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Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.

com - 10/04/2013

RESTO CON VOI


Temi, voci, parole di un pontificato luminoso

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

ISBN 978-88-908433-2-7 (PDF) ISBN 978-88-908433-0-3 (EPUB)

direttore responsabile Marco Tarquinio Avvenire Nuova Editoriale Italiana S.p.A. Piazza Carbonari, 3 20125 Milano MI www.avvenire.it

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Guida alla lettura


I testi raccolti in questo e-book sono stati pubblicati da Avvenire tra il 12 febbraio e il 3 marzo 2013. La prima parte ospita in ordine cronologico cronache, interviste, editoriali e contributi che hanno raccontato la notizia della rinuncia di Papa Benedetto e quanto accaduto nei giorni successivi, fino al termine del pontificato. Nella seconda parte possibile trovare unampia selezione dei contenuti del supplemento speciale ad Avvenire di domenica 24 febbraio, diffuso non solo in edicole e parrocchie e agli abbonati ma anche in piazza San Pietro tra la gente accorsa allAngelus e, tre giorni dopo, anche allultima udienza generale di Benedetto XVI. Linserto ancora acquistabile sul sito www.avvenire.it. Infine, la terza parte propone i discorsi pronunciati da Papa Ratzinger in questultimo scorcio del suo ministero petrino.

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I pilastri della cattedrale


di Marco Tarquinio

bbiamo imparato ad ascoltare e ad amare Joseph Ratzinger, il nostro Papa Benedetto XVI, come uomo di fede e di ragione, innamorato di Cristo e, perci, saggio cercatore e difensore della verit profonda che unisce e fa bella e degna la vita degli uomini e delle donne. Per questo, spesso e con ammirazione, anchio mi sono ritrovato a pensare a lui come a un grande costruttore di cattedrali. Un costruttore gentile e forte, che s messo allopera senza paura in anni segnati dai distruttori che hanno insanguinato il cuore del Novecento, che hanno raggelato di vuoto e di terrore i decenni del dopo-atomica, che hanno preteso di fare dellio il nuovo dio. Un costruttore lucido e paziente, capace della perizia e della gioia, dellonest e dellassoluta pulizia necessarie per tenere aperto, nel tempo e nella citt delluomo, il cantiere infinito della casa di Dio e del cortile di civilt, offerto a tutti, che le sta sempre accanto. Un costruttore cos consapevole dellimportanza di coronare lopera per Colui al quale destinata, e per la comunit che ha guidato per anni nella bella fatica da coronare di rinuncia e silenzio la propria dedizione, consegnandosi al lavoro cristiano pi prezioso e nascosto, quello della preghiera. Passano i giorni, e la scelta del Papa continua a toccarci nel profondo, a commuoverci, a scuoterci. E fa risaltare il nitore e la saldezza dei pilastri della cattedrale che Benedetto XVI ha costruito con noi e per noi e che ci chiama a continuare a costruire secondo il piano del Padre e con infinito amore per lumanit che il Figlio ha fatto per sempre sua. Qui, oggi, raccontiamo di tutto questo. E per tutto questo, semplicemente, diciamo grazie.

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Nulla per s tutto per Cristo


di Angelo Bagnasco

opo linattesa rinuncia di Benedetto XVI che ha commosso la Chiesa e il mondo, affiorano dimpulso ricordi e sentimenti. Anche nel mio animo si affollano pensieri e immagini, gesti e parole che hanno segnato il mio servizio alla Chiesa e, innanzitutto, la mia vita di credente. In quanto cardinale e come presidente della Cei, ho avuto la grazia e la gioia di poterlo incontrare pi volte. Ogni volta, sentivo che il carisma petrino di confermare la fede mi aveva segnato. E quanto pi lattenzione affettuosa sulla Chiesa che in Italia, e la mitezza della sua parola erano visibili, tanto pi la conferma era chiara e vigorosa. Rincuorava il cammino con il calore della sua paternit universale e sollecitava nella verit del Vangelo da vivere con radicalit e da annunciare con gioia. Se posso osare, mi ha da subito colpito la libert interiore di questuomo venuto dal nord, che Cristo aveva scelto come Successore di Pietro. Una libert - pensavo - possibile solo quando il cuore batte con quello di Dio e non si ha nulla da affermare di s. La discrezione del tratto, la naturale riservatezza sembravano il desiderio di distogliere lattenzione dellinterlocutore dalla sua persona: come un dito puntato su Cristo. Lurgenza di annunciare che Ges il Signore della vita e della speranza, infatti, lurgenza che ha ispirato tutto il suo pontificato. Lannuncio in un mondo che cambia vorticosamente, fino a voler ridefinire i fondamenti dellumano, richiede una fede pensata capace di parlare alla modernit con serena chiarezza. I suoi interventi - dalle omelie ai discorsi, dalle encicliche ai libri - sono un esempio di amore, di lucidit di pensiero e di metodo, a cui guardare come luminoso riferimento per continuare nel dialogo con luomo contemporaneo. Egli alla ricerca - magari inconscia - del senso ultimo del vivere e delle ragioni del credere con le sue implicazioni morali. Lemozione con cui viviamo la decisione umile e ferma di Benedetto

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XVI si associa a un profondo senso di riconoscenza per il suo ministero a servizio della Chiesa e del mondo. Vorremmo che il Santo Padre sentisse ora, pi forte che mai, labbraccio dei Vescovi italiani. Insieme alle loro comunit, si stringono a lui con affettuosa gratitudine per l esempio, e per la parola segnata dallautorit di Pietro e dalla dolcezza di Benedetto.

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CAPITOLO 1 La notizia, i commenti, le voci

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12 febbraio Leco dellannuncio Totale passione, totale distacco


di Pierangelo Sequeri

ovrete essere indulgenti. Da secoli, neppure i teologi sono preparati a commentare la rinuncia di un Papa. E per dirla tutta, io mi sento del tutto impreparato alla rinuncia di questo Papa. La sua lucida e penetrante padronanza della dottrina, il suo stile a un tempo cos immediato e cos poco mediatico, la sua pratica cos sincera del ministero della mitezza e della fermezza della fede, mi hanno talmente abituato alla forza del suo spirito, da rendermi impreparato alla grandezza del suo distacco. Per, intuisco che la passione ecclesiale del suo servizio, che ora - e proprio cos - si illumina cos fragorosamente, destinata a diventare lezione epocale di stile per il ministero - potere e servizio - nella comunit di fede. (E non solo nella comunit della fede). Cerco di balbettare parole, per restituire quello che intuisco, a caldo. Del ministero petrino, nella Chiesa e per la Chiesa, si servitori, non padroni. Per dimostrarlo, non necessario che morte sopraggiunga. E cos noi, dopo aver ricevuto innumerevoli doni e prove della sua custodia e del suo onore, siamo testimoni, emozionati e sbigottiti, del gesto della sua restituzione. Il cristiano Joseph Ratzinger, il servitore fedele della Chiesa, restituisce - da vivo - il ministero petrino alla Chiesa, perch, ascoltando lo voce dello Spirito e interpretando lindicazione del Signore, essa lo assegni alluomo che sembrer pi adatto a infondergli il nuovo vigore che la conferma della fede e la guida della Chiesa richiedono. Un gesto estraneo alla nostra immaginazione banalmente clinica, un segno di responsabilit che anticipa

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il distacco da s, interiormente richiesto: in questo ministero, pi che in ogni altro. Per comprenderlo appieno, per, al di l dellabnegazione di un animo grande, dobbiamo intenderne la lucidit nei confronti dellora presente della Chiesa e del mondo. pur questo un pronunciamento del Papa. Un pronunciamento nei confronti della speciale congiuntura della fede e della storia in cui viviamo. Non per caso, su questa congiuntura Benedetto XVI ha concentrato, con grande determinazione, il fuoco della sua parola e dei suoi ultimi ammonimenti. Il congedo annunciato nel cuore dellAnno della fede e dopo il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione. Un gesto epocale, per una svolta della vitalit della fede. Il Papa coraggioso fa il suo ultimo passo, camminando - proprio cos - avanti alla Chiesa, che dovr seguire. Con che cuore, dunque, potremo limitarci a un semplice gesto di comprensione e di condiscendenza? Benedetto XVI merita - e ha meritato - infinitamente di pi. Il suo ultimo atto di ministero rende onore al carisma petrino. E come tale deve essere onorato. Levidenza del gesto ci fa traballare, certo. Ci lascia con il fiato sospeso. Sentiamo per che mai cos efficacemente siamo stati messi di fronte alla nuda fede che ci necessaria, affinch la Chiesa - la Chiesa, s, il vangelo che affidato agli umani! - lasci spazio a nuove energie e a nuovi chiamati. Perch le sia concesso di mostrare, in modo totalmente persuasivo, la sua totale passione per il vangelo insieme con il suo totale distacco da se stessa. Dovremo al gesto del Papa Benedetto - ci verr in mente per secoli - la riscoperta ecclesiale della forza che viene da questa perfetta sovrapposizione di totale passione e di totale distacco. per questo che esiste, un Papa. E che cosa pu fare di pi, un Papa, per convincerci ad abbandonare una volta per tutte le passioni tristi e gli ambigui interessi che ci distolgono dallappello del Signore alla Chiesa? Non potremo mai pi dimenticare il modo con il quale ci stata spalancata la porta di una fede totalmente disinteressata, alla quale restituire appassionata evidenza per tutti coloro che ne hanno perso limmagine. E non avremo scuse, se non faremo tesoro, di fronte alla storia, di questo splendido magistero del congedo di un Papa.

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Lalbero che cresce sempre di nuovo


di Marina Corradi on accadeva da secoli. E si pensava non potesse accadere. Il mondo, da un capo allaltro, sbalordito. Ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum. Lausterit del latino rende appieno la drammaticit e lessere gi storia di quelle poche righe: Sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per let avanzata, non sono pi adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.... Le parole a lungo ponderate in silenzio, maturate in un confronto serrato fra la coscienza di un uomo e Dio, erompono, inattese. Il web impazzisce. I potenti dichiarano. Ma noi credenti, noi che amiamo Benedetto XVI, che ne ascoltiamo da anni le parole e ne conosciamo il profondo amore per la Chiesa, siamo rimasti, ieri, profondamente smarriti. Tu, te ne vai? In quanti conventi e cattedrali e chiese e missioni e case e favelas in tutto il mondo questa domanda risuonata ieri, dolorosa. Tu, Pietro, rinunci. E noi nelle nostre fatiche e sofferenze ci siamo sentiti pi soli, come un esercito il cui generale, gravato dagli anni, lasci il campo. Semplicemente, dolore: un dolore filiale ci che milioni di fedeli hanno sentito addosso, ieri. Noi, non sappiamo. Non conosciamo in che modo la ingravescens aetas abbia incalzato il Papa, sempre pi da vicino, e come, rodendone le energie, abbia avuto la meglio sulle forze delluomo. Nemmeno possiamo immaginare quale carico di responsabilit e sfide gravi oggi sul Papa. Se sapessimo, forse capiremmo. Ci di cui non dubitiamo che questo gesto sia ancora e sempre di amore per la Chiesa; che Benedetto abbia pensato al bene Chiesa, prima che a s, nel decidere.

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Ci sono, fra le righe degli ultimi discorsi, parole che lette oggi sembrano quasi voler consolare quelli come noi, gli smarriti. Essendo cristiani - aveva detto il Papa nella lectio divina al Pontificio seminario romano maggiore, venerd scorso - noi sappiamo che nostro il futuro, e che lalbero della Chiesa non un albero morente, ma albero che cresce sempre di nuovo. Pensava gi anche a noi Benedetto XVI, quando scriveva queste parole? Come un padre che avverta il declino, e al dolore dei figli risponda facendo memoria che, in Cristo, nulla muore per sempre; e che se qualcosa sembra finire, per rinascere ancora. Dentro una immensa storia che continua possiamo farci una ragione, nel nostro smarrimento, dellandarsene di un padre. Non lo ameremo, per questo, di meno; anzi forse di pi, come quando sulla faccia di tuo padre un giorno dimprovviso vedi quanto pesano gli anni, e i dolori. E vengono in mente le ultime due pagine di La mia vita, autobiografia di Ratzinger prima del pontificato, in cui spiegava perch, nel suo stemma di arcivescovo di Monaco e Frisinga, avesse messo un orso. Secondo la leggenda, Corbiniano, fondatore della diocesi di Frisinga, stava recandosi a Roma quando un orso aggred e sbran il suo cavallo. Allora il santo ordin allorso di caricarsi il fardello del cavallo, fino a Roma. Alla leggenda il futuro pontefice associava un commento di Agostino al Salmo 72, in cui il santo scriveva: Sono divenuto per Te come una bestia da soma, e proprio cos io sono in tutto e per sempre vicino a Te. Che non sia questa, di domandava Ratzinger, unimmagine del mio personale destino? Come gi avvertendo sulle spalle il giogo incombente. Il libro finiva cos: Quando sar lasciato libero lorso, non lo so, ma so che anche per me vale: Sono divenuto la Tua bestia da soma, e proprio cos sono vicino a Te. Lorso ha portato un carico grande. Ora cede agli anni, e al gran peso; per ci che ritiene il bene della Chiesa, umilmente cede. Ci resta, luminosa, quella parola sullalbero che non muore, ma germoglia sempre e di nuovo. Sotto al cielo di piazza San Pietro, grigio in una mattina di febbraio, la Chiesa continua. E invisibili si incrociano promesse e vocazioni e destini, come

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fili di una trama che non sappiamo; ma che attende noi, e i nostri figli, e il Papa che verr, in un disegno buono.

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La ragione della fede tra gli atei nativi


di Salvatore Natoli

n un film recente e controverso - Habemus papam - il regista Nanni Moretti ci raccontava di un cardinale restio a diventare Papa perch non si sentiva idoneo a prendere su di s il grande peso di governare la Chiesa, schivato peraltro anche dagli altri; oggi Papa Benedetto XVI che si dimette dal pontificato perch non si sente pi nelle condizioni fisiche o spirituali - o spirituali e fisiche insieme - per potere stare ancora alla guida della Chiesa. Nella storia della Chiesa ci sono state dimissioni celebri - tutti ricordano quella di Celestino V - tanto che il diritto canonico le prevede, anche se non appartiene alla prassi ordinaria. Da laico non voglio entrare nel merito della teologia - e visto che si parla di papato neppure della teologia politica - ma mi limito a notare come in genere e per lo pi si tenda a identificare la Chiesa con il Papa, anche se il papato un servizio alla Chiesa nella Chiesa. Non voglio neppure affrontare la questione circa il rapporto tra persona e funzione in questo caso direi meglio mandato, ma mi pare che nelle dimissioni del papa motivo di riflessione siano le ragioni da lui avanzate. Nel momento in cui per motivi diversi non ci si sente allaltezza del proprio compito giusto riconsegnarlo a coloro da cui lo si ricevuto; e in questo caso alla Chiesa. Una decisione degna di grande apprezzamento perch indica come non bisogna mai confondere il compito con il potere e perci sulla necessit di intendere il potere come servizio. In una societ in cui si tende ad identificare s con il potere - tanto che nessuno si dimette se non sconfitto - le dimissioni del Papa mostrano un senso alto di responsabilit nei confronti del proprio compito e perci anche di dedizione alla Chiesa. Lerogazione di un servizio presuppone la consapevolezza del limite e perci il dovere di

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ritirarsi quando si ritiene di non essere pi in grado di espletarlo al meglio. Dimettersi in questo caso oltre ad essere indice di una grande qualit morale, anche un atto razionale, consapevole di quello che si in grado di fare o meno. Daltra parte Benedetto XVI, nel corso del suo pontificato si sempre appellato alla ragione fino al punto da impegnarsi, da teologo, a mostrare la ragionevolezza della fede senza nulla togliere al suo mistero. Certo quel che seguir a queste dimissioni non facile da prevedere: quanto una presenza cos importante come quella dellex Papa influir sul conclave e, ancorch silente, condizioner lelezione del nuovo Papa? Come noto certe conseguenze insorgono anche quando non si vogliono. Ma ci nulla toglie al valore etico di chi declina un mandato e si mette a disposizione per altro servizio che pu meglio sostenere. Certo il peso che Papa lascia in eredit al suo successore non lieve: la Chiesa si trova oggi per la prima volta ad operare in un ambiente totalmente secolarizzato; possiamo dire di atei nativi, come nei processi cognitivi si parla di nativi digitali. Non pi contro Dio, ma senza Dio, almeno secondo il modo tradizionale di concepirlo. Di questo il Papa stesso se ne era reso perfettamente conto quando ha lanciato lidea di una nuova evangelizzazione, consapevole che il regime di cristianit sia definitivamente consumato e i cristiani sono divenuti minoranza. Per questo o tornano ad essere lievito o periscono. Per questo quel che Benedetto XVI non far pi da Papa continuer a farlo nella forma in cui lo ha sempre fatto, educando allintelligentia fidei, da teologo. E su questo piano i non credenti restano ancora interlocutori possibili.

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Maestro e testimone di dedizione alla Chiesa


di Elio Guerriero

er quanto inattesa, la notizia delle dimissioni di Papa Benedetto non estranea allinsegnamento e alla testimonianza del pontefice tedesco. Vi anzitutto la sua reiterata insistenza sul concetto di ministero petrino. Naturalmente il pensiero del servizio associato al compito dei successori di Pietro non nuovo nella storia della Chiesa. Vi fa riferimento il titolo di servo dei servi di Dio con il quale i Papi da Gregorio Magno in poi hanno concepito il loro incarico. certo, per, che gi da cardinale Ratzinger aveva insistito sulla struttura martirologica, testimoniale del ministero del successore di Pietro dove lidea del martirio non faceva tanto riferimento alla testimonianza cruenta, quanto alla dedizione totale, quotidiana richiesta al pontefice. Egli sottoline poi questo concetto fin dalla Messa inaugurale del suo pontificato, che volle definita Messa per linizio del ministero petrino. Il pensiero a questo punto va spontaneamente al capitolo conclusivo del Vangelo di Giovanni, tanto caro al Papa, con il triplice quesito rivolto da Ges a Pietro: Simone di Giovanni, mi ami tu pi di costoro? Mi ami tu, mi ami tu?. E poi lannuncio: Quando eri giovane, ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio, tenderai le tue mani e un altro ti cinger la veste e ti porter dove tu non vuoi. Con questi sentimenti Papa Benedetto ha affrontato il suo pontificato e con gli stessi ha fatto la scelta delle dimissioni in un estremo gesto di obbedienza e di sequela alla chiamata del Maestro. Papa Benedetto non luomo dalle decisioni improvvise e non abituato a sfuggire alle difficolt. La sua determinazione nasce dalla visione molto elevata del compito del Papa come servitore dellunit, ma anche dalla

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profonda convinzione maturata negli anni della presenza viva di Ges nella Chiesa. Si spiega cos la tenacia con la quale ha voluto portare a compimento i suo tre volumi su Ges di Nazaret, a delineare una cristologia e una ecclesiologia spirituale. Dove laggettivo spirituale sta a sottolineare laspetto personale di Ges. Nella parola e nei sacramenti, in particolare nellEucaristia, con il suo Spirito damore Ges presente e vivo nella comunit cristiana che da lui riceve vita e giovinezza. Egli non solo il profeta vissuto duemila anni fa, ma il Figlio che siede alla destra di Dio. A lui i fedeli possono rivolgersi in ogni momento per far giungere al Padre la lode e il ringraziamento per la sua magnanimit nellopera di salvezza e per chiedere aiuto e sostegno nel cammino della vita. ancora lo Spirito di Ges che guida la Chiesa e la governa, che calma le tempeste della storia. Vi unulteriore riflessione degna di attenzione: Benedetto XVI ha preso la sua decisione nellAnno della fede da lui stesso convocato. Fede in questo caso vuol dire fiducia riposta nello Spirito. Il Papa pu compiere, dunque, questo gesto sapendo di rimettere il suo mandato nelle mani del Paraclito, il quale guider i cardinali a eleggere un successore che sappia servire con rinnovato vigore allincarico di tenere unita la comunit dei credenti. Vorrei ricordare che se il Papa lascia la guida della Chiesa, egli resta un padre che mette a disposizione la sua preghiera e la sua testimonianza in unione profonda con il suo successore e con tutta la comunit credente. A lui vanno dunque laugurio che gi Origene rivolgeva a un anziano: La tua et matura sia feconda come la tua giovinezza, cos come la gratitudine e la preghiera dei fedeli tutti.

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Tutto ci dato
di Marco Tarquinio

iamo sorpresi e scossi. Siamo commossi. Ed naturale. Anche se i libri di storia dicono altro, la prima volta a memoria duomo e di cristiano che un Papa si dimette . E senza dubbio la prima volta che il mondo pu ascoltare in diretta questo annuncio nellantico idioma della Chiesa, il latino, e pu vederlo propagarsi istantaneamente in tutte le possibili lingue dei popoli e della modernit. Certo, Benedetto XVI ci aveva invitato per tempo in modo aperto e sereno, a considerare la ragionevolezza cristiana e umana di un simile gesto. Ma un conto considerare una evenienza, tuttaltro misurarci con un evento. E a questo siamo. Trema la mano a scriverlo, e non di paura, ma di un incredulo eppure come gi consolato dolore e di una strana gratitudine in cerca di conforto. La nuova e straordinariamente umile scelta di Papa Benedetto la volont di consegnarsi dalla fine di questo febbraio a un servizio a Dio e ai fratelli fatto di silenzio, di nascondimento e di preghiera completa (e, poco a poco, ci sar sempre pi chiaro) la decisione con la quale Joseph Ratzinger, servitore coraggioso e gi anziano della parola limpida e profonda, accett otto anni fa lelezione al soglio di Pietro, chinandosi per amore alla volont di Dio e alla richiesta della Chiesa e inchinandosi a noi tutti nel presentarsi come umile lavoratore della vigna. Ora, nel cuore di questAnno della Fede, lumilt e la grandezza di Pietro si manifestano in una maturata decisione di ritiro per s e di indicazione alla comunit dei credenti della via dellelezione di un pi vigoroso

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servo dei servi di Dio. Inevitabile tornare con la mente, e con identica commozione, a un altro distacco e a un altro grande ammaestramento che sembra appena ieri si manifest nellinterezza del cammino infine faticoso e della voce infine spezzata di Giovanni Paolo II. Due facce distinte e complementari dellumilt evangelica ci sono state mostrate in esemplare sequenza in questo avvio del terzo millennio cristiano. E oggi, come ieri e come sempre, uno scandalo e un segno ci pongono di fronte e dentro a un avvenimento che tocca lanima di ognuno, che segna la storia di tutti, che interroga e sprona in modo persino rivoluzionario la grande comunit di fede cattolica e parla a ogni altro credente in Ges di Nazaret. E, cos, eccoci qui. Agitati pi che mai da attese, in questi giorni davvero per noi inattesi. Assediati di domande, in questo tempo di aspre sfide e di accattivanti illusioni che gi per uomini di fede e di scienza una grande e assillante domanda. Eccoci qui, di fronte alla croce di Cristo e a un insegnamento del Papa che ci ricorda nel modo pi disarmante e coinvolgente la nostra responsabilit e la nostra limitatezza. Eccoci qui, a mani aperte, ma non vuote. Come se qualcosa di prezioso ci fosse stato tolto e offerto con uno stesso gesto. E forse in tanti, in questo freddo giorno di febbraio dellAnno del Signore 2013, capiamo di pi e meglio che proprio niente ci appartiene per sempre, ma se apparteniamo a Lui, nulla e nessuno ci tolto e tutto ci dato. Siamo sorpresi e scossi, s. Siamo commossi. E il cuore ci aiuta a capire meglio la scelta del Papa, e a dirgli con fiducia e speranza un nuovo grazie. Grazie perch ci ha insegnato, e continuer a farlo, con intensit e forza uniche il legame vitale tra fede e ragione, tra la vita degli uomini e le donne di questo tempo e la verit sulluomo e sulla donna di ogni tempo. Grazie perch ancora una volta Benedetto ci ha detto chi Pietro e come serve lunico Signore.

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Bagnasco: La decisione di un uomo di fede


di Francesco Ognibene

a preso parte al Concistoro di ieri mattina che rester scolpito nella storia della Chiesa. Nel suo cuore, certamente, rimarranno incise le parole del tutto inattese di Benedetto XVI, un tumulto nel cuore di tutti che in un attimo si esteso al mondo. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, poche ore dopo lannuncio del Papa racconta lincontro cui ha partecipato, i sentimenti che lhanno accompagnato, e ci aiuta a leggerne il senso con lo sguardo limpido del cristiano. Eminenza, cosa pu dire dellevento di cui stato testimone? Il Concistoro si stava svolgendo come previsto, ma prima della benedizione finale il Santo Padre ha letto un suo testo in latino, breve, nel quale ha annunciato lintenzione di concludere il servizio petrino il 28 febbraio. C sempre un grande silenzio di attenzione quando il Papa parla, ma dopo queste parole calato su di noi un silenzio ancor pi palpabile, misto a sorpresa, sconcerto, grande rincrescimento. Quando poi il Santo Padre uscito, dopo un momento nel quale nessuno parlava, ci siamo quasi timidamente scambiati i nostri sentimenti, scoprendoli profondamente condivisi. Come va accolta la scelta di Benedetto XVI? Siamo tutti dentro una profondissima emozione, ma dobbiamo collocare questo avvenimento dentro lorizzonte della fede: Cristo il pastore dei

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pastori, la Chiesa solida nelle mani di Ges che si serve degli uomini scelti da Lui. Insieme al primo sconcerto, che resta nel cuore, emerge un grande abbraccio a Benedetto XVI, da credenti e non credenti, perch sta svettando pi nitida ancora la statura di questuomo che il Signore ci ha donato per 8 anni, per il suo profondo magistero offerto con una tenerezza di animo e di tratto, di rispetto e di umilt riconosciuta da tutti, specialmente in queste ore. Cosa possiamo leggere nelle parole pronunciate dal Pontefice? Questa decisione nasce da unanima - percezione crescente in questi anni - profondamente umile, che vive di fede e nella libert del proprio cuore, che non ha da affermare se stesso ma sa di dover solo annunciare Ges Cristo. Tutto ci che lui compie - gesti, parole, scelte - lha vissuto esclusivamente per questo. LAnno della fede comprova la preoccupazione che ha annunciato fin dallinizio del suo pontificato: la questione principale della Chiesa oggi la fede. Al Papa non importa essere conforme allopinione dominante, perch un uomo libero e quindi coraggioso. La decisione appena annunciata dentro questo humus profondo della sua anima, che il suo respiro quotidiano e che lo ha portato a valutare lavanzare degli anni - come lui dice - in rapporto ai bisogni crescenti della Chiesa contemporanea. C una parola tra quelle pronunciate dal Papa che pu aiutarci a leggere dentro i suoi sentimenti e le sue intenzioni? Non presumo di conoscerlo cos profondamente, ma nella frequentazione di questi anni nei quali ho potuto avvicinarlo anche in circostanze molto difficili e di grande sofferenza - come il momento di massima esplosione delle vicende dolorosissime legate ai casi di pedofilia - mi ha sempre colpito la serenit e la fiducia. Mi porto dentro limpressione fortissima di un uomo che vive tutto ci che accade con uno sguardo di fede. Il suo

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lesempio di come si vive il cristianesimo: vedere le cose con gli occhi del Signore. Il suo magistero di questi anni, insieme alla sua persona, un richiamo, un esempio e una predicazione della fede. Che al suo centro ha Ges Cristo. Lo stato danimo di tanta gente di sorpresa e di dolore, forse molti pensano anche a Giovanni Paolo II che port il suo servizio fino alla fine. Perch questa differenza tra i due Papi? Le circostanze sono diverse, come le personalit. Ognuno ha valutato davanti a Dio, nella preghiera, la propria situazione e quella della Chiesa cui consacrato come servitore. Sarebbe indebito fare confronti cos delicati e, alla fine, ritengo anche impossibili perch ci porterebbero dentro il sacrario della coscienza personale. Questa decisione - come gi dice qualcuno - mostra una Chiesa pi fragile ed esposta a chi la vorrebbe diversa da come ? Al contrario. Lincapacit di cui parla il Papa non riferita alle virt morali o a poco coraggio, scarsa attenzione, volont di ritirarsi a una vita meno pesante. Le considerazioni del Papa sono riferite alle forze fisiche e al passare degli anni, con un logoro che in questi ultimi mesi stato anche visibile. Di certo non si pu dire che questo non sia un Papa coraggioso: se qualcuno pensa a una fuga dovrebbe chiedersi allora perch non lasci nel mezzo della tempesta per la pedofilia. Questo evento imprevedibile ha un nesso con lAnno della fede? Si pu vedere come un annuncio del primato della fede e della centralit di Cristo. Noi uomini siamo strumenti e servitori, certo impegnandoci a esserlo in modo intelligente e responsabile, ma il grande timoniere resta Cristo. Se questa la nostra fede, la scelta di coscienza che il Papa ha fat-

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to diventa una proclamazione ulteriore e visibile di cosa vuol dire avere Cristo al centro. come se il Papa ci indicasse una volta ancora Cristo... S! A ben considerare, ancora una volta lui che cos schivo con questo gesto sembra voler spostare lattenzione da s al Signore. Un altro sentimento che si tocca limpressione di molti di perdere un padre. Come si affronta questo stato danimo? Anzitutto ringraziamo il Signore, perch bello sentire in modo pi esplicito e diffuso quanto Benedetto XVI sia entrato nei cuori. Non solo teologo ma padre. Ges ha fondato la Chiesa come espressione del suo amore e della paternit di Dio verso il mondo, e la esprime anche attraverso i suoi pastori, in primo luogo tramite il suo fondamento visibile che il Successore di Pietro. Occorre avere ora grande fiducia, perch Ges il grande nocchiero della Chiesa. Egli non la abbandona mai. Abbiamo un grande senso di affetto, vicinanza, riconoscenza verso luomo che in questi anni ha tradotto la paternit di Dio in modo insieme cos forte e mite. Ma dobbiamo anche essere molto sereni: la provvidenza c, la storia della Chiesa ci insegna che davvero Dio vede e provvede. In cosa ha visto, eminenza, la speciale paternit del Papa verso la Chiesa italiana, espressa ancora in queste settimane con le visite ad limina di tutti i vescovi? Proprio noi vescovi liguri siamo attesi in Vaticano tra due giorni, unoccasione per esprimergli gratitudine e affetto. Ho toccato con mano lattenzione del Papa per la Chiesa italiana in tutte le udienze che mi ha concesso come presidente della Conferenza episcopale. Egli ha disposto la consuetudine di potermi recare in udienza prima di ogni incontro con i

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vescovi italiani, e dunque quattro-cinque volte lanno. Questo stato per me un grandissimo dono e privilegio. Gli incontri con lui sono stati una grazia di conferma nella fede e di indirizzo per la Chiesa italiana. Il Papa ha sempre ascoltato con estrema attenzione e discrezione, suggerendo e incoraggiando, mostrando grande stima e affetto per lepiscopato italiano e il nostro Paese. Ludienza pi recente, verso la fine di gennaio, stata particolarmente lunga - unora. Il Santo Padre, con la parola e lo sguardo, si informato con unattenzione tutta particolare. Unesperienza che ho riferito ai miei confratelli in Consiglio episcopale, perch mi sembrata una grazia specialissima. Nelle sue parole al Concistoro il Papa ha anche indicato ai pastori uno stile per guidare la Chiesa? Il Papa ha richiamato la consapevolezza che la missione affidata da Dio ai pastori, e anzitutto al successore di Pietro, pi grande delle nostre spalle umane. Ma proprio per questo emerge la presenza e la grandezza di Dio, che guida la sua Chiesa attraverso le nostre povert. Deve prevalere la grazia e non le capacit umane. Vorrei sottolineare che il Pontefice dice che il ministero va compiuto non meno soffrendo e pregando, due elementi di governo della Chiesa che lui ha vissuto - come anche Giovanni Paolo II - in primissima persona. Papa Benedetto ci ricorda che resta con noi nella preghiera, indicando la nuova dimensione della sua vita. Cosa ci dice questa sua parola? La preghiera esprime la fede nel Signore. Nella lettera dindizione dellAnno della fede Porta fidei dice che la fede decidere di stare con Ges per vivere con lui. La preghiera si colloca qui: la fede decidere di stare con lui, e in questo c la familiarit e la compagnia con il Signore che noi chiamiamo vita spirituale. Essa assume in modo specifico la for-

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ma della preghiera. Il fatto che lui resti con noi nella preghiera ci richiama allessenza della fede cristiana. Che stare con Ges nel mondo senza essere del mondo. Che significato ha il giorno scelto dal Papa, una festa mariana cos popolare e amata come la Madonna di Lourdes? un elemento certo non casuale. La scelta precisa, anzitutto come devozione filiale alla Madonna. Nei suoi viaggi il Santo Padre ha sempre visitato santuari mariani. A Lourdes la devozione mariana si esprime come amore misericordioso, che guarisce i corpi quando Dio vuole e le anime sempre. Lamore di Dio a Lourdes si fa misericordia per le afflizioni del nostro mondo, per le malattie del corpo e dellanima. Mi pare una sottolineatura particolarmente bella e importante per lumanit di oggi che ha estremo bisogno di sentirsi amata. Se il mondo a volte tanto violento perch forse non sa di essere amato nella misericordia. Non lora dei bilanci, ma c un fattore che lei ha visto cambiare pi intensamente sotto la guida di Benedetto XVI? Diversi sono i fattori ed presto per valutarli. Per mi sembra che, insistendo sulla centralit della fede e quindi di Ges Cristo, il Santo Padre negli anni ha pazientemente richiamato lattenzione su quello che ci ha indicato il Concilio Vaticano II, cio il primato della liturgia, luogo e spazio del mistero, dove luomo sincontra con il Signore e nella sua libert si lascia afferrare dal mistero di Dio, per esserne trasformato. Il Papa ha messo a tema sin dallinizio del pontificato la centralit della liturgia eucaristica come fonte e culmine di tutta la vita cristiana e della missione della Chiesa. Ci ha costantemente ricordato che lEucaristia genera il popolo di Dio. Mi pare che questa sottolineatura stia passando nella vita delle comunit e nella coscienza del popolo cristiano.

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Come affrontare questo tempo inedito di attesa che precede il Conclave per lelezione del nuovo Papa? Con un atteggiamento di grande fiducia e serenit. Il rammarico e lo sconcerto iniziali sono il segno che mostra come Benedetto XVI sia entrato nei cuori portandoci Ges con la sua persona, la luce della sua parola e il calore della sua mitezza. Ma questi sentimenti devono essere vissuti dentro a un orizzonte pi grande: la serenit radicata nella fede. Lasciamo stare tanti discorsi: il credente ha fiducia in Cristo. Non rincorriamo ipotesi, pronostici, illazioni che in questi giorni si faranno. Preghiamo, con lo sguardo fisso su Ges, perch la Chiesa continui la sua storia di fedelt a Cristo e alluomo. Preghiamo per Benedetto XVI, e per il futuro successore di san Pietro.

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Cardini: Non ci fu soltanto Celestino V


di Roberto I. Zanini

n un caso come questo il primo nome che viene in mente quello di Celestino V, il Papa del gran rifiuto, anche se il versetto non fra i pi simpatici di Dante e nei fatti non sappiamo con certezza se il poeta si riferisse proprio a Pietro da Morrone. la prima osservazione dello storico Franco Cardini quando gli chiediamo se nella storia ci sono stati casi che in qualche modo possano assomigliare a quello di Benedetto XVI. Poi spiega che in realt casi simili non ce ne sono stati, ma se proprio si vuole andare a caccia di Papi che hanno rinunciato, ci sono casi vagamente somiglianti. E aggiunge: Le somiglianze storiche zoppicano, perch sono sempre soggettive. In questa logica salta a pi pari il caso poco documentato di papa Clemente, terzo successore di Pietro. Poi, c quello di papa Ponziano, che nel 235 viene deportato in Sardegna e nella prospettiva di non tornare pi dai lavori forzati rinuncia alla carica consentendo la nomina del suo successore. Sorte che pi o meno accade tre secoli dopo a papa Silverio, confinato da Belisario su ordine dellimperatrice Teodora. Allora professore, quali sono i casi vagamente somiglianti pi vicini a noi? Un caso emblematico quello relativo a Benedetto IX, Teofilatto dei conti di Tuscolo, che viene eletto nel 1032. Personaggio dalla vita assai criticabile, che viene cacciato da una rivolta nel 1044. Al suo posto viene eletto Silvestro III che a sua volta viene rimosso dal ritorno di Benedetto

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IX che resta in carica fino a maggio del 45, quando vende il pontificato a Giovanni dei Graziani che prende il nome di Gregorio VI e viene deposto lanno dopo. Una fase particolarmente confusa della storia della Chiesa che culmina con lo Scisma dOriente e si chiude con la nomina al soglio pontificio di Ildebrando di Soana, il riformatore Gregorio VII. C un periodo analogo, nel 400, in cui si verifica una singolare sovrapposizione di Papi... In effetti se da professore di storia, non da commentatore della vicenda attuale, dovessi andare cercando curiose analogie indicherei i fatti accaduti negli anni fra il 1409 e il 1414. Siamo alla fine dello Scisma dOccidente. Esattamente. Parliamo del caso di Gregorio XII, il veneziano Angelo Correr, che si dimette nel 1415 su richiesta del Concilio di Costanza, dopo per che nel 1409 il Concilio di Pisa aveva deposto sia lui che il papa avignonese Benedetto XIII, eleggendo in loro sostituzione Alessandro V, che muore nel 1410 e viene sostituito dallantipapa Giovanni XXIII. Una situazione particolarmente confusa a fronte della quale, anche su sollecitazione di molti cardinali che rilevano la necessit di porre fine allo scisma, interviene limperatore Sigismondo di Boemia. Viene indetto il Concilio di Costanza il 4 luglio del 1415 che accoglie labdicazione ufficiale, ancorch forzata, di Gregorio XII, che torna cardinale e va a vivere a Recanati. Qualche mese dopo lo scisma viene ricomposto con lelezione di un membro di una nobile famiglia romana, Oddone Colonna, che assume il nome di papa Martino V. nel corso del Concilio di Costanza che emerge un fatto importante nella Chiesa, cio il dibattito sullopportunit che il Papa governi affiancato dal Concilio. A questo scopo si decise che i Concili venissero indetti a cadenze fisse.

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Questo non imped quello che passato alla storia come il Piccolo Scisma. E anche qui emerge la singolare figura di un antipapa dimissionario. Si tratta di Amedeo VIII di Savoia, eletto in seno al Concilio di Basilea da un gruppo di cardinali che deposero Eugenio IV. Prese il nome di Felice V. Quando a Roma Eugenio IV muore, su richiesta del successore, Nicol V, accetta di abbandonare la tiara per riunire la Chiesa. il 1449. Muore due anni dopo da cardinale e in fama di santit. Da quel momento lunit di guida allinterno della Chiesa Cattolica non viene pi messa in discussione. Figure che ci allontanano parecchio dal caso di Benedetto XVI. Sono somiglianze molto vaghe. Alla fine il caso che si avvicina di pi, nonostante le tante differenze, forse quello di Celestino V. Lui tornato a fare il monaco anche perch non poteva fare altrimenti, considerate le pressioni esterne. Le libere dimissioni di papa Benedetto aprono ora nuovi scenari anche riguardo alla domanda su cosa fa un Papa dopo che si dimesso.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Versace: Anche Montini arriv a valutare quel passo


di Gianni Santamaria

oteva esserci gi con Paolo VI un precedente di rinuncia al papato nella storia recente del Pontificato. Di sicuro la lettera in questo senso preparata da Papa Montini gi dopo aver scritto il suo testamento spirituale, testimonia come i successori di Pietro abbiano sempre in mente limportanza della propria integrit fisica e mentale. Ma anche che se il servizio petrino lo si pu lasciare, non si lascia mai la paternit ad esso connaturata.La lettera era da consegnarsi ai cardinali nel caso si fossero verificate condizioni di impossibilit a proseguire nel ministero. Con preghiera di approvarla, cosa che era prevista prima delle riforma attuata da Giovanni Paolo II nell83. Questo era il contenuto, riportato dal segretario del Papa, monsignor Pasquale Macchi. Il Papa temeva di potersi ammalare gravemente e diventare incapace di svolgere i suoi compiti, spiega Eliana Versace, docente di Storia della Chiesa contemporanea alla Lumsa. Dellesistenza dello scritto, non del suo contenuto letterale, si venuti a conoscenza da alcuni mesi, poich se ne parla nella Positio approvata il 20 dicembre dalla Congregazione per le cause dei santi, dopo la quale Benedetto XVI ha firmato il decreto di riconoscimento delle virt eroiche del predecessore. Ma gi il suo segretario, monsignor Macchi, ne aveva parlato in alcune sue precedenti pubblicazioni. Per ci pensava da tanto - prosegue la Versace -. E pensava anche che queste dimissioni da Pontefice romano e pastore universale della Chiesa dovessero essere accettate. Per questo raccomandava che vi fosse lapprovazione del collegio cardinalizio. Questa la differenza rispetto alla

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procedura adottata da Ratzinger, che si avvalso della possibilit per il Papa di dimettersi introdotta da Wojtyla nel 1983. Paolo VI temeva, insomma, leventualit di essere improvvisamente colto da una malattia che lo rendesse inabile o incapace di intendere e volere. E, in questo caso, non vi sarebbe stata unautorit a lui pari in grado di accettare la sua rinuncia. O anche una malattia che gli impedisse di continuare a svolgere adeguatamente il suo compito - precisa la studiosa -. Lui si speso tanto e voleva continuare fino alla fine. Per se le forze non avessero retto... Certo, lidea della compresenza di due Papi era un problema. Per questo si pensa che potesse ritirarsi in un monastero. Magari benedettino, vista la predilezione che aveva per questo ordine. Il Papa di Concesio, va ricordato, stato il primo successore di Pietro a viaggiare in tutti i continenti e conobbe tempi difficilissimi caratterizzati da drammi come quello dellamico Aldo Moro e dalla contestazione. Erano anni in cui la Chiesa aveva bisogno di una guida forte. E lui sentiva venire meno le sue forze. E siccome si riteneva un padre, diceva gi nel 1967 al suo amico Jean Guitton che se un papa non ha labitudine di andare in pensione prima della fine perch non si tratta tanto di una funzione quanto di una paternit. E padre sarebbe rimasto anche se i suoi figli non avrebbero pi potuto vederlo.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Galli della Loggia: D voce alla ragione. Un gesto di rottura


di Andrea Lavazza

a notizia lha colto, come accaduto a tutti, totalmente di sorpresa. Non invece stupito di essere interpellato da Avvenire. Ernesto Galli della Loggia nelle ultime settimane stato uno dei pochi, dalle colonne del Corriere della Sera, a condividere le argomentazioni laiche messe in campo dal Papa e dal gran rabbino di Francia per opporsi ai matrimoni gay e alle adozioni da parte di coppie omosessuali. A poche ore dallannuncio delle prossime dimissioni di Benedetto XVI, lo storico e analista le valuta come di grande portata e importanza da molti punti di vista, soprattutto da quello strettamente istituzionale. Si pu intravedere, in questa decisione, un mutamento di profilo del Papato. Quali conseguenze vede in tal senso? A mio avviso, e lo dico da laico, la storica rinuncia di un pontefice pu contribuire a desacralizzare la figura pubblica del Papa, rendendola pi simile a quella di altri leader che, se impossibilitati a compiere la propria missione, possono lasciare. Nessuna aveva mai sentito praticabile questa opzione, data la funzione sacrale e carismatica svolta dal pontefice. Viene toccata la natura istituzionale e politica del Papato, mettendo anche in luce un problema che sempre rimasto sotto traccia, quello del modo di elezione. La procedura del conclave ristretto, oggi, pu anche sembrare stridente alla luce del gesto di Joseph Ratzinger. Sebbene vada precisato che la Chiesa una monarchia assoluta elettiva e questo assetto non pu che portarle vantaggi pure nel mondo moderno.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Come legge dunque il gesto di Benedetto XVI? Nel suo Pontificato, Ratzinger ha sperimentato due difficolt, che egli per primo ha evidenziato. Un bisogno di purificazione, e penso in primo luogo allo scandalo della pedofilia, e un problema allinterno della stessa Santa Sede, evidenziato, ad esempio, dalla fuga di carte riservate. Di fronte a ci, il Pontefice ha preso posizioni forti e condotto con determinazione unazione coerente. Ma per fare questo serve una notevole carica di energia fisica e mentale, unenergia che forse il Papa ha sentito venire meno. Paradossalmente, il capo della Chiesa cattolica ha un potere illimitato, ma non pu fare quello che vuole, e ci comporta un grande dispendio di risorse personali. Politicamente, la scelta di rinunciare al soglio di Pietro potrebbe essere anche un modo per fare esplodere situazioni che non avevano possibilit di governo. Una lettura come questa contrasta con lintento del Papa di lasciare per il bene della Chiesa. Non sembri irriverente o banale sottolineare che il Papa uomo di massima fede e che, quindi, si affida alla Provvidenza. Quello che non pu compiere con le sue forze, ritiene possa fare lo Spirito Santo guidando la scelta del successore dentro il Conclave. Certo, resta la domanda: perch si dimesso? Una domanda che interroga tutti. La spiegazione della semplice stanchezza pu non convincere un analista laico come me. Benedetto XVI un convinto assertore della razionalit dellantropologia cristiana. In questo ha per trovato unostilit preconcetta e immotivata. il caso del matrimonio e delle adozioni gay. Quello che dice il Papa sovrastato dalla considerazione negativa della sua figura. C un immotivato sospetto che scatta automaticamente sulle sue parole. Prevale il conformismo progressista incarnato dalla linea del New York Times.Se Ratzinger condanna la guerra o il razzismo tutti sono daccordo, quando si

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

discosta invece dal mainstream ideologico, diventa subito conservatore, dogmatico, reazionario. Non c stato nessun serio dibattito intellettuale sulla questione matrimonio omosessuale, nessun argomento razionale. Laddio di Benedetto XVI e larrivo di un nuovo Papa, per quello che si pu dire oggi, cambieranno qualcosa? In generale, in casi simili, sui media e nella discussione pubblica prevalgono le interpretazioni ostili alle istituzioni, salvando per le persone. Se il giudizio sulle persone, come accadde con lagonia di papa Wojtyla, molto buono, ci si riflette in positivo anche sullistituzione. Il Papa ha citato anche la velocit del mondo contemporaneo e la necessit di farvi fronte... , forse, un suggerimento verso una modifica degli stili di governo. La Chiesa ha saggezza millenaria, ma talune volte tempi di reazioni pi rapidi possono essere utili.

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13 febbraio Tutti stretti a Pietro Caro Papa


di Alessandro DAvenia

aro Papa, manca un accento allultima lettera di questo tuo nome, Papa, e verrebbe fuori unaltra parola. La parola che ogni figlio pronuncia migliaia di volte nella vita e che un figlio di Dio ha la fortuna di pronunciare molte pi volte perch, alla fine, la vita cristiana imparare a dire abb, pap, a Dio. Alla notizia della tua rinuncia ho avuto paura. Ho provato lo stesso dolore per la morte di Giovanni Paolo II: allora avevo 28 anni e mi sentii orfano, piansi come chi ha perso un padre. Luned mi successo lo stesso. Mi sono sentito orfano. Tu avevi deciso di non essere pi Papa. Un altro padre mi veniva meno. il dolore di un figlio che ha ricevuto moltissimo. Ho seguito il tuo pontificato sin dal momento in cui ti sei affacciato per la prima volta dal balcone (abitavo a Roma allora). Ho letto i tuoi scritti, mi sono nutrito delle tue parole sempre profonde e stranamente semplici per un professore di teologia, perch fondate sul rapporto vero con Dio (quanto gelo nelle parole di alcuni pastori che capita di ascoltare...). In questi anni in cui la fede spesso messa alla prova, dileggiata, fraintesa, tu hai fatto da parafulmine a molte critiche. Le hai prese tutte su di te. Non te ne importava niente di essere colpito. Sono beati quelli che vengono colpiti a causa di Cristo e chiss quanta della sporcizia che c nella Chiesa stata gettata su di te per il fatto di essere quel padre di famiglia che il Papa. Tu hai sempre dimostrato e chiss con quanto

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dolore, dal discorso di Ratisbona a quello sul matrimonio, che lunico consenso che ti interessa quello di tuo Padre Dio, cio della verit, del logos. Per questo ho avuto paura quando hai annunciato la tua rinuncia. Sul momento mi sembrato un tirarsi indietro. Se ti tiri indietro anche tu, che sei il Papa, che fine facciamo noi? Ho ripensato a una tua frase che mi porto nel cuore: Fedelt il nome che ha lamore nel tempo. Me la ricordo tutte le volte che il mio e laltrui amore messo alla prova e devo aggrapparmi con tutte le forze allAmore che muove tutti gli altri amori, oltre che il sole e le altre stelle. In questi anni la mia fede si rafforzata grazie a quel logos cortese, fermo e caldo che tu sai infondere alle parole che usi, come (tanto per fare un esempio) queste che ho letto qualche giorno fa: Dio, con la sua verit, si oppone alla molteplice menzogna delluomo, al suo egoismo e alla sua superbia. Dio amore. Ma lamore pu anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di l di se stessi. Lamore non un romantico senso di benessere. Redenzione non wellness, un bagno nellautocompiacimento, bens una liberazione dallessere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della roce. Ripensando alla tua frase, leggendo queste parole, le tue dimissioni mi sembravano incomprensibili e mi hanno gettato nello sgomento. Mi sono sentito solo. A che serve difendere la propria fede se poi anche il Papa si tira indietro. Poi a poco a poco lemotivit ha lasciato lo spazio al logos appunto, alla verit, a Cristo, e una grande pace tornata nel cuore. Dovevo andare oltre il codice di interpretazione soggettivo, motivo, mondano. Rinunciare rappresenta un fallimento per il mondo, un gesto di debolezza per il mondo, nel quale si solo se ci si afferma, a ogni costo. La logica della debolezza non del mondo. Del mondo la logica del potere e dellegoismo. Per questo il tuo gesto un gesto di libert dallio e non di fuga da Dio, nel quale ti vuoi rifugiare del tutto per continuare a sostenere la Chiesa pi e meglio. Con questo gesto fai trionfare una logica diversa, un logos diverso. Quello di chi sa che la sua

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

preghiera silenziosa vale tanto quanto la sua azione, e lascia questultima a chi pu meglio di lui portarla avanti. Doveva suonare allo stesso modo, fastidiosa e inspiegabile, la frase di Cristo ai suoi: bene che io me ne vada perch venga a voi un altro consolatore. Anche Cristo sembra tirarsi indietro, ma cos vince: lascia lo spazio alla potenza dello Spirito, non si lascia legare neanche dalla sua condizione umana, d tutto, anche quella, si espropria di tutto se stesso, perch come tu hai spiegato nel tuo libro pi bello essere cristiani essere per. Egli pone nelle mani dei suoi il compito di continuare le sue opere e afferma che ne faranno anche di pi grandi delle sue. Ti ringrazio, caro Papa, per tutto il logos che ci hai donato e ci donerai sino al 28 febbraio, da Papa, ma anche per il logos che ci donerai dopo, nel silenzio che il mondo gi chiama sconfitta, sotterfugio, fuga, e che invece vittoria. Non mi sento pi solo, perch ancora una volta mi hai aiutato a guardare allunica cosa che conta, lunica di cui c bisogno, il Logos stesso. Una sola cosa ti chiedo. Non dare le dimissioni dalla scrittura. Continua a nutrire la nostra fede con il tuo logos. Non farlo sarebbe dare le dimissioni da un talento e il Vangelo parla chiaro in merito...

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Kristeva: Ha ridato speranza a unEuropa in crisi


di Daniele Zappal

on Papa Benedetto XVI, si aperta una nuova fase di buon augurio per lavvenire dellEuropa e la pace nel mondo. E in queste ore di grande polarizzazione mediatica, penso che tutti siano sensibili al fatto che questo filosofo e questumanista stato pure un grande politico. Il mondo rende oggi omaggio anche a un grande pacifista capace di accogliere la diversit planetaria. A sottolinearlo Julia Kristeva, poliedrica scrittrice, saggista, linguista e psicanalista francese di origine bulgara, fra gli intellettuali europei pi citati e studiati nel mondo. Professoressa Kristeva, dalla sua sponda di non credente, come ha percepito in questi anni il pontificato di Benedetto XVI? Benedetto XVI un teologo e un filosofo. Anche per questo, si tratta di un grande europeo che con la sua opera ha dato speranza a unEuropa in crisi. Poich lEuropa resta essenziale al mondo, soprattutto attraverso la riunificazione filosofica dellEuropa che il Papa ha aiutato il mondo a orientarsi verso la pace. Ho avuto questimpressione in modo molto netto ad Assisi, durante lincontro-anniversario interreligioso del 2011, dove Benedetto XVI ha invitato per la prima volta in modo ufficiale un piccolo gruppo di non credenti, dandoci la parola. Abbiamo capito che si chiuso il tempo del sospetto, del dubbio, dellincertezza fra credenti e non credenti. Personalmente, questinvito mi parso una reiterazione della frase di Giovanni Paolo II: Non abbiate paura. Questa frase aveva avuto un senso particolare per gli europei dellEst perseguitati dal totalitarismo.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Ma nel nuovo contesto, linvito di Benedetto XVI aveva il senso: credenti e non credenti, non abbiate paura fra voi e cercate di comprendervi comunicando. Ci mi pare indispensabile per lesistenza dellEuropa e per pensare assieme le ferite dellEuropa. un grande messaggio non solo per il prossimo Papa, ma anche per tutte le nuove generazioni di europei. Cosa lha colpita di pi nello stile personale di Benedetto XVI? La sua grande discrezione e precisione. Durante il suo intervento ad Assisi, disse una frase che rester per sempre impressa nella mia memoria, cio che nessuno proprietario della verit. Era inatteso da parte di un rappresentante religioso che, a priori, tende a pensare che la propria verit lunica. Ma questo Papa stato un umanista e un filosofo. Si rivolto a noi comprendendo che la verit cristiana non per noi la verit, anche se forse soffriamo di ci. Poi, si come rettificato, osservando che la nostra verit una forma di ricerca che apre delle domande. una lotta interiore. E rivolgendosi ai credenti, ha chiesto loro di ascoltarci per poter cos purificare la loro fede traendo ispirazione anche da noi. qualcosa di ssolutamente inaudito che mostra al contempo una grande profondit filosofica, grande umilt e una grande scommessa sullavvenire europeo nel senso di un incontro fra lumanesimo cristiano e quello secolarizzato. Questo pontificato ha interpretato il bisogno di umanesimo dellEuropa e compreso che esso ha due polmoni. Contrariamente a quanto si potuto dire, Benedetto XVI non stato un Papa dogmatico nel senso chiuso del termine. Nei fondamenti del cattolicesimo, ha cercato ci che aperto, ci che rappresenta un interrogativo, congiungendo simbolicamente santAgostino a Heidegger e Freud. La vita e il pensiero, dunque, come interrogativo e cammino. Come ha accolto la notizia della rinuncia del Papa? Resto sorpresa, quasi sbalordita. Non mi sento dinterpretare un simi-

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

le gesto, dove lumilt del Papa e la complessit dellattuale situazione della Chiesa si combinano probabilmente assieme ad altri elementi. Sar lavvenire a parlare. Ma da un punto di vista strettamente umano, mi sembra un atto pervaso di coraggio e saggezza. Il pontificato si chiuder nel pieno dellAnno della Fede. Come percepisce questa corrispondenza, lei che ha dedicato pagine importanti al bisogno di credere? La mia interpretazione del credere non coincide necessariamente con la fede cattolica in senso esplicito, ma sinteressa innanzitutto al fondamento antropologico di questesperienza. A mio avviso, questo fondamento riguarda la capacit dinvestire laltro e di riconoscerlo e di farsi riconoscere da lui, fin dallinfanzia. In questa chiave, la fede in senso largo che pi mi ha personalmente colpito in Benedetto XVI quella verso lEuropa secolarizzata. La Deus caritas est, prima enciclica di Benedetto XVI, riguardava lamore cristiano. Un atto di rinuncia pu essere visto come un prolungamento e un coronamento di questo stesso amore? Lenciclica mi era parsa un discorso molto filosofico e completo sullamore cristiano, il quale non si limita alla carit, ma che attraversa anche la profondit del corpo, riconoscendo pure lerotismo che viene evocato nellenciclica. Ripeto che non mi sento di azzardare interpretazioni sulla rinuncia. Ma posso dire che nella fiducia che il Papa ha espresso nei confronti dellumanesimo secolarizzato, vi certamente pure un riconoscimento dei corpi viventi, di quelli senza fede, della singolarit di ogni esperienza. Anche ci rientra nella tradizione cristiana che tutti dovrebbero rispettare.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Bauman: Una scelta dal volto umano


di Luca Liverani

ygmunt Bauman si schermisce, quando gli ricordiamo che Benedetto XVI ama citarlo: S, il Papa ha menzionato il concetto di societ liquida. C qualcuno che stato capace di camminare sul liquido, ma noi siamo esseri umani e abbiamo bisogno di tenere i piedi sulla terra solida.... Il filosofo e sociologo polacco a Roma, invitato al convegno organizzato dallassociazione Greenaccord Onlus - in collaborazione con luniversit Lumsa, Fnsi e Associazione stampa romana - per riflettere sul tema Verso un nuovo umanesimo. E prova a ragionare sulle motivazioni che hanno spinto il Santo Padre a una decisione epocale. Non sono in grado, ovviamente, di entrare nella mente e nel cuore di Benedetto XVI premette Bauman e posso solo riflettere sullimpatto che avr la sua decisione. E su come questa si rifletter sulla realt fluttuante delle istituzioni religiose che fungono da mediatore tra Dio e luomo. Ecco, credo che quello che ha fatto Benedetto XVI sia stato il tentativo di riportare il pontificato a una dimensione di umanit. Forse, ipotizza lintellettuale polacco, Ratzinger con la sua confessione pubblica ha voluto ammettere che anche il Papa, che pure una sorta di apostolo e di messaggero, un essere umano. s un plenipotenziario di Dio, ma ci ha ricordato che esistono dei limiti a quello che pu fare. Il coraggio di Benedetto XVI, secondo Bauman, sta dunque nellavere voluto ricordare che la figura del Vicario di Cristo in Terra e luomo che lo impersona non possono essere sempre e comunque sovrapposte. Questa distinzione dice stata fatta, per la prima volta da secoli a questa parte, proprio dalluomo che lerede di San Pietro e che a capo

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

di unenorme comunit di credenti. E io credo che sia stato molto onesto, molto coraggioso nel dire: io sono stato scelto per rappresentare questa funzione cos sacra, ma allo stesso tempo sono ancora un essere umano, sto cercando di svolgere al meglio questo ruolo, ma purtroppo le mie capacit sono umane e quindi limitate. Benedetto XVI sicuramente ha meditato a lungo ed giunto alla conclusione che una dichiarazione di questo tipo, che ha cambiato per sempre lo stato delle cose, poteva essere fatta. Inevitabile, agli occhi del fedele come delluomo della strada, il paragone con la fine del pontificato di Karol Wojtyla: Da prefetto della Congregazione della fede, Ratzinger ha passato molti anni in compagnia di Giovanni Paolo II ricorda Bauman e quindi ha conosciuto bene il conflitto tra il ruolo, che Giovanni Paolo II era tenuto ad avere, e la sua incapacit, nellultimo periodo, di uomo sofferente e malato, che poteva fino a un certo punto e non di pi. Credo che dunque, condividendo questi momenti tragici, Benedetto XVI abbia voluto trarre queste conclusioni. E abbia deciso di non ripetere quellesercizio.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Lamico Richardi: Ha saputo dialogare con il mondo


di Gianni Santamaria

na scelta coraggiosa che rappresenta un fatto sensazionale nella storia della Chiesa e nella quale vedo una forma di obbedienza a Dio. Ma allo stesso tempo in qualche modo anche una decisione che corrisponde alla personalit di un Papa che si sempre espresso per la conciliabilit tra la fede e la ragione. In questa dimensione, che stata un tema fondamentale del Pontificato per il giurista tedesco Reinhard Richardi va cercata la ragione del gesto di Papa Benedetto. E queste non sono le parole di circostanza o neppure la semplice analisi intellettuale di un qualsiasi opinionista a confronto con un fatto che per una volta non si esagera a definire storico. No. A parlare al telefono con Avvenire uno degli amici pi stretti di Papa Ratzinger. Un collega di universit a Ratisbona negli anni Settanta, la cui frequentazione con il teologo bavarese si presto trasformata in sodalizio profondo. Che ha coinvolto le rispettive famiglie: della cittadina di Pentling, dove Richardi abita con la moglie Margarete, il vicino di casa Ratzinger stato una presenza costante insieme alla sorella e al fratello Georg, tuttora residente a Ratisbona. Unamicizia che proseguita compatibilmente con i crescenti impegni dellarcivescovo di Monaco, del cardinale prefetto della Glaubenskongregation (la Dottrina della fede) e infine del Pontefice. Con la decisione attuale riprende il professore emerito di Diritto del lavoro, gi decano di Giurisprudenza nella cittadina universitaria allombra del celebre Duomo il Papa in fondo ha riconosciuto che la guida della Chiesa cattolica, con un miliardo e duecento milioni di fedeli, non avrebbe potuto essere portata avanti a lungo da una persona non pi in possesso di forze fisiche. Si pen-

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si che prima il Papa stava solo in Vaticano, oggi il parroco del mondo. Qualcuno ha pensato anche alla mancanza di energie dellintelletto, ma lo trovo del tutto errato. Certo, Richardi non nasconde che la notizia lo ha sorpreso. Quando stato chiamato da un giornale bavarese non riusciva a immaginarsi che fosse vero, anzi pensava di trovarsi davanti a una bufala giornalistica. Poi le telefonate con conoscenti romani e la consultazione delle note ufficiali su Internet hanno dissipato i dubbi. Il sentimento di incredulit che un fatto del genere potesse accadere stato diffuso in Germania. Ad esso ne subentrato, per, immediatamente uno di profondo rispetto. Non solo nelle dichiarazioni ufficiali della cancelliera Angela Merkel e del presidente della Repubblica Joachim Gauck, alle quali i coniugi Richardi hanno assistito in tv. Gauck, ex pastore nella Ddr riferisce Richardi , ha sottolineato la saggezza del Pontefice e ha indicato il suo discorso al Bundestag come uno dei punti pi alti della storia dellAssemblea. Ma anche tra la gente chiaro il profilo di una personalit molto riservata e che ha espresso sempre quella correttezza che io personalmente ho conosciuto. E quella capacit di parlare non solo agli intellettuali, ma anche alla gente semplice. Senza far pesare quella genialit teologica che lo fece paragonare dal cardinale di Colonia Joachim Meisner allamato Mozart. Le cui composizioni, secondo un detto famoso, Dio in cielo le ascolta per rilassarsi. Sembrano leggere e orecchiabili, ma dietro c una struttura e un lavoro... Ecco, il Mozart della teologia ha avuto da Dio questo talento. Il bilancio del pontificato va visto, dunque, nella forma del dono. Quello pi bello che Richardi serba nel cuore lenciclica Deus Caritas est, nella quale pone il principio che non si deve avere paura e che si deve operare affinch nessun uomo si perda. Questo il lascito per le nuove generazioni, anche sacerdotali, di un Papa che ha evitato il rischio pastorale evidenziato da un gioco di parole, che Richardi snocciola, di far diventare la Frohbotschaft (la lieta novella) una Drohbotschaft (un annuncio mi-

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naccioso). Lillustre amico pi che ammonire ha cercato di far vedere il lato positivo di cose che oggi vengono accantonate come dogmatiche, ad esempio il matrimonio come fedelt reciproca anche nelle difficolt. Con lui la persona ha sempre una chance per ricominciare.

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La forza del servizio nel deserto di oggi


di Pietro Barcellona

opo il primo momento di sgomento di fronte a quella che mi parsa subito la notizia di un evento assolutamente inaudito e straordinario, come probabilmente tutti, via via che la notizia si diffondeva, mi sono interrogato sul significato che, sia pure problematicamente, poteva attribuirsi a questo fatto cos enorme. Ho cominciato ad ascoltare che da pi parti si sottolineava il senso di impotenza che il Papa ha provato in questi ultimi anni di fronte allassalto spesso mediatico e spettacolare che stato rivolto da pi parti e in pi Paesi al Vaticano. Le dimissioni sarebbero quasi un atto di ammissione della sua incapacit fisica e psicologica a prendere decisioni in un momento cos drammatico per la Chiesa e per lintero Occidente. Mi venuto subito in mente il film di Nanni Moretti nel quale, quasi profeticamente, si rappresenta la storia di un Papa che rifiuta di assumere il ruolo pontificale perch sente tutta la propria inadeguatezza rispetto a una funzione che in tutto il mondo comunque riconosciuta come autorit magisteriale e a cui rendono omaggio tutti i potenti della terra. Riflettendo su quel film, infatti, mi parso subito evidente il contrasto tra la figura drammatica del Papa che fugge fuori dal Vaticano nelle vie di Roma a incontrare persone, uomini e donne, nei luoghi pi disparati, e le modalit con le quali i cardinali riuniti in conclave gestiscono limprovvisa evenienza di avere eletto un Papa che non vuole esserlo. Le preoccupazioni dei cardinali, che addirittura cercano di utilizzare dei marchingegni per mostrare il Papa nella sua stanza e che poi trascorrono il tempo chiacchierando di tutto e persino divertendosi con improvvisate partite di pallavolo, sono infatti esclusivamente rivolte allimmagine pubblica dellistituzione.

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Pu sembrare irriguardoso fare riferimento a questo film, ma posso assicurare che ho visto nella sua rappresentazione della figura del Papa un enorme rispetto per la sofferenza e la drammaticit in cui si trova un uomo solo che viene designato come vicario di Cristo. Mi sono venute alla mente le terribili parole che ogni sacerdote pronuncia nella celebrazione della Messa: Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum. In questa affermazione che precede la distribuzione dellOstia consacrata ho sempre sentito la debolezza strutturale dellanimo umano e la sua incapacit a sopportare la sofferenza, il dolore e persino le normali difficolt di stare al mondo, il riconoscimento chiesto a ciascuno di accettare la propria limitatezza e la propria mortalit, affidando la salvezza alle mani di un Padre Amoroso. Rispetto a questa povert e indegnit dellessere umano ad assumere il ruolo di vicario del Figlio di Dio si accompagna il confronto drammatico con il racconto della vita di Ges Cristo nei quattro Vangeli che ci sono stati trasmessi. Come si fa a dimenticare, vivendo il ruolo di Papa, che Cristo principalmente il testimone di una terribile crocifissione e che, nella solitudine della propria passione, ha sudato sangue profetizzando il tradimento persino dei suoi stessi discepoli? Pensando queste cose mi sono via via convinto che, come nel film di Moretti, le dimissioni del Papa non sono un gesto di debolezza n una dichiarazione di impotenza, ma un atto di forza e di coraggio che lancia una sfida alla Chiesa e al mondo. Come Cristo fu tradito dai suoi discepoli e venduto per trenta denari da uno di loro, questo Papa stato continuamente tradito nellambito della Chiesa stessa e persino dal suo assistente di camera, che ha trafugato documenti e denaro. proprio a questo tradimento della Chiesa che papa Ratzinger alludeva nel suo profetico commento alla Via Crucis che si svolta nelle vie di Roma mentre il suo predecessore viveva gli ultimi momenti della vita. Vorrei che tutti noi rileggessimo quelle parole, perch sono gi di per s un programma di riforma e di denuncia dei nemici

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del messaggio cristiano che si annidano allinterno della Chiesa stessa, magari ostentando una devozione che non esprime nessuna riservatezza e nessuna profondit interiore. A differenza di papa Giovanni Paolo II, che si era posto rispetto al mondo nella posizione di un comunicatore mediatico eccezionale e che aveva fatto delle continue visite pastorali negli altri Paesi loccasione di un proselitismo di massa, papa Ratzinger sin dai primi suoi atti ha inteso ribadire la differenza sostanziale fra la fede in Ges Cristo e il generico sentimento religioso che si manifesta nelle pratiche cultuali di ogni popolo. La dedizione e lintelligenza con cui ha dedicato la sua passione per la figura di Ges Cristo alla scrittura di tre volumi che ne interpretano lattualit storica nel contesto determinato di una grande crisi di civilt, mostra che il suo interesse fondamentale era ritrovare il filo rosso che deve unire la comunit ecclesiale alla tradizione evangelica. Ci sono pagine dei tre volumi del Papa che indicano una strada di rapporto con la persona del Figlio di Dio e dellUomo lontana da ogni pietismo conformistico e che chiamano invece alla consapevolezza della rottura epocale che il Messia rappresenta. Tutta la parte del secondo volume dedicata a seguire la predicazione di Ges e a sviluppare il significato dei rapporti che egli intrattiene con la ufficialit formale del culto ebraico affidato alla casta dei rabbini e al loro direttorato tende a mettere in evidenza che lassoluta novit del Messia sta nel volere trasformare leredit biblica del Padre severo in un messaggio fraterno che ritrova la strada della misericordia e dellamore paterno. A mio parere decisive, come ho cercato di scrivere in una mia recensione, sono le pagine dedicate alla profezia di Ges Cristo sulla inevitabile distruzione del Tempio di Gerusalemme, che non capace di riconoscere e ascoltare i Profeti inviati da Dio ma che anzi trasforma spesso il Tempio in un puro spazio mercantile dove viene dissacrata ogni significazione simbolica del luogo. Papa Ratzinger raggiunge in queste pagine momenti di affettivit filiale che istituiscono una relazione personale con il Messia venuto ad assumere la forma delluomo mortale e sofferente.

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Come si legge nei Vangeli, non lofferta rituale dellagnello n il pagamento della decima che introduce al mistero del rapporto tra uomo e Dio, ma la comunicazione interiore che si realizza attraverso lidentificazione del volto di Ges con il volto dei diseredati e dei malati. Tutto il proseguire del pontificato che ad alcuni parso intellettualmente e teologicamente arido, frutto di una formazione prevalentemente filosofica, invece percorso dal tema della Carit, le cui radici culturali reinterpretano leros greco in rapporto con lamore cristiano. Alcuni hanno letto lenciclica Caritas in veritate alla luce del dialogo con Habermas, come la ricerca di una via razionale alla conquista della fede. Trovandomi a commentare questa enciclica ho cercato di mostrare i limiti di questa interpretazione razionalistica, perch invece personalmente mi parsa proprio il tentativo di istituire un nesso inscindibile tra Amore e Verit. Non c una gerarchia tra Amore e Verit nel pensiero di papa Ratzinger, ma un reciproco rinvio che si manifesta soltanto nelle relazioni interpersonali e non nellarida precettistica di una dogmatica priva di slanci verso la sofferenza e il dolore delluomo. Il tema del dolore stato infatti un altro tema ricorrente nelle riflessioni del Papa e nei suoi messaggi domenicali, anche se nel suo italiano irrigidito dal semplice fatto che Ratzinger non poteva che pensare in tedesco si lasciato poi cadere nella banalit di una compassione generica nei confronti di tutte le vittime dei soprusi, dello sfruttamento e delle torture. Io credo che questa voce del Papa non stata n ascoltata n compresa da molte parti del mondo cattolico, dove invece si sono manifestate sempre pi lacerazioni e contrasti per motivi che nulla hanno a che vedere con il problema del messaggio cristiano. Per questo latto di dimissioni non un segno di stanchezza e di debolezza, ma la forza e il coraggio di trasmettere nellambito della Chiesa, e anche oltre, il senso dellumilt e del servizio, per contrastare larroganza dei poteri e la presunzione degli uomini che riducono lesistenza a edonismo e consumismo, desertificando sempre pi il senso dellabitare la terra. Le dimissioni del Papa sono la testimonianza che neppure il Vicario di Cristo pu arrogarsi prerogative di onnipotenza di fronte al resto del mondo.

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Come Ratzinger ha sottolineato, Ges non venuto per organizzare la guerriglia degli zeloti, ma per trasformare la violenza delluomo sulluomo in una capacit di perdono e di reciproco servizio. Le dimissioni sono una sfida alla Chiesa, che deve adesso misurarsi con la potenza di questo messaggio epocale e col cinismo delle nostre societ che hanno perso quasi totalmente il senso del valore spirituale dellumilt e della riservatezza. Come ci ha detto Ges Cristo, anche la preghiera deve amare la solitudine e non il cerimoniale pubblico, che spesso nasconde la durezza del cuore.

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14 febbraio La guida Cristo Sovrana certezza


di Marina Corradi

i sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa di Cristo, che non le far mai mancare la sua guida e la sua cura. La prima parola di Benedetto XVI ieri mattina in Udienza, proprio la prima cosa detta alla folla, grande, che lo aspettava, stata questa: il ricordare che la Chiesa di Cristo, e che dunque anche nelle circostanze pi avverse Cristo non la abbandona. E noi, semplici fedeli storditi, luned, dalla notizia, noi interiormente turbati da un inimmaginabile congedo, abbiamo riconosciuto in quella prima parola la volont paterna di dire, a quelli come noi, di non aver paura. In questi due giorni abbiamo sentito di tutto, sul gesto di Benedetto XVI, lodi e plausi, e contestazioni, ed evocazioni di oscuri retroscena. Abbiamo letto di desacralizzazione del Papato, di fondamenta che vacillano, e sentito dottamente discorrere della Chiesa come di una grande multinazionale, o una Ong certo, dal brand spiritualmente elevato. E ci occorreva davvero che proprio Benedetto XVI, il maestro che abbiamo amato e continueremo a amare, ci ricordasse, ci confermasse in questa semplice antica certezza: la Chiesa di Cristo, che non labbandona. La Chiesa di Cristo, il suo corpo, e non mai riducibile solo agli uomini, strutture, gerarchie che la compongono, con i loro peccati, i loro umani sforzi, le loro disunioni e persino il loro cercare un pubblico. Colpe ed errori che pure, tornato a ricordarci nellomelia delle Ceneri il Papa, ne possono deturpare il volto. Questo aspetto non visibile, non sperimentabile con le nostre consuete misure, tanto

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fondante quanto non compreso nemmeno dai pi fini intellettuali, che parlano di Chiesa come di un fatto solo storico, sociologico, umano. E spesso anche fra noi, credenti, questa memoria ontologica facilmente sbiadisce; allora in giorni come questi ci smarriamo: e adesso? a questo sommesso tremare dei semplici che il Papa ieri ha teso la mano con una frase per nulla debole, e anzi colma di certezza sovrana: la Chiesa di Cristo, che non labbandona. Poi, nellUdienza il Papa ha affrontato il Vangelo delle tentazioni di Ges nel deserto, riassumendole in poche parole: la tentazione eterna, ha detto, quella di usare Dio per noi stessi. Ecco, in quelle sole righe dellevangelista Luca si sente gi il respiro di un altro, radicale, desiderio, di uno sguardo altro dalla logica degli uomini, inesorabilmente sedotti del potere. Di modo che chi si imbarca sul grande millenario naviglio di Pietro, se tiene viva la fede, si trova, ha detto il Papa, a fare scelte scomode o perfino, secondo il mondo, stolte; ad amare i deboli, e la vita delluomo fin dal suo pi debole invisibile inizio. Ad amare per sempre, e a generare figli, quando il mondo attorno ripete che la vita cosa da prendere e usare, come e finch si vuole. Quellaltro sguardo, quellaltro respiro s visto bene ancora ieri sera, in San Pietro gremita di uomini e donne stretti attorno a Benedetto nel giorno delle Ceneri in quel gesto cos umile e conscio del nostro essere, solamente, creature. Risuoni forte in noi linvito alla conversione, a ritornare a Dio con tutto il cuore, accogliendo la sua grazia che ci fa uomini nuovi, stato il filo teso nelle parole del Papa. Di nuovo, parole affatto stanche, anzi straordinariamente audaci in tempi di pensiero debole, di rassegnati orizzonti. Tornare a Dio, limperativo di questuomo il cui cuore sembra tutto fuorch piegato, o vecchio. Quaerere Deum, la parola che ci lascia un grande Papa in un Anno della Fede indetto perch ci che vero torni a essere concreto, e vivo fra noi. Perch la Chiesa di Cristo, e tutto il suo essere tenda a Cristo Colui che ricapitoler in s tutte le cose, quelle della terra e quelle del cielo. E il grande applauso a Benedetto XVI ieri sera in San Pietro testimonia la fede e la forza del popolo cristiano. Peccatori, certo; gente per che sa da dove viene, e verso Chi va.

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Cottier: E il tempo della serenit e della speranza


di Umberto Folena

i fedeli cattolici dico: mai come in questo momento dobbiamo guardare alla Chiesa come a un mistero di fede. Rimanere sereni, anche se tristi. E coltivare la virt della speranza!. La voce del cardinale Georges Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, calma come sempre. Trova anche il modo di scherzare: Io? In questo momento? Dovr solo pregare, senza altre preoccupazioni. Alla mia et al Conclave non ci vado di certo.... E le primavere del padre domenicano svizzero, nato a Ginevra nel 1922, tra poco saranno ben 91. Tre giorni dopo lannuncio, molti fedeli si mostrano commossi, in preghiera. Alcuni sembrano sconcertati. Altri sono decisamente tristi. E lei? Hanno ragione a essere tristi. Lo siamo tutti, perch molto legati alla persona di Benedetto XVI. Ma il suo gesto va rispettato. Come ha detto ieri mattina, ha maturato la decisione sostando a lungo davanti a Dio nella preghiera. Ma durante ludienza ha aggiunto unaltra cosa, che non aveva detto parlando ai cardinali luned, e che la chiave per comprendere la sua decisione.La Chiesa di Cristo, il Quale non le far mai mancare la sua guida e la sua cura. Questa la chiave. Ci sono due modi di guardare alla Chiesa. Il primo, assai diffuso, puramente umano, sociologico. La Chiesa coincide con le miserie di uomini peccatori. Il mistero? Assente, invisibile, censurato. Ma proprio questo il cuore della Chiesa, che mistero di fede. Lo affermano le Scritture, con san Giovanni e san Paolo:

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Chiesa Sposa di Cristo e Chiesa Corpo di Cristo. Vedere soltanto laspetto umano erroneo. Quando la tristezza monta, non forse pi difficile sperare? Io sar con voi fino alla fine del mondo ci rincuora Ges. Mai la Chiesa perde la speranza, mai! La Chiesa mistero di fede, il Papa il Vicario di Cristo e Lui non verr mai a mancare. Dunque, in questo particolare momento, richiesto a tutti un atto di fede? S, a tutti senza eccezioni. Fede nella Chiesa cattolica e apostolica, come recitiamo con la preghiera del Credo. Anche a me? Certamente, io sono particolarmente tranquillo; non da ultimo perch sono un cardinale ma, per la mia et, non prender parte al Conclave. Potr restare vicino a papa Ratzinger con la preghiera. Pregheremo tutti e due. Per lei poco fa ha ammesso di essere un poco triste. Tristezza s, ma non paura. La speranza prevale. Ieri mattina Benedetto XVI ha sentito pure il bisogno di sottolineare di aver agito in piena libert. Perch? Qualcuno, erroneamente, avrebbe potuto pensare che allorigine della rinuncia potessero esserci forti pressioni o malaugurati consigli. Ma abbiamo sentito che lidea della rinuncia sarebbe stata maturata gi al ritorno dal pellegrinaggio a Cuba. Il Papa ha aspettato e pregato. Ha interrogato la sua coscienza al riparo da ogni genere di pressione. E alla fine ha deciso in piena autonomia. Per s. E anche per i suoi successori. La sua decisione riguarda anche i Pontefici futuri?

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Riguarda la Chiesa tutta intera, non solo la sua persona. Papa Ratzinger non pu non aver pensato anche ai suoi successori. Guardiamo in faccia la realt. Laspettativa di vita si allunga e sar fatale che, in futuro, si verifichino casi analoghi. Un limite di et suggerito anche per i vescovi e i membri della Curia romana. In un certo senso, Benedetto XVI ha voluto porre un limite anche a se stesso. Gi Paolo VI aveva preso in considerazione questa ipotesi. Se nei prossimi giorni le capitasse di trovarsi a tu per tu con il Santo Padre, che cosa gli direbbe? Niente parole. Soltanto un abbraccio, un grande lungo abbraccio.

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Spadaro: Quegli spazi digitali di meditazione


di Matteo Liut

e Giovanni Paolo II stato il Papa della diffusione di internet, Benedetto XVI stato eletto nel momento in cui si sono diffusi ampiamente i social network. Secondo padre Antonio Spadaro, direttore della Civilt Cattolica, studioso ed esperto della comunicazione digitale, questo un dato su cui riflettere. Padre Spadaro, come hanno risposto le reti sociali alla notizia? C un commento, riportato sul sito dellHuffington Post, che riassume quello che sta succedendo. In un post di questi giorni si nota come il Papa che pi di ogni altro si interessato alla comunicazione digitale abbia mandato in tilt linfosfera globale. Lemergere dei social network stata una sfida importanti con la quale Benedetto XVI ha dovuto confrontarsi. Le parole, i gesti e il magistero di Ratzinger sono stati presenti nella vita dei fedeli in parte anche perch sono stati condivisi e non solo trasmessi attraverso i media digitali. La sua figura era gi argomento della discussione sociale nei media digitali. Lapertura di un suo profilo su Twitter ha poi dato forma a una sua presenza diretta nella conversazione. Molte le reazioni positive e negative su Twitter. C un atteggiamento che spicca pi di altri? La cosa pi evidente , davanti a una notizia difficilmente digeribile anche per la rete, il forte richiamo alla dimensione iconica, alluso di imma-

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gini. Ad esempio tra gli utenti delle reti sociali girata la foto del fulmine che ha colpito la cupola di San Pietro, forse perch rende bene il forte impatto del gesto di Benedetto XVI. Colpisce nella ricerca semantica condotta da Expert System che tra i primi verbi presenti nei tweet sul Papa ci sia meditare. Cosa ci dice questo dato? Rileggiamo il messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali dellanno scorso: il Papa ci ricordava che anche in rete sono possibili spazi di silenzio e di meditazione. Ed quello che sta avvenendo ora: moltissimi sentono la necessit di riflettere su questo evento e cercano anche nelle reti sociali un confronto e degli spunti di meditazione. Di questa spinta io sono testimone nei social network in cui sono presente. Molti mi scrivono post su Facebook, commenti sul mio blog e tweets esprimendo un desiderio di meditare sulla rinuncia del Papa. C un diffuso bisogno di capire, di riflettere. Molti tweet sul Papa, dai toni ironici, facevano riferimento a figure politiche. Come leggere questo dato? Nei social network esiste una pancia fatta di emotivit e parte di questa emotivit anche negativa. Non c da stupirsi, poich i social network riflettono ci che accade nella realt, cosa pensa la gente. Per tutti i personaggi pubblici, non solo per il Papa, essi sono uno strumento che offre opportunit di condivisione enormi, ma che espone anche a questa pancia. Semmai bisogna riflettere meglio sul fatto che il Papa resta un grande collettore simbolico di paure, desideri, speranze da parte di milioni di persone. Questo oggi si sta riversando anche nella rete. Molti tweet paragonavano la situazione attuale a quella riproposta nel film Habemus Papam. Che significato dare a questo accosta-

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mento? Il riferimento al film una pista a mio avviso non adeguata, perch in quella pellicola il Papa eletto prova timore davanti a una missione che invece Benedetto XVI ha portato avanti per otto anni. Lattore colpiva per la sua umanit, ma emergeva come un personaggio di Svevo, insomma lennesimo inetto novecentesco. Invece la scelta di Benedetto XVI, a leggere bene le parole latine del suo annuncio, appare pi che una rinuncia, un coraggioso passaggio del testimone. Sembra il gesto di un uomo vivo chestertoniano, per rimanere nelle metafore letterarie. Il Papa non preoccupato per s e per la sua debolezza, ma per la Chiesa e i doveri del ministero petrino. Davanti a questo evento per la gente ha reagito ricordando le immagini di un film o anche i versi di Dante riferiti a Celestino V, piuttosto che riflettendo sulle parole del Pontefice. Ci fa riflettere sullimportanza che, come dicevo prima, oggi hanno la dimensione iconiche, le figure, limmaginario.

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15 febbraio Cresca il vero Concilio Il Papa: torniamo al Vaticano II reale


di Salvatore Mazza

l Concilio raccontato da un testimone. Un testimone, prima ancora che attento e qualificato, appassionato. Innamorato di quella Chiesa che nel Concilio riponeva aspettative incredibili, anche se poi ha faticato, e fatica, a realizzarsi, perch il Concilio dei giornalisti stato pi forte del Concilio reale. Ma la forma reale era presente, e sempre pi si realizza come vero rinnovamento della Chiesa. Di qui, allora, linvito a lavorare perch il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo, agisca e sia rinnovata la Chiesa. Speriamo che questo Concilio vinca. Benedetto XVI ha salutato cos il clero di Roma, il suo clero. Con un lungo oltre 45 minuti discorso a braccio sulla sua esperienza del Concilio Vaticano II, denso di ricordi, aneddoti, considerazioni. In unAula Paolo VI dove lemozione, la commozione, laffetto li si poteva letteralmente toccare, papa Ratzinger s congedato, in qualche modo, dai preti della sua diocesi lasciando loro un mandato indimenticabile. Io, ritirato nella preghiera, sar sempre con voi, nella certezza che vince il Signore, ha detto loro, alla fine, accennando alla sua prossima rinuncia al ministero petrino: Anche se mi ritiro in preghiera ha ribadito sono sempre vicino a tutti voi, e sono sicuro che anche voi siete vicini a me. Anche se per il mondo rimango nascosto. Salutato al suo ingresso in aula da un lunghissimo applauso, che si sarebbe ripetuto al termine delludienza, e ricevuto lindirizzo di saluto del

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cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, rimasto al suo fianco per tutto il tempo, Benedetto XVI ha iniziato a raccontare del Concilio a partire da un aneddoto, ossia del come egli stesso arriv al Concilio, prima come assistente personale del cardinale Josef Frings di Colonia, e poi come perito di quelle assise. A lui, nel 1961 il pi giovane professore di teologia dellUniversit di Bonn, Frings aveva chiesto di proporgli una traccia per una conferenza su Il Concilio e il mondo nel pensiero moderno, che avrebbe dovuto tenere a Genova, su invito del cardinale Siri. Un intervento probabilmente molto innovativo Io ero pieno di timore... che Frings volle leggere cos comera. Poi, ha proseguito, Giovanni XXIII mand a chiamare il cardinale, e Frings, salutando il giovane professore prima di presentarsi dal Papa vestito della porpora, scherz: Forse quando torno non sar pi cardinale, lultima volta che porto addosso questa roba. Poi in realt ha proseguito papa Giovanni entr e disse Grazie eminenza, lei ha detto le cose che volevo dire e non ho trovato le parole. Vuol dire che erano le parole giuste. Di qui, nellaula delle udienze, s dipanato il racconto di un Concilio spesso accusato di non aver parlato di Dio quando, invece, lha fatto, e proprio a partire dal suo primo atto, che stato di aprire tutto il popolo santo alla liturgia, attraverso la riforma liturgica, portando a compimento un processo cominciato gi da Pio XII. E, ha sottolineato papa Ratzinger, stato molto bene che sia stato questo il primo tema affrontato, perch in questo modo il Concilio ha affermato il primato di Dio, il primato della rivelazione. Il mistero pasquale, in questo modo, diventa il paradigma dello stile del cristiano e del tempo cristiano, espresso nel tempo pasquale e domenicale, giorno della Risurrezione del Signore. Peccato che oggi ha osservato il Pontefice la domenica si sia trasformata nel fine settimana, mentre linizio della creazione e dellincontro con Cristo Risorto. Quindi ha sottolineato le grandi aspettative che cerano attorno a quel fatto di Chiesa, in quegli anni pieni di speranza, di entusiasmo, di volont di fare nostro il progresso della Chiesa, di con-

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tribuire alla forza del domani, e delloggi della Chiesa, alle prese con il pensiero contrastante del modo moderno. I vescovi volevano essere il soggetto, da responsabili, non rivoluzionari, tant vero che prima di preparare le liste per le Commissioni volevano conoscersi un po. Cos cominciata una forte attivit fatta di piccoli incontri trasversali, durante i quali ho conosciuto grandi figure come i padri De Lubac, Danielou, Congar. E questa gi unesperienza delluniversalit della Chiesa, che non sempre viene da imperativi dallalto, ma insieme cresce, sotto la guida del successore di Pietro. Un modo di dire, e di vivere, il noi siamo Chiesa ha aggiunto ma non nel senso di un gruppo separato. Anche in quel momento, ha ricordato, il tema della collegialit dei vescovi in rapporto al popolo di Dio appariva a molti come una lotta di potere, e forse qualcuno ha pensato al suo potere. Ma non era questo: era essere ununica Chiesa che cammina insieme. Al Concilio, ha osservato, questa tematica, stata al centro di discussioni molto accanite, direi un po esagerate. In realt, serviva per esprimere che i vescovi insieme sono un corpo, continuazione del corpo dei 12 Apostoli, e solo uno il successore di Pietro, mentre gli altri lo sono di tutti gli apostoli insieme. Tutto questo quando il concetto di popolo di Dio, elemento di continuit con lAntico Testamento, era fino ad allora un po nascosto, Ancora pi conflittuale ha rivelato era il problema della Rivelazione: gli esegeti cattolici si sentivano in situazione di negativit nei confronti dei protestanti che facevano le grandi scoperte. Questa, secondo il Papa, stata una battaglia pluridimensionale nella quale fu decisivo Paolo VI, che con tutta la delicatezza e il rispetto propose 14 formule per ribadire che la fede basata sulla Parola e sulla Tradizione in quanto la certezza della Chiesa sulla fede non nasce solo da un libro isolato, ma ha bisogno del soggetto Chiesa. Potevamo scegliere tra 14 formule, ma una dovevamo sceglierla. Benedetto XVI ha quindi ricordato la genesi dei principali documenti

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conciliari, dalla Gaudium et spes alla Nostra aetate (sottolineando, riguardo a questultima, la raccomandazione dei vescovi dei Paesi arabi a parlare anche di islam: Al tempo non lo abbiamo molto capito ha ammesso oggi sappiamo che era necessario), e ha concluso la sua testimonianza parlando di quello che ha definito il Concilio dei giornalisti, che si svolgeva fuori dalla Chiesa. Per i media, ha detto, il Concilio era una lotta politica, di potere tra i diversi poteri della Chiesa. Di qui la banalizzazione dellidea del Concilio, per di pi accessibile a tutti. Tutto ci, per il Papa, ha creato tante calamit, problemi, miserie. Seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata. Il vero Concilio ha avuto difficolt a realizzarsi. Il Concilio virtuale stato pi forte del Concilio reale. Ma la forma reale era presente, e sempre pi si realizza come vero rinnovamento della Chiesa.

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La luce alta
di Salvatore Mazza

ragionare sulle parole di ieri del Papa come se fossero solo una testimonianza del (e sul) Concilio Vaticano II, bench altissima, si farebbe un errore. Cos come lo si farebbe a considerare il rivolgersi del Vescovo di Roma ai preti della sua diocesi come una lezione, e lezione, altrettanto alta e bellissima, pure stata. Raramente, infatti, lincrociarsi stretto di ricordi e di sapienza amalgamati non in un testo scritto, ma in un discorso a braccio, e in una lingua non nativa, e per oltre quarantacinque minuti ha saputo tradursi in una sintesi tanto lucida e, allo stesso tempo, efficace, di quel grandissimo evento di Chiesa. Ma le due categorie citate, della testimonianza e dellaccademia, pur suscitando ammirazione, non bastano. Perch il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato ieri nel tradizionale incontro col clero di Roma lottavo del suo pontificato, e lultimo stato prima ancora e soprattutto il discorso di un innamorato. Di un uomo, di un teologo, di un prete, innamorato della Chiesa, di quella Chiesa che non sopporta nella maniera pi assoluta di vedere deturpata dalle piccolezze umane, perch la Chiesa di Dio. E va amata e curata. un bene prezioso, insostituibile, unico. E per questo va difesa, dalle correnti esterne, certo, ma prima di tutto da quelle interne. Benedetto XVI, per questo, ieri ha raccontato di nuovo e con impressionante freschezza di quella grande stagione. E, come i veri innamorati, ha raccontato senza nascondere i difetti dellamata, le divergenze esistenti allepoca, e come queste si siano a poco a poco, un passo alla volta, ricomposte mentre il grande affresco di quellAssise andava definendosi, mentre prendevano corpo i documenti che sarebbero diventati le pietre

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

miliari di una Chiesa aperta al mondo, aperta alle sue sfide, decisa a custodire il proprio tesoro, rinnovandosi e di rinnovando, consapevole di avere la sua da dire al mondo contemporaneo. Protagonista e interprete di quella stagione, Papa Benedetto ha levato di nuovo il suo inno damore per la Chiesa, convinto, appunto, che questa non sia unorganizzazione, qualcosa di strutturale, quanto piuttosto un organismo, una realt vitale che entra nella mia anima, cos che io stesso divento un elemento costruttivo della Chiesa come tale. Ed per questo, dunque, che occorre lavorare perch il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo, agisca e sia rinnovata la Chiesa. Non un auspicio, ma una convinzione incrollabile, la certezza che, sempre, vince il Signore. Anche per questo, il suo ricordare le responsabilit dei media per i quali il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa circa le distorsioni del senso del Vaticano II, e i guasti causati, pi che un jaccuse o un lamento su tic informativi del resto duri a passare, una rammaricata constatazione; un dire avremmo dovuto fare meglio. E un invito per loggi a fare meglio. di questo amore traboccante, di questa certezza che vince il Signore, che il discorso di ieri stato sintesi perfetta. Un amore e una certezza che Benedetto XVI ha vissuto e insegnato giorno dopo giorno, che hanno dato senso e ragione a ogni suo atto, fino a una rinuncia al ministero petrino che solo entro quelle due coordinate pu essere compresa. Perch la sfida vera non affrontare la somma dei problemi che si hanno di fronte; la sfida vera essere Chiesa. E il noi siamo Chiesa non pu mai essere preso come principio di esclusione o di polemica ma, al contrario, esige proprio il mio inserimento nel grande noi dei credenti di tutti i tempi e luoghi. Solo cos, alla fine, i problemi, le storture, le sporcizie, si possono emendare. La luce si pu tenere alta, il cammino dietro a Cristo fare spedito. Tutti insieme, uniti. Per fare bella la Chiesa di Dio. Perch solo una Chiesa bella pu essere casa per tutti.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Qualcosa di glorioso
di Roberto Mussapi

n uomo divenuto Pontefice a un certo punto della sua vita, in et avanzata, si rende conto che il suo fisico non regge pi come dovrebbe. Questuomo si trova ad affrontare problemi gravissimi non solo del mondo (che esistono dallet della pietra), guerre, povert, fame, ingiustizia, fanatismi, ma anche pesanti questioni interne alla Chiesa. Affronta gli uni e gli altri con decisione e chiarezza, con umilt e determinazione. Non teme la realt, che affronta sempre con la saggezza del filosofo, con quel lieve distacco intellettuale che non sinonimo di freddezza, ma di razionalit e rigore. Infatti questuomo pacato e fermo nel parlare, contemporaneamente sorride sempre, un sorriso un po fanciullesco dei bambini buoni che studiano molto, e che non giocano bene al pallone. abituato a fare i conti con se stesso, grazie alla disciplina del grande studioso, che si adatta sin da piccolo alle responsabilit: bisogna essere sempre allaltezza. Una sorta di atletismo dello spirito, che potremmo rappresentare con la metafora di un alpinista delle origini. La montagna impervia, misteriosa, bisogna rispettarla. un esercizio di umilt, continuo. Quando questuomo sente venir meno le energie che reputa necessarie, si interroga. abituato a mettersi in discussione, allenato a vivere al servizio: di Dio, della sapienza, del pensiero, dellumanit, della Chiesa. Si interroga, e si rimette subito allopera, pi vivo e deciso che mai. Quando sente che le forze vengono meno in modo ora preoccupante, al punto di non avere le energie indispensabili, allora decide di mettersi da parte. Non pu accettare il rischio di diventare un servitore insufficiente. Non la realt esterna, della Chiesa e del

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mondo, a apparirgli troppo ardua. abituato da sempre al sacrificio e al coraggio. la sua realt fisica che vien meno, e quindi quelluomo accetta la propria fragilit, la confessa. Lanagrafe attesta che non gli possono rimanere molti anni di vita, potrebbe resistere e chiudere gloriosamente il suo mandato, con la morte. Ma convinto che in quei non molti anni la sua azione non sarebbe sufficientemente energica, degna del compito. Ama troppo quel compito per tradirlo, anche solo per debolezza e in buona fede. Questuomo non conosce traccia di orgoglio, nemmeno quel piccolo orgoglio del bambino che gioca bene al pallone e i compagni ammirano. tutta la vita che ammira, non immagina minimamente di poter essere ammirato. Come un saggio antico ha forgiato dalladolescenza il carattere allinsegna della cancellazione di ogni vanit, anche veniale. umanissimo in tutto, soprattutto nel sorriso, nei lampi di divertimento negli occhi, nel modo un po timido in cui procede. Ma delle debolezze umane orgoglio e vanit non lo sfiorano, non lo conoscono. Grandi pensatori latini hanno scritto volumi sulla vera saggezza, che consiste nel non considerare se stessi ma la sapienza, grandi saggi orientali percorrono vie paragonabili di annullamento dellio. Credo che, a differenza dei saggi antichi e dOriente, luomo che si chiama Joseph Ratzinger, e che si dato il nome di Benedetto, di tutto questo non si sia mai accorto. La sua umilt, prima ancora che un suo merito, forse un dono. E in questo gesto di umilt assoluta, dove un uomo cos importante si sente simile alla zolla di terra che le mandrie calpestano, parafrasando William Blake, si manifesta una natura capace di grande coraggio. Il coraggio di chi pensa di non possedere nulla, nemmeno la sua sapienza. Non trovo le parole per spiegarlo, ma sento che c qualcosa di glorioso, in tutto questo.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Il rabbino Richetti: Con Benedetto XVI dialogo e fiducia


di Giacomo Gambassi

uando descrive i semi gettati da Benedetto XVI nei rapporti fra ebrei e cristiani, il presidente dellAssemblea dei rabbini dItalia, Elia Enrico Richetti, sembra quasi tracciare un parallelo con il carattere discreto del Papa. Sono stati otto anni segnati da un incremento del dialogo e delle occasioni di incontro spiega. E hanno rivelato la forte volont del Papa di puntare sullapprofondimento e sullinteriorit. Due dimensioni che sono state privilegiate rispetto alla visibilit e alleco mediatica. Certo, non sono mancate alcune occasioni in cui, come rabbini italiani, abbiamo ritenuto di rallentare il percorso per avere chiarimenti in merito a posizioni che sembravano risultare dallatteggiamento del Papa: mi riferisco alla riformulazione della preghiera per gli ebrei nella liturgia del Venerd Santo e al processo per la beatificazione di Pio XII. Fin dallinizio del suo ministero, Benedetto XVI ha manifestato amicizia verso il popolo dellAlleanza. Nel suo primo viaggio allestero, in Germania, ha visitato la Sinagoga di Colonia dove ha affermato che le differenze non vanno minimizzate. Una sottolineatura significativa. Le differenze anche fra mondo ebraico e cristiano non devono essere annullate e non possono passare sotto silenzio. Ma vanno affermate come tratto di arricchimento reciproco. Il Papa ha indicato nei testi sacri il principale punto dincontro. Lo dimostra anche la presenza del rabbino capo di Haifa, Shear Yashuv

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Cohen, al Sinodo dei vescovi del 2008 per parlare delle Scritture. Una scelta che mi ha toccato in prima persona. Perch lui stato il mio maestro. I suoi studi mostrano come la Scrittura sia elemento unificatore delletica globale. Ed effettivamente sono convinto che i testi sacri costituiscano il cuore del patrimonio spirituale di ebrei e cristiani. Nella visita alla Sinagoga di Roma, nel 2010, Benedetto XVI ha proposto il Decalogo come stella polare comune. stata unintuizione feconda che, ad esempio, in Italia ha portato frutti attraverso la Giornata per lapprofondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei che si celebra ogni 17 gennaio. Anche se in unottica strettamente normativa le Dieci Parole sono rivolte in modo precipuo al popolo ebraico, lluminano e guidano lintera comunit cristiana. Del resto sono punto di intersezione fra la dimensione verticale e quella orizzontale della vita di ogni uomo e donna. Pi volte giunto da Benedetto XVI linvito a ebrei e cristiani di testimoniare la bont di Dio in un mondo che rischia di cancellare ogni prospettiva trascendente. Come attuare questa sfida? Fin dal primo istante che il Papa ha formulato questo concetto, mi venuto in mente quel versetto dei Salmi che dice: Assaggiate e vedete che il Signore buono. Si tratta di un richiamo a far conoscere lunico Dio senza il quale lesistenza perde di rilevanza. Nel pontificato ratzingeriano emersa la condivisa preoccupazione di fronte al relativismo etico, come scaturito anche dai lavori della Commissione mista per il dialogo cattolico-ebraico. La dignit della persona e le questioni etiche vanno affrontate guardando

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alla Rivelazione. Su questi temi la collaborazione possibile. Per va tenuto conto che si possono presentare posizioni differenti. Questo, ben lungi dal contribuire al relativismo, serve ad ampliare la possibilit di risposta delle due fedi di fronte al mondo contemporaneo. Tema caro a Benedetto XVI la purificazione della memoria. Pi volte il Papa ha condannato lantisemitismo. Parole che sono state sempre accolte con benevolenza. Il Papa che si definito figlio del popolo tedesco ha tenuto a evidenziare come lantiebraismo porti la persona al di fuori del consorzio umano. E in ambito religioso non pu trovare alcuna forma di giustificazione. In questa prospettiva si inserisce la visita nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, nel 2006, luogo simbolo della Shoah. Della sua riflessione mi piace citare quella che la domanda dei credenti di fronte a una violenza cos atroce: ossia, la presenza o lassenza di Dio in quel frangente. Il dilemma infinito della giustizia divina molto dibattuto nellebraismo: fin dai tempi di Mos, ci dice la tradizione. A Gerusalemme, nel mausoleo di Yad Vashem, ha esortato a non dimenticare. E nella Sinagoga di Roma ha ricordato le mancanze di alcuni figli della Chiesa. Gi la presa di coscienza di quanto accaduto fondamentale. Ed un baluardo per evitare di ricadere negli errori. Limperativo di non dimenticare ben conosciuto dal mondo ebraico perch gi presente nel Pentateuco. Ma il divieto di dimenticare il male che si subto non rimanda alla vendetta bens rappresenta un monito e un insegnamento. Aggiungerei che ci deve portare a un impegno comune per la difesa della diversit.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Davanti al Muro occidentale di Gerusalemme il Papa ha invocato la pace. Le nostre due fedi sono chiamate a dimostrare con i fatti che le differenze religiose non possono e non devono tradursi in macchine di odio ma in volani per costruire la casa comune. Il Papa sottolinea che la fiducia componente essenziale per il dialogo. Come stata alimentata in questi otto anni? Benedetto XVI lha radicata con il suo pensiero e i suoi gesti. E ha chiesto alla Chiesa di trovare elementi di consonanza col mondo ebraico. Come proseguir questo percorso? Vorrei sperare nella continuit. Perch gi vediamo segni concreti. E a Benedetto XVI auguro di poter godere, nel suo riposo, di quellapprofondimento spirituale nella preghiera e nello studio che ha dichiarato di volere cercare.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Magistero formato famiglia Il suo alfabeto di umanit


di Luciano Moia el 1980, durante il Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia, lallora cardinale Joseph Ratzinger sintetizz la situazione della famiglia nel mondo sottolineando la crisi della cultura tradizionale di fronte alla mentalit tecnicistica e razionale. Ma fece notare come solo la famiglia, umanizzando la Chiesa e il mondo, pu incarnare nuove speranze di fronte al dominio del materialismo. Trentadue anni dopo, nellomelia della giornata conclusiva dellIncontro mondiale delle famiglie di Milano (giugno 2012), ha ribadito la necessit di edificare comunit ecclesiali che siano sempre pi famiglia. Sembra di cogliere un collegamento ideale tra queste due riflessioni, quasi che il pensiero di Ratzinger, a tanti anni di distanza, si saldi tracciando una parabola coerente sulla necessit della promozione e della difesa di quei valori non negoziabili che rimangono una delle cifre distintive del suo pontificato. Qui c la sottolineatura della capacit della famiglia ad umanizzare non solo le persone al suo interno, ma anche lambiente nel quale la famiglia vive, osserva il vescovo di Parma, Enrico Solmi, presidente della commissione episcopale per la famiglia e la vita. Una risorsa che oggi, purtroppo, sembra un po messa da parte. S, ma pur tra le difficolt che riscontriamo, soprattutto nel mondo occidentale, la famiglia incarna sempre questo grande dono. Nella famiglia, infatti, si accolti nella specificit della propria persona, non ci si deve mostrare diversi, si fa esperienza della gratuit e del dono. E questo stile

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si trasmette anche attorno alla famiglia. Gi nella sua prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est, ci sono passaggi di profondo significato sul senso del matrimonio. Come recuperare, in chiave anti-crisi, questi spunti preziosi per la pastorale ordinaria? La cura pastorale della famiglia, per avere e mantenere il ruolo e la forza che le competono, deve assolutamente fondarsi sulla verit del matrimonio e della famiglia. Le espressioni e il magistero di Benedetto XVI hanno il valore di radicare ancora di pi la pastorale familiare nel ricco e perenne patrimonio della dottrina della Chiesa. Quindi sono una riconferma e insieme una traccia importante da seguire. Il problema nasce quando le radici debbono attecchire in un terreno, anche ecclesiale, che fatica a fare una proposta pastorale organica e a dare una risposta continuativa alle domande di fede della famiglia. Quali difficolt vede? Ci troviamo di fronte ad un panorama variegato, segnato ancora dalla fatica per una pastorale poco integrata, quasi di un recupero della dimensione della famiglia in ambiti pastorali diversi, quando questa era gi da tempo espressa e proposta dalla pastorale familiare. Per questo mi sento di affermare che lapporto del magistero di Benedetto XVI uno stimolo, oltre che una radice, a convergere per una rinnovata presa di coscienza della necessit di una cura pastorale pi adeguata per la famiglia, che riconosca la soggettivit e il valore degli stessi sposi. Nel 2006, nellomelia della Messa che concluse lIncontro mondiale delle famiglia a Valencia, il Papa ricord che leducazione cristiana educazione alla libert e per la libert. Oggi per la libert intesa quasi solo come esaltazione del soggettivismo. Come evitare questa deriva?

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Lincontro di Valencia fu certamente un atto di grande libert e di coraggio del Santo Padre, accolto con una festosit non scontata nella Spagna di Zapatero. Proprio in quel contesto parl della verit sulla famiglia e dellintrinseco valore delleducazione. Essere famiglia di per s diventare educatori, accogliendo il dono del figlio che chiede di essere educato. Si coglie, quindi, lattualit e la preziosit della lezione di Benedetto XVI. Linvito alleducazione si associa alla necessit di educarsi anche per i genitori, andando oltre il comune e costruttivo rapporto educativo e di crescita, che deve esserci tra uomo e donna, tra marito e moglie. Tornando allIncontro mondiale delle famiglie di Milano, ha fatto molto riflettere la forte sottolineatura da parte del Papa sulla necessit di avviare in tutte le comunit una pastorale a misura di separati e divorziati. Nelle diocesi italiane si fa abbastanza per dare seguito a queste indicazioni? Non finiremo mai di ringraziare il Santo Padre per le parole e, in particolare, per lo stile di ascolto e di dialogo, per la pacata e serena proposta della dottrina cristiana circa le persone battezzate separate e divorziate. Anche qui mi permetto di rimarcare che Benedetto XVI ha presentato, appunto, una dottrina che si era ben configurata, aveva operato scelte precise. La sensazione di meraviglia e di novit, destata da parole e modi - come quelli del Santo Padre -, da un lato fa piacere, dallaltro segnala un ritardo ormai inescusabile della nostra pastorale. Nelle diocesi italiane si fanno molte iniziative, alcune gi da molti anni, ma manca spesso una ricezione da parte di tutti gli ambiti pastorali e una sinergia che veda il convergere con la pastorale familiare di tutti gli uffici pastorali su azioni comuni, coinvolgendo anche le varie realt che, a diverso titolo, operano a favore della famiglia in difficolt, come i centri di consulenza, i consultori di ispirazione cristiana e gli stessi tribunali ecclesiastici.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

In questi anni Benedetto XVI non ha mai mancato di sottolineare il forte legame tra famiglia e societ. Non crede che una societ che si prepara ad annacquare il matrimonio, rischia di incrinare la sua architrave portante? S, incrinare la realt del matrimonio continuare a scardinare la nostra societ e a porre in essa le condizioni per il suo tramonto. Ci dovrebbe interessare tutti, soprattutto coloro che si impegnano in politica. A tutti compete questa tutela e, in particolare, a chi ha nel proprio patrimonio il valore del matrimonio e della famiglia desunto dalla visione personalistica e a chi opera in politica sorretto dalla fede. Non si pu definire ingerenza la chiara affermazione del valore del matrimonio e della famiglia, in quanto il riferimento resta il bene della societ, fondato sulla persona e sulla sua dimensione.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

16 febbraio LItalia per Benedetto Anche cos il Papa insegna che il diritto cosa viva
di Francesco DAgostino

osa possono dire i giuristi della rinuncia di Benedetto XVI al Pontificato? Essa ha una valenza cos ricca e complessa, che chiunque possieda una sola chiave per interpretarla non pu che avere la certezza di darne uninterpretazione povera e riduttiva. I giuristi, in particolare, sono pi di tanti altri consapevoli del limite del loro orizzonte. Chiamati a riflettere sulla rinuncia di Papa Benedetto essi si sentono inevitabilmente stimolati a muoversi sui piani che pi conoscono, a concentrarsi sui testi giuridici che regolamentano la rinuncia al Pontificato (come il canone 332, secondo comma, del Codice di diritto canonico o la Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis del 1996) o a mettere a punto distinzioni di grande rilievo dottrinale, come quella tra potest di ordine e potest di giurisdizione. La prima fa riferimento al potere di distribuire i mezzi della grazia divina e si riferisce allamministrazione dei sacramenti e allesercizio del culto, la seconda al potere di governare le istituzioni ecclesiastiche e i singoli fedeli. La prima, la potestas ordinis, conferita attraverso un sacramento, cio con una consacrazione, ed quindi assolutamente indelebile; la seconda, la potestas iurisdictionis, non invece di per s indelebile; chi riceve questa potest riceve un mandato che ordinariamente pu essere

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temporaneo e revocabile (anche se pu estendersi a tutto larco di vita di colui che ne investito). Nel caso del Sommo Pontefice quella che riceve a seguito della sua elezione una potest giurisdizionale particolarissima, in quanto non revocabile n sottoposta a un termine. Ma, proprio perch una potest giurisdizionale, essa pu essere oggetto di legittima rinuncia. Cos ragionano i giuristi e senza alcun dubbio ragionano bene, su questioni importanti e i loro ragionamenti meritano rispetto. Ma si tratta pur sempre di ragionamenti angusti. La rinuncia di Papa Benedetto possiede uneccedenza, rispetto a tutte le letture che di essa possibile dare; pi che oggetto, essa andrebbe piuttosto considerata come una fonte di interpretazione, come qualcosa che stimola il pensiero. Non si tratta, evidentemente, di usarla come unoccasione di riflessione dottrinale, pi o meno raffinata, quanto piuttosto come un invito a un ringraziamento. Da Papa Benedetto abbiamo tutti ricevuto un insegnamento prezioso, che dobbiamo custodire come si custodiscono i doni pi grandi. Il magistero di Papa Benedetto si sempre infatti concentrato sul tema della verit e sul dovere per tutti i cristiani (e quindi anche per i giuristi!) di farsi testimoni e operatori di verit. Per i giuristi questo insegnamento indica che il diritto non tecnica, non mediazione, non una pratica sociale accanto a mille altre pratiche sociali: ricerca della verit, di quella dimensione della verit che si manifesta nelle relazioni sociali interpersonali. La tradizione teologica e filosofica ha sempre esortato i giuristi a identificare la ricerca della verit con la ricerca del diritto naturale e sono molto numerose le occasioni in cui il Papa ha richiamato e ha difeso le buone ragioni di questa nobile tradizione teoretica. Ad essa, per, Benedetto XVI ha aggiunto qualcosa di pi, che rinsalda questa tradizione e nello stesso tempo la rinnova; nel suo costante richiamo allammonimento di Pietro (siate sempre pronti a rendere ragione della fede che in voi) egli ha richiamato i giuristi al dovere di dare testimonianza del diritto naturale, a intenderlo non come un insieme formale, freddo e in definitiva astratto di princpi, ma come un insieme di istanze concrete di vita relazionale,

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

fondate non sul nostro arbitrio, ma sulla verit intrinseca alle singole situazioni. Il Papa, in breve, ci ha insegnato che al diritto dobbiamo il rispetto che meritano le cose vive e non le cose morte. La sua stessa rinuncia al Pontificato veicola in definitiva questo essenziale insegnamento, perch ci induce a leggere il Pontificato stesso come servizio vivo alla comunit cristiana e non come paradigma consolidato e congelato da una prassi plurisecolare. Alle tante ragioni di immensa gratitudine, che gli devono per il suo insegnamento, i giuristi devono aggiungere anche questa, che non tra le pi piccole.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Sgreccia: Dal Papa parole e gesti per la vita


di Gianni Santamaria

n Papa che ha sempre messo al centro la questione della dignit umana, dal concepimento alla fine naturale, non come attributo vago di rispetto, ma come realt ontologica. Come questione che interpella da vicino le scienze, che non possono limitarsi a descrivere i fenomeni, ma devono cercare di aprirsi a questa realt fondamentale. E, infine, che investe il fondamento stesso della societ. Il cardinale Elio Sgreccia, dal suo appartamento nel Palazzo del SantUffizio proprio sul terrazzo che guarda la piazza pi famosa al mondo ripercorre il filo rosso dei riferimenti ai temi bioetici fatti da Papa Benedetto XVI in tanti discorsi e scritti. Certo, non ha dedicato encicliche alla vita, come Giovanni Paolo II. Ma l84enne presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita ricorda subito come gran parte dellelaborazione dei pronunciamenti di papa Wojtyla sia avvenuta tra queste mura, dove il suo principale collaboratore era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Anche da Papa, Ratzinger ha poi contribuito a far capire la posta in palio. Come nella Caritas in veritate. Come ha vissuto lannuncio della rinuncia? La mia reazione, come quella di tutti i cardinali presenti, stata di sgomento e trepidazione. Quasi di incredulit rispetto a quanto stavamo sentendo in un latino limpido, studiato in ogni parola. E che dava subito i riferimenti: bene della Chiesa, limitazione delle sue forze, libert della decisione.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Nella giornata mondiale del malato stata anche una lezione sulla fragilit? S, di grande coraggio e umilt. Un modo diverso di fare unofferta a Dio, a spese proprie e per il bene degli altri. Non un rifiutare la Croce, che c sempre. Quando fu eletto, nel 2005, in Italia infuriava la polemica sulla legge 40. Temi allora poco noti, ma oggi alla ribalta mondiale. Cosa lascia alla riflessione in materia? Il suo apporto pu apparire meno clamoroso di quello del predecessore. Ma va ricordato che la prima istruzione sulla dignit della vita nascente e della procreazione, la Donum vitae del 1987, fu chiamata Istruzione Ratzinger. Affronta le problematiche dellembrione come persona umana, della sperimentazione, della procreazione artificiale e si accenna anche alla clonazione. Unattenzione anticipatrice. Che entrata nella visione della Chiesa, ma stata anche fonte di scontro con ambienti laici europei e nei Comitati di bioetica (Sgreccia stato a lungo membro di quello italiano ndr). Ventanni dopo, da Papa, sempre attraverso la Dottrina della fede, nella Dignitas personae ha portato novit su staminali e clonazione, messo paletti su ingegneria genetica e uso degli embrioni congelati. E ribadito il valore antropologico dellembrione introducendo il concetto di dignit dellessere umano. Non un attributo vago di rispetto, ma ontologico. La persona al vertice delluniverso, intangibile e porta una dignit cristologica piena. Una visione, dunque, sempre aperta al futuro e alle novit. Con quale peculiarit? In quasi tutti i suoi discorsi ha ricondotto il rispetto della vita alla fede

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

nel Creatore. Quando cade il concetto di Dio, lo ha gi detto il Concilio, luomo svanisce. Per questo davanti al processo di secolarizzazione, ha avuto a cuore fino allultimo la necessit di una nuova evangelizzazione. E ha auspicato il passaggio dalle scienze, che si limitano a descrivere i fenomeni, alla sapienza, che va al fondamento della vita e della societ. un lavoro della mente umana sostenuto e coadiuvato dalla fede. Che cosa ha fatto per attualizzare limportanza di questi temi? Ha portato dei punti di unificazione. Nel capitolo 18 della Caritas in veritate, ha collegato laccoglienza alla vita umana quindi la lotta allantinatalismo istituzionale mondiale allo sviluppo economico e sociale, che dipende anzitutto dal capitale umano. C stata spesso incapacit di vederlo, questo collegamento. Allapplauso che Giovanni Paolo II riceveva a ogni enciclica sociale, corrispondeva un attacco quando parlava di aborto o contraccezione. Ma oggi constatiamo che, dove c crisi economica, una radice non secondaria il crollo della presenza umana. Quali altri nessi ha evidenziato? Sempre nellenciclica, al numero 48, quello tra rispetto della vita ed ecologia umana. Se si vuole difendere lecologia esterna piante, animali, acque bisogna legarla al rispetto di quella interna, di ci che la creatura ha di pi sacro. Ci accorgiamo, infatti, di come la crisi oggi non sia economica, ma morale. Gli interventi sono stati tanti. Non s lasciato sfuggire unoccasione... Discorsi ai vescovi, agli ambasciatori, a volte anche nei viaggi. Come quello in cui ha richiamato gli africani alla loro responsabilit per combattere lAids. Non bastano i soldi dellOccidente e i preservativi, senza comportamenti adeguati. Lintervento, approvato dai vescovi dAfrica, a distanza ha ancora una sua portata.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Quali altri ricorda? Ha spesso sensibilizzato i governanti sulla necessit che i valori etici siano riconosciuti dal diritto. Perch quando questo si stacca dalletica, cadendo nel dominio di volont e spinte contingenti, la societ perde i suoi fondamenti. Pensiamo al recente messaggio per la Giornata della pace. Operatore di pace, scrive, chi ama e difende la vita nella sua integrit. E il matrimonio: la prima solidariet nella famiglia. Laccoglienza del fratello presuppone quella del nascituro. Se ci si abitua a sopprimere la vita, poi non si frena la violenza. Si abbassano i livelli politici, di giustizia e solidariet. La biopolitica, insomma, presuppone la bioetica. Questa visione sta facendo breccia al di l della Chiesa? S. Almeno in settori del mondo culturale pensosi e preoccupati del futuro. Oltre che, ne sono testimone, nei consessi dove queste cose si studiano seriamente. La sua parola stata sempre pi attesa nei momenti di confusione. E anche nella Chiesa vanno assimilate nel tessuto pastorale.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Quei no detti dalla Chiesa, tutti s alla dignit della persona


di Giacomo Samek Lodovici

ato che non basterebbe unimponente monografia per riferire gli innumerevoli interventi di Benedetto XVI in ambito bioetico, senza la minima pretesa di esaustivit cerchiamo solo di cogliere alcuni (non tutti) punti nodali di questo aspetto del suo magistero. Anzitutto, va chiarita una questione che spesso pregiudica qualsiasi discorso bioetico: necessario un allargamento del nostro concetto di ragione. Lo spiega il magistrale discorso di Ratisbona, che esprime ammirazione per i risultati della scienza, ma sottolinea altres come la realt non si esaurisca nella materia e la ragione sia capace di cimentarsi anche su ci che non quantificabile e misurabile, per esempio sulla natura umana, sulla libert, sulla dignit delluomo, e di conseguenza sullinviolabilit di ogni vita umana innocente. Ora, come dice la Caritas in Veritate, il campo primario e cruciale della lotta culturale tra lassolutismo della tecnicit e la responsabilit morale delluomo oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilit stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se luomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. In modo originale, questa enciclica argomenta inoltre che il tema del rispetto per la vita (...) non pu in alcun modo essere disgiunto dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli. Per esempio perch se si perde la sensibilit personale e sociale verso laccoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si ina-

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ridiscono. Per contro, non pu avere solide basi una societ che mentre afferma valori quali la dignit della persona, la giustizia e la pace si contraddice radicalmente accettando e tollerando le pi diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata. In generale cruciale chiarire che i no che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali, e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale lattenzione dellopinione pubblica, sono in realt dei grandi s alla dignit della persona umana, alla sua vita. Ora, il dovere del rispetto per la dignit di ogni essere umano (...) comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento, perci la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona e il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza. Al contrario, per quanto concerne il diritto alla vita, doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra societ, dovuto alle morti silenziose provocate dalla fame, dallaborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dalleutanasia (...). Laborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dellatteggiamento di accoglienza verso laltro che indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Pi volte Benedetto XVI ha proclamato che ogni vita umana, in quanto tale, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa, e il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, e la tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e della libert di educazione, non sono negoziabili: sono criteri gravemente doverosi e cruciali nel fare le leggi e nei momenti elettorali di scelta tra un partito, un candidato e un altro. Quanto alleutanasia, il Papa ha spesso ricordato che essa una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna delluomo. La vera risposta non pu essere infatti dare la morte, per quanto dolce, ma testimoniare lamore che aiuta

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

ad affrontare il dolore e lagonia in modo umano. Pi volte chinatosi con grandissimo affetto a consolare i malati e i sofferenti, il Papa ha detto loro: Nessuna lacrima, n di chi soffre, n di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio (...). Voi siete i fratelli del Cristo sofferente; e con lui, se lo volete, voi salvate il mondo!.

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Amore, verit e valori non negoziabili


di Michele Aramini

l pontificato di Benedetto XVVI rester nella storia e nel cuore dei cattolici per molte ragioni. Una ragione non secondaria lattenzione e il contributo che questo Papa ha dato alla promozione della dignit della persona umana. Vogliamo segnalare i tre nuclei di riflessione che a partire dalla Caritas in veritate ci sembrano pi rilevanti. Innanzitutto la centralit dellamore. Benedetto XVI ha pi volte detto che la base di ogni bioetica deve essere un giusto atteggiamento verso laltro. La cultura della vita si costruisce con lattenzione allaltro, senza esclusioni, discriminazioni, violenze. E laltro ogni vita umana. Dio ci insegna ad amare i piccoli e i deboli. Questo vale anche per lembrione umano, che dovrebbe nascere sempre da un atto damore ed essere accolto e trattato come persona. Questo amore non deve essere sostituito da una cultura estremizzata dei diritti, che finiscono per far torto proprio ai pi deboli. Lo stesso inverno emografico che colpisce molti paesi avanzati si trova secondo le parole di Benedetto XVI la mancanza di amore. Poi la ricerca della verit. Conosciamo limpegno del Papa a servizio della verit, per liberarci dal pervasivo e soffocante relativismo. Ma la ricerca della verit riguarda anche la bioetica. Quante coppie che ricorrono alla fecondazione artificiale non hanno idee corrette sul cammino che intraprendono, oppure quante persone parlano con superficialit di vite senza valore. Lelenco potrebbe continuare. Ma chiaro che diventa difficile trovare persone con idee giuste, capaci a loro volta di indicarle agli altri. Cos i grandi temi della vita: aborto, fecondazione artificiale, eutanasia, test genetici, ecc. sono affidati non tanto a una riflessione ac-

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curata, ma a parametri del tutto soggettivi e mutevoli. Il Papa ha mostrato di bene comprendere che certi temi, come quello dellembrione umano, sono una sfida per la capacit conoscitiva della ragione. Alla fine si entra nel mistero delluomo. Ma proprio per questo motivo si deve essere fortemente impegnati nella ricerca della verit pi profonda dellessere umano e nella formazione della propria coscienza morale. Un terzo elemento decisivo dellinsegnamento di papa Benedetto sono i valori non negoziabili. Linsegnamento su questi valori ha messo chiaramente in luce che il progresso scientifico autentico solo quando serve alla persona umana e al suo sviluppo integrale. Si tratta di un baluardo di difesa a servizio delluomo. Ricerca scientifica e leggi dello Stato, manifestano la loro preziosit per lo sviluppo umano quando rispettano e valorizzano la persona e in particolare i deboli. Questa dizione ha fatto molto discutere, ma alla fine si rivelata una vera bussola. Pian piano si deve riconoscere che di principi non negoziabili ce ne sono in bioetica, nelleducazione, nellambito lavorativo, nel rispetto della donna e delle minoranze e perfino nella politica vera. In realt, si tratta di un modo per dire che esiste una legge naturale che fa il bene delluomo e della societ. La dolce fermezza di Benedetto XVI nel proporre senza timore e con perseveranza questi temi decisivi della bioetica sono stati un dono permanente per lumanit.

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17 febbraio Il tempo della preghiera Dal Vaticano II al mondo contemporaneo Ritroviamo la bellezza di credere
di Salvatore Mazza

ome cinquantanni fa. Per assolvere il compito comune di far risplendere la verit e la bellezza della fede nel nostro tempo. Ritrovando la tensione commovente di allora, quando le porte del Concilio si aprirono davanti al mondo, per dire che la Parola parola per loggi, viva, attuale, densa di un significato che, se appare impolverato, per la trascuratezza dei credenti. Ed per tutto questo che, allora, necessario ritrovare la bellezza della fede, ritornare ai documenti e alla lettera di quella grande Assemblea che cambi la Chiesa, per trovarne la vera eredit, al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in avanti e coglierne, cos, la novit nella continuit. Quando papa Ratzinger aveva annunciato lintenzione di convocare un Anno della fede a cinquantanni dallapertura del Concilio ecumenico Vaticano II, cera stata la solita corsa allinterpretazione di una decisione del genere. Chi leggendola in senso riduttivo lAnno della Fede come chiusura della stagione conciliare, quasi a decretarne il fallimento chi in senso opposto. Agli uni e agli altri la risposta lha data lo stesso Benedetto XVI, e proprio nel giorno in cui lha aperto, lo scorso 11 ottobre, lo stesso in cui, nel 1962, Giovanni XXIII apriva solennemente il

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Concilio, sottolineando il legame imprescindibile di questi dodici mesi dedicati alla radice del credere, lindispensabile continuit che ogni credente chiamato a rinsaldare, in un oggi in cui a tutta la Chiesa chiesto di ravvivare quella positiva tensione, quellanelito a annunciare Cristo alluomo contemporaneo. Ecco, nella visione del Papa, col suo annodarsi idealmente e concretamente al Concilio, lAnno della fede vuole e deve essere, in questo senso, la risposta alla desertificazione spirituale degli ultimi decenni. Per questo, esso si propone esplicitamente come un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo. E lha spiegato, ricordando come in quella sera del 1962 eravamo felici e pieni di entusiasmo, il grande Concilio ecumenico si era inaugurato ed eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera per la Chiesa, una nuova Pentecoste, una nuova presenza liberatrice del Vangelo. Cos, anche oggi siamo felici, portiamo la gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia pi sobria, una gioia umile: in questi cinquanta anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce in peccati personali, che possono divenire strutture di peccato, visto che nel campo del Signore c anche la zizzania, che nella rete di Pietro ci sono anche pesci cattivi, che la fragilit umana presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando con vento contrario, con minacce contrarie. E qualche volta abbiamo pensato: Il Signore dorme e ci ha dimenticato. Proprio come laltro giorno, parlando ai suoi preti della diocesi di Roma, e ricordando quella stagione, ha lucidamente sintetizzato il percorso di un Concilio che, pur con i suoi contrasti e difficolt, mai nascosti da Benedetto XVI, ha saputo davvero proporsi come profezia, cos lo scorso ottobre aveva ricordato come in quei giorni di mezzo secolo fa abbiamo fatto esperienza della presenza del Signore, della sua bont della sua presenza: il fuoco di Cristo non divoratore n distruttivo, un fuoco silenzioso, una piccola fiamma di bont: il Signore non ci dimentica, il

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suo modo umile, il Signore presente, d calore ai cuori, crea carismi di bont e carit che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bont di Dio. S, Cristo vive con noi e possiamo essere felici anche oggi. Ecco, questa felicit nella fede che Benedetto XVI ci propone di riscoprire in questanno, aprendo la porta della fede con lo stesso slancio, lo stesso entusiasmo, la stessa fiducia in un Signore che cammina sempre a fianco del suo gregge. Ed questa la buona notizia che necessario portare al mondo. E, dunque, la scoperta che occorre fare, o ri-fare, che la fede stessa la nostra vera ricchezza, il nostro lato migliore. Riaprire quella porta che, distratti o troppo presi che fossimo, anche con le migliori intenzioni, da tutto il resto, ci siamo dimenticati perfino che esistesse. E che oggi Papa Benedetto invita ciascuno a varcare, per ritrovare il gusto vero dellessere cristiani, e per ridirlo al mondo.

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LAnno della fede Sui passi di Paolo VI per rimettere Cristo al centro
di Marco Roncalli

n questo Tempo di Quaresima, nellAnno della fede, rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realt quotidiana.... Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far s che ogni giorno, nelle piccole cose, la verit, la fede in Dio e lamore diventino la cosa pi importante. la fede a dover orientare lo sguardo e lazione del cristiano, poich un nuovo criterio dintelligenza e di azione che cambia tutta la vita delluomo. Cos nelludienza generale di mercoled scorso Benedetto XVI. nostro compito proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perch il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa..., cos gioved il Pontefice nella sua appassionata testimonianza-lezione sul Vaticano II nellincontro quasi unora a braccio e senza unesitazione! con il clero di Roma. LAnno della fede ci invita a una autentica conversione a nostro Signore Ges Cristo, unico Salvatore del mondo. Accogliendo con la fede la rivelazione e lamore salvifico di Dio nella nostra vita, tutta la nostra esistenza chiamata a modellarsi sulla novit radicale introdotta nel mondo dalla Risurrezione..., cos, ancora il Papa, venerd scorso, non senza evidenziare gli inscindibili legami della fede con la carit che

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partecipazione allamore di Cristo ricevuto e condiviso, rivolgendosi ai membri dellassociazione Pro Petri Sede, in uno degli ormai ultimi incontri pubblici del suo pontificato. Gi, perch, come tutto il mondo sa indetto l11 ottobre 2011 un Anno della fede aperto lanno dopo, e assunti impegni gravosi per tutto questo periodo costellato di giornate speciali sino a quella conclusiva del 24 novembre 2013, solennit di Cristo Re Benedetto XVI, nove mesi prima di quel termine, ha annunciato la sua rinuncia. Significa tra laltro che non leggeremo mai almeno nella forma dellenciclica il testo sulla fede, gi in parte elaborato, che da tempo aspettavamo. E tuttavia come non interrogarsi su questa scelta di libert interiore che, s, forse al posto dellattesa enciclica, pare dirci che comunque tocca alla fede pi pura nutrire le vicende della storia, e pu farlo in modi diversi, innanzitutto lasciandosi riempire da Dio, anche se solo il tempo sveler forse tutti i motivi di questa rinuncia. Eccoci allora a cercare, proprio legandole allAnno della fede, le spiegazioni di una decisione che fa leva dietro apparenti motivazioni di efficienza, sulla priorit di dedicare da qui in poi ogni minuto al rapporto con Dio. Scelta di coscienza assunta innanzi al Signore, che la lega a un disegno dove si sgretolano le logiche umane, assumendo tratti costitutivi di uninedita e sconvolgente forma di annuncio del primato della fede e della centralit di Cristo unico timoniere della barca nella tempesta. In sostanza ci che chiedeva anche Paolo VI con il suo Anno Santo nel 1967, al fine di far riprendere alla Chiesa esatta coscienza della sua fede, per ravvivarla, per purificarla, per confermarla, per confessarla, consapevole che i contenuti essenziali, da secoli patrimonio dei credenti, avessero bisogno di essere compresi in modi nuovi nel mutare delle differenti condizioni storiche. Ecco il senso di quellAnno della fede, montiniano, come conseguenza ed esigenza postconciliare, che lo stesso di quello voluto da Benedetto XVI in coincidenza con i cinquantanni

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dallapertura del Vaticano II. Un rimando, quello al Concilio, nella cornice di una Chiesa chiamata a ripensare la sua ragion dessere, la sua energia, prodigandosi per quel mondo, detto con le parole di Paolo VI bisognoso sino al pianto dellannuncio consolatore della fede. Fu lui, inaugurando lAnno della fede nel XIX centenario del martirio di Pietro e Paolo, a chiedere conversione con parole che evocano arcani rimandi a quanto stiamo vivendo in questa Quaresima: Ascoltate la nostra voce; non la nostra, quella dellultimo umile successore di Pietro; la sua ascoltate; anzi quella sola che nellapostolo e nel magistero della Chiesa risuona, quella di Cristo. La fede intesa correttamente quando vissuta e compresa come adesione di tutta la persona alla parola rivelata, quando non solo ricerca, ma anche certezza che deriva dallaccoglienza del dono misterioso di Dio che si rivela. Ancor pi forti le assonanze fra molti dei discorsi di Paolo VI e le ultime pronunce di papa Ratzinger quanto al Concilio reale. Dove, oltre le sottolineature sulle attese, le distorsioni, il discernimento, lermeneutica, la fiducia nel conseguimento degli auspicati frutti di rinnovata vitalit cristiana, lidea di una Chiesa rinnovata dal Vaticano II con la forza dello Spirito a stagliarsi con nitidezza. Parafrasando Jean Danilou ed quanto non pare sempre chiaro non era solo questione di formulare la fede secondo diversi linguaggi, e tanto meno pi accattivanti o rassicuranti, ma anche dellintelligenza della fede da parte della Chiesa, titolata per dovere a spiegarla in pienezza. Non solo, detto sempre con le parole di questo teologo francese: Nella misura in cui noi sappiamo vivere nel mondo della fede, risvegliamo

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anche gli altri al mondo della fede. E, proprio nei progressi di questa comprensione della fede, il beato John Henry Newman vedeva il segno dellassistenza dello Spirito verso la Chiesa di Roma. Comprendere la fede, annunciarla, professarla. Torna alla mente anche il Credo del popolo di Dio, pronunciato da Paolo VI, al termine dellomelia del 30 giugno 1968, con tanto di spiegazioni ed approfondimenti, a proposito del quale pi volte siamo stati invitati a considerare, oltre il testo, il contesto liturgico, la celebrazione eucaristica. Con il Papa che, non come autorit sopra tutti, ma tra i credenti, diceva: Ecco la mia fede. Un modo per confermare i fratelli non con una misura dautorit ma attraverso la testimonianza. Ecco la mia fede: potrebbero essere anche le parole con cui porre una didascalia alle immagini che presto accompagneranno il saluto di Joseph Ratzinger, che con il suo gesto (che tent per diversi motivi anche i suoi predecessori, da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II), ha costretto il mondo, come mai aveva fatto, allo stupore: trascinando tutti a prendere atto dellirruzione di un Altro sin qui poco evocato nella lettura del reale o dellirreale. In fondo, anche se la leggiamo con malcelato rammarico, una frase ci deve fare compagnia, tra le sirene che gridano complotti e calcoli di politica ecclesiastica. Quella pronunciata da Benedetto XVI nelludienza di mercoled scorso: Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa di Cristo, il Quale non le far mai mancare la sua guida e la sua cura. Come a dire che la Chiesa non pulsa nelle strutture, ma nel cuore dei cristiani. Per questo continuer a vivere.

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Il giovane Ratzinger al Concilio Su quel tesoro la sua firma


di Matteo Liut

veva solo 35 anni al momento dellapertura del Concilio Vaticano II, eppure il suo fu un prezioso apporto per la formulazione di alcuni dei testi che hanno modellato la Chiesa in questi ultimi 50 anni. E in seguito, nel suo cammino da teologo e pastore, Joseph Ratinger ha compiuto un cammino coerente, che ha avuto la sua massima espressione nel suo magistero da Pontefice. Lo sottolineava alcuni mesi fa larcivescovo Gerhard Ludwig Mller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nella sua riflessione sul settimo volume dellOpera omnia di Ratzinger dal titolo Linsegnamento del Concilio: formulazione-trasmissione-interpretazione. Joseph Ratzinger, da teologo, ha contribuito a dar forma e ha accompagnato il Concilio in tutte le sue fasi, notava il prefetto. E, poi, nella fase della ricezione, egli non si stanca di ricordare che il Concilio va valutato e compreso alla luce della sua intenzione autentica. Il Concilio parte integrante della storia della Chiesa e pertanto lo si pu comprendere correttamente solo se viene considerato questo contesto di duemila anni. La partecipazione di Ratzinger al Vaticano II si realizz nella doppia veste di consigliere teologico dellarcivescovo di Colonia, Josef Frings, e di perito, collaboratore delle Commissioni che elaborarono gli schemi alla base della Lumen Gentium e della Dei Verbum, partecipando anche alla stesura del decreto Ad Gentes. Incontrando il clero romano gioved scorso Ratzinger ha ricordato lepisodio dal quale nacque la col-

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laborazione con Frings, che nel 1961 chiese al giovane docente di Bonn una bozza per un intervento sullormai prossimo Concilio da tenere a Genova. Un testo che fu apprezzato dallo stesso Giovanni XXIII e che gli valse la piena fiducia di Frings. Alla base di tutti e diciannove gli interventi conciliari dellarcivescovo di Colonia in cui sono formulate questioni teologico-sistematiche ha ricordato Mller , stanno bozze predisposte da Ratzinger. Per questi motivi, afferma ancora il prefetto, il Concilio ha la calligrafia di Benedetto XVI. Negli anni post conciliari, poi, Ratzinger veniva spesso richiesto per conferenze e interviste sul Concilio. Egli, nota ancora Mller, trasmise per cos dire di prima mano al lettore i risultati del Concilio, stimolando il dibattito e la ricezione. Tra il 1966 e il 2003, poi, Ratzinger ha prodotto testi di commento ai documenti conciliari, che, secondo lattuale prefetto della Congregazione della dottrina della fede, appartengono ai classici della teologia. Unopera che, secondo Mller, ha sempre posto al suo centro linsieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero secondo quella ermeneutica della riforma nella continuit invocata da Ratzinger nel suo primo discorso natalizio alla Curia Romana del 2005.

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Rosen: un cuore aperto verso il nostro popolo


di Giorgio Bernardelli

a anni linterlocutore privilegiato del Vaticano a Gerusalemme per quel che riguarda Israele e il mondo ebraico. Per questo il rabbino David Rosen quei giorni del 2009 li ha vissuti in prima persona accanto a Benedetto XVI pellegrino in Terra Santa. Oggi molto ammirato dallumilt e dal coraggio che le dimissioni di Benedetto XVI rivelano (considerato ci che rappresentano per il papato commenta sono qualcosa di inedito non solo per la Chiesa, ma per la storia dellumanit intera). Ma proprio questumilt e questo coraggio sono forse le lenti migliori attraverso cui rileggere anche quel viaggio. Rabbino Rosen, come ricorda le giornate vissute da Benedetto XVI a Gerusalemme? Con grande piacere ed entusiasmo: furono segnate da gesti importanti. Penso ad esempio alla visita compiuta allHeichal Shlomo, la sede storica del Rabbinato. Anche Giovanni Paolo II nel suo viaggio aveva incontrato i due rabbini capo, ma era stato un fatto quasi privato. Con Benedetto XVI, invece, fu un incontro di alto profilo, venne anche pubblicato un documento comune: fu la testimonianza di un dialogo pi maturo, pi consolidato. Un risultato niente affatto scontato. Si sarebbe potuto pensare che la svolta impressa da Wojtyla ai rapporti tra cristiani ed ebrei fosse legata alla sua storia personale in Polonia. Invece Benedetto XVI ha confermato che il dialogo con gli ebrei la via ordinaria della Chiesa. Furono giornate anche di parole molto forti riguardo al conflitto in Terra

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Santa e al ruolo delle religioni per superarlo. Ricordo con particolare gioia il clima fraterno dellincontro interreligioso a Nazareth, quello della celebre fotografia in cui gli esponenti religiosi - cristiani, ebrei e musulmani - si tengono per mano. Credo, per, che uno dei gesti di pace pi importanti il Papa labbia compiuto ancora prima di arrivare in Israele, quando sul monte Nebo, in Giordania, parl dellinseparabile vincolo che unisce la Chiesa al popolo ebraico. Sottolinearlo l, in un Paese arabo e musulmano, fu un atto di grande coraggio. Vi furono per anche delle incomprensioni in Israele riguardo a questo viaggio. Perch? Certamente, ci furono (anche se le incomprensioni nei confronti di Benedetto XVI non sono state certo unesclusiva di Israele). Credo che siano nate da unattesa per un certo tipo di gesti che non erano nelle sue corde. Pesarono anche i sospetti per la sua origine: tutti a Yad Vashem si aspettavano il mea culpa in quanto tedesco; ma lui aveva gi spiegato ad Auschwitz-Birkenau che considerava il popolo tedesco vittima esso stesso del nazismo. Si pu discutere su questa tesi, ma la sua esperienza questa. Anche dopo il viaggio del 2009 lei tornato pi volte a incontrare Benedetto XVI: che cosa lha colpita di pi del suo magistero sulla pace? Ho in mente soprattutto lincontro di Assisi, nella giornata che volle a 25 anni da quella di Giovanni Paolo II: mi colp il suo volersi fermare a parlare con ciascuno, nonostante il grande sforzo fisico che questo gli costava. Anche in quelloccasione mostr tutta la sua integrit, la sua modestia e soprattutto la sua grande apertura danimo. S, credo proprio che questo cuore aperto sia la grande eredit che lascia al cammino verso la pace.

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19 febbraio Il popolo di Benedetto Scelta radicale


di Riccardo Maccioni

iao amore dice la ragazza al telefono, ma capisci che parla a unamica. Nel suo personalissimo vocabolario la rabbia si confonde con lodio, lo sconforto diventa disperazione, allegria significa gioia. Osservarla chiacchierare un modo per domandarci che importanza diamo alle parole, quali sono i vocaboli cui affidiamo il compito di raccontarci, da chi e come vogliamo difenderci. Perch in fondo vivere anche una questione di termini, della sincerit dei nostri discorsi, dei punti cardinali cui chiediamo di orientarci, minuscole stelle polari di un cammino che ricomincia ogni giorno, che ha come meta la felicit. Sempre che sappiamo cosa significhi. Per tanti, per quasi tutti verrebbe voglia di dire, essere felici sinonimo di successo, di libert, di potere. Il cristiano non fa eccezione, con la differenza che, letti alla luce del Vangelo, gli stessi concetti hanno significati profondamente diversi. Cos, potere vuol dire servizio, libert svuotarsi delle proprie certezze per lasciare posto a Dio e il prestigio lo si conquista accanto agli ultimi, lontano dalle luci dei riflettori.Detto in altro modo, la croce sinonimo di gloria, per essere grandi bisogna diventare piccoli, il successo si veste sempre di umilt e misericordia. Lo ha ricordato il Papa allAngelus di domenica scorsa: la tentazione pi insidiosa che attanaglia luomo, quella che in fondo le riassume tutte, consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando pi importanza al successo o ai beni materiali. Perch il tentatore non spinge direttamente verso il male, ma nella dire-

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zione del falso bene, facendo credere che le vere realt sono il potere e ci che soddisfa i bisogni primari. Il nemico da combattere, il rischio da affrontare, allora mettere Dio in un angolo, relegandolo al ruolo di servitore della nostra vanit, affidando al nostro egoismo il compito di decidere cosa sia meglio anche per gli altri. Nei momenti decisivi della vita, ricorda Benedetto XVI, ma forse sarebbe pi giusto dire in ogni istante dellesistenza, siamo chiamati a scegliere tra il Signore e il nostro io, tra linteresse individuale e il vero bene, quello che si scrive con la b maiuscola e vuol dire carit evangelica, amore disinteressato.Sarebbe, per, sbagliato leggere in queste parole una condanna del potere e di chi lo esercita, perch in ogni ambito c bisogno di unequa distribuzione dei compiti e per la costruzione di una casa servono loperaio come lingegnere, larchitetto come limbianchino. Il Signore non venuto a condannare il ruolo, ma lidolatria in cui pu trasformarsi, il ventilato bene comune che diventa egoismo privato, letica della responsabilit banalizzata in sterile culto di s. Rischi in cui pu cadere chi si affida soltanto alle proprie forze.Non a caso per respingere il tentatore Ges si ritira nel deserto, che il luogo del silenzio e della povert, dove luomo spinto ad andare allessenziale, bisognoso com di tutto. Si tratta di capire che non siamo gli unici costruttori della nostra esistenza e che da soli non riusciamo a procurarci neppure lacqua. Ma per comprenderlo c bisogno di mettere a tacere ogni certezza, serve il coraggio di avventurarsi nei deserti, nelle prove che prima o poi attraversano ogni vita. Forse la pi difficile vedersi rifiutati, sentirsi fuori tempo e fuori moda, retrocessi a comprimari mentre ci crediamo i numeri uno. Eppure paradossalmente proprio in quegli istanti che dovremmo sentirci pi forti, sempre che la nostra tristezza ci spinga ad alzare gli occhi al cielo e ad aprire le porte del cuore allaiuto che viene dallalto. Ma succede, pu succedere, solo se potere significa servizio, se amore sinonimo di dono, se laltro non un avversario da sconfiggere ma un compagno di viaggio, lungo il pellegrinaggio della nostra vita.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Un magistero sulla libert delluomo


di Giacomo Samek Lodovici elle tre pi recenti catechesi del mercoled - tra le ultime imperdibili occasioni per imparare da lui come Papa - Benedetto XVI ha toccato a pi riprese il tema della libert come caratteristica essenziale del rapporto tra Dio e luomo. Ha detto, per esempio, che riflettendo sulla creazione si evince che il primo pensiero di Dio era trovare un amore che risponda al suo amore e il secondo pensiero poi creare un mondo materiale dove collocare questo amore, queste creature che in libert gli rispondono. Ora, proprio nella libert che risiede una chiave per una qualche decifrazione del mistero della permissione della malvagit umana da parte di Dio. In, effetti, come ha detto il Papa, noi vorremmo un Dio che vinca le potenze avverse e la domanda lancinante delluomo di sempre suona pi o meno cos: se Dio esiste, perch permette il male? Dovera Dio ad Auschwitz? Ognuno pu riformulare questa domanda adattandola alle ingiustizie che ha subto o conosciuto, alle varie atrocit della storia. La risposta di Benedetto XVI la seguente: Dio ama e rispetta la risposta libera di amore alla sua chiamata. Come Padre, Dio desidera che noi diventiamo suoi figli in comunione. Sviluppando laffermazione del Papa (nel solco di unantica tradizione filosofica), possiamo qui accennare che Dio tollera che luomo commetta il male per almeno quattro motivi, tre dei quali sono correlati proprio alla libert. Primo, perch dal male ricava (in un modo che spesso ci sfugge) un bene maggiore o evita un male peggiore. Secondo, perch se impedisse la malvagit, toglierebbe la sua fonte, che la libert umana. Una pietra, una pianta, un animale, non sono malvagi: tutto ci che li riguarda dipende necessariamente dalle leggi fisico-biologiche o dallistinto.

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Ora, se Dio ci togliesse la libert, ci priverebbe di quello stupendo privilegio che ci innalza al di sopra dellintero universo. Terzo, se luomo, deprivato della libert, non potesse compiere il male, per ci stesso non potrebbe nemmeno compiere il bene: non potremmo scegliere di uccidere, ma nemmeno di amare. Infine, Dio si rivolge alluomo sia - limmagine del Papa - come un Padre che desidera essere liberamente amato da un figlio, sia - immagine e citazione sono di Kierkegaard - come un innamorato che offre il suo amore a colei che ama: E incomprensibile, il miracolo dellamore infinito, cio che Dio alluomo possa dire quasi come un pretendente [...]: mi vuoi tu, s o no?. Per questo, Dio lo lascia libero: perch gli propone di partecipare alla comunione amorosa con S e il Dio dellamore non vuole in alcun modo costringerti. Come potrebbe lamore pensare di costringere ad amare?. Un amore costretto non amore, bens schiavit, adulazione, ecc. Ancora, per dirla con limmagine biblica usata dal Papa nella catechesi del 13 febbraio scorso, Dio accetta di essere respinto, lasciato fuori casa, fuori dalla porta, dalluomo che, liberamente, rifiuta di cenare in intimit con Di: Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta io verr da lui, cener con lui ed egli con me (Ap 3, 20). Se luomo non fosse libero non potrebbe conseguire la beatitudine, cui si accede proprio nella totale ed eterna comunione damore con Dio: come ha detto il Papa il 6 febbraio, al termine della creazione, c il settimo giorno, che preludio di ci che avverr nelleternit: il giorno della libert per tutti, giorno della comunione con Dio.

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Rouco Varela: ci ha sempre incoraggiati a non perdere la nostra anima cristiana


di Antonio Mara Rouco Varela*

enedetto XVI ha dimostrato in differenti occasioni e in differenti modi che ha la Spagna nella memoria e nel cuore. Basta scorrere alcuni dei momenti delle sue tre visite nel nostro Paese, per comprendere la portata di una stima cos sincera e profonda. Lo ricordiamo, per esempio, a Valencia nel 2006, annunciando in maniera magistrale il Vangelo della famiglia. Conosco e incoraggio la spinta che state dando allazione pastorale - disse allora a noi vescovi spagnoli -. In tempi di veloce secolarizzazione, che riguarda anche la vita interna delle comunit cristiane, continuate a proclamare senza scoraggiarvi che prescindere da Dio mina la verit delluomo e ipoteca il futuro della cultura e della societ. Lo ricordiamo, nel 2010, pellegrino della fede davanti alla tomba dellapostolo Santiago. Fu proprio prima di atterrare a Compostela che fece riferimento alla Spagna come un paese decisivo nella rinascita del cattolicesimo in epoca moderna, grazie a figure di peso come per esempio santIgnazio di Loyola, santa Teresa di Ges o san Giovanni dAvila. E fu in quello stesso viaggio che abbiamo potuto vederlo a Barcellona, commosso di fronte alla bellezza della Sagrada Familia, sintesi esemplare di continuit e novit, di tradizione e creativit. Lo ricordiamo, infine, nel 2011, durante lindimenticabile Giornata mondiale della giovent di Madrid, inginocchiato di fronte al Santissimo, in una notte oscura di agosto, calma dopo una tempesta che bagn la folla. Fu il Papa che ci convoc, ci riun e presiedette nella grande festa della fede. Insieme a lui, quasi due milioni di giovani, uniti ai loro vescovi, sacerdoti ed educatori, hanno

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dato testimonianza davanti al mondo della perenne gioia che si irradia quando ci si mantiene radicato ed edificato in Cristo, saldo nella fede. La Spagna una grande nazione ci disse lultimo giorno, allaeroporto, prima di ritornare a Roma -, una nazione che in una convivenza sanamente aperta, plurale e rispettosa, sa e pu progredire senza rinunciare alla sua anima profondamente religiosa e cattolica. Vorrei assicurare agli spagnoli - furono le sue parole finali che sono molto presenti nella mia preghiera. Sono convinto che, confortati dalla fede in Cristo, contribuiranno con il meglio di s affinch questo grande paese affronti le sfide dellora presente e continui a progredire lungo le vie della concordia, della solidariet, della giustizia e della libert. Anche noi, in enorme debito di gratitudine per la sua paternit ecclesiastica e spirituale, ci ricordiamo di lui e gli assicuriamo, dalla sua amata Spagna, la nostra vicinanza e la nostra preghiera nella sua nuova tappa a servizio della Chiesa.
* cardinale, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola

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20 febbraio Il professor Ratzinger Gli studenti di Ratzinger: Un maestro che sa ascoltare


di Andrea Galli

adre Joseph Fessio, gesuita americano con origini altoatesine, classe 1941, fece un dottorato con il professor Joseph Ratzinger a Ratisbona, sullecclesiologia di Hans Urs von Balthasar, ed uno dei membri pi conosciuti del Ratzinger Schlerkreis: il gruppo di allievi di Benedetto XVI, rimasti in contatto negli anni e impegnati nellapprofondimento e nella divulgazione del suo pensiero. Fessio, fra i ratzingeriani, si distinto per lo spirito imprenditoriale: ha fondato un College cattolico a San Francisco e lassociazione liturgica Adoremus, stato tra i protagonisti della nascita dellAve Maria University, avvenieristica universit cattolica con sede in Florida, ma soprattutto stato ed tuttora il padre della Ignatius Press, una delle pi importanti case editrici del mondo cattolico di lingua inglese. Il lascito pi ovvio di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI sono i suoi scritti, che stanno conoscendo una diffusione mondiale, anche quelli prima del papato dice Fessio al telefono dal suo ufficio di San Francisco, poi aggiungerei due momenti: il 12 settembre 2006, ovvero il discorso di Ratisbona, che ha chiarito, tra le altre cose, alcuni principi in base ai quali impostare il rapporto con lislam; e il 7 luglio 2007, ovvero il motu proprio Summorum Pontificum, che ha aperto la strada a un recupero degli

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elementi pi validi del rito antico, per un rinnovamento liturgico, e che penso avr delle ricadute importanti nel futuro. Fessio cita poi un contributo di Benedetto XVI che rischia di essere sottovalutato dagli osservatori europei: Per gli Stati Uniti ha fatto una serie di nomine episcopali che hanno veramente cambiato il paesaggio ecclesiale: vescovi solidi dottrinalmente, preparati culturalmente e con un grande zelo apostolico. Fessio racconta di non essere potuto andare agli ultimi due incontri a Castel Gandolfo del Ratzinger Schlerkreis, ma di aver un ricordo nitido del 2010: In quelloccasione, nel seminario che si tenne il sabato mattino, mi sembr per la prima volta di vedere Benedetto XVI anziano e fragile. Non lavevo mai visto prima cos debole. Ma dopo pranzo, dopo la siesta, riapparso fresco e in forma e mi ha colpito. Se in alcuni momenti in questi anni quindi apparso affaticato, stato comunque sempre per un problema di et, una questione fisica, perch psicologicamente non mi mai sembrato oppresso dalla responsabilit del suo ministero. Non lho mai visto perdere la sua proverbiale calma anche se una volta mi hanno riferito che accaduto e lho sempre trovato tranquillo, con il suo fare da gentiluomo: incline allascolto, con il suo eloquio lento e chiaro. Per quanto riguarda le sue attese per il futuro, Fessio dice: Negli anni 50, 60 e 70 abbiamo avuto dei veri giganti in teologia: von Balthasar, De Lubac, Bouyer, Ratzinger stesso. Poi abbiamo avuto due giganti come Papi: Giovanni Paolo e Benedetto XVI. Durante il conclave del 2005 ero sicuro che Ratzinger sarebbe stato eletto, perch non cerano altre personalit alla sua altezza. Penso che oggi non abbiamo bisogno di un altro gigante, ma di un buon pastore, che continui o porti a compimento quello che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno fatto, nel senso di un rinnovamento della Chiesa seguendo il vero Concilio Vaticano II.

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Una semplice risposta


di Marina Corradi

orse nemmeno i pellegrini che domenica si sono ritrovati sotto la finestra del Papa per ascoltare lAngelus si immaginavano che sarebbero stati in tanti. E invece mentre gi i fedeli di Roma avevano cominciato a colmare la piazza, dal fondo di via Conciliazione alle undici e mezza arrivavano, stanchi da un viaggio iniziato allalba, i lombardi, e gente da pi lontano. E a mezzogiorno dentro al colonnato affollatissimo ci si guardava, fra noi, contenti, e con un sommesso stupore: non era, leggendo i giornali, cos prevedibile di essere in tanti, nella prima domenica dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Molti media in questi giorni traboccano di congetture, voci, e ombre di ipotetiche trame dietro alla scelta del Papa, e quasi con compiacimento sembrano intravedere in quel gesto il segno di un declino della Chiesa stessa. Ma il fatto che la Chiesa anche, e prima di tutto, il suo popolo, il popolo di quanti credono in Cristo risorto; e questo universo, spesso scarsamente conosciuto e raccontato, non sottost al governo dei media, non segue la linea dettata, magari, da grandi firme. Cos inaspettatamente una domenica di febbraio, sei giorni dopo un annuncio che pure ha sbalordito e addolorato, in san Pietro ci si ritrova in una moltitudine. Senza troppi cartelli, con rare bandiere: zitti, in molti con i bambini per mano, sotto a quella finestra, ad aspettare. E passa tra la folla un giovane cronista di un quotidiano. Intervista un signore sui cinquanta: E Vatileaks? E, secondo lei, il Papa perch si dimesso, davvero?. Il cronista gentile e insistente, ma lintervistato non gli concede proprio niente: Di Vatileaks, risponde sereno, non me ne importa nulla,

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io sono venuto per il Papa. Gi, noi siamo venuti per un Papa al quale siamo grati di otto anni di un magistero luminoso e limpido, tanto quanto sono spesso arruffate, sovrabbondanti e inutili le parole che sommergono le nostre giornate. Siamo venuti dentro un affetto, e un bene tanto grande che non vacilla nemmeno davanti a una rinuncia impensabile. Noi, semplici fedeli, non sappiamo, magari non capiamo affatto perch Benedetto XVI lasci il soglio pontificio. Ma, certi come siamo del bene che vuole alla Chiesa, non dubitiamo. Poi, nelle parole di questuomo abbiamo sentito laltro giorno lincrinatura della stanchezza e della vecchiaia: ed stato come quando, sentendo magari da lontano, al telefono, un padre anziano, avvertiamo una nota che prima non cera, e allora partiamo e andiamo a trovarlo, a abbracciarlo di persona. E questo esser figli; e tanti figli assieme formano appunto il popolo che domenica si ritrovato in San Pietro. Ma la stessa umanit che sere fa ha gremito il Duomo di Milano nellanniversario della morte di don Luigi Giussani, e con il cardinale Scola ha pregato per il Papa. Era talmente pieno, il Duomo, che alcuni delle decine di sacerdoti che davano la Comunione hanno dovuto spezzare le ostie consacrate e darne a ciascuno un piccolo frammento, perch non erano abbastanza. Cerano vecchi, e madri con i bambini, e tanti ragazzi giovanissimi: anche in Duomo, un popolo. Popolo senza bandiere n slogan da gridare, gente che non rivendica, non accusa, non denuncia. Gente che si sa profondamente figlia: di Cristo, e quindi anche del suo vicario terreno. E dunque, in un frangente di dolore, altro non fa, con semplicit, che muoversi, e stringersi in un abbraccio. Ma, e perch, veramente, questa rinuncia? Ma, davvero, cosa c sotto?, insistono i giornalisti, e li vedi un po disorientati. Gi, il popolo di San Pietro vive dentro a coordinate diverse da quelle dettate dal pensiero dominante; dentro a una fiducia, dentro a un orizzonte certo e buono, l dove i matres penser indicano solo un niente. E dunque questo popolo spiazza chi si ostina a cercare di leggerlo solo con categorie sociologiche o politiche. Restano a mezzaria i microfoni protesi. Vatileaks?. Non me ne importa niente, sono venuto perch voglio bene al Papa.

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21 febbraio Il Conclave allorizzonte Pietro sempre con noi


Carlo Cardia

entre scorrono veloci questi giorni irripetibili per la vita della Chiesa, che stiamo vivendo quasi condotti per mano da Benedetto XVI, accompagnati dai suoi gesti e dalla sua parola, possiamo porci delle domande che ci aiutino a capire meglio il significato di un cammino cos nuovo, azzardarne un primissimo bilancio. Possiamo interrogarci sul quel groviglio di sentimenti, sensazioni, reazioni, che si formato e poi esploso nellanimo di tanti di noi, romani vicinissimi al Papa, fedeli dogni parte del mondo, ma anche non praticanti e perfino agnostici e atei, quando abbiamo appreso della rinuncia di Benedetto XVI quel mattino dell11 febbraio, che rimarr come ricordo indelebile nella nostra mente. E possiamo cercare di coglierne lo spessore, analizzarne le componenti, distinguere la paura e lincredulit, la sorpresa e lamarezza, ma anche limmenso affetto che abbiamo provato subito, quasi istintivamente, per il Papa, e ancora la percezione che stava avvenendo qualcosa di inedito che interrogava la coscienza, chiedeva di riflettere, capire, magari (lidea affiorata presto) di pregare per capire. Molti di quei pensieri e sentimenti che ci hanno investito in modo travolgente sono ancora vivi, non sono evaporati in poche ore o giorni, ci accompagnano nei ragionamenti che elaboriamo, nelle convinzioni che maturiamo. Essi hanno gi fatto emergere un elemento che non era scontato. La figura del Pontefice in quanto tale, ma anche la figura di questo nostro Papa, Benedetto XVI, si talmente incarnata nella coscienza, nellinteriorit di ciascuno di noi, che

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la consideriamo inamovibile, luogo di contatto fra il trascendente e lumano, garanzia per lideale pi grande di cui abbiamo bisogno per credere, sperare, guardare al futuro. Questo sottofondo della coscienza labbiamo potuto confrontare con amici e conoscenti, anche lontani (qualcuno addirittura ostile) dalla Chiesa: questi ultimi hanno manifestato stupore per levento dell11 febbraio e hanno usato, forse per la prima volta, parole dolci per il Papa, si sono sentiti figli suoi, quasi sfiorati dal timore, dalla paura dellabbandono. Lo stupore che la rinuncia di Benedetto XVI ha provocato conferma il valore ontologico che la cattedra di Pietro ha per tutti gli uomini, cattolici, cristiani, di altre fedi e opinioni, un valore universale a volte trascurato che ci parla delleco del magistero del Papa nei confini della Chiesa e in ogni spazio esterno. Guardiamo un po pi dentro lo choc multiforme che abbiamo provato, che sentiamo ancora vivo e forte, e che cominciamo a superare anche perch Benedetto XVI presente, ci parla, ci conforta, ci dice di pregare per lui e per il futuro Papa. Questo suo insegnamento ha diradato le prime nubi che pensavamo si addensassero, interpretate da alcuni come timore e paura circa la forza, la stabilit, dellistituzione pontificia, della cattedra di Pietro. Ma il Papa ci ha ripetuto che non ci abbandona, pregher con la Chiesa e per la Chiesa e ha chiesto di fare altrettanto per lui e il futuro pontefice. Queste parole stanno scendendo nel nostro animo, provocano un rasserenamento, assicurano che non ci sar alcun vulnus, o stravolgimento, che il successore di Pietro con noi, e con nome diverso lo sar di nuovo tra breve. Lamarezza, invece, ha trovato compensazione in un altro sentimento che per la verit a livello popolare stato avvertito fortissimo sin dalla prima ora: una profonda ammirazione per la forza, labnegazione, la sincerit di un Papa che dichiara al mondo di non sentirsi pi adeguato a sostenere il peso di quel ministero petrino che richiede sempre pi energie per sostenere le fatiche che il suo esercizio comporta. Quante volte abbiamo sussurrato: chi gli ha dato la forza di compiere questo gesto, di dichiarare la sua inadeguatezza per let che avanza, di spiegarlo alla Chiesa e allumanit? Dal quel momento, e da quel sentimento di ammirazione,

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abbiamo iniziato un cammino che ci ha portato a riconoscere che la scelta del Papa era dettata da una grandezza interiore, che solo la fede poteva spiegare, giustificare. Cos, giorno dopo giorno (il processo non compiuto), ora dopo ora, stiamo entrando in un orizzonte pi ampio, in una dimensione che d nuova serenit, quella della fede che si intreccia con la storia, e che rende chiare tante cose che resterebbero oscure se fossero lasciate alle sensazioni superficiali. Siamo stati indotti, in questo modo, a un esame di coscienza personale e collettivo, forse uno dei pi intensi dellepoca moderna, che ci fa riflettere sulla presenza della Chiesa nella storia, sulla garanzia che essa d di agire e operare perch la parola di Dio non si affievolisca, il messaggio del Vangelo continui a diffondersi, e ciascuno di noi veda in essa il luogo e la sede della speranza di cui non possiamo fare a meno. Stiamo cos imparando ad amare pi di prima la nostra Chiesa, consapevoli che a questo traguardo ci sta conducendo Benedetto XVI con la sua scelta e il suo magistero.

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Il canonista Fantappi: quando Pietro depone le chiavi


di Umberto Folena

alle ore 20 e un minuto del 28 febbraio, come dovremo chiamare Benedetto XVI? Chi sar? Non un fatto puramente formale, quindi irrisorio. Al contrario il nome lappellativo sar gravido di sostanza e di conseguenze. E in questa circostanza il diritto canonico si rivela materia tuttaltro che arida. Semmai uno degli strumenti per rinnovare la Chiesa. Dir di pi: probabilmente, la separazione tra teologi e canonisti avvenuta con il Concilio ha contribuito a tagliare le gambe al Concilio stesso, impedendogli di dotarsi degli strumenti di attuazione adeguati per camminare. Carlo Fantappi ne convinto e pazienza se qualcuno penser che di parte, in quanto ordinario di Diritto canonico alla facolt di Giurisprudenza dellUniversit Roma Tre. In questi giorni Fantappi ha avuto occasione di fare ricerche nella biblioteca della Pontificia Universit Gregoriana, dove sta tenendo un corso da professore invitato. E ne ho approfittato per indagare sulla rinuncia di papa Ratzinger. Che cosa ha scoperto? Di Celestino V stato ormai detto tutto... In effetti lunico esempio di vera rinuncia, almeno in parte analoga a quella di Benedetto XVI. E Celestino V, prima di prendere la sua decisione, si consult con un gruppo di canonisti. Da tempo limpegno dei canonisti era stato diretto a sempre meglio definire la liceit della rinuncia. Erano casi tanto frequenti?

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Nel XII secolo i canonisti si rifanno a dei precedenti allora ritenuti validi, ma in realt falsi, che vanno da Clemente I a Liberio, dal I al IV secolo. Lunica vera rinuncia sembra quella di papa Ponziano (231-235), deportato nelle miniere sarde per ordine dellimperatore; qui avrebbe abdicato per non lasciare la Chiesa senza pastore. Altri casi si segnalano tra VII e XI secolo, con Martino I, Benedetto V e Giovanni XVIII, ma sono parvenze di rinuncia o deposizioni. Poi ci sono le lotte per le investiture, una storia complessa. Fino alla riforma di papa Gregorio VII, lelezione del Papa spettava al popolo romano e la competizione tra le famiglie patrizie era spietata, vere e proprie campagne elettorali con spese enormi. Dal 1059 lelezione viene affidata al collegio dei cardinali e da quel momento leventuale rinuncia devessere comunicata a loro, come ha fatto Benedetto XVI. Una vicenda terribilmente complessa. possibile sintetizzarla? Andiamo direttamente a Uguccione da Pisa, canonista. lui, verso il 1190, a stabilire che i motivi leciti per la rinuncia sono tre: il desiderio di ritirarsi a vita monastica, la vecchiaia, la malattia. A chiunque permesso rinunciare ma, attenzione, non senza aver valutato il bonum commune ecclesiae: il Papa, con il suo gesto, non deve danneggiare nessuno e deve tendere al bene della Chiesa universale. Vengono in mente le parole di papa Ratzinger nel libro intervista di Seewald, del 2010... Vengono in mente soprattutto le parole dette in latino al Concistoro: Uguccione rimanda al foro interno, alla coscienza del Pontefice. Va evitata una rinuncia irresponsabile che metterebbe il Papa nella condizione di peccare mortalmente. Gi allora si pone il problema di discernere il principio del diritto alla rinuncia dallarbitrio della rinuncia medesima. Ciascun vescovo, consacrato a una Chiesa particolare, come se

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stipulasse un matrimonio spirituale con la Chiesa stessa, in un legame indissolubile fino alla morte. Ma poi le cose cambiano... Fine dellindissolubilit del legame? I canonisti del XIII secolo leggono la possibile rinuncia in un altro modo, legandola alle prerogative del Pontefice stesso. Se il Papa pu tutto, da autentico monarca ha necessariamente anche il diritto di dimettersi, perch non ha limiti. La rinuncia va comunicata ai cardinali, ma non necessario che sia da essi accolta. E non finita... Delle condizioni dovranno pur esserci... Infatti. Per estensione, la rinuncia valida in sei casi, che vanno dalla prostrazione fisica alla demenza fino al grave scandalum. Si escludono la codardia o la volont di sottrarsi a una persecuzione incombente. E arriviamo a Celestino V. A quali cause si appella? A pi duna. il 13 dicembre 1294. Davanti al collegio cardinalizio, Calestino V richiama queste motivazioni canoniche: inadeguatezza, debolezza fisica, defectus scientiae (scarsa cultura) e zelum melioris vitae (desiderio di vita monastica). La comunicazione della rinuncia, allora, faceva cadere hic et nunc il Papa dallufficio; Ratzinger invece ha separato le due cose. Il rituale descritto da una fonte coeva, lHistoria anglicana del monaco inglese Bartolomeo de Cotton. Un rito altamente simbolico: Discese dalla cattedra, prese la tiara dal capo e la pose per terra; e mantello anello e tutto se ne spogli di fronte ai cardinali stupefatti, lasci la sala, torn in camera, si vest dellabito del suo ordine monastico e si sedette sullultimo gradino del trono papale. Come dire: ecco, mi sono retrocesso.

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E oggi? Che cosa dice il diritto canonico? Non cambiato quasi nulla. Le formulazioni dei codici del 1917 e del 1983 sono molto semplici. La dottrina medievale e moderna aggiunge che non possibile un co-papato, il Papa che rinuncia non pu tornare cardinale se non con una nuova nomina, rinuncia a titoli e prerogative, rimane vescovo ma senza una diocesi dove esercitare la sua giurisdizione, mantiene i poteri sacri. Paradossalmente, se volesse consacrare un sacerdote, dovrebbe chiedere il permesso al vescovo della diocesi in cui si trovasse.

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22 febbraio Verso lultimo Angelus E ancor si muove


di Davide Rondoni

ancora si muovono. In questi giorni accade come allinizio. Il Vangelo e prima la Bibbia sono una storia di gente che si mette in movimento. Singoli, gruppi, trib: gente che si mette in moto. Per seguire la Grande Promessa nellAntico Testamento. E per vedere quelluomo che diceva dessere Dio nel Nuovo Testamento. E ancora, c gente che si muove per stringersi intorno al Papa che lasciando il suo posto ha riportato ancora tutti a guardare Chi il centro della Chiesa. Si stanno muovendo verso Roma, si sono gi visti arrivare allAngelus e poi al prossimo e poi arriveranno allUdienza del Mercoled. Si organizzano, si chiamano, si invitano. Dicono: si va. Dove? Dal Papa. La fede, parafrasando un famoso romanzo, una faccenda on the road. Cio movimento. E non certo per uno stupido senso di partecipazione a una specie di evento mondano. un movimento diverso da quello che porta folle ad assistere a grandi eventi. Qui si tratta di stringersi intorno a un uomo. A Joseph Ratzinger e alla sua testimonianza sorprendente. Perch in questa sorpresa balenato anche solo per un istante il volto cercato da tutte le folle che si sono messe in moto nellAntico e nel Nuovo Testamento. Le folle che si sono mosse dallEgitto e quelle che si sono mosse verso

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il luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Le folle che accompagnarono a Gerusalemme lentrata dellArca portata dal re Davide e quelle che cercavano il Nazareno che aveva resuscitato la figlia di Giairo. Ancora il popolo dei fedeli si mette in moto. Era gi successo per la morte del suo predecessore, e ora accade per abbracciare Papa Benedetto in questa sua specie di morte al mondo. E in entrambi i casi si tratta di folle che si sono mosse per cercare la vita e non la morte. Per dire: siamo con te e con chi la tua vita ci mostra vivo. Nelle parrocchie e tra amici si organizzano i pullman. Si cerca come fare. Si vede chi vuole venire. E chi non potr muoversi si organizza per creare momenti presso la sua chiesa, o la sede del proprio movimento o associazione. In questo spontaneo e fervido mettersi in moto c ribadita una delle grandi caratteristiche di una fede viva. Non si tratta di un discorso, ma di riconoscere una presenza. E di andarvi incontro. La fede, insomma, non consiste in una serie di considerazioni pi o meno esatte che ciascuno di noi pu svolgere sulla vita la morte e neppure su Dio o su tutti i santi del calendario. Ma un mettersi in moto. Un commuoversi, un convergere e convertire i passi verso un punto che si riconosce decisivo per il significato della propria esistenza. Per questo i cristiani fanno i pellegrinaggi. Non si tratta solo della sempre presente e antichissima consuetudine degli uomini di ogni epoca e cultura a compiere dei cammini purificatori, o dei percorsi al termine dei quali offrire un sacrificio o un compiere un gesto salvifico. No, qui si tratta di un convergere verso qualcuno, andare allappuntamento con un vivente. Andare a vedere ancora, come accadde ai primi due discepoli che seguirono Ges al Giordano dopo lo strano grido di Giovanni Battista, dove Lui abita. Il movimento, il cammino, il mettersi in moto di questi giorni una testi-

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monianza della natura del cristianesimo. Non un bel moto spontaneo di gente facile a commuoversi. Non un tributo alla personalit. E riaccade ogni volta che nella storia accade una testimonianza autentica. Pu capitare ovunque, e la geografia viva della fede cristiana proprio questo segno di movimenti, di gente che si riferisce a luoghi e persone, che si raduna intorno a punti vivi di testimonianza e di richiamo. Accade anche a Roma, in queste ore in modo cos straordinario, nella sede di Pietro.

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Giussani-Ratzinger, trentanni di amicizia


di Giorgio Paolucci

tto anni fa, il 22 febbraio del 2005, moriva don Luigi Giussani. Due giorni dopo, nel Duomo di Milano gremito di folla, il cardinale Ratzinger che Giovanni Paolo II, gravemente malato, aveva inviato come suo delegato personale lo ricordava in unomelia pronunciata a braccio dalla quale traspare lamicizia che li legava e la stima per il fondatore di Comunione e liberazione. Don Giussani era cresciuto in una casa - come disse lui stesso - povera di pane, ma ricca di musica; e cos, sin dallinizio era toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza; non si accontentava di una bellezza qualunque, di una bellezza banale; cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita; cos ha trovato Cristo, in Cristo la vera bellezza, la strada della vita, la vera gioia. Non sono frasi di circostanza, quelle pronunciate dal decano del collegio cardinalizio, ma parole che denotano la stima e la profonda conoscenza del carisma del sacerdote lombardo: Sempre ha tenuto fermo lo sguardo della sua vita e del suo cuore verso Cristo. Ha capito in questo modo che il cristianesimo non un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il cristianesimo un incontro, una storia damore; un avvenimento. stato un rapporto intenso, quello tra Ratzinger e Giussani, unamicizia umana e intellettuale che si dipanata per pi di trentanni. Gli inizi risalgono agli anni Settanta. Il loro incontro tra i fattori che portano a uniniziativa che lascer un segno importante nel dibattito teologico post-conciliare: la rivista internazionale Communio, alla fondazione della quale partecipano tra gli altri Von Balthasar e De Lubac. Negli anni

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Ottanta sono numerosi gli incontri che si tengono a Roma, come ha raccontato in pi di unoccasione monsignor Massimo Camisasca, oggi vescovo di Reggio Emilia e allepoca uno dei pi stretti collaboratori di Giussani: Per iniziativa di don Angelo Scola e in mia presenza, Giussani veniva una o due volte allanno a Roma per cenare con il cardinale Ratzinger. Lappuntamento era alle Cappellette di San Luigi, vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore, si svolgeva sempre allo stesso modo: Giussani chiedeva a Ratzinger conferma dellortodossia delle proprie posizioni e riceveva da lui sempre nuove ragioni, che ne sostenevano la verit e la fecondit. Di questi incontri rimane traccia anche nel libro Dal temperamento un metodo, che raccoglie le conversazioni del sacerdote con alcuni gruppi di Memores Domini, i laici consacrati di Cl. In una di queste, Giussani ricorda: Il cardinale Ratzinger, tre sere fa, a cena con don Massimo , ci diceva che ci che lo fa sentire pi legato a noi la concezione del cristianesimo come avvenimento hic et nunc, come avvenimento qui ed ora. Nel 1986 il cardinale, su invito del fondatore di Cl, predica gli esercizi spirituali per i sacerdoti del movimento a Collevalenza, successivamente raccolti e pubblicati dalleditrice Jaca Book nel libro Guardare Cristo. Esercizi di fede, speranza e carit. Nel 1993 Ratzinger firma la prefazione del volume Un avvenimento di vita, cio una storia, che raccoglie conversazioni e interviste rilasciate nel corso di 15 anni, e sottolinea la necessit indicata da Giussani di passare dallutopia post-sessantottina a unaltra parola-guida: presenza. Il cristianesimo presenza, il qui ed ora del Signore, che ci sospinge nel qui ed ora della fede. E cos diventa chiara la vera alternativa: il cristianesimo non teoria n moralismo, n ritualismo, bens avvenimento, incontro con una presenza, con un Dio che entrato nella storia e che continuamente vi entra. Nel 1994 viene pubblicato un testo fondamentale di Giussani, Il senso di Dio e luomo moderno (che la Rizzoli ha rimandato in libreria il mese

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scorso). Nella prefazione, il cardinale lo definisce un libro che dovrebbe essere letto anche da coloro che accolgono con scetticismo lannuncio della fede cristiana. () Giussani ci mostra come nelle semplici esperienze fondamentali di ogni uomo sia contenuta la ricerca di Dio, che continua a rimanere presente anche nellateismo. () Con questo piccolo libro ho capito ancora una volta e in modo nuovo perch monsignor Giussani potuto diventare maestro di unintera generazione e padre di un vivace movimento. Due anni dopo la morte del Gius, il 24 marzo 2007 davanti a 100mila ciellini convenuti in piazza San Pietro da 53 Paesi per il venticinquesimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternit di Cl Benedetto XVI comincia cos il suo discorso: Il mio primo pensiero va al vostro fondatore, Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi, e che mi era diventato un vero amico. La testimonianza pi recente risale a pochi giorni fa, quando il Papa riceve in udienza i partecipanti allassemblea generale della Fraternit San Carlo, accompagnati dal nuovo superiore don Paolo Sottopietra, dal predecessore monsignor Camisasca, neo-vescovo di Reggio Emilia, e dal presidente della Fraternit di Cl, don Julian Carron. Parlando a braccio, rievoca gli incontri avvenuti lungo gli anni: Mi ricordo bene delle mie visite accanto a Santa Maria Maggiore, dove ho conosciuto personalmente don Giussani, ho conosciuto la sua fede, la sua gioia, la sua forze e la ricchezza delle sue idee, la creativit della fede. cresciuta una vera amicizia, cos, tramite lui, ho conosciuto anche meglio la comunit di Comunione e liberazione.

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23 febbraio
Sotto la finestra di Benedetto

Un pianto di bimbo, e la speranza


Gentile direttore, ieri sera stavo per far addormentare il mio bambino, Francesco, sei anni da poco compiuti. Prima di augurargli la buona notte, volevo per ancora raccontargli che cosa avevo organizzato per lui e per me per il prossimo mercoled 27 febbraio: saremmo andati a Roma in aereo con gli amici del Gam, Giovent Ardente Mariana, di Torino (Francesco un piccolo bucaneve del movimento)per salutare il Santo Padre in occasione della Sua ultima Udienza generale del mercoled. Era gi da qualche mese che il mio bambino mi chiedeva di fare un viaggio con me in aereo ed ero sicura avrebbe accolto con entusiasmo la notizia di andare a Roma per il Papa. Mentre mi accingevo a raccontare tutto questo a Francesco, mi sono resa conto che non gli avevo ancora parlato della decisione del Santo Padre di lasciare il Pontificato (la settimana prima infatti ero stata via per lavoro e poi, a dire il vero, avevo parlato con tante persone della decisione del Papa, ma davvero non avevo pensato di condividerla con il mio bambino). Esordisco quindi dicendo a Francesco: Sai Francesco il Papa a motivo della sua et e della sua salute ha deciso che lascer il Pontificato. Ed ecco, avrei voluto dirgli che quindi saremmo andati a Roma per salutarlo ma Francesco, dopo aver rivolto gli occhi in alto,cos come fanno i bambini quando pensano a qualcosa di veramente importante, mi domanda: Mamma ma dove abiter?, Vicino a dove abita adesso, gli rispondo. E ancora mi domanda: Ma si affaccer ancora da quella torre per far volare la colomba?, Solo pi una volta, Francesco. E quindi: Mamma, ma dopo sar ancora Papa?. Non pi, Francesco, gli rispondo. A qual punto, dopo qualche interminabile secondo di silenzio in

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cui non osavo pi dire nulla, neanche continuare a raccontargli del nostro viaggio organizzato, Francesco incomincia a singhiozzare e poi a piangere e non si ferma pi, si interrompe solo per dire, non a me, ma come se volesse parlare con il cuore direttamente al Papa: Io non voglio che vada via, voglio il mio Papa, lui il mio Papa, non pu andarsene. Lo guardavo incredula, io volevo proporre a Francesco un viaggio in aereo e invece lui piangeva per il Papa. Ho invidiato (per come una mamma pu invidiare il proprio bambino) quel dolore autentico, la sua fede; e cos, cercando di riprendermi per consolarlo sono solo riuscita a dirgli: Francesco, lo Spirito Santo ci mander un altro Papa che ci star vicino. Ma lui, fermo come solo i bambini sanno essere nelle loro posizioni, mi risponde singhiozzando: Ma io non voglio un altro Papa, io voglio solo lui e se lui va via, io questa notte rimarr sveglio tutta la notte. Non avevo altre parole, sono rimasta in silenzio e ho stretto Francesco a me che di li a poco si addormentato. Paola Gheddo, Torino Risponde Marco Tarquinio Grazie per questo racconto vero, fresco e bello, cara signora Paola. Siamo stati tutti un po Francesco in questi giorni: scossi e commossi dalla decisione di Papa Benedetto. E continuiamo a perdere e a trovare le parole, ma non la speranza e la fede. Che, interrogate, si fanno pi profonde e, s, scomode. Come le domande, come un pianto di bimbo. Sono sicuro che lei trover altre parole giuste per Francesco. E cos lui, poco a poco, capir sempre meglio che il Papa uno, che c sempre, che non se ne va via. Capir che il Papa colui che Ges ha fatto pietra che sostiene la casa. Per questo lo amiamo tanto, per questo proprio come figli lo cerchiamo anche con uno sguardo e un ascolto da lontano, nella gioia e nel dolore. Per questo soffriamo quando ci viene a mancare, e siamo felici quando torna a parlarci e a confermarci nella fede. Stavolta speri-

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mentiamo un distacco nuovo. Perch, dopo la rinuncia al Pontificato, Benedetto XVI continuer a stare accanto a ognuno di noi nella preghiera nascosta al mondo. Perch il nuovo Papa, che ci sar presto dato, che ameremo subito come nostro Padre Santo, continuer a guidare la Chiesa nel cammino segnato da Colui che Via, Verit e Vita.

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Profeta di misericordia
di Marco Pozza Lo ricorderanno come profeta amabile di una misericordia che non cancella la giustizia. E di una giustizia che non corra il rischio di trasformarsi in vendetta. Perch, illuminato dal mistero di Ges di Nazaret, luomo rimane ancor oggi lunica scommessa sensata e da vincere. Una mattina di dicembre lhanno visto varcare la soglia del carcere di Rebibbia, ma come se simbolicamente avesse varcato la soglia di ogni loro cella per stringere la mano e porgere loro un frammento della speranza cristiana, quella che, attendendo il tempo futuro, capace di riorganizzare il tempo presente. La semplicit umana di quel gesto ha reso Benedetto XVI familiare e amico al mondo che abita dietro le sbarre delle galere, laddove spesso la colpa terreno fertile e occasione di grazia per inaspettate risurrezioni. Nel carcere di Padova ieri hanno voluto celebrare messa per lui, per questo Papa che sovente stato voce e sorriso di chi non ha pi voce e ha smarrito la voglia di sorridere. Un grazie a modo loro, scritto e firmato da uomini col passaporto di ferro e cemento, che hanno in una cella il punto di osservazione sul mondo. Questi reclusi non per scelta, ma per scelte sbagliate, riescono a cogliere il pudore quasi monastico del volto di Benedetto Xvi, quasi disturbato dal frastuono disordinato del mondo doggi. E lo stile sobrio ed essenziale di un uomo che ha messo al centro del suo pontificato, e del suo pensiero, il racconto della storia della salvezza, cos, quasi confidando a persone disperate e senza pi patria civile e morale che nel Vangelo c ancora e sempre la bussola che aiuta a non vagare a vuoto nelle strade del mondo. Nel presentare il suo primo volume della storia di Ges, Benedetto XVI

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chiese un anticipo di simpatia senza la quale non ci pu essere vera comprensione. Lo chiedeva per il suo lavoro e, forse, lo chiedeva pure per il suo pontificato. E, ancor di pi, per leggere pagine di storia di complessa trama e di difficile interpretazione, dove i fili del bene sintrecciano con i fili del male. E di comprensione profonda c bisogno qui, perch nellalfabeto delle galere non esiste la cultura del perdente, ma solo lesaltazione del vincitore (e non molto diverso l fuori, perch anche la storia degli uomini liberi viene scritta dai vincitori). Forse per questo, a stregarli pi ancora delle sue parole stata la profondit dellultimo gesto, lumilt di tirarsi in disparte con quellamabilit che il tratto caratterizzante della sua persona. Quel suo raccontare la vecchiaia, lesperienza della fatica e del limite stata unaltissima lezione di umanit per questi uomini che, a loro modo, si sono messi al posto di Dio. Ci sono parole e incontri che cambiano la storia delluomo: di questi, sovente, ci rendiamo conto molto tempo dopo. Anche nel Vangelo la luce della Risurrezione a permettere agli apostoli di comprendere la loro storia passata. Il magistero di questo Papa ci ha fatto comprendere meglio il segreto pi bello, quello che accende e tiene in vita ogni vera speranza: c unintelligenza buona dentro il grembo di ogni cosa, c una luce possibile dentro ogni vicenda. Per coglierla, o semplicemente intuirla, necessario per sempre un anticipo di simpatia. Perch luomo, in qualsiasi caos abiti, prima di tutto una creatura che comincia e ricomincia per amore, anche quando meno se lo meriterebbe (e, anzi, allora che ne ha pi bisogno). A Benedetto XVI un grazie che si fa preghiera. Preghiera che in queste ore sale anche dal ventre delle galere: per essere stato voce dellEterno tra questi ultimi, aiutandoli a immaginare la bellezza e la vera giustizia del Giudizio finale, ad aggrapparsi a allaccoglienza amica di colui che stato carcerato. Un grazie a un Papa al quale dietro le sbarre pi duno ha aggiunto, come povero dono, un accento. Perch lha sentito Pap, per davvero.

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24 febbraio
Pregher per lItalia

Lincontro con Napolitano


di Mimmo Muolo

regher per lItalia. A un Giorgio Napolitano particolarmente commosso Benedetto XVI consegna questa promessa che pi di una certezza. Anche dopo il 28 febbraio il Papa continuer a sostenere spiritualmente la nazione nella quale (dopo la Germania) ha trascorso il maggior numero di anni della sua vita. E le preghiere, deve aver pensato il presidente della Repubblica, sono particolarmente gradite. Specie in questi giorni e in questo tempo di scelte impegnative, come afferma un comunicato diffuso dalla Sala Stampa al termine delludienza privata di ieri in Vaticano. La mezzora di colloquio stata segnata da grande affetto reciproco e dalla commozione che ha preso anche la signora Clio, pure in questa occasione al fianco di suo marito, e che ha suggellato un rapporto allinizio solo istituzionale tra il Papa e il presidente poi via via evolutosi in amicizia anche personale, come testimonia ad esempio la foto del 4 febbraio scorso (penultimo incontro tra i due) con il Pontefice che appoggia la mano sulla spalla del capo dello Stato italiano, in un gesto sicuramente non protocollare. Sulla stessa linea latmosfera di ieri. Signor presidente, ha trovato il tempo di venire a salutarmi, ha detto il Papa, ricevendo il suo ospite. No, lei che mi ha dato lopportunit di rivederla, ha risposto Napolitano, aggiungendo: So che sono giorni difficili. Uno scambio di

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battute che ha introdotto quello che il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha definito un bel momento e che stato particolarmente intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga familiarit dei due illustri interlocutori, come ha confermato la nota distribuita dalla Sala stampa vaticana a fine mattinata. Il presidente Napolitano - prosegue il comunicato - ha manifestato al Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e morale, ma anche laffetto con cui esso continuer ad accompagnarlo nei prossimi anni. E il Papa ha ancora una volta espresso al presidente e alla signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il bene dellItalia, in particolare in questi giorni e in questo tempo di scelte impegnative. Da parte sua il sito internet del Quirinale sottolinea: Il colloquio ha offerto una nuova occasione di dialogo sulle grandi questioni dellItalia e del mondo. Il Pontefice ha mostrato interesse per i risultati della recente visita del presidente Napolitano negli Usa e curiosit e piacere per il prossimo viaggio del capo dello Stato in Germania che comincer proprio da Monaco, la citt dove Joseph Ratzinger stato vescovo. Il ricordo umano dei tanti momenti di incontro con il Pontefice nel corso del settennato del presidente Napolitano aggiunge la nota si intrecciato con la riflessione su momenti istituzionali particolarmente significativi come quelli in occasione del 150 dellUnit dItalia. Anche il Quirinale mette laccento sulla dimensione umana dellincontro, segnato dalla forte emozione per la straordinaria dimensione e novit della scelta compiuta dal Pontefice.Insieme al suo affetto il capo dello Stato ha portato in dono al Papa una prima edizione definitiva dei Promessi Sposi, datata 1840, ricevendo dal Pontefice una stampa della Basilica in costruzione. Era stato lo stesso Napolitano a chiedere lincontro. Come del resto aveva fatto il presidente del Consiglio, Mario Monti, ricevuto sabato 16 febbraio.

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Tra il Papa e Napolitano sintonia anche musicale


di Marco Roncalli

lultimo presidente della Repubblica che Benedetto XVI vedr nellarco del suo pontificato. Lincontro di ieri mattina tra il Pontefice, in procinto di rinunciare al ministero petrino e Giorgio Napolitano, vicino al compimento del suo settennato presidenziale, segna un momento di grande rilievo. Una sorta di conferma simbolica e visibile della profondit del rapporto tra la Chiesa cattolica e la nazione italiana. Ricordi umani e istituzionali costituiscono lideale quinta al dialogo che, iniziato quasi sette anni fa, proseguito nella totale estraneit ad atteggiamenti di contesa nel segno di una sintonia di valutazioni, specie sui grandi temi internazionali come la pace e gli equilibri geopolitici, ma anche il dibattito sulla laicit e lidentit dellEuropa. Tutto questo nella comune consapevolezza di dover governare realt complesse, in un periodo di crisi difficili, ma verso il traguardo del bene comune, senza voler dimenticare, beninteso, la distinzione tra sfera religiosa e civile, come pure la grande differenza di responsabilit tra lessere alla guida della Chiesa universale o al vertice delle nostre istituzioni repubblicane. Era il 20 novembre 2006 quando Giorgio Napolitano, neoeletto presidente, fece la sua prima visita a Benedetto XVI che, dopo la sua elezione a Pontefice il 19 aprile 2005, aveva gi incontrato due volte il presidente Carlo Azeglio Ciampi (in Vaticano il 3 maggio e al Quirinale il 24 giugno). Lincontro in Vaticano di Napolitano con Ratzinger segnava anche la prima visita ufficiale al Papa da parte del primo Capo di Stato proveniente dalla storia del Partito comunista italiano. Da allora un crescen-

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do di incontri e messaggi fra le due sponde del Tevere, registrati dalle agende ufficiali, ai quali aggiungere, oltre ad almeno un appuntamento vanamente destinato a restare segreto, le telefonate, gli auguri, le dichiarazioni cordiali in diverse ricorrenze, specie al rientro dai viaggi apostolici. N sorprende insieme a questi incontri la ricchezza dellelemento unitivo musicale, dono reciproco quasi ad esprimere il senso della vita e il richiamo alla trascendenza. Cos, ad esempio, nellaprile 2008 il presidente della Repubblica offr un concerto a papa Ratzinger per il terzo anniversario del suo Pontificato e nello stesso anno il Papa, il 4 ottobre, sal al Quirinale, mentre il 10 dicembre entr nellAula Paolo VI in Vaticano insieme a Napolitano per il concerto dei sessantanni della Dichiarazione dei diritti umani. Cinque gli incontri a margine dei concerti omaggi augurali per gli anniversari dellelezione al Soglio pontificio seguitisi ogni anno nelle scorse primavere sino al maggio 2012, ai quali aggiungere quello di Daniel Barenboim a Castel Gandolfo l11 luglio scorso, seguito da una cena nella residenza papale, e quello del 4 di questo mese per lottantaquattresimo anniversario dei Patti Lateranensi. Richiamata la circostanza, in questoccasione, Napolitano afferm: ...Altro, e ben di pi, mi dice la memoria dei nostri incontri e colloqui, in molteplici occasioni, nel corso di questi sette difficili anni, difficili non solo per il mio Paese in un mondo sempre pi interdipendente. Molto mi dice la memoria del nostro reciproco ascoltarci. Molto mi ha arricchito il dialogo che abbiamo potuto intrattenere: sullItalia, sullEuropa, sulla pace e sulla stessa politica intesa come dimensione essenziale dellagire umano, sulle radici ideali e morali dellimpegno politico. Pochi giorni dopo linattesa decisione della rinuncia del Pontefice, lha commentata come un gesto di straordinario coraggio e di straordinario senso di responsabilit. Oggi, voluto da Benedetto XVI, il commiato fra due uomini legati da affinit umane e reciproco rispetto. Sfilano come in un album fotografico le sequenze di importanti incontri fra i predecessori delluno e dellaltro in Vaticano o al Quirinale: quelli gi ricordati di Ciampi con papa Ratzinger

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e il coetaneo Giovanni Paolo II, che incontr anche Scalfaro, Cossiga, Pertini, quelli di Leone e di Saragat con Paolo VI, quelli di Gronchi e Segni con Giovanni XXIII. Proprio il Papa del Concilio, l11 maggio 1963, gravemente malato, salito al Quirinale per il Premio Balzan per la pace, salut Antonio Segni, con queste parole appena sussurrate indicando al presidente la duplice destinazione del suo abbraccio: A lei e allItalia. Allora come oggi il saluto del Papa stato per Napolitano, ma anche per quellItalia, da lui rappresentata, fatta di credenti e di non credenti, eredi di quanti si sono impegnati prima nellevento fondativo dello Stato unitario, poi nella carta costituzionale, che continuano a lavorare per la vera democrazia. Italiani che bene sanno quanto comunit politica e Chiesa siano indipendenti e autonome luna dallaltra nel proprio campo, eppure chiamate, anche se a titolo diverso, a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane (Gaudium et spes, 76), in una parola alla reciproca collaborazione per la promozione delluomo e il bene comune.

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La libert dei cardinali per il bene della Chiesa


di Gianni Cardinale

a Santa Sede ha lanciato sabato 23 febbraio un severo richiamo contro ogni tentativo di condizionare dallesterno, con pressioni mediatiche, il libero discernimento dei cardinali nelleleggere il Papa. Lo ha fatto con un comunicato della segreteria di Stato emanato dalla Sala Stampa e pubblicato in prima pagina dallOsservatore Romano. La libert del collegio cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, allelezione del Romano Pontefice, ribadisce la nota sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa. Nel corso dei secoli rammenta il comunicato i cardinali hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano. In passato ricorda la segreteria di Stato sono state le cosiddette potenze, cio gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nellelezione del Papa. Il pensiero corre a centodieci anni fa, quando si verific lultimo clamoroso veto opposto da una potenza cattolica, quello dellimpero asburgico tramite il cardinale di Cracovia Jan Puzyna contro il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro nel Conclave del 1903 che elesse san Pio X. Ma adesso a preoccupare le autorit vaticane un altro tipo di interferenza, pi sottile ma non meno invadente. Infatti oggi sottolinea la nota si tenta di mettere in gioco il peso dellopinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono laspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo. Ecco cos laffondo della se-

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greteria di Stato contro un certo modo di interpretare la deontologia giornalistica. deplorevole commenta duramente il comunicato che, con lapprossimarsi del tempo in cui avr inizio il conclave e i cardinali elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena libert la propria scelta, si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni. La nota non fa riferimenti specifici ma la sua pubblicazione avviene dopo improprie pressioni sul cardinale Roger Mahony affinch non partecipi al conclave, dopo alcuni articoli scandalistici di una importante testata italiana che ha avuto unampia circolazione sulla stampa internazionale, e dopo interpretazioni forzate e sconcertanti riguardo ad alcune nomine di questi ultimi giorni. La nota della segreteria di Stato rivolta a tutti, ma lultimo paragrafo dedicato particolarmente a chi appartiene alla Chiesa. Mai come in questi momenti si legge nel finale del comunicato i cattolici si concentrano su ci che essenziale: pregano per papa Benedetto, pregano affinch lo Spirito Santo illumini il collegio dei cardinali, pregano per il futuro pontefice, fiduciosi che le sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio. Sul modo con cui certa stampa sta seguendo gli ultimi eventi vaticani intervenuto ieri anche il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha criticato chi cerca di approfittare del momento di sorpresa e di disorientamento degli spiriti deboli per seminare confusione e gettare discredito sulla Chiesa e sul suo governo, ricorrendo a strumenti antichi come la maldicenza, la disinformazione, talvolta la stessa calunnia o esercitando pressioni inaccettabili per condizionare lesercizio del dovere di voto da parte delluno o dellaltro membro del collegio dei cardinali, ritenuto sgradito per una ragione o per laltra.

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Quelloscurit e la mano che ci salva


di Marina Corradi

otizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false. Il comunicato della Segretaria di Stato vaticana non usa giri di parole. Nel momento in cui i cardinali si preparano a scegliere un Pontefice in coscienza e libert, in atto, si afferma, un tentativo di influenzare questa scelta. Un tempo erano i re e gli imperatori, che cercavano di piegare a logiche politiche o mondane lelezione di un Papa. Oggi quella pressione nelle parole, nei titoli, nelle suggestioni non verificate o non verificabili o false, che mirano a condizionare lopinione pubblica. Lultimo impera-tore che preme sulle porte del Conclave un media system in parte incline ad attingere alla rinuncia di Benedetto XVI per disegnare scenari cupi dove ambizioni e gelosie e peccati degli uomini di Chiesa si mescolano, in foschi grovigli alla Dan Brown. Dove per tutto un si dice, un si sussurra, e le fonti, naturalmente, rigorosamente anonime. Una legge di vecchio giornalismo vorrebbe che con le fonti anonime si andasse cauti, ma norma evidentemente obsoleta, in uninformazione che sembra invidiare alla fiction la libert di una voluttuosa fantasia, e pare ormai convinta che oggigiorno, con la nuda e rigorosa cronaca, mica si vendono, i giornali. Se si scrivesse di uno Stato straniero o di una multinazionale si sarebbe forse pi prudenti, ma parlando di Chiesa non ci si aspettano querele. Il bersaglio quindi grande, e inerme. Cos non pochi di noi credenti in questi giorni abbiamo addosso, oltre alladdio di Benedetto XVI, questa nuvola oscura dei si dice, dei si sussurra, questo ribollire di sospetti e maldicenze a cui pure forse si mescola del vero: ma nessuno sa dire esattamente quanto, e cosa, e chi. (La macchina del fango poi, questo lo si sa bene, anche quando si ferma non lascia niente uguale

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a prima). Come si affronta il fango, quando tocca qualcosa che per noi fondante e caro? Nel ringraziamento alla Curia romana dopo gli esercizi spirituali il Papa sembra aver voluto parlare proprio a noi, ai confusi, agli smarriti. L dove dice che la bellezza del Creato, di cui Dio al sesto giorno si compiace, permanentemente contraddetta, in questo mondo, dal male, dalla sofferenza, dalla corruzione. E sembra quasi che il maligno voglia permanentemente sporcare la creazione, per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verit e la sua bellezza. Qualche collega magari legger in questa parole unulteriore prova della sporcizia del Vaticano. A noi invece sembra che qui il Papa parli proprio delluomo. Di tutti, di giornalisti e di lettori, di religiosi, sacerdoti e porporati, e laici e non credenti, e anche di chi, a turno nella storia, si alza a dichiarare fiero le sue mani pulite. Dal male di cui parla Benedetto nessuno salvo, in quanto uomo, e quindi toccato da una radice antica. Allora, dobbiamo disperare? No, dice il Papa. In un mondo pure cos marcato dal male Dio si fatto, in Cristo, caput cruentatum, capo insanguinato dalle spine, sulla Croce. E forse molti oggi non capiscono pi nemmeno cosa sia, la Croce e la morte di Cristo, n la Risurrezione, e credono che gli uomini possano salvarsi da soli, con la propria capacit, intelligenza, onest. No, dice il Papa: solo Cristo basta a liberarci dal nostro profondo, radicale, comune male. E qualcuno oggi, chiss, titoler sul Male che sinsinua nei palazzi vaticani. Noi per teniamoci caro ci che dice Benedetto: Credere non altro che, nelloscurit del mondo, toccare la mano di Dio e cos, nel silenzio, ascoltare la Parola. Loscurit del mondo c, ed densa, caligine di nebbia che nasconde e dispera; e per lascia sempre uno spiraglio, per chi stia teso e attento, in cui si scorge il Logos, che Ragione ma, anche, ha ricordato il Papa, Bellezza. Quale bellezza? Quella bellezza che riconosciamo negli occhi dei nostri figli bambini, o in un cielo, o nel creato; e ci fermiamo un istante allora, meravigliati, zitti. Come credendo di avere scorto, per un momento, nel mondo, la traccia di unaltra mano.

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26 febbraio
Sul monte della preghiera

Sempre insieme
di Salvatore Mazza

il tempo del congedo. Perch oggi il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e alla meditazione. Una chiamata precisa, che tuttavia non significa abbandonare la Chiesa, ma, anzi, il contrario, perch se Dio mi chiede questo proprio perch io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui lho fatto fino ad ora, ma in un modo pi adatto alla mia et e alle mie forze. Per lultima volta prima dellannunciata rinuncia al ministero petrino, che scatter il prossimo 28 febbraio alle 20, Benedetto XVI domenica scorsa s affacciato alla finestra del suo studio privato, a guidare per lultima volta la recita dellAngelus. E con quelle parole semplici, lineari, ha ribadito il perch della sua decisione, maturata per amore della Chiesa. Riservando ai saluti finali, di fronte alle migliaia di persone - oltre 100mila, come avrebbe detto pi tardi padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana - che riempivano piazza San Pietro fin quasi a met di via della Conciliazione, la sua gratitudine ai fedeli, che avevano voluto essere presenti accanto a lui quel giorno: Vi ringrazio per laffetto e la condivisione, specialmente nella preghiera, di questo momento particolare per la mia persona e per la Chiesa. Affacciato su una piazza piena di striscioni e bandiere, continuamente interrotto dagli applausi dei presenti e con molte improvvisazioni a braccio, proprio in risposta al calore manifestatogli dalla folla, papa Ratzinger ha preso spunto per il suo congedo dal racconto della Trasfigurazione, proposto dal

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Vangelo della seconda domenica di Quaresima, con la quale il Signore, che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione offre ai discepoli un anticipo della sua gloria. Anche nella Trasfigurazione, ha osservato papa Ratzinger, come nel Battesimo, risuona la voce del Padre celeste: Questi il figlio mio, leletto; ascoltatelo!. La presenza poi di Mos ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dellantica Alleanza, quanto mai significativa: tutta la storia dellAlleanza orientata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo esodo, non verso la terra promessa come al tempo di Mos, ma verso il Cielo. In questo racconto, ha aggiunto, lintervento di Pietro: Maestro, bello per noi essere qui, rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta santAgostino: [Pietro]sul monte aveva Cristo come cibo dellanima. Perch avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lass era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perci una santa condotta?. meditando questo brano del Vangelo, ha quindi spiegato Benedetto XVI, che possiamo trarne un insegnamento molto importante. Il primato della preghiera, innanzitutto, senza la quale tutto limpegno dellapostolato e della carit si riduce ad attivismo. Cos, infatti, nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che d respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, ha aggiunto, la preghiera non un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma lorazione riconduce al cammino, allazione. E, citando il suo messaggio per la Quaresima di questanno, ha ribadito come lesistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dellincontro con Dio, per poi ridiscendere portando lamore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio. Cari fratelli e sorelle ha quindi concluso questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede

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questo proprio perch io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo pi adatto alla mia et e alle mie forze. Invochiamo lintercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Ges, nella preghiera e nella carit operosa. Lombardi, ha definito un bel momento e che stato particolarmente intenso e cordiale, data la grande stima reciproca e la ormai lunga familiarit dei due illustri interlocutori, come ha confermato la nota distribuita dalla Sala stampa vaticana a fine mattinata. Il presidente Napolitano - prosegue il comunicato - ha manifestato al Papa non solo la gratitudine del popolo italiano per la sua vicinanza in tanti momenti cruciali e per il suo altissimo magistero religioso e morale, ma anche laffetto con cui esso continuer ad accompagnarlo nei prossimi anni. E il Papa ha ancora una volta espresso al presidente e alla signora la gratitudine per la loro amicizia e i migliori auspici per il bene dellItalia, in particolare in questi giorni e in questo tempo di scelte impegnative. Da parte sua il sito internet del Quirinale sottolinea: Il colloquio ha offerto una nuova occasione di dialogo sulle grandi questioni dellItalia e del mondo. Il Pontefice ha mostrato interesse per i risultati della recente visita del presidente Napolitano negli Usa e curiosit e piacere per il prossimo viaggio del capo dello Stato in Germania che comincer proprio da Monaco, la citt dove Joseph Ratzinger stato vescovo. Il ricordo umano dei tanti momenti di incontro con il Pontefice nel corso del settennato del presidente Napolitano aggiunge la nota si intrecciato con la riflessione su momenti istituzionali particolarmente significativi come quelli in occasione del 150 dellUnit dItalia. Anche il Quirinale mette laccento sulla dimensione umana dellincontro, segnato dalla forte emozione per la straordinaria dimensione e novit della scelta compiuta dal Pontefice.Insieme al suo affetto il capo dello Stato ha portato in dono al Papa una prima edizione definitiva dei Promessi

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Sposi, datata 1840, ricevendo dal Pontefice una stampa della Basilica in costruzione. Era stato lo stesso Napolitano a chiedere lincontro. Come del resto aveva fatto il presidente del Consiglio, Mario Monti, ricevuto sabato 16 febbraio.

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Laffetto della piazza


di Pino Ciociola

n pap, anziano, ha spinto la carrozzella di suo figlio gravemente disabile fino al cuore di piazza San Pietro. Si sono fermati un po prima del colonnato e della fontana del Bernini, quella di destra, quella pi prossima al Palazzo Apostolico. A testa in s, insieme, ascoltano le parole del Papa. Fra centomila persone e pi. Poi, subito dopo la benedizione, saccuccia di fronte a suo figlio che, con le mani, gli accarezza come pu, come riesce, i capelli. Commovente. Anche questo. Come lintera mattinata dellultimo Angelus di Benedetto XVI. Del suo commiato con la gente, cio. Una festa, anche di colori e di mondo, eppure velata di malinconia. Il meteo ha previsto nuvole e acqua sulla capitale per stamani. Sbagliava almeno quanto alla seconda. I primi fedeli arrivano alle otto, gli ultimi quando manca qualche minuto a mezzogiorno. Tanti vogliono esserci, salutarlo, ringraziarlo, fargli capire che a loro volta hanno capito le sue ragioni, il suo gesto, e gli restano al fianco, che non c pi sbandamento e nemmeno paura. E la piazza della cristianit alle dieci gi piena per un quarto.I ragazzi ballano e cantano, chiunque scatta fotografie, sono in molti a pregare. Qualcuno mangia un panino, perch il viaggio costato e non posso proprio permettermi anche il ristorante. Una insegnante di un liceo a Trento racconta che siamo partiti ieri sera, in pullman, abbiamo impiegato sette ore e mezza, appena finir lAngelus ripartiremo subito, c tanta neve e domattina in molti abbiamo la prima ora di lezione.... Una coppia napoletana che vive ad Empoli si mossa in auto alle quattro di stamattina, abbiamo incontrato una gran nevicata, venendo a

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Roma, ma non poteva fermarci. C gente dalla Polonia e dalla Baviera. Da Cuneo, Udine, Reggio Calabria. Hanno preparato con cura mille striscioni, sventolano la bandiera del loro Paese (dal Brasile agli Stati Uniti...), spesso hanno il fazzoletto giallo e bianco al collo oppure legato alla borsa. Ci sono sacerdoti con le loro chitarre, uno, messicano, ha il sombrero in testa: Benedetto un grande Papa, un esempio per tutti. Gli scout, specie i pi piccoli, aspettano sorridendo con i loro fazzolettoni. Una signora sulla settantina venuta dalla Spagna col braccio ingessato fino alla spalla, con la schiena poggiata a una transenna e seduta a terra legge El Pais.Le parole che si leggono pi diffusamente sono Grazie e Viva il Papa. La suggestione quasi quasi diventa palpabile. Il colpo docchio che Ratzinger avr affacciandosi sar emozionante... Alle undici e cinquanta ci sono tutti. Fino oltre linizio di via della Conciliazione. Adesso la piazza silenziosa, aspetta, sa che fra pochi minuti lorologio della Storia scoccher unora che rester scritta.E alla fine tutto sar filato liscio, senza alcun tipo di problema. Anche grazie al dispositivo di sicurezza delle grandi occasioni, con seicento uomini delle forze dellordine, gli uomini in borghese della Digos mischiati tra i fedeli e i tiratori scelti appostati sui tetti degli edifici intorno alla piazza. E grazie al migliaio di persone messo in campo tra Protezione Civile, Ama, Polizia di Roma Capitale, personale Atac, Ares 118. Appena Benedetto XVI saffaccia lapplauso esplode e sale dritto verso la sua finestra. Poi lo si ascolta in silenzio, per interromperlo solamente con altri applausi. Tutti scattano un mare di fotografie, non importa che il Santo Padre sia lass e troppo lontano per gli zoom dei cellulari. Dopo averlo salutato e mostratogli affetto, la gente vuole portare via con s il ricordo del Papa che sta lasciando, arrivata qui anche per questo. Vuole fissare nelle fotografie anche la commozione, anche la grande gioia velata di piccola malinconia. Papa Ratzinger saluta e la finestra si chiude. Si riavvolgono gli striscioni, le bandiere. Si va via lentamente, con ordine, nuovo silenzio. Soltanto alcuni fra i pi giovani restano ancora nella piazza. Cantano, ballano ancora. E del resto lui lha appena detto: Non abbandono la Chiesa.

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Con lui nella trincea della preghiera


di Gloria Riva

ono uscita allalba nel parco del nostro monastero, in cuore avevo le parole dellAngelus del Papa: vado sul monte, non abbandono, continuer il mio compito di pastore nella preghiera. Parole folgoranti per il mio quotidiano. Anchio sono sul monte e vivo una vita di preghiera. Preghiera che non rifugio, ma presenza davanti alla Presenza, lotta, amore, silenzio. Spazio di profondit del cuore. I passi che mi separano dal parco sembrano eterni dentro il flusso dei pensieri. Prego per lItalia, ha detto il Papa a Napolitano: il mio Paese, amato e tormentato, incapace di decollare eppure mai sconfitto. Un Paese che Mistero agli stessi italiani. Il parco bagnato dal chiarore del mattino, riluce di splendore. La neve intatta, come unanima vergine che attende lincontro con Dio. Rileggo in essa le tante discese dentro il mio cuore: nelle orazioni serali, nelle lectio divine, nel canto dei salmi. Unattesa di Dio, cercato in un gelo che sembra non finire mai. I miei passi affondano nella neve, la graffiano appena e mi duole rompere un silenzio cos profondo. Dun tratto per scorgo delle orme freschissime: sono tracce di capriolo. Dimprovviso il parco non pi teatro di solitudine, colmo di questa presenza, invisibile ma certa. Con trepidazione seguo le orme, i miei passi si fanno pi decisi e insieme cauti nel desiderio di scorgere il miracolo di quel capriolo, sceso a valle in cerca di cibo. Ecco a quale preghiera allude il Papa: vedere una Presenza dove altri non vedono che neve e deserto; avvertire lurgenza di tacere per fissare lo sguardo su quelle tracce, invisibili ai pi ma chiare ai vigilanti. Il Santo Padre vede le tracce di quel Capriolo, di quellAgnello ritto e Immolato

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che tiene nella sua mano i sigilli della storia. Cristo lunico che pu aiutarci a comprendere noi stessi, nel caotico vociare che confonde animi e sguardi. La Chiesa non pu essere solo la Croce Rossa dellumanit, la diplomazia efficace che pesa atti di pace fra i popoli. La Chiesa, come scrisse Eliot, la Straniera, Colei che vede e sa. Il vedere della preghiera, dunque, non quiete n fuga, dalla trincea. Al contrario intercedere, stare tra chi si ama e il nemico, accettare su di s i colpi prima di altri, per segnalare il pericolo imminente. Siedo sul muretto che separa il sentiero dal resto del parco. Qui pi facilmente posso osservare le tracce. Avverto la stanchezza della corsa nella neve alta e mi ricordo solo ora del libro che ho in mano: Etty Hillesum, Diario. Lo sguardo cade su un passo che diventa eco profonda dei miei pensieri: Credo di poter sopportare e accettare ogni cosa di questa vita e di questo tempo. E quando la burrasca sar troppo forte e non sapr pi come uscirne, mi rimarranno sempre due mani giunte e un ginocchio piegato. Non vero che solo chi ha fede, solo chi vive una sorta di pauperismo del cuore per cui la gravit della vita sembra insopportabile, pu scegliere la via della preghiera. Etty non era n tra gli uni n tra gli altri. Ebrea, agnostica, scopre da un cristiano il mistero dello stare in ginocchio, come partecipazione radicale alla realt, come giudizio critico sulla storia, e percepisce la preghiera come la pi grande risorsa del cuore umano: Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, [] me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo e pensavo: Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca. S, il Santo Padre dice a noi contemplativi: lora di essere il cuore pensante di questa baracca che il mondo, sempre chiassoso, in lite, sempre vagabondo sotto la pressione dei suoi istinti, eppure bisognoso di salvezza. Il suono della campana rompe il silenzio del bosco: lora della preghie-

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ra. Mai rientro mi risultato s caro. Nella penombra del coro, risplende il Santissimo Sacramento. Mi inginocchio con tutte le altre, mentre ripenso alle orme di quel capriolo sulla neve. Eccola, davanti a me, la traccia eterna di cui parlava Peguy nel suo Veronique! Il Papa lha messa a sigillo del suo Pontificato. Questa traccia eterna ci salver e noi contemplativi dobbiamo indicarla agli uomini. Un giorno altri agnostici come Etty, o cristiani dal battesimo sgualcito, ne avranno bisogno. Benedetto XVI, chiude il suo Pontificato con lenciclica migliore: la sua vita che sale sul monte per continuare a lottare con la preghiera.

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Nella Curia limiti e imperfezioni ma anche tanta generosit


di Matteo Liut

indagine sulla fuga di notizie riservate svolta dalla Commissione cardinalizia composta dai cardinali Julin Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi ha consentito di rilevare, accanto a limiti e imperfezioni propri della componente umana di ogni istituzione, la generosit, rettitudine e dedizione di quanti lavorano nella Santa Sede a servizio della missione affidata da Cristo al Romano Pontefice. Lo sottolinea una nota diffusa ieri dalla Sala stampa vaticana dopo che in mattinata Benedetto XVI ha incontrato i tre porporati assieme al segretario della Commissione, padre Luigi Martignani. A conclusione dellincarico si legge ancora nel documento diffuso dalla Sala stampa , il Pontefice ha voluto ringraziarli per il proficuo lavoro svolto, esprimendo soddisfazione per gli esiti dellindagine. Esiti, inoltre, che non verranno divulgati perch, si legge ancora nella nota vaticana, il Papa ha deciso che gli atti dellindagine, del cui contenuto solo Sua Santit a conoscenza, rimangano a disposizione unicamente del nuovo Pontefice. In seguito alla pubblicazione e alla diffusione da parte di alcuni media di notizie riservate riguardanti il Papa e la Santa Sede, a met marzo 2012 era stata annunciata listituzione dellorgano dindagine. A darne notizia era stato il sostituto della Segreteria di Stato, larcivescovo Angelo Becciu, in unintervista allOsservatore Romano. In quelloccasione il presule aveva reso noto anche lavvio di uninchiesta a livello penale condotta dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano e, a livello amministrativo, dalla stessa Segreteria di Stato. La Commissione cardi-

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nalizia, presieduta da Herranz, si era poi insediata il 24 aprile successivo. Le indagini hanno portato allarresto e al successivo processo a carico dellaiutante di camera del Papa, Paolo Gabriele. La Commissione, che nel frattempo ha continuato il suo lavoro in parallelo a quello dei giudici vaticani, ha consegnato un rapporto conclusivo alla fine di luglio 2012. In agosto, poi, nellambito dellindagine penale, sono stati rinviati a giudizio Paolo Gabriele e il tecnico informatico Claudio Sciarpelletti. Per il primo, cui il Papa ha concesso la grazia, la condanna arrivata il 6 ottobre 2012 mentre il tecnico stato condannato il 10 novembre successivo. I tre cardinali, poi, hanno proseguito i lavori dindagine e, lo scorso 18 dicembre, sono stati ricevuti in udienza da Benedetto XVI, che ha sempre seguito da vicino anche attraverso incontri con i cardinali i lavori della Commissione. Lultima udienza, quindi, si svolta ieri in occasione della conclusione dellincarico affidato ai tre porporati e durato in definitiva circa 10 mesi.

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27 febbraio Lo sguardo va oltre Benedetto XVI sar Papa emerito


di Mimmo Muolo

ontinuer a chiamarsi Sua Santit Benedetto XVI. E dopo una consultazione con gli esperti stato stabilito che sar Papa emerito o Romano Pontefice emerito. Anche la veste rimarr bianca, ma sar una semplice talare di colore candido, senza mozzetta. E lanello del pescatore, cos come il sigillo, verr annullato. Il Papa metter al dito un altro anello. Quanto poi alle scarpe saranno marroni e non pi rosse. In Vaticano si mettono a punto gli ultimi dettagli prima che, alle 20 di domani, inizi la Sede vacante. Ieri papa Ratzinger, come sua consuetudine il marted, non ha avuto udienze pubbliche, dedicando la giornata alla preghiera, a preparare ludienza generale odierna (lultima del suo pontificato e si prevede grande partecipazione dei fedeli in Piazza San Pietro) e a finire di riordinare i propri documenti. Quelli che attengono al suo ministero petrino o al periodo in cui era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha detto ieri il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi andranno nei rispettivi archivi. Gli appunti e gli scritti personali di Joseph Ratzinger lo seguiranno nella sua nuova dimora. Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha fatto il punto nellormai quotidiano incontro di fine mattinata con i giornalisti accreditati. C attesa, naturalmente, anche per le decisioni del sacro collegio in merito allinizio del Conclave. Il 1 marzo ha spiegato Lombardi il cardinale decano invier ufficialmente le lettere di convocazione ai cardinali. verosimile

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dunque che le Congregazioni generali non vengano convocate il sabato e la domenica, ma che comincino il pi presto possibile. Perci da luned prossimo ogni giorno buono. Nelle Congregazioni generali, che si terranno nellAula Nuova del Sinodo e che potranno svolgersi sia di mattina che di pomeriggio, verr decisa la data dinizio del Conclave. I porporati elettori, ha aggiunto il portavoce, non abiteranno subito a Santa Marta, anche perch ora ci sono alcuni lavori di riadattamento delle stanze, che come stabilisce la Universi Dominici Gregis verranno sorteggiate durante le Congregazioni dei cardinali. Nellimminenza del Conclave, ogni cardinale si trasferir nella sua. Intanto continuano a giungere a Benedetto XVI moltissimi messaggi da ogni parte del mondo, con lespressione di sentimenti di gratitudine e di vicinanza, da parte di personalit anche di grande rilievo, come i capi di Stato. Lombardi, anzi, ha sottolineato a tal proposito il clima di preghiera con cui la Chiesa sta vivendo questi giorni. Un clima favorito anche dal bel messaggio del cardinale segretario di Stato ai monasteri di vita contemplativa. Il direttore della Sala Stampa vaticana ha anche riepilogato gli impegni di oggi e di domani per Papa Ratzinger. Sono gi 50mila i biglietti prenotati per lodierna udienza generale in Piazza San Pietro che avr uno schema abituale. previsto solo un giro un po pi ampio tra la folla, a bordo della papamobile. Non ci sar, inoltre, il baciamano finale, ma non per motivi di sicurezza, quanto per il fatto che il Pontefice non ha voluto escludere nessuno. Dopo ludienza invece ci sar il saluto con alcune autorit che hanno il rango di Capi di Stato, come il presidente della Slovacchia, i capitani di San Marino, il presidente della Baviera e il principe di Andorra. Domani, a partire delle 11, il Papa saluter nella Sala Clementina i cardinali presenti a Roma, che sono gi in buon numero. Nel pomeriggio, stando al programma messo a punto dalla Prefettura della Casa Pontificia, alle 16.55 il Papa partir in auto dal Cortile di San Damaso, dove sa-

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luter i superiori della Segreteria di Stato alla presenza del picchetto donore della Guardia Svizzera. Alleliporto ricever il saluto del cardinale decano, mentre larrivo a Castel Gandolfo previsto per le 17.15. Ad accogliere Benedetto XVI saranno tra gli altri il presidente e il segretario del Governatorato (cardinale Giuseppe Bertello e monsignor Giuseppe Sciacca) e il vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro. Alle 17.30, il Papa si affaccer dalla loggia centrale del palazzo apostolico per salutare i fedeli. Sar la sua ultima uscita pubblica prima dellinizio della Sede Vacante.

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Siamo per servire


di Gennaro Matino

oche ore ancora e il Pontificato di Benedetto XVI chiuder il suo corso. Lanello del pescatore verr frantumato e la memoria dellevento lascer carico di commozione il cuore di chi ha amato Joseph Ratzinger, e non solo. Provocher riflessioni di senso anche in chi ha imparato a conoscerlo nei suoi ultimi giorni di pastore della Chiesa universale, in chi, bench lontano dalle sue parole per diversa sensibilit, non ha potuto che apprezzare il coraggio profetico di un vecchio Papa che ha trasformato il tempo di una rinuncia, dolorosa e sofferta, in un potente grido di futuro, carico di responsabilit e impegno per tutta la Chiesa. Grido potente di speranza, impastato di verit evangelica. Dall11 febbraio, dopo la prima scossa emozionale, quasi una perdita di orientamento, giorno dopo giorno sembra emergere nella Chiesa sempre pi chiara la consapevolezza di una precisa e strutturata volont di Benedetto di accompagnare la sua uscita, di voler raccontare senza enfasi il suo percorso e consegnarsi al giudizio di Dio e degli uomini nella verit che rende liberi. La consegna di un Papa che, non senza motivazioni, cerca nei segni e nelle parole di congedarsi senza clamore, bench il suo gesto resti naturalmente senza enfasi, come lo stile di tutto il pontificato. Le ultime omelie e le espressioni a braccio possono ben definirsi una catechesi del congedo, e forse nel tempo qualcuno potrebbe ritrovare tra le righe lultima enciclica che per impeto e affetto potremmo intitolare: Sumus ad servandum, rievocando le parole pronunciate domenica da Benedetto nellultimo Angelus a piazza San Pietro. Carezze di profondo significato le sue parole vestite di sobriet, capa-

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ci di trapassare il luogo dellapparenza e comunicare una forza inaudita nonostante il Papa stesso confessi la sua mancanza di vigore. Una nuova luce circonda la sua persona, mai come in questi giorni luminosa, che trasmette serenit e pace. Gesti e parola di consegna passati con la certezza che faranno il loro corso nella nostra storia individuale, affidati alla riflessione della Chiesa che non potr che farne tesoro per ripartire da dove Benedetto si congeda. Un testamento, le sue ultime parole, che tracciano un confine tra il prima e dopo e indicano un percorso: la preghiera, la vocazione, la gratitudine, labbandono a Cristo che guida la sua barca. Non possibile organizzare il tempo della comunit cristiana senza un recupero della sua ascesi credente, la preghiera come spazio di fede e come offerta di nuova sostanza di appartenenza. La vocazione memoria di un incontro, rimando al primo s dato al Maestro di Galilea, che ogni credente deve tenere sempre presente, che deve tener presente la Chiesa per dare risposta alla sua stessa vita. Come non vivere la fede e la storia con gratitudine, originando uno stile rivoluzionario di vita che nella Chiesa offra al mondo la sua testimonianza di impegno alla gioia. Il tempo ci dir quanto di ci che ci sta consegnando in questi giorni Benedetto rester, in unepoca capace di emozionarsi velocemente e velocemente dimenticare. La storia futura di sicuro non dimenticher Benedetto, non dimenticher che un uomo, il successore di Pietro, ha avuto il coraggio della profezia, mentre parole di fumo avanzano nel consesso degli uomini. Domani sera il Santo Padre lascer il pontificato, e si comincer a parlare del dopo Ratzinger. Nel frattempo, c ancora spazio per raccogliere la sua testimonianza e fare tesoro di tanta ricchezza. Nel frattempo, il successore di Pietro, Vicario di Cristo, Benedetto XVI, e chi ascolta lui ascolta il Maestro di Galilea: dopo ci attrezzeremo al dopo, ora tempo di godere e soffrire il presente che ci concesso.

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28 febbraio La croce e voi, per sempre Labbraccio commosso della piazza


di Pino Ciociola

utto dentro gli occhi. Quelli della gente in piazza San Pietro e in via della Conciliazione. Tutto davvero: la moltitudine e lamore, le speranze e la riconoscenza, la soddisfazione e la serenit, il calore e i colori di una piazza vestitasi a festa per lui. Unultima volta che sarebbe uguale anche fosse stata una prima. Affettuosa e solenne. Il sole alle dieci e mezza tratteggia chiaroscuri sulle colonne del Bernini e accende, letteralmente, la facciata della Basilica. C suggestione negli occhi della gente, dei bambini, di anziani e disabili, di mamme con figli piccoli, di sacerdoti giovanissimi e suorine, camminando fra mille pelli diverse e diversamente colorate come le bandiere. E tra i sorrisi sincontra anche qualche lacrima, senza capire se sia gioia o dispiacere o entrambi. Lincredibile libert di un uomo afferrato da Cristo scritto su un lungo striscione. E Santo Padre ti vogliamo bene, prega per noi, su un altro. Ci mancherai!, su un altro ancora che ha disegnata una faccina triste. I primi sono entrati nella piazza quando il cielo era ancora illividito dallalba e dal freddo, gli ultimi intorno alle dieci, tutti pazientemente in fila per attraversare i controlli meticolosi di Polizia e Carabinieri, rispondendo alle domande degli oltre tremilacinquecento giornalisti accreditati per ludienza che chiude il pontificato di Benedetto XVI e arrivati da tutto il mondo.

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diverso da domenica scorsa, dallultimo Angelus. Non c stamane, prima, un silenzio melanconico. E la gioia per il Papa non quasi costretta a non apparire troppo, perch sembrerebbe stridere con la sua rinuncia a continuare il ministero petrino. Ci ha indicato soprattutto la presenza di Ges nella vita di tutti i giorni, spiega Maria, milanese quarantaquattrenne che, col marito, ha viaggiato in treno lintera notte. Ci sono palloncini nella piazza. Ci sono bande musicali, compresa quella bavarese. Tanti Grazie! come ce nerano domenica mattina e davvero tanti Ti vogliamo bene. Un grande Tu sei Pietro e noi giovani ti amiamo. Spiccano tre, quattro bandiere rosse con le cinque stelle della Cina e forse la prima volta che si vedono sventolare qui. C una coppia musulmana. Tre suore che tengono ben tesa una sciarpa rossa, nera e gialla di Timor Est. Ci sono molte mamme col pancione. C Eva, tedesca di un paesino vicino Colonia, che ha gli occhi blu profondo e probabilmente la pi piccola della piazza: ha un mese e mezzo e il ciuccio in bocca nella sua carrozzina. Ci sono famiglie italiane e immigrate, volontari e disabili delle associazioni: Per dirgli grazie dei suoi sette anni di pontificato al costante servizio della Chiesa con una straordinaria umilt. Per ribadire che siamo tutti allunisono con il Santo Padre, avevano fatto sapere insieme le Acli di Roma, le Acli del Lazio, il Centro italiano di solidariet di don Mario Picchi, il Banco farmaceutico-Roma e lUnitalsi. Tanti bavaresi indossano il loro costume tipico, come pure le donne messicane di Leon e tanti scozzesi in kilt. I romani del don Orione innalzano uno striscione: Il Papa er core de sta citt. Quando sintravede uscire la Papamobile ci sono oltre centocinquantamila persone e lapplauso che esplode immenso. Urlano Be-ne-detto-Be-ne-det-to. Si emozionano aspettando passi loro vicino. E forse questo pi un saluto festoso della gente al Padre che viceversa. Poi lui parla, fa il suo discorso che suona dolce e personale e la gente alla fine lo applaude due lunghi minuti, sventolando bandiere, scandendo di nuovo

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quel Be-ne-det-to-Be-ne-det-to, battendogli le mani. Nei maxischermi lo si vede bene sorridere. Contento: Penso che dobbiamo ringraziare anche il Creatore per il tempo bello che ci dona nellinverno, aveva detto. Infine arriva il momento del commiato, vero, definitivo. Ecco, forse ora, forse subito dopo la benedizione di Joseph Ratzinger, per qualche istante la commozione a coprire gli altri sentimenti. Ma solo qualche istante. Perch non ci si saluta con tristezza, lo aveva appena spiegato il Papa per primo. Allora nuovi applausi, nuovo sventolio di bandiere, nuovo straripante affetto fino alla fine, finch non rientra in Vaticano nuovamente a bordo della Papamobile. E la piazza pian piano si svuota. Ordinatamente. Senza fretta. A chiedere quali sono le sensazioni la risposta quasi un coro: Siamo soddisfatti e sereni. Perch aggiungono ce lha detto ora: Non abbandono la Croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifisso.

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La fedelt
di Riccardo Maccioni

uasi sempre un sorriso vale pi di tante parole e c pi affetto in una sola carezza che in mille discorsi. La sapienza dei semplici fatta di piccoli gesti, sa custodire i segreti di un animo ferito, non ha paura di dire a un amico, che sbaglia. Come una bussola che guarda sempre allessenziale, preferisce il silenzio alla popolarit di plastica, il linguaggio del cuore alle frasi forbite, la verit magari ruvida ai complimenti di facciata. Piange se necessario e, cosa molto pi difficile, sa applaudire quando hai successo. una vela capace di navigare nella bonaccia, labbraccio che consola chi si sente solo, la persona che ti resta accanto quando gli altri se ne sono andati e le tue certezze crollano come un fragile castello di carte. Uno scrigno di umanit, di vicinanza preziosa, che il Papa ha voluto ricordare durante ludienza generale di ieri, lultima del suo pontificato. Oltre a quelle dei capi religiosi e di Stato, ha detto Benedetto XVI, ricevo moltissime lettere da uomini e donne semplici. Persone che non scrivono al principe o a un grande della terra ma alluomo, al pastore, al vicario di Cristo. Nelle loro frasi, apparentemente banali, c tutta la grandezza dei piccoli del Vangelo, il legame che nasce dalla condivisione, lumilt di chi cerca risposte nel cuore pi che nella ragione. Scrivono come fratelli e sorelle o, se si preferisce, come figli e figlie. Uomini e donne che fanno parte di ununica famiglia, riunita attorno allo stesso Signore, che cresce alla scuola della medesima Parola. Perch la Chiesa non unorganizzazione umanitaria, ma un corpo vivo dove il pi grande sceglie di farsi servo e la ricchezza non un insieme di beni materiali ma il coraggio di annullare se stessi per farsi

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

abitare dalleterno presente di Dio. Una comunit in cui tutti sono importanti ma che privilegia gli ultimi, i pi poveri, dove la lingua ufficiale quella del silenzio alimentato dalla preghiera. Sperimentare la Chiesa in questo modo ha aggiunto ieri mattina il Papa e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verit e del suo amore, motivo di gioia. Bene, libert, coraggio i suoi punti cardinali. Il bene che si impara alla scuola del Vangelo, la libert dei figli di Dio, il coraggio di andare controcorrente. A ben vedere sono gli stessi criteri che hanno guidato la rinuncia di Benedetto XVI. Una scelta fatta per il bene della Chiesa, nella libert di chi segue una coscienza sempre orientata verso lAssoluto, con il coraggio di restare sulla Croce ma in modo diverso, a rischio di non essere capito. Perch amare la Chiesa vuol dire anche avere la forza di fare scelte difficili e sofferte. Detto in altro modo, la fede un dono infinitamente prezioso e uno riceve la vita proprio quando la dona. La nostra piccolezza, la nostra fragilit umana in fondo non sono nientaltro che un appello alla misericordia del Signore, il desiderio di imparare alla sua scuola la forza del perdono e della condivisione. Proprio come succede in famiglia, dove si corregge per amore e anche le parole pi dure verso un figlio spesso nascondono in s una benedizione. Ma per capirlo bisogna rinunciare ai titoli e alla grandezza, al prestigio apparente e alla ricchezza di facciata. Serve la sapienza e la intatta fedelt dei semplici, quella che alle belle parole preferisce i piccoli gesti purch autentici e alle frasi forbite il vocabolario del cuore.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Conquistati di nuovo dalla promessa antica


di Marina Corradi

on abbandono la Croce, ma resto in modo diverso presso il Signore crocifisso. Un grande applauso, di tutti il pi commosso, riempie piazza San Pietro, a queste parole di Benedetto XVI. Non abbandono, ma resto, sotto alla Croce, accanto a voi. E la gente venuta da lontano, partita nella notte, stanca, infreddolita dallalba invernale, ha da queste parole il cuore come colmato. Perch in fondo siamo venuti qui per questo: per sentirci dire che questo non un addio, ma un rimanere assieme in un altro, e pi profondo modo. Il modo della preghiera: che invisibile, che per il mondo solo pia intenzione, o non esiste. Ma la faccia di Benedetto XVI testimonia tutta unaltra certezza, granitica: Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che quello di Dio. In un tempo dunque che non il nostro, affannato, sfuggente, tempo che erode e corrompe, ma tempo di Dio, in cui tutto vivo, per sempre. E noi in piazza, e soprattutto i pi anziani, confortati; portati dentro allorizzonte infinito testimoniato dal Papa, paradossalmente, nel giorno in cui lascia il soglio di Pietro. Cosa successo, cosa sta accadendo, ci chiediamo fra noi; e com possibile che un addio si trasformi oggi, sotto a un cielo di un azzurro perfetto, invece, in una promessa? Stamattina si tocca con la mano come il ritirarsi del Papa sia iscritto dentro a un bene pi grande; dentro alla libert assoluta che un uomo ha, nellaffidarsi totalmente a Dio. Benedetto XVI testimonia che la barca della Chiesa non nemmeno del Papa, ma di Cristo: che non la lascia affondare. Solo dentro a questa libert estrema

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stato possibile che un uomo anziano, nel sentire le sue forze scemare, abbia chiesto a Dio con insistenza di fargli capire cosa doveva fare, per il bene della Chiesa. E infine abbia scelto, con profonda serenit danimo. Ma, andandosene, il Papa rimane dentro il per sempre di Pietro. Lo dice espressamente: la mia decisione di rinunciare allesercizio attivo del ministero, non revoca questo per sempre. Resta, spiega, nel servizio della preghiera, nellesempio di san Benedetto, che ha mostrato la via per una vita di totale appartenenza a Dio. E a noi qui in piazza, scaldati finalmente da un sole che si alza e sa di primavera, si allarga il cuore; come se quella stretta di smarrimento e confusione che ci ha preso allannuncio dell11 febbraio, in queste parole e in questo sole si sciogliesse. Non sconfitta o resa, quella di Benedetto XVI; , nella lucide coscienza delle forze che vengono meno, un gettare il cuore audacemente, pi in l. Dentro a una ampia, pacificata fiducia che la mite voce di questuomo contagia: occorre affidarci come bambini nelle braccia di Dio. Insomma tutto ci che anche tra molti di noi credenti , s, speranza, ma non ancora certezza; desiderio, ma non ancora fede su cui giocarsi la vita, in Benedetto XVI ha invece subto questa metamorfosi. Lacqua del pozzo della Samaritana in lui, realmente, diventata acqua viva. E chi di noi era arrivato partecipe, ma dolente, e con affetto, ma come andando a un lutto, se ne esce dalla piazza come interiormente riedificato. Credevamo di venire per un addio, e invece questuomo ci ha mostrato che possibile osare un abbandono totale. Che un vecchio, anche se il Papa, pu lasciare la gestione della Chiesa eppure restarle dentro, profondamente, come un cuore pulsante. Benedetto XVI ha osato il salto assoluto di cui capace solo chi non dubita delle braccia di Dio. E noi venuti qui stamani, partiti nel fondo di una notte invernale, ce ne usciamo dalla piazza commossi e un po sbalorditi: un grande testimone ci ha credibilmente detto che vera, tutta vera, la promessa antica.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

La risposta
di Salvatore Mazza

alle otto di questa sera, la Sede di Pietro sar vacante. Secondo una modalit senza precedenti nei duemila anni di storia della Chiesa. Il Papa rinuncia al ministero petrino senza, per questo, scendere dalla barca di Pietro. Perch il suo accettare sempre e per sempre la chiamata rivoltagli dal Signore il 19 aprile del 2005, non contraddetto dalla sua scelta. Perch il sempre anche un per sempre, e non c, da questo, ritorno a una vita normale. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto pi la potest dellofficio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per cos dire, nel recinto di San Pietro. Congedandosi ieri dai fedeli, nella sua ultima udienza generale, Benedetto XVI ci ha fatto lultimo regalo di un altro, indimenticabile discorso. Intriso di commozione per il momento e di amore per la Chiesa, e di riconoscenza per quanto ricevuto. Un discorso semplice e, a un tempo, altissimo, per ringraziare di quanto gli stato donato, e senza un cenno a quanto lui ha dato. Alla Chiesa, a tutti noi. A un mondo che ieri ha seguito il suo saluto in silenzio, trovando nelle sue parole pacate, quiete, serene, le risposte a tutti i perch gli umanissimi, sgomenti perch? di chi il Papa lo ama, ma anche i perch, senza punto interrogativo, di chi ha preteso di spiegare le dimissioni in una logica mondana che in questi giorni si sono affastellati luno sullaltro attorno alla rinuncia. Adesso capiamo, sappiamo. Da stasera, il Papa nascosto agli occhi del mondo, ma non nascosto al mondo. C. Ci vicino. Un distacco necessario, dopo che in questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

erano diminuite, maturato nella preghiera per farmi prendere la decisione pi giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Fino a una scelta compiuta nella piena consapevolezza della sua gravit e anche novit, ma con una profonda serenit danimo. Perch amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Scelta grave, dunque. Stridente con un mondo che cerca disperatamente, quasi a tutti i costi, di vivere sotto i riflettori, e rispetto al quale Papa Benedetto ci ha mostrato limprescindibile valore dellessere. Un essere contrapposto a un apparire che, sempre pi spesso, malinconicamente, solo un sembrare. Essere uomo di fede radicalmente, fino in fondo, senza compromessi. Testimoniando, ancora una volta, la coerenza con la sua idea di essere sacerdote, che non pu, non deve coincidere mai, in nessun modo, con lattaccamento a un ruolo o a una carriera, ma ministero, servizio, a ogni livello, in ogni momento, della Chiesa e alla Chiesa. Chiesa che non nostra, ma di Dio. C voluto un coraggio da leone, e una fede incrollabile, per fare quello che Papa Benedetto ha fatto. Non lo potremo mai ringraziare abbastanza, per questo e per come, da padre e da maestro, ce lo ha spiegato e sempre meglio fatto comprendere. E se, umanamente, non riusciamo a non sentirci un po tristi, anche questo, paradossalmente, fa parte di quella gioia di essere cristiano che Papa Benedetto, salutandoci, ci augurato di poter noi tutti, sempre, sentire.

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Un teologo, capace di farsi capire


di Salvatore Mazza

a capacit di rendere in parole semplici concetti complessi. E la pazienza di farlo, sempre. Per aiutare tutti a riflettere fornendo, ogni volta, le chiavi giuste per farlo, rendendo immediatamente accessibili anche i misteri della teologia pi elevata. Il Benedetto XVI catechista stato, probabilmente, una delle prime scoperte di cui la Chiesa ha fatto esperienza dallelezione di Joseph Ratzinger a successore di Pietro. Scoperta del tutto inaspettata, almeno per i pi, che probabilmente si aspettavano di doversi confrontare con le asperit teologiche di un professore chiuso nel recinto linguistico della sua accademia. Ma lui, il Papa, indiscutibilmente uno dei massimi teologi contemporanei, dimostrando anche in questo la sua grandezza e la sua umilt, ha voluto e saputo mettere sempre la sua cultura a servizio di tutta la Chiesa, a partire da quelle persone semplici che come ha detto ieri parlando delle tante lettere che gli sono arrivate in queste ultime settimane mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto. Come il suo ultimo discorso del mercoled, ieri, ha una volta di pi testimoniato, le udienze generali, di questa paziente determinazione a far comprendere come fa un padre affettuoso, piuttosto che spiegare come un professore, sono state lo specchio primo e pi immediato. I suoi cicli di catechesi dieci in otto anni, dal primo a concludere quello lasciato in sospeso da papa Wojtyla, fino allultimo, per lAnno della fede, passando attraverso lesperienza degli apostoli, i cristiani della Chiesa nascente, i Padri della Chiesa, san Paolo, le figure della Chiesa di Oriente e Occidente, lAnno sacerdotale, le figure femminili, e i dottori della Chiesa restano pagine indimenticabili e da rileggere continuamente, un vero tesoro di spiritualit di trasparen-

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te chiarezza. Ma lo stesso linguaggio lo si visto, e ascoltato, nei suoi viaggi, dove proprio le sue parole sono state capaci di capovolgere ogni preconcetto. Indimenticabili, a questo riguardo, soprattutto le visite negli Stati Uniti, in Israele, e nel Regno Unito, ognuna delle tre - per ragioni diverse: lindifferenza americana, lombra dellOlocausto, la secolarizzazione britannica pronosticate come missione impossibile, si sono trasformate in altrettanti, indiscussi trionfi per la spinta irresistibile di unopinione pubblica folgorata nel contatto diretto col Papa. Scoprendo, senza finalmente pi nessuna mediazione, un Benedetto XVI diverso da come gli era stato raccontato fino a quel giorno, capace di parlare allo stesso tempo al cuore e allintelligenza di ciascuno, direttamente. Tutto questo, come detto, per una voglia di farsi capire che, in Benedetto XVI, nasce innanzitutto dalla passione per Cristo e per la sua Chiesa. Un amore traboccante, che sa farsi piccolo e umile per arrivare a toccare tutti. I tre libri su Ges, in questo senso, ne sono lulteriore dimostrazione. A partire da quella stupefacente chiosa nelle prefazione del primo: Ognuno libero di contraddirmi.

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Maestro in pedagogia della fede


di Enrico Lenzi

n grande teologo capace di diventare un ottimo catechista comprensibile a tutti. Ecco limmagine che Benedetto XVI lascia nelle catechesi del mercoled. Un pedagogo della fede commenta monsignor Guido Benzi, direttore dellUfficio catechistico nazionale della Cei Che tipo di catechista stato papa Ratzinger? Quale stile emerso? evidente che papa Benedetto XVI, in quanto successore di Pietro e grande teologo, anche un grande catechista. Ognuno, tuttavia, che abbia potuto ascoltare o leggere le omelie, le catechesi, le risposte date spesso a viva voce alle domande che di volta in volta gli rivolgevano giovani, donne e uomini adulti, sacerdoti, religiose o bambini, si reso conto che oltre alla scienza e alla dottrina in Benedetto XVI, cera un qualcosa in pi, che direi essere una pedagogia della fede, cio la capacit di interpretare la teologia con la vita e la propria esperienza umana. E questa una grande dote di catechista. Quale filo rosso possiamo individuare nel percorso di catechesi che Benedetto XVI ha svolto negli otto anni di pontificato? Credo che il punto distintivo del magistero di Benedetto XVI sia il tema dellincontro personale con il Cristo risorto. Questa dimensione presente in tutti i suoi discorsi ed ancor pi nel suo modo di vivere il suo ministero e di celebrare lEucaristia. Il cristiano - come ha detto il Papa in tante occasioni - non uno che segue prima di tutto unidea o una morale,

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ma colui che attraverso il Vangelo annunciato nella Chiesa ha incontrato Ges ed diventato suo discepolo. Mi piace rileggere in questa prospettiva i tre anni speciali che hanno costellato il ministero di Benedetto XVI: lAnno Paolino, lAnno Sacerdotale, lAnno della fede. Il genio femminile stato uno dei cicli delle catechesi di papa Ratzinger. Come leggerlo allinterno del pontificato che si conclude oggi? Il tema molto attuale. In un passaggio della lettera apostolica Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II si legge: La Chiesa - ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e a tutte le nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carit; ringrazia per tutti i frutti di santit femminile. Con le sue catechesi Benedetto XVI ha voluto attualizzare questo messaggio narrando molte figure di sante medioevali - alcune anche poco conosciute - come una galleria di volti esemplari e amici: dalla carismatica monaca benedettina Ildegarda di Bingen - mistica, letterata, musicista, farmacista e cosmologa - alla combattiva Giovanna dArco. Attraverso questa galleria il Papa ha voluto mostrare, fuori da stereotipi oleografici, cosa significhi narrare e vivere il Vangelo al femminile. Anche la preghiera o proprio in questi ultimi mesi il Credo sono stati un tema forte nelle catechesi del Papa. Un forte richiamo a un fede da riscoprire. Un messaggio anche per la catechesi delle nostre parrocchie? Leducazione ad una vita interiore, alla preghiera del cuore, allascolto ed alla lettura orante della Sacra Scrittura, ad una fruttuosa e intensa partecipazione alla liturgia, soprattutto allEucaristia sono dimensioni impre-

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scindibili per ogni vera educazione alla fede. Dare unanima educativa alle tante dimensioni della pastorale significa, infondo, cogliere questa dimensione spirituale di risposta allamore per Dio e per i fratelli che in Ges ha trovato lespressione massima. Il papa, particolarmente rivolgendosi ai giovani - fin dagli inizi del suo pontificato - non ha mai cessato di invitare tutti a questa avventura dello spirito indicandola come la pi alta espressione di vita cristiana.

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Il vescovo Semeraro: A Castel Gandolfo accolto da un popolo in preghiera


di Mimmo Muolo

ome un pellegrinaggio. Tre chilometri a piedi da Albano a Castel Gandolfo. E poi lattesa orante in piazza con la recita del Rosario, fino allaffaccio di Benedetto XVI previsto per le 17.30. La diocesi di Albano attende cos larrivo del Papa. Un arrivo tanto diverso da quelli degli anni scorsi, quando egli andava nella cittadina affacciata sul lago per trascorrervi il periodo estivo. Allora a prevalere era la gioia, oggi sar soprattutto la commozione e laffetto. Ci siamo predisposti ad accoglierlo in un clima di preghiera spiega il vescovo di Albano, Marcello Semeraro per accompagnare e in qualche modo ricambiare la sua preghiera per la Chiesa e per tutti noi. Che cosa avverr concretamente? Ci siamo dati appuntamento alle 16.30 sulla piazza antistante il Palazzo Apostolico per recitare il Rosario, con meditazioni che saranno tratte dai discorsi del Santo Padre. Verranno fedeli da tutta la diocesi e da Albano stato organizzato un vero e proprio pellegrinaggio a piedi. Quando il Papa atterrer alleliporto delle ville pontificie, suoneranno le campane sia in Cattedrale, sia nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo. Infine ascolteremo il saluto del Papa che ha scelto di affacciarsi al balcone esterno del Palazzo, e non nel cortile interno, perch si prevede che saranno molti i fedeli presenti.

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Che cosa significa per la sua comunit diocesana questa presenza? una presenza che ci riempie di emozione, ma anche di responsabilit e che vogliamo accompagnare spiritualmente, rispettando il suo ritiro con amore e discrezione. Domenica prossima pregheremo in tutte le Messe per Benedetto XVI in attesa di pregare per il nuovo Papa, quando sar eletto. Qual stato il rapporto di papa Ratzinger con Castel Gandolfo? Al Santo Padre piace stare a Castel Gandolfo. E non a caso abbiamo scelto di salutare il suo arrivo di oggi stampando alcuni volantini con una sua fotografia mentre dalla terrazza del Palazzo guarda il lago. Una volta disse: Da qui vedo il lago, il mare, la montagna e anche gente buona. Vi benedico nel nome del Signore. Oggi quella frase incisa anche in una lapide vicino al Comune ed solo uno dei tanti segni di predilezione e di affetto che abbiamo ricevuto in questi anni di pontificato. Predilezione e affetto che Benedetto XVI ha sempre esteso allintera diocesi. Anzi, spesso, quando parlava con me, diceva la nostra diocesi e questo fatto mi ha sempre commosso. Noi tutti ricordiamo lincontro con il clero diocesano nel 2006, quando per due ore rispose alle domande che gli avevamo preparato. E anche la bella celebrazione in Cattedrale per la consacrazione del nuovo altare, della cattedra episcopale e del presbiterio. Infine non mancava mai di ricevere una delegazione di giovani alla festa delle pesche, in giugno, e di celebrare la Messa dellAssunta il 15 agosto nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo. Stasera il Papa viene qui a concludere il suo pontificato e a darci la sua benedizione, aggiungendo cos un ulteriore motivo di gratitudine ai tanti che abbiamo verso di lui. Lei sar tra coloro che lo accoglieranno al suo arrivo. Quali sono i suoi sentimenti di vescovo in questo momento?

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Permane lo stupore di fronte a una scelta coraggiosa che da secoli non veniva effettuata. Ma io sono convinto che il tempo ci aiuter a comprenderla nel suo effettivo valore. Intanto, senza prestare lorecchio alle tante ipotesi che vengono avanzate, lasciamo che siano le stesse parole del Papa a indicarci le ragioni. A me pare di ravvisare due punti di riferimento, di cui il primo lintima coscienza del Santo Padre. Per noi la parola coscienza non sinonimo di individualismo, ma il luogo in cui lIo incontra Dio, quindi un sacrario, la parte pi intima a nobile di ogni uomo. Il secondo riferimento la parola servizio. Benedetto XVI lascia lesercizio del primato di giurisdizione connesso con il ministero petrino, ma non lascia la Chiesa e tanto meno la paternit. Il vincolo sacramentale non viene meno, perch da questi vincoli non ci si dimette. Scherzando, Benedetto XVI la chiamava il mio vescovo. Com papa Ratzinger, visto da vicino? Come Papa ha indicato alla Chiesa le questioni fondamentali e in primo luogo la questione di Dio. Inoltre ha portato la sua specifica sensibilit di teologo e lesperienza vissuta al Concilio. Sotto il profilo umano ho sempre ammirato in lui la mitezza. Davvero si pu applicare a Benedetto XVI questa beatitudine: Beati i miti perch erediteranno la terra.

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1 marzo Il pellegrino obbediente Piena obbedienza al nuovo Papa


di Mimmo Muolo

uando il rotore del bianco elicottero ha cominciato a muoversi, lass nelleliporto in cima al Colle Vaticano, a quasi tutti venuto spontaneo guardare lorologio. Le 17,04 di gioved 28 febbraio 2013. Momento storico in una data storica. Da l a qualche secondo il velivolo con a bordo Benedetto XVI e il suo segretario personale, monsignor Georg Gnswein, si librato in aria e persino gli alberi intorno, frustati dal vortice daria delle pale, sembravano agitare i rami come braccia in segno di commosso saluto. Quel gesto, in verit, stato il vero fil rouge dellultima giornata da Romano Pontefice di Joseph Ratzinger. Ripetuto da migliaia di fedeli con il naso allins in piazza San Pietro, dove hanno atteso che passasse lelicottero papale. E anche pur in atteggiamento consono alla dignit cardinalizia dai 144 cardinali presenti a Roma, che in mattinata, a uno a uno, sono sfilati davanti a Benedetto XVI, dopo averne ascoltato lultimo discorso (che Avvenire pubblica integralmente). Naturalmente, per, il pi atteso, il pi cercato, il pi prezioso stato alla fine il saluto del Papa. A Roma e a Castel Gandolfo (nel breve affaccio sulla piazza, che riferiamo in altra parte del giornale). Ai fedeli e ai membri del suo Senato. E a sorpresa anche verso colui che, proprio da quel Senato, cio dal collegio cardinalizio, sar chiamato a succedergli. Che il Signore vi mostri ha detto il Pontefice sollevando gli occhi dal discorso scritto e guardando intensamente i suoi interlocutori quello

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che voluto da Lui. Tra voi, tra il Collegio cardinalizio, c anche il futuro Papa, al quale gi oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Ha parlato della Chiesa, papa Ratzinger, citando Romano Guardini (Non una istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realt vivente e il suo cuore Cristo). E ha ringraziato i cardinali (per me stata una gioia camminare con voi in questi anni), auspicando che il sacro collegio sia sempre pi come unorchestra, dove le diversit, espressione della Chiesa universale, concorrano sempre alla superiore e concorde armonia. Cos, quando qualche minuto dopo cominciato il baciamano individuale dei porporati, quellorchestra ha suonato nelle lingue di tutto il mondo lultimo inno di affetto e di fedelt al Pontefice nel giorno della sua scelta pi difficile. Un inno che pu essere riassunto nelle parole del saluto del cardinale decano: Sappia, Padre Santo ha detto Angelo Sodano parafrasando le parole dei discepoli di Emmaus , che ardeva anche il nostro cuore quando camminavamo con lei in questi ultimi otto anni. Oggi vogliamo ancora una volta esprimerle tutta la nostra gratitudine. E infatti la si vista eccome, quella gratitudine, sul volto dei cardinali. Giovani e anziani, alcuni anche in carrozzina, europei o giunti da altri continenti, di pelle bianca o scura. Con gli occhi a mandorla o con i tratti tipicamente latinoamericani. Un mappamondo vivente in cui le singole identit, e le tante differenze, non sono di ostacolo alla comunione. Per tutti il Papa ha avuto un sorriso e una parola. Da tutti ha ricevuto conforto e sostegno. Anche dai capi dicastero non cardinali presenti alludienza e dai cerimonieri, con i quali ha posato per lultima fotografia, prima di ritirarsi per il pranzo con la famiglia pontificia e senza alcun ospite particolare (come ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi). Infine, poco prima delle 17, il congedo dallappartamento (quasi contemporaneamente allultimo tweet), la discesa nel cortile di San Damaso,

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dove era schierato il picchetto donore e, ad attenderlo cera il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone (che alle 20, nella sua qualit di camerlengo, ha fatto sigillare lappartamento e fatto chiudere le finestre che danno su piazza San Pietro), quindi il breve tragitto in auto fino alleliporto. iniziato cos lultimo viaggio di Benedetto XVI. Il pi breve o il pi lungo, a seconda dei punti di vista. Certamente il pi sorprendente e coraggioso.

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La Chiesa di Guardini, realt vivente


di Elio Guerriero el prendere congedo dai cardinali, Benedetto XVI ricordava ieri uno dei suoi maestri e amici, Romano Guardini. Nel 1922 il pensatore italo-tedesco, che gi aveva entusiasmato i lettori con Lo spirito della liturgia, pubblicava un volume, Il senso della Chiesa, destinato a risvegliare la coscienza dei credenti, in particolare dei giovani. Scriveva lautore che un fatto nuovo si segnala nei primi decenni del secolo ventesimo: La Chiesa si risveglia nelle anime, in quelle che celebrano la liturgia e, come Maria, accolgono la parola di Dio e la fanno rivivere nella loro vita di modo che la Chiesa non pi una realt esteriore, ma una realt viva nella quale i fedeli possono incontrare Ges, il Signore. Tra i numerosi giovani conquistati da Guardini vi era Joseph Ratzinger. Proprio lamore alla liturgia e alla vita della Chiesa fu allorigine della vocazione del piccolo Joseph che presto scelse la via del seminario rimanendo provvidenzialmente immune dal contagio del nazionalsocialismo. Possiamo allora immaginare i sentimenti con i quali, dopo circa 30 anni, egli giungeva a Roma per partecipare al Vaticano II. Era stato nominato esperto al Concilio proprio insieme a Guardini, lantico maestro diventato intanto amico. Ratzinger accett e svolse un importante lavoro per lapprofondimento di uno dei temi pi delicati della costituzione sulla Chiesa: la natura sacramentale dellordinazione episcopale con la quale si entra a far parte del collegio apostolico in unione con il successore di Pietro che ha il compito di tenere unita la Chiesa. Guardini, invece, che aveva ormai 78 anni, dovette rinunciare allincarico per motivi di salute. Egli, tuttavia, non manc di accompagnare il lavoro conciliare con riflessioni raccolte nel volume La Chiesa del Signore, che era in profonda

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sintonia con la costituzione Lumen gentium. Guardini stesso regal la sua opera autografata a Ratzinger, il quale ieri lha citata commosso ai cardinali. In essa lantico maestro scriveva: La Chiesa non unistituzione escogitata e costruita a tavolino... ma una realt vivente... Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire come ogni essere vivente, trasformandosi... Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa e il suo cuore Cristo. Questa realt Papa Benedetto ha sperimentato negli anni giovanili e ,con rinnovato entusiasmo, nei giorni scorsi, questa eredit egli vuole lasciare ai cardinali e ai fedeli tutti. Non bisogna, dunque, lasciarsi intimorire dalle miserie umane, dalle tempeste che sembrano travolgere la barca del pescatore. Essa affidabile per la presenza di Cristo che sempre la purifica, la rinnova, la rende bella e viva. Per questo il Papa emerito ha potuto rimettere il suo mandato con la fiducia, che viene dalla fede, che il Signore guider ancora la sua Chiesa. Con il suo Spirito egli sceglier un nuovo pescatore che con rinnovata energia la condurr al largo della storia per annunciare ancora la parola buona del Vangelo. Benedetto intanto, come un discepolo del padre dei monaci, si ritira per dedicarsi alla preghiera, lopera di Dio, e cos rimanere unito a Cristo, alla sua Chiesa, e ai fedeli tutti.

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Ora sono un semplice pellegrino


da Castel Gandolfo Pino Ciociola

icino, vicinissimo al cuore, a volerlo sfiorare quasi con le dita. Lultima volta. Ora sono semplicemente un pellegrino che inizia la sua ultima tappa su questa terra, confida Joseph Ratzinger a questa gente. Affacciato al balcone principale del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, alle 17,40 del suo ultimo giorno di pontificato. emozionato. Lo si vede. Allarga le braccia, le protende in avanti, e forse vorrebbe stringere a s queste persone e il mondo intero. Si confonde due volte: Non sono pi il Sommo Pontefice della Chiesa cattolica... Lo sar fino alle 20, poi non pi. E di nuovo al momento della benedizione: Sia benedetto Dio onnipotente... Vi benedica Dio onnipotente. S, emozionato. Si potrebbe scommettere, da lontano, che abbia gli occhi appena un po pi lucidi del solito. Lultima volta. Labbraccio reciproco. Forte. E conta pi di ogni parola, di ogni cronaca, conta pi della storia stessa. Tanta gente ha le lacrime strozzate in gola e sul volto il sorriso pi bello. il momento del saluto e lui sa, loro sanno, che non ce ne saranno altri. Esce alla finestra alle diciassette e trentotto. Lapplauso tumultuoso, tanto da non lasciarlo parlare per quasi un minuto, durante il quale il Papa pu, vuole, soltanto protendere in avanti le sue braccia. Poi dice: Grazie, grazie di cuore cari amici. Sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia, che mi fa molto bene. Grazie della vostra amicizia. Deve interrompersi nuovamente per lapplauso. Quindi continua: Voi sapete che questo mio giorno diverso da quelli precedenti: non sono pi Pontefice sommo della Chiesa cattolica... Fino alle otto di sera lo sono ancora, poi non pi. Sono semplicemente un pellegrino che inizia la sua ultima tappa in questa terra. Ancora

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un applauso, ma questo gli consegna pi commozione degli altri. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune, per il bene della Chiesa e dellumanit. Lultima volta. E questa piazza di Castel Gandolfo piccola, adesso sembra un nonno che saluta la sua famiglia prima di partire per un lunghissimo viaggio. Sulla facciata del municipio, alla sinistra del Palazzo, campeggia una grande scritta con palloncini argentati: Grazie Benedetto. Siamo tutti con te. Lui prosegue: Mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia benedizione. Eccolo, il momento sta arrivando. Sia benedetto Dio onnipotente... Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Qualche istante ancora. Infine: Grazie, grazie, buona notte. Grazie a voi tutti e di nuovo allarga e protende le sue braccia verso la gente. Fa freddo. Su un cartello si legge: La tua umilt ti ha fatto ancora pi grande. Grazie Benedetto. Il sole sta cominciando a scendere per disegnare un tramonto che da qui, stasera, mozzafiato. Benedetto XVI entra, la finestra si chiude e da questo istante sar invisibile agli occhi del mondo, come fece sapere poco dopo la sua rinuncia al ministero petrino. Lo salutano ancora i sette, ottomila fedeli che riempiono la piazza e le vie di Castel Gandolfo. Ripongono le bandiere, gli striscioni, i cartelli per Benedetto XVI. Lultima volta. A ridosso della piazza ci sono decine di furgoni delle tiv arrivate da tutto il mondo, come le radio e i giornali. Per tutto il giorno i cronisti hanno intervistato la gente, messo in piedi dirette su dirette, preso appunti, preparato questo giorno che uno dei sigilli della Storia. Nel frattempo arrivavano i fedeli e alle 16 la piazza era stata gi chiusa, perch non cera pi posto. Alle 16,30 si era aperto il portone del Palazzo e due Guardie svizzere erano state schierate ai suoi lati. Poco dopo, sotto la finestra principale era stato calato il drappo pontificio. E al rumore delle pale di un elicottero la piazza aveva applaudito distinto, non importava che lass non si potesse sentire e nemmeno che potesse

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

non essere lelicottero sul quale stava arrivando il Papa. Quando alle 20 manca un soffio, rimasta tanta gente, con le Guardie svizzere e le tiv ad attendere le 20. Il tramonto se n andato, ha ceduto il posto alla sera e le stelle, alzando la testa, si possono distinguere una per una. Ci siamo: alle 20 in punto il portone del Palazzo Apostolico si chiude. Nello stesso momento a Roma, in Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, in qualit di camerlengo, sigilla lappartamento papale. Le agenzie di stampa battono un flash di una sola riga: Papa: termina pontificato Benedetto XVI.

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Coccopalmerio: sede vacante, un tempo dattesa


di Gianni Cardinale Da ieri sera alle 20 la Chiesa entrata nel periodo della cosiddetta Sede vacante. Per spiegare le caratteristiche di questo particolarissimo periodo della vita della comunit cattolica, Avvenire ha interpellato il cardinale Francesco Coccopalmerio, 74 anni, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi. Incontriamo il porporato, lombardo ma con radici abruzzesi per via paterna, poco dopo che ha salutato Benedetto XVI, insieme agli altri membri del Collegio cardinalizio, nella Sala Clementina. Era sereno racconta con occhi luminosi che lasciavano trasparire il suo amore per il Signore e quindi la sua delicatezza per le persone che incontra. Ecco lintervista. Eminenza, quando si verifica la cosiddetta Sede vacante? Quando il Papa non c pi: il che si verifica o nel momento della morte oppure nel momento stabilito dal Papa stesso nel caso in cui egli abbia dato le dimissioni. In questo periodo cosa cambia per la vita delle diocesi e delle parrocchie? Nella vita delle diocesi e delle parrocchie non cambia nulla: i vescovi diocesani e i parroci continuano nel loro ministero, le celebrazioni liturgiche continuano come sempre, con il solo particolare che nella preghiera eucaristica della Messa non si nomina il Papa per il semplice motivo che

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il nuovo Papa non c ancora. Pertanto viene ricordato solo il nome del vescovo della diocesi. E nel governo della Chiesa universale? Come stabilisce larticolo 14 della Costituzione apostolica Universi Dominici gregis emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, cio la legge canonica per il periodo di Sede vacante alla morte del Pontefice, oggi diciamo anche: nel momento delle dimissioni del Pontefice, tutti i capi dei dicasteri della Curia Romana come anche i membri dei medesimi dicasteri cessano dallesercizio del loro ufficio. Viene fatta eccezione per il Camerlengo di Santa Romana Chiesa e il Penitenziere Maggiore. Qual la ratio di questa norma? Motivo di questa norma che i capi o i membri dei dicasteri della Curia Romana agiscono per mandato del Papa per cui, se il Papa non c, non possono continuare ad agire. Il Camerlengo (incarico attualmente ricoperto dal cardinale Tarcisio Bertone, ndr), per, colui che compie gli adempimenti necessari in periodo di Sede vacante, mentre il Penitenziere Maggiore deve provvedere ai casi di coscienza anche gravi e a volte urgenti. Come stabilito dallo stesso articolo 14 e dai seguenti, non cessa neppure il cardinale vicario per la citt di Roma n i cardinali che governano la Basilica di San Pietro e la Citt del Vaticano. Chi presiede al governo della Curia in questo periodo? Come gi detto, lufficio del Camerlengo, cio di quel cardinale che dal Papa precedente stato nominato a questo importante ministero, evidentemente con lassistenza del Collegio dei cardinali.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Cosa che si pu decidere in questo periodo? Diciamo in genere: le questioni ordinarie, che non rivestano particolare importanza, salvo i casi di urgenza, come previsto dagli articoli dal 24 al 26 della Costituzione apostolica sopra citata. Per esempio nei dicasteri prosegue lo studio delle varie questioni la cui decisione, se si stratta di temi importanti, sar sottoposta al futuro Pontefice. E cosa no? Per esempio la nomina dei vescovi. Quando finisce la Sede vacante? Quando c il nuovo Papa, e cio nel momento in cui il cardinale validamente eletto ha espresso la sua accettazione. Ma pu essere eletto Papa un non cardinale? Certamente: basta leggere il primo paragrafo del canone 332 del Codice di diritto canonico. Qualsiasi battezzato cattolico, di sesso maschile, pu essere eletto Papa; nel caso non sia ancora vescovo deve ricevere subito la consacrazione. Come ipotesi di scuola, che tutti non ci auguriamo: quali sono i problemi che possono sorgere se il Conclave e cos anche la Sede vacante durasse troppo a lungo? Si rischierebbe di limitare o, eventualmente, di bloccare la vita della Chiesa a livello di governo della Chiesa universale. Per esempio, richiamandoci a quanto detto sopra, si rischierebbe di avere diocesi senza vescovo per un tempo eccessivamente lungo.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Vista lesperienza che stiamo vivendo, prevede che in futuro ci possano essere ritocchi legislativi per meglio definire la figura del Papa emerito? Credo che qualche precisazione sar utile e necessaria.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Questa capta bellezza


di Pierangelo Sequeri

razie a Dio, la musica della Chiesa per orchestra, non per solisti e primedonne. Il canto nuovo dellAgnello che stato immolato lunico che conosce alla perfezione i toni della voce del Padre affidato alla coralit delle voci. Il direttore, le prime parti, le file degli orchestrali, i coristi, ciascuno col proprio ruolo e il proprio timbro, sono al servizio di una musica di Dio, che solo il Figlio poteva comporre per gli uomini. E lha affidata alla Chiesa. Avevo appena detto, parlando di estetica della santit e della testimonianza, di un cristianesimo che deve diventare pi musicale. Il Papa Benedetto XVI ha indicato al Collegio dei Cardinali, riuniti ieri mattina in Vaticano per il suo congedo, licona dellorchestra. La pi adatta a intendere il valore aggiunto della collegialit apostolica. la metafora giusta. Non si tratta di assemblare una macchina burocraticamente efficiente, n di lavorare col bilancino delle dosi per una ricetta di successo. Si tratta del senso della fede, della giusta intonazione, dellintesa che nasce dallabitudine a suonare insieme e del gusto per laccordo migliore. Il Collegio dei Cardinali deve dare la percezione di unorchestra dove le diversit, che sono espressione della Chiesa universale, concorrono alla bellezza e alla ricchezza di una superiore e concorde armonia. E tutti devono poterla sentire. Il popolo di Dio, sorprendentemente affollato di molti dei quali neppure conosciamo i nomi, come dice il libro dellApocalisse, ha colto il segnale. Il Papa Benedetto ha dato il la alla giusta accordatura degli strumenti, per la prova dorchestra che deve incominciare: con un nuovo

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direttore. Le moltitudini hanno sentito che questo Papa, con lo storico gesto di un congedo umile e fermo dal ministero petrino, in favore della Chiesa, la incoraggia a cominciare dalle prime parti a inaugurare lepoca di una nuova performance sinfonica della fede. Gli ultimi giorni, le ultime ore, del ministero petrino di Joseph Ratzinger sono stati affettuosamente restituiti alla loro verit e alla loro grandezza, proprio da questo popolo pellegrinante. Il suo ascolto fine dei toni di voce e dei gesti profetici di Benedetto XVI apparso di gran lunga linterpretazione migliore. Pi acuta e precisa di molte lenzuolate giornalistiche, ossessionate dalla ricerca delle note false (con le loro sussiegose deduzioni apocalittiche, pi ispirate a Nostradamus che al preteso rigore teologico delle loro proiezioni). Il sensus fidei fidelium, listinto della fede, ha letteralmente circondato Papa Ratzinger, mostrandosi pi ammirato e intenerito di un dono alto e inatteso, di quanto non fosse giustamente addolorato e commosso per il distacco che lo accompagna. bene per voi che io me ne vada. Senza potersi liberare del tutto dallo struggimento, questo popolo ha capito la bellezza dellatto di fede che gli stato consegnato. LAnno della Fede ha avuto il suo gesto profetico. Non potr pi essere una commemorazione: sar azione della fede, o non sar. Quanto a lui stesso, il piccolo grande uomo che ora, nei suoi ultimi gesti del ministero che conferma la fede, ringrazia tutti e incoraggia tutti, ha sentito benissimo lintensit di questo ascolto ammirato e attento. Vedo una Chiesa viva, ha detto, abbracciando unultima volta il popolo pellegrinante che lo circondava di ammirazione e di stima. E li ha chiamati amici, con una frequenza inconsueta, in queste ultime ore. Tra poco, sar semplicemente un pellegrino che inizia la sua ultima tappa su questa terra, sono state le sue ultime parole da Papa, nel saluto finale a Castel Gandolfo. Congedo dalla direzione dellorchestra, non senza lo splendido atto della conferma del suo intatto significato: tra voi, ha detto Benedetto XVI ai cardinali, c anche il futuro Papa, al quale gi oggi prometto la mia incondizionata reverenza e obbedienza. Congedo dal

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ministero petrino della Chiesa, ma non dal servizio totalmente dedicato alla Chiesa che ne ha indelebilmente plasmato la persona. Vorrei ancora lavorare con tutte le mie forze, con il mio cuore e la mia preghiera, per il bene della Chiesa e del mondo. Quando racconteremo tutto questo, nella Chiesa, alle generazioni che oggi non cerano, dovremo alzarci in piedi, e chinare lievemente il capo. E tendere lorecchio, nella speranza di poter ascoltare, insieme con loro, la musica che deve seguire.

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Vingt-Trois: atto di fede nella Chiesa


di Daniele Zappal

a sua visita del 2008, dal celebre discorso al Collge des Bernardins alla Messa per il 150 anniversario delle apparizioni a Lourdes rimasta nel cuore dei francesi. E oggi, mentre ancora fortissima lemozione per la rinuncia di Benedetto XVI, il presidente della Conferenza episcopale dOltralpe, il cardinale Andr Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi ha accettato dillustrare come il mondo cattolico francese vive questi giorni di grande attesa e speranza. un momento al contempo di stupefazione e di tristezza sottolinea il porporato . Sapevamo che Benedetto XVI aveva considerato questa possibilit, ma non pensavamo che il momento sarebbe arrivato cos presto. Credo che tutti siano stati colpiti dal coraggio e dalla determinazione del Papa. Ricordiamo con emozione e gratitudine la visita che Benedetto XVI ha effettuato in Francia nel mese di settembre 2008. Fu un vero momento di comunione e di fervore a Parigi cos come a Lourdes. Comprendiamo la decisione del Papa come un atto di fede nella Chiesa. Siamo dunque chiamati a vivere questevento condividendo lintenzione del Papa: restare in questa fase nella fede totale nellassistenza che Dio accorda alla sua Chiesa. Ha limpressione che questannuncio giunga in una fase cruciale per il cattolicesimo in Europa? Ci sono forse fasi che non siano cruciali? Certo, constatiamo che il cattolicesimo europeo spinto verso una profonda mutazione che giunge in contemporanea rispetto alle trasformazioni della societ e a un reale im-

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poverimento delle forze alle quali eravamo abituati. Assistiamo a unautentica rottura culturale con le radici giudeo-cristiane della nostra societ. Nel vedere ci che perdiamo, ci si potrebbe limitare allafflizione, anche se si tende ad abbellire il passato. Ma mi pare che stiamo vivendo piuttosto una fase di forte provocazione spirituale per riprendere la missione su nuove basi: la nuova evangelizzazione. I cattolici sono meno numerosi, ma devono essere pi determinati nella loro decisione di seguire Cristo. Di fronte ai rapidi cambiamenti e alle questioni di grande importanza per la vita della fede evocati da Benedetto XVI, le Chiese dEuropa hanno oggi un dovere particolare di coesione e di assistenza reciproca? Abbiamo soprattutto un dovere di pi grande disponibilit per rispondere allappello che Dio ci rivolge attraverso questi avvenimenti. Lattaccamento alla fede e alla Chiesa non pu pi accontentarsi del conformismo sociale, come Benedetto XVI ha indicato cos bene nel suo libro intervista Luce del mondo. I cristiani sono chiamati pi che in passato a scegliere di seguire Cristo e le sue conseguenze concrete, a diventare dei veri testimoni della fede. Ci suppone un rinnovamento nella nostra adesione al Vangelo e uno sforzo di formazione particolare per darne testimonianza nella nostra societ. Sappiamo che la Chiesa non coincide con nessuna societ storica e lappello alla santit non pu confondersi con i riferimenti di una societ di consumo e di liberismo morale. In questo contesto, non siamo chiamati a rinchiuderci in noi stessi ma, al contrario, ad andare incontro ai nostri contemporanei per annunciare loro la Buona Novella. In Francia, lAssemble Nationale ha appena adottato in prima lettura il progetto di legge sul matrimonio per tutti. Ha limpressione che i francesi, in maggioranza, abbiano realmente compreso tutte le poste in gioco legate ai cambiamenti promossi dal governo?

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Parliamo pi precisamente di matrimonio degli omosessuali rispetto al matrimonio per tutti che unespressione pubblicitaria senza gran significato. Non penso che la maggioranza dei francesi ne abbiano percepito le conseguenze. Dovrei aggiungere che non sono sicuro che tutti i deputati che hanno votato questo progetto di legge ne abbiano valutato la portata. A partire da uno slogan sulluguaglianza e sulla possibilit di aprire il matrimonio agli omosessuali, abbiamo visto apparire, man mano che il dibattito avanzava, le modificazioni profonde che questo progetto di legge apporta ed implica, in particolare per il legame filiale. Il bene del bambino stato il grande assente di questo progetto concepito principalmente in funzione dei desideri degli adulti. Da dove possono giungere le nuove risorse per un sussulto di coscienza del Paese, di fronte ai rischi di derive legati a questo progetto di legge? Tutti gli argomenti sono stati ampiamente esposti. Ma sappiamo bene che il dibattito non solo razionale. In buona parte, riconduce allaffettivit. In questo campo, pi degli argomenti, la testimonianza che pu spingere a riflettere. La nostra risorsa principale sono le famiglie che si sforzano di vivere le virt naturali dellamore umano e le famiglie cristiane che mostrano la potenza del Vangelo. Se nessuno vive davvero il matrimonio e non ne mostra i frutti, perch continuare a battersi? Per difendere cosa? Per questo penso che tutti sono chiamati a riprendere coscienza delle poste in gioco del matrimonio eterosessuale, unico, definitivo e orientato verso leducazione dei figli. un obiettivo che riguarda evidentemente i cristiani nella loro fedelt allAlleanza. Ma pi largamente riguarda tutte le persone di buona volont decise ad impiegare gli strumenti necessari per assumere la loro responsabilit di genitori.

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Da dove arriva Pietro


di Mimmo Muolo

ar bianco o nero, italiano o no, europeo o di un altro continente? Da quando il Papa ha annunciato la sua rinuncia, domande pi o meno simili si susseguono nelle chiacchiere della gente come pure nelle dotte analisi degli opinionisti. Tuttavia dubitiamo fortemente che saranno questi i dilemmi che guideranno i cardinali incaricati di disegnare lidentikit del prossimo Papa prima nelle Congregazioni generali (una sorta di anticamera del Conclave che serve innanzitutto ad assicurare una guida alla Chiesa nel periodo di Sede Vacante, ma anche a permettere ai porporati di svolgere insieme ponderate meditazioni circa i problemi della Chiesa) e poi nel Conclave vero e proprio. Che il Papa sia bianco o nero, ad esempio, pi un problema mediatico che una delle preoccupazioni del Sacro Collegio. Ricordate la canzoncina che si cantava negli anni 70 nei nostri gruppi giovanili? Di che colore la pelle di Dio?/ nera, rossa, gialla, bruna, bianca perch/ lui ci vede uguali davanti a s. Dunque agli occhi della Chiesa (e perci dei cardinali elettori) il colore della pelle del nuovo Papa costitutivamente irrilevante. Analoghi ragionamenti possono essere fatti per le altre due alternative. Solo chi non ha presente lenorme cambiamento geografico avvenuto nel collegio cardinalizio dai tempi di Paolo VI a oggi pu pensare che la provenienza geografica abbia ancora un peso decisivo. La Chiesa non mai stata italiana, anche se per molto tempo i cardinali nativi della Penisola erano in maggioranza (e questo spiega in massima parte la lunga teoria dei Papi italiani interrotta dagli ultimi due pontificati). Oggi che non

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pi cos pur restando il gruppo degli italiani il pi consistente , e che i fedeli nostri connazionali hanno dimostrato di saper amare Pontefici venuti da altri Paesi, anche questa alternativa non dirimente. N tanto meno ipotizzabile che si vada verso unalternanza del tipo dopo tanti Papi europei ora di farne uno extraeuropeo. Queste sono tuttal pi logiche da toto-papa o da campagna elettorale politica. E perci del tutto inapplicabili al Conclave. Ben diverso il modo di ragionare del collegio cardinalizio, allinterno del quale, prima della persona, dovr essere individuata la priorit pastorale per la Chiesa degli anni futuri. Benedetto XVI, da questo punto di vista, ha detto anche con la sua rinuncia e con gli ultimi discorsi cose fondamentali. Per esempio ha ricordato a tutti che la questione fondamentale oggi quella della fede. E dunque della nuova evangelizzazione. In pratica come ripresentare agli occhi del mondo la bellezza, la significativit e, perch no, anche la convenienza e infine lunicit della fede cristiana in quanto risposta di senso alle grandi domande delluomo. E come fare in modo che il cristianesimo smetta di essere percepito come una dottrina morale e non come lincontro con la persona di Cristo; e che la Chiesa sia sempre pi un corpo vivo e non una semplice associazione. Non ci stupiremmo, dunque, se a continuare la missione di Papa Ratzinger fosse chiamato un cardinale che per nascita o almeno per formazione provenga da una Chiesa che abbia gi avviato il confronto con le correnti di pensiero dominanti nel nostro tempo e dunque abbia imparato a esprimere la novit dirompente del Vangelo anche in contesti molto secolarizzati. Competenza teologica, esperienza pastorale e dimestichezza con le tecniche di comunicazione, oltre che una buona dose di fantasia, doti personali che non sono certo mancate (sia pure in forme diverse) nei Papi degli ultimi 150 anni, dovranno essere messe a servizio di questa priorit. E per quanto infine riguarda let, il segnale che viene dalla rinuncia di Benedetto XVI, pur non essendo cogente, contiene una notevole dose di buon senso. Un Papa del terzo millennio non pu essere

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stanziale. Fa parte del suo ministero prendere aerei e visitare terre lontane. Dunque energia fisica e buona salute sono caratteristiche da mettere in conto. Quando fra qualche giorno, esaurite le Congregazioni generali, i cardinali entreranno nella Cappella Sistina e si vedranno avvolti dalla policromia michelangiolesca, molto probabile che lidentikit umano sar gi a buon punto. E che tornino loro in mente i versi di Giovanni Paolo II nel Trittico Romano: Con-clave: una compartecipata premura/ del lascito delle chiavi del Regno./ () Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius./ Tu che penetri tutto - indica!/ Lui additer. Ecco. Lo Spirito additer. E sar allora che, al di l di ogni umano disegno, emerger il volto reale del nuovo Papa. Bianco o nero, italiano, europeo o di altri continenti che sia.

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La salvezza che passa dalle domande


di Alessandro Zaccuri

uomo delle risposte ci ha insegnato ad amare le domande. Quelle che Ges prediligeva, quelle che i discepoli non si stancavano di rivolgergli. Volete andarvene anche voi?, chiedeva il Maestro. E loro, per bocca di Pietro, non riuscivano a replicare se non con unaltra domanda: Signore, da chi andremo? come una danza, che si ripete per tutto il Vangelo. Pilato che vuol sapere che cosa sia questa famosa verit. E Ges che dalla Croce rivolge al Padre la domanda di tutte le domande: Dio mio, perch mi hai abbandonato? Accadr ancora, qualche giorno dopo, sulla strada per Emmaus, quando lo Sconosciuto si avviciner ai discepoli e inizier a interrogarli: di che cosa parlate, che cosa successo? Sulle prime saranno loro a usare le domande come atto daccusa (tu solo sei cos straniero a Gerusalemme?), poi toccher a Lui svelare, domanda dopo domanda, la loro incapacit di comprendere. Sappiamo come andr a finire. Ges spezza il pane e nello stesso tempo si sottrae allo sguardo dei due, che finalmente trovano la risposta giusta. Una risposta che, una volta di pi, ha la forma di una domanda. Il cuore ci bruciava in petto, come abbiamo fatto a non riconoscerlo? La vita di ciascuno di noi, in fondo, legata a quel come, in attesa di quel perch. Per anni, anche prima che diventasse Papa, Joseph Ratzinger stato presentato come luomo delle risposte. Per via della generosit con cui, gi allepoca in cui guidava la Congregazione per la Dottrina della Fede, non si sottraeva alle interviste, non importa quanto articolate e impegnative. Ma anche e specialmente per colpa del pregiudizio che si compiace delle parti assegnate. Il conservatore, il progressista, il grande comunicatore.

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Sappiamo bene quale ruolo fosse stato destinato al cardinal Ratzinger, sappiamo bene attraverso quale lente deformante siano stati interpretati gli atti anche i pi clamorosi e intensi del pontificato di Benedetto XVI. Un copione che il colpo di scena dell11 febbraio scorso ha gioiosamente scompaginato con un gesto di abissale e toccante semplicit. La rinuncia, certo. E insieme quellaffollarsi di domande che, in un solo istante, ha accomunato credenti e non credenti nello stesso tempo sospeso. Come successo di nuovo ieri, nei lunghi minuti del volo in elicottero da San Pietro a Castel Gandolfo. Che cosa siete andati a vedere nel deserto?, chiede Ges riferendosi alla folla curiosa della sorte del Battista. Che cosa abbiamo visto, in questi giorni? Di sicuro siamo stati testimoni di uno di quei rari momenti in cui il segreto di un uomo coincide con il mistero della storia. Luno illuminato dallaltro, ma in modo tanto abbacinante da rendere quasi impossibile distinguere i dettagli della visione. Un pellegrino, ecco quello che abbiamo visto, perch questa la definizione che Benedetto XVI ha scelto per s nel brevissimo e bellissimo saluto finale ai fedeli. Un pellegrino come tutti, impegnato come tanti altri nellultimo tratto del cammino sulla terra. Uno che continua ad avanzare, a cercare, a farsi domande. Non perch le risposte non esistano, sia chiaro. Questa lillusione colpevole del nostro tempo, smanioso di ridurre a parodia la radicale inquietudine del Vangelo. Con i gesti e le parole delle ultime settimane, Benedetto XVI ci ha mostrato, in maniera davvero memorabile, quale differenza corra tra salvezza e sicurezza. Sicuro chi sfugge deliberatamente alle risposte, per paura della verit da cui sarebbe altrimenti giudicato. Salvo chi non smette mai di interrogare, e di interrogarsi, anche a costo di mettere in discussione ogni presunta certezza. Essere cristiani un rischio, ci ha insegnato il pellegrino Joseph Ratzinger. Un magnifico, umanissimo rischio. Grandioso, come ogni domanda che sappia incrinare la durezza del nostro cuore.

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La Chiesa di Cristo ma resta affidata a noi


di Maurizio Patriciello

na cosa certa: Ges non ci ha mai ingannati. I Vangeli non ci hanno nascosto niente, nemmeno le miserie e i tradimenti dei suoi amici. San Pietro, lApostolo che avrebbe dovuto ricordare a tutti che Dio c e veglia su di loro; che ogni lamento, ogni ingiustizia ogni lacrima versata non vanno perduti ma raccolti e custoditi negli scrigni dei cieli; che il passaggio in questo mondo davvero tanto breve non che lintroduzione al libro della vita, nel momento pi difficile lo lasci solo in mezzo ai degli energumeni che lo sbeffeggiavano flagellandolo e sputandogli addosso. Il Vangelo ha detto il Papa nella sua ultima catechesi di mercoled 27 febbraio purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunit dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verit e nella carit. Questa la mia fiducia, questa la mia gioia Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. Parole che avevano il sapore di un testamento spirituale che lascia alla Chiesa da lui amata e servita. Il termine gioia risuonato diverse volte. Non il peso, non il dovere, ma la gioia di essere cristiano. Il Papa ha candidamente confessato che vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Chi di noi non ha vissuto momenti in cui Dio sembrava essere lontano, inafferrabile? Chi non gli ha chiesto, almeno una volta nella vita, con il cuore stretto in una morsa: Signore dove sei? Perch te ne stai lontano?. Eppure, ha detto il Papa, ho sempre saputo che in quella barca c il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non mia, non nostra, ma sua. E il Signore non la lascia affondare. Quanta serenit

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traspare in queste parole. La Chiesa di Cristo. lui che lha acquistata a prezzo del suo sangue. E in questa Chiesa, come nella rete di Pietro il pescatore, finiscono pesci di ogni tipo. E insieme ai pesci qualcosa che con il mare non dovrebbe avere niente a che fare. La Chiesa sua, ma affidata a noi. A noi che dovremo tremare ogni volta che accostiamo un fratello per annunciargli il Regno. Dio nessuno mai lo ha visto. Ai suoi figli affidato il compito di renderlo presente agli uomini. E la nostra seriet, la nostra coerenza, la nostra santit possono facilitare lincontro. Quale responsabilit. Una missione ardua, affascinante, unica, certamente. Ci mette al riparo da ogni sciocca presunzione il fatto che non siamo stati noi, ma Lui a volere cos. Fu Lui infatti che, pur sapendo di rischiare, volle mettere nelle nostre mani la Parola e i Sacramenti. LEucarestia, un Pane che nella sua semplicit nasconde una Presenza vera. La presenza stessa di Cristo. I cristiani lo mangiano, lo conservano, lo adorano, ma potrebbero anche e tante volte accaduto rigettarlo, calpestarlo, profanarlo. Cos come la vita, che pu essere accolta, apprezzata, custodita, ma anche rinnegata, maltrattata, uccisa. Questa libert non dice il fallimento di Dio quanto piuttosto limmensa considerazione che Dio ha di ognuno di noi. E anche dopo essere stato maltrattato e rinnegato Dio non si arrende ma continua imperterrito a cercare luomo per ricominciare daccapo. Come se lo spuntare di ogni alba fosse linizio di una nuova umanit. stato emozionante vedere il Papa, il vicario di Cristo in terra, mentre ci apriva il cuore: Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. Parole che i cristiani cattolici non dimenticheranno facilmente. Siamo stati chiamati a servire la Chiesa, sposa e corpo di Cristo e farla, con la nostra vita di preghiera e di fedelt al Vangelo, pi bella e trasparente. Servirci della Chiesa per noi stessi sarebbe tradire e rinnegare la vocazione ricevuta in dono. Grazie, Santo Padre.

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Non ci ha lasciato orfani


di Javier Echevarra *

on vi lascer orfani (Gv 14, 18), disse Ges agli apostoli: promise che avrebbe mandato loro lo Spirito Santo che, a sua volta li avrebbe costituiti pienamente figli di Dio Padre. Non vi lascer orfani: sono queste le parole che affiorano nella mia anima mentre finisce il pontificato. Benedetto XVI non ci lascia orfani, perch prosegue vivo il suo magistero, perch ci far compagnia con la sua preghiera e con il suo affetto paterno, perch ogni giorno diventa pi forte la sua figura di Buon Pastore e, infine, perch lo Spirito Santo continuer a guidare la sua Chiesa con un nuovo romano Pontefice. Il ricco magistero di Benedetto XVI manifesta la sua straordinaria capacit di coniugare verit profonde con parole semplici. Ha approfittato dellapparente eclissi di Dio per invitarci a riscoprire il senso di Dio, Creatore e Redentore, che opera sempre nel nostro mondo. Ci ha ricordato con forza lessenza amorevole di Dio e, di conseguenza, la ragion dessere delluomo e del suo cammino che, in questo Anno della fede, trova un riferimento sicuro nel Catechismo della Chiesa cattolica e nel suo Compendio, frutti del Concilio. Nellomelia di inaugurazione del suo ministero petrino, Benedetto XVI ci aveva invitati a incamminarci verso lintima amicizia con il Figlio di Dio, da cui tutto dipende. Dio parla e risponde ai nostri quesiti: non si disinteressa di noi. Ricordo come, in occasione della canonizzazione di san Josemara, lallora cardinale Ratzinger glossava lespressione Opus Dei, Opera di Dio: il senso profondo di queste parole consiste nel lasciare che Dio agisca, perch la vita del cristiano si traduce soprattutto nel desiderio che la grazia e la carit di Cristo operino nella propria esistenza.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Cos, acquista anche un particolare rilievo la sua riflessione sullo spirito della liturgia che, nellesprimere lintima unione della Parola con il Pane eucaristico, aggiunge la dimensione essenziale delladorazione e risolve, elevandoli, tanti dibattiti. La partecipazione di ogni cristiano allEucaristia , prima di ogni cosa, interiore, perch nella liturgia Dio prende liniziativa: quello che viviamo nella Messa performativo, sempre nuovo, perch l Cristo ci trasforma. Alla fine di una giornata di faticoso lavoro, uno stretto collaboratore invit Giovanni Paolo II a risparmiarsi. Dopo un Papa, ne viene un altro, fu la risposta. Dunque, anche ora siamo tranquilli e pieni di speranza nelle mani di Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra: la Sede di Pietro sar sempre principio e fondamento dellunit della Chiesa, e stabile punto di riferimento per il mondo. Il Papa ha preso una decisione libera, meditata nella preghiera, per il bene della Chiesa; per questo abbiamo accolto con pena questa notizia, ma con animo affettuosamente filiale e rispettoso. Lo stesso Benedetto XVI ci ha assicurato che continuer ad aiutarci con la sua preghiera: una preghiera sulla quale tutti noi, figli e figlie della Chiesa, possiamo riposare fiduciosamente, come negli anni del suo pontificato. Ringrazio Dio per le diverse occasioni nelle quali, come Prelato dellOpus Dei, sono stato ricevuto da Benedetto XVI. Mi commuovo, ora, ripensando alla sua semplicit e disponibilit, alla sua benevola accoglienza, alla sua capacit di ascolto, al suo interesse per le notizie sullespansione apostolica della Prelatura. Ho potuto toccare con mano la sua attenzione, da quellautentico professore universitario che , quando gli si parlava di qualche iniziativa di carattere pi intellettuale o del lavoro a servizio dei malati terminali o di altre persone in difficolt. Il Papa non esitava a prendere paternamente tra le sue mani quelle del suo interlocutore, infondendogli coraggio con affetto, con gesti attenti e pazienti: s, veramente un padre, colmo di zelo per lattivit di evangelizzazione che tanti cristiani compiono a tutte le latitudini. Assecondando linvito di Benedetto XVI durante lAngelus del 17 feb-

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

braio, preghiamo gi per il prossimo Papa. Sentirci orfani? No! Lo Spirito Santo opera in questo tempo della Chiesa. Un altro Pietro verr, con le sue reti in spalla, nuovo vescovo di Roma e nuovo Padre per la famiglia dei figli di Dio. E al papa Benedetto XVI, che sta per passare al suo successore il timone della barca del pescatore di Galilea, diciamo di tutto cuore: grazie, Santo Padre, perdono per le nostre mancanze di corrispondenza ai suoi richiami di Buon Pastore; la preghiamo di non cessare di aiutare tutto il popolo di Dio con la fecondit del suo pensiero e della sua preghiera!
* prelato dellOpus Dei

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

2 marzo Ora la Chiesa attende La tranquilla giornata di Benedetto XVI tra preghiera, riflessione e lettura
di Gianni Cardinale

l Santo Padre sereno, ha detto il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nel briefing con i giornalisti di ieri, riferendo i contenuti di un colloquio avuto con larcivescovo Georg Gnswein, prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito che ha accompagnato a Castel Gandolfo. Il direttore della Sala Stampa vaticana ha riferito che Benedetto XVI nella serata di gioved, quando era gi entrata in vigore la Sede Vacante, ha seguito come le televisioni hanno raccontato le tante emozioni del pomeriggio di ieri ed ha apprezzato il buon lavoro e la buona informazione. Il Papa ha seguito e apprezzato le tv italiane, in particolare tutti i servizi del Tg2 e - per motivi di orario - parte di quelli del Tg1. Dopo aver consumato la cena, Benedetto XVI come suo solito ha fatto una passeggiata, questa volta allinterno degli ampi saloni del Palazzo apostolico, quindi si ritirato per la preghiera e il riposo. Il Papa ha dormito benissimo ha aggiunto padre Lombardi, spiegando poi che nella mattinata di ieri ha celebrato Messa, quindi ha recitato il breviario e ha fatto colazione. La giornata - ha riferito ancora - poi trascorsa nella preghiera e nella riflessione, leggendo i tanti messaggi che gli sono arrivati e la consueta passeggiata nei giardini. Padre Lombardi ha anche detto che Benedetto XVI ha portato con s alcuni libri di teologia, spiritualit e storia, tra i quali Lestetica teologica di Hans

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Urs von Balthasar. Nei giorni passati, ha quindi riferito il portavoce vaticano il Papa suonava il pianoforte alla sera, dopo la cena - e questo anche nelle settimane scorse - come segno, direi, della distensione e della serenit del suo animo. Ieri sera, in particolare, monsignor Gnswein non lo ha sentito suonare, ma pensa che nei giorni prossimi riprender sicuramente.

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Re: E stato il Papa della fede amica della ragione


di Mimmo Muolo

stato il Papa mite, il Papa della fede profondamente amica della ragione. Ma di una ragione che va oltre i ristretti confini dellintelligenza umana. E proprio per questo stato anche il Papa che i cultori della ragione pura e del laicismo non hanno voluto comprendere, ostacolandolo in tutti i modi. Tuttavia, per il cardinale Giovanni Battista Re, nonostante le difficolt, gli otto anni di Benedetto XVI rimarranno nella storia e il Papa ora emerito deve essere considerato un protagonista del pensiero e della coscienza. Il prefetto emerito della Congregazione per i vescovi (incarico mantenuto fino al 30 giugno 2010), 79 anni ben portati, accetta di fare in questa intervista ad Avvenire una riflessione a caldo del pontificato appena concluso. Dallinizio della Sede vacante non sono ancora passate 24 ore e allinterno delle Mura Leonine, dove si trova la residenza del porporato, c uno strano silenzio. Qui sembra quasi di poter toccare con mano il Cupolone e le mura esterne della Sistina. E la Domus Sanctae Martae, che ospiter i cardinali elettori durante il Conclave, a meno di 100 metri. Ma il pensiero del cardinale Re per il momento rivolto soprattutto a Benedetto XVI e alla grande eredit spirituale che ha lasciato. Eminenza, che cosa ha pensato alle otto di gioved sera, quando si chiuso il grande portone del Palazzo di Castel Gandolfo? Ho avvertito, penso come tutti, una grande emozione. Vedere chiuso quellimponente portone mi ha stretto il cuore, perch si chiuso un pe-

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

riodo in cui Benedetto XVI ha dato molto con i suoi discorsi e con il suo insegnamento. Ma si aperta una nuova fase nella quale il Papa si dedica al ministero della preghiera e lascia a energie nuove il governo della Chiesa. Abbiamo in sostanza anche noi un Mos sul monte. Benedetto XVI infatti ha detto che non lascia la croce e che non ci abbandona. Egli continuer ad esserci vicino mediante il ministero dellintercessione a favore della Chiesa e dellumanit. Come Mos salito sul monte per aiutare il suo popolo a vincere contro Amalek, cos Benedetto XVI si dedicher al bene della Chiesa con le mani alzate nella preghiera. Come definirebbe il pontificato di Benedetto XVI? Questi otto anni resteranno nella storia per lalto insegnamento che egli lascia con le tre encicliche, con i suoi numerosi documenti, con i tanti discorsi e con i tre volumi dedicati a Ges di Nazaret. Si rivelato un protagonista sul piano del pensiero e delle coscienza, nello sforzo di aiutare tutti a dare spazio alla luce che viene da Dio e che d senso allumana esistenza. Qual a suo avviso la cifra distintiva della sua eredit? Benedetto XVI ha detto chiaramente al mondo che senza Dio non c futuro. Dobbiamo infatti ricordare la sua ferma opposizione alla dittatura del relativismo e la continua riaffermazione dei valori morali, facendo leva sulla legge naturale, iscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Tutto il suo pontificato, inoltre, stato orientato a ravvivare e irrobustire nei cristiani la fede in Dio, e in questo senso va anche lindizione dellAnno che stiamo vivendo. In pari tempo per ha cercato di valorizzare la ragione e di ampliare il suo spazio, nella profonda convinzione che il mondo della ragione e il mondo della fede hanno bisogno luno dellaltro.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Perch allora si ha come limpressione che su molte questioni egli non sia stato capito? Effettivamente questo un paradosso, anche perch a non volerlo capire sono stati soprattutto i cultori della ragione pura e assoluta. Amalek, in fondo, esiste anche oggi e si nasconde sotto le forme del secolarismo. Di qui lindicazione fondamentale di questo pontificato. Il mondo, dice in pratica papa Ratzinger, ha molti problemi sociali, economici, politici, ma quello che sta alla radice di tutto la mancanza di fede in Dio. Perci Benedetto XVI ha mirato dritto al cuore e questo ha dato molto fastidio a chi vorrebbe cancellare Dio dallorizzonte umano. Bisogna per dire che le sue riflessioni sui temi culturali, morali ed esistenziali sono state ascoltate anche da persone lontane e illuminate, perch Joseph Ratzinger oltre che un grande teologo, stato un grande pensatore. E in tale veste ha cercato di capire il nostro mondo moderno nel quale la globalizzazione come afferma nella Caritas in veritate ha reso gli uomini pi vicini, ma non pi fraterni. C un messaggio anche nella sua rinuncia? Secondo me un gesto che va apprezzato e ammirato per lalto senso di responsabilit che lha ispirato. Ad esempio, so per certo che si preoccupava di non avere le forze sufficienti per fare un viaggio lungo e faticoso come quello a Rio de Janeiro per la prossima Gmg. Ma l il Papa deve esserci, diceva. In un tempo in cui domina lattaccamento ai centri di potere, il gesto del Papa ora emerito ci insegna che quando non si pi in grado di compiere il proprio servizio, bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro e di lasciare spazio ad altri. Qualcuno ha visto nei discorsi degli ultimi giorni di papa Ratzinger il valore di una indicazione di prospettiva destinata ai cardinali che eleggeranno il suo successore. Lei che ne pensa?

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Penso che questo discorsi vadano letti nella prospettiva di tutto il suo pontificato e ci consegnano limmagine di una Chiesa realt viva, che si alimenta della forza di Dio. Una Chiesa solidale con i problemi delluomo e che cerca ovunque di aiutare e di seminare il bene. Ma in definitiva quando si aprir la porta della Cappella Sistina, quale sar il suo stato danimo? Sicuramente avvertir un grande senso di responsabilit, per aiutare a scegliere il Papa di cui la Chiesa e il mondo hanno bisogno in questo momento.

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Purissima gioia, scintilla divina


Raffaele Vacca el momento in cui Benedetto XVI ha lasciato volontariamente il papato, opportuno non fare entrare nellanimo tristezza ed amarezza, ma quella gioia alla quale egli ha invitato durante tutto il suo pontificato, quantunque sapesse che il mondo tendeva sempre pi ad abbassare il nobile e lalto e a far perdere le dimensioni pi profonde dellesistenza. E quindi ad allontanare dalla vera gioia. Per comprendere bene qual sia la gioia alla quale Benedetto XVI ha invitato, ci possono aiutare due testi della letteratura tedesca. Uno la prima delle Lettere sullautoformazione di Romano Guardini, pubblicate nel 1921; laltro lode alla gioia (An die Freude) scritta da Friedrich Schiller nel 1786, che Ludwig van Beethoven us in parte per il finale della sua grandiosa Nona Sinfonia, che esprime il passar della solitudine desolata alla gioia universale. Subito allinizio della sua lettera, Romano Guardini, considerato da Joseph Ratzinger grande maestro, scrive che c completa diversit tra lessere allegri e la gioia. Questa vive nellintimo, silenziosa, profondamente radicata, ed sorella della seriet. Lessere allegri invece un fatto esterno, rumoroso, che presto si dissolve. La gioia trasforma ogni cosa ed illumina il mondo. Viene e va a piacer suo. Tuttavia ognuno pu tendere verso dessa; ciascuno la pu possedere. Non proviene dal denaro, da una vita comoda, o dal fatto dessere riveriti dalla gente, anche se da tutto questo possa essere influenzata. Viene piuttosto dalle cose nobili, da un lavoro intenso, da una parola gentile, che si sentita o si potuta dire, dallessersi opposti coraggiosamente allerrore di qualcuno o dallaver raggiunto una veduta chiara in qualche questione importante. Dopo aver ricordato che nellinteriore che abita Dio, che la verit,

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Romano Guardini afferma che Lui la fonte vera della gioia. Se si una sola cosa con Dio allora la sua gioia fluisce in noi, anche se il mondo esterno contrario. Ma lessere una sola cosa con Dio deve essere libero, coraggioso, non forzato, angosciato o diffidente. Prima di ogni lavoro o al sopraggiungere di qualcosa di nuovo ci si deve domandare lietamente che cosa si debba fare, senza lasciarsi ingannare dal capriccio, dalla volubilit, dallindolenza verso se stessi. E bisogna sempre tener presente che due sono i grandi nemici della gioia: il malumore e la malinconia. Il malumore deriva dal prendere sempre tutto a male, dal non saper ridere, dal non saper rinunciare, dal non saper lasciar correre. La malinconia, che infonde vaga tristezza, struggente inquietudine, e spinge a rinchiudersi in se stessi, una forza oscura che disgrega lanima, se non la si ferma al primo avvertirla, e porta a non padroneggiare pi la propria vita. Friedrich Schiller inizia la sua ode invitando gli amici a tralasciare i soliti suoni e ad intonarne altri, pi piacevoli e pi gioiosi. Poi scrive che la gioia una bella scintilla divina, che ha la magia di ricongiungere ci che la moda ha rigidamente diviso, e di far s che tutti gli uomini che lavvertano diventino fratelli. Gioia vien donata agli uomini dalla natura con i suoi luoghi di divina bellezza. Sia i buoni che i malvagi seguono la traccia della gioia. Schiller invita tutti a percorrere gioiosamente la propria strada, cos come gli astri percorrono la loro nella splendida volta del cielo. Dopo aver esortato le moltitudini del mondo ad abbracciarsi, ad essere fratelli, dice: Sopra il cielo stellato deve abitare un padre affettuoso. E domanda: Vi inginocchiate, o moltitudini? Intuisci il tuo creatore, o mondo?. E conclude: Cercalo sopra il cielo stellato! Sopra le stelle deve abitare!. Aveva scritto Romano Guardini che ogni volta che sinceramente diciamo: Signore, io voglio ci che tu vuoi, aperta la via verso la gioia di Dio. Per questo siamo certi che per Benedetto XVI, il quale ha compreso che per il bene della Chiesa il Signore ha voluto la sua rinuncia al papato, si sia aperta la via verso quella gioia di Dio, che costantemente ha augurato a tutti gli uomini del mondo di buona volont. E ci sentendo anche in noi stessi quella purissima gioia che stata spesso goduta nei tempi che sono svaniti.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Rusconi: Una decisione spontanea e un atto di libert


di Marco Roncalli

ensato e scritto in tempi record Il gran rifiuto. Perch un Papa si dimette (Morcelliana, pp.152, euro 7,90) non va confuso con le raccolte giornalistiche appena uscite su quella che dall11 febbraio scorso continua ad essere la notizia. E non solo perch a firmare linstant-book professore di Storia del cristianesimo allUniversit di Roma Tre, ma perch Roberto Rusconi, lautore, ha gi dedicato al papato opere importanti. Cos la vera difficolt non stata raccontare e interpretare tra storia, spiritualit e politica le rinunce di lontani predecessori di Benedetto XVI: quelle alle origini della Chiesa,ad esempio con Ponziano (verosimilmente nel 235), quella volontaria di Celestino V (Papa per pochi mesi nel 1294), quelle coatte fra 300 e 400, durante lo scisma e la crisi conciliare della Chiesa dOccidente (alle quali segue il consolidamento del potere dei successori di Pietro). E nemmeno dar conto delle ipotesi che tentarono Pio XII e Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. La vera difficolt stata quella di spiegare quanto appena successo, preso atto che - dopo pi di sette secoli - Benedetto XVI ha reso effettiva una possibilit astrattamente prevista dal Diritto canonico, e che la sua rinuncia torna a segnare una cesura nella storia della Chiesa. Professor Rusconi cos? S. Se le precedenti rinunce da parte di un Papa regnante sono state formalmente volontarie, in un certo senso erano forzate dagli avvenimenti, anche esterni alla Chiesa. Mentre la rinuncia da parte di Benedetto XVI

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

spontanea e apre oggettivamente scenari inattesi. Decisione spontanea e atto di libert. Lei per nel suo libro evoca anche il Vaticano II... S. Alla base della decisione cerano gi precise premesse anche oltre la biografia di Ratzinger : Concilio e post ConcilioCi pensi .Lo stesso profilo individuale di Benedetto XVI per molti versi richiama la personalit di Paolo VI. E non per nulla casuale che due pontefici di una simile caratura intellettuale, allindomani del Vaticano II, abbiano pensato di rinunciare al papato e che Ratzinger lo abbia fatto. La tentazione della rinuncia, ha sfiorato anche altri papi del 900... In ben altri contesti. Si pensi alla lettera di rinuncia al pontificato, che Pio XII avrebbe preparato, davanti ai rischi di rapimento da parte di Hitler : Cos avrebbero portato via il cardinal Pacelli non il Papa, secondo quanto rifer il cardinal Tardini. E fu sempre lui, anni dopo, ad affermare che Pio XII avrebbe dato disposizioni perch lelezione del suo successore si tenesse a Lisbona, nel territorio neutrale del Portogallo. Un Conclave dellesilio dopo quasi un secolo e mezzo... S: come non si vedeva dal 1800, anno in cui a Venezia, sotto la protezione dellimperatore dAustria, Pio VII fu eletto a succedere a Pio VI, morto in Francia, dove era stato deportato dalle armate repubblicane.. A giorni inizier il Conclave. Vi sono possibilit che il successore si avvalga dellaiuto non solo spirituale di Benedetto XVI? Cosa dice la storia? Lunica coesistenza fra due Pontefici legittimi quella di Bonifacio VIII

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e Celestino V, ma il primo mise letteralmente sotto chiave il secondo sino alla morte. Cera il timore che i suoi sostenitori dessero vita a uno scisma. Tuttavia facendo riferimento a quanto potr accadere oggi, per Benedetto XVI la natura dei rapporti dipender molto dalla scelta del suo successore e dagli orientamenti che vorr imprimere al suo nuovo pontificato.

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Il presidente della nuova Accademia di latinit, Ivano Dionigi: il suo latino, lingua del dialogo
di Matteo Liut ello scrigno dei tesori che il pontificato di Benedetto XVI lascia in eredit alla Chiesa c anche una rinnovata attenzione al latino. Un amore, quello per la classicit, coltivato a lungo dal teologo Joseph Ratzinger e culminato nellistituzione della Pontificia Accademia di latinit. Secondo il presidente del nuovo organo, Ivano Dionigi, rettore dellUniversit di Bologna, quella auspicata dal Pontefice tedesco non unattivit da archeologi ma unopera di cultura in grado di dare solide fondamenta a tutta la Chiesa e di rispondere alle domande del tempo attuale. Professore, da dove nasce questa premura per il latino da parte di Ratzinger? Da uomo colto quale , nasce di certo dalla sua sensibilit, dal suo gusto estetico letterario. Ma a questo si aggiunge la consapevolezza che il latino nella storia stato la lingua dellimperium, dello studium e dellecclesia. Inoltre questa lingua ha in s tre propriet che trovano corrispondenza nelle caratteristiche della fede: leredit, luniversalit e limmutabilit. Innanzitutto, infatti, essa stata la lingua dei Padri della Chiesa, la lingua dei teologi, la lingua del diritto canonico, la lingua dei Concili, la lingua della liturgia. Poi la lingua con cui la Chiesa si rivolta a tutti i popoli. Infine, nella fissit di quella che tutti considerano una

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lingua morta si rispecchia limmutabilit del nucleo della fede. chiaro quindi che alcune letture della scelta di Ratzinger di rilanciare il latino sono limitate e banali. A spingere Benedetto XVI in questa direzione non stata, come qualcuno ha detto, la volont di ricomporre la frattura con i lefebvriani o un semplice ritorno al passato, ma qualcosa di pi grande e complesso, qualcosa che viene da lontano. Daltra parte lattenzione alla lingua e alla cultura latine che andrebbero accompagnate anche con quelle greche classiche uneredit che Benedetto XVI ha raccolto dai Pontefici suoi predecessori. E forse lallarme partito anche dal fatto che oggi pure tra il clero il latino poco conosciuto. Ma a cosa pu servire il latino oggi alla Chiesa? Negli ultimi tre lustri a forza di chiederci cosa serve e cosa non serve, in realt, ci siamo tutti impoveriti. A forza di ragionare in questo modo ci siamo creati un deficit di pensiero e di attenzione allanima, come ha ben compreso Benedetto XVI. Certo si potrebbe obiettare che oggi la Chiesa ha ben altre priorit, come levangelizzazione. Ma con il benaltrismo si fa poco, anche perch io credo che oggi la riscoperta del latino non abbia solo un valore fondativo, di ritorno alle radici. In realt questo rilancio pu offrire un contraltare alla modernit, pu essere sanamente e positivamente antagonistico al presente. E in che modo questo sarebbe costruttivo? Il latino una lingua tutta imperniata sulla temporalit, sul verbo, una lingua sub specie temporis. Questo il di pi della riscoperta della lingua e della cultura latina oggi, in un momento in cui tutto sincronico e c la dittatura del presente. In latino anche lordo verborum, lordine delle parole, ti fa riscoprire la dimensione del tempo e la vita delluomo tempo. Noi oggi abbiamo bisogno della storia. Inoltre il latino insegna la complessit.

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Lei auspica, insomma, che tutti studino il latino? No, non penso che tutti obbligatoriamente debbano sapere il latino. Ma credo che, come ha saputo ben cogliere anche Ratzinger, il latino sia una ricchezza da spendere. Per questo sono convinto della necessit che nella Chiesa e nelle universit ci sia ancora chi capisce il latino, lo insegna e lo sa scrivere. necessario per permetterci di continuare oggi a essere mediatori culturali: per tradurre i padri, gli autori classici e tutto il patrimonio della Chiesa bisogna sottoporre i testi alle sollecitazioni del tempo attuale e allora a domande nuove bisogna dare risposte nuove. falsa, insomma, la contrapposizione tra i progressisti che sono per linglese e internet e i conservatori che sono per il latino. Non c il rischio che il latino venga percepito come lingua del potere che allontana la Chiesa? Io penso che la Chiesa debba continuare a farsi capire il pi possibile e che anche in questopera debba guardare al latino come a uno strumento, non un fine. vero, poi, che nel passato alcuni hanno fatto un uso ideologico dei classici, mettendoli al servizio del potere, ma il latino non un fatto ideologico un fatto culturale. Per usare unespressione di Massimo Cacciari in realt i classici non sono al servizio del potere, ma ci liberano dal potere, ci insegnano ad ascoltare senza ubbidire passivamente. Daltra parte lattenzione ai nuovi media ha dimostrato che Ratzinger un uomo sensibile al dialogo e lamore per il latino rientra in questo solco. Il latino, insomma, a mio parere un supplemento al dialogo in senso etimologico: avvicina al logos, insegna a parlare e a ragionare bene. Cosa ha provato quando Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni in latino?

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Ho pensato che non poteva darle se non in latino, in coerenza con lannuncio dellhabemus Papam. Un gesto in linea con il suo amore per questa lingua, che ha voluto affidare anche ai nuovi media. E poi giustamente quello era un contesto solenne, un Concistoro. Confesso, infine, di aver pensato che quellannuncio dava un bel vantaggio al latino.

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3 marzo
In preghiera verso il Conclave

Conclave, in arrivo i cardinali elettori


di Gianni Cardinale

una domenica senza Angelus papale in piazza San Pietro, quella odierna. La prima della Sede vacante iniziata gioved sera alle 20 con lentrata in vigore della rinuncia di Benedetto XVI. Ma nella Basilica Vaticana i momenti di preghiera si moltiplicano. C ladorazione permanente iniziata nella cappella del Santissimo in San Pietro, dove tre religiose contemplative messicane si alternano davanti a Ges Eucaristia. Mentre prima della Messa della sera, sempre in Basilica, viene elevata una preghiera speciale per il Collegio dei cardinali e per la preparazione allelezione del nuovo Papa. Lo ha precisato ieri il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nel corso del consueto briefing con i giornalisti. Nelloccasione il direttore della Sala Stampa vaticana, ha puntualizzato che ancora non chiaro quanti saranno i cardinali elettori presenti domani, quando alle 9,30 inizieranno i lavori della Congregazione generale, nellAula Nuova del Sinodo, attigua alla Sala Nervi in Vaticano. A Roma - ha detto padre Lombardi - risultano risiedere permanentemente 75 cardinali. E ha aggiunto: 66 cardinali, che non risiedono a Roma, hanno gi indicato esattamente la loro residenza, in modo che il Collegio cardinalizio possa essere in contatto con loro, e hanno indicato anche la data del loro arrivo. Altri stanno arrivando. Tuttavia gli officiali del Collegio ritengono che prima di luned, alla prima riunione, non avremo ancora un conto preciso dei presenti. Inoltre sono arrivate anche alcune

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informazioni di cardinali che non parteciperanno: non solo i due elettori di cui abbiamo gi parlato, ma anche diversi non elettori hanno comunicato che per motivi di salute non verranno. Come noto i cardinali sono complessivamente 207, di cui 117 elettori, e di questi hanno gi dichiarato di non venire a Roma lindonesiano Julius Darmaatmadja e lo scozzese Keith Michael Patrick OBrien. Il portavoce vaticano ha inoltre spiegato che lanello piscatorio di Benedetto XVI non stato ancora annullato, ma che la segreteria di Stato ha consegnato alla Camera Apostolica i sigilli con cui si bollavano le lettere a nome di Sua Santit: in pratica i timbri sono stati rigati, in modo da non essere pi utilizzabili. In un suo editoriale per la Radio Vaticana, di cui direttore, padre Lombardi ha inoltre osservato come gli ultimi due giorni del pontificato di Benedetto XVI rimarranno certamente scolpiti nella memoria di innumerevoli persone e segneranno una tappa importante, nuova e inedita, della storia della Chiesa in cammino. Se papa Wojtyla - ha aggiunto - aveva dato con coraggio ammirevole davanti agli occhi del mondo la sua testimonianza di fede nella sofferenza della malattia, papa Ratzinger con non minore coraggio ci ha dato la testimonianza dellaccettazione davanti a Dio dei limiti della vecchiaia e del discernimento sullesercizio della responsabilit che Dio gli aveva affidato. Come ci ha detto efficacemente lui stesso, la rinuncia del Papa non in nessun modo un abbandono, n della missione ricevuta, n tanto meno dei fedeli, ha puntualizzato padre Lombardi. Che ha cos proseguito la sua riflessione: In questo senso il lascito di papa Benedetto XVI oggi un invito alla preghiera e alla responsabilit per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali su cui incombe il compito dellelezione del Successore, ma anche e non meno per tutta la Chiesa, che deve accompagnare nella preghiera il discernimento degli elettori e dovr accompagnare il nuovo Papa nel compito di annunciare efficacemente il Vangelo per il bene della Chiesa e dellumanit, e di guidare la comunit ad una fedelt sempre pi grande allo

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stesso Vangelo di Cristo. Come gi detto, domani mattina ci sar la prima delle Congregazioni generali dei cardinali che precedono il Conclave vero e proprio, il cui inizio verr stabilito non subito ma nel corso delle riunioni successive. Con le vecchie norme si dovevano tassativamente attendere 15 giorni dallinizio della Sede vacante. Ora con il recentissimo motu proprio emanato da Benedetto XVI se al netto degli assenti giustificati - saranno presenti tutti i porporati elettori, la data di inizio del Conclave potr essere anticipata. Saranno tutti i cardinali presenti, votanti e no, a deciderlo a maggioranza semplice.

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Ore 20, la porta chiusa Ma lui rimane con noi


di Lucia Bellaspiga

a tempo ormai conoscevamo tutto, il giorno e perfino lora: sarebbe accaduto il 28 febbraio, alle 20. Abbiamo avuto due settimane per arrivare pronti allevento e infatti credevamo di esserlo. Invece cera ancora qualcosa cui nessuno era preparato, qualcosa che non avevamo previsto: la chiusura del grande portone. Alle 20, quando gi avevamo consumato (credevamo) tutte le nostre emozioni - il Papa che per lultima volta esce dal Vaticano, il pianto del suo autista, quel volo su Roma in elicottero per salutare ancora una volta lUrbe e il mondo, il commiato dal balcone di Castel Gandolfo e alla fine quella finestra rimasta zitta e vuota - i due battenti di legno del Palazzo Apostolico si sono serrati. Dentro lui, fuori noi. Ultima immagine attraverso lestremo spiraglio, il volto impassibile di una guardia svizzera. Ammutolita a un tratto la folla che fino a poco prima aveva urlato a gara con le campane a festa. Sguardi smarriti, in piazza come nelle case, tra chi era l e chi seguiva dalle televisioni, perch il brivido era lo stesso per tutti: e adesso? C sempre un senso di ineluttabilit in una porta che si chiude, il presagio di qualcosa di irrimediabile, specie se chi ha varcato la soglia ci ha detto che non uscir pi. come se un muro invalicabile fosse improvvisamente cresciuto e ci dicesse mai pi. Ricordo il giorno in cui mia sorella, oggi suora di clausura, varc senza voltarsi indietro quella stessa soglia, e il silenzio in cui rimanemmo tutti al serrarsi dei battenti. Dentro lei, fuori noi. Ma cos non , ce lha predetto tante volte Benedetto XVI in queste due settimane di congedo: vi rester accanto nella preghiera, ci aveva avvertiti, non vi lascio soli, pur nel silenzio e nel nascondimento io sar sempre con voi

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e al servizio della Chiesa. Parole che avevamo ascoltato, accolto, amato, che ci avevano confortato e commosso, ma che abbiamo capito solo quando quel portone ci ha detto che il tempo era finito, che ora tutto si sarebbe avverato. Benedetto ce lo ha annunciato fino allultima occasione, due ore prima del futuro silenzio: Sono sommo Pontefice della Chiesa cattolica fino alle otto di sera, poi non pi. Ma vorrei ancora con il mio cuore, con la mia preghiera, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune della Chiesa e dellumanit, ha detto prima di sparire forse per sempre alla nostra vista, ma solo a quella. Ci sono porte che si chiudono per spalancarsi al mondo, come ben sa chi entra per sua scelta e, varcata la soglia, comincia il grande viaggio (Voi sapete che questo mio giorno diverso da quelli precedenti. Sono semplicemente un pellegrino che inizia lultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra), mentre chi resta fuori fatica ad accettare, guarda a quei battenti come a una pietra tombale, piange e pensa sia finita. E invece no, ci soccorrono ancora una volta le parole dellormai Papa emerito, che la mattina rivolto ai cardinali aveva raccomandato la preghiera, autentica gioia che nessuno ci pu togliere, nemmeno un muro altissimo o la pi gigantesca delle porte. Ai cardinali e a tutti noi ha chiesto di crederci, di saperlo. Di rimanere uniti in questo mistero che la preghiera, certi che lui continuer a farlo al nostro fianco. Noi piangiamo e lui ci parla di gioia. Noi di mai pi, lui di per sempre. Questione di prospettive: tre ore prima, alle 17.08, allannuncio del decollo dellelicottero con il Papa a bordo, mentre a Roma si piangeva una partenza a Castel Gandolfo la folla scoppiava in un applauso che annunciava un arrivo. Come avviene con il Veliero di William Blake, che in piedi sulla spiaggia qualcuno vede salpare, ma su una riva lontana altri vedono apparire: La sua scomparsa dalla mia vista in me, non in lui - scrive il poeta. - E giusto nel momento in cui qualcuno vicino a me dice partito, ce ne sono altri che lo vedono apparire allorizzonte, puntare verso di loro esclamando di gioia Eccolo!. Questo ci dice il portone che alle 20 ha sbarrato il nostro sguardo miope per aprirci lorizzonte dove il mai pi, figlio della nostra umana limitatezza di voler vedere con gli occhi e toccare con mano, diventa il per sempre che travalica i sensi, i muri, le porte.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Fisichella: Ci ha indicato la centralit di Cristo


di Mimmo Muolo

orprendente dallinizio alla fine. Da quella elezione avvenuta a 78 anni (cio 20 in pi dellet che aveva Giovanni Paolo II allinizio del suo pontificato) e dopo appena un giorno e mezzo di conclave, fino alla rinuncia compiuta dopo una profonda riflessione davanti a Dio e alla sua coscienza. E poi sorprendente nei gesti e nei discorsi, nella sua capacit di dialogare con la cultura e trasmettere il messaggio del Vangelo. In definitiva stato il Papa che ha creato stupore e meraviglia, perch se a molti era noto il pensiero di Joseph Ratzinger, pochi ne conoscevano laffabilit, la mansuetudine e lumilt. Questo papa Ratzinger visto da monsignor Rino Fisichella. Circondato dai libri, nello studio biblioteca del suo appartamento a due passi da piazza san Pietro, dove troneggiano tra gli altri i volumi di Hans Urs von Balthasar (che Benedetto XVI ha portato con s a Castel Gandolfo) e di Romano Guardini (che il Papa ha citato nel suo ultimo discorso, mercoled scorso) larcivescovo cui il Pontefice ora emerito ha affidato la responsabilit del nuovo dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione ripensa a questi otto anni di pontificato e li vede fondati soprattutto su due pilastri: La centralit di Cristo e laffermazione che la Chiesa viva. Monsignor Fisichella, quindi la rinuncia non stata lunica sorpresa di Benedetto XVI. Certamente no. Basti pensare a come era stato presentato da certi media e a come ha saputo mostrare la sua vera personalit, ad esempio in certi

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

viaggi (Gran Bretagna, Stati Uniti). La seconda sorpresa stata poi la capacit con cui ha trasmesso la profondit del suo pensiero, lui grande teologo e memoria viva del Concilio, in una semplicit di linguaggio. Cos abbiamo scoperto anche un grande predicatore e un grande catecheta. Quindi quali sono i pilastri di questo pontificato? Innanzitutto la centralit di Cristo. Benedetto XVI ci ha ricordato ci che lessenziale del cristianesimo. Poteva sembrare una constatazione ovvia, ma il Papa lha riproposta con intelligenza e con forza come lorizzonte sul quale far convergere gli sguardi. Quanto alla Chiesa, poi, pur con tutte le difficolt, egli ha sempre tenuto a sottolineare - dal primo allultimo dei suoi discorsi - che essa viva e presente. Del resto basta vedere quanto avvenuto in questi giorni per rendersene conto. E ci contraddice certa stampa che pretende di delineare le cause della decisione di Benedetto XVI in base a fatti, pur sempre gravi, ma solo contingenti. Eppure si ha limpressione che questo Papa non sia stato capito. Piuttosto non lo si voluto capire. Soprattutto da parte di una certa cultura che ha rigettato il suo messaggio. Benedetto XVI infatti ha proposto un insegnamento basato sul Vangelo e sostenuto da un pensiero forte. Ricordo ad esempio il discorso al College des Bernardins, a Parigi, quando afferm la cultura sempre in movimento e questo movimento un ricercare Dio. Quindi una cultura che non ricerca Dio non solo non coerente con se stessa ma devia dal suo percorso naturale. Si immagini che cosa significa questo per i sostenitori del secolarismo, che prescinde completamente da Dio. Oppure si pensi ai discorsi in cui ha parlato della necessit di una intelligenza della fede per capire pi a fondo la realt, quando invece il pensiero scientifico vorrebbe relegare la religione nel privato se non proprio nel pietistico. E ancora: linsistenza - come ad

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esempio nellintervento al parlamento tedesco - sul rispetto della vita e del creato, che proprio in quanto creato chiede responsabilit, a fonte di un utilizzo invece strumentale della creazione da parte di tante multinazionali. Tutto questo stato davvero dirompente per le centrali del pensiero debole e questo spiega perch spesso non si voluto comprendere il messaggio del Papa. Ma la resistenza penetrata anche allinterno della Chiesa o questa solo una costruzione mediatica? La resistenza nella Chiesa stata fortunatamente limitata ad alcuni pensatori che hanno voluto vedere nel magistero di Benedetto XVI solo lespressione della sua personale teologia. Con molta probabilit, stata invece la dimensione liturgica che pu avere coagulato forme di contestazione, soprattutto da parte di alcune frange che non hanno compreso il vero motivo che stava alla base del pensiero di Benedetto XVI. Il Papa ci ha ricordato infatti che non pu esserci discontinuit nella interpretazione della Parola di Dio e nella liturgia. Perci c un solo rito e in questo rito hanno diritto di cittadinanza le due forme: quella ordinaria voluta dal Concilio e anche, per chi lo desidera, quella straordinaria. Il Papa ha insistito sul Concilio reale, abbandonando invece quello virtuale. C ancora molto da realizzazione del Concilio Vaticano II? S. E tra i contenuti pi urgenti c la costituzione Dei Verbum che stata letta solo a met. Soprattutto deve essere ripresa la parte in cui si parla della trasmissione della fede e della ispirazione della Parola che non degli uomini, ma di Dio. In definitiva come immagina la Chiesa con un Papa emerito orante e quello che il Conclave sta per eleggere?

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Benedetto XVI ancora una volta ci mostra lessenziale, cio il mettersi davanti a Dio e invocarlo. Ma la Chiesa anche popolo in cammino che ha ben presente la sua missione e la sua meta. Sa quindi di avere alle spalle una storia di santit e di amore, nonostante le infedelt di alcuni cristiani, e sa che in questo cammino deve coinvolgere gli uomini e le donne del nostro tempo. Io credo che realmente limmediato della Chiesa lasciatoci da Benedetto XVI sia la nuova evangelizzazione, da intraprendere con fedelt, entusiasmo e intelligenza e credo che questo lo si debba fare in modo particolare nellOccidente, il quale sta perdendo sempre di pi la propria identit perch ha perso le proprie radici e non sa pi chi e dove sta andando. Benedetto XVI, nellultimo discorso ai cardinali ha ricordato: Noi abbiamo portato speranza. Dunque anche il prossimo Papa avr questa missione: dare speranza al mondo di oggi attraverso una rinnovata e sempre pi convinta opera di evangelizzazione.

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CAPITOLO 2 Grazie Benedetto

I testi di questa sezione delle-book sono tratti dallinserto speciale allegato alledizione di Avvenire di domenica 24 febbraio, diffuso anche in piazza San Pietro allAngelus e allultima udienza generale di mercoled 27. Linserto integrale disponibile in versione digitale sul sito www. avvenire.it.

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In dialogo con il mondo

Quante lezioni sulla cultura della fede


di Francesco Botturi

n aspetto non secondario del vasto magistero di Benedetto XVI riguarda il rapporto tra la cultura umana e la civilt, e in questo il ruolo storico e teologico della fede cristiana. Questa infatti, come aveva insistito ad affermare Giovanni Paolo II, non si d mai disgiunta da un impegno culturale, che scaturisce dallintimo della fede stessa in quanto origine e fondamento di una visione del mondo che illumina ogni aspetto dellesperienza umana. La cultura della fede, poi, porta in s un inevitabile germe di civilt, cio una forza vitale in grado di plasmare, integrando, innovando e inventando, le strutture fondamentali della convivenza storica tra gli uomini. Non si tratta di un progetto di conquista e di dominio, ma della inevitabile efficacia evangelica di un lievito che fa fermentare tutta la pasta. Ed , perci, secondo le leggi del lievito nascosto ma attivo, minoritario ma onnicomprensivo, lento ma duraturo che il germe della fede trova espressioni culturali e getta le basi di una civilt. In questo aspetto del magistero vengono ricordate tali verit, che sembrano cos sproporzionate per un cristianesimo che si sente spesso culturalmente marginale e quasi espulso da un progetto di civilt, mentre il Papa sembra invece voler ricordare che esse non sono presuntuosi resti di una mentalit costantiniana e trionfalista, ma esigenze inevitabili di una fede non ridotta e decurtata nel suo significato proprio. Piuttosto, si tratta di comprendere bene in che cosa consista tale logica del lievito e come essa agisca allinterno di una condizione storica e culturale se-

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colarizzata, spinta sino ai suoi esiti peggiori, relativisti e nichilisti, che sembrano prevalere oggi sui suoi esiti migliori. A questo fine assumono un rinnovato significato quattro grandi discorsi, pronunciati da Benedetto XVI in luoghi altamente significativi, di cui possiamo riprendere solo qualche punto essenziale. Al Collge del Bernardins (Parigi, 12 settembre 2008), luogo legato alla grande cultura monastica medievale, il Papa svolge una profonda riflessione sullorigine della cultura e della cultura cristiana quale matrice della stessa cultura occidentale. Nella grande, millenaria esperienza del monachesimo occidentale di impronta benedettina il Papa vede un paradigma della cultura della fede. Un paradigma paradossale, perch tanto pi efficace quanto meno programmato per realizzare una grande opera storica: Non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La motivazione del lavoro culturale della grande tradizione monastica non era culturale, ma di fede, di una fede dinamica, fondata nella certezza e aperta alla ricerca di Dio, quaerere Deum: Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ci che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. il paradosso della fede che d frutto oltre se stessa, solo nella misura in cui essa cercata e vissuta per se stessa, per il suo valore di vita eterna. Insegnamento fondamentale per una fede come la nostra, incapace di sostare e di contare sullessenziale e anchessa paradossale, ma in modo diverso e sterile: sfiduciata di s e della propria capacit generativa, e insieme affannata a trovare forme culturali convincenti gli altri. Mentre, conclude Benedetto XVI, ci che ha fondato la cultura dellEuropa, la ricerca di Dio e la disponibilit ad ascoltarLo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura. Gli altri tre discorsi portano indicazioni preziose sul metodo con cui la cultura della fede e, analogamente, le grandi tradizioni religiose, possono intrattenere rapporti con le istituzioni pubbliche delle societ secolarizzate; come cio, la cultura delle fede, germe di rinnovata civilt, contri-

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buisca alla maggior verit delle istituzioni della stessa civilt secolare e secolarizzata. Nel discorso alle autorit civili in Westminster Hall (Londra, 17 settembre 2010), durante il suo viaggio nel Regno Unito, il Papa pone linterrogativo sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo politico e, in correlazione con questo, su quale sia il giusto fondamento dei princpi morali che sostengono il processo democratico. Le due prospettive convergono, perch proprio della religione il purificare e gettare luce sullapplicazione della ragione nella scoperta dei princpi morali oggettivi, soprattutto nel caso della tradizione cattolica che ritiene che le norme obiettive che governano il retto agire siano accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione, in opposizione a ogni fondamentalismo; mentre le esigenze di una razionalit politica a loro volta chiedono che la ragione abbia il suo ruolo purificatore e strutturante [...] allinterno della religione. Dunque, un processo che funziona nel doppio senso: il mondo della ragione, della secolarit razionale e il mondo della fede, del credo religioso hanno bisogno luno dellaltro per non cadere preda di distorsioni, ripete Papa Benedetto, riprendendo ci che aveva detto come cardinale in dialogo con Habermas. La religione, in altre parole, per i legislatori non un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione, per cui ogni marginalizzazione della religione un sintomo di crisi di una societ democratica, segnale di unincapacit di gestire produttivamente per la nazione i diritti fondamentali della libert religiosa, della liber di coscienza e di associazione. Nei due altri discorsi allAssemblea delle Nazioni Unite (New York, 18 aprile 2008) e al Parlamento federale tedesco (Berlino, 22 settembre 2011) Benedetto XVI approfondisce un tema tipico del magistero papale contemporaneo, quello di unetica personalista fondata sulla legge naturale; tema difficile e ostico alla cultura contemporanea, ma che nel contesto dei discorsi che abbiamo considerato assume tutta la sua im-

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portanza. Qui si misura infatti la portata dellistanza che la cultura della fede avanza nei confronti della cultura secolarizzata, quella cio di non rinunciare alla centralit delluomo e alla normativit della sua natura personale. Come, su un versante, il Papa afferma limportanza delle religioni nello spazio pubblico delle istituzioni secolari e secolarizzate e la rilevanza della correlazione di ragione e religione affinch tale ruolo pubblico sia svolto e accolto correttamente, cos, su un altro versante, Benedetto XVI richiama la necessit che le istituzioni politiche nazionali e internazionali riconoscano criteri di giudizio superiori alla legge del consenso e delle convergenze minimali e contingenti. Alle Nazioni Unite il Papa ricorda che il diritto internazionale si fonda in ultima istanza sui diritti umani che hanno come loro referente la persona umana e trovano fondamento nella legge naturale iscritta nel cuore delluomo e presente nelle diverse culture e civilt. Il merito avuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani (1948), infatti, fu di aver reso possibile una convergenza di diverse culture, ordinamenti e istituzioni attorno a un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Nel discorso al Parlamento federale tedesco Benedetto XVI discute con impegno lidea di natura a proposito delluomo, evidenziando che solo un pregiudizio positivista, che riduce alla conoscenza scientifica ci che delluomo si pu sapere, obiezione a riconoscere che la natura corporea e spirituale delluomo porta in s indicazioni fondamentali per agire in modo morale. In fondo lidea di una legge morale istruita dalla natura umana porta in s lelementare messaggio che luomo non crea se stesso e non pu decidere arbitrariamente di s: basilare senso religioso che fa parte del patrimonio culturale dellEuropa e ne esprime lintima identit.

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Il coraggio di affrontare la religione della laicit


di Salvatore Mazza

arigi, Londra, Berlino. E, dallaltra parte dellAtlantico, New York. Citt-simbolo, ciascuna a suo modo, quasi paradigmi di quel mondo contemporaneo che ha scelto di vivere come se Dio non esistesse. Che qualcosa di molto diverso, pi subdolo e, per molti versi, pi arido, dellateismo: perch Dio non lo ignora ma, semplicemente, lo mette di lato. Orpello da tollerare, forse da sopportare, in ogni caso da escludere da qualsiasi ruolo pubblico, senza riconoscergli n peso n valore. Sul quale si pu sempre scherzare, anche pesantemente, salvo poi meravigliarsi, addirittura indignarsi, se poi qualcuno se ne ha a male, in nome di quella nuova religione chiamata laicit per cui non serve fede ma che non disdegna il fanatismo. Non c stato nulla di casuale nella scelta di Benedetto XVI di portare proprio nel cuore di queste citt i discorsi pi densi del suo pontificato. Sfidando la cultura, lidea moderna di democrazia, la politica, il concetto di coesistenza tra i popoli non sul terreno delle posizioni preconcette e contrapposte, ma su quello che, nel suo pensiero, vede fede e ragione quasi obbligate a declinarsi luna con laltra, luna nellaltra, indissolubilmente, naturalmente legate come sono. Parole chiare, semplici; immagini a volte folgoranti come quando, a Westminster Hall, ricordando gli sforzi fatti per salvare le banche in quanto troppo grandi per fallire, disse: Certamente lo sviluppo integrale dei popoli della terra non meno importante: unimpresa degna dellattenzione del mondo, veramente troppo grande per fallire. Spiazzando continuamente ogni attesa, previsione,

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commento. E senza mai sacrificare nulla allaltare laico del politicamente corretto cos come, dal versante contrario, senza concedere nulla al fondamentalismo confessionale. Benedetto XVI ha scelto la strada del dialogo col mondo a partire da quella ragione che, come capace di illuminare la fede, a sua volta pu essere da questa illuminata. Scegliendo la strada faticosa di comunicare direttamente con tutte le persone, credenti e non, in un modo che nessuno aveva tentato prima. Salutandolo alla sua partenza dal Regno Unito, il premier britannico David Cameron, in un discorso improvvisato, disse: Lei ci ha dato davvero qualche cosa su cui riflettere. Potrebbero sembrare, rilette adesso su una pagina di giornale, semplici parole di circostanza. Ma chi ricorda il tono, e la faccia, di Cameron in quel momento, sa molto bene che non lo erano.

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Con Twitter verso il prossimo digitale


di Antonella Mariani

orse la domanda pi spiazzante, per chi non nativo digitale (i pi giovani di certo non si pongono il problema): Chi il mio prossimo in questo nuovo mondo?. Chi il prossimo nel mondo della rete, dei social network, della miriade di incontri senza volto dei nostri giorni? Il Papa poneva questa domanda essenziale nel Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali del 2011 (Verit, annuncio e autenticit di vita nellera digitale), in cui delineava uno stile cristiano per stare sul Web. La risposta verr due anni pi tardi, il 12 dicembre 2012, quando Benedetto XVI ha lanciato nel World Wide Web il primo tweet firmato @ pontifex_it. Con il suo clic sul tasto invia il Papa pi che ottuagenario ha indicato che nel mondo dei media digitali tutti sono prossimo. Il suo voler essere accanto ai navigatori del terzo millennio non un semplice stare al passo con i tempi, bens il cercare le menti e il cuore delle persone laddove oggi stanno, ossia nelle nuove piazze incorporee. Se la Buona Notizia non fatta conoscere anche nellambiente digitale, potrebbe essere assente nellesperienza di molti, scrive nel Messaggio del 2013. Il Vangelo per non viene buttato nella mischia, rumore in mezzo al frastuono. Il Papa ha privilegiato Twitter: messaggi lunghi al massimo 140 caratteri consentono uno spazio di riflessione e di autentica domanda in un ambiente, quello digitale, fin troppo affollato e dispersivo, secondo le suggestive indicazioni di Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione (Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali del 2012). Questa, allora, la cifra del dialogo di Benedetto con tutto il mondo, che si reso visibile, perfino esposto, in account Twitter declinati

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in (quasi) tutte le lingue, latino e arabo compresi, ed stato raccolto da 3 milioni di navigatori in tutto il pianeta: esserci, offrire la bellezza del Vangelo, eterna, immutabile, tangibile, fin nelle pieghe della contemporaneit pi mutevole e sfuggente.

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Parole per il XXI secolo

Una lingua oltre Babele


di Joseph H.H. Weiler

arebbe difficile trovare, un po dovunque nel mondo, una persona che non mantenga vivo il ricordo di qualcuna delle apparizioni pi importanti di Benedetto XVI sulla scena mondiale: allAssemblea Generale delle Nazioni Unite, forse, o forse il famoso discorso a Parigi, al Collge des Bernardins, o alla Westminster Hall di Londra, o forse ancora al Bundestag tedesco - e quasi tutti, poi, avranno sentito parlare del discorso tenuto a Ratisbona. Come si spiega una tale capacit di catturare lattenzione di un intero mondo? semplicemente a causa del suo ufficio, il Papato? Il suo essere a capo di una Chiesa che comprende un miliardo e duecento milioni di persone? In Genesi, Capitolo 11, si legge la vicenda iconica della Torre di Babele: tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dalloriente gli uomini si dissero lun laltro: Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco. Il mattone serv loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: Venite, costruiamoci una citt e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra. Ma il Signore scese a vedere la citt e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo linizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sar loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perch non comprendano pi luno la lingua dellaltro.

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La vicenda raccontata nel libro della Genesi, ingannevolmente semplice, va al cuore della condizione umana. Viviamo in un mondo guidato da hbris e superbia, e perci diviso da lingua, cultura, e diverse religioni, ideologie e visioni del mondo. A volte dominato dai conflitti, spesso sanguinari. Qual la sola lingua, quali sono queste stesse parole capaci di trascendere sia lhbris che le divisioni culturali, linguistiche e di altro genere? Come un uomo pu parlare al mondo, a un mondo al di fuori del proprio? I sapienti vi hanno riflettuto nel corso degli anni. Ebraico? Greco? Latino? Benedetto, nel suo carisma unico, nel suo magistero e nel suo stesso modo di essere, offre a questa domanda una delle risposte pi interessanti e persuasive: la lingua della ragione! Questo il filo rosso che unisce il suo intervento allAssemblea Generale delle Nazioni Unite, il suo discorso di Parigi, il suo intervento a Westminster Hall, le conferenze di Ratisbona e il suo intervento, probabilmente il pi importante, al Bundestag tedesco. Non si fraintenda: quando si muove sulla scena del mondo, del mondo al di fuori del suo, Benedetto non mette da parte la sua fede. La Rivelazione e la costante presenza di Dio in questo mondo definiscono il suo essere, sono parte della sua continua testimonianza. Ma questo ci che egli offre. Nellespressione del suo grande predecessore, la Chiesa propone, mai impone. Ma quando egli avanza richieste al mondo, quando afferma con sicurezza la legittimazione della Chiesa e del messaggio cristiano a prendere parte al dialogo sui valori nella vita pubblica, il suo linguaggio, le sue parole appartengono alla sola lingua che pu trascendere la differenza e la divisione, la ragione umana. Non si corre il rischio di esagerare nel sottolineare limportanza di questa lingua Benedettina. Essa allo stesso tempo audace e coraggiosa. audace in due modi. Innanzitutto, si ha di fronte un uomo, il cui solo metro sempre stata la verit, anche quando la verit sconcertante, che distin-

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gue il cristianesimo da altre religioni, la cui normativit pubblica invece stata e rimane tuttora una combinazione di rivelazione e ragione. Per lui questa una cosa impossibile: imporre nellambito pubblico una prescrizione fondata sulla sola rivelazione, a persone che possono non accettare quella od ogni altra rivelazione, offende non solo la dignit delluomo, ma la dignit della religione e di Dio stesso. Per Benedetto la libert di religione necessariamente anche libert dalla religione. S, la libert di dire no a Dio. Ritenere diversamente significa negare la nostra stessa ontologia di esseri morali liberi creati a immagine di Dio. In secondo luogo, questa lingua Benedettina si misura audacemente con una comoda argomentazione, che esclude la voce cristiana dal dibattito pubblico proprio perch, essendo basata sulla Rivelazione, mancherebbe con essa un punto di partenza comune. In un certo senso, possiamo dire che il mondo intero stato dominato dal pensiero del grande filosofo americano John Rawls, il quale ha articolato le condizioni di legittima partecipazione alla discussione normativa delle nostre democrazie. Per tale partecipazione ci doveva essere una premessa comune di ci che contava come un argomento convincente basato su un fondamento culturale condiviso. Ogni religione, tra cui il cristianesimo, era considerata settaria, non condivisa, basata su una rivelazione e, quindi, ontologicamente poco convincente per i non credenti. Nel nostro sistema democratico i fedeli dovevano dunque godere della libert di religione, ma avrebbero dovuto lasciarla a casa, quando si fosse trattato di entrare nella discussione pubblica. Nella storia delle idee, la lezione di Benedetto al Bundestag sar considerata come la risposta pi autorevole a Rawls. Il Papa accetta la premessa di Rawls, ma dimostra le sue incomprensioni e il suo distorcere il carattere del cristianesimo. poi una lingua coraggiosa perch non soltanto un visto di ingresso nella pubblica piazza, ma impone anche una seria e severa disciplina alla comunit cristiana di fede. Le vie della ragione potrebbero portare a rivedere articoli di Fede, a rovesciare precedenti giudizi. Viene a mancare

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il jolly: Questo ci che Dio ha comandato. Questa non ragione. Si potrebbe anche soccombere, ragionevolmente, in una discussione radicata nella ragione. Se si adotta una lingua, occorre parlarla correttamente per essere compresi, per essere persuasivi. E ci vale anche per la lingua della Ragione. In tutti i suoi principali incontri con il mondo al di fuori del suo, abbiamo assistito allo stesso scenario, continuamente ripetuto: i mass media scettici in attesa di un rigido dottrinario, Il Professore per ricordare uno dei suoi pi gentili appellativi , LInquisitore, Il Rottweiler, tra quelli peggiori. E invece, puntualmente, ogni volta, egli riesce in modo tranquillo e convincente ad avvincere, non il suo gregge, ma persone di altre fedi o senza nessuna fede - chi pu dimenticare il suo trionfo totale, per esempio, nel Regno Unito? Qual il segreto? Egli la personificazione di Gerusalemme e Atene, una metafora che ama usare nel descrivere il Cristianesimo. Un uomo di evidente grande fede, che per non predica, soltanto insegna. Audace, ma anche coraggioso e in grado di auto-limitarsi. E, infine, una capacit comunicativa unica, labilit di rendere semplice e accessibile ci che a volte complesso e profondo. Sar un esempio difficile da seguire.

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Una voce ragionevole che non esclude nessuno


di Carlo Cardia

Benedetto XVI stata affidata la cura della Chiesa, in certo modo del mondo intero. La paternit universale chiede al Papa di diffondere il Vangelo presso tutti i popoli, per renderli amici gli uni agli altri, di difendere i deboli ovunque e chiunque siano. Questo nostro Papa ha agito a favore dei popoli e dei loro diritti, ha promosso la dignit umana, ha insegnato che ogni persona amata da Dio, destinata a una pienezza di vita senza che nessuno possa dominare sui propri simili. Il suo magistero tanto radicato in quello dei predecessori quanto innovatore, e ha stupito il mondo perch ha incarnato la spiritualit e i valori cristiani nella storia doggi, e nessuno si sentito escluso dalle sue parole. Benedetto XVI si ispirato al programma indicato da Paolo VI nellEcclesiam Suam del 1964 dove si parla dei tre cerchi, o raggi, entro i quali il magistero pontificio opera. Il primo cerchio, i cui confini sono gli stessi dellumanit, comprende anche coloro che non credono o negano Dio, e che la Chiesa vuole avvicinare, ascoltare. Il secondo raggio quello degli uomini che adorano il Dio unico e sommo, quale anche noi adoriamo. Infine il cerchio pi vicino alla Chiesa, nel quale il dialogo diviene ecumenico, quello del mondo che sintitola a Cristo, cio di coloro che si riconoscono nella fede cristiana. Giovanni Paolo II ha dato nuova forza alla cattedra di Pietro recandosi ovunque, facendo del Papa lamico di ogni uomo, incontrando uomini di tutte le fedi e opinioni. Con Benedetto XVI il magistero e lazione pontificia ampliano luniversalit del Papato oltre limmaginabile, moltiplicano relazioni con religioni e culture, estendono la paternit del Papa a ogni uomo: e ciascun uomo, in questi giorni difficili e

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appassionanti, ha come avvertito quel punto di congiunzione fra trascendenza e umanit che proprio del successore di Pietro. Benedetto XVI ha riproposto lessenzialit del rapporto con gli ebrei, predecessori del cristianesimo, titolari di una promessa divina mai esaurita. E ha consolidato lamicizia con gli Ortodossi, avviando con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I una nuova stagione spirituale per lEuropa perch confermi identit e radici cristiane. Benedetto XVI s fatto interprete di tutti i credenti chiedendo con forza che la fede in Dio sia sempre strumento di pace e di amore, mai di violenza. E ha aperto, pi dogni altro Pontefice, un grandioso dialogo con chi non crede, parlando come Paolo parl ad Atene del Dio sconosciuto, per affermare nelle sue encicliche e nella sua catechesi che la ragione porta alla fede, mentre la fede completa luomo e lo innalza. Lattrazione che Benedetto XVI ha esercitato su chi lontano dalla Chiesa ancora da comprendere appieno, ma certamente il Papa s fatto pastore tra i non credenti, dialogando con i maestri della cultura contemporanea, rispondendo ai dubbi della modernit, chiedendo di usare la ragione per progredire in unetica superiore, non regredire verso unetica che dimentica luomo. Per questo, lannuncio della sua rinuncia ha coinvolto intensamente chiunque abbia ascoltato la sua parola, dentro o fuori i confini della cristianit. C, poi, un carattere del pontificato di Benedetto XVI rimasto un po in ombra nelle pi recenti riflessioni, ed il suo impegno eccezionale, continuo, per i diritti umani, in difesa dei pi deboli, dei pi poveri, di chi non ha voce, e che merita invece unattenzione speciale da chi testimone della voce di Dio in terra. Benedetto XVI stato il cantore dei diritti umani ovunque, mentre altre voci si sono affievolite o sono scivolate nello scetticismo. Nelle encicliche, negli incontri con istituzioni internazionali, statisti e diplomatici di tutto il mondo, ha posto la persona al centro dogni cosa, promuovendo la sua dignit, la dignit delle donne, dei bambini, di malati e sofferenti, contro dimenticanze e oltraggi da parte di chi segue la strada dellegoismo o cede alle lusinghe del nichilismo. E ha proclamato che la dignit della persona, i suoi diritti fondamentali, hanno un solido fondamento nella

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fede e nella ragione perch da esse traggono la garanzia della loro universalit e inalienabilit. Il veleno del relativismo che corrode la modernit pone a rischio i diritti umani perch se questi afferma il Papa nel 2010 al bureau dellassemblea del Consiglio dEuropa fossero privi di un fondamento razionale, oggettivo, comune a tutti i popoli, e si basassero su decisioni legislative e di tribunali particolari, come potrebbero offrire un terreno solido e duraturo per le istituzioni sopranazionali?. C qualcosa che precede Stati, legislatori, giudici: una volont che parla alla nostra coscienza, indica la strada da seguire, d alla libert delluomo la pi alta dignit che quella di poter scegliere il bene. Benedetto XVI consegna al mondo intero un messaggio di speranza e damore, ed estende il ruolo del pontificato oltre i confini della Chiesa e della cristianit, quasi una garanzia per tutti gli uomini che vedono e sentono il Papa, oggi pi di ieri, come parte integrante e insostituibile del proprio orizzonte umano e spirituale.

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Il volto e le radici

Forza e misura: il teologo diventato Pietro


di Elio Guerriero

oma agli inizi degli anni 70 era una citt viva, e al Sant Anselmo, sullAventino, dove studiavo teologia un luogo stimolante nel quale si respirava ancora laria del Vaticano II , si provava lebbrezza gioiosa della cattolicit, lentusiasmo della fede vissuta fianco a fianco con giovani provenienti da ogni parte del mondo. Ma non era lisola di utopia, SantAnselmo. Anche l arrivavano i proclami dei sostenitori dellumanesimo ateo, del principio speranza, della ricerca del piacere come scopo della vita. Ci vennero in aiuto due voci flebili e tuttavia capaci di farsi breccia in quel rumore che, anche tra i teologi, diveniva assordante. De Lubac: La Chiesa fatta per i santi e per i peccatori, pi per i peccatori, che ci rassicurava sulle contestazioni interne negli anni del dopo concilio. Ratzinger: Il credente deve vagliare la sua fede alla prova corrosiva del dubbio, il non credente, invece, se ne pu stare tranquillo nella sua non fede?. Una parola di verit che ci liberava dallo stato quasi di minorit nel quale volevano costringerci i cantori della morte di Dio. Non sapevo allora che i due uomini di Chiesa erano legati da stima e amicizia e che presto avrei avuto modo di incontrarli. Qualche anno dopo ero in Germania, a Monaco, e potei ascoltare di persona lautore di Introduzione al cristianesimo che avevo letto e riletto quasi a conferma di quella intuizione liberante.

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Ricordo la sorpresa di trovarmi di fronte un uomo ancora giovanile, con la chioma folta, ma interamente bianca, quasi resa tale dalla conoscenza che in lui diveniva sapienza di vita. Segu dopo poco tempo linvito a partecipare alla rivista Communio e un accostamento graduale alla sua persona favorito dal padre von Balthasar che con decisione levava la voce contro il troppo facile dissenso interno alla Chiesa, contro una sorta di iconoclasta antiromana, e rimandava noi pi giovani al senso dequilibrio, alla misura di Ratzinger. Cominciai allora a tradurre alcuni articoli del teologo che sottolineava la ricchezza del dogma cristiano, la continuit nella tradizione viva della Chiesa. Lavorava su queste tematiche Ratzinger che aveva lasciato la turbolenta Tubinga e si era trasferito a Frisinga dove il raccoglimento della piccola universit vicina al luogo dorigine favor un rinnovato entusiasmo per la ricerca messa al servizio della fede. Cercai anzitutto di ripensare nuovamente la mia dogmatica secondo il taglio del Concilio... Maturai una visione del tutto, che si nutriva delle molteplici esperienze e conoscenze Provai la gioia di poter dire qualcosa di mio, di nuovo e, insieme, di pienamente inserito nella fede della Chiesa. Anche la voce della musica che giungeva da Salisburgo con i concerti mozartiani e pi da vicino dalle esecuzioni di Bach, Vivaldi, Monteverdi, dirette dal fratello Georg, suggeriva larmonia della fede. Poi nel 1977 linattesa e sofferta nomina a vescovo di Monaco e linizio di quel viaggio che doveva portarlo dove egli non voleva. Seguirono la svolta del 1978 con lelezione di Giovanni Paolo II e la convocazione a Roma come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Continu, tuttavia, a dedicarsi allo studio e a pubblicare opere che erano punti fermi della fede, testimonianze di fedelt alla Chiesa e al Pontefice. Da parte mia mi accostavo sempre pi alla sua opera e alla sua persona. Mi colpivano nei nostri incontri la perspicacia delle sue intuizioni teologiche capaci sempre di portare ogni controversia al centro pulsante della fede, di illuminare gli ambiti della vita e la grettezza dei tanti che lo consideravano

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superato, relegato nel campo dei conservatori ostili al rinnovamento. E poi la delicatezza del tratto umano: la capacit di ascolto, lattenzione di chi non faceva pesare il suo grado e la sua conoscenza e con piccoli gesti damicizia si sforzava di mettere linterlocutore a suo agio. In occasione di un convegno romano organizz nel 1985 un grande ricevimento in onore di von Balthasar. Colsi loccasione per invitarlo a Brescia per un incontro finalizzato al sostegno delledizione italiana di Communio. In una mirabile lezione a Palazzo della Loggia evidenzi un altro dei tratti salienti del suo pensiero: la dimensione pubblica della fede cui sono dedicati i libri sullEuropa, dalla speranza generata dalla svolta per la caduta del muro di Berlino alla delusione per il prevalere del relativismo, il vero tarlo delleredit europea. Nel 1992 lo ricordo a Milano dove ricevette il premio Penna dargento come autore dellanno delle edizioni San Paolo, e a me tocc lonore di tenere la sua laudatio. Con il volume Introduzione allo Spirito della liturgia, che richiamava lopera dinizio Novecento di Romano Guardini, la sua attenzione si volgeva nuovamente alla liturgia, luogo della presenza viva del Signore risorto nella Chiesa. Lo invitai a presentare questa sua opera a Milano, al Museo diocesano, e ancora una volta emerse la sua capacit di dare spessore di cultura e di attrazione alla pienezza della fede. Lo incontrai, infine, lultima volta da cardinale, a poco pi di un mese dalla morte di Giovanni Paolo II. Appariva disteso, raccont del ritorno in Germania, della possibilit di dedicarsi ancora allo studio nellamata Baviera. Gli chiesi di portare a termine la sua autobiografia, rifiut decisamente. Doveva scrivere ancora di Ges. Poi ci fu lelezione inattesa e la tenerezza per quelle spalle esili gi gravate negli anni da tanti fardelli, ma anche la consapevolezza che nella forza dello Spirito avrebbe richiamato la Chiesa allessenziale, alla carit, alla speranza e alla fede. Anche da Pontefice, per, non venne meno il filo del lavoro e dellamicizia. Mi disse in unudienza: Ma non ancora stanco di lavorare ai miei libri?, e poi quei biglietti scritti con grafia minuta,

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inconfondibile. Nonostante il peso del servizio petrino, subito gravoso, i libri su Ges divennero tre. In essi egli ritornava sulla presenza viva del Signore risorto nella comunit cristiana di modo che ogni fedele possa entrare in dialogo con lui. Suggeriva poi elementi di una ecclesiologia nuova, particolarmente attenta al dialogo con Israele. Indimenticabile resta la successione di catechesi sui santi, quasi un accenno di successione nella santit accanto alla successione apostolica. Infine il gesto epocale della rinuncia e di nuovo la tenerezza e laffetto per quella decisione presa nella solitudine davanti a Ges. Nei giorni scorsi ha dichiarato il cardinale Kasper: Benedetto XVI passer alla storia per tutto ci che ha fatto. Ha confortato e consolidato la fede della Chiesa. E lascia uneredit enorme, ricchissima, probabilmente non avremo presto un altro Papa di questo livello intellettuale e spirituale. A noi resta il debito della gratitudine e della preghiera per luomo devoto alla cultura e allamicizia, per il testimone tenace, il padre nella fede.

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La mia Baviera, scuola di gioia


di Gianni Cardinale

a cultura bavarese una cultura allegra: noi non siamo persone rudi, non si tratta di semplice divertimento, ma una cultura allegra, imbevuta di gioia; nasce da uninteriore accettazione del mondo, da un s interiore alla vita che un s alla gioia. Con queste parole, calde e spontanee, Benedetto XVI ha spiegato il suo legame profondo con la sua terra dorigine, la Baviera. Lo ha fatto salutando la serata bavarese organizzatagli a Castelgandolfo la sera del 4 agosto dello scorso anno per e festeggiare il suo 85 genetliaco. Allevento, promosso dallarcidiocesi di Monaco, hanno partecipato anche artisti che hanno eseguito musiche, canti e danze della tradizione bavarese. Particolarmente folta la rappresentanza degli alpini Bayerische Gebirgsschtzen, che prima dellingresso al Cortile, in Piazza della Libert a Castel Gandolfo, nei loro costumi folkloristici e con armi a salve hanno sparato in onore del Papa. E proprio a prosposito di questo gesto il Pontefice si lasciato andare a una scherzosa confidenza: Certo, i Gebirgsschtzen, che ho potuto sentire solo da lontano, meritano un ringraziamento particolare, perch io sono un Schtze onorario, anche se, a suo tempo, sono stato un schtze mediocre. Ma nel suo discorso Benedetto XVI si lasciato andare a un elogio della sua terra. Sincero e commovente. vero, ha detto si deve dire che Dio, in Baviera, ci ha facilitato il compito: ci ha donato un mondo cos bello, una terra cos bella che diventa facile riconoscere che Dio buono ed esserne felici. Allo stesso tempo, per, ha subito aggiunto Egli ha anche fatto in modo che gli uomini che vivono in questa terra proprio a partire dal loro s hanno saputo darle la sua piena bellezza; solo attraverso la cultura delle persone, attraverso la loro fede, la loro gioia, i

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canti, la musica e larte diventata cos bella come il Creatore, da solo, non voleva fare, ma solo con laiuto degli uomini. Questa elegia bavarese pronunciata dal Papa non era fine a se stessa, ma stata loccasione per proporre una catechesi semplice e profonda allo stesso tempo sul senso autentico dellamor di patria per un cristiano. Ora ha infatti osservato il papa Ratzinger qualcuno potrebbe dire: ma sar lecito essere tanto felici, quando il mondo cos pieno di sofferenza, quando esiste tanta oscurit e tanto male? lecito essere cos spavaldi e gioiosi?. La risposta ha continuato pu essere soltanto: s! Perch dicendo no alla gioia non rendiamo servizio ad alcuno, rendiamo il mondo solamente pi oscuro. E chi non ama se stesso non pu dare nulla al prossimo, non pu aiutarlo, non pu essere messaggero di pace.

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Il linguaggio della bellezza

Lestetica del testimone


di Pierangelo Sequeri

a bellezza, nel cristianesimo, non soltanto una questione di arte sacra. Nella Prima Lettera di Pietro (di Pietro!) si trova unespressione che gli studenti di teologia imparano sin dallinizio del loro curricolo: pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che in voi (1Pt 3, 15). La formula adattata in special modo alla cosiddetta teologia fondamentale, che una volta si chiamava apologetica, per lungo tempo dedicata allillustrazione delle ragioni che sostengono, umanamente parlando, ladesione della fede. Sia o non sia questo il significato principale della formula di Pietro, in questo momento interessa di pi il contesto di quella antica raccomandazione. (Oltretutto, laderenza del testo allora presente ci emoziona ci trafigge, persino in modo speciale: sono sicuro che colpir anche voi). Ecco dunque il pensiero di Pietro nella sua interezza: E chi vi potr fare del male, se sarete ferventi nel bene? E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, n vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che in voi. Tuttavia, questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perch nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. meglio infatti, se cos vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male (1Pt 3, 13-17). Lespressione da sottolineare, anzitutto, questa: con

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dolcezza e rispetto, con una retta coscienza. Traduco: con grandezza danimo e onest intellettuale. Una questione di stile, che in realt una questione di sostanza. Rendere testimonianza del logos che sostiene la nostra speranza, non deve suonare come una intimidazione, n esibire superiorit saccente o disprezzo per linterlocutore. il legame col bene, convintamente cercato e onorato, che affiora nello stile e lo rinsalda. La cattiva coscienza ne perde lo stile: mostra lo sforzo, cerca il diversivo, trucca le carte. Le ragioni del bene perdono la loro bellezza, travolte dal risentimento. Il logos della speranza perde la sua forza: in primo piano viene la paura, non la fede. Lo stile del testimone che attinge alladorazione del Signore, nelle profondit del cuore, non perde questa bellezza: neppure quando incalzato da spiriti ostili, insidiato dal fraintendimento, messo alla prova della sua passione per la giustizia. E questo fa la differenza decisiva. La bellezza dello stile cristiano in cui traspare ladorazione di Dio non ha niente a che fare con la sciocca innocenza che non ha cognizione del dolore; non lestetica sognante dellanima bella che parla con gli angeli perch non gli importa degli uomini. Perch insisto su questo? Perch il mio argomento leredit di Benedetto XVI a riguardo del Logos della bellezza che in noi. Lo stile del suo papato corrisponde allestetica del testimone di cui parla il brano della prima lettera di Pietro. Alla lettera. La grazia signorile del testimone della fede, non senza paziente restituzione della speranza, espone il suo logos con dolcezza e rispetto: fidando nellintima giustizia del bene, senza turbamento o paura. Uno stile aggressivo, risentito, scandalistico, gi suona male. N la devozione alla verit, radicata nelladorazione del Signore, ha bisogno di effetti speciali e di espedienti retorici per irradiare la sua bellezza sostanziale. Questa bellezza riflette la forma di Cristo, attingendo a ci che le consostanziale: ossia lintimo legame damore con lAbb-Dio. Quel misterioso legame che d forma e senso, voce e ritmo, allesistenza umana del Logos: dalla prima parola allultima, incantando persino sulla croce. Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Pa-

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dre mio?. Chi vede me, vede il Padre. Padre, nelle tue mani, metto la mia anima. Se questo il segreto della bellezza di Dio, ossia la generazione del Figlio in cui tutte le cose vengono al mondo; e se lo Spirito di Dio che ci rende partecipi di questa suprema verit, facendosi grembo in cui siamo rigenerati alla vita destinata da Dio, allora la grammatica della santit e quella della bellezza coincidono in molti punti. Indicarli, un compito non marginale della fede. Trovarli, un azzardo non impossibile dellarte. La sovrapposizione ha un campo di escursione vastissimo. I santi segni che la fede indica (facendo tesoro della memoria del Figlio), e che larte pu abitare (rimanendo vigile ai passaggi dello Spirito), sono inesauribili. Di impensata semplicit, come anche di stupefacente grandezza. Unacquasantiera pu risplenderne, come una sinfonia di Bruckner. Identico splendore, secondo la misura chiarezza e proporzione che a ciascuna opera compete. Sono i due punti forti dellestetica teologica del papa Benedetto XVI, che Joseph Ratzinger ha profondamente assimilato mediante la lezione di Hans Urs von Balthasar. Le opere della santit e quelle della bellezza, sono i due fuochi della prova che la fede vera. Questi due fuochi sono imperdibili e insostituibili, per il logos cristiano della speranza. Sono il riflesso dellenigmatico splendore della fede, di cui parla un celebre passo della Lettera agli Ebrei: dare sostanza alle cose sperate, essere argomento per le cose invisibili. Il papa Benedetto XVI, di suo, ha portato lestetica teologica alla sua intonazione con la forma del ministero petrino. Il cantus firmus della scienza dei santi genera contrappunti creativi nel logos umano, rendendolo sensibile allo Spirito Santo. Larte autentica insegna a frequentare le cose dellanima con dolcezza, rispetto e retta coscienza. Da questa interpretazione del ministero petrino, che ci conferma nella fede, forse soltanto adesso incominciamo ad apprendere ci che dolorosamente ci manca. Un cristianesimo cos poco musicale, come il nostro, rischia di diventare insensibile anche al logos della verit. Dovevamo avere un Papa musicista, per essere ricondotti al ritmo delladorazione in

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cui la fede vive e fa vivere? Labbiamo avuto, per tutto il tempo che era necessario. Il resto chiacchiera e rumore di fondo. La vera domanda unaltra: siamo preparati a fare tesoro di questa felice ricomposizione del ritmo e del logos della speranza che in noi? Perch essa infallibilmente risuona, quando la Chiesa attrae a s, persuasivamente, limpensata alleanza degli artisti e dei santi.

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Nelle partiture la voce di Dio


di Giacomo Gambassi

enedetto XVI al pianoforte nello chalet della Valle dAosta dove nel 2005 trascorre la prima estate di riposo da Papa forse limmaginechiave per riassumere il profondo rapporto fra Ratzinger e la musica. Non un caso che sia stato definito il Mozart della teologia e che pubblicamente abbia ringraziato Dio per avermi posto accanto la musica quasi come compagna di viaggio che sempre mi ha offerto conforto e gioia. Anche nel suo appartamento allinterno del Palazzo apostolico ha voluto il pianoforte. Perch la meraviglia che crea il linguaggio universale delle note entrate nella sua vita fin dallinfanzia quella di rimandare, al di l di se stessa, al Creatore, ha detto il Papa. il valore spirituale delle grandi composizioni che invitano a elevare la mente verso Dio e che sono state proposte a Benedetto XVI anche nei numerosi concerti offerti in suo onore. Esecuzioni durante le quali il Papa ha proposto analisi dei brani da profondo conoscitore e musicologo. Fra i suoi autori preferiti Mozart e Bach. Ascoltando gli spartiti sacri del genio austriaco come se il cielo si aprisse, ha raccontato il Papa. E Bach stato definito da Ratzinger uno splendido architetto della musica.

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La preghiera apre alla vera bellezza


di Giacomo Gambassi

anno appena compiuto mezzo millennio gli affreschi della Cappella Sistina. E lo scorso 31 ottobre, ricordando linaugurazione compiuta cinquecento anni prima da Giulio II, Benedetto XVI tornava su uno dei temi cari al suo magistero: il rapporto fra liturgia e arte. Queste opere artistiche affermava trovano nella liturgia, per cos dire, il loro ambiente vitale, il contesto in cui esprimono al meglio tutta la loro bellezza, tutta la ricchezza e la pregnanza del loro significato. come se, durante lazione liturgica, tutta questa sinfonia di figure prendesse vita. In poche parole: la Cappella Sistina, contemplata in preghiera, ancora pi bella, pi autentica; si rivela in tutta la sua ricchezza. Parlando della volta di Michelangelo, il Papa spiegava che il grande artista disegna il Dio creatore, la sua azione, la sua potenza, per dire con evidenza che il mondo non prodotto delloscurit, del caso, dellassurdo, ma deriva da unintelligenza, da una libert, da un supremo atto di amore. E leggeva nella Sistina un invito alla lode del Signore redentore e giudice, con tutti i santi del cielo.

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La memoria e lidentit

Una guida alle radici della fede


di Filippo Rizzi

ompir 80 anni il 5 marzo il cardinale dellecumenismo, teologo di fama mondiale, presidente emerito del Pontificio Consiglio per lunit dei cristiani. Il tedesco Walter Kasper di certo non si sarebbe aspettato, a pochi giorni dal suo compleanno, un gesto cos forte e dirompente, come quello delle dimissioni di un Pontefice, Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, suo antico collega nelle universit di Mnster e Tubinga. Un gesto che, per pochi giorni, porter Walter Kasper a essere uno dei 117 cardinali elettori del prossimo Conclave. Ci conosciamo dal 1963, sono stato addirittura suo successore sulla cattedra di Dogmatica a Mnster racconta e devo ammettere che questo gesto della rinuncia ha colto di sorpresa un po tutti. Un atto che non solo fa riflettere ma che potr permettere di ripensare in modo nuovo la Chiesa universale e la Curia vaticana per la sua agenda futura affidata nelle mani del successore di Ratzinger: dalla nuova evangelizzazione al dialogo con i lontani, alla secolarizzazione galoppante dellEuropa, allAsia che rappresenta, a mio giudizio, il futuro del cristianesimo mondiale. Kasper dal suo appartamento non distante dal colonnato di San Pietro non si sente solo di tracciare un bilancio sui suoi 80 anni di vita e sullo stato di salute dellecumenismo e sulla crisi di Dio in veste religiosa del Vecchio Continente, come direbbe il suo amico e teologo Johann Baptist Metz, ma anche di riflettere, nel profondo, sul gesto della rinuncia di Benedetto XVI: In questo atto non ho solo visto un grande gesto di amore

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e di sacrificio ma una sintesi dello stile di Ratzinger. Un Pontefice e un fine teologo che in tutti i suoi scritti, a partire dal libro Introduzione al cristianesimo, ci ha sempre aiutati ad andare alle radici della nostra fede, a riscoprire lidentit cattolica. E rileggendo tutto il suo pontificato a partire dai grandi gesti ecumenici verso gli ortodossi, i protestanti ma anche gli ebrei, quello che forse mi ha sempre sorpreso in lui la sua attenzione alle radici della nostra fede ma anche al primato della spiritualit rispetto a tutto. Eminenza, cosa ricorda degli anni di Tubinga, della protesta studentesca del 1968 e di Hans Kng, di cui fu assistente universitario? Ricordo la contestazione degli studenti, le difficolt della recezione del Concilio nella sua giusta interpretazione. Di quegli anni ricordo la mia collaborazione non solo con Kng ma anche con Leo Scheffczyk, dei quali come lei accennava ero assistente universitario. A Kng devo molto: mi ha sostenuto nel mio dottorato e nellesame di libera docenza, abbiamo lavorato assieme per molti anni, poi col tempo le nostre strade si sono divise. Oggi tra noi esiste un rapporto di rispetto. Ma nulla di pi. Devo dire che Ratzinger intu prima di altri la deriva antiromana di Kng e la sua intenzione di costruire una teologia alternativa al magistero della Chiesa cattolica. Anche in questo il futuro Papa aveva compreso prima di altri la scelta di Kng di divenire, soprattutto per i media, una specie di contraltare in tema di fede e di morale rispetto agli insegnamenti della Chiesa cattolica e alla questione dellinfallibilit papale. Per lei ancora oggi resta centrale e decisivo il Concilio Vaticano II. Ci pu spiegare perch? Perch l ho visto il risveglio in un certo senso creativo della fede cattolica ma anche un prolungamento ideale con le lezioni di vita e di teologia recepite da grandi maestri come Romano Guardini, Josef Rupert

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Geiselmann e Karl Rahner di cui rammento ancora, a memoria, alcuni passi degli esercizi spirituali che mi diede da giovane seminarista. Il Concilio, la cui recezione e applicazione completa si compir in non meno di centanni, pu veramente rappresentare la bussola pi adeguata per il terzo millennio e il punto di riferimento per un rinnovamento e una purificazione, anche alla luce degli scandali che hanno colpito la Chiesa. Nello spirito del Concilio, lei si trovato a guidare per nove anni, dal 2001 al 2010. il Pontificio Consiglio per lunit dei cristiani. Che bilancio si sente di fare di questo intenso periodo? Mi sono trovato a raccogliere il peso di grandi eredit come quella di Bea, Willebrands e Cassidy. Sono stati anni importanti, sotto vari profili: dai grandi gesti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nel campo ecumenico allenciclica Ut unum sint, alla stesura della Dichiarazione comune luterano-cattolica sulla giustificazione della fede del 1999. Quello che oggi posso affermare che la mia azione ha avuto come riferimento lecclesiologia di Yves Marie Congar. Trovandomi a confronto con le tante diversit del mondo cristiano, dagli ortodossi ai protestanti, mi sono spesso ritrovato in questa frase del teologo domenicano francese: Tutto, o quasi tutto, uguale, eppure tutto diverso. Mi torna spesso in mente la proibizione che esisteva per noi cattolici di frequentare le lezioni nelle facolt evangeliche, un fatto che oggi sarebbe impensabile. Anche questo un frutto del Vaticano II. Rammento spesso le parole di Giovanni Paolo II, il suo desiderio di arrivare a una reale unit delle Chiese e il suo mettersi a disposizione in ogni modo perch il cammino di unit non venga disperso. Come si dice, spesso i muri nel cammino ecumenico sono stati abbassati ma non certo abbattuti. Quali sono le sue attese per la Chiesa del terzo millennio soprattutto in Europa, anche alla luce del prossimo Conclave?

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Una sfida che ci attende la riscoperta ma anche la rivitalizzazione delle radici cristiane dellEuropa alla luce di una nuova evangelizzazione che risvegli i segni della nostra fede, anche quelli culturali, e riscopra il valore dei sacramenti, come la confessione: dove non c pi una pratica dei sacramenti rischia anche di scomparire la fede. Un uomo che non ha memoria delle sue radici destinato a non avere un orientamento. su questo snodo che si gioca il cristianesimo in Europa. E poi credo che dallAsia e in particolare dalla Cina, come intu Giovanni Paolo II, verr il futuro della Chiesa. Di fronte alla secolarizzazione a noi europei toccher di essere minoranza creativa e qualitativa, se saremo in grado.

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Quei libri come una carezza sul volto di Cristo


di Davide Rondoni

ono libri carezze sul viso di Ges. Se cos si pu dire. Sono libri dove tutto limpiego della intelligenza, della finezza e anche del duro scontro esegetico formano infine la forza tremante di chi allunga una carezza estrema al volto amato. Per liberarlo dalle ombre. Dalle ragnatele della dubbiosit. Dalla falsa devozione che fa diventare quel viso una maschera di cera. E sono stati libri bomba. Hanno riproposto al centro il vero centro. Hanno insomma detto quale la vera questione su cui discutere, la cosa da raccontare e su cui ritrovarsi. Era un suo sogno. Forse la sua lieta ossessione. Per il teologo di lungo corso Joseph Ratzinger il desiderio di scrivere un libro su Ges si doveva compiere secondo i progetti che aveva confessato terminando una lunga carriera come Bibliotecario Vaticano. Invece. Lelezione a Papa lo ha distolto da quella meta sognata di definitiva curvatura sugli studi e sulla scrittura. Ma non lo ha strappato dal suo sogno. E il libro su Ges lo ha scritto. Il suo libro su Ges, anzi, direi, il suo libro per Ges. La prima caratteristica che ho scorto in questi libri dessere un gesto delicato di rispetto, appunto una specie di carezza dellanziano teologo sul viso di Ges, cos impolverato e offeso, cos tenuto nellombra. Landamento pacato e deciso dello stile con cui si addentra in questioni ardue, persino il modo in cui sosta davanti a problemi inestricabili, sono indizi di un procedere rispettoso delloggetto e anche della fatica di quanti con tale oggetto si sono misurati. Lo sviluppo del ritratto di Ges compiuto da Ratzinger ha come primo obiettivo assicurarci che non abbiamo a che fare con un fantasma. Aver fede in Ges non significa annaspare nel

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vuoto. Il rapporto con Ges non una fantasia. Se cos fosse, la fede sarebbe un affare per gente spostata. Per chi non usa pi la ragione. Per chi insomma non pi un uomo. Ges non una ricostruzione, una finzione creata a posteriori magari proprio in nome della fede. La sua pacata ma ferma decostruzione o meglio ridimensionamento del cosiddetto metodo storico-critico si svolge in nome di una ermeneutica di pi ampio respiro che non ne elude le sfide e le possibilit. Il Papa sa che la pretesa di leggere i Vangeli come puri documenti errata. Perch la loro natura di testo non desser semplici documenti. Sarebbe come se noi leggessimo una poesia damore principalmente come fonte documentaria di una certa epoca. Il che non significa che i vangeli siano invenzione, ma che la preoccupazione dei loro estensori e la natura del loro parlare non documentario ma di annuncio. E dunque solo lesperienza di stare in quellannuncio rende veramente intellegibili i loro testi. Ratzinger sembra attento al richiamo di Guardini: non si pu fare una psicologia del personaggio Ges. Almeno in chiave teologica. Noi scrittori ci proviamo ed il nostro meraviglioso disastro. Dunque nei tre libri su Ges non c indugio di carattere psicologico sulluomo di Nazareth. Si tratta di una opera di pulitura ovvero di liberazione da incrostazioni. La carezza che solleva le ombre. Sembra che il Papa non sia preoccupato di donarci il suo Ges, non intende consegnarci un suo ritratto personale del Nazareno. Sa che lo conosciamo o lo possiamo riconoscere. La sua ricerca del volto di Ges non coincide con una invenzione. O meglio una inventio ma nel senso di una ricerca, di una messa a fuoco. Per il Papa, il popolo conosce Ges, o pu conoscerlo se ne fa esperienza. Il Papa non cerca tinte nuove per il suo personaggio principale. Piuttosto attraverso lattenzione che dedica in particolare al Vangelo di Giovanni e a certi episodi, ci avvicina al fulcro stesso della figura di Ges: il suo misterioso legame con il Padre. La sua natura straordinaria. Non si intende il Ges storico astraendolo dalla portentosa e drammatica storia del popolo dellAntico Testamento e della sua fede in un Dio impronunciabile e inattingibile. Il fascino e la questione Ges tutta nel suo misterioso

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legame di immedesimazione con Dio Padre. L sta il motivo di interesse ultimo e decisivo della sua figura e non in uno o laltro dei caratteri di umanit eccezionale che ne sono il segno. La carezza di Joseph Ratzinger a Ges cosciente che non data a un volto solo umano. Per questo mentre avvicina il lume della candela del suo ingegno a quel Viso, lui stesso trema, si concentra e sorride.

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6 La svolta della Caritas in veritate Il dono, rivoluzione per leconomia


di Stefano Zamagni

uale stato il contributo di pensiero di papa Benedetto XVI allapprofondimento e alla dilatazione del raggio dazione della Dottrina sociale della Chiesa (Dsc)? Chiaramente, il riferimento qui sia alla Caritas in veritate (Cv, 2009) e allenciclica per cos dire preparatoria, Deus Caritas Est, sia ai messaggi che, in varie occasioni, sono stati pubblicati successivamente. Prima di suggerire tre sottolineature di centrale rilevanza, una annotazione di carattere generale. La grande novit dellopera del Papa risiede nel metodo, cio letteralmente nella via tracciata per leggere le res novae di un tempo, quale lattuale, connotato da due eventi assolutamente inediti: la globalizzazione delleconomia e soprattutto della finanza che spesso viene confusa con linternazionalizzazione delle relazioni economiche, che esiste da secoli e la terza rivoluzione industriale, quella delle nuove tecnologie, che ha modificato alla radice i modi di produzione e, in particolare, lorganizzazione del lavoro nelle imprese. Alla luce dei quattro principi immutabili della Dottrina sociale, Papa Ratzinger legge la realt offrendoci una interpretazione del tutto originale: dopo la necessaria denuncia di un certo modello di ordine sociale e i suggerimenti per lenirne gli effetti a volte devastanti, vanno altres indicate quali alternative, tra quelle realisticamente possibili, sono in grado di catturare lo spirito, lanima del messaggio cristiano. Il Cristianesimo infatti una religione incarnata, non una religione incartata, fissata cio sulla carta.

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Un primo punto cui volgo lattenzione lampliamento della nozione di giustizia cristiana, la quale non pu essere ristretta al giudizio sul momento distributivo della ricchezza, ma deve spingersi fino al momento della sua produzione. Non basta, cio, reclamare la giusta mercede alloperaio come si legge nella Rerum Novarum (1891). Occorre chiedersi se il processo produttivo si svolge o meno nel rispetto della dignit del lavoro umano; se accoglie o meno i diritti umani fondamentali; se compatibile o meno con la norma morale. Gi nella Gaudium et Spes, al n. 67, si era letto: Occorre dunque adattare tutto il processo produttivo alle esigenze della persona e alle sue forme di vita. Ma in nessunaltra enciclica di DSC si nota uninsistenza cos decisa su tale punto come nella Caritas in veritate. Il lavoro non un fattore della produzione che, in quanto tale, deve adattarsi, anzi adeguarsi alle esigenze del processo produttivo per accrescerne lefficienza. Al contrario, il processo produttivo che deve essere organizzato in modo tale da consentire alle persone la loro fioritura umana e da rendere possibile larmonizzazione dei tempi di vita familiare e di lavoro. Papa Benedetto ci dice che un tale progetto oggi, nella stagione della societ post-industriale, fattibile, purch lo si voglia. Ecco perch invita con insistenza a trovare i modi di applicare nella pratica la fraternit come principio regolatore dellordine economico. Laddove le encicliche precedenti parlano di solidariet, la Caritas in veritate parla di fraternit, perch una societ fraterna anche solidale, ma il viceversa non vero. Lappello a porre rimedio allerrore fondamentale della cultura contemporanea che ha fatto credere che una societ democratica potesse progredire tenendo tra loro disgiunti il codice dellefficienza che basterebbe da solo a regolare i rapporti entro la sfera delleconomico e il codice della solidariet che regolerebbe i rapporti intersoggettivi entro la sfera del sociale. questa dicotomizzazione ad avere impoverito, senza alcuna ragione oggettiva, le nostre societ. Un secondo punto degno di sottolineatura. Nella Caritas in veritate i

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termini impresa e imprenditore sono quelli che ricorrono pi frequentemente. Nulla di simile si riscontra nelle encicliche precedenti, dove il termine impresa veniva evocato solo di sfuggita. Perch? Benedetto XVI dimostra di aver afferrato il proprium dellattivit imprenditoriale, che quello non di mirare alla massimizzazione del profitto, ma del valore condiviso come oggi lo si chiama. Il profitto la misura, non il fine di fare impresa. Ecco perch nellenciclica si rifiuta lidentificazione dellimprenditore con la figura del capitalista e quindi si riconosce che, accanto alla forma capitalistica di impresa, devono poter trovare posto, nel mercato, altre forme di impresa, da quella cooperativa a quella sociale, a quella di comunione, a quella non profit. ( la prima volta che in un documento magisteriale di DSC queste tipologie di impresa ricevono un riconoscimento ufficiale). a partire da quanto detto al punto precedente che il Papa si spinge, con unaudacia fuori dal comune, fino ad affermare che il principio del dono come gratuit non il dono come regalo deve entrare nellordinaria attivit economica. Questa la bestemmia che i poteri forti del mercato, soprattutto finanziario, non gli hanno perdonato. Cosa ha mai a che fare la dimensione delleconomico con il dono? Non forse vero che lagire economico retto dalle ferree leggi del mercato? Non per caso sufficiente che limpresa pratichi la filantropia, il welfare aziendale per dirsi socialmente responsabile? Il Papa, raffinato teologo, nel rispondere con un deciso no ad interrogativi del genere, viene a ribadire che la logica della gratuit non pu essere ridotta ad una dimensione puramente etica, perch la gratuit non una virt. La giustizia una virt etica e non si dir mai abbastanza della sua importanza; la gratuit riguarda piuttosto la dimensione sovra-etica dellagire umano, perch la sua logica la sovrabbondanza mentre quella della giustizia la logica dellequivalenza. in ci il novum delleconomia civile di mercato, un modello questo diverso sia dalleconomia sociale di mercato sia dalleconomia liberista di mercato.

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Infine, di un terzo aspetto preme dire. Esso riguarda il sottotitolo della Caritas in veritate: Per lo sviluppo umano integrale. La parola chiave qui integrale. Lo sviluppo umano si compone di tre dimensioni: la crescita (misurata ancor oggi dal Pil); la dimensione socio-relazionale; la dimensione spirituale. Ebbene, lo sviluppo umano integrale quando le tre dimensioni sono prese in modo congiunto, cio in forma moltiplicativa e non additiva, come invece si ritiene comunemente. Ci significa che non lecito, allo scopo di aumentare la crescita, sacrificare una o entrambe le altre dimensioni. Ad esempio, non sono legittimi leggi o decreti che, nel tentativo di corto respiro di aumentare il Pil, annullino la festa, il cui senso radicalmente diverso da quello del riposo. Ovvero, varare provvedimenti che, per aumentare le entrate fiscali, sanciscano, di fatto, la legalizzazione delle ludopatie. O ancora, intervenire sul mercato del lavoro con misure che, al fine lodevolissimo di migliorare la partecipazione della donna allattivit lavorativa, mettano a repentaglio la tenuta del progetto educativo della famiglia. E cos via. Ora, a prescindere dal fatto che come si dimostra provvedimenti del genere conseguono gli effetti desiderati solo nel breve termine, la questione centrale che papa Ratzinger pone quella della libert. Sviluppo, letteralmente, significa assenza di viluppi, di impedimenti di varia natura. Battersi per lo sviluppo vuol dire allora battersi per lallargamento dello spazio di libert delle persone: libert intesa, per, non solo in senso negativo come assenza di impedimenti, e neppure solo in senso positivo come possibilit di scelta. Bisogna aggiungervi la libert per, cio la libert di perseguire la propria vocazione. questa prospettiva di discorso che, nelle condizioni storiche attuali, mentre permette di superare sterili diatribe a livello culturale e dannose contrapposizioni a livello politico, permette di trovare il consenso necessario per nuove progettualit. Il XV secolo stato il secolo del primo Umanesimo; allinizio del XXI secolo sempre pi forte si avverte lesigenza di un nuovo Umanesimo. Allora fu la transizione dal feudalesimo alla societ cittadina il motore

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decisivo del mutamento; oggi, un passaggio depoca altrettanto radicale: quello dalla societ industriale a quella post-industriale. Questione migratoria, aumento endemico delle diseguaglianze sociali; conflitti identitari; questione ambientale; problemi di biopolitica e biodiritto sono solamente alcune delle espressioni che dicono dellattuale disagio di civilt (S. Freud). Di fronte a tali sfide, il mero aggiornamento di vecchie categorie di pensiero o il ricorso a raffinate tecniche di decisione collettiva non servono alla bisogna. Occorre osare vie nuove. Rispetto a ci, non si potr negare che lopera e lapporto di papa Benedetto XVI sono stati e sperabilmente continueranno ad essere semplicemente decisivi.

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Attenti alluomo, non solo alla finanza


di Massimo Calvi

a Caritas in veritate lenciclica che fissa il pensiero sociale di Benedetto XVI, ma in diverse occasioni papa Ratzinger ha trattato temi economici rimarcando limportanza di concetti chiave come etica e fiducia, invitando agli investimenti nelleconomia reale e condannando gli eccessi della speculazione finanziaria. Leconomia non funziona solo con unautoregolamentazione di mercato, ma ha bisogno di una ragione etica per funzionare per luomo, dice Benedetto XVI, nellagosto 2011, ai giornalisti in viaggio verso la Gmg di Madrid. Nel marzo dellanno precedente parlando agli industriali romani in udienza aveva sottolineato limportanza di non cedere alla tentazione di distogliere gli investimenti dalleconomia reale per privilegiare limpiego dei propri capitali nei mercati finanziari, in vista di rendimenti pi facili e pi rapidi, ricordando che laccesso a un lavoro dignitoso per tutti deve costituire un obiettivo prioritario. Nel maggio 2011, nelludienza ai partecipanti al congresso internazionale del Pontificio consiglio Giustizia e Pace, la sua attenzione si era concentrata sui gravi danni che pu arrecare una speculazione senza limiti nei mercati finanziari e in quelli delle derrate alimentari. Il 20 dicembre scorso, Benedetto XVI ha firmato un articolo sul quotidiano finanziario Financial Times, vera novit per un Papa, nel quale ricordando le parole di Ges rendi a Cesare ci che di Cesare e a Dio ci che di Dio, mette in guardia nei confronti sia della politicizzazione della religione sia della deificazione del potere temporale, come pure dellinstancabile ricerca della ricchezza. I cristiani si oppongono allavidit e allo sfruttamento nel convincimento che la generosit e lamore sono la via che conduce alla pienezza della vita. Ancora, nel

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Messaggio per la XLVI Giornata della Pace, il primo gennaio 2013, il Papa afferma che uno dei diritti oggi pi minacciati il diritto al lavoro, mentre sembra dominare una visione per cui lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libert dei mercati.

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7 I punti fermi Vita e famiglia verit per tutti


di Luciano Moia

a nuova evangelizzazione dellEuropa passa attraverso la famiglia, realt insostituibile per la trasmissione della vita, per leducazione delle coscienze e per ridare fiducia a una societ sempre meno aperta a prospettive di speranza. Ne convinta Monique Baujart, avvocato, madre di quattro figli, responsabile del settore Famiglia e societ della Conferenza episcopale francese. Pi volte il Papa in questi anni ha fatto riferimento a vita, famiglia e libert educativa come a temi non negoziabili. Come possibile in una societ sempre pi laicizzata mostrare la verit profonda di questa affermazione? Papa Benedetto XVI ha parlato di principi non negoziabili in un discorso ai parlamentari europei nel marzo 2006. E ha avuto cura di precisare che quei principi sono comuni a tutta lumanit, anche se non sono verit di fede. Secondo il Papa la loro difesa non ha alcunch di confessionale ma riguarda il rispetto della dignit umana e lilluminazione delle coscienze. Daltra parte non possiamo neppure presentare questi aspetti, che sono le strutture portanti della societ, come verit relative qui tutto il problema. Quando la Chiesa interviene nel campo della giu-

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stizia sociale, per difendere i poveri e gli esclusi, la sua parola ascoltata e accettata. Al contrario, sono tanti quelli che considerano linizio e la fine della vita e lorganizzazione della famiglia espressioni della libert individuale. Costoro sono convinti di non dover rendere conto a nessuno di queste scelte e non riconoscono alcuna incidenza sociale per le loro decisioni personali. Come entrare in dialogo con queste persone? Una prima pista per fare intendere la parola della Chiesa quello di divulgare meglio lantropologia cristiana, di ristabilire una visione delluomo come essere razionale. solo prendendo coscienza della nostra interdipendenza un punto sul quale Papa Benedetto ha spesso insistito che le persone possono cominciare a misurare limpatto delle proprie decisioni sulla vita degli altri e sul bene della societ. Vita e famiglia possono diventare punti determinanti per quella nuova evangelizzazione dellEuropa auspicata dal Papa? La famiglia sempre stata un vettore fondamentale di evangelizzazione e sempre lo sar. In famiglia non si trasmette solo la fede, ma si imparano condivisione, perdono, riconciliazione, attenzione ai pi piccoli, tenerezza, gratuit. Come la gratuit potrebbe trovare posto nellambito delleconomia se questo sentire non stato gi trasmesso in famiglia? Le famiglie, anche quelle ferite, offrono cammini dumanizzazione e momenti privilegiati per percepire la presenza di Dio. Rimane il problema di trasmettere tutto ci in una realt sociale che appare sempre meno sensibile a questi valori. Eppure, in Francia l89% dei giovani dai 25 ai 34 anni spera di costruire il proprio futuro familiare con una solo persona. E sempre con quella.

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Daltra parte il 40% dei matrimoni termina con un divorzio. La nuova evangelizzazione potr aiutare le famiglie a riscoprire le risorse della tradizione cristiana che permettono alle coppie di nutrire il proprio amore e di fare del tempo un alleato e non un nemico per la vita coniugale. Oggi per le coppie sono sempre pi sole. E, quando cominciano i problemi, non possono contare su alcun sostegno. Purtroppo vero. Il tempo consacrato alla famiglia non gode di alcun riconoscimento sociale, visto che gli unici aspetti che contano sono quelli economici. Inoltre viene valorizzato il cambiamento permanente (moda, tecnica, lavoro) e deprezzato lo sforzo dei legami familiari nel tempo. La Chiesa per deve incidere nella cultura della provvisoriet. Non forse il momento di intercettare queste urgenze con nuove sensibilit pastorali? Dobbiamo innanzi tutto comprendere le domande che le coppie e le famiglie oggi si pongono e che non sono le stesse di ieri. Occorre fare attenzione a non dare risposte prima di aver ascoltato i problemi autentici. Occorre anche armonizzare meglio le indicazioni delletica sociale con quelle della morale individuale. Ma la Chiesa pu attingere al tesoro della sua eredit per rinnovare i simboli di matrimonio e famiglia e renderli pi accessibili ai giovani di oggi. Forse troppe famiglie cristiane oggi hanno dimenticato la forza della testimonianza. vero, dobbiamo incoraggiare le famiglie a testimoniare la positivit rappresentata proprio dalla vita familiare. Ma in modo realistico. Il percorso della famiglia non un lungo fiume tranquillo. Ci sono alti e bassi, avvisi di tempesta e attraversamenti di deserto. Tutto questo fa parte della

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vita e, quando si superano le crisi, il legame se ne rafforzato. Le crisi non superate aprono per sofferenze che si allargano a tutta la societ. Qual il valore mancante che rende pi pesante il quadro sociale? La fiducia. In s, nellaltro, in Dio. Senza fiducia, non sono possibili n promesse n alleanze. Papa Benedetto ha sottolineato a pi riprese la gravit di questa perdita di fiducia nella societ. La famiglia che funziona resta il luogo in cui la fiducia si pu imparare e sperimentare. Ecco perch, per la societ e per la Chiesa, il suo valore inestimabile.

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Da Valencia allItalia in tre tappe

ducazione alla fede. Educazione ai valori. Lavoro e festa. Sono gli argomenti dei tre Incontri mondiali delle famiglie presieduti da Benedetto XVI. Un percorso coerente, da Valencia 2006 a Milano 2012, in cui il Papa ha ribadito alcuni punti chiave del suo magistero. Laffetto con il quale i nostri genitori ci accolsero nei primi passi in questo mondo disse Papa Ratzinger a Valencia, nellomelia della Messa conclusiva come un segno e prolungamento sacramentale dellamore benevolo di Dio dal quale veniamo. Lesperienza di essere accolti e amati da Dio e dai nostri genitori il fondamento solido che favorisce sempre la crescita delluomo. Concetti ribaditi tre anni pi tardi, nel gennaio 2009, allIncontro di Citt del Messico, dove il Papa non riusc ad essere presente ma dove fece arrivare il calore della sua vicinanza, grazie a un collegamento via satellite. Il ricordo dellIncontro di Milano, nel giugno scorso, ancora freschissimo. Lintensit di quelle giornate, lentusiasmo degli incontri dal saluto di cinquantamila cresimandi a San Siro alla festa delle testimonianze rimasto nel cuore di tutti coloro che hanno vissuto direttamente o seguito via tv o internet, quei momenti straordinari culminati nella celebrazione eucaristica della domenica, alla presenza di oltre un milione di persone.

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8 Uno sguardo pi grande Verso i lefebvriani con cuore di padre


di Andrea Galli

l giorno in cui il mondo ha appreso della rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, l11 febbraio, circolato anche un comunicato stampa da Menzingen, paesino di 4mila abitanti nel Cantone di Zugo, in Svizzera, dove ha sede la casa madre della Fraternit sacerdotale San Pio X. Poche righe con le quali si rendeva omaggio, nonostante le differenze dottrinali, al coraggio di Ratzinger nellaver ricordato che la Messa tradizionale non era mai stata abrogata e per aver rimesso le scomuniche ai quattro vescovi consacrati in modo illecito da Lefebvre nel 1988; inoltre un grazie per la forza e la costanza dimostrata negli ultimi anni, oltre allassicurazione di preghiere per lui da parte dei sacerdoti del sodalizio tradizionalista. Poche righe che potrebbero essere lultimo atto di una vicenda pluridecennale, costata tempo, fatica e sofferenze. Un rapporto, quello fra i lefebvriani e il teologo bavarese, che per i primi si pu sintetizzare con odi et amo, per il secondo con limmagine evangelica del padre in attesa del figliol prodigo. Ratzinger per Lefebvre fu in principio un avversario: lenfant prodige del Concilio, ispiratore del cardinale Frings, uno degli esponenti insieme a Rahner, Kng e altri della teologia renana riversatasi nel Tevere. Uno dei sovvertitori della Chiesa, insomma. Dopo la sua nomina a prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel 1981, divenne per un interlocutore prezioso e rispettato: uno dei cardinali pi sensibili alle

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istanze del mondo anti-conciliare. Fu lui il protagonista delle trattative che portarono a un memorandum di intesa firmato dallo stesso Lefebvre, nel 1988, e che sembrava il passo finale verso una piena riconciliazione. Poi il colpo di scena, uno dei tanti: il 30 giugno dello stesso anno si arriv infatti allo scisma. Uno strappo di tale gravit avrebbe prostrato molti e ne avrebbe dissuasi ancora di pi dal continuare sulla strada del dialogo. Non Ratzinger, per. Nemmeno un mese dopo, il 18 luglio, a Santiago, di fronte ai vescovi del Cile, tenne un discorso memorabile. un compito necessario difendere il Concilio contro monsignor Lefebvre, come valido e vincolante per la Chiesa, disse chiaramente allassemblea. Con altrettanta chiarezza spieg poi che la reazione lefebvriana era s una risposta sbagliata, ma a un problema reale: la falsificazione del Concilio, con la conseguente secolarizzazione penetrata dentro Chiesa, la disobbedienza, la deformazione della liturgia, lirenismo dottrinale. E richiam la necessit di salvaguardare il bene sommo dellunit della Chiesa, con la stessa carit e umilt spese nel processo ecumenico con confessioni cristiane divise da Roma da ben pi tempo e da ben pi profonde divergenze rispetto a chi rifiutava il Concilio. Ratzinger ha continuato a tendere la mano anche una volta divenuto Benedetto XVI. Avrebbe potuto farne a meno e risparmiarsi sospetti, incomprensioni, campagne di stampa al vetriolo. Invece, il 29 agosto 2005, solo quattro mesi dopo lelezione al soglio pontificio, ha voluto ricevere in udienza il vescovo Bernard Fellay, superiore generale dei lefebvriani. Con il motu proprio Summorum Pontificum, il 7 luglio 2007, ha liberalizzato lantica forma del rito romano. Il 24 gennaio 2009 ha tolto le scomuniche del 1988. E alle contestazioni ha risposto, in modo simile a quanto fatto 20 anni prima in Cile, con una lettera inviata ai vescovi di tutto il mondo il 10 marzo 2009 e che rester tra gli scritti pi intensi del suo pontificato. Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla

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nella Bibbia: questa la priorit suprema e fondamentale della Chiesa e del Successore di Pietro in questo tempo scriveva nella missiva , da qui deriva come logica conseguenza che dobbiamo avere a cuore lunit dei credenti. E in un altro passaggio: Pu lasciarci totalmente indifferenti una comunit nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?. E ancora: A volte si ha limpressione che la nostra societ abbia bisogno di un gruppo almeno al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi in questo caso il Papa perde anche lui il diritto alla tolleranza e pu pure lui essere trattato con odio, senza timore e riserbo. Sono seguiti, tra il 2009 e il 2011, i colloqui dottrinali tra la Santa Sede e Menzingen. Il 14 settembre 2011 il cardinale Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha sottoposto a Fellay un preambolo dottrinale, la cui sottoscrizione era considerata indispensabile per il riconoscimento dei lefebvriani e il loro collocamento nella Chiesa dal punto di vista canonico. Ne nato un rimpallo, andato avanti fino al 13 giugno 2012, quando Levada ha presentato le valutazioni riguardo allultima mezza risposta dei lefebvriani, ritenuta insufficiente, sollecitandone una definitiva e prospettando ufficialmente, nel caso di un superamento della frattura, la concessione alla Fraternit San Pio X dello status di prelatura personale. Quella risposta definitiva da parte di Fellay e confratelli non per arrivata. Il pontificato di Benedetto XVI al termine: a un padre, a un Santo Padre, non sar cos concesso di riabbracciare, come vorrebbe la parabola, il figlio che era perduto ed stato ritrovato.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Nel solco di Benedetto ha colto lessenza. Nulla anteporre allamore di Cristo


di Enzo Bianchi

ubito dopo lelezione a Papa di Joseph Ratzinger osservavo come non fossero estranei alla scelta del nome la sosta compiuta a Subiaco alla vigilia del Conclave, lamore sempre mostrato per la regola di Benedetto e il significato che il padre dei monaci dOccidente ha per il cristianesimo europeo. E sottolineavo come il cardinal Ratzinger fosse sempre stato convinto testimone di una parola in particolare della regola benedettina: Nulla assolutamente anteporre a Cristo, nulla anteporre allamore di Cristo. Anche oggi questo precetto monastico pu essere preso come chiave di lettura della sorprendente rinuncia compiuta: Papa Benedetto XVI non ha voluto anteporre a Cristo nemmeno la sua persona chiamata a svolgere il ministero petrino. Pi volte Benedetto XVI ha sorpreso per la sua acuta comprensione del monachesimo, anche perch, pur avendo frequentato sovente monasteri, non aveva mai scritto su tematiche monastiche. Nel settembre 2007, durante la visita a allAbbazia di Heiligenkreuz in Austria, ebbe modo di sottolineare la dimensione liturgica della testimonianza monastica per il mondo contemporaneo: Noi stiamo davanti a Dio disse ai monaci austriaci . Egli ci parla e noi parliamo a Lui. L dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita gi persa. O essa opus Dei, con Dio come specifico soggetto, o non . In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinch diventi espressione della bellezza e della sublimit del Dio amico degli uomini.

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Ma fu lanno successivo a Parigi, nello straordinario discorso rivolto al mondo della cultura tenuto al Collge des Bernardins edificato dai monaci figli di san Bernardo di Chiaravalle come luogo di studio e di formazione che Benedetto XVI svilupp una lettura delle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea, identificandole con il monachesimo medievale, animato dalla complementariet tra desiderio di Dio e amore per la parole: il quaerere Deum e le lettere, la cultura umanistica. Ne scatur un discorso proprio di chi dietro le cose provvisorie cerca il definitivo, affrontando tematiche universali e aprendo vasti orizzonti di senso. L mise in risalto come la cultura della parola, prezioso patrimonio europeo, grazie al monachesimo si sia sviluppata a partire dalla ricerca di Dio e come questo cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui oggi non meno necessario che in tempi passati. Ne consegue, fu la riflessione di Benedetto XVI, la necessit di un approccio interpretativo della Scrittura alla luce della Scrittura stessa, che rifugga da qualsiasi fondamentalismo nella lettura della Bibbia perch la parola di Dio stesso non mai presente gi nella semplice letteralit del testo. il richiamo quanto mai attuale alla misura interiore della libert, alla sua dimensione spirituale che pone un chiaro limite allarbitrio e alla soggettivit istituendo un legame superiore a quello della lettera: il legame dellintelletto e dellamore. Oltre alla sottolineatura di una lettura orante della Scrittura e della sua dimensione liberante, alla dimensione della preghiera che diviene lettura della storia e lievito di cultura, il Papa volle ricordare anche come il monachesimo benedettino abbia anche saputo dare dignit al lavoro umano, anche manuale, in unepoca in cui il saggio, luomo veramente libero si dedicava unicamente alle cose spirituali e chi saggio magari non era ma possedeva la terra o il potere si arricchiva con il lavoro degli altri. Cos il cristianesimo non sar estraneo alla nascita della cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dellEuropa, il suo ethos e la sua formazione

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

nel mondo sono impensabili. S, Benedetto XVI ha sempre colto il monachesimo come ci che ha fondato la cultura dellEuropa, la ricerca di Dio e la disponibilit ad ascoltarlo e come forma radicale di sequela cristiana che rimane ancora oggi il fondamento di ogni vera cultura. Cos i monaci, se fedeli al Vangelo e alla loro grande tradizione, possono ricordare allinsieme della Chiesa il contributo prezioso che la societ attende dai cristiani per la costruzione di una polis segnata da giustizia, pace, libert e qualit della convivenza.

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9 Un cammino di purificazione Abusi, la svolta definitiva arrivata cos


di Elena Molinari

avvocato del Papa almeno negli Stati Uniti un 54enne californiano con una moglie italiana e una casetta di famiglia a Berkeley, che non si fa mai fotografare ed convinto, prima ancora come legale che come cattolico, che sotto la guida di questo Pontefice stato fatto di pi da parte della Chiesa cattolica per affrontare la questione degli abusi sessuali di qualsiasi altra organizzazione, civile o religiosa. Jeffrey Lena rappresenta la Santa Sede dal 2000, e ha seguito levolversi dello scandalo degli abusi sessuali di preti ai danni di minori negli Usa. Negli ultimi tre anni si trovato a rispondere ad accuse mosse personalmente nei confronti di Benedetto XVI, secondo le quali vi sarebbe una responsabilit penale del Pontefice nelle vicende di abuso. Tutti questi casi, sostiene Lena, si sono sgonfiati a uno a uno, ma non prima di avere sollevato un polverone mediatico. Due anni fa, Jeffrey Anderson, avvocato di un gruppo di vittime, addirittura accus il Papa di crimini contro lumanit di fronte alla Corte penale internazionale dellAja. Avvocato Lena, come si conclusa quella vicenda? Anderson ha ritirato silenziosamente le accuse. Lidea che la Corte penale internazionale potesse prendere in esame un caso contro Benedetto

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XVI, considerato senza riserve uno dei pi grandi difensori dei diritti umani del nostro tempo, sia insensata sia offensiva. Non c niente che il Papa ha fatto che possa essere considerato un crimine contro lumanit. Semplicemente, le accuse non erano sostenibili. Non c stato bisogno di alcuna pressione da parte nostra. I giudici non avrebbero mai preso in esame il caso. Anderson lha presentato per far notizia e lha ritirato prima che venisse clamorosamente respinto. In questi giorni si parla della presunta perdita di immunit legale di Ratzinger una volta che non sar pi Pontefice. davvero cos? In realt, contrariamente alle riflessioni disinformate di una manciata di imprudenti, la rinuncia del Santo Padre di fatto avr nessun impatto sulla sua posizione legale. Pu spiegare meglio? Un capo di Stato, quando in carica, gode dellimmunit per tutti i suoi atti, sia pubblici sia privati. Quando non si pi capo di Stato, gli atti ufficiali compiuti durante lo svolgimento delle proprie funzioni sono ancora coperti dallimmunit. Mi impossibile pensare a un atto del Papa, quando in carica, che non si legato alla sua funzione. Limmunit quindi non sparisce... Lunico elemento che un ex capo di Stato perde linviolabilit personale, che non permette che ci si possa avvicinare a un capo di Stato, rivolgergli la parola o consegnargli qualcosa. Ma generalmente gli ex leader continuano a godere di questa protezione, come consuetudine, anche dopo la fine del loro mandato. Questo il motivo per cui qualunque ipotesi che il Papa possa essere citato in giudizio totalmente senza fondamento. Che cosa cambiato nellatteggiamento della Chiesa nei confronti degli abusi sessuali negli ultimi dieci anni?

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Molto. Si tratta di una storia di successo che non viene mai raccontata in modo adeguato. Se vero che si pu sempre fare di pi, questo Papa ha il merito di aver riconosciuto il problema e di aver aiutato la Chiesa a cambiare atteggiamento. Che cosa si voleva dimostrare nei casi in cui stato chiamato in causa il Papa personalmente? Laccusa sosteneva che il Papa responsabile per tutti gli abusi sessuali commessi da preti in tutto il mondo. Ma non una tesi giuridica valida. Lidea che il Papa controlli tutte le diocesi o tutti i preti del mondo falsa. Il Papa stabilisce le regole per la Chiesa, ma farle rispettare spetta alle diocesi. Una struttura governativa gerarchica non si traduce nella responsabilit diretta della persona al suo vertice. Non si tratta dunque solo di dimostrare che un sacerdote di una diocesi un dipendente del Vaticano, come alcuni legali hanno tentato, invano, di fare? No, perch se anche un prete della curia romana si rendesse colpevole di un crimine, il Papa non ne sarebbe responsabile. La responsabilit penale personale e non si trasferisce attraverso le organizzazioni. A che punto sono i casi aperti contro il Vaticano? Ce nerano tre negli Usa. Il pi famoso verteva attorno a padre Lawrence Murphy, a Milwaukee (Wisconsin). Si sosteneva che Joseph Ratzinger si fosse rifiutato di ridurre il sacerdote allo stato laicale. Unaccusa falsa. Lavvocato dei querelanti, ancora una volta Anderson, ha ritirato la denuncia un anno fa. Unaltra querela era stata avanzata a Chicago nel 2010, sempre da Anderson, con molta fanfara. Anche quella stato riti-

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rata, senza pubblicit. Infine, cera il caso dellOregon, nel quale sempre Anderson voleva dimostrare che un sacerdote di una diocesi americana implicitamente un impiegato del Vaticano. In questo caso stato il giudice a respingere la tesi, lo scorso agosto, ma il querelante ha fatto appello. Pensa che altri casi potranno essere presentati? Abbiamo gi una serie di giudizi a nostro favore. difficile pensare a nuove denunce.

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Dalla parte delle vittime per una pulizia radicale


di Salvatore Mazza

i sono le vittime. E i carnefici. E poi ci sono i complici, a diversi livelli e gradi di responsabilit. Le vittime vengono prima. E i colpevoli vanno puniti. Cos come i loro complici, che anche nelle circostanze meno dirette, o suggerite da intenzioni buone, ma sicuramente distorte, che non implicano rilievi penali, devono fare ammenda dei loro comportamenti. Volendo riassumere nella pi estrema delle sintesi la dottrina Ratzinger sui casi di abusi sessuali perpetrati sui minori da parte di personale ecclesiastico, sono quelli i termini essenziali da riassumere. Termini che, tuttavia, non danno conto della vera e propria rivoluzione portata da Benedetto XVI, che della lotta contro la pedofilia nella Chiesa ha fatto un punto fermo del suo pontificato, proseguendo nellazione che aveva iniziato ancora da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Una operazione pulizia radicale, minuziosa iniziata dal giorno dopo la sua elezione, e cio ben prima che i contorni di quella vera e propria tragedia riesplodessero sui media di tutto il mondo, tentando in modo anche ridicolo, a volte, come nei casi ricordati qui a fianco dallavvocato Jeff Lena di tirarlo in ballo anche personalmente. Pi dei passaggi tecnici spesso complessi attraverso i quali questa lotta s dispiegata passo dopo passo, quello che ancora di pi va sottolineato come Papa Ratzinger sia intervenuto con determinazione assoluta a smontare prima di tutto quellidea omertosa che, in nome di un presunto bene superiore lintegrit dellimmagine della Chiesa ha portato per decenni a nascondere, minimizzare, insabbiare i casi che

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di volta in volta venivano fuori, senza che ci si preoccupasse che, in tal modo, una nuova violenza fosse compiuta sulle vittime, che diventavano cos vittime due volte. Papa Ratzinger, in sostanza, ha detto chiaramente e inequivocabilmente che nessun presunto bene superiore della Chiesa pu essere anteposto alle vittime. Che vengono prima di tutto, che vanno ascoltate e aiutate, accompagnate se e quando necessario. Ha detto, con altrettanta chiarezza, che non si dovr mai pi tacere di fronte allo scandalo; e che non ha nessuna importanza il fatto, pur accertato, che le statistiche dicano il contrario di quanto strillano i giornali, riconoscendo la minima incidenza percentuale nella Chiesa di tali casi rispetto ad altre istituzioni, perch anche un solo ministro di Dio che si macchi di questo crimine orrendo gi uno di troppo, e sporca tutta la Chiesa, che di Dio. Mai pi deve succedere. Il risultato di questa ferrea determinazione del Papa sotto gli occhi di tutti, e non lo vede solo chi non vuole riconoscerlo. Sono cadute teste illustri, a cominciare da Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, e ben 77 vescovi in tutto il mondo hanno presentato le proprie dimissioni per le loro corresponsabilit. Soprattutto, dallo scorso dicembre tutte le Conferenze episcopali del mondo si sono dotate di proprie linee-guida per affrontare nuovi casi che dovessero ripresentarsi. Perch la vergogna del passato non possa ripetersi.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

10 Un cuore solo Il Pontefice dellecumenismo


di Salvatore Mazza

n contributo sostanziale e decisivo, quello di Papa Benedetto, al progresso ecumenico. A metterlo in evidenza il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, che in questa intervista esclusiva sottolinea la decisione con cui Papa Ratzinger nel 2006 ha voluto riprendere il dialogo teologico, interrotto dal 2000, e come questo oggi sia arrivato a discutere il tema decisivo dellesercizio del primato petrino. Tutti ricordiamo la visita del Papa a Istanbul. Che cosa ha segnato quel momento? stata una risposta diretta a un invito personale a partecipare ai festeggiamenti della festa di S. Andrea primo chiamato degli Apostoli e fratello maggiore di San Pietro, il 30 novembre 2006. Come il suo predecessore, il compianto Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI ha deciso di visitare il Fanar (il Patriarcato) quale gesto simbolico del suo impegno per le relazioni ecumeniche, oltre che una conferma del dialogo di amore e di verit tra le nostre Chiese sorelle. E, cos come era stato con Giovanni Paolo II, al termine della visita abbiamo firmato una dichiarazione congiunta per sottolineare lesigenza di proteggere le minoranze, la libert religiosa, e lambiente naturale. La visita, pertanto, stato un modo sincero e significativo di rinnovare il nostro impegno e la notra responsabilit, come leader delle Chiese cristiane in Oriente e Occidente,

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

a seguire e realizzare il comandamento di Nostro Signore, che i suoi discepoli siano una cosa sola. Qual stato il suo rapporto personale con Benedetto XVI? Sempre molto stretto, sia sul piano cooperativo sia su quello costruttivo. Abbiamo seguito con grande interesse e amore il suo ministero come professore, erudito e prolifico, di teologia, in Germania, come un vescovo stimato e fedele della tradizione petrina, come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e ora come il venerabile capo spirituale della Chiesa cattolica romana. Molti dei nostri attuali pi rappresentativi membri della Gerarchia ortodossa hanno avuto il privilegio di apprezzare le sue lezioni e di imparare dalla sua saggezza. In tutti questi anni, abbiamo mantenuto relazioni cordiali e fraterne col Papa attuale, fondata sul nostro impegno comune per lunit delle nostre due Chiese. Per questo motivo, dopo la sua elezione, abbiamo proseguito nella tradizione, iniziata dal patriarca Atenagora e da Paolo VI, dello scambio formale di delegazioni, ogni anno, nelle rispettive feste patronali delle nostre Chiese. A sua volta, Papa Benedetto generosamente ci ha invitato nel 2008 a parlare al Sinodo dei Vescovi, cosa senza precedenti, e, lo scorso ottobre, a portare lunico saluto di un leader ecumenico durante le celebrazioni ufficiali in Piazza San Pietro per il 50 anniversario dallapertura del Concilio Vaticano II. Gi il cardinale Kasper parlava di un dialogo cattolico-ortodosso entrato nella sua terza fase. Quale stato, per lei, il contributo di Benedetto XVI a questo progresso? Le discussioni teologiche tra Ortodossi e Chiesa cattolica stato al centro del nostro amore e attenzione dal 1980, quando dopo il periodo noto come dialogo della carit, inaugurato dal compianto patriarca Atenagora e dai papi Giovanni XXIII e Paolo VI, il patriarca Dimitrios e papa

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Giovanni Paolo II istituirono la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico. Conosciuta come dialogo della verit, tale Commissione nel corso dei suoi incontri ha pubblicato documenti condivisi sul mistero della Chiesa, sui sacramenti, sulla visione dellunit e il problema della uniatismo, su ecclesiologia e conciliarit e, pi recentemente, circa il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa. Come si pu immaginare, questi non sono argomenti facili da discutere apertamente e onestamente, in particolare dopo i secoli trascorsi dallultima volta che le nostre due Chiese serano incontrate a uno stesso tavolo, nei secoli XIII e XIV. Tuttavia, eravamo convinti che si debba persistere nel dialogo nonostante gli ostacoli, consapevoli che, se ancora non non possiamo trovare un accordo su ununit teologica e sacramentale, possiamo almeno concordare nel nostro rammarico per le tragiche divisioni e le dolorose ferite del passato. A questo proposito, il ruolo di Papa Benedetto stato sostanziale e decisivo, in quanto ha condiviso la nostra preoccupazione e sostenuto il nostro appello per il ripristino nel 2006 del dialogo teologico, che era purtroppo stato interrotto nel 2000. Si aspettava che un giorno la Commissione potesse arrivare a parlare dellesercizio del primato di Pietro? Che venisse approvato un documento al riguardo, e che la discussione potesse ancora progredire? Come abbiamo gi accennato, lo sviluppo e il progresso del dialogo teologico non sempre stato senza ostacoli e sfide. Tuttavia, noi siamo convinti che un dialogo autentico e aperto, che miri a una piena unit sacramentale, non possa realizzarsi senza costi. Non possiamo sperare di obbedire al comandamento del Signore di amarsi luno con laltro e di essere luno per laltro senza un vero spirito di sacrificio. Non ci pu essere sicuramente alcun modo confortevole o indolore di portare la croce di Cristo. Certo, c stato uno scopo e una pianificazione dietro gli incontri in riunioni plenarie e nel consenso crescente tra le nostre due Chiese. Ecco perch abbiamo iniziato con questioni come la Santissima

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Trinit, la Chiesa, e lEucaristia, cos che si possa avanzare verso questioni quali il rapporto tra la nostra fede comune e comunione sacramentale, cos come il significato e la teologia del ministero ordinato, in particolare il ruolo del vescovo. Abbiamo sempre saputo che la questione decisiva su cui discutere e deliberare il ruolo del papato nella vita della Chiesa locale, regionale e universale. Tuttavia, tutti i nostri principi essenziali della fede sono interconnessi in modo vitale, e non possono essere isolati nella loro importanza ecclesiologica, canonica, e sacramentale. una benedizione, allora, che abbiamo perseverato nel corso degli ultimi due decenni di dialogo teologico, e nelle due decadi precedenti di rapporti fraterni tra le nostre due Chiese. Per ora siamo in grado di aprire nuovi orizzonti e crescere ancora pi vicino alla realt che esisteva nella Chiesa del primo millennio, quando eravamo un solo corpo, sia pure con molte membra.
(ha collaborato Nikos Tzoitis)

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Rowan Williams: E un passo che aiuta a capire


di Silvia Guzzetti

ungi dallindebolire la Chiesa cattolica, come ha scritto una parte della stampa britannica, la rinuncia di Benedetto XVI arricchir spiritualmente il ministero petrino e dimostrer la vera natura di questa missione. Lo ha detto ad Avvenire Rowan Williams, gi arcivescovo di Canterbury e gi primate della Comunione anglicana al quale sempre stata attribuita una particolare intesa con Joseph Ratzinger. Gli inglesi ricordano labbraccio caloroso che i due si sono scambiati a Lambeth Palace quando Benedetto XVI ha visitato il Regno Unito nel settembre 2010. Williams, che ha lasciato il suo incarico lo scorso dicembre, scegliendo il ruolo di preside del Magdalene College di Cambridge, ha ammesso di aver discusso con il suo compagno di viaggio ecumenico le pressioni degli incarichi che avevamo e di aver parlato della promessa di dedicare pi tempo alle riflessioni e alla preghiera. La rinuncia del Papa, secondo il gi arcivescovo di Canterbury, aiuta a capire quale il vero ruolo del Pontefice. Il ministero petrino qualcosa di diverso dai doni e dalle competenze di chiunque, per quanto saggio egli sia spiega il teologo . un servizio al quale Dio chiama una persona, forse per la vita, forse per una stagione. E le parole di omaggio che Williams, seguito dal suo successore Justin Welby e da diversi altri vescovi anglicani, ha voluto dedicare al Papa, sarebbero state impensabili fino all800 quando i cattolici non godevano ancora nel Regno Unito dei diritti civili. Segno dei rapporti sereni che adesso corrono tra le due Chiese che collaborano, attraverso lassociazione Churches together in Britain and Ireland, in diverse iniziative parrocchiali e diocesane.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Questa decisione del Papa testimonia la maturit spirituale e il coraggio di una persona che sono onorato di aver conosciuto, aggiunge ancora Willams, secondo il quale la decisione del Papa e il modo in cui lha presa e lha comunicata testimoniano una preoccupazione profonda per il bene della Chiesa e dimostrano umilt e capacit di discernimento. Cos il gi primate ha reso omaggio al Pontefice con il quale ha condiviso la preoccupazione per lordinazione episcopale delle donne e quella degli omosessuali dichiarati. Porta la data del 4 novembre 2009 la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus voluta da Benedetto XVI che prevede listituzione di ordinariati personali per anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Spiega il documento che lordinariato formato da laici, sacerdoti e religiosi distituti di vita consacrata o di societ di vita apostolica, originariamente appartenenti alla Comunione anglicana e ora in piena comunione con la Chiesa cattolica, oppure che ricevono i sacramenti dellIniziazione nella giurisdizione dellordinariato stesso. La costituzione apostolica stabilisce anche che senza escludere le celebrazioni liturgiche secondo il Rito romano, lordinariato ha la facolt di celebrare lEucaristia e gli altri Sacramenti, la Liturgia delle ore e le altre azioni liturgiche secondo i libri liturgici propri della tradizione anglicana approvati dalla Santa Sede, in modo da mantenere vive allinterno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali della Comunione anglicana, quale dono prezioso per alimentare la fede dei suoi membri e ricchezza da condividere. Ringrazio Dio per una vita sacerdotale completamente dedicata, in parole e opere, alla preghiera e al difficile servizio di seguire Cristo, aveva detto del Papa larcivescovo JustinWelby, successore di Williams.

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11 Religioni in dialogo Con lebraismo segnali importanti


di Riccardo Maccioni

n pontificato aperto al dialogo con lebraismo. Un Papa teologo capace di amicizia, che ha dimostrato sul campo attenzione e vicinanza al popolo dellAlleanza. Il 17 gennaio 2010, 24 anni dopo la storica prima volta di Wojtyla, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni ha accolto Benedetto XVI nella Sinagoga di Roma, in quella che resta una delle tappe pi significative degli otto anni di Ratzinger sul soglio di Pietro. stato un pontificato spiega Di Segni in cui ci sono stati dati segnali importanti, nella linea della continuit con i Papi precedenti. In qualche modo lincontro romano stato il punto darrivo di un itinerario contrassegnato da altri momenti significativi, dallincontro alla Sinagoga di Colonia del 19 agosto 2005 alla preghiera al Muro Occidentale di Gerusalemme nel 2009, passando per la visita al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, durante il viaggio in Polonia, nel 2006. Un percorso di riconciliazione della memoria che ha fatto trasparire il tratto umano del Pontefice. Nelle occasioni, non molte, in cui ci siamo incontrati sottolinea Di Segni ho potuto progressivamente scoprire la sua sensibilit esegetico-scritturale, che per un rabbino rappresenta un importante tramite di comunicazione. Qualit emersa con forza durante il discorso alla Sinagoga di Roma, con il richiamo alla comune eredit tratta dalla Legge e dai Profeti e lindicazione della centralit del Decalogo che proviene dalla Torah come fiaccola delletica, della speranza

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e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio che illumina e guida anche il cammino dei cristiani. Diciamo aggiunge il rabbino capo della comunit ebraica di Roma che linsegnamento di questo Papa ha rimarcato il legame profondo del cristianesimo con le radici ebraiche e bibliche, spesso in passato trascurato nel mondo cattolico. Fa parte poi della dottrina cristiana il richiamo ai Dieci Comandamenti che sono, attraverso la Bibbia ebraica, un patrimonio condiviso. Nel 2010, Di Segni dedic buona parte del suo discorso nella Sinagoga di Roma al rapporto tra fratelli che, nella Bibbia, inizia molto male. Come noto Caino uccide Abele, Isacco e Ismaele per dimenticare le loro rivalit devono attendere la morte del padre Abramo, mentre le strade di Esa e Giacobbe si incontrano solo per un breve tratto di cammino. Finalmente la storia di Giuseppe e i fratelli, che inizia in maniera conflittuale per concludersi con una conciliazione finale. In questo senso, Di Segni si domandava a che punto fosse il rapporto tra ebrei e cristiani. Il problema riguarda le responsabilit che derivano dalla fratellanza, come sottolinea il discorso della Genesi. Per esempio, richiama alla necessit di una testimonianza comune in campo etico nellEuropa secolarizzata. Decisamente s continua Di Segni il patrimonio condiviso devessere sottolineato e ci mette di fronte alla responsabilit, visto che il mondo sceglie altre direzioni, di trovare elementi comuni su cui agire. Costante nel pontificato di Ratzinger il richiamo alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate cos come la totale condanna della Shoah. Un rifiuto ribadito con forza da Benedetto XVI tanto nella Sinagoga di Roma che ad AuschwitzBirkenau. Diciamo osserva Di Segni che il discorso nel campo di concentramento circa linterpretazione del ruolo della Germania e del popolo tedesco nella Seconda guerra mondiale, non ci ha entusiasmato. Al di l di questo, per, resta limportanza del gesto, del rifiuto. Rabbino Di Segni, a suo modo di vedere qual leredit di questo Papa? Ci lascia linvito ad andare avanti e a far crescere il dialogo. Un testimone che va raccolto e non lasciato cadere.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Allora, cosa aspettare, cosa chiedere al suo successore? Noi ci auguriamo che ci sia una linea di continuit con il pontificato di Benedetto XVI conclude il rabbino capo della comunit ebraica di Roma nel rispetto e nella collaborazione.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Linvito ai musulmani: allarghiamo la ragione


di Giorgio Paolucci Il merito principale di Benedetto XVI nei confronti dei musulmani? Linvito ad allargare la ragione, lo stesso invito che ha fatto allOccidente. Parola di Samir Khalil, gesuita, egiziano, islamologo di fama internazionale, chiamato da Ratzinger nel 2005 a tenere una lezione sullislam in occasione degli incontri annuali del Papa con i suoi ex allievi a Castelgandolfo. Di questo Papa si ricorda soprattutto il discorso tenuto alluniversit di Ratisbona nel 2006, che scaten un mare di polemiche Un intervento fondato sul concetto che luomo anzitutto un essere ragionevole e che in ogni persona presente laspirazione al bene, alla dignit e alla libert, e a partire da questo possibile costruire insieme una societ dove ci sia posto per tutti. Benedetto XVI ricordava allislam la strada percorsa tra il nono e il tredicesimo secolo, nel periodo abasside, quando si verific lincontro fecondo con lellenismo che venne fatto conoscere ai musulmani dai cristiani arabi e siriaci e si ripens la teologia partendo dalla filosofia, in una fecondazione reciproca tra fede e ragione che poi purtroppo degenerata nella chiusura autoreferenziale del mondo islamico. Una situazione analoga vive lislam contemporaneo, dove si fronteggiano coloro che invitano a rileggere la tradizione usando la ragione e gli strumenti della modernit, e quanti invece sostengono uninterpretazione meccanica del Corano e della sharia. La frase chiave di Ratisbona : Non agire secondo ragione contrario alla natura di Dio.

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A giudicare dalle reazioni delle piazze islamiche, il messaggio non fu recepito Ricordo che in quei giorni partecipai a numerosi dibattiti televisivi sul discorso tenuto da Ratzinger, e rimasi stupito dal fatto che molti degli interlocutori musulmani con cui mi confrontavo non lavevano letto, ma ne parlavano alla luce delle riduzioni operate dai media arabi. Analoga considerazione si pu fare sulle manifestazioni di piazza che si scatenarono in quei giorni, frutto pi di reazioni istintive che di un esame approfondito delle parole del Papa. Che cosa rappresenta la lettera firmata da 138 saggi islamici un anno dopo e indirizzata al Papa e ad altri leader cristiani? Testimonia che allinterno del mondo musulmano, pur con sensibilit differenti, c chi desidera aprirsi a un confronto. Il punto di partenza era la fede nellunicit di Dio. La Santa Sede rispose a quel documento, ci fu anche un incontro in Vaticano per cominciare ad affrontare alcune questioni fondamentali come i diritti delluomo, la libert religiosa, la reciprocit, la violenza. Fu un segnale positivo, che andrebbe ulteriormente sviluppato. Perch per dialogare con lislam inutile partire dalla teologia, ancor meno dal dogma. In che senso? Il cristianesimo fondato su un dato assolutamente originale: lincarnazione di Dio, il Mistero che si rende incontrabile alluomo. Un concetto inimmaginabile nella cultura e nella teologia islamica. A Ratisbona e nei suoi interventi successivi, Benedetto XVI ha puntato sui dati che accomunano il genere umano: la razionalit e laspirazione al bene, alla giustizia, alla libert. Lo scopo costruire una civilt in cui sia possibile

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vivere insieme pur essendo diversi. La violenza, tanto pi se usata in nome di Dio, la negazione di questa possibilit. E questo il dramma con cui si misura il mondo islamico: penso al terrorismo e alla degenerazioni delle primavere arabe. Uno degli ultimi documenti forti di questo pontificato lesortazione apostolica per il Medio Oriente firmata in Libano nel settembre dellanno scorso, che analizza questi ed altri temi cruciali legati anche alla condizione delle minoranze cristiane nei Paesi islamici. In effetti vi sono contenute indicazioni preziose. Si afferma che le religioni sono al servizio del bene comune per edificare una societ comune, che la libert religiosa fondamento e culmine di tutte le libert, e si sviluppa magistralmente la nozione di laicit positiva: La sana laicit significa liberare la religione dal peso della politica e arricchire la politica con gli apporti della religione, mantenendo tra loro una chiara distinzione e la necessaria collaborazione. un monito che vale tanto per le societ musulmane, dove spesso la religione determina la politica, quanto per quelle occidentali, che considerano lesperienza religiosa un fatto privato e ritengono che la fede non deve contaminare la ragione. Uneredit preziosa che questo Papa lascia al mondo intero.

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12 La Chiesa di tutti Un vero maestro per tutti i carismi


di Matteo Liut

i ha accolti, accompagnati, incoraggiati e indirizzati sempre verso la comunione ecclesiale. Quello tra Benedetto XVI e i movimenti e le associazioni laicali stato, in otto anni di pontificato, un rapporto di affetto, stima, guida paterna. E con i suoi gesti, le sue scelte, le sue parole Ratzinger ha saputo valorizzare ogni singolo carisma per il rinnovamento della Chiesa. Daltra parte, ricordava il Papa nella veglia di Pentecoste il 3 giugno 2006, i movimenti sono nati dalla sete della vita vera; sono movimenti per la vita sotto ogni aspetto. In questo cammino condiviso ogni movimento, ogni comunit, ogni associazione ha i suoi momenti forti da ricordare. Una memoria che traccia il profilo di un Papa che ha saputo fare da padre ai diversi carismi nella Chiesa. Ci restano nel cuore alcuni particolari messaggi del Papa ricorda Franco Miano, presidente nazionale dellAzione Cattolica Italiana . Il richiamo alla tensione alla santit come propria dei laici, nel 140 anniversario dellAc del 2008. La coniugazione di santit e impegno educativo, nellincontro con gli oltre 100mila ragazzi e adolescenti dellAssociazione, nel 2010. La sottolineatura della corresponsabilit dei laici nella vita della Chiesa, nel messaggio allAssemblea del Forum internazionale di Ac, nel 2012. Infine, linvito alla gioia e alla speranza, pur nelle fatiche,

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nelle parole pronunciate l11 ottobre 2012, in occasione della fiaccolata con cui lAc ha celebrato il 50 del Concilio. Ricordando i grandi doni che Ratzinger ha voluto elargire alla famiglia di Rinnovamento nello Spirito Santo, il presidente Salvatore Martinez cita quello della Fondazione vaticana Centro Internazionale Famiglia di Nazareth istituita proprio nelle scorse settimane. Un gesto del Papa, come anche la sua rinuncia, che smentisce chi lo presentava come cardinale di ferro testimoniando rara magnanimit di cuore e umilt di servizio, proprie di chi ama il Signore e il suo Vangelo pi di se stesso e della propria vita. Ha difeso la Chiesa dallo spirito del mondo nota ancora Martinez riaccendendo la luce della fede nelle anime, ridando un cuore alla modernit, offrendo Cristo come esperienza ragionevole, umanizzante e salvifica per luomo. Si congeda allinsegna della libertas in veritate. Benedetto XVI, daltra parte, ha avuto stretti rapporti anche con i fondatori dei movimenti che oggi segnano il volto della Chiesa. Don Giussani dialogava gi col cardinale Ratzinger per lautorevolezza che gli riconosceva ricorda don Julin Carrn, presidente della Fraternit di Cl . Divenuto Papa, stato per noi un faro sicuro per la percezione acuta del dramma di un io ridotto e quindi per linvito ad allargare la ragione fino a scoprire il rapporto tra le domande umane e la risposta della fede; per linsistenza sulla natura del cristianesimo come avvenimento e non come creazione delluomo, per la testimonianza della fede come metodo, il dialogo interreligioso e la sottolineatura che il contributo dei cristiani sar decisivo solo se lintelligenza della fede diventa intelligenza della realt. Giampiero Donnini, responsabile della prima comunit del Cammino neocatecumenale italiana a Roma, ricorda lantico legame tra Ratzinger e liniziatore dello stesso Cammino Kiko Argello: Quando era docente

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a Ratisbona lo volle conoscere ricorda Donnini e lo present ad alcuni parroci tedeschi, che poi diedero inizio alle catechesi del Cammino. Siamo profondamente grati a Ratzinger per quello che ha fatto sia da prefetto della Congregazione della dottrina della fede sia da Pontefice, con lapprovazione di diversi documenti fondamentali per la vita del Cammino. Egli ha anche inviato le missio ad gentes in territori bisognosi di una nuova evangelizzazione, dimostrandosi quindi un pastore davvero preoccupato dellevangelizzazione, che ci stato vicino con gesti concreti. E anche la Comunit di SantEgidio tornata con la memoria a uno dei pi recenti gesti concreti di attenzione di Benedetto XVI: la visita del 12 novembre 2012 alla casa Viva gli Anziani. E lo scorso 6 febbraio, al termine delludienza generale il Papa ha incontrato alcuni vescovi che hanno preso parte a un convegno promosso dalla Comunit nellanniversario della fondazione, invitando SantEgidio a continuare nellimpegno a favore dei deboli e dei poveri. Riflettendo sulla sua rinuncia, il fondatore di SantEgidio, Andrea Riccardi, cos riassume gli otto anni di pontificato: Papa Ratzinger ha puntato sul governo spirituale con il suo insegnamento. Un Papa quindi che ha saputo sempre mostrare la via ad associazioni e movimenti. Ero stata appena eletta presidente dei Focolari ricorda da parte sua Maria Voce . Insieme allassemblea generale ci recammo in udienza da Benedetto XVI. Era il 27 luglio 2008. Ci incoraggi con forza a proseguire con gioia e coraggio nel solco delleredit spirituale di Chiara Lubich, incrementando sempre pi i rapporti di comunione. Poi disse a me, come in confidenza: Dio la aiuter. Poi la responsabile del movimento ricorda unudienza privata del 2010: Vedeva il carisma dei focolarini come quello che costruisce ponti, che fa unit, palestra di un amore profondo e personale con Dio, fonte di ogni altro amore e di

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santit. A conferma, e ci gli diede particolare gioia, la testimonianza della beatificazione imminente di Chiara Luce Badano e le 17 cause avviate per altri membri del Movimento. Nellalbum dei ricordi, che in questo momento eredit per il futuro, anche il Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), presieduto da Carlo Costalli, aggiunge la sua immagine. Serbiamo nel cuore il commovente incontro con il Mcl il 19 maggio scorso per il nostro 40 anniversario ricorda il presidente Carlo Costalli : ci ha lasciato un programma che sar guida per i prossimi anni. Fra i tanti ricordi del rapporto di Benedetto XVI con le Acli ricorda Gianni Bottalico, presidente delle Acli forse quello che pi rimarr impresso in noi quello dellAngelus a Castelgandolfo a conclusione dellIncontro nazionale di studi delle Acli dedicato alla Laborem exercens, il 4 settembre 2011. Nel nostro cammino vogliamo continuare a riferirci alla straordinaria sintesi che egli ci ha proposto tra lesperienza di fede e i valori che animano la vita economica, sociale e politica nel mondo attuale. Ma raccogliere leredit di Benedetto XVI significa anche guardare avanti. Come fanno ad esempio i responsabili dellAgesci, Giuseppe Finocchietti e Rosanna Birollo, capo scout e capo guida, Matteo Span e Angela Maria Laforgia, presidenti del Comitato nazionale, assieme a padre Alessandro Salucci, assistente generale: Preghiamo ora per chiedere allo Spirito Santo di far sorgere tra noi un pastore che ci aiuti con il suo sostegno a portare avanti i valori del movimento scout: pace, giustizia, fratellanza universale e comunione tra i popoli.

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Il Papa professore e catechista capace di farsi capire da tutti


di Enrico Lenzi

il Papa catechista che non ti aspetti. Un teologo capace di sminuzzare i grandi temi ed essere comprensibile a tutti. Benedetto XVI ha sorpreso molto sotto questo profilo. Attraverso le catechesi del mercoled alludienza generale dice monsignor Walther Ruspi, segretario della sezione catechesi del Consiglio delle Conferenze episcopali dEuropa ci ha aiutato a conoscerlo e ad apprezzarlo per questa sua capacit. Non solo un vero catechista, ma anche un pastore capace di coinvolgere le folle dei fedeli presenti, trasformando le udienze generali da momenti di happenig a uno spazio di silenzio e di preghiera. Era in grande dilemma che gli osservatori esterni avevano allinizio del pontificato di Jospeh Ratzinger, noto al grande pubblico come il teologo, il professore universitario. Comunicatore di grandi verit e concetti, capace di farsi comprendere da tutti, ma mai banale sottolinea monsignor Ruspi, che ricorda come anche i temi affrontati nelle catechesi del mercoled hanno voluto mostrare la testimonianze di santit dei Padri della Chiesa, ma anche di altre figure della storia del cristianesi dai suoi inizi fino ai giorni nostri, per dimostrare la ragionevolezza della fede, avvicinandoci a una fede pensata, senza aver paura delle domande profonde. Una carrellata che non ha toccato soltanto Apostoli o Dottori della Chiesa, ma anche il genio femminile, con le catechesi si alcune sante e beate, proprio per far sentire che tutto il popolo di Dio valorizzato in questo cammino verso il Padre e nel compito della testimonianza. Insomma un percorso di otto anni nel quale ha mostrato la vita ricca della Chiesa e ha indicato sempre la centralit di Ges, della sua persona, da incontrare in modo perso-

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nale, aprendoci alla sua conoscenza. Significativo, secondo monsignor Ruspi anche la scelta di dedicare una serie delle catechesi alla preghiera e alla preghiera di Ges, che anche in questo ci maestro. Potrebbe essere preso di esempio da tutti i catechesti aggiunge don Danilo Marin, responsabile regionale della catechesi nella regione ecclesiastica del Triveneto. Ho partecipato a qualche udienza generale e ho potuto apprezzare questo linguaggio semplice e chiaro, ma ricco di concetti e di messaggi. E, altro elemento a sorpresa, mi ha colpito la sua capacit di rapportarsi con i fedeli. Lho potuto sperimentare in unudienza pi ristretta a cui partecipai come responsabile di una casa di Esercizi spirituali della Fies: davvero grande umanit e attenzione agli altri. Una caratteristica che don Dino Pirri, responsabile della catechesi per la regione ecclesiastica delle Marche e assistente spirituale nazionale dellAzione cattolica ragazzi (Acr), ha potuto verificare anche nellincontro con i pi piccoli, con i bambini. Mi ha sempre colpito la capacit di Benedetto XVI di mettersi in rapporto con i bambini. Lho visto in occasione degli incontri che ha con lAcr per Natale. Colpisce lattenzione, la tenerezza e anche lo stupore che Benedetto XVI esprime incontrando anche i pi piccoli. E questultimi ne sono conquistati, dopo liniziale emozione e timidezza di trovarsi davanti al Papa. Questanno, racconta ancora don Pirri, abbiamo notato come il Papa abbia dedicato molto pi tempo allincontro con i piccoli dellAcr in quello che stato il loro ultimo incontro con Benedetto XVI. Sembrava quasi che volesse prolungare quellincontro. Grandi o piccoli che fossero i suoi interlocutori, il Papa catechista ha voluto indicare con chiarezza la strada verso il Padre dice monsignor Ruspi. Sapendo entrare nel cuore del messaggio, cos come ha fatto anche nei tre libri sulla persona di Ges. E senza tirarsi indietro dal confronto con altri contributi culturali e di pensiero, ma mantenendo con tutti un linguaggio comunicativo chiaro con ogni suo interlocutore. Anche monsignor Ruspi ha un ricordo legato al Papa con i giovani. Eravamo alla Giornata mondiale della giovent a Sydney nel 2008 e stavamo navigando sulla nave. stato bellissimo vedere come

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Benedetto XVI ascoltava con interesse e sincera curiosit le parole del giovane ragazzo maori che stava al suo fianco e gli illustrava il panorama. Colpiva il suo stupore e la sua meraviglia per quanto gli veniva spiegato. Il Papa si lasciava istruire con grande passione.

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13 Un padre e un maestro Dritto al cuore dei giovani


di Mimmo Muolo

he sarebbe stata una sintonia a prima vista lo si era capito subito. Per la precisione il 23 aprile 2005, appena quattro giorni dopo lelezione. Quella mattina Benedetto XVI tenne la sua prima udienza pubblica nellAula Paolo VI, udienza formalmente rivolta agli operatori dei mass media che avevano seguito il Conclave. Ma a sorpresa ci trov anche diverse migliaia di giovani che lo circondarono con il loro affetto e ritmarono il suo nome alla maniera dei vecchi cori dedicati a Giovanni Paolo II. Da allora in poi il legame tra Papa Ratzinger e il volto giovane della Chiesa andato via via alimentandosi grazie a tre Gmg (Colonia 2005, Sydney 2008 e Madrid 2011), numerosi incontri durante i viaggi nelle diocesi italiane e allestero e soprattutto grazie alla profonda tensione spirituale che Benedetto XVI ha saputo instillare nei cuori dei ragazzi dei cinque continenti incontro dopo incontro. Il suggello, probabilmente, il Pontefice lha posto a Cuatro Vientos, laeroporto madrileno che ha ospitato gli atti conlusivi della terza Gmg di Papa Ratzinger. Era la sera del 19 agosto 2011 e chi cera non potr mai dimenticarlo. Lo scatenarsi improvviso degli elementi atmosferici, acqua, vento, grandine. Tensostrutture che non reggono, pezzi di palco che cadono pericolosamente vicini al Papa, ma lui che, contro i consigli dei suoi collaboratori, decide di non cercare rifugio altrove. Se restano loro, resto anchio, dice indicando i due milioni di giovani fradici di pioggia davanti s. E il suo gesto di fermezza e di coraggio non solo scatena lentusiasmo e infonde

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sicurezza, ma diventa unimmagine emblematica. Che lo stesso Benedetto XVI traduce cos: Abbiamo vissuto unavventura insieme. Saldi nella fede in Cristo, avete resistito alla pioggia. Vi ringrazio per il meraviglioso esempio che avete dato. Come questa notte, con Cristo potrete sempre affrontare le prove della vita. Non lo dimenticate. Parole pronunciate a braccio che restano scolpite nei cuori, oltre che negli annali della cronaca papale. E diventano perci parte integrante della grande eredit lasciata da Benedetto XVI ai giovani. Con i suoi gesti, con il suo magistero e con la sua spiritualit semplice ed esigente al tempo stesso, Papa Ratzinger ha infatti dimostrato che il rapporto instaurato dal suo predecessore con le nuove generazioni di tutto il mondo un patrimonio ormai stabilmente acquisito alla Chiesa. Egli, anzi, ha lavorato perch quel rapporto fosse approfondito grazie alla preghiera, al silenzio, al raccoglimento e affinch nessuno fosse tentato di scambiare i grandi raduni delle Gmg per una variante cattolica di quelli che andavano di moda negli anni 70 presso il popolo hippy. Ora, dunque, leredit delle Gmg che Benedetto XVI consegna al suo successore fatta s di gioia e di canti, di applausi ed entusiasmi tipicamente giovanili, ma anche e soprattutto di adorazione. In altre parole riempita sempre pi di una Presenza, quella del Signore contemplato sotto le specie eucaristiche, verso la quale il Papa ha saputo indirizzare quasi come un vivente cartello stradale il percorso di vita di tanti ragazzi e ragazze che lo hanno seguito durante i suoi quasi otto anni di Pontificato. Lo si era gi visto a Marienfeld, la localit poco distante da Colonia della sua prima Gmg. Se ne avuta conferma a Sydney, nellippodromo di Randwick trasformato in un cenacolo a cielo aperto, e soprattutto a Madrid, quando dopo la tempesta era giunta la quiete di quei minuti in ginocchio davanti al tabernacolo in un silenzio che potevi tagliare quasi con il coltello, tanto era spesso, eppure cos leggero da portare in alto i cuori di tutti. Quegli stessi cuori ai quali il Pontefice ha puntato dritto per trasmettere il suo amore verso Ges. Perci, anche nel dopo Papa Ratzinger, la pastorale giovanile non potr non tenere conto della sua lezione, in cui gesti e parole sono come le due facce

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della stessa medaglia. Chi non ricorda ad esempio le splendide immagini dellarrivo a Colonia e Sydney a bordo due bianche imbarcazioni, quasi a sottolineare, anche visivamente, che la Chiesa da sempre come una barca che solca le onde ora calme, ora agitate della storia? E a commento di quelle immagini ecco linsegnamento di Benedetto XVI: Spalancate il vostro cuore, lasciatevi sorprendere da Cristo e dalla Chiesa. Solo da Dio infatti viene la vera rivoluzione (Gmg di Colonia). La vita non semplicemente accumulare ed ben pi che avere successo (Gmg di Sydney). E infine, forse linsegnamento che li riassume tutti e che proietta il rapporto Chiesa-giovani nel futuro, allinsegna della speranza. Dio ci ama. Questa la grande verit della nostra vita che d senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dellirrazionalit, ma allorigine della nostra esistenza c un progetto damore di Dio (Gmg di Madrid). Quel progetto Papa Ratzinger lha testimoniato con la sua vita tutti i giorni. Persino con la decisione della sua rinuncia. Adesso tocca ai giovani seguirne lesempio lungo la rotta che porta a Rio de Janeiro e oltre. Sotto la guida del nuovo Papa.

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Ha saputo incantarli con parole piene di senso


di don Michele Falabretti *

hi stato qualche volta sulla spianata di una Gmg, ha visto questa scena: a un certo punto viene annunciato lingresso della jeep bianca che porta il Papa in mezzo ai giovani. Come allo sparo dello starter di una corsa, improvvisamente tutti scattano in piedi e si mettono a correre. Gli spazi al centro dei settori di colpo si svuotano e tutti si accalcano a ridosso delle transenne. Rigorosamente con il telefonino in mano per scattare una foto. Era quello linizio di un dialogo che poi proseguiva sul palco papale: parole, gesti e canti erano linizio di un coinvolgimento anche spettacolare. Poi le cose sono un po cambiate. A Colonia le transenne non cerano e fu impossibile far passare la jeep. Ultimamente era ripreso il giro prima della Messa della domenica mattina. Ma niente corse. Perch lappuntamento con Benedetto XVI da unaltra parte. Ricordo soprattutto la notte di Sydney, quando il Papa ha parlato ai giovani utilizzando santAgostino: Lallontanamento dal Signore solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi. L per l rimango perplesso: chiss cosa avranno capito. Poi, con una semplicit quasi disarmante, il Papa comincia a scavare nel profondo del cuore di ciascuno. Sempre utilizzando Agostino. Rimango sospeso: troppo bello, ma non sar troppo difficile per loro? A un certo punto incrocio lo sguardo di qualcuno: aveva gli occhi lucidi Era iniziata una nuova stagione. Leuforia si trasforma in incanto. Le parole, misurate, pronunciate con dolcezza e delicatezza, manifestano

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sempre di pi tutta la loro potenza. E la capacit di andare dritte al cuore dellesistenza. La scuola del silenzio sembra la pia illusione di chi ancorato a forme ormai superate: chi si sarebbe aspettato di poter ancora far sognare i giovani facendo loro attraversare un silenzio abitato da parole di senso? Soltanto chi non ha visto questo percorso, non riuscito a comprendere i famosi dieci minuti di adorazione della spianata di Madrid. Ma noi, mentre il vento caldo ci asciugava dalla pioggia appena ricevuta, ce ne stavamo in ginocchio a vedere le spalle del Papa. Poco pi oltre la Presenza: dellUnico per cui vale la pena vivere. Cera un Papa al quale quella sera non era stato concesso di parlare: il temporale sembrava averla vinta. Sorridente, non si era scomposto. Paziente, aveva atteso. Quella sera il discorso lavrebbe fatto in ginocchio, voltando le spalle alla marea di giovani. Ma portandoci tutti con s: il maestro ci aveva preso per mano per portarci dal Maestro aspettava tutti e ciascuno.
* direttore del Servizio nazionale di pastorale giovanile

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14 La fede e il rito Nella liturgia il primato di Dio


di Gianni Cardinale

uando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi stato subito chiaro che vi dovesse valere lordine delle priorit del Concilio, e che quindi il primo volume a uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa stata per me, fin dalla mia infanzia, lattivit centrale della mia vita, ed diventata, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Shngen, Pascher e Guardini, anche il centro del mio lavoro teologico. Queste parole Benedetto XVI le ha scritte nella prefazione del primo volume dellopera omnia pubblicato in Germania nel 2008 e in Italia, per i tipi della Libreria editrice Vaticana, nel 2010. E spiegano bene la centralit che la liturgia, studiata e praticata, ha avuto e continua ad avere nella vita di Joseph Ratzinger. Centralit che papa Benedetto non attribuisce ad un suo gusto personale, ma proprio al Concilio Vaticano II il cui primo documento fu proprio la Costituzione sulla Sacra Liturgia solennemente votato il 4 dicembre 1963. Sempre nella stessa prefazione scrive infatti il Pontefice che regner fino al prossimo 28 febbraio: Ci che a prima vista potrebbe sembrare un caso, si rivela, guardando alla gerarchia dei temi e dei compiti della Chiesa, come la cosa anche intrinsecamente pi giusta. Infatti cominciando con il tema liturgia, si mise inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorit del tema Dio. Dio innanzitutto, cos ci dice linizio della costituzione sulla liturgia. Perch quando lo sguardo su Dio non determinante ogni

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altra cosa perde il suo orientamento. E le parole della regola benedettina Ergo nihil Operi Dei praeponatur (43, 3: Quindi non si anteponga nulla allOpera di Dio) ricorda papa Ratzinger valgono in modo specifico per il monachesimo, ma hanno valore, come ordine delle priorit, anche per la vita della Chiesa e di ciascuno nella sua rispettiva maniera. Questo insomma stato il filo doro che ha guidato Benedetto XVI in questi suoi otto anni di pontificato. Un filo doro che passato attraverso grandi atti magisteriali o di governo della Curia. il caso ad esempio lesortazione Sacramentum caritatis del febbraio 2007 che contenendo importanti insegnamenti liturgici, (come quando spiega che lars celebrandi deve favorire il senso del sacro e lutilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale senso, come, ad esempio, larmonia del rito, delle vesti liturgiche, dellarte e del luogo sacro, o che la celebrazione eucaristica trova giovamento l dove i sacerdoti e i responsabili della pastorale liturgica si impegnano a fare conoscere i vigenti libri liturgici e le relative norme...). Ed anche il caso del Motu proprio Summorum Pontificum del luglio dello stesso anno che ha dato piena cittadinanza alla liturgia preconciliare nella vita della Chiesa (vedi box), e dellaltro Motu proprio Quaerit semper del 2011 con cui viene ristrutturata la Congregazione per il culto divino liberandola da alcune attribuzioni giudiziarie, come il trattamento dei casi di dispensa dal matrimonio rato e non consumato, per concentrarla di pi proprio sulle questioni liturgiche. La sensibilit di papa Ratzinger in questo campo si manifestata anche con il suo esempio, tramite le celebrazioni pontificie, e i ritocchi nei riti della Consegna del Pallio agli Arcivescovi metropoliti o in quello delle Canonizzazioni e dei Concistori. Ritocchi curati dallUfficio delle Cerimonie liturgiche del Sommo pontefice presieduto dal monsignor Guido Marini, avendo sempre come obiettivo quello di distinguere gli atti pi giuridici da quelli strettamente liturgici. Significativa anche la decisione del Papa di distribuire leucaristia, nelle messe da lui presiedute, solo in ginocchio e solo nella bocca. Una decisione che il cardinale Antonio Canizares Llovera, prefetto della Congregazione per il culto divino, ha spiegato come ini-

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ziativa bella e edificante del vescovo di Roma per dare maggiore risalto alla dovuta reverenza con cui dobbiamo accostarci al Corpo di Ges. Il pontificato ratzingeriano stato poi impreziosito anche da una serie di provvedimenti piccoli ma assolutamente non secondari. Intanto il varo della nuova traduzione inglese del Messale, pi fedele alloriginale latino come previsto dallistruzione Liturgiam authenticam del 2001, e dallo stesso Benedetto XVI incoraggiata. Poi il ritocco della traduzione del pro multis (da per tutti a per molti) della Consacrazione del calice nella Messa gi avvenuta in tante nazioni e che papa Ratzinger chiesto spiegandolo in una lettera personale allepiscopato tedesco scritta nellaprile 2012. Infine da segnalare un ultimo ritocco nel rito del Battesimo di bambini, con la sostituzione di una parola ritenuta teologicamente ambigua, che stata gi decisa ma che deve essere ancora pubblicata. Ma papa Ratzinger non ha parlato solo con atti magisteriale di governo, ma anche con la sua predicazione lungo lanno liturgico, con le sue splendide e inconfondibili omelie pronunciate nel corso delle grandi solennit. Per me confessa monsignor Juan-Miguel Ferrer y Grenesche, sottosegretario della Congregazione per il culto linsieme delle sue omelie lungo il ciclo liturgico costituiscono davvero un vero modello dinsegnamento liturgico-spirituale di grandissimo valore per capire la liturgia come fons et culmen della vita della Chiesa. Una scelta ragionata di alcuni brani dei queste omelie, insieme a brani tratti da libri o da conversazioni a braccio, stata selezionato dallUfficio delle cerimonie pontificie che lo ha messo a disposizione di tutti nel proprio sito ufficiale (http://www. vatican.va/news_services/liturgy/index_it.htm). l che si possono trovare, tra laltro, alcune spiegazioni importanti come quella relativa alla partecipazione attiva dei fedeli nella liturgia, che non va confusa con lagire esterno (Messaggio per la chiusura del 50 Congresso eucaristico internazionale celebrato in Irlanda nel giugno 2012). l che si ritrova il richiamo al fatto che nel campo liturgico ogni vero riformatore, infatti, un obbediente della fede: non si muove in maniera arbitraria, n si arroga alcuna discrezionalit sul rito; non il padrone, ma il custode del

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tesoro istituito dal Signore e a noi affidato (dal discorso ai vescovi italiani riuniti in assemblea generale nel novembre 2010). La Chiesa intera presente in ogni liturgia: aderire alla sua forma condizione di autenticit di ci che si celebra. l che si trovano le memorabili risposte che il Papa pronunci a braccio nellincontro di catechesi e di preghiera con i bambini della prima comunione a piazza San Pietro il 15 ottobre 2005. In essa il pontefice, da grande catechista, spieg con parole semplici e profonde il significato della presenza reale di Ges nelleucaristia (lelettricit, la corrente non le vediamo, ma la luce la vediamo, e cos anche il Signore risorto non lo vediamo con i nostri occhi, ma vediamo che dove Ges, gli uomini cambiano, diventano migliori), sullimportanza di confessarsi regolarmente (se non mi confesso mai, lanima rimane trascurata e, alla fine, sono sempre contento di me e non capisco pi che devo anche lavorare per essere migliore, che devo andare avanti), o cosa fosse ladorazione eucaristica (nella sua essenza un abbraccio con Ges, nel quale gli dico: Io sono tuo e ti prego sii anche tu sempre con me). Insomma, un patrimonio ricco quindi, quello che Benedetto XVI lascia alla Chiesa. Un patrimonio di cui il successore far certamente tesoro.

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Con il Summorum Pontificum torna il messale preconciliare

on il Motu proprio Summorum Pontificum, emanato nel luglio 2007, Benedetto XVI ha voluto dare piena cittadinanza nella Chiesa al messale in uso prima del Concilio, con la puntualizzato che non c nessuna contraddizione tra il Messale pre e quello post-conciliare, che costituiscono, rispettivamente, la forma straordinaria e ordinaria dellunico Rito Romano. Il Papa ha voluto offrire a tutti i fedeli la liturgia antica, considerata tesoro prezioso da conservare; garantire e assicurare effettivamente luso della forma straordinaria, nel presupposto che luso della Liturgia Romana in vigore nel 1962 sia una facolt elargita per il bene dei fedeli e pertanto vada interpretata in un senso favorevole ai fedeli che ne sono i principali destinatari; e infine ma, non per ultimo, favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa. Con lIstruzione applicativa Universae Ecclesiae, emanata nel maggio 2011, si ribadisce che spetta al vescovo adottare le misure necessarie per garantire il rispetto della forma straordinaria, la quale pu essere richiesta da un gruppo di fedeli senza che venga indicato un numero minimo di aderenti , che pu essere costituito anche da persone che provengano da diverse parrocchie o diocesi e si sottolinea che i richiedenti la messa del 1962 non devono in nessun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validit o legittimit delle liturgie postconciliari. (G.C.)

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15 La Citt di Pietro Il legame con Roma dai poveri ai parroci


di Angelo Zema

a consegna della lettera sul compito urgente delleducazione, rivolta alla diocesi e alla citt. Il dialogo da padre con i detenuti di Rebibbia. La visita in Campidoglio con lappello alla citt perch recuperi le sue radici civili e cristiane. Lingresso nella Sinagoga tra i fratelli ebrei. Sfogliando idealmente lalbum di otto anni di pontificato di Benedetto XVI a Roma, sarebbe difficile indicarne limmagine pi significativa. Tanti i momenti che, nella sobriet dello stile, risaltano come piccole grandi luci destinate a lasciare il segno, soprattutto nei cuori di chi li ha potuti vivere di persona. Pi facile, invece, individuare un filo conduttore che si esprime in alcuni temi chiave: la centralit della questione della verit; limpegno a mettere in guardia da un relativismo distruttivo, diventato una sorta di dogma, che offusca il senso religioso; lappello allevangelizzazione meglio, alla rievangelizzazione in un contesto dove la fede non si pu dare pi per scontata; la riaffermazione della centralit della famiglia e della difesa della vita, dal concepimento sino alla fine naturale; la sollecitudine per la condizione dei poveri. Grandi linee del pontificato declinate sul territorio della sua Chiesa locale e della citt che Benedetto XVI ha vissuto pienamente nella sua identit, cio pi come pastore di anime che come cittadino adottivo. Vivendo a Roma da tantissimi anni dice parlando il 9

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marzo 2009 dal Campidoglio ormai sono diventato un po romano; ma pi romano mi sento come vostro vescovo. E come vescovo interpreta al meglio il suo ministero, andando incontro alla gente, sia pure nella sobriet dei numeri delle visite, dettata dallo sguardo realista sulla sua et. Ecco allora i dodici incontri con le comunit parrocchiali, con la dedicazione di tre chiese nelle periferie della Capitale, gesto di grande significato per un vescovo. Senza contare la presenza in altre due parrocchie, Santa Maria del Divino Amore, con il suo santuario caro ai romani, per la recita del Rosario, e San Lorenzo fuori le Mura, per una celebrazione a 1.750 anni dal martirio del santo. Ai suoi preti di cui, dice, conosce la fatica quotidiana Benedetto XVI riserva unattenzione particolare: dal primo appuntamento, meno di un mese dopo lelezione, assurto alle cronache per lannuncio della dispensa dai cinque anni di attesa per lapertura della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, fino allultimo, commovente, pochi giorni fa, con i suoi ricordi del Concilio Vaticano II. Non solo: ogni anno conferisce le ordinazioni sacerdotali per la diocesi, rinnovando lappello alla preghiera per le vocazioni; e ogni anno riceve labbraccio degli alunni dei seminari romani, a cominciare da quel marzo 2006 in cui al Seminario Maggiore ricorda don Andrea Santoro, ucciso poche settimane prima in Turchia. Ma Benedetto XVI dentro il cuore della citt, accanto alla fede del popolo. Lo testimonia il bagno di folla in occasioni come la celebrazione del Corpus Domini a San Giovanni in Laterano, con la processione fino a Santa Maria Maggiore; il rito della Via Crucis al Colosseo; latto di venerazione allImmacolata in piazza di Spagna. Ne prova laffetto dei giovani e degli universitari che pregano con lui in alcuni appuntamenti nei tempi forti dellanno liturgico. Sono tre le universit che lo accolgono (Cattolica, Gregoriana, Lateranense), ma costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza a causa di proteste che Ruini addita come tristi vicende. Il Papa teologo si fa piccolo tra i piccoli, visitando lospedale Bambino Ges, per testimoniare lamore che Cristo rivolge ai bimbi.

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Dialoga con i fanciulli in uno speciale incontro per coloro che hanno ricevuto la prima comunione. Riceve i ragazzi dellAzione cattolica per la Carovana della pace e guarda sorridente le colombe, lanciate dal suo studio, che di volare non vogliono saperne. Nel suo itinerario romano non mancano le visite ai luoghi della carit, della sofferenza e della cura. Segno della sua predilezione per i poveri, che definisce il tesoro della Chiesa. Entra nella mensa e nellostello della Caritas diocesana, siede a tavola con i poveri assistiti dalla Comunit di SantEgidio, porta la sua carezza ai degenti dellhospice Sacro Cuore, dove la vita custodita fino in fondo come dono prezioso. Il suo amore per Roma emerge con chiarezza anche nelle udienze agli amministratori locali, dove insiste sul sostegno alla famiglia e sulla difesa della vita. Ma al Convegno diocesano che Benedetto XVI offre le grandi linee pastorali per la diocesi: otto interventi, sempre in apertura dei lavori, anno dopo anno. Invoca una pastorale dellintelligenza di fronte alle sfide che attendono la Chiesa, auspica che le nuove generazioni possano fare esperienza della Chiesa come di una compagnia di amici affidabile, invita a fare tesoro della via della bellezza nella catechesi. Ancora, rilancia limpegno per una rinnovata stagione di evangelizzazione. Forse la principale consegna affidata alla comunit ecclesiale per la Roma che verr.

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Lemergenza educativa
di Daniela Pozzoli

i emergenza educativa Benedetto XVI aveva parlato chiaro gi nel giugno del 2005, nel discorso dapertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma. Senza la luce della verit, metteva in guardia il Santo Padre, non possibile una vera educazione. E a insidiare lopera educativa era ed proprio quel relativismo che non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima cultura solo il proprio io con le sue voglie. Nella Lettera alla diocesi di Roma sul compito urgente delleducazione (21 gennaio 2008) Papa Ratzinger rassicura genitori, insegnanti, educatori: Non temete, dice loro, perch le difficolt non sono insormontabili. Anche se ogni vero educatore deve innanzitutto donare qualcosa di s. E non serve tenere al riparo i pi giovani da ogni difficolt ed esperienza del dolore perch cos rischiamo di far crescere persone fragili e poco generose. Occorrono ai bambini e ai giovani regole certe anche nella vita di tutti i giorni altrimenti, avverte, non si va da nessuna parte. E se il rapporto educativo lincontro tra due libert, Benedetto XVI chiama in causa la responsabilit delleducatore ma anche, in misura che cresce con let, la responsabilit del figlio, dellalunno, del giovane che deve rispondere a se stesso e agli altri.

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E il grande teologo tenne ferma la scala dellelettricista


di Giovanni Ruggiero

orride ancora un po divertita: Qualche volta dice la signora Venerina labbiamo mandato via! Con il figlio, Nicola Marchesani, conduce il ristorante del Borgo che porta il suo nome. Tante volte al vescovo e poi cardinale Joseph Ratzinger tocc di cercarsi un altro ristorante. Un giorno il suo segretario, Joseph Clemens, trovando per lennesima volta la porta sbarrata, la prese di petto: Ma lei, signora, sa chi il cardinale Ratzinger? E certo che lo so! replic lei Ma se il posto non c... non c! Per quindici anni Benedetto XVI venuto in questo ristorante da dove, prima o poi, passano per pranzo o per cena tutti i cardinali. Lei li chiama i miei vicini di bottega. I primi tempi dice mio figlio, giovane e poco pratico, mica laveva capito che se un cardinale tendeva la mano era per farsela baciare. Nicola stringeva la mano a tutti. Con il Papa non c mai stato problema perch ci abbracciava. Si aspettava la signora Venerina la decisione del Papa? Qui non che stiamo ad origliare precisa ma ovvio che, servendo a tavola, qualche parola si afferra. Ma non so aggiunge dubbiosa forse impressione mia, ma un po me laspettavo. Il motivo per andare da Venerina c sempre: le fettuccine con gamberi, zucchine e zafferano. Dice che era il piatto preferito di Benedetto XVI. O forse la carbonara, come assicura invece Roberto Fulvimari, proprietario del Passetto del Borgo che pure ha visto il Papa tra gli avventori per molti anni, il Papa che volle la fotografia del suo cane Billy quando mor. Specie la sera dice lanfitrione Roberto il cardinale Ratzinger veniva

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da noi, finch non entrato l dentro. Quel l dentro sta per il Conclave che lo elev al Soglio pontificio. Il prossimo Papa quasi certamente almeno una volta ha mangiato qui. Ieri a pranzo Roberto si avvicinato a un porporato che aveva appena pagato il conto: Eminenza gli ha detto si lasci salutare perch magari dopo che entrato l dentro qui non verr pi. Non se laspettava proprio che il Papa rinunciasse: Si vede dice che proprio non ce la faceva pi. Ha il ricordo del Papa che cenava da lui con la sorella Maria e il cardinale Mayer. Ma si parla di venti anni fa o forse pi. Angelo Mosca, sempre al Borgo, ha un negozio di materiale elettrico. Per una cosa o per unaltra passava di qui la segretaria di Benedetto XVI, Ingrid. Nel negozio il cardinale dice Angelo Mosca non mai venuto. Andavo io da lui!. Il primo intervento, tanti anni fa, fu per un blackout nellabitazione di Piazza della Citt Leonina. Mosca cominci a darsi da fare dopo essere salito su una scala. Il Papa si preoccup: Faccia attenzione. sicuro di non cadere? E lelettricista: Se marregge lei non cado. E il futuro Papa tenne ferma la scala per tutto il tempo che dur lintervento. La segretaria Ingrid ha continuato a servirsi nel negozio per conto del Papa. Mosca una volta le chiese: Ma il Papa si ricorda ancora di noi? Ingrid lo rassicur. Pochi giorni dopo linvito a partecipare alla Messa nella cappella privata. Ecco la prova: due belle foto che lo mostrano insieme a Benedetto XVI subito dopo il rito. Mosca le fa vedere poi le ripone nella cartellina rossa. Ma il Papa come sta?, ha sempre chiesto alla segretaria Ingrid tutte le volte che passata per il negozio e lo rassicurava. Poi lannuncio clamoroso: E certo che no, non me lo aspettavo. Ma era stanco. Si capiva. Non ha potuto fare diversamente!.

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16 Un Paese con lui La sua mano sulla spalla dellItalia


di Mimmo Muolo

na foto per riassumere il rapporto tra Benedetto XVI e lItalia. Il Papa appoggia la mano sulla spalla del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un atteggiamento che sa di amicizia e stima, ma anche di sostegno e incoraggiamento. la sera del 4 febbraio scorso e nellAula Paolo VI in Vaticano appena terminato il concerto offerto dal capo dello Stato al Pontefice. Quel gesto, per, ben pi che un semplice ringraziamento. Diventa quasi un simbolo di questi quasi otto anni di Pontificato nei quali, si potrebbe dire, Papa Ratzinger (che lItalia la conosceva bene anche prima di essere eletto) ha veramente appoggiato la mano sulla spalla dellintera Penisola. Su quella della comunit ecclesiale nazionale, in primis, con la sua guida pastorale discreta nelle forme, ma ferma nei principi, a cominciare dal primato di Dio. E anche su quella dellintero corpo sociale italiano al quale sia nel rapporto con le Istituzioni, sia nei contatti con la gente ha sempre indicato la via di una fede amica dellintelligenza, attenta ai bisogni degli ultimi e soprattutto desiderosa di dare il proprio contributo alla costruzione della citt terrena. Anzi, da questo punto di vista, il magistero italiano del Pontefice tedesco ha costituito un sicuro punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore e la ricerca del bene comune e lunit nazionale (si veda a tal proposito la Lettera inviata proprio a Napolitano per il 150 anniversario dello Stato unitario, di cui parliamo a parte). In sostanza il Papa ha offerto alle Chiese della Penisola un paradigma di dialogo con il mondo

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non a prescindere, ma anzi a partire dal proprio credo. Emblematica da questo punto di vista lomelia pronunciata al Congresso eucaristico di Bari nel 2005, primo viaggio in assoluto del Pontificato, poco pi di un mese dopo lelezione. In pratica il suo biglietto da visita per le comunit ecclesiali dalle Alpi alla Sicilia. Noi dobbiamo riscoprire con fierezza disse in quella assolata domenica di fine maggio la gioia della domenica cristiana. Dobbiamo riscoprire con fierezza il privilegio di partecipare allEucaristia, che il sacramento del mondo rinnovato. Da qui, da questo primato di una liturgia, fonte e culmine della vita cristiana, Benedetto XVI ha invitato tutti a ripartire. E infatti un anno dopo, al Convegno di Verona (in pratica gli stati generali della Chiesa in Italia), quellinvito risuonato allinterno di uno dei discorsi pi importanti del Pontificato. Il nostro atteggiamento non dovr mai essere quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non tralasciare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dellItalia. in sostanza linvito a rendere visibile anche nellItalia toccata dalle correnti della secolarizzazione il grande s della fede. Ed eccola allora la mano poggiata sulla spalla della Chiesa italiana. Se si ripercorrono infatti i sette discorsi pronunciati allAssemblea generale della Cei, guidata prima dal cardinale Camillo Ruini e poi dal cardinale Angelo Bagnasco, non difficile accorgersi di quante volte il Papa abbia messo laccento sulla grande tradizione cattolica dellItalia (definita nel 2006 la principale ricchezza del Paese) e incoraggiato i vescovi a rafforzarla soprattutto attraverso la cura pastorale dei giovani. La fede cattolica e la presenza della Chiesa affermava nel 2007 rimangono il grande fattore unificante di questa amata Nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro. Invece, il grande nemico, pi volte denunciato, la cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate. In questo quadro, perci, Benedetto XVI inserisce la difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale, la promozione della

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famiglia fondata sul matrimonio tra luomo e la donna e la riaffermazione della libert di educare i figli. Cio i temi che dal 30 marzo 2006 (giorno del suo discorso ai parlamentari del Ppe) verranno designati come i principi non negoziabili pi volte sottolineati anche negli incontri con i vescovi italiani riuniti in assemblea. Ci che spinge il Papa non per (discorso del 2005 allAssemblea della Cei) lesigenza di difendere gli interessi cattolici, ma luomo creatura di Dio. Benedetto XVI infatti convinto e lo dir apertamente il 29 maggio 2008 che questo il problema fondamentale oggi. Nessun altro problema umano e sociale potr essere davvero risolto se Dio non torna al centro della nostra vita. Per questo egli riformula anche il principio di una sana laicit e afferma, sempre nello stesso discorso, che occorre resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali dellItalia e dellEuropa oggi. In tal modo il biglietto da visita presentato al Congresso eucaristico di Bari (centralit della domenica), e ribadito nel 2011 a quello di Ancona, diventa progetto anche pastorale, che si pu cogliere persino nella speciale geografia dei viaggi italiani di Papa Ratzinger. Trenta in tutto, che solcano la Penisola e le due isole maggiori in lungo e in largo e in cui, accanto alle grandi citt (Torino, Milano, Cagliari, Palermo, Napoli, Genova e Venezia), figurano i nomi dei pi famosi santuari nostrani: Assisi, Pompei e Loreto (ultima tappa, prima di aprire lAnno della Fede), ma anche La Verna, Montecassino, Serra San Bruno, San Giovanni Rotondo e Santa Maria di Leuca. Come dire che il Papa teologo e professore di universit (che si reca a visitare a Pavia la tomba del suo amato SantAgostino) non disdegna (tuttaltro) la fede degli umili e dei semplici, la religiosit popolare e capillarmente diffusa nel popolo italiano. A patto per che questa fede sappia coniugarsi con la vita vissuta. E anche in questo caso Benedetto XVI poggia una mano paterna sulla spalla della Chiesa italiana e offre il suo esempio e la sua guida. Nel 2011 presiede la

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recita del Rosario in Santa Maria Maggiore insieme con i vescovi della Cei e tocca una serie di problemi concreti, chiedendo ad esempio che sia superato il precariato dei giovani, che Nord e Sud dItalia, anzich dividersi, si integrino meglio e che i cristiani partecipino alla vita politica (esigenza manifestata per la prima volta nel viaggio a Cagliari, settembre 2008). Giovani ed emergenza educativa sono gli altri due grandi temi di un magistero tricolore che ha avuto nelle visite ad limina dei vescovi, interrotte dalla rinuncia (il Papa ha ricevuto 13 dei 30 gruppi in agenda) e nel discorso alla Cei del 2012 i suoi punti di approdo. Questultimo intervento diventa anzi, alle luce dei fatti di questi giorni, quasi una sorta di testamento spirituale di Benedetto XVI per lItalia. Gli uomini vivono di Dio e noi abbiamo il compito di annunciarlo, di mostrarlo, di guidare allincontro con Lui. Ma sempre importante ricordarci che la prima condizione per parlare di Dio parlare con Dio, diventare sempre pi uomini di Dio. In altri termini, lasciare che sia Lui a metterci una mano sulla spalla.

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La lettera per il 150: Ecco come il cristianesimo ha plasmato la storia del Paese
di Mimmo Muolo

a riletto, lui tedesco, la storia italiana. Non solo quella degli ultimi 150 anni, ma anche tutto ci che lha preceduta. E ci ha consegnato un ritratto di famiglia che una sintesi mirabile della migliore italianit. Dove sta, infatti, la radice profonda dellidentit nazionale? Benedetto XVI, il 16 marzo 2011, nella lettera inviata a Giorgio Napolitano per il 150 anniversario dellunit, risponde cos: Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dellidentit italiana attraverso lopera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali. Lanalisi di Papa Ratzinger a 360 gradi. Abbraccia la cultura italiana in tutte le sue espressioni: Dante, Giotto, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini, Borromini e Manzoni. Non dimentica le stelle di quel firmamento di santit che si stende ininterrottamente sopra i 2000 anni di storia cristiana della Penisola (San Francesco dAssisi e Santa Caterina da Siena, non caso i due patroni dItalia) e cita anche tutti coloro che (Da Cesare Balbo a Massimo dAzeglio, da Antonio Rosmini a Vincenzo Gioberti) si adoperarono per la costruzione di unItalia unita e libera da condizionamenti stranieri. Ma soprattutto Benedetto XVI tiene a ribadire un concetto. Se lunit dItalia, realizzatasi nella seconda met dellOttocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identit diverse, ma come naturale sbocco politico di una identit nazionale forte e radicata stato

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perch quellidentit formatasi anche grazie allopera della Chiesa era sussistente da tempo. La comunit politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversit locali, proprio la preesistente identit nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale. chiaro che queste notazioni, oltre a una serena analisi storica, contengono anche unindicazione di prospettiva. Perch in tutte le fasi degli ultimi 150 anni lidentit nazionale degli italiani, cos fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costitu in verit la base pi solida della conquistata unit politica. Il Papa ricorda a tal proposito lapporto fondamentale dei cattolici italiani allelaborazione della Costituzione repubblicana e lAccordo di revisione del Concordato firmato nel 1984. Un atto che, conclude Banedetto XVI, ha visto ancora una volta la Chiesa e i cattolici impegnati in vario modo a favore della promozione delluomo e del bene del Paese.

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17 Le voci dei continenti Con la fede oltre la muraglia cinese


di Bernardo Cervellera

ochi giorni fa, alla notizia della rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Hong Lei, incalzato dai giornalisti stato costretto a dare una valutazione del gesto Papale. La sua risposta, che sa di imparaticcio, che il Vaticano non deve interferire negli affari interni della Cina e che il Vaticano deve interrompere le relazioni diplomatiche con Taiwan. Da quasi 40 anni la Cina continua a predicare queste due condizioni per giungere agli accordi diplomatici: le ha dette fin dai tempi di Pio XII, accusando la Chiesa cattolica di essere al servizio del capitalismo americano, fino a Giovanni Paolo II. Che Hong Lei le abbia ripetute, come un disco rotto, davanti a Benedetto XVI, non segno del fallimento della politica vaticana, ma di Pechino che con sgomento balbetta qualcosa di ormai superato dai tempi. Il ministero di Benedetto XVI verso la Cina non ha mai avuto alcun aspetto politico, n in opposizione, n a favore della Cina o Taiwan, o del comunismo come sistema sociale. Egli ha sempre e solo posto la questione della libert religiosa della comunit cattolica in Cina, richiamandosi alla costituzione cinese, che difende (alquanto in teoria) la libert religiosa, ai protocolli Onu sui diritti civili e politici, che Pechino ha firmato negli anni 90, e alle caratteristiche dogmatiche della Chiesa cattolica, che implicano il ministero universale del Papa e il diritto alle nomine dei vescovi.

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Questo atteggiamento franco e amichevole (dicendo la verit col linguaggio dellamore) emerso nella Lettera ai cattolici cinesi (maggio 2007), dove si sottolinea il desiderio di aprire uno spazio di dialogo con le Autorit della Repubblica popolare cinese, in cui, superate le incomprensioni del passato, si possa lavorare insieme per il bene del popolo cinese e per la pace nel mondo. In essa egli precisa che la Chiesa non legata a nessun sistema politico e che la Chiesa cattolica in Cina ha la missione non di cambiare la struttura o lamministrazione dello Stato, bens di annunziare agli uomini il Cristo, Salvatore del mondo. A causa di ci egli chiedeva per la Chiesa uno spazio di libert nella societ e la libert ultima nella scelta dei vescovi (ammettendo anche una consultazione con il governo). In conseguenza di ci egli rifiutava come inconciliabili con la dottrina cattolica gli organismi di controllo della Chiesa ufficiale: lAssociazione patriottica e lAssemblea dei rappresentanti cattolici, entrambi fautori di indipendenza, autonomia, autogestione della Chiesa. Come segno di rispetto verso la leadership cinese, il Vaticano ha inviato le bozze della lettera a Pechino attendendo suggerimenti. Ma Pechino, dopo mesi di silenzio, ha chiesto di bloccare la diffusione della Lettera. Naturalmente il Papa ha optato per il diritto alla libert religiosa, pubblicando lo scritto. In quel periodo ero in viaggio in Cina e ho potuto constatare come la Lettera ha creato una profonda divisione nella leadership: membri del ministero degli esteri la elogiavano come un documento importantissimo e aperto; membri del ministero degli affari religiosi la disprezzavano come un testo fatto da ignoranti, che non capiscono la Cina. A quasi sei anni di distanza da quel testo, possiamo dire che il Papa stato il catalizzatore di una revisione allinterno del potere in Cina. Fino ad allora il potere del Partito comunista era giustificato dallaver liberato il Paese dai giapponesi (insieme a Chiang Kai-shek); poi con Deng Xiao-

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ping, dallaver dato ai cinesi la possibilit di diventare ricchi e gloriosi; con Jiang Zemin di divenire una potenza economica mondiale. Ma con Hu Jintao le contraddizioni della societ cinese sono emerse cocenti: lindustrializzazione selvaggia ha creato il Paese pi inquinato della terra; il monopolio del potere ha creato la corruzione pi aspra; lenorme ricchezza di pochi affianco allabissale povert di molti. Le rivolte sociali al ritmo di 300-500 al giorno stavano e stanno ad indicare che per una societ armoniosa, tanto desiderata da Hu Jintao, occorre dare potere al popolo, creando riforme politiche e democratiche, con uno Stato che si distingua dal Partito, che serva i diritti inalienabili delle persone, anche il diritto alla libert religiosa. Ancora oggi, con il passaggio del potere a Xi Jinping, questa discussione fortissima: lo stesso Xi ha detto che se il Partito non cambia e fa le riforme, rischia di crollare. Ma accanto a lui vi sono gruppi che non vogliono cambiare. Fra questi il Fronte unito (che controlla gli affari religiosi) e loligarchia capitalista legata ancora a Jiang Zemin che non vuole manomettere questa gallina dalle uova doro che il popolo cinese sfruttato dal Partito. Dalla Lettera del Papa in poi, la politica del Partito comunista cinese verso la Chiesa cattolica stata contraddittoria: apertura e libert durante le Olimpiadi (2008); controllo e arresti domiciliari per i sacerdoti e vescovi non ufficiali; permesso di nomi e ed ordinazioni di vescovi approvati dalla Santa Sede e da Pechino; raffica di ordinazione di vescovi senza il mandato della Santa Sede; durezza verso le indicazioni vaticane; timidi tentativi di dialogo con personalit vaticane. Benedetto XVI non ha infierito su questa schizofrenia della leadership e si preoccupato della missione della Chiesa. Dal 2007 egli ha anche istituito una Commissione per la Chiesa in Cina, a cui partecipano membri della Segreteria di Stato, di Propaganda Fide, insieme a vescovi e cardinali cinesi di Hong Kong, Macao e Taiwan. Tale Commissione si preoccupata di rafforzare lunit della Chiesa cinese, ancora polarizza-

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ta fra ufficiali (riconosciuti dal governo) e non ufficiali (sotterranei); di potenziare la formazione fra i seminaristi, i sacerdoti, i vescovi e i fedeli; di denunciare gli arresti e le violenze contro i fedeli. Grazie ad essa cresciuta la sensibilit e la partecipazione della Chiesa universale ai problemi e alla testimonianza dei cattolici cinesi. A questo ha anche contribuito listituzione avvenuta con la Lettera del Papa della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa e per la Cina, che cade il 24 maggio, festa della Madonna di Sheshan. Cos, mentre la leadership di Pechino cerca di risolvere le contraddizioni al suo interno, cresce lintegrazione fra la Chiesa di Cina e la Chiesa universale, mentre i cattolici si guadagnano uno spazio nella societ cinese divenuta assetata di Dio e di valori spirituali dopo decenni di materialismo comunista e consumista.

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MESSICO

Ha abbracciato un Paese ferito


Rodrigo Guerra Lpez *

l Messico non dimenticher mai Benedetto XVI: il Papa ha lasciato unimpronta indelebile nel Paese, con la sua visita del marzo scorso. Il ricordo vivo di un testimone che rompe con le norme del politicamente corretto rimasto impresso nella memoria della gente. Il Santo Padre ci annunciato che Ges vive e pu essere incontrato da chiunque. E lo ha fatto con una freschezza e una libert straordinarie. Uno stile che toccato nel profondo il cuore dei messicani. Nessuno si sentito intossicato da un discorso moralista. Al contrario, la parola e la testimonianza del Pontefice hanno mostrato che Ges una presenza reale anche da questa parte del mondo, ferita dalla terribile narcoguerra. In mezzo alla violenza estrema, il Papa ha offerto labbraccio di Cristo Colui che vince la morte alle vittime e anche ai carnefici. La meraviglia del Vangelo consiste proprio nel suo essere la buona notizia per tutti, in qualunque circostanza si trovino. Nel contesto messicano, questo ha unimportanza straordinaria: la lotta contro il crimine organizzato destinata al fallimento se la soluzione non tocca il cuore delle persone. Per questo, il ruolo della Chiesa nel processo di riconciliazione nazionale insostituibile. Uno dei momenti pi toccanti stata la moltitudinaria Messa che il Santo Padre ha celebrato ai piedi del monumento del Cristo Re. Un luogo chiave perch simboleggia la lotta dei cattolici in favore della libert religiosa. L il Papa ha spiegato che il Regno di Dio non si impone con la forza. La sua essenza lamore che Dio ha trasmesso al mondo. Il Regno non frutto della volont umana, non un progetto politico ma un dono immeritato che dobbiamo ricevere con docilit.
* filosofo

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EGITTO

Ci ha insegnato la vera libert


di Wael Farouq * on considero Benedetto XVI un intellettuale o un letterato eccezionale, e nemmeno un leader spirituale a capo di milioni di fedeli che aspettano, appesi alle sue labbra, le direttive di un caro amico. Ratzinger rappresenta invece, per me, uno dei rari casi in cui luomo diventa evento, e levento uomo. uno dei rari casi in cui le risposte si tramutano in domande, e le domande in un percorso di stupore, la cui meta significa lo spalancarsi di un nuovo orizzonte di libert. Una libert, come la intende il Papa, che lunica garanzia perch lamore e la fede non abbiano mai limiti. Senza libert, infatti, lamore e la fede diventano mera ideologia. Le motivazioni e gli obiettivi dellideologia non sono necessariamente cattivi, ma essa rimane una prigione per i sentimenti, per i desideri e per le nobili aspettative. Lideologia un atto di amore e di fede privo di libert. una prigione perch non in grado, senza libert, di comunicare con la realt. come una madre amorevole che mette sotto una campana di vetro suo figlio perch lei stessa preda delle sue paure. per questo che lideologia conosce solo il potere e ambisce soltanto ad esso. Il potere , infatti, la sua unica garanzia per dominare la realt. Il seguace dellideologia un carcerato che lotta per diventare carceriere. La rinuncia del Papa al pontificato non altro che lincarnazione di questa libert scaturita da una profonda modestia che considera se stessa, pur avendo raggiunto il vertice della gerarchia ecclesiastica, soltanto come uno dei sentieri di Dio, che sono tanti quante le persone che li percorrono. Ratzinger ci invita ad avere il coraggio e la volont di discernimento e di interazione con la nostra realt sempre rinnovata.
* docente al Cairo (traduzione di Camille Eid)

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SUDAN

Straordinaria prova dumilt


di William Deng *

a scelta del Papa di ritirarsi ha riempito di sorpresa gli africani: la gente per strada commentava la decisione con tono incredulo. Del resto non un evento che capito molto spesso. Dopo lo stupore iniziale, per, allAfrica a tutti, cittadini, vescovi e soprattutto leader resta una straordinaria lezione di umilt da parte di Benedetto XVI. Il cuore del messaggio che il Papa, fino allultimo, ci ha donato che il carisma del Santo Padre, successore di San Pietro, nasce dallamore di Dio per gli uomini. Da questo amore nata la sua scelta di rinunciare nel momento in cui ha sentito di non avere pi le forze per portare avanti il suo ministero. Con questo gesto, il Papa ha dato lennesima dimostrazione della sua profonda fede nel Signore. Ora tutta lAfrica in trepidante attesa che lo Spirito Santo designi il successore di Benedetto XVI, il nuovo messaggero di amore e speranza per il Continente. Tutte le volte che ha visitato le terre africane, il Papa ha saputo portare alle persone una testimonianza di speranza autentica, tanto importante per i nostri Paesi afflitti da grandi problemi di povert, disuguaglianza, ingiustizia, violenza. Le parole di Benedetto XVI sono state un balsamo di forza per gli africani che si sono sentiti amati e accolti dal Pontefice. LAfrica si sentita davvero dentro al cuore del Santo Padre. Per questo, non gli saremo mai grati abbastanza. Ora, dopo il suo ritiro nel monastero romano, siamo certi che il pensiero di Benedetto XVI non ci abbandoner. Il Santo Padre continuer a pregare per il bene e la salvezza del Continente e per lintera Chiesa.
* segretario generale dellIstruzione dellArcidiocesi di Khartoum

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18 Grazie perch... Atto estremo damore


di Salvatore Mannuzzu

e dimissioni di Benedetto XVI sono, fondamentalmente, un atto del suo magistero: un atto forte, altissimo, definitivo del magistero papale. Definitivo non tanto perch concludono un pontificato: ma perch segnano una curva nodale, di non ritorno, nelle vicende della Chiesa. Si tratta duna delle lezioni pi grandi, e pi ardue, che un Papa possa dare. Rispetto a essa, le condizioni personali di Benedetto XVI la sua vecchiaia, la sua salute vacillante, la sua fragilit umana sono loccasione necessaria: loccasione provvidenziale. la provvidenza di Dio che adesso ci vuole concedere un Papa vecchio e stanco, perch questo Papa trovi, nella sua santa vecchiaia e nella sua santa stanchezza, la condizione per dire a tutti noi che non ci regge pi. La condizione e insieme lo strumento lo strumento capace duna terribile, insostituibile eloquenza per dire a tutti noi basta. Per sollecitare tutti noi, qualsiasi sia il livello delle nostre responsabilit, alla conversione. Dentro una fase storica nella quale la conversione tale solo se comporta una rottura straordinaria e un radicale cambiamento: in modo che il viso materno della Chiesa non sia pi deturpato da noi; in modo che Dio non venga pi adoperato da noi per i nostri miserabili fini egoistici. Cos il Papa soccorre la sua Chiesa: con un atto estremo. E proprio perch si tratta dun atto estremo, non ne possiamo ignorare linsegnamento, che dice alla Chiesa dove giunta: quali sono i rischi che in realt corre, quali

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sono i pericoli gravi che la minacciano. Un atto estremo, ma insieme di estremo amore: d al Papa il diritto di attendersi da noi una risposta che non si neghi allamore. E quindi sia fatta duna profonda presa di coscienza e dun ravvedimento completo, epocale. Aspetta questa risposta, il nostro Papa, sulla croce dalla quale adesso ci guarda; e sulla quale ha scelto di rimanere finch vive, nella posizione pi difficile: quella della rinuncia, del silenzio, del buio. S, colui che ancora il nostro Papa continuer anche quando non lo sar pi, quando noi non sapremo pi niente di lui a guardarci e a patire con noi, malgrado laggravarsi dellet e della fatica. Continuer a pregare per noi, finch Dio gli dar vita, da quella sua oscura croce uscita apparentemente dalla storia e confitta invece nel cuore vivo della storia.

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Francesco Totti: Il Papa il mio capitano


di Lucia Bellaspiga

ra i ricordi pi cari che conserver sempre di lui c un Rosario che Papa Benedetto mi ha fatto recapitare dalle mani di monsignor Lucio Adrian Ruiz... Me lo ha consegnato proprio a nome del Santo Padre, che lo donava a me personalmente. stato un onore inaspettato e commovente. Erano i tempi della Giornata mondiale della Giovent di Madrid, nel 2011, e il capo del Servizio Internet vaticano era in visita a Trigoria, cuore della Roma ma, grazie al sito ufficiale di Francesco Totti che in quei giorni si faceva portavoce dei giovani di Papa Benedetto, anche cuore pulsante di tanti credenti (e tifosi). La mattina in cui si diffusa la notizia delle sue dimissioni prima ho stentato a credere che fosse vero, poi ho provato una profonda tristezza, ma anche tanta fiducia: se il Santo Padre aveva deciso cos, certamente era per il bene della Chiesa e di tutti noi e la sua scelta anche questa volta, come sempre, andava prima accettata e poi capita. una fiducia che parte da lontano, quella del capitano della Roma per la figura del Papa, un affidamento che inizia con lincontro a sette anni con Papa Wojtyla e prosegue oggi con Papa Ratzinger: La fede sempre stata importante nella mia vita, prima di tutto grazie a mia madre Fiorella, cattolica osservante, e poi grazie a incontri fondamentali. Non ho mai scordato la carezza che mi diede da bambino Giovanni Paolo II quando ero in visita con i compagni delle elementari in Aula Nervi, ricordo che mi fece una grande impressione la forza che emanava. Ma quella stessa impressione sempre riuscito a darmela anche Benedetto XVI, seppure in modo diverso... Perch il Papa, qualunque Papa, anche quello che avremo tra poche settimane, luomo

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che Dio ci manda per rappresentarLo sulla terra. Insomma sorride Totti lui il Capitano della grande squadra. Si definisce cattolico osservante, racconta che quando possibile partecipa alla Messa e che gli anni del catechismo con don Aldo, nella parrocchia di famiglia in via Latina, e successivamente i consigli spirituali di don Fernando lasciano ancora oggi il segno nel cuore del calciatore italiano pi noto al mondo. Spesso, quando mi capita di leggere o sentire alla tiv le parole di papa Ratzinger, provo ancora lo stesso sentimento di allora, di quando a indicare la via era don Aldo. Questo Papa fino allultimo ci ha insegnato tanto, in periodi molto difficili per lumanit e soprattutto per i giovani ci ha ricordato che cosa deve fare il buon cristiano... la fatica riuscirci.

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Paolo Portoghesi: Ci ha mostrato la vera bellezza


di Paolo Portoghesi

incontro con papa Benedetto, in occasione dellomaggio degli artisti per il sessantesimo compleanno del suo sacerdozio, ha lasciato nella mia memoria una traccia profonda. Mentre il Papa sostava davanti al modello di una chiesa che avevo progettata in omaggio alla sua visione della liturgia, il gesto accogliente e prolungato delle sue mani che stringevano le mie, mi dava la sensazione del fluire dentro di me, insieme alla grazia della sua affettuosa indulgenza, di due sentimenti contrastanti, il disagio nei confronti di una societ che giorno per giorno si allontana dalle verit del Vangelo e una piena fiducia nella possibilit che il mondo torni a sentire la forza del messaggio cristiano. Il Papa ascoltava con indulgenza le mie spiegazioni che collegavano le scelte architettoniche a ci che, da cardinale e poi da Papa aveva scritto, in tanti anni di profonda riflessione e sorrideva con quellinimitabile sorriso tenero e mite quanto severo e deciso, cos lontano dallesibizionismo e dalla competitiva aridit che segna il nostro tempo. Nel discorso fatto agli artisti nella Cappella Sistina, Benedetto XVI aveva ripreso i temi degli incontri con gli artisti dei due grandi Pontefici che lhanno preceduto, ma aveva introdotto una distinzione che rivela la sua diffidenza verso il relativismo, che vorrebbe conciliare linconciliabile, mettere daccordo la Chiesa con il consumismo e i suoi riti nel campo dellarte. Troppo spesso per la bellezza che viene propagandata illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e invece di far uscire gli uomini da s e aprirli a orizzonti di vera libert attirandoli verso lalto li imprigiona in se stessi e li rende ancora pi schiavi, privi

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

di speranza e di gioia. Si tratta di una seducente ma ipocrita bellezza, che ridesta la brama, la volont di potere, di possesso, di sopraffazione sullaltro, assumendo i volti delloscenit, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa. Lautentica bellezza invece schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso lOltre da s. Non sono parole di circostanza ma moniti da non trascurare, parte di questa eredit che la Chiesa si accinge a raccogliere mentre chi ha tentato la strada del cambiamento entra ora umilmente nellOrto degli Olivi indicando alla Chiesa la via della salvezza.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

Antonia Arslan Fermezza in anni scomposti


di Antonia Arslan

olti anni fa lo sentii parlare, con quella sua voce coltivata e piena di intensit, e mi parve che vi affiorasse un sorriso nascosto, come di chi molto serio sulle cose in cui crede, ma di se stesso sempre un poco sorride. Era unintervista televisiva, e quando guardai il suo viso mi torn in mente il professore che ci insegnava letteratura tedesca alluniversit di Gottinga, un nobile vecchio dai capelli bianchissimi, senza nessuna arroganza accademica, ma che quando cominciava a recitare i poeti che amava ci portava tutti alle lacrime. Quando Joseph Ratzinger venne eletto Papa ero a St. Paul, Minnesota. Unamica carissima mi telefon di aprire il televisore, e lo vidi, con lo stesso sorriso, che sceglieva il nome di Benedetto, come il Papa che tanto si spese per la pace durante la prima guerra mondiale. un uomo coraggioso pensai ha la forza e la determinazione dei miti. E in questi anni scomposti e aggressivi, pieni di odio e di forzature a tutto campo, lho visto sempre conservare quel tocco di ritrosa eleganza e di quieta fermezza. Una visione del mondo profonda e agguerrita, che non fa sconti ma che basata sullamore; unimmagine di padre che consola e sostiene, a cui rivolgersi nei momenti di dubbio e di inquietudine, perch si sicuri che non vaciller. Ma lui, chi lo sostiene, quando il buio incombe? Papa Benedetto diventato un guerriero in difesa dei valori in cui crede, ha guidato la Chiesa in questi tempi calamitosi. Ma certo acutamente consapevole dellimmensa confusione del mondo occidentale, della fatua leggerezza con

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cui si autodistrugge, delle forze sotterranee che si sono scatenate, anche allinterno stesso della sua Chiesa. Lui si sente ormai stanco, il suo corpo lo tradisce. E decide di passare il testimone, a qualcuno pi giovane e gagliardo, che possa combattere senza sfinirsi, con laiuto dello Spirito. Perch la strada rimanga aperta, nei secoli. Questa la speranza. E allora auguri, vecchio Padre. Credo di sapere quanto ti costi andartene

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Pupi Avati: Ho scoperto un uomo buono


di Pupi Avati

o avuto una sola occasione di incontrare Benedetto XVI. Per celebrare i 60 anni dalla sua prima Messa, invit un anno fa in sala Nervi artisti, musicisti, scultori, pittori. Sessanta personalit che avrebbero dovuto portare sessanta doni. Io rappresentavo il cinema, ma il cinema non facile da regalare. Mi consultai con il cardinale Ravasi: Che facciamo?. Lidea fu quella di far fare gli auguri al Papa da parte di tutto il cinema italiano. Con il contributo della Cineteca Nazionale misi insieme un filmato con spezzoni di cinquanta film importanti girati da cinquanta grandi autori, che raccontava la storia del cinema italiano da Carmine Gallone a Matteo Garrone. Ogni frammento presentava una evocazione spirituale, un afflato che si ritrovava anche in autori ostentatamente laici o boriosamente atei. Perch, ne sono convinto, c sempre noi una crepa, uno spiraglio di trascendente. Il filmato durava 6 minuti e le immagini pi belle e commoventi scorrevano in un crescendo emotivo sulle note dellInno alla gioia di Beethoven che sapevamo essere molto amato da Papa Ratzinger. Il film si concludeva con una sorpresa finale. Un archivista del Centro Sperimentale, Luca Pallanca, aveva scovato in una cineteca tedesca un piccolo documentario in 16 millimetri sulla consacrazione a sacerdote del Santo Padre. Cos questo augurio del cinema italiano si concludeva con le immagini dove si vedeva Ratzinger sdraiato davanti al vescovo, poi luscita in processione dei nuovi sacerdoti e, infine, un primo piano strettissimo di Joseph ventenne. Scatt un grande applauso, un momento di alta com-

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mozione. Il Papa, anchegli commosso, mi chiam a s e mi disse cose di una dolcezza estrema. Da l, ho scoperto oltre al grande intellettuale e teologo, anche la sua bont. Io lo definirei un Papa buono proprio come Giovanni XXIII. E lo sta anche dimostrando in questo difficile momento di uscita.

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19 Breve dizionario ratzingeriano


di Umberto Folena AUSCHWITZ. In un luogo come questo vengono meno le parole. Verrebbero meno a tutti. Figuriamoci a un Papa, e a un Papa tedesco. il 28 maggio 2006 quando Benedetto XVI commosso, dolente varca la soglia di uno dei pi noti e terribili campi di sterminio. Ed un Papa disarmato quello che confessa: vengono meno le parole, qui, e pu restare soltanto uno sbigottito silenzio, un silenzio che interiore grido verso Dio: perch, Signore, hai taciuto? Perch hai potuto tollerare tutto ci?. BUFALE. Ovvero menzogne spacciate per verit. Come le scarpe Prada del Papa, rosse per vezzo e non come simbolo del martirio. Una sciocchezza. noto che dal 2003 le scarpe vengono donate da un artigiano piemontese, Adriano Stefanelli (le regalo, perch a volte la passione paga pi del denaro). E quando si sciupano, perch graffiate o consumate, a metterle a nuovo ci pensa Antonio Arellano, ciabattino peruviano con bottega nei pressi del Vaticano. Ma la bufala appare perfino sulla Repubblica on-line, che molti, a torto, ritengono attendibile se non infallibile. La bufala ormai vola nel web, in mille e mille copie. Inafferrabile... CORTILE DEI GENTILI. O atrium gentium, idea lanciata alla vigilia del Natale 2009 e affidata al Pontificio Consiglio della cultura guidato dal cardinale Gianfranco Ravasi: Luogo dincontro e di dialogo si legge sul sito ufficiale spazio di espressione per coloro che non credono e per coloro che si pongono delle domande riguardo alla propria fede, una

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finestra sul mondo, sulla cultura contemporanea e un ascolto delle voci che vi risuonano. DIALOGO INTERRELIGIOSO. il 27 ottobre 2011. I leader religiosi, 25 anni dopo lincontro voluto fortemente, tenacemente, irresistibilmente da Giovanni Paolo II, si ritrovano ad Assisi per una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo. Voluta altrettanto fermamente da Benedetto XVI. Che ammonir: Lassenza di Dio porta al decadimento delluomo. ENCICLICHE. Fede, speranza carit, tre virt per tre encicliche, in un formidabile crescendo: Deus caritas est (2005), Spe salvi (2007) e Caritas in veritate (2009). FURTO. Un ladro. Una delle persone a lui pi vicine. A cui dava ogni giorno fiducia. L dove lui, il Papa, avrebbe dovuto sentirsi pi al sicuro. Alla fine, perdonare potrebbe essere stato pi facile che vincere lamarezza annidata nel cuore. GMG. Gli uccellacci del malaugurio, quelli che la sanno lunga, quelli che non sono ingenui come noi, avevano pronosticato: Ratzinger non Wojtyla, non ha il suo fascino magnetico e i giovani lo snobberanno. Colonia 2005, Sydney 2008, Madrid 2011. Tre Giornate mondiali della giovent affollate quanto e forse pi di prima. Il messaggio, in estrema sintesi, rimane lo stesso ed il segreto per parlare al cuore dei giovani: Il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici ricorda Benedetto XVI il 20 agosto 2011 a Cuatro Vientos, durante la veglia del sabato notte sotto un acquazzone e la vostra forza pi grande della pioggia. Frisinga, Seminario interdiocesano bavarese. Il giovane studente Joseph Aloisius Ratzinger qui vive, studia, si appassiona. Discute la tesi in teologia su santAgostino. Il correlatore sorridiamo pure lo accusa di modernismo. Nasce lamicizia con Karl Rahner. Gli anni della formazione.

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IRLANDA. Avete tradito.... uno dei capitoli pi duri e dolorosi del pontificato. Il 20 marzo 2010, Benedetto XVI indirizza una lettera pastorale ai fedeli dIrlanda. Rivolgendosi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di abusi sessuali, scrive: Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ci davanti a Dio Onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dIrlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. JOSEPH. Cos decide di chiamarlo suo padre il 16 aprile 1927. Daltronde anche lui si chiama Joseph, Giuseppe. E la mamma si chiama... Maria. Da sempre devoto di san Giuseppe, papa Ratzinger cos dir allAngelus del 10 dicembre 2010: In lui si profila luomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente allinfinita misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza. KNG. Hans e Joseph, lo svizzero e il tedesco, giovani brillanti teologi al Concilio. Le loro strade divergono drasticamente alla fine degli anni Sessanta. Il Papa lo riceve a Castel Gandolfo il 26 settembre 2005. Ma nulla cambia. Il primo rimane acido e sprezzante, il secondo fermo ma accogliente. Da parte di Kng giudizi netti, vere sentenze: Pontificato di opportunit mancate (2012). Senza appello. LATINO. Il 7 luglio 2007, con il motu proprio Summorum pontificum papa Ratzinger consente la celebrazione della messa secondo il rito latino tradizionale. Chi applaude, chi storce il naso. Carlo Cardia, su Avvenire, commenta: Pu crescere larmonia nelle diverse componenti della Chiesa. Una armonia fondata sulla possibilit di pregare secondo la sensibilit culturale, e linguistica, di ciascuna comunit, e di ciascun fedele. (...) Quindi il latino torna non per dividere ma per unire e arricchire.

Massimo Pampaloni - barsauma@gmail.com - 10/04/2013

MOSCHEA. A Istanbul, la Moschea Blu (Sultan Ahmet Camii) proprio di fronte a Santa Sofia. Benedetto XVI vi entra il 30 novembre 2006. Non il primo Papa a entrare in una moschea, Giovanni Paolo II vi era stato ospite a Damasco. Ma comunque un evento storico: Preghiamo per la fratellanza e il bene dellumanit. NATURA. Il rispetto per lessere umano e il rispetto per la natura sono tuttuno (alla Fondazione Sorella natura, novembre 2011). ORSO. Simbolo dellarcidiocesi di Frisinga, presente anche sullo stemma papale. Un orso gli uccise il cavallo e allora san Corbiniano gli fece portare il suo bagaglio fino a Roma. Il commento di santAgostino al salmo 72 ben si adatta allorso, e a Ratzinger: Sono divenuto per te come una bestia da soma, e cos sono in tutto e per sempre vicino a te. PIANOFORTE. Mozart, Beethoven, Chopin... Ratzinger studia musica fin da ragazzo con il fratello maggiore Georg, che sar direttore della Cappella del Duomo di Ratisbona. Il pianoforte lo ha accompagnato sempre e sar con lui anche dopo il 28 febbraio, nella sua nuova residenza. QUARESIMA. La fede ci invita a guardare al futuro con la virt della speranza. (Messaggio per Quaresima 2013). Da rileggere e rimeditare oggi, dopo la rinuncia. RINUNCIA. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per let avanzata, non sono pi adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.... l11 febbraio scorso, il Papa sta rivolgendosi ai cardinali in latino. Alcuni capiscono subito, altri pensano di non aver capito bene. La prima a dare la notizia lagenzia Ansa. Una sola riga. Che scuote il mondo.

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SINAGOGA. Domenica 17 gennaio 2010, 24 anni dopo papa Wojtyla, anche papa Ratzinger entra nella sinagoga di Roma, accolto da Riccardo Pacifici e Renzo Gattegna, presidenti rispettivamente della Comunit ebraica di Roma e dItalia. Scrive Gad Lerner sul mensile degli ebrei romani Shalom: Ci che per secoli e secoli fu semplicemente inconcepibile la visita di un papa cristiano nel tempio degli ebrei risulta oggi accettato come gesto normale (...). Il papa non solo il benvenuto. Ormai il bentornato in sinagoga. TWITTER. Cari amici, con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore. il 12 dicembre 2012 e il Papa si misura per la prima volta con le 140 battute di Twitter. Che posto ha Dio nella mia vita? Lui il Signore o sono io? La domanda, posta allUdienza dellultimo mercoled delle Ceneri, uno dei fili conduttori del pontificato. Fatto di udienze sempre affollate. Dove laffetto dei fedeli sempre stato tangibile. VERIT. Cooperatores veritatis (collaboratori della verit) il motto scelto da arcivescovo di Monaco e Frisinga, nel 1977. La passione per la verit antica: Ho scelto questo motto perch nel mondo doggi il tema della verit viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come qualcosa di troppo grande per luomo, nonostante che tutto si sgretoli se manca la verit. WOJTYLA. A 6 anni e un mese dalla morte, il primo maggio 2011, Karol Wojtyla viene proclamato beato: Il giorno tanto atteso annuncia Benedetto XVI arrivato; arrivato presto, perch cos piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II beato!. ZIZZANIA. Il cardinale Joseph Ratzinger conduce la Via Crucis, Giovanni Polo II morente. Signore prega spesso la tua Chiesa ci sem-

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bra una barca che sta per affondare (...). E anche nel tuo campo vediamo pi zizzania che grano. La veste e il volto cos sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stesi a sporcarli (...). Abbi piet della tua Chiesa. il 25 marzo 2005. Pochi giorni dopo, il 19 aprile, il Signore chiama proprio lui, Joseph Ratzinger, a guidare la sua Chiesa.

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CAPITOLO 3 Parola di Ratzinger

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Necessario il vigore di corpo e animo
11 febbraio: la declaratio ai cardinali Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per let avanzata, non sono pi adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, necessario anche il vigore sia del corpo, sia dellanimo, vigore che, negli ultimi mesi, in me diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacit di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravit di questo atto, con piena libert, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sar vacante e dovr essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per lelezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto lamore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Ges Cristo, e imploriamo la sua santa

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Madre Maria, affinch assista con la sua bont materna i Padri Cardinali nelleleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorr servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

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2 Il Signore non si stanca di bussare alla nostra porta


13 febbraio: udienza generale Cari fratelli e sorelle, oggi, Mercoled delle Ceneri, iniziamo il tempo liturgico della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Santa Pasqua; un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale. Il numero quaranta ricorre varie volte nella Sacra Scrittura. In particolare, come sappiamo, esso richiama i quarantanni in cui il popolo di Israele peregrin nel deserto: un lungo periodo di formazione per diventare il popolo di Dio, ma anche un lungo periodo in cui la tentazione di essere infedeli allalleanza con il Signore era sempre presente. Quaranta furono anche i giorni di cammino del profeta Elia per raggiungere il Monte di Dio, lHoreb; come pure il periodo che Ges pass nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato dal diavolo. Nellodierna catechesi vorrei soffermarmi proprio su questo momento della vita terrena del Signore, che leggeremo nel Vangelo di domenica prossima. Anzitutto il deserto, dove Ges si ritira, il luogo del silenzio, della povert, dove luomo privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle domande fondamentali dellesistenza, spinto ad andare allessenziale e proprio per questo gli pi facile incontrare Dio. Ma il deserto anche il luogo della morte, perch dove non c acqua non c neppure vita, ed il luogo della solitudine, in cui luomo sente pi intensa la tentazione. Ges va nel deserto, e l subisce la tentazione di lasciare la via indicata dal Padre per seguire altre strade pi facili e mondane (cfr Lc 4,1-13). Cos Egli si carica delle nostre tentazioni, porta con S la nostra

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miseria, per vincere il maligno e aprirci il cammino verso Dio, il cammino della conversione. Riflettere sulle tentazioni a cui sottoposto Ges nel deserto un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella mia vita? Nella prima tentazione il diavolo propone a Ges di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Ges ribatte che luomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verit, alla fame di Dio, luomo non si pu salvare (cfr vv. 3-4). Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Ges la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non questa la strada di Dio: Ges ha ben chiaro che non il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dellumilt, dellamore (cfr vv. 5-8). Nella terza tentazione, il diavolo propone a Ges di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cio qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta che Dio non un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: il Signore di tutto (cfr vv. 9-12). Qual il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Ges? la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? Lui il Signore o sono io? Superare la tentazione di sottomettere Dio a s e ai propri interessi o di metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorit, dare a Dio il primo posto, un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo. Convertirsi, un invito che ascolteremo molte volte in Quaresima, significa seguire Ges in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa lasciare che Dio ci trasformi, smettere di pensare che siamo noi gli unici costruttori della nostra esistenza; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e soltanto perdendo la nostra vita in Lui possiamo guadagnarla. Questo

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esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si pu pi essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una societ che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cio dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei. Le prove a cui la societ attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali laborto in caso di gravidanza indesiderata, leutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata pi volte nella vita. Ci sono di esempio e di stimolo le grandi conversioni come quella di san Paolo sulla via di Damasco, o di santAgostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone. Il Signore non si stanca di bussare alla porta delluomo in contesti sociali e culturali che sembrano inghiottiti dalla secolarizzazione, come avvenuto per il russo ortodosso Pavel Florenskij. Dopo uneducazione completamente agnostica, tanto da provare vera e propria ostilit verso gli insegnamenti religiosi impartiti a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad esclamare: No, non si pu vivere senza Dio!, e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco. Penso anche alla figura di Etty Hillesum, una giovane olandese di origine ebraica che morir ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondit dentro se stessa e scrive: Un pozzo molto profondo dentro di me. E Dio c in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, pi spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri. (Diario, 97). Nella sua vita

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dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la Shoah. Questa giovane fragile e insoddisfatta, trasfigurata dalla fede, si trasforma in una donna piena di amore e di pace interiore, capace di affermare: Vivo costantemente in intimit con Dio.La capacit di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per scegliere la ricerca della verit e aprirsi alla scoperta della fede testimoniata da unaltra donna del nostro tempo, la statunitense Dorothy Day. Nella sua autobiografia, confessa apertamente di essere caduta nella tentazione di risolvere tutto con la politica, aderendo alla proposta marxista: Volevo andare con i manifestanti, andare in prigione, scrivere, influenzare gli altri e lasciare il mio sogno al mondo. Quanta ambizione e quanta ricerca di me stessa cera in tutto questo!. Il cammino verso la fede in un ambiente cos secolarizzato era particolarmente difficile, ma la Grazia agisce lo stesso, come lei stessa sottolinea: certo che io sentii pi spesso il bisogno di andare in chiesa, a inginocchiarmi, a piegare la testa in preghiera. Un istinto cieco, si potrebbe dire, perch non ero cosciente di pregare. Ma andavo, mi inserivo nellatmosfera di preghiera. Dio lha condotta ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati. Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno di chi, dopo uneducazione cristiana magari superficiale, si allontanato per anni dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. Nel Libro dellApocalisse leggiamo: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verr da lui, cener con lui ed egli con me (3, 20). Il nostro uomo interiore deve prepararsi per essere visitato da Dio, e proprio per questo non deve lasciarsi invadere dalle illusioni, dalle apparenze, dalle cose materiali. In questo tempo di Quaresima, nellAnno della fede, rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realt quotidiana. Lalternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e lapertura allamore di Dio e degli altri, potremmo dire che corrisponde allalternativa delle

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tentazioni di Ges: lternativa, cio, tra potere umano e amore della Croce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione come opera di Dio, cui diamo il primato nellesistenza. Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far s che ogni giorno, nelle piccole cose, la verit, la fede in Dio e lamore diventino la cosa pi importante.

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Le divisioni deturpano il volto della Chiesa
13 febbraio: omelia per il Mercoled delle Ceneri Venerati fratelli, cari fratelli e sorelle! Oggi, Mercoled delle Ceneri, iniziamo un nuovo cammino quaresimale, un cammino che si snoda per quaranta giorni e ci conduce alla gioia della Pasqua del Signore, alla vittoria della Vita sulla morte. Seguendo lantichissima tradizione romana delle stationes quaresimali, ci siamo radunati per la celebrazione dellEucaristia. Tale tradizione prevede che la prima statio abbia luogo nella Basilica di Santa Sabina sul colle Aventino. Le circostanze hanno suggerito di radunarsi nella Basilica Vaticana. Stasera siamo numerosi intorno alla tomba dellapostolo Pietro anche a chiedere la sua intercessione per il cammino della Chiesa in questo particolare momento, rinnovando la nostra fede nel Pastore Supremo, Cristo Signore. Per me unoccasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera. Le Letture che sono state proclamate ci offrono spunti che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a far diventare atteggiamenti e comportamenti concreti in questa Quaresima. La Chiesa ci ripropone, anzitutto, il forte richiamo che il profeta Gioele rivolge al popolo di Israele: Cos dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti (2,12). Va sottolineata lespressione con tutto il cuore, che significa dal centro dei nostri pensieri e sentimenti, dalle radici delle nostre decisioni, scelte e azioni, con un gesto di totale e radicale libert. Ma possibile questo ritorno a Dio? S, perch c una forza che non risiede nel nostro cuore, ma che si sprigiona dal cuore stesso di Dio. la forza della sua misericordia. Dice ancora il

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profeta: Ritornate al Signore, vostro Dio, perch egli misericordioso e pietoso, lento allira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male (v.13). Il ritorno al Signore possibile come grazia, perch opera di Dio e frutto della fede che noi riponiamo nella sua misericordia. Ma questo ritornare a Dio diventa realt concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nellintimo e lo scuote donandoci la forza di lacerare il cuore. ancora il profeta a far risuonare da parte di Dio queste parole: Laceratevi il cuore e non le vesti (v.13). In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a stracciarsi le vesti di fronte a scandali e ingiustizie - naturalmente commessi da altri -, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio cuore, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta. Quel ritornate a me con tutto il cuore, poi, un richiamo che coinvolge non solo il singolo, ma la comunit. Abbiamo ascoltato sempre nella prima Lettura: Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite unassemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo (vv.15-16). La dimensione comunitaria un elemento essenziale nella fede e nella vita cristiana. Cristo venuto per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (cfr Gv 11,52). Il Noi della Chiesa la comunit in cui Ges ci riunisce insieme (cfr Gv 12,32): la fede necessariamente ecclesiale. E questo importante ricordarlo e viverlo in questo tempo della Quaresima: ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa. Il profeta, infine, si sofferma sulla preghiera dei sacerdoti, i quali, con le lacrime agli occhi, si rivolgono a Dio dicendo: Non esporre la tua eredit al ludibrio e alla derisione delle genti. Perch si dovrebbe dire fra i popoli: Dov il loro Dio? (v.17). Questa preghiera ci fa riflettere sullimportanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunit per manifestare il volto della Chiesa e come

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questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro lunit della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una pi intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalit, un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! (2 Cor 6,2). Le parole dellapostolo Paolo ai cristiani di Corinto risuonano anche per noi con unurgenza che non ammette assenze o inerzie. Il termine ora ripetuto pi volte dice che questo momento non pu essere lasciato sfuggire, esso viene offerto a noi come unoccasione unica e irripetibile. E lo sguardo dellApostolo si concentra sulla condivisione con cui Cristo ha voluto caratterizzare la sua esistenza, assumendo tutto lumano fino a farsi carico dello stesso peccato degli uomini. La frase di san Paolo molto forte: Dio lo fece peccato in nostro favore. Ges, linnocente, il Santo, Colui che non aveva conosciuto peccato (2 Cor 5,21), si fa carico del peso del peccato condividendone con lumanit lesito della morte, e della morte di croce. La riconciliazione che ci viene offerta ha avuto un prezzo altissimo, quello della croce innalzata sul Golgota, su cui stato appeso il Figlio di Dio fatto uomo. (...) Nella pagina del Vangelo di Matteo, che appartiene al cosiddetto Discorso della montagna, Ges fa riferimento a tre pratiche fondamentali previste dalla Legge mosaica: lelemosina, la preghiera e il digiuno; sono anche indicazioni tradizionali nel cammino quaresimale per rispondere allinvito di ritornare a Dio con tutto il cuore. Ma Ges sottolinea come sia la qualit e la verit del rapporto con Dio ci che qualifica lautenticit di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia lipocrisia religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cercano lapplauso e lapprovazione. Il vero discepolo non serve se stesso o il pubblico, ma il suo Signore, nella semplicit e nella generosit: E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenser (Mt 6,4.6.18). La nostra testimonianza allora sar sempre pi incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto Dio

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stesso, lessere uniti a Lui, quaggi, nel cammino della fede, e, al termine della vita, nella pace e nella luce dellincontro faccia a faccia con Lui per sempre (cfr 1 Cor 13,12). Cari fratelli e sorelle, iniziamo fiduciosi e gioiosi litinerario quaresimale. Risuoni forte in noi linvito alla conversione, a ritornare a Dio con tutto il cuore, accogliendo la sua grazia che ci fa uomini nuovi, con quella sorprendente novit che partecipazione alla vita stessa di Ges. Nessuno di noi, dunque, sia sordo a questo appello, che ci viene rivolto anche nellaustero rito, cos semplice e insieme cos suggestivo, dellimposizione delle ceneri, che tra poco compiremo. Ci accompagni in questo tempo la Vergine Maria, Madre della Chiesa e modello di ogni autentico discepolo del Signore. Amen!

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Il vero Vaticano II, via del rinnovamento
14 febbraio: discorso a parroci e sacerdoti della diocesi di Roma Eminenza, cari fratelli nellepiscopato e nel sacerdozio! per me un dono particolare della Provvidenza che, prima di lasciare il ministero petrino, possa ancora vedere il mio clero, il clero di Roma. sempre una grande gioia vedere come la Chiesa vive, come a Roma la Chiesa vivente; ci sono Pastori che, nello spirito del Pastore supremo, guidano il gregge del Signore. E un clero realmente cattolico, universale, e questo risponde allessenza della Chiesa di Roma: portare in s luniversalit, la cattolicit di tutte le genti, di tutte le razze, di tutte le culture. Nello stesso tempo, sono molto grato al cardinale Vicario che aiuta a risvegliare, a ritrovare le vocazioni nella stessa Roma, perch se Roma, da una parte, devessere la citt delluniversalit, devessere anche una citt con una propria forte e robusta fede, dalla quale nascono anche vocazioni. E sono convinto che, con laiuto del Signore, possiamo trovare le vocazioni che Egli stesso ci d, guidarle, aiutarle a maturare, e cos servire per il lavoro nella vigna del Signore. Oggi avete confessato davanti alla tomba di san Pietro il Credo: nellAnno della fede, mi sembra un atto molto opportuno, necessario forse, che il clero di Roma si riunisca sulla tomba dellapostolo al quale il Signore ha detto: A te affido la mia Chiesa. Sopra di te costruisco la mia Chiesa (cfr Mt 16,18-19). Davanti al Signore, insieme con Pietro, avete confessato: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo (cfr Mt 16,15-16). Cos cresce la Chiesa: insieme con Pietro, confessare Cristo, seguire Cristo. E facciamo questo sempre. Io sono molto grato per la vostra preghiera, che ho sentito lho detto mercoled quasi fisicamente. Anche se adesso mi ritiro, nella preghiera sono sempre

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vicino a tutti voi e sono sicuro che anche voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto. Per oggi, secondo le condizioni della mia et, non ho potuto preparare un grande, vero discorso, come ci si potrebbe aspettare; ma piuttosto penso ad una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io lho visto. Comincio con un aneddoto: io ero stato nominato nel 59 professore allUniversit di Bonn, dove studiano gli studenti, i seminaristi della diocesi di Colonia e di altre diocesi circostanti. Cos, sono venuto in contatto con il cardinale di Colonia, il cardinale Frings. Il cardinale Siri, di Genova mi sembra nel 61 aveva organizzato una serie di conferenze di diversi cardinali europei sul Concilio, e aveva invitato anche larcivescovo di Colonia a tenere una delle conferenze, con il titolo: Il Concilio e il mondo del pensiero moderno. Il cardinale mi ha invitato il pi giovane dei professori a scrivergli un progetto; il progetto gli piaciuto e ha proposto alla gente, a Genova, il testo come io lavevo scritto. Poco dopo, papa Giovanni lo invita ad andare da lui e il cardinale era pieno di timore di avere forse detto qualcosa di non corretto, di falso, e di venire citato per un rimprovero, forse anche per togliergli la porpora. S, quando il suo segretario lo ha vestito per ludienza, il cardinale ha detto: Forse adesso porto per lultima volta questo abito. Poi entrato, papa Giovanni gli va incontro, lo abbraccia, e dice: Grazie, eminenza, lei ha detto le cose che io volevo dire, ma non avevo trovato le parole. Cos, il cardinale sapeva di essere sulla strada giusta e mi ha invitato ad andare con lui al Concilio, prima come suo esperto personale; poi, nel corso del primo periodo mi pare nel novembre 62 sono stato nominato anche perito ufficiale del Concilio. Allora, noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. Cera unaspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa, perch la Chiesa era ancora abbastanza robusta in quel tempo, la prassi domenicale ancora buona, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa erano gi un po ridotte, ma ancora sufficienti. Tuttavia, si sentiva che la

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Chiesa non andava avanti, si riduceva, che sembrava piuttosto una realt del passato e non la portatrice del futuro. E in quel momento, speravamo che questa relazione si rinnovasse, cambiasse; che la Chiesa fosse di nuovo forza del domani e forza delloggi. E sapevamo che la relazione tra la Chiesa e il periodo moderno, fin dallinizio, era un po contrastante, cominciando con lerrore della Chiesa nel caso di Galileo Galilei; si pensava di correggere questo inizio sbagliato e di trovare di nuovo lunione tra la Chiesa e le forze migliori del mondo, per aprire il futuro dellumanit, per aprire il vero progresso. Cos, eravamo pieni di speranza, di entusiasmo, e anche di volont di fare la nostra parte per questa cosa. Mi ricordo che un modello negativo era considerato il Sinodo Romano. Si disse non so se sia vero che avessero letto i testi preparati, nella Basilica di San Giovanni, e che i membri del Sinodo avessero acclamato, approvato applaudendo, e cos si sarebbe svolto il Sinodo. I vescovi dissero: No, non facciamo cos. Noi siamo vescovi, siamo noi stessi soggetto del Sinodo; non vogliamo soltanto approvare quanto stato fatto, ma vogliamo essere noi il soggetto, i portatori del Concilio. Cos anche il cardinale Frings, che era famoso per la fedelt assoluta, quasi scrupolosa, al Santo Padre, in questo caso disse: Qui siamo in altra funzione. Il Papa ci ha convocati per essere come Padri, per essere Concilio ecumenico, un soggetto che rinnovi la Chiesa. Cos vogliamo assumere questo nostro ruolo. Il primo momento, nel quale questo atteggiamento si mostrato, stato subito il primo giorno. Erano state previste, per questo primo giorno, le elezioni delle Commissioni ed erano state preparate, in modo si cercava imparziale, le liste, i nominativi; e queste liste erano da votare. Ma subito i Padri dissero: No, non vogliamo semplicemente votare liste gi fatte. Siamo noi il soggetto. Allora, si sono dovute spostare le elezioni, perch i Padri stessi volevano conoscersi un po, volevano loro stessi preparare delle liste. E cos stato fatto. I cardinali Linart di Lille, il cardinale Frings di Colonia avevano pubblicamente detto: Cos no. Noi vogliamo fare le nostre liste ed eleggere i nostri candidati. Non era un atto rivoluzionario, ma un atto di coscienza, di responsabilit da parte dei

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Padri conciliari. Cos cominciava una forte attivit per conoscersi, orizzontalmente, gli uni gli altri, cosa che non era a caso. Al Collegio dellAnima, dove abitavo, abbiamo avuto molte visite: il cardinale era molto conosciuto, abbiamo visto cardinali di tutto il mondo. Mi ricordo bene la figura alta e snella di monsignor Etchegaray, che era segretario della Conferenza episcopale francese, degli incontri con cardinali, eccetera. E questo era tipico, poi, per tutto il Concilio: piccoli incontri trasversali. Cos ho conosciuto grandi figure come padre de Lubac, Danilou, Congar, eccetera. Abbiamo conosciuto vari vescovi; mi ricordo particolarmente del vescovo Elchinger di Strasburgo, eccetera. E questa era gi unesperienza delluniversalit della Chiesa e della realt concreta della Chiesa, che non riceve semplicemente imperativi dallalto, ma insieme cresce e va avanti, sempre sotto la guida naturalmente del Successore di Pietro. Tutti, come ho detto, venivano con grandi aspettative; non era mai stato realizzato un Concilio di queste dimensioni, ma non tutti sapevano come fare. I pi preparati, diciamo quelli con intenzioni pi definite, erano lepiscopato francese, tedesco, belga, olandese, la cosiddetta alleanza renana. E, nella prima parte del Concilio, erano loro che indicavano la strada; poi si velocemente allargata lattivit e tutti sempre pi hanno partecipato nella creativit del Concilio. I francesi ed i tedeschi avevano diversi interessi in comune, anche con sfumature abbastanza diverse. La prima, iniziale, semplice apparentemente semplice intenzione era la riforma della liturgia, che era gi cominciata con Pio XII, il quale aveva gi riformato la Settimana Santa; la seconda, lecclesiologia; la terza, la Parola di Dio, la Rivelazione; e, infine, anche lecumenismo. I francesi, molto pi che i tedeschi, avevano ancora il problema di trattare la situazione delle relazioni tra la Chiesa e il mondo. Cominciamo con il primo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nellEuropa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondit della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri

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di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, cos che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole pi emozionali, pi vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sullaltare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondit, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessit che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse Et cum spiritu tuo eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dellaltare e la liturgia del popolo fosse ununica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e cos si riscoperta, rinnovata la liturgia. Io trovo adesso, retrospettivamente, che stato molto buono cominciare con la liturgia, cos appare il primato di Dio, il primato delladorazione. Operi Dei nihil praeponatur: questa parola della Regola di san Benedetto (cfr 43,3) appare cos come la suprema regola del Concilio. Qualcuno aveva criticato che il Concilio ha parlato su tante cose, ma non su Dio. Ha parlato su Dio! Ed stato il primo atto e quello sostanziale parlare su Dio e aprire tutta la gente, tutto il popolo santo, alladorazione di Dio, nella comune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo. In questo senso, al di l dei fattori pratici che sconsigliavano di cominciare subito con temi controversi, stato, diciamo, realmente un atto di Provvidenza che agli inizi del Concilio stia la liturgia, stia Dio, stia ladorazione. Adesso non vorrei entrare nei dettagli della discussione, ma vale la pena sempre tornare, oltre le attuazioni pratiche, al Concilio stesso, alla sua profondit e alle sue idee essenziali. Ve nerano, direi, diverse: soprattutto il Mistero pasquale come centro dellessere cristiano, e quindi della vita cristiana, dellanno, del tempo cristiano, espresso nel tempo pasquale e nella domenica che sempre il giorno della Risurrezione. Sempre di nuovo cominciamo il nostro tempo con la Risurrezione, con lincontro con il Risorto, e dallincontro con il Risorto andiamo al mondo. In que-

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sto senso, un peccato che oggi si sia trasformata la domenica in fine settimana, mentre la prima giornata, linizio; interiormente dobbiamo tenere presente questo: che linizio, linizio della creazione, linizio della ricreazione nella Chiesa, incontro con il Creatore e con Cristo Risorto. Anche questo duplice contenuto della domenica importante: il primo giorno, cio festa della creazione, noi stiamo sul fondamento della creazione, crediamo nel Dio Creatore; e incontro con il Risorto, che rinnova la creazione; il suo vero scopo creare un mondo che risposta allamore di Dio. Poi cerano dei principi: lintelligibilit, invece di essere rinchiusi in una lingua non conosciuta, non parlata, ed anche la partecipazione attiva. Purtroppo, questi principi sono stati anche male intesi. Intelligibilit non vuol dire banalit, perch i grandi testi della liturgia anche se parlati, grazie a Dio, in lingua materna non sono facilmente intelligibili, hanno bisogno di una formazione permanente del cristiano perch cresca ed entri sempre pi in profondit nel mistero e cos possa comprendere. Ed anche la Parola di Dio se penso giorno per giorno alla lettura dellAntico Testamento, anche alla lettura delle Epistole paoline, dei Vangeli: chi potrebbe dire che capisce subito solo perch nella propria lingua? Solo una formazione permanente del cuore e della mente pu realmente creare intelligibilit ed una partecipazione che pi di una attivit esteriore, che un entrare della persona, del mio essere, nella comunione della Chiesa e cos nella comunione con Cristo. Secondo tema: la Chiesa. Sappiamo che il Concilio Vaticano I era stato interrotto a causa della guerra tedesco-francese e cos rimasto con una unilateralit, con un frammento, perch la dottrina sul primato che stata definita, grazie a Dio, in quel momento storico per la Chiesa, ed stata molto necessaria per il tempo seguente era soltanto un elemento in unecclesiologia pi vasta, prevista, preparata. Cos era rimasto il frammento. E si poteva dire: se il frammento rimane cos come , tendiamo ad una unilateralit: la Chiesa sarebbe solo il primato. Quindi gi dallinizio cera questa intenzione di completare lecclesiologia del Vaticano I, in una

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data da trovare, per una ecclesiologia completa. Anche qui le condizioni sembravano molto buone perch, dopo la Prima Guerra Mondiale, era rinato il senso della Chiesa in modo nuovo. Romano Guardini disse: Nelle anime comincia a risvegliarsi la Chiesa, e un vescovo protestante parlava del secolo della Chiesa. Veniva ritrovato, soprattutto, il concetto, che era previsto anche dal Vaticano I, del Corpo Mistico di Cristo. Si voleva dire e capire che la Chiesa non unorganizzazione, qualcosa di strutturale, giuridico, istituzionale anche questo , ma un organismo, una realt vitale, che entra nella mia anima, cos che io stesso, proprio con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come tale. In questo senso, Pio XII aveva scritto lEnciclica Mystici Corporis Christi, come un passo verso un completamento dellecclesiologia del Vaticano II. Direi che la discussione teologica degli anni 30-40, anche 20, era completamente sotto questo segno della parola Mystici Corporis. Fu una scoperta che ha creato tanta gioia in quel tempo ed anche in questo contesto cresciuta la formula: Noi siamo la Chiesa, la Chiesa non una struttura; noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E, naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero noi dei credenti, insieme con lIo di Cristo, la Chiesa; ognuno di noi, non un noi, un gruppo che si dichiara Chiesa. No: questo noi siamo Chiesa esige proprio il mio inserimento nel grande noi dei credenti di tutti i tempi e luoghi. Quindi, la prima idea: completare lecclesiologia in modo teologico, ma proseguendo anche in modo strutturale, cio: accanto alla successione di Pietro, alla sua funzione unica, definire meglio anche la funzione dei vescovi, del Corpo episcopale. E, per fare questo, stata trovata la parola collegialit, molto discussa, con discussioni accanite, direi, anche un po esagerate. Ma era la parola forse ce ne sarebbe anche unaltra, ma serviva questa per esprimere che i vescovi, insieme, sono la continuazione dei Dodici, del Corpo degli apostoli. Abbiamo detto: solo un vescovo, quello di Roma, successore di un determinato apostolo, di Pietro. Tutti gli altri diventano successori degli Apostoli entrando nel

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Corpo che continua il Corpo degli apostoli. Cos proprio il Corpo dei vescovi, il collegio, la continuazione del Corpo dei Dodici, ed ha cos la sua necessit, la sua funzione, i suoi diritti e doveri. Appariva a molti come una lotta per il potere, e forse qualcuno anche ha pensato al suo potere, ma sostanzialmente non si trattava di potere, ma della complementariet dei fattori e della completezza del Corpo della Chiesa con i vescovi, successori degli apostoli, come elementi portanti; ed ognuno di loro elemento portante della Chiesa, insieme con questo grande Corpo.

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Rimettiamo il Signore al centro della nostra vita
17 febbraio: Angelus in piazza San Pietro Cari fratelli e sorelle! Mercoled scorso, con il tradizionale rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima, tempo di conversione e di penitenza in preparazione alla Pasqua. La Chiesa, che madre e maestra, chiama tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito, a ri-orientarsi decisamente verso Dio, rinnegando lorgoglio e legoismo per vivere nellamore. In questo Anno della fede la Quaresima un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come criterio-base della nostra vita e della vita della Chiesa. Ci comporta sempre una lotta, un combattimento spirituale, perch lo spirito del male naturalmente si oppone alla nostra santificazione e cerca di farci deviare dalla via di Dio. Per questo, nella prima domenica di Quaresima, viene proclamato ogni anno il Vangelo delle tentazioni di Ges nel deserto.Ges infatti, dopo aver ricevuto linvestitura come Messia - Unto di Spirito Santo - al Battesimo nel Giordano, fu condotto dallo stesso Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Al momento di iniziare il suo ministero pubblico, Ges dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva. Ma queste tentazioni sono anche false immagini delluomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone. Gli evangelisti Matteo e Luca presentano tre tentazioni di Ges, diversificandosi in parte solo per lordine. Il loro nucleo centrale consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando pi importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realt sono il potere e ci che soddisfa

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i bisogni primari. In questo modo, Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta pi, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni in gioco la fede, perch in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire lio o Dio? Linteresse individuale oppure il vero Bene, ci che realmente bene? Come ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della discesa di Ges nella nostra condizione umana, nellabisso del peccato e delle sue conseguenze. Una discesa che Ges ha percorso sino alla fine, sino alla morte di croce e agli inferi dellestrema lontananza da Dio. In questo modo, Egli la mano che Dio ha teso alluomo, alla pecorella smarrita, per riportarla in salvo. Come insegna santAgostino, Ges ha preso da noi le tentazioni, per donare a noi la sua vittoria (cfr Enarr. in Psalmos, 60,3: PL 36, 724). Non abbiamo dunque paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male: limportante che lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. E per stare con Lui rivolgiamoci alla Madre, Maria: invochiamola con fiducia filiale nellora della prova, e lei ci far sentire la potente presenza del suo Figlio divino, per respingere le tentazioni con la Parola di Cristo, e cos rimettere Dio al centro della nostra vita.

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Avete portato con me il peso del ministero petrino
23 febbraio: discorso ai membri della Curia Romana al termine degli Esercizi spirituali di Quaresima Cari fratelli, cari amici! Alla fine di questa settimana spiritualmente cos densa, rimane solo una parola: grazie! Grazie a voi per questa comunit orante in ascolto, che mi ha accompagnato in questa settimana. Grazie, soprattutto, a lei, eminenza, per queste camminate cos belle nelluniverso della fede, nelluniverso dei Salmi. Siamo rimasti affascinati dalla ricchezza, dalla profondit, dalla bellezza di questo universo della fede e rimaniamo grati perch la Parola di Dio ci ha parlato in nuovo modo, con nuova forza. Arte di credere, arte di pregare era il filo conduttore. Mi venuto in mente il fatto che i teologi medievali hanno tradotto la parola logos non solo con verbum, ma anche con ars: verbum e ars sono intercambiabili. Solo nelle due insieme appare, per i teologi medievali, tutto il significato della parola logos. Il Logos non solo una ragione matematica: il Logos ha un cuore, il Logos anche amore. La verit bella, verit e bellezza vanno insieme: la bellezza il sigillo della verit. E tuttavia lei, partendo dai Salmi e dalla nostra esperienza di ogni giorno, ha anche fortemente sottolineato che il molto bello del sesto giorno espresso dal Creatore permanentemente contraddetto, in questo mondo, dal male, dalla sofferenza, dalla corruzione. E sembra quasi che il maligno voglia permanentemente sporcare la creazione, per contraddire Dio e per rendere irriconoscibile la sua verit e la sua bellezza. In un mondo cos marcato anche dal male, il Logos, la Bellezza eterna e lArs eterna, deve apparire come caput cruentatum. Il Figlio incarnato, il Logos incarnato, coronato con una corona di spine; e tuttavia

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proprio cos, in questa figura sofferente del Figlio di Dio, cominciamo a vedere la bellezza pi profonda del nostro Creatore e Redentore; possiamo, nel silenzio della notte oscura, ascoltare tuttavia la Parola. Credere non altro che, nelloscurit del mondo, toccare la mano di Dio e cos, nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere lAmore. Eminenza, grazie per tutto e facciamo ancora camminate, ulteriormente, in questo misterioso universo della fede, per essere sempre pi capaci di orare, di pregare, di annunciare, di essere testimoni della verit, che bella, che amore. Alla fine, cari amici, vorrei ringraziare tutti voi, e non solo per questa settimana, ma per questi otto anni, in cui avete portato con me, con grande competenza, affetto, amore, fede, il peso del ministero petrino. Rimane in me questa gratitudine e anche se adesso finisce lesteriore, visibile comunione - come ha detto il cardinale Ravasi - rimane la vicinanza spirituale, rimane una profonda comunione nella preghiera. In questa certezza andiamo avanti, sicuri della vittoria di Dio, sicuri della verit della bellezza e dellamore. Grazie a tutti voi.

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7 Il Signore mi chiama a salire sul monte


24 febbraio: lultimo Angelus in piazza San Pietro Cari fratelli e sorelle! Grazie per il vostro affetto! Oggi, seconda domenica di Quaresima, abbiamo un Vangelo particolarmente bello, quello della Trasfigurazione del Signore. Levangelista Luca pone in particolare risalto il fatto che Ges si trasfigur mentre pregava: la sua unesperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Ges vive su un alto monte in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli sempre presenti nei momenti della manifestazione divina del Maestro (Lc 5,10; 8,51; 9,28). Il Signore, che poco prima aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre ai discepoli un anticipo della sua gloria. E anche nella Trasfigurazione, come nel Battesimo, risuona la voce del Padre celeste: Questi il figlio mio, leletto; ascoltatelo! (9,35). La presenza poi di Mos ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dellantica Alleanza, quanto mai significativa: tutta la storia dellAlleanza orientata a Lui, il Cristo, che compie un nuovo esodo (9,31), non verso la terra promessa come al tempo di Mos, ma verso il Cielo. Lintervento di Pietro: Maestro, bello per noi essere qui (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta santAgostino: [Pietro] sul monteaveva Cristo come cibo dellanima. Perch avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lass era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perci una santa condotta? (Discorso 78,3: PL 38,491). Meditando questo brano del Vangelo, possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto, il primato della preghiera, senza la quale tutto limpegno dellapostolato e

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della carit si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che d respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma lorazione riconduce al cammino, allazione. Lesistenza cristiana ho scritto nel Messaggio per questa Quaresima consiste in un continuo salire il monte dellincontro con Dio, per poi ridiscendere portando lamore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio (n. 3). Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolare rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a salire sul monte, a dedicarmi ancora di pi alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo proprio perch io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo pi adatto alla mia et e alle mie forze. Invochiamo lintercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Ges, nella preghiera e nella carit operosa.

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8 Non mi sono mai sentito solo


27 febbraio: lultima udienza generale in piazza San Pietro Venerati fratelli nellepiscopato e nel presbiterato! Distinte autorit! Cari fratelli e sorelle! Vi ringrazio di essere venuti cos numerosi a questa mia ultima udienza generale. Grazie di cuore! Sono veramente commosso! E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nellinverno. Come lapostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anchio sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e cos alimenta la fede nel suo popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le notizie che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Ges Cristo, e della carit che circola realmente nel corpo della Chiesa e lo fa vivere nellamore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo. Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perch abbiamo piena conoscenza della sua volont, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perch possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10). In questo momento, c in me una grande fiducia, perch so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verit del Vangelo la forza della Chiesa, la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunit dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verit e nella cari-

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t. Questa la mia fiducia, questa la mia gioia. Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho gi espresso pi volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perch mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getter le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. E otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non mia, non nostra, ma sua. E il Signore non la lascia affondare; Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perch cos ha voluto. Questa stata ed una certezza, che nulla pu offuscare. Ed per questo che oggi il mio cuore colmo di ringraziamento a Dio perch non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore. Siamo nellAnno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre pi in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ci che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che

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ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano. S, siamo contenti per il dono della fede; il bene pi prezioso, che nessuno ci pu togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo! Ma non solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non solo nella guida della barca di Pietro, anche se la sua prima responsabilit Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosit e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari fratelli cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei collaboratori, ad iniziare dal mio segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedelt in questi anni; la segreteria di Stato e lintera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nellombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umilt sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla Chiesa di Roma, la mia diocesi! Non posso dimenticare i fratelli nellepiscopato e nel presbiterato, le persone consacrate e lintero popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anchio ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carit pastorale che il cuore di ogni Pastore, soprattutto del vescovo di Roma, del Successore dellapostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera, con il cuore di padre. Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia

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gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio. A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo, che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. S, il Papa non mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo cos grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. vero che ricevo lettere dai grandi del mondo dai capi di Stato, dai capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dallessere insieme con Cristo Ges, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si pu toccare con mano che cosa sia Chiesa non unorganizzazione, unassociazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel corpo di Ges Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verit e del suo amore, motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa viva oggi! In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione pi giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravit e anche novit, ma con una profonda serenit danimo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.

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Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravit della decisione stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre chi assume il ministero petrino non ha pi alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per cos dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nellabbraccio della vostra comunione; perch non appartiene pi a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui. Il sempre anche un per sempre - non c pi un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare allesercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto pi la potest dellofficio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per cos dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sar di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente allopera di Dio. Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione cos importante. Io continuer ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito cos rilevante, e per il nuovo Successore dellapostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito. Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perch accompagni ciascuno di noi e lintera comunit

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ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia. Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che lunica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci accanto, non ci abbandona, ci vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!

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9 La Chiesa una realt vivente


28 febbraio: il saluto al Collegio cardinalizio nellultimo giorno di pontificato Venerati e cari fratelli! Con grande gioia vi accolgo e porgo a ciascuno di voi il mio pi cordiale saluto. Ringrazio il cardinale Angelo Sodano che, come sempre, ha saputo farsi interprete dei sentimenti dellintero Collegio: Cor ad cor loquitur. Grazie eminenza di cuore. E vorrei dire riprendendo il riferimento allesperienza dei discepoli di Emmaus che anche per me stata una gioia camminare con voi in questi anni, nella luce della presenza del Signore risorto. Come ho detto ieri davanti alle migliaia di fedeli che riempivano piazza San Pietro, la vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero. In questi otto anni, abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a momenti in cui qualche nube si addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che lanima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo, che solo pu illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare il Signore che ci ha fatti crescere nella comunione, e insieme pregarlo di aiutarvi a crescere ancora in questa unit profonda, cos che il Collegio dei cardinali sia come unorchestra, dove le diversit espressione della Chiesa universale concorrano sempre alla superiore e concorde armonia. Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi - possiamo dire - la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da unespressione di Romano Guardini, scritta proprio nellanno in cui i Padri del

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Concilio Vaticano II approvavano la costituzione Lumen Gentium, nel suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perci le parole di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa non unistituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realt vivente Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore Cristo. stata la nostra esperienza, ieri, mi sembra, in piazza: vedere che la Chiesa un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa nel mondo, ma non del mondo: di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per questa vera ed eloquente anche laltra famosa espressione di Guardini: La Chiesa si risveglia nelle anime. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime, che - come la Vergine Maria - accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne e, proprio nella loro povert e umilt, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dellIncarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi e tutti i luoghi. Rimaniamo uniti, cari fratelli, in questo Mistero: nella preghiera, specialmente nellEucaristia quotidiana, e cos serviamo la Chiesa e lintera umanit. Questa la nostra gioia, che nessuno ci pu togliere. Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuer ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinch siate pienamente docili allazione dello Spirito Santo nellelezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio cardinalizio, c anche il futuro Papa al quale gi oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Per questo, con affetto e riconoscenza, vi imparto di cuore la benedizione apostolica.

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10 Ora sono un semplice pellegrino


28 febbraio: il congedo a Castel Gandolfo Grazie! Grazie a voi! Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto. Voi sapete che questo mio giorno diverso da quelli precedenti; non sono pi Sommo Pontefice della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sar ancora, poi non pi. Sono semplicemente un pellegrino che inizia lultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dellumanit. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia Benedizione. Ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buona notte! Grazie a voi tutti!

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Copyright 2013 by Avvenire. Guida alla lettura I pilastri della cattedrale Nulla per s tutto per Cristo CAPITOLO 1 Leco dellannuncio Tutti stretti a Pietro La guida Cristo Cresca il vero Concilio LItalia per Benedetto Il tempo della preghiera Il popolo di Benedetto Il professor Ratzinger Il Conclave allorizzonte Verso lultimo Angelus Sotto la finestra di Benedetto Pregher per lItalia Sul monte della preghiera Lo sguardo va oltre La croce e voi, per sempre Il pellegrino obbediente Ora la Chiesa attende In preghiera verso il Conclave CAPITOLO 2 In dialogo con il mondo Parole per il XXI secolo Il volto e le radici Il linguaggio della bellezza La memoria e lidentit La svolta della Caritas in veritate I punti fermi Uno sguardo pi grande Un cammino di purificazione Un cuore solo Religioni in dialogo La Chiesa di tutti Un padre e un maestro La fede e il rito La Citt di Pietro Un Paese con lui Le voci dei continenti Grazie perch... Breve dizionario ratzingeriano CAPITOLO 3 Necessario il vigore di corpo e animo Il Signore non si stanca di bussare alla nostra porta Le divisioni deturpano il volto della Chiesa Il vero Vaticano II, via del rinnovamento Rimettiamo il Signore al centro della nostra vita Avete portato con me il peso del ministero petrino Il Signore mi chiama a salire sul monte Non mi sono mai sentito solo La Chiesa una realt vivente Ora sono un semplice pellegrino

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