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Appendice I

Momenti dinerzia
19
20 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
I.1 Momento dinerzia di un sistema di punti
Consideriamo un sistema S di punti massa
S = {(P
i
, m
i
), i = 1, ..., n}, (I.1.1)
ed indichiamo con d
i
la distanza del punto P
i
da una pressata retta s, g. I.1.1. Il
momento dinerzia di S rispetto ad s ` e lo scalare denito da
Figura I.1.1. Momento dinerzia di un sistema di punti
I
s
=
n

i=1
m
i
d
2
i
. (I.1.2)
Evidentemente, I
s
` e sempre positivo, se si esclude il caso in cui i punti appartengono
tutti ad una retta ed il momento dinerzia viene computato rispetto a questultima.
Se la retta s coincide con uno degli assi, la (I.1.2) si specializza in una delle
seguenti, g. I.1.1,
I
x
=
n

i=1
m
i
(y
2
i
+ z
2
i
), I
y
=
n

i=1
m
i
(x
2
i
+ z
2
i
), I
z
=
n

i=1
m
i
(x
2
i
+ y
2
i
). (I.1.3)
Se tutti i punti del sistema appartengono ad uno stesso piano, diciamo xy, allora le
(I.1.3) diventano
I
x
=
n

i=1
m
i
y
2
i
, I
y
=
n

i=1
m
i
x
2
i
, I
z
=
n

i=1
m
i
(x
2
i
+ y
2
i
) = I
x
+ I
y
. (I.1.4)
Se si divide il momento dinerzia I
s
per la massa m del sistema
m =
n

i=1
m
i
, (I.1.5)
I.2. MOMENTO DINERZIA DI UN SISTEMA CONTINUO 21
si ottiene, naturalmente, una distanza al quadrato; lo scalare
s
, cos` individuato,
prende il nome di raggio dinerzia di S rispetto ad s

s
=

I
s
/m. (I.1.6)
La formula precedente implica che I
s
= m
2
s
, cio` e un punto materiale di massa m,
posto alla distanza
s
da s, ha lo stesso momento dinerzia di S.
Esempio I.1.1 Per il sistema di due nasse poste alla distanza d luna dallaltra g.
I.1.2, calcolare i momenti dinerzia rispetto agli assi baricentrali G indicati in gura.
Si ha
Figura I.1.2.
I

= 0, I

= m
1
d
2
1
+ m
2
d
2
2
, (I.1.7)
dove
d
1
= m
2
d/m, d
2
= m
1
d/m, m = m
1
+ m
2
. (I.1.8)
Pertanto,
I

= m
1
m
2
d
2
/m. (I.1.9)
I.2 Momento dinerzia di un sistema continuo
Consideriamo, ora, un sistema continuo S di densit` a
S = {(P, ), P B}, (I.2.1)
dove B indica la regione di spazio occupata da S, e denotiamo con d(P) la distanza
del punto P da una pressata retta s, g. I.2.1. Per il sistema in oggetto, il momento
dinerzia di S rispetto ad s ` e denito da
I
s
=

B
(P)d
2
(P) dB. (I.2.2)
Per s coincidente con uno degli assi, la (I.2.2) porge, g. I.2.1,
I
x
=

B
(P)(y
2
+ z
2
) dB, (I.2.3)
I
y
=

B
(P)(x
2
+ z
2
) dB, (I.2.4)
22 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
Figura I.2.1. Momento dinerzia di un sistema continuo
I
z
=

B
(P)(x
2
+ y
2
) dB. (I.2.5)
Se tutti i punti del sistema appartengono ad uno stesso piano, per esempio xy, allora le
(I.2.3)-(I.2.5) diventano
I
x
=

B
(P)y
2
dB, I
y
=

B
(P)x
2
dB, I
z
=

B
(P)(x
2
+ y
2
) dB. (I.2.6)
e risulta
I
z
= I
x
+ I
y
. (I.2.7)
Osservazione I.2.1 Il raggio dinerzia del il sistema continuo S (I.2.1) rispetto ad
s si densce come nel caso di sistema puntiforme ed ha lo stesso signicato

s
=

I
s
/m, (I.2.8)
dove m indica la massa del sistema
m =

B
(P) dB. (I.2.9)
Nel caso di sistema omogeneo, risultando costante la densit` a, la (I.2.2) si semplica
nella
I
s
=

B
d
2
(P) dB, (I.2.10)
evidenziando che, in tale situazione, il momento dinerzia dipende essenzialmente dalla
geometria del sistema.
Ponendo = 1 nella denizione (I.2.2) si ottiene una quantit` a indipendente dalla
densit` a
I
s
=

B
d
2
(P) dB, (I.2.11)
I.2. MOMENTO DINERZIA DI UN SISTEMA CONTINUO 23
che viene chiamata, per evidenti motivi, momento dinerzia del volume, oppure dell
area, oppure della linea. Il ragionamento precedente evidenzia che i due tipi di mo-
mento dinerzia coincidono nel caso di sistemi omogenei con = 1.
Esempio I.2.1 Consideriamo il sistema S (I.2.1) il cui momento dinerzia rispetto
alla retta s ` e denito dalla (I.2.2). Consideriamo, poi, i sistemi sistemi
S

= {(P, ), P B

}, S

= {(P, ), P B

}, B

= B, (I.2.12)
ed indichiamo con I

s
, I

s
i rispettivi momenti dinerzia rispetto ad s,
I

s
=

(P)d
2
(P) dB, I

s
=

(P)d
2
(P) dB. (I.2.13)
Si verica agevolmente che
I
s
= I

s
+ I

s
, (I.2.14)
(propriet ` a distributiva). Infatti,
I
s
=

B
(P)d
2
(P) dB =

(P)d
2
(P) dB = I

s
+ I

s
.
Esempio I.2.2 Consideriamo il rettangolo omogeneo di g. I.2.2 e calcoliamo i
momenti dinerzia rispetto agli assi x, y e z. Si ha
Figura I.2.2.
I
x
=

h
0
dy

b
0
y
2
dx =
bh
3
3
, (I.2.15)
I
y
=

h
0
dy

b
0
x
2
dx =
b
3
h
3
. (I.2.16)
Inoltre, essendo il sistema piano, sussiste la (I.2.7) e si ha
I
z
=
bh
3
(b
2
+ h
2
). (I.2.17)
24 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
Esempio I.2.3 Consideriamo il rettangolo omogeneo di g. I.2.2 e calcoliamo i
momenti dinerzia rispetto agli assi x, y e z. Si ha
I

h/2
h/2
d

b/2
b/2

2
d =
bh
3
12
, (I.2.18)
I

h/2
h/2
d

b/2
b/2

2
d =
b
3
h
12
. (I.2.19)
Inoltre, per la (I.2.7)
I

=
bh
12
(b
2
+ h
2
). (I.2.20)
Notiamo che questultimi momenti sono legati a quelli dellesempio precedente dalle
relazioni
I
x
= I

+ bhh
2
/4 = I

+ m(h/2)
2
, (I.2.21)
I
y
= I

+ bhb
2
/4 = I

+ m(b/2)
2
, (I.2.22)
I
z
= I

+ bh[(b/2)
2
+ (h/2)
2
], (I.2.23)
che si ottengono sottraendo le (I.2.18)-(I.2.20) dalle (I.2.15)-(I.2.17).
Le semplici relazioni (I.2.21)-(I.2.23) sono un caso particolare di un risultato pi ` u
generale, noto come teorema degli assi paralleli, che andiamo ad introdurre.
Consideriamo un generico sistema S, per esempio continuo, e ssiamo due terne
di riferimento Oxyz, G , con gli assi paralleli, la prima con origine in un punto
Figura I.2.3. Momento dinerzia rispetto ad assi paralleli
arbitrario e la seconda con origine nel baricentro, g. I.2.3. Notiamo, inoltre, che le
coordinate di uno stesso punto nei due riferimenti sono legate dalle relazioni
x = + x
G
, y = + y
G
, z = + z
G
. (I.2.24)
Dalla denizione di momento dinerzia segue
I
x
=

B
(y
2
+ z
2
) dB =

B
[( + y
G
)
2
+ ( + z
G
)
2
)] dB = (I.2.25)
I.2. MOMENTO DINERZIA DI UN SISTEMA CONTINUO 25
=

B
(
2
+
2
) dB + (y
2
G
+ z
2
G
)

B
dB + 2y
G

B
dB + 2z
G

B
dB =
= I

+ m(y
2
G
+ z
2
G
) + 2y
G

G
+ 2z
G

G
,
in quanto, come si evince dalla denizione di baricentro,

G
=

B
dB,
G
=

B
dB. (I.2.26)
Nel nostro caso risulta
G
=
G
=
G
= 0 e da (I.2.25) si deduce
I
x
= I

+ m(y
2
G
+ z
2
G
). (I.2.27)
Similmente,
I
y
= I

+ m(x
2
G
+ z
2
G
), (I.2.28)
I
z
= I

+ m(x
2
G
+ y
2
G
). (I.2.29)
Osserviamo, inne, che le quantit` a in parentesi al secondo membro delle (I.2.27)-
(I.2.29) sono i quadrati delle distanze del baricentro dagli assi
d
2
G,x
= y
2
G
+ z
2
G
, d
2
G,y
= x
2
G
+ z
2
G
, d
2
G,z
= x
2
G
+ y
2
G
, (I.2.30)
ed le precedenti relazioni possono riscriversi come
I
x
= I

+ md
2
G,x
, I
y
= I

+ md
2
G,y
, I
z
= I

+ mx
2
G
+ y
2
G
. (I.2.31)
Questo risultato, che vale, naturalmente, anche per i sistemi particellari costituisce il
teorema degli assi paralleli.
Con riferimento al generico sistema (continuo o puntiforme) S, g. I.2.4, conside-
riamo una generica retta s ed indichiamo con s
o
la retta ad essa parallela passante per
G, e con d
G
la distanza del baricentro dalla retta s. Da (I.2.31) si deduce
Figura I.2.4. Teorema di Huyghens
I
s
= I
s
o
+ md
2
G
, s, (I.2.32)
26 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
come si realizza subito facendo coincidere, per esempio, le rette s
o
ed s con ed x
rispettivamente. Viceversa, da (I.2.32) segue (I.2.31). Pertanto, il teorema degli assi
paralleli ` e anche espresso dalla (I.2.32). In questa forma il risultato prende il nome di
teorema di Huyghens.
Esempio I.2.4 Come prima applicazione, notiamo che i risultati (I.2.21)-(I.2.23) si
deducono, come casi particolari, da (I.2.27)-(I.2.29).
Esempio I.2.5 Con riferimento alla sezione ad L indicata in g. I.2.5, calcoliamo i
momenti dinerzia rispetto agli assi baricentrali G. Per il teorema di Huyghens si ha
Figura I.2.5.
I

= I

+ I

= I

+ m

(y
G
y
G
)
2
+ I

+ m

(y
G
y
G
)
2
, (I.2.33)
I

= I

+ I

= I

+ m

(x
G
x
G
)
2
+ I

+ m

(x
G
x
G
)
2
, (I.2.34)
dove
m

= ah, x
G
= a/2, y
G
= h/2, (I.2.35)
m

= a(b a), x
G
= (a + b)/2, y
G
= a/2, (I.2.36)
m = m

+ m

, x
G
=
b
2
+ a(h a)
2(h + b a)
, y
G
=
h
2
+ a(b a)
2(h + b a)
. (I.2.37)
Inoltre,
I

= ah
3
/12, I

= (b a)a
3
/12, (I.2.38)
I

= a
3
h/12, I

= (b a)
3
a/12. (I.2.39)
Sostituendo i risultati precedenti nelle (I.2.33), (I.2.34), si ottengono i momenti diner-
zia desiderati.
Esercizio I.2.1 Per le sezioni omogenee indicate in g. I.2.6, calcolare i momenti
dinerzia rispetto agli assi baricentrali paralleli ad x, y.
I.2. MOMENTO DINERZIA DI UN SISTEMA CONTINUO 27
Figura I.2.6.
Esempio I.2.6 Per la barretta, omogenea, di lunghezza L, indicata in g. I.2.7,
calcolare i momenti dinerzia rispetto alle rette , , s, x, y, indicate in gura. Risulta
I

= I
x
= 0; (I.2.40)
I

L/2
L/2

2
d = L
3
/12, I
y
= I

+ L
3
/4 = L
3
/3, (I.2.41)
Figura I.2.7.
I
s
=

L/2
L/2
d
2
() d =

L/2
L/2

2
sin
2
d = sin
2
L
3
/12. (I.2.42)
Notare che
I
s
= I

sin
2
. (I.2.43)
Esempio I.2.7 Per il triangolo rettangolo omogeneo di g. I.2.8, calcoliamo i
momenti dinerzia rispetto alle rette , , x, y, x
1
, y
1
, indicate in gura. Si ha
I
x
=

b
0
dx

hx/b
0
y
2
dy = bh
3
/12. (I.2.44)
Similmente,
I
y
1
= b
3
h/12. (I.2.45)
Usando il teorema di Huyghens si ottiene
I

= I
x
bh
3
/18 = bh
3
/36, (I.2.46)
28 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
Figura I.2.8.
I

= I
x
1
b
3
h/18 = b
3
h/36, (I.2.47)
I
x
1
= I

+ 4bh
3
/18 = bh
3
/4, (I.2.48)
I
y
= I

+ 4b
3
h/18 = b
3
h/4. (I.2.49)
Esempio I.2.8 Per il triangolo generico omogeneo indicato in g. I.2.9, calcoliamo
i momenti dinerzia rispetto alle rette baricentrali , . Il triangolo ` e lunione di due
triangoli rettangoli. Usando i risultati dellesempio precedente, si ottiene
Figura I.2.9.
I

= I

+ I

= b
1
h
3
/36 + b
2
h
3
/36 = bh
3
/36. (I.2.50)
Inoltre,
I

= I

+ I

= I

+ m

|G

G|
2
+ I

+ m

|G

G|
2
, (I.2.51)
dove
|G

G| = b
2
/3, |G

G| = b
1
/3; (I.2.52)
pertanto
I

=
hb
36
(b
2
1
+ b
2
2
+ b
1
b
2
). (I.2.53)
Esercizio I.2.2 Per un trapezio omogeneo, calcolare i momenti dinerzia rispetto
agli assi baricentrali , ( parallelo alle basi).
I.2. MOMENTO DINERZIA DI UN SISTEMA CONTINUO 29
Esercizio I.2.3 Per il rettangolo omogeneo di g. I.2.2, calcolare i momenti diner-
zia rispetto alle rette diagonali.
Esempio I.2.9 Per il settore circolare omogeneo indicato in g. I.2.10, calcoliamo
i momenti dinerzia rispetto agli assi coordinati. Risultando I
x
= I
y
, basta calcolare
Figura I.2.10.
uno dei due; per esempio,
I
x
=

R
0
d

/2
0

3
sin
2
d =
R
4
8

/2
0
[1cos(2)] d =
R
4

16
. (I.2.54)
Esercizio I.2.4 Dedurre, dallesempio precedente, i momenti dinerzia rispetto agli
assi coordinati per il semicerchio ed il cecrhio indicati in g. I.2.11.
Figura I.2.11.
Esercizio I.2.5 Per il settore circolare omogeneo generico, con angolo e raggio
R, indicato in g. I.2.12, calcolare i momenti dinerzia rispetto agli assi coordinati.
Figura I.2.12.
30 APPENDICE I. MOMENTI DINERZIA
Esercizio I.2.6 Per le sezioni omogenee indicate in g. I.2.13, calcolare i momenti
dinerzia rispetto agli assi coordinati.
Figura I.2.13.
Esercizio I.2.7 Per la sezione non omogenea di g. G.3.8, calcolare i momenti
dinerzia rispetto agli assi baricentrali paralleli ai lati del rettangolo.
I.3 Prodotti dinerzia
Consideriamo un sistema S di punti massa, g. I.1.1, oppure continuo, g. I.2.1.
Con riferimento ad una pressata terna di riferimento Oxyz, i prodotti dinerzia sono
deniti da
I
xy
=
n

i=1
m
i
x
i
y
i
, I
xz
=
n

i=1
m
i
x
i
z
i
, I
yz
=
n

i=1
m
i
y
i
z
i
, (I.3.1)
oppure da
I
xy
=

B
(P)xy dB, I
xz
=

B
(P)xz dB, I
yz
=

B
(P)yz dB. (I.3.2)
Se S = S

, allora, con evidente signicato dei simboli,


I
xy
= I

xy
+ I

xy
, I
xz
= I

xz
+ I

xz
, I
yz
= I

yz
+ I

yz
. (I.3.3)
Infatti, per esempio,
I
xy
=

B
(P)xy dB =

(P)xy dB = I

xy
+ I

xy
.
Inoltre, se tutti i punti del sistema appartengono ad un piano e se questo coincide
con uno dei piani di riferimento, allora due dei tre prodotti dinerzia sannullano. Per
esempio, se il piano in questione coincide con xy, si ha
I
xz
= I
yz
= 0, (I.3.4)
in quanto z = 0.
Esempio I.3.1 Calcoliamo i prodotti dinerzia del rettangolo omogeneo di g. I.3.1,
rispetto agli assi evidenziati. Si ha
31
Figura I.3.1.
I
xy
=
_
b
0
dx
_
h
0
xy dy = b
2
h
2
/4, I

=
_
b/2
b/2
d
_
h/2
h/2
d = 0. (I.3.5)
Similmente,
I
x

y
= b
2
h
2
/4, I
xy
= b
2
h
2
/4, I
x

y
= b
2
h
2
/4, I
y
= 0, I
x
= 0. (I.3.6)
Consideriamo un generico sistema S, per esempio continuo, e ssiamo due terne
di riferimento Oxyz, G , con gli assi paralleli, la prima con origine in un punto
Figura I.3.2. Prodotti dinerzia rispetto ad assi paralleli
arbitrario e la seconda con origine nel baricentro, g. I.3.2. Notiamo, inoltre, che le
coordinate di uno stesso punto nei due riferimenti sono legate dalle relazioni
x = +x
G
, y = +y
G
, z = +z
G
. (I.3.7)
Dalla denizione di momento dinerzia segue
I
xy
=
_
B
xy dB =
_
B
( +x
G
)( +y
G
) dB = (I.3.8)
=
_
B
dB +x
G
y
G
_
B
dB +y
G
_
B
dB ++x
G
_
B
dB =
= I

+mx
G
y
G
+y
G

G
+x
G

G
,
32
in quanto, come si evince dalla denizione di baricentro,

G
=
_
B
dB,
G
=
_
B
dB. (I.3.9)
Nel nostro caso risulta
G
=
G
=
G
= 0 e da (I.3.8) si deduce
I
xy
= I

+mx
G
y
G
. (I.3.10)
Similmente,
I
xz
= I

+mx
G
z
G
, (I.3.11)
I
yz
= I

+my
G
z
G
. (I.3.12)
Le relazioni (I.3.10)-(I.3.12) forniscono i legami tra i prodotti dinerzia tra le due terne.
Se G appartiene ad uno degli assi x, y, z, allora due tra le coordinate x
G
, y
G
, z
G
di G si annullano e le (I.3.10)-(I.3.12) si semplicano
I
xy
= I

, I
xy
= I

, I
yz
= I

. (I.3.13)
Esercizio I.3.1 Usare la (I.3.10) per dedurre i risultati (I.3.6) da (I.3.5)
2
.
Esempio I.3.2 Calcoliamo i prodotti dinerzia del triangolo rettangolo omogeneo
di g. I.3.3 rispetto agli assi avidenziati. Si ha facilmente
Figura I.3.3.
I
xy
=
_
b
0
dx
_
hx/b
0
xy dy = b
2
h
2
/8. (I.3.14)
Dalla precedente si deduce
I

= I
xy
b
2
h
2
/9 = b
2
h
2
/72, I
y
= I

, I
x
= I

, (I.3.15)
I
x
1
y
1
= I

+b
2
h
2
/9 = b
2
h
2
/8, (I.3.16)
I
xy
1
= I

b
2
h
2
/18 = b
2
h
2
/24, (I.3.17)
I
x
1
y
= I

4b
2
h
2
/18 = 15b
2
h
2
/24. (I.3.18)
33
Esempio I.3.3 Calcoliamo i prodotti dinerzia del triangolo rettangolo omogeneo
di g. I.3.4 rispetto agli assi avidenziati. Con un calcolo diretto, oppure da (I.3.17), si
deduce
I
xy
= b
2
h
2
/24. (I.3.19)
Pertanto,
Figura I.3.4.
I

= I
xy
b
2
h
2
/18 = b
2
h
2
/72, I
y
= I

, I
x
= I

, (I.3.20)
I
x
1
y
1
= I

+2b
2
h
2
/9 = 15b
2
h
2
/72, (I.3.21)
I
xy
1
= I

b
2
h
2
/9 = b
2
h
2
/8, (I.3.22)
I
x
1
y
= I

b
2
h
2
/9 = b
2
h
2
/8. (I.3.23)
Esercizio I.3.2 Per il triangolo generico omogeneo di g. I.2.9, vericare che,
rispetto agli assi baricentrali ivi indicati, per il prodotto dinerzia risulta
I

= (b
2
2
b
2
1
)h
2
/72, (I.3.24)
da cui segue, in particolare, I

= 0, se b
2
= b
1
(triangolo isoscele).
Esercizio I.3.3 Per la sezione ad L di g. I.2.5, e per le sezioni C e a T di
g. I.2.6, calcolare i prodotti dinerzia rispetto agli assi baricentrali (paralleli ai lati).
Esempio I.3.4 Per il settore circolare omogeneo di g. I.3.5, calcoliamo i prodotti
Figura I.3.5.
34
dinerzia rispetto agli assi ivi indicati. Si ha evidentemente
I
xy
=
_
R
0
d
_
/2
0

3
cos sin d =
R
4
8
_
/2
0
sin(2) d =
R
4
8
. (I.3.25)
Similmente,
I
x
1
y
1
=
_
R
0
d
_
/4
/4

3
cos sin d = 0; (I.3.26)
da questultima si deduce, poi,
I

= 0. (I.3.27)
Esercizio I.3.4 Per il settore circolare omogeneo di g. I.3.6, calcolare i prodotti
dinerzia rispetto agli assi ivi indicati.
Figura I.3.6.
Esercizio I.3.5 Per le sezioni omogenee di g. I.2.13, calcolare i prodotti dinerzia
rispetto agli assi ivi indicati.
I.4 Momenti principali dinerzia
Consideriamo un generico sistema S di punti massa, g. I.4.1, oppure continuo. Con
Figura I.4.1. Momenti dinerzia di rette di un fascio di centro O
I.4. MOMENTI PRINCIPALI DINERZIA 35
riferimento ad una pressata terna di riferimento Oxyz, consideriamo una qualsiasi
retta s passante per lorigine O e proponiamoci di esprimere il momento dinerzia
I
s
=
n

i=1
m
i
d
2
i
(I.4.1)
rispetto a tale retta in funzione dei momenti e dei prodotti dinerzia rispetto alla terna
introdotta, e dei coseni direttori (, , ) della retta. Ricordiamo anche che questulti-
mi sono le componenti di uno dei due versori della retta
s = (, , ),
2
+
2
+
2
= 1. (I.4.2)
Denotiamo, poi, con r
i
(x
i
, y
i
, z
i
) il raggio vettore del punto P
i
e notiamo che, g.
I.4.1,
|OP
is
|
2
= (r
i
s)
2
= (x
i
+y
i
+z
i
)
2
, (I.4.3)
d
2
i
= |r
i
|
2
|OP
is
|
2
= x
2
i
+y
2
i
+z
2
i
(x
i
+y
i
+z
i
)
2
,
d
2
i
= x
2
i
(
2
+ )
2
+y
2
i
(
2
+
2
) +z
2
i
(
2
+
2
) (I.4.4)
2x
i
y
i
2x
i
z
i
2y
i
z
i
.
Sostituendo lespressione trovata nella (I.4.1) si ottiene la formula
I
s
= I
x

2
+I
y

2
+I
z

2
2I
xy
2I
xz
2I
yz
, (I.4.5)
che porge la legge di variazione del momento dinerzia al variare della retta s nel fascio
di centro O.
Di particolare interesse sono le rette rispetto alle quali il momento dinerzia assume
valore massimo o minimo. Un contributo notevole nella ricerca di tali rette ` e fornito
dallellissoide dinerzia, che andiamo ad introdurre. Consideriamo il luogo dei punti
Q(x, y, z) tali che
x = /
_
I
s
, y = /
_
I
s
, z = /
_
I
s
, (x, y, z) s, (I.4.6)
e osserviamo che le ultime relazioni sono equivalenti allunica
r
Q
= s/
_
I
s
, Q s, (I.4.7)
essendo r
Q
il raggio vettore del punto Q. Se, ora, si suppone che I
s
sia strettamente
positivo (vedi la successiva Osservazione I.4.1) e si sostituiscono le (I.4.6) nella (I.4.5)
si ottiene lequazione del luogo cercato
I
x
x
2
+I
y
y
2
+I
z
z
2
2I
xy
xy 2I
xz
xz 2I
yz
yz 1 = 0. (I.4.8)
Lequazione precedente denisce una supercie quadrica, che, come mostrato dalla
(I.4.7), ` e simmetrica e priva di punti allinnito; ne consegue che lequazione (I.4.8)
rappresenta necessariamente un ellissoide, g. I.4.2, che prende il nome di ellissoide
dinerzia relativo ad O, oppure ellissoide centrale dinerzia se il punto O coincide con
il baricentro. I momenti dinerzia relativi alle rette coincidenti con i tre assi dellellis-
36
Figura I.4.2. Ellissoide dinerzia
soide rappresentano i momenti principali dinerzia. Inoltre, poich` e i raggi vettori dei
punti Q individuati dalle rette citate hanno modulo massimo o minimo, da (I.4.7) si
deduce che i momenti dinerzia rispetto a tali rette assumono il valore minimo o massi-
mo. Quanto esposto evidenzia che la ricerca delle rette di momento massimo e minimo
coincide con la determinazione delle rette (o direzioni) principali dinerzia, vale a dire
con le direzioni degli assi dellellissoide dinerzia.
Osservazione I.4.1 Il caso, prima escluso, di I
s
= 0 per qualche retta s, si esamina
senza difcolt` a. Ricordiamo che tale eventualit` a pu` o presentarsi solo se tutti i punti del
sistema materiale sono allineati su una retta passante per O, diciamo s. In tal caso si
considera una terna di riferimento con uno degli assi, per esempio z, coincidente con
la retta s. Si ha allora x
i
= y
i
= 0 per tutti i punti del sistema e questo comporta
evidentemente
I
x
= I
y
=
n

i=1
m
i
z
2
i
, I
z
= I
xy
= I
xz
= I
yz
= 0. (I.4.9)
Pertanto, la (I.4.5) diviene
I
s
= I
x

2
+I
y

2
, I
x
= I
y
, (I.4.10)
e, procedendo come nel caso generale, si ottiene lequazione
I
x
x
2
+I
y
y
2
= 1, I
x
= I
y
, (I.4.11)
che rappresenta un cilindro e sostituisce la (I.4.8) nel caso particolare qui discusso.
Osservazione I.4.2 Consideriamo la situazione in cui un asse del sistema di riferi-
mento, diciamo z, g. I.4.3, sia principale. Stante la simmetria della supercie, se il
punto (x, y, z) appartiene allellissoide, vi appartiene anche (x, y, z). Ci ` o comporta
che lequazione dellellissoide (I.4.8) si semplica in
I
x
x
2
+I
y
y
2
+I
z
z
2
2I
xy
xy 1 = 0. (I.4.12)
I.4. MOMENTI PRINCIPALI DINERZIA 37
Il risultato si inverte, nel senso che se lellissoide ha equazione (I.4.12), lapparten-
za alla quadrica di (x, y, z) implica anche lappartenza del punto (x, y, z) e, quindi
lasse z risulta principale. Ne segue che un asse principale dinerzia ` e caratterizzato
dallannullarsi di due prodotti dinerzia.
Inoltre, se due assi del sistema di riferimento sono principali, lo ` e anche il terzo
e, riapplicando il ragionamento di prima, si deduce che, in questa situazione particola-
re, lequazione dellellissoide (I.4.12) si semplica ulteriormente, assumendo la forma
canonica, g. I.4.3.
I
x
x
2
+I
y
y
2
+I
z
z
2
= 1. (I.4.13)
Ne consegue che una terna principale dinerzia ` e caratterizzata dallannullarsi dei tre
prodotti dinerzia.
Figura I.4.3. Assi principali dinerzia
Esempio I.4.1 Un sistema che possiede un piano di simmetria , fornisce un esem-
pio, alquanto generale, per cui lequazione dellellissoide dinerzia E
O
, con O ,
risulti del tipo (I.4.12). Infatti, ricordiamo che se ` e di simmetria per il sistema, allora,
i punti del sistema, che non appartengono a , possono essere raggruppati a coppie di
punti con ugual massa, posti su una perpendicolare al piano, alla stessa distanza da ,
in opposti semispazi. Consideriamo, poi, una terna di riferimento Oxyz con il piano
xy coincidente con il piano di simmetria e notiamo che
I
xz
=
n

i=1
m
i
x
i
z
i
= 0, I
yz
=
n

i=1
m
i
y
i
z
i
= 0. (I.4.14)
Sostituendo questi risultati nella (I.4.8) si ottiene la (I.4.12). Evidenziamo, inoltre, che
anche lequazione di E
G
(ellissoide centrale dinerzia) ` e dello stesso tipo, in quanto
G .
Esempio I.4.2 Per un sistema in cui tutti i punti appartengono ad uno stesso piano,
, lequazione dellellissoide dinerzia E
O
, con O , cos` come quella dellellis-
soide centrale dinerzia E
G
, ` e del tipo (I.4.12). Basta, infatti, osservare che anche in
questa situazione sussistono le (I.4.14).
38
Esempio I.4.3 Per il rettangolo omogeneo di g. I.4.4, determiniamo gli ellissoidi
dinerzia relativi agli assi ivi indicati. Ricordando che
Figura I.4.4.
I

=
bh
3
12
, I

=
b
3
h
12
, I

= 0, (I.4.15)
per lellissoide centrale dinerzia si ottiene
bh
3
12

2
+
b
3
h
12

2
+
bh
12
(b
2
+h
2
)
2
= 1. (I.4.16)
Tenendo conto della presenza di tre piani di simmetria, la forma canonica dellellis-
soide era prevedibile per quanto notato nellOsservazione I.4.2. Per lo stesso motivo
anche il risultato (I.4.15)
3
, pur se esplicitamente determinato in precedenza, era del
tutto prevedibile.
Similmente, per lellissoide dinerzia rispetto agli assi (xyz) si ha
bh
3
3
x
2
+
b
3
h
3
y
2
+
bh
3
(b
2
+h
2
)z
2

b
2
h
2
2
xy = 1, (I.4.17)
e, pertanto, la terna non ` e principale. Si lascia al Lettore il compito di trovare le altre
equazioni.
Esercizio I.4.1 Per i sistemi degli Esempi I.3.3, I.3.4, I.3.5, determinare gli ellis-
soidi dinerzia relativi agli assi ivi indicati.
Nel caso di un sistema piano, i cui punti appartengano, per ssare le idee, al piano
xy, la ricerca degli assi principali dinerzia riguarda solo due degli assi, in quanto,
come ` e stato evidenziato, lasse z ` e senzaltro principale in tale situazione. Possiamo,
pertanto, limitarci a considerare solamente rette appartenenti al piano xy, caratterizzate
da
= 0. (I.4.18)
Recependo tale assunzione nella (I.4.5) si ha
I
s
= I
x

2
+I
y

2
2I
xy
,
2
+
2
= 1. (I.4.19)
Se, poi, si indica con langolo la retta s forma con lasse x, allora la relazione
precedente diviene
I
s
= I
x
cos
2
+I
y
sin
2
2I
xy
cos sin . (I.4.20)
I.4. MOMENTI PRINCIPALI DINERZIA 39
Inoltre, per quanto riguarda lellissoide possiamo limitarci alla sua sezione con il piano
(del sistema) z = 0
I
x
x
2
+I
y
y
2
2I
xy
xy 1 = 0, (I.4.21)
che rapprenta unellisse, che rimane tale anche quando gli assi x e y sono principali; in
tal caso assume la forma canonica, essendo I
xy
= 0.
Se x e y non sono principali dinerzia, una coppia di tali assi pu` o essere determinata
notando che a questi compete momento dinerzia massimo o minimo. I valori
1
e
2
degli angoli relativi a queste due rette si ottengono imponendo che sia nulla la derivata
di I
s
rispetto a
I

s
() = 0, (I
x
I
y
) sin 2 +2I
xy
cos 2 = 0. (I.4.22)
Ora, se risulta cos 2 = 0, si ha subito
1
= /4 e

2
=
1
+/2. (I.4.23)
Alla stessa conclusione si perviene se I
x
= I
y
. Se, invece, cos 2 = 0 e I
x
= I
y
, da
(I.4.22) si trae
tan 2 = 2I
xy
/(I
x
I
y
), (I.4.24)
che porge due valori di soddisfacenti la (I.4.23). Le rette corrispondeti a questi valori
degli angoli formano una coppia di assi principali, diciamo t n, g. I.4.5.
Figura I.4.5.
Naturalmente, la (I.4.24) pu` o essere riscritta in termini di usando le formule di
duplicazione, ma si ottiene unespressione pi ` u complicata
tan =
_
I
x
I
y

_
(I
x
I
y
)
2
+4I
2
xy
_
/2I
xy
. (I.4.25)
Conviene, invece, esprimere I
s
, dato da (I.4.20), in funzione di 2
I
s
= (1/2)[I
x
+I
y
+(I
x
I
y
) cos 2 2I
xy
sin 2], (I.4.26)
ed osservare che da (I.4.24) e (I.4.19)
2
si trae
cos 2 = (I
x
I
y
)/k, sin 2 = 2I
xy
/k, k =
_
4I
2
xy
+(I
x
I
y
)
2
. (I.4.27)
40
Sostituendo i valori precedenti in (I.4.26), si ottengono i momenti dinerzia massimo e
minimo
I
t
= (1/2)
_
I
x
+I
y
+
_
4I
2
xy
+(I
x
I
y
)
2
_
, (I.4.28)
I
n
= (1/2)
_
I
x
+I
y

_
4I
2
xy
+(I
x
I
y
)
2
_
. (I.4.29)
Osservazione I.4.3 Ricordando che una terna principale ` e anche caratterizzata dal-
Figura I.4.6.
lannullarsi dei prodotti dinerzia, si pu` o seguire questa strada per ritrovare il risulta-
to (I.4.24). Preliminarmente, ci procuriamo una formula analoga alla (I.4.20) valida
per il prodotto dinerzia. Con riferimento alle due terne, che ora assumiamo del tutto
generiche, g. I.4.6, notiamo che si ha
I
xy
=
n

i=1
m
i
x
i
y
i
, I
t n
=
n

i=1
m
i
t
i
n
i
. (I.4.30)
Per esprimere le coordinate t
i
, n
i
in funzione di x
i
, y
i
, consideriamo il raggio vettore
r
i
, individuato dal punto P
i
, espresso da
r
i
= x
i
i +y
i
j, oppure r
i
= t
i
t +n
i
n, (I.4.31)
dove t, n sono i versori degli assi t , n e i, j sono quelli degli assi x, y, legati ai precedenti
dalle relazioni, g. I.4.6,
i = cos t sin j, j = sin t +cos n. (I.4.32)
Dalle (I.4.31) (I.4.32) segue
t
i
t +n
i
n = x
i
i +y
i
j = x
i
(cos t sin j) +y
i
(sin t +cos n),
t
i
t +n
i
n = (x
i
cos +y
i
sin )t +(x
i
sin +y
i
cos )n,
t
i
= x
i
cos +y
i
sin , n
i
= x
i
sin +y
i
cos . (I.4.33)
Sostituendo le espressioni di sopra nella (I.4.30)
2
, si ottiene
I
t n
= (I
x
I
y
) sin cos +I
xy
(cos
2
sin
2
),
I.4. MOMENTI PRINCIPALI DINERZIA 41
I
t n
= (1/2)[(I
x
I
y
) sin 2 +2I
xy
cos 2], (I.4.34)
che ` e la formula cercata. Inoltre, dal confronto di (I.4.34) con (I.4.22) si evince che
I
t n
= 0 se e solo se I

s
() = 0, che ` e quanto si voleva evidenziare.
Esercizio I.4.2 Per la sezione ad L omogenea di g. I.4.7, determinare gli assi
ed i momenti centrali dinerzia; si assuma = 1, a = 30cm, b = 9cm, h = 15cm.
Figura I.4.7.
Osservazione I.4.4 Vogliamo, inne, introdurre un ultimo metodo per conseguire
(I.4.24), per la rilevanza che presenta nella risoluzione del problema della ricerca degli
assi principali nel caso generale dei sistemi tridimensionali. Consideriamo lellisse
(I.4.21), g. I.4.8, che dopo aver denito la funzione
E(x, y) = I
x
x
2
+I
y
y
2
2I
xy
xy 1, (I.4.35)
riscriviamo in forma compatta
E(x, y) = 0. (I.4.36)
Ricordiamo, ora, che il gradiente della funzione E
Figura I.4.8.
E(x, y) =
_
E
x
,
E
y
_
= 2(xI
x
yI
xy
, xI
xy
+yI
y
) (I.4.37)
` e perpendicolare allellisse dequazione (I.4.36) nel punto Q(x, y) in cui viene calco-
lato. Poich` e anche il raggio vettore r
Q
gode della stessa propriet` a quando Q individua
42
gli assi dellellisse, possiamo utilizzare questa propriet` a per calcolare le coordinate dei
punti Q corrispondenti alle direzioni principali, per poi dedurre
tan = y/x. (I.4.38)
Imponenendo che r
Q
e E siano paralleli
E(x, y) = 2r
Q
, (I.4.39)
e passando alle componenti si ottiene il sistema
(I
x
)x I
xy
y = 0, xI
xy
+(I
y
)y = 0, (I.4.40)
che, in quanto omogeneo, ammette soluzioni non banali se e solo se il determinante
` e nullo ed in tal caso ne possiede
1
. Il determinante del sistema citato si calcola
immediatamente e, uguagliato a zero, porge unequazione in , che pure ` e incognita

2
(I
x
+I
y
)) +I
x
I
y
I
xy
= 0. (I.4.41)
Risolvendo si ottiene

= (1/2)
_
I
x
+I
y

_
4I
2
xy
+(I
x
I
y
)
2
_
. (I.4.42)
Sostituendo questi valori nel sistema (I.4.40) non si riesce a determinare univocamente
le incognite x e y, ma non ` e importante, in quanto, tenendo conto della (I.4.38), siamo
interessati solo a conoscere il rapporto y/x, che invece lo ` e
(y/x)

=
_
I
x
I
y

_
(I
x
I
y
)
2
+4I
2
xy
_
/2I
xy
. (I.4.43)
Come si nota, abbiamo ritrovato il risultato (I.4.25) che ` e equivalente a (I.4.24).
Ancora pi ` u interessante risulta evidenziare che i valori di determinati con la
(I.4.42) sono esattamenti quelli dei momenti principali dinerzia (I.4.28), (I.4.29). Tut-
to ci ` o evidentemente non ` e casuale, come vedremo nella successiva Osservazione.
Osservazione I.4.5 Come sottolineato in precedenza, se si sostituisce uno dei valori
di nel sistema (I.4.40) si ottengono
1
soluzioni. Tra queste possiamo individuarne
una imponendo la ulteriore condizione
x
2
+y
2
= 1. (I.4.44)
Poich` e il primo membro di (I.4.44) rappresenta il quadrato del modulo del raggio vet-
tore r
Q
, con questa condizione determiniamo i coseni direttori della retta OQ quando
questa coincide con una direzione principale, che in effetti era proprio la nostra iniziale
richiesta. Ricordando che abbiamo indicato i coseni direttori con e , ritorniamo al
sistema (I.4.40) dando questo nome alle variabili e, nel riscrivere il sistema usiamo la
notazione matriciale
_
I
x
I
xy
I
xy
I
y
_ _

_
=
_

_
. (I.4.45)
I.4. MOMENTI PRINCIPALI DINERZIA 43
Se ora si moltiplica, a destra, la relazione precedente con la matrice riga
[ ]
e si tiene conto che e soddisfano la (I.4.44) si ottiene
= I
x

2
+I
y

2
2I
xy
. (I.4.46)
Dal confronto di questa con la (I.4.19) si vede che
= I
s
,
che ` e quanto si voleva mostrare. Avendo capito che rappresenta un momento (prin-
cipale) dinerzia, cambiamone il nome in I e riscriviamo la (I.4.45)
_
I
x
I
xy
I
xy
I
y
_ _

_
= I
_

_
. (I.4.47)
In conclusione, possiamo affermare che la risoluzione di questo sistema conduce alla
contemporanea determinazione dei momenti e delle direzioni principali dinerzia. I-
noltre, la generalizzazione al caso generale ` e semplice. Si ripete il ragionamento fatto
e si trova il seguente sistema
_
_
I
x
I
xy
I
xz
I
xy
I
y
I
yz
I
xz
I
yz
I
z
_
_
_
_

_
_
= I
_
_

_
_
, (I.4.48)
44
che consente di trovare i momenti principali dinerzia insieme alle tre direzioni princi-
pali. Si tratta di un problema di ricerca di autovalori (I) e di autovettori (, , ).
Esercizio I.4.3 Per la sezione omogenea di g. I.4.9, determinare gli assi ed i
momenti centrali dinerzia; si assuma = 1, a = 2.2cm, b = 14cm, h = 32cm.
Figura I.4.9.
I.5 Nocciolo dinerzia
Largomento di questo paragrafo riguarda soltanto un sistema piano continuo, in
quanto si applica alle sezioni di travi, nellanalisi delle tensioni. Riferiamoci, pertanto,
al generico di tali sistemi, g. I.5.1, e consideriamo una coppia di assi centrali dinerzia
Gxy. Indicato con I
x
, I
y
i momenti centrali dinerzia, ricordiamo che i raggi dinerzia
rispetto agli assi sono deniti da

x
=

I
x
/m,
y
=

I
y
/m. (I.5.1)
Adesso introduciamo lellisse, g. I.5.1, con i semiassi pari ai raggi dinerzia, avente
equazione
Figura I.5.1. Ellisse di Culmann
x
2

2
y
+
y
2

2
x
= 1 (I.5.2)
I.5. NOCCIOLO DINERZIA 45
nota come ellisse di Culmann. Tale ellisse consente di denire una corrisponza (biuni-
voca) tra i punti (escluso G) e le rette (escluse quelle passanti per G) del piano al modo
seguente. Ad un punto A(x
A
, y
A
) si associa la retta dequazione
x
A

2
y
x +
y
A

2
x
y +1 = 0, (I.5.3)
e ad una retta a dequazione
px +qy +1 = 0, (I.5.4)
si associa il punto di coordinate
(p
2
y
, q
2
x
). (I.5.5)
La corrispondeza introdotta si chiama antipolarit ` a ed il punto e la retta associati nella
corrispondeza si dicono, rispettivamente, antipolo e antipolare. Sono esclusi, come
precisato, il baricentro e le rette passanti per G, che saranno inclusi nella corrispon-
denza pi ` u avanti. Prima, infatti, vediamo alcuni esempi.
Esempio I.5.1 Per lellisse di Culmann di g. I.5.2, vericare che lantipolo della
retta a
1
x =
y
, (I.5.6)
` e il punto A
1
(
y
, 0) e che lantipolo della retta a
2
x =
y
, (I.5.7)
` e il punto A
2
(
y
, 0). Similmente, lantipolo della retta a
3
x =
y
/2, (I.5.8)
` e il punto A
3
(2
y
, 0) e che lantipolo della retta a
4
x = 2
y
, (I.5.9)
` e il punto A
4
(
y
/2, 0).
Figura I.5.2. Antipolarit` a
Esercizio I.5.1 Per lellisse di Culmann di g. I.5.2, determinare gli antipoli di
semplici rette parallele ad x e notare che si trovano tutti sullasse y.
46
Esempio I.5.2 Per lellisse di Culmann di g. I.5.3, vericare che lantipolo della
retta s
1
x

y
x +
y

x
y = 1,
x

y
x
y

x
y +1 = 0, (I.5.10)
` e il punto S
1
(
y
,
x
), che appartiene allantipolare a
1
di A
1
.
Figura I.5.3.
Osservazione I.5.1 Dagli esempi considerati si evidenzia che: se lantipolo A di
a appartiene alla retta b, allora lantipolo B di b appartiene alla retta a. Questo
risultato (teorema di reciprocit ` a) vale in generale, anche se qui non lo si prova. Da
questo segue subito che: le rette passanti per un punto A (stella di centro A) hanno
lantipolo sullantipolare a di A. Un esempio possiamo notarlo nella g. I.5.3, con le
due rette s
1
e a
2
, appartenenti alla stella di centro A
1
, che hanno i rispettivi antipoli,S
1
e A
2
, sullantipolare a
1
di A
1
.
Dagli esempi considerati si evidenzia, inoltre, che: rette parallele (fascio) hanno
lantipolo su una stessa retta, passante per G, che si chiama diametro coniugato alla
direzione del fascio. Anche questa propriet` a vale in generale, pur se omettiamo la di-
mostrazione. Negli esempi si nota che lasse x ` e il diametro coniugato alla direzione
di y e viceversa; inoltre, la retta r ` e il diametro coniugato alla direzione di s
1
; con
riferimento a questultimo caso, dalla g. I.5.3 si evince anche il modo di costrui-
re rapidamente il diametro coniugato: basta considerare una retta del fascio tangente
allellisse e tracciare la retta passante per il punto di tangenza e per G.
Con riferimento al primo esempio, consideriamo le coppie di punti A
1
A
2
e A
3
A
4
;
essi appartengono luno allantipolare dellaltro e si trovano su uno stesso diametro:
sono punti coniugati nellantipolarit ` a; nellesempio citato un rapido calcola mostra
che
|A
1
G||A
2
G| = |A
3
G||A
4
G|(=
2
y
). (I.5.11)
Anche questo risultato ` e generale: per tutte le coppie di punti A e B coniugati nellan-
tipolarit ` a e appartenti ad un pressato diametro
|AG||BG| = costante; (I.5.12)
cio` e, il prodotto della distanza dei punti da G rimane costante al variare della coppia;
ovviamente, il valore della costante varia al variare del diametro, per esempio la co-
I.5. NOCCIOLO DINERZIA 47
stante vale
2
y
nel caso dellasse x e
2
x
nel caso di y. Possiamo anche dire che se un
punto si allontana dal baricentro, laltro si avvicina.
Inne, tenendo conto di questultimo fatto e di quanto visto nel penultimo capover-
so, possiamo completare la corrispondenza, includendo G e le rette che lo contengono.
Ad una retta passante per il baricentro si associa il punto improprio, individuato dalla
direzione del fascio di cui la retta ` e diametro. Al variare del diametro, consideran-
do cio` e la stella di centro G, si ottiene la retta impropria, che ` e naturale associare al
baricentro, che diviene lantipolo della retta impropria.
Osservazione I.5.2 Esplicitamente osserviamo che la densit` a non gioca alcun ruolo
nella denizione dellellisse di Culmann, che, pertanto, non cambia se si sostituisce
il momento dinerzia con il momento dinerzia di supercie. Stesso discorso per il
prossimo concetto che su quella si fonda.
Dopo questa lunga premessa, diamo il concetto di nocciolo dinerzia. Per un ge-
nerico sistema continuo piano, si tratta del luogo degli antipoli, rispetto allellisse di
Culmann, delle rette (del piano) che non intersecano (tagliano) il sistema. Poich` e,
maggiore ` e la distanza di una retta da G, minore ` e quella del suo antipolo, la frontiera
del luogo ` e formata dagli antipoli delle rette che hanno qualche punto in comune con
il sistema, pur senza intersecarlo. Inoltre, considerando che il baricentro appartiene al
nocciolo, questo ` e completamente individuato dalla sua frontiera.
Esempio I.5.3 Determinare lellisse di Culmann ed il nocciolo del rettangolo omo-
geneo di g. I.5.4.
Figura I.5.4.
Lellisse di Culmann ha equazione
x
2
b
2
/12
+
y
2
h
2
/12
= 1. (I.5.13)
La frontiera del nocciolo ` e formata dagli antipoli delle rette passanti per i vertici e i lati
del rettangolo; si ha
a
1
: 2y/h +1 = 0, A
1
(0, h/6), (I.5.14)
48
a
2
: 2x/b +1 = 0, A
2
(b/6, 0); (I.5.15)
similmente,
A
3
(0, h/6), A
4
(b/6, 0). (I.5.16)
Consideriamo, poi, il vertice V
12
individuato dalle rette a
1
e a
2
e notiamo che le rette
appartenenti alla stella di centro V
12
hanno lantipolo sullantipolare del centro, cio` e la
retta che passa per A
1
e A
2
; poich` e solo le rette che non tagliano il rettangolo concor-
rono a formare il nocciolo, si ottiene il segmento |A
1
A
2
|. Ripetendo il ragionamento si
perviene a determinare la frontiera del luogo e con essa il nocciolo, g. I.5.4.
Esercizio I.5.2 Per il disco omogeneo di g. I.5.5, vericare che lellisse di Cul-
mann ` e la circonferenza di raggio R/2 ed il nocciolo ` e il cerchio di raggio R/4.
Figura I.5.5.
Esercizio I.5.3 Per la corona circolare omogenea di g. I.5.6, vericare che lel-
lisse di Culmann ` e la circonferenza di raggio

(R
2
+r
2
)/4 ed il nocciolo ` e il cerchio
di raggio

(R
2
+r
2
)/4R.
Figura I.5.6.
Esercizio I.5.4 Per il triangolo isoscele omogenea di g. I.5.7, vericare che gli
antipoli delle rette conteneti i lati sono
A
1
(0, h/6), A
2
(b/8, h/12), A
3
(b/8, h/12), (I.5.17)
e che il nocciolo ` e il triangolo evidenziato.
I.5. NOCCIOLO DINERZIA 49
Figura I.5.7.
Esercizio I.5.5 Determinare ellisse di Culmann e nocciolo delle sezioni omogenee
indicate in g. I.5.8, dove a = 40cm, b = 50cm, c = 10cm, h = 70cm.
Figura I.5.8.