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Napolitano dixit, le parole di un settennato: tutti i moniti di Re Giorgio - Il Fatto Quotidiano

18/04/13 12:02

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Napolitano dixit, le parole di un settennato: tutti i moniti di Re Giorgio


Da Botteghe oscure al Colle, dal comunismo alla Nato. Berlusconi, la giustizia, i diritti civili, la magistratura, le missioni di pace, le grazie. Ecco tutti i temi dell'ultimo presidente della Repubblica attraverso le sue esternazioni
di Thomas Mackinson | 18 aprile 2013

Per tutti stato un presidente politico. Anzi, il pi politico. Per molti rester luomo della Provvidenza, il Capo dello Stato che, con imparzialit e coraggio, ha retto le sorti della Repubblica nel generale discredito delle istituzioni e della politica. Per i critici, invece, andato oltre i limiti e le prerogative del suo ruolo. E lo ha fatto per garantire gli interessi della partitocrazia. Nella confusione delle celebrazioni e delle (poche) polemiche, una voce pi autorevole di altre pu raccontare la biografia politica di Giorgio Napolitano senza inzupparla nella retorica: la sua. Seguendola, fatalmente, si finisce per trovare anche le macerie che lascia sul Colle: le leggi ad personam firmate sebbene fossero palesemente incostituzionali e poi bocciate dalla Consulta, le missioni internazionali di pace armata, figuracce planetarie alla Mar, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, le ceneri della tecnocrazia fallita del rigore che ha appeso lItalia al chiodo del direttorio europeo, i moniti rimasti sempre inascoltati. Sul finire, il mezzo incarico a Bersani e lalchimia istituzionale dei saggi a termine: 10 personalit tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri dellitalica burocrazia nominati perch in quota. Non un outsider della politica, non un under 40 e neppure una donna. Sono stati loro lultima scialuppa per traghettare Pd e Pdl verso un accordo e il suo stesso artefice alla scadenza naturale dellincarico. Non prima, per, daver dato chiare indicazioni ai sudditi sul suo successore, unaltra figura di garanzia che possa traghettare il Paese verso la Terza Repubblica con un nuovo, storico, compromesso tra partiti. Re Giorgio, titol il New York Times. Ecco moniti e proclami che hanno scandito il suo regale settennato, dallesordio allultimo giorno.

2006-2008 Da Botteghe Oscure al Colle. Napolitano e le convergenze a destra Lo aveva chiarito subito, sar super partes. Che per Giorgio Napolitano, primo capo dello Stato ex Pci
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eletto coi voti della sola Unione, significa operare allinsegna delle pi ampie convergenze (discorso dinsediamento del 10/5/2006). Dieci giorni dopo, nella sua Napoli, ancora pi esplicito con un invito al futuro governo a non distruggere gli atti di quello precedente e avviare un dialogo col centro destra sulla giustizia. Si spinge oltre: il mondo politico si scontra da settimane sulle intercettazioni della Procura di Potenza, Napolitano sul Colle da due settimane e si dichiara non contrario a un decreto (20/6/2006) auspicando un Intervento equilibrato del governo per tutelare diritto allinformazione e tutela della privacy. La polemica corre sul filo anche per la vicenda delle intercettazioni illegali Telecom. Napolitano firma senza batter ciglio (Non ho nulla da dire, 15/9/2006) il decreto Mastella che ne dispone la distruzione. La Consulta, tre anni pi tardi, dichiara parzialmente illegittima la formulazione che era stata approvata con voto bipartisan e firma del Capo dello Stato. La vicenda intercettazioni, come si sa, lo avrebbe investito personalmente qualche anno dopo.

Nei due anni di coabitazione con il governo di centro sinistra Napolitano impegnato a dimostrare in tutti i modi la sua imparzialit, assumendo prese di posizione che finiscono per lacerare la risicata maggioranza d Romano Prodi. Uno dei temi spinosi limmigrazione. Napolitano assume posizioni incompatibili con lala radicale della sinistra. Una distanza che era gi stata suggellata dalla legge Turco-Napolitano che ha istituito i Cpt, strutture bocciate anche in sede europea per violazione dei diritti umani, che Napolitano continuer a difendere (Non sono dei lager). Cos non difficile scovare esternazioni che provocano il maldipancia a sinistra e incassano il plauso a destra: Chi viene in Italia riconosca le nostre regole (5 sett. 2006). Anche su temi etici e diritti civili Napolitano dar del filo da torcere alla maggioranza che lo ha eletto. Nei dibattiti pi delicati il capo dello Stato si erge a garante delle posizioni della Chiesa e del centro destra. Sul testamento biologico, ad esempio, richiama la maggioranza a scelte non partigiane su etica e famiglia (20/11/2006), Trovare regole condivise con la Chiesa (24/11/2006).

Quando la maggioranza cambia e Berlusconi diventa premier esplode forse uno dei casi di coscienza pi drammatici e dibattuti anche in sede politica, quello di Eluana Englaro. C unItalia mossa a piet umana che sta con il padre e chiede che i riflettori e le macchine per lalimentazione forzata si spengano e unaltra che si accanisce per tenerli accesi. Napolitano in quella occasione far muro alla smania del centro destra d cavalcare il caso facendo sapere per per tempo, con una lettera al governo, che non firmer un decreto ai suoi occhi palesemente incostituzionale. Ma dar cos tempo allesecutivo di riorganizzarsi presentando notte-tempo un disegno di legge identico al decreto. Napolitano la sera stessa ne autorizza la presentazione alle Camere.

Tra i momenti qualificanti di questa stagione anche lindulto di Mastella. Napolitano non si stancher mai di denunciare il sovraffollamento delle carceri e le deprivazioni che comporta. Il ministro di Ceppaloni, sensibile al tema, predispone un provvedimento generoso. Votato da tutti (tranne che da Idv, Lega e Pdci), il provvedimento liber 30mila carcerati ed evit che altrettanti finissero dentro, costringendo i magistrati a fare indagini e processi costosissimi per erogare pene meramente virtuali. Salvo poi scoprire sei mesi dopo che le carceri erano pi piene di prima. Ma c un altro fronte su cui Giorgio Napolitano scarica il peso della propria biografia politica e personale sulla coalizione che lo ha eletto. Il fronte di guerra.

Lelmetto presidenziale porta lItalia in guerra Venticinque missioni, 6.500 militari schierati nelle aree del conflitto e della tensione internazionale. C anche questa eredit per il nuovo inquilino del Colle. Durante il suo mandato Napolitano esercita uninfluenza enorme sulla politica estera dellItalia, spingendola suo malgrado in prima fila fra le missioni di pace armata, compresi Iraq, Afghanistan, Libia e Libano. Un interventismo che deriva anche da una biografia politica e personale che vede Napolitano evolvere dalla stretta osservanza del blocco comunista (che lo port ad applaudire allintervento sovietico in Ungheria) fino al socialismo europeo. In anni recenti sono emersi i tentativi di Napolitano di accreditarsi presso gli Usa. Pi volte i suoi visti saranno rifiutati, in occasione della visita di Ted Kennedy a Roma (1976) lincontro venne accuratamente evitato. Finalmente nel 1978, complice un aiuto di Giulio Andreotti, Napolitano corona il sogno di essere il primo dirigente del Pci a mettere piede negli Usa. Da questa evoluzione politica e personale discendono le posizioni assunte dal capo dello Stato nel contesto internazionale che vede lItalia, spesso suo malgrado, impegnata nelle zone di conflitto sotto le insegne dellOnu e della Nato. Con non pochi contraccolpi interni. Gi dieci anni fa, da alto dirigente dei Ds, zitt la sinistra che protestava contro la guerra in Iraq (No alla guerra pura propaganda, reagire allantiamericanismo, 2003). Una volta eletto esercita la sua influenza, quasi un uomo dordine degli Usa nel blocco occidentale (lo
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confermer anni dopo un cablo di Wikileaks alla vigilia del G8 dellAquila tra lambasciata a Roma e lamministrazione Obama Ambasciatore, Napolitano punto di riferimento per Usa). Non si contano i moniti ad approvare e finanziare le missioni nei teatri del conflitto (Chi sfida lOnu desista, No a ritiri unilaterali). Anche i tributi di sangue non gli fanno cambiare idea. Quando sei militari muoiono a Kabul (17/9/2009) dichiara il lutto nazionale, ma il giorno dopo chiude la porta ad ogni ipotesi di ritiro che si leva a sinistra (Nulla da rivedere in missione, 18/9/2009). E quando lala pacifista della sinistra decide di manifestare contro la missione, Napolitano congeda liniziativa in modo sprezzante: Una becera e indegna manifestazione che non conta (28/9/2009). Sulla Libia Bossi a rivelare Berlusconi non voleva la guerra, Napolitano s (Monza, 29/7/2011). Deve aver cambiato idea il capo dello Stato. Nei due anni prima aveva accolto pi volte il leader libico col picchetto donore (Gheddafi, utile conoscere la sua visione, 6/10/2009 Qualcuno, poi, lo convince che non si possa starne fuori (Libia, non possiamo sottrarci, 21/3/2011). E si dichiara stupito, poi, quando la Germania si sottrae (Non capisco scelta della Merkel, 30/3/2011). Altra patata bollente il caso dei due Mar, accusati dellomicidio di due pescatori, ricevuti in pompa magna al Quirinale come eroi nazionali (Ingiustamente trattenuti, 8/6/2012) e rispediti in India dopo una pazza gestione, culminata con le dimissioni del titolare della Farnesina. Il settennato a stelle e strisce si chiude con linchino della grazia al colonnello Joseph Romano, condannato a 7 anni per il rapimento di Abu Omar. 2008-2011 Re Giorgio alla corte del Cavaliere Bisogna garantire al Cavaliere la partecipazione politica, cos lAnsa sintetizza nel titolo il senso del Quirinale per Silvio Berlusconi. Lultimo favore, forse, stato fare spallucce sulla questione dellineleggibilit, in barba alla legge (Sturzo, 1957) e alle 200mila firme raccolte da Micromega. Col centrodestra al governo Napolitano si impegna al massimo per dimostrare di aver rotto i ponti col passato comunista e concede a Silvio Berlusconi quanto neppure un cattolico di centrodestra come Scalfaro gli aveva mai dato. Restano le leggi vergogna, il legittimo impedimento e i tanti interventi per tenere in sella un Cavaliere ormai disarcionato che la parte pi intransigente dellopinione pubblica antiberlusconiana non gli perdona. Emblematiche alcune risposte date fuori dalletichetta, a bordo strada, a chi non capiva tanta accondiscendenza. Non firmare? Non significa nulla, me lo ripresentano (3/10/2009) risponde a chi lo supplica di non promulgare lo scudo fiscale di Tremonti che garantisce anonimato e di conseguenza impunibilit a mafiosi ed evasori. Stop a processo breve? Faccio quello che posso, risponde a una madre di una delle 32 vittime della strage di Viareggio del 2009. Si ricordano anche la finanziaria che raddoppia lIva a Sky, i pacchetti sicurezza Maroni con norme xenofobe, il decreto salve-liste del Pdl con tanto di viatico per Berlusconi: Non era sostenibile lesclusione del Pdl (6/3/2010). Un mese dopo promulga il legittimo impedimento (legge 51 del 7/4/2010) che consente al solo presidente del Consiglio e ai suoi ministri di non comparire in aula per 18 mesi e far slittare i processi a carico verso la prescrizione. Napolitano firma nonostante fosse palesemente incostituzionale, come aveva gi sancito la Consulta con due sentenze (nel 2001 sugli impedimenti accampati da Cesare Previti, nel 2008 bocciando il lodo Alfano E sostiene davanti alle persone per bene che non poteva fare altrimenti.

Eppure per altri provvedimenti, non incostituzionali ma che semplicemente non condivide, Napolitano si rifiuta di firmare: successo con il ddl sul welfare che estende larbitrato ai rapporti di lavoro. Limpedimento non solo legittimato da Napolitano ma anche accompagnato da un monito a distanza di 20 giorni che toglie ogni dubbio sulla propensione a mettere sullo stesso piano politici aggressori e pm aggrediti: linvito per i magistrati a non cedere a esposizioni dei media e fare autocritica (27/4/2010). Ma saranno proprio dei giudici, quelli della Corte Costituzionale, a decretare la breve vita del provvedimento dichiarandone illegittima una parte (laltra sar cancellata dai cittadini con il referendum del giugno successivo).

Le concessioni a Berlusconi vanno oltre gli atti formali. Poco o per nulla incline a stigmatizzare concentrazione di potere e pretese di impunit del re del conflitto di interessi, Napolitano si cimenta al contrario in inaspettati salvataggi del Cavaliere proprio mentre sta finendo disarcionato. Clamoroso quello del novembre 2010, quando la pattuglia di Fini sfoltisce le file della maggioranza. Il capo dello Stato si adopera direttamente per evitare la chiusura anticipata della legislatura (Cercher di evitare lo scioglimento della camere, 23/12/2010) e consente a Berlusconi di reclutare i deputati che gli servono (Da Berlusconi ipotesi di rafforzamento governo, 16/3/2011). Due anni il rafforzamento del Cavaliere materia per i magistrati. Anche quando il governo viene bocciato sul rendiconto generale dello Stato Napolitano si precipita a chiarire che Non c obbligo giuridico di dimissioni (14/10/2011). Quando poi lo spread a chiedere di staccare la spina, Napolitano dal Colle si mobilita (Mio dovere intervenire per evitare ora le urne, 31/12/2011). E evita a Berlusconi un voto che lo avrebbe seppellito definitivamente, rendendo
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possibile quello che solo un anno prima non lo era, lo scivolo dei tecnici. Nel 2010 Napolitano lo aveva escluso tassativamente (Non esistono governi tecnici, 14/12/2010). Un anno dopo cambia idea e dal cilindro presidenziale tira fuori Monti, previa nomina a senatore a vita.

2011-2013 Il montismo e lipoteca sul successore I partiti affondano negli scandali, inizia la dittatura dello spread che accredita lemergenza dei conti e il rischio Grecia (Non possiamo giocare con fallimento, 15/11/2011). Il governo ormai murato sullo sfondo, Berlusconi screditato anche aldil delle Alpi. Napolitano allora prende in mano il pallino e si accredita personalmente presso il direttorio europeo come garante della stabilit e dei conti. La ricreazione finita, lItalia rischia di mandare in tilt la zona Euro. Lex dirigente comunista al centro della scena politica mondiale, luomo della Provvidenza (Re Giorgio, titola il New York Times). Forte dellacquiescenza dei partiti, del pressing dei mercati e delle direttive dellEuropa decide di lanciarsi nellalchimia istituzionale di un governo tecnico. Lunica che consente di non staccare la spina a Berlusconi (che intanto si ricarica per successive imprese) ed evitare il voto a Bersani. Lo spiegher lo stesso Napolitano di l a poco (Non cera spazio per crisi parlamentare, 22/12/2012). Dal cilindro presidenziale con il consenso della parte prevalente della stampa esce dunque il governo Monti che in 15 mesi porta il Paese dove oggi, dopo averlo appeso al chiodo della Bce e del Fondo Monetario. Le parole dordine sono tagli e rigore, pareggio in bilancio nella Costituzione, fiscal compact e programmi decennali di contenimento del debito sovrano. Ma la cura non sembra funzionare: il debito pubblico aumenta, il contenimento della spesa alimenta la crisi e la disoccupazione, gli stessi impegni assunti con lEuropa si rivelano condizione per limpoverimento degli italiani. Il tutto per effetto di decisioni di un governo che non espressione della volont popolare. Napolitano capisce come cambia il vento e lancia precisi (e inascoltati) moniti: No tagli alla cieca, impatto su crescita(31/1/2012), Spending review ma no tagli indiscriminati (1/5/2012).

Dietro al duo Monti-Fornero si accumulano per macerie del rigore cui Napolitano dalla sua posizione di demiurgo e tutore del governo poco pu concedere (Esodati, tema da chiarire, 1/5/2012). Mentre i tecnic si fanno sempre pi impopolari anche lo spread (il differenziale tra i tassi, termometro della febbre italiana) smentisce la bont della scelta tecnica. Napolitano lo registra, malcelando un imbarazzo crescente (Spread inspiegabile, con Monti fiducia cresce, 5/9/2012). Impossibile per lui fare retromarcia (Crisi, Italia far sua parte, 8/9/2012) e ammettere il fallimento (Nessuna contraddizione tra austerit e crescita). Alla fine Berlusconi a staccare la spina mentre il capo del governo in provetta folgorato da proprie ambizioni che al Colle causano pi di un imbarazzo.

Le urne sanciscono lo stallo e lirruzione sulla scena politica nazionale del M5S che Napolitano ha ignorato (Boom? Ricordo solo quello degli anni Settanta, 8/5/2012) e poi relegato tra le forze eversive e demagogiche (ancora pochi giorni fa, nel riferimento senza nomi e cognomi ma univocamente interpretato ai Moralizzatori fanatici e distruttivi). Del resto Napolitano non ha mai amato le battaglie dellantipolitica contro la casta. E infatti i suoi moniti saranno per chi la denuncia, non contro chi la alimenta (attenti a imprecare contro la casta, dietro c il buio di regimi totalitari, Palermo 8/9/2011). E lo stesso metro ha usato in casa. Il Quirinale, al di l di pochi tagli che sono stati poi riduzioni di personale comandato da altre amministrazioni, continuato a costare 624mila euro al giorno, 23mila lora (in un anno 240 milioni di euro la Casa Bianca ne costa 136,5, lEliseo 112,5 e Buckingham Palace 57). Impossibile fare di pi, cos Napolitano decide di dare un segnale di persona: il 7 luglio dellanno scorso una nota del Colle informa della sua rinuncia allaumento di stipendio su base Istat. Si scoprir poi che il risparmio era di 68 euro al mese, una rinuncia dal forte valore simbolico.

Sono gli ultimi flash di una presidenza della Repubblica che sembra una monarchia e si chiude invece nel segno dellimpotenza, con un incarico a Bersani fallito (ma non revocato), e lespediente dei saggi a termine, scialuppa per traghettare Pd e Pdl verso un accordo e il suo stesso artefice alla scandenza naturale dellincarico. Una polemica, tra le altre, ha investito le figure scelte da Napolitano per prender tempo: il numero di donne pari a zero. Quando stato fatto notare il presidente non ha battuto ciglio, polemica stucchevole. E chi la persegue in malafede. Proprio un anno fa, del resto, lo stesso Napolitano aveva lamentato davanti ai ragazzi delle scuole di Firenze che a vedere le percentuali di donne elette in Parlamento in Italia cadono le braccia (12/5/2011). Quelle tra i saggi sono ancora meno, zero. Il settennato si chiude e Napolitano esce di scena. Non prima daver dato ai partiti chiare indicazioni sul suo successore, un presidente che continui il lavoro di tutore dei partiti allinsegna del compromesso, in attesa che il vento dell antipolitica smetta di soffiare cos forte. Re Giorgio, fino alla fine.
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Magistratura-Colle. Le entrate a gamba tesa Un fulmine a ciel sereno, di pi, uno schiaffo. Il capo dello Stato, che presiede anche lorgano di autogoverno della magistratura, che interferisce con le indagini sulla trattativa Stato-Mafia, il nodo cruciale di tutta la storia repubblicana. Quando la vicenda investe direttamente il Colle, Napolitano, almeno a parole, si tiene alla larga (per poi sollevare il conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo). In realt gi quattro anni prima, nel dicembre 2008, ci fu un suo intervento a gamba tesa con la richiesta alla Procura di Salerno di acquisire gli atti delle indagini che Luigi De Magistris conduceva sul numero due del Csm, Nicola Mancino. Due settimane dopo, quando la polemica esplode sui giornali, Napolitano sceglie la cerimonia di scambio dauguri con le pi alte cariche dello Stato per invocare un guinzaglio ai pm scomodi: Si pongono con urgenza problemi di equilibrio istituzionale nei rapporti tra politica e magistratura ed esigenze di misure di riforma volte a scongiurare eccessi di discrezionalit, rischi di arbitrio e conflitti interni alla magistratura nellesercizio della funzione giudiziaria, a cominciare dalla funzione inquirente e requirente (17/12/2008).

Ma a ben vedere sono innumerevoli i richiami, i moniti, le ruvide prese di posizione verso i magistrati impegnati nelle inchieste su potenti e politici, Berlusconi in primis. Ai tirocinanti ricevuti al Quirinale nel 2008 presenti il ministro Alfano e il vice del Csm Mancino Napolitano raccomanda di non cedere al protagonismo dei media (12/5/2008). Due mesi dopo nel pacchetto sicurezza di Pdl-Lega spunta un emendamento salva-processi cui manca solo il nome del beneficiario. Il Csm esprime forti perplessit ma ci penser una lettera di Napolitano a rimettere in riga i consiglieri (Giustizia, Csm non giudice costituzionale, 1/7/2008). E Alfano ringrazia Napolitano perch riporta il Csm nellalveo. Venti giorni dopo un altro monito (No a spettacolarizzazione dei processi, 21/7/2008). Ancora due giorni e Napolitano promulga il cosiddetto Lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale. Cinque giorni dopo la firma rincara la dose, offrendo stavolta una sponda al centrodestra sulle intercettazioni (No alluso voyeristico, 28/7/2008 E via con laltamente dannoso protagonismo dei pm e successivi richiami perch la Magistratura si attenga alle sue funzioni (27/8/2009).

Quando si tratta per di difendere i magistrati dalla accuse di Berlusconi, Napolitano non inverte il canone, ma continua a richiamare loro. Sul tavolo del Csm a un certo punto si materializzano quattro pratiche che riguardano gli attacchi del premier ad altrettanti magistrati impegnati nei suoi processi. Napolitano manda una lettera, non per esprimere loro solidariet ma per invitare lassemblea a discutere in modo equilibrato () e di fare un uso responsabile e prudente dellistituto delle pratiche a tutela dei magistrati () il cui uso s giustifica solo quando indispensabile garantire la credibilit dellistituzione giudiziaria nel suo complesso da attacchi cosi denigratori da mettere in dubbio limparziale esercizio della funzione giudiziaria e da far ritenere la sua soggezione a gravi condizionamenti (Lettera Csm, 9/10/2009). A fronte di tanti moniti pesano infine tanti atti mancati, silenzi ingombranti. Uno per tutti, la condanna a met dellirruzione del Pdl a Tribunale di Milano. Restano invece quelle grazie concesse al di l delle prerogative del Capo dello Stato.

Quella grazia che sfida senso comune e costituzione Signori si grazia. Per 21 volte Giorgio Napolitano ha fatto ricorso ai propri poteri per concedere altrettanti provvedimenti di clemenza individuale. Non tanti, a dire il vero, i predecessori furono pi generosi (Scalfaro 339, Ciampi 114). Ma pi che i numeri a far discutere sono stati i soggetti beneficiari di una indulgenza che segue esattamente i binari sui quali Napolitano fa scorrere buona parte del suo settennato: quello a destra e quello che corre verso lAtlantico. Il primo caso che ha fatto discutere ruota intorno al direttore de Il Giornale quotidiano della famiglia Berlusconi, Alessandro Sallusti. Non di grazia si tratta ma di commutazione della pena, si subito precisato. Ma il risultato lo stesso: il capo dello Stato di fatto annulla la sentenza di condanna, definitiva, emessa da un giudice a 14 mesi di reclusione per il reato di diffamazione. Solo un disturbo il fatto che nel giorno della grazia la procura di Milano avesse dato parere contrario alla medesima richiesta avanzata da Ignazio La Russa insieme a 328 parlamentari (primo firmatario il segretario del Pdl Angelino Alfano). Sallusti potr tornare in libert versando una penale di 15.532 euro. Altrettanto clamorosa la grazia concessa da Napolitano al colonnello Usa Joseph Romano (condannato nel settembre scorso dalla Cassazione a 7 anni per il sequestro Abu Omar).

In occasione di questultimo provvedimento emersa una questione rimasta a lungo defilata, ovvero se gli atti di clemenza del Capo dello Stato siano conformi alla Costituzione oppure no e quali limiti e prerogative debbano seguire. Risalendo nelle cronache politiche il tema era divenuto oggetto di scontro proprio qualche settimana prima che Napolitano ereditasse il Quirinale da Ciampi. Un anno prima del passaggio di testimone, lex capo dello Stato aveva inoltrato al guardasigilli Roberto Castelli la pratica per la grazia a
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Ovidio Bompressi, ex di Lotta continua condannato a 22 anni con Adriano Sofri per lomicidio Calabresi. Di fronte al rifiuto di Castelli Ciampi sollev il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale per dirimere un punto controverso: a chi spetta il potere di grazia? Quando e come deve essere esercitato? A rispondere fu una sentenza del 3 maggio 2006 che chiarisce come la grazia presidenziale sia attribuibile per motivi umanitari ed eccezionali essendo una deroga di fatto al principio di uguaglianza. Chiarisce anche che la scelta non pu in nessun modo essere politica e precisa infine che debba avvenire a debita distanza di tempo dalla sentenza perch non suoni come una sconfessione del lavoro dei giudici. Ecco, nei casi di Sallusti e di Joseph Romano, la clemenza di Napolitano sembra discostarsi da quei paletti e infrangerli. Ma nella grazia, a volte, quello che conta chi ringrazia.

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