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ASSACCI, come in tanti luoghi della nostra vita la loro esperienza perché il nostro cammino sia

ASSACCI, come in tanti luoghi della nostra vita

la loro esperienza perché il nostro cammino sia

imprescindibile. Una ricchezza che niente potrà

numero, incentrato sull’essere genitori e sulla dignità nella difficoltà. Come sempre, il messaggio di fondo è che non siamo soli: in

più semplice e le nostre decisioni, se non più

quotidiana, altri hanno vissuto storie simili alla

rimanere saldi insieme e fare fronte comune

sforzo di fare crescere e crescere, a condividere

nostra, simili dolori e gioie, i nostri stessi dubbi

con le persone di buona volontà é un valore

e sanno capire, sono pronti ad aiutarci nello

Il nostro «Orizzonti» ritorna con il secondo

Con la crisi, che toglie certezze e fondi,

toglierci finché noi tutti vorremo fortemente.

facili, meglio motivate.

ASSACCI, come in tanti luoghi della nostra vita la loro esperienza perché il nostro cammino sia

Presidente ASSACCI

Valentina Maino

• Creare una banca dati delle persone affette dalla

Promuovere e favorire l'incontro e lo scambio di

esperienze tra familiari e persone anomalie del

• Creare una rete di consulenti per realizzare una

Promuovere in campo sociale e scientifico tutte

le iniziative per la diagnosi e la ricerca delle cure

più adatte per la sintomatologia provocata dalla malformazione

L’Associazione, non profit, persegue fini di solidarietà sociale, in particolare si propone di:

malformazione al fine di favorire la ricerca di

• Raccogliere informazioni possibili sulle malformazioni riguardanti il corpo calloso

Associazione Anomalie Corpo Calloso Italia

migliore assistenza generale

cure adeguate

corpo calloso

ASSACCI

della nostra vita speciale: il primo numero

Inizia un’avventura. L’ennesima grande

della newsletter di ASSACCI, ……

Lo

scopo è lo stesso del Forum e delle iniziative: sentirci vicini, ricordarci l’un altro

non conosce l’Agenesia del Corpo Calloso

che non siamo soli e farci sentire da chi

(ACC).

Se

siete qui, è perché qualcosa o qualcuno vi lega all’ACC: è un buon punto di

partenza per cominciare un nuovo cammino insieme.

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Riflessioni …………………………………………………………………. Pag. 4 Dal preoccuparsi all’occuparsi, di Renato Borgatti ……. Pag. 5 La storia di…
Riflessioni …………………………………………………………………. Pag. 4 Dal preoccuparsi all’occuparsi, di Renato Borgatti ……. Pag. 5 La storia di…

Riflessioni …………………………………………………………………. Pag. 4 Dal preoccuparsi all’occuparsi, di Renato Borgatti ……. Pag. 5 La storia di… ……………………………………………………………. Pag. 7

La dignità di vivere, di Maria Lorenza Miele……………… Pag. 9

Buono a sapersi…………………………………………………………

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Pag. 12

Comandante Leo………………………………………………………

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Pag. 13

Contattaci …………………………………………………………

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“Bisogna credere in ciò che si fa e dedicarsi a quello” Bob Dylan “Ciò che non
“Bisogna credere in ciò che si fa e dedicarsi a quello” Bob Dylan “Ciò che non

“Bisogna credere in ciò che si fa e dedicarsi a quello”

Bob Dylan

“Bisogna credere in ciò che si fa e dedicarsi a quello” Bob Dylan “Ciò che non

“Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranzaEfrem il Siro, Commenti dal Diatessaron, IV sec

...

e la mia disabilità? Microscopica mancanza rispetto a tutto ciò che mi è stato donato, un granello

di sabbia in meno in una infinita spiaggia! Claudio Imprudente

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tutto incongrui di cui, peraltro, non sembrano rendersi conto. Mi raccontano, per esempio, che a volte
tutto incongrui di cui, peraltro, non sembrano rendersi conto. Mi raccontano, per esempio, che a volte
tutto incongrui di cui, peraltro, non sembrano rendersi conto. Mi raccontano, per esempio, che a volte

tutto incongrui di cui, peraltro, non sembrano rendersi conto. Mi raccontano, per esempio, che a volte fanno finta di non capire ciò che il figlio dice loro parlando male e con grande fatica: “… Matteo insiste, picchia i piedi, si arrabbia talvolta piange disperato”. E ancora : “… a noi dispiace vederlo così, ma teniamo duronon vorremmo che si abituasse maleche si impigrissee che poi non si sforzasse più di imparare”. Discorrendo, convengono che forse la loro preoccupazione è eccessiva rispetto all’età del bimbo. Ammettono che la sorellina é stata precoce e che non tutti i bambini hanno lo stesso ritmo di crescita e così via.

tutto incongrui di cui, peraltro, non sembrano rendersi conto. Mi raccontano, per esempio, che a volte

A un certo punto però la mamma domanda: “ho letto che alcuni bambini con un ritardo del linguaggio poi, in età scolare, diventano dislessici. E’ vero?” (la dislessia é un disturbo per il quale un bambino di normale intelligenza, senza soffrire di disturbi psicologici e avendo avuto adeguate opportunità educative, non apprende il meccanismo della letto-scrittura). Imparerà a leggere ?” questa era la domanda che agitava nel profondo l’animo della mamma-maestra. O forse la domanda

Presentiamo in questo e nel prossimo numero le riflessioni del Dott. Borgatti sulla relazione adulto-bambino. Le preoccupazioni di ogni genitore diventano spesso un peso enorme nel caso di bambini con difficoltà. Lo spirito, però, gioca un ruolo importante e può aiutare grandi e piccoli.

Alcuni giorni fa in ambulatorio mi è capitato di vedere un bambino, Matteo, di poco più di tre anni di età, condotto dai genitori preoccupati perché lo sviluppo del linguaggio non era, a parer loro, adeguato rispetto all’età: pochi vocaboli e neppure del tutto comprensibili per l’omissione di numerosi fonemi. La preoccupazione viene dal confronto con l’altra figlia, una bimba che ora ha sette anni e che ben prima dei tre anni parlava molto e in modo ben comprensibile. I genitori mi appaiono, fin da subito, come due persone attente, di buon livello socio- economico e culturale (insegnante elementare lei, artigiano lui). Dalle molte osservazioni che faranno nel corso della visita avrò modo di constare che si tratta di due genitori molto premurosi

nei confronti dei figli, che dedicano loro praticamente tutto il

proprio tempo libero: persone sensibili, capaci di cogliere aspetti ben più profondi delle semplici apparenze, attenti agli aspetti affettivi della relazione e ai bisogni, non solo materiali,

ma anche emotivi. Ciononostante con Matteo essi sono in questo momento in chiara difficoltà: l’ansia e la preoccupazione che li pervade per il mancato progredire nell’apprendimento del linguaggio li inducono a mettere in atto comportamenti del

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“ Per un bimbo non c’è miglior esperienza del sentire che una persona a lui cara
“ Per un bimbo non c’è miglior esperienza del sentire che una persona a lui cara

Per un bimbo non c’è miglior esperienza del sentire che una persona a lui cara prova piacere grazie a lui”.

era ancora un’altra: “saprò essere una brava mamma?” o magari:

“sono stata capace di generare un bimbo sano?” Ecco: le piccole difficoltà di Matteo avevano smosso ben altri pensieri che da tempo tormentavano questi genitori. Durante la gravidanza infatti un’ecografia, programmata poco prima del parto, aveva evidenziato il sospetto che qualche cosa a carico del sistema nervoso centrale “non fosse perfetto”. “Sarebbe meglio fare altri accertamentiaveva detto loro il ginecologo, “vi manderò in un ospedale dove hanno macchine più potenti per una diagnostica più precisa” palesando loro il sospetto che mancasse il corpo calloso, una struttura del cervello utile per mettere in comunicazione i due emisferi cerebrali, ma non indispensabile. Tornando a casa, marito e moglie non ne avevano più parlato. Matteo era nato poche settimane dopo anticipando il termine e senza che si potessero fare gli accertamenti di cui aveva detto loro il ginecologo. Il bambino era cresciuto bene e nessuno aveva più parlato loro di quel “corpo calloso” che forse non si era sviluppato. I genitori non avevano però dimenticato e avevano guardato al figlio che cresceva portandosi dentro l’atroce dubbio: sarà un bimbo normale?

Perché tanto facilmente ci sentiamo preoccupati?

E’ un dato di fatto inconfutabile che sempre più spesso i genitori si sentono, rispetto al proprio ruolo educativo, inadeguati, a disagio o colpevoli. E ciò é tanto più vero in presenza di qualche malattia per la quale, in modo più o meno

consapevole, si sentono responsabili. Non è facile qui analizzare

il perché di un simile fatto; sicuramente concorrono molte

concause e anche il fatto di poter usufruire di molte più informazioni e conoscenze rispetto a un tempo, invece che contribuire a contenere ansie e preoccupazioni spesso le amplifica. Cosa succede quando siamo preoccupati? stiamo male; prevale in noi il bisogno di essere rassicurati, emergono i nostri bisogni. Quindi nel preoccuparci di qualcuno in realtà ci occupiamo di noi stessi. Se siamo angosciati all’idea di non essere un buon genitore chiediamo all’evento esterno (per esempio lo sviluppo del nostro bimbo o la comparsa di alcune particolari abilità) di disconfermarci rispetto a questo nostro dubbio. E’ come se, inconsapevolmente, operassimo questo ragionamento : “figlio mio cresci bene perché ciò vorrà dire che io sono una buona mamma”. L’altro, il bambino e il suo sviluppo in questo caso, diventa quindi una sorta di “strumento” per rassicurarci. In questo senso è chiaro che il bambino non potrà essere se stesso, con i propri pregi ma anche i propri limiti, perché deve assolvere a un preciso compito: tranquillizzarci. Preoccuparsi è quindi prendersi cura di se stessi attraverso gli altri, che solo apparentemente sono oggetto del nostro interesse. In realtà l’attenzione è centrata prevalentemente su noi stessi.

Continua sul prossimo numero

Il Dott. Renato Borgatti è primario del Reparto di Neuropsichiatria e Neuroriabilitazione Età Evolutiva presso l’IRCCS Eugenio Medea, Associazione «La Nostra Famiglia» di Bosisio Parini (Lecco).

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” Questa è la vera difficoltà. Sapere chi si è e fino a dove si può
” Questa è la vera difficoltà. Sapere chi si è e fino a dove si può
” Questa è la vera difficoltà. Sapere chi si è e fino a dove si può

” Questa è la vera difficoltà. Sapere chi si è e fino a dove si può arrivare”

Mia figlia ha superato i vent’anni e si sta affacciando alla vita adulta: non abbiamo ancora finito di lottare, forse non finiremo mai, ma i risultati iniziano ad arrivare. Il suo caso rientra tra i sintomatici ma non troppo!”, dicitura assai poco scientifica, ma che rende bene l’idea. I problemi esistono, ma non sono incompatibili con il raggiungimento di una piena autonomia di vita. La diagnosi definitiva è arrivata al terzo mese di vita. Per non farci mancare nulla, la nascita è stata rocambolesca e anticipata di qualche giorno rispetto alle previsioni quindi era indicato controllare che tutto fosse a posto: fu così che venne eseguita una eco-transfontanellare. Il giorno dopo venne eseguita una TAC (gli apparecchi per le risonanze non erano così frequenti) e da allora, per un anno, ogni mese ho portato la bimba a eseguire un fundus oculi, un prelievo e la raccolta delle urine. Quando leggo le storie di oggi capisco che tanti progressi sono stati compiuti e tante torture vengono risparmiate ai vostri cuccioli.

La sua carriera scolastica è iniziata a 17 mesi ed è proseguita fino ai 19 anni: il suo percorso è sempre stato seguito solo sul territorio, attraverso i servizi del Consultorio, dove ha ricevuto il sostegno costante della NPI e della pedagogista. Mano a mano che si evidenziavano i problemi (soprattutto legati all’incoordinazione motoria) si cercava di inserirla in attività di svago, che avessero anche una valenza terapica: musica, violino, flauto, poi danza, nuoto, atletica e teatro. Attività iniziate

intorno ai 4-5 anni e mutate nel tempo, modificate seguendo i

desideri della bambina, ma anche la capacità di integrazione

trovata nei vari gruppi. Molta cura è stata dedicata anche all’aspetto sociale: invitare a casa amiche, partecipare a festicciole e a gruppi parrocchiali è stato molto utile per metterla in condizione di sperimentare se stessa in situazioni protette. Quali sono stati i momenti difficili? Tanti! Quello della diagnosi, come certamente per voi, anche per me è stato un salto nel buio, nell’incertezza del futuro. Poi il dovere imparare a non fare previsioni, a non avere sogni, a non preoccuparsi in anticipo, ad affrontare la vita giorno per giorno, ad ascoltare e fare propri i consigli degli esperti, non sempre facili da seguire.

” Questa è la vera difficoltà. Sapere chi si è e fino a dove si può

Mia figlia è sempre stata una ragazza molto disciplinata, obbediente, collaborativa fuori dalle mura domestiche. A casa era un’altra storia. Dopo tante ore in cui pretendeva da se stessa il 110% non ne voleva più sapere. Mi si diceva che era giusto così e spesso ho assecondato questa sua richiesta di relax, di stare con se stessa a giocare. Anche per i voti mi veniva detto che era meglio fossero reali, non premi per l’impegno. Spesso mi è sembrato ingiusto, ma, oggi, credo di potere dire che anche un voto basso può contribuire a costruire un’immagine di sé più

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corrispondente al reale. Da giovani adulti questa è la vera difficoltà: sapere chi si è, fino
corrispondente al reale. Da giovani adulti questa è la vera difficoltà: sapere chi si è, fino

corrispondente al reale. Da giovani adulti questa è la vera difficoltà: sapere chi si è, fino a dove si può arrivare e avere costruito passo dopo passo una coscienza di sé corrispondente al reale può essere di grande aiuto. Un po’ come diluire le frustrazioni nel tempo, sapendo che sono utili e servono tanto quanto i successi. Mia figlia lo scorso anno si è diplomata con un bell’esame di stato VERO e riportando una votazione utile per accedere ai concorsi pubblici. È iscritta alle liste speciali, le sono assegnati i benefici della legge 104 e l’invalidità. Le ho consigliato di non proseguire con gli studi universitari: ora è in attesa dell’inserimento in un programma di stage per accompagnarla all’inserimento lavorativo. Un lavoro di segreteria, di accoglienza, di inserimento dati, che non abbia troppo a che fare con il denaro o la manualità le sarebbe congeniale. È perfettamente autonoma in tutti gli aspetti della vita e negli spostamenti in città e fuori. Deve ancora imparare a gestire l’ansia, a maneggiare con velocità il denaro, a dominare con assoluta padronanza le convenienze sociali. Le sue difficoltà sono quelle tipiche di una persona non brillante, che però, in questo anno di intermezzo tra studio e lavoro, ha dovuto imparare ad affrontare il vuoto di cose da fare facendo tanti progressi. Quanto a me, ripensando al mio percorso, dopo lo smarrimento iniziale, l’obiettivo iniziale fu quello di stimolare al massimo, non arrendermi ai limiti della bambina. Poi, piano piano, ho imparato ad amare e accettare anche quelli. Ho capito che solo

se li avessi accettati e amati io, sarebbe riuscita a farlo anche lei.

È vero: dobbiamo spingere in avanti i nostri cuccioli, ma spesso

è più difficile fermarci, dirci “oltre non si può” e, forse, non è neppure proficuo andare. In questo senso ho scelto di fermarla al diploma. La sorella è una studentessa brillante, non era il caso

continuare in perdita il confronto. La laurea non avrebbe

corrisposto al suo essere. Si poteva conquistare. Potevo scegliere

  • di continuare a essere la sua ombra, ma, come dice sempre la

nostra NPI, bisogna anche capire a chi giova: in questo caso la

laurea sarebbe stata più utile al mio ego di mamma o alla vita di

mia figlia? La convivenza nell’ambiente di lavoro con alcune persone difficili, quali pazienti psichiatrici e persone con una capacità intellettiva ridotta, mi ha permesso di conoscere i loro limiti non solo come il genitore che tutto scusa, tutto è pronto a superare, ma come il collega che deve convivere alla pari con le loro frustrazioni. Di colpo ho capito molti messaggi della nostra NPI. La lotta per raggiungere le mete è indispensabile quanto la fatica

  • di accettarsi per quello che si è. Il pretendere troppo dai nostri

ragazzi può significare costruire nella loro mente un’immagine troppo scollata dalle loro reali potenzialità, portandoli a vivere con disagio. Il giusto mix è difficile da costruire. Ogni famiglia, ogni ragazzo ha una sua storia particolare. Il consiglio che mi sento di dare è quello di aprirsi sempre all’ascolto. Ascoltare il nostro istinto, ma anche chi da esperto ci dice cose scomode. Ascoltare il nostro amore e il nostro ragazzo, che spesso sa da

solo tracciare la strada migliore.

Vuoi condividere la tua storia con i lettori di «Orizzonti»? Inviala all’indirizzo segreteria.assacci@gmail.com

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” Dignità significa gridare che esistiamo ” Qualche anno fa, per un periodo di tempo ho
” Dignità significa gridare che esistiamo ” Qualche anno fa, per un periodo di tempo ho

Dignità significa gridare che esistiamo

” Dignità significa gridare che esistiamo ” Qualche anno fa, per un periodo di tempo ho

Qualche anno fa, per un periodo di tempo ho lavorato

presso il comune del mio paese, Valmontone, come

responsabile dell'ufficio handicap. È' stato per me un grosso momento di consapevolezza. Avevo sempre vissuto come

sopra una

nuvola...nel

senso che il mondo dell'handicap

iniziava e finiva con me. Pensavo che tutti i disabili riuscissero

a vivere la loro vita mettendo a frutto le loro esperienze e

utilizzando tutte le strategie che rendessero la loro vita degna di essere vissuta. Purtroppo però ho avuto la certezza amara

che, in realtà, non era così. Ho scoperto un mondo sommerso

dove esistevano persone quasi al limite della sopravvivenza, che erano costrette a vivere in casa, vuoi per le difficoltà legate alla loro disabilità, vuoi perchè i genitori preferivano

tenerli nascosti per una forma incomprensibile di pudore.

Mostrare agli altri un "prodotto" imperfetto del loro amore non era per loro concepibile, meglio nasconderlo e vivere da soli il proprio dolore per non avere creato un individuo

perfetto. Mi rendo conto che è difficile credere a ciò che dico,

ma vi assicuro che è tutto vero. Da qui sono partita, novella Robin Hood, prima di tutto per cercare di ridare la giusta dignità a coloro che, non per loro colpa, già dovevano lottare

per vivere e poi per cercare di togliere il senso di colpa che

attanagliava chi li aveva messi al mondo. Ho parlato di dignità, un termine che sembra essere caduto in disuso.

La dignità è quella forza su cui si basa un'autostima stabile, indistruttibile. Nella società moderna, dominata dall'ansia e dalla paura, la dignità è stata invece sostituita dalla ricerca del successo, creando una massa di perdenti e un nugolo di vincenti (che potrebbero essere i perdenti di domani); coloro che il successo non possono più averlo (deboli, vecchi, emarginati) sono spesso sostenuti con un pietismo che di fatto, umiliandoli, toglie loro anche l'ultimo granello di dignità, li rende dei "morti viventi".

” Dignità significa gridare che esistiamo ” Qualche anno fa, per un periodo di tempo ho

La diversità dovuta all’handicap può essere integrata nella rispettiva, irripetibile individualità e a ciò devono contribuire i familiari, gli insegnanti, gli amici, la società intera.

Per la persona handicappata, come per ogni altro individuo,

non è dunque importante fare quello che fanno gli altri come lo fanno gli altri, ma fare ciò che è veramente bene per sé, attuare

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sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale. Al riconoscimento
sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale. Al riconoscimento

sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale. Al riconoscimento dei diritti deve pertanto seguire un impegno sincero di tutti,

prima di tutto dello stesso disabile, per creare condizioni

concrete di vita, strutture di sostegno, tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita della persona handicappata e di coloro che condividono la sua

situazione, a partire dai suoi familiari.

sempre più le proprie ricchezze, rispondere con fedeltà alla propria vocazione umana e soprannaturale. Al riconoscimento

Al di sopra di qualsiasi altra considerazione o interesse particolare o di gruppo, bisogna cercare di promuovere il bene integrale di queste persone, né si può negare loro il necessario

sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò comporta un

maggior carico economico e sociale. Tutte le persone con handicap hanno bisogno di attenzione, di affetto, di comprensione, di amore: non li si può lasciare soli, quasi

disarmati e inermi, nel difficile compito di affrontare la vita.

Per questo tutti devono operare affinché si creino opportunità e condizioni di vita per cui l’handicap abbia volto, voce sguardo e parola; abbia dignità esistenziale. Sia pur nella

paradossalità della sua esistenza e della sua presenza, il disabile può essere luogo capace di suggerire a tutti interpretazioni “comprensive” e non riduttive dell’esistenza e della condizione umana.

La sofferenza, soprattutto esistenziale, spingerebbe a sottrargli

il senso della vita; la prossimità, coniugata con il rispetto e con il senso profondo della giustizia incoraggia a custodirlo e a riconoscerglielo e invita tutti a trovare la forza necessaria per

promuoverlo, propiziarlo, rinforzarlo, difenderlo. Come si può

fare tutto questo se il disabile è relegato in casa e non ha

l’opportunità di far conoscere agli altri il suo valore, le sue potenzialità, il suo “contenuto” personale? Proprio per questo, nella consapevolezza che mai avrei

sopportato di essere un’ “esclusa”, nell’arroganza di pensare che i miei valori sono molti e che nulla ho di diverso da chicchessia

se non la possibilità di muovermi solo con una sedia a ruote,

mia insostituibile compagna di vita, ho deciso di scrivere un libro che raccontasse come io sono riuscita a vivere una vita meravigliosa dove l’impossibile non esiste. Volevo che la mia caparbietà facesse comprendere che solo ciò che non si vuole non si può raggiungere. E’ nato allora Appunti di viaggio, così come sono” dedicato a tutti quelli che qualcuno vorrebbe relegare all’ultimo posto nella classifica della vita. Debbo dire che sono molto orgogliosa di essermi messa “in piazza” e di aver ricevuto i consensi di tantissimi altri compagni di viaggio. Il più

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bel complimento che ho ricevuto è stato quello in cui mi si dice che con la
bel complimento che ho ricevuto è stato quello in cui mi si dice che con la
bel complimento che ho ricevuto è stato quello in cui mi si dice che con la

bel complimento che ho ricevuto è stato quello in cui mi si dice che con la mia opera ho fatto capire che tutti possono vivere con dignità! Cerchiamo di riappropriarci di questo termine: dignità significa gridare che esistiamo e che nessuno può negarci la possibilità di vivere adoperandoci affinché tutti possano comprendere le nostre infinite risorse. Vivere dignitosamente significa pretendere di non doversi sempre presentare anteponendo al proprio nome la propria condizione di disabilità, avere il diritto di amare ed essere amati, il diritto di lavorare, il diritto di essere considerati produttivi da ogni punto di vista, che non siamo per niente soggetti passivi. Significa interagire con la società in cui viviamo, con gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri. Concetti utopistici? Al lettore “l’ardua sentenza”. Da parte mia, invece, è sempre più rafforzata l’idea che la mia dignità può essere di monito a chi pensa che oggi i valori sono cambiati e vivere serve solo per passare il tempo che

intercorre prima che arrivi la morte.

La disabilità non le ha impedito di raggiungere successi personali, familiari e professionali, a patto di avere profuso immensa forza e infinito coraggio ogni giorno. Le sue riflessioni sono raccolte in «Appunti di viaggio. Così come sono» Arduino Sacco Editore, di

donna forte e coraggiosa, che si impegna perché la sua esperienza

Maria Lorenza Miele è insegnante e scrittrice. E’ soprattutto una

cui un lettore scrisse "Grazie! Finalmente ho capito che anche io

E’ autrice anche della raccolta di poesie «Sulle ali del cuore», disponibile su Lulu.com.

possa aiutare altri.

posso vivere con

dignità...

".

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www.agenesiacorpocalloso.it é il sito di chi convive con l’agenesia e le malformazioni del corpo calloso. Non perdere la sezione «Forum», il luogo di ritrovo virtuale dei soci e sostenitori di ASSACCI, ricco di informazioni, consigli, esperienze e nuove prospettive.).

5 per mille

Nella prossima dichiarazione dei redditi, perché non devolvere il 5 per mille dell’IRPEF ad ASSACCI? Non costa nulla, ma farà molto.

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«La rotella mancante»

E’ il titolo del primo libro di ASSACCI, scritto con il contributo dei navigatori del Forum.

Un testo emozionante che, con testi e poesie, ripercorre il lungo sentiero di chi convive

con l’ACC. Una lettura imperdibile, tra umanità, speranze, coraggio, fiducia e piccole e grandi vittorie. Il libro, in vendita in formato elettronico e cartaceo, concorre a supportare le attività di

ASSACCI. Per informazioni e ordini: agenesiacorpocalloso@hotmail.it

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«Campagna adesioni ad ASSACCI 2013»

ASSACCI ha bisogno del sostegno di tanti soci e sostenitori per fare sentire la voce dei bambini e adulti affetti da anomalie del Corpo Calloso, stimolare la ricerca e diffondere la conoscenza. La tua adesione, unita a tante altre, potrà fare la differenza. Visita la pagina del sito e scarica il modulo di iscrizione. http://www.agenesiacorpocalloso.it/adesione.html

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ASSACCI è lieta di presentare in anteprima la storia a fumetti di «Comandante Leo», che ci
ASSACCI è lieta di presentare in anteprima la storia a fumetti di «Comandante Leo», che ci
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ASSACCI è lieta di presentare in anteprima la storia a fumetti di «Comandante Leo», che ci

accompagnerà alla scoperta di un mondo senza barriere, in cui i più grandi ritroveranno i bambini che furono e i piccoli un bambino come loro, che viaggia per loro e li accompagna nella grande sfida, per alcuni ancora più grande, che è la vita.

ASSACCI è lieta di presentare in anteprima la storia a fumetti di «Comandante Leo», che ci
ASSACCI è lieta di presentare in anteprima la storia a fumetti di «Comandante Leo», che ci

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Capri. Il magnifico Vespucci si sveglia circondato dallo splendore della perla del Mediterraneo. ASSACCI, Associazione Anomalie
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Capri. Il magnifico Vespucci si sveglia circondato dallo splendore della perla del Mediterraneo. ASSACCI, Associazione Anomalie

Capri. Il magnifico Vespucci si sveglia circondato dallo splendore della perla del Mediterraneo.

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«Li farò sbarcare subito» dice il papà. «Non abbia fretta. Stanno per cominciare le esercitazioni» «Come
«Li farò sbarcare subito» dice il papà. «Non abbia fretta. Stanno per cominciare le esercitazioni» «Come
«Li farò sbarcare subito» dice il papà. «Non abbia fretta. Stanno per cominciare le esercitazioni» «Come
«Li farò sbarcare subito» dice il papà.
«Non abbia fretta. Stanno per
cominciare le esercitazioni»
«Come ti chiami?»
«Leo, comandante. E lui è Perry»
Con un problema, però: manca il vento
Anche Leo e Perry si svegliano, ma…
«Un bambino… E’ suo figlio?»
Sono stati scoperti.
Sono in arrivo guai
«Dal comandante!»
«Sissignore…»
«Chi va là?»

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Leo e Perry si guardano. «Fii! Fii!» «Hei, ascolta. Laggiù hanno bisogno di noi, Una soluzione
Leo e Perry si guardano. «Fii! Fii!» «Hei, ascolta. Laggiù hanno bisogno di noi, Una soluzione
Leo e Perry si guardano. «Fii! Fii!» «Hei, ascolta. Laggiù hanno bisogno di noi, Una soluzione
Leo e Perry si guardano.
«Fii! Fii!»
«Hei, ascolta. Laggiù hanno bisogno di noi,
Una soluzione si può trovare ...
«Bau! Bau!»
andiamo ad aiutarli!. Chiama anche gli
altri.»
I gabbiani hanno ali forti. Sbattendole,
tutti insieme, gonfiano le vele anche se
manca il vento. Ora il Vespucci naviga
veloce…
L’equipaggio festeggia «Per Leo e Perry,
hip hip…Hurra!»

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Consiglio Direttivo ASSACCI: Valentina Maino (Presidente), Rosanna Rovito (Vice Presidente), Annalisa Orsi (Segretaria), Mara Bottone (Tesoriera), Luciana Benzi, Mario Vallicelli, Doris Triveri, Marco Badano, Rossella Bottone (Consiglieri), Nicola Franzoni (Proboviro), Maria Assunta Morando (Revisore).

Si ringraziano per i disegni di «Comandante Leo»: Liceo Artistico Alciati di Vercelli, Lara Beretta, Lorenzo Lanfossi, Proff. Andretta

Newsletter «Orizzonti»: Paolo Di Muro (Responsabile e Copyright), Monica Bricco (Redazione). Si ringraziano per i testi: Renato Borgatti, Maria Lorenza Miele.

Bertone e Daniela Fontanesi

NOTA IMPORTANTE: le informazioni contenute in «Orizzonti» sono fornite a titolo divulgativo e secondo le conoscenze disponibili presso genitori, soci e sostenitori di ASSACCI. In nessun modo devono essere intese come pareri medici o professionali o sostitutive, in tutto o in parte, di pareri medici o professionali.

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