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It tO giugno 1998 d stata diffusa I nol mondo Ia notizia della morte I Ot Carlos Castaned.a,uno dei piD I influenti maestri spirituati della nostra epoca. Il certiflcato di morte recava la data del ZT aprile, e le sue ceneri, dopo una cerimonia a cui hanno partecipato pochi intimi, sono state sparse in un luogo segreto nel deserto d.el Messico. Q,uesto libro, ultimato poche settimane prima, d insieme un testarnento spirituale e il metodo di conoscertza e di ricerca interiore di cui si d serrrito Castaneda per andare incontro con sereniti, e consapevolezza al proprio destino. Il "lato attivo delf infinito", infatti, d la regione, reale e concreta, a cui accedono gli sciamani dopo la morte. Per prepararsi all'ultimo viaggio nell'ignoto, essi ripensano e rivivono gli atti e i rnomenti fondamentali della loro vita, cosi da raccogliere la somrna totale d.elle proprie emozioni e conoscetaze, della propria energia vitale. Rrcid, all'inizio di questo libro estremo e rivelatore, don Juan Matus, lo sciamano Yaqui che aveva scelto Castaneda come discepolo, esorta il suo al[evo a comporre l".album" delle proprie esperienze. Questo libro singolare d appunto I'album di un

I'autore racconta per la prima volta gli eventi memorabili di una vita rimasta sempre arnrolta nel mistero pit fitto. Tra questi eventi c'd anche il "viaggio definitivo" di don Juan, che dopo gli ultimi insegnamenti al discepolo predestinato ascende al sielo in forma di sfera di fuoco: prefigurazione di unlaltra morte, narrata da un uomo che si sentiva anch'egli sulla soglia det LATO ATTIVO DELL'INFINITO.

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Prefazione

Sintassi
X'issandole sue equazioni un uomo dichiard che I'universo avevaalrrto un inizio. disse. C'era stata un'esplosione, Un'esplosioneprimordiale e I'universo era nato. E si sta espandendo,aggiunse. Calcoldperfino la durata della sua esistenza: dieci miliardi di rivoluzioni della Tbrra intorno al sole. Uintero globo applaudi; stabilirono che i suoi calcoli erano scienza. Nessunopensdche suggerendo I'idea dell'inizio dell'universo quell'uomo aveva semplicemente rispecchiatola sintassi della sua lingua madre; una sintassi che esigeun inizio, comela nascita, e uno wiluppo, come la maturazione, e una fine, come la morte, in qualitd di fatti. Uuniverso d nato e sta invecchiando,ci assicurdI'uomo, e morirb, cosi comemuoiono tutte le cose, come lui stesso mori dopo aver eonfermato a livello matematico la sintassi della sua Iinzua madre.

Ealtra sintassi
Uunirerso d dawero iniziato! I-,ia primordiale d esatta? teoria dell'esplosione Questenon sono domande,anchese possonoapparire tali. E la sintassi che ha bisognodi un inizio, uno wiluppo e una fine comeaffermazioni del fatto che solo la sintassi esiste? Questa d la vera domanda. Ci sono altre sintassi. Ce n'd una, per esempio,che richiede che vari livelli di intensitd siano accettati comefatti. In questa sintassi niente inizia e niente finisce; di conseguenza,la nascita non d un evento chiaro e ben definito, ma uno specificotipo di intensitir, eosicomelo sonola maturitd e la morte. Esaminandole sue equazioni,un uomo cli tale sintassi scopre di aver calcolato una varieth sufficiente tii livelli di intensitd per poter affermare con eertezza che I'universo non d mai iniziato e non finiri mai, ma che b passato,sta passando e passerb attraverso infinite fluttuazioni di intensitd. Quell'uomo potrebbe giungere alla conclusione che I'univelso stesso b il carro dell'intensith e che ci si pud salire a bordo per viaggiare attraverso carnbiamentisenzafine. Egli trarrd tale conclusione,e molte altre, senzamagari rendersi conto che sta semplicemente confermando Ia sintassi della sua linsua madre.

@ tntroduzione
Questolibro d una raceoltadi eventi memorabili della mia esistenza. Li ho riuniti seguendo le indicazioni di don Juan Matus, uno sciamanoindiano Yaqui originario del Messico,un maestro che per tredici anni ha cercato di rendermi accessibile l'uniuersoconoscitiuodegli sciamani chevivevanonell'antico Messico.Egli mi suggeridi procederea tale raccolta eomese si fossetrattato di urt'ideadel tutto casuale,qualcosache gli eravenuto in mente all'improwiso. Il suo stile di insegnamentoera proprio questo:don Juan celavaI'importanza delle sue manovre tlietro un aspetto pir) terreno, e nascondeva I'importanza del suo obiettivo, presentandolacomequalcosa di simile alle faccendedella vita quotidiana. Con il passaredel tempo don Juan mi riveld che gli sciamani dell'antico Messicoavevanoconcepito questa raccolta di fatti memorabili come una sorta di accorgimento bonafid,eper seuoterele tracce di encrgia cheesistono all'interno del s6.Essi ritenevano chetale energia

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CAST ANED A

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avesse origine nel corpo e venissepoi spostata,, allontanata e spinta fuori dal suo campod'azionedalle circostanze della l'ita quotidiana. In questo senso,per don Juan e per gli sciamani del suo lignaggio, la raccrolta di eventi memorabili era un mezznper reimpiegarela loro energiainutilizzata. II reouisito fondamentaleper questa raccolta era il gesto sincero e totale di riunire I'insieme globale delle proprie emozioni e realizzazioni, senza risparmiarsi nulla. Secondo don Juan, gli sciamanidel suo lignaggio erano convinti che tale raccolta fosselo strumento della sistemazione emozionale ed energetica necessaria per awenturarsi nell'ignoto, avendoa disposizione la saggezzadella percezione nell'ignoto. Don Juan definiva I'obiettivo finale della conoscenza sciamanica cheegli possedeva comela preparazione neeessariaper affrontarc i uiaggi,o definitiao, quello ciod che ogni essereumano deve intraprendere al termine della propria esistenza.Mi spiegbchegrazie alla loro disciplina e alla risolutezza che li animava, gli sciamani erano in grado di mantenerela loro consapevolezza e tl, loro scopo anche dopo la morte. Per tutti loro, quello stato vago e idealistico che I'uomo moderno definisce "vita dopo la morte" era una regione reale caratterrzz&ta da affari pratici di tipo diverso da quelli della vita quotidiana ma dotati di una praticitb funzionale simile. Don Juan era certo che raccoglieregli eventi memorabili dell'esistenzarappresentasse per gli sciamarrila preparazioneal lor.oingressoin quella regionereale che essi chiamavanoiL lat o attiu o dell',inJinito. Un pomeriggio,don Juan e io stavamoparlando sotto la sua ramacla, un riparo f'atto di bastoni sottili e bambi, simile a un porticato in gr.adodi proteggerealmenoin parte dal solerna del tutto inutile per la pioggia. Alcune cassepiccolee resisteriti servivanoda panchine; i segni dei marchi a fuoco, ormai svaniti, sembravano 10

scmplici ornamenti pii che segni di identifrcazione.Io ero sedutosu una di quelle,con la schienaappoggiataal lato anteriore della casa; don Juan era su un'altra, appoggiato a uno dei pali che sostenevano la ramada. Essendo arrivato pochi minuti prima in auto, dopo aver guidato per I'intera giornata con il caldo e I'umiditd, mi sentivoneruoso,irrequieto e madido di sudore. Non appena mi secletti comodamente sulla cassa, clonJuan si misea parlaree, conun ampiosorriso,commentd che di solito le personesowappesonon sanno come combattereil grasso.Il sorr.isoche gli aleggiavasulle labbra mi fececapire che non stava affatto scherzando: in una maniera diretta e al tempo stessovelata mi stava facendonotare che ero sotr.appeso. Ero cosi nervosoche scivolai dalla mia cassae andai a sbattere eontro il muro sottile della casa,scuotendola fin nelle fondamenta. Don Juan mi rivolse uno sguardo interrogativo e inveee di chiedermi se stavo bene, mi tranq.atllizzddicendo che non gli avevorotto la casa dilungandosi a spiegarmi che quella era solo un rifugio temporaneoe che in realtd lui viveva da un'altra parte. Gli chiesi doveabitava e lui si limitd a fissarmi. Pur senza essereostile, ii suo sguardovolevaessere un fermo deterrente nei confronti delle domandeimproprie. Non capivo cosavolesseda me e stavo per ripetergli il rnio quesito,ma lui mi bloccd. questeparti non si fanno domandedel genere" "Da dichiard in tono deciso. "Puoi chiederequalunque cosa in merito alle procedure e alle idee. Quando sard pronto a dirti dove vivo, se mai lo sard, te lo dird senzache tu debbachiedermelo." Mi sentii respinto e awampai, offeso. I-.iarisata di don Juan ingrandi all'infinito Ia rnia sofferenza:oltre ad avermi rifiutato, mi avevainsultato e deriso. "Per il momento abito qui perch6 questo d un eentro magicoo riprese, incurante del mio disappunto. "In realth, ci abito per causatua."
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Quella dichiarazione mi disarmd; non riuscivo a crederci. Pensai che il mio interlocutore volessesemplicemente placare la mia irritazione. "Abiti dawero qui a causa mia?" Chiesi alla fine, incapacedi trattenere la curiositd. pacato. oDevo educarti. 1\r "Si" mi rispose in tono sei eomeme. Ti ripeterd quello che ti ho gib detto: la ricerca di ogni nagual in ciascunagenerazionedi stregoni consistenel trovare un uomo o una donna che, al pari di lui, mostri una doppia struttura energetica;io ho visto in te questa caratteristiea, alla stazione degli autobus di Nogales.Quandovedo la tua energia,vedo due sfere di luminositi sowapposteuna sopra I'altra, e questo aspetto ci lega insieme.Io non possorespingerti cosi cometu non puoi allontanarmi." Le sue parole scatenaronoin me una forte e strana agitazione: un attimo prima ero furioso, adessovolevo piangere. Don Juan eontinud, spiegandoehe avevaintenzione di iniziarmi a quella che gli stregoni chiamano la uita dei guerrieri, sostenutodalla forza della zona in cui viveva, che era il fulcro di potenti emozioni e reazioni. Personeinclini alla guerra vi avevanovissuto per mi gliaia cli anni, impregnando la terra del loro coinvolgimento nei eonfronti della guerra. All'epocaviveva nello stato di Sonora,nel Messicodel nord, circa centocinquanta chilometri pir) a sud della cittd di Gua;'rnas. Andavo sempre a trovarlo nella speranzadi proseguire il mio lavoro direttamente sul campo. guerra?" gli chiesi, sinceramente "Devo entrare in preoccupato,quando mi annuncid che un giorno o I'altro awei avuto bisogno del coinvolgimentonei confronti della guerra. Avevo gi) imparato a prendere sul serio qualunque cosa mi dicesse. ..Non "Puoi scommetterci" mi rispose sorridendo. appenaawai assorbitotutto cib che c'd da assorbirein questazona,io mi trasferird." T2

Non avevoalcun motivo per dubitare delle sue parole, ma al tempo stessonon riuscivo a immaginare che potesseandarseneda qualche altra parte. Egli era parte integrante di ogni cosache 1ocircondava.Ira sua abitazione, tuttavia, sembravaun riparo temporaneo:era la tipica baracca degli agricoltori Yaqui, fatta di canniccio ricoperto di argilla e fango, eon il tetto piatto rivestito di paglia. Una stanza serviva per mangiare e dormire, I'altra era una cucina priva di tetto. "E molto difflrcileaverea che fare con Ie personesowappeso> esclamd a un tratto. Sembravauna frase del tutto estraneaal resto della ma in realtb non lo era: don Juan era eonversazione, semplicementetornato all'argomento di cui stava parlando prima che io lo interuompessiscivolandocontro la parete della sua casa. "Un attimo fa hai colpito la mai dimora eome un proiettile da demolizione"osservd,scuotendolentamente il capo.,"Che impatto...degnodi un grassone!" parlando di Ebbi la spiacevole impressioneche stesse pit illusioni e mi affrettai ad me eomese non si facesse assumereun atteggiamento difensivo. Lui ascoltb con una smorfia le mie affannate spiegazioni sul fatto che il mio pesoera del tutto normaleper la mia struttura ossea. ..8 veroo concesse in tono divertito. "I-le tue ossa sono molto grandi, potresti andartene in giro con altri quindici chili addossoe nessunoci farebbe caso.Io non me ne accorgerei." Dal suo sorriso beffardo si capiva che mi giudicava decisamentegrasso.Mi chiesedella mia salute in generale e io continuai a parlare, eercandodisperatamente di evitare qualunque ulteriore commento sul mio peso. tr\r lui a cambiare discorso. proposito delle tue eccentricitd e "Che c',bdi nuovo a aberrazioni?" mi chiesecon espressione impenetrabile. Comeun idiota gli risposi che stavanobene."Eceentriciti e aberrazioni" erano il modo in cui etichettava i
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miei interessi di collezionista.fn quel periodo ero tornato a dedicarmi con zelo rinnovato a un'attivitA che avevo sempre apptezzato: collezionare tutto quello che si potevacollezionare.Raccoglievo quindi giornali, francobolli, dischi e oggetti tlella Secondaguerra mondiale, per esempio pugnali, elmetti, bandiere... cosa che possodirti sulle mie aberrazioni d "Uunica che sto eercandodi vendereIe mie collezioni" gli risposi con il tono di un martire costretto a compiere chissd quale gesto orrendo. ..Essereun collezionista non d una brutta idea" mi consold,come se ei credesse dawero. "Il problema non b I'abitudine in s6, quanto gli oggetti stessicheraccogli: tu conservirobaccia da nulla, coseprive di valore che ti tengono prigioniero cosi come fa il tuo cane. Non puoi mollare tutto e andartene se devi prenderti eura di un animale o preoccuparti della sorte a eui vanno incontro le tue raccolte se tu non sei nei paraggi." "Credimi, don Juan, sto seriamente eercandodegli acquirenti" eercai di difendermi. ..No, no, non devi pensareche ti sto aceusando"ribatt6lui. ..A dire il vero, io apprezzoil tuo spirito da collezionista, d solo che non mi piacciono le tue collezioni, tutto qui. Mi piacerebbefar lavorare il tuo occhioda collezionista e vorrei proporti una raccolta valida." Don Juan feceuna lunga pausa. Sembravache stesse cereandole parole giuste, o forse era solo un'esitazione studiata, fatla proprio al momento giusto. Mi rivolseuno sguardo profondo e penetrante. "Ogpi guerriero ha il doveredi raccogliereun album speciale,un album che rivela la sua personalitd e testimonia le circostanzedella sua vita." "Per quale motivo la chiami collezioneo album?" gli domandai incuriosito. "Perch6 b entrambe le cose,ma soprattutto perch6 d un album di immagini messeinsieme dai ricordi, rieavate ciod dal ricordo di awenimenti memorabili." 74

per qualcheragiolo "Questi eventi memorabili sono ne specifica?' gli domandai. ..Lo sono perch6 rivestono un signifrcato particolare nell'esistenzadi un individuo. Ti propongo di mettere insiemequesto album inserendoviil resocontocompleto dei vari awenimenti che hanno avuto per te un profondo signifrcato." gli eventi lo hanno avuto!" dichiarai con fo"Ma tutti ga, rendendomi conto da solo di quanto apparivo tronfio. ..Non proprio" mi eorresse sorridendo, immensamente divertito dalle mie reazioni. ..Non tutti i fatti della vita hanno avuto per te un significato profondo. Perb ce ne sono alcuni che ritengo ti abbiano cambiato, illuminando il tuo sentiero: si tratta in genere di questioni impersonali e al tempo stessoestremamentepersonali." darti l'impressioneche sto fa"Don Juan, nonvorrei cendoil diffrcile, ma ti assicurochetutto cid chemi d accaduto risponde a tali requisiti" proseguii, consapevole di mentire. Subito dopo aver fatto questa dichiarazioneaweivoluto scusarmi, ma don Juan non mi prestd Ia minima attenzione: era eomese non avessiaperto bocca. pensarea questo album in modo banale o "Non devi deleomese fosseun futile rifacimento delle esperienze Ia tua vita" mi awisd. Inspirai a fondo, chiusi gli occhi e cercai di placare la mente. Stavo confabulando freneticamente eon me stessoin merito al mio problema insolubile: ero certo che visitare don Juan non mi piacesseaffatto. In sua presenza mi sentivo minacciato, perch6 era solito aggredirmi verbalmente e non mi permetteva di mostrare in alcun modo il mio valore. Detestavoperdere Ia faccia ogni volta che aprivo la bocca e non sopportavo di apparire uno stupido. Dentro di me c'era perb urt'altra voce, che proveniva da un luogo pit profondo e remoto, quasi impercettibile.
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Nel bel mezzodel fuoco di fila del dialogo consapevole sentii me stessodire cheera ormai troppo tardi per fare marcia indietro. In realtd quella chepereepivo non era la mia vocee non si trattava nemmenodei miei pensieri: era una voce sconosciuta che mi awisava di essermiormai addentrato troppo a fondo nel mondodi don Juan e mi spiegavache avevobisognodi lui pii che dell'aria. "Puoi dire quello che r,rroi, ma se tu non fossi cosi centrato nell'ego, non saresti cosi distrutto" sembrava sussurrarmi. "Questa d la voce clell'altra tua mente, dichiard in quel precisoistante don Juan, comese mi avesse letto nel pensiero. Sussultai e la mia paura era cosi intensa che mi ritrovai con gli occhi colmi di lacrime. Gli confessaila vera causadella mia confusione. "Il tuo conflitto b del tutto naturale" mi rassicurd. affatto, non sonocerto il ti"Credimi, io non lo esaspero po... Potrei raccontarti molte storie su quello che mi faceva sempre il mio maestro, il nagual Julian. Lo detestavocon tutte le mie forze. Sai, ero molto giovane,e vedevo che le donne lo adoravano, si donavano a lui con estremafacilitd; io mi limitavo a salutarle e loro mi aggredivano,feroci comeleonesse. Mi odiavanoin manieraviscerale,cosicomeadoravano lui. Comecredi chemi sentissi9" "In che modo sei riuscito a risolvere questo conflitto?" gli chiesi, con qualcosadi pit di un sempliceinteresse. "Non ho mai risolto un bel nulla. Questoconflitto, o in qualunque altro modo lo vuoi chiamare, era il risultato della battaglia fra le mie due menti. Ogni essere umano possiede due menti: una d completamente nostra ed d simile a una voce deboleche ci porba sempre ordine, direzionee uno scopopreciso;I'altra d invecewainstallazione estranea che ci porta conflitti, arroganza dubbi e disperazione". 16

La fissazione sulle mie concatenazionirhentali era cosi intensa che mi ero perso tutto quello che don Juan avevadetto: anche se ricordavo con estrema chiarezza ognuna delle sue parole, essemi parevano prive di significato. Esprimendosi in tono pacato e fissandomi negli occhi, don Juan mi ripetd cid che avevaappena detto, ma anche in questo caso non riuscii a capirlo, incapace di focalizzarcla mia attenzione sulle sue parole. "Per qualche strano motivo, non riesco a concentrarmi su quello che mi stai dicendo" gli confessai. perfettamente perch6 non ci riesci e un "Capisco giorno lo capirai anche tu, nell'attimo stessoin cui risolverai il conflitto in merito al fatto che io ti piaccia o meno; quel giorno smetterai di essereI'io-io centro del mondo,,mi disse.sorridendo beato. mettiamo da parte I'argomento del"Nel frattempo, le nostre due menti e torniamo a parlare di come preparare il tuo album di eventi memorabili. Devi sapere cheun album del genered un eserciziodi disciplina e imparzialitd: consideraloun atto di guerra". I-lasua affermazione,cheil mio conflitto sul fatto che lui mi piacesseo meno, sarebbescomparsonon appena avessiabbandonatoil mio egocentrismo,mi sembrd del tutto inaccettabile.Anzi, mi rese ancora pir) frustrato e colmo di rabbia. Non appena Io sentii parlare dell'album come atto di guerra, lo aggredii con tutto il veieno che avevoaccumulato. ..0 gre,diffrcile capire il concetto di una raccolta di fatti e, come se non bastasse,lo chiami album e dici che d un atto di guerra... per me d troppo! Le metafore eccessivamente oscureperdono il loro significato." per me d esattamenteil contrario!" ri"Che strano, batt6lui in tono pacato. "Ritengo molto significativo il fatto che un album sia un atto di guerra e vorrei che il mio non fossenient'altro che un atto di guena.>> Awei voluto eontinuare a perorare Ia mia causa, spiegandogliche capivo quel concetto,ma ero contrario t7

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al modo strano in cui me lo stava descrivendo. All'epoca ritenevo di essereun difensore della chiarezza e del funzionalismo nell'uso del linguaggio. Don Juan non fece alcun commento sul mio umore ostile e si limitd a scuotereil capo, come se fossepienamente d'accordo con me. Dovevo essermiritrovato privo di energia, o forse ne ricevetti una dose massiccia, perch6 all'improwiso, senza il minimo sforzo mi resi conto della futilitb delle mie esternazioni e sprofondai nell'imbarazzo pii. totale. "Per quale motivo mi comporto cosi?" domandai a don Juan in tono sincero.In quel momentoero a dir poco confusoe talmente sbalordito dalla mia scopertache scoppiaiin lacrime. "Non preoccuparti per i dettagli pii stupidi,' si affrettd a rassicurarmi. "Ogpuno di noi, maschio e femmina, d fatto cosi." "Vorresti dire che per natura siamo tutti meschini e contraddittori?" "Al contrario: le nostre meschinitd e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui sologli sciamani sono dolorosamente e disperatamenteconsapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti." Don Juan mi lancid un'occhiata di sbiecocon i suoi occhi simili al carbonepii nero. "Mi hai gid parlato delle due menti, ma il mio cervello non riesce a registrare le tue parole. Perch6"? "Lo scoprirai al momento grusto" mi rispose. "Per ora b sufficiente cheio ti ripeta cid cheti ho gid detto in merito alle due menti: una d la nostravera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perch6 d stata sconfitta e relegata nell'oscuriti. Ualtra, quella cheusiamo ogni giorno per qualunqueattivite quotidiana, d urt'installazioneestranea. " "Il nocciolodella questioned che il concetto di mente eomeinstallazioneestranead cosi bizzarro che la mia 18

stcssamente si rifiuta di prenderlo sul serio" gli confirlai, certo di aver fatto una vera e propria scoperta. Don Juan non fece commenti e riprese la sua spiegizione come se io non avessinemmenoaperto bocca. "Per risolvereil conflitto delle due menti occorreavero l'intenzione di farlo. Gli sciamani evocanoI'intento ;rronunciando a voce alta e chiara la parola intento: d una forza che esistenell'universo, e quando gli sciamani la evocanosi presenta a loro e predisponeil sentiero lrer la realizzazione.Questo significa che gli sciamani rieseonosemprea fare quello che vogliono." "Vorresti dire che gli sciamani ottengono sempre quello che desiderano,anche se si tratta di qualcosadi meschino,triviale e arbitrario?" gli chiesi. "Nient'affatto! Uintento pub essereevocatoper quiilunque motivo, ma gli sciamani hanno imparato a loro speseche.si presenta a loro solo per qualcosache d astratto. E la loro valvola di sicurezza, senzala quale sarebberoinsopportabili. Nel tuo caso,evocarel'intento per risolvere il conflitto delle tue due menti o sentire la voce della tua vera mente non d una questione meschina, triviale o arbitraria: al contrario, d astratta ed eterea,e riveste per te un'imporbanzafondamentale." Dopo una breve pausa, don Juan riprese a parlare dell'album. "Essendo un atto di guerra, il mio album ha richiepiir che attenta. Adessod una raccolta sto una selezione precisa dei momenti indimenticabili della mia esistenza e di tutto cid che mi ha portato fino a essi.AI suo interno ho contratto tutti gli eventi chehanno aurto e awanno un significato per me. Ritengo che I'album di un guerriero sia qualcosadi pii concreto,talmente mirato da esseredistruttivo." Non avevoidea di eosavolessedon Juan, eppure Io capivoalla perfezione.Mi suggeri di sedermida soloe di lasciar fluire liberamente i miei pensieri, i ricordi e le idee. Mi raceomandddi fare uno sforzo affinch6la voce
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CAS TA N E D A

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del profondo del mio esseresi facessesentire e mi dicessecosa scegliere,poi mi ordind di entrare in easa e stendermi sul letto di cassedi legno e sacchidi juta, che fungevanoda materasso.Il corpo mi doleva,e quel giaciglio si riveld molto confortevole. Seguii il suo suggerimentoe cominciai a pensare al mio passato, cercandogli awenimenti che avevanolasciato un segno.Mi resi subito conto che I'affermazione che tutti gli eventi della mia vita avevano avuto un profondo signifrcato era un'assurditd. Mentre mi costringevo a ricordare, scoprii che non sapevonemmeno da che parte cominciare.La mia mente filtrava un'infrnitb di pensieri e ricordi non legati fra loro. Non riuscivo a capire se avessero o meno un significato per me. In realtd avevo I'impressione che niente avesseil bench6 minimo significato; mi sembrava di aver vissuto come un cadaveredotato della capacitd di camminare e parlare, senzaprovare mai nulla. fncapacedi concentrarmi per cercaredi raggiungere il mio obiettivo, dopo un vano tentativo rinunciai e mi addormentai. "Ci sei riuscito?" mi chiesedon Juan quando mi svegliai, ore dopo. Invece di sentirmi bene dopo aver dormito e riposato, ero ancora di malumore e aggressivo. ..No, non ci sono riuscito" ringhiai. "Hai sentito quella voceprovenientedal profondo del tuo essere?" "Credo di si" mentii. "E che cosati ha detto?" mi domandd,ansioso. "Non ricordo" borbottai. "Sei tornato nella tua mente quotidiana", mi spiegd, battendomi conforza sulla schiena.,,Itatua mente quotidiana ha ripreso il soprawento. Cerchiamo di rilassarla parlando della tua collezionedi eventi memorabili: devoawisarti chela sceltadi quelli da inserire nel tuo album non d affatto facile. E per questo motivo che ho detto che si tratta di un atto di guerra: per saperecosa 20

sceglieredevi riesaminarete stessoda cima a fondo per una decinadi volte." Solo allora, per un breve istante, riuscii a capire che possedevo due menti, ma era un pensierocosi vago che lo persi subito. Mi rimase soltanto la sensazione di non esserein grado di soddisfarela richiesta di don Juan. Invece di accettare con graz\a la mia incapacitd, le permisi di trasformarsi in una vera e propria minaccia. In quel periodo la mia vita sembravadominata dal bisognodi mettermi in buona luce ed essereincompetente equivalevaa essere un perdente, cosaper me intollerabile. Dato che non sapevocome rispondere alla sfida lanciata da don Juan feci I'unica cosache sapevofare: mi arrabbiai. alla mia "Devo ancorapensarcisopra,devoconcedere per adattarsi all'idea." mente tutto il tempo necessario "Certo, eerto" si affrettd ad assicurarmi. "Prenditi tutto il tempo necessario, ma fa' presto." In quell'occasione non aggiungemmoaltro. Giunto a casa, me ne dimenticai completamentefinch6 un giorno, nel bel mezzo di una conferenza a cui stavo assistendo,I'ordine imperiosodi cercaregli eventi memorabili della mia esistenzami colpi come una scossa,uno spasmofrsico che agitd il mio corpo dalla testa ai piedi. Mi misi al lavorocon impegno.Mi civollero mesiper rivedere le esperienzeche ritenevo avessero un notevole significatoper me. Esaminandola mia collezione mi resi conto di occuparmi solo delle idee che non avevano alcuna sostanza.I fatti che ricordavo erano solo vaghi punti di riferimento chetornavano alla memoria in maniera astratta. Venni assalito dal terribile sospetto di esserestato allevato in modo da agire senza provare mai nulla. Uno degli eventi pit vaghi chevolevorenderememorabile a tutti i costi era il giorno in cui avevosaputo di esserestato ammessoai corsi universitari dell'UCIiA. Per quanto mi sforzassi,non riuscivo a rammentare co27

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sa avessifatto in quella giornata, che non era stata speciale e nemmenointeressante.Thttavia avevola convinzione che dovevaper forza esserestata particolare. Iniziare I'universitb awebbe domto rendermi felice e orgoglioso di me stesso,ma non fu cosi. IJn altro esempiodella mia raccolta era il giorno in cui per poco non sposai Kay Condor. In realtd quello non era il suo vero nome, Io avevacambiato perch6 voleva fare I'attrice. Il suo passaportoper il successo era dato dalla somiglianza con Carole Lombard. Quella giornata mi sembrdmemorabilenon a causadegli awenimenti che si verificarono, ma perch6lei era bellissima e voleva sposarmi. Il fatto che fosse pii alta di me la rendevaaneorapir) interessanteai miei occhi. Ero emozionato all'idea di sposare una donnacosialta, con una cerimonia in chiesa. Presi a nolo uno smoking griglo con pantaloni piuttosto larghi: non erano scampanati ma semplicemente larghi e il loro aspetto mi dava molto fastidio. Un'altra cosa che mi disturbava immensamenteera la lunghezzaeccessiva (almeno tre centimetri di troppo) della manichedella camicia rosa che avevo acquistato per I'occasione.Dovetti usare un paio di elasticiper tenerle su. A parte questi dettagli, tutto il resto fu perfetto fino al momento in cui gli ospiti e io scoprimmoche Kay Condor.sier.apresapaura e non si sarebbefatta vedere. Essendouna signora civile ed educata,mi mandd un biglietto di scusetramite un corriere in motocicletta: mi scrisseehe non credevanel divorzio e non potevalegarsi per la tutta lavita a qualcunochenon condividevala sua visione del mondo. Mi ricordd che ogni volta che pronunciavo la parola "Condor" f'acevouna smorfia, mostrando cosi una totale mancanza di rispetto nei suoi confronti e mi informd di aver discussola faccendacon sua madre. Entrambe mi volevanomolto bene, ma non al punto da permettermi di entrare a far parte della loro famiglia. Con saggezza e coraggioconcluseehe entram22

bi dovevamo rinunciare in tempo a un cattivo affare. Ero rimasto completamentestordito. Quando cercavo di riportare alla memoria quella giornata, non riuscivo a ricordare se mi ero sentito terribilmente umiliato per essererimasto solo davanti a una folla di gente, con il mio smoking griglo con pantaloni enormi preso a nolo, o se inveceero annientato dal fatto che Kay Condor non mi avevapii voluto sposare. Quei due eventi erano gli unici che riuscivo a isolare con una certa chiarezza.Erano esempiben miseri, ma, dopo averli riesaminati, riuscii a riformularli comeracfrlosofica. Consideravome stesso conti di accettazione comeuna personache attraversa I'esistenzasenzaprovare veri sentimenti, animato solo da una visione intellettuale delle cose.Prendendo a modello le metafore di don Juan, me ne costruii persino una del tutto personaIe: ero un essereche conducevaIa sua esistenzain maniera preearia rispetto a cib che awebbe dotrrto essere. Ero convinto, per esempio,che il giorno in cui mi avevanopreso all'UCI-iA awebbe dor,rrtorappresentare una giornata memorabile, e dato che non Io era stata, facevodel mio meglio per attribuirle un sensodi importanza che ero ben Iungi dal sentire. Una cosa simile accaddeil giorno in cui awei dovuto sposareKay Condor. Quella che in teoria awebbe dovuto essereun'esperienza devastante,non lo era stata per nulla. Quando Ia richiamai alla mente, mi resi conto che non c'era nulla e cominciai a lavorare con grande impegno per creare cid che awei dovuto sentire a livello emotivo. Non appenaarrivai a casadi don Juan, gli presentai i miei due esempidi fatti memorabili. ribatt6. oNon vanno "Queste sono solo sciocchezze" affatto bene,sono storie che si riferiscono solo ed eselusivamente a te come a una persona che pensa, prova emozioni, piange o non sente un bel nulla. Gli eventi memorabili dell'album di uno sciamano sono faccende
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in grado di sostenerela prova del tempo, perch6 anche se non hanno nulla a che fare con lui al tempo stessolo coinvolgono per tutta la sua vita, e forse ancheoltre, ma non a livello personale." Le sueparole mi lasciaronodistrutto e sconfrtto.AlI'epoca credevodawero che don Juan fosseun vecchio intransigente che si divertiva in modo particolare a farmi sentire stupido. Mi ricordava un artigiano che avevo conosciutonella fonderia di uno scultore dove lavoravo quando frequentavo la scuola d'arte. Quell'artigiano era solito criticare e trovare difetti in tutto cid che i suoi apprendisti pii esperti facevano,esigendoche correggessero il loro lavoro in basealle sueindicazioni. Gli apprendisti non facevanoaltro che girarsi e fingere di apporre le modifiche richieste. Ricordo ancora con quanta gioia dichiarava, vedendosipresentare lo stessoidentico lavoro:"Adessoci siamo!". "Non prendertela" mi consolddon Juan, strappandomi ai miei ricordi. "Ai miei tempi mi trovavo nelle tue stesse condizioni. Per anni non seppi eosa scegliere, convinto di non possedere esperienze tra cui compierela mia selezione; mi sembravache non mi fossemai capitato nulla. Naturalmente, mi era suecesso tutto, ma nello sforzo di difendere I'idea che avevo di me stesso, non avevon6 il tempo n6 la disposizionegiusta per diventare consapevole di qualcos'altro.', precisioneche cos'hannodi sbadirmi con "Potresti gliato le mie storie? So benissimoche sonobanali, ma il resto della mia vita d uguale." .Ti ripeto che le storie dell'album di un guerriero non sono personali, la storia del giorno in cui ti hanno accettato all'UCLA non d altro che la tua affermazione che tu sei al centro di ogni cosa. T\r senti, tu non senti, ti rendi conto, non ti rendi conto...Capiscicosavoglio dire? I\rtta la storia sei solo tu!" ..Ma comepotrebbeesserealtrimenti?o "Nell'altra storia hai quasi sfiorato cid che intendo, 24

ma I'hai trasformato ancora in qualcosa di estremamente personale. So benissimo che sei in grado di aggiungere altri dettagli, ma sarebberosoloun'estensione della tua persona,nient'altro." proprio a capirti" "Se devo esseresincero,non riesco obiettai. "Ogni storia vista attraverso gli occhi di un teper forza personale." stimonedev'essere ..Si, certo', ammise sorridendo, deliziato come sempre dalla mia confusione."In questocasoperd non sono adatte all'album di un guerriero, pur essendoindicate per altri scopi. Gli eventi memorabili che stiamo cercando di rintracciare hanno il tocco oscuro dell'impersonaleche li permea. Non saprei in che altro modo spiegartelo." Convinto di aver a'mto un attimo di ispirazione, credetti di aver capito cosaintendevaper ,.toccooscurodell'impersonale": dovevatrattarsi di qualcosadi morboso. Per me era quello il significato dell'oscuritd e gli raccontai quindi una storia che risaliva alla mia infanzia. Uno dei miei cugini pii grandi, studente di medicina, lavorava comeinterno e un giorno mi portd a visitare I'obitorio. Mi assicurdche un giovanecomeme aveva il dovere di vedere i morti, perch6 era uno spettacolo educativo che dimostrava la transitorietd della vita. Insistette a lungo per convincermi: pir) mi ripeteva quanto siamo insignificanti da morti, pir) mi incuriosivo. Non avevomai visto un cadaveree la curiositd ebbe il sopralvento, al punto che cedetti e andai con lui. Mi mostrd vari cadaveri, riuscendo a terrorizzarmi. Non trovai nulla di educativo o illuminante in quei corpi, che erano la cosapii spaventosache avessimai visto. Mentre parlava con me, mio cugino continuava a sbirciare I'orologio, comese stesseaspettandoqualcuno che dovevaarrivare da un momento all'altro. Era chiaro che voleva trattenermi in quel luogo pii a lungo di quanto mi awebbero permessole mie forze. Dato che avevo molto spirito di competizione, ero eonvinto che
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stessemettendo alla prova la mia resistenza,la mia virilitd. Strinsi i denti e decisi di tener duro fino alla fine. La fine arrivd in una maniera che non mi sarei mai sognato: un cadaverericoperto da un lenzuolo si alzb con un rantolo dal tavolo di marmo su eui era stesocome tutti gli altri, quasi volessemettersi a sedere.Il verso che gli sfuggi era cosi orrendo che mi rimase impresso eomeun marchio infuocato e resterd per semprenella mia memoria. Mio cugino, medico e scienziato,mi spiegbche era il cadaveredi un uomo morto di tubercolosi: i bacilli gli avevanodivorato i polmoni, lasciando enormi buchi colmi d'aria. Quando la temperatura delI'aria cambiava, il corpo veniva in pratica costretto a sollevarsi o venivapresodalle eonmlsioni. ..Non ci siamo ancora>obiettd don Juan, scuotendo il capo...i solouna storia sulla tua paura. Io stesso sarei stato terroizzato. Uno spavento del genere non d perd in grado di illuminare il sentiero di nessuno.Sono curiosodi saperechecosati d successo." Mio cugino mi "Mi misi a strillare comeuna banshee. accusddi essereun codardo e un vigliacco perch6 nascosiil viso sul suo petto e gli vomitai addosso." Stavo decisamenteseguendoil filo conduttore della morbositd,nell'ambito della mia esistenza.Saltai fuori con un altro racconto r.iguardanteun ragazzo di sedici anni che avevo conoseiuto alle superiori. Afflitto da un grave scompenso ghiandolare,avevaraggiunto urt'altezza da gigante, ma il suo euorenon si era wiluppato alla stessa velocitd del resto del corpo, e un giorno mori d'infarto. Spinto da una curiositd morbosa,ero andato a vederlo all'obitorio insiemea un altro amico. Liimpresario di pompefunebri, eheeonogni probabilitd era ancorapir) morbosodi noi due, ci feceentrare dalla porta sul retro e ci mostrd il suo capolavoro:era riuscito a far stare quel gigante aito pii di due metri e venti in una bara normale segandoglivia le gambe e sistemandolepoi come se il morto le stesse impugnando,simili a un paio di trofei. 26

Il terrore che mi aveva assalito era stato simile a quello provato da bambino all'obitorio. Non si trattava perd di una reazionefisica quanto di un impeto di ripugnanzafrsiologica. "Ci sei quasi arrivato, ma d una storia aneoratroppo personale.E disgustosae mi fa venir voglia di vomitare, ma racchiude in s6 un grande potenziale" sentenzid don Juan. Ridemmo insieme dell'orrore che si nascondenelle situazioni della vita quotidiana. Nel frattempo mi ero completamenteperso nei meandri della morbositd e gli raccontai le vicendedel mio carissimo amico Roy Goldpiss (letteralmente: Roy Piscia d'oro. N.d.T.). In realtb il suo vero cognomeera di origine polacca,ma gli amici gli avevano attribuito quel soprannomeperch6 era un grande uomo d'affari e trasformava in oro tutto cid che toecava. Il suo talento commercialelo rendeva estremamente ambizioso, al punto ehe voleva essereI'uomo pir) ricco del mondo. Si rese perd conto che la competizioneera troppo dura. A sentire lui, lavorando da solo non poteva competere,per esempio,con il capo di una setta islamica che in quel periodoveniva retribuito ogni anno con una quantitd d'oro pari al suo peso.E ogni volta che dovevaesserepesato,quel tizio cercavadi ingrassareil piir possibile. Il mio amieo Roy abbassbpoi Ie sue pretese, accontentandosi di diventare I'uomo pii ricco degli Stati Uniti, ma anche in quel caso la eompetizione era feroce. Scese ancora:forse awebbe potuto raggiungeretale primato nell'ambito della California, ma era troppo tardi ancheper quel risultato. Smisequindi di illudersi che la sua catena di pizzerie e gelaterie potesseconsentirgli di innalzarsi fino a competereeon le antiche famiglie che dominavanola California e si accontentddell'eventuale supremazia a WoodlandHills, il sobborgodi Los Angeles in cui viveva. Per sua sfortuna, in fondo alla strada
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viveva un eerto signor'llarsh, proprietario delle fabbriche che producevanomaterassi di prima qualitb in tutta I'Americae rieco oltre ogni possibile immaginazione. La frustrazione di Roy non conobbelimiti e la sua brama di successo divennecosi potente da provocargli gravi danni alla salute, finch6 un giorno mori per un aneurisma al cervello. La sua morte fu la causadella mia terza visita a un obitorio. Essendo il suo migliore amico la moglie mi avevapregato di accertarmi che il cadaverefossevestito in maniera dignitosa.Mi recai quindi pressoI'agenzia di pornpefunebri e un assistente mi guidd alle stanze interne. Proprio mentre arrivavo,I'impresario stava gli angoli della boccadel cadavere, sollevando stes<l su un alto tavolo di marmo e gi) in preda al rigor mortis, usandol'indice e il mignolodella mano destra,tenendo il medio piegato contro il palmo. Un sorriso grottesco apparye s,;rlvolto di Roy. IJimpresario si gird verso di me rlicenclo in tono senile: "Spero che sia soddisfatto, signore". Sua mog'lie(non potrd mai saperese lo avevaamato o meno) decisedi farlo seppellirecon tutto lo sfarzo che secondolei meritara. Gli aveva comperatouna bara molto costosa,fatta appositamenteper lui, a forma di cabinatelefonica.Uidea le era venuta vedendo un frlm. Roy sarebbestato seppellitoseduto,comese stessefacendouna telefonatadi lavoro. Non mi fermai per la cerimonia e rni allontanai in preda a una violenta reazione, un misto di rabbia e impotenza, il tipo di ira che non permette di prendersela con qualcun altro. morboso> commentdridendo "Oggl sei decisamente don Juan. "Nonostantecid, o forse proprio per questo motivo, ci sei quasi arrivato." Non rnancavornai di stupirmi per il rnodo in cui il mio umore cambiava ogni volta che andavo a trovare don Juan. A-r'rivavosempre immusonito, intraversato, 28

Ma doassiliato dai dubbi e dalla mia stessaaruoganza. po poco tempo il mio umore cambiavamisteriosamente e io diventavopian piano semprepii cordiale,fino a calmarmi del tutto. T\rttavia, il mio nuovo umore si esprimeva col vecchiovocabolario.Il mio solito modo di parlare era quello tipico di una persona totalmente insoddisfatta che si trattiene dal lamentarsi ad alta voce,ma le cui infrnite proteste sonoimplicite in ogni attimo della conversazione. "Don Juan, puoi citarmi un evento memorabile del tuo album?" gli chiesi con il mio solito tono lamentoso. quello che cerchi, potrei magari trovare "Se io sapessi qualcosa. Per il momentobrancolonell'oscurith." "Non concederetroppe spiegazioni" mi rimbeccd lui con sguardo severo."Gli sciamani dicono che ogni spiegazionenascondeuna richiesta di scuse.Questosignifica che quando spieghiper quale motivo puoi o non puoi per fare una determinata eosa,in realtb ti stai scusando le tue mancanze, nella speranza che chiunque ti stia ascoltandoabbia Ia gentrlezza di comprenderle.o Quando mi sentivo preso di mira, la mia mossa pir) effrcaceera semprestata quella di non prestare ascolto ai miei aggressori.Don Juan avevaperd I'orribile capaIn citi di catturare completamentela mia ahlenzione. qualunque modo mi attaccassee qualunque cosami di riusciva semprea farmi penderedalla sue labbra. eesse, Proprio in quell'occasione, cib che stava dicendonon mi andava affatto a genio perch6 era la pura veritA. Distolsi lo sguardo. Mi sentivo come al solito sconfitto, ma quella volta si trattava di una sconfitta speciale, che non mi infastidiva comese fosseawenuta nel mondo della vita quotidiana o subito dopo il mio arrivo a casasua. Dopo un lungo silenzio, don Juan riprese a parlare. "Fhrd qualcosa di meglio che limitarmi a citarti un eventomemorabiledel mio album: te ne voslio dire uno
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della tua vita, che dowebbe senz'altro far parte della tua collezione. Anzi, diciamo che se fossi al tuo posto sicuramente lo metterei nella mia raccolta di fatti memorabili.'' Pensai che stesse scherzandoe mi lasciai sfuggire una risatina sciocca. ,.Non c'd niente da ridere" taglid corto lui. "Sto parlando sul serio. Una volta mi hai raccontato una storia che faceva proprio al casonostro.o don Juan?" "E quale sarebbe, delle davanti allo specchio"omi ri"figure "Quella spose."Raccontala di nuovo, ma con tutti i dettagli che riesci a ricordare." Cominciai a fargli un rapido resoeontodi quell'evento, ma lui mi interruppe e pretese una narrazione attenta e dettagliata, che partisse dal principio. Provai di nuovo ma don Juan si mostrd ancora insoddisfatto. passeggiata"mi rispose. "Andiamo a fare una "Quando cammini sei semprepii preciso di quando stai seduto. Uidea di metterti a camminareavanti e indietro quando cerchi di raccontare qualcosa non d affatto una sciocchezza.r, Eravamo seduti sotto la ramada eomefacevamosolitamente quando ci incontravamo di giorno. Avevopreso I'abitudine di sedermi sempre allo stessoposto, con la schienaappoggiataalla parete. Don Juan si accomodava in un punto qualunque, ma ogni volta diverso. Andammo a fare una passeggiataa mezzogiorno,il momentomenoindicato della giornata. Mi diedeunvecchio cappello di paglia, come era solito fare ogni volta che uscivamo ad affrontare il calore del sole. Camminammo a lungo, awolti dal silenzio pii assoluto. Fbci del mio meglio per ricordare tutti i particolari. A metA pomeriggio ci sedemmo all'ombra di alcuni cespuglie gli raccontai di nuovo la storia. Anni prima, quando ero studente di scultura in una scuolad'arte italiana, avevoper amico uno scozzese che 30

studiava storia dell'arte per diventare un critico della sua persona. Quello che di lui mi era rimasto maggiorrnenteimpressoe che era anchelegato alle vicendeche stavo per narrare, era I'opinione roboante che avevadi lo studiosoe l'artista se stesso.Era convinto di essere pit dissoluto, licenzioso e versatile, un vero uomo del Rinascimento;era dawero licenzioso,ma tale caratteristica era in piena contraddizionecon il suo aspetto secco, ossuto e serioso.Discepoloimmaginario del frlosofo ingleseBertrand Russell, sognavadi applicare i principi del positivismo logico alla critica dell'arte. Essere uno studiosoe artista a tutto tondo era il suo sognopir) grande, perch6in realtd avevala tendenzaa rimandare tutto e il lavoro era la sua nemesi. La sua ambigua specialitb non era la critica d'arte, personale di tutte le prostitute dei ma la conoscenza bordelli locali, ehe erano numerosi. I racconti vivaci e dettagliati che era solito propinarmi (e che, a sentire lui, servivano a tenermi aggiornato sulle cose meravigliose che facevanell'ambito di questa sua specializzazione)erano deliziosi. Non rimasi quindi stupito quando un giorno arrivd eccitato e senzafiato nel mio appartamentoe mi confidd un fatto straordinario che voleva che gli era successo condividerecon me. "Vecchio mio, ti assicuro che devi vedere con i tuoi stessi occhi" esclamdin preda all'agitazione, sfoggiando I'accento di Oxford, che ostentavatutte le volte ehe parlava con me, e eamminandonervosamenteavanti e indietro. "E difficile da descrivere,ma sono certo che si tratta di qualcosache saprai apprezzare,il cui ricordo ti rimarrb impressoper il resto dei tuoi giorni. Sto per farti un regalo splendidochedurerd per tutta la vita. Lo capisci?,' isterico. Mi divertiCapivo solo che era uno scozzese vo sempre ad asseeondarloe dargli corda. In seguito non me ne sarei mai pentito.
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"Calmati, Eddie, ealmati" dissi. "Che cosastai cercando di dirmi?" Mi raccontb cli esserestato in un borclellodoveaveva seovatouna donna incredibile che seguiva un numero altrettanto incredibile chiamato "figure davanti a uno specchio". Mi ripet6 pirivolte, balbettandoper I'emozione, che non potevo fare a meno di assisterepersonalmente a quello spettacoloeccezionale. "Non preoccuparti per il denaro" aggiunse,sapendo pagato, tu non devi fare altro ehenon ne avevo."Ho grd, chevenire con me. Madame I-rudmillati mostrerh le sue D fantastica!" "figure davanti a uno specchio". Colto da un irrefrenabile attacco di ilaritb, scoppid fragorosamente a ridere, incurante della sua pessima dentatura, che di solito nascondevadietro un sorriso appenaaccennato. "Ti assicuroche d incredibile!" Sempre pir) incuriosito, mi decisi a partecipare a quel suo nuovo diverbimento.Eddie mi accompagndin auto alla periferia della cittd. Ci fermammo davanti a lunpalazzopolverosoe malridotto, eon la vernice che si scrostavadalle pareti. Un tempo dovevaesserestato un albergo, trasformato poi in appartamenti. Riuscii a scorgerecid che restava dell'insegna, che sembravaessere stata fatta a brandelli. Sulla facciata dell'edificio c'erano fi.le di sporchi balconcini pieni di vasi o di tappeti stesial sole. All'entrata c'erano due uomini scuri dall'aria sospetta con le scarpe nere a punta troppo strette per i loro piedi, che accolseroEddie con grande entusiasmo.I loro occhi erano neri, scaltri e minacciosi. Entrambi indossavanoun abito di colore azzurro brillante, anche questo troppo stretto per il loro fisico robusto. Senza degnarmi di uno sguardo, uno dei due apri la porta a Eddie. Salimmo due rampe su uno scalonemalconciocheun tempo dovevaesserestato lussuoso.Fbeendomistrada Eddie percorsefino in fondo un corridoio, che aveva le 32

porte su entrambi i lati, come in un albergo.Erano tutte di un colore verde oliva piuttosto cupo e su ognuna c'era un numero in ottone, appannatodagii anni e a malapenavisibile sul Iegnodipinto. Eddie si fermd davanti a una porta su cui e'era il numero 112. Bussb pir) volte. La porta si apri e una donna piccola e tonda dai capelli biondi tinti ci fece cenno di entrare, senza dire una sola parola. Aveva addosso unavestaglia di setarossacon le manichevaporosee un paio di ciabattine rosseornate di palline di pelo. Dopo averci fatti entrare in un atrio minuscolo, richiuse e si rivolsea Eddie in un inglesedal pesanteaccento. "Salve,Eddie. Hai portato un amico?" Le preseuna manb e gliela bacid con estrema galanteria. Si comportava come se fosse del tutto calmo, ma mi accorsida certi suoi gesti inconsapevoli,che non era per niente a suo agio. "Come sta oggi, Madame I-rudmilla?" le chiese,cercando inutilmente di parlare comeun americano. Non ho mai capito per quale motivo Eddie volesse spacciarsiper americanotutte le volte che si ritrovava a combinare qualche affare in quei bordelli. Immaginai che si comportassecosi perch6 gli americani avevano fama di esserericchi e ci teneva a presentarsi come un uomo di grandi mezzi. "Ti lascio in buone mani, ragazzo mio" si congedd, semprecon il suo aceentofasullo. Mi sembravacosi strano e orribile che scoppiai a ridere. Madame I-rudmilla non si mostrd per niente impressionatadalla mia esplosione di allegria. Eddie le bacid di nuovo Ia mano e se ne andd. "T\r parli inglese,ragazzomio?" mi urld, comese fossi sordo. "Sembri egizianoo turco.>> I-,le assicurai che non ero n6 l'uno n6 l'altro e che parIavo inglese.A quel punto mi chiesese mi piacevanole sue frgure davanti allo specchio.Non sapendocosadire, mi limitai a scuotereil capo in segnoaffermativo.
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"Ti offrird un ottimo spettacolo"mi assicurd."Le figure davanti allo specchiosono solo i preliminari, non appenati senti caidoe pronto dimmi pure di fermarmi." Entrammo in una stanza scura e lugubre, con le finestre coperte da tende pesanti. Le lampadine a basso voltaggio delle appliquefissate alle pareti erano a forma di tubi e sporgevano ad angolo retto. In stanzaera piena di oggetti: cassettieredi dimensioni ridotte, sedie e tavoli antichi, una scrivania appoggiata al muro e ricoperta di carte, righelli e almeno una decina di forbici. Madame I-,,udmillami fece sedere su una vecchia poltrona imbottita. "II letto d nell'altra stanza, tesoroomi informd, indicandomi l'altro lato della stanza. "Questad la mia anticamera,doveti mostrerdlo spettacolo che ti fard diventare caldo e pronto.,' poi caderela vestaglia rossa,fecevolare via le I-:ascib ciabatte e spalancdle ante doppie dei due armadi, che stavano uno di fianco all'altro. A]I'interno c'erano due specchiin grado di riflettere tutta la sua persona. ..Musica,ragazzomio" esclamd,dando la carica a un Victrola che sembravanuovo di zecca,addirittura scintillante. Mise su un disco dal motivo ossessionante che ricordava la marcetta di un circo. ..E adesso,iI mio spettacolo!,esclamd, piroettando seguendo la melodia.Aveva la pelle del corpo tesa e incredibilmente bianca, sebbenenon fosse piil giovane: ancheseben conservata,dovevaaver quasi raggiunto Ia cinquantina. Il suo ventre era leggermentecascante,al pari del senovoluminoso.Anche Ia pelle del viso ricadeva, allentando in maniera vistosa la linea della mascella. Aveva il naso piccolo e le labbra tmccate pesantemente di rosso. Gli occhi erano segnati da un mascara nero e spesso.Mi fecevenire in mente il prototipo della prostituta invecchiata, anchese, al tempo stesso, c'era in lei qualcosadi infantile, una fidueia e un abbandono fanciulleschiuniti a una dolcezza che mi turbarono. 34

..Or&, "figure davanti allo specchio"lr' annuncid la donna mentre la musica continuava. "Gamba, gamba, gamba" gridd, lanciando in alto prima una gamba poi I'altra, seguendoil ritmo della musiea. Tbnevala mano destra sopra alla testa, come una bambina che non d sicura di saper eseguirei movimenti giusti. ..Giro, giro, giro" continud, vorticando come una trottola. sedereo aggiunse,mostrandomiil po"Sedere,sedere, steriorenudo comesefossestata una ballerina di can can. Ripet6 pii volte I'intera sequenza,finch6 la musica comincib a svanire e la carica delVictrola si esauri. Ebbi la sensazione che Madame Ludmilla stesseroteando in lontananza, e svanendo diventando sempre pii piccola. Dal profondo del mio essereaffrorarono una disperazionee una solitudine ehe non sapevonemmeno potessero esisteree che mi spinseroad alzarmi e uscire di corsadalla stanza,precipitandomi gir) per le scalecome un matto, fuori dall'edifrcio e gii in strada. Eddie era fermo davanti all'entrata e stava chiacchierando coi due uomini vestiti di azzurro. Vedendomi correre in quel modo scoppidin una risata fragorosa. .,Non d stato incredibile?" mi chiese,ostentando ancora I'accento americano."I-le "figure davanti allo specchio" sonosoloi preliminari... Chespettacolo! Che spettacoio!" La prima volta che avevoraecontato quell'episodioa don Juan gli avevoconfidato di esserestato profondamente toccato dalla melodia ossessionante della musica e dall'anziana prostituta che roteava maldestra seguendo il ritmo. Anche I'essermi reso conto di quanto fosse insensibile il mio amieo, mi avevacolpito. Quando frnii di raccontare la storia a don Juan, eravamo seduti tra le colline antistanti una catena di montagne nei pressi di Sonora e mi misi a tremare, misteriosamentescosso da qualcosadi indefinito.
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"Questo raeeontodowebbe essereincluso nel tuo album di eventi memorabili" mi disse. .,Senza rendersi eontodi quello che stava faeendo,il tuo amieo ti ha fatto un regalo che ti durer) per tutta la vita, proprio come avevadetto lui stesso.', ...4me sembrasoltanto una storia triste, nient'altro" proclamai. "E lo d dawero, come tutte le tue storie, ma cid che la rende a mio giudizio diversa e memorabile d il fatto che riguarda ogni essereumano e non solo te, comeaccadevainveeecon gli altri tuoi racconti. Vedi, comeMadameLudmilla tutti noi, vecchi e giovani, in un modo o nell'altro eseguiamo figure davantia uno specchio. Esamina con cura quello che sai sul conto della gente. Prova a pensarea ogni singolo essere umano che esistesulla faccia della terra e, senzaombra di dubbio, scoprirai che chiunque sia, qualunque eosa pensi di se stessoo possamai fare, il risultato delle sue azioni B semprelo stesso: frgure insensate davanti a uno specchio."

Uil TR[ilI ilI[['fiRIfr OR[

ffi Un viaggio di potere


Quando incontrai don Juan ero uno studente di antropologia abbastarza dedito ai miei studi e volevo irnziare la mia carriera di antropologo professionista pubblicandola maggior quantiD possibiledi materiale.Ero deciso a sealareil mondo accademico e, secondo i miei calcoli, il primo passo awebbe dovuto esserela raccolta di informazioni sull'uso delle piante medicinali da parte degli indiani della regione sud-occidentaledegli Stati Uniti. Chiesi consiglio a un professoredi antropologia che avevalavorato in quella zona. Era un famoso etnologo che negli anni Trenta e Quaranta avevascritto numerose pubblicazioni sugli indiani della California, del sudovest e anche di Sonora, in Messico.Mi ascoltd con pazienza;in baseal mio progetto, avrei dor,rrtoscrivereun saggio intitolato "Informazioni etnobotaniche" e pubblicarlo in una rivista che si occupavaesclusivamente di argomenti antropologici del sud-estdegli Stati Uniti. Mi proponevo di raccogliere piante medicinali, por-

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U N V IA GGIO

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tare i campioni al Giardino Botanico dell'UCI-rAperch6 fosseroidentificati, descrivendopoi le modaliti e i motivi per cui gli indiani del sud-estIiutrlrzzavano. fmmaginavo di raccoglieremigliaia di voci e di pubblicare una vera e propria enciclopediasull'argomento. II docente mi sorrise con aperta condiscendenza. ..Non vorrei raffreddare il suo entusiasmo,ma non posso fare a meno di commentarenegativamenteil suo fervore> dichiard con vocestanca. "Il fervore d il benvenuto in antropologia, ma deveessereincanalato nella maniera migliore. Ci troviamo ancora nell'etd dell'oro delI'antropologia. Io ho ar,utola fortuna di studiare conAIfred Krober e Robert Lowie, due pilastri delle scienze sociali e non ho tradito la loro fiducia. Uantropologia d ancora la disciplina fondamentale da cui si diramano tutte le altre. Lintero campo della storia, per esempio, dowebbeesserechiamato "antropologia storica" e quello della frlosofia "antropologia fllosofica". Ijuomo d la misura di ogtn cosa,di conseguenza I'antropologia, che d lo studio dell'uomo, dowebbe essereil fulcro di qualunque altro studio. E un giorno lo sard." Lo fissai, sbalordito. Per quanto mi riguardava, era unvecchio professorebenevoloe passivoche di recente aveva avuto un attacco cardiaco. A quanto pareva, le mie parole I'avevanopunto sul vivo. "Non crede che dowebbe prestare maggiore attenzioneai suoi studi regolari?" riprese. "Invece di svolgere un lavoro direttamente sul campo, non farebbe meglio a studiare linguistica? Nel nostro diparbimento insegnauno dei linguisti pir) importanti del mondo: sefossi al suo posto, me ne starei seduto ai suoi piedi, pronto a cogliereogni sua parola." "Abbiamo a disposizioneancheuna vera autorith nel settore delle religioni comparate e anche alcuni antropologi molto competenti che hanno svolto un ottimo Iavoro sui sistemi affrni delle culture di tutto il mondo. dal punto di vista Iinguistico e da quello della cognizione. 40

Lei ha bisogno di una notevolepreparazione.Pensaredi poter affrontare adessouna raccolta diretta di dati sul campo d una sciocchezza. Ragazzomio, le consiglio di immergersi nei suoi libri." Tbstardo, presentai Ia mia proposta a un altro docente pir) giovane,che non si riveld affatto pir) disponibile e mi derise apertamente, dicendo che il saggio che avevoin mente era una speciedi barzelletta e che non si trattava nemmenolontanamente di antropologia. "Al giorno d'oggr gli antropologi si preoccupanosolo di questioni che rivestono una certa importanza" dichiard in tono solenne."I-la scienzamedica e quella farmaceutica hanno svolto una quantitd. infinita di ricerche su qualunque possibilepianta medicinale del mondo: d un settore in cui non d rimasto pir) nulla da rosicchiare. Il concettodella raccolta di informazioni d tipico dell'inizio del diciannovesimosecolo,ormai sono passati quasi duecentoanni. Lei sa che cos'bil progresso,vero?" Mi forni poi una definizione e una giustificazione del progressoe della perfettibilitd intesi come duc questioni dell'argomentazionefilosofica, questioni che, secondo lui, erano i temi pir) rilevanti per I'antropologia. pud "Uantropologia d I'unica disciplina esistenteche perfettibiliti progresso> convalidarei concetti di e continub. "Per fortuna c'd ancora uno spiraglio di speranzainmezzo al cinismo dei nostri tempi. Solo l'antropoIogia d in grado di mostrare il reale sviluppo della cultura e dell'organizzazionesocialee gli antropologi sono gli unici capaci di dimostrare al di ld di ogni ragionevoIe dubbio il progressodella conoscenza umana. La cultura si evolvee soltanto gli antropologi possonopresentare campioni di societd che si adattano a nicchie ben definite collocabili in una linea di progressoe perfettibilitd. Questa d I'antropologia e non qualche stupida raccolta diretta cli dati che in realtd non d diretta per nulla, ma d una semplicemasturbazione!" Per me quello fu un vero colpo.Fbci un ultimo tenta4T

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tivo e andai in Arizona a parlare con alcuni antropologi che stavano svolgendodawero un lavoro direttamente sul campo. Ero ormai pronto ad abbandonarel'intero progetto. Capivo benissimo quello che avevanoeercato di dirmi quei due professori ed ero perfettamente d'accordo con loro. I miei tentativi di lavorare a livello pratico erano a dir poco semplicistici, eppure io volevofare pratica e non limitarmi a eseguirericerchein biblioteca. In Arizona incontrai un anziano studioso che aveva pubblicato molto materiale sugli indiani Yaqui dell'Arizonae su quelli di Sonora, in Messico. Era estremamente gentile:non mi snobbd, ma non mi forni alcun consiglio,Iimitandosi a eommentare chele societh indiane del sud-est erano estremamentechiuse e che gli stranieri, soprattutto quelli di origine ispanica, non godevanodella loro fiducia ed erano addirittura odiati. Un suo giovanecollegafu pin esplicitoe mi suggeriche awei fatto meglio a leggerei libri degli erboristi; quel tizio era un'autoritd nel settore e secondo lui tutto quello che occorrevasaperesulle piante medicinali del sud-est era gid stato classificatoe discussoin varie pubblicazioni. Giunsea dichiararechequegli stessitesti, e non la eonoscenza tradizionale, erano le fonti dei guaritori indiani. Si congedddicendomi che se gli indiani faeevanoancora ricorso alle pratiche antiche di guarigione, non le awebberocerto rivelate a uno straniero. .Fhccia qualcosa che meriti" mi sugger). "Provi a prendere in considerazionel'antropologia urbana: per esempio,ei sono a disposizioneun saccodi soldi per gli studi sull'alcolismotra gli indiani delle grandi cittd, e si tratta di un lavoro che qualunque antropologopud wolgere senzaproblemi. Yada a ubriacarsi con qualche indiano in un bar e poi sistemi le informazioni raccolte, suddividendolein statistiche. Tbasformitutto in numeri. Uantropologia urbana d il vero settore trainante., Non potei fare altro che accettareil consiglio di questi studiosi esperti. Decisi di tornare in aereoa Los An42

geles,ma un altro antropologo mio amico mi fece sapere di avere in programma di attraversare in macchina I'Arizona e il Nuovo Messico per visitare tutti i luoghi dove aveva svolto in passato del lavoro di raccolta dei dati sul campo, e rinnovare cosi il suo rapporto con le che erano state suoi informatori antropologici. I)ersone mi disse."Non ho interzione di "Puoi venire con me>> lavorare:mi Iimiterd ad andare a trovarli, bere qualcosa con loro e raccontareun po' di stronzate.Ho comperato qualcheregalo,coperte,alcolici, giacconie munizioni per le loro calibro 22.Ho la macchinapiena di roba. Di solito ci vado da solo, ma corl'o sempreil rischio di addormentarmi. Th potresti farmi compagnia, impedirmi di appisolarmio mettefii alla guida sesonotroppo ubriaco." Ero cosi abbattuto che rifiutai il suo invito. questo viaggio non fa per me. "Mi spiace Bill, ma Nonvedo perch6dowei insistere ancora con questaidea del lavoro sul campo." ..Non arrenderti senzabatterti" ribattb lui con un topaterna. no di preoccupazione "Concentra tutto te stesso nella lotta e se ti va male puoi anche cedere,ma non prima. Vieni con me e scopri se il sud-estti piace." Mi mise un braccio intorno alle spalle e non potei fare a meno di notare che quel braccio era pesantissimo. Bill era alto e robusto, ma negli ultimi anni iI suo corpo avevaacquisito una strana rigiditd. Aveva perso le sue caratteristicheda ragazzo.Il suo viso tondo, un tempo pieno e giovanile, appariva ora preoceupato. Credevo fosse per via della sua calvizie incipiente, ma in certi momenti avevoI'impressioneche si trattasse di qualcosa di piri grave. E non si pud nemmenodire che fosseingrassato, perch6 in realtb il suo corpo era pesante in una maniera impossibileda spiegare.Si vedevadal modo in cui camminava, si alzava e si sedeva:in tutto cid che faceva sembravache stesselottando eontro laforza di gravitd,con ogni frbra del suo essere. di sconfitta, partii con Ignorando la mia sensazione
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Iui. Visitammo ogni angolodell'Arizona e del Nuovo Messicoin cui fossepossibiletrovare degli indiani. Quel viaggro mi permise di scoprire che il mio amico antropologo in s6due aspetti ben diversi. Mi spiegdchele riassumeva sueopinioni in qualitd di antropologoprofessionistaerano molto misurate e in linea con il pensiero antropologico attuale, ma a livello personaleil lavoro svolto sul campo gli avevaofferto una quantitd di esperienzedi cui non parlava mai, del tutto inaccettabili per il pensierodominante, perch6impossibiliclacatalogare. Durante il viaggioBill andavasemprea berecon i suoi ex inforrnatori e poi apparivamolto rilassato.A quel punto mi mettevo al volante e guidavo mentre lui, seduto al Ball.ontine mio fianco, si scolava una bottiglia di whislqy vecchiodi trent'anni. Era in quei momenti che mi parlanon catalogabili."Non ho mai creva dellesueesperienze duto ai fantasmi,, si lascid sfuggire un giorno, senzail minimo preawiso. "E non sonomai andatoalla ricerca di fluttuanti, voci nelletenebre,sai, roapparizioni,essenze ba del genere.Ho avuto una formazioneseria e pragmatica e la scienzad semprestata la mia bussola,finch6, lavorandodirettamente sul campo,sonocominciatea succedermile stronzatepii assurde. Una notte, per esempio, insiemead alcuni indiani mi imbarcai in una ricerca della visione (spirituale): awebberodol'uto iniziarmi con un procedimentoestremamentedoloroso che prevedevala perforazionedei muscolidel petto. Mi stavanopreparando una capannasudatoria nei boschie mi ero ormai rasa, grazie anche segnatoall'idea dell'inevitabile sofferenz all'aiuto di un paio di bicchierini, quandoil tizio che aveva intercedutoper me pressogli officianti della cerimonia si mise a urlare, tercortzzato e indico una frgura indistinversodi noi. ta che stava avanzando si trat"Quando fu abbastanzavicina,mi accorsiche tava di un vecchioindiano, vestito nella maniera pii. assurda che si possaimmaginare, con tutto I'arredo completo degli sciamani" prosegui Bill. "Vedendolo,il mio 44

scopersevergognosamente i sensi.I-.ro accompagnatore puntando eonun dito ossuto venne vicino, nosciuto mi tro il mio petto e borbottando parole per me incomprensibili. Nel frattempo anche tutti gli altri I'avevano l'isto e si erano mossiper correre da me, ma iI vecchiosi era girato a guardarli, immobilizzandoli e rivolgendosi a loro in tono concitato. La sua voce d indimenticabile: parlando attraverso un tubo, come sembravache stesse qualcosaattaccato alla boccache facevauscise avesse re le parole dal suo corpo. Tb Io giuro, io ho realmente visto quell'uomo cheparlava da dentro il suo corpo, con la boeca che trasmetteva le parole come un apparato meccanico. Dopo aver arringato i presenti, il vecchio continud a camminare, oltrepassando tutti, per poi scomparire inghiottito dalle tenebre.o La cerimonia non venne portata a termine. Gli uomini, compresi gli sciamani che awebbero dor,rrtoassumere il controllo, tremavano come foglie ed erano cosi tercorizzati che si dispersero,allontanandosi. per anni non si ri"Individui ehe erano stati amici volseromai pii la parola" mi spiegdBill. "Ritenevanodi aver assistito all'apparizionedi uno sciamanoincredibilmente vecchio e che parlarne tra loro awebbe portato sfortuna a tutti, anzi, sarebbebastato che si fossero guardati a vicenda. La maggior parte di loro fini addirittura per trasferirsi e abbandonarela zona.,, che parlar"Per quale motivo avevanoI'impressione gli portato chiesi. guardarsi sfortuna?" si o awebbe ..Sonole loro credenze.Una visione di quella natura signifrca che I'apparizione si d rivolta a ognuno di loro ed d la cosa pir) fortunata che possa capitare nell'arco dell'intera esistenza. " personaleche la visione ha detto "E qual era la cosa a ciascunodi loro?" volli sapere. mai spiegatoun ac"Non ne ho idea, non mi hanno cidente. T\rtte le volte che chiedevoqualcosa,si chiudevisto o senvano nel mutismo pii assoluto:non avevano
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tito nulla. Anni dopo, I'uomo che era wenuto mi riveld di aver finto di perderei sensi,perch6era terrorizzato e non avevavoluto affrontare il vecchio e che quello che dovevadire veniva compresoda tutti a un livello diverlinguistica." so da quellodella comprensione Bill mi confidd che I'apparizione gli avevaparlato di qualcosache avevaa che fare con la sua salute e con le aspettativeche avevanei confronti delia vita. "Cosavorresti dire9" "Per quanto mi riguarda, le cosenon vanno affatto posto." bene"mi confessd. "Il mio corponon d a precisione di cosa si tratta?" con "Sai "Si, certo" mi risposecon noncuraltza.,,Imedici me lo hanno detto, ma non ho intenzionedi preoccuparmie non voglio nemmenopensarci." Le rivelazioni del mio amico mi fecerosentire a disagio, mostrandomi un aspetto della sua personalitd che non conoscevo. Uavevo sempre consideratoun tipo coriaceo e non immaginavo che potesseesserecosi mlnerabile. Quella eonversazione non mi andd a genio, ma ormai era troppo tardi per fare marcia indietro e proseguimmo il viaggio. mi confidd che gli sciamani del In un'altra occasione sud-esterano capaci di trasformarsi in entitd diverse e che Ie defrnizioni"sciamanoorso" o "sciamanopuma" non dovevanoessereconsiderateeufemismi o tnetafore. perch6non lo erano. "Sai che esistonosciamani che diventanodawero orin tono ammisi, leoni di montagnao aquile?"esclamd rato. "Se ti dico che io stessoho assistito alla trasformazione di uno sciamano che si definiva "Uomo Fiume", "SciamanoFiume" o "Colui che provienedal fiume e ritorna al fiume", non esageroe non invento nulla. Mi trovavo sulle montagne del Nuovo Messico con questoseiamano.Lo portavo in giro in auto, lui si fidava di me e dicevadi esserealla ricerca delle sue origini. Stavamocamminandolungo la riva di un fiume quando 46

all'improwiso si agitd e mi ordind di andare a nascondermi dietro alcune rocce piuttosto alte, di mettermi una coperta in testa e di sbirciare, in modo da non perdermi quello che stava per fare." gli chiesi,incapace di trattenermi. "E checosafece?" riuscivo nemmeno immaginarlo, a le tue ipotesi "Non in merito sarebbero statevalide quanto le mie. Si limitd a entrare completamentevestito nel ruscello,largo ma quasi asciutto e quando I'acqua gli arrivd a met) polpaccio, lui wani, seomparve. Prima di entrare mi avevasussurrato all'orecchiodi seendere pii a valle ad aspettarlo,indicandomiil punto esattoin cui awei dor,rrto appostarmi. Com'd naturale, non avevocreduto a una sola parola e non ricordavo nemmenodoveawei dor,rrto posizionarmi, ma poi trovai il punto esatto e vidi lo sciamanoche usciva dall'acqua.Una simile affermazionepud apparire stupida, ma io lo vidi dawero trasformarsi in acquae poi ricomporsidall'acquastessa.Riesci a crederci?" Non sapevo comecommentare le storie del mio amico. Mi risultava impossibile credergli,ma al tempo stesso non mela sentivodi rifiutare in bloccole sueaffermazioni.Era unuomo molto serio.Uunica spiegazione possibile era data dal fatto che, mentre proseguivamoil nostro viaggio, Bill continuavaa bere ogni giorno semprepii: nel bagagliaio della macchinac'era una scatolacon ventiquattro bottiglie cli whislry soloper lui. Bevevacomeuna spugna. ..Sonosempre stato poeo obiettivo nei confronti delle metamorfosi esoterichedegli sciamani" mi confidb in ..Non sono in grado di spiegarequeun'altra occasione. ste trasformazioni e non credo nemmenoche awengano, ma, comeesercizio intellettuale,mi interessamolto prenderein considerazione il fatto chele metamorfosi in serpenti e puma non siano difficili comequella eseguita dallo sciamanoin acqua.fn momenti del genere,quando impegnocosi il mio intelletto, smetto di essere un antropologo e comincio a reagire, seguendo I'istinto. E I'istinto mi dice che questi sciamani fanno di sicuro qual17

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cosache non pud essere valutato a livello scientifico e di cui non si pud parlare in maniera intelligente. "Per esempio,ci sono sciamani nuvola che si trasformano in nuvole o nebbia. Non ho mai assistito di persona a una simile metamorfosi,ma ho conosciutouno sciamano nuvola e anchese non I'ho mai visto scomparireo tramutarsi in nebbiadavanti ai miei occhi, cosi comevidi il suo collegatrasformarsi in acqua,mi capitb di inseguirlo e lui svani in una zona dovenon esistevano possibili nascondigli. Non lo vidi diventare una nuvola, ma scomparve e io non riuscii a spiegarmi dovefossefinito, perch6 quel punto era privo di rocce o vegetazione. Ero arrivato un minuto e mezzodopo di lui, ma non c'era... ..Iro avevoinseguito dappertutto per averespiegazioni, ma lui nonvoleva saperne.Era molto amichevolenei miei confronti ma non mi diceva nulla." In seguito Bill mi raccontd un'infinitb di storie che non mi interessavanoaffatto riguardanti le lotte e le fazioni politiche che dividevanogli indiani all'interno delle varie riserve, oltre a resoconti di vendette personali, animositd e amicizie.Al tempo stesso,i suoi racconti sulle trasformazioni e le apparizioni degli sciamani avevano suscitato in me una forte emozione:quelle vicende mi affascinavano e mi sconvolgevano al tempo stesso, anchese non riuscivo a spiegareI'origine delle mie sensazioni. Sapevosolo che mi colpivano a livello istintivo. Grazie a quel viaggio mi resi conto di persona che le societdindiane del sud-esterano dawero molto chiusee riuscii cosi ad accettare I'idea ehe avevo dawero bisogno di aumentare Ie mie conoscenze nel campo dell'antropologia e che sarebbestato pii pratico wolgere un lavoro sul campo in una zona che conoscevo, o con cui avevoalmeno una connessione. Al termine di quell'esperienza Bill mi accompagnb alla stazione degli autobus di Greyhound di Nogales, in Arizona, in modo che potessi tornare a Los Angeles. Mentre ce ne stavamoseduti nella sala d'attesa ad aspet48

tare I'arrivo deli'autobus,il mio amicomi consoidin tono paterno, ricordandomi che i fallimenti erano del tutto normali nel settore dell'antropologia e che servivanoa rafforzarelafermezza di un antropologoo a decretareIa sua maturitd. Aun tratto si chind in avanti e eonun movimentoimpercettibile del mento mi indicd il lato opposto della stanza. "Credo che il vecchiosedutosu quella panchina laggit sia il tizio di cui ti ho parlato, mi sussurrd. "Non ne sono del tutto certo perch6 ci siamo trovati faccia a facciasoloin un'occasione." "Di chi si tratta? E cosami hai clettosul suo conto?" "Quando ti ho parlato degli sciamani e delle loro trasformazioni,ti ho detto di aver incontrato una volta uno sciamanonuvola." ..Si,ricordo. D loi?" ..No,, mi rispose Bill, deciso. "Ma credo sia un suo perch6 maestro o compagno, rnolti anni fa li ho visti insieme,anchese li ho solo scorti da lontano." Ricordai di avergli sentito dire in tono del tutto casuale,senzaalcun riferimento precisoallo sciamanonuvola, che era al eorrentedell'esistenzadi un vecchiomidi sciamano in pensione, un veechio sterioso, una speeie indiano misantropo diYuma cheun tempo era stato uno Bill non citd mai apertamenteun stregonespaventoso. eventualelegametra ilvecchio e lo sciamanonuvola, ma era chiaro che dovevaaverlo benein mente, al punto che eredevadi avermeneparlato. In preda a una strana ansia mi alzai di scatto e come se fossi stato privo di volontd andai vicino al vecchio e cominciai una lunga tirata su quanto conoscevo circa le piante medicinali e lo sciamanesimo tra gli indiani delIe pianure e i loro antenati siberiani. GIi dissi inoltre che sapevoche lui era uno sciamano e conclusi assicurandogli che per lui sarebbestato un vero beneficioparlarne a lungo con me. .,Senon altro, potremmo seambiarcile nostre storie:
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tu mi racconti le tue, e io ti dico Ie mie" dichiarai con una certa attoganza. II vecchiotenne gli occhibassi fino all'ultimo, poi solIevdlo sguardo e disse,fissandomi senzaesitazioni: "Io sono Juan Matus". La mia tirata non era cerbofinita, ma anche se non riuscivo a capirne il motivo, ebbi l'impressione di non avere altro da aggiungere. Awei voluto di.gli il mio nome, ma lui mi mise una mano davanti alle labbra, eu&si avesse voluto impedirmi di pronunciarlo. In quel precisoistante un autobus si fermd, ilvecchio borbottd che era quello che stava aspettandoe mi chiese con entusiasmodi andarlo a trovare, in modo che potessimo scambiarci le nostre storie. Mentre parlava, Ia ironica. Con un'agisua bocca assunseun'espressione liti incredibile per un uomo della sua etd (immaginavo che dovesse averecirca ottant'anni), con pochi passi decisi percorse i cinquanta metri che separavanola panriparti subito, quachina dal bus. Il pesante antomezzo si avesse sostato soloper prelevarlo. Dopo che se ne fu andato, tornai da Bill. "Che cosati ha detto?" mi chieseil mio amico. tutto agitato. "Di andarlo a trovare a casa sua, dove potremo chiacchierare.'' "Ma tu cosa gli hai detto per riuscire a farti invitare?" volle sapere. Gli spiegai che avevousato la mia migliore parlantina da piazzista, promettendo al vecchiodi rivelargli tutto cid che sapevosulle piante medicinali grazie alle mie letture. Era evidenteche Bill non mi credeva;giunse perfino ad accusarmi di volerlo emarginare. "Conoscobenissimo la gente che vive in questa zonae quel vecchio d un tipo strano, non parla mai con nessuno,indiani compresi" mi accusd con una certa aggressivitb. "Perch6 mai dowebbe parlare con te, un perfetto sconosciuto? Non sei nemmenocarino!" 50

Si capiva che era molto seccatocon me, anche se non riuscivo a capire per quale motivo e non avevoil coraggio di chiedergli spiegazioni. Mi sembrava geloso,forse perch6 io avevoamto successo ld dove lui avevafallito. llrttavia, il suceesso era stato cosi inawertito, che per me non rivestiva alcun significato. Se non fosse stato per i commenti di Bill, non mi sarei nemmeno reso conto di quanto era difficile awicinare quelvecchio e non awebbe potuto importarmene di meno. All'epoea quella breve conversazionenon mi sembrb per nulla particolare e non capivoperch6mai Bill fosserimasto cosi sconvolto. "T\r sai dove abita?" ..Non ne ho la pii pallida idea" mi rispose,piuttosto seccato."Ho sentito dire che non abita da nessunaparte, e si limita ad apparire qua e ld, senzache ci sia un motivo preciso, ma sono solo stronzate. Con ogni probabilitbvive in qualchebaraecadi Nogales,in Messico." "Perch6mai d cosi importante?" La mia domandami diedeil coraggiodi aggiungere:"Il fatto che mi abbia rivolto la parola sembra sconvolgerti:perch6?" Con indifferenzaammise di essereaddoloratoperchd sapeva.quantofosseinutile cercare di parlare con quel tipo. "E un gran maleducato, quando gli parli nel migliore dei casi ti fissa senzaaprire bocca.Avolte non ti guarda nemmeno e ti tratta come se tu non esistessi. Uunica volta ehe ho cercato di parlargli mi ha respinto in maniera brutale. Sai cosami ha detto? "Se fossi in te, non sprechereila mia energia aprendo la bocca. Cerca di conservarla,ne hai bisogno". Se non fosse stato cosi vecchio,gli awei mollato un bel pugno sul naso." Fbci notare al mio amico che chiamarlo "vecchio" era un eufemismo e non una descrizionereale. Non sembrava cosi vecchio, anche se era sicuramente anziano. Possedevainfatti un vigore e una agilitd incredibili. Pensai che se avessecercato di colpirlo, Bill non ci sarebbe affatto riuscito. Quell'indiano era molto forte e metteva addirittura paura.
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Evitai di dirlo al mio amico e gli permisi di continuare a raecontarmi quanto fosse disgustato dalla cattiveria di quel tizio e comegli sarebbepiaciuto trattarlo, se non avesse amto un aspetto cosi debole."Chi credi che possadirmi dovevive?" ..Fbrsequalcuno gii a Yuma, magari Ie personeche ti ho presentatoall'inizio del nostro viaggio" mi rispose, pit rilassato. "Non hai nulla da perdere a chiederea loro. Di'che ti ho mandatoio." Cambiai subito i miei piani e invecedi tornare a Los Angelesmi recai a Yuma, in Arizona. Incontrai i tizi che mi aveva presentato Bill e anche se ignoravano dove abitasseil vecchioindiano, i loro commenti aumentarono ancora di pin la mia curiosith sul suo conto. Mi spiegarono che proveniva da Sonora, in Messico,e non da Yuma; in gioventi era stato un temibile sciamano che eseguivasortilegi e lanciava formule magiche sulle persone,ma con il passaredel tempo si era ammorbidito, trasformandosi inun eremita ascetico.Mi disseroanche fosseun indiano Yaqui, se ne andava semche, sebbene pre in giro con un gruppo di messicaniche sembravano molto esperti di pratiche magiche; in ogni caso, era da vL pezzo che nessunodi loro lo vedeva. Uno dei miei informatori aggiunseeheavevala stessaetd di suo nonno, un vecchio costretto a letto, mentre lo sciamano sembrava piil in forma che mai. Iro stesso uomo mi mandd da alcunepersonedi Hermosillo, la capitale della regione di Sonora, che forse lo eonoscevano ed erano in grado di raccontarmi qualcosasul suo conto. Uidea di andare in Messiconon mi sorrideva affatto, perch6 Sonoraera troppo distante dalla zona che mi interessava. Convinto che sarebbestato meglio svolgereuna ricercadi antropologiaurbana, tornai a I-.,os Angeles.Prima di partire, girai la zona di Yuma semprealla ricerca di informazioni sul vecchio,ma nessunolo conosceva. Mentre l'autobus si dirigeva verso Los Angeles,provai una sensazione unica: mi sentivo zuarito dalla mia 52

ossessione nei confronti del lavoro di raccolta dei dati sul campo e nei confronti di quel vecchio.AI tempo stes_ so, sentivo una strana nostalgia, qualcosache nbn ave_ vo mai provato in vita mia. Era una sensazione del tut_ to nuova che mi colpi in maniera profonda, un insieme di a_nsia e desiderio,come se mi stessiperdendoqualcosa di molto importante. Awicinandomi a Los Angeles ebbi la netta sensazione che qualunque cosaavessaagi_ to su di me dalle parti di Yuma, cominciavaa svanire in lontananza e il fatto stesso che stesseper scomparire non facevaaltro che aumentare il mio desiderio.

L, I N T E N TO D E I]L,IN F' I

N ITO

s r intumfo d.e1l'infinito
pensi con la massima concentrazione "Yoglio che tu a ogni singolo dettaglio relativo a cid che d awenuto fra te e quei due uomini, Jorge Campose Lucas Coronado, quelli che in pratica ti hanno consegnatoa me, e poi mi racconti ogni eosa"dissedon Juan. Pur trovando Ia sua richiesta piuttosto difficile da esaudire, mi divertii a ricordare tutto quello che quei due mi avevanodetto. Egli esigevai particolari pit insignificanti, qualcosa che mi costringessea spingere la memoria a superarequalunque limite. La storia che don Juan voleva farmi ricordare ebbe inizio nella cittd di Guaymas,nella regionedi Sonorain fornito i nomi Messico.A Yuma, in Arizona, mi avevano e gli indirizzi di alcunepersonechein teoria eranoin grado di chiarire il mistero del vecchioincontrato al deposiuno to degli autobus.Nessunoperd avevamai conosciuto esistechepotesse e non credevano sciamanoin pensione molti mi raccontare un uomo del genere.In compenso 54

ronoun saccodi storie spaventose sugli sciamaniYaqui e sull'atteggiamento in genereaggressivodi tutti gli indiani di quella tribr), spiegandomiche a Vicam, una cittadina sededi una stazioneferroviaria tra le localitb,di Guaymase Ciudad Obregon,awei potuto imbattermi in qualcuno capacedi indicarmi la giusta direzione. ...4chi mi devorivolgere?" volli sapere. ..I-lacosamigliore da farsi d parlare con un ispettore Iocaledella banca governativa" mi sugger)un tizio. "Ci sono molti ispettori e conosconotutti gli indiani della zona,perch6la banca d I'istituzione governativache acquista il loro raccolto. Ogm Yaqui d un agricoltore, d il proprietario di un pezzodi terreno che pud definire suo purch6 continui a coltivarlo." qualcuno?"domandai. "Voi ne conoscete Dopo essersiguardati fra loro eon aria d'intesa, mi perch6 non ne conoseevano sorrisero, seusandosi affatto. In compenso, mi raccomandaronocaldamentedi avvicinarne uno e di spiegargli la situazione. A Vicam Station i miei tentativi di fare conoscenza con gli ispettori della banca governativafurono a dir poco disastrosi. Ne incontrai tre e, non appenaspiegailoro cib che volevo,mi lanciarono uno sguardo di completa sfiducia. Sospettavanoinfatti che fossi una spia inviata dagli Yankeea creare problemi che non erano in grado di definire con chiarezzae su cui facevanole ipopolitica allo spionagtesi pir) sfrenate: dalla sommossa gio industriale. Da quelle parti erano convinti che nelle terre degli indiani Yaqui ci fossero giacimenti di rame su cui gli Yankeevolevanomettere le mani. Dopo questo clamoroso fallimento mi ritirai nella cittb di Guaymas.Mi trovavo in un albergoa pochi passi da un fantastico ristorante, dove andavo tre volte al giorno. Il cibo era ottimo e mi piacevacosi tanto che ripin di una settimana: si pub dire che masi a Gua5rrnas vivevo in quel locale e avevo cosi fatto amicizia con il proprietario, un certo Reyes.
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Un pomeriggio,mentre stavo mangiando,Reyesvenne al mio tavolo eon un altro uomo che mi presentd come Jorge Campos, un imprenditore Yaqui che aveva trascorso la giovinezzain Arizona, parlava inglese alla perfezioneed era pit americano di un vero amerieano. Reyeslo lodd, dicendoche era un esempiodi comeil duro lavoro e I'impegno potesserotrasformare una persoeccezionale. na normale in un essere Jorge Campossi sedette si allontand, Reyes Quando al mio fianco e prese subito in pugno la conversazione. Fingendosi modesto,negd tutti quei complimenti, ma la per le parole di Reyesera evidente.In sua soddisfazione chefosseil tiun primo momentoebbila netta sensazione po di imprenditore che si trova nei bar o agli angoli delle strade pir) affollate, intento a cercaredi vendereun'idea o a trovare il modo di fregare i soldi ai passanti. Camposera un uomo di bell'aspetto,alto un metro e ottantadue, snello, con la pancia prominente tipica dei forti bevitori di alcolici.AvevaIa carnagionemolto scura, jeans costosie con una tonalitd di verdastro, indossava lucidi stivali da cow-boycon la punta agtzza e il tacco angolare,quasi avesse bisognodi affondarli nel terreno per non farsi trascinarevia da un maruo preso aJlazo. La sua camicia a scacchigrl$a era stirata in maniera impeccabile.Nel taschino di destra avevainfilato una una frla di penne:era lo busta di plastica, che eonteneva stessoaccorgimentoche avevovisto usare dagli impiegati che non volevano macchiare d'inchiostro Ia camicia. Portava ancheuna giacca scamosciatacon Ie frange, di un colore marrone rossastro e un alto cappello texano da cow-boy. I-.rasua faccia rotonda era priva di Non aveva rughe, sebbenefosse sulla cinespressione. quantina. Per chisshquale motivo pensaiche dovevaessereun individuo pericoloso. ..Sonofelice di fare la sua conoscenza, signor Campos" esordii,porgendoglila mano. perdereIe formalitb" ribatt6lui, stringen"Lasciamo
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domelacon vigore. "Mi piace trattare i giovani alla pari, senzabadare alla differenza d'etb. Chiarnami Jorge." Rimase un attimo in silenzio,valutando la mia reazione.Non sapevocosa dire, ma ero certo di non volerlo assecondare, cosi comenon me la sentivo di prenderlo sul serio. ..Sonocuriosodi sapereche cosastai facendoa Guayprosegoiitr tono casuale. mas>> "Non sembri un turista e non sembri nemmenointeressatoalla pescasubacquea." ..Sonouno studentedi antropologiae sto cercandodi stabilire le mie credenziali presso gli indiani del luogo, in modo da poter svolgerealcunericerchesul campo" gli spiegai. "E io sonoun uomo d'affari. Il mio lavoro consistenel fornire informazioni, agendo da intermediario. Th hai un bisognoda soddisfare,io possiedo la merce.Mi faccio pagare per i miei serizi, che sono comunquegarantiti: se non sei soddisfatto, non sei costrettoa pagarmi." oSeil tuo lavoro d quello di fornire informazioni, sarb lieto di sborsarequalunque cifra tu mi chieda." "Ah!" esclamd."Hai sicuramentebisognodi una guida, qualcuno pii istruito dell'indiano medio, che possa portarti in giro. Hai una borsa di studio eoncessa dal governodegli Stati Uniti o da qualche altra grossaistituzione?" "Si" mentii. "Ne ho una dell'EsotericalFbundation di Los Angeles." Non appenapronunciai quelle parole, scorsiun lampo di cupidigia nei suoi occhi. "Ah!" esclamddi nuovo. "Ed d molto gr.andequesta istituzione?" "Abbastanza." "Santo Cielo!Ma dawero?" disse,cornese quella frase fossestata la spiegazione eheavevatanto voluto sentire. "Se non ti dispiace, potresti dirmi a quanto ammonta la tua borsa di studio? Insomma, quanto denaro ti hanno dato?"
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"Pochemigliaia di dollari per svolgereun lavoro preliminare sul campo" mentii di nuovo, per vedere come awebbe risposto. "Ah! Io amo le personedirette" aggiunse,scegliendo con cura le parole. "Sono certo che noi due troveremo un aecordo. Ti offro i miei servizi come guida e come chiave che pud aprire molte porte segretepresso gli indiani Yaqui. Come puoi vedere dal mio aspetto esteriore, io sonoun uomo ricco e di gusto." ...Si, tu sei senz'altro un individuo dotato di buon gusto" dichiarai. ..Ti sto semplicemente dicendocheperun piccoloonorario, che troverai senz'altro accettabile,io ti fard incontrare le personegiuste a cui potrai chiederequalunque cosa.E con una piccola aggiunta, ti tradurrd le loro parole in spagnoloo inglese.Parlo anchefrancesee tedesco, ma ho I'impressione chequestelingue non ti interessino." perfettamente ragione, non mi interessanoaf"Hai fatto. A quanto ammonterebbeil tuo onorario?" Si tolse dalla tasca posteriore dei calzoni un blocchetto per appunti con la copertina di cuoio e, con un gesto rapido della mano, me lo apri davanti alla faceia, ci scarabocchid sopra qualeosa,lo richiuse e lo rimise in tasca con un altro gestopreciso e veloce.Ebbi la eertezza etrevolessefarmi crederedi essereefficiente e capace di eseguirein fretta qualunque calcolo. "Ah! Il mio onorario... Ti fard pagarecinquantadollari al giorno, compresi i trasporti e con I'aggiunta dei pasti. Voglio dire, quando tu mangi, mangio anch'io. Che ne dici?" In quel preciso istante si chind verso di me e mi sussund che dovevamo metterci a parlare in ingleseperch6 non voleva che gli altri venisseroa conoscenza della napoi parlare in tura delle nostre transazioni. Si mise a qualcosache non era affatto inglese. Colto di sorpresa, non sapevocomereagire e cominciai a irritarmi mentre lui continuava a sproloquiare con la massima natura58

lezza. Senza scomporsi,agitava le mani e indicava vari punti intorno a lui comese mi stessespiegandoqualcosa.AvevoI'impressioneche non stesse parlando una lingua specifica; forse si esprimeva nel linguaggro Yaqui. al nostro tavolo e ci Quando altri clienti si ar,rricinavano guardavano,io annuivo e ripetevo: "Si, si, certo". A un tratto esclamai:"Puoi ben dirlo" e quella frase mi sembrd cosi divertente che scoppiai in una sonora risata. Anche il mio interlocutore rise di cuore, come se avessi appenadetto qualcosadi molto divertente. Dovevaperd essersiaccorto che stavo per esaurire la pazienzae prima chepotessi alzarmi e mandarlo al diavolo, riprese a parlare in spagnolo. ..Non voglio stancarti con le mie sciocche osservazioni, ma se devo farti da guida, e penso proprio che lo fard, dowemo traseorrerelunghe ore chiacchierandoinsieme" mi spiegb."Ti ho messoalla prova per vedere se sai conversarebene. Se dowb guidare, ho bisogno di avere accanto una persona che sappia recepire e iniziare la conversazione. Sono felice di informarti che tu sai fare beneentrambele cose." Si alzd poi in piedi, mi strinse la mano e se ne andd. Con un tempismo perfetto il proprietario venne al mio tavolo, sorridendo e scuotendoil capo a destra e sinistra, comeun orsetto. "Non d fantastico?" mi domandd. Non avevoaleuna intenzione di rispondergli e Reyes continub raecontandomi che in quel momento Jorge Camposstava facendoda intermediario in una transazione estremamentedelicata e profieua: alcune societd minerarie americane erano interessate ai depositi di feno e rame che appartenevano agli indiani Yaqui e Camposera sul punto di intascare una commissionedi circa cinque milioni di dollari. F\r allora che mi convinsi di avere a che fare con un imbroglione, perch6 in quelle terre non c'era alcun deposito. Se ce ne fossero stati, qualche azienda privata atrebbe cacciato gli Ya59

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qui dalla zona,mandandoli avivere da qualchealtra parbe. ..E straordinario, I'uomo piir incredibile che abbia mai incontrato" gli risposi. "Comepossocontattarlo di nuovo?" preoccuparbi.Jorge mi ha chie"Di questo non devi sto tutto di te, ti sta tenendo d'occhiofin da quando sei arrivato. Con ogni probabilitd oggl o domani verud a bussarealla tua porta." Reyes aveva ragione. Un paio d'ore dopo qualcuno venne a svegliarmi dal sonnellino pomeridiano (avevo in serata e guidare intenzione di partire da GuaS.mas tutta notte per raggiungere la California): era Jorge Campos.Gli spiegaiclte me ne stavoandandoe che sarei tornato nel giro di un mese. ..Ah! Devi restare, adessoche ho deciso di farti da guida!" ho troppo po"Mi dispiacema dowemmo rimandare, co tempo a disposizione." Anche se sapevoche era un imbroglione, decisi di riun informatore, incontrato inArivelargli che avevogrh, zona, che stava aspettando di lavorare con me. Gli descrissi il vecchio, aggiungendo che si chiamava Juan Matus e che altre personeme lo avevanopresentato come uno sciamano.Jorge Campos mi rivolse un ampio sorriso e io gli chiesi se lo eonosceva. ..Ah, si, lo conoscoo mi risposein tono gioviale."Si pud invitato, entrd dire che siamobuoni amici." Senzaessere vicino al balcone. e si sedette al tavolino nella mia stanza .,\tve da questi parti?" gli domandai. ..Certo., porterestida lui?" "Mi paio di giorni per svol"Perch6 no? Ho bisogno di un gere alcune ricerche, giusto per esseresicuro che ci sia, e poi andremo insieme a trovarlo." Sapevoche stava mentendo,eppurevolevo credergli. Giunsi a pensareche la mia sfiducia iniziale non si reggessesu basi solide,perch6 in quel momento sembrava molto conr,'ineente. 60

"Io ti porterb da quell'uomo, ma devi pagarmi un onorario fisso di duecentodollari." Era una cifra superiore a quella che avevoa disposizione.Rifiutai gentilmente e gli dissi che non avevoabbastanzadenarocon me. ..Non vorrei sembrare un mercenario, ma posso sapere quanto soldi sei in grado di spendere?"mi chiese con il suo sorriso pii convincente."Devi tenere presente che sard costretto a sborsarequalchesomma... Gli indiani Yaqui sonomolto riservati, ma c'b sempreil modo di riuscire, c'd sempre qualcheporta che si apre con la chiavemagicadel denaro!" Nonostante i miei dubbi, ero convinto che Jorge Campospotesse rivelarsi il mio canaled'accesso non solo al mondo Yaqui ma anchealvecchio che mi avevatanto intrigato. Non mi andavadi mercanteggiaresul prezzo e) corrun certo imbarazzo, gli offrii cinquanta dollari che avevoin tasca. ..Sono alla fine del mio soggiornoe ho quasi finito i soldi" gli dissi in tono di scusa. "Mi sono rimasti solo cinquanta dollari." Jorge Camposstesele lunghe gambesotto il tavolo e incrocib le braccia dietro la testa, abbassandosi il cappello sulla faccia. "Prendo i cinquanta dollari e ancheil tuo orologio" mi rispose spudoratamente...Per una cifra del genereti porterd a conoscere uno sciamanomeno importante. Non essere impaziente"mi awisd, come se io fossi stato sul punto di protestare. "Dobbiamo saIire con estrema cautela sulla seala,partendo dai gradini pir) bassi fino a raggiungere quell'uomo che, te lo assicuro,d proprio in cima." "E quando potrei incontrare questo sciamanomeno importante?" gli chiesi, porgendogli soldi e orologio. "Subito!" mi rispose, alzandosidi scatto per afferrare avidamente il suo compenso."Andiamo, non c'd un minuto da perdere." Salimmo sulla mia auto e lui mi indirizzd verso Potam,
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una delle tradizionali cittd Yaqui situate lungo il corsodel fiume omonimo. I-rungoil tragitto mi riveld che stavamo per incontrare I.lueasCoronado,un uomo conosciuto per le zuecapaciti magiche,Ia trance sciamanicae le splendide mascherechecreavaper le festeYaqui della quaresima. Cambib poi argomento,mettendosia parlare del vecchio e quello che mi disse era in piena contraddizione con i resoconti di chi me lo avevadescritto comeun eremita, uno sciamano che aveva abbandonatoI'attivitA. Jorge Camposlo ritrasse invece come il guaritore e lo stregonepir) importante della zona, un uomo che la fama avevatrasformato in una figura quasi inaccessibile. Fbceuna pausa, comeun rreroattore, e sferrd poi il suo colpo frnale: mi informd che parlare al vecchio con una certa regolaritd, cosi comefanno in generegli antropologi, mi sarebbecostato almeno duemila dollari. per quell'impennata Stavoper protesta,re del prezzo, ma lui mi anticipd: ..Posso portarti da lui per duecento dollari e di questi io me ne tengo una trentina: tutto il resto d destinato al pagamentodi bustarelle varie. Parlare a lungo con lui ti costerddi pit. Puoi fare tu stesso i conti: ha delle guardie del corpo, individui che lo proteggonoe che devotenermi buoni pagandoli.Alla fine ti fornird un resocontocompleto di ricer,utee di tutto cid che ti serye per Ie tue tasse e potrai vedere che la mia commissione d dawero minima." hovai urCondatadi ammirazionenei suoi confronti. Era consapevole di tutto, persinodellericevuteper le tasse. Rimase a lungo in sileruio, quasi stesse calcolandoil suoprofrtto minimo. Da par-temia, non avevonulla da dire: ero impegnatoanch'ioa far calcoli,cercandodi trovare il modo di entrare in possesso di quei duemila dollari. Giunsi a pensaredi chiederedawer.ouna borsa di studio. "Sei sicuro che il vecchio accetterd di parlarmi?" gli domandai. "Certo. E, in base a quello ehepagherai, oltre a par.larti, eseguir) per te le suemagie. In seguitopotrete ac62

cordarvi sul costo delle lezioni successive." Dopo un'altra pausa, mi fissb negli occhi e chiese:"Credi che potrai pagarmi i duemila dollari?". Il suo tono era cosi forzatamenteindifferente che ebbi la certezzache mi stesse imbrogliando. "Si, possoprocurarmeli senzaproblemi" mentii. Jorge Campos non riusci a nasconderela soddisfazione. ..Bravo tagazzo! Bravo ragazzolr,esultd. "Ci divertiremo un mondo!" Cercai di chiedergli qualcosa sul conto del veechio, ma mi interruppe bruseamente."Risparmia questedomande per lui: fra un po' sarh tutto tuo" mi rassicurd con un ampio sorriso. Si mise poi a raccontarmi la sua vita negli Stati Uniti, confidandomi le sue aspirazioni in campo professionale e, eon mia gr:andesorpresa,dato che lo avevoclassificato eomeun impostore che non sapevauna sola parola d'inglese,si mise a parlare in tale lingua. senzanemmenocer"Ma tu parli inglese!"eselamai, care di nascondere la mia sorpresa. "Certo, ragazzo mio" mi rispose, ostentandoun accentotexanochemantenneper tutta la durata della conversazione."Tb I'ho detto, ho voluto metterti alla prova pervederesesei abbastatzaintraprendente.Lo sei,e devo ammettereehesei anchepiuttosto in gamba." La sua padronarza dell'inglese era superbae mi deIizid con battute e storielle. In breve tempo ci ritrovammo a Potam. Mi diresse verso una casa alla periferia della cittd. Scendemmodalla macchina e lui mi fece strada, chiamandoa gran voceLucas Coronado. Dal retro della casa giunse una voce: oVeniteeui!". Sul retro di una piccolabaraccac'era un uomo, seduto in terra su una pelledi capra;tenevacon i piedi un pezzo di legno che stava intagliando con uno scalpelloe una mazza.lbnendo fermo il legnoin quel modo, era riuscito a creare uno stupefacente tornio da vasaio.I piedi giravano il legno, le mani lavoravano con lo scalpello.Non
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avevomai visto niente del generein tutta la mia vita' Stava facendouna maschera,s,uotandola con uno scalpello cun/o.Il modoin cui riusciva a controllarei piedi chereggevanoil legno e Io facevanogirare era incredibile' Era un tizio decisamentemagro' con un viso affrlato, lineamenti ossuti, zigomi alti e Ia carnagioneseura' color del rame. La pelle della faccia e del collo sembratesa al massimo.I baffr sottili che ricadevano va essere all'ingii gli davano un'espressionemalevola. Aveva il naso aquilino e sottile, gli occhi scuri e fieri. Le sopracciglia incredibilmentenere al pari dei capelli corvini pettinati all'indietro, sembravanotracciate con un matita' Non avevomai visto una faccia pir) ostile. Mi venne in mente I'immagine di un awelenatore italiano dell'epoca d.eiMed.ici.I termini ..truculento>e <saturnino" mi sembrarono quelli pit adatti a descrivereil volto di Lucas Coronado. Osservandolomentre era seduto in tema e teneva il pezzo di legno con i piedi, mi accorsichele ossadelle sue gambeerano cosi lunghe che le ginocchiagli arrivavano ill'ult"r"u delle spalle. Quando ci awicinammo' smise di lavorare e si alzd.Era pii alto di Jorge Campose magro comeun chiodo. Si infilb i suoi guaraches,come gesto di rispetto nei nostri confronti, almenocredo. pure, ci invitd, senzaesibire I'ombra ,.Accomodatevi che l-rucasCola strana sensazione Ebbi di un sorriso. ronado non fosse capacedi sorridere. "A che cosa devo l'onore di questavisita?" domandda Jorge Campos' oTi ho portato questogiovanotto chemole farti qualche domanda a proposito della tua arte" gli rispose con che awesti estrema condiscenclenza. "GIi ho assicurato sinceritd." massima rispostocon la mi tranquillizzd Lucas Coronaproblemao "Non c'd do, squadrandomicon il suo sguardo gelido' Si mise poi a parlare in una lingua che immaginai essere Yaqui. I-rui e Jorge Campos si intmersero in una
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conversazione animata che si protrasse a lungo, eomportandosi entrambi comese io non fossi esistito. "C'd un contrattempo,roba di pococonto, mi informd a un tratto Campos. "I-rucasmi ha appena detto che per lui questo b un periodopieno di impegni, ancheperch6si stanno alrricinando le feste, quindi non pud soddisfaretutte le tue curiositd. In ogni easo,lo farA di certo un'altra volta." "S), certo,un'altra volta...>,mi promiseLucas Coronado in spagnolo. "Dobbiamo interromperela nostra visita, ma ti riporterd qui appenapossibile"aggiunseJorge Campos. 1\[entre stavamo per andarcene,sentii il bisogno di per il esprimerea Lucas Coronadola mia ammirazione modo stupendo in cui lavorava, utilizzando le mani e i piedi. Lui mi guardd come se fossi impazzito, spalancandogli occhiper la sorpresa. "Non hai mai visto nessunopreparareuna maschera?' sibilb a denti stretti. "Da dovearrivi, da Marte?" Sentendomiuno stupido, cercai di spiegargli che la sua teenica rappresentavaper me una novitd assoluta, in compensolui sembravadeciso a darmi una botta in testa. Jorge Camposmi spiegdin ingleseche con i miei commenti avevo offesoLrucasCoronado,il quale aveva inteso le mie parole dt apprezzamento come una presa in giro mal celata della sua povert). Thtto cid che avevo detto gli era sembrato I'affermazione sarcastica della sua miseria e incapacith. il contrario... io credoche il suo "Ma d esattamente lavoro sia splendido!" ..Non azzardarti a dirgli niente del genere" ribatt6 Jorge Campos."Questagented abituata a dispensare e a ricevere insulti in un modo celato. Crede che sia bizzarro chetu lo denigri senza nemmenoconoscerloe lo prenda in giro perch6non pud permettersi un tornio che regga le sue sculture!" Non sapevopiir come comportarmi. Bovinare i rapbD

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porti con il mio unico contatto era I'ultima eosaal mondel do che volevo. Jorge Campossembravaconsapevole mio tormento. "Compra una delle sue maschere,'mi suggeri. Gli confrdai che avevoa malapenai soldi per comperare il cibo e la benzina e che avevointenzione di anivare a Los Angelesin una tirata unica, senzafare soste. giacca in pelle" mi consiglid con "Allora dagli la tua un tono pratico e frducioso al tempo stesso. ..In caso contrario, lo farai infuriare e tutto quello che si ricorderd di te sarannoi tuoi insulti. Non raccontargli chele sue mascheresonobellissime,compraneuna e basta." Quando proposi a Lucas Coronadolo scambio,mi rivolseun sorriso soddisfatto: prese la giacca, se la infrld e si diresseverso la casa. Prima di entrare esegui alcuni movimenti strani, si inginocchid davanti a una sorta di altare religioso e agitd le braccia, comesevolessestiracchiarsi e sfregd poi Ie mani sui lati della giacca. usci con in maDopo essere entrato nell'abitazione, no un pacchetto awolto in fogli di giornale, che si affrettd a porgermi. Awei voluto chiedergli qualcosa,ma lui si scusd, dicendo che dovevalavorare e che io awei potuto tornare urt'altra volta. Durante il ritorno a Gua;rnas, Jorge Camposmi chiesedi aprire il fagotto perch6volevaesseresicuro cheil suo amico non mi avesseimbrogliato. Non avevo alcuna indato che la mia unica preoccuterzione di assecondarlo, pazione era quella di dover tornare ad affoontare I-rucas Coronado.Mi sentivo risollevato all'idea di andarmene. .,Devo assolutamente vedere che cos'hai." Il mio compagnonon voleva sapernedi cedere."Ti prego, ferma la macchina. Per nessuna ragione al mondo posso mettere in pericolo i miei clienti. T\r mi hai pagato affinch6 ti rendessiun servizio.Quell'uomo d unvero sciamano e quindi molto pericoloso.Poich6l'hai offeso,pud darsi che ti abbia dato un oggetto stregato e in tal caso occorreseppellirlo subito, in questo stessoluogo.,' 66

Assalito da un'ondata di nausea,mi fermai e con la massima cautela presi il pacchetto incriminato. Jorge Oamposme Io strappd di mano e I'apri: contenevatre splendidemaschere tradizionali Yaqui. Con aria casuale e del tutto disinteressatacommentdche awei dor,rrtoregalarglieneuna. Dato che non mi avevaaneora accompagnato dal vecchio,pensai chevalesse la pena di restare in buoni rapporti con lui e gliela cedetti volentieri. possoscegliere, vorrei questa..." "Se Gli dissi di prenderla pure. Quellemasehere non avevano per me alcun signifrcato: avevoottenuto quello che mi interessavae gli awei dato anchele altre due , senon mi fossel'enuta voglia di mostrarle ai miei amici antropologi. "Non sono niente di straordinario, d roba che puoi comperare in qualunque negozio della cittb" dichiarb. "Da questeparti le vendonoai turisti." Avevo visto le maschereYaqui in vendita nel paese che erano a dir poco grossolanerispetto a quelle che avevoappena acquistato. E come se non fossebastato, Jorge Camposavevapreso la pii bella. Lo lasciai in cittd e mi diressipoi versoLos Angeles. Prima di salutarci, mi ricordd che in pratica gli dovevo duemila dollari perch6 si sarebbemessosubito all'opera, pagando e trafficando per permettermi di incontrare il vecchio. "Credi che la prossima volta che ei vedremo sarai in grado di sborsareduemila dollari?" mi chiesecon innegabile audacia. La sua domanda mi mise in una posizioneterribile. Tbmevoinfatti che se gli avessidetto la veritd e ciod che dubitavo di riuscirci, mi awebbe abbandonato:per me sarebbestato un guaio, pereh6ritenevo che, nonostante la sua evidenteaviditd, fosselui il mio cerimoniere. "Fb,rddel mio meglio per mettere insieme il denaro" gli risposi, ostentandouna certa indifferenza. "Mettiti d'impegno,ragazzomio" ribatt6 deciso,qua67

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si seccato."Per organwzare questo incontro dowd anticipare del denaro e quindi ho bisogno di conferme immediate da parte tua. So che sei una personaseria. Quanto vale la tua macchina?Hai il foglietto rosa?', Gli dissi quanto valeva la mia auto, confermandogli il foglietto, ma lui sembrdsoddisfatto soche possedevo lo quando gli promisi che in occasione della mia prossima visita gli awei portato iI contante. Cinque mesi dopo tornai a Guaymasper vedereJorge Campos. All'epoca duemila dollari erano una cifra notevole, soprattutto per uno studente. Pensai che se avesse accettatoun pagamentorateale, awei potuto impegnarmi in tal senso. Non riuscii a trovarlo da nessunaparte e chiesi spiegazioni al padrone del ristorante, che si mostrd stupito quaqto me per la sua sparizione. mi disse. "Sono sicuscomparso> "E semplicemente ro che d tornato in Arizona o in Texas,dove avevacerti affari." Approfrttai dell'occasioneper andare da Lucas Coma Iui ronado. Arrivai a casa sua verso mezzogtrorno, non c'era. Chiesi ai vicini se sapevanodove awebbe potuto trovarsi, ma loro si limitarono a guardarmi con aria ostile, senzadegnarmi di una risposta. Me ne andai e tornai verso sera senza aspettarmi nulla, anzi, eto pronto a ripartire subito per Los Angeles.E inveee,con mia grande sorpresa,incontrai Lucas Coronado,che si mostrd incredibilmente amichevoleed espressela sua piena approvazione vedendomi arrivare senza Jorge Campos,che lui giudicava un vero rompiscatole,un indiano Yaqui rinnegato che sfiuttava i suoi fratelli. Gli diecli alcuni doni che avevoportato apposta per lui e acquistai tre maschere,un bastone deliziosamente intarsiato e un paio di sonagli fatti con ibozzoli di alcuni insetti del deserto da portare alle caviglie, che gli Yaqui indossavanonelle loro danzerituali. Lo portai poi a Guaymas,dove gli offrii la cena. 68

Rimasi nella zona altri einque grorni, incontrandolo rluotidianamente e lui mi forni una quantith infinita di irrformazioni sugli Yaqui, la loro storia e la loro orgarnzzazionesociale,oltre che sul significato e la natura delle loro cerimonie.Il lavoro di raccolta dei dati sul campo si stava rivelando cos)diverbente,che ero riluttante a chiedergli se sapevaqualcosasul conto del vecchio,ma alla fine mi dequello che Jorge Campos cisi e gli domandai se conosceva avevadefinito un potente sciamano.Con evidenteperplessita mi rispose ehe, per quanto ne sapeva,in quella zona non era mai vissuto un tizio del genere,e Jorge Campos era un imbroglione chevolevasolo fregarmi i soldi. Sentirgli negare in quel modo I'esistenzadel vecchio mi fece un effetto terribile e inatteso: in quel preciso istante mi resi conto che in realtd non mi importava un accidentedel lavoro di raccolta dei dati sul eampo,volevo solo ritrovare quel tizio. Sapevo che I'incontro con I'anziano sciamano aveva rappresentato il culmine di qualcosache non avevanulla a che fare con i miei desideri, le mie aspirazioni e le mie idee di antropologo. Pin di ogni altra cosaal mondo volevosaperechi diavolo era. Privo di qualunque freno inibitorio e in preda a un-'implacabile frustrazione, mi misi a urlare e imprecare, battendo i piedi per terra. Sbalordito dalla mia esibizione, I:ucas Coronadomi guardd con aria sbalordita e scoppidin una sonora risata. Non immaginavo che sapesseridere. Mi scusaiper la mia esplosione di rabbia e sconforto, dicendogli che non riuscivo a spiegare il mio comportamentoe sembrdcomprendere il mio imbarazzo. genere accadonospessoda queste parti" "Cose del commentd. Non capivo a eosasi riferisse, ed essendo ancora terrorizzato dalla facilitd con cui si offendeva, non osai chiedergli nulla in proposito. Gli Yaqui sembravanostare perennementeall'erta, cercandoinsulti che agli altri risultavano impercettibili. "Nelle montagne circostanti vivono esserimagici ca69

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paci di influenzare la gente, facendola letteralmente impazzire: le personesi infuriano e danno in escandescenzee quando finalmente si calmano, esauste, non hanno la pii pallida idea del motivo per cui si sono tanto arrabbiate.,' "Credi che la stessacosasia accadutaanchea me?,, "Senz'altro" mi rispose,deciso."Fhi il matto alla minima oceasione, perd di solito sai trattenerti. Oggi non ci sei riuscito e sei esplososenzaalcun motivo." "E invece c'd un motivo" ribattei. "Me ne sono reso conto solo adesso:quel vecchiod alla basedi tutti i miei sforzi." I-rucasCoronado rimase zitto, assorto nei suoi pensieri e si mise poi a camminare avanti e indietro. "Conosciper casoqualche anzianoche non sia originario di questa zona!,, gli domandai. Dal momento che non capi la mia domanda,gli spiegai che il vecchioindiano che avevoconosciutoera forse uno Yaqui che non viveva pir) nella sua zona d'origine, comeJorge Campos.Mi spiegbche, sebbene il cognome Matus fossepiuttosto diffuso da quelle parti, non conoseevanessun Matus che si chiamasseJuan. Sembrava piuttosto awilito, ma all'improwiso ebbeun'intuizione e dichiard che se quell'uomo avevaraggiunto una certa etd, potevadarsi cheavesse un altro nomee quindi quello che mi avevafornito erafittizio. d il padre di Ignacio Flo"Uunico vecchiocheeonosco 1gs"prosegui. tanto viene da MexicoCity a trovar"Ogm lo. A pensarcibene,d suopadre ma non sembracosivecehio, anche se deve esserloper forza, perch6 Ignacio d vecchioeppure suopadre sembrapit giovane..." Uidea lo fece ridere di gusto. A quanto pareva, fino a quel momento non avevamai pensato a quanto quelI'uomo sembravagiovane.Continuava a scuotereil capo, incredulo, mentre io ero fuori di me dalla gioia. "E lui!" strillai, senzanemmenosapereil perch6. LrucasCoronadonon avevaidea di dovevivesseIgna70

cio Flores, ma si mostrd molto gentile e mi propose di irntlare con Iui in una cittadina Yaqui nelle vicinanze, rkrveriusci a trovarlo. Ignacio Flores, massiccioe corpulento, dovevaavere circa sessantacinqueanni. Lucas Coronado mi aveva irwisato che, da ragazzo,quell'omoneera stato un solrlato di carriera e avevaancora un incederemilitaresco. Sfoggiavaun enorme paio di baffi che,uniti alla fterezza dello sguardo, lo facevanoapparire comelo stereoti1rcdel militare feroce. Di carnagione scura, avevai capelli nerissiminonostante I'etd. La suavocedecisae potente pareva abituata solo a impartire ordini. Ebbi l'impressione che avesse prestato servizio in cavalleria: camminavainfatti comese indossasse ancora gli speroni e per chissb quale motivo, quando si muoveva,sentivo dawero il tintinnio del metallo. I-rucasCoronado mi presentd, spiegandogli che ero venuto dall'Arizona per vedere suo padre, che avevoeonosciuto a Nogales. Ignacio Flores non pareva affatto sorpreso. ..Si, certo, mio padre viaggia molto" si limitd a commentare e, senzaaltri preliminari, ci spiegddoveawemmo potuto trovarlo. Non ci accompagnd e giudicai iI suo gesto una manifestazione di grande genlllezza. Dopo essersiscusato si allontand marciando, quasi stessetenendo il passoin una parata. Pensavodi andare a casa dell'anziano sciamano in compagniadi I-rucasCoronado,che invecerifrutd cortesementee mi chiesedi riportarlo a casa. "Credo che tu abbia trovato la personache stavi cercando ed d meglio che resti da solo" mi spiegd. Ijincredibile gentlezza degli indiani Yaqui e la loro innegabilefierezza non mancavanomai di stupirmi. Me li avevanodescritti comeun branco di selvaggiche uccidevanosenzaesitare, ma per quanto mi riguardava la loro caratteristica pir) evidente era inveee la cortesia, unita al massimo rispetto.
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C AS TA N E D A

L' IN TD N TO D E LI]' IN FIN ITO

Andai a casa del padre di Ignacio Flores e li trovai I'uomo che avevotanto cercato. perch6Jorge Camposmi ha mentito, dichia"Chissi, csclamaial termine del mio racconto. rando di conoscerbi" .,Non ti ha affatto mentito" mi eorressedon Juan, mostrando di averlo gib perdonato. ..E non si d nemmenopresentatosotto una luce divercreduto che tu fbssi una preda fasa: ha semplicemente cile e stava per imbrogliarti. Non d perd riuscito a portail suopiano perch6l'infinito ha amto la re a eompimento pocodopo il vostro meglio su di hri. Sai che d seomparso incontro e nessunoI'ha pii visto?Jorge Camposha armimportanza. Nei rapporti intercorto per te una notevole una sorta di guida,perch6egli era si tra voi puoi scorgere della tua vita." una rappresentazione perch6mai? Io non sonoun truffatore!" protestai. "E qualcosa a ridere comese sapesse Don Juan scoppid nel bel mi trol'ai rendermene conto ignoravo. Senza che mezzodi una dettagliata spiegazionedelle mie azioni, dei miei ideali e delle mie aspettative. Con lo stessofervore con cui stavo illustrando la mia personalith uno strano pensieromi spingevaa prenderein considerazione il fatto ehe,in certe circostanze,assomigliavodawero a Jorge Campos.Questaidea mi risultava perd inammissibile, e concentrai tutta la mia energia per dimostrarne I'assurditd. T\rttavia, se guardavo nel profondo del mio essere,non mi interessava affaLtoscusarmi per la mia eventualesomiglianzacon lui. Quando gli confidai i miei dubbi, don Juan rise cosi tanto da rischiare pir) volte di soffocare. posto, ascoltereila mia voce interio"Se fossi al tuo se tu fossi comeJorge Campos, re. Sarebbeben div.erso e ciod un imbroglione! Lui era un sempliciotto, tu sei molto pit complicato. Questo d iI potere del raceonto, questod il motivo per cui gli sciamani lo usano: ti mette in contatto con un aspetto del tuo essereche non immaginavinemmenoesistesse.', 72

In quell'istante desiderai andarmene.Don Juan sapeva esattamentecomemi sentivo. "Non dare retta a quella vocesuperficiale che ti fa arrabbiare" mi ordind deciso. "Devi inveceprestare ascolto quella pit profonda a che ti guiderd da ora in avanti, la voceche ride. Ascoltalae ridi con lei. Ridi! Ridi!" Le sueparole eranouna sorta di comandoipnotico al punto che, eontro la mia volontb, mi misi a ridere. Non ero mai stato cosi felice e mi sentii libero e privo di maschere. "Racconta pit volte a te stesso la storia di Jorge Campose scoprirai ched per te una fonte di icchezzainfinita" prosegui."Ogni dettaglio fa parte di una mappa. Dopo che abbiamovarcato una certa soglia d la natura stessadell'infinito a porre un progetto davanti a noi.)> Mi osservd a lungo, senza limitarsi a spiarmi come facevadi solito, ma fissandomi attentamente. "Jorge Camposnon ha potuto evitare di compiereun certo gesto:ti ha infatti messoin contatto con I'altro uomo, I-rucasCoronado,che per te d importante c<lme lui, o forseancoradi pii." Raccontandola storia di quei due individui, mi resi conto di aver trascorso pii tempo con Lueas Coronado ehe con Jorge Campos:perd i nostri discorsi,inframmezzati da lunghissimi silenzi, non erano stati altrettanto intensi. Irucas Coronadonon era loquacee, non so comefacesse, ma quando stava zitto riusciva a far tacere ancheme. "Lucas Coronadod I'altra parte della tua mappa" ripresedon Juan. "Non ti sembrastrano che sia uno sculproprio tore, comete, un artista di grande sensibilitd alla ricerca di un mecenate, comelo eri tu un tempo?Lui speravadi trovare un finarziatore e tu volevi inveceuna donna amante dell'arte, disposta a sostenere la tua creativitd." Mi trovai dilaniato tra I'assolutacertezzadi non aver mai parlato a don Juan di questolato della mia esisten73

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CAST ANE D A

L' I N T E N TO D E LI,' IN I' IN ITO

ehein realtd era tutto vero. Non za ela consapevolezza riuscivo a immaginare come avessefatto a saperlo e di nuovo provai I'impulso di andarmene.Ma, ancora una volta, I'impulso fu soffocatoda unavoce cheprovenivada un luogo remoto e interiore. Senzavenire in alcun modo stimolato, scoppiai in una sonora risata. A un livello profondo, non me ne fregava un bel nulla di scoprire come avesse fatto don Juan a procurarsi quelleinformazioe le avesse esibitein un ni: il fatto chene fossein possesso modo cosi raffrnato ma cospiratore,era una mossache non potevo fare a meno di ammirare. Non aveva quindi alcuna importanza che la parte pir) superficialedel mio andarsene. essere si fosseinfuriata e volesse "Molto bene" commentd don Juan, assestandomi una pesantepacca sulla spalla. "Molto bene." comese stesse veRimaseper un attimo pensieroso, qualcosa dendo di invisibile. Campos e Lucas Coronadosonole due estre"Jorge riprese. "Uasse sei tu: da una parte sei mitb di un asse> un volgare mercenario privo di scrupoli e di vergogna, capacedi badare solo a te stesso,odiosoe indistruttibile. Dall'altra sei invece un artista ipersensibile e tormentato, debole e vulnerabile. Questa awebbe dovuto esserela mappa della tua esistenza,se non fosseapparsa un-'altra possibilitb, quella che si d aperta dopo che hai varcato la soglia dell'infinito. Mi hai cereatoe mi hai trovato. Cosi hai varcato Ia soglia. Ijintento dell'infinifo mi ha detto di cercarequalcuno comete. Ti ho trovato superandoa mia volta la soglia.o frd e don Juan A quel punto la nostra conversazione si chiuse in uno dei suoi soliti periodi di silenzio totale. F\r soloalla fine della giornata, quandotornammo a casasua e ei aecomodammo sotto la ramada per riprenderci dopo la lunga camminata, che si decisefinalmente a parlare. "Nel racconto che mi hai fatto di tutto cid che d accaduto fra te, Jorge Campose Irucas Coronadoho trovato un elementodi grande disturbo e spero che anche 74

tu I'abbia notato. Si tratta di un presagioche indica la line di un periodo,nel sensochequello chec'era non pub rimanere. Gli elementi che ti hanno portato fino a me s<.rno moito vaghi, incapacitListare da soli. E questoche ho ricavato dal tuo racconto.o Mi ricordai che un giorno don Juan mi avevarivelato che Lucas Coronadoera un malato terminale e il suo male lo stava lentamente consumando. "Thamite mio figlio Ignacio gli ho fatto saperecosa devefare per curarsi, ma lui pensache sianotutte sciocchezzee non r,'uolenemmeno sentirne parlare. Non d colpa sua: I'intero genereumano non r,rrolesentire nulla. La gente presta ascolto solo a quello che .nrole sentirsi dire." Mi ricordo che in quell'oceasione ero riuscito a farmi dire che cosa dovevoriferire a Irucas Coronado per aiutarlo ad alleviarele sofferenze fisiche e I'angosciache lo attanagliavano.Don Juan mi spiegdogni cosa ma aggiunsechesequell'uomoavessevoluto, awebbepotuto facilmentecurarsi da solo.Quandogli riferii il messaggio di don Juan, I-rucas Coronadomi guardd comese fossi impazzlto;si lancid poi nella descrizione brillante (e, se fossi stato uno Yaqui, carica di insulti) di un poverettoseccatoa morte dall'insistenzagratuita di qualcuno... Pensai che soloun indiano Yaqui potevaessere cosi sottile. cose non mi aiutano affatto" dichiard alla fr"Queste ne in tono di sfida, furioso per la mia mancanzadi sensibiliti. "In realtd non importa, tutti noi dobbiamomorire. Non credereperb cheio abbia persoogni speranza. Sto per farmi dare del denaro dalla banca governativa, mi concederannoun anticipo sul raceolto cos) potrb permettermi di acquistare qualcosache mi guarird subito: si chiamaVi-ta-mi-nol.' "Che eos'O?" pubblicizzano alla radioo mi spiegd con I'inno"Lo ceLzadi un bambino. "Cura qualunquecosae viene raccomandatoa chi non mangia tutti i giorni carne, pesce
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C A S TA N E D A

o cacciagione,d adatto a tutti quelli che, eomeme, soprawivono a stento." Spinto dal desideriodi aiutarlo, commisi l'errore pir) imperdonabileche potessifare in una eomunitd di creature ipersensibili come gli Yaqui: gli offrii il denaro per acquistare ilVitaminol. Il suosguardogelidoera la prova lampante di quanto lo avessiinsultato. La mia stupiditd fu imperdonabile. In tono sommessomi rispose che era in grado di comperarseloda solo. Quandotornai da don Juan, avevouna granvoglia di piangere.La mia impetuositd mi aveva,,tradito. "Non sprecarela tua energia preoccupandotiper cose del genere>disse freddamente il vecchio sciamano. "I:ucas Coronadod bloccatoin un circolovizioso,come te e cometutti. Ha scopertotlVitaminol, cheeredecapacedi eurare ogni cosae risolvere quindi i suoi problemi. Per ora non se lo pud permettere, ma spera prima o poi di riuscirci." Don Juan mi rivolse uno sguardopenetrante. "Ti ho gid detto che i gesti di I-rucasCoronado sono la mappa della tua vita: credimi, lo sono dawero. Lui ti ha indicato il Vitaminol, e lo ha fatto con una potenza e un dolore tali da colpirti e farti piangere." Si interruppe, coneedendosi una pausa lunga ed efficace."E non venire a raccontarmiche non capiscicosa intendo, perch6in un modo o nell'altro ognuno di noi ha la suaversionepersonale delVitaminol"

Ul, Chi

era in realti, don Juan Matus?

La parte del racconto sul nostro incontro chedon Juan non voleva sentire si riferiva alle emozioni e ai sentimenti che avevoprovato entrando in casa sua in quel giorno fatidico. Cib che avevosentito era un enorme contrasto tra le mie aspettativee la realtb della situazione,oltre alla reazione provocata dall'accavallarsi di quei concetti che mi sembravanoi pii strani che avessimai sentito. Quando cercai di parlargliene, lui taglid corto: "Questa b una confessionee non pud essereinserita in un elencodi eventi." "Ti sbagli di grossodon Juan" ribattei, ma mi interruppi di colpo perch6 il modo in cui mi guardd mi fece capire che in effetti aveva ragione. Qualunque cosa avessidetto sarebbesembrata una sorta di lusinga, un modo pir) o meno evidentedi accattivarmi le sue simpatie. Cid che era awenuto durante il nostro primo incontro avevaper me un'importanza trascendentale ed era stato un eventodi estremo rilievo.
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CAS TA N E D A

cH I ER A IN n n a r ,r A

D o N JU AN TIATU ST

Quandoci eravamoconosciutial depositodegli autoqualcosa di in Alizona, mi era successo bus di Nogalles, strano di cui mi ero reso conto in modo attutito a causa di presentarmibene. della mia preoccupazione Avevo voluto far colpo su don Juan e, per riuscirci, mi ero impegnato a "vendermi" nel miglior modo possibile. F\r solo qualche mesedopo che comincid ad affiorare uno strano residuo. Un bel giorno, senzache io avessifatto nulla per stimolare tale ricordo, all'impror,r'iso mi tornd in mente con incredibile chiarezza qualcosache mi era sfuggito durante il nostro incontro. QuancloclonJuan mi aveva interrotto, impedendomidi dirgli il mio nome, mi aveva fissato negli occhi, stordendomi. Awei potuto dirgli un'infinitd di altre cosesul mio conto, dissertandoper e sul mio valore, se la sua ocore sulle mie conoscenze zittito. completamente chiata non mi avesse riconsideraitutAlla lucedi questapresadi coscienza, giungendo to cib che mi era accadutoin quell'occasione, alla conclusionedi aver sperimentato I'intermzione di chissdqualemisteriosoflusso,un flussochemi facevaandare avanti e chenon era mai stato bloccatoin precedenza, perlomenonon corneavevafatto don Juan. Quando che avecercavodi descrivere ai miei amici le sensazioni vo provato a livello fisico, uno strano sudoremi appariva sul corpointero. Era identico a quello che mi avevaricoperto nell'attimo in cui don Juan mi avevarivolto quello sguardo, rendendomi incapacenon solo di parlare, ma anchedi forrnulare il bench6minimo pensiero. fisica proIn seguitomeditai a lungo sulla sensazione vocata da quell'interruzione, senzatrovare una spiegazionerazionale. Per un certoperiodopensaichedon Juan dovesse avermi ipnotwzato, ma mi ricordai di non aver rieemto alcun comando ipnotico e che lui non aveva fatto qualchegesto strano per catturare la mia attenzione.In effetti si era Iimitato a guardarmi di sottecchi, ma il suo chemi stessguardoera stato tale da darmi I'impressione 78

sc fissandoda un pezzo,con I'effetto di ossessionarmi e scombussolarmi profondamentea livello fi sico. Quando finalmente ritrovai don Juan, per prima cosa notai che non era affatto come me I'ero immaginato per tutto il tempo in cui avevocercato di rintracciarlo. Mi ero infatti costruito un'immagine dell'uomo che avevo incontrato al depositodegli autobus, perfezionandola oggrigiorno con dettagli che viavia mi sembravadi ricordare. Nella mia mente don Juan era un vecchio ancora molto forte e scattante, ma fragile, al tempo stesso. Ero convinto che avessecapelli bianchi e corti e la carnagione scurissima. Uuomo che avevo davanti era massiccioe muscolosoe si muovevacon una certa agilitd, ma non velocemente;il suo passo era deciso e al tempo stessoleggero.Emanava vitaliti e determinazione. La figura che avevomessoinsieme non era per mrlla in sintonia con quella reale: tanto per comineiare, avevai capelli pii lunghi e menobianchi di quanto avessi immaginato e la earnagionenon era cosi scura. Awei giurato ehe avessei lineamenti da rapace per via delI'etd e inveeeavevala faccia piena, quasi tonda. A p"ima vista la caratteristica pir) notevoledell'uomo che mi stava guardando, erano gli occhi scuri che brillavano di una luee particolare e inafferrabile. Una cosa che avevo completamente rimosso era il suo aspetto da atleta, con spalle larghe e stomacopiatto: sembrava saldamentepiantato sul terreno. Le sue ginocchia non erano affatto deboli e le braccia non presentavanoil minino tremore. Fino a quel momento mi ero immaginato che gli tremasseroleggermentela testa e le braccia, comese fossestato incerto e nervosoed ero convinto che fosse alto circa un metro e settanta, sette centimetri in meno di quanto fossein realtd. Don Juan non parve stupito di vedermi. Avrei voluto dirgli quanto era stato difficile rintraeciarlo e sarei stato felice se si fosse complimentato con me per i miei sforzi titanici, ma lui si limitd a ridere, prendendomiin giro.
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CASTA N E D A

CH I E R A IN R E A I,TA

D ON J U A N

MA TU S ?

(I tuoi sforzi non sonoimpor-tanti, cid che conta d che hai trovato la mia casa.Siediti pure" rni invitd, indieanpostesotto la sua ramada.I-.tapacca domi una dellecasse che mi diedesulla schienanon avevanulla di amiehevole. Era come se mi avesse dato una sberla, anche se in realtd non c'era stato alcun contatto fisico. Il suo gesto strana e incerta che apparvee scomcreduna sensazione parye prima che potessiaffemarecosafosse.Cid che mi lascidera inveceuno strano sensodi pace.Mi sentivoincredibilmentea mio agio, la mente chiara comeun cristallo; non avevoaspettativeo desiderie all'improwiso il solito nervosismoe Ie mani sudate che avevanocaratteerano spariti. nzzato da semprela,mia esistenza, per dirti,' esordi, fiscapirai tutto cid che sto "Adesso sandomi negli occhi come aveva fatto al deposito degli autobus. In condizioni normali awei trovato la sua affermazionea dir poco pretestuosae magari retorica, ma dopo aver sentito Ie sue parole, non potei fare a meno di garantirgli pii volte e con la massima sinceritd che awei detto. Mi fissd di capito ogni singolacosachemi avesse nuovo negli occhi con feroce intensitb. su una cas"Io sonoJuan Matus, esordi,sedendosi sa di legnoproprio davanti s ms. "Questod il mio nome, e lo proclamo a voce alta perch6, graziea questo nome, sto creandoun ponte chetu potrai attraversare per raggiungermi." Dopo avermi scrutato a lungo in silenzio, riprese a parlare. ..Sonouno seiamano. Appartengo a una dinastia di sciamani che dura da ventisette generazioni.E sono il nagual della mia generazione." Mi spiegoche I'individuo predominante all'interno di un gruppo di sciamaniveniva chiamato nogunl, un termine genericoche, nell'ambito di ogni singola generazione, veniva dato a ehi avevauna specfficaconfigurazioneenergetica, che lo distingueva dagli altri. Non era una qualifr80

ca in qualchemodo legata a concetti di superioritll o inferesponsabili. rioritd: era legata aIIa capacitd, di essere possiede il nagual la capacitd energeticadi es"Solo gl'uppo sere responsabiledel destino del suo di veggenti, che d a conoscenza di tale condizionee I'accetta. Il nagual pud essereun uomo o una donna. Nel tempo degli sciamani che fondarono la mia stirpe, i nagual erano donne. Il loro pragmatismo naturale, dovuto alia loro essenzafemminile, condussela mia stirpe nel baratro della pratica da cui a malapena riusci a riemergere. I maschi presero poi il soprawento e spinserola mia stirpe nell'abisso dell'imbecillitb da cui sta riaffiorando solo adessocon grande fatica. "Sin dai tempi del nagual Lujan, chevisse circa duecento anni fa, si d verificato uno sforzo congiunto, unlopera comune:il nagual uomo porta la sobrietd,il nagual donna porta I'innovazione.o A questopunto awei voluto chiedergli se con lui agiva una donna nagual, ma ero cosi concentrato ehe non riuscii nemmenoa formulare la domanda. X\r egli stesso a porselaal mio posto. "Vuoi saperese c'd una donna nagual nella mia vita? No, non c'd. Sonouno sciamanosolitario,anchese ho il mio grrrppo di veggenti che in questo momento non sono perb disponibili." Con una forza incontenibile nella mia mente apparve un pensiero preciso e all'improrviso ricordai che a Yuma mi avevano raccontato che don Juan era solito andarsenein giro con un branco di messicanidediti alla stregoneria. ..Essereuno sciamano non significa essereun abile stregone,e nemmenolavorare per incantare la gente o essereposseduti dai demoni: vuol dire invece raggiungere un livello di consapevolezza cherende possibili cose ritenute invece inconcepibiii. Ii termine stregoneria non basta a esprimerequello che fanno gli sciamani cospiega ben poco. Le si come la parola sciamanesinao
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CAST ANED A

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E R A IN R E A I,TA

D ()N J TJ A N MA TIIS ?

nel reazioni degli sciamani awengono esclusivamente gno dell'astratto, dell'impersonale;essilottano per raggiungere un obiettivo che non ha nulla a che spartire con Ie vicendedegli uomini normali. IJaspirazioneche Ii cotlanima b quella di raggiungereI'infinito e di esserne Juatr. don sapevoli"riprese Aggiunse poi che gli sciamani avevanoil compito di affrontare I'infinito, nel quale si awenturavano ogni giorno cosi eomei pescatori si awenturavano in mare. Era un lavoro cosi opprimente e difficile che gli sciamani dovevanodichiarare il loro nome prima di affrontarlo. Mi ricordd che a Nogales aveva pronunciato il suo nome, prima che tra noi potessealrrenire qualunqueinterazione. In questo modo avevamanifestato la sua individualitd,davanti all'infinito. Riuscii a capire con incretlibile chiarezza tutto cib che mi stava spiegandoe non dovetti mai chiedergli ulteriori delucidazioni.Il fatto che la mia mente fossediventata eosi acuta awebbe dovuto sorprendermi e invece mi pan/e del tutto normale. Mi resi eonto di essere semprestato lucidissimo e di aver recitato la par-tedello scioccoa beneficio degli altri' ..Senza ti ho iniziato a una rieerca che tu lo sapessi, tradizionale" mi informd. "Sei I'uomo che stavo cercando; la mia ricerca d frnita quando ti ho trovato e la tua d terminata quando mi hai ritrovato adesso." Don Juan mi spiegdehe,in qualitd di nagual della sua generazione, era alla ricercadi un individuo dotato di una la adatta ad assicurare energetica, precisaconfigurazione preciso in continuitb della sua stirpe. Mi disse che un istante della loro esisterza,tutti i nagual delleventisette generazioniprecedenti avevanoaffrontato l'esperienza pit terrificante della loro vita: la ricerca di un successore. Continuandoa fissarmi negli ocehi,dichiard chequello che trasformava gli uomini comuni in sciamaniera la capacitd di percepire I'energia direttamente cosi come uno sciamanopercepisce fluisce nell'universo e quand.o 82

un essere umano in questomodo,uedeunapalla luminosa o una flgura a forma di uovo. Secondodon Juan, gli rr<rmini non solo hanno la capacitddi uedere I'energia direttamente cosi come fluisce nell'universo ma la aedono effettivamenteanchese non ne sonoconsapevoli. F\r allora che spiegd la differenza principale tra gli sciamanie gli esseriumani, quella ciodtra un normale stato di consapevolezzae la particolarecondizione in cui si d deliberatamente consapevoli di qualcosa.Secondo don Juan, tutti gli esseriumani possiedono la consapevolezzaeheconsente loro diz,edere direttamentel'energia, ma solo gli sciamanisono deliberatamente consapevolidtuederla.In seguitodefini Ia consapevolezzacome energiae I'energiacomeun flusso costante,una vibrazione luminosa che si muove di propria iniziativa senzamai fermarsi. Don Juan affermd chequandouno sciamanouedeun essereumano, questi gli appare come un insiemedi campi energeticitenuti insiemedalla forza pit misteriosadell'universo:una forza eoesiva, aggregante e vibrante che unisce i campi energetici in un'unitd coesa.Spiegdancheche il nagual era un tipo particolare di sciarnano,di quelli che nasconouna volta solaper generazione e chenon appareagli altri sciamani sotto forma di una singolasfera luminosa,ma eome fusione di due sfere di luce che si sowappongono. "Questaduplicit), permetteal nagual di compieremanowe che risultano difficili a un normale sciamano.Per esempio, il nagual conosce laforza che ci legacomeunitd coese: seperun istante dovesse trovarsi nel flussodi questa forza o focalizzare tutta la sua attenzione, potrebbe stordire il suointerlocutore.Quel giorno al depositodegli autobus ti ho fatto questo perch6 volevo interrompere quel fuoco di frla r1tio,, io, io, io, zo.Volevoche mi trovassi e lasciassiperclere tutte le altre strorzate." gli sciamani della mia stirpe" continud don "Secondo Juan "la presenza di un essere doppio (il nagual) d sufficiente a spiegarele cose.Pud sembrarestrano, ma ta83

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o H I ER A tn n te r ,r A

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le presenzaspiega le cosein maniera velata. Mi d successoquando ho incontrato il nagual Julian, mio maestro. La sua presenzamiha confusoper anni: ogni volta che mi trovavo vicino a lui, riuscivo a pensare con estrema chiarezza,ma non appena si allontanava, tornavo a essere I'idiota di sempre. privilegio di incontrare realmente e avere il avuto "Ho a che fare con due nagual. Su richiesta del nagual Elias, maestro del nagual Julian, andai a vivere con luiper sei anni. F\r lui ad addestrarmi, se cosi si pud dire. E stato un privilegio molto raro, perch6ho aluto la possibilitd di vedereda vicino cos'dun nagual. Il nagual Elias e il nagual Julian erano due uomini dal temperamentoprofondamentediverso.Il nagual Elias era pii tranquillo, perso nell'oscuritd del suo silerzio. tr nagual Julian era invecepomposoe logorroico,sembravavivere per abbagliare le donne;nella sua vita giravano pit donne di quante si potesseimmaginare. Al tempo stesso,quei due erano increclibilmente simili: dentro di loro non c'era nulla. Erano luoti. tr nagual Elias non era nient'altro che una raccolta di storie sbalorditive e terrifrcanti che parlavano di regioni sconosciute;il nagual Julian era invece una raccolta di storie esilaranti, che awebbero fatto sbellicare dalle risate chiunque. Ogni volta che eercavodi individuare in loro l'uomo, iI vero uomo, comeawei potuto riconoseerlo in mio padre o in tutti quelli che conoscevo, non trovavo nulla. Al posto di una personarealec'era un mucchio di storie di gente sconosciuta.Ognuno dei due sciamani avevauna precisapredisposizione, ma il risultato flnale era lo stesso:iI r,uoto,uno spaziodesertoche non rifletteva il mondo,ma I'infinito." Don Juan continud poi a spiegarmi che dal momento in cui si varca una particolare soglia nell'infinito, volenti o nolenti (cosi come era accaduto a me), tutto cid che accadein seguito non appartiene pir) esclusivamente al proprio dominio, ma entra inveeea far parte del regno dell'infrnito. 84

Arizona, ognuno di "Quando ci siamo incontrati in noi ha varcato una soglia speciale,che non b stata decisa da noi ma dall'infinito" aggtunse."Uinfinito dtutto cid che ci circonda." Cosi dicendo fece un ampio gesto con Ie braccia. "GIi sciamanidella mia stirpe lo chiamano infinito, l,ospirito, I' oscuromare d,ellaconsapeaol,ezzct, e diconoche si tratta di qualcosache esisteld fuori e regola il corso della nostra esistenza." Riuscivo dawero a capire tutto cid che mi stava dicendo e, aI tempo stesso,non avevoidea di che diavolo stesseparlando. Gli chiesi se varcare quella soglia era stato un eventoaccidentale, nato in seguitoa circostanze imprevedibili dominate dal caso. Risposeche i miei e i suoi passi erano guidati dall'infinito e che le circostanze essere inbalia del casoin realtb eranorechesembravano golatedallato attiuo dell'infi,nito che chiamdintento. "Noi due siamo stati messi insieme dall'intento ilnll'infinito, prosegui.,.t impossibiledeterminarecosasia questo intento dc,ll'infinito, eppure c'b, ed d concreto e palpabile quanto noi. GIi sciamani dicono che d un fremore nell'ana. Essi hanno il vantaggio di sapereche il tremorenell'a,ria esistee vi si abbandonano senzaagitarsi oltre. Gli sciamani non si fermano a riflettere, a stupirsi, a speculare:sannodi averela possibilitd, di fonderlo fanno.', si con l'intento dell'infinito e semplicemente Niente awebbe potuto sembrarmi pit chiaro di quelle dichiarazioni. Per quanto mi riguardava, Ie parole di don Juan erano cosi evidenti che non mi sarei mai sognato di chiedermi per quale motivo frasi cosi assurde mi parevano del tutto razionali. Sapevoche quello che don Juan mi stava dicendoera vero ed ero pronto a confermare ogni singola affermazione:avevoinfatti la sensazionedi aver vissuto in prima personatutto cib di cui mi avevafinora parlato. La nostra conversazione terminb eclebbi la sensazione che dentro di me si stessesgonfiandoqualcosa.F\r in quel preciso istante che pensai di essereimpazzito. Ero
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stato accecatoda un assurdodelirio e avevoperso il senso dell'oggettivite. E proprio per quel motivo me ne andai di corsa,sentendomi profondamente minacciatoda un nemicosconoseiuto. Don Juan mi accompagnd alla maechina, del tutto consapevole di quanto stava aeca_ dendodentro di me. oNon preoccuparti" mi tranqu rllizzit,appoggiandomi una mano sulla spalla. "Non stai diventando matto, hai percepitosoloun leggerocolpettodiinfinito." Con il passaredel tempo fui in grado di confermarecid che don Juan avevadetto a proposito dei suoi due maestri. Don Juan Matus era esattamenteeos)come aveva descrittoi due nagual.Ritengo di poter affermare cheera una straordinaria mescolanza di entrambi: silenziosoe introspettivo da un lato, espansivo e divertentedall'altro. La descrizione piir precisadel nagual che mi feceil giorno in cui ci ritrovammo, era connessa al loro r,rrotointe_ riore: quel r,uotonon riflette il mondo, mal,infinito. Niente awebbe mai potuto definire meglio don Juan. Il suovuoto rifletter,a l'infinito. Non era uno spaccone, e non volevanemmenoaffermare a tutti i costi il suo ego, cosi come non aveva il bisogno di provare penti_ mento o rimorso. II suo era il r,rroto delguerriero-uiaggi,atore,maturato al punto tale da non dare pii nulla per scontato, un gu,erriero-uiaggiatore chenon sottova_ luta o soprawaluta nulla. Un combattente tranquillo e disciplinatola cui gr.azia d cosiestremachenessuno, per quanto cerchi di individuarla potrd mai scoprire la tra_ ma chetiene insiemetutta questacomplessitd.

tfi Fff{t$l lft'rfin

I profondi turbamenti della vita quotidiana


Andai a Sonora per incontrare don Juan. Dovevodiscutere con lui I'evento pir) importante della mia giornata e avevo bisogno del suo consiglio. Giunto a casa sua, dopo averlo a malapenasalutato, mi sedetti e diedi libero sfogo alla mia agitazione. "Calma, calma" cercddi tranquillizzarmi. "Non pud esseresuecesso niente di cosi grave.>> cosa mi sta capitando?"gli chiesi e la mia era "Che una $omanda puramente retorica. "E opera dell'infinitoo mi spiegd."Il giorno in cui ci qualcosa alla tua perceziosiamo incontrati d successo ne. Il tuo nervosismod dovuto alla presadi coscienza subliminale del fatto che hai esaurito il tempo a tua disposizione: lo sai, ma non a livello razionale. Senti I'assenzadel tempo e cid ti rende impaziente. Lo so perch6 d successo anche a me e a tutti gli sciamani della mia stirpe. A un certo momento,un intero periodo della vi89

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I P R OFON D I

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ta giungeva al termine. Adessotocca a te. Hai semplicementeesauritoil tuo tempo." Mi chiesepoi di fare un resoconto completo di tutto quello che mi era accaduto,specificandoche dovevaessere un racconto dettagliato; non si sarebbeaccontentatodi volevache gli spiegasuna descrizioneappena abbozzata, si in maniera completaquello che mi stava preoccupando. le regole, "Fbeeiamouna bella chiacchierataseeondo eomedicono nel tuo mondo. Entriamo nel regno dei discorsi fortnoli" disse. Aggiunse che gli sciamani dell'antico Messicoavevano elaborato il concetto dt di,scorso forrnak contrapposto a quello dt discorsoinforma,lc,e li usavano entrambi come strumenti per insegnare e guidarei loro discepoli.Idiscorsiformali eranoresocontichegli sciamanifacevanodi tanto in tanto ai discepolistessie riguardavano tutto cib che avevanodetto o insegnato;i discorsiinformali erano invece spiegazioniquotidiane che servirano a chiarire le cose facendoriferimento esclusivamente al fenomenoin analisi. per s6" continud. "Gli sciamani non tengono niente questo modo d una pratica scia"Srrrotare se stessi in la fortezzadell'ego." manica cheli porta ad abbandonare Cominciai cosi la mia storia, rivelandole circostanze mai permessodi essedella mia vita che non mi avevano re introspettivo. Da quanto potevorieordare,la mia vita quotidiana era semprestata eolmafino all'orlo di probleimmediata.Ricormi pratici cheesigevano una soluzione di essere rimado che il mio zio preferito avevaantmesso sto sbalordito scoprendoche non avevomai ricelrrto un regalo per Natale o per il mio compleanno.Pocotempo prima che facesse quell'affermazione, ero andato a vivere con la famiglia di mio padre. L'o zio mi commiserd e giunsea scusarsi,anchese non c'entrava in alcun modo. ,,Ragazzo mio, d orribile" mi disse,tremando per I'emozione. "Voglio chc tu sappia che quando arriverir il momento di riparare questi torti, io sard al cento per cento dalla tua parbe." 90

Continuavaa insisterecheawei dovutoperdonarechi nri avevafatto del male. Da quanto diceva,ebbi l'impressioneche awebbevoluto tanto che affrontassi mio padre c lo accusassi di indolenzae negligenza.Non riusciva a capire che a me non sembravaaffatto di aver ricer,uto un torto. Cid che mi stava chiedendoera pit adatto a una persona introspettiva, capace di reagire ai maltrattamenti psicologiciche gli venivanofatti notare. Promisi a mio zio checi awei pensatosopra,ma non subito: in quel precisoistante Ia mia ragazza,che mi aspettavain salotto, mi stava disperatamente facendoeennodi sbrigarmi. Non ho mai ar,rrtoI'opportunitd di ripensarci, ma lo zio deveavernediscusso con mio padre, perch6mi arrivd un donoproprio da parte sua. Era una pacchettoben incartato, con tanto di nastro e un bigliettino che diceva:"Mi dispiace".Lo aprii in fretta e furia, animato dalla curiositd e da una certa ansia. Dentro trovai una scatola di eartoneeon uno splendidogiocattolo:una barchetta con la carica a molla atLaccata alla ciminiera. Erauno di quei giochi che usano i bambini quando fanno il bagno nella vasca. Mio padre si era dimenticato che avevo ormai quindici anni e che ero un uomo a tutti gli effetti. Dato che avevoraggiunto gli anni della maturitir, ancora incapace di svolgere una seria introspezione, mi sembrd strano e insolito ritrovarmi un giorno in preda a una strana agitazioneemozionale, che pareva aumentare sempre pii. Cercai di ignorarla, attribuendola ai naturali processidella mente o del corpo che si verificano periodicamente, senza alcuna ragione apparente o forse innescatidai processibiochimicidel corpo stesso. Provai a non pensarci, mal'agltazione aumentava e la sua intensiD mi spinse a credere di aver raggiunto un momento della vita in cui avevobisogno di un cambiamento drastico. C'era in me qualcosache esigevauna norganrzzazionedell'intera esistenza;questa spinta a sistemare ogni cosa era una condizione che ero solito provare in passato,ma che era svanita ormai da tempo.
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Ero decisoa studiare antropologia e questoimpegno era per me cosi forte che I'idea di abbandonaregli studi non fecemai parte del mio progetto di cambiamentototale. Non mi venne mai in mente di lasciareI'universit) per andare a fare qualcos'altro. La prima cosache pensai era che awei dourto cambiare universitd e allontanarmi da I-:osAngeles. Prima di intraprendere un cambiamentocosi radicale decisi di fare un tentativo e mi iscrissi ai corsi estivi in un'altra cittb. Per me il pir) importante era quello di antropologia, tenuto da una delle autoritd pii eminenti e preparate sugli indiani della regione andina. Ero certo che se avessi concentrato i miei studi su un settore eon cui riuscivo a connetteruni a livello emozionale, awei potuto svolgerecon maggiore serietd un eventualelavoro di raccolta diretta dei dati sul campo: la mia conoscenzadel Sudamerica awebbe dovuto fornirmi ottime possibilitd di inserirmi in qualunque societi indiana. In quello stessoperiodotrovai lavoro comeassistente di uno psichiatra, il fratello maggiore di un mio amico che avevain programma di wolgere un'analisi di alcuni estratti da registrazioni di sedutecondotte conragazzie ragazzee basate sulla tecnica del questionario. Le domandee le risposte riguardavano i problemi causati dalle troppe ore dedicatealla scuola,le aspettativedeluse,il fatto di non esserecompresi dalla propria famiglia, i rapporti sentimentali fiustranti... I nastri risalivano a pin di cinque anni prima e dovevano essere distrutti, ma prima dell'eliminazionedefrnitiva, venivano scelti dallo psichiatra e dai suoi assistenti in base a un metodo di numerazione ed estrazione casuale, per individuare le parLi che awebbero potuto essere analwzate. Il primo giorno di lezionenella nuova universiti, il docente di antropologiaparld delle sue benemerenze aceademiche e sbalordi gli studenti ostentando la sua conoscenzae le sue pubblicazioni.Era un uomo alto e snello, dagli occhi blu e lo sguardo sfuggente. Doveva avere cir92

cir rluarantacinqueanni. La cosa che mi colpi maggiorrrrcnte del suo aspettofisico furono proprio gli occhi,che strnbravanoenormi dietro le lenti da miopee che davano I'irnpressione di ruotare in sensooppostouno rispetto alI'altro, quandomuovevala testa mentre parlava. Sapevo clre non era possibile,eppure era uriillusione a dir poco st:oncertante. Pur essendo un antropologo,era estremarnente elegante:ai miei tempi infatti I'intera categoria cla famosa per la notevoletrascuratezza dell'abbigliaper esempio, rrronto. Gli archeologi, venivanodescritti dai loro studenti comecreature perseuella datazioneal carbonio 14 e che non avevano mai fatto un bagno. Per ragioni che sfuggivanoalla mia comprensione, cid che lo distinguevanon era il suo aspetto fisico o la sua smdizione, ma il suo modo di parlare. Pronunciavaogni singolaparola con la massima chiarezza e ne sottolineava alcunetrascinandole.Ostentavaun accentomarcatamente straniero, ma sapevoche si trattava di una posa: certe frasi gli uscivanocomese fossestato un inglese,altre volte sembravadi sentire un predicatorerevivalista. Mi affascindfin dall'inizio, nonostantela sua smaccata pompositd.La suaboria era cosieccessiva che,dopo i primi cinque minuti, nessunoci facevapir) caso.I-re sueIezionierano sempreesagerate dimostrazionidi conoscenza, imbottite di altrettanto folli affermazioni sulla sua persona. Il controllo che esercitavasul pubblico era perd straordinario. Nessuno degli studenti con cui mi eapitd di parlare avevamai provato qualcosadi diverso dalla suprema ammirazione. Ero convinto che il trasferimento in un'altra universitd e in una cittd diversa si sarebberivelato facile e serlzaproblemi, del tutto positivo. Il mio nuovo ambiente mi piacevamolto. Per quanto riguardava il lavoro, mi appassionaimolto ascoltando le cassette, al punto da sgattaiolarein ufficio e sentirleper intero, senzalimitarmi a qualcheestratto. In un primo momento ero rimasto incredibilmente affascinato dal fatto che, in ognuno di quei nastri, mi sembrava
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di sentir parlare me stesso.Con il passaredelle settimane il fascino si tramutd invero e proprio orrore: ogni battuta che veniva detta, eompresele domande dello psichiatra, erano mie. I\rtte quelle persone stavano parlando dagli abissi del mio essere. Il disgustoche provai era qualcosa di completamentenuovo. Non mi sarei mai sognatodi poter essereripetuto all'infinito in ogni uomo o donna che sentivoparlare. Il sensodella mia individualith, che mi era stato inculcato fin dalla nascita, frand irreparabilmente sotto I'impatto di questascopertacolossale. Cominciai allora un orribile processo di ricostmzione della mia personae feci inconseiamente un patetico tentativo di introspezione:cercai di sbrogliarmelaparlando incessantemente con me stesso.Provai e riprovai a rifare nella mente tutte le possibili spiegazionirazionali che awebberopotuto sostenere iI mio sensodi unicitd, esprimendopoi ad alta voceil mio parere in proposito. Sperimentai persino qualcosadi rivoluzionario: mi wegliavo ripetutamente di notte proprio a causa dei discorsi che facevonel sonno,che erano lunghe disquisizioni sul mio valore e sulla mia capacitd, di distinguermi. Poi un giorno orribile, subii un altro colpo mortale: sentendobussareinsistentementealla porta, mi svegliai di soprassaltonel cuore della notte. Non erano colpetti timidi e gentili, ma quello che i miei amici chiamavano "il tonfo della Gestapo". Sembrava che stessero sfondando la porta. Balzai fuori dal letto e sbirciai attraverso lo spioncino. Ira persona che stava percuotendo I'uscio era il mio capo,lo psichiatra. Il fatto che io fossi amico di suo fratello sembravaaver creato tra noi una certa facilitd di comunicazione. Mi avevainfatti concesso la sua arrriciziasenzaproblemi e adessome lo ritrovavOsulla soglia di casa.Accesi la luce e aprii. .,Entrao lo invitai. "Che cosad successo?" Erano le tre del mattino; la sua espressione livida e gli occhi profondamente infossati rivelavano I' agitazione che lo tormentava. Si sedette.I capelli lunghi e neri, 94

lirnte per lui di grande orgoglio, gli ricadevano sul viso. Non cercd nemmenodi ricacciarseli indietro, come era solito fare. Mi era molto simpatico perch6sembravauna vcrsionepir) anziana di un mio amico di Los Angeles, r:he aveva sopraeciglia folte e scure, penetranti occhi nocciola,la mascellaquadrata e labbra earnose.Il lablrro superiore sembravadoppio per via di una piega interna che si vedevaquando sorrideva in un certo modo. Parlava sempre della forma del suo naso, che descriveva impertinente e vezzoso.Pensavoche fosse estremamente sicuro di s6 e avesseun'opinione molto elevata della propria persona.Diceva sempreche nella sua professionequeste qualitb erano Ie carte vincenti. ..Checosad successo!" ironico,conil doppiolabbro "ipet6, superiorechetremava in modo incontrollabile. "Chiunque qualeosa!" d in grado di capireche staserami d successo Seduto sulla sedia,sembravaconfuso e disorientato, in eereadi parole. Si alzd per andare ad accasciarsisul divano. ..Non si tratta solo della responsabilitdnei confronti dei miei pazienti" riprese. "Ci sono anche la borsa di studio per la mia ricerca, mia moglie e i bambini e adesso un altro fottuto motivo di pressione,e quello che pir) mi scocciad che d tutta colpa mia che sono stato cosi idiota da fidarmi di una stupida puttana! Ti dird, Carlos, non c'd niente di pin orrendo, disgustosoe fottutamente nauseante dell'insensibilith delle donne. Io non sonoaffatto un misogino,lo sai benissimo,ma in questo momento mi sembra che ogni singola femmina non sia altro che una squallida frca, vile e ipocrita!" Non sapevocosa dire. Quello che mi stava raccontando non aveva bisogno di essereconfermato o contraddetto. E, in ogni caso,non awei mai avuto il coraggio di oppormi. Non avevo g'li argomenti per farlo, ero stanchissimoe volevosolo andare a dormire, ma lui continuava a parlare come se la sua vita intera dipendesse da quella eonversazione.
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in tono "ConosciTheresaManning, vero?',mi chiese decisoe accusatorio. Per un attimo pensai chevolesseincolparmi di avere una storia con la sua splendidae giovanesegretaria, oltre che studentessa.Senzadarmi il tempo di ribattere, ripresea parlare. "Quella Theresa Manning d un'idiota, una cretina, una donnasenzacervellochenella vita wole solofregare chiunqueabbia un briciolo di fama e notorietd. Pensavo qualcosadi che fosseintelligente e sensibile,che avesse speciale, una forma di comprensione, un'empatia,qualcosa da condividere o da teneremagari tutta per me, come un tesoroprezioso. Ma questad soloI'immaginechelei ha creato a mio uso e consumo, mentre in realtd d squallida e degenerata, oltre chespaventosamente volgare." Mentre lui continuava a parlare, una storia a dir poeo strana, cominciavaa prender forma. A quanto pareva lo psichiatra avevaappenavissuto una brutta esperienza che coinvolgevala sua segretaria. "Fin dal primo giorno in cui ha iniziato a lavorare, ho capit<l che la attraevo sessualmente,ma non ha mai amto il coraggio di dichiararlo, era tutta una faccenda questopomeriggiomi di sgrardi e allusioni.Checazzo... sono stufato di girare intorno alla questionee sono arrivato al sodo,mi sonopiazzato davanti alla sua scrivania e le ho detto: "So cosautoi e tu sai cosavoglio io!"" Mi riferi poi in maniera precisa ed elaborata il modo in cui le aveva comunicato che I'awebbe aspettata nel suo appartamento davanti all'universitd, dall'altra parte della strada, alle ventitr6 e trenta in punto, sottolineandoche non modificavamai Ie sue abitudini per nessuno e che era solito leggeree sorseggiarevino fino alI'una di notte, ora in cui si ritirava in camera da letto. Avevapresoun appartamentoin cittd perch6la moglie e i figli vivevanoin periferia. "Ero sicuro che sarebbestata una cosa fantastiea, qualcosadi memorabile" sospird con il tono accorato di 96

clri sta confidandoqualcosadi molto intimo. "Le ho persirrodato Ia chiave del mio appartamento" confessbcon vocerotta dall'emozione. .D arrivata alle ventitr6 e trenta, ha aperto con la srra chiave ed d scivolata nella stanza da letto come rrn'ombra. Questo mi eccitd terribilmente. Sapevo che la sua rronmi awebbe causatoalcun fastidio. Conoseeva probabilitb, sarebbe con ogni si addormene, lrosizione tata subito o magari awebbe guardato la televisione. (loncentrato sul lavoro che dovevosbrigare, pensai che r)on me ne fregava un eazzodi quello che faeeva:ero sicuro di averla nel sacco. "Ma nell'attimo stessoin cui sonoentrato in camera, comeuna belva e ha cerTheresami d saltata addosso cato di afferrarmi I'uccello" riprese, teso e angosciato, come se avessesubito un grave offesa morale. "Non mi ha nemmenolasciato il tempo di appoggiare Ia bottiglia e i due bicchieri che avevoin mano. Per fortuna sono riuscito a mettere in terra i calici Baccarat senzaromperli, la bottiglia inveced volata via mentre lei mi afferrava i testicoli come se fossero stati due sassi. Awei voluto colpirla. Ho gridato per il terribile anz| si d messaa ridolore,ma lei non si d scomposta, dere come una cretina e poi per farsi perdonare mi ha detto che le era sembrato sexy e carino.', Scuotendo la testa per la rabbia aggiunse che quella donna era eosiaffamata ed egoistache non si era fermata a pensarecheun uomoha bisognodi un attimo di pace,deve sentirsi a proprio agio e circondato da un ambienteamie comprensioInvecedi mostrare considerazione chevole. il suorrrolo,TheresaManning gli ne, cosicomerichiedeva avevatirato fuori dai caJzonigli organi genitali con la destrezzadi chi lo ha gib fatto centinaia di volte. "E grazie alle sue stronzate, la mia sessualiti si d ritratta, sconvolta.Sonostato evirato a livello emozionalee il mio corpoha subito detestatoquellaputtana, anchesela lussuria mi ha impedito di gettarla inmezzo alla strada."
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In quel momento avevadecisoche, invecedi perdere miserabilrnentela faccia per colpa della sua improwisa impotenza,le awebbe procurato un orgasmocon il sesso orale, ponendolacosi alla sua merc6; ma il suo corpo avevaormai rifiutato in maniera totale quella donna e I'impresagli risultd impossibile. bella,ma bruttina. Quandosi ve"Non d pii nemmeno ste, gli abiti che indossale nascondono i fianchi troppo gonfi e sembraquasi decente, ma nuda non d altro cheun saccodi earne bianca e flaccida. L.ralinea perfetta che mette in mostra quandod vestita d una finta, non esistelo Il velenoscorrevaa fiumi dalla boccadellopsiehiatra, in un modo che non mi sarei mai immaginato. Fbemeva di rabbia, eercandodisperatamentedi appar.iredistaceato e continuavaa fumare una sigaretta dopo I'altra. Il sessoorale si era rivelato ancora pir) disgustoso. Era ormai sul punto di vomitare, quando la puttana lo presea calci nello stomaco,buttandolo gin dal suo stesso letto e chiamandolofinocchio impotente. A questo punto della narrazione gli occhi dello psichiatra fiammeggiavanoper I'odio, il volto era terreo e la boccagli tremava. Era pallido. mi disse."Ifo bisognodi la"Devo andare in bappro" varmi, pnzzodi merda e ho la boccache sa di fica." Stava realmente piangendo e awei dato qualunque cosa al mondo per non assisterea quella scena.Fbrse era per via della mia stanchezza,del fascino ipnotico della suavoceo dell'assurditddell'intera situazione, ma ebbi I'impressione di stare ascoltandoinveeedello psichiatra uno dei tizi delle suecassette,che gemevae si lamentavaper problemi da nulla e, a furia di parlarne ossessivamente, li trasformava in tragedie immani. Il tormento fini verso le nove di mattina, quando dovetti andare a lezionee il mio interlocutore dovette andare dal suo strizzacervelli personale. Andai ali'universitd animato da rin'ansia frenetica e da un terribile sensodi sconforto e inutilitd. trb allora
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r'lre rieevetti il colpo dt grazia, che fece franare il mio tcntativo di cambiare in maniera drastica. I-ia mia voLrntd non fu in alcun modo la eausadi tale erollo, che si vcrifrcdcomese fossestato, in qualchemaniera, non soIo programmato, ma ancheacceleratodall'intervento di lrna mano misteriosa. Il professoredi antropologia comincid la sua eonferenza sugli Ayrnard, un gruppo di indiani che vivevano sugli altopiani della Bolivia e del Peni. Pronunciando il loro nome, allungava il suono di ogni lettera come se la sua dizionefosseI'unica corretta al mondo.Disseche la produzione della chicha, rrna bevanda alcolica a base di grano fermentato, di cui naturalmente storpid la pronuncia, era riservata a una casta di sacerdotesse che gli Alzrnari consideravanosemi-dee.Come se stesserivelando chissb eosa, disse che quelle donne avevano il compito di trasformare il grano cotto in una poltiglia pronta per la fermentazionemasticandolo e sputandoci sopra, aggiungendo cosi alla ricetta un erzima contenuto nella saliva umana. Sentendo nominare la saliva, dalla classeintera si levd un grido di orrore. Il docente sembrava divertirsi alla follia e si lascid sfuggire una risatina scioecada bambino maleducato. Continud spiegando che le donne sapevanomasticare con grande abilitd e poi, con lo sguardo fisso sulla prima frla della classe,dov'erano sedute quasi tutte le ragazze,sferrd il colpo finale. p-r-r-rivilegio di sentirmi chiedere di "IIo amto il dormire con una di queste donne" dichiard con una strana intonazione,vagamentestraniera. "Uarte di masticare tl,chichn,le ha portate a sviluppare i muscoli intorno alla gola e alle guancein un modo che Ie permette di compieremeraviglie." Guardd il suo pubblico sbalordito e fece una lunga pausa, costellata da risatine. "Sono certo che mi capite" Iascid intendere prima di abbandonarsi a una risata isterica.
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La sua allusione feceletteralmente impazziregli studenti e la lezionevenneinterrotta da almenocinqueminuti di risate e da una sfilza di domandea cui il professore rifiutd di rispondere, in un mare di ulteriori stupidi sghignazzamenti. Mi sentivo cosi schiacciatotra i nastri, la storia dello psichiatra e le "masticatrici cl\chahi-cha" del professore che in un attimo lasciai I'universitd, il lavoro e me ne tornai a Iros Angeles. "Qualunque cosa n-risia accadutaeon lo psichiatra e i'antropologo,mi ha spinto in uno stato emozionale sconosciuto. Uunico modo in cui potrei azzarrlarmia chiamarlo d introspezione.Da allora ho armto un dialogo sostaeon me stesso.o senza "La tua malattia d molto banaleo mi rassieurd don Juan, scosso dalle risate. A quanto pareva, la rnia conrlizioneIo ciivertiva molto. Era un divertimento che io non riuscivo perb a condMdere perch6 non vedevoaffatto il lato divertente della faccenda. "Il tuo mondo sta per finire" dichiard."Per te d la fine di urt'era. Credi che il mondo che hai conosciutofino a oggl ti lasci andare in pace,senzafare storie?No! Si eontorcerbsotto di te, colpendoticon la sua coda.,'

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El f,u visione che non potevo sopportare


Da sempre,Los Angelesd la mia casa.per me viver_ ci non d stata una scelta,dal rnomento chemi sonosempre sentito eomese ci fossi nato e forse il legameche mi unisee a questa cittd d ancora pii forte: il mio attaccamento emotivod totale.Uamore per Los Angelesd sem_ pre stato talmente intenso e cosi pafte di me che non ho mai avutobisognodi esprimerlo, riesaminarloo in qualche modo rinnovarlo. A Ins Angeles avevola mia famiglia di amici. Faceva_ no parte del mio ambiente nel sensoche Ii avevoaccettati totalmente,cosi comeavevoaccettatola cittd. Una volta uno di loro dichiard quasiper seherzo chetutti noi ci odia_ vamo eordialmente.Indubbiamente loro potevano per_ mettersi sentimentidel genere,perch6avevano a disposi_ zionealtre eoperhre affettive,ciodgenitori, mogli e mari_ ti, ma io potevocontaresolosui miei amici a Los Aageles. Non so perch6, ma ero il loro confidentepreferito e
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tutti riversavano su di me i loro problemi e le loro vicissitudini. Ero talmente vicino ai miei amici che non avrei mai riconosciutoi loro affanni e le loro angosce cometali: awei potuto discutereeon loro per ore degli stessiargomenti che mi avevanoinveeefatto inorridire sentendoli nominare dallo psichiatra o ascoltandoi suoi nastri. Non mi ero perd reso conto di quanto ciascunodi loro assomigliasse in maniera sorprendenteallo psichiatra e al docentedi antropologia. Non mi ero mai accorto di quanto fosserotesi; fumavano in modo compulsivo, proprio comelo psichiatra, ma non ci avevofatto caso perch6 io stessofumavo cosi ed ero altrettanto nervoso. I]n'altra cosa che non avevo mai notato era una certa affettazione nel modo di parlare: ostentavanotutti un pesanteaceentodella costa occidentalee se ne rendevano perfettamente conto. Allo stesso modo avevo ignorato le allusioni eirca una sensualitb che erano incapaci di provare solo a livello intellettuale. Il vero confronto con me stessoinizib quando dovetti affrontare il dilemmadel mio amicoPete,clrevennea trovarmi malconcio,con Ie labbra gonfie e I'occhio sinistro rosso e altrettanto gonfio, quasi blu nel punto in cui era stato colpito. Prima che gli potessichiedereche cosaera successo, mi raccontd che durante il fine settimana sua moglie Patricia avevapartecipato a un convegnodi agenti di borsa,per lavoro e le era accadutoqualcosadi terribile. Visto il suo aspetto,pensai che Ia donna fossestata ferita o uecisain un incidente. preoecupato. "Sta bene?"gli domandai,sinceramente puttana. quella E una troia e "Certo che sta bene, una puttana e a quelle come lei non capita mai nulla tranne che si fanno fottere e ci god,ono un mondo!" Fhribondo, tremava come se avesseamto le convulsioni con i capelli quasi ritti sulla testa. Di solito andava in giro ben pettinato e stirava sempre i ricci. Quel giorno sembravaun diavolo della Thsmania. oFino a oggl d stato tutto normale, poi questa matti102

na, quando sonouscito dalla doecia, mi ha sbattuto I,a_ sciugamanocontro il sederee cosi mi *orro u."o"to Ji quanto d stronza...Ho eapito subito che sta,."p";d" con qualcun altro!" Confuso dal suo ragionamento, gli chiesi com,era possibile che il semplicegesto di *Luatn.. un asciuga_ mano potesserivelare una cosadel genere a ehiunqu"e. ripgftid in tono oi]..ro.o. ,.fo eonosco "Un accidente!,, benePatricia e il giovediprima di paJecipare a quel con_ u-9grr? non era capace di sbatterecosiun isciugamano!A il siamo sposatinon d mairiuscita a S.g yero, da quanclo farlo, d chiaro che gliel'ha insegnato qualcuno mentre erano nudi. Cosi I'ho presaper la gola e l,ho stroz zataftno a farle sputare la v_erih.S), si iopa il ,oo.upot,, Pete mi raccontd di essereandati nell,ufficio pa_ di tricia per discutere con_quel tizio, che era perd protetto da una schiera di guardie del corpo. igorilla Io avevano cacciatofuori, sbattendoloin mizzo ai parcheggio.Lui awebbevoluto rompergli le finestre dell-,ufficio"i rur*u_ te, ma quelli lo avevanoar,visatoche se si fosse azzar_ dato l'awebbero fatto sbattere in prigione o, peggio a,ncora, si sarebberitrovato .on orru pu[ottola in testa. "Sono stati loro a picchiartit" gii ehiesi. mi risposein tono desolito. ..Dopo ...Noo avel cam_ minato un po' sonoentrato in un autosalone di macchi_ ne usate e ho sferrato un pugno al l.enditore ehe mi si d awicinato per primo. D rimasto sconvolto ma .ro., si J arrabbiato, mi ha detto solo: ,,Si calmi, signore,si calmi! C'd-semprespazioper la trattativall;. ffnlu qu"Jo Sii ho mollato un altro cazzottosi d infuriato. Era un omone.grandee grosso,mi ha colpito sulra boccae sull'oc_ chio, facendomi svenire. t euando o i sensi ero stesosul divano dell'ufficio. Ho sentito "ip"u*o arrivare un,am_ bulanza e ho subito capito che e"a p." rn., cosi sono scappatovia e sonovenuto qui da te." .,{ To amico scoppidin un pianto imefrenabilee vomitd. Era conciato da sbatter via. tbleforrai a sua mo_
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glie, che giunse in meno di dieci minuti e si inginocchid subito aceantoa lui, giurando di non amare nessunaltro, dichiarando che tutto quello che aveva combinato erano solo stupidaggini e che il loro amore era una questione di vita o di morte. Gli altri non contavanonulla, non se li ricordava nemmeno.Piansero entrambi fino a sfinirsi e naturalmente si perdonaronoa vicenda.Patricia indossavaun paio di occhiali da soleper nascondere I'ematoma che le ornava I'occhio destro colpito da Pete (cheera mancino).Entrambi ignari dellamia presenza, se ne andarono senza accorgersi di me. Uscirono abbracciati, lasciandola porta aperta. La vita sembrava continuare come al solito e i miei amici si comportavano come sempre. Partecipavamoa qualchefesta, andavamoal cinema o alla ricerca di quei ristoranti che offrivano "tutto-quel-che-riuscite-a-mangiare" al prezzo di un pasto normale, oppure ci limitavamo a chiacchierare. Nonostante questa pseudo-normalitd, uno strano nuovo fattore sembrava essereentrato nella mia vita. Io stessostavo vivendo quell'insolita coridizione:mi sembravache la mia mentalit), fosse divenuta all'improwiso estremamenteristretta. Avevo infatti cominciato a giudicare i miei amici cosi eome avevofatto con Io psichiatra e il professoredi antropologia. Ma chi ero io per diventare giudice degli altri? Ero sopraffatto da un enorrne sensodi colpa. Giudicandoi miei amici entravo in uno stato d'animo fino ad alperd era che,oltre a giula cosapeggiore lora sconosciuto; dicarli, trovavo i loro problemi e i loro affanni incredibiluomo e quelli erano i miei somentebanali. Ero lo stesso liti amici, avevosentito centinaia di volte le loro lamentele e il resoconto delleloro vicende,senzamai sentirenulla Ed ero laceradi diversoda una profondaidentificazione. to dall'orrore che provavo davanti a una simile scoperta. In quel periodo della mia esistenzail proverbiosecondo cui piove sempre sul bagnato risuonava spaventosamente vero. La completadisintegrazionedel mio stile di 104

vita si verificd quando il mio amico Rodrigo Cummings mi chiesedi accompagnarlo all'aeroportodi Burbank, da doveawebbedovuto imbarcarsiallavolta di Newyork. Si trattava di una mossadrammatica e disperata da parte sua, che consideravauna dannazioneil fatto di essere bloccato a Los Angeles. Tha gli altri amici era motivo di scherzoe ilaritd il fatto che avesseeercatopit volte di raggiungereNewYork in auto e che ognivolta la suavettura fossefinita in panne.Una volta si spinsefino a Salt Lake City prima che la macchina si bloccasse, dato che aveva bisogno di un motore nuovo. Fh costretto ad abbandonarlalungo la strada.In generenon riusciva ad andare oltre la periferia di Los Angeles. ..Rodrigo,che cosaaccadealle tue vetture?ogli chiesi un giorno, spinto dalla curiositd. "Non lo so" mi rispose,lasciandotrapelare un velato sensodi colpa. Con una vocedegna del professored,i antropologia nel suo ruolo di predicatore revivalista, aggiunse: .tr'brsesuccede per il fatto che, quando mi trovo sulla strada, aeeeleroperch6 mi sento libero. Di solito apro i finestrini e sentoilvento sulla faccia.Mi sembradi essereanragazzino alla ricerca di qualcosadi nuovo,,. Era evidente che le sue macchine, veri e propri catorei, non sopportavanol'accelerazionee quindi il motore finiva per fondersi. Rodrigo tornd da Salt Lake City a LosAngeles in autostop. Awebbe potuto raggiungereallo stessomodo ancheNewYork, ma non glivennenemmenoin mente.Sembrava afflitto dal mio stessoproblema,un'inconsapevole passione per Los Angelesche si ostinavaa rifiutare. Capitd chela sua auto fossein ottime condizionimeccaniche, in grado di compiere senza problemi il viaggio, ma quella volta fu Rodrigo a non esserenelle condizioni adatte per lasciare Los Angeles. Guidd fino a San Bernardino e andd a vedere il film I Dieci Comand,ament,i. Per motivi comprensibili solo a Rodrigo, quello spettacolo scatendin lui urt'incredibile nostalgia per Los Angeles.
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Tbrnd indietro e, in lacrime, mi raccontd che la fottuta cittd gli aveva costruito intorno una barriera che non lo lasciavapassare.Sua moglie era felice che fosserimasto e la sua amante Melissalo era ancoradi pir), anchese le dispiacevadovergli restituire i dizionari chele avevadato' Il suo ultimo disperatotentativo di raggiungereNew York in aeroplanofu reso particolarmente drammatico dal fatto che dovette farsi prestare i soldi dagli amici per poter acquistare il biglietto. Poich6non avevaalcuna intenzione di saldareil suo debito, era certo che non sarebbetornato. Infrlai le suevaligie nel bagagliaio della niia macchina e mi diressi versoI'aeroporto di Burbank. Il mio amico osservdche il volo era fissato per le sette e dato che tutto il temerano le prime ore del pomeriggio,avevamo po per andare al cinema. Inoltre volevavedereper I'ultima volta Holl;nrood Boulevard, il centro delle nostre vite e delle nostre attivitd. e Andammo cosi avedereun frlm epicoin Tbchnicolor Cinerama. Era orribile e lunghissimo e sembrdcatturare l'atteruione del mio compagno.Quando completamente uscimmo dal cinemasi stava facendobuio. Mi precipitai verso Burbank, destreggiandominel traffrco dell'ora di punta. Rodrigo mi chiesedi evitare I'autostrada, a quelArle vie secondarie. I'ora sempreintasata, e di scegliere rivammo all'aeroportoproprio mentre I'aeroplanostava decollando. Quella fu la gocciache fecetraboccareil vaso. Mesto e sconfitto, Rodrigo si presentdalla cassaper farsi rimborsare il biglietto. Ijimpiegato prese nota del suo nome, gli diedeuna riceurta e gli spiegdche in un arco di tempo che andava dalle sei alle dodici settimane gli dov'erasituata la awebberoinviato i soldi dal Tbnnessee, sedeamministrativa della compagnia aerea. Tbrnammo cosi nel condominiodoveentrambi abitavamo. Poieh6questavolta non avevasalutato gli amici, temendo di fare urt'altra figuraccia, nessunosi era accorto che avevacercato ancora di partire. Rimpiangeva 106

solo di aver venduto la macchina. Mi chiesedi accompagnarlo a casa dei suoi genitori, perch6 suo padre awebbe dor,rrtodargli il denaro che aveva sborsato per il biglietto. Da quanto possoricordare, suo padre l'aveva sempretirato fuori dai guai in cui era solito caceiarsi. Il motto di quell'uomo era: "Niente paura, Rodrigo Senior d qui!". Dopo che Rodrigo gli ebbe chiesto un prestito per pagarne uno precedente, suo padre lo guardd con I'espressione pir) triste che abbia mai visto: egli stessostava infatti passandoun periodo di grosse difficoltd finanziarie. Mettendo un braccio intorno alle spalle dei figlio, gli disse: ,rftagayys mio, questa volta non posso aiutarti. Adesso devi avere paura, perch6 Rodrigo Senior non d pit qui!'. Volevodisperatamenteimmedesimarmi nel mio amieo, vivere il suo dramma cosi comeavevosemprefatto, ma quella volta non ci riuscii. Ero infatti del tutto focalizzato sulla dichiarazionedell'uomo, che mi sembrdtalmente defrnitiva da galvanizzarmi. Cercai avidamente la compagnia di don Juan. Abbandonai in fretta e furia Los Angeles e andai a Sonora. Gli confrdai lo strano atteggiamento che avevo assunto nei confronti dei miei amici e, tra i singhiozzi, gli confessaiche avevocominciato a giudicarli. mi tranquillizzd "Non agitarti per delle sciocchezze,, in tono pacato. "Sai gi) che un intero periodo della tua vita sta finendo, ma un'era non d del tutto conclusafinch6 non muore il re." questocosasignifica?" "E "T\r sei il re e sei proprio comei tuoi amici. E questa la veritd, che ti fa tremare. Non puoi fare altro che accettarc l'idea, ma naturalmente non ci riesci e allora non ti resta che ripetere a te stesso:"Io non sono cosi, io non sono cosi". Ti assicuro ehe arriverd il giorno in cui ti renderai conto di essereproprio cosi.,,

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IJappuntamento inevitabile

C'era qualcosachecontinuavaa tormentarmi, nascosto in un angolodellamente:dovevorisponderea una lettera di capitale importanza e dovevofarlo a tutti i costi. Un misto di indolenzae di desiderio di compiaceremi avevafino ad allora impedito di farlo. Uamico antropologo che mi avevafatto conoscere don Juan Matus mi aveva scritto un paio di mesi prima, chiedendomicome andavano i miei studi di antropologia e di andare a trovarlo al piri presto. Scrissi tre lunghe lettere e tutte le volte che fichele rileggevole trovavo cosibanali e ossequiose nivo per stracciarle. Non ero infatti capacedi esprimere la profonditd della mia gratitudine e I'intensiti dei sentimenti che provavonei suoi confronti. Giustificavo il mio ritardo con il sineeroproponimento di andare a trovarlo e raccontargli di personatutto quello che stavo facendo con don Juan, ma continuavo a rimandare il mio viaggio perch6, in realtd, non ero certo di avere capito quello che stavo facendo con il vecchio sciamano.Pensavoehe un 108

giorno awei mostrato al mio amico qualcherisultato pratico. l-ino a quel momentointravedevosolouna vaga possibilitd, che ai suoi occhi esigenti non sarebbeperd apparsa comeun normale lavoro antropologicodi raccolta diretta dei dati sul campo. Un giorno, tramite cerbi conoscenti, venni a sapere che era morto. Questo fatto mi fece precipitare in una di quelledepressioni parLicolarmente silenziose pericolose.Non potevoesprimerecid cheprovavoperch6i miei sentimenti non erano ancora del tutto formulati a livello mentale: erano un misto di rifiuto, awilimento e orrore di me stessoper non avere risposto alla lettera e non essereandato a trovar.lo. Pocotempo dopomi recai da don Juan. Mi sedettisu una dellecasse sotto la ramada e cercaidi trovare le parole per esprimerein maniera non banale lo sconforto cheprovavoper la morte del mio amico.Per qualchemotivo incomprensibile, don Juan conosceva la causadella mia agitazione, oltre che il motivo della mia visita. ..Si, so che il tuo amico antropologo,quello che ti ha portato a conoscermi, d morto" esordiin tono asciutto. quale so anche in precisoistante,perch6l'ho uisto.,, "E Le sue frasi secche mi fecero ribollire. visto molto tempo fa, te ne ho persino parlato, "Uho ma tu non mi hai prestato ascolto.Sonocerto che non te ne ricordi nemmeno.o Ricordavoogni singolaparola che mi avevadetto, ma nell'attimo stessoin cui le pronunciava non avevanoper me il bench6minimo significato. Don Juan avevadichiarato cheun eventoprofondamente legatoal nostro incontro, ma non strettamente connesso,era il fatto che aveva uisto tl mio amicoantropologocone un uomo morente. "Ho visto la morte comeuna forza esterna che stava gid aprendo il tuo amico. Ognuno di noi ha una fessura energetica appenasotto I'ombelico: gli sciamanila chiamano apertura ed d chiusa quando un uomo d nel fiore degli anni."
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CAS TA N E D A

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Aveva aggiunto che, in condizioni normali, I'occhio una zona piil sbiadita nel badello sciamanopercepisce gliore biancastro della sfera luminosa, ma quando un ootoo sta per morire I'apertura d pii evidente'E, a sentire lui, quella del mio amico era spalancata. tutto cid?" gli chiesi' "Che significa .D ot signifrcato di morte. Lo spirito mi stava segnalandoche qualcosastava giungendoaltermine' Pensai che si trattasse della mia vita e I'accettai con tutta la graziapossibile.Solo molto tempo dopo mi resi conto che non era Ia mia esistenzache stava per finire, bensi la mia intera stirPe." Non avevo idea di cosa stessedicendo. Come awei potuto prendere sul serio quelle parole? Per quanto mi riguardava, nel momento in cui le aveva pronunciate cometutte le altre cosedella mia vita e ciod sem""ato plici discorsi. oII tuo amico in persona ti ha detto che stava morendo,, riprese. "Hai capito quello che ti stava dicendo cosi comehai capito quello che ti ho detto io, ma in entrambi i casi hai sceltodi fare frnta di nulla." Non avevo alcun commento da fare. Sopraffatto, avrei voluto sprofondare nella cassasu cui ero seduto e scomparire per sempre,inghiottito dalla terra. ..Non d colpa tua se ignori cosedi questo genere>continud. "D h giooittezza.Haitalmentetante coseda fare e un saccodi gente che ti sta intorno... Non stai all'erta' Del resto,non hai mai imparato a stare all'erta'" Cercando di difendere I'ultimo bastione che riguardava la mia vigile, gli feci notare persona,ciod la conviruione di essere estreme,che avesituazioni piivolte in ero trovato ih. attenzione da notevole -i richiesto riflessi pronti e una vano parte mia. Non era esatto dire che ero sprowisto della caero incapacedi inpacitd di stare all'erta: semplicemente, ogni singola dividuare le mie prioritd e, di conseguenza, cosaera per me troppo importante o insignificante' vigili" ribatt6 don ..Stare all'erta non signifrca essere 110

consapevoli del1luan."Per gli sciamanivuol dire essere la struttura del mondo quotidiano che sembra estranea rispetto all'interazione del momento.Durante il viaggio che hai intrapreso con il tuo amico prima di incontiirmi, hai notato solo i dettagli che erano owi. Non ti sei accorto che la morte stava assorbendo il tuo amico. an_ che se qualcosa in te lo sapeva.> Cercaidi protestare,dicendochenon era affatto vero. "Non nasconderti dietro alle banalitdo mi rimpro_ verd. "{l22ti. Se soloper il momentosei con ur*o_ ^.. nelmiti la responsabilitd di queilochesai. Non perderti la struttura estranea del mondo che ti circonda, lonta_ na da cid che sta accadendo. Se tu non fossi stato cosi coneentrato su te stesso e sui tuoi problemi,awesti ca_ pito che quello era il suo ultimo viaggio e ti saresti ac_ corto che stava saldandoil eonto, andando a rivedere le personeche lo avevanoaiutato e salutandole.o "Una volta il tuo amico antropologomi ha rivolto la parola" continud don Juan. ..Lo ricordavo cosi chiara_ mente che non rimasi affatto stupito quandoti portd da me-nel depositodegli autobus. Non fui in grado di aiutarlo quandomi parld: non era I'uomo che Jtavo cercando, ma gli augurai ogni bene tlal mio r.uoto e dal mio si_ lenziodi sciamano.Per questaragionesapevo chenel suo u-ltimo viaggio sarebbeandato a ringraziare tutti coloro che avevanoavuto una certa importarza nella sua vita., Dovetti ammettere ehe aveva ragione, che c'erano stati molti dettagli di cui ero stato consapevole ma che in quel momento non mi avevanodetto nulla, come per esempioI'estasi che il mio amico aveva provato osser_ vando il paesaggio. FbrmavaI'a,utosoloper poter fissa_ re, a volte per ore intere, le montagne che si stagliava_ no in lontananza, il letto di un fiume o il deserto-. Giu_ dicai e misi da parte tale comportamentocomeil senti_ mentalismo idiota, di un uomo dimezz,etd". lasciandomi sfuggire certe vaghe allusioni sul fatto che forse beveva troppo. Mi diceva che,in certi casi, una bella bevuta as_
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CAST ANED A

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sicurava a un uomo un momento di pace e distacco abbastanza lungo per assaporarequalcosadi irripetibile. quel viaggio era riservato ai suoi occhi" mi "In effetti spiegbdon Juan. "GIi sciamani compionoviaggi del gequali nere, nei conta solo cib che i loro occhi riesconoad assorbire.Il tuo amico si stava alleggerendo,liberandosi di tutto cid che era superfluo." Gli confessai di aver ignorato quello chemi avevadetto sul conto del mio amieo morente, perch6 a un livello che non riuscivo a identiflrcare,sapevoche era vero. "Gli stregoni non dicono mai nulla per caso" mi spiegd."Io sto molto attento a quello che dico a te e agli altri. La differenza tra noi due d che io non ho tempo e agiscodi conseguenza, mentre tu ritieni di averetutto il tempo del mondo e ti regoli in base a tale convinzione. Il risultato finale del nostro eomportamentoindividuale d che io misuro tutto cid che dico e faccio, tu no." Pur concedendogli di avereragione, precisai che qualunque cosapotessedirmi non alleviavain alcun modola disperazione e la tristezza chenon mi davanotregua. tr'h allora che mi lasciai uscire di bocca,in maniera concitata e comrlsa, ogni sfumatura delle mie confuseemozioni. GIi dissi che non ero in cerca di consigli, volevo solo che lui eseguisse una stregoneriacapacedi pome fine alla mia angoscia.Ero convinto di voler dawero da lui qualchecalmantenaturale, una sorta di Valium organico e glielo dissi. Don Juan scosse il capo,incredulo. "Sei incredibileloesclamb. "I-n prossimavolta mi chiederai un rimedio sciamanicoper eliminare tutto quello che ti db fastidio) senzail minimo sforzo da parte tua, a parte la fatica di ingoiare quello che ti viene somministrato. E pit b orrendo il sapore, migliori sono i risultati. Questo b il tuo motto di uomo occidentale:vuoi risultati? Una pozione, e sei guarito! GIi sciamani affrontano Ie cosein maniera diversae, poich6non hannotempo da perdere,si dedicano completamentea cid che hanno di fronte. La tua agitazione d domta alla tua mancanzadi equilibrio, cosa 1t2

che.ti ha impedito di ringraziare in modo adeguatoil tuo amico.Thtto questocapita a ognunodi noi: u.pri*iu_ mo mai cid che proviamo e, quando ci "oi decidiamo i fu"fo, ormai d troppo tardi perch6 abbiamo finito il t"_po u stra disposizione. "ol Non d stato solo il tuo amico a restare senzatempo: anchetu I'hai esaurito. Avresti dor.utorin_ gra{arlo con grandecaloreinArizona. I_rui si d p".;;il ;_ sturbo di portarti in grro e, anchese non f,f,ai capitq qouf q9*o nel depositodegli autobusti ha offerto tu .,ru'rni_ qliore opportunitd. Ma nel momento stessoin cui ar,,resti dor,rrtoringraziarlo, eri arrabbiato con lui, Io staoi giudi cando o forse lui si era comportatomale con t.. H?ip"i rinviato il vostroincontro successivo: in reartdnon hai fatto altro che rimandare il momento in cui awesti dovuto ringraziarlo. Aclesso ti ritrovi conun fantasma sulla schiena e non potrai mai pagargli cid che gli devi". capi'o l'immensitd di quelro chJ mi stava clicendo. *y9 mai guardato le mie azionida quel porrto Y" ai vista. A dire il vero, non avevomai ringraziato nessuno. Don Juan affondd ancora di pii il dit; neila piaga. "Il tuo amico sapeva che stava per morire. Ti ha scritto un'ultima lettera per scoprire comete la stavi ca_ vando.Fbrsenon sen,dreso.orrio, ma i suoi ultimi pen_ sieri sono stati per te>. Il pesodelle sue parole si riveld eceessivo e crollai. Dovevostendermi a tutti i costi. La testa mi giravavorticosa_ Fbrseera pervia del tramonto.Avevo eommesso Tu"f. lo sbaglio terribile di arriva.re cla don Juan nel tardo pome_ tiggto. Il sole che tramontava avevauna tonalit) incredi_ bilmente dorata e i riflessi sulle montagne spogliea est del_ la casadi don Juan eranod'oro e porpi.u. In cielonon c,e_ ra nernmenouna nuvola. Sembravache tutto fosseimmobile.Era comeseil mondointero si stesse nasconclendo, ma la suapresenzami stava schiacciando. La quiete del deser_ to di Sonora era comeun pugnale che mi penet"ava rrelle carni fino alle ossa.Awei voluto andarmene, salire in auto e partire. Volevostare in cittd e perdermi nei suoi rumori.
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provando un assaggio di infinito" disse don "Stai so perch6 I'ho viJuan in tono grave e eonclusivo..<I-lo in qualVuoi affondare scarpe. scappare, sto nelle tue cosa di umano, caldo, contraddittorio, stupido e menefreghista. Vorresti dimenticare la morte del tuo amico, mal'infini,fo non te lo permette."Con vocepiil morbida concluse:"Ti ha afferrato con Ia sua presa impietosa". possofare adesso?" "Che cosa in vita il ricordo del "Non puoi fare altro chemantenere tuo amico per il resto dei tuoi grorni e forse ancheoltre. Gli sciamani esprimono cosi il ringraziamento ehe non un metopii manifestarea voce.Pud sembrarbi possono fare." ma d la cosamigliore cheessipossano do sciocco, Senza dubbio doveva esserela mia tnstezza a farmi crederechel'energicodon Juan fossetriste comeme.Accantonaisubito quell'itlea,eheera a dir pocoimpossibile. pergli sciamanilatistezza non b una faceenda "Per sonale"riprese don Juan, interrompendodi nuovoi miei pensieri."Non si tratta di tristezzavera e propria, ma di un'onda di energia che giunge dalle profonditd dell'universo e li colpiscequando sonoricettivi, quando sonocome radio, capacidi captarele onde.Gli sciamanidei tempi antichi, quelli che hanno dettato Ie leggi dello sciamache nel cosmolatislezza fossesimile nesimo,credevano a urt'energia,a uno stato eomeIa luce ol'intento e chela sua forza eterna agisse soprattutto su di loro perch6 privi di barriere protettive. Gli sciamani non possononadietro i loro amici o i loro studi. dietro I'amore, scondersi naseonderNon possono I'odio, la felicitd o la sofferenza. si dietro a nulla. La condizionedegli sciamanid che per loro la tristezzad astratta: non nascedal desiderioo dalla mancanzadi qualcosae nemmenodalla presunzione. ma dall'infi'nito. La tristezza che Non deriva da)I'ego, provi per non aver ringraziato il tuo amico ti sta gid portando in quella direzione. II mio maestro, il nagual Julian, era un attore eecezionale. Lavord come professionista in teatro. Aveva rt4

una storia che raccontava sempre nelle sue rappresentazioni teatrali, con eui riusciva a suscitare in me una terribile angoscia.Diceva che era una storia di guerrieri che avevanotutto e, al tempo stesso,sentivanoil morso della tristezza universale.Ho sempre pensato che la raccontasse appostaper me.> Don Juan, parafrasando il suo maestro, incomincid il racconto. Protagonista era un uomo che, soffrendo di una profonda malinconia, si era recato dai migliori medici dell'epoca, senzaehenessuno riuscissead aiutarlo. Alla fine era andato da un dottore capacedi guarire I'anima, il quale gli avevadetto che forse awebbe potuto trovare sollievo nell'amore, mettendo cosi fine alla sua tristezza.Ijuomo gli avevarisposto che per lui I'amore non era affatto un problema, dato che era amato forse pin di qualunque altro essereumano. Il medico gli aveva allora suggerito di intraprendere un viaggio e di andare a vederealtre parti del mondo, ma lui avevaribattuto di esseregii stato in ogni angolo della terra. Il dottore gli avevaallora raecomandatodi dedicarsi a passatempi come le arti e lo sport, ma anche in questo caso l'uomo avevareplicato di aver gid fatto tutto quello che gli veniva prescritto e di non aver mai provato alcun sollievo. Il medicoavevacominciato a sospettaredi trovarsi davanti un bugiardo cronico, perch6 non era possibile che avesse fatto tutte quelle cose,ma essendo un brar,'oguaritore avevaamto un'ultima intuizione. "Ho trovato la soluzione ai suoi problemi, signore! Lei deve assisterea uno spettacolodel pii grande artista del mondo, che la delizierd a tal punto da farle dimenticare la sua malinconia. Lei deve andare a vedere il GrandeGarrick!" Don Juan terminb il racconto dicendo che I'uomo avevarivolto al dottore lo sguardo pii triste che si possa immaginare,dicendogli: "Se questob il suo consiglio, sonoun uomo perduto. Per me non c'd alcuna cura. Io sono il Grande Garrick!".

IL P l ]N TO

D I R OTTTTR A

,ff Il punto di rottura


Don Juan definiva rlsiknzio interiore comeuno stato peculiare dell'esserein cui tutti i pensieri vengono cancellati e in cui si vive a un livello diverso da quello . Il silenzio int ertore si' quoticliana della consapevolezza gnifica sospensionedel dialogo 'interiore, il compagno iu-p"" presente dei nostri pensieri, ed d quindi una condizionedi comPletaPace. sciamani lo chiamavato silenziointerio' "Gli antichi re perch| b uno stato in cui Ia percezionenon dipende dai sensi, ma da un'altra facoltd dell'uomo, la facoltb' che lo rende un esseremagico e che d stata depotenzia' ta non dall'uomo stesso,ma da qualcheinfluenza estranea mi spiegd. ..Di che influenza si tratta?" gli chiesi. ..Non ne parleremo oggi, sarb l'argomento di una si tratta comunquedell'aspetto successiva; spiegazione pit s"tio dell'arte degli sciamani dell'antico Messico' iI silenziointeriore b il punto da cui Nello sciamanesimo, 11 6

nasce ogni cosa. In altre parole, tutto cid che facciamo ci guida verso tale stato che, come sempre accadenel mondo degli sciamani,non emergesenonveniamo scossi da qualcosadi gigantesco"mi spiegd. Aggiunse poi che gli sciamani dell'antico Messico erano soliti elaborareun'infinitd di sistemi per seuotere se stessio i loro colleghi, fin nelle fondamenta, per raggiungere la condizionetanto ambita dels'iknzio interiore. Essi ritenevano che i gesti piri disparati, apparentemente pii lontani da tale obiettivo, come per esempio saltare in una cascatao passarela notte appesi a testa in gil) sul ramo pii alto di un albero, fossero i punti chiave per realizzarlo. Basandosi sulle spiegazionidi questi sciamani, don Juan dichiard con estrema sicurezzaehetI silenz'ioi,nteriore vtene accumulato. Nel mio caso, si sforzd di guidarmi a costruire un nueleo di silenzi,ointeriore nella profonditd del mio essere,che awei poi fatto crescere, istante dopo istante, ogni volta che lo praticavo. Mi spiegd che gli sciamani avevanoscoperto che ogni singolo individuo possiede una soglia diversa dtsilnnzio'interi,oreper quanto riguarda il tempo: cid signifrcavaehe tl.silenzio interiore prima di poter funzionare, d.ev'essere mantenuto da ciascunodi noi per tutto il tempo necessarioa varcare tale soglia. il "Qual era il segnocheindicava agli sciamaniche sfknzio interiore funziona?" volli sapere. ,,II siknzio i,nterioreintzia ad agire nell'attimo stesso in cui cominci ad accumularlo. Gli antichi sciamani volevano ottenere il risultato supremo, il raggiungimento ciod di quella soglia individuale di silenzio.Ad alcuni di loro, molto esperti, bastavanosolo pochi minuti di silenzio; altn, menocapaci,ci riuscivano solodopoperiodi pii lunghi di silenzio,magari piri di urt'ora di completatranquillith. E tale risultato era cid che gli antichi sciamani i,l mond,o,l'attimo in cui tutto cib chiamavanofermare che ci circonda cessadi esserecid che d semprestato.>
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CA S TA N E D A

IIJ P Ll N TO D I R OTTU R A

..Questod il momento in cui gli sciamani ritornano riprese don Juan. "La definivaalla loro vera essenzao no anchetibertd,futak.In quell'istanteL'uomo-schiauo con capacitd percettive che Li'bero, diventa l' uomo-esset'e sfidano il nostro pensierolineare." interiore d la via Don Juan mi assicurd chell sil'enzio del giudizio, al momenche porta alla vera sospensione non vengodall'universo inviati sensoriali to in cui dati di escessa no pii interpretati dai sensi e la cognizione *.." lu forza dneattraverso I'uso e la ripetizione, decicle Ia natura del monclo. ..GIi sciamani hanno bisogno tli w punto di rottura affinclr6 il lavorio <Ielsilenzio 'interiore possacominciaalla calcina che i muratori re. Si potrebbe pa,ragonare mettono tra i mattoni. Solamentequando ia calcina si solidifica i mattoni formano una stmttura." Fin dall'inizio del nostro rapporto, don Juan mi aveva inculcato il valore, la necessit) del silenzio interiore' le sue indicazioni' accuFbci del mio meglio per segprire dopo istante' Non istante mulando tl,silenzio i,nteriore avevola possibilitil di misurare l'entiti di questo accumulo e non potevo saperese avessio meno raggiunto la a farlo in modo ostisoglia. Mi limitavo semplicemente ,ruto, ,ton solo per compiacerlo' ma anche perch6 tale gesto era diventato una vera e propria sfida. con clon Juan nella Un giorno stavo passeggianclo piazzaprincipale cli Flermosillo. Erano le prime ore di un pomeriggio nuvolosoe il caldo seccoera molto piaeevole.Nella piazzacircondatadi botteghec'era un saeco di gente. Anche se ero stato molte volte a Hermosillo, non mi ero mai accortodelle botteghe: sapevoche e'eraE non in modocosciente' no, ma non ne ero consapevole sarei riuscito a fare una mappa di quella piazza nem' meno se Ia mia vita fbsse dipesa da cib. Quel giorno, mentre eamminavocon don Juan, mi sforzai di individuare e identifrcare i vari negozi,cercandoun punto di riferimento che mi permettessedi tenere tutto a mente' 118

gid detto pir) volte, ogni sciamanodi mia "Come ti ho eonoscenza, maschio o femmina che sia, prima o poi raggiunge ipunto d,i, rottura nella sua esistenza"precisd don Juan, scuotendomi dalla mia concentrazione. forse dire hanno un esaurimentonervosoo che "Vuoi qualcosa gli genere?" del chiesi. ..No, noo mi risposeridendo. "Gli esaurimenti nervosi capitano solo alle personeche sono indulgenti con se stesse.Gli sciamaninon sono petsone.Ti sto dicendo che in un determinato momento la continuitb della loro esistenzadeve interrompersi per permettere al siknzio interiore di entrare in gioco e diventare parte attiva della loro struttura." D molto importante che tu arrivi da te stessoalpunto di rottura in modo intenzionale o che lo crei artificialmente, con intelligenza" chiari. "E questo cosavorrebbe dire?" gli domandai, catturato dal suo affascinante ragionamento. "II tuo punto d,i rottura consistenell'abbandonareil corsodella tua vita cos)comelo conosci.Hai fatto tutto quello che ti ho detto in maniera precisa e accurata. Se hai del talento, non l'hai mai messo in mostra.E questo proprio sembra essereil tuo stile. Non sei lento, ma ti comporti comese lo fossi. Sei molto sicuro di te stesso, ma agisci comese fossi insicuro. Non sei timido, ma ti comporti come se avessipaura della gente. Ogni cosa che fai indica una direzione ben precisa e ciod il tuo bisognodi troncare tutto cib, inesorabilmente.o "Ma in che modo?Si pud sapereche cos'haiin mente?" gli chiesi,sull'orlo dell'isteria. "Credo che si riduca tutto a un semplicegesto: non devi fare altro che lasciare i tuoi amici, salutarli per sempre.Non puoi eontinuare a percorrere il sentierodei guerrieri portandoti appressola tua storia personale,e se non abbandoneraiil tuo attuale stile di vita, non sarb in grado di continuare a fornirti Ie mie istruzioni." troppo" "Aspetta un momento... Mi stai chiedendo
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dissi. ..Sedevo esseresincero,non credo di poterlo fare. I miei amici sono Ia mia famiglia, il mio punto di riferimento., ..Esatto!, esclamb.ol-lorosono il tuo punto di riferimento e quindi devonoandarsene.Gli sciamani hanno un solopunto di riferimenlo:l'infinito.' gli chiesiin tono lamentoso. ..Come devoprocedere?" La sua riclfesta mi stava facendo impazzire. ..Devi semplicemente andartene" mi risposein pratica. "VattenecomePuoi." "E dove dowei andarmene?" *Ti suggeriscodi prenderti una stanza in uno di quecategoria che conoscibenissimo' gli alberghetti cli ba,ssa Pii il posto d brutto, meglio d. Se la camera ha un tappeto verde dall'aspetto incolore,tende verdi incolori e anchepareti verdi incolori, meglioancora... Dev'essere qualcosadi simile a quell'albergo che ti ho mostrato a Los Angeles." Mi sfuggi una risatina newosa ricordando quando avevoattraversato in auto con don Juan Ia zona industriale di Los Angeles, dove ci sono soltanto niagazzirti e hotel malridotti per gente di passaggio.Uno in particolare aveva attirato Ia sua attenzione per via del suo nome altisonante, Edoardo Settimo. Ci eravamofermati sull'altro lato della strada per guardarlo bene. laggri b per me Ia rappresentazione "Quell'albergo dell'uomo medio" mi spiegd,interrena vita della id.eale dicando con un dito l'edificis. ..Sesei fortunato o privo di scrupoli, ottieni una stanza con vista sulla strada e puoi assisterea questoinfinito corteo dell'umana mise.ia. Su non sei cosi fortunato o privo di scrupoli, ricevi una camerache db sull'interno, con le finestre che si affacciano sulla parete dell'edifrciovicino. Prova a pensare di vivere dilaniato tra queste due visioni, invidiando chi pud guardare fuori, se sei all'interrro o chi vede il muro, se ti trovi inveceall'esterno e non sopporti pin di guardare fuori." 720

La metafora di don Juan mi aveva profondamente disturbato perch6 I'avevocompresabenissimo. In quel momento,all'idea di prendereuna stanzain un postocomeI'Edoardo Settimo, non sapevo cosadire e nemmenocomecomportarmi. checi faccia l)?" gli chiesi. "Che cosa'r.uoi "Uno sciamanousa un luogo del genereper morire, mi rispose,fissandomisenzabattere ciglio. "Nella tua vita non sei mai stato solo: questo d il momento di farlo. Resterai in quella stanza finch6 non sarai morto.,> La suarichiestami spaventd ma, al tempo stesso, mi feceridere. "Non ho certo intenzione di farlo e poi quali sarebbero i criteri per stabilire la mia morte?, dissi: ...Ameno che tu non voglia farmi morire fisicamente...o. "No" lui disse."Nonvoglio cheil tuo corpomuoia dal punto di vista fisico. E la tua personache devemorire. Sonodue faccende diverse.La tua personaha ben poco a che fare con il tuo corpo: d infatti la tua mente. E clevi credermi, la tua mente non ti appartiene affatto.o questa?" gli domanclai conun cer"Che sciocchezzad to nervosismo. "Tb lo spiegherdun giorno o I'altro, lna non aclesso, perch6 sei ancora protetto dai tuoi amici. Uno sciamano d morto quandoper Iui non c'd diff'erenza tra l,essere solo o con altri. Il giorno in cui non desidereraipiil la compagniadei tuoi amici, che tu usi comebarriere protettive, segnerdla morte della tua persona.Che ne dici, ci stai?" "Non possofarlo, don Juan. D inutile che cerchi di mentirLi:non possolasciar.e i miei amici.o perfettamente ragione" ammise con aria im"Hai perturbabile, come se la mia dichiarazione non lo avesse per nulla impressionato. "Non potrd pii parlare con te, ma bisogna ammettere che nel tempo che abbiamo traseorso insieme tu hai imparato molto. Hai appreso coseche ti renderanno molto forte, indipendentemente

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dal fatto che tu decida in seguito di tornare o allontanarti." Mi disse addio, dandomi una pacca sulla spalla, si gird e scomparvetra le personeche affollavano Ia piazza, comese si fossefuso con loro. Per un breve istante ebbi la strana sensazioneche quella gente fosse stata una sorta di tenda che lui avevasollevato,scomparendo poi dietro di essa.Cometutte le altre cosenel mondo di don Juan Ia fine era arrivata in maniera veloce e imprevedibile: mi aveva colto di sorpresa e io non avevo nemmenocapito comefosse accaduto. Awei domto sentirmi distrutto e inveeenon lo ero' Senzacapire perch6 ero cosi sollevato,mi stupii per la facilitb con cui tutto era finito. Don Juan era un individuo di gran classe.Non ci furono recriminazioni, rabbia o niente del genere.Salii in macchina e Ine ne andai, felicissimo. In preda a una vera e propria euforia, pensai che era fantastico che fossefinito tutto cosi rapidamente e senzaalcun dolore. Il viaggio verso casa si svolsesenzaincidenti. Giunto a Los Angeles, mi ritrovai nel mio ambiente naturaIe e mi resi conto che avevoacquisito un'enorme quantitd di energia dall'ultimo incontro con don Juan' Mi sentivoincredibilmente felice e rilassato e ripresi quella che consideravola mia normale esistenzacon rinnovato vigore. Dimenticai gli affanni che mi avevanocausato gli amici, tutte le coseche avevocapito su di loro e cid che avevo detto a don Juan in proposito: era come se cancellatoquei pensieri dalla mia menqualcosaavesse te. Un paio di volte mi capitb di stupirmi per la facilitd eon cui mi ero scordato qualcosa ehe era stato cosi signifrcativo e oltretutto in maniera cosi totale. Andb tutto comeprevisto. C'era una sola discordanza in quello che era il chiaro paradigma della mia vecchia-nuova esistenza:ricordavo con estrema precisione quando don Juan mi avevadetto che il mio distacco dal e che mondo degli sciamani era puramente accademico 722

vi awei comunquefatto ritorno. Avevoricordato e scritto ogni singola parola del nostro discorso.Ma secondo il mio solito modo lineare di ragionare, e in base alla mia memoria, don Juan non aveva mai fatto quelle affermazioni. Meditai a lungo e inutilmente su comepotessi ricordare eoseehenon erano mai awenute. Il mio pseudo-ricordo era abbastanzastrano da suscitare riflessioni, ma decisi che non valeva la pena di pensarci troppo. Per quanto mi riguardava, ero uscito dalla zona di influenza di don Juan. Seguendoi consigli di don Juan sul mio comportamento con quelli che mi aiutavano, avevopreso una decisioneper me sconvolgente: awei onorato i miei amici, ingraziandoli prima che fossetroppo tardi. Uno di loro era Rodrigo Cummings:un incidente chelo coinvolgeva, fece cadere il mio nuovo modello comportamentale, spingendolovorticosamenteverso la distruzione totale. Il mio atteggiamento nei suoi confronti cambib in maniera radicale quando cessai di esserecompetitivo nei suoi confronti. Mi resi conto che immedesimarmi completamentein tutto quello chefacevaera Ia cosapir) facile del mondo. In effetti, io ero proprio comelui, ma non lo capii finch6 non smisi di eompetere.La veritb emersecon una chiarezzaa dir pocofastidiosa. Uno dei desideri piri grandi di Rodrigo era quello di finire I'universitd: ogni semestresi iscriveva e iniziava il maggior numero possibiledi corsi, poi, eon il passaredel tempo, li abbandonavauno dopo l'altro. A volte si ritirava, oppure continuava a seguire uno di quei corsi in tre fasi, giungendo al solito finale amaro. Durante il suo ultimo semestrescelse un corsodi sociologia, una materia che gli interessava.QuandoI'esame finale si stava ormai awicinando, mi disse ehe aveva tre settimane per studiare e imparare il programma e che quello gli sembrava un arco di ternpo esagerato per leggere seicentopagine. Si consideravainfatti un
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lettore veloce, con una notevole capacitd di apprendimento: era convinto di esseredotato di una memoria quasi al cento per cento fotografica. prima delCerto di averemolto tempo a disposizione l'esame,mi chiesedi aiutarlo a sistemarela macchina, in modo da esserepit comodoquando andava a distribuire i giornali al mattino: voleva togliere Io sportello destro per poter lanciare i quotidiani con la mano destra, invecedi tirarli dal tettuccio aperto con la sinistra. Gli feci notare che lui era mancino, ma lui ribattd che fra le suenumerosedoti, chenessunodei suoi amici aveva mai notato, c'era ancheil fatto di essereambidestro. ragione, perch6 io stesso Non potevonegare che avesse non ci avevomai fatto caso. Dopo che lo ebbi aiutato a togliere lo sportello, decise di rimuovere ancheil rivestimento del tettuccio, che era piuttosto malandato. Mi assicurd che dal punto di vista meccanicol'auto era in ottime condizionie che l'awebbe portata a Tijuana (chechiamava..TJo,comefaAngeles in quel pecevanotutti i bravi cittadini di I-.,os riodo) in Messico,dove per pochi dollari gli awebbero rifatto tutto il rivestimento interno. esclamd,tutto fe"Potremmo farci un t,... viaggetto" Iice, arrivando a sceglieregli amici che si sarebbeportato dietro. ..,ATJ sono sicuro chc andrai in giro in cerca di libri usati, perch6sei uno stupido, mentre noi ci indiversi..." frleremoin qualchebordello.Ne conosco Impiegammo una settimana a togliere tutto il rivestimento e a smerigliare con Ia sabbia la superficie metallica, in modo da prepararla. A Rodrigo erano rimaste due settimane per studiare, una quantitlr di tempo che Mi chieseallora di aiului consideravaancoraeccessiva. Ci volle pii di suo appartarnento. tarlo a dipingere il una settimana e riuscimmo anchea levigareil pavimento di legno. Poich6non voleva imbiancare sopra la carta da parati che ricopriva le pareti di una stanza, prendemmo a nolo una macchina che la staccavacon il va724

pore. Naturalmente n6 io n6 Rodrigo sapevamocome usarla e combinammoun disastro. Alla fine fummo costretti a usare 1l Topping, una finissima miscela di calce di Parigi e altre sostanzeche resero pir) liscia la superficie del muro. Al termine di tutte quelle imprese Rodrigo si trovd con due soli giorni a disposizioneper ficcarsi in testa pagine.Si impegndcosiin una maratonadi letseicento tura frenetiea, aiutandosi con le anfetamine. Il giorno dell'esameandd all'universitb, si sedette a un baneo e ricevette il foglio con le domande. Non riusci a stare weglio: il suo corpo si piegd in avanti e la testa colpi il banco con un tonfo spaventoso. Sospesero I'esamee sia I'insegnante di sociologia sia gli studenti seduti intorno al mio amico si lasciaronoandare all'isteria vedendoil corpo di Rodrigo rigido e gelato. Ijintera classepensdche fosseaccadutoil peggio e ciod che fosse morto per un attacco cardiaco. F\rrono chiamati degli infermieri per spostarlo. Dopo un breve esame,dichiararono che Rodrigo era soloprofondamente addormentato e lo portarono poi in per farlo dormire, in modo da smaltire le anfeospedale tamine. La mia immedesimazionecon Rodrigo Cummings era cosi totale da farmi paura. Io ero esattamentecome lui e tale somiglianza comincid a impressionarmi. Con un gesto che considerai di nichilismo totale e suicida, presi una stanza in un decrepito albergo di Hollynvood. I tappeti verdi erano costellati da orrende bruciature di sigarette, che si capiva erano state spente appena prima di trasformarsi in incendi veri e propri. Aveva tende verdi e pareti verdi dall'aspetto incolore. Uinsegna lampeggiante dell'hotel brillava tutta la notte attraverso la finestra. Finii cosi per fare proprio quello che mi aveva chiesto don Juan, seguendoperd un mio percorso indivit25

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duale: non lo feci per soddisfare le sue esigenzeo con I'intenzione di appianare le nostre divergenze.Rimasi in quella cameraper mesi, finch6, comemi avevadetto, la mia personamori e per me non ci fu pin alcuna differenzatra l'avere o meno comPagnia. Dopo aver lasciatoi'albergo andai avivere da solo,in un posto pit vicino all'universitd,-Ripresi gli studi di antropologia, che in realtir non avevomai interrotto e, insiemea un'amica, misi in piedi un'attivitb, commerciale molto redditizia. Sembravache stesseandandotutto alla perfezione, finch6 un giorno non mi resi dolorosamente conto che stavo per passareil resto dei miei giorni nell'angosciaper i miei affari, o per il fatto di dover compiere la fantomatica scelta tra I'essereun accadeper le mico o un uomo d'affari, o nella preoccupazione profonda Una mia socia. della frssazionie la disonestd disperazionesi annidd nel profondo del mio essere.Per la prima volta in vita mia, nonostantetutto cid che avevo visto e fatto, non avevovia di scampo. Sentendomi completamente perso, cominciai a prendere in seria l'idea che la soluzionepii pratica e inconsiderazione dolore fossequella di porre fine ai miei giorni. Un mattino venni wegliato da qualcuno che bussava eonforza e insistenzaalla mia porta. Convinto che fosse Ia padrona di easa,e che sarebbeentrata con Ia sua chiave se I'avessi ignorata, andai ad aprire e mi trovai davanti don Juan. Mi colsecosi di sorpresache rimasi sbalordito e, incapacedi pronunciare una sola parola, mi limitai a balbettare e farfugliare. Awei voluto baciargli la mano e inginocchiarmi ai suoi piedi. Entrd e si disinvolto sul bordo del mio letto. accomodd ..Sonovenuto a I-iosAngeles soloper vederti" esordi' Gli chiesi di uscire a fare colazionecon me' ma lui disseche avevaaltre coseda fare e eheavevasoloun minuto per parlarmi. Gli raccontai velocementel'espertenzavissuta in albergo.La sua presenzami avevatalmente sconvoltochenon mi vennenemmenoin mente di 126

chiedergli come avessefatto a trovarmi. Gli confessai inveeedi aver intensamenterimpianto tutte le coseche gli avevodetto a Hermosillo. "Non devi affatto scusarbi"mi rassicurd. "OgRunodi noi si comporta allo stessomodo. Una volta sono fuggito anch'io dal mondo degli sciamani e ho dovuto rischiare di morire per rendermi conto della mia stupiditb. Uunica eosache conta d arrivare al punto di rottura, in qualunque modo, ed d esattamente quello che hai fatto. Il silnnzio interiore sta cominciando a diventare reale per te ed d proprio per questo motivo che mi trovo qui e ti sto parlando. Capisci cosaintendo?o Ero certo di aver capito le sueparole. Immaginai che avesse intuito o percepito, nello stessornodo in cui percepivale coseche aleggiavanonell'aria, che stavo ormai per impazzire ed era quindi venuto a salvarmi. ..Non hai tempo da perdere" riprese. "Nel giro di un'ora devi scioglierela tua societdcommerciale,perch6 un'ora d tutto il tempo che possopermettermi di aspettare. Questo non significa che io non voglio attendere: d l'infinito che mi sta incalzandoin maniera spietata. Diciamochel'infinifo ti sta concedendo un'ora per dissolverti. Per l'infi,ni,to I'unica impresa degna di un guerriero d la libertd, qualunque altra attivitd d un inganno. Riescia far sparire ogni cosain un'ora?" promettergli che l'awei fatto. SaNon fu necessario pevo di non avere scelta. Una volta eliminato tutto, awei potuto trovare don Juan nella piazza del mercato di una cittadina messicana.Ero cosi concentrato sull'idea di porre fine ai miei affari, che non sentii cosa mi stava dicendo.I-roripetd e naturahnente pensaiche stesse scherzando. "Don Juan, comepossoarrivare in quella cittd? Vuoi che ci vada in macchina o che prenda un aereo?" gli chiesi. "Prima elimina i tuoi affari e poi arriverd la soluzione" mi ordind. "Ricorda cheti aspetterdsoloper un'ora." 727
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Quando se ne andd, mi misi freneticamente all'opera. Com'd naturale, mi ci volle pii di un,ora, ma non mi fermai a pensarci sopra perch6, dopo essermi messoin moto, mi lasciai trasportare dallo slancio stessodel mio gesto. Solo dopo che ebbi finito mi trovai ad affrontare iI vero dilemma, perch6 mi resi conto di aver fallito: ero rimasto senzalavoro e non avevo alcuna possibilitd di raggiungeredon Juan. Andai a letto, in cerca dell'unica forma di conforto a cui riuscivo a pensare:il silenzio e la tranquillitb. per facilitare lavenuta delsilenz,iointeriore, don Juan mi aveva insegnatoun modo specialedi sedermi sul letto, con le ginocchiapiegate e le piante dei piedi che si toccavano, mentre le mani poste all'altezza delle caviglie spin_ gevanoi piedi, tenendoli uniti. Mi avevadato un perno piuttosto grosso che tenevo sempre a portata di mano, alto una trentina di centimetri e in grado di sopportare iI pesodella mia testa se mi piegavoin avanti clo ponevo sul pavimento tr.a i miei piedi. Appoggravopoi la parte superioredel perno stesso,che era imbottita, al centro della fronte. Ogni volta ehe assumevoquesta posizione, mi addormentavoin pochi secondi. Dovevoessermiaddormentato comeal solito, perch6 sognai di trovarmi nella citti messicanain cui mi aveva dato appuntamento don Juan. Era una localitd che mi avevasempreintrigato. Il mercato si tenevaunavolta la settimana e i contadini che vivevanonella zonaci andavano a venderei loro prodotti. Uaspetto pii affascinan_ te di quel paeseera la strada lastricata che vi giungeva e che, proprio all'entrata, si inerpicava per una collina piuttosto ripida. Mi ero seduto spessosu una panchina di fianco al banco del formaggio, fissandoquella collina. Vedevole personeche arrivavano con i loro asini e il loro carico; per prima cosa scorgevola loro testa, e, mentre continuavanoad awicinarsi, distinguevopian piano il resto del loro corpo; quando raggiungevanola vetta del colle li potevo vedere interamente. Avevo sempre 128

I'impressione ehe stesseroemergendo dalla terra, con estrema lentezzao in gran fretta, a secondadella loro veloeitd-._Nel sogno,don Juan mi'stava aspettando ac_ canto al banco del formaggio. Mi awicinai. ,interiore, mi disse, "Ci sei riuseito con il iio sitenzi,o dandomi una paceasulla schiena.oHai raggiunto il tuo punto di rottura. per un attimo ho perso tui[""unru, _u ti sonorimasto intorno, sapendo .h"..l,awesti fatta., Andammo a fare una passeggiatae io ero pit feiiee di quanto non fossi mai siato. fl"*ogo era cosi vivido e eos)spaventosamente reale che ,rori.nni piri dubbi e mi convinsi di aver risolto il mio problema, anchese si trat_ tava solodi una fantasia onirica. D9n Jrlan scoppida ridere e scosse il capo.Doveva aver letto i miei pensieri. ,.Non ti trovi in un sempliceso_ grro,ma chi sono io per dirtelo?o esclamd.*Un giorno scoprirai che nello stato del silcnz,io interiorenon si fan_ no sogni,ma lo scoprirai soloperch6 tu sceglierai di sa_ perlo."

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Per don Juan, lafine d,'iun'era non era una semplice metafora, ma piuttosto I'accurata descrizionedel progli sciamani per smantelcessoattraverso cui passa,no in modo da che conoscono, del mondo la struttura lare I'ucomprendere sostituirlo con una maniera diversa di niverso che li circonda. In qualitd di maestro, fin dal nostro primo ineontro, don Juan Matus si impegnb afatdegli sciamani delconoscitiuo mi conoscerel'uniuerso I'antico Messico.In quel periodo il termine cognizione era per me particolarmente controverso. Ritenevo che fosse il processograzie al quale riconosciamoil mondo che ci circonda: certi aspetti ne fanno parte e noi siamo in graclodi riconoscerli facilmente, altri invece restano esclusie sono catalogati comele stranezzeche non riusciamo a comprenderein alcun modo. Fin dall'inizio del nostro rapporto, don Juan ha sempre dichiarato che il mondo degli sciamani dell'antieo Messicoera diverso dal nostro, non a livello superficia130

le ma per cib che riguardava l'organizzazione del nostro proeesso cognitivo. Secondo lui, nel nostro mondo la cognizionerichiede l'interpretazionedei dati sensoriali; I'universo d compostoda un numero infinito di campi di energia che esistono sotto forma di filamenti luminosi, i quali agisconosuli'uomo come un organismo. Uorganismo stessoreagiscetrasformando questi campi energeticiin dati sensoriali,che vengonopoi interpretati. Thle interpretazionediventa il nostro sisfema cognitiuo.La mia comprensione dellacognizione mi costringevaa credere che c'd un processouniversale, comeil linguaggiod un processo universale.Esiste una diversasintassiper ciascunlinguaggio,cosi comedeve esserciun'organizzazione differente per ogni sistema di interpretazione. Per quanto mi riguardava, l'affermazione di don Juan secondo cui gli sciamanidell'antico Messicopossedevanoun diverso sistema cognitiuo, significava che avevanoun modo diverso di comunicare, qualcosa che non aveva nulla a che fare con il linguaggio. Volevodisperatamentesentirgli dire che essi possedevano un srstema cognitiuo diverso, ciod un linguaggio che era differente ma restava pur sempreun linguaggio. per don hanlafine d,iun'erasignificavachegli elementidi una cognizioneseonosciutacominciavanoad affermarsi. Gli elementi della mia cognizionenormale, non importa quanto piacevolie soddisfacenti fosseroper me, cominciavano a svanire. Nella vita di un uomo, un momento del genered a dir poco grave. Uelemento che pir) apprezzavo era forse la mia vita accademicae qualunque cosala mettessea repentaglio rappresentavauna minaccia alla niia stessa esisterza, soprattutto se I'attaeeo era nascosto e passava quasi inosservato.Accaddecon un docentenel quale avevoriposto tutta la mia frducia e ciod il professor Lorca. Mi ero iscritto al suoeorsosulla cognizione perch6mi era stato raccomandato come uno dei docenti pii bril131

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lanti. Era un uomo affascinante, coi capelli biondi pettinati di lato. La fronte ampia e priva di rughe gli dava I'aria di uno ehe non si era mai preoccupatoin vita sua. Indossava abiti di ottimo taglio e aveva I'abitudine di mettere la cravatta soloquandodovevaincontrare qualche personaggloimportante, cosache gli assicuravaun aspetto da eterno fanciullo. della mia prima lezione Nella memorabile oecasione eon lui, ero incredulo e nervoso osselvandolomentre camminavaavanti e indietro per minuti che mi parvero un'eternitd. Continuava a muovere le labbra sottili e serrate, ampliando all'infinito la tensione che aveva creato in quell'aula soffocantedalle finestre chiuse.AII'improwiso si fermb. Stava \nmezzo alla stanza, & Pochi metri da dove ero seduto, e battendo sul podio un giornale arrotolato inizid a parlare. potrd mai sapere..."esordi. "Non si T\rtti gli studenti si misero subito a prenderenota. ..Nln si potrb mai sapere"ripetd, <cosaprova un rospo seduto sul fondo di uno stagno, intento a interpretare il suo mondo da rospo." La sua voce era tenibilmente forte e decisa. "Che ne pensate di questo?" ci chiesepoi, agitando il giornale sopra Ia testa. Comincid quindi a leggereun articolo che riportava il lavoro di un biologo,il quale avevadescritto cid che provano le rane quando gli insetti volano soprala loro testa. ..Questobrano mostra la superficialiti del giornalista, eheha sicuramentecitato in maniera erata lo studioso', dichiarb con I'autoritd di un vero docente."Per uno scienziatonon quanto possaessereincompetente, pud antropomorfizzare i risultati delle sue ricerche, a meno che non si tratti di uno stupido." Dopo questa introduzione, si esibi in una brillante conferenzasui limiti del nostro sistemacognitiao,o meglio, sul sistemocognitiaodi qualunqueorganismo'Con quella sua prima lezionemi forni un assortimentocompleto di nuoveidee, semplicie pronte per I'uso. Per quant32

to mi riguardava, il concetto pii innovativo era quello secondocui ogni individuo di ogru speciesulla terra interpreta il mondochelo circondafacendoricorso ai dati raccolti dai suoi sensi specializzati.Di consegaenza, gli esseri umani non possono immaginare cosasi possaprovare, per esempio, in un universoregolatodall'ecocomeaccadein quello dei pipistrelli, dovegli eventuali punti di riferimento non possononemmenoessereconcepiti dalla mente umana. Il professorLorca chiari con estremaprecisioneche da quel punto di vista, nell'ambito dellevarie specienon potevanoesisteredlue sistemicognitiui uguali. lasciai I'auditorio dopo I'ora e mezzadi leQuando zione, sentivo che quell'uomo clalla mente cosi brillante mi avevastupefatto e da quel momento divenni un suo fervente ammiratore. Tbovavoche le sue conferenzestimolasseroil pensiero ed erano le uniche che attendevo con ansia. Considerandola sua notevolecapacitd di insegnamentoe il fatto che era un vero innovatore nelI'ambito della psicologia,non mi sentivo per nulla infastidito dalle sue eccentricitd. Cominciai a seguirei suoi corsi due anni dopoaver iniziato rllavoro con don Juan. Essendomolto abitudinario, mi risultava facile riferire al vecchiosciamanotutto cid ehe accadeva nel mio mondo quotidiano e alla prima occasionegli raccontai anchecid che stava succedendo con il professorI:orca, glorificandoloe dichiarandoche era il mio modello.Don Juan sembrdcolpito da tanta ammirazione,ma mi diedeuno strano awertimento. ..Non ammira,re le persone da lontano" mi sugger). "Questo d il modo pir) sicuro per creare esserimitologici. Cerca invecedi awicinare il tuo insegnante,parlagli e vedi cheuomo b. Mettilo alla prova. Se si comportaeosi perch6 d corwinto di esseredestinato a morire, qualunque cosafaccia, per quanto assurda,dev'essere premeditata e definitiva. Se invece quelle che dice sono solo parole,non vale un accidente." Mi sentii insultato oltre ogni limite dall'apparente
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insensibilit}, di don Juan, che giudicai gelosodei miei sentimenti nei confronti del professor Lorca. Non appena formulai quel pensieronella mia mente, mi sentii subito sollevatoe capii ogni cosa. di dover ..Don Juan, che cos'dun essereconsapevole morire?" gli chiesi,in modo da finire la nostra conversaaionecon un tono ben diverso."Tb l'ho sentito dire molte volte, ma non mi hai mai dato una definizioneprecisa'" a morire" mi "Gli uomini sono esseri destinati spiegd. "Gli sciamani ritengono che I'unico modo per avereuna certa presa sul nostro mondo e su cid che noi del fatto che ci facciamosia la nostra piena aceettazione gesto questo fondamenSenza morte. verso la awiamo in I'universo cid chefacciamoe tale, la nostra esistenza, cui viviamo diventano questioni ingovernabili." questa semplice aecettazio"Ma b cosi importante ne?" gli chiesi,quasi protestando. mi risposelui sorridendo."Non "Puoi scommetterci!" il trucco. Dobbiamo infatti in fare s6 I'accettazione a d e viverla fino in fondo. comprenderequesta aceehtazione gli sciamanidi tutte le epoche,non c'd nulla in Secondo grado di farci rinsavire quanto la visione della nostra morte. Cid che d -bagliato in noi esseriumani e lo b sempre stato sin dalla notte dei tempi b il fatto che addirittura senzaprendercila briga di dichiararlo con molte paroentrati nel regno dell'immorle, siamo convinti di essere mai taliti. Ci comportiamoinfatti comesenon dovessirno gesto parte un di arroganza questo nostra d da morire e infantile. E ancorapir) dannosod il sensodi immortalitb che ne deriva, I'idea cioddi poter inghiottire nella mente questouniversochenon b concepibile." Flri preso senzapietd nel mezzodi un conflitto mordi don Juan da un lato e la cotale di idee: la saggezza del professor Lrorcadall'altro. Entrambe eranoscenza no difficili, oscure,completee affascinanti. Non potevo fare altro che seguire il corso degli eventi e lasciarmi trascinare ovunquemi portasse. 134

Seguii alla lettera il suggerimentodi don Juan e feci del mio meglio per awicinare il mio insegnante.Per I'intero semestrecercai di parlargli. Durante le ore di ricevimento mi recavo religiosamente nel suo ufficio, ma sembravache iui non avessemai il tempo per rivolgermi la parola. Anche se non riuscivo a parlargli, la mia ammirazione per lui era sconfinata; accettavopersino il fatto che non mi parlasse, anzi, non me ne importava nulla. Mi interessavanosolo le idee che raccoglievodurante le sue splendidelezioni. Riferivo poi a don Juan tutte le mie scoperteintellettuali. Avevo letto molti testi sulla cognizione.Don Juan insistevapiir che mai perch6 stabilissi un contatto diretto con la fonte della mia rivoluzione intellettuale. "Devi assolutamenteparlare con lui" mi ordind in tono insistente. (Gli sciamani non ammirano le persone immerse nel vuoto, ma parlano eon loro e riesconoa conoscerle,stabilisconopunti di riferiment<l e fanno eonfronti. Il tuo atteggiamentob piuttosto infantile, perch6 ti limiti ad ammirare a distanza. E la stessa cosa che suecede a un uomo che ha paura delle donne: alla fine le sue gonadi prendono il sopra.lvento e lo spingono ad adorare la prima femmina che gli dice "Buon$orno".,' Raddoppiai gli sforzi per stabilire un contatto con il professor Itorca, ma lui era comeuna sorta di fortezza impenetrabile. Quando confidai a don Juan le mie difficoltir, mi spiegdche per gli sciamani qualunque attivitd che coinvolgeva gli altri, anche se insignificante o di scarsaimportanza, era comeun campo di battaglia nel quale compivanole loro magie pii potenti. Mi assicurd che il trucco di sentirsi a proprio agio in una situazione simile (cosa che non era mai stata il mio forte) consisteva nell'affrontare in maniera diretta il proprio rivale. Dichiarb di detestarele anime timide che si guardano bene dall'interagire con qualcuno e che persino quando interagiscono si limitano a inferire o a dedurre basandosi sui propri stati psicologici, senza percepire
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nulla di cib che realmente accade.Interagiscono senza aver mai fatto parte dell'interazione' ,.Guarda sempre I'uomo che sta facendo il tiro alla fune con teo riprese. "Non limitarti a tirare la tua estremitir, alzaIo sguardoe guardalo negli ocehi:solocosi sacomete' Quaumano' esattamente prai cheb un essere ionqo. cosapossaclire o fare, sta tremando proprio co*. [.. Uno sguartlo del genererende del tutto inerme il tuo rivale, anchese per un soloistante' E questod il momento di sferrare il tuo colpo finale'" Un giorno la fortuna fu dalla mia parte e riuscii a bloccareil docentenel corricloiodavanti al suo uffrcio. potrei parlarle per ulr momento?" ..Professot' I-.,orca, gli chiesi. ' ..8 tu chi diavolo sei?"riba,ttbdisinvolto' comesefossi stato il suo migliore amico e mi stessesemplicemente chiedendocome stavo. Nonostante il suo tono sgarbato, le sue parole non ebberosu di me alcun effetto. Mi sorrise a denti stretti, quasi volessespingermi ad andarmene o a dirgli qualcosadi signifrcativo. un ..Sonouno studente di antropologiae sto eseguendo lavoro di raccolta dei dati sul campochemi perrnettedi acsistemacognitiao degli sciamani'" quisire informazioni sul' Mi fissd, dubbioso e seccato,gli occhi che parevano due puntini blu colmi di disprezzo.Con la mano si pettindl capelli all'indietro' come se un ciuffo gli fosse ri caclutosul viso. olo lavoro con un vero sciamanoin Messico"continuai, una reazioneda parte sua' "I-reasdi provocare cereando sicuro che si tratta di un vero sciamano;mi ci d voluto pii di un anno soloper convincerloa rivolgermi Ia parola'" Il professorLorca si rilassd,apri la boccae mi parld, agitando una mano delicata davanti agli occhi, quali impastando una pizza. Non potei fare a meno di st]esse notareigemellid'orosmaltati,perfettamenteintinta con il blazer verdastro. 136

oE cosavorresti da me?" mi domandb. "Vorrei solo che lei mi aseoltasseper un momento, per vederese quello che sto facendola pud interessare.o Fbce un gesto di riluttanza e rassegnazionecon le spalle, apri Ia porbadel suo uffrcio e mi invitd a entrare. Sapevodi non averetempo da perdere e gli f'eciuna descrizione accurata della mia ricerca spiegandogli che stavo imparando procedureche non avevanonulla a che spartire con tutto cid che avevotrovato nei testi di antropologiasullo sciamanesimo. Mosse le labbra per un istante ser\zaparlare e dichiard poi che il difetto degli antropologi in generale eonsistenel non coneedersi mai il tempo sufficiente per imparare tutte le sfumature del sistemacognitiuo usato dalle personeche stanno studia,ndo.Defid la cognizione comeun sistema di interpretazione ehe, per mezzo dell'uso, consenteagli individui di utilizzare al meglio tutte le sfumature di significato che compongonoI'ambiente socialein oggetto. I,le sue parole chiarirono I'intero seopodel rnio lavoro antropologico sul campo. Se non avessi acquisito il controllo di tutte le sfumature del sistem,a cognitiuo degli sciamani dell'antico Messico,per me sarebbestato inutile formulare qualunque idea in merito a quell'universo. Anche se il professor Lorca non avesseaggiunto una sola parola, cid che mi avevaappenadetto sarebbe stato pii che sufficiente. Fecepoi uno splendidodiscorso sulla eognizione. "Il tuo problema d che il sistemacognitiuo del nostro mondo quotidiano, che d familiare a tutti noi virtualmente fin dal giorno della nostra nascita, non d uguale al sistemct cognitiuo del mondo degli sciamani" disse. La sua affermazionesuscitd in me una vera euforia. Lo ringraziai con calore, assicurandogli che da parte mia avevo una sola possibilitd: awei accettato le sue idee illimitatamente. portata di tutti" concluse, "Cid che ti ho detto d alla
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spingendomifuori dal suo ufficio. "Chiunque legga qualcosasull'argomento ne d consapevole." Ilracconto che Ci salutammointono quasiamichevole. feci a don Juan di comeero riuscito ad awicinare il professorLorca provocbuna strana reazione:ilvecchio sciae sollevatoal tempo stesso. mano mi parve preoccupato professorenon sia quelil "Ho l'impressione che tuo lo che vorrebbe far credere" mi disse. "Dal punto di vista degli sciamani, naturalmente. Fbrse d meglio lasciar perdere adesso, prima che ti senta troppo coinvolto. Una delle arti elevatedegli sciamani d sapereil momento in cui bisogna fermarsi. Credo che tu abbia ottenuto dal tuo professoretutto il possibile." Reagii subito con una sfilza di difese e accusea favore del mio insegnante. Don Juan provd a calmarmi, assicurandomi che non era sua intenzione criticare o giudicare nessuno, ma che, per quanto ne sapeva lui, ben pochepersone capivano quando era il momento di arrendersi ed erano ancora meno numerose quelle che sapevanocome sfruttare realmente la loro conoscenza. Nonostante i suoi awertimenti, non lasciai perdere e divenni invecelo studente pir) fedele del professor Lore ammiratore. Il docentesembravaproca, suo seguace vare un genuino interessenei confronti del mio lavoro, anche se si sentiva firrstrato a causadella mia riluttanza e incapacitd di formulare concetti precisi sul sistema cognitiao del mondo degli sciamani. Un giorno il professoreformuld appositamenteper me il concetto dello studiosoin uisi,tai'n un altro monilo cognitiuo. Era disposto a mantenere una certa apertura mentale e a valutare, in qualitil di studioso della sodiverso.Arcietb, la possibilitd d\tn sistemacognit'iuo rivd a elaborare una vera e propria ricerca nell'ambito della quale awemmo raccolto e analizzalo protocolli. I problemi legati alla cognizionesarebberostati elaborain modo da ti e passati poi agli sciamani che conoscevo, misurarne, per esempio,la capacitd di focalizzarela'lo138

ro cognizionesu due diversi aspetti del comportamento. Secondolui, la prova sarebbepotuta iniziare con un sempliceparadigma nell'ambito del quale essi dovevano cercaredi capire e ricordare un testo scritto che awebbero letto mentre erano impegnati a giocarea poker.La diffrcoltd della prova sarebbepoi aumentata, in modo da misurare per esempiola loro capaciti di focalizzare la cognizionesu frasi complesse, che qualcuno awebbe detto loro mentre dormivano. Il professor Lorca voleva far eseguireun'analisi linguistica sulle cosedette dagli sciamani; si aspettava inoltre una valutazione precisa delle loro reazioni in basea velocitd e precisionee altre variabili che sarebbero divenute predominanti con il progredire del progetto. Quando gli riferii i metodi con eui il mio docentevoleva misurare la cognizionedegli sciamani, don Juan scoppibin una risata irrefrenabile. mi d dawero simpatico" disse.,.Ma "Il tuo professore nonvorrai misurare sul seriola nostra cognizione? A cosa pud mai sewirgli valutare le nostre rcazionl? Si convincerd che siamo un branco di impostori, perch6lo siamo dawero. Noi non possiamo essere pii intelligenti e veloci di un uomo normale. In effetti, non d certo colpa sua se d convinto di poter confrontare tipi di cognizionedi mondi diversi.La colpad solotua, perch6non sei riuscito a spiegargli chequandosi parla delmond,o mgnitiuo degli sciamani dell'antico Messico,si fa riferimento a cosedi cui non esisteI'equivalentenel mondo della vita quotidiana. percepire I'energiadirettamentecosico"Per esempio, me fluisce nell'universo, d un'unitd di misura della cognizione degli sciamani, cheuedonocomefluisce I'energia e ne seguono I'onda. Se tale flussoviene ostacolato,essi si mettono a fare qualcos'altro.Gli sciamanivedonole linee dell'universo;la loro arte, o il loro lavoro, consistenello scegliere la linea cheli porter), graziealla percezione-saggra, h regioni che non hanno nome. Puoi dire che gli sciamani reagisconoimmediatamente alle linee dell'universo:
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uedonogli uomini comepalle luminose e cercanoin essi il loro flusso di energia. Naturalmente reagisconosubito a questa visione e tutto eid fa parte della loro cognizione." Spiegai a don Juan che non potevoparlare di queste cosecon il mio docenteperch6non avevomai fatto niente del genere.La mia cognizioneera rimasta immutata. realt), non hai ancora avuto il "Ah!" esclamd. "In tempo di comprendere gli elementi di cognizione del mondodegli sciamani." Lasciai la casadi don Juan pii confusochemai. Denvirtualmente di tro di me c'era una voceche mi chiedeva porre fine a tutti i miei sforzi con il professorLorca. Mi rendevoconto che don Juan avevaamto ragione quando mi avevadetto che le questioni pratiche a cui si interessavanogli scienziati portavano alla creazionedi macchiTali aspetti pratici non erano in ne semprepir) complesse. gr:ado di un uomo dal profondo del di cambiareI'esistenza la vastitd delsuo essere e non servivanoa comprendere l'universo da una prospettivapersonaieed esperienziale. Le splendidemacchinegii, esistenti, al pari di quelle in costruzione, erano faccendeculturali, la cui realizzazione doveva essere assaporata in maniera indiretta persino dai Ioro stessicreatori: per Ioro I'unica ricompensapossibile era di carattere finanziario. notare tutti questi fatti, don Juan era riuFh,cendomi scito a rendermi ancorapir) curioso.Cominciaia mettere le idee del professorI-iorca,cosa che non in discussione fatto fino ad allora. Nel frattempo iI mio doavevo mai eentecontinuava a sentenziarenuove stupefacenti veritd sulla cognizione:le suedichiaraziotierano semprepit rigorosedelleprecedentie quindi pir) incisive. Al termine del secondo semestre avevo raggiunto una posizionedi stallo, perch6mi risultava del tutto impossibileunire la linea di pensierodi don Juan e quella del professor I:orca, che correvano su binari paralleli. Capivo la spinta di quest'ultimo a qualificare e quantificare lo studio della cognizione.In quel periodo la ci140

bernetica era appenadietro I'angolo e l'aspetto pratico dello studio della cognizioneerauna realtd. Ma era reale anche il mondo di don Juan, ehe non poteva perb esseremisurato eon strumenti normali; avevoalrrto il pri vilegio di vederlo, nelle azioni del vecchiosciamano,ma non lo avevovissuto in prima persona.Avevo I'impressione che fosseproprio tale marrcanza a rendere impossibile il contatto di quei due mondi. Ne parlai con don Juan in occasione di una delle mie visite e mi risposeche non era esatto dire che quello che consideravo un mio difetto era la causache impediva di trovare il punto di contatto: seeondo lui il problema era qualcosadi pin vasto, che non si limitava alle semplici circostanzeriguardanti un singolo individuo. ..tr-brse ricordi cid che ti ho detto in merito a uno dei pir) grandi difetti di noi esseriumani,, mi disse. Non ricordavo niente in particolare, dato che mi aveva indicato un--infinitddi difetti e la mia mente non riusciva a contenerli tutti. "Th vuoi qualcosadi specifico,ma non saprei cosarisponderti." "Il grossodifetto a cui mi riferisco d qualcosache dowesti tenere a mente in ogni seeondo della tua esistenza. Ritengo sia la questione fondamentale e te la ripeterd fino a quando non ti uscird,dalle orecchie" 4isr. Dopo averci pensatoa lungo, mi arresi. "Noi siamo esseridestinati a morire,, dichiard. ..Non siamo immortali, ma ci comportiamo come se lo fossimo. Questo d I'errore che ci eondanna a livello individuale e un giorno ci condannerdanchecome specie.r, Secondo don Juan, gli sciamani, al contrario delI'uomo normale, hanno il vantaggio di sapereche sono esseri destinati a morire e non si permettono di deviare da tale conoscenza. Per dedurre e mantenere tale veritd comeuna certezzatotale d necessario uno sforzo enorme. ..per quale motivo ci risulta cosi diffrcile ammettere qualcosa di profondamente vero?,' gli chie141

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si, sbalorditodalla vastitd della nostra contraddizione. mi spiegdin tono "In realtd non d colpa dell'u6vv16, conciliante. "Un giorno ti dird di pin suile forze che lo spingonoa comportarsi comeun idiota." Non c'era altro da dire. Il silenzioche segui era a dir poco sinistro. Non volevo nemmenosaperequali fossero le forze a cui si riferiva. ..Non mi d affatto diffrcile valutare a distanza il tuo professore' riprese don Juan. oD uno scienziatoimmortale, non morird mai. E per quanto riguarda le preoccupazionilegate alla morte, sono eerto che se ne d gilr occupato.Ha comperatoil loculo doveverrd sepolto e ha stipulato una ltohzzaassicurativa che si prenderi cura della sua famiglia. Dopo aver sbrigato queste due formalith, non pensapiil alla morte e si concentra solo sul suo lavoro. Quando il professor Lorca parla, le sue affermazioni hanno sensoperch6 sa sceglierecon cura come se stesso le parole.Ma non d pronto a eonsiderare non sa immortale, morire. Essendo deve un uomo che poscomeregolarsi. Qualunquemaechinagli scienziati sanoereare,non ha alcuna importanza,perch6le macchine non sono in grado di aiutare nessunoad affrontare I' appuntamento inevitabile, quello con l' infinit o." generali del"Il nagual Julian mi parlava sempredei in patria tornavano I'antica Roma" continub. "Quando enormi parate per onorarli. I vittoriosi, si organizzavano conquistatori sfilavano sui loro carri, mettendo in mostra i tesori rubati e le persone che avevanoridotto in schiavitil. Accanto a loro c'era sempreuno schiavo che avevail compito di sussurrareall'orecchioche la fama e la gloria sono transitorie. Se noi siamo in qualchemodo vittoriosi, non abbiamonessunocheci ricorda comei nodestisiano rnomentanei.Sapendodi essere stri successi hanno nati a morire, gli sciamani sono inveeefacilitati, semprequalcunoche sussurraloro all'orecchioche tutto d effimero: la morte, il consigliereinfallibile, I'unico che non racconta mai bugie."

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mai alle spal"Iguerrieri-aiaggiatori non si Jasciano le debiti non pagati" dichiard don Juan. ,.A cosati riferisci?" gli chiesi. "D giunto per te il momento di saldare certi debiti che hai contratto nell'arco della tua esistenzao mi disse. non potrai significa che pagarli mai tutto, del "Questo ma solo che devi compiereil gesto, qualcosadi simbolico che ti permetta di espiare, in modo da compiacere l'infinito. Mi hai parlato di Patricia Turner e Sandra Flanagan, due amiche che hanno contato molto per te: adessodevi andare a cercarle e fare a ognuna un regalo che ti costerd tutto cid che possiedi.Devi fare loro due doni cheti lasceranno senzaun soldo.Ecco il gesto." ..Ma non so dove siano" protestai. ..Tlovarle d la tua sfrda. Nella tua ricerca non puoi trascurare aleunatraccia. Cib cher,uoi fare d molto semplice e al tempo stessoquasi impossibile:devi oltrepassare la soglia dell'obbligopersonalee, con un solo gesto,
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ritrovarti libero, per poter avanzate.Se non riesci avarcare tale soglia, non ti sewird continuare con me.> ..Cometi d venuto in mente di affidarmi questoincarico?ogli domandai."Tb Io sei inventatoperch6lo ritieni giusto?" ..Io non invento nulla, ribattd lui, con noncuranza. ..Ho riceruto questo compito dalf infinito stesso.Non d facile per me dirti questecose.Se credi che io mi diverdella ta ad assistere ai tuoi guai, ti sbagli. Il successo per te. Se non per me che tua missioneb pii importante fallisci, hai ben pocoda perdere,soloi nostri incontri; io invece perderei te e questo significa perdere la continuitd della mia stirpe o la possibilith che tu la chiuda con una chiaved'oro." Don Juan rimase in silenzio. Sapevasemprequando la mia mente ribolliva. ..Ti ho detto pit volte che i guerrieri-uiaggiatori sono pragmatici. Non si lascianocoinvolgeredal sentimentaIismo, dalla nostalgia o dalla malinconia' Per loro esiste solo la lotta, che non ha mai fine. Se credi di esserearrivato fin qui per trovare pace, o che questopossaesseti sbagli. il re un momento di calma nella tua esistenza, compito di saldare i tuoi debiti non d guidato da sentimenti che conosci,ma solo dal pir) puro dei sentimenti: b il sentimento di w guerriero-aiaggiatoreche sta per tuffarsi nell'infinito e appena prima di compiere tale balzo, si gira a ringraziare coloro che l'hanno aiutato. ...Deviaffrontare questo incarico con tutta la solennith chemerita, continub. "E la tua ultima fermata prima che l'infinito ti inghiotta. In effetti, a meno che un non si trovi in uno stato di grazia, guerriero-uiaggiatore I'infinito non Io toccherhnemmenocon un bastonelungo trenta metri. Cerca quindi di non risparmiarti e non lesinaregli sforzi. Prosegui senzasosta,ma eon eleganza, fino alla fine." Avevoineontrato le due personea cui si riferiva don Juan quando frequentavo le superiori. In quel periodo t44

vivevonell'appartamento sopra il garage dei genitori di Patricia T\rrner. In cambio di vitto e alloggiotenevopulita la piscina, raccoglievoIe foglie secche, mettevo fuori I'immondizia e preparavo la colazioneper Patricia e me. Ero il tuttofare della famiglia e facevoanchel'autista: aecompagnavo la signora T\rrner a fare spesee acquistavo gli alcolici per il marito, portandoli di nascosto in casanel suo studio. Il signor T\rrner era un dirigente nel ramo assicurativo e amava bere in solitudine. In seguito a questa sua smodatapassionesi eranoverificate numeroseliti in famiglia ed egli avevapromessoehe non awebbe mai pir) toccato una bottiglia. Mi confessdche, pur avendo diminuito in maniera notevoleil consumodi alcolici, aveva bisogno di farsi un goccettodi tanto in tanto. Il suo studio era vietato a tutti tranne che a me: in teoria andavo a fare le pulizie, mentre in realtd nascondevole bottiglie in una trave che pareva sostenereun arco sul soffitto, ma era invecer,rrota.Dovevofar entrare di nascostole bottiglie nuovee togliere quellemote, che portavo poi al mercato. Diplomata in musicae arte drammatica, Patricia era una eantante fantastica, che sognavadi esibirsi nei musical di Broadway. Inutile dire che ero innamorato di lei alla follia. Era snella e atletica, una brunetta dai lineamenti duri, alta almeno dieci centimetri pii di me (il fatto che una donna fossepit alta di me mi faceva letteralmente impazzire). Sembravo soddisfare il suo bisogno di occuparsi di qualcuno, una necessitdche si fece ancora pii intensa dopo che si rese conto che suo padre si fidava di me. Divennecosi la mia mammina. Non potevonemmenoaprire la boccasenzail suo consenso, mi tenevad'occhiocome un falco, mi scrivevai compiti di fine corso, e leggeva i miei testi per poi farmi i riassunti. A me tutto cid piaceva, non perch6 volessi essereaccudito: credo che una simile esigenzanon abbia mai fatto parte della mia

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mi piaceva cheki lo facescognizione.Semplicemente, la se e amavo sua compagnia. Mi portava al cinema tutti i grorni. Poteva entrare gratuitamente nei pii grandi cinema di Los Angeles grazie ai lasciapassareche certi pezzi grossi dell'ambiente regalavano a suo padre. Il signor Turner non li usava mai, perch6 riteneva che per un uomo come lui per nulla dignitoso. Gli addetfosseun comporbamento ti alla cassarilasciavano sempre una ricevuta a coloro che presentavanotali permessi;a Patricia non dava fastidio firmare, ma a volte ne capitava qualcunoparticolarmente odiosochevolevala firma del signor Thrner, e dopo che io avevofirmato pretendevaanchedi vederela mia patente. Una volta un ragazzotto sfacciato si permise un commentoche fece ridere entrambi, ma mandd su tutte le furie Patricia. T\,r,rd, signiftca "Io eredo che tu sia il signor Thrd [Ndit stronzo)e non il signor Thrnen' mi dissecon il sorrisopii cattivo che si possaimmaginare.Awei potuto ignorare la sua frecciata, ma ci umilid ancora di pit impedendocidi reaisited,con SteveReeves. entrare a vedereHercul.es dappertutto con Sandra FlanaDi solito andavamo gan, la migliore amica di Patricia, cheviveva con i genitori nella casaaccanto.Sandra era l'opposto di Patricia: era alta quanto lei, ma aveva la faccia rotonda, con le guance rosee e la bocca sensualeed era sana come un pesce.Non le interessavacantare, badava solo ai piaceri sensuali del corpo. Poteva bere, mangiare e digerire qualunque cosa e dopo aver finito il suo piatto riusciva aspazzolareancheil mio, cosache mi conquistddel tutto dato che non ero mai riuscito a fare niente del genepiuttosto esigenteper quanto rire in vita mia, essendo guarda l'alimentazione. Era anchemolto atletica, ma in un modo forte e sano. Awebbe potuto sferrare pugm comeun uomo e tirare calci comeun mulo. In segno di gentilezza nei confronti di Fatricia, wolgevoancheper i genitori di Sandra le stesse incomberze r46

che sbrigavoper i suoi: tenevopulita la piscina, toglievo le foglie dal prato, portavo fuori I'immondizia nei giorrri in cui passavano a ritirarla e bruciavo i giornali vecchie laspazzatura. In quel periodoI'inquinamentoatmosferico di LrosAngelesveniva aumentato dall'uso degli inceneritori casalinghi, situati in generenei cortili sul retro. Fbrse fu per via della stretta vicinanza o della disponibilitd di quelle due donne, ma frnii per innamorarmi alla follia di tutte e due. Chiesi consiglio a Nicholas van Hooten, un mio giovane amico molto strano ehe avevadue fidanzate e viveva con entrambe in uno stato di pura beatitudine, almeno all'apparenza. Comincid fornendomi quello che definiva il pit semplice dei suggerimenti e ciod come comportarsi al cinema quando si hanno due fidanzate. Mi spiegdche in casi del generelui si concentravasempre su quella che stava sedutaalla sua sinistra. Dopo un po' le d:ueragazzeandavanoin bagno e, al ritorno, Nicholaschiedevaloro di scambiarsii posti: Anna si sedeva al posto di Betty ed erano tutti felici e contenti. In teoria quello era il primo passo del lungo processoche, awebbeportato le due ragazzead accettareil triangolo. Essendopiuttosto sdolcinato,Nicholas ricorreva all'ormai banale espressione francesemdnage d,trois. Seguii il suo consiglioe andai a vedereun film muto in FhirfaxAvenue con Patricia e Sandy.Feci sederePatricia alla mia sinistra e riversai su di lei tutta la mia attenzione.Aun certo punto andaronoin bagno e quando tornarono chiesi loro di scambiarsi i posti. Quindi mi misi a fare quello che mi aveva suggerito Nicholas van Hooten, ma Patricia non ne volle sapere:si alzd di scatto e se ne andd comeuna furia, offesa e umiliata. Volevo correrle dietro per scusarmi, ma Sandra mi fermd. "Lasciala andare" mi disse con un sorriso velenoso. "Dopo tutto b adulta, ha i soldi per pagarsi il taxi e tornare a casa.> Mi lasciai convinceree rimasi ld a baciarla. nervoso r47

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e oppressodai sensi di colpa. Ero nel bel mezzo di un bacio appassionatoquando mi sentii afferrare i capelli e tirare all'indietro. Era Patricia, che riusci a far cadere la mia fila di poltroncine che non era fissata a terra, saltando agilmente fuori prima che frnisse sulla fila appena dietro, quella in cui si trovava lei. Sentii il grido di terrore di due spettatori seduti nei posti in fondo, proprio di fianco al corridoio. Il suggerimentocli Nicholas van lfooten si riveld ben pocoefficace.Patricia, Sandra e io tornammo a casanel silenziopit assoluto.In un mare di lacrime e scambiandoci strane promesseriuscimmo ad appianare la situazione. Il risultato della nostra relazionea tre fu che per poconon distruggemmo noi stessi.Non eravamopreparati a un simile sforzo. Non sapevamocome risolvere i problemi di affetto, moralitd, etica e dovere.Non me la sentivo di lasciare una per scegliereI'altra, cosi come entrambe non riuscivano a lasciare me. Un giorno, al culmine di una terribile discussione,in preda alla disperazione,ce ne andammo ognuno in una direzione diversa e non ci rivedemmomai pii. Ero a pezzi. Niente di quello che feci riusci a cancellare I'imporianza che avevanoamto quelle due donne Lasciai Los Angelese mi dedicaia nella mia esistenza. una miriade di cosediverse, cercandodi placare la mia nostalgia. Senza esagerare,posso dire di aver patito i tormenti dell'inferno, dei quali credevoche non mi sarei mai pii liberato. Se non fosse stato per l'influenza che don Juan ebbein seguito sulla mia vita e sulla mia persona,non awei mai superato i miei demoni privati. Dissi a don Juan che sapevodi essermicomportato male e che non avevo il diritto di coinvolgerepersone meravigliosecomeloro in una faccendacosi stupida e sordida, che non ero riuscito ad affrontare. fatto che voi tre erava"Uunica cosasbagliata era il te completamentepersi nell'ego. La vostra presunzione vi ha quasi distrutti, ma setogliete Ia presunzione,vi re148

stano solo i sentimenti. Cerca di accontentarmi e prova a fare questosempliceesercizioche per te potrebbe avere un'enorme importanza: cancelladal ricorclo di quelle dre ragazzequalunque frase del tipo: "Lei mi ha detto questoo quello e lei ha urlato e I'altra ha strillato a Me!" e mantieniti al livello delle tue emozioni. Se tu non fossi stato cosi pieno di boria, checosati sarebberimasto?" ..I-iamore che provo per entrambe" gli risposi, sentendomi soffocare. ..Ed d meno grande oggi rispetto ad allora?" mi chiese don Juan. oNo, non lo d" gli risposi in tutta sinceritd, riprovando la stessa angoscia che mi aveva tormentato per anni. "Questa volta, abbraccialedal tuo silenzio" mi suggeri. ..Non esserestupido. Abbracciale in maniera completa per I'ultima volta, conl',intento che questa sard I'ultima volta che Io farai qui, sulla faccia della Tbrra.Iiintento deveprovenire dalla tua oscuritd. Sevali dawero qualcosa, quando consegnerai loro i doni riassumerai per due volte Ia tua intera esistenza.Gesti di questa natura rendono i guerrieri simili all'aria, quasi vaporosi." Seguendole istruzioni di don Juan, mi impegnai a fondo. Mi ero infatti reso conto che se non ne fossi uscito vincitore, il vecchio sciamano non sarebbestato I'unico a perderequalcosa. Io stessoawei perso qualcosa e, quale che fosse, sarebbe stata per me importante quanto cid di cui lui mi avevatanto parlato: mi sarei infatti lasciato sfuggire I'opportunitd di affrontare I'infin'ito e di esserne consapevole. Il ricordo di Patricia T\rrner e Sandra Flanagan mi fece precipitare nello sconforto. Il sensodevastante di una perdita irreparabile che mi aveva perseguitato per tutti quegli anni era pir) vivo che mai. Quando don Juan rese ancora pir) intenso quel sentimento,ebbi I'assoluta eertezza checi sonocosecherestanocon noi per la vita e forse anche oltre. Dovevo trovare Patricia Ttrrner e Sandra Flanagan.Lultima raccomandazione di don Juan fu che,
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seci fossi riuscito, non awei dovuto restare con loro; awei amto soltanto il tempo di fare ammendadelle mie colpe e abbracciareciascunadi loro con tutto l'affetto che provavo, mettendo a tacere le voci rabbiose della recriminazione, dell'autocommiserazione o dell'egocentrismo. Mi imbarcai cosi nell'impresaimmane di scoprireche fine avevanofatto e dove si trovavano. Cominciai interrogando la gente che eonosceva i loro genitori, che si erano perd trasferiti e non vivevanopir) a Los Angeles:nessuno seppe fornirmi una traccia della loro nuovaresidenza enon sapevo con chi parlare. Pensaidi mettereun annuncio su un giornale,ma cambiai subito ideaperch6era possibile pit in California.Alchenonvivessero nemmeno la fine dovetti rieorrere a un investigatoreprivato che grazie ai suoi contatti con qualche ufficio statale e con non so chi altro riusci a rintracciarle in un paio di settimane. Vivevanoa NewYork, a poca distanzarna dall'altra e la loro amieizia era stretta come un tempo. Andai a New York e affrontai per prima Patricia T\rrner. Non era diventata una stella di Rroadway eomeawebbe voluto, ma facevacomunqueparte di una produzione.Non cercai di scoprire se si esibiva come artista o lavorava invecenel settore amministrativo. Andai a trovarla nel suo ufficio. Quando mi vide rimase sconvolta,e non mi dissecosafaeeva.Ci sedemmo vicini, tenendociper mapiangendo. no e Non le dissi neanch'iocosafacevo.Mi limitai a spiegarleche I'avevo cercataper farle un dono che awebbe dovuto esprimerle la mia gratitudine e che stavo per partire per un viaggio da cui non avevointenzione di tornare. "Perch6dici questeeoseorrende?"mi chiesecon aria sinceramentepreoccupata. "Che cosa hai in mente di fare? Hai forse qualche malattia? Eppure non sembri malato..." ofr solo una metafbrao mi affoettai a rassicurarla. per tornare in Sudamerica, dove ho intenzione di "Sto cercar fbrtuna. I-.la competizioned feroce e la situazione 150

complessa.Se voglio averesuccesso, devo concentrarmi al massimo." Sollevata,mi abbraccid.Sembravauguale a com,era un tempo, ma appariva molto pii grande, forte, matura ed elegante.Le baciai le mani, sopraffatto da un,ondata d'affetto. Don Juan avevaragione: se non lasciavo spazio alle recriminazioni non mi restavano altro che i miei sentimenti. "Voglio farti un regalo, Patricia Tbrner, le dissi. "Chiedimi quello che r,rroi e se d alla mia portata, te lo eomprerd." "Sei diventato ricco?" esclamd,mettendosia ridere. ..I-.la cosapir) bella di te d che non hai mai avuto niente e non I'awai mai. Sandra e io parliamo di te quasi tutti i giorni e immaginiamo che ti guadagni da vivere parcheggiandole macchine,facendoti manteneredalle donne o roba del genere.Mi dispiacema ti vogliamo ancora bene,non possiamo farci nulla...", Le chiesi di nuovo di dirmi cosavoleva e lei si mise a piangere e ridere allo stessotempo. "Hai intenzione di comperarmi una pelliccia di visone?" mi domandbtra i singhiozzi. Scompigliandolei eapelli le risposi che I'awei fatto. ..Senon ti piace,puoi riportarla al negozioe farti dare in cambioi soldi." Ridendo mi sferrd un pugno, comeera solita fare un tempo. Dato che dovevatornare al lavoro, ci separammo dopo che le ebbi promessoche sarei tornato a vederla. Se non ci fossi riuscito, volevo comunqueche sapesse che laforzadella mia esistenzami stava spingendoin una direzione diversa, ma io awei eonservatoil suo ricordo per tutta la vita e forse ancheoltre. Tbrnai, ma solo per assistere da lontano alla consegna della pelliccia. Sentii i suoi urli di gioia. euella parte del mio compito era frnita. Me ne andai, ma non mi sentivo affatto vaporoso come diceva don Juan: avevo infatti riaperto una vecchia ferita che aveva ripreso a
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sanguinare. Non stava esattamentepiovendo, ma una nebbia umida mi stava penetrandonelle ossa. Poi mi recai da Sandra Flanagan, che viveva in un sobborgodi New Yorh raggiungibile in treno. Bussai alla sua porta e quando venne ad aprirmi impallidi e mi guardd come se fossi stato un fantasma. Era pir) bella che mai, forse perch6 si era fatta pii rotonda, e sembrava grande comeuna casa. ..Tb,tu, tu...r' balbettava,incapace di pronuneiareil mio nome. Singhiozzavae per un momento mi sembrd arrabbiata, come se volesserimproverarmi qualcosa.Non le diedi la possibilitd di continuare. Il mio silenziofu totale e alla frne fece effetto su di lei, perch6 mi lascid entrare e ci sedemmoin soggiorno. quando si fu calmata. "Che ci fai qui?" mi chierse ..Non puoi restare! Sonouna donna sposata!Ho tre figli e il mio matrimonio b molto felice." Parlando a scatti e velocecome una mitragliatrice, mi spiegdehesuo marito era affidabile e buono anchese non molto fantasioso e per nulla sensualee che lei doveva stare attenta perch6, quando faeevanoI'amore, si stancava facilmente, al punto che a volte non riusciva poi ad andare al lavoro. Anche se quell'uomo si ammaIava spesso, erano comunqueriusciti ad averetre splendidi bambini. Dopo la nascita del terzo figlio, il marito, che a quanto pareva si chiamava Herbert, avevainterrotto i loro rapporti sessuali,ma a lei non importava. Cercai di tranquiliizzarla, spiegandolepii volte che ero andato semplicemente a trovarla e non avevoalcuna intenzione di cambiarle l'esistenza o infastidirla in qualunque maniera. Le raccontai quanto era stato diffrcile rintracciarla. ..Sonovenuto a salutarti e a dirti che sei I'amore della mia vita. Vorrei farti un regalo simbolicoche rappresenti Ia mia gratitudine e il mio affetto eterno.>> Colpita dalle mie parole, mi rivolse un ampio sorriso, r52

com'era solita fare. La fessura tra i denti Ie dava un'aria infantile. Le dissi che era pir) bella che mai e ne ero profondamente convinto. Scoppid a ridere e mi rispose che stava per iniziare . una dieta molto rigida e che se avesseimmaginato che sarei andato a cercarla, I'awebbe cominciata molto tempo prima. Si sarebbemessasubito al lavoro e, in occasionedella mia prossima visita, I'awei trovata snella come un tempo. Ricordd poi I'orrore della nostra vita comune e il modo profondo in cui era stata ferita. Nonostante fosseuna fervente cattolica, era giunta a pensare al suicidio, ma in seguito aveva trovato nei figli il conforboche le serviva. Thtto quello che avevamocombinato non era altro che un effetto della gioventi, qualcosa che awemmo domto nasconderesotto il tappeto, senzaspazzarlo via. Quando le chiesi se c'era un regalo parbicolare che desiderava e che awei potuto farle per dimostrare la gratitudine e I'affetto che provavo nei suoi confronti, scoppida ridere e mi risposeesattamentecomePatricia T\rrner, dicendoche non avevoneppure un vaso dovepisciare e non I'awei mai amto, perch6 ero fatto proprio cosi. Dovetti insistere a lungo per farla cedere. "Puoi comperarrni una station wagon dove ci sia posto per i miei figli?" mi chiese, divertita. "Yorrei una Pontiac o una Oldsmobile,con tutti gli accessori." Lo dissesapendonel profondo del cuorecheio non awei mai potuto farle un dorrodel generee inveceglielo feci. Il giorno dopo il concessionario consegndla station wagon fuori dalla porta di casa.Rimasi nascostoin macehina, che era parcheggiataa una certa distanza, e sentii la sorpresadi Sandra che, in sintonia con la sensualitd che la caratterizzava,non fu all'insegna della gioia ma si manifestd invececon una reazionefisica, un singhiozzodi angosciae incredulitd. Scoppidin lacrime: io sapevoche non piangevaper il regalo ma per il desiderio che trovava eeoin me. Crollai sul sediledella macchina.
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Sul treno che mi riportava a New York e durante il volo di ritorno a Los Angeles,venni assalito dalla sensazioneche la mia vita mi stessesfuggendo,come un mucchiodi sabbiachemi scorrevatra le dita. Dopo aver detto graziee addio non mi sentivo affatto libero o eambiato: al contrario, il pesodi quello strano attaccamento mi opprimeva pii che mai. Avevo voglia di piangere. Nella mia mente continuavanoad apparire i titoli che il mio amico Rodrigo Cummings avevainventato per libri che non furono mai scritti. Si era specializzatonella ereazionedi titoli; il suo favorito era Moriremo tutti a Hollywoode poi c'era anche Non cambieremo mai.Il mio preferito, che avevoacquistatoper dieci dollari, eraVita e peccati di Rodrigo Cummings. T\rtto quei titoli si agitavano nella mia mente. Ero Rodrigo Cummings, bloccato nel tempo e nello spazio,amavo due donne pii delIa mia stessa vita e tutto cid non sarebbemai cambiato. E comeil resto dei miei amici, sarei morto a Hollywood. Confidai ogni cosaa don Juan, raccontandogliquello che consideravo il mio pseudo-successo. Con notevole sfacciatagginelui taglid corto, dicendo che quello che provavo era solo il risultato di un eccessivo compiacimento nei miei confronti, oltre che di una notevoledose di autocommiserazione e che per poter dire con convinzione graziee addio, sostenendo tale decisione,gli sciamani dovevanoricostmirsi. mi ordind. "Cancella subito I'autoeommiserazione" I'iclea che sei stato ferito e che cosa ti resta?" "Elimina Mi rimaneva la sensazione di aver fatto il mio ultimo dono a entrambe. E non per rinnovare qualcosao ferire qualcuno, me compreso,ma nello spirito che don Juan avevaeercatodi mostrarmi... lo spirito dianguerrieroaiaggiatore la cui sola virbi (cosi mi aveva detto don Juan) consistenel mantenerevivo il ricordo di tutto cid che I'ha toccato e il cui unieo modo di dire grazie e addio d quell'atto di magia che gli consentedi conservare nel suo silenzio qualunquecosaabbia amato.

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Ero a casadi don Juan, a Sonora,e dormivo profondamentequando lui vennea svegliarmi.Ero rimasto alzato quasi tutta Ia notte, a rimuginare sui coneetti che mi avevaillustrato. dichiard con fermezza, "Hai riposato abbastarrza>> quasi bruscamente, mentre mi scuotevaper la spalla. "Non indulgere nella sensazionedella stanchezza.Pir) che stanchezza,il tuo d desiderio di non esseredisturbato. Tb la prendi se ti infastidiscono. Ma d essenziale che tu esasperiquesto aspetto fino a distruggerlo. Andiamo a camminare." Don Juan avevaragione. C'era una parte di me che detestavain modo estremo esseredisturbata. Awei voluto dormire per giorni e giorni e non pensare pii ai concetti sciamanicidi don Juan. Completamentecontro la mia volontd, mi alzai e Io seguii.Don Juan avevapreparato da mangiare. Divorai ogni cosacomese non toccassi nulla da giorni, poi uscimmo di casa e ci dirigem757

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mo a est, verso le montagne. Il mio stordimento era tale che non mi resi conto che era mattina presto frnch6 non vidi il sole,appenaal di sopra della catenamontuosa orientale. Awei voluto raccontare a don Juan come avessidormito tutta la notte senzamuovermi, ma lui mi mise fretta. Stavamo per andare tra le montagne, mi spiegb,in eereadi alcune piante. piante cheraccoglieremo, don "Che cosane farai delle Juan?" gli chiesi,non appenaci mettemmoin marcia. .,Non sono per me>rispose con un sogghigno."Sono per un amico,botanico e farmacista. Le utilizza per prepara.repozioni." ..8 uno Yaqui, don Juan?Vive qui a Sonora?"domandai. ..No, non d uno Yaqui e non vive a Sonora. Prima o poi lo eonoscerai." ..E uno sciamano,don Juan?" "Si" fu la seccarisposta. alcunepianGli domandaiallora sepotevoraccogliere te da far esaminareal Giardino Botanico dell'UCLA. "Certo" replicd lui. Avevogi), avuto modo di scoprire che dieendo..certo" don Juan intendeva esattamente il contrario. Era evidente che non avevaintenzione di fornirmi dei campioni di piante. Incuriosito dal suo amico sciamano gli chiesi di dirmi qualcosadi pin sul suo conto. Dove abitava? E come lo avevaconosciuto? come si fa quando si "Ehi ehi ehi!" fece don Juan, Il cavallo. vuole fermare un "Fbrma! Fbrma! Chi sei? professor Lorca? Hai in mente di studiare il suo sistema cognitivo?" Intanto, ci inoltravamo sempre di pin tra le aride pendici dei monti. Camminammo per ore e stavo cominciando a pensareche il compito della giornata fosse quello di camminare, quando don Juan semplicemente finalmente si fermd. Sedette su un pendio in ombra. ..0 tempo che tu dia inizio a uno dei pir) grandi progetti dello sciamanesimo>> annuncid a quel punto. 158

quale sarebbequestoprogetto, don Juan?" feci io. "E "Si chiama ricapitolazione. Per gli antichi sciamani era la narcazioneil,eglieaentid,ellouita e, all'inizio, non era cheuna semplicetecniea,uno stratagemma per non dimenticare cid che facevano e che insegnavanoai discepoli.Aveva la stessafunzione anche per questi ultimi: consentivaloro di ricordare quanto i maestri avevano detto e fatto. Fhrono necessariteruibili sconvolgimenti sociali, ripetuti assoggettamentie sconfitte, prima che gli antichi sciamani capisseroche quella tecnica avevaeffetti ben pir) vasti." "fi riferisci alla conquista spagnola?" "No" risposedon Juan. "Quella non fu che la ciliegina sulla torta. Di sconvolgimentiee ne furono molti, altri in precedenza,ben pii devastanti. All'arrivo degli spagnoli, i vecchi sciamani non esistevanopii e i discepoli di quelli che erano soprawissuti si erano fatti cauti. Sapevanobadare a se stessi. Ftr questa nuova generazione di sciamani a ribattezzare I'antiea teenica con il nome di ricapit ol.azione.,, "Per gli sciamani in generale, il tempo b di grande importanza" continub. "La sfrda che mi si propone sta nel trasmetterti tutto cid che c'd da sapere sullo sciamanesimoin modoastratto e in un'unitd di tempo estremamente ridotta, ma per riuscirci, devo prima costruire dentro di te lo spazionecessario." "Quale spazio? Di che cosa stai parlando, don Juan?" "Il presupposto degli sciamani d che per introdurre qualcosadeveessercilo spazioneeessario ad accoglierlo" mi spiegb. pieno flno all'orlo di cosecheriguarda"Se sei no la vita quotidiana, non rimane lo spazioper niente di nuovo.In questocaso,lo spaziova creato.Capiscichecosa intendo? Gli sciamani dei tempi pir) remoti credevano che fossa lari,capitolnzione della.vitaa creare questo spazio.E cosi d, e molto di pii, naturalmente. "Uapproccio scelto dagli sciamani per effettuare Ia
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ricapitolazione d estremamente formale" continud. "Consiste nello stendere un elenco di tutte le persone che hanno conoseiuto,risalendo frno agli inizi della loro vita. Una volta compilato I'eleneo,prendono la prima personache vi comparee ricordano sul suo eonto quantg nit possibile.E intendo proprio tutto, ogni dettaglio. E meglio fare Ia ricapitolazione partendo dal presente perch6 i ricordi del presente sono freschi e, in questo modo, si affinano Ie proprie capacith mnemoniche.Chi pratica questa tecnica, lo fa tramite il ricordo e la remuospirazione.Inspira lentamente e coscientemente, vendo la testa da destra a sinistra con un movimento quasi impercettibile ed espira nello stessomodo." Don Juan aggiunse poi che inspirazione ed espirazione devono esserenaturali. Se troppo rapide, si entrava in una situazione che lui defrni di respiri faticosi: respiri a cui dovevanecessariamente seguireuna respirazione normale per allentare la tensionemuseolare. "Che uso vuoi che faccia di queste nozioni, don Juan?" domandai. "Comincerai oggi a stendere il tuo elenco" mi disse. pure il criterio di divisione che preferisei, ma fa' "Scegli in modo che sia sequenziale; deveiniziare con Ie persone che hai conosciutopii recentementeper frnire con tuo padre e tua madre. Dopodich6,ricorda tutto quello che puoi sul eonto di ciascuno di loro. Questo d tutto. Mentre eseguiI'esereizio,capirai cid che stai facendo." Durante la miavisita successiva dissi a don Juan che avevometicolosamenterivisitato tutti gli awenimenti della mia vita e che trovavo estremamentediffrcile rispettarela formula da lui indicatami e occuparrnia una a una delle personedella lista. Di nonna, lasciavo che fossela ricapitolazione aindicarmi lavia, chefosserogli eventi a deciderela direzionedel ricordo. Cid che facevo in modo deliberato era aderire a un'unitd generale di tempo. Per esempio,avevo cominciato con le persone della facoltd di antropologia, ma lasciai che fosseroi ri160

cordi a trasportarmi a casaccioindietro nel tempo, fino al giorno in cui ero arrivato all'UCI-rA. Raccontai a don Juan di una stranezza chemi tornd in mente e che avevocompletamentedimenticato: non avevoneancheidea che I'UCLA esistesse, fino alla sera in cui andai a prendere all'aeroporto la compagna di stanza della mia ragazza, che all'UCI-iA awebbe studiato musicologia. Uaereo arrivd in prima serata e lei mi chiesedi accompagnarlaal eampus,per dare un'occhiata al luogo in cui awebbe trascorso i suecessivi quattro anni. Anche se sapevodove era il campus, dato che ero passato urr'infinith di volte davanti all'ingresso" su Sunset Boulevard mentre andavo alla spiaggia, non vi ero mai entrato. Tbtto cid accadeva durante le vacanzedel semestre. I-repoche personeche incontrammo ci indicarono come arrivare alla facoltd di musicologla. n campus era deserto, ma cid che vidi fu, dal mio punto di vista, la cosa pii splendidain cui mi fossi imbattuto. Un-'autenticadelizia per i miei occhi. GIi edifrci sembravanovivi e vibranti di una loro particolare energia.Cib che era iniziato comeuna visita superficiale e frettolosa si trasformd in un giro completo dell'intero campus. Mi innamorai dell'UCI-rA.A don Juan raccontai che I'unica cosa che guastdla mia estasifu I'irritazione della miaragazzadavanti alla mia insistenzaper vederetutto iI campus. pensi di trovarci?" aveva sbraitato "Ma che diavolo lei. "Si direbbe che tu non sia mai stato in un campus universitario. Una volta che ne hai visto uno, li hai visti tutti. Io penso che tu stia semplicementecercando di impressionare la mia amica facendo sfoggio della tua sensibilitb." Non era cosi e spiegai con foga come fossi genuinamente impressionatodalla belfezzadi quanto mi circondava. In quegli edifici percepivo speranzee promessee tuttavia non ero in grado di esprimereil mio stato soggettivo. passato a scuola quasi tutta la mia vita!" "Ho
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sibild la miaragazza tra i denti. "E sono stufa. Non c'd nulla da scoprirequi! Sonofandonie e le fandonie non ti preparano a far fronte alle responsabilitddella vita." Quandoaccennaial mio desideriodi studiare li, si infurid ancora di pii. "Tl'ovati un lavoro!" gridd. "Tbovati un lavoro, organizzati una vita dalle otto alle cinque e piantala con le stronzate! I-,a vita b questa: un lavoro dalle otto alle cinque, quaranta ore Ia settimana! Guardami... Io ormai sono superacculturata,eppure non sono ancorapronta per un lavoro." Ma tutto quello che sapevoera che non avevomai visto un posto piri bello. Promisi a me stessoche awei frequentatoI'UCLA, a qualsiasicostoe in qualunquemodo. Il mio era un clesiderioche mi riempiva completamente anchese non era il bisogno di una gratificazione immediata a spingermi. Rientrava piuttosto nel dominio di un timore reverente. Raccontaia don Juan comeI'imitazione della mia ragazza mi avesseturbato al punto da indurmi a guardarla sotto una luce diversa. Per quanto rieordassi, quella era la prima volta che una discussionesuscitava in me reazioni tanto violente. Colsi aspetti del suo carattere che non avevo mai notato prima e che mi spaventarono a morte. giudicata in modo terribilmente ne"Tbmo di averla gativo" dissi a don Juan. "Dopo la visita al eampus,ci allontanammo sempre di pin. Era come se I'UCL,A si fosseinsinuato tra noi comeuna sorta di cuneo.So che d stupido pensarein questomodo." lui. "La tua fu una "Non Io d affatto" mi contraddisse reazioneassolutamente valida. Sono certo che. mentre di camminaviper il campus,hai sperimentatoun accesso li e non potevi che abintento. Eri determinato a essere ai tuo intento." bandonaretutto cid che si opponeva ..Ma non eccedere"continud. "Il tocco dei guerrieri'bench6raffinato. La mano di aiaggiatori d leggerissimo, guerrierc-uiaggiatore dalla stretta inizialmente ferrea an 762

si trasforma nella mano di un fantasma,una mano fatta dt garza. I.gtrcrrieri-uiaggiatori non lasciano tracce n6 impronte. E questala sfrdache gli vieneproposta., I1 suo commento mi sprofondd in uno stato di cupa autocommiserazione: quel poco che avevoricordato bastava a farmi capire che agivo in modo pesante,ossessivo e dominante.Gli parlai di questemie riflessioni. assentidon Juan, ..d "Il potere dellaricapitolaz,ione,, che rimescola tutti i rifiuti di una vita e li porta in superficie." Dopodich6passda illustrare le complessitddellaconsapeuol.ezza e dellapercez,iane,le basi dellaricapitolazione. Comincid eol dire che awebbe delineato uno schema di concetti che in nessuncasoawei dovuto considerare eome teorie sciamaniche,in quanto si trattava di uno schema formulato dagli sciamani dell'antico Messico comerisultato della loro capaciti di vedereI'energia direttamentecosicomefluiscenell'universo. Disseinoltre che mi awebbe illustrato le caratteristiche di quello schemasenzatentare di classificarei concetti o di catalogarli in basea standard predeterminati. "Le classificazioni non mi interessanoo prosegui. "T\r, inveee,hai passatoIa vita intera a elassificareogni cosa.Ma ora sarai costretto a cambiare il tuo atteggiamento.Ualtro giorno, quandoti ho chiestoche eosasapevi delle nuvole, me ne hai fornito i nomi, nonch6 la percentualedi umiditd che d lecito aspettarsi claogni tipo. Hai parlato comeun vero meteorologo, ma quando ti ho domandato se sapevi ehe cosa awesti potuto fare personalmenteeon Ie nuvole,non hai neppure capito di che eosastessiparlando." hanno un loro ambito, continud. "Le classificazioni si comincia a classificare ogni eosa, la classifi"Quando cazioneprendevita e finisce per dominarci. Ma dato che le classificazioninon sono mai state fonti di energia,rimarranno sempre soltanto aride elencazioni.Non sono alberi, ma soloceppi."
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dell'antico MessicooedeMi spiegb che gli sciamani da ca*pi di energia chen11uano !''unive"*o .o*io'* aedeuanoa m1di filamenti luminosi' Ne i"-f".*a .rnoiiuttt"o' Ueay,y,1-inoltre che que"" liardi, ovunque ti in correnti di frbre lusti campi di energiasi dispongono e forze perenni nell'uniminose come flussi i"""*t""ii legato alla ricapr'toLa' verso e che iI not*o^Ji nlamenti l'oscuro mare d'ella ztone erastato da ei'i-Afitu"uto e anchel'Aquil'rt' olezza, avevano scoperto "-onroPru Disse inoltre tnt q"tgfi sciamani fosse collegata all'ocome ogni .""utoti itri'-""i"t"so tt",iq un p3njo arm * rnare sc'ttro rn creatura la 'i*Jii'*':?.rn visibile quando ait'entava cne a i"^i""-i quel Circa energia' questioneveliva. percepita.come chiamato il punto punto di lumrnosrti, che essi avwano che lapercezioneveniva tradi unione, don Juil dis*e misterioso dell'oscuro sformata in unita da un aspetto olezza' aPeu cons mare d,ell'a es; qtel.puntod'iunionedegli Don Juan dal"--";;;; dienergia provenienti seri umani, mitia"ai ai .u*pi di frlamenti luminosi' conl'universo tutto sJto f;;; enerQugsti campi di vergevanop"t puiuit"un"t*utlo' venvolta che a loro gia si conve"to"o.i" auii sensoriali' nel mondo cosi come noi Io uono interpretatr i'*t**lt ehe l'oscuromare d'ella Ionosciamo'Mi spiegdinoltre in dati sent#iorrna Ie frbre luminose consapeaol'ezaa questa trasformazione e la soriali. GIi sciaml ni o'ta'ono una cortina consapeuol'ezzaz definisconotl bagliored'ella t"m: u'' alone intorno alpun' Iuminosa che si ;;;;Jt che stava per fare t"t to d,i union'' fft "ry:*: 'fi*"-"ft" punto di vista dello sciamaneurt'afferma'iontlttt'-aal d'aper la comprensionedel campo simo, era essenziale zione della ricaPitolazione' sueparole' disse *:1: Ponendog'u"At ""fusi sulle \ senst"altro non sono che negli o"gu"it*i chiamiamo Se accettassimoche i semst' che gradi ai continub' do"o*up"*f"'za' *o'i d'ella consapeaolezza' ,o sono I'osc'u 164

wemmo ammettereche I'interpretazione dei dati sensoriali fatta dai sensi0 anch'essal'oscuromare d,elLa consapeuoleaza. Mi spiegdin modo dettagliato che affrontare il mondo circostante nei termini in cui lo facciamo d il risultato del sistema di interpretazione di cui ogni essereumano d dotato. Ogni organismo deve avere un sistemadi interpretazione che gli permetta di agire nelI'ambientecon cui b in relazione. gli apocalittici sconvolgi"Gli sciamani venuti dopo menti di cui ti ho parlato" continud,.4)edeaano come,al momentodella mode,l'oscu,ro mare della consa,peuolezper cosidire, attraversollpunto diunione, ao aspirasse, la consapevolezza inoldelle creature viventi. Vedeuano tre che l'oscurl mare della consapeuolezza aveva,diciamo, un momento di esitazione quando si eonfrontava con sciamani che avevanofatto una ricapitolazione della propria vita. Anche senza saperlo, alcuni I'avevano fatta in maniera cosi esaustiva che l'oscuromare d,ella prrr prendendo la loro consapevolezza consapeuol,ezza, nella forma delle loro esperienze di vita, non ne intaccavalaforza vitale. Gli sciamani avevanoscopertoun'immensaveritd sulle forze dell'universo:l'oscuromare della consapeuokzza mole solo le nostre esperienze di vita, non la nostra forza vitale.o Le premessedelle spiegazionidi don Juan apparivano incomprensibili. O forse sarebbepir) esatto dire che ero eonfusamenteanche se profondamente conscio di quanto funzionali fossero. portia"Secondogli sciamani, con Laricapitolnzi,o,ne mo in superficie tutti i rifruti della nostra esistenzao prosegui."Prendiamo coscienza delle nostre incoerenze, qualcosa delle nostre ripetizioni, ma in noi opponeuna fortissima resistenza a questo processo.Gli sciamani sostengonoche la strada d libera solo dopo un immane sconvolgimento;dopo la comparsa sul nostro schermo del ricordo di un evento che scuota le fondamenta del nostro essere.con la sua terrificante chiarezzadi detta165

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gli. D I'evento che ci riporta a tutti gli effetti al momento in cui lo abbiamovissuto. Gli sciamani lo definiscono iL cerimonierepereh6,da quel momento in poi, ogni avviene rivisvenimento che prendiamo in considerazione ricordato. suto e non semplicemente per riwegliare i ri"Camminare d un modo infallibile cordi,' disseancora don Juan. "Gli antichi sciamani credevano che tutte le esperienzedi vita vengano immagazzinatesotto forma di sensazioni nella parte posteriore delle gambe. E li che si eonservala storia personale di un uomo. E ora mettiamoci in cammino." Camminammo fin quasi al crepuscolo. quando ripren"Credo che ora basti,, disse don Juan pronto sei a iniziare la demmo la via del ritorno. "Ora pratica magica che consistenel trovare un cerimoniere, un eventodella tuavita che ricorderai con tale chiarezza dapoterlo :utrlwzarecome un riflettore per illuminare, con analoga ehiarezza,ogni altro aspetto della tua ricapitolazione.Farai cid che gli sciamani chiamano rid,i un puzzln. Qualcosati porcapitolazioneilelle tessere terb a ricordare I'evento che fungerd"da cerimoniere.,, Poi si congeddcon un ultimo ammonimento. tuo meglio." "Impegnati aI massimo"mi disse."Fh'del Per un momento rimasi completamentezitto, forse a causa del silenzio che mi circondava. Sentii poi una vibrazione,una sorta di scossaal petto. Avevo difficol0 a respirare ma improwisamente qualcosanel mio petto si apri per consentirmi di inspirare profondamente. Nello stessoistante, mi venne in mente un episodiodimenticato della mia infanzia, come se solo allora fosse stato Iiberato dopo una lunga prigionia. Ero nello studio di mio nonno e giocavoabiliardo con lui. Avevo quasi nove anni. Il nonno era un abile giocatore e mi aveva compulsivamente insegnato tutte le fino a farmi diventare un a\ryermosseche conosceva, sario degno di lui. Dedicavamomoltissime ore al biliardo e divenni cosi padrone del gioco che un giorno scon166

frssi il nonno. Da quel giorno, non riusci pir) a vincere. perdevoapposta,tanto per esseregentile, ma lui Spesso finiva sempreper capirlo e allora si infuriava. Una volta, se la prese al punto da colpirmi in testa con la steeca. Con suo grande sgomentoe delizia, a nove anni ero ormai in grado di fare una carambola dietro I'altra. La frustrazione del nonno crebbeal punto che in una occasione scaraventda terra la sua stessasteceadicendomi di giocare da solo. La mia natura compulsiva faceva si che mi sentissi perfettamente a mio agio nel gareggiare con me stessoed ero capacedi esercitarmi in un tiro fino a raggiungere la perfezione. Un giorno, il proprietario di una sala da biliardo venne a trovare il nonno. Era un uomo conoseiutoin cittd per i suoi agganci col mondo del gioco d'azzardo. I due uomini stavano parlando e giocando a biliardo quando entrai nella stanza. Fbci per ritirarmi, ma il nonno fu pronto ad afferrarmi e a trascinarmi dentro. "Questo b mio nipote" disse al suo ospite. "Fblice di conoscerti" replicd quello. Mi guardd con serietd, quindi mi tese la mano, grande due volte quella di un uomo normale. Ero terrorizzato e la sua tonante risata mi disse che era perfettamente consapevole delI'effetto che esercitavasu di me. Disse di chiamarsi Fblelo Quiroga e, in risposta, balbettai il mio nome. X'blelo era alto ed elegantissimo. Quel giorno indossava un doppiopettoin gessatoblu con i pantaloni dalla linea impeccabilmente affusolata. Doveva avere superato da poco i cinquanta, ma era in perfetta forma, fatta eccezione per il ventre leggermente prominente. Non era grasso;piuttosto, aveval'aspetto di un uomo ben nutrito e in grado di soddisfaretutte le sue necessitd.Nella mia cittd c'era tanta gente che soffoiva Ia fame, gente che lavorava sodo per guadagnarsi da vivere e non aveva tempo per le raffinatezze.Fhlelo Quiroga dava I'impressione esattamente contraria; tutto in lui suggeriva un uomo che avevatempo solo per le raffinatezze.
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Grader,'ole, con il viso ben rasato e occhi aznxrr dalgentile, di un avevaI'aspetto e la sieurezza I'espressione cheera bravissirnoa metmedico.In cittd molti dicevano tere gli altri a proprio agio e che awebbe dor,rrtofare il prete, I'awoeato o il medico,inveceche il giocatore.Dicevanoanche che col gioco guadagnavapit di quanto guadagnassero tutti i medici e gli awocati della cittd. Quiroga eercava di nascondereI'incipiente caMzie riportando sulla fronte i capelli neri, ben pettinati. Aveva la mascella quadrata e un sorriso accattivante; i grandi denti bianchi, perfettamentecurati, costituivano in una zonain cui i problemiodontoiatrici un'eccezione dimensioni monumentali. Di lui mi colpiassumevano rono anchei piedi enormi e le scarpedi pelle nera cucite a mano.Abituato allo scricchiolioche sempreannunciava I'arrivo del nonno, mi stupi constatare che le sue scarpe non faeevanoalcun rumore mentre camminava avanti e indietro. il nonno con "Mio nipote gioca bene a biliardo" disse vederlogiocarecon te., fare noncurante."Mi piacerebbe gioca a biliardo?' si stupi Quiroga bambino "Questo con una risata. Fblelo. "Proprio cosi. Owiamente non bene comete, Perch6non Io metti alla prova? Per rendere il gioco pit di veinteressantee perch6 lui non abbia la sensazione nire trattato con condiscenderza,potremmo piazzate una piccolascommessa.>> Con un sorriso quasi di sfida, posb sul tavolo un fascio di banconoteaccartocciate. tr'hlelo,guardan"Santo cielo. Cosi tanto, eh?" fece il domi con aria interrogativa. Poi apri portafoglio e ne estrassealcuni biglietti accuratamenteripiegati. Anche quel particolare mi sorprese.Mio nonno avevaI'abitudine di cacciareil denaroin tutte le taschee, quando doveva pagare qualcosa,dovevalisciare i biglietti per poterli contare. Fblelo Quiroga non lo disse,ma io sapevoche in quel 168

momento si sentiva una speciedi rapinatore. Sorrise al nonno e, eerto per rispetto nei suoi confronti, posd iI denaro sul tavolo. Il nonno, che fungeva da arbitro, stabili il numero di carambole,quindi lancid in aria una moneta. Tbccda Fblelo cominciare. "Fbrai bene a impegnarti al massimo" lo sollecitb il nonno. "Non farti scrupoli ad annientare questo sciocchino, se lrroi intascare i miei soldi!" Seguendoil suo consiglio, Fhlelo Quiroga giocd con impegno, ma a un certo punto mancd per un soffio una carambola. lbccd a me prendere la stecea.Ero sicuro che sarei svenuto, ma la gioia del nonno (che stava saltando su e gir)) mi calmd almeno quanto mi irritd vedere Quiroga scoppiarea ridere quando impugnai la stecca. Data la mia altezza,non potevoprotendermi sul tavolo, ma il nonno, con pazienza e determinazionescrupolose,mi avevainsegnatouna posizionealternativa: iI braccioteso per tutta la sua lunghezzaela steccaleggermente solievatarispetto alla spalla. "Come fa quando devearrivare al centro del tavolo?o volle sapereFhlelo Quiroga, senzasmettere di ridere. "Sale sul bordo" replicd il nonno senzascomporsi.,.0 permesso,sai." Poi mi si ar,vicinde, parlando tra i denti, sibild che se avessi perso per cortesia, mi awebbe spaccato tutte le stecche sulla testa. Sapevo ehe non parlava sul serio; era solo il suo modo per esprimere la fiducia che avevain me. Vinsi senzadifficoltb. II nonno ne fu entusiasta e, abbastanzastranamente,lo fu anche Fhlelo Quiroga. Rise mentre girava intorno al tavolo menando grandi paccheai bordi. Il nonno mi portd alle stelle; riveld all'amico il mio colpo migliore e, seherzando, disseche la mia abilitd era merito suo, che avevasaputo individuare l'esca giusta: caffd e pasticcini. "Non dirmelo, non dirmelo!" continuava a ripetere Quiroga. Finalmente si congedd.Il nonno intascb i soldi della vincita e I'episodio fu dimenticato. Il nonno aveva promessodi portarmi a festeggiare nel ristorante miElio169

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re della cittd, ma non lo fecemai. Era molto tirchio e di lui con generositdsolo con le donne. che spendeva si sape;va Un paio di giorni pir) tardi, all'uscita da scuola, fui abbordato da due tizi enormi, uomini di Quiroga. mi informb uno di loro "lblelo Quiroga mol vederti" con vocegutturale. per un caffd e pasticcini." "Vuolechetu vada a casasua Se non avessepronunciato quella frase, probabilmente me la sarei data a gambe, ma ricordavo che il nonno avevaparlato a Quiroga della mia svisceratapassioneper il caffd con i pasticcini, cosi non esitai a seguirli. E dato che non riuscivo a camminare abbastanzainfretla, uno di loro, che rispondevaal nomedi GuilIermo Fhlc6n, flni col prendermi in braccio. Rise mostrando una chiostra di denti storti. .Goditi la passeggiata, ragazzo" disse. II suo alito Diptzzava. "Mai stato portato in braccio da nessuno? in rei di no, a giudicareda cometi dimeni.' Ed esplose una risata. Fbrtunatamente, Fblelo Quiroga non abitava lontano dalla scuola.Il signor Fblc6n mi depositb su un divano di un ufficio. Quiroga sedevaa un'enorme scrivania. Al mio arrivo si alzd per stringermi Ia mano. Fbcesubito portare caffd con dei pasticcini deliziosi e cominciammo a chiacchierare amabilmente dell'allevamento di polli di mio nonno. Quando mi chiese se volevo altri dolci, risposi che non mi sarebbedispiaciuto. Allora rise e usci per andare a prendere un intero vassoiodi pasticcini incredibilmente squisiti. Quando mi fui ingozzato a sufficienza, Quiroga mi chiesese quella sera ero disposto a giocare un paio di Sapartite amichevoli con persone di sua eonoscenza. rebbe circolato parecchio denaro, aggiunse con fare noneurante e, dopo aver espressola sua fiducia nelle una percentuamie capacitb,si dissepronto a pa,ssarmi le sulle vincite. Naturalmente disse di sapere come la pensavala mia famiglia: i miei non awebbero giudicato 170

eonvenienteche io accettassidenaro da lui, anche se si trattava di denaro guadagnato. Lo awebbe depositato in banca su un conto specialeo, se preferivo, awebbe pagato tutti gli acquisti che avessifatto nei negozi della cittd e il cibo che avessiconsumatonei ristoranti. Non credetti a una parola di cid che disse. Sapevo che Fblelo Quiroga era un ladro e uno strozzino, ma I'idea di giocare a biliardo con degli sconosciutimi attirava e finimmo per arrivare a un accordo. "Mi offrird di nuovoil caffd e i pasticcini comeoggi?" volli sapere. "Ma certo, ragazzo mio" rispose lui. "Se giocheraiper me, ti comprerdI'intero forno! Fhrd in modo che il fornaio prepari i suoi dolci solo per te. Hai la mia parola." Aquel punto gli spiegaiche I'unico ostacoloera il fatto chenon potevouscire di casa.Avevotroppe zie che mi sorvegliavanocome falchi e, come se non bastasse,la mia camera era al secondopiano. "Non c'd problema"mi assicurdQuiroga..Sei molto piccolo e il signor Fhlc6n non awi difficolth a prenderti se salti dalla frnestra. D g"ossocomeuna easa!Uunico consiglio che ti do d di andare a letto presto. Sard il signor Fblc6n a svegliarti fischiando e gettando qualche sassolino contro la tua finestra. Non farlo aspettare troppo, perd! E un tipo impaziente." Ttrrnai a casafuori di me per l'eccitazione.Quella sera non riuscii a prenderesonnoed ero weglio quandosentii il fischio del signorFhlc6ne il rumore dei sassolinicontro il vetro. Aprii la finestra; lui era proprio li sotto. dissecon una vocerau"Saltami in braccio, ragazzo>> ca che tentava inutilmente di modulare in un sussurro. "Se non miri giusto, ti lascerd caderee morirai. Ricordatelo e non farmi correre di qua e di ld. Fbi in modo di cadermi proprio fra le braccia. Salta!" Saltai e lui mi presecon la stessafacilitd di chi prende una balla di cotone. Quindi mi mise a terra e mi dissedi correre. Dato che mi ero appena svegliato da un sonno profondo,
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spiegb,bisognava che corressi se volevo arrivare completamente weglio aIIa sala da biliardo' paio di partite e le Quella notte mi cimentai in un il caffd e i pasticcini offerti vinsi entrambe. Mi vennero pir) squisiti che si possanoimmaginare' Ero al settimo Liulo. qouttdo tornai a casa,verso Ie sette del mattino, nessunosi era accorto della mia assenzaed era ormai ora di andare a scuola. Insomma, era tutto normale, non fosseche faticai a tenere gli occhi aperti per tutto il giorno. Ero esausto. Da allora, !.bielo Quiroga mandd il signor Fhlc6n a prendermi due o tre volte la settimana e io vinsi tutte le partite che giocai. Quanto a lui, fedele alla promessa iatta, pagava le mie spese' in particolare i pasti che quasi ogtl giorno consumavonel mio ristorante cinese preferito. A volte invitavo i miei amici e mi divertivo a mortifrcarli dandomelaa gambenon appenaveniva presentato il conto. Non fini\'ano di stupirsi del fatto che i proprietari del locale non chiamasserola polizia' il rr..o cimento, per me' era il dovermelavedere con Ie speranzee Ie aspettativedi quelli che scommettevano sulla mia vittoria. La prova pir) dura la affrontai quando un famoso giocatore di una cittb vicina sfidd Fblelo sotQuiroga per una eifra enorme. Ira serata comincib riunon e tl i peggiori auspici.II nonno si era ammalato sciva i-aormire. Lintera famiglia era in subbuglio e in mente di andare a letsembravache nessunoavesse to. Dubitavo di riuscire a sgattaiolare fuori, ma i fischi e il lancio dei sassolinidel signor trblc6n furono cosi insistenti ehe decisi di correre il rischio e ancora unavolta saltai daila finestra per atterrare fra le sue braccia' Sembrava che tutti gli uomini della cittd si fossero riuniti nella sala da biliardo. Volti angosciati mi supplidi non perdere.Alcuni mi dissecavanosilenziosamente su di me Ia casae tutti i loro avero di aver scommesso ri. Scherzandosolo a metd, un tizio mi riveld di aver suamoglie;senon avessivinto,prima chela scommesso 172

notte finisse, sarebbediventato un cornuto o un assassino. Non specificdse avesse in mente di uccidereIa moglie o me, se perdevo. trhlelo Quiroga eamminat'a ner"vosamente avanti e indietro. Per farmi giocare nelle condizioni migliori, avevaaddirittura ingaggiato un massaggiatore.Questi mi posd alcuni asciugamanicaldi sulle braccia e sui polsi e degli altri, freddi, sulla fronte. Mi infrld ai piedi le scarpe pir) comodee morbide ehe avessi mai portato, con un supporto plantare e tacchi alla militare. Fblelo Quiroga mi diedeancheun berretto, perch6i capelli non mi cadesserosugli occhi, e un paio di pantaloni larghi con una cintura. Metd delle personeradunate intorno al tavolo provenivano da un'altra citti. NIi guardavano con odio, eomunicandomi la sgradevole sensazioneche sarebbero stati felici di vedermi morto. trhlelo Quiroga gettd una moneta in aria per stabilire l'ordine di gioco. Il mio awersario era un brasiliano di origine einese,giovane, con ia face\arotonda, tutto azzimato e molto sicuro di s6. Tbccda lui comineiaree riusci a fare un numero eccezionale di carambole.Il colore del viso di Quiroga suggerivache stava per avereun attacco cardiaco, come quelli che avevano scommesso ogni cosa su di me. Giocai molto bene quella sera e, a mano a mano che mi awicinavo al numero di carambolesegnatodal mio rivale, l'eccitazionedegli scommettitori cresceva. Falelo pir) il era agitato di tutti. Sbraitava senza soQuiroga sta e pretese perfino che qualcuno aprisse le finestre perch6il fumo delle sigarette rendevaI'aria irrespirabile per me. Poi volle che il massaggiatoremi lavorasse braccia e spalle.Alla fine li feci smetteree in fretta e furia feci le otto carambole per strappareiavitneeessarie toria. Ueuforia di quelli che avevanoscommesso su di me raggiunse livelli indescrivibili. Per quanto mi riguardava, quasi non me ne accorsi; era gi) mattina e
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dovettero portarmi a casa il pii velocementepossibile. Quel giorno mi gravb addossouna stanchezzaab\str'h,lelo sale.Molto eortesemente, Quiroga mi lascidtranquillo per un--interasettimana, ma un pomeriggiotrovai il signor Fblc6n fuori della scuola. Alla sala da gioco, trovai Fblelo Quiroga. Era serissimo e non mi offri il caffd con i pasticcini. Invece,feeeuscire tutti dalla stanza e andb diritto al punto. Spinse la sua sedia vicino a me. "Ho depositato in banca un saccodi soldi a tuo nome" comincid in tono solenne...Comevedi, sono un uomo che mantiene le promesse.Hai la mia parola che awd semprecura di te. Ora, se farai quello che sto per dirti, guadagneraitalmente tanto che potrai fare a meno di lavorare per tutta la vita. Voglio che tu perda la prossima partita per una carambola. So che puoi farcela. Ma dowai perdere per un soffio. Pii drammatica renderai la partita, meglio sarb.,' Io ero sconcertato.Non riuscivo a capire che cosaintendesse.Fblelo Quiroga ripet6 la sua richiesta e mi spiegdche contava di scommettereanonimamentecontro di me tutti i suoi averi. da mesi', concluse. "Il signor Fhlc6n ti sorveglia .,Non ho dovuto far altro che dirgli di usare la sua forza per proteggerti, ma potrebbe fare altrettanto bene il contrario.r' La minaccia non awebbe potuto esserepit chiara e di sicuro lesse sul mio viso il terrore, perch6 scoppid a ridere e parve piil rilassato. ..Ma non devi preoccuparti" volle rassicurarmi. ..Noi due siamo fratelli." Era Ia prima volta che mi trovavo in una situazione insostenibile. Desideravo con tutte le mie forze fuggire da FbleloQuiroga e dalla paura che mi suscitava, ma al tempo stesso e, altrettanto intensamente, volevo restare. Volevola possibilitd,di comprare tutto quello che volevo nei negozi della cittd,,e, soprattutto, di poter mangiare in qualunque ristorante volessi, senzapagare. Ma non fui costretto a scegliere. t74

Del tutto inaspettatamente,almenoper me, il nonno si trasferi in urt'altra zona della cittd, molto distante. quellochestavaaccadendo, volle chemi reQuasi sapesse cassi nella nuova casaprima di tutti gli altri componenti della famiglia. Dubito chesapesse dawero qualcosa; probabilmente agi spinto da una delle sue solite intuizioni. Il ritorno di don Juan mi strappd ai miei ricordi. Avevo perso la cognizionedel tempo ma, traboccante di un-'energiairrequieta, non avevo affatto appetito. Don Juan accese una lampada a cherosene e la appesea un chiodo conficcato nella parete. La luce fioca proiettava nella stanzabizzarre ombre danzanti. I miei occhi impiegarono qualche istante ad abituarsi alla semioscuritd. Allora, sprofondaiin uno stato di profonda tristezza. Era una sensazione stranamente distaccata,una softa di nostalgia che nascevadalla penombra o forse dall'impressionedi esserein trappola. Ero talmente stanco che awei voluto andarmene,ma al tempo stesso e con la stessaintensitd, volevo restare. La voce di don Juan mi restitui almenoin parte il controllo. Sembrava conoscereiI motivo e la profonditd del mio disagio e parld con toni adatti alla circostarwa. La sua severitd mi aiutd a riacquistare il dominio su uno stato che awebbe potuto trasformarsi facilmente in una reazione isterica alla fatica e alla stimolazionementale. "Per gli seiamani, raccontare gli awenimenti d una pratica magica" mi disse. di narrare delle storie, "Non si tratta semplicemente bensi di aed,ere la trama che sta al di sotto degli eventi. Ecco perch6 questa pratica ha un'importanza e un significato tanto vasti." Dietro sua richiesta gli raccontai cid che avevorieordato. "Molto appropriato', commentdlui con una risatina. che posso fare d che i guerrieri"Lunica osservazione uiaggiatod seguono la corrente. Yanno in qualunque Iuogo I'impulso li conduca.Il loro potere sta nello stare r75

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all'erta, nell'ottenere il massimoeffetto dal minimo impulso e, soprattutto, sta nel non interferire. Gli awenimenti hanno un'energia, una forza di gravitd propria e i viaggiatori sono semplici viaggiatori. T[tto cid che li circonda d destinato solo ai loro occhi. In questo modo, elaborano il significato di ogni situazione, senza mai chiedersiperch6 si sia verifrcata secondoquesta o quella modalitd." "Oggl hai ricordato un awenimento che riassume tutta la tua vitu seguitd. "fi trovi sempre davanti a una situazione identica a quella che non hai mai risolto. Non hai mai dor,rrtorealmente decidere se accettare I'ambiguo patto di Fblelo Quiroga o rifiutarlo. Uinfinito ci mette costantemente nella terribile condizionedi dover scegliere.Noi vogliamo I' infinito ) ma nello stessotempo vogliamo fu ggire da esso.T\r hai una gran voglia di mandarmi al diavolo, ma contemporaneamentesei costretto a restare. Sarebbe infinitamente pii facile per te esseresernplicemente costretto a restare.>'

ffi {ilte.razTone dell'energia all'oriz zolnte


Lanitidezza del arirnoniere conferi un nuovo slancio alla mia ricapitolnzione.subentrd un nuovo stato d,animo e cominciai a ricordare con sorprendenteeliarezza. Era comese, fino a quel momento,clentrod.ime ci fosse stata una barriera che mi confinava,in un rimbo di ricordi vaghi e informi, ma i cerimaniere l,avevaabbattuta. In precedenza, I'uso della memoria significavaper me solo un modo alquanto vago di collegarsi agli awenimenti passatie quasi sempredesideravo soprattutto dimentica_ re. In sostanza,non avevoalcun interessea ricordare il mio passatoe, di conseguenza, non vedevoalcuna utilitb in quel futile eserciziodi rica1titolnzione chedon Juan mi avevaimposto.Questapratica mi stancavamolto rapida_ mente e mi sembravache servissesoltanto a sottolineare la mia scarsacapacitddi eoncentrazione. _ Nondimeno, avevorigorosamenteredatto gli elenchi di personee mi ero impegnato nel tentativo di ..quasi_ri_
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mia evidenteincordare,)le mie interazioni con esse.I-.,a capacitd di metterle bene a fuoco non bastd a dissuadermi. Fbci cib che pensavofosseil mio dovere,indipendentementedai sentimenti che provavo. Con la pratica, i ricordi cominciaronoa farsi straordinariamentevividi; divenni, per cosi dire, capacedi immergermi negli aweche era a un tempo spaventonimenti eon una acatezza don Juan mi ebbeillustrato Dopo che gratificante. sa e il concetto del cerimoniere, nondimeno, tale capacith' crebbein maniera assolutamenteincalcolabile. Il fatto di seguireun elencorendevala ricapitolazione estremamente formale, proprio come voleva don Juan. Ma di tanto in tanto qualcosain me si allentava, portandomi a esaminareawenimenti che esulavanodal mio elenco.La loro n\tidezza era tale che sprofondavo letteralmente in essi, forse perfrno pit intensamentedi quando li avevoeffettivamente vissuti. Ogni volta chericapitolnuoin questomodo,subentrava una punta di distacco che mi permetteva di cogliere aspetti che avevoignorato e sottovalutato, quando mi ero effettivamente trovato prigioniero nella loro stretta. La prima volta in cui un ricordo mi scossefin nel che avevotenuprofondo fu al termine di una cotrferenza to in un collegedell'Oregon.Gli studenti incaricati dell'organtzzazionemi accompagnarono'insieme a un mio amico antropologo,nella casain cui awemmo passatola notte. Mi ero riproposto di alloggiarein un motel, ma losostenendo insistito per quella sistemazione, ro avevano era in dissero, La casa, piir comodi. che saremmostati pir) posto e non c'eranommori molesti.Era il campagrra tranquillo del mondo, senza telefono n6 interferenze Don Juan finii per acconsentire. esterne.Scioccamente, non si era accontentato di invitarmi a privilegiare la solitudine, ma avevapretesoche io seguissiil suo consiglio' Quasi semprelo facevo,ma e'erano occasioniin cui la mia prendevail soprawento. natura socievole in una casapiuttosto distanci Il comitato condusse 178

te da Portland, di un professore che avevapreso il suo anno sabbatico.Molto rapidamente gli studenti aceesero le luci della casa, ehe era costmita su una collina e circondata da riflettori. Quando erano accesi,I'edificio dovevaesserevisibile a parecchi chilometri di distanza. Dopodich6se ne andarono in tutta fretta, lasciandomi piuttosto sorpreso perch6 avevo creduto che si sarebberofermati a parlare. La casa,tutta in legno, era a forma di A, piccola ma ben costruita. Aveva un soggiorno enorme e un soppalcoadibito a camera da letto. Sopra di esso,all'apice della A, un crocifisso a grandezza naturale pendeva da uno strano cardine rotante che perforava la testa del Cristo. Thtti i faretti montati sulle pareti erano puntati su di esso.La scultura mobile costituiva uno spettacoloabbastanzaimpressionante,soprattutto quando ruotava su se stessacigolando.Anche il bagno era piuttosto strano. Illuminato da lampade rossastre, era interamente rivestito di mattonelle a specchioe non c'era modo di aggirarsi per il bagno senzavedere il proprio riflesso da ogni angolazione possibile. Ero affascinato dalle insolite caratteristiche della casa, ma quando arrivd iI momento di andare a dormire mi trovai di fronte a un serio problema. C'era solo un letto, stretto, duro, decisamente monasticoe il mio amico antropologo era a un passo dalla polmonite, starnutiva e sputava eatarro a ogni colpo di tosse. Ci si buttd sopra e crolld addormentato. Quanto a me, cercai senza risultati una sistemazioneaccettabile.I-,iacasaera spoglia e per di pir) fredda. Gli studenti avevanoaecesole luci, ma non il riscaldamento.Lo cercai inutilmente, come altrettanto inutilmente cercai gli interruttori che azionavanoi faretti e le altre luci. Per esserepii preciso, li trovai, dato che erano regolarmente montati sulle pareti, ma evidentementeil loro funzionamento dipendeva da un interruttore eentrale, a me inaccessibile. Insomma, non riuscii a spegnerele luci. Uunica possibile alternativa al letto era un sottile
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tappeto e la sola coperta che trovai fu la pelle conciata di un grossocanebarbone, probabilmente il beniamino di casache, dopo la morte, era stato imbalsamato.Aveva lucenti occhietti neri e la lingua che penzolavadalla bocca aperta. Mi drappeggiai addossola pelle, tirando. mi sul collo la parte posteriore. Sfortunatamente, e in la testa continuava a sbatmodo alquanto sconvolgente, tere contro le mie ginocchia! Al buio, la cosa sarebbe Con stata pir) accettabile,ma le luci erano tutte accese. un improwisai da cucina strofinacci di una manciata possibile pii Ia cuscinoe ne usai degli altri per coprire il pelle del cane barbone.Quella notte non dormii. Fh mentre giacevosul mio scomodogiaciglio, dandomi dello stupido per non aver seguito i consigli di don Juan, che sperimentai il primo ricordo intensamentevivido deiIa mia intera vita. Avevo rammentato con uguale luciditd I'eventochedon Juan avevadefinito tlcerimoniere,mada quansempretendevoa sottovalutare cib che mi accadeva presenza in sua presupposto che do ero con lui, in baseal tutto era possibile.Ma questavolta ero solo. Anni prima di conosceredon Juan, lavoravo come pittore di insegne. II mio principale, I-,uigi Palma, un giorno fu incarieato di dipingere I'insegtradi un negozio che vendevae noleggiavaabiti da sposae smoking, sul muro posteriore di un vecchio edificio. Il proprietario voleva qualcosache catturasse l'attenzione dei clienti. Iruigi awebbe dipinto due sposi, mentre io mi sarei occupato delle lettere. Salimmo sul tetto piatto dello stabile e montammo un'impalcatura. Anche se avevodipinto dozzinedi insegnesu edifrci molto pir) alti, quel giorno mi sentivo stranamente ansioso.Luigi pensavachecominciassiad averepaura dell'altezza, ma era certo che I'awei superata in poco tempo. Quando arrivd il momento di iniziare iI lavoro, calb la piattaforma fino a portarla a poca distanza dal tetto e ci saltb sopra. Io lo imitai, facendomida parte per non intralciarlo. Uartista era lui. 180

I-,iuigicomincida esibirsi. Dipingeva con movimenti cosi conr,rrlsi e irregolari che la piattaforma ondeggiava avanti e indietro. Ben presto la testa comincib a girarmi. Volli tornare sul tetto, col pretesto che avevobisogno di vernice e di qualchealtro attrezzo. Mi aggrappai al cornieionee feci per issarmi, ma la punta dellemie scarpefini tra le assi della piattaforma. Inutilmente cercai di spingerlaversoil muro: pii tiravo, pii la piattaforma si allontanava. Invece di aiutarmi, I-ruigi cadde seduto e si aggrappdalle cordechelegavano la piattaforma al tetto. Lo vidi farsi il segnodella croce mentre mi guardava con orrore. Poi si inginocchide, piangendo,comincida recitare il Padre nostro. Io mi tenevo aggrappato al cornicione; a darmi la forza di resistereera la certezzache, una volta riacquistato il controllo, non awei avuto diffrcolti a trattenere la piattaforma. Non avevonessuna intenzione di mollare la presa e di precipitare per tredici piani. Luigi, autentico maestro nell'arte del delegare,mi gridd, tra Ie Iacrime, di pregare. Saremmocaduti entrambi, giurd, e il meno che potessimofare era pregareper la salvezzadelle nostre anime. Per un momento indugiai a riflettere sulla funzionalitd della preghiera,poi optai per gridare aiuto. del fuoco. Qualcunonelpa)azzomi senti e chiambi "igrli prima Mi sembrdchepassassero solodueo tre secondi che i pompieri arrivassero sul tetto e ci portassero al sicuro. In realt)", ero rimasto sospeso in aria per almenoventi minuti. Quando i vigiti del fuoco mi issarono sul tetto, ero fuori di me. Vomitai per la paura e per I'odore insostenibile del catramefuso. Era una giornata caldissima e nelle fessuredel materiale di coperburadel tetto il eatrame si era liquefatto. Uesperienza era stata cos) spaventosae imbarazzanteche non ei tenevo affatto a ricordarla e nel delirio immaginai che i vigili mi avessero sistemato in una caida camera gialla, adagiandomi su un letto incredibilmente comodo,dovemi ero addormentato pacifrcamente,con indossoil mio pigiama, salvo e lontano da ogni pericolo.
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di ricordo fu una sorta di esplosione Anche il secondo forza ineommensurabile.Stavo chiacchierandocon un gruppo di amici quando, senzaaleun motivo apparente, mi ritrovai senza fiato, travolto da un pensiero, un ricordo, che rimase vago per un istante, per poi delinearsi in un'esperienzaestremamentecoinvolgente.Di fatto, fu cosi intensa che dovetti scusarmi con i miei amici e rifugiarmi in un angolo.Loro parvero comprendereIa mia reazionee si congedaronosenzafare commenti. Cib che stavo ricordando era un episodioverificatosi quando frequentavo I'ultimo anno delle superiori. Durante il tragitto da casaa scuolainsieme al mio migliore amieo, ero solito passaredavanti a una grande casa chiusa da una recinzionedi ferro battuto, alta almeno due metri e che terminava con spunzoni appuntiti. Dietro di essasi stendevaun ampio prato ben tenuto in cui si aggirava enormee feroce. un pastoretedesco, Tlrtti i giorni ci divertivamo a stuzzicarlo finch6 quello non cercava di attaccarci. Owiamente la recinzione glielo impediva, ma la sua rabbia era tale che pareva arrivare frno a noi. Il mio amico si divertiva enormemente a ingaggiare con il cane una sorta di lotta mentale. Si fermava a pochi centimetri dal muso della bestia, che sporgevadi una quindicina di centimetri tra una sbarra e I'altra e Ia imitava scoprendoi denti. ..Arrencliti, arrenditi!" gridava. "Obbediscimi! Io sono pii potente di te!" Quella quotidiana esibizionedi potere mentale, che si protraeva per cinque minuti buoni, non esercitdmai sul cane altri effetti che quello di farlo infuriare ancora di pii. Comeparte del rituale, tutti i giorni il mio amico mi garantiva che il pastore tedescoawebbe finito per obbed.irgli o per morire stroncato da uu attacco cardiaco provocato dalla rabbia. Ne era talmente convinto che avevofrnito per crederci anch'io. Ma una mattina il cane non comparve.Aspettammo qualche istante e frnalmente lo vedemmoall'altro capo 182

del prato. Sembravamolto indaffarato, cosi decidemmo di proseguire. Con la codadell'occhio, perd,io vidi la bestia galoppareverso di noi. Quandofu a circa due metri dalla recinzione,spiccbun balzo enorme. Ero certo che sarebbefinito sugli spunzoni, inveeeli superbe ricadde in strada comeun saccodi patate. Per un momentopensaiche fossemorto, ma era solo stordito. Di colpo si rialzd e invecedi inseguire il suo torturatore, si lancid contro di me. Saltai sul tettuccio di un'auto, ma era un ostacoloda niente per il cane,che con un salto atterrd praticamente al mio fianco. Mi precipitai di nuovo a terra e corsi verso I'albero pii vicino, un gracile alberello che a mala pena poteva sopportare il mio peso. Mi ci arrampicai, eerto che si sarebbe schiantato, spedendomidritto nelle mascelle clel cane per essere sbranatoa morte. Credevodi essere quasi fuori dalla sua portata, ma la bestia saltd di nuovo e mi afferrd il fondo dei pantaloni con i denti. I-.ri sentii affondare nelle natiche. Non appena fui al sicuro in cima alla pianta, lui lascid perdere e si allontand lungo la strada, forse in cerca del mio amico. A scuola,I'infermiera disseche awei dor.rrtochiedere il certificato dell'antirabbica al proprietario del cane. "Devi fare attenzioneomi intimb eon severit). ..Fbrse I'hai gid contratta. Se quell'uomorifiuta di mostrarti il certifrcato, hai tutti i diritti di chiamare la polizia., Parlai con il guardiano della casa, lui mi accusddi aver attirato in strada il eanepii prezioso,un animale che vantava un lungp pedigree. mi rimproverd. "Fbrai benea stare attento, tagazzo>> cane non si pir) trova e se eontinui a infastidirci, il "Il proprietario ti manderi in prigione." "Ma potrei aver preso Ia rabbia" replicai, autenticamente spaventato. ..Non me ne frega un cazzoneanehese hai la peste bubbonica" scattd lui. "Fila via."
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polizia" lo minacciai. "Awertird la ..Fhi come ti pare. I-rapolizia se Ia prendertr con te' Siamo abbastanzaPotenti, noi!" Gli credetti. Mentii all'infermiera e le dissi che il cane non si trovava pii, che di fatto era ull randagio' be,.Oh, mio Dio!" gemettelei. "In questo casosard', ne chetu ti prepari al peggio.Fbrse d meglio cheti mandi dal medico.oMi forni di una lunga lista di sintomi a cui awei domto prestare attenzione.Le iniezioni contro Ia rabbia, mi spiegd, erano dolorosissime e venivano praticate sotto la pelle dell'addome. "Un trattamento ah".rott augurerei al mio peggior nemico" concluse,facendomi sprofondarein un autentico incubo. Cib che segui fu il primo, vero episodio depressivo' Passavoil mio tempo a letto, accusandotutti i sintomi elencati dall'infermiera. Finii per tornare da lei e supplicarla di iniettarmi il vaccino,per quanto dolorosofosse. In preda all'isteria, feci una seenataterribile. Non avevocontratto la rabbia, ma di certo avevocompletamente perso il controllo di me. Riferii a don Juan i due fatti, senzaomettere alcun particolare. Lui non fece commenti, Iimitandosi ad annuire di tanto in tanto. ..In entrambi i casi" conclusisentendol'urgenza nella in tutto mia vocestessa,..eroisterico comemai. TYemavo comes che era dire il corpoe avevoIa nausea.Nonvoglio rivivessi quelle esperierze,perch6non sarebbeIa veritd' ma quandonon ne poIn realtb rivivevoquelleesperienze, tevo pii, tornavo nella mia vita di ora. Per me d stato un salto nel tempo. Avevo il potere di annullare il tempo' Il mio saltonel passatonon d stato brusco:I'episodiosi e diai ricordi. E stapanato gradualmente,cosi eomeaceade to alla fine che mi sonoproiettato bruscamentenel futuro: nella mia vita attuale.', ..Qualcosain te ha cominciato a disintegrarsi" si decise a dire don Juan. ..In realtd.lo facevada sempre,ma poi si ricostituiva 184

rapidamente. La mia sensazioned che adessoil crollo sia totale." Dopo un lungo silenzio mi spiegd come, secondogli sciamani dell'antico Messico, gli uomini avesserodue menti, di cui solouna appartenevaloro veramente.Avevo sempreinterpretato quel concettocomeun riferimento alle due parti che compongonola nostra mente, una delle quali d sempre silenziosa,perch6 ostacolata nella sua espressione dalla forza dell'altra. Davo per scontato che le parole di don Juan fosserosolouna metafora per spiegare, forse, I'apparente dominio dell'emisfero sinistro del cervellosul destro, o qualcosadi analogo. ..C'd un'opzione segreta nella ricapitolazione, rrpreselui. "Proprio comeI'opzionesegretanella morte di cui ti ho parlato, un'alternativa che solo gli stregoni possono scegliere.Nel caso della morte, tale opzione b data dal potere che gli esseri umani hanno di trattenere la forza vitale, Iasciandoandare soltanto la consapevolezza, o\ryeroil prodotto clellavita. Nel caso della ricapitolnzione, I'alternativa segreta che appartiene solo agli sciamani sta nella possibilitd di scegliere di rafforzare la loro mente autentica." dei tuoi ricordi pud provenire "Il carattere ossessivo solo dalla tua mente autentica. Ualtra, quella che tutti abbiamo e condividiamo, oserei dire che b un modello a bassocosto,una taglia unica. Ma questod un argomento che discuteremopit avanti. Cid che b in gioco ora d la venuta di una forza disintegrante. Non d una forza che sta disintegrando te stesso, non b questo che intendo, sta disintegrando piuttosto quella che gli sciamani chiamano l'installaz'ioneestraneo,, ched presentein te come in tutti gli altri esseriumani. Ueffetto di questa forza d cid che attira gli sciamani fuori dalla Ioro sintassi." Uavevo ascoltato con attenzione,ma non potevodire di aver compresole sue parole. Per qualche strana ragione, insondabile comela causa stessadi quei miei vividi ricordi, non riuscii a fargli domande.
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"So quanto sia difficile" riprese lui improwisamente, questo aspetto della tua vita. Thtti gli scia"affrontare mani che conoscohanno doqrto passare attraverso Ia stessaprova e quando sonouomini i danni che subiscono sonoinfinitamente maggiori. Immagino che la maggior capacitd di resistenzasia un tratto peculiare delle donne. Agendo congiuntamente,gli sciamani dell'antico Messicocercaronodi fare il possibile per attenuare I'impatto di questaforza disintegrante.Ai giorni nostri, non abbiamo la possibilite di agire in gruppo. Uunica eosaehepossiamofare d prepararci in solitudine a confrontarci eon una forza che ci strapperA,via dal linguagglo,perch6 non c'd altro modo per descrivereadeguatamente cid che sta accadendo." Don Juan avevaragione: non avevo spiegazioni,n6 strumenti per descriveregli effetti che quei ricordi mi avevanoprovocato.Mi avevadetto che gli sciamani affrontano l'ignoto nelle circostanzepii banali che si possano immaginare. Quando non sono in grado di interpretare cid che percepiscono, devonoricollegarsi a una forza esterna.Don Juan definiva questa forza infinito, o la uoceilello spirito e, sostenevache se gli sciamani razionali riguardo a cid che non non cercassero di essere pud essererazionalizzato, lo spirito non mancherebbe mai di offrire loro l'autentica spiegazione. Don Juan mi avevaportato ad accettare I'idea che l'infinito era una forza con una voce e una consapevoIezza. Di conseguenza,mi aveva insegnato a essere pronto ad ascoltaresemprequellavocee ad agire con efftcacia, ma senzabasarmi su precedenli, ubilizzandoil meno possibile il sostegnodell'o pri'ori. Attesi con impazienzache la aocedello spirito mi rivelasseil significato dei miei ricordi, ma non accaddenulla. Un giorno mi trovavo in una libreria quando una ragazzami riconobbee si alvicind per parlarmi. Era alta e snella,con una vocetta da bambina. Stavo cercandodi metterla a suo agio quando fui travolto da un improwi186

so mutamento di energia.Fh come se dentro di me fosse stato azionato un pulsante d'allarme e, come gid era aeeaduto,senzache la mia volontd fosseassolutamente chiamata in eausa, mi ritrovai a ricordare una eircostanza che avevototalmente dimenticato. rl ricordo della casadei miei nonni mi invase con la forza devastante di una valanga e l'impatto fu tale che, ancorauna volta, dovetti rifugiarmi in un angolo. Tremavotutto, comese avessipreso freddo. Dovevo avere otto anni e mio nonno mi stava parlando. Aveva esordito dicendo ehe era suo preciso dovere spiegarmi come stavano veramente le cose.Avevo due cugini della mia etd: Alfredo e Luis. Con spietata insistenza,il nonno esigevache io ammettessi che Alfredo era bellissimo. Nella visione, ne risentivo la voce rauca, tesa. "Alfredo non ha bisogno di presentazionio diceva. "Gli basterd essercie tutte le porte si apriranno per lui, perch6tutti osservano il culto della bellezza.Thtti amano i belli. Li invidiano, ma ne cercano la compagnia. Prendi me. Sonoun bell'uomo,non d vero?o Non potevo che essered'aceordo.Era certamenteun uomo molto bello, con ridenti occhiazztrn, un viso dai lineamenti finemente cesellati e gli zigomi perfetti. In quel volto regnava un equilibrio assoluto: naso, bocea, occhi, mascella-appuntita.I capelli biondi che gli coprivano le orecchiegli davanoun che di elfico. Il nonno era pienamente consapevole di quelle qualitd, e le sfruttava al massimo. Le donne lo adoravano:primo, a suo dire, per la bellezza,e poi perch6 per loro non costituiva una minaccia. E naturalmente, lui non esitava a cavarne tutti i vantaggi possibili. oNon do"Tho cuginoAlfredo d unvincente" ssgui15. wi mai autoinvitarsi a una festa, perch6 il suo nome sard il primo sulla lista degli ospiti. fi sei accorto di come \a gente si ferma per strada a guardarlo e a toccarlo? E cosi bello che temo finird per diventare un imbecille, ma questa d un'altra faccenda.Diciamo che in quel
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caso sarb I'imbecille pir) popolare ehe ti capiterb di ineontrare.> Poi paragondI-ruisad Alfredo. I-ruisera un tipo scialbo, disse,perfino un po' stupido,ma con un cuored'oro. E flnalmente toccd a me. proeedereo disse,"per prima cosadevi "Se vogliamo riconoseereche Alfredo d bello e I-ruis d buono. Ora prendiamo te: non sei n6 bello n6 buono. Direi, anzi, che seiun autentico figlio di puttana. Nessunoti inviterb alle feste.Abituati all'idea che sevorrai parbeciparea una festa dowai autoinvitarti. Per te le porte non si spalaneherannomai come si spalancherannoper Alfredo, che d bello, e per I-ruis,che d buono. Dowai entrare dalla finestra." La sua analisi era talmente accurata e definitiva che scatendle mie lacrime. Ma pii io piangevo,pii lui sembrava soddisfatto. Tbrmind con la pir) deleteria delle ammonizioni. oNon c'd motivo di essere tristi" clisse, "perch6non Per finestra. dalla entrare piir che eccitante c'd nulla di riuscirci, dowai mostrarti intelligente e abile. Essere semprevigile e preparato a tutte le umiliazioni." oEntrare dalla frnestra" continud, " signifrca non estua preseresulla lista degli invitati. Di conseguenza,la senzanon d gradita e dowai lavorare sodoper non farper riuscirci ti buttare fuori. Uunico modo che conosco sta nel dominarli tutti. Urla! Esigi! Notifica! Fagli sentire che sei tu a comandare! Come potranno buttarti fuori, se sei tu che comandi!" Il ricordo di quella scena mi turbd profondamente. Uavevo sepoltatanto profondamenteda dimenticarrnene del tutto. Cid che invecenorl avevoscordatoera I'ammonizione finale, che il nonno doveva avermi ripetuto pii e pir) volte nel corso degli anni. Non ebbi la possibilitd di riflettere su quel ricordo, perch6 un'altra memoria dimenticata affiorb con la stessaintensitd. Ero in compagniadella mia ftdanzata. 188

In quel periodo, entrambi stavamo risparmiando per sposarcie avere una casatutta nostra. Mi ascoltai esigere a granvoee un conto corrente congiunto: non awei accettato altre soluzioni. Awertivo I'impellente necessitddi indottrinarla sulla frugalitb, al punto che mi sentii in doveredi indicarle dove comprare i vestiti e addirittura stabilire il tetto massimodelle spese. Poi mividi che davo lezioni di guida a sua sorella minore. Quando lei mi confidd il suo proposito di lasciare la casadei genitori mi mandd fuori dai gangheri. La minacciaidi annullarele iezioni.Piangendo,leimi confessd di avere una relazione col suo capo. Saltai gin dalI'auto e cominciai a prendere a calci la portiera. Ma non era finito. Mi sentii che dicevoal padre della mia fidanzata di non trasferirsi nell'Oregon, come eontava di fare. Gridavo a perdifrato eheera un'idea stupida. Ero dawero convinto che le mie ragioni fosseroinconfutabili, e arrivai a presentargli un preventivo in cui avevometicolosamente calcolatole sueperdite. Dal momento che lui non mi prestd attenzione,uscii sbattendo la porta, fremente di rabbia. Trovai la mia fidanzatain soggiorno che suonava la chitarra. Gliela strappai di mano, gridando che una chitarra era solo un oggetto e che andava suonata, non abbracciata. tr desiderio di imporre la mia volonti coinvolgevatutti. Non faeevodistirzioni: chiunquemi stesse vicino era li per esseredominato e forgiato secondoil mio capriccio. Non ebbi bisogno di riflettere ulteriormente sul significato di quelle vivide visioni, perch6 fui pervaso da una certezzaindiscutibile, che sembravaquasi provenire dall'esterno. Quello era il mio punto debole:Ia convinzione di dover occuparela poltrona del comando, in qualunquecircostanza.Avevoun concettobeneinculcato in testa: non dovevosolo accontentarmi di essereal eomando;era anche neeessarioche avessiil pieno controllo di qualunque situazione. Ueducazione ricevuta
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aveva rafforzato quella persuasioneehe,probabilmente arbitraria nella fase iniziale, in etb adulta si era trasformata in una necessitdprofondamentesentita' Ero certo oltre ogni dubbio che la posta in gioco era l'infinito. Don Juan l'aveva descritta come una forza consapevoleche inter-vienedeliberatamente nella vita degli sciamani. E ora stava intervenendonella mia. di Ia riesumazione Sapevochel'infinito, atLtavetso dimenticate, mi stava mostrando I'inquelle esperienze del mio bisogpo di controllo, preprofondith, tensitb e la a qualcosache trascendeva parandomi cli conseguenza certezzachequalcome stesso.Sapevoeon spaventosa possibilitd di controllo e ogni sa stava per annientare pronto ad affrontare cid che mi atche, se volevoessere tendeva,avevobisogno soprattutto di sobrietd, flessibilitb e abbandono. Naturalmente, raccontai ogni cosa a don Juan, elaborando le speculazionie le intuizioni circa il possibile significato dei miei ricordi. Don Juan rise allegramente. ..T\rtte queste non sono che esagerazionipsicologiche, illusioni,, commentd."Come al solito, sei alla ricerca di spiegazionilineari di causaed effetto' I tuoi ricordi diventano semprepir) vividi e semprepit inquietanti perch6, cometi ho gih detto, sei entrato in un processo ineversibile. E la tua mente autentica quella che sta risvegliandosida una condizionedi letargia emergenclo, per tutta la durata della tua vita." protratta che si b reclamao continub. "Qualsiasi sia il "Ninfinito ti mezzocheusa per fartelo capire, non pud averealtre ragioni, altre cause,altri significati che questo.A te spetta il compito di prepararti ai suoi attacchi furiosi. Devi stare sempreall'erta, in attesa di un colpo che sarh'tremendo. E questo il modo sano e lucido con cui gli stregoni affront anol''infini'to." un saporeamaroin bocca' Ire sueparolemi lasciarono lo temevo.Dato che avevo e Sentivol'assalto awicinarsi trascorso I'intera vita a nascondermidietro ad attiviti su190

perflue, volli sprofondare nel lavoro. Tbnni confererue in corsi di cui alcuni miei amici erano titolari, in diversi istituti della California meridionale. Scrissi molto e potrei dire senzaesageraredi aver gettato dozzinedi manoscritti nel cestinodella carta straccia,perch6non risponclevano requisito che don Juan avevadescritto all'indispensabile comeil segnodi qualcosache d gradito all'infi,nito. Aveva detto che ogni mio atto dovevaessereun atto di magia, un atto scewo da aspettative invasive,timori di fallimento, speranzedi successo. Scewo dal culto delI'ego. T\rtto cid che facevodovevaessereestemporaneo: un'opera di magia in cui mi aprivo senzariserve agli impulsi delT'infinito. Una notte, mentre sedevo alla scrivaniapreparandomi alla quotidiana fatiea dello scrivere, ebbi un leggero mancamento.Pensai di essermi alzato troppo in fretta dal materassinosu cui avevofatto ginnastica. Mi si annebbid la vista e dei puntini gialli cominciaronoa danzarmi davanti agli occhi. Pensai di esseresul punto di svenire.La situazionepeggiordrapidamente.Davanti a me si andava dilatando un'enorme macchia rossa. Cominciai a inspirare e a espirareprofondamente,nel tenera la tativo di calmare I'agitazione che, evidentemente, causadi quei bizzarn fenomeni. Divenni straordinariamente silenzioso,al punto da accorgermi di esserecircondato da un'oscuritd impenetrabile. Mi attrarrersdla gih svenuto,ma riuscivo avemente il pensierodi essere dere la sedia, Ia scrivania e, a dispetto del buio frtto, percepivocon chiarezzale coseche mi circondavano. Don Juan avevadetto che, secondogli sciamani della sua stirpe, uno dei risultati pii ambiti delsiknzio interiore era una particolare interazione di energia, sempre preannunciata da un'intensa emozione. A suo parere, i miei ricord.i erano lo strumento destinato a eausarmi tale emozionee consentirmi quindi di sperimentare I'interazione. Essa si manifestava sotto forma di colori proiettati su qualunque ortzzonl,e del mondo quotidia191

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no, che fosseuna montagna, il cielo, una parete o semplicementeil palmo dellemani. Il fenomenoiniziava con iu.o^put*a diuna tenuepennellatacolor lavanda'GraIa pennellata cominciava a espandersifino datam-ente, a coprire tutto I'orizzonLevisibile, come l'awicinarsi di un banco di nubi foriere di tempesta. Mi parld anchedell'apparizionedi un punto di un colore diverso, un insolito rosso melagrana' che sembra dalle nuvole color lavanda. Disse che, a mano esplodere che gli sciamani si fanno pii disciplinati ed u -uno il punto color melagrana si espandeed esplode esperti, nei pensieri o nelle visioni oppure' se lo stregone d un uomo istruito, nelle parole scritte. Gli sci'amani hanno quindi visioni generate dall'energia, odono pensieri espressiin parole o leggonoparole scritte' penQuella notte, sedutoalla mia scrivania, nonvidi possenellate color lavanda n6 nubi. Ero certo di non dere la disciplina necessariaper una simile interazione di energia, ma davanti a me c'era innegabilmente un ponto color melagrana. Senzaalcun prelimina"oorrn. re, il punto esplosein parole dissociate; sembravano lr."gut" su un foglio che usciva dal rullo di una macchia urt'indescritru f.t scrivere. Le parole si succedevano decifrarle' impossibile vibile velocitd, al punto che era Poi udii una voce che mi descrivevaqualcosa,ma tropper poterne cavare un sensocompiuto' po - rapidamente cominciaronole visioni: opCome se non bastasse, primenti come quelle che ci tormentano dopo un pasto tetre, minacciose' Erano barocche, l"oppo abbondante. nauseanon mi finch6la Cominciaia rotearee continuai sopraffece. Poi tutto fini. Non c'era muscolo del mio corpo che non fosse indolenzito ed ero esausto' Quella violenta interferenze mi avevainnervosito e frustrato' Mi precipitai a casadi don Juan per raccontargli tutto. Sentivo di averepit che mai bisogno del suo aiuto' oNon c'd nulla di soavenegli sciamani e nello sciamanesimo,,fu il suo commentodopo che ebbeascoltato 792

la mia storia. "Questa d stata la prima volta che l'infinito d sceso su di te in questa forma. E stato una sorta di incursione: una totale sopraffazione delle tue facoltd. Quanto alla velocitd delle visioni, dowai imparare a regolarla. Per alcuni sciamanid il lavoro di tutta una vita. Ma d'ora in poi I'energia ti apparird come proiettata su uno schermocinematografico.', "Quanto a capire la proiezione" continud, "questa d un'altra faccenda.Per poterne dare un'interpretazione aceurata, ti serveI'esperienza.Il mio consiglio d di non farti condizionare dalla timidezza e di metterbi subito all'opera. I-.,eggr l'energia sulla parete! Sta emergendo Ia tua mente autentica e non ha nulla a che fare con la mente clre d una install,o,zione estranea.Lascia che sia la tua vera mente a regolarela velocitd. Resta in silerzio e non averepaura, qualunque cosaaccada." Non d pensabile leg"Ma don Juan, com'dpossibile? gereI'energiacomese fosseun testo scritto!" quel concetto era troppo per me. "Certo che d possibile' mi rimbeccdlui. "Nel tuo caso, non d solopossibile,ma sta effettivamenteaccadendo." "Ma perch6leggerla,come se fosseun testo?" insistei, bench6con scarsaconvinzione. di uiaffettazione da parte "Si tratta semplicemente tua" mi rispose."Se tu leggessi il testo, potresti ripeterlo a memoria. Comunque,se tu cereassi dt ueilerel'infinito invece dt kggerl,o,scopriresti di non poter descrivere cib che vedi e finiresti col farfugliare assurditd, incapace di verbalizzare cib cheti scorredavanti agli occhi.Lo stesso accadrebbe secercassi di udirlo. El'infinito a scegliere. Il gu,erriero-uioggiatore limita si la scelta." ad aecettare pausa soprattutto" aggiunse dopo una calcola"Ma ta, ..ps11 farti sopraffare da qualto accadesolo perch6 non sei in grado di descriverlo.E, infatti, un fenomeno ehetraseende la sintassidel nostro linguaggio."

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Viaggi attraverso I'oseuro mare della consapevolezza


,.b bene che parliamo un po' pii chiaramente del sr,knzio interiore,, annuncid don Juan. Le sue parole mi colserodi sorpresa.Per tutto il pomeriggio non aveva fatto altro che parlarmi dei patimenti sofferti dagli indiani Yaqui in seguito alle grandi guerre degli anni Venti, quando il governomessicanoli aveva strappati alla terra natia, lo stato di Sonora, nel Messicomeridionale,per portarli a lavorarenelle piannell'area centro-meridiotagioni di canna da zucehero nale dello stato. I conflitti tra governoe indiani Yaqui si erano protratti per anni. Dou Juan mi raccontbsbalorditive vicende di intrighi politici e tradimenti, di privazioni e miseria umana. che mi stessepreparando a Avevo la sensazione beneeomequellestoriefossero, perch6sapeva qualcosa, per cosi dire, proprio quello che andavo cercando.AII'epoca avevoinfatti un sensoesageratodi giustizia socia1.94

le ed equitb. "Le circostanzehanno reso possibilechetu avessiuna maggiore energia" seguitd. "Hai iniziato la ricapitolnzione della tua vita; per la prima volta hai guardato i tuoi amici comese fosseroesposti in una vetrina; da solo, spinto dalle tue necessith,sei arrivato al punto di rottura. Hai climenticato i tuoi affari e, soprattutto, hai accumulatosilenzi,ointeriore a sufficienza. T\rtto questo ti ha consentito di affrontare un viaggio attrave rso I' oscuromare d,ellaconsapeaolezza.r, "Quel viaggio d stato incontrarmi in questa cittd che abbiamoseelto"seguitd. crucialed quasi emersain te e "So cheuna questione che per un istante ti sei chiesto se io fossi effettivamente venuto a casatua. Non b stato un sogno.Ero reale, non d vero?o "Reale come pir) non awesti potuto" annuii. Avevo quasi dimenticato quegli awenimenti, ma ora ricordai che mi era sembrato strano ehe avesse trovato il mio apparbamento.Ma avevo messoda parte io stupore, limitandomi a pensare che avessechiesto a qualcuno il mio nuovo recapito,bench6sapessi che non c'era nessunoche awebbe potuto darlo. "Vediamo di chiarire questo punto> riprese don Juan. "Nella mia interpretazione, che d poi quella degli sciamanidell'anticoMessico, io ero del tutto realee, dal mio s'ilenziointer,iore,sono effettivamente venuto a casa tua per parlarti dell'esigenzadell'infini,to e awisarbi che il tuo tempo stava per scadere.A tua volta, dal tuo silenzio interiore, ti sei recato nella cittd che abbiamo scelto per dirmi che eri riuscito a soddisfare I'esigenza dell'infinito .,, "Nella tua interpretazione, che d quella dell'uomo medio, in entrambi i casi si d trattato solo di un'esperienza onirico-fantastica. Hai sognatoche ero venuto a casa tua senza conoseere I'indirizzo e poi che venivi a trovarmi. Per me, che sono uno sciamano, cid che tu consideriI'esperienza onirico-fantasticadel nostro in195

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contro in quella cittd era reale quanto siamo reali noi mentre Parliamo." due adesso, Gli confessaiche in nessunmodo awei potuto sistemare quegli awenimenti in un modello di pensiero accettabile per un occidentale.Pensarli in termini di sogno-fantasia, dissi, signifrcavacreare una falsa categoria che non awebbe retto a un esamepii approfondito vagamenteaccettabileera un altro e I'unica spiegazione ll sognare. aspetto della sua conoscenzal. reagr lui con foga' sognare" d\ ..No, non si b trattato *Ma di qualcosadi pii diretto, di pii misterioso' Oggi ho da proporti una nuova definizione di sognare,pit in sintonia con iI tuo stato d'essere.Sognareb I'atto di mod.ificareil punto di collegamentocon l'oscuromare dell'a Se la vedi in questo modo, d un concetconsapeuolezza. to molto semplice e una pratica altrettanto semplice' Dowai impegnare tutto te stessoper capirlo, ma non d impossibilee non ci sono nubi mistiche a occultarlo'o *Il termine sognaremi ha sempre infastidito enormemente',riprese, "perch6 indebolisceun atto di grande potenza.I-rofa apparire arbitrario, gli conferisceuna dimensionefantastica che, di fatto, d I'unica che non gli appartiene. Io stessoho cercato di trovare un termine alternativo, ma ha radici troppo profonde' Fbrse un giorno sarai proprio tu a farlo, bench6,comesempreavviene in magia, quando ci riuscirai, probabilmente non te ne importerd pit nulla, perch6un nome non fard per te pii aicuna differenza.' Nel corso del nostro rapporto, don Juan mi aveva spiegato con grande ricchezza di dettagli che sognare o"u ot'utt" scopertadagli sciamani clell'anticoMessico, mediante la quale i sogni comuni si trasformavano in Con tutto se stesaccessia diversi mondi di Ttercezione. so auspieavaI'awento di un qualcosache chiamava uigilanza sognante,ossiaIa capacitb di prestare un'attenzione speciale,o una specialeforma di consapevolezza, agli elementi costitutivi dei sogni ordinari' 196

Da parte mia, avevoseguito meticolosamente le sue indicazioni, e cosi facendo ero riuscito a fissare la mia consapevolezza sugli elementi di un sogno.Ijidea di don Juan non era quella di arrivare a sognare cid che si desiderava, ma di focafizzarela propria attenzione sulle componenti dei sogni che si presentavano, quali che fossero. Poi don Juan avevaparlato con grande enfasi di cib che gli sciamani dell'antico Messicoconsideravano l'origine stessa del sognare: lo spostamento del punto di unione.Il punto di uni,one, avevadetto, si spostava naturalmente durante il sonno,maued,ere tale spostamento era diffrcile, perch6richiedevauno stato d'animo aggressivo;proprio su questo particolare stato d'animo si era focalizzata la predilezione degli antichi sciamani. Grazie ad esso,secondodon Juan, avevanoindividuato i presupposti fondamentali della loro arte. "E una condizione altamente predatoriao seguitd. "Entrarvi non b affatto difficile, dato cheI'uomo d un predatore per natura. E possibil e ued,ere, in modo aggressivo, tutti gli abitanti di questo villaggio e forse anche personepir) lontane, mentre dormono.Chiunque pud andar bene; I'importante d raggiungereuno stato di completa indiffererza. Sei in cereadi qualcosae lavori per trovarla. Comeun felino, comeun animaleda preda, stai in agguato, in attesa di qualcunosu cui piombare." Divertito dal mio sgomento,don Juan avevadetto che la difficoltd di questa tecnica stava nello stato d'animo e perehe non awei potuto restare passivo mentre uedeuo, ch6 cid cheuednuo non era qualcosada osservare, ma era qualcosasu cui agire. Sard stato per il suo grandepotere di suggestione,ma dopo averlo ascoltato quel giorno mi sentii sorprendentemente aggressivo. Non c'era muscolo del mio corpo che non traboccassedi energia e, durante la pratica del sognare,inseguii qualcuno. Non mi interessava scoprirne I'identitd. Avevobisognodi qualcuno chedormissee una forza di cui ero consapevole, senza tuttavia essernepienamenteeonseio, mi avevaguidato fino a lui.
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Non seppi mai di chi si trattasse, ma mentre lo aed'e'uo,awertivo la presenzadi don Juan. Era una strana unavaga impressionedi prossimitd chepersensazione, che prescindevada cepivoa un livello di consapevolezza passate.T\rtto cid che potevofatutte le mie esperienze re era eoncentrarela mia attenzione sull'individuo addormentato. Sapevoche era un maschio, ma non awei saputo dire comefacessia saperlo.Sapevoche dormiva perch6la sfera di energiache costituisceI'essereumano lateralmente. E poi era un po' appiattita; si espandeva vidi il punto diunione, in una posizionediversada quella consueta:spostato sulla destra e un po' pii in basso. Poich6sapevoche abitualmente si trova a destra, dietro le scapole,calcolai che si era forse spostato a lato delle costole.Notai inoltre che mancavadel tutto di stabilitd. Fluttuava in modo irregolare, poi riacquistd bruscamente la posizionenormale. F\ri allora certo che la mia destato I'indivipresenzae quella di don Juan avessero duo. Subito dopo sperimentai una profusione di immagini vaghe,indistinte e finalmente mi wegliai per ritrovarmi li dove tutto era iniziato. Don Juan mi avevasempredetto che gli sciamani si in due gruppi: isognatori eicacciatori.Isodividevano gnatori erano in grado di spostarecon grande facilith il punto di unione. I cacciatori, invece, potevano altrettanto facilmente mantenerlo in quella nuova posizione. Sognatori e cacciatori si completavanoa vicenda e lavoravano in coppia, cosi da utilizzare entrambe le capacitd. Don Juan mi avevaassicuratoche lo spostamento e la "fissazione" del punto d,i unione potevano essere realizzati volontariamente tramite la ferrea disciplina degli sciamani. Quelli della sua stirpe credevanoche all'interno della sfera luminosa (che d I'essenzadell'uoalmeno seicentopunti e che ciascunodi mo) esistessero quando raggiunto dal punto di unione, po' veniva essi, tessedonarci un mondointero. In altre parole, setlpun' to diunione venissecollocatoin uno di quei punti e li ri198

manessepercepiremmoun mondo non meno completo di questo,ma diverso. Inoltre, don Juan mi aveva spiegato che I'arte sciamanica consistenel manipolare il punto d,iunione e fargli cambiare posizionesulla sfera luminosa. Il risultato di tale manipolazioned un mutamento del punto di contatto con l'ossuromare ilella consapeuolezza,la qual cosa fa si cheun diversoinsiemedi miliardi di campi energetici, sotto forma di filamenti luminosi, converga sul punto di unione. La conseguenza di questa confluenza di nuovi campi energetici sul punto di unione d I'emergere di vna consapeuolezza diversa da quella necessaria a percepire il mondo quotidiano, eonsapevolezza che trasforma i nuovi campi energetici in dati sensoriali.A loro volta, questi vengonointerpretati e percepiti come un mondo diverso,perch6i campi energeticida cui provengonosono diversi da quelli consueti. Secondodon Juan, una buona definizione della pratica sciamanicapud essere la seguente: lo sciamanesimo d la manipolazione del punto d,i unione con lo scopodi modificare il suo punto focale di contatto conl,oscuro mare della consapeuolezza, cos\ da rendere possibile la pereezione di altri mondi. Uarte dei cacciatori,avevadetto, entra in gioco suceessivamente allo spostament o delpunto d,iunione. Mantenerlo fisso nella suanuovaposizione permette agli sciamani di percepire il nuovo mondo in cui penetrano nella sua assolutacompletezza, proprio comenoi facciamocon il mondo consueto.Per gli sciamani della sua stirpe, il mondo quotidiano non era altro che un riwolto di un mondo molto pii vasto, formato da almeno seicentoriwolti diversi. Don Juan tornd all'argomentoin discussione:i miei viaggr attraverso l'oscuromare d,elln, consapeuol,ezza. Cid che avevo realizzato partendo dal mio sfInnziointeriore era molto simile a cid che si verifica nel sognare.Ciononostante, nel corsodi tale viaggio non c'erano state intermzioni causate dal sonno. n6 tentativi di
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controllare l'attenzione durante I'attivitd onirica. tr viagcomporol'ezza gio attraver so I' oscuro mare delln consapea una schiacciante tava inveeeuna reazione immediata: del qui e dell'ora. Don Juan si lamentddel fatsensazione dato a queto che alcuni sciamaniincompetentiavessero sto atto di raggiungere direttamente il mare delkt,consd,rendendoancopeaolnzza il nomedtrisaeglio ilal sognare, ra pil) ridicolo il termine sognare. pensato di aver amto il sogno-fantasia di "Th hai raggiungere quella cittd che abbiamo seelto" continub, ..ma di fatto avevicollocatoilttropunto diunione in una consapwoLezza mare iIeLLa posizionespecifica sull'oscuro ehe consenteil viaggio. Dopodich6,l'oscuro mare della ti ha fornito tutto il necessarioper comconsapeuolezza piere il viaggio. E impossibilesceglierequel luogo con la volontd. Gli sciamani sostengonoche il siknzio interiore scegliein modo infallibile. Semplice,non d vero?o Mi spiegd quindi la complessith della scelta. Per i guerri,eri-aiaggiatori,non si trattava effettivamente di scegliere,bensi di accettare con stile le sollecitazioni dell'Wnito. del guerrie"B l'infinito a scegliere"asseri. "Uarte cogliere anche le di ro-aiaggiatore consiste nell'abilitd, a ogni orallusioni pit sottili; I'arte di accondiscendere dine dell'inflnito. Per questo, un guerriero-uiaggiatore ha bisognodi valore, dtforza e, sopra ogni altra cosa,di sobrietd. Queste tre qualitd insieme danno come risultato lo stile." Dopo un momento di pausa, tornai sulla questione che pii mi affascinava. pensareche io mi sia effettiva"Eppure, d incredibile mente recato in quella cittd in corpo e anima" osserai. impossibile"fu la sua risposta. "D incredibile,ma non le possibilitd che sonoin gionon ha limiti e "Uuniverso co sono dawero incommensurabili. Quindi, non eadere vittima dell'assioma"credo soloa cid chevedo", perch6d I'atteggiamentopir) ottuso che si possaassumere.>> 200

La delucidazionedi don Juan era stata chiarissima. Avevaun senso,ma non sapevoin che ambito; certo non nel mio mondo quotidiano. Don Juan mi assicurdquindi, riwegliando in me una grande trepidazione, che per gli sciamani c'era soloun modo per gestire tutto questo sapere:viverlo attraverso I'esperienza,perch6 la mente d incapacedi accogliereuna simile entitd di stimoli. "Che eosar,rroi che faccia?"chiesi allora. "Devi intraprendere volontariamente il viaggio attraversoI'oscuro nxe,re delln consapeuol.ezza* mi rispose."Ma non saprai mai comequestoawerrh. Diciamo che d il siknzio i,'nteriore a renderlopossibile,seguendo I'ie inesplicabili, ehenon possono essere comprese, ma solobattute." Mi fecequindi sederesul letto e assumerela posizione che favoriva il sil,enzio interiore. Di solito, questobastava perch6 mi addormentassiall'istante, ma cid non era possibilein presenza di don Juan. Invece,entrai in uno stato di quiete totale. Questa volta, dopo un istante di silenzio, mi scopriia camminare.Don Juan mi guidava per un braccio. Non eravamopiir a casa sua, ma eamminava,mo per le strade di una cittd Yaqui a me sconosciuta.Sapevo della sua esistenza;parecchievolte mi ero trovato nei paraggi, ma I'ostilitd dei suoi abitanti mi avevasempre allontanato. Per uno straniero era quasi impossibileentrare in quella cittd. Gli unici ad avervi libero accesso erano i supervisoridella Banca Fbderale,dato cheera la banca ad acquistarei raccolti dei contadini locali. Le interminabili trattative dei contadini Yaqui ruotavano intorno alla possibilitb di ottenere a,nticipi in contanti, sulla base di un processoquasi speculativo relativo ai raccolti futuri. Riconobbila cittd dalle clescrizionidella gente che ci era stata. Comeper aumentareil mio sbalordimento, don Juan mi bisbiglid ail'orecchiocheci trovavamoproprio li. Avrei voluto chiedergli comeci eravamo ar.rivati, ma non riuscii ad arbicolarele parole. \tdi parecchi indiani che
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discutevanoin toni accesi;gli animi sembravanopronti a esplodere.Non capivo una parola di quello che dicevano, e nell'istante in cui concepiiil pensierochenon potevocapire, accaddequalcosa. Fh comese una nuova luce fosse intervenuta a illuminare la scena. Ogni cosa si fece improwisamente netta e defrnita, e bench6 non parlassi la loro lingua, le loro parole mi divennero perfettamente comprensibili,non singolarmente,ma a gruppi, come se acquistatola capacitddi codi colpola mia mente avesse gliere interi schemidi pensiero. Ma a sciocearminon fu tanto la scoperta di questa nuova capacit), quanto il contenuto dei loro discorsi. Quegli uomini erano guerrieri e nulla avevano a che spartire con gli occidentali. Le loro erano dichiarazioni di guerra, di lotta, di strategia. Valutavano la loro forza,la loro capacitd di aggressionee si lamentavano di non poter assestarei loro colpi. Il mio corpo registrd I'angosciadella loro impotenza. Contro le armi tecnologiehe non avevanoche bastoni e pietre. Lamentavano soprattutto Ia mancanza di leader e anelavano, con urt'intensitd per noi inimmaginabile, I'arrivo di un combattente carismatico in grado di galvanizzarli. un Uilii poi la voce del cinismo; uno di loro espresse perch6 concettocheparve devastaretutti, me eompreso, in qualche modo ero una parte invisibile di loro. Disse che erano sconfitti al di ld di ogni possibile salvezza, perch6se anchefossecomparsoqualcuno con il carisma necessarioa ergersi fra tutti e mettersi alla loro testa, sarebbe stato tradito dalla gelosia, dall'invidia e dal rancore.Awei voluto commentarecon don Juan cib che stava accadendo, ma parlare mi era impossibile.Solo lui era in grado di fario. "I-:a meschinitd degli Yaqui non d una loro caratteristica esclusiva"mi disseall'orecchio. "E uno stato in cui tutti gli esseriumani sonointrappolati. Una condizione che non d neppure umana, ma imposta dall'esterno." Sentii la mia bocca che si apriva e si chiudeva invo202

lontariamente, mentre mi sforzavo con ogni mezzo di formulare una domanda che non potevoneppure coneepire. Avevo la mente r,rrota. Mi trovavo al centro di un cerchio di personecon don Juan, ma nessunosembrava essersiaccorto di noi. Non notai alcun movimento, alcuna reazioneo occhiatache indicasseil fatto che si fossero aecorti della nostra presenza. Uistante successivo mi trovai in una cittd messicana costruita intorno a una stazione,situata a circa due chiIometri dall'abitazione di don Juan. Eravamo inmezzo alla strada prospicientela Banca Governativa, e li assistetti a uno degli spettacoli pii bizzarri in cui mi fossi mai imbattuto da quando ero entrato nel mondo di don Juan. Ved,euo I'energia cosi come fluisce nell'universo, ma non ued,euo esseriumani comegrumi di energia sferici o oblunghi. Mi circondavano persone dall'aspetto normalissimo che un istante dopo si tramutavano in strane creature. Ira sfera di energia diventava trasparente, simile a un alone intorno a un nucleo, la cui forma ricordava quella di un insetto. Quel nucleo non aveva affatto la sagomadi un primate. Non c'erano ossae nonued,euo le personecome si vedonoai raggi X. Nel loro nucleo c'erano invece forme geometriche,composte di qualcosa che sembravavibrazione di materia. Quel nucleo era simile alle lettere dell'alfabeto, la struttura centrale sembravauna T maiuscola;di fronte a essaera sospesa una spessaL invertita; un delta greco, che arrivava fino a terua, stava in fondo alla barra verticale della T e sembravasostenereI'intera struttura. In cima alla I vidi un frlamento simile a una fune, del diametro forse di due centimetri e mezzo;passavaattraverso Ia sommitddella sferaluminosa:era comese stessiuedendo w pendenteformato da una perla gigantesca. Una volta don Juan aveva usato una metafora per descrivere I'unione energetica di frlamenti degli esseri umani. Aveva detto che gli sciamani dell'antico Messico parlavano di questi filamenti comedi una tenda fatta di
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perle infrlate in un fi.Io.Io avevopreso la metafora alla lettera, a significare che il filo penetrava iI conglomeraMa il frlo che to di campi energeticiche ci compongono. in quel momento assomigliavapii a un penio ued,euo vinessunaltro essere dente. Ciononostante,non ued,eao vente appesoal medesimofrlo. Ogni creatura cheuedeuo eraun esseredi forma geometricacon quel frlo nella parte superiore dell'alone sferico. Il fllamento mi ricordava terribilmente i segmentivermiformi che a volte veper proteggere diamo dietro le palpebre semiabbassate gli occhi dal sole. Insieme a don Juan attraversai la citfi da un capo all'altro e aiili un numero enorme di creature dalla forma geometrica. Lra mia capacitd visiva era estremaper un istante, poi non le vemente instabile. Tn aedeuo devopii e al loro posto c'erano personenormalissime. Presto mi sentii esaustoe allora vidi soltanto esseri umani. Don Juan disseallora che era arrivato il momento di rientrare e, ancora una volta, qualcosa dentro di me perse il sensodella continuitd e fui di nuovo a casa di don Juan, senza la minima idea di come avessimocoperto quella distanza. Sdraiato sul letto, mi sforzai disperatamentedi ricordare, di sondarele profonditd del mio esserenel tentativo di capire come avessiraggiunto Ia citth Yaqui prima e poi la cittadina ferroviaria. Non ero incline a giudicarle fantasie oniriche, perch6le sceneerano state troppo particolareggiate per non esserereali, ma com'erapossibilechefosseroreali? garanti"Stai sprecandotempo', rise don Juan. "Ti sco che non saprai mai come siamo amivati da qui alla citti Yaqui, da li alla stazioneferroviaria e quindi a casa. C'd stata un'interruzione nella continuitb temporainteriore." le. D questala funzione del sil.enzi,o mi spiegbche I'interruzione del flusPazientemente, so di continuitd che rende il mondo comprensibileagli uomini d un atto di magia. Quel giorno, disse, avevo 204

viaggiato attraverso l'osatro mare ilella consapeuokzza e gliuomini avevouisto prima cosi com'erano,impegnati nelle loro ordinarie attivitb. Dopodich6avevoaisto rl.filo di energia che unisce specifrche linee di esseriumani. piil Pir) e volte mi ribadi che avevoassistito a un evento particolare e inesplicabile.Avevocompresocid che quella gente stava dicendosenzaconoscerne la lingua e avevo uisto il filo di energiache collegavaalcuni esseriumani ad altri: non solo,avevoselezionato quegli aspetti mediante un atto diintend,imenfo.Non si era trattato di un agire consapevole o volontario; l'intendimento era stato a un livello pit profondo ed era stato determinato dalla necessitb.Avevo bisogno di acquisire consapevolezza di alcune delle possibilith implicite nel viaggiare attraverso l'oscuromare della consapeuol.ezza, e il mio si,lenaio interiore aveva guidato I'intento - una forza universale eterna - perch6 soddisfacesse tale necessitd.

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fd Consapevol.ezzainorganica
A un certo momento del mio apprendistato, don Juan mi rivelb la complessitddella sua situazione. Con mio grande sgomento,aveva continuato a sosteneredi vivere nella baracca nello stato di Sonora, in Messico, perch6quella baraccaillustrava il mio stato di consapevolezza.Io non credevoche mi giudicassedawero cosi privo di capacitd, n6 credevoche avessealtri luoghi in cui vivere, comeinveceaffermava. Venne fuori che avevaragione su entrambi i fronti. tr ezza eraeffettivamente bassissimo mio stato di consapevol e lui avevaeffettivamente altri luoghi in cui vivere, molto pir) confortevoli della baracca in cui avevaaurto luogo il nostro primo incontro. N6 era lo sciamanosolitario cheio avevocreduto, bensi il capo di un gruppo di quindici guerrieri-uiaggiatori,: drecidonnee cinqueuomini. La mia sornel Messico presanon conobbe limiti quandomi condusse centrale, nella casain cui abitava con i compagni. per causa mia che vivevi a Sonora, don "Era solo 206

Juan?" domandai, restio ad assumermi una simile responsabiliti, una responsabiliti che mi riempiva di colpa, di rimorso, nonch6di un vivo sensodi indegnitd. ..8e', di fatto non ci ho mai vissutoo mi rispose ridendo. "Mi sonolimitato a incontrarvi te." "Ma - ma - ma non potevi saperequando sarei venuto a incontrarti, don Juan" obiettai. "Non avevoalcun modo per comunicartelo!" "Se ricordi correttamente, sono state molte le volte in cui non mi hai trovato. Hai dovuto metterti a sedere e aspettarmi pazientemente,ancheper giorni interi." "Sei venuto in volo da qui a Guayamas?"chiesi poi, persuasocheil modopit velocedi viaggiare fossein aereo. .,.No,non sono arrivato in volo a Guayamas" mi risposecon un ampio sorriso. "Ho volato direttamente alla baraccain cui tu aspettavi." Stava dicendomiqualcosache Ia mia mente che funzionava con la logica lineare non era in grado di capire n6 di accettare, qualcosa ehe mi sconcertavaenormemente. Il mio livello di consapevolezza era pii basso e mi tormentava serua sosta una domanda fatale: ..8 se tutto cid che don Juan dice fossevero?" Non volevo chiedergli altro perch6 il tentativo di colmare il divario fra i nostri due percorsi di pensiero e di azionemi precipitava invariabilmente nello smarrimento. In quel nuovo ambiente, don Juan inizid scrupolosamente a istruirmi su un aspettopir) complesso della sua conoscenza, un aspetto che richiedeva tutta Ia mia attenzione e per cui una semplicesospensione del giudizio non era sufficiente. F\r quello il periodo in cui dovetti sprofondare negli abissi della sua conoscenza. Dovetti cessaredi avere una visione oggettiva delle cose e, al tempo stesso,dovetti abbandonarela soggettivitd. Un giorno, Io stavo aiutando a ripulire alcune canne di bambi sul retro della casa.Don Juan mi avevafatto infilare i guanti da lavoro perch6,affermd, Ie schegge di
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provocavanoinfezioni. Mi bambt erano agazzee spesso insegnd poi a maneggiareil coltello per ripulire le canne. Finii per eoncentrarmi talmente sul mio compito, che, quando lui comincid a parlarmi, dovetti interrompermi per potergli prestare la dourta attenzione. Don Juan mi disse che avevolavorato abbastanzae che era tempo di rientrare in casa. Mi invitd a sedermi su una eomodapoltrona nel soggiorno ampio e quasi moto. Mi offri noci, albicocchee fette di formaggio, disposteordinatamente su un piatto. Protestai dicendochevolevofinire di pulire le canne di bambt) e che non avevofame. Senzabadarmi, lui mi consiglid di mangiare con calma, perch6 awei avuto bisognodi una certa scorta di cibo per dedicarela necessaria attenzionea quanto stava per dirmi. gi), che esistenell'universouna forza eterna che "Sai gli sciamani dell'antico Messico chiamavano I'oscuro mare ilella consapeuol,eeeo. Quando erano al culmine del qualcosa cheli awebloro poteredi percezioneuedeaano poft'aLi.Vepantaloni, li avessero se be fatti tremare nei rrcn d solo deuanochel'oscuromare della consapeuolezza degli organismi, ma responsabiledella consapevolezza anchedi quelle entitd che sono prive di organismo.o prive di organismo ma dotate di consapevo"Entitd lezza!,,ripetei sbalordito.Era la prima volta che mi illustrava quel concetto. scoperto che I'intero "Gli antichi sciamani avevano universo d compostodaforze gemelle,forze che sonoopposte e complementari.Il nostro mondo non pud che essereun mondo gemello e quello ad essooppostoe complementared un mondo popolatoda esseridotati di conma non di organismo.Per questa ragione, sapevolezza gli antichi sciamani li chiamavanoesseriinorganici.,, ..Dov'd questo mondo?" domandai, masticandodistrattament e nn pezzodi albicocca. oE qui, dove sediamotu e io'' replicd don Juan con divertito dalla mia agrtanoncuranza,ma palesemente 208

zione...Tiho detto ched il nostro mondogemelloe di conseguenzanon pud non essereintimamente collegato a noi. Gli sciamani dell'antico Messiconon pensavanoin termini di spazio e di tempo come fai tu, ma esclusivamente in termini di consapevolezza. Due tipi di consapevolezzapossonocoesistere senzaostacolarsiI'un I'altro, perch6sonoprofondamentediversi. Gli antichi sciamani affrontavano il problema della coesistenza senzapreoccuparsi del tempo e dellospazio.Per loro, il grado di consapevolezza degltesseri organici e quello degliesseri, inorganici erano talmente diversi che la convivenza era possibile senzache si verificassealcuna interfererza." "Noi siamo in grado di percepire gli essedinoryanicf?" domandaiancora. riu"Certamente"mi rispose. "Gli sciamanipossono scirci con un atto di volontb. Anche I'uomo medio lo fa, ma senzasaperlo,perch6 ignora I'esistenzadi un mondo gemello. Quando pensano a un mondo gemello, gli uomini entrano in una speciedi spirale di mastur.bazioni mentali, ma d mai venuto loro in mente che le loro fantasie abbiano origine da una conoscenza subliminale che tutti condividiamo:non siamo soli." Ero stupefatto e improwisamente mi scoprii anche terribilmente affamato. Sentivo un sensodi luoto alla bocca dello stomaco. T\rtto quello che potevo fare era ascoltarecon la massima attenzione e mangiare. "Per te, la difficoltd naseedal fatto che ti accosti alle cose in termini di spazio e di tempo" riprese don Juan, "d che, cosi facendo, ti accorgi di qualcosa solo quando approda nello spazioe nel tempo a te accessibili e che sono necessariamente molto limitati. Gli sciamani, invece, dispongonodi un campo molto vasto su cui registrare l'arrivo di qualcosadi estraneo.Innumerevoli entitd provenienti dall'universo, entitd che possiedono consapevolezza ma non organismo, atterrano nel campodi consapevolezza del nostro mondo,o del suo gemello, senza che I'uomo medio ne abbia nemmeno

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sentore. Sono entitd appartenenti ad altri mondi. Uuniverso nella sua globalith,b pieno fino all'orlo di mondi organici e inorganici.,, di consapevolezza, Questi sciamani, disse ancora, sapevanoquando nel entravauna consapeaonostro campo di consapevolezza provenienteda altri mondi. E, comefanlnzzainorganrJco no tutti gli uomini, creavano continue classificazioni dei a diversi tipi di questa energia dotata di consapevolezza, inorganici. generico esseri, dt cui attribuivano il termine inorganici hanno una vita eosi come esseri "Questi l'abbiamonoi?" chiesi. ..Seper te avere la vita significa essereconsapevoli, allora certamente si" fu Ia sua risposta. "Se la vita d da valutarsi in base all'intensith, alla penetrazione e alla allora si pud tranquildurata di questa consapevolezza, lamente dire che sonopii vivi di me e di te'" "E muoiono?" Don Juan ridacchid prima di rispondere' "se definiallora si, muoiosci morte la fine della consapevolezza, La loro morte d termina. no. La loro consapevolezza molto simile alla morte di un essereumano e al tempo stessonon Io d, perch6 Ia morte degli uomini prevede urt'opzione segreta. Qualcosa di simile a una clausola scritta a caratteri piccolissimi, quasi invisibili, su un documentolegale.Per leggerlabisognausare Ia lente d'ingrandimento e tuttavia d Ia clausolapir) importante dell'intero documento." segreta,don Juan?" "Che cos'dI'opzione ..Uopzionesegretadella morte d pertinenza esclusiva degli sciamani. Per quanto ne so, sono stati gli unici ad aver decifrato quei minuscoli caratteri. Per loro, I'opzione d pertinente e funzionale. Per l'uomo comune, la morte equivale alla conclusione della consapevolezza, alla fine organica. Per gli esseriinorganici d lo stesso: ancheper essila morte d la fine della consapevolezza.ht entrambi i casi, morire equivale all'essere risucchiati La consapevoleznell'oscuromare d,ellaconsapeuolezza. 2t0

za individuale, colma delle esperienze di vita, abbatte i propri conflrni e si riversa, in forma di energia, nell'osc'uro nt,ared,ellaconsap ea okzaa.r, qual d I'opzionesegreta di morte accessibile so"Ma lo agli seiamani,don Juan?" chiesi ancora. ..Peruno sciamanola morte d un fattore unificante. Invece di disintegrare I'organismo, come aceadenormalmente, la morte lo unifrca." .,Com'b possibile ehe la morte unifichi qualcosa?" protestai. ..Peruno sciamano,la morte ponefine al predominio degli stati d'animo individuali nel corpo. Gli antichi sciamani credevanoche fosse appunto il dominio delle diverse parti del corpo a determinare gli uomini e le azioni del corpo nella sua inlerezza;le pari che diventano disfunzionali trascinano anche il resto nel caos, come succedeper esempio quando si sta male per aver mangiato del cibo avariato. In quel caso, lo stato delio stomaco condiziona tutto il resto. La morte sradica il dominio di questeparti individuali e unifica la loro consapevolezza in un'unitd." .Vuoi dire chegli sciamani restanoconsapevoli anche dopola morte?" ..Peressi,la morte d un atto di unificazione che coinvolge interamente Ia loro energia. T\r pensi alla morbe comea un cadaverein cui la decomposizione d gid in atto. Per gli sciamani,quando I'unificazione ha luogo, non c'd alcun cadavere. Non c'd decomposizione. I loro corpi nella loro interezza si sono trasformati in energia, un' energiadotata di consapevolezza non frammentaria. I limiti stabiliti dall'organismo, limiti che vengono infranti dalla morte, perdurano nel caso degli sciamani, bench6non pir) visibili a occhio nudo.,, qual d la domanda che muori dalla voglia di far"So mi" continud con un sorriso. "Vuoi saperese cib di cui sto parlando d I'aseesa dell'anima in cielo o la sua caduta all'inferno. No. Non si tratta dell'anima. Quando 27r

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uno sciamanoscegliequestaopzionesegreta' si trasforinorgani,coestremamente sofrsticato, ma in tL essere prodigiosa capaciti di percezione.Entra dotato di una allora in cid che gli antichi sciamani chiamavanoi'aiag' gio supremo.Iiinfinito diventa il suo campod'azione.o eterni?" "Mi stai dicendo che diventano ,.In quanto sciamano,la sobrietd mi dice che la loro consapevolezzahauntermine, proprio comeaccadeagli Non ma io non I'ho maiaisto accadere. esseriinorganici, di prima mano al riguardo. Gli antichi ho conoscenze di questi essciamani credevanoche la consapevolezza seri inorganici durassequanto la terra stessa.La terra d la loro matrice. Finch6 essaprevale, Ia loro consapevolezza continua. E, per quanto mi riguarda, la trovo urf affermazionedel tutto ragionevole., Giudicai perfetta la sequenzialitd della sua spiegazione. Non avevo alcun contributo da offrire. Mi lascid di mistero nonch6di aspettativeinecon una sensazione spresseche attendevanodi essereesaudite. feci a don Juan una Durante la mia visita successiva, pii mi tormentavano. delle domandeche *D possibile che spettri e apparizioni esistano realmente?,' fantasma o apparizione,quan"Cid chetu definiresti do d investigato da uno sciamano,si riduce a urt'unica questione:d possibile che queste apparizioni siano cone glomerati di campi energeticidotati di consapevolezza Se questo che noi trasformiamo in coseche conosciamo. d il caso, allora Ie apparizioni hanno energia. Gli sciamani Ie definiscono confi,gurazionigeneratrici ili energia. In alternativa, non emanano alcuna energia, nel qual caso sono creazioni fantasmagoriche, di solito proiettate da un individuo molto forte, e intendo forte in termini di consapevolezza.r, intrigato moltissimo" "Un episodioche mi ha sempre seguitddon Juan, "d quello che mi hai raccontato in merito a tua zia. Lo ricordi?" 2r2

A quattordici anni ero andato a vivere presso la sorella di mio padre. Mia zia abitava in una casa enorme con tre patii suddivisi in unitd abitative - camereda letto, soggiorni eccetera. Il primo patio, pavimentato a ciottoli, era estremamenteaustero. Un tempo era una casacoloniale,mi dissero,doveentravanole carrozze.rl secondoera uno splendido ftutteto in cui si intersecavano sentieri di mattoni in stile moresco. Il terzo era sormontato da piante appeseai cornicioni e popolato di uccelli in gabbia; ai centro stava una fontana in stile coloniale e non mancavaun'ambita zona chiusa da una rete metallica, in cui stava la passionedi mia zia: i suoi galli da combattimento. La zia mi aveva assegnatoun intero appartamento antistante il frutteto. Ero convinto che li me la sarei spassata:potevo mangiare tutta Ia frutta chevolevo.In easanessunaltro toceavaquei frutti, per motivi che non mi furono mai rivelati. Mia zia,Iapadrona di casa,era una signora sulla cinquantina, alla e gr:assoccia e col viso rotondo, molto gioviale, grande narratrice e piena di stranezzeche celavadietro un contegnoformaie e un,ostentata religiositd. Poi c'era il maggiordomo,un uomo alto, imponente, poco pit che quarantenne, ehe nell,esercito era stato sergentemaggiore e in seguito aveva preferito impiegarsi, con una buona retribuzione, come maggiordomo,guardia del corpo e uomo tuttofare. Sua moglie, una donna giovanee bella, era la dama di compagnia, la cuoca e la confrdente di mia zia. La coppia avevauna figlia, una bambina grassottella esattamente uguale a mia zia.La somiglianzaera talmente marcata che lei avevafinito per adottarla legalmente. Erano le personepir) tranquille che avessimai conosciuto. Conducevano una vita estremamente quieta, punteggiata solo dalle bizzarrie di mia zia ehe, all'improwiso, decidevamagari di intraprendere un viaggio o di comprare nuovi galli da combattimento e addestrarli, per utilizzarli poi in incontri in cui circolavano cifre
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enormi. Circondava i galli di cure amorevoli, accudendoli a volte per tutto il giorno. Portava spessiguanti di pelle e, per evitare che gli animali la ferissero con gli speroni, rigidi gambali in Pelle. Passaili due mesi meravigliosi.Il pomeriggio,la zia mi impartiva lezioni di musica e mi raecontavastorie interminabili sui nostri antenati. Era un aecomodamento iileale per me, libero com'ero di uscire con i miei amici senzadovernerendere eonto a nessuno.Avolte, la notdi restare sveglioper ore. Tbnevola fite, mi succedeva nestra aperta per lasciare entrare il profumo dei fiori d'arancio e sempre, nel corso di quelle lunghe veglie, sentivo dei passi nel corridoio che si snodavalungo tutto il lato nord della casa e collegavai vari patii' Aveva degli splendidi archi e il pavimento di piastrelle' Lo 1Iuminavano solo quattro lampadine a bassissimovologni sera alle sei e spentealtaggio, chevenivanoaccese le sei del mattino. Chiesi a mia zia se fosseil maggiordomoa camminare di notte e a fermarsi in corrispondenzadella mia frnestra, perch6era quello il punto che il misteriosoviandante aveva sceltoper girarsi e tornare sui suoi passi, diretto all'ingressoPrinciPale. tesoroomi ri..Non darti pena per simili seiocchezze, il maggiordomo .Probabilmente b sposelei sorridendo. che fa il giro tli controllo. Non ti sarai spaventato?" ..Cerboehe no,, replicai. "Ero solo curioso di sapere perch6 quell'uomo si ferma proprio davanti alla mia stanza.Avolte i suoi passi mi svegliano." Lei liquidb la questionein pocheparole, dicendo che era stato un militare ed era abituato alil maggiorclomo che non faticai ad accettare' le ronde, una spiegazione con il maggiordomodel lamentai Un giorno, perd, mi suo passopesantee gli chiesi di fare pii attenzioneper non wegliarmi. che cosatu stia parlando" protestb lui in "Non so di tono brusco. 214

"Mia zia mi ha detto che di notte sorvegli la casa.,' "Mai fatto niente del genere" negb I'uomo con aria disgustata. "Ma allora chi cammina vicino alla mia finestra?" ..Nessuno. Ti immagini le cose.Tkrrnaa dormire e non agitare le acque.Lio dico per il tuo bene." In quegli anni per me non c'era nulla di peggio che sentirmi dire che qualcosaveniva fatto per il mio bene. Quella notte, non appenaudii i passi,uscii dalla camera e mi nascosidietro al muro che portava all'ingresso del mio appartamento. Quando calcolai che il misterioso visitatore fosse pii o meno alf'altezza della seconda lampadina, misi fuori la testa. I passi si fermarono di colpo,ma non vidi nessuno. Il corridoioin penombraera deserto.E tuttavia lo sconosciutonon poteva avereavuto il tempo di nascondersi, soprattutto perch6 di nascondigli non ce rferano. C'erano solo pareti spoglie. Ero cosi spaventat<lche cominciai a urlare, destando tutti. Mia z\a e i. maggiordomo cercarono di calmarmi dicendo che avevo immaginato ogni cosa, ma ero talmente agitato che finirono per confessare:c'era in effetti una presenzasconosciutache ogni notte si aggirava per la casa. Secondodon Juan era mia zia a compierequelle passeggiate notturne; pir) precisamente,un aspetto della sua consapevolezza su cui lei non avevaalcun controllo. Credevache il fenornenofosseda attribuire a una certa propensione di lei alla giocosih e al mistero. Secondo don Juan, non era affatto azzardatopensare che, a livello subliminale, mra zia fossecapacedi manipolazioni della consapevolezza ben pii complesse.T\rttavia, aggiunse, per amore di giustizia si sentiva tenuto ad ammettere la possibiliti che quei passi fosseroil prodotto dr consapeu zzeino ryanich.e ol,e . Don Juan disse inoltre che gli sciamani deila sua stirpe consideravanogli esseriinorganici che popolavano il nostro mondo gemellocomenostri congiunti. Pen2r5

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savanotuttavia chefossefutile stabilire con loro un rapporto amicale: le rivendicazioni di una simile amicizia risultavano sempreesorbitanti per noi. Quel tipo di esi nostri primi cugini, eomuniinorganico, specifrcd, sere che non ca con noi senzasosta,ma d una comunicazione In altre si wolge sul piano della consapevolezzaeonscia. parole, noi sappiamodi loro in modo subliminale, menin modo deliberato e conscio. tre loro ci conoscono proveniente dai nostri primi cugini d un "Uenergia ostacolo',continud. "Sono fottuti come noi. Potremmo dire che gli esseriorganici e inorganici dei nostri mondi gemelli sono figli di due sorelle che vivono porta a porta: sono esattamenteidentici, bench6appaiano diversi. Non possonoaiutarci e noi non possiamoaiutare loro. tr'brseawemmo potuto coalizzarci e awiare una fantastica azienda a conduzionefamiliare, ma non d mai accaduto. Entrambi i rami della famiglia sono estremamente suscettibili e si offendono per nulla, una situazionepit che comunetra primi cugini. Secondogli sciamani dell'antico Messico,il punto cruciale d che sia gli esseriumani sia gli esseriinorganici dei mondi gemelli sonocentrati nell'ego al massimo grado. Secondodon Juan, in base a urt'altra classificazione fatta dagli antichi sciamani, gli esseriinorganici erano defrniti scout o espl,oratorie con cid gli sciamani inteninoryanici provenienti dalle profonditd devano gli esseri infrnitamente pit evolezza dell'universo,con una oonsap rapida e acuta di quella dell'uomo. Don Juan disseche gli antichi sciamani avevanodedicato intere generazionia elaborare i loro criteri di classifieazione, arrivando alla conclusioneche certi tipi di esseri inorgonici della categoria degli scout o esplnratori so' no, a causa della loro vivacitb, molto simili agli uomini. stabilire legaCon gli uomini potrebberodi conseguenza Ii mi e ancheuna relazionesimbiotica. Di conseguenza, chiamati glialkati. Ma in questocaso,mi spiego avevano don Juan, il loro errore era stato quello di attribuire ca216

ratteristiche umane a un'energiaimpersonale, e di credere di poterla imbrigliare. Consideravano questeforme di energiabloccataeomeloro assistentie si affrdavanoa essi senzacomprendere ehe,essendo costituiti di pura energia, non avevano alcun potere di sostenere i loro sforzi. quello che c'b da saperesugli esse"Ti ho detto tutto ri inorEanici" conclusepiuttosto bruscamente."Uunico modo per verificare la veridiciti di questeinformazioni sta nell'esperienzadiretta." Non gli chiesi che cosavolesseda me. Mi avevainvaso un timore profondo, avevoil corpo scossoda spasmi nervosi, che esplodevanocome un'eruzione r,'uleanica dal plessosolare,per diffondersi fino alla punta delle dita e in tutta la parte superioredel torace. ..Oggrandremo in cereadt esseriinorganici" annuncid a quel punto don Juan. Mi ordind di sedermi sul letto e di assumeredi nuovo la posizioneche favoriva il siknzio interiore. Obbedii con insolita tranquillitd. Di solito, infatti, ero un po' restio, anche se mi sforzavo di non mostrare la mia riluttanza. Mentre mi sedevo, ebbi la vaga sensazione di trovarmi gid in uno stato di siknzio interiore.I miei pensieri non erano pii lucidi. Awertivo intorno a me un'oscuritd impenetrabile e la sensazione era simile a quella che si prova quando si d sul punto di addormentarsi. Il mio corpo era assolutamenteimmobile, forse perch6non ero intenzionato a ordinargli di muoversi, o forse perch6 non ero neppure in grado di formulare certi ordini. Un istante pii tardi mi ritrovai con don Juan nel deserto di Sonora. Riconobbi il posto: c'ero stato con lui talmente tante volte che ne avevo memorizzato ogni caratteristica. Era il tramonto e la luce del sole mi gettd in uno stato di disperazione.Camminavo automaticamente,cosciente dellesensazioni fisichea eui, perd,non si accompagnavanopensieri. Awei voluto parlarne a don Juan, ma il desiderio di comunicargli quelle mie sensazionisvani quasi subito.
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C ON B A PE V O L E Z ZA I N OR GA N I OA

Con voeelenta e grave, lui disse che il letto asciutto del fiume su cui camminavamoera un luogo appropriato per cid che ci proponevamo.Mi disse poi di sedermi su un piccolo maeigno, mentre lui ne awebbe occupato un altro, a una quindicina di metri di distanza. Non gli chiesi, come awei fatto in qualunque altro momento, che cosaawei dol'uto fare. Iro sapevo.Di li a poco sentii un rumore di passi tra i radi cespugli che ci circondavano.Nel desertoI'aria era troppo seccaper favorire lo wiluppo dellavegetazionee, fra un cespuglioe I'altro, c'era una distanza di pin di dieci metri. \tdi due uomini che si awicinavano. Sembravagente del posto, forse indiani provenienti da una delle vicine cittb Yaqui. Si fermarono aecanto a me e, con fare noncurante, uno mi domandd come stessi.Avrei voluto sorridergli, ridere, ma non potei. Avevo il volto rigido, bench6nel mio intimo ribollissi. Awei voluto saltare su e glt, ma non ero in grado di fare neppure questo' Risposiche stavo bene,poi domandai chi fossero.Pur non conoscendoli,sentivo eon loro una straordinaria familiarith. Nello stessotono noncurante, uno dei due mi risposeche erano miei allnati. Li fissai, eercandodi memorizzarei loro lineamenti, ma li vidi mutare, comeliquefarsi, sotto il mio sguardo. Non c'erano pensieri; solo sensazioniviscerali. Li guardai abbastarwaa lungo da cancellarecompletamentei loro tratti e, in ultimo, mi trovai di fronte due grumi di luminositb vibrante. I grumi non avevanocontorni e la sembravascaturire dall'interno. Atratforza di coesione piatti e pii ampi, poi si dilatavano di nuoti si facevano vo in verticale, fino a raggiungerel'altezza di un uomo. Improwisamente sentii il braccio di don Juan agganciarsi al mio e trascinarmi via dal macigno. Disse che era ora di andare. Subito dopo, ero di nuovo nella sua casain Messico,pii stupefatto che mai. e I'hai ..Oggrhai trovato laconsapeuolezzainorgan'ica uista comerealmente d" mi disse lui. "Lenergia d I'irri218

ducibile residuo di ogni cosa. Per un essereumano) ued,ere dftettamente I'energia d il limite ultimo. Forse al di l) di essoc'd deli'altro,ma noi non vi abbiamoaccesso.> Ribadi questo concetto pii volte, e ogni volta che lo ripeteva le sue parole sembravanoacquistareuna maggiore eoncretezza.Gli raccontai tutto quello che avevo visto e sentito. Don Juan mi spiegdche quel giorno ero riuscito a trasformare la forma antropomorfica degli esseri inorganici nella loro essenza:energia impersonale consapevole di s6. che "Devi capire che d proprio la nostra eonoscenza, d in sostanzaun sistemadi interpretazione,a limitare le nostre risorse. E il nostro sistema di interpretazione a dirci quali sono i parametri delle nostre possibilitd e, dato che non c'd eircostanzadella vita in cui non lo utilizziamo, non possiamocontrastarne i dicta." "Uenergia di questi esseriinorganici ci incita" continud, ..enoi interpretiamo tale incitamento a seconda del nostro stato d'animo. La cosapii lucida che uno sciamano possa fare d confinare queste entitd a un livello astratto. Meno interpretazionisi danno,megliod." ..D'ora in poi" continud, "ogni volta cheti troverai di fronte a un'apparizione, mantieniti saldo e guardala con atteggiamento inflessibile. Se d un essere inorganico,la tua interpretazionedi essor,'errda caderecome una foglia morta. Senon accadenulla, allora capirai che d solouna stronzata della tua mente che, per altro, non d affatto tua."

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@ Lr visione nitida
Per la prima volta in vita mia non sapevoche punti di riferimento scegliereper saperequale comportamento adottare nel mondo. Ero smarrito. Il mondo che mi circondava non era cambiato; la colpa era eertamente mia. Uinfluenza di don Juau e tutte le attivitb che derivavano dalle sue pratiche e nelle quali mi avevacoinvolto tanto intensamente, comineiavano a esigere il loro di trattare con il mio prosincapace prezzo,rendendomi simo. Esaminai questa mia diffieoltd e conclusi che il problernastava nella mia compulsivitd a valutare chiunque usandodon Juan comeparametro. A mio awiso, don Juan era un essereche viveva la propria vita nel modopit professionale,in ogni aceezio' ne del termine: tutte le sue azioni, anchele pii insignificanti, avevano un peso. Ero circondato da persone convinte di essereimmortali, che si contraddicevanoa ogni pid sospinto; esseri le cui azioni non avevanomai una seria giustificazione.II confronto era quindi tutto a 220

loro svantaggio. Mi ero abituato all'inalterabile comportamento di don Juan, alla sua totale mancanza di presunzionee all'insondabile portata del suo intelletto, mentre pochissime erano le personedi mia conoscenza che fossero anche solo consapevolidell'esistenzadi un altro schemadi comportamento in grado di alimentare quelle qualitd. L.,a maggior parte conosceva solo lo schema eomportamentaledell'autoriferirnento, che rende gli uomini deboli e contorti. Di conseguenza) | miei studi universitari stavano attraversando un momento di particolare difficoltd. Li stavo,per cosi dire, perdendodi vista. Cercavo disperatamente di trovare una giustificazione ai miei sforzi accadernici. Ad aiutarmi e a darmi un legame, per quantodebole, col mondoaccademico, fu soltanto urlosservazioneche don Juan avevafatto tempo addietro: i guerci,eri-uiaggiatori, devonoamare la conoscenza, in qualunqueforma essasi presenti. Don Juan aveva definito il eoncetto di guerrieriuiaggiatori dicendo che si riferiva agli sciamani che, in qualitd di guemieri, viaggiavano nell'oscuromare della consapeuolezza. Aveva aggiunto che gli esseri umani erano viaggiatori dell'oscuro mare ilella consapeuol,e,zza e questa terra non era altro che una tappa del loro viaggio; per motivi esterni,che in quel periodo non desiderava dimlgare, essi avevanopoi interrotto iI loro viaggio. Erano frniti, mi spiegd,intrappolati in una sorta di vottice: una coruenteche si muovevacircolarmente dando loro I'impressione di muoversi mentre, di fatto, stavano fermi. Gli sciamani erano i soli a opporsi alla forza, qualunqueessafosse,che tenevaprigionieri gli uomini e, attraverso la disciplina, si liberavano dalla sua stretta per continuare il viaggio. A portare definitivamente il caos nella mia attivitd accademica fu l'incapacitd da parte mia di concentrarmi su tematiche antropologiche che non mi dicevano nulla; non perch6mancassero di fascino,ma perch6erano in prevalenzaargomenti in cui le parole e i concetti 22r

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andavanomanipolati, come in un documentolegale: lo scopoera ottenere un certo risultato che confermassei precedenti. Si diceva che la conoscenzaumana era strutturata in questo modo e che I'impegno di ciaseun individuo equivaleva a uno dei blocchi che awebbero Uecontribuito a costruire un sistema di conoscenza. legale quello del sistema fatto era mi veniva che sempio sotto cui viviamo e che d per noi di importanza vitale. Ciononostantein quel periodo il mio atteggiamento romantico mi impediva di vedermi comeun awocato delI'antropologia.Avevoacquistatoa scatolachiusa il concetto che I'antropologia dowebbe esserela matrice di ogni sforzoumano, oppurela misura dell'uomo. Don Juan, pragmatista all'estremo, un autentico guewiero-uiaggiatoredell'ignoto, pensavache avessiin testa un saccodi idee sciocche.Secondolui, poco importava chele tematiche antropologicheche mi avevano proposto fossero esercitazioni di parole e concetti: cid che contava era I'eserciziodella diseiplina. o me.,Nonfa differenza"mi disseunavolta, (essere no un buon lettore, n6 quanti libri meravigliosi si leggono. I-iimportante b avere Ia disciplina necessariaper leggerecib che non si vuol leggere.Per gli sciamani, il fiilcro della pratica dello studio sta in cid che si rifiuta, non in cid che si accetta." Decisi cli prendermi una pausa e mi impiegai nell'ufficio artistico di un'azienda produttrice di decalcomanie. Il nuovolavoro fini per impegnaretutto il mio tempo e i miei pensieri. La sfida stava nel portare a terminel modopiir perfetto e pii rane i compiti assegnatemi pido possibile.Montare i fogli di vinile con le immagini era una destinate a esseretrasformate in decalcomanie procedura standard che non ammettevaalcuna innovazione e l'effrcienzadell'operatore si valutava in base alla precisionee alla velocitd. Divenni uno stacanovistae mi divertivo moltissimo. Ben presto divenni amico del direttore dell'ufficio ar222

tistico, che fini col prendermi sotto la sua protezione.Si chiamava Ernest Lipton e io io ammiravo e lo rispettavo infinitamente. Era un artista e un magnifico ar-tigiano; il suo principale difetto era l'eccessivagentilezza, per gli altri tale da sconfinare nella una considerazione passivitd. Un giorno, per esempio, stavamo lasciando il parcheggio del ristorante in cui avevamo pranzato. Con molta cortesia, Ernest diede la precedenzaa un'altra auto che stava useendoa sua volta. Il conducente,che evidentementenon ei avevavisto, fece marcia indietro ad alta velocitd. Inveee di awertirlo suonando il clacson, Ernest rimase fermo, con un sorriso da idiota, mentre l'automobile ci veniva addosso.Quindi si volse per seusarsicon me. "Perbaeeo, awei potuto suonare il clacson" disse, ..ma d cosi maledettamente rumoroso che mi mette in imbarazzo.r, Ualtro automobilista era furioso e bisognd calmarlo. "Non si preoccupi"disseErnest, "la sua auto non ha subito alcun danno. E a me ha fracassato solo i fari, che contavo di cambiare comunque.> Un'altra volta, ci trovavamo nello stessoristorante in compagnia di alcuni giapponesi,clienti della societd. I nostri ospiti parlavanoanimatamente, tempestandoci di domande.Arrivd il camerierecon le ordinazioni e tolse alcuni piatti di insalata per fare posto sul tavolo stretto ai g::andi vassoi caldi della portata principale. Uno dei clienti aveva bisogno di pin spazio. Spinse in avanti il suo piatto che andd a urtare quello di Ernest. I-rui lo vide scivolareverso il bordo del tavolo e ancora unavolta, invecedi awertire l'altro, rimase fermo e sorridente finch6 il piatto non gli caddein grembo. In un'altra occasione, andai a casasua per aiutarlo a patio montare nel certi travicelli su cui contava di far creseereuna vite per ricavarne ombra e frutta. Montammo i travicelli in un'enorme struttura e quindi ne
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sollevammoun lato per inchiodarla alle travi. Ernest era un uomo alto e forbe,e utilizzando un pezzodi legno di due pollici per quattro, sollevdl'altro capo per consentirmi di infilare i bulloni nei fori che avevamoprecedentementepraticato nelle travi di supporto. Proprio in quel momento, sentimmo bussaree Ernest mi chiesedi andare a vederechi fosse.I-rui sarebberimasto Ii a sorreggerela struttura. Era sua moglie, carica di pacchetti della spesa.La e io mi donna mi coinvolsein una lunga conversazione dimenticai di Ernest. Uaiutai addirittura a mettere via la spesa.Stavo sistemandoil sedanoquandomi ricordai ero certo che fosimprowisamente di lui. Conoscendolo, se ancora D, forte della convinzioneche tutti trattassero il prossimocon il suo stessorispetto. Mi precipitai nel cortile posteriore,dovelo trovai a terra. Era crollato per la stanchezza.Sembravauna bambola di stracci e dovetti chiamare alcuni suoi amici perchd mi desserouna mano. Ernest non era pii in grado di lavorare e fu costretto a mettersi a letto. Ero certo che gli fossevenuta un'ernia. Ma il culmine lo raggiunsequandoun fine settimana parti con degli amici per un'escursionesulle montagne di San Bernardino. Si erano accampati per la notte e tutti stavano dormendo quando Ernest si alzd per soddisfare un bisogno fisiologico.Rispettoso comesempre, volle allontanarsi dal campo per non disturbare nessuno, ma nel buio scivolde rotold gir) per il pendio. Come raccontd in seguito agli amici, era sicuro che si sarebbe schiantato sul fondo della vallata. Per sua fortuna, riusci ad aggrapparsi a una sporgenzacon la punta delle dita e rimase per ore in qrrellaposizione,tastando nelI'oscuritd alla ricerca di un appoggioper i piedi, perch6 le bracciaminacciavano se fossecaduto,sadi cedere... rebbe morto. Allungando le gambeil pir) possibile,trovd finalmenrocciosesu cui posarei piete delle minuscolesporgenze 224

di. Rimase cosi, attaceato alla roccia eome le decalcomanie cheproduceva,flnch6la luce del giorno non gli riveld che era sospeso a pochi centimetri da terra. potuto gridare aiuto!" protestarono i suoi "Awesti amici. oPerbaeco,non pensavo che sarebbe servito" fu la sua risposta. "Chi mi awebbe sentito? Credevodi essere rotolato in bassoper pii di un chilometro. E poi, dormivano tutti." Ernest Lipton mi inflisse il colpo finale quando decise di comprareun'auto a bassoconsumo,un Maggiolone Volkswagen.Ernest, infatti, perdevadue ore al giorno a fare la spola tra casa e negozio.Dopo l'aequisto, volle calcolarequanti chilometri faeevacon un gallonedi benzina. Restai sorpresoquando una mattina mi annuncid di aver copertoben cento chilometri con un solo gallone. Certo, aggiunse puntigliosamente, non aveva guidato quasi mai in cittd, ma soprattutto in autostrada,bench6 nelle ore d.ipunta, quando era costretto ad acceleraree rallentare di continuo. Una settimana dopo mi disse di esserearrivato ai quattrocento chilometri con un gallone. Quella prodigiosa escalationcontinud fino allo stupefacente traguardo di pit di mille chilometri con un gallone. Gli amici gli dissero che awebbe doruto informare la Volkswagen,perch6 il record venisseadeguatamente documentato.Ernest era compiaciutissimo,non stava pii nella pelle; eontinuava a ripetere che non sapeva che cosa awebbe fatto se avesseraggiunto il primato dei mille e seicentochilometri. Gli amici risposero che a quel punto awebbe dourto gridare al miracolo. Questa idilliaca situazionesi protrasse fino al mattino in cui Ernest scopri che proprio quegli amici da mesi Io imbrogliavano con il tmcco pir) vecchiodel mondo. Ogni giorno, uno di loro travasava nel serbatoio della sua auto tre o quattrotazze di benzinain modocheI'indicatorenon segnasse mai rosso. volta Lipton fu a un passodall'arrabErnest Quella
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biarsi. Il suo cluro commentofu: "Perbacco!E voi lo trovate divertente?" Io ero al corrente dello scherzoda settimane, ma non ero intervenuto, pensandoche non fosquegli uomini da tutsero affari miei. Ernest conosceva ta una vita, mentre io ero un nuovo arrivato. T\rttavia, di risentimento e di delunel vederela sua espressione sione e Ia sua palese incapacitd di arrabbiarsi, sentii un'ondatadi colpa e di ansia.Ecco che ancorauna volta mi trovavo ad affrontare un vecchio nemico. DisprezzavoErnest Lipton ma, al tempo stesso,lo apprezzavoinfinitamente. Era senzadifese. La veritd era che Ernest assomigliavaa mio padre. la calvizie incipiente, i peGIi occhiali dalle lenti spesse, perfettamente rasata, gngl mai della barba, li ispidi e mi riportavano alla mente mio padre. Ernest aveva lo stessonaso dritto, appuntito e lo stessomento a punta. Ma fu Ia sua incapacitb di arrabbiarsi e prendere quei burloni a pugni sul naso a stringere la somiglianzatrar due, porbandolaoltre il limite di sicurezza. Ricordai come mio padre fossepazzamenteinnamorato della sorella del suo migliore amico. Un giorno, la vidi in una localitd turistica, mano nella mano con un la, madre di lei, nel ruolo di ragazzo.Li accompagpava chaperon.I due si guardavanorapiti e la ragazza sembrava al settimo cielo. Insomrna, era I'amore giovanile nella sua forma perfetta. Quandovidi mio padre gli dissi che la sua ragazza avevaun vero frdanzato, assaporando ogni istante del mio racconto con tutta Ia malizia ne rimase turbatissimo. Non vodei miei dieci anni. I-.iui leva crederci. fine. "Lei "Ma tu le hai mai clettonulla?" esplosialla lo sa chene sei innamorato?" piccolo vermelo proruppe lui. "Non essereseiocco, raccontare alle donne stronzate non ho bisogno di "fo del genere." Mi guardd con I'aria petulante di un ragazzinovtziato, con le labbra che gli tremavano per Ia rabbia. "Lei d 226

mia! Dowebbe sapereche d la mia donna senzache io debbadirglielo!" Pronuncid quelleparole con la siearezza di un bambino che ha a"rrto sempretutto, senzamai doverlottare. A quel punto, pronunciaila mia battuta. "Be'o dissi, "io credo che lei stesseaspettando qualcuno che glielo dieesse, e quel qualcunoti ha battuto sul tempo." Ero pronto a scapparvia, sicuro che awebbetentato di prendermi a ceffoni, invecelui crolld. Scoppida piangeree, singhiozzando incontrollabilmente, mi chiesese, visto che ero capacedi tutto, fossi dispostoa spiare la ragazzaper suo conto e dirgli cosasuccedeva. Disprezzavomio padre oltre ogni dire, ma al tempo stessolo amavo, con un amore pervasoda una tristezza incomparabile. per averporbato Mi maledissi quellavergogna su di lui. Ernest Lipton mi ricordava mio padre al punto che, conla scusadi riprenderegli studi,lasciaiil lavoro.Non volevo aggravare il fardello che gid portavo sulle spalle. Non mi ero mai perdonatoper I'angosciache avevocausata a mio padre, n6 avevomai perdonato Iui per la sua viltd. Ttrrnai all'universiti e mi accinsi all'immane compito di riprendere le fila dei miei studi di antropologia. A rendere ancor pii diffrcile il mio reinserimento fu il fatto che la persona eon cui awei lavorato con maggior faciliti e piaeere,purtroppo non apparbeneva alla mia facoltd: era un archeologo. studioso aveva un toceoammirevoQuesto le, una curiositdaudace e lavolontd di estendere la suaconoscerzasenzafarsi confondere e senzadifenderetesi insostenibili. Era stata la sua influenza a suscitare in me I'interesse per il lavorodi raccoltadiretta dei dati sul campo. tr'brse perch6lui stesso scava\a,nel senso pit letterale dellaparola,alla rieercadi nuoveinformazioni,la suaconeretezza era per me ul'autentica oasi.Era stato I'unico a incoraggiarmi a intraprendere il lavoro antropologico sul campo, sostenendo che non avevomrlla da perdere.
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e arrrai perso tutto" mi dis"Perdi questa oceasione, se una volta, e questo d certo il consiglio pii valido che abbia mai rice'mto in ambito accademico.Se avessiseguito il consiglio di don Juan e lavorato per correggere per I'autoriferimento, non awei davla mia ossessione vero avuto nulla da perdere e tutto da guadagnare.Ma questa opportunitd era ancora di ld da venire. Quando raccontai a don Juan le difficoltd incontrate nel trovare un docente con cui collaborare, rimasi sgradevolmente colpito dalla sua reazione.Mi dette del piccolo scorreggionee mi appelld con nomi perfino peggiori. Mi disse quello che gih sapevorse non fossi stato tanto teso, awei llotuto collaborare eon chiunque, in ambito universitario comein quello professionale. "I guerrieri-uiaggiatori non si lamentano" prosegui. "Accettano comeuna sfrda qualunque cosal'infinito gLi offra. Una sfida b una sfida. Non d una questionepersonale.Non pud esserepresa comeuna maledizioneo una fortuna. Un guerriero-uiaggiatoreo vince la sfida o d distrutto da essa. E vincere b pii eccitante, quindi vinci!" Ribattei che dirlo era facile, ma che metterlo in pratica era tutt'altra faccenda;e che i miei patimenti erano insuperabili perch6 nascevanodalla mancanza di coererrza dei miei simili. "In difetto non sonoquelli che ti circondano" replicd Iui. "Loro non possonoevitare di esserequello che sono. T\r sei in difetto, perch6 invecedi aiutare te stessopreferisci giudicareloro. Ma solo gli idioti giudicano.Giudicandoli, non farai altro che tirare fuori il loro lato peggiore. Siamo tutti prigionieri ed d questaprigionia a indurci ad agire con tanta meschinitb. La tua sfida sta nel prendere gli altri cosi come sono.Lasciali in pace.)> "Questa volta ti sbagli, don Juan" protestai. "Credimi, non ho alcun interessea giudicarli n6 ad averea che fare con loro." lui. "Se "Sai benissimo cosa voElio dire" insistette 228

non sei consapevole del tuo desideriodi giudicarli, allo_ ra sei in una situazioneperfino peggioredi quanto credessi. E questo l'ostacolo ctre incont.arro i guerrieriuiaggi,atori quando cominciano a ricapitolare il loro viaggio. Si fanno arroganti, incontrollabili.o Finii col riconoscereche le mie lamenteleerano davvero mesehine.Gli dissi che ogni giorno dovevoveder_ mela eon awenimenti che avevano Ia nefasta capaciti di fiaccare la mia determinazione,e chemi imbarazzavala prospettiva di raccontargli gli episodi che mi opprimevano. "Coraggio" mi sollecitd don Juan. ..Spara! Non avere segreti con me. Io sonoun recipienteluoto. eualunque eosatu mi dica verrd proiettata nell,infinito." "Le mie non sono che miserabili lamenteleoeomin_ ciai. "Non sono diversoda tutte le personeche conosco. D impossibile parlare con qualcurro*.-u ritrovarsi ad ascoltarelamentelepiri o meno celate.,, Gli spiegai come,anehenelle conversazionipii sempliei, i miei amici riuscisseroa infilare un numero infinito di lamentele.Volli fargli un esempio. "Comeva, Jim?" "Oh, bene,beneCal." Seguivaun lungo silenzio,che mi sentivo obbligato a rompere con un: oeualcosa non va. Jim?" "No! Va tutto benissimo. Ho qualche problema con Mel, sai com'd Mel - egoista e stronzo. Ma bisogna prendere gli amici eosicomesono,giusto?Certo, lui potrebbe avereun po'pir) di rispetto. Ma che cazzo. n fatto cosi. Ti scarica sempretutto il peso addosso- devi prenderlo com'd, oppure niente. I-lo fa da quando ave_ vamo dodici anni, quindi si pud dire chela colpa sia mia. Perch6cavololo sopporto?" "Be', hai ragione, Jim. Mel d difficile da sopportare, proprio cosi.,, , "Diavolo, parlando di stronzi tu non sei molto meglio di lui, Cal. Non possomai contaresu di teo e cosivia.
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Un altro dialogo tiPico era: ...Come te Ia passi,Alex? Comeva la vita da spo;ato?" ..Ah, una meraviglia. Per la prima volta mangio agli orari giusti, cibi cucinati in casa, ma sto ingrassando' Non ho altro da fare cheguardare la TV Un tempo uscivo con voi tagazzi, ma ora non posso. Theresa non me lo permette. Naturalmente potrei dirle di andare afarsi fottere, ma non voglio ferirla' Insomma, sono soddisfatto ma infelice." E prima di sposarsiAlex era stato l'uomo pit infelice defmondo. La suabattuta tipica agli amici sr'a;"Ehi, accompagnamialla macchina,voglio presentarti la mia cagna>. Lo divertiva moltissimo vedere le nostre espressrom delusequando in macchina trovavamo un cane di sesso a tutti gli amici e femminile. PresentavaIa sua <cagna> Theresa,una quando sposb per me fu un autentico choc inaratoneta. Si conobberoappunto a una maratona nel corsodella qualeAIex svenne.Correvanoin montagna e Theresa,chevolevarianimarlo a ogm costo,gli piscid in faccia. Da quel momento,Alex fu il suo schiavo'Lei aveva marcato iI suo territorio. Gli amici cominciarono a chiamarlo ..il suo piseiosoprigioniero". E lei si, la giudicavano una vera cagna, quella che aveva trasformato lo strano Alex in una grassa nullitd. Risi per qualche istante con don Juan, che poi tornd a farsi serio. oQuesti sono gli alti e bassi del vivere quotidiano" disse...Si vince e si perde, impossibile saperequando si vincerh o quando si perderd,.Questo d il prezzo che si paga per poter vivere secondole regole dell'autoriferi;""6. Non c'b nulla che io possa dirti, e non c'd nulla che tu possa dire a te stesso.Posso solo consigliarti di ,rott ..ttti"ti in colpa per essereun imbecille' ma di impegnarti per mettere fine al dominio dell'autoriferimenio.-fU"tta uU'universit},.Non b ancora il momento di rinunciare.o 230

Ma il mio desideriodi restare nel mondo accademico diminuiva a vista d'occhio. Cominciai a vivere come se avessiinnestato il pilota automatico. Mi sentivo appesantito, depresso,ma era una condizioneche non coinvolgevala mente. Non calcolavonulla, non avevoobiettivi n6 aspettativedi alcun genere.Anche se i miei pensieri non erano ossessivi,lo erano le mie emozioni. Mi sforzavo di concettualizzarequesta dicotomia tra una mente tranquilla ed emozioni turbolente. Fh in questo stato di vuoto mentale e sowaccaricodi sensazioniche un giorno lasciai Haines Hall, dovesi trova la facoltd di antropologia, per andare apranzare al self-service. Improwisamente mi invaseuno strano tremore. Tbmendo d,i wenire, mi misi a sederesu alcuni gradini di mattoni. Puntini giali mi ballavano davanti agli occhi. Avevo l'impressione di stare roteando ed ero certo che mi sarebbevenuta la nausea.I-ravista mi si oscurd,finchr6 non vidi pii nulla. Il mio disagio frsico era cosi intenso e totale da non lasciare spazio neppure a un solo pensiero. Avevo solo sensazioni fisiche: paura e ansia miste a euforia e la strana certezzadi trovarmi sulla soglia di un evento di enorme portata. Erano sensazioni prive di una controparte di pensiero. A un certo momento non seppi neppure pit se ero in piedi o seduto. Ero circondato da un'oscuritd impenetrabile. Poi aid,i I'energia cosi comefluiva nell'universo. Vidi lnna successionedi sfere luminose e}reavanzava verso di me, o forse si allontanavano. Le vidi una alla volta, cosi eomedon Juan mi avevasempredetto che si vedono.Sapevoche ciascunadi essecorrispondevaa individui diversi. a causa della differenza di dimensioni. Studiai le loro strutture nei particolari: Iuminositd e forma tondeggiateerano date da fibre, a volte pit sottili e a volte pii spesse, che sembravano ineollate insieme. grovigli fitti davano alle sfere l'aspetto di bizzarri Quei animali luminosi coperti di pelo o di enormi insetti rotondi ricoperti di una peluria luccicante.
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Ma a sconvolgermi fu soprattutto il rendermi conto da sempre.T\rtte le ocche quegli insetti pelosili aed,eao casioni in cui don Juan aveva deliberatamente fatto si cheio liued,essi, mi sembravano essere comeun lungo grro che avevofatto con lui. Ricordai tutte le volte in cui il suo aiuto mi aveva consentito dt aeileregli uomini come sfere luminose e fu come se sbiadisserodavanti al campo uisiuoa cui ora avevoaccesso. Compresiallora con assoluta certezzache avevopercepito I'energia eos)come fluisce nell'universo.da solo. senzal'aiuto di nessuno. Era una presa di coscienza troppo grande. Mi sentii fragile, infinitamente vulnerabile. Avevo bisogno di un rifugio, di nascondermi da qualche parte. Era esattamente come nel sogno che a quasi tutti capita di fare prima o poi, in cui siamo nudi e non sappiamocosafare. Io mi sentivo pir) che nudo; mi sentivo debole,privo di protezionee temevoil ritorno al mio stato di sempre. Intuivo vagamentedi essere sdraiato e mi preparai al ritorno alla normalitd. Pensavo che mi sarei ritrovato sdraiato sul viottolo di mattoni, in preda alle convulsioni e circondato da un eapannellodi spettatori. La sensazione di esseresdraiato si fece via via piri marcata.Aun certo punto mi resi conto chepotevomuovere gli occhi.La luce filtrava attraverso le mie palpebre ma ancoranon avevoil coraggiodi sollevarle. abbassate, La cosapit sconcertante era chenon sentivoneppureun mormorio delle personeche immaginavo intorno a me. Arzi, non sentivo il minimo suono. Finalmente mi azzardaiad aprire gli occhi.Ero a letto, nel mio studio, alI'angolo tra Wilshire e WestwoodBoulevard. La scopertami precipitd nell'isteria, ma misteriosamente mi calmai quasi subito. Lattacco isterico lascid il posto all'indifferenza fisica o forse a uno stato di appagamentocorporeo,qualcosadi simile a quello che ci coglie dopo un buon pasto. Comunquefosse,la mia mente era in subbuglio. Era stato uno choc immenso rendermi conto che, per tutta Ia vita, avevopercepito di232

rettamente I'energia. Come fosse stato possibile, lo ignoravo. Che cosa mi aveva impedito di accederea quell'aspetto del mio essere?Secondodon Juan, tutti gli uomini sonopotenzialmentein grado diuederedirettamente l'energia. Cid che non avevadetto d che tutti gli esseriumani la uedonogid, ma senzasaperlo. Lo chiesi a un mio amico psichiatra, che tuttavia, non fu in grado di far luce sulla questione.Era convinto che la mia reazionefosseda attribuirsi alla stanchezza e a un eccesso di stimoli. Mi prescrissedel Valium e mi consiglid di riposare. Non avevotrovato il coraggio di dire a nessunoche mi ero svegliatonel mio letto senzasaperecome ci fossi arrivato. La mia ansia di rivedere don Juan era quindi pir) che giustificata. Appena potei, mi recai in aereo a Cittd del Messico e, da li, raggiunsi Ia sua casa con un'auto a noleggio. "Hai gid fatto tutto questo!" rise don Juan, quando gli raccontai la mia stupefacenteesperienza...I-lenoviti sono soltanto due. La prima d che questavolta sei amivato a percepire I'energia con le tue sole forue. Cid che hai fatto d statofermare ilmonilo e, a quel punto, hai capito d'aver sempreuisto l'energla cosi come fluisce nelI'universo e cosi come la vede ogni essereumano, ma senza saperlo consapevolmente. Ualtra novitd b che, sempreda solo, sei uscito dal tuo silenziointeriore. Non ho bisogno di difti che tutto diventa possibilequando ci si distacca dal siknzio interiore. Questa volta, la tua paura e la tua vulnerabiliti ti hanno perrnessodi raggiungere il tuo letto, che di fatto non dista poi molto dal campus dell'UCI-iA. Se non ti crogiolassinello sbalordimento, capiresti che cid che hai fatto non d nulla, nulla di straordinario per un guerriero-aiaggiatore.T:,acosa importante non d sapere che hai sempre percepito direttamente I'energia, n6 il distaccodal hrc siknzio interiore, bensi una questione che presenta un duplice aspetto. Primo, hai sperimentato quello che gli sciama233

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ni dell'antico Messico chiamavano la uisione nitid'a o perdita ilella forma lt'rnana:il momento in cui ogni meschinitd umana svanisce,come un banco di nebbia che incombe su di noi e lentamente va dissipandosi.Ma in nessun caso devi credere che si tratti di un fatto compiuto. Il mondo degli sciamani non d immutabile come quello quotidiano, doveti viene detto che,una volta raggrunto I'obiettivo, si resta vincitori per sempre. Nel mondo degli sciamani, raggiungere un determinato obiettivo significa soltanto avere acquisito strumenti pii effrcaciper continuare la battaglia che,di fatto, non finisce mai. Ualtro aspetto d che ti sei trovato di fronte all'interrogativo pir) inquietante per il cuore dell'uomo. Uhai espressoquando ti sei posto queste domande: "Com'd possibileche io non sapessidi aver percepito l'energia direttamente per tutta la vita? Cosami aveva a questo aspetto del mio essere?"" impedito di accedere

Ornbre di f,ango

Sederein silenziocon don Juan era una delle esperienze pii gradevoli che conoscessi. Ce ne stavamo comodamenteseduti nel retro della sua casa, su eerte sedie imbottite, tra le montagne del l\{essico centrale. Era il tardo pomeriggioe soffiava una piacevolebrezza. Il sole calava dietro la casa alle nostre spalle e la luce morente creavasquisite sfumature di verde tra i grandi alberi del cortile posteriore. Gli alberi che creseevano tutt'intorno alla casae al di ld di essanascondevano la cittd. Quella distesaverde mi dava semprel'impressione di trovarmi in mezzoalla natura selvaggia,diversa da quella del brullo deserto di Sonora, ma nondimeno selvaggia. ..Oggrdiscuteremoun aspetto importantissimo delI'arte magica>> annuncid bmscamente don Juan. "Incominceremoparlando del corpoenergetico.,, Mi aveva deseritto il corpo energetico un'infinitd di volte; si trattava di un conglomeratodi campi di ener235

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gia, lo specchiodel conglomeratodei campi di energia che costituisceil corpo fisico quando b visto come energia chefluisce nell'universo.Avevadetto che era pii piccolo,pir) compatto e in apparenzapir) pesantedella sfera luminosa del corpo fisico. Mi avevainoltre spiegato erano due conglomerati che il corpo e i, corpoenergetico di campi energetici tenuti insieme da qualche sconosciuta forza aggregante.Pii volte avevasottolineato come tale forza fosse, secondo gli sciamani dell'antico Messico,la pir) misteriosa dell'universo. Don Juan riteneva che si trattasse della pura essenzadel cosmo, Ia sommatotale di tutto cid che essocontiene. erano, nell'ambito Il corpo fisico e 1lcorpoenergetico di energia che le configurazioni sole degli esseriumani, facesseroI'una da controparte all'altra. Don Juan non accettavaalcun dualismo al di fuori di questo. Quanto al dualismotra corpo e mente, tra carne e spirito, lo grudicava una semplice congettura della mente, emanata da essae senzanessunfondamento energetico. Attraverso la disciplina, aveva asserito don Juan, tutti hanno la possibilitd,di awicinare il corpoenergetico a quello fisico. Normalmente, fra i due si frappone una distanza enorme. Thttavia, una volta che il corpo rientra in un certo raggio d'azione, che varia energetico da indMduo a individuo, tramite la disciplina chiunque pud forgiarlo nell'esatta replica del suo corpo fisico; vale a dire, un esseresolido,tridimensionale.Da qui, deriva I'idea dell'altro o doppio, sviluppata dagli sciamani. Per lo stessomotivo, e attraverso le stessepratiche, chiunque pud trasformare il proprio corpo fisico, solido e tridimensionale, in una replica perfetta delcorpoener' getico- vale a dire, una carica eterica di energia,invisibile all'occhio umano comeogni forma di energia. Quando mi dissequesto,la mia reazioneera stata di chiedergli se stesseillustrando dei concetti mitologici. Mi avevarisposto chenon c'era nulla di leggendarionella pratica magica. Gli sciamani erano esseripratici e le 236

questioni .n. .rr"";;;;;" ;" eonerete.se-.mpre condo don Juan, la difficoltb a comprendere quello che gli sciamani facevanonascevadal fatto che essi partivano da un sistemacognitiao d,iuerso. Quel giorrro,seduti nel retro della sua easanel Messico centrale, don Juan disse che I corpo energeticnaveva un'importanza cruciale in qualsiasi eventodella mia vita. I-nn uedeuacome una realtd,energeticail fatto che il mio corpoenetgetico,invece che allontanarsida me, comeabitualmente awiene, si stesse awicinando a grandevelocith. che senso, si sta awicinando?" volli sapereio. "In "Nel sensoche stai per prenderti una bella batosta" replicd lui con una risatina. "Un altissimo grado di controllo sta per entrare nella tua vita e non sarai tu a esercitarlo, bensi iI bto corpoenergetico.,, "Yale a dire che interverrd a controllarmi una forza esterna?" "In questomomentoci sonoinfinite forze esterneehe ti controllano" mi rispose. "Il controllo a cui mi rifgrisco d qualcosache esula dal dominio del linguaggro.E tuo e, al tempo stesso,non lo d. Non pud essere classificato, ma d certo che pud essere sperimentato. Soprattutto,pud essere manipolato.Ricorda:pud essere manipolato a tuo vantaggio, che, naturalmente, non d esattamenteil tuo, ma quello del tuo corpo energetico.In ogni casod altrettanto vero chetu sei llcorpo energetico... Per deserivere questoprocesso possiamo in tutta tranquillitd ricorrere all'immagine del gatto che si morde la coda.Ma il linguaggrod inadeguato;tutte queste esperienze sonoal di ld della sintassr." Il buio era scesoin fretta e il verde brillante delle chiome degli alberi ora appariva denso e scuro. Don Juan disseche se avessiprestato attenzioneall'oscuritd del fogliame senzaguardala direttamente, ma piuttosto sbirciandola con la coda dell'occhio, awei visto un'ombra attraverso il mio campo visivo.
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()TIB R E D I FA N GO

per fare cid che sto "Questa d I'ora giusta del giorno per chiederti" continud. "Ti ci vorrd solo un momento per impegnare I'attenzione necessaria.Non smettere finch6 non awai visto I'ombra scura.> E cosifu: vidi una strana ombra scura proiettata sulle chiome degli alberi. Forse era un'ombra sola che si muovevaavanti e indietro, oppure erano piir ombre che si spostavanoda sinistra a destra e da destra a sinistra, o ancora verso I'alto. Assomigliavanoa giganteschi pevosci neri. Era comese un enormepescespadastesse lando nell'aria. Quellospettacolo fini per spaventarmi. Diventd troppo buio per vederele fbglie, ma riuscivo ancora a distinguere le fluttuanti ombre scure. clonJuan?" chiesiin ultimo. "Vedevo "Cosasuccede, ombre scure dappertutto." ,.Ah, non d altro che I'universo. Ineommensurabile, non lineare, esternoal dominio della sintassi.Gli sciamani dell'antico Messicofurono i primi a scorgerequelIe ombre e deciserodi occuparsene. Le videro come le vedi tu adessoe le uidero come energia che fluisce nelI'universo.E scoprironoqualcosadi trascendentale." un temTbcquee mi guardd. Le sue pause Avevano pismo perfetto. Si interrompeva sempre lasciandomi appesoa un fi.Io. "Che cosascoprirono,don Juan?" lo sollecitai. resta con "Scoprirono che abbiamoun compagnoche noi per tutta la vita" rispose."Un predatoreche emerge dalle profondith del cosmoe assumeil dominio della nostravita. Gli uomini sono suoi prigionieri. Il predatore d nostro signore e maestro e ci ha resi docili, impotenti. Sevogliamoprotestare,soffocale nostreproteste. Se tentiamo di agire in modo indipendente, non ce lo permette.> alla luce Uoscuritb ci circondava. Se fosse successo giorno, del ar,rei riso fino alle lacrime delle sue parole. Ma ai buio, non ne ebbi il coraggio. pestoqui", osservd don Juan, <ma se guardi "E buio 238

con la coda dell'occhio, vedrai le ombre che ci saltellano intorno.,, Aveva ragione.Riuscivo ancora avederle. Il loro continuo movimento mi faceva girare la testa, ma quando don Juan accese la luce, ogni cosamutd. "Sei arrivato, e con le tue soleforze, a cid che per gli sciamani dell'antico Messicoer.ala questionesuprema> riprese lui. "Per tutto questotempo non ho fatto chemenare il can per I'aia, insinuandoin te I'idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed b dal'verocosi! Questo,per gli sciarnanidell'antico Messico,eraun fott o energetico .', questo predatore ci arryebbe sottomessi nel "Perch6 modo che stai descrivendo, don Juan? Dev'esserci una spiegazione logica." ..IIna spiegazione c'd ed d la pit sempliceche si possa immaginare. I predatori hanno preso il soprawento perch6 siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perch6ci spremonosenzapietd. Proprio comenoi alleviamoi polli nelle stie, i "gallineros", i predatori ci allevanoin stie umane, gli "humaneros",garantendosi cosi un'infinita riserva di nutrimento." Mi accorsi che stavo scuotendoviolentemente la testa da un lato all'altro. Thtto il mio corpo esprimevail mio disagio e il mio sgomento ed ero incapace di arrestare il tremito che mi squassa\?. ..No, no, no' mi sentii dire. .E assurdo,don Juan! Cid che stai dicendod mostmoso.Non pud essere vero, n6 per gli sciamanin6 per I'uomo medio;per nessuno.> "Perch6?" chieselui, perfettamente calmo. "Perch6? Soloperch6l'ideati fa infuriare?" ..Mi fa infuriare, si" ribattei. .Queste affermazioni sonomostruose.> "Ebbene,non d tutto. Aspetta un altro po' , ti assieuro, ti sentirai perfino pegglo. Ho intenzione di sottoporti a un autenticobombardamento. Sottoporrdla tua mente a una serie di assalti violentissimi e tu non potrai alzarti e andartene perch6 sei in trappola. Non
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perch6io ti tengo prigioniero, ma perch6la tua stessa volontb ti impedird di andartene,mentre un'altra parte di te raggiungerh, il colmo della furia. Preparati, quindi!" C'era un aspetto di me, Io sentivo, che anelava alla punizione. Don Juan aveva ragione; nessuna forza al mondo mi awebbe allontanato dalla sua easa. Ma, al tempo stesso,trovavo orribili le assurdith,che mi propinava. analitica" riprese "Vogliofare appelloalla tua mente lui. "Rifletti per un momento e dimmi come spieghereesistente tra I'intelligenzadell'uosti la contraddizione mo che costruisce, organizzae la stupidith del suo sistema di credenze,oppure la stupiditd del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli sciamani, sono stati i predatori a instillarci questi sistemi di credenza, il concettodi benee di male, le eonsuetudinisociali. Sono stati loro a definire le nostre speranzee aspettative, e i parametri del fallimento. nonch6i sogni di successo Ci hannodato aviditd, desideriosmodatoe codardia.Ci hanno resi abitudinari, centrati nell'ego e inclini all'autocompiacimento.,> chiesi, semprepir) "Ma eomeci riescono,don Juan?" queste coseall'orecchiomentre irritato. "Ci sussurrano dormiamo?o Sorrise."Certamenteno. Sarebbeidiota! Sono infinitamente pir) efficienti e organizzati. Per mantenerci debolie mansueti,i predatori si sono impeobbedienti, gnati in un'operazione stupenda, naturalmente, dal punto di vista dello stratega. Oruenda,nell'ottica di chi la subisce.Ci hanno dato la loro mente! Mi ascolti?I predatori ci hanno dato la loro mente, che d diventata la nostra. La mente dei predatori d barocca,contraddittodal timore di esseresmascheraria, tetra, ossessionata non mai sofferto la fame, sei ugualBench6 tu abbia ta. mente vittima dell'ansia da cibo e la tua altro non d che l'ansia del predatore, sempretimoroso che il suo strata240

Thamite la mente che, dopotutto, d Ia loro, i predatori instillano nella vita degli uomini cib che pit gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.> "Non voglio dire che non sono in grado di accettare quanto mi dici" obiettai a quel punto. ..Fbrsepotrei, ma d talmente orribile da ispirarmi un'autentica ripugnanza e mi costringe a un atteggiamento ambivalente.Se d vero che si nutrono di noi, comefanno?" palesemente Don Juan soruideva, molto soddisfatto di s6.Mi spiegdche gli sciamaniaedono i neonati come sfere di energia luminosa, interamente coperte da una patina lucente, una speciedi pellicola di plastica che aderiseestrettamente albozzolodi energia.E di questa patina luminosa di consapevolezza che si alimentano i predatori, e quando un essereumano raggiunge I'etd adulta, tutto cid chedi essaresta d un bordo sottile che va dalla cima della testa alla punta dei piedi. Proprio I'esilitb di tale bordo consenteal genereumano di continuare a vivere,bench6faticosamente. Come in sogno,lo sentii spiegareche, per quanto sapeva,I'uomo DI'unico essere vivente dotato della patina Iuminosa di consapevolezza, Di conseguenza, d una facile preda per una consapevolezza di ordine diverso, come quella del predatore. Fbce poi l'affermazione pii sconvolgenteche avesse mai fatto. Disse che quel sottile bordo di consapevolezza d l'epicentro dell'egocentrismo in cui I'uomo d irrimediabilmente intrappolato. Fbcendo leva proprio sul nostro egocentrismo,I'unico aspetto consapevole rimastoci, i predatori creano fiammate di consapevolezza che poi procedonospietatamentea eonsumare.Ci danno problemi futili per forzare tali fiammate a emergere e, in questo modo, ci fanno sopralvivere per continuare a nutrirsi della fiammeggiante energia delle nostre pseudo-preoccupazioni.
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vensa .""#:"J;#;""to semma

grisianegato.

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Le sueparole mi turbarono a tal punto che mi venne la nausea. Dopo una breve pausa per riprendermi, gli chiesi: "Ma se gli sciamani dell'antico Messicoe quelli attuali vedonoi predatori perch6non fanno nulla?" ..Non c'd nulla che tu o io possiamofare" mi rispose convoee triste, grave<senon esercitare I'autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter eonvincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i pir) aggressivi ti picchierebberoa morte. Non perch6 non ti eredano.Nel profondo di ogni essereumano c'd una consapevolezza ancestrale,viscerale, dell'esistenzadei predatori." La mia mente analitica si comportava eomeuno yoyo. Mi abbandonava,tornava, poi mi lasciava per tornare ailcora. Il quadro che don Juan andava delineando era incredibile, grotteseo,e al tempo stessoestremamente ragionevolee semplicissimo.Spiegavaogni possibile contraddizione. Ma come facevo a prenderlo sul serio?Don Juan mi stava spingendosul percorsodi una valanga che mi awebbe travolto. Sperimentai un'altra acuta sensazione di minaccia, una sensazioneche non scaturiva da me, anche se mi apparbeneva.Don Juan mi stava facendo qualcosa, qualcosadi misteriosamentepositivo e terribilmente negativo al tempo stesso.Lo percepivocomeun tentativo di tagliare una sottilissima pellicola che mi stava incollata addosso.Per qualcheistante guardd nei miei occhi con uno sguardo fisso e imperturbabile. Poi lo distolse e riprese a parlare. "Ogpiqualvolta i dubbi ti tormenteranno fino a un punto pericoloso" disse, "reagisci facendo qualcosa di pratico. Spegnila luce. Penetra I'oscuritd; scopri cid che puoi vedere." Si alzdper spegnere la luce,ma io lo fermai. ..No,no, don Juan" lo supplicai."Non spegnerla." 242

paura Avevo ..iffi,

;.; tJtta perme. n soro

pensierodell'oscuritb era sufficiente a togliermi il fiato. C'era qualcosache sapevoa livello viscerale,ma ehenon osavo sfiorare, n6 portare in superficie. Non ne awei mai avuto il coraggio! "Hai visto le ombre stagliarsi eontro gli alberi" disse ancora don Juan. "E questa d un'ottima cosa. Adesso vorrei che tu le vedessiall'interno di questa stanza. Di fatto non stai realmente vedendonulla; stai semplicemente cogliendoimmagini fugaci. Ma hai energia sufficiente per riuscirci.o Tbmevoche awebbe finito ugualmente per alzarsi e spegnereIa luce e cosi fu. Due secondidopo, urlavo a perdifiato. Non solo vedevole ombre fluttuanti, ma le sentivo addirittura ronzarmi vicino alle orecchie. Don Juan rideva da tenersi Ia pancia quando riaccesela Iuce. "Che uomo ipersensibile" commentd. "lbtalmente scettico da una parte e totalmente pragmatico dall'altra. Devi trovare una soluzionea questo dissidio interiore, se non moi gonfiarti comeun rospo e scoppiare." Poi continud: "Gli antichi sciamani ued,euano il predatore. Lo chiamavanoquelloch,e uola, perch6 si muove abalzi nell'aria. Non d un bello spettacolo. E un'ombra nera di un-oscuritd impenetrabile, che salta nell'aria. E poi atterra. Gli sciamanidell'antico Messiconon amavano pensare al momento in cui fece la sua comparsa sulla Tbrra. Credevano che ci fossestato un tempo in cui I'uomo era un esserecompleto, con una mirabile vista interiore e una consapevolezza ehe oggi sembrano leggendemitiche. Poi tutto questoflni e l'uomo d ora un essereindebolito". Al'rei voluto arrabbiarmi e chiamarlo paranoico, ma sentivo che sarebbe stata una reazione non del tutto sincera. Qualcosain me avevagid superatola fase in cui mi ponevo Ia mia domanda preferita: e se tutto cid che dice fossevero? Quella notte, mentre don Juan mi par243

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lava, sentivo nel profondo del mio essereche quanto dicevacorrispondevaa veritd, ma nello stessotempo e con uguale intensitd, le giudicavovere e proprie assurditd. domandaicon voce "Che cosar,rroidire, don Juan?" a respirare. faticavo gola e la serrata flebile. Avevo di fronte non d un "Voglio dire che cid che abbiamo predatore qualunque. E itttellig.r.te e organizzato. Segue metodicarnente un programma destinato a renderche era destinaci del tutto irnpotenti.IJuomo,I'essere magico,non lo d pin. Si d ridotto a un banato a essere lepezzodi carne.Non ci sonopii sognidegniclell'uomo, ma ci sono solo i sogni di un pezzodi carne:triti, constupidi." venzionali, in me una reazione suscitando Lresueparole stavatro fisica strana, in qualche modo paragonabile alla nausea.Era una nauseachescaturivadal profondodel mio delleossa.Quandouno spasidal midollo stesso essere, fbrte tenendomi mo mi attraversd,don Juan mi seosse per le spalle. Il rnio collo si piegd avanti e indietro tanto energica era la sua stretta, ma questa manowa mi calmd all'istante e sentii di aver riacquistato un po' di controllo. lui, "ghs d natu"Questo predatore" seguitd allora non d invisibile ai nostri ralmente rrn essere'tnctrEanico, Proprio come esseri inoryani,ci. lo sono albri occhi come poich6 ci appare fanno i bambini, noi lo vediamo ma troppo orribile preferiantonon pensarci.Owiamente, i bambini potrebbero pet'severarenel concentrarsi su quanto vedono,ma tutti gli altri cercanocli dissuaderli. .Uunica alternativa possibileper I'umanitd d Ia disciplina. La disciplinad il solo deterrente.Ma parlando di disciplinanon mi riferisco a uno stile di vita spartanor alzarsi ogni mattina alle cinque e mezzo e bagnarsi nell'acqua fredcla fino a diventare blu. Gli sciamani interpretano la disciplina come la capacitir,di affrontare in modo sereno eventualith che esulano dalle Per loro, la disciplinad un'arte: I'arnostre aspettative. 244

perch6 tediarrrontu"u t'i,'?i'l;*u.i'iJ);l,ttu"", enon


siano forti e duri, ma perch6 sonoanimati da timore reverenziale." "E in che modola disciplinadegli sciamanicostituisceun deterrente?" domandai. disciplina rende la patina Luminosadi consape"La uolezzasgradevoleal gusto dr quellocheuolo,,, mi rispose guardandomi attentamente, come per cercare qualche segnodi incredulitir. "tr risultato d che il predatore rimane sconcertato,confuso. Suppongoperch6una patina luminosa d'i consapeuolnzzo rron commestibilenon fa parte del suo bagaglio conoscitivo.E cosi, ingannato e smarrito, non ha altra alternativa che sospendere la sua opera nefasta. Se la nostra patina luminosa di consapeuokzza rimane intatta per qualchetempo, ha la possibilitd di crescere. Semplificando ail'estremo, si pud dire che, mediante la disciplina, gli stregoni tengono a bada i predatori quanto basta per permettere alla loro pati,na lum'inosad,i consapeuolezza, di superareil livello delle dita dei piedi. Da quel momento,essariacquista la sua dimensioneoriginaria. Gli sciamani dell'antico Messico dicevanoche la pati,na lumfutosa di consa'peuolezza d come un albero: se non viene potata, creseefino a riacquistare volume e dimensioni naturali. E quando la consapevolezza raggiunge livelli pir) elevati, ancheoperazioni che richiedono una percezionedi enormeportata diventano naturali e scontate. "Il supremo stratagemma degli sciamani dei tempi antichi consistettenel caricare di disciplina la mente di qrrcUn ch,eaola. Scoprironocheaffaticando colsi,Ienaio interioreIa mentedt quelloch,e, ttoln,l'installnzioneestranea fugge, dimostrandocosi eon assolutacertezzala sua origine aliena. Successivamente l'installazione estranearitorna, ma non pit cosi forte; ha quindi inizio un processo in cui la fuga della mente il qu,elli, cfu uol.ano diventa routine, fino a quandospariscedefinitivamente.Quellod
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un giorno dawero triste perch6si d eostretti a contaresolo sulle proprie forze, che sono quasi nulle. Non c'd nessnno a dirci che cosafare. Nessunamente estraneaa imporci le assurditb a cui siamo abituati. Il mio maestro, il nagual Julian, era solito dire ai che quello era il giorno pii duro nella vita suoi cliscepoli di uno seiamanoperch6, dopo una vita di assoggettamento, la mente che dawero ci appartiene, la summa delle nostre esperienze,d diventata pavida, insicura e mutevole. Personalmente,non esito a dire che Ia vera battaglia degli sciamani comincia in quel momento. Il resto d soltanto preparazione." Io ero sempre pit inquieto. Awei voluto saperne di pir) ma una parte di me si ritraeva. Era una parte che si confrontava con risultati e punizioni oseure, quasi temessi I'ira divina per aver eercato di vedere qualcosa che Dio stessoavevaoccultato. Dovetti fare uno sforzo per permettere alla mia curiositd di prendere il sopravvento. oMa cosa... cosaintendi dire, parlando di affaticare uolanool,, l"o, mente dr qtnlli ch.e ..La disciplina strema in modo incommensurabilela mente aliena" mi rispose don Juan. ..Ed d appunto attraverso Ia disciplina che gli sciamani sconfiggonoI'imstallazioneestranea.,, Io ero sopraffatto. Non e'erano alternative: o don Juan era completamentepazzo,oppure mi stava dicendo qualcosa di cosi tremendo da raggelarmi fin nel profondo. Notai, tuttavia, la rapidit), con cui mi precipitai a negaretutto quanto. Dopo un primo momento di panico, cominciai a ridere come se avessiappenaascoltato una barzelletta e mi sentii addirittura dire: "Don Juan, don Juan... sei incorueggibile!" Dal canto suo, Iui sembravaperfettamente consapela testa e alzd gli occhi vole del mio stato d'animo. Scosse pantomima della disperazione. scherzosa in una al cielo, 246

..Lo sono o"J" ;i*#. ;l' u*ito adare un'altra scrollata ", alla mentedt quelloch.e uola cheti porti dentro. Voglio rivelarti uno dei segreti pii straordinari delI'arte magica, rendefti partecipe di una scopertache gli sciamani hanno impiegato migliaia di anni a verifieare e consolidare." Mi rivolse un sorriso malizioso. ,,I,:amente di quello chpuoln fugge per sempre,quando uno sciamanoriesce ad afferrarsi alla forza vibratoria che ci tiene insieme come un conglomeratodi campi di energia. Se riesce a mantenere la presa abbastanza a lungo, la mente di quello ch,e uol,o, d sconfitta, e fugge. E questo b esattamente quello che farai: aggrapparti all'energia che ti tiene insieme.o La mia reazionefu la meno prevedibile.Qualcosa dentro di me vibrd comese dawero qualcuno mi avesse scrollato eon forza. tr'\ri travolto da una sensazionedi panico che immediatamenteassociaialla mia educazione religiosa. Don Juan mi osservava in silenzio. I'i"a di Dio che temi, non d vero?, fece poi. ..Stai "D tranquillo, la paura non d tua, ma cli rluetloch,e aola, perch6 sa che tu farai esattamentecid che ti sto dicendo." Ma le sue parole non mi calmarono affatto. Anzi, mi sentii perfino peggro,Mi attraversavanospasmiviolenti, che non ero capace di dominare. ..Non preoccuparti" mi esortd ancora don Juan. "So per certo che questi attacchi si concludonoin fretta. La mente di quello ch,e uola non ha alcuna capacitd di concentrazione." E cosi fu: dopo qualche istante mi calmai. Dire che ero seoncertato sarebbeun eufemismo. Quella era la prima volta in vita mia che,da soloo con don Juan, sperimentavo uno smarrimento cosi assoluto.Awei voluto alzarmi e camminare, ma avevotroppa paura. Ero pieno di riflessioni razionali e contemporaneamente di un timore infantile. Cominciai a respirare profondamente
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lava, sentivo nel profondo del mio essereche quanto dicevacorrispondevaa veritd, ma nello stessotempo e con uguale intensitd, le giudicavolre e proprie assurditd. .Che cosar,uoi dire, don Juan?" domandaicon voce flebile. Avevo la gola serrata e faticavo a respirare. di f'ronte non b un "Voglio dire che cid che abbiamo predatore qualunqtre.E intelligente e organizzato. Seun programma destinato a rendergue metodicarnente che era destinaci del tutto impotenti. IJuonto,I'essere ridotto a un banapii. d Si non Io b magico, to a essere dell'uomo, pir) degni sogri Iepezzodi carne. Nort ci sono ma ci sonosolo i sogni di un pezzodi carne: triti, convenzionali,stupidi." in me una reazione Le sueparole stavanosuscitando fisica strana, in qualche modo paragonabile alla nausea.Era una nauseachescaturivadal profondodel mio delleossa.Quandouno spasidal midollo stesso essere, forte tenendomi mo mi attraversd,don Juan mi scosse e indietro tanto avanti si collo per le spalle. Il mio lliegd energica era Ia sua stretta' ma questa manowa mi calmb all'istante e sentii <li aver riacquistato un po' di controllo. oQuestopredatore" seguitd allora lui, "shs d natuinorganico, non d invisibile ai nostri ralmente vrr essere occhi comelo sono altri esserii,norganici.Proprio corne fanno i bambini, noi lo vediamo ma poich6 ci appare troppo orribile preferiamonon pensarci.Owiamente, i bambini potrebbero perseverare nel concentrarsi su quanto vedono,ma tutti gli altri cercanocli dissuaderli' oUunica alternativa possibileper I'umanitb d Ia did il solo deterrente.Ma pallansciplina. La clisciplina do di clisciplinanon mi riferisco a uno stile di vita spartanoz alzarsi ogni mattina alle cinque e mezzo e ba' gnarsi nell'acqua fredda fino a diventare blu. Gli seiamani interpretano la disciplina come la capacitd di affrontare in modo sereno eventualitd che esulano dalle Per loro, Ia disciplinab un'arte: I'arnostre aspettative. 24+

te di affrontare I'infinito senzavaeillare, e non perch6 siano forti e duri, ma perch6 sonoanimati da timore reverenziale." "E in che modo la disciplina degli sciamani costituisceun deterrente?" domandai. la patina luminosa di consapedisciplina rende "La gusto dr quello cheuola" mi rispouolezzasgr:adevole al se guardandomi attentamente, come per cercare qualche segnodi incredulitd. "Il risultato b che il predatore rimane seoncertato,confuso. Suppongoperch6una patina Luminosadi consapeuolezza non commestibilenon fa parte del suo bagaglio conoscitivo.E cosi, ingannato la e smarrito, non ha altra alternativa che sospendere sua opera nefasta. Se la nostra patina Luminosadi consapeuolnzza rimane intatta per qualchetempo, ha la possibilitd di crescere. Semplificando all'estremo, si pud dire che, mediante la disciplina, gli stregoni tengono a bada i predatori quanto basta per permettere alla loro put'ina luminosa cli consapeuokzza di superareil livello delle dita dei piedi. Da quel momento,essariacquista la sua dimensioneoriginaria. GIi sciamani dell'antico Messico dicevanoche la patina luminosa d,i, consapeuolezza d come un albero: se non viene potata, creseefino a riacquistare volume e dimensioni naturali. E quando la consapevolezza raggiunge livelli pil) elevati, ancheoperazioni che richiedono una percezionedi enormeportata diventano naturali e scontate. "Il supremo stratagemma degli sciamani dei tempi antichi consistettenel caricare di disciplina la mente di chn,uol,a,. Scoprironocheaffaticandocol sil,enzio inryrcLl.o teriore la mentedt quellnch.e aola, l' instaVn zioneestranea fugge, dimostrandocosi con assolutacertezzala sua origine aliena. Successivamente l' installazioneestranearitorna, ma non pir) cosi forte; ha quindi inizio un processo in cui la fuga della mente dt quelli chnuolano diventa routine, fino a quandospariscedefinitivamente.Quellod
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un giorno dawero triste perch6 si d costretti a contare solo sulle proprie forze,che sono quasi nulle. Non c'd nessuno a dirci che cosafare. Nessunamente estraneaa imporci le assurditd a cui siamo abituati. Il mio maestro, il nagual Julian, era solito dire ai suoi discepoliche quello era il giorno pii duro nella vita di uno sciamano perch6, dopo una vita di assoggettamento, la mente che dawero ci appartiene, la summa delle nostre esperienze,d diventata pavida, insicura e mutevole. Personalmente,non esito a dire che la vera battaglia degli sciamani comincia in quel momento. Il resto d soltanto preparazione." Io ero sempre pii inquieto. Awei voluto saperne di pii ma una parte di me si ritraeva. Era una parte che si confrontava con risultati e punizioni oscure, quasi tequalcosa messi l'ira divina per aver eercato di ved-ere che Dio stessoavevaoccultato. Dovetti fare uno sforzo per permettere alla mia curiositb di prendere il sopravvento. ..Ma cosa... cosaintendi dire, parlando di affaticare la mentedt quelli chpuolano?,, ..La disciplina strema in modo incommensurabilela mente aliena" mi rispose don Juan. ..Ed d appunto attraverso la disciplina che gli sciamani sconfiggonol'installazioneestraneal, Io ero sopraffatto. Non c'erano alternative: o don Juan era completamentepazzo,oppure mi stava dicendo qualcosa di cosi tremendo da raggelarmi fin nel profondo. Notai, tuttavia, la rapiditd con cui mi precipitai a negare tutto quanto. Dopo un primo momento di panico, cominciai a ridere eomese avessiappenaascoltato una barzelletta e mi sentii addirittura dire: "Don Juan, don Juan... sei incorreggibile!" Dal canto suo, lui sembrava perfettamente consapela testa e alzd gli occhi vole del mio stato d'animo. Scosse pantomima della disperazione. al cielo,in una scherzosa 246

"I-lo sonoal punto" disse,..chenon esito a dare un'altra scrollata all,a mentedt quellochn, uola cheti porti dentro. Voglio rivelarti uno dei segreti pii straordinari delI'arte magica, renderti partecipe di una scopertaehegli sciamani hanno impiegato migliaia di anni a verifreare e consolidare." Mi rivolse un sorriso malizioso. .,La mente di quello cheuola fugge per sempre,quando uno sciamanoriesce ad afferrarsi alla forza vibratoria che ci tiene insieme comeun conglomeratodi campi di energia. Se riesce a mantenere la presa abbastanza a lungo, la mente di quello ch,e aola d sconfitta, e fugge. E questo b esattamente quello che farai: aggrapparti all'energia che ti tiene insieme." La mia reazione fu la meno prevedibile. Qualcosa dentro di me vibrd come se dawero qualcuno mi avesse scrollato con forza. F\ri travolto da una sensazionedi panico che immediatamenteassociaialla rnia educazione religiosa. Don Juan mi osservava in silenzio. ..b I'ira di Dio che temi, non d vero?, fece poi. ..Stai tranquillo, la paura non d tua, ma di rluellocheuola, perch6 sa che tu farai esattamentecid che ti sto dicendo." Ma le sue parole non mi calmaronoaffatto. Anzi, mi sentii perfino peggro,Mi attraversavanospasmi violenti, che non ero capace di dominare. "Non preoccuparti" mi esortb ancora don Juan. "So per certo che questi attacchi si concludonoin fretta. La mente di quell,o ch,e uola non ha alcuna capacitd di concentrazione." E cosi fu: dopo qualche istante mi calmai. Dire che ero sconcertato sarebbe un eufemismo. Quella era la prima volta in vita mia che, da soloo con don Juan, sperimentavo uno smarrimento cosi assoluto.Awei voluto alzarmi e eamminare,ma avevotroppa paura. Ero pieno di riflessioni razionali e contemporaneamente di un timore infantile. Cominciai a respirare profondamente
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mentre un sudore freddo mi copriva il corpo. ChissA, come, avevoscatenatouno spettacoloterrificante: ombre scure e fluttuanti che mi saltellavanointorno; ovnnque guardassi, erano li. Chiusi gli occhi e appoggiaila testa sul bracciolo della poltrona. "Non so che cosafare, don Juan", confessai. "Stasera sei dawero riuscito a confondermi." "Sei lacerato da una lotta interna" mi spiegd lui. profondo sai di essereincapacedi rifiutare I'accor"Nel do in baseal qualeuna parte indispensabile di te, lapatina Luminosa di consapeuokzza, costitttisceineomprensibilmente il nutrimento di entiti altrettanto incomprensibili. Ma un'altra parte di te Io respingecon tutta la sua forza.IJopera rivoluzionaria degli sciamani sta proprio nel loro rifiuto di onorare un accordoa cui non hanno parbecipato.Nessuno mi ha mai chiesto se acconsentivoa darmi in pasto a esseridotati di una diversa consapevolezza. Semplicemente,i miei genitori mi hanno messoal mondoperch6fossi cibo, proprio come loro, e questod quanto." Si alzd per stirarsi. .Siamo rimasti seduti pe" o.e. D tempo di rientrare. Devo mangiare. Mangi con me?" Rifiutai. Avevo lo stomacoin subbuglio. "Credo che faresti bene a dormire" disse allora don Juan. "II mio bombardamentoti ha letteralmente devastato.> Non avevobisogno di ulteriori sollecitazioni. Crollai sul letto e mi addormentai di colpo. Di nuovo, a casa, I'idea di quelli cheaol,o,no fini per Arrivai al pundiventare una vera e propria frssazione. to di non dubitare pir) della gtrtstezza delle osservazioni di don Juan. A dispetto di tutti i miei sforzi, non mi riusciva di sereditarne la logica. Pii ci pensavo,pir) osservavo e parlavo con me stessoe i miei compagni,pit netta si facevaIa convinzioneche fossequalcosadi esterno a renderci incapaci di ogni attivitd, interazione o pensiero che non fosse incentrato sul s6. La mia preoccu248

pazione,cosi eomequella di tutti coloro con eui entravo in contatto, era il s6.Impossibilitato a trovare una spiegazione per quella universale omogeneitd,dovetti persuadermi che la linea di pensierodi don Juan fosseI'unica possibile. Mi dedicai alla lettura di miti e leggendee cosi facendoarrivai a una nuova seoperta:nei libri che leggevo, tutti interpretazioni di miti e leggende,si awertiva in modo quasi palpabile la presenzadi un'unica mente. Gli stili differivano, ma la pulsione che stava dietro le parole era sempre la stessa: anche in una tematica astratta eom'd quella del moto e della leggenda,gli autori riuseivano sempre a inserire osservazionisu loro stessi.Lamotivazione autentica di quelle operenon era I'argomento dichiarato, ma l'affermazione del s6. Non me ne ero mai reso eonto prima. Attribuii la mia reazioneall'influenza di don Juan. A quel punto, I'inevitabile interrogativo era: d lui che condiziona le mie interpretazioni o c'd dawero una mente aliena che soprintende a ogni nostra azioneg Ogni volta negavo questa possibilitd, poi, follemente, passavodal diniego all'accettazionee quindi di nuovo al diniego. I concetti espressida don Juan erano unfatto energetico, ma una parte di me sapeva con eertezzache erano tutte fandonie. Il risultato di questa lotta interiore fu un sensodi oscuro presagio; la sensazione che quaicosadi pericolosomi aspettavaal varco. Effettuai ricerche approfondite sulla presenza di quelli ch.e uolano in altre culture, ma non trovai nulla. Don Juan sembraval'unica fonte di informazione al riguardo. Quando lo rividi, attaccai subito a parlare di quelli ch,e aolano. sono sforzato di affrontare I'argomento in modo "Mi razionale" dissi, "ma non ci riesco. Ci sono momenti in cui concordopienamenteeon te in merito ai predatori.,, ,,fucalizza Ia tua attenzione sulle ombre fugaci che vedi dawero>> mi risposelui con un sorriso.
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Gli confessaiche quelle ombre minacciavanodi mettere fine alla mia vita razionale. Ormai Ie vedevodappedutto. Da quando avevolasciato casa sua, non riuscivo piri a dormire al buio. Le luci non mi disturbavano affatto, mentre mi bastava spegnerleperch6intorno a me tutto cominciasse a saltellare. Non vedevomai forme o sagomeintere, ma solo fluttuanti ombre scure. non ti ha lasciato"dis"La mentediquelli chnuolnno don se allora Juan. "Anche se d stata gravementedanneggiata. Ora sta facendo il possibile per ristabilire il rapporto con te, ma dentro di te qualcosad stato reciso per sempre . QueILo cheaola lo sa. Il pericolo d che ia sua mente riesca a vincere stancandoti e costringendoti ad abbandonarela lotta, giocandosulla contraddizionefra quelloche essadicee quelloche dico io." ..Vedi,Ia mentedr quellochnaolo,non ha rivali" ripress. "Quando si propone qualcosa,non pud che concordare con se stessae indurti a crederedi aver fatto qualLamente diquelloclrcuolati diri che cosadi meritevole. qualsiasi cosa dica Juan Matus d solo un mucchio di sciocehezze e quindi essa stessaconcorderdcon la sua dirai tu. D affermazione, "ma certo, sono sciocchezze" cosi che ci sconfiggono." Awei voluto che parlasse ancora, ma lui disse soltanto: "Il mio bombardamentosi d conclusodurante il nostro ultimo ineontro; non c'd altro da dire sul conto di quetti cheuolano. D arrivato il momento di un altro genere di operazione". Quella notte non riuscii a prendere sonno e mi addormentai solo nelle prime ore del mattino, poco prima chedon Juan venissea tirarmi gin dal letto per una passeggiatain montagna.Dovevivevala confrgurazionedel terreno era molto diversa da quella del desertodi Sonora, ma lui mi esortd a non indulgere nei paragoni, sostenendoche dopo mezzochilometro tutti i luoghi si assomigliano. "I-.regite turistiche sono per chi va in auto" disse. 250

"hocedono a grande velocitd senza alcuno sforzo da loro. Le gite turistiche non sono per chi va a pie_ ryfg di. Vista da un'automobile, una montagna pud schiac_ ciarti con la sua bellezza.Ma la stessamontagna non ti fari lo stessoeffetto se sei a piedi, ti schiaccerdin mo_ do diverso, soprattutto se devi scaiarla o aggirarla.o Era una mattinata caldissima. Camminavamo sul letto di un fiume. Come il desertodel Sonora, ta vailaia bmlicava di milioni di insetti. Mosche e moscerini mi circondavanoda ogni parte, simili a bombardieri in pic_ chiata sulle mie narici, occhi e orecchie.Don Juan mi invitd a eoncentrarmi sul loro ronzio. "Non eercaredi allontanarli con la mano,,dissein to_ no deciso. "Scacciali con il tao intento. Erigi una bar_ riera di energiaintorno a te. scegli il silenziie sari il s! lenzio stesso a edificare la barriera. Nessuno sa come questo awenga; d uno di quei fenomeni che gli antichi sciamani chiamavan o fatti energetici.Interrolpi il tuo dialogo interiore. Non c'd bisogno di altro. "Voglio illustrarti un concetto insolito, riprese, sem_ pre precedendomidi qualche passo. Dovetti accelerareper stargli dietro e non perdere neppure una parola. "Devo premettere che gli opporrai una strenua resistenza',disse. "Ti dico fin da adessoche non ti sard fa_ cile accettarlo. Ma la sua stranezzanon clevecostituire un deterrente. Tn sei uno studioso della societd,quindi l3 t"1 mente d aperta a ogni interrogativo. Non d cosi, forse?" Si stava sfacciatamenteprendendo gioco di me, ma pur essendone eonsapevole, non ne fui infastidito. Sard stato perch6 camminava cosi verocementee io dovevo fare uno sforzo enormeper stargli dietro, ma il suo sar_ casmomi scivoldaddossoe, invecedi rendermi petulan_ te, mi fece ridere. Ero interamente concentrato sulle sue parole e gli insetti non mi tormentavano pii, forse perchd avevo eretto una barriera di energia intorno a
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me o forse perch6 ero talmente occupato ad ascoltare don Juan che non badavopit al loro insistente ronzio. lui lentamente,comeper valuta"Il coneetto"seguitd umare l'effetto delle proprie parole, " d che ogni essere no di questa terra sembra avere esattamentele stesse reazioni, gli stessipensieri, gli stessisentimenti. Insomma, risponderepii o meno nell'identico modo a stimoli identici. Stimoli per cosidire offuscati dallevarie lingue, ma se eliminiamo questo ostaeolo,scopriamo che ogni uomo sulla terra d assillatodagli stessiproblemi. Mi piacerebbeche ti interessassia questo fenomeno, owiamente nella tua vestedi studiosodella societl, per vedeatale omogeneitd." re seriesci a trovare una spiegazione parecchiepiante. raccolse mattina don Juan Quella individuare e sembravada Alcune erano difficilissime no pit simili ad alghe o a muschio. Io gli tenevoaperta la borsa; non parlammo pit. Quando fu soddisfatto, ripresela strada di casaa passorapido. Disse che voleva pulirle e farne una cernita prima che si seccassero. Io, intanto, riflettevo sull'incarico che mi avevaaffidato. Mi sforzai di ricordare se avevo letto articoli o pubblicazioni al riguardo. Pensai che awei domto wolgere qualche ricerca e decisi di cominciare esaminando tutto il materiale disponibile sul "earattere nazionale',. Ben presto mi scoprii entusiastadella questione,e awei voluto andare subito a casaper mettermi a,llavoro, desiderosodi dedicarmi al mio compito con il massimoimpegno. Ma prima che arrivassimo a destinazione,don Juan si fermd per sedersisu un ripiano roceiosoaffacciato sulla vallata. Non dissenulla per qualchemomento. Quella sosta mi sorprese,perch6 non sembravaminimamente affaticato. in tono quasi minac"Il tuo eompito di oggi" esordi eioso, ..d uno degli aspetti pir) misteriosi dello sciamanesimo,qualcosache prescindeil linguaggio, prescinde ogni spiegazione.Oggi abbiamo camminato, abbiamo parlato, perch6 il mistero dell'arte magica dev'essere 252

assorbito nella vita terrena. Deve scaturire dal nulla e tornare al nulla. E questa I'arte delguerri,ero-aiaggi,atore: passareinosservatoattraverso la cruna di un ago. Preparati quindi appoggiandoIa schiena a questa parete rocciosa, il pir) lontano possibiie dalla sporgenza. Sard al tuo fianco, nell'eventualitb ehetu svengao precipiti." "Che cosa ti proponi di fare, don Juan?" chiesi, e il mio timore risuond tanto evidentc che d'istinto abbassai la voce. "Voglio che tu incroci le gambe ed entri nel siknzio 'interiore,,risposelui. "Diciamo chevoglio che tu scopra quali articoli cercareper sereditareo confermarequanto ti ho chiesto di fare nel tuo ambito accademico. Entra nel siknzio interiore, ma non addormentarti. Questo non d un viaggio attraverso l'oscuromare d,ellaconsa,peuolnzza;si tratta invecedi ued,ere dal silenzio,interiore.,, Era diffrcile per me entrare nel sil,enzio interiore senza scivolarenel sonno:il desideriodi dormire era quasi invincibile. Ma ci riuscii e mi ritrovai a guardare il fondo della vallata circondato da un'impenetrabile oscuritd. Iraggii aiili qualeosa che mi raggeld nel profondo. Vid,i,un'ombra gigantesca,distante forse quattro metri e mezzo)che spiccavaun balzo in aria e quindi atterrava con un tonfo sordo.Percepii quel tonfo fin nelle ossa, ma non furono le mie orecchiea udirlo. "Sono molto pesanti"mi sussurrddon Juan all'orecchio. Con la mano stringeva con forza il mio braccio sinistro. Vid,i qtalcosa che sembravaurt'ombra fangosadimenarsi per terra, poi spiccare un altro enorme salto di una quindicina di metri e di nuovo atterrare producendo lo stesso tonfo minaccioso. Lottai per non perderela concentrazione, terrorizzato al punto da non poter esprimere in termini razionali il mio teruore. Tbnni gli occhi fissi sull'ombra che si muovevain fondo alla valIata e allora sentii un ronzio stranissimo, insolito, qual253

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cosatra uno sbattere di ali e il brusio di una radio non perfettamente sintonizzata. Mai awei potuto dimenticare il tonfo che seguia quel misterioso rumore. Io e don Juan fummo scossifin nel profondo: un'enorme ombra di fango nero era appenaatterrata ai nostri piedi. ..Non averepaura)> fece don Juan in tono imperioso. "Mantieni il tuo silenziointeriore, e se ne andr),." Tremavodalla testa ai piedi. Ero perfettamente consapevole che, se non avessimantenuto tl silnnziointerio' re,l'ombta sarebbecalata su di me come una coperta, soffocandomi.SenzaperdereI'oscuriti che mi circondava, urlai a perdifiato. Non mi ero mai sentito cosi furioso, cosi frustrato. Uombra di fango spiccdun balzo verso il fondovalle.Io continuavoa urlare, serollandofreneticamente le gambe.Volevo seuotermi di dossoIa cosa che forse si preparava a divorarmi. Ero talmente agitato che persi la cognizionedel tempo. Fbrse svenni. Quando tornai in me, ero nel mio letto, a casadi don Juan. Sulla fronte avevoun asciugamanointriso d'acqua fredda e ardevo di febbre. Una delle discepoledi don Juan mi friziond con alcool la schiena,il petto e la fronte, ma senzache ne ricavassi alcun sollievo.Il calore proveniva da dentro di me e a generarlo erano Ia collera e I'impotenza. Don Juan rideva come se trovasse tutto incredibilmente buffo. Ira sua ilaritd sembrava non dover avere fine. tan"Non immaginavo cheti saresti lasciato turbare to dalla uista di uno di quelli cheuolano,,commentd. Poi mi prese per mano e mi condussesul retro e Ii, le scarpee I'orologio, completamente vestito, con addosso vascapiena d'acqua. mi feceimmergerein urCenorme .Il mio orologio!"gridai io. Don Juan si torceva dalle risate. ..Non dowesti portarlo quando vieni a trovarmi" disse. "Ora lo hai rovinato.', Mi sfrlai I'orologioe lo posaiperterravicino allavasca. 254

to in alcun modo. Il Juan mi tird fuori, avevoriacquistato un cerbocontrollo. continuavo a "E stato uno spettacolosconvolgente!" ripetere, incapacedi smettere. Il predatore che don Juan mi aveva descritto non aveva nulla di benevolo.Era immensamente grande, osceno, indifferente. Avevopercepitocon chiarez za tI disprezzoche provava nei nostri confron{i. Non c'era da dubitare che tanto tempo addietro quelli della sua speeie ci avessero schiacciati,rendendoci, comedon Juan aver'adetto, deboli,lulnerabili e docili. Mi tolsi gli indumenti bagnati, infrlai un poncho, poi mi sedetti e piansi fino a non poternepii. Ma non era per me stesso che piangevo. A difendermi dai predatori avevo la mia collera, il mio infussibiln intento. Piangevoper i miei simili e soprattutto per mio padre. Fino a quel momento non mi ero reso conto di quanto lo amassi. "Non ha mai amto una solapossibilitb"mi sentii ripetere pii volte, comese quelle parole non mi appartenessero. Il mio poveropadre, la personapit premurosa che avessimai conosciuto,cosi tenero, cos)gentile, cosi inerme.

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stato danneggia"";."" ";. bagno mi fece bene e quando don

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@ tt salto nell'abisso
C'era una solapista che portava alla mesa.Una volta li, mi accorsiche non era cosi ampia comemi era apparsa quando la guardavo da lontano. La vegetazione non era diversa da quella che erescevaai piedi della montagna: legnosi cespugli di un verde smorto, con un'ambigua somiglianza eon gli alberi. Non vidi subito I'abisso; solo quando don Juan mi condusse,scoprii che la mesa terminava in un precipizio. La montagna, di forma tondeggiante, era profondamente erosa sui versanti est e sud; a nord e a ovest, invece, sembravatagliata con un coltello. In piedi sulI'orlo, vedevo il fondo del burrone, forse tremila metri pii in basso. Era coperto dagli stessi cespugli che crescevanodappertutto li intorno. Fbcendoil giro della mesa, scoprii che si trattava in realth della cima piatta di una montagna di discrete dimensioni. La fila di rilievi che si allungava a nord e a sud dovevaesserestata parte ili un canyon gigantesco
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e antichissimo, scavatoda un fiume scomparsoda tempo. Uerosione aveva profondamente intaccato i bordi del canyon,in cerbipunti spianandoliall'altezza del terreno. Uunica area intatta era quella su cui ci trovavamo noi. ..D roccia solida' osservddon Juan, come se avesse Ietto nei miei pensieri.Con il mento indicd il baratro. laggii, si fracasserebbe "Se qualcosa dovessecadere sulle rocce." F\r questo l'inizio della conversazioneehe avemmo quel giorno, sulla vetta della montagna. In precedenza, don Juan mi avevaspiegatoche il suo tempo sulla Tbrra era grunto al termine. Era pronto per il uiaggio suAvevo perso ogni prenxl.Io ne ero rimasto scouvolto. controllo sulla realti per sprofondarein un misericordioso stato di frammentaziote, simile forse a quello che segueun esaurimento nervoso.Ma un frammento centrale ela intatto: me stessobambino. Tirtto il resto era \neertezza,imprecisione.Ero rimasto in quello stato di frammentarietd cosi a lungo che tornarci rappresentd per me I'unica via di uscita. si veriflcd una stranissima interaSuccessivamente, Con zione tra livelli diversi della mia consapevolezza. don Juan, il suo discepolodon Genaroe i due apprendisti Pablito e Nestor, ci arrampicammo sulla cima della montagna. Pablito, Nestor e io eravamoli per adempiere al nostro ultimo compitodi apprendisti:saitarein un abisso; una faccenda quanto mai misteriosa che don Juan mi avevaillustrato su piani diversi di consapevolezza,rna che fino a quel giorno era rimasta un enigma per me. Don Juan disse scherzandoche awei dovuto tirar fuori il mio taccuino e prendere appunti su quel nostro ultimo incontro. Mi diede una leggeragomitata alle costole e, soffocandouna risata, mi assicurbche sarebbe dato cheproprio prendendoapstato del tutto adepJuato, punti avevocominciatola via del guerriero-uiaggiatore. 260

Don Genaro intervenne dicendoche prima di noi, altn guerrieri-uiaggiatori erano saliti su quella montagna per affrontare il viaggio nell'ignoto. Don Juan si rivolse a me e a bassavocedisseche presto sarei entrato con le mie sole forze nell''infinito, e che lui e don Genaro erano Ii soloper dirmi addio. Di nuovo don Genaro si intromise dicendoche io awei domto fare lo stessocon loro. "IJna volta che sarai entrato nell'infinffo" riprese don Juan, "non potrai contare su di noi per il tuo eventuale ritorno. Sardnecessaria una tua decisione. Solotu potrai decidere se tornare o meno. Devo inoltre awertirti che solo pochi guerrieri-uiaggiatori soprawivono a questo incontro conI' infinit o. U infinilo esercita un' attrazione smisurata. Per w guerciero-uiaggiatore, tornare nel mondo del disordine, della compulsione,del mmore e della sofferenza,d quanto mai sgradevole.Non devi pensareall'alternativa tra il tornare o il restare come a una scelta ragionevole,bensi come a una questione di intento.,, "Se sceglierai di non tornare" continub, ..scomparirai eome inghiottito dalla terra. Se invece deciderai di tornare, dowai aspettare come un vero guerriero-uiaggiatore finch6 il tuo compito, qualunqueessosia, non si sarh conclusocon una vittoria o una sconfitta." Un sottile cambiamentocomincid allora a verifrcarsi in me. Cominciai a ricordare volti di personeche tuttavia non ero affatto certo di aver effettivamente conosciuto. Nella mia mente si affollavano inspiegabili sensazioni di angosciae moti d'affetto. Non sentivo pil) la voce di don Juan e anelavo a persone che dubitavo di aver mai incontrato. Improwisamente ftii pervaso da un amore quasi insostenibile per tutte loro, chiunque fossero. Cid che provavo nei loro confronti era inesprimibile, e nondimeno continuavo a ignorare chi fossero. Ma percepivo la loro presenza,comese in passatoavessi vissuto un'altra vita, o eome se cercassiqualcuno in sogno.Mi accorsi che le loro forme esteriori mutavano:
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da grandi ehe erano, si feceropiccole.A restare intatta fu la loro essenzae proprio essa generava in me quel grande desideriodi loro. Don Juan si alrricinde mi disse:"Uaccordoera che tu rimanessi nella consapevolezza del mondo quotidiano." I-la sua voce era aspra, autoritaria. "Oggr adempirai a un compito di grande coneretezza, I'ultimo anello di una lunga catenaed d indispensabilechelo faccia nella massimaluciditd." Non era mai successo che mi parlassein quel tono. Era diventato un altro uomo, ma non per questo meno familiare. Obbedii docilmente e tornai alla consapevolezza delmondoquotidiano.Ciononostante, non sapevo che stavo facendo quello. Per quanto mi riguardava, quel giorno avevoceduto a don Juan spinto dal timore e dal rispetto. Quandotornb a rivolgermi la parola, lo fececon il tono usuale.Anche quello che mi dissemi suondmolto familiare. Disse che Ia spina dorsale di un guerriero-uiaggiatore d I'umiltd el'efficienza; I'agire senzaaspettarsi nulla e far fronte a qualunquecosagli si prospetti. Arrivai a quel punto attraverso un altro mutamento nel mio livello di consapevolezza. La mia mente si focalizzd su un pensiero, o forseuna sensazione di angoscia. Compresi allora di aver stretto con alcune persone il patto di morire insieme e non sapevochi essefossero. Sentii, con assolutacertezza,che morire in solitudine sarebbestato un errore. I-.ra mia angosciasi feceintollerabile. "Siamo soli" dissea quel punto don Juan. "Questad la nostra condizione,ma morire soli non siggrificamorire in solitudine." Respirai a fondo nel tentativo di attenuare la tensione e la mia mente tornd a essere lucida. "Il grande problema di noi maschi b la fragilitd" seguitd lui. cominciaa "Quando la nostra consapevolezza crescere, cresce comeuna colonna,proprio al centro del 262

nostro essere luminoso. Deve raggiungere udaltezza prima che possiamofare affidamento su considerevole di essa.In questomomento della tua vita come seiamano, perdi con facilitd la presa sulla tua nuova consapevolezza.E quandoquestoaccade,dimentichi tutto quello che hai fatto e ui,stosulla via delguerriero-aiaggiatore perchl torni alla consapevolezza della vita quotidiana. Ti ho gid spiegatoche il compito di ogni stregonedi sessomaschile d recuperaretutto quanto ha fatto e oisfo sulla via del guerriero-aiaggiatore mentre sperimenta livelli di consapevolezza nuovi. don Juan" risposi. "Fbrse que"Capiscobenissimo, sta d la prima volta che mi rendo pienamenteconto del perch6 dimentico tutto, per ricordare di nuovo tutto in un secondotempo. Ho sempre creduto che queste fluttuazioni fosseroda attribuirsi a una condizionepatologica del tutto personale;ora invece ne conoscoil vero motivo, anche se non so tradurlo a parole." "Non preoccupartiper questo.A tempo debito, saprai tradurre a parole tutto cid che vorrai. Oggi, devi agire snl t:uo sil,enzio interiore, su cid che sai senza sapere. Sai perfettamente che cosadevi fare, ma d una conoscenza ehenon ha ancora trovato una piena formulazionenei tuoi pensieri." Sul piano dellesensazioni e dei pensiericoncreti,tutto quello che avevoera la vaghissimaimpressionedi sapere qualcosache non faeevaparte della mia mente. Poi percepii nettissima la sensazione di aver fatto un enorme passoverso il basso,eomese dentro di me qualcosa fosseprecipitato. F\r quasi un sobbalzo e compresidi essere entrato in un altro livello di consapevolezza. Don Juan mi disse che per rtn guerriero-u'iaggiatore era indispensabilecongedarsiper sempreda tutti quelli che si preparava a lasciare.E dovevafarlo con vocealta e chiara, cosi cheil suo grido e i suoi sentimenti si imprimesseroper I'eternitd su quelle montagne. Esitai a lungo, non perch6 non sapevoa chi rivolge263

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re quel mio ringraziamento finale. Avevo interiorizzato alla perfezione il concetto degli sciamani secondocui i guerrieri-aiaggiatori non devononulla a nessuno. Don Juan mi aveva instillato in profonditd I'assioguemieri-uiaggiatori pagano con generositd,stima: <<I le e con ineguagliata faciliti ogni favore che viene loro reso. In questo modo, si affuancanodal fardello dell'esserein debito." Avevo ripagato, o lo stavo facendo, tutti coloro che mi avevanoonorato della loro attenzionee sollecitudine. Avevo spinto la ricapitolazione della mia vita al punto che non restava pii nulla da verificare. In quei giorni pensavo veramente di non dover niente a nessuno. Espressi a don Juan il mio convincimentoe la mia esitazione. Era senz'altro vero che la ricapitolazione della mia vita era stata esauriente,concorddlui, ma ero ben lungi dall'aver pagato ogni debito. "Che mi dici dei tuoi fantasmi?" aggillnsepoi. "euelli che non puoi pii toecare?,, Parlava a ragion veduta. Nel corso delLa ricapitolazione gli avevoriferito tutti gli accadimentidella mia vita. Dalle molte centinaia, lui avevaisolato tre debiti che mi portavo dietro dall'infanzia e a essi aveva aggiunto quello che avevonei confronti della persona che ci aveva fatti incontrare. Avevo ringraziato a profusione il mio amico, ricavandone la sensazioneche qualcosa,li fuori, aveva preso debito atto della mia riconoscenza. Quanto agli altri tre episodi,invece,non avevopreso iniziative di sorta. Il primo riguardava un uomo che avevo conoseiuto da bambino, il signor Leandro Acosta. Era il nemicoper eecellenza di mio nonno, che pii volte Io avevaaccusato di trafugare polli dal suo allevamento.Pur senzaessere un vagabondo,Aeosta non avevaun lavoro preciso. Era un ribelle, un giocatore, un uomo dai mille mestieri: tuttofare, guaritore autodidatta, cacciatoree forni264

tore di esemplaridi piante e insetti per i guaritori e gli erboristi del posto, nonch6 di ogni sorba di uccelli e mammiferi per i tassidermisti e i neEozidi animali. Uopinione eomuneera che guadagnasse un saccodi soldi, ma fosseincapacedi risparmiare o di fare buoni investimenti. Amici e detrattori erano convinti che avesse awiato I'attivitd pii remunerativa della zona, ma che una misteriosa malattia dello spirito lo rendesse perennemente inquieto e irrimediabilmente incostante. Un giorno, mentre facevouna passeggiatasul confine della fattoria del nonno, mi accorsi ehe qualcuno mi osselvava dal folto dei cespuglichedelimitavanoil bosco. Era il signor Acosta. Se ne stava aceovacciato in mezzo all'intrico di vegetazione, invisibile a chiunquenon fosse an ragazzinodi otto anni dalla vista acuta. "Non mi stupisceche il nonno pensi che sia lui a rubare le galline", pensai.Ero certo che nessunaltro si sarebbe accorto della sua presenza, tanto invisibile lo rendevala sua immobilitd. A tradirlo, era stata la clifferenza che avevonotato fra i cespugli.Mi awicinai. Il fatto che la gentelo rifiutasse cosi rabbiosamente o lo amasse cosi appassionatamente, mi affascinavaoltre ogni limite. "Che cosa ci fa qui, signor Acosta?, mi azzardai a chiedere. la fattoria di tuo non"Sto cagandoe intanto osservo no" r'ispose lui. .Quindi, a menocheI'odoredella merda non ti piaccia, farai bene a filartela." Mi allontanaidi qualchepasso. Morivo clallavoglia di scoprire se stava dicendo la veritd. Cosi era. euando si alzd,pensaichesarebbe entrato nellaproprietd del nonno, magari spingendosifino al di lA della strada; inveee, Acosta comincid a inoltrarsi nella giungla. venireeon "Ehi, sigporAcosta!"gridai allora. ..posso lei?" Mi accorsiche si era f'ermato,ma anchequestavolta la mia fu soprattutto un'impressione,tanto fitti erano i cespugli in quel punto.
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puoi, se riesci a trovare un varco nella ve"Certo che getazioneo fu la sua risposta. Non era un'impresa difficiie per me. Nelle mie ore di ozio, avevocontrassegnato eonun grossosassouno di quei varchi. Dopo urt'infinitd di tentativi ed errori, avevoscopertoun passaggiodove potevo strisciare e che, dopo tre o quattro metri, si trasformava in un sentiero vero e proprio, dove era possibile stare in piedi. ..Bravo ragazzo!,,si complimentd il signor Acosta. fatta. Ora puoi venire con me' sevuoi.,' "Ce I'hai Quello fu I'inizio della mia amicizia con Leandro Acosta. Andavamo a cacciainsieme ogni giorno. E dato che restavo fuori casa dall'alba al tramonto, senzamai dire a nessunodove andassi, la eosa divenne talmente evidentecheun giorno il nonno mi ammoni con severitd' ..Devi esserepit selettivo nella scelta dei tuoi amici" disse. "O frnirai per diventare come loro. Non tollererd nessunainfluenza da parte di quell'uomo. Non awebbe certo difficoltt\ a trasmetterti il suo stile di vita' Potrebbe influenzarti a esserecome lui: inutile. Se non metti frne a questa storia, dowd pensarsi io. Lo farb accusare di furto di galline, perch6 sai maledettamentebene che d proprio quello che fa tutti i santi giorni." Cercai di dimostrargli I'assurdite di quell'accusa.Il signor Acosta non avevaalcun bisogno di rubare galline. Aveva a disposizionela giungla intera e da essapoteva ricavare qualunque cosavolesse.Ma la mia operazione ebbeil solo effetto di far infuriare maggiormente il nonno. Compresiallora che nel suo intimo invidiava la libertd di Acosta e da quel momento, per me Leandro Acosta cessddi esseresoltanto un simpatico cacciatore per trasformarsi nel simbolodi tutto cid che era un tempo proibito e desiderato. Tbntai di ridurre la frequenzadei nostri incontri, ma ero irresistibilmente attratto. Poi un giorno, il signor Acosta e tre suoi amici mi proposeroqualcosache neppure lui aveva mai fatto: catturare un awoltoio vivo e 266

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perfettamente sano. Gli esemplari di quella zona, mi spiegd,erano enormi, con un'apertura alare che poteva raggiungere i due metri, e composti da sette tipi di carne, ciascunodei quali possedeva diverseproprietd terapeutiche. Era perd neeessario che I'uccello non fosseferito, per essereucciso in un secondotempo con dei sedativi e senzaalcuna violenza. Abbatterne uno eon una fucilata sarebbestato facilissimo, ma, in quel easo,ogni proprietd curativa sarebbe andata persa. Bisognava catturarlo vivo, cosache neppure lui avevamai tentato. Ma con il mio aiuto, seguitd, e quello dei suoi tre amici, awebbe risolto il problema. I.la sua, disse, era la naturale conclusionea eui era arrivato dopo aver studiato a lungo il comportamentodegli awoltoi. "Quello che ci serve d un asino morto>resclamdcon entusiasmo, <<e ce I'abbiamo." Mi guardd, aspettando che gli chiedessiche eosamai si poteva fare con un asino morto, ma davanti al mio silenzioprosegui: "Bisogna estrarne gli intestini e infilare degli stecchi nell'addome, cosi da mantenernela rotonditd. Il capo degli awoltoi dal collo rosso d quello pii grosso, piri scaltro. Nessunoha una vista pii acuta ed d proprio questo a farne un autentico re. Si caleri sottovento rispetto all'asino,per accertarsicheI'odoresia quellogiusto. Intanto, noi awemo ammucchiato gli intestini e gli organi molli vicino al posteriore della carcassa, perch6 sembri che sia gid stato parzialmente divorato da un gatto selvatico.Uawoltoio si awicinerd senzafretta. con tutto comodo.Procederba balzellonie finalmente si poserA, sulla carcassae li comincerda dondolarsi.Lo ribalterebbe, se non fosseper i quattro bastoncini che noi awemo piantato per terra. Per un po', l'awoltoio se ne starb li senza fare nulla; questo sarb il suo modo per segnalare agli altri awoltoi che il campo d libero. Solo quando ne saranno amivati tre o quattro, il re si metterh all'opera." quale sarebbeil mio ruolo in tutto questo?"volli "E sapere.
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I'asino" fecelui, impertur"Ttr sarai nascostodentro babile. "Nient'altro. Ti darb dei guanti di pelle fatti appositamenteper I'occasione,e te ne starai seduto Ii, in attesa che il re squarci l'ano dell'asino con gli artigli e cacci dentro la testa per cominciare a mangiare. A quel punto Io afferrerai per il collo con entrambe le mani, stringendo forte perch6non scappi. I miei amici e io seguiremola scenacon un cannocchiale, nascosti in un burrone vicino. Quandovedrd che I'hai preso, arriveremo al galoppo e awemo Ia meglio sull'awoltoio." oNe sarebbe dawero capace, signor As651s!" domandai. Non chene dubitassi;volevosoloavernela conferma. oMa certo!" mi risposecon I'aria pii sicura del mondo. ..Saremoequipaggiati con guanti e gambali di cuoio. Gli awoltoi hanno artigli potenti, capaci di spezzareun metacarpocome se fosseun fuscello." A quel punto non avevopit scampo.Ero rapito, totalmente elettrizzato.La mia ammirazioneper Leandro Acosta non avevapit limiti. Ora ai miei occhiera un autentico cacciatore,pieno di risorse, astuto, competente' promppi. "Ci sto!" ..trlccoil mio ragazzot,,si congratuld lui. "Non mi aspettavoniente di meno da te." Aveva messouna pesante coperta dietro la sella del suo cavalloe uno dei suoi amici mi sollevdper le braccia e mi issb sulla bestia. sella" mi istrui Acosta, ..econtempora"Reggiti alla neamentealla coperta." Senza fretta ci mettemmo in marcia. Cavalcammo forse per un'ora, finch6 arrivammo a una clistesapiatta e brulla. I-ri, ci fermammo vicino a una tenda molto simile a una bancarella da mercato, con un tetto piatto per fare ombra. Sotto il tetto, vidi un asino morto. Era piuttosto scuro, e sembravamolto giovane. N6 il signor Acosta n6 i suoi amici si curarono d'i 268

spiegarmi comelo avesserotrovato o ueciso e non volevo essereio a chiederlo.Mentre sbrigavanoi preparativi, Acosta mi spiegbche la tenda era li perch6 gli awoltoivolavano in cerchio adaltezze strabilianti, invisibili ma sicuramentein grado di vederetutto quello che succedevasotto di loro. ..Devonopuntare tutto sulla vista per forza,, disse. ..Hanno pochissimoudito e il loro olfatto non eguaglia neppure lontanamentela capacitdvisiva. Ecco perch6d importante chetappiamo tutti i buchi della carcassa.Se ti vedessero,non verrebbero mai gii. Non devono accorgersi di nulla." Infllarono quindi dei bastoncini nel ventre dell'asino e li incrociarono a formare una speciedi intelaiatura, lasciando solo lo spazio sufficiente perch6 io potessi strisciare dentro. Improlvisamente feci Ia domanda che morivo dalla voglia di fare. "Mi dica, signor Acosta... questo asino d morto di malattia, vero? Pensache potrei restare contagiato?" I-rui alzd gli occhi al cielo. "Che diamine, non puoi essere tanto sciocco!Le malattie degli asini non si trasmettono agli uomini. Godiamociquest'awentura e non preoccuparti di simili sciocehezze. Se fossi pii basso, entrerei io stesso.Hai idea di che cosa significhi catturare il re degli awoltoi dal eollo rosso?" Gli credetti, e quelle parole bastarono ad awilupparmi in un manto di totale sierrrezza. Non awei permesso al disgusto di farmi perdere il divertimento. Infine Acosta mi infild nella carcassa.T\rtti insieme, tirarono la pelle fino a coprire per intero l'intelaiatura, quindi la cucirono,avendocura di lasciareun ampio spazio in basso,perchdall'interno l'aria potessecircolare liberamente.Fh un momento terribile quello in cui la pelle si chiuse sopra la mia testa come il coperchiodi una bara. Mi sforzai di respirare profondamentee di pensare solo all'eccitazione che awei sperimentato quando avessistretto le mani intorno al collo dell'aqroltoio.
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Il signor Acosta mi imparti le ultime istruzioni. Mi awebbeawerbito con un fischio simile al verso di un uccello che I'awoltoio si stava awicinando e poi ancora quandosi fosseposato.Questo, per far si chenon mi innervosissio non diventassitroppo impaziente. Li sentii smontarela tenda, poi udii lo scalpitio dei cavalli che si allontanavano. Fh un bene che avesserolasciato solo perch6la tentazione di guardare fuori era un--apertura, quasi irresistibile. Traseorseun lungo intervallo durante il quale non pensai a nulla. Poi sentii il signor Acosta fischiare, segno che I'auroltoio stava sorvolandoa larghi cerchi. Il sospetto si tramutd in cerLezzaquando udii il battito possentedelle sue ali. Subito dopo, I'asino comincid a ondeggiareviolentemente. Seppi allora che il re degli awoltoi si era posato sulla carcassa.Ne percepivoil peso. Poi sentii il battito di altre ali e, in lontananza, il frschiodi Acosta. Cercai di preparami all'inevitabile. Uasino comincid a vibrare comese qualcosane stessedilaniando la pelle, poi una testa enorme e orrenda, sormontata da una cresta rossa, un beceopotente e un occhio penetrante sembraronoesplodereall'interno. Urlai di paura e con entrambe le mani abbrancai il collo delI'animale. Probabilmente il mio attacco lo stordi brevemente, perch6 non reagi in alcun modo, dandomi cosi I'opportunitlr di accentuarela stretta. Poi scoppidl'inferno. Uawoltoio si riscossee comincida tirare eon forza da sbatacchiarmisenzapieti, contro I'intelaiatura di bastoni. Un attimo dopo, ero parzialmente fuori della earcassa,aggrappato al collo della bestia, come se ne andassedella mia vita. Sentii in lontananza il galoppodel cavallodi Acosta, presa, ragazzo,o ti porquindi il suo fischio. "Molla la terd con s6' gridd. E dawero il re degli awoltoi sene sarebbevolato via portandomi appresso,oppure mi awebbe lacerato con i suoi arbigli. Se non ci riusci, fu perch6 avevala testa sprofondata per metb nelle viscere e nel270

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I'intelaiatura e gli artigli scivolavano sugli intestini senzafare presa e senzamai arrivare a sfiorarmi. Inoltre, impegnato com'era a liberarsi dalla mia stretta, non potevaprotendere gli artigli fino a ferirmi. La prima eosache seppi subito dopofu cheAcosta si era buttato sull'uccello, proprio nel momento in cui le mie mani scivolavanofuori dal guanto. Il signor Acosta era fuori di s6 dalla gioia. "Ce I'abbiamo fatta, ragazzo,ce I'abbiamo fatta!" ripeteva. "La prossima volta useremo dei bastoni pii lunghi che si possanoconficearenel terreno, in modo che I'awoltoio non possatirarti fuori, e ti legheremo all'intelaiatura." La mia amicizia con il signor Acosta era durata quanto bastava perch6 catturassi un awoltoio per lui. In seguito, il mio interessenei suoi confronti svani misteriosamentecom'era nato e non ebbi mai I'opportunitd di ringraziarlo per tutto quello che mi aveva insegnato. Don Juan mi disseche Acosta mi avevainsegnatola paziertzadel cacciatore nel momento pii giusto per impararla; soprattutto, mi avevainsegnatoa trarre dall'isolamento tutto il conforbo di cui un cacciatorenecessita. ..Non confonderela solitudine con I'isolamento" mi spiegbin un'occasione. "Per me, la solitudine d una condizione psicologicadella mente. Ijisolamento d una condizione fisica. La prima ti indebolisce, il secondo ti conforta.,' A eausadi tutto questo, avevadetto don Juan, sarei stato per semprein debito con Ireandro Aeosta, e questo, che capissi o meno il concettodi debito cosi comelo intende tn guerriero-aiaggiatore. Il mio secondocreditore era, stando a don Juan, un ragazzinodi dieci anni con cui ero cresciuto. Si chiamava Armando Velez.Proprio comeil suo nome,Armando era dignitoso, compassato,un autentico giovane vecchietto. A me piacevamoltissimo, perch6era decisoe affabile al tempo stesso.Non si faceva intimidire facil271

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mente e, pur non essendo affatto un attaccabrighe,non rifuggiva dalla lotta. Andavamo spessoa pesca insieme. I"ie nostre prede erano in prevalenzapesci piccolissimi che vivevano sotto i ciottoli e bisognavaprenderli con Ie mani. Li facevamo essiccareal solee li mangiavanocrudi, a volte anche per tutto il giorno. Di Armand o apprezzavoI' ingegnositd, I' intelligenza e il fatto che era ambidestro.Riusciva a tirare sassi con entrambe Ie mani. Ci sfidavamo in ogni sorta di giochi e, con mio grandedisappunto,lui finiva semprepervincere.Era solito scusarsiper quellevittorie dicendo:"Se ti lasciassivincere, mi odieresti. Sarebbeun insulto alla tua virilitd. Non devi far altro che impegnarti di pii". A causa della sua esageratacompassatezza,lochiamavamo "Seflor Velez", ma abbreviando il seflor in ..$[s", seeondo una consuetudinetipica del paesesudamericano da cui provengo. Un giorno, Sho Velez mi rivolse una richiesta a dir poco insolita. Naturalmente me la presentb come una sfrda. "Scommetto quello che vuoi" disse, "che io conoscouna eosache tu non oseresti mai fare." "Di che cosa stai parlando, Sho Velez?" ..Non oseresti mai discendereun fiume con una zattera.rt "Oh, s), inveee.Uho fatto su un fiume che era straripato. Una volta sono rimasto bloccato otto giorni su un'isola. Mi mandavanoil cibo approfittando della corrente.> Era la veritd. Ualtro mio piri caro amico era un ragazzinosoprannominato Crazy Shepherd.Una volta ci eravamo arenati su un'isola da cui non c'era modo di andare via. La gente del posto, convinta chela piena awebbe coperto I'isola e che noi saremmo annegati, metteva nel fiume cesti di viveri, nella speranza ctrearrivasserofino Potemmocosi soprava noi, cosache di solito accadeva. 272

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vivere finch6 I'acqua non comineida defluire e vennero a recuperarci con luna zattera. "No, questa d una faccendaben diversa" ribattd Velez eonIa compostezza di sernpre. "Questavolta si tratta di un fiume sotterraneo.r' Si riferiva a uno dei fiumi della zona, che per un lungo tratto scorrevasotto una montagna. In effetti, quel tratto fluviale aveva sempre esercitato un fascino speciale su di me. Penetrava nella montagna attraverso una grotta di dimensioni ragguardevolie di aspetto minaecioso, semprebrulicante di pipistrelli e puzzolentedi ammoniaea. I bambini del posto sostenevanoche era I'entrata dell'inferrro. Vapori di zolfo, caldo e fetore. "Puoi scommettercile mutande che mai e poi mai mi awicinerd a quel fiume, Sho Yelez!"strillai. "Devi essere per pensareuna cosadel genere!" completamentepazzo Il suo viso, gilr serio, si fece solenne. "Oh" fece. "In questocaso dowd arrangiarmi da solo. Per un momento ho pensato di poterti convincerea venire con me. Mi sbagliavo.Colpa mia.,' "Si pud sapereche diavolo ti prende?Perch6lrroi andare in quel posto orribile?" .,Devo',mi rispose in tono bmsco. ..Vedi,mio padre non b meno pazzodi te, solo che lui d un padre e un marito. Sei personedipendono da lui. Se cosinon fosse,sarebbepazzo eomeuna lepre pazza.Le mie due sorelle,i miei due fratelli, mia madre e io dipendiamoda lui. Per noi, lui d tutto." Io ignoravo chi fosseil padre di Sho Yelez.Non Io avevo maivisto e non sapevo pervivere. Sho che cosafacesse mi riveld che era un uomo d'affari e che tutto quello che possedeva era, per cosi dire, sotto gli occhi di tutti. ..Ha costmito una zattera e vuole usarla. D decisoa intraprendere questa spedizione. Mia madre dice che d solo un modo per allentare la tensione,ma io non mi fido di lui. Nei suoi occhiho visto Ia stessaluce di follia che c'b nei tuoi. Uno di questi $orni lo farh e allora morird
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di certo. Quindi, devoprenderela zattera e affrontare io stessoil fiume. Morird, ma mio padre sard salvo." Sentii un brivido corrermi lungo il collo e in tono agitato proruppi. "Vengo con te, Sho Velez.Vengo con te. Sard fantastico!Vengocon te!" Presi il suo sorriso come un segnodella felicitb che gli avevodato assicurandogliil mio appoggio,non perch6 fosse soddisfatto di avermi convinto. La frase che pronuncid subito dopo espressei suoi sentimenti: "Se vieni con me, soprawiverd" disse. Della sua soprawivenza non mi importava. A galvanizzarmi era il suo coraggio. Sapevo che Sho Velez aveva il fegato per fare cid che diceva. Lui e Crazy Shepherderano gli unici ragazzi dawero coraggiosidelqualcosache io considela cittd. Entrambi possedevano ravo unico e inconcepibile:il coraggio. Nessun altro in cittb ne avevaun solo briciolo. L,ii avevomessi alla prova tutti quanti. Per quanto mi riguardava, era come se fossero morti e con essi era morto anche I'amore della miavita, il nonno. Avevodieci anni, ma lo sapevocon assoluta ceriezza. Cosi, I'audacia di Sho mi colp,i nel profondo. Sarei stato al suo fianco frno all'ultimo. Concordammodi trovarci allo spuntare del giorno e in due trasportammo la Ieggera zattera per cinque o sei chilometri fuori cittd, fino alla grotta in cui il fiume spariva sottoterra. Il tanfo degli eserementi di pipistrello era insopportabile. Salimmo a bordo e ei spingemmoin acqua. Uequipaggiamento della zattera comprendeva delle torce elettriche che fummo costretti ad accendere subito. All'interno della montagna il buio era totale e I'aria era calda e umida. Quanto all'aequa,era abbastanza profonda da consentire la navigazione e abbastanza rapida da rendere inutili i remi. I-raluce delle torce disegnavaombre grottesche.Sho Velez mi bisbiglid all'orecchioche forse era meglio non guardarle affatto, perch6erano ben pit che spaventose. nauseanAveva ragione: quelle ombre erano oppressive, 274

ti. Disturbati dalla luce, i pipistrelli si erano alzati in volo e ci volteggiavano intorno. A mano a mano che ci inoltravamo nella caverna, tuttavia, sparirono tutti e non rimaseche I'aria staguante,pesante.Dopo quelleche a me sembraronoore, giungemmoa una speciedi stagno dove l'acqua era ancor pit profonda e quasi immobile. Sembrava quasi cheIi il fiume fossestato chiusoda una diga. "Siamo bloccati" sussurrd nuovamente Sho Velez. ..Non c'b modo di attraversarlo con la zattera e non c'd modo di tornare indietro.,' La corrente era infatti troppo impetuosa perch6potessimo anche solo tentare il ritorno. Decidemmo che era indispensabiletrovare una via d'uscita. A quel punto mi accorsi che, mettendoci in piedi, potevamotoccare la volta della grotta, il che significava che I'acqua arrivava fino alla sommitd della grotta. Dato che all'imboccatura questa raggiungeva forse i duecento metri, non potei che concluderne che quella doveva essereIa profonditd dello stagno. Assicurata la zattera a una roccia, ci immergernmo, nella speranzadt awertire movimenti che indicasserola presenzadi una corrente. Se in superficietutto era caldo e umido, pochi metri sotto il pelo dell'acqua faeevaun gran freddo. Quel brusco cambiamentodi temperatura mi impauri, una strana paura animalechemai avevosperimentato prima. Riaffrorai. Sho Velez doveva aver provato la stessacosa,perch6ci scontrammoin superficie. "Credo che stiamo per morireo dissecon fare solenne. Ma non condividevola solemdtd di Sho Velez, n6 il suo desideriodi morte. Semprepit, frenetico, tornai sotto in cerca di una via di sal.vezza. Dovevanoesserestate le piene a trasportare le rocceche avevanoforrnato la diga naturale. Finalmente individuai un foro abbastanza ampio per il mio corpo. Thascinaisotto Sho Velezper mostrarglielo. Naturalmente non sarebbe mai stato possibile farci passare la zattera, cosi recuperammo i nostri abiti, ne facemmoun fagotto e ci immergemmo.
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Finimmo su una sorta di parete d'acqua, molto simile a quelle che si trovano nei luna-park. La patina scivolosadi muschio e licheni che ricopriva le rocceci permise di scivolareper un lungo tratto senzaf'erirci. Arrivammo cosi in una grotta smisurata che sembravauna cattedrale. I-ri, I'acqua ei arrivava pii o meno alla vita, ma dall'imboccatura filtrava la luce del giorno e fu da quella parte che ci dirigemmo. Uacqua non era abbastanzaalta per consentircidi nuotare, n6la conente abbastanzaforte perchdpotessimopagaiare comefanno i cani. Finalmente fuori, facemmo asciugareal sole i nostri vestiti e, senzascambiarciuna sola parola, tornammo in cittb. Sho Velez non riusciva a consolarsi della perdita della zattera. ..I-.ib dentro mio padre sarebbemortoo concluse...0 troppo.grosso,non sarebbemai passatoattraverso quel buco. E grande e grosso,lui. Ma non abbastanzaforte per tornare indietro." Personalmentene dubitavo. Ricordavo come,a causa dell'inclinazione, la coruente del fiume sotterraneo fossesorprendentemente impetuosa.Ma forse,un uomo disperato awebbe trovato la forza di uscire aiutandosi con una corda. Ma a quel punto le ipotetiche probabilitA,di salvezza pir). La sodel padre di Sho Veleznon mi interessavano la cosaimportante era che,per la prima volta, avevoavvertito il morso dell'invidia. Sho Velezera l'unico essere umano che avessimai invidiato. Lui avevaqualcunoper cui morire e mi avevadimostrato di essere realmentedispostoa farlo. Io, invece,non avevonessunoper cui sanon avevodimostrato un bel crificarmi e di conseguenza nulla. Almeno simbolicamente,lasciai a lui tutto l'onore. Il suo trionfo era completo e ad essomi inchinai. Quella era la sua cittb, quella era la sua gente e, per quanto ne sapevo,lui era il migliore di tutti loro. Quel giorno, quandoci separammo, ebbiun momentodibanalitd, ma 276

ero del tutto sinceroquando dissi: "Sii il loro re, ShoVeIez. Sei il migliore." Non gli parlai mai piil. Deliberatamente,misi fine alla nostra amrcizia,sentendoche quello era il solo modo per dimostrare la profonda influenza ehe aveva esercitato su di me. Don Juan era dell'awiso che avessiun debito incancellabile con Sho Yelez. Era stato il solo a insegnarmi che d imperativo avere qualcosaper cui morire ancora prima di trovare qualcosaper cui vivere. "Se non hai niente per cui sei disposto a morire" mi disse don Juan, (come puoi pensare di avere qualcosa per cui vivere?Le due cosevanno di pari passoe la morte sta al timone." I:,aterza personaeon cui don Juan mi riteneva indebitato oltre la vita e Ia morte era mia nonna materna. Accecatodal mio amore per il nonno - I'uomo - avevo dimenticato che proprio la mia eccentricaantenata era l'autentica forza di quella famiglia. Molti anni prima che io mi trasferissi da loro, la nonna avevasalvato dal linciaggio un indiano del posto, accusato di stregoneria.Certi ragazzi stavano per appenderlo a un albero nella nostra proprietd, quando lei li fermb. A quanto pareva, erano tutti suoi figliocci e non awebberomai osatomettersi eontro di lei. La nonna tird gii il malcapitato e lo portd a casaper curarlo. La fune gli avevagid provocatoun taglio profondo nel collo. Le ferite guarirono, ma I'indiano non si staccd pir) dal fianco di mia nonna. Sosteneva che la sua vita si era conclusa il giorno del tentato linciaggio e che quella nuova vita non appartenevaa lui, bensi alla sua salvatrice. E poich6 era un uomo di parola, si dedicd a servirla. Divenne il suo valletto, il suo maggiordomo e il suo consigliere. Secondole mie zie, era stato lui a suggerirle di adottare un neonatorimasto orfano, una scelta a cui loro erano ferocementeeontrarie. Quando andai ad abitare a casa dei nonni, il figlio
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adottivo era ormai prossimo alla quarantina.La nonna lo avevamandato a studiare in Flancia. Un pomeriggio, del tutto inaspettatamente,un bell'uomo robusto e molto elegantesceseda un ta-xi che si era fermato davanti a casa.Il tassista portr) nel patio alcune valigie in pelle e in cambioricevetteuna maneia generosa. Un'occhiata per mi bastd notare ehe il nuovo arrivato avevatratti a dir poco sorprendenti Aveva ciglia lunghe e curve e capelli altrettanto lunghi e ondulati. Era estremamente attraente, senza esserlodel tutto. Ma la caratteristica pir) gradevoleera senz'altro il sorriso, un sorriso luminoso e aperto di cui mi gratificd immediatamente. ..Possosapere come ti chiami, giovanotto?" chiese. Aveva la voeepir) affascinante che avessimai sentito. Quel "giovanotto" bastd a conquistarmi. "il mio nome d Carlos Aranha" risposi. .,Posso sapereil suo?" Lui ebbeun gestoscherzoso di sorpresa.Spalancdgli occhie feceun salto indietro, comeper respingereun attacco improwiso. Dopodich6 scoppid in una risata tonante. II rumore richiamd la nonna che nelvederlo strilIb comeunaragazzina e gli gettd le braccia al collo. Lui la sollevbcome se non pesasse nulla e la fecevolteggiare in aria. Solo allora notai che era molto alto; era la corpulenzaa farlo apparire pir) basso.Il suo era il corpo di un lottatore professionista.Accorgendosidel mio interessamento, flett6 i bicipiti. praticato un po' la boxe,signore" spiegd,perfet"Ho tamente consapevole di quali fosseroi miei pensieri. presentd. I-la nonna ci Quello, disse, era suo figlio Antoine, il suo tesoro, la luce dei suoi occhi. Era, aggiunse,un dramrnaturgo, un regista teatrale, uno scrittore e un poeta. Ma ad affascinarmi fu I'atleticiti di Antoine. Non capii subito che era stato adottato, ma non potei fare a meno di notare ehe non assomigliavaaffatto agli altri componentidella famiglia. Loro erano solocadaveriche 278

camminavano,ma Antoine era vivo, vitale in ogni fibra del suo essere. Andammo subito d'accordo.Mi piaceva che ogni giorno si allenassecon un punching-ball. Soprattutto, mi piacevache non si limitasse a colpirlo con le mani, ma usasseanche i piedi, seeondo una teenica sorprendente,un misto tra il pugilato e kicking. Il suo corpo avevala soliditd della roccia. Un giorno, Antoine mi confessdche il suo pii grande desiderio era diventare un autore famoso. "IIo tutto" mi disse."La vita b stata incredibilmente generosa con me. La sola cosachevogliod proprio quella che mi manca.Il talento. Le muse non mi sonoamiche. Apprezzo quello che leggo, ma non sono capacedi creare nulla di altrettanto buono. Ecco il mio tormento; mi manca la disciplina o forse il fascino necessari per attirare le muse e la mia esistenzad r,rrota come pir) non potrebbe." Prosegui dicendo che la madre era il suo unico punto di riferimento. La chiamd il suo bastione,il suo sostegno,la sua anima gemellae termind esprimendo un pensiero che trovai inquietante: ..Senon avessilei, non desiderereivivere". Mi resi conto di quanto fosse profondamente legato alla nonna. T\rtti i tenibili aneddoti che le zie mi avevano raecontato suAntoine piccolo euziato, mi parvero di colpo terribilmente reali. La nonna lo avevadawero viziato oltre ogni limite. Ciononostante,sembravanomolto felici insieme. Per ore e ore se ne stavano seduti con la testa di lui sul grembo di lei, quasi fosseancora bambino. Con nessunaltro avevomai sentito la nonna parIare tanto. Poi un giorno, Antoine comincid a comporre un lavoro dopo I'altro. Diresse una commedia allestita presso un teatro cittadino, una commediache lui stessoaveva scritto e che fu subito un successo. Un giornale locale pubblicd Ie suepoesie.Sembravache la sua vena creativa fosse flnalmente affiorata. Ma tutto frni nel Erro di
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pochi mesi. Il giornale lo denuncidaccusandolo di plagio e pubblicd le prove della sua colpevolezza. Prevedibilmente, mia nonna non volle crederci.Era tutta invidia, ripeteva. In cittb non c'era nessunoche non invidiassel'eleganzae lo stile di suo frglio, nonch6 la sua personalitd e il suo ingegno. E dawero Antoine era la personificazionedell'eleganzae del savoir faire. Ma era certamente un plagiario; su questo non potevano sussistere dubbi. Antoine non spiegda nessuno le ragioni del suo comportamentoe a rne piacevatroppo per fargli domande. Inoltre, non me ne imirortava.Per quanto mi riguardava, le sueragioni eranosoltantosue.Ma qualcosa si era spezzatoper sempre; da quel momento, i cambiamenti si succedetteroininterrottamente. Da un giorno all'altro tutto mutd in modocosi drastico cheio mi abituai ad aspettarmi qualunque cosa, nel bene come nel male. Una notte, la nonna imrppe nella camera di Antoine. Nei suoi occhi c'era una durezza che non vi avevomai visto prima e, quanrloparld, le tremavanole labbra. una cosaterribile" esordi. "E successa Antoine la interruppe, supplicandola di lasciarlo spiegare. Lei si rifiutb di ascoltarlo."No, Antoine, no" disse .T\r non c'entri nulla. Riguarda me.In un confermezza. per momento te cosi diffrcile, si d verificata una circostanza di grancleimportanza.Antoine, figliolo carissimo, non mi d rimasto pir) tempo." "Devi capire che d inevitabile" continud. "Io devo andarmene,ma tu devi restare. T\r sei il compendiodi tutto cid che ho reahzzatonella vita. Nel benee nel maIe, sei tutto quello che io sono. Devi provarci. Alla fine ci ritroveremo di nuovo, ma nel frattempo agisci, Altoine. Agisci. Come, non importa, a condizioneche tu lo faccia." Vidi il corpo di Antoine scosso da un fremito d'angoscia. T\rtto il suo essere,i muscoli, Ia forza, era come 280

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contratto. Era comese si fossestaccatodal suo problema, che era un fiume, per arrivare all'oceano. "Promettimi che non morirai frnch6 non sarb an'ivato il tuo momento!"gli gridd. Antoine feceun cennod'assenso. Ijindomani, dietro suggerimento del suo stregonela nonnavendette consigliere, tutti i suoi averi, cheerano consiclerevoli, e consegnbad Antoine il ricavato. E il giorno dopo, nelle prime ore del mattino, ebbeluogo la scenapii insolita a cui avessimai assistitonei miei dieci anni di vita: I'addio di Antoine alla madre. F\r tutto irreale corn'birreale il set di un film drammatico;irreale perch6 sembravauna scenafinta, una serie di stratagemmi ideati da un autore e messiin scenada un regista. II set era il patio della casa. Antoine era il protagonista maschile, mia nonna quella fernminile. Antoine era in procirto di iniziare una crocierache lo awebbe poitato in Europa a bordo di un transatlanticoitaliano. Era elegantecome sempree il conducentedel taxi che lo aspettavadavanti a casa suonavail clacsoncon fare impaziente. Io stessoero stato testimonedei febbrili tentativi notturni di Antoine di comporreuna poesiaper la madre. oD ur cumulo di idiozie" mi avevadetto. oThtto quello che scrivo non d altro che un eumulo di idiozie. Sono nullitb." Senza averne alcun titolo, gli assicurai che non era eosi, che qualunque cosa avessescritto sarebbe stata certamente bellissima. Mi feci trascinare fino a oltrepassareun confine che non awei mai do'lrrtovarcare. "Credimi, Antoine" urlai, "io sonouna nullitd perfrno peggiore di te! Th hai una madre. Io non ho nulla. Qualunquecosascriverai,andrd benissimo." Con molta cortesia,lui mi pregb di andarmene.Offrendogli il mio consiglio,il consigliodi un bambino, ero riuscito solo a farlo sentire un idiota. Quanto a me, rim287

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piansi amaramentequel mio sfogo.Mi sarebbepiaciuto conservarela sua amicizia. I-rui si era buttato I'elegantecappotto sulla spalla destra. Indossavauno splendido abito verde in cashmere inglese. "Devi sbrigarti, earissimo" riprese la nonna. "Il tempo d essenziale. Devi partire. In easocontrario, questa gente ti ucciderd per prenderti il denaro." Si riferiva alle figlie e ai loro mariti, furiosi per essere stati depredati dell'ereditd e perch6 proprio I'odiato Antoine, il loro nemico per eccellenza, si sarebbegoduto cid che spettava loro di diritto. "Mi addolora doverti caricare di questo fardello" si scusbla nonna. "Ma comesai, il tempo prescindedai nostri desideri.o Poi toccb ad Antoine parlare, con la sua voce solenne, ben modulata. Quel giorno assomigliavapir) che mai a un attore. "Solo un minuto, mamma>> disse. "Vorrei leggerti una cosa che ho scritto per te.,' Era una poesia di ringraziamento. Quando Antoine fini di leggerla, I'aria era cosi satura di sentimento che pareva vibrare. "E assolutamente bellissima, Antoine" sospird la nonna. "Esprime alla perfezionetutto quello che volevi dire. E quello che io volevosentire." Si interruppe e sulle sue labbra si disegnduno splendidosorriso. "Un plagto,Antoine?" domandd. Il sorriso di lui fu altrettanto radioso. "Naturalmente, mamma. Naturalmente." Piangendo, si abbracciarono. Echeggib di nuovo il clacsonimpaziente.Antoine guardd verso di me, che mi ero nascostosotto le scale.Feceun cenno impercettibiIe con la testa, comea dire: "Arrivederci". Quindi si volse e senzapir) guardare la madre, corseverso la porba. Aveva trentasette anni, ma quel giorno ne dimostrava sessanta.E pareva portare un pesoenorme sulle spalle. Sulla soglia si fermd, ma lo raggiunse la voce della ma282

dre, che lo ammonivaun'ultima volta: "Non voltarbi indietro, Antoine. Non farlo mai. Sii felice, e agisci. Agisci! Questad la risposta.Agisci!". Quella scena mi riempi di una strana tristezza che perdura ancora oggi, un'inesplicabile malinconia che don Juan interpretd come la mia prima presa di coscienza di quanto d breveil tempoa nostrodisposizione. Uindomani mia nonna, accompagnata dal suo consigliere-servitore-valletto,parti alla volta di una mitica Iocalitd di nome Rondonia, dove la sua guaritrice I'awebbe presa in cura. fgnoravo allora che la nonna era malata allo stadio terminale. Non tornb pit e don Juan spiegdla sua decisionedi venclere ogni cosae dare il ricavato ad Antoine comeun'ultima iniziativa degli stregoni e attuata dal suo consigliere nell'intento di staccarla dalla cura della sua famiglia. La quale famiglia era talmente furiosa che non si preoccupd affatto del suo mancatoritorno. La mia sensazione era che non si fosseroneppureresi conto della sua scomparsa. Su quell'altopiano, rivissi i tre episodicomese si fossero verificati solo un momento prima. Ringraziando quelletre persone,riuscii a riportarle indietro e quando smisi di gridare la mia tristezza era inesprimibile. Non riuscivo a smettere di piangere. Con molta pazierva,don Juan mi spiegdche la solitudine non d ammissibile per un guerriero. I guerrieriuiaggiatori, disse,possonocontare su un'entitd su cui concentraretutto il loro amore e le loro cure: questaterra meravigliosa,la madre, la matrice, l'epicentro di tutto quello che siamo e che f'acciamo; I'esserea cui tutti facciamoritorno e che permette ai guerrieri-u'iaggiatori di intraprendere L uiaggio supremo. Don Genaro procedette quindi a un atto di magico 'intentoa mio beneficio.Sdraiato bocconi,eseguiuna serie di movimenti, trasformandosi in un grumo di luminositd che sembravanuotare, quasi che il terreno fosse una piscina. Don Juan clisseclie quello era il modo in
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cui don Genaro abbracciaval'immensit), della Tbrra e ehe, a dispetto delle diversitd di dimensioni, la Tbrra prendevaatto di quel gesto.I movimenti di don Genaro e la spiegazione di don Juan bastarono a mutare la mia tristezza in una gioia infinita. "Non sopporto l'idea che te ne vada, don Juan" mi sentii dire, ma il suonodella mia vocee le parole che avevo formulato mi precipitarononell'imbarazzo.E quando il ricominciai a piangere,pieno d.i autocommiserazione, mio sgomentoaumentd. "Che cosa mi sta suecedendo, don Juan?" mormorai. "Di solito non sonocosi.,' d "Quello che ti succedeb che la tua consapevolezza tornata al livello delle dita dei piedi" mi risposeridendo. Allora anchele ultime traeeedi controllo mi abbandoe all'abbattimento. narono e mi arresi alla disperazione dissi con voce stridula. solo" "Cosa mi suc"Resterd Che cosane sard di me?" cederd? "Mettiamola cosi" don Juan era calmissimo."Per laseiarequestomondo e affrontare l'ignoto, ho bisogno di tutta la mia forza, di tutta la mia capaciti di sopportazione,, di tutta la mia fortuna; ma soprattutto, ho bisoE gno di tutto il coraggio di un guemiero-ai,aggiatore. per restare e agire comeun guemiero-uiaggatore, tu hai bisogno delle stessecose.Awenturarsi ld fuori, cosi come ci apprestiamo a fare, non d certo un gioeo,ma non lo d neppure il restare." Thavoltodall'emozione,gli baciai ia mano. prossimopassosard "Ehi, ehi, ehi!" rise lui. "II tuo guaraches!" per i miei erigereun tabernacolo Uautocommiserazione che mi aveva invaso si tramutd in un senso altrettanto acuto di perdita. ..Tb ne vai" ansimai."Mio dio! Tb ne vai per sempre!" Allora don Juan fece quello che mi aveva fatto pii volte dal giorno del nostro incontro. Il suo viso si gonfid comedilatato da un'inspirazione profonda, mi premette eon forza il palmo della mano sinistra sulla schiena e disse:"Sollevati dal livello dei tuoi piecli!Alzati!". 284

Un istante dopo ero di nuovo perfettamente eoerente, con il pieno controllo di me. Sapevoche cosadovevo fare e non avevopii alcuna esitazione,n6 timore. Non mi importava che cosa sarebbe stato di me una volta che don Juan sene fosseandato. Sapevoche la sua partenza era imminente. Lui mi guardd, e quell'occhiata disseogni cosa. "Non ci ineontreremo mai pii" disse eon dolcezza. "Non hai pii bisogno del mio aiuto, n6 io desiderooffrirtelo, perch6ora sei :unveroguewiero-uiaggiatore e mi disprezzerestise ci provassi. Oltre un determinato punto, la sola gioia del guerriero-uiaggiatore 0 la sua solitudine. N6 vorrei che tu tentassi di aiutare me. Una volta che me ne sard andato, sarb per sempre.Non pensarea me, perch6 io non penserda te. Se seianguerriero-aiaggiatore degno,sii perfetto! Prenditi cura del tuo mondo. Onoralo, proteggilo con la vita!" Si allontand. Non era pit il momento per I'autocommiserazione o per le lacrime e neppure per la felicith. Scossela testa in un gesto di congedo,o forse era un muto riconoscimentodi quello che io provavo. "Dimentica il s6 e non temerai nulla, qualunquesia il livello di consapevolezzain cui ti troverai" disseancora. Ebbe un momento di giocositi, quasi fosse decisoa prendersi gioco di me fino all'ultimo. Alzd la mano e piegd le dita comefanno i bambini. "Ciao" disse. Sapevoche sarebbestato futile provare dolore o rimpianto e che per don Juan andarseneera diffrcile come per me era difficile restare. Eravamo entrambi intrappolati in un'irreversibile operazioneenergeticache mai awemmo potuto arrestare. Eppure, awei voluto unirmi a lui, seguirlo or,unqueandasse.Mi balend alla mente il pensiero che, se fossi morto, awebbe accettato la mia compagnia. E allora uidi comedon Juan Matus, il nagual, guidd i quindici veggenti che erano i suoi compagni, la sua
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corte, la sua gioia, a sparire uno a uno nella foschia che sowastavala mesa,in direzionenord. Li ufdi mutarsi in un grumo di luminositd e insieme ascendere e fluttuare al di sopra della mesa,simili a luci spettrali. sorvolarono una volta la montagna, proprio eomedon Juan ave_ va predetto: l'ultima ricognizione,quella destinata ai loro occhi soltanto; I'ultimo sguardoa questa terra meravigliosa. Poi wanirono. Sapevoche cosadovevofare. Non restavapii tempo. Corsi verso l'abisso e saltai nel baratro. per un *o-.rr_ to sentii il vento sul mio viso, poi l,oscuritd misericor_ diosa mi aeeolse comeun placido fiume somerraneo.

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i W It viaggio di ritorno
Ero vagamente eonsciodel frastuono di un motore che pareva rombare da fermo. Pensai ehe stesseroriparando un'auto nel parcheggio sul retro dell'edificio in cui si trovava il mi-ouppu"_ tamento. Ma il rumore divenne cosi forte che fini con lo svegliarmi del tutto. Fla me e me imprecai contro i ra_ gazzi che gestivano il parcheggio, perch6 dovevanoriparare la loro auto proprio sotto le finestre di camera mia? Ero accaldato,coperto di sudoree stanchissimo. Quando sedetti sul bordo del letto, sentii i crampi arti_ gliarmi dolorosamente i polpacci. Li massaggiai per qualche istante. Erano talmente contratti cf,e1e*etti di vederli coperti di liyidi. Volli andare in bagno per cer_ careuna pomata,ma mi aecorsidi non poter eammina_ re. Mi girava la testa. Per la prima volta in vita mia, caddi. Quando mi fui ripreso un po', mi resi conto che crampi e stordimento non mi preoceupavanoaffatto. Ero semprestato incline all'ipocondriae, in circostan_
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ze normali un dolore comequello mi awebbe precipitato nel panico. Bench6 il frastuono fossecessato,andai alla finestra per chiuderla. Fh allora chemi resi eonto che la finestra era gii chiusa e fuori era buio. Era notte! Nella stanza I'aria era iziala. Spalancai le finestre. Non riuscivo a capire comeavessifatto a chiuderle.Uaria notturna era fresca e tonificante. Il parcheggioeravuoto. Pensaiche nel il rombo udito fossequello di un'auto che accelerava vicolo tra il parcheggio e easamia. Poi me ne dimenticai e tornai a letto. Mi sdraiai con i piedi a terra. Pensavoche quella posizioneawebbecontribuito a riattivanei polpacci,che ancorami dolevano, re la circolazione ma non sapevose fossemeglio tenere le gambein basso oppure metterci sotto un cuscino. Stavo per riaddormentarmi quando un pensiero mi attraversb la mente eon tanta intensitd da farmi balzare in piedi. Ero saltato nel baratro in Messico! Subito dopo formulai una deduzionequasi logica. Dato che lo avevofatto per darmi la morte, ne conseguivache adesso ero uno spettro. Che strano, mi dissi, tornare in forma di spettro nella mia casa di Los Angeles, all'angolo e Wilshire! Non e'era da stupirsi se protra Westrvood vavo sensazionitanto insolite. Ma se ero un fantasma, ragionai, com'era possibile che avessipercepito la fresehezza dell'aria sul viso, e il dolore ai polpacci? Thstai il lenzuolo:mi sembrddel tutto reale e altrettanto reale era il letto. Andai in bagno per guardarmi allo specchio.Di certo sembravouno spettro. Avevo un aspetto terribile, con gli occhi infossati e segnati da occhiaie profonde. Ero disidratato, oppure morto. Meccanicamente,mi chinai a beredal rubinetto. Sentii I'acqua scorrermi in gola. Ingoiai lunghe sorsate, come se non bevessida giorni e giorni. Ero vivo! Perdio, ero vivo! A quel punto ne ero assolutamentecerto, ma la cosanon mi provocbalcuna gioia. Ebbi un pensierostranissimo: in passatoero gid morto e poi tornato in vita. Ci ero abi288

tuato; per me non era nulla di straordinario. Ma la vividezzadi quel pensieroera tale da farne quasi un rieordo, un abbozzo di ricordo che non nascevada circostanze in cui la mia vita era effettivamente in pericolo. No, era qualcosadi completamentediverso:la vaga coscienza di qualcosache non era mai accaduto e che quindi non avevamotivo di insidiarsi nei miei pensieri. Non dubitavo affatto di essermibuttato in quel precipizio, in Messico.E adesso mi trovavo nel mio appartamento di Los Angeles, a piri di cinquemila chilometri di distarua, senzaricordare nulla del viaggrodi ritorno. Con gesti automatici, riempii lavasca dabagno e mi calai nelI'acqua,ma ero gelatofin nelle ossa.Don Juan mi aveva insegnato che nei momenti di crisi, e quello certamente lo era, bisogna usare I'aequa eomeun elementodi purifrcazione.La feci scorreresul mio corpoper quasi un'ora. Awei voluto riflettere con calma e razionaliti su quanto stava accadendo, ma non ci riuscii. I-ramia menprivo di pensieri, ero saturo te era r,rrota.Ma, sebbene fino all'orlo di sensazioniche si succedevano come un fuoco di fila e che non ero in grado di valutare. T\rtto quello che potevo fare era percepire il loro assalto e lasciare che scorresseroin me. Uunica decisioneconscia che presi fu quella di vestirmi e uscire. Andai a fare eolazionenel localeche frequentavoa tutte le ore del giorno e della notte, lo Ship's Restaurant in Wilshire, a un isolato di distanza da casa. Avevo percorso quel breve tragitto cosi tante volte che ne conoscevo ogni passo. Ma quel giorno tutto mi sembrbnuovo. Non percepivole vibrazioni dei miei passi, quasi avessiun euscinosotto i piedi o il marciapiedi fossecoperto da un tappeto. haticamente scivolavoe mi pareva di aver fatto solo un passoo due, quando mi trovai davanti al ristorante. in grado di mangiare per via dell'acqua Sapevodi essere che avevobevuto e sapevodi poter parlare, perch6 mi ero schiarito la gola e avevo imprecato mentre ero nella va289

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sca.Entrai comefacevosempre.Quando sedetti al banco, mi si accostduna camerierache mi conosceva. ..Non ha un gran bell'aspetto oggi, caro" d,isse. "Ha preso I'influenza ?" allegro. "E che Ia"No" risposi in tono forzatamente voro troppo. Sono rimasto weglio per ventiquattro ore frlate a preparare il materiale per una lezione.A proposito, che giorno b?" Lei guardd I'orologio e disseuna data. Quell'orologio, spiegd, era un dono di sua figlia ed era dotato di calendario. Aggiunse che erano le tre e un quarto del mattino. Ordinai uova e bistecca,pasticcio di carne e patate e panebianco imburrato. Quandolei si allontand, un nuovo orrore si presentd alla mia mente: il mio salto nell'abisso,in Messicoal crepuscolodel giorno prima, era stato solo urfillusione? Ma anchein quel caso, come avevo fatto a rientrare a I-rosAngeles in sole dieci ore? Avevo dormito per dieci ore? O quello era il tempo che avevo impiegato per volare, scivolare,fluttuare, o comunque avessifatto, fino a casa?Di certo non ero rientrato con un normale mezzodi trasporto, perch6da quella localitd ci volevano due giorni soltanto per raggiungere Citti del Messico. Mi colpi un nuovo pensiero. Aveva la stessa limpimorto e resuscitato aldezzadel quasi-ricordo di essere tre volte in passato e Ia stessaqualitb della sensazione di estraneitd da me stessoche stavo sperimentando:la mia continuith'si era infranta irrimediabilmente. In un modo o nell'altro ero effettivamente morto in fondo al precipizio. Impossibile capire come fossi di nuovo vivo, intento a fare colazioneallo Ship's. Impossibile guardare al mio passato e individuare la linea ininterrotta di eventi che formano il vissuto di ogai uomo. C'era una sola spiegazione:dovevo aver seguito le istruzione di don Juan. Avevo spostatoil mio punto d,'unione in una posizioneche mi avevaimpedito di morire e dal mio silenzio interiore avevocompiuto il viaggio di 290

ritorno a Los Angeles. Non c'erano altre possibilitd a cui potessiaggrapparmi. Per la primavolta, quella nuova linea di pensiero mi parve totalmente accettabile e totalmente soddisfacente.Non spiegava alcunch6, ma facevariferimento a un processopragmatico che avevo gid messoalla prova nel passato,anche se in forma pir) blanda, e questa considerazione assurda ebbeil potere di tranquillizzarm\ del tutto. Poi cominciaronoa emergere pensieridiversi e altrettanto vividi, dotati della specialissima qualith di tutto cid chepossiede capacitdesplicativa.Il primo era collegatoa una questioneche avevacontinuato a tormentarmi per tutto quel tempo. Don Juan ne avevaparlato comedi un casoconsueto fra gli stregonidi sesso maschile:la mia incapacitd di ricordare eventi verificatisi mentre mi trovavo in condioionidi cansapeuolc.zza ekuata. Don Juan mi avevaillustrato tale consapeaol.ezza come un minuscolo spostamentodel punto d'unione, spostamento che lui stessoprovocavaa ogni nostro incontro, premendo con forza sulla mia schiena.Quei dislocamenti mi aiutavano a mettere in gioco campi di energia che abitualmente restavanoai margini. Per dirla in altre parole, i campi di energia che abitualmente si trovavanoai bordi dei mio punto d,'unioneassumevano una posizione centrale. Uno spostamentodi questa natura aveva due conseguenze: una straordinaria acatezzadi pensiero e percezionee l'incapacitd di ricordare, una volta tornato al mio stato consueto,cid che era accaduto mentre mi trovavo su quell'altro livello. Il rapporto con i miei compagniera un esempiodi entrambi i fenomeni. Per il mio uiagg,io suprenxo avevo compagnicon cui interagivo solo nello stato di conso,peaolnzza elnuatae ia nitidezza ela portata della nostra interazione erano supreme. Sfortunatamente, nella vita quotidiana, si riducevanoper me a quasi ricordi che avevano il potere di indurmi alla disperazione e all'angoscia. In sostanza,vivevo la vita normale alla perennericerca
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di qualcuno che si sarebbepalesato del tutto inaspettatamente, forseuscendodaun palazzodiuffici, forse sbucando da dietro un angolo. Ovunque andassi,i miei occhi non cessavano mai di cercarepersonechenon esistevano e che tuttavia erano pit vere di chiunque altro. Quella mattina, allo Ship's, tutto quanto mi era accaduto nella condizione di consapeuol.ezza elnaata d.urante gli anni trascorsi con don Juan, tornd a riacquistare continuitd. Don Juan aveva lamentato la necessitd che il nagual, lo stregonemasehio, aveva di frammentarsi, a causa delle dimensioni della sua massa energetica.Ogni frammento viveva un aspetto determinato di un ambito globalee gli awenimenti che il nagual sperimentavain ciascun frammento dovevanoprima o poi essere ricomposti per formare un quadro completoe consapevole di tutto cid che si era verificato nel corso della sua vita. Guardandomi negli occhi, mi aveva detto che ci sarebbero voluti anni per reahzzarel'unificazione e che sapevadi casi di nagual che non avevanomai raggiunto lo scopototale delle Ioro attiviti in modo consapevole e vivevano frammentati. Cid cheprovai quel mattino allo Ship's superavale mie pii sfrenate fantasie. Don Juan mi aveva ripetuto pir) volte che il mondo degli sciamani non era un mondo immutabile, dovela parola d definitiva e non pub cambiare, bensi un mondo eternamente fluttuante, dove nulla va dato per scontato. Il salto nell'abisso avevamodifrcato la mia cognizione in modo cosidrastico da consentirmil'accessoa possibilitd portentosee indescrivibili. Ma qualunquecosaavessipotuto dire a proposito del ricongiungimento dei miei frammenti cognitivi, sarebbe stato solo un eufemismo. Quella fatale mattina allo Ship's vissi qualcosadi infinitamente pir) potente di cid che era accadutoil giorno in cui, per la primavolta, aueuo aisto I'energia eosi eomefluisce nell'universo, il giorno in cui dal campusdell'UCl-rAmi ero ritrovato nel mio 292

letto senzaesseretornato a casanel modo necessarioal mio sistema cognitivo per considerare I'episodio reale. In quel ristorante, integrai i frammenti del mio essere in un tutto unico. In ciascuno di essi avevo agito con eertezza e coerenza assolute, ma ancora ignoravo di averlo fatto. Essenzialmente,ero come un gigantesco puzzlee I'inserimento di ciascunatesseraproducevaun effetto per cui non esistevadefrnizione. Me ne stavo sedutoli, sudandocopiosamente,rifletinterrotendo vanamente e ponendomi ossessivamente gativi per cui non c'era risposta: cometutto cib era poCom'era stata possibilequella frammentuto accadere? tazione? Chi siamo dawero? Certo non le persone che siamo stati indotti a credere.Avevo memoria di eventi una parte di me, non si erache, per quanto concerneva no mai verificati. Non riuscivo neppure a piangere. piange quando b nello stato di fram"Uno sciamano mi aveva detto una volta don Juan. mentazione>> intero, d d preso da un tremito tantc; intenso "Quando poter mettere fine alla sua vita." da E cosi era! Dubitavo di rivedere aneora i miei compagni.Avevo la sensazione che se ne fosseroandati tutAwei Ero solo. voluto piangere quella ti con don Juan. perdita, sprofondarein una gratifrcante tristezza, come avevo sempre fatto. Non potei. Non c'era nulla di cui dolersi, nulla per cui rattristarsi. Nulla aveva importarna. Eravamo tutti guerri,eri-ui,aggiatorie tutti eravamo stati ingoiati dall'infrnito. Per tutto quel tempo, avevoascoltato don Juan parlare del guerriero -uiaggiatore apprezzandoenormemente Ia metafora che avevasceltoe identificandomi con essa su basi puramente emozionali. Ma non avevo mai realmente percepito che cosa egli intendesse,e questo a dispetto delle sue eontinuespiegazioni.Ma quel mattino allo Ship's, compresi ogni cosa. Ero un guerriero-aiaggiatore. Per me, soloi fatti energeticiavevanosignifrcato. T\rtto il resto erano futilitd di nessunaimportarza.
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CARL OS CAS TA N E D A IIJ V IA GGIO D I R ITOR N O

Quel mattino, mentre sedevoaspettandoil mio cibo, un altro pensiero affiord alla mia mente: sentii un flusso di empatia, di identifrcazionecon gli assunti di don Juan. Finalmente avevoraggiunto I'obiettivo dei suoi insegnamenti:ero tutt'uno con lui, come mai era accaduto prima. Non era mai successo che eontrastassidon Juan o i suoi concetti perch6troppo rivoluzionari per la linearitd di pensierodell'uomo occidentale. Piuttosto, era stata Ia precisionedelle sue esposizionia spaventarmi. La sua efficienza mi era parsa dogmatismo e proprio questo mi avevaindotto a cercare delucidazioni, a reagirecon scetticismo. Si, sonosaltatoin un abisso, mi dissie non sonomorperch6 prima di schiantarmi sul fondo mi sono lato, Mi oscuromare della consapeuolezza. sciatoingoiare d,aLI' ero abbandonatoad esso,senzatimori n6 rimpianti. E quelmare oscuromi avevafornito cib che mi servivaper non morire e approdare invece nel mio letto. Era una che solo due giorni prima non awebbe a1nspiegazione to alcun sensoper me. Ma alle tre del mattino, al banconedello Ship's, spiegava ogni cosa. Battei la mano sul tavolo,comesefossi stato solo.Gli altri clienti mi guardarono sorridendocon aria allusiva. Non me ne curai, concentratocom'erosu un dilemma insolubile:ero vivo, bench6dieci ore prima mi fossi gettato in un baratro per morire. Sapevoche di soluzioninon ce n'erano.La mia cognizionenormale esigeva una spiegazione lineare e cid era impossibile.Proprio questoera il perno dell'interruzionedella continuitd. Urlinterruzione che,aveva detto don Juan, era magia. Ora risultava chiaro anchea me. Quanto avevaamto ragionenel dire che, per restare,awei amto bisognodi tutta la mia forza,tute, soprattutto, di tutta la mia capacitddi sopportazione gu.emiero-uioggiatore. to il coraggiodi un Inutilmente mi sforzai di pensare a don Juan. In ogni caso,non mi importava di lui. Fla noi sembravaessersi eretta una gigantescabarriera. In quel momento 294

ero assolutamenteconvinto della veridicitd del pensiero che si era insinuato in me frn da quando mi ero svegliato: ero un'altra persona. Nel momento in cui ero saltato, si era prodotta una sostituzione.In caso contrario, awei pensato con affetto a don Juan, awei anelato alla sua presenza.Awei perfino provato una punta di risentimento perch6 non mi avevaportato con s6. Thtto questo sarebbe stato normale. No, non ero pit lo stesso' Questo pensiero crebbe fino a pervadermi completamente. Qualunque residuo avessi conservato del mio vecchioessere,svani. Subentrd un nuovo stato d'animo. Ero solo! Don Juan mi aveva lasciato in un sogno come suo agente provocatore.Mi accorsicheil mio corpo cominciavaa rilassarsi e di Ii a poco potei respirare liberamente e profondamente. Risi forte, senzapreoccuparrni neppure questavolta della gente che mi guardava sorridendo. Ero solo e non c'era nulla che potessi fare al riguardo! fisica di inoltrarmi in un passagEbbi la sensazione gio, un passaggiodotato di forza propria, che mi attirava quieed era don Juan stesso, dentro di s6.Era silenzioso to e immenso. Fh quella la primavolta in cui sentii la nuova assenza di fisicith di don Juan. Non c'era spazioper il sentimentalismon6 per Ia nostalgia. Comepotevosentire Ia sua marrcanza,se era li, nella forma di urfemozione mi attirava dentro di s6? spersonalizzatache tr passaggiomi sfrdava. Le mie sensazionierano di entusiasmo, di agio. Si, potevo percorrere quel passaggio, solo o in compagnia, forse per sempre. Non era urCimposizione,ma neppure un piaeere. Non era soltanto I'inizio del uiaggio suprenxo:era I'inizio di una nuova era, I'inevitabile destino di un guerriero-uiaggiatore. Avreidovuto piangere davanti allarcalizzazionedi aver trovato quel passaggio,ma cosi non fu. Avevo trovato I'infinito allo Ship's! Che esperienzastraordinaria! Un brivido gelido mi percorsela schienae sentii Ia voee di don Juan dire che I'universo era dawero insondabile.
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CARL OS

CAST ANED A

In quel momento si apri la porta di serviziodel ristorante, quella che dava sul parcheggio,e uno strano personaggiofece il suo ingresso. Era un uomo sulla quarantina, emaciato e in disordine, ma con bei lineamenti. Da anni lo vedevoaggirarsi nei paraggi dell'UCL,A, mescolandosiagli studenti. Qualcuno mi aveva detto che era un paziente esterno del vicino Veteran'sHospital. Non dovevaesseredel tutto equilibrato e di tanto in tanto lo vedevoallo Ship's che si coceolava anatazza di caffd, sempresedutoallo stessocapo del bancone.Spesso, avevonotato, aspettava fuori, in attesa che si liberasseil suo sgabellopreferito. Uuomo sedetteal suo solito posto,poi mi guardd. I nostri occhi si incontrarono. Subito dopo, lui lancid un urlo che raggeld me e tutti i presenti. Mi guardarono tutti, stupefatti, qualcuno ancora con la bocca piena. Erano stati testimoni del m\o bizzarro comportamento credevanoche a urlare fosdi poco prima e or,ryiamente si stato io. Uuomo balzd in piedi e corse fuori; prima, perd, si voltd a guardarmi ancora, agitando freneticamente le mani soprala testa. D'impulso, gli corsi dietro. Volevoche mi dicesse che cosalo avesse spaventatotanto in me. Lo raggiunsi nel parcheggioe gli chiesi il motivo della sua condotta. Per tutta risposta, Iui si copri gli occhi e urlb di nuovo,ancora pir) forte. Urlava a perdifiato, comeun bambino spaventato da un incubo. Lo lasciai e tornai al ristorante. preoccupata earo?"mi chiese "Che cosale d successo, piantarmi in asso." la cameriera."Credevochevolesse per vedereun amico,' risposi. "Sono soltanto uscito Lei mi guardd e abbozzdun gesto di scherzosairritazione e di sorpresa. "Quel tizio d amico suo?"chiese. "II solo che ho al mondo" risposi ed era la veritd, se si pud definire ..amico,,chi vedeoltre la facciata e sa da doveproveniamorealmente. 296

Snuorcn

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Prefazione Introduzione

Un Tremore

Nell'Aria

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Un viaggio di potere I-lintento del'infi nito Chi era in realti don Juan Matus?

La Fine di unEra

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I profondi turbarnenti Lravisione che non potevo sopportare Uappuntamento inevitabile Il punto di rottura I-.le misure della cogniziorre Dire grazie

Oltre la Sintassi

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Il cerimorriere Ijinterazione dell'energia all'orizzorrte

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Viaggr attraverso l'oscuromare d,elluconsapeuolezza Consapevole zza inor ganica La visione nitida Ombre di fango

fniziando

il Viaggio

Finale

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Il salto nell'abisso Il viaggio di ritorno

Impaginazione di Ayako Hosono. Questo libro d stato composto in Clarendon Roman Rough, Champion Rough (designedby) Tamayeperry e Bitstream DeVinne. Composizionedei testi: tr'btocomposizione Grande - Monza

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