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Dialogo sopra i massimi sistemi


di Italiantania

Traduzione dal Russo a cura del Nuovo Laboratorio di Ricerca Culturale

Ed. Villa Paolozzi, Roma, 2013

Dialogo sopra i massimi sistemi


di Tatiana Polomochnykh
Traduzione dal Russo a cura del Nuovo Laboratorio di Ricerca Culturale

Si sparsa la voce, la Russia sta riemergendo. Torno? mi sono chiesta io, russa residente da molti anni in Italia. Ma presto, mentre il diluvio aumentava dintensit, appresi la notizia, che a farla riemergere sono mucchi di cadaveri di annegati, soprattutto nelle grandi citt. E mi sono detta: Galina, meno male che sei in Italia, dove lArca prevista e anche pronta. Vai e salvati. Scusatemi se ho approfittato. Oddio quanto era grande quellArca! Le TV dicevano che poteva trasportare tutti i cittadini insieme, tutti quanti, giovani e vecchi, uomini e donne, giusti e peccatori. Com possibile, dicevo io. proprio impossibile. Poi, vi ricordate, allinizio, lo scandalo dellappalto truccato? Eppure uscita veramente una costruzione immane, chiss di quanti cubiti. Quando sono arrivata in Val Padana per imbarcarmi, sono rimasta senza fiato. Oltre che grandiosa, lArca sembrava un pezzo dantiquariato, proprio prezioso, e tutta questa famosa tecnologia non si vedeva per niente. Tutto rivestito di cipresso, mamma mia. Ho letto sul Bollettino della Salvezza che limpresa stata finanziata con una tassa speciale sulla coltivazione del Cupressus funebris e nuove norme sui camposanti (vedi il servizio sul N 40, pp. 150 ss). Da lontano lArca pareva una torre, ma piuttosto in costruzione, direi come un cantiere abusivo bloccato dalle autorit soprannaturali. Non so se voi sareste daccordo con questa mia impressione. Da vicino invece era chiaro che tutto si articolava in segmenti: il pi grosso alla base raffigurava il Colosseo, dentro il quale sinnalzava la torre di Pisa, china sulla collina

col caratteristico paesello con il suo lavatoio, cantina e caseificio alla base e madonnina in cima. Incredibile! Poi cera uno dei canali di Venezia riprodotto con le gondole e la statua equestre di No e poi, certo, uno stadio, non si poteva farne a meno!, coperto con un enorme Cupolone romano-fiorentino. Intorno gli facevano concorrenza i trulli pugliesi, e cumuli di paninoteche e spogliatoi ne contraffacevano in sordina la forma a cupola. Io perlomeno ho avuto questa sensazione. Dunque, arrivai l. Il lungomare intorno allArca, tutto tendopoli per separare folla e pioggia interminabili, era circondato dalle forze delle Camicie Sbagliate che vigilavano per non far passare gli extracomunitari senza permesso di soggiorno. Io il mio per fortuna lo tengo, badante al servizio del vecchio signor Tommaso Landolfi, ma quel permesso era scaduto da tredici mesi, in attesa di rinnovo. Nel commissariato mi hanno rassicurato che oggi i tempi procedurali sono questi e perci io, fiduciosa ma con un po di strizza di essere respinta mi recai sul teatro dellazione, per cos dire, e mi misi in fila insieme al mio datore di lavoro, in carrozzina teletrasportabile. A mio parere, lorganizzazione dellimbarco era impeccabile, direi europea. Gli sportelli distavano appena tre metri uno dallaltro, ciascuno con la sua ordinata coda. Solo per noi extracomunitari la fila era unica e fino allorizzonte, con il rischio dannegamento per gli ultimi. Essendo io di statura bassa e non sapendo nuotare, parcheggiai il mio padrone a fare la fila, quella sotto Padre Pio, riservata ai cittadini, i quali probabilmente mi ricorderanno. Davanti a me, per intenderci, cera un loquace frate italiano a capo di un gruppo di ragazze slave e africane, tutte clandestine e prostitute, ma in quanto pentite meritevoli del perdono e di ogni tipo di permesso. Vi siete ricordati? Ecco, io ero subito dopo di loro. Faceva parecchio buio e umido, lacqua tamburellava sul telo sopra le nostre teste. Il Conte mio padrone era sconcertato, non brontolava n mi rimproverava gli errori dItaliano. Si lament per il caos del mondo messo in teorie per salvarsi, che distrugge la banalit quotidiana e la noia indispensabili per poter fermentare il prezioso vino dal sapore daltri tempi che scorre nella fontana della grande prosa. Sapete, a lui piacciono le cose vecchie e non ha mai usato il computer, per dire. A me invece non piace il vino, semmai preferisco un vodkino. E le opere del padrone non sono mai riuscita a leggerle. Dopo tre righe non capisco pi niente e mi addormento. Per, proprio il signor Landolfi che mi aveva insegnato quel poco dItaliano che so. A volte mi costringeva ad imparare a memoria le frasi, mi faceva scrivere i dettati. Ed era stato sempre paziente come me.

La fila procedeva con la lentezza di un ufficio postale; si cominciava a sbuffare ed indignarsi solo quando il funzionario spariva per qualche decina di minuti, ma appena tornava, di nuovo zitti-zitti. Il Maestro, infreddolito, si strinse sulle spalle un plaid da viaggio color fumo, coprendosi quasi interamente anche il viso. Quel plaid era lombra di Gogol, che lui portava sempre con s. Un paio di volte, facendo pulizie, mi capit di tenerla in mano e scoprii che era calda, vaporosa e al tocco trasmetteva un movimento di certe sue particelle che pulsavano, roteavano e scorrevano come liquido interno, senza staccarsi o bagnarti le dita. Che materiale impossibile, mai visto uno simile in vita mia. Raccontava in giro messer Tommaso, che glielaveva regalato Gogol in persona, ma mica vero! Stavo gi in servizio e so com successo. Allora. Lastro della letteratura russa viveva in Italia da un pezzo, quando Landolfi, gi famoso come traduttore dal Russo e altre lingue, lo incontr a Firenze. Gogol, che sapeva calcolare i suoi interessi in modo incredibile per un poeta, invit il Conte poliglotta a venire a trovarlo a Roma. E Landolfi, per quanto odiasse stare in compagnia, prese a frequentare assiduamente le Stanze di Gogol, conobbe anche la consorte dello scrittore, alla quale da galantuomo dedic uno dei suoi migliori racconti, un gioiello come dicono. Lusingato, Nikolaj Vassilievic and a visitarlo a Pico. Io facevo allora la sguattera sotto le dipendenze della cuoca Maria Giuseppa, buonanima, che in questa occasione, mi ricordo, aveva cucinato una ventina di piatti prelibati e super se stessa. Gogol mangiava tantissimo, ma dopo pranzo scese da noi in cucina e in presenza del padrone, che appuntava le sue ricette, cucin da s altre pietanze, stranissime direi, che si mise ugualmente a mangiare. Scherzava cos, che non ci si reggeva in piedi dalle risate e si piangeva da pazzi.

Nondimeno il suo viaggio fin in modo pauroso: al ritorno la sua carrozza fu fermata dai Ciociari, popolo ostile ai Landolfi; i briganti sotto la canna della pistola gli estorsero il portafoglio, lo denudarono e volevano scuoiarlo, ma Gogol, da solito strabiliante prestigiatore dei concetti, burl i suoi predoni: spacci per pelle la sua ombra, la lasci a loro ed ebbe salva la vita. Lepisodio ispir poi una scena nel secondo volume di Anime morte, ve lo confermeranno tutte le enciclopedie, bruciato dallautore stesso nel camino. Quando Landolfi apprese la notizia della rapina ai danni del suo ospite, fece una spietata rappresaglia letteraria sui Ciociari e part a caccia dellombra derubata del collega, promettendo un grosso riscatto a chi gliela consegnasse. Ma passavano mesi e mesi, e dellombra neanche traccia. Finch un giorno gli si presentarono a palazzo certi individui, con i quali come di consueto egli si rifugi nei suoi appartamenti per giocare. E che sorpresa: anzich soldi gli ospiti allimprovviso tirarono come posta di gioco lombra di Gogol! Quella volta messer Tommaso, per quanto gli dispiacesse, fu costretto a vincere. Usc allalba barcollante e naturalmente subito corse a Roma dallamico per restituirgli il maltolto. Solo che questi, ahim, era gi partito per la Russia. Landolfi allora si precipit al nostro consolato per procurarsi il visto che, come sappiamo, si ottiene facendo la fila dalle quattro del mattino per parecchi giorni, oppure prendendo un aiutino di qualche societ convenzionata e onorata. Fatica risultata vana: a met della procedura apprendemmo la tragica notizia, che il genio russo allimprovviso era morto a soli 43 anni. Come ha fatto il sacerdote ortodosso a dare lestrema unzione, confessione e comunione ad una persona cos, diciamo, disombrata, non saprei. Tutta la Russia piangeva e quando si emozionati, si distratti. Daltronde, neanche in Italia si sono accorti che un grande scrittore nazionale come Landolfi getta due ombre. Certo, cera da aspettarselo da lui, che giostrava pubblicamente con ombre di vario tipo, consistenza, propriet curative e dispirazione, le allungava con le pinze o le accorciava con le forbici a secondo del suo stato danimo o della stagione. Ma era fuorviante il fatto che collezionava anche delle aureole. Quando sincontrava al tavolo da gioco con Pushkin, per esempio, o con Lermontov non perdeva loccasione di staccare loro dalla raggiera qualche pezzo luminoso per schiarire i propri contorni. Esagerava, insomma. Invece da Anna Akhmatova, della quale, diceva, adoro la mitica ingenuit e il candido vigore, portava ogni volta un po di Oh scusate, toccava finalmente a noi. Al prete and liscia e tutta la ghirlanda delle peccatrici pentite scivol verso la liberazione. Quel simpaticone del giovane impiegato scrutava ora i nostri documenti. Lentamente gli si spense il sorriso e sincup il riflesso che inverdiva le

sue pupille in minutissimi cocomeri. Il nome di Tommaso Landolfi non gli diceva niente e non batt ciglio mentre lui attraversava con sicurezza il posto di blocco, dopo avermi detto non ragioniam di lor, ma guarda e passa; furono le mie, di carte, a ingarbugliare la situazione. Lo sapevo. facile a dire: passa. Il piombo di una semplice domanda e unaffermazione: - Come mai fai questa fila? Devi farne unaltra, - mi inchiod. Quando riacquistai dopo qualche istante la favella, riuscii piuttosto a chiocciare che dire una frase tipo: - Non c pi spazio in coda per lo sportello degli stranieri, ho visto i cadaveri delle vittime galleggiare nellacqua intorno. Che bello, mi ha capito! Mi guard come un uovo schiacciato da un elefante e replic: - E giusto cos, signora, voi stranieri siete davvero troppi e lItalia non pu accogliervi tutti. Mica colpa mia se loro annegano? Mi dispiace, non posso esserLe utile in quanto non sono addetto allingresso degli stranieri. O-ops! Mentiva. E le ragazze prima di me!? Certo, una vecchia bacucca come me non pu avere sconti. Comunque, cominciai a supplicarlo di farmi passare. - Pagher tutte le tasse, - gli giuravo, - sar fedele alla Repubblica e osserver la Costituzione e le leggi dello Stato. Il funzionario cominciava a perdere la pazienza. - Benissimo, brava signora, ma io non sono autorizzato Incalzai: - Anche Lei una gran brava persona, perch non mi fa passare? Perch non accogliete noi extracomunitari? - e non ci pensavo pi al mio parlare balbuziente. LItaliano non raccoglie pomodori, non piglia pesci e non ci sta pi con la mamma anziana. Per caso, vivrete a digiuno e orfani? Se sperate che una volta arrivati alla destinazione, non ci saranno i campi da lavorare, oppure che troverete gli indigeni sul posto A questo punto mi interruppe lui, seccato davvero. Disse:

- Non si preoccupi signora, staremo solo meglio, diventeremo pi meccanizzati e robotizzati, con gli ospizi e asili di adeguata qualit e quantit. E senza le porcherie che combinate voi, stranieri: a parte che siete una bomba demografica, quel vostro flebo nel sangue della Nazione ne porta un sacco di virus, come droga, pedofilia, terrorismo islamico e banditismo di ogni sorta. Non ha detto prostituzione, notai. Parlava tuttavia con scioltezza divina e limperfetto congiuntivo a braccetto con il condizionale passato, che gli venivano cos spontanei e automatici, risuonavano nelle mie orecchie con mesta armonia. Inutile, - pensai con angoscia, - che il mio Maestro sprechi tempo a insegnarmi lItaliano. In ogni caso, non smobilitai. - Scusi, bel capro espiatorio che avete trovato! invece la vostra vernacola criminalit organizzata, celebre in tutto il mondo, a provocare questo casino. E quando i poveracci clandestini non finiscono nelle grinfie della mafia, diventano pasto di tutti quanti voi, furbetti, allergici al fisco e alla legalit. Chiss come lho detto e dove ho sbagliato, ma il mio interlocutore cominci a ridere. Se fosse stato Russo, avrei potuto evitare questo strazio di reazione, ma discutere in lingua straniera con uno di madrelingua causa persa. proprio impossibile. Non ve lo auguro. - Appunto, - ribatteva intanto il giovane impiegato, rallegrato e alzandosi anche lui in piedi. - Ci provocate. Provenite dai Paesi di terzo mondo, dove il Diritto non di tipo occidentale, ma di tipo orientale, oppure transitorio come quello russo, per esempio. I diritti delluomo, luguaglianza nella libert per voi non sono mica i valori primari. Cos voi diluite ed annacquate la coscienza civica democratica della popolazione italiana, causando lerosione dellintero nostro ordinamento politico e giuridico, oltre che sociale; arrivano al governo e nel Parlamento dei criminali pluricondannati, ladri e sfruttatori, che promuovono le leggi inique. Tutto per colpa vostra. proprio ora che avremo questottima occasione di spezzare il circolo vizioso, signora, e dunque per piacere si metta da parte e avanti il prossimo!

- Ma come, - urlai io a questo punto, e un volatile del mio istinto di sopravvivenza dal nativo Triassico mi trascin per la collottola a galla, verso la rampa illuminata dellantico circo e mi costrinse a inscenare il ruolo dellImmigrator nel mio ultimo spettacolo. E la cultura!? Non volete mica isolarla tra le quattro mura domestiche? Quanto aveva beneficiato la civilt italiana per esempio, da quella russa, ormai morta, e qui mi trem la voce, - e quanto importante stata per voi la presenza degli emigranti come Gogol? - e qui mi gettai mentalmente ai piedi del mio Vate, che vedevo ombreggiare poco lontano. E splasc! splasc! immaginavo sbattere le mie ali, e clack! clack! fare con il becco adunco. Il funzionario non sapeva pi che fare con me. Essendo egli un tipo corretto, fece chiamare il consulente, addetto al mio caso. Cos scese da noi una signora, nella quale riconobbi la Dottoressa N., russista e noto professore universitario, autore di alcuni saggi sulla cultura russa. Mentre si avvicinava, da lontano cominci a gridare: - Mi io non la conosco! Perch mavete chiamato? Cosa posso dire, se non la conosco?

Teneva a guinzaglio un bulldog nano, che appena vicino a noi esplose in

un assordante latrato, tanto che la sua padrona fu costretta a prenderlo in braccio, dicendo con dolcezza: No, Fiffi, tu zitta cara!, - accarezzando la cagnolina. Lattenzione generale fu attirata dalla bizzarra bestiolina, che aveva la testa enorme attaccata direttamente al corpo cortissimo retto sulle zampe incredibilmente ridotte. Dopo aver soltanto sceso le scale, lanimale rantolava pesantemente. Partirono da tutte le parti i commenti. - Che simpatica, angioletta! diceva uno schioccando le labbra. - Non sta bene, - osservava un altro, - ha problemi di respirazione, caso tipico della razza esasperata. E mentre il terzo notava qualcosa sul prognatismo abnorme, il funzionario riferiva alla Professoressa: - Vede, qui c una cittadina russa, di attivit occupazionale badante - Macch badante! esclam la scienziata indignandosi dopo aver dato una rapida occhiata ai miei documenti. Fa finta! e rivolgendosi a me: - Chi Le ha dato questo permesso di soggiorno? Lei deve fare la badante a qualcuno che veramente ne ha bisogno. Ci sono lavori seri per stranieri: cameriera, operaia, cassiera. - Ho fatto tutti questi lavori, Professoressa, ma ormai la salute non mi permette Sar forse utile a qualcuno per le conversazioni, sono di madrelingua di una lingua ormai estinta. - Ah, vuole fare la grande intellettuale? Bella presunzione la sua, mica basta essere russi perch ti si aprono tutte le porte. E noi allora che faremo? - Non intendevo questo, Dottoressa. Maiuti a passare! - Ma se Lei non neanche laureata!? - Mi sono diplomata. Ho partecipato ad una spedizione che studiava linfluenza delle maree sulle capacit linguistiche dei vampiri alati in Siberia occidentale. Magari potrei essere utile - Per carit! sobbalz la Professoressa e la sua esclamazione fu accompagnata dallaggressivo ruggito e lancio verso di me della cagnolina, per fortuna trattenuta col guinzaglio. - Nel mio trattato De fluxu et refluxu maris largomento dellinfluenza delle maree sui dialetti di tutta la popolazione siberiana compresi vampiri, cannibali, alieni e matrioske stato scientificamente trattato in modo esauriente. E rivolgendosi alla cagnolina la chiam alla russa:

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- Che dice la dottoressa Fifilova?, dimostrando quanto entrambe fossero legate alle nostre realt linguistiche e culturali. - Potrei raccontare le nostre fiabe, cantare le canzoncine - proposi allora disperatamente. Alcune le compongo da me, vuole dare unocchiata? e le tirai fuori dalla borsa qualche foglio. - A leggere, mi serviranno tre o quattro mesi. - Ma qui sono solo tre canzoncine e una fiaba! - Sono molto impegnata, non ho neanche il tempo di lavarmi i capelli E di nuovo alla cagnolina: - Vero, Natalia? Accidenti, la sua pupilla aveva anche un nome proprio russo. Dopo un po di esitazione la Professoressa ebbe piet, prese i miei fogli e cominci a scorrere tra le righe. - Ci sono degli errori, - disse trionfante. Anzich il zar in Italiano si dice lo zar. Come pensa che sia capace di scrivere? E qui invece la traslitterazione sbagliata: si scrive Golitsyn e non Galitzine. Le do un consiglio: lasci fare a qualcuno che conosce lItaliano meglio di Lei. Era esattamente ci che mi diceva messer Tommaso. Mi ricordo quasi a memoria le sue parole, che la lingua imparata in modo imperfetto non costituisce alcun vantaggio allautore, non aiuta, per esempio, ad evitare parole tecniche o luoghi comuni. Per creare un messaggio artistico si deve disporre di mezzi espressivi ricchi e vari, mi diceva. Dunque, mi conviene di scrivere in Russo, come infatti ora sto facendo. La mia totale disfatta fu avallata dallultimo attacco dira di madama Fifilova, che prima di essere condotta via dalla proprietaria, mi guard con gli occhi arrossati e allimprovviso disse con voce umana in purissimo Russo: - Abbiamo fretta e voi ci avete fatto perdere molto tempo. Rimasi di stucco. Oltre che sempre fuori la sbarra. Che terrore! E lora Zero si avvicinava. Vidi le persone che prima stavano dietro di me superare velocemente il controllo e salire su, fino allultimo. Poi successe una cosa terribile. Arriv altra acqua e la compatta folla multietnica si gett allarrembaggio dellArca. Io rimasi prigioniera del denso impasto dei corpi, come sporcizia dentro la resina di cipresso, colante per dal basso in su, allinterno dellunico antro dellArca. Tutte le bocche urlavano e la mia altrettanto. Mi sembrava di aver gi vissuto

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questa strana situazione e di aver gi udito quellurlo. Pareva che nellaria risuonassero le grida di morte di tutti i condannati di tutti i tempi, dei primi cristiani lacerati dalle belve, degli eretici sui roghi, degli schiavi torturati, degli ebrei nelle camere a gas. Che incubo! Eravamo invece quasi tutti sani e salvi. A bordo gente semplice ci accoglieva a braccia aperte. Provai una gioia ineffabile. Ero salva!

Allimprovviso sento: Polina! Polina! era il mio Maestro, che preferiva sempre chiamarmi con questo nome russo antiquato, secondo lui analogo al mio, ma con un po pi di classe. Aveva assistito alla scena della nostra irruzione muto dallagitazione. Corsi ad abbracciarlo e allinizio andammo a fare un giro di perlustrazione per la struttura, quando lui not il Casin e si fece condurre direttamente l, congedandomi per qualche ora. Ancora emozionata, proseguii da sola. Scoprii che la vita degli Italiani a bordo scorreva del tutto normalmente, cio nello sconquasso pi totale. Il frastuono assordante della discoteca copriva il rumore del mare e della pioggia e solo vicino al ristorante, dove tutti sono andati a mangiare il pesce, regnava il tranquillo ronzio dei commensali. La radio annunciava i saldi della moltitudine di boutique delle migliori marche italiane e invitava al concorso Miss Italia, esplodevano le laceranti urla di trionfo dallo stadio, dove si giocava lo Scudetto, risuonavano le voci dei passanti che parlavano forte tra di loro o al cellulare. In cerca di silenzio, andai a visitare lHotel degli animali mondi e poi quello degli immondi, dopo di che ripiegai verso il borgo, dove vidi una coppia di ciuchi portare i bambini su e gi per la viuzza in ciottoli porticata, pavesata a festa e pattugliata dalle ragazze che avevo

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conosciuto prima. Poi vidi No. Grazie ad un certo marchingegno la statua aveva la facolt di spostarsi, per dare uguaglianza a tutte le comunit quanto alla sua presenza; a volte sbucava improvvisamente da dietro qualche colonna con lallegra esclamazione Cuc!; e se qualche comitiva si radunava davanti per fare la foto di gruppo, accadeva sovente che la mano destra del Cavaliere si allungasse a dismisura per fare le corna a qualche ignaro partecipante. Verso lora del tramonto allorizzonte si profil la zattera della Germania, piccola, silenziosa e buia per risparmiare. Al centro faceva una bella mostra di s il grandioso impianto di smaltimento dei rifiuti, adatto a riciclare anche le particelle cosmiche vaganti; sulla cima, come un cocuzzolo di roccia, simpennava un monumento: un armadio con dentro un set di tazze, con sopra scritto: Wir haben alle Tassen in Schrank! Il melodioso suono delle tazze arrivava fino a noi e riconobbi il concerto brandeburghese in Do minore di Bach. Il principale evento ludico presso di loro, se non sbaglio, era il concorso Forza, brutti! - Italien, Italien! acclamavano i Tedeschi con lentusiasmo. Come sempre, su di loro diluviava di brutto, mentre sullItalia stranamente si apr un generoso squarcio di mistica luce. La sera apparve la luna a forma di freccia. Indicava, come il mouse sullo schermo, la direzione da prendere verso la resurrezione dellopera di Dio.