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Collegio di Diritto Romano

Homo, caput, persona La costruzione giuridica dellidentit nellesperienza romana (dall'epoca di Plauto a Ulpiano)
Gennaio 2008

Prof. Alessandro Corbino Lo status familiae 1. La nostra informazione su ci che chiamiamo regime familiare romano dipende come in ogni campo al quale lo studio del diritto antico pu essere indirizzato da vari fattori condizionanti, due dei quali giocano tuttavia, nel nostro caso (per la speciale relazione che la materia ha con fattori di ordine culturale e perci ideologico), un ruolo particolarmente rilevante. a) Il primo costituito dal fatto che il nostro accesso alla informazione sul suo assetto pi risalente del regime familiare romano , di norma, affidato a sedimentazioni storiche di esso (nei suoi aspetti di sistema e in quelli di dettaglio), maturate in tempi nei quali esso aveva gi (per sicure informazioni pervenuteci al riguardo) subito rilevanti mutamenti, rispetto alla situazione pi antica. b) Il secondo rappresentato dalla speciale interdipendenza che, nella materia, hanno i vari aspetti che la concernono e dal fatto tuttavia (inevitabile) che il complesso delle fonti disponibili molto disomogeneo (per natura di esse, risalenza specifica e contestualit rispetto ai fatti di cui trattano) e, soprattutto, per lampiezza di copertura che tali fonti assicurano ai diversi aspetti del regime che vogliamo osservare. Ricostruire la storia generale del sistema familiare romano come oggi dobbiamo pure tentare assai pi complesso e difficile di quel che potrebbe essere la ricostruzione di alcuni singoli aspetti di esso. Solo se avessimo, ovviamente, uninformazione in grado di farci ricostruire con uno stesso adeguato livello di attendibilit (quale possibile invece per il suo assetto pi recente) anche ogni aspetto pi antico del medesimo, sarebbe possibile aspirare a risultati in grado di ricostruire un quadro di sistema, se non pienamente affidabile almeno complessivamente sufficientemente fermo per rendere la nostra fotografia ancorch distante dallimmagine che raffigura abbastanza nitida almeno nei suo elementi fondanti. Ci purtroppo come tutti sappiamo non . Almeno con riferimento al tempo che precede gli inizi del II secolo a.C. che costituisce il momento storicamente pi alto nel quale linformazione comincia a fluire con sufficiente continuit e ricchezza non vi aspetto (a cominciare da quello relativo alla

interpretazione generale del sistema familiare romano) sul quale non si sia formata perci una letteratura orientata in modo anche considerevolmente divergente. Ne derivata com a tutti noto una profonda divisione sia sulla interpretazione complessiva del regime familiare (delle sue giustificazioni storiche cio e della sua pi precisa originaria natura), sia sulla ricostruzione di molti dei suoi elementi portanti. Su poche cose vi concordanza generale. Quello romano si dice da tutti fu un regime delle relazioni parentali assolutamente originale, rispetto ai paralleli regimi che governavano la materia presso gli altri popoli antichi (sia perch per molti aspetti ci emerge, in effetti, con evidenza, sia perch la circostanza veniva comunque sottolineata dagli stessi Romani ). Altrettanto sicuramente, esso sub nel tempo linfluenza delle trasformazioni profonde intervenute nella cultura materiale per effetto dei mutamenti incisivi che segnarono le ideologie collettive in materia di relazioni interpersonali, a seguito dellimpatto esercitato sulla cultura romana precedente (e perci inducendo importanti comportamenti imitativi e conseguenti riassetti normativi), prima, da modelli socio-culturali divenuti (come quelli greci), tra III e II secolo a.C., molto pi seduttivi (per le mutate condizioni generali) che in passato (i contatti tra Roma e la cultura greca non sono, certo, una novit di quel tempo), poi, da modelli di dirompente eversiva capacit di rivoluzionare come fu del Cristianesimo le convinzioni ataviche circa le relazioni tra luomo e le ragioni e finalit della sua esistenza. Fuori da queste genericissime considerazioni, tutto e tanto pi quanto pi in antico si guarda incerto, discusso e discutibile. 2. Una esposizione ragionata della storiografia sulla organizzazione familiare romana non solo non sarebbe nelle mie forze, ma non sarebbe nemmeno sicuramente compatibile con i tempi e direi anche le finalit del nostro seminario. Mi limiter perci a richiamare lattenzione sulla base di quello che almeno a me sembra sufficientemente evidenziato dalle nostre fonti sui principali aspetti fondativi (e perci di sistema), che hanno connotato il regime familiare romano e che possono considerarsene gli elementi di continuit storica che lo hanno segnato (sia pure con diversa intensit), al di l delle importantissime modificazioni indotte sulla loro stessa disciplina dal mutare nel tempo delle condizioni di contesto (anche meno radicalmente influenti di quelle prima ricordate). 3. Comincer da alcune osservazioni di ordine terminologico. Lespressione status familiae solo una nostra espressione di comodo, mai utilizzata nelle fonti romane, che parlano piuttosto di status hominis, anche con riferimento alla condizione che qui osserviamo. Essa serve bene, tuttavia, a sintetizzare lidea che la

condizione giuridica delle persone pu essere descritta anche dal particolare angolo visuale costituito dalle relazioni che le riguardano a causa della esistenza di una familia che le coinvolge. E in questo senso possiamo dunque continuare a farvi riferimento anche noi. 4. Vediamo di guardare un momento allora al significato che i Romani attribuirono alla espressione familia. Essa ha certamente descritto ad un certo stadio dellevoluzione del linguaggio giuridico un insieme definito di persone: D. 50.16.195.2 (Ulp. 46 ad ed.): iure proprio familiam dicimus plures personas, quae sunt sub unius potestate aut natura aut iure subiectae, ut puta patrem familias, matrem familias, filium familias, filiam familias quique deinceps vicem eorum sequuntur, ut puta nepotes et neptes et deincepscommuni iure familiam dicimus omnium adgnatorum: altrettanto certo, tuttavia, che in un suo significato antico essa ha fatto riferimento anche ad un insieme definito di cose. In tale significato, ricorreva sicuramente ancora anche se non esclusivamente nelle XII tavole : D. 50.16.195.1 (Ulp. 46 ad ed.): familiae appellatio qualiter accipiatur, videamus. et quidem varie accepta est: nam et in res et in personas deducitur. in res, ut puta in lege duodecim tabularum his verbis adgnatus proximus familiam habeto. ad personas autem refertur familiae significatio ita, cum de patrono et liberto loquitur lex: ex ea familia, inquit, in eam familiam: et hic de singularibus personis legem loqui constat. giustificato convincimento comune sostenuto del resto da un cospicuo numero di testi che lo confortano che nella disposizione ricordata da Ulpiano circa loggetto della successione delladgnatus proximus nella legislazione decemvirale, familia significasse patrimonio (ricchezza appartenente al pater ereditando) . Il contesto normativo che la comprendeva non d, del resto, luogo a possibili dubbi. XII TAB. 5 .3-5: UTI LEGASSIT SUPER PECUNIA TUTELAVE SUAE REI, ITA IUS ESTO. SI INTESTATO MORITUR, CUI SUUS HERES NEC ESCIT, ADGNATUS PROXIMUS FAMILIAM HABETO. SI ADGNATUS NEC ESCIT, GENTILES FAMILIAM [HABENTO]. La familia (in senso reale) spettava dunque, in morte del pater che non avesse fatto testamento, in primo luogo al suus (espressione

che certamente comprende ogni discendente diretto in potestate) e, in mancanza di lui, alladgnatus proximus. Solo in mancanza anche di costui sarebbero stati chiamati in causa i gentiles. Tralasciando tutta una serie non indifferente di problemi di dettaglio (che vanno dai vincoli operanti per il pater in presenza di sui, al pi preciso contenuto di familia, in relazione soprattutto al rapporto di essa con la pecunia, al meccanismo di acquisizione operante per i gentiles ), di certo accadeva per che i sui e gli adgnati non succedevano allo stesso modo. I sui succedevano infatti come heredes necessarii , gli adgnati come voluntarii. Per i sui operava il principio della successio in locum, per gli adgnati no . Tra i sui si instaurava il consortium, tra gli adgnati no. Per i sui valevano probabilmente regole particolari anche in materia di successione nei sacra, nel ius sepulchri , nel patronato . Dunque i due gruppi considerati (sui ed adgnati) avevano sulla familia un diritto diverso, definito in relazione alla loro diversa relazione personale con lereditando. Se ora torniamo allora al significato personale di familia, dovremo constatare che esso si presenta, come abbiamo gi visto, articolato: D. 50.16.195.2 (Ulp. 46 ad ed.): Familiae appellatio refertur et ad corporis cuiusdam significationem, quod aut iure proprio ipsorum aut communi universae cognationis continetur. iure proprio familiam dicimus plures personas, quae sunt sub unius potestate aut natura aut iure subiectae, ut puta patrem familias, matrem familias, filium familias, filiam familias quique deinceps vicem eorum sequuntur, ut puta nepotes et neptes et deinceps. pater autem familias appellatur, qui in domo dominium habet, recteque hoc nomine appellatur, quamvis filium non habeat: non enim solam personam eius, sed et ius demonstramus: denique et pupillum patrem familias appellamus. et cum pater familias moritur, quotquot capita ei subiecta fuerint, singulas familias incipiunt habere: singuli enim patrum familiarum nomen subeunt. idemque eveniet et in eo qui emancipatus est: nam et hic sui iuris effectus propriam familiam habet. communi iure familiam dicimus omnium adgnatorum: nam etsi patre familias mortuo singuli singulas familias habent, tamen omnes, qui sub unius potestate fuerunt, recte eiusdem familiae appellabuntur, qui ex eadem domo et gente proditi sunt. Familia indica due diversi insiemi di persone. Il primo (familia proprio iure) si estende solo ai discendenti in potestate (dunque guardando dal punto di vista ereditario ai sui). Il secondo (familia communi iure) si estende invece a comprendere tutti coloro che furono, in vita di un determinato pater (o anche che generati da loro lo sarebbero stati, ove nati in vita di lui ), sottoposti di fatto alla sua potestas, ed costituito perci anche dagli adgnati, ai quali tuttavia esso si ferma. Leventuale ulteriore legame tra persone definito dalla gentilitas (che almeno giuridicamente riguarda per,

com noto, una parte soltanto della popolazione romana: quella patrizia) opera su un piano distinto . Il legame personale non d luogo in questo caso ad un terzo tipo di relazione familiare (bench la familia in senso reale possa divenire, eventualmente, oggetto anche di loro pretese). Cos come insomma esiste un diritto distinto sulla familia dei sui e degli adgnati, cos le persone che quel diritto hanno costituiscono due insieme diversi, ciascuno dei quali definito dal tipo di attesa che ciascuno di coloro che ad esso appartengono pu vantare sulla familia (in senso reale) medesima. Il significato personale di familia sembra insomma legato (anzi: sembra in verit da esso derivato) al tipo di relazione privilegiata che uno specifico insieme di personae ha con i beni che costituiscono la ricchezza di un pater. Immediata tanto da giustificare successione necessaria e consorzio la relazione dei discendenti. Solo prossima (e perci rilevante in via escludente gli altri, ma non identica a quella dei sui) quella degli adgnati. Possiamo allora trarre qualche rapida conclusione. Tra le personae un particolare legame nasce dalla discendenza, qualificando la relazione giuridica che ne consegue. La parentela innanzitutto di sangue genera rapporti specifici, che distinguono le personae che ne sono coinvolte (facendone uno specifico insieme legato da una specifica solidariet). E tuttavia: questo legame non nasce dal puro fatto naturale della discendenza. Esso come sappiamo coinvolge unicamente coloro che discendono da personae a loro volta legate da una particolare relazione esclusiva (non pu riguardare che due sole persone), complessa nelle motivazioni e nelle finalit, connotata da specifici requisiti distintivi (e perci considerata iustum matrimonium). Tale relazione per assumere la conseguente qualificazione deve essere stabile nelle intenzioni di coloro che vi danno vita e deve essere anche socialmente e religiosamente approvata. Deve riguardare perci persone tra le quali permessa dal diritto e deve essere obbiettivamente riconoscibile come dotata delle caratteristiche richieste. Solo quando la discendenza deriva da una tale unione, essa assume rilievo giuridico familiare. disciplinata dal principio patrilineare, genera diritti e doveri che non nascono quando lunione non ha quella specifica qualificazione. Questa dipendenza della filiazione che determina legami non solo personali, ma anche patrimoniali con il padre dal matrimonio (quale unione appunto stabile e giuridicamente qualificata di un uomo e di una donna) costituisce il quid proprium che la distingue da ogni altra discendenza naturale e le attribuisce un regime giuridico specifico. Ne fa ci che d vita a relazioni familiari.

Ecco dunque un primo dato di sistema rintracciabile. Al centro del regime familiare romano sta da sempre il matrimonium come fatto che lo genera e lo giustifica. Senza matrimonio non si formano insiemi di persone, che abbiano una rilevanza giuridica come tali (familia proprio e communi iure) e che siano caratterizzati (al punto da ricevere nome dalla circostanza) dalla possibilit di vantare in assenza di testamento diritti successori sulla familia (in senso reale). 5. Allaltra domanda che sul piano terminologico si pone (perch si parli cio, per la familia, o comunque anche per la familia, di persone) meno facile rispondere. Lespressione persona non esclusivamente relativa allessere umano e tuttavia vi si collega strettamente. Di origine probabilmente etrusca, essa indica anche nel linguaggio dei giuristi innanzitutto lessere umano in quanto tale, bench ci non ne comporti la necessit di una considerazione giuridica uniforme. persona cos chi libero come chi schiavo (Gai. 1.121; 2.187; 3.189). Chi cittadino e chi straniero (Gai. 1.12; 1.17; 1.30). Chi giuridicamente indipendente (sui iuris) e chi invece non lo (alieni iuris): Gai. 1.48;1.51. Chi uomo e chi donna (Gai. 1.59-60) Ma persona anche lentit puramente giuridica (dunque una realt non naturale, ma concettuale), assimilabile per certi aspetti ad un essere umano e come tale perci talora trattata. Cicerone parla di persona civitatis (de off. 1.30.107; 1.32.115; 1.34.124); Ulpiano (D. 4.2.9.1) contrappone la persona singularis (che egli identifica con lindividuo) a quella che costituita da un insieme di individui (populus, curia, collegium, corpus) che riceve considerazione unitaria: appunto anchessa corpus. Ed persona nel linguaggio corrente, com noto anche la maschera teatrale, la struttura materiale destinata a dare una determinata sembianza (quella necessaria in relazione alle circostanze) allessere umano, permettendone cos la considerazione che, ai fini scenici, se ne desidera. Non mai persona invece ci che per natura (come gli animali) altro dalluomo, anzi se ne distingue per fatti essenziali. Luso della espressione sembra insomma legarsi ad un problema di qualificazione, piuttosto che di mera rappresentazione della realt che descrive. persona luomo, che

da un diverso speciale riguardo, considerato invece res (come lo schiavo) ed persona ci che uomo non , ma pu ricevere, sotto uno speciale riguardo, considerazione (sociale: la maschera; o giuridica: lente collettivo) assimilabile alluomo. persona dunque una realt identificata per la sua forma, naturale (uomo) o artificiale, e questa, a sua volta, materiale o ideale (maschera, ente collettivo). E tuttavia avvicinabile alla realt che le fa da paradigma (luomo) solo quando essa presenti determinate caratteristiche, oggettive e perci riconoscibili. Ma non uomo (e dunque non pu essere persona) il nascituro (che in rerum natura, ma non appunto ancora in rebus humanis). Per le conoscenze del tempo, la sua forma individua sar osservabile infatti solo alla nascita (con le caratteristiche naturali, che ne permetteranno per altro la sussunzione tra gli uomini e da qui tra le personae solo in presenza di determinate fattezze, e tra queste anche una individuazione pi specifica, a cominciare da quella sessuale: uomo, donna). Mentre pu esserlo invece il nato deforme, se la deformit non tale da doverne constatare il suo essere contra formam humani generis e dunque la sua non riferibilit al paradigma. Forse, si pu allora azzardare, distinguendo la persona (realt concettuale) dalluomo (realt naturale), i Romani hanno voluto sottolineare che nel linguaggio giuridico la persona non identificata direttamente dalla sua condizione umana, ma dalla forma giuridica che essa assume in relazione alle circostanze. Un uomo (a sua volta in quanto persona umana, di fattezze cio ordinarie che lo rendono giuridicamente considerabile tale) pu essere perci una persona libera o serva, una persona civis o meno, una persona sui iuris o anche alieno iuri subiecta. Venendo allora al nostro problema, si pu forse dunque osservare che la familia stata, per i Romani, non un insieme di essere umani, ma di personae perch ci che contava per lappartenenza alla medesima non era il fatto naturale (o almeno non era soltanto esso), ma una specifica condizione formale (lessere sub unius potestate, in quanto uomini nati da una unione di specifiche caratteristiche). Persona insomma unespressione che accompagnata da un opportuno elemento di qualificazione: libera, serva, etc. identifica e assimila, e insieme distingue. 6. La considerazione della terminologia permette dunque di raggiungere una prima non irrilevante conclusione. Il regime familiare romano non ha avuto da quando ne possiamo almeno considerare le evidenze conservatesi fondamenti naturali, ma giuridici. Ha riguardato la disciplina delle relazioni

intercorrenti tra determinate personae in ragione di un vincolo giuridico (la nascita da un certo tipo di unione), che generava attese (che nessun altra relazione naturale permetteva di vantare e che, tuttavia, non erano assolute) su un insieme particolare identificato anchesso con criteri giuridici di cose. Il che concorre a far considerare con diffidenza lidea che la familia romana (in senso personale), come noi almeno la conosciamo, possa avere avuto origini pre-cittadine e che lassetto interno delle relazioni che essa determinava possa avere avuto perci giustificazione politica. La sua esistenza dipende da qualificazioni giuridiche, e dunque derivate dallordinamento che le giustifica. 7. Al centro del regime familiare romano (fondamento e giustificazione di esso) fu il matrimonium. Del suo regime pi antico non conosciamo, per la verit, molto. E tuttavia anche di esso alcuni elementi di caratterizzazione possono sicuramente cogliersi. Il primo costituito dalla sua non uniforme disciplina (in relazione alle circostanze che gli davano esistenza). Requisito sicuramente essenziale, generale ed insuperabile era la liceit dellunione. Tra personae tra le quali mancasse il connubium per ragioni di carattere politico, di stato o anche naturale non sorgeva matrimonium. Le loro unioni quando non fossero anche nefariae, e dunque sotto ogni profilo irrilevanti, anzi perseguite ricevevano una considerazione giuridica distinta. Non nascevano relazioni giuridiche dei figli con il padre ed esse non davano perci origine ad alcun gruppo familiare. La filiazione che ne derivava creava soltanto una parentela naturale, che assumeva rilievo unicamente con riferimento alla discendenza materna. Fermo tutto questo, il matrimonium (come relazione qualificata tra persone tra le quali vi fosse anche conubium) poteva tuttavia configurarsi in modo vario (sia nei suoi presupposti costitutivi, sia negli effetti che ne scaturivano). Esso nasceva innanzitutto (come sottolinea per altro la tradizione), da nuptiae (cerimonie complesse in cui confluivano elementi religiosi e sociali che ne esplicitavano la volont di costituirlo) nel corso delle quali fosse stata attuata una confarreatio. Di certo, questa presupponendo la possibilit di una comunione di sacra tra i coniugi comportava una preventiva approvazione dellunione da parte del collegio pontificale, determinava la integrazione della donna, quale loco filiae del vir, nel gruppo agnatizio di lui, la interruzione della soggezione potestativa dei coniugi ai loro patres, lacquisto, da parte dei loro filii della condizione giuridica di patrimi et matrimi (rilevante per il

rivestimento di cariche sacerdotali). Meno certo invece il fatto che essa fosse possibile solo per gli appartenenti al patriziato. Ma il matrimonium poteva gi in antico nascere anche da una convivenza attuata a seguito di nuptiae nelle quali per volont o necessit (assenza, ad esempio, del consenso pontificale) non fosse intervenuta una confarreatio. Lo sottolinea la tradizione quando ricorda la possibilit (largamente predecemvirale) di una conventio in manum (dunque di un effetto civile) delle donne nuptae realizzata usu, per effetto dunque della semplice attuazione di una convivenza matrimoniale protratta per un tempo sufficiente a giustificare anche la attribuzione alla donna di quella speciale condizione giuridica, socialmente considerata quella pi appropriata alla sua posizione di uxor romana. Dunque: sin da epoca molto risalente, le unioni matrimoniali potevano ricevere una disciplina non uniforme in relazione ai fatti che le costituivano. Nuptiae confarreatae e nuptiae altre producevano entrambe matrimonium. Ma quello che nasceva dalle prime aveva conseguenze giuridiche diverse da quello che nasceva dalle seconde. Entrambi in quanto fondati su nuptiae lecite (perci iustae) davano origine ad una filiazione che definiva uno speciale rapporto tra il padre e i figli (questi erano sui, come tali in potestate) e dalla quale derivavano anche legami di solidariet che avrebbero mantenuto nei limiti definiti da quella che si dir familia communi iure il loro rilievo giuridico anche oltre la vita del padre. E tuttavia: in un caso (matrimonium da nuptiae confarreatae) effetti ulteriori sulla filiazione (patrimi et matrimi), effetti sulla donna (conventio in manum, comunione dei sacra, con i conseguenti doveri che ne venivano), effetti nei confronti dei gruppi di origine (liberazione dei coniugi dalla soggezione potestativa), vincoli anche certamente in ordine alla possibilit di scioglimento dellunione, esclusa in linea di principio. Nellaltro (matrimonium da nuptiae non confarreatae), solo eventuale possibilit di conventio in manum della donna (forse anche con effetti non identici sul piano della interruzione della sua soggezione alla potestas paterna) e sicura pi facile possibilit di scioglimento dellunione (non avrebbe altrimenti senso la necessit per la conventio in manum della sua durata almeno annuale). Essenziale insomma da sempre il matrimonio (come unione qualificata da speciali presupposti) per la fondazione di un gruppo familiare, e tuttavia regime diverso di esso (in qualche misura influente sul conseguente regime familiare), in relazione ai fatti che ne fondano la sua costituzione.

8. Vediamo di spostare allora ora lattenzione sul regime familiare in s.

La coppia unita in matrimonio aveva gi allaltezza almeno delle XII tavole talora (dipendeva ovviamente dalle sue condizioni economiche e sociali) una indipendenza fisica (essa si collocava perci in una propria domus, urbana o rustica che essa fosse, distinta dalla domus dei genitori), spesso anche unagiatezza sostenuta dalla intervenuta costituzione di una dos (la tradizione ne parla come di un istituto particolarmente antico, al punto da prevedere specifici obblighi dei clientes anche al riguardo), talora (nuptiae confarreatae) anche una indipendenza economica e giuridica piena dai propri gruppi familiare di origine (con i quali il marito conservava solo le relazioni della familia communi iure ed entrambi quelle derivanti dalla cognazione). Se essa viveva in una propria domus (come doveva essere la regola) e se il marito era anche sui iuris (il che era regola se le nozze erano state confarreatae, dunque compiute seguendo il modello sociale che come ho gi ricordato Dionigi ci dice essere stato quello generalmente osservato), la domus accoglie, con la coppia, i figli (probabilmente in quanto esplicitamente accettati dal pater) che ne discendono (o che ne abbiano eventualmente una condizione assimilata come gli adottivi), le altre personae che la collaborano (i servi) e quelle, ancora, che, a vario altro titolo di dipendenza giuridica, vi si possono eventualmente ritrovare (nexi, personae in causa mancipii, iudicati, addicti). Su tutte queste personae a lui (tutte) giuridicamente legate, il pater esercita un ruolo dominante, secondo schemi giuridici distinti (in relazione alla specifica condizione di ciascuna di queste persone: uxor, figli, schiavi, altri dipendenti), che danno vita ad un quadro complesso. Tralasciando qui ogni considerazione sulle relazioni di carattere dominicale o determinate da soggezione personale altrimenti giustificata, fermiamoci sulle relazioni familiari. Al riguardo delle quali dobbiamo anche ricordare la possibilit che esse non si estendessero alla uxor (ove questa come possibile, e abbastanza diffuso gi dalle XII tavole non fosse in manu mariti). Per quanto riguarda la uxor, il marito (come tale) ha certamente un potere direttivo che fa di lei una persona che come dice Dionigi (che riferisce questi costumi come indotti dalle sagge leggi dei primi re) vive secondo il modo del marito, gli obbedisce in tutto ed per questo virtuosa; meritevole dunque di una completa fiducia, che la fa considerare in casa domina quanto lui. Questa sua dipendenza dal marito opera, certo, su un piano innanzitutto sociale, prima ancora che giuridico, ma anche il diritto ha in questo il suo ruolo. Ci che induce la donna ad un comportamento remissivo non solo il suo spontaneo adeguarsi ad un modello che la vuole tale. Il suo conformarsi o discostarsi da esso non privo infatti di conseguenze giuridiche. Se se ne conforma, preclude al marito la

possibilit di allontanarla da lui . Se se ne discosta, si espone a sanzioni, che vanno ben oltre il suo eventuale allontanamento (che gi comunque per le limitate e colpevoli cause che lo giustificano una sanzione). Chi avesse commesso adulterio o si fosse macchiata di altre colpe gravi (come lubriachezza e laborto) avrebbe rischiato la morte, che il marito avrebbe potuto irrogarle, anche se forse a seguito di un iudicium domesticum (al quale sarebbero stati chiamati a partecipare i parenti di lei). Per quanto riguarda i figli e gli altri discendenti (e le loro mogli), la dominanza paterna si esprime in primo luogo nella disciplina che egli detta per i loro comportamenti. Spetta a lui la educazione dei figli (dunque: listruirli, e il come, o il non istruirli), lavviarli o meno ad una attivit lavorativa (che egli sceglie per loro, talora anche collocandoli in causa mancipii di un altro pater), spetta a lui decidere del loro matrimonio (contraendo sponsali che li riguardano ed esprimendo il suo consenso alle nozze). Spetta al pater correggerne i comportamenti devianti, esercitando il diritto di punirli con sanzioni anche corporali, che possono giungere nei casi pi gravi a comminarne la morte (ancora una volta, tuttavia, non senza un qualche controllo sociale: anche al riguardo la tradizione fa riferimento oltre che al controllo pubblico censorio al ruolo del consilium domesticum, dei prossimi vicini e comunque alla necessaria sussistenza di iustae causae). Dalle XII tavole, gli spetta anche la facolt di trasferirli in causa mancipii come noxae dediti alla vittima di un loro comportamento delittuoso, di cui non voglia sopportare le conseguenze patrimoniali. Bisogna non dimenticare tuttavia che questa condizione di dipendenza non assoluta. Per alcuni atti di speciale rilievo (come le nozze proprie e dei propri figli, leventuale adozione in nepotem ex certo filio che il pater intendesse fare, forse anche la dazione in adozione di figli e nipoti), i discendenti (ancorch in potestate e perci tenuti ad obbedire) sono chiamati ad esprimere il loro essenziale consenso. E va ricordato inoltre che anche un alieni iuris pu assumere la tutela o la cura di estranei. La dominanza paterna su figli e discendenti si esprime anche nel principio che li vuole esclusi dalla possibilit di considerare proprio (suum in senso giuridico) ogni loro acquisto. La familia (come insieme di ci che costituisce la ricchezza del gruppo cui essa destinata a dare sostegno economico) spetta vivo patre unicamente a lui, al quale solo perci anche possibile disporne. Il diritto su di essa dei figli (e della uxor, se in manu e perci a loro, sotto questo profilo, certamente pienamente assimilata) nascer solo dalla eventuale morte intestata del pater, che ne determiner il consortium sulla medesima. La soggezione patrimoniale dei discendenti al pater non esclude tuttavia una loro possibilit di obbligarsi (anche se con un regime che non coinvolge negli effetti il pater). In conclusione: tra pater e membri della familia si instaurano rapporti nei quali la dominanza personale e patrimoniale del pater

certamente rilevante, ma non pu dirsi tuttavia che essa anche in unottica antica e puramente civile possa considerarsi alla stregua di una totale sudditanza (nemmeno in linea di puro principio) dei secondi al primo. Per quanto riguarda infine la condizione di coloro che formano la cerchia di persone costituenti la familia communi iure, essa regolata, per ciascuna delle familiae proprio iure in cui essa si articola, ovviamente dagli stessi principi che abbiamo ora considerato, mentre per i riflessi giuridici che la riguardano direttamente essa genera diritti successori inter se degli adgnati (nei limiti tuttavia gi ricordati della prossimit) e vincoli di solidariet ulteriori tra i medesimi per il caso che si renda necessario lesercizio di tutelae o curatelae, per le quali non sia stato eventualmente altrimenti disposto. 9. La descritta condizione familiare ha rilevanza soltanto nel diritto privato. Dal punto di vista infatti dellordinamento pubblico cittadino, i gruppi familiari non hanno rilevanza giuridica. I diritti politici legati alla cittadinanza sono individuali e indipendenti perci dalla esistenza o meno di legami familiari. Ne sono del tutto escluse le donne (che hanno invece una condizione di diritto privato, pi limitata, rispetto a quella degli uomini, ma comunque rilevante). Patres e filii hanno identici diritti e doveri (possono rivestire cariche, votano individualmente nelle assemblee). La appartenenza ai distretti che organizzano la vita pubblica, anche quando hanno collegamento con lorigine delle personae (come le tre antiquae tribus) lo hanno in un senso dipendente da fattori diversi dalla loro appartenenza familiare, anche se naturalmente da ritenere che questa esercitasse di fatto la sua influenza ai fini della collocazione. Da un lato verosimile infatti che i gruppi familiari seguissero in antico una logica di formazione e di conseguente collocazione nelle singole curiae legata non solo alla comune origine nazionale, ma anche alle relazioni gentilizie e familiari. Dallaltro che anche la loro collocazione nel territorio (intervenute le regiones e le trib territoriali) avvenisse di fatto in termini ordinari di contiguit rispetto ai gruppi parentali pi vicini. Ma tutto questo senza alcun vincolo di necessit. La familia come cerchia di persone tra le quali si definiscono speciali rapporti di solidariet non genera, al di fuori dei diritti e doveri disciplinati dal diritto privato, relazioni giuridicamente rilevanti oltre quelle previste. Anche i vincoli di clientela e di patronato (derivante da manomissione), sono da un punto di vista giuridico vincoli che riguardano direttamente ed esclusivamente le personae che li contraggono. La deditio in fidem e lapplicatio dei clientes avvengono nei confronti di un singolo e non della sua familia e la inosservanza dei doveri che ne derivano genera perci conseguenze solo sui singoli (il patronus e il cliens). La manomissione ha effetti per il liberto e il manumissor, ma non coinvolge i loro familiari.

Da questo punto di vista, va sottolineato anche un ulteriore fatto. Nessuna altra relazione umana genera nel mondo romano vincoli di solidariet giuridicamente rilevanti. Non contano ragioni affettive. Parenti di sangue, nutrici, precettori, amici non hanno alcun diritto. Persino la uxor di un iustum matrimonium che non sia in manu e dunque integrata nel gruppo familiare del marito non avr a lungo diritti successori (il relativo editto pretorio non sembra potersi fare risalire oltre il II secolo a.C., mentre lesistenza di uxores non in manu sicura gi almeno dalle XII tavole). Verso costoro sono possibili solo benefici volontari (donazioni, lasciti ereditari). E lo stesso vale per le solidariet che nascano da fatti politici, religiosi o culturali. Senza dire che anche coloro ai quali sono riconosciute attese lo sono sempre subordinatamente alla inesistenza di una diversa volont testamentaria. Il solo vincolo non familiare che genera reciproche attese anche economiche quello che deriva dal patronato (che lega il liberto al suo manumissor). La familia stata dunque concepita dai Romani come uno strumento di inclusione/esclusione rivolto ad assicurare ad una cerchia definita di persone una condizione di speciale considerazione sotto il profilo dei vincoli di solidariet personale ed economica che reciprocamente le coinvolgono. Il padre ha doveri solo verso i figli in potestate e deve assicurare il suo sostegno (come tutore o curatore) solo a coloro verso i quali lo lega lappartenenza alla familia communi iure. I figli in potestate (ed essi soltanto) hanno doveri forti. Ma hanno anche (al contrario dei figli puramente naturali) protezione e sicurezza personali, diritto ad essere alimentati ed educati, e soprattutto una speciale considerazione ereditaria (non possono essere ignorati senza ragione; succedono ipso iure, in regime tra loro di consortium, e non sono esposti perci al rischio di una eredit giacente). 10. Il regime familiare che abbiamo descritto avr uno sviluppo storico complesso, che ne toccher nel tempo ogni aspetto, stemperandone molti rigori. E tuttavia su un punto la linea di continuit rester fermissima. Dalle origini lontane fino a Giustiniano (che segner la rottura decisa con la tradizione), esso si caratterizzer sempre per il fatto di avere esclusivo fondamento in un matrimonium (inteso come unione qualificata, che si distingue, giuridicamente, da altre analoghe). Anche di questo (intendo dire del matrimonium) cambieranno nel tempo molti aspetti specifici: fatti costitutivi ed estintivi, specifica disciplina delle relazioni che ne dipendono (tra coniugi, tra questi e i loro figli, tra tutti costoro e coloro con i quali vi o vi stata una

relazione di parentela familiare), intensit dei relativi vincoli, estensione della loro rilevanza, etc. Non ne verr meno mai per il suo ruolo discriminante e qualificante, in ordine allo statuto giuridico (personale ed economico) dei figli. I nati da matrimonio (e quelli giuridicamente assimilati a questi) hanno ricevuto per tutto il corso della esperienza romana un trattamento distinto e migliore di quello riservato agli altri discendenti. E questo in nome di una costante attenzione rivolta dalla cultura romana alla preoccupazione di preservare, esaltandone lutilit sociale, la specifica solidariet indotta non tanto da una comunanza di vita, ma da una comunanza sviluppata in nome di valori religiosi, umani ed economici, considerati di tempo in tempo essenziali, come sottolineeranno, nelle loro definizioni, ancora i giuristi imperiali: D. 23.2.1 (Mod. 1 reg.): nuptiae sunt coniunctio maris et feminae et consortium omnis vitae, divini et humani iuris communicatio. Se guardiamo, daltra parte, alle conseguenze legate sul piano storico alla organizzazione dei rapporti familiari concepita e attuata dai Romani, non sar difficile osservare alcune cose, a cominciare dalle finalit molteplici e concorrenti presenti nella concezione romana del matrimonium. In quanto rigorosamente monogamico, esso giova innanzitutto ad assicurare alla donna un rango sociale che la eleva e la distingue. Anche quando essa non sia ammessa ai sacra del marito, n acquisti una condizione che generi verso di lui le stesse attese patrimoniali dei figli (non sia cio anche convenuta in manum di lui), lei la sola donna comunque i cui figli ricevono una considerazione giuridica che li lega anche al padre. Ed a lei sola che spettano in casa gli onori che ne sottolineano il rango, che la distinguono da qualunque altra donna con la quale luomo abbia eventualmente rapporti: il loro venir meno indica una interruzione dellunione (non tanto nel fatto della convivenza), quanto in quello della qualit di essa; se senza causa, essa illecita e perci sanzionata. Il diritto della donna non per sempre (essendo il matrimonium sia pure eccezionalmente da sempre dissolubile). Ma finch il matrimonium esiste esso laccompagna. E analoghe considerazioni valgono per i figli, ai quali la nascita da matrimonio assicura, come abbiamo gi ricordato, una condizione privilegiata. In vita del padre: assistenza e protezione nella crescita. In morte di lui: successione nei beni. Ma la concezione praticata dai Romani delle relazioni familiari ha comportato anche la formazione e consolidazione nel tempo (e con la romanizzazione dei territori conquistati la diffusione anche nello spazio), di modelli culturali che hanno profondamente inciso sui costumi e le pratiche sociali.

Il fatto che i figli abbiano una molto limitata autonomia comportamentale, in quanto esposti ad una perenne soggezione al padre ne mortifica di certo la loro libert privata. Ma li induce anche ad introiettare modelli comportamentali compositivi e solidali piuttosto che individuali e selettivi. Quando acquisiranno da adulti, una libertas pubblica piena (sono cittadini in grado di tenere comportamenti indipendenti e del tutto autonomi da quelli paterni e degli altri familiari), il doverla comporre con la soggezione privata che vi si contrappone li indurr ad un equilibrio che li porter a comprendere che la loro maturazione (con la conseguente possibilit di aspirare a ruoli pubblici riconosciuti) un fatto, prima ancora che fisico (di et), sociale, perci da meritare (del tutto sconosciuta, nel mondo romano, la assunzione a sorte di ruoli pubblici). Cresciuti nella soggezione, i figli si educano alla autodisciplina e ai doveri. Hanno nella parsimonia e nella frugalit (che deriva loro dalla dipendenza patrimoniale e dunque dal rigoroso controllo altrui sui loro comportamenti) un modello praticato e da trasmettere: Horat. Sat. 1.6.65 ss.: 65 atqui si vitiis mediocribus ac mea paucis mendosa est natura, alioqui recta, velut si egregio inspersos reprendas corpore naevos, si neque avaritiam neque sordes nec mala lustra obiciet vere quisquam mihi, purus et insons, ut me collaudem, si et vivo carus amicis, 70 causa fuit pater his; quid multa? pudicum, qui primus virtutis honos, servavit ab omni non solum facto, verum opprobrio quoque turpi 85 nec timuit, sibi ne vitio quis verteret, olim si praeco parvas aut, ut fuit ipse, coactor mercedes sequerer; neque ego essem questus. at hoc nunc laus illi debetur et a me gratia maior. hoc ego commodius quam tu, praeclare senator, milibus atque aliis vivo. quacumque libido est, incedo solus, percontor quanti holus ac far, fallacem circum vespertinumque pererro saepe forum, adsisto divinis, inde domum me ad porri et ciceris refero laganique catinum; cena ministratur pueris tribus et lapis albus pocula cum cyatho duo sustinet, adstat echinus vilis, cum patera guttus, Campana supellex. deinde eo dormitum, non sollicitus, mihi quod cras surgendum sit mane, obeundus Marsya, qui se voltum ferre negat Noviorum posse minoris.
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Allo stesso modo, il costituirsi di un patrimonio familiare che si conserva in primo luogo per i figli (anche perch costruito con il

loro operoso concorso) induce anche il padre ad una gestione scrupolosa dei suoi beni, che ne favorisce laccumulo e ne evita la facile dissipazione. I vincoli giuridici connessi al matrimonium e ai suoi effetti familiari creano insomma vincoli morali (di adesione cio a modelli diffusi, non autoreferenziali) e questi determinano unetica degli individui che ha la sua bussola nella considerazione del bene collettivo perlomeno assieme a quello individuale. Dire, naturalmente, che tutto questo si traducesse in comportamenti sempre fattualmente corrispondenti sarebbe, ovviamente, insensato. Una cosa il modello. Altra la sua concreta storica possibilit di essere attuato. Ma basta leggere Plauto (e le conseguenze indotte sui costumi del tempo dallimpatto con altre culture, come quella greca in particolare) per dovere riconoscere che quando la tradizione sottolinea la peculiarit della cultura romana rispetto alle altre anche per il modello familiare da essa costruito, essa coglie dati originari fondamentali della stessa, che la hanno profondamente segnata. Laffermazione ciceroniana di de off. 1.17.54, secondo cui la familia nei suoi modelli atavici seminarium rei publicae non dichiarazione retorica. Descrive una realt osservata secondo quanto la storia della citt permette di dire. 11. Dal III secolo a.C. in avanti e fino allet cristiana (da cui deriveranno mediate anche da ulteriori fattori culturali nuove grandi spinte al cambiamento), lesperienza romana dei rapporti familiari caratterizzata da una costante tensione (ora pi come nel tempo della repressione dei Baccanali o delle leggi matrimoniali augustee ora meno acuta) tra fattori di discontinuit (legati allallentamento delle antiche concezioni valoriali e allinsorgenza di diffuse aspirazioni individuali ed egualitarie) e fattori di continuit (legati invece alla tenace concorrente preoccupazione di riformare, ma non anche di lasciare travolgere gli aspetti fondamentali dellantica disciplina). La svolta era stata preparata dalla crescita della dimensione territoriale di Roma e dal conseguente intreccio sempre pi complesso di culture diverse che ne era venuto. Tra V e III secolo, Roma aveva intessuto una rete di relazioni territoriali che lavevano portata ad estendere la condivisione dei suoi modelli anche familiari con le popolazioni che essa era venuta sottoponendo alla sua diretta influenza politica. E in questo uno strumento molto importante di assimilazione era stato certamente il riconoscimento sempre pi esteso del connubium, come elemento attraverso il quale sia i Romani emigranti avevano conservato la possibilit di mantenere le prerogative della cittadinanza (non esercitabili senza la corrispondente legittimazione di uneventuale controparte) e di praticare perci anche i propri modelli familiari, sia i non Romani immigrati avevano avuto la possibilit di

unintegrazione sociale rapida (che, gi dalla seconda generazione, avrebbe comportato una condizione pienamente cittadina dei loro discendenti). Il principio tenacemente difeso era stato quello tradizionale: solo iustae nuptiae permettevano la nascita di un matrimonium e delle conseguenti relazioni familiari che ne derivavano. La identit familiare era rimasta insomma affidata allidea del matrimonio come fatto che discriminava le convivenze sotto il profilo dei loro effetti sulla condizione giuridica dei coniugi e quindi di coloro che ne erano generati. E tuttavia molte cose erano venute nel tempo cambiando. Sotto la spinta di fattori molteplici legati da un lato al considerevole (ovviamente, in senso sempre relativo: la cittadinanza si estende, ma sempre in termini molto controllati) allargamento della base sociale interessata, e delle sue non sempre omogenee condizioni culturali e religiose, dallaltro ad una progressiva decadenza della conventio in manum (che gi nelle XII tavole appariva un risultato non sempre voluto, tanto da essersene apprestata la possibilit di impedirne lautomatica instaurazione) si era perduto il rilievo preponderante che avevano avuto un tempo le nuptiae confarreatae come modello sociale dominante. Losservazione della realt sociale, come descritta dai comici (in particolare da Plauto), e conservatasi nella tradizione, mostra che ormai il matrimonium nella realt sociale una relazione, il cui fondamento viene visto nel fatto della sua esistenza, quale denunciato da elementi di riconoscibilit di tipo oggettivo: lintervenuta deductio in domum viri della donna e la sua perdurante considerazione di uxor, non venuta meno cio per una volont interruttiva dichiarata, che appare ormai non pi legata, a sua volta, alle sole iustae causae di un tempo. Ora anche linfertilit un fatto dunque incolpevole pu giustificare (nel senso di non dare luogo alle gravi antiche sanzioni) la interruzione di una relazione matrimoniale: Gell. 17.21.44: Anno deinde post Romam conditam quingentesimo undevicesimo Sp. Carvilius Ruga primus Romae de amicorum sententia divortium cum uxore fecit, quod sterila esset iurassetque apud censores uxorem se liberum quaerundorum causa habere. Alla fine della repubblica, il quadro appare decisamente diverso da quello pi antico, anche se in una logica essenziale che resta di continuit. Matrimonio resta infatti ununione qualificata (per i presupposti giuridicamente richiesti per la sua esistenza, per i suoi peculiari modi di costituirsi e distinguersi da altre convivenze stabilizzate, per i fatti che ne giustificano linterruzione, per gli effetti

familiari che da essa derivano). Resta cio quel che per i Romani sempre stato. Ne cambiano molto per gli elementi di dettaglio sui singoli aspetti che lo riguardano. In qualche caso, ci si osserva da un punto di vista puramente sociale e fattuale, in qualche altro invece anche sul piano dei suoi stessi effetti giuridici familiari, che grazie allintervento del pretore non sono pi inclusivi ed esclusivi negli stessi termini di una volta. La progressiva laicizzazione del matrimonio e lallargamento anche delle causae che potevano giustificarne la interruzione ebbe conseguenze giuridiche importanti, sotto il profilo della analisi del fatto (e degli aspetti volontaristici collegati). Intanto, la volont dei coniugi (e dei loro genitori, ancora richiesta) non solo non ha bisogno di forme di esplicitazione particolari (il che accadeva gi per altro bench il modello fosse invece quello delle nuptiae confarreatae, con il carico di formalit che esse richiedevano anche in antico: si pensi alla donna che anno nupta perseverabat di Gai. 1.111), ma nemmeno vi ricorre pi. Le stesse nuptiae come elemento sociale di rivelazione di unintenzione sono un fatto percepito come, in s, nemmeno socialmente necessario: si giunger a considerare possibile una deductio in domum di una donna ancora impubere, che acquister effetti matrimoniali solo alla maturazione del presupposto fisico richiesto e anche quella che avvenisse in domo viri in assenza di lui; e si ammetter sin dalla fine della repubblica persino, forse, la possibilit di un consenso nuziale di donna absens. Necessario sempre insomma che essa consti. Ma ad osservarlo non aiutano pi ormai, come una volta, le forme (che, ancorch non imposte, comunque di norma ricorrevano). Il che apre a problemi interpretativi del fatto (qualificazione o meno come matrimoniale della convivenza) molto interessanti (dal punto dellanalisi giuridica) e prima sconosciuti. Un noto episodio riferito da Cicerone appare particolarmente significativo: Cic., de orat. 1.183: Quid? Quod usu memoria patrum venit, ut paterfamilias, qui ex Hispania Romam venisset, cum uxorem praegnantem in provincia reliquisset, Romae alteram duxisset neque nuntium priori remisisset, mortuusque esset intestato et ex utraque filius natus esset, mediocrisne res in contentionem adducta est, cum quaereretur de duobus civium capitibus et de puero, qui ex posteriore natus erat, et de eius matre, quae, si iudicaretur certis quibusdam verbis, non novis nuptiis fieri cum superiore divortium, in concubinae locum duceretur? Cic., de orat. 1. 238: Nam, quod maximas centumviralis causas in iure positas protulisti, quae tandem earum causa fuit, quae ab homine eloquenti iuris imperito non ornatissime potuerit dici?

Quibus quidem in causis omnibus, sicut in ipsa M'. Curi, quae abs te nuper est dicta, et in C. Hostili Mancini controversia atque in eo puero, qui ex altera natus erat uxore, non remisso nuntio superiori, fuit inter peritissimos homines summa de iure dissensio. Siamo nellultimo secolo della repubblica. E di fronte ad una questione non solo propostasi nei fatti, ma soprattutto oggetto di una summa dissensio de iure inter peritissimos homines. Nella quale dunque entrambe le posizioni potevano teoricamente trovare accoglimento. Cicerone accostandola alla causa curiana mostra con evidenza che ci che fu oggetto di controversia fu se quanto doveva in quel caso accertarsi lo si potesse solo con criteri formali (la notificazione del ripudio), ovvero anche con criteri sostanziali indipendenti. La intervenuta morte senza invio del ripudio, ma in costanza di convivenza con la seconda donna, poteva bene valere a dimostrare avranno argomentato i sostenitori della natura matrimoniale della seconda unione che luomo, non avendo mutato avviso fino alla morte, aveva perseverato nel considerare la seconda unione come unione matrimoniale e dunque la prima come interrotta. Linvio del repudium non era, del resto, un atto recettizio. Valeva a dimostrare lintenzione interruttiva, ma non richiedeva, per essere efficace, che il destinatario ne prendesse conoscenza (tanto da valere anche se destinatario ne fosse un infermo di mente). La sua rilevanza dipendeva solo dalla seriet della volont manifestata. Importante era la notoriet sociale (non dellinteressato diretto) della stessa. Circa un secolo o poco pi in avanti (siamo ora nel 48 d.C.) fu considerato valido matrimonio (per la pubblicit che le nozze avevano avuto) quello tra Messalina e Silio, avvenuto mentre Claudio era assente per un viaggio e ignorava quanto stava accadendo. Lo spostamento dellattenzione sul fatto in s, indipendentemente dalle forme che ne avevano eventualmente assecondato la costituzione, induce a nuove e pi approfondite riflessioni sugli indicatori che qualificano come matrimoniale una convivenza stabile. necessario cos di certo che essa abbia honor matrimonii e denunci una perseverante coerente volont (affectio maritalis). Ma pur sempre in senso relativo: altro lhonor richiesto, ad esempio, se luomo ha rango senatoriale, altro quello proprio di una persona di condizione comune (e ci indipendentemente dal rango in s della donna, purch naturalmente non priva di connubium rispetto alluomo). E cos via per tutto ci che pu avere rilievo nella valutazione del carattere matrimoniale di una convivenza in atto: dalla comune residenza, alla volont di procreare, alla costituzione di dote, fino agli estremi sviluppi che porteranno alla presunzione di matrimonio ogni qual volta la convivenza sia con donna libera e di costumi onesti. In tutto questo dovette giocare un importante ruolo anche la legislazione augustea, con il suo determinato proposito di rinvigorire listituto matrimoniale favorendone al massimo la diffusione, ma insieme difendendone la dignit, spingendo dunque da un lato verso una considerazione attenta di ogni fatto che potesse dare rilevanza

matrimoniale alle unioni, dallaltro spingendo tuttavia, nello stesso tempo, verso un orientamento di queste alla procreazione (e alla conseguente costituzione di relazioni familiari), in un quadro di riaffermata distinzione (e perci dignit sociale) delle stesse. Come gi ho accennato, un importante mutamento di quadro si ebbe da quando il pretore prese a considerare ai fini successori la condizione familiare in una prospettiva pi aperta di quella originaria. Sui tempi di maturazione di questa vicenda non siamo in grado di dire molto. La nostra principale informazione ci viene in proposito da Cicerone e sappiamo da Valerio Massimo (7.7.5) che gi nel 70 a.C. il pretore concedeva una bonorum possessio anche correttiva di un testamento civile (dunque contra tabulas). Di certo, la materia evolve e si sviluppa ancora durante tutta la prima et imperiale. Orbene: com noto, il pretore fin per accordare la bonorum possessio sine tabulis (in senso non pi adiutorio, ma correttivo del ius civile) secondo precedenze diverse da quelle dellantica legislazione decemvirale. E tuttavia tenendo fermo un fatto: anche per lui la condizione di filius nato ex matrimonio restava la sola rilevante (oltre che precedente ogni altra). Nellassetto finale quale ricostruibile sulla base delleditto perpetuo tra i liberi succedevano anche emancipati e dati in adozione (se sui iuris mortis tempore), i discendenti non pervenuti in potestate, i discendenti in locum dellascendente defunto o anche rinunciante, i figli e nipoti postumi. E tra i cognati anche coloro che lo fossero per discendenza naturale (dunque: per via materna). Ma la sola discendenza considerata (dal punto di vista del suo rapporto con il padre) restava la discendenza che era o era stata o anche sarebbe stata legitima (fondata cio su un matrimonio). Il figlio naturale (nato cio fuori dal matrimonio) non aveva titolo alla bonorum possessio del patrimonio paterno, accedeva solo alla bonorum possessio nei confronti della madre e dei parenti acquisiti attraverso di lei. E anche vir e uxor erano chiamati reciprocamente alla bonorum possessio solo in quanto tali in forza di un iustum matrimonium in atto: D. 38.11.1pr.-1 (Ulp. 47 ad ed.): Ut bonorum possessio peti possit unde vir et uxor, iustum esse matrimonium oportet. ceterum si iniustum fuerit matrimonium, nequaquam bonorum possessio peti poterit, quemadmodum nec ex testamento adiri hereditas vel secundum tabulas peti bonorum possessio potest: nihil enim capi propter iniustum matrimonium potest. 1.Ut autem haec bonorum possessio locum habeat, uxorem esse oportet mortis tempore. sed si divortium quidem secutum sit, verumtamen iure durat matrimonium, haec successio locum non habet. hoc autem in huiusmodi speciebus procedit. liberta ab invito patrono divortit: lex iulia de maritandis ordinibus retinet istam in matrimonio, dum eam prohiberet alii nubere invito patrono. item iulia de adulteriis, nisi certo modo divortium factum sit, pro infecto habet.

Lapertura successoria operata insomma dal pretore a favore di coloro che non erano (o non erano mai stati) appartenenti alla cerchia familiare (in senso civile) modific e profondamente il quadro dei diritti successori che le XII tavole avevano delineato in favore dei familiari (sia proprio che communi iure). Ma lo fece, muovendo da un dato fermo e per ora insuperato: restava rilevante solo la parentela paterna (dalla quale quei diritti discendevano). In quanto essa fosse cio fondata su un matrimonium, unico fatto, dunque, che continua a dettare il criterio di inclusione/esclusione delle personae dal regime familiare. E ci, ancorch questultimo venga ora determinato su nuovi presupposti di appartenenza, sia per una diversa valutazione dei fatti che un tempo sarebbero stati inesorabilmente interruttivi di esso (come lemancipazione o la dazione in adozione), ma anche per le dimensioni della cerchia da considerare (si pensi al nipote emancipato, nato da un padre a sua volta emancipato, ai postumi e agli ammessi in locum per rinuncia). 12. Larghi mutamenti dunque nel concreto regime dei fatti che determinano la disciplina dei rapporti familiari, ma costante e insuperata rilevanza del criterio essenziale: solo se c matrimonio nasce e si sviluppa anche un regime familiare (il che significa un insieme di relazioni tra personae legate a quel fatto fondativo). Una cosa va tuttavia ancora sottolineata. Il fatto discriminante il matrimonium. Non il primo (o un particolare) matrimonium. Pi matrimoni successivi di uno stesso pater danno luogo tutti, allo stesso modo, a relazioni di parentela legitima e dunque familiare. La sola rilevanza che uneventuale successione nel tempo di diversi matrimoni di uno stesso pater assume data dal rilievo che la consaguinitas pu avere ma gi nel diritto civile e da sempre nel determinare lordine successorio, quando concorrano eredi maschi e femmine. Queste seconde hanno titolo, infatti, solo se anche consaguinee (se nate cio non solo dallo stesso pater, ma anche dalla stessa madre). Segno aggiuntivo della rilevanza della parentela paterna nella costituzione delle relazioni familiari. Va ricordato tuttavia come ora comincino ad essere equiparati a certi effetti (in particolare: sotto il profilo della repressione delladulterio) al matrimonio anche altre unioni stabili (concubinato, unione di cittadino e peregrina sine connubio). 13. Se vogliamo ora ragionare sulle relazioni tra mutamenti di costume e mutamenti giuridici di regime (nel loro reciproco influenzarsi) alla luce delle trasformazioni osservate, dovremo constatare che, nei secoli che vanno dal III secolo a.C. alla matura et imperiale, si sono verificate conseguenze molto significative sia nei rapporti tra vir ed uxor, sia in quelli tra pater e discendenti.

La soggezione personale ed economica della donna al marito diviene progressivamente, nei fatti, un lontano ricordo. La stessa conventio in manum sopravvive solo per le indirette utilizzazioni fiduciarie alle quali essa si presta. La donna conserva ora di norma anche da sposata la sua autonomia patrimoniale (alla quale di certo doveva concorrere significativamente al di l della vexata quaestio della titolarit giuridica di essa la presenza di una dote, su cui sono ora, per altro, pi garantite che in passato le sue attese di restituzione, in caso di scioglimento dellunione: con Augusto, si limitano espressamente anche i poteri dispositivi del marito sui beni dotali). In coerenza, del resto, con un generale favore verso una progressiva pi sostanziale indipendenza personale della stessa (che si manifesta attraverso i mutamenti che intervengono in materia di tutela e che di fatto la sottraggono ai vincoli di un tempo). La sola cosa che resiste il dovere della donna di essere fedele al marito e di non commettere perci adulterio. E tuttavia ne cambia in qualche modo la valutazione sociale. Ora si introducono restrizioni nellesercizio del ius occidendi da parte del marito ed ampliamenti invece nelle facolt di reazione concesse al pater. Comincia ad emergere una prospettiva che valuta la reazione piuttosto sotto il profilo di un iustus calor, considerato come esimente o attenuante, piuttosto che come esercizio di un diritto punitivo, ma si guarda ora con disfavore ad una eventuale composizione pecuniaria delloffesa da parte delladultero, una volta invece ordinario strumento liberatorio). Anche lo sfaldamento della patria potestas nei secoli che osserviamo progressivo ed inesorabile. Bench rimasta ancorata al suo principio fondante (dura per la vita del genitore, distinguendo in questo profondamente come avrebbe osservato ancora Gaio il regime romano da ogni altro), essa risulta lentamente, ma inesorabilmente svuotata. Lautorit domestica del pater non va nei fatti oltre ladolescenza dei figli. I poteri disciplinari riconosciuti al padre tendono a perdere lincisivit che una volta avevano probabilmente avuto. Lidea che lesercizio della potest debba avvenire con moderazione pi volte affermata. Traiano costringe un padre che maltrattava il figlio ad emanciparlo. Sul piano personale, la sua influenza sulle scelte decisive per la vita dei figli tende a scomparire. Non pu (se mai lo abbia potuto prima) imporre il matrimonio. Il consenso alle nozze e al mantenimento in essere dellunione pu essere ora imposto o comunque mancare senza conseguenze. Anche la soggezione economica dei figli si allenta molto. Concorrono al riguardo fattori diversi e di diversa risalenza. Abbastanza per tempo i padri sono indotti a concedere ai figli un peculium (e dunque una sostanziale autonomia patrimoniale, ben presto con effetti pretori nei confronti dei terzi). E ragioni economiche legate agli sviluppi politici e territoriali innescati dalle conquiste mediterranee inducono i padri (il fenomeno si osserva gi nel II sec. a.C. almeno) a giovarsi della collaborazione

dei figli (come per altro anche di schiavi) nellesercizio di attivit ai quali egli li prepone (presto con conseguente sua esposizione anche qui, sul piano del diritto pretorio, verso i terzi). Si giunge con Augusto ad imporre al padre (con riferimento ad acquisti del figlio in castris) un regime peculiare, che attribuisce al figlio diretti poteri dispositivi mortis causa sui beni che ne sono oggetto. 14. Il processo, di cui abbiamo ora considerato gli sviluppi osservabili gi nel corso dellimpero, subisce unulteriore accelerazione nei secoli del tardo antico. Il quadro che la materia presenta nel suo assetto giustinianeo che costituisce un punto di arrivo non privo anche di elementi di reazione contro fenomeni di allentamento delle antiche pratiche derivanti da costumi completamente estranei alla tradizione romana significativamente diverso. Vi confluiscono le conseguenze sia delle grandi correnti di pensiero (che, gi nei primi secoli dellimpero, avevano spinto nella direzione di profondi cambiamenti di atteggiamento, soprattutto quanto ai rapporti tra padri e figli, sia in termini di rilevanza della generazione naturale, sia in termini di soggezione dei secondi ai primi), sia della religione cristiana (che diventa ora la bussola di orientamento dei costumi e della legislazione). Per quanto riguarda il nostro limitato punto di osservazione, deve osservarsi come, ancora una volta, gli sviluppi siano conseguenza delle profonde trasformazioni che toccano la disciplina dei due aspetti fondamentali del sistema: il matrimonium, come unica unione idonea a fondarlo, e il regime familiare che ne discende. Ora matrimonium (o si favorisce che lo diventi) qualunque unione lecita stabile e le relazioni familiari, pur restando un fatto che determina una condizione di privilegio per coloro che ne sono coinvolti, rispetto ad ogni altra possibile persona con la quale sussistano vincoli derivanti dalla generazione, non hanno pi lo stesso privilegiato trattamento successorio di un tempo. Per quanto riguarda il matrimonium, esso continua ad essere il rapporto lecito (perci legittimato dal reciproco connubium) che lega due personae di sesso diverso in conseguenza di una convivenza attuata pubblicamente. Non si richiedono, in via generale, forme per la manifestazione del consenso nuziale, ma senatori ed illustres non si considerano in matrimonio se non vi stata redazione dei nuptialia documenta (relativi a doti e donazioni nuziali) o in sostituzione una dichiarazione in chiesa dinanzi al defensor. Pi rigoroso diviene il regime del divorzio. Non solo esso consentito in presenza di causae giustificative, ma non nemmeno pi, forse (Nov. 134.11 pr.), inesorabilmente interruttivo del matrimonio, che sopravvive alla volont di scioglierlo ingiustificatamente.

Novit intervengono in materia di seconde nozze e di disposizioni tendenti a favorire la trasformazione in matrimonio del concubinato. Dal primo punto di vista, va ricordato che le antiche disposizioni augustee (che le imponevano, con il disfavore che riservavano ai caelibes) cedono ora ad una legislazione da Costantino a Giustiniano orientata in direzione precisamente opposta. E che la bigamia (ancorch forse senza ancora una precisa terminologia tecnica che la riguardi) viene ora sanzionata anche come crimen. Dal secondo punto di vista, il concubinato avversato sia sotto il profilo della legittimit delle liberalit in favore di concubine e figli nati da esso, sia sotto quello della sua compatibilit con la attualit di ulteriori relazioni stabili (matrimonio o altro concubinato). Per quanto riguarda le relazioni tra coniugi e quelle familiari, la loro distanza dal regime antico marcata. Le relazioni tra i coniugi sono ormai improntate ad una parit formale. Uxor e vir entrambi patrimonialmente indipendenti ciascuno dallaltro hanno doveri reciproci di sostegno materiale, onore e reverenza e subiscono (ma non una novit) reciproche limitazioni alle liti giudiziarie. Per quanto attiene ai vincoli familiari, essi tendono ormai a trovare il loro fondamento direttamente nella generazione. Significativa in proposito la assenza del coniuge nellordine successorio della Nov. 118 (anche se opinione di molti che il coniuge superstite continuasse ad avere titolo ab intestato, in assenza di cognati). Disposizioni di favore riguardano tuttavia la vedova povera (anche se non le attribuiscono qualit di heres). Per quanto riguarda le relazioni tra genitori e figli, la patria potestas (che continua a qualificare la posizione dei figli nati da matrimonio o a questi equiparati, ora anche dalla legitimatio) comporta poteri disciplinari correttivi, ma non ha pi lintensit di una volta. La vitae necisque potestas, che Costantino nel 323 (CTh. 4.8.6) dichiarava ancora vigente (permissa est), diviene nella versione giustinianea della costituzione (C. 8.47.10) una facolt che olim erat permissa. E, daltra parte (C. 9.15.1, di Valentiniano e Valente), gi almeno dal 365 (se non si vuole tenere conto di testi pi risalenti, forse interpolati la repressione nei confronti del figlio in potestate che si fosse reso reus enormis delicti veniva sottratta al pater e affidata agli organi pubblici. Le condizioni di povert giustificano la vendita dei figli, ma ne ora vietata invece lesposizione. La noxae deditio esclusa (I. 4.8.7). Varie cause possono giustificare la sanzione della perdita della potest paterna e altre (il loro assurgere ad alte cariche statali o ecclesiastiche) una emancipazione di diritto dei figli. Anche dal punto di vista patrimoniale, la situazione nuova.

Non solo si estende il regime del peculium castrense agli acquisti derivanti dalla copertura di uffici e funzioni o dallesercizio di attivit particolari (come lavvocatura), ma si limitano pi in generale gli effetti acquisitivi della patria potestas (con riferimento in particolare) ai beni che pervengano al figlio per via materna. Riflesso macroscopico della nuova situazione la presenza del padre nel primo grado dei successori ab intestato nella Nov. 118. Le relazioni agnatizie perdono di sostanziale significato. Prevale ormai il rilievo della parentela di sangue, sia in materia di doveri di solidariet prossima (tutele, curatele, alimenti) sia in termini di doveri (riserve di quote ereditarie) e limiti che di diritti successori. 15. La storia del regime familiare romano che abbiamo sommariamente ripercorso, appare in conclusione segnata dal passaggio da una considerazione della familia (in senso personale) come strumento rivolto a dare identit giuridicamente distinta ad una specifica cerchia di persone a fatto invece indicativo di ogni cerchia di persone legate tra loro da vincoli di discendenza giuridicamente rilevanti. Lo status hominis di chi discendeva da una particolare (perch circondata da una considerazione sociale di speciale rispetto) unione di un uomo e di una donna (matrimonio) si distingueva da quello di chi quella discendenza non poteva vantare. Unioni lecite, ma non fondate anche sulla liceit specifica espressa dal connubium determinavano parentela di sangue (non priva di varie conseguenze giuridiche), la quale era per trattata dal diritto diversamente dalla parentela familiare (la sola infatti a generare intensi vincoli non solo, ma anche di protezione e di solidariet personale tra quanti ne erano coinvolti). Alla erosione delle antiche vedute hanno concorso fattori diversi. Innanzitutto il progressivo ed inesorabile attenuarsi (fino alla pratica scomparsa con la costituzione di Caracalla) del rilievo privilegiato che nella condizione di appartenenza allordine giuridico comune aveva la condizione cittadina rispetto a condizioni diverse, di rilievo anche interno come quelle di latino o peregrino. In secondo luogo, fattori culturali che (diversi per origine, tempo di emersione e forza dirompente delle tradizioni) hanno spinto tuttavia in senso di fatto convergente nella direzione di una attenuazione delle differenze tra gli uomini che ne determinassero un distinto trattamento giuridico, fondato sulla loro diversa considerazione in ragione delle loro varie condizioni, quali determinate dalla natura (uomini, donne; anziani, giovani), dalla fortuna (ricchi, poveri) o da fattori ulteriori (di volta in volta storicamente emergenti come rilevanti: dalla risalente attenzione data alla condizione di libert e alla classe sociale di appartenenza alle pi tarde considerazioni persino dei mestieri praticati) e, in ragione delle quali, si riconoscevano distinti possibili ruoli non soltanto nellordine pubblico, ma anche in quello delle relazioni private.

Lo strumento attraverso il quale la funzione identitaria personale della familia romana stata dapprima resa possibile, poi erosa nel suo significato, infine superata stato il regime matrimoniale, dalla cui disciplina lintensit di tale ruolo identitario , nel tempo, fondamentalmente dipesa. Complesso e articolato finch ha resistito lidea che non ogni unione meritasse la medesima considerazione sociale e quindi giuridica, tendenzialmente unitario quando quelle vedute sono tramontate e la condizione degli uomini venuta emergendo (nella valutazione generale) come un fatto non da articolare e costruire (attraverso lattribuzione agli stessi di distinte e sensibilmente differenziate condizioni giuridiche, affidate a vari criteri fondanti), ma piuttosto da registrare innanzitutto, muovendo dalla loro uniforme condizione fisica naturale, che ne postula una almeno tendenziale uniformit anche di condizione giuridica in ogni campo. La storia successiva non stata di immediata conseguente coerenza. Ma da qualche secolo (dalla rivoluzione francese e dal pensiero che lha preparata) essa sembra avere imboccato la strada che va verso lesito ultimo di quelle lontane premesse gi giustinianee (e che la preminente ragione, forse, delle nostre tensioni contemporanee): lannullamento (o comunque la massima attenuazione possibile) di ogni fattore giuridico identitario, che non si fondi su una consapevole scelta di colui che lo assume e lo vive.