo la x, la seconda incognita. 01.02 - USO DELLE MAIUSCOLE La lettera maiuscola, come iniziale di parola, si usa nei seguenti casi:

All'inizio di ogni periodo, dopo il punto; Dopo il punto interrogativo ed il punto esclamativo, quando questi chiudono un periodo; si pu usare invece la lettera minuscola, dopo l'interrogativo e l'esclamativo, quando il periodo continua; ad esempio: Povero me! chi l'avrebbe mai detto? chi l'avrebbe immaginato? All'inizio di un discorso diretto, dopo i due punti e le virgolette. Giovanni disse a Luisa: Sposami e saremo felici!; Nei nomi propri, nei cognomi, soprannomi che indicano persona, animali, cose personificate; ad esempio: Marco, Maria, Mazzini, Garibaldi, Giovanni Evangelista, Fido, Bob, la Giustizia.

Nei nomi geografici di nazioni, regioni ed isole; ad esempio: l'Italia, il Venezuela, Miranda, Carabobo, Margarita, Sardegna, Sicilia; Con i nomi propri di citt, mari, monti, fiumi, laghi; ad esempio: Caracas, Roma, Parigi, Londra, il Pacifico, lAtlantico, il Mediterraneo, i Caraibi; il monte Bolivar, il monte Bianco, il Po, il Tevere, lOrinoco, il lago di Valencia, il lago di Garda, il lago di Como; Con i nomi di feste civili e religiose; ad esempio: il Natale, la Pasqua, il Risorgimento; Con i nomi di stelle, pianeti, costellazioni; ad esempio: Sirio, Venere, Orsa Maggiore, Via Lattea. Riguardo il Sole, la Terra, la Luna, essi vanno scritti con la maiuscola quando preminente il riferimento astronomico; con la minuscola in tutti gli altri casi: ad esempio,la Terra gira intorno al Sole e intorno al proprio asse; eclissi di Luna; ma: una festa al chiaro di luna; stare al sole; sentirsi mancare la terra sotto ai piedi; Con i nomi di enti, istituzioni, associazioni; ad esempio: il Parlamento, il Governo, lo Stato, la Chiesa, la Croce Rossa, la Banca d'Italia, la Banca del Venezuela; Nei titoli di libri e giornali, di opere delle arti figurative e della musica; ad esempio: la Divina Commedia, i Canti; la Repubblica, il Corriere dellOrinoco, il Corriere della Sera; la Gioconda di Leonardo, la Primavera del Botticelli; l'Aida di Verdi, la Tosca di Puccini; Con i nomi di vie e di piazze (scrivendo per con la minuscola via, piazza); ad esempio:via Mazzini, via Bolivar, piazza Roma, piazza Urdaneta, viale Caracas; Con i nomi di imprese, di societ e di marchi commerciali; ad esempio: la casa editrice Mondadori, la Fanta, la pasta Barilla, la Polar, farina Venezuela; Nelle sigle; ad esempio: O.N.U., F.I.A.T., M.E.C., che si possono pure scrivere ONU, FIAT, MEC ed anche Onu, Fiat, Mec; Con i nomi di parchi e ville: ad esempio, Villa Borghese, il Pincio, Villa d'Este, Parco Ali Primera, Parco Francesco Miranda.

L'uso dellemaiuscole va scomparendo nei seguenti casi:

Con i nomi di nazionalit e di popoli; ad esempio: gli italiani, i francesi; i napoletani, i meridegni, i sucrensi, gli andini, gli orientali, i siciliani. Si conserva luso della maiuscola con i nomi dei popoli antichi: i Babilonesi, i Greci, i Galli, gli Etruschi, i Caracara, gli Inca; Con i nomi reverenziali di titoli, di cariche, ecc.: papa, vescovo, re, imperatore, ministro, deputato, senatore, presidente, dottore, ragioniere; Con i nomi delle stagioni, dei mesi e dei giorni della settimana, che un tempo si scrivevano con la maiuscola; ad esempio: estate, primavera; gennaio, marzo, aprile, luned, sabato, domenica.

01.03 - LE VOCALI Le vocali in italiano sono cinque: a, e, i, o, u. La vocale a ha sempre suono apertoo largo (indicato con accento grave \) La i e la u hanno sempre suono chiuso o stretto (indicatocon accento acuto /). La e e la o hanno il duplice suono: a volte aperto(\), a volte chiuso (/); hanno sempre suono chiuso quando sudi esse non cade l'accento.

La e hasuono aperto (): - al termine di un nome diorigine straniera. Esempi: caff, canap, Mos; - nei participi e negliaggettivi terminanti in ente. Esempi: presnte, valnte; - nel dittongo ie: barbire,chisa, pasticcire, pide, salumire; - nei diminutivi terminanti in elloe ella. Esempi: donzlla, monllo; - nei vocaboli che terminano inendo e enda. Esempi: faccnda, orrndo, vicnda; - nei vocaboli che terminano inense. Esempio: fornse; - nei nomi che terminano inenza. Esempi: assnza, partnza, sapinza; - nei vocaboli terminanti instra, estre. Esempi: campstre, finstra, terrstre; - nei numerali come si, stte,dici, trzo, ssto, ventsimo, bimstre, binnio. La e hasuono chiuso (): - nelle voci composte con che.Esempi: perch, poich, sicch, affinch, giacch; - nei nomi comuni tronchi diuna sola sillaba. Esempi: f, r, m, t, s; - nei verbi della secondaconiugazione, in re. Esempi: temre, tenre; - negli avverbi in mnte.Esempi: socialmnte, teneramnte; - negli aggettivi in vole.Esempi: caritatvole, piacvole, scorrvole; - nei diminutivi tto, tta.Esempi: castta, fanciulltto, fanciulltta, omtto; - nei nomi terminananti infice. Esempi: carnfice, orfice, pontfice; - nei nomi e negli aggettiviterminanti in se. Esempi: cortse, marchse, pase; - nei nomi in to, ta, zza.Esempi: fruttto, monta, pinta, carzza, bellzza; - nei vocaboli terminanti innto. Esemp: ornamnto, tormnto; - nei vocaboli terminanti inssa. Esempio: mssa; - nei numerali come tr,trdici, sdici, vnti, trnta. La o hasuono aperto (): - nei nomi tronchi d'origineitaliana. Esempi: Angi, fal, rococ; - nei vocaboli in ulo e neldittongo u. Esempi: fagiulo, figliulo, nuvo, ruta; - nei nomi terminanti in lo,la. Esempi: giaggilo, parla; - nei nomi terminanti in rio.Esempi: dormitrio, oratrio, ostensrio; - nei vocaboli terminanti intto, tta. Esempi: giovantto, grasstto, ragazztta; - nei vocaboli terminanti inoccio, occhio. Esempi: bambccio, malcchio;

- nei numerali come tto, nve,nno, trentanve, trenttto; La o hasuono chiuso (): - nei pronomi come ni, vi,lro, colro, costro; - nei nomi terminanti in io. Esempi:corridio, frantio; - nei nomi in ne, sine, zine.Esempi: corne, visine, azine, commozine; - nei vocaboli in re, ra,sre, tre. Esempi: confessre, osservatre, signre, signra, traditre, vigre; - nei vocaboli in so. Esempi: animso,pensso; - nei vocaboli terminanti in ce.Esempi: atrce, ferce. Omonimi Nella lingua italiana alcuni vocaboli, composti dalle stesse lettere, cio omonimi,cambiano significato in base al suono aperto o chiuso della e o della o. Esempi di omonimi che hanno diverso significato a seconda della pronunciadella vocale aperta o chiusa. acctta (suono chiuso) significa scure; acctta(suono aperto) verbo accettare; afftto (suono chiuso) significa taglio; afftto(suono aperto) amore; btte (suono chiuso) recipiente per il vino; btte (suono aperto) percosse; clto (suono chiuso) istruito; clto(suono aperto) verbo cogliere; corrsse (suono chiuso) verbo correre; corrsse(suono aperto) verbo correggere; sca (suono chiuso) significa nutrimento; sca (suono aperto) verbo uscire; fro (suono chiuso) buco; fro(suono aperto) piazza, tribunale; fsse (suono chiuso) dal verbo essere; fsse(suono aperto) scavi; lgge (suono chiuso) norma, prescrizione; lgge(suono aperto) verbo leggere; psca (suono chiuso) il pescare e verbo pescare; psca (suono aperto) frutto; psta (suono chiuso) dal verbo porre; psta(suono aperto) luogo; srta (suono chiuso) dal verbo sorgere; srta(suono aperto) una specie; tma (suono chiuso) la paura; tma (suonoaperto) componimento; tcco (suono chiuso) dal verbo toccare; tcco(suono aperto) un pezzo; trta (suono chiuso) dolce; trta (suonoaperto) dal verbo torcere; vnti (suono chiuso) numero; vnti(suono aperto) soffi d'aria; vlgo (suono chiuso) la plebe; vlgo(suono aperto) verbo volgere; vlto (suono chiuso) significa viso; vlto(suono aperto) dal verbo volgere.

01.04 - LA SILLABA La sillaba un raggruppamento di suoni attorno ad una vocale, ossia unasillaba rappresentata da almeno una vocale. In italiano abbiamo vari tipi disillabe: una sillaba costituita da una sola vocale: a-prile; due o tre consonanti seguite da una vocale: spo-sa; stra-ordinario una vocale seguita da una consonante: al-to

Regole pratiche per la divisione in sillabe: a) una consonante appartienealla sillaba seguente: a-ve-re, a-mo-re, au-gu-ra-re, vi-ta-le b) di due consonanti doppie, laprima appartiene alla sillaba precedente, la seconda alla seguente c) quando abbiamo gruppi diconsonanti, ossia due o tre consonanti insieme, appartengono alla sillabaseguente se possono essere usati anche in principio di parole: li-sta, ma-dre,vo-stro; infatti le consonanti st, dr, str si trovano allinizio delle parolestare, drago, strenuo d) I gruppi di consonanti chenon possono essere usati allinizio di una parola, cio non esistono parole checominciano con tali gruppi di consonati, si dividono come le doppie, unaappartiene alla sillaba precedente, laltra alla successiva: mon-te, ver-so,ar-pa; infatti nessuna parola italiana pu iniziare con nt, rs, rp In base al numero delle sillabe una parola pu essere: Monosillaba, formata da una sola sillaba: sta, se, ma Bisillaba, formata da due sillabe: ma-re, so-le, pri-ma Trisillaba, formata da tre sillabe: ter-mi-ne, te-so-ro, sco-la-ro Quadrisillaba, da quattrosillabe: fa-vo-ri-re, o-scu-ra-re, per-cor-re-re Polisillaba, da cinque o pi sillabe: com-men-da-to-re, ir-re-vo-ca-bi-le

01.05 - DITTONGHI, TRITTONGHI, IATO, DIERESI, SINERESI Ogni vocale rappresenta una sillaba; quando si incontrano due vocali,possiamo avere due sillabe, oppure una sola sillaba. Quando due vocali sipronunciano unite siamo di fronte ad un dittongo. Specifichiamo che le vocali i, u sono deboli; le vocali a, e,o sono forti. Il dittongo costituito sempre dall'incontro di una delle due vocali deboli i e u (nonaccentata) con una delle vocali forti a,e, o che si fondono in un'unica emissione di voce. Esempi: Eu-ropa,uo-mo, pio-vere, pian-to, mai. Nel dittongo la voce cade sulla vocale forte, sfuggendo quasi dalla vocaledebole. Per questo motivo la i e la u vengono dette semivocali. La vocale forte pu precedere la debole come in au-la, Eu-ropa ed ildittongo si chiama discendente. La focale forte pu seguire la vocale debole, come in fia-to, vie-ni,chio-do ed il dittongo si chiama ascendente. Possono formare dittongo anche due vocali deboli (i, u). Esempi: fui,colui, gi I dittonghipossibili sono: i, i, i, i. Esempi: piatto, fieno, fiore, fiume;

u, u, u, u. Esempi: puntuale, duello, suino, fuori; i, u. Esempi: dirai, causa; i, u. Esempi: farei, neutro; i. Esempio: voi. I gruppi vocalici ea, eo, ae, oe non costituisconodittonghi. Esempi: corteo, poeta, paese, teatro. Trittonghi L'unione di due vocali deboli con una vocale forte nella stessa sillabaforma un trittongo. Esempi: miei, tuoi, guai, aiuole. Iato Nelle seguenti parole le vocali, pur essendo vicine tra loro, appartengonoa sillabe diverse: ba-u-le, gra-tu-i-to, pa-ura, ri-a-ve-re, tri-an-go-lo,vi-a-le. In simili casi si parla di iato (o dittongo apparente). Quindi, l'incontrodi due vocali che si pronunciano separatamente, con due diverse emissioni divoce, forma uno iato. Lo iato si verifica: quando si incontrano duevocali forti (a, e, o). Esempi: bo-a-to, le-a-le, po-e-ta, a-e-re-o, e-ro-e,pa-e-se; quando le vocali deboli (i,u) hanno l'accento tonico: m-o, v-a, z-o, pa--ra; quando la parola deriva daun'altra che aveva l'accento sulla i o sulla u: vi--le (da v-a), spi--re (dasp-a); nei composti con i prefissiri, re: ri-a-ve-re, ri-a-pri-re, re-a-le, re-di-ge-re; quando la i preceduta da ro da un gruppo consonantico: a-tri-o, pa-tri-a, ri-o-ne, tri-on-fo, tri-bu-no.

Dieresi e sineresi A volte in poesia, i suoni vocalici checompongono un dittongo, si pronunciano separatamente, come se appartenessero adue sillabi. La sineresi lopposto della dieresi: due vocaliche non formano dittongono si fondono in una al fine di ridurre il numero disillabe. 01.06 - CONSONANTI E SUONI Le consonanti non hanno un suono proprio; per essere pronunciate hannobisogno di una vocale e suonare con essa. Il nome consonante deriva daconsonare, cio suonare insieme, quindi suonare insieme al suono di unavocale. Le consonanti sono 16: b, c,d, f, g, h, l, m, n, p, q, r, s, t, v, z Le consonanti maiuscole: B, C, D, F, G, H, L, M, N, P, Q, R,S, T, V, Z La pronuncia: bi, ci, di, effe, gi, acca, elle, emme, enne, pi, qu, erre,esse, ti, vi o vu, zeta. Consonanti esuoni Le consonanti sono 16, i suoni suono 21. Alcune lettere si pronunciano inmodo differente a seconda della vocale o altra consonante che segue. Leconsonanti b, d, f, l, m, n, p, r, t, vhanno un solo suono, ossia hanno un solo modo di pronunciarsi qualunque sia lavocale che segue.

La lettera Cha 2 suoni

C+a,o,u,h. La consonante c seguita da a, o, u, h, da altra consonante ha un suono gutturale. Esempi: casa, corsa, cucina, classe, cruscotto, clinica, acne C+e,i. La consonante c seguita da e, i ha un suono palatale. Esempi: cena, circo

La lettera Gha 4 suoni

G+a,o,u,h. La consonante g seguita da a, o, u, h, da altra consonante ha un suono gutturale. Esempi: gara, gola, gusto, ghiandola, grasso, glaciale G+e,i. La consonante g seguita da e, i ha un suono palatale. Esempi: gemello, giglio G+li. La consonante g seguita da li equivale al suono della lettera spagnolla ll. Esempi: gli, figli, mogli, gigli, maglia, miglia, migliaia, meglio, migliore. G+n. La consonante g seguita da n equivale al suono della lettera spagnola . Esempi: Spagna, vignetta, bagnino, spagnolo, ignudo (forma antica di dire nudo).

La lettera Sha 3 suoni

S+a,e,i,o,u (s pura). La consonante s seguita da a, e, i o, u sonora. Esempi: sapone, sedia, simile, somaro, suono S+consonante (s impura). La consonante s seguita da altra consonate ha un suono sordo. Esempi: sbiancare, sfera, spada, stella, smemorato, snaturato, sleale, sganciare, S+ce, ci. La consonante s seguita da ce o ci ha un suono palatale come in scempio, scemo, scivolone, scimmia. Importante: tra la sc e la e non si intermpone mai la vocale i, tranne che nella parola scienza e derivate da questa, come coscienza, scienziato, scientifico.

La lettera Zha 2 suoni


Z sorda. La consonante z ha un suono sordo in parole come zio, anzi, pazzo. Z sonora. La consonante z sonora in parole come zero, zanzara, zafferano.

Osservazioniriguardanti la lettera H La lettera h muta, ossia non ha suono. Si usa come espediente grafico:

per trasformare il suono palatale di C e G seguite da e, i in gutturale. Esempi: chiostro, chiesa, chiedere, ghetto, ghisa. nel verbo avere: ho, hai, ha, hanno. nelle esclamazioni: ah!, ahi!, oh!, ahime! ecc.

Osservazioniriguardanti la lettera Q

La lettera q sempre seguita dalla u e con questa forma un unico suono equivalente al suono cu. Esempi: quadro, questo, quello.

Osservazioniriguardanti la lettera N

La lettera n non si usa mai davanti alle lettere p, b, m. Davanti a queste lettere diventa m. Esempi: compiacenza (deriva da con piacere), Giampiero (deriva da Gian Piero), immalinconire (deriva da in malinconia)

01.07 - LE CONSONANTI DOPPIE Tutte le consonanti, eccetto l'h, in italiano possono pronunciarsirafforzate, cio possono trovarsi doppie, ma solo nel mezzo di una parola. Alcuneregole pratiche:

Non si raddoppiano mai le consonati inziali e finali G e z non si raddoppiano mai davanti a parole terminanti in ione. Esempi: guarigione, ragione, mediazione, azione I suoni sc, gn, gl non si raddoppiano mai Ch si rafforza raddoppiando la c. Esempi: ricche, bacchetta, sacchi, occhiali Gh si rafforza raddoppiando la g. Esempi: agghindare, agghiacciante. La q si raddoppia facendola precdere dalla c. Esempio: acqua, acquazzone, acquisto. Lunica parola italiana con due q soqqadro La b non si raddoppia nelle terminazioni bile. Esempi: automobile, contabile. Le parole composte coi prefissi a, da, fra, ra, so, su, sopra, sovra, contra, raddoppiano generalemente la consonante iniziale (ad eccezione dell's impura). Esempi: accanto (a+canto), davvero (da+vero), frapporre (fra+porre), raccogliere (ra+cogliere), sommesso (so+messo), sussulto (su+sulto), sopraggiungere (sopra+giungere), sovrapporre (sovra+porre), contraffare (contra+fare). Consonanti doppie appaiono anche in composizioni tipo: ebbene (e+bene), oppure (o+pure), suvvia (su+via), fabbisogno (fa+bisogno), fallo (fa+lo).

Parole che hanno significato diverso, secondo che hanno una o due consonanti: asilo (=ricovero); assillo(=pungere); bara (=sarcofago); barra(=asta); bruto (=bestia); brutto (=nonbello); camino (=focolare); cammino(=viaggio); capello (=pelo del capo); cappello(=copricapo); casa (=abitazione); cassa (=recipiente); cola (=dal verbo colare); colla(=sostanza adesiva); convito (=banchetto); convitto(=istituto); copia (=riproduzione); coppia(=paio); dona (=dal verbo donare); donna(=signora); eco (=risonanza); ecco (=avverbio); fumo (=prodotto del fuoco); fummo(=dal verbo essere);

mola (=macina); molla(=elastico); moto (=motocicletta); motto(=detto, battuta); nono (=numerale); nonno (=avo); note (=brevi appunti); notte(=oscurit); pala (=attrezzo); palla (=sfera); pena (=castigo); penna (=piuma); seta (=tessuto); setta (=fazione,un gruppo ristretto); sete (=bisogno di bere); sette(=numerale); sono (=dal verbo essere); sonno(=riposo); speso (=dal verbo spendere); spesso(=denso); vile (=codardo, vigliacco); ville(plurale di villa).

01.08 - L'ACCENTO Quando pronunciamo una parola, la nostra voce si posa con maggior intensitsu una delle sillabe. Nella parola universit, laccento cade sulla sillaba t;nella parola amre cade sulla sillaba m; nella parola nima si posa sulla sillaba . Ogni parola hauna sillaba che pronunciata con maggiore intensit di voce rispetto allealtre. Questo aumento dintensit della voce si chiama accento. In base alla posizione dell'accento, la parola pu essere: tronca,se l'accento cade sull'ultima sillaba (universit, bamb, virt, onest); piana,se l'accento cade sulla penultima sillaba (bellz-za, am-re); sdrucciole,se l'accento cade sulla terzultima sillaba (t-vola, bells-simo); bisdrucciole,se l'accento cade sulla quartultima sillaba (s-perano, r-citano).

La maggior parte delle parole italiane sono piane. Alcuni monosillabi, cio parole di una sola sillaba, sono privi di accentoe si appoggiano per la pronuncia alla parola che segue o che procede. Parole enclitiche (= inclinatein avanti) Che si uniscono nella pronuncia alle parole che le precedono. Esempi:dimmi, dirvi, farti, godersi, mangialo, portami, sentilo, vacci. A volte si uniscono due enclitiche di seguito come andiamocene (= ce neandiamo). Sono enclitiche: leparticelle pronominali: mi, ti, si, ci, vi, me, te, se, ce, ve, ne, lo, la, le,li, gli; gliavverbi: ci, vi, ne

Parole proclitiche(=appoggiate indietro)

Che si uniscono nella pronuncia alle parole che le seguono. Esempi: lestelle, mi dice, il libro, di certo, il cane, le anitre, mi dai, ti dico, vichiedo, di certo. Sono proclitiche: gliarticoli il, lo, la, i, gli, le, un; leparticelle pronominali: mi, ti, si, ci, vi, me, te, se, ce, ve, ne, lo, la, le,li, gli; lepreoposizoni: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Laccento grafico L'accento pu essere di tre specie: 1) accentograve (\) si usa per i suoni aperti e cio sulle vocali a, e, o aperte. Esempi: piet,canap, fal. 2) accentoacuto (/) si usa per i suoni chiusi e cio sulle vocali i, u, e, o chiusi.Esempi: mor, Corf, saldamnte, tcco. 3) accentocirconflesso, in disuso, serve per indicare una sillaba contratta (trre pertogliere; crre per cogliere), oppure il plurale contratto di io, ossia perindicare che una i caduta. Esempi: stud, oz, spaz. L'accento generalmente in italiano non si segna; quando viene segnatoprende il nome di accento grafico; bisogna utilizzarlo: sulleparole tronche che non siano monosillabe. Esempi: carit, bont, recit, sbocci,trib, virt, finch;

alcunimonosillabi terminanti in dittongo. Esempi: gi, pu, pi. Attenzione: qui e quanon si accentano mai perch non terminano in dittongo; sualcuni omonimi (parole scritte allo stesso modo) che cambiano di significatocol cambiare della sillaba tonica. Ma non obbligatorio segnare laccento Esempi:ncora (strumento della nave) e ancra (avverbio); capitno (grado esostantivo) e cpitano (verbo); blia (donna che allatta neonati), bala(potere); dnno (verbo) danno (sostantivo); dtti (verbo) detti (sostantivo); inalcuni monosillabi per distinguerli da suoi omonimi.

Monosillabi omonimi se (congiunzione);s (pronome); si (pronome); s (avverbio affermativo); ne (pronomeatono); n (congiunzione); da (preposizione);d (verbo dare); di (preposizione);d (giorno); la (articolo opronome); l (avverbio di luogo); li (pronomepersonale); l (avverbio di luogo); e (congiunzione); (verbo); te (pronome); t (bevanda); che (pronome econgiunzione); ch (congiunzione =perch)

01.09 - ELISIONE E TRONCAMENTO A volte una parola che termina per vocale seguita da una parola checomincia per vocale. Ci origina un suono sgradevole, detto cacofonia, per cuisi elide, cio si elimina, la vocale finale della prima parola e si sostituiscedallapostrofo. Esempi: lo uomo diventa luomo una anima diventa unanima della onda diventa dellonda questo altro anno diventa questaltranno

Lelisione generalmente avvine: Con gli articoli una, lo, la e le preposizioni articolate formate conquesti articoli. Esempi: loperaio, lepoca, unanitra, nellospedale Con la preposizione di. Esempi: dinverno, doggi Con i pronomi atoni mi, ti,si, vi, ci (solo davanti e ed i). Esempi: mama; tama; sarma; vhanno;cerano;

Con gli articoli gli e le solo quando sono seguiti da parole che comincianorispettivamente per i o e. Esempi: lelemosine o le elemosine; le ostriche; gliingegneri e glingegnieri; gli animali La preposizione da, ma solo in rari casi di locuzioniavverbiali. Esempi: fin dora; daltra parte; dora innanzi; daltronde. Il troncamento Il troncamento la caduta della vocale finale odellintera sillaba finale atona di una parola davanti ad unaltra che pucominciare per vocale o per consonante. Nel troncamento si elimina la vocale ola sillaba finale senza aggiungere alcun segno grafico. Esempi: mal esposto(invece di male esposto); mal vissuto (invce di male vissuto). In molti casi il troncamento non obbligatorio esi fa solo per ragioni di suono. Esempi: ancor oggi o ancora oggi; suor Anna, suoraAnna. E obbligatorio il troncamento quando abbiamo: a) Uno e nessuno.Esempi: nessun animale; nessun fiore b) Quello davanti a consonate.Esempio: Quel quadro; per: quelluomo c) Bello, grande, santo,buono davanti a consonante. Esempi: bel bimbo, gran maestro sanLuigi, buon cuore, gran donna. Questiaggettivi davanti a nomi che cominciano per vocale vogliono lelisione. Esempi:bellamico; grandanimo; santAmbrogio. Il troncamento di alcuni nomi e alcune forme verbali monosillabiallimperativo si indica con lapostrofo per distinguerli da monosillabiomonimi. da (imperativo di dare); da(preposizione semplice); di (imperativo di dire); di(preposizione semplice); fa (imperativo di fare); fa(preposizione semplice); po (per poco); Po (fiume Po);

sta (imperativo di stare); sta(indicativo presente di stare); va (imperativo di andare); va(indicativo presente di andare).

01.10 - OMONIMI, OMOFONI, SINONIMI E CONTRARI Gli omonimi sono parole identiche, ma con significato differente. Esempi di omonimi che hanno diverso significato a seconda della pronuncia della vocale aperta o chiusa: acctta (suono chiuso) significa scure; acctta (suono aperto) verbo accettare; afftto (suono chiuso) significa taglio; afftto (suono aperto) amore; btte (suono chiuso) recipiente per il vino; btte (suono aperto) percosse; clto (suono chiuso) istruito; clto (suono aperto) verbo cogliere; corrsse (suono chiuso) da correre; corrsse (suono aperto) da correggere; crso (suono chiuso) da correre; crso (suono aperto) abitante della Corsica; crdo (suono chiuso) verbo credere; crdo (suono aperto) preghiera, fede; dtti (suono chiuso) motti; dtti (suono aperto) verbo dare; sca (suono chiuso) significa nutrimento; sca (suono aperto) verbo uscire; fro (suono chiuso) buco; fro (suono aperto) piazza, tribunale; fsse (suono chiuso) dal verbo essere; fsse (suono aperto) scavi; lgge (suono chiuso) norma, prescrizione; lgge (suono aperto) verbo leggere; mnte (suono chiuso) intelletto; mnte (suono aperto) verbo mentire; psca (suono chiuso) il pescare e verbo pescare; psca (suono aperto) frutto; prci (suono chiuso) dal verbo porre; prci (suono aperto) maiali; pse (suono chiuso) dal verbo porre; pse (suono aperto) atteggiamenti; psta (suono chiuso) dal verbo porre; psta (suono aperto) luogo; srta (suono chiuso) dal verbo sorgere; srta (suono aperto) una specie; tcco (suono chiuso) dal verbo toccare; tcco (suono aperto) un pezzo; trta (suono chiuso) dolce; trta (suono aperto) dal verbo torcere; vnti (suono chiuso) numero; vnti (suono aperto) soffi d'aria; vlgo (suono chiuso) la plebe; vlgo (suono aperto) verbo volgere; vlto (suono chiuso) significa viso; vlto (suono aperto) dal verbo volgere.

In italiano non obbligatorio segnare graficamente laccento. Alcune parole si scrivono e si pronunciano allo stesso modo, ma hanno significato diverso. Sono omofoni, cio hanno lo stesso suono:

riso (pianta); riso (il ridere); parte (da partire); parte (porzione); lira (moneta italiana); lira (strumento musicale a corde);

Alcuni omonimi cambiano significato a seconda del genere, maschile o femminile: il camerata (compagno darmi); la camerata (stanza); il capitale (patrimonio); la capitale (citt); il fine (scopo); la fine (termine); il fronte (parte anteriore di un esercito); la fronte (volto); il radio (elemento chimico); la radio (apparecchio radiolelettrico); il tema (argomento da trattare); la tema (timore, paura).

Sinonimi e contrari I sinonimi sono parole differenti che hanno uno stesso significato. Peresempio: casa, abitazione, dimora. I contrari sono gli opposti alle parole date. Esempi: alto, basso;economico, costoso; magro, grasso; biondo, bruno; ricco, povero. 01.11 - I SEGNI DI PUNTEGGIATURA I segni di punteggiatura si adoperano per rendere pi chiaro il discorso edindicare le varie pause durante il suo svolgimento. Dunque, sono importanti.Oggi, per si tende ad usare sempre meno i segni di punteggiatura, fino adarrivare in casi estremi ad abolirli del tutto, a volte per eccesso diraffinatezza, a volte per ignoranza. La punteggiatura comunque un elemento soggettivo, il cui uso dipendedall'intuizione, dalla carica emotiva, dallo stile dellautore. I principali segni di punteggiatura sono: la virgola, il punto e virgola, idue punti, il punto (o punto fermo), il punto interrogativo, il puntoesclamativo, i puntini sospensivi (o punti sospensivi), le virgolette, leparentesi tonde, la lineetta, il tratto d'unione; poi vi sono altri menousuali, come le parentesi quadre, le parentesi graffe, lasterisco, il puntomisto. La virgola (,) La virgola indica la pausa pi breve fra due parole o fra due proposizioni.Il suo utilizzo soggettivo, anche se esistono alcune regole per il corretto uso: Nellenumerazionedi nomi, aggettivi, verbi, avverbi, ecc. e nelle proposizioni. Esempi: Ierividi tuo padre, tua madre e tuo fratello; Tizio, Caio e Sempronio; Venne, vide,vinse; Espose i suoi progetti, critic i nostri e se ne and; Luigi va al lavoro in auto, ma dove lavora,non essendoci posto per parcheggiare costretto a lasciare lauto nella piazzae camminare a piedi per dieci minuti. Perseparare alcuni incidentali, come apposizioni, incisi, locuzioni attributive eproposizioni incidentali. Esempio: Damasco, capitale della Siria, cittantichissima; Il sole, verso le cinque, splende con minor intensit. Primae dopo un vocativo. Esempio: ragazzi, siate buoni! Che fai tu, Giovanni, dallecinque alle sei?

La virgola non si pone:

frail soggetto ed il predicato e fra il predicato e loggetto; quandola proposizione subordinata svolge la funzione di soggetto o di complementooggetto; nellultimotermine preceduto da una conginzione.

Il punto e virgola (;) Il punto e virgola indica una pausa pi lunga della virgola e serve aseparare due parti di uno stesso periodo. Esempio: Quando vidi che tutti mi guardavano,mi colse l'imbarazzo; tuttavia non mi persi danimo e risposi. I due punti (:) I due punti si adoperano: perintrodurre una frase esplicativa. Nella valigia inserisco sempre i ricordi delmio paese: delle cartoline, un libro di storia e delle foto. quandosi riportano parole o discorsi altrui. In questo caso, i due punti sono seguitidalle virgolette o da una lineetta e dall'iniziale maiuscola. Socrate ebbe adire: "Io so di non sapere quandosegue un elenco, una enumerazione. Le proposizioni subordinate possono esseredi vario tipo: interrogative, oggettive, finali, causali, ecc. Il punto fermo (.) Il punto fermo segna la pausa pi lunga e si adopera alla fine di unperiodo. Dopo il punto, la parola seguente inizia sempre con la letteramaiuscola. Il punto si pone anche: altermine delle abbreviazioni. Esempi: ecc., avv.

trale lettere di una sigla. Esempi: O.N.U., C.G.I.L.; in questo caso, l'ultimopunto non seguito da lettera maiuscola. Se fra un periodo e laltrio si inserisce un punto che segna un fortedistacco tra i due, dopo il punto si va a capo. Il punto interrogativo (?) Il punto interrogativo segna una frase interrogativa diretta. Esempi: Cosadici?; Che fai? Vuoi venire al cinema? Andrai a scuola domani? Se l'interrogazione indiretta non si pone il punto interrogativo. Esempi:Dimmi cosa dici; Dimmi cosa fai. Va col punto interrogativo se trasformiamo ladomanda indiretta in diretta. Dimmi: Cosa dici?. Se il punto interrogativo chiude un periodo, la parola seguente comincia conla maiuscola; se invece si succedono pi interrogazioni, dopo ogni puntointerrogativo segue la lettera minuscola. Esempi: Dove sei stato ieri? Ierisono stato al mare. Per: Chi stato? chi ha rotto il vetro? chi di voi ilcolpevole? Il punto interrogativo a volte si pone tra parentesi, dopo una frase o unaparola per indicare ironia o incredulit. Esempio: Il professor (?) Rossi sostieneil contrario. Il punto esclamativo (!) Il punto esclamativo si pone alla fine di una frase per esprimere stupore,meraviglia, dolore, cio uno stato d'animo. Esempi: Com'era bello!; Chil'avrebbe detto!

Il punto esclamativo a volte si pone tra parentesi, dopo una frase o unaparola come ad indicare un commento. Esempio: La nostra proposta fu giudicata incoerente(!). Il punto misto (?!) Il punto misto formato dal segno interrogativo e da quello esclamativo esprimeincredulit, sorpresa, meraviglia. Esempio: Ha mentito. Possibile?! La parolaseguente si scrive con la maiuscola. I puntini sospensivi (...) I puntini sospensivi, che sono tre, indicano la sospensione del pensiero,dovuta a imbarazzo, prplessit, esitazione, minaccia ed altro. Esempio: seio...; Non vorrei che...; Se posso...; Se non le dispiace...; A buonintenditor... I puntini di sospensione si usano: perpreparare il lettore a una metafora; perinvitare a trarre le conclusioni al termine di un racconto, o di un articolo;

all'inizioe alla fine di una citazione, al posto di quanto precede o di quanto segue:"...mi ritrovai per una selva oscura..." allafine di una serie per indicare che la serie stessa continua: Primo, secondo,terzo...

Dopo i puntini sospensivi si usa la maiuscola solo se essi indicano la finedi un periodo. Le virgolette(<<...>> oppure "...") Le virgolette servono a: racchiudereun discorso diretto; Io me ne vado disse Rolando;

amettere in rilievo una parola o un elemento della frase; Io penso che la parolapiano possa avere vari significati; introdurreuna citazione. Cesare disse: "Il dado tratto".

L'asterisco (*) L'asterisco pu servire come richiamo per le annotazioni a pi di pagina.Se l'asterisco ripetuto tre volte, sostituisce un nome di luogo o di personache non si sa o che si vuole tacere. Esempio: Il padre Cristoforo da *** era unuomo pi vicino ai sessanta che ai cinquant'anni (Manzoni). La lineetta (-) La lineetta sostituisce spesso le virgolette, specialmente nei dialoghi:Luigi disse: - Dove vai? - E Giorgio rispose: Vado al cinema. Il trattino o tratto d'unione(-) Il trattino o tratto d'unione serve a indicare, al termine di una riga chela parola spezzata e continua nella riga seguente. Viene anche usato percongiungere i termini di parole composte. Esempi: l'accademiascientifico-letteraria; il confine italo-austriaco. Le parentesi tonde ( )

Le parentesi tonde, una di apertura e una di chiusura, servono aracchiudere parole o proposizioni che non hanno una relazione necessaria con ilresto del discorso. Esempio: Luigi (chi lo direbbe?) stato promosso senzafare lesame. Le partentesi quadre ([ ]) Le partentesi quadre, di uso molto raro, racchiudono parole estranee altesto o aggiunte per chiarimento. Esempio: Quel grande [Leonardo] continua astupirci Le partentesi graffe ({ }) Si usano, a volte, per raggruppare o riepilogare in maniera schematica unargomento svolto. 02.01 - ANALISI GRAMMATICALE E LE PARTI DEL DISCORSO Lanalisi grammaticale omorfologica la scomposizione di una frase nei suoi elementicostitutivi; ogni elemento, cio ogni parola che compone la frase vieneanalizzata in base alla sua funzione grammaticale e ricondotte ad una dellecategorie grammaticali o parti del discorso. Le parti del discorso Le categorie grammaticali o parti del discorso sono in tutto nove. Diqueste nove, cinque sono variabili, ossia possono variare la terminazione inbase al genere (maschile o femminile), o al numero (singolare o plurale),quattro sono invariabili, ossia non cambiano mai la terminazione. Le cinque parti variabili del discorso sono: Nome,che indica persone, animali, cose, idee, sentimenti, ecc.Esempi: uomo, donna, cane, gatto, libro, quaderno, vurt, poesia. Articolo, cheintroduce in maniera determinata o indeterminata il nome. Esempi: il bambino,la donna, un bambino, una donna. Aggettivo, chequalifica o specifica il nome. Esempi: bel cane, quel cane. Pronome, chefa le veci del nome, ossia sostituisce il nome. Esempi: Io sono Luigi; lui Giacomo.

Verbo, cheindica azione o modo di essere. Esempi: la pecora bela; il cane abbaia; ilgatto miagola; il gatto astuto. Le quattro parti invariabili sono: Avverbio, cheserve a precisare o modificare il significato di unaltra parola. Esempi: correlentamente; molto bello; considerevolmente brutto; Preposizione, cheserve a stabilire i rapporti tra le parole. Esempi: Io vado a scuola; ilcappotto della mamma.

Congiunzione, cheserve ad unire una parola allaltra, o una frase allaltra. Esempi: Io eGiovanni andiamo a scuola insieme; Compra il pane, quando torni. Interiezioneo Esclamazione,che serve ad indicare uno stato dellanimo, un sentimento. Esempio: Ahi me poverino! Fare lanalisi grammaticale, ad esempio della frase Io leggo un libro significa analizzareognuna delle parole che la compongono: Io pronome personale soggetto; leggo verbo, indicativo presente, terza persona singolare del verbo leggere; un articolo indeterminativo maschile; libro sostantivo maschile singolare.

Sono variabili quelle parti del discorso che possono mutare laterminazione. Il mutamento nel nome, nellarticolo, nellaggettivo e nelpronome si chiama declinazione; nel vergo si chiama coniugazione. Per chiarire il concetto di variabilit necessario spiegare alcuniconcetti relativi a radice, desinenza, prefisso, suffisso e tema. Radice La radice la parte immutabile di una parola. Nelle seguenti parole:libr-o, libr-i, libr-aio, libr-eria, libr-etto, libr-esco la radice immutabile libr. Desinenza Di una parola, la radice la parte immutabile, la desinenza la parte chevaria. Nelle parole anteriori, se libr la radice, la o di libr-o, la i di libr-i, la aio di libr-aio, la eriadi libr-eria, la etto di libr-etto ela esco di libr-esco sono ladesinenza. Prefisso, suffisso e tema Se osserviamo le seguenti parole: port-a, im-port-are, es-port-azion-e solola prima port-a costituita da radice (port) e desinenza (a); nelle altre duela base comune (port) preceduta da gruppi di lettere che si dicono prefisso esuffisso. Nella parola im-port-are, imrappresenta il prefisso, port laradice e are la desinenza; nella parola es-port-azione, es rappresenta il prefisso, port la radice e azion il suffisso ed ela desinenza. In questo caso la radice con il suo prefisso o suffisso prende ilnome di tema. Quindi nella parola import-are, che trattasi di verbo, import il tema are la desinenza; nella parola esportazion-e, esportazion- il tema, la e la desinenza. Parole primitive e derivate Le parole costituite da radice e desinenza si dicono primitive; le paroleformate da tema e desinenza si dicono derivate. Quindi porta primitiva; importare derivata. Dalla radice, cio dalla parte invariabile di una parola possono derivaretanet altre parole, che costituiscono una famiglia, di cui la radice letimo.Letimologia la scienza che studia lorigine e la storia delle parole. 03.01 - IL NOME Il nome o sostantivo la parte variabile del discorso che indica persone,animali, o cose; con il termine cosasi fa riferimento a esseri inanimati, sentimenti, idee, azioni. Il nome pu essere: Proprio, quandoindica in maniera individuale un essere (o un gruppo di esseri) perdistinguerlo da tutti gli altri della stessa specie. In genere i nomi propri siscrivono con la maiuscola. Esempi: Carlo, Fido, Bologna, Piazza della Pace,Etna. Comune, quandoindica in modo generico gli esseri di una stessa specie. Esempi: uomo, citt,opinione, fiore, filosofia, storia. Concreto, quandoindica qualcosa di percepito dai nostri sensi. Esempi di nomi concreti:bambino, ragazzo, cane, gatto, giornale, rivista, tavolo, sedia. Astratto, quando indicaqualcosa di concepibile solo dalla mente e non dai nostri sensi. Esempi: bont,malvagit, lentezza, amicizia, pace, attivt. Primitivo, quando formato da radice e desinenza. Esempi: tavolo, carta, libro, cane.

Derivato, quando formato da radice, prefissi, suffissi e desinenza. Esempi: tavoliere,cartolaio, libraio, libreria, canile. Collettivo, quandoindica, pur essendo singolare pi persone, animali o cose. Esempi: gregge,popolo, squadra, vasellame, esercito, stormo. 03.02 - IL GENERE DEL NOME Il genere del nome negliesseri animati Rispetto al genere, il nome pu essere maschile o femminile. Sono maschilii nomi degli esseri animati di sesso maschile; sono femminili quelli degliesseri animati di sesso femminile. Esempi: Nomi maschili:Giovanni, Mario, Andrea, Luigi, Francesco, Giuseppe, Antonio, poliziotto,professore, maestro, ragazzo, bambino, nonno, zio, padre, babbo, figlio,fratello, cugino, avvocato, presidente. Nomi femminili:Giovanna, Maria, Andreina, Luigia, Luigina, Francesca, Giuseppina, Antonietta,poliziotta, professoressa, maestra, ragazza, bambina, nonna, zia, madre, mamma,figlia, sorella, cugina, avvocatessa, presidentessa. Il genere del nome negliesseri inanimati Il genere del nome negli esseri inanimati pi complesso. Tuttaviaesistono alcune norme che ci possono aiutare a distinguere il genere: a) Inomi terminanti in o sonosolitamente maschili. Esempi: libro, tavolo, quaderno, vaso, ritratto. Mano,radio, dinamo, moto, auto sono femminili e quindi vogliono larticolo femminile:la mano, la radio, la dinamo, la moto, lauto (la auto). Eco un nome che al singolare indifferentemente femminile o maschile; al plurale maschile. Al singolare leco (la eco) lontana, oppure leco (lo eco)lontano; al plurale gli echi lontani b) Inomi terminanti in a sonogeneralemente femminili. Esempi: carta, cartella, casa, terra, pianta. Attenzione:alcuni nomi, tra i quali alcuni di origine grega terminanti in ma e ta sono mascili. Esempi: il vaglia, il pigiama, il nulla, ilteorema, il problema, il poema, il pianeta. c) Inomi terminanti in u sonogeneralemente maschili,se nomi concreti. Esempio: il bamb, il cauicci; femminili,se nomi astratti. Esempi: la giovent, la virt

d) Inomi terminanti in -i ed e possono essere maschili o femminili;non esistono norme precise. Esempi: il brindisi, la crisi, il ponte, la sede,la sete, il caviale, la lezione e) Inomi terminanti in consonante, spesso di origine straniera sono quasi sempre maschili. Esempi:il caos, il referendum, il gas, lo sport, il bar, il lapis. f) Riguardoin nomi geografici

Inomi di citt e isole sono femminili. Esempi: lantica Roma, la vicinaValencia, la ricca Maracay, la bella isola Margarita, tranne Il Cairo, ilPireo, il Madagascar; infatti si dice ad esempio il lontano Madagascar.

Inomi di oceani, mari, laghi, fiumi e monti sono maschili, anche se ci sonomolte eccezioni. Esempi: limmenso Pacifico, lantico Mediterraneo, il piccololago Valencia, il bianco monte Bolivar. Eccezioni e quindi femminili: le Ande,la Loira, la Senna Inomi dei continenti e delle regioni terminanti in -a e de sono femminili.Esempi: la vecchia Europa, lAmerica Latina, lItalia, lArgentina, laColombia. Eccezioni: il Guatemala, il Bengala, il Costa Rica, il Venezuela. g) Inomi delle piante sono mascili. Esempi: il triste salice, il salice piangente,il manfdorlo fiorito. Eccezioni: la quercia, la betulla. h) Inomi dei frutti sono femminili. Esempi: la pesca, la mela, luva, la pera,lalbicocca, la nocciolina, la banana, la fragola, la ciliegia. Attenzione ilfrutto dellarancio sia maschile che femminile; il dattero maschile. i) j) Piantee frutti identici: il cedro, il limone, il fico, il pistacchio indicano sia ilfrutto che lalbero. Inomi dei mesi e dei giorni della settimana sono maschili. Unica eccezione ladomenica, femminile.

Riepilogando, generalmente inomi che terminano in: -asono femminili; -osono mascili; -umaschili se nomi concreti, femminili se astratti -e edi sono maschili o femminili -consonantesono maschili

03.03 - ALCUNI NOMI OMONIMI Alcuni nomi si scrivono allo stesso modo sia per maschile, che per ilfemminile, ma hanno significato diverso. Sono omonimi. Alcuni esempi: ilcamerata (compagno darmi); la camerata (stanza) ilcapitale (patrimonio); la capitale (citt) ilfine (scopo); la fine (termine) ilfronte (parte anteriore di un esercito); la fronte (volto) ilradio (elemento chimico); la radio (apparecchio radiolelettrico) Iltema (argomento da trattare); la tema (timore, paura)

03.04 - LA FORMAZIONE DEL FEMMINILE I nomi degli esseri inanimati non possono subire trasformazione di genere,ossia sono sempre o maschili o femminili. I nomi degli esseri animati possonomutare genere, mediante il cambiamento della desinenza, ossia della vocalefinale. I principali mutamenti sono: a) Laforma femminile si ottiene mutando la desinenza maschile o, e, i in a. Esempi: Cognato,cognata

Cavallo,Cavalla Gino,Gina Carlo,Carla Nonno,nonna Figlio,figlia Cugino,cugina Zio,zia Ragazzo,ragazza Bambino,bambina Francesco,Francesca Paolo,Paola Giardiniere,giardiniera Signore,signora Marchese,marchesa Giovanni,Giovanna

b) Alcuninomi terminanti in e, o, aformano il femminile con ina.Esempi: Eroe,eroina Gallo,gallina Andrea(maschile in italiano), Andreina Giuseppe,Giuseppina

c) Alcuninomi formano il femminile in modo irregolare. Esempi: Dio,dea Cane,cagna Zar,zarina Stregone,strega Fante,fantesca Abate,badessa Camoscio,camozza Daino,damma

d) Alcuninomi formano il femminile in modo del tutto differente dal maschile. Esempi:

Maschio,femmina Uomo,donna Babbo,mamma Parde,madre Fratello,sorella Marito,moglie Genero,nuora Celibe,nubile Compare,comare Cavalire,dama o amazzone Messere,madonna Becco,capra Montone,pecora Bue(o bove), mucca (o vacca) Porco,scrofa Fuco,ape

03.05 - LA FORMAZIONE DEL FEMMINILE CON IL SUFFISSO ESSA Un gruppo di nomi, indicanti soprattutto professione, carica, titolinobiliari, ma anche qualche animale, formano il femminile con il suffisso essa. Esempi: Avvocato,avvocatessa Professore,professoressa Dottore,dottoressa Sacerdote,sacerdotessa Presidente,presidentessa Profeta,profetessa Vigile,vigilessa Conte,contessa Principe,principessa Barone,baronessa Leone,leonessa Elefante,elefantessa

03.06 - LA FORMAZIONE DEL FEMMINILE DEI NOMI MASCHILI IN TORE E SORE I nomi maschili terminanti in toreformano il femminile in trice.Esempi: Aviatore,aviatrice Genitore,genitrice Nuotatore,nuotatrice Imperatore,imperatrice Traditore,traditrice (anche traditora) Pittore,pittrice (anche pittora) Attore,attrice (anche attora)

I nomi maschili terminanti in soree ssore formano anchessi ilfemminile in trice, con qualchelieve modifica del tema. Esempi: Possessore,posseditrice Difensore,difenditrice

03.07 - IL PLURALE DEI NOMI I nomi, in italiano, rispetto al numero hanno il singolare quando indicanoun solo essere o una sola cosa, il plurale quando indicano pi esseri o picose. Il plurale di un nome si forma semplicemente mutando la desinenza. I nomi possono essere suddivisi in tre classi, secondo la vocale finale: Inomi della prima classe hanno la vocale finale a Inomi della seconda classe hanno la vocale finale o Inomi della terza classe hanno la vocale finale e

Nomi terminanti in a pluralein e (nomi femminili), in i (nomi maschili) I nomi terminanti al singolare in a formano il plurale in e se femminili, in i se maschili. Esempi: Singolaremaschile: il dramma; plurale: i drammi Singolarefemminile: la scatola; plurale: le scatole

Nomi terminanti in o pluralein i I nomi terminanti al singolare in o,sia se sono maschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:

Singolare maschile: il libro; plurale: i libri; Singolare femminile: la mano; plurale: le mani.

In realt mano lunico nome femminile terminante in o che forma ilplurale regolare in i. La maggior parte dei nomi terminanti in o sono maschili. Nomi terminanti in e pluralein i

I nomi terminanti in e, siamaschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:


Singolare maschile: il giudice (i giudici); il balcone (i balconi); Singolare femminile: lazione (le azioni); la legge (le leggi).

03.08 - IL PLURALE DEI NOMI TERMINANTI IN A I nomi terminanti al singolare in aformano il plurale in i se maschile,in e se femminili. Esempi: Singolaremaschile: il dramma; plurale: i drammi Singolarefemminile: la scatola; plurale: le scatole

I nomi terminanti al singolare in cao ga formano il plurale in chi o ghi se maschile; in cheo ghe se femminili. Esempi:

Singolare maschile: il monarca; plurale i monarchi; Singolare femminile: la barca; plurale: le barche; Singolare maschile: il collega; plurale i colleghi; Singolare femminile: la bottega; plurale: le botteghe;

I nomi terminanti al singolare in ciao gia con la i accentata (tonica),sono femminili e formano il plurale incie o gie.Esempi:

Singolare femminile: la scia; plurale: le scie; Singolare femminile: la nostalgia; plurale: le nostalgie;

I nomi terminanti al singolare in ciao gia, preceduta da consonante, conla i non accentata (atona), sono femminili e formano il plurale in ce o ge. Esempi:

Singolare femminile: la mancia; plurale: le mance; Singolare femminile: la spiaggia; plurale: le spiagge;

I nomi terminanti al singolare in ciao gia, preceduta da vocale, con la inon accentata (atona), sono femminili e formano il plurale in cie o gie. Esempi:

Singolare femminile: la camicia; plurale: le camicie. Singolare femminile: la ciliegia; plurale: le ciliegie.

Eccezioni: lala e larma (femminili), formanoil plurale in i: le ali e le armi; il belga; plurale: i belgi la provincia; al plurale: le provinceo le provincie I nomi maschili terminanti ina I nomi terminanti in a sonogeneralmente femminili in italiano. Esempio: la casa, la tavola, la scrivania,la pillola, la matita. Il plurale si forma con la vocele e. Esempi: le case, le tavole, le scrivanie, le pillole; le matite.

Altri nomi, al singolare anche se terminano con la a sono maschili; il plurale si forma aggiungendo la i. Esempi: il problema (i problemi); iltema (i temi); il programma (i programmi); il panorama (i panorami); il poeta(i poeti). I nomi terminanti in ista I nomi terminanti in ista al singolare sono invariabili, ciopossono essere maschili o femminili ed il genere si capisce dal contesto dellafrase o dallarticolo. I nomi terminanti in ista,quando sono maschili fanno il plurale con la i; quando sono femminili con la e. Esempi: Maschile: il giornalista (i giornalisti); il pianista (ipianisti); il tennista (i tennisti); il turista (i turisti); lautomobilista(gli automobilisti); lartista (gli artisti); Femminile: la giornalista (le giornaliste); la pianista(le pianiste); la tennista (le tenniste; la turista (le turiste);lautomobilista (le automobiliste); lartista (le artiste). 03.09 - IL PLURALE DEI NOMI TERMINANTI IN O I nomi terminanti al singolare in o,sia se sono maschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:

Singolare maschile: il libro; plurale: i libri; Singolare femminile: la mano; plurale: le mani.

In realt mano lunico nome femminile terminante in o che forma ilplurale regolare in i. La maggior parte dei nomi terminanti in o sono maschili. I nomi di parole piane terminantial singolare in co o go formano generalmente il plurale in chi o ghi, ma ci sono molte eccezioni. Esempi: il cuoco (al plurale icuochi); il rogo (i roghi); il castigo (i castighi); lalbergo (gli alberghi). Le parole piane, le pi numerosein italiano, sono quelle che hanno l'accento sulla penultima sillaba. Alcuniesempi di parole piane terminanti in co e go che formano il plurare in ci e gi:lamico (gli amici); il nemico (i nemici); il greco (i greci); porco (porci). I nomi di parole sdrucciole terminantial singolare in co o go formano il plurale in ci o gi. Esempi: il sindaco (i sindaci); il canonico (i canonici); il teologo(i teologi); il filologo (i filologi). Le parole sdrucciole sono quelleche hanno l'accento sulla terzultima sillaba. Dopo le piane sono le pifrequenti in italiano. Come abbiamo visto le parole terminanti in co e goformano il plurale in ci e gi, ma ci sono molte eccezioni: il carico (i carichi);lincarico (gli incarichi); lo scarico (gli scarichi); il dialogo (i dialoghi);il catalogo (i cataloghi); lepilogo (gli epiloghi); il valico (i valichi); il monologo(i monologhi); il rammarico (i rammarichi). I nomi terminanti al singolare in io,con la i accentata (tonica) formano il plurale in ii. Esempio: il mormorio (i mormorii). I nomi terminanti al singolare in io,con la i non accentata (atona) formano il plurale in i. Esempio: lo specchio (gli specchi). Eccezioni e particolarit: Alcuni nomi terminanti in co e go formano il plurale indifferentemente in ci e gi, oppure in chi e ghi. Esempi: il manico (i manici e i manichi); il parroco (i parrocie i parrochi); il traffico (i traffici e i traffichi); il mago (i magi e i maghi); Alcuni nomi terminanti in io hanno al plurale la doppia ii per distinguerli da altri nomi chehanno la stessa grafia. Esempi: conii plurale di conio, per distinguerlo daconi, plurale di cono; osservatorii plurale di osservatorio per

distinguerlo daosservatori plurale osservatore; principii plurale di principio perdistinguerlo da principi plurale di principe. In ogni caso accetta anche lagrafia con una sola i. Alcuni nomi terminanti in o formano il plurale in i, ma hanno dei mutamenti nella radicedel nume. Esempi: uomo (uomini); dio (dei); tempio (templi); Alcuni nomi terminanti in o, formano il plurale in a e cambiano genere. Esempi: luovo (leuova); il paio (le paia); il centinaio (le centinaia); il miglio (le miglia);il migliaio (le migliaia); il riso (le risa). 03.10 - IL PLURALE DEI NOMI TERMINANTI IN E I nomi terminanti in e, siamaschili che femminili, formano il plurale in i. Esempi:

Singolare maschile: il giudice (i giudici); il balcone (i balconi); Singolare femminile: lazione (le azioni); la legge (le leggi).

Eccezioni e particolarit:

Bue al plurale buoi; Mille al plurale mila; Alcuni nomi terminanti in ie sono indeclinabili: la specie (le specie); la serie (le serie); Altri nomi terminanti in ie formano il plurale in i. Esempi: la moglie (le mogli); la superficie (le superfici).

03.11 - ALTERAZIONE DEL NOME Un nome si dice alterato quando aggiungendo un particolare suffisso si modifica in parte ilsignificato. Si pu variare il nome sia dal punto di vista dellagrandezza, facendolo diventare pi grande o pi piccolo, sia dal punto di vistadella qualit, facendolo diventare migliore o peggiore. Per chiarire il concetto di alterazione del nome necessario spiegarealcuni concetti relativi a radice, desinenza, prefisso e suffisso Radice La radice la parte immutabile di una parola. Nelle seguenti parole: libr-o, libr-i, libr-aio, libr-eria, libr-etto, libr-esco laradice immutabile libr. Desinenza Di una parola, se la radice la parte immutabile, la desinenza la parteche varia, che cambiando la quale possibile formare il femminile ed ilplurale. Nelle parole anteriori, se libr la radice, la o di libr-o, la i di libr-i, la aio di libr-aio, la eriadi libr-eria, la etto di libr-etto ela esco di libr-esco sono desinenze. Prefisso, suffisso e tema Se osserviamo le seguenti parole: port-a,im-port-are, es-port-azion-e solo la prima port-a costituita da radice (port)e desinenza (a); nelle altre due la base comune (port) preceduta da gruppi dilettere che si dicono prefisso e suffisso. Im-port-are:im = prefisso; port = radice; are = desinenza Es-port-azion-e:es = prefisso; port = radice; azion = suffisso;e = desinenza.

In questo caso la radice con il suo prefisso o suffisso prende il nome ditema. Quindi nella parola import-are, che un verbo, import il tema ed are la desinenza; nella parola esportazion-e, esportazion- il tema, la e la desinenza. Laterazione del nome Lalterazione del nome si produce aggiungendo un suffisso alla radice.Possiamo aggiungere i seguenti suffissi: -one, -otto (maschile), -ona, -otta (femminile) per fardiventare un nome pi grande (suffissi accrescitivi); -ino, -etto (maschile), -ina, -etta (femminile) per fardiventare un nome pi piccolo (suffissi diminutivi); -accio, -astro (maschile), -accia, -astra (femminile) percambiare la qualit ad un nome, facendolo diventare peggiorare (suffissipeggiorativi); -uccio (maschile); -uccia (femminie per cambiare laqualit ad un nome, facendolo diventare migliore, pi affettuoso (suffissi vezzeggiativi) Ad esempio il nome ragazzo (maschile) pu diventare: Ragazz-one o ragazz-otto (ragazzo grande); Ragazz-ino o ragazz-etto (ragazzopiccolo); Ragazz-accio o ragazz-astro (ragazzopeggiore); Ragazz-uccio (ragazzo pi affettuoso) Ad esempioil nome ragazza (femminile) pu diventare: Ragazz-ona o ragazz-otta(ragazza grande); Ragazz-ina o ragazz-etta (ragazzapiccola); Ragazz-accia o ragazz-astra (ragazzapeggiore); Ragazz-uccia (ragazza pi affettuosa) Ad esempioil nome libro (maschile) pu diventare: libr-one o libr-otto (librogrande); libr-ino o libr-etto (libropiccolo); libr-accio o libr-astro(libro cattivo, peggiore); libr-uccio (libro simpatico) Ad esempioil nome borsa (femminile) pu diventare: Bors-ona o bors-otta (borsagrande); Bors-ina o bors-etta (borsapiccola); Bors-accia (borsa non buona); Bors-uccia (borsa carina,affettuosa)

03.12 - NOMI GRAMMATICALMENTE MASCHILI Alcuni nomi come il soprano, ilcontralto, il mezzosoprano ed altri sono grammaticalmente maschili, perindicano persone di sesso femminile. Esempio: Il soprano KatiaRicciarelli 03.13 - NOMI GRAMMATICALMENTE FEMMINILI Alcuni nomi, anche se grammaticalmentefemminili, si riferivano quasi esclusivamente a uomini. Nomi come la recluta,la guardia, la sentinella, la scolta, la guida, la vedetta, la spia sonogrammaticalmente femminili, ma un tempo indicavano soprattutto persone di sessomaschile. Ci era dovuto al fatto che si riferivano ad alcune professioni,precluse alle donne. Le professioni di militare o agentedi polizia (guardia) erano riservate solo agli uomini, quindi la recluta, la sentinella,la guardia poteva essere solamente maschile. Oggi tali professioni sono aperteanche alle donne, per cui possiamo avere una recluta donna o una guardia donna. 03.14 - NOMI AMBIGENERI Nomi come nipote, parente, cantante,ecc.. sono sia maschili che femminili e distinguiamo il genere dal contestodella frase, dallarticolo o dallaggettivo. Esempi: il nipote (maschile), la nipote (femminile); il parente (maschile), la parente (femminile); il bravo cantante, la brava cantante. Al plurale: i nipoti (maschile), le nipoti (femminile); i parenti (maschile), le parenti (femminile); i bravi cantanti, le brave cantanti. 03.15 - NOMI TERMINANTI IN STA E CIDA Alcuni nomi terminanti in sta come artista, tennista, pianista,giornalista ed altri terminanti in cidacome omicida sono invariabili al singolare e quindi possono indicare sia ilgenere femminile che quello maschile Esempi: un artista famoso, unartista famosa; il tennista, la tennista; il pianista, la pianista; il giornalista, la giornalista; un omicida, una omicida o unomicida Al plurale, invece, assumono ladesinenza corrispondete al maschile o al femminile.

Esempi: lo artista o lartista (singolaremaschile); gli artisti (plurale maschile); la artista o lartista (singolarefemminile); le artiste (plurale femminile); il tennista (singolare maschile); itennisti (plurale maschile); la tennista (singolare femminile); letenniste (plurale femminile); il pianista (singolare maschile); ipianisti (plurale maschile); la pianista (singolare femminile); lepianiste (plurale femminile); il giornalista (singolare maschile); igiornalisti (plurale maschile); la giornalista (singolare femminile);le giornaliste (plurale femminile); lo omicida o lomicida (singolaremaschile); gli omicidi (plurale maschile); la omicida o lomicida (singolarefemminile); le omicide (plurale femminile); Attenzione:lomicida colui/colei che commette il reato di omicidio. Al pluralelomicidio (il reato) fa gli omicidii, con due ii per distinguerlo da gliomicidi, coloro che commettono gli omicidii. 03.16 - NOMI DI GENERE PROMISCUO Ci sono nomi il cui genere sicomprende solo aggiungendo maschio o femmina. Nomi di animali come Leopardo,volpe o iena possono essere sia maschili che femminili e quindi per specificareil genere necessario aggiungere maschio o femmina. Esempi: la volpe femmina (le volpi femmine alplurale); la volpe maschio (le volpi maschi); il leopardo femmina (i leopardifemmine al plurale); il leopardo maschio (i leopardi maschi al plurale); la iena femmina (le iene femmine alplurale); la iena maschio (le iene maschi). 03.17 - NOMI INDECLINABILI O INVARIABILI Alcuni nomi non cambiano la desinenza passando dal singolare al plurale;sono chiamati indeclinabili o invariabili. Il numero generalmente indicatodallarticolo, dal verbo, dallaggettivo, dal senso della frase. Sono invariabili: a) i nomi monosillabi. Esempi: gru,re, t; b) i nomi polisillabi tronchi,cio con laccento sulla vocale finale. Esempi: bamb, citt, universit, virt; c) alcuni nomi maschili terminantiin a. Esempi: boia, cinema, gorilla, nonnulla, sosia, vaglia; d) alcuni nomi terminanti in o.Esempi: auto, dinamo, foto, moto, radio; e) i nomi terminanti in ie.Esempi: specie, serie. Eccezioni: la moglie, le mogli; la superficie, lesuperfici; leffigie, le effigi; f) i nomi terminanti in i.Esempi: analisi, brindisi, crisi, estasi, ipotesi, sintesi, tesi;

g) i cognomi. Esempi: il signorRossi, i signori Rossi; Bianchi, Verdi; h) i nomi propri di persona.Esempi: Tutti i Giuseppe di questa classe Eccezioni: i nomi femminiliterminanti in a (Esempio: la Maria; le Marie) ed i nomi propri maschiliterminanti in o (Esempio: Il signor Ludovico; i ludovichi). i) alcuni nomi, di orginestraniera, terminanti in consonante. Esempi: album, alcol, bar, film, gas, lapis,referendum, sport; j) le lettere dellalfabeto.Esempio: la parola strada contiene una esse; la parola sistema contiene dueesse. 03.18 - NOMI DIFETTIVI Sono difettivi (dal latino defectivus= mancante) quei nomi che mancano del singolare o del plurale Nomidifettivi del singolare, ossia che non si usano al singolare: a) i nomi che indicano oggetticomposti di varie parti. Esempi: (le) brache, (i) calzoni, (le) cesoie, (le) forbici,(le) manette, (le) molle, (le) mutande, (gli) occhiali, (le) redini, (le) stoviglie,(le) tenaglie; b) i nomi di cose che indicanouna pluralit di cose. Esempi: (i) bronchi, (le) adiacenze, (le) dimissioni,(le) fattezze, (i) dintorni, (le) spezie, (gli) spiccioli, (le) stoviglie, (le)vettovaglie, (le) vicinanze, (i) viveri; c) i nomi che gi in latino siutilizzavano solo al plurale. Esempi: (gli) annali, (le) calende, (i) fasti,(le) ferie, (le) idi, (le) nozze, (i) penati, (i) posteri, (le) esequie, (le) tenebre. Nomidifettivi del plurale, ossia che non si usano al plurale: a) alcuni nomi astratti. Esempi:(la) bont, (il) coraggio, (la) giustizia, (la) musica, (la) pazienza, (la) schiavit,(la) superbia, (l) umilt; b) alcuni nomi collettivi.Esempi: (il) ciarpame, (il) fogliame, (il) pattume, (la) plebe, (la) prole, (la)roba; c) i nomi di elementi chimici odi metalli: (l) alluminio, (il) bario, (il) cromo, (l) idrogeno, (l)ossigeno, (l) uranio; d) i nomi di prodotti che, disolito, si considerano nel loro insieme. Esempi: (la) avena, (il) caff, (la)fame, (il) grano, (il) latte, (il) miele, (il) pepe, (il) riso, (la) senape, (la)sete; e) Alcuni nomi relativi afestivit. Esempi: (il) Natale, (la) Pasqua, (la) Pentecoste; 03.19 - NOMI SOVRABBONDANTI Si dicono sovrabbondanti i nomi che hanno due modi di fare il plurale, odue modi di fare il singolare, o hanno due modi di fare sia il singolare che ilplurale. a) Nomi maschili al singolare,terminanti in o, che hanno un plurale per il maschile in i ed un altro pluraleper il femminile in a. In genere il plurale maschile si usa in senso figurato,il plurale femminile in snso proprio: Il braccio (singolare); ibracci (di una croce) e le braccia (del corpo umano); calcagno (singolare); icalcagni e le calcagna (figurativo: stare alle calcagna); il cervello (singolare); icervelli (intelligenze) e le cervella (di essere vivente); il ciglio (singolare); i cigli(delle strade) e le ciglia (degli occhi); il corno (singolare); i corni(le sporgenze) e le corna (degli animali); il cuoio (singolare); i cuoi(degli animali) e le cuoia (figurato: tirare le cuoia);

il dito (singolare); i diti(i diti anulari, mignoli) e le dita (le dita della mano); il filo (singolare); i fili(del telefono) e le fila (di una tela, del discorso); il fondamento; i fondamenti(di una scienza) e le fondamenta (di una casa); il fuso (singolare); i fusi(fusi orari) e le fusa (fare le fusa); il gesto (singolare); i gesti(movimenti) e le gesta (imprese); il ginocchio (singolare); iginocchi e le ginocchia (si usano entrambi); il gomito (singolare); i gomiti(incurvature) e le gomita (dell'uomo); il grido (singolare); i gridi(degli animali) e le grida (di persone); il labbro (singolare); i labbri(di una ferita) e le labbra (dell'uomo); il legno; i legni (pezzi dilegname) e le legna (le legna o la legna da ardere); il lenzuolo; i lenzuoli (singoli)e le lenzuola (paio che si mette nel letto); il membro (singolare); i membri(della famiglia) e le membra (corpo umano); il muro (singolare); i muri (di una casa) e lemura (di una citt); losso (singolare); gli ossi(di animale se staccati) e le ossa (corpo umano); il riso (singolare); i risi(la pianta) e le risa (il ridere); lurlo (singolare); gli urli(di una persona) e le urla (di tante persone) il vestimento (singolare); ivestimenti e le vestimenta (senza differenza)

b) Alcuni nomi hanno duesingolari, con lo stesso significato ed un solo plurale: il forestiero e il forestiere(al singolare); forestieri al plurale; il destriero e il destriere(al singolare); i destrieri al plurale; lo scudiero e lo scudiere (alsingolare); gli scudieri al plurale;

c) Pochi nomi sonosovrabbondandi sia al singolare, che al plurale: il frutto (la pianta o gliinteressi sul capitale e la frutta per il singolare; i frutti e le frutta o lefrutte per il plurale;

lorecchio e lorecchia alsingolare senza distiznione nelluso; gli orecchi e le orecchie per il pluralesenza distinzione nelluso; la strofa e le strofe alsingolare, senza distinzione nelluso; le strofe e le strofi al plurale, senzadistinzione nelluso 03.20 - NOMI COMPOSTI I nomi composti sono formati dall'unione di due parole. Esempi: portalettere,capostazione, gentildonna, pomodoro. Di regola, i nomi composti formano ilplurale mutando solo la desinenza finale. Esempi: la gentildonna (singolare),le gentildonne (plurale); il guardaroba, i guardarobe.

Vi sono parecchie eccezioni. Vediamo i vari casi: a) i nomi composti da duesostantivi di regola per la formazione del plurale, mutano la desinenza finale.Esempi: l'arcobaleno (singolare); gliarcobaleni (plurale); il cavolfiore; i cavolfiori; il melograno; i melograni; la banconota; le banconote; il manoscritto; i manoscritti; la madreperla; le madreperle; il terrapieno; i terrapieni; la ferrovia; le ferrovie; il tassametro; i tassametri;

Vi sono alcune eccezioni: la cartamoneta; lecartemonete; la cassapanca; le cassepanche (plurale, anche cassapanche); il pescespada; i pescispada; il pomodoro; i pomodori(plurale, ma anche pomidoro e pomidori)

b) I nomi composti da un sostantivoseguito da un aggettivo, formano il plurale entrambi gli elementi: la cassaforte; le casseforti; la terraferma; le terreferme; la cartastraccia; le cartestracce; il portofranco; iportifranchi;

c) I nomi composti da unsostantivo preceduto da un aggettivo, formano il plurale sempliemente cambiandola desinenza finale: il bassorilievo; i bassorilievi; il biancospino; i biancospini; la falsariga; le falserighe; il francobollo; i francobolli; il mezzogiorno; i mezzogiorni;

Vi sono alcune eccezioni: la mezzaluna; le mezzelune; la mezzanotte; le mezzenotti;

la mezzatinta; le mezzetinte; il purosangue; i purosangue(invariato);

d) i nomi composti da due verbio verbo e avverbio al plurale rimangono invariati: il bagnasciuga; ibagnasciuga; il saliscendi; i saliscendi; il parapiglia; i parapiglia; il dormiveglia; idormiveglia;

e) I nomi composti da verbo esostantivo, al plurale mutano la desinenza del sostantivo: lasciugamano; gliasciugamani; il paravento; i paraventi;

Eccezioni: inomi composti da un verbo e da sostantivo che ha gi valore plurale o valorecollettivo, il nome rimane invariato; in altri casi pur essendo il nomesingolare, rimane ugualmente invariato al plurale; rimangono invariati anche inomi composti maschili con desinenza in a: il lustrascarpe; ilustrascarpe; il paracadute; i paracadute; il cavatappi; i cavatappi; il portaombrelli; iportaombrelli; il posacenere; i posacenere; il cacciavite; i cacciavite; il battistrada; ibattistrada; il bucaneve; i bucaneve; il portabandiera; iportabandiera; il cavalcavia; i cavalcavia.

f) I nomi composti da una parteinvariabile del discorso (preposizone, avverbio) e da un sostantivo, mutano ladesinenza del nome: il dopopranzo; i dopopranzi; il sottovaso; i sottovasi; il contrattempo; icontrattempi; il retrobottega; leretrobotteghe;

In alcunicasi, questi nomi rimangono invariati: il doposcuola; i doposcuola;

il dopolavoro; i dopolavoro; il senzatetto; i senzatetto;

g) I nomi composti da capo e da unaltro nome, inteso come complemento del primo, al plurale variano il nome capo: il capoclasse (il capo dellaclasse); i capiclasse; il capostazione (il capodella stazione); i capistazione; il caposquadra (il capo dellasquadra); i capisquadra; il capofile (il capo dellafile); i capifila;

Negli altricasi o lasciano invariato capo, mutando la desinenza del sostanztivo o formanoil plurale in entrambi le parti: il capolavoro; i capolavori; il capoluogo; i capoluoghi; il capogiro; i capogiri; il caposaldo; i capisaldi; il capostipite; icapostipiti; il caposcarico; icapiscarichi; il capocomico; i capocomici il capoverso; i capoversi.

03.21 - NOMI PROPRI DI PERSONA Una particolare categoria di nomi costituita dai nomi propri di persona edai cognomi. I nomi di persona, individuano, appunto, le persone: Mario, Maria, Carlo,Carla, Francesco, Francesca, Giovanni, Giovanna, Giuseppe, Giouseppina,Antonio, Antonietta, Andrea (maschile), Andreina (femminile), Daniele, Daniela. Il cognome, ovvero il nome della famiglia o del casato di appartenznea diuna persona si aggiunge al nome proprio per una pi precisa individuazione diuna persona. Cognomi tipici italiani sono: Rossi, Verdi, Bianchi, Russo,Esposito. Nelluso grammaticale il nome deve precedere il cognome. Esempi: FrancescoPetrarca, Giovanni Boccaccio, Attilio Folliero, Paolo Rossi; anche se a livelloburocratico ed amministrativo si diffusa la pratica di usare prima ilcognome. I cognomi hanno forma invariabile, non hanno un plurale, anche se spessoquesti nomi sono plurali, come Rossi, Verdi, Bianchi. Esempio: il signor Rossi;i signori Rossi Anche i nomi propri di persona possono alterarsi. Esempi: Mariuccia,Marietta; Elisa, Elisetta; Carlo, Carletto, Carlino, Carluccio, Carlotta;Giuseppe, Giuseppino, Beppe, Beppino, Peppino, Peppe, Pino; Francesco, Cesco,Cecco, Cecchino, Checco, Franco, Franchino. 04.01 - Larticolo A cura del prof. Attilio Folliero

Larticolo (Scaricare/Descargar)

Articolo, dallatino articulus che significa piccolo arto, la parte variabile deldiscorso che indica il genere (mascile o femminile) ed il numero (singolare oplurale) del nome ed allo stesso tempo specifica se il nome determinato(articolo determinativo) o indeterminato (articolo indeterminativo).

Se diciamo: prendi la sedia, ci riferiamo ad una sedia specifica,determinata; se diciamo prendi una sedia ci riferiamo ad una sedia qualsiasi,indeterminata.

Larticolo si premette al nome, ma pu premettersi a qualsiasi parte deldiscorso che in tal caso assume valore di nome.

Esempi: leggere verbo; il leggere (nome) piacevole; bello aggettivo; il bello (nome) apprezzato; troppoavverbio; il troppo (nome) stroppia ma consgiunzione; un ma (nome) non accontenta

Tavola riepilogativa degliarticoli

Articoli determinativi Articoli indeterminativi Genere Singolare Maschile Maschile IL LO Plurale I GLI LE Singolare UN UNO UNA Plurale -

Femminile LA

04.02 - LARTICOLO DETERMINATIVO Larticolo determionativo variabile nel genere e nel numero. Articoli determinativi singolari: il,lo, la Articoli determinativi plurali: i,gli, le

Il eplurale i si usano davanti ai nomimaschili che cominciano per consonante, escluso s impura, z, x, gn, pn, ps.Esempi: il prato, i prati il fiume, i fiumi il lago, i laghi Lo eplurale gli siusano davanti ai nomi maschili che cominciano per vocale e per s impura, z, x,gn, pn, ps. Lo si apostrofa davanti ai nomi che cominciano per vocale; gli si puapostrofare davanti ai nomi che cominciano per i. Esempi: lalbero (lo albero), gli alberi langolo (lo angolo), gli angoli lebreo, gli ebrei lincidente, gli incidenti lo scolaro, gli scolari lo studente, gli studenti lo zucchero, gli zuccheri lo xilofano, gli xilofani lo gnomo, gli gnomi lo psicologo, gli pscicologi Nota bene: parole che iniziano per x,pn, ps sono rare; parole cheiniziano per pn e ps sono soprattutto di natura medica, come pneumo, pneumococco,psicologo. Pneumatico, probabilmente la pi nota parola che inizia per pn faeccezione e vuole il. Ho il poneumatico bucato. La eplurale le siusano davanti ai nomi femminili. Lasi apostrofa davanti a nomi che cominciano per vocale; Le non si apostrofa quasi mai, solo raramente davanti a nomi checominciano con la vocale e. Esempi: La frutta; le frutte La scuola; le scuole; Lora (la ora); le ore Lidea (la idea); le idee; Lelemosina (la elemosina); le elemosine 04.03 - LARTICOLO INDETERMINATIVO Larticolo indeterminativo varia solo nel genere; non ha il plurale. Gliarticoli indeterminativi sono: un, uno, una Un siusa davanti ai nomi maschili che cominciano per vocale o per consonante,escluso s impura, z, x, gn, pn, ps. Esempi:

Un albero; Un angolo; Un ebrero; Un incidente; Un prato; Un fiume; Un lago; Un salame; Un seme; Un sindaco; Un somaro; Unsucco Uno siusa davanti ai nomi maschili che cominciano per s impura, z, x, gn, pn, ps.Esempi: Uno scolaro; Uno stagno; Uno studente Uno zucchero; Uno xilofano; Uno gnomo; Uno psicologo Una siusa davanti ai nomi femminili. Una siapostrofa davanti a nomi che cominciano per vocale. Esempi:. Una frutta; Una scuola; Unora (una ora); Unidea(una idea); Unelemosina(una elemosina) Larticolo indeterminativo non ha plurale. Per indicare, in formaindeterminata, pi esseri o pi cose si usano o gli aggettivi indefiniti qualche (al singolare), alcuni e alcune (al plurale) o i partitivi dei e degli. Esempi: un racconto; qualche racconto; alcuni racconti; dei racconti.

04.04 - LARTICOLO PARTITIVO Le preposizioni articolate formate dallunione della preposizone di e con gli articoli (del, dello, della, dei, degli,delle) sono usate anche per indicare una parte o una quantitimprecisata di qualcosa. In questo caso si chiamano partitivi o articolipartitivi. Al singolare larticolo partitivo equivale a un poco. Esempio: Dammi del pane, cio dammi un poco di pane. Al plurale, larticolo partitivo assume il valore di qualche, alcuni e alcune e di fatto supplisce al plurale mancantedegli articoli indeterminativi un, uno e una. Esempi: Dammi dei biscotti, che equivale a Dammi qualche biscotto oDammi alcuni biscotti Attenzione: non corretto far precedere larticolo partitivo da altra preposzione. Esbagliato dire: Venni con degli amici; si dice: Venni con amici o Vennicon alcuni amici.

09.07 - AVVERBI RELATIVI E INTERROGATIVI A questa categoria apparatengono i seguenti avverbi: dove, ove,donde, onde che. Questi avverbi possono avere funzione relativaquando congiungono due proposizoni, oppure possono svolgere funzioneinterrogativa quando introducono uninterrogazione. Esempio: Conosco il luogodove (= nel quale) abita Maria; Dove abiti? Dovunque e ovunque sono pronomi indefiniti che possono svolgere lafunzione di avverbio col significato di in qualunque (qualsiasi, ogni) luogoin cui. In realt pi corretta la forma dappertutto. Esempi: Il canesegue il padrone dovunque (=in qualunque luogo in cui) va. Luigi conosciutodovunque; in questo caso meglio utilizzare dappertutto. Ecco e insomma sono due avverbi che appartengono a questa categoria.Ecco, spesso si unisce agli avverbi di luogo come nel caso ecco qui, ecco l;in altri casi si unisce ai pronomi come nel caso di eccomi, eccoci, eccovi; inaltri casi si unsice ai participi passati, come in ecco fatto, ecco arrivato,ecco scritto. 09.08 GRADI E ALTERAZIONI DELLAVVERBIO Gli avverbiqualificativi, esattamente come gli aggettivi qualificativi, ed alcuni avverbi di luogo e di tempo, hannoil comparativo ed il superlativo. Esempi: Avverbio: celermente;

Comparativo:pi (meno, tanto, cos) celermente; Superlativo: celerissimamente; Avverbio: spesso;

Comparativo:pi (meno, tanto, cos) spesso; Superlativo: spessissimo; Avverbio: lontano;

Comparativo:pi (meno, tanto, cos) lontano; Superlativo: lontanissimo. Gli avverbiche derivano dagli aggettivi che hanno il comparativo ed il superlativo,formano il comparativo ed il superlativo allo stesso modo. Esempi: Aggettivo Avverbio Comparativo Superlativo

buono

bene

meglio

ottimamente

cattivo

male

peggio

pessimamente

grande

grandemente

maggiormente

massimamente

piccolo

poco

meno

minimamente

Molto

molto

pi

moltissimo

Alterazione dellavverbio Alcuniavverbi ammettono anche l'alterazione.Esempi:


bene, benino, benone; male, maluccio, malaccio; poco, pochino, pochetto, pochettino; presto, prestino, ecc.

10.01 - LE PREPOSIZIONI SEMPLICI La preposizone (dal latino prae-ponere = porre davanti) una parte invariabile del discorso che precede sempre il nome, laggettivo, il pronome, il verbo allinfinito, o lavverbio per collegare tra di loro i vari elementi della proposizone. Solamente soggetto e complemento diretto (complemento oggetto e predicativo) non richiedono preposizoni; tutti gli altri complementi indiretti si esprimono mediante preposizone. Le preposizoni semplici sono nove: di, a, da, in, con, su, per, tra e fra Esempi con la preposizione DI

Per specificare l'appartenenza: Il quaderno di Gianluca Per indicare una parte: Molti di noi Per fare un paragone: Angelo pi alto di Carlo Per indicare permanenza o movimento: Passiamo di qui; vado di qua Per indicare l'origine o provenienza: Sono di Caracas Per indicare un argomento: Il libro di storia; parlo di sport Per specificare un materia: Una scatola di latta Per indicare un modo di compiere unazione: Arrivo di corsa Per determinare la causa: Salto di allegria Per indicare abbondanza: Una cesta piena di pere Per indicare privazione: Carla manca di iniziativa Per specificare qualit: Un uomo di bassa statura Per riferirsi al tempo: Di mattina piove sempre Per riferirsi all'et: Un signore di quarant'anni

Per indicare la colpa: Lo accusarono di furto Per indicare il valore o il prezzo: Una casa di 300.000 bolivares Per indicare quantit o misura: Un edificio di dieci piani Con i verbi all'infinito: Ha finito di mangiare

Esempi con la preposizione A


Per indicare a chi si dirige un'azione (termine): Porto le chiavi a mio padre Per indicare permanenza in un luogo: Abito a Caracas; rimango a casa Per indicare movimento verso un luogo: Vado a Valencia Per riferirsi al tempo: Finisco di studiare a mezzogiorno Per riferirsi all'et: E morto a novant'anni Per riferirsi al modo di compiere un'azione: Leggo a voce alta Per specificare la causa: E arrivato tardi a causa del traffico Per indicare i vantaggi di qualcosa: Lo sport aiuta a crescere sano Per specificare una qualit: Una macchina a benzina Per indicare un prezzo: Si vende a 300 euro Per specificare una condanna: stato condannato a trent'anni Con i verbi all'infinito: Vieni a riposare

Esempi con la preposizione DA


Per indicare la provenienza: Vengo da Merida Per indicare la destinazione (solo persona): Vado da Carlo Per indicare la permanenza in un luogo: Rimango da Giuseppe fino a settembre Per indicare una causa: morto dalla paura Per indicare una divisione: Le case sono separate da un recinto Per indicare l'origine di qualcosa: L'italiano deriva dal latino Per riferirsi al tempo: Lavoro in questa fabbrica da dieci anni Per indicare lo scopo di qualcosa: Sala da pranzo Per specificare il prezzo di qualcosa: Una casa da 500.000 bolivares Per indicare chi fa un'azione: Un articolo scritto da Daniele Per indicare l'inizio di un'azione: Da luned comincio la dieta Con i verbi all'infinito: Un dolce da mangiare la mattina

Esempi con la preposizione IN


Per indicare la permanenza in un luogo: Abito in una casa grande Per indicare una destinazione: Vado in Francia Per riferirsi ad un tempo determinato: Partir in febbraio Per indicare uno stato d'animo: Tu sei in ansia Per indicare il modo di vestire: Mi ha salutato in pigiama Per indicare il modo di cucinare: Un risotto in bianco Per indicare una limitazione: Un ragazzo bravo in storia Per indicare un mezzo di trasporto: Va a scuola in bicicletta Per specificare la materia di qualcosa: Una moneta in oro

Esempi con la preposizione CON


Per indicare compagnia o unione: Lui va a scuola con Gino Per indicare relazioni: Vive con una ragazza colombiana Per indicare un mezzo: Scrive con la matita; Viaggia con il treno Per indicare modo di compiere le azioni: Anna parla sempre con calma Per specificare qualit: Un ragazzo con gli occhi marroni Per indicare una causa: Con questo caldo non esco di casa Per riferirsi al tempo: Le rondini emigrano con i primi freddi

Esempi con la preposizione SU


Per riferirsi a un luogo: Le chiavi sono sul tavolo Per indicare una destinazione: Andiamo su in (sulla) soffitta Per riferirsi ad un argomento: Era una conferenza su Simon Bolivar Per indicare un tempo determinato: Vediamoci sul tardi Per riferirsi all'et: Era un signore sui cinquant'anni Per riferirsi al prezzo: Costa sui venti bolivares Per riferirsi a quantit: C'erano sulle cinquanta persone

Esempi con la preposizione PER


Con i luoghi: Parto per l'Italia la prossima estate Per indicare un tempo: Ha studiato per sette ore Per indicare la causa: Anna piangeva per la morte del suo cane

Per indicare uno scopo: Studia per diventare medico Per indicare modo di compiere un'azione: Si comunicano per segni Per riferirsi a un prezzo o misura: Lo vendo per 100 euro; ho corso per dieci chilometri

Esempi con la preposizione TRA e FRA


Per riferirsi ad un luogo: La casa si trova fra/tra due edifici Per indicare una destinazione: Torna fra/tra i ragazzi della scuola Per indicare una distanza: Tra/fra Roma e Milano ci sono seicento chilometri Per indicare un tempo: Arrivo tra/fra tre ore Per riferirsi a relazioni: Non c' molta simpatia tra/fra quei ragazzi Per indicare una parte: Alcuni tra/fra i bambini non studiano

Osservare:

La preposizione su anche avverbio; La preposizione a diventa ad davanti ai nomi che cominciano per vocale a e facoltativamente davanti alle altre vocali; La preposzione da di solito non si elide; si elido solo in espressioni come: dora in poi; daltronde.

10.02 - LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE Le preposizoni semplici spesso sono accompagnate dallarticolo determinativo; alcune si fondono con larticolo dando origine alle preposizioni articolate o composte. Le preposizoni che si uniscono allarticolo determinativo sono: di, a, da, in, su, con (solo in alcuni casi). Le preposizoni per, tra e fra non si fondono mai con larticolo. Tabella riepilogativa delle preposizioni articolate

Preposzione/Articolo il Di A Da In Su Con Preposizione DI

lo

la

gli

le

del dello della dei degli delle al allo alla dalla ai agli alle

dal dallo

dai dagli dalle

nel nello nella nei negli nelle sul col sullo sulla sui coi sugli sulle -

Di+il = Del: Vorrei del latte;

Di+lo = Dello: La casa dello studente; Di+la = Della: La bambola della bambina; Di+i = Dei: La stanza dei bambini; Di+gli = Degli: La casa degli zii; Di+le = Delle: Il gioco delle carte.

Preposizione A

A+il = Al: Vado al mare; A+lo = Allo: Vado allo zoo; A+la = Alla: Vado alla festa di Mario; A+i = Ai: Vado ai bagni turchi; A+gli = Agli: Attento agli occhi; A+le = Alle: Mi alzo alle cinque.

Preposizione DA

Da+il = Dal: Torno domani dal Venezuela; Da+lo = Dallo: Vengo dallo zoo; Da+la = Dalla: Vengo dalla campagna; Da+i = Dai: Vado dai bambini; Da+gli = Dagli: La casa infestata dagli insetti; Da+le = Dalle: Il tavolo ricoperto dalle carte.

Preposizione IN

In+il = Nel: Dormo nel divano; In+lo = Nello: Nello stanzino ci sono gli attrezzi; In+la = Nella: Nella camera di Paola c la libreria; In+i = Nei: Lei crede nei bambini; In+gli = Negli: Negli scaffali del supermercato; In+le = Nelle: Nelle banconote da 100 bolivares c limmagine di Simon Bolivar.

Preposizione SU

Su+il = Sul: Vado sul tetto; Su+lo = Sullo: I libri sono sullo scaffale; Su+la = Sulla: Sulla scrivania ci sono i quaderni;

Su+i = Sui: La polvere si accumula sui mobili; Su+gli = Sugli: Sugli scaffali del supermercato non cera niente; Su+le = Sulle: Linchiostro caduto sulle scarpe.

Preposizione CON

Con+il = Col: Viaggio col sacco a pelo; Con+i = Coi: Va a scuola coi libri sotto il braccio.