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Politica Pop - Blog - Repubblica.

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18/04/13 13:48

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POLITICA POP
18 APR 2013

di Marco Bracconi

Bersani for dummies

Non questione di nomi. E nemmeno di larghe intese, che sul piano teorico e per le cariche istituzionali sono sempre auspicabili. Il punto cosa significa fare politica. Qui e ora, non nelliperuranio astratto dei principi non negoziabili. Il punto che il gruppo dirigente del Pd ha perso il senso della realt, e con il senso della realt anche quello di se stesso. Il mito demagogico della democrazia diretta, lontologia del web sovrano, la retorica ambigua del cittadino al potere costituiscono una emergenza culturale drammatica e carica di pericoli. Se allintegralismo che muove dal basso si contrappone un integralismo di Palazzo, lerrore macroscopico e senza giustificazioni. Cos il Pd rende impossibile, astratto e poco credibile battersi contro chi vuole distruggere il principio di rappresentanza e la divisione dei poteri. Perch il principio di rappresentanza lo puoi difendere solo se non ti dimentichi, soprattutto in momenti come questi, che rappresenti qualcuno. Anzi, molto pi di qualcuno. C chi vuole sostituire la societ alla politica, e non ne verr nulla di buono. Ma sostituire la politica alla societ porter pure peggio. Scritto in Senza categoria | 104 Commenti 17 APR 2013

Rodot for dummies

Sicuro che adesso Bersani tirer fuori un coniglio dal cilindro, uno struzzo, un qualche cosa di sbalorditivo. E ci dir che fin qui stata tutta una finta, una melina, una sapiente tattica dissimulatoria. Altrimenti gli toccher spiegare agli elettori del Pd, e anche a un sacco di parlamentari, perch devono votare per Marini e non per Stefano Rodot. Complimenti e auguri. Scritto in Senza categoria | 228 Commenti 17 APR 2013

DAlema for dummies

Di Gabanelli e Strada si detto. Ottime e meritorie persone, ma candidarli al Quirinale una demagogica stupidaggine. Perch le istituzioni non sono simboli. Sono anche funzioni. Eppure le istituzioni sono cose vive, che vivono sulla relazione con il loro Paese. Qui e ora. Se questo vero, DAlema o Amato al Quirinale, con tutto il rispetto per le persone e senza nessuna indulgenza per i professionisti dellanticasta, non sono esattamente una risp0sta viva al momento che attraversa il nostro Paese. Perch le istituzioni non sono solo funzioni. Sono anche simboli. LItalia del 2013 ha bisogno di una idea di futuro. Di un afflato di speranza vera e non populista. Di uno sguardo coraggioso su se stessa, su tutta se stessa. LItalia ha bisogno di competenza, lucidit, finezza politica e conoscenza dei meccanismi dello Stato. Ma anche di un segnale fortissimo di novit rispetto alla convinzione diffusa, giusta o sbagliata che sia, di essere soffocati da una nomenclatura immobile e autoconservativa.
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18/04/13 13:48

Per questo DAlema o Amato sono laltra faccia delle candidatura di Gabanelli e Strada. Perch lItalia non ha bisogno di demagogiche furbizie. Ma nemmeno di soluzioni di Palazzo. Scritto in Senza categoria | 132 Commenti 16 APR 2013

Milena for dummies

Milena Gabanelli una signora giornalista. Ha una bella faccia, fa cose serie, si espone in prima persona. E una tipa dalla schiena dritta. Ne avessimo, di Gabanelli in giro per lItalia. Detto cio, un movimento radicale di cambiamento che sia consapevole di s e della complessit delle cose istituzionali non la candiderebbe mai alla presidenza della Repubblica. Si muoverebbe per metterla alla guida di una rete Rai. O per farla direttore generale del servizio pubblico. Se decide di votarla per il Colle le spiegazioni possibili sono solo due. La prima un cinico (ma ormai scoperto) calcolo politico. Il sogno proibito dei Cinque Stelle un accordo di governo tra Pdl e Pd, cos da poter gridare allinciucio e specularci bellamente sopra? Allora meglio buttare via la possibilit di influire sulla elezione del capo dello Stato, chiamarsi fuori come sempre e ribadire il teorema noi/loro, che la miniera doro di Grillo e Casaleggio. La seconda puro e semplice smarrimento del senso della realt. Quello di chi, in attesa della rivoluzione (il 100 per cento del Parlamento, del Paese, del pianeta terra e della Via lattea) si rifugia dietro ad una scelta identitaria, sterilmente simbolica e totalmente autoreferenziale. Probabilmente, sono entrambe le cose. La massima inutilit politica unita al pi totale cinismo. Scritto in Senza categoria | 374 Commenti 15 APR 2013

Un cittadino sul Colle

Negli ultimi giorni numerosi commenti giunti al blog pongono con un certo sarcasmo la seguente questione: ma perch, forse in discussione il fatto che un Gino Strada sia meglio di un Franco Marini? Il tema interessante, e va detto che se in Italia non fosse in corso un impazzimento generale si potrebbe affermare che invece s, il fatto in discussione. Non questione di nomi. Potrebbero essere Prodi e la Gabanelli, o Amato e Dario Fo. Dietro a questa opposizione societ politica/societ civile, sullo sfondo di quella domanda retorica e della sua risposta data per scontata, c una idea delle istituzioni e del rapporto con lopinione pubblica sempre pi diffusa. Personalmente non credo che Marini sia la scelta migliore per il Colle. Anzi. Sempre personalmente, credo che Strada e altre simili figure siano belle e meritorie persone. Ma altrettanto personalmente credo che al Quirinale dovendo per ipotesi scegliere tra questi due e fatti tutti i conti sarebbe comunque meglio un Marini piuttosto che un Gino Strada. Non centra nulla la qualit delle persone. Il punto che le istituzioni non sono simboli, non solo. Le istituzioni sono anche funzioni che interagiscono con altre funzioni dello Stato. E farne simboli fini a stessi, immolandoli sullaltare della societ civile contro la societ politica, alla fine le indebolisce. Esattamente come quando le si usurpa facendone uso personale o truffaldino. Scritto in Senza categoria | 118 Commenti 14 APR 2013

PdmenoRenzi

Bersani e Berlusconi sono la stessa cosa, dice dallalto del suo scranno morale il capogruppo 5S Crimi.

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18/04/13 13:48

Si puo pensarla come si vuole sui due personaggi, ovvio. Cos come ovvio che la frase del senatore una boutade propagandistica per ribadire sempre e comunque una alterit con laltro da s senza la quale lintero impianto franerebbe. Noi siamo noi e chiunque non siamo noi la stessa cosa cio diversa da noi che siamo dalla parte giusta e onesta (noi). Detto cio, latteggiamento del gruppo dirigente del Pd e di una parte dei suoi militanti sullaffaire Renzi ambiguo e contraddittorio. Sul sindaco di Firenze ognuno si sar fatto una sua opinione. La mia, se interessa, che il personaggio ha molte ombre e altrettanti difetti, ma forse il solo in grado di chiudere una intera fase della vita pubblica italiana. Poi si vedr. Si puo ovviamente pensare il contrario, e anche la met del contrario. Ma quello che non si puo fare dare a Renzi del fascistoide durante le primarie, quindi portarlo in giro come la madonna pellegrina in campagna elettorale, e poi ridargli dellarrogante demagogo due mesi dopo. O il sindaco di Firenze un corpo estraneo da tenere a bada, oppure una risorsa. E sarebbe bene che il Pd si decidesse una volta per tutte, sgombrando finalmente il campo dalla logica sotterranea del nemico interno. Altrimenti, spiace la citazione, si continueranno a vincere primarie e a perdere elezioni. Come se il Pd avesse ormai introiettato due opposte vocazioni. Maggioritaria verso se stesso, e minoritaria verso il Paese. P.S. In serata Renzi ha parlato, riferendosi a Bersani, di destini personali pi importanti del fare qualcosa per il Paese. Misurare di pi le parole non farebbe male. Nemmeno a lui. Scritto in Senza categoria | 184 Commenti 13 APR 2013

La carica dei 45mila

In rete c un acceso dibattito su quanti fossero gli aventi diritto al voto e su quanti siano stati i reali votanti alle Quirinarie di Grillo. Stando ai comunicati ufficiali, la platea di autorizzati a votare era di circa 50mila persone. Ancora sconosciuto il numero di quanti hanno effettivamente votato. Immaginiamo, come in ogni elezione reale o virtuale che sia, che qualcuno si sia astenuto, o abbia avuto da impegni improrogabili, o si sia ritrovato con il collegamento internet in tilt. Tenendoci larghi, ammettiamo che siano stati 45mila. Vale a dire 1/200 di chi alle elezioni ha votato per i candidati del Movimento Cinque Stelle. Un duecentesimo. La proporzione al di l degli interrogativi sulla trasparenza delloperazione suggerisce alcune semplici domande, che sicuramente avranno una altrettanto semplice risposta. Se i deputati e i senatori che sceglieranno in Parlamento il nuovo capo dello Stato sono semplici portavoce dei cittadini elettori, come si fa adesso con gli altri 8 milioni e 350mila elettori del Movimento? Dov che si possono consultare le deleghe via mail i raccomandata che questi 8 milioni e 350mila uomini e donne hanno mandato ai 45mila grillini certificati perch decidessero in loro nome? Com che funziona questa democrazia diretta in cui si decide sulla base del volere di un duecentesimo (1/200) dei propri elettori e di un milleduecentesimo dellintero corpo elettorale? Quale gigantesco inganno propagandistico cercher di spacciare il risultati delle Quirinarie come il volere dei cittadini quando questo volere stato espresso da una briciola della intera torta del popolo italiano? Il movimento di Grillo e Casaleggio un partito importante, che legittimamente ha il diritto di esercitare a suo piacimento la forza conquistata grazie al libero voto degli italiani. Ma assieme a questo diritto ha anche il dovere di non raccontare balle. Perch continuare a definirsi i cittadini quando si solo una (ampia) minoranza dei cittadini non la verit. E perch scambiare furbescamente, ogni giorno, la parte per il tutto la balla pi vetusta della cosiddetta politica politicante. Che si puo vestire di nuove tecnologie, e chiamarsi cittadina invece che onorevole. Ma sempre politica politicante resta.

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18/04/13 13:48

Scritto in Senza categoria | 100 Commenti 12 APR 2013

Il web sovrano

Nessuna fiducia ai partiti e alla loro schifosa democrazia rappresentativa. Perch la sola vera e nuova democrazia quella diretta. I cittadini al potere, senza mediazioni. E tutto deciso in rete. Perch il web, come dice lonorevole Lombardi, sovrano. Questa visione ontologica e fideistica della banda larga destinata a scontrarsi ogni giorno di pi con la realt. Di per s, lattacco hacker che ha portato allannullamento delle Quirinarie non gran cosa. E come se in Parlamento andasse via la luce. Ma quanto accaduto oggi la metafora di quanto sia illusoria (e dissimulatoria) lidea di fare di un mezzo tecnologico il fine e non un mezzo per i processi decisionali che riguardano un Paese. Non si tratta di perfezionare le piattaforme o di dare tempo al bambino che cresce. Perch la questione non tecnologica, ma culturale. Il vero discrimine sta nella diferenza tra folla e opinione pubblica. Nel confine sottile che passa tra una idea vaga e generalizzata di cittadini e una tecno-elit ad essa sottilmente contrapposta. E nella utopia intinsecamente totalitaria di considerare Stato e popolo non gli elementi di una societ in relazione tra loro, ma due insiemi intercambiabili senza soluzione di continuit. Il vero tema, hacker o no, lannientamento della divisione dei poteri, ottenuta a forza rendendo il proprio medium di riferimento sovrano. Come passare dalla padella della casta alla brace di internet. Perch se il web sovrano, allora tutti noi siamo solo sudditi. Scritto in Senza categoria | 184 Commenti 12 APR 2013

La ditta di Barca

Un partito pesante sul territorio e tra i cittadini, ma leggerissimo nelle istituzioni e negli Enti pubblici. La Rete intesa come mezzo e non come fine dei processi decisionali. Pi sinistra nellapproccio culturale alle questioni di fondo, e altrettanto pragmatismo nelle scelte. Ridimensionamento del mito primarie. Revisione radicale dei meccanismi di finanziamento. Poca indulgenza verso la deriva demagogica del giovanilismo, e pochissima verso il populismo. Lidea di Fabrizio Barca suggestiva. Ed forse la sola finora che prova a a dare una risposta non improvvisata e sistemica ad entrambi i fronti scoperti del partito democratico. Quello dellidentit politico-culturale (sempre in bilico tra le sue due culture di origine) e quello del deteriorato rapporto con una pubblica opinione che spinge verso un cambiamento radicale delle forme della politica. Soprattutto, c la comprensione di una necessit di cui in pochi, nel partito democratico, sembrano avvertire lurgenza. Nel paese, giusto o sbagliato che sia, andato in crisi il meccanismo della rappresentanza. O si ripensa da capo il rapporto tra classi dirigenti e cittadini, separando la vita dei partiti da quella dello Stato, oppure a vincere sar il feticcio della democrazia 2.0. E con essa il tic totalitario che dissimulandosi dietro la partecipazione annienta le indispensabili mediazioni tra politica e societ. Sia chiaro, i buonissimi propositi di Barca sono pi facili a dirsi che a farsi. A prenderlo alla lettera, il progetto non potr non incontrare feroci resistenze. Ma che almeno si riconosca che il ministro ha capito lessenziale. Vale a dire che quando qualcuno vuole fare la rivoluzione, la sola risposta veramente efficace non chiudersi in un bunker, ma fare tu la tua rivoluzione. E poi vediamo chi vince. Scritto in Senza categoria | 48 Commenti 11 APR
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18/04/13 13:48

2013

Ci vorrebbe un presidente

Ci vorrebbe un presidente competente, perch i prossimi anni (a partire dai prossimi giorni) saranno parecchio complicati, e sul Colle servir spessore culturale e politico. Ma anche. Ci vorrebbe un presidente che sia percepito come un uomo o una donna fuori dalla nomenclatura, perch giusto o sbagliato che sia londa anti-sistema esiste e merita risposte. E poi. Ci vorrebbe un presidente votato a larghissima maggioranza, perch un Paese diviso e fazioso ha bisogno di istituzioni condivise in cui potersi riconoscere. E ancora. Ci vorrebbe un presidente donna, perch sarebbe un bel segnale culturale. Un presidente che garantisca tutti i cittadini e non ne protegga nessuno. Che non sia eletto perch pi adatto a dare lincarico a uno o laltro. Che non sia percepito come uno schiaffo o una diminutio da nessuna delle tre grandi minoranze che compongono oggi lelettorato e il Parlamento. Ci vorrebbe un presidente che con il suo solo salire sul Colle dia un preciso segnale di speranza e cambiamento, ma anche di serenit e autorevolezza. Il presidente pi di sintesi della storia della Repubblica. Solo che ad eleggerlo dovrebbe essere il Parlamento meno capace di sintesi della storia della Repubblica. E in un passaggio culturale in cui il compromesso (senza il quale non possibile sintesi) viene interpretato sempre e comunque come un attentato alla pubblica morale. AllItalia pazza ed eclettica del 2013 servirebbe un presidente che sapesse tutto del Palazzo ma sapesse stare e guardare fuori dal Palazzo. Ma lItalia pazza ed eclettica del 2013, probabilmente, incapace di darselo. Scritto in Senza categoria | 141 Commenti

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